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LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DI PERSONALITA’ E FUNZIONAMENTO MENTALE

IN UN CAMPIONE DI SOGGETTI CEFALGICI.


Uno studio empirico sulla diagnosi dimensionale nel trattamento della patologia cefalalgica.
Di Marco Barra

ABSTRACT

Numerose osservazioni cliniche, descritte da anni nella letteratura internazionale (Juang et al.,2000;
Lake et al., 2005) hanno messo in evidenza l’esistenza di relazioni clinicamente rilevanti tra cefalee
e disagio psichico e psicopatologia (Ferenczi, 1919; Mitsikostas et al., 1999; Beghi et al.,2007;
Porcelli, 2000; Cfr. Barra et al.2009). Il nostro studio, svoltosi presso il Centro Cefalee
dell'Università degli Studi di Torino (AUO S. Giovanni Battista), si propone di individuare le
associazioni tra le cefalee primarie e diagnosi ex PDM-Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM
Task Force, 2006), in particolare con i Livelli di organizzazione della personalità e i Profili del
funzionamento mentale che sono individuabili attraverso il Sistema QFM (www.pdm-qfm.com;
diagnosi.pdm-cfm.com) (Albasi, 2008, 2009; Albasi et al., 2009) per progettare trattamenti “su
misura” in quanto la diagnosi di tali disturbi deve, sempre di più, essere considerata come la
valutazione integrata di molte dimensioni, psichiche e somatiche. Inoltre, possiamo affermare che la
valutazione della condizione clinica del soggetto, soprattutto l’impatto della malattia sulla vita
psichica e di relazione, sia centrale, anche per individuare i fattori scatenanti e rassicurare il
paziente sulla possibilità di migliorare la qualità della sua vita (Pini, 2006; Pucci et al., 2007;
Porcelli, 2009).

KEY WORDS
CEFALEA, LIVELLI DI ORGANIZZAZIONE DI PERSONALITA’, FUNZIONAMENTO
MENTALE,PDM, QFM.

INTRODUZIONE
Platone, uno dei primi ad occuparsi di psicosomatica, affermava che il più grande errore dei medici
del suo tempo era quello di tenere separata l’anima dal corpo, a distanza di migliaia di anni queste
parole mantengono immutata la loro validità. Infatti numerosi sono i modelli medici, psicologici
che hanno tentato di definire meglio i fattori che rivestono un ruolo nell’eziopatogenesi e nel
trattamento di queste problematiche. Per questo si rendono sempre più necessari, anche in ambito
internistico e della medicina di base, strumenti che consentono di quantificare le variabili
psicosociali, considerando che molte patologie non riconoscono una causa organica specifica e
vengono pertanto classificate come disturbi funzionali, secondo una procedura “per esclusione” che
lascia spesso perplessi.
Come afferma Pini (2006), queste problematiche rappresentano sindromi multifattoriali e
proteiformi che coinvolgono, oltre che diverse branche delle medicina, aspetti psicologici, sociali ed
economici, rendendo di fatto improponibile un approccio limitato ad un’unica prospettiva
disciplinare. Infatti, diagnosticare tali disturbi non significa semplicemente etichettare una
patologia, ma valutare globalmente la condizione clinica del soggetto, soprattutto l’impatto della
malattia sulla vita psichica e di relazione, individuare i fattori scatenanti e rassicurare il paziente
sulla possibilità di migliorare la qualità della sua vita (Pini, 2006; Pucci et al., 2007).
Partendo da questi presupposti, e supportati dalle numerose osservazioni cliniche, descritte da anni
nella letteratura internazionale (Juang et al., 2000; Lake et al., 2005) che hanno messo in evidenza
l’esistenza di relazioni clinicamente rilevanti tra patologie cefalgiche e disagio psichico e
psicopatologia, si è giunti alla ricerca qui presentata.

OBIETTIVI
Ad un primo livello di analisi questo lavoro di ricerca si propone di indagare la presenza di una
relazione tra Il livello di organizzazione di personalità, i profili del funzionamento mentale
dell’individuo e la patologia cefalalgica.
Ad un secondo livello si propone di studiare le diverse categorie delle funzioni mentali di base prese
in considerazione dall’Asse M del PDM (2006): individuando così quali capacità debbano essere
considerate come risorse dell’individuo, oppure come una risorsa che si è sviluppata ma che
funziona in modo conflittuale, oppure come una risorsa che non si è sviluppata completamente, cioè
deficitaria.

