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[Nuovo articolo] Chi non uno schiavo? Benito Cereno tra romanzo e realt
1 messaggio Z Net Italy <donotreply@wordpress.com> A: girellibruni@gmail.com 26 dicembre 2013 18:48

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Chi non uno schiavo? Benito Cereno tra romanzo e realt


by Redazione

di Greg Grandin 25 dicembre 2013 Realt storica e la finzione di Benito Cereno Un giorno della fine di febbraio del 1805, nel Pacifico meridionale, Amasa Delano, comandante della Perseverance, unimbarcazione per la caccia alla foca al largo di Boston, sal a bordo di una nave spagnola in avaria che trasportava circa settanta neri africani: uomini, donne e bambini. Delano trascorso circa nove ore sul vascello, chiamato Tryal. Parl con i marinai, che erano pochi di numero, distribu acqua agli uomini e alle donne dalla pelle scura e si incaric di organizzare le riparazioni. E per tutto quel tempo non gli riusc di capire che erano i neri dellAfrica occidentale, che pensava fossero schiavi, a comandare la nave e non gli spagnoli cui si era presentato da capitano.

Circa due mesi prima gli africani, che erano stati caricati a Valparaiso, Cile, destinati a essere venduti a Lima, si erano ribellati, uccidendo la maggior parte dellequipaggio e dei passeggeri della Tryal e il commerciante di schiavi che li stava portando in Peru. Guidati da un anziano di nome Babo e da suo figlio Mori, i ribelli avevano ordinato a Benito Cerreo, il proprietario e capitano della nave, di portarli in Senegal. Cereno aveva preso tempo, dirigendosi prima a nord e poi a sud, prima di imbattersi nella Perseverance. I ribelli cominciarono a preparare le loro armi per battersi. Ma poi Babo ebbe unidea. Gli africani fecero salire a bordo Delano e si comportarono come se fossero ancora schiavi. Mori rimase a fianco di Cereno fingendosi un servo umile e devoto. Cerreo finse di essere ancora al comando raccontando a Delano storie di tempeste, di bonacce equatoriali e di febbri per spiegare lo stato della sua nave e lassenza di un qualsiasi ufficiale a parte lui stesso. Delano, dalla pelle dalabastro, scrisse in seguito di essersi trovato circondato da dozzine di africani e da un pugno di marinai spagnoli e mulatti che gli raccontavano del loro storie e condividevano le loro sofferenze in una babele di linguaggi. Parlavano in wolof, mandinka, fulani e spagnolo, un torrente di parole indecifrabile nei dettagli ma in generale tranquillizzante per Delano, convincendo il cittadino del New England che la disperazione cui stava assistendo era reale, che non era caduto in una trappola di pirati. Nel corso degli anni questa vicenda eccezionale in effetti una pantomima in un atto solo, di nove ore, con un cast al completo del rapporto padrone-schiavo messa in atto da un gruppo di uomini e donne disperati, affamati e assetati ha ispirato scrittori, poeti e romanzieri. Il poeta cileno Pablo Neruda ha pensato che laudacia degli schiavi riflettesse il dissenso degli anni 60. Pi di recente la raccolta di racconti cinesi delluruguaiano Toms de Mattos, La fragata de las mscaras, utilizza linganno come metafora di un mondo in cui la realt non celata dietro una maschera ma la maschera stessa. Di gran lunga la pi incalzante versione degli eventi sul Tryal e il Benito Cereno di Herman Melville, pubblicato per la prima volta nel 1855. Melville non ha lasciato lettere o diari, almeno nessuno che sia stato scoperto, che rivelino i suoi pensieri nel leggere le memorie di Delano, o che cosa lo avesse spinto a romanzare lesperienza di Delano a bordo della nave tenuta dai ribelli. Ma negli anni 50 del 1800 Melville era divenuto preoccupato per lipocrisia della vita moderna, con la difficolt di distinguere lapparenza superficiale dalla sostanza. Dunque non difficile cosa lo abbia attirato a interessarsi dellaccaduto e in particolare dellingannato Delano. Delano, un marinaio esperto, a met del suo terzo viaggio intorno al mondo e lontano antenato di Franklin Delano Roosevelt, non sapeva cosa pensare di Cerreo. Il suo omologo spagnolo lo faceva sentire a disagio, anche dopo essersi convinto che luomo non era un brigante. Delano fraintese il trauma di Cerreo leffetto della fame e della sete e dellaver vissuto per quasi due mesi sotto la minaccia di morte, dopo aver assistito allesecuzione della maggior parte del suo equipaggio scambiandolo per alterigia, come se lo spagnolo dallaspetto aristocratico, che indossava una giacca di velluto e comodi pantaloni neri, si ritenesse troppo superiore per conversare con cittadino del New England in tenuta da marinaio. Anche gli africani, specialmente le donne, mettevano Delano a disagio, anche se non sapeva dirne il motivo. A bordo cerano quasi trenta femmine, tra cui donne anziane, ragazze giovani e circa nove madri con figli al seno. Poco dopo larrivo di Delano le donne avevano preso i loro bambini e si erano raccolte a poppa, dove avevano cominciato a cantare una melodia che Delano non riconobbe. N comprese le parole, anche se la canzone aveva su di lui leffetto contrario di quello della tranquillizzante miscela di lingue che avevano accolto il suo arrivo. Suonava come una specie di

