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20131 Milano - Via Stradivari, 7

Il nodo non sciolto


nella Dottrina
sociale della Chiesa
di mons. Giampaolo Crepaldi

Giacomo Biffi,
italiano cardinale
del card. Carlo Caffarra

Divorzio & sindrome


da alienazione
genitoriale

Il Vangelo della croce


& della gioia
di Vittorio Messori

di Franco Poterzio

Quando il gender
diventa ideologia

La scrittura
tra crisi & sogno

di Franco Olearo

di Alessandro Rivali

La minaccia islamica
del terrorismo

655
Settembre

di Roberto Rapaccini

2015

Poste Italiane Spa Spedizione in a.p.


D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004
n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia

Eutanasia. Il medico:
cinismo o speranza?
di Milly Gualteroni

N 655

Editoriale
Mons. Giampaolo Crepaldi
Franco Poterzio
Alessandro Rivali
Roberto Giorni
Aldo Maria Valli
Franco Olearo
Dino Basili
Milly Gualteroni
Card. Carlo Caffarra
Vittorio Messori
Claudio Mereghetti
ngel Garca Prieto
Vincenzo Sardelli
Stefano Masa
Roberto Rapaccini
Giovanni Livi
Leonardo Servadio
Claudio Pollastri
Florio Fabbri
Matteo Andolfo
*
Mauro Manfredini
Franco Palmieri
Guido Clericetti

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Londata devastante del senso di impotenza


Il nodo non sciolto nella Dottrina sociale della Chiesa
Divorzio & sindrome da alienazione genitoriale
La scrittura tra crisi & sogno
Diritto. Pu una sentenza modificare la Costituzione?
Piazza San Pietro. Il web per il Giubileo
Scuola. Quando il gender diventa ideologia
Piazza Quadrata. Aquila bollita & altri aforismi
Eutanasia. Il medico: cinismo o speranza?
In memoriam. Giacomo Biffi, italiano cardinale
Mariologia. Il Vangelo della croce & della gioia
Invito alla lettura. Richard Matheson, dai libri ai film
Musica. Il fado, uno stato dellanima portoghese
Teatro. Due guerre, tra neve & marce forzate
Finanza. Europa, Usa & la bolla cinese
Internazionale. La minaccia islamica del terrorismo
Osservatorio dEuropa. Tragedia greca, Atto II
Architettura. Progettare lo spazio del sacro
Interviste. Tra angeli & demoni, a Taormina
Cruciverba dautore
Ares news. Storia della Chiesa, mariologia, psicologia
Libri & libri
Doppia Classifica. Libri venduti & libri consigliati
Fax & disfax. Malcom X dopo Charleston
Inquietovivere

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SETTEMBRE 2015
ANNO 59

in questo numero:
Al rientro dalle vacanze, forse nella situazione spiritosamente ritratta nellInquietovivere di Guido Clericetti,
che chiude il fascicolo (p. 680), offriamo ottanta pagine tutte da leggere. In apertura, mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste, sostiene che il nodo non ancora sciolto nella Dottrina sociale della Chiesa latteggiamento nei confronti della secolarizzazione, la cui portata non stata adeguatamente valutata, anche da parte cattolica (p. 604). l
Lomelia che il card. Carlo Caffarra ha pronunciato alle esequie del card. Giacomo Biffi (foto), suo predecessore alla
guida dellarcidiocesi di Bologna, anche un profilo umano
ed ecclesiale dellindimenticabile teologo e pastore che ha
sempre seguito con simpatia e amicizia le attivit di Studi
cattolici e delle Edizioni Ares (p. 638).
Mentre gli scienziati discutono se considerare
come nuova malattia mentale la Sindrome da alienazione genitoriale (PAS), lo psichiatra Franco Poterzio analizza in dettaglio le ricadute dei fallimenti matrimoniali sullequilibrio psico-affettivo dei figli (p. 610). l Franco
Olearo mette in guardia sulle possibili infiltrazioni dellideologia gender nelle scuole, nonostante le assicurazioni
del ministro Giannini (p. 632).
La scrittura tra crisi & sogno il bel titolo del
saggio in cui il poeta Alessandro Rivali spiega perch e
per chi scrivere (p. 619). l Claudio Mereghetti invita a
leggere i romanzi di Richard Matheson, che non sono soltanto il canovaccio dei thriller cinematografici che ne sono stati tratti (p. 644). Il fascino culturale del fado che
Amalia Rodrgues (foto) ha fatto conoscere al mondo
raccontato da ngel Garca Prieto a p. 646.
A p. 640 lintensa prefazione di Vittorio Messori al
volume di Edouard Sinayobye sulla prima e finora unica apparizione della Madonna (foto) in terra africana riconosciuta
dalla Chiesa, a Kibeho (Ruanda). l Le responsabilit dei
medici nei suicidi assistiti sono tematizzate a p. 636 da
Milly Gualteroni, il cui romanzo autobiografico Strappata allabisso in uscita presso le Edizioni Ares.
Pu una sentenza modificare la Costituzione? la
domanda, con articolata risposta, che Roberto Giorni pone a
p. 626 a proposito di discutibili e discusse sentenze della Corte costituzionale in materia di Unioni civili tra persone dello
stesso sesso.
La minaccia islamica del terrorismo spiegata a p.
652 da Roberto Rapaccini che per anni si occupato presso
la Commissione europea delle strategie comunitarie per il
contrasto al terrorismo. l Dal suo Osservatorio dEuropa,
Giovanni Livi punta il cannochiale sugli sviluppi della crisi greca (p. 656).

