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PSICOANALISI E RICERCA

COLLANA DIRETTA DA MASSIMO AMMANITI E NINO DAZZI

Dal catalogo
Mary D.S. Ainsworth

Modelli di attaccamento e sviluppo


della personalit
Cristina Riva Crugnola

La comunicazione affettiva tra il bambino


e i suoi partner
D.N. Stern

Le interazioni madre-bambino

MASSIMO AMMANITI
VITTORIO GALLESE

LA NASCITA
DELLA
INTERSOGGETTIVIT
LO SVILUPPO DEL S
TRA PSICODINAMICA E NEUROBIOLOGIA

Prefazione di Allan N. Schore

www.raffaellocortina.it

ISBN 978-88-6030-656-2
2014 Raffaello Cortina Editore
Milano, via Rossini 4

Prima edizione: 2014


Stampato da
Press Grafica SRL, Gravellona Toce (VB)
per conto di Raffaello Cortina Editore
Ristampe
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2014 2015 2016 2017 2018

Indice

Prefazione
Introduzione

XX

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Capitolo 1
Un nuovo approccio allintersoggettivit

00

Capitolo 2
Diventare madre

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Capitolo 3
Cure e preoccupazioni materne

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Capitolo 4
La cogenitorialit durante la gravidanza
e nel periodo postnatale

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Capitolo 5
Basi neurobiologiche della maternit

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Capitolo 6
La matrice primaria dellintersoggettivit

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Capitolo 7
Le conseguenze dello stress genitoriale
nel bambino

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Conclusioni
Bibliografia

00
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VII

A Dan, che ha illuminato le nostre vite con


creativit intellettuale, vitalit e leggerezza.

Prefazione
Allan N. Schore

Negli ultimi due decenni, un numero consistente di dati scientifici


e clinici ha sottolineato la centralit dello sviluppo precoce per la maturazione cerebrale ottimale e per il funzionamento socio-emozionale
adattivo nel corso della vita. Nonostante si sia molto dibattuto sulla
rilevanza degli studi evolutivi interdisciplinari e, in particolare, delle
neuroscienze per la clinica, attualmente ricercatori e clinici di diversi
orientamenti terapeutici stanno assumendo modelli psiconeurobiologici aggiornati dellattaccamento, nel trattamento dellintero spettro
dei disturbi mentali. Le professioni cliniche, infatti, stanno mostrando
un forte interesse per le possibili applicazioni psicoterapeutiche delle
nuove scoperte sulle origini relazionali della mente conscia e, ancora
di pi, di quella inconscia.
Questo libro straordinario fornisce un contributo significativo in
questo senso. Gli autori, entrambi figure internazionali nel campo
delle neuroscienze, presentano un nuovo modello di intersoggettivit, evolutivamente e neurobiologicamente fondato. Il volume vede la
collaborazione tra Massimo Ammaniti, uno psicoanalista dello sviluppo allavanguardia nel campo della ricerca sui correlati neurobiologici
dellattaccamento, e Vittorio Galllese, forse il principale ricercatore nel
campo dei neuroni specchio, ideatore della teoria intersoggettiva della
simulazione incarnata.
Lintersoggettivit un fenomeno relazionale, ben noto non solo al
pensiero psicoanalitico ma anche a molti clinici, in particolare quelli
che condividono una prospettiva evolutivo-affettiva. Questo libro offre
un modello integrato della nascita dellintersoggettivit, che Ammaniti e Gallese collocano nelle interazioni e negli scambi continui e reXI

PREFAZIONE

ciproci, che caratterizzano gli esseri umani sin dai primi giorni di vita.
Sebbene questo tema percorra tutto il libro, ogni capitolo si distingue
per leccitante e innovativo contributo che d allo studio dello sviluppo
neurobiologico guidato a livello relazionale: ossia, della neurobiologia
interpersonale. I capitoli che trattano lo sviluppo neurobiologico prenatale e perinatale, per esempio, potrebbero essere presi singolarmente
e utilizzati come resoconti esaustivi di queste tematiche.
Il libro offre unampia descrizione della recente ricerca evolutiva che
necessita di essere inserita allinterno dei modelli clinici. I capitoli includono, nello specifico: discussioni creative sugli eventi fondamentali
che hanno luogo nei periodi critici prenatali e perinatali (come i cambiamenti biologici e soggettivi che accompagnano la transizione alla
maternit); lillustrazione di una procedura di valutazione delle donne
in gravidanza (lIntervista sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza); una rilettura in chiave neurobiologica della preoccupazione
materna primaria di Winnicott; la descrizione del costrutto ancora
poco considerato, seppure in espansione, di attaccamento maternofetale; nuove informazioni sulla cogenitorialit, durante la gravidanza e dopo il parto, con particolare riferimento allimpatto psicologico
dellecografia sulla coppia in attesa.
Prendendo poi in considerazione le fasi dello sviluppo postnatale, gli
autori presentano numerose ricerche sulla neurobiologia della maternit e sulla trasformazione del cervello femminile in senso genitoriale,
includendo una rassegna esaustiva sulla neurobiologia interpersonale
dellamore materno e la descrizione di uno studio fMRI di Ammaniti sulle
donne con attaccamento distanziante. Gli autori, inoltre, propongono al
Lettore un modello di interazione regolatrice diadica madre-bambino
che delinea la relazione teorica tra attaccamento e intersoggettivit, e illustrano i meccanismi neurobiologici interpersonali che esprimono limpatto del trauma relazionale sui cervelli della madre e del feto. Queste
nuove conoscenze sulla trasmissione intergenerazionale dello stress o,
al contrario, della resilienza in gravidanza e nel periodo postnatale non
sono solo proposte in modo chiaro e comprensibile, ma vengono anche
inserite allinterno di un modello coerente di intersoggettivit, fondato
sullattuale prospettiva psicodinamica contemporanea.
In ogni capitolo, viene proposto un modello ben articolato della nascita dellintersoggettivit, basato sui recenti sviluppi delle neuroscienze evolutive, della moderna teoria dellattaccamento e della psicoanalisi
relazionale. Gli autori offrono una descrizione suggestiva delle alterazioni dello sviluppo cerebrale nella madre e nel bambino, e illustrano
XII

PREFAZIONE

come lo scambio relazionale possa indurre cambiamenti contingenti


nella soggettivit di entrambi i membri della diade. Sintetizzando il ruolo fondamentale delle reciproche comunicazioni affettive durante i periodi critici postnatali (in uno stadio evolutivo indicato come matrice
primaria dellintersoggettivit primaria e, poi, secondaria), gli autori
analizzano gli eventi prenatali e perinatali che creano le basi neurobiologiche di questi progressi postnatali.
Nel corso del libro, i dati della ricerca interdisciplinare vengono integrati con ampie interviste. Gli autori evidenziano come durante la
gravidanza, si verifichino profondi cambiamenti, caratterizzati da un rilevante sconvolgimento emozionale e da rapide oscillazioni di identit;
allo stesso tempo, per, le donne sperimentano un senso crescente di
coerenza interna, soddisfazione e integrazione personale (Cap. 3). Gli
autori, inoltre, sottolineano come questa significativa esperienza sia influenzata da differenze di personalit, simili alle classificazioni dellattaccamento. Nel discutere le varie costellazioni rappresentazionali materne,
vengono presentate interviste di madri in gravidanza con rappresentazioni Integrate/Equilibrate, Ristrette/Disinvestite, Non-Integrate/Ambivalenti e caratterizzate da preoccupazioni intrusive e paure fobiche.
Il Lettore noter i parallelismi tra queste narrazioni e le relative esemplificazioni cliniche, che rappresentano un mezzo estremamente efficace per mettere in luce i mutevoli stati soggettivi della madre in attesa.
Questo lavoro approfondisce un altro ambito di grande interesse per
i clinici: i neuroni specchio. Gallese propone una critica convincente
delle neuroscienze cognitive che, in maniera riduzionistica, associano
lintersoggettivit alla piena competenza linguistica, alla metacognizione sociale, alle rappresentazioni simboliche basate sulle regole formali
sintattiche, e alla teoria della mente: ossia, a stati mentali che mappano credenze e desideri. Gli autori sottolineano come nellattuale psicologia evolutiva le fasi dello sviluppo cognitivo sociale [siano] state
descritte, basandosi quasi esclusivamente sui racconti verbali dei bambini e sulle prestazioni mediate dal linguaggio (Cap. 1). Partendo da
questo presupposto, gli autori ipotizzano che lintersoggettivit, non
essendo confinata esclusivamente a una prospettiva metarappresentazionale, dichiarativa, in terza persona (Cap. 1), possa implicare anche il mappare laltro sul s, corrisposto dal mappare il s sullaltro
(Cap. 1). LAltro, dunque, non va considerato solo in una prospettiva metarappresentazionale in terza persona, ma come un s corporeo: questi aspetti sono in accordo con il costrutto della neurobiologia interpersonale.
XIII

PREFAZIONE

Gli autori offrono poi al Lettore una dettagliata descrizione neuroanatomica e neurofisiologica del meccanismo specchio (attraverso il
quale losservazione dellazione attiva la corteccia premotoria ventrale
e la corteccia parietale posteriore), proponendone il coinvolgimento nel
comportamento imitativo e anche forse nellimitazione non-conscia
delle posture del corpo, delle espressioni facciali e del comportamento
dei partners sociali. Secondo gli autori, la percezione e la produzione
delle espressioni facciali con valenza emotiva
potrebbero coinvolgere strutture neurali comuni, con funzioni ipoteticamente simili a quelle del meccanismo specchio [] Quando osserviamo lespressione facciale di qualcun altro, non ne comprendiamo il
significato solo mediante linferenza esplicita per analogia. Lemozione
dellaltro prima di tutto costituita e direttamente compresa attraverso
il riutilizzo degli stessi circuiti neurali su cui si fonda la nostra esperienza in prima persona di quella data emozione (Cap. 1).

Gli autori, dunque, presentano un modello di intersoggettivit che


non sottolinea le rappresentazioni simboliche, bens lintercorporeit.
Questo concetto in linea con il mio lavoro sulle comunicazioni affettive tra i cervelli destri, che gli autori citano nel libro (Schore, 1994,
2003, 2012).
Applicando la teoria della simulazione incarnata e la cognizione
motoria allontogenesi precoce dellintersoggettivit umana, Ammaniti
e Gallese citano i classici studi sul fenomeno transitorio dellimitazione
neonatale della protrusione della lingua. Ma questo fenomeno una
comunicazione diadica? Ammaniti e Gallese mettono chiaramente in
luce il meccanismo delle comunicazioni di stato fondate a livello corporeo, citando sia la descrizione di Legerstee (2009) dei contesti precoci
dellinterazione sociale in cui i bambini comunicano con il contatto visivo, lespressione facciale, le vocalizzazioni e i gesti, mentre assimilano il ritmo delle proprie interazioni a quello dei caregivers (p. 2)
sia le osservazioni di Trevarthen (1979) sulle protoconversazioni (si
noti ancora come entrambe le citazioni siano in linea con un modello
neurobiologico interpersonale di comunicazione tra i cervelli destri).
Gli autori affrontano, senza pregiudizi, alcuni quesiti fondamentali sui neuroni specchio che non hanno tuttora ricevuto risposta: Non
sappiamo ancora quando e come appaia il meccanismo specchio. Non
sappiamo se i neuroni specchio siano innati e come vengano configurati e modellati durante lo sviluppo (Cap. 1). Perch questo quesito
fondamentale? Perch i contesti affettivo-relazionali della protosoggetXIV

PREFAZIONE

tivit e dellintersoggettivit di Trevarthen (1979) si collocano rispettivamente allinizio e alla fine del primo anno di vita, in momenti critici
per la nascita dellintersoggettivit. Ammaniti e Gallese, infatti, ammettono lesistenza di prove indirette sulle origini del meccanismo
specchio, e riportano solamente quattro studi dellattivit dei neuroni
specchio nei primi sedici mesi di vita: va sottolineato che nessuno di
questi studi stato condotto durante i primi sei mesi o nellambito di
un contesto relazionale di attaccamento. In altre parole, non esiste alcuna evidenza che il sistema premotorio ventrale-parietale sia attivo nel
bambino di tre mesi o nella madre, nonostante comunichino a livello
intersoggettivo. Inoltre, non stata condotta nessuna ricerca sui cambiamenti epigenetici di questi neuroni, n sui neuroni specchio delle
madri con disturbi psichiatrici.
Sebbene possano esserci ancora molti interrogativi sul ruolo dei neuroni specchio nei processi diadici precoci intersoggettivi e dellattaccamento, le neuroscienze confermano lesistenza e limportanza di questo
sistema, soprattutto quando opera in associazione con il sistema limbico e, in particolare, con linsula destra, la corteccia cingolata anteriore
e lamigdala. Il dibattito rimane per ancora aperto rispetto alla questione dellempatia, un meccanismo essenziale nelle interazioni madrebambino e paziente-terapeuta. A causa delle similitudini tra la parola
rispechiamento nella psicologia psicoanalitica del s e nella neurobiologia, vi chi sostiene che i neuroni specchio siano assimilabili al
rispecchiamento psicologico, ossia allempatia. Nella conclusione del
capitolo sui neuroni specchio, Ammaniti e Gallese fanno un chiaro riferimento allinterfaccia tra le neuroscienze e la psicoanalisi, e al lavoro
rivoluzionario sulla memoria implicita e sullinconscio non rimosso del
loro collega Mauro Mancia (2006). Ma i neuroni specchio corticali influenzano labilit del terapeuta di empatizzare con gli stati inconsci del
s del paziente (non solo quelli espressi verbalmente, ma anche quelli
non verbalizzati, generati a livello sottocorticale)? Lempatia affettiva
(pi che quella cognitiva) fondamentale nel contesto terapeutico e
viene elaborata soprattutto nei circuiti limbici-autonomici dellemisfero destro (Schore, 2012; vedi anche Gainotti, 2012).
Come il Lettore noter, nel capitolo 1, in cui si presenta unampia ed
esauriente descrizione del meccanismo dei neuroni specchio, la parola
empatica compare solamente una volta, e solo in riferimento a unulteriore area di ricerca: limitazione facciale spontanea. A questo proposito, Decety (2010) afferma: Mentre il sistema dei neuroni specchio
fornisce un meccanismo fisiologico per la risonanza motoria e gioca un
XV

PREFAZIONE

ruolo nellimitazione, le attuali evidenze neurofisiologiche e neurologiche non sostengono chiaramente lidea che un tale meccanismo possa
rendere conto della comprensione delle emozioni, dellempatia o della simpatia (p. 206). Del tutto in linea con questa prospettiva, in una
rassegna di studi fMRI sullempatia, Fan, Duncan, de Greck e Northoff
(2011) affermano: I nostri risultati meta-analitici non mostrano unattivazione consistente delle regioni del sistema dei neuroni specchio, in
seguito a correzione statistica; questo sistema, quindi, non sembra centralmente coinvolto nellempatia (p. 907).
Nonostante questi interrogativi, gli autori affermano che lesistenza del meccanismo specchio ora ampiamente riconosciuta anche nel
cervello umano (Cap. 1). Dal mio punto di vista, non c dubbio che la
scoperta dei neuroni specchio sia un evento centrale nelle neuroscienze moderne. Di certo, vi ancora molto da apprendere, ma la mia impressione che il sistema dei neuroni specchio dia un reale contributo
alla funzione adattiva, non tanto nel primo bens nel secondo anno di
vita, quando i circuiti motori corticali incrementano significativamente
la propria complessit, consentendo la locomozione eretta nelluomo:
in questo periodo, lemisfero sinistro, che dominante per il comportamento volontario, va incontro a una crescita considerevole. In altre parole, nel bambino, il meccanismo specchio e la cognizione motoria potrebbero essere coinvolti centralmente nellimitazione e nellapprendimento
osservativo dei gesti strumentali (ossia, non espressivi) genitoriali, che
risultano lateralizzati a sinistra (vedi Gallagher, Frith, 2004): dunque,
nellambito di esperienze precoci di esplorazione e apprendimento di
competenze, che hanno luogo soprattutto in un contesto sociale.
Questo eccezionale libro apre nuovi orizzonti nel campo dellintersoggettivit. Il clinico interessato allo sviluppo trover una ricchezza
di informazioni aggiornate, con dirette applicazioni cliniche. Lintersoggettivit viene messa sul piano dellattaccamento, un tema centrale
nel fondamentale lavoro di Daniel Stern. Nel rivoluzionario libro del
2004 Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana, Stern
afferma che lintersoggettivit agisce come un sistema motivazionale innato. Sviluppando questa idea, Ammaniti e Gallese propongono che il sistema motivazionale intersoggettivo sia come un barometro costante che ci d le informazioni riguardo a noi stessi e agli altri
in contesti diversi [] I processi intersoggettivi sono come una carta
carbone sottostante tutti i sistemi motivazionali e, nel caso del sistema
di attaccamento, sono attivati quando emergono i bisogni di attaccamento (Cap. 6).
XVI

PREFAZIONE

Questo volume sar molto prezioso per i clinici specializzati nei disturbi dellattaccamento e nei traumi relazionali, gli psicoterapeuti infantili, gli operatori della salute mentale infantile, i pediatri, gli psicoanalisti e i ricercatori dello sviluppo. Sia i clinici della salute mentale sia
i ricercatori nel campo delle neuroscienze evolutive e della psicologia
dello sviluppo si stanno sempre pi interessando ai periodi critici precoci, come le fasi prenatali e perinatali. I capitoli conclusivi del libro
illustrano le applicazioni cliniche del modello degli autori nella valutazione e nellintervento precoce, facendo riferimento, in particolare, al
periodo della gravidanza.
Citando numerosi studi, gli autori concludono che il feto [] riceve e registra le informazioni provenienti dallambiente materno, utilizzando la maggior parte dei sistemi biologici che, pi tardi, medieranno
ladattamento individuale alle sfide endogene ed esogene (Cap. 7). Gli
autori, inoltre, riportano dati di ricerca che dimostrano che le concentrazioni fetali di cortisolo sono direttamente correlate a quelle materne
(con una proporzione materno-fetale di 12 a 1), e che una consistente
percentuale di cortisolo materno (compresa tra il 10% e il 20%) in
grado di attraversare la placenta. I clinici, dunque, devono comprendere che la trasmissione intergenerazionale della resilienza, cos come
della vulnerabilit psicopatologica, inizia nellutero: ci mette in luce
limportanza del lavoro con le donne in gravidanza e con i pazienti che
riportano storie di trauma prenatale. La questione critica della valutazione e dellintervento precoce , tra laltro, il focus di un mio recente
lavoro (Schore, 2012, in press).
La nascita dellintersoggettivit presenta unaffascinante e ricca combinazione di nuove informazioni, che risultano utili per una pi profonda comprensione delle origini intersoggetive precoci dei nostri mondi
interni e di quelli dei nostri pazienti. Questi mondi guidano le nostre
interazioni relazionali e socio-emozionali con gli altri, modulando soprattutto i fondamentali processi adattivi che avvengono al di fuori della consapevolezza conscia.

Bibliografia
DECETY, J. (2010), To what extent is the experience of empathy mediated by shared
neural circuits?. In Emotion Review, 2, pp. 204-207.
FAN, Y., DUNCAN, N.W., DE GRECK, M., NORTHOFF, G. (2011), Is there a core neural
network in empathy? An fMRI based quantitative meta-analysis. In Neuroscience
and Biobehavioral Reviews, 35, pp. 903-911.
XVII

PREFAZIONE

GALLAGHER, H.L., FRITH, C.D. (2004), Dissociable neural pathways for the perception and recognition of expressive and instrumental gestures. In Neuropsychologia, 42, pp. 1725-1736.
GAINOTTI, G. (2012), Unconscious processing of emotions and the right hemisphere. In Neuropsychologia, 50, pp. 205-218.
LEGERSTEE, M. (2009), The role of the person and object in eliciting early imitation.
In Journal of Experimental Child Psychology, 51, pp. 423-433.
MANCIA, M. (2006), Implicit memory and unrepressed unconscious: Their role in the
therapeutic process (how the neurosciences can contribute to psychoanalysis). In
International Journal of Psychoanalysis, 87, pp. 83-103.
SCHORE, A.N. (1994), Affect regulation and the origin of the self. Erlbaum, Mahwah, NJ.
SCHORE, A.N. (2003), La regolazione degli affetti e la riparazione del s. Tr. it. Astrolabio, Roma 2008.
SCHORE, A.N. (2012), The science of the art of psychotherapy. Norton, New York.
SCHORE, A.N. (in press), Regulation theory: A contribution to formulating early infant assessment and intervention. A response to Vorans clinical case. In Journal
of Infant, Child, and Adolescent Psychotherapy.
STERN, D. N. (2004), Lintersoggettivit come sistema motivazionale fondamentale.
Tr. it. in Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffello Cortina, Milano 2005, pp. 81-92.
TREVARTHEN, C. (1979), Communication and cooperation in early infancy: A description of primary intersubjectivity. In BULLOWA, M. (a cura di), Before speech: The
beginning of interpersonal communication. Cambridge University Press, Cambridge, UK, pp. 321-347.

XVIII

Introduzione

Questo libro tratta il tema dellintersoggettivit, costrutto che descrive le interazioni continue e reciproche, presenti sin dai primi giorni di
vita, attraverso le quali gli esseri umani giungono [progressivamente]
a conoscere la mente degli altri (Bruner, 1996, p. 26). Negli ultimi decenni, linteresse per il tema dellintersoggettivit si affermato in molti
campi scientifici dalla psicoanalisi relazionale allInfant Research, dalla
cognizione sociale alla neurobiologia che, pur utilizzando metodi di
indagine e modelli teorici sostanzialmente diversi, hanno tuttavia raggiunto interessanti aree di convergenza.
Lenorme quantit di dati di ricerca e di osservazioni cliniche esistenti nel campo dellintersoggettivit rende problematica la costruzione di
un modello di riferimento unitario. Linterazione fra sistemi diversi e
complessi pu essere descritta facendo riferimento al modello transazionale di Sameroff e Chandler (1975), secondo il quale il contesto
ambientale (connesso alle esperienze esterne) e il genotipo (lorganizzazione biologica individuale) interagiscono reciprocamente generando
il fenotipo (il bambino in evoluzione), il quale, a sua volta, influenza e
modifica il contesto ambientale e la dotazione genetica. I recenti progressi nel campo della biologia molecolare, della genetica e della neurobiologia hanno dimostrato limportanza di focalizzare lattenzione su
molteplici sistemi interagenti. Il medesimo approccio emerso nellInfant Research e nella psicoanalisi relazionale, ambiti in cui si sottolinea
limportanza, sin dallinizio della vita, della complessa rete relazionale
del S individuale, fondata sulla reciprocit sociale e sullo sviluppo del
senso del noi (we-ness, Emde, 2009).
Questo libro si propone di integrare e confrontare i progressi della
ricerca nel campo della genetica, dellendocrinologia e della neurobio1

INTRODUZIONE

logia con quelli della ricerca psicologica e psicopatologica. Attualmente, in molti settori di studio, i modelli multidirezionali e interazionali
stanno sostituendo i modelli riduzionistici e lineari, enfatizzando le interazioni tra geni e ambiente e le esperienze relazionali epigenomiche.
La prospettiva evolutiva risulta particolarmente significativa quando si analizzano gli interscambi dinamici e continui, nei quali i singoli
sotto-sistemi non possono essere separati dallinsieme. Dal momento che, in questo ambito, il divario esistente tra circuiti neuronali e
comportamento appare troppo ampio (Carandini, 2012), sarebbe utile identificare un livello di descrizione intermedio rispetto al funzionamento neurale, che interviene in singoli neuroni o in popolazioni
neuronali.
Questo libro stato scritto da uno psicoanalista e da un neurobiologo. Lavorando insieme, abbiamo tentato di trovare le interconnessioni
tra i nostri ambiti teorici di riferimento e, pur utilizzando diverse strategie teoriche e di ricerca, abbiamo sottolineato le significative convergenze che sono emerse durante gli ultimi anni. Va sottolineato che la
scrittura di questo libro riflette inevitabilmente lapproccio teorico e
la specificit di linguaggio degli autori, che abbiamo intenzionalmente scelto di mantenere, proprio per rispecchiare la dialettica che oggi
contraddistingue il dibattito scientifico.
Come illustriamo nel capitolo 1, il livello intermedio tra il sistema
dei neuroni specchio e la risonanza empatica tipica delle interazioni
genitori-bambino definito, a livello funzionale, dalla simulazione
incarnata: uno specifico meccanismo mediante il quale il nostro sistema cervello/corpo modella le proprie interazioni con il mondo (Gallese, 2006, p. 2).
Nel capitolo 1 il tema dellintersoggettivit sar affrontato assumendo un approccio multidisciplinare, attraverso lintegrazione e la discussione critica di contributi molto rilevanti che scaturiscono dalla filosofia, la psicologia evolutiva, la psicoanalisi e le neuroscienze cognitive.
La natura sociale degli esseri umani stata riconosciuta sin dai tempi
di Aristotele: ciononostante, il campo scientifico stato dominato per
decenni da un approccio solipsistico. Cinonostante, durante il secolo
scorso, abbiamo rilevato che numerosi pensatori, appartenenti a diverse tradizioni di pensiero (come, per esempio, Buber e Merleau-Ponty),
hanno sottolineato la necessit di assumere un approccio in seconda
persona per spiegare lintersoggettivit: un concetto in cui linterazione tra il s e laltro appare cruciale, cos come il ruolo del corpo in relazione al proprio spazio peri-personale.
2

INTRODUZIONE

Il confronto tra intersoggettivit e neuroscienze pu condurre a conclusioni divergenti laddove le neuroscienze adottino unassunzione teorica di ispirazione cognitivista, basata essenzialmente sulle localizzazioni cerebrali; questo confronto appare invece pi proficuo quando
lapproccio neurobiologico esplora il funzionamento cerebrale nel corso di comportamenti interattivi ecologicamente plausibili. In questo libro, illustreremo limportanza e la funzione dei neuroni specchio nel
cervello, chiarendo i meccanismi di funzionamento della simulazione
incarnata.
Dallapplicazione congiunta di una prospettiva psicodinamica evolutiva e di un approccio neuroscientifico cognitivo incarnato emerge un
nuovo modello di intersoggettivit che getta una nuova luce sulla nascita dellintersoggettivit stessa, che rappresenta il tema centrale del libro.
Nel capitolo 2 discuteremo le origini evoluzionistiche delle condotte
di accudimento che hanno stimolato, soprattutto nelle madri, ma anche
nei padri, la capacit di essere sensibili e di sintonizzarsi con i bambini.
Nei decenni passati, la famiglia, cos come stata descritta da Freud,
ha subito profondi cambiamenti. Oggi esistono numerosi modelli di
famiglie, che spesso rispondono a diversi e sovrapposti bisogni che
non trovano adeguate risposte allinterno della struttura tradizionale.
A causa di ci, sono emerse differenti e pi fluide soluzioni familiari. La
tradizione si mescolata con una serie di profondi cambiamenti indotti da numerosi movimenti apparsi negli ultimi decenni, rappresentati
dal femminismo e dai movimenti omosessuali. Spesso, il capofamiglia
una madre o un padre single (Tyano, Keren, Herrman, Cox, 2010),
cos come confermato dal fatto che il 40% dei bambini statunitensi
trascorre le notti in una casa in cui non vive il padre.
Allinterno di questo contesto, il numero delle famiglie omosessuali
cresciuto rapidamente. Nonostante alcuni pregiudizi ancora esistenti, la ricerca non ha rilevato alcuna differenza sistematica tra i bambini
cresciuti da una madre e un padre, e quelli cresciuti da genitori dello
stesso sesso (Patterson, 1992); questa unulteriore conferma dellimportanza dellintersoggettivit e dellattaccamento tra i bambini e i loro caregivers.
Come stato messo in luce anche da Freud e Winnicott, la matrice intersoggettiva madre-bambino ha origine durante la gravidanza e
prosegue durante il primo anno di vita del bambino. Durante la gravidanza, avvengono profonde trasformazioni che coinvolgono, da un
lato, il corpo della madre (in virt dei cambiamenti ormonali e neurobiologici) e, dallaltro, il mondo psichico e lidentit materna, andando
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INTRODUZIONE

a stimolare nella donna lattivazione di rappresentazioni mentali di s


come madre e del bambino. Le trasformazioni che riguardano lidentit
materna saranno illustrate attraverso la presentazione di tre interviste
di donne che mostrano diverse rappresentazioni prototipiche e costellazioni psichiche durante la gravidanza.
Nel capitolo 3 sar discusso il concetto di attaccamento maternofetale, esaminandone i contributi di ricerca e sottolineandone i punti
di forza e di debolezza. Durante la gravidanza, le madri sviluppano una
peculiare sollecitudine per il feto e per la gravidanza, che stata descritta clinicamente da Winnicott. Unulteriore osservazione di Winnicott mette in luce uno specifico stato della mente tipico dellultima fase
della gravidanza, la preoccupazione materna primaria, che si caratterizza per unaumentata sensibilit verso il bambino e la gravidanza stessa.
Va, tra laltro, sottolineato che la ricerca ha recentemente confermato
queste intuizioni cliniche, evidenziando una modificazione cerebrale
nellultima parte della gravidanza. Mentre la preoccupazione materna
primaria rappresenta una condizione fisiologica durante la maternit,
in questo periodo possono emergere anche preoccupazioni e paure pi
severe, di cui daremo delle esemplificazioni presentando gli estratti di
unintervista di una donna in gravidanza, che riporta queste specifiche
reazioni psicologiche.
Nel capitolo 4 amplieremo la precedente prospettiva della maternit, sottolineando il ruolo dei padri e della cogenitorialit durante la
gravidanza e il post-partum. Le dinamiche della cogenitorialit saranno esplorate considerando e confrontando la prospettiva psicoanalitica e quella sistemica. Si discuter, inoltre, dello studio della capacit
triadica che emerge durante la gravidanza e che tende ad anticipare le
dinamiche familiari che avranno luogo dopo la nascita del bambino.
Mentre la prospettiva psicoanalitica cerca di esplorare la dimensione
rappresentazionale genitoriale e le sue connessioni con le interazioni,
lapproccio sistemico enfatizza piuttosto il ruolo degli scambi interattivi nella cogenitorialit.
Durante la gravidanza, lecografia ostetrica, che visualizza il feto, ha
un profondo impatto sui genitori e facilita le interazioni a livello cogenitoriale, cos come documentato da una procedura interattiva, strutturata sulla base del Prenatal Lausanne Trilogue Play (Carneiro, CorbozWarnery, Fivaz-Depeursinge, 2006). Riporteremo anche unintervista
condotta con una coppia di genitori in attesa, in cui si evidenzia una
buona relazione di sostegno reciproco.
Considerando poi lo sviluppo dellintersoggettivit nei bambini, la
4

INTRODUZIONE

ricerca ha evidenziato come tale capacit possa essere stimolata dalle


interazioni triadiche.
Nel capitolo 5 sar presentata una rassegna delle ricerche sulle trasformazioni cerebrali materne, che implicano lattivazione di circuiti
che regolano i comportamenti di accudimento.
Mentre il livello di ormoni, come gli estrogeni e il progesterone, aumenta allinizio e diminuisce alla fine della gravidanza, la concentrazione degli ormoni neuropeptidici, come la prolattina e lossitocina, aumenta in maniera consistente durante tutta la gestazione. Vale la pena
sottolineare che le ricerche condotte sui modelli animali e umani hanno
documentato il ruolo centrale svolto dallossitocina nello sviluppo dei
comportamenti di accudimento materno.
Durante la gravidanza, e il periodo successivo al parto, nei mammiferi e negli esseri umani avvengono importanti trasformazioni neurobiologiche, definite dallattivazione del circuito neuronale che stimola
lamore materno e il piacere nel prendersi cura dei figli: questo circuito
presenta un substrato neurobiologico sovrapponibile a quello dellamore sentimentale. Il volto del bambino rappresenta uno stimolo affettivo particolarmente saliente per le cure materne (come dimostrato
dalla ricerca neurobiologica), che attiva diverse aree cerebrali, fra cui
quelle dei neuroni specchio.
Nella prospettiva delle interazioni genitori-bambino, il capitolo 6
tratter lo sviluppo della matrice intersoggettiva primaria, che ha inizio
immediatamente dopo la nascita ed caratterizzata dallorientamento
reciproco, dallattrazione e dalla ricerca di un contatto tra madre e bambino. La costruzione della matrice intersoggettiva primaria stimolata
dalla capacit umana di orientarsi verso i volti e il contatto occhio-adocchio: questi aspetti trovano conferma nella precoce attivazione di
una specifica rete neurale nei bambini. La regolazione reciproca costituisce un dominio definito da comportamenti intuitivi inconsapevoli e
da una conoscenza relazionale implicita. In questo contesto, lattaccamento ai caregivers gioca un ruolo centrale non solo perch garantisce
un senso di sicurezza attraverso la prossimit fisica, come ha suggerito
da Bowlby (1969/1982), ma anche perch favorisce scambi affettivi che
creano un senso di condivisione. Un aspetto molto interessante riguarda la relazione fra la psicoanalisi e la teoria dellattaccamento, e le loro
eventuali aree di convergenza o di parziale sovrapposizione. Mentre la
teoria delattaccamento enfatizza il senso di sicurezza fornito dai caregivers, lapproccio intersoggettivo sostiene che i bambini, sin dalla nascita, siano esseri sociali che ricercano costantemente le altre persone
5

INTRODUZIONE

per impegnarsi in scambi imitativi reciproci e nella mutua regolazione


emotiva. Una questione degna di interesse riguarda il fatto se il sistema
motivazionale intersoggettivo sia separato e complementare allattaccamento o se sia piuttosto un sistema sovraordinato, trasversale a tutti
gli altri sistemi motivazionali.
Nel capitolo 7 sar esaminato limpatto negativo dello stress genitoriale sullo sviluppo del bambino, a partire dalla gravidanza. Sebbene
il concetto di stress sia piuttosto vago, la ricerca ha evidenziato come
i conflitti di coppia siano significativamente associati alle successive
difficolt del bambino, a livello temperamentale e comportamentale.
Ovviamente la ricerca sullo stress in campo umano presenta dei limiti
importanti; tuttavia, i disastri naturali e quelli prodotti dalluomo possono essere considerati dei veri e propri esperimenti naturali sullo stress
che consentono di esplorarne i meccanismi e i relativi effetti. I risultati
della ricerca sollevano importanti interrogativi in merito ai meccanismi
di trasmissione dello stress ai figli, evidenziando il ruolo di mediazione
giocato dallasse ipotalamo-ipofisi-surrene (Hypothalamus-PituitaryAdrenal Axis, HPA). Lo studio delle conseguenze del trauma durante
la gravidanza e dei sottostanti meccanismi di azione sui figli introduce uninteressante prospettiva inerente la relazione tra i fattori biologici e i fattori ambientali. Mentre nei decenni passati sono stati negati
gli effetti dellambiente sui meccanismi genetici, recentemente stato
dimostrato che i meccanismi epigenetici, influenzati da diversi fattori
(incluse le determinanti ambientali), intervengono sullespressione genica, andando a modulare gli effetti genetici.
Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno rilevato delle difficolt
nei processi di attaccamento nei bambini cresciuti in famiglie con traumi e conflitti. Questa cornice stata estesa considerando anche gli effetti negativi provocati dallassenza dellintervento del caregiver e della
sua funzione protettiva. Una particolare attenzione stata inoltre dedicata allinfluenza dei comportamenti genitoriali caratterizzati da paura
e da comunicazioni contraddittorie.
Le esperienze stressanti rappresentano dei fattori di rischio per lo
sviluppo infantile e predicono un tasso pi elevato di esiti negativi, che
possono per essere modulati da fattori protettivi. Nellambito dello
studio sugli effetti dello stress, un concetto che appare particolarmente rilevante quello di suscettibilit individuale differenziale; nonostante questa risulti radicata nelle differenze di funzionamento del circuito neurobiologico, il numero dei fattori di rischio presenti durante
la prima infanzia in grado di predire linsorgenza di problemi com6

INTRODUZIONE

portamentali durante ladolescenza. Tali aspetti avvalorano un modello di rischio cumulativo, secondo il quale pi numerosi sono i fattori di
rischio, peggiori saranno le conseguenze sul bambino.
Il capitolo conclusivo illustrer le applicazioni delle scoperte derivate sia dagli studi su genitori e bambini sia dalla ricerca di laboratorio
allo sviluppo delle buone pratiche per la comunit come, per esempio, gli interventi sul sistema interattivo genitori-bambino , in linea
con quanto suggerito dalla ricerca traslazionale.
Per illustrare i dati di ricerca e gli studi riportati nel testo, presenteremo figure, grafici e schemi. In particolare, abbiamo deciso di inserire alcuni dipinti del Rinascimento che descrivono lattitudine materna
durante la gravidanza e le interazioni genitori-bambino, in modo pregnante ed evocativo.

1
Un nuovo approccio allintersoggettivit

Sin dal principio, viviamo la nostra vita con laltro. Come mammiferi, per una breve ma cruciale parte della nostra vita prenatale, abitiamo
letteralmente nel corpo di unaltra persona: nostra madre. A volte, da
gemelli, condividiamo addirittura il corpo di nostra madre con qualcun
altro. In maniera congruente, il nostro sistema cervello-corpo inizia a
prendere forma e, immediatamente dopo, sviluppa il suo incontro con
il mondo, attraverso la relazione reciproca con un altro essere umano.
Come avremo modo di osservare pi avanti nel libro, ci presuppone
lo sviluppo di specifici patterns di organizzazione funzionale cervellocorpo, che continueranno a influenzare e a essere dinamicamente influenzati dai nostri incontri con il mondo.
La relazione tra il feto/neonato e la madre e tutti i successivi incontri
interpersonali che caratterizzano la nostra vita possono essere affrontati da diverse prospettive. Questo primo capitolo focalizza inizialmente
lattenzione sul tema dellintersoggettivit e del suo sviluppo, attraverso
un approccio multidisciplinare che consente di combinare, integrare e
discutere in maniera critica rilevanti contributi provenienti dalle neuroscienze cognitive, cos come dalla filosofia, la psicoanalisi e la psicologia dello sviluppo. Tale atteggiamento multidisciplinare rappresenta
una caratteristica fondamentale del nostro approccio in questo libro.
Lo studio del cervello non pu negligere ed essere disaccoppiato dalla
molteplicit di livelli che caratterizzano il nostro incontro con gli altri.
Le neuroscienze cognitive, pertanto, possono gettare una nuova luce
sullintersoggettivit e sul suo sviluppo, a patto che siano in grado di
dare un senso al modo in cui facciamo esperienza degli altri.
Storicamente parlando, le neuroscienze cognitive sono senza dub9

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

bio una novit nella ricerca della comprensione della natura umana. Un
equivoco comune consiste nel percepire il riduzionismo delle neuroscienze cognitive come una sorta di necessaria teoria totalitaria sullidentit tra cervello e comportamento, cervello e psicologia, o cervello
e cognizione. Talvolta, forse, le neuroscienze avallano tali teorie identitarie; tuttavia, questo non dovrebbe essere necessariamente il caso,
e di sicuro non il nostro caso. Le neuroscienze cognitive dovrebbero studiare la natura umana chiarendo, in primo luogo, di che cosa sia
fatta lesperienza umana. Cosa significa per noi essere qualcuno, cosa
significa amare o odiare, sentirsi amati o odiati, sentirsi protetti o insicuri, dinamici o apatici, commossi o indifferenti, aperti allaltro o autocentrati? Queste sono alcune delle interessanti domande che le scienze
cognitive dovrebbero porsi.
Gran parte di questo libro affronta la relazione tra neuroscienze e
intersoggettivit, non perch crediamo che i legami che uniscono reciprocamente gli essere umani, la loro assenza o i loro deficit, possano
oggi essere spiegati, in modo univoco e causale, da un livello di descrizione subpersonale che si riferisce a neurotrasmettitori, recettori, neuroni e reti neurali cerebrali. Lidea che lintersoggettivit sia solo una
funzione dei circuiti cerebrali tanto soddisfacente quanto credere che
il sole sia solo una palla di fuoco.
Detto questo, si dovrebbe comunque aggiungere che sapere che alcuni neurotrasmettitori, recettori, neuroni o reti neurali cerebrali sono
o non sono attivi quando facciamo esperienza di noi stessi in relazione
agli oggetti o agli altri ci d una prospettiva totalmente differente della
natura umana. Tutto ci rende possibile la decostruzione di molte delle
parole e delle frasi che normalmente utilizziamo quando ci riferiamo a
quella stessa natura umana.
Lazione, la percezione, la cognizione, loggetto, lintersoggettivit e
il linguaggio possono essere concepiti in maniera molto diversa se vengono affrontati da un livello di indagine subpersonale neurocognitivo.
Siamo veramente nati autistici? Siamo davvero capaci di unintersoggettivit pienamente competente solo dopo avere costruito la nostra
identit personale? Diventare un soggetto precede realmente la possibilit di intrattenere relazioni intersoggettive dotate di significato?
Lintersoggettivit solo unimpresa teorica e astratta? Pu laspetto
pi intimo e fondamentale del linguaggio umano essere ridotto alla
propria natura sintattica e ricorsiva, trascurandone lessenza dialogica? Tutte queste domande sono strettamente collegate e non dovrebbero essere affrontate come se fossero totalmente indipendenti luna
10

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

dallaltra: dovrebbero essere piuttosto trattate una a una, pur avendole tutte nello sfondo.
Ma anche questo non basta. Il tema dellintersoggettivit, come tutti
gli altri temi connessi alla natura umana, dovrebbe essere inquadrato
allinterno di prospettive sia filogenetiche sia ontogenetiche. Dobbiamo studiare se e come lintersoggettivit umana si rapporti alle relazioni interindividuali di altre specie animali e ai loro meccanismi neurali
costitutivi. Dobbiamo studiare se e come il modo in cui gli esseri umani sviluppano le proprie capacit intersoggettive si relazioni al modo in
cui altri animali sviluppano le proprie.
Le neuroscienze cognitive rivelano che anche al livello pi profondo
di descrizione, lintersoggettivit si riferisce alla quintessenziale natura degli esseri umani, intesi come corpi situati, che provano sentimenti
e che compiono azioni. Essere, sentire, agire e conoscere descrivono
modalit diverse delle nostre relazioni corporee con il mondo. Queste
modalit condividono tutte una radice corporea costitutiva, a sua volta mappata in distinti e specifici modi di funzionamento dei circuiti cerebrali e dei meccanismi neurali. A livello del sistema cervello-corpo,
lazione, la percezione e la cognizione sono la stessa cosa, sebbene siano differentemente connesse e organizzate a livello funzionale. Donald
Winnicott (1949) ha utilizzato quasi le stesse parole quando ha scritto:
Non logico per contrapporre il mentale al fisico poich non si tratta della stessa cosa. I fenomeni mentali sono delle complicazioni dimportanza variabile nella continuit desistenza dello psiche-soma, in ci
che si somma fino a formare il S dellindividuo (p. 304).
Per la prima volta, per mezzo delle neuroscienze cognitive, possiamo guardare alla soggettivit e allintersoggettivit da una prospettiva
diversa e complementare. Questo significa forse che la soggettivit e
lintersoggettivit dovrebbero cedere il passo a una descrizione oggettiva e computazionale in terza persona? Non necessariamente. Il programma di ricerca delle neuroscienze cognitive dovrebbe prevedere di
applicare il proprio riduzionismo metodologico allo studio di questi
temi, senza tuttavia sacrificare o eliminare la ricca esperienza che facciamo quando incontriamo gli altri. La spiegazione teorica solipsistica
standard dellintersoggettivit offerta dalle scienze cognitive classiche
(dora in avanti, indicata come approccio classico) pu essere messa
in discussione. Numerose e convergenti evidenze dimostrano la natura
intrinsecamente relazionale degli esseri umani. La novit che questa
natura relazionale traspare anche al livello subpersonale neurale, indagato dalle neuroscienze cognitive.
11

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Prima di affrontare queste tematiche, illustreremo brevemente come il tema dellintersogettivit sia stato trattato dallapproccio classico
nella seconda met del ventesimo secolo.

Il cosiddetto problema delle altre menti


Nonostante si discuta della natura sociale degli esseri umani almeno
sin dai tempi di Aristotele, questa conoscenza non ha tuttavia impedito
lo sviluppo di una visione solipsistica della natura umana. Il solipsismo,
quando riferito alla filosofia della mente, implica che per definire cosa
sia la mente e come funzioni, ci si debba focalizzare solo sulla mente
del singolo individuo. Tale visione, che ha origine in tempi moderni da
Cartesio, ha dominato per decenni il modo in cui la cognizione sociale
umana stata trattata e spiegata, influenzando anche liniziale e quasi
esclusiva enfasi che la psicoanalisi ha storicamente posto sulla dimensione intrapsichica della natura umana.
Secondo lapproccio classico, lintersoggettivit umana si svilupperebbe ontogeneticamente seguendo fasi maturazionali universali, raggiungendo poi la fase finale con lacquisizione della piena competenza
linguistica. Questa visione, in sostanza, equipara la cognizione sociale umana alla metacognizione sociale, ossia alla possibilit di riflettere esplicitamente e teorizzare sulla propria vita mentale in relazione a
quella degli altri individui.
Secondo la stessa visione, quando applicata alla filogenesi, tutte le
altre specie (inclusi i primati non umani) per orientarsi nel proprio
mondo sociale si affidano esclusivamente agli aspetti visibili del comportamento e alla loro ricorrenza statistica in un dato contesto. Questa
visione implica una radicale discontinuit cognitiva tra gli esseri umani e le altre specie animali, efficacemente esemplificata nella metafora
del Rubicone mentale. Gli esseri umani occuperebbero la sponda
dei lettori della mente, mentre tutte le altre specie, inclusi i primati
non umani, sarebbero confinati sulla sponda dei lettori del comportamento. Tale visione privilegia uninterpretazione cognitiva dellintersoggettivit altamente sofisticata, enfatizzandone la principale, se non
esclusiva, natura teorica. La soluzione proposta dallapproccio classico al cosiddetto problema delle altre menti consiste nel costruire una
teoria delle menti degli altri. Questa soluzione presuppone che il comportamento manifesto sia intrinsecamente opaco, dunque incapace di
svelare alcunch di rilevante riguardo al cosa e al perch delle
12

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

azioni, delle attitudini e dei pensieri degli altri. Per capire che cosa stia
facendo, provando, pensando laltro, e perch, dovremmo attribuirne
il comportamento osservato a stati mentali interni e, dunque, non direttamente accessibili.
Una tale soluzione ha condizionato anche la psicologia evolutiva, nel
cui ambito le fasi dello sviluppo cognitivo sociale sono state descritte,
basandosi quasi esclusivamente sui racconti verbali dei bambini e sulle
prestazioni mediate dal linguaggio.
Lessenza della cognizione sociale connessa alla comprensione del
comportamento degli altri. Nella vita di tutti i giorni, diamo costantemente, ma non sempre consciamente, un senso al comportamento dei
nostri partners sociali. Tuttavia, secondo la visione classica, il comportamento pu essere pienamente compreso solo una volta che lo si attribuito a qualche stato mentale nascosto.
Usiamo un esempio dalla vita di tutti i giorni. Immaginate di essere
seduti in una caffetteria. Girate lo sguardo a destra, dove vedete una
cliente, seduta al tavolo accanto al vostro, che si protende con la mano
verso una tazza di caff posta di fronte a lei. Molto probabilmente intuirete subito che sta per sorseggiare un po di caff. Ora, il problema
: come siete arrivati a una tale comprensione? Secondo il modello classico, avete tradotto il movimento biologico della vostra vicina in linea
di principio intenzionalmente opaco nelle rappresentazioni mentali
riguardanti il suo desiderio di bere del caff e la sua convinzione che il
liquido marrone scuro nella tazza sia certamente caff. La concezione
ancora largamente condivisa dellintersoggettivit sostiene che la comprensione degli altri corrisponda alla manipolazione di rappresentazioni simboliche.
Limmagine della mente offerta dalle scienze cognitive classiche e da
pi parti della filosofia analitica quella di un sistema funzionale i cui
processi possono essere descritti in termini di manipolazioni di simboli informazionali in accordo a un set di regole sintattiche formali. Allo
stesso modo, i concetti vengono considerati proposizioni astratte, amodali e arbitrarie, rappresentate in qualche linguaggio del pensiero che
condivide con il linguaggio almeno due caratteristiche: la generativit e
la composizionalit (Fodor, 1975, 1981, 1983; Pylyshyn, 1984). Il pensiero dunque ridotto alla computazione. Di conseguenza, la comprensione delle altre menti viene intesa esclusivamente come un processo
predicativo, inferenziale, simil-teorico, mentre gli stati mentali vengono
concepiti come stati teorici di una teoria psicologica del senso comune,
denominata folk psychology.
13

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Certamente, secondo la folk psychology, il pensiero referenziale e


il contenuto delle rappresentazioni mentali viene descritto in termini
di desideri, credenze e intenzioni. Quando percepiamo gli altri (come
nellesempio della caffetteria), dovremmo tradurre la percezione delle
loro azioni nei desideri e nelle credenze che le hanno verosimilmente
originate. Questi atteggiamenti proposizionali vengono assunti come
stati mentali rappresentazionali dotati di contenuto. Comprendere gli
altri sarebbe dunque unattivit metarappresentazionale, nel senso che
quando si attribuisce esplicitamente un contenuto mentale agli altri, ci
si dovrebbero rappresentare anche le loro rappresentazioni mentali.
Secondo questo approccio classico, quindi, una naturalizzazione neurobiologicamente plausibile della cognizione sociale dovrebbe implicare
la ricerca degli stati neurali che mappano i desideri e le credenze. Molti
neuroscienziati cognitivi hanno fatto esattamente questo. Se si ritiene
che uno iato separi gli esseri umani, concepiti come monadi mentalizzanti, le cui uniche connessioni significative possono essere rintracciate
nelle rispettive capacit mentalizzanti teoricamente guidate, unovvia
conseguenza sar quella di cercare i correlati neurali dei desideri e delle
credenze in quanto tali. La reificazione degli atteggiamenti proposizionali ha portato inevitabilmente molti neuroscienziati cognitivi a cercare
le aree e i circuiti cerebrali in cui risiedono desideri e credenze.
Questa strategia epistemica, comunque, soffre chiaramente di circolarit. Da un lato, postula che lintersoggettivit sia in sostanza sovrapponibile alla possibilit di formulare una teoria delle altre menti. Per
studiare tale Teoria della Mente ai volontari normalmente si chiede di
usare atteggiamenti proposizionali (per esempio, attribuendo false credenze a personaggi di fantasia), mentre i loro cervelli vengono studiati
mediante risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI). Le aree
cerebrali attivate durante i compiti di mentalizzazione vengono quindi considerate la sede nel cervello dei moduli della Teoria della Mente.
Applicando questa analisi allo studio della cognizione sociale, dubitiamo che saremo mai in grado di integrare i livelli di descrizione neuroscientifici e della folk psychology allinterno di un quadro naturalizzato
coerente e biologicamente plausibile. Vediamo perch.
La maggior parte degli studi di brain-imaging (per rassegne recenti, vedi Frith, Frith, 2012; Van Overwalle, 2009) hanno ripetutamente
affermato la specificit dellattivazione di diverse aree cerebrali per la
Teoria della Mente, come la giunzione parieto-temporale e la corteccia
prefrontale mesiale. Una simile relazione con la Teoria della Mente
stata attribuita anche alla corteccia cingolata anteriore, la cui attivazione
14

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

durante i compiti di mentalizzazione stata confermata ripetutamente


da diversi studi di brain-imaging (per una sintesi di questa letteratura,
vedi Bird, Castelli, Malik, Frith, Husain, 2004). Tuttavia, la distruzione bilaterale delle aree frontali mesiali non produce alcun tipo di deficit di mentalizzazione, cos come stato messo in luce dal caso clinico
neuropsicologico riportato da Bird e collaboratori (2004). Gli autori
di questo studio hanno descritto una paziente con un infarto bilaterale
allarteria cerebrale anteriore, che aveva provocato un esteso danno bilaterale alla parte mesiale dei lobi frontali. Dopo unindagine sistematica e meticolosa, gli autori conclusero che la donna non aveva alcuna
menomazione significativa nei compiti di costruzione della Teoria della
Mente. Riprendendo le parole di Bird e collaboratori (ibidem) le ampie
regioni frontali mesiali distrutte dal suo ictus non sono necessarie per
questa funzione. [] In conclusione, i nostri risultati suggeriscono di
usare cautela nei confronti delluso esclusivo delle immagini funzionali
per stabilire la neuroanatomia cognitiva (p. 926).
Come esemplificato dal precedente caso clinico, lapproccio classico non in grado di spiegare in modo convincente perch durante
compiti espliciti di mentalizzazione si attivino le aree frontali mesiali e
la giunzione parieto-temporale, facendo dunque solo riferimento alla
nozione tautologica che la mentalizzazione abbia sede in queste aree. A
peggiorare le cose, viene messa seriamente in discussione la specificit
dellattivazione di queste aree cerebrali nei compiti di mentalizzazione.
Mitchell (2008), per esempio, ha dimostrato in modo convincente che
la giunzione parieto-temporale, considerata a lungo specificatamente attivata da attivit di mentalizzazione, come lattribuzione di false
credenze agli altri (Saxe, Kanwisher, 2003; Saxe, Powell, 2006; Saxe,
Wexler, 2005), possa essere ugualmente modulata da compiti attentivi
di tipo non sociale. Ancora pi interessante stata la dimostrazione che
la giunzione parieto-temporale contribuisce allintegrazione multisensoriale delle informazioni del corpo, poste alla base dellesperienza conscia e coerente del s corporeo (vedi Berlucchi, Aglioti, 1997; Blanke
et al., 2005; Committeri et al., 2007). Studi di stimolazione magnetica
transcranica (TMS) che hanno studiato lillusione della mano di gomma (Botvinick, Cohen, 1998) ossia lincorporazione fenomenica di
una mano protesica di gomma, osservata mentre viene toccata contemporaneamente alla propria mano non visibile hanno dimostrato che
linterferenza transitoria con la giunzione parieto-temporale dellemisfero destro riduceva quella illusione (Kammers, de Vignemont, Verhagen, Dijkerman, 2009; Tsakiris, Costantini, Haggard, 2008).
15

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Come suggerito da Tsakiris e collaboratori (2008), la giunzione parieto-temporale destra fornisce un senso coerente del proprio corpo.
Va aggiunto che attraverso la sua connettivit funzionale, la giunzione
parieto-temporale parte di una rete (includente la corteccia insulare
anteriore, la corteccia parietale posteriore e la corteccia premotoria) implicata nellintegrazione multisensoriale, durante eventi ed esperienze
riguardanti il s e laltro. Quindi, si potrebbe ipotizzare che il coinvolgimento sistematico della giunzione parieto-temporale con i compiti di
mentalizzazione non dipenda dal fatto che contiene neuroni coinvolti
specificatamente nellattribuzione di false credenze, ma dal fatto che
la differenziazione tra il s e laltro a livello corporeo un ingrediente
necessario di tale attivit di mentalizzazione.
Da una rassegna della letteratura neuroscientifica riguardante la
mentalizzazione esplicita, si ha limpressione che la nozione standard
di mentalizzazione dovrebbe essere messa in discussione in maniera sistematica. Lapproccio classico contemporaneo allintersoggettivit si
divide in due campi principali. Il primo sostenuto dalla teoria della
simulazione (vedi Goldman, 2006). La teoria della simulazione privilegia il s come modello dellaltro: comprendere gli altri significa mettersi nei loro panni. Gli antecedenti di questo modello, sebbene meno
sofisticati, possono essere fatti risalire a John Stuart Mill e alla sua tesi sullinferenza per analogia. Secondo la tesi di Mill, attribuiamo stati
mentali agli altri che sono solo corpi in movimento perch il loro
comportamento evoca ricordi delle nostre esperienze precedenti correlate alla situazione. La teoria della simulazione, almeno nella versione
di Goldman, sottolinea limportanza dellaccesso diretto ai propri stati
consci fenomenici e mentali.
Il secondo campo esemplificato dalla teoria della teoria. Come
stato notato in precedenza, questo modello razionalistico descrive lintersoggettivit come un non privilegiato approccio epistemico teorico
allaltrimenti non intellegibile altro, i cui contenuti mentali possono essere letti dallesterno mediante il ragionamento. La psicologa evolutiva
Vasudevi Reddy (2008) ha sottolineato che, nonostante le loro differenze, sia la teoria della simulazione sia la teoria della teoria postulano
lesistenza di uno iato tra le menti; entrambe
considerano la conoscenza della mente dellaltro come un processo attribuzionale un processo che richiede dunque qualcosa in pi della
semplice percezione di aspetti psicologici. Ma c una via alternativa, e
questa inizia dal mettere in dubbio lesistenza di quel gap profondo che

16

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

separerebbe le menti. [] Mostrer come questa alternativa lapproccio in seconda persona modifichi il modo di concepire il gap e suggerisca inoltre la necessit di cambiare i metodi tradizionalmente utilizzati
in psicologia per comprendere le persone (pp. 29-30).

