Sei sulla pagina 1di 46

Indice

TUTTO FABRIZIO DE ANDRE (1966)2


LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O DELLA VANITA')
AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI
2
LA BALLATA DELL'EROE
2
LA CANZONE DI MARINELLA
2
FILA LA LANA
2
LA CITT VECCHIA
2
LA BALLATA DEL MICHE'
3
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
3
LA GUERRA DI PIERO
3
IL TESTAMENTO
4

VOLUME 1 (1967).............................4
PREGHIERA IN GENNAIO
4
MARCIA NUZIALE
5
SPIRITUAL
5
SI CHIAMAVA GESU'
5
LA CANZONE DI BARBARA
5
VIA DEL CAMPO
5
CARO AMORE
6
LA STAGIONE DEL TUO AMORE
6
BOCCA DI ROSA
6
LA MORTE
7
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS

TUTTI MORIMMO A STENTO (1968). 7


CANTICO DEI DROGATI
PRIMO INTERMEZZO
LEGGENDA DI NATALE
SECONDO INTERMEZZO
BALLATA DEGLI IMPICCATI
INVERNO
GIROTONDO
TERZO INTERMEZZO
CORALE (LEGGENDA DEL RE INFELICE)

7
8
8
8
8
8
8
9
9

VOLUME 3 (1968).............................9
LA CANZONE DI MARINELLA
IL GORILLA
LA BALLATA DELL'EROE
S'I' FOSSE FOCO
AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI
LA GUERRA DI PIERO
IL TESTAMENTO
NELL'ACQUA DELLA CHIARA FONTANA
LA BALLATA DEL MICHE'
IL RE FA RULLARE I TAMBURI

9
9
10
10
10
10
10
10
10
10

NUVOLE BAROCCHE (1969).........10


NUVOLE BAROCCHE
10
E FU LA NOTTE
11
VALZER PER UN AMORE
11
PER I TUOI LARGHI OCCHI
11
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
11
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS
IL FANNULLONE
11
GEORDIE
12
DELITTO DI PAESE
12

IL PESCATORE (45 GIRI) (1970).........12


IL PESCATORE
MARCIA NUZIALE

12
13

LA BUONA NOVELLA (1970)..........13


LAUDATE DOMINUM
L'INFANZIA DI MARIA
IL RITORNO DI GIUSEPPE

13
13
13

11

IL SOGNO DI MARIA
AVE MARIA
MARIA NELLA BOTTEGA D'UN FALEGNAME
VIA DELLA CROCE
TRE MADRI
IL TESTAMENTO DI TITO
LAUDATE HOMINEM

13
14
14
14
15
15
15

NON AL DENARO NON ALL'AMORE NE' AL CIELO (1971)


DORMONO SULLA COLLINA
16
UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C'E' UN VILLAGGIO)
16
UN GIUDICE
16
UN BLASFEMO (DIETRO OGNI BLASFEMO C'E' UN GIARDINO INCANTATO)
UN MEDICO
17
UN MALATO DI CUORE
17
UN CHIMICO
17
UN OTTICO
18
IL SUONATORE JONES
18

STORIA DI UN IMPIEGATO (1973). .18


INTRODUZIONE
CANZONE DEL MAGGIO
LA BOMBA IN TESTA
AL BALLO MASCHERATO
SOGNO NUMERO DUE
CANZONE DEL PADRE
IL BOMBAROLO
VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE
NELLA MIA ORA DI LIBERT'

18
18
19
19
20
20
20
21
21

CANZONI (1974).............................22
VIA DELLA POVERTA'
22
LE PASSANTI
22
FILA LA LANA
23
LA BALLATA DELL'AMORE CIECO (O DELLA VANITA)23
SUZANNE
23
MORIRE PER DELLE IDEE
24
LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
24
LA CITTA' VECCHIA
24
GIOVANNA D'ARCO
24
DELITTO DI PAESE
24
VALZER PER UN AMORE
24

VOLUME 8 (1975)...........................24
LA CATTIVA STRADA
OCEANO
NANCY
LE STORIE DI IERI
GIUGNO '73
DOLCE LUNA
CANZONE PER L'ESTATE
AMICO FRAGILE

24
25
25
25
25
26
26
26

RIMINI (1978)..................................27
RIMINI
27
VOLTA LA CARTA
27
CODA DI LUPO
27
ANDREA
28
AVVENTURA A DURANGO
28
SALLY
28
ZIRICHILTAGGIA
29
ZIRICHILTAGGIA (Traduzione)
29
PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA LONDON VALOUR
FOLAGHE
29

UNA STORIA SBAGLIATA (45 GIRI)


UNA STORIA SBAGLIATA
TITTI

(1980)

29
30

FABRIZIO DE ANDRE (1981).........30


QUELLO CHE NON HO
CANTO DEL SERVO PASTORE
FIUME SAND CREEK

30
30
30

29

29

16

17

AVE MARIA (in sardo)


AVE MARIA (traduzione)
HOTEL SUPRAMONTE
FRANZISKA
SE TI TAGLIASSERO A PEZZETTI
VERDI PASCOLI

31
25
31
31
32
32

CREUZA DE M (1984)..................32
CREUZA DE M
MULATTIERA DI MARE (traduzione)
JAMIN-A
JAMINA (traduzione)
SIDUN
SIDONE (traduzione)
SINN CAPUDN PASCI
SINN CAPUDN PASCI (traduzione)
A PITTIMA
LA PITTIMA (traduzione)
A DUMENEGA
LA DOMENICA (traduzione)
DA A ME RIVA
DALLA MIA RIVA (traduzione)

32
32
33
33
33
33
33
34
34
34
34
35
35
35

LE NUVOLE (1990).........................35
LE NUVOLE
OTTOCENTO
DON RAFFAE'
LA DOMENICA DELLE SALME
MGU MGUN
MEDICO MEDICONE (traduzione)
LA NOVA GELOSIA
'A IMMA
LA CIMA (traduzione)
MONTI DI MOLA
MONTI DI MOLA (traduzione)

35
35
36
36
37
37
38
38
38
39
39

ANIME SALVE (1996).....................39


PRINCESA
KHORAKHANE' (A FORZA DI ESSERE VENTO)
ANIME SALVE
DOLCENERA
LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE
DISAMISTADE
CMBA
LA COLOMBA (traduzione)
HO VISTO NINA VOLARE
SMISURATA PREGHIERA

39
40
40
41
42
42
42
43
44
44

lui dalla madre and e l'uccise


dal petto il cuore le strapp
e dal suo amore ritorn

TUTTO FABRIZIO DE
ANDRE (1966)
LA BALLATADELL'AMORE CIECO (O
DELLA VANITA')
Un uomo onesto un uomo probo
s'innamor perdutamente
d'una che non lo amava niente
gli disse "Portami domani"
gli disse "Portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani"

Non era il cuore non era il cuore


non le bastava quell'orrore
voleva un'altra prova del suo cieco
amore
Gli disse "Amor se mi vuoi bene"
gli disse "Amor se mi vuoi bene"
tagliati dai polsi le quattro vene"
le vene ai polsi lui si tagli
e come il sangue ne sgorg
correndo come un pazzo da lei torn
Gli disse lei ridendo forte
gli disse lei ridendo forte
"L'ultima tua prova sar la morte"
e mentre il sangue lento usciva
e ormai cambiava il suo colore
la Vanit fredda gioiva
un uomo s'era ucciso per il suo amore
Fuori soffiava dolce il vento

ma lei fu presa da sgomento


quando lo vide morir contento
morir contento e innamorato
quando a lei niente era restato
non il suo amore non il suo bene
ma solo il sangue secco delle sue vene
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1966

AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI


Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore
fra un mese, fra un anno, scordate le
avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese, fra un anno, scordate le
avrai
amore che vieni da me fuggirai

Venuto dal sole o da spiagge gelate


perduto in novembre o col vento
d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato
mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato
mai
amore che vieni, amore che vai
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1966

LA BALLATADELL'EROE
Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle
E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la
verit
ora che morto la Patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria

buss cent'anni ancora alla tua porta


Questa la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le pi belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
e come tutte le pi belle cose
vivesti solo un giorno come le rose
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1964

FILA LA LANA
Nella guerra di Valois
il signor Divlie morto
se sia stato un prode eroe
non si sa non ancor certo
ma la dama abbandonata
lamentando la sua morte
per mill'anni e forse ancora
pianger la triste sorte
Fila la lana fila i tuoi giorni
illuditi ancora che lui ritorni
libro di dolci sogni d'amore
apri le pagine sul suo dolore

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno


d'un soldato vivo d'un eroe morto che ne
far?
Son tornati a cento e a mille
se accanto nel letto le rimasta la gloria i guerrieri di Valois
d'una medaglia alla memoria
son tornati alle famiglie
ai palazzi alle citt
Testo: F.De Andr
ma la dama abbandonata
Anno di pubblicazione: 1961
non ritrover il suo amore
e il gran ceppo nel cammino
LA CANZONE DI MARINELLA
non varr a scaldarle il cuore
Questa di Marinella la storia vera
che scivol nel fiume a primavera
Fila la lana fila i tuoi giorni
ma il vento che la vide cos bella
illuditi ancora che lui ritorni
dal fiume la port sopra una stella
libro di dolci sogni d'amore
apri le pagine al suo dolore
Sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
Cavalieri che in battaglia
ma un Re senza corona e senza scorta
ignorate la paura
buss tre volte un giorno alla tua porta
stretta sia la vostra maglia
ben temprata l'armatura
Bianco come la luna il suo cappello
al nemico che vi assalta
come l'amore rosso il suo mantello
siate presti a dar risposta
tu lo seguisti senza una regione
perch dietro a quelle mura
come un ragazzo segue l'aquilone
vi s'attende senza sosta
E c'era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baci le labbra ed i capelli
c'era la luna e avevi gli occhi stanchi
lui pose le sue mani sui tuoi fianchi
Furono baci e furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle
Dicono poi che mentre ritornarvi
nel fiume, chiss come, scivolavi
e lui che non ti volle creder morta

Fila la lana fila i tuoi giorni


illuditi ancora che lui ritorni
libro di dolci sogni d'amore
chiudi le pagine sul suo dolore
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1965

LA CITT VECCHIA
Nei quartieri dove il sole del buon Dio
non d i suoi raggi
ha gi troppi impegni per scaldar la
gente d'altri paraggi

una bimba canta la canzone antica della


donnaccia
quel che ancor non sai tu lo imparerai
solo qui fra le mie braccia
e se alla sua et le difetter la
competenza
presto affiner le capacit con
l'esperienza
dove sono andati i tempi d'una volta per
Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere
anche un po' di vocazione?
Una gamba qua una gamba l gonfi di
vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al
tavolino
li troverai l col tempo che fa estate e
inverno
a stratracannare a stramaledir le donne
il tempo ed il governo
loro cercan l la felicit dentro a un
bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il
sedere
ci sar allegria anche in agonia col vino
forte
porteran sul viso l'ombra d'un sorriso fra
le braccia della morte
Vecchio professore cosa vai cercando in
quel portone
forse quella che sola ti pu dare una
lezione
quella che di giorno chiami con
disprezzo "Pubblica moglie"
quella che di notte stabilisce il prezzo
alle sue voglie
(quella che di giorno chiami con
disprezzo specie di troia
quella che di notte stabilisce il prezzo
alla tua gioia (versione censurata))
tu la cercherai tu la invocherai pi d'una
notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al
ventisette
quando incasserai delapiderai mezza
pensione
diecimila lire per sentirti dire "Micio bello
e bamboccione"
Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi
moli
in quell'aria spessa carica di sale gonfia
di odori
l ci troverai i ladri gli assassini e il tipo
strano
quello che ha venduto per tremila lire
sua madre a un nano
se tu penserai e giudicherai da buon

borghese
Testo: F.De Andr
li condannerai a cinquemila anni pi le
Anno di pubblicazione: 1961
spese
ma se capirai se li cercherai fino in fondo LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO
se non sono gigli son pur sempre figli
Ricordi sbocciavan le viole
vittime di questo mondo
con le nostre parole:
"Non ci lasceremo mai
Testo: F.De Andr
mai e poi mai"
Anno di pubblicazione: 1965
Vorrei dirti ora le stesse cose
LA BALLATADEL MICHE'
ma come fan presto amore
Quando hanno aperto la cella
ad appassir le rose
era gi tardi perch
cos per noi
con una corda sul collo
L'amore che strappa i capelli
freddo pendeva Miche'
perduto ormai
tutte le volte che un gallo
non resta che qualche svogliata carezza
sento cantar penser
e un po' di tenerezza
a quella notte in prigione
quando Miche' s'impicc
E quando ti troverai in mano
dei fiori appassiti
Stanotte Miche'
al sole d'un aprile
si impiccato ad un chiodo perch
ormai lontano li rimpiangerai
non poteva restare
ma sar la prima
vent'anni in prigione
che incontri per strada
lontano da te
che tu coprirai d'oro
nel buio Miche'
per un bacio mai dato
se n' andato sapendo che a te
per un amore nuovo
non poteva mai dire
che aveva ammazzato
E sar la prima
perch amava te
che incontri per strada
io so che Miche'
che tu coprirai d'oro
ha voluto morire perch
per un bacio mai dato
gli restasse il ricordo
per un amore nuovo
del bene profondo
Testo: F.De Andr
che aveva per te
Anno di pubblicazione: 1965

Vent'anni gli avevano dato


la Corte decise cos
perch un giorno aveva ammazzato
chi voleva rubargli Mari'
lo avevan perci condannato
vent'anni in prigione a marcir,
per adesso che lui s' impiccato
la porta gli devono aprire.
Se pure Miche'
non ti ha scritto spiegando perch
se n' andato dal mondo
tu sai che l'ha fatto
soltanto per te
domani alle tre
nella fossa comune cadr
senza il prete e la messa
perch di un suicida non hanno piet
domani alle tre
nella terra bagnata sar
e qualcuno una croce
col nome e la data
su lui pianter
e qualcuno una croce
col nome e la data
su lui pianter

LA GUERRA DI PIERO
Dormi sepolto in un campo di grano
non la rosa non il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi
"Lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati,
non pi i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente"
Cos dicevi ed era d'inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
Fermati Piero fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po'
addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una
croce
Ma tu non lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera

E mentre marciavi con l'anima in spalle


vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
Sparagli Piero sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
"E se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avr per morire,
ma il tempo a me rester per vedere,
vedere gli occhi di un uomo che muore"
E mentre gli usi questa premura
quello si volta ti vede ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chieder perdono per ogni peccato
Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno
"Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno"
E mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi il fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
Dormi sepolto in un campo di grano
non la rosa non il tulipano
che ti fan veglia all'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1964

IL TESTAMENTO
Quando la morte mi chiamer
forse qualcuno proster
dopo aver letto nel testamento
quel che gli lascio in eredit
non maleditemi non serve a niente
tanto all'inferno ci sar gi
Ai protettori delle battone
lascio un impiego da ragioniere
perch provetti nel loro mestiere
rendano edotta la popolazione
ad ogni fine di settimana
sopra la rendita di una puttana
ad ogni fine di settimana

sopra la rendita di una puttana


Voglio lasciare a Biancamaria
che se ne sfrega della decenza,
un attestato di benemerenza
che al matrimonio le spiani la via
con tanti auguri per chi c' caduto
di conservarsi felice e cornuto
con tanti auguri per chi c' caduto
di conservarsi felice cornuto
Sorella Morte lasciami il tempo
di terminare il mio testamento
lasciami il tempo di salutare
di riverire di ringraziare
tutti gli artefici del girotondo
intorno al letto di un moribondo
Signor Becchino mi ascolti un poco
il suo lavoro a tutti non piace
non lo considerano tanto un bel gioco
coprir di terra chi riposa in pace
ed per questo che io mi onoro
nel consegnare le la vanga d'oro
ed per questo che io mi onoro
nel consegnare la vanga d'oro
Per quella candida vecchia Contessa
che non si muove pi dal mio letto
per estirparmi l'insana promessa
di riservarle i miei numeri al lotto
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per riferirglieli tutti sbagliati
non vedo l'ora di andar fra i dannati
per riferirglieli tutti sbagliati
Quando la morte mi chieder
di restituirle la libert
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spender
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglier
Se dalla carne mia gi corrosa
dove il mio cuore ha battuto il tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la do alla donna che mi offr il suo pianto
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d'amore
A te che fosti la pi contesa
la cortigiana che non si d a tutti
ed ora all'angolo di quella chiesa
offri le immagini ai belli ed ai brutti
lascio le note di questa canzone
canto il dolore della tua illusione
a te che sei per tirare avanti
costretta a vendere Cristo e i santi
Quando la morte mi chiamer

nessuno al mondo si accorger


che un uomo morto senza parlare
senza sapere la verit
che un uomo morto senza pregare
fuggendo il peso della piet
Cari fratelli dell'altra sponda
cantammo in coro gi sulla terra
amammo in cento l'identica donna
partimmo in mille per la stessa guerra
questo ricordo non vi consoli
quando si muore, si muore soli
questo ricordo non vi consoli
quando si muore si muore soli
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1963

VOLUME 1

(1967)

PREGHIERA IN GENNAIO
Lascia che sia fiorito
Signore il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovr riconsegnare
quando verr al tuo cielo
l dove in pieno giorno
risplendono le stelle
Quando attraverser
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dir
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
l dove vado anch'io
perch non c' l'inferno
nel mondo del buon Dio
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa stanche
seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a Voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio fra le sue braccia
soffocher il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto

con la coscienza pura


l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura
Meglio di Lui nessuno
mai ti potr indicare
gli errori di noi tutti
che poi e vuoi salvare
ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai sarai contento
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1967

MARCIA NUZIALE
Matrimoni per amore matrimoni per
forza
ne ho visti d'ogni tipo di gente d'ogni
sorta
di poveri straccioni e di grandi signori
di pretesi notai di falsi professori
Ma pure se vivr fino alla fine del tempo
io sempre serber il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia
madre
decisi a regolare il loro amore sull'altare
Fu su un carro di buoi se si vuol esser
fianchi
tirato dagli amici spinto dai parenti
che andarono a sposarsi dopo un
fidanzamento
durato tanti anni da chiamarlo ormai
d'argento
Cerimonia originale strano tipo di festa
la folla ci guardava di occhi fuori dalla
testa
eravamo osservati dalla gente civile
che mai aveva visto matrimoni in quello
stile
Ed ecco soffia il vento e si porta lontano
il cappello che mio padre tormentava in
una mano
ecco cade la pioggia da un cielo mal
disposto
deciso ad impedire le nozze ad ogni
costo
Ed io non scorder mai la sposa in
pianto
cullava come un bimbo quei suoi fiori di
campo
ed io per consolarla io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un
organo da chiesa
Mostrando i pugni nudi gli amici tutti
quanti
gridarono: "Per Giove le nozze vanno
avanti
per la gente bagnata per gli dei

dispettosi
le nozze vanno avanti viva viva gli sposi"
Testo: F.De Andr (traduzione di La marche
nuptiale di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1967

SPIRITUAL
Dio del cielo se mi vorrai
in mezzo agli altri uomini mi cercherai
Dio del cielo se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai
Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi
regalare
Le chiavi del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi
regalare
Oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
Senza di te non so pi dove andare
come una mosca cieca che non sa pi
volare
senza di te non so pi dove andare
come una mosca cieca che non sa pi
volare
Oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare
E se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non l'abbiamo diviso
e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non l'abbiamo diviso
Oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
oh Dio del cielo se mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare
Oh Dio del cielo se mi cercherai
in mezzo agli altri uomini mi troverai
oh Dio del cielo se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai
Dio del cielo io ti aspetter
nel cielo e sulla terra io ti cercher
Oh Dio del cielo...
Testo: F.De Andr

Anno di pubblicazione: 1967

SI CHIAMAVAGESU'
Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si pu dire non sia servito a niente
perch prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virt
si faceva chiamare Ges
Non intendo cantare la gloria
n invocare la grazia o il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide tra le braccia d'una croce
E per quelli che l'ebbero odiato
nel Getsemani pianse l'addio
come per chi lo adoro come Dio
che gli disse: "Sii sempre lodato"
per chi gli port in dono alla fine
una lacrima una treccia di spine
accettando ad estremo saluto
la preghiera e l'insulto e lo sputo

Testo: F.De Andr


Anno di pubblicazione: 1968

VIA DEL CAMPO


Via del Campo c' una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa
Via del Campo c' una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina
Via del Campo c' una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano
E ti sembra di andare lontano
lei ti guarda con un sorriso
"Non credevi che il paradiso
fosse solo l al primo piano"
Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salire le scale
fino a quando il balcone chiuso

E mor come tutti si muore


come tutti cambiando colore
non si pu dire che sia servito a molto
perch il male dalla Terra non fu tolto
ebbe forse un po' troppe virt
ebbe un volto ed un nome Ges
di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbianc come un giglio

Ama e ridi se amor risponde


piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior

Testo: F.De Andr


Anno di pubblicazione: 1967

CARO AMORE
(sostituita in seguito da "La stagione del
tuo amore")

LA CANZONE DI BARBARA
Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la trover Barbara
in lei la bacer Barbara
Lei sa che ogni letto di sposa
fatto di ortica e mimosa
per questo ad un'altra et Barbara
l'amore vero rimander Barbara
E intanto lei gioca all'amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odier Barbara
ma poi la perdoner Barbara
E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va
lei lo sa un altro petalo fiorir
per Barbara

Testo: F.De Andr


Anno di pubblicazione: 1967

Caro amore
nei tramonti d'aprile
caro amore
quando il sole si uccide
oltre le onde
puoi sentire piangere e gioire
anche il vento ed il mare.
Caro amore
cos un uomo piange
caro amore
al sole, al vento e ai verdi anni
che cantando se ne vanno
dopo il mattino di maggio
quando sono venuti
e quando scalzi
e con gli occhi ridenti
sulla sabbia scrivevamo contenti
le pi ingenue parole.

