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INFORMAZIONE SCOZZESE

RICORDARE INNOVARE TRASMETTERE ORGANIZZARE

Editoriale
Antenati
Luoghi dello spirito
Lessico scozzese
Per una societ decente
Crocevia
Biblioteca ideale
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NUMERO 14

MAGGIO - AGOSTO 2015

EDITORIALE

LARTE DI NEGOZIARE
del Fr. Giovanni Casa, 33 Grado M.A. Gran Segretario - Gran Cancelliere Aggiunto

Nelle

Lezioni di politica dedicate allamministrazione della polis, riprendendo i


miti della ragione e della salvezza, Aristotele ricorda che gli esseri viventi non possono esistere separati: la relazione con laltro lo stato necessario desistenza. E,
dunque, da pi di due millenni che la genealogia dellindividuo si configura nella
relazione dappartenenza, attraverso relazioni che rendono possibile laccoglienza
e la cooperazione. Linventario degli scambi simbolici sacralizzanti e degli scambi
di beni e di servizi registra interazioni, prima occasionali e generiche, poi costruite
e rigide: simmetriche e asimmetriche tra baratto e dono, distruttive e costruttive tra
conflitto e negoziato. In questo contesto variegato, nella consapevolezza che ogni
societ un artificio che produce i suoi artifici, affinch la saggezza della vita non
si trasformi in fuga dalla vita, la Massoneria Scozzese non si pone come uneducazione dello spirito illuminata dal sovrannaturale, che si sviluppa lungo un viaggio
privato e solitario. La Massoneria di Rito Scozzese propone unabilit pratica che
si esercita in un viaggio di gruppo organizzato, lungo un percorso che non pi
semplicemente di conoscenza ma di trasformazione. Come passare dalla competizione alla cooperazione? E questa la questione, completamente mai risolta, di
una comunit dindividui coscienti della loro interdipendenza. In questa comunit
gli uomini affrontano argomenti e situazioni che cambiano con i tempi ma che sono
quelli dellordine del giorno; e dialogano secondo regole precise fondate sul meccanismo sociale del negoziato. Se negoziare, significa fare delle concessioni di
fronte a una divergenza, ogni negoziato un sacrificio per ottenere ci che si
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EDITORIALE

desidera. E poich la qualit della decisione negoziata sar soddisfacente, mediocre o assurda, secondo il metodo applicato, torna utile ricordare alcuni principi
elementari da seguire: definire il metodo prima di affrontare il contenuto; ascoltare
prima di parlare; sapersi mettere al posto dellaltro; stabilire delle priorit e anteporre la coesione del gruppo agli interessi personali; produrre idee creative; preoccuparsi delle relazioni con laltro prima di massimizzare i propri interessi a breve
termine, ecc. E tutto ci si apprende col lavoro: non si nasce negoziatori, lo si
diventa. Inspirati dalla Tradizione Templare anche i Cavalieri Scozzesi aspirano a
diventare negoziatori, competenti e capaci di comunicare col mondo al di l degli
specialismi: negoziatori concettuali quando, per accrescere la loro intelligenza
dellattualit e delle proprie emozioni, studiano lefficacia simbolica dei cambiamenti indotti dalla storia.
Con la speranza che anche il 14 numero di INFORMAZIONE SCOZZESE contribuisca al progetto, auguriamo buona lettura a tutti.

EDITORIALE

ANTENATI

Riabilitare la memoria contro lamnesia e contro ogni


tentazione narcisistica di ripensare un passato di cui ci si sente eredi.
Rinnovare criticamente.

ERMES - MERCURIO : IN CAMMINO VERSO IL LINGUAGGIO


del Fr. Stefano Scioli, 9 Grado
Atto I

Lestate del 1985 fu assai operosa per Italo Calvino. A impegnarlo cera un difficile

compito: lesercizio di traduzione de Le chant du styrne di Queneau. Dello stesso


autore francese, Calvino, nel 1967, aveva tradotto in italiano Les fleurs bleues (1965),
sul rapporto tra storia e felicit individuale. Queneau si ricordi era uno dei principali
intellettuali la cui opera aveva incuriosito Calvino nel corso del lungo soggiorno
parigino, protratto dal luglio 1967 al 1980. Ma non basta. Quellestate del 1985 vedeva
un altro oneroso impegno gravare sulle spalle di Calvino. Lanno precedente gli era
giunto, infatti, linvito a tenere a Harvard, per lanno accademico 1985-86, un ciclo di
sei conferenze, le Charles Eliot Norton Poetry Lectures. Era la prima volta che tale
prestigio toccasse a un italiano. Ricordano i biografi chegli si mise subito al lavoro e al
principio del settembre 1985 aveva completato la stesura di cinque delle sei conferenze
previste: Leggerezza; Rapidit; Esattezza; Visibilit; Molteplicit. Lultima, destinata a
intitolarsi Consistency, lavrebbe scritta direttamente a Harvard. Ma le cose andarono in
modo diverso dal previsto. Non scriver mai la sesta n mai legger le lezioni preparate
perch, colpito da ictus cerebrale nel primo pomeriggio del 6 settembre 1985 si
trovava nella villa di Roccamare , si spense allospedale di Siena nella notte tra il 18 e
il 19 settembre. I Six memos for the next Millennium usciranno postumi nel 1988 con il
titolo indicato da Esther Calvino, curatrice del volume Lezioni americane: consuntivo
dellesperienza di una vita, dichiarazione di poetica, lascito in forma di proposta per
le nuove generazioni. Tutto questo, seppur di non secondario interesse, non avrebbe
messo conto dessere ricordato qui e ora se non perch esso coinvolge un aspetto che
assume rilievo per il nostro discorso. Ne abbiamo gi parlato sulle pagine di questa
rivista a proposito dellesperienza di Wickipedia. Nella seconda lezione, infatti, lo
scrittore si concentra sulla rapidit nella letteratura, e mentre ne elogia i meriti in
termini di agilit, mobilit, disinvoltura dello stile e del pensiero (tutte qualit
che saccordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento
allaltro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte), ecco che
egli tributa una lode speciale a un dio particolare dellOlimpo: Ermes-Mercurio, dio
della comunicazione e delle mediazioni, sotto il nome di Toth inventore della scrittura,
e che, a quanto ci dice C. G. Jung nei suoi studi sulla simbologia alchimistica, come
spirito Mercurio rappresenta anche il principium individuationis. Prosegue Calvino:
Mercurio, con le ali ai piedi, leggero e aereo, abile e agile e adattabile e disinvolto,
stabilisce le relazioni degli di tra loro e quelle tra gli di e gli uomini, tra le leggi universali
e i casi individuali, tra le forze della natura e le forme della cultura, tra tutti gli oggetti del
mondo e tra tutti i soggetti pensanti. Calvino, scegliendo proprio Ermes-Mercurio a
patrono della sua proposta di letteratura (ma dopo la lettura dellHistoire de notre
image di Andr Virel, accostato, non senza cautele, quando era intento a studiare la
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ANTENATI

simbologia dei tarocchi), sunteggia mirabilmente nelle parole citate alcune delle
principali caratteristiche riconosciute da una plurisecolare tradizione allantica divinit.
Ma ci che, tra tutte, maggiormente lo interessa, in questa sorte di trickster (com
stato definito dallantropologia), il carattere di vettore comunicativo riconosciuto
al dio, di messaggero che reca annunzio, e che, per cos dire, fa da tramite, intermediario (e tra-duce? inter-preta?), stabilendo relazioni tra entit e universi di discorso.
Atto II