Lapproccio in seconda persona (anche conosciuto come prospettiva


in seconda persona) differisce dallapproccio in terza persona, poich
definisce un approccio epistemico diverso e deflazionistico al problema
delle altre menti, riducendo sostanzialmente lo iato mentale che apparentemente le separa. Michael Pauen (2012, pp. 38-39) ha recentemente
delineato i tre requisiti minimi che un approccio epistemico dovrebbe
avere per potere essere riconosciuto come in seconda persona. Innanzitutto, deve ricorrere a una riproduzione o immaginazione dello stato
mentale che deve essere riconosciuto; in secondo luogo, deve includere una differenziazione tra il s e laltro, in modo che il soggetto epistemico sia consapevole che lo stato che si sta replicando appartiene
allaltro; terzo, deve rendere in grado il soggetto epistemico di riconoscere la propria situazione epistemica come diversa da quella dellaltra
persona. Ancora pi interessante, questi requisiti non presuppongono
che il soggetto epistemico ne sia esplicitamente consapevole. In realt,
come ha sottolineato Pauen, sembra che essi siano in larga misura automatici e subconsci (ibidem, p. 43). Come emerger pi chiaramente
nelle sezioni seguenti, tutti e tre i requisiti sono compatibili con il modello neuroscientifico dellintersoggettivit e del suo sviluppo, da noi
proposto in questo libro.

Lapproccio in seconda persona


Noi non ci creiamo solo una descrizione oggettiva in terza persona
di ci che gli altri sono e fanno a noi e con noi. Quando li incontriamo,
possiamo fare esperienza degli altri come s corporei, in modo simile
a come facciamo esperienza di noi stessi come proprietari del nostro
corpo e autori delle nostre azioni. Quando ci esponiamo ai comportamenti espressivi, alle reazioni e alle inclinazioni degli altri, facciamo
simultaneamente esperienza dei loro scopi o della loro intenzionalit,
nello stesso modo in cui facciamo esperienza di noi stessi come agenti
delle nostre azioni; soggetti dei nostri affetti, sentimenti ed emozioni;
soggetti dei nostri pensieri, fantasie, immaginazioni e sogni. Le parole
possono difficilmente descrivere come lintima consonanza intenziona17

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

le potenzialmente evocata dallincontro con laltro coesista con i chiari


confini del corpo che costantemente definiscono il nostro essere un S:
il nostro essere noi stessi.
Il filosofo e teologo ebreo Martin Buber (1878-1965) un precursore
dellapproccio in seconda persona allintersoggettivit. Nel suo autorevole libro, LIo e il Tu (Ich und Du, 1923), fortemente influenzato dalla
tradizione Chassidica, Buber individua il carattere fondamentalmente
relazionale degli esseri umani. Questo carattere relazionale almeno
duplice. Pu consistere in una relazione in terza persona, un Io-Esso (e
Io-Lei, Io-Lui) oppure in una relazione in seconda persona, un Io-Tu.
Buber le chiama le due parole-base. Quello che distingue queste relazioni non il loro oggetto, bens lo stile di relazione, o, volendo usare
termini pi tecnici, lo stato epistemico assunto dallIo. Ci si pu relazionare a un altro essere umano in maniera analoga a come ci si relaziona
agli oggetti inanimati. Allo stesso modo, ci si pu relazionare agli oggetti inanimati, come un paesaggio, un albero o unopera darte, come
ci si relaziona a un altro essere umano.
Tutti i vari tipi di relazione che gli esseri umani intrattengono con
gli altri possono essere vissuti e sperimentati in diversi modi. Quello
che cambia non loggetto delle nostre relazioni con gli altri, ma il nostro atteggiamento verso di loro. Ci possiamo relazionare con la stessa
persona trattandola come una cosa tra le altre cose o come la persona
che amiamo. Anche la persona che amiamo pu essere un Esso, una
Lei o un Lui. Laltro pu essere, per esempio, uno strumento che
ci informa su alcuni eventi nel mondo; ci pu aiutare ad affrontare questi eventi; pu essere qualcuno di cui parliamo; o pu essere un caso
enigmatico da decifrare mentalmente, utilizzando probabilmente una
mentalizzazione di tipo inferenziale.
Dunque, come Buber suggerisce implicitamente, la soluzione al tema problematico dellintersoggettivit non pu essere una scelta forzata tra una prospettiva in seconda persona e una in terza persona. Viviamo le nostre vite alternando costantemente queste due modalit di
relazione interpersonale.
Premesso che ci sia vero, ci troviamo tuttora di fronte a unaltra
scelta: se adottare un olismo ecumenico o discutere la nozione di mentalizzazione come stata classicamente concepita, sfidando lidea che
un approccio teorico metarappresentazionale allaltro sia lunica o la
principale chiave dellintersoggettivit. Riteniamo che potrebbe essere potenzialmente pi interessante esplorare la seconda alternativa. La
mentalizzazione, concepita in senso lato, potrebbe rappresentare la no18

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

stra comprensione di cosa succede quando ci relazioniamo con qualcun


altro in una molteplicit di modalit relazionali, non necessariamente
metarappresentazionali, che condividono tuttavia una caratterista funzionale fondamentale: il mappare laltro sul s, corrisposto dal mappare
il s sullaltro. La mentalizzazione in senso stretto dovrebbe qualificare
lintersoggettivit, solo quando un bisogno pi esplicito di spiegazioni
richiede relazioni meno coinvolgenti e pi in terza persona.
Prima e alla base di entrambi i tipi di mentalizzazione vi la fondamentale natura relazionale dellazione (vedi Gallese, 2000, 2003a,
2007). Il ritmo, la sincronia e lasincronia che gli esseri umani sperimentano in maniera sistematica e sin dallinizio della vita in tutte le
relazioni interpersonali, segnano la nascita dellintersoggettivit. Certamente, un aspetto molto stimolante del libro di Buber sta nella proposta che la relazione Io-Tu sia primaria rispetto alla relazione Io-Esso,
dal momento che la seconda presuppone lesistenza di un Io. Secondo
Buber (1923), lIo maturo emerge solo quando ci si percepisce come
un Tu, quando il dialogo interpersonale si trasforma in un dialogo interno auto-centrato. Allinizio la relazione scrisse Buber categoria
dellessere, disponibilit, forma che comprende, modello dellanima;
allinizio la priori della relazione, il tu innato (p. 78, corsivo originale). Molti anni pi tardi, il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott
scrisse Che cosa vede il lattante quando guarda il viso della madre?
Secondo me di solito ci che il lattante vede se stesso. In altre parole
la madre guarda il bambino ci che essa appare in rapporto con ci
che essa scorge (1967, p. 191, corsivo originale).
Per contestualizzare il pensiero di Buber allinterno di una prospettiva cognitiva neuroscientifica contemporanea, si potrebbe ipotizzare
che dal momento che la tensione verso la relazione primaria (Buber,
1923, p. 78), il Tu potrebbe essere inizialmente visto come la cristallizzazione dellesito del sistema motivazionale appetitivo (o di ricerca;
vedi Panksepp, 1998; Solms, Panksepp, 2012), accoppiato a un sistema motorio, programmato per sostenere la relazione (Gallese, 2000;
Rizzolatti, Gallese, 1997; Rizzolatti, Sinigaglia, 2007, 2010). Tale pacchetto di base consentirebbe la genesi parallela dellIo e delloggetto
(vedi la sezione successiva).
Nelle relazioni interpersonali il Tu innato di Buber si realizza nel
Tu incontrato. Qui Buber prefigura la nozione di Stein Brten (1988,
1992, 2007) di partecipazione alterocentrica, ossia la capacit innata di
ognuno di esperire quello che laltro sta esperendo, in quanto centrato
nellaltro (vedi anche il capitolo 6).
19

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Quando incontriamo gli altri, possiamo relazionarci a loro nel modo distaccato, tipico dellosservatore esterno. Possiamo spiegare gli altri oggettivamente, riflettere e formulare giudizi, elaborare parametrizzazioni e categorizzazioni sulle loro azioni, emozioni e sensazioni,
adottando una prospettiva in terza persona, finalizzata a oggettivare il
contenuto delle nostre percezioni e previsioni. Lo scopo di queste operazioni cognitive la categorizzazione deliberata di uno stato esterno
di cose. Gli altri stessi, tuttavia, possono essere vissuti anche in base a
uno spostamento totale delloggetto delle nostre relazioni intenzionali. Quando ci coinvolgiamo con gli altri in una prospettiva in seconda
persona, non siamo pi diretti al contenuto di una percezione e alla sua
categorizzazione. Siamo solo sintonizzati con la relazione intenzionale
mostrata da qualcun altro (Gallese, 2003a, 2003b, 2005). Lintersoggettivit non confinata esclusivamente a una prospettiva metarappresentazionale, dichiarativa, in terza persona. Non siamo alienati dalle azioni,
le emozioni e le sensazioni degli altri, perch noi possediamo le stesse
azioni, emozioni e sensazioni.
Una nuova comprensione dellintersoggettivit potrebbe inoltre beneficiare di uno studio di tipo bottom-up e della caratterizzazione degli
aspetti non-dichiarativi e non-metarappresentazionali della cognizione sociale (vedi Gallese, 2003a, 2007). Un tema fondamentale del nuovo approccio allintersoggettivit che proponiamo in questo libro lo
studio delle basi neurali della nostra capacit di essere connessi alle relazioni intenzionali degli altri. Attraverso la consonanza intenzionale,
laltro molto pi di un diverso sistema rappresentazionale: diventa un s corporeo, come noi. Questo nuovo approccio epistemologico
allintersoggettivit ha il vantaggio di essere in grado di formulare predizioni specifiche sullintrinseca natura funzionale delle nostre operazioni
cognitive sociali, superando e non essendo subordinato a una specifica
ontologia della mente, come quella sostenuta dallapproccio classico.

La simulazione incarnata degli scopi motori


e delle intenzioni motorie
Per diversi decenni, lo studio neurofisiologico del sistema motorio
corticale dei primati non umani si concentrato principalmente sullo studio delle caratteristiche fisiche elementari del movimento, come
forza, direzione e ampiezza. Tuttavia, lo studio neurofisiologico della
corteccia premotoria ventrale e della corteccia parietale posteriore delle
20

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

scimmie macaco (figura 1.1) ha messo in evidenza che il sistema motorio


corticale gioca un ruolo importante nella cognizione. In particolare,
stato dimostrato che il sistema motorio corticale funzionalmente organizzato in termini di scopi motori.
La parte pi anteriore della corteccia premotoria ventrale della scimmia macaco, area F5 (Matelli, Luppino, Rizzolatti, 1985), controlla i
movimenti della mano e della bocca (Hepp-Reymond, Hsler, Maier,
Qi, 1994; Kurata, Tanji, 1986; Rizzolatti, Scandolara, Matelli, Gentilucci, 1981; Rizzolatti et al., 1988). La maggior parte dei neuroni di F5,
similmente ai neuroni di altre regioni del sistema motorio corticale (Ale-

Cg

POs

24c

24d
arm

F6

leg
F3
arm
leg
face
F1

leg
F7 F2 arm

arm

DLPFd

FEF

fac

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PE
POs

leg
PEc

PE
arm

PEIp
arm
VIP
arm
AIP

arm

V6A

MIP

LIP
eye

PG

IP
face PFG
PF
arm

Lu
Lu

AI
L
S1

Figura 1.1 Visioni laterali e mesiali del cervello della scimmia macaco. La igura mostra la
parcellizzazione della corteccia motoria, parietale posteriore, e delle aree corticali cingolate,
con la loro principale organizzazione somatotopica. La parte destra della igura mostra le aree
corticali collocate allinterno di una visione dischiusa del solco intraparietale. Le aree motorie
e parietali reciprocamente connesse sono indicate con lo stesso colore. Le aree motorie che
ricevono principalmente inputs dalle aree prefrontali sono indicate in blu. Abbreviazioni: AI,
solco arcuato inferiore; AS, solco arcuato superiore; C, solco centrale; Cg, solco cingolato;
DLPFd, corteccia prefrontale dorsolaterale, dorsale; DLPFv, corteccia prefrontale dorsolaterale,
ventrale; L, fessura laterale; Lu, solco lunato; P, solco principale; POs, solco parieto-occipitale;
ST, solco temporale superiore. Ristampato da Rizzolatti, G., Luppino, G. (2001), The cortical
motor system. In Neuron, 31, 6, pp. 889-901, con il permesso di Elsevier.

21

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

xander, Crutcher, 1990; Crutcher, Alexander, 1990; Kakei, Hoffman,


Strick, 1999, 2001; Shen, Alexander, 1997), non scaricano in associazione allattivazione di specifici gruppi di muscoli o durante lesecuzione di
movimenti elementari, ma sono attivi durante atti motori movimenti
eseguiti per raggiungere uno specifico scopo motorio come afferrare,
strappare, tenere o manipolare oggetti (Rizzolatti et al., 1988; Rizzolatti,
Gallese, 1997; Rizzolatti, Fogassi, Gallese, 2000).
I neuroni motori dellarea F5 non codificano i parametri fisici del
movimento, come la forza o la direzione, bens la relazione pragmatica
tra lagente e lobiettivo dellatto motorio. I neuroni di F5, in realt, si
attivano solo quando un particolare tipo di relazione effettore-oggetto (per esempio, mano-oggetto, bocca-oggetto) viene eseguita fino a
quando questa relazione porta a uno stato diverso (per esempio, impossessarsi di un pezzo di cibo, gettarlo via, romperlo, portarlo alla
bocca, masticarlo ecc.).

Rispecchiare gli scopi motori e le intenzioni motorie


degli altri: i neuroni specchio
Una seconda categoria di neuroni motori dellarea F5 composta
da neuroni multimodali che scaricano quando la scimmia osserva unazione eseguita da un altro individuo e quando esegue la stessa o simile
azione. Questi neuroni sono stati denominati neuroni specchio (Gallese, Fadiga, Fogassi, Rizzolatti, 1996; Rizzolatti, Fadiga, Gallese, Fogassi, 1996; Rizzolatti, Gallese, 1997; vedi anche Kraskov et al., 2010).
Neuroni con propriet simili sono stati in seguito scoperti in una
regione della corteccia parietale posteriore reciprocamente connessa
allarea F5 (Bonini et al., 2010; Fogassi et al., 2005; Gallese, Fogassi,
Fadiga, Rizzolatti, 2002), e nella corteccia motoria primaria (Dushanova, Donoghue, 2010; Tkach, Reimer, Hatsopoulos, 2007). Il principale elemento che innesca la risposta dei neuroni specchio durante lesecuzione e losservazione di unazione linterazione tra gli effettori
del corpo dellagente, come la mano o la bocca, e loggetto: i neuroni
specchio nella scimmia non rispondono n durante losservazione di
un oggetto da solo n alla vista di una mano che mima unazione senza
un obiettivo (Gallese et al., 1996).
I neuroni specchio di F5 rispondono allesecuzione/osservazione di
un atto motorio come lafferrare, a prescindere dai movimenti eseguiti/osservati richiesti per raggiungere quello scopo (Rochat et al., 2010).
22

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

Lintensit della scarica dei neuroni specchio di F5 significativamente pi forte durante lesecuzione dellazione che durante losservazione
dellazione. Ci suggerisce che il meccanismo specchio non opaco al
problema dellagentivit, ossia, al problema di chi sia lagente e di chi
sia losservatore allinterno della relazione sociale diadica.
Pochi anni dopo la loro scoperta, i neuroni specchio sono stati interpretati come lespressione di una forma diretta di comprensione dellazione. Questo ha portato a proporre la loro rilevanza nellambito della
cognizione sociale (Gallese et al., 1996; Rizzolatti et al., 1996; Rizzolatti,
Gallese, 1997). Cos come stato ipotizzato, i neuroni specchio consentirebbero una rappresentazione motoria e correlata allo scopo dellazione
percepita, che appare pi ricca della mera descrizione visiva delle caratteristiche dellazione stessa. Questo stato dimostrato pi tardi da due
studi. Nel primo studio, Umilt e collaboratori (2001) hanno evidenziato
che circa il 50% dei neuroni di F5 rispondono allesito dellazione anche in assenza dellinformazione visiva completa che la riguarda, dal momento che la mano dello sperimentatore osservato afferra loggetto dietro una superficie oscurante, quindi al di fuori della vista della scimmia.
Questi dati non minimizzano la coesistenza allinterno del sistema
visivo cerebrale di unanalisi visiva del comportamento degli altri.
Il punto che ci che trasforma questo comportamento in atti motori
intenzionali finalizzati al raggiungimento di uno scopo, ci che trasforma il movimento della mano di qualcun altro in una mano che afferra,
il riutilizzo nel cervello dellosservatore delle risorse neurali che permettono di utilizzare la mano per afferrare qualcosa. Molto probabilmente, lanalisi pittorica, puramente visiva, di per s non basta a far
comprendere che laltro stia afferrando qualcosa con lintenzione di
farci qualcosa. Senza il riferimento alla conoscenza motoria interna
dellosservatore, mappata allinterno di circuiti corticali premotori-parietali, la descrizione pittorica in terza persona, puramente osservazionale, risulta priva di significato esperienziale per lindividuo che osserva
(Gallese, 2000; Gallese, Rochat, Cossu, Sinigaglia, 2009).
In un secondo studio, Khler e collaboratori (2002) hanno dimostrato che i neuroni specchio di F5 rispondono anche al suono prodotto
dalle conseguenze dellinterazione intenzionale tra la mano di un altro
individuo e un oggetto: per esempio, rompere una nocciolina. Questa
particolare classe di neuroni specchio di F5 (neuroni specchio audiovisivi) risponde non solo quando la scimmia esegue e osserva un dato
atto motorio della mano, ma anche quando ascolta il suono normalmente prodotto dallo stesso atto motorio. Questi neuroni non solo rispon23

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

dono selettivamente al suono delle azioni, ma discriminano anche tra


i suoni di azioni diverse. Le propriet funzionali dei neuroni specchio
rivelano lesistenza di un meccanismo neurofisiologico il meccanismo
specchio attraverso il quale gli eventi percepiti (come suoni di azioni
e immagini di azioni), pur essendo diversi, vengono tuttavia mappati e
integrati dagli stessi neuroni motori che consentono lesecuzione delle
stesse azioni (per una rassegna, vedi Gallese, 2003a, 2003b, 2006; Gallese, Keysers, Rizzolatti, 2004; Gallese, Rochat, Cossu, Sinigaglia, 2009;
Rizzolatti et al., 2001; Rizzolatti, Sinigaglia, 2008, 2010).
Un ulteriore passo stato compiuto scoprendo che i neuroni specchio dellarea F5 e della corteccia parietale rispondono in maniera diversa ad atti motori identici (per esempio, afferrare un oggetto per
portarlo alla bocca o per metterlo in un contenitore; vedi Bonini et al.,
2010; Fogassi et al., 2005). Questo dimostra che il meccanismo specchio controlla e risponde attivamente allosservazione di sequenze di
atti motori finalizzati a uno scopo (afferrare, tenere, portare, collocare),
adeguatamente assemblate per raggiungere uno scopo motorio pi distale. Questi risultati dimostrano almeno a livello delle azioni di base
che il meccanismo specchio codifica anche le intenzioni motorie che
guidano le azioni, come afferrare per mangiare o afferrare per riporre.
Un altro studio recente (Caggiano, Fogassi, Rizzolatti, Thier, Casile, 2009) ha dimostrato che la distanza alla quale lazione osservata ha
luogo (figura 1.2) modula lattivit dei neuroni specchio di F5. Circa
il 50% dei neuroni specchio registrati rispondeva solo quando lagente osservato agiva al di dentro o al di fuori della distanza necessaria al
braccio della scimmia per afferrare un oggetto (spazio peripersonale;
vedi la discussione pi avanti).
Questa modulazione, comunque, non misurava semplicemente la
distanza fisica tra lagente e losservatore. Molti neuroni specchio che
non rispondevano alle azioni di afferramento eseguite dallo sperimentatore vicino alla scimmia hanno ripreso a scaricare quando fu collocata
una barriera fisica trasparente tra loggetto e la scimmia che osservava.
Bloccare la potenzialit della scimmia di interagire con lagente osservato (per esempio, rubando il cibo) ha rimappato la posizione spaziale
dellagente da vicina a lontana.
Qual la rilevanza del meccanismo specchio per la cognizione sociale della scimmia macaco? Gli studi precedentemente riassunti dimostrano che il meccanismo specchio esprime propriet funzionali che
potrebbero consentire alle scimmie di capire cosa stanno facendo gli
altri e con quale intenzione motoria. Le scimmie macaco sono in grado
24

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

Object in peripersonal space

Object in extrapersonal space

III

II

Figura 1.2 Visione schematica del paradigma sperimentale. (I) Vengono studiate le risposte
motorie dei neuroni durante i movimenti attivi della scimmia. (II e III) Risposte degli stessi neuroni allatto di afferramento di un altro individuo, osservato nello spazio peripersonale (II) ed
extrapersonale (III) della scimmia. Il cerchio intorno al corpo della scimmia demarca lo spazio di
azione della scimmia, o spazio peripersonale. Da Caggiano, V., Fogassi, L., Rizzolatti, G., Thier,
P., Casile, A. (2009), Mirror neurons differentially encode the peripersonal and extrapersonal
space of monkeys. In Science, 324, 5925, pp. 403-406. Ristampata con il permesso di AAAS.

di condividere lattenzione con altri individui (Ferrari, Kohler, Fogassi,


Gallese, 2000; Ferrari, Coud, Gallese, Fogassi, 2008). Shepherd, Klein,
Deaner e Platt (2009) hanno scoperto una classe di neuroni specchio
nellarea intraparietale laterale (LIP), coinvolti nel controllo oculomotorio, che segnalavano sia quando la scimmia guardava in una certa
direzione sia quando osservava unaltra scimmia guardare nella stessa
direzione. Shepherd e collaboratori (2009) hanno suggerito che i neuroni specchio per lo sguardo dellarea intraparietale laterale potrebbero
contribuire alla condivisione dellattenzione osservata, giocando dunque un ruolo nel comportamento imitativo.

Rispecchiare gli scopi motori e le intenzioni motorie


degli altri: il meccanismo specchio nelluomo
Lesistenza del meccanismo specchio ora ampiamente riconosciuta
anche nel cervello umano. Losservazione dellazione attiva aree premotorie e parietali posteriori, probabilmente omologhe a quelle della
25

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

scimmia in cui sono stati originalmente descritti i neuroni specchio (figura 1.3). Il meccanismo specchio per lazione nelluomo grossolanamente organizzato a livello somatotopico; le stesse regioni premotorie
e parietali posteriori, normalmente attivate quando eseguiamo atti correlati alla bocca, alla mano e al piede vengono attivate anche quando
osserviamo gli stessi atti motori eseguiti da altri (Buccino et al. 2001;
vedi anche Cattaneo, Rizzolatti, 2009). Guardare qualcuno afferrare
una tazza di caff, mordere una mela o dare un calcio a un pallone attiva nel nostro cervello le stesse regioni corticali che si attiverebbero se
stessimo facendo le stesse azioni.

PMD
SPL
IPS

PM

IPL

IFG

STS

Figura 1.3 Il meccanismo specchio per lazione. Illustrazione schematica delle aree cerebrali
corticali attivate sia durante lesecuzione sia losservazione di movimenti senza signiicato, di
atti motori inalizzati al raggiungimento di uno scopo e di atti motori legati alluso di oggetti.
Cattaneo, L., Rizzolatti, G. (2009), The mirror neuron system. In Archives of Neurology, 5,
pp. 557-560. Stampata con il permesso dellAmerican Medical Association.

stato dimostrato che il meccanismo specchio coinvolto nellimitazione di movimenti semplici (Iacoboni et al., 1999, 2001) e nellapprendimento per imitazione di capacit complesse, come imparare a
suonare la chitarra (Buccino et al., 2004; Vogt et al., 2007). Il meccanismo specchio, inoltre, pu offrire una spiegazione neurofisiologica di
molti degli interessanti fenomeni descritti dagli psicologi sociali, come
leffetto camaleonte ossia, la tendenza degli osservatori a mimare
non consapevolmente le posture corporee, le espressioni e i comportamenti dei loro partners sociali (Chartrand, Bargh, 1999). Vale la pena
26

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

notare che tutti questi esempi di mimesi intersoggettiva non conscia


condividono una natura prosociale, dal momento che la loro frequenza aumenta durante le interazioni con scopi affiliativi.
In linea con quanto dimostrato recentemente da Rochat e collaboratori (2010) in merito alla finalizzazione allo scopo motorio dei neuroni specchio delle scimmie, uno studio di stimolazione magnetica transcranica (TMS) condotto sugli uomini ha evidenziato che leccitabilit
del sistema motorio degli osservatori modulata dallo scopo dellatto
motorio osservato, a prescindere dai movimenti richiesti per realizzarlo (Cattaneo, Caruana, Jezzini, Rizzolatti, 2009).
Le aree parietali posteriori e premotorie ventrali, parte del circuito
che esprime il meccanismo specchio, vengono attivate dallosservazione delle azioni della mano, anche quando sono realizzate da un braccio robotico non-antropomorfo (Gazzola, Rizzolatti, Wicker, Keysers,
2007), oppure quando gli osservatori mancano congenitamente di entrambi gli arti superiori, essendo perci impossibilitati ad afferrare con
la mano (Gazzola et al., 2007). In questo ultimo caso, lazione osservata
di afferrare con la mano attiva le rappresentazioni motorie della bocca
e del piede nel cervello dei pazienti. Il meccanismo specchio premotorio-parietale generalizza gli scopi motori anche quando si basa come
succede per le scimmie sui suoni delle azioni, veicolati attraverso il
canale uditivo (Gazzola, Aziz-Zadeh, Keysers, 2006). Propriet funzionali simili sono state dimostrate anche in pazienti congenitamente
ciechi (Ricciardi et al., 2009).
Infine, un recente studio che ha utilizzato un paradigma TMS di adattamento conferma il ruolo del sistema motorio nel mappare lo scopo
motorio di unazione, in modo indipendente dal contesto. Le aree visive
sensibili allosservazione del movimento biologico sono prive di questa
propriet (Cattaneo, Sandrini, Schwarzbach, 2010). Questo dimostra,
ancora una volta e anche negli uomini, che la descrizione visiva del comportamento motorio non in grado di fornire una descrizione dello scopo motorio verso cui esso diretto. La natura relazionale del comportamento, cos come viene mappato dal sistema motorio corticale, consente
un apprezzamento diretto dello scopo motorio di unazione, senza ricorrere allinferenza esplicita. Si tratta di lettura del comportamento,
lettura della mente, o n luna n laltra? Lasciamo decidere al lettore.
Pochi studi neurofisiologici e di brain-imaging forniscono evidenze
preliminari del possibile ruolo del meccanismo specchio umano nella
mappatura delle intenzioni motorie di base, come mangiare, bere e riporre oggetti (Cattaneo et al., 2008; Iacoboni et al., 2005). Iacoboni e
27

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

collaboratori (2005) hanno dimostrato che la corteccia premotoria ventrale risponde in maniera differente allosservazione di intenzioni motorie diverse, associate allazione di afferrare, come afferrare una tazza
per bere o per pulire la tavola. Brass e collaboratori (2007) hanno evidenziato unattivazione del meccanismo specchio quando si osservano azioni inusuali (per esempio, accendere la luce con un ginocchio),
sia quando risultano plausibili agli osservatori (le mani dellagente sono occupate) sia quando non lo sono (le mani dellagente sono libere).
Questa rassegna estremamente concisa di una parte della letteratura
scientifica sui neuroni specchio e sul meccanismo specchio mette in luce
come il comportamento possa essere descritto ad alti livelli di astrazione,
senza implicare unesplicita concettualizzazione mediata dal linguaggio.
Il sistema motorio, insieme alle sue connessioni alle aree corticali viscero-motorie e sensoriali, struttura lesecuzione dellazione e la percezione
dellazione, cos come limitazione dellazione e la sua immaginazione.
Quando lazione viene eseguita o imitata, si attiva la via cortico-spinale,
inducendo il movimento. Quando lazione osservata o immaginata,
la sua esecuzione viene inibita. In questo caso, si attiva la rete corticale
motoria, anche se non in tutte le sue componenti e non con la stessa intensit: lazione quindi non viene prodotta, bens simulata.
La presenza del meccanismo specchio, sia nei cervelli non umani sia
umani, apre un nuovo scenario evoluzionistico che riconosce la cognizione motoria come elemento cardine per la comparsa dellintersoggettivit umana (Gallese, 2000; Gallese et al., 2009; Gallese, Rochat,
2009). Per capire le intenzioni motorie degli altri non abbiamo necessariamente bisogno di metarappresentarle in un formato proposizionale:
gli scopi motori e le intenzioni motorie fanno parte del vocabolario
del sistema motorio. Il pi delle volte non attribuiamo esplicitamente
intenzioni agli altri; semplicemente, le rileviamo. Quando assistiamo al
comportamento degli altri, possiamo cogliere direttamente i loro contenuti motori intenzionali, senza avere la necessit di metarappresentarli.

Il mondo condiviso delle emozioni


e delle sensazioni
La scoperta del meccanismo specchio per le azioni port ad ipotizzare che i neuroni specchio potessero essere la punta di un iceberg molto pi grande allinterno dellallora ancora inesplorato dominio delle
emozioni e delle sensazioni (Gallese, 2003a, 2003b; Goldman, Gallese,
28

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

2000). Levidenza empirica ottenuta negli anni successivi ha dato sostegno a questa ipotesi. Ulteriori meccanismi specchio sembrano essere
coinvolti nella nostra capacit di condividere le emozioni e le sensazioni degli altri (de Vignemont, Singer, 2006; Decety, Sommerville, 2003;
Gallese, 2001, 2003a, 2003b, 2006). Quando si osservano gli altri individui esprimere una data emozione di base attraverso la mimica facciale, i muscoli facciali dellosservatore si attivano in maniera congruente
(Dimberg, 1982; Dimberg, Thunberg, 1998; Dimberg, Thunberg, Elmehed, 2000; Lundqvist, Dimberg, 1995), con unintensit che appare proporzionale alla natura empatica degli osservatori stessi (SonnbyBorgstrom, 2002).
stata ripetutamente osservata una correlazione sistematica reciproca tra lespressione corporea delle emozioni e il modo in cui le emozioni
vengono comprese. Quando gli individui assumono delle posture o delle espressioni facciali con valenza emotiva, esperiscono degli stati emozionali e valutano gli eventi esterni secondo una modalit congruente
(per una rassegna, vedi Niedenthal, 2007). Lattivit integrata dei sistemi neurali sensori-motori e affettivi semplifica e, a un certo livello, automatizza le risposte comportamentali che gli organismi viventi devono
produrre per sopravvivere nel loro ambiente sociale.
La percezione e la produzione di espressioni facciali con valenza
emotiva potrebbero coinvolgere strutture neurali comuni, con funzioni ipoteticamente simili a quelle del meccanismo specchio. In realt, sia
losservazione sia limitazione dellespressione facciale delle emozioni di
base attivano lo stesso ristretto gruppo di strutture cerebrali, includenti
la corteccia premotoria ventrale, linsula e lamigdala (Carr, Iacoboni,
Dubeau, Mazziotta, Lenzi, 2003). Limitazione volontaria dellespressione delle emozioni, tuttavia, non produce necessariamente lesperienza soggettiva delle emozioni che si stanno imitando. Uno studio fMRI
ha affrontato proprio questa questione studiando lattivit cerebrale
di volontari adulti sani sia durante lesperienza soggettiva del disgusto,
indotta dallinalazione di odori disgustosi, sia durante losservazione di
video che mostravano altre persone esprimere la stessa emozione con
la propria espressione facciale. Assistere allespressione facciale del disgusto degli altri attiva la stessa porzione dellinsula anteriore sinistra
che viene attivata durante lesperienza soggettiva in prima persona del
disgusto (Wicker et al., 2003). Questo risultato , tra laltro, in linea con
losservazione clinica che il danneggiamento dellinsula anteriore distrugge sia la possibilit di esperire soggettivamente disgusto, sia quella
di riconoscere la stessa emozione negli altri (Adolphs, Tranel, Damasio,
29

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

2003; Calder, Keane, Manes, Antoun, Young, 2000). Sembra inoltre che
ci sia una dimensione noi-centrica (vedi Gallese, 2001, 2003a, 2003b)
nellesperienza di un dato stato affettivo. Quando osserviamo lespressione facciale di qualcun altro, non ne comprendiamo il significato solo mediante linferenza esplicita per analogia. Lemozione dellaltro
prima di tutto costituita e direttamente compresa attraverso il riutilizzo
degli stessi circuiti neurali su cui si fonda la nostra esperienza in prima
persona di quella data emozione.
Meccansmi simili sono stati descritti in relazione alla percezione del
dolore (Botvinick et al., 2005; Hutchison et al., 1999; Jackson, Meltzoff,
Decety, 2005; Singer et al., 2004) e al tatto (Blakemore et al., 2005;
Ebisch et al., 2008, 2011, 2013; Keysers et al., 2004). Quando guardiamo il corpo di qualcun altro mentre viene toccato, accarezzato, schiaffeggiato o ferito, si attiva parte del nostro sistema somatosensoriale, che
normalmente mappa le sensazioni di dolore e tattili che esperiamo a livello soggettivo. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che, quando assistiamo allespressione delle emozioni e delle sensazioni degli altri, un importante aspetto dellintersoggettivit consista nel riutilizzo
degli stessi circuiti neurali su cui si fondano le nostre esperienze emozionali e sensoriali (vedi Gallese, 2003a, 2003b, 2006, 2007; Gallese et
al., 2004). stato proposto che un meccanismo funzionale comune, la
simulazione incarnata, possa fornire un quadro integrato e neurobiologicamente plausibile di questa variet di fenomeni intersoggettivi.

Lintersoggettivit
e la teoria della simulazione incarnata
La nozione di simulazione pu essere impiegata in molti domini diversi, spesso con significati differenti e non sempre necessariamente
sovrapponibili. La simulazione un processo funzionale, che possiede
determinati contenuti che si focalizzano tipicamente sui possibili stati
del suo oggetto bersaglio. Nella filosofia della mente, la nozione di simulazione stata utilizzata dai proponenti della teoria della simulazione
della lettura della mente (Goldman, 2006; vedi sopra), al fine di caratterizzare lo stato di simulazione adottato dal soggetto per comprendere
il comportamento di unaltra persona. In sostanza, secondo questa visione, usiamo la nostra mente per metterci nei panni mentali degli altri.
A differenza delle definizioni standard della teoria della simulazione, la simulazione incarnata viene definita come un processo neces30

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

sariamente non introspettivo e non metarappresentazionale (Gallese,


2003a, 2005, 2006; Gallese, Sinigaglia, 2011b). La teoria della simulazione incarnata, infatti, mette in discussione il concetto che lunica definizione di intersoggettivit consista nellattribuire esplicitamente agli
altri atteggiamenti proposizionali, come credenze e desideri, mappati
come rappresentazioni simboliche. Prima e alla base della lettura della
mente altrui vi lintercorporeit come principale fonte di conoscenza
che noi deriviamo direttamente dagli altri (Gallese, 2007). Come ha recentemente enfatizzato De Preester (2008), seguendo Merleau-Ponty,
il corpo dellintercorporeit viene percepito primariamente come un
mezzo sistematico per andare verso gli oggetti. Questa la ragione per
cui De Preester ha sostenuto che laltro visto come un comportamento e lIo primariamente un Io motorio (p. 137).
Una forma diretta di comprensione degli altri, per cos dire, dal di
dentro di consonanza intenzionale (vedi Gallese, 2003a, 2006) viene
ottenuta grazie allattivazione di sistemi neurali alla base di ci che noi e
gli altri facciamo e sentiamo. Parallelamente alla distaccata descrizione
sensoriale in terza persona degli stimoli sociali osservati, nellosservatore vengono evocate delle rappresentazioni interne, non-proposizionali e in un formato corporeo, degli stati del corpo associati alle azioni,
le emozioni e le sensazioni, come se stesse eseguendo una simile azione
o esperendo una simile emozione o sensazione.
La teoria della simulazione incarnata fornisce una descrizione unitaria di aspetti di base dellintersoggettivit, evidenziando come le persone riutilizzino i propri stati o processi mentali, rappresentati in un formato corporeo, per attribuirli funzionalmente agli altri. La teoria della
simulazione incarnata non fornisce una teoria generale della simulazione mentale, spiegando tutte le possibili forme di lettura della mente
basate sulla simulazione. La simulazione incarnata intende spiegare il
meccanismo specchio e i fenomeni a questo connessi, come la consapevolezza spaziale, la visione degli oggetti, limmaginazione mentale e
diversi aspetti del linguaggio (vedi Gallese, Sinigaglia, 2011b). Definendo il meccanismo specchio in termini di riutilizzo di stati mentali, la
simulazione incarnata fa riferimento alla somiglianza intrapersonale, o
corrispondenza, tra il proprio stato mentale quando si esegue unazione o si esperisce unemozione o una sensazione, e quando osserviamo
le azioni, le emozioni e le sensazioni degli altri. La somiglianza interpersonale tra il simulatore e lo stato o processo mentale dellindividuo
osservato non pu essere considerata simulazione, se non ha origine dal
riutilizzo intrapersonale dello stato o del processo mentale del simula31

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tore (vedi Gallese, 2011; Gallese, Sinigaglia, 2011b). Ovviamente, lessere neuralmente realizzata nel cervello non fa di una rappresentazione
mentale una rappresentazione incarnata. Un formato rappresentazionale viene associato generalmente a caratteristici profili di processazione. Profili motori, viscero-motori e somatosensoriali caratterizzano una
rappresentazione in formato corporeo, distinguendola da una rappresentazione proposizionale, anche se in presenza di contenuti (parzialmente) sovrapponibili.
Gli stati o i processi mentali vengono incarnati primariamente in virt del loro formato corporeo. In linea con quanto sostenuto da Gallese
e Sinigaglia (2011b), cos come una mappa e una serie di frasi possono
riprodurre lo stesso percorso utilizzando formati rappresentazionali diversi, allo stesso modo le rappresentazioni mentali possono avere
contenuti parzialmente sovrapposti (per esempio, uno scopo finale,
unemozione o una sensazione), pur differenziandosi nel loro formato
rappresentazionale (per esempio, corporeo anzich proposizionale).
Questo aspetto cruciale, in quanto il formato di una rappresentazione
mentale limita ci che una rappresentazione pu rappresentare. Quando si pianifica o si esegue un atto motorio, fattori corporei (per esempio, biomeccanici, dinamici e posturali) vincolano quello che pu essere
rappresentato. Il formato corporeo rappresentazionale, dunque, limita
il modo in cui un singolo scopo motorio o una gerarchia di scopi motori
vengono rappresentati, un modo che diverso da una rappresentazione proposizionale degli stessi scopi o gerarchie di scopi motori. Simili vincoli, dunque, si applicano sia alle rappresentazioni delle proprie
azioni, emozioni o sensazioni, sia alle corrispondenti rappresentazioni
che si formano mentre si osserva un altro individuo eseguire una data
azione o esperire una data emozione o sensazione. I limiti sono simili
perch le rappresentazioni condividono un formato corporeo comune.
La simulazione incarnata, guidata dal meccanismo specchio, gioca
un ruolo fondamentale in una forma basilare di mentalizzazione, non
richiedente il coinvolgimento di atteggiamenti proposizionali, che viene
mappata su rappresentazioni mentali in formato corporeo (per esempio,
le rappresentazioni motorie di scopi e intenzioni, cos come le rappresentazioni viscero-motorie e somatosensoriali di emozioni e sensazioni).
La teoria della simulazione incarnata non implica necessariamente che
noi esperiamo gli specifici contenuti delle esperienze altrui: implica che
esperiamo gli altri come persone che hanno esperienze simili alle nostre.
Come affermato dal padre della fenomenologia Edmund Husserl
(1913, 1931), e recentemente ribadito da Dan Zahavi (2001), lalteri32

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

t dellaltro a garantire loggettivit che normalmente attribuiamo alla realt. Anche se si potrebbe aggiungere, schierandosi con MerleauPonty, Senza reciprocit non c alter Ego (1945, p. 462). Forse non
possibile concepire se stessi come un S, senza ancorare questa consapevolezza in una fase precedente in cui prevale la condivisione. Come abbiamo visto, anche nella maturit adulta un sistema multiplo di
condivisione dellintersoggettivit (Gallese, 2001) sottende, sostiene e
rende possibili i nostri scambi sociali.
A ogni modo, anche il carattere di alterit che noi implicitamente
attribuiamo agli altri nel modo in cui li esperiamo, viene mappato a un
livello subpersonale neurale. I circuiti motori corticali che si attivano
quando agiamo non si sovrappongono completamente n mostrano la
stessa intensit di attivazione (vedi prima; Rochat et al., 2010), rispetto
a quando sono gli altri gli agenti e noi gli osservatori delle loro azioni.
Inoltre, come stato messo in evidenza nelle sezioni precedenti, quando si osserva il comportamento altrui, numerosi meccanismi inibitori
solitamente bloccano il sistema motorio dal produrre comportamenti
motori manifesti contagiosi o, pi in generale, una rievocazione attuale
sistematica di quanto stato osservato.
La stessa logica si applica alle emozioni (vedi Jabbi, Bastiaansen,
Keysers, 2008) e alle sensazioni (vedi Blakemore et al., 2005; Ebisch et
al., 2008, 2011, 2013). Jabbi e collaboratori (2008) hanno dimostrato
che esperienze estremamente diverse, come essere disgustati a livello
soggettivo, immaginare qualcun altro essere disgustato e vedere il disgusto nellespressione facciale degli altri, non solo inducono lattivazione
della stessa rete di aree cerebrali (linsula anteriore e la corteccia cingolata anteriore), ma anche lattivazione di differenti aree cerebrali, in base alla specifica modalit con cui il disgusto viene esperito (il mio reale
disgusto, quello immaginato in qualcun altro o quello osservato in altri).

La cognizione motoria
e lorigine del meccanismo specchio
La teoria della simulazione incarnata sfida la visione tradizionale
puramente mentalistica e disincarnata dellintersoggettivit e della
cognizione sociale, sostenuta dallapproccio classico, affermando che
la capacit di comprendere il comportamento intenzionale degli altri
da un punto di vista sia filogenetico sia ontogenetico si fondi su un
meccanismo funzionale pi basilare, che sfrutta lorganizzazione in33

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

trinseca del sistema motorio dei primati. Come riportato nelle sezioni
precedenti, abilit come la rilevazione dello scopo dellazione, lanticipazione delle conseguenze dellazione e la rappresentazione gerarchica
dellazione rispetto allo scopo distale possono essere tutte viste come la
conseguenza diretta della peculiare architettura funzionale del sistema
motorio, organizzato in termini di atti motori finalizzati a uno scopo
(Rizzolatti, Gallese, 1997; Rizzolatti et al., 1988, 2000). Queste abilit sono state definite come cognizione motoria (Gallese, Rochat, 2009;
Gallese et al., 2009). Il filosofo Ceco Jan Patocka (1998) ha scritto nel
suo libro Body, Community, Language, World:
Lesperienza primaria di noi stessi unesperienza di dinamismo primordiale che si manifesta nella consapevolezza della nostra esistenza come esseri attivi in movimento. Questo dinamismo appare distintamente
connesso a ci che ci orienta nei nostri movimenti [] in modo tale che
la nostra energia sempre focalizzata su qualcosa, su quello che stiamo
facendo (p. 40).

Un corollario importante dellipotesi della cognizione motoria che


sia necessario un suo corretto sviluppo per sostenere abilit sociali mentali cognitivamente pi sofisticate.
La codifica dello scopo motorio una caratteristica funzionale distintiva del sistema motorio corticale dei primati, esseri umani inclusi.
Questo principio funzionale pu fare nuova luce anche sul dibattito in
merito allimportanza relativa dellesperienza motoria e percettiva nella comprensione del significato di unazione osservata. Quando lazione osservata altrui fa parte dellesperienza motoria dellosservatore, ci
porta a una pi anticipata e pi intensa risposta dei neuroni specchio.
Infatti, in linea con questi dati, diversi studi di brain-imaging condotti
sugli esseri umani hanno dimostrato che lintensit dellattivazione del
meccanismo specchio durante losservazione dellazione dipende dalla somiglianza tra le azioni osservate e il repertorio delle azioni degli
osservatori (Aglioti et al., 2008; Buccino et al., 2004; Calvo-Merino et
al., 2005; Cross, Hamilton, Grafton, 2006; Haslinger et al., 2006). In
particolare, uno studio fMRI (Calvo-Merino et al., 2006) si concentrato sulla distinzione tra il contributo relativo dellesperienza visiva e di
quella motoria dellosservatore nel processamento dellazione osservata. Questi risultati hanno rivelato una maggiore attivazione del meccanismo specchio quando le azioni osservate erano eseguite frequentemente dagli osservatori, rispetto a quelle che erano solo familiari a livello
percettivo, ma che non erano mai state eseguite.
34

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

Queste scoperte enfatizzano il ruolo cruciale giocato dal sistema


motorio nel fornire i mattoni con cui possono essere costruite abilit sociali cognitive pi sofisticate. Ma quando si sviluppa il meccanismo specchio nellindividuo? Le prime prove indirette attualmente disponibili sul meccanismo specchio nei bambini deriva da uno studio
di Shimada e Hiraki (2006), che ha documentato, mediante lutilizzo
della spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS), la presenza di un sistema che mappa lesecuzione e losservazione dellazione in bambini di
sei mesi. Southgate, Johnson e Csibra (2008), attraverso lelettroencefalografia ad alta densit (high density EEG), hanno rilevato in bambini
di nove mesi unattenuazione della banda alfa sugli elettrodi centrali
(un segno di attivazione motoria), sia durante lesecuzione sia durante losservazione di azioni della mano. Karoui e Csibra (2010) hanno
evidenziato un effetto di attivazione motoria simile, in bambini di tredici mesi durante la previsione di scopi motori di altri, utilizzando un
paradigma sperimentale modellato su quello di Umilt e collaboratori
(2001), nel quale i neuroni specchio venivano studiati durante losservazione di una mano che compiva lazione di afferramento dietro una
superficie occludente. Infine, van Elk, van Schieb, Hunnius, Vesperc e
Bekkering (2008) hanno registrato lEEG di bambini tra i quattordici e
i sedici mesi, durante losservazione di video di azioni. I risultati hanno
indicato una pi intensa attivazione motoria durante losservazione del
gattonare rispetto a quella del camminare. Lentit delleffetto era fortemente correlata allesperienza dei bambini nel gattonare. Come concluso dagli autori di questo studio, i dati suggeriscono come gi nelle
prime fasi di vita la propria esperienza dellazione sia strettamente correlata al modo in cui vengono percepite le azioni altrui.
Non sappiamo ancora quando e come appaia il meccanismo specchio. Non sappiamo se i neuroni specchio siano innati e come vengano configurati e modellati durante lo sviluppo. stato proposto che i
neuroni specchio siano lesito di un semplice meccanismo associativo
che collega i comandi motori che consentono lesecuzione dellazione
alla percezione visiva dellazione stessa (Heyes, 2010; Keysers, Perrett,
2004). Questa ipotesi, tuttavia, non tiene conto dei meccanismi specchio inerenti gli atti motori eseguiti con parti del corpo alle quali n le
scimmie n gli esseri umani hanno un accesso visivo diretto, come la
bocca o la faccia. In secondo luogo, per le stesse ragioni, questa ipotesi porta a minimizzare o addirittura negare la plausibilit delle prove
convincenti sullesistenza dellimitazione neonatale, sia nei primati non
umani (Ferrari et al., 2006; Myowa-Yamakoshi et al., 2004) sia negli es35

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

seri umani (Meltzoff, Moore, 1977). Terzo, questa ipotesi non riesce a
spiegare levidenza empirica che dimostra come lesperienza motoria
priva di qualsiasi feedback visivo aumenti labilit percettiva, quando
viene diretta al movimento biologico umano (vedi Casile, Giese, 2006).
stata fornita una spiegazione alternativa dellontogenesi del meccanismo specchio (Gallese, 2009b; Gallese et al., 2009). Il sofisticato sviluppo prenatale, recentemente scoperto, del sistema motorio (Castiello
et al., 2010; Myowa-Yamakoshi, Takeshita, 2006; Zoia et al., 2007) ha
indotto Gallese a ipotizzare che, prima della nascita, si possano sviluppare specifiche connessioni tra i centri motori che controllano i movimenti della bocca e della mano e le regioni cerebrali che riceveranno
gli inputs visivi dopo la nascita. Questa connettivit potrebbe istruire
ed esercitare le aree del cervello, le quali, una volta raggiunte dallinformazione visiva, sarebbero pronte a rispondere allosservazione dei gesti
della mano o della bocca, consentendo quindi limitazione neonatale.
I neonati e i bambini, mediante una specifica connettivit neurale
sviluppatasi durante lultima fase della gestazione tra le regioni motorie e le future aree visive del cervello, sarebbero pronti a imitare i gesti
eseguiti dai caregivers adulti posti di fronte a loro, e sarebbero dotati
delle risorse neurali che rendono possibili i comportamenti reciproci
che caratterizzano la nostra vita dopo la nascita (vedi il capitolo 6). Un
simile condizionamento motorio della processazione visiva degli stimoli
biologici potrebbe anche spiegare i vantaggi percettivi offerti dallesperienza motoria rispetto alla familiarit visiva, osservati in una variet di
compiti percettivi eseguiti dagli adulti.
Molto probabilmente, un meccanismo specchio innato rudimentale presente gi alla nascita, per poi essere successivamente e flessibilmente modulato dallesperienza motoria, e gradualmente arricchito dallapprendimento visuomotorio. Del tutto in linea con lipotesi di
Gallese, alcuni recenti risultati preliminari nei neonati delle scimmie
macaco mostrano una desincronizzazione allinterno del range dei 5-6
Hertz, durante lesecuzione e losservazione di gesti facciali, ma non
durante losservazione di eventi non biologici (Ferrari et al., 2012). Secondo Lepage e Thoret (2007), lo sviluppo del meccanismo specchio
pu essere concettualizzato come un processo mediante il quale il bambino impara ad astenersi dal tradurre in movimento il meccanismo di
mappatura automatica, che lega la percezione e lesecuzione dellazione. Questo scenario ha trovato un recente supporto dai dati ottenuti
sia nelle scimmie (Kraskov et al., 2010) sia negli esseri umani (Mukamel
et al., 2010). Infatti, come sottolineato prima, entrambi gli studi hanno
36

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

fornito evidenze neurofisiologiche di neuroni specchio attivati durante lesecuzione di azioni, ma inibiti durante losservazione delle azioni
altrui. Probabilmente, lo sviluppo di meccanismi corticali inibitori accompagna la graduale transizione dalla compulsiva imitazione allautomatica simulazione incarnata motoria.
La scoperta del meccanismo specchio ha fornito una base neuroscientifica per interpretare le crescenti evidenze (provenienti dalla ricerca in psicologia dello sviluppo) sul ruolo della conoscenza motoria
fondata sullesperienza, nellambito della modulazione dello sviluppo
ontogenetico dellintersoggettivit. Questi temi saranno affrontati sinteticamente nella sezione successiva.

