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Guardiagrele, 2 giugno 2008 le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero,

intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso


La festa della Repubblica per il quarto anno chiama la comunità legittime decisioni dello Stato democratico.
cittadina e non solo a tradurre nei segni l’impegno di un popolo che, Egli ha chiesto a quanti, cittadini e istituzioni, condividano questa
camminando, ragiona su se stessa, si interroga, cerca. preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse generale, per
Quest’anno, come è dal 2006 quando inaugurammo il “sentiero della fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che
Repubblica”, il cammino inizia dalla montagna e, in modo particolare, sente sempre vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici
dalla montagna che custodisce la memoria viva di un passato che umanistiche.
insegna; ed è stato un cammino per molti, grazie all’impegno del CAI Costruiamo insieme - ha infine invitato Giorgio Napolitano - un
di Guardiagrele, più lungo, più faticoso che, meglio dell’ultimo tratto costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo
che ci ha portati qui, ha dato il segno della fatica verso la meta della a frutto le grandi risorse di generosità e dinamismo che l’Italia
scelta democratica e repubblicana. mostra di possedere.
Il primo tratto è stato attraverso il “sentiero della Repubblica”, La festa della Repubblica quest’anno assume un significato diverso,
inaugurato due anni fa, a sessant’anni dal referendum istituzionale; un più completo perché il testo – la Costituzione – che ne esprime
sentiero che termina, venendo da Piana delle Mele, proprio sul l’identità, festeggia i 60 anni dalla sua entrata in vigore, come 60 sono
sacrario di Andrea Bafile ma che, proprio per questa coincidenza gli anni dall’approvazione della Dichiarazione Universale dei diritti
geografica, si può dire che da lì inizia: anche qui, quindi, la metafora umani. I loro testi sono racchiusi in un piccolo manuale che entro
di una vita repubblicana che si nutre – e non può essere diversamente questa settimana, ultima dell’anno scolastico, sarà distribuito alle
– della vita e dell’esempio di eroi che hanno costruito il nostro futuro. scuole perché ciascuna ne curi la consegna personale ad ogni alunno e
Si conclude in questa piazza dove, come abbiamo più volte ricordato studente.
(l’ultima il 19 agosto di due anni fa), l’incontro tra le anime della città Questa è la ragione di un titolo così impegnativo: per la dignità
si fa storia di ogni giorno e si fa storia in festa, come le note della sociale, l’uguaglianza, la libertà e i diritti della persona. In queste
banda di Guardiagrele, che ringrazio, vengono a ricordarci. parole si condensa ciò che coincide nella parola e nel senso tra i due
Quest’anno, grazie alle riflessioni dei bambini, questa singolare fondamentali documenti.
metafora si è arricchita di un nuovo simbolo, quello della bussola. Essi, come abbiamo scritto nel manifesto, vedevano la luce in un
Questi piccoli cittadini, già titolari di diritti che forse neppure periodo nel quale il pianeta era appena uscito dall’esperienza della
conoscono, ci hanno detto in maniera chiara che in questo cammino guerra e tutti sentivano il bisogno di ricostruire ciò che era stato
non può che essere la Costituzione il punto di riferimento. distrutto: rapporti tra persone e tra nazioni; diritti negati per troppo
Che ce ne sia bisogno lo ha chiarito senza giri di parole il Presidente tempo; regole per la convivenza democratica; principi e strutture per
della Repubblica nel suo messaggio agli italiani per questo 2 giugno, una civiltà solidale, al lavoro per il bene comune.
quando ha detto di non poter tacere la sua preoccupazione, in questo Ma essi parlano a noi oggi esattamente come parlavano all’uomo di
momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono la negazione sessanta anni fa soprattutto perché, sebbene appaiano la traduzione
dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di scritta di ciò che sembra ovvio e scontato, quanto dicono non sempre
violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, è condiviso e rispettato.
