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LA NORMATIVA

NTC 14-01-2008
Cap. 1 Oggetto
Cap. 2 Sicurezza e prestazioni attese
Cap. 3 Azioni sulle costruzioni
Cap. 4 Costruzioni civili ed industriali
Cap. 5 Ponti
Cap. 6 Progettazione geotecnica
Cap. 7 Progettazione per azioni sismiche
Cap. 8 Costruzioni esistenti
Cap. 9 Collaudo statico
Cap.10 Redazione dei progetti strutturali e delle relazioni di calcolo
Cap.11 Materiali e prodotti per uso strutturale
Cap.12 Riferimenti tecnici
All. A: pericolosit sismica
All. B: tabelle dei parametri che definiscono lazione sismica
Cap. 1 Oggetto
Le Norme tecniche per le costruzioni definiscono i principi per il progetto, lesecuzione
e il collaudo delle costruzioni, nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di
requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilit, anche in caso di incendio, e di
durabilit.
Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono
essere utilizzate nel progetto, definiscono le caratteristiche dei materiali e dei prodotti
e, pi in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere.
Circa le indicazioni applicative per lottenimento delle prescritte prestazioni, per
quanto non espressamente specificato nel presente documento, ci si pu riferire a
normative di comprovata validit e ad altri documenti tecnici elencati nel Cap. 12. In
particolare quelle fornite dagli Eurocodici con le relative Appendici Nazionali
costituiscono indicazioni di comprovata validit e forniscono il sistematico supporto
applicativo delle presenti norme.
Vediamo cosa cambiato rispetto alle precedenti normative: mentre in passato si
progettava solo preoccupandosi della sicurezza strutturale, con lintroduzione delle
NTC del 2008, ci si preoccupa di verificare laffidabilit di un edificio. Ovvero bisogna
progettare in modo tale che ledificio conservi le prestazioni prestabilite per tutto il
periodo di vita utile dello stesso.

Sicurezza strutturale (Metodo degli stati limite)


Funzionalit (Prestazioni garantite con sole opere di manutenzione ordinaria)

Affidabilit:
Durabilit
Robustezza (Eventi eccezionali)
Per far s che, per un edificio, sia garantita laffidabilit, bisogna garantirne la sicurezza
strutturale, funzionalit, durabilit e robustezza.

La prima, in realt, sempre stata un obbiettivo da raggiungere che accomunava


tutte le precedenti normative; la differenza sta nei criteri che venivano adottati: prima
si era soliti utilizzare il metodo delle tensioni ammissibili, ormai desueto e non pi
utilizzabile, mentre ora si progetta utilizzando il metodo degli Stati limite.
Per garantire la funzionalit dellopera bisogna verificare che, per un periodo di tempo
indicato, siano rispettate le prestazioni previste, al pi mediante opere di
manutenzione ordinaria. Bisogna fare attenzione a questo particolare, in quanto, nel
caso siano necessarie opere di manutenzione straordinaria, si potrebbe incorrere in
cause civili.
La durabilit collegata alla funzionalit; i problemi di durabilit sono evidentissimi:
ad esempio la normativa prescrive opportuni accorgimenti che mirano a garantire che
il processo di carbonatazione dei ferri di armatura non inizi almeno per i primi 50 anni
di vita delledificio. Tali prescrizioni, almeno sulla carta, se rispettate, sono garanzia di
validit del progetto. Nella pratica quotidiana, tuttavia, in cantiere le relative
precauzioni non vengono rispettate e, per ambienti particolari, come quello marittimo
ad esempio, queste prescrizioni possono addirittura risultare insufficienti; bisogna
essere prudenti e spesso, in questo modo, si possono anche evitare gli interventi di
manutenzione che quasi sempre si rendono necessari.
Bisogna ricordare che la norma fornisce dei minimi, non dei massimi, e quindi si deve
imparare ad essere cauti; soprattutto in caso di eventi sismici, infatti, curare il
particolare pu servire ad evitare eventi assai dannosi.
Per quanto gli edifici civili, ad esempio, un evento durto che pu verificarsi quello di
unauto contro dei pilotis, i quali, ovviamente devono essere opportunamente
progettati.
Per quanto riguarda i sismi, la normativa vigente ha introdotto quattro livelli di
controllo, per cui, mentre in passato si mirava a garantire solo la sicurezza, ora ci si
riferisce a stadi intermedi, che fanno riferimento allintensit di tali eventi, la quale
inversamente proporzionale alla loro frequenza, e alle varie tipologie di edificio. Perci,
ad esempio, nella progettazione di un ospedale, bisogna garantire il soddisfacimento
di date prestazioni (come la possibilit di continuare a svolgere attivit chirurgiche, il
mantenimento della fornitura di corrente elettrica, la salvaguardia dei macchinari) in
relazione alle varie intensit di sisma che hanno la probabilit di verificarsi.
La robustezza un concetto introdotto recentemente e che non ancora entrato nella
mentalit dei progettisti, soprattutto in Italia; essa fa riferimento ad eventi eccezionali
come, ad esempio, gli incendi: la struttura deve essere in grado di sopportare il carico
termico causato dallincendio per un lasso di tempo sufficiente a fare evacuare le
persone presenti. La resistenza al fuoco indicata dalle classi R (R60, R120, R240 ecc)
elencate nella rispettiva normativa. Le NTC, invece, forniscono il carico termico di
progetto in funzione delle varie situazioni possibili (ad esempio locali commerciali,
abitazioni, uffici ecc).
La robustezza deve essere garantita anche in caso di eventi eccezionali come gli urti o
le esplosioni; in questultimo caso la normativa esplicita qual il livello prestazionale
che una costruzione deve garantire in caso di esplosione (ad esempio in un locale
cucina) riferendosi ancora a vari gradi di intensit. Nella NTC viene indicato il minimo
valore di resistenza da assicurare nella progettazione, nonch viene imposta la
disposizione di una parte debole delledificio che favorisca lo smaltimento della
pressione che si creerebbe in caso di esplosione ed evitare, cos, leffetto bomba.
La robustezza, per, pu essere intesa anche in senso pi lato; infatti, la crisi locale di
un singolo elemento non deve portare al collasso globale, ovvero non si deve creare
un cinematismo. Per evitare situazioni di questo genere la struttura deve essere
progettata in modo ridondante: deve avere un esubero di resistenza. Tuttavia questa
prescrizione un po ambigua: difficile, ad esempio, infatti, che una struttura abbia
un esubero di resistenza tale da poter sopportare la crisi di un pilastro dangolo
(diversamente da quanto, magari, pu succedere per un pilastro interno). Ci che
difficile da capire , appunto, il limite inferiore da garantire. Spesso ci si affida al

