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PAPA FRANCESCO: I DISCORSI PROGRAMMATICI DEI PRIMI SEI MESI DI PONTIFICATO

* 1. IL PRIMO SALUTO PROGRAMMATICO ......................................................................... 4 * 2. IL PROGRAMMA DEL PONTIFICATO PER LA CHIESA .............................................. 5 * 3. IL PROGRAMMA DEL PONTIFICATO COMUNICATO ANCHE AI NON CATTOLICI.................................................................................................................................. 6 * 4. LA CUSTODIA E SAN GIUSEPPE ..................................................................................... 8 * 5. LEDUCAZIONE E MARIA............................................................................................... 11 * 6. LA RICERCA DI DIO ......................................................................................................... 13 * 7. LA CHIESA MAMMA .................................................................................................... 16 * 8. IL PASTORE E LE PECORE.............................................................................................. 18 * 9. IL METODO DI EVANGELIZZAZIONE .......................................................................... 20 * 10. IL SERVIZIO ECCLESIALE E IL CANCRO DEL CARRIERISMO ............................. 25 * 11. IL LAVORO, CONTRO LEGOISMO ............................................................................. 29 * 12. LA SOLIDARIET, CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE DELLINDIFFERENZA ... 32 * 13. LACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI ............................................................................... 35 * 14. LA DIFESA DELLA VITA CONTRO LA CULTURA DELLO SCARTO..................... 38 * 15. LA PACE ........................................................................................................................... 40 * 16. LIMPEGNO PERSONALE.............................................................................................. 42

* 17. LEDUCAZIONE DEI GIOVANI E LA MAGNANIMIT............................................. 45 * 18. IL METODO EDUCATIVO (DIALOGO CON GLI STUDENTI) .................................. 48 * 19. LO STILE DEL PONTIFICATO (CONFERENZA STAMPA)........................................ 53 * 20. IL SENSO DEL MOMENTO ATTUALE DELLA CHIESA (INTERVISTA ALLA CIVILT CATTOLICA) ........................................................................................................ 76

* 1. IL PRIMO SALUTO PROGRAMMATICO


http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/march/documents/pap a-francesco_20130313_benedizione-urbi-et-orbi_it.html BENEDIZIONE APOSTOLICA URBI ET ORBI PRIMO SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO Loggia centrale della Basilica Vaticana Mercoled, 13 marzo 2013 Fratelli e sorelle, buonasera! Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo ma siamo qui Vi ringrazio dellaccoglienza. La comunit diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perch il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca. [Recita del Padre Nostro, dellAve Maria e del Gloria al Padre] E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che quella che presiede nella carit tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: luno per laltro. Preghiamo per tutto il mondo, perch ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuter il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per levangelizzazione di questa citt tanto bella! E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perch mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me. [] Adesso dar la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volont. [Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dellaccoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perch custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

* 2. IL PROGRAMMA DEL PONTIFICATO PER LA CHIESA


http://www.vatican.va/holy_father/francesco/homilies/2013/documents/papafrancesco_20130314_omelia-cardinali_it.html SANTA MESSA CON I CARDINALI OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO Cappella Sistina Gioved, 14 marzo 2013

In queste tre Letture vedo che c qualcosa di comune: il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nelledificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare. Camminare. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore (Is 2,5). Questa la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilit che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa. Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare. Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Ges Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene gi, senza consistenza. Quando non si confessa Ges Cristo, mi sovviene la frase di Lon Bloy: Chi non prega il Signore, prega il diavolo. Quando non si confessa Ges Cristo, si confessa la mondanit del diavolo, la mondanit del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non cos facile, perch nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro. Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Ges Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non centra. Ti seguo con altre possibilit, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore. Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che versato sulla Croce; e di confessare lunica gloria: Cristo Crocifisso. E cos la Chiesa andr avanti. Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Ges Cristo Crocifisso. Cos sia.

* 3. IL PROGRAMMA DEL PONTIFICATO COMUNICATO ANCHE AI NON CATTOLICI


Errore. Il segnalibro non definito. UDIENZA AI RAPPRESENTANTI DEI MEDIA

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Aula Paolo VI Sabato, 16 marzo 2013

Cari amici, sono lieto, allinizio del mio ministero nella Sede di Pietro, di incontrare voi, che avete lavorato qui a Roma in questo periodo cos intenso, iniziato con il Errore. Il segnalibro non definito. Benedetto XVI, l11 febbraio scorso. Saluto cordialmente ciascuno di voi. Il ruolo dei mass-media andato sempre crescendo in questi ultimi tempi, tanto che esso diventato indispensabile per narrare al mondo gli eventi della storia contemporanea. Un ringraziamento speciale rivolgo quindi a voi per il vostro qualificato servizio dei giorni scorsi avete lavorato, eh! avete lavorato! , in cui gli occhi del mondo cattolico e non solo si sono rivolti alla Citt Eterna, in particolare a questo territorio che ha per baricentro la tomba di San Pietro. In queste settimane avete avuto modo di parlare

della Santa Sede, della Chiesa, dei suoi riti e tradizioni, della sua fede e in particolare del ruolo del Papa e del suo ministero. Un ringraziamento particolarmente sentito va a quanti hanno saputo osservare e presentare questi eventi della storia della Chiesa tenendo conto della prospettiva pi giusta in cui devono essere letti, quella della fede. Gli avvenimenti della storia chiedono quasi sempre una lettura complessa, che a volte pu anche comprendere la dimensione della fede. Gli eventi ecclesiali non sono certamente pi complicati di quelli politici o economici! Essi per hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non principalmente quella delle categorie, per cos dire, mondane, e proprio per questo non facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato. La Chiesa, infatti, pur essendo certamente anche unistituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso lincontro con Ges Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si pu rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera. Cristo il Pastore della Chiesa, ma la sua presenza nella storia passa attraverso la libert degli uomini: tra di essi uno viene scelto per servire come suo Vicario, Successore dellApostolo Pietro, ma Cristo il centro, non il Successore di Pietro: Cristo. Cristo il centro. Cristo il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero n avrebbero ragion dessere. Come ha ripetuto pi volte Benedetto XVI, Cristo presente e guida la sua Chiesa. In tutto quanto accaduto il protagonista , in ultima analisi, lo Spirito Santo. Egli ha ispirato la decisione di Benedetto XVI per il bene della Chiesa; Egli ha indirizzato nella preghiera e nellelezione i Cardinali. E importante, cari amici, tenere in debito conto questo orizzonte interpretativo, questa ermeneutica, per mettere a fuoco il cuore degli eventi di questi giorni. Da qui nasce anzitutto un rinnovato e sincero ringraziamento per le fatiche di questi giorni particolarmente impegnativi, ma anche un invito a cercare di conoscere sempre di pi la vera natura della Chiesa e anche il suo cammino nel mondo, con le sue virt e con i suoi peccati, e conoscere e le motivazioni spirituali che la guidano e che sono le pi autentiche per comprenderla. Siate certi che la Chiesa, da parte sua, riserva una grande attenzione alla vostra preziosa opera; voi avete la capacit di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, di offrire gli elementi per una lettura della realt. Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilit, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verit, della bont e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perch la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verit, la Bont e la Bellezza in persona. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verit, bont e bellezza. Alcuni non sapevano perch il Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco dAssisi. Io vi racconter la storia. Nellelezione, io avevo accanto a me larcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio

Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene lapplauso consueto, perch stato eletto il Papa. E lui mi abbracci, mi baci e mi disse: Non dimenticarti dei poveri!. E quella parola entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco dAssisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco luomo della pace. E cos, venuto il nome, nel mio cuore: Francesco dAssisi. E per me luomo della povert, luomo della pace, luomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E luomo che ci d questo spirito di pace, luomo povero Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Dopo, alcuni hanno fatto diverse battute. Ma, tu dovresti chiamarti Adriano, perch Adriano VI stato il riformatore, bisogna riformare . E un altro mi ha detto: No, no: il tuo nome dovrebbe essere Clemente. Ma perch?. Clemente XV: cos ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Ges!. Sono battute Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenit e con frutto, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Ges Cristo e la realt della Chiesa. Vi affido allintercessione della Beata Vergine Maria, Stella dellevangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuna delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione. Grazie. (Parole in spagnolo) Les dije que les daba de corazn la bendicin. Como muchos de ustedes no pertenecen a la Iglesia catlica, otros no son creyentes, de corazn doy esta bendicin en silencio, a cada uno de ustedes, respetando la conciencia de cada uno, pero sabiendo que cada uno de ustedes es hijo de Dios. Que Dios los bendiga! [Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, imparto di cuore questa benedizione, in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi figlio di Dio. Che Dio vi benedica. ]

* 4. LA CUSTODIA E SAN GIUSEPPE


Errore. Il segnalibro non definito. Errore. Il segnalibro non definito.

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Piazza San Pietro Marted, 19 marzo 2013 Solennit di San Giuseppe

Cari fratelli e sorelle!

Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennit di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: una coincidenza molto ricca di significato, ed anche lonomastico del mio Errore. Il segnalibro non definito.: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza. Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunit ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunit ebraica e di altre comunit religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico. Abbiamo ascoltato nel Vangelo che Giuseppe fece come gli aveva ordinato lAngelo del Signore e prese con s la sua sposa (Mt 1,24). In queste parole gi racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Ges; ma una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Errore. Il segnalibro non definito.: San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedic con gioioso impegno alleducazione di Ges Cristo, cos custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa figura e modello (Esort. ap. Errore. Il segnalibro non definito., 1). Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umilt, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedelt totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino allepisodio di Ges dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto lamore ogni momento. E accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianit della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Ges. Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Ges, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dalluomo, ma desidera la fedelt alla sua Parola, al suo disegno; ed Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe custode, perch sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volont, e proprio per questo ancora pi sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, attento a ci che lo circonda, e sa prendere le decisioni pi sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilit, con prontezza, ma vediamo anche qual il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato! La vocazione del custodire, per, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che semplicemente umana, riguarda tutti. E il custodire lintero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco dAssisi: lavere rispetto per ogni creatura di Dio e per lambiente in cui viviamo. E il custodire la gente, laver cura di tutti, di ogni persona,

con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono pi fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E laver cura luno dellaltro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. E il vivere con sincerit le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto affidato alla custodia delluomo, ed una responsabilit che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio! E quando luomo viene meno a questa responsabilit di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli Erode che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto delluomo e della donna. Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilit in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volont: siamo custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dellaltro, dellambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per custodire dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che lodio, linvidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perch proprio da l che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bont, anzi neanche della tenerezza! E qui aggiungo, allora, unulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bont, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non la virt del debole, anzi, al contrario, denota fortezza danimo e capacit di attenzione, di compassione, di vera apertura allaltro, capacit di amore. Non dobbiamo avere timore della bont, della tenerezza! Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo linizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Ges Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Ges a Pietro sullamore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre pi in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza lintera umanit, specie i pi poveri, i pi deboli, i pi piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carit: chi ha fame, sete, chi straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire! Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale credette, saldo nella speranza contro ogni speranza (Rm 4,18). Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, aprire lorizzonte della speranza, aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, portare il calore della speranza! E per il cre-

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dente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha lorizzonte di Dio che ci stato aperto in Cristo, fondata sulla roccia che Dio. Custodire Ges con Maria, custodire lintera creazione, custodire ogni persona, specie la pi povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ci che Dio ci ha donato! Chiedo lintercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinch lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen.

* 5. LEDUCAZIONE E MARIA
Errore. Il segnalibro non definito. Errore. Il segnalibro non definito.

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Basilica Papale di S. Maria Maggiore Sabato, 4 maggio 2013

Ringrazio lEminentissimo Signor Arciprete di questa Basilica per le parole dette allinizio. Ringrazio lei, fratello e amico, unamicizia che nacque in quel Paese alla fine del mondo! Grazie tante. Ringrazio per la presenza il Signor Cardinale Vicario, i Signori Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti. E ringrazio voi, fratelli e sorelle, che oggi siete venuti a pregare la Madonna, la madre, la Salus Populi Romani. Perch questa sera siamo qui davanti a Maria. Abbiamo pregato sotto la sua guida materna perch ci conduca ad essere sempre pi uniti al suo Figlio Ges; le abbiamo portato le nostre gioie e le nostre sofferenze, le nostre speranze e le nostre difficolt; labbiamo invocata con il bel titolo di Salus Populi Romani, chiedendo per tutti noi, per Roma, per il mondo che ci doni la salute. S, perch Maria ci dona la salute, la nostra salute. Ges Cristo, con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ci porta la salvezza, ci dona la grazia e la gioia di essere figli di Dio, di chiamarlo in verit con il nome di Padre. Maria madre, e una madre si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore. La Madonna custodisce la nostra salute. Che cosa vuol dire questo, che la Madonna custodisce la nostra salute? Penso soprattutto a tre aspetti: ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi; ci aiuta a crescere, ci aiuta ad affrontare la vita, ci aiuta ad essere liberi. 1. Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli

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perch crescano sempre di pi, crescano forti, capaci di prendersi responsabilit, di impegnarsi nella vita, di tendere a grandi ideali. Il Vangelo di san Luca dice che, nella famiglia di Nazareth, Ges cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui (Lc 2,40). La Madonna fa proprio questo in noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dellessere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilit, a tendere sempre pi in alto. 2. Una mamma poi pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficolt della vita. Non si educa, non si cura la salute evitando i problemi, come se la vita fosse unautostrada senza ostacoli. La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre sente tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. E questo una mamma sa farlo! Non porta sempre il figlio sulla strada della sicurezza, perch in questa maniera il figlio non pu crescere, ma anche non lo lascia soltanto sulla strada del rischio, perch pericoloso. Una mamma sa bilanciare le cose. Una vita senza sfide non esiste, e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, un ragazzo e una ragazza senza spina dorsale! Ricordiamo la parabola del buon samaritano: Ges non propone il comportamento del sacerdote e del levita, che evitano di soccorrere colui che era incappato nei briganti, ma il samaritano che vede la situazione di quelluomo e la affronta in maniera concreta, anche con rischi. Maria ha vissuto molti momenti non facili nella sua vita, dalla nascita di Ges, quando per loro non cera posto nellalloggio ( Lc 2,7), fino al Calvario (cfr Gv 19,25). E come una buona madre ci vicina, perch non perdiamo mai il coraggio di fronte alle avversit della vita, di fronte alla nostra debolezza, di fronte ai nostri peccati: ci d forza, ci indica il cammino di suo Figlio. Ges dalla croce dice a Maria, indicando Giovanni: Donna, ecco tuo figlio! e a Giovanni: Ecco tua madre! (cfr Gv 19,2627). In quel discepolo tutti noi siamo rappresentati: il Signore ci affida nelle mani piene di amore e di tenerezza della Madre, perch sentiamo il suo sostegno nellaffrontare e vincere le difficolt del nostro cammino umano e cristiano; non avere paura delle difficolt, affrontarle con laiuto della mamma. 3. Un ultimo aspetto: una buona mamma non solo accompagna i figli nella crescita, non evitando i problemi, le sfide della vita; una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libert. Questo non facile, ma una mamma sa farlo. Ma che cosa significa libert? Non certo fare tutto ci che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da unesperienza allaltra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libert non significa, per cos dire, buttare tutto ci che non piace dalla finestra. No, quella non libert! La libert ci donata perch sappiamo fare scelte buone nella vita! Maria da buona madre ci educa ad essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive; scelte definitive, in questo momento in cui regna, per cos dire, la filosofia del provvisorio. tanto difficile impegnarsi nella vita definitivamente. E lei ci aiuta a fare scelte definitive con quella libert piena con cui ha risposto s al piano di Dio sulla sua vita (cfr Lc 1,38). Cari fratelli e sorelle, quanto difficile, nel nostro tempo, prendere decisioni definitive! A tutti ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvi-

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soriet come se desiderassimo rimanere adolescenti. E un po il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita! Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la vita sar feconda! E questo libert: avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza. Tutta lesistenza di Maria un inno alla vita, un inno di amore alla vita: ha generato Ges nella carne ed ha accompagnato la nascita della Chiesa sul Calvario e nel Cenacolo. La Salus Populi Romani la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nellaffrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale. Questo ti chiediamo questa sera, O Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen. *** Alluscita dalla Basilica, dal Sagrato il Santo Padre ha rivolto le seguenti parole ai numerosi fedeli radunati in Piazza: Fratelli e sorelle, Buona sera! Grazie tante per la vostra presenza nella casa della mamma di Roma, della nostra Madre. Viva la Salus Populi Romani. Viva la Madonna. E la nostra Madre. Affidiamoci a lei, perch lei ci custodisce come una buona mamma. Io prego per voi, ma vi chiedo di pregare per me, perch ne ho bisogno. Tre Ave per me. Vi auguro una buona domenica, domani. Arrivederci. Adesso vi do la benedizione - a voi e a tutta la vostra famiglia. Vi benedica il Padre Onnipotente.. Buona domenica.

* 6. LA RICERCA DI DIO
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/homilies/2013/documents/papafrancesco_20130828_capitolo-sant-agostino_it.html SANTA MESSA PER LINIZIO DEL CAPITOLO GENERALE DELLORDINE DI SANTAGOSTINO

Basilica di SantAgostino in Campo Marzio, Roma Mercoled 28 agosto 2013

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Ci hai fatti per Te e inquieto il nostro cuore finch non riposa in te (Le Confessioni, I,1,1). Con queste parole, diventate celebri, santAgostino si rivolge a Dio nelle Confessioni, e in queste parole c la sintesi di tutta la sua vita. Inquietudine. Questa parola mi colpisce e mi fa riflettere. Vorrei partire da una domanda: quale inquietudine fondamentale vive Agostino nella sua vita? O forse dovrei piuttosto dire: quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo? Ne propongo tre: linquietudine della ricerca spirituale, linquietudine dellincontro con Dio, linquietudine dellamore. 1. La prima: linquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive unesperienza abbastanza comune al giorno doggi: abbastanza comune tra i giovani doggi. Viene educato dalla mamma Monica nella fede cristiana, anche se non riceve il Battesimo, ma crescendo se ne allontana, non trova in essa la risposta alle sue domande, ai desideri del suo cuore, e viene attirato da altre proposte. Entra allora nel gruppo dei manichei, si dedica con impegno ai suoi studi, non rinuncia al divertimento spensierato, agli spettacoli del tempo, intense amicizie, conosce lamore intenso e intraprende una brillante carriera di maestro di retorica che lo porta fino alla corte imperiale di Milano. Agostino un uomo arrivato, ha tutto, ma nel suo cuore rimane linquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non addormentato, direi non anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere. Agostino non si chiude in se stesso, non si adagia, continua a cercare la verit, il senso della vita, continua a cercare il volto di Dio. Certo commette errori, prende anche vie sbagliate, pecca, un peccatore; ma non perde linquietudine della ricerca spirituale. E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo. Vorrei dire a chi si sente indifferente verso Dio, verso la fede, a chi lontano da Dio o lha abbandonato, anche a noi, con le nostre lontananze e i nostri abbandoni verso Dio, piccoli, forse, ma ce ne sono tanti nella vita quotidiana: guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nellintimo di te stesso, e domandati: hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose? Il tuo cuore ha conservato linquietudine della ricerca o lhai lasciato soffocare dalle cose, che finiscono per atrofizzarlo? Dio ti attende, ti cerca: che cosa rispondi? Ti sei accorto di questa situazione della tua anima? Oppure dormi? Credi che Dio ti attende o per te questa verit sono soltanto parole? 2. In Agostino proprio questa inquietudine del cuore che lo porta allincontro personale con Cristo, lo porta a capire che quel Dio che cercava lontano da s, il Dio vicino ad ogni essere umano, il Dio vicino al nostro cuore, pi intimo a noi di noi stessi (cfr ibid., III,6,11). Ma anche nella scoperta e nellincontro con Dio, Agostino non si ferma, non si adagia, non si chiude in se stesso come chi gi arrivato, ma continua il cammino. Linquietudine della ricerca della verit, della ricerca di Dio, diventa linquietudine di conoscerlo sempre di pi e di uscire da se stesso per farlo conoscere agli altri. E proprio linquietudine dellamore. Vorrebbe una vita tranquilla di studio e di preghiera, ma Dio lo chiama ad essere Pastore ad Ippona, in un momento difficile, con una comunit divisa e la guerra alle porte. E Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, di evangelizzare con coraggio, senza timore, cerca di essere limmagine di Ges Buon Pastore che conosce le sue pecore (cfr Gv 10,14), anzi, come amo ripetere,

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che sente lodore del suo gregge, ed esce a cercare quelle smarrite. Agostino vive quello che san Paolo indica a Timoteo e a ciascuno di noi: annuncia la parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, annuncia il Vangelo con il cuore magnanimo, grande (cfr 2 Tm 4,2) di un Pastore che inquieto per le sue pecore. Il tesoro di Agostino proprio questo atteggiamento: uscire sempre verso Dio, uscire sempre verso il gregge E un uomo in tensione, tra queste due uscite; non privatizzare lamore sempre in cammino! Sempre in cammino, diceva Padre, Lei. Sempre inquieto! E questa la pace dellinquietudine. Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanit spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi? Noi consacrati pensiamo agli interessi personali, al funzionalismo delle opere, al carrierismo. Mah, tante cose possiamo pensare Mi sono per cos dire accomodato nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunit, o conservo la forza dellinquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad andare fuori, verso gli altri? 3. E veniamo allultima inquietudine, linquietudine dellamore. Qui non posso non guardare alla mamma: questa Monica! Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perch i propri figli tornino a Cristo! Non perdete la speranza nella grazia di Dio! Nelle Confessioni leggiamo questa frase che un vescovo disse a santa Monica, la quale chiedeva di aiutare suo figlio a ritrovare la strada della fede: Non possibile che un figlio di tante lacrime perisca (III,12,21). Lo stesso Agostino, dopo la conversione, rivolgendosi a Dio, scrive: per amore mio piangeva innanzi a te mia madre, tutta fedele, versando pi lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli (ibid., III,11,19). Donna inquieta, questa donna, che, alla fine, dice quella bella parola: cumulatius hoc mihi Deus praestitit! [il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente] (ibid., IX,10,26). Quello per cui lei piangeva, Dio glielo aveva dato abbondantemente! E Agostino erede di Monica, da lei riceve il seme dellinquietudine. Ecco, allora, linquietudine dellamore: cercare sempre, senza sosta, il bene dellaltro, della persona amata, con quella intensit che porta anche alle lacrime. Mi vengono in mente Ges che piange davanti al sepolcro dellamico Lazzaro, Pietro che, dopo aver rinnegato Ges ne incontra lo sguardo ricco di misericordia e di amore e piange amaramente, il Padre che attende sulla terrazza il ritorno del figlio e quando ancora lontano gli corre incontro; mi viene in mente la Vergine Maria che con amore segue il Figlio Ges fino alla Croce. Come siamo con linquietudine dellamore? Crediamo nellamore a Dio e agli altri? O siamo nominalisti su questo? Non in modo astratto, non solo le parole, ma il fratello concreto che incontriamo, il fratello che ci sta accanto! Ci lasciamo inquietare dalle loro necessit o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunit, che molte volte per noi comunitcomodit? A volte si pu vivere in un condominio senza conoscere chi ci vive accanto; oppure si pu essere in comunit, senza conoscere veramente il proprio confratello: con dolore penso ai consacrati che non sono fecondi, che sono zitelloni. Linquietudine dellamore spinge sempre ad andare incontro allaltro, senza aspettare che sia laltro a manifestare il suo bisogno. Linquietudine dellamore ci regala il dono della fecondit pastorale, e noi dobbiamo domandarci, ognuno di noi: come va la mia fecondit spirituale, la mia fecondit pastorale?

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Chiediamo al Signore per voi, cari Agostiniani, che iniziate il Capitolo Generale, e per noi tutti, che conservi nel nostro cuore linquietudine spirituale di ricercarlo sempre, linquietudine di annunciarlo con coraggio, linquietudine dellamore verso ogni fratello e sorella. Cos sia.

* 7. LA CHIESA MAMMA
Errore. Il segnalibro non definito. PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro Mercoled, 11 settembre 2013 Errore. Il segnalibro non definito.

La Chiesa Madre dei cristiani Cari fratelli e sorelle, buongiorno! riprendiamo oggi le catechesi sulla Chiesa in questo Errore. Il segnalibro non definito.. Tra le immagini che il Errore. Il segnalibro non definito. ha scelto per farci capire meglio la natura della Chiesa, c quella della madre: la Chiesa nostra madre nella fede, nella vita soprannaturale (cfr. Cost. dogm. Errore. Il segnalibro non definito., 6.14.15.41.42). E una delle immagini pi usate dai Padri della Chiesa nei primi secoli e penso possa essere utile anche per noi. Per me una delle immagini pi belle della Chiesa: la Chiesa madre! In che senso e in che modo la Chiesa madre? Partiamo dalla realt umana della maternit: che cosa fa una mamma? 1. Anzitutto una mamma genera alla vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Cos la Chiesa: ci genera nella fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. La Chiesa e la Vergine Maria sono mamme, ambedue; quello che si dice della Chiesa si pu dire anche della Madonna e quello che si dice della Madonna si pu dire anche della Chiesa! Certo la fede un atto personale: io credo, io personalmente rispondo a Dio che si fa conoscere e vuole entrare in amicizia con me (cfr Enc. Errore. Il segnalibro non definito., n. 39). Ma la fede io la ricevo da altri, in una famiglia, in una comunit che mi insegna a dire io credo, noi crediamo. Un cristiano non unisola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede un regalo, un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa. E la Chiesa ci dona la vita di fede nel Battesimo: quello il momento in cui ci fa nascere come figli di Dio, il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre. Se

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andate al Battistero di San Giovanni in Laterano, presso la cattedrale del Papa, allinterno c uniscrizione latina che dice pi o meno cos: Qui nasce un popolo di stirpe divina, generato dallo Spirito Santo che feconda queste acque; la Madre Chiesa partorisce i suoi figli in queste onde. Questo ci fa capire una cosa importante: il nostro far parte della Chiesa non un fatto esteriore e formale, non compilare una carta che ci danno, ma un atto interiore e vitale; non si appartiene alla Chiesa come si appartiene ad una societ, ad un partito o ad una qualsiasi altra organizzazione. Il legame vitale, come quello che si ha con la propria mamma, perch, come afferma santAgostino, la Chiesa realmente madre dei cristiani (De moribus Ecclesiae, I,30,6263:PL32,1336). Chiediamoci: come vedo io la Chiesa? Se sono riconoscente anche ai miei genitori perch mi hanno dato la vita, sono riconoscente alla Chiesa perch mi ha generato nella fede attraverso il Battesimo? Quanti cristiani ricordano la data del proprio Battesimo? Io vorrei fare questa domanda qui a voi, ma ognuno risponda nel suo cuore: quanti di voi ricordano la data del proprio Battesimo? Alcuni alzano le mani, ma quanti non ricordano! Ma la data del Battesimo la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la nostra mamma Chiesa ci ha partorito! E adesso vi lascio un compito da fare a casa. Quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual la data del vostro Battesimo, e questo per festeggiarla, per ringraziare il Signore di questo dono. Lo farete? Amiamo la Chiesa come si ama la propria mamma, sapendo anche comprendere i suoi difetti? Tutte le mamme hanno difetti, tutti abbiamo difetti, ma quando si parla dei difetti della mamma noi li copriamo, li amiamo cos. E la Chiesa ha pure i suoi difetti: la amiamo cos come la mamma, la aiutiamo ad essere pi bella, pi autentica, pi secondo il Signore? Vi lascio queste domande, ma non dimenticate i compiti: cercare la data del vostro Battesimo per averla nel cuore e festeggiarla. 2. Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, d loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. E in questo sa anche correggere, perdonare, comprendere, sa essere vicina nella malattia, nella sofferenza. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che una luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con lEucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con lUnzione degli infermi. La Chiesa ci accompagna in tutta la nostra vita di fede, in tutta la nostra vita cristiana. Possiamo farci allora delle altre domande: che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto un rapporto formale o vitale? 3. Un terzo breve pensiero. Nei primi secoli della Chiesa, era ben chiara una realt: la Chiesa, mentre madre dei cristiani, mentre fa i cristiani, anche fatta da essi. La Chiesa non qualcosa di diverso da noi stessi, ma va vista come la totalit dei credenti, come il noi dei cristiani: io, tu, tutti noi siamo parte della Chiesa. San Girolamo scriveva: La Chiesa di Cristo altra cosa non se non le anime di coloro che credono in Cristo (Tract. Ps 86: PL26,1084). Allora la maternit della Chiesa la viviamo tutti, pa-

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stori e fedeli. A volte sento: Io credo in Dio ma non nella ChiesaHo sentito che la Chiesa dicei preti dicono.... Ma una cosa sono i preti, ma la Chiesa non formata solo dai preti, la Chiesa siamo tutti! E se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso; e questo una contraddizione. La Chiesa siamo tutti: dal bambino recentemente battezzato fino ai Vescovi, al Papa; tutti siamo Chiesa e tutti siamo uguali agli occhi di Dio! Tutti siamo chiamati a collaborare alla nascita alla fede di nuovi cristiani, tutti siamo chiamati ad essere educatori nella fede, ad annunciare il Vangelo. Ciascuno di noi si chieda: che cosa faccio io perch altri possano condividere la fede cristiana? Sono fecondo nella mia fede o sono chiuso? Quando ripeto che amo una Chiesa non chiusa nel suo recinto, ma capace di uscire, di muoversi, anche con qualche rischio, per portare Cristo a tutti, penso a tutti, a me, a te, a ogni cristiano. Tutti partecipiamo della maternit della Chiesa, affinch la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra. Evviva la santa madre Chiesa!

* 8. IL PASTORE E LE PECORE
Errore. Il segnalibro non definito. Errore. Il segnalibro non definito.

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Errore. Il segnalibro non definito. Gioved Santo, 28 marzo 2013

Cari fratelli e sorelle, con gioia celebro la prima Messa Crismale come Vescovo di Roma. Vi saluto tutti con affetto, in particolare voi, cari sacerdoti, che oggi, come me, ricordate il giorno dellOrdinazione. Le Letture, anche il Salmo, ci parlano degli Unti: il Servo di Javh di Isaia, il re Davide e Ges nostro Signore. I tre hanno in comune che lunzione che ricevono destinata a ungere il popolo fedele di Dio, di cui sono servitori; la loro unzione per i poveri, per i prigionieri, per gli oppressi Unimmagine molto bella di questo essere per del santo crisma quella del Salmo 133: come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba, la barba di Aronne, che scende sullorlo della sua veste (v. 2). Limmagine dellolio che si sparge, che scende dalla barba di Aronne fino allorlo delle sue vesti sacre, immagine dellunzione sacerdotale che per mezzo dellUnto giunge fino ai confini delluniverso rappresentato nelle vesti. Le vesti sacre del Sommo Sacerdote sono ricche di simbolismi; uno di essi quello dei nomi dei figli di Israele impressi sopra le pietre di onice che adornavano le spalle dellefod dal quale proviene la nostra attuale casula: sei sopra la pietra della spalla de-

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stra e sei sopra quella della spalla sinistra (cfr Es 28, 6-14). Anche nel pettorale erano incisi i nomi delle dodici trib dIsraele (cfr Es 28,21). Ci significa che il sacerdote celebra caricandosi sulle spalle il popolo a lui affidato e portando i suoi nomi incisi nel cuore. Quando ci rivestiamo con la nostra umile casula pu farci bene sentire sopra le spalle e nel cuore il peso e il volto del nostro popolo fedele, dei nostri santi e dei nostri martiri, che in questo tempo sono tanti!. Dalla bellezza di quanto liturgico, che non semplice ornamento e gusto per i drappi, bens presenza della gloria del nostro Dio che risplende nel suo popolo vivo e confortato, passiamo adesso a guardare allazione. Lolio prezioso che unge il capo di Aronne non si limita a profumare la sua persona, ma si sparge e raggiunge le periferie. Il Signore lo dir chiaramente: la sua unzione per i poveri, per i prigionieri, per i malati e per quelli che sono tristi e soli. Lunzione, cari fratelli, non per profumare noi stessi e tanto meno perch la conserviamo in unampolla, perch lolio diventerebbe rancido e il cuore amaro. Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa una prova chiara. Quando la nostra gente viene unta con olio di gioia lo si nota: per esempio, quando esce dalla Messa con il volto di chi ha ricevuto una buona notizia. La nostra gente gradisce il Vangelo predicato con lunzione, gradisce quando il Vangelo che predichiamo giunge alla sua vita quotidiana, quando scende come lolio di Aronne fino ai bordi della realt, quando illumina le situazioni limite, le periferie dove il popolo fedele pi esposto allinvasione di quanti vogliono saccheggiare la sua fede. La gente ci ringrazia perch sente che abbiamo pregato con le realt della sua vita di ogni giorno, le sue pene e le sue gioie, le sue angustie e le sue speranze. E quando sente che il profumo dellUnto, di Cristo, giunge attraverso di noi, incoraggiata ad affidarci tutto quello che desidera arrivi al Signore: preghi per me, padre, perch ho questo problema, mi benedica, padre, preghi per me, sono il segno che lunzione arrivata allorlo del mantello, perch viene trasformata in supplica, supplica del Popolo di Dio. Quando siamo in questa relazione con Dio e con il suo Popolo e la grazia passa attraverso di noi, allora siamo sacerdoti, mediatori tra Dio e gli uomini. Ci che intendo sottolineare che dobbiamo ravvivare sempre la grazia e intuire in ogni richiesta, a volte inopportuna, a volte puramente materiale o addirittura banale - ma lo solo apparentemente - il desiderio della nostra gente di essere unta con lolio profumato, perch sa che noi lo abbiamo. Intuire e sentire, come sent il Signore langoscia piena di speranza dellemorroissa quando tocc il lembo del suo mantello. Questo momento di Ges, in mezzo alla gente che lo circondava da tutti i lati, incarna tutta la bellezza di Aronne rivestito sacerdotalmente e con lolio che scende sulle sue vesti. una bellezza nascosta che risplende solo per quegli occhi pieni di fede della donna che soffriva perdite di sangue. Gli stessi discepoli futuri sacerdoti tuttavia non riescono a vedere, non comprendono: nella periferia esistenziale vedono solo la superficialit della moltitudine che si stringe da tutti i lati fino a soffocare Ges (cfr Lc 8,42). Il Signore, al contrario, sente la forza dellunzione divina che arriva ai bordi del suo mantello. Cos bisogna uscire a sperimentare la nostra unzione, il suo potere e la sua efficacia redentrice: nelle periferie dove c sofferenza, c sangue versato, c cecit che desidera vedere, ci sono prigionieri di tanti cattivi padroni. Non precisamente nelle autoespe-

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rienze o nelle introspezioni reiterate che incontriamo il Signore: i corsi di autoaiuto nella vita possono essere utili, per vivere la nostra vita sacerdotale passando da un corso allaltro, di metodo in metodo, porta a diventare pelagiani, a minimizzare il potere della grazia, che si attiva e cresce nella misura in cui, con fede, usciamo a dare noi stessi e a dare il Vangelo agli altri, a dare la poca unzione che abbiamo a coloro che non hanno niente di niente. Il sacerdote che esce poco da s, che unge poco - non dico niente perch, grazie a Dio, la gente ci ruba lunzione - si perde il meglio del nostro popolo, quello che capace di attivare la parte pi profonda del suo cuore presbiterale. Chi non esce da s, invece di essere mediatore, diventa a poco a poco un intermediario, un gestore. Tutti conosciamo la differenza: lintermediario e il gestore hanno gi la loro paga e siccome non mettono in gioco la propria pelle e il proprio cuore, non ricevono un ringraziamento affettuoso, che nasce dal cuore. Da qui deriva precisamente linsoddisfazione di alcuni, che finiscono per essere tristi, preti tristi, e trasformati in una sorta di collezionisti di antichit oppure di novit, invece di essere pastori con lodore delle pecore - questo io vi chiedo: siate pastori con lodore delle pecore, che si senta quello -; invece di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini. vero che la cosiddetta crisi di identit sacerdotale ci minaccia tutti e si somma ad una crisi di civilt; per, se sappiamo infrangere la sua onda, noi potremo prendere il largo nel nome del Signore e gettare le reti. bene che la realt stessa ci porti ad andare l dove ci che siamo per grazia appare chiaramente come pura grazia, in questo mare del mondo attuale dove vale solo lunzione - e non la funzione -, e risultano feconde le reti gettate unicamente nel nome di Colui del quale noi ci siamo fidati: Ges. Cari fedeli, siate vicini ai vostri sacerdoti con laffetto e con la preghiera perch siano sempre Pastori secondo il cuore di Dio. Cari sacerdoti, Dio Padre rinnovi in noi lo Spirito di Santit con cui siamo stati unti, lo rinnovi nel nostro cuore in modo tale che lunzione giunga a tutti, anche alle periferie, l dove il nostro popolo fedele pi lo attende ed apprezza. La nostra gente ci senta discepoli del Signore, senta che siamo rivestiti dei loro nomi, che non cerchiamo altra identit; e possa ricevere attraverso le nostre parole e opere questolio di gioia che ci venuto a portare Ges, lUnto. Amen

* 9. IL METODO DI EVANGELIZZAZIONE
Errore. Il segnalibro non definito.