Caro amore
i fiori dell'altr'anno
caro amore
sono sfioriti e mai pi
rifioriranno
e nei giardini ad ogni inverno
ben pi tristi sono le foglie.
Caro amore
cos un uomo vive
caro amore
e il sole e il vento e i verdi anni
si rincorrono cantando
verso il novembre a cui
ci vanno portando
e dove un giorno con un triste sorriso
ci diremo tra le labbra ormai stanche
"eri il mio caro amore".
(Nota: Musica tratta dal "Concerto di
Aranjuez" - Adagio - di J.Rodrigo)
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1967

LA STAGIONE DEL TUO AMORE


La stagione del tuo amore
non pi la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera
se un mattino fra i capelli
troverai un po' di neve
nel giardino del tuo amore
verr a raccogliere il bucaneve
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
per il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
poi ritrovarli nella luce di un'ora
passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
per il tempo non ha premura
piangi e ridi come allora
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia ogni dolore
puoi ritrovarli nella luce di un'ora
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1967

BOCCA DI ROSA
La chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore metteva l'amore
la chiamavano Bocca di Rosa
metteva l'amore sopra ogni cosa

Appena scesa alla stazione


del paesino di Sant'Ilario
tutti s'accorsero con uno sguardo
che non si trattava d'un missionario
C' chi l'amore lo fa per noia
chi se lo scegliere per professione
Bocca di Rosa n l'uno n l'altro
lei lo faceva per passione
Ma la passione spesso conduce
a soddisfare le proprie voglie
senza indagare se il concupito
ha il cuore libero oppure ha moglie
E fu cos che da un giorno all'altro
Bocca di Rosa si tir addosso
l'ira funesta delle cagnette
a cui aveva sottratto l'osso
Ma le comari d'un paesino
non brillano certo in iniziativa
le contromisure fino a quel punto
si limitavano all'invettiva
Si sa che la gente d buoni consigli
sentendosi come Ges nel tempio
si sa che la gente d buoni consigli
se non pu pi dare cattivo esempio
Cos una vecchia mai stata moglie
senza mai figli senza pi voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto
E rivolgendosi alle contenute
le apostrof con parole argute:
"Il furto d'amore sar punito"
disse "dall'ordine costituito"
E quelle andarono dal commissario
e dissero senza parafrasare:
"Quella schifosa ha gi troppi clienti
pi di un consorzio alimentare"
Ed arrivarono quattro gendarmi
con i pennacchi con i pennacchi
ed arrivarono quatto gendarmi
con i pennacchi e con le armi
Spesso gli sbirri e i carabinieri
al proprio dovere vengono meno
ma non quando sono in alta riforme
e l'accompagnano al primo treno
Alla stazione c'erano tutti
dal commissario al sacrestano
altra stazione c'erano tutti
con gli occhi rossi e il cappello in mano
A salutare chi per un poco
senza pretese senza pretese

a salutare chi per un poco


port l'amore nel paese
C'era un cartello giallo
con una scritta nera
diceva: "Addio Bocca di Rosa
con te se ne parte la primavera"
Ma una notizia un po' originale
non ha bisogno di alcun giornale
come una freccia dall'arco scocca
vola veloce di bocca in bocca
E alla stazione successiva
molta pi gente di quando partiva
chi manda un bacio chi getta un fiore
chi si prenota per due ore
Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione
E con la Vergine in prima fila
e Bocca di Rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1967

LA MORTE
La morte verr all'improvviso
avr le tue labbra i tuoi occhi
ti coprir d'un velo bianco
addormentandosi al tuo fianco
nell'ozio nel sonno in battaglia
verr senza darti avvisaglia
la morte va a colpo sicuro
non suona il corno n il tamburo
madonna che in limpida fonte
ristori le membra stupende
la morte non ti vedr in faccia
avr il tuo seno e le tue braccia
Prelati notabili e conti
sull'uscio piangeste ben forte
chi bene condusse sua vita
male sopporter sua morte
straccioni che senza vergogna
portaste il cilicio o la gogna
partirvene non fu fatica
perch la morte vi fu amica
guerriero che in punta di lancia
dal suolo d'Oriente alla Francia
di stragi menasti in gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto
di fronte all'estrema nemica
non vale coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perch la morte mai non muore
non serve colpirla nel cuore

perch la morte mai non muore

veloce lo arpiona la pulzella


repente una parcella presenta al suo
Testo: F.De Andr (traduzione di Le verger du roi
Signor
Louis di G.Brassens)
"Deh!
Proprio perch noi siete il sire
Anno di pubblicazione: 1967
fan cinquemila lire, un prezzo di favor"
" mai possibile oh porco di un cane
CARLO MARTELLO RITORNA DALLA
che le avventure in codesto reame
BATTAGLIA DI POITIERS
debban risolversi tutte con grandi
Re Carlo tornava dalla guerra
puttane
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
Anche
sul prezzo c' poi da ridire,
al sol della calda primavera
ben
mi
ricordo che pria di partire
lampeggia l'armatura del sire vincitor
v'eran tariffe inferiori alle tremila lire"
il sangue del Principe e del Moro
arrossano il cimiero d'identico color
Ci detto ag da gran cialtrone
ma pi che del corpo le ferite
da Carlo son sentite le bramosie d'amor con balzo da leone in sella si lanci
frustando il cavallo come un ciuco
"Se ansia di gloria, sete d'onore
fra i glicini e il sambuco il re si dilegu
spegne la guerra al vincitore
non ti concede un momento per fare
Re Carlo tornava dalla guerra
all'amore.
lo accoglie la sua terra cingendolo d'allor
Chi poi impone alla sposa soave
al sol della calda primavera
di castit la cintura, ahim, grave,
lampeggia l'armatura del sire vincitor
in battaglia pu correre il rischio di
perder la chiave"
Testo: F.De Andr P.Villaggio
Anno di pubblicazione 1963

Cos si lamenta il re cristiano,


s'inchina intorno il grano, gli son corona i TUTTI MORIMMO A
fiori
STENTO (1968)
lo specchio di chiara fontanella
riflette fiero in sella dei mori il vincitor
CANTICO DEI DROGATI
quand'ecco nell'acqua si compone
Ho licenziato Dio gettato via un amore
mirabile visione il simbolo d'amor
per costruirmi il vuoto nell'anima e nel
nel folto di lunghe trecce bionde
cuore
il seno si confonde ignudo in pieno sol
Le parole che dico non han pi forma n
accento
"Mai non fu vista cosa pi bella,
si trasformano i suoni in un sordo
mai io non colsi siffatta pulzella"
lamento
disse re Carlo scendendo veloce di sella
Mentre fra gli altri nudi io striscio verso
"Deh! Cavaliere non v'accostate
un fuoco
gi d'altri gaudio quel che cercate
che
illumina i fantasmi di questo osceno
ad altra pi facile fonte la sete calmate"
giuoco
Come potr dire a mia madre che ho
Sorpreso da un dire s deciso
paura?
sentendosi deriso re Carlo s'arrest
Ma pi dell'onor pot il digiuno
Chi mi riparler di domani luminosi
fremente l'elmo bruno il sire si lev
dove i muti canteranno e taceranno i
codesta era l'arma sua segreta
noiosi
da Carlo spesso usata in gran difficolt
Quando
riascolter il vento tra le foglie
alla donna apparve un gran nasone
sussurrare
i silenzi che la sera raccoglie
un volto da caprone ma era Sua Maest
"Se voi non foste il mio sovrano"
Io che non vedo pi che folletti di vetro
Carlo si sfila il pesante spadone
che mi spiano davanti che mi ridono
"Non celerei il disio di fuggirvi lontano
dietro
Ma poich siete il mio signore"
Carlo si toglie l'intero gabbione
Come potr dire la mia madre che ho
"Debbo concedermi spoglia ad ogni
paura?
pudore"
Cavaliere lui era assai valente
ed anche in quel frangente d'onor si
ricopr
e giunto alla fin della tenzone
incerto sull'arcione tent di risalir

Perch non hanno fatto delle grandi


pattumiere
per i giorni gi usati per queste ed altre
sere

E chi, chi sar mai il buttafuori del sole


chi lo spinge ogni giorno sulla scena alle
prime ore
E soprattutto chi e perch mi ha messo
al mondo
dove vivo la mia morte con un anticipo
tremendo?
Come potr dire a mia madre che ho
paura?
Quando scadr l'affitto di questo corpo
idiota
allora avr il mio premio come una
buona nota
Mi citeran di monito a chi crede sia bello
giocherellare a palla con il proprio
cervello
Cercando di lanciarlo oltre il confine
stabilito
che qualcuno ha tracciato ai bordi
dell'infinito
Come potr dire a mia madre che ho
paura?
Tu che m'ascolti insegnami un alfabeto
che sia
differente da quello della mia
vigliaccheria
Testo: F.De Andr R.Mannerini
Anno di pubblicazione: 1968

PRIMO INTERMEZZO
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori
che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori
che non ho
Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori
che non so
lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori
che non ho
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1968

LEGGENDA DI NATALE
Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'et che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una
dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea
E venne l'inverno che uccide il colore
e un Babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano

buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano
buoni
Copr le tue spalle d'argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecci una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale
la storia d'un fiore appassito a Natale
Testo: F.De Andr (ispirato a Le Pre Nol e la
petite fille di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1968

SECONDO INTERMEZZO
Sopra le tombe d'altri mondi nascono
fiori che non so
ma fra i capelli di altri amori muoiono fiori
che non ho

Buon Dio gi scappato, dove non si sa


La donna che cel in un sorriso il disagio buon Dio se n' andato, chiss quando
di darci memoria
ritorner
ritrovi ogni notte sul viso un insulto del
tempo e una scoria
L'aeroplano vola, Marcondiro'ndera
l'aeroplano vola, Marcondiro'nd
Coltiviamo per tutti un rancore che ha
se getter la bomba, Marcondiro'ndero
l'odore del sangue rappreso
se getter la bomba chi ci salver?
ci che allora chiamammo dolore
soltanto un discorso sospeso
Ci salva l'aviatore che non lo far
ci salva l'aviatore che la bomba non
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
getter
Anno di pubblicazione: 1968

INVERNO
Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo
Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andr domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate

Anche la luce sembra morire


Sopra le tombe d'altri mondi nascono
nell'ombra incerta di un divenire
fiori che non so
dove anche l'alba diventa sera
ma fra i capelli di altri amori muoiono fiori e i volti sembrano teschi di cera
che non ho
Ma tu che vai, ma tu rimani
Testo: F.De Andr
anche la neve morir domani
Anno di pubblicazione: 1968
l'amore ancora ci passer vicino
nella stagione del biancospino
BALLATADEGLI IMPICCATI
Tutti morimmo a stento ingoiando
La terra stanca sotto la neve
l'ultima voce
tirando calci al vento vedemmo sfumare dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
la luce
di mille secoli, da un'alba antica
L'urlo travolse il sole l'aria divenne stretta
Ma tu che stai, perch rimani?
cristalli di parole l'ultima bestemmia
Un altro inverno torner domani
detta
cadr altra neve a consolare i campi
Prima che fosse finita ricordammo a chi cadr altra neve sui camposanti
vive ancora
F.De Andr
che il prezzo fu la vita per il male fatto in Testo:
Anno di pubblicazione: 1968
un'ora
GIROTONDO
Poi scivolammo nel gelo di una morte
Se verr la guerra, Marcondiro'ndero
senza abbandono
se verr la guerra, Marcondiro'nd
recitando l'antico credo di chi muore
sul mare e sulla terra, Marcondiro'ndera
senza perdono
sul mare e sulla terra chi ci salver?
Chi derise la nostra sconfitta e l'estrema
vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta impari a
conoscere il nodo
Chi la terra ci sparse sull'ossa e riprese
tranquillo il cammino
giunga anch'egli stravolto alla fossa con
la nebbia del primo mattino

La bomba gi caduta,
Marcondiro'ndero
la bomba gi caduta, chi la prender?
la prenderanno tutti, Marcondiro'ndera
siam belli o siam brutti, Marcondiro'nd
Siam grandi o siam piccini li distrugger
siam furbi o siam cretini li fulminer
Ci sono troppe buche, Marcondiro'ndera
ci sono troppe buche, chi le riempir?
non potremo pi giocare al
Marcondiro'ndera
non potremo pi giocare al
Marcondiro'nd
E voi a divertirvi andate un po' pi in l
andate a divertirvi dove la guerra non ci
sar
La guerra dappertutto,
Marcondiro'ndera
la terra tutta un lutto, chi la consoler?
Ci penseranno gli uomini, le bestie i fiori
i boschi e le stagioni con i mille colori
Di gente, bestie e fiori no, non ce n' pi
viventi siam rimasti noi e nulla pi
La terra tutta nostra, Marcondiro'ndera
ne faremo una gran giostra,
Marcondiro'nd
abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera
giocheremo a far la guerra,
Marcondiro'nd...
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1968

TERZO INTERMEZZO
La polvere il sangue le mosche e l'odore
Ci salver il soldato che non la vorr
per strada fra i campi la gente che
ci salver il soldato che la guerra rifiuter
muore
e tu, tu la chiami guerra e non sai che
La guerra gi scoppiata,
cos'
Marcondiro'ndero
e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi il
la guerra gi scoppiata, chi ci aiuter
perch
ci aiuter il buon Dio, Marcondiro'ndera
ci aiuter il buon Dio, lui ci salver
L'autunno negli occhi l'estate nel cuore

10

la voglia di dare l'istinto di avere


e tu, tu lo chiami amore e non sai che
cos'
e tu, tu lo chiami amore e non ti spieghi il
perch
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1968

CORALE (LEGGENDA DEL RE


INFELICE)
Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei
noi che invochiam piet siamo i drogati.
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la piet non vi sia di vergogna
Coro:
C'era un re
che aveva
due castelli
uno d'argento
uno d'oro
ma per lui
non il cuore
di un amico
mai un amore n felicit
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate
coi cuori a forma di salvadanai
noi che invochiam piet fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la piet non vi rimanga in tasca
Giudici eletti, uomini di legge
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi mor con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?
Coro:
Un castello
lo don
e cento e cento amici trov
l'altro poi
gli port
mille amori
ma non trovo
la felicit.
Uomini cui piet non convien sempre
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,

a spiar delle stelle al fioco lume,


la morte e il vento, in mezzo ai
camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avr mai fine

potrebbe fare confusione"


tutti i presenti a questo punto fuggirono
in ogni direzione
anche le donne dimostrando la
differenza fra idea e azione
Attenti al gorilla

Uomini, poich all'ultimo minuto


non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver piet giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finch non sia maturo per la falce
Coro:
Non cercare la felicit
in tutti quelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per piet
per piet
per piet...
Testo: Fabrizio De Andr
Anno di pubblicazione: 1968

VOLUME 3

(1968)

LA CANZONE DI MARINELLA
Vedi pag. 2

Tutta la gente corre di fretta di qua e di l


con grande foga
si attardano solo una vecchietta e un
giovane giudice con la toga
visto che gli altri avevano squagliato il
quadrumane acceler
e sulla vecchia e sul magistrato con
quattro salti si port
Attenti al gorilla
"Bah" sospir pensando la vecchia "che
io fossi ancora desiderata
sarebbe cosa alquanto strana e pi che
altro non sperata"
"Che mi si prenda per una scimmia"
pensava il giudice col fiato corto
"non possibile questo sicuro" - il
seguito prova che aveva torto
Attenti al gorilla
Se qualcuno di voi dovesse costretto
con le spalle al muro
violare un giudice od una vecchia della
sua scelta sarei sicuro
ma si d il caso che il gorilla considerato
un grandioso fusto
da chi l'ha provato per non brilla n per
lo spirito n per il gusto

IL GORILLA
Sulla piazza d'una citt la gente
guardava con ammirazione
un gorilla portato l dagli zingari d'un
Attenti al gorilla
baraccone
con poco senso del pudore le comari di Infatti lui sdegnata la vecchia si dirige sul
quel rione
magistrato
contemplavano l'animale non dico come lo acchiappa forte per un'orecchia e lo
non dico dove
trascina in mezzo a un prato
quello che avvenne tra l'erba alta non
Attenti al gorilla
posso dirlo per intero
ma lo spettacolo fu avvincente e la
D'improvviso la grossa gabbia dove
suspance ci fu davvero
viveva l'animale
s'apri di schianto non solo perch fosse Attenti al gorilla
l'avevano chiusa male
la bestia uscendo fuori di l disse:
Dir soltanto che sul pi bello dello
"Quest'oggi me la levo"
spiacevole e cupo dramma
parlava della verginit di cui ancora
piangeva il giudice come un vitello negli
viveva schiavo
intervalli gridava "Mamma"
Attenti al gorilla
Il padrone si mise a urlare: "Il mio gorilla
fate attenzione
non ha veduto mai una scimmia

gridava "Mamma" come quel tale cui il


giorno prima come ad un pollo
con una sentenza un po' originale aveva
fatto tagliare il collo
Attenti al gorilla
11

Testo: F.De Andr (traduzione di Le gorille di


G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1968

LA BALLATADELL'EROE
Vedi pag. 2
S'I' FOSSE FOCO
S'i' fosse foco arderi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
tutti i cristani imbrigherei
s'i' fosse 'mperator sa' che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
S'i fosse morte, andarei da mio padre
s'i' fosse vita fuggirei da lui
similemente fara da mi' madre
s'i' fosse Cecco com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui
S'i' fosse foco arderi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
Testo: Un sonetto di Cecco Angiolieri
Anno di pubblicazione: 1968

AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI


Vedi pag. 2
LA GUERRA DI PIERO
Vedi pag. 3
IL TESTAMENTO
Vedi pag. 3
NELL'ACQUA DELLA CHIARA FONTANA
Nell'acqua della chiara fontana
lei tutta nuda si bagnava
quando un soffio di tramontana
le sue vesti in cielo portava
Dal folto dei capelli mi chiese
per rivestirla l di cercare
i rami di cento mimose
e ramo con un ramo intrecciare
Volli coprire le sue spalle
tutte di petali di rosa
ma il suo seno era cos minuto
che fu sufficiente una rosa
Cercai ancora nella vigna
perch a met non fosse spoglia
ma i suoi fianchi eran cos minuti
che fu sufficiente una foglia

Le braccia lei mi tese allora


per ringraziarmi un po' stupita
io la presi con tanto ardore
che lei fu di nuovo vestita
Il gioco divert la graziosa
che molto spesso alla fontana
torn a bagnarsi pregando Dio
per un soffio di tramontana
Testo: F.De Andr (traduzione di Dans l'eau de la
claire fontaine di G. Brassens)
Anno di pubblicazione: 1968

LA BALLATADEL MICHE'
Ved pag. 3
IL RE FARULLARE I TAMBURI
Il re fa rullare i tamburi
il re fa rullare i tamburi
vuol scegliere fra le dame
un nuovo e fresco amore
ed la prima che ha veduto
che gli ha rapito il cuore
Marchese la conosci tu
marchese la conosci tu
chi quella graziosa
ed il marchese disse al re:
"Maest la mia sposa"
Tu sei pi felice di me
tu sei pi felice di me
d'aver dama s bella
signora s compita
se tu vorrai cederla a me
sar la favorita
Signore se non foste il re
signore se non foste il re
v'intimerei prudenza
ma siete il sire e siete il re
vi devo l'obbedienza
Marchese vedrai passer
marchese vedrai passer
d'amor la sofferenza
io ti far nelle mie armate
maresciallo di Francia
Addio per sempre mia gioia
addio per sempre mia bella
addio dolce amore
devi lasciarmi per il re
ed io ti lascio il cuore
La regina ha raccolto dei fiori
la regina ha raccolto dei fiori
celando la sua offesa
ed il profumo di quei fiori
ha ucciso la marchesa
Testo: F.De Andr (traduzione di una canzone

popolare francese del XIV secolo)


Anno di pubblicazione: 1968

NUVOLE BAROCCHE
(1969)
NUVOLE BAROCCHE
Poi un'altra giornata di luce
poi un altro di questi tramonti
e portali colonne e fontane
tu mi hai insegnato a vivere
insegnami a partir
ma il cielo tutto rosso
di nuvole barocche
sul fiume che si sciacqua
sotto l'ultimo sole
e mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice di restare
poi carezze lusinghe abbandoni
poi quegli occhi di verde dolcezza
mille e una di queste promesse
tu mi hai insegnato il sogno
io voglio la realt
e mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice devi amare
che dice devi amare
Testo: F.De Andr C.Stanisci G.Lario
Anno di pubblicazione: 1958

E FU LA NOTTE
E fu la notte la notte per noi
notte profonda sul nostro amore
e fu la fine di tutto per noi
resta il passato e niente di pi
ma se ti dico "Non t'amo pi"
sono sicuro di non dire il vero
e fu la notte la notte per noi
buio e silenzio son scesi su noi
e fu la notte la notte per noi
buio e silenzio son scesi su noi
Testo: F.De Andr C.Stanisci F.Franchi
Anno di pubblicazione: 1958

VALZER PER UN AMORE


Quando carica d'anni e di castit
tra i ricordi e le illusioni
del bel tempo che non ritorner
troverai le mie canzoni
nel sentirle ti meraviglierai
che qualcuno abbia lodato
le bellezze che allor pi non avrai
e che avesti nel tempo passato
Ma non ti servir il ricordo non ti servir
che per piangere il tuo rifiuto
del mio amor che non torner
ma non ti servir pi a niente non ti
12

servir
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno pi canter
ma non ti servir pi a niente non ti
servir
che per piangere sui tuoi occhi
che nessuno pi canter
Vola il tempo lo sai che vola e va
forse non ce ne accorgiamo
ma pi ancora del tempo che non ha et
siamo noi che ce ne andiamo
e per questo ti dico amore amor
io t'attender ogni sera
ma tu vieni non aspettare ancor
vieni adesso finch primavera
(Nota: Musica tratta dal Valzer
campestre della Suite siciliana di
G.Marinuzzi jr.)
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1964

