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20131 Milano - Via Stradivari, 7

c Natale 2015 c
meditazione di Michelangelo
Pelez; poesie di Annalisa Cima,
Valerio Magrelli, Giampiero Neri;
un racconto di Miriam Dubini

Il genio mediterraneo
della civilt europea
di Herv Pasqua

Uno di noi:
la seconda fase

Cattolici remissivi
al diffuso sentire

di Carlo Casini

di Lorenzo Ornaghi

La salute psichica
& spirituale

Islm & democrazia.


Un ossimoro?

di Franco Poterzio

di Roberto Rapaccini

Gli Anniversari
del 2016

658
Dicembre

di Gianmaria Bedendo

2015

Poste Italiane Spa Spedizione in a.p.


D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004
n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia

Politica. 4 questioni
sui traditori
di Lodovico Festa

N 658

Editoriale
Herv Pasqua
Carlo Casini
Dino Basili
Gianmaria Bedendo

841
844
850
855
856

Il volto della misericordia


Il genio mediterraneo della civilt europea
Uno di noi: la seconda fase
Piazza quadrata. Dal retroscena allo schema
Gli Anniversari del 2016
Natale 2015
llllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll
Michelangelo Pelez
860
Spiritualit. Abissale discesa di Dio
A. Cima - V. Magrelli - G. Neri
864
Tre poesie per il Natale 2015
Miriam Dubini
Un racconto. Storia della storia del Natale
866
llllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll
Piazza San Pietro. La lotteria di beneficenza del Papa
Aldo Maria Valli
870
Armando Fumagalli
Convegni. Il nuovo umanesimo Ges Cristo
872
Pier Giorgio Liverani
874
Societ multicaotica. Natale decristianizzato?
Roberto Marchesini
876
Gender. Virilit non biologica?
Franco Poterzio
Psicologia. La salute psichica & spirituale
878
Guido Clericetti
881
Inquietovivere
*
882
Una nuova puntata dellavventura Ares!
Lodovico Festa
884
Scenari. 4 questioni sui traditori
Lorenzo Ornaghi
886
Orizzonti. Cattolici remissivi al diffuso sentire
Roberto Rapaccini
888
Esteri. Islm & democrazia. Un ossimoro?
Isabella Serra
892
Nobel. A Stoccolma premiato il giornalismo
Roberto Cutaia
894
Manzoniana. Gli ingrati amici del Manzoni
Florio Fabbri
897
Cruciverba dautore
Nicola Guiso
898
Epistolari. Il partito totalizzante di Togliatti
Raffaele Vacca
900
Opinioni & commenti. E invece Antigone aveva ragione
Claudio Pollastri
902
Interviste. Parigi, 13 novembre 2015. Colloquio con W. Bouchamaoui & L. Diarra
Manuela Binaghi
906
Danza. Inarrivabile Zakharova
Vincenzo Sardelli
909
Teatro. Ivanov con riscatto finale
Matteo Andolfo
912
Ares news. Best seller del 2015
*
914
Libri & libri
Mauro Manfredini
918
Doppia Classifica. Libri venduti & libri consigliati
Franco Palmieri
920
Fax & disfax. Mafia allamatriciana
*
922
Libri ricevuti
M.A.
923
Indice generale dellannata 2015
llllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllllll

BUON NATALE! FELICE 2016!


