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27 gennaio 2017

ATTUALIT

Nelle prime dichiarazioni del neo-presidente le incognite dell'impegno degli Stati Uniti in Medio Oriente

Rifugiati, Trump valuta il divieto dingresso


Mentre si discute sulla sospensione dei visti per i siriani e altri migranti
Uno dei primi atti esecutivi
del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe essere il divieto di ingresso
temporaneo per molti mesi per
la maggior parte dei rifugiati e
la sospensione dei visti per i
cittadini della Siria e dellIraq,
Iran, Libia, Somalia, Sudan e
Yemen, eccetto per minoranze
religiose in fuga da persecuzioni. Cos andrebbe interpretato
il tweet che Trump ha diramato
nei giorni scorsi: Un grande
giorno si prepara per noi sulla
sicurezza nazionale domani
(mercoled 25, ndr). Tra le altre
cose, costruiremo il Muro ha
scritto riferendosi al Messico.
Ma gi durante la campagna
elettorale Trump aveva proposto un divieto temporaneo di
ingresso per i musulmani, che
secondo lui avrebbe protetto
gli americani da attacchi jihadisti.
Che impatto avr la presidenza del miliardario americano sui conflitti aperti nello
scacchiere del Medio Oriente,
considerato che non ha alcuna
esperienza politica o diploma-

Il giuramento di Donald Trump e un momento del ballo per i festeggiamenti di insediamento


tica ma solo imprenditoriale?
Non un mistero ad esempio
che Donald Trump consideri
negativamente laccordo raggiunto con Teheran sul programma nucleare. Questa posizione riflette un atteggiamento molto duro nei confronti dellIran, chiaramente condiviso
dallo staff dei suoi collaboratori
recentemente nominati. Tuttavia il dossier iraniano va valu-

tato con molta attenzione spiega Roberto Rapaccini, ex funzionario del Ministero dellInterno esperto di sicurezza e
controterrorismo, blogger e autore di Paura dellIslam (Cittadella 2012) e Il pregiudizio religioso sul web (Cittadella 2013).
LIran in effetti sta uscendo
dallisolamento nel quale lo
avevano relegato lembargo e
linterruzione delle relazioni

commerciali, per tornare ad essere un interlocutore normale.


LIran spiega lanalista - potrebbe essere quellalleato strategico nel mondo islamico di
cui lOccidente ha un bisogno
vitale. La sua adesione allIslam
di tipo sciita lo rende un partner particolarmente affidabile
per contrastare le derive jihadiste e le ambiguit del mondo
islamico sunnita, di cui non ci

(Foto Afp/Sir)
si pu fidare per la vicinanza che si traduce anche nel supporto economico - al fondamentalismo islamico.
Si guarda poi con attesa alla
ripresa dei negoziati di pace
per la Siria nelle prossime settimane a Ginevra. Non c dubbio che quando Trump diceva
in campagna elettorale che per
battere lIsis bisognava allearsi
con la Russia non faceva che

prendere atto di una realt. La


crisi siriana rimarca Rapaccini - ha unimportanza centrale
nellattuale contesto geopolitico
mondiale. Trump eredita una
gestione poco incisiva, incerta,
senza lungimiranza. Lamicizia
di Trump con Putin e la prospettiva di una loro reciproca
collaborazione cambia completamente lo scenario siriano
consentendo di ipotizzare azioni militari congiunte, sopratutto per contrastare lo Stato Islamico. Questo nuovo scenario
naturalmente rafforza Bashar
Al Assad e avvicina la prospettiva di una soluzione negoziata
del conflitto siriano. Gli Stati
Uniti, attraverso la collaborazione con la Russia si ritrovano
alleati dellinstabile Turchia e
dellIran. Donald Trump dovr
trovare il modo di rassicurare
della sua amicizia le monarchie
sunnite del Golfo che presumibilmente continueranno ad essere strategicamente alleate degli Usa, e che si contendono con
lIran la leadership nel mondo
islamico.
Manuela Borraccino

Intervista al domenicano responsabile del Centro per il dialogo culturale e interreligioso della popolosa citt turca

