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Diritti di carta

Indagine sulle violazioni dei diritti dei minori in Palestina.


Le criticit della questione educativa

Diritti di carta EDUPARE

Diritti di carta*
Indagine sulle violazioni dei diritti dei minori in Palestina.
Le criticit della questione educativa
di Giorgio La Neve

*Diritti di carta il titolo della campagna di sensibilizzazione che si


realizza nellambito del progetto EDU-PA-RE - Potenziamento e messa in
rete dei servizi educativi e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne
nelle aree marginali della Cisgiordania, Striscia di Gaza e di Gerusalemme
Est - 10187/CISS/TOC

La presente pubblicazione realizzata nellambito del progetto:


EDU-PA-RE - Potenziamento e messa in rete dei servizi educativi e di
supporto psicosociale rivolti a minori e donne nelle aree marginali della
Cisgiordania, Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est - 10187/CISS/TOC
realizzato dal CISS/Cooperazione Internazionale Sud-Sud
con Vento di Terra,
Remedial Education Center (REC),
Bisan Center for Research and Development (BISAN).

Il progetto realizzato con il contributo del


Ministero degli Affari Esteri
Direzione Generale Cooperazione allo sviluppo.

Pubblicazione a cura di CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud


Foto di copertina: Gaza.
CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud

Foto interne: Gaza, Gerusalemme, Ramallah.


CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud

Edizione: luglio 2015

CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud


Via G. Marconi 2/a 90141 Palermo
Tel. +39 0916262694 fax +39 091347048
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facebook: Ciss Ong Palermo twitter: cissong

A Ismail, Mohammed, Zakaria, Ahed,


tutti bambini tra i 10 e gli 11 anni, tutti della stessa famiglia,
che sulla spiaggia di Gaza - mentre giocavano - furono uccisi il 16 luglio 2014
durante l'operazione militare israeliana Protective edge,
sotto gli occhi - e le macchine video e fotografiche - della stampa internazionale.

()
Considerato che il fanciullo, a causa della sua immaturit fisica e intellettuale,
ha bisogno di una particolare protezione e di cure speciali compresa una adeguata protezione giuridica,
sia prima che dopo la nascita;
Considerato che la necessit di tale particolare protezione stata enunciata nella Dichiarazione del
1924 sui diritti del fanciullo ed stata riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
come anche negli statuti degli istituti specializzati e delle Organizzazioni internazionali che si dedicano
al benessere dell'infanzia;
Considerato che l'umanit ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa,

L'ASSEMBLEA GENERALE PROCLAMA

la presente Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo affinch esso abbia una infanzia felice e possa godere,
nell'interesse suo e di tutta la societ, dei diritti e delle libert che vi sono enunciati;
invita i genitori, gli uomini e le donne in quanto singoli, come anche le organizzazioni non governative,
le autorit locali e i governi nazionali a riconoscere questi diritti e a fare in modo di assicurarne il
rispetto per mezzo di provvedimenti legislativi e di altre misure da adottarsi gradualmente in
applicazione dei seguenti principi ()

dal Preambolo della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo


Approvata il 20 novembre 1959 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989

Gerusalemme, febbraio 2014

Gaza, agosto 2014

Diritti di carta EDUPARE

Diritti di carta1
Indagine sulle violazioni dei diritti dei minori in Palestina. Le criticit della questione educativa

Introduzione
Il presente elaborato si propone di indagare e approfondire alcune delle principali
violazioni dei diritti fondamentali dei minori in territorio palestinese, riservando
particolare attenzione alla questione educativa.
I ragazzi dei Territori Palestinesi Occupati (TPO) subiscono una progressiva e
costante contrazione delle prerogative loro garantite dal diritto internazionale e, in
particolare, dai numerosi trattati stipulati in materia di tutela e protezione dei minori e
di trattamento dei civili in situazioni di guerra. Questi documenti, che saranno utilizzati
a supporto delle considerazioni svolte nel corso di questa trattazione, rappresentano la
base teorico-legale cui fare riferimento per organizzare o, semplicemente pensare, un
sistema di sostegno e tutela che sia in grado di assicurare una seria protezione ai minori
palestinesi. Tra i pi importanti, bisogna citare la IV Convenzione di Ginevra firmata il
12 agosto 1949, la Convenzione ONU sui Diritti dellInfanzia del 1989 e il suo Protocollo
Opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati in vigore dal 2002.
Purtroppo, come spesso accade in materia di diritti umani, allelaborazione delle
disposizioni normative non segue una concreta attuazione delle stesse. Tale deficit di
effettivit impedisce che i buoni propositi possano tradursi in concrete realt e, perci,
lo sforzo dei numerosi attori governativi e non - che costellano lo scenario
internazionale e globale , oltre che auspicabile, assolutamente necessario.
La particolare attenzione che sar dedicata alla tematica formativo-educativa
dovuta alla convinzione che la drammatica condizione vissuta dal popolo palestinese
(occupazione, controlli costanti, operazioni militari) possa trarre considerevole
giovamento dallistituzione di un forte e ben congegnato sistema educativo. Il
perseguimento di questo risultato incontra, come facilmente intuibile, numerose
resistenze e di molteplice natura.

1
Lespressione diritti di carta utilizzata per intendere il deficit di effettivit sofferto dai diritti. Per
un approfondimento sullargomento Cfr., Guastini 1996, p. 152.
1

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La situazione politica estremamente instabile e loccupazione si traducono in una


condizione di convivenza imposta che, come tale, porta con s incertezza e
indeterminatezza nelle politiche da attuare. Le delimitazioni territoriali stabilite a pi
riprese dallONU, sono state puntualmente rifiutate e disattese dalle parti. Israele ha,
infatti, continuato indiscriminatamente la propria politica di occupazione dei territori
palestinesi, attraverso attacchi militari e costruzione di insediamenti illegali. Gli Accordi
di Oslo, condotti dallOrganizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) e dallo
Stato israeliano e conclusi nellagosto del 1993, stabilivano listituzione di unAutorit
Nazionale Palestinese (PNA) e dividevano i territori di Cisgiordania e Striscia di Gaza in
tre differenti aree: lArea A (17,1% del territorio della Cisgiordania e tutta la Striscia di
Gaza), che sarebbe stata posta sotto il completo controllo dellAutorit palestinese;
lArea B (23,9% del territorio della Cisgiordania), in cui il controllo civile era affidato ai
palestinesi, mentre la sicurezza sarebbe stata gestita da entrambe le parti; e, infine,
lArea C (59% del territorio della Cisgiordania), completamente controllata da Israele
tranne che per le politiche relative ai civili palestinesi che, almeno in teoria, restavano
di competenza dellAutorit palestinese. Le Aree si caratterizzano per una totale
assenza di continuit territoriale e per la presenza di innumerevoli posti di blocco e di
controllo.

Diritti di carta - EDUPARE

I rapporti tra le parti nel contesto dellArea C furono fin dallinizio, e continuano
ad essere ancora oggi, molto complessi e segnati da un alto livello di conflittualit. I
civili palestinesi che risiedono al suo interno, tra cui unaltissima percentuale di soggetti
minori2, sono costretti a sopportare una condizione di assoluta discriminazione, che
documentata dai rapporti sistematicamente redatti dalle Agenzie specializzate delle
Nazioni Unite - su tutte, lo United Nations Office for the Coordination of Humanitarian
Affairs (OCHA), la United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the
Near East (UNRWA) e lo United Nations Childrens Fund (UNICEF) - e da numerose altre
organizzazioni che operano sul territorio. Le politiche adottate e implementate dal
governo israeliano in queste zone minano la libert e i diritti fondamentali dei
palestinesi in materia di salute, libera circolazione, istruzione e, ancora, in materia
processuale e detentiva. I numerosi blocchi stradali, le recinzioni e la politica dei
permessi rendono oltremodo difficile lo svolgimento delle normali attivit quotidiane,
come andare a scuola o a lavoro. Tale strategia, perseguita da Israele con
determinazione, non pu che esasperare la popolazione di origine araba e fiaccarne lo
spirito. I palestinesi residenti in Area C non sono liberi di costruire sui territori oggetto
della contesa, n di effettuare ristrutturazioni delle proprie abitazioni, se non dopo aver
ottenuto lautorizzazione da parte del governo israeliano (che peraltro viene rilasciata
di rado). Rispetto alle costruzioni effettuate senza previo rilascio di autorizzazione,
vengono, con sempre maggiore frequenza, emesse ordinanze di demolizione.
La Striscia di Gaza si caratterizza per una situazione di estrema complessit. Si
tratta di una prigione a cielo aperto i cui confini sono controllati dallEgitto (13
chilometri) e da Israele (59 chilometri), che mantiene anche un blocco marittimo che si
estende fino a tre miglia nautiche dai 40 chilometri di costa della Striscia. Il valico di
Rafah (sul confine egiziano), che rappresenta la principale via di contatto con il mondo
esterno per la popolazione Gazawi, alterna periodi di chiusura totale (che possono
protrarsi anche per anni) a periodi di apertura sporadica. Larea di Gaza
drammaticamente sovrappopolata (1.760.037 abitanti su una superficie di 365 chilometri
quadrati3) e ospita unaltissima percentuale del totale dei rifugiati palestinesi (per il
2014 il Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS) stimava la presenza di circa 1.26
3
2

Secondo i dati raccolti nel Factbook 2012 dallorganizzazione Palestine Monitor Exposing Life Under
Occupation e dal HDIP The Health, Development and Information Policy Institute la percentuale di
palestinesi al di sotto dei 15 anni del 41,3%, mentre quella dei minori di 18 anni superiore al 50%.
3
Dati del Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS), 2014,
(http://www.pcbs.gov.ps/site/881/default.aspx#Population).