Vi aspettiamo a pagina 882
842

!+

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DICEMBRE 2015
ANNO 59

in questo numero:
Per il Natale 2015 offriamo una pagina di spiritualit di Michelangelo Pelez (p. 860), poesie natalizie di
Annalisa Cima, Valerio Magrelli, Giampiero Neri (p.
864), un racconto di Miriam Dubini, illustrato da Roberto
Totaro (p. 866). Anche lInquietovivere di Guido Clricetti
(p. 881) in tema, e Pier Giorgio Liverani registra nella
rubrica Societ multicaotica i tentativi di decristianizzare
il Natale. l LIndice generale 2015, predisposto da Matteo Andolfo, ci consente di gettare uno sguardo al lavoro
compiuto dalla rivista nellanno che sta per concludersi:
162 autori hanno firmato gli articoli, 333 i libri recensiti.l
Ma che cosa ci aspetta lAnno prossimo, di che cosa si
parler? Il documentatissimo Gianmaria Bedendo ci
orienta sui centenari da ricordare nel 2016. Ce n per tutti: ricorrenze storiche, eventi ecclesiali, personaggi della
cultura e del costume (p. 856).
Nello studio di apertura, il filosofo Herv Pasqua, delineando il magistero di Jean-Franois Matti, riflette sul Genio mediterraneo della civilt europea (p.
844), tema particolarmente attuale in ordine alle identit
culturali. l Per quanto concerne il mondo musulmano,
Roberto Rapaccini si domanda se il binomio Islm & democrazia non sia un ossimoro (p. 888).
I tragici eventi parigini del 13 novembre scorso
sono tuttora ben presenti: Claudio Pollastri ha intervistato
il Premio Nobel per la pace 2015, Wided Bouchamaou
(foto), e il calciatore Lassana Diarra che allo Stade de
France disputava lamichevole dei Blues contro la Germania mentre sua cugina Asta veniva uccisa al Teatro Bataclan (p. 902).
Armando Fumagalli traccia una sintesi del Convegno ecclesiale di Firenze sul tema Ges Cristo & il nuovo umanesimo (p. 872), mentre Aldo Maria Valli (foto),
nella rubrica Piazza San Pietro, aggiorna sulle elemosine
del Papa (p. 870). l Etica & bioetica: Roberto Marchesini,
in tema di Gender, analizza ipotesi di virilit non biologica
(p. 876); i rapporti tra salute psichica e vita spirituale sono
studiati dal neuropsichiatra Franco Poterzio (p. 878).
Isabella Serra presenta la scrittrice giornalista
Svetlana Aleksievi, Premio Nobel 2015 (p. 892). I curiosi rapporti tra Manzoni, Rosmini e Tommaseo sono oggetto delle ricerche di Roberto Cutaia (p. 984). l Manuela Binaghi ha intervistato Svetlana Zakharova (foto), toile contesa da tutti i teatri del mondo, che sa coniugare
limpegno nella splendida e difficile arte della danza, in
cui eccelle, con la sua vita di donna e di madre (p. 906).
Da leggere subito le arricchenti rubriche Orizzonti, di Lorenzo Ornaghi (p. 886) e Scenari, di Lodovico
Festa (p. 884). Ancora Auguri a tutti i lettori.

Mensile di studi e attualit


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in qualsiasi momento richiederne la modifica o la cancellazione, scrivendo allAres Via Stradivari 7, 20131 Milano.

ESTERI

Islm & democrazia. Un ossimoro?


Il tema della compatibilit fra
Islm e democrazia particolarmente complesso. Preliminarmente necessario precisare
che il concetto di democrazia
sar considerato in questo scritto da un punto di vista occidentale, ovvero come quella forma
di governo che si fonda sulla divisione dei poteri, che garantisce lesercizio dei diritti di libert sia a livello individuale sia
collettivo, che assicura la tutela
delle minoranze.
Linteresse per i sistemi politici islamici si evidenzi con lascesa
del terrorismo jihadista culminata
nei tragici fatti dell11 settembre
2001: si ritenne allora che la deriva fondamentalista e i conseguenti problemi di stabilit e sicurezza
potessero essere arginati alimentando un dialogo democratico allinterno dei regimi a impronta
teocratica musulmana. Poteva anche essere evitato lo scontro di civilt ipotizzato dal politologo
Huntington, che gi in un suo saggio del 1996 (Lo scontro delle civilt e il nuovo ordine mondiale)
aveva scritto: La fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo
in cui viviamo non sar sostanzialmente n ideologica n economica. Le grandi divisioni dellumanit e le fonti principali di conflitto
saranno legate alla cultura.
La questione richiede unanalisi
obiettiva, cio per quanto possibile scevra da preconcetti e
pregiudizi originati da una visione etnocentrica. Quale tipo di democrazia si auspica per i Paesi
musulmani retti da regimi autoritari? In proposito, necessario
chiedersi preliminarmente se per
definire democratici i Paesi isla-