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO ECCLESIALE DELLA DIOCESI DI ROMA
Aula Paolo VI Luned, 17 giugno 2013 Errore. Il segnalibro non definito.

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Io non mi vergogno del Vangelo

Buonasera a tutti, cari fratelli e sorelle! LApostolo Paolo finiva questo brano della sua lettera ai nostri antenati con queste parole: non siete pi sotto la Legge, ma sotto la grazia. E questa la nostra vita: camminare sotto la grazia, perch il Signore ci ha voluto bene, ci ha salvati, ci ha perdonati. Tutto ha fatto il Signore, e questa la grazia, la grazia di Dio. Noi siamo in cammino sotto la grazia di Dio, che venuta da noi, in Ges Cristo che ci ha salvati. Ma questo ci apre verso un orizzonte grande, e questo per noi gioia. Voi non siete pi sotto la Legge, ma sotto la grazia. Ma cosa significa, questo vivere sotto la grazia? Cercheremo di spiegare qualcosa di che cosa significa vivere sotto la grazia. E la nostra gioia, la nostra libert. Noi siamo liberi. Perch? Perch viviamo sotto la grazia. Noi non siamo pi schiavi della Legge: siamo liberi perch Ges Cristo ci ha liberati, ci ha dato la libert, quella piena libert di figli di Dio, che viviamo sotto la grazia. Questo un tesoro. Cercher di spiegare un po questo mistero tanto bello, tanto grande: vivere sotto la grazia. Questanno avete lavorato tanto sul Battesimo e anche sul rinnovamento della pastorale post-battesimale. Il Battesimo, questo passare da sotto la Legge a sotto la grazia, una rivoluzione. Sono tanti i rivoluzionari nella storia, sono stati tanti. Ma nessuno ha avuto la forza di questa rivoluzione che ci ha portato Ges: una rivoluzione per trasformare la storia, una rivoluzione che cambia in profondit il cuore delluomo. Le rivoluzioni della storia hanno cambiato i sistemi politici, economici, ma nessuna di esse ha veramente modificato il cuore delluomo. La vera rivoluzione, quella che trasforma radicalmente la vita, lha compiuta Ges Cristo attraverso la sua Risurrezione: la Croce e la Risurrezione. E Benedetto XVI diceva, di questa rivoluzione, che la pi grande mutazione della storia dellumanit. Ma pensiamo a questo: la pi grande mutazione della storia dellumanit, una vera rivoluzione e noi siamo rivoluzionarie e rivoluzionari di questa rivoluzione, perch noi andiamo per questa strada della pi grande mutazione della storia dellumanit. Un cristiano, se non rivoluzionario, in questo tempo, non cristiano! Deve essere rivoluzionario per la grazia! Proprio la grazia che il Padre ci d attraverso Ges Cristo crocifisso, morto e risorto fa di noi rivoluzionari, perch e cito nuovamente Benedetto la pi grande mutazione della storia dellumanit. Perch cambia il cuore. Il profeta Ezechiele lo diceva: Toglier da voi il cuore di pietra e vi dar un cuore di carne. E questa lesperienza che vive lApostolo Paolo: dopo avere incontrato Ges sulla via di Damasco, cambia radicalmente la sua prospettiva di vita e riceve il Battesimo. Dio trasforma il suo cuore! Ma pensate: un persecutore, uno che inseguiva la Chiesa e i cristiani, diventa un santo, un cristiano fino alle ossa, proprio un cristiano vero! Prima un violento persecutore, ora diventa un apostolo, un testimone coraggioso di Ges Cristo, al punto di non aver paura di subire il martirio. Quel Saulo che voleva uccidere chi annunziava il Vangelo, alla fine dona la sua vita per annunciare il Vangelo. E questo il mutamento, il pi grande mutamento del quale ci parlava Papa Benedetto. Ti cambia il cuore, da peccatore da peccatore: tutti siamo pec-

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catori ti trasforma in santo. Qualcuno di noi non peccatore? Se ci fosse qualcuno, alzi la mano! Tutti siamo peccatori, tutti! Tutti siamo peccatori! Ma la grazia di Ges Cristo ci salva dal peccato: ci salva! Tutti, se noi accogliamo la grazia di Ges Cristo, Lui cambia il nostro cuore e da peccatori ci fa santi. Per diventare santi non necessario girare gli occhi e guardare l, o avere un po una faccia da immaginetta! No, no, non necessario questo! Una sola cosa necessaria per diventare santi: accogliere la grazia che il Padre ci da in Ges Cristo. Ecco, questa grazia cambia il nostro cuore. Noi continuiamo ad essere peccatori, perch tutti siamo deboli, ma anche con questa grazia che ci fa sentire che il Signore buono, che il Signore misericordioso, che il Signore ci aspetta, che il Signore ci perdona, questa grazia grande, che cambia il nostro cuore. E, diceva il profeta Ezechiele, che da un cuore di pietra lo cambia in un cuore di carne. Cosa vuol dire, questo? Un cuore che ama, un cuore che soffre, un cuore che gioisce con gli altri, un cuore colmo di tenerezza per chi, portando impresse le ferite della vita, si sente alla periferia della societ. Lamore la pi grande forza di trasformazione della realt, perch abbatte i muri dellegoismo e colma i fossati che ci tengono lontani gli uni dagli altri. E questo lamore che viene da un cuore mutato, da un cuore di pietra che trasformato in un cuore di carne, un cuore umano. E questo lo fa la grazia, la grazia di Ges Cristo che noi tutti abbiamo ricevuto. Qualcuno di voi sa quanto costa la grazia? Dove si vende la grazia? Dove posso comprare la grazia? Nessuno sa dirlo: no. Vado a comprarla dalla segretaria parrocchiale, forse lei la vende, la grazia? Qualche prete la vende, la grazia? Ascoltate bene questo: la grazia non si compra e non si vende; un regalo di Dio in Ges Cristo. Ges Cristo ci d la grazia. E lunico che ci d la grazia. E un regalo: ce lo offre, a noi. Prendiamola. E bello questo. Lamore di Ges cos: ci d la grazia gratuitamente, gratuitamente. E noi dobbiamo darla ai fratelli, alle sorelle, gratuitamente. E un po triste quando uno incontra alcuni che vendono la grazia: nella storia della Chiesa alcune volte accaduto questo, e ha fatto tanto male, tanto male. Ma la grazia non si pu vendere: la ricevi gratuitamente e la dai gratuitamente. E questa la grazia di Ges Cristo. In mezzo a tanti dolori, a tanti problemi che ci sono qui, a Roma, c gente che vive senza speranza. Ciascuno di noi pu pensare, in silenzio, alle persone che vivono senza speranza, e sono immerse in una profonda tristezza da cui cercano di uscire credendo di trovare la felicit nellalcol, nella droga, nel gioco dazzardo, nel potere del denaro, nella sessualit senza regole Ma si ritrovano ancora pi delusi e talvolta sfogano la loro rabbia verso la vita con comportamenti violenti e indegni delluomo. Quante persone tristi, quante persone tristi, senza speranza! Pensate anche a tanti giovani che, dopo aver sperimentato tante cose, non trovano senso alla vita e cercano il suicidio, come soluzione. Voi sapete quanti suicidi di giovani ci sono oggi nel mondo? La cifra alta! Perch? Non hanno speranza. Hanno provato tante cose e la societ, che crudele crudele! non ti pu dare speranza. La speranza come la grazia: non si pu comprare, un dono di Dio. E noi dobbiamo offrire la speranza cristiana con la nostra testimonianza, con la nostra libert, con la nostra gioia. Il regalo che ci fa Dio della grazia, porta la speranza. Noi, che abbiamo la gioia di accorgerci che non siamo orfani, che abbiamo un Padre, possiamo essere indifferenti verso questa citt che ci chiede, forse anche inconsapevolmente, senza saperlo, una speranza che laiuti a guardare il futuro con maggiore fiducia e serenit? Noi non possiamo essere indifferenti. Ma come possiamo

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fare questo? Come possiamo andare avanti e offrire la speranza? Andare per la strada dicendo: Io ho la speranza? No! Con la vostra testimonianza, con il vostro sorriso, dire: Io credo che ho un Padre. Lannunzio del Vangelo questo: con la mia parola, con la mia testimonianza dire: Io ho un Padre. Non siamo orfani. Abbiamo un Padre, e condividere questa filiazione con il Padre e con tutti gli altri. Padre, adesso capisco: si tratta di convincere gli altri, di fare proseliti!. No: niente di questo. Il Vangelo come il seme: tu lo semini, lo semini con la tua parola e con la tua testimonianza. E poi, non fai la statistica di come andato questo: la fa Dio. Lui fa crescere questo seme; ma dobbiamo seminare con quella certezza che lacqua la d Lui, la crescita la d Lui. E noi non facciamo la raccolta: la far un altro prete, un altro laico, unaltra laica, un altro la far. Ma la gioia di seminare con la testimonianza, perch con la parola solo non basta, non basta. La parola senza la testimonianza aria. Le parole non bastano. La vera testimonianza che dice Paolo. Lannunzio del Vangelo destinato innanzitutto ai poveri, a quanti mancano spesso del necessario per condurre una vita dignitosa. A loro annunciato per primi il lieto messaggio che Dio li ama con predilezione e viene a visitarli attraverso le opere di carit che i discepoli di Cristo compiono in suo nome. Prima di tutto, andare ai poveri: questo il primo. Nel momento del Giudizio finale, possiamo leggere in Matteo 25, tutti saremo giudicati su questo. Ma alcuni, poi, pensano che il messaggio di Ges sia destinato a coloro che non hanno una preparazione culturale. No! No! LApostolo afferma con forza che il Vangelo per tutti, anche per i dotti. La sapienza, che deriva dalla Risurrezione, non si oppone a quella umana ma, al contrario, la purifica e la eleva. La Chiesa sempre stata presente nei luoghi dove si elabora la cultura. Ma il primo passo sempre la priorit ai poveri. Ma anche dobbiamo andare alle frontiere dellintelletto, della cultura, nellaltezza del dialogo, del dialogo che fa la pace, del dialogo intellettuale, del dialogo ragionevole. E per tutti, il Vangelo! Questo di andare verso i poveri non significa che noi dobbiamo diventare pauperisti, o una sorta di barboni spirituali! No, no, non significa questo! Significa che dobbiamo andare verso la carne di Ges che soffre, ma anche soffre la carne di Ges di quelli che non lo conoscono con il loro studio, con la loro intelligenza, con la loro cultura. Dobbiamo andare l! Perci, a me piace usare lespressione andare verso le periferie, le periferie esistenziali. Tutti, tutti quelli, dalla povert fisica e reale alla povert intellettuale, che reale, pure. Tutte le periferie, tutti gli incroci dei cammini: andare l. E l, seminare il seme del Vangelo, con la parola e con la testimonianza. E questo significa che noi dobbiamo avere coraggio. Paolo VI diceva che lui non capiva i cristiani scoraggiati: non li capiva. Questi cristiani tristi, ansiosi, questi cristiani dei quali uno pensa se credono in Cristo o nella dea lamentela: non si sa mai. Tutti i giorni si lamentano, si lamentano; e come va il mondo, guarda, che calamit, le calamit. Ma, pensate: il mondo non peggiore di cinque secoli fa! Il mondo il mondo; sempre stato il mondo. E quando uno si lamenta: e va cos, non si pu fare niente, ah la giovent Vi faccio una domanda: voi conoscete cristiani cos? Ce ne sono, ce ne sono! Ma, il cristiano deve essere coraggioso e davanti al problema, davanti ad una crisi sociale, religiosa deve avere il coraggio di andare avanti, andare avanti con coraggio. E quando non si pu far niente, con pazienza: sopportando. Sopportare. Coraggio e pazienza, queste due virt di Paolo. Coraggio: andare avanti, fare le cose, dare testimo-

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nianza forte; avanti! Sopportare: portare sulle spalle le cose che non si possono cambiare ancora. Ma andare avanti con questa pazienza, con questa pazienza che ci d la grazia. Ma, cosa dobbiamo fare con il coraggio e con la pazienza? Uscire da noi stessi: uscire da noi stessi. Uscire dalle nostre comunit, per andare l dove gli uomini e le donne vivono, lavorano e soffrono e annunciare loro la misericordia del Padre che si fatta conoscere agli uomini in Ges Cristo di Nazareth. Annunciare questa grazia che ci stata regalata da Ges. Se ai sacerdoti, Gioved Santo, ho chiesto di essere pastori con lodore delle pecore, a voi, cari fratelli e sorelle, dico: siate ovunque portatori della Parola di vita nei nostri quartieri, nei luoghi di lavoro e dovunque le persone si ritrovino e sviluppino relazioni. Voi dovete andare fuori. Io non capisco le comunit cristiane che sono chiuse, in parrocchia. Voglio dirvi una cosa. Nel Vangelo bello quel brano che ci parla del pastore che, quando torna allovile, si accorge che manca una pecora, lascia le 99 e va a cercarla, a cercarne una. Ma, fratelli e sorelle, noi ne abbiamo una; ci mancano le 99! Dobbiamo uscire, dobbiamo andare da loro! In questa cultura - diciamoci la verit - ne abbiamo soltanto una, siamo minoranza! E noi sentiamo il fervore, lo zelo apostolico di andare e uscire e trovare le altre 99? Questa una responsabilit grande, e dobbiamo chiedere al Signore la grazia della generosit e il coraggio e la pazienza per uscire, per uscire ad annunziare il Vangelo. Ah, questo difficile. E pi facile restare a casa, con quellunica pecorella! E pi facile con quella pecorella, pettinarla, accarezzarla ma noi preti, anche voi cristiani, tutti: il Signore ci vuole pastori, non pettinatori di pecorelle; pastori! E quando una comunit chiusa, sempre tra le stesse persone che parlano, questa comunit non una comunit che d vita. E una comunit sterile, non feconda. La fecondit del Vangelo viene per la grazia di Ges Cristo, ma attraverso noi, la nostra predicazione, il nostro coraggio, la nostra pazienza. Viene un po lunga la cosa, vero? Ma non facile! Dobbiamo dirci la verit: il lavoro di evangelizzare, di portare avanti la grazia gratuitamente non facile, perch non siamo noi soli con Ges Cristo; c anche un avversario, un nemico che vuole tenere gli uomini separati da Dio. E per questo instilla nei cuori la delusione, quando noi non vediamo ricompensato subito il nostro impegno apostolico. Il diavolo ogni giorno getta nei nostri cuori semi di pessimismo e di amarezza, e uno si scoraggia, noi ci scoraggiamo. Non va! Abbiamo fatto questo, non va; abbiamo fatto quellaltro e non va! E guarda quella religione come attira tanta gente e noi no!. E il diavolo che mette questo. Dobbiamo prepararci alla lotta spirituale. Questo importante. Non si pu predicare il Vangelo senza questa lotta spirituale: una lotta di tutti i giorni contro la tristezza, contro lamarezza, contro il pessimismo; una lotta di tutti i giorni! Seminare non facile. E pi bello raccogliere, ma seminare non facile, e questa la lotta di tutti i giorni dei cristiani. Paolo diceva che lui aveva lurgenza di predicare e lui aveva lesperienza di questa lotta spirituale, quando diceva: Ho nella mia carne una spina di satana e tutti i giorni la sento. Anche noi abbiamo spine di satana che ci fanno soffrire e ci fanno andare con difficolt e tante volte ci scoraggiano. Prepararci alla lotta spirituale: levangelizzazione chiede da noi un vero coraggio anche per questa lotta interiore, nel nostro cuore, per dire con la preghiera, con la mortificazione, con la voglia di seguire Ges, con i Sacramenti che sono un incontro con Ges, dire a Ges: grazie, grazie per la tua grazia. Voglio portarla agli altri. Ma questo lavoro: questo lavoro. Questo si chiama non vi

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spaventate si chiama martirio. Il martirio questo: fare la lotta, tutti i giorni, per testimoniare. Questo martirio. E ad alcuni il Signore chiede il martirio della vita, ma c il martirio di tutti i giorni, di tutte le ore: la testimonianza contro lo spirito del male che non vuole che noi siamo evangelizzatori. E adesso, vorrei finire pensando una cosa. In questo tempo, in cui la gratuit sembra affievolirsi nelle relazioni interpersonali perch tutto si vende e tutto si compra, e la gratuit difficile trovarla, noi cristiani annunciamo un Dio che per essere nostro amico non chiede nulla se non di essere accolto. Lunica cosa che chiede Ges: essere accolto. Pensiamo a quanti vivono nella disperazione perch non hanno mai incontrato qualcuno che abbia loro mostrato attenzione, li abbia consolati, li abbia fatti sentire preziosi e importanti. Noi, discepoli del Crocifisso, possiamo rifiutarci di andare in quei luoghi dove nessuno vuole andare per la paura di comprometterci e del giudizio altrui, e cos negare a questi nostri fratelli lannuncio della Parola di Dio? La gratuit! Noi abbiamo ricevuto questa gratuit, questa grazia, gratuitamente; dobbiamo darla, gratuitamente. E questo quello che, alla fine, voglio dirvi. Non avere paura, non avere paura. Non avere paura dellamore, dellamore di Dio, nostro Padre. Non avere paura. Non avere paura di ricevere la grazia di Ges Cristo, non avere paura della nostra libert che viene data dalla grazia di Ges Cristo o, come diceva Paolo: Non siete pi sotto la Legge, ma sotto la grazia. Non avere paura della grazia, non avere paura di uscire da noi stessi, non avere paura di uscire dalle nostre comunit cristiane per andare a trovare le 99 che non sono a casa. E andare a dialogare con loro, e dire loro che cosa pensiamo, andare a mostrare il nostro amore che lamore di Dio. Cari, cari fratelli e sorelle: non abbiamo paura! Andiamo avanti per dire ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che noi siamo sotto la grazia, che Ges ci d la grazia e questo non costa niente: soltanto, riceverla. Avanti!

* 10. IL SERVIZIO ECCLESIALE E IL CANCRO DEL CARRIERISMO


http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/september/documents/papa -francesco_20130919_convegno-nuovi-vescovi_it.html DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO PER I NUOVI VESCOVI PROMOSSO DALLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI E DALLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI Sala Clementina Gioved, 19 settembre 2013

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Il Salmo ci dice: Ecco quanto buono e quanto soave che i fratelli vivano insieme (Sal 132,1). Penso abbiate sperimentato la verit di queste parole nei giorni trascorsi qui a Roma vivendo unesperienza di fraternit; fraternit che favorita dallamicizia, dal conoscersi, dallo stare insieme, ma che data soprattutto dai vincoli sacramentali della comunione nel Collegio episcopale e con il Vescovo di Roma. Questo formare un unico corpo vi orienti nel vostro lavoro quotidiano e vi spinga a chiedervi: come vivere lo spirito di collegialit e collaborazione nellEpiscopato? Come essere costruttori di comunione e di unit nella Chiesa che il Signore mi ha affidato? Il Vescovo uomo di comunione, uomo di unit, visibile principio e fondamento di unit! (Vat. II, Lumen gentium, 23). Cari Fratelli nellEpiscopato, vi saluto uno ad uno, Vescovi latini e orientali: voi mostrate la grande ricchezza e variet della Chiesa! Ringrazio il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, per il saluto che mi ha rivolto anche a nome vostro e per aver organizzato queste giornate, in cui siete pellegrini presso la Tomba di Pietro per rafforzare la comunione e per pregare e riflettere sul vostro ministero. Con lui saluto il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ed il Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, e Monsignor Lorenzo Baldisseri, infaticabile lavoratore per queste cose. Pascete il gregge di Dio che vi affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri, secondo Dio, non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge (1 Pt 5,2). Queste parole di san Pietro siano scolpite nel cuore! Siamo chiamati e costituiti Pastori, non Pastori da noi stessi, ma dal Signore e non per servire noi stessi, ma il gregge che ci stato affidato, servirlo fino a dare la vita come Cristo, il Buon Pastore (cfr Gv 10,11). Che cosa significa pascere, avere abituale e quotidiana cura del gregge (Conc. Ecum Vat. II, Lumen gentium, 27)? Tre brevi pensieri. Pascere significa: accogliere con magnanimit, camminare con il gregge, rimanere con il gregge. Accogliere, camminare, rimanere. 1. Accogliere con magnanimit. Il vostro cuore sia cos grande da saper accogliere tutti gli uomini e le donne che incontrerete lungo le vostre giornate e che andrete a cercare quando vi metterete in cammino nelle vostre parrocchie ed in ogni comunit. Fin dora chiedetevi: coloro che busseranno alla porta della mia casa, come la troveranno? Se la troveranno aperta, attraverso la vostra bont, la vostra disponibilit, sperimenteranno la paternit di Dio e capiranno come la Chiesa sia una buona madre che sempre accoglie e ama. 2. Camminare con il gregge. Accogliere con magnanimit, camminare. Accogliere tutti per camminare con tutti. Il Vescovo in cammino con e nel suo gregge. Questo vuol dire mettersi in cammino con i propri fedeli e con tutti coloro che si rivolgeranno a voi,

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condividendone gioie e speranze, difficolt e sofferenze, come fratelli e amici, ma ancora di pi come padri, che sono capaci di ascoltare, comprendere, aiutare, orientare. Il camminare insieme richiede amore, e il nostro un servizio di amore, amoris officium diceva santAgostino (In Io. Ev. tract. 123, 5: PL 35, 1967). a. E nel camminare vorrei richiamare laffetto verso i vostri sacerdoti. I vostri sacerdoti sono il primo prossimo; il sacerdote il primo prossimo del Vescovo amate il prossimo, ma il primo prossimo quello , indispensabili collaboratori di cui ricercare il consiglio e laiuto, di cui prendersi cura come padri, fratelli e amici. Tra i primi compiti che avete c la cura spirituale del presbiterio, ma non dimenticate le necessit umane di ciascun sacerdote, soprattutto nei momenti pi delicati ed importanti del loro ministero e della loro vita. Non mai tempo perso quello passato con i sacerdoti! Riceverli quando lo chiedono; non lasciare senza risposta una chiamata telefonica. Io ho sentito - non so se vero, ma lho sentito tante volte nella mia vita - da preti, quando davo esercizi a preti: Mah! Ho chiamato il Vescovo e il segretario mi dice che non ha tempo per ricevermi. E cos per mesi e mesi e mesi. Non so se vero. Ma se un prete chiama il Vescovo, lo stesso giorno, o almeno il giorno seguente, la telefonata: Ho sentito, cosa vuoi? Adesso non posso riceverti, ma vediamo di cercare insieme la data. Che senta che il padre risponde, per favore. Al contrario, il prete pu pensare: Ma a questo non importa; questo non padre, capo di un ufficio!. Pensate bene a questo. Sarebbe un bel proposito questo: davanti ad una chiamata di un prete, se non posso questo giorno, almeno il giorno seguente rispondere. E poi vedere quando possibile incontrarlo. Essere in continua vicinanza, in contatto continuo con loro. b. Poi la presenza nella diocesi. Nellomelia della Messa Crismale di questanno dicevo che i Pastori devono avere lodore delle pecore. Siate Pastori con lodore delle pecore, presenti in mezzo al vostro popolo come Ges Buon Pastore. La vostra presenza non secondaria, indispensabile. La presenza! La chiede il popolo stesso, che vuole vedere il proprio Vescovo camminare con lui, essere vicino a lui. Ne ha bisogno per vivere e per respirare! Non chiudetevi! Scendete in mezzo ai vostri fedeli, anche nelle periferie delle vostre diocesi e in tutte quelle periferie esistenziali dove c sofferenza, solitudine, degrado umano. Presenza pastorale significa camminare con il Popolo di Dio: camminare davanti, indicando il cammino, indicando la via; camminare in mezzo, per rafforzarlo nellunit; camminare dietro, sia perch nessuno rimanga indietro, ma, soprattutto, per seguire il fiuto che ha il Popolo di Dio per trovare nuove strade. Un Vescovo che vive in mezzo ai suoi fedeli ha le orecchie aperte per ascoltare ci che lo Spirito dice alle Chiese (Ap 2,7) e la voce delle pecore, anche attraverso quegli organismi diocesani che hanno il compito di consigliare il Vescovo, promuovendo un dialogo leale e costruttivo. Non si pu pensare a un Vescovo che non abbia questi organismi diocesani: consiglio presbiterale, i consultori, consiglio pastorale, consiglio degli affari economici. Questo significa essere proprio col popolo. Questa presenza pastorale vi consentir di conoscere a fondo anche la cultura, le usanze, i costumi del territorio, la ricchezza di santit che vi presente. Immergersi nel proprio gregge! c. E qui vorrei aggiungere: lo stile di servizio al gregge sia quello dellumilt, direi anche dellausterit e dellessenzialit. Per favore, noi Pastori non siamo uomini con la

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psicologia da principi - per favore - uomini ambiziosi, che sono sposi di questa Chiesa, nellattesa di unaltra pi bella o pi ricca. Ma questo uno scandalo! Se viene un penitente e ti dice: Io sono sposato, vivo con mia moglie, ma guardo continuamente a quella donna che pi bella della mia: peccato, Padre? Il Vangelo dice: peccato di adulterio. C un adulterio spirituale? Non so, pensate voi. Non essere nellattesa di unaltra pi bella, pi importante, pi ricca. State bene attenti di non cadere nello spirito del carrierismo! E un cancro, quello! Non solo con la parola, ma anche e soprattutto con la testimonianza concreta di vita che siamo maestri ed educatori del nostro popolo. Lannuncio della fede chiede di conformare la vita a ci che si insegna. Missione e vita sono inseparabili (cfr Giovanni Paolo II, Pastores gregis, 31). E una domanda da farci ogni giorno: ci che vivo corrisponde a ci che insegno? 3. Accogliere, camminare. E il terzo e ultimo elemento: rimanere con il gregge. Mi riferisco alla stabilit, che ha due aspetti precisi: rimanere nella diocesi, e rimanere in questa diocesi, come ho detto, senza cercare cambi o promozioni. Non si pu conoscere veramente come pastori il proprio gregge, camminare davanti, in mezzo e dietro ad esso, curarlo con linsegnamento, lamministrazione dei Sacramenti e la testimonianza di vita, se non si rimane in diocesi. In questo, Trento attualissimo: residenza. Il nostro un tempo in cui si pu viaggiare, muoversi da un punto allaltro con facilit, un tempo in cui i rapporti sono veloci, lepoca di internet. Ma lantica legge della residenza non passata di moda! E necessaria per il buon governo pastorale (Direttorio Apostolorum Successores, 161). Certo c una sollecitudine per le altre Chiese e per quella universale che possono chiedere di assentarsi dalla diocesi, ma sia per lo stretto tempo necessario e non abitualmente. Vedete, la residenza non richiesta solo per una buona organizzazione, non un elemento funzionale; ha una radice teologica! Siete sposi della vostra comunit, legati profondamente ad essa! Vi chiedo, per favore, di rimanere in mezzo al vostro popolo. Rimanere, rimanere Evitate lo scandalo di essere Vescovi di aeroporto! Siate Pastori accoglienti, in cammino con il vostro popolo, con affetto, con misericordia, con dolcezza del tratto e fermezza paterna, con umilt e discrezione, capaci di guardare anche ai vostri limiti e di avere una dose di buon umorismo. Questa una grazia che dobbiamo chiedere, noi Vescovi. Tutti noi dobbiamo chiedere questa grazia: Signore, dammi il senso dellumorismo. Trovare la strada di ridere di se stessi, prima, e un po delle cose. E rimanete con il vostro gregge! Cari Confratelli, ritornando nelle vostre diocesi portate il mio saluto a tutti, in particolare ai sacerdoti, ai consacrati e alle consacrate, ai seminaristi, a tutti i fedeli, e a coloro che hanno pi bisogno della vicinanza del Signore. La presenza come ha detto il Cardinale Ouellet di due Vescovi siriani ci spinge ancora una volta a chiedere insieme a Dio il dono della pace. Pace per la Siria, pace per il Medio Oriente, pace per il mondo! Per favore, ricordatevi di pregare per me; io lo faccio per voi. A ciascuno e alle vostre Comunit di cuore do la mia benedizione. Grazie.

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* 11. IL LAVORO, CONTRO LEGOISMO


Errore. Il segnalibro non definito. INCONTRO CON IL MONDO DEL LAVORO

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Largo Carlo Felice, Cagliari Domenica, 22 settembre 2013

Cari fratelli e sorelle, Buongiorno! Vi saluto cordialmente: lavoratori, imprenditori, autorit, famiglie presenti, in particolare lArcivescovo, Mons. Arrigo Miglio, e i tre di voi che hanno manifestato i vostri problemi, le vostre attese, anche le vostre speranze. Questa Visita come dicevate - inizia proprio con voi, che formate il mondo del lavoro. Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. E una realt che conosco bene per lesperienza avuta in Argentina. Io non lho conosciuta, ma la mia famiglia s: mio pap, giovane, andato in Argentina pieno di illusioni a farsi lAmerica. E ha sofferto la terribile crisi degli anni trenta. Hanno perso tutto! Non cera lavoro! E io ho sentito, nella mia infanzia, parlare di questo tempo, a casa Io non lho visto, non ero ancora nato, ma ho sentito dentro casa questa sofferenza, parlare di questa sofferenza. Conosco bene questo! Ma devo dirvi: Coraggio!. Ma anche sono cosciente che devo fare tutto da parte mia, perch questa parola coraggio non sia una bella parola di passaggio! Non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: Coraggio!. No! Questo non lo voglio! Io vorrei che questo coraggio venga da dentro e mi spinga a fare di tutto come Pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidariet, fra voi - anche fra noi -, tutti con solidariet e intelligenza questa sfida storica. Questa la seconda citt che visito in Italia. E curioso: tutte e due - Errore. Il segnalibro non definito. e questa - sono isole. Nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignit, pane, salute: il mondo dei rifugiati. E ho visto la risposta di quella citt, che - essendo isola - non ha voluto isolarsi e riceve quello, lo fa suo; ci d un esempio di accoglienza: sofferenza e risposta positiva. Qui, in questa seconda citt, isola che visito, anche qui trovo sofferenza. Una sofferenza che uno di voi ha detto che ti indebolisce e finisce per rubarti la speranza. Una sofferenza - la mancanza di lavoro - che ti porta - scusatemi se sono un po forte, ma dico la verit - a sentirti senza dignit! Dove non c lavoro, manca la dignit! E questo non un problema della Sardegna soltanto - ma c forte qui! - non un problema soltanto dellItalia o di alcuni Paesi di Europa, la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro.

