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Naomi Klein: La lotta per lambiente deve arrivare dal basso

di Naomi Klein 15 Dicembre 2015


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Intervista a Naomi Klein. Se permetteremo la crescita delle temperature, non dovr
emo fare i conti solo con un clima estremo, ma anche con un mondo pi estremo. Il m
anifesto, 15 dicembre 2015

Abbiamo incontrato la giornalista e attivista canadese Naomi Klein a Parigi, alli


ndomani dellapprovazione dellaccordo intergovernativo, sottoscritto alla Conferenz
a delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici Cop21.
Come valuti gli esiti di due settimane di negoziati.
Credo che oggi siamo arrivati a un momento chiarificatore. Non siamo venuti qui a
pregare i leader di salvare il mondo, perch abbiamo gli occhi ben aperti e sappi
amo che ci che hanno portato al tavolo dei negoziati non ci condurr ad alcuna solu
zione definitiva. C ancora unenorme distanza tra quello che tutti dicono si dovrebb
e fare per abbassare le emissioni e per mantenere le temperature al di sotto del
lincremento di un grado e mezzo, da una parte, e quello che sono effettivamente d
isposti a fare, e il modo in cui si intende procedere, dallaltra. Versione dopo v
ersione, fino al testo finale dellaccordo, non vi nulla di decisivo sui combustib
ili fossili, rispetto alla necessit di lasciare nel sottosuolo gran parte delle r
iserve esistenti di carbone, petrolio e gas naturale. Ma la gente che ha riempit
o le piazze, qui a Parigi, non si sta piangendo addosso, non disperata. Siamo in
vece ben consapevoli che dobbiamo lavorare ancora pi duramente. E dobbiamo essere
noi a fare quello che i politici non vogliono fare.
Nonostante la situazione creatasi dopo le stragi del 13 novembre, decine di migl
iaia di persone, dalla Francia e dal Nord Europa, con significative presenze dal
Sud del mondo e dal Nord America, hanno reso sabato evidente lesistenza di un mo
vimento planetario per la giustizia climatica, forse oggi lunico movimento sociale
di scala globale. Come pu riuscire a essere davvero incisivo?
Dobbiamo accrescere la nostra forza. E come si possa fare, per riuscire a condizi
onare le scelte delle multinazionali, labbiamo gi visto: per le strade, nelle fore
ste, sui mari. Come gli attivisti in kayak che hanno circondato le piattaforme p
etrolifere della Shell, costringendola a cessare le trivellazioni in Artico e in
Alaska, per non vedere la propria immagina rovinata. O nel caso delloleodotto Ke
ystone XL, e di tutte le pipe-line legate allindustria estrattiva delle sabbie bit
uminose, ogni singolo tratto ha dovuto fare i conti con le forti proteste di ogni
singola comunit locale. A partire da queste esperienze, dobbiamo essere capaci d
i creare coalizioni sempre pi ampie, di cambiare il modo con cui lattivismo si pre
senta allesterno, di esprimere la stessa variet e diversit che si vede nelle nostre
citt e territori. Lo sapevamo anche prima, ma ora pi chiaro: non abbiamo dei lead
er che agiranno per lambiente, dobbiamo farlo noi in prima persona.
La leadership deve venire dal basso, dalle comunit. Praticando azioni dirette. Azi
oni che devono diventare visibili, nei mercati finanziari e nei tribunali: disin
vestire nelle aziende che estraggono combustibili fossili, farli apparire invest
imenti rischiosi, denunciare le bugie e la disonest di corporation come la Exxon,
portarle davanti ai giudici, dimostrando che conoscevano gli effetti del cambia
mento climatico e che hanno mentito di proposito. Dobbiamo cambiare la dinamica,
indebolendo il potere degli interessi che stiamo combattendo.
Parigi stato lo scenario su cui si sono confrontate le scelte politiche dei gove
rni nazionali, il ruolo giocato dalla grandi imprese impegnate, a suon di sponso
rizzazioni (penso al ruolo di Total e dellitaliana Eni, contestate da una riuscit
a protesta allinterno del Louvre), a rifarsi unimmagine verde, e lazione dei moviment

i. Con quale bilancio?


Le ultime due settimane ci hanno offerto proprio lo scontro con quelle soluzioni, o
fferte dalle multinazionali, che non sono affatto soluzioni. E che non avranno a
lcun effetto reale sulle emissioni. Continueranno invece ad arricchire le lite es
istenti, le stesse che commerciano sementi ogm, lindustria nucleare, petrolifera.
E anche qui hanno usato Le Bourget come il loro megafono, mentre il governo fra
ncese ha cercato di imbavagliare chi proponeva soluzioni diverse, come chi si ba
tte per la giustizia energetica, unagricoltura ecologica e il trasporto pubblico,
la propriet e il controllo delle comunit sulle fonti di energia rinnovabili. Inve
ce abbiamo sentito parlare Bill Gates e Richard Branson, mentre mettevano il bav
aglio alle proteste.
Non servito a niente, perch le persone erano determinate a scendere in piazza comu
nque. Il governo francese ha capito che non poteva sostenere politicamente quest
a scelta. E che scontri con la polizia nellultimo giorno di Cop 21 sarebbero stat
i un disastro per la propria immagine. Per questo, qui a Parigi, hanno dovuto so
spendere loro malgrado il divieto a manifestare. E, probabilmente, chiudere al t
raffico una strada piena di negozi in un sabato pomeriggio pre-natalizio ha fatt
o di pi per la riduzione delle emissioni, di quanto non abbiano realizzato loro a
lla Conferenza.
Ci viene detto che siamo in uno stato di guerra, stiamo forse entrando in un perio
do di guerre per il clima?
Il cambiamento climatico ha gi contributo a innescare la guerra civile in Siria,
che aveva appena sperimentato la pi terribile siccit della sua storia recente, con
conseguente carestia che ha prodotto migrazioni interne, che hanno coinvolto qu
asi due milioni di persone. E quando c scarsit di risorse si creano inevitabilmente
nuove tensioni, che sono andate a sommarsi ai conflitti gi esistenti in quella r
egione, causati a loro volta storicamente dalla lotta per impadronirsi delle ris
orse energetiche. Si crea perci un effetto a tenaglia: da un lato leffetto destabi
lizzante della caccia ai combustibili fossili, dallaltro gli effetti destabilizza
nti prodotti dallutilizzo di quegli stessi combustibili.
Quando parliamo di cambiamenti climatici, questi provocano non solo un clima pi ca
ldo o linnalzamento del livello dei mari: provocano anche unepoca pi crudele.
Una situazione di scarsit come questa non pu che creare ulteriori conflitti. Ricord
iamo perci sempre che, se permetteremo la continua crescita delle temperature, no
n dovremo fare i conti solo con un clima estremo, ma anche con un mondo pi estrem
o.