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ELETTROSTATICA

Un po di storia
VII VI secolo a.C. Pare che Talete avesse descritto la, allora gi nota,
propriet dellambra (, electron in greco) di attirare
minuscoli pezzetti di materiali leggeri. Allincirca negli stessi anni
erano note le propriet magnetiche della magnetite (dal nome dellisola
di Magnesia).
Per tutto il 700. Fiorire di studi sui fenomeni elettrostatici: campi
elettrici. I fenomeni magnetici erano pressoch ignorati, a meno della
propriet della bussola di indicare la direzione del nord.
Fine del 700. Fenomeni elettrochimici e elettrofisiologici: pila di
Volta, esperimenti di Galvani. Si producono correnti elettriche intense.
1820. rsted not lazione delle correnti sugli aghi magnetici.
18201870 . Ampre, Faraday e Maxwell creano il moderno
elettromagnetismo.
Fine del XIX secolo. Heaviside e Lorentz creano lelettromagnetismo
Classico. Hertz produce artificialmente le onde elettromagnetiche.
1905. Einstein pubblica la Teoria Speciale della Relativit.
1925 1930. Nasce la Meccanica Quantistica.
Anni 1940, 50. Si sviluppa lElettrodinamica Quantistica.
Anni 1970, 80. Unificazione tra Forze elettromagnetiche e Forze
nucleari deboli.
Evidenze sperimentali delle cariche e forze elettriche
Le propriet dellambra sono comuni a molti altri materiali, soprattutto
resine artificiali che, se strofinate, diventano elettrizzate. Due
sostanze elettrizzate allo stesso modo si respingono. Esistono per
anche sostanze (spesso, ma non necessariamente, di diversa natura) che,
se elettrizzate, si attraggono.

Una lunga serie di esperimenti port alla fine del 700 ad affermare che
esistono solo cariche elettriche di due tipi (segni), quelle positive
+ e quelle negative -. I due segni hanno lo stesso senso di quelli dei
numeri relativi: la presenza delle prime ha leffetto di annullare, in parte

o in tutto, quella delle seconde e viceversa. Cos nello strofinare un


vetro, inizialmente non elettrizzato, con una pelle di gatto, pure non
elettrizzata, il vetro diventa positivo, la pelle di gatto negativa.
Quindi fu pure possibile enunciare il

Principio di Conservazione della Carica


La carica elettrica totale di un sistema
ISOLATO
rimane costante
essa non pu essere creata n distrutta; cariche di segno opposto
possono annullarsi a vicenda. Obbediscono allalgebra dei numeri
relativi.
Le cariche elettriche, e le forze che agiscono tra loro sono difficilmente
rilevabili a causa del fatto che in una quantit macroscopica di materia
la loro somma quasi sempre nulla.
Conduttori e isolanti
Alcuni materiali (p. es. i metalli e certe soluzioni liquide) si lasciano
attraversare dalle cariche: sono i conduttori. Altri sono pressoch
impermeabili alle cariche: gli isolanti. Nei conduttori gli elettroni
(o gli ioni) sono liberi di muoversi allinterno del conduttore mentre
negli isolanti sono legati o ai singoli atomi, o alle molecole e la loro
libert di movimento molto ridotta.
La distinzione tra conduttori e isolanti non per molto netta e, spesso,
la temperatura del materiale gioca un ruolo importante nel loro
comportamento.
Esistono anche materiali (vedi il silicio) con propriet intermedie oggi
sempre pi importanti grazie alle loro applicazioni: sono i
semiconduttori.

Il campo elettrico E
la forza che agisce sull unit di carica.
Se in una certa zona dello spazio sondiamo, con una carica positiva q
(sufficientemente piccola da non disturbare gli altri eventi nello spazio
in cui opera)


otterremo per ogni punto dello spazio sondato un vettore forza F .

F
-1
Considerando il vettore E = ----, le cui dimensioni sono [ E] = N C ,
q
dove C lunit di carica nel S.I., esso risulta definito in ogni punto P
dello spazio. Il suo valore chiamato intensit del campo elettrico in
P o semplicemente campo elettrico E (in P). Questa definizione
presuppone che sia stata definita lunit di carica, che legata alla
dipendenza dalla distanza delle forze tra cariche elettriche. Questa
dipendenza data dalla legge di Coulomb, valida tra due cariche
puntiformi, poste, nel vuoto, a distanza d tra loro.

1 Q1 Q2
F = ------- --------. 4 o d
Dove: Q1 e Q2 sono le cariche, F la forza che esse si esercitano
9
reciprocamente e o una costante tale che 1/(4 o) 910 in unit
S.I. Questa legge nota come LEGGE DI COULOMB. La costante o
-12 2

-1

-2

si chiama costante dielettrica del vuoto e vale 8.8510 C N m .


Nel S.I. C non per una unit di base, ma derivata dallAmpere
(A). Il modulo del campo elettrico generato da una carica Q vale quindi,
a distanza r dalla carica

1
Q
E = ------- -----4 o r.

Se la carica Q negativa il vettore E diretto lungo il raggio r e verso


la carica, viceversa se Q positiva.

Campo elettrico dovuto a pi cariche


Per il campo elettrico vale il principio di sovrapposizione che, in
questo caso, afferma che leffetto dovuto alla presenza di pi cariche
uguale alla somma degli effetti di ciascuna.

F12

la forza esercitata sulla carica 1 dalla carica 2

F13 la forza esercitata sulla carica 1 dalla carica 3

Quindi anche il campo elettrico E, dovuto a n cariche qi, uguale alla


somma vettoriale dei campi dovuti a ciascuna delle cariche.

Ei = Fi /q i

i = 1,n

i = 1,n

Quindi in ogni punto dello spazio definito un vettore E: la presenza di


cariche crea un campo (vettoriale) elettrico,

Quantizzazione della carica


Per lelettromagnetismo classico la carica ha una struttura continua,
come si trattasse di un fluido, ma al pari dei fluidi reali (gas e liquidi)
ha, nella realt, una struttura discreta. Ogni carica un multiplo
-19
intero (positivo o negativo) di una carica fondamentale e = 1.610 C.
Costituzione elettrica della materia
La materia ha, sempre, una costituzione discreta.

I costituenti del nucleo (i nucleoni: protoni e neutroni) hanno pure una


loro struttura interna e ogni costituente ha la sua carica elettrica:

Le forze che agiscono tra i costituenti elementari sono:


Forze elettromagnetiche: tengono assieme elettroni e nuclei negli
atomi;
Forze forti: tengono assieme i nucleoni nei nuclei e i quark nei
nucleoni.

Linee di forza nei campi elettrici


Una linea di forza la curva che, in ogni suo punto, ha come tangente
il campo elettrico

La linea di forza perci, in molti aspetti, lanalogo della linea di


flusso in un campo di velocit. Generalmente:

1) sulla linea di forza viene indicato il verso di E ;

2) la densit delle linee di forza indicativa dellintensit di E ;


3) le linee di forza di E, generalmente, escono (o entrano) dalle
(nelle) cariche.

Linee di forza in prossimit di due cariche puntiformi uguali ma di


segno opposto. Tale sistema di cariche chiamato dipolo elettrico

Linee di forza in prossimit di una singola carica puntiforme


In tutti tre i casi si pu notare laddensamento delle linee di forza in
prossimit delle cariche. Nelle vicinanze delle cariche il campo E tende
ad assumere valori sempre pi grandi.

La legge di Gauss
a) Flusso di un campo vettoriale
Il concetto di flusso di un campo vettoriale una generalizzazione
del concetto di flusso (o portata ) introdotto nel caso di un campo
di velocit nel movimento di un fluido.
Se abbiamo una superficie infinitesima dS, attraversata dal fluido in

movimento, la cui velocit in dS v, il flusso (cio la portata) dq

attraverso dS vale dq = v dS , se v perpendicolare a dS.

Per la superficie dS potrebbe non essere perpendicolare alla velocit.


Per generalizzare il concetto di flusso (portata) si pu ridefinirlo come

dq = v dS : il vettore dS un vettore il cui modulo uguale a dS e la


cui direzione perpendicolare alla superficie stessa: si tratta di una
superficie orientata.
Quindi dq = v ds cos().

Se, ad esempio, consideriamo il flusso di un fluido in un tubo la

portata attraverso le 4 superfici (di diversa area) la stessa.


Se la superficie S, attraverso la quale noi vogliamo calcolare il flusso,
qualsiasi potremo sempre pensare di dividerla in molte piccole

superfici orientate dS e sommare tutti i flussi dq , facendo un


integrale sulla superficie S.

2)

Flusso di E: la legge di Gauss

Nel caso del campo elettrico E definiamo, in analogia a quanto


appena fatto sul flusso di un fluido, il flusso del campo elettrico E :

d = E dS per una superficie infinitesima, e per una superficie


finita S

La legge

di Gauss afferma che

IL FLUSSO DEL CAMPO ELETTRICO E


ATTRAVERSO UNA SUPERFICIE CHIUSA
PROPORZIONALE ALLA CARICA
TOTALE INTERNA ALLA SUPERFICIE.
LA COSTANTE DI PROPORZIONALIT
1/o
Il caso presentato in figura mostra due cariche q1 e q2 interne a un cubo
la cui superficie totale S. Il flusso di E attraverso S quindi
indipendente dallarea di S, ma non solo, pure indifferente alla
forma di S: importa solo che la superficie sia chiusa. Dipende solo da
(q1 + q2) e, se q1 + q2 = 0 , allora il flusso , qualunque sia S, nullo.

Le cariche esterne a S non danno alcun contributo al flusso .


La legge di Gauss una legge generale dellelettromagnetismo, cio
vale sempre!
Infatti noi adesso deriviamo la legge di Coulomb da quella di Gauss,
dimostrando quindi la maggiore generalit della legge di Gauss.
Per quanto visto sopra non limitativo prendere una sfera di raggio r,
centrata su una carica Q, e calcolare il flusso di E attraverso essa.

Per ragioni di simmetria il campo elettrico radiale e costante sulla


superficie sferica di raggio r. Allora:
= E dS = E dS = E S = E 4 r = Q/ o da cui
S
S
1
Q
E = -------- ----. 4 o r
come previsto dalla legge di Coulomb per una sola carica.

Conduttori carichi in equilibrio.


Un conduttore si dice in equilibrio (anche se carico) se le cariche in
esso non sono in movimento.
Allinterno del conduttore il campo elettrico Eint deve essere nullo per
garantire lequilibrio. Infatti se fosse Eint 0 allora su una carica q di
massa m, (le cariche esistono sempre allinterno dei conduttori)
avremmo la forza F = q Eint = m a 0 , e quindi laccelerazione a 0.

La carica si metterebbe perci in moto accelerato e il conduttore non


risulterebbe pi in equilibrio! Pertanto Eint = 0 .
Ma non solo!
1) Dal momento che allinterno del conduttore F = q Eint = 0 il lavoro
LAB , fatto dal campo E sar sempre nullo, per qualunque spostamento
tra due punti A e B, lungo un qualunque percorso interno al
conduttore.

LAB = 0
2) Se, allinterno del conduttore, E = 0 anche il flusso di E,
attraverso qualunque superficie chiusa S interna al conduttore, sar
nullo, ma dal momento che = q / o (dove q la carica totale
contenuta in S ) allora q = 0 . Quindi:
a)
b)

c)

Allinterno di un conduttore in equilibrio, non pu in alcun


punto esservi un eccesso di carica, intendendo con ci che in
nessun volume la somma delle cariche pu essere 0 .
Se la carica totale sul conduttore non fosse nulla tutta la sua
carica in eccesso presente nel conduttore sulla superficie.

La carica in superficie genera, allesterno del conduttore,


un campo elettrico E diverso da zero.

d)

Come diretto il campo E sulla superficie?

La componente di E, parallela alla superficie, deve essere


nulla perch, se non lo fosse, metterebbe in moto le cariche
lungo la superficie stessa. E deve essere perci
perpendicolare alla superficie del conduttore.
e)

Quanto vale E?
La carica in superficie distribuita con densit

dq
= ---- ,
dS
che altro non che la quantit di carica per unit di area, e
questa quantit pu variare da punto a punto.
Consideriamo, come in figura, un cilindro di base
infinitesima dS e di altezza piccola, immerso parzialmente
nel conduttore e con il suo asse perpendicolare alla
superficie.