Lontogenesi dellintersoggettivit negli esseri umani


Gli essere umani sono creature sociali e lazione rappresenta il primo mezzo per esprimere la loro inclinazione sociale. Molto presto nella
vita, la cognizione sociale umana viene ancorata allazione, a un livello
interindividuale (von Hofsten, 2007). Alla nascita, gli esseri umani si
impegnano gi in relazioni mimetiche interpersonali, attraverso limitazione neonatale. A partire dallo studio pionieristico di Meltzoff e Moore
(1977), la presenza innata delle abilit imitative nei neonati rappresenta
un fenomeno transitorio molto ben conosciuto, ampiamente indagato
e confermato da numerosi studi. I neonati sono in grado di riprodurre gesti facciali (Legerstee, 2005; Meltzoff, Moore, 1992), espressioni
facciali (Field, Woodson, Greenberg, Cohen, 1982), e, in una certa misura, i gesti della mano (Fontaine, 1984; Nagy et al., 2005). Neonati tra
le cinque e le otto settimane di vita imitano il comportamento di protrusione della lingua di un modello umano, ma non quello di un agente non-biologico (Legerstee, 1991). Questi risultati dimostrano che il
comportamento imitativo neonatale selettivo per gli individui co-specifici. I neonati sono geneticamente preparati a connettersi ai propri caregivers attraverso limitazione e la sintonizzazione affettiva, mostrando
precocemente unaltra delle numerose abilit che collocano i bambini
nel mondo sociale, sin dallinizio della vita.
I bambini partecipano molto presto a sequenze interattive sociali. Come giustamente rimarcato da Legerstee, i bambini comunicano con il contatto visivo, lespressione facciale, le vocalizzazioni e i
gesti, mentre assimilano il ritmo delle proprie interazioni a quello dei
caregivers (2009, p. 2). I bambini sollecitano attivamente lattenzio37

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

ne dei caregivers e si impegnano in attivit corporee, mostrando una


struttura protoconversazionale basata sullalternanza dei ruoli, cio
definita da una struttura simile a quella delle conversazioni adulte (vedi Brten,1988, 1992, 2007; Meltzoff, Brooks, 2001; Meltzoff, Moore,
1977, 1998; Stern, 1985; Trevarthen, 1979, 1993; Tronick, 1989). Inoltre, come dimostrato da Reddy (2008), durante le interazioni sociali, i
bambini preverbali di pochi mesi mostrano anche i segni delle cosiddette emozioni consce, come limbarazzo, lorgoglio e la timidezza. I
bambini mostrano questi comportamenti in una fase evolutiva che precede linizio della consapevolezza auto-riflessiva, decisamente prima di
essere in grado di auto-riconoscersi quando si guardano riflessi nello
specchio. Reddy ha evidenziato come [le emozioni autoconsapevoli], piuttosto che essere frutto dello sviluppo concettuale cha ha luogo
nel secondo anno di vita, siano presenti gi a partire dal primo anno in
forma semplice, per gestire lesposizione del s allaltro, e come siano
cruciali per dar forma allemergente concezione del s e dellaltro che
il bambino matura (2008, p. 48).
Da una prospettiva funzionale, stato proposto che un aspetto importante dello sviluppo cognitivo abbia a che fare con lespansione del
controllo anticipatorio dellazione (Gallese et al., 2009). Certamente,
negli esseri umani le abilit motorie maturano molto prima di quanto
si pensasse. Alla nascita, la corteccia somatosensoriale primaria e quella
motoria mostrano unavanzata maturazione rispetto ad altre aree cerebrali (Chiron et al., 1992). I neonati dispongono gi di una forma rudimentale di coordinazione occhio-mano (von Hofsten, 1982) e possono controllare intenzionalmente i movimenti delle proprie braccia per
soddisfare le richieste esterne (van der Meer, 1997).
Ancora pi interessante, una recente evidenza dimostra che il controllo motorio notevolmente sofisticato ben prima della nascita. Gi
alla ventiduesima settimana gestazionale, i feti mostrano un movimento anticipatorio di apertura della bocca che precede larrivo della mano (Myowa-Yamakoshi, Takeshita, 2006), e mostrano movimenti della
mano con differenti patterns cinematici che dipendono dal punto verso
cui sono indirizzati (Zoia et al., 2007; figura 1.4A). Lo studio cinematico del comportamento prenatale dei feti gemellari offre unopportunit
unica per esplorare la nascita dellintersoggettivit nella nostra specie.
Uno studio recente (Castiello et al., 2010) ha messo in evidenza come
i feti gemellari, gi alla quattordicesima settimana gestazionale, mostrino movimenti degli arti superiori, con profili cinematici che variano a
seconda che siano indirizzati sul proprio corpo o su quello dellaltro ge38

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

mello (figura 1.4B). Inoltre, tra la quattordicesima e la diciottesima settimana gestazionale, la percentuale relativa dei movimenti auto-diretti
diminuisce, mentre quella dei movimenti diretti verso i fratelli aumenta. Ben prima della nascita, quindi, il sistema motorio umano mostra
di avere gi propriet funzionali che consentono le interazioni sociali.
Queste interazioni sociali vengono espresse obbedendo a diverse potenzialit motorie. La nascita del s interpersonale (Neisser, 1988), dunque,
sembra avvenire prima della nascita. Quando il contesto lo consente,
come nel caso delle gravidanze gemellari, lalterit corporea viene mappata sulle proprie potenzialit motorie, in modo simile alle interazioni
sociali primarie che hanno luogo dopo la nascita.

Figura 1.4 Comportamento motorio del feto. (A) Fotogramma video che mostra il movimento auto-diretto verso la bocca di un feto di ventidue settimane. (B) Fotogramma video che
mostra un feto di 14 settimane che tocca la schiena del fratello. Modiicato da Castiello, U.,
Becchio, C., Zoia, S., Nelini, C., Sartori, L., Blason, L., DOttavio G, Bulgheroni M, Gallese, V.
(2010), Wired to be social: The ontogeny of human interaction. In PLoS ONE, 5, e13199.
Copyright: 2010 Castiello et al.

La cognizione motoria rilevante per lo sviluppo dellintersoggettivit? Secondo unopinione largamente diffusa, il suo ruolo considerato marginale. Come abbiamo affermato prima, la visione dominante
sta ancora equiparando lintersoggettivit e la cognizione sociale con
la lettura esplicita della mente. La lettura della mente, a sua volta, viene vista da molti come unimpresa principalmente teorica la Teoria
della Mente (Premack, Woodruff, 1978) , fondata su abilit metarappresentazionali che consistono nellattribuzione agli altri di atteggia39

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

menti proposizionali, come credenze e desideri, propri della psicologia del senso comune.
Si a lungo ritenuto che il raggiungimento di una completa Teoria della Mente abbia luogo nel momento in cui i bambini superano la
prova delle false credenze (Baron-Cohen, Leslie, Frith, 1985), ossia,
quando comprendono che il comportamento degli altri guidato dalle
loro proprie rappresentazioni del mondo, che possono non riflettere
necessariamente la realt in modo accurato (Baron-Cohen et al., 1985;
Wimmer, Perner, 1983).
Una solida evidenza sperimentale mostra come durante il primo anno di vita, la comprensione dellazione del bambino sia gi ampiamente
ben sviluppata. Queste precoci forme di comprensione dellazione non
implicano alcuna capacit metarappresentazionale, n possono essere
interpretate in termini di lettura della mente, almeno non in termini di
lettura della mente in senso stretto (vedi prima). Lipotesi sullattitudine
teleologica di Gergely e Csibra (Csibra, Bir, Kos et al., 2003; Csibra,
Gergely, Bir et al., 1999) postula che, dai nove mesi di vita, i bambini
possiedano un sistema inferenziale applicato alla realt fattuale (azione, scopi e limiti posti dal contesto) per generare rappresentazioni di
azioni finalizzate al raggiungimento dello scopo. Secondo questi autori, unazione viene rappresentata come teleologica solo se soddisfa un
principio di azione razionale: da questa prospettiva, unazione pu
essere spiegata dal proprio scopo, se lagente raggiunge il proprio scopo mediante i mezzi pi efficienti, data una serie di limiti contestuali.
Tuttavia, una diversa visione teorica sulla comparsa dellinterpretazione delle azioni nei bambini sottolinea il legame intrinseco tra la
comprensione dellazione e lesperienza motoria. Diversi studiosi enfatizzano leffetto costruttivo nei bambini delle esperienze auto-agentive
sulla comprensione dello scopo delle azioni altrui (vedi Sommerville,
Woodward, 2005). LInfant Research, per mezzo di paradigmi di abituazione/disabituazione, ha dimostrato che lesperienza motoria precedente facilita, nei bambini di tre mesi, la percezione delle azioni finalizzate
degli altri (Sommerville, Woodward, Needham, 2005). Inoltre, labilit
dei bambini di dieci mesi di rappresentarsi le azioni altrui come organizzate gerarchicamente al conseguimento di uno scopo distale dipende
strettamente dalla loro abilit di eseguire sequenze di azioni strutturate
in modo simile (Sommerville, Woodward, 2005).
Va sottolineato che la congruenza tra lazione osservata e il repertorio motorio dellosservatore cruciale per la previsione dello scopo. I
bambini producono movimenti proattivi degli occhi quando osservano
40

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

un agente riporre delle palle in un secchio, solo nella misura in cui sono
in grado di eseguire la stessa azione (Falck-Ytter, Gredeback, von Hofsten, 2006). Inoltre, nei bambini, il precoce riconoscimento dello scopo
inizialmente limitato alle azioni eseguite dai co-specifici. I bambini di
sei mesi sono sensibili allo scopo delle azioni altrui solo quando queste sono eseguite da agenti umani (Woodward, 1998). Meltzoff (1995)
ha dimostrato che bambini pi grandi imitano lo scopo motorio non
visibile di un modello umano, ma non quello di un oggetto inanimato.
La rilevazione dello scopo costituisce labilit centrale della comprensione dellazione e dellapprendimento sociale attraverso limitazione. Sia gli adulti (Baird, Baldwin, 2001) sia i bambini si rappresentano le azioni come costituite da unit gerarchicamente organizzate
rispetto allobiettivo generale. In modo simile agli adulti, bambini di
dieci mesi possono suddividere le azioni in unit, i cui confini corrispondono al completamento di uno scopo motorio (Baldwin, Baird,
Saylor, Clark, 2001). I compiti imitativi riflettono la capacit dei bambini di rappresentarsi le unit delle azioni come organizzate verso uno
scopo distale. Quando ai bambini in et prescolare si chiede di imitare lazione di unaltra persona, nellimitazione viene riprodotto lo scopo di ordine pi elevato dellazione stessa (Bekkering, Wohlschlger,
Gattis, 2000). Bambini di diciotto mesi sono in grado di riprodurre lo
scopo dellazione, inferito dai tentativi falliti di un dimostratore umano
(Meltzoff, 1995). Carpenter, Call e Tomasello (2005) hanno dimostrato
che i bambini interpretano flessibilmente lo scopo di una sequenza osservata di movimenti in base al contesto, riproducendo lo scopo dellazione osservata oppure i mezzi mediante i quali lazione stessa stata
prodotta. Alla base di questa flessibilit cognitiva, vi labilit fondamentale di discriminare tra mezzi e fini. Prese insieme, crediamo che
queste evidenze diano supporto a una descrizione deflazionistica dello sviluppo di aspetti rilevanti dellintersoggettivit negli esseri umani.
Certamente, questo solo un quadro parziale. Abbiamo sottolineato
quasi esclusivamente il ruolo del sistema motorio corticale nellintersoggettivit, e, per amore di brevit, abbiamo accennato solo brevemente alle sensazioni, alle emozioni e agli affetti. Le nostre azioni, tuttavia,
non sono quasi mai separate dal coinvolgimento emotivo personale
con la situazione. Le emozioni e gli affetti, comunque, possono essere
compresi appieno solo quando si consideri il ruolo del sistema motorio corticale nel dare senso alle nostre azioni e a quelle degli altri. Senza dubbio, cos come stato recentemente sottolineato da Daniel Stern
(2010), la qualit affettiva pervasiva delle interazioni madre-bambino
41

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

pu essere colta dal concetto di forme vitali. Secondo Stern, le forme


vitali consistono in una gestalt di movimento, forza, flusso temporale e
intenzionalit. Questa gestalt correlata allazione induce una globalit
soggettiva che porta con s un senso di vitalit. Come ha scritto Stern:
Le forme vitali si associano a un contenuto o, meglio, trasmettono
un contenuto. Le forme vitali non sono forme vuote, ma accordano un
profilo temporale e dintensit al contenuto, e con esso il senso di vitalit che accompagna lesecuzione. Il contenuto potrebbe riguardare
unemozione o un cambiamento emotivo, una serie di pensieri, un movimento fisico o mentale, un ricordo, una fantasia, un atto intenzionale.
[] La dinamica vitale accorda al contenuto la forma di unesperienza
dinamica (ibidem, p. 20).

Le forme vitali dinamiche dovrebbero precedere evolutivamente il


dominio dei sentimenti e delle emozioni, e rappresentare la maniera primaria in cui i bambini sperimentano il mondo umano. Sar veramente
interessante esplorare come queste diverse dimensioni interagiscano a
livello cerebrale.

Conclusioni
Il compianto Mauro Mancia, uno neuroscienziato e psicoanalista
che ha aperto la strada al dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze, ha
sottolineato ripetutamente limportanza per la psicoanalisi, sia da un
punto di vista teorico sia clinico, della memoria implicita e dellinconscio non rimosso (Mancia, 2004, 2006). La plasticit del meccanismo
specchio potrebbe giocare un ruolo importante nella costituzione delle memorie implicite che accompagnano costantemente le nostre relazioni con gli oggetti interni ed esterni, come una sorta di basso continuo. Internalizzando patterns specifici di relazioni interpersonali, noi
sviluppiamo la nostra caratteristica attitudine verso gli altri e verso il
modo in cui viviamo ed esperiamo internamente queste relazioni. Si
potrebbe ipotizzare che la nostra identit personale sia almeno in
parte lesito del modo in cui la nostra simulazione incarnata degli altri si sviluppa e prende forma.
Tornando allintersoggettivit, la conclusione che, in via provvisoria, potremmo trarre la seguente: dovremmo abbandonare la visione
Cartesiana del primato dellIo e adottare una prospettiva che enfatizza
il fatto che s e altro siano originariamente co-costituiti.
42

UN NUOVO APPROCCIO ALLINTERSOGGETTIVIT

Sia il s che laltro sembrano essere intrecciati a causa dellintercorporeit che li unisce. Lintercorporeit descrive un aspetto cruciale
dellintersoggettivit, non perch questa sia filogeneticamente e ontogeneticamente fondata su una mera somiglianza tra il nostro corpo e
quello degli altri, in virt di una similarit superficiale e percettiva. Lintercorporeit descrive un aspetto cruciale dellintersoggettivit, poich
noi e gli altri condividiamo a un certo livello gli stessi oggetti intenzionali; inoltre, i nostri sistemi motori situati sono cablati in maniera
simile per raggiungere scopi simili. la condivisione della stessa natura situata e degli stessi scopi intenzionali che fa dellintercorporeit un
accesso privilegiato al mondo dellaltro.
Dopo avere delineato un nuovo possibile approccio allintersoggettivit, dora in poi ci focalizzeremo su una peculiare relazione intersoggettiva, quella tra madre e bambino. Nel prossimo capitolo affronteremo il tema della maternit.

43

2
Diventare madre

Quando si parla di madri, bisogna necessariamente tracciare levoluzione della specie umana, convenzionalmente datata a circa 200.000 anni fa, nonostante la sua storia inizi effettivamente molto prima. Secondo
Sarah Hrdy (2009), pi di un milione di anni fa, gli ominidi iniziarono
a impegnarsi in forme di allevamento di tipo cooperativo: potremmo
ipotizzare che questo decisivo cambiamento nellorganizzazione sociale
e nelle modalit di accudimento dei figli ebbe delle conseguenze psicologiche e neurobiologiche imprevedibili per la specie umana. Lallevamento pu essere definito cooperativo quando pi membri appartenenti al gruppo sociale e diversi dai genitori biologici (come i nonni, le
zie, gli zii e i fratelli e/o le sorelle maggiori) aiutano e sostengono uno
o entrambi i genitori a crescere i figli. Questa speciale forma di cooperazione umana stata brillantemente messa in risalto da Tomasello e
collaboratori: La differenza cruciale tra la cognizione umana e quella
di altre specie consiste nellabilit di partecipare con gli altri ad attivit
cooperative condividendo scopi e intenzioni (2005, p. 675). Recentemente, tale punto di vista stato sottolineato da Zaki and Ochsner:
Rispetto a molti altri animali sul pianeta, gli esseri umani sono piccoli, lenti e deboli. Eppure, abbiamo vinto in maniera inequivocabile la
competizione interspecifica per il dominio globale []. Sebbene possano essere fornite molte risposte a questa domanda, gli psicologi sono
sempre pi convinti che siano le nostre capacit interpersonali, in particolare la nostra abilit a cooperare e capire gli altri, ad avere sostenuto
il successo della nostra specie (2012, p. 675).

Una probabile conseguenza di questa cooperazione stata lampliamento del nucleo umano: le madri e i padri iniziarono a far nascere pi
45

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

figli a distanza di tempo ravvicinata, avendo la possibilit di allevarne


molti, nonostante lalta mortalit che colpiva i bambini, soprattutto
durante i primi anni di vita. Le donne che erano aiutate dalle famiglie
estese e dai membri del gruppo sociale potevano essere certe che i figli, ancora immaturi e dipendenti, avrebbero potuto essere nutriti, accuditi e protetti.
Nel significativo articolo The Origin of Man (1981), il paleoantropologo Owen Lovejoy ha ipotizzato che gli uomini siano diventati bipedi
per poter procacciare e portare il cibo alle donne e ai figli che li aspettavano nei loro rifugi. A questo riguardo, Hrdy (2009) ha proposto che
le madri si aspettavano un aiuto dagli altri membri della famiglia estesa, dal momento che i padri da soli non avrebbero potuto soddisfare i
bisogni della prole.
Allo stesso tempo, alla stregua di altri mammiferi, le madri umane
hanno imparato a prendersi cura dei neonati, ancora immaturi e indifesi, sintonizzandosi a livello psicologico e neurobiologico con le loro
espressioni affettive e i loro comportamenti, potendone decodificare i
bisogni corporei e gli stati di disagio.
Acquisendo queste attitudini sensibili, le madri ominidi poterono
prendersi cura fisicamente dei propri figli, riconoscendone e comprendendone le espressioni attraverso il canale visivo e uditivo, e intervenendo in maniera adeguata al fine di proteggerli o nutrirli. Inoltre, la
capacit delle madri di acquisire unattitudine pi sensibile e di sintonizzazione con i figli pot essere trasferita nelle relazioni con gli altri
membri della famiglia e del gruppo sociale. Allo stesso tempo, questo
contesto materno attento e sensibile stimol nei bambini lo sviluppo
della capacit di sintonizzarsi con e capire gli stati mentali delle figure
di accudimento, attraverso una peculiare forma di imitazione contagiosa (Perner, Ruffman, Leekam, 1994). Da un punto di vista evoluzionistico, i bambini che avevano pi contatti con gli adulti venivano
favoriti dalla selezione naturale e avevano maggiori possibilit di sopravvivenza, anche nelle situazioni avverse. Infatti, nei momenti di difficolt o quando si trovavano distanti dalle madri o dagli altri membri
della famiglia, i bambini con maggiori capacit di sintonizzazione riuscivano pi efficacemente a comunicare ed esprimere il proprio disagio
agli altri, avendo appreso di poter ottenere protezione dai caregivers
utilizzando le competenze comunicative.
In questo ambito evoluzionistico, molte domande non hanno ancora avuto una risposta: la collaborazione di altri significativi nellaccudimento dei figli ha cambiato lattitudine materna e la sensibilit stimo46

DIVENTARE MADRE

lando una specifica forma di sintonizzazione, o ha invece modificato le


attitudini dei bambini dal momento che erano obbligati a adattarsi a e
interagire con diverse persone, anche se non sempre familiari? Questo
vantaggio acquisito durante linfanzia avrebbe potuto essere usato pi
tardi durante la successiva esperienza genitoriale.
Fonagy ha chiarito lattuale processo di sintonizzazione genitoriale:
nostra convinzione che la capacit del caregiver di osservare momento per momento i cambiamenti nello stato mentale del bambino sia
un elemento critico nello sviluppo della capacit di mentalizzazione.
La percezione da parte del caregiver del bambino come di un essere
intenzionale alla base del caregiving sensibile, considerato dai teorici dellattaccamento come la pietra angolare dellattaccamento sicuro
(Ainsworth, Blehar, Waters, Wall, 1978; Isabella, 1993). [] Quello che
io credo, e che molto pi importante per lo sviluppo della mentalizzazione, che lesplorazione dello stato mentale del caregiver sensibile
consenta al bambino di trovare nella mente del caregiver unimmagine
di se stesso motivato da convinzioni, sentimenti e intenzioni, in altre parole, come di un essere mentalizzante (1998, pp. 140-141).

Il comportamento umano differisce da quello delle scimmie: se osserviamo uno scimpanz neonato capiamo che in grado di guardare
ed esaminare con attenzione i volti degli altri membri del suo gruppo e
anche di imitarne il comportamento, ma la sua attenzione focalizzata
primariamente sulla madre, che il suo riferimento sociale preferenziale. Lo sviluppo dei piccoli umani segue una linea del tutto diversa: la
madre, come risaputo, la figura centrale di accudimento nella vita di
un bambino, il quale sviluppa nei suoi confronti un legame di attaccamento, cercando costantemente di afferrarne le intenzioni e le emozioni. Tuttavia, il bambino pu avere parallelamente relazioni anche con
altri adulti, dei quali pu controllare le espressioni e afferrare le intenzioni e la disponibilit allinterazione.
Instaurando attaccamenti multipli, i bambini, sin dai primi mesi di
vita, hanno imparato a leggere le emozioni e le intenzioni di molte persone, esprimendo un fenotipo differenziato, derivante dallinterazione
dinamica tra la dotazione genetica e la pressione esercitata dallambiente. Questi aspetti sono stati confermati anche da Bowlby (1969/1982),
secondo il quale il bambino sviluppa una gerarchia di relazioni di attaccamento, avendo la madre come caregiver primario. Osservando i
bambini in Africa Orientale, Mary Ainsworth (1967) ha scritto: Quasi
tutti i bambini di questo campione che avevano sviluppato un attaccamento nei confronti delle proprie madri durante il periodo delle no47

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

stre osservazioni svilupparono un attaccamento anche nei confronti di


altre figure familiari il padre, la nonna, o qualche altro adulto della
famiglia, o fratello o sorella maggiore (p. 315). Questa osservazione
stata inoltre confermata da Ainsworth e collaboratori (1978) in un campione di bambini a Baltimora; ci suggerisce che la predisposizione del
bambino identica in Paesi diversi, a prescindere dalla peculiarit dei
relativi modelli di accudimento.
Questo lambito dellintersoggettivit, il tema centrale del libro,
che si focalizzer sulle specifiche competenze materne di lettura della
mente (cos come stata definita in senso stretto nel primo capitolo)
nei confronti dei bambini, i quali apprendono, sin dallinizio, a entrare
in contatto con altri significativi. Come Hrdy (2009) ha ipotizzato, la
comparsa della lettura della mente certamente avvenuta prima della
diffusione dei gruppi umani in continenti diversi, circa 70.000 anni fa.
In questo contesto, come Brockway (2003) ha sottolineato, le madri pi
intuitive erano in grado di utilizzare una consapevolezza empatica nei
confronti degli aspetti sia fisici sia psicologici del comportamento dei
bambini, favorendone dunque la sopravvivenza. Certamente, le donne
si sono evolute per essere pi intuitive ed empatiche degli uomini, dato il pi evidente bisogno di leggere e interpretare il comportamento
dei bambini durante le pratiche di accudimento. Ciononostante, non
ancora chiaro il motivo per cui questa speciale attitudine si sia evoluta
negli esseri umani e non nei nostri stretti cugini, ossia le grandi scimmie
che condividono il 98% del nostro patrimonio genetico.
Nonostante il quesito che ci siamo posti sia ancora senza una risposta, possiamo comunque ricordare che durante levoluzione dei mammiferi comparsa la neocorteccia cerebrale, ossia il centro del controllo
esecutivo e di pianificazione del sistema nervoso centrale. Soprattutto
negli esseri umani, lo sviluppo della neocorteccia stato promosso dalla
dominanza ecologica, dalla competizione sociale (Flinn, Geary, Ward,
2005) e anche dalla maggiore cooperazione tra gli ominidi (Flinn, Geary, Ward, 2005). Sotto la pressione selettiva della ricerca del cibo e della
complessa organizzazione della vita sociale, le dimensioni del cervello
sono aumentate in relazione allampliamento delle competenze cognitive ed emozionali. La neocorteccia cresciuta principalmente nei primati che intrattenevano relazioni sociali, in particolar modo in quelli
che partecipavano a gruppi pi estesi (Dumbar, 1992).
Nei primati, si sono ampliate specifiche regioni del cervello esecutivo (le aree corticali e striate), mentre si ridotto il volume di altre aree
implicate nei comportamenti primari e immediati (come la fame, il ses48

DIVENTARE MADRE

so, laggressivit e laccudimento materno; Keverne, 2005). La corteccia


frontale ha avuto un ruolo particolare nellambito di queste trasformazioni, mostrando un accrescimento progressivo nel corso dellevoluzione dei mammiferi. Allinterno del processo di maturazione, la corteccia
prefrontale mediale, che implicata nel riconoscimento delle diverse
emozioni (Shamay-Tsoory, Tomer, Aharon-Peretz, 2005) e nelle rappresentazioni che abbiamo delle altre persone, continua a svilupparsi
sino alla tarda adolescenza (Sowell, Thompson, Tessner et al., 2001).
Vale la pena sottolineare che, a livello della genitorialit, vi una sostanziale differenza tra i mammiferi (che hanno un cervello di dimensioni ridotte) e i primati (che hanno un cervello di grandi dimensioni;
Keverne, 2005). Tra i mammiferi, la figura di accudimento rappresentata dalla madre e il padre talvolta partecipa. In questo caso, il comportamento materno viene attivato in maniera consistente dallinfluenza biologica degli ormoni gonadici sul cervello limbico, a conferma del
fatto che il funzionamento materno dipende da meccanismi fisiologici,
mediati, in primo luogo, dalla comunicazione olfattiva. Al contrario, i
primati sono meno influenzati dagli ormoni perch gli eventi evoluzionistici hanno avuto un grande impatto su tutti i comportamenti finalizzati primari, incluso laccudimento genitoriale, nel cui ambito la
gravidanza e il parto non risultano prerequisiti essenziali per una buona genitorialit o, in sostanza, per la costruzione del legame con i figli
(Keverne, 2005, p. 109).
I primati, soprattutto gli esseri umani che vivono allinterno di unorganizzazione sociale e familiare complessa, diventano buoni genitori in
relazione alla propria esperienza personale e familiare, e allinfluenza
esercitata dal contesto sociale nella relazione con il bambino, il quale,
a sua volta, interagisce e conferma i genitori mediante i comportamenti
di attaccamento. Negli esseri umani, la connessione olfattiva alle aree
cerebrali della ricompensa (reward) sociale stata sostituita dallattivazione neocorticale in risposta ai segnali sensoriali multimodali che
intervengono nella pianificazione e nella regolazione affettiva (Chiba,
Kayahara, Nakano, 2001). stato ipotizzato che il sistema oppioide endogeno possa avere una grande rilevanza, specialmente durante il parto
e la suzione, andando a promuovere (soprattutto per quanto riguarda
la suzione) lattitudine positiva che caratterizza il comportamento materno (Broad, Curley, Keverne, 2006).
Nellesperienza genitoriale umana il funzionamento cognitivo ed
emozionale dei genitori gioca un ruolo importante, soprattutto in riferimento ai modelli operativi internalizzati dellattaccamento del s e de49

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

gli altri, e alla capacit di essere connessi al bambino. La madre umana


influenzata dallesperienza emozionale, dallattaccamento personale,
dalla famiglia, dalle relazioni sociali e dalla biologia che facilita il suo
attaccamento al bambino. Tuttavia, la lunga dipendenza dei bambini
che hanno bisogno di interazioni complesse e molteplici comporta
la necessit della madre di essere aiutata da figure, come il padre e i parenti, la cui partecipazione attiva stata facilitata dallemancipazione
evoluzionistica dellaccudimento dallinfluenza ormonale. Il genotipo
umano ha dato origine a differenti fenotipi, influenzati dalle condizioni
ambientali: queste possono indurre diverse linee di sviluppo, in modo
particolare durante i periodi sensibili (Bateson et al., 2004), cos come
avviene durante la gravidanza e la maternit.
Come abbiamo visto, il lungo processo evoluzionistico ha favorito
il sistema di accudimento cooperativo, nellambito del quale la madre,
pur rappresentando la principale figura di accudimento, viene sostenuta da altre figure, come il padre, i nonni e gli altri membri della famiglia. Comunque, questo stesso sistema di allevamento ha modificato
profondamente il funzionamento neuro cognitivo umano, favorendo un
lungo apprendistato, che consente ai bambini di acquisire i complessi
codici delle relazioni e degli scambi nella comunit umana. Mentre nel
passato erano i membri della famiglia a prendersi cura delleducazione
dei bambini, durante gli ultimi secoli sono state sviluppate particolari
organizzazioni (come la scuola materna), che integrano il ruolo dei genitori. Per migliaia di anni, la maternit stessa stata il principale mezzo
utilizzato dal gruppo sociale umano per incrementare la propria consistenza numerica e diventare pi forte e meglio equipaggiato per il raggiungimento dei propri obiettivi, in termini di esplorazione, dominanza
e sfruttamento del territorio. Nel tempo, la maternit ha acquisito un
grande significato simbolico, riconosciuto da molte societ e addirittura santificato nelle principali religioni.

Larchetipo della maternit


Nel corso della storia della specie umana, la maternit ha avuto un
grande valore anche a livello simbolico, dal momento che ha permesso
ai gruppi umani e alle comunit di riprodursi e moltiplicarsi, intensificando le opportunit di prevalere sugli altri gruppi e dominare la natura. Tra i primi prodotti artistici dellEra Paleolitica, le statue di Venere Steatopigia, piccole figure femminili con accumulo di grasso sui
50

DIVENTARE MADRE

fianchi e sui glutei e grandi seni, sottolineano la fertilit della donna e


le sue caratteristiche materne. difficile dire se queste statue avessero
un significato simbolico o se riflettessero piuttosto una specifica conformazione fisica femminile del tempo; ciononostante, interessante che
questi oggetti siano stati rinvenuti in Siberia come in Europa, rappresentando dunque un simbolo comune e condiviso di bellezza e fertilit.
In molte culture e tradizioni religiose, lessere madre e la maternit hanno diversi significati che ispirano frequenti immagini idealizzate
della spiritualit materna o femminile. Le scritture religiose cristiane,
giudaiche e induiste hanno posto la maternit in un ambito esaltato;
questo vero non solo per la figura della Madonna nella tradizione
cristiana, ma anche per la Devi-Ma (la Dea Madre) nella traduzione
induista. Questo concetto quasi sacro della donna e della maternit
stato ferocemente criticato nei decenni passati, in particolar modo dal
movimento femminista che ha sottolineato le forti pressioni esercitate
dalle societ tradizionali sulle donne affinch si conformassero a questo
ruolo sociale e fossero escluse dal mondo produttivo.
Nel mondo occidentale, influenzato dalla cultura e tradizione cattolica, limmagine della maternit collegata alla Madonna, un archetipo di madre che ha ispirato i pi grandi artisti rinascimentali. Latto
generativo della maternit di Maria lAnnunciazione: lArcangelo Gabriele annuncia a Maria che stata scelta per dare alla luce il Figlio di
Dio. LAnnunciazione, essendo un momento altamente simbolico per
la Cristianit, ha ispirato molti artisti durante il Medioevo e il Rinascimento, ognuno dei quali ha espresso il proprio concetto religioso e il
talento artistico, anche se aderente alle richieste, spesso ecclesiastiche,
dei committenti.
Nella rappresentazione pittorica dellAnnunciazione sono presenti
alcune caratteristiche costanti: lArcangelo al centro, in una posizione prominente, come a indicare che la parola divina sia laspetto pi
importante di questo grande evento, mentre Maria, nella sua modestia, relegata nel proprio ruolo procreativo. Langelo un ambasciatore divino; le sue enormi ali indicano il lungo volo che ha intrapreso
per raggiungere Maria sulla Terra e annunciarle la Buona Novella. La
grande tromba, che presente in alcuni quadri e che langelo utilizza
per amplificare il messaggio di Dio, acquisisce una rilevanza specifica,
in considerazione dellimportanza della missione a cui langelo stesso
stato assegnato. Altre interpretazioni vedono Maria come la vera attrice, la vera protagonista dellAnnunciazione: con modestia, intima
gioia e orgoglio, accetta di essere stata scelta da Dio per dare alla luce
51

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

un bambino divino da cui dipende il destino del mondo. A volte, Maria


rappresentata in modo ieratico, con laccento posto sugli aspetti pi
devozionali e sacri dellevento, piuttosto che su quelli legati alla maternit o, ancora meno, alla femminilit.
La realizzazione artistica de LAnnunciazione di Pinturicchio (figura 2.1) particolarmente pregnante di significato: lincontro tra lArcangelo e la Madonna avviene allinterno di un ambiente architettonico sontuoso; sopra vi limmagine di Dio dal quale lo Spirito Santo sta
discendendo come una colomba. Sullo sfondo, una finestra si apre su
un paesaggio e un borgo abitato, quasi a ricordarci dellesistenza del
mondo umano.
Ma lAnnunciazione dellArcangelo e il dogma dellImmacolata Concezione, che decreta la sacralit della maternit di Maria, hanno influenzato il modo in cui la maternit viene concepita nella civilt Occidentale. La fecondazione di Maria non stata la conseguenza di un atto
sessuale carnale, bens il frutto della spiritualit, unespressione della
volont di Dio. Limmagine della Vergine Madre ha contribuito a imporre un archetipo materno e femminile nel mondo occidentale. La
Vergine Madre ha anche influenzato il concetto sociale di maternit, generando nellinconscio degli uomini unimmagine santificata della madre, che, in virt del suo essere tale, si distingue da tutte le altre donne.
La psicoanalisi ha affrontato il significato simbolico dellAnnunciazione in un saggio di Ernest Jones, uno dei pi brillanti allievi di Freud
(The Madonnas Conception Through the Ear. A contribution to the relation between aesthetics and religion, 1914). Secondo Jones, lAnnunciazione ha evocato nellinconscio infantile, soprattutto degli uomini,
la convinzione che la nostra nascita non sia la conseguenza di un atto
sessuale ma di una concezione materna a cui il padre non ha preso parte. Questa teoria infantile maschererebbe in realt le fantasie incestuose
del bambino nei confronti della propria madre, che tendono a tenere
a distanza la figura paterna.
Linterpretazione psicoanalitica di Jones tiene conto di unantica tradizione della Chiesa Cattolica, secondo cui Ges stato concepito dalla
penetrazione del soffio dello Spirito Santo nellorecchio della Vergine
Maria, come ha scritto SantAgostino. Facendo riferimento ai testi ecclesiastici e alle rappresentazioni artistiche, Ernest Jones svela una serie
di simboli inconsci della sessualit sublimata nellAnnunciazione. Da
questo punto di vista, le parole sussurrate dallArcangelo nellorecchio
della Madonna potrebbero rappresentare, a livello inconscio, una penetrazione sessuale: le parole che fecondano Maria rappresentano dun52

DIVENTARE MADRE

que il seme e linizio di una gravidanza. Il fiore, il giglio, che vediamo


offrire a Maria da Gabriele nel dipinto di Pinturicchio rappresenta la
purezza della Madonna e simboleggia la sessualit femminile; inoltre,
come Jones ha sottolineato, la stessa perdita della verginit viene definita deflorazione. Infine, nellinterpretazione simbolica di Jones, lorecchio rappresenta la vagina.
Tornando alle ripercussioni del dogma dellImmacolata Concezione
sulla nostra cultura, tutto ci non ha solo influenzato linconscio maschile, ma anche milioni di donne che hanno affrontato la maternit nel

Figura 2.1 Pinturicchio: LAnnunciazione, Cappella Baglioni, Spello. Stampata con il permesso di Immagini Corbis.

53

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

mondo Occidentale. Probabilmente, ogni donna incinta sente di compiere una missione unica, che stata riconosciuta come tale nel corso
dei secoli e attraverso le culture. Ogni bambino che nasce unico per
la propria madre: arriva certamente a cambiare, se non il destino dellumanit, quello della propria madre. Ecco perch ogni donna incinta si
sente speciale: levento trasformativo della gravidanza viene riproposto nel suo corpo; lei lunica a sostenere quel bambino, che arriver a
realizzare i suoi sogni e a cambiare la sua vita.
Non abbiamo ancora parlato di Giuseppe, il padre umano. Giuseppe il padre putativo, quello che d il nome al bambino, garantendogli il riconoscimento sociale. Ma la vera filiazione materna, come se
il bambino fosse solo di Maria. In molte culture, la madre quasi inevitabilmente la figura centrale nella vita del bambino. Comunque, la
ricerca cross-culturale (Bornstein, 2002, 2004) ha messo in luce che le
madri appartenenti a diverse culture sono tra loro pi simili quando si
impegnano in comportamenti di accudimento che rispondono ai bisogni fisici primari dei bambini, rispetto a quando si comportano in modo
discrezionale, per esempio giocando con i propri figli. Di certo, questo
dovuto in parte al fatto che i bisogni dei bambini stimolano un numero limitato di risposte primarie nei genitori, indipendentemente dal
contesto in cui sono nati. Durante la gravidanza, il tema della sacralit
della maternit pu comparire sia a livello esplicito, quando viene affrontato dalla donna, dalla sua famiglia o in contesti sociali, sia a livello
implicito (non conscio e non verbalizzato), quando trova espressione
nelle fantasie e nei sogni a occhi aperti della madre.
Fava Vizziello e collaboratori (1993) hanno confermato che le madri
al settimo mese di gravidanza esprimono temi narrativi o miti riguardanti la maternit e il bambino, che possono essere verbalizzati. Questi temi possono riguardare una funzione riparatoria e compensatoria
atta a mantenere un ideale del s stabile (per esempio, il bambino arriva dal paradiso per i nonni materni), un atteggiamento difensivo per
preservare lautostima personale (per esempio, il bambino come la
madre, che competente) e, infine, delle paure e ansie riferite alla gravidanza o al bambino.
Le paure e le ansie sperimentate durante la gravidanza sono state
raccontate in modo terrificante nel film del 1968 di Roman Polansky
Rosemarys Baby Nastro rosso a New York. Rosemary, la protagonista,
preda dei suoi vicini, una vecchia coppia di Satanisti che la manipolano perch dia alla luce un bambino posseduto. La coppia la droga e,
mentre senza conoscenza, Rosemary viene violentata dal marito e ri54

DIVENTARE MADRE

mane incinta. Il neonato viene allontanato da lei. Quando Rosemary si


rende conto del complotto e vede finalmente il bambino, in una culla
nera, la donna anziana, in piedi accanto a lei, dice: Se vuoi, puoi allevare il bambino come se fosse tuo figlio.
Come Pines (1972) ha sottolineato, la gravidanza riattiva le dinamiche edipiche e, nel film, queste attivano un conflitto patologico: la gravidanza non pi una realizzazione dei desideri della madre; al contrario, questa vittima di un insieme di genitori maligni. Infatti, Rosemary
viene violentata dal marito ed invasa da un essere estraneo e alieno,
una presenza demoniaca che la trascina in un mondo allarmante e paranoide, dove ogni cosa incerta e pericolosa. Il film avrebbe probabilmente colpito Freud, in quanto illustrazione esemplificativa del suo
concetto di perturbante, che suscita spavento [] proprio perch
non noto e familiare (1919, p. 82).

Desiderare un bambino
Il desiderio di maternit (Pines, 1972, 1982) ha origini remote. Inizia a delinearsi durante linfanzia, quando la bambina si identifica con
la propria madre e gioca alla famiglia. Dobbiamo considerare che i
maschi hanno una diversa attitudine, dal momento che preferiscono
giochi aggressivi e competitivi. Carol Gilligan (1982), che ha studiato
lo sviluppo delle identit maschili e femminili, ha riportato un episodio, a cui lei stessa ha assistito, riguardante uninterazione tra un bambino e una bambina di quattro o cinque anni, mentre giocavano insieme in una stanza. Il bambino, con fare risoluto, dice: Giochiamo ai
pirati. La bambina, in modo convinto, risponde: No, giochiamo alla
famiglia. Il bambino, annoiato, insiste: No, non gioco alla famiglia;
noioso. Voglio giocare ai pirati. Il tiro alla fune continua perch
il bambino non si vuole arrendere. La bambina trova il modo di uscire dallempasse, dicendo: Va bene, giochiamo al pirata che era a casa
con la sua famiglia.
Comunque, una pi realistica identificazione con le figure genitoriali
ha luogo durante ladolescenza, quando il maschio e la femmina hanno
definito e stabilizzato il proprio orientamento affettivo e sessuale e sono
in grado, identificandosi con i genitori, di prendersi cura di una creatura dipendente e indifesa. Quando si verificano gravidanze durante la
prima adolescenza nei Paesi Occidentali, spesso ci dovuto a un desiderio narcisistico di gravidanza la ragazza cio sta dimostrando che
55

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

il suo corpo funziona, che fertile come quello della propria madre
pi che a un reale desiderio di maternit (Pines, 1988).
Dovremo rivisitare larea della maternit, iniziando dalla gravidanza
fino ai primi anni del bambino, periodo in cui si costruisce la matrice
intersoggettiva madre-bambino. Questa matrice sostiene il bambino
nellacquisizione delle competenze sociali e intersoggettive necessarie
a fare parte della comunit umana. Il modello relazionale psicoanalitico
ipotizza che la soggettivit sia interpersonale sin dal principio e sostituisce la concezione intrapsichica della mente sostenuta dalla psicoanalisi
(Mitchell, 1988). In questa prospettiva viene sottolineata una contraddizione tra soggettivit e intersoggettivit, in cui vengono incorporati i
significati personali (Mitchell, 2000), piuttosto che le pulsioni radicate
nella biologia.
Il sistema di accudimento genitoriale si probabilmente evoluto
negli esseri umani parallelamente allacquisizione della stazione eretta,
sebbene alcuni antropologi, come Lovejoy (1981), abbiano ipotizzato che la stazione eretta stessa sia originariamente risultata da una variazione nella riproduzione genetica e che si sia sviluppata a causa dei
vantaggi legati alla cura della prole. La specificit del legame materno
potrebbe essere influenzata dalla necessit di proteggere la progenie
dai predatori, cos come stato suggerito dalla teoria dellattaccamento (Bowlby, 1969/1982), ma anche dalle nascite ravvicinate e dalla diffusione demografica.
Alla stregua di altri primati, i bambini sono relativamente immaturi
nella locomozione, ma molto precoci nello sviluppo comunicativo. Per
questa ragione, i genitori umani devono prepararsi a diventare madri
e padri competenti per interagire con i propri figli e comunicare con
loro, sin dalla nascita. Negli esseri umani, ci richiede una lunga preparazione che inizia durante linfanzia (con il gioco delle bambole) e
raggiunge la maturazione durante la tarda adolescenza, attraverso lidentificazione con le figure genitoriali.
Nellesplorare il legame tra lattitudine genitoriale e lo sviluppo del
bambino, la teoria psicoanalitica ha sottolineato fondamentalmente il
ruolo del mondo intrapsichico materno e paterno, che influenzato in
modo sostanziale da processi inconsci. Questo costrutto teorico della
maternit ha i propri antecedenti nel pensiero teorico di Freud, rappresentato dallipotesi che ogni relazione vissuta sia a livello conscio
sia inconscio con i propri genitori durante linfanzia avr uninfluenza
decisiva sullo sviluppo della personalit del bambino. Nel suo lavoro
Introduzione al narcisismo, Freud tratta i ruoli genitoriali nellambito
56

DIVENTARE MADRE

dei processi intergenerazionali, focalizzando lattenzione sui genitori


con la loro coazione ad attribuire al bambino ogni sorta di perfezioni (1914, p. 461). Nelle righe successive aggiunge:
Il bambino deve appagare i sogni e i desideri irrealizzati dei suoi genitori: il maschio deve diventare un granduomo e un eroe in vece del
padre, la femmina deve andar sposa a un principe in segno di riparazione tardiva per la madre []. Lamore parentale, cos commovente e in
fondo cos infantile, non altro che il narcisismo dei genitori tornato a
nuova vita; tramutato in amore oggettuale, esso rivela senza infingimenti
la sua antica natura. (ibidem)

interessante notare che allinterno del concetto di coazione ad attribuire, si potrebbero rintracciare gli elementi precursori della successiva scoperta dellidentificazione proiettiva da parte della Klein (1946).
Questo meccanismo non solo intrapsichico ma anche intersoggettivo e pu implicare il cambiamento delloggetto su cui la proiezione ha
luogo, non solo nella fantasia ma anche nella realt. Il costrutto dellidentificazione proiettiva costituisce un importante ponte tra la psicoanalisi e il recente approccio intersoggettivo, poich considera non solo
la proiezione personale dei pensieri, delle convinzioni e di parte del s
sullaltra persona, ma anche il cambiamento che avviene nellaltra persona in virt della proiezione, laddove lei o lui attualizzino, senza alcuna
forma di consapevolezza, le attribuzioni allinterno del proprio comportamento o dei propri pensieri. Come Seligman (1999) ha accuratamente
illustrato per mezzo di osservazioni dettagliate, tutto questo particolarmente rilevante nella relazione genitore-bambino, dal momento che
lasimmetria nella relazione favorisce le attribuzioni materne e paterne
al bambino, il quale molto sensibile alle proiezioni genitoriali. Questo
processo ha luogo durante gli scambi interattivi, nel cui ambito il genitore preme attivamente affinch il bambino si comporti, senta e pensi,
in modo conforme alle proiezioni. Oltre allidentificazione proiettiva,
tali concetti includono anche lempatia, il rispecchiamento, e, pi estesamente, linternalizzazione (Seligman, 1991).
Le osservazioni di Freud sono particolarmente interessanti perch,
in un certo senso, smascherano lamore genitoriale, che non solo generosit, abnegazione, protezione e cura del bambino, ma anche narcisismo, dal momento che un bambino pu nascere anche per concretizzare i sogni irrealizzati dei suoi genitori. Il bambino spesso personifica
lIdeale dellIo dei genitori, e ci spiega il motivo per cui i genitori vedono se stessi nei propri figli e spesso hanno delle aspettative rigide, a
57

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

causa delle quali non possono accettare che possano prendere strade
che loro non avevano indicato. La psicoanalisi mette in luce i conflitti
dinamici e il funzionamento inconscio della relazione tra genitori e figli,
spesso sottovalutati nellInfant Research che tende per lo pi a enfatizzare le dimensioni intersoggettive e comunicative di queste relazioni. A
questo riguardo, nellilluminante scritto Lodio nel controtransfert, Winnicott ha esplorato lodio materno nei confronti del proprio bambino:
La madre, comunque, odia il suo piccolo fin dallinizio. Freud, credo,
riteneva possibile che una madre potesse in certe circostanze provare
solo dellamore per il maschietto, ma a noi sorge il dubbio (1947, p.
242). Tenendo in considerazione le possibili ragioni per cui una madre
potrebbe odiare il proprio bambino, Winnicott ha definito il bambino
come [] un pericolo per il suo corpo durante la gravidanza e alla
nascita. Il bambino rappresenta uninterferenza nella sua vita privata,
una sfida alla precedente occupazione (ibidem).
Le preoccupazioni materne potrebbero essere espresse durante la
gravidanza nei sogni inconsci della madre, come Ferenczi (1914) ha
evidenziato in un sintetico scritto, attraverso il rifugio delle piccole
creature che albergano dentro e sul corpo [] lo stesso vale per i vermi intestinali = bambino(p. 361). Winnicott (1947) ha spiegato come
una madre affronta tutto questo: Ci che vi di pi notevole in una
madre la sua capacit di essere cos offesa dal bambino e di odiare cos
tanto senza farla pagare al bambino, e la sua capacit di attendere delle
ricompense che potranno o no venire in un secondo tempo (p. 243).
Un altro contributo alla comprensione dei meccanismi intersoggettivi stato offerto da Sandler (1976), il quale ha introdotto il concetto di
attualizzazione o piuttosto di uninterazione con un desiderio di ruolo, con una risposta desiderata o immaginata delloggetto che parte
della fantasia di desiderio, come lattivit del soggetto in quel desiderio
o fantasia (p. 64). Il concetto di attualizzazione di Sandler sottolinea
il tentativo principalmente inconscio di manipolare o provocare le situazioni intersoggettive cos da riprodurre gli aspetti delle esperienze
e delle relazioni passate nel presente. Applicando questi concetti ai genitori e ai loro bambini, Selma Fraiberg (1975) ha scritto, Nella stanza di ogni bambino ci sono dei fantasmi [] visitatori del passato non
ricordato dei genitori [] questi visitatori, ostili e non invitati, vengono cacciati dalla stanza dei bambini [] i legami damore proteggono il bambino e i suoi genitori dagli intrusi (p. 179). In qualche caso,
potrebbe succedere che la famiglia sembri posseduta dai propri fantasmi, e che i genitori e i loro bambini possano trovarsi a riproporre un
58

DIVENTARE MADRE

momento o una scena del passato con protagonisti diversi. In queste


situazioni il bambino gi in pericolo e pu manifestare i primi segni
di deprivazione emozionale o di attribuzione maligna, poich schiacciato dal passato opprimente dei propri genitori.
In un saggio successivo, Psicologia delle masse e analisi dellIo, Freud
(1921) ha considerato laltro aspetto di questo processo madre-bambino, esplorando il meccanismo dellidentificazione del bambino, che
rappresenta la prima manifestazione di un legame emotivo con unaltra persona (p. 293). Sebbene si riferisse allidentificazione con il padre
della propria preistoria personale, con la quale vorrebbe divenire
ed essere come lui (ibidem), Freud ha descritto questo tipo di legame
nel bambino come la prima relazione che ha con la madre.
La teoria psicoanalitica ha fondamentalmente evidenziato la costellazione intrapsichica e rappresentazionale materna, che profondamente influenzata dalle esperienze infantili della madre e dalle sue vicissitudini con le figure genitoriali. In questo ambito, gli eventi relazionali
e i processi di risonanza inconscia appaiono reciprocamente connessi.
In questo approccio, viene data enfasi alla dimensione narcisistica
dellamore genitoriale e allinvestimento pulsionale del bambino che
influenza lo stato affettivo materno, soprattutto durante i primi mesi
di vita. Infatti, secondo la psicoanalisi, lo sviluppo del bambino fortemente influenzato dalle sue pulsioni, che devono essere gratificate
dalla madre al fine di garantirgli unomeostasi di base. Nonostante ci,
la psicoanalisi ritiene che i bisogni primari del bambino siano in contrasto con lorganizzazione ambientale, provocando sin dallinizio un
conflitto tra i desideri individuali e le attitudini genitoriali.

Aspettare un bambino
Cosa prova una donna quando scopre di essere incinta? Il primo dilemma che una donna deve affrontare se avere il bambino. Nel pieno
della gioia, della felicit, dellimpotenza e della paura, iniziano a verificarsi profondi cambiamenti psicologici e fisici, che portano la donna
a maturare la propria identit materna. La gravidanza caratterizzata
da una complessa interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali
che hanno una risonanza significativa nel mondo materno inconscio e
conscio. La gravidanza un periodo di transizione, trasformazione e
riorganizzazione personale che pu dare vita a una crisi evolutiva, inducendo possibili disorganizzazioni mentali. Durante la gravidanza,
59

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

parallelamente ai cambiamenti nel mondo psichico e identitario, nella


madre avvengono cambiamenti ormonali, neurochimici e neurobiologici. Si creano complesse rappresentazioni mentali di s come madre e
del bambino, unitamente alla costruzione del legame di attaccamento
e del sistema di accudimento del bambino.
La possibilit di integrare questi passaggi in modo coerente (Slade
et al., 2009) legata alle risorse mentali personali che la donna ha accumulato ed elaborato durante linfanzia, ladolescenza e la giovane
et adulta, soprattutto in relazione ai propri genitori, in particolare la
madre. Sicuramente, la storia personale degli attaccamenti della donna
gioca un ruolo importante, dal momento che esiste una stretta e reciproca connessione tra le esperienze personali infantili di attaccamento
e il successivo caregiving system genitoriale (Bowlby, 1969/1982). Come
George e Solomon (2008) hanno sottolineato, il caregiving system dei
genitori attiva un repertorio di comportamenti che hanno una funzione protettiva verso il bambino.
La capacit di identificarsi con una madre sufficientemente buona (Winnicott, 1953) sostiene la donna nellaffrontare la maternit,
assumendo la propria madre come modello. La donna pu fare mentalmente riferimento a questo modello, ogni volta che si sente ansiosa,
depressa o in difficolt. Allo stesso tempo, una donna che ha una relazione soddisfacente ed equilibrata con la propria madre non teme che
questa possa entrare in competizione o interferire con la sua gravidanza.
Se consideriamo il ruolo del corpo durante la gravidanza, non possiamo non riconoscere la pi grande permeabilit e la pi stretta relazione reciproca che si vengono a creare tra mondo psichico e funzionamento fisico: ci viene particolarmente confermato dalle nausee e dal
vomito, caratteristiche del primo trimestre e, a volte, di tutta la gravidanza. Lesperienza mentale della donna viene immediatamente espressa e percepita a livello corporeo, nelle azioni orali e intestinali (come,
per esempio, fame, senso di pienezza, voglie, digestione, escrezione), o
nellesperienza personale di vitalit (Fonagy, Target, 2007; Stern, 2010).
La percezione dei movimenti fetali rappresenta per la madre unesperienza sensoriale, cinestesica e viscerale, che stimola la costruzione di
una rappresentazione del bambino, strettamente radicata nel corpo.
Certamente, la salute fisica, come anche i fattori genetici protettivi e di
vulnerabilit influenzano le esperienze corporee.
Le complesse interazioni che avvengono durante la gravidanza comportano che non sia solo la donna la protagonista di questo periodo
della vita, ma anche il suo compagno, la famiglia e il contesto sociale e
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DIVENTARE MADRE

culturale che conferisce un significato simbolico alla maternit. Considerando le dinamiche materne, Daniel Stern ha concettualizzato lemergenza di unorganizzazione psichica nuova e peculiare (1995, p.
171), la costellazione materna, che caratterizza non solo la nascita del
bambino ma anche la gravidanza. La costellazione materna rappresenta
lasse organizzativo dominante della vita psichica materna, mentre altri
sistemi motivazionali, come quello edipico, vengono messi in secondo
piano. Stern (1995) ha ipotizzato che questa organizzazione mentale sia transitoria e implichi tre diverse preoccupazioni e discorsi, che
sono internamente ed esternamente rilevanti: uno riguardo a se stessa
come madre, un secondo riguardo alla propria madre, e un ultimo riguardo al bambino. In questo contesto, i pensieri e le emozioni vengono polarizzati su quattro temi specifici: (a) vita-crescita, concernente la
sopravvivenza e lo sviluppo del bambino (Sar in grado di crescere il
bambino?); (b) relazionalit primaria (Sar in grado di amare e interagire con il bambino?); (c) matrice di supporto (Sar in grado di
sostenere e proteggere il bambino?); (d) riorganizzazione dellidentit (Questa esperienza come cambier la mia vita?). Il costrutto della
costellazione materna, originalmente basato su osservazioni cliniche,
stato recentemente validato anche dalla ricerca empirica (Innamorati,
Sarracino, Dazzi, 2010).
Abbiamo discusso i temi principali che si presentano durante lesperienza della maternit; tuttavia, possono essere individuate altre rilevanti configurazioni in grado di predire le interazioni madre-bambino dopo
la nascita. Come Raphael-Leff (2010) ha evidenziato, diversi orientamenti materni possono riflettere lesperienza soggettiva della donna. Il
primo orientamento quello della Madre Facilitante, che considera la
gravidanza come il culmine dellesperienza femminile; la donna sperimenta la maternit con grande coinvolgimento emozionale e considera
il feto come un bambino a cui rivolgersi e con cui parlare, come se fosse un intimo compagno. La madre spera di partorire in modo naturale
per evitare una separazione traumatica dal bambino.
Per la Madre Regolatrice, la gravidanza viene percepita come un
modo inevitabile e scarsamente emozionante di avere un figlio; questo
tipo di madre tenta di mantenere le precedenti abitudini ed evita di essere influenzata dalla gravidanza e da quello che considera solo un feto. Il parto viene immaginato come un evento terribile e doloroso, che
va quanto pi trattato con assistenza medica.
La terza categoria rappresentata dalla Madre Orientata alla Reciprocit, ossia in grado di tollerare lincertezza e i multiformi sentimenti che
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LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

riguardano se stessa e il bambino. Questa madre in grado di accettare


linevitabile ambivalenza insita in ogni relazione, accogliendo i sentimenti di risentimento connessi alla gravidanza e alle pratiche di accudimento.
Lultima categoria quella della Madre Conflittuale: la donna oscilla
tra unimmagine ideale e una ribellione contro questa stessa immagine.
Questa donna, ancora invischiata in esperienze infantili dolorose e in
una relazione conflittuale con la propria madre, manifesta sentimenti
ambivalenti sia verso la maternit sia nei confronti del bambino.
Come Pines (1982) ha sottolineato, la prima gravidanza pu essere
la fase pi arricchente e vitale nel ciclo della vita di una donna, la quale
pu sentirsi come la Madre Terra che crea una nuova vita. Cos, per una
giovane donna che ha una relazione sufficientemente buona (Winnicott, 1953) con la propria madre, la temporanea regressione connessa
a una identificazione primaria con la madre onnipotente, fertile e che
d vita rappresenta una fase evolutiva soddisfacente, in cui pu essere acquisita unulteriore integrazione del s. Per altre donne, la regressione stimolata dalla gravidanza e dalla maternit pu invece rappresentare unesperienza ansiosa e terrorizzante. In questi casi, possono
riattualizzarsi sia il desiderio infantile di unirsi con le proprie madri sia
il timore di perdere la propria identit personale: ci pu indurre un
parziale fallimento della differenziazione tra il s e loggetto, andando
a compromettere lintegrazione con la realt adulta, cos come stato
evidenziato nella precedente discussione in merito al film Rosemarys
Baby Nastro rosso a New York.
Una prima gravidanza favorisce unulteriore fase di differenziazione,
strettamente radicata in una base biologica. La donna diventa come la
propria madre, una donna fisiologica matura fecondata dal suo compagno e nella fantasia con sua madre , abbastanza potente da creare
la vita stessa (Pines, 1982, p. 312). I cambiamenti fisici della gravidanza consentono alla donna di risperimentare a livello corporeo ununit
primaria con la propria madre e, allo stesso tempo, di distanziarsi dal
suo corpo attraverso la differenziazione. La donna pu quindi sperimentare unulteriore fase di separazione-individuazione.

