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Carlo Splendore

Indagine chiaroveggente.
Semplici dispositivi costruiti col “fai da te”.
Fotografia dell’aura con programmi digitali
per la diagnostica psico-fisica.

Metodi e strumenti d’indagine 2

1) L’indagine chiaroveggente 3

2) Come poter osservare l’aura con speciali accorgimenti 4


Il campo energetico universale 6
Energia elusiva 7
I globuli di vitalità 7
I globuli di vitalità trasmettono la vita 8

3) Dispositivi rivelatori dell’aura 10


La prova della porta 14
Il vaso di vetro 14

Bioradiometro su Perno 15
Dati costruttivi 15
Modalità di prova 16
Forma compatta del Bioradiometro su perno 18

Auratester 20
Principio di funzionamento 20
Il moto dell’indice 22
Esempio di circuito oscillante per Auratester 22

Auradetector 26
La costruzione 27
Qualche prova 29

Un po’ di teoria 31

Conclusioni 31

Il Phase Aurometer 32

La Visualizzazione a Scarica di Gas Computerizzata 33

L’Aura sopravvive alla morte del corpo 37


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Metodi e strumenti d’indagine

Secondo gli studiosi dei fenomeni del soprasensibile il corpo umano emetterebbe
radiazioni invisibili ai più, ma che possono essere percepite:

1) da soggetti sensitivi (chiaroveggenti);


2) da soggetti normali ma con speciali accorgimenti;
3) mediante apparecchi particolari.

Tali radiazioni formerebbero una sorta di nuvola,un ampio “uovo aurico” all’intorno
del nostro corpo fisico e al suo interno.
Sembrerebbe che le aure non siano solo prerogativa degli esseri umani giacché, in
determinate condizioni, sarebbero state osservate particolari emanazioni luminose
emesse anche da cristalli, calamite, metalli, piante e animali. Tuttavia le aure
umane mostrano cospicui cambiamenti a seconda delle circostanze in cui il
soggetto viene a trovarsi, come lo stato della sua salute psico-fisica, il suo stato
d’animo e cioè i suoi sentimenti e le sue emozioni, nonché le sue attitudini,
tendenze e aspirazioni nella sfera del mentale.. Per questo motivo sembra
plausibile che ad un fenomeno essenzialmente fisico si aggiunga un “quid” che
attiene alla essenza stessa della vita e che, per ora, la scienza non è in grado di
definire. A questo proposito il chiaroveggente non esita ad attribuire all’aura
umana una natura psico-fisica e spirituale.(Fig.1-2)

Fig.1 – Aura umana come appare alla vista chiaroveggente


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1) L’indagine chiaroveggente

In attesa di poter disporre di una adeguata strumentazione scientifica che ci metta


in condizione di formarci un’idea oggettiva della struttura dell’aura e ci fornisca
attendibili informazioni circa la natura dell’energia da essa convogliata, non ci
resta che attingere alle fonti che si rifanno alle investigazioni dei sensitivi e alle
loro soggettive valutazioni. Per definizione il chiaroveggente è semplicemente colui
il quale ha sviluppato la facoltà di percepire un’altra ottava della gamma di
vibrazioni possibili, che di solito è preclusa alla vista ordinaria, e si rende in questo
modo capace di percepire più di quanto non possa farlo chi possiede una facoltà di
percezione più limitata.
Gli esperimenti condotti da questi soggetti particolarmente dotati hanno rivelato le
seguenti proprietà relative alla struttura dell’aura. ”Questo campo energetico
umano è composto di particelle e ha un movimento fluido, simile a quello di
correnti d’aria o d’acqua. Le particelle sono estremamente piccole, addirittura più
piccole dell’atomo. In fisica un insieme di particelle cariche di energia che si
muovono insieme formando “addensamenti” prende il nome di plasma e viene
definito come il quarto stato della materia, uno stato intermedio tra quello della
materia e quello dell’energia. Ora, molte delle proprietà del campo energetico
umano (aura) sembrano indicare un possibile quinto stato della materia, che alcuni
scienziati chiamano “bioplasma”, intermedio tra quello della materia inanimata e
quello della psiche.

Fig.2 - Il Corpo Emotivo dell’uomo comune come appare alla vista


chiaroveggente (da: “L’uomo visibile e l’uomo invisibile” di
Leadbeater).
Il cono giallo sulla sommità del capo rivela un certo sviluppo
dell’intelletto, ma è un giallo un po’ opaco, il che ci dice che
l’intelletto è rivolto verso fini materiali con scopi egoistici. Ad un lato
del capo notiamo un cono blu chiaro, che indica un nobile sentimento
religioso; all’altro lato, un fascio di luce cremisi tendente al rosa
denota affetto e dedizione.
Le bande arancione-sporco indicano l’orgoglio. Il verde smorto rivela
una certa adattabilità e versatilità; dove il verde tende al grigio si
manifesta una certa propensione all'astuzia. Una disposizione all’ira è
presente nella banda color scarlatto, che occupa solo la parte
mediana dell’aura.
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2) Come poter osservare l’aura con speciali accorgimenti

Nel libro di Artur E.Powell su “Il doppio eterico ed altri fenomeni” l’autore dedica
un intero capitolo a “Il lavoro del Dr .J. Kilner sull’impiego di appositi schermi
colorati che renderebbero visibile l’aura anche alla vista ordinaria. Ne riporto uno
stralcio.
“Nel lavoro intitolato L’atmosfera umana(1911) il Dr. W.J. Kilner espose le ricerche
da lui fatte sull’aura umana mediante schermi colorati. I principi generali e le
scoperte del Dr. Kilner sono riassunti in questo capitolo; per maggiori dettagli,
specialmente nel modo di usare gli schermi, rinviamo il lettore al lavoro in
questione.
E’ interessante notare che il Dr. Kilner dichiara recisamente di non possedere
alcun potere di chiaroveggenza e di non avere neppure letto nulla sull’argomento
dell’aura, prima di avere esaminati più di sessanta malati. Egli sostiene che i suoi
metodi sono puramente fisici e che possono essere applicati con successo da
chiunque voglia occuparsene.
Gli schermi sono cellule di vetro sottili e piatte, contenenti colori di dicianina
sciolti nell’alcool. Diversi colori sono usati a seconda dello scopo che si vuole
raggiungere, come il carminio cupo o chiaro, il turchino, il verde e il giallo.
L’operatore guarda la luce per mezzo minuto o poco più, attraverso uno schermo
scuro, indi guarda il paziente attraverso uno schermo chiaro,ed arriva così a
percepire l’aura. L’uso degli schermi sembra agire sulla vista dapprima in maniera
temporanea, poi permanente, così che l’operatore finisce col percepire l’aura
anche senza schermo. Si consiglia pertanto di usarli con molta prudenza, perché
gli occhi finiscono col soffrirne.
Occorre servirsi di una luce attenuata, diffusa, proveniente da un solo punto
situato preferibilmente dietro l’osservatore: esso basta di solito per far vedere
distintamente il corpo. Un fondo tutto nero è generalmente necessario, benché per
certe osservazioni ne occorra uno bianco. La persona in osservazione deve essere
posta a circa trenta centimetri dallo sfondo, per evitare ombre e altre illusioni
ottiche.
Indipendentemente dagli schermi colorati, per studiare l’aura il Dr. Kilner ha usato
un altro metodo ingegnoso, da lui detto il metodo dei colori complementari. Su una
striscia colorata di 5 cm per 2, molto ben illuminata, l’osservatore fissa i suoi occhi
per almeno trenta secondi o al più sessanta: ciò ha l’effetto di affaticare l’occhio,
ma nello stesso tempo gli occhi diventano eccezionalmente sensibili alla
percezione degli altri colori. Quando poi gli occhi sono riportati sul paziente,
appare una cinta o striscia di colore complementare della stessa grandezza e forma
della striscia originale : questo “spettacolo” dura qualche tempo. Nella pratica si
troverà poi che i cambiamenti di colore nell’aura hanno l’effetto di cambiare
l’aspetto della striscia di colore complementare. Con questi mezzi, usati ripetute
volte, si riesce a verificare molti fatti riferentesi all’aura, che con i soli schermi
sfuggirebbero all’osservazione. Ecco i colori usati dal Dr. Kilner:

1. Giallo di Gamboge; complementare blu di Prussia.


2. Blu di Anversa; complementare giallo di Gamboge.
3. Carminio;complementare verde smeraldo trasparente.
4. Verde smeraldo;complementare carminio.
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L’osservazione rivela che l’aura presenta tre parti distinte, dette dal Dr. Kilner:

1. Il doppio eterico,
2. L’aura interna,
3. L’aura esterna.

Il doppio eterico, visto attraverso gli schermi, ha l’apparenza di una fascia oscura
in contatto immediato col corpo, di cui riproduce esattamente i contorni; la
larghezza è ovunque uniforme ed in generale varia da uno a cinque millimetri,
varia di misura a seconda delle persone ed anche nella stessa persona col
modificarsi delle sue condizioni; è completamente trasparente e chiaramente
striato, con linee delicatissime di un bel color rosa, che sembrano colorire
l’intervallo tra le varie striature.
L’aura interna comincia dal limite esterno del doppio eterico, benché sembra
spesso toccare il corpo stesso. Generalmente presenta una larghezza costante da 4
a 8 cm, talvolta più stretta lungo gli arti, e segue il contorno del corpo. Ha una
struttura granulosa : i granuli sono eccessivamente fini e per la loro disposizione
assumono un’apparenza striata. Le strie sono parallele l’una all’altra, ad angolo
retto rispetto al corpo ed in fasci più lunghi al centro, più corti all’esterno,col
bordo arrotondato…
L’aura esterna comincia dal limite dell’aura interna e, contrariamente a quanto
avviene per quest’ultima,la sua grandezza varia notevolmente. Intorno alla testa
sorpassa in generale di 4 cm il piano delle spalle; sui lati e dietro il tronco la sua
larghezza è di circa 8 o 10 cm, un po’ meno davanti al corpo e segue da vicino i
contorni di quest’ultimo; talvolta è un po’ più stretta lungo le membra. Intorno alle
braccia è la stessa che intorno alle gambe, ma generalmente è più larga intorno
alle mani e spesso supera di molto l’estremità delle dita. Talvolta si nota una nube
leggerissima che supera di molto l’aura esterna; è stata notata soltanto nelle
persone la cui aura sia eccezionalmente estesa e sembra probabile che questa sia
la continuazione dell’aura esterna. Il Dr. Kilner la chiama l’aura ultra-esterna.
Sono state osservate delle placche, dei raggi, delle correnti luminose emanate da
diverse parti del corpo; talvolta appaiono e svaniscono rapidamente, talaltra
persistono. Le placche non sembrano mai colorate,i raggi invece sono
generalmente incolori, ma talvolta sono tinti di colori diversi. In questo caso l’aura
diventa di solito più densa. Ne esistono tre varietà.” Per motivi che vedremo in
seguito noi fermiamo la nostra attenzione sull’aspetto dei raggi della terza varietà.
“Terza varietà: raggi proiettati nello spazio, normalmente alla superficie del corpo,
più vivi dell’aura esterna,che vanno fino all’estremità di questa ed anche più
lontano. I raggi osservati sono invariabilmente rettilinei. La loro direzione normale
è perpendicolare al corpo. Oltre al colore ordinario blu-grigio è stato constatato
che in questi raggi vi è anche del rosso e del giallo. Il fatto che la struttura dei
raggi rassomiglia a quella dell’aura interna…autorizza a concludere che i raggi e
l’aura interna hanno comune origine dal corpo e che per conseguenza un raggio
non è che il prolungamento di un fascio di strie dell’aura interna.
Il Dr Kilner ha pure constatato che in condizioni simili, ma più difficilmente, egli
poteva percepire una nebbia o aura bluastra che avviluppava le calamite,
specialmente i poli; un’aura gialla attorno ad un cristallo di nitrato di uranio;
un’aura bluastra attorno ai poli di cellule galvaniche, intorno ad un qualsiasi
conduttore collegato ai poli, infine nello spazio compreso fra due fili riuniti
ciascuno ad un polo e nello stesso tempo collegati l’uno all’altro.
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…Un attento studio dei risultati ottenuti dal Dr.Kilner rivela che essi concordano
molto esattamente con i risultati ottenuti dai chiaroveggenti. Sembra però che
sotto certi riguardi il Dr.Kilner abbia studiato più minuziosamente la struttura
dell’aura ed i suoi aspetti sulle malattie.”

Il campo energetico universale

Abbiamo visto che alla vista chiaroveggente il corpo umano si comporta come un
centro di emissione di energia e di materia sottile che vengono proiettate a
distanza sotto forma di raggi e di corpuscoli. Sembra che il corpo umano sia
circondato da un’atmosfera luminosa variamente colorata, con tutti i colori
dell’iride, e vibrante, percorsa da onde che si propagano all’esterno, con forme e
dimensioni sempre cangianti, perché variano a seconda degli stati d’animo e dei
pensieri che il soggetto prova e alberga nella sua mente.(Fig.2)
A questo punto è legittimo chiedersi da dove provenga questa energia e quale sia
la sua natura.
Per potere rispondere a questi quesiti dobbiamo introdurre il concetto di campo
energetico universale(CEU). Si tratta di un campo di energia di cui ci parlano le
più antiche culture, che lo hanno definito in modi diversi, ma in tutte le definizioni
sono presenti sempre le stesse caratteristiche di base. Il prana della tradizione
orientale è l’energia cosmica universale che avvolge tutta la terra, circola
nell’atmosfera e nel corpo umano, ove esplica tutta l’attività motrice e vitale: essa
è sinonimo di vitalità. Vi ritroviamo molte delle proprietà dell’energia odica
(Reichembach) e di quella orgonica (W.Reich).
“Il Dr.J.White e il Dr.Stanley Krippner1 hanno individuato le seguenti proprietà del
CEU: esso permea tutto lo spazio,gli esseri viventi e gli oggetti inanimati,fluisce
attraverso di essi e li collega fra loro. L’energia universale è regolata dalle leggi
dell’induttanza armonica e della risonanza simpatica.
Il CEU è perfettamente organizzato in una serie di punti geometrici, punti di luce
isolati e pulsanti, spirali, intrecci di linee, scintille e addensamenti…Esso è
l’opposto dell’entropia, cioè del lento decadimento che comunemente si osserva
nella realtà fisica, il degradarsi della forma e l’instaurarsi del disordine. Il CEU ha
un effetto organizzatore sulla materia e costruisce la forma. Inoltre è sempre
associato a una qualche forma di coscienza…

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Krippner Stanley – Psicologo e parapsicologo americano, direttore di Ricerca al Maimonides
Medical Center di Brooklyn e coordinatore dei piani di ricerca all’Humanistic Psychology Institute
di S.Francisco.Tra le principali sue opere ricordiamo: ”L’Aura Kirlian”(1974) ;”Le Energie della
coscienza”(1975); “I regni della guarigione” (1976).
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Energia elusiva

“A certi livelli questa energia rientra nelle forme di energia a noi familiari e ha
caratteristiche che possiamo definire con i normali metodi scientifici: ma
penetrando più a fondo nella sua natura scopriamo che essa esula dai criteri
consueti della scienza ed elude ogni spiegazione scientifica.” (Brennan). Per
esempio si sottrae al principio della ripetibilità delle prove. L’energia vitale ha leggi
proprie, che sono tutte da scoprire. Lo sperimentatore ha l’impressione di trovarsi
di fronte a sistemi in qualche modo “intelligenti” che rifiutano di ubbidire a schemi
prestabiliti, cioè ai principi noti che regolano l’interazione tra materia ed energia
nel mondo fisico della cosiddetta “materia inanimata”. Su due prove, eseguite con
le stesse modalità, la prima fornisce il risultato che ci si attendeva, la seconda ci dà
un esito deludente, o addirittura nullo. Se ne deduce che chi studia questo genere
di fenomeni deve essere preparato ad avere a che fare con una materia che si
sottrae alle metodologie d’indagine della scienza convenzionale. Dobbiamo
cominciare col rivedere lo schema tradizionale secondo il quale gli stati
aggregativi della materia sarebbero il solido, il liquido e il gassoso. All’indagine
chiaroveggente risultano i seguenti altri quattro stati:

Indagine chiaroveggente Fisica

E1 Atomico Elettrone
E2 Sub-atomico Particella alfa
E3 Super-eterico Neutrone
E4 Eterico H atomico

Secondo la tavola pubblicata da F.T.Peirce nel Theosophist del Maggio 1922.


Ora gli atomi fisici ultimi, cioè le particelle fisiche elementari E1, non sarebbero
altro che il prodotto dell’addensamento dell’energia vitale(prana), sempre presente
nell’atmosfera terrestre. E la concentrazione del prana aumenta notevolmente in
presenza della luce solare. Possiamo pensare alla particella fisica fondamentale
come ad uno sferoide di materia elementare percorsa da spirali di energia in
movimento, spirali che corrono lungo le pareti della particella.