IPOTESI
Ad un primo livello di analisi supponiamo che esista una relazione tra il livello di organizzazione
di personalità, il profilo del funzionamento mentale e la patologia cefalgica. Nell’intento di
individuare le associazioni tra le cefalee primarie e diagnosi ex PDM. Manuale Diagnostico
Psicodinamico (PDM-Task Force, 2006), in particolare con i Livelli di organizzazione di
personalità e i profili del funzionamento mentale sono state prese in considerazione le nove capacità
dell’Asse M del PDM.
Possiamo ipotizzare non solo che esista una relazione tra la patologia cefalgica e il livello di
funzionamento mentale, ma anche che, presumibilmente, i soggetti cefalgici si collochino nel livello
conflittuale e deficitario (Mitsikostas et al., 1999; Beghi et al.,2007; Pini, 2006; Pini et al., 2009)
Inoltre, un’altra fonte di riflessione per le nostre ipotesi è costituita dall’idea che esista una
relazione tra alcune Capacità dell’Asse M e la patologia cefalgica. Nello specifico potremmo
presupporre, in linea con la letteratura sulla psicosomatica (Porcelli, 2009) che alcune capacità,
indagate attraverso il QFM-27 risultino conflittuali o deficitarie nel campione clinico, in particolare
la Capacità di Regolazione, Attenzione e Apprendimento, Capacità di Relazioni e Intimità,
Categoria dell’Esperienza ed Espressione degli Affetti, Pattern e Capacità Difensive, Capacità di
Autosservazione (PDM, 2006, pp76-83; Albasi, 2009; Albasi et al. 2007). In questo caso,
approfondiremo il livello di analisi andando ad indagare le eventuali relazioni tra i livelli di
organizzazione del funzionamento mentale (sano, nevrotico, borderline) e le nove capacità nei
rispettivi gruppi d’appartenenza.
In ultima analisi, nell’eventualità di una compromissione di alcune Capacità dell’Asse M, andremo
ad analizzare la natura di tale compromissione: conflittuale, deficitaria.

METODOLOGIA DELLA RICERCA


La ricerca sullo studio del funzionamento mentale e disturbi cefalgici ed emicranici si è svolta
presso il Centro Cefalee dell’Università degli Studi di Torino, AUO San Giovanni Battista, dal
mese di novembre 2008 al mese di agosto 2009.
Gli incontri con il ricercatore si collocano all’interno dell’iter diagnostico-terapeutico del Centro,
dopo una “prima visita” con il medico e la relativa compilazione della cartella clinica.
I soggetti vengono coinvolti in due colloqui1 dalla durata di 45-50 minuti, nei quali il ricercatore,
raccoglie delle informazioni legate ai vari aspetti della “vita mentale” del paziente al fine della
compilazione del Questionario di Funzionamento Mentale.

PRESENTAZIONE DEGLI STRUMENTI

Questionario sul funzionamento mentale: QFM-27.


Il QFM-27 è un questionario clinician-report, vale a dire compilato dal clinico (o dal ricercatore); è
costituito da 27 item e si basa sulle descrizioni presenti nell’Asse M del PDM. Si prefigge di
facilitare la valutazione del paziente e di formulare ipotesi cliniche sui livelli di organizzazione di
personalità in esso prevalenti (Albasi, Lasorsa, 2008).
Così come l’obbiettivo di una macchina fotografica ci permette di mettere a fuoco un’immagine il
QFM ci agevola nel “mettere a fuoco” le risorse, i conflitti e i deficit del paziente; operazione
utilissima sia per la diagnosi (collocando l’individuo nel livello Sano, Nevrotico, Borderline) sia
per la pianificazione del trattamento ad hoc per quel paziente.
In tal modo si evidenzia più adeguatamente che le capacità sopra citate possono essere considerate
come risorse dell’individuo, oppure come una risorsa che si è sviluppata ma che funziona in modo
conflittuale, oppure che la si può valutare come una risorsa non sviluppata in modo completo, cioè
deficitaria (Gazzillo, Albasi, Lingiardi, 2008).