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milioni di rifugiati sulla Striscia su un totale di rifugiati palestinesi nei territori e paesi
limitrofi di circa 4.7 milioni). Loperazione militare israeliana Protective Edgedel 2014
(che ha seguito le operazioni Cast Lead del 2009 e Pillar of Defense del 2012) ha
aggravato ulteriormente le gi precarie condizioni di vita della popolazione Gazawi. I
dati del Palestinian Center for Human Rights (PCHR) riportano cifre allarmanti: le
abitazioni di 250.000 persone sono state rase al suolo e gli sfollati sarebbero circa
110.000. Questi numeri acquisiscono un carattere ancor pi preoccupante se si considera
che i minori costituiscono il 56% della popolazione di Gaza.
Tra le aree pi vulnerabili della Palestina deve annoverarsi anche il territorio di
Gerusalemme Est. In questa zona Israele conduce una politica discriminatoria nei
confronti dei palestinesi. Lo status giuridico riconosciuto a questi ultimi quello di
residenti e non di cittadini (la cittadinanza concessa solamente agli ebrei). Dal 1967 al
2012 sono stati costruiti da Israele 12 insediamenti illegali allo scopo di innalzare quanto
pi possibile il numero di cittadini israeliani presenti sul territorio. Di contro, come in
Area C, per i palestinesi molto difficile ottenere i permessi per la costruzione e le
demolizioni sono frequenti. Lannessione di Gerusalemme Est ha comportato effetti
negativi anche sulleconomia del territorio, col risultato di un considerevole
innalzamento delle percentuali di palestinesi che vivono sotto la soglia di povert4.
I minori rappresentano senzaltro la categoria della popolazione dei Territori
Palestinesi Occupati che soffre in misura maggiore questo tipo di situazione. Secondo i
dati pubblicati nel 2010 dal PCBS circa l11% dei bambini al di sotto dei cinque anni
patisce uno stato di malnutrizione cronica e i tassi di mortalit infantile hanno raggiunto
picchi preoccupanti. Numerosi rapporti testimoniano lo stato di disagio psicologico
vissuto da bambini e ragazzi. Le percentuali di soggetti affetti da Disturbo da Stress
Post-Traumatico (PTSD) sono in costante aumento. Incubi, stati dansia, mancanza di
concentrazione (con conseguente crollo delle prestazioni scolastiche) sono soltanto
alcuni dei sintomi pi frequentemente manifestati da chi soffre questa patologia. La
potenza occupante dovrebbe, secondo il diritto internazionale, provvedere alle
necessit della popolazione civile dei territori occupati. Israele, invece, in questa
specifica situazione, contravviene a numerose disposizioni normative laddove procede
allesilio dei residenti o al danneggiamento delle loro propriet (a questo riguardo
risultano di particolare interesse le relazioni del Relatore speciale sulla situazione dei
4
4

Cfr., Factbook 2012, p. 76.

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diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, elaborate nel contesto
dellUfficio di Alto Commissariato per i Diritti Umani. In particolare le relazioni
A/HRC/4/17 del 29 gennaio 2007 e la relazione A/HRC/25/67 del 13 gennaio 2014).
Di seguito si produrr unanalisi pi approfondita delle differenti tipologie di
violazioni perpetrate nei confronti dei minori palestinesi, dedicando due distinti
paragrafi rispettivamente alle procedure di fermo, arresto e detenzione dei minori e alla
situazione del sistema educativo nei Territori Palestinesi Occupati. Una terza sezione
dellelaborato sar dedicata alle esperienze relative al settore formativo-educativo
italiano che potrebbero costituire buone pratiche da utilizzare come modello per realt
pi

complesse,

come

quella

palestinese.

Infine,

attraverso

un

paragrafo

di

considerazioni conclusive, si cercher di organizzare un percorso di sintesi degli


argomenti trattati, nel tentativo di fornire spunti rilevanti per un eventuale ulteriore
approfondimento.

Diritti di carta - EDUPARE

1. Arresto e detenzione dei minori


La scelta di affrontare la tematica degli arresti e della detenzione nel contesto di
un lavoro che dovrebbe concentrarsi principalmente sulla questione educativoformativa, si deve al fatto che, in terra palestinese, le due questioni sono
drammaticamente collegate. I soggetti minori sottoposti a misure cautelari, o a
qualsivoglia altra tipologia di azione degli organi e dei corpi di sicurezza israeliani, sono
spesso materialmente impossibilitati nel recarsi a scuola o costretti a subire trattamenti
che, minando il loro fragile equilibrio psico-fisico, non consentono un regolare
rendimento scolastico.
Le modalit di arresto e detenzione dei minori residenti nei Territori Palestinesi
Occupati violano le principali disposizioni normative contenute nei numerosi documenti
di diritto internazionale elaborati in materia nel corso degli anni. Il rapporto Unicef del
febbraio

2013,

Children

in

Israeli

Military

Detention.

Observations

and

Recommendations, conferma lo stato di assoluta criticit e la condizione di cronica


violazione dei diritti dellinfanzia rispetto alle azioni e alle politiche implementate da
parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Le violazioni vengono, in particolare,
riscontrate rispetto ai pi importanti testi normativi di carattere sovranazionale posti a
tutela dei minori e dei prigionieri: Beijing rules (United Nations Standard Minimum
Rules for the Administration of Juvenile Justice (1985)), CAT (Convention against
Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (1984)), CRC
(Convention on the Rights of the Child (1989)), ICCPR (International Covenant on Civil
and Political Rights (1966)), Tokyo Rules (United Nations Standard Minimum Rules for
Non-Custodial Measures (1990)), Standard Minimum Rules (United Nations Standard
Minimum Rules for the Treatment of Prisoners (1955)). Lo studio dellUnicef si fonda,
chiaramente, su dati raccolti sul campo e successivamente trattati dalla Commissione
per i Diritti Umani, dalla Commissione per i Diritti del Bambino e dalla Commissione
contro la Tortura. Le informazioni reperite sono inoltre inviate, per un ulteriore
approfondimento, al Gruppo di Lavoro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sui
Bambini e i Conflitti Armati (United Nations Security Council Working Group on Children
and Armed Conflict).
Il rapporto apre con una proposizione chiarificatrice che, per quanto possa
apparire scontata, merita di essere sottolineata in quanto rappresenta il presupposto
Diritti di carta - EDUPARE

legale di riferimento per qualsiasi tipo di considerazione che possa essere fatta rispetto
alle tematiche oggetto di questo specifico paragrafo: International law applicable in
both Israel and the occupied Palestinian territory prohibits the use of torture and other
cruel, inhuman and degrading treatment or punishment under any circumstances. The
prohibition is absolute and unconditional. This prohibition has no exceptions, not even
for security considerations or for the threat of war. The Convention on the Rights of the
Child, in article 37, also prohibit such treatment5.
Le tutele garantite dai documenti sopra citati riguardano alcuni dei pi
fondamentali aspetti in materia di arresto, detenzione e processo di minori e non. Tra
questi aspetti importante citare: lobbligo di notifica e comunicazione delle ragioni
dellarresto in una lingua che il soggetto fermato sia in grado di comprendere (nel caso
dei minori naturalmente gli obblighi di informazione sono dovuti anche nei confronti
della famiglia o del tutore legale); il divieto di immobilizzazione dei minori, tranne che
nel caso in cui questi non rappresentino unimminente minaccia per gli altri o per se
stessi o come precauzione contro una possibile fuga durante un trasferimento; divieto di
imposizione di autodenuncia o autoincriminazione ai soggetti fermati, laddove per
imposizione non deve intendersi esclusivamente una coercizione di tipo fisico, ma anche
psicologico (molti bambini, spaventati dalla particolare situazione in cui si trovano, sono
portati a firmare dichiarazioni di autoaccusa non veritiere); obbligo di garantire la pi
assoluta trasparenza rispetto alle procedure di interrogatorio utilizzate, attraverso la
registrazione audio-visiva o la partecipazione dei genitori e dei legali agli interrogatori
stessi; diritto di contestare dinanzi ad un giudice, ed entro ventiquattro ore dal
momento dellarresto, la legittimit della propria detenzione; divieto di utilizzo, a fine
di prova, di dichiarazioni rese dal soggetto fermato sotto la minaccia o luso della
tortura.
Un punto di riferimento essenziale in questambito lart. 37 della Convenzione
ONU sui Diritti dellInfanzia cui, peraltro, lo stato di Israele, essendo firmatario,
vincolato al rispetto delle disposizioni. Larticolo recita in questo modo:
States Parties shall ensure that: (a) No child shall be subjected to torture or
other cruel, inhuman or degrading treatment or punishment. Neither capital
punishment nor life imprisonment without possibility of release shall be
7
5

Rapporto Unicef, Children in Israeli Military Detention. Observations and Recommendations, febbraio
2013, p. 2.
(http://www.unicef.org/oPt/UNICEF_oPt_Children_in_Israeli_Military_Detention_Observations_and_Reco
mmendations_-_6_March_2013.pdf ). Di qui in avanti indicato con Rapporto Unicef 2013.

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imposed for offences committed by persons below eighteen years of age; (b)
No child shall be deprived of his or her liberty unlawfully or arbitrarily. The
arrest, detention or imprisonment of a child shall be in conformity with the
law and shall be used only as a measure of last resort and for the shortest
appropriate period of time; (c) Every child deprived of liberty shall be
treated with humanity and respect for the inherent dignity of the human
person, and in a manner which takes into account the needs of persons of his
or her age. In particular, every child deprived of liberty shall be separated
from adults unless it is considered in the childs best interest not to do so
and shall have the right to maintain contact with his or her family through
correspondence and visits, save in exceptional circumstances; (d) Every child
deprived of his or her liberty shall have the right to prompt access to legal
and other appropriate assistance, as well as the right to challenge the
legality of the deprivation of his or her liberty before a court or other
competent, independent and impartial authority, and to a prompt decision
on any such action6.