lento lamento funebre. Poi cera il servo di Cerreo, Mori, che non lasciava mai il fianco del suo padrone. Quando i due capitani scendevano sottocoperta, Mori li seguiva. Quando Delano chiese a Cerreo di mandar via lo schiavo in modo che i due potessero scambiare qualche parola da soli, lo spagnolo si rifiut. Lafricano era il suo confidente e compagno, insistette, e Delano poteva parlare liberamente davanti a lui. Mori era, disse Cerreo, il capo degli schiavi. Dapprima Delano fu divertito dallattenzione riservata da Mori ai bisogni del suo padrone. Tuttavia cominci a esserne infastidito, vagamente incolpando il nero per il disagio che provava nei confronti di Cerreo. Delano divenne ossessionato dallo schiavo. Mori, scrisse in seguito, eccitava la mia curiosit. Altri africani, tra cui il padre di Mori, Babo, erano sempre attorno, sempre in ascolto. Sembravano anticipare i pensieri di Delano, volteggiandogli attorno come una classe di pesci pilota, indirizzandolo ora da questa parte, ora da quellaltra. Mi sembravano tutti dei benefattori, disse Delano nelle sue memorie, A Narrative of Voyages and Travels, pubblicate nel 1817 e ancora, dodici anni dopo il fatto, confondendo come riteneva i ribelli lo avessero visto quel giorno con come lo vedevano realmente. Ne fui ingannato, scrisse. Gli eventi di quel giorno hanno la simmetria triangolare di una rappresentazione della profondit storica e psicologica di unepopea greca. L Odissea di Omero non tratta di schiavit, ma narra un personaggio, Ulisse, che molti studiosi ritengono rappresentare il primo io moderno, perch egli non ha soltanto una vita interiore ma anche lastuzia di manipolare tale vita per creare una scissione tra ci che visto in superficie e ci che esiste allinterno. Io sono nessuno, dice Ulisse, giocando con le sottigliezze della lingua per gabbare i Ciclopi, ed esattamente ci che Mori, Babo e il resto della compagnia di schiavi ribelli cerca di fare per sfuggire a Delano: agire come se fossero schiavi insignificanti, dei nessuno a malapena degni di nota. Assoluta audacia a parte, ci che affascinante nello stratagemma come rivel una falsit pi vasta, su cui si basava lintero edificio ideologico dello schiavismo: lidea che gli schiavi fossero persone leali e sempliciotte che non avevano vite o pensieri indipendenti o, se in realt avevano un io interiore, che anchesso era subordinato allautorit dei loro padroni, che anchesso fosse loro propriet. Quello che si vedeva allesterna era ci che era allinterno. Gli africani dellovest utilizzarono talenti che i loro padroni dicevano che essi non avevano (razionalit e disciplina) per sbugiardare gli stereotipi di ci che erano detti essere (tardi di comprendonio e fedeli). E lo fecero in condizioni estreme. Erano esausti e moribondi. Nel corso di due anni gli africani dellovest, molti dei quali, tra cui i capi della rivolta, erano mussulmani, avevano seguito il loro viaggio attraverso mezzo mondo basandosi sul calendario lunare islamico. Erano stati portati prima a Montevideo e Buenos Aires, avevano attraversato a marce forzate il continente meridionale americano, lungo le pampas ipnoticamente piatte e poi su, sulle Ande, aggirando le montagne pi alte delle Americhe, in Cile dove, a Valparaiso, erano stati caricati sulla Tryal. Dopo quasi due mesi di navigazione nel Pacifico, la fiammata di potere che era derivata dalla loro rivolta aveva ceduto alla disperazione, con lesaurirsi del cibo e dellacqua. Due donne e i loro due neonati erano morti allepoca della salita a bordo di Delano. Ci voleva un enorme autocontrollo per resistere alla tentazione di battersi o di arrendersi, per fare il necessario per lacqua e il cibo. Ma lo fecero. Fu solo nel tardo pomeriggio, circa alle quattro, che Mori, in preda a una vampata dorgoglio per aver portato a termine lo stratagemma, abbandon la finzione e il complotto fu svelato. Delano, rendendosi conto della profondit della sua illusione, apprest i suoi uomini a scatenare una violenza orribile, una violenza che trad i suoi stessi principi repubblicani. La ribellione fu schiacciata, alcuni degli schiavi furono uccisi e la Tryal alla fine torn sotto il comando di Cerreo. Diversi anni fa, quando dissi per la prima volta alla mia editrice che volevo scrivere un libro su questa

