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Draft Version

DOSSIER DI APPROFONDIMENTO
INTERNATIONAL WORKSHOP ON TRAFFICKING OF HUMAN BEINGS
SHARING EXPERIENCES IN THE FIELD OF PREVENTION
Seminario di lavoro per lo scambio di buone pratiche
Conferenza finale aperta al pubblico
ITALIA - PORTOGALLO - ROMANIA
Sala delle Carrozze di Villa Niscemi, Palermo 8-9-10 Settembre 2015
Aula Consiliare di Palazzo delle Aquile, Palermo 11 Settembre 2015
Promotore ed organizzatore : CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud (Italia)
Organizzazioni Partner: UMAR Unio de Mulheres Alternativa e Resposta (Portogallo)
& Pro Prietania Arad (Romania)

BACKGROUND E CONTESTO DI RIFERIMENTO

Levento si svolto a Palermo nelle giornate dell8, 9, 10 Settembre 2015; la mattina dell11
Settembre stato organizzato un momento pubblico di divulgazione e presentazione dei
risultati. Il seminario si proponeva quale occasione di approfondimento del tema della tratta di
esseri umani a livello europeo ponendo particolare attenzione su altre tematiche
interconnesse: la tutela dei diritti umani di gruppi vulnerabili, lo sfruttamento sessuale, le
forme moderne di schiavit, la prevenzione del crimine organizzato a livello transnazionale, il
tema della confisca dei beni al crimine organizzato, il risarcimento delle vittime, le iniziative di
sensibilizzazione ed educazione per promuovere una maggiore consapevolezza delle
problematiche elencate. Il seminario ha rappresentato unimportante occasione per il territorio
di Palermo; liniziativa ha dato la possibilit ad una vasta categoria di attori pubblici e privati di
entrare in relazione per rafforzare il lavoro di rete per unazione di lungo periodo di contrasto e
prevenzione del fenomeno della tratta.
Liniziativa una tappa importante del progetto CONNECT - Rafforzare la cooperazione
orizzontale tra Italia, Portogallo e Romania nella lotta alla tratta di esseri umani, il
cui obiettivo il creare una rete per lo scambio di buone pratiche tra paesi di origine, transito
e destinazione delle vittime della tratta di esseri umani. Il progetto ha quindi come finalit la
condivisione di strategie, strumenti e approcci tra Italia, Portogallo e Romania, sostenendo
la cooperazione internazionale contro la tratta.
Lazione si colloca nellambito delle iniziative realizzate dai soggetti promotori volte a
contribuire a combattere e prevenire la tratta di esseri umani in Europa. Il fenomeno della
tratta delle donne, affrontato nellambito del progetto, per le sue interconnessioni e la
rilevante dimensione che assume nei tre paesi che partecipano alliniziativa. Grazie allo
scambio di buone pratiche, il progetto contribuir ad affrontare le lacune identificate nei
sistemi di riferimento nazionali, attraverso la messa in rete di soggetti pubblici e privati che
intervengono sul tema. Il seminario tenutosi a Palermo parte integrante dunque di un
percorso pi ampio, che ha visto il realizzarsi di una prima tappa a Lisbona (Portogallo) nel
Luglio 2014. Un primo laboratorio di scambio di buone pratiche ha permesso ai partecipanti di
focalizzarsi nelle procedure di identificazione delle vittime e dei sistemi di monitoraggio
nel campo della tratta di esseri umani, a partire dalle esperienze recentemente sviluppatesi in

Portogallo. In Portogallo attivo lOsservatorio Portoghese Contro la Tratta; attraverso


lOsservatorio i partecipanti stato offerto un approfondimento del Meccanismo di
Riferimento Nazionale del Portogallo, allargando la riflessione agli altri paesi presenti, con
particolare attenzione agli strumenti di monitoraggio per la raccolta, trattamento, analisi e
condivisione delle informazioni sulle vittime della tratta. Un secondo seminario stato
organizzato nellimportante centro di Timisoara (Romania) lo scorso settembre 2014. Levento
ha offerto unoccasione di scambio di buone pratiche in materia di Repressione del reato di
Tratta di esseri umani, a partire dallesperienza maturata dalle rete inter-istituzionale Rumena;
ha inoltre dato la possibilit ai diversi partecipanti di affrontare il tema del lavoro attraverso la
costituzione di team multidisciplinari. A Palermo dunque si tenuto il terzo seminario che
conclude il percorso di scambio a livello multidisciplinare ed europeo. Una seconda fase del
progetto, sar dedicata allo scambio di buone pratiche in materia di prevenzione, attraverso la
creazione di una piattaforma online e lorganizzazione di web-seminars indirizzati in
particolare a educatori e responsabili della comunicazione. Queste attivit si concentreranno
sullo scambio di strumenti operativi quali: kit didattici, spots audiovisivi, materiali grafici di
diffusione. Lobiettivo della piattaforma quello di lanciare una campagna di sensibilizzazione.
Liniziativa si inserisce inoltre nellambito di una Campagna di informazione e sensibilizzazione
pi ampia, dal titolo Io Non Tratto, avviata nel corso del 2014 e che gi ha visto la
realizzazione di diverse attivit di comunicazione sociale con il coinvolgimento attivo del
Comune di Palermo, dellUfficio Scolastico Regionale per la Sicilia, di scuole ed associazioni
della citt. Le diverse iniziative culturali ed informative realizzate nellambito della campagna
(tavole rotonde, laboratori, campagne pubblicitarie, produzione di materiali audiovisivi,
mostre, etc.) hanno in comune lobiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza tra i
cittadini dellimportanza di intraprendere unazione collettiva contro la tratta, per una
cittadinanza inclusiva fondata sul rispetto dei diritti umani.
SINTESI DELLINIZIATIVA SEMINARIALE

Le 3 giornate di lavoro e scambio internazionale sul tema della tratta di esseri umani
(International Workshop on Trafficking of Human Beings. Sharing experiences in the
field of Prevention. Seminario internazionale per lo scambio di buone pratiche tra
Italia, Portogallo e Romania) si sono concluse a Villa Niscemi ieri 10 settembre - con la
partecipazione di pi di 60 persone in rappresentanza di unampia tipologia di attori che
operano nel settore pubblico e nell'ambito del terzo settore a sostegno del contrasto e della
prevenzione della tratta di esseri umani. Volontari, professionisti ed esperti impegnati nella
citt di Palermo nei diversi ambiti dintervento sociale, giuridico, educativo e culturale, hanno
colto lopportunit di confrontarsi con esperienze, metodologie e normative differenti
sperimentate in Portogallo ed in Romania da una vasta rete di soggetti, condividendo le
difficolt legate allassenza di un quadro di riferimento condiviso e consolidato in materia di
protezione delle vittime della tratta e di repressione del sistema di reclutamento, trasferimento
e sfruttamento in gioco in unarea di transito per le migrazioni di donne, uomini e minori.
Nonostante la tratta di persone nel territorio non possa essere interamente
ricondotta e sovrapposta alle rotte che attraversano il Canale di Sicilia,
chiaramente emersa la necessit di rafforzare la capacit di individuare ed assistere
le vittime della tratta nei percorsi di prima accoglienza allarrivo degli sbarchi che da
circa due anni drammaticamente si intensificano sulle coste siciliane.

I lavori sono coordinati dal CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, ONG che opera a
Palermo ed a livello internazionale dal 1986 capofila del progetto CONNECT - denominato
CONNECT- Rafforzare la cooperazione orizzontale tra Italia, Portogallo e Romania nellambito
della lotta contro la tratta di esseri umani, progetto biennale svolto grazie al sostegno della
Commissione Europea in collaborazione con le associazioni UMAR - Unio de Mulheres
Alternativa e Resposta (Portogallo) e Fundatia Pro Prietania Arad (Romania). Il seminario
tecnico di approfondimento ha goduto del gratuito patrocinio e del sostegno del Comune di
Palermo, che gi da due anni sostiene le diverse iniziative proposte dal CISS nellambito della
campagna di sensibilizzazione Io Non Tratto.
Molti gli spunti di lavoro emersi e tante le questioni su cui istituzioni e operatori saranno
sempre pi chiamati a interrogarsi: nel caso di Palermo, come prevenire il rischio, pur in
presenza di un dignitoso sistema di primissima accoglienza, che donne e minori cadano nelle
mani dei trafficanti? E possibile applicare lesperienza maturata in Italia nella confisca dei beni
delle organizzazioni mafiose al contrasto delle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta
e ipotizzare un riuso sociale dei beni confiscati a favore delle vittime? E efficace fissare come
prevede la legge italiana un tetto di 1500 al risarcimento delle vittime di tratta o
preferibile, come avviene in Portogallo, che questo venga determinato dal giudice caso per
caso? Tra tanti interrogativi, anche qualche proposta che getta le basi per il lavoro futuro:
lincontro tra i rappresentanti delle associazioni romene attive nel contrasto della tratta e gli
operatori che con il loro lavoro hanno contribuito a fare emergere il fenomeno dello
sfruttamento lavorativo e il ricatto sessuale perpetrati sulle braccianti romene nelle serre
ragusane.
Al seminario ha preso parte una vasta rappresentanza di soggetti appartenenti ad istituzioni
pubbliche, organizzazioni nono governative, associazioni di base e mondo del volontariato
impegnate contro la tratta in Italia, Portogallo ed in Romania; sono 65 nel complesso i
partecipanti che hanno preso parte alle giornate di approfondimento e alle sessioni
di lavoro di gruppo. Tra questi hanno preso parte: i rappresentanti di 6 ONG ed associazioni
del terzo settore che in Portogallo operano nellambito della Rete Nazionale per lAssistenza
e la Protezione delle Vittime nel paese / RAPVT, costituitasi nel giugno del 2013 (OIKOS,
UMAR, IAC - Child Support Institute, O Ninho, Sade em Portugus, APF - Family Planning
Association); per il Portogallo erano inoltre presenti: il Referente Nazionale Anti tratta del
Governo Portoghese Manuel Albano insediato nel paese presso il CIG (Commissione per
luguaglianza di Genere), un delegato dellOsservatorio Nazionale Anti Tratta del
Portogallo (OTSH), il Vice Ispettore Capo del SEF Servizio per gli Stranieri e le
Frontiere, un magistrato della Procura Generale del Portogallo. Per la Romania, hanno
preso parte soprattutto delegati ed operatori impegnati nel contrasto della tratta a livello
regionale, nella regione di transito di Timisoara, e nello specifico: i rappresentanti di 5
ONG/associazioni (ProPrietania, AIDRom, Society fro Children and Parents Timisoara, Save
the Children - Romania, Fondazione Filantropica Timisoara), 3 rappresentanti delle forze
dellordine specializzati nel contrasto del crimine organizzato, 3 rappresentanti della
Procura della Romania, un docente dellUniversit di Timisoara, il delegato regionale
dellAgenzia Nazionale Anti tratta della Romania.
Per lItalia hanno partecipato alliniziativa operatori del settore pubblico e del privato sociale
impegnati quasi esclusivamente a livello locale nel contrasto e/o nella prevenzione
della tratta e/o nel sostegno delle vittime: oltre gli operatori ed i volontari dellONG CISS,
hanno partecipato gli operatori del Comune di Palermo, i volontari delle due unit di strada
che operano sul territorio, i rappresentanti della Questura di Palermo e dellArma dei
Carabinieri; le associazioni che operano nel campo dellaccoglienza dei migranti e nel
supporto di vittime della tratta (Centro Santa Chiara, il Pellegrino della Terra, il Centro
Diaconale Valdese Istituto La Noce), nel sostegno delle donne vittime di violenza (Le
Onde), nella tutela dei diritti dei migranti (lassociazione ADDUMA, Altro Diritto), studenti e

ricercatori dellUniversit degli Studi di Palermo, gli operatori ed il personale medico


specializzato di presidi sanitari (i rappresentanti di Emergency ed il Dirigente Med. UOC di
Malattie infettive e Responsabile scientifico INMP Sicilia ARNAS Ospedale Civico Fate Bene
Fratelli), associazioni che operano nel campo dellantimafia sociale (Libera Sicilia, il Centro
di Documentazione Giuseppe Impastato), organi di stampa (il Redattore Sociale),
mediatori culturali, i docenti di alcuni istituti scolastici impegnati nelliniziativa La Scuola Non
Tratta (lITIS Volta ed altri istituti), ASGI attraverso il suo delegato regionale,
lOrganizzazione Internazionale delle Migrazioni. Per la Procura di Palermo ha preso
parte alliniziativa il dott. Calogero Ferrara; ha inoltre preso parte ai lavori della terza giornata
la cooperativa sociale Proxima che opera nel territorio di Ragusa. Non hanno potuto
materialmente prendere parte alliniziativa ma sono state comunque coinvolte nel percorso di
scambio lASP di Palermo per la promozione della salute degli immigrati e
lassociazione Penelope impegnata nei territori di Catania e Messina.
INTRODUZIONE AI LAVORI

