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20131 Milano - Via Stradivari, 7

Individualismo
& disgregazione
sociale
di Fabrice Hadjadj

Mons. Javier Echevarra


(1932-2016)
di Fernando Ocriz

Le sanzioni
favoriscono Putin

Questioni di pancia
(del Paese)

di Fernando Mezzetti

di Lorenzo Ornaghi

Dottrina sociale:
troppo ottimismo,
troppo pessimismo

Presente & futuro


del sindacato
colloquio di Nicola Guiso
con Marco Bentivogli

di Hugo de Azevedo

Gli Anniversari
del 2017

671
Gennaio

di Gianmaria Bedendo

2017

Poste Italiane Spa Spedizione in a.p.


D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004
n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia

Nico Rosberg,
n. 1 ai box
intervista di Claudio Pollastri

N 671

Editoriale
Fabrice Hadjadj
Fernando Ocriz
Gianmaria Belendo
Dino Basili
Nicola Lecca
Aldo Maria Valli
Hugo de Azevedo
Valentino Guglielmi
Vittorio Messori
*
Matteo Andolfo
Giuseppe Bonvegna
Lorenzo Ornaghi
Nicola Guiso
Fernando Mezzetti
Roberto Rapaccini
Cesare Cavalleri
Guido Clericetti
Vincenzo Sardelli
Silvia Stucchi
Maria Chiara Oltolini
Florio Fabbri
Claudio Pollastri
Michele Dolz
Matteo Andolfo
*
Mauro Manfredini
Franco Palmieri
*

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Il buio & la candela


Individualismo & disgregazione sociale
Mons. Javier Echevarra (1932-2016)
Gli Anniversari del 2017
Piazza Quadrata. Diario epocale
Lettera da Le Landeron. Una fortezza trasformata in giardino
Piazza San Pietro. Come formare i nuovi sacerdoti
Dottrina sociale della Chiesa. Troppo ottimismo, troppo pessimismo
Catechesi/2. I primi tre Comandamenti
Mariologia. Fontanelle, Lourdes italiana
Una nuova puntata dellavventura Ares
Filosofia. La terza navigazione. Realismo metafisico quale filosofia postmoderna
Idee. Se la tecnologia prescinde dalla Verit
Orizzonti. Questioni di pancia (del Paese)
Interviste. Presente & futuro del sindacato. Colloquio con Marco Bentivogli
Esteri. Le sanzioni favoriscono Putin
Terrorismo. Il conflitto Israeliani-Palestinesi
Letture/128. Zaccuri, Spaggiari, Montale
Inquietovivere
Teatro. Il volto spietato del socialismo reale
Cinema/1. Due film al femminile
Cinema/2. Lestate addosso
Cruciverba dautore
Automobilismo. Nico Rosberg, n. 1 ai box
Arti visive. Vita della natura morta
Ares news. Spiritualit, letteratura, mariologia
Libri & libri
Doppia Classifica. Libri venduti & libri consigliati
Fax & disfax. E il passero vol
Libri ricevuti

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LAPPUNTAMENTO A PAGINA 32.


AUGURI! VI ASPETTIAMO!