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Dio ha voluto che al centro del mondo non sia un idolo, sia luomo, luomo e la donna, che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo. Ma adesso, in questo sistema senza etica, al centro c un idolo e il mondo diventato idolatra di questo dio-denaro. Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo. E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi, cadono gli anziani perch in questo mondo non c posto per loro! Alcuni parlano di questa abitudine di eutanasia nascosta, di non curarli, di non averli in conto S, lasciamo perdere. E cadono i giovani che non trovano il lavoro e la loro dignit. Ma pensa, in un mondo dove i giovani - due generazioni di giovani - non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perch? Perch loro non hanno dignit! E difficile avere dignit senza lavorare. Questa la vostra sofferenza qui. Questa la preghiera che voi di l gridavate: Lavoro, Lavoro, Lavoro. E una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignit, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare! Per difendere questo sistema economico idolatrico si istaura la cultura dello scarto: si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire no a questa cultura dello scarto. Noi dobbiamo dire: Vogliamo un sistema giusto! un sistema che ci faccia andare avanti tutti. Dobbiamo dire: Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!. Al centro ci deve essere luomo e la donna, come Dio vuole, e non il denaro! Io avevo scritto alcune cose per voi, ma, guardandovi, sono venute queste parole. Io consegner al Vescovo queste parole scritte come se fossero state dette. Ma ho preferito dirvi quello che mi viene dal cuore guardandovi in questo momento! Guardate facile dire non perdere la speranza. Ma a tutti, a tutti voi, quelli che avete lavoro e quelli che non avete lavoro, dico: Non lasciatevi rubare la speranza! Non lasciatevi rubare la speranza!. Forse la speranza come le braci sotto la cenere; aiutiamoci con la solidariet, soffiando sulle ceneri, perch il fuoco venga unaltra volta. Ma la speranza ci porta avanti. Quello non ottimismo, unaltra cosa. Ma la speranza non di uno, la speranza la facciamo tutti! La speranza dobbiamo sostenerla fra tutti, tutti voi e tutti noi che siamo lontani. La speranza una cosa vostra e nostra. E cosa di tutti! Per questo vi dico: Non lasciatevi rubare la speranza!. Ma siamo furbi, perch il Signore ci dice che gli idoli sono pi furbi do noi. Il Signore ci invita ad avere la furbizia del serpente, con la bont della colomba. Abbiamo questa furbizia e diciamo le cose col proprio nome. In questo momento, nel nostro sistema economico, nel nostro sistema proposto globalizzato di vita, al centro c un idolo e questo non si pu fare! Lottiamo tutti insieme perch al centro, almeno della nostra vita, sia luomo e la donna, la famiglia, tutti noi, perch la speranza possa andare avanti Non lasciatevi rubare la speranza!. Adesso vorrei finire pregando con tutti voi, in silenzio, in silenzio, pregando con tutti voi. Io dir quello che mi viene dal cuore e voi, in silenzio, pregate con me. Signore Dio guardaci! Guarda questa citt, questa isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a Te, non mancato il lavoro, hai fatto il falegname, Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignit. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza.

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Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi; che dimentichiamo un po legoismo e sentiamo nel cuore il noi, noi popolo che vuole andare avanti. Signore Ges, a Te non manc il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo . Grazie tante e pregate per me!

*** [A seguire le altre parole che Papa Francesco aveva preparato e che ha consegnato allArcivescovo di Cagliari dandole per lette.] Vorrei condividere con voi tre punti semplici ma decisivi. Il primo: rimettere al centro la persona e il lavoro . La crisi economica ha una dimensione europea e globale; ma la crisi non solo economica, anche etica, spirituale e umana. Alla radice c un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. necessario quindi togliere centralit alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignit della persona proprio il lavoro; perch ci sia unautentica promozione della persona va garantito il lavoro. Questo un compito che appartiene alla societ intera, per questo va riconosciuto un grande merito a quegli imprenditori che, nonostante tutto, non hanno smesso di impegnarsi, di investire e di rischiare per garantire occupazione. La cultura del lavoro, in confronto a quella dellassistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignit per ogni attivit lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro nero. In questa fase, tutta la societ, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perch il lavoro, che sorgente di dignit, sia preoccupazione centrale! La vostra condizione insulare poi rende ancora pi urgente questo impegno da parte di tutti, soprattutto delle istanze politiche ed economiche. Secondo elemento: il Vangelo della speranza. La Sardegna una terra benedetta da Dio con tante risorse umane e ambientali, ma come nel resto dellItalia serve nuovo slancio per ripartire. E i cristiani possono e debbono fare la loro parte, portando il loro contributo specifico: la visione evangelica della vita. Ricordo le parole del Errore. Il segnalibro non definito.: occorre evangelizzare il mondo del lavoro, delleconomia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile ( Errore. Il segnalibro non definito., 7 settembre 2008). I Vescovi della Sardegna sono particolarmente sensibili a queste realt, specialmente a quella del lavoro. Voi, cari Vescovi, indicate la necessit di un discernimento serio, realistico, ma orientate anche verso un cammino di speranza, come avete scritto nel Messaggio in preparazione a questa Visita. Questo importante, questa la risposta giusta! Guardare in faccia la realt, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Non

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confonderla con l ottimismo - che dice semplicemente un atteggiamento psicologico - o con altre cose. La speranza creativa, capace di creare futuro. Terzo: un lavoro dignitoso per tutti. Una societ aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ci richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilit. Non c speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti. Per questo occorre perseguire quale priorit lobiettivo dellaccesso al lavoro o del suo mantenimento per tutti ( Errore. Il segnalibro non definito., Enc. Errore. Il segnalibro non definito.). Ho detto lavoro dignitoso, e lo sottolineo, perch purtroppo, specialmente quando c crisi e il bisogno forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia, il lavorare di domenica quando non necessario. Il lavoro devessere coniugato con la custodia del creato, perch questo venga preservato con responsabilit per le generazioni future. Il creato non merce da sfruttare, ma dono da custodire. Limpegno ecologico stesso occasione di nuova occupazione nei settori ad esso collegati, come lenergia, la prevenzione e labbattimento delle diverse forme di inquinamento, la vigilanza sugli incendi del patrimonio boschivo, e cos via. Custodire il creato, custodire luomo con un lavoro dignitoso sia impegno di tutti! Ecologia e anche ecologia umana! Cari amici, vi sono particolarmente vicino, mettendo nelle mani del Signore e di Nostra Signora di Bonaria tutte le vostre ansie e preoccupazioni. Il Beato Errore. Il segnalibro non definito. sottolineava che Ges ha lavorato con le proprie mani. Anzi, il suo lavoro, che stato un vero lavoro fisico, ha occupato la maggior parte della sua vita su questa terra, ed cos entrato nellopera della redenzione delluomo e del mondo (Errore. Il segnalibro non definito., Terni, 19 marzo 1981). E importante dedicarsi al proprio lavoro con assiduit, dedizione e competenza, importante avere labitudine al lavoro. Auspico che, nella logica della gratuit e della solidariet, si possa uscire insieme da questa fase negativa, affinch sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Portate il mio saluto alle vostre famiglie, ai bambini, ai giovani, agli anziani. Anchio vi porto con me, specialmente nella mia preghiera. E imparto di cuore la Benedizione su di voi, sul vostro lavoro e sul vostro impegno sociale.

* 12. LA SOLIDARIET, CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE DELLINDIFFERENZA


Errore. Il segnalibro non definito. Errore. Il segnalibro non definito.

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

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Campo sportivo Arena in Localit Salina Luned, 8 luglio 2013 Errore. Il segnalibro non definito.

Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Cos il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si ripetuta, il pensiero vi tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perch ci che accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore. Prima per vorrei dire una parola di sincera gratitudine e di incoraggiamento a voi, abitanti di Lampedusa e Linosa, alle associazioni, ai volontari e alle forze di sicurezza, che avete mostrato e mostrate attenzione a persone nel loro viaggio verso qualcosa di migliore. Voi siete una piccola realt, ma offrite un esempio di solidariet! Grazie! Grazie anche allArcivescovo Mons. Francesco Montenegro per il suo aiuto, il suo lavoro e la sua vicinanza pastorale. Saluto cordialmente il sindaco signora Giusi Nicolini, grazie tanto per quello che lei ha fatto e che fa. Un pensiero lo rivolgo ai cari immigrati musulmani che oggi, alla sera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con laugurio di abbondanti frutti spirituali. La Chiesa vi vicina nella ricerca di una vita pi dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: osci! Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti. Adamo, dove sei?: la prima domanda che Dio rivolge alluomo dopo il peccato. Dove sei Adamo?. E Adamo un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perch crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E larmonia si rompe, luomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con laltro che non pi il fratello da amare, ma semplicemente laltro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: Caino, dov tuo fratello?. Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio, anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che catena di morte, porta a versare il sangue del fratello! Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo anchio, siamo disorientati, non siamo pi attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo pi capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito. Dov il tuo fratello?, la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non una domanda rivolta ad altri, una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po di serenit e di pace; cercavano un posto migliore per s e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidariet! E le loro voci salgono fino a Dio! E

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una volta ancora ringrazio voi abitanti di Lampedusa per la solidariet. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povert degli altri, queste persone per le quali la povert degli altri una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare. Dov il tuo fratello? Chi il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della citt di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perch un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto lesecuzione. E quando il giudice del re chiede: Chi ha ucciso il Governatore?, tutti rispondono: Fuente Ovejuna, Signore. Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo cos: non sono io, io non centro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: Dov il sangue del tuo fratello che grida fino a me?. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilit fraterna; siamo caduti nellatteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dellaltare, di cui parlava Ges nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo poverino, e continuiamo per la nostra strada, non compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono lillusione del futile, del provvisorio, che porta allindifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dellindifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dellindifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dellaltro, non ci riguarda, non ci interessa, non affare nostro! Ritorna la figura dellInnominato di Manzoni. La globalizzazione dellindifferenza ci rende tutti innominati, responsabili senza nome e senza volto. Adamo dove sei?, Dov il tuo fratello?, sono le due domande che Dio pone allinizio della storia dellumanit e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?, Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una societ che ha dimenticato lesperienza del piangere, del patire con: la globalizzazione dellindifferenza ci ha tolto la capacit di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: Rachele piange i suoi figli perch non sono pi. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi Domandiamo al Signore che cancelli ci che di Erode rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudelt che c nel mondo, in noi, anche in coloro che nellanonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. Chi ha pianto?. Chi ha pianto oggi nel mondo?

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Signore, in questa Liturgia, che una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per lindifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si accomodato e si chiuso nel proprio benessere che porta allanestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore! Signore, che sentiamo anche oggi le tue domande: Adamo dove sei?, Dov il sangue di tuo fratello?. Al termine della Celebrazione il Santo Padre ha pronunciato le seguenti parole: Prima di darvi la benedizione voglio ringraziare una volta in pi voi, lampedusani, per lesempio di amore, per lesempio di carit, per lesempio di accoglienza che ci state dando, che avete dato e che ancora ci date. Il Vescovo ha detto che Lampedusa un faro. Che questo esempio sia faro in tutto il mondo, perch abbiano il coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore. Grazie per la vostra testimonianza. E voglio anche ringraziare la vostra tenerezza che ho sentito nella persona di don Stefano. Lui mi raccontava sulla nave quello che lui e il suo vice parroco fanno. Grazie a voi, grazie a lei, don Stefano.

* 13. LACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI


Errore. Il segnalibro non definito. VISITA AL CENTRO ASTALLI DI ROMA PER IL SERVIZIO AI RIFUGIATI

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO


Marted, 10 settembre 2013

Cari fratelli e sorelle, buon pomeriggio! Saluto prima di tutto voi rifugiati e rifugiate. Abbiamo ascoltato Adam e Carol: grazie per le vostre testimonianze forti, sofferte. Ognuno di voi, cari amici, porta una storia di vita che ci parla di drammi di guerre, di conflitti, spesso legati alle politiche internazionali. Ma ognuno di voi porta soprattutto una ricchezza umana e religiosa, una ricchezza da accogliere, non da temere. Molti di voi siete musulmani, di altre religioni; venite da vari Paesi, da situazioni diverse. Non dobbiamo avere paura delle differenze! La fraternit ci fa scoprire che sono una ricchezza, un dono per tutti! Viviamo la fraternit! Roma! Dopo Lampedusa e gli altri luoghi di arrivo, per molte persone la nostra citt la seconda tappa. Spesso - lo abbiamo sentito - un viaggio difficile, estenuante, anche violento quello che si affrontato, penso soprattutto alle donne, alle mamme, che sopportano questo pur di assicurare un futuro ai loro figli e una speranza di vita diversa per se stesse e la famiglia. Roma dovrebbe essere la citt che per-

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mette di ritrovare una dimensione umana, di ricominciare a sorridere. Quante volte, invece, qui, come in altre parti, tante persone che portano scritto protezione internazionale sul loro permesso di soggiorno, sono costrette a vivere in situazioni disagiate, a volte degradanti, senza la possibilit di iniziare una vita dignitosa, di pensare a un nuovo futuro! Grazie allora a quanti, come questo Centro e altri servizi, ecclesiali, pubblici e privati, si danno da fare per accogliere queste persone con un progetto. Grazie a Padre Giovanni e ai Confratelli; a voi, operatori, volontari, benefattori, che non donate solo qualcosa o del tempo, ma che cercate di entrare in relazione con i richiedenti asilo e i rifugiati riconoscendoli come persone, impegnandovi a trovare risposte concrete ai loro bisogni. Tenere sempre viva la speranza! Aiutare a recuperare la fiducia! Mostrare che con laccoglienza e la fraternit si pu aprire una finestra sul futuro - pi che una finestra, una porta, e ancora di pi -, si pu avere ancora un futuro! Ed bello che a lavorare per i rifugiati, insieme con i Gesuiti, siano uomini e donne cristiani e anche non credenti o di altre religioni, uniti nel nome del bene comune, che per noi cristiani specialmente lamore del Padre in Cristo Ges. SantIgnazio di Loyola volle che ci fosse uno spazio per accogliere i pi poveri nei locali dove aveva la sua residenza a Roma, e il Padre Arrupe, nel 1981, fond il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e volle che la sede romana fosse in quei locali, nel cuore della Citt. E penso a quel congedo spirituale del Padre Arrupe in Thailandia, proprio in un centro per i rifugiati. Servire, accompagnare, difendere: tre parole che sono il programma di lavoro per i Gesuiti e i loro collaboratori. Servire. Che cosa significa? Servire significa accogliere la persona che arriva, con attenzione; significa chinarsi su chi ha bisogno e tendergli la mano, senza calcoli, senza timore, con tenerezza e comprensione, come Ges si chinato a lavare i piedi agli Apostoli. Servire significa lavorare a fianco dei pi bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidariet. Solidariet, questa parola che fa paura al mondo sviluppato. Cercano di non dirla. Solidariet quasi una parolaccia per loro. Ma la nostra parola! Servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia, di speranza, e cercare insieme delle strade, dei percorsi concreti di liberazione. I poveri sono anche maestri privilegiati della nostra conoscenza di Dio; la loro fragilit e la loro semplicit smascherano i nostri egoismi, le nostre false sicurezze, le nostre pretese di autosufficienza e ci guidano allesperienza della vicinanza e della tenerezza di Dio, a ricevere nella nostra vita il suo amore, la sua misericordia di Padre che, con discrezione e paziente fiducia, si prende cura di noi, di tutti noi. Da questo luogo di accoglienza, di incontro e di servizio vorrei allora che partisse una domanda per tutti, per tutte le persone che abitano qui, in questa diocesi di Roma: mi chino su chi in difficolt oppure ho paura di sporcarmi le mani? Sono chiuso in me stesso, nelle mie cose, o mi accorgo di chi ha bisogno di aiuto? Servo solo me stesso o so servire gli altri come Cristo che venuto per servire fino a donare la sua vita? Guardo negli occhi di coloro che chiedono giustizia o indirizzo lo sguardo verso laltro lato per non guardare gli occhi? Seconda parola: accompagnare. In questi anni, il Centro Astalli ha fatto un cammino. Allinizio offriva servizi di prima accoglienza: una mensa, un posto-letto, un aiuto legale. Poi ha imparato ad accompagnare le persone nella ricerca del lavoro e nellinserimento sociale. E quindi ha proposto anche attivit culturali, per contribuire a far crescere una cultura dellaccoglienza, una cultura dellincontro e della solidariet, a partire dalla tutela dei diritti umani. La sola accoglienza non basta. Non basta dare un pa-

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nino se non accompagnato dalla possibilit di imparare a camminare con le proprie gambe. La carit che lascia il povero cos com non sufficiente. La misericordia vera, quella che Dio ci dona e ci insegna, chiede la giustizia, chiede che il povero trovi la strada per non essere pi tale. Chiede - e lo chiede a noi Chiesa, a noi citt di Roma, alle istituzioni - chiede che nessuno debba pi avere bisogno di una mensa, di un alloggio di fortuna, di un servizio di assistenza legale per vedere riconosciuto il proprio diritto a vivere e a lavorare, a essere pienamente persona. Adam ha detto: Noi rifugiati abbiamo il dovere di fare del nostro meglio per essere integrati in Italia. E questo un diritto: lintegrazione! E Carol ha detto: I Siriani in Europa sentono la grande responsabilit di non essere un peso, vogliamo sentirci parte attiva di una nuova societ. Anche questo un diritto! Ecco, questa responsabilit la base etica, la forza per costruire insieme. Mi domando: noi accompagniamo questo cammino? Terza parola: difendere. Servire, accompagnare vuol dire anche difendere, vuol dire mettersi dalla parte di chi pi debole. Quante volte leviamo la voce per difendere i nostri diritti, ma quante volte siamo indifferenti verso i diritti degli altri! Quante volte non sappiamo o non vogliamo dare voce alla voce di chi come voi ha sofferto e soffre, di chi ha visto calpestare i propri diritti, di chi ha vissuto tanta violenza che ha soffocato anche il desiderio di avere giustizia! Per tutta la Chiesa importante che laccoglienza del povero e la promozione della giustizia non vengano affidate solo a degli specialisti, ma siano unattenzione di tutta la pastorale, della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi, dellimpegno normale di tutte le parrocchie, i movimenti e le aggregazioni ecclesiali. In particolare - e questo importante e lo dico dal cuore - vorrei invitare anche gli Istituti religiosi a leggere seriamente e con responsabilit questo segno dei tempi. Il Signore chiama a vivere con pi coraggio e generosit laccoglienza nelle comunit, nelle case, nei conventi vuoti. Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono vostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Il Signore chiama a vivere con pi coraggio e generosit laccoglienza nelle comunit, nelle case, nei conventi vuoti. Certo non qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilit, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di pi, accogliendo e condividendo con decisione ci che la Provvidenza ci ha donato per servire. Superare la tentazione della mondanit spirituale per essere vicini alle persone semplici e soprattutto agli ultimi. Abbiamo bisogno di comunit solidali che vivano lamore in modo concreto! Ogni giorno, qui e in altri centri, tante persone, in prevalenza giovani, si mettono in fila per un pasto caldo. Queste persone ci ricordano sofferenze e drammi dellumanit. Ma quella fila ci dice anche che fare qualcosa, adesso, tutti, possibile. Basta bussare alla porta, e provare a dire: Io ci sono. Come posso dare una mano?. Parole del Santo Padre al congedo dal Centro Astalli Vi ringrazio per laccoglienza in questa Casa. Grazie! Grazie per la testimonianza, grazie per laiuto, grazie per le vostre preghiere, grazie per il desiderio, la voglia di andare avanti, di lottare e andare avanti. Grazie per difendere la vostra, la nostra dignit umana. Grazie tante. Che Dio vi benedica, a tutti!

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* 14. LA DIFESA DELLA VITA CONTRO LA CULTURA DELLO SCARTO


Errore. Il segnalibro non definito.

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALLINCONTRO PROMOSSO DALLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DEI MEDICI CATTOLICI
Sala Clementina Venerd, 20 settembre 2013

Vi chiedo scusa per il ritardo, perch oggi questa una mattina troppo complicata, per le udienze Vi chiedo scusa. 1. La prima riflessione che vorrei condividere con voi questa: noi assistiamo oggi ad una situazione paradossale, che riguarda la professione medica. Da una parte constatiamo e ringraziamo Dio i progressi della medicina, grazie al lavoro di scienziati che, con passione e senza risparmio, si dedicano alla ricerca delle nuove cure. Dallaltra, per, riscontriamo anche il pericolo che il medico smarrisca la propria identit di servitore della vita. Il disorientamento culturale ha intaccato anche quello che sembrava un ambito inattaccabile: il vostro, la medicina! Pur essendo per loro natura al servizio della vita, le professioni sanitarie sono indotte a volte a non rispettare la vita stessa. Invece, come ci ricorda lEnciclica Errore. Il segnalibro non definito., lapertura alla vita al centro del vero sviluppo. Non c vero sviluppo senza questa apertura alla vita. Se si perde la sensibilit personale e sociale verso laccoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono. Laccoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco (n. 28). La situazione paradossale si vede nel fatto che, mentre si attribuiscono alla persona nuovi diritti, a volte anche presunti diritti, non sempre si tutela la vita come valore primario e diritto primordiale di ogni uomo. Il fine ultimo dellagire medico rimane sempre la difesa e la promozione della vita. 2. Il secondo punto: in questo contesto contraddittorio, la Chiesa fa appello alle coscienze, alle coscienze di tutti i professionisti e i volontari della sanit, in maniera particolare di voi ginecologi, chiamati a collaborare alla nascita di nuove vite umane. La vostra una singolare vocazione e missione, che necessita di studio, di coscienza e di umanit. Un tempo, le donne che aiutavano nel parto le chiamavamo comadre: come una madre con laltra, con la vera madre. Anche voi siete comadri e compadri, anche voi. Una diffusa mentalit dellutile, la cultura dello scarto, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, so-

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prattutto se fisicamente o socialmente pi deboli. La nostra risposta a questa mentalit un s deciso e senza tentennamenti alla vita. Il primo diritto di una persona umana la sua vita. Essa ha altri beni e alcuni di essi sono pi preziosi; ma quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri (Congregazione per la Dottrina della Fede, Errore. Il segnalibro non definito., 18 novembre 1974, 11). Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignit, valgono pi delle cose e non hanno prezzo. Tante volte, ci troviamo in situazioni dove vediamo che quello che costa di meno la vita. Per questo lattenzione alla vita umana nella sua totalit diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorit del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cio al disabile, allammalato, al nascituro, al bambino, allanziano, che la vita pi indifesa. Nellessere umano fragile ciascuno di noi invitato a riconoscere il volto del Signore, che nella sua carne umana ha sperimentato lindifferenza e la solitudine a cui spesso condanniamo i pi poveri, sia nei Paesi in via di sviluppo, sia nelle societ benestanti. Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Ges Cristo, ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo. E ogni anziano, e ho parlato del bambino: andiamo agli anziani, altro punto! E ogni anziano, anche se infermo o alla fine dei suoi giorni, porta in s il volto di Cristo. Non si possono scartare, come ci propone la cultura dello scarto! Non si possono scartare! 3. Il terzo aspetto un mandato: siate testimoni e diffusori di questa cultura della vita. Il vostro essere cattolici comporta una maggiore responsabilit: anzitutto verso voi stessi, per limpegno di coerenza con la vocazione cristiana; e poi verso la cultura contemporanea, per contribuire a riconoscere nella vita umana la dimensione trascendente, limpronta dellopera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento. questo un impegno di nuova evangelizzazione che richiede spesso di andare controcorrente, pagando di persona. Il Signore conta anche su di voi per diffondere il vangelo della vita. In questa prospettiva i reparti ospedalieri di ginecologia sono luoghi privilegiati di testimonianza e di evangelizzazione, perch l dove la Chiesa si fa veicolo della presenza del Dio vivente, diventa al tempo stesso strumento di una vera umanizzazione delluomo e del mondo (Congregazione per la Dottrina della Fede, Errore. Il segnalibro non definito., 9). Maturando la consapevolezza che al centro dellattivit medica e assistenziale c la persona umana nella condizione di fragilit, la struttura sanitaria diventa luogo in cui la relazione di cura non mestiere - la vostra relazione di cura non mestiere - ma missione; dove la carit del Buon Samaritano la prima cattedra e il volto delluomo sofferente, il Volto stesso di Cristo (Benedetto XVI, Errore. Il segnalibro non definito., 3 maggio 2012). Cari amici medici, voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni et, sacra ed sempre di qualit. E non per un discorso di fede - no, no ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana pi sacra di unaltra, come non esiste una vita umana qualitativamente pi significativa di unaltra.

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La credibilit di un sistema sanitario non si misura solo per lefficienza, ma soprattutto per lattenzione e lamore verso le persone, la cui vita sempre sacra e inviolabile. Non tralasciate mai di pregare il Signore e la Vergine Maria per avere la forza di compiere bene il vostro lavoro e testimoniare con coraggio con coraggio! Oggi ci vuole coraggio testimoniare con coraggio il vangelo della vita! Grazie tante.

* 15. LA PACE
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/angelus/2013/documents/papafrancesco_angelus_20130908_it.html ANGELUS Piazza San Pietro Domenica, 8 settembre 2013

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Nel Vangelo di oggi Ges insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla allamore per Lui, portare la propria croce e seguirlo. Molta gente infatti si avvicinava a Ges, voleva entrare tra i suoi seguaci; e questo accadeva specialmente dopo qualche segno prodigioso, che lo accreditava come il Messia, il Re dIsraele. Ma Ges non vuole illudere nessuno. Lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual la via che il Padre gli chiede di percorrere: la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Ges non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini. Lopera di Ges proprio unopera di misericordia, di perdono, di amore! tanto misericordioso Ges! E questo perdono universale, questa misericordia, passa attraverso la croce. Ges non vuole compiere questa opera da solo: vuole coinvolgere anche noi nella missione che il Padre gli ha affidato. Dopo la risurrezione dir ai suoi discepoli: Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati (Gv 20,21.22). Il discepolo di Ges rinuncia a tutti i beni perch ha trovato in Lui il Bene pi grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato: i legami familiari, le altre relazioni, il lavoro, i beni culturali ed economici e cos via Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dellamore e del servizio. Per spiegare questa esigenza, Ges usa due parabole: quella della torre da costruire e quella del re che va alla guerra. Questa seconda parabola dice cos: Quale re, parten-

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do in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se pu affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre laltro ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere la pace (Lc 14,31-32). Qui Ges non vuole affrontare il tema della guerra, solo una parabola. Per, in questo momento in cui stiamo fortemente pregando per la pace, questa Parola del Signore ci tocca sul vivo, e in sostanza ci dice: c una guerra pi profonda che dobbiamo combattere, tutti! la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona: ecco il seguire Cristo, ecco il prendere la propria croce! Questa guerra profonda contro il male! A che serve fare guerre, tante guerre, se tu non sei capace di fare questa guerra profonda contro il male? Non serve a niente! Non va Questo comporta, tra laltro, questa guerra contro il male comporta dire no allodio fratricida e alle menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme; dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n tanto! Ce n tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di l, questaltra di l - perch dappertutto ci sono guerre - davvero una guerra per problemi o una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune. Cari fratelli, oggi ricordiamo anche la Nativit della Vergine Maria, festa particolarmente cara alle Chiese Orientali. E tutti noi, adesso, possiamo inviare un bel saluto a tutti i fratelli, sorelle, vescovi, monaci, monache delle Chiese Orientali, Ortodosse e Cattoliche: un bel saluto! Ges il sole, Maria laurora che preannuncia il suo sorgere. Ieri sera abbiamo vegliato affidando alla sua intercessione la nostra preghiera per la pace nel mondo, specialmente in Siria e in tutto il Medio Oriente. La invochiamo ora come Regina della Pace. Regina della Pace prega per noi! Regina della Pace prega per noi! Dopo lAngelus Vorrei ringraziare tutti coloro che, in diversi modi, hanno aderito alla veglia di preghiera e digiuno di ieri sera. Ringrazio tante persone che hanno unito lofferta delle loro sofferenze. Ringrazio le autorit civili, come pure i membri di altre comunit cristiane o di altre religioni, e uomini e donne di buona volont che hanno vissuto, in questa circostanza, momenti di preghiera, di digiuno, di riflessione. Ma limpegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace! Vi invito a continuare a pregare perch cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida. Preghiamo anche per gli altri Paesi del Medio Oriente, particolarmente per il Libano, perch trovi la desiderata stabilit e continui ad essere modello di convivenza; per lIraq, perch la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; e per il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi, perch progredisca con decisione e coraggio. E preghiamo per lEgitto, affinch tutti gli Egiziani, musulmani e cristiani, si impegnino a costruire insieme la societ per il bene dellintera popolazione. La ricerca della pace lunga, e richiede pazienza e perseveranza! Andiamo avanti con la preghiera!