Il bambino fantasmatico e immaginario


I cambiamenti del corpo durante la gravidanza sono inevitabilmente
accompagnati da una riattualizzazione dello sviluppo emozionale infantile, definito da pulsioni libidiche, aggressive e narcisistiche rispetto
62

DIVENTARE MADRE

al s e alle relazioni oggettuali. In questo periodo, emergono profondi


conflitti legati alle precedenti fasi di sviluppo, e la donna pu diventare consapevole di fantasie primitive precedentemente rimosse, che
derivano da teorie sessuali costruite durante linfanzia, concernenti il
proprio concepimento, la vita intrauterina e il parto (Pines, 1972). Di
conseguenza, aspetti positivi e negativi del s e delloggetto possono
essere proiettati sul feto allinterno del corpo materno.
A questo riguardo, Lebovici (1983), adottando un approccio psicoanalitico, ha operato unimportante distinzione tra il bambino fantasmatico e quello immaginario. Mentre il bambino fantasmatico appare
nei sogni della madre, come espressione del mondo inconscio materno
legato primariamente ai conflitti edipici con i suoi genitori, il bambino
immaginario rappresenta la costruzione conscia e frequentemente condivisa che i genitori si creano, a partire dalle loro percezioni del bambino e dai desideri che lo riguardano. Queste immagini del bambino,
che sono presenti durante la gravidanza, interagiranno dopo il parto
con il bambino reale, favorendone una pi realistica rappresentazione.
Per illustrare il significato di questa concettualizzazione, presentiamo una vignetta clinica di una donna incinta.
Angela una madre ventottenne, intervistata durante lottavo mese
di gravidanza. Angela sta affrontando la sua prima gravidanza da sola,
perch la sua famiglia di origine risiede in unaltra citt. Rispetto alla
decisione di avere un bambino, dice: Beh, lo volevo veramente. Ho
sempre adorato i bambini; siamo stati sposati per due anni e sembrava
il momento giusto per me lo era davvero, lo volevo. Non so quanto lo
volesse veramente mio marito. Angela ha anche deciso di rinunciare al
lavoro per dedicarsi completamente al bambino, anche se questa scelta
stata criticata da suoi suoceri. Era terrificata allidea che i suoceri
sapessero della sua gravidanza, mentre stato diverso con sua madre,
con cui aveva sempre avuto un rapporto molto aperto. Suo marito era
felice, dice, ma credo di averlo costretto. Ogni tanto ha degli incubi
e ha paura del parto: teme di dare alla luce un bambino malformato, ma
non pu parlarne con nessuno, nemmeno con suo marito che le molto
vicino. Ha iniziato ad avvertire i movimenti fetali verso il quarto mese;
non vuole sapere il sesso del bambino e immagina, a volte, che sia un
maschietto e, a volte, una bambina. Lei e suo marito non sono ancora
riusciti a scegliere un nome; non riesce a immaginare o sognare come
sar il bambino. Quando immagina il bambino dopo la nascita, si pone
molte domande, pensa alla scuola, a quando lui o lei sar cresciuto/a,
ma poi si sente di sognare troppo a occhi aperti. Vorrebbe un bambino
63

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tranquillo e contento, un piccolo essere che ancora passivo; Angela un po preoccupata di non avere alcuna esperienza con i neonati,
dal momento che ha avuto modo di vedere un neonato per la prima
volta solo la settimana precedente. Ha incontrato un bambino molto
vivace di cinque o sei mesi, e questo la spaventa. Riguardo la propria
infanzia, racconta del divorzio dei suoi genitori, sottolineando che non
aveva nessun tipo di relazione con il padre, mentre le cose erano molto
diverse con la madre. Questa donna era sempre molto occupata in casa, e lei e i suoi fratelli dovevano stare sempre buoni, in silenzio e calmi.
Angela ritiene che con il suo bambino sar diversa, che avr pi tempo;
per questo che ha lasciato il lavoro: Voglio dedicarmi al mio bambino, forse perch quello che mi mancato da bambina. Sembra che
Angela abbia affrontato la gravidanza come una propria scelta, forse
una missione, che ha intrapreso da sola contro il volere del marito e dei
suoceri. Accudire il bambino costituir una sorta di compensazione per
le deprivazioni e il dolore vissuti durante la propria infanzia; si tratta
di un bambino ideale segreto, che vive in lei ma che non ha ancora una
faccia, un sesso o un nome.
Questo bambino immaginario (Lebovici, 1983) inevitabilmente
un piccolo essere passivo che Angela crea nella propria mente attraverso le fantasie consce. Il bambino loggetto del desiderio narcisistico
materno, in grado di dare alla madre una completezza personale che le
consente di vincere il proprio senso di inadeguatezza e fallimento. Tuttavia, Angela sembra impaurita dal bambino che sta per nascere; teme
che possa essere troppo vivace e aggressivo, il bambino fantasmatico
(ibidem) che riattualizza il suo s infantile, non riconosciuto e pieno di
rabbia e risentimento, per non essere stato sufficientemente considerato
e amato. In una successiva intervista, pi focalizzata sulle sue esperienze
di attaccamento infantili, Angela racconta della propria vita in una piccola citt di provincia, con un padre severo che lavorava in casa. Lei e i
suoi fratelli condividevano una stanza angusta e non potevano muoversi.
Con i genitori non cera relazione e, aggiunge, forse per questo che
ho deciso di dedicarmi completamente al bambino, perch mio padre
non cera praticamente mai [] lui stava su un piedistallo e non ti potevi
avvicinare. Sua madre era molto disponibile, ma doveva lavorare molto, troppo. Da bambina, Angela sapeva di non potere chiedere nulla, e
di non potersi aspettare nulla da nessuno, gi solo il fatto di parlarle
di qualcosa che volevo per me significava avere una buona relazione.
Nel corso dellintervista, il poter parlare del padre ha iniziato a turbarla sempre di pi: molto difficile per me parlarne, mio padre ha
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DIVENTARE MADRE

lasciato la casa [] santo cielo, mi fa stare cos male che per me ancora
difficile parlarne. Angela piange e racconta che, quando aveva tredici
anni, suo padre ha abbandonato la famiglia per una giovane donna che
viveva nello stesso palazzo, e con la quale ha creato una nuova famiglia.
Da quel momento Angela ha smesso di vederlo; non lo ha mai perdonato per averla lasciata, ma poi si corregge immediatamente e dice: Per
avere lasciato mia madre.
Durante la gravidanza Angela contatta suo padre per dirle del bambino: quando il bambino nasce, lo chiama dalla clinica, ma lui non va a
trovarla. Durante lintervista, emerge tutta la sua delusione adolescenziale, data dal rifiuto da parte del padre della sua femminilit; suo padre, infatti, ha scelto unaltra giovane donna che era poco pi grande
di lei. Avendo queste vicissitudini in mente, potremmo supporre che
Angela abbia tentato, attraverso la gravidanza, di dare un figlio al proprio padre, con lintenzione inconscia di farlo tornare a casa: dunque,
di riuscire laddove sua madre aveva fallito. Angela pu avere cercato di
risolvere le proprie fantasie messianiche attraverso il bambino, e la sua
gravidanza iniziata con il desiderio segreto di riconquistare il padre
dandogli un bambino, cos come aveva fatto la giovane donna con cui se
ne era andato. Angela ha visto fallire miseramente le proprie aspettative, perch il suo bambino reale, dopo la nascita, non ha personificato e
attualizzato le sue fantasie. Angela ha quindi semplicemente continuato
a vivere nella segreta attesa di un bambino messianico.
Questa vignetta clinica illustra il significato del bambino fantasmatico per il mondo mentale di una donna incinta, dal momento che il
bambino ripropone inevitabilmente le dinamiche mentali e i conflitti
edipici connessi alle figure genitoriali (Lebovici, 1983).

Le rappresentazioni materne
Il concetto di rappresentazione mentale ha giocato un ruolo chiave nello sviluppo della psicoanalisi, della ricerca clinica e della speculazione teorica. Tutto ci gi chiaro negli scritti di Freud, ma una
spiegazione pi completa di questo concetto teorico stata formulata da Sandler e Rosenblatt (1962). Secondo questi autori, la rappresentazione implica due concetti separati: unorganizzazione mentale
interna stabile, una mappa interna che raccoglie e integra tutte le immagini mentali e le disposizioni relazionali tra il s egli altri; in secondo luogo, i contenuti e le caratteristiche cognitivo-affettive di queste
65

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

immagini, che si collocano allinterno di ogni esperienza personale.


Un aspetto pi controverso il modo in cui il processo di internalizzazione ha luogo.
Questo implica la costruzione di un mondo mentale interno, essenzialmente separato dalla realt esterna, che d significato alle esperienze personali, per fare previsioni e per prendere decisioni sui comportamenti futuri. Nella formazione delle rappresentazioni difficile
stabilire quanto peso debba essere attribuito alle esperienze direttamente connesse alla realt e alle fantasie inconsce.
Quando si considera la gravidanza nello specifico, si deve tenere
presente che lidentit femminile di una donna deve confrontarsi con
un processo di trasformazione e riorganizzazione psicologica che porta
allacquisizione di unidentit materna, sostenuta dalle rappresentazioni di s come madre e del futuro bambino, anche se non ancora nato
(Ammaniti et al., 1999; Raphael-Leff, 2010; Slade et al., 2009). Durante
la gravidanza il compito centrale della donna rappresentato dalla rielaborazione del rapporto con la propria madre, mentre si sviluppa un
senso di connessione con il bambino e, allo stesso tempo, se ne riconosce la separatezza. La rappresentazione del bambino contemporaneamente sia integrata allidentit materna sia separata da essa.
Secondo Sandler e Sandler (1998), le rappresentazioni del s e degli
altri vengono costruite sulla base delle esperienze relazionali quotidiane
con le altre persone, che vengono internalizzate come rappresentazioni
reciproche. Le rappresentazioni mentali vengono colorate dagli affetti che danno loro la profondit e il profilo, come avviene in un paesaggio. Questo punto di vista stato enfatizzato dalla psicoanalisi intersoggettiva e relazionale contemporanea, che cerca di mettere in luce
le complesse interazioni tra le esperienze relazionali esterne e interne.
Negli anni recenti, la ricerca ha proposto interviste e sistemi di codifica che valutano e classificano le rappresentazioni mentali del bambino (Aber et al., 1985; Benoit, Parker, Zeanah, 1997; George, Solomon,
1996; Zeanah, Benoit, 1995). Tuttavia, la maggior parte di questi strumenti esplora le attitudini genitoriali dopo la nascita. Solo un ristretto
numero di studi si sono focalizzati sulle rappresentazioni materne durante la gravidanza, con lo scopo di valutare le dinamiche mentali delle
madri e identificare i markers della relazione postnatale madre-bambino
(Ammaniti, Tambelli, 2010; Fava Vizziello et al., 1993; Lis et al., 2004;
Raphael-Leff, 2010; Stern, 1995).
Linteresse a studiare ed esplorare le dinamiche psicologiche durante la gravidanza connesso alla possibilit sia di riconoscere gli stili
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DIVENTARE MADRE

genitoriali che possono predire le attitudini e i comportamenti dopo


la nascita (Brgin, Von Klitzing, 1995; Carneiro, Corboz-Warnery, Fivaz-Depeursinge, 2006; Fonagy et al., 1991; Raphael-Leff, 2010), sia di
scoprire i fattori di rischio e vulnerabilit in grado di interferire negativamente con il caregiving system (Brjesson et al., 2007; Ross, McLean,
2006; van Bussel, Spitz, Demyttenaere, 2009).
Le interviste semistrutturate, come lIntervista sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza versione rivista (IRMAG-R, Ammaniti, Tambelli, 2010), esplorano il mondo mentale materno. Questa intervista,
somministrata tra il sesto e il settimo mese di gravidanza, esplora le rappresentazioni mentali della donna, focalizzandosi sulle sue esperienze
passate, su come ha affrontato la gravidanza e la maternit, e su come
ha progressivamente creato unimmagine del feto e del futuro bambino. La struttura narrativa dellintervista viene codificata per considerare
le rappresentazioni della donna riferite a s come madre e al bambino,
basandosi su sette dimensioni mentali.
Lesplorazione delle rappresentazioni materne durante la gravidanza attraverso lIRMAG-R ha confermato empiricamente i modelli teorici costruiti a partire dalle osservazioni cliniche (Bibring, 1961; Pines,
1972; Raphael-Leff, 1993, 2010): il modello rappresentazionale Integrato/Equilibrato, che il pi comune nei campioni normali, quello
Ristretto/Disinvestito, e, in ultimo, quello Non-Integrato/Ambivalente.
Lintervista stimola la narrazione della donna riguardo lesperienza
della gravidanza e del diventare madre, esplorando le rappresentazioni mentali di se stessa come madre e del futuro bambino. Le interviste
non vengono valutate rispetto ai contenuti, bens rispetto allorganizzazione narrativa.
Durante il corso dellintervista, vengono poste domande sulle seguenti aree relative allesperienza personale: (1) il desiderio della donna e della coppia di avere un bambino; (2) le reazioni emotive della
donna, della coppia e degli altri membri della famiglia alla gravidanza;
(3) le emozioni e i cambiamenti nella vita della donna, della coppia e
in relazione alle famiglie di origine, durante la gravidanza; (4) le percezioni, le emozioni positive e negative, le fantasie materne e paterne, e
lo spazio interno psicologico per il bambino; (5) le aspettative future e
gli eventuali cambiamenti di vita; e (6) la prospettiva storica personale.
La ricerca ha evidenziato rappresentazioni materne differenziate
(Ammaniti, Tambelli, Odorisio, 2013), che saranno illustrate mediante lutilizzo di diverse vignette cliniche, raccolte durante le interviste
con madri al settimo mese di gravidanza.
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LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Una madre in attesa


con una rappresentazione integrata
La rappresentazione Integrata/Equilibrata una narrazione coerente dellesperienza personale che la donna sta vivendo, ricca di episodi
e fantasie che comunicano un intenso coinvolgimento emozionale, in
unatmosfera di flessibilit e apertura nei confronti delle trasformazioni fisiche, psicologiche ed emozionali con le quali la donna stessa si sta
confrontando. La relazione con il bambino gi presente durante la
gravidanza, e il bambino viene considerato come una persona con motivazioni e unindole proprie.
La storia di Martina esemplifica perfettamente il modello di Madre
Integrata. Nelle sue risposte, si coglie limportanza che d alla gravidanza, sulla quale ha concentrato tutte le forze e linvestimento. Nelle sue
parole traspare una grande capacit di riconoscere i propri stati mentali e quelli del marito, come se avesse la consuetudine a confrontarsi
con se stessa e con le persone che la circondano.
D:
R:

Mi racconta la storia della sua gravidanza?


una gravidanza voluta, voluta pienamente, anche perch ho pi di
trentanni. Io sono sposata, separata, e adesso convivo con questuomo
che mi d pi serenit. Ho sempre desiderato avere un figlio, e quindi o lo
facevo adesso o decidevo che la mia vita sarebbe rimasta senza figli, perch
pi in l sarebbe stato pi faticoso, secondo me. Allora ho fatto tutti gli
accertamenti un anno prima, mi sono preparata; ho tolto la spirale, poi ho
aspettato due mesi. Insomma, stata proprio una cosa voluta. Quando sono rimasta incinta, avevo appena cambiato lavoro, perch in previsione di
voler avere un figlio sono passata da un lavoro a tempo pieno a un lavoro
part-time. Volevo avere pi tempo, anche perch ho parecchi interessi, faccio ginnastica artistica e tante altre cose, e non penso che avendo un figlio
uno debba fermarsi completamente; certo uno si dedica a questo bambino,
ma deve fare anche le proprie cose.
D: Come ha affrontato questa gravidanza?
R: Fisicamente ho avuto qualche problemuccio. Psicologicamente lho
affrontata bene. Cio sei un po sconvolta, e penso che questo succeda
a tutti perch c qualcosa di nuovo, e qualcosa che non riesci a capire
profondamente, soprattutto quando vai a fare la prima ecografia, che ha
pochissime settimane e vedi un ragnetto piccolo che si muove. E poi questo
bambino che ti cresce dentro, adesso, per dire, sento il piedino che si muove,
oppure tante cosette cos. Ti d i calci, e quindi ti senti una cosa strana e dici:
Oddio mi cresciuto dentro un bambino. Insomma non strano, ma
una cosa che ti sorprende. Cio alla fine tu fai un bimbo che poi diventa un
essere umano come sono io rispetto a mia madre e quindi una cosa che ti

68

DIVENTARE MADRE

sorprende. Per veramente io lho accettato da subito; avevo tanta voglia di


avere un figlio, di vivere questa esperienza; poi anche importante il fatto
che questa persona con cui sto mi d una grande tranquillit.

In queste poche frasi, la narrazione di Martina fornisce unimmagine


coerente della sua storia personale e del desiderio di avere un bambino,
che pu essere ora soddisfatto allinterno della sua nuova relazione. La
sua narrazione comunica anche un forte coinvolgimento affettivo che
conferma la descrizione della Madre Facilitatrice di Raphael-Leff
(1993): Non appena si accorge di essere incinta, si abbandona alla
grande emozione della gravidanza, tenendosi lontana dalle situazioni e
dalle sostanze che lei teme possano essere dannose (p. 66).
D:
R:

Mi racconti un po come si sentita quando ha saputo di essere incinta.


Quando lho saputo, dal momento che avevo delle difficolt oggettive di
lavoro, non sapevo se essere contenta o no. Poi ho pensato che tutto si aggiusta, nel senso che, di fronte a un problema di tempo, di lavoro, se uno
poi vede il figlio rapporta tutto al figlio. Allinizio resti un po stupito, anche perch una cosa che ti dicono e che non senti; ti senti come sempre,
normale, finch non cresce un po di pancia.
D: Quando ha notato i primi cambiamenti del suo corpo?
R: Questa una cosa che tutti mi chiedono. Allora, nei primi mesi, tipo a
quattro mesi, quando si comincia ad avere un po la pancia. A quel punto
la pancia non si vede bene, ti senti solo un po ingrassata e ti senti un po
bruttina. Adesso che ho la pancia grossa invece non ho problemi: se passo
davanti allo specchio me la vedo.

Con queste parole, Martina sottolinea limportanza dei cambiamenti


del corpo durante la gravidanza: allinizio, per lei stato difficile adattarsi a tali cambiamenti; pi tardi, questi sono diventati la prova tangibile e rassicurante che il suo bambino stesse crescendo dentro di lei.
D:
R:

D:
R:

D:
R:

Ci sono stati momenti di particolare emozione durante la gravidanza, fino


a ora?
Certe volte mi viene una grande tristezza: non so se una cosa normale legata alla gravidanza. Per esempio, notavo che mi impressiono pi facilmente e recepisco molto di pi.
Ha paure specifiche?
Forse ho paura che abbia dei problemi, dei difetti, per non una paura
molto grande, cio io sono convinta che partorir una bambina bellissima.
Non lo so come che ne sono convinta.
Ha fatto sogni relativi alla gravidanza?
Un sogno che mi ricordo, di poche sere fa, che io avevo delle perdite di
sangue dalla bocca, non capisco il perch. Comunque, quando sogno, mi
vedo incinta, s, adesso s, sogno sempre, anche se me li ricordo poco i sogni.

69

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Con queste risposte, Martina esprime le caratteristiche oscillazioni


emozionali della gravidanza (Pines, 1972) e le paure dei possibili difetti o malformazioni del bambino, che sono anche le tipiche preoccupazioni descritte da Winnicott (1956) degli ultimi mesi della gravidanza.
Il sogno esprime la paura che la gravidanza possa essere interrotta, attraverso lespulsione del feto dalla bocca.
D:

Quando si resa conto che cera una bambina dentro di lei, che cosa ha
provato?
R: Come le ho detto prima, molto stupore. E in questo periodo, sar che leggo molto, che faccio molte cose, mi sento molto creativa. Alessandro (il suo
compagno) mi ha detto: E certo, il periodo pi creativo!. E allora io
gli ho detto questa frase: Effettivamente se ci pensi io e te abbiamo creato
una bambina, creata dal nulla perch prima non cera niente.
D: E la consapevolezza che cera questa creatura arrivata con i primi movimenti?
R: Con i primi movimenti, ma soprattutto da un mesetto a questa parte, cio
adesso la sento proprio, sento che c un essere dentro.
D: Come immagina la sua bambina?
R: Bella. Immagino che esce ed bella, e chiaramente poi dorme. Deve dormire qualche mese di seguito. E poi dopo me la immagino calma, simpatica,
soprattutto sempre sorridente.
D: Caratteristiche fisiche?
R: Me la immagino alta, magra. E poi me la immagino bionda, con gli occhi
chiari. Insomma bella, proprio bella.
D: Potrebbe dire che fra lei e la bambina si sia gi creato un rapporto?
R: Non lo so, io le canto la ninna nanna, anche perch me la invento. Io ci
parlo, ma in termini molto semplici, tipo: Come stai?, parlo nella mia
testa pi che a voce. La mattina le dico: Ora ti canto una ninna nanna, stai
tranquilla.

Martina, come molte altre donne in questa fase della gravidanza,


pu gi immaginare il volto della bambina e attribuirle specifiche caratteristiche psicologiche. Allo stesso tempo, parla alla propria figlia
come se stessero condividendo una conversazione, che anticipa i loro
scambi futuri.
D:
R:

Di che cosa pensa abbia bisogno nei primi mesi?


Soprattutto di molto affetto, di molto amore, di molta attenzione, nei primi mesi soprattutto. Insomma, di sentirsi in un ambiente caldo, pieno di
attenzioni, seguita, molto accettata.
D: Che tipo di madre immagina di essere nei primi mesi?
R: Nei primi mesi vorrei essere tollerante, disponibile. Mi immagino di essere
molto stimolante per la bambina, molto affettuosa.

70

DIVENTARE MADRE

La narrazione di Martina mostra come la gravidanza sia per lei una


maturazione della propria identit femminile, a cui si preparata con
un forte desiderio di maternit. La sua esposizione si presenta fluida e
coerente, e dimostra una buona capacit di leggere i propri sentimenti
e quelli del partner, anche con un certo grado di ironia. Il suo mondo
di fantasie e sogni sembra piuttosto ricco; esprime i propri timori nei
confronti dellaborto nel sogno in cui la sua bocca sta sanguinando. Tuttavia, sembra capace di analizzare le proprie paure e ansie depressive.
Ha unimmagine definita della sua bambina e dimostra di essere stata in
grado di instaurare un dialogo con lei, come se lei fosse una compagna
immaginaria con cui parlare o cantare. Ci sono molti elementi di sovrapposizione con la Madre Facilitante delineata da Raphael-Leff (2010).

Una madre in attesa che cerca di limitare


limpatto della gravidanza
La rappresentazione Ristretta/Disinvestita emerge da narrazioni in
cui prevale un controllo emozionale, con meccanismi di razionalizzazione nei confronti del diventare madre e del bambino. Queste donne
parlano della loro gravidanza, della maternit e del bambino in termini
poveri, senza molti riferimenti agli eventi emozionali e ai cambiamenti.
Il racconto presenta una qualit impersonale, frequentemente astratto
e non comunica emozioni o particolari immagini o fantasie.
Flaminia una giovane donna che mostra una rappresentazione Ristretta di s come madre e del figlio. Pur dando valore alla propria
esperienza di maternit, Flaminia vuole infatti mantenere la propria
indipendenza e il proprio autocontrollo e non vuole farsi condizionare
troppo dal figlio che sta per nascere.
D:
R:

Mi potrebbe raccontare la storia della sua gravidanza?


Io devo dire che sono stata molto fortunata, perch non ho avuto problemi. Anche nei primi tre mesi, i soliti problemi di nausea, vomito eccetera,
non li ho avuti. Ho fatto delle cose che di solito sconsigliano di fare, sono
andata a sciare, sono andata in moto per stavo bene, insomma, sentivo
di poterlo fare. Per i primi tre mesi sono stati caratterizzati da un nervosismo piuttosto frequente, da uno stato di tensione. Dopo i primi tre mesi cominciavo forse ad abituarmi allidea, quindi mi sono calmata; continuavo a non avere problemi. E poi diciamo che piano piano, con grande
difficolt, cominciavo anche ad abituarmi allidea della trasformazione del
mio corpo.

71

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

D:
R:

Come mai un bambino in questo momento della sua vita?


Ci ho pensato molto, perch non mi sentivo pronta nonostante non sia pi
una ragazzina. Insomma, ero sempre dellidea che non avrei avuto figli. Non
che sia unappassionata di bambini, non mi hanno mai attirato. Poi per, un
po perch forse dopo tanti anni di matrimonio una sente questa necessit, un
po perch anche mio marito, che come me non era dellidea, si convinto
insomma tutta una serie di cose che porta a prendere questa decisione.

Flaminia sembra aver accettato lidea di una gravidanza dopo un


certo numero di anni di matrimonio, pi come un bisogno, come una
risposta a certe aspettative sociali, che per il suo desiderio di un bambino, dal momento che non ha mai veramente amato i bambini. Cerca di
non farsi influenzare dalla sua nuova condizione e continua a praticare
attivit che, come ammette, non sono indicate durante la gravidanza.
Latteggiamento di Flaminia sembra corrispondere a quello descritto
da Raphael-Leff (1993) in relazione alla Madre Regolatrice che desidera regolare la propria vita (p. 67).
D:
R:

D:
R:

D:

R:
D:
R:

Come si sentita quando ha saputo di essere incinta?


Io per carattere sono un tipo molto freddo, non mi entusiasmo facilmente, per cui anche questa cosa non mi ha entusiasmato Se era per me non
lavrei detto a nessuno, lavrei tenuto per me. Dovevo prima abituarmi io
allidea.
Ci sono stati momenti di particolare emozione durante la gravidanza?
Forse quando ho fatto unecografia verso il quarto mese, quella in cui si riesce a distinguere qualche cosa di questo essere che cresce e riesci a vederlo
nel suo insieme. Per ecco, appunto, stata come unemozione di riflesso,
vedendo come laveva presa mio marito. E quindi, vedendo lui come reagiva in questo modo, mi sono lasciata un po influenzare da questo stato
danimo e posso averla vissuta come se fosse stata una mia emozione.
Durante la gravidanza ci sono stati momenti in cui si sentita preoccupata
o arrabbiata per qualcosa? Ha mai sentito il bisogno di qualcosa in particolare?
Adesso non mi viene in mente niente. Le preoccupazioni di tutti, di pi
sulla salute di questo bambino.
Ha fatto sogni durante la gravidanza?
S, ma non li ricordo mai i sogni. Nellultimo che mi ricordo, mangiavo dello
yogurt, ma sinceramente non so cosa possa voler dire.

Riguardo al coinvolgimento affettivo, Flaminia si descrive come una


persona fredda, che non si lascia trasportare dalle emozioni; nel sottolineare che le sue eventuali preoccupazioni sono quelle che generalmente
hanno tutte le donne, si rileva il tentativo di razionalizzare e depersonalizzare la propria esperienza.
72

DIVENTARE MADRE

D:
R:
D:
R:
D:
R:

Come immagina il suo bambino?


Non lo immagino.
Immagina le caratteristiche fisiche, il temperamento?
No.
E il sesso?
Il sesso neanche, non lho voluto sapere e non ci voglio neanche pensare.
Sar una sorpresa.
D: Succede che lei e suo marito parliate con il bambino o lo chiamiate con un
nomignolo?
R: S, succede per pi mio marito che gli parla, non tanto io, perch,
nonostante senta che c un legame con lui, ancora non riesco a parlargli.

La narrazione di Flaminia esprime lo sforzo di non farsi influenzare o coinvolgere dalla gravidanza, contando sulle sue abitudini per
evitare il processo di regressione, tipico di questa fase (Pines, 1972).
Sembra non riuscire a creare unimmagine del bambino, tanto che non
vuole neanche conoscerne il sesso, come se volesse tenerlo in uno spazio neutrale: una specie di limbo. Durante lecografia, le sue reazioni
emotive sono state condizionate da quelle espresse dal marito, come
se non fosse in grado di avere dei sentimenti propri: questo quadro
pu essere sovrapposto a quello della Madre Regolatrice descritta da
Raphael-Leff (2010).

Una madre in attesa combattuta tra desiderio e paura


La rappresentazione Non-Integrata/Ambivalente viene rilevata nelle
narrazioni confuse, caratterizzate da digressioni e dalla difficolt della
donna a rispondere alle domande in modo chiaro e articolato. La coerenza del racconto molto povera ed caratterizzata da un coinvolgimento ambivalente della madre nei confronti dellesperienza che sta
vivendo, del partner e della famiglia. Spesso queste donne esprimono
atteggiamenti contrastanti verso la maternit o il bambino, che viene
frequentemente atteso per soddisfare i bisogni dei genitori.
Roberta, una giovane donna di ventinove anni, un esempio di madre Non-Integrata. Lidea di avere un figlio trova spazio in lei fra mille
ambivalenze e incertezze, mostrando tutte le difficolt che una madre
Non-Integrata manifesta nellassumere pienamente unidentit materna.
D:
R:

Mi racconta la storia della sua gravidanza?


Allinizio avevamo molti progetti egoistici che venivano sempre prima
di tutto il resto, perch abbiamo iniziato senza nulla, e pensavamo:

73

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Penseremo pi in l a un bambino. Cos, diciamo, non era un pensiero,


dal momento che entrambi non avevamo un chiaro desiderio di un bambino
allinizio. Poi, quando le cose hanno iniziato a funzionare, ci siamo guardati
negli occhi e ci siamo detti: Che cosa ne pensi? Ho gi trentanni. E
lui non lo voleva, lui aveva deciso che era gi vecchio quando ci siamo
sposati; lo aveva gi stabilito. Cos ha avuto qualche difficolt, diceva di
non voler essere un nonno lui aveva questi problemi, queste paure che
io non avevo, le mie erano completamente diverse come aiuter mio
figlio a ventanni, a scuola o a trovare un lavoro, per esempio. Adesso io
sono completamente terrorizzata da come fare le cose lasilo, le persone
con cui uscir perch sappiamo cosa vuol dire, e la mentalit non Vivi
alla giornata; forse mi preoccupo troppo delle cose che mi circondano.
Ecco perch dicevo: Aspettiamo; poi un bel giorno questa decisione
arrivata. Che cosa ne pensi?, Forse s, ora, ci abbiamo scherzato
ora di assumersi delle responsabilit cos quando ho iniziato a pensarci,
ho cominciato a chiedere in giro: Quanti bambini avete, quanto avete
impiegato eccetera.

La narrazione di Roberta svela gli elementi di ambivalenza e conflitto con cui ha affrontato la gravidanza: da un lato, voleva un bambino;
dallaltro, sembra opporsi a questa idea perch teme la maternit. Per
questi motivi, cerca rassicurazione da altre donne, quasi come se non
fosse ancora completamente convinta della propria scelta.
D:

Durante la gravidanza ci sono stati dei momenti in cui si sentita preoccupata da qualcosa?
R: Allinizio, dopo un mese e mezzo, ho cominciato ad avere problemi di
nausea, disturbi allo stomaco, salivazione eccessiva, cos dopo due mesi ho
iniziato a pensare: Perch mai lho fatto?. Perch mi sentivo veramente
male. [] Pensavo: Che gravidanza terribile sto per avere?, perch c
chi dice Tutto finisce presto e chi invece Ho vomitato fino al nono mese. [] Il mio medico diceva soprattutto una questione psicologica.
Da una parte lo abbiamo voluto, ma dallaltra forse cera un fondo di verit, perch mi sentivo molto in imbarazzo a dirlo al mio capo; non sapevo
proprio come dirglielo.
D: Come si sentita quando ha scoperto di essere incinta?
R: Me ne sono accorta dopo solo una settimana ed ero l a chiedere
allinfermiera: Ma proprio sicura?, perch forse come con i test della
farmacia che sono incerti. In farmacia mi hanno detto che se sicuro,
quando appare chiaramente positivo; quando incerto potrebbe essere
positivo o negativo. Ero cos eccitata perch non mi dicevo: Non
possibile. [] In laboratorio, il medico ha detto: Guardi, lo stick non
diventa rosa se non positivo; cos niente, questo coso era rosa Se lo
dice lei, deve essere cos, me lo garantisce, quando esco di qui posso dirlo
a mio marito.

74

DIVENTARE MADRE

La notizia della gravidanza ha creato incertezza e ambivalenza in Roberta: come se non fosse consapevole di quello che stava accadendo
nel suo corpo e, ancora una volta, ha manifestato il bisogno di ricevere
conferme da qualcun altro.
D:
R:

Ci sono stati particolari momenti di emozione durante la gravidanza?


S, quando ho fatto lecografia al quarto mese, quando hanno detto: Questo il battito del cuore e sul monitor cera questa immagine confusa
ma quando abbiamo visto la testa, io assolutamente non immaginavo che
avrei potuto vedere il profilo. Mi ha fatto davvero una strana impressione
vederlo
D: Ci sono sogni che ricorda di questo periodo della gravidanza?
R : S, mi rendo conto che sogno di pi, ma per lo pi si tratta di brutti sogni.
I sogni sono a volte tristi, a volte brutti, davvero brutti.
D: Che cosa ha provato quando ha capito che cera un bambino dentro di lei?
R: Felicit, perch ho pensato che c, quindi devo stare attenta a quello che
faccio, a fare le cose per non Il primo periodo, per esempio, ero molto
ansiosa e ho avuto dolori terribili allo stomaco e avevo paura che anche il
bambino sentisse dolore.
D: Come immagina questo bambino?
R: Desiderare diverso da immaginare. Come lo immagino non lo so immagino un bambino brutto e scuro, con i capelli scuri; come vorrei che fosse, invece, diverso ovviamente bello e con gli occhi chiari, bello; vorrei
che non somigliasse a me.
D: Immagina il bambino come un maschio o una femmina?
R: Lo immagino maschio, ma spero che sia una femmina.

Roberta appare molto ambivalente nei confronti della gravidanza e


del suo bambino. Da una parte, lo desidera, ma dallatra molto ansiosa circa il suo futuro. Non pu ancora a definire le proprie aspettative:
immagina che sia un maschio, ma preferirebbe una femmina. Non riesce a integrare i suoi sentimenti ambivalenti e mostra delle oscillazioni.
Questo quadro corrisponde alla descrizione clinica della Madre Conflittuale di Raphael-Leff (2010).
Dopo questi esempi clinici, dobbiamo fare riferimento a una ricerca
sulle rappresentazioni mentali durante la gravidanza (Ammaniti et al.,
2013), che ha dimostrato che, in campioni di donne in attesa e senza fattori di rischio, la categoria pi rappresentata quella Integrata (56.7%),
mentre quella Ristretta raggiunge il 24.3% e quella Ambivalente il 19%.
Nei campioni a rischio (depressivo e psicosociale), la distribuzione invece molto diversa: la categoria pi frequente lAmbivalente, ossia definita da un approccio conflittuale nei confronti della gravidanza (36.9%),
seguita da quella Ristretta (32.9%) e, infine, da quella Integrata (30.2%).
75

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Le categorie materne sono caratterizzate da diverse costellazioni psichiche: in questo caso, stiamo utilizzando il termine proposto da Stern
(1995) di costellazione materna, ossia linsieme delle diverse strategie e dinamiche mentali che organizzano lesperienza personale della
maternit. Come stato evidenziato, la categoria Integrata/Equilibrata
rappresenta la strategia mentale pi coerente, mentre le altre due denotano una minore flessibilit nellaffrontare la nuova esperienza della
maternit. Lo stile materno influenzato da molti fattori: la storia personale della donna, cos come il suo modello di attaccamento, la relazione coniugale e il sostegno familiare e sociale.
La qualit delle categorie materne avr un notevole impatto sulla
relazione madre-bambino (Aber et al., 1999; Slade et al., 1999) e avr
un ruolo significativo nel determinare il senso di sicurezza del bambino
nella sua esperienza con la madre (George, Solomon, 1996; Zeanah et
al., 1994). Di certo, un atteggiamento conflittuale durante la gravidanza
pu predire, con una certa attendibilit, la presenza di difficolt nelle
condotte di accudimento materno e di fattori di rischio per linterazione tra madre e bambino.
dunque fondamentale poter riconoscere i fattori di vulnerabilit
materna durante la gravidanza: in questo periodo, infatti, gi possibile iniziare un intervento di sostegno in grado di modificare latteggiamento delle madri, aiutandole a contenere le proprie ansie e paure,
soprattutto nellultimo trimestre.

Sogni a occhi aperti


Sogni a occhi aperti Come la fantasia trasforma la nostra vita il titolo di uno straordinario libro di Ethel S. Person, che esplora larea della
fantasia, ossia un filtro mentale che d vita e colore alla vita mentale e
che assume molti aspetti: sogni sul futuro, sogni a occhi aperti, castelli
in aria, fantasticherie, figure, vicende immaginarie, scenari di vario tipo (1995, p. 11). una vita soggettiva intimamente privata e segreta,
che crea storie immaginarie sulla propria esperienza personale, sulla
propria famiglia e sulle altre persone. In altre parole, potrebbe essere
definita come un dialogo interno, che crea un teatro interno fantastico che ambisce a soddisfare desideri sessuali, aggressivi e di grandezza
personale, o a dare forma alle speranze personali.
La segretezza delle fantasie una caratteristica intrinseca che Freud
(1907) ha sottolineato:
76

DIVENTARE MADRE

Ladulto [] si vergogna delle sue fantasie e le nasconde agli altri,


coltivandole entro di s come cose assolutamente private e intime: in
genere preferisce confessare le proprie colpe piuttosto che comunicare
le proprie fantasie. Pu darsi che per questa ragione egli si ritenga il solo che inventi tali fantasie, non sospettando la generale diffusione negli
altri di creazioni del tutto corrispondenti (p. 377).

Attraverso la gravidanza e i primi mesi del bambino, una donna vive con uninfinit di pensieri consci e fantastici. Questi si presentano
perch i cambiamenti fisiologici e psicologici indotti dalla gravidanza e
dalla maternit generano percezioni, processi ideativi, sentimenti, fantasie consce e inconsce sul s, sulla relazione di coppia, la famiglia di
origine e, ovviamente, il bambino.
Queste fantasie possono essere espresse nei sogni a occhi aperti, che
possono comparire nei momenti di attesa, durante i quali la madre cerca di immaginare il viso e laspetto del suo bambino. Spesso, questi sogni a occhi aperti vengono poi discussi con il partner, e si concentrano
sulla scelta del nome del bambino, sul suo sesso (se non conosciuto),
sulle somiglianze e differenze dalle famiglie della madre e del padre, e
sulla preparazione del corredino e della nuova riorganizzazione della
casa. Parafrasando lespressione di Winnicott, Soul (1991), in uno dei
suoi saggi, ha proposto limmagine della madre che lavora sufficientemente a maglia, una madre che d libero sfogo alle proprie fantasie sul
bambino, mentre lavora a maglia avendo in mente il bambino che deve
nascere. Come Soul ha scritto, la madre non d solo vita al bambino,
ma ne costruisce anche il contenimento, che deve essere preparato
in anticipo per prefigurare e anticipare la realt personale.
Dobbiamo sottolineare che le fantasie hanno un ruolo fondamentale, perch non aiutano solo a prefigurasi il futuro: un esempio la madre che, durante la gravidanza, si immagina mentre accudisce e allatta
il bambino, di cui fantastica il volto, preparandosi dunque allincontro
con lui. Come dimostrato da Singer (1966) nel suo libro Daydreaming,
unimmaginazione che manipola simboli comporta la capacit mentale
di creare possibilit, oltre levidenza, della percezione attuale e di suggerire, soprattutto per il futuro, alternative al mondo reale delle persone, dei luoghi e delle cose.
Pu succedere che le fantasie si concentrino sulle paure di partorire
un bambino malato o deficitario e che queste vengano superate dopo la sua nascita; altre paure, per esempio legate alla propria inadeguatezza a prendersi cura del bambino, saranno invece superate quando
la madre inizier ad accudirlo concretamente.
77

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

La dialettica tra le fantasie materne e la realt della gravidanza e del


periodo del post-partum, cos come tra le fantasie personali e condivise,
crea una dimensione profonda e intima che caratterizza lesperienza della maternit. La specificit di questa esperienza stata espressa da Winnicott (1971) nel concetto fecondo ma elusivo di spazio potenziale:
Tale luogo non allinterno, in qualunque modo si usi questa parola
[] Non neppure al di fuori, vale a dire che non parte del mondo ripudiato, del non-me, ci che lindividuo ha deciso di riconoscere come
effettivamente esterno (a prezzo di ogni difficolt e anche di dolore), che
fuori dal controllo magico (p. 83, corsivo originale).
[Lo spazio potenziale unarea intermedia dellesperienza che si colloca tra] il mondo interno [e] la realt effettiva esterna (p. 84) [ossia] tra
loggetto soggettivo e loggetto percepito oggettivamente, tra le estensionidel-me e il non-me (p. 173, corsivo originale).
[Questa area] un prodotto delle esperienze della singola persona
(lattante, bambino, adolescente, adulto) nellambiente di cui dispone
(p. 183, corsivo originale).

Allinterno di questo spazio potenziale si sviluppano i pensieri e le


fantasie della gravidanza: questi processi, tuttavia, possono essere vanificati laddove si verifichi una difficolt a mantenere viva questa dialettica. Se si raggiunge un buon equilibrio tra questi due aspetti dellesperienza, le fantasie personali vengono inserite in una realt condivisa
che viene solo arricchita dalle fantasie. In questo spazio, le rappresentazioni del s come madre e del futuro bambino prendono corpo e si
differenziano, acquisendo profondit.
Questo il caso di Luisa, una trentenne che parla della propria gravidanza dicendo: Ha sconvolto tutti i miei ritmi e mi sentivo bloccata.
Racconta di come, durante gli ultimi mesi della gravidanza, non potesse
pensare a niente eccetto che al bambino; prima di addormentarsi, provava a immaginarlo e a visualizzarne laspetto. Guardando lecografia,
aveva limpressione che il bambino potesse essere soffocato dalla sua
pancia, perch viveva in una situazione completamente diversa dalla
sua: Non allaperto, non pu vedere la luce e non pu muoversi come faccio io. interessante notare le fantasie claustrofobiche di Luisa riguardo il figlio: queste sono probabilmente legate alla sua infanzia,
quando la madre la soffocava con attenzioni e cure eccessive.
Nelle situazioni in cui la dialettica tra il mondo soggettivo e la realt
esperita fallisce, pu avere luogo uninflazione del mondo fantastico.
Questo pu oscurare il bambino reale, al quale vengono attributi po78

DIVENTARE MADRE

teri salvifici che, pi tardi, interferiranno con lo sviluppo dellidentit


attraverso fattori ego-alieni (Winnicott, 1969).

Pensare per due


Le interviste hanno dimostrato chiaramente che le Madri Integrate sono in grado di avere in mente il proprio bambino non ancora nato; sono capaci di avere immagini psichiche differenziate del bambino,
con il quale intrattengono un dialogo come se fosse gi presente fuori
dal loro grembo, attribuirgli emozioni e intenzioni, cercare di dare un
senso ai suoi movimenti e di interpretarli. Lapproccio delle Madri Ristrette molto diverso: sembrano incapaci di avere unimmagine del
bambino, e lo trattano solo come un feto, non come un individuo con
cui relazionarsi e dialogare.
Questa specifica competenza materna potrebbe essere attribuita alla
mentalizzazione, che, nella prima concettualizzazione, ha enfatizzato gli
aspetti cognitivi (Frith, Happ, 1994; Harris, 1989; Jurist, 2008), sottolineando la consapevolezza dei pensieri e delle convinzioni pi dei desideri. La mentalizzazione si riferisce alla capacit personale esplicita e
implicita di riconoscere i propri e gli altrui stati mentali e di distinguerli dal comportamento. Pi tardi, con il contributo di Fonagy (2001b),
la mentalizzazione, definita anche funzione riflessiva, ha incluso la
capacit di riconoscere pensieri, emozioni, desideri e bisogni anche in
altre persone, e di rendersi conto di come questi eventi interni possano
avere un impatto sulle azioni personali e sugli altri, pur essendo separati da quelle stesse azioni.
In questo contesto teorico, il funzionamento riflessivo stato descritto come la capacit di riflettere sugli stati mentali degli altri allinterno della relazione attuale (Fonagy et al., 2002; Slade, 2005). Nel caso delle madri, durante la gravidanza, queste possono immaginare il
bambino come un individuo dotato di intenzioni, sentimenti e desideri e, allo stesso tempo, riconoscerne gli stati mentali e le emozioni. La
funzione riflessiva un aspetto cruciale del meccanismo interpretativo
interpersonale, una qualit umana unica di processare e interpretare
lesperienza interpersonale e di darvi senso (Fonagy et al., 2002). Un
aspetto importante della funzione riflessiva latteggiamento empatico e la risonanza emozionale con le emozioni e i bisogni del bambino,
e, dunque, la capacit di rispecchiarne in modo appropriato gli stati
mentali dopo la nascita.
79

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Il costrutto della funzione riflessiva va distinto da quello della metacognizione, dal momento che non considera solamente i processi metacognitivi, come lassunzione della prospettiva soggettiva dellaltro e la
distinzione tra apparenza e realt (Hesse, 2008), ma anche lesperienza
emozionale allinterno di una relazione.1 Lattenzione nei confronti del
concetto di funzione riflessiva stata promossa da una ricerca (Fonagy
et al., 1991), volta allo studio dei modelli di attaccamento in un campione di madri e padri. Questo studio ha evidenziato una grande variabilit nella funzione riflessiva materna. Mentre alcune madri potevano
riflettere sulla relazione tra gli stati mentali dei propri genitori e il loro
comportamento (separando chiaramente lesperienza dei loro genitori
dalla propria), altre manifestavano una carente comprensione dei sentimenti e delle motivazioni dei propri genitori.
Questa capacit ha una grande rilevanza per la madre e per la relazione con il bambino. Come Slade ha scritto: La capacit della madre
di contenere nella sua mente la rappresentazione del bambino come dotato di sentimenti, desideri e intenzioni propri consente al bambino di
scoprire la sua esperienza interiore nella ri-presentazione materna (2008,
pp. 305-306, corsivo originale).
Nellarea della mentalizzazione, si sovrappongono diversi concetti
e, per questa ragione, sarebbe utile tracciare delle distinzioni teoriche
ed empiriche. Come Arnott e Meins (2008) hanno puntualizzato, bisognerebbe distinguere le rappresentazioni che padri e madri hanno del
bambino da quelle relative a se stessi come genitori dotati di mentalizzazione (mind-mindedness), ossia in grado di concepire il bambino come un agente mentale. La mind-mindedness stata operazionalizzata
(Meins, 1997) come la tendenza delle madri a focalizzarsi sulle qualit
mentali dei propri bambini, piuttosto che sulle loro caratteristiche fisiche o sul comportamento. Inizialmente, la mind-mindedness materna
stata valutata dopo il parto; solo recentemente la ricerca di Arnott e
Meins (2008) ha esplorato questa qualit prima della nascita del bambino. Durante la gravidanza i genitori possono percepire il bambino
come un essere separato (ritenendo che il feto possa agire indipendentemente dalla madre) e interpretarne i movimenti come lespressione
delle sue intenzioni e dei suoi desideri. In questo studio, ai genitori in
attesa stato chiesto di descrivere il bambino a sei mesi dopo la nascita. Laspettativa era che i genitori pi capaci di riconoscere il bambino
1. Questo concetto sar discusso nel dettaglio nei capitoli seguenti, per chiarire il significato,
il contesto e le basi neurobiologiche delle diverse rappresentazioni mentali.

80

DIVENTARE MADRE

come un individuo separato durante la gravidanza sarebbero stati pi


in grado di prevederne il comportamento a sei mesi.
La ricerca ha evidenziato una correlazione positiva tra il numero dei
commenti forniti dalle madri durante la gravidanza alla domanda descrivi il tuo bambino e la loro capacit di interpretarne in maniera appropriata gli stati mentali durante le interazioni a sei mesi dal parto. Un
simile dato stato rilevato anche nei padri, sebbene questi fossero meno
in grado di discriminare gli stati mentali del figlio. Allo stesso tempo, i
risultati suggeriscono che il coinvolgimento emozionale dei genitori con
il feto non implica la loro capacit di immaginarne le caratteristiche future o di interagire con lui in modo mind-minded. La conclusione dello
studio enfatizza come lo sviluppo della mind-mindedness genitoriale sia
profondamente influenzato dalla capacit della madre di rappresentarsi
il feto come un bambino potenziale e intenzionale.
Esiste un legame tra la funzione riflessiva e la regolazione affettiva:
una madre con questa capacit pu infatti sviluppare un modello mentale per lesperienza emozionale del bambino, il quale potr acquisire
la capacit di auto-regolazione affettiva.

81

3
Cure e preoccupazioni materne

Secondo la psicoanalisi e le teorie sullapprendimento sociale, il


bambino svilupperebbe un legame con la madre poich questa lo nutre
(Freud, 1909; Sears, Maccoby, Levin, 1957); il piacere che il bambino
sperimenta in relazione alla soddisfazione di questo bisogno sarebbe associato alla presenza della madre. Bowlby (1980) ha proposto una nuova
spiegazione, osservando il modo in cui i bambini sviluppano un attaccamento nei confronti delle persone che non li alimentano. La cornice
teorica di Bowlby fornisce uninterpretazione molto diversa, fondata sulle teorie evoluzionistiche: il legame del bambino non connesso allapprendimento sociale, ma deriva piuttosto dal desiderio biologicamente
fondato di mantenere la prossimit fisica con la figura di attaccamento.
La motivazione intrinseca del sistema di attaccamento porta il bambino
a mantenere la vicinanza fisica con la madre, attraverso comportamenti
che si correggono secondo lo scopo (goal-corrected behaviors). Secondo
Bowlby (1979), le emozioni sono strettamente associate allattaccamento:
Molte delle emozioni pi intense sorgono durante la formazione, il
mantenimento, la distruzione e il rinnovarsi di relazioni di attaccamento. La formazione di un legame descritta come linnamoramento, il
mantenimento di un legame come lamare qualcuno, e la perdita di un
partner come il soffrire per qualcuno. In modo simile, una minaccia di
perdita genera angoscia e una perdita affettiva causa sofferenza; ognuna
di queste situazioni inoltre pu provocare collera. Lincontestato perdurare di un legame sentito come fonte di sicurezza e il rinnovarsi di un
legame come motivo di gioia (p. 137-138).

Il sistema motivazionale dellattaccamento mantiene complesse relazioni con gli altri sistemi comportamentali: tra questi, Bowlby ha sot83

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tolineato il valore del caregiving system, il quale come il comportamento di attaccamento [] in qualche modo programmato (1956, p.
271). Il caregiving system connesso allaccudimento e alla protezione dei bambini, pur non coprendo lintera gamma dei comportamenti
genitoriali. Nel definire il caregiving system, Cassidy (2008) ha considerato solo i comportamenti che si attivano quando i genitori percepiscono che il bambino in pericolo, con lo scopo di promuoverne la
vicinanza e la rassicurazione.
Mayseless (2006) ha proposto una definizione pi puntuale di caregiving system, in base alla quale i modelli mentali relativi allaccudimento
(a) si basano sulle esperienze attuali allinterno delle situazioni legate
allaccudimento; (b) servono a regolare, interpretare e predire i comportamenti correlati allaccudimento, i processi mentali e i sentimenti, sia di
chi riceve sia di chi fornisce le cure; (c) riflettono la realt, ma la creano e
la regolano anche; (d) sono in parte flessibili e possono essere aggiornati
dalle nuove esperienze e dallautoriflessione; (e) coinvolgono molteplici
e distinti sistemi di memoria: procedurale, semantica ed episodica, a vari
livelli di consapevolezza e con vari gradi di investimento affettivo; e (f)
riflettono lattivazione di vari processi difensivi, atti a proteggere il caregiver da unansia insostenibile e dalla sofferenza psicologica (pp. 28-29).