Lintervento degli assessori Agnese Ciulla Assessore Cittadinanza Sociale e Giusto Catania
- Assessore alla Partecipazione hanno sottolineato limportanza di adottare un approccio
radicalmente differente al tema delle migrazioni, mettendo al centro la persona ed il suo
diritto alla mobilit, aspetti tra laltro gi affermati attraverso la campagna Io Sono
Persona proposta dal Comune di Palermo. Al centro della campagna vi la proposta di
abolizione del permesso di soggiorno che, come sottolineato da Adam Darawsha - Presidente
della Consulta delle Cultur - uno degli strumenti di ricatto che rendono vulnerabili i
migranti. Lintervento introduttivo di Giorgio Bisagna avvocato esperto di diritto
dellimmigrazione, membro del CISS e presidente dellassociazione ADDUMA/ Avvocati dei
Diritti Umani - introduce i lavori auspicando che finalit congiunta sia il mettere al centro le
vittime della tratta e la necessit di abbattere le frontiere legali ed economiche che
sono allorigine delle diverse forme di sfruttamento. Certamente la tratta un corollario
delle questioni migratorie e nel corso degli ultimi 15 anni gli sbarchi giunti in Sicilia dai paesi
della sponda sud del Mediterraneo devono interrogarci sul tema della tratta, pur nella
consapevolezza che anche allinterno delle nostre citt italiane e dellEuropa esistono barriere
che generano diverse forme di sfruttamento.

TEMA 1 I DIRITTI DELLA TRATTA DI ESSERI UMANI IN UNA REGIONE DI TRANSITO NEL MEDITERRANEO

La Sicilia certamente area di transito ed al contempo di destinazione per le vittime della


tratta. Il seminario si realizza in un particolare momento storico che vede il transito di donne,
uomini, minori di diverse provenienze giungere in Sicilia ed necessario chiederci se vi sono
tra questi vittime o potenziali vittime della tratta.
Lintervento della dott.ssa Spatola della Questura di Palermo, ha contribuito a descrivere il
mandato ed il ruolo assunto dalla Polizia di Stato nella gestione dei flussi migratori; una fase
drammatica che si intensificata negli ultimi due anni e che ha visto soltanto nel 2015
circa 30.000 morti in mare; secondo il vice questore aggiunto, i morti rischiano di essere
molti di pi perch il mare grande, e nonostante le operazioni delle forze congiunte di che
pattugliano il Canale di Sicilia, non tutti i naufragi riescono ad essere identificati e dunque
oggetto di divulgazione attraverso i media; la Polizia di Stato si dotata di una task force
operativa per gli interventi in mare ed in terra. In mare gli interventi sono coordinati con le
forze messe a disposizione da altri paesi europei a tuttoggi. Da tali operazioni emerge
limpiego di diverse tipologie di barconi: gommoni in grado di percorrere poche miglia appena
in grado di allontanarsi dalle coste libiche ed imbarcazioni in legno che per rimanere stabili ed
imbarcare pi persone sono riempite fin dentro la stiva, stiva dalla quale purtroppo non
possibile uscire; dagli interrogatori sembra emergere che coloro che pagano meno sono
rinchiusi in stiva, spesso condannati a morte per soffocamento. A terra le procedure per
identificare coloro che sono vittime della tratta sono state apprese nel lavoro sul campo, grazie

al lavoro di sinergie svolto da diversi attori, seguendo un modello di intervento cos detto
Lampedusa, mutuato dallesperienza nellisola.
Le procedure di gestione degli sbarchi a Palermo sono descritte dalla referente del Comune di
Palermo - dott.ssa Puccio in particolare relativamente alla presa in carico dei minori
migranti, un processo complesso e delicato, che ha portato lamministrazione comunale a
svolgere un compito importante rispetto al quale si trovava impreparata. Cos, il primo sbarco
stato testimone di difficolt e di notevole fatica da parte degli assistenti sociali ed in
particolare del gruppo operativo dellUnit Organizzativa Emergenza Sociale, che ha visto
nascere e crescere un fenomeno che nel corso del tempo avrebbe assunto delle proporzioni
inimmaginabili. Il sistema di accoglienza da parte dellU.O. Emergenza Sociale nata allinizio
con 4 assistenti sociali, per la vastit del fenomeno si via via sempre pi ampliato con n. 8
assistenti sociali specializzati sul tema dellaccoglienza che svolgono un lavoro capillare e
particolareggiato in sintonia con tutti le istituzioni presenti al porto che si occupano di migranti.
Il primo sbarco ha visto laccoglienza di n. 358 migranti di cui 72 msna provenienti
dalleritrea, minori ,che nel corso di una settimana sono aumentati in maniera
vertiginosa arrivando a toccare la soglia dei 100 ingressi di msna. Nel 2014 i minori
sbarcati al porto sono stati 554 e nel 2015 il numero si raddoppiato toccando la
soglia dei quasi 900 minori per un totale in due anni di circa 1.500 minori.
Gli ultimi sbarchi avvenuti il 20 /24 e 27 agosto hanno visto lingresso di n. 93
egiziani , il secondo di n.46 msna e il terzo di n.16 msna provenienti dalla africa sub
sahariana.
Ad oggi la collaborazione con i diversi soggetti componenti la task force per la gestione degli
sbarchi positiva e vede il coinvolgimento dei seguenti attori: la Prefettura, la Questura,
lUfficio Nomadi e Immigrati del Comune di Palermo, lASP, la Caritas, la Protezione Civile a
livello comunale e regionale, Save the Children, ACNUR, OIM, i volontari di diverse associazioni
come i Laici Comboniani.
La dott.ssa Puccio evidenzia alcuni punti di forza e debolezza dellintervento agli sbarchi; si
stati in grado di fornire assistenza immediata, vitto ed alloggio per tutti i minori; non vi per
stata unefficace organizzazione, anche la formazione degli operatori dei centri limitata. Il
problema dellidentificazione delle vittime della tratta certamente complesso. Nel caso dei
minori non accompagnati arrivati a Palermo si riscontrata la tendenza ad esempio
di ragazze nigeriane con molta probabilit minorenni che dichiarano di essere
maggiorenni proprio per seguire i percorsi di tratta.
Lesperto Fulvio Vassallo Paleologo (Altro Diritto Sicilia), sottolinea difatti una diversa
organizzazione logistica della tratta in particolare delle giovani donne nigeriane, che riguarda
sempre di pi anche minorenni; a differenza del passato, questa tratta avviene attraverso gli
sbarchi anche per via dellinasprimento delle misure di controllo nei passaggi aeroportuali. Le
segnalazioni raccolte dallesperto per mezzo delle unit di strada, riportano evidenza di un
rapido e quasi immediato passaggio di alcune giovani ragazze nigeriane sbarcate a Palermo dai
centri alle strade della citt dove presente la prostituzione in strada. Almeno due casi sono
stati rilevati ad Agosto del 2014. La stipula di protocolli di lavoro con le Questure e le
Prefetture, lattivazione di un albo di tutori volontari, la formazione degli operatori e
linformazione delle vittime in merito ai loro diritti sono certamente dei punti di debolezza del
sistema che devono essere affrontati; nonostante la buona collaborazione attivata a Palermo
alla banchina al momento degli sbarchi, necessario migliorare le pratiche esistenti in altre
aree della Sicilia e ridefinire un piano di interventi coordinato che affronti gli intrecci esistenti
tra tratta ed asilo, tra tratta e smuggling.
Daniele Papa avvocato dellassociazione sopra citata ADDUMA e delegato regionale dellASGI
sottolinea invece che nei centri di accoglienza come i CAS Centri di Accoglienza Straordinaria
assente un servizio di assistenza legale, necessaria invece anche per garantire laccesso ai
programmi di protezione a sostegno delle vittime della tratta secondo quanto previsto
dallArt.18 del Testo Unico dellImmigrazione, da applicare con forza senza conferire allo

strumento un carattere premiale (pratica a tuttoggi molto diffusa nei diversi territori italiani ed
in Sicilia).
Lintervento del Procuratore Calogero Ferrara (Procura di Palermo) giunto al termine della
giornata di lavoro, ha avuto un compito importante ovvero illustrare lapproccio della Procura
di Palermo in materia. La consapevolezza della rilevanza del fenomeno e laccrescersi del
numero di morti che si registrano nel Canale di Sicilia, hanno portato la Procura di Palermo ad
istituire un Pool di procuratori specializzati nel contrasto dei reati di tratta di persone
e di traffico di migranti che susseguono sul territorio, seguendo lapproccio gi sperimentato
nel pool antimafia. Il pool ad esempio adotta come strumenti di lavoro lapplicazione di misure
di protezione per i testimoni, il vasto ricorso alle intercettazioni telefoniche, gli interrogatori, il
coordinamento con il Ministero degli Interni. Ed proprio la strage del 3 Ottobre 2013
verificatasi a Lampedusa che ha causato la morte di 366 persone di origine in prevalenza
somala ed eritrea, che ha portato la Procura di Palermo a concentrare lattenzione sui reati di
trafficking (THB) e smuggling. Dalle indagini relative alla strage del 3 Ottobre, emerge
lesistenza di una rete criminale che obbligava i migranti a pagare 3.500$ (2.600 Euro)
per conseguire la propria libert in Libia ed imbarcarsi per la Sicilia; le testimonianze riportano
una situazione drammatica in particolare per le donne, le quali non potendo affrontare il
pagamento, venivano aggredite; le testimonianze di alcune delle donne sopravvissute
riportano le violenze subite in Libia, in centri descritti come campi di concentramento dove le
donne venivano stuprate sia da uomini somali che da uomini libici.
Gli eventi successivi hanno daltronde continuato a sollecitare lattenzione della Procura. Basti
citare i dati registrati nel 2013 che dimostrano che il 90% degli sbarchi nel corso di
tale anno si sono registrati in Sicilia, su un totale di 450 sbarchi. Nel primo trimestre
del 2014 gli sbarchi in Sicilia rappresentano il 96% dellammontare di sbarchi
complessivo. Il Guardian ha realizzato una grafica in cui ha elaborato il rapporto tra persone
morte nei naufragi e migranti sbarcati. I primi tre mesi del 2015 sono stati il periodo con pi
morti degli ultimi anni: per ogni mille migranti sbarcati 46,2 sono morti in mare. La cifra per
lo stesso periodo del 2014 era dieci volte inferiore: 4,2 morti ogni mille persone
sbarcate. Oltre al numeri di morti nella traversata, sono aumentate anche le persone
che hanno raggiunto lItalia attraversando lo Stretto di Sicilia. Nei primi tre mesi del
2015 sono sbarcati 22.979 persone. E dal 2010 in particolare che il numero delle vittime
degli sbarchi si notevolmente accresciuto.
Il Procuratore Ferrara condivide con i partecipanti i risultati e le difficolt riscontrate nel corso
delle operazioni Glauco e Glauco II. Loperazione Glauco il 2 luglio del 2014 emetteva un
mandato di arresto per 9 persone accusate di traffico di migranti e successivo smistamento
attraverso la Sicilia ed il Nord Italia, verso il Nord Europa. Il massiccio ricorso a migliaia di
intercettazioni resesi disponibili ai procuratori italiani nel corso delloperazione Glauco ha
permesso di identificare in particolare due soggetti aventi a carico le accuse pi pesante; ci
potuto accadere grazie al sistema di roaming in uso che permette di considerare valide le
intercettazioni applicate ad utenze estere intercettate dalle forze dellordine in Italia. Da queste
intercettazioni stato ad esempio possibile desumere le regole seguite dai trafficanti nel
Canale di Sicilia, sintetizzate in quello che stato definito dal Procuratore Ferrara il decalogo
del trafficante. I risultati delloperazione Glauco hanno permesso di convalidare laccusa di
associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina,
aggravata dal possesso di armi, dalla transnazionalit della associazione ( i fatti sono stati
commessi in Eritrea, Sudan, Libia, Israele ed altre localit del continente africano ed in Svezia,
Germania, Norvegia, Olanda, Francia, Austria, Australia e Canada) oltre che in Italia
(Lampedusa, Agrigento, Roma, Mineo, Caltagirone ed altre localit del territorio nazionale);
laccusa riguardava anche lIntroduzione irregolare dei migranti nel territorio nazionale, il
trasporto allinterno del territorio nazionale ed allestero (favorendone lallontanamento dai
centri di accoglienza dietro corrispettivo in denaro ed instradandoli anche verso Svezia,
Germania, Olanda, Norvegia, Francia, Austria, Australia e Canada), il favoreggiamento della
immigrazione irregolare mediante lorganizzazione, dietro compenso in denaro, di matrimoni di