Il vettore E, come si sa, nullo nel conduttore e quindi il suo


flusso nullo attraverso la parte di superficie del cilindro
interna al conduttore. Pure nullo il flusso attraverso la
superficie laterale del cilindro, esternamente al conduttore,
dal momento che E parallelo a tale superficie. Lunico
flusso che pu essere 0 quello attraverso la base del

cilindro, esterna alla superficie del conduttore, quindi


dcilindro = E dS. Per la legge di Gauss, se dQ la carica
interna al cilindro:
dcilindro = dQ / o.
Ma dQ quella posta sulla superficie del conduttore, di area
dS, che interna al cilindro: dQ = dS , quindi
E dS = dQ / o = dS / o.
Da questo si ottiene il
TEOREMA DI COULOMB:
Il campo elettrico alla superficie di un conduttore carico, in
equilibrio, perpendicolare alla superficie del conduttore e la
sua intensit vale

E = ----o
Dove la densit superficiale di carica in quel punto del conduttore.

Il potenziale elettrico V
1) Definizione

La descrizione del campo elettrico mediante il vettore E scomoda in


quanto si tratta di usare un vettore che nella pratica costituito da 3
componenti scalari (Ex, Ey, Ez in coordinate cartesiane o Er, E, E in
coordinate polari). Per semplificare la descrizione, e farla in termini di
energia, anzich di forza, stata introdotta la grandezza scalare
POTENZIALE ELETTRICO. Al pari del campo E questa quantit
deve dipendere solo dalle cariche che generano il campo e non da
quelle che vanno a esplorare il campo. Poich la forza tra cariche
(legge di Coulomb) conservativa, il potenziale elettrico definito
come lenergia potenziale dellunit di carica e, al pari dellenergia
potenziale, conosciuto a meno di una costante additiva arbitraria.
Sono quindi definite solo le sue variazioni.

Dato che F = q E , il lavoro che le forze del campo fanno per spostare
una carica q dal punto A fino a B vale
A

LAB = q E dl = UA UB
B
che la differenza di energia potenziale tra A e B, proporzionale a q.
La differenza di potenziale tra A e B definita come

UA UB
LAB
VA VB = ------------- = -------q
q
che, al pari del campo elettrico E, non dipende dalla carica q ma solo
dal campo elettrico esistente. Infatti
A

LAB

V A VB

----- = E dl che dipende solo da E.


q
B.
Trattandosi, nel caso elettrostatico, di forze conservative, il lavoro che
il campo E compie, nel trasportare cariche da un punto a un altro, non
dipende dal percorso fatto ma solo dai punti iniziale e finale.
Lunit di misura del potenziale quella di unenergia su una carica:
-1
=

[V] = joule C = volt = V

Quindi, data una distribuzione di cariche, viene definita (a meno di una


costante additiva arbitraria) la funzione scalare V(x,y,z) che descrive il
campo elettrico nello spazio in modo molto pi semplice che con il
vettore E.
La costante arbitraria viene scelta, spesso, in modo tale che V() = 0.
In questo modo il potenziale di un punto pu essere visto anche come il
lavoro fatto contro il campo per portare la carica unitaria da quel
punto allinfinito. In altri casi si pone V = 0 in un punto dove il campo
E = 0.
2) Superfici equipotenziali
Se V(x,y,z) il potenziale di un certo campo E(x,y,z) il luogo
geometrico dei punti per cui V(x,y,z) = cost. , in genere, una
superficie chiamata superficie equipotenziale.

Calcoliamo il lavoro dL che il campo E fa, per portare una carica da un


punto A a un altro B, mediante uno spostamento infinitesimo dl che
avviene sopra una superficie equipotenziale dove, ovviamente, VA = VB

dL = F dl = q(VA VB) = 0

= q E dl cos()
dove langolo tra F e dl .

Da qui, cos() = 0 e quindi = ----2

Quindi E perpendicolare a qualsiasi spostamento infinitesimo che


avvenga su una superficie equipotenziale e quindi perpendicolare
alla superficie stessa.
Conseguenze:
a) il campo elettrico E ovunque normale alle superfici
equipotenziali e viceversa,
b) le superfici che ovunque sono perpendicolari a E sono delle
superfici equipotenziali
Inoltre gi sappiamo che il campo E, sulla superficie dei conduttori in
equilibrio, normale alla superficie stessa e quindi:
le superfici dei conduttori in equilibrio sono superfici equipotenziali
Inoltre, poich il campo E nullo al loro interno:
tutti i punti di un conduttore in equilibrio sono allo stesso
potenziale.
3) Potenziale di una o pi cariche
Calcoliamo il potenziale dovuto a una sola carica.

Abbiamo gi calcolato lenergia potenziale elettrostatica di una carica qo


nel campo prodotto da una carica q
qo q
1
U = k ---------- con k = ------- Quindi il potenziale, che altro non e`
r
4 o
che lenergia potenziale dellunit di carica, sar
1
q
V = ------- ----- .
4 o
r
In questa espressione appare evidente la scelta che stata fatta sulla
costante arbitraria: il potenziale allinfinito posto a 0: V() = 0 .

Nel caso di pi cariche si procede come per il campo E : come si


sommano i campi, cos si sommano i potenziali di tutte le cariche.

E = Ei

e quindi

V = Vi
i

= -------4 o

qi

------i

ri

Nel caso che le cariche siano distribuite con continuit in una certa
regione D la sommatoria diventa un integrale su tutta la regione D.

Il condensatore
Una coppia di conduttori (armature) tali che le cariche sulluno
siano uguali e contrarie a quelle sullaltro costituiscono un
CONDENSATORE
In questo caso si dice che tra le due armature c induzione completa e
si dimostra che ogni linea di forza che esce da una armatura finisce
sullaltra e viceversa.

Ogni condensatore ha una propriet chiamata CAPACIT

Q
che il rapporto C = ---- tra la carica Q su ciascuna delle armature
V
e la differenza di potenziale V tra le armature stesse. C una quantit
positiva e non dipende n da Q n da V, ma una costante propria di
ciascun condensatore e dipende solo dalla geometria delle sue armature
(in sostanza, da come fatto).
-1
Lunit di misura S.I. il farad = F = C V . una unit molto grande e
di ridottissimo uso. Di uso pi comune sono i suoi sottomultipli il
-12
-6
pF = 10 F e il F = 10 F.
1) Condensatore piano

costituito da due conduttori uguali, piani, paralleli e di grande area


(le dimensioni laterali sono molto pi grandi della distanza tra essi).

Applichiamo la legge di Gauss al parallelepipedo (tratteggiato in


nero e visto in sezione nella successiva figura con area della base
immersa S) immerso parzialmente in una delle armature: il flusso di
E attraverso la superficie immersa nellarmatura zero in quanto il
campo E nullo entro un conduttore in equilibrio. Per la parte
esterna allarmatura, essendo le linee di forza perpendicolari
allarmatura, il flusso di E attraverso la superficie laterale del
parallelepipedo esterna al conduttore parimenti nullo.

Rimane solo il flusso = E S attraverso la base esterna di area


S. Ma sulla superficie dellarmatura, in quanto si tratta di un
conduttore in equilibrio il campo E dipende da = Q/S e quindi

E = ----- = ----o o S

da cui

Q = o E S

La relazione tra campo E e differenza di potenziale V tra le armature


V = E dx e, essendo E costante tra le armature V = E dx = E d
essendo d la distanza tra le armature. Perci E tra le armature vale

V
E = ----d
Per questo motivo spesso si esprimono le dimensioni di E tanto in
-1
-1
[E] = N C quanto in V m .
Da qui si ricava la capacit del condensatore, conoscendo le sue
dimensioni: area di ciascuna armatura S, distanza tra le armature d.
Q
o E S o E S o S
C = ---- = ------------ = ----------- = ------- . Come si vede la capacit
V
V
Ed
d
dipende solo dalla geometria del condensatore.

2) Condensatori in serie e parallelo


Negli schemi dei circuiti elettrici i condensatori sono rappresentati
con il simbolo

I due connettori servono a collegare il condensatore (cio le sue


armature) con altri dispositivi presenti nel circuito.
Pi condensatori possono essere collegati tra loro per ottenere
dispositivi che a loro volta hanno lo stesso comportamento dei
condensatori. Le disposizioni pi comuni sono quelle in serie e
in parallelo.
a) Condensatori in serie

Il sistema di condensatori, visto dai connettori A e B si comporta


come un condensatore? Cio il rapporto tra la carica q sul primo
conduttore e la differenza di potenziale di potenzia le V tra A e B
costante ?
La carica q la stessa su tutti i condensatori e per ognuno
q
q
q
V1 = ----- , V2 = ----- , V3 = ----C1
C2
C3
1

Ora V = V1 + V2 + V3 = q ( ----- + ----- + ----- ) ; quindi il


C2
C3
C1

V
1
1
1
1
rapporto ------ costante e vale ----- + ----- + ----- = ----- che il
Q
C1
C2
C3
C
il reciproco della capacit equivalente C.
1
Quindi, se ci sono n condensatori ,

---C

1
=

---i=1,n Ci

b) Condensatori in parallelo

Le armature positive raccolgono la carica totale Q = q1 + q2 + q3


uguale, e opposta, a quella sulle armature negative. Il rapporto tra la
carica totale Q e la differenza di potenziale V ai capi del complesso
Q
q1 + q2 + q3
di condensatori ----- = ----------------- = C1 + C2 + C3 = C
V
V
costante. Quindi la capacit equivalente C la somma delle
capacit dei singoli condensatori.
3) Lenergia del campo elettrico
Se carichiamo un condensatore di capacit C siamo costretti a
compiere un lavoro. Infatti se il condensatore inizialmente scarico
(Q = 0, e quindi V = 0) e per portare una piccola carica q su
unarmatura, sottraendola allaltra, facciamo il lavoro L = q V = 0,
una volta che il condensatore sia stato, seppur di poco, caricato non
possibile portare unulteriore carica da unarmatura a unaltra
senza compiere lavoro, dal momento che la carica da portare deve
q
superare una differenza di potenziale V = ----- . necessario perci
C
calcolare il lavoro da farsi, sommando tutti i lavori
infinitesimi dL = V dq che vengono fatti durante la carica del
condensatore.
Q
Quindi L =

V dq . Ma in ogni istante il rapporto tra la carica q e il


0

potenziale V costante C = ----- e perci L = q / C dq =


V
0

Q
L= ---C

C V

A questo punto lecito chiedersi: se la forza del campo E


conservativa dov finito il lavoro che stato fatto (energia spesa)
per caricare il condensatore? Per rispondere allinterrogativo
consideriamo il semplice caso di un condensatore piano e cerchiamo
la relazione tra il lavoro speso per caricarlo e le sue dimensioni
A
geometriche. = L = C V ma C = o ---- , dove A e d sono
d
rispettivamente larea di ciascuna delle armature e la loro distanza.
o A V
Perci = L =

--------------

( ----- ) = o E (A d)
d
d
= o E v dove v = A d il volume dello spazio compreso tra le
armature del condensatore, dove presente il campo elettrico
E = V/d. Perci:
nellipotesi che lenergia sia distribuita nello spazio compreso tra
le armature, la sua densit (costante) vale

1
---- = --- o E
v
2
Questa considerazione, qui dedotta in un caso particolare, ha
validit generale, per cui:

in ogni punto dello spazio ove esista un campo elettrico E


immagazzinata dellenergia, la cui densit spaziale data da

d
---- = o E
dv

Correnti elettriche
Esistono dispositivi (ad es. le pile elettriche) in grado di produrre ai capi
di un conduttore una differenza di potenziale e pertanto un campo
elettrico al suo interno.
N.B. Questo non contraddice quanto visto per i conduttori in equilibrio.
Ora le cariche nel conduttore si muovono !
Questo non significa che nel caso delle cariche allinterno di un
conduttore in equilibrio queste stiano ferme, ma che attraverso una
qualunque superficie al suo interno il loro flusso in un verso uguale a
quello nel verso opposto. In definitiva si dice che c un equilibrio
dinamico. Se questequilibrio viene a mancare, si ha quello che viene
chiamato un passaggio di corrente: l intensit di corrente
quantit totale (somma di cariche + e -).di carica che passa
attraverso una sezione del conduttore nell unit di tempo.

dQ
I = ----dt
-1
Lunit di misura pertanto [I]

= ampere = C s = A

N.B. Per convenzione nei conduttori le cariche in moto sono sempre


positive, e si muovono pertanto sempre dal potenziale pi alto al
potenziale pi basso.
Esempio: conduttore metallico (Cu,Ag): i portatori di carica sono
elettroni (carica e < 0)

Le cariche convenzionali sono positive e quindi come se delle cariche

positive si muovessero in verso opposto a quanto in realt avviene.

