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Brevi lezioni di uguaglianza

di Thomas Piketty 15 Dicembre 2015


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Un libro di Anthony Atkinson, (Disuguaglianza Che cosa si pu fare?) che, sulla s
cia del riformismo del XIX secolo, propone un piano per finanziare una significa
tiva espansione della sicurezza sociale. La Repubblica, 5 dicembre 2015
Anthony Atkinson occupa un posto speciale fra gli economisti. Nellultimo mezzo se
colo, a dispetto delle tendenze dominanti, riuscito a collocare il tema della di
suguaglianza al centro del suo lavoro, dimostrando che leconomia anzitutto e sopr
attutto una scienza sociale e morale. Nel suo nuovo libro, Disuguaglianza. Che co
sa si pu fare? pi personale dei suoi precedenti e totalmente centrato su un piano da
zione ci offre le linee guida di un nuovo radicale riformismo. Qui c qualcosa che
ricorda il riformismo sociale progressista
del britannico William Beveridge e il lettore potr godersi il modo in cui Atkinso
n presenta le sue idee. Atkinson, studioso inglese la cui prudenza leggendaria,
rivela un lato pi umano, si butta nella disputa e presenta un elenco di proposte
concrete, innovative e convincenti per dimostrare che le alternative esistono an
cora, che la battaglia per il progresso sociale e luguaglianza deve rivendicare l
a propria legittimit, qui e ora. Propone benefici universali per le famiglie fina
nziati dal gettito di una tassazione progressiva. Difende anche lidea di posti di
lavoro garantiti nel settore pubblico a salario minimo per i disoccupati e la d
emocratizzazione dellaccesso alla propriet di beni attraverso un innovativo sistem
a nazionale di risparmio, con rendimenti garantiti per i depositanti.
In Disuguaglianza. Che cosa si pu fare?, Atkinson lascia il terreno della ricerca
accademica e si avventura nel campo dellazione e dellintervento pubblico. Cos face
ndo, ritorna al ruolo dellintellettuale pubblico, che non ha mai davvero abbandon
ato, sin dagli inizi della sua carriera.
Si assume dei rischi e propone un vero piano dazione. Atkinson traccia distinzion
i e prende posizione in modo assai pi drastico di quello che in genere la sua inn
ata cautela lo induce a fare. Non ha scritto un libro divertente, ma nelle sue p
agine troviamo lironia mordace che i suoi studenti e colleghi conoscono bene.
Lidea di tornare a una struttura fiscale pi progressiva ha un ruolo decisamente im
portante nel piano dazione proposto da Atkinson. Leconomista non lascia alcun dubb
io: lo spettacolare abbassamento delle aliquote fiscali per i redditi pi alti ha
contribuito fortemente allaumento della disuguaglianza a partire dagli anni Ottan
ta, senza produrre benefici corrispondenti per la societ nel suo complesso. Perci
non dobbiamo perdere tempo, dobbiamo invece buttare alle ortiche il tab secondo i
l quale i tassi dimposta marginali non devono mai superare il 50 per cento. Atkin
son propone una riforma di vasta portata dellimposta britannica sui redditi, con
aliquote massime innalzate al 55 per cento per redditi annui superiori alle 100.
000 sterline e al 65 per cento per quelli al di sopra delle 200.000, oltre a un
innalzamento del tetto per i contributi alla previdenza nazionale.
Tutto questo renderebbe possibile finanziare una significativa espansione della
sicurezza sociale e del sistema di ridistribuzione dei redditi in Gran Bretagna,
in particolare con un netto aumento dei benefici per le famiglie (che raddoppie
rebbero, addirittura quadruplicherebbero in una delle varianti proposte) e anche
con un aumento dei benefici pensionistici e per la disoccupazione per quanti ha
nno minori risorse.
Se queste proposte, giustificate statisticamente e finanziate dal gettito fiscal
e, venissero adottate, si verificherebbe una caduta significativa dei livelli di
disuguaglianza e povert nel Regno Unito. Secondo le simulazioni, quei livelli sc
enderebbero dai loro attuali valori quasi americani fino al punto di avvicinarsi
alle medie dei Paesi europei e dellOcse. Questo lobiettivo centrale del primo gru
ppo di proposte di Atkinson: non si pu pretendere tutto dalla ridistribuzione fis

cale, ma comunque da l che si deve partire.