comodo con successiva richiesta di ricongiungimento familiare. Loperazione Glauco II ha


permesso di richiedere la misura cautelare per 26 soggetti.
Il Procuratore espone anche le numerose difficolt affrontate dalla Procura di Palermo nel
procedere contro i reati di tratta e traffico di migranti. Un primo aspetto problematico riguarda
la possibilit di considerare i migranti accusati di ingresso irregolare nel paese quali
testimoni (difatti le prove relative alle testimonianze da loro pervenute seguono un regime
probatorio differente); altro aspetto problematico e cruciale la traduzione ed i servizi di
interpretariato disponibili ed il livello di affidabilit; inoltre emergono le difficolt legate alla
perseguibilit dei crimini commessi allestero secondo la normativa italiana, cos come
lammissibilit delle intercettazioni raccolte allestero quale materiale probatorio; la
presenza dei testimoni ha rivelato la sua importanza nelle operazioni Glauco e Glauco II,
ma ci si chiede come sia possibile rendere tali testimonianze reperibili lungo larco
temporale delle indagini e del processo senza violare i diritti dei migranti individuati
quali testimoni? Ci si chiede quale sia lefficacia delle misure di protezione per le vittime di
tratta (vedi Art. 18 Testo Unico Immigrazione) ed in definitiva come bilanciare linteresse
pubblico con i diritti individuali.
Un aspetto positivo riscontrato dal Procuratore laffermarsi di un approccio pi ampio alla
repressione dei reati di tratta e traffico che non si esauriscono pi esclusivamente
nellidentificazione dello scafista; si sta cercando attualmente di ricostruire i flussi di denaro; la
collaborazione tra i procuratori che operano nella DDA Direzione Distrettuale Antimafia e la
Procura generale difatti finalizzata allindividuazione dellorganizzazione che gestisce tali
traffici. Si persegue dunque una visione unitaria del fenomeno che vede lintervento degli
ufficiali della polizia giudiziaria sin dalle prime 48 ore successive allo sbarco.
Il 20 Aprile 2015 nelambito delloperazione Glauco 2 sono stati identificati altri due trafficanti
internazionali operanti tra lEritrea, il Sudan e la Libia ed individuata una cellula operativa della
organizzazione con base in Italia (Catania Agrigento Milano).
Lapprofondimento degli intrecci esistenti tra tratta (trafficking) e smuggling sono stati oggetto
di analisi anche da parte del team anti tratta dellOIM Organizzazione Internazionale delle
Migrazioni; lintervento di due operatrici dellOIM proposto nel corso della terza giornata di
lavoro, ha d'altronde confermato le problematiche anticipate da altri relatori in materia. Il team
anti tratta dellOIM non a caso conferma il trend di crescita significativa nella presenza di
giovani donne nigeriane agli sbarchi gi riscontrato nel 2014; per il 2015 si conferma
un dato positivo rispetto allaumento di circa il 300% registrato nel passaggio dal
2013 al 2014 nella presenza agli arrivi. Giungono a Palermo con un contatto telefonico gi
in mano, che nel giro di un brevissimo arco di tempo pu portarle nei luoghi di sfruttamento.
Secondo i dati registrati dallOIM in Sicilia la tratta riguarda prevalentemente le donne - anche
minori di origine nigeriana, solo recentemente anche gli uomini destinati allo sfruttamento
sessuale, ed inoltre i minori di origine egiziana. Attraverso il progetto Praesidium e - pi
recentemente nellambito del progetto Assistance, da luglio 2015 il team anti tratta svolge
diverse funzioni, tra le quali rientrano linformativa legale ai migranti relativa al loro ingresso
irregolare su territorio italiano, identificazione di gruppi vulnerabili come le vittime di tratta o i
minori non accompagnati, malati, anziani, consulenza, aiuto nella riunificazione familiare,
supporto nellindividuazione di indicatori. Ad oggi sono operativi due team anti-tratta in
Sicilia e Puglia.
Sulla base degli interventi realizzati dal team anti tratta, emergono alcuni aspetti ricorrenti per
ci che attiene la tratta nigeriana: la rotta percorsa in modo ripetuto, seguendo le
stesse medesime tappe: Benin City Kano (Nigeria)- Agadez (Niger)- Gatron- Saba
Tripoli (Libia); la maggior parte delle giovani ragazze e donne hanno unet
compresa tra i 15 ed i 24 anni (lOIM tra laltro conferma la tendenza a dichiarare la
maggiore et da parte di ragazze minorenni al momento dello sbarco, gi evidenziata
da altri operatori); spesso il livello di istruzione basso; le spese di viaggio sono
pagate dallorganizzazione e non direttamente dalle ragazze; le condizioni di vita in
Libia sono difficili (in molte circostanze vengono avviate alla prostituzione gi in
Libia per potere coprire i costi di vitto e alloggio, a meno ch sia la Madame a

coprire questi costi inviando il denaro come riscatto); molte ragazze giungono agli
sbarchi con segni evidenti di violenza fisica o psicologica; in alcune circostanze sono
accompagnate da donne e uomini che dicono di essere familiari ma effettivamente
non lo sono (sorelle, mariti); non vi una conoscenza effettiva del debito da pagare.
Questi aspetti rendono fondamentale garantire adeguata informazione alle potenziali
vittime della tratta al momento dello sbarco e nella fase di prima accoglienza, lavoro
svolto dal team dellOIM in Sicilia. Per dare unidea approssimativa delle dimensioni
del fenomeno. Si segnala unevoluzione nei percorsi della tratta Nigeriana con una
recentissima provenienza di uomini inseriti nel campo dello sfruttamento sessuale.

TEMA 2 BENIN CITY, PALERMO E LISBONA

- LUOGHI DELLA TRATTA NIGERIANA

Com emerso dallintervento proposto dallOIM, il tema della tratta Nigeriana stato
approfondito da pi relatori nel corso del seminario, probabilmente per la suo profondo
radicamento in Italia e per il suo perdurare nel tempo, anche nel territorio di Palermo.
Anche nei lavori di gruppo della seconda giornata le dinamiche della tratta di donne e
minori nigeriane sono state approfondite dai rappresentanti e dagli operatori dellAssociazione
Il Pellegrino della Terra e da Fra Loris DAlessandro, volontario dellUnit di strada della
Caritas. Si riportano in particolare le difficolt nellintraprendere un percorso con le vittime che
in un primo momento reagiscono con ingenuit ed accolgono linvito a costruire un contatto
con gli operatori ma, molto spesso, in un secondo momento rispondono con il silenzio,
consapevoli del rischio che corrono se entrano in contatto con loro. Emerge inoltre la difficolt
di comprendere chi c dietro le ragazze; lesperienza del Pellegrino della Terra associazione
impegnata da anni in prima linea a sostegno delle donne nigeriane che sono vittime di tratta
ha dimostrato come - rispetto al passato sia difficile conoscere quali trafficanti condizionino
le vittime, dato lintreccio complesso di organizzazioni che operano nella rete di sfruttamento;
innanzitutto le vittime siglano un contratto che dovranno rispettare, al quale tra laltro
prestano giuramento consolidato dal ricorso al voodoo o Juju; inoltre - anche quando in
passato lassociazione stata in grado di supportare alcune donne nei percorsi di denuncia, i
gruppi organizzati in Nigeria hanno colpito a morte i relativi familiari per ricattare le vittime.
Cos in passato non stato possibile ad esempio affrontare una Madame con grande potere
che risiedeva a Palermo che le derivava dallo sfruttamento di circa 500 giovani donne in
diverse parti dItalia.
Fra Loris dAlessandro riporta una sua testimonianza nel corso della conferenza di giorno 11,
sottolineando tra gli altri aspetti, la collaborazione stretta tra la criminalit nigeriana e quella
locale. Per quanto riguarda la tratta delle nigeriane la criminalit nigeriana ha il suo
quartier generale a Ballar. La mafia palermitana controlla quartieri interi, spaccio,
furti, pizzo dei negozianti. E non si muove nulla senza che essa dia il consenso. Prova
ne il fatto che fa pagare
l' affitto del marciapiede alle ragazze. Riporta durante
la conferenza la testimonianza del suo lavoro di volontariato in strada: le ragazze in
strada sono in continuo aumento, sempre pi piccole, nascondono let, ma sono
bambine di 14-16 anni. Ci raccontano di provenire da Centri di Accoglienza di varie
parti della Sicilia. Dopo una prima accoglienza, scappano dai centri diventando
vittime dei criminali e avviandosi alla prostituzione.
La ricercatrice Eva Lo Iacono afferma che la struttura del crimine organizzato nigeriano
di stampo mafioso. Tale struttura si articola su tre differenti livelli. Il 1 livello la Casa
Madre, presente in Nigeria; il 2 livello costituito da gruppi semi autonomi; il 3 livello
composto da cellule criminali nei paesi di destinazione. I diversi livello operano per la
massimizzazione del profitto. La Direzione Distrettuale Anti mafia identifica le diverse branche
delle cellule nigeriane in una holding criminale networkata, e come tale difficile da
aggredire.

E molto interessante la sintesi proposta dalla ricercatrice rispetto ai meccanismi di


funzionamento dei diversi livelli di strutturazione nella rete organizzata. La casa madre
dellorganizzazione criminale situata nel paese di origine delle vittime (spesso donne e
minori); La casa madre si compone pertanto di membri interni allorganizzazione criminale che
vivono stabilmente in Nigeria e che si propongono alle vittime come loro sponsor, vale a dire
come garanti e finanziatori del loro progetto migratorio. Gli attori che lavorano a questo livello
sono responsabili dellandamento e del successo dellintero business attraverso la gestione del
network criminale e delle relazioni con i trafficanti e le cellule dellorganizzazione localizzate nei
paesi europei. Il 2 livello caratterizzato da gruppi semi-autonomi specializzati nel
trasferimento e movimento delle vittime. Gli attori che agiscono in questa fase sono noti come
trolleys, italos or drivers e svolgono un ruolo centrale nella definizione delle rotte della
tratta. Negli spostamenti via terra, attraverso il deserto ed i molteplici confini africani, i
trafficanti individuano i luoghi di sosta adatti allalloggio delle donne, evitando di incorrere nei
controlli delle forze dellordine. Si tratta in sostanza di case chiuse e bordelli noti come
African house - dove le donne vengono avviate alla prostituzione; noto infatti che per
aumentare i propri guadagni, il trafficante tenta di prolungare i tempi del viaggio anticipando la
fase dello sfruttamento e diventando in sostanza il magnaccio delle donne. Tale
comportamento in evidente contrasto con gli interessi della cellula criminale del paese di
destinazione, la quale trarrebbe maggiore profitto da un viaggio rapido e senza sosta, che
garantisca alla merce il minore maltrattamento possibile.
Al di l dei contrasti e degli interessi dei singoli, i trafficanti lavorano di concerto con
lorganizzazione criminale, i cui sponsor e madam garantiscono le commissioni di lavoro. I
trafficanti, al contrario degli altri componenti dellorganizzazione, spesso non sono originari
della Nigeria: si tratta di cittadini dei paesi attraversati dalla rotta migratoria (ad esempio il
Niger o il Mali), o anche di nomadi.
La stragrande maggioranza delle donne nigeriane arriva via terra, attraversando il deserto.
Solo un ristretto gruppo di donne viaggia in aereo. In ogni caso, il punto di partenza sempre
Benin City (). Alcune donne nigeriane ci hanno detto che durante il loro viaggio via terra sono
state ospitate in una casa, nota come connection house (). A Tripoli, le donne vengono
chiuse in alcune case, chiamate African houses si tratta essenzialmente di bordelli dove le
donne vengono torturate e costrette alla prostituzione (Interview no.17). Il 3 livello si
compone delle cellule criminali nei paesi di destinazione, responsabili della ricezione in Europa
delle vittime. Pur rimanendo in contatto con la casa madre, le cellule godono generalmente di
un alto grado di autonomia, svolgendo tutti i compiti connessi allinserimento delle donne nei
mercati della prostituzione: in carico alla cellula, infatti, sviluppare ed attuare un modus
operandi che consenta di trarre il maggiore profitto possibile dalla fase finale di sfruttamento.
Bench questa indipendenza nella gestione delle vittime, la cellula del paese di destinazione
necessita comunque di mantenere un legame forte con lorganizzazione in Nigeria; una parte
rilevante delle sue attivit consiste nella negoziazione con la casa madre (Carchedi et. al 2007)
che le garantisce lafflusso delle ragazze.
A capo della gestione della cellula viene spesso collocata la madam, vale a dire una donna
nigeriana che supervisiona il lavoro delle sue protette traendone il massimo vantaggio. Nella
supervisione delle donne trafficate, la madam generalmente supportata ed aiutata da alcune
figure maschili, tra cui ad esempio il suo stesso partner o anche i fidanzati delle vittime (i c.d.
fiance). Questi ultimi hanno il compito di garantire, tramite azioni di violenza, di
intimidazione e di inganno, la sottomissione fisica e psicologica da parte della donna al sistema
criminale.
Il funzionamento delle reti criminali nigeriane ripreso da Glynn Rankin, esperto anti tratta
indipendente che per 20 anni ha svolto lincarico di Procuratore presso il Crown Prosecution
Service (CPS) del Regno Unito ed ha contribuito alla fondazione dellUK Human Trafficking
Centre (UKHTC). Il suo punto di vista raccoglie le esperienze in qualit di esperto anti tratta
per la Commissione Europea, Interpol; insegna o ha insegnato la materia dal punto di vista
della giustizia penale nelle universit di Coventry, Liverpool e Sheffield Hallam. Nel suo
intervento, Glynn Rankin propone una serie di dati e di riflessioni sul livello di organizzazione