vicenda, lei mi chiese come avevo previsto di distinguere i fatti storici dalla finzione di Melville. Benito Cereno uno dei pi tetri testi della letteratura statunitense. Pubblicato a puntate alla fine del 1855, a met strada tra il fallimento critico e commerciale di Moby Dick e linizio della guerra civile, il romanzo scorre come una versione demoniaca della Capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, apparso alcuni anni prima. Dove la Stowe aveva sostenuto la sua causa a favore dellabolizionismo presentando gli schiavi del sud come dei cristi martiri e innocenti, gli africani dellovest di Melville sono feroci e falsi. Si comportano come tanti Tom, ma in realt sono dei Nat Turner. Chi non uno schiavo? fa chiedere Melville a Ismaele nel Moby Dick del 1851. C allegria nella domanda, cos come nella risposta implicita (nessuno), unaccettazione del fatto che gli esseri umani, per il fatto stesso di essere umani, sono legati gli uni agli altri. Quattro anni pi in prossimit della guerra civile, Melville pu aver avuto di nuovo in mente la stessa domanda quando scrisse Benito Cereno. La risposta sarebbe stata la stessa, ma con implicazioni pi sinistre. Non cerano persone libero a bordo della Tryal (chiamata San Domenico, nel romanzo). Evidentemente non Cereno, tenuto in ostaggio dagli africani dellovest. Non Babo e il resto dei ribelli, costretti a fingere la propria schiavit e umiliazione. E non Amasa Delano, imprigionato nella confortevole cella della sua stessa cecit. La maggior parte di Benito Cereno si svolge nella mente del Delano romanzato. Una pagina dopo laltra dedicata alle sue fantasticherie e i lettori vivono la giornata a bordo della nave piena di strani rituali, commenti criptici, simboli peculiari come la vive lui. Melville mantiene segreto, proprio comera stato tenuto segreto a Delano, il fatto che sono gli schiavi a governare gli eventi. E come nel caso del vero Delano, la versione di Melville incalzata dal rapporto del capitano spagnolo con il suo schiavo nero. Nel racconto gli storici Babo e Mori sono riuniti in un personaggio unico chiamato Babo, che si prende dolcemente cura del suo domato capitano spagnolo, ripulendogli la bava sulla bocca e tenendolo tra le sue braccia nere quando sembra svenire. Mentre il comandante e luomo stavano davanti a lui, il nero che sosteneva il bianco, scrive Melville, il capitano Delano non poteva fare a meno di pensare alla bellezza di quel rapporto in grado di mostrare un simile spettacolo di fedelt da un lato e di fiducia dallaltro. Ci che qui fa Melville prendere la famosa allegoria padroneschiavo di Hegel una diade dinterdipendenza e aggiungervi un testimone a formare un trio. Ma il testimone troppo ottuso per comprendere ci cui sta assistendo. Benito Cereno esercita una potente attrattiva sullimmaginazione, il che ci che suscit la domanda della mia editrice. Lei pensava che per me sarebbe stato difficile sottrarmi alla sua merc. Non ricordo esattamente come risposi, ma sono sicuro di aver liquidato la preoccupazione, ritenendo la vicenda di vita reale meritasse la propria narrazione e che non sarebbe stato davvero difficile farlo con lintegrit che meritava, distinguendo la fantasia dal fatto. Avevo ragione, fino a un certo punto. Benito Cereno psicologicamente opprimente. Intrappolata sul ponte di una goletta di medie dimensioni, la storia trasmette una claustrofobia specifica del luogo e del tempo in cui fu scritta: un paese sigillato allinterno dei propri pregiudizi, mentre incespicava verso la guerra. Al contrario, io volevo scrivere un libro che rivelasse un panorama pi vasto, una storia di portata globale e di vasto significato morale, che si riversasse oltre confini nazionali e imperiali su quattro continenti e due oceani. Che Babo, Mori e alcuni nel resto dei loro compagni fossero mussulmani (un fatto che ebbe un ruolo importante nella rivolta e nellinganno) significava che tre delle maggiori religioni monoteiste del