I globuli di vitalità

Quando la concentrazione di prana nell’atmosfera aumenta ulteriormente, alcuni


atomi fisici ultimi si fondono tra loro e danno luogo ad un globulo di vitalità, uno
scintillante punto di luce da cui la forza vitale prorompe energicamente. Dunque
l’energia vitale cosmica emanata dal sole penetra in alcuni atomi fisici ultimi della
nostra atmosfera e li rende luminosi. Un simile atomo così vitalizzato possiede il
potere di attrarre altri sei atomi elementari e dà vita ad un prodotto di materia di
livello sub-atomico, secondo la classificazione sopra riportata, che prende il nome
di globulo di vitalità (Fig.3A e 3B). Questi globuli si trovano liberi nell’atmosfera e
possono essere osservati ad occhio nudo quando si osserva il cielo in un mattino di
sole, tenendo gli occhi leggermente fuori fuoco. E’ possibile però vederli solo
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indirettamente e solo per una frazione di secondo perché scompaiono quasi


immediatamente, per riapparire più tardi.
D’altra parte questi globuli altro non sono se non atomi di materia al secondo
grado di aggregazione (materia di livello sub-atomico) e quindi non possono essere
percepiti direttamente dalla vista ordinaria. Per brevi istanti però, come si è detto,
possiamo vedere il loro bagliore.
Questi globuli li troviamo anche nella struttura elicoidale delle molecole di
ossigeno e, quando respiriamo, assorbiamo anche i globuli della vitalità, che
vengono liberati e circolano in tutto il corpo eterico.

Fig.3A – La forza vitale trasmette all'atomo


primitivo una vita addizionale che gli dà il Fig.3B – Formazione del Globulo di Vitalità
potere di attirare altri sei atomi

I globuli di vitalità trasmettono la vita

Quando i globuli di vitalità si appalesano alla vista del chiaroveggente, l’emozione


che questi prova è tale da restarne sconvolto,è un’esperienza indimenticabile che
lascia un segno nella sua psiche. Possiamo averne un’idea leggendo la narrazione
che un sensitivo ne fa. Si tratta di Lanfranco Davito,veggente e autore del libro:”Io
fui, sono e sarò “-Edizioni Rigois-1954-Torino.
Era un caldo pomeriggio di giugno e il Davito si trovava sdraiato sull’erba, sulla
riva della Stura, all’ombra di alcune piante. Ad un certo punto si trovò in uno stato
di dormiveglia. Con le palpebre semichiuse, si mise ad osservare i raggi del sole
che, filtrando tra le fronde, andavano a perdersi tra i cespugli. Ecco che cosa
vide:” In quei raggi d’oro ad un tratto vidi ciò che non avrei potuto immaginare. E’
difficile esprimere ciò che vidi allora e rividi poi altre volte. Fu il ripetersi del
fenomeno che mi convinse che nella luce solare esistono numerosissimi corpuscoli
dalle forme più svariate…( Fig. 4 )Vidi i corpuscoli un numero limitato di volte,
quando meno me l’aspettavo. I cospuscoli sembrano di cristallo e come questo
riflettono e rifrangono la luce…nella luce solare splendono per virtù propria, con
una luminosità sensibilmente maggiore del sole stesso. La pupilla ne rimane
abbagliata, anche perché i bagliori sono intermittenti e improvvisi…Affermo che i
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corpuscoli esistenti nella luce del sole sono un qualcosa di vivo, di animato… Non
so da dove provengano tutti questi corpuscoli ma li suppongo generati dal sole…
Quando i corpuscoli si palesarono al mio sguardo, paralizzarono – o meglio
annullarono – ogni mia emotività… Coloro che mi sono intimi affermano che sono
diventato poco socievole, impenetrabile, enigmatico e fatalista più di un orientale.”

Fig.4 – Globuli di vitalità come appaiono alla vista chiaroveggente.


Si trovano liberi nell'atmosfera, convogliati dalla luce del sole.
“Riflettono e rifrangono la luce solare, con una luminosità
maggiore di quella del sole e sembrano dotati di vita propria...”
(L.Davito)
Attraverso la respirazione entrano a far parte del nostro corpo e
da questo utilizzati. In un uomo in buone condizioni di salute, i
globuli di vitalità non utilizzati vengono espulsi in linea retta, in
direzione normale alla superficie del corpo e danno così all'aura
un tipico aspetto striato.
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3) Dispositivi rivelatori dell’aura

Vogliamo illustrare qui un’esperienza che non ci consente di visualizzare l’aura


direttamente, ma ci mette in condizione di dedurne la presenza. E’ la cosiddetta
“prova del lampadario”.
Ad un lampadario centrale è appeso un sottile filo di nylon (spessore 0,06mm) alla
cui estremità inferiore è fissata, ad altezza d’uomo,una strisciolina di cellofan
ricavata da una striscetta rettangolare alta 4 cm e lunga 20 cm. Detta striscetta
viene piegata nel senso longitudinale in modo che la sua altezza si riduce a 2 cm.
Diventa così una striscetta doppia, che però non presenta una sufficiente rigidezza.
Di qui la necessità di irrigidirla, per esempio,incollando al suo interno una piccola
striscia di cartoncino(2cm x 10 cm).La striscetta,anziché di cellofan può anche
essere di carta velina, ma la prova migliore l’ha fornita il cellofan metallizzato, che
possiamo ricavare da uno di quei fogli di cellofan che usano i fiorai per avvolgervi i
fiori. Lo stesso tipo di fogli viene anche impiegato per addobbi e come carta da
regalo.
Si tratta di fogli di cellofan che su di un lato presentano una superficie
speculare,lucida, spesso colorata, come se fosse un leggero strato metallizzato
(stagnola). Chiameremo sensore questa striscetta. Esso va appeso al filo che pende
dal lampadario fissandolo al filo con un po’ di scotch nel suo punto di mezzo, in
modo che la striscetta rimanga appesa al filo assumendo la direzione orizzontale. Il
filo di nylon lo troviamo nei negozi che vendono articoli di caccia e pesca, essendo
utilizzato come lenza. Procediamo ora nel nostro esperimento, che si svolgerà in 3
fasi.
1)Usciamo dalla stanza e lasciamo che il sensore raggiunga la sua posizione di
riposo. Dopo qualche minuto rientriamo, facendo attenzione a non creare
movimenti d’aria, sia nel richiudere la porta, sia nel muoverci e restiamo in piedi,
immobili, a circa 2 m dal sensore stesso. Dopo pochi secondi il sensore si scosterà
dalla sua posizione di equilibrio, ruoterà e si orienterà verso di noi, disponendosi
“di coltello” nella nostra direzione, come se fosse guidato da fili invisibili che
partono dal nostro corpo.(Fig. 5)

Fig.5 – Un sensore rivela l'esistenza del campo


vitale che s'irradia dal corpo umano
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Se ora ci spostiamo, molto lentamente, lungo le pareti, cercando di mantenere la


stessa distanza dal sensore,vedremo che questo ci seguirà, esso cioè ruoterà
seguendo i nostri spostamenti, restando sempre rivolto verso di noi. Il fatto che la
nostra presenza nella stanza abbia provocato la rotazione del sensore su se stesso,
pur trovandoci noi ad una distanza di circa 2 m da esso, vuol dire che il nostro
corpo deve avere in qualche modo modificato lo spazio a noi circostante.
In altri termini tutto è avvenuto come se il sensore sia stato indotto ad orientarsi
verso di noi per disporsi lungo linee di forza di un campo che si irradia dal nostro
corpo. In tal modo esso si è comportato come un detector, un rivelatore del
campo vitale (aura) che circonda il corpo umano e da esso s’irradia.
2) La nostra esperienza continua e passiamo alla fase n°2. Sostituiamo il
cartoncino situato all’interno della striscetta con un segmento di un sottile filo di
acciaio armonico(spessore 0,4mm) che troviamo dal ferramenta.Lo renderemo ben
rettilineo battendolo sull’incudine e lo magnetizzeremo frapponendolo tra due
magnetini.Nel fare questa operazione avremo cura di accostare i magneti di segno
opposto alle due estremità del filo, ma senza farli venire a contatto col filo.La
magnetizzazione non deve avvenire per contatto, ma per induzione.Il filo potrà
essere fissato all’interno della doppia striscetta di cellofan con qualche goccia di
Attak.Controlliamo con una bussola quale delle due estremità è il Nord e la
contrassegnamo con un trattino di pennarello.(Fig.6)

Fig.6 – SENSORE PER L'AURA TEST

3)Passiamo ora alla terza fase. La striscetta munita di ago magnetico diventa ora
un sensore polarizzato. Se ora facciamo ingresso nella stanza, con le solite
modalità e restando immobili sempre alla stessa distanza di circa 2m,noteremo che
il sensore tenderà a scostarsi dalla direzione del meridiano magnetico per disporsi
nella nostra direzione ma,questa volta, potrà compiere una rotazione solo di alcuni
gradi per poi tornare nella direzione N.E assumerà così un moto oscillatorio, con
un’ampiezza pressocchè costante. E’ evidente che l’angolo descritto dal sensore
sta ad indicare una posizione di equilibrio che l’ago magnetico assume tra la forza
esercitata su di esso dal campo geomagnetico e la forza generata dal campo
bioplasmico che s’irradia dal corpo umano. Ma per potere in qualche modo
eseguire delle misure abbiamo bisogno di un quadrante graduato. Su di un foglio
di carta disegneremo una circonferenza del diametro di circa 20cm e poi, con
l’aiuto di un goniometro, a partire da uno zero centrale, divideremo la
circonferenza in due quadranti che, a partire dallo zero, si estenderanno uno a
destra e l’altro a sinistra dello zero, di dieci in dieci gradi. Poiché raramente
l’indice toccherà i 90°, non c’è bisogno di estendere la graduazione fino a
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180°.Sarà quindi sufficiente graduare i due quadranti di 90° ciascuno,con numeri


che siano visibili anche ad una certa distanza dal quadrante. In corrispondenza
dello zero segneremo anche la lettera N, perché lo zero del quadrante dovrà
coincidere col Nord.
Una volta disegnato, il quadrante dovrà essere ritagliato e incollato su di un
cartone. Esso troverà posto su di un tavolino che avremo sistemato al di sotto del
quadrante stesso, in modo che questo venga a trovarsi ad una distanza di 1 o 2 cm
sotto il sensore.(Fig. 7° 8 )