PER I TUOI LARGHI OCCHI


Per i tuoi larghi occhi
per i tuoi larghi occhi chiari
che non piangono mai
che non piangono mai
e perch non mi hai dato
che un addio troppo greve
perch dietro a quegli occhi
batte un cuore di neve
Io ti dico che mai
il ricordo in me lascerai
sar stretto al mio cuore
da un motivo d'amore
non pensarlo perch
tutto quel che ricordo di te
di quegli attimi amari
sono i tuoi occhi chiari
I tuoi larghi occhi
che restavan lontani
anche quando io sognavo
anche mentre ti amavo
e se tu tornerai
ti amer come sempre ti amai
come un bel sogno inutile
che si scorda al mattino
Ma i tuoi larghi occhi
i tuoi larghi occhi chiari
anche se non verrai
non li scorder mai
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1965

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO


Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole:

"Non ci lasceremo mai


mai e poi mai"
Vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto amore
ad appassir le rose
cos per noi
L'amore che strappa i capelli
perduto ormai
non resta che qualche svogliata carezza
e un po' di tenerezza
E quando ti troverai in mano
dei fiori appassiti
al sole d'un aprile
ormai lontano li rimpiangerai
ma sar la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d'oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo
E sar la prima
che incontri per strada
che tu coprirai d'oro
per un bacio mai dato
per un amore nuovo
(Nota: Musica tratta dal "Concerto in Re
maggiore per tromba, archi e
continuo" - Adagio - di
G.P.Telemann)
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1965

CARLO MARTELLO RITORNA DALLA


BATTAGLIA DI POITIERS
Vedi pag. 6
IL FANNULLONE
Senza pretesa di voler strafare
io dormo al giorno quattordici ore
anche per questo nel mio rione
godo la fama di fannullone
ma non si sdegni la brava gente
se nella vita non riesco a far niente
Tu vaghi per le strade quasi tutta la notte
sognando mille favole di gloria e di
vendetta
racconti le sue storie a pochi uomini
ormai stanchi
che ridono fissandoti con vuoti sguardi
bianchi
tu reciti una parte fastidiosa alla gente
facendo della vita una commedia
divertente
Ho anche provato a lavorare
senza risparmio mi diedi da fare
ma il sol risultato dell'esperimento
fu della fame un tragico aumento
non si risenta la gente per bene

se non mi adatto a portar le catene


Ti diedero lavoro in un grande ristorante
a lavare gli avanzi della gente elegante
ma tu dicevi "Il cielo e la mia unica
fortuna
e l'acqua dei piatti non rispecchia la
luna"
tornasti a cantar storie lungo strade di
notte
sfidando il buon umore delle tue scarpe
rotte
Non sono poi quel cagnaccio malvagio
senza morale straccione e randagio
che si accontenta di un osso bucato
con affettuoso disprezzo gettato
al fannullone sa battere il cuore
il cane randagio ha trovato il suo amore
Pensasti al matrimonio come al giro di
una danza
amasti la tua donna come un giorno di
vacanza
hai preso la tua casa per rifugio alla tua
fiacca
per un attaccapanni a cui appendere la
giacca
e la tua dolce sposa consol la sua
tristezza
cercando fra la gente chi le offrisse
tenerezza
E' andata via senza fare rumore
forse cantando una storia d'amore
la raccontava ad un mondo ormai
stanco
che camminava distratto al suo fianco
lei torner in una notte d'estate
l'applaudiranno le stelle incantate
rischiareranno dall'alto i lampioni
la strana danza di due fannulloni
la luna avr dell'argento il colore
sopra la schiena dei gatti in amore
Testo: F.De Andr P.Villaggio
Anno di pubblicazione: 1963

GEORDIE
Uomo:
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie
Donna:
Impiccheranno Geordie con una corda
d'oro,
un privilegio raro.
Rub sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro

13

Uomo:
Sellate il suo cavallo dalla bianca
criniera
sellatele il suo pony
cavalcher sino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
Donna:
Geordie non rub mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rub sei cervi del parco del re
vedendoli per denaro
Insieme:
Salvate le sue labbra, salvate il suo
sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadr l'inverno anche sopra il suo viso,
Potrete impiccarlo allora.
Uomo:
N il cuore degli inglesi n lo scettro del
re
Geordie potranno salvare,
anche se piangeranno con te
la legge non pu cambiare
Insieme:
cos lo impiccheranno con una corda
d'oro,
un privilegio raro.
rub sei cervi nel parco del re
Uomo: vendendoli per denaro
Testo: F.De Andr (traduzione di una canzone
popolare inglese)
Anno di pubblicazione: 1966

DELITTO DI PAESE
Non tutti nella capitale sbocciano i fiori
del male
qualche assassinio senza pretese abbiamo
anche noi in paese
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi qui in paese
aveva il capo tutto bianco ma il cuore
non ancor stanco
gli ritorn a battere in fretta per una
giovinetta
gli ritorn a battere in fretta per una
giovinetta
ma la sua voglia troppo viva subito gli
esauriva
in un sol bacio e una carezza l'ultima
giovinezza
in un sol bacio e una carezza l'ultima
giovinezza
quando la mano lei gli tese triste lui le
rispose
d'essere povero in bolletta lei si rivest in
fretta
d'essere povero in bolletta lei si rivest in
fretta

e and a cercare il suo compagno


partecipe del guadagno
e ritorn col protettore dal vecchio
truffatore
e ritorn col protettore dal vecchio
truffatore
mentre lui fermo lo teneva sei volte lo
accoltellava
dicon che quando lui spir la lingua lei
gli mostr
dicon che quando lui spir la lingua lei
gli mostr
misero tutto sotto sopra senza trovare
un soldo
ma solo un mucchio di cambiali e di atti
giudiziali
ma solo un mucchio di cambiali e di atti
giudiziali
allora presi dallo sconforto e dal
rimpianto del morto
s'inginocchiaron sul povero uomo
chiedendogli perdono
s'inginocchiaron sul povero uomo
chiedendogli perdono
quando i gendarmi sono entrati
piangenti li han trovati
fu qualche lacrima sul viso a dargli il
paradiso
fu qualche lacrima sul viso a dargli il
paradiso
e quando furono impiccati volarono fra i
beati
qualche beghino di questo fatto fu poco
soddisfatto
qualche beghino di questo fatto fu poco
soddisfatto
non tutti nella capitale sbocciano i fiori
del male
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi in paese
qualche assassinio senza pretese
abbiamo anche noi in paese
Testo: De Andr (traduzione di Assassinat di
G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1958

IL PESCATORE (45 GIRI)


(1970)
IL PESCATORE
All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura
E chiese al vecchio: "Dammi il pane

ho poco tempo e troppa fame"


e chiese al vecchio: "Dammi il vino
ho sete e sono un assassino"
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guard neppure intorno
ma vers il vino e spezz il pane
per chi diceva ho sete e ho fame
E fu il calore d'un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria gi dolore
gi il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se l vicino
fosse passato un assassino
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

MARCIA NUZIALE
Vedi pag. 4

LA BUONA NOVELLA
(1970)
LAUDATE DOMINUM
Laudate Dominum
Laudate Dominum
Laudate Dominum
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

L'INFANZIA DI MARIA
Forse fu all'ora terza forse alla nona
cucito qualche giglio sul vestitino alla
buona
forse fu per bisogno o peggio per buon
esempio
presero i tuoi tre anni e li portarono al
tempio
presero i tuoi tre anni e li portarono al
tempio
Non fu pi il seno di Anna fra le mura
discrete
a consolare il pianto a calmarti la sete
dicono fosse un angelo a raccontarti le
14

ore
a misurarti il tempo fra cibo e Signore
a misurarti il tempo fra cibo e Signore
Scioglie la neve al sole ritorna l'acqua al
mare
il vento e la stagione ritornano a giocare
ma non per te bambina che nel tempio
resti china
ma non per te bambina che nel tempio
resti china
E quando i sacerdoti ti rifiutarono
alloggio
avevi dodici anni e nessuna colpa
addosso
ma per i sacerdoti fu colpa il tuo maggio
la tua verginit che si tingeva di rosso
la tua verginit che si tingeva di rosso
E si vuol dar marito a chi non lo voleva
si batte la campagna si fruga la via
popolo senza moglie uomini d'ogni leva
del corpo d'una vergine si fa lotteria
del corpo d'una vergine si fa lotteria.
Sciogli i capelli e guarda gi vengono...
Guardala guardala scioglie i capelli
sono pi lunghi dei nostri mantelli
guarda la pelle viene la nebbia
risplende il sole come la neve
guarda le mani guardale il viso
sembra venuta dal paradiso
guarda le forme la proporzione
sembra venuta per tentazione
guardala guardala scioglie i capelli
sono pi lunghi dei nostri mantelli
guarda le mani guardale il viso
sembra venuta dal paradiso
guardale gli occhi guarda i capelli
guarda le mani guardale il collo
guarda la carne guarda il suo viso
guarda i capelli del paradiso
guarda la carne guardale il collo
sembra venuta dal suo sorriso
guardale gli occhi guarda la neve
guarda la carne del paradiso
E fosti tu Giuseppe un reduce del
passato
falegname per forza padre per
professione
a vederti assegnata da un destino
sgarbato
una figlia di pi senza alcuna ragione
una bimba su cui non avevi intenzione
E mentre te ne vai stanco d'essere
stanco
la bambina per mano la tristezza di
fianco

pensi "Quei sacerdoti la diedero in


sposa
a dita troppo secche per chiudersi su
una rosa
a un cuore troppo vecchio che ormai si
riposa"

E a te, che cercavi il motivo


d'un inganno inespresso dal volto,
lei propose l'inquieto ricordo
fra i resti d'un sogno raccolto.

Secondo l'ordine ricevuto Giuseppe


port la bambina nella propria casa e
subito se ne part per dei lavori che
lo attendevano fuori dalla Giudea.
Rimase lontano quattro anni.

IL SOGNO DI MARIA
"Nel Grembo umido, scuro del tempio,
l'ombra era fredda, gonfia d'incenso;
l'angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d'improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese - Conosci l'estate io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.
Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all'ulivo si abbraccia la vite.
Scendemmo l, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parl come quando si prega,
ed alla fine d'ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.

Testo: F.De Andr


Anno di pubblicazione: 1970

IL RITORNO DI GIUSEPPE
Stelle, gi dal tramonto,
si contendono il cielo a frotte,
luci meticolose
nell'insegnarti la notte.
Un asino dai passi uguali,
compagno del tuo ritorno,
scandisce la distanza
lungo il morire del giorno.
Ai tuoi occhi, il deserto,
una distesa di segatura,
minuscoli frammenti
della fatica della natura.
Gli uomini della sabbia
hanno profili da assassini,
rinchiusi nei silenzi
d'una prigione senza confini.
Odore di Gerusalemme,
la tua mano accarezza il disegno
d'una bambola magra,
intagliata del legno.
"La vestirai, Maria,
ritornerai a quei giochi
lasciati quando i tuoi anni
erano cos pochi."
E lei vol fra le tue braccia
come una rondine,
e le sue dita come lacrime,
dal tuo ciglio alla gola,
suggerivano al viso,
una volta ignorato,
la tenerezza d'un sorriso,
un affetto quasi implorato.
E lo stupore nei tuoi occhi
sal dalle tue mani
che vuote intorno alle sue spalle,
si colmarono ai fianchi
della forma precisa
d'una vita recente,
di quel segreto che si svela
quando lievita il ventre.

Testo: F.De Andr


Anno di pubblicazione: 1970

(... e l' angelo disse: "Non


temere, Maria, infatti hai
trovato grazia presso il
Signore e per opera Sua
concepirai un figlio...)
Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe
volare:
poi vidi l'angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d'un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.
Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al
presente.
Sbiad l'immagine, stinse il colore,
ma l'eco lontana di brevi parole
ripeteva d'un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era
- Lo chiameranno figlio di Dio Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel
ventre."
E la parola ormai sfinita
si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto

15

d'una quiete apparente


che si consuma nell'attesa
d'uno sguardo indulgente.
E tu, piano, posati le dita
all'orlo della sua fronte:
i vicini quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

AVE MARIA
E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconder un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per
sempre
nella stagione che stagioni non sente.
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

MARIA NELLA BOTTEGA D'UN


FALEGNAME
Maria:
"Falegname col martello
perch fai den den?
Con la pialla su quel legno
perch fai fren fren?
Costruisci le stampelle
per chi in guerra and?
Dalla Nubia sulle mani
a casa ritorn?"
Il falegname:
"Mio martello non colpisce,
pialla mia non taglia
per foggiare gambe nuove
a chi le offr in battaglia,
ma tre croci, due per chi
disert per rubare,
la pi grande per chi guerra
insegn a disertare".
La gente:
"Alle tempie addormentate
di questa citt
pulsa il cuore di un martello,
quando smetter?
Falegname, su quel legno,
quanti corpi ormai,

quanto ancora con la pialla


lo assottiglierai?"
Maria:
"Alle piaghe, alle ferite
che sul legno fai,
falegname su quei tagli
manca il sangue, ormai,
perch spieghino da soli,
con le loro voci,
quali volti sbiancheranno
sopra le tue croci".
Il falegname:
"Questi ceppi che han portato
perch il mio sudore
li trasformi nell'immagine
di tre dolori,
vedran lacrime di Dimaco
e di Tito al ciglio
il pi grande che tu guardi
abbraccer tuo figlio".
La gente:
"Dalla strada alla montagna
sale il tuo den den
ogni valle di Giordania
impara il tuo fren fren;
qualche gruppo di dolore
muove il passo inquieto,
altri aspettan di far bere
a quelle seti aceto".
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

VIA DELLA CROCE


"Poterti smembrare coi denti e le mani,
sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,
di morire in croce puoi essere grato
a un brav'uomo di nome Pilato."
Ben pi della morte che oggi ti vuole,
t'uccide il veleno di queste parole:
le voci dei padri di quei neonati,
da Erode, per te, trucidati.
Nel lugubre scherno degli abiti nuovi
misurano a gocce il dolore che provi;
trent'anni hanno atteso col fegato in
mano,
i rantoli d'un ciarlatano.
Si muovono curve le vedove in testa,
per loro non un pomeriggio di festa;
si serran le vesti sugli occhi e sul cuore
ma filtra dai veli il dolore:
fedeli umiliate da un credo inumano
che le volle schiave gi prima di
Abramo,
con riconoscenza ora soffron la pena
di chi perdono a Maddalena,
di chi con un gesto soltanto fraterno
una nuova indulgenza insegn al

Padreterno,
e guardano in alto, trafitti dal sole,
gli spasimi d'un redentore.
Confusi alla folla ti seguono muti,
sgomenti al pensiero che tu li saluti:
"A redimere il mondo" gli serve pensare,
il tuo sangue pu certo bastare.
La semineranno per mare e per terra
tra boschi e citt la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera pi forte il terrore.
Nessuno di loro ti grida un addio
per esser scoperto cugino di Dio:
gli apostoli han chiuso le gole alla voce,
fratello che sanguini in croce.
Han volti distesi, gi inclini al perdono,
ormai che han veduto il tuo sangue di
uomo
fregiarti le membra di rivoli viola,
incapace di nuocere ancora.
Il potere vestito d'umana sembianza,
ormai ti considera morto abbastanza
e gi volge lo sguardo a spiar le
intenzioni
degli umili, degli straccioni.
Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,
non sono venuti a esibire un dolore
che alla via della croce ha proibito
l'ingresso
a chi ti ama come se stesso.
Sono pallidi al volto, scavati al torace,
non hanno la faccia di chi si compiace
dei gesti che ormai ti propone il dolore,
eppure hanno un posto d'onore.
Non hanno negli occhi scintille di pena.
Non sono stupiti a vederti la schiena
piegata dal legno che a stento trascini,
eppure ti stanno vicini.
Perdonali se non ti lasciano solo,
se sanno morir sulla croce anche loro,
a piangerli sotto non han che le madri,
in fondo, son solo due ladri.
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

TRE MADRI
Madre di Tito:
"Tito, non sei figlio di Dio,
ma c' chi muore nel dirti addio".
Madre di Dimaco:
"Dimaco, ignori chi fu tuo padre,
ma pi di te muore tua madre".
Le due madri:
"Con troppe lacrime piangi, Maria,
solo l'immagine d'un'agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno,

16

il figlio tuo far ritorno:


lascia noi piangere, un po' pi forte,
chi non risorger pi dalla morte".
Madre di Ges:
"Piango di lui ci che mi tolto,
le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora,
che vedo spegnersi ora per ora.
Figlio nel sangue, figlio nel cuore,
e chi ti chiama - Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso
cerca un ritaglio di Paradiso.
Per me sei figlio, vita morente,
ti port cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce,
ti chiama amore questa mia voce.
Non fossi stato figlio di Dio
t'avrei ancora per figlio mio".
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

IL TESTAMENTO DI TITO
Tito:
"Non avrai altro Dio all'infuori di me,
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo
occupato,
e non ascolt il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo
lontano,
davvero lo nominai invano.
Onora il padre, onora la madre
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perch le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si ferm il cuore
non ho provato dolore.
Quanto a mio padre si ferm il cuore
non ho provato dolore.
Ricorda di santificare le feste.
Facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice non devi rubare


e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche gi
gonfie
di quelli che avevan rubato:
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
Non commettere atti che non siano puri
cio non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
cos sarai uomo di fede:
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore:
ma non ho creato dolore.
Il settimo dice non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.
Guardate la fine di quel nazareno
e un ladro non muore di meno.
Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
Non desiderare la roba degli altri
non desiderarne la sposa.
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri gi caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non gi finita:
stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di l delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella piet che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore".
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1970

LAUDATE HOMINEM
Laudate Dominum
Laudate Dominum

Gli umili, gli straccioni:


"Il potere che cercava
il nostro umore
mentre uccideva
nel nome d'un Dio,
nel nome d'un Dio
uccideva un uomo:
nel nome di quel Dio
si assolse.
Poi, poi chiam Dio
poi chiamo Dio
poi chiam Dio quell'uomo
e nel suo nome
nuovo nome
altri uomini,
altri, altri uomini
uccise ".
Non voglio pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.
Laudate Dominum
Laudate Dominum
Ancora una volta
abbracciamo
la fede
che insegna ad avere
ad avere il diritto
al perdono, perdono
sul male commesso
nel nome d'un Dio
che il male non volle, il male non volle,
finch
rest uomo
uomo.
Non posso pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.
Qualcuno
qualcuno
tent di imitarlo
se non ci riusc
fu scusato
anche lui
perdonato
perch non s'imita
imita un dio,
un Dio va temuto e lodato
lodato...
Laudate hominem
No, non devo pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.
Ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.
Laudate hominem
Testo: F.De Andr

17

Anno di pubblicazione: 1970

NON AL DENARO NON


ALL'AMORE NE' AL
CIELO (1971)
DORMONO SULLA COLLINA
Dove se n' andato Elmer
che di febbre si lasci morire
dov' Herman bruciato in miniera
dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l'altro che usc gi morto di galera
e cosa ne sar di Charley
che cadde mentre lavorava
e dal ponte vol e vol sulla strada
Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina
Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l'altra d'amore
e Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.
e Lizzie che insegu la vita
lontano, e dall'Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra
Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina

UN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO C'E'


UN VILLAGGIO)
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo,
che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di
loro
E s, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di
storia,
io cercai di imparare la Treccani a
memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi
matto
E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c' luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole
Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in
collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa
ironia
"Una morte pietosa lo strapp alla
pazzia"

Dove sono i generali


che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto
dove i figli della guerra
partiti per un ideale
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
per una truffa, per un amore finito male
Anno di pubblicazione: 1971
hanno rimandato a casa
UN GIUDICE
le loro spoglie nelle barriere
legate strette perch sembrassero intere Cosa vuol dire avere
un metro e mezzo di statura,
Dormono, dormono sulla collina
ve lo rivelan gli occhi
dormono, dormono sulla collina
e le battute della gente,
o la curiosit
Dov' Jones il suonatore
d'una ragazza irriverente
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
che vi avvicina solo
e con la vita avrebbe ancora giocato
per un suo dubbio impertinente:
lui che offr la faccia al vento
vuole scoprir se vero
la gola al vino e mai un pensiero
quanto si dice intorno ai nani,
non al denaro, non all'amore n al cielo che siano i pi forniti
lui s sembra di sentirlo
della virt meno apparente,
cianciare ancora delle porcate
fra tutte le virt
mangiate in strada nelle ore sbagliate
la pi indecente
sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
Passano gli anni, i mesi,
"Tu che lo vendi cosa ti compri di
e se li conti anche i minuti,
migliore?"
triste trovarsi adulti
senza essere cresciuti;
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
la maldicenza insiste,
Anno di pubblicazione: 1971

batte la lingua sul tamburo


fino a dire che un nano
una carogna di sicuro
perch ha il cuore troppo
troppo vicino al buco del culo
Fu nelle notti insonni
vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami
diventai procuratore
per imboccar la strada
che dalle panche d'una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d'un tribunale
giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male
E allora la mia statura
non dispens pi buonumore
a chi alla sbarra in piedi
mi diceva "Vostro Onore",
e di affidarli al boia
fu un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi
nell'ora dell'addio
non conoscendo affatto
la statura di Dio
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

UN BLASFEMO (DIETRO OGNI


BLASFEMO C'E' UN GIARDINO
INCANTATO)
Mai pi mi chinai e nemmeno su un
fiore,
pi non arrossii nel rubare l'amore
dal momento che Inverno mi convinse
che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio
Mi arrestarono un giorno per le donne
ed il vino,
non avevano leggi per punire un
blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie
bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte
Perch dissi che Dio imbrogli il primo
uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da
scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a
sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'
il male
Quando vide che l'uomo allungava le
dita
a rubargli il mistero di una mela proibita
per paura che ormai non avesse