mondo (il cattolicesimo romano di Cerreo, il protestantesimo liberale di Delano e lislam degli africani dellovest) si confrontavano tra loro sulla stessa nave di schiavi. La storia della Tryal, inoltre, non si sviluppa nellombra di una guerra fratricida intestina, bens sulla cresta di una rivoluzione internazionale: lEra della Libert, appena dopo che Haiti aveva dichiarato la sua indipendenza, nel momento in cui lespansione del capitalismo del mercato e della diffusione del lavoro salariato stava ridefinendo cosa significava essere schiavi e che cosa significava essere liberi. Babo, Mori e il resto dei compagni africani dellovest arrivarono al picco di quello che gli spagnoli, senza peli sulla lingua, chiamavano il libero commercio dei neri; labbandono, a partire dagli anni intorno al 1770, delle rigide norme mercantili che per secoli avevano limitato il commercio degli schiavi. Arrivarono a Montevideo e Buenos Aires nel 1804, lanno darrivo dei ribelli della Tryal, pi schiavi che in qualsiasi anno precedente, parte di un esercito di lavoratori forzati che stava spingendo una rivoluzione del mercato che avrebbe presto trasformato il rapporto tra le colonie americane e la Spagna (e, nel caso del Brasile, con il Portogallo). In anni recenti, storici come Walter Johnson, in River of Dark Dreams: Slavery and Empire in the Cotton Kingdom (Harvard University Press, 2013), e Adam Rothman in Slave Country: American Expansion and the Origins of the Deep South (Harvard, 2005), si sono concentrati sugli stretti rapporti in via di rafforzamento tra lo schiavismo, lespansione territoriale e il capitalismo forgiati negli Stati Uniti dopo il 1812. Ripercorrere il viaggio straziante dei ribelli della Tryal nel Pacifico meridionale allarga il quadro, rivelando lesplosione dello schiavismo in Louisiana, nel Delta del Mississippi e nel Texas come uno degli esempi dellultima fase di una storia trans-americana molto pi lunga. In America meridionale, a partire dagli anni 70 del 1700, la spinta di un numero sempre maggiore di esseri umani allinterno in tutto il continente, lapertura di nuovi tragitti degli schiavi e lampliamento delle vecchie, colleg tra loro i mercati dellentroterra e cre circuiti locali di finanza e commercio. Gli schiavizzati erano al tempo stesso investimenti (acquistati e poi affittati come lavoratori), credito e garanzia (utilizzati per garantire prestiti), propriet, merci, potere dacquisto (molti ricevevano salari) e capitale, il che faceva di loro una strana miscela di valore astratto e concreto nella nuova economia di mercato dellAmerica spagnola. Il libero commercio di neri cre la ricchezza che, nel giro di due decenni dallepisodio della Tryal, avrebbe reso possibile lindipendenza dalla Spagna. Scrivendo negli anni 70, Edmund S. Morgan, dellUniversit di Yale, fu uno dei primi storici moderni a esplorare appieno quello che defin il paradosso centrale dellEra della Libert: era anche lEra della Schiavit. Morgan guardava specificamente alla Virginia coloniale, ma il paradosso pu essere applicato alle intere Americhe, settentrionale e meridionale, costa Atlantica e del Pacifico, come dimostra la storia fino agli eventi della Tryal compresi. Ci che era vero a Richmond, non lo era di meno a Buenos Aires e Lima; la libert americana dipendeva dallo schiavismo americano ed era definita da esso. Potrebbe sembrare unastrazione afferma che lEra della Libert fu anche lEra della Schiavit. Ma si considerino questi dati, ricavati dal Trans-Atlantic Slave Trade Database: dei 10-148.288 africani noti caricati su navi negriere dirette alle Americhe dal 1514 al 1666 (su un totale che gli storici stimano in almeno 12.500.000), pi della met, 5.131.385, fu imbarcata dopo il 4 luglio 1776. E emerso che il libro che ho finito per scrivere stato, in termini di portata e lunghezza, pi melvilliano dellermetica finzione di Melville. Sarei stato felice di lasciare che tale ironia avesse parlato da sola. Eccetto per il fatto che non potevo. Cera qualcosa di fondamentalmente falso, e al tempo stesso di fondamentalmente vero, nel ritratto di Amasa Delano scritto da Melville e la contraddizione era difficile da ignorare.