dei gruppi che operano nella tratta in Nigeria e le ragioni dellaffermarsi della stessa in
particolare in Italia. Riporta un dato pubblicato da UNDOC (United Nations Office on Drugs and
Crime) gi nel 2009, secondo il quale erano migliaia le donne trafficate dallAfrica Occidentale
in Europea, con la produzione di ingenti somme di denaro comprese tra 152 e 228 milioni di
dollari per un mercato che vedeva il coinvolgimento ogni anno di un numero
compreso tra 3.800 e 5.7000 donne; la maggior parte delle donne proveniva dalla
Nigeria e si stimava che rappresentavano circa il 10% delle donne forzatamente
destinate al mercato del sesso nei paesi europei.
Mentre donne e minori nigeriani sono stati portati in Nord Africa, Medio Oriente ed Asia
Centrale per essere sfruttati sia nel mercato del sesso che nellambito lavorativo, in paesi come
la Repubblica Ceca e lItalia lo sfruttamento sessuale ha prevalso in modo significativo. In
particolare la maggior parte delle donne sfruttate in Italia provengono da unarea geografica
specifica lo stato di Edo probabilmente seguendo un percorso migratorio gi affermatosi in
precedenza legato alle attivit di raccolta dei pomodori nel sud Italia, che avevano visto un
vasto coinvolgimento di uomini nigeriani provenienti dallo Stato di Edo verso la fine degli anni
80. Lo stato di Edo tuttavia non lunico stato nigeriano di provenienza per le
vittime della tratta e soprattutto non il pi povero tra gli stati del paese; vittime
della tratta in Nigeria provengono anche dagli stati di Delta, Imo, Enugu, Ogun,
Anambra e Akwa-Ibom.
Per comprendere il graduale strutturarsi della tratta di donne nigeriane in Italia, secondo Glynn
Rankin necessario comprendere levoluzione del crimine organizzato in Nigeria legato intorno
al business della tratta. Purtroppo i vertici dei gruppi organizzati persone molto influenti con
contatti forti a livello istituzionale rimangono per lo pi invisibili. Questi gruppi si sono
strutturati a seguito della crisi petrolifera agli inizi degli anni 80 quando in assenza di altre
fonti di profitto hanno iniziato ad investire nel traffico di stupefacenti, nel riciclaggio e nelle
frodi finanziarie. A tuttoggi i guadagni che derivano dalla tratta consentono ai gruppi criminali
di continuare ad investire anche in altri traffici illeciti. Tuttavia, finora sembra emergere che le
organizzazioni che operano nella tratta in Nigeria si rileva abbiano dimensioni pi ridotte
rispetto ai gruppi criminali che operano nel traffico di stupefacenti. Dai dati raccolti da soggetti
come ad esempio NAPTIP e UNDOC, non emerge un carattere organizzato per le reti che
operano nella tratta in Nigeria, sebbene i gruppi criminali organizzati nel paese esistano ed
operino in altri comparti illeciti. Alcuni dati riportati dal Glynn Rankin dimostrano ad ogni modo
il potere di questa rete organizzata: ci sono circa 10.000 madam e ciascuna di queste
controlla in media 2 o 3 donne responsabili della tratta delle donne (e minori) nigeriane in
Italia.
Glynn riporta come le modalit di strutturazione della tratta di donne nigeriane
vigenti in Italia si applicano anche ad altri paesi; recentemente anche il Portogallo
interessato dalla presenza di donne nigeriane sfruttate nel mercato del sesso.
Loperazione NAIRA condotta dalle squadre del SEF che hanno preso parte al
workshop, hanno scoperto nel luglio del 2014 limplicazione di almeno 7 indagati di
origine nigeriana che operavano nella tratta dallAfrica Occidentale verso la Spagna e
la Francia. Le circostanze in questo caso erano molto simili a quanto recentemente
verificatosi anche in Italia: giovani ragazze nigeriane che provenivano da Benin City
e si recavano in portogallo con documenti o prive di documenti per richiedere asilo dichiarandosi in questo caso minorenni secondo quanto previsto dalle
organizzazioni criminali; la finalit era sparire una volta inserite nei centri di
accoglienza. Anche in questo caso il condizionamento delle ragazze proveniva dal
debito e dal voodoo. A tal propostito, sono 5 le donne nigeriane assistite dal CAP
(Centro de Acolhimento e Proteo) gestito a Lisbona dallassociazione portoghese
APF, che ha preso parte al seminario. Numeri estremamente ridotti rispetto allItalia
ma che dimostrano il livello di estensione della rete della tratta di donne nigeriane in
Europa.

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TEMA 3 - LE MAFIE E IL CRIMINE ORGANIZZATO TRANSNAZIONALE

I relatori sopra citati Eva Lo Iacono e Glynn Rankin - affrontano anche il tema della relazione
esistente tra i gruppi organizzati nigeriani e la mafia locale, tema oggetto di analisi da parte
dellesperto Umberto Santino del Centro di Documentazione Giuseppe Impastato, che ha
condotto una ricerca per il CISS volta ad indagare le possibili interconnessioni tra la mafia
locale ed i gruppi organizzati stranieri e transnazionali che operano nella tratta. Lanalisi
condotta da Santino raccoglie fonti storiografiche che vedevano il coinvolgimento della
mafia locale nelle attivit di sfruttamento della prostituzione gi verso la fine dell800
ed inchieste. Tra le pi recenti inchieste analizzata da Santino interessante per le
connessioni esistenti tra mafia locale e straniera linchiesta coordinata dal procuratore di
Caltagirone (Catania) che ha portato allarresto di otto persone facenti parte di una banda
specializzata in furti e nella gestione di un giro di prostituzione di giovani donne romene. Sono
imputate di associazione a delinquere, violenza sessuale, favoreggiamento e sfruttamento della
prostituzione. Linchiesta ha riguardato anche un gruppo di palermitani che tentavano di
operare nella zona, nellambito delle estorsioni e del traffico di droga. Il gruppo di Cosa nostra
di Niscemi (Caltanissetta) avrebbe dato lautorizzazione ma larresto del referente di Cosa
nostra e del suo luogotenente avrebbe posto fine al tentativo dei palermitani. Un romeno
stato ucciso nel gennaio del 2013 per un debito non pagato. Sempre a luglio un servizio del
Corriere della sera forniva informazioni sui rapporti in Campania tra la camorra di Casal di
Principe e la mafia nigeriana per il traffico di esseri umani e la prostituzione. I camorristi
lasciano gestire ai nigeriani il mercato della prostituzione. Le donne sono considerate merci con
un valore che va dai 10 ai 15 mila euro. Hanno un debito con i magnaccia sui 50 mila euro.
Bisogna pagare alla camorra locale un pizzo per luso degli spazi pubblici tra 200 e 300 euro al
mese. Inoltre i nigeriani pagano una tangente ai camorristi e garantiscono che le donne non
stazionino nei luoghi dove abitano i boss. Come si vede, tra sfruttatori nigeriani e clan locali c
una perfetta convivenza. I clan locali danno in gestione ai nigeriani villette sulla Domiziana,
dove vivono gli sfruttatori e nei sottoscala abitano le ragazze. Si parla di connection house,
per tuguri e case abbandonate, senza servizi, dove si svolge il traffico di droga e si esercita la
prostituzione coatta. Si calcola che in case come queste vivano 25 mila persone immigrate. Tra
le inchieste pi recenti particolare attenzione merita quella della Squadra mobile di
Caltanissetta, in collaborazione con le Squadre mobili di Milano, Bergamo, Mantova e Parma,
che nel febbraio del 2015 ha portato allarresto di 20 persone, accusate di associazione di tipo
mafioso, estorsione, traffico di stupefacenti, sfruttamento e favoreggiamento della
prostituzione. Gli arrestati sono cittadini italiani e rumeni. Linchiesta ha preso le mosse dalle
dichiarazioni di collaboratori di giustizia. stata individuata unassociazione mafiosa presente
in vari comuni della provincia, che gestiva varie attivit, tra cui lo sfruttamento della
prostituzione in collaborazione con cittadini rumeni, che sfruttavano ragazze provenienti da
quel paese
Umberto Santino ripercorre le tappe che a Palermo hanno affiancato ladozione del Protocollo
omonimo di Palermo, parallelamente al convegno internazionale sul crimine organizzato
transnazionale proposto dalle Nazioni Unite, nella citt la societ civile si riuniva nella
manifestazione dal titolo I crimini della Globalizzazione; secondo lo studioso alcune delle
cause che stanno allorigine della tratta possono essere rintracciate nelloggetto di discussione
di quella iniziativa promossa dal basso e la risposta pu essere ritrovata nellaffermarsi di
nuove forme di antimafia sociale.
La dimensione tragica e violenta della tratta nigeriana e delle presenza di gruppi organizzati di
origine nigeriana in Campania, emersa pi volte ed stata oggetto di approfondimento da
parte di Michele Iacoviello, Coordinatore Progetto Cliniche mobili Emergency Programma Italia.
Iacovello ha riportato una testimonianza sconcertante rispetto al livello di violenza che
colpisce le donne Nigeriane a Castelvolturno, hub per i migranti con circa 10.000 presenze su
23.000 abitanti ed un omicidio in media ogni 15 giorni; Emergency ha scelto di operare
nellarea aprendo un ambulatorio. Nellarea Emergency Programma Italia rivolto alle donne in

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strada attraverso un servizio attivo a partire da aprile 2014 nella provincia di Caserta e Napoli,
in particolare nella zona di Castel Volturno. Il progetto nasce in seguito alla riscontrata
esigenza di intervenire in un territorio in cui molto forte il fenomeno della prostituzione.
Nellarea si contano almeno 17 Connection House per la prostituzione indoor e
sono diffusi i segnali nellutilizzo indiscriminato di cytotec per aborti illegali, alcool,
droghe; vi una diffusa presenza di infezioni HIV per via del mancato ricorso al
preservativo (oltre i clienti che in molte circostanze richiedono di non utilizzarlo,
anche i connazionali spesso clienti non ne fanno ricorso).
TEMA 4 CONFISCA E COMPENSAZIONE TRA UTOPIA ED AZIONE