Racconta il mito che Ermes, nato allaurora da Zeus e da Maia in un antro del monte
Cillene in Arcadia, ricca di greggi, a met del giorno gi suonava la lira, ricavata dal
guscio di una tartaruga, trovata sul limitare della spelonca, e a sera rub le giovenche
di Apollo saettante. La tradizione greca accanto alla sua destrezza, intelligenza e
rapidit, ricorda anche lastuzia e la scaltrezza, con accenni al suo fare ingannatore. Da
questi caratteri essenziali derivano le altre sue doti: il messaggero degli di, signore
dei sogni, il dio del vento e del tempo meteorologico, lamico dei viandanti (di cui
testimonianza erano, lungo vie e sentieri, le erme), amico dei mercanti, del traffico e
del commercio (un guadagno inaspettato era appunto detto Hermaion), patrono delle
scienze e delle arti, della parola e del discorso (era nominato Ermes Logios), e delle
attivit umane (ritenuto autore di utili invenzioni, dallalfabeto ai numeri, dallastronomia
alla musica, dalle arti della guerra alle misure di lunghezza e di capacit), ma anche
sodale dei ladri e dei truffatori. Le sue relazioni con lArcadia, terra ferace, ne fecero
presto il dio della fertilit, la divinit dei pascoli e delle greggi, il promotore di ogni
sorta di vegetazione; dio giovane e agile, divenne protettore della giovent e delle
palestre. Al suo carattere di divinit delle strade, di scorta e di guida, connesso il suo
ufficio di accompagnatore dei trapassati e come tale in intimo contatto con il mondo
sotterraneo. E ricorda Sichtermann in quanto ctonio faceva parte dei misteri, specie
in Samotracia, e viene messo in relazione con il ciclo dionisiaco. Sempre si rivela amico
degli di, degli eroi e degli uomini, guida i buoni, ne combatte i nemici. Conduce le Cariti e
le ninfe, aiuta gli di nelle loro lotte e partecipa anche alla gigantomachia (Enciclopedia
dellArte Antica, Roma, Ist. Enc. It., s.v.). Sfogliando le principali enciclopedie del
sapere antico come il Dictionnaire des antiquits grecques et romaines di Charles
Daremberg-Saglio o la Real-Encyclopadie der classischen Altertumswissenschaft
di August Friedrich Pauly (rivista da Georg Wissowa, Wilhelm Kroll, et alii), o i pi
completi repertori di mitologia classica, come il Lexicon di Wilhelm Roscher, il Lexicon
Iconographicum Mythologiae Classicae dellArtemis Verlag e il Thesaurus Cultus et
Rituum Antiquorum del Getty, apprendiamo che Ermes era conosciuto come: Cillenio;
Psicopompo; Argifonte; Atlantiade; a Roma era detto Alipes. Suoi attributi caratteristici:
il petaso, il caduceo, i calzari alati, e ancora: la cornucopia, la borsa del denaro, il flauto
e la siringa, lalloro, la palma, il mirto. In Ermes gli antichi romani ravvisarono il loro
Mercurio, dio del commercio e del guadagno (il nome sarebbe in relazione a merx e
mercari). Lo ha ricordato Umberto Eco (Interpretazione e sovrainterpretazione, Milano
1995): Ermes, iuvenis et senex allo stesso tempo, trionfa nel II secolo dopo Cristo,
un periodo di ordine e di pace, e tutti i popoli dellimpero (in un crogiolo di razze e
linguaggi, in un crocevia di popoli e idee) sono apparentemente uniti da un linguaggio
e da una cultura comuni. un mondo in cui tutti gli dei sono tollerati: e in tale
dimensione sincretistica, possibile che molte cose siano vere allo stesso tempo,
anche se si contraddicono lun laltra. Ma se i libri dicono la verit, anche quando si
contraddicono, allora ogni loro parola deve essere unallusione,unallegoria. Dicono
qualcosa di diverso da ci che sembrano dire. Ognuno di loro contiene un messaggio
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ANTENATI

che nessuno di loro sar in grado di rivelare da solo. Per poter capir il messaggio
misterioso contenuto nei libri era dunque necessario cercare una rivelazione che
andasse oltre i discorsi umani, una rivelazione annunciata dalla divinit stessa, grazie
alla visione, al sogno o alloracolo (nei testi del Corpus Hermeticum, apparsi, nel
bacino del Mediterraneo durante il II secolo, Ermete Trismegisto ha la rivelazione nel
corso di un sogno o di una visione, in cui il nous gli appare). Insomma: il pensiero
ermetico trasforma lintero teatro del mondo in un fenomeno linguistico, negando al
tempo stesso al linguaggio ogni capacit di comunicazione. Concetto che sembra
essere custodito nelle pieghe di unetimologia ricordata da Giacomo Devoto: il latino
medievale hermeticus deriverebbe da Hermes nella sua qualit di inventore dellalchimia
e della chiusura di un vetro mediante la fusione dello stesso: con il doppio risultato di
simboleggiare la chiusura assoluta (ermetica) e la inaccessibilit (incomprensibile).
Atto III

Negli anni parigini Calvino visse, con discrezione, la vita culturale doltralpe: segu
i seminari di Roland Barthes e di Claude Lvi-Strauss, fu reciproca la stima con il
filosofo Michel Foucault, con il semiologo Algirdas Julien Greimas e con Franois Wahl
(dirigente delle ditions du Seuil), ma frequent soprattutto un gruppo che nessuno
sa che esista, lOu-li-po, amici di Raymond Queneau, poeti e matematici che hanno
fondato questo Ouvroir de Littrature Potentielle, un po nello spirito di Jarry e di
Roussel. [...] (Colloquio con Ferdinando Camon [1973]; in Saggi, 1995, II, p. 2789). In
quegli stessi anni, proprio in Francia un intellettuale di rilievo faceva di Ermes il simbolo
di un passaggio epocale: Michel Serres nel 1969 avviava un progetto assai ambizioso
di filosofia della comunicazione sotto il segno di Ermes. La svolta era quella
che dal mondo della produzione e dellindustrialismo (di cui Prometeo era assunto a
simbolo pi compiuto) si era giunti a quello della comunicazione e dei messaggi (di cui
Ermes, appunto, non poteva non essere emblema maggiormente rappresentativo).
E lo sforzo di Serres si concentrava proprio sul tentativo di disegnare lorizzonte
di una nuova cultura della comunicazione e dello scambio, in grado di unire in
felice convergenza le scienze, le arti, le leggi e le religioni, con un patto profondo
(morale) tra uomini e natura. Il progetto serresiano leggiamo nellEditoriale del
numero 35 di Riga, dedicato a Serres, a cura di Gaspare Polizzi e Mario Porro
opera tutte le possibili variazioni nellarea semantica della complessit, prediligendo
le pratiche suggerite dal prefisso inter (inter-sezione, inter-cettazione, inter-ferenza),
segue i cammini tracciati da preposizioni, il per (nel senso di attraverso), il con, il tra,
e dunque il mlange e libridazione. Daltro canto, Ermes primariamente portatore
di messaggi, annunci, profezie, quindi interprete. La derivazione dellermeneutica
da Ermes un ricostruzione a posteriori, come ha mostrato Kernyi (Hermeneia
und Hermeneutik, in Id., Griechische Grundbegriffe, Zrich 1964, pp. 42-52).
Epilogo

Prima di accingermi a scrivere il mio contributo (il tema arduo, articolato, assai
ampio, la bibliografia sterminata: impossibile padroneggiarla tutta, per qualit e
quantit di materiali), sono andato su Internet, moderno Archivio degli Archivi, Memoria
delle Memorie, Enciclopedia delle Enciclopedie, e ora anche (quasi) Biblioteca delle
Biblioteche, sono andato su Internet dicevo a cercare un aiuto, qualche traccia,
qualche percorso. Se si interroga un motore di ricerca come Google si scopre che
Ermes ottiene ad oggi circa 847.000 risultati, con la variante Hermes si sale
addirittura a 124.000.000, per Mercurio si trovano, invece, 28.600.000 siti. Dopo
avere esplorato alcuni di questi siti, tuttavia, ho deciso che potevo lasciare cadere gli
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ANTENATI

altri: troppe le insidie. Decido di passare alla mia cartacea biblioteca domestica: nel
tempo ho finito per foderare tuttintorno le camere della mia abitazione, gi cariche
di pile di libri che, ammonticchiandosi ovunque, sempre pi stanno invadendo tavoli
e ripiani disponibili, con alte scaffalature ricolme di volumi de omni re scibili E,
muovendomi tra fogli, ritagli e appunti ma anche CD-ROM, DVD, chiavette USB, trovo,
in un cantuccio, quasi sommerso dagli ultimi acquisti fatti in libreria, ancora intonsi, un
volumetto, antico possesso. Iuvenis et senex... Allinterno un segnalibro mi ricorda una
traccia di lettura, di anni passati. Ma i versi sono di immacolata Bellezza. Mi indicano
una strada, sembrano recare da lontano un messaggio che forse profezia o annuncio.
Eccoli. Sono i versi di un grande poeta polacco, Czesaw Miosz, Il senso:
Quando morir vedr la fodera del mondo.
Laltra parte dietro luccello, la montagna, il tramonto.
Il vero significato che vorr essere letto.
Ci che era inconciliabile, si concilier.
E sar compreso ci chera incomprensibile.
Ma se non c una fodera del mondo?
Se il tordo sul ramo non affatto un segno,
ma solo un tordo sul ramo, se il giorno e la notte
si susseguono senza badare a un senso
e non c nulla sulla terra, oltre questa terra?
Se cos fosse resterebbe ancora la parola
suscitata una volta da effimere labbra,
che corre e corre, messaggero instancabile,
nei campi interstellari, nei vortici galattici,
e protesta chiama grida.

