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Lo sceneggiato In treatment al servizio della formazione degli psicologi

clinici: un rapporto ricco di potenzialità.


Di Marco Barra

Il cinema è uno straordinario serbatoio di immagini e di esempi che consentono


al cinefile di trovare exempla di valore pedagogico sia per adulti che per
adolescenti, da sempre legati da un particolare interesse al mondo della
celluloide. Oggi giorno, viene sempre più utilizzato il rapporto particolare che
lega cinema e formazione, utile sia come catalogo di situazioni e di competenze,
che come medium.
La centralità dell'immagine nella cultura e nell'immaginario collettivo del '900
consente di leggere il cinema come ventaglio amplissimo di approcci: dalla
storia della sociologia, dall'antropologia alla comunicazione di massa sono
numerose le scienze che hanno attinto all'invenzione dei fratelli Lumière per
trovare conferme o smentite, fonti, visioni del mondo.
Le immagini filmiche hanno lo straordinario potere di sollecitare lo spettatore,
attivando meccanismi di coinvolgimento che mettono in gioco parti importanti
della personalità e quindi come tali si prestano a letture utili per identificare le
caratteristiche del soggetto interessato.
Proprio per questo presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di
Torino il Professor Cesare Albasi, ha deciso di sfruttare, con intelligenza e
competenza ,lo sceneggiato In treatment nei suoi insegnamenti rivolti agli
specializzandi di Psicologia Clinica e in Psicologia della Salute, organizzando un
lavoro di visione e discussione di alcuni casi clinici trattati da Paul Weston.
Il materiale prodotto negli Stati Uniti dalla HBO, creato e prodotto da Rodrigo
Garcìa, è incentrato, appunto, sullo psicoterapeuta Paul Weston, interpretato da
Gabriel Byrne e sulle sue sedute settimanali con i suoi pazienti. La seria si ispira
liberamente all'acclamata serie televisiva israeliana Be' Tipul, creata dal regista
Hagai Levi e ha debuttato in Italia nel settembre 2008, ora è in onda sul canale
televisivo Cult la Seconda Stagione, grande attesa per la Terza.
Tale sceneggiato sembra prestarsi in modi interessanti e non scontati ad un
impiego didattico; Paul Weston lavora secondo una prospettiva psicoanalitica
relazionale (come viene anche esplicitato in alcuni riferimenti dal lui stesso citati
negli episodi) la stessa prospettiva del Dott. Albasi e ci permette di entrare nel
vivo della stanza d'analisi e dell'incontro terapeuta paziente attraverso l'occhio
della telecamera.
La narrazione cinematografica esprime, rappresenta e rielabora pensieri e
sentimenti "raccontati" per immagini e può, in quanto tale, essere accostata al
lavoro analitico: entrare in contatto con la propria storia ed il proprio mondo
interno è fondamento della riflessione, della trasformazione e della cura in
analisi.
L'iniziativa presso l'Università di Torino ha destato grande interesse nei clinici in
formazione a tal punto che è prevista a breve la pubblicazione, da parte del
Professor Albasi, di Adolescenza e trauma: il caso Sophie di “In Treatment”
ispirato, appunto a Sophie, la sedicenne paziente del mercoledì, promettente
ginnasta rimasta vittima di un incidente automobilistico, che offre interessanti
spunti di riflessione per una rilettura delle tematiche legate all’adolescenza e al
trauma.