Le connessioni tra mafia (vecchie e nuove mafie) e tratta, sono emerse anche in relazione agli
strumenti di prevenzione e cambiamento culturale che si possono adottare, ed in particolare in
relazione al tema della confisca.
A tal fine, si chiesto ai rappresentanti dellassociazione Libera in Sicilia di mettere in
condivisione la propria esperienza a sostegno del riutilizzo sociale dei beni confiscati alla
mafia. Lintervento di Turi Benintende nel corso della prima giornata e la testimonianza di
Salvo Gibbino (presidente della Cooperativa Pio La Torre), hanno riportato gli importanti passi
avanti raggiunti dal movimento anti mafia nel contrasto materiale e simbolico del crimine
organizzato, attraverso la sottrazione del potere derivante dal controllo del territorio. Turi
Benintende nel suo intervento in particolare ripone grande speranza nelle potenzialit di
processi sociali di innovazione, nei processi creativi e nella costruzione di organizzazioni
collaborative che possano fare sistema per portare un cambiamento. Turi Benintende ad
esempio ricorda che la legge n. 646, del 13 settembre 1982, nota come legge "Rognoni - La
Torre", introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di associazione
di tipo mafioso (art. 416 bis) e la conseguente previsione di misure patrimoniali applicabili
allaccumulazione illecita di capitali. La legge 109 /96 di Petizione popolare promossa da Libera
che raccolse pi di 1 milioni di firme, inerenteuso sociale dei beni confiscati alle mafie, ha
permesso di spostare lasse del contrasto alle associazioni criminali, dalla mera
repressione ad un insieme di azioni positive a favore della collettivit.
La Sicilia la regione dItalia e del mondo dove vi una pi alta presenza di beni e patrimoni
confiscati alla criminalit organizzata di stampo mafioso: sono in tutto 5.515 i beni
registrati nel 2015. I processi di riutilizzo sociale di tale ingente patrimonio hanno un
grande potenziale da mettere a frutto in funzione del cambiamento sociale.
Lintervento di Miguel Carmo - Procuratore di Lisbona dal titolo evocativo O Crime no pode
compensar, ripercorre il sistema vigente nel paese in materia di confisca di patrimoni illeciti e
la normativa in vigore nel paese in materia di tratta. In generale, il trend di applicazione della
confisca in Portogallo in crescita. Sulla base delle normative (Legge 5/2002 e Legge
45/2011), nel corso del 2012 sono entrati in funzione due uffici: il Gabinete de Recuperao de
Ativos (lufficio per il recupero dei patrimoni) ed il Gabinete de Administrao de Bens
(lufficio per lamministrazione dei beni). Grazie a tali strutture, nel 2014 sono stati confiscati o
sequestrati 89 vetture, 94 immobili, 459 prodotti bancari per un valore complessivo pari a
18.812 milioni di euro (una cifra non irrilevante considerate le dimensioni del Portogallo);
inoltre sono state identificati patrimoni equivalenti a 204.148 milioni di Euro per i quali
possibile avviare ulteriori procedure di sequestro e confisca. Attualmente alcuni
procedimenti in corso riguardano reati di tratta di esseri umani. Proprio in materia di
tratta, il Procuratore ha sottolineato come la vittima di tratta nellordinamento portoghese ha
avuto riconosciuto uno status soggettivo; dunque la vittima di tratta non pi un oggetto
del procedimento penale, bens un soggetto che anche grazie al recepimento della Direttiva
36/2011 - oggi detiene accesso ad una pi ampia categoria di diritti. Il Procuratore cita ad
esempio il diritto al risarcimento; ora che i Tribunali portoghesi sono in grado di identificare
le vittime possono procedere al risarcimento valutato in modo discrezionale dal giudice
sulla base del danno subito; un altro aspetto importante che differenzia il sistema

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portoghese dal sistema in Italia oltre alla discrezionalit del giudice nel valutare lentit del
risarcimento - lonere fatto per lo Stato di provvedere al risarcimento a prescindere dalla
possibilit di aggredire i patrimoni dei soggetti imputati. Il Procuratore Carmo ha inoltre avuto
loccasione di condividere alcuni risultati del suo lavoro in attuazione della Direttiva 36/2011,
quale ad esempio larchiviazione di diversi casi che vedevano procedimenti penali condotti
contro imputati che erano anche vittime di tratta, con riferimento allArt. 8 della Direttiva sopra
citata relativo al mancato esercizio dellazione penale o mancata applicazione di sanzioni penali
alle vittime.
Lintervento del Procuratore Miron Codrin che opera presso la Direzione per il Contrasto del
Crimine Organizzato e del Terrorismo di Arad (Romania) ha illustrato il funzionamento
dellordinamento giuridico romeno in materia di tratta fondato sulla Legge n.678/2001 per
prevenire e combattere la tratta di persone e le recenti disposizioni integrate nel codice penale,
ed in particolare gli articoli n. 210 (tratta di persone), n. 211 (tratta di minori) e n. 182
(sfruttamento delle persone nei servizi del lavoro forzato, della riduzione in schiavit/servit,
nellesercizio della prostituzione/pornografia, nellaccattonaggio, nella rimozione di organi). La
normativa in Romania prevede alcune misure di protezione speciale nel caso di testimoni
particolarmente vulnerabili nei processi, nel caso di minacce allintegrit fisica propria o della
propria famiglia, o nel caso di rischio per i propri patrimoni o per la propria sfera di libert. E
possibile ricorrere anche a delle misure di protezione per le vittime che hanno subito un
trauma quale conseguenza del reato e misure di tutela dellidentit personale nel caso di
audizione di testimoni vulnerabili.
Il Procuratore opera in una regione soggetta significativamente al transito delle vittime di
tratta e dei gruppi criminali organizzati che operano in Romania ed pienamente consapevole
delle difficolt legate allapplicazione della normativa nel contrasto dei gruppi organizzati. A
titolo di esempio, il Procuratore Codrin presenta lo studio di un caso relativo a 4 donne di
nazionalit romena vittime di tratta per sfruttamento lavorativo, tratte in inganno perch
vulnerabili, con bassi livelli di istruzione, prive di risorse economiche e con dei figli a carico. E
stato riscontrato che il trafficante ha guadagnato circa 10.000 Euro per ciascuna persona
sfruttata, fondi con i quali ha acquisito un bene immobile. Le vittime di tratta in questa
circostanza hanno collaborato con le forze dellordine per conseguire lidentificazione del
trafficante, e sono state inserite nel processo come parte civile ottenendo cos un
provvedimento di risarcimento di 90.000 euro per i torti subiti. Tuttavia, nonostante la piena
collaborazione delle vittime, non stato possibile conseguire il risarcimento a loro favore non
essendo stata conseguita la confisca dei beni dovuta al riciclaggio dei fondi conseguenti la
vendita dellimmobile ed inoltre di un veicolo successivamente riacquisiti dal trafficante che li
aveva passati ad un prestanome.
Le tematiche introdotte nel corso del seminario dagli interventi dei Procuratori di Lisbona e di
Timisoara, unitamente allintervento di Libera, hanno offerto spunti interessanti per le
riflessioni proposte per un lavoro di gruppo e di seguito sintetizzate.
Rispetto allItalia, una delle lacune che si riscontrava allinterno del sistema Italiano legata
alla mancanza di vigenti sistemi di risarcimento delle vittime di reati dolosi violenti. Sono state
pertanto estese le finalit del Fondo per le misure anti-tratta gi costituito con la L.
12/2003 ricomprendendo anche lindennizzo delle vittime dei reati di tratta.
Nellordinamento italiano bisogna segnalare che non esiste un sistema generalizzato di
indennizzo a favore delle vittime dei reati intenzionali violenti, esistendo invece diversi fondi
istituiti a fini risarcitori solo per categorie specifiche legate ad alcune fattispecie di reato
(mafia e terrorismo, usura ed estorsione, etc. ).
Con il recepimento della Direttiva 36/2011, dovrebbe dunque risultare gi operativo in Italia il
Fondo anti tratta da alimentare con i proventi derivanti dalla confisca dei beni a seguito di
sentenza di condanna penale; il fondo dovrebbe essere disponibile soltanto per coloro che non
hanno la possibilit di essere risarcite dai responsabili del reato.
Un limite segnalato ripetutamente da diverse associazioni componenti la societ civile

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tuttavia la previsione di un diritto di indennizzo delle vittime di tratta a carico dello Stato e per
esso del Fondo per le misure anti-tratta in misura standard ( 1.500,00) e da richiedere, a
pena di decadenza entro cinque anni dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna che
ha riconosciuto il diritto al risarcimento. Le modalit attraverso le quali il risarcimento delle
vittime stato integrato nel nostro ordinamento destano probabilmente le critiche pi aspre
alle scelte adottate dal legislatore italiano per recepire la direttiva.
Ci nonostante, in Italia esistono almeno due esperienze positive che hanno visto riconoscere
un adeguato risarcimento alle vittime della tratta.
Si fa riferimento in particolare alla sentenza del 25 maggio 2012 della Corte di Assise
d'appello di L'Aquila di condanna nei confronti d 19 imputati a oltre 100 anni di reclusione
per il reato di tratta di esseri umani.
Con tale sentenza stato riconosciuto il diritto delle 17 vittime di origine nigeriana di ottenere
il risarcimento del danno subito ed stata stabilita una provvisionale di 50.000 euro per
ciascuna vittima. La Corte di Assise andata oltre accogliendo la richiesta di revoca del
sequestro giudiziale a favore dello stato e di conversione in sequestro conservativo a favore
delle vittime, formulata in appello dai legali delle organizzazioni umanitarie attive nel contrasto
al reato di tratta che si erano costituite parte civile nel processo Associazione On the Road e
Coop Be Free). La richiesta formulata in appello era stata motivata facendo riferimento alla
clausola di salvezza di cui all'articolo 600 septies del codice penale e norme comunitarie come
quelle sancite dal considerando numero 13 e dall'articolo 17 della direttiva 2011/86UE .
Tale sentenza rappresenta il primo riconoscimento giurisprudenziale del diritto della vittima di
tratta al risarcimento del danno e dell'uso dei proventi della confisca ai fini risarcitori.
Unaltra esperienza stata sostenuta grazie alla collaborazione tra lassociazione Free Woman,
le forze dell'ordine di Piacenza e la Dda di Bologna. La sentenza della Corte di assise di
Appello di Bologna pronunciatasi il 9 Aprile 2014 sulla sentenza di gennaio 2012 della Corte
di Assise di Piacenza, che aveva condannato a 15 e 12 anni di reclusione un italiano e quattro
donne nigeriane per i reati di tratta, riduzione in schiavit e sfruttamento della prostituzione,
distinguendo le varie responsabilit in base al ruolo assunto nelle azioni criminali realizzate, ha
assegnato un risarcimento pari a 100.000 Euro ad una donna di origine nigeriana accolta in
un programma di protezione sociale e costituitasi parte civile al processo. Una cifra dunque
storica sotto il profilo del riconoscimento dei diritti alle vittime (ASGI).
Considerando alcune peculiarit del sistema normativo italiano, appare infine interessante
riflettere sulle eventuali convergenze tra lazione di contrasto della tratta ed il contrasto della
criminalit organizzata di tipo mafioso. Lo stato italiano, vanta difatti una lunga tradizione
normativa e operativa in materia di confisca dei beni. Tale lunga tradizione ha portato a una
stratificazione di norme generali e speciali e a un continuo aggiornamento di prassi operative
che hanno determinato un quadro spesso poco armonico.
Ci nonostante, appare interessante creare un collegamento tra la materia del riutilizzo
sociale dei beni confiscati alla mafia e le potenzialit di una stessa misura da applicare ai
proventi legati al reato di tratta.
Anche a livello europeo, interessate mettere in relazione quanto previsto dalla Direttiva
36/2011 sopra citata e la Direttiva 42/2014 relativa al congelamento e alla confisca dei beni
strumentali e dei proventi da reato nellUnione Europea. Nellambito del lavoro di gruppo ci si
chiesti se possibile mettere in relazione lesperienza Italiana nel riutilizzo dei beni
confiscati alle organizzazioni criminali di tipo mafioso al fenomeno della tratta.
TEMA 5 LA TRATTA E LO SFRUTTAMENTO DI DONNE ROMENE

