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LETTERA APERTA

PRETI E CULTURA

Patrizia Stella

E’ ormai risaputo che a Verona, e ormai un po’ dappertutto, in


particolare negli ambienti ecclesiastici, certe iniziative culturali che
“odorano di fedeltà al Magistero della Chiesa” non hanno alcun riscontro,
vale a dire che vengono disertate, anzi, sembra che addirittura gli incaricati
della Curia non si prendano nemmeno la briga di informare i loro
confratelli sacerdoti, nonché Congregazioni religiose, Associazioni, ecc.
incuranti perfino delle indicazioni del Vescovo locale.
Mi riferisco in particolare a due recenti iniziative di altissimo livello
culturale: il convegno di studi sulla figura del Vescovo Gian Matteo
Giberti (1495-1543), e l’incontro di studio per sacerdoti sul tema
“Chiesa nella società secolarizzata” che ha visto come relatore Mons.
Luis Romera, professore ordinario di Metafisica nelle Università Pontificie
di Roma.
Il primo convegno che aveva lo scopo di focalizzare l’attenzione dei
veronesi, soprattutto sacerdoti, sulla poliedrica personalità del Vescovo
Giberti che governò la diocesi di Verona fra il 1524 e il 1543, - figura
eminente di Pastore zelante, umanista e riformatore, uomo di grande pietà,
fautore della centralità del Tabernacolo nelle chiese, diplomatico sapiente
e prudente, all’altezza delle maggiori personalità del suo tempo, che ispirò
con la sua azione i Pontefici dell’epoca e lo stesso San Carlo Borromeo –
questo convegno, appunto, ha visto una buona partecipazione soprattutto
di laici del mondo della cultura veronese, ma in quanto alla presenza dei
nostri sacerdoti, si potevano contare sulle dita di una mano.
L’altro incontro di studi del prof. Romera, destinato solo ai sacerdoti,
è stato “onorato” nientemeno che da una presenza doppia di partecipanti,
vale a dire poco più di una dozzina. Risultati assai deludenti in entrambi i
casi, non certamente per la povertà dei contenuti offerti dai promotori,
bensì per l’incomprensibile risposta dei diretti interlocutori, soprattutto
della Curia locale che, a detta di alcuni, si sono sentiti addirittura gratificati
per aver saputo boicottare con tanto successo entrambi gli eventi, in quanto
non rispondono alle loro convinzioni.
Noi veronesi, laici impegnati, che amiamo la Chiesa per come l’ha
voluta Cristo e non per come la vorrebbero certi picconatori interni, noi
laici che amiamo conoscere fin nei minimi dettagli le nostre radici
cristiane e coloro che tali radici hanno saputo intessere con vera maestria,
vita ascetica, culturale e fedeltà al Papa, rendendo grande e gloriosa non
solo la Chiesa ma tutta la società civile nella quale adesso ci muoviamo,
ebbene noi non possiamo tacere il nostro più vivo sconcerto davanti a
queste risposte, tipiche di chi soffre di una visione ridotta e provinciale del
mondo e della Chiesa, disancorata dal suo Magistero e chiusa a più vasti
orizzonti spirituali e metafisici.
Che cosa ci si può aspettare da quei sacerdoti che si sentono appagati
solo dalla frequenza dei ragazzi al calcetto, o dai parrocchiani alle sagre
patronali, o al massimo da qualche relatore che parli di immigrazione o di
politica? Quale futuro potrà ambire una diocesi da un Clero che denota un
grave impoverimento della vita di preghiera e dell’ascetica cristiana,
uniche, vere risorse che hanno reso efficace il Ministero dei grandi
Vescovi, come, appunto, il nostro Giberti?
Purtroppo solo quello di continuare a razzolare, nella speranza che
prima o poi lo Spirito Santo susciti qualche altra figura di Pastore
all’altezza delle necessità della Chiesa dei nostri tempi.

patrizia.stella@alice.it

Verona, 8 dicembre – Festa di Maria Immacolata