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* 16. LIMPEGNO PERSONALE


http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/july/documents/papafrancesco_20130727_gmg-veglia-giovani_it.html VIAGGIO APOSTOLICO A RIO DE JANEIRO IN OCCASIONE DELLA XXVIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENT VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO Lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro Sabato, 27 luglio 2013

Carissimi giovani, Guardando voi oggi qui presenti, mi viene in mente la storia di san Francesco dAssisi. Davanti al Crocifisso sente la voce di Ges che gli dice: Francesco, va e ripara la mia casa. E il giovane Francesco risponde con prontezza e generosit a questa chiamata del Signore: riparare la sua casa. Ma quale casa? Piano piano, si rende conto che non si trattava di fare il muratore e riparare un edificio fatto di pietre, ma di dare il suo contributo per la vita della Chiesa; si trattava di mettersi a servizio della Chiesa, amandola e lavorando perch in essa si riflettesse sempre pi il Volto di Cristo. Anche oggi il Signore continua ad avere bisogno di voi giovani per la sua Chiesa. Cari giovani, il Signore ha bisogno di voi! Anche oggi chiama ciascuno di voi a seguirlo nella sua Chiesa e ad essere missionari. Cari giovani, il Signore oggi vi chiama! Non al mucchio! A te, a te, a te, a ciascuno. Ascoltate nel cuore quello che vi dice. Penso che possiamo imparare qualcosa da ci che successo in questi giorni, di come abbiamo dovuto cancellare, per il mal tempo, la realizzazione di questa Vigilia nel Campus Fidei, a Guaratiba. Forse, non che il Signore voglia dirci che il vero campo della fede, il vero Campus Fidei, non un luogo geografico, bens siamo noi stessi? S! E vero! Ciascuno di noi, ciascuno di voi, io, tutti! Ed essere discepolo missionario significa sapere che siamo il Campo della Fede di Dio! Per questo, partendo dallimmagine del Campo della Fede, ho pensato a tre immagini che ci possono aiutare a capire meglio che cosa significa essere discepolo-missionario: la prima immagine, il campo come luogo in cui si semina; la seconda, il campo come luogo di allenamento; e la terza, il campo come cantiere. 1. Primo: Il campo come luogo in cui si semina. Conosciamo tutti la parabola di Ges che narra di un seminatore andato a gettare i semi nel campo; alcuni di essi cadono sulla

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strada, in mezzo ai sassi, tra le spine e non riescono a svilupparsi; ma altri cadono su terra buona e producono molto frutto (cfr Mt 13,1-9). Ges stesso spiega il significato della parabola: il seme la Parola di Dio che gettata nei nostri cuori (cfr Mt 13,18-23). Oggi tutti i giorni, ma oggi in modo speciale, Ges semina. Quando accettiamo la Parola di Dio, allora siamo il Campo della Fede! Per favore, lasciate che Cristo e la sua Parola entrino nella vostra vita, lasciate entrare la semente della Parola di Dio, lasciate che germogli, lasciate che cresca. Dio fa tutto, ma voi lasciatelo agire, lasciate che Lui lavori in questa crescita! Ges ci dice che i semi caduti ai bordi della strada o tra i sassi e in mezzo alle spine non hanno portato frutto. Credo che, con onest, possiamo farci la domanda: Che tipo di terreno siamo, che tipo di terreno vogliamo essere? Forse a volte siamo come la strada: ascoltiamo il Signore, ma non cambia nulla nella nostra vita, perch ci lasciamo intontire da tanti richiami superficiali che ascoltiamo, Io vi domando, ma non rispondete adesso, ognuno risponda nel suo cuore: Sono un giovane, una giovane, intontito? O siamo come il terreno sassoso: accogliamo con entusiasmo Ges, ma siamo incostanti davanti alle difficolt non abbiamo il coraggio di andare controcorrente. Ognuno di noi risponda nel suo cuore: Ho coraggio o sono un codardo? O siamo come il terreno con le spine: le cose, le passioni negative soffocano in noi le parole del Signore (cfr Mt 13,18-22). Ho labitudine nel mio cuore di giocare in due ruoli: fare bella figura con Dio e fare bella figura con il Diavolo? Voler ricevere la semente di Ges e allo stesso tempo annaffiare le spine e le erbacce che nascono nel mio cuore? Oggi, per, io sono certo che la semente pu cadere in terra buona. Ascoltiamo questi testimoni, come la semente caduta in terra buona. No, Padre, io non sono terra buona, sono una calamit, sono pieno di sassi, di spine, di tutto. S, pu darsi che questo sia nella superficie, ma libera un pezzetto, un piccolo pezzo di terra buona, e lascia che cada l e vedrai come germoglier. Io so che voi volete essere terreno buono, cristiani veramente, non cristiani part-time; non cristiani inamidati, con la puzza al naso, cos da sembrare cristiani e, sotto sotto, non fare nulla; non cristiani di facciata, questi cristiani che sono puro aspetto, ma cristiani autentici. So che voi non volete vivere nellillusione di una libert inconsistente che si lascia trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento. So che voi puntate in alto, a scelte definitive che diano senso pieno. E cos o mi sbaglio? E cosi? Bene, se cos facciamo una cosa: tutti in silenzio, guardiamo al cuore e ognuno dica a Ges che vuole ricevere la semente. Dite a Ges: guarda, Ges, le pietre che ci sono, guarda le spine, guarda le erbacce, ma guarda questo piccolo pezzo di terra che ti offro perch entri la semente. In silenzio, lasciamo entrare la semente di Ges. Ricordatevi di questo momento, ognuno sa il nome della semente che entrata. Lasciatela crescere, e Dio ne avr cura. 2. Il campo. Il campo oltre ad essere un luogo di semina luogo di allenamento. Ges ci chiede di seguirlo per tutta la vita, ci chiede di essere suoi discepoli, di giocare nella sua squadra. La maggior parte di voi ami lo sport. E qui in Brasile, come in altri Paesi, il calcio passione nazionale. Si o no? Ebbene, che cosa fa un giocatore quando convocato a far parte di una squadra? Deve allenarsi, e allenarsi molto! Cos la nostra vita di discepoli del Signore. San Paolo descrivendo i cristiani ci dice: Ogni atleta disciplinato in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce; noi invece una che

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dura per sempre (1 Cor 9,25). Ges ci offre qualcosa di superiore della Coppa del Mondo! Qualcosa di superiore della Coppa del Mondo! Ges ci offre la possibilit di una vita feconda, di una vita felice e ci offre anche un futuro con Lui che non avr fine, nella vita eterna. E quello che ci offre Ges. Ma ci chiede che paghiamo lentrata, e lentrata che noi ci alleniamo per essere in forma, per affrontare senza paura tutte le situazioni della vita, testimoniando la nostra fede. Attraverso il dialogo con Lui: la preghiera. Padre, adesso ci fa pregare tutti? No? Ti domando ma rispondete nel vostro cuore, non a voce alta, ma nel silenzio: Io prego? Ognuno risponda. Io parlo con Ges oppure ho paura del silenzio? Lascio che lo Spirito Santo parli nel mio cuore? Io chiedo a Ges: che cosa vuoi che faccia, che cosa vuoi della mia vita? Questo allenarsi. Domandate a Ges, parlate con Ges. E se commettete un errore nella vita, se fate uno scivolone, se fate qualcosa che male, non abbiate paura. Ges, guarda quello che ho fatto! Che cosa devo fare adesso? Per parlate sempre con Ges, nel bene e nel male, quando fate una cosa buona e quando fate una cosa cattiva. Non abbiate paura di Lui! Questa la preghiera. E con questo vi allenate nel dialogo con Ges, in questo discepolato missionario! Attraverso i Sacramenti, che fanno crescere in noi la sua presenza. Attraverso lamore fraterno, il saper ascoltare, il comprendere, il perdonare, laccogliere, laiutare gli altri, ogni persona, senza escludere, senza emarginare. Cari giovani, siate veri atleti di Cristo! 3. E terzo: il campo come cantiere. Qui stiamo vedendo come si potuto costruire questo proprio qui: hanno iniziato a muoversi i ragazzi, le ragazze, si sono dati da fare e hanno costruito la Chiesa. Quando il nostro cuore una terra buona che accoglie la Parola di Dio, quando si suda la maglietta [si sudano sette camicie NDR] cercando di vivere da cristiani, noi sperimentiamo qualcosa di grande: non siamo mai soli, siamo parte di una famiglia di fratelli che percorrono lo stesso cammino: siamo parte della Chiesa. Questi ragazzi, queste ragazze non erano soli, ma insieme hanno fatto un cammino e hanno costruito la Chiesa, insieme hanno realizzato quello che ha fatto san Francesco; costruire, riparare la Chiesa. Ti domando: volete costruire la Chiesa? [S.] Vi animate a farlo? [S] E domani avrete dimenticato di questo s che avete detto? [No] Cos mi piace! Siamo parte della Chiesa, anzi, diventiamo costruttori della Chiesa e protagonisti della storia. Ragazzi e ragazze, per favore: non mettetevi nella coda della storia. Siate protagonisti. Giocate in attacco! Calciate in avanti, costruite un mondo migliore, un mondo di fratelli, un mondo di giustizia, di amore, di pace, di fraternit, di solidariet. Giocate in attacco sempre! San Pietro ci dice che siamo pietre vive che formano un edificio spirituale (cfr 1 Pt 2,5). E guardiamo questo palco, si vede che esso ha forma di una chiesa costruita con pietre vive. Nella Chiesa di Ges siamo noi le pietre vive, e Ges ci chiede di costruire la sua Chiesa; ciascuno di noi una pietra viva, un pezzetto della costruzione, e, quando viene la pioggia, se manca questo pezzetto, si hanno infiltrazioni, ed entra lacqua nella casa. E non costruire una piccola cappella che pu contenere solo un gruppetto di persone. Ges ci chiede che la sua Chiesa vivente sia cos grande da poter accogliere lintera umanit, sia la casa per tutti! Dice a me, a te, a ciascuno: Andate e fate discepoli tutti i popoli. Questa sera rispondiamogli: S, Signore, anchio voglio essere una pietra viva; insieme vogliamo edificare la Chiesa di Ges! Voglio andare ed essere costruttore della Chiesa di Cristo! Vi ani-

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mate a ripeterlo? Voglio andare ed essere costruttore della Chiesa di Cristo, vediamo adesso [i giovani lo ripetono] Poi dovete ricordare che lavete detto insieme. Il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civilt pi giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il futuro! Voi Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare lapatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore. Cari giovani, per favore, non guardate dal balcone la vita, mettetevi in essa, Ges non rimasto nel balcone, si immerso, non guardate dal balcone la vita, immergetevi in essa come ha fatto Ges. Resta per una domanda: da dove cominciamo? A chi chiediamo di iniziare questo? Da dove cominciamo? Una volta hanno chiesto a Madre Teresa di Calcutta che cosa doveva cambiare nella Chiesa, se vogliamo cominciare, da quale parete? Da dove - hanno chiesto a Madre Teresa - bisogna iniziare? Da te e da me! rispose lei. Aveva grinta questa donna! Sapeva da dove iniziare. Anche io oggi le rubo la parola a Madre Teresa e ti dico: iniziamo? Da dove? Da te e da me! Ognuno, ancora una volta in silenzio, si chieda: se devo iniziare da me, da dove inizio? Ciascuno apra il suo cuore perch Ges gli dica da dove iniziare. Cari amici, non dimenticate: siete il campo della fede! Siete gli atleti di Cristo! Siete i costruttori di una Chiesa pi bella e di un mondo migliore. Alziamo lo sguardo verso la Madonna. Essa aiuta a seguire Ges, ci d lesempio con il suo s a Dio: Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38). Lo diciamo anche noi, insieme con Maria, a Dio: avvenga per me secondo la tua parola. Cos sia!

* 17. LEDUCAZIONE DEI GIOVANI E LA MAGNANIMIT


Errore. Il segnalibro non definito.

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE GESTITE DAI GESUITI IN ITALIA E ALBANIA
Aula Paolo VI Venerd, 7 giugno 2013 Errore. Il segnalibro non definito. preparato dal Santo Padre e Errore. Il segnalibro non definito. da Lui fatta a braccio durante lincontro.

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Cari ragazzi, cari giovani! sono contento di ricevervi con le vostre famiglie, gli educatori e gli amici della grande famiglia delle Scuole dei Gesuiti italiani e dAlbania. A voi tutti il mio affettuoso saluto: benvenuti! Con tutti voi mi sento veramente in famiglia. Ed motivo di particolare gioia la coincidenza di questo nostro incontro con la solennit del Sacro Cuore di Ges. Vorrei dirvi anzitutto una cosa che si riferisce a SantIgnazio di Loyola, il nostro fondatore. Nellautunno del 1537, andando a Roma con il gruppo dei suoi primi compagni si chiese: se ci domanderanno chi siamo, che cosa risponderemo? Venne spontanea la risposta: Diremo che siamo la Compagnia di Ges! (Fontes Narrativi Societatis Iesu, vol. 1, pp. 320-322). Un nome impegnativo, che voleva indicare un rapporto di strettissima amicizia, di affetto totale per Ges di cui volevano seguire le orme. Perch vi ho raccontato questo fatto? Perch santIgnazio e i suoi compagni avevano capito che Ges insegnava loro come vivere bene, come realizzare unesistenza che abbia un senso profondo, che doni entusiasmo, gioia e speranza; avevano capito che Ges un grande maestro di vita e un modello di vita, e che non solamente insegnava loro, ma li invitava anche a seguirlo su questa strada. Cari ragazzi, se adesso vi facessi la domanda: perch andate a scuola, che cosa mi rispondereste? Probabilmente ci sarebbero molte risposte secondo la sensibilit di ciascuno. Ma penso che si potrebbe riassumere il tutto dicendo che la scuola uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. Come vi aiuta a crescere la scuola? Vi aiuta non solo nello sviluppare la vostra intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della vostra personalit. Seguendo ci che ci insegna santIgnazio, nella scuola lelemento principale imparare ad essere magnanimi. La magnanimit: questa virt del grande e del piccolo (Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est), che ci fa guardare sempre lorizzonte. Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza danimo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ci che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri. E importante allora curare la formazione umana finalizzata alla magnanimit. La scuola non allarga solo la vostra dimensione intellettuale, ma anche umana. E penso che in modo particolare le scuole dei Gesuiti sono attente a sviluppare le virt umane: la lealt, il rispetto, la fedelt, limpegno. Vorrei fermarmi su due valori fondamentali: la libert e il servizio. Anzitutto: siate persone libere! Che cosa voglio dire? Forse si pensa che libert sia fare tutto ci che si vuole; oppure avventurarsi in esperienze-limite per provare lebbrezza e vincere la noia. Questa non libert. Libert vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ci che bene e ci che male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente, anche se non facile! Essere liberi per scegliere sempre il bene impegnativo, ma vi render persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza (parresia e ypo-

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mon). La seconda parola servizio. Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attivit che vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo, ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai pi poveri e bisognosi, a lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo. Siate uomini e donne con gli altri e per gli altri, dei veri campioni nel servizio agli altri. Per essere magnanimi con libert interiore e spirito di servizio necessaria la formazione spirituale. Cari ragazzi, cari giovani, amate sempre di pi Ges Cristo! La nostra vita una risposta alla sua chiamata e voi sarete felici e costruirete bene la vostra vita se saprete rispondere a questa chiamata. Sentite la presenza del Signore nella vostra vita. Egli vicino a ognuno di voi come compagno, come amico, che vi sa aiutare e comprendere, che vi incoraggia nei momenti difficili e mai vi abbandona. Nella preghiera, nel dialogo con Lui, nella lettura della Bibbia, scoprirete che Lui vi veramente vicino. E imparate anche a leggere i segni di Dio nella vostra vita. Egli ci parla sempre, anche attraverso i fatti del nostro tempo e della nostra esistenza di ogni giorno; sta a noi ascoltarlo. Non voglio essere troppo lungo, ma una parola specifica vorrei rivolgerla anche agli educatori: ai Gesuiti, agli insegnanti, agli operatori delle vostre scuole e ai genitori. Non scoraggiatevi di fronte alle difficolt che la sfida educativa presenta! Educare non un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco. Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bont della creazione e delluomo, che conserva sempre limpronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate. Un educatore - Gesuita, insegnante, operatore, genitore - trasmette conoscenze, valori con le sue parole, ma sar incisivo sui ragazzi se accompagner le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita. Senza coerenza non possibile educare! Tutti siete educatori, non ci sono deleghe in questo campo. La collaborazione allora in spirito di unit e di comunit tra le diverse componenti educative essenziale e va favorita e alimentata. Il collegio pu e deve fare da catalizzatore, esser luogo di incontro e di convergenza dellintera comunit educante con lunico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con fedelt, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di Dio, e la futura professione come servizio alla societ. Ai Gesuiti poi vorrei dire che importante alimentare il loro impegno nel campo educativo. Le scuole sono uno strumento prezioso per dare un apporto al cammino della Chiesa e dellintera societ. Il campo educativo, poi, non si limita alla scuola convenzionale. Incoraggiatevi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali secondo le necessit dei luoghi, dei tempi e delle persone. Infine un saluto a tutti gli ex-alunni presenti, ai rappresentanti delle scuole italiane della Rete di Fe y Alegria, che conosco bene per il grande lavoro che compie in Sud America, specialmente tra i ceti pi poveri. E un saluto particolare alla delegazione del Collegio albanese di Scutari, che dopo i lunghi anni di repressione delle istituzioni religiose, dal 1994 ha ripreso la sua attivit, accogliendo ed educando ragazzi cattolici, ortodossi, musulmani e anche alcuni alunni nati in contesti familiari agnostici. Cos la scuola diventa

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un luogo di dialogo e di sereno confronto, per promuovere atteggiamenti di rispetto, ascolto, amicizia e spirito di collaborazione. Cari amici, vi ringrazio tutti per questo incontro. Vi affido alla materna intercessione di Maria e vi accompagno con la mia benedizione: il Signore vi sempre vicino, vi rialza dalle cadute e vi spinge a crescere e a compiere scelte sempre pi alte con grande nimo y liberalidad, con magnanimit. Ad Maiorem Dei Gloriam.

Cari ragazzi, cari giovani! Io ho preparato questo discorso per dirvi ma, sono cinque pagine! Un po noioso Facciamo una cosa: io far un piccolo riassunto e poi consegner questo, per iscritto, al Padre Provinciale, lo dar anche al Padre Lombardi, perch tutti voi lo abbiate per iscritto. E poi, c la possibilit che alcuni di voi facciano una domanda e possiamo fare un piccolo dialogo. Ci piace questo, o no? S? Bene. Andiamo su questa strada. Primo punto di questo scritto che nelleducazione che diamo ai Gesuiti il punto chiave - per il nostro sviluppo di persona - la magnanimit. Noi dobbiamo essere magnanimi, con il cuore grande, senza paura. Scommettere sempre sui grandi ideali. Ma anche magnanimit con le cose piccole, con le cose quotidiane. Il cuore largo, il cuore grande. E questa magnanimit importante trovarla con Ges, nella contemplazione di Ges. Ges quello che ci apre le finestre allorizzonte. Magnanimit significa camminare con Ges, con il cuore attento a quello che Ges ci dice. Su questa strada vorrei dire qualcosa agli educatori, agli operatori nelle scuole, e ai genitori. Educare. Nelleducare c un equilibrio da tenere, bilanciare bene i passi: un passo fermo sulla cornice della sicurezza, ma laltro andando nella zona a rischio. E quando quel rischio diventa sicurezza, laltro passo cerca unaltra zona di rischio. Non si pu educare soltanto nella zona di sicurezza: no. Questo impedire che le personalit crescano. Ma neppure si pu educare soltanto nella zona di rischio: questo troppo pericoloso. Questo bilanciamento dei passi, ricordatelo bene. Siamo arrivati allultima pagina. E a voi, educatori, voglio anche incoraggiarvi a cercare nuove forme di educazione non convenzionali, secondo la necessit dei luoghi, dei tempi e delle persone. Questo importante, nella nostra spiritualit ignaziana: andare sempre di pi, e non essere tranquilli con le cose convenzionali. Cercare nuove forme secondo i luoghi, i tempi e le persone. Vi incoraggio su questo.

* 18. IL METODO EDUCATIVO (DIALOGO CON GLI STUDENTI)

Errore. Il segnalibro non definito.

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DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE GESTITE DAI GESUITI IN ITALIA E ALBANIA
Aula Paolo VI Venerd, 7 giugno 2013 Si riporta il Errore. Il segnalibro non definito. che ne seguito.

E adesso, sono disposto a rispondere ad alcune domande che voi volete fare: i ragazzi, gli educatori. Sono a disposizione. Ho detto al Padre provinciale che mi aiuti in questo.

Padre Provinciale: Santit, le domande non erano preparate, quindi le prende cos come vengono? Ok. Per sapere, ecco Un ragazzo: Sono Francesco Bassani, dellIstituto Leone XIII. Io sono un ragazzo che, come ho scritto nella mia lettera a te, Papa, che cerca di credere. Io cerco cerco, s, di essere fedele. Per, ho delle difficolt. A volte mi vengono dei dubbi. E credo che questo sia assolutamente normale alla mia et. Dato che tu sei il Papa che credo avr pi a lungo nel cuore, nella mia vita, perch ti incontro nella mia fase delladolescenza, della crescita, ti volevo chiedere qualche parola per sostenermi in questa crescita e sostenere tutti i ragazzi come me. Santo Padre: Camminare unarte, perch, se camminiamo sempre in fretta, ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare proprio larte di guardare lorizzonte, pensare dove io voglio andare, ma anche sopportare la stanchezza del cammino. E tante volte, il cammino difficile, non facile. Io voglio restare fedele a questo cammino, ma non facile, senti: c il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta uno cade, cade. Ma pensate sempre a questo: non avere paura dei fallimenti; non avere paura delle cadute. Nellarte di camminare, quello che importa non di non cadere, ma di non rimanere caduti. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo bello: questo lavorare tutti i giorni, questo camminare umanamente. Ma anche: brutto camminare da soli, brutto e noioso. Camminare in comunit, con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla meta a cui noi dobbiamo arrivare. Io non so se ho risposto alla tua domanda. Ci sei? Non avrai paura del cammino? Grazie. Una ragazza: Allora io sono Sofia Grattarola dellIstituto Massimiliano Massimo. E volevo chiederLe, dato che Lei, come tutti i bambini, quando eravate alle elementari, avevate degli amici, no? E dato che questoggi Lei Papa, se li vede ancora questi amici

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Santo Padre: Io sono Papa da due mesi e mezzo. I miei amici sono a 14 ore di aereo da qui, sono lontani. Ma voglio dirti una cosa: ne sono venuti tre di loro a trovarmi e a salutarmi, e li vedo e mi scrivono, e voglio loro tanto bene. Non si pu vivere senza amici: questo importante, importante. Una bambina [Teresa]: Ma volevi fare il Papa? Francesco, ma volevi fare il Papa? Santo Padre: Tu sai che cosa significa che una persona non voglia tanto bene a se stessa? Una persona che vuole, che ha voglia di fare il Papa non vuole bene a se stessa. Dio non lo benedice. No, io non ho voluto fare il Papa. Sta bene? Vieni, vieni, vieni Una signora: Santit, noi siamo Monica e Antonella della corale degli Alunni del Cielo dellIstituto Sociale di Torino. Volevamo chiederLe: siccome noi, che siamo stati educati alle scuole dei Gesuiti, siamo sovente invitati a riflettere sulla spiritualit di santIgnazio, volevamo chiederLe: nel momento in cui ha scelto la vita consacrata, che cosa lha spinta ad essere Gesuita piuttosto che sacerdote diocesano o di un altro ordine? Grazie. Santo Padre: Io ho alloggiato parecchie volte al Sociale di Torino. Lo conosco bene. Quello che pi mi piaciuto della Compagnia la missionariet, e volevo diventare missionario. E quando studiavo filosofia, ho scritto al Generale no, la teologia ho scritto al Generale, che era il Padre Arrupe, perch mi mandasse, mi inviasse in Giappone o in unaltra parte. Ma lui ha pensato bene, e mi ha detto, con tanta carit: Ma Lei ha avuto una malattia al polmone, quello non tanto buono per un lavoro tanto forte, e sono rimasto a Buenos Aires. Ma stato tanto buono, il Padre Arrupe, perch non ha detto: Ma, Lei non tanto santo per diventare missionario: era buono, aveva carit. E quello che mi ha dato tanta forza per diventare Gesuita la missionariet: andare fuori, andare alle missioni ad annunziare Ges Cristo. Credo che questo sia proprio della nostra spiritualit: andare fuori, uscire, uscire sempre per annunziare Ges Cristo, e non rimanere un po chiusi nelle nostre strutture, tante volte strutture caduche. E quello che mi ha mosso. Grazie. Una signora: Allora, io sono Caterina De Marchis dellIstituto Leone XIII e mi domandavo: perch Lei cio tu hai rinunciato a tutte le ricchezze di un Papa, come un appartamento lussuoso, oppure una macchina enorme, e invece sei andato in un piccolo appartamento nelle vicinanze, oppure hai preso lautobus dei Vescovi. Come mai ha rinunciato alla ricchezza? Santo Padre: Ma, credo che non sia soltanto una cosa di ricchezza. Per me un problema di personalit: questo. Io ho necessit di vivere fra la gente, e se io vivessi solo, forse un po isolato, non mi farebbe bene. Questa domanda me lha fatta un professore: Ma perch Lei non va ad abitare l?. Io ho risposto: Ma, mi senta, professore: per motivi psichiatrici. E la mia personalit. Anche lappartamento, quello [del Palazzo Pontificio] non tanto lussuoso, tranquilla Ma non posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che s: i tempi ci parlano di tanta povert nel mondo, e questo uno scandalo. La povert del mondo uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante, tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si pu capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti bambini senza educazione, tanti poveri! La povert, oggi,

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un grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po pi poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare. Come io posso diventare un po pi povero per assomigliare meglio a Ges, che era il Maestro povero. Questa la cosa. Ma non un problema di virt mia personale, soltanto che io non posso vivere da solo, e anche quello della macchina, quello che tu dici: non avere tante cose e diventare un po pi povero. E questo. Un ragazzo: Io mi chiamo Eugenio Serafini, sono dellIstituto Cei, Centro educativo ignaziano. Le volevo fare una domanda breve: ma come ha fatto quando ha deciso di diventare non Papa, ma parroco, diventare Gesuita? Come ha fatto? Non Le stato difficile abbandonare o lasciare la famiglia, gli amici, non Le stato difficile? Santo Padre: Senti, sempre difficile: sempre. Per me stato difficile. Non facile. Ci sono momenti belli, e Ges ti aiuta, ti da un po di gioia. Ma ci sono momenti difficili, dove tu ti senti solo, ti senti arido, senza gioia interiore. Ci sono momenti oscuri, di buio interiore. Ci sono difficolt. Ma tanto bello seguire Ges, andare sulla strada di Ges, che tu poi bilanci e vai avanti. E poi arrivano momenti pi belli. Ma nessuno deve pensare che nella vita non ci saranno le difficolt. Anchio vorrei fare una domanda adesso: come pensate voi di andare avanti con le difficolt? Non facile. Ma dobbiamo andare avanti con forza e con fiducia nel Signore, con il Signore, tutto si pu. Una giovane: Salve, mi chiamo Federica Iaccarino e vengo dallIstituto Pontano di Napoli. Volevo chiedere una parola per i giovani di oggi, per il futuro dei giovani di oggi, dato che lItalia si trova in una posizione di grande difficolt. E vorrei chiedere un aiuto per poter portarla a migliorare, un aiuto per noi, per poter portare avanti questi ragazzi, noi ragazzi. Santo Padre: Tu dici che lItalia in un momento difficile. S, c una crisi. Ma io ti dir: non solo lItalia. Tutto il mondo, in questo momento, in un momento in crisi. E la crisi, la crisi non una cosa brutta. E vero che la crisi ci fa soffrire, ma dobbiamo e voi giovani, principalmente dobbiamo saper leggere la crisi. Questa crisi, cosa significa? Che cosa devo fare io per aiutare a uscire dalla crisi? La crisi che noi in questo momento stiamo vivendo una crisi umana. Si dice: ma, una crisi economica, una crisi del lavoro. S, vero. Ma perch? Perch questo problema del lavoro, questo problema nelleconomia, sono conseguenze del grande problema umano. Quello che in crisi il valore della persona umana, e noi dobbiamo difendere la persona umana. In questo momento ma, io ho raccontato questo gi tre volte, ma lo far una quarta. Ho letto, una volta, un racconto di un rabbino medievale, dellanno 1200. Questo rabbino spiegava agli Ebrei di quel tempo la storia della Torre di Babele. Costruire la Torre di Babele non era facile: dovevano farsi i mattoni; e il mattone come si fa? Cercare il fango, la paglia, mescolarli, portarli al forno: era un grande lavoro. E dopo questo lavoro, un mattone diventava un vero tesoro! Poi portavano i mattoni in alto, per la costruzione della Torre di Babele. Se un mattone cadeva, era una tragedia; punivano loperaio che laveva fatto cadere, era una tragedia! Ma se cadeva un uomo, non succedeva niente! Questa la crisi che oggi stiamo vivendo, questa: la crisi della persona. Oggi non conta la persona, contano i soldi, conta il denaro. E Ges, Dio ha dato il mondo, tutto il creato, lha dato alla persona, alluomo e alla donna, perch lo portassero avanti, non al denaro. E una crisi, la persona in crisi perch la persona oggi - ascoltate bene, questo vero -

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schiava! E noi dobbiamo liberarci di queste strutture economiche e sociali che ci schiavizzano. E questo il vostro compito. Un bambino: Ciao, sono Francesco Vin, e vengo dal Collegio SantIgnazio di Messina. Ti volevo chiedere se sei mai stato in Sicilia. Santo Padre: No. Posso dire due cose. No, o ancora no. Il bambino: Se vieni, ti aspettiamo! Il Santo Padre: Ma ti dico una cosa: della Sicilia conosco un film bellissimo, che ho visto dieci anni fa, che si chiama Kaos, con la k: Kaos. E un film fatto su quattro racconti di Pirandello, ed tanto bello questo film. Ho potuto guardare tutte le bellezze della Sicilia. Questa lunica cosa che conosco della Sicilia. Ma bella! Un professore: Santo Padre, sono il professor Jess Maria Martnez [in questo momento vi sono stati applausi, che, comunque, hanno caratterizzato vari momenti del dialogo tra il Santo Padre e i partecipanti alludienza] Il Santo Padre: Ma, hai tifosi! Il professore: Sono insegnante di spagnolo perch sono spagnolo: sono di San Sebastian. Insegnante anche di religione, e posso dire che gli insegnanti, i professori, Le vogliamo tanto bene: questo sicuro. Non parlo a nome di nessuno, ma vedendo tanti exallievi, anche tante personalit, e anche noi adulti, insegnanti, educati dai Gesuiti, mi interrogo sul nostro impegno politico, sociale, nella societ, come adulti nelle scuole gesuitiche. Ci dica qualche parola: come il nostro impegno, il nostro lavoro oggi, in Italia, nel mondo, pu essere gesuitico, pu essere evangelico. Il Santo Padre: Benissimo. Coinvolgersi nella politica un obbligo per un cristiano. Noi cristiani non possiamo giocare da Pilato, lavarci le mani: non possiamo. Dobbiamo coinvolgerci nella politica, perch la politica una delle forme pi alte della carit, perch cerca il bene comune. E i laici cristiani devono lavorare in politica. Lei mi dir: Ma non facile!. Ma neppure facile diventare prete. Non ci sono cose facili nella vita. Non facile, la politica si troppo sporcata; ma io mi domando: si sporcata, perch? Perch i cristiani non si sono coinvolti in politica con lo spirito evangelico? Con una domanda che ti lascio: facile dire la colpa di quello. Ma io, cosa faccio? E un dovere! Lavorare per il bene comune, un dovere di un cristiano! E tante volte la strada per lavorare la politica. Ci sono altre strade: professore, per esempio, unaltra strada. Ma lattivit politica per il bene comune una delle strade. Questo chiaro. Un giovane: Padre, io mi chiamo Giacomo. In realt, non sono da solo qui, oggi, ma porto un gran numero di ragazzi, che sono i ragazzi della Lega Missionaria Studenti. E un movimento un po trasversale, quindi un po da tutti i collegi abbiamo un po di Lega Missionaria Studenti. Dunque, Padre, innanzitutto il mio ringraziamento e quindi di tutti i ragazzi che ho sentito anche in questi giorni, perch finalmente con Lei abbiamo trovato quel messaggio di speranza che prima ci sentivamo costretti a ritrovare in giro per il mondo. Adesso, poterlo sentire a casa nostra qualcosa che per noi potentissimo. Soprattutto, Padre, mi permetta di dire, da un posto, da un luogo, questa luce si

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accesa in questo posto in cui noi giovani incominciavamo realmente a perdere la speranza. Quindi, grazie, perch arrivato veramente in fondo. La mia domanda questa, Padre: noi, come Lei ben sa dalla sua esperienza, abbiamo imparato a sperimentare, a convivere con molte tipologie di povert, che sono la povert materiale penso alla povert del nostro gemellaggio in Kenya -; che sono la povert spirituale - penso alla Romania, penso alle piaghe delle vicissitudini politiche, penso allalcolismo. Quindi, Padre, io Le voglio chiedere: come possiamo noi giovani convivere con questa povert? Come dobbiamo comportarci? Il Santo Padre: Prima di tutto, vorrei dire una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza! Per favore, non lasciatevela rubare! E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanit, la superbia, lorgoglio. Tutte queste cose ti rubano la speranza. Dove trovo la speranza? In Ges povero, Ges che si fatto povero per noi. E tu hai parlato di povert. La povert ci chiama a seminare speranza, per avere anchio pi speranza. Questo sembra un po difficile da capire, ma ricordo che Padre Arrupe, una volta, ha scritto una lettera buona ai Centri di ricerche sociali, ai Centri sociali della Compagnia. Lui parlava di come si deve studiare il problema sociale. Ma alla fine ci diceva, diceva a tutti noi: Guardate, non si pu parlare di povert senza avere lesperienza con i poveri. Tu hai parlato del gemellaggio con il Kenya: lesperienza con i poveri. Non si pu parlare di povert, di povert astratta, quella non esiste! La povert la carne di Ges povero, in quel bambino che ha fame, in quello che ammalato, in quelle strutture sociali che sono ingiuste. Andare, guardare laggi la carne di Ges. Ma non lasciatevi rubare la speranza dal benessere, dallo spirito del benessere che, alla fine, ti porta a diventare un niente nella vita! Il giovane deve scommettere su alti ideali: questo il consiglio. Ma la speranza, dove la trovo? Nella carne di Ges sofferente e nella vera povert. C un collegamento tra i due. Grazie. Adesso do a tutti, a tutti voi, alle vostre famiglie, a tutti, la Benedizione del Signore.