Nel corso del workshop stato possibile grazie alla partecipazione dei rappresentanti dalla
Romania approfondire il tema della tratta di donne romene, sfruttate in primo luogo
nellambito sessuale ma anche in campo lavorativo e domestico in Italia ed in Portogallo.
Il Direttore di Timisoara dellAgenzia Anti Tratta Nazionale della Romania Laurentiu Dinca
ha condiviso con il pubblico i dati elaborati dalle statistiche ufficiali nel paese, raccolti dalla

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medesima agenzia. Adina Swhartz, difensore legale e referente dellassociazione Pro Prietania,
in merito a tali statistiche sottolinea nel corso della conferenza finale tenutasi giorno 11
Settembre presso Palazzo delle Aquile, che si registra una diminuzione della vittime della tratta
ma che - secondo molti nel paese non corrisponde ad una reale diminuzione del fenomeno,
piuttosto allincapacit dei diversi attori di non registrarlo. I dati riportati da Laurentiu Dinca
confermano losservazione riportata dallavvocato Swhartz: nel 2014 sono state identificate
757 vittime, 139 vittime in meno rispetto all'anno precedente (2013) e 397 in meno
rispetto al 2010. Le vittime provengono soprattutto dalle zone rurali; nel 2014 - sul
totale delle vittime identificate pari a 757, 440 provengono da zone rurali come
villaggi o piccoli centri abitati, 302 sono le vittime che provengono da aree
urbanizzate e soltanto cinque provengono dalla capitale Bucarest. Le statistiche
rendono possibile evidenziare alcuni fattori allorigine della tratta: livelli di istruzione
bassi: soltanto il 32% delle vittime aveva concluso gli studi nelle scuole superiori al
momento del reclutamento e dellinserimento nei percorsi di tratta. Soltanto l1%
delle vittime aveva un livello di istruzione superiore. Oltre la mancanza di istruzione
emergono come fattori rilevanti: la mancanza di opportunit lavorative nelle zone
rurali, la mancanza di valori sociali, lesistenza di famiglie frammentate e divise, il
desiderio di fuggire da ambienti caratterizzati da violenza o da dinamiche di diverso
tipo che di per s rendono pi facile il coinvolgimento in percorsi di tratta. Le
potenziali vittime , in tali circostanze, accettano promesse di lavoro allestero, offerte
di viaggio da parte di amici comuni o da parte di persone sconosciute. Si conferma un
trend registrato gi negli anni precedenti dallagenzia: la provenienza della maggior
parte delle vittime da contesti familiari in cui il padre ha pi di una famiglia (547
vittime nel 2014 appartengono a tale contesto familiare); in tali famiglie i rapporti
sono tesi e vi violenza domestica, abuso di alcool, droghe. Con riferimento al
genere ed allet, emerge laumento del numero di vittime adulte di sesso femminile
nel 2014 rispetto allanno precedente. Nel 2014, su un totale di 467 vittime adulte,
283 erano donne (61%) rispetto all'anno precedente; nel 2013 il numero di donne
identificate era approssimativamente uguale a quella degli uomini vittime di tratta.
Estendendo la rilevazione del dato anche alle vittime di minore et, emerge che nel
2014 il 74% delle vittime di sesso femminile (donne e minori). Si rileva inoltre che
la fascia di et pi vulnerabile continua ad essere uno tra i 18 ed i 25 anni (279
vittime appartengono a tale fascia di et). Tuttavia, un numero significativo di minori
di et compresa tra 14 e 17 anni (251 minori) sono diventate vittime di tratta. Un
dato interessante che emerge che l89% delle vittime sono state contattate
direttamente dal reclutatore, che nel 44% dei casi promette unassunzione stabile in
diversi ambiti lavorativi, per cui le vittime si lasciano conquistare da false promesse.
Sono 355 le vittime reclutate da persone gi conosciute e 256 le vittime reclutate da
persone invece sconosciute. Sono 51 le vittime il cui reclutatore il proprio partner.
Sebbene il reclutamento in forma diretta (di persona) sia la forma predominante,
esistono anche altre forme di reclutamento (in 27 casi il web, in 16 casi annunci
pubblicitari, in 8 casi agenzie per la ricerca del lavoro, in 7 casi il rapimento,
soltanto in 1 caso agenzie matrimoniali).
Lo sfruttamento sessuale si conferma sia la forma di sfruttamento prevalente per le
vittime di tratta identificate in Romania, sebbene anche in Romania vi sia piena
consapevolezza che una forma di sfruttamento non esclude laltra e che forme di
sfruttamento ibride spesso coesistono, a secondo delle esigenze dei trafficanti. E
certo che si registrano vittime sfruttate anche nellambito dellaccattonaggio o in
ambito lavorativo. E altrettanto certo che lo sfruttamento sessuale, la pornografia
minorile su internet sono al primo posto nel 2014 tra le forme di sfruttamento
(66%), il lavoro minorile pari al 25%. Il 7% delle vittime sono state costrette
allaccattonaggio o a commettere dei piccoli furti.
Approfondendo i dati emersi per le diverse forme di sfruttamento, interessante
analizzare alcune dinamiche; nellambito dello sfruttamento sessuale la prevalenza

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dello sfruttamento in appartamenti chiusi piuttosto che in strada (192 vittime


sfruttate indoor contro 139 sfruttate in strada) e 77 casi di sfruttamenti in night
club. Rispetto allo sfruttamento in ambito lavorativo, il numero delle vittime risulta
stranamente in diminuzione (si teme non rispecchi affatto la realt); ci
probabilmente perch il lavoro nero risulta essere il settore economico prevalente
per lo sfruttamento al quale le autorit hanno difficile accesso nel campo
dellagricoltura e delledilizia. Lagricoltura il campo prevalente.
Rispetto alle aree di provenienza si conferma la regione della Moldavia Romena
(zone di Iasi, Botosani, Bacau, Galati, Bacau ed altre). Molto spesso i distretti di
Timisoara ed Arad sono considerati aree di transito per le vittime della tratta e di
concentramento per i gruppi organizzati di trafficanti.
Sebbene proprio verso queste zone esista anche una forma di tratta interna al paese,
nel 2014 la maggior parte delle vittime sono state condotte verso lestero. Il primo
paese in assoluto di destinazione lItalia, con 93 vittime registrate in Romania da
questo provenienti; segue la Germania, la Spagna, lAustria, la Repubblica Ceca,
lIrlanda, il Portogallo, la Grecia ed il Regno Unito, quali primi 10 paesi di
destinazione delle vittime della tratta della Romania. Il traffico interno per cresce
nel 2014 dal 38% al 45%, un dato certamente rilevante.
Sebbene i dati forniti dal rappresentante dellAgenzia nazionale anti tratta della Romania siano
rilevanti ed approfonditi, emerge chiaramente una discrepanza tra quanto registrato per mezzo
delle statistiche ed i casi di tratta effettivamente identificati e la realt pi vicina a noi.
Il workshop ha offerto unimportante occasione di scambio di conoscenze tra i partner della
Romania e la Cooperativa Sociale Proxima, che ha preso parte alla terza giornata di lavoro con
la partecipazione di una sua delegazione proveniente da Ragusa.
La Cooperativa una delle 4 associazioni che in Sicilia operano nellambito del sistema anti
tratta nazionale del Governo Italiano (insieme alle associazioni Penelope, Casa dei Giovani ed
Acuarinto).
La cooperativa realizza programmi di emersione ed assistenza secondo quanto disposto
dallArt. 13 della legge 11 agosto del 2003 rivolti a vittime e potenziali vittime di reti di
riduzione in schiavit e tratta, offrendo attivit di prima accoglienza, contatto, collaborazione h
24 con il numero verde nazionale, accoglienza abitativa, alfabetizzazione, assistenza sanitaria
e psicologica, assistenza legale e consulenze varie. Un altro progetto della cooperativa mira ad
attuare i Programmi di assistenza e integrazione sociale, cos come previsti dallart.18 d.lgs.
286/98 finalizzati ad accompagnare le persone vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento
che abbiano eventualmente gi beneficiato di misure di prima assistenza - in un percorso di
assistenza di secondo livello. Lintervento di Proxima si svolge in unarea caratterizzata da
notevoli contraddizioni e da un contesto di degrado che colpisce la popolazione straniera ed
induce a diverse forme di sfruttamento.
Nella Provincia di Ragusa esiste una zona agricola denominata fascia trasformata,
delimitata dalle citt di Vittoria, Santa Croce Camerina e Acate. Questo territorio
caratterizzato dalla presenza di colture non stagionali, ma perenni grazie
allinstallazione delle serre. Di solito i lavoratori abitano nelle stesse aziende
agricole, in ex depositi attrezzi o baracche, dove i muri sono senza intonaco, i
pavimenti in terra battuta e a volte i servizi sono allesterno; spesso devono pure
pagare laffitto che il datore di lavoro detrae dalla paga giornaliera.
Si tratta di piccole imprese agricole territorialmente staccate dal contesto urbano,
quasi impenetrabili, la cui estensione spesso delimitata da cancelli, reti con filo
spinato e a volte da cani da guardia che non lasciano avvicinare nessun estraneo.
Sono zone non servite dal servizio di trasporto pubblico e distanti dai centri urbani
anche diversi chilometri. Questo sistema
si fonda sullassoluta necessit di
guadagno dei lavoratori, legata spesso alla presenza di familiari in patria che
attendono le loro rimesse per poter vivere. La mancanza di alternative percorribili fa
si che il lavoratore non abbia altra scelta effettiva ed accettabile se non quella di
cedere allabuso di cui vittima. Per incentivare i percorsi di emersione delle vittime

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di sfruttamento da tali contesti, si attivato un servizio di contatto sul campo


attraverso un unit mobile per il trasporto delle lavoratrici e dei lavoratori,
denominato Solidal Transfer. E un servizio che, oltre a rispondere all'esigenze
delle persone che vivono e lavorano in zone agricole totalmente isolate di
raggiungere in autonomia i centri urbani, vuole fungere da volano per costruire
relazioni fiducia con le persone che vivono situazioni di disagio legate a storie di
sfruttamento. Tale servizio ha permesso agli operatori della cooperativa di
raccogliere le storie delle donne di origine romena, rendendosi gradualmente conto
delle condizioni di grave sfruttamento ed abuso sessuale e lavorativo che stavano
vivendo e che poi sono stati resi noti dal boom mediatico frutto dellarticolo
pubblicato dallespresso il 15 settembre del 2014. Il boom mediatico, se non
servito certamente a contribuire ad individuare una strategia per creare un
cambiamento culturale, sociale ed economico nellarea, ha almeno portato ad una
maggiore attenzione al fenomeno da parte della prefettura e delle autorit locali, che
da due anni non prendevano in adeguata considerazione le denunce che gli operatori
di Proxima avevano pi volte presentato. E stata importante la collaborazione con i
sindacati (CIGL) e con i consultori; Proxima si adoperata per affiancare dei suoi
operatori al personale medico dei consultori di Vittoria ed Acata, conobiettivo di far
emergere eventuali situazioni di sfruttamento riconducibili alla propria attivit
lavorativa e nelle quali si siano palesate vessazioni di natura sessuale. A tal riguardo,
per quanto non pu essere considerato un indicatore adeguato per misurare la
gravit del fenomeno, interessante citare il dato degli aborti nella Provincia di
Ragusa, per il 20% riguardanti donne di nazionalit romena (94 donne su 454 aborti
per il 2014).
Se si considerano le interruzioni di gravidanza realizzate in Romania (dove
possibile abortire anche successivamente alla dodicesima settimana di gravidanza) e
gli aborti praticati clandestinamente, il dato potrebbe essere molto pi allarmante.
La referente della Cooperativa Sociale Proxima illustra soprattutto ai partecipanti
romeni il perch non si sia in grado di affrontare la situazione; in particolare, i
partecipanti della Romania si chiedono perch non vi siano controlli nel mercato del
lavoro; secondo Proxima i controlli esistono da parte dellIspettorato del Lavoro di
Ragusa ma spesso si concentrano soltanto sulle imprese pi grandi; casi di
sfruttamento invece si verificano frequentemente nei tessuti delleconomia
informale, difficile da mappare, ad esempio presso le aziende che non sono messe in
regola.
La frammentariet ed il livello di isolamento del territorio elevato; le donne sono
dislocate in aree lontane ed abbandonate e questo un altro fattore da tenere in
debita considerazione. Inoltre le donne vittima di sfruttamento sono vulnerabili sia ai
ricatti dei datori di lavoro che dicono di vantare amicizie tra le forze dellordine, sia
da chi le controlla e sfrutta in Romania, minacciando di ritorcersi contro i familiari in
patria.
Per affrontare il fenomeno, dal mese di dicembre 2014 stato istituito, presso la
Prefettura di Ragusa, un tavolo di lavoro per il coordinamento delle attivit di
contrasto al fenomeno dello sfruttamento lavorativo e sessuale degli stranieri
impiegati nel comparto agricolo, al quale partecipiamo gli enti del privato sociale che
realizzano attivit in favore della tipologia individuata,le associazioni di categoria,le
organizzazioni sindacali. Prendendo a modello altre iniziative gi avviate in altre
zone del Sud Italia in cui diffuso lo sfruttamento dei lavoratori migranti in
agricoltura, il tavolo si propone di portare avanti iniziative volte a premiare la
legalit e a supportare chi conduce le proprie aziende agricole rispettando i diritti
umani dei lavoratori e delle lavoratrici.