buonsenso del progettista.


Cap. 2 Principi fondamentali
La sicurezza e le prestazioni di unopera o di una parte di essa devono essere valutate
in relazione agli stati limite che si possono verificare durante la vita nominale.
Stato limite la condizione superata la quale lopera non soddisfa pi le esigenze
per le quali stata progettata.
I materiali ed i prodotti, per poter essere utilizzati nelle opere previste dalle presenti
norme, devono essere sottoposti a procedure e prove sperimentali di accettazione. Le
prove e le procedure di accettazione sono definite nelle parti specifiche delle presenti
norme riguardanti i materiali (Cap. 11).
La fornitura di componenti, sistemi o prodotti, impiegati per fini strutturali, deve
essere accompagnata da un manuale di installazione e di manutenzione da allegare
alla documentazione dellopera.
Ovviamente la resistenza di un materiale non una grandezza determinabile punto
per punto, ma una grandezza aleatoria; non si pu procedere in modo
deterministico, ma probabilistico; per questo sono stati definiti gli Stati limite, ovvero
possibili situazioni in cui la struttura ha unalta probabilit di raggiungere la crisi. Il
metodo agli Stati limite , in realt, un metodo probabilistico di primo livello (viene
anche detto metodo semiprobabilistico), ma, per la maggioranza dei casi che un
professionista affronta, risulta sufficientemente accurato.
Il secondo livello, invece, schematizza la probabilit che si presentino determinati tipi
di azioni (o resistenze), utilizzando una rappresentazione gaussiana (Curva di Gauss);
in tal modo, la probabilit che si realizzi un determinato evento, pu essere individuata
attraverso due parametri (il valore medio e la deviazione standard). Questo tipo di
analisi, tuttavia, non proponibile per un professionista; ecco perch si utilizza il
metodo semiprobabilistico agli Stati limite.
Con questo procedimento la parte probabilistica viene ignorata completamente, ma
la normativa che fornisce dei valori di riferimento (chiamati valori caratteristici), che
hanno una certa probabilit di essere superati. Questi valori vengono poi amplificati
(se si tratta di azioni) o diminuiti (nel caso di resistenze) in modo da garantire che la
probabilit che si verifichi una crisi (nellarco di vita delledificio) scenda al di sotto di
un certo valore molto basso.
Sempre in questo capitolo si passa alla definizioni dei diversi Stati limite:
Stati Limite Ultimi (S.L.U.)
I principali Stati Limite Ultimi sono:
a) perdita di equilibrio della struttura o di una sua parte;
b) spostamenti o deformazioni eccessive;
c) raggiungimento della massima capacit di resistenza di parti di strutture,
collegamenti, fondazioni;
d) raggiungimento della massima capacit di resistenza della struttura nel suo
insieme;
e) raggiungimento di meccanismi di collasso nei terreni;
f) rottura di membrature e collegamenti per fatica;
g) rottura di membrature e collegamenti per altri effetti dipendenti dal tempo;
h) instabilit di parti della struttura o del suo insieme;

Stati Limite Ultimi (S.L.U.) in presenza di azioni sismiche {3.2.1}


I principali Stati Limite Ultimi sono:

Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV): a seguito del terremoto la


costruzione subisce rotture e crolli dei componenti non strutturali ed
impiantistici e significativi danni dei componenti strutturali cui si associa una
perdita significativa di rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali; la
costruzione conserva invece una parte della resistenza e rigidezza per azioni
verticali e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche
orizzontali;
Si garantisce, in tal modo, la possibilit di evacuare la struttura. La verifica agli
SLV obbligatoria (a differenza di quella agli SLC) per tutti i tipi di edificio.
Stato Limite di prevenzione del Collasso (SLC): a seguito del terremoto la
costruzione subisce gravi rotture e crolli dei componenti non strutturali ed
impiantistici e danni molto gravi dei componenti strutturali; la costruzione
conserva ancora un margine di sicurezza per azioni verticali ed un esiguo
margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali.
Nota: Questultimo caso riguarda strutture particolari, come abitazioni con smorzatori al di sotto
delle fondazioni.