Violazioni dei diritti umani, infatti, sono ancora diffuse sul pianeta e Il cuore del tema di questa fiaccolata è scritto negli articoli 2 e 3.
ostacoli alla piena realizzazione della libertà e dell’uguaglianza Voglio soffermarmi sul secondo.
attraversano, senza che ce ne accorgiamo, anche i luoghi che La Repubblica, che oggi festeggiamo, riconosce e garantisce –
frequentiamo ogni giorno. ricorda l’articolo 2 – i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo
Questa è la riflessione che fa da sfondo al tema di quest’anno; un tema sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede
che appare impalpabile, generico, impreciso, non afferrabile, troppo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
ampio, ma che, invece, richiama alla mente le concretissime economica e sociale.
riflessioni fatte nel corso del forum di questa primavera che proprio L’attuale formulazione è il frutto di un emendamento presentato da
oggi si chiude. Amintore Fanfani e firmato, tra gli altri, anche Aldo Moro, giovane
Questo è il motivo per il quale le riflessioni del 2 giugno, per il quarto deputato alla Costituente, e approvato dall’Assemblea il 24 marzo del
anno ormai, si traducono in una lettura, fatta con la lente dei principi 1947. In quella precedente, poi respinta, si parlava di riconoscimento
democratici posti alla base della scelta repubblicana del 1946, di un dei diritti essenziali agli individui e alle formazioni sociali.
percorso fatto, ancora una volta, di incontro e di dialogo, di parole Dov’è la differenza?
dette e ascoltate, di volti con i quali la nostra città si è incrociata. Come lo stesso Moro spiegò nell’intervento di quel giorno in Aula, lo
Abbiamo ragionato in modo particolarissimo sul significato della Stato assicura la sua democraticità ponendo a base del suo
comunità e abbiamo cercato di scorgerne le tracce in una città che ordinamento il rispetto dell’uomo guardato nella molteplicità delle
spesso appare, per dirla con Andreoli, rotta ma che, allo stesso tempo, sue espressioni, l’uomo che non è soltanto singolo, che non è soltanto
è capace di tanti gesti di comunione. individuo, ma che è società nelle sue varie forme, società che non si
La riflessione che desidero fare con voi, allora, cercherà di unire – e esaurisce nello Stato.
non sarà difficile – il tema della marcia con quello della comunità. Alla proposta di sostituire la parola uomo con cittadino, poi, egli
E lo faccio, ovviamente, partendo dalla Costituzione: quando ci rispose che ciò non era possibile perché l’intento specifico è quello di
renderemo conto che in essa troviamo la formula per sciogliere ogni mettere in luce la complessa natura dell’uomo, la quale trova
nodo che impedisce alla comunità civile di essere se stessa e, cioè, di espressione mobilissima nelle manifestazioni politiche del cittadino,
essere il luogo o, meglio, per dirla con Mancini, l’evento nel quale i ma non si esaurisce in esse.
diritti di ciascuno si realizzano, vuol, dire che avremo capito che la L’uomo al centro, quindi, con i diritti che preesistono alla
nostra città può essere esattamente come deve essere, come la gente Costituzione e che questa, quindi, riconosce e garantisce. E lo fa
vuole che sia, come le formazioni sociali, le aggregazioni associative, guardando a lui sia come singolo, sia nelle formazioni sociali nella
le istituzioni chiedono che sia, come ciascuno di noi deve desiderare e quali si svolge la sua personalità.
pretendere che sia, come chi ha combattuto perché questa Non è forse comunità ognuna di queste formazioni sociali? E non vuol
Costituzione vedesse la luce voleva che fosse. dire, questo, che i diritti possono essere riconosciuti e tutelati solo
In questa ottica, leggere oltre le parole, andare oltre il senso letterale e quando l’uomo vive in relazione agli altri costruendo con essi una
capire perché sono scritte in un certo modo piuttosto che in un altro, comunità o, meglio, scoprendo di esserne parte?
poi, diventa un esercizio che aiuta a capirne il significato più Qui è lo snodo della riflessione di questa sera: sta a noi comprendere
profondo. quanto sia importante dilatare sempre più l’evento-comunità, dare ad
essa il senso suo proprio per fare in modo che ci sia un modo che gli strumenti forniti siano sentiti come propri: e in questo
riconoscimento effettivo dei diritti della persona, di tutti i diritti. modo se ne ha anche maggiore cura.
Vedete, se la Costituzione avesse riconosciuto i diritti inviolabili (non Roberto Mancini, ospite al convegno dell’Azione Cattolica, ce l’ha
passò la definizione essenziali!) all’uomo, da una parte, e alle descritta non come un luogo ma come un evento. Non è un luogo
formazioni sociali, dall’altra, questo significato si sarebbe perso: si perché se così fosse essa sarebbe tanto più forte quanto più possente è
discusse, su questo punto, e, arrivando alla formulazione attuale, si è il suo perimetro, quanto più alte sono le sue mura. La comunità vera è
reso più chiaro il fatto che i diritti inviolabili che sono di ciascuno per un evento che avviene quando cadono le barriere ed è lì che l’uomo
il solo fatto che esistono, non possono essere riconosciuti se non diventa se stesso pienamente perché lì si realizza la relazione con
dentro la comunità. l’altro e, potremmo dire, diventa realmente soggetto di diritti.