18

padroni
mi sped a sfogliare i tramonti in prigione solo la morte m'ha portato in collina
lo ferm con la morte, invent le stagioni inutile al mondo ed alle mie dita
bollato per sempre truffatore imbroglione Da chimico un giorno avevo il potere
... mi cercarono l'anima a forza di botte
dottor professor truffatore imbroglione
di sposar gli elementi e farli reagire,
ma gli uomini mai mi riusc di capire
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
E se furon due guardie a fermarmi la
perch si combinassero attraverso
Anno di pubblicazione: 1971
vita,
l'amore
proprio qui sulla terra la mela proibita, UN MALATO DI CUORE
affidando ad un gioco la gioia e il dolore
e non Dio, ma qualcuno che per noi l'ha
"Cominciai a sognare anch'io insieme a
inventato,
Guardate il sorriso guardate il colore
loro
ci costringe a sognare in un giardino
come giocan sul viso di chi cerca
poi l'anima d'improvviso prese il volto"
incantato
l'amore:
ci costringe a sognare in un giardino
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
incantato
dove sono sul viso di chi ha avuto
al ritmo balordo del tuo cuore malato
l'amore
e ti viene la voglia di uscire e provare
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
dove sono sul viso di chi ha avuto
che cosa ti manca per correre al prato,
Anno di pubblicazione: 1971
l'amore
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
UN MEDICO
come diavolo fanno a riprendere fiato
strano andarsene senza soffrire,
Da bambino volevo guarire i ciliegi
senza un volto di donna da dover
quando rossi di frutti li credevo feriti
Da uomo avvertire il tempo sprecato
ricordare.
la salute per me li aveva lasciati
a farti narrare la vita dagli occhi
Ma fosse diverso il vostro morire
coi fiori di neve che avevan perduti
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
vuoi che uscite all'amore che cedete
ma a piccoli sorsi interrotti,
all'aprile
Un sogno, fu un sogno ma non dur
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
cosa c' di diverso nel vostro morire
poco
ma a piccoli sorsi interrotti
per questo giurai che avrei fatto il dottore
Primavera non bussa lei entra sicura
e non per un dio ma nemmeno per
Eppure un sorriso io l'ho regalato
come il fumo lei penetra in ogni fessura
gioco:
e ancora ritorna in ogni sua estate
ha le labbra di carne i capelli di grano
perch i ciliegi tornassero in fiore,
quando io la guidai o fui forse guidato
che paura, che voglia che ti prenda per
perch i ciliegi tornassero in fiore
a contarle i capelli con le mani sudate
mano
non credo che chiesi promesse al suo
che paura, che voglia che ti porti lontano
E quando dottore lo fui finalmente
sguardo,
non volli tradire il bambino per l'uomo
non mi sembra che scelsi il silenzio o la
Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
e vennero in tanti e si chiamavano
voce,
guardate l'ossigeno al suo fianco
"gente"
quando il cuore stord e ora no, non
dormire:
ciliegi malati in ogni stagione
ricordo
soltanto una legge che io riesco a capire
se fu troppo sgomento o troppo felice,
ha potuto sposarli senza farli scoppiare
E i colleghi d'accordo i colleghi contenti
e il cuore impazz e ora no, non ricordo,
soltanto la legge che io riesco a capire
nel leggermi in cuore tanta voglia
da quale orizzonte sfumasse la luce
d'amare
Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
mi spedirono il meglio dei loro clienti
E fra lo spettacolo dolce dell'erba
Non sapevo con chi e chi avrei
con la diagnosi in faccia e per tutti era
fra lunghe carezze finite sul volto,
generato:
uguale:
quelle sue cosce color madreperla
Son morto in un esperimento sbagliato
ammalato di fame incapace a pagare
rimasero forse un fiore non colto.
proprio come gli idioti che muoion
Ma che la baciai questo s lo ricordo
d'amore
E allora capii fui costretto a capire
col cuore ormai sulle labbra,
e qualcuno dir che c' un modo
che fare il dottore soltanto un mestiere ma che la baciai, per Dio, s lo ricordo,
migliore
che la scienza non puoi regalarla alla
e il mio cuore le rest sulle labbra
gente
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
se non vuoi ammalarti dell'identico male, "E l'anima d'improvviso prese il volo
Anno di pubblicazione: 1971
se non vuoi che il sistema ti pigli per
ma non mi sento di sognare con loro
UN OTTICO
fame
no non mi riesce di sognare con loro"
Prima parte:
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
E il sistema sicuro pigliarti per fame
Anno di pubblicazione: 1971
nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti
Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
disprezza,
il mercante di luce, il vostro oculista,
UN CHIMICO
perci chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
ora vuole soltanto clienti speciali
Solo la morte m'ha portato in collina
l'etichetta diceva: elisir di giovinezza
che non sanno che farne di occhi
un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria
normali.
per bivacchi di fuochi che dicono fatui
E un giudice, un giudice con la faccia da
che non lasciano cenere, non sciolgon
uomo
Non pi ottico ma spacciatore di lenti
la brina
19

per improvvisare occhi contenti,


perch le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall'orbita e non voler ritornare

voi quella notte voi c'eravate.


Libert l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco

Seconda parte:
Primo cliente - Vedo che salgo a rubare
il sole
per non aver pi notti,
perch non cada in reti di tramonto,
l'ho chiuso nei miei occhi,
e chi avr freddo e chi avr freddo
lungo il mio sguardo si dovr scaldare
Secondo cliente - Vedo i fiumi dentro le
mie vene,
cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia
Terzo cliente - Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dov' l'ape regina?
Forse volata ai nidi dell'aurora,
forse volata, forse pi non vola
Quarto cliente - Vedo gli amici ancora
sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno l'allegria
all'alba un po' di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo
Faremo gli occhiali cos!
Faremo gli occhiali cos!
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

IL SUONATORE JONES
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccit,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perch coltivarla ancora,
come pensarla migliore
Libert l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato

E poi se la gente sa,


e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare
Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
e ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1971

STORIA DI UN
IMPIEGATO

(1973)

INTRODUZIONE
Lottavano cos come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
loro avevano il tempo anche per la
galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera...
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

CANZONE DEL MAGGIO


Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.
Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,

E se nei vostri quartieri


tutto rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verit" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora
che tutto sia come prima
perch avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora pi forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
(Nota: Liberamente tratta da un canto
del Maggio francese del 1968)
VERSIONE INEDITA
CANZONE DEL MAGGIO
Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta
che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il tempo
gli avete fatto perdere tempo.
E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
voi siete stato lo strumento
per farci perdere un sacco di tempo.
Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto rimasto come ieri,
se sono rimasti a posto
20

perfino i sassi nei vostri viali


se avete preso per buone
le "verit" dei vostri giornali
non vi rimasto nessun argomento
per farci ancora perdere tempo.
Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
"Ama il consumo come te stesso"
e se voi lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora pi forte
voi non potete fermare il tempo
gli fate solo perdere tempo.

Testo: F.De Andr G.Bentivoglio


Anno di pubblicazione: 1973

LA BOMBA IN TESTA
... e io contavo i denti ai francobolli
dicevo "grazie a Dio" "buon Natale"
mi sentivo normale
eppure i miei trent'anni
erano pochi pi dei loro
ma non importa adesso torno al lavoro.
Cantavano il disordine dei sogni
gli ingrati del benessere francese
e non davan l'idea
di denunciare uomini al balcone
di un solo maggio, di un unico paese.
E io ho la faccia usata dal buonsenso
ripeto "Non vogliamoci del male "
e non mi sento normale
e mi sorprendo ancora
a misurarmi su di loro
e adesso tardi, adesso torno al lavoro.
Rischiavano la strada e per un uomo
ci vuole pure un senso a sopportare
di poter sanguinare
e il senso non dev'essere rischiare
ma forse non voler pi sopportare.
Chiss cosa si prova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni,
allontanare gli intrusi
dalle nostre emozioni,
allontanarli in tempo
e prima di trovarsi solo
con la paura di non tornare al lavoro.
Rischiare libert strada per strada,
scordarsi le rotaie verso casa,
io ne valgo la pena,
per arrivare ad incontrar la gente
senza dovermi fingere innocente.

Mi sforzo di ripetermi con loro


e pi l'idea va di l del vetro
pi mi lasciano indietro,
per il coraggio insieme
non so le regole del gioco
senza la mia paura mi fido poco.
Ormai sono in ritardo per gli amici
per l'odio potrei farcela da solo
illuminando al tritolo
chi ha la faccia e mostra solo il viso
sempre gradevole, sempre pi
impreciso.
E l'esplosivo spacca, taglia, fruga
tra gli ospiti di un ballo mascherato,
io mi sono invitato
a rilevar l'impronta
dietro ogni maschera che salta
e a non aver piet per la mia prima
volta.
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

AL BALLO MASCHERATO
Cristo drogato da troppe sconfitte
cede alla complicit
di Nobel che gli espone la praticit
di un'eventuale premio della bont.
Maria ignorata da un Edipo ormai
scaltro
mima una sua nostalgia di nativit,
io con la mia bomba porto la novit,
la bomba che debutta in societ,
al ballo mascherato della celebrit.
Dante alla porta di Paolo e Francesca
spia chi fa meglio di lui:
l dietro si racconta un amore normale
ma lui sapr poi renderlo tanto geniale.
E il viaggio all'inferno ora fallo da solo
con l'ultima invidia lasciata l sotto un
lenzuolo,
sorpresa sulla porta d'una felicit
la bomba ha risparmiato la normalit,
al ballo mascherato della celebrit.
La bomba non ha una natura gentile
ma spinta da imparzialit
sconvolge l'improbabile intimit
di un'apparente statua della Piet.
Grimilde di Manhattan, statua della
libert,
adesso non ha pi rivali la tua vanit
e il gioco dello specchio non si ripeter
"Sono pi bella io o la statua della Piet
"
dopo il ballo mascherato del celebrit.
Nelson strappato al suo carnevale

rincorre la sua identit


e cerca la sua maschera, l'orgoglio, lo
stile,
impegnati sempre a vincere e mai a
morire.
Poi dalla feluca ormai a brandelli
tenta di estrarre il consiglio della sua
Trafalgar
e nella sua agonia, sparsa di qua, di l,
implora una Sant'Elena anche in
compropriet,
al ballo mascherato della celebrit.
Mio padre pretende aspirina ed affetto
e inciampa nella sua autorit,
affida a una vestaglia il suo ultimo ruolo
ma lui esplode dopo, prima il suo
decoro.
Mia madre si approva in frantumi di
specchio,
dovrebbe accettare la bomba con
serenit,
il martirio il suo mestiere, la sua vanit,
ma ora accetta di morire soltanto a met
la sua parte ancora viva le fa tanta piet,
al ballo mascherato della celebrit.
Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno
accesa soltanto a met
quel poco che mi basta per contare i
caduti,
stupirmi della loro fragilit,
e adesso puoi togliermi i piedi dal collo
amico che m'hai insegnato il "come si
fa"
se no ti porto indietro di qualche minuto
ti metto a conversare, ti ci metto seduto
tra Nelson e la statua della Piet,
al ballo mascherato della celebrit.
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

SOGNO NUMERO DUE


Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.
Tu non sapevi di avere una coscienza al
fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi pi brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.
E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia

21

segnalava la tua urgenza di potere


mentre ti emozionavi nel ruolo pi
eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

e scapp via con la paura di arrugginire


il giornale di ieri lo d morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere
addosso.

Imputato,
il dito pi lungo della tua mano
il medio
quello della mia
l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.
Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti grato.

Ho investito il denaro e gli affetti


banca e famiglia danno rendite sicure,
con mia moglie si discute l'amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende pi tardi
vengono uomini, ce n' uno pi magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.
Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che mia,
l'uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudic chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Non ha pi la faccia del suo primo


hashish
il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa d'alzarsi, neppure
quando caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
il Guttuso ancora da autenticare
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.
Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.

Oggi, un giudice come me,


lo chiede al potere se pu giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
Testo: F.De Andr R.Dan
Anno di pubblicazione: 1973

CANZONE DEL PADRE


"Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare".
"S. Vostro Onore, ma li voglio pi
grandi."
"C' l un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le pi piccole dirigile al fiume
le pi grandi sanno gi dove andare."
Cos son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.
E ora Berto, figlio della Lavandaia,
compagno di scuola, preferisce
imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per
giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di
lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli
eroi;
si ferm un attimo per suggerire a Dio
di continuare a farsi i fatti suoi

Testo: F.De Andr G.Bentivoglio


Anno di pubblicazione: 1973

IL BOMBAROLO
Chi va dicendo in giro che odio il mio
lavoro
non sa con quanto amore mi dedico al
tritolo
quasi indipendente ancora poche ore
poi gli dar la voce il detonatore
Il mio Pinocchio fragile parente
artigianale
di ordigni costruiti su scala industriale
di me non far mai un cavaliere del
lavoro
io son d'un'altra razza son bombarolo
Nello scendere le scale ci metto pi
attenzione,
sarebbe imperdonabile giustiziarmi sul
portone
proprio nel giorno in cui la decisione
mia
sulla condanna a morte o l'amnistia
Per strada tante facce non hanno un bel

colore
qui chi non terrorizza si ammala di
terrore
c' chi aspetta la pioggia per non
piangere da solo
io sono d'un altro avviso son bombarolo
Intellettuali d'oggi idioti di domani
ridatemi il cervello che basta alle mie
mani
profeti molto acrobati della rivoluzione
oggi far da me senza lezione
Vi scover i nemici per voi cos distanti
e dopo averli uccisi sar fra i latitanti
ma finch li cerco io i latitanti sono loro
ho scelto un'altra scuola son bombarolo
Potere troppe volte delegato ad altre
mani
sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani
io vengo a restituirti un po' del tuo terrore
del tuo disordine del tuo rumore
Cos pensava forte un trentenne
disperato
se non del tutto giusto quasi niente
sbagliato
cercando il luogo idoneo adatto al suo
tritolo
insomma il posto degno d'un bombarolo
C' chi lo vide ridere davanti al
Parlamento
aspettando l'esplosione che provasse il
suo talento
c' chi lo vide piangere un torrente di
vocali
vedendo esplodere un chiosco di
giornali
Ma ci che lo fer profondamente
nell'orgoglio
fu l'immagine di lei che si sporgeva da
ogni foglio
lontana dal ridicolo in cui lo lasci solo
ma in prima pagina col bombarolo
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

VERRANNO ACHIEDERTI DEL NOSTRO


AMORE
Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar
retta
un amore cos lungo
tu non darglielo in fretta
non spalancare le labbra ad un ingorgo
di parole
le tue labbra cos frenate nelle fantasie

22

dell'amore
dopo l'amore cos sicure a rifugiarsi nei
"sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"
non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.
E dietro ai microfoni porteranno uno
specchio
per farti pi bella e pesarmi gi vecchio
tu regalagli un trucco che con me non
portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,
digli pure che il potere io l'ho scagliato
dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo
graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore
era facile ormai
non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.
Digli che i tuoi occhi me li han ridati
sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in
novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi
ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,
ormai buoni per setacciare spiagge con
la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una
pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi
sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.
Ma senza che gli altri non ne sappiano
niente
dirmi senza un programma dimmi come
ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti
portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,
andrai a vivere con Alice che si fa il
whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di
presentarti ai genitori
o resterai pi semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

NELLA MIA ORA DI LIBERT'


Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perci ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libert
se c' qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.
cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era gi finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita
non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.
Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di l
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignit
tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo scanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

ora sappiamo che un delitto


il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che un delitto
il non rubare quando si ha fame.
Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libert
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Testo: F.De Andr G.Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

CANZONI

(1974)

VIA DELLA POVERTA'


Il salone di bellezza in fondo al vicolo
affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponder: "Non l'ho saputo mai"
Le cartoline dall'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna

Tante le grinte, le ghigne, i musi,


poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dir di me alla gente
quel che dir ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

E le forze dell'ordine irrequiete


cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo
stasera
su via della Povert

Certo bisogna farne di strada


da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto pi umano
che ti dia il senso della violenza
per bisogna farne altrettanta
per diventare cos coglioni
da non riuscire pi a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire pi a capire
che non ci sono poteri buoni.

Arriva Romeo trafelato


e le grida: "Il mio amore sei tu"
ma qualcuno gli dice di andar via
e di non riprovarci pi

E adesso imparo un sacco di cose


in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual' il crimine giusto
per non passare da criminali.
Ci hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane

Cenerentola sembra cos facile


ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura

E l'unico suono che rimane


quando l'ambulanza se ne va
Cenerentola che spazza la strada
in via della Povert
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n' andata in compagnia dell'oste
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
23

aspettando che venga la pioggia


ad annacquare la gioia ed il dolore
E il Buon Samaritano
sta affilando la sua piet
se ne andr al carnevale stasera
in via della Povert
I tre Re Magi sono disperati
Ges Bambino diventato vecchio
e Mister Hyde piange sconcertato
vedendo Jeckyll che ride nello specchio
Ofelia dietro la finestra
mai nessuno le ha detto che bella
a soli ventidue anni
gi una vecchia zitella
La sua morte sar molto romantica
trasformandosi in oro se ne andr
per adesso cammina avanti e indietro
in via della Povert
Einstein travestito da ubriacone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule
sembrava cos timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'ABC
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povert
Ci si prepara per la grande festa
c' qualcuno che comincia ad aver sete
il Fantasma dell'opera
si vestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Casanova
per punirlo della sua sensualit
lo uccider parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di piet
e mentre il Fantasma grida
tre ragazze si son spogliate gi
Casanova sta per essere violentato
in via della Povert
E bravo Nettuno mattacchione
il Titanic sta affondato nell'aurora
nelle scialuppe i posti letto sono tutti
occupati
e il capitano grida: "Ce ne stanno
ancora"
ed Ezra Pound e Thomas Eliot
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di Calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano mimose e lill
e nessuno deve pi preoccuparsi

di via della Povert


A mezzanotte in punto i poliziotti
fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi
a quelli che ne sanno pi di loro
i prigionieri vengon trascinati
su un calvario improvvisato l vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati
che passeranno tutti dal camino
e il vento ride forte
e nessuno riuscir
a ingannare il suo destino
in via della Povert
La tua lettera l'ho avuta proprio ieri
mi racconti tutto quel che fai
ma non essere ridicola
non chiedermi "Come stai"
questa gente di cui mi vai parlando
gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
non mi sembra che siano eroi
e non mandarmi ancora tue notizie
nessuno ti risponder
se insisti a spedirmi le tue lettere
da via della Povert
Testo: F.De Andr F.De Gregori (traduzione di
Desolation row di B.Dylan)
Anno di pubblicazione: 1974

Via della povert


(versione LIVE eseguita a Viareggio nei
primi anni "80)
Il Salone di bellezza in fondo al vicolo
affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono
e ti risponder "non l'ho saputo mai".
Le cartoline dell'impiccagione
sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione
per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete
cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo
stasera
su via della Povert.
Signorile sembra cos facile
ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis
con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Lombardi trafelato
e le grida "la sinistra sei tu!"
ma qualcuno gli dice di andar via
perch ormai non esiste piu'

e l'unico suono che rimane


quando l'ambulanza se ne va
Signorile che spazza la strada
in via della Povert.
Mentre l'alba sta uccidendo la luna
e le stelle si son quasi nascoste
la signora che legge la fortuna
se n' andata in compagnia dell'oste.
Ad eccezione di Abele e di Caino
tutti quanti sono andati a far l'amore
aspettando che venga la pioggia
ad annacquare la gioia ed il dolore
e il Cardinal Marcinkus
sta affilando la sua piet
se ne andr a far la questua stasera
in via della Povert.
Al Quirinale sono disperati
Sandro Pertini diventato vecchio
e Andreatta piange sconcertato
vedendo Craxi che ride nello specchio.
Sofia dietro la finestra
tutti quanti le hanno detto che bella
non ha ancora 53 anni
e mai nessuno l'ha chiamata zitella
la sua fuga sar molto romantica
trasformandosi in oro se ne andr
si stufata di andare avanti e indietro
in via della Povert.
Mongolfini travestito da pallone
ha nascosto i suoi appunti in un baule
passato di qui un'ora fa
diretto verso l'ultima Thule,
sembrava cos timido e impaurito
quando ha chiesto di fermarsi un po' qui
ma poi ha cominciato a fumare
e a recitare l'A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai
ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettrico
in via della Povert.
Ci si prepara per la grande festa
c' qualcuno che comincia ad aver sete
Woityla ha gettato la ghiara
si travestito in abiti da prete
sta ingozzando a viva forza Berlinguer
per punirlo della sua frugalit
lo uccider parlandogli d'amore
dopo averlo avvelenato di piet
e mentre Woityla grida
4 suore si son spogliate gi
Berlinguer sta per essere violentato
24

in via della Povert.