ANTENATI

I LUOGHI DELLO SPIRITO Luoghi straordinari in terre consacrate dalla storia. Invenzioni miracolose che cercano radici nella presenza
del passato e nutrono memorie nellimmagine e in culti millenari. Appare
vitale, nellindefinitezza degli spazi fisici, lesistenza di spazi differenti
per scoprire laltro che in s.

TRA ETICA E DIETETICA: Cibo per il corpo, nutrimento dello spirito


del Fr. Giovanni Greco, 30 Grado

Mentre

lExpo di Milano apparecchia la tavola coi cibi del mondo per nutrire il
pianeta, anche Informazione Scozzese, dopo aver riflettuto sul corpo e sugli stili del
corpo, indugia a parlare del cibo come cultura, come luogo dello spirito e motore della
societ: facendo cos eco a Piero Camporesi che, dopo aver analizzato la corporeit
delluomo, interessatosi al cibo, parlava di gustemi artusiani in contrapposizione agli
stilemi manzoniani. Giova infatti ricordare che prima dellalfabetizzazione degli italiani
favorita dalla lingua del Manzoni, Pellegrino Artusi con La scienza in cucina e larte
di mangiar bene, illustrando al meglio le ricette regionali, trasform la frammentazione
regionale italiana da una debolezza a un punto di forza: con larte di elaborare nel
migliore dei modi le cose pi semplici, a portata di mano e di borsa. Dalle castagne
alla pizza, dal pane al pomodoro. E mentre il principe longobardo Adelchi, raccontato
dal Manzoni, mangiava come un leone affamato che divora la preda, in silenziosa
ritualit i monaci durante i pasti ascoltavano i passaggi della tradizione. E mentre
mangiavano compivano gesti e dicevano parole ad hoc: precetti per una vita equili8

I LUOGHI DELLO SPIRITO

brata che facevano vivere i monaci pi a lungo degli aristocratici. Son le cene sontuose allo stomaco dannose. La possibilit di mettere sulla tavola, con ostentazione
teatrale, una grande quantit di cibo, era una pratica dei ricchi, o di chi tale voleva
apparire. Dei magri bisogna diffidare. Cos Shakespeare ironizzava quando il grasso era bello, e la gotta era una malattia comune tra gli aristocratici. Solo in tempi pi
recenti la magrezza divenuta sinonimo di agilit e di benessere; e il caff lalimento
che meglio si attaglia al magro, perch ha il carattere dellefficienza e dellintelligenza.
Quando lo si produce, quando lo si prepara, quando lo si consuma, il cibo da sempre
un fatto culturale, esito dinvenzioni, incroci e contaminazioni: di pratiche imposte dalle
risorse disponibili, dal calendario astronomico e dal calendario religioso, da preoccupazioni sanitarie e dalle mode alimentari. E da fatto culturale il cibo si trasforma spesso in luogo dello spirito. Le riflessioni sullalimentazione sono antichissime. Cibi per
ristorare le forze, non per opprimerle , scriveva Cicerone. Basti ricordare i millenari
precetti della Scuola Salernitana, stimata da Petrarca quale fonte della medicina. Quei
precetti, frutto di acute osservazioni, di buon senso e di rispetto per la natura, resistono
allusura del tempo e sono ancora oggi validi: da mente ognor lieta, dolce requie e
sobria dieta a il cibo che sia la tua medicina, da se dai mali vuoi guardarti, se vuoi
sano ognor serbarti, sii nel ber, nel mangiar parco al meriggio il sonno schiva.
Indagando in tal modo tra le carte del processo al cibo, scopriamo vari aspetti: ognuno
dei quali rinvia allaltro come nel gioco di sponda del biliardo. Conservare pi a lungo: essiccando, affumicando, salando, zuccherando, acidificando, raffreddando. Chi
non ricorda le ghiacciaie pubbliche o private in cui si tenevano la neve e il ghiaccio
per mantenere freschi gli alimenti? Apparecchiare la tavola e predisporla al pranzo
prima dei sapori: magari con una candela accesa e un vaso di fiori al centro; con una
tovaglia di un particolare colore e stoffa; piatti, bicchieri, posate consone. Latto del cibarsi, dal pasto solitario alla convivialit, coi gesti e le liturgie del vivere insieme e del
mangiare insieme intorno alla stessa tavola: atto di parentela e di amicizia intorno a un
tavolo le cui caratteristiche mutano con le latitudini e col tempo. In Occidente dal Medioevo alla Modernit il tavolo prevalentemente rettangolare e il posto assegnato secondo il prestigio del commensale; poi nella post-modernit fluida il tavolo, che
riunisce gli ospiti, diventa rotondo e ogni gerarchia si stempera nella circolarit. Anche
il pasto di casa con la famiglia cambiato significativamente. Fino a pochi decenni fa
mangiare a tavola, con i propri genitori, richiedeva un certo impegno: non ci si poteva
alzare da tavola fino alla fine del pasto; bisognava mangiare ogni cosa anche se non
gradita; bisognava essere educati e rispettosi specie con gli ospiti; alzarsi leggermente dalla sedia se un commensale si assentava per qualche istante; non intervenire se
non richiesti, e comunque rispondere in modo pertinente. Ricordo che in quegli anni,
in assenza di mio padre, bandendo letichetta, quando cera languria, mia madre
diceva trasgressiva a me e a mia sorella: Pap non c. Guagliu mo lavammece
a faccia. E gi a mangiare con le mani, con la faccia affondata nel gustoso frutto.
Sempre in quegli anni, a ricordare il contrasto post-bellico fra fame e abbondanza, il
cinema italiano produceva nel 1954 due film memorabili destinati a rimanere a lungo
nellimmaginario collettivo. Uno con un Alberto Sordi, innamorato dellAmerica: Maccarone, mhai provocato e io ti distruggo, maccarone io mo te magno. Laltro con
Tot che in Miseria e nobilt salta e balla sul tavolo per la felicit di poter finalmente
mangiare: mangia con le mani e si mette gli spaghetti in tasca. La pasta diventa un
luogo dello spirito, simbolo di unItalia che cerca di riprendersi dopo le tragedie della
guerra e che lotta contro la fame e la miseria. A casa nostra, dice Tot, nel caffellatte,
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I LUOGHI DELLO SPIRITO

non mettiamo n il caff, n il latte. Quei tempi sembrano oramai lontani e, alle nostre
latitudini, siamo passati dalla necessit allarte del mangiare. Si generalizza dicendo
che oggi luomo ci che mangia: il cibo come luogo dello spirito, alimento per lanima.
Ma alla fine tutto si frammenta e si polverizza, secondo le prosaiche valutazioni della
Scuola medica salernitana, che cos recita: defecatio mattutina bona tanquam medicina, defecatio meridiana neque bona neque sana. Confidiamo almeno nella prima

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I LUOGHI DELLO SPIRITO

LESSICO SCOZZESE: LA SCELTA DELLE PAROLE E LE SUE SFIDE Affinch le nostre parole acquistino un

valore garantito contro linflazione banalizzante, le contraffazioni e le


insensatezze del senso comune. Per nominare, nella quotidiana Babele, un presente frantumato, estraneo eppure invadente. Un dizionario, sia pure incompiuto, di libert e mutamento.