Fig.7- Il Bioradiometro a filo rivela la presenza di un campo di


energia vitale generato dal corpo umano e misurato mediante
l’angolo di scostamento di un ago magnetico dalla direzione del
meridiano magnetico.
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Fig. 8 – La deviazione dell'indice magnetizzato rivela la presenza


dell'osservatore già ad una distanza di 1,5 - 2 m.

Fig.9- Bioradiometro a filo da tavolo

E’ un impianto che potrà essere trasformato successivamente in un apparecchio da


tavolo (Fig.9 ) che prenderà il nome di Bioradiometro a filo, per distinguerlo dal
“Bioradiometro a quadrante mobile”, realizzato negli anni 90 e progenitore del
Rotorgon. Con questo strumento potremo effettuare interessanti osservazioni sulle
proprietà delle onde orgoniche (bioplasmiche) emesse dal corpo umano e da esso
irradiate nello spazio circostante.
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La prova della porta

Facciamo un passo indietro. Siamo ancora nella prima fase delle nostre prove. Ci
troviamo ancora nel corridoio, ci accingiamo a rientrare nella stanza e abbiamo
davanti a noi la porta semi-chiusa.
Da questo spiraglio possiamo tenere sotto osservazione il sensore. Passa il tempo :
dopo 3 – 4 minuti il sensore si accorge della nostra presenza e si orienta verso di
noi.
Ne deduciamo che il pannello di legno della porta è “trasparente” all’energia
convogliata dall’onda orgonica che s’irradia dal nostro corpo. E questa è una
conferma di quanto W.Reich aveva trovato circa mezzo secolo fa e cioè che
“l’energia orgonica è presente ovunque e forma un continuum ininterrotto…
L’orgone penetra in tutto lo spazio, compreso lo spazio occupato dalla materia
solida. Penetra in un muro di cemento proprio come penetra in un muro di
acciaio…”
Abbiamo visto che la propagazione dell’onda orgonica avviene come se la porta,
che ci divide dal sensore, non ci fosse. Ma tra noi e il sensore ci sono anche alcuni
metri cubi di aria. Quale ruolo può avere l’aria, col suo carico di ioni, sul
comportamento del sensore? Per accertarlo eseguiremo la “prova del vaso di
vetro”.

Il vaso di vetro

Siamo sempre nella prima fase e ci proponiamo di studiare il comportamento del


sensore quando viene introdotto in un contenitore di vetro. Ci serviamo di un vaso
di vetro, destinato a contenere un vaso di fiori. Il suo diametro massimo è di
180mm e all’apertura presenta un diametro di 140mm e la sua altezza è di circa
200mm. (Fig. 10). Il sensore ha una lunghezza di 150mm. Ecco che cosa abbiamo
potuto osservare:

1) - Il sensore, una volta introdotto all’interno del vaso aperto, sembra risentire in
modo “attutito” della nostra presenza e le sue reazioni sono lente e stentate.

2) - Decidiamo di chiudere la bocca del vaso con un foglio di carta: il sensore


resta del tutto inattivo e immobile. Non risente più di alcun influsso
proveniente dall’esterno, neppure a distanza ravvicinata.
Questo può voler dire due cose:
- il vaso chiuso non lascia circolare l’aria e quindi è questa, con la sua
carica di ioni, a determinare la rotazione del sensore;

- il vaso di vetro non laccia passare i raggi orgonici emanati dall’aura, un


po’ come avviene per i raggi ultravioletti, che attraversano il quarzo, ma
non il vetro.
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Fig.10 – Se la fascetta (sensore) è contenuta all'interno di un vaso


di vetro aperto le rotazioni sono stentate (limitate e lente). Se la
bocca del vaso viene chiusa i moti del sensore non avvengono più
ed esso rimane immobile.

D’altra parte, se fosse il vetro ad ostacolare il moto del sensore, questo non
dovrebbe muoversi neppure a vaso aperto. In attesa di conferme a seguito di altre
prove più selettive, riteniamo che la prima ipotesi sia la più verosimile. Infatti, per
lo stesso motivo il rotorgon non funziona se viene racchiuso in un contenitore. Se
ne deduce che la presenza degli ioni nell’aria giuoca un ruolo determinante nel
funzionamento di tutti gli strumenti finora utilizzati sia per la rivelazione dell’onda
orgonica, sia per quella dell’energia bioplasmica.

Bioradiometro su Perno

Dati costruttivi

Se vogliamo fare una ricerca sommaria sul campo bioplasmico emesso dal corpo
umano (aura), limitandoci ad avere un’idea dell’intensità approssimativa della sua
radiazione e dell’orientamento delle linee di forza di detto campo, ci possiamo
avvalere di un semplice dispositivo di facile costruzione, di modeste dimensioni, da
impiegare come strumento da tavolo. Esso consta di un supporto in legno del
diametro di 3 - 4 cm., munito di una base,alto circa 20 cm, sul quale verrà fissato
un quadrante graduato in gradi sessagesimali,disegnato su di un disco di cartone
del diametro di 25 – 30 cm. Uno stelo di 0,5cm di diametro e alto 10 cm viene
fissato al centro del quadrante ed è destinato a sostenere l’equipaggio mobile dello
strumento. Questo è essenzialmente costituito da una coppia di alette fissate ad un
sottile filo di acciaio magnetizzato,sagomato in modo da avvolgersi con alcune
spire attorno ad un ago, che funge da perno. (Fig.11) Il filo (0,3-0,4 mm di
16

spessore) viene poi ripiegato dapprima verso il basso e poi lateralmente, così da
formare prima i montanti e poi i due bracci sui quali verranno fissate le alette.
Quello che abbiamo denominato “ago” sarà bene ricavarlo dalla parte terminale di
un comune ago per cucire, dello spessore di 0,2-0,3mm. I montanti dell’armatura
saranno alti 4 cm e i bracci lunghi 10 cm. La punta dello spillo si appoggia su di
una borchia, nella quale viene praticata una sede conica (foro cieco), fissata
sull’estremità dello stelo.

Fig.11- Bioradiometro su perno

Le alette potranno essere ritagliate da un foglio di cellofan metallizzato(carta da


regalo)e le loro dimensioni sono : altezza 4 cm, lunghezza 10 cm.

Modalità di prova

Lo strumento deve essere collocato su di un tavolo, al centro della stanza, isolato e


lontano da masse metalliche (ferrose). A questo proposito c’è da dire che alcuni
tavoli allungabili sono provvisti, al di sotto del piano, di un telaio di ferro che
spesso è attrezzato con molle di acciaio per facilitarne l’apertura e la chiusura.
Abbiamo potuto constatare che questo dispositivo blocca il telaio di filo di acciaio
magnetizzato e riduce al minimo le oscillazioni delle alette
Prima d’iniziare la prova avremo cura di azzerare lo strumento, il che si ottiene
ruotando il quadrante in modo che il Nord, su di esso disegnato,venga a trovarsi
sotto il bordo inferiore dell’aletta che è orientata a Nord. Usciti dalla stanza e
chiusa la porta alle nostre spalle,attendiamo che l’equipaggio mobile assuma il suo
assetto stabile, con le alette orientate nella direzione N>S. Apriamo ora molto
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lentamente la porta ed entriamo nella stanza lentamente, facendo bene attenzione