Stati Limite di Esercizio (S.L.E.)


I principali Stati Limite di Esercizio sono:
a) danneggiamenti locali (ad es. eccessiva fessurazione del calcestruzzo) che
possano ridurre la durabilit della struttura, la sua efficienza o il suo aspetto;
b) spostamenti e deformazioni che possano limitare luso della costruzione, la sua
efficienza e il suo aspetto;
c) spostamenti e deformazioni che possano compromettere lefficienza e laspetto
di elementi non strutturali, impianti, macchinari;
d) vibrazioni che possano compromettere luso della costruzione;
e) danni per fatica che possano compromettere la durabilit;
f) corrosione e/o eccessivo degrado dei materiali in funzione dellambiente di
esposizione;
Stati Limite di Esercizio (S.L.E.) in presenza di azioni sismiche {3.2.1}
I principali Stati Limite di Esercizio sono:

Stato Limite di Operativit (SLO): a seguito del terremoto la costruzione nel suo
complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le
apparecchiature rilevanti alla sua funzione, non deve subire danni ed
interruzioni d'uso significativi;
Stato Limite di Danno (SLD): a seguito del terremoto la costruzione nel suo
complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le
apparecchiature rilevanti alla sua funzione, subisce danni tali da non mettere a
rischio gli utenti e da non compromettere significativamente la capacit di
resistenza e di rigidezza nei confronti delle azioni verticali ed orizzontali,
mantenendosi immediatamente utilizzabile pur nellinterruzione duso di parte
delle apparecchiature.

Nota: in generale la verifica allo SLD non consiste in un controllo statico, ma in un controllo
deformativo.

Ad esempio, uno stadio fessurativo, a seconda della sua gravit, pu riguardare uno
Stato limite di Esercizio o uno Stato limite Ultimo: se a seguito di un evento
eccezionale la struttura viene temporaneamente caricata, si pu creare una fessura;
una volta terminato tale evento estremo (carico variabile), se la fessura si richiude, si
rientra nel caso di S.L.E., mentre, se la fessura rimane aperta, si ricade nellambito di
S.L.U.
Cap. 2 Verifiche
Le opere strutturali devono essere verificate:
a) per gli stati limite ultimi che possono presentarsi, in conseguenza alle diverse
combinazioni delle azioni;
b) per gli stati limite di esercizio definiti in relazione alle prestazioni attese.
Le verifiche di sicurezza delle opere devono essere contenute nei documenti di
progetto, con riferimento alle prescritte caratteristiche meccaniche dei materiali e alla
caratterizzazione geotecnica del terreno, dedotta in base a specifiche indagini.
La struttura deve essere verificata nelle fasi intermedie, tenuto conto del processo
costruttivo; le verifiche per queste situazioni transitorie sono generalmente condotte
nei confronti dei soli stati limite ultimi.
Cap. 2 Valutazione della sicurezza
Nel metodo semiprobabilistico agli stati limite, la sicurezza strutturale deve essere
verificata tramite il confronto tra la resistenza e leffetto delle azioni.
La resistenza dei materiali e le azioni sono rappresentate dai valori caratteristici, R ki e
Fkj definiti, rispettivamente, come il frattile inferiore delle resistenze e il frattile
(superiore o inferiore) delle azioni
che minimizzano la sicurezza. In genere, i frattili sono assunti pari al 5%.
Osservazioni:

Si definisce "frattile superiore al 5%" quel valore della variabile aleatoria cui
corrisponde la percentuale 5% di non essere superato cio il valore al di sopra
del quale ricade la percentuale 5% dei valori aleatori.
Si definisce "frattile inferiore al 5%" quel valore della variabile aleatoria cui
corrisponde la percentuale 5% di essere superato cio il valore al di sotto del
quale ricade la percentuale 5% dei valori aleatori.

Landamento delle probabilit pu essere rappresentato tramite questi due grafici:

In generale, per le azioni, nellambito dei valori possibili, si prende come valore
caratteristico quello che ha la probabilit che solo il 5% dellintensit di dette azioni,
sia maggiore. Per le resistenze dei materiali, invece, solo il 5% dei possibili valori sar
inferiore al valore di riferimento; a volte si considera anche il frattile superiore (per le
resistenze); ad esempio quando si vanno a fare considerazioni sulle minime quantit di
ferro da disporre.
Cap. 2 Vita Nominale e Classe dUso e Periodo di Riferimento per lAzione
Sismica
Vita nominale
La vita nominale di unopera strutturale V N intesa come il numero di anni nel quale la
struttura, purch soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere usata per
lo scopo al quale destinata. La vita nominale dei diversi tipi di opere quella
riportata nella Tab. 2.4.I e deve essere precisata nei documenti di progetto.