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GENNAIO 2017
ANNO 61

in questo numero:
Fabrice Hadjadj (foto) evidenzia come lindividualismo sia il risultato di una costruzione sociale che disgrega le comunit naturali e luomo stesso: la sua proposta
per affrancarsi da questo paradigma consiste nel ripartire
dal dato delle comunit naturali: la famiglia, la comunit
con la natura e quella delluomo con Dio (p. 4). l Quali sono gli anniversari da non perdere nel 2017? Per unaffascinante tour nelle ricorrenze, da Lutero a Federico Borromeo,
da Madame de Stal a Jane Austen, si pu ricorrere a Gianmaria Bedendo a p. 12. l Per Orizzonti Lorenzo Ornaghi indaga il peso della massa nel funzionamento delle
Democrazie: ci sono troppe questioni di pancia (p. 38).
Lo scorso 12 dicembre, festa della Madonna di
Guadalupe, si spento mons. Javier Echevarra (foto),
prelato dellOpus Dei: a p. 8 presentiamo lomelia che
mons. Fernando Ocriz, Ausiliare vicario generale dellOpera, ha tenuto alla Messa esequiale celebrata gioved 15
dicembre nella Basilica di SantEugenio a Roma.
Tre domande su Chiesa & dintorni. 1/E se ci
fosse una nuova Lourdes a due passi da Brescia?: quanto si chiede a p. 30 Vittorio Messori (foto) indagando sulle apparizioni di Fontanelle: lo spunto della sua riflessione muove dalla pubblicazione dei Diari della veggente
Pierina Gilli appena usciti per Ares a cura di Riccardo Caniato. l 2/Ma nei confronti della Dottrina sociale della
Chiesa c troppo ottimismo o troppo pessimismo? Risponde Hugo de Azevedo a p. 22. l 3/Come saranno i sacerdoti del futuro? Aldo Maria Valli illustra a p. 20 la Ratio Fundamentalis institutionis sacerdotalis della Congregazione per il clero pubblicata lo scorso 8 dicembre.
Far uscire la Russia dalle umiliazioni post Guerra
Fredda ricostituendo lidentit nazionale: da sempre la linea di Vladimir Putin (foto), ma i rischi del nazionalismo sono davvero tanti, come dettaglia Fernando Mezzetti a p. 44.
l Per un aggiornamento sul conflitto israeliani-palestinesi
c lo zoom di Roberto Rapaccini a p. 46; sono scenari decisamente pi distesi quelli presentati da Nicola Lecca a p. 18,
che ha visitato per noi la citt-giardino di Le Landeron.
Ci vuole coraggio a lasciare la Formula 1 cinque
giorni dopo la conquista del titolo mondiale: successo a
Nico Rosberg (foto) che racconta a Claudio Pollastri il suo
improvviso ritiro (p. 62). l Certa critica accademica recentemente si accanisce sul Diario postumo di Montale:
decisione miope e ingiusta, motiva Cesare Cavalleri a p. 50
strigliando il saggio di Enrico Testa ed elogiando le narrazioni di Alessandro Zaccuri e Albert Spaggiari. l Cinema:
Silvia Stucchi ha approfondito Ghostbusters e Io prima di
te (p. 56), mentre Maria Chiara Oltolini ha bacchettato Lestate addosso (p. 59).

Mensile di studi e attualit


20131 Milano - Via A. Stradivari, 7
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DIRETTORE RESPONSABILE
Cesare Cavalleri
CAPOREDATTORE
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Milano: Alessandro Rivali
Roma: Franco Palmieri

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Ares. Associazione Ricerche e Studi
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24-10-1966 - n. 384
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in qualsiasi momento richiederne la modifica o la cancellazione, scrivendo allAres Via Stradivari 7, 20131 Milano.

TERRORISMO

Il conflitto Israeliani-Palestinesi
La morte di Shimon Peres, avvenuta a settembre dello scorso anno
(2016), ha richiamato lattenzione
sulla centralit geopolitica della
questione palestinese nel contesto
degli equilibri mediorientali. Siamo ormai abituati a convivere con
la convinzione che non sia possibile un accordo che ponga fine alla
contesa fra Israeliani e Palestinesi,
una patologia che ormai diventata fisiologica. Le iniziative di mediazione di Paesi terzi o di organizzazioni internazionali si scontrano
con la difficolt concreta di trovare
soluzioni che abbiano le potenzialit per assicurare oggettivamente un
assetto equo dei rispettivi interessi.