Scheda diario
La difficoltà nell’emettere una diagnosi, per le patologie cafalgiche, è legata alla diversa
importanza attribuita da medici e pazienti ai diversi aspetti della cefalea. Il paziente tende a
rispondere in modo vago a domande che richiedono risposte precise e, viceversa, tende ad arricchire
il racconto con peculiarità di scarsa importanza clinica. Non è raro che vengano riferiti solo gli
attacchi più severi e disabilitanti, omettendo gli altri, inoltre i pazienti tendono a nascondere un
eventuale uso di farmaci sintomatici che sappiamo rappresentare la principale causa della
cronicizzazione delle forme inizialmente episodiche (Nappi, Manzoni, 2000,2005).
Per superare queste difficoltà diagnostiche molti centri cefalee hanno adottato il metodo della
compilazione della scheda diario2 che consiste nell’annotare: la frequenza, l’intensità, la durata, la
sintomatologia d’accompagnamento e la quantità di farmaci sintomatici assunti.

Cartella Clinica
Compilata dai medici del Centro Cefalee.

IL CAMPIONE
Descrizione del campione clinico
Il campione clinico è costituito da 54 soggetti adulti tra i 20 e i 60 anni, pazienti affetti da patologie
cefalgiche afferenti al Centro Cefalee dell’Università di Torino AUO San Giovanni Battista di
Torino
Tale campione è formato da 20 maschi (37%) e 34 femmine (63%), con un’età media di 37,76 anni
e una deviazione standard di 12,175 anni.

1
A cadenza settimanale.
2
Cfr, Savi et al, 2006.
Dall’analisi dei dati presenti nella Cartella Clinica e nel Diario delle Cefalee possiamo affermare
che, per quanto riguarda le caratteristiche degli attacchi cefalgici ed emicranici, 37 (68,5%) di essi
hanno attacchi molto intensi, tali da costringerli a letto, 14 (25,9%) non riescono a svolgere le
normali attività lavorative, mentre 2 (3,7%) descrivono le crisi come fastidiose. Nel 55,6 % (N=30)
durano giorni, nel 33,33 (N=18) ore, nel 7,4 (N=4) sono continue mentre nel 3,7 % (N=2) durano
qualche minuto. Infine, per quanto riguarda la frequenza possiamo affermare che 22 soggetti
(40.7%) abbiano da 0a 3 attacchi mensili, 11 (20.4%) da 3 a 7 mentre 7 (13%) più di 8 attacchi.

Descrizione del campione di controllo


La dimensione del campione è pari a 28 soggetti: 15 maschi (53.6%) e 13 femmine (46.4%) scevri
da patologie cefaliche ed emicrania.
L’età è compresa tra i 21 e i 32 anni, con una media pari a 24,29 anni, la deviazione standard è di
2,209 anni.

PRESENTAZIONE DEI DATI


Per verificare la nostra prima ipotesi, ossia l’esistenza di una relazione tra l’ammontare del livello di
organizzazione del funzionamento globale dell’individuo, misurato attraverso il QFM-27, e la
patologia cefalagica, in una prima fase del nostro lavoro, si è pensato di utilizzare il Chi Quadrato
tra la variabile “organizzazione prevalente” e il gruppo di controllo, per verificare, quindi, se i due
gruppi si differenziavano rispetto al funzionamento mentale.
Possiamo affermare che il 48,1% dei soggetti cefalalgici ha un’organizzazione prevalente
“nevrotica”, il 40,7% “sana”, mentre l’11% ha un funzionamento mentale “borderline”.
Successivamente ci siamo resi conto che questa variabile (organizzazione prevalente) non è
esplicativa per il nostro modello teorico in quanto si sono verificate delle percentuali identiche tra le
diverse organizzazioni del funzionamento mentale per le risorse e per i conflitti; inoltre, per quanto
riguarda i deficit, considerando soltanto i soggetti che avevano come organizzazione
numericamente prevalente quella borderline perdevamo delle informazioni importanti riguardo il
nostro campione. Pertanto si è ragionato ipotizzando il quartile su tutta la nostra distribuzione:
campione clinico e campione di controllo. Si provveduto alla creazione di nuove variabili,
suddividendo in quartili le variabili “percentuali risorse”, “percentuali conflitto” e “percentuali
deficit”. Da questa suddivisione abbiamo ottenuto tre variabili denominate “livelli risorse”, “livelli
conflitti” e “livelli deficit”. Ciascuna variabile è stata suddivisa in tre modalità: nella prima,
convenzionalmente da noi definita “bassa”, abbiamo inserito tutti i valori compresi nel primo
quartile, nella seconda, definita “media” abbiamo inserito tutti i valori compresi nel secondo e nel
terzo quartile, infine la terza, “alta”, comprende tutti i valori appartenenti al quarto quartile3.
Nel complesso, come si può vedere dalla Tabella 1, i due campioni si comportano in modo
differente rispetto alle risorse , ai conflitti e ai deficit che possiedono: nel gruppo clinico ci sono più
soggetti con un livello basso di risorse , meno soggetti con un livello alto di conflitto e più soggetti
con un livello di deficit alto.

