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IL BILANCIO

PRINCIPI GENERALI
L'imprenditore commerciale, sia esso societ o persona fisica, tenuto a registrare
giorno per giorno le operazioni relative alla propria impresa (art. 2216 c.c.). A tal fine
deve obbligatoriamente tenere alcuni libri contabili. La registrazione sistematica delle
operazioni relative all'impresa costituisce la sua contabilit e
permette la redazione annuale di un bilancio d'esercizio che deve rappresentare in
modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ nonch
il risultato economico dell'esercizio. (art. 2423 c.c.).
La tecnica generalmente utilizzata con cui procedere alla registrazione sistematica dei
fatti di gestione rappresentata dalle rilevazioni in partita doppia .
L'art. 2423 c.c. inoltre pone a carico degli amministratori l'obbligo della redazione del
bilancio specificando che quest' ultimo si compone dello stato patrimoniale, del conto
economico e della nota integrativa.
L'imprenditore deve anche redigere annualmente un inventario contenente
l'indicazione e le valutazione delle attivit e passivit relative all'impresa.
II bilancio il documento che riassume i dati contabili determinati alla fine di un
periodo amministrativo ed formato da stato patrimoniale, conto economico e nota
integrativa. II bilancio si pu riferire ad un intero esercizio amministrativo, la cui durata
generalmente di dodici mesi (anche se sono possibili esercizi di durata inferiore o
superiore) oppure pu riferirsi ad una data intermedia, cio ad una data compresa tra
l'inizio e la fine dell'esercizio.

Il bilancio desercizio

composto da :

Stato patrimoniale
Conto economico
Nota integrativa

LO STATO PATRIMONIALE
Per quanto riguarda lo stato patrimoniale la fotografia di un momento specifico
della vita
aziendale ed rappresentato dalla uguaglianza:

ATTIVITA = PASSIVITA + PATRIMONIO NETTO


La funzione di questo documento dunque principalmente quella di
rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria della societ.
Esso composto di due sezioni contrapposte: la sezione dellattivo e quella del
passivo, le cui poste obbligatorie sono elencate nellart 2424 c.c., il quale le raggruppa
in grandi categorie contraddistinte con lettere maiuscole, a loro volta suddivise in

sottocategorie indicate con numeri romani che contengono poi l'indicazione delle
singole poste individuate con numeri arabi.
La forma richiesta dal codice civile prevede un contenuto dello stato patrimoniale
redatto in conformit al seguente schema, alla chiusura dellesercizio.
ATTIVO

PASSIVO

A. CREDITI VERSO I SOCI

A. PATRIMONIO NETTO

B. IMMOBILIZZAZIONI

B. FONDI PER RISCHI E ONERI

C. ATTIVO CIRCOLANTE

C. FONDO TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO

D. RATEI E RISCONTI

D. DEBITI
E. RATEI E RISCONTI

LATTIVO
Nell'attivo devono essere elencati e valutati i beni e i crediti vantati dalla societ, in
conformit allo schema predisposto dall'art. 2424 che li suddivide nelle categorie
seguenti:
a) crediti verso i soci per i versamenti ancora dovuti:si tratta della percentuale di
capitale sociale non ancora versata dai soci;
b) immobilizzazioni: sono tali gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati
durevolmente (art. 2424 bis c. 1) e si suddividono in: I) immobilizzazioni immateriali
(per esempio, costi di impianto e di ampliamento, di ricerca, di sviluppo e di pubblicit
sostenuti dalla societ; diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere
dell'ingegno; concessioni, licenze, marchi; l'avviamento, se per esso stato sostenuto
un costo); II) immobilizzazioni materiali (per esempio, terreni e fabbricati;impianti e
macchinario; attrezzature industriali e commerciali ed altri beni); III) immobilizzazioni
finanziarie (per esempio, crediti a lungo termine e partecipazioni in altre imprese
destinate a durare; azioni proprie acquistate dalla societ);
c) attivo circolante: suddiviso in: I) rimanenze (rappresentate principalmente dal
cosiddetto magazzino, costituito dalle materie prime, dai semilavorati e dai prodotti
finiti esistenti nel magazzino della societ); II) crediti a breve termine verso clienti; III)
attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (rappresentate da
partecipazioni in altre imprese e azioni proprie destinate a essere rivendute a breve
termine); IV) disponibilit liquide (depositi bancari e postali; assegni; denaro e valori di
cassa);
d) ratei e risconti attivi: devono essere qui iscritti rispettivamente i proventi di
competenza dell'esercizio esigibili in esercizi successivi (per esempio, i proventi
derivanti dall'affitto di un immobile della societ gi maturati nell'esercizio in corso,
ma esigibili soltanto nell'esercizio successivo) e i costi sostenuti entro la chiusura
dell'esercizio, ma di competenza di esercizi successivi (per esempio, l'affitto pagato
anticipatamente dalla societ nel corso dell'esercizio per la locazione pluriennale di un
immobile): art. 2424 bis ultimo comma.