Tesi contrapposte
per una pace giusta
Da un punto di vista politicamente
neutro le motivazioni addotte dagli
Israeliani e dai Palestinesi per giustificare le rispettive posizioni sulla
questione appaiono entrambe meritevoli di considerazione: da una
parte gli Ebrei rivendicano la regione dalla quale sono stati storicamente cacciati, dallaltra i Palestinesi reclamano i territori che hanno
perso a seguito della nascita di
Israele. In proposito si ricorda che
lassetto stabilito dalla Risoluzione
dellOnu n. 181 del 1947, denominata Piano di partizione della Palestina, ebbe unattuazione solo
parziale in quanto determin esclusivamente la nascita di Israele, i cui
confini poi subirono modifiche a
seguito delle successive vicende
belliche, che hanno generato una
escalation senza ritorno: come disse Shimon Peres con unefficace
metafora, con le uova si pu fare

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una frittata, ma dalla frittata non si


pu tornare alle uova.
Questo conflitto quindi non ha natura religiosa, come in qualche occasione stato erroneamente ritenuto, ma si fonda su pretese territoriali che hanno come corollario
la gestione della difficile convivenza allinterno dello Stato di
Israele fra le etnie di origine araba
ed ebraica. Pi in particolare vi
incertezza sulle frontiere che dovrebbero delimitare i territori sotto la giurisdizione di Israele e sullo status da attribuire alla Palestina. Gli Israeliani cercano di far
prevalere le loro mire espansionistiche attraverso loccupazione di
territori (militare o mediante insediamenti). La resistenza palestinese si avvale, come strumento di intimidazione, dellazione terroristica di gruppi armati; le opzioni
strategiche dei leader palestinesi
sono state sempre pi impegnate a
danneggiare Israele piuttosto che
a porre positivamente le premesse
per una reale indipendenza.
La comune aspirazione a una pace
giusta sembra insidiata dalla difficolt di fissare i contenuti di una
composizione degli interessi contrapposti ritenuta equa da entrambe
le etnie. Ragionando in termini
pragmatici, lunica soluzione possibile sembra che possa consistere
nella coesistenza di due Stati, ovvero nella creazione di uno Stato
palestinese accanto a quello a maggioranza ebraica: tuttavia, listituzione dello Stato palestinese impone a Israele la rinuncia ai territori
occupati e a parte della giurisdizione su Gerusalemme (in particolare
sulla citt vecchia e sulla spianata
delle moschee). Questa soluzione
particolarmente osteggiata dalle

frange pi nazionaliste e conservatrici della societ israeliana. In realt la costituzione di uno Stato palestinese potrebbe perseguire anche
linteresse dei cittadini israeliani,
stanchi di vivere perennemente sotto assedio e desiderosi di offrire ai
propri figli un futuro di pace: infatti, la costituzione di uno Stato palestinese sembra essere in concreto
lunica alternativa a una condizione di eterna belligeranza.
Ovviamente, intrapresa questa opzione, non sar facile fissare i contenuti del relativo accordo. Come
spesso accade in queste circostanze, uno degli ostacoli con cui dovranno misurarsi le rispettive diplomazie consister nel far accettare i sacrifici imposti dalla composizione della vertenza alla propria
base popolare, sempre particolarmente attenta e sensibile a qualsiasi imposizione che comporti rinunce di sovranit. La realt israeliana
non monoliticamente e aprioristicamente antiaraba, ma animata
da diversificate componenti che si
contrappongono in un dibattito democratico vivace e articolato. Si
nota una frattura fra le istituzioni
governative e la gente comune.
Mentre alcune componenti politiche persistono nel mantenere una
linea rigida che rifiuta compromessi, una parte crescente degli israeliani sempre pi provata dalla
precariet. Conseguentemente dalla societ civile israeliana emergono segnali che sono espressione del
desiderio di una pacifica convivenza interetnica e interreligiosa.
Alcuni esempi. A pochi chilometri
da Abu Gosh sulla via per Emmaus, il villaggio in cui Cristo si rivel dopo la Resurrezione sta sorgendo Saxum, un centro residen-