PREGIUDIZIO
del Fr. Edoardo Ripari 4 Grado

Prae-iudicium: i molti significati assunti dalla parola, di derivazione latina, rimandano

alla nozione di giudizio prematuro. Parte del senso comune, il pregiudizio una forma di pensiero caratteristica di un gruppo che plasma e dirige latteggiamento dellindividuo nella comprensione della realt. Esso pu variare da gruppo a gruppo e porre
una comunit e lindividuo, che ne fa parte, in un rapporto di rivalit o di ostilit verso
individui e comunit appartenenti a culture differenti. Il razzismo un pregiudizio: si
ha paura dellaltro quando lo si giudica senza conoscerlo. Se ignoranza e paura caratterizzano la psicologia del pregiudizio, il punto di vista ne la piattaforma ideologica: riflesso didee preconcette, relative a un pensiero sistematico autoreferenziale
e onnicomprensivo. Nella sistematica autoreferenzialit di un pensiero storicamente
superato, il pregiudizio diventa superstizione: elemento selvaggio, superstite, in seno
ad una societ che vuole essere illuminata e razionale; che ha ridotto il religioso
a un cumulo di credenze come la magia nellet della scienza e la religione rivelata
dopo il trionfo dellAufklrung teistica. Nellorizzonte razionale del Seicento inglese,
Francis Bacon scriveva nei Saggi, a proposito della superstizione: Sarebbe meglio
non avere alcuna opinione di Dio, piuttosto che averne una indegna; infatti nel primo
caso si ha miscredenza, nel secondo, oltraggio; e senza dubbio la superstizione
discredito della Divinit. Allinizio della rivoluzione scientifica il concetto di pregiudizio ha dunque una valenza negativa: assunto quale fattore psicologico che altera
lesperimento, imprescindibile verifica dellipotesi. Mentre lempirismo si afferma come
lotta senza quartiere contro ogni pregiudizio, paradossalmente nella modernit continua la stagione della caccia alle streghe. Jean Bodin, teorico della tecnologia politica
e della Ragion di Stato avvalora lesistenza del patto col Diavolo e del viaggio estatico
del Sabba in De la demonomanie des sorciers . E il pregiudizio cammina affianco al
vero, nel percorso dialettico che porta allevoluzione della conoscenza. LIlluminismo,
postulando una scienza e una societ immuni da pregiudizi, si affermato come lotta
a superstizione e a preconcetti. Uscita delluomo da uno stato di minorit il quale
da imputare a lui stesso, per lincapacit di servirsi del proprio intelletto senza la
guida di un altro. L Aufklrung di Imanuel Kant pone lintelletto come guida del singolo: Sapere aude ne diventa il motto. Abbi il coraggio di servirti della tua propria
intelligenza il monito rivolto alluomo del XVIII secolo, nonostante la maggioranza
degli uomini ritenga il passaggio allo stato di maturit, oltre che difficile, anche molto
pericoloso. tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un
direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta
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LESSICO SCOZZESE

che mi conviene, ecc., io non ho pi bisogno di darmi pensiero per me. Purch io sia
in grado di pagare, non ho bisogno di pensare: altri si assumeranno per me questa
noiosa occupazione. Ed ecco che tutori incapaci di ogni lume hanno seminato
pregiudizi tanto pi pericolosi quanto pi essi finiscono per ricadere sui loro autori
o sui predecessori dei loro autori. Per questo il pubblico potrebbe giungere al rischiaramento solo molto lentamente. Forse, scrive Kant, una rivoluzione potr s
determinare laffrancamento da un dispotismo personale e da unoppressione avida
di guadagno e di potere, ma mai una vera riforma del modo di pensare. Al contrario:
nuovi pregiudizi serviranno al pari dei vecchi a mettere le dande alla gran folla di chi
non pensa. Sennonch a questo rischiaramento non occorre altro che la libert; e pi
precisamente la pi inoffensiva di tutte le libert, quella cio di fare pubblico uso della
propria ragione in tutti i campi. Per il pessimista Schopenhauer, per, la ragione di
tutti, di pochi sono il giudizio e il pensiero. Se il pensatore ha il compito di attaccare gli
errori, lumanit, dallaltra parte, d in alti strilli, comportandosi come un ammalato
di cui il medico tocchi la piaga. Luomo, insomma, aperto allillusione, essendo
abbandonato a tutte le chimere possibili e immaginabili che gli si danno a intendere,
e che, agendo come motivi della sua volont, possono spingerlo a storture e stoltezze di ogni genere, alle stravaganze pi inaudite. Alla grande massa sono inculcati
pensieri, col passar del tempo, refrattari a qualunque insegnamento: come fossero
innati. Si possono imprimere negli uomini anche le cose pi assurde: si pu persino abituarli ad avvicinarsi a questo o a quellidolo solo compresi di sacro orrore e
a gettarsi nella polvere non solo col corpo, ma anche con tutto lanimo, al solo sentir
pronunciare il suo nome; a rischiare volentieri i beni e la vita per parole, nomi e per
la difesa dei capricci pi strampalati; ad attaccare a questa o a quella cosa, a piacere il pi grande onore o la pi profonda ignominia, e ad apprezzare o a disprezzare
ciascuno in base a ci con profonda convinzione; a rinunciare a ogni nutrimento animale, come nellIndostan, o a mangiare i pezzi ancora caldi e palpitanti, tagliati allanimale vivo, come in Abissinia; a mangiare gli uomini, come nella Nuova Zelanda, o
a immolare i loro figli a Moloch; a immolare persino se stessi per uccidere i propri simili, rei di non credere nello stesso pregiudizio. Da qui le Crociate, gli eccessi delle sette
fanatiche, da qui i chiliasti e i flagellanti, le persecuzioni degli eretici, gli autodaf, lIsis e le democrazie imposte dallalto e dallesterno, le infibulazioni e le settanta Vergini
in attesa di sollazzare in eterno il martire stragista e quantaltro mai offre il lungo
elenco delle assurdit umane. Ecco gli svantaggi che, per la rarit del giudizio, sono
collegati allesistenza della ragione, che diventa Terrore non appena pregiudizialmente divinizzata. Il sonno della ragione genera mostri: il sonno dei mostri genera
ragione! Sebbene con lilluminismo, nel linguaggio corrente, il concetto di pregiudizio
acquisti una valenza negativa, esso non significa necessariamente giudizio falso, infondato o errato, ma pu essere considerato concetto neutro, valutabile ora positivamente ora negativamente. Voltaire scrive che vi sono dei pregiudizi ottimi: quelli che
il nostro giudizio ratifica poi, quando ragioniamo. Nellottica razionalista solo laccertamento conforme a un metodo, conferisce a un giudizio la sua dignit. La stessa dottrina dei Lumi avanzava una fondamentale distinzione fra pregiudizi dovuti al riguardo
per lautorit e pregiudizi dovuti alla precipitazione. Questa divisione ha osservato
Hans-Georg Gadamer ha la sua base nellorigine dei pregiudizi rispetto alle persone
che li coltivano. Ci che ci porta allerrore il riguardo per gli altri, per la loro autorit,
oppure la nostra precipitazione. Se, nei pi svariati ambiti dello scibile e dei rapporti
umani, la precipitazione ci induce allerrore, pur vero che lattenzione allautorit,
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LESSICO SCOZZESE

nellorizzonte della tradizione, resta una condizione imprescindibile del comprendere. In


questottica possibile rivalutare il pregiudizio? Non si tratta certo di svalutare il portato
dellIlluminismo, entro le cui coordinate storiche nata la stessa Massoneria, con la sua
carica critica e libertaria; ma necessario tradurlo in un nuovo illuminismo, che diventi
consapevole del fatto che stare dentro a delle tradizioni non significa affatto sottostare
a limitazioni di libert nella ricerca della verit. la stessa esistenza umana, anche
la pi libera, a essere limitata e condizionata in maniera molteplice. Gi Heidegger, nella consapevolezza che il mondo in quanto linguaggio aperto, pensava al
pregiudizio (Umsicht) come a una visione ambientale preveggente: un prendersi
cura, un ispezionare lambiente, con attenta premura e preoccupazione costante. La
tradizione scozzese considerando il pregiudizio condizione indispensabile della comprensione postula un nuovo illuminismo che rifiuta la scelta radicale fra autorit e ragione e nella traduzione della tradizione individua il momento della libert e della storia stessa. Perch. come osserva Gadamer, noi stiamo costantemente dentro delle
tradizioni, e questatteggiamento qualcosa che gi sempre sentiamo come nostro.
Quello della nostra tradizione resta un momento da salvaguardare e difendere con la
lucidit critica delluomo capace, che ha compreso il carattere ontologico e costitutivo
del pregiudizio. In estrema sintesi: Il nostro senso dappartenenza sta nella riabilitazione ermeneutica e epistemologica di determinati pregiudizi fondamentali e costitutivi.