3
Riportiamo in tabella 5.7.2.2 i cut-off relativi alla suddetta suddivisione.

BassoMedioAltoRisorse<33,33 %33,33< x
>52,02>52,02Conflitti<38,6138,61<x>46,94>46,94Deficit<8,168,16<x>20,09>20,09
Tab.1 Livelli Risorse/Conflitto/Deficit

Per avere altre informazioni sui livelli di organizzazione del funzionamento mentale nei due gruppi
abbiamo pensato di applicare il test statistico ANOVA a tre variabili numerali: “percentuali
risorse”, “percentuali conflitto” e “percentuali deficit” ed abbiamo ottenuto che il gruppo clinico ha
una percentuale risorse del 39,5% contro quella di 48,8% del gruppo di controllo; per quanto
riguarda la percentuale del conflitto abbiamo un 42,5% del campione di soggetti cefalgici e un
38,66% per il campione normativo, infine il campione clinico ha una percentuale deficit di 17,99%
contro il 12,71% del gruppo di controllo. Quindi i due gruppi si differenziano lungo tutte e tre le
variabili; il gruppo di cefalgici ha meno risorse, più conflitti e più deficit rispetto al gruppo di
controllo.
Successivamente, per verificare la nostra seconda ipotesi, abbiamo deciso di effettuare delle analisi
statistiche sulle singole capacità di base del funzionamento mentale indagate attraverso il qfm-27.
Effettuando un confronto tra gli indici globali di gravità delle capacità mentali dell’Asse M
all’interno dei due gruppi, clinico e di controllo (vedi Tab2, Grafico 1) risulta che per quanto
riguarda la Capacità di Regolazione, Attenzione e Apprendimento il gruppo clinico ha una media di
1,45 mentre quello di controllo 1,04. In riferimento alla Capacità di Relazioni e Intimità osserviamo
che i soggetti cefalgici hanno una media dei punteggi relativi a tale capacità di 2,14 mentre quelli
del gruppo di controllo di 1,58. Per quanto riguarda la media della Qualità dell’Esperienza Interna
osserviamo l’1,6 del gruppo clinico contro l’1,58 del gruppo di controllo. Per quanto riguarda la
Capacità dell’Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti osserviamo che il campione
clinico ha una media 1,78 mentre quello di controllo 1,39. Relativamente al Pattern e alle Capacità
Difensive possiamo osservare che i soggetti cefalgici hanno una media dei punteggi relativi a tale
capacità pari a 2,03 mentre il gruppo dei soggetti normativi 1,43. Analizzando le medie della
Capacità di formare Rappresentazioni Interne osserviamo che il campione clinico ha una media
pari a 1,9 mentre il campione di controllo di 1,55. La media dei punteggi della Capacità di
Differenzazione e Integrazione per il campione di soggetti cefalgici è di 1,42 mentre per i soggetti
normativi 1,22. Relativamente alla Capacità di Autosservazione possiamo affermare che il
campione di controllo ha una media di 1,64 mentre quello di controllo 1,2. Infine, per quanto
concerne la Capacità di Costruire o Ricorrere a Ideali Morali osserviamo che il campione di soggetti
cefalgici ha una media di 2,33 mentre quello dei soggetti normativi di 1,29.
Tab. 2 Confronto Capacità Asse M4

Capacità Asse M Clinico Controllo


1,45 1,04
Cap. Att. Reg. App
Cap. Rel. Int. 2,14 1,58
Esperienza Interna 1,6 1,91
1,78 1,39
Esp. Espre. Com. Affetti
2,03 1,43
Difese
Cap. Rapp. Interne 1,9 1,55
Cap. Diff. Int. 1,42 1,22
Cap. Auto. 1,64 1,2
2,33 1,29
Cap. Costr. Ric. Ideali Morali

Risultano particolarmente significative le Capacità di Regolazione, Attenzione e Apprendimento


(p<0,05; quadro=0,52), la Capacità di Relazioni e Intimità ( p<0,03); la categoria dell’Esperienza,
Espressione e Comunicazione degli Affetti (p<0,05; eta quadro=58%); il Pattern e le Capacità
Difensive (p<0,005), la Capacità di Autosservazione (p<0,03; eta quadro=0,55) e la Capacità di
Costruire o Ricorrere a Standard e Ideali Interni (p<0,01; eta quadro=0,32).