* 19. LO STILE DEL PONTIFICATO (CONFERENZA STAMPA)


http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/july/documents/papafrancesco_20130728_gmg-conferenza-stampa_it.html VIAGGIO APOSTOLICO A RIO DE JANEIRO IN OCCASIONE DELLA XXVIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENT CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO DURANTE IL VOLO DI RITORNO Volo Papale

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Domenica, 28 luglio 2013

Padre Lombardi: Allora, cari amici, abbiamo la gioia di avere con noi in questo viaggio di ritorno, il Santo Padre Francesco; stato cos gentile da darci un buon tempo ampio per fare con noi un bilancio del viaggio e rispondere con totale libert alle vostre domande. Io do a lui la parola per una piccola introduzione e poi dopo cominciamo con la lista di quelli che si sono iscritti a parlare e li prendiamo un po dai diversi gruppi nazionali e linguistici. Allora, a Lei, Santit, la parola per iniziare. Papa Francesco: Buonasera, e grazie tante. Io sono contento. E stato un viaggio bello, spiritualmente mi ha fatto bene. Sono stanco, abbastanza, ma con il cuore allegro, e sto bene, bene: mi ha fatto bene spiritualmente. Trovare la gente fa bene, perch il Signore lavora in ognuno di noi, lavora nel cuore, e la ricchezza del Signore tanta che sempre possiamo ricevere tante cose belle dagli altri. E questo a me fa bene. Questo, come un primo bilancio. Poi dir che la bont, il cuore del popolo brasiliano grande, vero: grande. E un popolo tanto amabile, un popolo che ama la festa, che anche nella sofferenza sempre trova una strada per cercare il bene da qualche parte. E questo va bene: un popolo allegro, il popolo ha sofferto tanto! E contagiosa lallegria dei brasiliani, contagiosa! E ha un grande cuore, questo popolo. Poi, dir degli organizzatori, tanto da parte nostra, come da parte dei brasiliani; ma io ho sentito che mi trovavo davanti un computer, quel computer incarnato Ma davvero! Era tutto cronometrato, no? Ma bello. Poi, abbiamo avuto problemi con le ipotesi di sicurezza: la sicurezza di qua, la sicurezza di l; non c stato un incidente in tutta Rio de Janeiro, in questi giorni, e tutto era spontaneo. Con meno sicurezza, io ho potuto stare con la gente, abbracciarla, salutarla, senza macchine blindate la sicurezza di fidarsi di un popolo. E vero che sempre c il pericolo che ci sia un pazzo eh, s, che ci sia un pazzo che faccia qualcosa; ma anche c il Signore! Ma, fare uno spazio di blindaggio tra il vescovo e il popolo una pazzia, e io preferisco questa pazzia: fuori, e correre il rischio dellaltra pazzia. Preferisco questa pazzia: fuori. La vicinanza fa bene a tutti. Poi, lorganizzazione della Giornata, non qualcosa di preciso, ma tutto: la parte artistica, la parte religiosa, la parte catechetica, la parte liturgica stato bellissimo! Loro hanno una capacit di esprimersi nellarte. Ieri, per esempio, hanno fatto cose bellissime, bellissime! Poi, Aparecida: Aparecida per me unesperienza religiosa forte. Ricordo la Quinta Conferenza. Io sono stato l a pregare, a pregare. Io volevo andare solo, un po di nascosto, ma cera una folla impressionante! Ma, non possibile, quello lo sapevo prima di arrivare. E abbiamo pregato, noi. Non so una cosa ma anche da parte vostra. Il vostro lavoro stato, mi dicono io non ho letto i giornali in questi giorni, non avevo tempo, non ho visto la tv, niente , ma mi dicono che stato un lavoro buono,

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buono, buono! Grazie, grazie per la collaborazione, grazie di avere fatto questo. Poi il numero, il numero dei giovani. Oggi io non posso crederlo ma oggi il Governatore parlava di tre milioni. Non posso crederlo. Ma dallaltare quello vero! non so se voi, alcuni di voi siete stati allaltare: dallaltare, alla fine, cera tutta la spiaggia piena, fino alla curva; pi di quattro chilometri. Ma, tanti giovani. E dicono, mi ha detto Mons. Tempesta, che erano di 178 Paesi: 178! Anche il Vicepresidente mi ha detto questo numero: quello sicuro. E importante! Forte! Padre Lombardi: Grazie. Allora, diamo la parola per primo a Juan de Lara, che della Efe, ed spagnolo, ed lultimo viaggio che fa con noi: quindi siamo contenti di dargli questa possibilit. Juan de Lara: Santidad, buenas noches. En nombre de todos los compaeros le queremos agradecer estos das que nos ha regalado en Ro de Janeiro, el trabajo que ha hecho y el esfuerzo que ha supuesto y tambin en nombre de todos los periodistas espaoles, le queremos agradecer las plegarias y los rezos por las vctimas del accidente ferroviario de Santiago de Compostela. Muchsimas gracias. Y la primera pregunta, no tiene mucho que ver con el viaje, pero aprovechamos la ocasin de que nos da esta posibilidad y quera preguntarle: Santidad, en estos cuatro meses de pontificado, hemos visto que ha creado varias comisiones para reformar la Curia vaticana. Quisiera preguntarle: Qu tipo de reforma tiene en mente, contempla la posibilidad de suprimir el IOR, el llamado Banco del Vaticano? Gracias. [Santit, buona notte. A nome di tutti i colleghi vogliamo ringraziarla per questi giorni che ci ha regalato in Rio de Janeiro, per il lavoro che ha fatto e lo sforzo che ci ha messo. Ed anche, a nome di tutti i giornalisti spagnoli, la vogliamo ringraziare delle preghiere e dei gesti per le vittime dellincidente ferroviario di Santiago de Compostela. Moltissime grazie. La prima domanda non ha molto a che vedere con il viaggio, ma cogliamo loccasione che ci d questa possibilit, e vorrei domandarle: Santit, in questi quattro mesi di Pontificato abbiamo visto che ha creato diverse Commissioni per riformare la Curia. Vorrei domandarle: Che tipo di riforma ha in mente, contempla la possibilit di sopprimere lo IOR, la cosiddetta Banca del Vaticano? Grazie.] Papa Francesco: Los pasos que fui dando en estos cuatro meses y medio, vienen de dos vertientes: el contenido de lo que haba que hacer, todo, viene de la vertiente de las congregaciones generales que tuvimos los cardenales. Fueron cosas que los cardenales pedimos al que iba a ser el nuevo Papa. Yo me acuerdo que peda muchas cosas, pensando en otro. O sea, pedamos, hay que hacer esto.por ejemplo, la comisin de ocho cardenales, sabemos que es importante tener una consulta outsider, no las consultas que se tienen, sino outsider. Y esto va en la lnea aqu hago como una abstraccin, pensando, pero pa-

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ra explicarlo- en la lnea, cada vez de la maduracin de la relacin entre sinodalidad y Primado. O sea, estos ocho cardenales favorecen la sinodalidad, ayudan a que los diversos episcopados del mundo se vayan expresando en el mismo gobierno de la iglesia. Hay muchas propuestas que se hicieron, que todava no estn puestas en prctica, como la reforma de la Secretara del Snodo, en la metodologa; como la comisin postsinodal que tenga carcter permanente de consulta; como los consistorios cardenalicios con temticas no tanto formales - como por ejemplo la canonizacin-, sino tambin temticas, etc. Bueno, la vertiente de los contenidos viene de ah. La segunda vertiente es la oportunidad. Les confieso, a m no me cost, al mes de pontificado, armar la comisin de los ocho cardenales, que es una cosa La parte econmica yo pensaba tratarla el ao que viene, porque no es lo ms importante que haba que tocar. Sin embargo, la agenda se cambi debido a circunstancias que ustedes conocen, que son de dominio pblico y que aparecieron problemas y que haba que enfrentarlos. El primero, el problema del IOR, o sea, cmo encaminarlo, cmo delinearlo, cmo reformularlo, cmo sanear lo que haya que sanear, y ah est la primera comisin de referencia, ese es el nombre. Ustedes conocen el chirgrafo, lo que se pide, los integrantes y todo. Despus tuvimos la reunin de la comisin de los quince cardenales que se ocupan de los aspectos econmicos de la Santa Sede. Son de todas partes del mundo. Y ah, preparando esa reunin se vio la necesidad de hacer una misma comisin de referencia para toda la economa de la Santa Sede. O sea, que se toc el problema econmico fuera de agenda, pero estas cosas suceden cuando en el oficio de gobierno cierto?, uno va por aqu, pero le patean un golazo de all y lo tiene que atajar, no es cierto? Entonces, la vida es as y, eso es lo lindo de la vida tambin. Repito la pregunta que me haca del IOR, perdn, estoy hablando en castellano. Perdn me vena la respuesta en castellano. [I passi che ho fatto in questi quattro mesi e mezzo vengono da due versanti: il contenuto di quello che si doveva fare, tutto, viene dal versante delle Congregazioni Generali dei cardinali. Erano cose che noi cardinali abbiamo chiesto a colui che sarebbe diventato il nuovo Papa. Io mi ricordo che chiesi molte cose, pensando che sarebbe stato un altro Chiedevamo di far questo, per esempio la Commissione di otto cardinali, sappiamo che importante avere una Consulta outsider, non le Consulte che gi vi sono, ma outsider. Questo va ogni volta nella linea - qui faccio come unastrazione, pensando, per lo faccio per spiegarlo - nella linea della maturazione della relazione tra sinodalit e primato. Ossia, questi otto cardinali favoriscono la sinodalit, aiutano i diversi episcopati del mondo ad esprimersi nello stesso governo della Chiesa. Ci sono molte proposte che sono state fatte e che tuttavia non sono state ancora messe in pratica, come la riforma della Segreteria del Sinodo, nella metodologia; come la Commissione post-sinodale, che abbia carattere permanente di consulta; come i concistori cardinalizi, con tematiche non tanto formali - come per esempio, la canonizzazione, ma anche altre tematiche, eccetera. Bene, il versante dei contenuti viene da l! Il secondo versante lopportunit. Vi confesso che a me non costato, il primo mese di Pontificato, organizzare la Commissione degli otto cardinali, che un primo punto. La parte economica pensavo di trattarla il prossimo anno, perch non la cosa pi importante che bisognava trattare. Ma lagenda cambiata a causa delle circostanze che voi conoscete e che sono di dominio pubblico; sono apparsi problemi che dovevano essere affrontati. Il primo: il problema dello IOR, ossia, come incamminarlo, come delinearlo, come riformularlo, come

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sanare quello che c da sanare, e qui c la prima Commissione di riferimento, questo il nome. Voi conoscete il chirografo, quello che si chiede, quelli che la integrano, tutto. Poi abbiamo avuto la riunione della Commissione dei 15 cardinali che si occupano degli aspetti economici della Santa Sede. Provengono da tutte le parti del mondo. E l, preparando questa riunione, si vide la necessit di fare una unica Commissione di riferimento per tutta leconomia della Santa Sede. Ossia fu affrontato il problema economico fuori agenda, per queste cose succedono quando nellufficio di governo uno va da una parte, ma gli tirano una pallonata dallaltra parte, e la devi parare. Non cos? Quindi, la vita cos, ma anche questo il bello della vita. Ripeto la domanda che mi ha fatto sullo IOR, scusate, sto parlando in castigliano. Scusate, la risposta mi veniva in castigliano.] Con riferimento a quella domanda che mi faceva dello IOR, io non so come finir lo IOR; alcuni dicono che, forse, meglio che sia una banca, altri che sia un fondo di aiuto, altri dicono di chiuderlo. Mah! Si sentono queste voci. Io non so. Io mi fido del lavoro delle persone dello IOR, che stanno lavorando su questo, anche della Commissione. Il Presidente dello IOR rimane, lo stesso che era prima; invece il Direttore e il Vicedirettore hanno dato le dimissioni. Ma questo, io non saprei dirle come finir questa storia, e questo bello anche, perch si trova, si cerca; siamo umani, in questo; dobbiamo trovare il meglio. Ma, questo s; ma le caratteristiche dello IOR sia banca, sia fondo di aiuto, sia qualsiasi cosa sia - trasparenza e onest. Questo devessere cos. Grazie. Padre Lombardi: Grazie mille, Santit. Allora, adesso passiamo ad una persona dei rappresentanti del gruppo italiano, e abbiamo uno che Lei conosce bene: Andrea Tornielli, che viene a farle una domanda a nome del gruppo italiano. Andrea Tornielli: Santo Padre, avrei una domanda un po forse indiscreta: ha fatto il giro del mondo la fotografia, quando siamo partiti, di Lei che sale la scaletta dellaereo portando una borsa nera, e ci sono stati articoli in tutto il mondo che hanno commentato questa novit: s, del Papa che sale non accadeva, diciamo, che il Papa salisse con il suo bagaglio a mano. Allora, ci sono state anche ipotesi su che cosa contenesse la borsa nera. Allora, le mie domande sono: uno, perch ha portato Lei la sua borsa nera e non lha portata un collaboratore, e due, se pu dirci che cosa cera dentro Grazie. Papa Francesco: Non cera la chiave della bomba atomica! Mah! La portavo perch sempre ho fatto cos: io, quando viaggio, la porto. E dentro, cosa c? C il rasoio, c il breviario, c lagenda, c un libro da leggere ne ho portato uno su Santa Teresina di cui io sono devoto. Io sono andato sempre con la borsa quando viaggio: normale. Ma dobbiamo essere normali Non so un po strano per me quello che tu mi dici, che ha fatto il

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giro del mondo quella foto. Ma dobbiamo abituarci ad essere normali. La normalit della vita. Non so, Andrea, se ti ho risposto Padre Lombardi: Allora, adesso diamo la parola ad una rappresentante di lingua portoghese, Aura Miguel, che di Radio Renascena: Aura Miguel: Santit, volevo chiedere perch Lei chiede cos insistentemente che si preghi per Lei? Non normale, abituale, ascoltare un Papa chiedere cos tanto di pregare per Lui Papa Francesco: Io sempre ho chiesto questo. Quando ero prete lo chiedevo, ma non tanto frequentemente; ho cominciato a chiederlo con una certa frequenza nel lavoro di vescovo, perch io sento che se il Signore non aiuta in questo lavoro di aiutare il Popolo di Dio ad andare avanti, uno non pu Io davvero mi sento con tanti limiti, con tanti problemi, anche peccatore - voi lo sapete! - e devo chiedere questo. Ma, mi viene da dentro! Anche alla Madonna chiedo che preghi per me il Signore. E unabitudine, ma unabitudine che mi viene dal cuore e anche dalla necessit che ho per il mio lavoro. Io sento che devo chiedere non so, cos Padre Lombardi: Adesso passiamo al gruppo di lingua inglese, e diamo la parola al nostro collega Pullella di Reuters, che qui davanti. Philip Pullella: Santit, grazie per la sua disponibilit, a nome del gruppo inglese. Il collega de Lara ha gi fatto la domanda che noi volevamo fare, quindi proseguo un po su quelle linee l, poco, per: Lei, nella ricerca di fare questi cambiamenti, mi ricordo che Lei ha detto al gruppo di America Latina che ci sono tanti santi che lavorano in Vaticano, ma anche persone che sono un po meno sante, no? Lei ha trovato resistenza a questo suo desiderio di cambiare le cose in Vaticano? Ha trovato resistenza? La seconda domanda : Lei vive in un modo molto austero, rimasto a Santa Marta, eccetera Lei vuole che i Suoi collaboratori, anche i cardinali, seguano questo esempio e forse vivano in comunit, o una cosa solo per Lei? Papa Francesco:

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I cambiamenti i cambiamenti vengono anche da due versanti: quello che noi cardinali abbiamo chiesto, e quello che viene dalla mia personalit. Lei parlava del fatto che sono rimasto a Santa Marta: ma io non potrei vivere da solo nel Palazzo, e non lussuoso. Lappartamento pontificio non tanto lussuoso! E largo, grande, ma non lussuoso. Ma io non posso vivere da solo o con un piccolo gruppetto! Ho bisogno di gente, di trovare gente, di parlare con la gente E per questo quando i ragazzi delle scuole gesuite mi hanno fatto la domanda: Perch Lei? Per austerit, per povert?. No, no: per motivi psichiatrici, semplicemente, perch psicologicamente non posso. Ognuno deve portare avanti la sua vita, con il suo modo di vivere, di essere. I cardinali che lavorano in Curia non vivono da ricchi e da fastosi: vivono in un appartamentino, sono austeri, loro, sono austeri. Quelli che conosco, questi appartamenti che lAPSA d ai cardinali. Poi, mi sembra che ci sia unaltra cosa che volevo dire. Ognuno deve vivere come il Signore gli chiede di vivere. Ma lausterit unausterit generale credo che sia necessaria per tutti noi che lavoriamo al servizio della Chiesa. Ci sono tante sfumature sulle austerit ognuno deve cercare il suo cammino. Rispetto ai santi, questo vero, ce ne sono, santi: cardinali, preti, vescovi, suore, laici; gente che prega, gente che lavora tanto, e anche che va dai poveri, di nascosto. Io so di alcuni che si preoccupano di dare da mangiare ai poveri o poi, nel tempo libero, vanno a fare ministero in una chiesa o in unaltra Sono preti. Ci sono santi in Curia. E anche c qualcuno che non tanto santo, e questi sono quelli che fanno pi rumore. Voi sapete che fa pi rumore un albero che cade di una foresta che cresce. E questo a me fa dolore quando ci sono queste cose. Ma ci sono alcuni che danno scandalo, alcuni. Noi abbiamo questo monsignore in galera, credo che ancora prosegue in galera; non andato in galera perch assomigliava alla beata Imelda precisamente, non era un Beato. Sono scandali, questi, che fanno male. Una cosa - questo non lho mai detto, ma me ne sono accorto - credo che la Curia sia un poco calata dal livello che aveva un tempo, di quei vecchi curiali il profilo del vecchio curiale, fedele, che faceva il suo lavoro. Abbiamo bisogno di queste persone. Credo ci sono, ma non sono tanti come un tempo. Il profilo del vecchio curiale: io direi cos. Dobbiamo averne di pi, di questi. Se trovo resistenza? Mah! Se c resistenza, ancora io non lho vista. E vero che non ho fatto tante cose, ma si pu parlare che s, io ho trovato aiuto, e anche ho trovato gente leale. Per esempio, a me piace quando una persona mi dice: Io non sono daccordo, e questo lho trovato. Ma questo non lo vedo, non sono daccordo: io lo dico, Lei faccia. Questo un vero collaboratore. E questo lho trovato, in Curia. E questo buono. Ma quando ci sono quelli che dicono: Ah, che bello, che bello, che bello, e poi dicono il contrario dallaltra parte Ancora non me ne sono accorto. Forse s, ci sono alcuni, ma non me ne sono accorto. La resistenza: in quattro mesi non si pu trovare tanto Padre Lombardi: Allora, adesso passiamo ad una brasiliana, mi sembra giusto. Allora, c Patricia Zorzan, magari si avvicina Izoard cos poi abbiamo anche un francese. Patricia Zorzan:

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Hablando en nombre de los brasileos. La sociedad ha cambiado, los jvenes han cambiado, y vemos en Brasil muchos jvenes. Usted no ha hablado sobre el aborto, el matrimonio entre personas del mismo sexo. En Brasil han aprobado una ley que ampla el derecho al aborto y ha permitido el matrimonio entre personas del mismo sexo. Por qu no ha hablado sobre esto? [Parlando a nome dei brasiliani. La societ cambiata, i giovani sono cambiati e si vedono in Brasile tanti giovani. Lei non ha parlato sullaborto, sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. In Brasile stata approvata una legge che amplia il diritto allaborto e ha permesso il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Perch non ha parlato su questo?] Papa Francesco: La Iglesia se ha expresado ya perfectamente sobre eso. No era necesario volver sobre eso, como tampoco habl sobre la estafa o la mentira, o otras cosas, en las cuales la iglesia tiene una doctrina clara. [La Chiesa si gi espressa perfettamente su questo. Non era necessario tornarci, come non ho parlato neppure della frode, della menzogna o di altre cose sulle quali la Chiesa ha una dottrina chiara!] Patricia Zorzan: Pero es un asunto que interesa a los jvenes [Ma un argomento che interessa ai giovani] Papa Francesco: Si, pero no era necesario hablar de eso, sino de las cosas positivas que abren camino a los chicos, no es cierto? Adems los jvenes saben perfectamente cul es la postura de la Iglesia. [S, ma non era necessario parlare di questo, bens delle cose positive che aprono il cammino ai ragazzi. Non vero? Inoltre, i giovani sanno perfettamente qual la posizione della Chiesa!] Patricia Zorzan: Cul es la postura de su Santidad, puede hablarnos? [Qual la posizione di Vostra Santit, ce ne pu parlare?]

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Papa Francesco: La de la Iglesia. Soy hijo de la Iglesia. [Quella della Chiesa. Sono figlio della Chiesa!] Padre Lombardi: Allora, ritorniamo al gruppo spagnolo: Dario Menor Torres ah, scusate, Izoard, che abbiamo gi convocato, cos abbiamo uno del gruppo francese e poi, Dario Menor. Antoine-Marie Izoard: Buongiorno, Santit. A nome dei colleghi di lingua francese del volo siamo 9 su questo volo. Per un Papa che non vuole fare interviste, veramente Le siamo grati. Lei dal 13 marzo gi si presenta come il Vescovo di Roma, con una grandissima, fortissima insistenza. Quindi, vorremmo capire qual il senso profondo di questa insistenza, se per caso pi che di collegialit si parla forse di ecumenismo, per caso, di essere primus inter pares della Chiesa? Grazie. Papa Francesco: Si, in questo non si deve andare pi avanti di quello che si dice. Il Papa vescovo, Vescovo di Roma, e perch Vescovo di Roma successore di Pietro, Vicario di Cristo. Sono altri titoli, ma il primo titolo Vescovo di Roma, e da l viene tutto. Parlare, pensare che questo voglia dire essere primus inter pares, no, questo non conseguenza di questo. Semplicemente, il titolo primo del Papa: Vescovo di Roma. Ma ci sono anche gli altri Credo che lei abbia detto qualcosa di ecumenismo: credo che questo favorisca un po lecumenismo. Ma, soltanto questo Padre Lombardi: Ora, Dario Menor de La Razn, della Spagna: Dario Menor Torres: Una pregunta sobre sus sentimientos. Coment hace una semana de aquel nio que le pregunt que cmo se senta, si alguno se poda imaginar cmo se poda ser Papa y si lo poda desear. Deca, que haba que estar loco para ello. Despus de su primera experiencia multitudinaria como han sido estos das en Ro, si nos puede contar cmo se siente siendo Papa, si es muy duro, si es feliz sindolo y, si adems, tambin de alguna manera, ha acrecentado su fe o por el contrario, ha tenido alguna duda. Gracias.

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[Una domanda sui suoi sentimenti. Una settimana fa lei ha commentato di come un bambino le chiese come si sentiva, se qualcuno si poteva immaginare di essere Papa e se poteva desiderare di esserlo. Lei disse che bisognava essere pazzi per questo. Dopo la sua prima esperienza tra la moltitudine di gente, come sono stati questi giorni in Rio, pu raccontare come si sente ad essere Papa, se molto duro, se felice nellesserlo, e se ancora, in qualche modo, ha accresciuto la sua fede o, al contrario, ha avuto qualche dubbio. Grazie.] Papa Francesco: Fare il lavoro di vescovo una cosa bella, bella. Il problema quando uno cerca quel lavoro: questo non tanto bello, questo non del Signore. Ma quando il Signore chiama un prete a diventare vescovo, questo bello. C sempre il pericolo di pensarsi un po superiori agli altri, non come gli altri, un po principe. Sono pericoli e peccati. Ma il lavoro di vescovo bello: aiutare i fratelli ad andare avanti. Il vescovo davanti ai fedeli, per segnare la strada; il vescovo in mezzo ai fedeli, per aiutare la comunione; e il vescovo dietro ai fedeli, perch i fedeli tante volte hanno il fiuto della strada. Il vescovo devessere cos. La domanda diceva se a me piaceva? A me piace fare il vescovo, mi piace. A Buenos Aires ero tanto felice, tanto felice! Sono stato felice, vero. Il Signore mi ha assistito in quello. Ma come prete sono stato felice, e come vescovo sono stato felice. In questo senso dico: mi piace! Domanda fuori campo: E fare il Papa? Papa Francesco: Anche, anche! Quando il Signore ti mette l, se tu fai quello che il Signore vuole, sei felice. Questo il mio sentimento, quello che sento. Padre Lombardi: Adesso un altro del gruppo italiano: Salvatore Mazza di Avvenire. Salvatore Mazza: Non riesco neanche ad alzarmi. Mi scuso, non riesco neanche ad alzarmi in piedi per tutti i fili che ho sotto i piedi. Noi abbiamo visto in questi giorni, Labbiamo vista pieno di energie anche a sera tardi; La stiamo vedendo adesso con laereo che balla, che sta tranquillamente in piedi, senza un attimo di esitazione. Volevamo chiederLe: si parla molto di prossimi viaggi. Si parla dellAsia, di Gerusalemme, dellArgentina. Lei ha gi

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un calendario pi o meno definito per il prossimo anno, oppure ancora tutto da vedere? Papa Francesco: Definito-definito non c niente. Ma posso dirle qualcosa a cui si sta pensando. E definito scusi - il 22 settembre a Cagliari. Poi, il 4 ottobre ad Assisi. In mente, dentro lItalia, io vorrei andare a trovare i miei, una giornata: andare con laereo la mattina e tornare con laltro, perch loro, poverini, mi chiamano e abbiamo un buon rapporto. Ma soltanto un giorno. Fuori dItalia: il Patriarca Bartolomeo I vuole fare un incontro per commemorare i 50 anni di Athenagora e Paolo VI a Gerusalemme. Anche il Governo israeliano ha fatto un invito speciale per andare a Gerusalemme. Credo che il Governo dellAutorit palestinese lo stesso. Questo si sta pensando: non si sa bene se si vada o non si vada Poi, in America Latina credo che non ci sia possibilit di tornare, perch il Papa latinoamericano, il primo viaggio in America Latina arrivederci! Dobbiamo aspettare un po! Credo che si possa andare in Asia, ma questo tutto nellaria. Ho avuto un invito per andare in Sri Lanka e anche nelle Filippine. Ma in Asia si deve andare. Perch Papa Benedetto non ha avuto tempo di andare in Asia, ed importante. Lui andato in Australia e poi in Europa e in America, ma lAsia Andare in Argentina: in questo momento io credo che si possa aspettare un po, perch tutti questi viaggi hanno una certa priorit. Io volevo andare a Costantinopoli, il 30 settembre, per fare visita a Bartolomeo I, ma non possibile, non possibile per lagenda mia. Se ci troviamo, lo faremo a Gerusalemme. Domande fuori campo: Fatima? Papa Francesco: Fatima, anche c un invito a Fatima, vero, vero. C un invito ad andare a Fatima. Domande fuori campo: 30 settembre o 30 novembre? Papa Francesco: Novembre, novembre: SantAndrea. Padre Lombardi:

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Bene. Allora, adesso ripassiamo negli Stati Uniti, e chiamiamo Hada Messia della CNN a farLe una domanda: Hada Messia: Salve Lei si regge meglio di me No, no, no: va bene, va bene. La mia domanda : quando ha incontrato i giovani argentini Lei, un po scherzando, forse un po seriamente ha detto loro che Lei pure, qualche volta, si sente ingabbiato: volevamo sapere a cosa si riferisse, esattamente Papa Francesco: Lei sa quante volte ho avuto voglia di andare per le strade di Roma, perch a me piaceva, a Buenos Aires, andare per la strada, mi piaceva tanto! In questo senso, mi sento un po ingabbiato. Ma, questo devo dirlo perch sono tanto buoni questi della Gendarmeria vaticana, sono buoni, buoni, buoni e sono loro riconoscente. Adesso mi lasciano fare qualcosa in pi. Io credo il loro dovere custodire la sicurezza. Ingabbiato, in quel senso. A me piacerebbe andare per la strada, ma capisco che non possibile: lo capisco. In quel senso lho detto. Perch la mia abitudine era come diciamo noi di Buenos Aires io ero un prete callejero Padre Lombardi: Adesso chiamiamo di nuovo un brasiliano: c Marcio Campos, e chiedo anche a Gunois di avvicinarsi per il prossimo turno, per i francesi. Papa Francesco: Io domandavo il tempo, perch devono servire la cena, ma avete fame voi? Fuori campo: No, no Marcio Campos: Sua bno Santo Padre. Quero dizer para o senhor que quando sentir saudades do Brasil, do povo brasileiro alegre, abrace a bandeira que eu entreguei para o senhor. Quero dizer tambm que quero agradecer meus colegas do dirio Folha de So Paulo, Estado, Globo e Veja por lhes estar representando com uma pergunta. Santo Padre, muito difcil acompanhar um Papa. Estamos todos cansados. O senhor est bem, e estamos todos cansados. No Brasil, a Igreja Catlica tem perdido fiis, com os anos. O movimento da

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Renovao carismtica uma possibilidade de evitar que os fiis procurem as igrejas pentecostais? Muito obrigado pela sua presena e muito obrigado por estar no seu voo. [Sua Santit, Santo Padre, voglio dire che quando lei avr nostalgia del Brasile, del popolo brasiliano, allegro, abbracci la bandiera che Le ho consegnato. Vorrei anche ringraziare i miei colleghi dei quotidiani Folha de So Paulo, Estado, Globo e Veja per rappresentarli in questa domanda. Santo Padre, difficile accompagnare un Papa, molto difficile. Siamo tutti stanchi, Lei sta bene e noi siamo stanchi In Brasile, la Chiesa cattolica ha perso fedeli in questi ultimi anni. Il Movimento del Rinnovamento Carismatico una possibilit per evitare che i fedeli frequentino la Chiesa pentecostale o altre Chiese pentecostali? Molte grazie per la sua presenza e molte grazie per essere con noi.] Papa Francesco: E molto vero quello che lei dice del calo dei fedeli: vero, vero. Ci sono statistiche. Abbiamo parlato con i vescovi brasiliani del problema, in una riunione che abbiamo avuto ieri. Lei domandava sul Movimento di Rinnovamento Carismatico. Io vi dico una cosa. Negli anni, alla fine degli anni Settanta, inizio anni Ottanta, io non li potevo vedere. Una volta, parlando di loro, avevo detto questa frase: Questi confondono una celebrazione liturgica con una scuola di samba!. Questo lho detto io. Mi sono pentito. Poi, ho conosciuto meglio. E anche vero che il movimento, con buoni assessori, andato su una bella strada. E adesso credo che questo movimento faccia tanto bene alla Chiesa, in generale. A Buenos Aires, io li riunivo spesso e una volta lanno facevo una Messa con tutti loro in cattedrale. Li ho favoriti sempre, quando io mi sono convertito, quando io ho visto il bene che facevano. Perch in questo momento della Chiesa e qui allargo un po la risposta credo che i movimenti siano necessari. I movimenti sono una grazia dello Spirito. Ma, come si pu reggere un movimento che tanto libero?. Anche la Chiesa libera! Lo Spirito Santo fa quello che vuole. Poi, Lui fa il lavoro dellarmonia, ma credo che i movimenti siano una grazia, quei movimenti che hanno lo spirito della Chiesa. Per questo credo che il movimento del Rinnovamento carismatico non solo serva ad evitare che alcuni passino alle confessioni pentecostali. Ma no! serve alla Chiesa stessa! Ci rinnova. E ognuno cerca il proprio movimento secondo il proprio carisma, dove lo porta lo Spirito. Domanda fuori campo. Papa Francesco: Yo estoy cansado. Io sono stanco. Padre Lombardi: Allora, Gunois de Le Figaro per il gruppo francese.

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Jean-Marie Gunois: Santo Padre, una domanda con il mio collega di La Croix, anche: Lei ha detto che la Chiesa senza la donna perde fecondit. Quali misure concrete prender? Per esempio, il diaconato femminile o una donna a capo di un dicastero? E una piccolissima domanda tecnica: Lei ha detto di essere stanco. Ha un allestimento speciale per il ritorno? Grazie, Santit. Papa Francesco: Cominciamo dallultimo. Questaereo non ha allestimenti speciali. Io sono davanti, una bella poltrona, comune, ma comune, quella che hanno tutti. Io ho fatto scrivere una lettera e una chiamata telefonica per dire che io non volevo allestimenti speciali sullaereo: chiaro? Secondo, la donna. Una Chiesa senza le donne come il Collegio Apostolico senza Maria. Il ruolo della donna nella Chiesa non soltanto la maternit, la mamma di famiglia, ma pi forte: proprio licona della Vergine, della Madonna; quella che aiuta a crescere la Chiesa! Ma pensate che la Madonna pi importante degli Apostoli! E pi importante! La Chiesa femminile: Chiesa, sposa, madre. Ma la donna, nella Chiesa, non solo deve non so come si dice in italiano il ruolo della donna nella Chiesa non solo deve finire come mamma, come lavoratrice, limitata No! E unaltra cosa! Ma i Papi Paolo VI ha scritto una cosa bellissima sulle donne, ma credo che si debba andare pi avanti nellesplicitazione di questo ruolo e carisma della donna. Non si pu capire una Chiesa senza donne, ma donne attive nella Chiesa, con il loro profilo, che portano avanti. Io penso un esempio che non ha niente a che vedere con la Chiesa, ma un esempio storico: in America Latina, il Paraguay. Per me, la donna del Paraguay la donna pi gloriosa dellAmerica Latina. Tu sei paraguayo? Sono rimaste, dopo la guerra, otto donne per ogni uomo, e queste donne hanno fatto una scelta un po difficile: la scelta di avere figli per salvare: la Patria, la cultura, la fede e la lingua. Nella Chiesa, si deve pensare alla donna in questa prospettiva: di scelte rischiose, ma come donne. Questo si deve esplicitare meglio. Credo che noi non abbiamo fatto ancora una profonda teologia della donna, nella Chiesa. Soltanto pu fare questo, pu fare quello, adesso fa la chierichetta, adesso legge la Lettura, la presidentessa della Caritas Ma, c di pi! Bisogna fare una profonda teologia della donna. Questo quello che penso io. Padre Lombardi: Per il gruppo spagnolo, allora, adesso abbiamo Pablo Ordaz, de El Pas: Pablo Ordaz:

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Queramos saber su relacin de trabajo, no tanto amistosa, de colaboracin con Benedicto XVI. No ha habido antes una circunstancia as, y si tiene contactos frecuentes, y le est ayudando en esa carga. Muchas gracias. [Vorremmo sapere quale sia la sua relazione di lavoro, non solo di amicizia, e di collaborazione con Benedetto XVI. Non c mai stata prima una circostanza simile; e se ha contatti frequenti e la sta aiutando in questo lavoro. Molte grazie.] Papa Francesco: Creo que la ltima vez que hubo dos Papas, o tres Papas, no se hablaban entre ellos, estaban peleando a ver quien era el verdadero. Tres llegaron a haber en el Cisma de Occidente. Hay algo que [Credo che lultima volta che ci sono stati due Papi, o tre Papi, non abbiano parlato tra loro, stavano lottando per vedere chi fosse quello autentico. Sono arrivati ad essere tre durante lo Scisma dOccidente. C qualcosa] C qualcosa che qualifica il mio rapporto con Benedetto: io gli voglio tanto bene. Sempre gli ho voluto bene. Per me un uomo di Dio, un uomo umile, un uomo che prega. Io sono stato tanto felice quando lui stato eletto Papa. Anche quando lui ha dato le dimissioni, stato per me un esempio di grandezza! Un grande. Soltanto un grande fa questo! Un uomo di Dio e un uomo di preghiera. Lui adesso abita in Vaticano, e alcuni mi dicono: ma come si pu fare questo? Due Papi in Vaticano! Ma, non ti ingombra lui? Ma lui non ti fa la rivoluzione contro? Tutte queste cose che dicono, no? Io ho trovato una frase per dire questo: E come avere il nonno a casa, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno a casa, venerato, amato, ascoltato. Lui un uomo di una prudenza! Non si immischia. Io gli ho detto tante volte: Santit, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi. E venuto per linaugurazione e la benedizione della statua di San Michele. Ecco, quella frase dice tutto. Per me come avere il nonno a casa: il mio pap. Se io avessi una difficolt o una cosa che non ho capito, telefonerei: Ma, mi dica, posso farlo, quello?. E quando sono andato per parlare di quel problema grosso, di Vatileaks, lui mi ha detto tutto con una semplicit al servizio. E una cosa che non so se voi la sapete, credo di s, ma non sono sicuro: quando ci ha parlato, nel discorso di congedo, il 28 febbraio, ci ha detto: Fra voi c il prossimo Papa: io gli prometto obbedienza. Ma un grande; questo un grande! Padre Lombardi: Allora, adesso diamo la parola ancora ad una brasiliana, Anna Ferreira; e allora si avvicina anche Gian Guido Vecchi per litaliano. Anna Ferreira:

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Santo Padre, buonasera. Grazie. Vorrei dire grazie tante volte: grazie di avere portato tanta allegria al Brasile, e grazie anche di rispondere alle nostre domande. A noi giornalisti piace tanto fare domande. Vorrei sapere, perch ieri Lei ha detto ai vescovi brasiliani della partecipazione delle donne nella nostra Chiesa. Vorrei capire meglio: come devessere questa partecipazione di noi donne nella Chiesa? Se Lei, cosa ne pensa anche dellordinazione delle donne? Come devessere la nostra posizione nella Chiesa? Papa Francesco: Io vorrei spiegare un po quello che ho detto sulla partecipazione delle donne nella Chiesa: non si pu limitare al fatto che faccia la chierichetta o la presidentessa della Caritas, la catechista No! Deve essere di pi, ma profondamente di pi, anche misticamente di pi, con questo che io ho detto della teologia della donna. E, con riferimento allordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e dice: No. Lha detto Giovanni Paolo II, ma con una formulazione definitiva. Quella chiusa, quella porta, ma su questo voglio dirti una cosa. Lho detto, ma lo ripeto. La Madonna, Maria, era pi importante degli Apostoli, dei vescovi e dei diaconi e dei preti. La donna, nella Chiesa, pi importante dei vescovi e dei preti; come, quello che dobbiamo cercare di esplicitare meglio, perch credo che manchi una esplicitazione teologica di questo. Grazie. Padre Lombardi: Gian guido Vecchi, del Corriere della Sera: chiedo di avvicinarsi alla signora Pigozzi e a Nicole, poi, dopo. Gian Guido Vecchi: Padre Santo, Lei anche in questo viaggio ha parlato pi volte di misericordia. A proposito dellaccesso ai Sacramenti dei divorziati risposati, c la possibilit che cambi qualcosa nella disciplina della Chiesa? Che questi Sacramenti siano unoccasione per avvicinare queste persone, anzich una barriera che li divide dagli altri fedeli? Papa Francesco: Questo un tema che si chiede sempre. La misericordia pi grande di quel caso che lei pone. Io credo che questo sia il tempo della misericordia. Questo cambio di epoca, anche tanti problemi della Chiesa - come una testimonianza non buona di alcuni preti, anche problemi di corruzione nella Chiesa, anche il problema del clericalismo, per fare un esempio - hanno lasciato tanti feriti, tanti feriti. E la Chiesa Madre: deve andare a curare i feriti, con misericordia. Ma se il Signore non si stanca di perdonare, noi non abbiamo altra scelta che questa: prima di tutto, curare i feriti. E mamma, la Chiesa, e deve andare su questa strada della misericordia. E trovare una misericordia per tutti. Ma io penso, quando il figliol prodigo tornato a casa, il pap non gli ha detto: Ma tu, senti, accomodati: che cosa hai fatto con i soldi?. No! Ha fatto festa! Poi, forse, quando

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il figlio ha voluto parlare, ha parlato. La Chiesa deve fare cos. Quando c qualcuno non solo aspettarli: andare a trovarli! Questa la misericordia. E io credo che questo sia un kairs: questo tempo un kairs di misericordia. Ma questa prima intuizione lha avuta Giovanni Paolo II, quando ha incominciato con Faustina Kowalska, la Divina Misericordia lui aveva qualcosa, aveva intuito che era una necessit di questo tempo. Con riferimento al problema della Comunione alle persone in seconda unione, perch i divorziati possono fare la Comunione, non c problema, ma quando sono in seconda unione, non possono. Io credo che questo sia necessario guardarlo nella totalit della pastorale matrimoniale. E per questo un problema. Ma anche - una parentesi - gli Ortodossi hanno una prassi differente. Loro seguono la teologia delleconomia, come la chiamano, e danno una seconda possibilit, lo permettono. Ma credo che questo problema chiudo la parentesi si debba studiare nella cornice della pastorale matrimoniale. E per questo, due cose; primo: uno dei temi da consultare con questi otto del Consiglio dei cardinali, con i quali ci riuniremo l1, il 2 e il 3 ottobre, come andare avanti nella pastorale matrimoniale, e questo problema uscir l. E, una seconda cosa: stato con me, quindici giorni fa, il segretario del Sinodo dei Vescovi, per il tema del prossimo Sinodo. Era un tema antropologico, ma parlando e riparlando, andando e tornando, abbiamo visto questo tema antropologico: la fede come aiuta la pianificazione della persona, ma nella famiglia, e andare quindi sulla pastorale matrimoniale. Siamo in cammino per una pastorale matrimoniale un po profonda. E questo un problema di tutti, perch ci sono tanti, no? Per esempio, ne dico uno soltanto: il cardinale Quarracino, il mio predecessore, diceva che per lui la met dei matrimoni sono nulli. Ma diceva cos, perch? Perch si sposano senza maturit, si sposano senza accorgersi che per tutta la vita, o si sposano perch socialmente si devono sposare. E in questo entra anche la pastorale matrimoniale. E anche il problema giudiziale della nullit dei matrimoni, quello si deve rivedere, perch i Tribunali ecclesiastici non bastano per questo. E complesso, il problema della pastorale matrimoniale. Grazie. Padre Lombardi: Grazie. Allora adesso abbiamo la signora Pigozzi che di Paris Match, ancora del gruppo francese Carolina Pigozzi: Buona sera, Santo Padre. Vorrei sapere se Lei, da quando Papa, si sente ancora gesuita Papa Francesco: E una domanda teologica, perch i gesuiti fanno voto di obbedire al Papa. Ma se il Papa gesuita, forse deve far voto di obbedire al Generale dei gesuiti Non so come si risolve questo Io mi sento gesuita nella mia spiritualit; nella spiritualit degli Esercizi, la spiritualit, quella che io ho nel cuore. Ma tanto mi sento cos che fra tre giorni andr a festeggiare con i gesuiti la festa di SantIgnazio: dir la Messa al mattino. Non

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ho cambiato di spiritualit, no. Francesco, francescano: no. Mi sento gesuita e la penso come gesuita. Non ipocritamente, ma la penso come gesuita. Grazie a lei. Padre Lombardi: Se ha ancora resistenza, c ancora qualche domanda. Adesso, Nicole Winfield, che dellAssociated Press, e ci sono ma non era ma, io ho avuto una lista e qui veramente, credevo che vi foste organizzati Allora, va b, Elisabetta, mettiti in lista anche tu, scusa. Nicole Winfield: Santit, grazie di nuovo per essere venuto tra i leoni. Santit, al quarto mese del suo pontificato, volevo chiederle di fare un piccolo bilancio. Ci pu dire quale stata la cosa migliore di essere Papa, un aneddoto, e quale la cosa peggiore, e qual la cosa che lha sorpresa di pi in questo periodo? Papa Francesco: Ma non so come rispondere a questo, davvero. Cose grosse, cose grosse non sono state. Cose belle s; per esempio, lincontro con i Vescovi italiani stato tanto bello, tanto bello. Come Vescovo della capitale dItalia, mi sono sentito con loro a casa. E quello stato bello, ma non so se sia stato il migliore. Anche una cosa dolorosa, ma che entrata abbastanza nel mio cuore, la visita a Lampedusa. Ma quello di piangere, mi ha fatto bene quello. Ma quando arrivano queste barche li lasciano alcune miglia prima della costa e loro devono, con la barca, arrivare da soli. E questo mi fa dolore perch penso che queste persone sono vittime di un sistema socio-economico mondiale. Ma la cosa peggiore mi scusi che mi venuta una sciatica davvero! che ho avuto il primo mese perch per fare le interviste mi accomodavo in una poltrona e questo mi ha fatto un po male. E una sciatica dolorosissima, dolorosissima! Non lauguro a nessuno! Ma queste cose: parlare con la gente; lincontro con i seminaristi e le religiose stato bellissimo, stato bellissimo. Anche lincontro con gli alunni dei collegi gesuiti stato bellissimo, cose buone. Domanda: Qual la cosa che lha pi sorpresa? Papa Francesco: Le persone, le persone, le persone buone che ho trovato. Ho trovato tante persone buone in Vaticano. Ho pensato cosa dire, ma quello vero. Io faccio giustizia, dicendo questo: tante persone buone. Tante persone buone, tante persone buone, ma buone buone buone!

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Padre Lombardi: Elisabetta, ma questa la conosce e anche Sergio Rubini, magari si avvicina, cos abbiamo gli argentini. Elisabetta Piqu: Papa Francisco, ante todo en nombre de los 50 mil argentinos que encontr ah y me decan vas a viajar con el Papa, por favor decle que fue fantstico, estupendo, preguntle, cuando va a viajar, pero ya dijo que no va a viajar Entonces le voy a hacer una pregunta ms difcil. Se asust cuando vio el informe Vatileaks? [Papa Francesco, anzitutto a nome dei 50 mila argentini che ho incontrato l e che mi hanno detto Viaggerai con il Papa, per favore, digli che stato fantastico, stupendo; domandagli quando verr, ma lei ha gi detto che non andr Quindi, le faccio una domanda pi difficile. Si spaventato quando ha visto la relazione su Vatileaks?] Papa Francesco: No. Te voy a contar una ancdota sobre el informe Vatileaks. Cuando fui a verlo al Papa Benedicto, despus de rezar en la capilla fuimos a su estudio y vi una caja grande y un sobre grueso. Benedicto. [No! Ti racconto un aneddoto sul rapporto Vatileaks. Quando andai a trovare Papa Benedetto, dopo aver pregato nella cappella, siamo stati nel suo studio e ho visto una grande scatola e una grossa busta. Scusi] Benedetto mi ha detto, mi diceva: In questa scatola grande ci sono tutte le dichiarazioni, le cose che hanno detto i testimoni, tutti l. Ma il riassunto e il giudizio finale in questa busta. E qui si dice ta-ta-ta. Aveva tutto in testa! Ma che intelligenza! Tutto a memoria, tutto! Ma no, (parole in spagnolo) non mi sono spaventato, no. No, no. Ma un problema grosso, eh? Ma non mi sono spaventato. Sergio Rubn: Santidad, dos cositas. Esta es la primera: Usted ha insistido mucho en detener la prdida de fieles. En Brasil ha sido muy fuerte. Tiene la esperanza de que este viaje contribuya a que mucha gente vuelva a la Iglesia, se sienta ms cercana. Y la segunda, la ms familiar: a Usted le gustaba mucho la Argentina, y llevaba muy en el corazn a Buenos Aires. Los argentinos se preguntas si usted no extraa esa Buenos Aires, que recorra en colectivo, en micro, iba por las calles. Muchas Gracias.

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[Santit, due cose. Questa la prima: lei ha insistito molto sul fermare la perdita di fedeli. In Brasile stata molto forte. Spera che questo viaggio contribuisca a che la gente ritorni alla Chiesa, si senta pi vicina. E la seconda, pi familiare: a lei piaceva molto lArgentina e aveva molto nel cuore Buenos Aires. Gli argentini si chiedono se a lei non manchi tanto questa Buenos Aires, lei la percorreva in autobus, in pulman, camminava per le strade. Molte grazie.] Papa Francesco: Io credo che un viaggio papale sempre fa bene. E credo che al Brasile questo far bene, ma non soltanto la presenza del Papa, ma quello che in questa Giornata della Giovent si fatto, loro si sono mobilizzati e loro faranno tanto bene, forse aiuteranno tanto la Chiesa. Ma questi fedeli che se ne sono andati, tanti non sono felici perch si sentono di appartenere alla Chiesa. Credo che questo sar positivo, non solo per il viaggio, ma soprattutto per la Giornata: la Giornata stato un evento meraviglioso. E di Buenos Aires, s, alle volte mi manca. E quello si sente. Ma una mancanza serena, una mancanza serena, una mancanza serena. Ma io credo che lei, Sergio, conosca meglio me di tutti gli altri, Lei pu rispondere a questa domanda. Con il libro che ha scritto! Padre Lombardi: Allora abbiamo il russo e poi cera Valentina, che era la decana, che voleva chiudere Lei. Alexey Bukalov: Buonasera Santo Padre. Santo Padre, tornando allecumenismo: oggi gli ortodossi festeggiano i 1.025 anni del cristianesimo, ci sono grandissimi festeggiamenti in molte capitali. Se vuole fare un commento su questo fatto, sar felice a questo proposito. Grazie. Papa Francesco: Nelle Chiese ortodosse, hanno conservato quella pristina liturgia, tanto bella. Noi abbiamo perso un po il senso delladorazione. Loro lo conservano, loro lodano Dio, loro adorano Dio, cantano, il tempo non conta. Il centro Dio, e questa una ricchezza che vorrei dire in questa occasione in cui Lei mi fa questa domanda. Una volta, parlando della Chiesa occidentale, dellEuropa occidentale, soprattutto la Chiesa pi cresciuta, mi hanno detto questa frase: Lux ex oriente, ex occidente luxus. Il consumismo, il benessere, ci hanno fatto tanto male. Invece voi conservate questa bellezza di Dio al centro, la referenza. Quando si legge Dostoevskij - io credo che per tutti noi deve essere un autore da leggere e rileggere, perch ha una saggezza - si percepisce qual lanima russa, lanima orientale. E una cosa che ci far tanto bene. Abbiamo bisogno di questo rinnovamento, di questa aria fresca dellOriente, di questa luce dellOriente. Giovanni Paolo

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II lo aveva scritto nella sua Lettera. Ma tante volte il luxus dellOccidente ci fa perdere lorizzonte. Non so, mi viene questo di dire. Grazie. Padre Lombardi: E allora chiudiamo con Valentina che, come aveva cominciato nel viaggio di partenza, adesso chiude nel viaggio di ritorno. Valentina Alazraki: Santidad, gracias por haber mantenido la promesa de responder a nuestras preguntas a la vuelta [Santit, grazie per aver mantenuto la promessa di rispondere alle nostre domande al ritorno.] Papa Francesco: les atras la cena [Vi ho fatto ritardare la cena] Valentina Alazraki: No importa, no importa. La pregunta sera, bueno, de parte de todos los mexicanos. Cundo va a Guadalupe?, pero esa es de los mexicanos. La ma sera: Usted va a canonizar a dos grandes Papas, Juan XXIII y Juan Pablo II. Quisiera saber, cul es segn usted, el modelo de santidad que se desprende del uno y del otro y, el impacto que han tenido en la Iglesia y en Usted. [Non importa, non importa. La domanda, da parte di tutti i messicani sarebbe: quando andr a Guadalupe?... Questa per la domanda dei messicani La mia sarebbe: lei canonizzer due grandi Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Vorrei sapere qual - secondo lei - il modello di santit che emerge dalluno e dallaltro e qual limpatto che hanno avuto nella Chiesa e in lei.] Papa Francesco: Giovanni XXIII un po la figura del prete di campagna, il prete che ama ognuno dei fedeli, che sa curare i fedeli e questo lo ha fatto da vescovo, come nunzio. Ma quante testimonianze di Battesimo false ha fatto in Turchia in favore degli ebrei! E un coraggioso, un prete di campagna buono, con un senso dellumorismo tanto grande, tanto grande, e una grande santit. Quando era nunzio, alcuni non gli volevano tanto bene in

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Vaticano, e quando arrivava per portare cose o chiedere, in certi uffici lo facevano aspettare. Mai si lamentato: pregava il Rosario, leggeva il Breviario, mai. Un mite, un umile, anche uno che si preoccupava per i poveri. Quando il cardinal Casaroli tornato da una missione - credo in Ungheria o in quella che era la Cecoslovacchia di quel tempo, non ricordo quale delle due andato da lui a spiegargli come era stata la missione, in quella epoca della diplomazia dei piccoli passi. E hanno avuto ludienza 20 giorni dopo Giovanni XXIII sarebbe morto - e mentre Casaroli se ne andava, lo ferm: Ah Eminenza no, non era Eminenza Eccellenza, una domanda: lei continua ad andare da quei giovani? Perch Casaroli andava al Carcere minorile di Casal del Marmo e giocava con loro. E Casaroli ha detto: S, s!. Non li abbandoni mai. Questo ad un diplomatico, che arrivava dal fare un percorso di diplomazia, un viaggio cos impegnativo, Giovanni XXIII ha detto: Non abbandoni mai i ragazzi. Ma un grande, un grande! Poi quello del Concilio: un uomo docile alla voce di Dio, perch quello gli venuto dallo Spirito Santo, gli venuto e lui stato docile. Pio XII pensava di farlo, ma le circostanze non erano mature per farlo. Credo che questo [Giovanni XXIII] non abbia pensato alle circostanze: lui ha sentito quello e lo ha fatto. Un uomo che si lasciava guidare dal Signore. Di Giovanni Paolo II mi viene di dire il grande missionario della Chiesa: un missionario, un missionario, un uomo che ha portato il Vangelo dappertutto, voi lo sapete meglio di me. Ma Lei quanti viaggi ha fatto? Ma andava! Sentiva questo fuoco di portare avanti la Parola del Signore. E un Paolo, un San Paolo, un uomo cos; questo per me grande. E fare la cerimonia di canonizzazione tutti e due insieme credo che sia un messaggio alla Chiesa: questi due sono bravi, sono bravi, sono due bravi. Ma c in corso la causa di Paolo VI ed anche di Papa Luciani: queste due sono in corso. Ma, ancora una cosa che credo che io ho detto, ma non so se qui o da unaltra parte: la data di canonizzazione. Si pensava l8 dicembre di questanno, ma c un problema grosso; quelli che vengono dalla Polonia, i poveri, perch quelli che hanno i mezzi possono venire con laereo, ma quelli che vengono, i poveri, vengono in bus e gi a dicembre le strade hanno il ghiaccio e credo che si debba ripensare la data. Io ho parlato con il cardinal Dziwisz e lui mi ha suggerito due possibilit: o Cristo Re di questanno, o la Domenica della Misericordia del prossimo anno. Credo che sia poco tempo Cristo Re di questanno, perch il Concistoro sar il 30 settembre e a fine dottobre c poco tempo, ma non so, devo parlare con il cardinal Amato su questo. Ma credo che l8 dicembre non sar. Domanda: Ma saranno canonizzati insieme? Papa Francesco: Insieme tutti e due insieme, s. Padre Lombardi:

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Grazie Santit. Chi c ancora? Ilze? Poi li abbiamo fatti proprio tutti, anche di pi di quelli che si erano iscritti prima Ilze Scamparini: Vorrei chiedere il permesso di fare una domanda un po delicata: anche unaltra immagine ha girato un po il mondo, che stata quella di mons. Ricca e delle notizie sulla sua intimit. Vorrei sapere, Santit, cosa intende fare su questa questione? Come affrontare questa questione e come Sua Santit intende affrontare tutta la questione della lobby gay? Papa Francesco: Quello di mons. Ricca: ho fatto quello che il Diritto Canonico manda a fare, che la investigatio previa. E da questa investigatio non c niente di quello di cui laccusano, non abbiamo trovato niente di quello. Questa la risposta. Ma io vorrei aggiungere unaltra cosa su questo: io vedo che tante volte nella Chiesa, al di fuori di questo caso ed anche in questo caso, si vanno a cercare i peccati di giovent, per esempio, e questo si pubblica. Non i delitti, eh? i delitti sono unaltra cosa: labuso sui minori un delitto. No, i peccati. Ma se una persona, laica o prete o suora, ha fatto un peccato e poi si convertito, il Signore perdona, e quando il Signore perdona, il Signore dimentica e questo per la nostra vita importante. Quando noi andiamo a confessarci e diciamo davvero: Ho peccato in questo, il Signore dimentica e noi non abbiamo il diritto di non dimenticare, perch corriamo il rischio che il Signore non si dimentichi dei nostri [peccati]. E un pericolo quello. Questo importante: una teologia del peccato. Tante volte penso a San Pietro: ha fatto uno dei peggiori peccati, che rinnegare Cristo, e con questo peccato lo hanno fatto Papa. Dobbiamo pensare tanto. Ma, tornando alla Sua domanda pi concreta: in questo caso, ho fatto linvestigatio previa e non abbiamo trovato. Questa la prima domanda. Poi, Lei parlava della lobby gay. Mah! Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi dia la carta didentit in Vaticano con gay. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona cos, deve distinguere il fatto di essere una persona gay, dal fatto di fare una lobby, perch le lobby, tutte non sono buone. Quello cattivo. Se una persona gay e cerca il Signore e ha buona volont, ma chi sono io per giudicarla? Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice - aspetta un po, come si dice - e dice: non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in societ. Il problema non avere questa tendenza, no, dobbiamo essere fratelli, perch questo uno, ma se c un altro, un altro. Il problema fare lobby di questa tendenza: lobby di avari, lobby di politici, lobby dei massoni, tante lobby. Questo il problema pi grave per me. E La ringrazio tanto per aver fatto questa domanda. Grazie tante! Padre Lombardi: Grazie. Mi pare che pi di cos non si poteva fare. Abbiamo persino abusato del Papa che ci aveva detto che era gi un po stanco e gli auguriamo adesso di riposarsi un poco.

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Papa Francesco: Grazie a voi, e buona notte, buon viaggio e buon riposo.

* 20. IL SENSO DEL MOMENTO ATTUALE DELLA CHIESA (INTERVISTA ALLA CIVILT CATTOLICA)

Errore. Il segnalibro non definito.

INTERVISTA A PAPA FRANCESCO


di Antonio Spadaro

Santa Marta, luned 19 agosto ore 9,50 luned 19 agosto. Errore. Il segnalibro non definito. mi ha dato appuntamento alle 10,00 in Santa Marta. Io per eredito da mio padre la necessit di arrivare sempre in anticipo. Le persone che mi accolgono mi fanno accomodare in una saletta. Lattesa dura poco, e dopo un paio di minuti vengo accompagnato a prendere lascensore. Nei due minuti ho avuto il tempo di ricordare quando a Lisbona, in una riunione di direttori di alcune riviste della Compagnia di Ges, era emersa la proposta di pubblicare tutti insieme unintervista al Papa. Avevo discusso con gli altri direttori, ipotizzando alcune domande che esprimessero gli interessi di tutti. Esco dallascensore e vedo il Papa gi sulla porta ad attendermi. Anzi, in realt, ho avuto la piacevole impressione di non aver varcato porte. Entro nella sua stanza e il Papa mi fa accomodare su una poltrona. Lui si siede su una sedia pi alta e rigida a causa dei suoi problemi alla schiena. Lambiente semplice, austero. Lo spazio di lavoro della scrivania piccolo. Sono colpito dalla essenzialit non solamente degli arredi, ma anche delle cose. Ci sono pochi libri, poche carte, pochi oggetti. Tra questi unicona di san Francesco, una statua di Nostra Signora di Lujn, Patrona dellArgentina, un crocifisso e una statua di san Giuseppe dormiente, molto simile a quella che avevo visto nella sua camera di rettore e superiore provinciale presso il Colegio Mximo di San Miguel. La spiritualit di Bergoglio non fatta di energie armonizzate, come le chiamerebbe lui, ma di volti umani: Cristo, san Francesco, san Giuseppe, Maria. Il Papa mi accoglie col sorriso che ormai ha fatto pi volte il giro del mondo e che apre i cuori. Cominciamo a parlare di tante cose, ma soprattutto del suo Errore. Il segnalibro non definito.. Il Papa lo considera una vera grazia. Gli chiedo se si riposato. Lui mi dice di s, che sta bene, ma soprattutto che la Giornata mondiale della giovent stata per lui un mistero. Mi dice che non mai stato abituato a

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parlare a tanta gente: Io riesco a guardare le singole persone, una alla volta, a entrare in contatto in maniera personale con chi ho davanti. Non sono abituato alle masse. Gli dico che vero, e che si vede, e che questo colpisce tutti. Si vede che, quando lui in mezzo alla gente, i suoi occhi in realt si posano sui singoli. Poi le telecamere proiettano le immagini e tutti possono vederle, ma cos lui pu sentirsi libero di restare in contatto diretto, almeno oculare, con chi ha davanti a s. Mi sembra contento di questo, cio di poter essere quel che , di non dover alterare il suo modo ordinario di comunicare con gli altri, anche quando ha davanti a s milioni di persone, come accaduto sulla spiaggia di Copacabana. Prima che io accenda il registratore parliamo anche daltro. Commentando una mia pubblicazione, mi ha detto che i due pensatori francesi contemporanei che predilige sono Henri de Lubac e Michel de Certeau. Gli dico anche qualcosa di pi personale. Anche lui mi parla di s e in particolare della sua elezione al Pontificato. Mi dice che quando ha cominciato a rendersi conto che rischiava di essere eletto, il mercoled 13 marzo a pranzo, ha sentito scendere su di lui una profonda e inspiegabile pace e consolazione interiore insieme a un buio totale, a una oscurit profonda su tutto il resto. E questi sentimenti lo hanno accompagnato fino all Errore. Il segnalibro non definito.. In realt avrei continuato a parlare cos familiarmente per tanto tempo ancora, ma prendo i fogli con alcune domande che avevo annotato e accendo il registratore. Innanzitutto lo ringrazio a nome di tutti i direttori delle riviste dei gesuiti che pubblicheranno questa intervista. Poco prima dell Errore. Il segnalibro non definito., il Papa mi aveva parlato della sua grande difficolt a rilasciare interviste. Mi aveva detto che preferisce pensare pi che dare risposte di getto in interviste sul momento. Sente che le risposte giuste gli vengono dopo aver dato la prima risposta: non ho riconosciuto me stesso quando Errore. Il segnalibro non definito. che mi facevano le domande, mi dice. Ma vero: in questa intervista pi volte il Papa si sentito libero di interrompere quel che stava dicendo rispondendo a una domanda, per aggiungere qualcosa sulla precedente. Parlare con Errore. Il segnalibro non definito. in realt una sorta di flusso vulcanico di idee che si annodano tra loro. Persino prendere appunti mi d la spiacevole sensazione di interrompere un dialogo sorgivo. chiaro che Papa Francesco abituato pi alla conversazione che alla lezione. Chi Jorge Mario Bergoglio? Ho la domanda pronta, ma decido di non seguire lo schema che mi ero prefisso, e gli chiedo un po a bruciapelo: Chi Jorge Mario Bergoglio?. Il Papa mi fissa in silenzio. Gli chiedo se una domanda che lecito porgli... Lui fa cenno di accettare la domanda e mi dice: non so quale possa essere la definizione pi giusta... Io sono un peccatore. Questa la definizione pi giusta. E non un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore. Il Papa continua a riflettere, compreso, come se non si aspettasse quella domanda, come se fosse costretto a una riflessione ulteriore. S, posso forse dire che sono un po furbo, so muovermi, ma vero che sono anche un po ingenuo. S, ma la sintesi migliore, quella che mi viene pi da dentro e che sento pi vera, proprio questa: sono un peccatore al quale il Signore ha guardato. E ripete: io sono uno che guardato dal Signore. Il mio motto Miserando atque eligendo lho sentito sempre come molto vero per me. Il motto di Papa Francesco tratto dalle Omelie di san Beda il Venerabile, il quale, commentando lepisodio evangelico della vocazione di san Matteo, scrive: Vide Ges un pubblicano e, siccome lo guard con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi. E aggiunge: il gerundio latino mise-

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rando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando. Errore. Il segnalibro non definito. continua nella sua riflessione e mi dice, facendo un salto di cui sul momento non comprendo il senso: Io non conosco Roma. Conosco poche cose. Tra queste Santa Maria Maggiore: ci andavo sempre. Rido e gli dico: lo abbiamo capito tutti molto bene, Santo Padre!. Ecco, s prosegue il Papa conosco Santa Maria Maggiore, San Pietro... ma venendo a Roma ho sempre abitato in via della Scrofa. Da l visitavo spesso la chiesa di San Luigi dei Francesi, e l andavo a contemplare il quadro della vocazione di san Matteo di Caravaggio. Comincio a intuire cosa il Papa vuole dirmi. Quel dito di Ges cos... verso Matteo. Cos sono io. Cos mi sento. Come Matteo. E qui il Papa si fa deciso, come se avesse colto limmagine di s che andava cercando: il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come a dire: no, non me! No, questi soldi sono miei!. Ecco, questo sono io: un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi. E questo quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice. Quindi sussurra: Peccator sum, sed super misericordia et infinita patientia Domini nostri Jesu Christi confisus et in spiritu penitentiae accepto . Perch si fatto gesuita? Comprendo che questa formula di accettazione per Errore. Il segnalibro non definito. anche una carta di identit. Non cera pi altro da aggiungere. Proseguo con quella che avevo scelto come prima domanda: Santo Padre, che cosa lha spinta a scegliere di entrare nella Compagnia di Ges? Che cosa lha colpita dellOrdine dei gesuiti?. Io volevo qualcosa di pi. Ma non sapevo che cosa. Ero entrato in seminario. I domenicani mi piacevano e avevo amici domenicani. Ma poi ho scelto la Compagnia, che ho conosciuto bene perch il seminario era affidato ai gesuiti. Della Compagnia mi hanno colpito tre cose: la missionariet, la comunit e la disciplina. Curioso questo, perch io sono un indisciplinato nato, nato, nato. Ma la loro disciplina, il modo di ordinare il tempo, mi ha colpito tanto. E poi una cosa per me davvero fondamentale la comunit. Cercavo sempre una comunit. Io non mi vedevo prete solo: ho bisogno di comunit. E lo si capisce dal fatto che sono qui a Santa Marta: quando sono stato eletto, abitavo per sorteggio nella stanza 207. Questa dove siamo adesso era una camera per gli ospiti. Ho scelto di abitare qui, nella camera 201, perch quando ho preso possesso dellappartamento pontificio, dentro di me ho sentito distintamente un no. Lappartamento pontificio nel Palazzo Apostolico non lussuoso. antico, fatto con buon gusto e grande, non lussuoso. Ma alla fine come un imbuto al rovescio. grande e spazioso, ma lingresso davvero stretto. Si entra col contagocce, e io no, senza gente non posso vivere. Ho bisogno di vivere la mia vita insieme agli altri. Mentre il Papa parla di missione e di comunit, mi vengono in mente tutti quei documenti della Compagnia di Ges in cui si parla di comunit per la missione e li ritrovo nelle sue parole. Che cosa significa per un gesuita essere Papa? Voglio proseguire su questa linea e pongo al Papa una domanda a partire dal fatto che lui il primo gesuita a essere eletto vescovo di Roma: Come legge il servizio alla Chiesa universale che lei stato chiamato a svolgere alla luce della spiritualit ignaziana? Che cosa significa per un gesuita essere eletto Papa? Quale punto della spiritualit ignaziana la aiuta meglio a vivere il suo ministero?. Il discernimento, risponde Papa Francesco. Il discernimento una delle cose che pi ha lavorato

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interiormente santIgnazio. Per lui uno strumento di lotta per conoscere meglio il Signore e seguirlo pi da vicino. Mi ha sempre colpito una massima con la quale viene descritta la visione di Ignazio: Non coerceri a maximo, sed contineri a minimo divinum est. Ho molto riflettuto su questa frase in ordine al governo, ad essere superiore: non essere ristretti dallo spazio pi grande, ma essere in grado di stare nello spazio pi ristretto. Questa virt del grande e del piccolo la magnanimit, che dalla posizione in cui siamo ci fa guardare sempre lorizzonte. fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande e aperto a Dio e agli altri. valorizzare le cose piccole allinterno di grandi orizzonti, quelli del Regno di Dio. Questa massima offre i parametri per assumere una posizione corretta per il discernimento, per sentire le cose di Dio a partire dal suo punto di vista. Per santIgnazio i grandi princpi devono essere incarnati nelle circostanze di luogo, di tempo e di persone. A suo modo Errore. Il segnalibro non definito. si mise in questa posizione di governo quando ripet la massima Omnia videre, multa dissimulare, pauca corrigere, perch, pur vedendo omnia, la dimensione massima, riteneva di agire su pauca, su una dimensione minima. Si possono avere grandi progetti e realizzarli agendo su poche minime cose. O si possono usare mezzi deboli che risultano pi efficaci di quelli forti, come dice anche san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi. Questo discernimento richiede tempo. Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo il tempo del discernimento. E a volte il discernimento invece sprona a fare subito quel che invece inizialmente si pensa di fare dopo. ci che accaduto anche a me in questi mesi. Il discernimento si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri. Le mie scelte, anche quelle legate alla normalit della vita, come lusare una macchina modesta, sono legate a un discernimento spirituale che risponde a una esigenza che nasce dalle cose, dalla gente, dalla lettura dei segni dei tempi. Il discernimento nel Signore mi guida nel mio modo di governare. Ecco, invece diffido delle decisioni prese in maniera improvvisa. Diffido sempre della prima decisione, cio della prima cosa che mi viene in mente di fare se devo prendere una decisione. In genere la cosa sbagliata. Devo attendere, valutare interiormente, prendendo il tempo necessario. La sapienza del discernimento riscatta la necessaria ambiguit della vita e fa trovare i mezzi pi opportuni, che non sempre si identificano con ci che sembra grande o forte. La Compagnia di Ges Il discernimento dunque un pilastro della spiritualit del Papa. In questo si esprime in maniera peculiare la sua identit gesuitica. Gli chiedo quindi come pensa che la Compagnia di Ges possa servire la Chiesa oggi, quale sia la sua peculiarit, ma anche gli eventuali rischi che corre. La Compagnia unistituzione in tensione, sempre radicalmente in tensione. Il gesuita un decentrato. La Compagnia in se stessa decentrata: il suo centro Cristo e la sua Chiesa. Dunque: se la Compagnia tiene Cristo e la Chiesa al centro, ha due punti fondamentali di riferimento del suo equilibrio per vivere in periferia. Se invece guarda troppo a se stessa, mette s al centro come struttura ben solida, molto ben armata, allora corre il pericolo di sentirsi sicura e sufficiente. La Compagnia deve avere sempre davanti a s il Deus semper maior, la ricerca della gloria di Dio sempre maggiore, la Chiesa Vera Sposa di Cristo nostro Signore, Cristo Re che ci conquista e al quale offriamo tutta la nostra persona e tutta la nostra fatica, anche se siamo vasi di argilla, inadeguati. Questa tensione ci porta conti-