888

mici sia sufficiente la previsione


di libere elezioni che garantiscano unadeguata partecipazione
popolare, o invece debba essere
assicurata una base politica, giuridica, culturale, sociale che consenta il rispetto dei diritti individuali e collettivi, leguaglianza
tra i generi, la separazione dei
poteri, il pluralismo, la legalit
integrata dalla supremazia del diritto positivo.
Per quanto riguarda le libere elezioni, questa strada ormai percorsa da numerosi Paesi islamici
(Tunisia, Egitto, Turchia, per
esempio); il vero problema, in
questi casi, garantire poteri allopposizione, ovvero evitare una
tirannia della maggioranza, cio
un autoritarismo legalizzato.
Inoltre, difficile assicurare il rispetto di alcuni diritti e libert civili, dal momento che la religione musulmana codifica forme di
disuguaglianza come quella tra i
sessi; pi precisamente le aspirazioni laiche delle istituzioni sono
spesso condizionate dallingerenza dei princpi della Sharia.
Com noto, manca nellIslm
una voce ufficiale in quanto non
esiste unautorit religiosa gerarchicamente sovra ordinata come nella Chiesa cattolica legittimata a decidere ci che dogma o meno. Lassenza di unautorit superiore ha permesso la
nascita di pi ortodossie, alcune
delle quali violente e intolleranti.
In sintesi, Islm e democrazia sono compatibili se il primo resta
solo fonte di ispirazione non
vincolante dal punto di vista giuridico per la condotta nella societ di individui e gruppi, e non
ci sia sottomissione del potere

statale alle autorit religiose; in


altri termini politica e Islm dovrebbero rimanere confinati in
distinti mbiti. Se invece lIslm
impone invasivamente una concezione globale della realt a cui
lo Stato obbligato a ispirarsi assumendo un carattere etico e rinunciando alle istanze di laicit,
la strada per la democrazia segnata da ostacoli insormontabili.

Democrazia
& libert
Il concetto di democrazia strettamente correlato a quello di libert. La nozione di libert nella
tradizione araba di recente acquisizione in quanto storicamente laspirazione di questi popoli
sempre stata prevalentemente la
giustizia. Lorganizzazione tribale che alla base delle societ
arabe infatti implica laccettazione come realt ineludibile
dellesistenza di un potere superiore a cui ci si sottopone pacificamente purch venga esercitato
con equit. Gli Stati arabi non
hanno avvertito nel tempo la necessit di elaborare una struttura
amministrativa decentrata, in
quanto al potere centrale per poter governare era sufficiente garantirsi lappoggio delle comunit stanziate su specifici territori
(le trib), le quali come gi detto pretendevano, come condizione necessaria e sufficiente,
che il potere centrale, pur non
esercitato democraticamente,
fosse amministrato secondo giustizia. La trib, che aveva una
specifica autonomia e omogeneit, era caratterizzata da propri sti-

li di vita, da autosufficienza, da
un forte legame con il territorio e,
in alcuni casi, da una sua lingua o
dialetto. In essa mancava qualsiasi espressione di democrazia
diretta o rappresentativa; lattribuzione del potere era fondata su
meccanismi dinastici, di anzianit o su forme pseudo-istituzionali che predeterminavano automaticamente il destinatario di funzioni di governo sulla comunit:
era del tutto estraneo a questo
modello organizzativo qualsiasi
strumento che assicurasse facolt
di libera scelta.
La societ tribale pertanto e gli
Stati arabi che ne ereditarono la
cultura giuridica non si fondava
sui diritti di libert e di uguaglianza, prerogativa delle democrazie. Un membro della comunit tribale poteva aspirare a poteri di governo solo se apparteneva a una specifica linea dinastica
o fosse titolare di aspettative di
poteri di governo in virt di meccanismi di automatica predeterminazione; la condizione di un
qualsiasi altro individuo si esauriva invece nellaccettare pacificamente di essere governato purch tale supremazia venisse esercitata con equit. Gli Stati arabi,
al momento della loro nascita, riconoscendo la preesistente struttura tribale e demandando alle
trib la gestione locale del potere, ne ottenevano come corrispettivo la fedelt e il sostegno.
Per poter avere un quadro completo della concreta rilevanza
della normativa islamica nei Paesi musulmani non sufficiente
considerare leventuale promulgazione di princpi laici, ma il
modo in cui queste normative
vengono applicate: per esempio,
anche laddove sia stata proclamata la libert religiosa, tuttavia
la concreta professione di atti di
fede diversi dallIslm o la conversione di un musulmano ad altra fede vengono di fatto sanzionate in quanto equiparate ad atti
contrari allordine pubblico. Fatta eccezione per la Turchia (in
questi anni anche in Turchia in