Ma cos’è questa comunità? Cosa noi vogliamo essere? Dove Vittorino Andreoli, poi, ci ha parlato di una comunità come rete di
desideriamo arrivare? Verso quale obiettivo camminiamo? Ci relazioni, una rete fatta di nodi nella quale il movimento di ogni nodo
interessa raggiungere questo traguardo? A quale prezzo? la fa muovere tutta. Una rete nella quale la capacità di ascolto e di
Ne abbiamo ragionato a fondo in questi mesi del forum e qualche relazione si costruisce nello stare con l’altro, soprattutto con l’uomo
risposta ci è stata data. rotto, come lui lo ha definito, con le fragilità che avvicinano, che
Parole ed esperienza concreta ci hanno mostrato cosa e come deve fanno concretamente degli uomini una comunità.
essere una comunità. Anche nel convegno chiuso sabato sul gioco e sulla creatività si è
Giuseppe Lumia, Vice presidente dell’Antimafia, ce l’ha tratteggiata parlato della comunità andando all’origine della parola e scovandone
come uno spazio sociale, uno spazio di gratuità fatto essenzialmente due significati, apparentemente contrastanti ma che, invece,
di ascolto, un luogo di incontro. Uno spazio nel quale la bussola (ecco reciprocamente si completano.
la bussola!) è la legalità costituzionale, non quella delle leggi fatte a Comunità (cum munus) è prendersi cura gli uni degli altri, assumere le
tutela di singoli interessi e, addirittura, di singole persone. E’ lo spazio responsabilità e i pesi gli uni degli altri, ma anche donarsi
non più fisico nel quale si riconoscono e si valorizzano le capacità di reciprocamente o, secondo alcuni, semplicemente dare: la comunità
ciascuno, nel quale al proprio interlocutore non si chiede più chi è o non è la proprietà di alcuno, una appartenenza nel senso di autorità da
chi ha alle spalle ma si chiede cosa sa fare. E’ lo spazio nel quale, conquistare. La comunità non può avere a che fare con il "proprio"; ha
finalmente, si rompe il meccanismo della violazione delle leggi, il a che fare, invece, con l'alterità.
meccanismo per il quale si chiede come favore ciò che spetta come Questo dire si è anche arricchito di originali letture: di libri, grazie alle
diritto, il meccanismo della “predestinazione”, un meccanismo che mostre del Sistema Bibliotecario, e di immagini, grazie alla mostra-
rompe le ossa al paese, che lo rammollisce, che ci <<guasta il concorso del Cavocchio che ha premiato, tra gli altri, i migliori “scatti
sangue>>, che ci toglie la voglia di fare. Da questo nuovo rapporto tra di solidarietà” giunti da tutta Itali,a e alle fotografie dei nostri giovani
le persone può e deve nascere un nuovo rapporto con le istituzioni. liceali portati dal Centro di Servizio per il Volontariato di Chieti a
Queste non possono dare tutto ma devono assolutamente dare scoprire la realtà lontana e diversa dell’Africa centrale, in Camerun.
strumenti per favorire una sorta di autogestione. In questa ottica si Questo impegno è stato, poi, sostenuto da importanti collaborazioni
crea il protagonismo delle persone, dei gruppi, degli attori, e si fa in che ci danno il segno di una comunità non isolata ma inserita da
protagonista in contesti più ampi nei quali si fa conoscere e
riconoscere: la Conferenza Regionale del Volontariato e il il senso di una continua contesa; il senso della necessità di rispondere
Coordinamento degli Enti per la pace. in maniera efficace ed economicamente apprezzabile ad ogni
A questo dire, a questo vedere, a questo guardarsi, si è, però, aggiunto afflizione umana; il senso che a tale afflizione debba rispondere solo
un fare: la grande festa della famiglia del 10 maggio, promossa da chi può; il senso della necessità e della opportunità di rispettare le
Punto Giovani, Punto Famiglia e Punto Scuola, ha dato carne alle regole e di pagare per accedere a certi servizi; il senso, però, che
parole, sostanza alla teoria, gambe alle idee; ha mostrato cosa può questi servizi debbano essere la risposta gratuita di una entità esterna
essere una comunità, ha fatto vedere e vivere quella reciprocità, il nella quale a fatica ci si immedesima; il senso della inutilità della
senso del costruire, il senso del lavorare insieme, il senso della memoria, della inutilità di ritrovarsi in precisi momenti a rivivere
possibilità, il senso di un sogno (che tale era per le difficoltà che gesti, persone, fatti; il senso della diffidenza verso lo straniero
poneva il progetto) che è diventato lievito di una sorprendente realtà dimenticando che ad esso sono spesso affidate le sorti del governo
di relazione e collaborazione, di integrazione e socializzazione. della casa o della salute dei nostri anziani; il senso, anche tra i più
Una comunità che si sente tale è anche quella che non si nasconde, giovani, che le capacità e le competenze possano trovare
che pone i problemi, che cerca soluzioni. E lo fa superando la fatica di riconoscimento solo se si conosce chi ha responsabilità di governo; il
una relazione quotidiana spesso fatta di diffidenza, di esclusione del senso che il voto promesso sia spesso solo il prezzo di un successivo
diverso, di sguardi selettivi indirizzati solo dove è più comodo incarico.