Melville dipinge Delano come un uomo di natura buona e singolarmente non diffidente, un americano dal modo di pensare netto, suggerendo che vedeva il mondo solo in bianco e nero, incapace di afferrare le sfumature di grigio in mezzo. Di fronte al pericolo incurante. Di fronte alloscurit si perde nei suoi stessi pensieri gioiosi. Andrew Delbanco, professore di studi americani, lo descrive come un personaggio che riconosciamo come un antenato di quegli statunitensi duri che percorrono i racconti di Henry James, scambiando la malignit per fascino, raffazzonando situazioni non comprese con le conseguenze involontarie delle loro buone intenzioni. E un ritratto imperioso, uno dei primi dei molti simili innocenti allestero che, nel corso degli anni, hanno permesso agli studiosi di inquadrare una descrizione troppo facile dei difetti dellAmerica. Nel corso della guerra fredda, i critici letterari interpretarono linnocenza di Delano, rappresentata dalla sua incapacit di riconoscere in Babo un male esistenziale, come una metafora di unAmerica che solo con riluttanza assumeva la sua posizione di responsabilit nel mondo. Pi di recente, dopo l11 settembre 2001, il politologo Benjamin R. Barber, sperando di resuscitare un liberalismo con i piedi per terra per combattere il terrorismo allestero e trattenere il neoconservatorismo in patria, ha identificato il Delano di Melville come ignaro non solo dellannosa corruzione nelle terre straniere vacillanti sotto il fardello di passati dispotici ma anche dei mali residenti nel cuore stesso degli Stati Uniti. Il vero Delano notevolmente pi complesso. La sua vita sintetizzava non solo lesaurimento della Rivoluzione Americana, come laveva vissuta Melville negli anni 50 del 1800, ma anche lapertura e il senso di opportunit della rivoluzione. Delano era uno statunitense di nuovo genere, parte di una generazione che aveva rigettato la tetraggine calvinista per abbracciare un ottimismo laico e religioso senza precedenti, una convinzione ribelle che la condizione naturale delluomo era la libert. Il giorno in cui incontr la Tryal Delano era nel Pacifico a caccia di foche. Salvo che per il fatto che non erano rimaste foche da cacciare. Si trovava nella parte in declino di uno dei pi notevoli cicli di espansione e depressione della storia economica. In un arco di tempo considerevolmente breve, a partire circa dal 1790, le scene erano state massacrate sin quasi allestinzione unisola dopo laltra. La morale di questa storia non solo dellincidente della Trial, ma dellintero arco della sua tragica vita, pieno come fu di altri raggiri e menzogne non si ricava dal alcun presunto eccesso di virt o di innocenza bens dalle pressioni quotidiane che affront cercando di controllare i lavoratori e di cavarsela con le risorse naturali in calo nei primi giorni della frontiera in continua espansione degli Stati Uniti. Tuttavia Melville, in effetti, coglie misteriosamente nel giusto nella sua rappresentazione di Delano, individuano un genere nuovo e insidioso di razzismo repubblicano: negli Stati Uniti, almeno, una delle reazioni alla sfida che lo schiavismo poneva alla promessa americana del farsi da s consisteva nel fare dellideale della libert un feticcio, nel misurare tale ideale non nel grado di dipendenza e di seduzione che gli esseri umani subiscono in quanto tale, ma nellopposizione allespressione dello schiavismo pi brutale della storia. In altre parole la rivoluzione del mercato alimentata dallo schiavismo il libero commercio di neri che si diffuse in tutte le Americhe a partire da circa il 1770, consolid sia lideale delluomo libero sia il suo contrario, lo schiavo, in contrasto con il quale tale ideale era affinato. Il Delano di Melville si considera un uomo libero, responsabile solo nei confronti della sua coscienza personale, dominatore delle sue passioni interiori, reso libero di perseguire legoismo, una convinzione che pu esistere soltanto in rapporto con il suo opposto immaginato: Babo, lo schiavo servo. Questo, alla fine, il modo in cui ho fatto quadrare, o almeno ho tentato di farlo, la finzione e i fatti: la narrazione di Melville descrive le strutture profonde di un razzismo che era nato nello schiavismo di uomini considerati cose ma che non sono morte con esso; un razzismo che, almeno negli Stati