IL PASSIVO
In prima approssimazione si pu dire che nel passivo devono essere elencati e valutati
i diritti vantati sul complesso dei beni e dei crediti dell'attivo: diritti dei creditori sociali
(per esempio, banche, obbligazionisti, fornitori e dipendenti) e diritti degli azionisti
(che sono, come sappiamo, posposti, in sede di liquidazione delle societ, ai diritti dei
creditori sociali).
Da un altro punto di vista, si pu anche dire che mentre la sezione dell'attivo pone in
luce come sono stati impiegati i finanziamenti di cui la societ ha potuto disporre,
nella sezione del passivo vengono indicate le fonti dei finanziamenti. Tali fonti possono
essere soltanto due: i finanziamenti propri (o fonti interne di finanziamento) e i
finanziamenti di terzi derivanti dalle anticipazioni fatte alla societ in diverse forme
(fonti esterne di finanziamento).
Le poste del passivo trovano in ci la loro spiegazione.
Da un lato, tutti i debiti della societ vanno indicati al passivo (secondo quanto
prevede la lettera D dello schema del passivo dell'art. 2424) perch costituiscono fonti
esterne di finanziamento dell'attivit sociale. Vanno perci iscritti al passivo: i debiti
verso le banche per mutui, aperture di credito 0 sconti effettuati; i debiti verso altri
sovventori, quali gli obbligazionisti o altri finanziatori; i debiti verso i fornitori per le
dilazioni di pagamento da costoro concesse che rappresentano per la societ una
forma di finanziamento; i fondi accantonati per il trattamento di fine rapporto dei
lavoratori dipendenti (lettera C), che rappresentano una parte degli stipendi di cui
viene differito il pagamento e costituiscono quindi una forma di finanziamento che i
lavoratori subordinati sono costretti a concedere alla societ.
D'altro lato, sempre al passivo, va indicata l'altra fonte di finanziamento dell'attivit
sociale, costituita dai finanziamenti propri, che la lettera A dello schema del passivo
dell' art. 2424 denomina patrimonio netto.
Sono componenti di questa fonte il capitale sociale, che il capitale di fondazione
dell'attivit, l'utile di esercizio e Ie riserve che sono utili non distribuiti ai soci ma
reinvestiti nell'attivit sociale.
Tra Ie riserve vi anzitutto la riserva legale, imposta dall'art. 2430, a norma del
quale dagli utili netti annuali deve essere dedotta una somma corrispondente almeno
alla ventesima parte di essi per costituire un fondo di riserva, fino a che questo non
abbia raggiunto il quinto del capitale sociale. Vi sono poi Ie riserve statutarie e
quelle facoltative. Le prime rappresentano accantonamenti di utili annuali imposti
dall'atto costitutivo : esse possono essere eliminate - e gli utili accantonati possono
essere distribuiti - soltanto con una delibera dell'assemblea straordinaria di modifica
dell'atto costitutivo. Le seconde sono accantonamenti decisi dall'assemblea ordinaria,
eliminabili perci con un'altra deliberazione della stessa assemblea. Le riserve
accantonate vengono investite nell'attivit sociale, s che le relative voci di bilancio
non rappresentano disponibilit liquide della societ.

Patrimonio Netto

Vi rientrano

Il capitale sociale

Lutile o perdita desercizio


Le riserve

La relazione tra attivo e passivo


Perch i conti tornino, occorre che la somma dei valori delle poste dell'attivo sia
eguale alIa somma dei valori delle poste del passivo: infatti si pu dire che - se gli
amministratori non si sono indebitamente appropriati di denaro o di altri beni sociali gli impieghi riportati all'attivo non possono che essere di valore eguale al valore dei
finanziamenti propri e di terzi impiegati.
Contabilmente si usa esprimere questa regola con la relazione:
attivo = passivit + patrimonio netto.
Se la societ ha subito una perdita si devono far bilanciare le due sezioni dello stato
patrimoniale iscrivendo la perdita nel passivo e sottraendo il suo importo da quello del
patrimonio netto. Per comprendere meglio questa relazione si deve tener presente che
nel passivo, oltre ai debiti e al patrimonio netto, possono figurare anche poste
correttive dei valori dell'attivo. La riforma del 1991 ha abolito la pi importante di
queste poste precedentemente prevista dal codice civile: vale a dire i fondi di
ammortamento ( l'ammortamento delle immobilizzazioni immateriali e materiali va ora
contabilizzato diminuendo in ogni esercizio direttamente il valore dei beni iscritti
all'attivo in relazione alla loro residua possibilit di utilizzazione: art. 2426 n. 2). Il
nuovo testo dell'art. 2424 prevede tuttavia ancora la possibilit di iscrivere al passivo
fondi per rischi e oneri (lettera B) che possono per essere destinati "soltanto a
coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali
tuttavia alIa chiusura dell'esercizio sono indeterminati l'ammontare o la data di
sopravvenienza (art. 2424 bis c. 3).