Altra importante fonte di obblighi per Israele una sentenza della sua Corte
Suprema del 1999 in cui fatto espresso divieto alle autorit militari di condurre
interrogatori utilizzando metodologie che possano considerarsi torture o trattamenti
crudeli, disumani o degradanti.
La base legale utile a garantire una tutela dei fondamentali diritti dellinfanzia in
questo specifico contesto, dunque, esiste e fa riferimento a pi livelli, da quello
nazionale a quello internazionale. Il problema che gli obblighi e i divieti che
scaturiscono dai provvedimenti normativi troppo spesso sono aggirati da Israele, come
testimoniato dalle numerose indagini condotte sul territorio dalle pi svariate
organizzazioni.
La comunit internazionale dovrebbe dotarsi di meccanismi sanzionatori pi
efficaci che siano effettivamente in grado di rendere le violazioni di diritto
internazionale in qualche modo sconvenienti per i singoli Paesi. Il sistema attuale,
evidentemente, non risponde a questo tipo di esigenza e troppo spesso gli Stati, nel

8
6

Rapporto Unicef 2013, p. 5.

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perseguimento degli obiettivi di politica interna, contravvengono in modo cosciente alle


disposizioni di trattati e convenzioni cui sarebbero vincolati.
Il diritto vigente allinterno dei Territori Palestinesi Occupati quello militare
imposto da Israele dopo loccupazione del 1967. I comandanti che operavano su
determinate aree da allora iniziarono ad acquisire piena giurisdizione in materia
legislativa, esecutiva e giudiziaria. Secondo il diritto internazionale, la popolazione
originaria di un territorio occupato dovrebbe poter rimanere soggetta alle norme
previste dal proprio diritto penale e alloperato delle proprie corti giudiziarie.
Uneccezione che contempli la sospensione del diritto locale pu aversi soltanto per
ottemperare ad esigenze di sicurezza e, chiaramente, nel caso palestinese
configurabile una situazione di questultimo tipo. Soprattutto in Area C dove, come
detto in precedenza, lAutorit palestinese avrebbe pieno diritto al controllo sui propri
civili - Israele giustifica le continue intromissioni nelle competenze dellAutorit
adducendo ragioni relative a protezione e sicurezza.
Il diritto internazionale vieta che dei minori siano processati da un tribunale
militare e proprio per questa ragione il governo israeliano, attraverso lOrdine Militare
1644 del 29 luglio 2009, istituiva la Juvenile Military Court, unico esempio al mondo di
tribunale militare per minorenni. Numerosi report tra cui quello Unicef del febbraio
2013 - documentano, per, che i processi ai minori palestinesi continuano ad essere
celebrati allinterno delle medesime strutture e dallo stesso personale giudiziario che si
occupa dei casi riguardanti i maggiorenni. Bisogna allora guardare attentamente non
soltanto alle regole che sono predisposte, ma soprattutto alla loro concreta attuazione
che spesso pur mantenendo una parvenza di legalit viene disattesa in modo
indiscriminato. Un altro esempio di questo tipo fornito dallOrdine Militare 1676 (27
settembre 2011) che pur perseguendo in linea con quanto disposto dalla Convenzione
ONU sui Diritti dellInfanzia lobiettivo dellinnalzamento della maggiore et dei
soggetti processabili da un tribunale militare dai 16 ai 18 anni, non vieta, allo stesso
tempo, che le sentenze proclamate nei confronti dei minori siano regolate dalle
medesime disposizioni di legge che normano quelle rese nei confronti dei soggetti di
maggiore et. Questa disposizione ha finalmente equiparato il trattamento riservato ai
detenuti minori palestinesi e israeliani, per quanto questi ultimi godano di maggiori
tutele nel corso delle procedure di detenzione e interrogatorio che saranno appresso
descritte (ad esempio ai minori israeliani, contrariamente a quanto avviene per i minori
palestinesi, non pu in alcun modo essere negato il diritto alla presenza dei genitori
Diritti di carta - EDUPARE

durante un interrogatorio o ad essere informati rispetto ai propri diritti). Lo stesso


Ordine prevede una serie di tutele in materia di fermo e arresto dei minori cui la polizia
israeliana deve attenersi, ma anche in questo caso tali norme sono costantemente
aggirate se si considera che la maggior parte degli arresti in questione non sono
effettuati dalla polizia, bens dallesercito che non chiamato al rispetto di quelle
stesse disposizioni.
Le fasi pi critiche per i minori nel contesto del processo di detenzione militare
sono quattro: larresto, il trasferimento presso i luoghi di interrogatorio, linterrogatorio
e ludienza. Secondo il rapporto Unicef qui preso in esame, i bambini tra i 12 e i 17 anni
arrestati ogni anno da parte dellesercito, delle forze di polizia e degli agenti di
sicurezza israeliani sono circa 700 e le violazioni dei diritti che subiscono sono svariate e
di molteplice natura. La norma stabilita dallOrdine Militare 1651 dispone che fino agli
11 anni di et non si possa essere arrestati o processati da un tribunale militare. I
ragazzi di et compresa tra i 12 e 13 anni possono subire un periodo detentivo non
superiore ai sei mesi (i minori israeliani di et inferiore ai 14 anni sono, per legge,
esentati da pene detentive), mentre per minori di et compresa tra i 14 e i 15 anni la
detenzione massima corrisponde a sei mesi, salvo che non abbiano compiuto reati per
cui siano previste pene pari o superiori ai cinque anni. I soggetti di et superiore ai 16
anni possono subire le pene massime consentite dalla legge, cos come avviene per gli
adulti7. Il reato pi comune commesso dai minori palestinesi consiste nel lancio di pietre
e oggetti e prevede una pena massima di dieci anni se il lancio diretto contro una
persona o una propriet con lintenzione di danneggiarla, mentre la pena massima
addirittura raddoppiata se il lancio diretto contro mezzi in transito con lintenzione di
danneggiare questi o le persone che vi viaggiano a bordo. Ci comporta che un ragazzo
di 14 o 15 anni con questi capi dimputazione rischia potenzialmente una condanna tra i
dieci e i ventanni.
Rispetto alla prima fase, quella dellarresto, le violazioni perpetrate nei confronti
dei minori riguardano le modalit operative utilizzate dai corpi di sicurezza per
prelevare i ragazzi. Spesso le operazioni sono condotte nel cuore della notte presso le
abitazioni degli arrestati. I militari assediano la casa ordinando ai familiari di portarsi
sulla strada, fanno ingresso nellabitazione, talvolta devastandola, e costringono il
soggetto ricercato a seguirli senza fornire specifiche informazioni alla famiglia o a lui
10
7

Cfr., ivi, p. 8.

Diritti di carta - EDUPARE

stesso sulle motivazioni dellarresto. La fase successiva quella del trasferimento presso
un centro di interrogatorio. I ragazzi sono legati e bendati e gli spostamenti possono
durare da unora fino ad unintera giornata. Spesso sono documentate le deprivazioni
subite, come mancanza dacqua e di cibo. Talvolta, quando il viaggio ha una durata
considerevole, i minori sono sottoposti a delle visite mediche durante le quali vengono
loro tolte le bende dagli occhi, ma non le manette ai polsi. La terza fase riguarda
linterrogatorio stesso e anche in questo caso sono registrate numerose violazioni dei
diritti dei minori i quali, nella quasi totalit dei casi, non sono accompagnati da un
legale o da un familiare, n informati dei propri diritti. Gli interrogatori spesso, non
essendo videoregistrati, non rispondono ad alcun criterio di trasparenza. Il gi citato
Rapporto Unicef descrive cos gli interrogatori condotti dalle forze di sicurezza
israeliane:
The interrogation mixes intimidation, threats and physical violence, with the
clear purpose of forcing the child to confess. Children are restrained during
the interrogation, in some cases to the chair they are sitting on. This
sometimes continues for extended periods of time, resulting in pain to their
hands, back and legs. Children have been threatened with death, physical
violence, solitary confinement and sexual assault, against themselves or a
family member8.
I maltrattamenti subiti portano i minori a firmare confessioni non veritiere,
talvolta redatte in ebraico (lingua che la maggior parte dei bambini palestinesi non
conosce). In alcune circostanze gli interrogati cui stato convalidato larresto sono
reclusi in isolamento in attesa del processo per periodi che vanno dai due giorni fino ai
tre mesi (con previa autorizzazione del giudice). Molti studi dimostrano come
lisolamento possa comportare serie ricadute sul benessere psicologico dei soggetti
reclusi.
Altre violazioni del diritto internazionale sono state riscontrate durante la fase
delludienza. Se la legislazione israeliana (che disciplina il trattamento dei minori di
nazionalit israeliana nel contesto del sistema giudiziario) prevede che i minori con pi
di 14 anni debbano necessariamente essere processati entro 24 ore dallarresto (12 ore
nel caso di ragazzi di et compresa fra i 12 e 14 anni), il diritto militare (che si applica
11
8

Ivi, p. 11.