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TEMA 6 PREVENZIONE, EDUCARE CONTRO LA TRATTA E LA VIOLENZA DI GENERE, EDUCAZIONE ALLA


SESSUALIT E SALUTE SESSUALE

Stella Bertuglia socia del CISS e docente dellistituto scolastico ITIS Volta presenta il lavoro
svolto negli ultimi anni nelle scuole di Palermo attraverso liniziativa La Scuola Non Tratta,
sostenuta anche attraverso le azioni progettuali del CISS. Un dato rilevante per illustrare le
nuove schiavit nel paese relativo allo sfruttamento in atto nel mercato del sesso, nel
mercato dellaccattonaggio e dei lavori domestici, pari a circa il 72% dello sfruttamento
complessivo; secondo Stella Bertuglia esperta sui temi di genere ed insegnante lindustria
del sesso nel mondo muove 32 miliardi di dollari con oltre 12 milioni di persone trafficate;
l80% sono donne e bambine/i. La tratta un problema di genere anche in Italia: si stima che
siano 10 milioni gli italiani che ogni anno si rivolgono al mercato della prostituzione,
rivolgendosi ad una delle 40.000 donne sfruttate nel mercato del sesso (Stella Bertuglia cita a
tal riguardo il dato fornito da Don Benzi, che sosteneva fossero almeno 100.000). In Italia 1
uomo su 3 consuma sesso a pagamento e la fascia di clienti varia tra i 14 ed i 75
anni, appartenenti ad ogni livello sociale. Stella Bertuglia illustra le importanti iniziative
che si sono avviate a Palermo per la sensibilizzazione degli aspetti di genere legati alla tratta,
nelle scuole, con i docenti ed i cittadini. La scuola conserva unimportante responsabilit: vi
una carente educazione alla sessualit e la mancanza di applicazione di un linguaggio
sessuato. Ci nonostante proprio la scuola a detenere un grande potenziale nel campo della
prevenzione del fenomeno.
Il tema delleducazione alla sessualit andrebbe affrontato in modo pi efficace anche secondo
il dott. Prestileo, Tullio Prestileo dellassociazione Anlaids Onlus e Dirigente Med. UOC di
Malattie infettive e Responsabile scientifico INMP SICILIA ARNAS OSPEDALE CIVICO Benfratelli
Palermo. Il dott. Prestileo affronta il tema della salute delle donne straniere sfruttate
sessualmente ripercorrendo le fasi della ricerca condotta dal suo team nel periodo compreso
tra ottobre 1999 e dicembre 2008, quando stato offerto un programma di screening
per le principali IST infezioni sessualmente trasmissibili (infezione da HIV, HBV,
HCV, LUE) a 275 prostitute straniere a Palermo, mai sottoposte a precedenti controlli
clinici e bio-umorali. Di queste, 239 (86,9%) hanno accettato di partecipare allo
studio. Le particolari ed insopportabili condizioni di vita cui vengono sottoposte
queste giovanissime donne condizionano il loro stato di salute anche attraverso
comportamenti
a
rischio
per il contagio di IST. Let media delle donne coinvolte nello screening pari a 24
anni (range compreso tra 18 e 36) .
Molte giovanissime donne che dichiaravano la maggiore et erano, con ogni probabilit,
minorenni. Inoltre presentavano una storia della prostituzione molto recente:
nel 60% dei casi la storia di prostituzione riferita era inferiore o uguale a 18 mesi.
Per contro, solo il 5,8% delle donne intervistate, riferiva una storia di prostituzione di oltre 8
anni.
Complessivamente, la diagnosi di IST stata posta in 17 donne, pari al 7,1% della
popolazione oggetto dello studio. In 14 casi stata posta diagnosi di infezione isolata: HIV
in 5 casi, HBV e LUE in 4 casi, HCV in un solo caso. Nelle rimanenti 3 donne stata posta
diagnosi di co-infezione da HIV/HBV, HIV/HCV, HIV/LUE. Si segnala, una correlazione
statisticamente significativa (p < 0,0001) tra luso non costante del condom ed una
maggiore frequenza di infezione da HIV, HCV e LUE. Tale correlazione non stata
osservata nelle donne con infezione da HBV che riferivano di usare costantemente il
preservativo in 3 dei 5 casi di infezione attiva osservati. Dai colloqui telefonici intercorsi, le
donne perse al follow-up riferivano di essere state costrette al trasferimento in altre citt o di
non poter fruire dellassistenza sanitaria a causa del divieto assoluto dei protettori che
impedivano loro qualsiasi tipo di relazione sociale! Gli effetti della perdita dei determinanti
di salute nelle sex workers, ben espressi dallOMS, risultano evidenti dai risultati di questo
studio e di altri, recentemente pubblicati in letteratura: le prostitute straniere presentano,

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rispetto
alla
popolazione
generale,
una
maggiore
prevalenza
di
IST.
Il fenomeno, certamente correlato alla loro storia di prostituzione, da ricondurre anche alla
richiesta dei clienti di non usare il preservativo, pratica presente, nella nostra casistica,
nel 12,5%.
I risultati di questo e di altri studi (Pando M., Panam. Salud. Publica, 2011; Tinajeros F., Int J
STD AIDS 2012) ed in accordo con quanto enunciato nel corso dellottava sessione plenaria
della 61^ Assemblea Generale della Salute dellOMS, si vuole rappresentare la necessit di
avviare al pi presto specifici programmi di intervento che possano prevenire le IST e
garantire la salute di queste donne e, pi estesamente, della collettivit, ricordando che
il numero di clienti italiani supera, ampiamente, 9 milioni per anno (Prostituzione in Italia
Gruppo Editoriale LEspresso, 2012).
Il tema della salute sessuale e riproduttiva affrontato dallassociazione portoghese che opera
a livello nazionale APF Family Planning Association, rappresentata da Sonia Lopes. Scopo
dellassociazione sostenere le persone nelle libera scelta nel campo della salute sessuale e
riproduttiva e garantirne laccesso a servizi di qualit per la tutela della salute. Attraverso il
servizio CAP lassociazione offre alloggio protetto a gruppi di donne e minori vulnerabili. Il
centro in grado di ospitare 7 persone contemporaneamente ed in grado di rispondere ai
diversi bisogni dei soggetti ospitati, nelle diverse sfere di intervento sociale, psicologica,
economica. Il centro opera attraverso la Segnalazione, dunque lIdentificazione e la
Integrazione delle donne. La durata dellaccoglienza pu raggiungere massimo un anno, ed in
casi eccezionali anche pi tempo. Le vittime di tratta identificate dal Centro nel periodo
2008-2015 hanno diverse provenienze: 24 Romene, 5 Portoghesi, 4 Senegalesi, 5
Nigeriane, 2 Brasiliane, 2 Italiane, 1 Mozambico, 2 Bulgare, 1 Capoverdiana; 11 di
queste sono minori. Relativamente alle forme di sfruttamento delle vittime identificate,
emerge che 26 sono state sfruttate sessualmente, 9 sfruttate lavorativamente, 2 forzate
allaccattonaggio, 2 sfruttamento ibrido sessuale e lavorativo, 1 sfruttamento ibrido lavorativo
ed accattonaggio, per 5 non stato possibile raccogliere il dato. Nella maggior parte dei casi le
vittime sono state segnalate dalle forze dellordine, seguite dalle ONG, dal numero verde, dal
Dip. delluguaglianza di Genere (CIG).
TEMA 7 LA TRATTA DI ESSERI UMANI IN PORTOGALLO
PRATICHE UN PARAGONE CON LITALIA

LA DIMENSIONE DEL FENOMENO E LE BUONE

Il funzionamento del sistema anti tratta portoghese, stato proposto quale interessante
elemento di paragone con la situazione in Italia sin dallinizio del percorso, anche per via della
partecipazione al progetto di referenti di istituzioni ed associazioni che operano a livello
nazionale del paese e che per tanto hanno una consapevolezza maggiore del funzionamento
dei meccanismi di coordinamento nel contrasto della tratta e nellassistenza delle vittime.
Lintervento di Manuel Albano Referente Nazionale anti tratta del Governo Portoghese in
occasione della conferenza tenutasi giorno 11 settembre a Palazzo delle Aquile, ha proposto
una sintesi della dimensione del fenomeno e delle modalit di intervento in atto nel paese.
In primo luogo bisogna dire che il Portogallo un paese prevalentemente di
destinazione per le vittime della tratta (come per lItalia), e che la maggior parte
delle vittime sono di nazionalit europea, provenienti dalla Romania ma anche dal
Portogallo stesso; questo un elemento molto interessante che differenzia il
Portogallo dallItalia: in Portogallo esistono casi di vittime di nazionalit portoghese
identificate come vittime di tratta in altri paesi europei (ad esempio nel campo dello
sfruttamento lavorativo nel settore agricolo in Spagna); nel 2014 sono 15 le vittime
di tratta Portoghesi segnalate all Se associamo tale circostanza ai casi recentemente
registrati dai media in Italia rispetto al tema del caporalato che colpisce anche
cittadini italiani, ci rendiamo conto di come probabilmente il nostro paese debba
assumere maggiore consapevolezza di un fenomeno che gi in Portogallo oggetto
di analisi tra i soggetti preposti al contrasto della tratta. I trend dal 2013 al 2014
effettivamente registrano un calo nel numero di vittime identificate; tuttavia il trend

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complessivo nel periodo 2011-2014 registra un aumento nel numero di vittime. Nel
2013 erano 308 le vittime identificate, nel 2014 197. I numeri si collocano su una
dimensione notevolmente ridotta rispetto ai dati registrati dal Dipartimento delle
Pari Opportunit in Italia. Tale differenza pu facilmente portarci alla conclusione
che il sistema anti tratta portoghese ed il sistema italiano non siano facilmente
oggetto di paragone. Se per rapportiamo la popolazione portoghese alla
popolazione Italiana, la differenza si riduce notevolmente (secondo il rapporto
GRETA pubblicato nel 2014 per il monitoraggio dellazione dellItalia nel campo della
tratta, sono 975 le vittime della tratta assistite dai programmi di assistenza ed
integrazione nel 2013).
Nel 2014 si registra un aumento nel numero delle vittime identificate nel campo dello
sfruttamento sessuale, ma secondo il Referente anti tratta Portoghese ci potrebbe
dipendere dalla circostanza delloperato di un nuovo soggetto a sostegno delle
vittime di sfruttamento sessuale in questo campo specifico di intervento; in generale,
per quanto riguarda lo sfruttamento lavorativo, il comparto agricolo risulta
maggiormente soggetto alla presenza di vittime di tratta, soprattutto nel campo dei
lavori agricoli stagionali. Gli esperti del Consiglio dEuropa hanno recentemente
richiesto maggiore attenzione al Governo Portoghese negli interventi a sostegno
delle vittime sfruttate in ambito lavorativo; a tal fine stato aperto un nuovo centro
di accoglienza per uomini vittime di tratta alla fine del 2013. In generale nel 2014 il
Portogallo ha triplicato gli sforzi nellapertura di centri a sostegno di vittime della
tratta.
Nel campo della formazione, la rete portoghese sopra citata RAPVT (Network for
Assistance and Protection to THB victims) ha tra laltro condotto 5 corsi di
formazione in regionali particolarmente vulnerabili al fenomeno della tratta, ed in
particolare nel settore della raccolta delle olive. I training sono stati condotti da un
gruppo di operatori locali impegnati nelle forze dellordine, in ONG, operatori sociali,
operatori sanitari, etc.). Sono state condotte iniziative di sensibilizzazione attraverso
i mezzi radio-televisivi, i cartelli pubblicitari, nelle strade o nelle stazioni ferroviarie.
Rispondendo alle raccomandazioni segnalate dal gruppo di esperti GRETA del
Consiglio dEuropa, il Portogallo nel novembre 2014 ha aggiornato e pubblicato delle
linee guida per la prima identificazione della vittime della tratta e dei toolkit per
facilitare il processo di identificazione; inoltre ha coinvolto 3 ONG ufficialmente nel
gruppo di coordinamento per il monitoraggio della III edizione del Piano Nazionale
Anti Tratta Portoghese - relativo al periodo 2014-2017 (si ricorda che in Italia non
ancora mai stata pubblicata la prima edizione del piano, attualmente disponibile
soltanto in bozza); stato prodotto un flyer informativo per le vittime di tratta,
concernente i loro diritti, stata anche diffusa una brochure informativa relativa al
diritto al risarcimento per le vittime della tratta; un ulteriore flyer che stato reso
disponibile riguarda laccesso per le vittime di tratta al diritto dimmigrazione.
Inoltre sono stati creati 4 gruppi di coordinamento ed operativi che operano a livello
regionale, nelle aree Nord, Centrale, a Lisbona ed a Alentejo.Nel periodo 2012 e 2013
sono diversi i casi di minori potenziali vittime di tratta segnalati in transito negli
aeroporti di Lisbona e Porto.