Grafico 1 Confronto Capacità Asse M

4
Riportiamo in “grassetto” i valori statisticamente significativi.
Dopo aver così individuato quali delle nove capacità dell’Asse M fossero problematiche in
riferimento ai due gruppi da noi analizzati siamo passati ad analizzare la natura della problematicità
all’interno delle singole categorie, per capire se tali capacità siano da considerarsi come risorse
sviluppate ma che funzionano in modo conflittuale, oppure come risorse non sviluppate in modo
completo, cioè deficitarie. Per approfondire quest’ulteriore livello d’analisi abbiamo applicato il test
statistico ANOVA tra le medie delle risorse, dei conflitti e dei deficit delle 5 Capacità risultate
statisticamente significative dalle analisi precedenti (Capacità di Regolazione, Attenzione e
Apprendimento; la Capacità di Relazioni e Intimità; la categoria dell’Esperienza, Espressione e
Comunicazione degli Affetti; il Pattern e le Capacità Difensive, la Capacità di Autosservazione e la
Capacità di Costruire o Ricorrere a Standard e Ideali Interni) e il gruppo di appartenenza. Per
quanto riguarda la Capacità di Regolazione, Attenzione e Apprendimento che il gruppo di controllo
ha una media di Attenzione, Regolazione Apprendimento, intesa come “risorsa” pari a 2,82 mentre
quello clinico di 2,81. Per quanto riguarda la parte conflittuale della suddetta capacità possiamo
osservare che il gruppo clinico ha una media di 2,37 mentre quello di controllo 1,61 (p<0,005; eta
quadro=0,10). Infine il livello di Deficit della Capacità di Regolazione, Attenzione e
Apprendimento è pari a 0.8 per il gruppo clinico e a 0.43 per quello di controllo.Possiamo quindi
osservare che esista una significatività (p<0,005; eta quadro=0,10) a livello “conflittuale” (Vedi
Tab. 3)

Occupandoci ora della capacità di Relazioni e Intimità possiamo osservare come i valori delle
medie si distribuiscano all’interno delle diverse modalità: risorsa, conflitto e deficit. Nello specifico
i soggetti appartenenti al gruppo di controllo hanno una media di 2,36 per quanto riguarda la
capacità in analisi intesa come “risorsa” contro l’1,96 del campione clinico. Per quanto riguarda il
livello conflittuale il campione di soggetti cefalgici ha una media di 3,06 mentre quello di controllo
di 2,21. Infine, il campione clinico ha una media di 1,31 contro lo 0,93 del campione di controllo
per la Capacità di Relazioni e Intimità “conflittuale” (Vedi Tab.3).

Tab .3 Natura Problematicità


Possiamo osservare una significatività sia per la Capacità di Relazioni e Intimità intesa come
Risorsa (p<0.05) che come Conflitto (p<0,001; eta=0,12).

Passando ora ad analizzare la Categoria dell’Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti


possiamo osservare che il campione clinico abbia una media di 2,52 contro il 2,68 del campione di
controllo per quanto riguarda il livello di risorse della capacità presa in esame. Per quanto riguarda
il livello conflittuale osserviamo una significatività (p<0,005; eta=0,10) tra il 2,74 del campione
clinico e il 2 del gruppo di controllo. Infine, riguardo l’aspetto deficitario della categoria
dell’Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti possiamo osservare che il gruppo dei
pazienti cefalici ha una media di 1.13 mentre quello dei soggetti normativi 0.79 (Vedi Tab.4)

Analizzando ora il Pattern relativo alle Difese osserviamo che il gruppo clinico ha una media di
2,07 contro il 2,46 del livello di risorsa di tale capacità. Per quanto riguarda il livello di Conflitto
osserviamo che i soggetti cefalgici hanno una media di 2,81 mentre quelli del gruppo di controllo
2,21. Risulta statisticamente significativo il livello deficitario: campione clinici, 1,37; gruppo di
controllo, 0,57 (p<0,05; eta=0,10) (Vedi Tab.4)