Mensile di studi e attualit


20131 Milano - Via A. Stradivari, 7
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Milano: Alessandro Rivali
Roma: Franco Palmieri

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in qualsiasi momento richiederne la modifica o la cancellazione, scrivendo allAres Via Stradivari 7, 20131 Milano.

INTERNAZIONALE

La minaccia islamica del terrorismo


Fino al 2000 il terrorismo era
percepito in Europa come unemergenza esclusivamente nazionale. In particolare, la Spagna si
trovava a fronteggiare il terrorismo autonomista basco, mentre il
Regno Unito era impegnato nelle
problematiche di ordine pubblico
dellIrlanda del Nord. Il terrorismo di matrice islamica, gi attentamente seguito negli Stati
Uniti, non era considerato in Europa una questione di rilevanza
comunitaria. Le iniziative dellUnione europea si esaurivano
nel monitorare le situazioni nazionali degli Stati membri.
Lattacco agli USA nel settembre
del 2001 ha evidenziato che il
terrorismo di matrice islamica
costituiva una minaccia di primaria importanza per tutto il mondo
occidentale, Europa compresa,
come poi i tragici attentati di Madrid (2004) e di Londra (2005)
hanno drammaticamente dimostrato. Lapproccio dellintelligence nei confronti del terrorismo diverso da quello verso la
criminalit organizzata. Anche
questultima, per essere efficacemente contrastata, deve essere
oggetto di esame e di studio. Tuttavia si deve considerare che i fenomeni eversivi sono in genere il
prodotto sbagliato di unideologia e quindi per la loro prevenzione e repressione il momento
dellanalisi di prioritaria importanza; lanalisi, per essere efficace, richiede un approccio globale, prudente ed equilibrato. In
proposito, la societ islamica
permeata da una religione particolarmente invasiva che esprime
unistanza di radicale trasformazione delle istituzioni in senso

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confessionale: pertanto, anche se


Islm e terrorismo non possono
essere considerate entit direttamente correlate fra loro, tuttavia
si rileva che la fede musulmana
persegue un progetto politico che
pu costituire un facile terreno
per linsorgere di manifestazioni
violente. Va precisato preliminarmente che, nellanalizzare il reale atteggiamento dellIslm nei
confronti dellOccidente, una
difficolt in cui ci si imbatte costituita dal suo carattere disomogeneo. La religione islamica, infatti, non pu essere considerata
una monade dai tratti definiti, in
quanto si articola in molte confessioni che assumono posizioni
spesso divergenti fra di loro.