Nota: Per opere provvisionali di prevista durata minore ai due anni la norma prevede che si possono
omettere le verifiche sismiche.

Classi duso (con riferimento agli edifici)

In presenza di azioni sismiche, con riferimento alle conseguenze di uninterruzione di


operativit o di un eventuale collasso, le costruzioni sono suddivise in classi duso cos
definite:
Classe I: Costruzioni con presenza solo occasionale di persone, edifici agricoli.
Classe II: Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, senza contenuti
pericolosi per lambiente e senza funzioni pubbliche e sociali essenziali.
Classe III: Costruzioni il cui uso preveda affollamenti significativi.
Classe IV: Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, anche
con riferimento alla gestione della protezione civile in caso di calamit.
Periodo di riferimento per lazione sismica
Le azioni sismiche su ciascuna costruzione vengono valutate in relazione ad un
periodo di riferimento VR che si ricava, per ciascun tipo di costruzione, moltiplicandone
la vita nominale VN per il coefficiente duso CU:
VR = VN CU
Il valore del coefficiente duso C U definito, al variare della classe duso, come
mostrato in Tab. 2.4.II:

Se VR 35 anni si pone comunque VR = 35 anni.

Una volta stabilito il periodo di riferimento, la norma impone di valutare qual la


probabilit che si verifichi un evento di una certa intensit; su questintensit
(massima) va progettata la struttura.
La verifica della sicurezza nei riguardi degli stati limite ultimi di resistenza si effettua
con il metodo dei coefficienti parziali di sicurezza espresso dalla equazione formale:
Rd E d
dove:
Rd la resistenza di progetto, valutata in base ai valori di progetto della resistenza dei
materiali e ai valori nominali delle grandezze geometriche interessate;
Ed il valore di progetto delleffetto delle azioni, valutato direttamente dalla
Edj = Ekj Ej.
I coefficienti parziali di sicurezza, Mi e Ej, associati rispettivamente al materiale i-esimo
e allazione j-esima, tengono in conto la variabilit delle rispettive grandezze e le
incertezze relative alle tolleranze geometriche e allaffidabilit del modello calcolo.
Cap. 2 Azioni sulle Costruzioni
Classificazione delle azioni in base al modo di esplicarsi:
a) dirette: forze concentrate, carichi distribuiti, fissi o mobili;
b) indirette: spostamenti impressi, variazioni di temperatura e di umidit, ritiro,
precompressione, cedimenti di vincolo, ecc.

Nota: le azioni indirette, generalmente, producono nei sistemi iperstatici, degli effetti coattivi,
che possono essere molto pericolosi.

c) degrado:
endogeno: alterazione naturale del materiale di cui composta lopera
strutturale (carbonatazione,);
esogeno: alterazione delle caratteristiche dei materiali costituenti lopera
strutturale, a seguito di agenti esterni (alterazioni chimiche in ambiente
marino, cicli di gelo disgelo,).
Classificazione delle azioni secondo la risposta strutturale:
a) statiche: azioni applicate alla struttura che non provocano accelerazioni
significative della stessa o di alcune sue parti (peso proprio, neve,);
b) pseudo statiche: azioni dinamiche rappresentabili mediante unazione statica
equivalente (vento,);
c) dinamiche: azioni che causano significative accelerazioni della struttura o dei
suoi componenti (sisma, vento, dispositivi con masse eccentriche,).
Classificazione delle azioni secondo la variazione della loro intensit nel tempo:
a) permanenti (G): azioni che agiscono durante tutta la vita nominale della
costruzione, la cui variazione di intensit nel tempo cos piccola e lenta da
poterle considerare con sufficiente approssimazione costanti nel tempo:
peso proprio di tutti gli elementi strutturali; peso proprio del terreno,
quando pertinente; forze indotte dal terreno (esclusi gli effetti di carichi
variabili applicati al terreno); forze risultanti dalla pressione dellacqua
(quando si configurino costanti nel tempo) (G1);
peso proprio di tutti gli elementi non strutturali (G2);