Tab. 4 Natura Problematicità


Per quanto riguarda i livelli della Capacità di Autosservazione possiamo affermare che sia presente
una significatività a livello conflittuale, il campione di controllo ha una media pari 1.82 contro il
2,48 del campione clinico (p<0,01). Mentre la media di tale capacità, intesa come risorsa risulta
essere 2,76 per il campione clinico e 2,71 per quello di controllo; per quanto riguarda il livello
deficitario osserviamo l’1,07 del gruppo clinico contro lo 0,64 del campione di controllo (Vedi
Tab.5)

Infine,come emerge dalla tabella 5, analizzando i livelli di Risorse, Conflitto e Deficit, all’interno
della capacità di Costruire o Ricorrere a Standard e Ideali Interni osserviamo una significatività in
tutti e tre i livelli. Nello specifico il campione clinico ha una media di 1,89 contro il 2,54 per quanto
riguarda le risorse (p<0,01;eta=13%); di 3,28 contro 2,18 a livello di conflitto (p<0,01; eta=0,19) e
di 1,63 contro 0,46 a livello deficitario (p<0,01; eta=0,24).

Tab. 5 Natura problematicità


Riassumendo possiamo quindi osservare come, per quanto riguarda le 6 capacità significative le
problematiche sembrano essere di natura conflittuale eccezione fatta per il Pattern e le Capacità
Difensive dove è emersa una significatività a livello conflittuale e deficitario, la Capacità di
Relazioni e Intimità problematica sia a livello di risorsa che di conflitto e, infine, la Capacità di
Costruire o Ricorrere a Standard e Ideali Interni, compromessa lungo tutti e tre i livelli di
organizzazione.

Successivamente abbiamo compiuto delle analisi aggiuntive, indagando alcune variabili inserite in
matrice grazie alle informazioni contenute all’interno della cartella clinica in modo tale da avere
ulteriori informazioni sulle caratteristiche del campione di soggetti cefalgici, in particolare la nostra
attenzione si è focalizzata sulle variabili: “epoca insorgenza”, “durata crisi”, “intensità crisi” e “tipo
dio dolore”.

Dopo aver osservato, attraverso il test statistico Chi Quadrato, la distribuzione di tali variabili
all’interno delle diverse modalità in cui sono state suddivise, abbiamo analizzato la loro relazione
con il livello di funzionamento mentale. Nello specifico, effettuando il test statistico ANOVA tra le
variabili “epoca di insorgenza” e l’indice globale delle sei capacità risultate statisticamente
significative dalle analisi precedenti, possiamo affermare che esiste una relazione significativa tra
l’epoca di insorgenza e il livello della risorsa della Capacità di Costruire e Ricorrere a Standard e
Ideali Interni. Quindi sembrerebbe che più precoce sia l’insorgenza tanto più sia compromessa la
Capacità di Costruire e Ricorrere a Standard e Ideali Interni; in particolare il Calcolo Post Hoc
Bonferroni ha dimostrato che la differenza significativa si può riscontrare tra i punteggi dei soggetti
che hanno avuto l’insorgenza durante l’epoca pre-puberale e coloro che l’hanno riportata in
maturità.

Passando ad analizzare la variabile “durata della crisi” affermiamo che esiste una relazione
significativa tra la suddetta variabile e il livello di risorsa dell’indice globale della Capacità legata
alla Qualità dell’Esperienza Interna e il livello di risorsa dell’indice globale della Capacità di
Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti; in particolare dal Bonferroni possiamo
osservare che esiste una differenza significativa tra i punteggi dei soggetti la cui crisi dura ore e
quella cui è continua quindi possiamo affermare che il punteggio dell’indice globale di gravità è
tanto più alto quanto più l’attacco cefalalgico si configura come cronico.
Non sono emerse relazioni significative tra le altre variabili prese in considerazione (intensità crisi,
tipo di dolore) e le diverse modalità (risorsa, conflitto e deficit) di compromissione del
funzionamento mentale delle sei capacità risultate precedentemente significative.

CONCLUSIONI

L’evidenza che i pazienti cefalgici hanno un basso livello di risorse e un alto livello di deficit,
differenziandosi significativamente rispetto al funzionamento mentale del campione di controllo,
invita a riformulare lo stesso concetto di adesione alla terapia per questi soggetti.