Il Jihad
Il terrorismo di matrice islamica
costituisce un modo per attuare il
Jihad (per analogia con la lingua
araba nella traduzione italiana si
preferisce dare alla parola il genere maschile). Il termine viene
spesso tradotto guerra santa intendendo con esso il ricorso collettivo alla violenza per la sottomissione degli infedeli. In realt,
il termine jihad nellarabo standard significa genericamente
massimo sforzo ed seguito
spesso dallespressione fi sabil
Allah, cio lungo il sentiero di
Dio; pertanto, con la locuzione
dovrebbe rettamente intendersi la
lotta interiore e individuale che il
fedele sostiene in ogni momento
della vita per predisporsi alla
comprensione dei misteri divini e
per resistere alle pulsioni estranee

o contrarie alla morale religiosa.


Peraltro, guerra santa in arabo
non si dice jihad ma al Harb al
Qdsiyah. Se si attribuisce al termine jihad il significato di una
mobilitazione collettiva per la difesa dellIslm, con la fine del
Califfato nel 1924 si posto il
problema di quale autorit, in
quanto guida della comunit musulmana, la potesse dichiarare. In
assenza di un califfo, solo i leader
politici musulmani potevano essere depositari di questo potere;
restava per problematica lindividuazione concreta di quale leader musulmano potesse essere
considerato un primus inter pares. Scavalcando lautorit politica degli Stati musulmani o quella
dei capi religiosi, al-Qaeda prima
e ora lISIS sembrano essersi attribuiti il potere di proclamare il jihad contro i governi giudicati anti-islamici, filo-occidentali o
semplicemente corrotti e miscredenti; le loro iniziative terroristiche, infatti, non hanno generalmente finalit localistiche (cio
strategicamente limitate allimpatto nel contesto regionale nel
quale vengono compiute), ma si
proclamano strumento di un progetto geopolitico pi ampio. La
maggior parte delle aggregazioni
terroristiche di matrice islamica,
invece, persegue fini limitati al
territorio in cui si realizzano.

La strategia
La pubblicazione del Rapporto
annuale (relativo al 2014) sul
Terrorismo nel Mondo da parte
del Dipartimento di Stato ameri-

cano contiene un dato apparentemente banale: la brutalit dello


Stato islamico (pi comunemente
detto ISIS) pone il gruppo jihadista davanti ad al-Qaeda come
leader del terrorismo globale.
Questa affermazione offre lo
spunto per alcune riflessioni sulle strategie dei gruppi violenti
eversivi. Liniziativa criminale
dei movimenti di matrice islamica, che spesso ha carattere suicida, avviene generalmente in
mezzo alla popolazione causando
in maniera indiscriminata molte
morti innocenti. Tale modalit
non casuale: queste iniziative,
che generano un rischio al quale
sono esposti tutti gli appartenenti
alla comunit civile in maniera
indifferenziata, creano un sentimento generale di insicurezza e
paura. Diversamente si rilevato
che molti movimenti terroristici
di ispirazione non islamica pianificano atti criminali in modo da
colpire solo obiettivi predeterminati (come, per esempio, progettare luccisione di personalit
istituzionali o politiche), evitando accuratamente il coinvolgimento indiscriminato di civili.
Questa attenzione nei confronti
della comunit finalizzata a
evitare che il movimento terroristico sia destinatario di una diffusa ostilit. In questo modo, infatti, lorganizzazione eversiva evita il generale dissenso dellopi-

nione pubblica che ancora non ha


maturato una posizione precisa
sulle questioni socio-politiche
che sono alla base delle iniziative
criminose.
Un esempio della fondatezza di
questa riflessione erano le modalit esecutive delle azioni dellETA, lorganizzazione terroristica
che lotta per lindipendenza del
popolo basco e che ora sembra
aver abbandonato la strategia
violenta. Le iniziative eversive di
questo movimento cercavano di
non colpire civili estranei, per
evitare di generare un diffuso
sentimento di terrore, che avrebbe avuto come conseguenza una
generale avversione, concreto
ostacolo dei negoziati con le istituzioni. Un movimento terroristico, quando agisce con questa
cautela, evita di perdere il consenso delle persone moderate che
simpatizzano o sono indifferenti
alle finalit che esso si propone;
nello stesso tempo, per, gli atti
criminali continuano a esercitare
una pressione sullapparato governativo per conseguire un
obiettivo pratico come lindipendenza, o una maggiore autonomia della comunit, o una specifica composizione di interessi.
Diversamente, liniziativa terroristica di matrice islamica crea un
generale senso di paura che consegue allampio e indiscriminato
coinvolgimento di civili; questa

modalit esecutiva radicalizza il


conflitto con il mondo occidentale, manifestando una mancanza
di interesse per il raggiungimento di una pacificazione.