guardare, di affermazioni di una verità parziale, di pregiudizio. Contro questo senso comune ci siamo impegnati lo scorso anno a
E ciò che è più grave è che questo diffuso sentire attiene il più delle costruire il monumento al quale, con le parole di Calamandrei,
volte proprio ai quei diritti che possono costruire e garantire la dignità abbiamo dato il nome della resistenza.
della persona. Cosa abbiamo realizzato in questo anno?
Lo scorso anno ci siamo impegnati a resistere al senso diffuso di Di certo abbiamo ragionato e approfondito; soprattutto ci siamo – lo
fronte al quale non si può far finta di nulla; il senso di sfiducia verso ripeto ancora – incontrati. Alle parole dette abbiamo sostituito dei
le istituzioni democratiche; il senso che ogni parola detta ed ogni fatti, mattoni di un’etica e di un sentire condiviso, di una comunità
gesto compiuto vadano nella direzione diversa da quella che appare; il autenticamente laica che riconosce, cioè, tutti i diritti per tutti e che fa
senso che la responsabilità di ciò che si ritiene o che solo appare dell’altro il compagno con il quale percorrere insieme un preciso tratto
illegittimo possa essere attribuita, senza distinzioni a chiunque della storia della città, del territorio, della nazione. In questo
rappresenti la città, il paese; il senso di una infondata presunzione di “camminare accanto”, che non è un semplice accostamento di identità
indifferenza da parte di chi è chiamato ad una pubblica responsabilità isolate, abbiamo cercato di creare spazi di vita condivisi (pensate al
verso le cose e i problemi; il senso che questo silenzio non sia forum dello scorso mese di ottobre), in vista della costruzione di una
conseguenza di una scelta ma solo la causa o l’effetto di un calcolo comunità non semplicemente multipersonale, multi individuale ma
personale o di gruppo; il senso di una distanza tra l’ente pubblico e la interpersonale, interculturale, interindividuale dove le identità delle
gente; il senso di una distorta interpretazione della competizione persone e dei gruppi si intrecciano.
politica; il senso di una ignoranza della nuova e diversa dimensione Se dieci giorni fa trenta attori sociali della città si sono incontrati per
della democrazia che chiede il confronto e il coinvolgimento della progettare questa giornata e per gettare le basi di alcune strutture di
città; il senso di una incapacità a riconoscere le proprie responsabilità; comunità, è pure vero che in questi mesi abbiamo anche incrociato
problemi che hanno diviso la città, che hanno alzato barriere. Dal delle persone effettivamente tutelata; nelle quali, per fare questo, si
difetto di comunicazione a volte si è passati alla comunicazione riconosca che ognuno ha un ruolo, anche solo quello di cittadino che
parziale, spesso liberamente interpretata e, quindi, portatrice di partecipa; che ognuno ha degli obblighi (è lo stesso articolo 2 che lo
confusione, di senso di ribellione, di diffidenza. Da questo momento ricorda); che chi ci è posto accanto (sempre o anche solo per caso) ha
ognuno deve capire, i cittadini come singoli e nelle formazioni sociali, qualcosa da insegnare, qualcosa da pretendere, qualcosa da dare; che
come responsabili della politica e delle aggregazioni associative, che va superata la strategia dell’evitamento e del disimpegno; che la
solo il dialogo può salvare la comunità, che solo una lettura oggettiva custodia delle identità di singoli, per dirla con Bianchi, e gruppi non
della storia e del presente può facilitare la comprensione di ciò che può trasformarsi in una ossessione offensiva degli altri; che il
sarà. Una comunità leale al suo interno e verso l’esterno ha la problema della sicurezza esiste, ma è quello della sicurezza umana
responsabilità di costruire ponti ma per farlo deve conoscere ciò che che ci ricorda che il primo nostro obiettivo è andare incontro alle
c’è sull’altra sponda. Non è il dialogo apparente, a tutti i costi, che persone che sono sole, non dimenticandoci che la prima dimensione
non fa verità o che, comunque, la sfugge, quello di cui abbiamo della giustizia è la prossimità e che questa comincia dal faccia a
bisogno. faccia, dalla relazione, dall’ascolto.