Diritti di carta - EDUPARE

ai minori palestinesi) contempla lestensione del periodo trascorso in assenza di giudizio


fino ad un massimo di 48 ore per i fermati di et compresa fra i 12 e 13 anni ed oltre le
48 ore in caso di minori di 14 e 15 anni (questo quanto disposto dallOrdine Militare
1711 dellaprile 2013. In precedenza i tempi di attesa erano, per entrambe le fasce di
et, di 96 ore). Per i fermati di et compresa tra i 16 e i 17 anni previsto che possano
trascorrere fino a 96 ore in attesa di giudizio, come avviene per gli adulti. I minori
palestinesi sono portati dinanzi al giudice con le catene alle gambe, i polsi ammanettati
e luniforme carceraria. Spesso conoscono il proprio avvocato il giorno stesso
delludienza. Il difensore non sempre ha completo accesso alla documentazione che
riguarda il suo assistito e alcuni ordini militari o parti della legislazione penale israeliana
che possono applicarsi al caso concreto non sono tradotte in lingua araba. Il compito
dellavvocato perci molto complicato e la tutela legale del soggetto processato
seriamente a rischio. Le prove cardine generalmente fornite contro i minori sono le
confessioni da loro firmate (spesso a seguito di interrogatori durante i quali sono stati
utilizzati metodi non proprio ortodossi).
Altrettanto illegale la pratica seguita da Israele di trasferire i minori, per
scontare le loro pene, in carceri che si trovano su territorio israeliano. Questo rende
molto complicato il contatto tra i ragazzi reclusi e le famiglie, che per fare ingresso in
Israele devono richiedere permessi che spesso non sono facili da ottenere.

Nella

maggior parte dei casi, per le condanne inflitte ai minori palestinesi, non sono previste
cauzioni. Lincarceramento, ovviamente, impedisce ai ragazzi di frequentare la scuola e
questa, con le altre esaminate, rappresenta unodiosa violazione dei loro diritti che non
ha ripercussioni esclusivamente sul loro presente ma anche, e forse soprattutto, sul loro
futuro.
Le Raccomandazioni allegate al Rapporto Unicef 2013 considerano tali criticit
e propongono una serie di misure tese al miglioramento della situazione nel pieno
rispetto dei diritti fondamentali dei minori. Una loro attenta osservazione da parte delle
autorit di competenza potrebbe rappresentare la base su cui erigere un solido sistema
di tutela e garanzia.
Nel febbraio 2015 lUnicef pubblica il Bulletin No. 29 relativo al succitato
Rapporto del 2013, segnalando le modifiche intervenute nella legislazione militare

12
9

Unicef, Children in Israeli Military Detention. Observations and Recommendations, Bulletin No. 2:
February 2015, (http://www.unicef.org/oPt/Children_in_Israeli_Military_Detention_-

Diritti di carta - EDUPARE

israeliana in risposta alle sollecitazioni ricevute in materia di violazione dei diritti dei
minori. Tra i principali progressi segnalati: la promulgazione dellOrdine Militare 1711
(aprile 2013) che riduce i tempi trascorsi in attesa di giudizio dei minori fermati come
nei termini indicati poco sopra; la predisposizione da parte delle Forse di Difesa
Israeliane (IDF) di un modulo, redatto in lingua araba ed ebraica, da consegnare ai
genitori dei minori arrestati presso le proprie abitazioni in cui siano indicate le ragioni
dellarresto e le informazioni relative ai luoghi presso cui i soggetti fermati saranno
condotti; la nota del maggio 2013 trasmessa dal Legal Advisor dellIDF a tutti i corpi
militari e di polizia in relazione al rispetto delle procedure operative standard in materia
di arresto dei minori (fra le quali il divieto di bendare i bambini se non per ragioni di
sicurezza, lobbligo allutilizzo di fascette in plastica nel caso si renda necessario
ammanettare i bambini, il dovere di notificare alle famiglie i motivi dellarresto e
lobbligo di trasferire immediatamente i fermati presso le sedi delle autorit
competenti); lemissione dellOrdine Militare 1726 (ottobre 2013) che regola la durata
della custodia cautelare prima dellatto di accusa (il periodo di custodia iniziale pu
essere prolungato di 15 giorni nel caso in cui si rendano necessarie ulteriori indagini,
successive estensioni possono essere autorizzate solo dalla Corte Militare e della Corte
Militare dAppello); lentrata in vigore dellOrdine Militare 1727 (ottobre 2013) che
ribadisce e rafforza quanto gi disposto da precedenti disposizioni in materia di
detenzione e processo militare di minori nel territorio della Cisgiordania (nomina di un
consulente legale da parte della corte, presenza dei genitori durante il processo,
strutture detentive per bambini separate da quelle per adulti, creazione di corti militari
per minori e innalzamento della minore et dai 16 ai 18 anni dei soggetti processabili da
quelle stesse corti); limplementazione da parte dellIDF di un progetto pilota che ha
avuto inizio nellottobre del 2013 avente quale obiettivo la sostituzione, laddove
possibile, della pratica degli arresti notturni con la consegna di mandati di
comparizione; il richiamo agli obblighi da parte del Procuratore Militare della
Cisgiordania nei confronti dello staff medico dellIDF rispetto al monitoraggio dei casi di
minori arrestati e detenuti in attesa di interrogatorio (novembre 2013); lutilizzo di un
testo di notifica dei propri diritti ai minori arrestati redatto in lingua araba; linizio di
una raccolta dati da parte del Procuratore Militare relativa ai casi di minori arrestati e
detenuti in Cisgiordania nel 2013; la promulgazione dellOrdine Militare 1745 (settembre
2014) che sancisce lobbligo di effettuare registrazioni audio-visive degli interrogatori
_Observations_and_Recommendations_-_Bulletin_No._2_-_February_2015.pdf). Di qui in avanti indicato
con Bollettino Unicef febbraio 2015

Diritti di carta - EDUPARE

che, peraltro, devono essere tenuti in una lingua che il soggetto interrogato pu
comprendere (lOrdine in questione contiene una clausola per la quale le garanzie in
merito alle quali dispone non si applicano ai soggetti sospettati di aver commesso reati
contro la sicurezza, come il lancio di pietre)10.
Tali miglioramenti intervenuti a livello legislativo rappresentano un progresso per
la tutela e la garanzia dei diritti dei minori palestinesi. Resta da accertare se queste
norme e disposizioni avranno un effettivo riscontro in termini di pratica attuazione.
Il Bollettino Unicef febbraio 2015, anche sulla base dei dati raccolti dal
Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sottolinea che, per quanto si riconosca
limportanza di quanto gi realizzato, i risultati ottenuti non sono troppo incoraggianti:
In November 2014, the Human Rights Committee noted the positive
developments in the administration of juvenile military justice, including
the increase in the age of majority in the military courts from 16 to 18 years
and the adoption of a number of military orders providing for guarantees and
safeguards for children and expressed concerns that such reforms appear
not to be effectively implemented in practice and that Palestinian children
are still exposed to arbitrary arrest and detention and often do not enjoy
full procedural rights11.

14
10
11

Cfr., Bollettino Unicef febbraio 2015, pp. 1-2.


Ivi, p. 6.

Diritti di carta - EDUPARE

2. Il sistema educativo palestinese

Il sistema educativo palestinese e i modelli pedagogici utilizzati hanno risentito


dellinfluenza delle diverse dominazioni coloniali che si sono succedute nel tempo sul
territorio. Il periodo ottomano, conclusosi nel 1917, si caratterizzato per una
particolare attenzione agli studi religiosi del Corano e per limposizione del turco come
prima lingua nazionale e del francese come seconda. I metodi utilizzati traevano
ispirazione perlopi dalla tradizione francese. Conseguenza di ci fu un inevitabile
indebolimento delleducazione di matrice araba. Il legame con la cultura araba e le
spinte verso lindipendenza nazionale palestinese furono ulteriormente colpiti dalle
politiche implementate durante il mandato britannico che si estese dal 1917 al 1948.
Secondo il Need Assessment on Educational System in Palestine redatto nel
corso del 2015 dalle organizzazioni CISS e BISAN nel contesto del progetto EDUPARE 12, gli
anni di protettorato britannico non sono stati utili alla realizzazione di un sistema
educativo che rispondesse alle pi pressanti esigenze della comunit palestinese:
Education focused on the individual behavior and ignored collective education aiming
at creating a generation separated from its national and community issues []. The
British education system aimed at disconnecting Palestinians from their land and home
and become dependent on others for the production process. Pedagogy remained
nonsense and did not give scholars any added value13. I libri di testo predisposti da
esperti palestinesi furono sostituiti da quelli proposti dagli inglesi che non trattavano la
situazione storica e geografica palestinese. Questi gap potevano essere parzialmente
colmati unicamente attraverso il ruolo degli insegnati palestinesi i quali, coscienti di
quanto stava accadendo, tentavano, attraverso le loro lezioni, di integrare il programma
fornito dalle autorit.

15
12

Il Progetto, realizzato dal CISS/Cooperazione Internazionale Sud-Sud, in partenariato con Vento di


Terra, Remedial Education Center (REC), Bisan Center for Research and Development (BISAN) e
cofinanziato dalla Cooperazione Italiana, intitolato Potenziamento e messa in rete dei servizi educativi
e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne nelle aree marginali della Cisgiordania, Striscia di
Gaza e di Gerusalemme Est. Lobiettivo sostenere lazione implementata sul territorio da parte delle
istituzioni e delle organizzazioni della societ civile palestinesi che operano, appunto, in ambito educativo
e psicosociale.
13
Need Assessment on Educational System in Palestine, redatto da CISS/Cooperazione Internazionale SudSud e BISAN (Center for Development and Research), 2015, p. 9, da qui in avanti il documento sar
indicato con Need Assessment.