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LESSICO SCOZZESE

PER UNA SOCIET DECENTE Il problema non di realizzare la societ giusta, ma piuttosto la societ decente. Decente la
societ le cui istituzioni non umiliano le persone. (A. Margalit)

ARCHITETTURE DEL TEMPO: ACCORDARE I DISACCORDI


del Fr. Giovanni Casa 33 Gr. M.A. Gran Segretario Gran Cancelliere Aggiunto

Nel pensare la societ decente, perch penso le architetture del tempo e scrivo sui

tempi della natura e sui tempi della societ, sul tempo collettivo e sul tempo individuale, sul tempo ciclico e sul tempo lineare? Sul tempo: come divinit e come flusso di
eventi? In verit io penso che il massone sia non soltanto un predicatore dideali, ma
un negoziatore di problemi: lungo quel confine frastagliato che esiste tra conoscenza
fondata e conoscenza non ben fondata, egli interviene quando scorge segnali che
impongono lidentificazione di un nuovo problema. Scrivendo sullalternarsi del giorno
e della notte, egli scrive la storia della condizione umana, che gli uomini raccontano
instancabilmente agli uomini, quale trama variabile sia del compimento di un ciclo sia
dellapertura di una possibilit inaudita. Queste due prospettive produssero unoscillazione semantica nel 18 secolo, quando lantico senso di rivoluzione, abitualmente
intesa come il moto ciclico di un pianeta, fin col significare il mutamento radicale.
Tuttavia la rivoluzione che sfugge al senso astronomico del termine non , come sovente pare, quella politica, ma la rivoluzione della tecnica. Le rivoluzioni politiche
propongono un tempo ciclico le cui variazioni sono oscillazioni periodiche intorno al
giogo dellidentico: quel tempo che ritorna alla religione ortodossa dopo la rivoluzione
dottobre e a Confucio dopo la lunga marcia. La rivoluzione della tecnica, invece,
propone un modello lineare e irreversibile del tempo che non ritorna alle candele dopo
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PER UNA SOCIET DECENTE

la lampadina elettrica n ai velieri dopo la macchina a vapore. In altri termini: Internet


e container hanno cambiato il mondo pi di Mazzini, Marx e Mao. E le rivoluzioni pi
sovversive sono quelle che nessuno ha programmato o predicato: quelle delle piccole
cose che cambiano tutto. A ben vedere la storia di un individuo calcolata in anni,
sincastra nella storia di un paese calcolata in secoli, cos come la storia delle civilt
calcolata in millenni sincastra nella successione delle ere geologiche calcolate in milioni danni. In questi contesti temporali sovrapposti la memoria animale della specie si
umanizza con la tecnica, che trasforma il primate in sapiens, e si tempera nelletnia.
Da sempre gli esseri umani si muovono nella complessa architettura del tempo ora
intenti, a cogliere il proprio ticchettio interiore ora volti a dare ordine, senso e misura
agli eventi esterni. Io, ad esempio, venni alla luce di fronte al mare dAfrica, su una
collina darenaria rossa. Durante linfanzia, dallalba al tramonto, vedevo scorrere nello
stesso giorno le quattro stagioni dellanno. E credevo che leternit fosse il mare
che abbraccia il cielo. Alcuni anni pi tardi, spinto dal caso lontano dal mare, sotto altri
cieli scoprii che vi il tempo figlio delle nostre invenzioni e il tempo padre delle nostre
servit; e che ogni liberazione comporta una nuova servit. Scoprii che ogni gruppo
umano segna la propria differenza addomesticando lo spazio e il tempo entro proprie
rappresentazioni simboliche che modulano i ritmi di base con ritmi culturali: uditivi, ottici, gestuali, alimentari. Questi ritmi sono fragili, parziali e discutibili. Larte di accordare i disaccordi, larte di vivere che si apprende con gli anni, consiste nel mettere in
consonanza numerose scale di tempo, come un cronostato che sincronizzi lo sfasamento tra linvarianza dei bioritmi, linsistenza delle etnie e le accelerazioni dei tecnosistemi: il balletto dei pianeti, la sistole e la diastole del cuore, il calendario politico e
quello religioso, le urgenze della contrazione temporale indotta dalla mediasfera.
A questo schema di tre tempi sovrapposti (astronomico, biologico, tecnologico) allude
la nostra piramide e quella del metronomo, che prova a reinventare la musica del tempo in un equilibrio tra battiti pi sincroni. Cos, col rischio di ricadere nella nostalgia di
pericolosi arcaismi, nella cieca adesione al gruppo o nellincivilt dellindividualismo,
da percorsi differenti continuiamo a ricercare un tempo che ci corrisponda veramente.
In verit ridisegnare una figura abitabile del tempo sempre stato uno dei compiti del
tempo a venire. Leggevamo gi nellEcclesiaste: Ha la sua ora tutto e il suo tempo
ogni cosa sotto il cielo. C il tempo di nascere e il tempo di morire, il tempo di piantare
e il tempo di estirpare, il tempo di uccidere e il tempo di medicare, il tempo di demolire
e il tempo di costruire. Se linnovazione tecnica ha provato a liberarci da condizionamenti cosmici, biologici e geografici al prezzo di altri condizionamenti operati da
sincronizzazioni e da notificazioni onnipresenti, noi non siamo privi di mezzi per rimettere ordine nel caos e provare a liberarci anche di questi, senza aggiuntivi costi cognitivi. Di fronte allaccelerazione delle nuove tecnologie, allassalto del capitalismo finanziario e al declino dei regolatori rituali, quali Stato, Chiesa e Famiglia, per sfuggire
allantinomia che il tempo denaro ma il riposo il bene supremo di chi non ha mai
tempo, occorre che gli accidentati dei tempi moderni, con una scelta di esistenza e di
pensiero, ritessano la trama lacerata della temporalit come arte di vivere. Pu la Massoneria aiutare ad aggiornare senza illusioni questa speranza: senza confondere
i propri desideri con la realt? Per abitare umanamente il tempo, nella mappa fluttuante delle relazioni i massoni disegnano uno spazio mediano, dove sostare. In questo
spazio condiviso e solidale, la consapevolezza della contingenza storica dei linguaggi
utilizzati alimenta ogni sforzo di conciliazione. In questo spazio, anche se lavvenire
sembra appartenere a quelli che hanno la memoria lunga, la decostruzione della
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PER UNA SOCIET DECENTE

memoria diventa premessa ineludibile dellintelligenza del quotidiano, perch ci che


appare unevidenza spesso il frutto di unillusione retrospettiva. In questo spazio
larte della conversazione, mediata dalle buone maniere, intese come riconoscimento
dellaltro e legame etico alla vita, diventa il tempo donato allaltro: il tempo ove
ciascuno gusta il momento condiviso.
Da questo spazio rinnovo gli auguri di buon lavoro a tutti.

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PER UNA SOCIET DECENTE

CROCEVIA Arte, religione e politica. Scienza e tecnica. La storia

dei rapporti tra gli uomini incrocia la storia dei rapporti tra gli uomini e
le cose. E in questo crocevia sinfrange ogni concezione rettilinea del
pensiero umano.

IL RITORNO DEI VOLTI


del Fr. Marco Veglia, 30 Grado

Dalle pi remote lontananze, Dio ha prenotato il posto a fianco al nostro. Aereo, treno,
bus: poco importa. Chi viaggiava nellEmpireo seduto accanto a noi. Chi cavalcava
le nubi, pu condividere col Cavaliere uno stesso destriero. Ci che prima si profilava
tra i cieli, si definisce ora a porta a porta: sul pianerottolo, nella mediazione continua e
feconda tra soglie molteplici. Medium is message. Con un primo corollario: lAlto
non sta senza il Basso, se non altro per la semplice ragione che il Basso il luogo,
il corpo, la carne, ove soltanto ci dato di fare esperienza della massima Altezza.
Hermes, dio viaggiatore, ci domanda la necessaria maturit per trascorrere dallermetismo, che supponeva una verit delocalizzata rispetto alle sue tracce, allermeneutica,
che interpreta le orme incise sulla terra. Ogni astrazione dalla contingenza della nostra
dimora corporea cos una falsificazione della nostra ontologia. Cavaliere avvisato,
mezzo salvato. Se lOccidente possiede con chiarezza argomentativa, almeno dal secondo Concilio di Nicea (787), il genio degli intermediari, questo accade perch nel
dogma dellIncarnazione dalle icone bizantine a Hollywood, dalle pitture murali al
digitale lesteriore e linteriore coincidono. Osservava Rgis Debray: il ventre ci
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CROCEVIA

