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CAPITOLO QUATRO

LA SVOLTA EPISTEMOLOGICA DELLA MODERNIT Cartesio e Kant

Cartesio, Lettera a Mersenne, 11 nov. 1640 (in R. Descartes, Tutte le lettere, Bompiani, Milano 2005)
Reverendo Padre, vi invio infine il mio scritto di metafisica, cui non ho messo alcun titolo, affinch ne siate il padrino e possiate battezzarlo. Come vi ho scritto nella mia precedente, ritengo che potr essere intitolato Meditationes de prima Philosophia: infatti, non vi tratto solamente di Dio e dellAnima, ma in generale di tutte le prime cose che si possono conoscere filosofando con ordine (p. 1329).

Cartesio, Lettera dellAutore a colui che ha tradotto I principi della filosofia (in R. Descartes, Opere 1637-1649, Bompiani, Milano 2009)

Cos, tutta la filosofia come un albero, le cui radici sono la metafisica, il tronco la fisica e i rami che escono da questo tronco sono tutte le altre scienze, che si riducono a tre principali, cio la medicina, la meccanica e la morale, intendo la pi alta e perfetta morale, la quale, presupponendo una completa conoscenza delle altre scienze, lultimo grado della saggezza (p. 2231).

G. Berkeley, Siris, in Complete Works, t. III, Clarendon Press, Oxford 1901 (trad. in G. Capone Braga L. Bisin, Fenomeno in EF 4036).

analogia e costanza e uniformit nei fenomeni od apparenze della natura che sono il fondamento di regole generali ( 252, orig. p. 343). presenza e azione immediate di un agente incorporeo che collega, muove e dispone tutte le cose ( 237; orig. p. 235)

C. Wolff, Logica tedesca, a cura di R. Ciafardone, Bompiani, Milano 2011, p. 29: Discorso preliminare sulla filosofia
1: La filosofia una scienza di tutte le cose possibili, del come e del perch esse sono possibili. 3: Chiamo possibile tutto ci che pu essere, non importa che esso esista o no. 4. Poich del nulla non si pu pensare nulla, tutto ci che pu essere deve avere una ragione sufficiente (o una raison), da cui si possa vedere perch piuttosto che non essere. 5. Cos un filosofo deve non solo sapere che qualcosa possibile, ma anche poter indicare la ragione per cui esso pu essere.

I. Kant, Critica della ragione umana, trad. di C. Esposito, Bompiani, Milano 2004.
(1a ed., Prefazione)

Quando [la ragione umana] saccorge che in questo modo il suo impegno dovr sempre restare incompiuto, dato che le questioni non finiranno mai, allora si vede costretta a trovar rifugio in principi che sopravanzino ogni possibile uso dellesperienza e che, tuttavia, appaiano cos insospettabili da meritare pure il consenso della comune ragione umana [A VIII].

In questo modo, per, essa va a cadere in oscurit e contraddizione, dalle quali pu desumere, certo, che alla base di tutto devono esserci da qualche parte degli errori nascosti: solo che essa non pu scoprirli, poich i principi di cui si serve, proprio in quanto vanno al di l dei confini dogni esperienza, non riconoscono pi nellesperienza alcuna pietra di paragone. Ora, il campo di battaglia di queste controversie senza fine si chiama metafisica (A VIII).

Per quanto si facesse derivare la nascita di quella presunta regina dalla plebaglia dellesperienza comune, e per quanto dunque si dovesse sospettare, a buon diritto, della sua presunzione, essa tuttavia continuava sempre a riaffermare le sue pretese, perch in realt questa genealogia le era stata attribuita in maniera errata: motivo, questo, per cui tutto ricadde ancora una volta nel vecchio e tarlato dogmatismo, e dunque in quel discredito a cui pure si era voluta sottrarre la scienza (A IX).

Questo tribunale non altro che la stessa critica della ragione pura. Con ci, per, non intendo una critica dei libri e dei sistemi, bens una critica della facolt della ragione in generale, riguardo a tutte le conoscenze cui essa pu tendere indipendentemente da ogni esperienza: quindi, la decisione circa la possibilit o limpossibilit di una metafisica in generale e la determinazione sia delle fonti che dellestensione e dei confini di essa e tutto questo in base a dei principi (A XII).

Ho a che fare soltanto con la ragione [der Vernunft] stessa e col suo puro pensiero [reinen Denken]. Per conoscere queste cose in maniera completa non devo cercare lontano attorno a me, poich le trovo in me stesso (A XIV).

(2a ed., Prefazione)

Che la logica sia riuscita cos bene un vantaggio che essa deve unicamente alla sua limitatezza, in virt della quale autorizzata anzi obbliata ad astrarre da tutti gli oggetti della conoscenza e dalle loro differenze, di modo che in essa lintelletto [Verstand] non abbia a che fare con nientaltro che non sia se stesso e la sua forma. Molto pi difficile, naturalmente, doveva essere per la ragione prendere la via sicura della scienza, qualora avesse dovuto occuparsi non solo di se stessa, ma anche degli oggetti (B IX).