a non creare spostamenti d’aria,sia nel richiudere la porta, sia nel muoverci. Giunti
ad una distanza di circa 2m dallo strumento, ci disponiamo in direzione
perpendicolare ai bracci delle alette, cioè nella direzione Est>Ovest. Non passerà
molto tempo che la coppia di alette prenderà ad oscillare. Si tratta di
un’oscillazione la cui ampiezza andrà aumentando, fino a toccare ì 20° - 30°( e
anche più). Col passare del tempo, però, tali oscillazioni tendono a smorzarsi e la
coppia di alette finisce con l’assumere un costante moto oscillatorio di piccola
ampiezza,rotto di tanto in tanto da qualche brusca impennata. Tutto ciò fa ritenere
che l’apparecchio, più che segnalare un flusso costante di energia generato dal
nostro corpo,riveli un gradiente energetico,cioè la differenza di potenziale che si
viene a creare nell’ambiente, subito dopo il nostro ingresso in esso, ma che poi
degrada su valori minimi. Sembra che lo strumento registri dapprima il brusco
aumento dell’energia vitale dell’ambiente,prodotto dal nostro ingresso (incremento
del potenziale orgonico), poi il suo valore a regime. Quest’ultimo, però, a
differenza di quello statico che vigeva nell’ambiente in nostra assenza (le alette le
avevamo trovate fisse sullo zero della scala)ora è pulsante, il che rivela la presenza
di un’energia oscillante, a bassa frequenza e di piccola ampiezza , che s’irradia
dalla nostra persona e che aumenta d’intensità se ci avviciniamo allo strumento.
Ci siamo seduti a 150 cm dallo strumento, nella direzione E-W e abbiamo notato
che dopo 5 min l’indice si è portato a 30° - sosta di qualche sec. - +10° - sosta -
+40° - sosta –
- 15° - +30 - +20 – sosta - +30 – 0°(N) - +30°…
Ci sembra comunque notevole il fatto che un ago magnetico venga deviato dalla
direzione del meridiano magnetico solo per la presenza di un osservatore situato a
circa 1,5m dallo strumento. C’è da supporre che sulle alette dello strumento,
costituite da materiale sensibile alle cariche elettrostatiche, agisca un campo di
forze bio-elettriche capaci di provocarne il movimento a distanza per attrazione e/o
repulsione. Naturalmente il fenomeno sarebbe reso possibile dalla ionizzazione
dello spazio circostante e cioè dello strato di aria compreso tra lo strumento e
l’osservatore.
Se applichiamo le mani sotto il quadrante tutto l’equipaggio mobile (telaio
magnetizzato-alette e ago magnetico montato sulla sommità della boccala) segna
una deviazione dal N che dipende sia dalla posizione delle mani, sia dall’intensità
della bio-energia trasmessa dalle mani. Con una opportuna manovra di apertura e
chiusura delle mani(allontanamento e avvicinamento) sia al di sotto del disco del
quadrante che al di sopra, si può raggiungere un sincronismo tra il moto delle
mani e quello delle alette così da riuscire ad imprimere alle stesse un moto
continuo di rotazione. E’ come se l’energia irradiata dalle mani venga “pompata”,
al di sotto del quadrante, con un’alternanza di espansione e compressione.
Con questo modello sono state anche effettuate prove interessanti sull’esistenza di
un campo vitale generato dalle piante e sulla sua azione a distanza.
18

Forma compatta del Bioradiometro su perno

Il Bioradiometro ad alette su perno può essere costruito in modo da fargli


assumere l’aspetto di un vero e proprio strumento di misura.
Si può ottenere ciò racchiudendo l’equipaggio mobile tra due dischi di legno(o di
cartone compresso) opportunamente distanziati per mezzo di tre aste filettate,alte
6-7cm. Si viene così a costruire una gabbia costituita da un disco inferiore,munito
di tre sostegni, da un disco superiore con un foro al centro (diam.2 cm) e da tre
distanziatori, saldamente avvitati ai due dischi.
Attraverso il foro del disco superiore sporge il perno conico, al quale è avvolto il
filo di acciaio magnetizzato e cioè il telaio portante delle alette E’ su questa
estremità superiore del perno che verrà fissato l’indice dello strumento.
Detto indice può essere costituito da un sottile filo di acciaio(Φ 0,3mm) o di rame.
L’indice si muove su di un quadrante graduato disegnato su carta.
Allo scopo di proteggere l’indice ma, nel contempo, rendere possibili le letture sarà
opportuno fissare sul disco superiore una scatola di cartone sul cui fondo verrà
incollato il quadrante. Il coperchio di detta scatola deve essere trasparente
(plexiglas o, meglio, vetro).(Fig. 11A).
Lo strumento in forma rudimentale di fig.11 è divenuto ora un apparecchio più
compatto e più maneggevole.

Fig.11A -Bioradiometro su perno ad alette (forma compatta)


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Bioradiometro su perno ad alette

Bioradiometro su perno ad alette (forma compatta)


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Auratester

Abbiamo preso le mosse dalla“ prova del lampadario “ e siamo giunti al


Bioradiometro a filo, apparecchio assai semplice, che ci consente di farci un’idea,
in modo un po’ rudimentale, dell’intensità del campo di forze emesso dal corpo
umano. Possiamo ora mettere a punto uno strumento il cui indice rivela una
grandezza periodica, cioè un’onda che investe lo strumento e da questo viene
segnalata mediante il moto oscillante dell’indice, che così ci fornisce il periodo
dell’onda stessa. E’ l’Auratester. Questo consta essenzialmente di un condensatore
piano ad aria, le cui armature ( due dischi di cartone rivestiti con fogli di stagnola
di alluminio) sono tra loro ad una distanza tale da costituire l’alloggiamento
dell’indice dello strumento. L’indice, appeso ad un sottile filo di nylon, si muove su
di un quadrante graduato che fa parte del disco inferiore. Ma la parte essenziale,
che costituisce un po’ la novità di questo strumento, è un telaio ad U, costruito con
listelle di ottone saldate a stagno,racchiuso nel vano formato dai due dischi del
condensatore. Quindi, in effetti, l’indice si muove tra i lati più lunghi di questo
telaio ad U, telaio che è stretto tra i due dischi del condensatore. Quale è la
funzione di questo telaio? A questo punto dobbiamo fare una piccola digressione e
richiamare alla memoria lo schema del galvanometro.

Principio di funzionamento

Se si piega un conduttore a forma di rettangolo intorno ad un ago magnetico


disposto nel piano del meridiano terrestre e si fa passare una corrente continua,
l’ago devia e tende a disporsi in un piano perpendicolare al filo. Se poi il
conduttore si avvolge parecchie volte intorno ad un telaio rettangolare si ha un
effetto moltiplicatore.E’ questo il principio su cui sono fondati i galavanometri ad
ago mobile.(Fig.12)

Fig.12- Schema del galvanometro ad ago mobile


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Se ora colleghiamo le estremità dell’avvolgimento ad un condensatore avremo


realizzato un circuito oscillante.
Vediamo ora come si comporta tale circuito quando viene sottoposto ad una carica
elettrica e a che cosa si deve questa sua denominazione. Il condensatore, una volta
caricato tramite una batteria di pile,tenderà a scaricarsi attraverso la bobina, ma
tale scarica non avverrà istantaneamente. Infatti,a causa dell’induttanza
dell’avvolgimento,la corrente cresce gradualmente fino ad un massimo: l’energia
elettrostatica presente tra le armature del condensatore si converte in energia
elettromagnetica, che si va ad accumulare nello spazio circostante alla bobina.
L’induttanza obbliga la corrente a continuare a passare nello stesso senso, pur
riducendosi gradualmente, cosicché il condensatore deve caricarsi in senso
opposto a quello precedente. La bobina cioè,per autoinduzione,continuerà a fare
passare la corrente nello stesso senso rendendo negativa l’armatura del
condensatore che era prima positiva.
Ciò darà origine ad un’altra scarica in senso contrario, che finirà col caricare il
condensatore come nella prima carica, e così di seguito. (Fig.13)

Fig.13- Schema per eccitare un circuito oscillante.


L’invertitore K permette di collegare il condensatore C una
Volta alla batteria B e un’altra volta alla bobina L.