Diritti di carta - EDUPARE

Tra il 1948 e il 1967 il sistema educativo fu gestito da Giordania ed Egitto; e da


Israele per quel che riguardava gli studenti palestinesi che frequentavano scuole site su
territorio israeliano. I palestinesi erano soggetti alle norme del sistema educativo vigenti
allinterno dei paesi in cui erano rifugiati. Il risultato di questo stato una totale
assenza di omogeneit delleducazione e dellistruzione ricevuta da parte delle
generazioni che si sono formate in quegli anni. Questo periodo , dunque, caratterizzato
dalla completa assenza di un autonomo sistema educativo palestinese. Dopo il 1967,
Israele cerc di imporre il proprio totale controllo sui metodi educativi e sui programmi
scolastici. A questo tentativo i palestinesi opposero una strenua resistenza e cos Israele
fu costretto a limitare la propria gestione unicamente alla Striscia di Gaza e a
mantenere lapproccio pedagogico giordano in Cisgiordania. La potenza occupante
riusc, allo stesso tempo, ad impedire che specifici volumi concernenti la storia, la
geografia e la cultura dell'intera area palestinese potessero circolare, perseguendo un
chiaro obiettivo di cancellazione identitaria. Un processo di questo tipo tendeva a
comprimere la coscienza e la consapevolezza di unintera popolazione, facendo della
relazione di dipendenza la normalit e inibendo sul nascere qualsiasi forma di
autonomismo o indipendentismo: The occupations policy regarding education was
characterized by an attempt to empty education from its value and plant dependency in
the Palestinian generations14.
Assicurarsi il controllo del sistema educativo significa, nel lungo periodo,
acquisire la possibilit di plagiare delle menti secondo scopi e obiettivi ben precisi.
Perci queste tematiche assumono unimportanza tanto rilevante, perch la libert
concreta passa attraverso la conoscenza delle proprie origini, della propria cultura e, in
generale, attraverso tutti quegli elementi che contribuiscono a definire lidentit di un
popolo, comprese le condizioni in cui esso vive.
La formazione professionale palestinese fu organizzata anche per rispondere
alle precise esigenze del mercato israeliano, concentrando gli sforzi formativi nei
settori in cui la domanda di manodopera era pi alta. Formare il capitale umano con
lobiettivo di creare un bacino di offerta che risponda esattamente alle proprie
necessit economico-produttive una strategia che rivela tutta la drammaticit di una
dominazione che andava diffondendosi in modo talmente capillare da interessare tutti
gli aspetti della vita degli individui. Sulle zone di loro amministrazione gli israeliani
16
14

Need Assessment, p. 11.

Diritti di carta - EDUPARE

ignorarono fin dal principio temi fondamentali come leducazione della prima infanzia,
la lotta allanalfabetismo, programmi specifici per studenti affetti da disabilit,
possibilit di produrre percorsi di istruzione rivolti alla popolazione adulta e le attivit
extra-curriculari. Dai programmi scolastici fu eliminata ogni traccia rispetto alle
risoluzioni delle Nazioni Unite che riguardavano la Palestina, le lotte di liberazione dei
paesi arabi dal colonialismo e tutte le critiche mosse nei confronti della storia degli
ebrei e del movimento sionista. Anche la politica che fu seguita nella gestione del
personale docente si rifaceva alla strategia generale imposta da Israele. Gli insegnanti
laureati non erano assunti, a loro si preferiva un personale meno qualificato.
Laddove i docenti risultavano implicati in attivit di matrice indipendentista il loro
licenziamento era immediato. Le sospensioni e i trasferimenti presso altra sede erano
molto frequenti e spesso accompagnati da una totale sospensione dello stipendio. Nei
casi ritenuti pi gravi, la conseguenza era addirittura larresto o lespulsione dal paese.
Quello appena descritto il quadro storico nel contesto del quale il sistema
educativo palestinese venuto sviluppandosi. Attualmente, e a partire dal 1994, il
settore educativo tra i pi ampi servizi gestiti dallAutorit Nazionale Palestinese
(PNA), per il tramite del suo Ministero dellEducazione. Le fasi principali che strutturano
il sistema sono due: la Basic Education phase e la Secondary Education phase. La
prima si caratterizza per lobbligatoriet della frequenza ed organizzata in due
ulteriori distinte fasi: una prima di preparazione (low basic phase) che riguarda i
bambini di et compresa tra i cinque e i dieci anni, e una seconda fase di rafforzamento
(high basic phase) che interessa i ragazzi fino a quindici anni. La Secondary Education
phase offre una duplice possibilit di scelta tra il percorso accademico, che a sua volta
prevede le alternative dellindirizzo scientifico e di quello letterario; e il percorso di
formazione professionale, nel contesto del quale i ragazzi hanno ampia possibilit di
scelta rispetto ai settori in cui specializzarsi (commerciale, industriale, agricolo, etc.).
Al termine di questi due anni di istruzione superiore gli studenti conseguono un
diploma.
Uno dei problemi centrali nel funzionamento del sistema educativo e
formativo palestinese la sua eccessiva frammentazione. Sono tre, infatti, le autorit
che ne assumono la gestione. Esistono le scuole governative, le scuole dellUNRWA
(United Nations for Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East) e
le scuole private. Le scuole governative sono le pi numerose in Cisgiordania e sulla
Striscia di Gaza (circa il 72, 7%). Dal 1994, la supervisione e il finanziamento di queste
Diritti di carta - EDUPARE

scuole sono passati sotto la diretta responsabilit dellAutorit Nazionale Palestinese,


fatta eccezione per la citt di Gerusalemme in cui sono presenti due differenti tipologie
di scuole: quelle controllate dal Ministero dellistruzione israeliano e quelle gestite
dallAutorit Palestinese e dal suo Ministero dellEducazione. LUNRWA responsabile
delle scuole istituite allinterno dei campi per rifugiati dei territori palestinesi. Queste
scuole rappresentano circa il 15, 7% del totale e acquisiscono, dunque, unimportanza
rilevante. Infine, le scuole private che sono circa l11,6% del totale, sfruttano i
finanziamenti provenienti, tra gli altri, dalle associazioni e dai gruppi religiosi. Il settore
privato, inoltre, gestisce la totalit degli asili nido e delle scuole materne.
Le criticit del sistema educativo assumono un grado di complessit ancora
maggiore in Area C. Infatti, se come detto in precedenza lAutorit Palestinese
dovrebbe avere il pieno controllo sui propri civili, troppo spesso, per presunte ragioni di
sicurezza, non cos e Israele interferisce con le attivit e le politiche implementate dal
governo palestinese su quelle aree. In conseguenza di ci, le scuole di queste specifiche
aree e gli studenti che dovrebbero frequentarle soffrono numerose mancanze. Gli
israeliani rendono quasi impossibile la costruzione di nuove scuole e quelle gi esistenti,
spesso, sono molto distanti dai principali centri abitati, costringendo i ragazzi a
camminare per ore prima di raggiungerle. Una violenza di questo tipo fa comprendere in
quale misura il diritto allo studio dei giovani palestinesi sia lontano dal ricevere una
seria e attenta tutela. Il muro costruito da Israele, in violazione del diritto
internazionale, deve sicuramente considerarsi come uno dei principali elementi di
disturbo rispetto alla normale prosecuzione del percorso formativo dei minori
palestinesi: According to MoE, there are 186 schools in Area C and 16% of them (30
schools) are affected by the Apartheid Wall15.
Il Need Assessment redatto da CISS e BISAN riporta quelle che, secondo
lEducation Development Strategic Plan 2014-2019 del MoE (Ministero dellEducazione
palestinese), sarebbero le principali difficolt riscontrate in Area C e a Gerusalemme. In
particolare,

colpisce

la

preoccupazione

del

Ministero

rispetto

alla

minaccia

incessantemente portata da Israele allidentit nazionale palestinese attraverso i


pressanti tentavi di imporre i propri programmi scolastici, sostituendoli a quelli
predisposti dalla PNA. Altre questioni segnalate riguardano lassenza di una politica
18
15

Need Assessment, p. 13.

Diritti di carta - EDUPARE

educativa unitaria (dovuta alla presenza di pi autorit che legiferano in materia); la


difficolt ad acquisire i permessi di ingresso in Israele per gli insegnanti palestinesi e i
salari significativamente pi bassi rispetto a quelli concessi dalle scuole municipali
israeliane; e, soprattutto, le difficolt riscontrate nel garantire la sicurezza degli
studenti e dei docenti che ogni giorno si recano in Area C e a Gerusalemme per seguire e
tenere le lezioni nelle scuole. Molti di loro sono costretti ad attraversare i checkpoint
israeliani e dunque a subire accurati controlli di sicurezza almeno due volte al
giorno16. La cosa pi terribile che, probabilmente, queste vessazioni rappresentano,
per i soggetti che le subiscono, la normalit, il quotidiano. Il fatto che dei bambini
possano crescere in un ambiente tanto militarizzato, obbliga a delle profonde riflessioni
sulle conseguenze che inevitabilmente ricadranno su di loro. Non pu accettarsi che, per
recarsi a scuola, i ragazzi debbano essere autorizzati ad attraversare barriere presidiate
da uomini armati. Invece, proprio questo ci che accade. Sembra difficile da spiegare,
ma purtroppo non lo , perch lassurdo gioco della politica e del potere talvolta si
sviluppa interamente a spese di qualcuno che difficilmente avr i mezzi per difendersi in
modo efficace.
Le possibili strategie pensate dal Ministero dellEducazione palestinese prevedono
una crescente collaborazione con la comunit internazionale al fine di esercitare una
pressione maggiore che sia mirata allottenimento di permessi di costruzione in Area C e
a Gerusalemme. Il Ministero punta, inoltre, ad un considerevole aumento dei servizi di
consulenza sanitaria (e non), allelaborazione di campagne di sensibilizzazione e di
programmi di specifica assistenza agli studenti per ridurre fenomeni quali labbandono
scolastico e per affrontare le situazioni, spesso drammatiche, vissute dai ragazzi. Questi
obiettivi assumono unimportanza non trascurabile se si considera che listituzione
scolastica, secondo numerose teorie psico-sociali, rappresenta uno dei fondamentali
strumenti di accompagnamento dellindividuo nella sua crescita e nel suo modo di
relazionarsi con tutto ci che gli sta intorno. Un sistema educativo debole, e mantenuto
tale, incontra notevoli difficolt nelladottare, quando necessario, percorsi di
insegnamento personalizzati che agevolino lapprendimento e la crescita di ragazzi che
manifestano - come spesso pu accadere in ambienti tanto difficili bisogni o esigenze
specifiche.
Il Need Assessment individua, oltre agli sforzi compiuti, anche quelli che
potrebbero essere i limiti o le responsabilit del Ministero dellEducazione palestinese in
19
16

Cfr., Ivi, p. 14.