Gli euro-jihadisti
Il reclutamento di jihadisti in Europa in aumento. una questione complessa che non pu essere
sottovalutata riducendo questi
casi a situazioni di mancata integrazione di nuovi immigrati. Il
fenomeno riguarda anche i neoconvertiti di nazionalit occidentale, nonch i cos detti homegrown, gli immigrati di seconda
generazione, cio quelli nati e
cresciuti in Occidente. Risultano
irrilevanti le classi sociali di appartenenza: alcune ricerche sociologiche hanno evidenziato la
falsit del luogo comune secondo
il quale il terrorista sarebbe indigente o proveniente da classi disagiate; emerso che alcuni responsabili di azioni criminose di
matrice islamica avevano completato gli studi universitari, altri
avevano un lavoro fisso, in alcuni casi di buon livello. In passato
larruolamento di potenziali terroristi avveniva attraverso lavvicinamento al radicalismo islamico in seno allambiente famigliare o mediante amici. Se il giova-

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ne si mostrava sensibile, veniva


resa pi incisiva la sua formazione per farne un mujaheddin, cio
un combattente jihadista. Lambiente privilegiato per queste iniziative erano le moschee, che non
sono solo luoghi di culto, ma anche contesti nei quali a livello locale si articola una parte significativa della vita sociale, si svolgono eventi conviviali, si rinforzano i sentimenti di solidariet
fra musulmani. La visione integralista generalmente di tipo
salafita indotta nel giovane costituisce un terreno fertile perch
si formi il convincimento dellesistenza di un dovere di andare a
combattere in Siria o in Iraq per
sostenere lISIS (lo Stato islamico), punta esponenziale del jihad
globale. A questa fase segue il
contatto diretto con un membro
attivo delleversione per dare seguito alle aspirazioni del neo-affiliato fornendogli anche il necessario supporto materiale. Attualmente questa prassi divenuta pi rischiosa e meno efficace a
seguito delle attivit preventive
dellintelligence, e si aggiunta
la propaganda sul web di predicatori particolarmente carismatici.
Pi precisamente il contatto diretto con esponenti dellintegralismo probabilmente continua ad
avvenire nelle moschee o in ambienti collegati, ma i siti web e i
social network assicurano efficacemente la promozione del radicalismo. Il ricorso a Internet consente di estendere il reclutamento
anche a giovanissimi. I siti sono
preparati molto accuratamente,
con video e immagini finalizzati
a suscitare il rifiuto della cultura
occidentale, traditrice e infedele,
e a considerare la guerra a sostegno dei fratelli islamici in difficolt un obbligo per il vero credente. Il reclutamento di jihadisti
non un fenomeno di massa, ma
limitato a quei giovani particolarmente disorientati dal relativismo dominante. LISIS, con il suo
efficace apparato propagandistico, fornisce come alternativa
princpi saldi che sono il precipi-

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tato della sua effimera propensione alla facile certezza. Probabilmente, pi o meno consapevolmente, alcuni giovani avvertono
che linsicurezza generata dalla
crisi di identit possa superarsi
attraverso linserimento in un
gruppo coeso dalla fede.