che serve a cantare, la gola a parlare, e lalito di Dio passa per la mia bocca. Non c
pi incompatibilit tra il godimento del sensibile e lascesi della salvezza. []. La riabilitazione della carne fonda un attivismo senza tregua n sponde. Ma secondo corollario - ci che vale nel moto a planare verso la Terra, vale, del pari, o dovrebbe valere,
nella traiettoria del decollo. La parola che non dissimula la propria origine connotativa
e al tempo stesso metaforica; il pensiero che non vaporizza tracotante la propria scaturigine carnea; il paesaggio che non dimentica di essere natura, leconomia che non
cessa di essere lavoro; la politica che non falsifica la res publica, la comunicazione che
non oblia il dovere di esprimere e di esprimersi; la morale che non si astrae dal proprio
desiderio e slancio etico; la scienza che non si sradica dalla coscienza: sono tutte strade nelle quali, dal Basso verso lAlto, dalla Terra al Cielo, il ritorno al logos possibile
solo attraverso leducazione alla presenza, attraverso una ginnastica della totalit
umana. Cos, lindagine sullinterno sembra progredire con linvestigazione dellesterno, e viceversa. Per quanto riguarda la pittura, ad esempio: soggettivazione dello
sguardo, oggettivazione della natura: testa e croce di una stessa moneta. Quanto pi
la rappresentazione del volto umano si allontanava dalla dimensione religiosa dellicona, tanto pi larte pittorica si faceva realistica. E quanto pi si faceva realistica,
tanto pi, paradossalmente, onorava in se stessa la dimora in carne ed ossa del Dio
evangelico dalle rosse chiome. Poich la parola il vettore delluomo e, dopo Nazaret,
luomo il vettore della parola: in ebraico, dabar significa insieme parola ed evento. La
nostra disattenzione ottica e cognitiva, esito di una videosfera fluida e nomadica,
tende allora a una smaterializzazione dei supporti, a sua volta radice di una cultura, di una politica, di una finanza, di una scienza, di unarte, sempre meno legate alla
terra, al corpo, al faccia a faccia con luomo. Erosa la comunit, violentata la natura,
brutalizzato il paesaggio, gli uomini si trovano a dover affrontare da soli gli effetti collaterali di una societ che sempre pi rimuove con fastidio il contatto e la prossimit con
gli altri uomini e il vincolo solidale che ad essi ci lega. La velocit stessa della comunicazione, attivando per compensazione ritorni arcaicizzanti e identitari, che alimentano
i fondamentalismi, minaccia il nomos della terra e ci lascia letteralmente spaesati,
mentre le nostre strutture percettive riconoscono sempre nella pagina sia web, sia
cartacea lantefatto dellantico pagus, geometricamente solcato e ordinato. Nellopulenza della Roma barocca, Agostino Mascardi, per definire lo stile di uno scrittore
discorreva invece dellaria di un volto, con la stessa metafora che avrebbe secoli
pi tardi utilizzato Emmanuel Lvinas. La sola possibilit di una convivenza pacifica e
mite sembra cos passare attraverso la continguit dei corpi, la reciproca ibridazione
delle differenze in una costante e intelligente fusione degli orizzonti. Al Cavaliere
Scozzese, che rilegge i tempi arcaici con occhiali contemporanei, mentre osserva la
post-modernit conformandosi a unetica senza data di scadenza, e che, nel mondo
globale, si ostina a coltivare il proprio cosmopolitismo attraverso lumanit di una societ stretta caratterizzata da parole remote e gesti rituali, ma anche da un pensiero
aperto allaltrui diversit, quale compito si viene oggi a proporre? Forte di una moltitudine armonica di linguaggi e di riti, egli deve forse impegnarsi a coltivare una sorta di
vocazione mediologica a tracciare il corpo nel cerchio, come pure a delimitare il corpo
con la circonferenza che ne sigilla la perfezione. Luno non sta senza laltro. Del resto,
ogni dottrina non si manifesta attraverso un maestro? Nel suo libro Tornino i volti, Italo
Mancini osservava che il nostro mondo non dato da una neutra teoria dellessere, come pure dagli eventi della storia o dalla realt stessa della natura, ma dato
dallesserci di questi inauditi centri di alterit che sono i volti, volti da guardare, da
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CROCEVIA

rispettare, da accarezzare. Volti umani, tracce o promesse permanenti di futura


felicit, secondo la celebre speranza di Albert Camus: C la bellezza e ci sono
gli oppressi. Per quanto difficile possa essere, io vorrei restare fedele a entrambi.

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CROCEVIA

LA BIBLIOTECA IDEALE Per far vivere libri senza i quali difficile pensare il mondo. Rigorosa e ludica. Definitivamente provvisoria
o provvisoriamente definitiva.

DON CHISCIOTTE : LANCIATI VERSO LIDEALE MA SENZA AMOR DEL VERO


del Fr. Gabriele Duma, 9 Grado
La parola scritta mha insegnato
ad ascoltare la voce umana,
pressa poco come gli atteggiamenti
maestosi e immoti delle statue
mhanno insegnato ad apprezzare
i gesti degli uomini. Viceversa,
con landar del tempo, la vita
mha chiarito i libri.
Mi troverei molto male in un mondo senza libri,
ma non l che si trova la realt,
dato che non vi per intero.

(Marguerite Yourcenar Mamorie di Adriano,

Preso

per mano da una gustosa intervista di Michel Serres, che indica nel Don
Chisciotte di Cervantes un capolavoro che fa viaggiare un cavaliere ubriaco di libri (le
cui parole e i cui atti non sono che citazioni), in compagnia dun improbabile servitore,
dalla cui bocca non escono che proverbi, (ossia pensieri senza firma, frasi senza autore, idee senza referenze, saggezza senza garanzia), certo che quel monumentale diario dun cavaliere ridicolo non debba mancare alla biblioteca ideale duno Scozzese, mi
accingo a rileggerlo: curioso di verificare le tracce dellintuizione del filosofo francese.
Mi pare un buon richiamo allautocritica e, conscio di quanto spesso si confonda il
sano argomentare con la capitolazione intellettuale del mondano riferimento griffato,
consapevole di quanto ci si abbandoni alluso delle armi di cartone del pensiero altrui,
proprio nei luoghi in cui maggiormente ci si picca daffinare la spada della lingua e del
ragionamento, apro lantico volume.Trascorrono le pagine e riscontro con Serres che,
mentre Don Chisciotte si muove nella complicata e virtuale selva delle citazioni cavalleresche, persino il suo cavallo, la sua armatura, il suo elmo non sono che grottesche
derivazioni dai romanzi cortesi, Sancio invece, non meno spaesato, tenta di decifrare
la grandinata di dolorose esperienze in cui Don Chisciotte lo trascina, passandole
al vaglio dei detti popolari che conosce, che sono lesatto contrario della citazione.
In realt non di rado lo stesso cavaliere dalla triste figura abbandona, almeno nel
linguaggio, le vette della sua letteratura per ritrovare modi pi accessibili allo scudiero.
<<... fratello Panza replic Don Chisciotte -, ti rendo noto che non c memoria che
il tempo non consumi, n dolore a cui la morte non dia termine. E ci pu essere
una disgrazia pi grande replic Panza di quella che deve aspettare che il tempo
la consumi e che la morte le dia termine? Se almeno questa nostra disgrazia fosse
di quelle che si curano con un paio di empiastri...- Lascia perdere, e fatti forza della tua stessa debolezza, Sancio disse Don Chisciotte... La sorte lascia sempre
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LA BIBLIOTECA IDEALE