atto un attacco allo Stato laico) e


la Tunisia, in nessuno Stato musulmano viene tutelata sufficientemente la libert delle coscienze. La tolleranza per le scelte religiose e politiche individuali
nella cultura giuridica occidentale trova fondamento principalmente nella Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo firmata a Parigi il 10 dicembre
1948, che non riconosciuta dagli Stati arabi i quali in maniera
specularmente contraria ritengono che le posizioni giuridiche
soggettive individuali debbano
essere sacrificate in favore delle
esigenze della comunit islamica; pertanto, per rapportare i diritti e le libert individuali alle
esigenze religiose e culturali di
quei Paesi, stata elaborata una
Dichiarazione Islamica dei Diritti dellUomo, proclamata il 19
settembre 1981 a Parigi.
Un altro strumento attraverso il
quale, pur essendo in corso un
processo di modernizzazione,
stata assicurata la vigenza dei
princpi della tradizione islamica,
stato quello di affermare la necessaria non contraddittoriet tra
le nuove leggi e i princpi fondamentali dellIslm, non suscetti-

bili di essere modificati dalla


normativa positiva.
In sintesi, il mondo arabo-islamico prevalentemente caratterizzato da regimi autoritari e probabilmente la motivazione di questa caratteristica risiede nella genesi degli Stati arabi nati, con
modalit storicamente diversificate, dalla fusione di trib.

Laicit non
ateismo
Stabilire con chiarezza le relazioni fra religione e politica la
condizione essenziale per lo sviluppo di princpi quali la tolleranza, luguaglianza, il rispetto
della libert di pensiero, la libert di culto, che sono il presupposto della democrazia.
Corollario dellinesistenza nella
cultura araba di una demarcazione
tra fede e politica la mancanza di
una corretta elaborazione del concetto di laicit, al quale viene
spesso erroneamente attribuito
come conseguenza dellassenza di
pluralismo religioso il significato di ateismo. Fino a qualche decennio fa in arabo la parola laicit
nemmeno esisteva. Attualmente

889

con un neologismo si dice al maniyya, ma questo termine nel suo


esatto significato generalmente
compreso solo dai musulmani che
hanno avuto contatti con la cultura occidentale. Il difetto di laicit
ha come conseguenza che i poteri
dello Stato islamico sono considerati legittimi solo se sono rispettosi della religione, diversamente
dallo Stato moderno che si fonda
sul principio di legalit, ovvero
sulla sovranit della legge.
La parola libert nel mondo arabo aveva in passato solo un significato legale e non politico, in
quanto indicava lassenza di limitazioni o restrizioni individuali; il suo opposto era quindi la
schiavit. Il contrario della tirannia non erano la libert e la democrazia, ma la giustizia, con la
precisazione che al dovere del
capo di amministrare equamente
non corrispondeva il diritto del
suddito di essere trattato giustamente. La libert da un punto di
vista politico era solo una condizione collettiva e non personale,
e quindi coincideva con il concetto occidentale di indipendenza
dello Stato, che cosa diversa
dalla democrazia. Quando gli
echi della Rivoluzione francese
giunsero nel mondo arabo la parola libert assunse anche unaccezione politica, tuttavia con
connotazioni negative in quanto
gli autori musulmani la adottarono come sinonimo di libertinaggio, licenziosit e anarchia, e
quindi, in sintesi, come potenziale strumento di eversione dellordine morale religioso.
Il principio della separazione dei
poteri venne introdotto in alcuni
Paesi islamici nei primi anni del
Novecento (a partire dalla Turchia). Con il nazionalismo, per
porre laccento sulla necessit
che la sovranit dello Stato fosse
svincolata dalle tentazioni imperialiste di nazioni straniere, la libert torn a essere sinonimo di
indipendenza dello Stato. Il pluralismo partitico, presupposto
della democrazia parlamentare,
viene tuttora considerato dal pen-

890

siero fondamentalista in contrasto con lunit e la compattezza


della Umma, la comunit musulmana; la libert di opinione
avrebbe infatti una connotazione
negativa perch sarebbe causa di
disorientamento politico e religioso, premessa di un ritorno al
caotico mondo pagano precedente alla nascita dellIslm.
In ultimo, lintangibilit della
tradizione religiosa, unita alla
sua continua invasivit sulla sfera politica, costituisce un freno
alliniziativa individuale e collettiva strumentale alla modernizzazione istituzionale.