E bravo Carboni mattacchione
il paese sta affondando nella merda
e gli Anarchici tutti annegati
e il capitano grida "ce ne stanno
ancora",
e Agnelli e Indro Montagnelli
fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro
mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare
tutti pescano garofani e lill
e nessuno deve pi preoccuparsi
di via della Povert.
Il tuo articolo l'ho letto proprio ieri
ci hai messo dentro tutto quel che sai
ma non essere ridicolo
non chiedermi "come stai",
questa gente di cui mi vai parlando
quasi gente come tutti noi
non mi sembra che siano mostri
e n tanto meno eroi
e non mandarmi altre bozze da
correggere
nessuno ti risponder
se non provi a spedirmi i tuoi articoli
da via della Povert.
LE PASSANTI
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libert
a quella conosciuta appena
non c'era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in pi
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto pi in l
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicit
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il pi bel paesaggio
fan sembrare pi corto il cammino
e magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano
A quelle che sono gi prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante


sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo pi vicino
per poco che la felicit ritorni
molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino
Ma se la vita smette di aiutarti
pi difficile dimenticarti
di quelle felicit interviste
dei baci che non si osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai pi rivisti

ma pi umano abbandonato
nella nostra mente lui non naufrag
e tu vuoi viaggiargli insieme
vuoi viaggiargli insieme ciecamente
forse avrai fiducia in lui
perch ti ha toccato il corpo con la
mente

Testo: F.De Andr (traduzione di Les Passantes di


G.Brassens, tratta da una poesia di Antoine
Paul)
Anno di pubblicazione: 1974

E Suzanne ti d la mano
ti accompagna lungo il fiume
porta addosso stracci e piume
presi in qualche dormitorio
il sole scende come miele
su di lei donna del porto
che ti indica i colori
fra la spazzatura e i fiori
scopri eroi fra le alghe marce
e bambini nel mattino
che si sporgono all'amore
e cos faranno sempre
e Suzanne regge lo specchio
e tu vuoi viaggiarle insieme
vuoi viaggiarle insieme ciecamente
perch sai che ti ha toccato il corpo
il tuo corpo perfetto con la mente

FILA LA LANA
Vedi pag. 2

Testo: F.De Andr (traduzione di Suzanne di


L.Cohen)
Anno di pubblicazione: 1972

LA BALLATADELL'AMORE CIECO (O
DELLA VANITA)
Vedi pag. 2

MORIRE PER DELLE IDEE


Morire per delle idee, l'idea
affascinante
per poco io morivo senza averla mai
avuta,
perch chi ce l'aveva, una folla di gente,
gridando "Viva la morte" proprio
addosso mi caduta.
Mi avevano convinto e la mia musa
insolente
abiurando i suoi errori, ader alla loro
fede
dicendomi peraltro in separata sede
moriamo per delle idee, va beh, ma di
morte lenta, va beh
ma di morte lenta

Allora nei momenti di solitudine


quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere

SUZANNE
Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche
ora puoi dormirle al fianco
s lo sai che lei pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il t e le arance
che ha portato dalla Cina
e proprio mentre stai per dirle
che non hai amore da offrirle
lei gi sulla tua onda
e fa che il fiume ti risponda
che da sempre siete amanti
e tu vuoi viaggiarle insieme
voi viaggiarle insieme ciecamente
perch sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente
E Ges fu un marinaio
finch cammin sull'acqua
e rest per molto tempo
a guardare solitario
dalla sua torre di legno
e poi quando fu sicuro
che soltanto agli annegati
fosse dato di vederlo disse
"Siate marinai finch il mare vi liberer"
e lui stesso fu spezzato

Approfittando di non essere fragilissimi


di cuore
andiamo all'altro mondo bighellonando
un poco,
perch forzando il passo succede che si
muore
per delle idee che non han pi corso il
giorno dopo.
Ora se c' una cosa amara, desolante
quella di capire all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra, un altro il
movimento
moriamo per delle idee, va beh, ma di
morte lenta va beh
ma di morte lenta

25

Gli apostoli di turno che apprezzano il


martirio
lo predicano spesso per novant'anni
almeno.
Morire per delle idee sar il caso di dirlo
il loro scopo di vivere, non sanno farne
a meno.
E sotto ogni bandiera li vediamo
superare
il buon Matusalemme nella longevit
per conto mio si dicono in tutta intimit
moriamo per delle idee, va beh, ma di
morte lenta,
ma di morte lenta
A chi va poi cercando verit meno fittizie
ogni tipo di setta offre moventi originali
e la scelta imbarazzante per le vittime
novizie
morire per delle idee molto bello ma
per quali.
E il vecchio che si porta gi i fiori sulla
tomba
vedendole venire dietro il grande
stendardo
pensa "Speriamo bene che arrivino in
ritardo"
moriamo per delle idee, va beh, ma di
morte lenta,
ma di morte lenta
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il
passo
per per cortesia lasciate vivere gli altri
la vita grossomodo il loro unico lusso
tanto pi che la carogna gi
abbastanza attenta
non c' nessun bisogno di reggerle la
falce
basta con le garrote in nome della pace
moriamo per delle idee, va beh, ma di
morte lenta, va beh
ma di morte lenta
Testo: F.De Andr (traduzione di Mourir pour des
idees di G.Brassens)
Anno di pubblicazione: 1974

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO


Vedi pag. 3
LA CITTA' VECCHIA
Vedi pag. 2

al lavoro di un tempo tornerei


a un vestito da sposa o qualcosa di
bianco
per nascondere questa mia vocazione
al trionfo ed al pianto"
"Son parole le tue che volevo ascoltare
ti ho spiata ogni giorno cavalcare
e a sentirti cos ora so cosa voglio
vincere un'eroina cos fredda
abbracciarne l'orgoglio"
"E chi sei tu" lei disse divertendosi al
gioco
"Chi sei tu che mi parli cos senza
riguardo"
"Veramente stai parlando col fuoco
e amo la tua solitudine amo il tuo
sguardo"
"E se tu sei il fuoco raffreddati un poco
le tue mani ora avranno da tenere
qualcosa"
e tacendo gli si arrampic dentro
ad offrirgli il suo modo migliore di essere
sposa
E nel profondo del suo cuore rovente
lui prese ad avvolgere Giovanna D'Arco
e l in alto e davanti alla gente
lui appese le ceneri inutili
del suo abito bianco
E fu dal profondo del suo cuore rovente
che lui prese Giovanna la colp nel
segno
lei cap chiaramente
che se lui era il fuoco lei doveva essere
il legno
Testo: F.De Andr (traduzione di Joan of Arc di
L.Cohen)
Anno di pubblicazione: 1972

DELITTO DI PAESE
Vedi pag. 10
VALZER PER UN AMORE
Vedi pag. 9

VOLUME 8

(1975)

GIOVANNA D'ARCO
Attraverso il buio Giovanna D'Arco
precedeva le fiamme cavalcando
nessuna luna per la sua corazza
nessun uomo nella sua fumosa notte al
suo fianco

LA CATTIVASTRADA
Alla parata militare
sput negli occhi a un innocente
e quando lui chiese "Perch"
lui gli rispose "Questo niente
e adesso ora che io vada"
e l'innocente lo segu
senza le armi lo segu
sulla sua cattiva strada

"Della guerra sono stanca ormai

Sui viali dietro la stazione

rub l'incasso a una regina


e quando lei gli disse "Come"
lui le risposte "Forse meglio come
prima
forse ora che io vada"
e la regina lo segu
col suo dolore lo segu
sulla sua cattiva strada
E in una notte senza luna
trucc le stelle ad un pilota
quando l'aeroplano cadde
lui disse " colpa di chi muore
comunque meglio che io vada"
ed il pilota lo segu
senza le stelle lo segu
sulla sua cattiva strada
A un diciottenne alcolizzato
vers da bere ancora un poco
e mentre quello lo guardava
lui disse "Amico ci scommetto stai per
dirmi
adesso ora che io vada"
l'alcolizzato lo cap
non disse niente e lo segu
sulla sua cattiva strada
Ad un processo per amore
baci le bocche dei giurati
e ai loro sguardi imbarazzati
rispose "Adesso pi normale
adesso meglio, adesso giusto,
giusto, giusto
che io vada"
ed i giurati lo seguirono
a bocca aperta lo seguirono
sulla sua cattiva strada
sulla sua cattiva strada
E quando poi spar del tutto
a chi diceva " stato un male"
a chi diceva " stato un bene"
raccomand "Non vi conviene
venir con me dovunque vada"
ma c' amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
Testo: F.De Andr F.De Gregori
Anno di pubblicazione: 1974

OCEANO
Quanti cavalli hai tu ceduto alla porta
tu che sfiori il cielo col tuo dito pi corto
la notte non ha bisogno
la notte fa benissimo a meno del tuo
concerto
ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse
un tentativo.
Ed arriv un bambino con le mani in

26

tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse "Vorrei sapere, quanto grande il
verde
come bello il mare, quanto dura una
stanza
troppo tempo che guardo il sole, mi ha
fatto male "
Prova a lasciare le campane al loro
cerchio di rondini
e non ficcare il naso negli affari miei
e non venirmi a dire "Preferisco un
poeta,
preferisco un poeta ad un poeta
sconfitto"
Ma se ci tieni tanto poi baciarmi ogni
volta che vuoi.
Testo: F.De Andr F.De Gregori
Anno di pubblicazione: 1973

NANCY
Un po' di tempo fa Nancy era senza
compagnia
all'ultimo spettacolo con la sua
bigiotteria.
Nel palazzo di giustizia suo padre era
innocente
nel palazzo del mistero non c'era proprio
niente
non c'era quasi niente.
Un po' di tempo fa eravamo distratti
lei portava calze verdi dormiva con tutti.
Ma cosa fai domani non lo chiese mai a
nessuno
s'innamor di tutti noi non proprio di
qualcuno
non proprio di qualcuno.
E un po' di tempo fa col telefono rotto
cerc dal terzo piano la sua serenit.
Dicevamo che era libera e nessuno era
sincero
non l'avremmo corteggiata mai nel
palazzo del mistero
nel palazzo del ministero.
E dove mandi i tuoi pensieri adesso trovi
Nancy a fermarli
molti hanno usato il suo corpo molti
hanno pettinato i suoi capelli.
E nel vuoto della notte quando hai
freddo e sei perduto
ancora Nancy che ti dice - Amore
sono contenta che sei venuto.
Sono contenta che sei venuto.
Testo: F.De Andr (traduzione di Nancy di
L.Cohen)
Anno di pubblicazione: 1975

LE STORIE DI IERI
Mio padre aveva un sogno comune
condiviso dalla sua generazione
la mascella al cortile parlava
troppi morti lo hanno tradito
tutta gente che aveva capito.
E il bambino nel cortile sta giocando
tira sassi nel cielo e nel mare
ogni volta che colpisce una stella
chiude gli occhi e si mette a sognare
chiude gli occhi e si mette a volare.
E i cavalli a Sal sono morti di noia
a giocare col nero perdi sempre
Mussolini ha scritto anche poesie
i poeti che strane creature
ogni volta che parlano una truffa.
Ma mio padre un ragazzo tranquillo
la mattina legge molti giornali
convinto di avere delle idee
e suo figlio una nave pirata
e suo figlio una nave pirata.
E anche adesso rimasta una scritta
nera
sopra il muro davanti casa mia
dice che il movimento vincer
il gran capo ha la faccia serena
la cravatta intonata alla camicia.
Ma il bambino nel cortile si fermato
si stancato di seguire gli aquiloni
si seduto tra i ricordi vicini i rumori
lontani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani.
Testo: F.De Gregori
Anno di pubblicazione: 1975

GIUGNO '73
Tua madre ce l'ha molto con me
perch sono sposato e in pi canto
per canto bene e non so se tua madre
sia altrettanto capace a vergognarsi di
me.
La gazza che ti ho regalato
morta, tua sorella ne ha pianto,
quel giorno non avevano fiori, peccato,
quel giorno vendevano gazze parlanti.
E speravo che avrebbe insegnato a tua
madre
A dirmi "Ciao come stai ", insomma non
proprio a cantare
per quello ci sono gi io come sai.
I miei amici sono tutti educati con te
per vestono in modo un po' strano

mi consigli di mandarli da un sarto e mi


chiedi
"Sono loro stasera i migliori che
abbiamo ".
E adesso ridi e ti versi un cucchiaio di
mimosa
Nell'imbuto di un polsino slacciato.
I miei amici ti hanno dato la mano,
li accompagno, il loro viaggio porta un
po' pi lontano.
E tu aspetta un amore pi fidato
il tuo accendino sai io l'ho gi regalato
e lo stesso quei due peli d'elefante
mi fermavano il sangue
li ho dati a un passante.
Poi il resto viene sempre da s
i tuoi "Aiuto" saranno ancora salvati
io mi dico stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati.
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1975

DOLCE LUNA
Cammina come un vecchio marinaio
non ha pi un posto dove andare
la terra sotto i piedi non lo aspetta
strano modo di ballare
sua moglie ha un altro uomo e un'altra
donna, proprio un uomo da buttare
e nelle tasche gli rimasta solo un po' di
polvere di mare
e non pu testimoniare.
Si muove sopra i sassi
come un leone invernale
ti pu parlare ore ed ore
della sua quarta guerra mondiale
conserva la sua cena dentro a un foglio
di giornale
la sua ragazza "esca dalle lunghe
gambe" fa all'amore niente male
e non pu testimoniare.
Lui vide il marinaio indiano
alzarsi in piedi e barcollare
con un coltello nella schiena
tra la schiuma e la stella polare
e il timoniere di Shanghai torn tranquillo
a pilotare
e lui lo vide con l'anello al dito e un altro
anello da rubare
ma non pu testimoniare.
Dal buio delle tango notti "Balla Linda"
alla paralisi di un porto,
la luce delle stelle chiare
come un rifugio capovolto,
la sua balena "Dolce Luna" che lo
aspettata in alto mare,
27

gli ha detto molte volte "Amore, con chi


mi vuoi dimenticare "
e non pu testimoniare
e non pu testimoniare.
E tu mi vieni a dire voglio un figlio
su cui potermi regolare
con due occhi qualunque e il terzo
occhio inconfondibile e speciale
che non ti importa niente
se non riuscir a nuotare
l'importante che abbia sulla guancia
destra
quella mia voglia di mare
e mi dici ancora che il mio nome
glielo devo proprio dare
ma non so testimoniare
io non so testimoniare.
Testo: F.De Andr F.De Gregori
Anno di pubblicazione: 1975

CANZONE PER L'ESTATE


Con tua moglie che lavava i piatti in
cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito
nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i
tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai dato
una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai
cambiare
Com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
Con le tue finestre aperte sulla strada e
gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillit, lucidit,
soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto
Con il tuo francescanesimo a puntate e
la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde
regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com' che non riesci pi a volare

com' che non riesci pi a volare


com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da
ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia
a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
la tua ultima canzone per l'estate
Con le tue mani di carta per avvolgere
altre mani normali
Con l'idiota in giardino ad isolare le tue
rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e pi niente per poterti vergognare
Com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
com' che non riesci pi a volare
Testo: F.De Andr F.De Gregori
Anno di pubblicazione: 1975

AMICO FRAGILE
Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi "
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'era
ai contadini in pensione e alle loro
donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in
servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri
nascondigli
senza rimpiangere la mia credulit:
perch gi dalla prima trincea
ero pi curioso di voi,
ero molto pi curioso di voi
E poi sorpreso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e
pi feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potr occuparmi un'ora al mese
di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei una donna piuttosto
distratta"
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chiss quale avvenire

il suo presente di seni enormi


e il suo cesareo fresco,
pensavo bello che dove finiscono le
mie dita
debba in qualche modo incominciare
una chitarra
E poi seduto in mezzo ai vostri
"arrivederci",
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi
Potevo stuzzicare i pantaloni della
sconosciuta
fino a farle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei
miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di
me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo
elmo
con una scatola di legno che dicesse
perderemo.
Potevo chiedere come si chiama il
vostro cane
Il mio un po' di tempo che si chiama
Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle
stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si
chiamasse arrivederci
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere pi ubriaco di voi
di essere molto pi ubriaco di voi
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1974

RIMINI

(1978)

RIMINI
Teresa ha gli occhi secchi
guarda verso il mare
per lei figlia di pirati
penso che sia normale
Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d'estate.
Lei dice bruciato in piazza
dalla santa inquisizione
forse perduto a Cuba
nella rivoluzione
o nel porto di New York
nella caccia alle streghe
oppure in nessun posto
ma nessuno le crede.
Coro: Rimini, Rimini
28

Angiolina alle sei di mattina s'intreccia i


e al loro dio goloso non credere mai
capelli con foglie d'ortica
ha una collana di ossi di pesca la gira tre E forse avevo diciott'anni e non puzzavo
volte intorno alle dita
pi di serpente
ha una collana di ossi di pesca la conta possedevo una spranga un cappello e
tre volte in mezzo alle dita
una fionda
e una notte di gala con un sasso a
Mia madre ha un mulino e un figlio
punta
infedele
uccisi uno smoking e glielo rubai
gli inzucchera il naso di torta di mele
e al dio della scala non credere mai
E due errori ho commesso
mia madre e il mulino son nati ridendo
due errori di saggezza
volta la carta c' un pilota biondo
Poi tornammo in Brianza per l'apertura
abortire l'America
pilota biondo camicie di seta
della caccia al bisonte
e poi guardarla con dolcezza
cappello di volpe sorriso da atleta
ci fecero l'esame dell'alito e delle urine
ma voi che siete uomini
Angiolina seduta in cucina che piange,
ci spieg il meccanismo un poeta
sotto il vento e le vele
che mangia insalata di more
andaluso
non regalate terre promesse
Ragazzo straniero ha un disco
- Per la caccia al bisonte - disse - Il
a chi non le mantiene ".
d'orchestra che gira veloce che parla
numero chiuso
Coro: Rimini, Rimini
d'amore
E a un dio a lieto fine non credere mai
Ragazzo straniero ha un disco
Ora Teresa all'Harrys' Bar
d'orchestra che gira che gira che
Ed ero gi vecchio quando vicino a
guarda verso il mare
parla d'amore
Roma al Little Big Horn
per lei figlia di droghieri
capelli corti generale ci parl
penso che sia normale
Madamador ha perso sei figlie
all'universit
porta una lametta al collo
tra i bar del porto e le sue meraviglie
dei fratelli tute blu che seppellirono le
vecchia di cent'anni
Madamador sa puzza di gatto
asce
di lei ho saputo poco
volta la carta e paga il riscatto
ma non fumammo con lui non era
ma sembra non inganni.
paga il riscatto con le borse degli occhi
venuto in pace
piene di foto di sogni interrotti
e a un dio fatti il culo non crede mai
"E un errore ho commesso - dice Angiolina ritaglia giornali si veste da
un errore di saggezza
sposa canta vittoria
E adesso che ho bruciato venti figli sul
abortire il figlio del bagnino
chiama i ricordi col loro nome volta la
mio letto di sposo
e poi guardarlo con dolcezza
carta e finisce in gloria
che ho scaricato la mia rabbia in un
ma voi che siete a Rimini
chiama i ricordi col loro nome volta la
teatro di posa
tra i gelati e le bandiere
carta e finisce in gloria
che ho imparato a pescare con le
non fate pi scommesse
bombe a mano
Testo: F.De Andr M.Bubola
sulla figlia del droghiere".
che mi hanno scolpito in lacrime
Anno di pubblicazione: 1978
Coro: Rimini, Rimini
sull'arco di Traiano
con
un cucchiaio di vetro scavo nella
CODA DI LUPO
Testo: F.De Andr M.Bubola
mia storia
Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto
Anno di pubblicazione: 1978
ma colpisco un po' a casaccio perch
correvo dietro ai cani
non ho pi memoria
VOLTALA CARTA
e da marzo a febbraio mio nonno
e a un dio senza fiato non credere mai
C' una donna che semina il grano
vegliava
volta la carta si vede il villano
sulla corrente di cavalli e di buoi
Testo: F.De Andr M.Bubola
il villano che zappa la terra
sui fatti miei e sui fatti tuoi
Anno di pubblicazione: 1978
volta la carta viene la guerra
e al dio degli inglesi non credere mai
ANDREA
per la guerra non c' pi soldati
a piedi scalzi son tutti scappati
E quando avevo duecento lune e forse
Andrea s' perso s' perso e non sa
Angiolina cammina cammina sulle sue
qualcuna di troppo
tornare
scarpette blu
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
Andrea s' perso s' perso e non sar
carabiniere l'ha innamorata volta la carta cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
tornare
e lui non c' pi
cambiai il mio pony con un cavallo muto Andrea aveva un amore Riccioli neri
carabiniere l'ha innamorata volta la carta e al loro dio perdente non credere mai
Andrea aveva un dolore Riccioli neri.
e lui non c' pi
E fu nella notte della lunga stella con la
C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla
C' un bambino che sale un cancello
coda
bandiera
ruba ciliege e piume d'uccello
che trovammo mio nonno crocifisso
C'era scritto e la firma era d'oro era firma
tira sassate non ha dolori
sulla chiesa
di re
volta la carta c' il fante di cuori
crocifisso con forchette che si usano a
Ucciso sui monti di Trento dalla
il fante di cuori che un fuoco di paglia
cena
mitraglia.
volta la carta il gallo ti sveglia
era sporco e pulito di sangue e di crema Ucciso sui monti di Trento dalla
E Colombo la chiama
dalla sua portantina
lei gli toglie le manette ai polsi
gli rimbocca le lenzuola
"Per un triste Re Cattolico - le dice ho inventato un regno
e lui lo ha macellato
su di una croce di legno.