ziale e multimediale, nel quale saranno ospitati fedeli di tutte le religioni per una comune esperienza
spirituale. particolarmente significativo che alledificazione del
Centro partecipino, lavorando in
armonia fianco a fianco, Ebrei e
Arabi, Musulmani e Cristiani. A
pochi chilometri dal muro che divide Gerusalemme da Betlemme si
trova lospedale pediatrico Caritas
Baby, che ha accettato la sfida e
limpegno di curare tutti i bambini,
senza differenze fra ebrei e palestinesi. Potrebbe sembrare normale
prestare assistenza a malati non tenendo conto dellappartenenza etnica o religiosa, ma non lo in questa terra dilaniata dallodio. Le attivit sanitarie dellospedale, compreso il pagamento mensile dei salari, sono sostenute dalla generosit
di singoli cittadini e da quella di associazioni e organizzazioni anche
di altri Paesi. In questa prospettiva
di pace sta assumendo unimportanza centrale lAssociazione SISO
(Save Israel - Stop the Occupation).

Il progetto politico
del movimento SISO
SISO un movimento, fondato nel
2015, che intende favorire con mirate iniziative una soluzione negoziata del conflitto fra Ebrei e Palestinesi. SISO afferma il carattere
prioritario del ritiro di Israele dai
territori occupati e auspica la costituzione di uno Stato palestinese.
Questa posizione, poich potrebbe
sembrare il corollario di unopzione filo-araba o filo-palestinese,
minoritaria nellmbito dellopinione pubblica israeliana. In realt,
gli obiettivi del movimento non sono motivati da scelte di carattere
politico, ma esclusivamente da una
visione pragmatica. I tempi sono
maturi per il generale riconoscimento di Israele da parte di tutta la
comunit internazionale, ma la sua
piena legittimit condizionata
dalle evoluzioni della questione palestinese. La costituzione di uno
Stato indipendente che assicuri
lautodeterminazione del popolo

Abu Mazen-Netanyahu: un confronto difficile.

palestinese dovrebbe avere come


conseguenza anche una normalizzazione della vita civile israeliana,
che potr quotidianamente articolarsi in un contesto di sicurezza, democrazia e prosperit. Il movimento che si avvale del sostegno di
molte personalit israeliane, da
quelle del mondo scientifico a
quelle impegnate nella politica e
nella cultura intende sviluppare la
propria azione su due direttive: oltre a promuovere iniziative avvalendosi delle potenzialit mediatiche, si propone come centro di coordinamento e di raccordo delle attivit dei gruppi che operano per
una svolta pacifica del conflitto.
Recentemente il movimento SISO
ha diffuso un appello di 500 note
personalit israeliane (intellettuali,
politici, diplomatici, scienziati, attivisti per la pace). Lappello si rivolge anche agli Ebrei della diaspora
affinch, solidarizzando con gli
Israeliani, intraprendano unazione
coordinata che ponga fine alla politica delloccupazione dei territori.
Lappello va nella direzione opposta dei piani rigidi e intransigenti
dellattuale governo israeliano, che
non sembra riflettere pienamente il
comune sentire della base popolare: infatti dai sondaggi e dalle analisi della stampa che hanno preceduto le ultime elezioni nel Paese si
evince che il successo del leader
Netanyahu stato determinato
maggiormente dal timore degli
Israeliani per le incertezze di un