Certamente, un genitore pu avere diversi modelli di accudimento


con ogni figlio: questi possono riflettere la specifica storia della relazione, lordine di nascita e le caratteristiche del bambino.
Nelle madri lattivazione del caregiving system viene sollecitata da
diversi segnali, connessi alle loro condizioni biologiche e ormonali (soprattutto durante la maternit), alla storia personale infantile in relazione ai propri genitori, alle rappresentazioni di s come genitore, alla
qualit della regolazione emozionale e alla relazione con il partner e la
famiglia di origine. Anche la condizione personale del bambino e il suo
attaccamento pu stimolare il caregiving system, considerando che le
specifiche caratteristiche del volto infantile si sono evolute per attivare
il coinvolgimento genitoriale.
Non facile distinguere i fattori psicologici e ormonali che, durante
la gravidanza, interagiscono rinforzandosi reciprocamente. Fleming e
collaboratori (1997) hanno esplorato i correlati ormonali ed esperienziali della responsivit materna durante la gravidanza e il puerperio. Il
primo obiettivo di questa ricerca voleva tentare di verificare se durante la gravidanza le madri umane presentassero un cambiamento nella
responsivit materna prima della nascita del bambino, cos come osservato in altre specie mammifere. Il secondo obiettivo era stabilire se
84

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

esistesse una relazione tra i cambiamenti nei sentimenti e negli atteggiamenti materni e i cambiamenti ormonali. La propensione ad accudire
il bambino stata esplorata attraverso un questionario che indagava le
attitudini verso la gravidanza e il parto, lautostima e altre relazioni interpersonali, e che stato inviato alle madri in diversi momenti: durante il primo, secondo e terzo trimestre gestazionale, alla fine della gravidanza, e poi nel primo e terzo mese dopo il parto.
Durante la gravidanza sono stati evidenziati dei cambiamenti significativi in diverse aree materne concernenti la cura del bambino, mentre
sono state rilevate trasformazioni limitate nellarea della relazione con il
proprio partner e con la propria madre. Tra il primo e il secondo trimestre della gravidanza, stato evidenziato un effetto significativo e rilevante nellambito dei sentimenti per il feto; durante tutta la gravidanza,
invece, stato osservato un aumento progressivo delle attitudini psicologiche verso il bambino. Uninteressante conclusione della ricerca ha
sottolineato che, durante la gravidanza, non esiste una correlazione tra
gli ormoni materni e la propensione materna, soprattutto in relazione
ai sentimenti di attaccamento al feto. Solo i sentimenti di attaccamento
materno nel post-partum sono risultati correlati agli ormoni gravidici.
Sulla base di questi risultati si potrebbe ipotizzare che i cambiamenti
nellattitudine materna durante la gravidanza possano essere spiegati
dai cambiamenti nel funzionamento emozionale e cognitivo, pi che
dalle trasformazioni ormonali. Questi dati sottolineano una differenza
tra la crescita della responsivit materna negli esseri umani rispetto a
quella di altri animali, che appare invece fortemente condizionata dalla
componente ormonale (Corter, Fleming, 1995).
Questi dati trovano unulteriore conferma nellaumento dei sentimenti positivi materni verso il feto, durante il secondo trimestre della gravidanza, ossia nel momento in cui le madri iniziano a percepire i
primi movimenti fetali (Fleming et al., 1997). La ricerca di Fleming e
collaboratori (ibidem) ha indagato lattaccamento materno al feto, anche se va sottolineato che stato difficile definire i sentimenti verso il
feto come equivalenti allattaccamento, cos come rappresentato nella
cornice teorica proposta da Bowlby (1969/1982).
Negli ultimi venti anni, la ricerca ha largamente evidenziato come la
relazione tra una madre e il proprio bambino inizi a svilupparsi prima
che questo nasca; ciononostante, il significato dellattaccamento materno-fetale non stato ancora adeguatamente studiato e concettualizzato.
interessante notare che il concetto di attaccamento materno-fetale
non stato oggetto di studio dei ricercatori e dei professionisti clinici
85

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

operanti nel campo dellattaccamento. Questo aspetto confermato


dal fatto che nellindice analitico della seconda edizione del Manuale
dellAttaccamento, edito nel 2008 da Cassidy e Shaver, non stato inserito il termine attaccamento prenatale. Il concetto di attaccamento materno-fetale compare piuttosto nellambito dellostetricia, dove
gli operatori e i ricercatori hanno la possibilit di osservare lattitudine
affettiva e la capacit di concern1 delle madri verso il feto, il quale, nel
corso della gravidanza, diventa sempre pi una presenza importante
allinterno del mondo mentale materno. Rivisitando la letteratura recente in questo ambito (Alhusen, 2008; Brandon et al., 2009; Cannella,
2005), proveremo ora a muoverci allinterno del campo decisamente
contraddittorio che ha caratterizzato la teorizzazione e la ricerca sullattaccamento materno-fertale.
Ripercorrendo le fasi della definizione teorica di attaccamento materno-infantile, dovremmo innanzitutto prendere in considerazione lo
studio di Kennell, Slyter e Klaus (1970), che ha fornito una conferma
indiretta allattaccamento prenatale, rilevando il grande dolore sperimentato dalle madri di bambini morti durante il parto.
Nello stesso periodo, Lumley, un epidemiologo perinatale Australiano, intervistando madri primipare nel corso dei tre trimestri della
gravidanza, ha messo in luce come queste donne fossero in grado di
rappresentarsi mentalmente i propri bambini, costruendone unimmagine sempre pi definita (Lumley, 1972). Lintroduzione dellecografia
durante la gravidanza ha portato Lumley a esaminare limpatto dellimmagine ecografica del feto sul legame madre-bambino (Lumley, 1980).
Le osservazioni di Lumley hanno confermato che questa precoce immagine stimola labilit materna di riconoscere il feto come una piccola persona (Lumley, 1990, p. 215). Lumley ha condotto il suo primo
studio longitudinale sullattaccamento prenatale, utilizzando interviste
prima e dopo la nascita del bambino, evidenziando le attitudini dei genitori primipari verso i loro figli, definendo lattaccamento materno come una relazione con il feto instaurata nella fantasia, il quale veniva
percepito come una persona reale (Lumley, 1982, p. 107) nel 30%
delle madri nel primo trimestre gestazionale, nel 63% nel secondo trimestre e nel 92% a partire dalla trentaseiesima settimana gestazionale.
Losservazione del ritardato attaccamento materno stato attribuito ai
sintomi spiacevoli della gravidanza e alla mancanza di sostegno affettivo
1. Il termine concern fa riferimento alla capacit della madre di prendersi cura del bambino e di averlo in mente.

86

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

da parte dei compagni delle donne. Questi primi risultati hanno senza
dubbio il merito di avere definito lattitudine psicologica della madre
e la propensione verso il proprio bambino durante la gravidanza, favorendo, pi tardi, la concettualizzazione di attaccamento prenatale.
Un ulteriore passo in avanti stato condotto da Rubin (1967a, b,
1975), uninfermiera operante in un reparto di maternit, che ha esplorato lo sviluppo dellidentit materna nelle donne, contribuendo dunque a definire le basi della definizione teorica di attaccamento prenatale. Il legame materno inizia prima della nascita del bambino e influenza
profondamente la successiva relazione tra madre e neonato.
Rubin ha identificato quattro compiti evolutivi che le donne devono superare prima della nascita del bambino: (1) cercare una via sicura
per s e per il bambino; (2) assicurarsi che il bambino sia accettato anche dagli altri familiari; (3) legarsi; (4) dare se stessa. Nonostante Rubin non abbia fatto riferimento a nessun concetto specifico della teoria
dellattaccamento, i quattro compiti evolutivi sottolineano le attitudini
materne considerate rilevanti durante lesperienza della maternit, che
risultano parzialmente sovrapposte alla costellazione dellattaccamento. Un breve commento sullultimo concetto: il dare se stessa implica
il processo mentale attraverso cui la donna include la rappresentazione del proprio bambino allinterno delle rappresentazioni che ha di se
stessa come madre, sviluppando un senso del noi (we-ness, Rubin,
1975, p. 149). interessante notare che il concetto del senso del noi
era stato precedentemente trattato, in un contesto diverso, dallo psicoanalista George Klein (1967), il quale aveva sottolineato come la psicoanalisi avesse bisogno di una teoria del senso del noi per integrare
la sua teoria dellIo. E durante la gravidanza il senso del noi rappresenta una qualit specifica del mondo mentale materno.
Sebbene Rubin non abbia esplicitamente utilizzato il termine attaccamento, questa autrice ha comunque scritto: Dalla fine del secondo
trimestre di gravidanza, la donna diventa cos consapevole del bambino
cha ha dentro di s e gli attribuisce un cos grande valore, poich sente
di avere qualcosa di molto caro, di molto importante per lei, qualcosa
che le d un enorme piacere e orgoglio (1975, p. 145).
Nello stesso periodo Leifer (1977), uno psicologo americano che ha
introdotto un approccio psicologico, ha preparato uninteressante e documentata monografia che riporta le osservazioni tratte da uno studio
sui cambiamenti psicologici osservati durante il corso della gravidanza.
La pi significativa acquisizione teorica dello studio che la gravidanza e la maternit possano essere viste come differenti compiti evolutivi,
87

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

che vengono affrontati in modi diversi, predittivi della qualit dellacquisizione dellidentit materna dopo la nascita. Lo studio di Leifer
ha diversi scopi: (a) identificare i cambiamenti psicologici nelle donne
durante la loro prima gravidanza, valutando la crisi potenziale psicologica durante la gravidanza e la maternit; (b) descrivere il delinearsi
dei sentimenti materni; e (c) valutare, durante la prima fase della gravidanza, la qualit delle precoci attitudini materne che possano essere
predittive sia dei comportamenti e degli adattamenti delle fasi successive della gravidanza sia della capacit di assumere il ruolo genitoriale.
Il complesso e articolato studio longitudinale di Leifer stato condotto su un campione relativamente piccolo di donne primipare bianche, appartenenti alla classe media, con unet compresa tra i ventidue
e i trentatre anni, senza precedenti problemi ginecologici o psichiatrici,
e che vivevano con i propri compagni. Queste donne sono state intervistate a ogni trimestre della gravidanza, al terzo giorno dopo il parto e
al secondo mese dopo il parto, completando poi anche un questionario di follow-up. Lenorme mole di dati, ottenuti dallintenso calendario delle interviste e delle misure di personalit, dimostrano come, durante la gravidanza, si verifichino profondi cambiamenti, caratterizzati
da un rilevante sconvolgimento emozionale e da rapide oscillazioni di
identit; allo stesso tempo, per, le donne sperimentano un senso crescente di coerenza interna, soddisfazione e integrazione personale. La
ricerca ha evidenziato come il livello di integrazione della personalit,
acquisito allinizio della gravidanza, sia predittivo della successiva maturazione psicologica nel corso di tutta la gravidanza stessa e nelle prime fasi della genitorialit.
Successivamente Cranley (1981), uninfermiera ricercatrice, ha cercato di elaborare e definire il costrutto teorico di attaccamento materno-fetale come la misura in cui le donne si coinvolgono in comportamenti che rappresentano forme di affiliazione e interazione con il loro
figlio non ancora nato (p. 282). Cranley ha inoltre scritto: Essenziale
per questo sviluppo la considerazione dellidentit della donna, la sua
identit di ruolo, lidentit del suo feto in via di sviluppo, e, forse ancora pi importante, la relazione tra se stessa e il feto (ibidem, p. 281),
sottolineando dunque la centralit della trasformazione identitaria della donna durante la gravidanza. La natura e lo sviluppo di questa relazione materna, definita come attaccamento prenatale, sono indicatori
importanti che possono essere correlati con lattaccamento postnatale.
Avendo tutto ci in mente, Cranley (1981) ha sviluppato la MaternalFetal Attachment Scale (MFAS), la prima scala di valutazione dellattac88

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

camento prenatale, comprendente diverse dimensioni (per esempio,


Differenziazione tra il S e il Feto, Assunzione del Ruolo, Interazione
con il feto, Attribuzione di caratteristiche al feto), e attualmente ancora
molto utilizzata dai ricercatori interessati agli studi prenatali.
Questa cornice concettuale, sufficientemente definita, ha stimolato
linteresse di uninfermiera ricercatrice, Mller (1990), che per non
era soddisfatta dellapproccio della Cranley, ritenendolo eccessivamente focalizzato sui comportamenti e poco sui pensieri e sulle fantasie da
cui prendono forma le dinamiche del processo affiliativo tra una madre
e il feto. Nel suo lavoro, Mller ha dato unaltra definizione di attaccamento prenatale, definendolo come lunica relazione affettiva che si
sviluppa tra una donna e il suo feto. Questi sentimenti sono indipendenti dai sentimenti che la donna prova verso se stessa come persona
incinta o verso se stessa come madre (1990, p. 11). Mller ha proposto un diverso modello di attaccamento in gravidanza, secondo cui una
donna incinta profondamente influenzata dalle esperienze precoci
con la propria madre (o il suo caregiver primario): queste esperienze
influenzano profondamente lo sviluppo delle rappresentazioni materne, risultando estremamente rilevanti sia per ladattamento alla gravidanza sia per lattaccamento al feto. Inoltre, Mller ha costruito e proposto un nuovo strumento, il Prenatal Attachment Inventory (PAI), che
misura lattaccamento prenatale al fine di esplorare lunica e specifica
relazione che si sviluppa tra una madre e il suo feto: un attaccamento
affettuoso (Mller, 1993).
Il processo di definizione di attaccamento prenatale non era ancora
concluso, probabilmente perch la concettualizzazione non era stata
sufficientemente convincente.
Un altro ricercatore, John Condon (1993), non convinto della descrizione concettuale di attaccamento materno-fetale proposta da Cranley,
ha deciso di costruire direttamente il proprio approccio alla teoria
dellattaccamento prenatale, accettando la visione allargata di attaccamento proposta da Bretherton, ossia come di un legame emozionale o legame psicologico a uno specifico oggetto: tale prospettiva ha
reso lattaccamento materno-fetale un costrutto teorico maggiormente
coerente (Bretherton, Waters, 1985; Condon, 1993). Secondo Condon,
durante la gravidanza, le madri sviluppano uno specifico attaccamento, definito da un profondo legame emozionale: nellambito di questa
relazione, le madri cercano di conoscere, di essere con, di evitare la
separazione o la perdita, di proteggere, e di riconoscere e soddisfare i
bisogni del feto (Condon, Corkindale, 1997, p. 359).
89

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Condon (1993) ha sviluppato un nuovo strumento per valutare lattaccamento prenatale, considerando linadeguatezza degli strumenti
precedenti nel differenziare lattitudine materna verso il feto, dallattitudine verso la condizione della gravidanza e della maternit. Per questa ragione, la sua Maternal Antenatal Attachment Scale (MAAS) tendeva
a focalizzare lattenzione esclusivamente sui pensieri e sui sentimenti
materni rispetto al bambino.
La concettualizzazione dellattaccamento prenatale non ovviamente ancora soddisfacente; anche la definizione proposta da Doan e Zimmerman, che tiene presente diversi approcci comportamentali, cognitivi ed emozionali, non risolve la questione: Lattaccamento prenatale
un concetto astratto, che rappresenta una relazione affiliativa tra un
genitore e il feto, potenzialmente presente prima della gravidanza, correlata alle abilit cognitive ed emozionali che consentono di concepire
mentalmente un altro essere umano, e si sviluppa allinterno di un sistema ecologico (2003, p. 110).
Una possibile spiegazione per questo lungo percorso che abbiamo
delineato la mancanza di una concettualizzazione teorica dellattaccamento materno-fetale, adeguatamente sostenuta dalla ricerca con evidenze empiriche consistenti. In una rassegna sulla ricerca nel campo
dellattaccamento materno-fetale, Alhusen (2008) ha recentemente concluso che la maggior parte degli studi condotti in questa area presentano evidenti limiti metodologici e procedurali (come la carente definizione operazionale del costrutto, la mancanza di campioni omogenei
nella ricerca e linadeguata considerazione del contesto), che limitano
sia una comprensione esauriente sia la conferma dellattaccamento materno-fetale. Gli studi condotti in questo campo, che fanno uso delle
scale precedentemente menzionate, non considerano aspetti importanti come, per esempio, lavere o meno programmato la gravidanza, le
dinamiche della relazione coniugale e let gestazionale (Shieh, Kravitz,
Wang, 2001) , che potrebbero essere particolarmente rilevanti per lattaccamento materno-fetale.

Il caregiving system dal punto di vista della teoria


dellattaccamento
Sebbene il termine di attaccamento materno sia stato largamente
impiegato da numerosi ricercatori in riferimento al periodo prenatale (Condon, 1993; Cranley, 1981; Mller, 1993), questo concetto, nel
90

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

contesto della gravidanza, ha un significato psicologico pi ampio, rispetto a quello utilizzato nella cornice della teoria dellattaccamento.
A questo riguardo, sarebbe pi utile riconsiderare la formulazione concettuale originale del comportamento di attaccamento, introdotta da Bowlby (1969/1982): un comportamento che promuove la
vicinanza alla figura di attaccamento; un legame di un individuo con
un altro individuo, percepito come protettivo e pi forte, come lo ,
per esempio, il legame del bambino con la propria madre. In questa
prospettiva, durante la gravidanza, per i genitori sarebbe pi consono
utilizzare il concetto di caregiving system: [] Un sistema comportamentale ossia, [] un insieme organizzato di comportamenti guidati dalla rappresentazione della relazione genitore-bambino (George,
Solomon, 2008, p. 962). Sarebbe dunque pi appropriato un sostanziale spostamento dalla ricerca di cure e protezione dalle figure di attaccamento, alla capacit di fornire protezione, rassicurazione e cure
a un bambino immaturo. Ovviamente, la reciprocit e la stretta connessione tra il caregiving system e il sistema di attaccamento rappresentano dei principi importanti, dal momento che il primo si sviluppa
nel contesto del secondo.
Come abbiamo discusso precedentemente, lattivazione del caregiving system dipende dai segnali interni ed esterni che stimolano la funzione protettiva. Ma mentre la motivazione del comportamento di attaccamento chiara ossia la ricerca di sicurezza , ci non avviene per
il caregiving system. Secondo Bell e Richard (2000), la motivazione del
caregiving sarebbe basata sullo stato affettivo insito nel fornire cure, che
d colore alla relazione con il bambino. Pi precisamente, il prendersi
cura unemozione diadica che si sviluppa nel tempo ed indirizzata
verso un partner specifico in questo caso un bambino e verso i suoi
bisogni. In questo ambito, lempatia gioca un ruolo decisivo e attiva le
condotte di cura, poich implica laccettazione emozionale e la risonanza verso laltro, specialmente se si tratta di una persona che si trova in
uno stato di bisogno.
Forse questa definizione di caregiving sottovaluta il piacere e la soddisfazione personale che si prova nel prendersi cura di unaltra persona, soprattutto di un bambino piccolo. Una conferma indipendente
per questi aspetti deriva dagli studi neurobiologici sulla corteccia orbitofrontale (Kringelbach, 2005), attivamente coinvolta nel processamento emozionale e, in particolare, nellesperienza edonica piacevole
stimolata da una particolare esperienza gratificante, come laccudimento. Il bambino pu essere uno stimolo gratificante che attiva nelle ma91

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

dri unesperienza soggettiva di piacere. Anche Schore (2000, 2002) ha


ampiamente trattato il ruolo della corteccia orbitofrontale, in particolare quella dellemisfero destro, nel regolare i meccanismi affettivi
dellattaccamento. Questo sistema neurobiologico connesso anche
allempatia, capacit che implica il riconoscimento dello stato emotivo di un altro individuo, generando internamente le rappresentazioni
somatosensoriali che simulano cosa sta provando laltro (Adolphs et
al., 2000, p. 2683). In altri capitoli del libro, il tema dellempatia stato discusso in maniera pi approfondita, focalizzando lattenzione sul
ruolo del meccanismo specchio e dellinsula, che implica anche rappresentazioni viscero-motorie.
Il caregiving system viene attivato quando, durante la gravidanza, il
bambino ancora nel corpo della madre, stabilizzandosi completamente dopo la nascita. I comportamenti materni di accudimento potrebbero essere guidati dalle rappresentazioni che la madre ha del bambino e
che si presentano come gi organizzate durante il terzo trimestre della
gravidanza, rendendo possibile lattribuzione al bambino stesso di una
specifica identit. Il bambino, in questo periodo, viene percepito come
un essere estremamente bisognoso e immaturo, che necessita di essere
protetto e accudito dalla sensibilit materna, con attenzione e capacit
di concern, per evitargli ogni dolore o trauma.
La rilevanza delle rappresentazioni materne durante la gravidanza
potrebbe essere confermata dai comportamenti materni postnatali.
stato evidenziato che le rappresentazioni prenatali hanno una grande
influenza sui comportamenti materni dopo la nascita del bambino (Benoit et al., 1997; Huth-Bocks, Levendosky, Bogat, 2002; Huth-Bocks et
al., 2004). Theran e collaboratori (2005) hanno indagato linfluenza del
cambiamento o, al contrario, della stabilit dei modelli operativi interni
dellattaccamento (dal periodo prenatale a quello postnatale) sui comportamenti genitoriali dopo la nascita del bambino. stato osservato
che le madri, le cui rappresentazioni si presentavano non equilibrate
durante la gravidanza, ma che diventavano equilibrate nel post-partum,
erano meno inclini a fornire un accudimento sensibile ai loro bambini,
rispetto alle madri che invece presentavano rappresentazioni equilibrate in entrambi i tempi. Va specificato che le madri che passavano da
rappresentazioni non equilibrate a equilibrate mostravano comunque
una maggiore sensibilit verso i propri bambini, rispetto a quelle che
mantenevano nel tempo rappresentazioni non equilibrate.
Mentre le meta-analisi hanno dimostrato la relazione esistente tra le
rappresentazioni della madre relative alle proprie esperienze infantili
92

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

di attaccamento e la qualit dei comportamenti con il proprio bambino (van IJzendoorn, 1995), la questione sul come le rappresentazioni
materne in gravidanza possano influenzare i successivi comportamenti di accudimento rimane ancora aperta. Una recente ricerca (Dayton
et al., 2010) ha tentato di esplorare direttamente questa connessione,
enfatizzando la capacit delle rappresentazioni materne nel guidare
i comportamenti nel post-partum a livello inconscio. I risultati dello
studio confermano che le rappresentazioni materne durante la gravidanza influenzano i comportamenti genitoriali con il bambino. Pi nel
dettaglio, le madri con rappresentazioni equilibrate durante la gravidanza tendono a esibire maggiori comportamenti genitoriali positivi, mentre le madri che presentano rappresentazioni distorte dei loro
bambini manifestano livelli pi elevati di ostilit e rabbia durante gli
scambi interattivi. Infine, le madri con rappresentazioni disinvestite
esibiscono successivamente comportamenti di tipo controllante con
il bambino. Laspetto pi rilevante di questo studio che lo stile di regolazione connesso ai modelli operativi materni durante la gravidanza
appare significativamente correlato allo stile di regolazione materno
(sensibile, controllante, ostile) a un anno di et del bambino. Dayton
e collaboratori (2010) hanno ipotizzato che la relazione tra le rappresentazioni prenatali e i comportamenti genitoriali dopo la nascita del
bambino potrebbe essere non solo di tipo correlazionale ma anche
causale, dal momento che le prime vengono misurate durante la gravidanza, quindi prima che le madri possano avere avuto uneffettiva
interazione con il bambino.
Mentre gi studi che abbiamo riportato si concentrano sulla relazione tra le rappresentazioni materne durante la gravidanza e i comportamenti materni nel post-partum, in un classico articolo di Peter Fonagy,
Howard Steele e Miriam Steele (1991) stata esplorata unulteriore
prospettiva di studio dellattaccamento durante la gravidanza. In questo articolo gli autori riportano una ricerca longitudinale sulle rappresentazioni materne relative allattaccamento durante la gravidanza e
allattaccamento del bambino alla madre a un anno di vita. Le madri
venivano intervistate durante il terzo trimestre di gravidanza mediante lAdult Attachment Interview (AAI; George, Kaplan, Main, 1985),
mentre i bambini a un anno eseguivano la Strange Situation (Ainsworth
et al., 1978), procedura osservativa di laboratorio che valuta la qualit dellattaccamento madre-bambino. I risultati dimostrano una concordanza intergenerazionale, con il 75% delle madri sicure che hanno
bambini con un modello di attaccamento sicuro, e il 73% delle madri
93

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

con modelli di attaccamento insicuri (distanziante o preoccupato) che


hanno bambini con modelli di attaccamento insicuri.
Durante questa ricerca, analizzando i trascritti delle AAI e cercando di comprendere il processo sottostante la trasmissione intergenerazionale dellattaccamento e, in particolare, il concetto di monitoraggio metacognitivo formulata dalla Main (1991), Fonagy e collaboratori
(1991) hanno iniziato a sviluppare il concetto di funzione riflessiva,
evidenziando ampie differenze nelle madri, in merito alle capacit riflessive individuali. Mentre alcuni genitori potevano riflettere sulla relazione tra gli stati mentali dei propri genitori e il loro comportamento,
altri manifestano una comprensione limitata dei sentimenti e degli stati
mentali sottostanti al comportamento dei propri genitori. Generalmente, i genitori con elevati livelli di funzione riflessiva vengono classificati
come sicuri/autonomi rispetto allattaccamento e hanno bambini che
presentano un attaccamento sicuro a un anno di et. Allo stesso modo,
i genitori che manifestano una bassa funzione riflessiva probabile che
siano classificati insicuri, cos come i loro bambini.
Come ha sottolineato Bowlby (1969/1982, 1973, 1980), il sistema
dellattaccamento strettamente connesso al processo rappresentazionale e, potremmo aggiungere, allo sviluppo di una funzione riflessiva
del s. Allo stesso tempo, stata raggiunta una concettualizzazione
condivisa, che postula che il s si sviluppi ed esista in relazione allaltro
(Sroufe, 1990): tutto questo particolarmente vero per le madri che
acquisiscono, durante la gravidanza, un senso del noi che le prepara
a interagire con i propri bambini dopo la nascita.

Focalizzarsi sul bambino


Come Dinora Pines (1972) ha messo in luce, durante il terzo trimestre
della gravidanza le donne sperimentano malessere fisico e stanchezza,
progressivamente alla crescita del bambino nel loro corpo. Durante la
gravidanza si verificano tipiche oscillazioni dellumore, che vanno dalla
gioia e la soddisfazione per larrivo imminente del bambino, a forme di
ansia conscia e inconscia rispetto sia alleventuale anormalit del bambino sia rispetto al parto. Nella madre possono comparire delle fantasie riguardanti la possibilit di danneggiare il feto, il quale pu essere percepito come un intruso o un parassita (Ferenczi, 1914) che sta per divorarla.
In questo periodo, si sviluppa un peculiare stato della mente, descritto da Winnicott: la capacit di concern per il bambino e la gravidanza.
94

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

In Lo sviluppo della capacit di preoccuparsi, Winnicott (1963) ne ha dato una precisa definizione:2
La parola preoccupazione usata per indicare laspetto positivo
di un fenomeno il cui aspetto negativo indicato dalla parola senso di
colpa. Il senso di colpa langoscia legata allambivalenza e comporta
un livello dintegrazione dellIo tale da permettere di conservare unimmagine buona delloggetto insieme allidea di distruggerlo. Preoccuparsi
comporta anche il progetto di unintegrazione e di uno sviluppo ulteriori, ed in relazione positiva con il senso di responsabilit avvertito
dallindividuo soprattutto relativamente ai rapporti in cui sono implicate le pulsioni istintuali.
Preoccuparsi si riferisce al fatto che lindividuo si prende cura, o prova apprensione, e sente e accetta la responsabilit. Dal punto di vista del
livello genitale postulato dalla teoria dello sviluppo, si potrebbe dire
che il preoccuparsi fonda la famiglia in quanto porta entrambi i partecipanti nel rapporto sessuale ad assumersi, al di l del proprio piacere,
la responsabilit delle conseguenze di esso. Ma, considerando le cose
dal punto di vista della globalit della vita immaginativa dellindividuo,
si pu dire che il preoccuparsi solleva problemi ancor pi complessi e
che una capacit di preoccuparsi alla base di ogni gioco e di ogni lavoro costruttivo. Essa un elemento della vita normale sana, e merita
bene lattenzione dello psicoanalista (pp. 89-90).

Come ha sottolineato Winnicott, la capacit di concern si sviluppa


durante la gravidanza: la madre diventa sempre pi capace di prendersi cura, di prestare attenzione e di sentire e accettare la responsabilit
della propria maternit, evitando, gi dai primi mesi, i fattori stressanti
o le esperienze traumatiche che potrebbero avere un impatto negativo
sulla gravidanza. Questo il caso di una giovane donna che, dopo avere avuto la notizia di essere incinta da uninfermiera, camminava verso
casa, cercando di evitare i movimenti bruschi, come se stessi in punta
di piedi sulle uova. La capacit di concern si intensifica nel corso della
gravidanza: le madri, infatti, focalizzano la loro attenzione sul bambino, cercando di cogliere ogni suo segnale o movimento, e cercando di
garantirgli un ambiente confortevole e protettivo allinterno del loro
corpo. Unaltra madre, per esempio, non era riuscita a sentire i movi2. Nella versione italiana dello scritto di Winnicott, concern stato tradotto come preoccupazione e the capacity for concern come la capacit di preoccuparsi. Vogliamo sottolineare
che questa traduzione produce unimportante confusione concettuale, dal momento che il termine preoccupazione viene utilizzato in maniera indifferenziata per indicare sia la capacit della
madre di prendersi cura del bambino e di averlo in mente (concern), sia la peculiare condizione
psicologica che la donna raggiunge alla fine della gravidanza (primary maternal preoccupation), e
che sar illustrata nel prossimo paragrafo.

95

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

menti del feto per molte ore durante lultimo mese della gravidanza ed
era allarmata; ha cercato di stabilire un contatto mentale con la bambina, per avere la conferma che andasse tutto bene. Dopo unintensa
concentrazione cos riporta la donna , la bambina le ha mandato
un messaggio con un forte calcio.
Non tutte le madri per hanno la stessa capacit di concern. Ci sono madri come quelle menzionate, che sono in grado di assumersi la
responsabilit della loro maternit. Queste sono madri che hanno una
rappresentazione equilibrata e integrata di se stesse (Ammaniti, Tambelli, 2010), e per le quali la gravidanza rappresenta lespressione di
un desiderio profondo di maternit. La situazione differisce in maniera sostanziale con le madri che hanno una rappresentazione ristretta e
disinvestita di se stesse e del bambino, che, al contrario, non sembrano
capaci di esprimere la capacit di concern: ci dimostrato dal fatto che
non vogliono essere condizionate dalla gravidanza e continuano a praticare sport, guidare motorini, senza manifestare preoccupazione per le
possibili conseguenze sulla gravidanza o sul bambino.
La capacit materna di concern senza dubbio connessa al fatto che
le femmine sono pi empatiche dei maschi (Hoffman, 1977) e che, a
volte, non sviluppano nemmeno lempatia per se stesse perch la spinta allempatia verso laltro cos forte, perch le femmine sono condizionate a prendersi cura prima dei bisogni degli altri, e perch le donne spesso provano un grande senso di colpa a chiedere attenzione per
se stesse, anche da se stesse (Jordan, 1991, p. 30). Questa competenza
specificatamente femminile potrebbe essere correlata a fattori culturali e a stili di allevamento dei figli, ma anche a fattori genetici, fondati
sulla preferenza per gli stimoli sociali. Un recente studio (Sander, Frome, Scheich, 2007) ha evidenziato che la risata e il pianto dei bambini attivano maggiormente lamigdala e la corteccia cingolata anteriore
nelle donne rispetto agli uomini; inoltre, le risposte evocate dai visi dei
bambini appaiono pi intense e precoci nelle donne rispetto agli uomini (Proverbio, Zani, Adorni, 2008). Altri studi (Singer et al., 2006)
hanno confermato che le donne rispondono pi empaticamente degli
uomini di fronte a immagini di persone sofferenti. C un largo consenso in merito al fatto che lemisfero destro sia maggiormente coinvolto
nellempatia rispetto allemisfero sinistro (Ruby, Decety, 2003, 2004),
e che laumentata attivazione dellemisfero destro nelle donne possa
spiegare le differenze di genere nellempatia (Rueckert, Naybar, 2008).
Esistono molte definizioni di empatia, ognuna delle quali tendente a
sottolineare diversi aspetti. Nel campo psicoanalitico, una definizione
96

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

adeguata stata proposta da Schafer: Lesperienza interna di condividere e comprendere lo stato psicologico attuale di unaltra persona
(1959, p. 345), che si fonda su un alto livello di funzionamento e forza
dellIo. Nellarea dellInfant Research, Stern, riferendosi allempatia materna, riconosce quattro processi distinti e probabilmente sequenziali: a) la risonanza dello stato affettivo; b) lastrazione della conoscenza
empatica dallesperienza della risonanza emotiva; c) lintegrazione della conoscenza empatica astratta in una risposta empatica; d) una transitoria identificazione di ruolo (1985, p. 153). Questultima definizione
di Stern si sovrappone parzialmente a ci che Decety e Meyer (2008)
hanno scritto riguardo allempatia da un punto di vista neurobiologico,
distinguendo la condivisione emotiva automatica, che permette la sincronizzazione della madre con le espressioni emotive del bambino, dalla consapevolezza s-altro, che ha lo scopo di separare il s materno da
quello del bambino e di garantire una minima abilit di mentalizzazione.
Lempatia materna ha una grande influenza sullo sviluppo psicologico del bambino, come Winnicott ha sottolineato in questo altro passaggio tratto dal capitolo sopramenzionato:
La capacit di preoccuparsi fa parte della relazione duale fra linfante e la madre o il sostituto materno. In circostanze favorevoli la madre,
con il continuare a essere viva e disponibile, rappresenta tanto la madre
che riceve in tutta la loro pienezza le pulsioni dellId del neonato, quanto la madre che pu essere amata come persona e alla quale si pu fare
un atto riparativo (1963, p. 101).

Preoccupazioni materne e paure


Sempre molto attento agli stati mentali delle madri, Donald Winnicott (1956) ha proposto unulteriore osservazione dello stato mentale
della donna durante lultima fase della gravidanza, dandone la seguente descrizione:
La mia tesi che, nella primissima fase, osserviamo nella madre uno
stato molto particolare, una condizione psicologica che merita il nome
di preoccupazione materna primaria. [] Si sviluppa a poco a poco per
raggiungere un grado di elevata sensibilit durante la gravidanza, e specialmente verso la fine. Dura ancora poche settimane dopo la nascita del
bambino. Una volta superato, non facile che sia ricordato dalla madre
[]. Questo stato organizzato (che sarebbe una malattia se non vi fosse
il fatto della gravidanza) potrebbe essere paragonato a uno stato di ritiro,

97

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

a uno stato di dissociazione []. Non credo che si possa comprendere


la funzione della madre allinizio della vita del bambino senza ammettere che essa deve essere capace di raggiungere questo stato di elevata
sensibilit, quasi una malattia, e di guarirne (p. 359).

Con poche ma illuminanti frasi, Winnicott ha colto un concetto potenzialmente molto fertile per la comprensione dello stato psicologico
materno durante la gravidanza e durante il primo sviluppo del bambino. Durante questo periodo, una madre sviluppa unaccentuata sensibilit ed profondamente concentrata sul figlio, prestando poca attenzione alle altre persone e al loro contesto sociale. Questa preoccupazione
ha un valore particolare, dal momento che accresce labilit materna
di anticipare i bisogni del bambino e di leggerne i segnali, contribuendo dunque a sviluppare un senso del suo s. Winnicott ha enfatizzato
limportanza cruciale di tale fase per lo sviluppo del s del bambino,
sottolineando i possibili rischi che corrono i bambini le cui madri non
sono in grado di tollerare preoccupazioni cos intense.
Nonostante sia stato accettato e rielaborato in osservazioni cliniche
successive nellambito delle interazioni madre-bambino conflittuali,
questo concetto ha ricevuto unattenzione relativamente limitata nella
ricerca empirica, in particolare negli studi sullo sviluppo tipico della
genitorialit (Fraiberg, Edelson, Shapiro, 1975; Leckman et al., 1999;
Stern, 1995; Zeanah et al., 1994).
Tanto le madri quanto i padri sono mentalmente concentrati sul
bambino, dal momento che ne monitorano continuamente lo stato di
salute, la crescita fisica e lo stato emotivo, cercando di prevenire i pericoli potenziali o immaginati nellambiente. Di certo, durante la gravidanza, il controllo materno pi focalizzato sui movimenti fetali, per
esempio, se sono troppo rapidi, troppo lenti, o assenti.
Per confermare empiricamente il concetto di preoccupazione materna primaria, Leckman e collaboratori (1999) hanno intervistato madri e
padri utilizzando unintervista semistrutturata, la Yale Inventory of Parental Thoughts and Actions (YIPTA), dallottavo mese di gravidanza fino
al terzo mese dopo il parto. Lo strumento stato costruito per esplorare
gli stati mentali genitoriali e le preoccupazioni rispetto al bambino (per
esempio, il suo benessere o aspetto fisico), i comportamenti che riguardano il suo accudimento (per esempio, i comportamenti di controllo),
la costruzione della relazione con lui, i pensieri intrusivi e levitamento
dei comportamenti che potrebbero nuocergli (per esempio, fargli del
male), e la quantit di tempo assorbita da queste preoccupazioni e azio98

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

ni. Tra i genitori intervistati, nessuno aveva una storia personale caratterizzata da un disturbo ossessivo-compulsivo, mentre una percentuale
ridotta riportava episodi di depressione maggiore.
I risultati evidenziano un decorso delle preoccupazioni genitoriali,
caratterizzato da un picco a due o tre settimane dal parto (figura 3.1).
Le madri manifestano livelli di preoccupazione per il bambino significativamente pi elevati dei padri, confermando dunque le intuizioni
cliniche di Winnicott. Intorno alla seconda o terza settimana dal parto,
le madri pensano al bambino, in modo intenso, fino a quattordici ore
al giorno, mentre i padri solo sette ore. Nel caso dei genitori primipari,
le preoccupazioni durano di pi.
Quasi tutti i genitori riportano preoccupazioni consistenti riguardo
al benessere del loro bambino, e pi del 95% delle madri e l80% dei
padri si preoccupa della possibilit che possa succedergli qualcosa di
negativo. Tra i pensieri di tipo intrusivo, molti genitori riferiscono la
preoccupazione di non essere in grado di ricoprire il ruolo genitoriale.
I pensieri di poter fare del male al bambino sono presenti nel 37% dei
genitori: per rassicurarsi, il 73% delle madri e il 49% dei padri riferisce di avere controllato i suoi movimenti nellutero o di essersi sforzati
di distrarsi (il 20%).
Insieme a queste preoccupazioni, i genitori possono avere anche
pensieri positivi di reciprocit e unit con il bambino, cos come pensieri riguardo alla sua perfezione. Per esempio, a tre mesi dal parto, il
73% delle madri e il 66% dei padri riferisce di pensare che il proprio
bambino sia perfetto.

Daily parental preoccupations


(time, in percentage)

60

40

20
Mothers

Fathers

0
8 mos

Birth

1 mo

2 mos

3 mos

Figura 3.1 Preoccupazioni nelle madri e nei padri dallottavo mese di gravidanza ino al terzo mese dal parto. Modiicato da Leckman, J.F., Mayes, L.C., Feldman, R., Evans, D.W., King,
R.A., Cohen, D.J. (1999), Early parental preoccupations and behaviours and their possible
relationship to the symptoms of obsessive-compulsive disorder. In Acta Psychiatrica Scandinavica, S396, pp. 1-26. Stampata con il permesso di John Wiley & Sons, Ltd.

99

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

In un altro studio longitudinale, condotto su un campione di 120


coppie primipare, dalla gravidanza fino al sesto mese di vita del bambino, le donne riportano livelli crescenti di preoccupazione verso la fine
della gravidanza; il 25%-30% riferisce, in particolare, preoccupazioni
specifiche rispetto alle modalit di accudimento del bambino nel postpartum (Entwisle, Doering, 1981). Immediatamente prima e dopo il
parto, le preoccupazioni aumentano sostanzialmente.
I pensieri intrusivi di fare del male al bambino assalgono la madre
(o il padre) meno comunemente, come esito di un disturbo ossessivocomplusivo, di una depressione o di entrambi (Winter, 1970). In questi casi, i genitori esprimono inoltre fantasie o preoccupazioni di poter
fare inavvertitamente del male al bambino, per esempio facendolo cadere o, in modo pi attivo, facendogli del male in un momento di risentimento o frustrazione.
Abbiamo dato un cos ampio spazio alla ricerca di Leckman e collaboratori (1999), non solo perch rappresenta una brillante e significativa conferma alle intuizioni cliniche di Winnicott (1956) rispetto alla
preoccupazione materna primaria, ma anche in virt delle molteplici
implicazioni nellarea dellinterazione tra genitori e bambini. Negli ultimi mesi della gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, quasi tutte
le madri e i padri sperimentano uno specifico e finalizzato stato della
mente, che si differenzia dalle fluttuazioni dellumore e dallansia, che
sono piuttosto comuni in questo periodo. I genitori sono proiettati sul
bambino in un momento di estrema vulnerabilit per lui, che richiede
unattenzione particolare nei confronti dei suoi bisogni.
A volte, tali preoccupazioni possono predire delle difficolt nel postpartum a livello delle interazioni genitori-bambino, ma, il pi delle volte e come dimostrano gli studi normativi, queste preoccupazioni e ansie sono abbastanza comuni e circoscritte alla fine della gravidanza e
allimmediato periodo successivo al parto. Solo la loro persistenza dopo
i primi tre-sei mesi potrebbe essere indicativa di una difficolt nellinterazione genitori-bambino (Mayes, Swain, Leckman, 2005).
Dal punto di vista evoluzionistico, queste preoccupazioni genitoriali
sono state selezionate al fine di aumentare la capacit e la sensibilit dei
genitori, riducendo gli eventuali rischi per il bambino. Infatti il livello
di mortalit infantile si ridotto solo recentemente, mentre nel passato
la gravidanza, il parto e il primo anno di vita del bambino erano periodi
di grande vulnerabilit per la sopravvivenza della madre e del bambino.
Questi dati confermano non solo le intuizioni cliniche di Winnicott
(1956), ma anche la formulazione clinica di costellazione materna di
100

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

Daniel Stern (1995), entrambe focalizzate sulla sopravvivenza e il benessere del bambino.
Un altro importante aspetto riguarda ci che Winnicott (1956) scrisse in merito a questo stato mentale materno di preoccupazione, descritto come quasi una malattia, che ha molte caratteristiche sovrapponibili ai sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo. Come abbiamo visto,
i genitori manifestano pensieri intrusivi e incessanti sul bambino e su
se stessi, il desiderio di fare la cosa giusta, e comportamenti ripetitivi,
atti a ridurre o prevenire la propria ansia. Nel caso delle persone con
disturbo ossessivo-compulsivo, i sintomi tipici sono caratterizzati da un
alto senso di responsabilit, perfezionismo, un evitamento dei pensieri
ripetitivi e un atteggiamento ego-distonico.
Discutendo le differenze tra le ossessioni normali e anormali,
Rachman e de Silva (1978) hanno puntualizzato che questa differenza
legata alla frequenza e allintensit dei pensieri, piuttosto che ai loro
contenuti. Nella nostra esperienza, i pensieri materni e paterni durante la gravidanza sono pi ego-sintonici, poich giustificati nella mente
dei genitori dalla particolare condizione dellaspettare il bambino, che
provoca naturalmente preoccupazione e capacit di concern.
Leckman e Herman (2002) hanno ipotizzato che questi pensieri intrusivi ansiosi e questi comportamenti evitanti siano correlati al disturbo ossessivo-compulsivo e che alcune forme di questo disturbo siano il
risultato di una disregolazione dei circuiti neurali normalmente attivi
durante le fasi iniziali della genitorialit (Leckman et al., 1999). Nonostante alcune eccezioni, comunque, levidenza di questi aspetti sostenuta dagli studi di brain-imaging e dalle scoperte neurochirurgiche,
che hanno messo in luce il ruolo della corteccia orbitofrontale e dellamigdala, e delle loro connessioni con il talamo e lo striato ventrale, nel
disturbo ossessivo-compulsivo (Saxena, Rauch, 2000). Inoltre, stato
documentato come alcuni pazienti con questo tipo di disturbo abbiano elevati livelli di ossitocina nel liquido cerebrospinale (Leckman et
al., 1994). ben noto che lossitocina, un ormone neuropeptidico, ha
un ruolo nella comparsa dei comportamenti materni. In un recente lavoro di Levine e collaboratori (2007) sono state seguite donne sane nel
primo e terzo trimestre della gravidanza, e nel primo mese dopo il parto. I risultati evidenziano unelevata stabilit individuale nei livelli plasmatici di ossitocina; tuttavia, mentre un terzo del campione presenta
livelli di ossitocina costanti nel tempo, le restanti donne mostrano una
certa variabilit, caratterizzata da incrementi, decrementi oppure da
un picco nellultima fase della gestazione. I dati mostrano inoltre co101

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

me, allaumentare dei livelli di ossitocina nel corso della gravidanza, si


intensifichi il legame materno-fetale.
stato ipotizzato che lorigine del disturbo ossessivo-compulsivo sia
connesso a una disfunzione del metabolismo della serotonina, combinato con la caduta rapida degli estrogeni e del progesterone alla fine della
gravidanza (Williams, Koran, 1997). Unaltra ipotesi (McDougle et al.,
1999) sottolinea invece il ruolo dellossitocina; questa, raggiungendo
alti livelli alla fine della gravidanza e nel periodo del post-partum, potrebbe favorire laumento o laggravamento di questo disturbo. Comunque, anche lesperienza del parto in s o del periodo immediatamente
successivo non deve essere sottostimata come possibile fattore in grado
di innescare un disturbo ossessivo-compulsivo.
Forse la prova pi convincente dellassociazione tra la gravidanza
e il disturbo ossessivo-compulsivo il tasso di donne (tra l11% e il
47%) che presentano i primi sintomi del disturbo nel periodo perinatale (Leckman, Mayes, 1999; Williams, Koran, 1997) o alla fine della
gravidanza. Leckman e collaboratori (1999) hanno inoltre documentato che normalmente, durante questo periodo, si enfatizza la sensibilit
nei confronti delle minacce; sia madri sia padri sperimentano pensieri
ansiosi intrusivi e mettono in atto comportamenti finalizzati a evitare
danneggiamenti (harm-avoidant behaviors), che somigliano considerevolmente a molte delle dimensioni sintomatiche del disturbo ossessivo-compulsivo.
La rassegna di questa letteratura suggerisce che lespressione del
comportamento materno influenzata dalle esperienze e gli eventi precoci, che riorganizzano i circuiti limbici e ipotalamici coinvolti nellomeostasi edonica e nella risposta allo stress.
A livello clinico, un sintomo importante durante questa fase della
vita la paura di fare del male al proprio bambino. Molti ricercatori
(Kofman, 2002) hanno dimostrato che le gravidanze con un elevato livello di stress possono causare parti prematuri o uno scarso sviluppo
del feto o difficolt temperamentali nei bambini, sebbene non tutti i dati confermino questi aspetti (DiPietro et al., 2006; Wadhwa, Sandman,
Garite, 2001).
Tornando alle nostre osservazioni sulle madri ad alto rischio, abbiamo notato la presenza di preoccupazioni persistenti durante la gravidanza, molto pi intense e invasive di quelle descritte da Winnicott,
che compaiono anche prima dellottavo mese di gravidanza. Allo stesso tempo, queste preoccupazioni si differenziano dai pensieri ripetitivi
che causano lansia tipica del disturbo ossessivo-compulsivo; inoltre,
102

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

preferiamo chiamarle preoccupazioni intrusive, dal momento che


appaiono in una fase del ciclo vitale in cui hanno una funzione adattiva, sebbene causino uno stato di disregolazione affettiva. A livello fenomenologico, ricordano le preoccupazioni ossessive per la persistenza
con cui si presentano e per una certa attitudine psicologica difensiva,
che appare tuttavia limitata, dal momento che si tratta, in sostanza, di
pensieri ego-sintonici, esclusivamente associati allesperienza della maternit. In un campione di madri a rischio depressivo e psicosociale,
abbiamo rilevato preoccupazioni intrusive riguardanti: la gravidanza,
le eventuali malattie o malformazioni del feto, il parto, il periodo postnatale, le capacit materne e le possibili ripercussioni sulla relazione
di coppia date dallarrivo di un bambino (Ammaniti et al., 2013). Nella
storia personale materna possono essere rilevate esperienze traumatiche, spesso in campo ostetrico (come precedenti aborti o parti distocici), che hanno causato dolore intenso, o morte del bambino nella fase
finale della gravidanza o immediatamente dopo il parto. Questi eventi
rendono indubbiamente la donna pi sensibile, facendole vivere una
nuova gravidanza con forti paure e preoccupazione.
Le preoccupazioni intrusive devono essere distinte dagli stati di ansia, che sono comuni durante la gravidanza e che risultano associati ad
aspetti pi contestuali e allesperienza in s. In queste madri, accanto
a queste preoccupazioni intrusive, abbiamo notato paure fobiche che
si focalizzano su specifici aspetti reali, come let avanzata materna o
particolari caratteristiche del feto scoperte durante lecografia, come la
bassa crescita ponderale o le grandi dimensioni del cranio.
Le preoccupazioni e le paure possono essere stimolate da specifiche
domande dellIRMAG-R (Ammaniti, Tambelli, 2010): lintervista, infatti,
stata recentemente modificata rispetto alla versione precedente, proprio per esplorare queste aree tematiche in maniera pi sistematica.
Studiando le interviste delle donne in attesa che mostrano preoccupazioni e paure, abbiamo rilevato diverse configurazioni rappresentazionali. La prima definita da paure fobiche e preoccupazioni intrusive
pervasive che emergono nel corso di tutta lintervista, anche quando le
domande non fanno uno specifico riferimento a questi contenuti. La
caratteristica principale di queste interviste lo stato di allarme della
donna, che affronta lesperienza della gravidanza e larrivo del bambino con apprensione e paura.
In altre interviste, le preoccupazioni intrusive e le paure fobiche possono comparire in un contesto difensivo, caratterizzato da un appiattimento affettivo, simile a quello delle rappresentazioni ristrette/disinve103

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

stite (Ammaniti, Tambelli, 2010), a volte accompagnato da descrizioni


concrete ricche di dettagli sensoriali, come avviene nellambito degli
stati mentali dissociativi.

Una madre in attesa turbata da preoccupazioni


intrusive e paure fobiche
Di seguito, presentiamo unintervista che documenta le intense
preoccupazioni e paure che possono comparire durante la gravidanza.
Piera ha circa quaranta anni; nella sua storia personale sono presenti
attacchi di panico, che si sono ripresentati durante la gravidanza. Piera
ha avuto una prima gravidanza da cui nato suo figlio Mario e una seconda gravidanza che si conclusa con un aborto spontaneo in seguito
a unamniocentesi. Nel trascritto dellintervista, i passaggi caratterizzati
da preoccupazioni e paure sono evidenziati in corsivo.
D:

Mi racconti un po la storia della sua gravidanza, come si sentita, come


lha affrontata?
R: andata stata molto vicina, molto ravvicinata allaltra, dove io ho perso
il bambino al quarto mese dopo lamniocentesi. Questa gravidanza stata
in parte voluta e non voluta, nel senso che ero sempre un po in crisi, con
mio marito a volte ne parlavamo Facciamolo, cos passa la paura, la tensione. Lui forse era un po pi convinto di me. Io s e no, s e no. Comunque, poi successo, un mese non ho avuto le mestruazioni, e non ci stavo
pensando proprio quel mese e ho fatto il test di gravidanza, io ho un ciclo
regolarissimo, quindi gi il giorno dopo, il primo giorno di ritardo, ho saputo che s, ero incinta. Che devo dire [ride] sinceramente non lho presa
mi sono sentita ansiosa, io non la prima volta quando ho fatto il test,
non ho neanche svegliato mio marito, ho trascorso tutta la notte ho pensato, ripensato la paura forse, il non essere non essere ancora pronta,
fisicamente ma anche psicologicamente a una nuova gravidanza.
D: Questa stata la prima fase, e poi come andata?
R: [ride] Poi andata che ho avuto delle minacce di aborto nel primo alla
fine del mese comunque ho avuto delle minacce di aborto, erano solo
delle piccole perdite di sangue, ma sono dovuta stare tre mesi a riposo.
Anche per laltra gravidanza ho avuto delle minacce di aborto e sono
stata in ospedale venti giorni, quindi e sono stata a riposo e quando
vedevo delle perdite chiamavo lospedale per capire se andava tutto
bene comunque, lho superata, sono stata sempre molto ansiosa, la paura
soltanto. Poi c stato il dubbio se fare o meno lamniocentesi, la faccio
non la faccio un problema, non credo per me stato il momento
peggiore, il picco della mia ansia sono stata proprio non dormivo
proprio, non respiravo e ho avuto degli attacchi di panico improvvisi,

104

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

dovuti sicuramente poi ho fatto lamniocentesi e ho trascorso tutte


le festivit natalizie con lansia. E anche durante lamniocentesi, il mio
cuore era lho fatta privatamente andata cos. E anche il periodo
successivo, stare a riposo, la paura di abortire, stato tutto uguale a
Ma, piano piano, siamo arrivati allottavo mese. Le ansie, le paure, sono
sempre l Comunque sto affrontando diversamente questa gravidanza.
Adesso quello che provo non paura ma tensione perch quello che mi
accaduto prima penso che mi abbia segnato tanto, nel senso che ho paura
delle ecografie, ho paura delle di tutto ci che riguarda qualsiasi cosa
mi mette cio mi mette ansia e se c qualche problema ho sempre paura
di non riuscire a no, anche a capire se c un vero allarme, un pericolo,
tutto nebuloso quando cos.

Le paure e i dubbi di Piera riguardo la nuova gravidanza (successiva


al precedente aborto spontaneo, causato dallamniocentesi) emergono
vividamente nelle sue risposte. Si chiede ripetutamente se dovrebbe
diventare madre (Abelin-Sas, 1992). Avendo sperimentato un evento
traumatico, Piera ora teme che possa verificarsi di nuovo in questa nuova gravidanza e cerca continuamente rassicurazioni, nonostante questo
non possa proteggerla dal pericolo di un altro aborto spontaneo: questa
minaccia probabilmente una conseguenza dellintrusione del suo stato mentale nel corpo, in quanto la paura traumatica stato archiviata
a livello implicito. Verosimilmente, questa situazione critica determina
una disorganizzazione del suo sistema difensivo, generando attacchi di
panico (Masi, 2004).
D:
R:

Quindi anche una sciocchezza la fa agitare


No, perch somatizzo molto e quindi questo succede quando ci sono
degli effettivi sintomi della gravidanza, ci sono nel senso che gli ormoni
e tutto il resto, ci sono dei momenti in cui magari li avverto, alcuni svenimenti penso che sia perch soffro di pressione bassa, invece la paura e
la tensione. Ecco, forse alcuni sintomi vengono un po alterati.
D: Le sue sorelle come hanno preso la notizia della sua nuova gravidanza?
R: Mia sorella D., che la pi piccola, ha tre figli e non ha neanche
trentanni. C., laltra sorella, ha appena avuto un maschietto. No, va bene,
ma loro, bene o male si, sono contente E io, sinceramente, non sono
una persona molto portata per i bambini; infatti, il mio primo bambino
stato programmato, per non sono pi tanto giovane, quindi la pazienza
quella che [ride]. Ho mille dubbi, mille paure, mille ansie. E a una certa
et forse la paura del tempo che passa, di avere un figlio di non stare
nei tempi giusti Cio, la gravidanza mi rende ansiosa; sicuramente, questo
molto pi evidente per quello che successo per per me le situazioni
in cui non ho il controllo del mio corpo e non ho il controllo della
situazione una cosa fisiologica nel senso che tutto avviene mese per

105

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

mese e io cerco di pensare che vada tutto bene penso sia un modo di
capita anche alle altre donne, so di altre donne in gravidanza, compaiono
molte ansie e paure.