Questo è il motivo per il quale fare un cenno ai problemi che vive la Se la nostra Guardiagrele è, come recita il nostro emblema, plena
comunità è un obbligo che ho come amministratore e, soprattutto, bonis, colma di beni, lo è perché le sue diverse parti, Guardia e Grele,
come amministratore che si occupa di servizi alla persona. Posso affrancandosi seicento anni fa dall’antico signore, seppero,
ancora continuare a chiedere agli attori sociali di incontrarci e di acquistando l’autonomia, costituirsi in Universitas. Per questo il leone
ragionare insieme facendo finta che non vi sia una complicazione dei del nostro stemma ha una lingua (prima l’emblema dei signori non
rapporti nella città che abbiamo l’obbligo di capire, di analizzare? Ma, l’aveva!) lui che ne era privo, per ricordare, così dicono i tre esametri
d’altra parte, fino a che punto è possibile cercare di sciogliere questi che completano il motto dell’intera città, l’onore di Grele, la parte
nodi quando spesso se ne dà una lettura parziale, imprecisa, o, a volte, antica e la forza di Guardia, la parte che alla fine prevalse.
volutamente o colpevolmente, incompleta? Tornando alle radici della nostra identità, sarà, allora, possibile
Insomma, non sfugge a nessuno il fatto che in questi mesi si è aperta costruire anche da ciò che ha diviso, un futuro forse complesso ma
una ferita nella città: questa ferita va curata in nome della verità o il certamente di unità.
rischio è che diventi sempre più purulenta fino a diventare insanabile. Un futuro verso il quale si cammina, come abbiamo ricordato
Noi vogliamo dare il nostro contributo e lo dico qui, in questo all’inizio; il cammino che ci ha portato qui e il cammino che, ponendo
momento, perchè è un momento di autocoscienza. questo podio in questo preciso punto, colloca idealmente la città nel
Abbiamo provato, dieci giorni fa, che un confronto è possibile quando mondo facendole spingendola verticalmente, per dirla con Tonino
si è reciprocamente disposti a riconoscersi nei reciproci ruoli, si è Bello, verso i grandi temi e poi riportandola giù, con i piedi ben fissi a
liberi da pregiudizi, si riconosce nell’interlocutore la buona fede, si terra! Questo è il punto centrale di un trapezio costellato delle pietre
presume che l’altro (e, in particolare, chi ha pubbliche responsabilità) giunte da tutti i continenti, segno di una possibile conciliazione tra
agisce per un obiettivo altro da sé e alto per tutti! popoli e culture, metafora di una pace che, come ci ricorda Luigi
Aiutiamoci, dunque, a costruire strutture di comunità, stabili ed Ciotti - amico della città e dei forum - si nutre di paci, costruite e
effettive nelle quali i diritti siano pienamente riconosciuti e la dignità volute nella nostra feriale realtà. La pace ha questo bisogno di paci
che si avviano dai nostri territori, dentro le nostre realtà, dentro il
nostro Paese.
Questo è anche il segno che la comunità non può che essere evento di
narrazioni e di racconti, di dialogo tra gli attori che la compongono a
beneficio loro, direbbe Angelo Scola, (per averne coscienza) e a
beneficio di tutti. La comunità, allora come luogo di racconto, di
confronto sereno e franco, come luogo solidale, di sussidiarietà reale.
Le strade e le piazze della città, le aule di scuola come quella del
consiglio comunale, le sedi delle associazioni come le abitazioni dei
singoli cittadini, i luoghi, in definitiva, dove la città si unisce ma
anche quelli dove essa è rotta o si rompe, dove la fragilità e la
sofferenza spesso la fanno scomparire, alla fine, non saranno aule
sorde e grigie dove bivaccano i manipoli di un dittatore, ma luoghi ed
eventi vivi nei quali la nostra comunità sarà un fatto e non più solo
un’idea.
Viva Guardiagrele! Viva l’Italia! Viva la Repubblica!