Uniti, stato trapiantato, e contemporaneamente celato in esso, in un genere potente di individualismo, un culto della supremazia individuale, basato non solo sulla fantasia che alcuni siano nati naturalmente schiavi ma anche che altri possano essere assolutamente liberi. Permea il Benito Cereno un sentimento di paura che la fantasia non finir, che dopo labolizione, se mai labolizione verr, si adatter a nuove situazioni, divenendo ancor pi elusiva, ancor pi radicata negli affari umani. E tale preveggenza che fa del racconto, a paragone, ad esempio, della Capanna dello zio Tom, unopera darte cos duratura. Gli eventi che ispirarono Melville, non soltanto lo stratagemma ma la storia pi vasta che guid tutti i coinvolti, sia gli ingannati sia gli ingannatori, nel Pacifico, rivela la misura dellimmaginazione, i modi in cui il libero commercio dei neri serv da forza moltiplicatrice. Prese linganno originale dello schiavismo e lo insinu in ogni altro aspetto della vita e del pensiero del Nuovo Mondo. Greg Grandin docente di storia allUniversit di New York. Il suo libro pi recente The Empire of Necessity: Slavery, Freedom and Deception in the New World sar pubblicato il mese prossimo da Metropolitan Books/Henry Holt. Da Z Net Lo spirito della resistenza vivo http://www.znetitaly.org Fonte:http://www.zcommunications.org/who-aint-a-slave-by-greg-grandin.html Originale: The Chronicle of Higher Education traduzione di Giuseppe Volpe Traduzione 2013 ZNET Italy Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

Redazione | dicembre 26, 2013 alle 6:47 pm | URL: http://wp.me/p2HEoQ-3xH

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