Altro esempio: elettrolita in soluzione

1 A di Na+ verso destra + 1 A di Cl- verso sinistra equivalgono a 2 A


di cariche convenzionali da sinistra a destra.
La legge di Ohm
Quando presente allinterno del conduttore un campo elettrico E si ha
un passaggio di corrente.

Nel caso della figura una corrente I (convenzionale, di cariche +)


viaggia da sinistra a destra, distribuita uniformemente sullintera
sezione del conduttore di area S.
Essa ha una densit di corrente (intensit di corrente per unit di area)

I
J ----S

-2

[J] = A m .

Per moltissimi materiali (ad esempio i metalli e loro leghe) ce` una
precisa relazione tra il campo E e la densit di corrente J

E=J
dove una costante propria del materiale chiamata resistivit. La
formula precedente chiamata, genericamente, legge di Ohm.
Questa, per un conduttore di lunghezza l e area costante della sezione
S, ai cui capi sia applicata una differenza di potenziale V, d luogo a
l
l
V = E l abbiamo I = J S e quindi V = J l = ------ I dove R = ----S
S

una costante, propria di quel conduttore, chiamata resistenza, e il


legame tra V, R e I la cosiddetta prima legge di Ohm

V=RI
dove la resistenza R dipende dalle dimensioni l e S del conduttore e
dalla sua resistivit mediante la relazione

l
R = ----S
chiamata anche seconda legge di Ohm .
-1
Lunit di misura di R ha il nome di ohm [R] = ohm = .=.V A
1
Linverso della resistivit = ---- chiamato conducibilit del

materiale e linverso della resistenza chiamato conduttanza.


N.B. Non tutti i conduttori obbediscono alla legge di Ohm. Quelli che le
obbediscono sono chiamati conduttori ohmici, o resistori o anche,
semplicemente, resistenze e, negli schemi elettrici, sono rappresentati
con il simbolo grafico

C uninteressante analogia tra la legge di Ohm e quella di Poiseuille,


gi vista in dinamica dei fluidi reali.

In entrambe c proporzionalit tra chi considerato la causa del moto


(V o p) e leffetto (I o la portata Q = d(Vol)/dt). R e Rv sono infatti
entrambi costanti. Perci vengono chiamate entrambi resistenza.
Potenza dissipata (o prodotta) da una corrente: lEffetto Joule

Scatola nera

Supponiamo che una quantit di carica dq transiti nel tempo dt in un


dispositivo (scatola nera) ai cui capi appare una differenza di potenziale
V = VA - VB
Dalla definizione di potenziale abbiamo dL = dq (VA - VB) = V dq .
dL
dq
A questo lavoro corrisponde una potenza P = ---- = V ---- = V I .
dt
dt

P = V I Questa una relazione sempre valida. P pu essere >=< 0.


Nel caso il dispositivo sia un resistore ohmico di resistenza R, questa
diventa per la legge di Ohm,

P = R I

= V / R

(Effetto Joule)
dove P una quantit intrinsecamente positiva. Questo significa che
un resistore assorbe sempre dellenergia, indipendentemente dal
segno di I o V. Il resistore, infatti, mostra un aumento di temperatura
al passaggio della corrente. Ci indica che lenergia dissipata
diventata calore. In questo caso dL > 0 e quindi VA > VB .
Se, invece, il dispositivo tale che VA < VB, a parit di I, la potenza
negativa nel qual caso il dispositivo genera dellenergia. Si tratta di un
generatore di energia (batteria, dinamo, alternatore ). Questa
energia va a accumularsi nel dispositivo che, nel caso precedente, era
quello che generava lenergia. In questo caso potremmo essere, ad es.,
in presenza di un accumulatore (ma non la sola possibilit!).

Resistenze in serie e in parallelo


Come gi fatto con i condensatori possiamo connettere tra loro pi
resistenze per ottenere un complesso che si comporti come una
resistenza di valore diverso da quelle di partenza.

Quella in figura la rappresentazione grafica di una connessione in


serie di n resistenze. Esse sono tutte attraversate dalla stessa corrente i.
Quindi:
V1 = i R1, V2 = i R2 Vn = i Rn cio Vk = i Rk
Sommiamo tutti i primi membri e eguagliamoli alla somma dei secondi:

Vk = i Rk
k=1,n

ma la somma di tutte le differenze di potenziale

k=1,n

la differenza di potenziale V = VA VB ai capi del complesso di


resistenze, e quindi V = i

Rk.

Ne segue che il rapporto V / i

k=1,n
costante e quindi la resistenza equivalente uguale alla somma di
tutte le resistenze

R = Rk
La connessione successiva e detta in parallelo.

Tutte le n resistenze sono collegate con i loro connettori a due


conduttori da uno dei quali entra, e dallaltro esce, la stessa corrente i e

tra i quali c la differenza di potenziale V , che la stessa applicata a


ciascuno dei resistori Rk. Per ognuno di essi vale la V

V
ik = ---Rk

La somma di tutte le correnti

ieV
equivalente R
rapporto tra

= Rk ik da cui

1
V --- = i
Rk

e il

costante, ed quindi linverso della resistenza

1
--- =
R

k=1,n

1
---Rk

Quando si hanno pi resistenze in parallelo tra loro,


si sommano gli inversi di tutte le resistenze per dare
linverso della resistenza equivalente.

MAGNETISMO
Esistono forze che si manifestano tra corpi costituiti da particolari
materiali (ad es. la magnetite, il ferro) anche se privi di carica elettrica.
Queste forze possono essere sia attrattive che repulsive, analogamente a
quanto accade tra materiali carichi elettricamente.
Una calamita si comporta
come un dipolo magnetico

Poli omologhi si respingono

Poli opposti si attraggono

Per, a differenza delle cariche elettriche, i poli magnetici non


appaiono separabili.
Esperienza della calamita spezzata.
Se una barretta magnetizzata viene divisa per separare le cariche
magnetiche, il tentativo fallisce!

Nei materiali magnetizzati, in condizioni ordinarie, impossibile


separare i poli magnetici

Anche nel caso delle calamite possibile mettere in evidenza


sperimentalmente, con della limatura di ferro, le linee di forza di un
campo vettoriale: il campo B.

Il campo B lanalogo in magnetostatica, del campo elettrico E in


elettrostatica. Questo campo fu messo in evidenza nel 1820 con un
esperimento condotto dal fisico danese Hans Christian rsted. Egli
osserv che un ago di bussola, posto vicino a un conduttore percorso da
una corrente elettrica, si orientava perpendicolarmente al conduttore
come illustrato nella prossima figura.
Qui lago, posto in assenza di
corrente parallelo al conduttore,
si
dispone, in presenza di
corrente, in posizione ortogonale
a esso. Se, come gi visto sopra,
cerchiamo di mettere in
evidenza le linee di forza del
campo esistente otteniamo la
figura che segue.

Questaltra
figura mostra i
pezzetti di limatura di ferro che
tendono a disporsi in cerchi
concentrici
attorno
al
conduttore. In entrambi i casi
siamo perci in presenza di un

campo vettoriale: il campo B,


campo che viene chiamato
induzione magnetica.

Definizione di B
Consideriamo una carica elettrica qo, a riposo. Siamo perci in assenza
di campo elettrico. Sempre in assenza di E, mettiamo in moto la carica

in modo che in un certo punto P essa abbia la velocit v. Affermiamo

che c un campo magnetico B se sulla carica agisce una forza FB,

perpendicolare a v. Il campo B cos definito in termini di FB, v, qo :

FB = q o v B

La forza FB, subita da qo, perpendicolare al piano di

v e B e il suo modulo vale


FB = qo v B sin(). Lunit di misura di B
-1 -1
-1 -1
[B] = N C m s = N A m = tesla = T .
4
utilizzata anche la vecchia unit di misura, il gauss, G, ( 1T = 10 G ).

Importante!! La velocit v perpendicolare alla forza FB. Per questo


motivo il lavoro dL compiuto da FB per spostare qo di una quantit dl
nullo. Infatti

dL = FB dl = FB v dt = 0

Il lavoro nullo in quanto FB e v sono tra loro perpendicolari. Quindi


dal teorema dellenergia cinetica, che afferma che dL = d( m v),
consegue che d( m v) = 0 , cio lenergia cinetica di una carica che
si muove in un campo magnetico statico rimane costante. Il solo
effetto di B sar quello di curvare la traiettoria.
In definitiva, una carica q che si muove con velocit v in una regione
dove sono compresenti sia un campo elettrico E che un campo
magnetico B subisce, a causa della loro presenza, una forza

F=qE+qvB
chiamata FORZA DI LORENTZ.

Forza magnetica su una corrente


Una corrente elettrica dovuta al moto di molte cariche. Nei normali
conduttori le cariche sono gli elettroni contenuti nel conduttore. Su ogni
-19

carica q in moto (q = - e, dove e = 1.6 10 C carica dellelettrone) B

esercita una forza F= q vd B, perci ci aspettiamo che sullintero


conduttore, di lunghezza l, percorso dalla corrente i, si eserciti una
forza trasversale, dove vd la velocit media delle cariche.

Se rappresentiamo con l il tratto di conduttore (orientato nel verso della


corrente i) che subisce la forza dovuta alla presenza di B, avremo che la
forza totale, che agisce su tutto il tratto di lunghezza l, dovuta al
passaggio della corrente i, vale


F=i lB
Questa espressione valida per conduttori rettilinei. Se siamo in
presenza di conduttori non rettilinei bisogner spezzarli in tratti
infinitesimi dl (orientati) sui quali agisce la forza dovuta a B

dF = i dl B
e fare un integrale sullintero conduttore

l , per calcolare la forza.

F = -i B dl
l

Cariche in moto circolare, in campo magnetico

Consideriamo una carica q che si muove in campo B costante con

velocit v. Poich la forza F dovuta a B non cambia lenergia cinetica

di q, avremo che |F | = | q v B | = costante e quindi anche il modulo

F
dellaccelerazione, |a | costante. Da cui a = ---- = costante. Questa
m
accelerazione, costante in modulo, che non aumenta la velocit,
quindi solo centripeta, risultando cos il moto di tipo circolare
uniforme, con accelerazione
q
v
accelerazione a = ----- v B = ----- e perci il raggio della traiettoria
m
r
mv
v
qB
circolare vale r = ------ e la velocit angolare = ----- = -----qB
r
m
q
che, come si vede, dipende solo da B e dal rapporto ------ (carica su
massa).
m
Perci per un dato campo B e una data particella (p. es. lelettrone)
esiste una sola frequenza di rotazione possibile

qB
f = ----- = -------2
2m
che la frequenza di ciclotrone.

Questo fenomeno ha unapplicazione nel riscaldamento a microonde


(si tratta di elettroni in moto in un campo magnetico). In questo caso,
dal momento che
9
f = 2.45 G Hz = 2.45 10 Hz e q = e , consegue che il campo B vale
2fm
B = ---------- 0.0876 T = 876 gauss
e

Effetti magnetici delle correnti


Abbiamo gi visto che una corrente produce degli effetti magnetici,
messi in evidenza da forze agenti su aghi magnetici.
Vogliamo ora vedere quale la relazione tra il campo B e la corrente i
che lo produca. Nel caso di un conduttore rettilineo indefinito abbiamo
gi mostrato una figura che mostra che le linee di forza di B sono delle
circonferenze con centro sul conduttore.
Per ricavare la dipendenza di B dal valore della corrente i che attraversa
il conduttore ricorriamo a una propriet fondamentale del campo
magnetico che va sotto il nome di legge o

principio di Ampre.

Supponiamo di avere un conduttore, di forma qualsiasi, percorso dalla


corrente costante I. e immaginiamo di percorrere una linea chiusa L
concatenata con il conduttore. Questo termine sta a significare che la
linea L (puramente geometrica !) e il conduttore sono disposti in modo
tale che se si vuole sfilare luno dallaltro necessario operare un
taglio di almeno una di queste due figure filiformi.