eventuale e auspicato cambiamento di linea politica, piuttosto che da


un reale convincimento circa lopportunit di sostenere i desueti propositi del conservatore Likud. Naturalmente la realizzazione delle
prospettive di pace richiede anche
la cooperazione dei Palestinesi, che
devono uscire dal tunnel dellodio
indiscriminato nei confronti di
Israele. Le iniziative di SISO stimolano un dibattito sul futuro di Israele libero da posizioni preconcette:
nellincipit dellappello di cui si
accennato in precedenza si legge:
Se ti interessa Israele, il silenzio
non pi unopzione. Come in
passato la solidariet degli Ebrei ha
consentito la nascita e lo sviluppo
di uno Stato ebraico, oggi lalleanza fra gli Ebrei israeliani e quelli
della diaspora potrebbe costituire
uno strumento adeguato a consentire a Israele di ritrovare la sua anima democratica e di riaffermare
con coerenza i suoi fondamenti
morali. Inoltre potranno essere
contrastati con efficacia i pregiudizi della comunit internazionale e
gli impatti negativi sullopinione
pubblica alimentati dal perdurare
del conflitto con i Palestinesi.

Lattuale crisi
mediorientale
Alla fine di novembre dello scorso
anno (2016) sulle Alture del Golan,
al confine con la Siria, c stato il

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Obama-Trump: due visioni opposte.

primo scontro fra lesercito israeliano e combattenti dello Stato Islamico; in particolare alcuni terroristi
sono stati uccisi dopo aver attaccato una pattuglia di militari. Gli
Israeliani hanno risposto bombardando alcune postazioni dellIsis,
uccidendo miliziani fondamentalisti. Laggressione ai soldati israeliani probabilmente stata decisa
in autonomia da appartenenti del
gruppo Shuhada al Yarmouk,
che ha giurato fedelt allIsis e che
opera in una stretta fascia di territorio al confine tra Siria e Israele. Come noto, Israele si impossessato nel 1967, al termine della Guerra dei Sei Giorni, delle Alture del
Golan, che allora erano in territorio
siriano. Nonostante la reciproca
ostilit fra Israele e lo Stato Islamico, lo scontro di novembre deve essere considerato un caso isolato, in
quanto sia Israele e sia lo Stato Islamico non hanno mai ritenuto opportuno aprire un fronte luno contro laltro. Peraltro Israele ha sempre accuratamente evitato il proprio coinvolgimento nella guerra
siriana: questa opzione ha una duplice motivazione. Innanzitutto il
governo di Gerusalemme ha sempre ricercato in maniera discreta
buoni rapporti con lasse sunnita al
fine di controllare la minaccia siriana, conservando tuttavia nello stesso tempo una posizione neutra ed
equidistante nella contesa fra Sciiti
e Sunniti. Inoltre Israele, per tenere

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elevata la sua deterrenza militare


nei confronti dei nemici storici,
evita le iniziative belliche che possano incidere negativamente sulla
sua reputazione di rivale temibile,
lucido e determinato nel contrastare qualsiasi aggressione alla sua
esistenza. In conclusione, per supportare questa dissuasivit strumentale alla propria autodifesa,
Israele sempre rimasto fuori dai
conflitti di difficile gestione e a esito incerto se non interessano direttamente la sua integrit territoriale.

Il Congresso di Fatha
& la risoluzione ONU
A dicembre dello scorso anno
(2016) si tenuto il Congresso Nazionale di Fatha, il partito che rappresenta la maggioranza del movimento palestinese (lultima assise
risale al 2014). Al riguardo non
emersa una leadership diversa ed
stato confermato al vertice il plenipotenziario ottantenne Abu Mazen,
che cumula su di s anche le attribuzioni di dirigente dellOLP e di
capo dellAutorit Palestinese. La
sua linea sempre stata finalizzata
con scarso successo a ottenere dalle Nazioni Unite il riconoscimento
dello Stato palestinese, che al momento nellOnu solo Stato osservatore non membro. Abu Mazen si sempre in concreto dimostrato incapace di contrastare la po-