Possiamo quindi affermare che la patologia cefalgica, così come altre problematiche legate alla
psicosomatica, rappresenti una sindrome multifattoriale che coinvolge, oltre a diverse branche della
medicina, aspetti psicologici e sociali, suggerendo la fondamentale importanza dell’approccio
integrato (Cfr. Engel, 1979; Albasi, Clerici, 2006;).

Analizzando la natura della problematicità all’interno delle singole Capacità dell’Asse M del PDM-
Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM Task Force, 2006) possiamo ipotizzare che i soggetti
cefalici, in modo significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo, siano capaci di
concentrarsi e apprendere per brevi periodi e in misura limitata, solo se molto interessati o attratti da
qualcosa, in quanto la Regolazione, l’Attenzione e l’Apprendimento risultano ostacolati da una
particolare situazione che nello specifico può essere, appunto, la patologia cefalgica.

Inoltre, similmente, dal profilo emerso dal nostro campione clinico possiamo affermare che
l’intimità, la capacità di cura e l’empatia siano presenti, ma siano al tempo stesso più
frequentemente intaccate da situazioni che creano conflitto. Per quanto riguarda l’Esperienza,
Espressione e Comunicazione degli Affetti possiamo evidenziare come i cefalgici comprendano e
rispondano in modo accurato ad una certa gamma di segnali emotivi, tranne in alcune circostanze
che implicano emozioni o desideri specifici, molto forti o stress (per esempio, sanno cercare gli
altri per instaurare relazioni intime e calorose con sguardi appropriati, postura del corpo ecc.., ma
diventano caotici, frammentati o finalistici quando sono arrabbiati o provano alte emozioni molto
forti).5 Evidenziamo inoltre, come tali soggetti facciano, più frequentemente del gruppo di
controllo, un uso massiccio delle difese fino a distorcere e/o limitare delle relazioni per affrontare le
fonti di stress interne ed esterne (anche l’attacco cefalgico e la patologia stessa possono essere fonte
di stress intenso) e mantenere sentimenti e pensieri al di fuori della coscienza. Relativamente alla
Capacità di Autosservazione evidenziamo come i soggetti cefalgici del nostro campione clinico
siano capaci di riflettere su esperienze di sé e degli altri, sia nel presente sia tenendo conto di una
visione più a lungo termine di se stessi, dei propri valori e dei propri obiettivi, rispetto ad alcune
esperienza, ma non ad altre. Tendono quindi, più spesso del gruppo di controllo, a non essere
ugualmente riflessivi quando i sentimenti sono molto forti. Osserviamo inoltre, com’è emerso
dall’analisi della rispettiva capacità, che gli standard e gli ideali interni e il senso morale si basano
su aspettative severe e punitive e che i sentimenti di colpa siano negati e associati ad acting out,
depressione o entrambi.

5
Confronta, a tal proposito, Porcelli, 2009; Bigal et al., 2003; Canali, 2003; Dunbar, 1935.
Da ulteriori analisi sembrerebbe che più precoce sia l’insorgenza della patologia tanto più sia
compromessa, su tutti e tre i livelli, la Capacità di Costruire e Ricorrere a Standard e Ideali Interni 6
e che in particolare la problematica in questione sembra essere di natura deficitaria, e di livello
borderline. Inoltre la durata della crisi è legata statisticamente alla Qualità dell’Esperienza Interna e
alla Capacità di Esperienza, Espressione e Comunicazione degli Affetti; nello specifico
all’aumentare della durata della crisi corrisponde un aumento della compromissione di tale capacità.

Possiamo quindi affermare che la diagnosi di tali disturbi debba, sempre di più, essere considerata
come la valutazione integrata di molte dimensioni, psichiche e somatiche; che la valutazione della
condizione clinica del soggetto, soprattutto l’impatto della malattia sulla vita psichica e di relazione,
sia centrale, anche per individuare i fattori scatenanti e rassicurare il paziente sulla possibilità di
migliorare la qualità della sua vita (Pini, 2006; Pucci et al., 2007; Porcelli, 2009); e che la
classificazione nosografica, nell’ambito psicologico possa costituire un aspetto tra altri
maggiormente significativi, come in particolare la valutazione de profilo del funzionamento mentale
e dei livelli di organizzazione della personalità, per progettare trattamenti “su misura” per i pazienti.

BIBLIOGRAFIA

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In particolare si p dimostrato che la differenza significativa si può riscontrare tra i punteggi dei soggetti che hanno
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