Diritti di carta - EDUPARE

merito al presente stato di cose: The ministry of education, managed since its
establishment in the year 2006, in restructuring the educational process in Palestine on
the level of regular and irregular educational systems. The ministry managed in
unifying pedagogy in the Palestinian schools and improving the quality of textbooks.
However, the ministry did not give adequate focus on the importance of students
mental health17.
Uno dei punti maggiormente sottolineati la carenza di attivit extra-curriculari.
La realizzazione di laboratori darte o di iniziative culturali in genere, di attivit
sportive o di altra natura, anche ludico-ricreativa, consentirebbe ai ragazzi di
trascorrere buona parte della giornata in luoghi protetti (per quanto sia possibile
assicurare protezione in una situazione di guerra) e a loro completamente dedicati.
Programmi di questo tipo potrebbero, al contempo, rappresentare occasioni di sfogo o
espressione dei propri sentimenti e, dunque, modi per canalizzare emozioni che, se
ignorate, rischierebbero di comportare pesanti ripercussioni sul benessere mentale dei
bambini. Purtroppo, per, queste attivit non vengono implementate, o perlomeno non
lo sono in numero o quantit sufficiente. Le ragioni di questa carenza vanno ricercate
nellassenza di obbligatoriet per le scuole di organizzare attivit di questo tipo (i
dirigenti scolastici godono di una particolare autonomia in merito a tali questioni), ma
soprattutto - nellassenza di fondi garantiti dal Ministero per sostenere questi
programmi.
Un altro aspetto fondamentale per il rafforzamento del sistema educativoformativo quello dei servizi di assistenza e sostegno psico-sociale. In contesti come
quello palestinese non pu pensarsi di fare a meno di un supporto di questo genere. Il
Ministero ha gi avviato da diversi anni nel 1996 veniva istituito il dipartimento
ministeriale che prendeva in carico lelaborazione e lorganizzazione di questi interventi
- unattivit in tal senso, ma purtroppo non sufficiente a coprire unemergenza di
questo tipo. Sono state istituite unit di terapia e consulenza psico-sociale allinterno
delle scuole per fornire unassistenza qualificata ai ragazzi e i casi pi complessi sono
indirizzati verso strutture esterne. I dati dimostrano, comunque, che quanto stato
fatto finora non abbastanza, vi bisogno di uno sforzo maggiore: The percentage of
the governmental schools that provide psycho-social counseling services is 67.3% while
it was 59.9% in the UNRWA schools and 65.8% in the private schools. The total number
of counselors working in the governmental schools is 1053 counselors, i.e. one counselor
20
17

Ivi, p. 17.

Diritti di carta - EDUPARE

per 724 students. In the UNRWA schools, there are 218 counselors, meaning that there
is one counselor per 1258 students. Regarding private schools, there are 261 counselors
where there is one counselor per 386 students18.
In questambito, un ulteriore apporto fornito da parte del Mistero della Salute
palestinese che ha istituito nel tempo una rete di assistenza di primo e secondo livello,
secondo la gravit dei casi trattati. Anche numerose organizzazioni della societ civile
operano sul territorio per rispondere a queste necessit, fornendo ognuna nel suo
specifico settore di competenza un sostegno serio e professionale a chiunque ne abbia
bisogno: vittime di tortura, donne in difficolt, bambini e soggetti diversamente abili.
Anche lopera svolta dallUNRWA, in questo campo, non trascurabile. LAgenzia
conduce tutta una serie di attivit di assistenza e supporto psico-sociale sia allinterno
delle scuole che gestisce, sia nel contesto delle sue cliniche allinterno dei campi per
rifugiati.
La violazione del diritto allo studio dei ragazzi palestinesi passa anche attraverso
le gravi carenze che numerosi report riscontrano a livello infrastrutturale. Molti degli
edifici utilizzati per accogliere le classi non sono adeguati allo scopo e spesso non sono
neanche sufficienti ad accogliere tutti gli studenti. In moltissime scuole si costretti ad
organizzare dei doppi o tripli turni e, laddove non necessario ricorrere a queste
soluzioni, le classi sono generalmente sovraffollate. Le strutture non sono attrezzate per
accogliere studenti diversamente abili, tanto da costringere questi ultimi, in alcuni casi,
ad abbandonare gli studi. Lassenza di scivoli o di mezzi che li accompagnino a lezione
rende molto complessa la frequenza scolastica di questi ragazzi.
Il Ministero dellEducazione palestinese nellattuazione della propria strategia
punta molto e questo pu sicuramente considerarsi come un elemento estremamente
positivo sul coinvolgimento delle famiglie. Queste ultime, facendo parte di specifici
consigli scolastici, possono dare il proprio contributo per il superamento di alcune delle
problematiche affrontate dalle scuole. La condizione fortemente critica vissuta dai
ragazzi palestinesi rende assolutamente necessario un intervento che sia quanto pi
completo e articolato possibile: Palestinian students are subject to the arrogance
practices of the occupation against them. The students are subject to the occupations
attack directly on the physical level as well as indirectly when a relative is arrested or
abused by the occupation. Arresting or abusing the custody of a child will make him/
21
18

Ivi, p. 19.

Diritti di carta - EDUPARE

her feels lacks of safety ad vulnerable to all behavioral disorders19. In casi come questi
il percorso educativo deve - in misura maggiore rispetto a quanto avvenga negli altri
paesi - essere pensato tenendo in considerazione che i soggetti cui indirizzato vivono
una condizione estremamente disagiata.
A conclusione di questo paragrafo si vuole riportare unesperienza pratica
realizzata in ambito educativo sul territorio palestinese da parte del CISS e del REC
(Remedial Education Center) nel contesto del Progetto EDUPARE. Si tratta di una scuola
nella quale sono realizzati programmi innovativi sotto il profilo educativo e
assistenziale. La scuola del REC (che si trova allinterno del campo profughi di Jabalia, a
nord di Gaza City) nasce come asilo e in un secondo momento - quando il primo gruppo
di bambini che aveva iniziato a frequentare, termina il percorso della scuola materna
viene istituito anche un secondo livello di istruzione per i bambini di et superiore ai
cinque anni. Le famiglie sono sempre state coinvolte in questa esperienza e si tratta di
uno dei pochi esempi di scuole miste. La scuola del REC si colloca a cavallo tra le
scuole pubbliche e quelle dellUNRWA ed strutturata in accordo con la realt
familiare, perch non vuole fornire un servizio unicamente ai bambini. Chi la frequenta
paga, ma la quota minima. Allinterno della scuola vengono applicate differenti
metodologie, si tratta ad esempio dellunica scuola a Gaza ad avere avuto dei clown
teachers. Ogni strategia seguita stata strutturata a livello psicologico e pedagogico. La
scuola riconosciuta dal Ministero dellEducazione, dunque, ai bambini che terminano il
percorso di studi sono riconosciuti gli stessi titoli ottenuti dai coetanei che frequentano
le altre scuole presenti sul territorio. I metodi di valutazione utilizzati sono, per,
differenti. In una prima fase, si hanno delle valutazioni condivise su obiettivi raggiunti,
laddove la condivisione riguarda insegnanti, genitori e bambini. Soltanto in un secondo
momento, le valutazioni - intese nella loro accezione classica sono fornite al Ministero
dellEducazione. Ma il progetto non prevede soltanto la scuola. Il REC, infatti, gestisce
anche numerose CBOs (Community Based Organizations) - gruppi non-profit che lavorano
a livello locale per migliorare le condizioni di vita dei residenti e tra queste ve n una,
direttamente creata dal REC, che lavora sulla disabilit e sullinclusione sociale.
Tra le principali innovazioni introdotte da CISS e REC nel loro progetto, vi
unesperienza pilota che prevede listituzione dellasilo allinterno della scuola, cosa
che in Palestina non aveva precedenti se si considera che non esistono asili pubblici.
22
19

Ivi, p. 24.