spostamenti e deformazioni imposti, previsti dal progetto e realizzati


allatto della costruzione;
pretensione e precompressione (P);
ritiro e viscosit;
spostamenti differenziali;
b) variabili (Q): azioni sulla struttura o sullelemento strutturale con valori
istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel tempo:
di lunga durata: agiscono con unintensit significativa, anche non
continuativamente, per un tempo non trascurabile rispetto alla vita
nominale della struttura;
di breve durata: azioni che agiscono per un periodo di tempo breve
rispetto alla vita nominale della struttura;
c) eccezionali (A): azioni che si verificano solo eccezionalmente nel corso della vita
nominale della struttura:
incendi;
esplosioni;
urti ed impatti;
d) sismiche (E): azioni derivanti dai terremoti.
Caratterizzazione delle Azioni Elementari
Nella
definizione
delle
combinazioni
delle
azioni
che
possono
agire
contemporaneamente, i termini Qkj rappresentano le azioni variabili della
combinazione. Con Qk1 si intende lazione variabile dominante e Q k2, Qk3, azioni
variabili che possono agire contemporaneamente a quella dominante.
Le azioni variabili Qkj vengono combinate con i coefficienti di combinazione 0j, 1j e 2j,
che dipendono dalla durata percentuale relativa ai livelli di intensit dellazione
variabile:
valore quasi permanente 2jQkj: la media della distribuzione temporale
dellintensit;
valore frequente 1jQkj: il valore corrispondente al frattile 95 % della
distribuzione temporale dellintensit e cio che superato per una limitata
frazione del periodo di riferimento;
valore raro (o di combinazione) 0jQkj: il valore di durata breve ma ancora
significativa nei riguardi della possibile concomitanza con altre azioni variabili.
Questo tipo di combinazione viene adoperato per tener conto dellimpossibilit che
tutte le azioni si verifichino con il 100% della loro (probabile) intensit
contemporaneamente; quindi, in genere, le azioni non dominanti vengono assunte con
un valore percentuale minore a seconda della probabilit che si verifichino, o meno,
contemporaneamente allazione assunta come dominante.
Combinazione delle azioni
Ai fini delle verifiche degli stati limite si definiscono le seguenti combinazioni delle
azioni:

Combinazione fondamentale, generalmente impiegata per gli stati limite


ultimi (SLU):
G1G1 + G2G2 + PP + Q1Qk1 + Q202Qk2 + Q303Qk3 +

Combinazione caratteristica (rara), generalmente impiegata per gli stati


limite di esercizio (SLE) irreversibili, da utilizzarsi nelle verifiche alle tensioni
ammissibili di cui al 2.7 delle NTC 08:
G1 + G2 + P + Qk1 + 02Qk2 + 03Qk3 +

Combinazione frequente, generalmente impiegata per gli stati limite di


esercizio (SLE) reversibili:
G1 + G2 + P + 11Qk1 + 22Qk2 + 23Qk3 +

Combinazione quasi permanente (SLE), generalmente impiegata per gli


effetti a lungo termine:
G1 + G2 + P + 21Qk1 + 22Qk2 + 23Qk3 +

Combinazione sismica, impiegata per gli stati limite ultimi e di esercizio


connessi allazione sismica E (v. 3.2 delle NTC 08):
E + G1 + G2 + P + 21Qk1 + 22Qk2 +

Combinazione eccezionale, impiegata per gli stati limite ultimi connessi alle
azioni eccezionali di progetto Ad (v. 3.6 delle NTC 08):
G1 + G2 + P + Ad + 21Qk1 + 22Qk2 + ...

Nelle combinazioni per SLE, si intende che vengono omessi i carichi Q kj che danno un
contributo favorevole ai fini delle verifiche e, se del caso, i carichi G 2.
In
tutte
queste
combinazioni i carichi
dominanti vengono scelti
dal progettista, anche se
in generale i carichi
dominanti in edifici civili
sono i pesi propri degli
arredi e delle persone
che li utilizzano; ad
esempio, per, come
carico
dominante
potrebbe
essere
considerato
quello
fornito dallazione del vento, in tal caso, il peso proprio di arredi e persone va assunto
come carico secondario e, quindi, ridotto tramite i coefficienti di combinazione . Tali
coefficienti, ovviamente, assumono valori differenti a seconda delle differenti categorie
degli edifici e delle azioni variabili come mostrato dalla Tab. 2.5.I sopra riportata.
Osservazione: si nota come i coefficienti 2j, relativi al vento, alla neve sotto i 1000m
e alle variazioni termiche, sono posti nulli nel caso di condizione sismica; ci non
significa che impossibile che, durante un sisma di grossa intensit, ci sia
compresenza di vento, neve e carico termico, ma, piuttosto, che queste azioni sono
considerate ininfluenti nel caso in cui si verifichi un sisma di violenta entit.
Caratterizzazione delle Azioni Elementari

Nelle verifiche agli stati limite ultimi si distinguono:


lo stato limite di equilibrio come corpo rigido:
EQU
lo stato limite di resistenza della struttura compresi gli elementi di fondazione:
STR
lo stato limite di resistenza del terreno:
GEO
Per la valutazione dei coefficienti G1, G2, P, Q1, Q2 (che compaiono solo nelle
verifiche agli SLU) si fa ricorso alla seguente tabella 2.6.1:

La prima colonna (EQU) va presa in considerazione nel caso in cui si debbano gestire
situazioni di equilibrio globale (di corpo rigido); in realt, per un intero edificio, non ha
molto senso parlare di equilibrio come corpo rigido, a meno che, ad esempio, esso non
sia costruito su un pendio. Oppure quando, (facendo riferimento alla figura qui
riportata) per uno schema del genere, linsorgere di determinate condizioni di carico
sulla mensola, portino al ribaltamento dellintera struttura. In questo caso il carico
squilibrante (sulla mensola) va considerato come sfavorevole e moltiplicato, quindi,
per 1.1 o 1.5 a seconda che sia permanente oppure permanente non strutturale o
variabile; il carico equilibrante (sulla campata sinistra), invece, va assunto come

favorevole e, sempre a seconda del tipo (permanente, permanente non strutturale,


variabile) va moltiplicato per i coefficienti riportati (0.9 o 0.0).
Di pi immediato interesse, per un professionista, sono, invece, le colonne A1 e A2. La
normativa stabilisce due differenti tipi di approccio per la progettazione: lapproccio 1
e lapproccio 2. Questultimo il pi semplice (e quello generalmente pi usato); esso
consiste nellamplificare le azioni solo secondo la colonna A1, sia per il calcolo della
struttura, che per quello delle fondazioni, sia per quello delle azioni sul terreno.
Viceversa, lapproccio 1, richiede lutilizzo di entrambe le colonne (A1 e A2): per il
calcolo di struttura e fondazioni si applicano i fattori moltiplicativi della colonna A1,
mentre, per il calcolo delle azioni agenti sul terreno, viene considerata la colonna A2.
La scelta fra i due diversi approcci dipende dalla reciproca forza fra terreno e
struttura: in particolare se ci si trova in presenza di terreno scarsamente cedevole (e
quindi pi forte rispetto alla struttura) si pu applicare semplicemente lapproccio 2,
mentre, in caso di terreno fortemente cedevole (e quindi di struttura pi forte del
terreno stesso) si deve ricorrere allapproccio 1.
Pesi proprio dei materiali strutturali
Per la determinazione dei pesi propri strutturali dei pi comuni materiali possono
essere assunti i valori dei pesi dellunit di volume riportati nella Tab. 3.1.I.
Le azioni permanenti legate allazione gravitazionale sono determinate a partire dalle
dimensioni geometriche e dai pesi dellunit di volume dei materiali di cui composta
la costruzione sia nelle parti strutturali, sia in quelle non strutturali.
I carichi sono in genere da considerare come applicati staticamente, salvo casi
particolari in cui gli effetti dinamici devono essere debitamente valutati.

Altri valori non riportati nella tabella sono:


Muratura mattoni forati

11,0

Muratura mattoni pieni


Muratura in tufo
Tufo
Muratura in tufo pugliese
Tufo pugliese

18,0
18,0
17,0
17,0
16,0

N.B. La differenza fra i valori assegnati ad un materiale e quelli assegnati ad una muratura dello stesso
materiale dovuta alla presenza della malta nella stessa!

Carichi permanenti non strutturali


Sono carichi non rimovibili durante il normale esercizio della costruzione, quali quelli
relativi a tamponature esterne, divisori interni, massetti, isolamenti, pavimenti e
rivestimenti del piano di calpestio, intonaci, controsoffitti, impianti ed altro.
In linea di massima, in presenza di orizzontamenti anche con orditura unidirezionale
ma con capacit di ripartizione trasversale, i carichi permanenti portati ed i carichi
variabili potranno assumersi, per la verifica dinsieme, come uniformemente ripartiti.
In caso contrario, occorre valutarne le effettive distribuzioni.
I tramezzi e gli impianti leggeri di edifici per abitazioni e uffici possono assumersi, in
genere, come carichi equivalenti distribuiti, purch i solai abbiano adeguata capacit
di ripartizione trasversale.
Elementi divisori interni (tramezzi):
Per gli orizzontamenti degli edifici per abitazioni e uffici, il peso proprio di
elementi divisori interni potr essere ragguagliato ad un carico permanente
portato uniformemente distribuito g 2k, purch vengano adottate le misure
costruttive atte ad assicurare una adeguata ripartizione del carico. Il carico
uniformemente distribuito g2k ora definito dipende dal peso proprio per unit di
lunghezza G2k delle partizioni nel modo seguente:

Elementi divisori interni con peso proprio maggiore devono essere considerati in
fase di progettazione, tenendo conto del loro effettivo posizionamento sul
solaio.
N.B. Tuttavia assumere al posto del peso proprio dei tramezzi (di cui si ignora
lesatta posizione nel tempo), un carico uniformemente distribuito equivalente
accettabile nel caso di calcolo di travi, pilastri, fondazioni e sismico, ma NON
per valutare gli effetti locali sui solai, perch lerrore pu essere rilevante.
Carichi variabili
I carichi variabili comprendono i carichi legati alla destinazione duso dellopera; i
modelli di tali azioni possono essere costituiti da:
carichi verticali uniformemente distribuiti qk [kN/m2],
carichi verticali concentrati Qk [kN].
carichi orizzontali lineari Hk [kN/m]

I valori nominali e/o caratteristici qk, Qk ed Hk sono riportati nella Tab. 3.1.II.
I valori riportati nella Tabella sono riferiti a condizioni di uso corrente delle rispettive
categorie e sono comprensivi degli effetti dinamici.
In presenza di carichi atipici (quali macchinari, serbatoi, depositi interni, impianti, ecc.)
le intensit devono essere valutate caso per caso, in funzione dei massimi prevedibili:
tali valori dovranno essere indicati esplicitamente nelle documentazioni di progetto e
collaudo statico.
N.B. Ovviamente i valori dei vari carichi non possono essere sommati fra di loro, ma
dovranno essere presi singolarmente. Potranno essere sommati solo nel caso abbiano
la stessa direzione e debbano essere moltiplicati per lo stesso coefficiente di
combinazione. In pratica potranno essere sommati fra loro i carichi permanenti
strutturali (G1) e i carichi permanenti non strutturali compiutamente definiti (G 2).