Piera sottolinea il ruolo del suo corpo nellesperienza che sta vivendo. Stanno avvenendo dei cambiamenti che lei non riesce a controllare,
proprio come le minacce di aborto spontaneo, verso le quali non pu
fare nulla e che la fanno sentire impotente (Masi, 2004).
D:
R:

D:
R:

D:
R:

D:
R:

D:
R:

D:

Come cambiata la sua vita durante la gravidanza?


cambiata notevolmente, nel senso che lavrei voluta sinceramente vivere con un po pi di serenit per era inevitabile che succedesse questo.
Non ho avuto il tempo di metabolizzare tutto o forse ho reagito bene
allinizio e poi c stato un crollo Non lo so questo. Io, ecco, non mi sono goduta nemmeno le ecografie della bambina adesso vedo tutto nero,
nero, nero forse avrei potuto anche evitare tutto questo per c questa cosa che pi forte di me.
Larrivo della bambina ha portato cambiamenti nel vostro rapporto di
coppia?
Si, sicuramente. Di cambiamenti ce ne sono stati tanti nel senso che io non
ho molto dialogo con lui e quindi oppure lui queste cose non le capisce,
come quando mi dice: Non c niente, va tutto bene. Quindi certe volte
provo a spiegargli queste cose c stata una sera insomma che sono stata ho pianto, mi sono sfogata lui mi capisce per dice: Che dobbiamo
fare? Dobbiamo solo andare avanti capisco come tu ti senta, ma dobbiamo pensare a Mario. Questa stata la sua reazione.
Come si sentita quando ha iniziato a indossare abiti premaman?
Sinceramente, non ho comprato niente per questa gravidanza Adesso le
mie sorelle mi hanno dato delle tute, qualcosa per linverno. Sono arrivata
allottavo mese, ma non ho sentito il bisogno di comprare quelle cose, come stranamente non sento il bisogno di compare subito il corredino, ci sono molte cose che ho evitato di fare. Nel senso che adesso inizier anche
perch arrivato il momento, anche le cose per lospedale, ho preparato la
valigia, il corredino con le cose essenziali per i primi giorni, per non sono come le dicevo, non sento quella predisposizione.
La sua bambina si muove tanto adesso?
Si muove sempre adesso, dicono che allottavo mese hanno meno spazio,
invece lei continua a muoversi tanto. E mi allarmo sempre quando non la
sento ma puoi vivere sempre col patema danimo
In quali circostanze si muove di pi?
Si muove molto di pi la sera quando mi distendo e sono molto pi rilassata, lei si muove tanto. La sento anche durante il giorno, soprattutto
quando mangio si muove tantissimo, secondo me, mangia anche lei Io
sono molto debole, penso sia la mia alimentazione, abbastanza varia ma
niente mi sento stanca.
E come interpreta questi movimenti? Li associa ai suoi stati danimo?

106

CURE E PREOCCUPAZIONI MATERNE

R:

No, come ho detto, sento molto lei gi in posizione, che spinge gi le


contrazioni, e qui, nella parte alta della pancia, sento proprio i suoi piedini,
le sue gambe quando si sposta e qualche volta spinge sul diaframma, non
respiro, ti senti morire. E queste sono belle come ho detto, reagisco,
la sento, la cerco con le mani per ho paura di farle qualsiasi cosa,
anche di toccarla di spingere troppo, cio, penso sempre che la natura,
ecco perch dico che Dio esiste, c qualcosa di soprannaturale nella vita
altrimenti non sarebbe possibile. Mi dico quanto sia potente la natura, nel
senso che dentro di noi riusciamo quello che mi spaventa, mi mette
dico, speriamo che vada tutto bene, il problema pi grande stato evitato
per forse il mio carattere troppo sensibile, molto ma sin da piccola
ero molto predisposta.

Come abbiamo visto, Piera presenta ansie e preoccupazioni riguardanti la gravidanza, probabilmente connesse alla sua storia ostetrica
(un aborto spontaneo dopo unamniocentesi), ma in parte connesse
alle fragilit personali che ha manifestato sin dallinfanzia con una disregolazione affettiva, come dimostrato dagli attacchi di panico. La sua
principale preoccupazione la minaccia che possa avvenire un nuovo
aborto spontaneo durante lattuale gravidanza, che caratterizzata da
ansie, paure ed episodi di panico. Piera, come altre donne che hanno
avuto precedenti esperienze traumatiche, non ha investito molto su
questa gravidanza. Non prepara le cose per larrivo della bambina, temendo che tutto finir con un nuovo aborto spontaneo. Come spesso
accade nelle situazioni traumatiche, lei sta risperimentando il trauma,
che teme possa ripetersi: per questo si mantiene in una posizione di attesa, spesso distaccata, per evitare di affrontare ancora una volta la delusione e la perdita.

107

4
La cogenitorialit durante la gravidanza
e nel periodo postnatale

Mentre in passato gli studi sullinfanzia e sulla genitorialit hanno


enfatizzato soprattutto una psicologia fra due persone, concentrando la
propria attenzione sulla relazione tra madre e bambino, recentemente
linteresse stato spostato su una psicologia fra tre persone, orientata
allesplorazione delle interazioni tra madre, padre e bambino.
Dobbiamo ricordare che il modello concettualizzato da Belsky
(1984) aveva gi rimarcato la complessit e la multideterminazione della
genitorialit, che appare influenzata dalle caratteristiche individuali materne e paterne, dalle caratteristiche del bambino, dal contesto sociale
di appartenenza e dalla relazione coniugale dei genitori. Questultima
relazione, in particolare, rappresenta uno dei sottosistemi fondamentali
che interagiscono con la genitorialit, esercitando uninfluenza positiva
o negativa sul funzionamento parentale.
Partendo dallesigenza di comprendere meglio il rapporto e linfluenza reciproca tra la relazione coniugale, la genitorialit e lo sviluppo del
bambino, negli anni passati si avvertita lesigenza di esplorare il funzionamento della coppia nel ruolo genitoriale. Bisogna considerare innanzitutto la qualit della relazione coniugale, che espressa dal livello
di soddisfazione della coppia e dalla sua capacit di affrontare i conflitti diadici. Va poi fatta una distinzione concettuale tra la genitorialit,
intesa come il funzionamento individuale della madre o del padre con
il bambino, e la cogenitorialit, che si riferisce al sostegno reciproco e
allinterazione tra i due genitori, al loro coinvolgimento e allinterazione
con il bambino (Belsky, Crnic, Gable, 1995; McHale, Rasmussen, 1998).
La ricerca sulla cogenitorialit ha portato a una conoscenza pi approfondita delle caratteristiche e delle dinamiche del sottosistema re109

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

lazionale genitori-bambino, che esercita una grande influenza sullo sviluppo infantile, proprio come la relazione individuale tra ogni genitore
e il proprio figlio.
Prima di passare alle diverse definizioni di cogenitorialit, sarebbe
opportuno evidenziarne il contesto di riferimento teorico. Come von
Klitzing, Simoni e Burgin hanno affermato, nella psicoanalisi sono state centrali le configurazioni di tre elementi (madre, padre e bambino)
(1999, p. 71). Il periodo edipico, che si manifesta nel mondo psichico
dei bambini dopo linfanzia e la fanciullezza, infatti caratterizzato da
dinamiche di tipo triadico. Secondo Freud (1923) il bambino entra in
una relazione triangolare con i genitori, nel momento in cui acquisisce
la capacit di riconoscere la differenza tra i sessi. Va comunque sottolineato che nella teoria psicoanalitica sono presenti altri contribuiti che,
con diversa enfasi, hanno fatto riferimento alle dinamiche triangolari
tra bambino e genitori: per esempio, i lavori di Melanie Klein (1928),
di Lacan (1953) e di Mahler, Pine e Bergman (1975).
Alcuni autori ritengono che, nella futura esperienza mentale dei genitori, in tempi anche molto precedenti il concepimento del bambino,
possa comparire una triangolazione connessa alle fantasie edipiche, in
grado di trasmettere una prospettiva triadica ai bambini, sin dai primi
anni di vita. Von Klitzing e collaboratori (1999) hanno proposto unimportante distinzione tra la triadificazione (p. 74), ossia il processo
interpersonale sottostante la formazione di una triade, e la triangolazione (ibidem), che descrive il processo intrapsichico connesso alla
relazione mentale tra madre, padre e bambino, presente, per esempio,
nelle dinamiche edipiche. In questo capitolo useremo lespressione relazione triangolare per riferirci agli aspetti intrapsichici sottolineati
dalla psicoanalisi; utilizzeremo invece lespressione interazioni triadiche per le comunicazioni e le interazioni a tre vie che emergono
nellambito degli studi osservativi.
La cogenitorialit stata studiata anche in una prospettiva sistemico-evoluzionistica che concettualizza le interazioni e i comportamenti
tra i due genitori e il bambino come ununit che pu assumere configurazioni differenziate, dipendenti dal fatto che tutti e tre i membri
interagiscono nello stesso tempo, oppure che due membri del gruppo
interagiscono di pi fra loro, mentre il terzo rimane in una posizione
marginale (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999). A questo proposito, Patricia Minuchin (1985) ha affermato che gli studi sulla diade genitore-bambino [] non rappresentano la realt significativa del
bambino, soprattutto dopo linfanzia (p. 296).
110

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

Le varie definizioni di cogenitorialit enfatizzano diverse caratteristiche del costrutto, ognuna delle quali dipendente dal relativo modello
teorico di riferimento. In una prospettiva psicoanalitica, von Klitzing e
Burgin (2005) spiegano le dinamiche della relazione genitoriale in termini di capacit dei genitori di impegnarsi in scambi e dialoghi reciproci e flessibili, e di formarsi rappresentazioni mentali del loro bambino
nellesperienza di coppia.
Da una prospettiva sistemica, il modo in cui i due partners lavorano insieme nel ruolo di genitori viene evidenziato mediante specifiche
dimensioni cogenitoriali: il sostegno versus la squalifica del ruolo genitoriale del partner; il disaccordo rispetto alleducazione dei figli; la divisione dei doveri, dei compiti e delle responsabilit nella routine quotidiana; e, in ultimo, la coordinazione dei patterns interattivi allinterno
della famiglia, attraverso il conflitto, le coalizioni e lequilibrio reciproco, quando entrambi i partners sono coinvolti nella relazione con il bambino (Feinberg, 2002). Sviluppando la prospettiva sistemica, inoltre,
van Egeren e Hawkins (2004) e McHale e collaboratori (2004) hanno
elaborato il costrutto teorico di cogenitorialit, integrando e approfondendo le definizioni presenti nella letteratura scientifica.
Secondo van Egeren e Hawkins (2004), esiste una relazione cogenitoriale quando da almeno due individui ci si aspetta la responsabilit
congiunta per il benessere di un particolare bambino, per mutuo accordo o per le norme sociali (p. 166). McHale e collaboratori (2004),
invece, si sono concentrati pi sui comportamenti reciproci, descrivendo la cogenitorialit come la coordinazione tra gli adulti responsabili
della cura e delleducazione dei figli (p. 222).
Come abbiamo sottolineato, la cogenitorialit definita dallimpegno dei genitori nei confronti del bambino allinterno del contesto familiare, e riguarda non solo la cura del bambino ma anche le rappresentazioni mentali condivise dei genitori e quelle che riguardano il partner
nel suo ruolo di genitore. La cogenitorialit, quindi, un processo bidirezionale potremmo dire interattivo e intersoggettivo , in cui le
azioni di un partner influenzano e sono influenzate da quelle dellaltro.
Possiamo parlare di cogenitorialit anche quando ci riferiamo a un
singolo genitore e un bambino. Laltro genitore non ha bisogno di essere
fisicamente presente; infatti anche lassenza di un genitore pu contribuire a definire una configurazione cogenitoriale (McHale, KuerstenHogan, Rao, 2004; van Egeren, Hawkins, 2004): in questo caso la presenza del genitore pu essere anche simbolica, dal momento che viene
inevitabilmente ricordato o negato dallaltro genitore.
111

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Da questo punto di vista, le rappresentazioni mentali sostengono le


interazioni, e ci vale anche per limmagine del bambino che prende
forma nella mente dei genitori prima della nascita. Come van Egeren
e Hawkins (2004) hanno sottolineato, durante la gravidanza e ancora prima del concepimento, madri e padri tendono a sviluppare delle
rappresentazioni mentali di se stessi come genitori, e possono discutere del loro futuro nel ruolo genitoriale (per esempio, decidendo come
organizzare le loro vite con il bambino, come dividere i compiti legati
allaccudimento, o come prendere decisioni per il bambino nella vita
di tutti i giorni). Questo scambio tra i genitori in attesa un buon predittore della futura interazione cogenitoriale che si attualizzer dopo
la nascita del bambino.
Le dinamiche e gli scambi tra i genitori possono essere studiati da
diverse prospettive; per esempio, alcune delle dimensioni considerate
rilevanti sono: solidariet allinterno della coppia, sostegno reciproco,
antagonismo e condivisione (Feinberg, 2002; McHale et al., 2004; van
Egeren, Hawkins, 2004). In questa prospettiva vengono sottolineate
maggiormente linterazione e la condivisione affettiva rispetto alla dimensione comportamentale: attraverso la solidariet cogenitoriale, infatti, i genitori manifestano sentimenti positivi reciproci durante gli scambi
interattivi con il bambino. Vanno inoltre considerati il livello di condivisione delle responsabilit e del lavoro connesso alla cura del bambino,
oltre che il mutuo coinvolgimento rilevabile quando entrambi i genitori
sono impegnati con lui. Al contrario, i genitori possono entrare in conflitto e squalificarsi a vicenda, quando si prendono cura del figlio.
Queste attitudini genitoriali sono direttamente osservabili nella vita
familiare di tutti i giorni, oppure vengono percepite da uno dei genitori
attraverso la comprensione dello stato mentale del partner e linterpretazione del suo comportamento genitoriale. Numerosi fattori possono
influenzare negativamente le dinamiche tra i genitori, ostacolando la
loro relazione: tra questi si rilevano il disaccordo e il conflitto in merito alle decisioni educative per il bambino (Belsky et al., 1995), oppure
un intenso coinvolgimento con il bambino, accompagnato per dalla
sottovalutazione della relazione di coppia (van Egeren, 2003). A questo proposito, risulta particolarmente conflittuale la situazione in cui
la madre si assume la responsabilit primaria verso il bambino, sentendosi irritata dagli interventi e i comportamenti del padre durante laccudimento del figlio. In questi casi piuttosto frequente che la madre
cerchi di interferire e svalorizzare il padre, assumendo una funzione
definita di gatekeeping (van Egeren, 2003, p. 290), quando lui a pren112

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

dersi cura del bambino. Lesperienza cogenitoriale pu essere ulteriormente compromessa quando le madri si sentono frustrate nelle proprie
aspettative, perch percepiscono che il partner non le riconosce e non
le sostiene abbastanza nellaccudimento del figlio (van Egeren, 2004).

Unillustrazione della cogenitorialit


Sebbene la ricerca e gli studi clinici abbiano largamente contribuito alla comprensione delle dinamiche interattive tra genitori e figli,
dobbiamo comunque ricordare le parole di Freud in Il delirio e i sogni
nella Gradiva di Wilhelm Jensen: [I poeti e gli scrittori] [] nelle conoscenze dello spirito essi sorpassano di gran lunga noi comuni
mortali, poich attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla
scienza (1906, p. 264).
Tornando al mondo della genitorialit, che il tema centrale di questo capitolo, nel corso dei secoli, molti pittori hanno prodotto significative e toccanti opere di madri nellatto di allattare o prendersi cura dei
loro bambini, facendo riferimento soprattutto alle immagini di Maria
e Ges. Mentre queste immagini religiose enfatizzano laspetto sacrale, quasi ieratico, dellincontro fra la Madonna e Ges, alcuni quadri
descrivono con grande intuizione lincontro reale fra madre, padre e figlio dopo la nascita, rappresentando dunque la matrice dellesperienza
quotidiana. Uno di questi il quadro di Giorgione La Tempesta (figura
4.1), dipinto nei primi anni del sedicesimo secolo ed esposto nel Museo
dellAccademia di Venezia.
Nel quadro del Giorgione la protagonista una giovane donna nuda che guarda in direzione dellosservatore. Allinterno del paesaggio
campestre, la giovane seduta su un rialzo di terra che le fa da palcoscenico, sottolineando ulteriormente il suo essere protagonista della scena. Con il braccio destro stringe un bambino di pochi mesi e lo allatta,
dando limpressione, con la posizione del corpo, di volerlo mostrare a
chi guarda con un intimo compiacimento. Un velo bianco avvolge sia
le sue spalle sia il bambino. Di fronte alla donna, ma su uno spiazzo di
terreno pi basso attraversato da un ruscello, un giovane uomo, vestito
con una giubba rossa e dei pantaloni colorati, sta in piedi appoggiato
a unasta di legno. Il giovane guarda la madre e il bambino, quasi a volerli proteggere. Sullo sfondo del paesaggio, si scorge un borgo di case
sovrastato da un cielo denso di nuvole nere, solcate da un fulmine, che
preannunciano una tempesta.
113

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Questo misterioso quadro stato oggetto di numerose interpretazioni (Settis, 1990), che ne hanno svelato significati allegorici (la Forza, rappresentata dal giovane soldato, e la Carit, rappresentata dalla
madre) e addirittura simboli alchemici (laria, lacqua, la terra e il fuoco). Tuttavia, a un occhio non esperto di arte, ma abituato a studiare i
comportamenti dei genitori e dei bambini durante i primi mesi di vita,
emergono da questo dipinto altri aspetti che ci aiutano a introdurre i
temi che svilupperemo nel libro.
In primo luogo viene rappresentato lo scenario delle interazioni triadiche fra madre, padre e bambino, approfondito, negli ultimi anni, dalla

Figura 4.1 Giorgione: La Tempesta, Museo dellAccademia, Venezia. Stampata con il permesso di Immagini Corbis.

114

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

scuola di Losanna (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999). Madre


e bambino si trovano allinterno di uno spazio intimo e privato, delimitato da un velo bianco che fa pensare a una membrana placentare
che avvolge entrambi. Non si tratta di uno spazio chiuso, simbiotico e
che esclude gli altri perch la madre pur allattando il figlio si rivolge con lo sguardo allo spettatore, il quale personifica il mondo sociale.
La madre e il figlio sono i due protagonisti della scena; loro sono al
centro del palcoscenico della vita. A poca distanza, ma separato da un
ruscello, vi il giovane, un soldato, secondo il parere di alcuni critici
darte. Non armato, non indossa armature metalliche e armi pericolose: il suo abbigliamento fa pensare a un giovane del suo tempo, con
dei colori vivaci che ne riflettono la gaiezza dellanimo. Oggi potremmo figurarcelo come un giovane padre che vigila sulla coppia madrebambino, riconoscendo la differenza del proprio ruolo paterno rispetto a quello della madre. Lui si trova pi in basso, come a voler marcare
questa differenza. Lasta di legno non unarma di offesa: piuttosto
un bastone a cui appoggiarsi, utile anche per difendersi. La funzione
protettiva e difensiva del giovane pu essere emblematicamente attivata
dalla tempesta imminente, che pu rappresentare un pericolo per la madre e il bambino. Il tema della protezione e della difesa centrale nella
teoria dellattaccamento (Bowlby, 1969/1982), proprio perch entrambi
i genitori devono sventare i pericoli in grado di mettere a repentaglio la
sopravvivenza del bambino, che ancora un essere fragile e indifeso.
A questo punto vale la pena di ricordare ci che scrisse Lacan
(1957/1958) a proposito del rapporto immaginario, quasi fusionale,
fra madre e bambino, in cui il bambino cerca di essere loggetto della
madre e nel quale si potrebbero perdere i rispettivi confini se non intervenisse la parola del padre che deve stabilire la legge per la madre
(Diatkine, 2000, p. 1028), un principio di realt che reinserisce la relazione fra madre e figlio allinterno del contesto semantico comune, ossia
il mondo dei significati condivisi che vengono a sancire regole e confini.
In secondo luogo, linterazione fra la figura della madre e quella del
giovane, che personifica la vigilanza paterna, fa pensare al tema della
cogenitorialit: la relazione fra i due genitori, il coordinamento tra gli
adulti responsabili della cura e leducazione dei figli (Mc Hale, Kuersten-Hogan, Rao, 2004, p. 222).
In terzo luogo, la nudit della madre e del figlio sottolinea limportanza del contatto corporeo e del suo ruolo fondamentale nella costruzione del legame di attaccamento oltre che nella regolazione dei ritmi
psico-biologici del bambino, proprio perch, come stato messo in lu115

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

ce in campo animale, esistono dei regolatori nascosti (Hofer, 1995)


che intervengono nella regolazione della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e dei ritmi neuro-ormonali.

La cogenitorialit tra diade e triade


Mentre allinizio la ricerca ha focalizzato lattenzione soprattutto
sui fattori della coppia coniugale che influenzano le dinamiche cogenitoriali in una prospettiva diadica, pi tardi ha ampliato la prospettiva
della cogenitorialit, riconoscendo linfluenza che il temperamento e
le caratteristiche del bambino esercitano sulle dinamiche cogenitoriali.
Le caratteristiche psicologiche del bambino influenzano sia il funzionamento diadico dei genitori sia le interazioni triadiche che lo includono.
Considerando il contesto dellunit familiare triadica madre-padrebambino, Fivaz-Depeursinge e Corboz-Warnery (1999) hanno identificato due sottosistemi. Il primo rappresentato dalla coppia genitoriale
(sottounit strutturante), che ha il compito di guidare e sostenere lo sviluppo del bambino; il secondo sottosistema rappresentato dal bambino stesso (definito sottounit evolutiva), il quale, a sua volta, crescendo
e sviluppando la propria autonomia e competenza, stimola e influenza
le dinamiche e il funzionamento cogenitoriali. Le due sottounit possono interagire e influenzare la capacit della famiglia di organizzarsi
come una squadra: capacit, questa, definita anche come alleanza familiare (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999, p. 10).
Le dimensioni diadiche e triadiche tendono inevitabilmente a sovrapporsi, ed esistono diversi pareri su quale sia quella pi rilevante.
Van Egeren e Hawkins (2004), per esempio, danno una grande importanza alla relazione diadica tra i genitori, che, secondo loro, rappresenta
la principale unit di analisi familiare anche allinterno di un contesto
di analisi triadico (che include il bambino), un sottosistema del contesto familiare pi allargato.
In ogni caso, pi importante esplorare le specifiche caratteristiche
e dimensioni del sottosistema relazionale come lincoerenza e il conflitto nel coinvolgimento genitoriale, lantagonismo, la coesione e larmonia, e lattenzione rivolta al figlio rispetto allattenzione rivolta ai genitori (McHale, 2007) , che valutare la maggiore rilevanza teorica del
contesto triadico o diadico. Considerando le dimensioni sopracitate,
McHale ha identificato cinque distinte tipologie di famiglia. Nelle famiglie centrate sul figlio i bisogni e le richieste del bambino stimolano
116

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

interazioni, allinterno delle quali i genitori si coinvolgono con il figlio


ma non tra di loro. Nelle famiglie competitive presente un coinvolgimento dei genitori con il bambino, ma, in questo caso, le interazioni
sono caratterizzate da antagonismo e assenza di calore e cooperazione.
Le famiglie coesive centrate sul figlio e le famiglie coesive centrate
sui genitori (2007, p. 375) sono invece caratterizzate da calore e interazioni cooperative tra i genitori. Infine, le famiglie escludenti sono
definite da discrepanze e mancanza di connessione tra madri e padri: in
questo caso, quando un genitore si attiva, laltro si disimpegna.
Gli stessi elementi che influenzano il funzionamento genitoriale (Belsky, 1984) intervengono anche nello sviluppo della relazione cogenitoriale. Tra questi vi sono il background sociale e culturale dei genitori, le
loro personalit, il loro stile di relazione interpersonale e i loro atteggiamenti in merito alle questioni educative e di crescita dei figli (Belsky et al., 1995).
In questo ambito il modello di attaccamento dei genitori sembra influenzare la qualit della cogenitorialit dopo la nascita del bambino
(Talbot, Baker, McHale, 2009): in particolare, lattaccamento sicuro
materno costituisce per il bambino un fattore di protezione dal conflitto cogenitoriale, mentre lattaccamento sicuro paterno sembra promuovere la coesione della coppia genitoriale.

Cogenitorialit e sviluppo del bambino


Come abbiamo sottolineato, la cogenitorialit inizia a delinearsi durante la gravidanza, ma linterazione tra i genitori pu subire dei cambiamenti dopo la nascita del bambino e durante i suoi primi anni di vita
(Carneiro et al., 2006; van Egeren, 2003). Allo stesso tempo, la ricerca
ha esplorato linfluenza esercitata dal bambino e dalle sue caratteristiche sulla relazione cogenitoriale (McHale, Rotman, 2007; McHale et
al., 2004; Schoppe-Sullivan et al., 2007). indubbio che esista unovvia
asimmetria tra il sottosistema cogenitoriale e quello evolutivo (rappresentato dal bambino), che definito da uno scambio e un adattamento
reciproco tra le caratteristiche del bambino stesso e i patterns relazionali dei genitori.
McHale e collaboratori (2004) hanno ipotizzato che un temperamento difficile del bambino possa avere un impatto sulla qualit della relazione genitoriale, nel corso dello sviluppo. Durante i primi mesi
di vita, i genitori cercano di adattarsi al bambino compensandone le
117

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

difficolt; possibile per che, successivamente, riducano il proprio


coinvolgimento con lui, manifestando minore responsivit e distacco.
Le difficolt nella relazione dei genitori durante la gravidanza potrebbero stabilizzarsi e accentuarsi dopo la nascita del bambino, se questo mostra un temperamento difficile, oppure attenuarsi, dando vita a
una relazione pi positiva, in presenza di un temperamento pi facile
(McHale et al., 2004).
Queste osservazioni non hanno trovato conferma nello studio di
Schoppe-Sullivan e collaboratori (2007). Gli autori, infatti, non hanno rilevato unassociazione significativa tra i patterns interattivi delle
coppie genitoriali e il temperamento del bambino, valutato a tre mesi
e mezzo dalla nascita. Tuttavia, in presenza di una buona alleanza prenatale e bassi livelli di antagonismo reciproco, le coppie si mostrano
maggiormente in grado di cooperare nella cura del bambino con temperamento difficile.
Considerando ora linfluenza della relazione cogenitoriale sullo sviluppo comportamentale e socioemozionale infantile, la ricerca ha messo in luce la forte associazione tra la cooperazione, la competizione, il
coinvolgimento affettivo cogenitoriale, e lo sviluppo comportamentale,
interpersonale ed emozionale del bambino durante i primi anni di vita
(Feinberg, 2002; McHale et al., 2004). A questo proposito, Fivaz-Depeursinge, Favez e Lavanchy (2005) hanno evidenziato come la precoce
capacit triadica del bambino promuova la sua intersoggettivit primaria; allo stesso tempo, le osservazioni di Fivaz-Depeursinge dimostrano
che i bambini hanno un ruolo attivo allinterno della vita familiare, sin
dallinizio, anche prima di quanto ipotizzato dalla maggior parte delle
teorie evolutive.
Esplorando la relazione tra le disfunzioni dellinterazione cogenitoriale e lo sviluppo del bambino, lo studio longitudinale di McHale
(2007) ha evidenziato come le disfunzioni interattive cogenitoriali, rilevate tra gli otto e gli undici mesi di vita dei bambini, siano predittive di un maggiore livello di ansia e aggressivit durante let prescolare. Allo stesso tempo, sembra essere confermata unassociazione tra la
qualit delle dinamiche cogenitoriali e il funzionamento adattivo dei
bambini in et prescolare e scolare, tenendo presenti manifestazioni
internalizzanti ed esternalizzanti, competenza scolastica, comprensione delle emozioni e capacit autoregolative, durante gli anni prescolari
e scolari (McHale, 2007).
Le disfunzioni della coppia genitoriale possono avere per un impatto diverso, a seconda della fase evolutiva che il bambino sta attraversan118

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

do. A questo riguardo, Belsky e collaboratori (1995) hanno ipotizzato


che i compiti evolutivi con i quali il bambino si confronta a quindici
mesi (ossia le emergenti capacit comunicative, lo sviluppo dellautonomia e la crescente oppositivit) costituiscano una situazione di stress
per i genitori, che richiede loro un maggiore sforzo condiviso. Le differenze individuali tra i genitori rispetto ad alcune dimensioni di personalit (come lestroversione, la socievolezza e lempatia) possono avere
un effetto negativo sulla qualit della relazione cogenitoriale, che viene
amplificato dalla specifica fase evolutiva che il bambino sta vivendo.
In uno studio successivo, Belsky e Fearon (2004) hanno ampliato
lambito di studio, esplorando la possibile relazione tra le caratteristiche
delle relazioni della coppia coniugale, della relazione genitoriale e dello sviluppo del bambino. In base al maggiore o minore equilibrio tra la
qualit della relazione coniugale e la qualit della relazione genitoriale,
sono state individuate cinque configurazioni familiari: (1) consistently
supportive, (2) consistently moderate, (3) good parenting/poor marriage,
(4) poor parenting/good marriage, and (5) consistently risky (p. 511).
Tre di queste categorie presentano un equilibrio tra la qualit della relazione coniugale e la qualit della relazione genitoriale, ma si differenziano per i livelli di intimit con il partner e di sensibilit verso il
bambino, che possono essere alti (consistently supportive), medi (consistently moderate) o bassi (consistently risky). Le restanti due categorie
evidenziano una discrepanza tra la qualit del sottosistema coniugale e
quello genitoriale (good parenting/poor marriage e poor parenting/good
marriage). Valutando gli effetti delle diverse configurazioni familiari sullo sviluppo del bambino (in termini di competenza sociale e relazioni,
abilit scolastiche e domini comportamentali), i migliori risultati sono
stati evidenziati nei bambini appartenenti alle configurazioni familiari
1 e 2 (consistently supportive e consistently moderate), rispetto a quelli dellultimo gruppo (consistently risky). Nel caso di una discrepanza
tra sottosistema coniugale e sottosistema genitoriale, i bambini appartenenti alla configurazione familiare 3 (good parenting/poor marriage)
riportavano migliori prestazioni nelle abilit cognitive e scolastiche.
Allo stesso tempo stato confermato che il sottosistema genitoriale ha
uninfluenza maggiore sullo sviluppo del bambino rispetto al sottosistema coniugale; infatti sono state rilevate poche differenze tra la qualit
delle prestazioni dei bambini provenienti dai gruppi 1 e 3, ossia in presenza di unelevata capacit genitoriale, anche se non necessariamente
accompagnata da una buona dimensione coniugale. In altre parole, i
bambini sembrano pi influenzati dalla qualit dei comportamenti co119

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

genitoriali che dalle dinamiche coniugali dei loro genitori, anche quando queste ultime risultino conflittuali.
Come abbiamo visto, la cogenitorialit indubbiamente influenzata
dalla relazione di coppia e dalle caratteristiche del bambino. Ladattamento reciproco tra genitori e bambini inizia durante la gravidanza e
si sviluppa nel corso delle diverse fasi del ciclo vitale. Quello che accade un processo di spillover (Katz, Gottman, 1996), secondo il quale
alcune dinamiche affettive e relazionali del sottosistema familiare possono riversarsi sugli altri sottosistemi, per esempio quello genitoriale.
Nonostante emerga una sostanziale stabilit dellalleanza cogenitoriale durante lo sviluppo del bambino, nelle diverse fasi del ciclo vitale
pu essere necessaria una rinegoziazione dei ruoli genitoriali, anche in
virt delle nuove acquisizioni del bambino che obbligano i genitori a
cercare nuove forme di adattamento ed equilibrio (van Egeren, 2004).

Gravidanza e transizione alla cogenitorialit


Dobbiamo, prima di tutto, citare lo studio di Klitzing e collaboratori (1999), focalizzato sulle dinamiche interattivo-affettive della coppia
genitoriale in gravidanza, che si proposto di analizzare la capacit triadica, intesa come labilit della madre e del padre di anticipare le future
relazioni familiari senza escludere se stessi o il partner dalla relazione
con il bambino. Gli autori ipotizzano che le abilit triadiche intrapsichiche e interpersonali di entrambi i partners, valutate durante la gravidanza, siano correlate alla qualit delle relazioni diadiche e triadiche
allinterno della famiglia quattro mesi dopo la nascita del bambino. In
questa ricerca, le coppie vengono valutate durante lultimo trimestre
della gravidanza attraverso unintervista semistrutturata, la Triadic Interview (Von Klitzing et al., 1999), che viene somministrata congiuntamente alla coppia e che permette di analizzare non solo le rappresentazioni mentali individuali dei partners, ma anche le interazioni e i
dialoghi osservabili tra i futuri genitori. Quattro mesi dopo la nascita
del bambino, si valuta linterazione triadica mediante il Lausanne Trilogue Play (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999), una procedura
osservativa standardizzata che misura le interazioni triadiche precoci
congiunte di madre, padre e bambino.
I risultati mostrano una forte connessione tra la dimensione rappresentazionale genitoriale durante la gravidanza e le interazioni osservabili successivamente; inoltre la qualit delle interazioni triadiche si120

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

gnificativamente correlata al modo in cui entrambi i genitori, durante


la gravidanza, si rappresentano la loro relazione futura con il bambino,
e, in particolar modo, alla loro capacit di avere in mente la relazione con il figlio come parte di una relazione triadica in cui si riconosca
limportanza della partecipazione del padre (Von Klitzing et al., 1999).
Van Egeren (2003) ha sviluppato un modello multidimensionale per
analizzare i principali fattori individuali predittivi della cogenitorialit
durante la gravidanza, somministrando alcuni questionari ai genitori in
attesa del primo figlio, in diversi tempi: durante il terzo trimestre della
gravidanza e, successivamente, a uno, tre e sei mesi dopo la nascita del
bambino. Questo modello si basa su numerose variabili che riguardano:
le esperienze individuali dei genitori nella loro famiglia di origine (percezione del conflitto), alcuni tratti di personalit dei genitori (sviluppo
dellIo e reactance), la relazione con il partner (percezione di cooperazione e sostegno), il grado di coinvolgimento nel ruolo genitoriale e le
opinioni di ciascun partner rispetto alleducazione dei figli. La ricerca
ha evidenziato come, tra i fattori predittivi della cogenitorialit, giochino un ruolo chiave le caratteristiche individuali materne. Per esempio, la forte motivazione della madre ad avere un figlio pu influenzare
negativamente il modo in cui questa percepisce il proprio partner: in
questi casi, la madre pu manifestare un atteggiamento svalutante e di
esclusione nei confronti del padre, che alimenta il conflitto allinterno
della coppia. Tra i fattori paterni che hanno maggiore influenza sulla
relazione cogenitoriale, emerge il livello di educazione e loccupazione,
ma anche le esperienze nella propria famiglia di origine.
McHale e collaboratori (2004) hanno studiato anche la transizione alla cogenitorialit, indagando la qualit dellinterazione di coppia
e i sistemi rappresentazionali individuali prima della nascita del bambino, ipotizzando lesistenza di una relazione tra i patterns interattivi
della coppia genitoriale e le rappresentazioni mentali genitoriali. Nella
ricerca sono state valutate coppie in attesa del primo figlio, al terzo trimestre di gravidanza e a tre mesi dopo la nascita del bambino. Durante
la gravidanza linterazione della coppia veniva osservata nellambito di
un compito di problem-solving, che consisteva in una discussione su un
tema scelto da ogni partner riguardante gli aspetti che avrebbero voluto
cambiare nella relazione di coppia. Inoltre, ai genitori veniva somministrata lintervista semistrutturata Coparenting Interview (McHale et al.,
2004), per esplorare le rappresentazioni mentali riguardanti lesperienza con la propria famiglia di origine e quella del partner, le aspirazioni, i
desideri e le preoccupazioni rispetto alla futura famiglia. I dati raccolti
121

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

sono stati confrontati con lalleanza familiare, misurata tre mesi dopo la
nascita del bambino mediante il Lausanne Trilogue Play (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999), tenendo in considerazione un indice di
reattivit negativa del temperamento del bambino. Inoltre, ai genitori
sono stati somministrati (prima e dopo la nascita del bambino) alcuni
questionari, per valutare la soddisfazione coniugale, le aspettative in
merito al reciproco coinvolgimento nella cura del figlio, e i rispettivi
punti di vista riguardanti la sua educazione. I risultati hanno dimostrano come la qualit coniugale prenatale e le aspettative dei genitori rispetto alle future dinamiche familiari siano predittive dellinterazione
familiare a tre mesi dalla nascita del bambino.
Le osservazioni dellinterazione cogenitoriale durante la gravidanza
tramite la procedura osservativa Lausanne Trilogue Play, nelle sue versioni prenatale (Carneiro et al., 2006) e postnatale (Fivaz-Depeursinge,
Corboz-Warnery, 1999), hanno confermato una correlazione tra lalleanza cogenitoriale prenatale e lalleanza familiare postnatale, osservata a tre, nove e diciotto mesi dopo la nascita del bambino (Carneiro
et al., 2006; Fivaz-Depeursinge, Frascarolo, Corboz-Warnery, 2010).
Tenendo in considerazione la soddisfazione coniugale e linterazione
di coppia, stato notato (Carneiro et al., 2006) come i padri siano pi
capaci di cooperare con le madri nella cura del figlio quando vivono
una buona relazione di coppia. Al contrario, le madri sono in grado di
orientarsi positivamente sul bambino anche in presenza di un conflitto
nella relazione coniugale: le madri si sentono pi coinvolte nel ruolo
genitoriale, poich sperimentano con maggiore intensit il processo di
affiliazione, sia a livello emotivo sia fisico.
Una prima conclusione: durante la gravidanza, la coppia sta gi definendo i ruoli genitoriali e sviluppando aspettative per il futuro. La
transizione alla genitorialit un periodo di riorganizzazione della vita di coppia, che richiede molti cambiamenti: la relazione necessita di
essere rimodulata e rinegoziata, il ruolo familiare deve essere rivisto e
nuove competenze devono essere acquisite. Con larrivo del bambino,
infatti, si sviluppano nuovi sistemi relazionali genitoriali, come la relazione individuale tra ogni genitore e bambino, e la relazione tra madri e padri nel loro ruolo genitoriale (Cohen, Slade, 2000; van Egeren,
2004). I risultati delle principali ricerche sulla cogenitorialit in gravidanza confermano limportanza di una valutazione precoce della relazione cogenitoriale, per lidentificazione delle situazioni a rischio e
per la programmazione di interventi di sostegno (Carneiro et al., 2006;
McHale et al., 2004).
122

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

Limpatto psicologico dellecografia ostetrica


sulla coppia in gravidanza
Durante la gravidanza, nella fase di transizione alla genitorialit, il
bambino che sta per nascere assume un ruolo fondamentale. La letteratura sulle dinamiche psicologiche in gravidanza evidenzia come,
durante la gravidanza, la percezione che i genitori hanno del proprio
bambino subisca graduali cambiamenti. Questa percezione allinizio
fortemente influenzata dalle fantasie genitoriali, per poi diventare lentamente pi realistica, grazie ai primi movimenti fetali e alle immagini degli esami ecografici, che sono eseguiti con una certa regolarit nel
corso della gravidanza. Come noto, lecografia ostetrica una procedura di visualizzazione diagnostica che, effettuata di routine durante la
gravidanza, ha un ruolo fondamentale allinterno del processo psicologico dellattesa, determinando un cambiamento nelle fantasie consce e
inconsce dei genitori, che si devono confrontare con le immagini reali
del bambino. Le immagini ecografiche intervengono nella definizione
delle rappresentazioni mentali, non solo della madre ma anche del padre, che spesso assiste allecografia.
La letteratura scientifica ha dimostrato che lecografia ostetrica ha
un impatto psicologico positivo sui genitori, in particolare sulle madri
(Beck Black, 1992; Cox et al., 1987; Garcia et al., 2002; Ji et al., 2005;
Larsen et al., 2000). Indubbiamente lelaborazione psicologica dellesperienza ecografica da parte della coppia genitoriale viene influenzata
da diversi fattori, come la personalit della madre, il contesto sociale,
la percezione dellesperienza ecografica in s (Lumley, 1990) e latteggiamento dei tecnici che eseguono lesame (Missonier, 1999).
Una ricerca Italiana di Fava Vizziello e collaboratori (1997) ha analizzato le risonanze emozionali e le rappresentazioni mentali delle donne in gravidanza, dopo la prima ecografia. Questo studio ha confermato la percezione positiva dellesperienza ecografica da parte delle
madri, le quali si creano unimmagine del bambino pi reale e anche
maggiormente condivisibile con il partner (Fava Vizziello, Righetti,
Cristiani, 1997).
Missonnier (1999) definisce lecografia come un rituale di iniziazione alla genitorialit, che permette di esplorare la formazione dei legami
preconsci genitori-bambino. Lecografia rende visibile la presenza del
bambino a entrambi i genitori e pu favorire lo sviluppo della paternit, dal momento che il padre in attesa non direttamente coinvolto nei
cambiamenti fisici della partner (Campbell, 2006; Draper, 2002; Ekelin,
123

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Crang Svalenius, Dykes, 2004; Finnbogadttir, Crang Svalenius, Persson, 2003; Freeman, 2000).
Nella letteratura scientifica vi un sostanziale accordo sul ruolo positivo esercitato dallecografia ostetrica nello sviluppo del legame materno-fetale e nella formazione della relazione cogenitoriale: lecografia,
infatti, facilita la condivisione delle fantasie coscienti relative al figlio
allinterno della coppia, contribuendo alla costruzione dellidentit genitoriale delle madri e dei padri (Ekelin et al., 2004).
Uno degli elementi da considerare let gestazionale in cui viene
eseguita lecografia; Kurjak e collaboratori (2007) ritengono che limmagine del volto del bambino, mostrata ai genitori attraverso lecografia
tridimensionale (3D) o quadrimensionale (4D) durante il primo trimestre di gravidanza, possa essere controproducente e creare una rappresentazione distorta del figlio: secondo gli autori, il momento migliore
per coglierne le caratteristiche del volto compreso tra la ventitreesima
e la trentesima settimana di gestazione. In questo periodo gestazionale, infatti, le ecografie 3D e 4D, permettono di cogliere le caratteristiche del feto che, in questa fase, costituiscono il prototipo infantile
del babyness (figura 4.2). Il babyness una caratteristica universale che
distingue i piccoli della specie umana e che, attraverso un meccanismo
innato, attrae irresistibilmente gli
adulti, motivandoli a prendersi cura di loro (Stern, 1977). Il babyness
caratterizzato da una grande testa,
sproporzionata se paragonata al resto del corpo, una fronte molto ampia e sporgente rispetto al resto del
volto, occhi molto grandi rispetto
alle dimensioni del viso, e guance
paffute e sporgenti.
Lecografia 4D mostra, oltre ai
lineamenti del feto, anche i suoi
movimenti. Dalla quattordicesima
settimana di gravidanza si possono distinguere i movimenti parziali, molto simili ai gesti intenzionali: il feto, per esempio, pu toccarsi
il cordone ombelicale, il volto o altre parti del corpo, girare la testa
Figura 4.2 Feto in unecograia tridimene aprire la bocca (Piontelli, 2010).
sionale. Stampata con il permesso.
124

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

Questi movimenti suscitano una grande emozione nei genitori, perch trasmettono un senso di vitalit: ci consente alle madri e ai padri
di immaginare la presenza di unattivit mentale sottostante i movimenti
osservati (Stern, 2010). Losservazione diretta dei comportamenti genitoriali durante lecografia in gravidanza, anche se ancora scarsamente
utilizzata, pu contribuire ad ampliare la nostra conoscenza riguardo
linterazione dei genitori in questo periodo. In uno studio preliminare,
Stadlmayr e collaboratori (2009) hanno individuato alcuni caratteristici comportamenti genitoriali durante lecografia, come, per esempio,
riconoscere le caratteristiche somatiche del feto, o cercare delle somiglianze con un genitore o laltro. Durante lecografia, tra i genitori si
verificano specifici comportamenti interattivi, come il contatto visivo
e la responsivit reciproca. Alla luce di queste osservazioni, potremmo
ipotizzare che la qualit della relazione della coppia in gravidanza durante lecografia 4D possa costituire un fattore predittivo della qualit
della relazione cogenitoriale dopo la nascita del bambino.
Assumendo queste considerazioni come punto di partenza, il nostro
gruppo di ricerca (Ammaniti, Mazzoni, Menozzi, 2010) ha condotto
uno studio esplorativo sulla transizione alla genitorialit con coppie in
attesa del primo figlio, al fine di osservare i patterns interattivi cogenitoriali durante lecografia 4D.
A questo scopo, abbiamo strutturato uno strumento osservativo
adattato dal Prenatal Lausanne Trilogue Play, la ben nota procedura di
studio del sottosistema cogenitoriale in formazione nel periodo prenatale (Carneiro et al., 2006). Il nostro lavoro stato guidato da diversi quesiti: durante linterazione con il bambino osservato nellecografia 4D, le
coppie mostrano dei patterns cogenitoriali? Lecografia 4D in grado
di attivare comportamenti genitoriali intuitivi durante la gravidanza?
Secondo il paradigma di Losanna (Carneiro et al., 2006), luso di un
metodo osservativo di valutazione della cogenitoralit durante la gravidanza in grado attivare anche rappresentazioni genitoriali (Fivaz-Depeursinge, Frascarolo Corboz-Warnery, 2010). Nel Prenatal Lausanne
Trilogue Play, i genitori interagiscono stimolando lincontro con il loro
bambino, nellambito di una sorta di role-playing eseguito con luso di
una bambola. Questa esperienza richiede unattitudine al gioco e labilit di anticipare quello che sar il sottosistema triadico con il bambino.
Durante lesame ecografico, i genitori devono confrontarsi con
unimmagine reale del feto, piuttosto che con una bambola che dovrebbe rappresentare il futuro bambino. Essendo questa unesperienza
comune per i genitori in attesa, abbiamo ipotizzato che losservazione
125

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

dei genitori durante losservazione di unecografia 4D possa mettere in


evidenza il loro attuale scambio genitoriale durante la gravidanza; lecografia ostetrica 4D potrebbe, inoltre, aprire una finestra sul precoce
contributo del futuro bambino nel dare forma alle rappresentazioni e
alle interazioni genitoriali.
Il nostro campione ha incluso diciotto coppie in attesa del primo figlio, che hanno effettuato unecografia 4D di controllo tra la ventiquattresima e la ventottesima settimana di gravidanza. Le madri avevano
unet media di trentadue anni e i padri di trentatre anni. Il titolo di
studio era per il 63,9% dei genitori la laurea e, per il 36,1%, il diploma.
Tutti i padri hanno assistito allecografia 4D delle proprie compagne. Le osservazioni sono state eseguite mediamente una settimana dopo che le coppie avevano effettuato lecografia 4D di controllo.
Tutti i feti erano in buone condizioni di salute e i genitori non riportavano nessun sintomo psicopatologico, cos come valutato mediante
la Symptom Checklist-90-Revised (SCL-90-R; Derogatis, 1977) e la Center for Epidemiologic Studies Depression Scale (CES-D; Rad-loff, 1977).
Per valutare le interazioni tra i genitori, abbiamo utilizzato la codifica
dellalleanza cogenitoriale prenatale (Carneiro et al., 2006), basata su:
la vivacit ludica cogenitoriale, la struttura del gioco, la cooperazione
e il calore familiare. Abbiamo anche considerato i comportamenti genitoriali, in particolare quelli intuitivi (Papousek, Papousek, 1987), e
i dialoghi genitoriali esplorati mediante unanalisi del contenuto dei
dialoghi delle madri e dei padri mentre parlavano al feto nel video.
Le coppie sono state sottoposte prima a una lunga intervista
congiunta che esplora le rappresentazioni della coppia e lesperienza rispetto alla transizione alla genitorialit; poi, stato
chiesto loro di guardare lultima
ecografia 4D sullo schermo di un
computer. Come nella procedura del Prenatal Lausanne TriloFigura 4.3 I genitori guardano il feto nello
gue Play, i genitori erano seduti
schermo. Stampato con il permesso.
in una configurazione triangolare, con lo schermo di un computer appoggiato su un tavolino rotondo
(figura 4.3). Sullo schermo, collegato a un computer portatile, veniva
proiettata lultima ecografia ostetrica 4D. Ai genitori veniva data la consegna di parlare al bambino, immaginando che li potesse ascoltare.
126

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

Secondo le nostre ipotesi, lecografia 4D in grado di mostrare limmagine del bambino attuale, piuttosto che di quello futuro rappresentato dalla bambola, ed strettamente integrata nellesperienza genitoriale
durante la gravidanza; inoltre, la consegna di parlare al bambino invece che di interagire con lui potrebbe adattarsi meglio allo stimolo
del video. Come nella procedura del Prenatal Lausanne Trilogue Play,
ai genitori veniva chiesto di alternarsi a parlare al bambino nelle quattro configurazioni: (a) uno dei genitori parla al bambino, mentre laltro mantiene una posizione di terzo; (b) i genitori si scambiano i ruoli;
(c) entrambi i genitori parlano al bambino; (d) i genitori parlano tra di
loro dellesperienza che hanno appena vissuto (Carneiro et al., 2006).
Lanalisi dei comportamenti genitoriali mette in luce che le madri
sorridono al bambino pi dei padri e che entrambi i genitori sorridono
pi al bambino che al partner. Non stata evidenziata alcuna differenza
significativa tra madri e padri nella durata dei dialoghi diretti al bambino, sebbene sembra che i padri parlino meno al bambino.
Durante lanalisi microanalitica dei video, stato notato un comportamento inatteso: il 50% delle madri e il 27% dei padri mostra comportamenti imitativi; pi precisamente, i genitori imitano i movimenti
eseguiti dal feto con le mani, le braccia, la bocca e la lingua.
Considerando i dialoghi dei genitori durante losservazione del bambino nello schermo, madri e padri nominano se stessi come mamma
o pap nel 50% dei casi, o nominano il partner mamma o pap
nel 36% dei casi; il 50% dei genitori trova delle somiglianze tra il feto
e il partner soprattutto le madri (il 55%) , e il 52% dei genitori chiama il bambino per nome. Questi dialoghi evidenziano lemergere del
processo di affiliazione e dellidentit genitoriale.
Questi risultati dimostrano che lecografia ostetrica stimola nei genitori il riconoscimento del feto come loro figlio, ed evidenziano come
il bambino possa diventare molto presto nella gravidanza un compagno segreto, prendendo in prestito il titolo di un racconto dello scrittore Joseph Conrad (1909). Questa condivisione segreta testimoniata
dallimitazione inconscia dei movimenti del feto, soprattutto da parte
delle madri. Cos come esiste un meccanismo imitativo nei neonati, che
crea mediante un meccanismo come-me unequivalenza tra il s
e laltro (Meltzoff, Prinz, 2002), allo stesso modo, a partire dalla gravidanza, si attiva nei genitori un meccanismo di equivalenza che potremmo definire di rispecchiamento (Papousek, Papousek, 1987) che
li aiuta a identificarsi con il bambino e a familiarizzare con lui. Come
stato discusso negli altri capitoli, possiamo ipotizzare che il mecca127

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

nismo specchio sia attivato sin dalla gravidanza, consentendo una simulazione incarnata (Gallese, 2009a), per mezzo della quale i genitori
possono simulare internamente le espressioni facciali e i movimenti del
loro bambino, per diventare come lui e favorire il processo di affiliazione. Allo stesso tempo, i genitori aiutano il bambino che nella loro
mente a diventare come loro, allinterno di unequivalenza reciproca.
Durante la gravidanza, questi processi sono fondamentali perch preparano entrambi i genitori allincontro con il bambino dopo la nascita.
Nelle nostre osservazioni, il calore familiare correlato con la durata totale dei sorrisi diretti al bambino: ci conferma che lalleanza e
la condivisione dei due partners sostiene lattenzione sul bambino e la
risonanza emotiva positiva.
I padri del nostro studio sperimentano unidentit paterna, appaiono coinvolti con il bambino e sono in grado di avere un dialogo con lui,
sebbene questo sia ancora nel ventre materno. Ovviamente emergono
delle differenze tra madri e padri: le madri sorridono di pi al bambino, in quanto pi abituate ad avere un dialogo interno con il figlio e a
condividere con lui il periodo dellattesa.
Va detto che, negli ultimi decenni del ventesimo secolo, il contesto
della gravidanza nei Paesi Occidentali cambiato profondamente, non
solo a causa della crescente medicalizzazione della gravidanza stessa ma
anche a causa del fatto che il padre molto pi presente e partecipa di
pi allinterazione con il bambino che deve nascere. I padri condividono i momenti cruciali della gravidanza e, grazie anche allecografia,
riescono a conoscere i propri bambini e partecipano a quanto si sta manifestando nel corpo materno.

Una coppia in attesa


Riportiamo lo stralcio di unintervista eseguita con una giovane coppia, nellambito della ricerca sulle rappresentazioni genitoriali in gravidanza (Ammaniti et al., 2010). Questo dialogo dimostra bene gli scambi
che si verificano in questa fase della vita di una coppia.
La futura madre ha trentatre anni e lavora in un laboratorio medico, mentre il futuro padre un operaio di trentacinque anni. Si sono
sposati dopo un lungo fidanzamento e, subito dopo, la donna ha scoperto di essere incinta: sta aspettando una bambina. La gravidanza sta
trascorrendo bene; la futura madre presenta alcuni sintomi depressivi,
ma al di sotto dei livelli di rischio. Rispetto alle dinamiche di coppia,
128

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

la donna non sembra molto soddisfatta della relazione con suo marito,
al contrario del marito che invece sembra esserlo. Non emerge alcuna problematica particolare dalle storie familiari, ma entrambi i partners mostrano un certo distanziamento dai propri genitori, confermato
dallassenza di ricordi nel campo dellattaccamento.
I:
M:
P:
M:
I:
M:

P:

I:
M:
P:
M:
P:
M:
P:
I:
P:

M:
P:
M:

I:
M:

Intanto vi chiedo come sta procedendo attualmente la gravidanza?