Il piano dazione di Atkinson per non si ferma qui. Al centro del suo programma sta
una serie di proposte che puntano a trasformare lo stesso funzionamento dei mer
cati del lavoro e del capitale, introducendo nuovi diritti per quelli che oggi n
e hanno di meno.
Anzich scendere nel dettaglio delle proposte, voglio concentrarmi in particolare
sul problema del pi ampio accesso a capitale e propriet. Atkinson qui presenta due
idee particolarmente innovative. Da un lato, richiede la costituzione di un pro
gramma nazionale di risparmio che consenta a ogni risparmiatore di ricevere un r
endimento garantito sul proprio capitale (al di sotto di una certa soglia di cap
itale individuale). Data la fortissima disuguaglianza di accesso a equi rendimen
ti finanziari, in conseguenza soprattutto della scala degli investimenti da cui
una persona parte (situazione che con tutta probabilit stata aggravata dalla dere
gulation finanziaria degli ultimi decenni), trovo questa proposta particolarment
e valida. Nella prospettiva di Atkinson, essa strettamente collegata al pi ampio
problema di un nuovo approccio alla propriet pubblica e al possibile sviluppo di
una nuova forma di fondo patrimoniale sovrano. Lautorit pubblica non pu rassegnarsi
a continuare semplicemente ad accumulare debiti su debiti e a privatizzare ince
ssantemente tutto ci che possiede.
Daltro lato, accanto a questo programma di risparmio garantito e assicurato, Atki
nson propone di istituire una eredit per tutti, che assumerebbe la forma di una dot
azione di capitale assegnata a ogni giovane cittadino/a al raggiungimento dellet a
dulta, cio al compimento dei diciotto anni. Questa dotazione sarebbe finanziata d
a imposte sugli immobili e da una struttura fiscale pi progressiva.
Lunica critica che si pu muovere al piano dazione di Atkinson la sua eccessiva conc
entrazione sulla Gran Bretagna. Tutte le sue proposte sociali, fiscali e di bila
ncio sono concepite per un governo britannico e lo spazio dedicato alle question
i internazionali relativamente limitato. Per esempio, solleva brevemente lidea di
unimposta minima sulle grandi multinazionali, ma poi la possibilit di una tale im
posta confinata alla categoria delle idee da perseguire, senza alcuna proposta con
creta. Considerato il ruolo centrale che ha il Regno Unito nella concorrenza fis
cale europea, oltre che nella mappa mondiale dei paradisi fiscali, ci si sarebbe
aspettati una trattazione pi rilevante di proposte per la definizione di una tas
sazione comune sui profitti, oppure per lo sviluppo di un registro mondiale (o a
lmeno euro- americano) dei titoli finanziari. Atkinson allude chiaramente a ques
ti aspetti, cos come alla creazione di una Autorit fiscale mondiale e al possibile a
umento degli aiuti internazionali all1 per cento del Pil, ma vi dedica meno atten
zione che alle proposte strettamente attinenti al Regno Unito.
Questo stesso limite, tuttavia, costituisce anche il principale punto di forza d
el libro. Atkinson ci dice che i governi, anche se hanno timori, non hanno alcun
a reale scusa per linazione, perch ancora possibile agire su una base nazionale. I
l nucleo centrale del piano dazione proposto da Atkinson potrebbe essere realizza
to nel Regno Unito senza doversi preoccupare di aspettare fumose prospettive di
cooperazione internazionale. Se per quello, potrebbero essere adattate e applica
te anche in altri Paesi.
(Traduzione di Virginio B. Sala)