Listituto
della Dhimma
Un eventuale ostacolo allinstaurazione di una democrazia pluralista la possibile applicazione
della Dhimma, un desueto istituto
previsto dalla Sharia. Nel Periodo Islamico Classico (VII-XVI
secolo) infatti non potevano far
parte della Umma cio della comunit islamica i fedeli di altre
religioni, che pertanto non avevano il diritto di risiedere nella terra
dellIslm. Tuttavia la stessa legge islamica prevedeva uneccezione per i fedeli delle religioni
monoteiste (per le cos dette Religioni del Libro, e quindi, principalmente per gli ebrei e i cristiani): veniva loro riconosciuta
la possibilit di risiedere nella terra dellIslm. Questa opportunit
per era subordinata al pagamento di unimposta personale e di
una fondiaria, che avrebbero assicurato agli individui gravati dai
tributi anche una protezione. La
Jizya era il termine arabo che indicava questi gravami.
Questo quadro normativo era la
Dhimma, che pertanto in concreto
era un patto tra unautorit di governo musulmana e fedeli non
musulmani cio i Dhimmi, ovvero generalmente cristiani ed ebrei
, tenuti anche a un comportamento di subordinazione ai soggetti
con capacit giuridica piena, ovve-

ro ai musulmani, e obbligati al
massimo rispetto della fede islamica e a evitare qualsiasi forma di
proselitismo. Il Corano quindi non
imponeva a ebrei e cristiani di
convertirsi allIslm, ma li penalizzava con il pagamento di un tributo. Questo principio venne osservato nei primi secoli che seguirono lespansione islamica; successivamente, questo patto venne
occasionalmente disatteso e i
Dhimmi furono forzati a scegliere
tra lIslm e la morte. La condizione inerente a questo istituto si perdeva a seguito di violazioni delle
norme relative allo status (da esse
poteva conseguire anche la pena
capitale), o per la conversione allIslm. Questultima non era vista
con particolare favore perch
comportava la cessazione dallesazione dei tributi conseguenti la
Dhimmitudine.
Il fondamento dellistituto della
Dhimma era la convinzione dei fedeli musulmani della loro superiorit rispetto ai fedeli di altre religioni. LIsis recentemente ha ripristinato questo istituto, imponendo
il pagamento di un tributo ai cristiani residenti in alcune zone del
territorio sotto la propria sovranit; lalternativa al pagamento la
conversione allIslm o la morte.
In questo modo lo Stato Islamico
ha rimesso indietro lorologio della storia di alcuni secoli.

Involuzione della
Primavera araba
La Primavera araba stata caratterizzata da moti di rivolta inizialmente laici che si sono avviati in Tunisia alla fine del 2010 e
si sono propagati poi con effetto
domino in altri Paesi arabi.
La Primavera araba sembrata
giungere inattesa: in realt non
avrebbe dovuto sorprendere, anche se quel fisiologico fermento
sociale che ha sempre permeato
il mondo arabo sembrava irrimediabilmente e costantemente frenato da un immobilismo prodotto
dalla diffusa rassegnazione della

gente a subire, come una condizione inevitabile, discriminazioni


sociali e sistemi politici e giudiziari caratterizzati dallarbitrio.
Tuttavia negli ultimi tempi era
cresciuta la sensibilit nei confronti della necessit di una trasformazione delle istituzioni in
senso pluralista e democratico,
alimentata dal diffuso malessere
per una societ cristallizzata su
posizioni antidemocratiche e caratterizzata da una inaccettabile
diseguaglianza nella distribuzione delle ricchezze.
I manifestanti allinizio non scesero in strada in nome dellIslm:
i loro slogan inneggiavano ai valori universali della dignit, della
giustizia e della libert; mancarono quelle manifestazioni anti-occidentali (soprattutto anti-americane e anti-israeliane) che emersero in precedenti rivoluzioni islamiche e che avevano accreditato limmagine di un mondo musulmano compatto nellessere
contrapposto allOccidente.
Che cosa resta della volont di
rinnovamento della societ araba
in senso democratico che stato
lelemento principale che ha animato la Primavera araba? Nonostante liniziale matrice laica,
questi moti hanno progressivamente virato verso esiti fondamentalisti, determinando una reviviscenza dellintegralismo islamico. Nel corso di questi tumulti
per la prima volta in quel contesto geopolitico sono stati richiesti
sistemi politici che, oltre a governare con giustizia, assicurassero
libert e democrazia. Gli arabi,
nel richiedere questi diritti, non
potevano avere come modello di
riferimento le democrazie occidentali, da sempre considerate
corrotte e lontane da quei valori
spirituali e religiosi: il nuovo auspicato Stato non poteva che essere fondato su una piena e pura
applicazione dei valori dellIslm, considerati gli unici in grado di assicurare uno Stato perfetto, oltre che giusto. Cos la Primavera araba progressivamente
approdata a esiti fondamentalisti.