Padre Monge: A Istanbul tra paure e sospetti


Dopo il fallito golpe in atto un cambiamento che tradisce la storia di questa terra
La Turchia da sempre crocevia e incontro tra popoli e religioni, sta attraversando un periodo di profonda tensione dal
punto di vista politico, religioso e del terrorismo. Padre
Claudio Monge, domenicano,
responsabile del Centro per il
dialogo interreligioso e culturale di Istanbul, presidente dellUnione dei Religiosi e delle
Religiose di Turchia, esprime
preoccupazione di fronte allo smantellamento del sistema
giuridico e scolastico turco,
con migliaia di insegnanti, magistrati, funzionari delle forze
dellordine finiti nelle epurazioni del post-golpe del 15 luglio.
Padre Claudio, come vive
questa situazione di incertezza e paura la comunit cristiana in Turchia allinterno di
una problematica che riguarda tutti? La paura non un
sentimento cristiano o mussulmano o ateo, ma umano. Il
credere, nella migliore delle
ipotesi pu dare un senso particolare anche a certi periodi
pi bui della nostra esistenza.
I cristiani a volte sono per
presi in un gioco pi grande di
loro, dove non tanto la fede
che esprimono quanto il riferimento culturale, spesso erroneo, che si fa tra cristianesimo
ed Occidente a pesare come
elemento di possibile discriminazione nei loro confronti. E
lessere stranieri che diventa
spesso molto poco confortevole, in questo mondo di nuovi
muri e ripiegamenti identitari.
La visita apostolica del Santo Padre Francesco del 2014
ha prodotto miglioramenti rispetto alla situazione dei cristiani nel Paese?
Sia detto molto chiaramente: se facciamo riferimento alla
situazione delle comunit nel

Nella laica Turchia le Chiese restano prive


di riconoscimento giuridico. Cristiani lo 0,27%
Fondata nel 1923, la Repubblica di Turchia
stabilisce nella propria Costituzione il principio
di laicit. Tuttavia la moderna nazione turca si
fonda sulla corrispondenza tra turco e musulmano. Ci significa che i non musulmani, siano
essi cristiani o ebrei, non vengono considerati
cittadini turchi a tutti gli effetti. Su 80 milioni di
abitanti, appena lo 0,27% sono cristiani.
Secondo le leggi in vigore, la Chiesa cattolica,
il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ed il
Patriarcato armeno in Turchia non hanno status
giuridico (lo stesso vale per alcune istituzioni
islamiche tra cui le confraternite).
In chiesa, a volte le omelie sono pronunciate in

turco, pi spesso in greco, armeno, italiano o francese. Cristiani ed ebrei sono autorizzati ad avere le
proprie scuole e ospedali, ma devono sottostare
alla legge sulle fondazioni (vakif ). Numerosi prelati cristiani chiedono ormai da anni che venga
garantito lo status giuridico alle proprie Chiese.
In Turchia, al grido di Allah grande, sono
poi avvenuti due fra i pi efferati delitti degli ultimi anni: il sacerdote romano fidei donum
don Andrea Santoro venne ucciso il 5 febbraio
2006 a Trebisonda, mons. Luigi Padovese venne
assassinato il 3 giugno 2010 a Iskenderun.
Fonte: Rapporto sulla libert
religiosa nel mondo 2016 (ACS)

I cristiani sono presi in un gioco pi grande


di loro, non tanto per la fede ma per
il riferimento culturale tra cristianesimo e
Occidente, elemento di discriminazione
loro insieme e nel loro rapporto con la nazione turca, direi
proprio di no. Quello che una
tale testimonianza pu produrre nei cuori delle persone
invece conosciuto solo dal Signore, che fortunatamente
ispira misteriosamente molte
persone con i tempi e le modalit a Lui proprie.
Cosa rimane del laicismo
kemalista di Atatrk oggi?
Per rispondere ad una tale
domanda dovremmo prima di
tutto definire che cosa intendiamo per laicismo kemalista.
Se pensiamo alla laicit come
ad una separazione di poteri
tra il religioso e il politico, ne
siamo gi molto lontani. Ma

neppure Atatrk realizz questa dimensione: il suo progetto nazionale si basava su di un


totale controllo politico della
dimensione religiosa. Oggi, direi che si fa finta di affermare la
necessaria libert della dimensione e dellidentit religiosa,
ma strumentalizzandola per fini nazionalistici e quindi in
qualche modo esclusivistici. E
la Turchia e, soprattutto, Istanbul, il suo cuore pulsante, da
crocevia delle culture e delle
fedi, rischia di diventare il giardino privato di un islam politicizzato, che poco rappresenta
la stessa diversit islamica di
questo paese.
Dopo il fallito golpe, le epu-

razioni, gli attentati la societ


turca ha subito cambiamenti?
La cifra della societ attuale
la paura, il sospetto e la delazione sistematica. Questo un
cambiamento radicale che tradisce la storia di questa terra.
Inoltre, lo smantellamento del
sistema educativo e giuridico
non possono che essere osservati con preoccupazione.
Fino a poco tempo fa poco
tempo fa la Turchia era un
Paese in pieno sviluppo, anche economico. Di che cosa ha
bisogno oggi? Prima di tutto,
questo sviluppo non che un
ricordo perch il fattore economico il primo a subire gli effetti dellinstabilit politico-sociale. La Turchia oggi, avrebbe
bisogno di conoscere davvero
la sua storia ripartendo dalla
riscoperta di una vera dialettica nel dibattito politico, sociale e culturale: dove la diversit
non una minaccia allunit
nazionale ma un contributo
che arricchisce il Paese di risorse sorprendenti.
Federico Nicola

Il domenicano padre Claudio Monge