Bene.
Bene.
Molto bene. Non mi posso lamentare [ride], per niente.
Come vi siete sentiti in questi primi mesi di gravidanza?
Allora io a volte non mi rendo adesso un po di pi perch si muove quindi va beh unaltra storia. Per neanche mi rendevo conto di essere incinta,
a parte i primi fastidi iniziali. Tuttora a volte adesso devo realizzare [ride],
cio non lo so mi vedo talmente bene che, poi la sera magari sei pi stanca,
per carit, per a volte ti ho detto neanche mi rendo conto.
Per me pi o meno la stessa cosa. Anche perch io lavoro in un ambiente
prettamente maschile, quindi si parla di tuttaltre cose, e quando la sento
magari le chiedo di Maria, perch cos abbiamo deciso di chiamarla.
Come mai un bambino in questo momento della vostra vita?
una cosa che senti francamente, cio non so spiegare.
il completamento della coppia.
S cio dici
Io le ho sempre detto a lei che quando ci siamo sposati non era per fare tra
virgolette i fidanzatini, ma per fare un figlio per poi magari
Una famiglia.
Una famiglia, una famiglia mia.
Vi ricordate di quando avete saputo di aspettare la bambina?
Dormivamo insieme e avevo sentito lei che la notte si era alzata, per lei
solita fare queste cose quindi non, non ho dato importanza. La mattina mi
sono svegliato e sono andato a lavorare, sono tornato e ho trovato sul tavolo dei calzini da bambino.
Scarpine da bambino.
Con scritto bentornato pap. E da l ho capito.
Io avevo dei dubbi, perch non gli volevo dire nulla, perch gli volevo fare
una sorpresa. Alle cinque di mattina mi sono svegliata perch avevo lansia pi che altro, e niente ho fatto il test stato bello per traumatico
allo stesso tempo comunque saperlo cos, cio traumatico per modo di dire, per oh mio Dio e poi mi sono rimessa gi, non gli ho detto niente la
mattina, ovviamente appena sono arrivata a lavoro lho detto a tutte le mie
amiche [ride].
E come si sentita, si ricorda?
Strana strana. Una sensazione strana, bella per anche un po di paura
allinizio, perch dici oh mio Dio, non lo so una sensazione strana. Un
po spaventata perch comunque il cambiamento importante e quindi,
va beh per felice, perch lo sai che lo voleva quindi

129

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

I:
P:

E lei come si sentito?


Felice sicuramente, per come lei, un po strano cio una cosa diversa
da cio un conto dire sono pap quando proprio lo sei, ora non
sono [ride].

interessante notare il modo in cui i partners interagiscono durante


lintervista, esprimendo ognuno il proprio punto di vista. Il futuro padre, che ha desiderato intensamente avere un bambino, tende a enfatizzare gli aspetti positivi del periodo che stanno attraversando, mentre
la madre appare certamente felice, ma esprime anche delle difficolt ad
accettare i cambiamenti che si stanno verificando in lei a livello psicologico ma, soprattutto, a livello fisico (Raphael-Leff, 2010).
I:
M:

I:
M:

I:
M:

I:
P:

I:
P:
I:
M:
P:
M:
P:

I:
M:

Vi ricordate quando lavete sentita muoversi per la prima volta?


S, io s, perch non so se ceri, non mi ricordo. Allinizio ho sentito una
cosa, non sapevo cosera. Perch faceva anche un po male, e non lo so,
una cosa strana, una sensazione strana, e mi ha detto quello perch si
sta muovendo.
A che mese era?
quand che si comincia a sentire? Forse intorno al quinto al sesto, non
mi ricordo con precisione per mi sembra che pi o meno era quel periodo l.
E come stato? Che impressione ha avuto?
No no, bello bello! [ride] bello comunque, poi adesso che vedi tutta la pancia che si muove [ride]. Ti d i calci, fa un po male perch ormai grande,
per bello. Bella s s, si sente il piede.
E lei si ricorda la prima volta che lha sentita?
Io ho avuto una serie di episodi sfortunati che magari lei diceva si muove andavo l, smetteva. Alla fine sono riuscito anche io a qualche movimento lho percepito, sono riuscito a sentirlo. E poi due o tre settimane
fa ho sentito proprio un contatto, secondo me era il calcagno [ride] e lho
toccato, lo toccavo, stava qua.
E come stato?
Bellissimo!
Adesso vi succede di sentire insieme con le mani i movimenti?
S s [ride]. Per appena lui si avvicina si ferma.
Avr qualcosa alle mani, ogni volta che
Secondo me non hai pazienza perch ti devi mettere l, cos e poi lei
una questione di mani fredde, magari se la tocco con le mani fredde, siccome sto sempre fuori, magari ritorno che ho le mani fredde, anche se ti
lavi e ti fai la doccia per quando magari tocchi la pancia, non lo so magari
non vero, per ho le mani fredde
Vi ricordate di quando lavete vista la prima volta nellecografia?
S, quella s. Io ho realizzato ho proprio realizzato che cera, perch comunque allinizio la pancia non che ce lhai, insomma sei un pochino pi
tonda ma non che hai la pancia, non la senti muovere, poi comunque io

130

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

I:
P:
I:
P:
M:
P:
I:
P:

M:

stavo bene quindi stato bello. Mi ha emozionato molto vedere il cervello


a me [ride] ognuno ha la sua parte, non il cuore ma a me il cervello mi
ha proprio, quello me la ricordo benissimo. Ho proprio realizzato. Proprio
una bella emozione.
Ed eravate insieme?
S. Invece a me nella stessa ecografia ha emozionato il cuore quando ho visto il battito del cuore, velocissimo, ho realizzato.
Cosa ha provato?
Eh una cosa, non so come spiegarla.
Un magone [ride].
Un po una specie di felicit, non lavevo mai provata prima. Non saprei
neanche descriverla.
Invece come vi siete sentiti rispetto allultima ecografia che avete fatto. Questa a 4D?
Un ebete! [ridono] no io la guardavo sei tu!, sei tu!, poi ogni volta che
si girava, che diciamo, non so come funziona bene lecografia, per quando si avvicinava, zoommava insomma, ci ritrovavo sempre una somiglianza
no questa mia! [ride].
Per me una sensazione molto bella, per io ho sempre avuto la sensazione
che sarebbe stata femmina, da prima che me lo dicessero. [] Per
proprio.. quando dicono il cordone ombelicale [ride] nel senso che c un
rapporto, una io sento quello, quindi ok si vederla mi ha fatto un certo
senso, comunque bello perch vedi i lineamenti, vedi che il viso avevo
paura prima di farla, s.

Le risposte di entrambi i genitori rivelano una buona capacit di sostegno reciproco e di condivisione dellesperienza che stanno vivendo,
libera da interferenze o competizione. Il padre sembra rispettoso dei
confini della madre ed evita di inserirsi nelle domande che riguardano
specificatamente lei. Potremmo dire che esiste un riconoscimento dei
turni in cui ognuno attento, riconosce e valorizza lesperienza dellaltro.
I:
M

C qualche aspetto in particolare che la preoccupava?


Mm no, va beh un podi terrore c sempre, sapere se sta bene, se non
sta bene, questo penso che sia normale, per quanto io sia convinta che sta
bene, cio che non ha problemi. Per un po di paura c, normale [ride].
Quindi insomma niente avevo un po di timore, poi vederla comunque va
beh bello insomma.
I: Mi avete detto che conoscete gi il sesso della bambina, avevate delle preferenze?
M: Allora la cosa, io va beh me lo sentivo. La prima ecografia, quella che dicevo che ci aveva emozionato molto ci aveva dato una cosa indicativa perch
il sesso non si poteva vedere, proprio una scommessa, non prendetelo
per buono e poi alla morfologica ce lhanno detto, ce lhanno confermato.
Quindi diciamo che alla morfologica abbiamo avuto

131

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

P:
I:
M:

P:
I:
M:
I:
M:
P:
M:
I:
M:
P:
M:

I:
M:

P:

M:

P:
M:
P:

La certezza.
Avete gi scelto il nome della bambina?
No va beh, allinizio avevamo scelto un altro nome, poi a me non piaceva
pi, perch lui continuava a chiamarla e non mi suonava pi bene questo
nome. Quindi abbiamo cambiato. Avevamo tre nomi tra cui decidere e alla
fine lui mi ha detto a me piace Maria!, va bene.
In totale democrazia comunque eh! [ridono]
Parlate spesso tra di voi della bambina?
S! S, s.
Di solito di cosa parlate?
Di tutto!
Di tutto, di tutto. Dalla cameretta che bisogna andare a comprare a ho
comprato questo, prendiamo questo insieme.
La manderemo allasilo, la educheremo cos, non deve venire viziata, non
deve venire fanatica. Insomma un po di tutto, cio.
Vi mai capitato di fare dei sogni che riguardano la gravidanza, il parto o
la bambina?
S, a me s.
A lei.
Io allinizio ho sognato prima che era maschio, per mi sono svegliata senza
nessuna sensazione la notte dopo mi sono sognata che era femmina e mi
sono svegliata con la sensazione che fosse femmina. Quello stato il primo
sogno che ho fatto E poi ultimamente ho sognato che dovevo partorire,
ma me lo ricordo poco. Molto poco. Perch io ho il terrore del parto [ride],
quindi penso che sia quello, per quanto sto facendo questa preparazione
che devo dire mi sta aiutando molto, perch ci fa vivere il parto come una
cosa molto naturale, molto, per io cho paura. Quindi quello penso che
rimanga nei nove mesi fino a che non la partorir.
Avete gi notato delle somiglianze o delle differenze tra voi e la bambina?
Allora la differenza che posso parlare per entrambi in questo. Noi a una
certa ora crolliamo, almeno, io prima almeno, le nove almeno. Comunque
ci alziamo presto la mattina, tutto il giorno in movimento, quando erano
le nove di sera magari ti addormentavi, le nove e mezza, massimo le dieci.
Insomma persone che vanno a dormire veramente presto. Lei invece sveglia [ride], quindi in questo sar diversa da entrambi. E poi, poi non lo so.
Fisicamente, ho ritrovato degli atteggiamenti magari che cha lei. Anche lei
spesso mentre dorme, si tocca, si copre, si fa. Il fatto delle guanciotte, sono
le sue.
Avendo queste guancie grandi, che poi sembrano anche pi grandi, io comunque da bambina appena nata ero cos. Appena nata proprio no, perch
ero molto piccola, per poi ero una mela proprio. Quindi mi immagino che
lei sia cos, per lovale, poi la sua bocca.
Ho notato anche la fantasia dove arriva [ridono]. No no, il taglio degli occhi s quello.
Come fai a vederlo
S s per una cosa veritiera, perch nel momento in cui vera questa cosa
quando ripeto zoommava cambiava cambiava in un secondo cambiava

132

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

I:
M:

P:

M:
P:
I:
M:
P:
M:
P:
M:
P:
I:
M:
P:

I:
P:

I:
P:

di aspetto e la mente magari spaziava, dicevi ma magari questo assomiglia


a questo, cha questo di questo. Quindi veritiera, il lavoro della fantasia
sembra una cosa stupidaggine, invece vero anche quello.
Come vi immaginate la vostra bambina quando sar nata?
[ride] Come adesso, cio io la immagino che non dormir la notte, che
avr un bel caratterino, secondo me non sar una bambina molto calma,
ho questa sensazione. Eh questo. Spero che non sia molto grande alla
nascita, tanto cresce dopo, non c problema [ride]. E tu?
Io ti racconto una cosa che riassume tutto. Stavamo dormendo, saranno
state circa le tre di notte. A un certo punto [ride], vedo lei che accende le
luci. Tutto acceso e con lo schienale del letto e che faceva oddio oddio mi
fa male mi fa male quindi penso
S, perch fa proprio male.
Che sar tremenda, questa la sensazione che abbiamo, speriamo di no,
per
In cosa vi piacerebbe invece che assomigliasse e fosse diversa da voi?
Allora io vorrei che avesse la mia determinazione nella vita, su questo penso che siamo daccordo [ride].
S.
Quindi che ci sia la voglia di combattere e di avere, di pretendere rispetto
dalle persone, eh poi. Va beh questo
Poi va beh da parte mia che cabbia il mio di carattere perch il suo
Il carattere per quale aspetto?
Il carattere diciamo o della socializzazione e anche del diciamo se c un
litigio a casa, per me dopo unora, unora e mezza finita.
Attualmente quali sono le vostre maggiori paure?
Vai! [si rivolge al marito]
Riguardo Maria? Oddio al momento, non vorrei sottovalutare la cosa,
al momento non mi viene in mente magari. Potrei non esser pronto, spero
di esser pronto anche quando magari se penso a una situazione adesso
ho paura che quando mi chieder qualcosa, se adesso me lo pongo come
limite, poi ho paura che magari quando arriver quel giorno sar davvero
un limite.
Per esempio?
Non so se magari lei mi chieder, io posso dire per quanto riguarda i miei,
che ogni volta che ho chiesto i miei ci sono stati. E io vorrei essere per lei
anche la stessa cosa, quindi non mi vorrei porre limiti per sar pronto per
questo, sar pronto per quello, perch poi magari vivo male, quindi preferisco esser magari ehm, arrivare a quella situazione e vedere se sono
pronto, senza essermi posto limiti prima.
Come cambiato ognuno di voi da quando aspettate la bambina?
I cambiamenti sono un po in tutto, io pratico uno sport, praticamente
faccio uno sterrato in mountain bike, e magari dei salti [ridono], uscivo
da solo, e adesso esco tuttora lo faccio, pratico molto ma molto, non
salto pi, purtroppo, purtroppo [ride], mi porto anche il telefono appresso, cosa che

133

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

M:
P:

Non faceva. Usciva da solo, non ti diceva dove andava, ma torner?


cambiato tutto, tutto. cambiata questa che una stupidaggine, e quelle
pi grandi. Ragionare la vita come se non fosse pi tua ma sua.
M: S quello s, sicuramente. Per forse un po pi matura, a volte invece che
ne so dico oddio, per sono incinta, che cosa strana, comunque mi sento ancora quella che doveva trovare lavoro, quindi, come se questo tempo
fosse proprio volato, cio io non mi rendo conto di avere trentanni, quindi
mi sento ancora piccola per alcune cose per molto maturata in altre.
I: Secondo lei come cambiata sua moglie?
[ridono]
P: Al di l dellaspetto fisico che ovvio, diventata mamma, diventata mamma, adesso si preoccupa, cosa che prima non faceva.
M: Anche prima mi preoccupavo.
P: Era un aspetto che non conoscevo di te.
M: Va beh sono un po pi apprensiva?
P: Sei molto pi apprensiva. Cosa che riscontro in tutte le mamme, cosa che
ritrovavo in mia madre, in sua madre.
I: Come potreste descrivere adesso la vostra relazione di coppia attuale?
P: Oddio non mi chiara la domanda [ridono] per non so quale aspetto vuole che
M: Allora la vita di coppia pi o meno la stessa, c sicuramente meno intimit di prima, sicuro.
I: E rispetto alla sua partecipazione al parto, avete gi deciso, ne avete parlato?
M: S abbiamo sempre detto che lui avrebbe assistito.
P: S, se non svengo [ridono].
I: Da quando aspettate la bambina qual stato il momento pi difficile tra di
voi?
M: Laltro fine settimana [ride] che abbiamo litigato perch lui ha fatto una
cosa hai fatto una cosa che mi ha fatto stare male, ne avevamo parlato,
discusso, scusa scusa per carit per carit e la mattina, no dalla mattina al
pomeriggio lha rifatta. E l stato insomma il momento pi difficile che poi
insomma va beh, comunque superato anche per Maria, pi che altro
[ride], s perch se fosse stato per me, non lo so se lavrei lasciato per
no va beh, mi sarei riavvicinata molto pi in l e con molte pi riserve, per
per dire insomma, ti rendi conto che, avendo un figlio, tante botte di testa
non le puoi fare. Quindi quello.
P: Io sinceramente non me lo ricordo!
M: Io lho vissuto cos! [ride].
I: Come immaginate di essere genitori quando la bambina sar nata?
M: Ho tanti bei presupposti, se riesco a mantenerli [ride] non lo so, non
vorrei viziarla, non vorrei averla sempre in braccio, non vorrei boh! Non
lo so. Non vorrei essere troppo apprensiva, cio vorrei gestirla non lo
so boh, non so neanche come spiegarlo sinceramente, per boh. Cio
io vorrei gi che facesse determinate cose, quindi che non si approfittasse
dei genitori nellordine, o tanto c mamma che mette a posto oppure c

134

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

I:

M:

I:

P:

I:

P:

M:

P:

M:

P:

I:

P:

M:

P:

I:

M:

pap, io voglio questo perch lo voglio tanti bambini si sentono. E invece


no, cio non cos. Come tutto gli fosse dovuto. Tanti bei presupposti per
poi
Come le piacerebbe essere come mamma?
Vorrei allattare. Il pi possibile. Pure quello per un terno al lotto perch
non si sa.
E lei?
Io sono in linea di massima daccordo con lei. Le auguro che riesca
Come vorrebbe essere lei come pap?
Ah come vorrei essere io come pap [ride], spero, questo me lo auguro,
di non cadere ogni volta che lei pianger, perch io gi che ogni volta che
pianger io scender le scale, gi lo so. Per adesso faccio finta
Fai il duro.
Il duro no perch poi magari non riesci a farlo, sfido chiunque.
Di non viziarla.
S di non viziarla.
Come si immagina sua moglie come mamma?
Ma lei sar una madre una mamma ferma, me la immagino ferma e la
vedo autoritaria, autoritaria poi difficile che, se lei chiede qualcosa, non la
vizier sicuramente.
Speriamo [ride].
La vedo cos!
Lei come vede suo marito come pap?
Tutto il contrario! [ride] che ceder subito, specie perch femmina e
quindi penso proprio che ceder. Sar molto molto affettuoso, perch lo
proprio di carattere, cosa che non sono io. E quindi penso che sar molto
affettuoso, non la lascer in pace un attimo! [ride]. E la vizier.

Nel corso dellintervista, le dinamiche di coppia evidenziano la capacit di entrambi i partners di confrontarsi con questa importante fase
della loro vita coniugale. Dallintervista emerge uno spazio di coppia
positivo, al cui interno i partners sono in grado di condividere la vita a
livello emotivo, di confrontarsi e risollevarsi dai momenti critici e dalle
difficolt relazionali.
Allo stesso tempo, osserviamo lemergere di una dimensione cogenitoriale: in questo momento di attesa, interagiscono e si sostengono nel prefigurarsi il loro ruolo come genitori dopo la nascita della
bambina. In entrambi evidente un processo di affiliazione: la bambina arrivata a occupare uno spazio rilevante nel loro mondo psichico individuale, cos come in quello della coppia. Va notato che il
padre sostiene lidentit materna della sua compagna, riconoscendo
la centralit del suo ruolo e sapendo starle vicino senza interferire o
sottrarsi dallimpegno.
135

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Interazione triangolare
e sviluppo dellintersoggettivit del bambino
A partire dal 1960, il costrutto dellintersoggettivit primaria durante linfanzia (Trevarthen, 2009) ha ricevuto importanti conferme.
Gli studi microanalitici dei movimenti della faccia, delle mani e della
voce manifestati dai bambini durante gli scambi interattivi con le madri e i padri hanno profondamente cambiato la teoria evolutiva della
mente infantile. I bambini hanno una capacit innata di condividere i
sentimenti e gli stati mentali degli altri (Stern, 2004). Lintersoggettivit primaria, definita dalle interazioni affettivamente risonanti tra bambino e caregiver, fornisce una base per la comprensione dei sentimenti
di connessione reciproca.
La ricerca si concentrata soprattutto sulla diade madre-bambino,
ora messa in discussione dalla scoperta delle interazioni precoci dei
bambini. Come Fivaz-Depeursinge, Lavanchy-Scaiola e Favez (2010)
hanno sottolineato, rimane ancora aperta una domanda: le interazioni triadiche si basano su uno schema diadico che implica una comunicazione separata con ogni partner o su uno schema triangolare? Nello
schema diadico, il bambino comunica separatamente con ognuno dei
partners, mentre nello schema triadico il bambino in grado di comunicare contemporaneamente con pi di un partner alla volta.
Considerando quanto discusso nel capitolo 2 sullallevamento cooperativo, si pu ipotizzare che i bambini umani siano stati esposti per
migliaia di anni a diversi membri del gruppo sociale di cui i genitori facevano parte. Questa complessa esperienza ha cambiato la mente e il
cervello dei bambini, i quali hanno dovuto imparare a confrontarsi con
molteplici interazioni. Come ha sottolineato Stern (2004), la capacit
intersoggettiva deve funzionare per i gruppi cos come per le diadi, conferendo quindi un vantaggio per la sopravvivenza. Gli esseri umani sono
una specie relativamente indifesa che sopravvive grazie alla capacit di
coordinare lattivit del gruppo allinterno della famiglia o del gruppo
sociale. Stern (ibidem) ha scritto: La formazione e il mantenimento dei
gruppi richiede linterazione di molte risorse e motivazioni: legami di
attaccamento, attrazione sessuale, gerarchie dominanti, amore, sociabilit. Lintersoggettivit va aggiunta allelenco (p. 82).
Le osservazioni della Fivaz e del Gruppo di Losanna (Fivaz-Depeursinge, 2001; Fivaz-Depeursing, Corboz-Warnery, 1999) hanno evidenziato che a tre e sei mesi i bambini mostrano i primi nuclei della capacit
intersoggettiva con la madre e il padre, che consente la costruzione di
136

LA COGENITORIALIT DURANTE LA GRAVIDANZA E NEL PERIODO POSTNATALE

una triade reciproca. I bambini mostrano un senso di triangolarit, dal


momento che sono in grado di seguire lo sguardo di un genitore verso
laltro (Tremblay, Rovira, 2007), con una precoce consapevolezza delle interazioni che coinvolgono tre persone. Una recente ricerca (FivazDepeursinge et al., 2010) ha ulteriormente confermato la capacit del
bambino nelle interazioni triadiche: questa viene attivata non solo mentre gioca con i genitori, ma anche mentre li osserva dialogare, o, infine,
durante lo Still-Face Paradigm (Tronick et al., 1978), quando il bambino
si confronta con dei segnali contraddittori. Le interazioni triadiche potrebbero servire a condividere a livello collettivo gli affetti e potrebbero
essere connesse a uno schema triangolare. Uninteressante questione sollevata da Fivaz-Depeursinge e collaboratori (2010) affronta il ruolo del
sistema di attaccamento allinterno delle interazioni triadiche, o, come
suggerito da Stern (2004), del sistema motivazionale intersoggettivo. Soprattutto durante linfanzia, difficile dividere il sistema motivazionale
dellattaccamento da quello intersoggettivo, poich entrambi i sistemi
forniscono una strategia di sopravvivenza, mantenendo una prossimit
fisica alle figure di attaccamento e garantendo la comunicazione e la condivisione affettiva con entrambi i genitori. Ci stato confermato anche
da Tremblay e Rovira (2007), che hanno documentato nel bambino la
presenza di espressioni pi ricche durante le interazioni persona-persona-persona, rispetto alle interazioni persona-persona-oggetto. A questo
proposito, Nadel e Tremblay-Leveau (1999) hanno ipotizzato che linterazione triadica possa rappresentare unimportante connessione tra
lintersoggettivit primaria e secondaria, in quanto espande linterazione
da un focus orientato inizialmente su una persona a un terzo polo di attenzione. Mentre a nove mesi i neonati scrutano i volti dei loro genitori
per avere un riferimento sociale di ci che sta accadendo nellambiente,
a tre mesi i neonati appaiono gi coscienti (Tronick, 1998) della presenza dei loro genitori e della loro interazione.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare allinizio di questo capitolo, la psicoanalisi ha sempre concettualizzato e discusso il significato
intrapsichico della triangolazione edipica nello sviluppo dei bambini
e nellorigine della nevrosi. Tuttavia, questa concettualizzazione deve
essere trattata alla luce delle recenti osservazioni sullinterazione triadica precoce.
utile distinguere due diversi ambiti di ricerca e le conseguenti concettualizzazioni:
1. Il periodo edipico, come concettualizzato da Freud (1923), e successivamente sviluppato da Melanie Klein (1928), si riferisce, in parti137

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

colare, alle dinamiche del conflitto intrapsichico che il bambino deve


affrontare in relazione alle proprie figure genitoriali. Secondo Freud,
il periodo edipico compare dopo il terzo anno, mentre Melanie Klein
riteneva che le fantasie edipiche inizino durante il primo anno di vita
del bambino. Va notato che, a differenza delle interazioni triadiche, il
bambino ha delle fantasie riguardanti il rapporto intimo tra i genitori, da cui sente escluso e verso cui prova gelosia, rabbia, risentimento
e competizione.
2. Per quanto riguarda le interazioni triadiche, la ricerca ha dimostrato che queste sono evidenti sin dai primi mesi di vita dei bambini,
anche se non possiamo inferire il loro stato psichico. La comunicazione tra il bambino e i due genitori va messa in primo piano: essa ha un
valore specifico a livello adattativo, dal momento che agevola la condivisione affettiva e la protezione.
Comunque, nonostante i diversi contesti e metodi di ricerca, sono evidenziabili delle possibili intersezioni, cos come sottolineato da
Emde (1994a), il quale ha distinto il livello intrapsichico, rappresentato dalla figura dellEdipo Provocatore (p. 99), una storia individuale
che implica un conflitto di desideri e intenzioni. Il secondo livello della storia familiare, lEdipo come Vittima (p. 100), in cui i conflitti
emergono tra Edipo e i genitori che lo hanno trascurato o sedotto: in
questa prospettiva, vengono enfatizzate le dinamiche interpersonali e
intergenerazionali di scontro. Il terzo livello intersistemico, lEdipo
come Uomo di Ricerca (p. 102): in questo caso Edipo sta cercando di
scoprire la conoscenza segreta su se stesso e il suo passato.
Tornando alla nostra domanda, possiamo affermare che lapproccio triangolare della psicoanalisi enfatizza le fantasie del bambino e le
pulsioni verso i genitori e la loro relazione intima; al contrario, gli studi
triadici sottolineano la ricerca da parte del bambino della disponibilit
dei genitori e dellinterazione con loro, per ottenere protezione e condivisione. Ovviamente, la comunicazione triadica e triangolare provoca
un senso di esclusione nel bambino (Emde, 1994b), il quale assiste al
dialogo dei suoi genitori e percepisce di non essere allinterno del loro campo attentivo. Pi tardi, il senso di esclusione sar pi connesso
allintimit dei genitori: il tema centrale della psicoanalisi.

138

5
Basi neurobiologiche della maternit

Parallelamente alle trasformazioni psicologiche che accompagnano


la gravidanza e il primo anno di vita del bambino, nel cervello della madre si verificano profondi cambiamenti, caratterizzati dallattivazione
di circuiti neurali che orientano le condotte di accudimento (Panksepp,
1998). I fondamentali cambiamenti che definiscono la trasformazione
del cervello femminile in cervello materno vengono stimolati dalle interazioni reciproche tra gli ormoni e i geni della gravidanza. I circuiti cerebrali attivati promuovono i comportamenti di accudimento nelle madri
e (sebbene in misura ridotta) anche nei padri: queste differenze sono del
tutto comprensibili, dal momento che nelle specie mammifere il cervello femminile biologicamente preadattato a prendersi cura della prole.
Come stato illustrato da Panksepp (1998), nel corso della gravidanza, il livello degli estrogeni resta moderato per poi aumentare rapidamente in prossimit del parto, mentre quello del progesterone
rimane elevato per poi diminuire alla fine della gestazione; la concentrazione di prolattina, invece, aumenta in modo costante (figura 5.1).
Oltre a questi ormoni, altri fattori biochimici possono contribuire a
dare inizio al comportamento materno, esercitando una forte influenza sul sistema nervoso.
A questo proposito, nel corso della gravidanza dei ratti, soprattutto poco prima del parto, Gintzler (1980) ha rilevato unattivazione nel
sistema endorfinico, il meccanismo intrinseco, connesso allipofisi e
allipotalamo, che modula la responsivit agli stimoli avversivi e dolorosi. Va sottolineato che le endorfine, oltre a preparare la madre al
dolore del travaglio, contribuiscono allavvio del comportamento materno. Sufficienti evidenze empiriche documentano come linizio e la
139

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

regolazione del comportamento materno richiedano la coordinazione


di molti sistemi ormonali e neurochimici: tali evidenze mettono in luce
la particolare sensibilit del cervello femminile ai cambiamenti biochimici della gravidanza.
Lavvio dellaccudimento materno particolarmente influenzato
dallossitocina, un ormone neuropeptidico, la cui secrezione aumenta
nel contesto delle trasformazioni fisiologiche e ormonali associate alla
gravidanza. Lossitocina stimola le contrazioni uterine durante il travaglio e la montata lattea dopo il parto, promuovendo inoltre il comportamento materno di accudimento e di protezione nei confronti dei
bambini (Insel, Young, 2001).
Nei modelli animali stata largamente esplorata lassociazione tra
lossitocina, lambiente precoce materno e lo sviluppo del comportamento genitoriale. stato evidenziato come lossitocina influenzi fortemente il legame tra genitore e bambino in diverse specie mammifere,
inclusi i ratti, i topi di campagna e i primati (Kendrick, Keverne, Baldwin, 1987; Maestripieri et al., 2009; Neumann, 2008). Diverse e specifiche aree cerebrali risultano coinvolte nellavvio e nel mantenimento
dei comportamenti diretti verso la prole. Gli studi sulle lesioni selettive hanno documentato, e indirettamente confermato, il ruolo critico
delle aree preottiche mediali (collocate nellipotalamo rostrale) e delle
loro connessioni con il sistema dopaminergico mesolimbico (deputato
al processamento del reward), nellambito del comportamento materno
(Numan, Insel, 2003; Swain et al., 2004). Anche il talamo, la corteccia
parietale e il tronco encefalico hanno un ruolo importante nel processamento delle informazioni somatosensoriali che riguardano la prole,
come lodore, il contatto e le vocalizzazioni (Xerri, Stern, Merzenich,
1994). In questo contesto, la corteccia prefrontale assolve un ruolo preminente nellintegrazione delle informazioni e nel monitoraggio del
comportamento genitoriale (Afonso et al., 2007).
Uno studio condotto sulle femmine di topo (Wang et al., 2000) ha
rilevato un aumento dellespressione genica e del binding recettoriale dellossitocina ipotalamica durante il post-partum; unaltra ricerca
ha confermato che, nei ratti, lossitocina pu essere secreta dai neuroni della sezione parvocellulare del nucleo paraventricolare e dallarea
preottica mediale, entrambe regioni ipotalamiche che mediano il comportamento materno (Douglas, Meddle, 2008).
Le esperienze sociali precoci influenzano il sistema ossitocinergico,
connesso al comportamento materno e alla formazione dei legami affiliativi (Champagne et al., 2008; Meaney, 2001). A questo proposito,
140

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

Figura 5.1 Durante la gravidanza vengono prodotte consistenti quantit di ormoni (come gli
estrogeni e il progesterone) e di neuromodulatori (come lossitocina, la prolattina e le endorine). Gli ormoni e i neuromodulatori attivano il circuito materno, rappresentato dalla corteccia
cingolata, le cortecce prefrontale e orbitofrontale, il nucleo accumbens, lamigdala, labenula
laterale e il grigio periacqueduttale. Stampata con il permesso.

nella prole di sesso femminile sono state individuate delle differenze


individuali a livello dei recettori dellossitocina, strettamente associate
alla qualit delle cure materne precoci che questi animali hanno ricevuto durante linfanzia (come il licking e il grooming),1 e che, da adulti, riproducono verso i propri figli (Meaney, 2001): questi dati mettono in luce il ruolo dellossitocina nella trasmissione intergenerazionale
dellattaccamento. Tali aspetti sono stati ulteriormente confermati da
un altro studio (Francis et al., 1999; Francis et al., 2002) che ha evidenziato come, nei ratti, la prole di sesso femminile pi accudita dalle madri durante linfanzia (considerando i pi consistenti comportamenti
di licking e grooming), risulti pi predisposta a manifestare questi stessi
comportamenti genitoriali nei confronti della propria prole. Al contrario, le figlie di madri che forniscono bassi livelli di licking e grooming
1. Il termine licking fa riferimento al comportamento del leccare, mentre il termine grooming
si riferisce al comportamento messo in atto dallanimale per provvedere alla pulizia di un suo simile dai parassiti.

141

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tendono a manifestare patterns comportamentali simili, una volta diventate anche loro madri. Inoltre, la prole adulta delle madri meno accudenti mostra un pi basso livello di espressione genica del recettore
dei glucocorticoidi e una diminuzione della densit sinaptica ippocampale (Kaffman, Meaney, 2007).
Nelle specie mammifere monogamiche, ossia quelle definite da forme di accudimento biparentale, lossitocina influenza anche il comportamento paterno (Bales et al., 2004; Cho et al., 1999; Gubernick et al.,
1995; Wynne-Edwards, 2001).
Gli studi sui modelli animali che abbiamo riportato evidenziano come le condotte materne di cura e accudimento siano significativamente
modulate dallazione dellossitocina (Gordon et al., 2010); la secrezione di cortisolo, al contrario, appare associata a comportamenti genitoriali meno efficienti.
Negli esseri umani, lossitocina, rilevata esclusivamente a livello periferico, risulta associata allempatia, allintimit, alla fiducia (Grewen
et al., 2005) e alla capacit di leggere gli stati mentali degli altri (Domes
et al., 2007); a questo proposito importante segnalare lalterazione nel
metabolismo ossitocinergico che sembra caratterizzare i genitori trascuranti (Fries et al., 2005).
Nelle madri, il rilascio di ossitocina pu essere stimolato dal contatto pelle a pelle con il bambino, in particolare durante lallattamento
(Matthiesen et al., 2001). Feldman e collaboratori (2007) hanno misurato i livelli plasmatici di ossitocina e di cortisolo in un gruppo donne,
durante il primo e lultimo trimestre della gravidanza, e nei primi mesi
del post-partum; allo stesso tempo, stata valutata la qualit del legame materno, considerando sia il comportamento delle madri sia le loro
rappresentazioni mentali rispetto al bambino. I risultati hanno evidenziato unassociazione tra livelli elevati di ossitocina (rilevati in gravidanza e nel periodo postnatale), comportamenti materni pi competenti e
rappresentazioni mentali relative al bambino pi equilibrate. In questo studio, la qualit dei comportamenti e delle rappresentazioni mentali delle madri venivano predetti dai livelli iniziali di ossitocina, che si
mantenevano poi costanti nel corso della gravidanza. stata, inoltre,
rilevata unassociazione tra i livelli di ossitocina, i sentimenti di piacere
sperimentati dalle madri nella relazione con il bambino e le rappresentazioni mentali dellattaccamento, mentre non emersa alcuna relazione tra lossitocina e i pensieri materni di tipo ansioso o preoccupato.
Queste osservazioni potrebbero confermare lipotesi che lossitocina
intervenga nella maternit riducendo lansia, favorendo stati di rilassa142

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

tezza e piacere e sostenendo in maniera consistente il riconoscimento


dellattaccamento (Uvnas-Moberg, 1998).
In un interessante studio sperimentale Swain e collaboratori (2008)
hanno confrontato madri che avevano avuto un parto vaginale e madri
che avevano avuto un parto cesareo, ipotizzando che le prime avrebbero manifestato una maggiore responsivit al pianto dei propri bambini, a due-quattro settimane dal parto. I risultati della ricerca confermano come, durante il primo periodo del post-partum, le madri con
parto vaginale siano pi sensibili al pianto del loro bambino rispetto
alle donne che hanno avuto un parto cesareo, evidenziando maggiori
attivazioni nelle aree cerebrali coinvolte nel processamento sensoriale,
nellempatia e nella motivazione.
Il tipo di parto ha, dunque, effetti significativi sulla reazione cerebrale della madre nei confronti del pianto del proprio bambino, a duequattro settimane dalla nascita. Le complesse differenze biopsicosociali osservate nelle donne con parto vaginale rispetto a quelle con parto
cesareo potrebbero essere attribuite cos come stato evidenziato
nei modelli animali allaumentato rilascio di ossitocina, associato alla stimolazione vagino-cervicale prodotta dal bambino durante il parto vaginale (Kendrick, 2000). Queste osservazioni sono estremamente
rilevanti, in quanto confermano limportanza del parto naturale per il
funzionamento materno, soprattutto nellattuale sistema sanitario nazionale dove, negli ultimi anni, stato rilevato un abuso di parti cesarei.
Sebbene i padri non abbiano unesperienza diretta della gravidanza, del parto e dellallattamento, nelle specie mammifere stata tuttavia riscontrata una tendenza simile nello sviluppo dellatteggiamento
paterno e materno (Wynne-Edwards, Timonin, 2007). Le associazioni rilevate tra lossitocina e il sistema dopaminergico mesolimbico nei
padri monogami animali lasciano supporre che lossitocina influenzi il
sistema del reward, attraverso la trasmissione di stimoli connessi allattaccamento tra padre e figlio (Young et al., 2001). In diverse specie biparentali, i padri manifestano comportamenti genitoriali simili a quelli
materni (Ahern, Young, 2009; Bredy et al., 2004; Frazier et al., 2006),
e mostrano precocemente una specifica modalit interattiva genitoriale. Successivamente alla separazione dalla prole, sia le madri sia i padri
monogami intensificano lespressione del comportamento genitoriale,
seppure con modalit differenziate. Le madri si attivano nei comportamenti di licking e nel contatto fisico con i figli, mentre i padri forniscono
una maggiore stimolazione tattile e un pi accentuato sostegno al loro
comportamento di esplorazione (Lonstein, De Vries, 1999). Dunque,
143

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

mentre nelle madri gli ormoni associati al parto, allallattamento e alla


vicinanza affettuosa possono stimolare significativi cambiamenti ormonali, nei padri i correlati neuroendocrini della genitorialit sembrano
essere maggiormente influenzati dalla stimolazione tattile e dalla promozione del comportamento attivo della prole, in particolare durante
lesplorazione. La ricerca mostra come anche nei padri si verifichi un
aumento dei livelli plasmatici di ossitocina durante la gravidanza (Gubernick et al., 1995), mettendo inoltre in luce la stretta associazione tra
la concentrazione di questo neuromodulatore e la qualit dellaccudimento paterno (Ziegler, 2000).
Gli studi sul sistema ossitocinergico paterno negli esseri umani sono
ancora molto limitati; inoltre, non sono stati ancora sufficientemente
chiariti i meccanismi associati al comportamento paterno. Negli esseri
umani, le interazioni padre-bambino sono caratterizzate da modalit
di gioco pi stimolanti a livello fisico, che aumentano lattivazione positiva del padre e del bambino, risultando altamente gratificanti (Feldman, 2003). Uno studio recente di Feldman e collaboratori (2010) ha
rilevato il coinvolgimento del sistema ossitocinergico nellambito della
maternit e della paternit umane, con patterns piuttosto simili a quelli
osservati negli altri mammiferi.
Lossitocina non il solo neurotrasmettitore che gioca un ruolo importante nel dare inizio al legame affiliativo genitoriale: sono stati, infatti, individuati altri neurotrasmettitori coinvolti nella responsivit materna. Negli studi sui modelli animali, lespressione genica serotoninergica
e i geni connessi alla dopamina e al GABA vengono iper-regolati nelle
madri di ratto, rispetto a quanto osservato nelle femmine senza figli
(Kinsley, Armory-Meyer, 2011).

Trasformazioni neurobiologiche durante la gravidanza


e nel periodo postnatale
Gli studi sui modelli animali, in particolare quelli condotti sui ratti, hanno evidenziato che durante la gravidanza gli ormoni influenzano
non solo le aree cerebrali coinvolte nel comportamento materno, ma
anche le regioni che regolano la memoria e lapprendimento. Queste
stimolazioni cerebrali hanno effetti rilevanti sui sistemi legati allo stress
e allansia, e su quelli associati allapprendimento, alla memoria e ai
comportamenti aggressivi. Questa espressione di neuroplasticit di
grande rilevanza, anche perch produce effetti profondi che persistono
144

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

durante tutto il ciclo vitale (Love et al., 2005). Considerando i cambiamenti nelle regioni cerebrali primarie che facilitano il comportamento
materno, la ricerca ha rilevato significative trasformazioni ormonali e
strutturali connesse allipotalamo e allarea preottica, (Kinsley, AmoryMeyer, 2011). Come Theodosis, Shachner e Neumann (2004) hanno
evidenziato, i cambiamenti nelle connessioni neuronali e gliali nei centri
ipotalamici vanno a stimolare una riorganizzazione della rete neurale,
producendo una maggiore flessibilit. Anche nellipofisi si verificano
dei cambiamenti a livello chimico-architettonico in risposta allesperienza della maternit. Inoltre, analizzando le regioni che sostengono
linizio e lo sviluppo del comportamento materno, la ricerca ha messo
in luce un aumento del volume della sostanza grigia nella corteccia prefrontale, nei lobi parietali e nelle aree mesencefaliche (Kim et al., 2010).
evidente che un cervello materno efficiente e sufficientemente
adattabile favorisce i cambiamenti materni, andando a ottimizzare i
comportamenti di accudimento e, conseguentemente, la crescita della
prole. A questo proposito, va sottolineato che lippocampo gioca un
ruolo chiave nel comportamento materno, regolando i comportamenti
di ricerca e acquisizione del cibo, e favorendo lorientamento spaziale
generale (Champagne et al., 2008). Il cervello materno dunque caratterizzato da unintrinseca plasticit, necessaria a rispondere alle continue e mutevoli richieste della maternit e della crescita della prole.
Nelle specie mammifere, la dedizione mostrata dalle madri nei confronti della prole rappresenta il comportamento animale maggiormente
motivato, superando anche il comportamento sessuale e quello alimentare. I processi appetitivi e motivazionali sottostanti il comportamento
materno sono stati esplorati attarverso una serie di esperimenti basati
sul paradigma della preferenza spaziale (Mattson, Williams, Rosenblatt
et al., 2001; Seip, Morrell, 2007). Questi studi hanno investigato la preferenza mostrata dalle femmine di ratto che allattano nei confronti di
uninfusione di cocaina o della prole. A dieci e sedici giorni dal parto,
questi animali mostravano una preferenza verso lambiente associato
alla cocaina, mentre a otto giorni dal parto preferivano quello associato alla presenza della prole. Queste osservazioni hanno messo in luce
uninterazione tra il timing di osservazione nel post-partum e la preferenza per la cocaina o per la prole, evidenziando come questultima
rappresenti il reward che stimola il comportamento materno nelle specie mammifere.
Un ulteriore studio (Ferris et al., 2005) ha confermato che il comportamento materno e il legame di attaccamento sono sostenuti dalla
145

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

soddisfazione sperimentata durante le pratiche di accudimento, tanto


dalle madri quanto dai figli. La natura gratificante dellaccudimento
stata esplorata mediante fMRI, mappando lattivit cerebrale di femmine
di ratto che allattano e di femmine vergini, in due diverse condizioni:
durante lallattamento e in risposta allinfusione di cocaina. I risultati
hanno rilevato unattivazione del sistema dopaminergico del reward nelle femmine che allattano, in risposta alla suzione, e, nelle femmine vergini, in risposta allesposizione alla cocaina. Al contrario, lesposizione
alla cocaina e non alla prole delle femmine che allattano ha prodotto una disattivazione dellattivit cerebrale nelle regioni del reward. In
conclusione, nelle femmine di ratto che allattano, la stimolazione procurata dalla prole rappresenta uno stimolo pi rinforzante della cocaina.
stato ipotizzato (Kinsley, Lambert, 2006) che, durante la suzione
del latte, la prole possa stimolare il rilascio nel corpo materno di modeste quantit di endorfine neuromodulatori naturali che possono agire
al pari di una droga oppiacea , inducendo la madre a rimanere costantemente in contatto con i propri figli e ad accudirli, traendone piacere. Anche gli esseri umani, come gli animali, agiscono con lobiettivo
di sopravvivere e procreare, e sono influenzati dal sentimento edonico
dellesperienza soggettiva: solo gli esseri umani per esprimono unautoconsapevolezza del ruolo genitoriale e sono in grado di riportare verbalmente il sentimento soggettivo associato allesperienza genitoriale.
Le prime teorie sulla motivazione hanno proposto che il sentimento
edonico sia fondamentalmente controllato dagli stati di bisogno; queste teorie, tuttavia, non forniscono una spiegazione adeguata del perch
le madri cerchino costantemente il contatto con il proprio bambino.
Dunque, il valore incentivo o di reward di uno stimolo considerato una motivazione importante, soggettivamente sperimentata come
uno stato di gratificazione e piacere (Kringelbach, 2005). Il piacere si
associa a uno stato di felicit, assolvendo unimportante funzione evoluzionistica (Kringelbach, Berridge, 2009).
utile distinguere due aspetti nellesperienza del reward: la sensazione edonica, che si riferisce al piacere associato al reward; e la salienza
incentiva, che si riferisce al desiderare e ricercare il reward stesso. Da
questo punto di vista, le interazioni precoci e i legami di attaccamento
tra genitori e bambini assumono una particolare importanza nellesperienza del piacere condiviso con gli altri.
Sono state rilevate delle associazioni significative tra la gratificazione
e il piacere soggettivo, quasi esclusivamente nella corteccia orbitofrontale mediale. Negli esseri umani e nei primati non umani, la corteccia
146

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

orbitofrontale riceve informazioni multimodali, assolvendo un ruolo


cardine nella salienza incentiva e nellesperienza edonica soggettiva.
Considerando la connettivit neuroanatomica della corteccia orbitofrontale, stato evidenziato come questa area intervenga specificatamente nellintegrazione dellinformazione sensoriale e visceromotoria,
e nella modulazione del comportamento, mediante sistemi viscerali e
motori. La corteccia orbitofrontale presenta connessioni neuroanatomiche non solo con lamigdala basolaterale, ma anche con la corteccia cingolata, linsula/opercolo, lipotalamo, lippocampo, lo striato, il grigio
periacqueduttale e la corteccia prefrontale dorsolaterale (Kringelbach,
2005): ci mette in luce il ruolo rilevante della corteccia orbitofrontale
allinterno della rete neurale coinvolta nel processamento emozionale.
Il significato di reward associato allo stimolo viene elaborato nelle
sezioni anteriori della corteccia orbitofrontale, dove pu essere modulato da altri stati interni, utilizzato per influenzare il comportamento,
immagazzinato per il monitoraggio, lapprendimento e la memoria, e
reso disponibile per lesperienza soggettiva edonica (Dehaene, Kerszberg, Changeux, 1998). Ovviamente, lesperienza edonica non dipende solo dalla corteccia orbitofrontale, ma anche da una complessa rete
neurobiologica, che ne consente laccesso alla coscienza, favorendo la
valutazione esplicita della valenza affettiva dello stimolo.

Amore materno e piacere


Lamore genitoriale, in particolare quello materno, strettamente
connesso allamore sentimentale, dal momento che rappresenta una
delle motivazioni pi potenti del comportamento umano. Nel corso dei
secoli, lamore per un bambino stato rappresentato nella letteratura,
nella pittura, nella narrativa e nella musica come una delle espressioni
pi ricche e stimolanti nella vita dellessere umano. Una splendida illustrazione di amore materno pu essere colta nel dipinto del pittore
del Rinascimento italiano Filippino Lippi Madonna in adorazione del
bambino (figura 5.2). In questo dipinto la Madonna profondamente
focalizzata sul bambino, e il suo volto esprime un senso di piacere, intima soddisfazione e serenit.
Lamore materno e sentimentale hanno un comune obiettivo evoluzionistico: ossia, il mantenimento e la perpetuazione della specie. Allo stesso tempo, sono caratterizzati da un legame intimo e profondo.
Come Daniel Stern (1993) ha scritto, le espressioni di amore iniziano
147

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

precocemente e in modo sorprendente. Il comportamento della madre


e del bambino si sovrappone a quello di due amanti. Per esempio, madre e bambino si guardano senza parlare, mantengono costantemente
una vicinanza fisica con i volti e i corpi, mostrano alterazioni nelle particolari espressioni vocali o sincronia nei movimenti, ed eseguono gesti particolari come baciarsi reciprocamente, abbracciarsi, toccarsi, e
prendersi reciprocamente la faccia; inoltre, a partire dal secondo mese
di vita, madre e bambino si guardano a lungo con unespressione facciale incantata. Anche il linguaggio assume un carattere particolare. I
genitori, infatti, parlano al loro bambino, violando frequentemente le
regole linguistiche: enfatizzano la musicalit piuttosto che il significato delle loro parole, utilizzano il baby talk ed esprimono unampia
gamma di vocalizzazioni non-verbali, alterando anche la comune pronuncia delle parole.
Anche le espressioni facciali assumono una valenza speciale, in quanto sono definite dallalterazione e lenfatizzazione della mimica facciale. Nei movimenti della madre e del bambino si crea anche una sorta di
coreografia, come quella di due amanti; si muovono in sincronia, avvicinandosi o allontanandosi, seguendo un ritmo comune.
La ricerca neurobiologica ha evidenziato interessanti sovrapposizioni tra le attivazioni neurali dellamore sentimentale e materno: entrambe le forme di amore rappresentano, infatti, esperienze altamente gratificanti (Bartels, Zeki, 2004). In un primo studio fMRI, Bartels e Zeki
(2000) hanno investigato lattivit cerebrale di soggetti profondamente
innamorati, comparando le attivazioni stimolate dallosservazione delle
immagini dei loro partners, con quelle evocate dallosservazione delle
immagini di loro amici, appaiati ai partners per et, sesso e durata della
relazione. Utlizzando lfMRI, gli stessi ricercatori (Bartels, Zeki, 2004)
hanno successivamente studiato lattivit cerebrale delle madri in risposta allosservazione delle immagini dei propri bambini, confrontandola
con quella prodotta dalle immagini di bambini familiari della stessa et,
e dalle immagini dei loro migliori amici e di conoscenti.
Nel cervello materno, sono state rilevate attivazioni nellinsula mediale e nel giro cingolato, dorsalmente e ventralmente al genu. Tutte
queste attivazioni si sovrappongono a quelle rilevate nellamore sentimentale (Bartels, Zeki, 2000). Nello studio sulle madri, sono state
evidenziate attivazioni specifiche nella corteccia orbitofontale laterale e nella corteccia prefrontale laterale; sono state inoltre rilevate delle attivazioni in altre aree corticali, come una regione vicina ai campi
frontali oculari, la corteccia occipitale e la corteccia fusiforme latera148

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

le. Lattivazione sottocorticale bilaterale, anche questa sovrapposta a


quella evidenziata nellamore sentimentale, comprendeva lo striato, la
sostanza nera e le regioni subtalamiche. Inoltre, sono state rilevate delle attivazioni nella sezione postero-ventrale del talamo e in una regione sovrapposta al grigio periacqueduttale del mesencefalo: nessuna di

Figura 5.2 Filippino Lippi: Madonna in adorazione del bambino, Galleria degli Ufizi, Firenze.
Stampata con il permesso di Immagini Corbis.