Carichi variabili: orizzontali


I carichi variabili orizzontali (lineari) indicati nella Tab. 3.1.II, devono essere utilizzati
per verifiche locali e non si sommano ai carichi utilizzati nelle verifiche delledificio nel
suo insieme.

I carichi orizzontali lineari Hk devono essere applicati a pareti (alla quota di 1,20m dal
rispettivo piano di calpestio) ed a parapetti o mancorrenti (alla quota del bordo
superiore).
In proposito deve essere precisato che tali verifiche locali riguardano, in relazione alle
condizioni duso, gli elementi verticali bidimensionali quali tramezzi, pareti,
tamponamenti esterni, comunque realizzati, con esclusione di divisori mobili (che
comunque devono garantire sufficiente stabilit in esercizio).
Il soddisfacimento della prescrizione pu essere documentato anche per via
sperimentale, e comunque mettendo in conto i vincoli che il manufatto possiede e
tutte le risorse che il tipo costruttivo consente.
Carichi variabili: Azioni del vento
Il vento, la cui direzione si considera generalmente orizzontale, esercita sulle
costruzioni azioni che variano nel tempo e nello spazio provocando, in generale, effetti
dinamici.
Per le costruzioni usuali tali azioni sono convenzionalmente ricondotte alle azioni
statiche equivalenti definite al 3.3.3.
Per le costruzioni di forma o tipologia inusuale, oppure di grande altezza o lunghezza,
o di rilevante snellezza e leggerezza, o di notevole flessibilit e ridotte capacit
dissipative, il vento pu dare luogo ad effetti la cui valutazione richiede luso di
metodologie di calcolo e sperimentali adeguate allo stato dellarte e che tengano
conto della dinamica del sistema.
Azioni Statiche Equivalenti
Le azioni statiche del
vento sono costituite da
pressioni e depressioni
agenti normalmente alle
superfici, sia esterne che
interne, degli elementi
che
compongono
la
costruzione.
Lazione del vento sul
singolo elemento viene
determinata considerando
la
combinazione
pi
gravosa della pressione agente sulla superficie esterna e della pressione agente
sulla superficie interna dellelemento.
Lazione dinsieme esercitata dal vento su una costruzione data dalla
risultante delle azioni sui singoli elementi, considerando come direzione del
vento, quella corrispondente ad uno degli assi principali della pianta della
costruzione; in casi particolari, come ad esempio per le torri a base quadrata o
rettangolare, si deve considerare anche lipotesi di vento spirante secondo la
direzione di una delle diagonali.
Pressione del vento
Quando il vento spira in una determinata direzione (ad esempio lungo lasse
principale di un edificio), come si vede in figura, si vengono a creare delle zone
di sovrapressione e delle zone di depressione, da cui laria viene risucchiata.

N.B. In generale, salvo nei casi di


copertura leggera, non si tiene in
considerazione la depressione che
si crea in copertura perch non
comunque abbastanza forze da
poter danneggiare un solaio.
Inoltre, si pu notare, che la
pressione (o la depressione) che si
crea allinterno, ai fini del calcolo
trutturale, ininfluente.

Questi
fenomeni
di
depressione
influiscono
molto nel caso (frequente) di
parete aperte e/o vetrate. In
questo caso le depressioni
che possono andare a crearsi
sono talmente forti da poter
far letteralmente esplodere
le aperture. Questi fenomeni
vanno tenuti presenti nelle verifiche locali, ma non in quelle globali.
La pressione del vento data dallespressione:
p = qbcecpcd
dove:
qb la pressione cinetica di riferimento;
ce il coefficiente di esposizione;
cp il coefficiente di forma, funzione della tipologia e della geometria della
costruzione e del suo orientamento rispetto alla direzione del vento. Il suo
valore pu essere ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione o da
prove sperimentali in galleria del vento;
cd il coefficiente dinamico con cui si tiene conto degli effetti riduttivi associati
alla non contemporaneit delle massime pressioni locali e degli effetti
amplificativi dovuti alle vibrazioni strutturali (generalmente pari a 1).

Pressione Cinetica di Riferimento (qb)


La pressione cinetica di riferimento qb (in N/m) data dallespressione:
qb = 0,5 vb2 = 0,625 vb2
dove:
vb la velocit di riferimento del vento (in m/s) (es: per Bari v b=27 m/s );
la densit dellaria assunta convenzionalmente costante e pari a 1,25
kg/m3.