Diritti di carta - EDUPARE

Questa iniziativa mira a far si che gli anni dellasilo divengano parte integrante del
percorso formativo di ogni individuo. Anche la CBO sopra citata che si occupa di
disabilit e inclusione sociale, in un secondo momento, stata inserita allinterno della
scuola. Il bambino disabile, in questo modo, non pi costretto a recarsi presso
unassociazione esterna alla scuola, ma assistito allinterno della stessa struttura
scolastica che frequenta. Anche una clinica mobile di supporto psicologico stata
inserita allinterno della scuola. Il supporto psicologico fornito non segue le metodologie
tradizionali: sono molto utilizzati strumenti quali il gioco, losservazione durante il
gioco, lapproccio di gruppo e - soltanto laddove necessario lapproccio individuale,
questultimo spesso intrapreso attraverso incontri organizzati direttamente a casa del
soggetto cui rivolta lassistenza. La famiglia sempre coinvolta in queste attivit.
Il REC ha firmato un accordo su base decennale con il Ministero dellEducazione
per il coordinamento di percorsi comuni, con lobiettivo di esportare questo progetto
pilota da Gaza agli altri Territori Palestinesi Occupati. I metodi utilizzati per riuscire ad
espandere queste innovative strategie di intervento dovrebbero essere principalmente
due: da una parte tentare di creare allinterno di una scuola governativa la struttura
asilo, dallaltra, provare contestualmente a trasferire in quelle stesse scuole anche le
cliniche mobili che si occupano di fornire assistenza psicologica ai bambini, tentando
cos di evitare lintervento di CBOs esterne. A fianco dei docenti, generalmente, il
Ministero richiede la presenza dei cosiddetti "supervisor " (una figura simile a quella dei
tutor) che vengono - su richiesta del Ministero stesso - direttamente formati dal REC
sulla base delle tecniche pedagogiche che informano lintero impianto del progetto.
In Cisgiordania la situazione pi complicata perch si opera in Area C. Lattivit
di mappatura condotta dalle organizzazioni Bisan e CISS su questi territori si sviluppa in
collaborazione con un altro partner, lONG Vento di Terra. E stato costruito un asilo in
gomme per aggirare il divieto di costruzione di strutture fisse (come detto in precedenza
per la costruzione di qualsiasi edificio, anche scolastico, in Area C necessaria
lautorizzazione da parte del governo israeliano, che nella maggior parte dei casi non
concessa). Molto spesso accade che le ludoteche siano costruite su ruote in modo da
poter essere materialmente trasferite in altro luogo per aggirare eventuali ordini di
demolizione. In alcuni dei villaggi non esistono scuole e i bambini sono costretti a
camminare, in determinati casi, fino a quattro ore per raggiungere gli istituti pi vicini.
Il CISS e le altre organizzazioni partner stanno tentando di raccogliere dati quanto pi
precisi possibile su queste aree per fornire un quadro dettagliato in materia di
organizzazione e funzionamento del sistema educativo. Lo staff operativo del progetto
Diritti di carta - EDUPARE

in Cisgiordania si compone di uno psicologo, di un educatore o pedagogista, un esperto


legale e un ricercatore.
Tutti questi sforzi mirano a migliorare le condizioni di vita di numerose persone. Il
lavoro svolto da queste organizzazioni rappresenta una base fondamentale su cui poter
operare per rafforzare la consapevolezza sia della comunit internazionale, sia della
societ civile globale rispetto a ci che accade in territorio palestinese. Se vero che
il futuro si costruisce attraverso la crescita e la formazione delle generazioni pi
giovani, la popolazione palestinese costretta a subire terribili violazioni in materia di
diritti umani fondamentali rischia seriamente di vedere compromessa in modo
irrimediabile la propria esistenza. Illuminanti, a questo riguardo, sono le parole di Sami
Basha - docente di Pedagogia e Scienze dellEducazione presso la Palestine Ahliya
University di Betlemme - secondo il quale in Palestina esiste: lemergenza [] di
trovare risposte in un percorso educativo liberante, un intervento pedagogico-clinico
capace di dar vita a una societ civile che sappia auto-rafforzare la propria identit e
costruire il proprio progetto di vita20.

24
20

S. Basha, "Diagnosi di un popolo - Il caso Palestina" Un percorso di intervento pedagogico in un contesto


di Conflitto, da Riv. Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici, 15, lug-dic. 2006.

Diritti di carta - EDUPARE

3. Il sistema educativo italiano


In questo paragrafo si condurr unanalisi di quelli che sono i principali
provvedimenti previsti dal sistema italiano a sostegno di quei casi o situazioni in cui si ha
necessit di particolare assistenza. Lobiettivo individuare prassi e procedure che
possano essere utilizzate in unottica di scambio e supporto reciproco tra il sistema
italiano e quello palestinese (come previsto dal Progetto EDUPARE precedentemente
richiamato). I principali riferimenti normativi italiani in materia sono la Legge 517/1977
che, tenendo in considerazione le possibili diverse esigenze educative manifestate dagli
alunni, introduceva una maggiore flessibilit didattica e organizzativa che mirava alla
normalizzazione dellinserimento dei bambini o ragazzi disabili nel contesto di uno
specifico percorso formativo; la Legge 104/1992, legge quadro per lassistenza,
lintegrazione sociale e i diritti delle persone handicappate; la Legge 170/2010 - attuata
dal Decreto ministeriale 5669 del 2011 - che ha riconosciuto i Disturbi Specifici di
Apprendimento (DSA), come la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia; e
la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, resa operativa dalla successiva circolare
ministeriale applicativa n. 8 del 6 marzo 2013, che riguarda il tema dellinclusione e
introduce, per la prima volta, il concetto di Bisogni Educativi Speciali (BES).
I BES sono i bisogni di tutti quegli alunni che ricadono sotto la tutela delle
disposizioni legislative appena citate e dunque tutti quei soggetti con disabilit (L.
104/1992), deficit dellapprendimento, del linguaggio o della coordinazione motoria (L.
170/2010), o caratterizzati da svantaggio socio-economico, linguistico o culturale
(Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012). Nei primi due casi la condizione di
particolarit vissuta dagli alunni certificata da apposita documentazione medica,
nellultimo caso, pu essere accertata anche attraverso specifiche segnalazioni da parte
dei servizi sociali. Gli alunni con BES sono individuati dai Consigli di classe o, in caso di
scuola primaria, dai team di docenti. Per tali soggetti viene predisposto, da parte del
Consiglio, un Piano Didattico Personalizzato (PDP) che deve poi essere sottoposto al
vaglio del Dirigente scolastico e delle famiglie. La normativa prevede altres listituzione
di un Gruppo di Lavoro per lInclusione (GLI) composto da Dirigente, docenti, genitori,
assistenti alla comunicazione e, in caso di scuola secondaria di secondo grado, dagli
alunni. Questo Gruppo ha il compito di rilevare i casi di BES presenti nella scuola, di
concertare una strategia di intervento comune con altre scuole o Amministrazioni in
materia di elaborazione di specifici interventi didattico-educativi e di proporre il
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cosiddetto Piano Annuale per lInclusivit (PAI). Tale Piano si ispira al modello ICF
(Classificazione internazionale del funzionamento, delle disabilit e della salute) sviluppato dallOrganizzazione Mondiale della Sanit attraverso cui sono descritte la
natura e la gravit delle limitazioni del funzionamento della persona e i fattori
ambientali che influiscono su tale funzionamento. LICF riserva una profonda attenzione
allambiente socio-culturale in cui la persona vive21.
Altri organismi fondamentali per il compimento della strategia che ispira lintero
piano elaborato per il sistema italiano sono i Centri Territoriali di Supporto (CTS) e i
Centri Territoriali per lInclusione (CTI). I primi sono stati istituiti dagli Uffici Scolastici
Regionali in accordo con il MIUR (Ministero dellIstruzione, dellUniversit e della
Ricerca) nellambito del progetto Nuove tecnologie e disabilit e costruiscono la
propria attivit di supporto alle scuole agendo in rete e coordinando gli interventi con
numerosi altri attori, come gli enti locali, i centri di ricerca e i servizi sanitari. Tra le
principali funzioni svolte ci sono quelle di istruzione e formazione per docenti, studenti
e famiglie; la gestione degli ausili e comodato duso; lattivit di ricerca volta
allimplementazione di buone pratiche; la definizione di un Piano annuale di intervento;
e la gestione delle risorse economiche per istruzione, formazione e consulenza22. I
Centri Territoriali per lInclusione nascono, invece, a partire dalla disciplina prevista
dallart. 50 del Decreto legge 5/2012 in materia di organico funzionale delle
istituzioni scolastiche (comma b), reti per la gestione delle risorse umane, strumentali e
finanziarie (comma c), organico di rete per i Bisogni Educativi Speciali, la dispersione, il
contrasto allinsuccesso formativo, il bullismo (comma d)23.
Bisogna sottolineare che a partire dallanno 2000 le scuole italiane godono di
unautonomia amministrativa, didattica e organizzativa che gli consente di elaborare un
proprio Piano dellOfferta Formativa (POF). Questa possibilit, pur garantendo una certa
libert di gestione, non conferisce alle scuole un potere decisorio assoluto:
Lautonomia didattica non significa libert di autodeterminazione nellindividuare
percorsi formativi, perch questi si concretizzano in un ordinamento scolastico
nazionale, ma vuol dire piuttosto muoversi in modo flessibile e dinamico allinterno di
un quadro precostituito di norme, in una flessibilit di gestione 24. Il POF, attraverso il
Piano Educativo Individualizzato (PEI), deve elaborare anche percorsi educativi
26
21

Bisogni Educativi Speciali. Guida alla nuova normativa, Milano, RCS Libri, 2014, p. 10.
Cfr, Ivi, p. 12.
23
Ibidem.
24
EDU-PA-RE. EDUcazione Partecipazione Rete, Il funzionamento della scuola in Italia: i Bisogni
Educativi Speciali, Documento elaborato dallONG CISS/Cooperazione Internazionale Sud-Sud, pp. 10-11.
22

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differenziati di recupero e sostegno, per soddisfare le specifiche esigenze degli alunni


della scuola. Altro strumento fondamentale per la realizzazione di tale scopo il Piano
Didattico Personalizzato (PDP) (gi sopra richiamato) realizzato dal Consiglio di classe o
dal team di docenti della scuola primaria. La tendenza, nel tempo, divenuta quella di
sganciare lelaborazione di un piano di apprendimento personalizzato dalla necessaria
presentazione di una certificazione medica. In altre parole, anche in assenza di
documentazione che attesti leffettiva presenza di un disturbo dellapprendimento o di
altro genere, il Consiglio di classe pu, comunque, rilevare in autonomia la necessit di
elaborare un percorso formativo individualizzato per un alunno che presenti particolari
difficolt o disagi. Il PDP pu essere rivolto ad un singolo alunno, o allintera classe.
Lazione coordinata di tutti questi organi, cos come prevista dalle normative
precedentemente citate, dovrebbe poter garantire la programmazione di interventi
pedagogico-didattici mirati alla piena inclusione degli studenti che frequentano le scuole
italiane e a prescindere dalle differenti necessit o bisogni che questi manifestano. La
speranza che i singoli istituti, ormai dotati di una considerevole autonomia di gestione,
siano in grado di implementare strategie di successo per il conseguimento di tali
obiettivi. Ancora una volta la cornice normativa pare essere adeguata agli scopi
prefissati, resta da lavorare sulle singole realt con passione e inventiva, per realizzare
concretamente piani e programmi che possano garantire un sano e cosciente sviluppo
delle nuove generazioni.