Genesi
della minaccia
Lattualit ci ha abituato a considerare fisiologico il confronto
politico con i Paesi islamici. In
realt i miei coetanei sanno che
questa situazione ha unorigine
recente. Fino agli anni 70, infatti, la cultura musulmana era oggetto di attenzione solo per gli
studiosi della materia, mentre la
maggior parte delle persone, immersa nel proprio etnocentrismo,
guardava con distacco e con superficiale curiosit a un mondo
caratterizzato da consuetudini
cos diverse dalle nostre; il loro
interesse si concentrava esclusivamente sulle apparenze, sulle
sovrastrutture, sugli aspetti esotici. Gli arabi che allora immigravano nei Paesi europei cercavano
di integrarsi abbandonando spontaneamente labitudine a portare
indumenti tradizionali, mentre
attualmente il ritorno alluso del
niqab, dello chador, del burqa e
del qamis diventato un mezzo
per manifestare il rifiuto allomologazione occidentale. LIslm,
in quei tempi, non aveva una valenza politica; nella Turchia, fin
dai tempi di Kemal Ataturk, e
nellIran, governato dalla famiglia Palhevi, erano in atto processi di modernizzazione e di occidentalizzazione, mentre nei Paesi
arabi, a cominciare dallEgitto di
Nasser, si affermava un socialismo di stampo laico.
La situazione cominciata a
cambiare nel 1979 con la Rivoluzione Iraniana di Khomeini, che
indicava una via musulmana al
futuro, che non coincideva con
un ritorno al passato, ma al contrario aspirava a costruire un fu-

turo alternativo. Da allora, per


chi come me cresciuto nel contesto politico della guerra fredda,
la contrapposizione che si andava
delineando fra il mondo islamico
fondamentalista e lOccidente
sostituiva il vuoto creato dal crollo dellUnione Sovietica. Diventavano famigliari termini come
jihad. Da allora lIslm divenuto una realt geopolitica contrapposta a un Occidente agnostico
(impropriamente definito cristiano dalla propaganda fondamentalista). I Paesi islamici uscivano da una pregressa eclisse
del sacro. Questo cambiamento
epocale, malinteso, stato terreno fertile per la genesi della minaccia fondamentalista e terrorista di matrice islamica.

Laccordo sul
nucleare iraniano
Laccordo firmato il 14 luglio dopo lunghe trattative fra i cosiddetti 5 + 1 (ovvero i Paesi
membri permanenti del Consiglio di sicurezza dellONU + la
Germania, mandatari della comunit internazionale) e lIran ha
una grande portata storica con
probabili riflessi sulla minaccia
terroristica di matrice islamica.
LIran, infatti, considerato uno
stato sponsor del terrorismo, in
quanto impegnato in comportamenti pericolosi e destabilizzanti
nella regione mediorientale: contribuisce a sostenere il regime di
Assad in Siria, sostiene Hezbollah in Libano e Hamas nella Striscia di Gaza, aiuta i ribelli Houthi in Yemen. Lintesa ha avuto
come oggetto principale il controllo del programma nucleare
iraniano: gli enti preposti saranno
messi in grado di verificare che
sia rivolto a scopi civili, con la
contropartita della rimozione delle sanzioni che gravano sullo Stato persiano. Levento comporter
in primis limmissione di migliaia di barili di petrolio iraniano sul mercato, con caduta del
prezzo e altri effetti non del tutto

ipotizzabili: per quanto leconomia (quella finanziaria e non


quella reale) governi con le sue
regole il mondo, lintesa ha un
valore che va ben oltre le leggi
della finanza. LIran, infatti, esce
dallisolamento nel quale lo avevano relegato lembargo e linterruzione delle relazioni commerciali, per tornare a essere un
interlocutore normale dellOccidente. Nellattuale contesto
geopolitico si tratta di una grande
novit: lIran potrebbe essere, in
prospettiva, quellalleato strategico nel mondo islamico di cui
lOccidente ha un bisogno vitale.
Innanzitutto, la sua adesione allIslm di tipo sciita lo rende un
partner affidabile per contrastare
lISIS e soprattutto le ambiguit
del mondo islamico sunnita, i cui
atteggiamenti di condanna dello
Stato islamico spesso non corrispondono ai fatti: componenti
delle monarchie sunnite del Golfo, infatti, forniscono un supporto economico, militare e politico
al fondamentalismo che ha la sua
punta esponenziale nellISIS.
Inoltre, lattuale governo della
Repubblica islamica iraniana
solido, moderato e riformista, e
sta riprendendo in considerazione i progressi nel campo delle libert civili che furono obiettivi
del passato leader Khatami che,
con la sua presidenza, fece pensare allavvento di una possibile
primavera iraniana, abortita con
lascesa di Ahmadinejad. La popolazione persiana nella sostanza
secolarizzata e conserva un
substrato culturale occidentale.
Tuttavia non si deve dimenticare
che la complessa architettura a
doppio binario del Paese prevede
al governo, oltre al vertice civile
del presidente Rouani, un capo
religioso, layatollah Khamenei,
espressione dello spirito conservatore teocratico, e reale freno al
progresso.
Israele considera laccordo un
grave errore: lIran oggettivamente una minaccia dal punto di
vista militare. Tuttavia i tempi
sono maturi per la stabilizzazione