La corrente I produce in ogni punto di L un particolare valore di B. Per

uno spostamento (vettoriale) infinitesimo dl che facciamo su L avremo

che la quantit B dl vale BdLcos(). Sommiamo tutte queste


quantit (infinitesime) percorrendo lintera linea chiusa L. Questo
significa fare un integrale sulla linea chiusa L. Questa operazione
indicata con la seguente notazione (il cerchietto sul simbolo di integrale
sta a significare che questo viene calcolato su un percorso chiuso):

Il valore di questo integrale prende il nome di Circuitazione di B su L


(Attenzione! L una linea orientata; infatti bisogna specificare il verso
in cui la si percorre nellintegrazione; il verso quello antiorario
rispetto a un osservatore che attraversato dai piedi alla testa dalla
corrente I).
Il principio di Ampre afferma che

=
-7
dove la quantit o vale 4
magnetica del vuoto.

o I
-1

10 T m A

che la permeabilit

Questo principio lanalogo della legge di Gauss in elettrostatica:


assieme esprimono delle propriet fondamentali dei campi E e B.
Infatti esse valgono, qualunque forma abbiano la superficie o la linea
chiusa, sopra le quali vengono calcolati gli integrali e qualunque sia la
posizione delle cariche allinterno della superficie chiusa, o del
conduttore della corrente I, purch sia concatenato con la linea chiusa.

Legge di Gauss

Legge di Ampre

Facendo uso della legge di Ampre calcoliamo ora il campo B creato da


una corrente I che percorre un lungo filo rettilineo.

Per motivi di simmetria in ogni punto P di una circonferenza di raggio

R il campo B sar perpendicolare al raggio, e quindi B dL = B dl in


quanto cos() = 1 e, per la stessa ragione, sulla circonferenza il |B|
dovr essere costante. Allora:

dL = B dL = B 2 R = o I

o I
B = -------- Legge di Biot-Savart
2 R

per cui

Quindi il vettore B ovunque contenuto nel piano perpendicolare al


conduttore rettilineo che trasporta la corrente e perpendicolare al
raggio della circonferenza che ha il suo centro nel conduttore. Il suo
modulo costante sulla circonferenza e inversamente proporzionale
al raggio.
N.B. Se la linea L concatena pi correnti esse vanno prese con il
proprio segno secondo la regola della mano destra: positive se nel
verso del pollice di questa mano, con le altre dita disposte nel verso del
percorso di integrazione, negative in caso contrario. Nel caso riportato
qui sotto i1 > 0 e la corrente di modulo i2 < 0.

N.B. Il valore della circuitazione indipendente dalla forma


del percorso di integrazione.

Se il percorso di integrazione (2) non abbraccia nessuna corrente, la


circuitazione vale zero, pur in presenza di un campo B prodotto da I.

Si noti lanalogia con il flusso di E previsto dalla legge di Gauss: anche


quello dipende solo dalla propriet della superficie (di essere chiusa)
ma non dalla sua forma e dalle cariche in essa contenute, ovunque si
trovino.
Nel caso qui sotto presentato, la corrente i4 non contribuisce alla
circuitazione sulla linea l .

Calcolo del campo B allinterno di un lungo


solenoide.

Un solenoide costituito da un lungo conduttore avvolto su un supporto


cilindrico. Il conduttore viene percorso da una corrente i e, di
conseguenza, viene generato un campo magnetico B.
Come evidente dalla seconda figura, pi le spire sono fitte e pi il
solenoide lungo, pi il campo B allinterno del solenoide uniforme,
cio costante, e fuori del solenoide tende a essere B = 0.
Calcoliamo la circuitazione di B lungo il percorso ABCD, come nella
successiva figura. Il percorso di integrazione concatenato con N spire.

Quindi
e per la legge di Ampre
dove N il numero di spire concatenate col percorso di integrazione.
N
Ora, posto n il numero di spire per unit di lunghezza, n ----abbiamo
L

B = o n I
Il campo magnetico nel solenoide tanto pi grande quanto pi fitte
sono le spire, indipendente dalle sue dimensioni e proporzionale alla
corrente che lo percorre.

Forze tra conduttori percorsi da corrente.

I due conduttori a e b sono percorsi dalle correnti


rispettivamente, i campi magnetici

Ba

Bb.

ia e ib, generando,
Sulle cariche che

percorrono il conduttore b perci viene esercitata da


dipende dalla corrente

Ba una forza che

ib e dal campo Ba, il quale a sua volta dipende

dalla corrente ia.

o ia
Poich

Ba = ----------2 R

la forza esercitata sul conduttore b vale

ia ib
Fb = ib l Ba = o l ------ Questa forza attrattiva se le
2d
correnti sono nello stesso verso, altrimenti repulsiva.

N.B. Per il 3 principio della dinamica Fb = - Fa .


La relazione . serve a definire lunit di misura ampere: la forza
tra due conduttori lunghi 1 m, percorsi da due correnti di 1 A, posti a
-7
distanza 1 m vale 210 N.

ELETTRODINAMICA
Linduzione elettromagnetica
Abbiamo gi visto come delle cariche in movimento (correnti) siano in
grado di produrre un campo magnetico; non sappiamo per ancora
produrre correnti, o comunque campi elettrici a partire da campi
magnetici. Per poter capire che anche questo processo possibile
bisogna cominciare a pensare che:
Le leggi della Fisica devono essere le stesse per due osservatori in
moto relativo uniforme luno rispetto allaltro.
Perci un osservatore che sorregge una carica sa che attorno a se esiste
un campo elettrico. Un secondo osservatore, in moto rettilineo uniforme
rispetto al primo, osserva la carica del primo osservatore in moto
uniforme rispetto a s stesso: questa quindi gli appare come una
corrente e quindi dovr osservare tanto un campo elettrico che uno
magnetico. Come pu essere vero ci? Consideriamo perci cosa
succede quando un campo magnetico o una corrente variano nel tempo.
Esperimento di Faraday:
un amperometro (misuratore di corrente) segna il passaggio di corrente
quando un magnete si sposta nelle sue vicinanze (fig. 1). In modo
analogo (fig. 2) si nota passaggio (breve!) di corrente se linterruttore
viene chiuso e passa corrente nel circuito di destra.

Fig. 1

Fig. 2

In entrambi i casi il circuito di sinistra vede nelle sue vicinanze un


campo magnetico variabile nel tempo. Quanto pi rapida questa
variazione, tanto pi grande il piccodi corrente osservato.
Inoltre lampiezza dellimpulso di corrente cresce al crescere delle
dimensioni della spira connessa allamperometro.

Se rappresentiamo il campo B mediante le sue linee di forza, possiamo


dedurre che in entrambi i casi la corrente misurata dallamperometro
cresce al crescere della variazione nel tempo del numero di linee di
forza che attraversano la spira. La quantit fisica che corrisponde al
numero di linee di forza di B che attraversano una superficie S il

flusso di

B attraverso S cio B

= B dS .
S

Inoltre la quantit che tanto pi grande quanto pi rapida la


variazione di una grandezza nel tempo la sua derivata

rispetto al tempo.
Inoltre dalla legge di Ohm possiamo anche dedurre che la corrente
circola nella spira perch questa ha una certa resistenza elettrica R ai
capi della quale applicata una differenza di potenziale che chiamiamo
forza elettromotrice (f.e.m.) indotta. Questa f.e.m. dovuta a un
campo elettrico creato appunto dalle variazioni, nel tempo, del
campo magnetico. In definitiva tale f.e.m. data dalla

Legge di Faraday

Lo strumento, presente nei circuiti in figura, misura quindi la corrente


indotta dalla variazione, nel tempo, del flusso B che attraversa la
superficie S di cui la spira costituisce il bordo.
Il segno in questa formula legato al verso della corrente indotta
(legge di Lenz). Non considereremo in seguito questo aspetto del
problema.

Un esempio di induzione: spira rotante in campo magnetico

Si tratta quindi di una differenza di potenziale che varia nel tempo in


modo sinusoidale: una tensione alternata sinusoidale.
La differenza di potenziale elettrico della rete elettrica per la normale
utenza (anche domestica) ha proprio questa dipendenza dal tempo.
Se la spira ha resistenza R la conseguente corrente indotta vale

Nella resistenza R viene dissipata perci la potenza

W(t) = R i(t) = R I sin(t)

che dipende dal tempo!

Dal punto di vista pratico si interessati alla potenza media (quella


che, moltiplicata per il tempo totale, ci d lenergia totale dissipata).
1
2
Essa, se calcolata per un intero periodo T = ----- = ------ vale
T
f

<W> = R I sin( t) dt
0
Il calcolo dellintegrale conduce a

I
<W> = R I che, posto Ieff = ----- , diventa
2
<W> = R( Ieff).
La quantit Ieff prende il nome di corrente efficace , mentre la
quantit Veff = R Ieff la tensione efficace. Il valore di 220 volt, la
tensione alla quale la corrente elettrica distribuita nelle case,
esattamente il suo valore efficace.
Una interpretazione pi generale della legge di Faraday
Come gi detto in precedenza la variazione, nel tempo, del campo
magnetico produce un campo elettrico. Vediamo la cosa pi in
dettaglio.
La forza elettromotrice rappresenta il lavoro del campo E per unit di
carica, calcolato sull intero circuito (infatti il campo B non compie
lavoro). Possiamo quindi riscrivere la f.e.m. nella seguente forma (il
lavoro, fatto lungo tutto il percorso della spira, diviso la carica)

E = ----- F dl
q

------

dl =

E dl

La legge di Faraday si pu pertanto riscrivere cos

r r
d r r
E dl = dt B dS

dove vediamo che un campo magnetico variabile nel tempo produce


un campo elettrico.
Ma succede anche che, viceversa, un campo elettrico variabile nel
tempo produce un campo magnetico (Maxwell).

Esiste pertanto la possibilit di trasferire energia attraverso campi


elettromagnetici variabili.
Lanalisi teorica mostra che tale trasferimento di energia pu avvenire
nel vuoto con la velocit

ovvero con la velocit della luce.


C quindi la possibilit
dellelettromagnetismo.

di vedere lottica come un capitolo

Autoinduzione
Abbiamo visto che una corrente i in un circuito genera un campo
magnetico B proporzionale a i (v. legge di Ampre). Questo campo
produce un flusso, attraverso la stessa spira, proporzionale al campo
B e quindi a i: il cosiddetto flusso autoindotto a.

Infatti la legge di Ampre mi d la relazione tra a e i : o i = B dl


l

dove si vede la proporzionalit tra i e B (se raddoppia i raddoppia pure,


ovunque, B). Quindi c proporzionalit anche tra i e a.

a = L i .
La costante L il coefficiente di autoinduzione o, semplicemente,
linduttanza della spira. L perci non dipende da i ma una
caratteristica propria del circuito.
Naturalmente, se la corrente i dovesse cambiare nel tempo, sulla spira
verrebbe indotta una ulteriore corrente dovuta alla f.e.m.
autoindotta generata dalle variazioni nel tempo, della corrente
circolante.

d a
di
E = --------- = -L ----dt
dt
Se invece di una sola spira, ne avessimo N, tutte addossate luna
allaltra, il flusso complessivo che le attraversa tutte sarebbe N volte
quello che attraversa la singola spira:

a = N L i
Il simbolo utilizzato per linduttanza di un elemento di circuito, nelle
rappresentazioni grafiche dei circuiti elettrici il seguente

-1
-1
e lunit di misura [L] = V A s = henry = H o anche T m A .