litica di occupazione del governo


israeliano. Il Congresso nelloccasione ha riconfermato il sostegno al
Piano Arabo di Pace, che, promosso dai Sauditi e approvato dalla Lega Araba (2002), prevede che tutti
gli Stati islamici riconoscano Israele, se Israele restituisce i territori
occupati nel 67, se consente la formazione di uno Stato palestinese
con capitale Gerusalemme Est, se
accetta una soluzione equa e concordata del problema dei rifugiati.
Il 23 dicembre scorso (2016) il
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una Risoluzione, sollecitata dalla Nuova Zelanda, dalla Malesia, dal Senegal e
dal Venezuela, che chiede al Governo di Israele di interrompere ogni
attivit di incremento di insediamenti nei cosiddetti territori occupati e a Gerusalemme est, giudicando loccupazione senza validit legale e dannosa per lauspicato
processo di pace. A favore della Risoluzione hanno votato 14 Paesi su
15 (Membri del Consiglio di Sicurezza), mentre gli Stati Uniti hanno
deciso di astenersi. In proposito, la
Rappresentante Permanente degli
Stati Uniti alle Nazioni Unite, Samantha Power, ha precisato che
contraddittorio promuovere iniziative per un accordo fra le due etnie
e nello stesso tempo tollerare la politica di ampliamento degli insediamenti. La Risoluzione, anche se ha
creato molto rumore soprattutto per
la dura reazione israeliana, ribadisce semplicemente quanto gi in
passato questo consesso internazionale aveva affermato, ovvero lilliceit della politica espansionistica
israeliana. Lastensione statunitense
stata fortemente criticata dallattuale Primo Ministro israeliano Netanyahu che ha definito vergognosa la Risoluzione, precisando che
non osserver la richiesta contenuta
nella determinazione del Consiglio
di interrompere ogni attivit. Il
leader israeliano ha inoltre aggiunto di confidare nellimminente inizio del mandato presidenziale USA
di Donald Trump, che si insedier a
fine gennaio. Le preannunciate posizioni di Trump, a cominciare dal-

lamicizia con Putin e dal sostegno


alla Siria di Assad, determineranno
grandi cambiamenti negli equilibri
mediorientali.
Il carattere aggressivo della reazione di Benjamin Netanyahu probabilmente fa affidamento sul possibile appoggio del prossimo presidente americano, come peraltro si
evince indirettamente dalle sue
stesse parole. Tuttavia, se certo
che Trump rafforzer lamicizia
americana con Israele, non altrettanto sicuro che questo atteggiamento si spinger fino a condividere la desueta e anacronistica linea
politica del Likud al momento al
potere nello Stato Ebraico, considerato anche il carattere molto volubile delle esternazioni del neopresidente USA. Il Segretario di
Stato USA John Kerry in un discorso dai toni forti tenuto il successivo
28 dicembre, pur confermando lamicizia nei confronti di Israele, ha
censurato gli insediamenti israeliani nei territori occupati precisando
che queste iniziative, alimentando
tensioni fra Israele e lAutorit Palestinese, ostacolano gravemente il
processo di pace in Medio Oriente,
che sembra avere come unico possibile obiettivo finale la costituzione di due Stati, ovvero quello palestinese accanto a quello israeliano.

Quel perenne
clima di stallo
Come sostiene il professor Daniel
Bar-Tal1, i contrasti fra Ebrei e Palestinesi appartengono alla categoria dei conflitti irrisolti. Questa tipologia integrata da contrapposizioni che hanno un carattere radicale in quanto le parti percepiscono i
relativi interessi del tutto incompatibili e inconciliabili fra di loro;
conseguentemente le rispettive soggettivit politiche non sono disponibili a compromessi. Il carattere
permanente di gravi attriti etnici,
quindi, determinato dalloggettiva
difficolt di trovare soluzioni. Spesso i conflitti irrisolti, per il loro carattere politico, travalicano i confini
locali e possono esercitare effetti