IL CONTO ECONOMICO
Il conto economico fornisce la rappresentazione di tutte le operazioni svolte nell'
esercizio, cio in un intervallo temporale, e pu essere cos sintetizzato a seconda del
risultato ottenuto:

RICAVI > COSTI = UTILE D'ESERCIZIO

RICAVI < COSTI = PERDITA D'ESERCIZIO


Ha la funzione di mostrare come si formato I'utile o la perdita di esercizio:vale a dire
l'utile conseguito o la perdita sofferta nell'ultimo anno di attivit sociale. Si tratta
dunque di un documento che ha principalmente la funzione di rappresentare il
risultato economico dell'ultimo esercizio, dato dalla differenza tra i ricavi realizzati
nell'ultimo anno e i costi sostenuti per realizzarli.
Lart. 2425 impone di redigere questo documento secondo uno schema scalare che
obbliga a suddividere i ricavi e i costi in categorie omogenee, consentendo cos di

porre in evidenza l'incidenza di queste diverse categorie sul risultato finale di utile o
perdita.
Pi precisamente, il conto economico deve anzitutto indicare il valore e i costi della
produzione (lettere A e B dello schema previsto dall'art. 2425), sottraendo poi questi
costi da quel valore in modo da dare, come primo risultato parziale, l'utile o la perdita
di produzione: il valore delIa produzione dato principalmente dai ricavi delle vendite
dei beni o dei servizi offerti dalla societ e dalle variazioni delle rimanenze di prodotti
semilavorati e finiti verificatesi nel magazzino delIa societ nel corso dell'esercizio; i
costi di produzione sono principalmente quelli sostenuti per le materie prime e per i
dipendenti, le quote di ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali,
le variazioni delle rimanenze di materie prime verificatesi nel magazzino nel corso dell'
esercizio. La schema scalare del conto deve poi passare a illustrare i proventi e oneri
finanziari (lettera C): i proventi sono essenzialmente costituiti dai dividendi percepiti
per le partecipazioni in altre societ e dagli interessi annui derivanti dai crediti sociali;
gli oneri sono costituiti dagli interessi annui dovuti dalla societ a banche,
obbligazionisti e fornitori. Anche qui si deve procedere a sottrarre gli oneri dai
proventi, indicando poi il risultato della sottrazione. Si devono quindi indicare le
rettifiche di valore di attivit finanziarie (lettera D) rappresentate dalle rivalutazioni e
dalle svalutazioni subite nell'anno dalle partecipazioni in altre imprese possedute dalla
societ, annotando poi sul conto il risultato derivante dalla sottrazione delle
svalutazioni dalle rivalutazioni. Si devono infine indicare i proventi e oneri straordinari
(lettera E) - costituiti rispettivamente dai guadagni e dalle perdite derivanti
dall'alienazione di beni strumentali, quali per esempio un immobile, un macchinario
ecc. - e si deve annotare il risultato della sottrazione degli oneri dai proventi. La
somma algebrica di tutti questi risultati parziali determina il risultato dell'esercizio. Si
devono poi indicare le imposte sul reddito dell'esercizio e quindi l'utile o la perdita di
esercizio al netto delle imposte.
Lo schema scalare del conto economico costituisce un'innovazione rispetto alla
disciplina del codice civile anteriore alla norma: in quella disciplina anche il conto
economico (che veniva chiamato conto dei profitti e delle perdite) doveva seguire lo
schema delle sezioni contrapposte destinate a raggruppare rispettivamente tutti i
ricavi e tutti i costi dell'esercizio.
PRINCIPI DI REDAZIONE E CRITERI DI VALUTAZIONE
Lart. 2423 c. 2 pone la regola generale per la quale il bilancio deve essere redatto
con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione
patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico dell'esercizio. Il
principio della chiarezza esige essenzialmente che il bilancio sia redatto seguendo gli
schemi predisposti dal codice civile e nel rispetto di alcuni principi di redazione che lo
stesso codice dispone. Il principio della verit e correttezza richiede che i dati riportati
in bilancio siano veri e che la loro valutazione sia fatta applicando anzitutto i principi dl
redazione e i criteri di valutazione stabiliti dal codice. Vediamo dunque questi principi
e questi criteri.
Lart. 2423 bis pone alcuni principi che i redattori di un bilancio devono rispettare sia
ai fini della chiarezza del bilancio stesso sia ai fini della sua correttezza. I principali
sono i seguenti:
a) il principio della competenza per il quale il bilancio deve tener conto dei proventi
e degli oneri di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla data dell'incasso o
del pagamento (art. 2423 bis n. 3): in applicazione di questo principio, i ricavi del