Calcolo del lavoro fatto da un generatore


contro la f.e.m. auto-indotta.
Secondo la legge di Faraday, in un circuito percorso da una corrente i
variabile nel tempo (prodotta ad esempio da un generatore ai cui capi
c una d.d.p. V), se presente un elemento il cui coefficiente di
autoinduzione vale L, viene autoindotta ai capi di questo una f.e.m. E

da
di
E = - ------- = - L ----dt
dt

Questa f.e.m. si aggiunge a quella del generatore, V, per cui


lequazione di un circuito, nel quale presente, oltre al generatore,
una resistenza R e uninduttanza L si scriver cos:

di
V - L ----- = R i
dt

ovvero

di
V = R i + L ----dt

Ri

rappresenta il cosiddetto termine resistivo. Sulla resistenza


viene dissipata, per effetto Joule, la potenza, prodotta dal generatore,

Ri

di
L ---dt

, invece, il termine induttivo: anche a esso

associata una potenza (prodotta dal generatore), a indicare quindi che


viene spesa dellenergia per instaurare il passaggio di una corrente.
Quant, e dove va a finire questenergia?
Il lavoro infinitesimo dEL fatto sulla carica dq, quando questa passa
attraverso lelemento la cui induttanza L, il prodotto tra la f.e.m.
autoindotta e dq e vale:

dE L = L

di
dq
dq = L di = L i di
dt
dt

f.e.m.
auto-indotta
Perch la corrente passi da 0 al valore finale I il lavoro fatto vale
I

EL = L i di = L I Energia magnetica (viene creato B)


0
Si ricordi il lavoro fatto per caricare un condensatore di capacit C:
Q

EC = -----

: in questo caso si creato un campo E.

C
Mentre quello appena calcolato quello necessario perch su una
induttanza possa transitare una corrente I e creare il campo B entro
lelemento induttivo del circuito:

EL = L I

Questultimo lavoro appunto servito per creare, a partire da zero, il


campo magnetico che si instaurato nellelemento di circuito di
induttanza L, una volta che sia attraversato dalla corrente I.
Questo lavoro viene immagazzinato sotto forma di energia magnetica,
come ora vedremo nel caso particolare di un solenoide lungo percorso
dalla corrente I.

Gi conosciamo il campo magnetico B interno al solenoide (quello


esterno nullo) e vale B

= o n I . Il flusso attraverso una spira di


area S vale B = B S = o n I S. Qui N = n l il numero

n il numero di spire per unit di lunghezza. Il flusso


totale attraverso esse vale tot = NB = o n NS I =
= o n S l I.
Quindi o n S l il coefficiente di autoinduzione L del solenoide.
delle spire, se

Riprendiamo l espressione dellenergia magnetica e calcoliamone il


valore per il caso in cui la corrente sia I.

EL = L I = o n S l I . Per Sl il volume del


solenoide di induttanza L e sostituendo o n I = B
nellespressione precedente ricaviamo la densit di energia del campo
magnetico allinterno del solenoide che vale

EL

B...
UB = -------- = -----..
Sl . o.
..

Da confrontarsi con

UE = o E

che la densit di energia del campo elettrico.

Quindi, in generale, se in una regione dello spazio sono presenti un


campo elettrico E e uno magnetico B ivi c unenergia
elettromagnetica con densit

B ..
Uem = ( o E + ----- )

.o

Mutua induzione
Consideriamo ora due circuiti (1 e 2). Ciascuno di essi attraversato
dal flusso del campo magnetico prodotto dalla corrente che percorre
laltro.
Sia i1 la corrente che attraversa il circuito 1.

i1 genera in ogni punto dello spazio un campo B1 ,


proporzionale a i1. Questo campo crea sul circuito 2 il flusso 21, che
a sua volta proporzionale a B1, e perci anche a i1.
Per cui 21 = M21 i1 . La costante di proporzionalit M21
Questa corrente

chiamata coefficiente di mutua induzione (o semplicemente mutua

1 e 2. Se si ripete il ragionamento facendo


circolare la corrente in 2, si trover un coefficiente M21 . Si dimostra
induttanza) tra i circuiti

senza molte difficolt ( una conseguenza della conservazione


dellenergia) che M12

= M21 = M.

Al pari di L anche M dipende solo dalla geometria del sistema dei due
circuiti.
Lunit di misura di M lhenry, H, la stessa di L.
Attraverso il fenomeno della mutua induzione i due circuiti si
scambiano perci energia sotto forma di campo elettromagnetico. Un
esempio di applicazione il trasformatore elettrico.

Propagazione per onde


Nei sistemi elastici continui (gas, liquidi, solidi) possono propagarsi
stati di moto ondulatorio che hanno una velocit ben definita e che
trasportano energia.

La situazione illustrata in figura quella di una lunga corda tesa, che


stata perturbata e sulla quale appare muoversi una figura.
Dopo il tempo t = t- t il pezzetto di materiale di cui costituita la
corda e che si trovava in A, , si spostato da A ad A , quello in B da B
a B.
Una volta che l onda se ne andata tanto A quanto B sono tornati
doverano prima che giungesse la perturbazione, per cui

La propagazione di unonda, normalmente, avviene senza che


il mezzo in cui essa viaggia subisca degli spostamenti, ma
soltanto delle oscillazioni, dei costituenti il mezzo, attorno alle
loro posizioni di equilibrio.
Le onde meccaniche necessitano, quindi, di un mezzo nel quale
propagarsi. Il movimento (oscillatorio) delle molecole del mezzo si
trasmette, tramite le forze che agiscono fra i componenti del mezzo, alle
molecole pi vicine e, in questo modo, viaggia solo il movimento (si
sposta la forma dellonda), non la materia.
La propagazione di unonda perci legata a una oscillazione che
interessa il tutto il mezzo in cui avviene.

Onde longitudinali e trasversali


Onde trasversali
Sono quelle in cui loscillazione del mezzo avviene
perpendicolarmente (trasversalmente) alla direzione di propagazione.
il caso delle onde che si propagano su una corda tesa.

Anche le onde elettromagnetiche (cui non serve un mezzo in cui


propagarsi) sono trasversali.

Le onde sismiche sussultorie sono pure trasversali.

Onde longitudinali
Se abbiamo una molla appesa e in una zona limitata forziamo alcune
spira ad allontanarsi, creando una zona in cui sono pi rarefatte, e
abbandoniamo quindi la molla a s stessa vedremo la zona di
rarefazione spostarsi lungo la molla stessa.

La zona di rarefazione
si sposta

In questo caso le oscillazioni delle spire sono parallele alla direzione di


propagazione.
Pure longitudinali sono le onde sonore che si propagano in un gas. Si
tratta di una faccenda un po pi complicata. C unonda di
spostamento e una di pressione (e densit).

Le molecole si spostano avanti e indietro lungo la direzione di


propagazione dando luogo a successive compressioni e rarefazioni che
si susseguono.
Ma in queste zone varia pure la pressione (e quindi la densit)

Nel caso delle onde che si propagano sulla superficie dellacqua:

le particelle dacqua descrivono un moto su unellisse. In questo caso


siamo in presenza di unonda un po trasversale e un po longitudinale.

Impulsi e treni donda


Se il movimento interessa un breve intervallo di tempo per una zona
molto limitata, con una sola oscillazione, si dice che siamo in presenza
di un impulso.

Se le oscillazioni sono pi duna

si ha un treno donda. Se per un tempo abbastanza lungo le oscillazioni


sono periodiche si ha un treno donda periodico.
Se le oscillazioni periodiche sono quelle di un moto armonico
semplice

siamo in presenza di unonda armonica semplice (o onda sinusoidale).

Onde mono, bi, tri-dimensionali


A seconda della dimensione geometrica del mezzo in cui si propagano
(per la corda tesa 1-dimensione, per le onde superficiali 2-dimensioni,
per le onde, come il suono, che abbisognano per propagarsi di un
volume 3-dimensioniale) si parla di onde mono, bi, o tri-dimensionali.
Nel caso di onde sonore emesse da una sorgente puntiforme S i punti
che si trovano su una superficie sferica con centro in S e di raggio r
vibrano tutti allo stesso modo (hanno tutti la stessa equazione del
moto).

Una superficie i cui punti hanno tutti la stessa equazione del moto
detta una superficie donda o fronte donda.
Se il mezzo in cui si propaga londa omogeneo e isotropo la
direzione di propagazione perpendicolare al fronte donda. Le rette
ortogonali ai fronti donda e che indicano la direzione di propagazione
sono dette i raggi.

Equazione del moto di unonda

Abbiamo unonda che sta propagandosi su una corda tesa. Per t = 0


possiamo considerare y = f(x) lequazione della curva che rappresenta
in quellistante la forma della corda. Al tempo t >0 la figura si
spostata verso destra senza cambiare forma, cio ciascun punto della
curva si spostato verso destra della quantit l. Possiamo perci dire
l
che londa ha viaggiato alla velocit v = ----- ( che costante e che
t

dipende dalle condizioni della corda) verso destra (cio nel verso
positivo delle x). I punti della forma della corda che allistante t = 0 si
erano spostati in verticale e stavano a distanza y dallasse delle x,
dopo il tempo t si trovano alla nuova ascissa x = x + v t.
Perci lequazione y = f( x v t ) mi d in ogni istante t la
distanza y che il punto della corda, di coordinata x, ha dallasse delle x.
Per esempio: per t = 0 il punto di coordinata x = 0 scostato dallasse
x della quantit y = f(0). Dopo il tempo t la y deve ancora valere f(0)
per cui 0 = x - v t mi da la nuova posizione x del punto. Quindi x = v t
la coordinata del punto cercato. Perci:

y = f( x - v t )
lequazione di unonda che si propaga nel verso
positivo delle x.
Analogamente:

y = f( x + v t )
lequazione di unonda che si propaga nel verso
negativo delle x.
La funzione f pu essere una qualunque funzione di una sola variabile.
Esempio: sin(k (x - vt) ): in questo caso, dal momento che largomento
della funzione sin non pu avere dimensioni (deve cio essere un
numero puro), bisogna moltiplicare (x-vt) per la costante k che ha le
dimensioni dellinverso di una lunghezza.
Le quantit x v t viene chiamata fase dellonda. Il motivo di questo
nome risiede nel fatto che spesso f = sin (o cos) e che largomento
delle funzioni trigonometriche spesso chiamato fase.
La velocit v che appare nelle precedenti equazioni anche, perci,
detta velocit di fase.

Onde sinusoidali
Se sulla corda si propaga unonda sinusoidale la forma della corda, al
tempo t = 0 sar

2
del tipo y = ym sin(----- x),

con il noto grafico

La quantit , che rappresenta il periodo spaziale dellonda


chiamata lunghezza donda. Perci lequazione di propagazione (verso

2
2
destra) sar y = ym sin(----- (x v t) ) = -ym sin(----- (v t x))

che per x = cost. ha un grafico del tipo:

si tratta sempre di una sinusoide, dove per in ascissa c il tempo t.


Nel tempo T = /v ( il periodo temporale) londa ha percorso un
cammino v T (quello che, appunto, stato chiamato lunghezza
donda). Succede perci che in x, x + , x +2 ,. , x + n , con n
numero intero, lequazione del moto dei punti della corda sia lo stesso.

2v

Si tratta sempre di un moto armonico con pulsazione = ------- = ----1

T
e frequenza f = ----- = ------- da cui sostituendo si ha la nota espressione
T
2

f=v
che lega frequenza, lunghezza donda e velocit di propagazione di
unonda sinusoidale.
Se siamo in presenza di onde sinusoidali piane, dove le superfici
donda sono dei piani, due piani successivi distano tra loro una

lunghezza donda in quanto la loro fase (largomento della funzione


sin [o cos] ) differisce di 2 .

Se siamo, invece, in presenza di onde sinusoidali sferiche, sono le

lunghezze dei raggi di due successive superfici donda sferiche a


differire di . In questo caso per, come ci si allontana dalla sorgente
lampiezza delloscillazione decresce.
La velocit di propagazione delle onde dipende dalle caratteristiche del
mezzo in cui viaggiano:
Primo esempio: velocit di propagazione su una corda
Nel caso di onde su una corda: per trasmettere l onda la corda deve
essere tesa, cio sottoposta a una forza (tensione) . Se L la
lunghezza della corda e M la sua massa si definisce la densit lineare di
massa (si usa anche il termine massa lineica)
M
= ----- . La velocit di propagazione v risulta valere:
L
.. .
. ._____ .
. v = / .
. .
Verifica con lanalisi dimensionale
-2

kg m s
-1 2
2
[ ] = kg m s (kg m ) = ---------- = ( m s ) = [ v ]
-1

-2

-1 -1

-1

Forza Dens. lin.


kg m
-1
Quindi la quantit ha le dimensioni di una velocit.
Secondo esempio: velocit di propagazione di unonda elastica nei
mezzi 3-dimensionali
Nei mezzi elastici omogenei (ad es. un gas) la risposta del mezzo ad
una variazione di pressione p data dalla variazione V di un
volume V del mezzo che consegue alla variazione di pressione:
p
Il modulo di compressibilit B = - --------- B si misura in pascal.
V / V

Il segno (-) serve a renderlo una quantit positiva!