Ora, posto che in queste scienze debba esserci la ragione [Vernunft], ci significa che in esse qualcosa devessere conosciuto a priori, e tale conoscenza pu riferirsi al suo oggetto in due maniere: o semplicemente per determinare questoggetto e il suo concetto (il quale devessere dato in un altro modo), oppure anche per realizzarlo. La prima la conoscenza teoretica della ragione, la seconda quella pratica (B IX-X).

Matematica e fisica sono le due conoscenze teoretiche della ragione [Vernunft] che debbono determinare a priori i loro oggetti: la prima in modo totalmente puro, la seconda in modo almeno parzialmente puro, dovendo essa seguire anche altre fonti di conoscenza, diverse dalla ragione [Vernunft] (B X).

La metafisica una conoscenza speculativa della ragione [Vernunft], che sta del tutto isolata e sopravanza completamente linsegnamento dellesperienza, e lo fa mediante dei semplici concetti (non come la matematica, mediante lapplicazione dei concetti allintuizione), di modo che in essa la ragione devessere scolata di se stessa (B XIV).

Finora si riteneva che ogni nostra conoscenza dovesse regolarsi sugli oggetti; ma tutti i tentativi di stabilire qualcosa di a priori su questi ultimi mediante dei concetti qualcosa con cui venisse estesa la nostra conoscenza , a causa di quel presupposto sono finiti in niente (B XVI).

Per una volta, allora, si tenti di vedere se non possiamo forse adempiere meglio i compiti della metafisica, ammettendo che siano gli oggetti a doversi regolare sulla nostra conoscenza; ci che di per s meglio si accorderebbe con lauspicata possibilit di una conoscenza a priori degli oggetti, che stabilisca qualcosa su questi ultimi prima che essi ci vengano dati. Si tratta di una cosa simile a quella che per la prima volta pens Copernico (B XVI).

Non possiamo avere conoscenza di alcun oggetto come cosa in se stessa, bens soltanto in quanto oggetto di intuizione sensibile, e cio cos come ci appare [Erscheinung]: dal che segue indubbiamente la limitazione di ogni possibile conoscenza speculativa della ragione ai soli oggetti dellesperienza. Si badi bene, tuttavia, che questo vale sempre a una condizione, e cio che, sebbene noi non possiamo conoscere [erkennen] questi stessi oggetti anche come cose in se stesse, dobbiamo per lo meno poterli pensare [denken] come tale (B XXVI).

Io posso [] pensare [denken] ci che voglio, solo che non mi contraddica, e cio solo che il mio concetto [Begriff] sia un pensiero [Gedanke] possibile, sebbene poi non possa garantire che, nellinsieme di tutte le possibilit, a questo concetto corrisponda o meno anche un oggetto. Ma per attribuire a un tale concetto una validit oggettiva [], si richiede qualcosa di pi. E questo qualcosa di pi non c bisogno di cercarlo proprio nelle fonti teoretiche della conoscenza, poich pu trovarsi anche nelle fonti pratiche (B XXVI, nota).

La Critica della ragione pura e il fenomeno

Leffetto di un oggetto sulla capacit raprentativa, in quanto noi veniamo affetti da questoggetto stesso, la sensazione. Lintuizione che si riferisce alloggetto mediante una sensazione, si chiama intuizione empirica. Loggetto indeterminato di unintuizione empirica si chiama fenomeno (A 20).

Se io dico: nello spazio e nel tempo lintuizione degli oggetti esterni, cos come lintuizione di s da parte dellanimo, rappresentano i loro oggetti nel modo in cui questi ultimi producono unaffezione sui nostri sensi, cio nel modo in cui essi ci appaiono [erscheint], questo non vuol dire che quegli oggetti sono una semplice parvenza [Blosser Schein] (B 69).

Sarebbe colpa mia, allora, se ci che appare vale a dire ci che dovrei attribuire al fenomeno io lo trasformassi in una semplice parvenza. Ci non accade invece, se si segue il nostro principio dellidealit di tutte le nostre intuizioni sensibili; al contrario, se a quelle forme di rappresentazioni si attribuisce una realt oggettiva, sarebbe inevitabile che in tal modo tutto venisse trasformato in una semplice parvenza (B 69-70).

I predicati del fenomeno possono essere attribuiti alloggetto stesso in rapporto al nostro senso []; la parvenza, invece, non pu mai essere attribuita alloggetto come suo predicato, appunto perch essa attribuisce alloggetto di per s ci che invece gli spetta solo in rapporto ai sensi o, in generale, in rapporto al soggetto (B 70, nota).

Vedere anche nella Critica della ragion pura, 1. Dottrina trascendentale degli elementi, II. Logica trascendentale:

1. Analitica trascendentale, Libro 2, capitolo 3: Sul fondamento della distinzione di tutti gli oggetti in generale in phaenomena e noumena (A 235 ss; B 295 ss); 2. Dialettica trascendentale, Introduzione, 1. Della parvenza trascendentale (A 293 ss; B 349 ss).