una porta aperta nelle disgrazie per potervi trovare un rimedio...>> Sembra allora che
entrambi i personaggi rispondano, alla penna che li ha generati, liberando lautore dal
peso della propriet intellettuale, per regalargli quella immortalit che Michel Serres
ben racconta quando scrive: Chi un grande autore? Quello che (a costo di perdere
i diritti) fa passare una delle sue frasi in proverbio. Nel tepore della biblioteca ideale continuo a sfogliare il poderoso tomo, la struttura barocca mi conquista e smarrisco il mio programma. Abbandonata la caccia a proverbi e citazioni, man mano che
procedo, mi rendo conto che la mia attenzione presa, sospinta e sviata nella ventosa
campagna mancega. Lo strano che mi sembra di incontrare unaltra storia da quella
che ricordavo. il potere dei classici? Non li si legge mai abbastanza? Un classico
un libro che tutti lodano ma che nessuno legge scriveva Mark Twain e la sua fama si
manterr sempre, perch nessuno lo legge sbottava Voltaire di fronte a certe oscurit
dellAlighieri. Per quanto ci si possa dar da fare a confutare queste affermazioni, ci si
ricade comunque dentro. Al di l del quanto li si legga, vero che i classici sembrano poter prescindere da se stessi, vivono contemporaneamente dimensioni parallele,
oltre la verit oggettiva della scrittura che li ha originati; vivono del racconto, risuonano
nelle coscienze, si vestono di mille sfumature soggettive e per questo dialogano alla
pari con i tempi che attraversano, sono colti e popolari contemporaneamente. Interrogano con domande diverse il medesimo lettore che vi si accosti in momenti differenti.
Io, del Don Chisciotte, ricordavo un libro che narrava di un sognatore e dei suoi grandi sogni; ricordavo un esempio valoroso per chiunque, impegnato in battaglie ideali,
volesse farsi paladino di giustizia, e scagliarsi senza riserve contro gli incubi imposti
allimmaginazione da un mondo in cui non ci si riconosce. Ritrovo ora un testo che
mostra un uomo, anzi due, con il medioevo nella testa, persi, che contano di vivere
una dimensione eroica e che invece errano tenuti al laccio, in modo differente, da una
patologia! E lironia, che pure alleggerisce la cupezza e il dolore di certe situazioni, fino
a bagnarle di vero e proprio riso, non disinnesca il potere del morbo. Don Chisciotte
maldestro, a volte tenero, altre pericoloso, guastato dalla, anche buona, letteratura
cavalleresca, come Paolo e Francesca lo sono dal libro Galeotto, e Madame Bovary
dalla stampa frivola del suo tempo. E il riso, che il Cavaliere dalla triste figura col suo
goffo scudiero regalano amaro quanto le lacrime degli amanti infernali: amaro
come la disperazione dellannoiata borghese adultera. Sancio, dalla sua, insegue unidea di prosperit tanto aleatoria quanto per il suo asino potrebbe esserlo la classica
carota che lo invita a procedere. La soluzione non sta certo nel rogo della colpevole
letteratura. La questione che abbiamo a che fare con personaggi in balia duna
tempesta che li conduce, personaggi forse pieni di passione, ma prima di tutto magnificamente negativi ed esemplari, perch incapaci di governare lalta navigazione
dellintelletto sano; menati da unesperienza che non pu procedere verso la luce, perch soggiace alla sola forza di gravit, potrebbero ritrovarsi tutti, fatalmente, fra quelli
di cui Dante dice: la ragion sommettono al talento. Fermo il pensiero e mi dedico ad
un capitolo esemplare: << Di ci che avvenne al fantastico cavaliere nella locanda
che egli immaginava fosse un castello. Il locandiere, vedendo don Chisciotte di traverso sullasino, domand a Sancio di che male soffriva. Sancio rispose che non era
niente, che era venuto gi dallalto di un picco e aveva le costole un po indolenzite. Il
locandiere aveva per moglie una donna che non somigliava alle altre del suo genere,
perch era di indole caritatevole e si doleva delle disgrazie del prossimo; perci si
prese subito cura di don Chisciotte, e ordin a una sua figliola donzella, giovane e di
aspetto grazioso, che laiutasse a curare lospite. Cera inoltre a servire nella locanda
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LA BIBLIOTECA IDEALE

una ragazza asturiana, dal viso largo, la nuca rientrata, il naso camuso e un occhio
storto e laltro non molto dritto. Per con la gagliardia del corpo suppliva agli altri difetti,
perch non arrivava a sette palmi dai piedi alla testa, e le spalle, alquanto ingobbite,
la costringevano a guardare in terra pi di quanto essa avrebbe voluto. Questa serva
gentile aiut dunque la figlia delloste, e fra tutte due prepararono per don Chisciotte
un letto infame, in un camerone che dava manifesti indizi daver servito in altri tempi
e per molti anni da pagliaio; e nel quale alloggiava anche un mulattiere, che aveva il
suo letto rifatto un poco pi in l... - Non sono state bastonate - disse Sancio -. Il fatto
che la roccia aveva molte punte e sporgenze, e ciascuna ha lasciato il suo livido. E
disse anche: - Faccia in modo, signora, che avanzino un po di filacce, che non mancher chi ne avr bisogno; perch anche a me mi dolgono un po i lombi.- Allora - disse
la locandiera - dovete esser caduto anche voi. - No, non son caduto - disse Sancio
Panza - ma a veder cadere il mio padrone ho avuto un tale soprassalto che mi sento
spezzato tutto il corpo, come se mavessero date mille bastonate....- Come si chiama
questo signore? - domand lasturiana Maritornes. - Don Chisciotte della Mancia - rispose Sancio Panza -; ed cavaliere di ventura, e dei migliori e pi forti che da lunghi
tempi in qua si siano visti al mondo. - Che cos un cavaliere di ventura? - torn a
domandare la serva. Siete cosi novella al mondo che non lo sapete? rispose Sancio
Panza. - Sappiate, sorella mia, che cavalieri di ventura una cosa che in due sole parole si pu veder bastonato o imperatore: oggi la pi disgraziata e oppressa di tutte le
creature del mondo, e domani avr due o tre corone di regni da regalare al suo scudiero. - E com che voi, che lo siete di questo bravo signore - domand la locandiera
-, a quanto pare, non avete neppure una contea? - Ancora presto - rispose Sancio
-, perch solo un mese che andiamo cercando avventure, e finora non ce n capitata nessuna che lo sia stata effettivamente. ... Stavano trasecolate la locandiera
e sua figlia e quella buona diavola della Maritornes a sentire i discorsi del cavaliere
errante, che non capivano pi che se li avesse fatti in greco, ma intuirono per che
miravano tutti a profferte e dichiarazioni; e non essendo avvezze a simile linguaggio,
lo guardavano e si meravigliavano, e sembrava loro un uomo completamente diverso
da come erano tutti; e ringraziatolo con frasi locandieresche delle sue profferte, se ne
andarono... Il mulattiere sera messo daccordo con lasturiana che quella notte se la
sarebbero spassata assieme, e lei gli aveva dato la sua parola... E si vuole che questa
brava ragazza non abbia mai dato una simile parola senza poi compirla... Sancio era
gi impiastrato e coricato, e quantunque cercasse di dormire, non glielo permetteva il
dolore delle costole; e don Chisciotte, per quanto gli dolevano le sue, teneva gli occhi
pi aperti duna lepre. Tutta la locanda era in preda al silenzio, e lunica luce che vi
ardeva era quella che mandava una lanterna che stava appesa al centro dellandrone.
Questa meravigliosa quiete, e il pensiero che il nostro cavaliere aveva sempre agli
avvenimenti che a ogni pi sospinto sincontrano nei libri di cavalleria autori del suo
male, gli fecero venire in mente una delle fissazioni pi curiose che possano umanamente concepirsi: si figur, cio, di essere giunto a un castello famoso (e castelli
secondo lui erano, come s detto, tutte le locande nelle quali alloggiava), e che la figlia
del locandiere lo fosse del signore del castello, e che, vinta dalla sua gentilezza, sera
innamorata di lui e aveva promesso che quella notte, di nascosto dai genitori, sarebbe
venuta a giacere con lui per un bel po di tempo; e scambiando questa chimera, che
sera fabbricata lui stesso, per cosa certa e reale, cominci a preoccuparsi e a pensare al repentaglio in cui sarebbe venuta a trovarsi la sua castit, e giur in cuor suo di
non commettere infedelt alla sua signora Dulcinea del Toboso, nemmeno se gli fosse
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LA BIBLIOTECA IDEALE