e la normalizzazione delle relazioni di Israele con il mondo arabo attraverso limplementazione


degli accordi di Oslo. Nellaver
condotto le trattative va riconosciuto a Barack Obama, destinatario di un premio Nobel per la
pace assegnato a scatola chiusa,
di aver portato a termine questo
progetto nellostilit manifesta di
Israele e in quella meno apparente delle tradizionali alleate monarchie saudite che temono lascesa della potenza iraniana nella
regione medio-orientale. In conclusione, lIran stato in passato
una centrale del terrorismo finanziando movimenti sciiti, in particolare Hezbollah, e sunniti, segnatamente Hamas: lintegrazione nel contesto geopolitico internazionale render molto difficile
il perpetuarsi di queste iniziative.

La situazione
attuale
Nel giugno del 2014 Abu Bakr
al-Baghdadi, noto come lo
sceicco invisibile, fu proclamato califfo dellISIS, lautoproclamatosi Stato islamico nei territori occupati di Siria e Iraq, con
lo scopo di estendere la propria
autorit su tutte le terre abitate
dai musulmani. I rapporti tra ISIS
e al-Qaeda non sono chiari: si
parlato sia di una loro rivalit
nella leadership del jihadismo
globale anche in relazione a
una loro diversa visione strategica in quanto al-Qaeda attribuisce
priorit allattacco contro il nemico esterno, cio contro lOccidente, mentre lISIS rivolge la sua
attenzione a un progetto di omologazione delluniverso musulmano secondo i propri dettami
sia di alleanza o, pi precisamente, di una loro possibile fusione
(al-Qaeda sembrerebbe disposta
a confluire nellISIS), con lesito
devastante e infausto di un Occidente assediato dalla minaccia di
attentatori islamisti).
LIran continua a essere il vero alleato dellOccidente contro lISIS,

supportando un esercito iracheno


che va progressivamente sgretolandosi e perdendo ogni reale capacit difensiva e offensiva. Nei
confronti dello Stato islamico alcuni Paesi del Golfo, nonostante
una dichiarata e debole ostilit di
facciata, mantengono un atteggiamento ambiguo e probabilmente
di sostegno finanziario. La mancanza di iniziative concrete di
contrasto dello Stato islamico da
parte degli Stati Uniti e dellEuropa, che pericolosamente temporeggiano, genera il sospetto che ci
sia un non dichiarabile interesse
di alcuni Paesi allesistenza dellISIS, sebbene in termini territorialmente e militarmente contenuti.
Nella complessa regione medioorientale, infatti, la presenza dello Stato islamico sunnita pu essere strumentale a contrastare e a
bilanciare lemergente potenza
della Repubblica sciita dellIran,
che in virt dellaccordo sul nucleare e alla revisione delle sanzioni nei suoi confronti destinata a riacquistare tutto il suo pregresso peso politico. Oggi gli atti
terroristici imputabili alla matrice
jihadista sono spesso realizzati da
cellule indipendenti che si autoaccreditano come emissari di una
data organizzazione. Si parla di
franchising del terrorismo. In altri
termini, il terrorismo di matrice
islamica sembra strutturato verticalmente da un punto di vista decisionale e orizzontalmente da un
punto di vista operativo ed esecutivo. Questa caratteristica trasforma di fatto unorganizzazione terroristica centralizzata con bersagli
globali in pericolose agenzie nelle
diverse aree del mondo con obiettivi locali e imprevedibili, i cos
detti soft target.
Roberto Rapaccini
Roberto Rapaccini ha lavorato a Bruxelles presso la Commissione europea in
qualit di esperto nazionale distaccato,
ha seguito gli aspetti internazionali della
cooperazione di polizia e ha prestato servizio in una struttura che si occupava anche delle strategie comunitarie per il
contrasto al terrorismo.

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