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nuamente fuori da noi stessi. Lo strumento che rende veramente forte la Compagnia decentrata poi quello, insieme paterno e fraterno, del rendiconto di coscienza, proprio perch la aiuta a uscire meglio in missione. Qui il Papa si riferisce a un punto specifico delle Costituzioni della Compagnia di Ges nel quale si legge che il gesuita deve manifestare la sua coscienza, cio la situazione interiore che vive, in modo che il superiore possa essere pi consapevole e accorto nellinviare una persona alla sua missione. Ma difficile parlare della Compagnia prosegue Errore. Il segnalibro non definito. . Quando si esplicita troppo, si corre il rischio di equivocare. La Compagnia si pu dire solamente in forma narrativa. Solamente nella narrazione si pu fare discernimento, non nella esplicazione filosofica o teologica, nelle quali invece si pu discutere. Lo stile della Compagnia non quello della discussione, ma quello del discernimento, che ovviamente suppone la discussione nel processo. Laura mistica non definisce mai i suoi bordi, non completa il pensiero. Il gesuita deve essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto. Ci sono state epoche nella Compagnia nelle quali si vissuto un pensiero chiuso, rigido, pi istruttivo-ascetico che mistico: questa deformazione ha generato l Epitome Instituti. Qui il Papa si sta riferendo a una specie di riassunto pratico in uso nella Compagnia e riformulato nel XX secolo, che venne visto come un sostitutivo delle Costituzioni. La formazione dei gesuiti sulla Compagnia per un certo tempo fu plasmata da questo testo, a tal punto che qualcuno non lesse mai le Costituzioni, che invece sono il testo fondativo. Per il Papa, durante questo periodo nella Compagnia le regole hanno rischiato di sopraffare lo spirito, e ha vinto la tentazione di esplicitare e dichiarare troppo il carisma. Prosegue: No, il gesuita pensa sempre, in continuazione, guardando lorizzonte verso il quale deve andare, avendo Cristo al centro. Questa la sua vera forza. E questo spinge la Compagnia ad essere in ricerca, creativa, generosa. Dunque, oggi pi che mai, deve essere contemplativa nellazione; deve vivere una vicinanza profonda a tutta la Chiesa, intesa come popolo di Dio e santa madre Chiesa gerarchica. Questo richiede molta umilt, sacrificio, coraggio, specialmente quando si vivono incomprensioni o si oggetto di equivoci e calunnie, ma latteggiamento pi fecondo. Pensiamo alle tensioni del passato sui riti cinesi, sui riti malabarici, nelle riduzioni in Paraguay. Io stesso sono testimone di incomprensioni e problemi che la Compagnia ha vissuto anche di recente. Tra queste vi furono i tempi difficili di quando si tratt della questione di estendere il quarto voto di obbedienza al Papa a tutti i gesuiti. Quello che a me dava sicurezza al tempo di padre Arrupe era il fatto che lui fosse un uomo di preghiera, un uomo che passava molto tempo in preghiera. Lo ricordo quando pregava seduto per terra, come fanno i giapponesi. Per questo lui aveva latteggiamento giusto e prese le decisioni corrette. Il modello: Pietro Favre prete riformato A questo punto mi chiedo se tra i gesuiti ci siano figure, dalle origini della Compagnia a oggi, che lo abbiano colpito in maniera particolare. E cos chiedo al Pontefice se ci sono, quali sono e perch. Il Papa comincia a citarmi Ignazio e Francesco Saverio, ma poi si sofferma su una figura che i gesuiti conoscono, ma che certo non molto nota in generale: il beato Pietro Favre (1506-1546), savoiardo. uno dei primi compagni di santIgnazio, anzi il primo, con il quale egli condivideva la stanza quando i due erano studenti alla Sorbona. Il terzo nella stessa stanza era Francesco Saverio. Pio IX lo dichiar beato

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il 5 settembre 1872, ed in corso il processo di canonizzazione. Mi cita una edizione del suo Memoriale che lui fece curare da due gesuiti specialisti, Miguel A. Fiorito e Jaime H. Amadeo, quando era superiore provinciale. Una edizione che al Papa piace particolarmente quella a cura di Michel de Certeau. Gli chiedo quindi perch colpito proprio dal Favre, quali tratti della sua figura lo impressionano. Il dialogo con tutti, anche i pi lontani e gli avversari; la piet semplice, una certa ingenuit forse, la disponibilit immediata, il suo attento discernimento interiore, il fatto di essere uomo di grandi e forti decisioni e insieme capace di essere cos dolce, dolce.... Mentre Errore. Il segnalibro non definito. fa questo elenco di caratteristiche personali del suo gesuita preferito, comprendo quanto questa figura sia stata davvero per lui un modello di vita. Michel de Certeau definisce Favre semplicemente il prete riformato, per il quale lesperienza interiore, lespressione dogmatica e la riforma strutturale sono intimamente indissociabili. Mi sembra di capire, dunque, che Papa Francesco si ispiri proprio a questo genere di riforma. Quindi il Papa prosegue con una riflessione sul vero volto del fundador. Ignazio un mistico, non un asceta. Mi arrabbio molto quando sento dire che gli Esercizi spirituali sono ignaziani solamente perch sono fatti in silenzio. In realt gli Esercizi possono essere perfettamente ignaziani anche nella vita corrente e senza il silenzio. Quella che sottolinea lascetismo, il silenzio e la penitenza una corrente deformata che si pure diffusa nella Compagnia, specialmente in ambito spagnolo. Io sono vicino invece alla corrente mistica, quella di Louis Lallemant e di Jean-Joseph Surin. E Favre era un mistico. Lesperienza di governo Quale tipo di esperienza di governo pu far maturare la formazione avuta da padre Bergoglio, che stato prima superiore e poi superiore provinciale nella Compagnia di Ges? Lo stile di governo della Compagnia implica la decisione da parte del superiore, ma anche il confronto con i suoi consultori. E cos chiedo al Papa: Pensa che la sua esperienza di governo del passato possa servire alla sua attuale azione di governo della Chiesa universale?. Errore. Il segnalibro non definito. dopo una breve pausa di riflessione si fa serio, ma molto sereno. Nella mia esperienza di superiore in Compagnia, a dire il vero, io non mi sono sempre comportato cos, cio facendo le necessarie consultazioni. E questa non stata una cosa buona. Il mio governo come gesuita allinizio aveva molti difetti. Quello era un tempo difficile per la Compagnia: era scomparsa una intera generazione di gesuiti. Per questo mi son trovato Provinciale ancora molto giovane. Avevo 36 anni: una pazzia. Bisognava affrontare situazioni difficili, e io prendevo le mie decisioni in maniera brusca e personalista. S, devo aggiungere per una cosa: quando affido una cosa a una persona, mi fido totalmente di quella persona. Deve fare un errore davvero grande perch io la riprenda. Ma, nonostante questo, alla fine la gente si stanca dellautoritarismo. Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni mi ha portato ad avere seri problemi e ad essere accusato di essere ultraconservatore. Ho vissuto un tempo di grande crisi interiore quando ero a Crdoba. Ecco, no, non sono stato certo come la beata Imelda, ma non sono mai stato di destra. stato il mio modo autoritario di prendere le decisioni a creare problemi. Dico queste cose come una esperienza di vita e per far capire quali sono i pericoli. Col tempo ho imparato molte cose. Il Signore ha permesso questa pedagogia di governo anche attraverso i miei difetti e i miei peccati. Cos da arcivescovo di Buenos Aires ogni quindici giorni facevo una riunione con i sei vescovi ausiliari, varie volte lanno col Consiglio presbiterale. Si ponevano domande e si apriva lo spazio alla discussione. Questo mi ha molto aiutato a prendere le decisioni migliori. E adesso sento alcune

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persone che mi dicono: non si consulti troppo, e decida. Credo invece che la consultazione sia molto importante. I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli per meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali. La Consulta degli otto cardinali, questo gruppo consultivo outsider, non una decisione solamente mia, ma frutto della volont dei cardinali, cos come stata espressa nelle Congregazioni Generali prima del Conclave. E voglio che sia una Consulta reale, non formale. Sentire con la Chiesa Rimango sul tema della Chiesa e provo a capire che cosa significhi esattamente per Errore. Il segnalibro non definito. il sentire con la Chiesa di cui scrive santIgnazio nei suoi Esercizi Spirituali. Il Papa risponde senza esitazione partendo da unimmagine. Limmagine della Chiesa che mi piace quella del santo popolo fedele di Dio. la definizione che uso spesso, ed poi quella della Errore. Il segnalibro non definito. al numero 12. Lappartenenza a un popolo ha un forte valore teologico: Dio nella storia della salvezza ha salvato un popolo. Non c identit piena senza appartenenza a un popolo. Nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae considerando la complessa trama di relazioni interpersonali che si realizzano nella comunit umana. Dio entra in questa dinamica popolare. Il popolo soggetto. E la Chiesa il popolo di Dio in cammino nella storia, con gioie e dolori. Sentire cum Ecclesia dunque per me essere in questo popolo. E linsieme dei fedeli infallibile nel credere e manifesta questa sua infallibilitas in credendo mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo che cammina. Ecco, questo io intendo oggi come il sentire con la Chiesa di cui parla santIgnazio. Quando il dialogo tra la gente e i vescovi e il Papa va su questa strada ed leale, allora assistito dallo Spirito Santo. Non dunque un sentire riferito ai teologi. come con Maria: se si vuol sapere chi , si chiede ai teologi; se si vuol sapere come la si ama, bisogna chiederlo al popolo. A sua volta, Maria am Ges con cuore di popolo, come leggiamo nel Magnificat. Non bisogna dunque neanche pensare che la comprensione del sentire con la Chiesa sia legata solamente al sentire con la sua parte gerarchica. E il Papa, dopo un momento di pausa, precisa in maniera secca, per evitare fraintendimenti: E, ovviamente, bisogna star bene attenti a non pensare che questa infallibilitas di tutti i fedeli di cui sto parlando alla luce del concilio sia una forma di populismo. No: lesperienza della santa madre Chiesa gerarchica, come la chiamava santIgnazio, della Chiesa come popolo di Dio, pastori e popolo insieme. La Chiesa la totalit del popolo di Dio. Io vedo la santit nel popolo di Dio, la sua santit quotidiana. C una classe media della santit di cui tutti possiamo far parte, quella di cui parla Malgue. Il Papa si sta riferendo a Joseph Malgue, uno scrittore francese a lui caro, nato nel 1876 e morto nel 1940. In particolare alla sua trilogia incompiuta Pierres noires. Les Classes moyennes du Salut. Alcuni critici francesi lo definirono il Proust cattolico. Io vedo la santit prosegue il Papa nel popolo di Dio paziente: una donna che fa crescere i figli, un uomo che lavora per portare a casa il pane, gli ammalati, i preti anziani che hanno tante ferite ma che hanno il sorriso perch hanno servito il Signore, le suore che lavorano tanto e che vivono una santit nascosta. Questa per me la santit comune. La santit io la associo spesso alla pazienza: non solo la pazienza come hypomon, il farsi carico degli avvenimenti e delle circostanze della vita, ma anche come costanza nellandare avanti, giorno per giorno. Questa la santit della Iglesia militante di cui parla anche santIgnazio. Questa stata la santit dei

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miei genitori: di mio pap, di mia mamma, di mia nonna Rosa che mi ha fatto tanto bene. Nel breviario io ho il testamento di mia nonna Rosa, e lo leggo spesso: per me come una preghiera. Lei una santa che ha tanto sofferto, anche moralmente, ed sempre andata avanti con coraggio. Questa Chiesa con la quale dobbiamo sentire la casa di tutti, non una piccola cappella che pu contenere solo un gruppetto di persone selezionate. Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrit. E la Chiesa Madre prosegue . La Chiesa feconda, deve esserlo. Vedi, quando io mi accorgo di comportamenti negativi di ministri della Chiesa o di consacrati o consacrate, la prima cosa che mi viene in mente : ecco uno scapolone, o ecco una zitella. Non sono n padri, n madri. Non sono stati capaci di dare vita. Invece, per esempio, quando leggo la vita dei missionari salesiani che sono andati in Patagonia, leggo una storia di vita, di fecondit. Un altro esempio di questi giorni: ho visto che stata molto ripresa dai giornali la telefonata che ho fatto a un ragazzo che mi aveva scritto una lettera. Io gli ho telefonato perch quella lettera era tanto bella, tanto semplice. Per me questo stato un atto di fecondit. Mi sono reso conto che un giovane che sta crescendo, ha riconosciuto un padre, e cos gli dice qualcosa della sua vita. Il padre non pu dire me ne infischio. Questa fecondit mi fa tanto bene. Chiese giovani e Chiese antiche Rimango sul tema della Chiesa, ponendo al Papa una domanda anche alla luce della recente Giornata mondiale della giovent: Questo grande evento ha acceso ulteriormente i riflettori sui giovani, ma anche su quei polmoni spirituali che sono le Chiese di pi recente istituzione. Quali le speranze per la Chiesa universale che le sembrano provenire da queste Chiese?. Le Chiese giovani sviluppano una sintesi di fede, cultura e vita in divenire, e dunque diversa da quella sviluppata dalle Chiese pi antiche. Per me, il rapporto tra le Chiese di pi antica istituzione e quelle pi recenti simile al rapporto tra giovani e anziani in una societ: costruiscono il futuro, ma gli uni con la loro forza e gli altri con la loro saggezza. Si corrono sempre dei rischi, ovviamente; le Chiese pi giovani rischiano di sentirsi autosufficienti, quelle pi antiche rischiano di voler imporre alle pi giovani i loro modelli culturali. Ma il futuro si costruisce insieme. La Chiesa? Un ospedale da campo... Papa Errore. Il segnalibro non definito., annunciando la sua Errore. Il segnalibro non definito., ha ritratto il mondo di oggi come soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede che richiedono vigore sia del corpo, sia dellanima. Chiedo al Papa, anche alla luce di ci che mi ha appena detto: Di che cosa la Chiesa ha pi bisogno in questo momento storico? Sono necessarie riforme? Quali sono i suoi desideri sulla Chiesa dei prossimi anni? Quale Chiesa sogna?. Errore. Il segnalibro non definito., cogliendo lincipit della mia domanda, comincia col dire: Papa Benedetto ha fatto un atto di santit, di grandezza, di umilt. un uomo di Dio, dimostrando un grande affetto e una enorme stima per il suo predecessore. Io vedo con chiarezza prosegue che la cosa di cui la Chiesa ha pi bisogno oggi la capacit di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimit. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuc-

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cheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso. La Chiesa a volte si fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa pi importante invece il primo annuncio: Ges Cristo ti ha salvato!. E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia. Il confessore, ad esempio, corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due misericordioso, perch nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perch lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente questo non peccato o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate. Come stiamo trattando il popolo di Dio? Sogno una Chiesa madre e pastora. I ministri della Chiesa devono essere misericordiosi, farsi carico delle persone, accompagnandole come il buon samaritano che lava, pulisce, solleva il suo prossimo. Questo Vangelo puro. Dio pi grande del peccato. Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cio vengono dopo. La prima riforma deve essere quella dellatteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. I vescovi, particolarmente, devono essere uomini capaci di sostenere con pazienza i passi di Dio nel suo popolo in modo che nessuno rimanga indietro, ma anche per accompagnare il gregge che ha il fiuto per trovare nuove strade. Invece di essere solo una Chiesa che accoglie e che riceve tenendo le porte aperte, cerchiamo pure di essere una Chiesa che trova nuove strade, che capace di uscire da se stessa e andare verso chi non la frequenta, chi se n andato o indifferente. Chi se n andato, a volte lo ha fatto per ragioni che, se ben comprese e valutate, possono portare a un ritorno. Ma ci vuole audacia, coraggio. Raccolgo ci che il Santo Padre sta dicendo e faccio riferimento al fatto che ci sono cristiani che vivono in situazioni non regolari per la Chiesa o comunque in situazioni complesse, cristiani che, in un modo o nellaltro, vivono ferite aperte. Penso a divorziati risposati, coppie omosessuali, altre situazioni difficili. Come fare una pastorale missionaria in questi casi? Su che cosa far leva? Il Papa fa cenno di aver compreso che cosa intendo dire e risponde. Dobbiamo annunciare il Vangelo su ogni strada, predicando la buona notizia del Regno e curando, anche con la nostra predicazione, ogni tipo di malattia e di ferita. A Buenos Aires ricevevo lettere di persone omosessuali, che sono feriti sociali perch mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo. Durante il Errore. Il segnalibro non definito. ho detto che, se una persona omosessuale di buona volont ed in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Errore. Il segnalibro non definito.. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: lingerenza spirituale nella vita personale non possibile. Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo lomosessualit. Io allora le risposi con unaltra domanda: Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva lesistenza con affetto o la respinge condannandola?. Bisogna sempre considerare la persona. Qui entriamo nel mistero delluomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia. Quando questo accade, lo Spirito Santo ispira il sacerdote a dire la cosa pi giusta. Questa anche la grandezza della Confessione: il fatto di valutare caso per caso, e di poter discernere qual la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia. Il confessionale non una

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sala di tortura, ma il luogo della misericordia nel quale il Signore ci stimola a fare meglio che possiamo. Penso anche alla situazione di una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito nel quale ha pure abortito. Poi questa donna si risposata e adesso serena con cinque figli. Laborto le pesa enormemente ed sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita cristiana. Che cosa fa il confessore?. Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. Lannuncio di tipo missionario si concentra sullessenziale, sul necessario, che anche ci che appassiona e attira di pi, ci che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche ledificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere pi semplice, profonda, irradiante. da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali. Dico questo anche pensando alla predicazione e ai contenuti della nostra predicazione. Una bella omelia, una vera omelia, deve cominciare con il primo annuncio, con lannuncio della salvezza. Non c niente di pi solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Poi si deve fare una catechesi. Infine si pu tirare anche una conseguenza morale. Ma lannuncio dellamore salvifico di Dio previo allobbligazione morale e religiosa. Oggi a volte sembra che prevalga lordine inverso. Lomelia la pietra di paragone per calibrare la vicinanza e la capacit di incontro di un pastore con il suo popolo, perch chi predica deve riconoscere il cuore della sua comunit per cercare dove vivo e ardente il desiderio di Dio. Il messaggio evangelico non pu essere ridotto dunque ad alcuni suoi aspetti che, seppure importanti, da soli non manifestano il cuore dellinsegnamento di Ges. Il primo Papa religioso dopo 182 anni... Errore. Il segnalibro non definito. il primo Pontefice a provenire da un Ordine religioso dopo il camaldolese Gregorio XVI, eletto nel 1831, 182 anni fa. Chiedo dunque: Qual oggi nella Chiesa il posto specifico dei religiosi e delle religiose?. I religiosi sono profeti. Sono coloro che hanno scelto una sequela di Ges che imita la sua vita con lobbedienza al Padre, la povert, la vita di comunit e la castit. In questo senso i voti non possono finire per essere caricature, altrimenti, ad esempio, la vita di comunit diventa un inferno e la castit un modo di vivere da zitelloni. Il voto di castit deve essere un voto di fecondit. Nella Chiesa i religiosi sono chiamati in particolare ad essere profeti che testimoniano come Ges vissuto su questa terra, e che annunciano come il Regno di Dio sar nella sua perfezione. Mai un religioso deve rinunciare alla profezia. Questo non significa contrapporsi alla parte gerarchica della Chiesa, anche se la funzione profetica e la struttura gerarchica non coincidono. Sto parlando di una proposta sempre positiva, che per non deve essere timorosa. Pensiamo a ci che hanno fatto tanti grandi santi monaci, religiosi e religiose, sin da santAntonio abate. Essere profeti a volte pu significare fare ruido, non so come dire... La profezia fa rumore, chiasso, qualcuno dice casino. Ma in realt il suo carisma quello di essere lievito: la profezia annuncia lo spirito del Vangelo.

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Dicasteri romani sinodalit ecumenismo Considerando il riferimento alla gerarchia, chiedo a questo punto al Papa: Che cosa pensa dei dicasteri romani?. I dicasteri romani sono al servizio del Papa e dei Vescovi: devono aiutare sia le Chiese particolari sia le Conferenze episcopali. Sono meccanismi di aiuto. In alcuni casi, quando non sono bene intesi, invece, corrono il rischio di diventare organismi di censura. impressionante vedere le denunce di mancanza di ortodossia che arrivano a Roma. Credo che i casi debbano essere studiati dalle Conferenze episcopali locali, alle quali pu arrivare un valido aiuto da Roma. I casi, infatti, si trattano meglio sul posto. I dicasteri romani sono mediatori, non intermediari o gestori. Ricordo al Papa che il Errore. Il segnalibro non definito., durante la cerimonia della benedizione e dellimposizione del pallio a 34 arcivescovi metropoliti, aveva affermato la strada della sinodalit come la strada che porta la Chiesa unita a crescere in armonia con il servizio del primato. Ecco la mia domanda, dunque: Come conciliare in armonia primato petrino e sinodalit? Quali strade sono praticabili, anche in prospettiva ecumenica?. Si deve camminare insieme: la gente, i vescovi e il Papa. La sinodalit va vissuta a vari livelli. Forse il tempo di mutare la metodologia del Sinodo, perch quella attuale mi sembra statica. Questo potr anche avere valore ecumenico, specialmente con i nostri fratelli Ortodossi. Da loro si pu imparare di pi sul senso della collegialit episcopale e sulla tradizione della sinodalit. Lo sforzo di riflessione comune, guardando a come si governava la Chiesa nei primi secoli, prima della rottura tra Oriente e Occidente, dar frutti a suo tempo. Nelle relazioni ecumeniche questo importante: non solo conoscersi meglio, ma anche riconoscere ci che lo Spirito ha seminato negli altri come un dono anche per noi. Voglio proseguire la riflessione su come esercitare il primato petrino, gi iniziata nel 2007 dalla Commissione Mista, e che ha portato alla firma del Documento di Ravenna. Bisogna continuare su questa strada. Cerco di capire come il Papa veda il futuro dellunit della Chiesa. Mi risponde: dobbiamo camminare uniti nelle differenze: non c altra strada per unirci. Questa la strada di Ges. E il ruolo della donna nella Chiesa? Il Papa ha pi volte fatto riferimento a questo tema in varie occasioni. In una intervista aveva affermato che la presenza femminile nella Chiesa non emersa pi di tanto, perch la tentazione del maschilismo non ha lasciato spazio per rendere visibile il ruolo che spetta alle donne nella comunit. Ha ripreso la questione durante il Errore. Il segnalibro non definito. affermando che non stata fatta ancora una profonda teologia della donna. Allora, chiedo: Quale deve essere il ruolo della donna nella Chiesa? Come fare per renderlo oggi pi visibile?. necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile pi incisiva nella Chiesa. Temo la soluzione del machismo in gonnella, perch in realt la donna ha una struttura differente dalluomo. E invece i discorsi che sento sul ruolo della donna sono spesso ispirati proprio da una ideologia machista. Le donne stanno ponendo domande profonde che vanno affrontate. La Chiesa non pu essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa imprescindibile. Maria, una donna, pi importante dei vescovi. Dico questo perch non bisogna confondere la funzione con la dignit. Bisogna dunque approfondire meglio la figura della donna nella Chiesa. Bisogna lavorare di pi per fare una profonda teologia della donna. Solo compiendo questo passaggio si potr riflettere meglio sulla funzione della donna allinterno della Chiesa. Il genio femminile necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio l dove si esercita lautorit nei vari ambiti della Chiesa.

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Il concilio Vaticano II Che cosa ha realizzato il Errore. Il segnalibro non definito.? Che cosa stato?, gli chiedo alla luce delle sue affermazioni precedenti, immaginando una risposta lunga e articolata. Ho invece come limpressione che il Papa semplicemente consideri il concilio come un fatto talmente indiscutibile che non vale la pena parlarne troppo a lungo, come per doverne ribadire limportanza. Il Vaticano II stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro della riforma liturgica stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. S, ci sono linee di ermeneutica di continuit e di discontinuit, tuttavia una cosa chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nelloggi che stata propria del concilio assolutamente irreversibile. Poi ci sono questioni particolari come la liturgia secondo il Vetus Ordo. Penso che la scelta di Papa Benedetto sia stata prudenziale, legata allaiuto ad alcune persone che hanno questa particolare sensibilit. Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus ordo, la sua strumentalizzazione. Cercare e trovare Dio in tutte le cose Il discorso di Errore. Il segnalibro non definito. molto sbilanciato sulle sfide delloggi. Anni fa aveva scritto che per vedere la realt necessario uno sguardo di fede, altrimenti si vede una realt a pezzi, frammentata. questo anche uno dei temi dellenciclica Errore. Il segnalibro non definito.. Ho in mente anche alcuni passaggi dei discorsi di Papa Francesco durante la Errore. Il segnalibro non definito.. Glieli cito: Errore. Il segnalibro non definito.; Errore. Il segnalibro non definito.. Sono frasi che riecheggiano lespressione ignaziana cercare e trovare Dio in tutte le cose. Chiedo dunque al Papa: Santit, come si fa a cercare e trovare Dio in tutte le cose?. Quel che ho detto a Rio ha un valore temporale. C infatti la tentazione di cercare Dio nel passato o nei futuribili. Dio certamente nel passato, perch nelle impronte che ha lasciato. Ed anche nel futuro come promessa. Ma il Dio concreto, diciamo cos, oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo barbaro finiscono a volte per far nascere dentro la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nelloggi. Dio si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo. Il tempo inizia i processi, lo spazio li cristallizza. Dio si trova nel tempo, nei processi in corso. Non bisogna privilegiare gli spazi di potere rispetto ai tempi, anche lunghi, dei processi. Noi dobbiamo avviare processi, pi che occupare spazi. Dio si manifesta nel tempo ed presente nei processi della storia. Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove. E richiede pazienza, attesa. Incontrare Dio in tutte le cose non un eureka empirico. In fondo, quando desideriamo incontrare Dio, vorremmo constatarlo subito con metodo empirico. Cos non si incontra Dio. Lo si incontra nella brezza leggera avvertita da Elia. I sensi che constatano Dio sono quelli che santIgnazio chiama i sensi spirituali. Ignazio chiede di aprire la sensibilit spirituale per incontrare Dio al di l di un approccio puramente empirico. necessario un atteggiamento contemplativo: il sentire che si va per il buon cammino della comprensione e dellaffetto nei confronti delle cose e delle situazioni. Il segno che si in questo buon cammino quello della pace profonda, della consolazione spirituale, dellamore di Dio, e di vedere tutte le cose in Dio.

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Certezza ed errori Se lincontro con Dio in tutte le cose non un eureka empirico dico al Papa e se dunque si tratta di un cammino che legge la storia, si possono anche commettere errori.... S, in questo cercare e trovare Dio in tutte le cose resta sempre una zona di incertezza. Deve esserci. Se una persona dice che ha incontrato Dio con certezza totale e non sfiorata da un margine di incertezza, allora non va bene. Per me questa una chiave importante. Se uno ha le risposte a tutte le domande, ecco che questa la prova che Dio non con lui. Vuol dire che un falso profeta, che usa la religione per se stesso. Le grandi guide del popolo di Dio, come Mos, hanno sempre lasciato spazio al dubbio. Si deve lasciare spazio al Signore, non alle nostre certezze; bisogna essere umili. Lincertezza si ha in ogni vero discernimento che aperto alla conferma della consolazione spirituale. Il rischio nel cercare e trovare Dio in tutte le cose dunque la volont di esplicitare troppo, di dire con certezza umana e arroganza: Dio qui. Troveremmo solamente un dio a nostra misura. Latteggiamento corretto quello agostiniano: cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo sempre. E spesso si cerca a tentoni, come si legge nella Bibbia. questa lesperienza dei grandi Padri della fede, che sono il nostro modello. Bisogna rileggere il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei. Abramo partito senza sapere dove andava, per fede. Tutti i nostri antenati della fede morirono vedendo i beni promessi, ma da lontano... La nostra vita non ci data come un libretto dopera in cui c tutto scritto, ma andare, camminare, fare, cercare, vedere... Si deve entrare nellavventura della ricerca dellincontro e del lasciarsi cercare e lasciarsi incontrare da Dio. Perch Dio sta prima, Dio sta prima sempre, Dio primerea. Dio un po come il fiore del mandorlo della tua Sicilia, Antonio, che fiorisce sempre per primo. Lo leggiamo nei Profeti. Dunque, Dio lo si incontra camminando, nel cammino. E a questo punto qualcuno potrebbe dire che questo relativismo. relativismo? S, se inteso male, come una specie di panteismo indistinto. No, se inteso in senso biblico, per cui Dio sempre una sorpresa, e dunque non sai mai dove e come lo trovi, non sei tu a fissare i tempi e i luoghi dellincontro con Lui. Bisogna dunque discernere lincontro. Per questo il discernimento fondamentale. Se il cristiano restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente. La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla sicurezza dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante. Io ho una certezza dogmatica: Dio nella vita di ogni persona, Dio nella vita di ciascuno. Anche se la vita di una persona stata un disastro, se distrutta dai vizi, dalla droga o da qualunque altra cosa, Dio nella sua vita. Lo si pu e lo si deve cercare in ogni vita umana. Anche se la vita di una persona un terreno pieno di spine ed erbacce, c sempre uno spazio in cui il seme buono pu crescere. Bisogna fidarsi di Dio. Dobbiamo essere ottimisti? Queste parole del Papa mi ricordano alcune sue riflessioni del passato, nelle quali lallora cardinal Bergoglio ha scritto che Dio vive gi nella citt, vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno. un altro modo, a mio avviso, per dire ci che santIgnazio scrisse negli Esercizi Spirituali, cio che Dio lavora e opera nel nostro mondo. Gli chiedo dunque: dobbiamo essere ottimisti? Quali sono i segni di speranza nel mondo doggi? Come si fa ad essere ottimisti in un mondo in crisi?.