29

mitraglia.
Occhi di bosco contadino del regno
profilo francese
Occhi di bosco soldato del regno profilo
francese
E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la
perla pi rara
E Andrea ha in bocca un dolore la perla
pi scura.
Andrea raccoglieva violette ai bordi del
pozzo
Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio
del pozzo
Il secchio gli disse - Signore il pozzo
profondo
pi fondo del fondo degli occhi della
Notte del Pianto.
Lui disse - Mi basta mi basta che sia pi
profondo di me.
Lui disse - Mi basta mi basta che sia pi
profondo di me.
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978

AVVENTURAADURANGO
Peperoncini rossi nel sole cocente
polvere sul viso e sul cappello
io e Maddalena all'occidente
abbiamo aperto i nostri occhi oltre il
cancello
ho dato la chitarra al figlio del fornaio
per una pizza ed un fucile
la ricomprer lungo il sentiero
e suoner per Maddalena all'imbrunire.
Nun chiagne Maddalena Dio ci
guarder
e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finir
tu potrai ballare o fandango
Dopo i templi aztechi e le rovine
le prime stelle sul Rio Grande
Di notte sogno il campanile
e il collo di Ramon pieno di sangue
Sono stato proprio io all'osteria
a premere le dita sul grilletto
Vieni mia Maddalena voliamo via
il cane abbaia quel che fatto fatto
Nun chiagne Maddalena Dio ci
guarder
e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finir
tu potrai ballare o fandango
Alla corrida con tequila ghiacciata
vedremo il toreador toccare il cielo
All'ombra della tribuna antica

dove Villa applaudiva il rodeo


Il frate pregher per il perdono
ci accoglier nella missione
Avr stivali nuovi un orecchino d'oro
e sotto il livello tu farai la comunione
La strada lunga ma ne vedo la fine
arriveremo per il ballo
e Dio ci apparir sulle colline
coi suoi occhi smeraldi di ramarro
Nun chiagne Maddalena Dio ci
guarder
e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finir
tu potrai ballare o fandango
Che cosa il colpo che ho sentito
ho nella schiena un dolore caldo
siediti qui trattieni il fiato
forse non sono stato troppo scaltro
Svelta Maddalena prendi il mio fucile
guarda dove partito il lampo
miralo bene cercare di colpire
potremmo non vedere pi Durango
Nun chiagne Maddalena Dio ci
guarder
e presto arriveremo a Durango
Stringimi Maddalena 'sto deserto finir
tu potrai ballare o fandango
Testo: F.De Andr M.Bubola (traduzione di
Romance in Durango di B.Dylan- J.Levy)
Anno di pubblicazione: 1978

SALLY
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari nel bosco
Ma il bosco era scuro l'erba gi verde
l venne Sally con un tamburello
ma il bosco era scuro l'erba gi alta
dite a mia madre che non torner
Andai verso il mare senza barche per
traversare
spesi cento lire per un pesciolino d'oro
Andai verso il mare senza barche per
traversare
spesi cento lire per un pesciolino cieco
Gli montai sulla groppa e sparii in un
baleno
andate a dire a Sally che non torner
Gli montai sulla groppa e sparii in un
momento
dite a mia madre che non torner
Vicino alla citt trovai Pilar del mare
con due gocce di eroina si
addormentava il cuore
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
bocca sporca di mirtilli un coltello in

mezzo ai seni
Mi svegliai sulla quercia l'assassino era
fuggito
dite al pesciolino che non torner
Mi guardai nello stagno l'assassino s'era
gi lavato
dite a mia madre che non torner
Seduto sotto un ponte si annusava il re
dei topi
sulla strada le sue bambole bruciavano
copertoni
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei
topi
sulla strada le sue bambole adescavano
i signori
Mi parl sulla bocca mi don un
braccialetto
dite alla quercia che non torner
Mi baci sulla bocca mi propose il suo
letto
dite a mia madre che non torner
Mia madre mi disse - Non devi giocare
con gli zingari del bosco
Ma il bosco era scuro l'erba gi verde
l venne Sally con un tamburello
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978

ZIRICHILTAGGIA
Di chissu che babbu ci ha lactu la
meddu palti ti sei presa
lu muntiggiu riu cu lu saru li cchi
sulcini lu trau mannu
e m'hai laccatu monti mccju e zirichlti
Ma tu ti sei tentu lu riu e la casa e tuttu
chissu che v'era 'ndrentu
li piri butrro e l'oltu cultiato e dapi di sei
mesi che mi n'era 'ndatu
para un campusantu bumbaldatu
Ti ni sei andatu a camp cun li signuri
fnditi comand da to mudderi
e li soldi di babbu l'hai spesi tutti in cosi
boni, midicini e giornali
che to fiddlu a cattr'anni aja j l'ucchjali
Ma me muddri campa da signora a me
fiddlu cunnosci pi di milli paruli
la tja mugnedi di la manzna a la
sera
e li toi fiddli so brutti di tarra e di lozzu
e andarni a cuiussi a calche zirccu
Candu tu sei paltutu suldatu piagnii
come unu stddu
e da li babbi di li toi amanti t'ha salvatu tu
fratddu
e si lu curggiu che t' filmatu sempre

30

chiddu
chill'mu a vidi in piazza ca l'ha pi tostu
lu murro
e pa lu stantu ponimi la faccia in culu

ride con gli occhi al circo Togni quando


l'acrobata sbaglia il salto.

E le ancore hanno perduto la


scommessa e gli artigli
Testo: F.De Andr M.Bubola
i marinai uova di gabbiano piovono sugli
Anno di pubblicazione: 1978
scogli
il poeta metodista ha spine di rosa nelle
ZIRICHILTAGGIA (Traduzione)
zampe
Di quello che pap ci ha lasciato la parte
per
far pace con gli applausi per sentirsi
migliore ti sei presa
pi distante
la collina rosa con il sughero le vacche
la sua stella s e oscurata da quando ha
sorcine e il toro grande
vinto la gara del sollevamento pesi.
e m'hai lasciato pietre, cisto e lucertole
Ma tu ti sei tenuto il ruscello e la casa e
tutto quello che c'era dentro
le pere butirre e l'orto coltivato e dopo
sei mesi che me n'ero andato
sembrava un cimitero bombardato
Te ne sei andato a vivere coi signori,
facendoti comandare da tua moglie
e i soldi di pap li hai spesi tutti in
dolciumi, medicine e giornali
che tuo figliolo a quattro anni aveva gi
gli occhiali
Mia moglie vive da signora e mio figlio
conosce pi di mille parole
la tua munge da mattina a sera e le tue
figlie sono sporche di terra
e di letame e andranno a sposarsi a
qualche servo pastore
E tu quando sei partito soldato piangevi
come un bambinetto
e dai padri delle tue amanti t'ha salvato
tuo fratello
e se il coraggio che ti rimasto
sempre quello ce la vedremo in
piazza
chi ha la testa dura e nel frattempo
mettimi la faccia in culo
PARLANDO DEL NAUFRAGIO DELLA
LONDON VALOUR
I marinai foglie di coca digeriscono in
coperta
il capitano ha un'amore al collo venuto
apposta dall'Inghilterra
il pasticcere di via Roma sta scendendo
le scale
ogni dozzina di gradini trova una mano
da pestare
ha una frusta giocattolo sotto l'abito da
t.

E con uno schiocco di lingua parte il


cavo dalla riva
ruba l'amore del capitano
attorcigliandole la vita
il macellaio mani di seta si dato un
nome da battaglia
tiene fasciate dentro il frigo nove
mascelle antiguerriglia
ha un grembiule antiproiettile tra il
giornale e il gil.
E il pasticciere e il poeta e il paralitico e
la sua coperta
si ritrovarono sul molo con sorrisi da
cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava
negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue
pipe e i suoi scacchi
e si fiutarono compatti nei sottintesi e
nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi o di altre
rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribu le
munizioni.
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1978

FOLAGHE
(Strumentale)
Anno di pubblicazione: 1978

UNA STORIA SBAGLIATA


(45 GIRI) (1980)
UNA STORIA SBAGLIATA
E' una storia da dimenticare
e' una storia da non raccontare
e' una storia un po' complicata
e' una storia sbagliata.

Comincio' con la luna sul posto


E la radio di bordo una sfera di cristallo
e fini' con un fiume d'inchiostro
dice che il vento si far lupo il mare si
e' una storia un poco scontata
far sciacallo
e' una storia sbagliata.
il paralitico tiene in tasca un uccellino blu
cobalto

Storia diversa per gente normale


storia comune per gente speciale
cos'altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.
E' una storia di periferia
e' una storia da una botta e via
e' una storia sconclusionata
una storia sbagliata.
Una spiaggia ai piedi del letto
stazione Termini ai piedi del cuore
una notte un po' concitata
una notte sbagliata.
Notte diversa per gente normale
notte comune per gente speciale
cos'altro ti serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.
E' una storia vestita di nero
e' una storia da basso impero
e' una storia mica male insabbiata
e' una storia sbagliata.
E' una storia da carabinieri
e' una storia per parrucchieri
e' una storia un po' sputtanata
o e' una storia sbagliata.
Storia diversa per gente normale
storia comune per gente speciale
cos'altro vi serve da queste vite
ora che il cielo al centro le ha colpite
ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.
Per il segno che c'e' rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere piu' come e' andata
tanto lo sai che e' una storia sbagliata
tanto lo sai che e' una storia sbagliata.
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1980

TITTI
Come due canne sul calcio del fucile
come due promesse nello stesso aprile
come due serenate alla stessa finestra
come due cappelli sulla stessa testa
come due soldini sul palmo della mano
come due usignoli pioggia e piume sullo
stesso ramo.
Titti aveva due amori uno di cielo uno di
terra
di segno contrario uno in pace uno in
guerra
Titti aveva due amori uno in terra uno in
cielo

31

insomma di segno contrario uno buono


uno vero.
Come le lancette dello stesso orologio
come due cavalieri dentro il sortilegio
e furono i due legni che fecero la croce
e intorno due banditi con la stessa voce
come due risposte con una parola
come due desideri per una stella sola.
Titti aveva due amori uno di cielo uno di
terra
di segno contrario uno in pace uno in
guerra
Titti aveva due amori uno in terra uno in
cielo
insomma di segno contrario uno buono
uno vero.
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1980

FABRIZIO DE ANDRE

Quello che non ho...

mio nonno disse s

Testo: F.De Andr M.Bubola


Anno di pubblicazione: 1981

A volte i pesci cantano sul fondo del


Sand Creek

CANTO DEL SERVO PASTORE


Dove fiorisce il rosmarino c'e' una
fontana scura
dove cammina il mio destino c'e' un filo
di paura
qual' la direzione nessuno me lo
impar
qual' il mio vero nome ancora non lo so
Quando la luna perde la lana e il
passero la strada
quando ogni angelo alla catena ed
ogni cane abbaia
prendi la tua tristezza in mano e soffiala
nel fiume
vesti di foglie il tuo dolore e coprilo di
piume

Sognai talmente forte che mi usc il


sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell'altro il
paradiso
le lacrime pi piccole
le lacrime pi grosse
quando l'albero della neve
fior di stelle rosse
Ora i bambini dormono sul letto del
Sand Creek
Quando il sole alz la testa tra le spalle
della notte
c'erano sono cani e fumo e tende
capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

Sopra ogni cisto da qui al mare c' un


po' dei miei capelli
sopra ogni sughera il disegno di tutti i
QUELLO CHE NON HO
miei coltelli
Quello che non ho una camicia bianca
La terza freccia cercala sul fondo del
l'amore
delle case l'amore bianco vestito
quello che non ho un segreto in banca
Sand Creek
io non l'ho mai saputo e non l'ho mai
quello che non ho sono le tue pistole
tradito
per conquistarmi il cielo per
Si son presi il nostro cuore sotto una
guadagnarmi il sole.
coperta scura
Mio padre un falco mia madre un
sotto una luna morta piccola dormiamo
pagliaio stanno sulla collina
Quello che non ho di farla franca
senza paura
i loro occhi senza fondo seguono la mia
quello che non ho quel che non mi
fu un generale di vent'anni
luna
manca
occhi turchini e giacca uguale
notte
notte notte sola sola come il mio
quello che non ho sono le tue parole
fu un generale di vent'anni
fuoco
per guadagnarmi il cielo per
figlio d'un temporale
piega la testa sul mio cuore e spegnilo
conquistarmi il sole.
poco a poco
Ora i bambini dormono sul fondo del
Quello che non ho un orologio avanti
Sand Creek
Testo: F.De Andr M.Bubola
per correre pi in fretta e avervi pi
Anno di pubblicazione: 1981
distanti
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1981
quello che non ho un treno arrugginito FIUME SAND CREEK
che mi riporti indietro da dove sono
Si son presi il nostro cuore sotto una
AVE MARIA (in sardo)
partito.
coperta scura
Deus Deus ti salve Maria
sotto una luna morta piccola dormivamo
chi chi ses de grazia piena
Quello che non ho sono i tuoi denti d'oro
senza paura
de grazia ses sa ivena
quello che non ho un pranzo di lavoro fu un generale di vent'anni
ei sa currente...
quello che non ho questa prateria
occhi turchini e giacca uguale
ei sa currente...
per correre pi forte della malinconia.
fu un generale di vent'anni
figlio d'un temporale
Su, su Deus onnipotente
Quello che non ho sono le mani in pasta
cun, cun tegus est istadu
quello che non ho un indirizzo in tasca C' un dollaro d'argento sul fondo del
pro chi t'ha preservadu
quello che non ho sei tu dalla mia parte
Sand Creek
immaculata
quello che non ho di fregarti a carte.
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista
Pregade pregade lu a fizzu ostru
Quello che non ho una camicia bianca
del bisonte
chi chi tottu sos errores
quello che non ho di farla franca
e quella musica distante divent sempre
a nois sos peccadores
quello che non ho sono le sue pistole
pi forte
a nos perdone
per conquistarmi il cielo per
chiusi gli occhi per tre volte
guadagnarmi il sole.
mi ritrovai ancora l
Meda meda grazia a nos done
chiesi a mio nonno solo un sogno
(1981)

32

in vida e in sa morte
e in sa diciosa sorte
in paradisu
Testo: Da un canto tradizionale sardo
Anno di pubblicazione: 1981

AVE MARIA (traduzione)


Ave Maria
piena di grazia
tu che di grazie sei sorgente
e fonte dacqua corrente

lontano
perch domani sar un giorno lungo e
senza parole
perch domani sar un giorno incerto di
nuvole e sole
ma dov' dov' il tuo amore, ma dove
finito il tuo amore
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1981

senza fortuna
questa notte dormirai col suo ritratto
proprio sotto il tuo fucile
Hanno detto che Franziska non riesce
pi a cantare
anche l'ultima sorella tra un po' vedr
sposare
l'altro giorno un altro uomo le ha sorriso
per la strada
era certo un forestiero che non sapeva
quel che costava

FRANZISKA
Hanno detto che Franziska stanca di
Dio onnipotente
pregare
Marinaio di foresta senza sonno e senza
ti ha visitato
tutta notte alla finestra aspetta il tuo
canzoni
e ti ha conseravato
segnale
senza
una conchiglia da portare o una
immacolata
quanto piccolo il suo cuore e grande la
rete d'illusioni.
montagna
Marinaio di foresta senza sonno e senza
Prega tuo figlio
quanto taglia il suo dolore pi d'un
canzoni
per noi peccatori
coltello, coltello di Spagna
senza una conchiglia da portare o una
che tutti gli errori
rete d'illusioni
ci perdoni
Tu bandito senza luna senza stelle e
senza fortuna
Testo: F.De Andr M.Bubola
Tantissime grazie ci doni
questa notte dormirai col suo rosario
Anno di pubblicazione: 1981
nella vita e nella morte
stretto intorno al tuo fucile.
e un meraviglioso destino
SE TI TAGLIASSERO APEZZETTI
Tu bandito senza luna senza stelle e
in paradiso
senza fortuna
Se ti tagliassero a pezzetti
questa
notte
dormirai
col
suo
rosario
il vento li raccoglierebbe
HOTEL SUPRAMONTE
stretto intorno al tuo fucile
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
cielo
Hanno detto che Franziska stanca di
e il polline di Dio di Dio il sorriso
tu vedrai una donna in fiamme e un
ballare
uomo solo
con un uomo che non ride e non la pu Ti ho trovata lungo il fiume
e una lettera vera di notte falsa di giorno
baciare
che suonavi una foglia di fiore
e poi scuse e accuse e scuse senza
tutta notte sulla quercia l'hai seguita in
che cantavi parole leggere, parole
ritorno
mezzo ai rami
d'amore
e ora viaggi ridi vivi o sei perduta
dietro il palco sull'orchestra i tuoi occhi
ho assaggiato le tue labbra di miele
col tuo ordine discreto dentro il cuore
come due cani
rosso rosso
ma dov' dov' il tuo amore, ma dove
ti ho detto dammi quello che vuoi, io
finito il tuo amore
Marinaio di foresta senza sonno e senza
quel che posso
canzoni
Grazie al cielo ho una bocca per bere e senza una conchiglia da portare o una
Rosa gialla rosa di rame
non facile
rete d'illusioni.
mai ballato cos a lungo
grazie a te ho una barca da scrivere ho Marinaio di foresta senza sonno e senza lungo il filo della notte sulle pietre del
un treno da perdere
canzoni
giorno
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho senza una conchiglia da portare o una
io suonatore di chitarra io suonatore di
visto la neve
rete d'illusioni.
mandolino
sul tuo corpo cos dolce di fame cos
alla fine siamo caduti sopra il fieno
dolce di sete
Hanno detto che Franziska stanca di
passer anche questa stazione senza
posare
Persa per molto persa per poco
far male
per un uomo che dipinge e non la pu
presa sul serio presa per gioco
passer questa pioggia sottile come
guardare
non c' stato molto da dire o da pensare
passa il dolore
filo filo del mio cuore che dagli occhi
la fortuna sorrideva come uno stagno a
ma dov' dov' il tuo cuore, ma dove
porti al mare
primavera
finito il tuo cuore
c' una lacrima nascosta che nessuno
spettinata da tutti i venti della sera
mi sa disegnare
E ora siedo sul letto del bosco che ormai
E adesso aspetter domani
ha il tuo nome
Tu bandito senza luna senza stelle e
per avere nostalgia
ora il tempo un signore distratto un
senza fortuna
signora libert signorina fantasia
bambino che dorme
questa notte dormirai col suo rosario
cos preziosa come il vino cos gratis
ma se ti svegli e hai ancora paura
stretto intorno al tuo fucile.
come la tristezza
ridammi la mano
Tu bandito senza luna senza stelle e
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza
cosa importa se sono caduto se sono
33

T'ho incrociata alla stazione


che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio
fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo
destino
camminavi fianco a fianco al tuo
assassino
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il
viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1981

VERDI PASCOLI
Gli aranci sono grossi
i limoni sono rossi
lass, lass nei verdi pascoli
ogni angelo un bambino
sporco e birichino
lass, lass nei verdi pascoli
E ora non piangere perch
presto la notte finir
con le sue perle stelle e strisce
in fondo al cielo
e ora sorridimi perch
presto la notte se ne andr
con le sue stelle arrugginite
in fondo al mare
La radio suona sempre canzoni da
ballare
lass, lass nei verdi pascoli
niente da scommettere
tutto da giocare
lass, lass nei verdi pascoli
E ora non piangere perch
presto la notte se ne andr
con le sue perle stelle e strisce
in fondo al cielo
e ora sorridimi perch
presto la notte finir
con le sue stelle arrugginite
in fondo al mare
Non c' d'andare a scuola
ti basta una parola
lass, lass nei verdi pascoli
c' carne da mangiare
erba da sognare
lass, lass nei verdi pascoli
E ora non piangere perch

presto la notte finir


con le sue perle stelle e strisce
in fondo al cielo
e ora sorridimi perch
presto la notte finir
con le sue stelle arrugginite
in fondo al mare
Gli aranci sono grossi
i limoni sono rossi
lass, lass nei verdi pascoli
pap non c'ha da fare
pap ti fa giocare
lass, lass nei verdi pascoli
E ora non piangere perch
presto il concerto finir
con le sue perle stelle e strisce
in fondo al cielo
e ora sorridimi perch
presto il concerto se ne andr
con le sue stelle arrugginite
in fondo al mare
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1981

CREUZA DE M

(1984)

CREUZA DE M
Umbre de muri muri de main
dunde ne vegn duve l' ch'an
da 'n scitu duve a l'n-a a se mustra na
e a neutte a n' puntou u cutellu gua
e a munt l'se gh' restou Diu
u Diu l' in e u s' gh' faetu u nu
ne sciurtmmu da u m pe sciug e
osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi 'nta c de pria
E 'nt'a c de pria chi ghe sai
int' c du Dria che u nu l' main
gente de Lgan facce de mandill
qui che du luassu preferiscian l'
figge de famiggia ud de bun
che ti peu ammile senza u gundun
E a 'ste panse veue cose che dai
cose da beive, cose da mangi
fritta de pigneu giancu de Purtufin
ervelle de bae 'nt'u meximu vin
lasagne da fiddi ai quattru tucchi
pacigu in aegruduse de lvre de cuppi
**
E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu
'nsc'i scheuggi
emigranti du re cu'i cioi 'nt'i euggi
finch u matin cresci da puilu
rechugge
fr di ganeuffeni e d figge
bacan d'a corda marsa d'aegua e de s
che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza
de m

Testo: F.De Andr M.Pagani


Anno di pubblicazione: 1984

* Creuza: qui impropriamente tradotto:


mulattiera. In realt la creuza nel
genovesato una strada suburbana
che scorre fra due muri che
solitamente determinano i confini di
propriet
** Lvre de cuppi: gatto
MULATTIERA DI MARE (traduzione)
Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov' che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l'asino c' rimasto Dio
il Diavolo in cielo e ci si fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa
dell'Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di
pietra
E nella casa di pietra chi ci sar
nella casa dell'Andrea che non
marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l'ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo
E a queste pance vuote cosa gli dar
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di lepre di tegole
E nella barca del vino ci navigheremo
sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli
occhi
finch il mattino crescer da poterlo
raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d'acqua e di
sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di
mare
JAMIN-A
Lengua 'nfeuga Jamin-a
lua de pelle sca
cu'a bucca spalanc
morsciu de carne da
stella neigra ch'a lxe
me veuggiu demu
'nte l'midu due
de l'am d teu arve
Ma seu Jamin-a
ti me perduni
se nu risci a sse porcu
cumme i teu pens
Destacchete Jamin-a
34

lerfe de ga spin-a
fatt'ammi Jamin-a
roggiu de mussa pin-a
e u muru 'ntu s
sgu de s de cheusce
duve gh' pei gh' am sultan-a de e
bagasce
dagghe ciann Jamin-a
nu naveg de spunda
primma ch' cu ch' munta e a chin-a
nu me se desfe 'nte l'unda
e l'rtimu respiu Jamin-a
regin-a mua de e sambe
me u tegnu pe sciurt vivu
da u gruppu de e teu gambe
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

JAMINA (traduzione)
Lingua infuocata Jamina
lupa di pelle scura
con la bocca spalancata
morso di carne soda
stella nera che brilla
mi voglio divertire
nell'umido dolce
del miele del tuo alveare
sorella mia Jamina
mi perdonerai
se non riuscir a essere porco
come i tuoi pensieri
staccati Jamina
labbra di uva spina
fatti guardare Jamina
getto di fica sazia
e la faccia nel sudore
sugo di sale di cosce
dove c' pelo c' amore
sultana delle troie
dacci piano Jamina
non navigare di sponda
prima che la voglia che sale e scende
non mi si disfi nell'onda
e l'ultimo respiro Jamina
regina madre delle sambe
me lo tengo per uscire vivo
dal nodo delle tue gambe
SIDUN
U m ninin* u m
u m
lerfe grasse au su
d'am d'am
tm due benignu
de teu mua
spremmu 'nta maccaia
de st de st
e oua grmmu de sangue ouge
e denti de laete
e i euggi di surdatti chen arragg
cu'a sccimma a a bucca cacciui de
b

a scurr a gente cumme selvaggin-a


finch'u sangue sarvaegu nu gh'
smurtau a qu
e doppu u feru in gua i feri d' prixn
e 'nte ferie a semensa velenusa d'
depurtazin
perch de nostru da a ciana a u me
nu peua ci cresce aerbu ni spica ni
figge
ciao m 'nin l'eredit
l' ascusa
'nte sta itt
ch'a brxa ch'a brxa
inta seia che chin-a
e in stu gran ciaeu de feugu
pe a teu morte piccin-a
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