Si ottiene in questo modo una corrente alternata, la cui frequenza dipende dal
numero delle spire dell’avvolgimento, dalle sue caratteristiche geometriche e dalla
capacità del condensatore. A causa della resistenza del circuito ad ogni
oscillazione l’intensità della corrente è sempre più piccola della precedente e le
oscillazioni vanno spegnendosi. Si dice allora che siamo in presenza di oscillazioni
smorzate.
Ciò accade anche perché il circuito oscillante,oltre alla resistenza dei
conduttori,benchè chiuso, irradia sempre una certa energia nello spazio
circostante sotto forma di onde elettromagnetiche. Se però compensiamo le
inevitabili perdite mediante la somministrazione di energia elettrica, possiamo
mantenere costante l’ampiezza delle oscillazioni, che allora diventano persistenti.
Possiamo allora dire che se nel circuito oscillante del nostro strumento (auratester)
si generano onde persistenti, o continue, ciò vuol dire che al circuito stesso, ad
ogni oscillazione, viene fornita dall’esterno una forza elettromotrice alternata la
cui corrente ha la stessa frequenza di quella propria del circuito oscillante,
frequenza che dipende dal valore dell’induttanza e della capacità.
L’ago magnetico inserito all’interno dell’avvolgimento funge da indice dello
strumento. E’ questo indice, col suo moto oscillante, che ci rivela la presenza di
una oscillazione persistente e,quindi, la somministrazione dall’esterno di un’onda
di energia che investe lo strumento. Si dice allora che il circuito è in risonanza con
la frequenza della f.e.m. indotta.
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Il moto dell’indice

L’indice è soggetto ad un campo elettrostatico, generato dal condensatore al cui


interno è alloggiato. Il vettore di detto campo ha direzione verticale. L’indice
inoltre, essendo costituito da un filo di acciaio magnetizzato, è sede di un campo
magnetico, il cui vettore ha direzione orizzontale.
Per la legge di Fleming (regola della mano sinistra), alla combinazione di questi
due vettori se ne aggiunge un terzo, in direzione ortogonale ai due precedenti e
tale da imprimere all’indice un moto di rotazione, essendo giacente sul piano
orizzontale. In direzione normale a quella dell’indice. Questo però non può entrare
in rotazione, essendo richiamato dalla componente normale della forza magnetica
che costantemente agisce su di esso. Finisce quindi con l’assumere una posizione
di equilibrio. La quale peraltro non è statica, essendo variabile nel tempo il campo
elettrostatico, che è funzione del campo di forze irradiate dall’aura.
Se le cose sono predisposte in modo tale da pilotare, mediante il circuito oscillante
collegato allo strumento,il moto dell’indice, questo assumerà (come si è sopra
accennato) un moto oscillante, il cui periodo varia poco intorno ad un valore medio
ricorrente (per es.13-15 sec).
Se l’apparecchio fosse privo di circuito oscillante, (se cioè il telaio ad U non fosse
collegato alla bobina e al condensatore montati in parallelo) il moto dell’indice
sarebbe assolutamente irregolare e incerto, pur manifestando una certa tendenza
ad assumere un moto oscillatorio, appena accennato.

Esempio di circuito oscillante per Auratester

L’induttanza L di una bobina con nucleo di ferro, del diametro d= 25 mm,


lunghezza l=20 mm, numero di spire N = 600, essendo la permeabilità relativa per
il ferro =2000, è data da:
L = 22 H
Se la capacità del condensatore C = 100 µF , il periodo T= 0,29 sec. il periodo
misurato risulta essere una fascia di sub-armoniche comprese mediamente tra
circa 10 e circa 20 sec.
Questo si può spiegare in due modi:

1°) nel calcolo sopra riportato non si è incluso l’apporto del condensatore fisso
piano costituito dai due dischi entro i quali ruota l’indice;

2°) La massa dell’indice è tale da non essere in grado di seguire rapide oscillazioni,
che invece, per la sua inerzia, tende a smorzare.Il peso dell’equipaggio mobile(filo
di acciaio + alette di cellofan ) è di 0,26 g. Se aboliamo le alette e riduciamo la
lunghezza del filo di acciaio(spess.0,4mm) da 180mm a 100 mm. il peso diventa
circa la metà : 0,14g, di conseguenza si riduce il suo momento d’inerzia.
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Con queste modifiche si misura un periodo T = 3 ÷ 5 sec., che equivale ad una


frequenza media di 0,25 Hz. Se moltiplichiamo per 100 detta frequenza entriamo
nella gamma delle frequenze udibili.
Questo vuol dire che potremmo ascoltare “la nota “ emessa dalla nostra aura.
Resta il fatto che l’Auratester, così attrezzato, e cioè munito di un circuito
oscillante ad esso incorporato,ci segnala l’esistenza di una grandezza periodica,
pur non essendo alimentato da alcuna fonte di energia elettrica
tradizionale.

Tutto ci fa supporre che l’energia necessaria al funzionamento del circuito


oscillante sia fornita dall’esterno e cioè convogliata da quell’energia radiante, ben
visibile alla vista chiaroveggente, che trae la sua origine nell’aura che
circonda il corpo fisico.

E se le cose stanno così, visto che un circuito oscillante genera onde


elettromagnetiche, questo tipo di circuito, che sembra comportarsi come un
tradizionale circuito oscillante, anche se non ne segue i canoni classici, quale tipo
di energia irradia nell’ambiente circostante?
Nelle illustrazioni che seguono ( disegni e foto ) sono illustrati alcuni modelli di
Auratester realizzati:
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AURATESTER SU PERNO
Nel modello ASP1 l’indice non è appeso ad un filo,ma è munito di perno appoggiato
su apposito cuscinetto concavo. Il filo di acciaio magnetizzato, nella sua porzione
centrale, viene ripiegato ad angolo retto quattro volte, in modo che il baricentro
dell’intero equipaggio mobile sia più basso del punto di appoggio del perno.E
questo per dare all’indice stabilità al ribaltamento. Il tratto orizzontale del filo così
ripiegato viene fissato ad un dischetto di cartone. Al centro di detto dischetto, con
una goccia di adesivo,viene fissata la punta di un ago che trova alloggiamento nello
spessore del dischetto. L’attrito tra perno e cuscinetto non è tale da pregiudicare il
funzionamento dello strumento, anche se questo è meno pronto. Nel complesso lo
strumento si presenta più maneggevole e meno ingombrante del tipo a filo.
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Auradetector

La presenza dell’aura emessa dal corpo umano può essere evidenziata per mezzo
di un semplice strumento che, nel suo aspetto esteriore, richiama molto da vicino
l’anemometro a coppe. Questo dispositivo viene utilizzato per la misura della
velocità del vento e di altre correnti gassose. Esso è costituito da tre o quattro
bracci che portano alle loro estremità altrettante coppe semisferiche disposte nello
stesso senso, solidali con un asse collegato con un contagiri. Il mulinello gira
sempre nello stesso senso perché la pressioine esercitata dal vento sulla superficie
concava delle coppe è maggiore di quella esercitata sulla superficie convessa.
(Fig.14)

Fig.14

Nel nostro caso le coppe semisferiche sono state sostituite da due (o più)
semicilindri, facenti parte di un’unica intelaiatura, sulla cui sommità è montato un
perno a spillo.Detto perno si appoggia su di un cuscinetto conico, montato sulla
sommità di un supporto verticale, che può essere dotato di un dispositivo per la
sua regolazione in altezza (giunto a cannochiale). (fig.15)

Fig.15 - AURADETECTOR
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Le superfici semicilindriche sono ottenute per mezzo di due (o più) strisce di


cellofan avvolte ciascuna sul proprio telaio.

La costruzione

Il telaio del guscio. Il telaio di ciascun semi-cilindro(o guscio),destinato ad essere


rivestito con un foglio di cellofan, è bene che sia costruito con l’aiuto di un
sostegno sul quale il filo di ottone(0,3mm di spessore) verrà temporaneamente
fissato con dei chiodini(o punte da disegno) onde evitare che durante la
costruzione l’ intera intelaiatura si sconnetta e si alterino le dimensioni e la stessa
forma dei gusci. Questo sostegno potrebbe essere un cilindro di cartone del
diametro di 8 cm, lungo 10-12 cm. Assegniamo ad ogni guscio il diametro di 8cm e
anche la lunghezza di 8cm.Una volta eseguito il tracciato del disegno sul cilindro di
cartone, non dovremo fare altro che fare aderire il filo di ottone a detto tracciato
con l’aiuto di un nastro adesivo, avendo cura di fissarne gli spigoli, come si è
accennato. La lunghezza del filo necessario sarà di circa 32 cm e le sue due
estremità verranno a sovrapporsi là dove l’inizio e la fine verranno a coincidere :
fermeremo questa giunzione con una saldatura a stagno. Perché la struttura sia
sufficientemente rigida è necessario saldare ancora due fili, che individuano i due
diametri di estremità,ai quattro vertici del guscio. Ora il telaio del guscio è
completo, ma deve essere fissato al braccio al quale appartiene. (Fig.16)

Fig.16 – Telaio del guscio


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Il telaio portante. Detto braccio non è altro che il ramo orizzontale del telaio di
sostegno dei gusci. Si è detto infatti che questi devono poter ruotare attorno ad un
sostegno verticale. Occorre quindi che ciascun guscio sia fissato al telaio che ne
consente la rotazione. Si tratta di un telaio ottenuto con filo di ottone (spessore
0,4mm) che porta al centro, sulla sommità, il perno a spillo,sul quale viene avvolto
con due o tre spire ed è poi ripiegato verso il basso quanto basta per garantire la
stabilità al ribaltamento dell’intera struttura.(Fig.17)

Fig.17 - Telaio portante

Il foglietto di cellofan che costituisce il “manto” del guscio lo facciamo aderire al


telaio con un po’ di adesivo, in modo che i due gusci, una volta montati sul
supporto, a chi li guarda di fronte si presentino l’uno con la cavità e l’altro con la
convessità.
Il foglio di cellofan dal quale ricaviamo il rivestimento dei gusci è del tipo
metallizzato, con una superficie speculare e l’altra faccia colorata in blu, o in rosso
scuro. La faccia speculare deve essere disposta all’interno del guscio in modo da
costituire la superficie concava, la faccia assorbente sarà quindi quella convessa.