La velocit di propagazione di unonda elastica si dimostra valere
.
.
____ .
. v = B / .
.
dove , al solito, la densit del mezzo.
La verifica, della formula, viene fatta, come in precedenza, analizzando
le dimensioni delle grandezze presenti.
-2

-3

2 -2

[B] = Pa = N m ; []= kg m ;[v ] = m s


-1

-2

-2

[B ] = kg m s m

-1

2 -2

kg m = m s = [v ]

C.V.D.

Trasporto di energia da parte delle onde


Energia trasportata da unonda su una corda

Il punto P, di massa m, oscilla attorno alla sua posizione di equilibrio.


La sua energia totale la somma della sua energia cinetica m v e
di quella potenziale elastica k x dovuta alla elasticit della molla.
Queste quantit sono intrinsecamente positive o nulle e quindi, in
quel momento nella zona evidenziata, dove presente londa, l c
dellenergia.

Dopo un tempo t londa si spostata da A a B e con essa anche tutta


lenergia. Possiamo perci dire che
unonda trasporta energia.
Supponiamo ora di aver a che fare con unonda sinusoidale che si
propaga sulla corda. Abbiamo visto che ogni elemento infinitesimo di
corda di massa dm si comporta come un oscillatore armonico. Esso
possiede pertanto lenergia meccanica (v. Oscillatore Armonico)
2

dE = dm ym quindi lenergia contenuta in un tratto di corda vale


2

E = ym dm e lintegrale va calcolato lungo il tratto di corda


considerato.
Se consideriamo un tratto di corda lungo quanto una lunghezza
donda e sapendo che dm = dx lenergia ivi contenuta vale:
2

E = ym dx = ym
0

La corda compie f = ----- oscillazioni al secondo. In un secondo, un


2
punto della corda attraversato f volte da unintera lunghezza donda.
Questa, ogni volta, in media, trasporta lenergia appena calcolata E, e
quindi lenergia totale che attraversa in un secondo un punto della corda
__

(cio la potenza media P) vale ym f , ma f = v . Perci la


potenza trasportata da unonda sinusoidale che si propaga su una corda
vale:
__
1
2 2
P = ----- v ym
2..

Energia trasportata da unonda in un mezzo 3-dimensionale


In questo caso interessa la potenza che attraversa lunit di superficie.
Questa quantit prende il nome di intensit dellonda e vale:
.. . . . . P
.I ------..
. .. S..
Nel caso di un mezzo 3-dimensionale si ha:
1

2 2

I = ----- v ym
2..

Che del tutto analoga a quella della corda solo che alla densit lineare
si sostituita quella di volume risultando cos lintensit proprio
una potenza per unit di area, la cui unit di misura il
-2

[ I ] = W m..
...
Onde sonore: generalit
L orecchio umano sensibile a una vasta gamma di intensit
-12

-2

del suono, che va da 10 a 1 W m e con frequenza compresa tra 20 e


20000 Hz . Il suono, nellaria, si propaga con una velocit di 340 m/s
(a temperature vicine ai 300 K). Tale velocit non costante ma risulta
proporzionale alla radice quadrata della temperatura assoluta.
Se una sorgente puntiforme S emette la potenza P, alla distanza r1
lintensit vale
P
P
I1 = ----- = -------- in quanto lenergia distribuita
4 r1
S1
sulla superficie sferica di raggio r1. Alla distanza r2 lintensit vale
P
P
I2 = ----- = -------S2
4 r2
I2
r1
da cui ----- = ( ----- ) . Perci le
r2
I1
quadrato della distanza.

intensit decrescono con il

Poich lorecchio pu sentire suoni fino alla piccola intensit di

-12

-2

10 W m ci si pu chiedere a quale spostamento ym, delle molecole


dellaria, corrisponda tale intensit.
Usando la formula precedentemente ricavata per lintensit di unonda
in un mezzo 3-dimensionale e ponendo:
-12

-2

-3

-1

I = 10 W m , = 1.3 kg m , = 2 f , f = 10 Hz , v = 340 m s
si
-11
ottiene ym = 10 m che allincirca un decimo della dimensione di un
atomo !!!!!!!!
Onde sonore: la scala in decibel
A causa della grande estensione del campo delle intensit udibili: si va
-12

-2

da 10 fino a 1 W m , che quella che viene chiamata soglia del


dolore, si soliti usare una scala di tipo logaritmico. In questo caso
si parla di livello sonoro(in decibel dB) che cos definito:
I
-12
-2
d = 10 log ( ---- ) dove Io posto a 10 W m che allincirca la
10
Io
minima intensit udibile (essa infatti dipende molto dalla frequenza).
Perci: 0 dB (cio I = Io) corrispondono alla soglia delludibilit e
-2

120 dB (cio I = 1W m ) corrispondono alla soglia del dolore.

INTERFERENZA
La dinamica delle onde regolata da una equazione, deducibile dalla
seconda legge della Dinamica, di tipo lineare, tale cio che se y1(x,t) e
y2 (x,t) sono sue soluzioni anche y = y1(x,t) + y2(x,t) , con e
numeri qualsiasi, una soluzione. Per questo motivo vale il cosiddetto
Principio di sovrapposizione: in presenza di due o pi onde lo
spostamento complessivo dei punti del mezzo dato dalla somma
vettoriale dei singoli spostamenti che si avrebbero per ciascuno di
essi.
Tale somma, se gli spostamenti avvengono sopra una stessa retta, (onde
che si propagano in una stessa direzione) diventa la somma algebrica
degli spostamenti e quindi

y(x,t) = y1(x,t) + y2(x,t)

Conseguenza importante di ci sono i


fenomeni di interferenza.
Prendiamo ad esempio il caso di due onde sinusoidali, della stessa
ampiezza ym, che stanno propagandosi su di una corda, y1 partendo da
S1 e y2 da S2, che dista da S1, entrambe nella direzione positiva delle
x.

y1(x,t) = ym sin(kx t)
2
2
y2(x,t) = ym sin(k(x + ) t) dove k = ----- da cui = ----
k
Sommiamo i due spostamenti:
2
y(x,t) = y1 + y2 = ym (sin(kx t) + sin(kx + k ----- t) ) =
k
= ym (sin(kx t) + sin(kx + 2 t) ) = 2 ym sin(kx t)

Quando due onde di uguale ampiezza percorrono cammini


che differiscono di una lunghezza donda (in generale un
numero intero n di lunghezze donda) sono sfasate di 2
(2n) e i loro effetti si sommano costruttivamente
(INTERFERENZA COSTRUTTIVA).
Analogamente, se la differenza di cammino pari a un
numero dispari di mezze lunghezze d onda si ha la loro
reciproca cancellazione e l onda risultante ha ampiezza
nulla (INTERFERENZA DISTRUTTIVA).

Infatti in questo caso y2(x ,t) = ym sin(k( x + ---- ) - t) =


2
2
= ym sin(k x + ---- --- - t) = ym sin(k x + - t) =

= - ym sin(k x - t) = - y1(x ,t) e quindi, sommando y1 + y2 si ha

y(x,t ) = y1(x,t ) + y2(x,t ) = 0


ONDE STAZIONARIE
Sino ad ora abbiamo considerato una corda di lunghezza indefinita.
Supponiamo ora che la corda abbia lunghezza L, con la condizione al
contorno che i suoi estremi siano fissi. La riflessione delle onde agli
estremi genera onde di eguale ampiezza che viaggiano nei due sensi
sulla corda.
La loro interferenza produce le onde stazionarie.
Londa risultante dalla somma delle due che viaggiano in versi opposti
sar:
y(x,t) = ym sin(k x - t) + ym sin(k x + t)
posto = k x t e = k x + t
e applicando l identit trigonometrica (prostaferesi)
+
-
sin() + sin() = 2 sin(-------) cos (-------) avremo
2
2
+ = k x t + k x + t = 2 kx e
- = k x t - k x - t = - 2 t per ottenere quindi

y(x,t ) = 2 ym sin(k x) cos(t)


Lampiezza delloscillazione di ogni punto della corda dipende solo
dalla sua posizione sulla corda. E quindi:
poich gli estremi della corda sono fissi non c pi unonda
viaggiante bens unonda stazionaria.
Lampiezza dellonda sulla corda quindi espressa da

A(x) = 2 ym sin(k x)
E quindi esistono punti in cui loscillazione nulla. Si tratta dei
nodi dell onda stazionaria

e quindi, per un dato valore di , A(x) ha zeri dove sin(k x) = 0 e


perci per quei valori xn di x che soddisfano alla condizione

n
k xn = n dove n = 0, 1, 2, . cio xn

= ------- = n

-----2

NODI

xn = n ---2

con n = 0, 1, 2, .

Analogamente A(x) ha il massimo valore 2ym (ventri dellonda


stazionaria) quando sin(k

o quando

x) = 1 cio per

sin(k x) = -1

cio

per

5
x = ----, ---- , ...
2 2
3
7
x = ----, ---- , ...
2
2

In definitiva i ventri di unonda stazionaria si trovano in

1 .
xn = (n + ---) --- .
2 2.
Sia i nodi che i ventri sono spaziati di mezza lunghezza donda.
Nel caso della corda in cui entrambi gli estremi sono fissi dovr
essere:

y(0,t) = 0

y(L,t ) = 0

La prima delle condizioni soddisfatta in quanto sin(k


La seconda ha invece conseguenze non banali. Infatti:

0) = 0

y(L,t) = 2 ym sin(k L) cos( t) = 0


che per essere verificata per ogni t necessita che:

sin(L k) = 0

2
kL = ----- L = n con n = 0, 1,2, ...

Le condizioni al contorno possono essere soddisfatte solo per quelle


lunghezze d onda che soddisfano alla condizione di quantizzazione

2L
n = -----n..
L interpretazione fisica di questo risultato semplice: gli estremi della
corda devono essere due nodi e i nodi sono separati da mezza
lunghezza d onda.

I tre casi illustrati corrispondono a onde con due, tre, quattro nodi
contenuti esattamente nella lunghezza L della corda (o, anche, uno,
due, tre ventri).
Per quel che riguarda le frequenze si parte dalla frequenza pi bassa
(n = 1, corrispondente alla nota musicale emessa in quelle condizioni)
per avere le successive armoniche (n = 2, 3 ). Sono quindi presenti
tutte le armoniche superiori.
Considerazioni analoghe valgono nello studio della fisica degli
strumenti musicali e della formazione della voce.
Supponiamo di avere uno strumento a fiato dove c unonda sonora in
una canna ad estremit aperte. In corrispondenza delle estremit
londa deve avere ventri di spostamento.


ventre

nodo ventre

Onda acustica stazionaria con due soli ventri: ----- = L


2

Tre
ventri
Quattro
ventri
Cinque
ventri
Ancora una volta le lunghezze d onda ammissibili per onde stazionarie
nella canna aperta sono date da:

2L
n = ------ con n = 1, 2, 3, ...
n..
Per quel che riguarda le frequenze anche in questo caso si parte da una
frequenza pi bassa (n = 1) e possono essere presenti tutte le
armoniche superiori. il caso dellOBOE.
Possono presentarsi situazioni con altre condizioni al contorno. Ad
esempio in un condotto aperto ad una estremit e chiuso allaltra si
ha un nodo di spostamento allestremit chiusa e un ventre a quella
aperta. In termini dellonda di pressione avremo un ventre di
pressione alla estremit chiusa e un nodo a quella aperta. Da
entrambi i punti di vista la condizione di quantizzazione che si ottiene

4L
n = ------ con n = 1, 3, 5,
n..
In questo caso oltre alla frequenza principale possono essere presenti le
sole armoniche dispari (numero armonico pari: seconda, quarta ecc.).
il caso del FLAUTO, ORGANO e altri.