venuta dinanzi la regina Ginevra con la sua dama di compagnia Chintagnona. Mentre
andava cosi fantasticando, arriv il tempo e lora (che per lui fu fatale) della venuta
dell asturiana, che scalza e in camicia, coi capelli raccolti in una reticella di fustagno,
a passi silenziosi e controllati, entr nella stanza dove alloggiavano i tre, in cerca del
mulattiere; ma appena arriv alla porta, don Chisciotte la senti e, sedutosi sul letto,
nonostante gli empiastri e il dolore alle costole, allung le braccia per accogliere laffascinante donzella. Lasturiana, che tutta concentrata e muta andava con le mani avanti
in cerca del suo bello, urt le braccia di don Chisciotte, che le afferr il polso con forza
e attraendola a s, senza che lei osasse dire una parola, la fece sedere sul letto. Le
tast poi la camicia, e bench fosse di tela, a lui sembr seta finissima e sottile. Portava ai polsi delle perline di vetro, ma a lui mandarono fulgori di preziose perle orientali.
I capelli, che davano un po ai crini di cavallo, li battezz fibre di lucente oro dArabia,
il cui splendore oscurava quello dello stesso sole. E lalito, che in modo non equivoco
odorava di carne fredda e salata del giorno prima, parve a lui che esalasse dalla bocca
un odore soave e aromatico; se la dipinse insomma nellimmaginazione sulla falsariga
e il modello che nei suoi libri aveva letto di quellalta principessa che era andata a trovare il ferito cavaliere perch vinta dallamor suo, con tutti gli abbellimenti che l sono
indicati. E tanto era laccecamento del povero gentiluomo, che n il tatto, n lalito, n
altre cose che aveva addosso la buona donna, che avrebbero fatto vomitare chiunque
altro non fosse stato un mulattiere, riuscivano a disingannarlo... Maritornes era nei
guai e sudava, vedendo che don Chisciotte la teneva in quel modo, e senza badare ai
discorsi che le faceva, cercava, senza dire una parola, di sciogliersi. Il buon mulattiere,
che tenevano sveglio i peccaminosi desideri..., si avvicin al letto di don Chisciotte e
se ne stette fermo, ... ma come vide che la serva faceva forza per liberarsi e che don
Chisciotte si affannava a trattenerla, lo scherzo non gli piacque affatto e sbandierato
in alto il braccio, scaric sulle magre mascelle dellinnamorato cavaliere un formidabile
pugno che gli empi la bocca di sangue; e non contento di ci, gli sali sulle costole e coi
piedi, come se stesse trottando, gliele percorse tutte da una parte allaltra. Il letto, che
era un po debole e di fondamenta non salde, non potendo sopportare laggiunta del
mulattiere, fran al suolo e a quel gran tonfo si svegli il locandiere... e acceso un lume
si diresse dove aveva sentito lo schianto. La ragazza, vedendo arrivare il padrone, e
sapendo che aveva un brutto carattere, tremebonda e sconvolta si rifugi nel letto di
Sancio Panza che stava ancora dormendo, e li si accoccol facendosi un gomitolo. Il
locandiere entr dicendo: - Dove stai, puttanaccia? Questa certamente una delle tue.
A questo punto Sancio si svegli, e sentendosi quel peso che gli gravava quasi tutto
sopra, credette di avere un incubo e cominci a scaraventare pugni in ogni direzione,
e fra gli altri un certo numero tocc a Maritornes, che, risentita del dolore, messo ogni
ritegno da parte, gliene restitui tanti che, a suo dispetto, gli tolse il sonno. Sancio, vedendosi trattare a quel modo, e senza sapere da chi, si alz come pot, si abbranc a
Maritornes e fra tutti e due diedero luogo alla pi buffa e movimentata colluttazione che
sia dato dimmaginare. Il mulattiere... picchiava Sancio, Sancio la ragazza, la ragazza
lui, il locandiere la ragazza, e tutti picchiavano fitto e velocemente senza darsi un istante di tregua; e il bello fu che al locandiere gli si spense il lume, e restati tutti alloscuro si
davano botte senza piet, in un groviglio, e dove arrivava la mano non lasciavano nulla
di sano. >> Lanciati verso un ideale, ma senza amor del vero, i due comici eroi fanno
un balzo di oltre quattrocento anni e posso immaginarli dietro le maschere di Tot e
Peppino, sussurrare allorecchio del lettore la tragica differenza che c fra raccontare
e raccontarsela, per mostrare irriverenti labisso che separa lesperienza in un alto
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LA BIBLIOTECA IDEALE

stato di coscienza (la Commedia di Dante) da quella di una coscienza alterata. Credo,
con sincera gratitudine, che solo un romanzo comico pu insegnare tanto e permettersi di restituire tanta disperazione senza perdere smalto. Il Paladino della Mancia e il
suo scudiero appaiono sempre pi un Tamino e un Papageno a cui nessuno regaler
mai n un flauto magico, n campanelli dargento per rifondare il proprio regno e vivere
felici e contenti. Ancora una volta mi sembrano sfuggire al loro tempo per affacciarsi
al sipario duna commedia pirandelliana come due personaggi che, portati dal loro talento, attraversano le storie degli altri e non appartengono a nessuna favola. Ben pi
protagonisti della propria avventura risultano Marcella, Dorotea, Lucinda, Cardenio, e
tutti coloro che incontrano Don Chisciotte e Sancio Panza sul proprio cammino. Straordinari e sradicati, i nostri due incarnano un solo vero coraggio, quello dessere comici,
ed un valore. La nobilt delleroe comico sta nellimmolarsi al riso di chi guarda, un
riso che brucia come sale sulle ferite. un valore non banale e prezioso per il nostro
tempo, perch non elude lo slancio ideale, non edulcora il dolore. Leroe comico non
sente meno delleroe romantico o del tragico, anzi, per essere fisicamente meno prestante, ne sopporta di pi e rende con pi sfumature la complessit di cui intriso.
un eroe della complessit in cui, per esempio, la gratuit dAmore del cavaliere, resta
intera, ma inscindibile dallinsensatezza; resta in lui la forza della follia visionaria e
sovversiva, ma sposa inseparabile duna tragica impotenza. Forse per questo, alla
fine delle sue peripezie e della sua stessa vita Don Chisciotte torna nel suo letto e rinnega la ventura e quei maledetti libri di cavalleria che gli hanno frastornato il cervello.
Rinnega perch non pu fare altrimenti. un Dante senza Virgilio e la cui Beatrice
rimane una perfetta sconosciuta. Rinnega, ma ci che rinnegato non cancellato
dalla storia. Resta traccia di ogni passaggio, a mostrare come lesaltazione dellillusione, pi che aiutare a vivere, aiuta a incontrare la confortevole verit della delusione,
che aiuta a conoscere la vita. Mi pare questo il senso della chiusa dellepitaffio dedicato a Don Chisciotte da Carrasco, lo studente che sotto le spoglie del Cavaliere della
Bianca Luna lo ha sconfitto nellultimo duello: <<... Se ebbe dorco la figura, uninsolita
misura la ventura in lui prov: visse pazzo e mor savio.>> Cos infine, Don Chisciotte
e Sancio Panza, mal assortiti e fraternamente insieme, si mostrano nel saluto estremo,
abbandonando per via dellabiura i panni dei loro stessi personaggi, per indicare la
strada: dopo tante pagine di commedia, con la memoria piena, occorre abbandonare
i ruoli conosciuti per uscire dal generoso labirinto dellinvenzione e rimisurare, pi
consapevoli, quei rapporti fra cose, persone e sentimenti, che chiamiamo realt.

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INFORMAZIONE SCOZZESE una pubblicazione periodica a cura del Supremo

Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato. La rivista prende forma in Internet e
pu essere consultata sul web, stampata integralmente o per singole pagine, scaricata
e
salvata in formato pdf. Tutte le pubblicazioni, quadrimestrali, saranno sempre disponibili nel tempo sia per la consultazione a video sia per la stampa. Le lettere alla
rivista e i manoscritti degli Autori dovranno essere inviati online tramite il caporedattore
(giovanni.casa@ritoscozzese.it).

Contributi di:
Fr. Giovanni Casa, 33 Grado M.A., Gran Segretario Gran Cancelliere Aggiunto
Fr. Gabriele Duma, 9 Grado
Fr. Giovanni Greco, 30 Grado
Fr. Edoardo Ripari, 4 Grado
Fr. Stefano Scioli, 9 Grado
Fr. Marco Veglia, 30 Grado

Direttore Responsabile Fr. Fernando Solazzo, 33 Grado M. del Ruolo dOnore


Caporedattore Fr. Giovanni Casa, 33 Grado M.A., Gran Segretario Gran Cancelliere Aggiunto
Progetto Grafico Fr. Roberto Giusti, 30 Grado

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