* Vezzeggiativo che sta per bambino


SIDONE (traduzione)
Il mio bambino il mio
il mio
labbra grasse al sole
di miele di miele
tumore dolce benigno
di tua madre
spremuto nell'afa umida
dell'estate dell'estate
e ora grumo di sangue orecchie
e denti di latte
e gli occhi dei soldati cani arrabbiati
con la schiuma alla bocca
cacciatori di agnelli
a inseguire la gente come selvaggina
finch il sangue selvatico
non gli ha spento la voglia
e dopo il ferro in gola i ferri della prigione
e nelle ferite il seme velenoso della
deportazione
perch di nostro dalla pianura al modo
non possa pi crescere albero n spiga
n figlio
ciao bambino mio l'eredit
nascosta
in questa citt
che brucia che brucia
nella sera che scende
e in questa grande luce di fuoco
per la tua piccola morte
SINN CAPUDN PASCI
Teste fasci 'nsci gala
sciabbre se zeugan a ln-a
a m a l' rest duv'a a l'a
pe nu remenalu furtn-a
intu mezu du m
gh' 'n pesciu tundu
che quandu u vedde brtte
u va 'nsci fundu
intu mezu du m

gh' 'n pesciu palla


che quandu u vedde belle
u vegne a galla **
E au postu d'i anni ch'ean dedexenueve
se sun piggia gambe e a m brasse
neuve
d'allua a cansn l' cant u tambu
e u lou s' gangiou in travaggiu du
vuga t' da vug prexun
e spuncia spuncia u remu fin au p
vuga t' da vug turtaiu ***
e tia tia u remmu fin a u cheu
e questa a l' a ma stia
e t' veuggiu cunt
'n po' primma ch' vegii
a me peste 'ntu murt
e questa a l' a memia
a memia du Cig
ma 'nsci libbri de stia
Sinn Capudn Pasci
E suttu u timun du gran cru
c'u muru 'nte 'n broddu de fru
'na neutte ch'u freidu u te morde
u te giscia u te spa e u te remorde
e u Bey assettu u pensa Mecca
e u vedde Ur 'nsce 'na secca
ghe giu u timn a lebecciu
sarvndughe a vitta e u sciabeccu
am me bell'am
a sfurtn-a a l' 'n grifun
ch'u gia 'ngiu testa du belinun
am me bell'am
a sfurtn-a a l' 'n belin
ch' xeua 'ngiu au c ci vixn
e questa a l' a ma stia
e t' veuggiu cunt
'n po' primma ch' a vegii
a me peste 'ntu murt
e questa a l' a memia
a memia du Cig
ma 'nsci libbri de stia
Sinn Capudn Pasci.
E digghe a chi me ciamma rnegu
che a ttte ricchesse a l'argentu e l'u
Sinn gh'a lasciu de lux au s
giastemmandu Mum au postu du
Segn
intu mezu du m
gh' 'n pesciu tundu
che quandu u vedde brtte
u va 'nsci fundu
intu mezu du m
gh' 'n pesciu palla
che quandu u vedde belle
u vegne a galla
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

* Nella seconda met del XV secolo in


uno scontro alle isole Gerbe tra le
flotte della repubblica di Genova e

35

quella turca insieme ad altri


prigionieri venne catturato dai Mori
un marinaio di nome Cicala che
divenne in seguito Gran Visir e
Serraschiere del Sultano
assumendo il nome di Sinn
Capudn Pasci
** Ritornello popolare di alcune localit
rivierasche tirreniche
*** Turtaieu: letteralmente "imbuto".
Termine indicante un individuo che
mangia smodatamente
SINN CAPUDN PASCI
(traduzione)
Teste fasciate sulla galea
le sciabole si giocano la luna
la mia rimasta dov'era
per non stuzzicare la fortuna
in mezzo al mare c' un pesce tondo
che quando vede le brutte va sul fondo
in mezzo al mare c' un pesce palla
che quando vede le belle viene a galla
E al posto degli anni che erano
diciannove
si sono presi le gambe e le mie braccia
da allora la canzone l'ha cantata il
tamburo
e il lavoro diventato fatica
voga devi vogare prigioniero
e spingi spingi il remo fino al piede
voga devi vogare imbuto
e tira tira il remo fino al cuore
e questa la mia storia
e te la voglio raccontare
un po' prima che la vecchiaia
mi pesti nel mortaio
e questa la memoria
la memoria del Cicala
ma sui libri di storia
Sinn Capudn Pasci
e sotto il timone del gran carro
con la faccia in un brodo di farro
una notte che il freddo ti morde
ti mastica ti sputa e ti rimorde
e il Bey seduto pensa alla Mecca
e vede le Uri su una secca
gli giro il timone a libeccio
salvandogli la vita e lo sciabecco
amore mio bell'amore
la sfortuna un avvoltoio
che gira intorno alla testa dell'imbecille
amore mio bell'amore
la sfortuna un cazzo
che vola intorno al sedere pi vicino
e questa la mia storia
e te la voglio raccontare
un po' prima che la vecchiaia
mi pesti nel mortaio

e questa la memoria
la memoria di Cicala
ma sui libri di storia
Sinn Capudn Pasci
E digli a chi mi chiama rinnegato
che a tutte le ricchezze all'argento e
all'oro
Sinn ha concesso di luccicare al sole
bestemmiando Maometto al posto del
Signore
in mezzo al mare c'e' un pesce tondo
che quando vede le brutte va sul fondo
in mezzo al mare c' un pesce palla
che quando vede le belle viene a galla
A PITTIMA
Cosa ghe possu ghe possu f
se nu gh' brasse pe f u main
se infundo a e brasse nu gh' mn du
massacn
e mi gh' 'n pgnu du ch'u p 'n niu
gh' 'na cascetta larga 'n diu
gistu pe ascndime c'u vestiu der a 'n
fiu
e vaddu in gi a erca i din
a chi se i tegne e ghe l'n prest
e ghe i dumandu timidamente ma in
mezu gente
e a chi nu veu dse raxn
che p de strn cuntru u trun
ghe mandu a d che vive l' cu ma a
bu-n mercu
mi sun 'na pittima rispett
e nu an 'ngu a cunt
che quandu a vittima l' 'n strass ghe
d du m
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

* Alla pittima, ancora oggi sinonimo di


persona insistente, noiosa,
appiccicosa, si affidava il compito da
parte di cittadini privati dell'antica
Genova di esigere i crediti dei
debitori insolventi.
LA PITTIMA (traduzione)
Cosa ci posso fare
se non ho le braccia per fare il marinaio
se in fondo alle braccia non ho le mani
del muratore
e ho un pugno duro che sembra un nido
ho un torace largo un dito
giusto per nascondermi con il vestito
dietro a un filo
e vado in giro a chiedere i denari
a chi se li tiene e glieli hanno prestati
e glieli domando timidamente ma in
mezzo alla gente
e a chi non vuole darsi ragione
che sembra di starnutire contro il tuono
gli mando a dire che vivere caro ma a

buon mercato
io sono una pittima rispettata
e non andare in giro a raccontare
che quando la vittima uno straccione
gli do del mio
A DUMENEGA
Quandu dumenega fan u gu
cappellin neuvu neuvu u vestiu
cu 'a madama a madama 'n testa
o belin che festa o belin che festa
a ttti apreuvu pruccessin
d'a Teresin-a du Teresn
ttti a mi figge du diu
che belin de lou che belin de lou
e a stu luci de cheusce e de tettn
ghe fan u scitu anche i ci piccin
mama mama damme palanche
veuggiu an a casn veuggiu an a
casn
e ci s'addentran inta citt
ci euggi e vuxi ghe dan der
ghe dixan quellu che nu pean d
de zeggia sabbu e de lned
a Ciamberlin ** sssa belin
Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'xellu
e u dirett du portu c'u ghe vedde l'ou
'nte quelle scciappe a reposu da a lou
pe nu f vedde ch'u l' cuntentu
ch'u meu-neuvu u gh' u finansiamentu
u se cunfunde 'nta confsin
cun l'euggiu pin de indignasin
e u ghe cra u ghe cra der
bagasce si e ghe rest
e ti che ti ghe sbraggi apreuvu
mancu ci u nasu gh'avei de neuvu
bruttu galsciu de 'n purtu de Cristu
nu t' l'nicu ch'u se n' avvistu
che in mezzu a quelle create
che se guagnan u pan da ne
a gh' a gh' a gh' a gh'
a gh' anche teu mugg
a Ciamberlin sssa belin
Fuxe cheusce de sciaccanuxe
in Caignn musse de tersa man
e in Puntexellu ghe mustran l'xellu
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

* Era costume della vecchia Genova


che le prostitute fossero relegate in
un quartiere della citt. Tra i diritti ad
esse riconosciuti vi era quello della
passeggiata domenicale. Il Comune
era solito dare in appalto le case di
tolleranza con i cui ricavi pare
riuscisse a coprire quasi per intero gli
annuali lavori portuali

36

** Denominazione di piazze, vie o


localit di Genova
LA DOMENICA (traduzione)
Quando alla domenica fanno il giro
cappellino nuovo nuovo il vestito
con la madama la madama in testa
cazzo che festa cazzo che festa
e tutti dietro alla processione
della Teresina del Teresone
tutti a guardare le figlie del diavolo
che cazzo di lavoro che cazzo di lavoro
e a questo dondolare di cosce e di tette
gli fanno il chiasso anche i pi piccoli
mamma mamma dammi i soldi
voglio andare a casino voglio andare a
casino
e pi si addentrano nella citt
pi occhi e voci gli danno dietro
gli dicono quello che non possono dire
di gioved di sabato e di luned
a Pianderlino succhia cazzi
alla Foce cosce da schiaccianoci
in Carignano fighe di terza mano
e a Ponticello gli mostrano l'uccello
e il direttore del porto che ci vede l'oro
in quelle chiappe a riposo dal lavoro
per non fare vedere che contento
che il molo nuovo ha il finanziamento
si confonde nella confusione
con l'occhio pieno di indignazione
e gli grida gli grida dietro
bagasce siete e ci restate
e tu che gli sbraiti appreso
neanche pi il naso avete di nuovo
brutto stronzo di un portatore di Cristo
non sei l'unico che se ne accorto
che in mezzo a quelle creature
che si guadagnano il pane da nude
c' c' c' c'
c' anche tua moglie
a Pianderlino succhia cazzi
alla Foce cosce da schiaccianoci
in Carignano fighe di terza mano
e a Ponticello gli mostrano l'uccello
DAAME RIVA
D' m riva
sulu u teu mandillu ciau
d' m riva
'nta m vitta
u teu fatturisu amu
'nta m vitta
ti me perduni u magn
ma te pensu cuntru su
e u so ben t'ammii u m
'n p ci au largu du dul
e sun chi affacciu
a 'stu bule da main
e sun chi a mi
tri camixe de vellu
dui cuverte u mandurlin

e 'n cm de legnu du
e 'nte 'na beretta neigra
a teu fotu da fantinn-a
pe pui bax ancn Zena
'nsci teu bucca in naftalin-a
Testo: F.De Andr M.Pagani
Anno di pubblicazione: 1984

DALLA MIA RIVA (traduzione)


Dalla mia riva
solo il tuo fazzoletto chiaro
dalla mia riva
nella mia vita
il tuo sorriso amaro
nella mia vita
mi perdonerai il magone
ma ti penso contro sole
e so bene stai guardando il mare
un po' pi al largo del dolore
e son qui affacciato
a questo baule da marinaio
e son qui a guardare
tre camicie di velluto
due coperte e il mandolino
e un calamaio di legno duro
e in una berretta nera
la tua foto da ragazza
per poter baciare ancora Genova
sulla tua bocca in naftalina

LE NUVOLE

(1990)

LE NUVOLE
Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti
metri
Certe volte ti avvisano con un rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vengono
vanno
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi pi il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere pi

il posto dove stai


Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte e si mettono l
tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di
pioggia
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1990

OTTOCENTO
Cantami di questo tempo
l'astio e il malcontento
di chi sottovento
e non vuol sentir l'odore
di questo motor
che ci porta avanti
quasi tutti quanti
maschi, femmine e cantanti
su un tappeto di contanti
nel cielo blu
Figlia della mia famiglia
sei la meraviglia
gi matura e ancora pura
come la verdura di pap
Figlio bello e audace
bronzo di Versace
figlio sempre pi capace
di giocare in borsa
di stuprare in corsa e tu
moglie dalle larghe maglie
dalle molte voglie
esperta di anticaglie
scatole d'argento ti regaler
Ottocento
Novecento
Millecinquecento scatole d'argento
fine Settecento ti regaler
Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
quante belle figlie da sposar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar
Figlio figlio
povero figlio
eri bello bianco e vermiglio
quale intruglio ti ha perduto nel Naviglio
figlio figlio
unico sbaglio
annegato come un coniglio
per ferirmi, pugnalarmi nell'orgoglio
a me a me

37

che ti trattavo come un figlio


povero me domani andr meglio
Ein klein pinzimonie (Traduzione)
Wunder matrimonie
Krauten und erbeeren
Und patellen und arsellen
Fischen Zanzibar
Und enige krapfen
Frer vor schlafen
Und erwachen mit walzer
Und Alka-Seltzer fr
dimenticar
Quanti pezzi di ricambio
quante meraviglie
quanti articoli di scambio
e quante belle figlie da giocar
e quante belle valvole e pistoni
fegati e polmoni
e quante belle biglie a rotolar
e quante belle triglie nel mar
Traduzione del pezzo in tedesco:
Un piccolo pinzimonio
splendido matrimonio
cavoli e fragole
e patelle ed arselle
pescate a Zanzibar
e qualche krapfen
prima di dormire
ed un risveglio con valzer
e un Alka-Seltzer per
dimenticar
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1990

DON RAFFAE'
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiero del carcere Oin
io mi chiamo Cafiero Pasquale
e sto a Poggio Reale dal '53
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c' un uomo geniale che parla co' me
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacch
tutte l'ore co' 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s' piglia co' me
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o giornale
mi consiglio con don Raffae'
mi spiega che penso e bevimm ' caf
Ah che bell ' caf
pure in carcere 'o sanno f
co' ricetta ch'a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mamm
Prima pagina venti notizie

ventun'ingiustizie e lo Stato che fa


si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignit
mi scervello e m'asciugo la fronte
per fortuna c' chi mi risponde
a quell'uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffae'
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre o' assessore che Dio lo perdoni
'ndrento a 'e roulotte ci alleva i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c'ha 'sto Cristo ci levano 'a croce
con rispetto s' fatto le tre
volite 'a spremuta o volite 'o caf
Ah che bell ' caf
pure in carcere 'o sanno f
co' ricetta ch'a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mamm
ah che bell ' caf
pure in carcere 'o sanno f
co' ricetta di Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mamm
Ca' ci sta l'inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l'ha chi ce l'ha
io non tengo compendio che chillo
stipendio
e un ambo se sogno 'a pap
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo' marito non tiene pazienza
non vi chiedo la grazia pe' me
vi faccio la barba o la fate da s
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi-processo eravate 'o chi
bello
un vestito gessato marrone
cos ci sembrato alla televisione
pe' 'ste nozze vi prego Eccellenza
m' prestasse pe' fare presenza
io gi tengo le scarpe e 'o gill
gradite 'o Campari o volite o caf
Ah che bell ' caf
pure in carcere 'o sanno f
co' ricetta ch'a Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mamm
ah che bell ' caf
pure in carcere 'o sanno f
co' ricetta di Ciccirinella
compagno di cella
preciso a mamm
Qui non c' pi decoro le carceri d'oro
ma chi l'ha mai viste chiss
chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti

se tengono l'immunit
don Raffae' voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe 'no santo
ma 'ca dinto voi state a pag
e fora chiss'atre se stanno a spass
A proposito tengo 'no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chiss'ha fatto cinquanta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
Eminenza vi bacio v'imploro
chillo duorme co' mamma e co' me
che crema d'Arabia ch' chisto caf
Testo: F.De Andr M.Bubola
Anno di pubblicazione: 1990

LA DOMENICA DELLE SALME


Tent la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo
il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento
riusc a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento
I polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare
i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno
la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutti il culo
la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di
festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista
La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si port via tutti i pensieri
e le regine del "tua culpa"
affollarono i parrucchieri
Nell'assolata galera patria
il secondo secondino

38

disse a "Baffi di Sego" che era il primo:


"Si pu fare domani sul far del mattino"
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della
gamba
di Renato Curcio
il carbonaro
il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui
coglioni
"Voglio vivere in una citt
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo"
a tarda sera io e il mio illustre cugino De
andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa citt civile
perch avevamo un cannone nel cortile
La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
"Quant' bella giovinezza
non vogliamo pi invecchiare"
Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono
cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
"Voi che avete cantato sui trampoli e in
ginocchio
coi pianoforti a tracolla vestiti da
Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e
per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avevate voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo"
La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica dalle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia

da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta
Baggina: cos viene chiamata a Milano
la Casa di Riposo per anziani "Pio
Albergo Trivulzio"
Baffi di Sego: gendarme austriaco in
una satira di Giuseppe Giusti
De Andrade: vedi "Serafino Ponte
Grande" di Oswald De Andrade
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1990

MGU MGUN
E mi e mi e mi
e an an
e a laia sciurt
e su su
e ou cou ou cou ou cou
da rebell
fin a pigg pigg
ou trn ou trn
E nta galleria
gnte a lntra au scu
scirte amaruta
lougu de 'n spesi
e 'ntu stritu t'aguitan
te dumndan chi t'
a sustnsa e ou mest
che pe' liatri ou viaggi ou nu l'
poi te tcca 'n purt lepegsu
e 'na stnsia lvega
e 'nte l'tra stnsia
bagsce a d ou men
e ti cu 'na que che nu ti vou
a ti 'a Bibbia 'nta migia
serr a cive nche ou barcn
e aresentte srvia ou cou
Uh mgu mgu mgu m megn
Uh chin-a chin-a z da ou caragn
'Na carga da
nsciu de 'n turt
'na fain ch'a sa
e a ghe manca 'a s
ttti sssa rsca
da ou xatt in z
se ti gi 'a tsta
ti te vddi ou c
e a st foa gu' ou repentin
ch'a te tcche 'na pascin
pe 'na fccia da Madnna
ch'a a te spsta ou ghirindn
n am mai in esclusiva
smpre cun quarcsa da pag
na scignurn-a che sttu ca
a gh'a ou grbu da scigna

Uh mgu mgu mgu m megn


Uh chin-a chin-a z da ou caregn
Uh che belin de 'n nlu che ti me faisci
f
Uh ch'a sn de piggi de l'aia se va a
l'uspi
E mi e mi e mi
nu an nu an
st chi st chi st chi
durm durm
e mi e mi e mi
nu an nu an
st chi st chi st chi
asnme
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1990

MEDICO MEDICONE (traduzione)


E io e io e io
e andare andare
e uscire all'aria
sudare sudare
e il cuore il cuore il cuore
da trascinare
fino a prendere a prendere
il treno il treno
E nella galleria
la gente entra al buio
esce ammalata
cesso d'un farmacista
e nello stretto ti guardano
ti domandano chi sei
il patrimonio e il mestiere
che per loro il viaggiare non lo
poi ti tocca un portiere viscido
e una stanza umida
e nell'altra stanza
le bagasce a dare il men
e tu con una voglia che non vuoi
a tirare la Bibbia nel muro
chiudere a chiave anche la finestra
e a ciambellarti sopra il cuore
Uh medico medico medico mio
medicone
Uh vieni vieni gi dal seggiolone
Una sedia dura
scemo di un tortaio
una farinata che suda
e le manca il sale
tutti succhiatori di lische
dal pappone in gi
se giri la testa
ti vedi il culo
e a star fuori c' il rischio
che ti tocchi una passione
per una faccia da Madonna
che ti sposta il com
un amore mai in esclusiva
39

sempre con qualcosa da pagare


una signorina che sotto la coda
ha il buco da signora
Uh medico medico medico mio
medicone
uh vieni vieni gi dal seggiolone
uh che cazzo di contratto mi faresti fare
uh che a forza di prendere aria si va
allospedale
E io e io e io
non andare non andare
stare qui stare qui stare qui
dormire dormire
e io e io e io
non andare non andare
stare qui stare qui stare qui
sognare
LA NOVAGELOSIA
Fenesta co' 'sta nova gelosia
tutta lucente
de centrella d'oro
tu m'annasconne
Nennella bella mia
lassamela ved
sinn me moro
Fenesta co' 'sta nova gelosia
tutta lucente
de centrella d'oro
Fenesta co' 'sta nova gelosia
tutta lucente
de centrella d'oro
tu m'annasconne
Nennella bella mia
lassamela ved
sinn me moro
lassamela ved
sinn me moro
Gelosia: serramento della finestra
Centrella: chiodini
Testo: da una canzone popolare della fine del XVIII
sec.
Anno di pubblicazione: 1990