OTTICA
Nel suo sviluppo storico lottica ha subito delle vicissitudini nella sua
comprensione. Si passati da una visione corpuscolare (Newton a
cavallo tra il 600 e il 700) nella quale si pensava che un fascio di luce
poteva essere immaginato come costituito da piccole particelle,
ciascuna delle quali trasportava un colore, a quella ondulatoria (gi
sostenuta nel 600 da Huygens) sviluppata da Fresnel con le quasi
contemporanee dimostrazioni sperimentali fatte da Young , lo stesso
Fresnel e Arago agli inizi del 800. Infine, nel 1905, linterpretazione
da parte di Einstein delleffetto fotoelettrico riport in auge, seppure in
modo molto diverso, linterpretazione corpuscolare (i fotoni).
Un esperimento fondamentale sulla natura della luce: lesperienza di
Young con due sottili fenditure

Secondo la teoria di Newton tutto lo schermo doveva risultare non


illuminato, tranne le zone poste di fronte alle fenditure. Invece ..

Il risultato dell esperimento, inspiegabile dal punto di vista


corpuscolare, si spiega facilmente con l interferenza tra le onde
generate alle due fenditure: costruttiva dove si formano le frange
luminose, distruttiva dove compaiono le zone in ombra.

Londa sferica, prodotta al foro S0 dello schermo A, che funge da


sorgente, genera, alle fenditure S1 e S2 dello schermo B (equidistanti da
S0 e quindi sulla stessa superficie donda), due onde che interferiscono
sullo schermo finale C producendo il sistema di frange osservato.
Dalle posizioni dei massimi di luminosit sullo schermo C si pu
dedurre, ad esempio, la lunghezza donda della luce usata
nellesperimento, una volta note le distanze tra gli schermi e tra le
fenditure.

Infatti sullo schermo con le fenditure incide unonda piana (se S0


abbastanza distante) e le due sorgenti S1 e S2 emettono a loro volta onde
sferiche. Consideriamo cosa succede in P dove le due onde
interferiscono.

Se in L contenuto un numero intero di lunghezze d onda , in P


avremo interferenza costruttiva tra le due onde. In altri termini, in
ogni direzione m , che soddisfi la condizione

L = d sin(m) = m dove m = 0, 1, 2, . linterferenza


sar costruttiva e troveremo una frangia luminosa, mentre dove

L = d sin(m) = (m + ) dove m = 0, 1, 2, cio


per multipli dispari di linterferenza sar distruttiva e
troveremo una zona dombra.
N.B. Nota d , dalla posizione sullo schermo della frangia di ordine m

d sin(m)
possibile determinare perch: = ----------m
conosce possibile misurare d.

o, viceversa, se si

Cenni sulla diffrazione della luce


La natura ondulatoria della luce si manifesta quando la luce ha a che
fare con oggetti di dimensioni paragonabili alla sua lunghezza donda, o
quando ci si trovi nelle immediate vicinanze (cio a distanze dellordine
delle lunghezze donda) di ostacoli.
Cosa accade in corrispondenza ad una fenditura ?
Per rispondere invochiamo il Principio di Huygens:
tutti i punti di un fronte d onda sono
sorgenti di onde elementari sferiche secondarie la cui
sovrapposizione produce un nuovo fronte d onda, inviluppo
delle onde secondarie stesse.
Se siamo in presenza di un fronte donda piano, ogni suo punto
sorgente di onde sferiche. Dopo il tempo t , linviluppo delle infinite
onde sferiche costituir il nuovo fronte donda (ancora un piano).

Fronte donda
all'istante t

Fronte donda
all'istante t + t

In presenza di un ostacolo (nel caso in esame un piano assorbente con


una fenditura) l interferenza tra le onde secondarie cambia e pu
essere sia costruttiva che distruttiva.

Consideriamo tutte le coppie di raggi simmetriche rispetto al centro


della fenditura: le due onde compiono lo stesso cammino, ci sar
interferenza costruttiva e in Po si ha un Max. di luminosit. Se in P1 c
il primo minimo allora (se lo schermo abbastanza distante) ci deve
essere un differenza di cammino tra i raggi r2 e r1 (che partono dal
bordo e dal centro della fenditura) pari a lunghezza donda, e questo
vale per ogni coppia di raggi che parte da punti della fenditura distanti
a/2. Cio:
a

r = ---- sin() = ---- perch ci sia interferenza distruttiva, da cui


2
2
a sin() = . Il ragionamento pu essere ripetuto per le altre copie di
massimi e minimi che si possono osservare.
La figura che appare sullo schermo prende il nome di figura di
diffrazione da una fenditura.
Qualcosa di analogo appare se, invece di una fenditura, si opera con un
apertura circolare: il gioco dell interferenza (costruttiva o distruttiva)
nelle varie direzioni di propagazione porta ad una complessa figura di
diffrazione.
(Nella foto, per vedere le frange pi esterne stata saturata la luce della
zona centrale)

Questo evento impedisce di osservare distintamente, attraverso uno


strumento ottico (p. es. il microscopio), oggetti molto piccoli (di
dimensioni dellordine della lunghezza donda) ma anche oggetti
grandi, ma molto distanti, attraverso un telescopio (potere risolvente
finito degli strumenti ottici).
Infine viene mostrato ci che si pu osservare dietro a uno schermo
circolare opaco, investito da raggi di luce perpendicolari allo schermo

Si noti, proprio al centro della zona dombra, la macchia luminosa di


Poisson, dove le onde secondarie interferiscono costruttivamente . In
questo caso tutte le onde secondarie che nascono sul bordo, dal
momento che la distanza del bordo dal punto centrale dello schermo
sempre la stessa, danno sempre luogo a interferenza costruttiva, come
prevedeva Poisson e come si pu vedere in figura.

Questo esperimento, condotto da Fresnel attorno al 1815, e pensato


appunto da Poisson, mise fine alle dispute sulla natura (corpuscolare o
ondulatoria) della luce, anche se le prime evidenze sono quelle
precedentemente mostrate dalle fenditure di Young.
Il fenomeno della diffrazione limita anche il potere risolvente
dellocchio.

Limmagine dei due punti luminosi costituita da due macchie in


quanto le ridotte dimensioni della pupilla producono una figura di
diffrazione di dimensioni finite per ciascun punto. Se langolo
piccolo esse vanno a sovrapporsi e le due sorgenti sono indistinguibili.
Quando le sorgenti si avvicinano, e cresce, locchio riesce a percepirle
come sorgenti distinte.

Normalmente si ritiene che il limitato potere risolvente dellocchio sia


dovuto alle dimensioni finite degli organi recettori (coni e bastoncelli)
di cui costituita la retina. Questo vero solo in parte. Anche le
dimensioni finite della pupilla contribuiscono, e in egual misura, a
questo limite.
I fenomeni di diffrazione non sono molto evidenti. Si notano nella vita
quotidiana solo se si sa che esistono. Ad esempio se si guarda il sole
che al mattino presto inizia a uscire da un ostacolo lontano (p. es. lo
spigolo quasi verticale di una montagna) si pu notare che la luce
appare iridescente, cio come composta dei suoi vari colori e non
bianca: ci dovuto alla diffrazione allo spigolo dove langolo a cui i
raggi sono diffratti dipende dalla lunghezza donda della luce di cui
sono composti.
Quantitativamente possiamo ricordare che la posizione del primo
minimo di diffrazione a una fenditura data da:

sin() = ---- , con a dimensione dellostacolo. Se << a abbiamo


a
sin() 0: lostacolo ci appare come un punto!
E questa la situazione che viene considerata dall
OTTICA GEOMETRICA

ONDE ELETTROMAGNETICHE
Le onde messe in evidenza da Young e Fresnel sono onde
elettromagnetiche. Esse propagano energia sotto forma di campi
elettrici e magnetici variabili nel tempo, perpendicolari luno
allaltro ed entrambi perpendicolari alla direzione di propagazione.

Onda elettromagnetica ad un dato istante t. Le onde elettromagnetiche sono onde trasversali. I campi E e B sono entrambi
perpendicolari alla direzione di propagazione.
Si pu verificare che le onde elettromagnetiche sono effettivamente
trasversali tramite il fenomeno della
Polarizzazione della luce.
Infatti: nella luce naturale la direzione del vettore campo elettrico
varia casualmente nel tempo.

Visione frontale di un onda e.m. che si propaga lungo lasse x (perpendicolare


e uscente dal foglio). Essa pu essere pensata come la sovrapposizione di due
onde polarizzate lungo due direzioni ortogonali y e z.

Vi sono materiali (ad es. le lamine polaroid) che lasciano passare la


componente parallela ad una direzione privilegiata e assorbono la
componente ortogonale a tale direzione.

Mediamente le due componenti della luce incidente dovranno essere


uguali, pertanto dopo aver attraversato la lamina la intensit della luce
sar dimezzata.

Supponiamo ora che la luce polarizzata incida su una seconda lamina:

Scomponiamo il campo Eo. Passer solo la componente secondo y.


Quindi Ey = Eo cos(). Inoltre lintensit I (come per le onde
elastiche) proporzionale al quadrato dellampiezza del campo
elettrico E e perci lintensit della luce a valle della lamina
analizzante sar: I = Io cos().
Un dispositivo polarizzatore-analizzatore completo qui schematizzato.

N.B. Dispositivi di questo tipo consentono di determinare la


concentrazione delle sostanze che hanno il potere di ruotare la
direzione di polarizzazione della luce (ad esempio gli zuccheri).

OTTICA GEOMETRICA
La luce unonda elettromagnetica. Pu quindi anche non propagarsi
in linea retta e mostrare fenomeni tipo quelli di diffrazione. Per, se le
dimensioni degli ostacoli sono molto pi grandi delle lunghezze
donda in gioco e se non si scende ad analizzare nei dettagli quello che
l succede, la propagazione pu essere considerata rettilinea.
Lottica geometrica studia questo tipo di propagazione che avviene
lungo i raggi, che abbiamo visto essere le linee ovunque
perpendicolari alle superfici donda.
Verr quindi studiato questo tipo di propagazione, quasi che la luce sia
costituita da particelle in moto lungo i raggi.
Riflessione e rifrazione
Questi fenomeni sono ben interpretati nellambito della teoria
ondulatoria. Sappiamo che unonda luminosa, alla superficie di
separazione di due mezzi diversi, genera un onda riflessa e un onda
trasmessa o rifratta:

Poich l onda incidente e londa riflessa viaggiano nello stesso mezzo


sar

1 = 1
Invece il cambiamento di velocit nel passaggio dal mezzo 1 al mezzo
2 implica

1 2

Se la velocit del fronte d onda nel mezzo 2 pi piccola, nel tempo


t percorre uno spazio minore di quello coperto nel mezzo 1 .

Quindi BB = v2 t < AA = v1 t e perci i raggi, perpendicolari ai


fronti donda nei due mezzi, hanno direzioni diverse.
Qual il legame tra la direzione di propagazione delle onde incidente e
rifratta? la legge di Snell:

dove la quantit

n1 sin(1) = n2 sin(2)
c
n = ----- dove c la velocit della luce nel vuoto e
v

v la velocit nel mezzo considerato. n chiamato indice di rifrazione


del materiale di cui fatto il mezzo in cui si propaga.
Nei mezzi materiali v sempre minore di c, pertanto n sempre
maggiore di 1.
Dato langolo di incidenza 1 e gli indici di rifrazione dei due mezzi, la
legge di Snell permette di determinare
langolo di rifrazione 2.
n2
sin(2 ) = ------ sin(1 )
n1

Quindi:

Riassumendo: nel passaggio da un mezzo meno rifrangente a uno pi


rifrangente il raggio rifratto si avvicina alla perpendicolare alla
superficie di separazione dei due mezzi. Viceversa, nel passaggio da un
mezzo pi rifrangente a uno meno rifrangente il raggio rifratto si
allontana dalla perpendicolare.
Riflessione totale
Supponiamo n1 > n2 e determiniamo l angolo di incidenza c tale che
2 = /2. In questo caso il raggio rifratto non penetra nel secondo
mezzo ma continua a viaggiare parallelamente alla superficie di
separazione.
n2

n2
n2
sin(c) = ----- sin( ---- ) = ----- e quindi c = arcsin(-----)
n1
2
n1
n1
Langolo c viene detto angolo limite o anche angolo critico. Per
angoli di incidenza superiori a c si ha la riflessione totale (in questo
caso dovrebbe essere sin(2) > 1 , cosa palesemente assurda).