Il nuovo contesto originato dai


tumulti della Primavera araba ha
contribuito a ridimensionare fortemente il valore attribuito al terrorismo. Pi precisamente in passato i cambiamenti di regime o le
rivoluzioni interne si erano avuti
a seguito di iniziative di gruppi
eversivi, in qualche caso con
lausilio esterno di altri Stati. Si
era pertanto consolidata nei popoli arabi la consapevolezza che
essi non avessero alternative alla
sottomissione a governi iniqui,
mentre soltanto lattivit terroristica poteva offrire prospettive
concrete di cambiamento. La Primavera araba ha tolto al terrorismo il monopolio della possibilit di mutamenti politici.

Punti fermi
& sfumature
Alla luce dei precedenti approfondimenti pu essere nuovamente affrontato il quesito iniziale: la religione islamica compatibile con la democrazia intesa in
senso occidentale? La domanda,
se formulata in termini cos assoluti, superficiale e mal posta:
infatti le variabili dei rapporti fra
Islm e democrazia sono cos numerose che non possibile fornire una risposta univoca, ma sono
necessarie precisazioni articolate. Pertanto possono essere fissati i seguenti punti.
l Uno Stato in cui in vigore la
Sharia difficilmente pu coesistere con una societ pluralista e
democratica. Il primato dellIslm innanzitutto esclude la tutela
dei fedeli di altre religioni. Significativo il desueto (ma ripristinato dallIsis) istituto della
Dhimma, come sopra abbiamo
spiegato. Inoltre, lIslm, oltre a
quella religiosa, giustifica altre
forme di discriminazione, come
per esempio quella tra i sessi. In
conclusione, lingerenza della
Sharia sulla societ civile incompatibile con il pluralismo politico e religioso (politica e reli-

gione nellIslm sono inscindibili); incompatibile con la tutela


delle minoranze; incompatibile
con luguaglianza e i diritti di libert. In sintesi, incompatibile
con la democrazia.
l Diversamente, se lo Stato in
cui risiede una maggioranza musulmana ha leggi laiche, non ci
sono pregiudiziali ostative alla
democrazia. Questo principio ha
riscontri concreti, come per
esempio il regime tunisino. In
Tunisia il 98% della popolazione
di religione musulmana. Questo Paese nel 2014 ha adottato
una Costituzione che stata il
frutto di un compromesso tra il
partito islamista Ennahda e le
forze dellopposizione. La Carta
Costituzionale accorda un posto
politicamente contenuto allIslm e introduce in vari settori
della societ la parit fra uomo e
donna; prevede inoltre la libert
di coscienza (Lo Stato custode
della religione, garante della libert di coscienza e di fede e del
libero esercizio del culto); garantisce la libert di espressione e
vieta la tortura fisica e morale.
l Fra queste due posizioni ovvero lo Stato governato dalla
Sharia e quello con leggi laiche
pur caratterizzato da una popolazione in maggioranza musulmana ci sono sfumate situazioni
intermedie. Sullo sfondo. il ricorrente problema della definizione
del cosddetto Islm moderato,
dal momento che, come gi detto, fra le varie interpretazioni dellIslm impossibile individuare
una versione ufficiale mancando
unautorit religiosa gerarchicamente superiore.
Resta la generale difficolt di individuare concretamente il concetto di democrazia: se da un
punto di vista formale facile
stabilire gli indici della sua esistenza, da un punto di vista sostanziale la democrazia un processo in fieri, forse eternamente
incompiuto.
Roberto Rapaccini

891