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A me non piace usare la parola ottimismo, perch dice un atteggiamento psicologico. Mi piace invece usare la parola speranza secondo ci che si legge nel capitolo 11 della Lettera agli Ebrei che citavo prima. I Padri hanno continuato a camminare, attraversando grandi difficolt. E la speranza non delude, come leggiamo nella Lettera ai Romani. Pensa invece al primo indovinello della Turandot di Puccini, mi chiede il Papa. Sul momento ho ricordato un po a memoria i versi di quellenigma della principessa che ha come risposta la speranza: Nella cupa notte vola un fantasma iridescente. / Sale e spiega lale / sulla nera infinita umanit. / Tutto il mondo linvoca / e tutto il mondo limplora. / Ma il fantasma sparisce con laurora / per rinascere nel cuore. / Ed ogni notte nasce / ed ogni giorno muore! Versi che rivelano il desiderio di una speranza che qui per fantasma iridescente e che sparisce con laurora. Ecco prosegue Errore. Il segnalibro non definito. , la speranza cristiana non un fantasma e non inganna. una virt teologale e dunque, in definitiva, un regalo di Dio che non si pu ridurre allottimismo, che solamente umano. Dio non defrauda la speranza, non pu rinnegare se stesso. Dio tutto promessa. Larte e la creativit Rimango colpito dalla citazione della Turandot per parlare del mistero della speranza. Vorrei capire meglio quali sono i riferimenti artistici e letterari di Papa Francesco. Gli ricordo che nel 2006 aveva detto che i grandi artisti sanno presentare con bellezza le realt tragiche e dolorose della vita. Chiedo dunque quali siano gli artisti e gli scrittori che preferisce; se c qualcosa che li accomuna: Ho amato molto autori diversi tra loro. Amo moltissimo Dostoevskij e Hlderlin. Di Hlderlin voglio ricordare quella lirica per il compleanno di sua nonna che di grande bellezza, e che a me ha fatto anche tanto bene spiritualmente. quella che si chiude con il verso Che luomo mantenga quel che il fanciullo ha promesso. Mi ha colpito anche perch ho molto amato mia nonna Rosa, e l Hlderlin accosta sua nonna a Maria che ha generato Ges, che per lui lamico della terra che non ha considerato straniero nessuno. Ho letto il libro I Promessi sposi tre volte e ce lho adesso sul tavolo per rileggerlo. Manzoni mi ha dato tanto. Mia nonna, quandero bambino, mi ha insegnato a memoria linizio di questo libro: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti. Anche Gerard Manley Hopkins mi piaciuto tanto. In pittura ammiro Caravaggio: le sue tele mi parlano. Ma anche Chagall con la sua Crocifissione bianca.... In musica amo Mozart, ovviamente. QuellEt incarnatus est della sua Missa in Do insuperabile: ti porta a Dio! Amo Mozart eseguito da Clara Haskil. Mozart mi riempie: non posso pensarlo, devo sentirlo. Beethoven mi piace ascoltarlo, ma prometeicamente. E linterprete pi prometeico per me Furtwngler. E poi le Passioni di Bach. Il brano di Bach che amo tanto l Erbarme Dich, il pianto di Pietro della Passione secondo Matteo. Sublime. Poi, a un livello diverso, non intimo allo stesso modo, amo Wagner. Mi piace ascoltarlo, ma non sempre. La Tetralogia dellAnello eseguita da Furtwngler alla Scala nel 50 la cosa per me migliore. Ma anche il Parsifal eseguito nel 62 da Knappertsbusch. Dovremmo anche parlare del cinema. La strada di Fellini il film che forse ho amato di pi. Mi identifico con quel film, nel quale c un implicito riferimento a san Francesco. Credo poi di aver visto tutti

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i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo tra i 10 e 12 anni. Un altro film che ho molto amato Roma citt aperta. Devo la mia cultura cinematografica soprattutto ai miei genitori che ci portavano spesso al cinema. Comunque in generale io amo gli artisti tragici, specialmente i pi classici. C una bella definizione che Cervantes pone sulla bocca del baccelliere Carrasco per fare lelogio della storia di Don Chisciotte: i fanciulli lhanno tra le mani, i giovani la leggono, gli adulti la intendono, i vecchi ne fanno lelogio. Questa per me pu essere una buona definizione per i classici. Mi rendo conto di essere assorbito da questi suoi riferimenti, e di avere il desiderio di entrare nella sua vita entrando per la porta delle sue scelte artistiche. Sarebbe un percorso, immagino lungo, da fare. E includerebbe anche il cinema, dal neorealismo italiano a Il pranzo di Babette. Mi vengono in mente altri autori e altre opere che lui ha citato in altre occasioni, anche minori o meno noti o locali: dal Martn Fierro di Jos Hernndez alla poesia di Nino Costa, a Il grande esodo di Luigi Orsenigo. Ma penso anche a Joseph Malgue e Jos Mara Pemn. E ovviamente a Dante e Borges, ma anche a Leopoldo Marechal, lautore di Adn Buenosayres, El Banquete de Severo Arcngelo e Megafn o la guerra. Penso in particolare proprio a Borges, perch di lui Bergoglio, ventottenne professore di Letteratura a Santa F presso il Colegio de la Inmaculada Concepcin, ebbe una conoscenza diretta. Bergoglio insegnava agli ultimi due anni del liceo e avvi i suoi ragazzi alla scrittura creativa. Ho avuto una esperienza simile alla sua, quando avevo la sua et, presso lIstituto Massimo di Roma, fondando BombaCarta, e gliela racconto. Alla fine chiedo al Papa di raccontare la sua esperienza. stata una cosa un po rischiosa risponde . Dovevo fare in modo che i miei alunni studiassero El Cid. Ma ai ragazzi non piaceva. Chiedevano di leggere Garca Lorca. Allora ho deciso che avrebbero studiato El Cid a casa, e durante le lezioni io avrei trattato gli autori che piacevano di pi ai ragazzi. Ovviamente i giovani volevano leggere le opere letterarie pi piccanti, contemporanee come La casada infiel, o classiche come La Celestina di Fernando de Rojas. Ma leggendo queste cose che li attiravano sul momento, prendevano gusto pi in generale alla letteratura, alla poesia, e passavano ad altri autori. E per me stata una grande esperienza. Ho completato il programma, ma in maniera destrutturata, cio non ordinata secondo ci che era previsto, ma secondo un ordine che veniva naturale nella lettura degli autori. E questa modalit mi corrispondeva molto: non amavo fare una programmazione rigida, ma semmai sapere dove arrivare pi o meno. Allora ho cominciato anche a farli scrivere. Alla fine ho deciso di far leggere a Borges due racconti scritti dai miei ragazzi. Conoscevo la sua segretaria, che era stata la mia professoressa di pianoforte. A Borges piacquero moltissimo. E allora lui propose di scrivere lintroduzione a una raccolta. Allora, Padre Santo, per la vita di una persona la creativit importante?, gli chiedo. Lui ride e mi risponde: Per un gesuita estremamente importante! Un gesuita deve essere creativo. Frontiere e laboratori Creativit, dunque: per un gesuita importante. Errore. Il segnalibro non definito., ricevendo i Padri e i collaboratori della Civilt Cattolica, aveva scandito una triade di altre caratteristiche importanti per il lavoro culturale dei gesuiti. Ritorno alla memoria a quel giorno, il Errore. Il segnalibro non definito.. Ricordo che allora, nel colloquio previo allincontro con tutto il nostro gruppo, mi aveva preannunciato la triade: dialogo, discernimento, frontiera. E aveva insistito particolarmente sullultimo punto, citandomi Errore. Il segnalibro non definito., che in un Errore. Il segnalibro

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non definito.: Ovunque nella Chiesa, anche nei campi pi difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi stato e vi il confronto tra le esigenze brucianti delluomo e il perenne messaggio del Vangelo, l vi sono stati e vi sono i gesuiti. Chiedo a Errore. Il segnalibro non definito. qualche chiarimento: Ci ha chiesto di stare attenti a non cadere nella tentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po e addomesticarle. A che cosa si riferiva? Che cosa intendeva dirci esattamente? Questa intervista stata concordata tra un gruppo di riviste dirette dalla Compagnia di Ges: quale invito desidera esprimere loro? Quali devono essere le loro priorit?. Le tre parole chiave che ho rivolto alla Civilt Cattolica possono essere estese a tutte le riviste della Compagnia, magari con accentuazioni diverse sulla base della loro natura e dei loro obiettivi. Quando insisto sulla frontiera, in maniera particolare mi riferisco alla necessit per luomo che fa cultura di essere inserito nel contesto nel quale opera e sul quale riflette. C sempre in agguato il pericolo di vivere in un laboratorio. La nostra non una fede-laboratorio, ma una fede-cammino, una fede storica. Dio si rivelato come storia, non come un compendio di verit astratte. Io temo i laboratori perch nel laboratorio si prendono i problemi e li si portano a casa propria per addomesticarli, per verniciarli, fuori dal loro contesto. Non bisogna portarsi la frontiera a casa, ma vivere in frontiera ed essere audaci. Chiedo al Papa se pu fare qualche esempio sulla base della sua esperienza personale. Quando si parla di problemi sociali, una cosa riunirsi per studiare il problema della droga in una villa miseria, e unaltra cosa andare l, viverci e capire il problema dallinterno e studiarlo. C una lettera geniale del padre Arrupe ai Centros de Investigacin y Accin Social (Cias) sulla povert, nella quale dice chiaramente che non si pu parlare di povert se non la si sperimenta con una inserzione diretta nei luoghi nei quali la si vive. Questa parola inserzione pericolosa perch alcuni religiosi lhanno presa come una moda, e sono accaduti dei disastri per mancanza di discernimento. Ma davvero importante. E le frontiere sono tante. Pensiamo alle suore che vivono negli ospedali: loro vivono nelle frontiere. Io sono vivo grazie a una di loro. Quando ho avuto il problema al polmone in ospedale, il medico mi diede penicillina e streptomicina in certe dosi. La suora che stava in corsia le triplic perch aveva fiuto, sapeva cosa fare, perch stava con i malati tutto il giorno. Il medico, che era davvero bravo, viveva nel suo laboratorio, la suora viveva nella frontiera e dialogava con la frontiera tutti i giorni. Addomesticare le frontiere significa limitarsi a parlare da una posizione distante, chiudersi nei laboratori. Sono cose utili, ma la riflessione per noi deve sempre partire dallesperienza. Come luomo comprende se stesso Chiedo allora al Papa se questo valga e come anche per una frontiera culturale importante che quella della sfida antropologica. Lantropologia a cui la Chiesa ha tradizionalmente fatto riferimento e il linguaggio con la quale lha espressa restano un riferimento solido, frutto di saggezza ed esperienza secolare. Tuttavia luomo a cui la Chiesa si rivolge non sembra pi comprenderli o considerarli sufficienti. Comincio a ragionare sul fatto che luomo si sta interpretando in maniera diversa dal passato, con categorie diverse. E questo anche a causa dei grandi cambiamenti nella societ e di un pi ampio studio di se stesso... Il Papa a questo punto si alza e va a prendere sulla sua scrivania il Breviario. un Breviario in latino, ormai logoro per luso. E lo apre allUfficio delle Letture della Feria sexta, cio venerd, della XXVII

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settimana. Mi legge un passaggio tratto dal Commonitrium primum di san Vincenzo di Lrins: ita tiam christinae religinis dogma sequtur has decet profctuum leges, ut annis sclicet consolidtur, dilattur tmpore, sublimtur aette (Anche il dogma della religione cristiana deve seguire queste leggi. Progredisce, consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con let). E cos il Papa prosegue: San Vincenzo di Lrins fa il paragone tra lo sviluppo biologico delluomo e la trasmissione da unepoca allaltra del depositum fidei, che cresce e si consolida con il passar del tempo. Ecco, la comprensione delluomo muta col tempo, e cos anche la coscienza delluomo si approfondisce. Pensiamo a quando la schiavit era ammessa o la pena di morte era ammessa senza alcun problema. Dunque si cresce nella comprensione della verit. Gli esegeti e i teologi aiutano la Chiesa a maturare il proprio giudizio. Anche le altre scienze e la loro evoluzione aiutano la Chiesa in questa crescita nella comprensione. Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza sfumature errata. Del resto, in ogni epoca luomo cerca di comprendere ed esprimere meglio se stesso. E dunque luomo col tempo cambia il modo di percepire se stesso: una cosa luomo che si esprime scolpendo la Nike di Samotracia, unaltra quella del Caravaggio, unaltra quella di Chagall e ancora unaltra quella di Dal. Anche le forme di espressione della verit possono essere multiformi, e questo anzi necessario per la trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile. Luomo alla ricerca di se stesso, e ovviamente in questa ricerca pu anche commettere errori. La Chiesa ha vissuto tempi di genialit, come ad esempio quello del tomismo. Ma vive anche tempi di decadenza del pensiero. Ad esempio: non dobbiamo confondere la genialit del tomismo con il tomismo decadente. Io, purtroppo, ho studiato la filosofia con manuali di tomismo decadente. Nel pensare luomo, dunque, la Chiesa dovrebbe tendere alla genialit, non alla decadenza. Quando una espressione del pensiero non valida? Quando il pensiero perde di vista lumano o quando addirittura ha paura dellumano o si lascia ingannare su se stesso. il pensiero ingannato che pu essere raffigurato come Ulisse davanti al canto delle sirene, o come Tannhuser, circondato in unorgia da satiri e baccanti, o come Parsifal, nel secondo atto dellopera wagneriana, alla reggia di Klingsor. Il pensiero della Chiesa deve recuperare genialit e capire sempre meglio come luomo si comprende oggi per sviluppare e approfondire il proprio insegnamento. Pregare Pongo al Papa unultima domanda sul suo modo di pregare preferito. Prego lUfficio ogni mattina. Mi piace pregare con i Salmi. Poi, a seguire, celebro la Messa. Prego il Rosario. Ci che davvero preferisco lAdorazione serale, anche quando mi distraggo e penso ad altro o addirittura mi addormento pregando. La sera quindi, tra le sette e le otto, sto davanti al Santissimo per unora in adorazione. Ma anche prego mentalmente quando aspetto dal dentista o in altri momenti della giornata. E la preghiera per me sempre una preghiera memoriosa, piena di memoria, di ricordi, anche memoria della mia storia o di quello che il Signore ha fatto nella sua Chiesa o in una parrocchia particolare. Per me la memoria di cui santIgnazio parla nella Prima Settimana degli Esercizi nellincontro misericordioso con Cristo Crocifisso. E mi chiedo: Che cosa ho fatto per Cristo? Che cosa faccio per Cristo? Che cosa devo fare per Cristo?. la memoria di cui Ignazio parla anche nella Contemplatio ad amorem, quando chiede di richiamare alla memoria i benefici ricevuti. Ma soprattutto io so anche che il Signore ha memoria di me. Io posso dimenticarmi di Lui, ma io so che Lui mai, mai si dimentica di me.

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La memoria fonda radicalmente il cuore di un gesuita: la memoria della grazia, la memoria di cui si parla nel Deuteronomio, la memoria delle opere di Dio che sono alla base dellalleanza tra Dio e il suo popolo. questa memoria che mi fa figlio e che mi fa essere anche padre. *** Mi rendo conto che proseguirei ancora a lungo questo dialogo, ma so che, come il Papa disse una volta, non bisogna maltrattare i limiti. Complessivamente abbiamo dialogato per oltre sei ore, nel corso di tre appuntamenti il 19, il 23 e il 29 agosto. Qui ho preferito articolare il discorso senza segnalare gli stacchi per non perdere la continuit. La nostra stata in realt una conversazione pi che unintervista: le domande hanno fatto da sfondo, senza restringerla in parametri predefiniti e rigidi. Anche linguisticamente abbiamo attraversato fluidamente litaliano e lo spagnolo, senza percepire di volta in volta i passaggi. Non c stato nulla di meccanico, e le risposte sono nate nel dialogo e allinterno di un ragionamento che qui ho cercato di rendere, in maniera sintetica, cos come ho potuto.

(da: LOsservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 216, Sab. 21/09/2013)

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APPENDICE: LETTERE DI PAPA FRANCESCO E DEL PAPA EMERITO BENEDETTO A CHI NON CREDE
PAPA FRANCESCO RISPONDE AD EUGENIO SCALFARI SUL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA

Dal Vaticano, 4 settembre 2013 Pregiatissimo Dottor Scalfari, con viva cordialit che, sia pure solo a grandi linee, vorrei cercare con questa mia di rispondere alla lettera che, dalle pagine di Repubblica, mi ha voluto indirizzare il 7 luglio con una serie di sue personali riflessioni, che poi ha arricchito sulle pagine dello stesso quotidiano il 7 agosto. La ringrazio, innanzi tutto, per lattenzione con cui ha voluto leggere lEnciclica Lumen fidei. Essa, infatti, nellintenzione del mio amato Predecessore, Benedetto XVI, che lha concepita e in larga misura redatta, e dal quale, con gratitudine, lho ereditata, diretta non solo a confermare nella fede in Ges Cristo coloro che in essa gi si riconoscono, ma anche a suscitare un dialogo sincero e rigoroso con chi, come Lei, si definisce un non credente da molti anni interessato e affascinato dalla predicazione di Ges di Nazaret. Mi pare dunque sia senzaltro positivo, non solo per noi singolarmente ma anche per la societ in cui viviamo, soffermarci a dialogare su di una realt cos importante come la fede, che si richiama alla predicazione e alla figura di Ges. Penso vi siano, in particolare, due circostanze che rendono oggi doveroso e prezioso questo dialogo. Esso, del resto, costituisce, come noto, uno degli obiettivi principali del Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII, e del ministero dei Papi che, ciascuno con la sua sensibilit e il suo apporto, da allora sino ad oggi hanno camminato nel solco tracciato dal Concilio. La prima circostanza come si richiama nelle pagine iniziali dellEnciclica deriva dal fatto che, lungo i secoli della modernit, si assistito a un paradosso: la fede cristiana, la cui novit e incidenza sulla vita delluomo sin dallinizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Cos tra la Chiesa e la cultura dispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna dimpronta illuminista, dallaltra, si giunti allincomunicabilit. venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro. La seconda circostanza, per chi cerca di essere fedele al dono di seguire Ges nella luce della fede, deriva dal fatto che questo dialogo non un accessorio secondario dellesistenza del credente: ne invece unespressione intima e indispensabile. Mi permetta di citarLe in proposito unaffermazione a mio avviso molto importante dellEnciclica: poich la verit testimoniata dalla fede quella dellamore vi si sottolinea risulta chiaro che la fede non intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta laltro. Il credente non arrogante; al contrario, la verit lo fa umile, sapendo che, pi che possederla noi, essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dallirrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti (n. 34). questo lo spirito che anima le parole che le scrivo. La fede, per me, nata dallincontro con Ges. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Ma al tempo stesso un incontro che stato reso possibile dalla comunit di fede in cui ho vissuto e grazie a cui ho trovato laccesso

allintelligenza della Sacra Scrittura, alla vita nuova che come acqua zampillante scaturisce da Ges attraverso i Sacramenti, alla fraternit con tutti e al servizio dei poveri, immagine vera del Signore. Senza la Chiesa mi creda non avrei potuto incontrare Ges, pur nella consapevolezza che quellimmenso dono che la fede custodito nei fragili vasi dargilla della nostra umanit. Ora, appunto a partire di qui, da questa personale esperienza di fede vissuta nella Chiesa, che mi trovo a mio agio nellascoltare le sue domande e nel cercare, insieme con Lei, le strade lungo le quali possiamo, forse, cominciare a fare un tratto di cammino insieme. Mi perdoni se non seguo passo passo le argomentazioni da Lei proposte nelleditoriale del 7 luglio. Mi sembra pi fruttuoso o se non altro mi pi congeniale andare in certo modo al cuore delle sue considerazioni. Non entro neppure nella modalit espositiva seguita dallEnciclica, in cui Lei ravvisa la mancanza di una sezione dedicata specificamente allesperienza storica di Ges di Nazaret. Osservo soltanto, per cominciare, che unanalisi del genere non secondaria. Si tratta infatti, seguendo del resto la logica che guida lo snodarsi dellEnciclica, di fermare lattenzione sul significato di ci che Ges ha detto e ha fatto e cos, in definitiva, su ci che Ges stato ed per noi. Le Lettere di Paolo e il Vangelo di Giovanni, a cui si fa particolare riferimento nellEnciclica, sono costruiti, infatti, sul solido fondamento del ministero messianico di Ges di Nazaret giunto al suo culmine risolutivo nella pasqua di morte e risurrezione. Dunque, occorre confrontarsi con Ges, direi, nella concretezza e ruvidezza della sua vicenda, cos come ci narrata soprattutto dal pi antico dei Vangeli, quello di Marco. Si costata allora che lo scandalo che la parola e la prassi di Ges provocano attorno a lui derivano dalla sua straordinaria autorit: una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non facile rendere bene in italiano. La parola greca exousa, che alla lettera rimanda a ci che proviene dallessere che si . Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da s. Ges in effetti colpisce, spiazza, innova a partire egli stesso lo dice dal suo rapporto con Dio, chiamato familiarmente Abb, il quale gli consegna questa autorit perch egli la spenda a favore degli uomini. Cos Ges predica come uno che ha autorit, guarisce, chiama i discepoli a seguirlo, perdona... cose tutte che, nellAntico Testamento, sono di Dio e soltanto di Dio. La domanda che pi volte ritorna nel Vangelo di Marco: Chi costui che...?, e che riguarda lidentit di Ges, nasce dalla costatazione di una autorit diversa da quella del mondo, unautorit che non finalizzata ad esercitare un potere sugli altri, ma a servirli, a dare loro libert e pienezza di vita. E questo sino al punto di mettere in gioco la propria stessa vita, sino a sperimentare lincomprensione, il tradimento, il rifiuto, sino a essere condannato a morte, sino a piombare nello stato di abbandono sulla croce. Ma Ges resta fedele a Dio, sino alla fine. Ed proprio allora come esclama il centurione romano ai piedi della croce, nel Vangelo di Marco che Ges si mostra, paradossalmente, come il Figlio di Dio! Figlio di un Dio che amore e che vuole, con tutto se stesso, che luomo, ogni uomo, si scopra e viva anchegli come suo vero figlio. Questo, per la fede cristiana, certificato dal fatto che Ges risorto: non per riportare il trionfo su chi lha rifiutato, ma per attestare che lamore di Dio pi forte della morte, il perdono di Dio pi forte di ogni peccato, e che vale la pena spendere la propria vita, sino in fondo, per testimoniare questo immenso dono.

La fede cristiana crede questo: che Ges il Figlio di Dio venuto a dare la sua vita per aprire a tutti la via dellamore. Ha perci ragione, egregio Dott. Scalfari, quando vede nellincarnazione del Figlio di Dio il cardine della fede cristiana. Gi Tertulliano scriveva caro cardo salutis, la carne (di Cristo) il cardine della salvezza. Perch lincarnazione, cio il fatto che il Figlio di Dio sia venuto nella nostra carne e abbia condiviso gioie e dolori, vittorie e sconfitte della nostra esistenza, sino al grido della croce, vivendo ogni cosa nellamore e nella fedelt allAbb, testimonia lincredibile amore che Dio ha per ogni uomo, il valore inestimabile che gli riconosce. Ognuno di noi, per questo, chiamato a far suo lo sguardo e la scelta di amore di Ges, a entrare nel suo modo di essere, di pensare e di agire. Questa la fede, con tutte le espressioni che sono descritte puntualmente nellEnciclica. Sempre nelleditoriale del 7 luglio, Lei mi chiede inoltre come capire loriginalit della fede cristiana in quanto essa fa perno appunto sullincarnazione del Figlio di Dio, rispetto ad altre fedi che gravitano invece attorno alla trascendenza assoluta di Dio. Loriginalit, direi, sta proprio nel fatto che la fede ci fa partecipare, in Ges, al rapporto che Egli ha con Dio che Abb e, in questa luce, al rapporto che Egli ha con tutti gli altri uomini, compresi i nemici, nel segno dellamore. In altri termini, la figliolanza di Ges, come ce la presenta la fede cristiana, non rivelata per marcare una separazione insormontabile tra Ges e tutti gli altri: ma per dirci che, in Lui, tutti siamo chiamati a essere figli dellunico Padre e fratelli tra di noi. La singolarit di Ges per la comunicazione, non per lesclusione. Certo, da ci consegue anche e non una piccola cosa quella distinzione tra la sfera religiosa e la sfera politica che sancita nel dare a Dio quel che di Dio e a Cesare quel che di Cesare, affermata con nettezza da Ges e su cui, faticosamente, si costruita la storia dellOccidente. La Chiesa, infatti, chiamata a seminare il lievito e il sale del Vangelo, e cio lamore e la misericordia di Dio che raggiungono tutti gli uomini, additando la meta ultraterrena e definitiva del nostro destino, mentre alla societ civile e politica tocca il compito arduo di articolare e incarnare nella giustizia e nella solidariet, nel diritto e nella pace, una vita sempre pi umana. Per chi vive la fede cristiana, ci non significa fuga dal mondo o ricerca di qualsivoglia egemonia, ma servizio alluomo, a tutto luomo e a tutti gli uomini, a partire dalle periferie della storia e tenendo desto il senso della speranza che spinge a operare il bene nonostante tutto e guardando sempre al di l. Lei mi chiede anche, a conclusione del suo primo articolo, che cosa dire ai fratelli ebrei circa la promessa fatta loro da Dio: essa del tutto andata a vuoto? questo mi creda un interrogativo che ci interpella radicalmente, come cristiani, perch, con laiuto di Dio, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, abbiamo riscoperto che il popolo ebreo tuttora, per noi, la radice santa da cui germinato Ges. Anchio, nellamicizia che ho coltivato lungo tutti questi anni con i fratelli ebrei, in Argentina, molte volte nella preghiera ho interrogato Dio, in modo particolare quando la mente andava al ricordo della terribile esperienza della Shoah. Quel che Le posso dire, con lapostolo Paolo, che mai venuta meno la fedelt di Dio allalleanza stretta con Israele e che, attraverso le terribili prove di questi secoli, gli ebrei hanno conservato la loro fede in Dio. E di questo, a loro, non saremo mai sufficientemente grati, come Chiesa, ma anche come umanit. Essi poi, proprio perseverando nella fede nel Dio dellalleanza, richiamano tutti, anche noi cristiani, al fatto che siamo sempre in attesa, come dei pellegrini, del ritorno del Signore e che dunque sempre dobbiamo essere aperti verso di Lui e mai arroccarci in ci che abbiamo gi raggiunto.

Vengo cos alle tre domande che mi pone nellarticolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ci che Le sta a cuore capire latteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Ges. Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che ed la cosa fondamentale la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nellobbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ci che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bont o la malvagit del nostro agire. In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verit assoluta, ma solo una serie di verit relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verit assoluta, nel senso che assoluto ci che slegato, ci che privo di ogni relazione. Ora, la verit, secondo la fede cristiana, lamore di Dio per noi in Ges Cristo. Dunque, la verit una relazione! Tant vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verit, e la esprime a partire da s: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ci non significa che la verit sia variabile e soggettiva, tuttaltro. Ma significa che essa si d a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Ges stesso: Io sono la via, la verit, la vita? In altri termini, la verit essendo in definitiva tuttuno con lamore, richiede lumilt e lapertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione... assoluta, reimpostare in profondit la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo allinizio di questo mio dire. Nellultima domanda mi chiede se, con la scomparsa delluomo sulla terra, scomparir anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza delluomo sta nel poter pensare Dio. E cio nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto tra due realt. Dio questo il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! non unidea, sia pure altissima, frutto del pensiero delluomo. Dio realt con la R maiuscola. Ges ce lo rivela e vive il rapporto con Lui come un Padre di bont e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita delluomo sulla terra e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo cos come lo conosciamo destinato a venir meno , luomo non terminer di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche luniverso creato con lui. La Scrittura parla di cieli nuovi e terra nuova e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che al di l di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sar tutto in tutti. Egregio Dott. Scalfari, concludo cos queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, allinvito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedelt, gli errori e i peccati che pu aver commesso e pu ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Ges: Lui che stato mandato dallAbb a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libert gli oppressi, a proclamare lanno di grazia del Signore (Luca, 4, 18-19). Con fraterna vicinanza

Francesco

STRALCIDELLALETTERADELPAPAEMERITOBENEDETTOXVIALPROFESSORODIFREDDI http://www.repubblica.it/cultura/2013/09/24/news/ratzinger_caro_odifreddi_le_racconto_chi_era_ges 67150442/?ref=HRER31 ll.moSignorProfessoreOdifreddi,(...)vorreiringraziarLaperavercercatofinneldettagliodiconfrontarsi conilmiolibroecosconlamiafede;proprioquestoingranpartecicheavevointesonelmiodiscorso allaCuriaRomanainoccasionedelNatale2009.Devoringraziareancheperilmodolealeincuihatrattatoil miotesto,cercandosinceramentedirendergligiustizia. IlmiogiudiziocircailSuolibronelsuoinsieme,per,insestessopiuttostocontrastante.Neholetto alcuneparticongodimentoeprofitto.Inaltreparti,invece,misonomeravigliatodiunacertaaggressivite dell'avventatezzadell'argomentazione.(...) Pivolte,Ellamifanotarechelateologiasarebbefantascienza.Ataleriguardo,mimeravigliocheLei, tuttavia,ritengailmiolibrodegnodiunadiscussionecosdettagliata.Mipermettadiproporreinmeritoa talequestionequattropunti: 1.correttoaffermareche"scienza"nelsensopistrettodellaparolalosololamatematica,mentreho imparatodaLeicheanchequioccorrerebbedistinguereancoratral'aritmeticaelageometria.Intuttele materiespecifichelascientificithaognivoltalapropriaforma,secondolaparticolaritdelsuooggetto. L'essenzialecheapplichiunmetodoverificabile,escludal'arbitrioegarantiscalarazionalitnelle rispettivediversemodalit. 2.Elladovrebbeperlomenoriconoscereche,nell'ambitostoricoeinquellodelpensierofilosofico,la teologiahaprodottorisultatidurevoli. 3.Unafunzioneimportantedellateologiaquelladimantenerelareligionelegataallaragioneelaragione allareligione.Ambeduelefunzionisonodiessenzialeimportanzaperl'umanit.Nelmiodialogocon Habermashomostratocheesistonopatologiedellareligioneenonmenopericolosepatologiedella ragione.Entrambehannobisognol'unadell'altra,etenerlecontinuamenteconnesseunimportante compitodellateologia. 4.Lafantascienzaesiste,d'altronde,nell'ambitodimoltescienze.CicheLeiesponesulleteoriecirca l'inizioelafinedelmondoinHeisenberg,Schrdingerecc.,lodesignereicomefantascienzanelsenso buono:sonovisioniedanticipazioni,pergiungereadunaveraconoscenza,masono,appunto,soltanto immaginazioniconcuicerchiamodiavvicinarciallarealt.Esiste,delresto,lafantascienzaingrandestile proprioancheall'internodellateoriadell'evoluzione.IlgeneegoistadiRichardDawkinsunesempio classicodifantascienza.IlgrandeJacquesMonodhascrittodellefrasicheeglistessoavrinseritonellasua operasicuramentesolocomefantascienza.Cito:"LacomparsadeiVertebratitetrapodi...traeproprio originedalfattocheunpesceprimitivo"scelse"diandareadesplorarelaterra,sullaqualeeraper incapacedispostarsisenonsaltellandoinmodomaldestroecreandocos,comeconseguenzadiuna modificazionedicomportamento,lapressioneselettivagrazieallaqualesisarebberosviluppatigliarti robustideitetrapodi.Traidiscendentidiquestoaudaceesploratore,diquestoMagellanodell'evoluzione, alcunipossonocorrereaunavelocitsuperioreai70chilometriorari..."(citatosecondol'edizioneitalianaIl casoelanecessit,Milano2001,pagg.117esgg.). Intutteletematichediscussefinorasitrattadiundialogoserio,perilqualeiocomehogidetto ripetutamentesonograto.Lecosestannodiversamentenelcapitolosulsacerdoteesullamorale cattolica,eancoradiversamenteneicapitolisuGes.QuantoacicheLeidicedell'abusomoraledi minorennidapartedisacerdoti,possocomeLeisaprenderneattosoloconprofondacosternazione. Maihocercatodimascherarequestecose.Cheilpoteredelmalepenetrifinoatalpuntonelmondo

interioredellafedepernoiunasofferenzache,daunaparte,dobbiamosopportare,mentre,dall'altra, dobbiamoaltempostesso,faretuttoilpossibileaffinchcasidelgenerenonsiripetano.Nonneppure motivodiconfortosapereche,secondolericerchedeisociologi,lapercentualedeisacerdotireidiquesti crimininonpialtadiquellapresenteinaltrecategorieprofessionaliassimilabili.Inognicaso,nonsi dovrebbepresentareostentatamentequestadeviazionecomesesitrattassediunsudiciumespecificodel cattolicesimo. SenonlecitotaceresulmalenellaChiesa,nonsideveper,tacereneppuredellagrandescialuminosadi bontedipurezza,chelafedecristianahatracciatolungoisecoli.Bisognaricordarelefiguregrandiepure chelafedehaprodottodaBenedettodiNorciaesuasorellaScolastica,aFrancescoeChiarad'Assisi,a Teresad'AvilaeGiovannidellaCroce,aigrandiSantidellacaritcomeVincenzodPaolieCamillodeLellis finoaMadreTeresadiCalcuttaeallegrandienobilifiguredellaTorinodell'Ottocento.veroancheoggi chelafedespingemoltepersoneall'amoredisinteressato,alservizioperglialtri,allasinceritealla giustizia.(...) CicheLeidicesullafiguradiGesnondegnodelSuorangoscientifico.SeLeiponelaquestionecomese diGes,infondo,nonsisapessenienteediLui,comefigurastorica,nullafosseaccertabile,alloraposso soltantoinvitarLainmododecisoarendersiunpo'picompetentedaunpuntodivistastorico.Le raccomandoperquestosoprattuttoiquattrovolumicheMartinHengel(esegetadallaFacoltteologica protestantediTbingen)hapubblicatoinsiemeconMariaSchwemer:unesempioeccellentedi precisionestoricaediamplissimainformazionestorica.Difronteaquesto,cicheLeidicesuGesun parlareavventatochenondovrebberipetere.Chenell'esegesisianostatescritteanchemoltecosediscarsa seriet,purtroppo,unfattoincontestabile.IlseminarioamericanosuGescheLeicitaallepagine105e sgg.confermasoltantoun'altravoltacicheAlbertSchweitzeravevanotatoriguardoallaLebenJesu Forschung(RicercasullavitadiGes)eciocheilcosiddetto"Gesstorico"perlopilospecchiodelle ideedegliautori.Taliformemalriuscitedilavorostorico,per,noncompromettonoaffattol'importanza dellaricercastoricaseria,checihaportatoaconoscenzevereesicurecircal'annuncioelafiguradiGes. (...)InoltredevorespingereconforzalaSuaaffermazione(pag.126)secondocuiavreipresentatol'esegesi storicocriticacomeunostrumentodell'anticristo.TrattandoilraccontodelletentazionidiGes,ho soltantoripresolatesidiSoloviev,secondocuil'esegesistoricocriticapuessereusataanche dall'anticristoilcheunfattoincontestabile.Altempostesso,per,sempreeinparticolarenella premessaalprimovolumedelmiolibrosuGesdiNazarethochiaritoinmodoevidentechel'esegesi storicocriticanecessariaperunafedechenonproponemiticonimmaginistoriche,mareclamauna storicitveraepercidevepresentarelarealtstoricadellesueaffermazioniancheinmodoscientifico.Per questononneppurecorrettocheLeidicacheiomisareiinteressatosolodellametastoria:tutt'al contrario,tuttiimieisforzihannol'obiettivodimostrarecheilGesdescrittoneiVangeliancheilreale Gesstorico;chesitrattadistoriarealmenteavvenuta.(...) Conil19capitolodelSuolibrotorniamoagliaspettipositividelSuodialogocolmiopensiero.(...)Anchese laSuainterpretazionediGv1,1moltolontanadacichel'evangelistaintendevadire,esistetuttaviauna convergenzacheimportante.SeLei,per,vuolesostituireDiocon"LaNatura",restaladomanda,chio checosasiaquestanatura.InnessunluogoLeiladefinisceeapparequindicomeunadivinitirrazionale chenonspieganulla.Vorrei,per,soprattuttofarancoranotarechenellaSuareligionedellamatematica tretemifondamentalidell'esistenzaumanarestanononconsiderati:lalibert,l'amoreeilmale.Mi meravigliocheLeiconunsolocennoliquidilalibertchepurstataedilvaloreportantedell'epoca moderna.L'amore,nelSuolibro,noncompareeanchesulmalenonc'alcunainformazione.Qualunque cosalaneurobiologiadicaonondicasullalibert,neldrammarealedellanostrastoriaessapresente comerealtdeterminanteedeveesserepresainconsiderazione.MalaSuareligionematematicanon conoscealcunainformazionesulmale.Unareligionechetralasciaquestedomandefondamentaliresta vuota. Ill.moSignorProfessore,lamiacriticaalSuolibroinpartedura.Madeldialogofapartelafranchezza;

solocospucrescerelaconoscenza.Leistatomoltofrancoecosaccettercheanch'iolosia.Inogni caso,per,valutomoltopositivamenteilfattocheLei,attraversoilSuoconfrontarsiconlamia Introduzionealcristianesimo,abbiacercatoundialogocosapertoconlafededellaChiesacattolicaeche, nonostantetuttiicontrasti,nell'ambitocentrale,nonmanchinodeltuttoleconvergenze. ConcordialisalutieognibuonauspicioperilSuolavoro.