PROPOSTE E CONCLUSIONI

Nella realizzazione del seminario -e pi in generale nella proposta ed implementazione del


progetto CONNECT si voluto favorire la condivisione di esperienze tra rappresentanti di
attori istituzionali e non che operano a sostegno del contrasto e della prevenzione della tratta e
a supporto delle vittime in diversi paesi europei. Si voluto inoltre facilitare lidentificazione di
strumenti operativi e/o strategie e metodologie di lavoro che hanno prodotto effetti positivi
nella messa in rete dei diversi attori preposti formalmente e/o interessati al contrasto ed alla

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prevenzione della tratta che potrebbero essere sperimentati anche in altri territori / contesti
dintervento. Ed stato affidato soprattutto ad uno dei gruppi di lavoro costituitosi nel corso
del seminario il compito di identificare alcune proposte operative volte a sostenere la
conoscenza reciproca e la cooperazione tra i diversi soggetti coinvolti nei seminari organizzati
nellambito del progetto CONNECT, al fine di dare seguito al lavoro avviato.
Un primo elemento emerso con chiarezza quale risultato del percorso di scambio, che il
fenomeno della tratta di donne, di minori e uomini vulnerabili a diverse forme di reclutamento
provenienti da diversi paesi e sfruttati in diversi ambiti, riconosciuto da molti essere una
problematica complessa e articolata. E, dunque, ampiamente condiviso che per il
contrasto del fenomeno si rende necessario il coinvolgimento di unampia tipologia di attori:
le autorit di governo, le procure, le forze dellordine, i servizi sociali, le reti associative, le
unit di strada, i sindacati, il settore privato; i percorsi di prevenzione, repressione e tutela
delle vittime daltronde richiedono una tipologia differenziata di professionalit: difensori
legali, psicologi, educatori, mediatori culturali, decisori politici etc. Lesperienza portoghese che
raccoglie in modo strutturato diversi stakeholder intorno al paino di azione per il contrasto, la
prevenzione, la protezione delle vittime della tratta, probabilmente sintetizza al meglio la
tipologia da mettere in campo anche in Italia ed in Romania.
Se guardiamo al contesto europeo, nonostante vi sia una diffusa consapevolezza della
complessa architettura del sistema anti-tratta, a tuttoggi non esistono modelli
consolidati di lavoro in rete applicati in modo diffuso nei diversi territori. La Commissione
Europea con la Direttiva 36/2011 e in particolare la previsione dellArt. 19 in materia di
Relatori nazionali o meccanismi equivalenti a tal fine ha sollecitato gli Stati membri ad
adottare le misure necessarie per istituire relatori nazionali o meccanismi equivalenti cui sia
affidato il compito di valutare le tendenze della tratta di esseri umani, misurare i risultati delle
azioni anti-tratta, anche raccogliendo statistiche in stretta collaborazione con le pertinenti
organizzazioni della societ civile attive nel settore, e di presentare relazioni. Ladozione in tutti
i paesi europei di piani di azione nazionali per il contrasto e la prevenzione della tratta
e il monitoraggio degli stessi sembra essere diventato un punto di riferimento comune e
acquisito a livello comunitario. Le diverse generazioni di piani nazionali anti tratta hanno
affrontato gli aspetti del Coordinamento e della Cooperazione inter-istituzionale in Portogallo e
Romania.
In Italia, limminente approvazione del piano nazionale anti tratta si auspica contribuir ad una
maggiore chiarezza nellattribuzione di compiti e responsabilit; nel frattempo diverse
esperienze sono state sostenute grazie al coinvolgimento diretto di vari soggetti sui territori
locali, provinciali, regionali e inter-regionali, con risultati pi o meno positivi.
Nellarea metropolitana di Palermo e in Sicilia, per quanto esistano molte esperienze positive di
lavoro in rete per lassistenza delle vittime e la prevenzione del fenomeno, possiamo affermare
che non esiste un quadro di riferimento di lavoro di rete inter-istituzionale per il contrasto del
fenomeno in unarea di transito dei flussi migratori certamente esposta al fenomeno della
tratta. ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici dellImmigrazione) recentemente, ha messo in
evidenza alcuni esempi di protocolli dintesa sviluppati in diverse regioni italiane dove da pi
tempo si lavora in rete per il contrasto della tratta. A titolo di esempio, nella Regione
Piemonte nel febbraio 2014 stato siglato un Protocollo dIntesa sul rafforzamento della
collaborazione interistituzionale per lanalisi, la prevenzione ed il contrasto al fenomeno della
tratta degli esseri umani ai fini dello sfruttamento e intermediazione della manodopera nei
luoghi di lavoro in Provincia di Torino. L'obiettivo la realizzazione di interventi articolati e
organici per la tutela delle vittime di sfruttamento lavorativo, attraverso la razionalizzazione
delle procedure e delle risorse e tramite la consolidazione delle diverse esperienze e
professionalit di quanti operano nel settore. Gli Enti firmatari del protocollo d'intesa sono:
Prefettura di Torino, Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di Torino, Procura della
Repubblica, Questura di Torino, Comando Provinciale Carabinieri, Comando Provinciale Guardia
di Finanza, Direzione Regionale Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale INPS, Direzione

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Territoriale del Lavoro, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura, CGIL-CISLUIL, Gruppo Abele, Ufficio Pastorale Migranti, ASGI.
Nel giugno 2011 la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, la Questura e
il Comando Provinciale dellArma dei Carabinieri, le Istituzioni Universitarie, scolastiche e
sanitarie, i Servizi Sociali Regionali, provinciali, comunali, i Centri antiviolenza e i Centri di
accoglienza della provincia di Caserta hanno siglato un Protocollo dIntesa per la costituzione di
un sistema integrato di protezione delle vittime e di repressione dei reati di maltrattamenti in
famiglia, atti persecutori, violenze sessuali, sfruttamento della prostituzione e
dellimmigrazione clandestina. I soggetti firmatari del Protocollo si sono impegnati secondo le
rispettive competenze, autonomie e nellambito dei propri compiti istituzionali per attivare
opportune iniziative e sinergie operative al fine di promuovere unazione coordinata a tutela
delle donne, dei minori, dei migranti e di ogni altra categoria socialmente debole o a rischio
di esclusione, discriminazione, violenza, sfruttamento, marginalizzazione.
Ultimo esempio, il Protocollo dintesa della Provincia di Firenze, siglato nel 2011 dal titolo
Interventi su tratta delle persone, prostituzione ed altri fenomeni di grave sfruttamento nei
confronti di cittadini extracomunitari nel territorio della Provincia di Firenze e che prevede la
realizzazione di una rete fattiva e stabile di partenariato tra istituzioni, servizi e realt cittadine
che definisca la cornice istituzionale entro cui inserire e costruire un sistema coordinato di
analisi, confronto, interventi e servizi rivolti alle persone vittime di tratta e grave sfruttamento,
in grado di contrastare il fenomeno, di favorire l'inserimento sociale delle vittime e di operare
nella logica della riduzione del danno.
Firmatari del protocollo sono: Prefettura di Firenze (ente di coordinamento), Procura della
Repubblica di Firenze, Questura di Firenze, Comando Provinciale Carabinieri, Comando
Provinciale Guardia di Finanza, Provincia di Firenze, Comunedi Firenze- Polizia Municipale,
Assessore Pari Opportunit Comune di Firenze, Societ della Salute SudEst, Societ della
Salute NordOvest, Societ della Salute Mugello, Societ della Salute Empolese Valdelsa,
Associazione Progetto Arcobaleno, Cooperativa Sociale C.A.T.
Il coordinamento, il lavoro in rete e la cooperazione inter-istituzionale non possono per
riguardare esclusivamente i livelli territoriali e nazionali; lattivazione di misure di
collaborazione, ivi anche incluse procedure operative e strategie comuni tra i diversi
paesi europei nel campo della prevenzione e del contrasto della tratta, rimangono ancora
deboli nonostante grandi passi avanti siano stati compiuti nellarmonizzazione del quadro
comune di riferimento europeo.
Su tale versante, il seminario e la conferenza hanno portato gli organizzatori a formulare una
proposta, ovvero la costituzione come avviene gi in altre regioni ed in altri territori italiani
di un tavolo interistituzionale per affrontare il tema della tratta.
Rimane aperta, inoltre, unaltra sfida legata alla cooperazione internazionale con altri
paesi di origine e transito delle vittime della tratta. La stipula di un Memorandum dintesa
tra lUnione Europea ed il Governo Nigeriano in materia di agenda migratoria e mobilit
avvenuta lo scorso marzo 2015 potrebbe dare spazio a nuove forme di collaborazione, ad
esempio per la protezione delle vittime di tratta di origine nigeriana che giungono in Italia e in
altri paesi europei. In tal senso si intende proseguire il lavoro di partenariato e rete intrapreso
a Palermo.
Alcune proposte a livello pratico operativo oltre la creazione del tavolo interistituzionale
sono state avanzate nel corso del seminario ed in particolare nel dibattito sviluppato allinterno
dei lavori di gruppo.
-

La creazione e diffusione di una mailing list rappresentativa dei diversi stakeholder che
hanno partecipato al progetto per costruire una base di riferimento che faciliti il
contatto diretto tra i diversi attori che operano in materia.

La priorit da assegnare al tema della formazione, intesa in modo non unilaterale ma


piuttosto reciproco, sviluppata in modo congiunto da diverse tipologie di attori (forze
dellordine, procure, associazioni, etc.).

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Il rafforzamento delle procedure e degli strumenti di identificazione delle vittime:


aspetto carente in tutti i paesi e che porta ad una falsa percezione del fenomeno;

La tutela dei dati sensibili delle vittime della tratta, soprattutto quando si attivano
percorsi di lavoro in rete che vedono il coinvolgimento di diversi soggetti.

Lattenzione alla disponibilit dei fondi: importante segnalare ancora una volta che in
Romania le associazioni non hanno a disposizione meccanismi pubblici di finanziamento
per la protezione delle vittime della tratta in rientro nel paese con una ridotta capacit
di azione.

Infine, come emerso negli interventi proposti da Giorgio Bisagna, Don Enzo Volpe
(Direttore del Centro Santa Chiara), e Yodit Abraha (psicologa e mediatrice culturale),
fondamentale non categorizzare e non ideologizzare il fenomeno della tratta ed al
contempo rendersi conto che almeno a Palermo ed in Italia a distanza di almeno dieci
anni di interventi e programmi realizzati a supporto delle vittime della tratta la situazione
non pressoch cambiata ed una seria riflessione sugli approcci e le metodologie di lavoro
continua ad essere necessaria.

CONTATTI PER INFORMAZIONI ED APPROFONDIMENTI


Margherita Maniscalco
Responsabile di progetto CISS
m.maniscalco@cissong.org
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