'A IMMA
Ti t'adescie 'nsce l'ndegu du matin
ch' luxe a l' 'n p 'n tra e l'tru in m
ti t'ammie a uo spgiu de 'n tianin
ou ou s'amni a ou spegiu d ruz
ti mettie ou brgu rddenu 'nte 'n
cantn
ti mettie ou brgu rddenu 'nte 'n
cuxn-a stra
a xea de cunt 'e pgge che ghe sn
'a imma a l' za pinn-a a l' za cxia
sern tra sca

carne tnia nu fte nigra


nu turn da
Bell'ouegg strapunta de tttu bun
prima de battezlu 'ntou prebuggun
cun dui aguggiun drtu 'n pnta de p
da srvia 'n z ftu ti 'a punzigg
ia de ln-a vgia de ciau de ngia
ch'ou cgu ou prde 'a tsta l'se ou
sent
oud de m misciu de prsa lgia
cos'tru f cos'tru dghe a ou
sern tra sca
carne tnia nu fte nigra
nu turn da
e 'nt'ou nme de Maria
ttti dii da sta pgnatta
anne via
Pio vegnan a pigitela i cm
te lascian tttu ou fmmu d'ou tou
mest
tucca a ou fantn prma coutel
mang mang nu si chi ve mangi
sern tra sca
carne tnia nu fte nigra
nu turn da
e 'nt'ou nme de Maria
ttti dii da sta pgnatta
anne via
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1990

LA CIMA (traduzione)
Ti sveglierai sullindaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e
l'altro in mare
ti guarderai allo specchio di un tegamino
il cielo si guarder allo specchio della
rugiada
metterai la scopa diritta in un angolo
che se dalla cappa scivola in cucina la
strega
a forza di contare le paglie che ci sono
la cima gi piena gi cucita
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
Bel guanciale materasso di ogni ben di
Dio
prima di battezzarla nelle erbe
aromatiche
con due grossi aghi dritto in punta di
piedi
da sopra e sotto svelto la pungerai
aria di luna vecchia di chiarore di nebbia
che il chierico perde la testa e l'asino il
sentiero

odore di mare mescolato a maggiorana


leggera
cos'altro fare cos'altro dare al cielo
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
Poi vengono a prendertela i camerieri
ti lasciano tutto il fumo del tuo mestiere
tocca allo scapolo la prima coltellata
mangiate mangiate non sapete chi vi
manger
Cielo sereno terra scura
carne tenera non diventare nera
non ritornare dura
e nel nome di Maria
tutti i diavoli da questa pentola
andate via
MONTI DI MOLA
In li Monti di Mola
la manzana
un'aina musteddina era pascendi
in li Monti di Mola
la manzana
un cioano vantaricciu e moru
era sfraschendi
e l'occhi s'intuppesini cilchendi ea ea ea
ea
e l'ea sguttesi da li muccichili c li bae ae
ae
e l'occhi la burricca aia
di lu mare
e a iddu da le tive escia
lu Maestrale
e idda si tunchi abbeddulata ea ea ea
ea
iddu le rispundia linghitontu ae ae ae ae
- Oh bedda mea
l'aina luna
la bedda mea
capitale di lana
Oh bedda mea
bianca fortuna - Oh beddu meu
l'occhi mi bruxi
lu beddu meu
carrasciale di baxi
lu beddu meu
lu core mi cuxi Amuri mannu
di prima 'olta
l'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
amori steddu
di tutte l'ore di petralana lu battaddolu
40

di chistu core
Ma nudda si po' f nudda
in Gaddura
che no lu nini a sap
int'un'ora
e 'nfattu una 'ecchia infrasconata fea ea
ea ea
piagnendi e figgiulendi si dicia c li bae
ae ae
- Beata idda
uai che bedd'omu
beata idda
cioanu e moru
beata idda
sola mi moru
beata idda
i me l'ammentu
beata idda
pi d'una 'olta
beata idda
'ezzaia tolta Amuri mannu
di prima 'olta
l'aba si suggi tuttu lu meli di chista multa
amori steddu
di tutte l'ore di petralana lu battaddolu
di chistu core
E lu paese intreu s'agghindesi
pa' lu coiu
lu parracu mattessi intresi
in lu soiu
ma a cuiuassi no riscisini
l'aina e l'omu
ch da li documenti escisini
fratili in primu
e idda si tunchi abbeddulata ea ea ea
ea
iddu le rispundia linghitontu ae ae ae ae
Testo: F.De Andr
Anno di pubblicazione: 1990

MONTI DI MOLA (traduzione)


Sui Monti di Mola
la mattina presto
un'asina dal mantello chiaro stava
pascolando
sui Monti di Mola
la mattina presto
un giovane bruno e aitante
stava tagliando rami
e gli occhi si incontrarono mentre
cercavano acqua
e l'acqua sgocciol dai musi insieme alle
bave
e l'asina aveva gli occhi
color del mare
e a lui dalle narici usciva

il Maestrale
e lei ragliava incantata "Ea ea ea ea"
lui le rispondeva pronunciando male "Ae
ae ae ae"

ma non riuscirono a sposarsi


l'asina e l'uomo
perch dai documenti risultarono
cugini primi

"Oh bella mia


l'asina luna
la bella mia
cuscino di lana
O bella mia
bianca fortuna"
"Oh bello mio
mi bruci gli occhi
il mio bello
carnevale di baci
oh bello mio
mi cuci il cuore"

E lei ragliava incantata "Ea ea ea ea"


lui le rispondeva pronunciando male "Ae
ae ae ae"

Amore grande
di prima volta
l'ape si succhia tutto il miele di questo
mirto
amore bambino
di tutte le ore
di muschio il batacchio
di questo cuore

Sotto le ciglia di questi alberi


nel chiaroscuro dove son nato
che l'orizzonte prima del cielo
era lo sguardo di mia madre

Ma nulla si pu fare nulla


In Gallura
che non lo vengano a sapere
in un'ora
e sul posto una brutta vecchia nascosta
tra le frasche
piangendo e guardando diceva fra s
con le bave alla bocca
"Beata lei
mamma mia che bell'uomo
beata lei
giovane e bruno
beata lei
io muoio sola
beata lei
me lo ricordo bene
beata lei
pi d'una volta
beata lei
vecchiaia storta"
Amore grande
di prima volta
l'ape si succhia tutto il miele di questo
mirto
amore bambino
di tutte le ore
di muschio il batacchio
di questo cuore
Il paese intero si agghind
per il matrimonio
lo stesso parroco entr
nel suo vestito

ANIME SALVE

(1996)

PRINCESA
Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare

"Che Fernandino come una figlia


mi porta a letto caff e tapioca
e a ricordargli che nato maschio
sar l'istinto sar la vita"
E io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a
immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica
Nel dormiveglia della corriera
lascio l'infanzia contadina
corro all'incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna
Nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sar magia
saranno semi miracolosi
Perch Fernanda proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore
E allora il bisturi per seni e fianchi
una vertigine di anestesia
finch il mio corpo mi rassomigli
sui lungomare di Bahia
Sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita
Dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro s'arrende
41

Che Fernandino mi morto un grembo


Fernanda una bambola di seta
sono le braci di un'unica stella
che squilla di luce e di nome Princesa
A un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone
o matu (la campagna)
o cu (il cielo)
a senda (il sentiero)
a escola (la scuola)
a igreja (la chiesa)
a desonra (la vergogna)
a saia (la gonna)
o esmalte (lo smalto)
o espelho (lo specchio)
o baton (il rossetto)
o medo (la paura)
a rua (la strada)
a bombadeira (la modellatrice)
a vertigem (la vertigine)
o encanto (l'incantesimo)
a magia (la magia)
os carroc (le macchine)
a policia (la polizia)
a canseira (la stanchezza)
o brio (la dignit)
o noivo (il fidanzato)
o capanga (lo sgherro)
o fidalgo (il gransignore)
o porcalhao (lo sporcaccione)
o azar (la sfortuna)
a bebedeira (la sbronza)
as pancadas (le botte)
os carinhos (le carezze)
a falta (il fallimento)
o nojo (lo schifo)
a formusura (la bellezza)
viver (vivere)
Nota:
"Princesa" liberamente tratta
dall'omonimo
romanzo-intervista di Maurizio Jannelli
e Fernanda Farias
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

KHORAKHANE' * (A FORZA DI ESSERE


VENTO)
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
Porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un

canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del
sangue
per la stessa ragione del viaggio
viaggiare
Il cuore rallenta la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom s fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
Saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finch un uomo ti incontra e non si
riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la
pace
I figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
E poi Mirka a San Giorgio** di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli
occhi
e dagli occhi cadere
Ora alzatevi spose bambine
che venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
E se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e fortuna
allo specchio di questa kampina***
ai miei occhi limpidi come un addio
lo pu dire soltanto chi sa di raccogliere
in bocca
il punto di vista di Dio
****
Cvava sero po tute
sulla tua spalla)
i kerava
jek sano ot mon
mare)
i taha jek iak kon kasta
fuoco di legna)
vasu ti baro nebo
azzurra)
avi ker
Kon ovla so mutavla
raccontare)
kon ovla
ovla kon ascovi
rimane)

me gava palan ladi


(io seguir
questo migrare)
me gava
(seguir)
palan bura ot croiuti
(questa
corrente di ali)
* Trib rom di provenienza serbomontenegrina
** Festa annuale del popolo rom nel sud
della Francia
*** Baracca da campo dei rom
**** Traduzione in romanes di Giorgio
Bozzecchi (rom harvato)
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

ANIME SALVE
Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella
compagnia
Sono giorni di finestre adornate
canti di stagione
anime salve in terra e in mare
Sono state giornate furibonde
senza atti d'amore
senza calma di vento
Solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
Ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora
Cose svanite facce e poi il futuro
I futuri incontri di delle amanti scellerate
saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per
mille anni

Mille anni al mondo mille ancora


che bell'inganno sei anima mia
(poser la testa
e che grande il mio tempo che bella
compagnia
(e far)
(un sogno di
Mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
(e domani un
mi sono guardato piangere in uno
specchio di neve
(perch l'aria
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
(diventi casa)
(chi sar a
(chi sar)
(sar chi

Ti saluto dai paesi di domani


che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
Mille anni al mondo mille ancora

42

che bell'inganno sei anima mia


e che grande questo tempo che
solitudine
che bella compagnia

acqua che porta male sale dalle scale


sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda
terra e ponte

dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle


nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le
avanza

Testo: F.De Andr I.Fossati


Anno di pubblicazione: 1996

nu l' l'eagua de 'na ramm


'n calab 'n calab

Cos fu quell'amore dal mancato finale


cos splendido e vero da potervi
ingannare

DOLCENERA
Amiala ch' l'ara ama cum' l' cum'
l'
amiala cum' l'ara ama ch' l' l ch'
l' l
amiala cum' l'ara ama ama cum' l'
amiala ch' l'ara ama ch' l' l ch' l'
l
(guardala che arriva guarda com'
com'
guardala come arriva guarda che lei
che lei
guardala come arriva guarda guarda
com'
guardala come arriva guarda che lei
che lei)
Nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita
intera cos Dolcenera nera
nera che picchia forte che butta gi le
porte
nu l' l'aegua ch' f baggi
imbaggi imbaggi
(non l'acqua che fa sbagliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere
porte e finestre)
Nera di malasorte che ammazza e
passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana
dove non c' luna luna
nera di falde amare che passano le bare
tru da stam
nu n' nu n'
(altro da traslocare
non ne ha non ne ha)
Ma la moglie di Anselmo non lo deve
sapere
che venuta per me
arrivata da un'ora
e l'amore ha l'amore come solo
argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato
momento
Acqua che non si aspetta altro che
benedetta

(non l'acqua di un colpo di pioggia


(ma) un gran casino un gran casino)
Ma la moglie di Anselmo sta sognando
del mare
quando ingorga gli anfratti si ritira e
risale
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda
amiala cum' l'ara ama cum' l' cum'
l'
amiala cum' l'ara ama ch' l' l ch'
l' l
(guardala come arriva guarda com'
com'
guardala come arriva guarda che lei
che lei)
Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
acqua per fotografie per cercare i
complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di
passanti
tru da cammal
nu n' nu n'
(altro da mettersi in spalla
non ne ha non ne ha)
Oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di
perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di
aversi

amiala ch' l'ara ama cum' l' cum'


l'
amiala cum' l'ara ama ch' l' l ch'
l' l
amiala cum' l'ara ama ama cum' l'
amiala ch' l'ara ama ch' l' l ch' l'
l
(guardala che arriva guarda com'
com'
guardala come arriva guarda che lei
che lei
guardala come arriva guarda guarda
com'
guardala come arriva guarda che lei
che lei)
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

LE ACCIUGHE FANNO IL PALLONE


Le acciughe fanno il pallone
che sotto c' l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una
E alla riva sbarcher
alla riva verr la gente
questi pesci sorpresi
li vender per niente
Se sbarcher alla foce
e alla foce non c' nessuno
la faccia mi laver
nell'acqua del torrente
Ogni tre ami
c' una stella marina
amo per amo
c' una stella che trema
ogni tre lacrime
batte la campana

Acqua che ha fatto sera che adesso si


ritira
bassa sfila tra la gente come
un'innocente che non c'entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza
Passan le villeggianti
cuore
con gli occhi di vetro scuro
passan sotto le reti
atru da rebell
che asciugano sul muro
nu n' nu n'
(altro da trascinare
non ne ha non ne ha)
E la moglie di Anselmo sente l'acqua
che scende

E in mare c' una fortuna


che viene dall'oriente
che tutti l'hanno vista
e nessuno la prende

43

Ogni tre ami


c' una stella marina
ogni tre stelle
c' un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola
Bottiglia legata stretta
come un'esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male
Se prendo il pesce d'oro
ve la far vedere
se prendo il pesce d'oro
mi sposer all'altare
Ogni tre ami
c' una stella marina
ogni tre stelle
c' un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m'innamora
Ogni tre ami
c' una stella marina
ogni tre stelle c' un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m'innamora
Le acciughe fanno il pallone
che sotto c' l'alalunga
se non butti la rete
non te ne resta una
non te ne lascia una
non te ne lascia
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

DISAMISTADE
Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa
A misura di braccio
a distanza di offesa
che alla pace si pensa
che la pace si sfiora
Due famiglie disarmante di sangue
si schierano a resa
e per tutti il dolore degli altri
dolore a met
Si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un'ombra di passo
si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa

uno scoppio di sangue


un'assenza apparecchiata per cena
E a ogni sparo di caccia all'intorno
si domanda fortuna
Che ci fanno queste figlie
a ricamare a cucire
queste macchie di lutto
rinunciate all'amore
Fra di loro si nasconde
una speranza smarrita
che il nemico la vuole
che la vuol restituita
E una fretta di mani sorprese
a toccare le mani
che dev'esserci un mondo di vivere
senza dolore
Una corsa degli occhi negli occhi
a scoprire che invece
soltanto un riposo del vento
un odiare a met
E alla parte che manca
si dedica l'autorit
Che la disamistade *
si oppone alla nostra sventura
questa corsa del tempo
a sparigliare destini e fortuna
Che ci fanno queste anime
davanti alla chiesa
questa gente divisa
questa storia sospesa

Padre:
Cu o m zuentto ve prta miga na
smangiaxn
che se cusci fise purisci anvene 'n
gattixn
Nu ghe n' nu ghe n' nu ghe n' nu
ghe nu ghe n'
Pretendente:
Vgnu d' c du rttu ch'o magn o
sliga i p
Padre:
Ch de cmbe d'tri nu n' vegne nu se
n' ps
Pretendente:
Vgnu c'o ceu marttu de 'na pascin
che nu ghe n' nu ghe n'
Padre:
Ch gh' 'na cmba ginca ch' nu l'
vostra ch' l' a m nu ghe n'
tre nu ghe n'
tre nu ghe n'
nu ghe n'
Coro:
l' xu l' xu
cmba ginca
l' xu l' xu
au cin d' s'
l' xu l' xu
cmba ginca
de nette l' xu
u cin d'o pn

Pretendente:
Vu nu vurisci dmela sta cmba da
mai
*Disamistade: letteralmente
ginca cum' nie ch' deslengue 'nt o
"disamicizia" e per estensione "faida"
ri
in lingua sarda
Nu ghe n' nu ghe n'
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

CMBA
Pretendente:
Gh'aivu 'na bella cmba ch' l' xea
fea de c
ginca cun' nie ch' deslngue a cian
d' s
Duv' l' duv' l' dve duv' l'
Che l'hn vurscia vdde ceg l' a st
cas
spita cme l'igua ch' derua z p'o
ri
Nu ghe n' nu ghe nu ghe n' nu ghe
n'

Padre:
Mi che sta cmba blla st de lngu
barbacu
che nu m' psse vdde scricch 'nt
n'tru nu
Nu ghe n' nu ghe n' nu ghe n'
Pretendente:
tegni dindnase sutt' 'n anglu de
melgran
cu' ca ch'o l'ha d' sa mn linga
d'o bambaxia
Dve duv' l'
dve duv' l'
duv' l' duv' l'

44

Padre:
Zeunu ch'ei bn parlu 'nte sta sein-a
de frev
Pretendente:
tegni dindnase sutt' 'n anglu de
melgran
Padre:
Sai che sta cmba mzu a xu d'
m 'nt vostra c
nu ghe n'
Pretendente:
cu' ca ch'o l'ha d' sa mn linga
d'o bambaxia
tre nu ghe n'
nu ghe nu ghe n' tre nu ghe n'
Coro:
l' xu l' xu
cmba ginca
de nette l' xu
au cin d' s'
A truvin truvin
cmba ginca
de mzu truvin
u cin d'o pn
Duv' l' duv' l'
ch' ne s'ascnde
se mai se mai
u cin d'o pn
cum' l' cum' l'
l' cum' nie
ch' vn z deslengu
da o ri
l' xu l' xu
cmba ginca
de mzu truvin
u cin d' s
Duv' l' duv' l'
ch' ne s'ascnde
se mai se mai
u cin d'o pn
Cmba cumbtta
bccu de sa
srva striggin c'ou maiu 'n giandn
Martn ou v p
cun' l'ze der
fogu de lgne nime in e
cmba cumbtta
bccu de sa
srva striggin c'ou maiu 'n giandn
Martn ou v p
cun' l'ze der
fogu de lgne nime in e
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

LA COLOMBA (traduzione)
Pretendente:
Avevo una bella colomba che volata

fuori casa
bianca come la neve che si scioglie a
pian del sale

dov' dov' dov' dove dov'


Padre:
Giovane che avete ben parlato in questa
sera di febbraio

dov' dov'
che l'hanno vista piegare le ali verso
questo casale
Pretendente:
veloce come l'acqua che precipita dal rio La terr a dondolarsi sotto una pergola
di melograni
non ce n' non ce n' non ce n'
Padre:
Padre:
Sappiate che questa colomba a maggio
Caro il mio giovanotto non vi porta mica
voler dalla mia nella vostra casa
un qualche prurito
che se cos fosse potreste andarvene in Pretendente:
giro per amorazzi
Con la cura che ha della seta la mano
leggera del bambagiaio
Pretendente:
non ce n' altre non ce n' non ce n'
Vengo dalla casa del topo che
altre non ce n'
l'angoscia slega i piedi
Coro:
Padre:
E' volata volata la colomba bianca
Qui di colombe d'altri non ne sono
di notte volata a pian del sale
venute
non se ne sono posate
La troveranno la troveranno la colomba
bianca
Pretendente:
di maggio la troveranno a pian del pane
Vengo con il cuore malato di una
passione che non ha uguali
Dov' dov' che ci si nasconde
si sposer si sposer a pian del pane
Padre:
Qui c' una colomba bianca che non
Com' com' come la neve
la vostra che la mia
che viene gi sciolta dal rio
Non ce n' altre non ce n' non ce n'
altre non ce n'
volata volata la colomba bianca
di maggio la troveranno a pian del sale
Coro:
E' volata volata la colomba bianca
Dov' dov' che ci si nasconde
di notte volata a pian del sale
si sposer si sposer a pian del pane
la troveranno la troveranno la colomba
bianca
Colomba colombina becco di seta
di maggio la troveranno a pian del pane serva a strofinare per terra col marito a
zonzo
Pretendente:
Martino va a piedi con l'asino dietro
Voi non vorreste darmela questa
fuoco di legna anime in cielo
colomba da maritare
HO VISTO NINA VOLARE
bianca come la neve che si scioglie nel
Mastica e sputa
rio
da una parte il miele
dov' dov' dov' dove dov'
mastica e sputa
dall'altra la cera
Padre:
mastica e sputa
Guardate che questa bella colomba
prima che venga neve
abituata a cantare in allegria
che io non la debba mai vedere stentare
Luce luce lontana
in un altro nido
pi bassa delle stelle
non ce n' non ce n' non ce n'
sar la stessa mano
che ti accende e ti spegne
Pretendente:
La terr a dondolarsi sotto una pergola
Ho visto Nina volare
di melograni
tra le corde dell'altalena
con la cura che ha della seta la mano
un giorno la prender
leggera del bambagiaio
45

come fa il vento alla schiena


E se lo sa mio padre
dovr cambiar paese
se mio padre lo sa
m'imbarcher sul mare
Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall'altra la cera
mastica e sputa
prima che faccia neve
Stanotte e venuta l'ombra
l'ombra che mi fa il verso
le ho mostrato il coltello
e la mia maschera di gelso
E se lo sa mio padre
mi metter in cammino
se mio padre lo sa
m'imbarcher lontano
Mastica e sputa
da una parte la cera
mastica e sputa
dall'altra parte il miele
mastica e sputa prima che metta neve
Ho visto Nina volare
tra le corde dell'altalena
un giorno la prender
come fa il vento alla schiena
Luce luce lontana
che si accende e si spegne
quale sar la mano
che illumina le stelle
Mastica e sputa
prima che venga neve
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

SMISURATAPREGHIERA
Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del
disastro
dalle cose che accadono al di sopra
delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di saziet di impunit

della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
Recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
coltivando tranquilla
l'orribile variet
delle proprie superbie
la maggioranza sta
Come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine
Per chi viaggia in direzione ostinata e
contraria
col suo marchio speciale di speciale
disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli
ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di
splendore
di umanit di verit
Per chi ad Aqaba cur la lebbra con uno
scettro posticcio
e semin il suo passaggio di gelosie
devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternit
Ricorda Signore questi servi
disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
(Nota: "Smisurata preghiera"
liberamente tratta dalla "Saga di
Maqroll" - Il gabbiere - di Alvaro Mutis
Ediz. Einaudi Torino)
Testo: F.De Andr I.Fossati
Anno di pubblicazione: 1996

Sullo scandalo metallico


di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar

46