destabilizzanti a livello internazionale. Il confronto fra Israeliani e Palestinesi che non pu essere ricondotto solo a un contrasto fra diverse confessioni, cio fra ebrei e
musulmani, n a una guerra fra due
popoli ha una natura estremamente composita e complessa, in quanto in esso, oltre a componenti di carattere religioso ed etnico, confluiscono elementi che incidono su
equilibri geopolitici, mondiali e regionali, e che sono mutuati da
aspetti antropologici, storici e culturali. Per le implicazioni transnazionali la soluzione di questo conflitto va oltre la mera riconciliazione tra i due popoli. Hamas, lorganizzazione estremista politico-religiosa palestinese, giustifica le proprie iniziative terroristiche contro
Israele definendole una modalit
necessaria per difendere i propri
territori dallaggressione sionista.
Israele rivendica invece il diritto di
occupare nuovi territori per insediare comunit, motivando questi intenti espansionistici anche con una
generale carenza abitativa. Israeliani e Palestinesi rivendicano inoltre
per opposti motivi la legittimit delle loro pretese di sovranit su Gerusalemme. Questultima ambizione
ha anche una matrice religiosa: Gerusalemme la terza citt sacra dellIslam dopo La Mecca e Medina,
mentre il nome della metropoli in
ebraico significa letteralmente il
luogo dove apparir il Messia.
Le scelte strategiche di Israeliani e
Palestinesi, oltre ad avere margini
di illegalit, si traducono in concreti ostacoli a prospettive di pace.
C una chiara asimmetria fra gli
attori di questi negoziati. Israele
uno Stato moderno e solido; il popolo palestinese non ha invece una
chiara soggettivit politica, n un
esercito regolare, e con difficolt
individua una leadership pienamente rappresentativa e plenipotenziaria. La rispettiva propaganda
interna delle due parti, gi a cominciare dai testi scolastici, demonizza il nemico descrivendolo come un interlocutore crudele, sanguinario, e soprattutto disinteressato a una composizione pacifica

della vertenza. Nellimmaginario


collettivo degli Israeliani tutti i Palestinesi sono terroristi, mentre in
quello dei Palestinesi tutti gli Israeliani sono oppressori e usurpatori.
Fortunatamente non mancano in
entrambi i fronti personalit moderate che auspicano la tolleranza e
laccettazione dellaltro.
Sia la societ israeliana sia quella
palestinese hanno molti problemi
interni che influiscono negativamente sulla definizione della propria identit: lesistenza di un nemico esterno distoglie dai problemi
interni e contribuisce allunificazione e al rafforzamento del sentimento nazionale. C ancora una
lunga strada da fare; sicuramente il
prossimo probabile mutamento di
molti equilibri internazionali conseguenti allinsediamento del neo
presidente americano Trump ha le
potenzialit per avere ripercussioni
sulla questione. Gli approfondimenti e le analisi del prof. Daniel
Bar-Tal e di altri studiosi israeliani
sugli aspetti che rendono irrisolto
questo conflitto non sono mere
speculazioni o un contributo intellettuale alla democrazia israeliana,
ma hanno importanti risvolti pratici, in quanto sono finalizzati allindividuazione delle barriere sociopsicologiche che impediscono a
Israele di intraprendere un cammino di pace. Essere consapevoli di
questi ostacoli il presupposto per
il loro superamento e per lindividuazione di azioni concrete la cui
attuazione potr essere congiuntamente concertata in un eventuale
tavolo negoziale. In proposito, Shimon Peres amava dire: Non vero che non c luce in fondo al tunnel in Medio Oriente. Tuttaltro, la
luce c. Il problema che non c
il tunnel....
Roberto Rapaccini
1 Il prof. Daniel Bar-Tal docente emerito di

Psicologia politica allUniversit di Tel Aviv. Dal 2000 al 2005 stato direttore dellIstituto di ricerca Walter Lebach per la coesistenza tra arabi ed ebrei attraverso leducazione; dal 2001 al 2005 stato condirettore del Palestine Israel Journal; dal 1999 al
2000 stato Presidente della Societ Internazionale di Psicologia della Politica.

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