La riflessione totale viene sfruttata


Negli strumenti ottici per deviare i raggi luminosi

Nelle fibre ottiche, dispositivi capaci di guidare la luce

In entrambi i casi si tratta di riflessione totale interna che avviene in


quanto langolo di incidenza i > c . Nel caso di un prisma di vetro
(dove n 1.5) in aria abbiamo
1
sin(c) = ------ = 0.667 , da cui c = 41.8 .
1.5
Si ha quindi riflessione totale per ogni i > 41.8, e in questo caso
c = 45.

Nel caso delle fibre ottiche la situazione diversa: la fibra costituita


da due vetri, uno interno e uno pi esterno, con indici di rifrazione
diversi n1 < n2 .

La riflessione totale avviene all interfaccia tra i due vetri. Nelle


fibre per trasmissione dati, grazie alla particolare purezza dei vetri, la
luce viaggia anche per un centinaio di kilometri senza necessit di
amplificazione.

Strumenti ottici
Specchio piano: costruzione dellimmagine per punti.
Ogni punto delloggetto manda raggi di luce in tutte le direzioni. Per
costruire limmagine dobbiamo seguire uno, o pi, raggi che escono da
ciascun punto delloggetto. Come si pu vedere i raggi appaiono uscire
da un punto posto oltre lo specchio.

Lo specchio fornisce un immagine virtuale delloggetto; questa si


forma al di l dello specchio.

A un osservatore i raggi di luce appaiono, infatti, come se giungessero


da un oggetto posto oltre lo specchio.
Unimmagine, invece, chiamata reale quando i raggi della luce
provengono veramente da punti dellimmagine.
Lenti sottili
Una lente un oggetto di materiale trasparente delimitato da due
superfici di cui almeno una curva. I raggi luminosi, provenienti
dallesterno, vengono deviati da due successive rifrazioni alle superfici
che delimitano la lente. Generalmente si tratta di calotte sferiche,
appartenenti a due sfere diverse. La retta che congiunge i centri delle
due sfere si chiama asse della lente o asse ottico.

Nel caso in cui i raggi incidenti sono paralleli tra loro e allasse
ottico essi convergono tutti in uno stesso punto chiamato fuoco
(posteriore) della lente. In figura F2.

Per piccoli spessori della lente la doppia rifrazione non viene


esplicitamente considerata, come se avvenisse in un solo punto. Per
questo si parla di lente sottile. In questo caso la distanza f del fuoco
dalla lente viene chiamata distanza focale della lente.

La quantit D = 1/f con f espresso in metri, che caratterizza ogni


singola lente, chiamata potere diottrico della lente ed espresso in
diottrie.
Se i raggi paralleli tra loro e allasse ottico provengono da destra,
anzich da sinistra la situazione perfettamente simmetrica: essi
convergono tutti in F1 che dista f dalla lente. Perci una lente sottile ,
in questo senso, perfettamente simmetrica.

Se una sorgente puntiforme posta in F2 , avviene il processo inverso: i


raggi che escono dal fuoco, una volta deviati dalla lente, proseguono
tutti paralleli tra loro, e allasse ottico.

Il tipo di lente appena considerata una lente convergente (in


particolare una lente bi-convessa).

Se le superfici della lente sono concave.

In questo caso i raggi che emergono dalla lente sono divergenti e, se


sono tutti paralleli allasse ottico, una volta emersi dalla lente appaiono
a un osservatore che si trova oltre la lente come uscenti dal solo punto
F2:

In questo caso il fuoco posteriore F2 si trova anteriormente alla lente.


Quindi nel fuoco F2 convergono i prolungamenti dei raggi.

Costruzione dell immagine di un oggetto per punti


Oltre ai due fuochi (anteriore e posteriore) esiste, nella lente sottile, un
altro punto con unimportante propriet. Si tratta del centro della lente:
che il punto V della lente che appartiene allasse ottico.

Ha la seguente propriet: i raggi che passano per il centro della lente


non sono deviati.
Usando le propriet che abbiamo finora delineato possibile costruire
limmagine di un qualunque oggetto posto in qualunque posizione.
Supponiamo di avere a disposizione una lente convergente.
Posizioniamo loggetto, di cui vogliamo limmagine, prima del fuoco
anteriore della lente: tra i raggi di luce che escono da B ne esistono tre
di cui conosciamo il destino:
1) quello che passa per il centro della lente: non viene deviato.
2) quello che viaggia, inizialmente, parallelo allasse ottico:
superata la lente passa per il fuoco posteriore di questa.
3) Quello che, prima di passare dalla lente, attraversa il fuoco
anteriore: esce dalla lente parallelo allasse ottico.
Con soli due di questi raggi possibile costruire limmagine B di B.
Nel caso in esame abbiamo usato le propriet 1) e 2).

Si tratta di unimmagine reale e capovolta.


La posizione dellimmagine, una volta nota quella delloggetto, e`
deducibile da semplici considerazioni geometriche: la relazione tra le
posizioni dei piedi A e A dellimmagine e delloggetto, i e p e la
distanza focale f costituisce la cosiddetta legge di Cartesio (o dei
punti coniugati o degli ottici):

.1
1
1.
---- + ---- = ---p
i
f..

(Per le lenti divergenti questa equazione vale sempre, ma con f < 0.)
Date le dimensioni dell oggetto, quant grande l immagine? Dalla
similitudine tra i triangoli ABC e ABC si ottiene il cosiddetto
ingrandimento lineare m

h'
i
m = ---- = ---h
p
Il calcolo di m dovrebbe dare come risultato un numero negativo in
quanto limmagine capovolta. Poich questa formula sempre
corretta si preferisce scrivere:

h'
i
|m| = ---- = ---h
p
Nel caso in cui loggetto sia molto lontano (p ) si ha i = f , cio
limmagine si forma su un piano, perpendicolare allasse ottico e
passante per il fuoco. Questo piano il piano focale.

Quindi tutti i raggi paralleli tra loro, una volta attraversata la lente
convergono su uno stesso punto del piano focale, punto facilmente
individuabile dallintersezione del raggio che passa per il centro della
lente con il piano focale stesso.

Una situazione diversa quella in cui loggetto sta tra il fuoco e la


lente. questo il caso della lente di ingrandimento.
Loggetto posto appena oltre il piano focale anteriore della lente.
Come evidente dalla figura, i raggi che escono dalla lente sono
divergenti. A incontrarsi sono i loro prolungamenti che vanno cos a
formare una immagine virtuale delloggetto.

1
1
1
In questo caso ---- = ---- - ---- < 0 cio i < 0: limmagine si
i
f
p
forma prima della lente. Inoltre dalla similitudine tra i triangoli ABC e
ABC si ha, per lingrandimento lineare
h
i
m = ----- = - ---- > 1 Quindi si ha unimmagine diritta, ingrandita e
h
p
virtuale. (Il segno presente in quanto i < 0)
Limmagine viene vista pi grande dell oggetto, ma anche pi
lontana. In che senso la lente ingrandisce?
Un occhio normale (em-metrope) non riesce a mettere a fuoco gli
oggetti a una distanza inferiore a circa 25 cm (esistenza di un punto
prossimo). Tale distanza detta anche della visione distinta.

Quindi per vedere i particolari di un oggetto non lo si pu portare pi


vicino del punto prossimo e non pu essere ulteriormente avvicinato
per poterlo vedere sotto un angolo pi grande di . Per limmagine
virtuale viene vista attraverso la lente sotto un angolo >

In situazioni di questo genere sarebbe bene definire lingrandimento


angolare come il rapporto

'
m = ---- . Ma poich gli angoli, sotto

i quali si guardano gli oggetti, possono anche essere vicini a


lingrandimento angolare meglio definito dal rapporto

tg()
m = -------tg()

90

(questo perch le dimensioni di oggetto e immagine

sono proporzionali alla tangente dellangolo sotteso) che nel caso di


figura, dove loggetto posto praticamente nel piano focale, vale

h 25
25
m = ---- = ---- = ---f
h
f

(qui f deve essere espressa in cm).

Perci limmagine si forma allinfinito, sotto langolo .


Strumenti a due lenti

Loggetto viene posto davanti al piano focale anteriore dellobiettivo, in


modo che la sua immagine si formi pressoch sul piano focale
delloculare che quindi agisce su quellimmagine allo stesso modo della
lente di ingrandimento. Si tratta ancora di unimmagine virtuale
capovolta e ingrandita che si forma pressoch allinfinito (con il
vantaggio di non stancare locchio). Anche qui lingrandimento, che
di tipo angolare, vale
F2_F1
25
m = - ---------- -----fob
foc
dove F2_F1 la distanza tra i fuochi, posteriore dellobiettivo e
anteriore delloculare, e fob, foc le distanze focali dellobiettivo e
delloculare (tutte in cm). Si tratta del prodotto degli ingrandimenti
delloculare e dellobiettivo. Anche qui il segno viene a indicare che
limmagine capovolta).

Telescopio rifrattore

In questo strumento il fuoco posteriore dellobiettivo coincide con


quello anteriore delloculare. Le relative distanze focali sono fob e foc.
Loggetto OO, pur essendo di grandi dimensioni ( una stella!), a
causa della grande distanza visto sotto un angolo che piccolo.
Allosservatore, che lo osserva con il telescopio, langolo deve
apparire perci > .
Per ottenere lingrandimento angolare calcoliamo le tangenti di e :
AA
BB
AA
tg() fob
tg() = ------ e tg() = ------ = ------ Quindi | m | = -------- = ----foc
foc
tg()
foc
fob
Limmagine finale perci virtuale, capovolta e ingrandita poich
vista sotto un angolo pi grande di quello sotto il quale visto, al
meglio, loggetto reale direttamente dallocchio, poich fob> foc.
Difetti della vista
a) Ipermetropia
dovuta alla ridotta lunghezza del bulbo oculare. Perch si formi
sulla retina limmagine di un oggetto molto lontano (infinito) il
muscolo ciliare deve accorciarsi per deformare il cristallino
(operazione di accomodamento) affinch si formi limmagine
sulla retina. Il prolungato affaticamento del muscolo genera dei
disturbi.
Soluzione: si pone davanti allocchio una lente convergente tale
da produrre delloggetto lontano unimmagine sul punto

remoto dellocchio (il punto pi lontano nel quale si pone un


oggetto che viene visto distintamente senza accomodare).
b) Miopia
Il bulbo oculare troppo lungo: il punto remoto non
allinfinito, ma vicino e gli oggetti posti oltre il punto remoto non
sono visti distintamente.
Soluzione: una lente divergente corregge questo difetto
portando limmagine delloggetto dallinfinito al punto remoto.

c) Presbiopia
un difetto che interviene con let. Il muscolo ciliare non pi
in grado di deformare il cristallino per poter portare sulla retina
limmagine di oggetti vicini, anche se posti oltre (quello che
precedentemente era) il punto prossimo. Come ben noto, essi
per poter essere visti distintamente devono essere allontanati
dagli occhi.
Soluzione: analogamente a quanto si fa con lipermetropia, si
pone una lente convergente davanti allocchio. Questa trasporta
(come nel caso di una lente dingrandimento) limmagine
delloggetto oltre il vero punto prossimo dellocchio difettoso
(come se si allontanasse loggetto stesso, ma ingrandendolo).
Dispersione della luce
A rigore, quando la luce si propaga in un mezzo trasparente, la sua
velocit v non costante ma dipende dalla sua frequenza f. Cio
v = v(f). Anche lindice di rifrazione n perci varia con f e quindi, in
base alla legge di Snell, la deviazione dei raggi luminosi, al passaggio
da un mezzo ad un altro, dipender da f. Sar cio n = n(f). Quindi nel
passare dal mezzo 1 al mezzo 2

n1(f)
sin(2) = -------- sin(1)
n2(f)
Il fenomeno della dispersione si verifica ad esempio al passaggio della
luce dallaria (dove n(f) 1) al vetro e quindi nelle lenti e nei prismi.
Questo fenomeno pu essere utilizzato, in spettroscopia, per
disperdere la luce mediante i prismi, per utilizzarla (creando luce
monocromatica) o analizzarla,. Ha per delle controindicazioni quando
presente nelle lenti. Ne causa infatti laberrazione cromatica e
quindi la sua presenza va a incidere sulla qualit degli strumenti ottici
che le utilizzano.