Fig.18 – Assemblaggio dei Telai dei Gusci col Telaio Portante

Una volta montato il “mulinello” sul suo supporto, avremo cura di controllare il suo
assetto in orizzontale. A questo punto siamo pronti per la sperimentazione.(fig.18e
19 )
29

Fig. 19 – Auradetector mod.AD1

Qualche prova

Sistemiamo l’apparecchio su di un tavolo e facciamo in modo di entrare nella


stanza al buio, muniti di una torcia elettrica. Indirizziamo il fascio di luce sul
soffitto. Possiamo scorgere lo strumento sul tavolo, assolutamente immobile. Ci
avviciniamo e ci fermiamo ad una distanza di 1,5m da esso. Dopo pochi secondi il
“mulinello” inizia a muoversi, oscilla un po’ e poi comincia a ruotare. Se il guscio
con la superficie concava riflettente è montato sulla sinistra dell’altro, il senso di
rotazione è orario. E’ un moto lentissimo (1 – 2 giri/min), ma costante. E’ come se
una leggerissima corrente d’aria investisse lo strumento. Indirizziamo il fascio di
luce verso lo strumento in modo da illuminarlo in pieno, ma non notiamo alcuna
apprezzabile differenza. Il lento moto di rotazione è assolutamente costante e ci
colpisce la sua regolarità, come quella di un orologio.
Accendiamo la luce e ci avviciniamo fino alla distanza di 1m. dall’apparecchio.
Stendiamo il braccio destro con la mano aperta e dita stese nella direzione dello
strumento: notiamo che la velocità tende ad aumentare. Se ci sediamo al tavolo sul
quale trovasi lo strumento, dobbiamo regolare l’altezza del supporto in modo che
la coppia dei gusci venga a trovarsi all’altezza del nostro torace.
Poniamo ora sul tavolo una piantina di geranio, ad una distanza di 50 cm dallo
strumento. Dal nostro nuovo posto di osservazione, che trovasi ad una distanza di
almeno 3m. dallo strumento,notiamo che la coppia di gusci assume un
comportamento del tutto imprevedibile. Compie qualche giro in senso orario,
sempre alla velocità di 1-1,5 giri/min, poi si ferma e sosta per qualche secondo. Poi
riprende a ruotare, ma lo può fare anche invertendo il senso di rotazione.
Possiamo schermare lo strumento inserendolo all’interno di un semi-cilindro alto
70 cm – diametro 32cm, ricavato da un foglio da disegno al quale sono state
applicate due aste di legno per irrigidirne i bordi verticali. Alla sommità abbiamo
fissato un anello di filo di ferro e un analogo anello può essere fissato al bordo
inferiore. Possiamo inoltre regolare l’apertura del semi-cilindro in modo che i bordi
vericali distino 25 cm(angolo di apertura di circa 90°).Sulla sommità del semi-
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cilindro poniamo un disco di cartone in modo di chiudere l’apertura


superiore.(Fig.20).

Fig.20 – Schermo Semicilindrico Chiuso in Sommità

Esecuzione della prova. Posiamo lo schermo sul tavolo, vi inseriamo lo strumento,


posizionandolo al centro del semi-cilindro e ci sediamo ad una distanza di 1m.
E’ una giornata assolata e il sole filtra attraverso la finestra chiusa e una tenda.
Il mulinello assume subito un moto rotatorio in senso orario a velocità sostenuta.
La sua velocità di rotazione ci sorprende perché mai raggiunta prima : 5 giri/min.
L’aria contenuta all’interno del semicilindro non partecipa dell’aria dell’ambiente e
dopo qualche tempo risulta scarica,cioè impoverita di cariche orgoniche, o
bioplasma. In queste condizioni manca la materia prima, cioè quelle molecole
d’aria ionizzate che, messe in moto dall’aura, diventano forza motrice per i gusci
del mulinello.
Se però ionizziamo l’aria che ristagna nel semicilindro, le cose cambiano. Possiamo
ottenere ciò stabilendo per pochi secondi un campo d’energia bioplasmica in seno
all’aria confinata nel semicilindro. Basta introdurre la mano destra in alto, con la
palma rivolta verso il basso, e la sinistra in basso, con la mano aperta e la palma
rivolta verso l’alto, all’interno del semicildro. Il mulinello si metterà subito in moto
e in breve raggiungerà la massima velocità di 5-6 giri/min.
In altri termini assistiamo al comportamento dell’auradetector assai simile a quello
che avrebbe il mulinello di un anemometro, solo che in questo caso non si tratta di
vento, ma di una sorta di vento di cariche orgoniche. La cosa ci ricorda il fenomeno
del vento elettrico, ben noto in elettrostatica: se accostiamo la fiamma di una
candela ad una punta collegata con una macchina elettrostatica, osserviamo che la
fiamma, per il potere disperdente delle punte,viene soffiata. Infatti le molecole
d’aria vengono dapprima attratte dalla punta e poi respinte, perché al contatto si
caricano dello stesso segno.
31

Abbiamo potuto constatare che la massima distanza alla quale lo strumento è


sensibile e gira con continuità si aggira intorno a 1,5 – 1,7m. Naturalmente
dobbiamo avere l’accortezza di escludere ogni altra causa occasionale di moto
spontaneo del mulinello e quindi operare con porte e finestre chiuse e lontano da
sorgenti di calore, onde evitare l’effetto di eventuali moti convettivi dell’aria
ambiente.

Un po’ di teoria

Il fatto che un’onda elettromagnetica potesse esercitare una pressione su di una


superficie ad essa esposta fu dedotto per via matematica da J.C.Maxwell nel 1871.
Più tardi la cosa fu confermata per via sperimentale da P.Lebedew(1900) da
W.Nichols (1900) e da C.Hull(1901). La pressione di radiazione è debolissima. Per
esempio,in corrispondenza del punto di ebollizione dell’acqua la pressione è di sole
5 x 10 alla –5 dina/cmq. Si è trovato tuttavia che pressioni così deboli sono
comunque in grado di produrre effetti notevoli su particelle molto piccole, come
ioni di gas ed elettroni.
Si è trovato inoltre che le onde elettromagnetiche, incidendo su di una superficie
riflettente, vi esercitano una pressione che è doppia di quella che le stesse onde
esercitano su di una superficie assorbente.Per i raggi del sole che si riflettono su di
uno specchio d’argento, la pressione di radiazione è di circa: 5 x 10 alla –6
newton/mq.
In conseguenza di detta pressione di radiazione l’incidenza di un fascio di onde
elettromagnetiche su di uno specchio dà luogo a fenomeni analoghi agli urti
elastici.

Conclusioni

A questo punto non ci sembra azzardato formulare l’ipotesi che i fenomeni


osservati con l’ausilio del nostro modesto auradetector siano riconducibili a quelli
già noti in fisica e attribuibili ad una sorta di pressione di radiazione esercitata
dall’energia vitale che si irradierebbe dagli organismi viventi nello spazio
circostante sotto forma di onde.
Le prove sperimentali sopra riportate non fanno che confermare quanto avevamo
trovato con il rotorgon e con l’orgonometro, circa l’esistenza di onde vitali
(orgoniche o bioplasmiche) che si propagano nello spazio e danno luogo a tutta una
serie di fenomeni, la cui intima natura è tuttora sconosciuta.
32

Il Phase Aurometer

Recenti ricerche nel campo della biofisica e i perfezionamenti apportati alle


tecnologie applicate alla medicina, hanno reso possibile la misura a distanza della
radiazione elettromagnetica del corpo umano.
E’ il caso del Phase Aurometer, un apparecchio brevettato nel 1990 da due
scienziati russi, l’ingegnere Yuri Kravchenko e il medico Nicolai Kalashenko.
Le applicazioni di questo strumento sono molteplici e vanno dal suo impiego come
mezzo diagnostico, a quello del controllo delle capacità terapeutiche dei guaritori e
dei sensitivi, nonché a quello della ricerca dell’acqua.
Di solito questa radiazione emessa dal corpo umano viene registrata come
“rumore”, cioè una somma totale delle frequenze che vanno da 0,1 a 100.000 Hz.
Il Phase Aurometer è stato ideato per registrare il campo elettromagnetico umano
sulla base della aurometria di fase. Ciò è ottenuto per mezzo del filtraggio digitale,
per selezionare determinate frequenze da un largo spettro. Quale è quello appunto
della vasta gamma occupata dal “rumore”.
Su ogni frequenza prefissata si esegue una valutazione topografica del campo
umano: si ottiene così la registrazione della forma dell’aura e delle sue dimensioni.
Si possono così individuare i punti in cui il profilo dell’aura si scosta dal disegno
che corrisponde alla condizione di buona salute.
Ciò consente di diagnosticare per tempo anomalie e/o patologie a carico dei
corrispondenti organi del corpo umano. E’ stato, infatti, sviluppato un software per
il controllo via computer dello strumento, onde poter visualizzare la topografia
dell’aura e ottenerne una stampa a colori.(Fig.21)
Questo strumento, nella sua versione medicale, è utilizzato presso la Clinica
Medica dell’Ospedale della Repubblica di Ufa, nella regione del Bashkortosan.