conto economico indicano quanto la societ deve incassare per le vendite effettuate o
per altri proventi maturati nell'anno di esercizio e non gi quanto la societ ha
effettivamente incassato; correlativamente, i costi indicano quanto la societ deve
spendere per conseguire quei ricavi e non gi le somme effettivamente sborsate
durante l'anno. Poich l'utile (come la perdita) viene calcolato con il principio della
competenza, esso pu non coincidere con la disponibilit di denaro esistente in cassa
alla fine dell'esercizio, s che, per pagare il dividendo ai soci, la societ potrebbe
essere costretta a farsi prestare il denaro dalle banche;
b) il principio della continuit nei criteri di valutazione, per il quale tali criteri non
possono essere modificati da un esercizio all'altro (art. 2423 bis n. 6): il principio
risponde a un'esigenza di chiarezza perch consente di comparare bilanci relativi a
esercizi diversi e costituisce un ovvio presupposto perch si possa applicare
correttamente la disposizione per la quale per ogni voce dello stato patrimoniale e
del conto economico deve essere indicata l'importo della voce corrispondente
dell'esercizio precedente (art. 2423 ter c. 5); a questa principio si pu derogare in
casi eccezionali, al fine di dare una rappresentazione pi veritiera e corretta, dando
una congrua motivazione nella nota integrativa;
c) il principio della prudenza e della continuazione dell'attivit, per il quale la
valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva delIa
continuazione dell'attivit (art. 2423 bis n. 1): questo principio deriva dalla funzione
peculiare del bilancio di esercizio che non un bilancio di liquidazione destinata a
porre in luce il valore di liquidazione del patrimonio sociale, ma un bilancio volto a
rappresentare la situazione di un'impresa che deve durare nel tempo .

L art. 2426 pone alcuni criteri di valutazione che appaiano ispirati al principio della
prudenza. Essi, bench debbano essere rispettati perch il bilancio possa dirsi
corretto, lasciano tuttavia notevoli margini di discrezionalit ai redattori del bilancio.
Cos le immobilizzazioni devono essere iscritte al costo di acquisto o di produzione
(art. 2426 n. 1) e il costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali la cui
utilizzazione limitata nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni
esercizio in relazione alIa loro residua possibilit di utilizzazione(art. n. 2426 n. 2).
Tuttavia il codice civile lascia che siano gli amministratori a valutare quale sia Ia
possibilit di utilizzazione futura del bene ammortizzato. Questa fa s che gli
amministratori possano influire direttamente sulla misura dell'utile risultante dal conto
economico : infatti Ia quota annuale di ammortamento, come si visto, rappresenta
un costo desercizio e pertanto quote elevate di ammortamento diminuiscono l'utile di
esercizio mentre quote basse lo aumentano. Si possono quindi determinare Ie quote di
ammortamento pi in funzione dell'utile che si vuole far figurare in bilancio che in
funzione dell'effettivo deperimento del bene ammortizzato.

Analogo discorso si pu fare per Ie rimanenze di magazzino, per Ie quali I'art. 2426
n. 9 pone anzitutto il criterio per il quale esse devono essere valutate al minore valore
tra quello di costo e quello desumibile dall'andamento del mercato. Tuttavia esistono
diversi modi di calcolare il costo dei beni fungibili che in diversi momenti e con diversi
costi sono entrati nel magazzino delIa societ: media ponderata, "primo
entrato,primo uscito" (first in,first out =fifo), "ultimo entrato, primo uscito"
(last in, first out= lifo); l'art. 2426 n. 10 lascia questi modi alla scelta degli
amministratori. Anche qui si deve dire che la valutazione delle rimanenze di
magazzino influisce sull'utile di esercizio: una valutazione alta (da iscrivere tra i ricavi
del conto economico) aumenter l'utile, mentre una valutazione bassa lo deprimer.
La nota integrativa
La nota integrativa un documento destinato a integrare i dati numerici dello stato
patrimoniale e del conto economico con l'indicazione dei criteri di valutazione applicati
e con ulteriori notizie richieste dall'art. 2427.
Si tratta di un adempimento introdotto con la riforma del 1991 volto a dare maggiore
chiarezza al bilancio e a migliorare la sua idoneit a fornire una rappresentazione
veritiera e corretta della situazione della societ.