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Ramallah, febbraio 2014

Gaza, febbraio 2014

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4. Conclusioni
Il presente elaborato ha cercato di analizzare il tema della violazione dei diritti
dei minori palestinesi, concentrando lattenzione - in particolar modo - sulle carenze del
sistema educativo. E molto complesso esaminare la questione in modo oggettivo,
tentare di mantenere un approccio sufficientemente distaccato per fornire un quadro
quanto pi fedele possibile a quello effettivo. Linnaturale contesto di morte e
distruzione che sostanzia la realt di quei territori , infatti, il presupposto di base da
considerare, qualunque siano il settore o lambito verso cui si vuole indirizzare la
ricerca. Una guerra che si trascina per decenni colpisce le case, le scuole, le industrie,
ma soprattutto lanimo della gente, compromettendone lo spirito. Le nuove generazioni
che non hanno vissuto altro che questo stato di cose, rischiano - pericolosamente - di
assuefarsi a questa terribile condizione e proprio per questo il compito del sistema
educativo acquisisce unimportanza fondamentale. Esso deve svolgere un ruolo decisivo
nel supportare i bambini e i ragazzi palestinesi oltre che sotto il profilo formativo, anche
sotto quello psicologico. Le strutture scolastiche devono perci svolgere unattivit
molto pi articolata rispetto a quella che potrebbe immaginarsi essere necessaria in una
situazione di convivenza pacifica.
Il secondo paragrafo stato dedicato ad uno dei principali e pi evidenti ostacoli
alleffettiva garanzia del diritto allistruzione per i minori palestinesi, e cio il tema
degli arresti e della detenzione. Si osservato come le pratiche utilizzate dagli israeliani
siano contrarie a una lunga serie di disposizioni normative, di carattere internazionale,
contenute in documenti e trattati di cui - in alcuni casi - lo Stato israeliano peraltro
firmatario. Le modalit in cui si svolgono le operazioni di arresto, detenzione,
interrogazione e incriminazione dei minori sono oggetto di numerosi rapporti elaborati
dalle agenzie specializzate delle Nazioni Unite che attestano lo stato di incontestabile
violazione del diritto internazionale. Basterebbe il semplice buon senso per ritenere che
condanne cos pesanti inflitte a minori siano fuori da ogni logica di punibilit, ma il
governo israeliano continua indisturbato ad esercitare le proprie funzioni giudiziarie
secondo i dettami del proprio diritto militare. La comunit internazionale, in massima
parte, avalla questa situazione, o comunque resta passiva rispetto alla possibilit di
esercitare una pressione maggiore sullo Stato di Israele.
La terza sezione dellelaborato contiene unanalisi del sistema educativo
palestinese. Partendo da una breve descrizione del suo sviluppo storico, si tentato di
evidenziare i caratteri essenziali di un sistema che si caratterizza per uneccessiva
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frammentazione

fragilit.

Il

contesto

politico,

inevitabilmente,

influenza

negativamente il funzionamento e la gestione delle strategie implementate a sostegno


della questione educativa nel suo complesso. Numerose sono le criticit riscontrate:
assenza di strutture adeguate; estrema difficolt nellottenere i permessi per la
costruzione di nuove scuole; eccessiva distanza tra i principali centri abitati e gli istituti
scolastici; deficit di sicurezza per studenti e insegnanti che spesso sono costretti ad
attraversare check-point militari per recarsi a lezione; carenza di servizi di supporto
psicologico; pressione da parte della potenza occupante israeliana sulla questione della
definizione dei programmi di studio; e, purtroppo, molto altro ancora. Non mancano
comunque gli aspetti positivi.
Molte organizzazioni non governative o della societ civile, locali e internazionali,
operano sul territorio palestinese nel tentativo di integrare lattivit svolta dagli organi
istituzionali. Questo supporto acquisisce unimportanza rilevante e fornisce ulteriore
slancio per lelaborazione di progetti innovativi, come dimostra lesempio della scuola
pensata e realizzata dal REC. I tentativi di ricostruire una strategia educativa e
pedagogica che sia funzionale alle esigenze dellintera comunit dei Territori Palestinesi
Occupati non possono passare in secondo piano e meritano grande attenzione da parte
dei decisori politici.
La quarta parte di questa relazione ha avuto ad oggetto il sistema educativo
italiano e, nello specifico, i provvedimenti in esso implementati per far fronte ai Bisogni
Educativi Speciali degli studenti. La breve trattazione delle strategie seguite dimostra
come numerose normative, nel corso del tempo, abbiano cercato di costruire un sistema
che potesse gradualmente adeguarsi alle necessit dei propri fruitori in termini di
sostegno e inclusione. Listituzione di diversi organismi, interni ed esterni alla scuola,
avrebbe quale obiettivo la costruzione di una rete che sia in grado di individuare i casi
che necessitano di assistenza e di prevedere conseguentemente quale tipologia di
percorso individualizzato realizzare. Tali strumenti, come anche quelli posti in essere sul
territorio palestinese (sempre in tema di assistenza e inclusione dei minori) - se
utilizzati in modo corretto - possono rappresentare elementi utili per realizzare un serio
miglioramento qualitativo dei servizi scolastici. Un rapporto di confronto tra le differenti
esperienze implementate dai due sistemi educativi, quello italiano e quello palestinese,
sarebbe auspicabile in unottica di reciproco scambio e collaborazione.

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Gaza, settembre 2014

Gaza, maggio 2015

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Nota
Il Progetto EDU-PA-RE: una scheda sintetica
Il progetto, il cui titolo completo 'EDU-PA-RE - Potenziamento e messa in rete dei
servizi educativi e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne nelle aree marginali della
Cisgiordania, Striscia di Gaza e di Gerusalemme Est' coinvolge tre zone della Palestina:
Gerusalemme Est (Citt Vecchia), Cisgiordania (comunit beduine in area C) e Striscia di Gaza
(Governatorato del Nord) e intende migliorare la qualit dei servizi educativi e di supporto
psicosociale per i minori e le loro famiglie.
Il rafforzamento delle capacit degli operatori e delle associazioni, l'organizzazione di
attivit in cui autorit locali e societ civile collaborano, lo scambio di competenze e buone
pratiche, il confronto tra Striscia di Gaza e Cisgiordania, tra Territori Palestinesi e Italia, tra
insegnanti e operatori sociali, sono tra le priorit del progetto. In particolare saranno realizzate:
- attivit di formazione sullapproccio educativo, tra i temi affrontati: ruolo e
responsabilit dell'insegnante, obiettivi pedagogici, lavoro di gruppo, intercultura, etc.
- equipe pedagogiche nelle 12 strutture di Al Khan al Amar, Wadi Abu Indi, Anata, Al
Jamal, Dkaika, Ramadin Al Janubi, Um el Nasser, Beit Laha, Jabalya
- attivit di formazione per un gruppo di psicologi
- attivit di formazione e di sensibilizzazione per operatori e volontari su temi specifici
quali la nutrizione, l'igiene, lo sviluppo sostenibile, etc.
- laboratori creativi per e con i bambini con l'utilizzo di tecniche quali la cromoterapia,
larte terapia e la ludoterapia, che mireranno alla creazione delle proprie ludoteche
- unit mobili di supporto psicologico in collaborazione con le Universit di Al-Ahzar
(Gaza) e di Al-Quds (Gerusalemme Est)
- due orti didattici nei centri educativi di Um el Nasser e Anata
- corsi di alfabetizzazione per madri analfabete
- avvio di un servizio di consulenza (legale, sociale, economico, formativo) rivolto alle
famiglie
- creazione di un tavolo di coordinamento tra soggetti istituzionali (Ministero
dellEducazione, autorit locali, etc.) e della societ civile (dirigenti scolastici, rappresentanti
delle comunit di base)
- incontri di scambio di buone prassi in ambito educativo
- campagne di informazione e sensibilizzazione per la protezione dei diritti dei minori.

Diritti di carta - EDUPARE

Diritti di carta - EDUPARE

Diritti di carta - EDUPARE

Diritti di carta*

*Diritti di carta il nome della campagna di sensibilizzazione che si


realizza nellambito del progetto EDU-PA-RE - Potenziamento e messa in
rete dei servizi educativi e di supporto psicosociale rivolti a minori e donne
nelle aree marginali della Cisgiordania, Striscia di Gaza e di Gerusalemme
Est - 10187/CISS/TOC

Diritti di carta - EDUPARE

Pubblicazione a cura di CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud

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I contenuti di questo documento sono di esclusiva responsabilit delle Ong promotrici del
progetto e non riflettono in alcun caso lorientamento del Ministero degli Affari Esteri.

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