Fig.21 – Aurogrammi ottenuti col Phase Aurometer


33

La Visualizzazione a Scarica di Gas Computerizzata

Da circa un decennio lo scienziato russo prof.Konstantin Korotkov, docente di fisica


all’Università statale di S.Pietroburgo ha sviluppato una particolare
apparecchiatura con la quale si può virtualmente fare risplendere ogni
oggetto,animato o inanimato, compresi sassi, piante e metalli; ogni essere
biologico aggiunge a questo bagliore la sua caratteristica peculiare, cambiandone
lucentezza, dimensione e colore.
Si tratta della tecnologia della Visualizzazione con Scarica di Gas (G D V: Gas
Discharge Visualisation) che il Prof.Korotkov ha messo a punto prendendo le mosse
dal noto effetto Kirlian.
Nel 1939 il tecnico russo Semyon D. Kirlian, riparando un macchinario in un
ospedale, scoprì per caso che una misteriosa luminescenza,emessa da tutti gli
esseri viventi e dagli oggetti inanimati e non captata dall’occhio umano, può essere
fotografata senza l’impiego di macchina fotografica, ma semplicemente facendo
attraversare l’oggetto, applicato sulla lastra fotografica, da una scarica ad alta
tensione (da 20.000 a 200.000 volts) e ad alta frequenza ( da 30.000 a 200.000
Hz).Le foglie, appena tolte dalla pianta, appaiono circondate da un’aura
variamente colorata, costituita da minuscoli punti luminosi e brillanti, che si
attenuano a mano a mano che la foglia appassisce. Le dita umane sembrano
lanciare energia fiammeggiante d’intensità e di colore variabile con lo stato di
salute del soggetto.(Fig. 22 e 23 )

Fig.22 – Elettrofotografia di Fig.23 –Dito di un guaritore a riposo e durante il processo di


foglia strappata emanazione

L’effetto Kirlian si presenta tuttavia condizionato da molti fattori in grado di


alterare in maniera significativa le immagini luminose riprodotte sulle lastre
fotografiche:la temperatura e il grado di umidità ambientale e dell’oggetto, la
forma e la distanza degli elettrodi, il tipo di materiale fotografico impiegato, il
contatto più o meno stretto tra oggetto,lastra fotografica ed elettrodi, e in fine la
differenza di potenziale e la frequenza della corrente fornita dal generatore
elettrico,ecc. In più la complessità dell’immagine Kirlian e la mancanza di basi per
le comparazioni statistiche hanno reso impossibile il raggiungimento di conclusioni
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definitive. Tutto questo, insieme alla mancanza di un modello teorico accettabile


per la comunità scientifica, ha portato ad un atteggiamento di scetticismo.
Le ricerche del Prof. Korotkov sono iniziate a partire dai risultati ottenuti dal
Kirlian per poi approdare a traguardi nuovi e totalmente autonomi. E’ stato trovato
che l’intero corpo di una persona è rappresentabile da un solo dito . Ne consegue
che il sistema energetico del corpo umano presenta proprietà olografiche.
Mediante la diagnostica GDV le immagini delle dita possono essere un’indicazione
significativa sufficiente sulla condizione energetica dell’intero corpo.
L’hardware dell’apparecchiatura GDV permette di osservare sullo schermo del
computer o sul teleschermo immagini GDV “in diretta” e in movimento e di
conservarle come file nella memoria del computer. (Per immagine s’intende
l’impronta luminosa e colorata lasciata dal dito sull’elettrodo) (Fig.24)

Fig.24 –Posizione dell’asse del dito rispetto all’asse dello strumento

Il programma GDV Aura permette di creare e stampare l’immagine dell’Aura


attorno al corpo partendo dalle immagini GDV delle dita. Sono necessarie le
immagini di tutte e dieci le dita. (Fig. 25)

Fig.25 –Schema di costruzione dell’aura attorno al corpo


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L'elaborazione si basa sulla mappa diagnostica che collega le regioni delle dita
con i diversi sistemi e apparati del corpo. (Fig.26 -Tavola diagnostica)

Fig.26 –Tavola diagnostica per l'apparecchio GDV

Le immagini GDV delle dita vengono divise in settori; le immagini vengono poi
tagliate, raccordate se necessario alle altre immagini e incollate in pezzi attorno al
contorno del corpo.(Fig.27)

Fig.27 –Schermata del programma GDV Processor


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Secondo questo schema risulta chiaro che l’Aura rappresenta alcune componenti
reali del campo biologico che avvolge il corpo umano. Questa immagine è connessa
allo stato psico-fisiologico della persona ed è ripetibile se il soggetto è stabile,
mentre può cambiare per effetto di terapie o influenze significative.

Immagini GDV di un soggetto prima e dopo un trattamento di


agopuntura

Fig 28 –Condizione energetica Fig 29 –Lo stesso soggetto dopo 30 min.


Iniziale di agopuntura
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L’Aura sopravvive alla morte del corpo

…”Molti processi fisico-chimici che avvengono al momento della morte sono già
noti. Questi cambiamenti avvengono in linea con il processo graduale di
distruzione e di decomposizione. Il metodo della Visualizzazione a Scarica di Gas,
tuttavia, va oltre il classico approccio biochimico e può rivelare alcuni aspetti
dell’energia-informazione e della sua distribuzione nel corpo. Quindi diventa di
grande interesse scoprire quali cambiamenti avvengono dopo la morte.
In questa sede proveremo a raccogliere informazioni sulla transizione tra la vita e
la morte. Si è proceduto come segue.
…”Il corpo selezionato veniva trasportato nelle sala sperimentale e posizionato in
modo particolare. Si poneva la mano sinistra sull’elettrodo, fissandola con uno
speciale strumento…Si registravano le foto Kirlian di quattro dita (pollice escluso)
della mano sinistra ogni ora del giorno e della notte. Successivamente, si
processavano le foto in condizioni controllate, importandole nel computer e
acquisendo particolari parametri (area, intensità media, coefficiente frattale, ecc.)
Quindi si sono creati i grafici di questi parametri in relazione al tempo. Si sono
ottenute curve di cambiamento per 3-6 giorni in ogni esperimento e si sono
confrontati i dati nel modo che segue.
Perché i dati potessero essere valutati in modo significativo è stato necessario
effettuare una classificazione delle morti: 1) morte serena,naturale, causata dalla
degenerazione dei tessuti; 2) morte violenta causata da incidente stradale o lesione
al cranio; 3) morte “innaturale” risultante da circostanze tragiche, come suicidio o
omicidio. Le caratteristiche principali delle tre curve erano le seguenti:
gruppo 1. Queste curve presentavano oscillazioni piccole ma significative per un
periodo di 16-55 ore, prima di scendere in modo stabile al livello di base;
gruppo 2. Queste presentano picchi pronunciati…Le oscillazioni scendevano al
livello di base circa due giorni dopo la morte;
gruppo 3. Questo gruppo presentava molte caratteristiche che lo distinguevano
dagli altri gruppi: grande ampiezza e durata delle oscillazioni; riduzione
progressiva dell’ampiezza; picchi notturni, dalle 9 PM, di altezza e durata
variabile; forti cali di ampiezza alla fine del primo giorno e, in particolare, alla fine
del secondo giorno.(Fig.28)
”In base a questi risultati possiamo concludere che l’attività energetica di una
persona non si arresta con la morte clinica. In alcuni casi continua persino 4 giorni
dopo la morte – periodo in cui tutti i processi biochimici caratteristici della vita si
sono fermati e sostituiti con processi di putrefazione. E’ significativo che il declino
dipende dalla causa e dal tipo di decesso.
…”Sembra quindi che gli insegnamenti spirituali tradizionali siano corretti sul fatto
che qualcosa di una persona può sopravvivere alla morte. Questi risultati non
fanno sorgere solo domande biologiche e pratiche, ma anche filosofiche. Il nostro
punto di vista sulla vita e sulla morte va corretto. Sospettiamo di essere sul confine
di un campo inesplorato, la cui indagine potrà aprirci nuove prospettive…I risultati
e i concetti principali di questa sperimentazione sono stati pubblicati in più di60
articoli e nel libro del Dott.Korotkov :” La luce dopo la vita”(Estratto dal libro
:”AURA” del Dr.K. Korotkov- Pag. 199 e seg.)
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Fig 28 –Evoluzione nel tempo delle immagini GDV di una persona dopo la morte, per ogni classe di
decesso