Velocit di Riferimento (vb)


La velocit di riferimento vb il valore caratteristico della velocit
del vento a 10 m dal suolo su un terreno di categoria di
esposizione II (vedi Tab. 3.3.II), mediata su 10 minuti e riferita ad
un periodo di ritorno di 50 anni.
In mancanza di specifiche ed adeguate indagini statistiche vb
data dallespressione:
vb= vb,0
vb= vb,0+ ka(as - a0)

per as a0
per a0 as 1500 m

dove:
vb,0, a0, ka sono parametri forniti nella Tab. 3.3.I e legati alla
regione in cui sorge la costruzione in esame, in funzione delle zone
definite in Fig. 3.3.1;
as laltitudine sul livello del mare (in m) del sito ove sorge la
costruzione.

Coefficiente di Esposizione (ce)


Il coefficiente di esposizione c e
dipende dallaltezza z sul suolo del
punto considerato, dalla topografia
del terreno, e dalla categoria di
esposizione del sito ove sorge la
costruzione. In assenza di analisi
specifiche che tengano in conto la
direzione di provenienza del vento e
leffettiva scabrezza e topografia del
terreno che circonda la costruzione,
per altezze sul suolo non maggiori di
z = 200 m, esso dato dalla formula:
ce(z)= kr2 ln(z/z0)[ 7+ ln (z/z0)]
ce(z)= ce(zmin)

per z zmin
per z < z min

Categoria di Esposizione
La categoria di esposizione assegnata in funzione della posizione
geografica del sito e della classe di rugosit del terreno. Nelle fasce
entro i 40 km dalla costa delle zone da 1 a 6, la categoria di
esposizione indipendente dallaltitudine del sito.

Si veda un esempio per capire meglio come ricavare i valori del


coefficiente di esposizione. La NTC 08 fornisce le espressioni per ricavare
Ce, ma, in via semplificativa, fornisce dei grafici e delle tabelle riportate
nelle figure precedenti. Si immagini di prendere in considerazione il
Politecnico di Bari, quindi Zona 3 (si faccia riferimento al primo dei
quattro grafici soprastanti), distanza dalla costa < di 10 km, rugosit B
(cautelativamente); risulta che, per ricavare C e si
debba far riferimento alla curva III del grafico z/C e che
fornisce i valori del coefficiente di esposizione in
funzione dellaltezza z delledificio. Per un edificio
dellaltezza di 30 piani, il valore massimo della
pressione in sommit dovr quindi essere moltiplicato
per Ce=3; per i piani inferiori, seguendo la curva, tale
valore diminuir. Siccome la curva complessa, spesso, si discretizza
la curva, andando ad assegnare ad ogni piano il valore di riferimento per
la massima altezza dello stesso.
Coefficiente di forma (Cp)
La pressione del vento, anche per coperture a falda, viene assunta
ortogonale alla superficie. Il coefficiente di forma tiene conto
dellinclinazione delle coperture secondo un grafico di questo genere.

Nota: Dal grafico si capisce che per una copertura piana si avr sempre una depressione.

Carichi variabili: azioni della neve


Il carico provocato dalla neve sulle coperture sar valutato mediante la seguente
espressione:
qs = iqskCECt
dove:
qs il carico neve sulla copertura;
i il coefficiente di forma della copertura;
qsk il valore caratteristico di riferimento del carico neve al suolo [kN/m 2];
CE il coefficiente di esposizione;
Ct il coefficiente termico (Ct=1).
Si ipotizza che il carico agisca in direzione verticale e lo riferisce alla proiezione
orizzontale della superficie della copertura.
N.B. Una differenza sostanziale fra il carico del vento e della neve che, mentre
lazione del primo si assume sempre ortogonale alla superficie, lazione della neve
sempre verticale, quindi un carico di proiezione.

Valore caratteristico del carico neve al suolo (qsk)


Dipende dal clima e dalle condizioni di esposizione. Si assumono tre valori
distinti leggibili, per ogni provincia dItalia, dallimmagine sottostante.

Coefficiente di esposizione (CE)


Anche qui si assumono tre valori distinti in funzione della topografia del
territorio come riportato in tabella.

Coefficiente di Forma copertura (i)


I valori da assumere sono schematizzati e tabellati come segue.

Copertura ad una falda


Si assume che la neve non sia impedita di scivolare. Se lestremit pi
bassa della falda termina con un parapetto, una barriera od altre
ostruzioni, allora il coefficiente di forma non potr essere assunto
inferiore a 0,8 indipendentemente dallangolo . Si deve considerare la
condizione riportata in figura (in basso), la quale deve essere utilizzata
per entrambi i casi di carico con o senza vento.

Copertura a due falde


Si assume che la neve non sia impedita di scivolare. Se lestremit pi
bassa della falda termina con un parapetto, una barriera od altre
ostruzioni, allora il coefficiente di forma non potr essere assunto
inferiore a 0,8 indipendentemente dallangolo . Per il caso di carico da
neve senza vento si deve considerare la condizione denominata Caso I.
Per il caso di carico da neve con vento si deve considerare la peggiore tra
le condizioni denominate Caso II e Caso III.

Per il caso di neve depositata in assenza di vento si deve considerare la


condizione denominata Caso(i);
Per il caso di neve depositata in presenza di vento si deve considerare la
condizione denominata Caso (ii);