149

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

queste regioni era risultata attiva nellamore sentimentale. Lattivit nel


mesencefalo si sovrappone anche alla formazione reticolare, il locus ceruleus e il nucleo del rafe. probabile che tale attivit origini da quella
nel grigio periacqueduttale, dal momento che questa regione non solo
contiene unelevata concentrazione di recettori per lossitocina, ma appare anche coinvolta nel comportamento materno.
Sia lamore materno sia quello sentimentale producono profili di
disattivazione simili, in differenti aree connesse alla cognizione, alle
emozioni negative e alla mentalizzazione. Sebbene di debole intensit,
il pattern di disattivazione evocato dallamore materno molto simile
a quello osservato nellamore sentimentale. Il pattern di disattivazione risulta bilaterale, nonostante interessi maggiormente lemisfero destro, comprendendo, nello specifico: la corteccia prefrontale mediana,
la giunzione parieto-occipitale/solco temporale superiore, la corteccia
prefrontale mediale/paracingolata, i poli temporali, la corteccia posteriore del giro cingolato, il cuneo mediale e lamigdala.
Le somiglianze tra i risultati degli studi sulle madri e quelli sullamore
sentimentale sono notevoli (Bartels, Zeki, 2000, 2004). Diverse regioni si
sovrappongono esattamente, mentre altre risultano specifiche per le due
diverse forme di relazione. Le specifiche attivazioni dellamore materno
includono la corteccia orbitofrontale laterale e, a livello sottocorticale,
il grigio periacqueduttale (regioni non attive nellamore sentimentale).
Le regioni attivate appartengono al sistema del reward e contengono
unelevata densit di recettori per lossitocina e la vasopressina: questi
dati mettono in luce la rilevanza del coinvolgimento neuro-ormonale
in queste intense forme di attaccamento negli esseri umani, in linea con
quanto rilevato negli studi sugli animali. Allo stesso tempo, entrambe le
forme di relazione affettiva sopprimono lattivit nelle regioni associate
alle emozioni negative, cos come con il giudizio sociale e la mentalizzazione. Ci suggerisce che lo stretto legame emozionale verso unaltra
persona inibisce non solo le emozioni negative verso la persona amata,
ma anche il giudizio sociale la riguarda.
In conclusione, Bartels e Zeki (2004) hanno dimostrato che le relazioni materna e sentimentale attivano specifiche regioni nel sistema del
reward, inibendo lattivit neurale connessa al giudizio critico sociale e
alle emozioni negative nei confronti dellaltro. Questi dati forniscono
una spiegazione neuroscientifica della frase lamore cieco. A questo riguardo, un noto proverbio Napoletano illustra la relazione intima, coinvolgente e cieca, esistente tra la madre e il suo bambino: Ogni
scarrafone bello a mamma soja.
150

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

Studi neurobiologici
La recente ricerca neurobiologica, grazie anche allintegrazione dellfMRI tra i propri strumenti, ha investigato, chiarendone i meccanismi
neurali, le trasformazioni cerebrali che accompagnano la maternit.
LfMRI misura i cambiamenti emodinamici in risposta allattivit neurale,
offrendo uneccellente risoluzione spaziale, ma una ridotta risoluzione
temporale. La ricerca neuroscientifica indica che le intense fluttuazioni
ormonali che avvengono durante la gravidanza, il parto e lallattamento
possono rimodellare il cervello femminile, aumentando le dimensioni
neuronali di alcune regioni cerebrali e producendo cambiamenti strutturali in altre. Recenti esperimenti condotti sui ratti hanno evidenziato come le madri riescano a percorrere dei labirinti e a catturare una
preda, con prestazioni di gran lunga superiori a quelle osservate nelle
femmine vergini (Kinsley et al., 1999).
Come Mayes e collaboratori (2005) hanno sottolineato, linizio e il
mantenimento del comportamento umano materno coinvolge uno specifico circuito neuronale. La gravidanza e le continue interazioni con
il bambino determinano cambiamenti strutturali e molecolari, non ancora del tutto chiariti, in specifiche regioni limbiche, ipotalamiche e
mesencefaliche, che riflettono le dinamiche mentali adattative associate allattitudine materna. Il comportamento materno fortemente influenzato da varie regioni cerebrali, identificate da numerose ricerche:
larea preottica mediale dellipotalamo largamente responsabile dello
sviluppo delle risposte materne, mentre lippocampo interviene nella
memoria e nellapprendimento, cos come abbiamo precedentemente
discusso in merito agli studi sugli animali. Queste trasformazioni cerebrali vengono attivate dallaumentata secrezione di estrogeni e progesterone, prodotti dalle ovaie e dalla placenta durante la gravidanza. I
recenti dati di brain-imaging hanno evidenziato come la corteccia orbitofrontale destra intervenga attivamente non solo nellesperienza del
piacere edonico, ma anche nella modulazione della capacit materna di
decodificare le espressioni emotive del bambino, al fine di rispondervi in modo sensibile (Nitschke et al., 2004). Questa regione cerebrale
implicata nel comportamento socioemozionale e nel processo della
regolazione affettiva, specificamente coinvolti nel sistema di attaccamento (Schore, 2003).
Studi recenti, inoltre, hanno dimostrato che il cervello umano pu
andare incontro a significativi cambiamenti anche nei sistemi regolativi sensoriali. Per questa ragione, le madri umane sono particolarmente
151

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

in grado di riconoscere lodore e i segnali uditivi dei loro bambini (Fleming, ODay, Kraemer, 1999). Le madri con elevati livelli di cortisolo
dopo il parto sono pi attratte e motivate dallodore dei propri bambini e pi in grado di riconoscerne il pianto. Le evidenze empiriche mostrano come allaumentare dei livelli di cortisolo, lesperienza stressante
associata alla genitorialit possa promuovere lattenzione, la vigilanza
e la sensibilit nei genitori: ci conferma lipotesi che lattivazione dei
sistemi di risposta allo stress stimoli e aumenti in maniera adattativa la
vigilanza, accentuando la sensibilit materna nel post-partum.
Dopo la nascita del bambino, la regolazione emozionale del comportamento materno sembra essere controllata da sistemi biologici altamente stabili, che regolano lespressione del comportamento e le
emozioni sia della madre sia del bambino. In questo ambito, un ruolo
speciale assunto dallemisfero destro (definito cervello emotivo),
che presenta la massima crescita soprattutto durante i primi diciotto
mesi di vita del bambino, assolvendo un ruolo dominante nel corso dei
primi tre anni (Chiron et al., 1997; Schore, 1996, 2003). Durante questo
periodo, lemisfero destro opera come un sistema unitario di risposta,
che prepara lorganismo a reagire efficientemente alle sfide evolutive
(Wittling, 1997) e alle situazioni stressanti.
Il contatto affettivo tra caregiver e bambino attiva le regioni libiche
e mesofrontali, che vanno incontro a cambiamenti evolutivi durante il
primo anno di vita, iniziando con una prima fase di maturazione che
interessa principalmente lemisfero destro (Joseph, 1996; Schore, 1996,
2003). Numerosi studi confermano come lemisfero destro sia significativamente coinvolto anche nel comportamento di accudimento materno, presentando connessioni con aree cerebrali come lamigdala, la
corteccia orbitofrontale e il cingolato, che eseguono lintegrazione necessaria tra sentimenti, impulsi e azione.
Le madri umane sia destrimane sia mancine e anche molti primati sorreggono i propri figli con la parte sinistra del corpo (Sieratzki,
Woll, 1996), e utilizzano le braccia e le mani sinistre pi frequentemente di quanto facciano i padri e le donne senza figli (Horton, 1995).
Questa predisposizione allaccudimento lateralizzato permette di collocare i bambini nei campi visivi sinistri materni, direttamente comunicanti con lemisfero destro, a sua volta coinvolto nel processamento
delle comunicazioni affettive e non-verbali e nella produzione di gesti
intuitivi di conforto (Schore, 2003; Sieratzki, Woll, 1996). Manning e
collaboratori (1997) hanno ipotizzato che queste predisposizioni consentano il flusso delle comunicazioni affettive diadiche verso gli emi152

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

sferi destri, considerati regioni cerebrali implicate nei processi dellattaccamento sociale umano (Ammaniti, Trentini, 2009; Henry, 1993;
Horton, 1995; Trentini, 2008).
Nel complesso, dunque, gli studi psicobiologici stanno dimostrando
che i sistemi madre-bambino sono interconnessi luno allaltro, allinterno di unorganizzazione sovraordinata che consente la mutua regolazione di processi cerebrali, biochimici e autonomici. Attraverso processi regolatori nascosti (Hofer, 1990), il cervello adulto agisce come
un elemento regolatore esterno per lo sviluppo degli ancora immaturi
sistemi omeostatici del bambino. Da questa prospettiva, lattaccamento
non va considerato solo come un comportamento manifesto, ma anche
come unorganizzazione interna, che viene costruita nel sistema nervoso, nel corso e come esito dellesperienza che il bambino fa delle sue
transazioni con la madre (Ainsworth, 1967, p. 429).
Negli ultimi decenni, importanti studi fMRI hanno esplorato lattivit
cerebrale in risposta a stimoli associati al bambino, in particolare di tipo uditivo e visivo. Come abbiamo gi discusso, lfMRI esplora lattivit
cerebrale a partire da misure indirette dei cambiamenti nellossigenazione sanguigna regionale, rilevando lattivit cerebrale in un periodo
di pochi secondi (Swain, Lorberbaum, 2008), ma non cogliendo i cambiamenti di durata maggiore, come avviene, per esempio, nel caso delle
emozioni prolungate o degli stati mentali.
Presenteremo ora una sintesi delle ricerche svolte in questa area,
assumendo come riferimento la completa rassegna di Swain e Lorberbaum (2008) sulle aree cerebrali genitoriali. In questi studi, i cervelli dei
genitori sono stati studiati utilizzando specifici stimoli sensoriali infantili, in particolare il pianto o immagini di espressioni facciali emotive. Il
focus principale di questi studi lesplorazione dellempatia materna e
paterna, ossia il processo che implica la percezione, la risonanza emozionale e la risposta alle diverse emozioni del bambino.
Abbiamo gi discusso della concettualizzazione evolutiva, neurobiologica e clinica del processo empatico; vorremmo, quindi, riportare linteressante definizione di empatia, proposta da Decety e Jackson
(2004), che prevede linterazione dinamica tra tre componenti fondamentali. La prima, rappresentata dalla condivisione affettiva tra il s
e laltro, pu essere concettualizzata come labilit di rilevare e risuonare con lo stato affettivo immediato di unaltra persona (Trevarthen,
Aitken, 2001). Questa capacit si basa su meccanismi di accoppiamento
tra percezione e azione, che creano rappresentazioni condivise tra il s
e laltro (Gallese, 2006, 2009a). La seconda componente lautocon153

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

sapevolezza, senza la quale la sola condivisione affettiva porterebbe


al fenomeno del contagio emotivo, ossia una totale identificazione senza la discriminazione tra i propri sentimenti e quelli degli altri
(Decety, Jackson, 2004, p. 75). Lultima componente dellempatia la
flessibilit a adottare il punto di vista soggettivo dellaltro: questa capacit connessa alla funzione riflessiva, che consente agli individui di
attribuire agli altri degli stati mentali (per esempio, sentimenti, volont,
pensieri, intenzioni e desideri; Fonagy et al., 2002).
In un esperimento basato sullesperienza di dolore osservata in una
persona amata, Singer e collaboratori (2004) hanno dimostrato che il
cingolato e linsula sono due aree principalmente coinvolte nella risonanza empatica. Un altro studio, condotto da Carr e collaboratori
(2003), ha riconosciuto il ruolo centrale dellinsula nellintegrazione
dellinformazione emozionale, attraverso specifiche connessioni con le
aree corticali che presentano propriet specchio. Passiamo ora in rassegna gli studi sulle basi neurobiologiche materne.
Le prime ricerche sono state eseguite da Lorberbaum e collaboratori
(1999), i quali hanno misurato lattivit cerebrale nelle madri durante la
presentazione del pianto dei propri bambini o di un rumore bianco. Lo
stimolo del pianto ha attivato la corteccia cingolata anteriore subgenuale e la corteccia orbitofrontale/prefrontale inferiore mesiale destra. In
uno studio pi esteso e maggiormente controllato, condotto dallo stesso gruppo di ricerca (Lorberbaum et al., 2002), le regioni attivate includevano il cingolato anteriore e posteriore, il talamo, il mesencefalo, lipotalamo, la regione del setto, lo striato dorsale e ventrale, la corteccia
prefrontale mediale, la regione compresa nella corteccia orbitofrontale/
insula/temporale polare destra, la corteccia temporale destra e il giro fusiforme. Bisogna sottolineare che il giro fusiforme viene attivato dal riconoscimento dei volti e delle voci umane (Swain, Lorberbaum, 2008):
nella ricerca di Lorberbaum (2002), tuttavia, non chiaro se le attivazioni cerebrali evidenziate siano connesse a processi attentivi aspecifici
o piuttosto alla focalizzazione dellattenzione sullo stimolo di pianto del
bambino. Questa seconda ipotesi stata confermata da un altro studio,
che ha evidenziato come il pianto del bambino produca nelle donne attivazioni significativamente maggiori nelle aree sopra descritte, rispetto
a quanto osservato in risposta a vocalizzazioni neutre dal punto di vista
emozionale (Purhonen, Paakkonen, Ypparila et al., 2001). In unulteriore ricerca, in risposta alla presentazione del pianto del bambino, nelle madri sono state rilevate attivazioni cerebrali pi intense di quelle di
un gruppo di donne di controllo (Purhonen et al., 2001).
154

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

Questi studi iniziali hanno confermato lo speciale stato mentale della sintonizzazione materna con i segnali dei bambini, le cui espressioni
(volto, pianto ecc.) rappresentano degli stimoli emotivi altamente attivanti. Unindagine successiva (Seifritz et al., 2003) ha incluso anche
i padri, confrontandoli con le madri, e con uomini e donne senza figli.
In questa ricerca, nei genitori stata rilevata unattivazione nelle regioni temporali bilaterali, in risposta alla risata e al pianto del bambino.
A questo proposito, va sottolineato lo studio di Sander e collaboratori
(2007), che ha investigato il ruolo del genere nella modulazione della
risposta alla risata e al pianto infantile, rispetto a un suono di controllo:
mentre nelle donne la risata e il pianto del bambino attivava lamigdala e le regioni cingolate anteriori, negli uomini si rilevavano attivazioni
cerebrali pi intense, in risposta al suono di controllo.
importante comprendere se la risposta del cervello genitoriale agli
stimoli infantili sia influenzata dal genere, e, in particolare, se le donne siano pi predisposte a rispondere alle vocalizzazioni preverbali
dei bambini. Lo studio di Swain e collaboratori (2004) ha confrontato
la risposta di madri e padri a un pianto standard e a rumori di controllo, evidenziando unaumentata attivazione materna nellamigdala e
nella ganglia basale: queste attivazioni potrebbero confermare il tipico
stato di allarme e di concern che caratterizza le donne nel post-partum.

Il volto del bambino come stimolo affettivo


Come Darwin (1872) ha messo in luce, la peculiare configurazione
facciale infantile stimola affettivamente gli adulti a rispondere e a prendersi cura del bambino, sostenendone ladattamento, e facilitandone la
sopravvivenza: garantendo, dunque, il successo riproduttivo. Successivamente, Konrad Lorenz (1943) ha sottolineato come il volto infantile
agisca come uno schema, che, attraverso meccanismi innati, stimola il
legame affettivo e laccudimento negli adulti. Le caratteristiche facciali infantili sono caratterizzate da una testa relativamente grande, una
fronte ampia e prominente, grandi occhi collocati sulla linea mediana
del volto, e guance paffute e sporgenti. Bowlby (1969/1982) ha ipotizzato che queste caratteristiche infantili stimolino la risposta genitoriale,
aumentando le possibilit di sopravvivenza del bambino.
I correlati neurobiologici che caratterizzano le risposte al volto del
bambino e a quello degli adulti non sono stati ancora del tutto chiariti. Gli esperimenti condotti sugli esseri umani, mediante luso di fMRI,
155

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

hanno evidenziato unattivazione specifica in risposta ai volti in unarea della corteccia fusiforme posteriore destra, corrispondente allarea
facciale fusiforme (Kanwisher, Yovel, 2006; Tsao et al., 2006). Numerosi studi hanno utilizzato le espressioni facciali infantili come stimoli
di attivazione delle aree cerebrali genitoriali (Bartels, Zeki, 2004; Leibenluft et al., 2004; Lenzi et al., 2009; Nitschke et al., 2004; Noriuchi,
Kikuchi, Senoo, 2008; Ranote et al., 2004; Strathearn, Li, Montague,
2005; Swain et al., 2003; Swain et al., 2006).
Nello studio di Swain e collaboratori (2003, 2006), alle madri e ai
padri veniva chiesto di osservare le fotografie dei propri bambini (scattate dalla nascita fino a due settimane di vita) e quelle di un bambino
non familiare, a due-quattro settimane dal parto. I risultati hanno rilevato nei genitori unaumentata attivazione nelle aree frontali e talamocorticali, in risposta alle immagini del proprio bambino.
Leibenluft e collaboratori (2004) hanno esplorato le attivazioni materne in risposta alla presentazione delle immagini del proprio bambino
(di et compresa tra i cinque e i dodici anni) e di quelle di un bambino
non familiare. In questo caso, sono state rilevate attivazioni nel paracingolato anteriore, nel cingolato posteriore e nel solco temporale superiore: ossia, in aree molto importanti nellempatia, non risultate cos
evidenti in altri studi. Questi dati potrebbero essere spiegati facendo
riferimento alla maggiore et dei bambini inclusi nella ricerca: con i
bambini pi grandi, infatti, le madri tendono a interagire allinterno di
scambi basati maggiormente su processi di mentalizzazione. importante notare che, nello studio di Leibenluft e collaboratori, le immagini dei bambini includevano diverse espressioni facciali (di gioia versus
neutre versus tristi).
Nello studio fMRI di Nitschke e collaboratori (2004), sono state
esplorate le attivazioni cerebrali di madri primipare durante losservazione delle immagini del proprio bambino e di quelle di un bambino
non familiare, ritratti con unespressione sorridente. Questo studio ha
confermato limportanza della corteccia orbitofrontale nei processi di
attaccamento materno.
Il disegno sperimentale di Ranote e collaboratori (2004), che prevedeva la presentazione alle madri di blocchi di video del proprio bambino e di un bambino non familiare, ha evidenziato un aumento dellattivazione nellamigdala sinistra e nel polo temporale, in risposta ai video
del proprio bambino: queste aree risultano coinvolte nella regolazione
emozionale e nella mentalizzazione.
Anche nella ricerca di Noriuchi e collaboratori (2008) alle madri
156

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

sono stati presentati i video (ma senza audio) dei propri bambini e di
bambini non familiari, di circa sedici mesi di vita. I video erano stati
selezionati in base alla presenza di due diversi comportamenti di attaccamento (per esempio, sorridere alla madre e chiamarla piangendo).
Nonostante lesigua numerosit dei soggetti, questo studio ha evidenziato attivazioni significative nella corteccia orbitofrontale, nel grigio
periacqueduttale, nelle regioni dorsali e ventrolaterali del putamen,
con una risposta cerebrale specifica materna al distress manifestato dal
proprio bambino.
In un altro studio, Strathearn e collaboratori (2005) hanno investigato la risposta neurobiologica delle madri mentre osservavano diverse
espressioni emotive facciali sorriso, neutre, pianto , del loro bambino
e di un bambino non familiare (di et compresa tra i tre e gli otto mesi).
Durante losservazione delle immagini del proprio bambino, sono state
evidenziate attivazioni nelle aree cerebrali del reward (striato ventrale,
talamo e nucleus accumbens) e in aree con proiezioni ossitocinergiche
(amigdala, nucleo del letto della stria terminale e giro fusiforme).
In unaltra rassegna di Swain e collaboratori (2007) sono state rilevate attivazioni materne nello striato, nelle aree visive extrastriate e nelle
aree associate al sistema del reward (come il nucleus accumbens, il cingolato anteriore e lamigdala), che risultavano pi intense in risposta ai
volti dei propri figli rispetto a quelli degli altri bambini. interessante
sottolineare come questi studi non chiariscano se queste risposte cerebrali genitoriali dipendano dal volto del proprio bambino o piuttosto
dal volto infantile di per s: la variabile (non controllabile) della familiarit rende infatti complicato questo confronto.
Uno studio pi recente (Kringelbach et al., 2008), mediante luso
della magnetoencefalografia, ha analizzato limpatto specifico del volto infantile, studiando le risposte cerebrali di adulti ai volti di bambini non familiari e ai volti di altre persone adulte (le espressioni facciali
venivano accoppiate in termini di attrazione). I risultati hanno evidenziato unattivazione specifica in risposta ai volti infantili, ma non in risposta ai volti adulti, nella corteccia orbitofrontale mediale (che, come
abbiamo precedentemente sottolineato, rappresenta unarea implicata
nel comportamento di reward). Questi risultati sembrano confermare lesistenza negli esseri umani di un meccanismo facilitatore innato,
descritto da Lorenz (1943), che favorisce il legame affettivo e laccudimento dei bambini.
Queste osservazioni espandono gli orizzonti della ricerca precedente, mostrando come lattivit precoce della corteccia orbitofrontale non
157

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

solo faciliti il riconoscimento visivo di stimoli masked,2 strettamente associati alla salienza o al processamento attentivo, ma anche quello di
facce infantili salienti non-masked rispetto a quello dei volti adulti. Partendo da questi dati, si potrebbe ipotizzare che le specifiche caratteristiche del volto infantile stimolino un intenso meccanismo attentivo/emozionale che predispone gli esseri umani a prendersi cura del bambino.
Come abbiamo gi evidenziato, la peculiare configurazione del volto
del bambino un motivatore potente del comportamento di accudimento genitoriale (Darwin, 1872; Eibl-Eibesfeldt, 1989; Lorenz, 1943;
Sprengelmeyer et al., 2009). Questa risposta di attrazione ai bambini
presente anche negli adulti che non sono ancora genitori (Glocker et
al., 2009a, 2009b; Parsons et al., 2010; Stern, 1977), essendo forse connessa ai meccanismi evoluzionistici che garantiscono la sopravvivenza
della specie.

Empatia materna e sistema dei neuroni specchio


, dunque, chiaro che le esperienze intersoggettive vengono mappate nel funzionamento cerebrale dellindividuo, sin dai primi anni di
vita. Questo aspetto pu essere ulteriormente illustrato facendo riferimento alla recente scoperta del sistema dei neuroni specchio (Gallese,
2001; Gallese et al., 1996), illustrata nel capitolo 1. Attraverso il processo della simulazione incarnata (Gallese, 2006, p. 15), i neuroni
specchio mappano le azioni osservate e personalmente eseguite, cos
come le emozioni e le sensazioni osservate e soggettivamente esperite,
allinterno dello stesso substrato neurale. Il concetto di incarnazione
viene utilizzato per illustrare come gli eventi neurobiologici possano
spiegare gli stati mentali (Emde, 2007). Attraverso la simulazione incarnata, le rappresentazioni interne degli stati del corpo associati alle
azioni, alle emozioni e alle sensazioni, vengono evocate nellosservatore come nel caso delle madri , come se stesse eseguendo una simile azione o sperimentando una simile emozione o sensazione. Questi
processi funzionali stimolano gli individui che si stanno confrontando
con il comportamento degli altri a sperimentare uno specifico stato fenomenologico di consonanza intensionale. Tale condizione produce
2. Il masking (mascheramento) viene utilizzato per bloccare o sopprimere la percezione di uno
stimolo test, attraverso la presentazione di uno stimolo di mascheramento (masked stimulus). Il
mascheramento pu essere assoluto o parziale: nel primo caso, lo stimolo test non viene percepito, nel secondo caso se ne aumenta la soglia di percezione.

158

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

una peculiare forma di familiarit con gli altri individui, prodotta dal
collassamento delle intenzioni e delle emozioni degli altri allinterno
dellosservatore (Gallese, 2006). In questo modo, il sistema dei neuroni specchio pu essere descritto come il correlato neurobiologico del
sistema intersoggettivo, dal momento che rappresenta la motivazione
innata e incarnata a entrare in contatto con le emozioni degli altri e a
condividerne lesperienza soggettiva.
Partendo da queste considerazioni, abbiamo condotto una ricerca
sullintersoggettivit materna (Lenzi et al., 2009), studiando il sistema
dei neuroni specchio delle madri durante la presentazione di stimoli
emozionali infantili. Alle madri venivano presentate immagini del proprio bambino e di un bambino non familiare, di et compresa tra i sei
e i dodici mesi di vita, con diverse espressioni emotive: di gioia, di distress, ambigue e neutre. Durante lfMRI, le madri dovevano eseguire
due diversi compiti: osservare empatizzando con le espressioni emotive
dei bambini oppure imitarle.
Durante losservazione e limitazione delle espressioni facciali dei
bambini (sia propri sia non familiari), nelle madri sono state rilevate
attivazioni nelle regioni corticali premotorie, in particolare la corteccia
premotoria ventrale e il giro frontale inferiore, aree dotate del meccanismo specchio, in quanto caratterizzate dal meccanismo della simulazione incarnata: ossia definite dallattivazione dello stesso circuito neurale
posto alla base delle esperienze emozionali e sensoriali (Gallese, 2009a).
Il sistema dei neuroni specchio, interagendo con il sistema limbico (il
centro emozionale del cervello) attraverso linsula anteriore, pu essere critico per lempatia (Carr et al., 2003), come stato confermato nel
nostro studio sulle madri.
I risultati dimostrano come limitazione delle espressioni facciali infantili (di gioia, di distress e ambigue) attivi il sistema dei neuroni specchio, in misura maggiore rispetto alle espressioni neutre. Lanalisi delle
risposte materne alle diverse espressioni facciali ha messo in luce unattivazione selettiva dellemisfero destro (il cervello emotivo) durante
limitazione delle espressioni di gioia. Ricordiamo che numerosi studi
hanno confermato il coinvolgimento dellemisfero destro nel comportamento materno accudente.
Losservazione delle espressioni del proprio bambino rispetto a quelle del bambino non familiare ha evocato nelle madri una pi intensa
risposta bilaterale nelle aree specchio (figura 5.3; corteccia premotoria ventrale, giro frontale inferiore destro, solco temporale superiore
destro) e insula destra. Va sottolineato che, durante losservazione di
159

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tutte le espressioni emotive, stata rilevata una correlazione positiva


tra linsula anteriore destra e la funzione riflessiva materna: questi dati
sostengono lipotesi che il sistema dei neuroni specchio-insula-sistema
limbico sia attivato di pi nelle madri che presentano una maggiore capacit di mentalizzazione, una competenza particolarmente utile nella
relazione con il bambino.
Ulteriori dati interessanti sono emersi in merito allosservazione
materna delle espressioni ambigue del bambino; in particolare, sono
state rilevate attivazioni significative nella corteccia frontale, nellarea
motoria pre-supplementare, nel cingolo anteriore destro e nelle cortecce parietali.
Sintetizziamo ora i risultati di questo studio, che ha indagato larea
dellimitazione e dellempatia materna durante il periodo preverbale,
ossia prima che il linguaggio diventi il canale comunicativo privilegiato tra madre e bambino.
Lattivazione del sistema dei neuroni specchio-insula-sistema limbico in risposta alle espressioni facciali dei bambini sostiene lipotesi
che il meccanismo specchio, fondamentale per la rappresentazione e la
comprensione dellazione, venga attivato maggiormente dalle espressioni che coinvolgono la mimica e che hanno un obiettivo sociale (per
esempio, la trasmissione di unemozione). Inoltre, questo sistema pi
attivo quando una madre osserva ed empatizza con il proprio bambino
(rispetto a un bambino non familiare), e risulta associato alla funzione
riflessiva materna. Questo risultato potrebbe essere spiegato dal maggiore sforzo fatto dalle madri per comprendere le emozioni del proprio
bambino: questa proposta appare perfettamente in linea con la teoria
dellattaccamento (Bowlby, 1958). Inoltre, lesplorazione delle singole
emozioni ha evidenziato la presenza di substrati neurali separati per la
gioia e per le espressioni ambigue: limitazione della gioia ha attivato
prevalentemente le aree sottocorticali e temporali paralimbiche; invece, losservazione delle espressioni ambigue ha attivato aree motorie e
di ordine cognitivo pi elevato. Questi risultati sostengono lipotesi che
emozioni differenziate, che attivano sentimenti molto diversi, debbano
avere almeno in parte una base neurale distinta.
In linea con un modello basato sugli studi anatomici e funzionali
dellimitazione e dellempatia, il sistema dei neuroni specchio codifica
lobiettivo di unazione (Iacoboni et al., 1999; Rizzolatti et al., 2001) e
lo riproduce, mentre linsula anteriore invia questa informazione al sistema limbico per attribuire allazione (nel nostro caso, unespressione
facciale) un contenuto emozionale (Gallese et al., 2004). I nostri risultati
160

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

Figura 5.3 Proprio bambino versus bambino non familiare. La corteccia premotoria ventrale
una della aree pi attivate durante losservazione del proprio bambino rispetto a quella del
bambino non familiare. (A, ambigue; D, distress; J, gioia; N, neutre; R, destra). Tratta da: Lenzi, D., Trentini, C., Pantano, P., Macaluso, E., Iacoboni, M., Lenzi, G. L., Ammaniti, M. (2009),
Neural basis of maternal communication and emotional expression processing during infant
preverbal stage. In Cerebral Cortex, 19, 5, pp. 1124-1133. Stampata con il permesso di Oxford University Press.

sono, inoltre, in linea con la teoria della simulazione (o teoria motoria


dellempatia), secondo cui lempatia viene generata dallimitazione interna delle azioni degli altri (Gallese, 2003; Gallese, Sinigaglia, 2011a).
I dati mostrano come losservazione delle espressioni emozionali
(rispetto alle emozioni neutre) attivino una vasta rete neurale composta dal sistema dei neuroni specchio, linsula anteriore e lamigdala. La
maggiore attivit osservata nel sistema dei neuroni specchio e nellinsula durante il compito imitativo potrebbe essere spiegata anche dal fatto
che le espressioni emozionali richiedono unimitazione attiva, mentre
quelle neutre no (o, almeno, in misura significativamente inferiore). I
risultati, inoltre, mostrano una tendenza simile nel compito osservativo. La parziale sovrapposizione delle attivazioni, sia durante il compito imitativo sia durante il compito osservativo (non richiedente alcun
movimento), suggerisce che le espressioni emozionali tendono ad attivare il sistema dei neuroni specchio-insula-sistema limbico pi delle
espressioni neutre. Questa aumentata attivit potrebbe essere spiegata
dallobiettivo intrinseco delle espressioni emozionali: ossia, lazione
necessaria alla formazione di unespressione facciale, per trasmettere
un contenuto emozionale e ottenere una reazione dal mondo esterno.
Le differenze nellattivit cerebrale evocata dallosservazione del
proprio bambino e di quello non familiare mostra come, in linea con
la teoria dellattaccamento, le madri senza disturbi psicopatologici si
sforzino di pi per capire le emozioni del proprio bambino, per poter
161

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni e per promuovere la sua


sopravvivenza. Laumentata attivit nel sistema dei neuroni specchio
potrebbe essere dovuta anche alleffetto della familiarit motoria delle
espressioni osservate. Uno studio recente (Calvo-Merino et al., 2006)
ha evidenziato come il sistema dei neuroni specchio venga attivato pi
intensamente durante losservazione di stimoli familiari allosservatore
da un punto di vista motorio (come i movimenti del corpo). Nella nostra
ricerca, durante limitazione, non abbiamo rilevato nessuna differenza
nellattivit cerebrale delle madri, in risposta alle immagini del proprio
bambino e di quello non familiare: ci lascia supporre che limitazione possa saturare i sistemi neurali della rappresentazione dellazione e
del processamento emozionale. Limitazione pu essere, infatti, la via
preferenziale e pi naturale attraverso cui si attivano le aree connesse
al processamento emotivo (cos come stato precedentemente discusso in relazione al comportamento intuitivo genitoriale). Questi aspetti
sono confermati dalle attivazioni specchio e limbiche, che sono pi intense durante limitazione che durante losservazione (Carr et al., 2003).
Infine, lo studio ha messo in luce una relazione tra lattivit del sistema neuroni specchio-insula-sistema limbico e la funzione riflessiva materna, ossia la capacit della madre di attribuire al bambino degli stati
mentali (tra cui le emozioni) e di interpretarli. Questi risultati dimostrano che il circuito che abbiamo esplorato e linsula anteriore giocano
un ruolo chiave nellempatia. Sulla base di dati funzionali e anatomici,
linsula stata considerata un relay tra la rappresentazione dellazione
(mediata dal sistema dei neuroni specchio) e il processamento emozionale (modulato dal sistema limbico; Carr et al., 2003); linsula anteriore
, inoltre, un centro di integrazione visceromotoria ed considerata larea corticale primaria per lo stato intercettivo del corpo (Gallese et al.,
2004). Laumentata attivit nellinsula anteriore nelle madri pi empatiche potrebbe dunque riflettere anche la maggiore capacit di sentire
le emozioni degli altri, soprattutto quelle del proprio figlio.
I nostri risultati, inoltre, evidenziano la maggiore attivazione di specifiche aree sottocorticali e corticali destre durante limitazione delle
espressioni di gioia (rispetto a tutte le altre emozioni), andando a sostenere, quindi, la teoria che lemisfero destro sia pi coinvolto del sinistro
nel processamento emozionale e nel comportamento materno (ipotesi
sullemisfero destro; Dalgleish, 2004).
In virt della sua ricca innervazione di neuroni mesolimbici dopaminergici, lo striato posizionato per incentivare la motivazione al reward
e allaspettativa positiva associata a un obiettivo desiderato (Davidson,
162

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

Irwin, 1999). Lattivazione bilaterale dellamigdala potrebbe essere invece associata al meccanismo del reward materno.
Evidenze empiriche hanno rilevato unattivazione dellamigdala durante la presentazione di stimoli positivi e gratificanti (Zald, 2003). Sorridere in risposta al sorriso di un bambino uno dei comportamenti
materni imitativi pi comuni e appaganti. Quando una madre mette
in atto questo comportamento intuitivo, comunica al bambino di sapere cosa lui stia provando (felicit) e, allo stesso tempo, prova felicit
perch il bambino felice: in questi casi, il processo della maternit si
mostra efficace. Laumentata attivazione nel polo temporale durante limitazione della gioia pu essere riferita al valore sociale e materno associato allimitazione del sorriso del bambino. A questo proposito, gli
studi sui primati e sugli esseri umani hanno rilevato in madri con una
patologia del polo temporale la presenza di comportamenti aberranti e
una riduzione delle capacit empatiche (Carr et al., 2003; Olson, Plotzker, Ezzyat, 2007). Va sottolineato che la sezione anteriore del lobo
temporale e lippocampo hanno un ruolo critico nella stabilit dellumore (Phillips, Drevets, Rauch, Lane, 2003), nei comportamenti socialmente appropriati e nella personalit (Glosser et al., 2000).
Durante losservazione delle espressioni ambigue, abbiamo individuato attivazioni pi intense nelle aree frontoparietali (soprattutto sinistre). Questi dati fanno ipotizzare che il processamento delle espressioni ambigue dipenda meno dallattivazione delle aree connesse alle
emozioni: probabile, infatti, che le madri trovino maggiori difficolt
a risuonare con questo tipo di emozioni e abbiano bisogno di fare affidamento su un processamento pi cognitivo per decodificare lespressione insolita del bambino.
utile sottolineare che lattivit dellarea pre-supplementare coinvolta negli aspetti di ordine superiore del controllo motorio, come la
selezione interna di un aspetto del movimento (Picard, Strick, 1996).
possibile che lattivazione dellarea pre-supplementare, nel nostro studio, sia associata alla pianificazione motoria e al controllo degli interventi materni; infatti, le madri solitamente non solo manifestano una
risonanza empatica verso il proprio bambino, ma intervengono anche
per consolarlo o continuare uninterazione positiva.
Il nostro studio ha esplorato larea dellempatia materna e delle competenze comunicative durante il primo anno di vita del bambino, prima
dello sviluppo del linguaggio. I nostri dati confermano che il sistema dei
neuroni specchio, linsula anteriore e il sistema limbico rappresentano
le basi neurobiologiche di queste interazioni madre-bambino. Lattiva163

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

zione di questo sistema, significativamente pi intensa quando la madre osserva il proprio figlio, una funzione della capacit materna di
interpretare gli stati interni del bambino.
Al fine di verificare limpatto dellimmagine facciale infantile su giovani donne adulte senza figli, in uno studio successivo (Lenzi et al.,
2012) abbiamo esplorato le attivazioni cerebrali (in particolare del sistema dei neuroni specchio) stimolate dalle immagini di differenti espressioni emotive facciali (di gioia, di distress e neutre), di bambini non
familiari, tra i sei e i dodici mesi di vita, gi utilizzate nello studio precedente (Lenzi et al., 2009). Le donne, suddivise in base al loro stato
mentale rispetto allattaccamento (donne sicure e donne distanzianti;
Main, Goldwyn, 1997), sono state sottoposte a delle sessioni di fMRI,
che si alternavano in base al compito sperimentale di guardare e imitare le espressioni dei bambini o di osservare e cercare di empatizzare con le espressioni dei bambini.
Sia durante il compito empatico sia durante il compito imitativo nei
confronti di tutte le espressioni facciali, in entrambi i gruppi di donne
sono state evidenziate attivazioni nelle aree motorie e limbiche critiche per limitazione, lempatia e le emozioni , e nel sistema visivo. Le
emozioni (facce emotive versus facce neutre) hanno attivato anche regioni limbiche (striato, amigdala, poli temporali, e corteccia cingolata
anteriore sinistra) e motorie, e aree associate al meccanismo specchio
(corteccia sensomotoria, corteccia premotoria ventrale destra, areapresupplementare destra, solco temporale superiore destro, giro temporale post-mediano bilaterale, insula e cervelletto destro). Questi risultati sono in linea con i dati del precedente studio sulle madri (Lenzi
et al., 2009): dunque, quando le donne senza figli interagiscono con le
espressioni facciali infantili si attivano circuiti simili a quelli materni.
Dati interessanti sottolineano che il modello di attaccamento influenza la risposta cerebrale delle donne alle immagini dei bambini (figura
5.4). Del tutto inaspettatamente, durante il compito empatico, nelle
donne distanzianti sono state rilevate attivazioni pi intense di quelle
osservate nelle donne sicure, in diverse aree cerebrali, incluso il sistema
dei neuroni specchio e il sistema limbico.
Durante il compito empatico, inoltre, nelle donne distanzianti stata
evidenziata una disattivazione delle aree frontomediali, ossia della corteccia cingolata anteriore perigenuale e della corteccia orbitofrontale
mediale, in risposta a tutte le espressioni emotive infantili. In questo
studio, le iper-attivazioni delle aree limbiche e specchio potrebbero riflettere un coinvolgimento emozionale implicito e non modulato, sti164

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

molato dalle immagini infantili; le disattivazioni della corteccia cingolata anteriore perigenuale/corteccia orbitofrontale mediale potrebbero
invece riflettere il disinvestimento emotivo nei confronti delle relazioni
di attaccamento (tipico dei soggetti distanzianti), che presuppongono
lutilizzo di processi pi cognitivi per compensare il coinvolgimento
emozionale non modulato.
I grafici mostrano chiaramente questo pattern di disattivazione, che
sembra essere associato soprattutto alle espressioni di distress dei bambini. Sulla base delle connessioni e della struttura della corteccia orbitofrontale, alcuni ricercatori hanno proposto una rete funzionale frontomediale, comprendente la corteccia cingolata anteriore perigenuale
e la corteccia orbitofrontale mediale cos come la corteccia prefrontale
mediale ventrale. La corteccia cingolata anteriore perigenuale criti-

Figura 5.4 Compito empatico nei confronti di tutte le espressioni emotive (versus riposo). Le
aree in verde sono quelle signiicativamente pi attive nelle distanzianti (Ds) rispetto alle sicure (F). Le aree in rosso sono quelle pi disattivate nelle distanzianti rispetto alle sicure. I graici
mostrano gli effetti medi in tutte le sei condizioni: F-d, Fj, Fn, Ds-d, Dsj, e Ds-n. (d, distress; J,
gioa; N, neutre; R, destra; L, sinistra; pre-SMA, area motoria pre-supplementare; vPMC, corteccia premotoria ventrale; IFG, giro frontale inferiore; PPC, corteccia parietale posteriore; pAAC/mOFC, corteccia cingolata anteriore perigenuale/corteccia orbitofrontale mediale). Tratta
da: Lenzi, D., Trentini, C., Pantano, P., Macaluso, E., Lenzi, G. L., Ammaniti, M. (2012), Attachment models affect brain responses in areas related to emotions and empathy in nulliparous women. In Human Brain Mapping, 34, 6, pp. 1399-1414. Stampata con il permesso di
John Wiley & Sons, Ltd.

165

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

ca per il processamento emozionale e per la regolazione della risposta


dellamigdala, alla quale strettamente connessa (Quirk, Beer, 2006;
Quirk et al., 2003).
Anche la corteccia orbitofrontale mediale proietta verso lamigdala e, in misura massiccia, verso lo striato ventrale: si ritiene che queste
proiezioni elaborino il valore di reward o affettivo dei rinforzi primari,
incluse le espressioni facciali, il gusto e il contatto pelle a pelle, e siano anche coinvolte nella manifestazione delle emozioni positive (Rolls,
Grabenhorst, 2008).
stato evidenziato come questa area si attivi nelle madri in risposta
alla presentazione delle immagini dei propri bambini (Nitschke et al.,
2004) e viceversa (Minagawa-Kawai et al., 2009). Dunque, la corteccia
orbitofrontale non solo critica per la modulazione delle emozioni, ma
ha anche un ruolo rilevante nel rinforzo e nella gratificazione del comportamento positivo (per esempio, durante linterazione madre-bambino), promuovendo la costruzione dellattaccamento.
I risultati di Lenzi e collaboratori (2012) suggeriscono come la disattivazione di parte di questa rete frontomediale possa rappresentare
il correlato neurale dellevitamento nellattaccamento, osservato tipicamente nei soggetti distanzianti. Nel nostro studio, anche il profilo
alessitimico (che rappresenta un segno di disregolazione emozionale)
sembra modulare lattivazione neurale delle donne distanzianti in risposta alle immagini dei bambini.
In queste donne, lattivit della corteccia cingolata anteriore perigenuale/corteccia orbitofrontale mediale risultata inversamente correlata con quella dellarea motoria pre-supplementare che contiene neuroni specchio (Mukamel et al., 2010; Nakata et al., 2008; Raos,
Evangeliou, Savaki, 2007; Rizzolatti et al., 1990; Rizzolatti, Luppino,
Matelli, 1996) e con il fattore difficolt a descrivere i sentimenti della Toronto Alexithymia Scale-20 items (TAS-20, Taylor, Bagby, Parker,
1992; validazione italiana a cura di Bressi et al., 1996). Nello specifico,
allaumentare della difficolt di queste donne di descrivere i sentimenti
aumentava la disattivazione di queste aree: questi dati, quindi, metttono
in luce il ruolo della corteccia cingolata anteriore perigenuale/corteccia
orbitofrontale mediale nellambito della consapevolezza emozionale.
Sintetizziamo i dati di questa ultima ricerca sullattivazione del sistema dei neuroni specchio nelle giovani donne adulte senza figli, in risposta alle espressioni emotive infantili (Lenzi et al., 2012).
possibile che gli scambi intersoggettivi tra donne e bambini siano
parte di un sistema motivazionale innato ed essenziale alla sopravvi166

BASI NEUROBIOLOGICHE DELLA MATERNIT

venza della specie, con uno status comparabile al sesso o allattaccamento (Stern, 2004, p. 81). Questi scambi intersoggettivi si sviluppano
dalla nascita tra il bambino, la madre e (come abbiamo sottolineato nel
capitolo 4) il padre, creando un contesto interattivo triadico (Fivaz-Depeursinge, Corboz-Warnery, 1999). Sulla base delle evidenze neurobiologiche, si potrebbe supporre che il sistema genitoriale sia connesso al
sistema motivazionale intersoggettivo primario, a sua volta strettamente
associato al sistema di attaccamento: entrambi i sistemi sono essenziali
per la trasmissione e la riproduzione nelle generazioni.
La ricerca sui circuiti neurobiologici ha messo in luce come specifiche regioni cerebrali si attivino quando diversi sistemi motivazionali implicati nel funzionamento genitoriale vengono osservati nel comportamento materno (Lichtenberg, 1989; Nitschke et al., 2004; Schore,
2003). Lattivit del sistema frontolimbico interviene nel modulare il
comportamento socio-emozionale e i processi di regolazione affettiva,
che risultano profondamente implicati nel sistema di attaccamento, cos come stato evidenziato nella nostra ricerca (Lenzi et al., 2012). La
corteccia orbitofrontale dellemisfero destro gioca un ruolo chiave nei
processi di attaccamento. Inoltre, nel nostro studio sul cervello materno
abbiamo rilevato come il rispecchiamento e limitazione delle espressioni affettive facciali dei bambini attivino le classiche aree dei neuroni
specchio e del sistema limbico, centri cerebrali nodali per il processamento emotivo. Durante la gravidanza e dopo la nascita del bambino,
parallelamente alle trasformazioni neurali, nella donna avvengono profondi cambiamenti psicologici, che sono stati sottolineati nei capitoli
2 e 3. In virt di questi processi, si crea uno spostamento primario nel
senso generale del s che include lidentit materna, con lattivazione
della peculiare configurazione psicologica, nota come costellazione
materna (Stern, 1995).

167

6
La matrice primaria dellintersoggettivit

Dopo il parto, madre e bambino interagiscono per soddisfare e regolare i reciproci bisogni primari. Come hanno sottolineato Papousek
e Papousek (1975, 1987), la diade crea un contesto comunicativo preverbale che plasma un sistema dinamico, basato prima su un lessico affettivo e fonetico, poi su una emergente comprensione e condivisione
intersoggettiva degli affetti, delle intenzioni e delle motivazioni (Fogel, Thelen, 1987). Questo il dominio dei comportamenti intuitivi
inconsapevolmente regolati e della conoscenza relazionale implicita
(Papousek, 2007, p. 258).
Madre e bambino sono intrinsecamente motivati a sentirsi attratti
luna dallaltro e a ricercare un contatto reciproco (Parson et al., 2010,
p. 221). Abbiamo gi evidenziato quanto le madri siano attratte dal volto del bambino, che le stimola a livello affettivo a orientarsi verso di lui
e a prendersene cura (Darwin, 1872). Le caratteristiche del bambino
agiscono sugli adulti che si prendono cura di lui come uno schema infantile che attiva lattenzione, il legame affettivo e i comportamenti di
accudimento. Kringelbach e collaboratori (2008) hanno rilevato unattivazione cerebrale specificatamente umana nella corteccia orbitofrontale
mediale in risposta alla presentazione dei volti dei bambini, anche non
familiari, ma non rispetto ai volti degli adulti. Questo sistema di orientamento (Parson et al., 2010) rappresenta un prerequisito fondamentale
per il contatto interpersonale: durante gli scambi interattivi, la madre
cerca di catturare lo sguardo del bambino e di mantenere il contatto visivo con lui, proponendogli anche delle particolari espressioni facciali
definite facce infantili (Stern, 1985, p. 86) che vengono marcate
(marked) da unesagerazione nellesecuzione, dalla maggiore durata di
169

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

presentazione e da movimenti facciali pi lenti. Anche i comportamenti che sostengono il contatto visivo vengono amplificati: le madri, infatti, tendono a mantenere una posizione estremamente ravvicinata al
bambino, per fare in modo che si focalizzi su di loro in modo esclusivo.
Il bambino, daltra parte, orientato selettivamente verso i volti
umani e li preferisce alle forme non-umane (Johnson et al., 1991); allo
stesso tempo, esprime una propensione per il linguaggio rispetto ai suoni non linguistici. La predisposizione neonatale allorientamento verso i
volti gioca un ruolo decisivo nella costruzione del legame con i genitori.
La ricerca empirica (Morton, Johnson, 1991) ha rilevato nei bambini unattrazione per gli schemi facciali umani, che si verifica immediatamente dopo la nascita; pi tardi, a due mesi, i bambini sono in grado
di individuare il viso delle proprie madri, riconoscendolo tra quello di
altre persone. Le interazioni faccia-a-faccia tra genitori e bambini si
sviluppano molto precocemente, sono bidirezionali e caratterizzate da
intense esperienze di rispecchiamento, che creano una sorta di fusione allinterno della diade, un contesto che plasma il legame affettivo di
attaccamento.
Queste esperienze visive giocano un ruolo critico nello sviluppo sociale ed emozionale. In particolare, il volto con unespressione emotiva
della madre rappresenta lo stimolo visivo pi potente nellesperienza
del bambino. Lo sguardo costituisce la forma maggiormente attivante
di comunicazione preverbale, mentre la percezione delle espressioni
facciali rappresenta uno dei canali comunicativi pi salienti.
Winnicott ha suggerito che il bambino, quando guarda la madre che
lo sta guardando, vede se stesso negli occhi materni: La madre guarda
il bambino [] Ci che essa appare in rapporto con ci che essa scorge (1967, p. 191, corsivo originale). Successivamente, Kohut ha sottolineato che le interazioni fondamentali e pi significative a questo
riguardo tra madre e figlio si svolgono generalmente nellarea visiva: allo
sfoggio che il bambino fa del proprio corpo risponde la luce che brilla
nellocchio della madre (1971, p. 120). Secondo Bowlby (1969/1982),
il contatto visivo un elemento centrale per la formazione dellattaccamento primario alla madre; infatti, la madre e il bambino si impegnano in una protoconversazione, mediata dal contatto occhio-a-occhio,
dalle vocalizzazioni, dai gesti della mano e dai movimenti delle braccia
e della testa (Trevarthen, Aitken, 2001). In un recente articolo, Tomasello e collaboratori hanno evidenziato la speciale visibilit degli occhi
degli esseri umani: questi, infatti, sono colorati in un modo che aiuta
a rilevare sia la loro presenza sia la direzione dello sguardo, molto pi
170

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

che in altri primati (2006, p. 315). Si ipotizza che gli occhi umani si
siano evoluti nellambito della pressione ambientale che ha sostenuto
le abilit comunicativo-cooperative, tipiche delle interazioni sociali reciproche, basate sulla condivisione dellattenzione e la comunicazione
visivamente modulata, come nel caso del gesto dellindicare (ponting).
importate sottolineare che gli occhi umani esprimono spesso diversi
stati emozionali (Baron-Cohen et al., 2001).
In seguito allorientamento verso i volti umani e la comunicazione
occhio-a-occhio, un secondo passaggio importante rappresentato dal
riconoscimento reciproco selettivo, osservabile tra il bambino e i genitori nei primissimi giorni di vita. Le madri sono in grado di riconoscere il
proprio bambino, identificandone lodore, il pianto e il contatto (Cismaresco, Montagner, 1990; Kaitz et al., 1992). Allo stesso tempo, il bambino manifesta una chiara preferenza per il volto della propria madre
rispetto a quello di altre persone, incluso quello di donne non familiari.
Il correlato neurale del funzionamento visivo del bambino non
stato ancora del tutto chiarito, nonostante alcuni ricercatori ipotizzino
che, alla nascita, le aree sottocorticali siano coinvolte nel processo di
attrazione verso i volti umani, mentre larea visiva corticale intervenga nellaumentare il tempo di fissazione sugli stimoli facciali (Morton,
Johnson, 1991).
Uno studio (Tzourio-Mazoyer et al., 2002) ha evidenziato che quando bambini di due mesi guardano il volto di una donna non familiare,
si attiva una rete di aree cerebrali appartenenti al sistema deputato alla
percezione dei volti (Haxby, Hoffman, Gobbini, 2000), che collocato, durante linfanzia, nella corteccia temporo-occipitale inferiore, in
una zona molto vicina allarea fusiforme degli adulti (Kanwisher, McDermott, Chun, 1997).
Lemisfero destro svolge un ruolo speciale nellambito di questi processi precoci. Schore sottolinea come
[] lemisfero destro del bambino, dominante nellelaborazione dellinformazione emotiva, visiva e prosodica e per il riconoscimento delle
espressioni affettive materne, profondamente investite dal bambino fin
dai primi momenti della vita, sia sintonizzato dal punto di vista psicobiologico con loutput che deriva dallemisfero destro della madre, coinvolto nellespressione e nellelaborazione delle informazioni emotive e
nella comunicazione non-verbale spontanea (2003, pp. 45-46).

Come Schore (2011) ha sottolineato in un recente articolo, questi scambi visivi e affettivi precoci vengono immagazzinati allinterno
171

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

della conoscenza relazionale implicita, integrata nel legame di attaccamento, che non solo psicologico ma anche neurobiologico e radicato nel corpo.
Sulla base di una ricerca condotta sui ratti, Hofer (2006) ha evidenziato una rete di processi comportamentali, fisiologici e neurali, sottostanti le dimensioni psicologiche dellattaccamento. Numerosi sistemi
regolatori nascosti intervengono a livello fisiologico, nellambito dellinterazione madre-bambino, andando a modellare lo sviluppo infantile;
in campo animale, il calore fornito dalla madre, per esempio, mantiene
costante il livello di attivit del cucciolo, mentre il latte materno ne stabilizza la frequenza cardiaca. In caso di separazione materna, si verifica una carenza di queste influenze regolative, che provoca un rallentamento del comportamento e una riduzione della frequenza cardiaca.
Applicando queste osservazioni allo sviluppo precoce umano, possibile ipotizzare che i modelli di attaccamento possano essere costruiti
sulle interazioni regolative biologiche precoci. Questi aspetti potrebbero spiegare le sensazioni corporee e viscerali che spesso accompagnano le vicissitudini delle relazioni intime umane, in particolare le separazioni e le perdite.
Durante questo periodo precoce, il cervello inizia a formare nuove
sinapsi: questo processo cos consistente che la densit sinaptica (ossia, il numero di sinapsi per unit di volume del tessuto cerebrale) supera notevolmente quella del cervello adulto. Questo processo di proliferazione sinaptica, definito sinaptogenesi, si protrae per diversi mesi,
raggiungendo la densit massima nella maggior parte delle regioni cerebrali (Blakemore, Choudhury, 2006). Questi picchi precoci nella densit sinaptica sono seguiti da un periodo di potatura sinaptica (pruning),
che si traduce in un rafforzamento delle connessioni usate di pi e leliminazione di quelle utilizzate di meno. Questo processo dipendente
dallesperienza, che ha luogo nellarco di anni, riduce la densit sinaptica complessiva, facendola arrivare ai livelli adulti.
Questi dati derivano principalmente dagli studi condotti sulle regioni sensoriali dei cervelli animali. La ricerca condotta sulle scimmie rhesus (Rakic, 1995) ha dimostrato che le densit sinaptiche raggiungono
i livelli massimi due-quattro mesi dopo la nascita; successivamente, ha
inizio il processo di pruning e i circuiti sinaptici sinistri diventano pi
efficienti. Tuttavia, la sinaptogenesi e il pruning sinaptico della corteccia prefrontale hanno un decorso molto diverso. Si ritiene che il pruning sinaptico sia sottostante al processo di categorizzazione dei suoni,
il quale interviene, per esempio, nellapprendimento del linguaggio.
172

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

Lorganizzazione sonora viene determinata dai suoni presenti nellambiente del bambino durante i primi dodici mesi di vita; a partire dalla
fine del primo anno di vita, i bambini perdono la capacit di distinguere tra suoni a cui non sono stati esposti (Kuhl, 2004 ).

Agency e mutua regolazione tra caregiver e bambino


Nellambito del sistema diadico madre-bambino stata enfatizzata
limportanza delle influenze reciproche (Beebe, Lachmann, 1988; Gianino, Tronick, 1988). Assumendo la prospettiva sistemica (Sander, 1977,
1985), lattivit primaria del bambino pu essere considerata una delle
caratteristiche essenziali nel coinvolgimento e nello scambio con i partners umani: ogni partner, con la propria organizzazione endogena personale, influenza laltro ed contemporaneamente influenzato dallaltro.
Lesperienza della mutua regolazione viene trasferita allinterno dellsenso agente (agency) del bambino (Rustin, 1997); allo stesso tempo,
il bambino ha un proprio senso di agency mediante il quale influenza il
sistema. Secondo Sander (1985), le origini dellidentit umana si fondano nella trasformazione dellinfluenza esercitata dal comportamento del bambino sul sistema interattivo in un senso soggettivo di agency
(Stern, 1985). Questa capacit consente ai bambini di rilevare le contingenze tra il proprio comportamento e le risposte che provengono
dallambiente.
Strettamente connesso al concetto di agency quello di efficacia,
considerato da Lichtenberg (1989) come una motivazione centrale nello sviluppo: il bambino sperimenta un senso di efficacia quando riesce
a far soddisfare i propri bisogni (per esempio, quando viene gratificato
dal latte della madre dopo avere pianto). Rustin (1997) propone unutile distinzione tra il concetto di agency, basato sulle capacit innate dei
bambini, che consentono di organizzare lesperienza e di impegnarsi
nello scambio con laltro, e quello di efficacia, che coincide invece con
la capacit di produrre in modo attendibile gli effetti attesi attraverso
luso di tali competenze. Il senso di agency si costruisce a partire dalla
esperienze di riconoscimento del comportamento agente del bambino
da parte dellambiente, nel corso delle esperienze ripetute di efficacia.
Nella costruzione personale del senso del s, il senso agente di s
gioca un ruolo rilevante, in quanto implica la volont, il controllo degli atti autogenerati [] e aspettarsi le conseguenze delle proprie azioni (Stern, 1985, p. 84). Unintensa illustrazione del senso agente di s
173

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

rappresentata dal dipinto del 1609, eseguito dalla pittrice Artemisia


Gentileschi, allet di sedici anni: la Madonna col Bambino (figura 6.1).
Questo dipinto, esposto nella Galleria Spada a Roma, descrive il movimento attivo del braccio sinistro del bambino che sta cercando di
svegliare o accarezzare una Madonna addormentata durante lallattamento. Il dipinto cattura un momento di profonda intimit tra madre
e bambino. Il bambino tenta di rianimare la madre, esattamente come
stato osservato durante la procedura osservativa sperimentale dello
Still-Face (Tronick et al., 1978), nella quale il bambino posto di fronte
a una madre impassibile e distaccata. interessante notare che il dipinto, che ritrae la Madonna in un momento di stanchezza, stato dipinto
da una donna che aveva probabilmente una profonda conoscenza della
stanchezza insita nella condizione materna, a differenza dei pittori di
sesso maschile che tendevano a rappresentare pi gli aspetti idealizzati
della maternit, cos come abbiamo discusso precedentemente.
Il bambino e la madre imparano insieme a regolare gli stati affettivi e comportamentali: questo consente al bambino di apprendere come comunicare e interagire con gli altri, e come attivarsi allinterno del
proprio ambiente (Sander, 1962). Il processo della mutua regolazione
si dispiega nel corso dello sviluppo, acquisendo unorganizzazione sempre pi complessa.
Gli studi precoci hanno messo particolarmente in risalto gli stati corrispondenza (matching), di concordanza reciproca e di condivisione tra
madre e bambino i quali sembrano muoversi come danzatori (Beebe,
1982; Stern, 1977) , mentre hanno sottovalutato la dimensione conflittuale degli scambi interattivi. Questa dimensione stata invece concettualizzata dalle teorie evolutive della psicoanalisi.
La ricerca in questo senso ha fornito unimmagine interattiva, che si
caratterizza anche per la discordanza, lassenza di corrispondenza (mismatch) e i fallimenti interattivi. Cohn e Tronick (1987) hanno messo in
luce come i bambini e le madri trascorrano solo il 30% circa del tempo in stati caratterizzati da sincronia e reciprocit. Anche le differenze
di genere influenzano i comportamenti affettivi e regolativi, cos come
la coerenza interattiva (Weinberg, 1992); i maschi risultano infatti pi
reattivi a livello emotivo delle femmine: esprimono maggiormente sia
le emozioni positive sia quelle negative, focalizzandosi pi intensamente sulla madre, esprimendo di pi i segnali di evitamento e di distress
e manifestando maggiori richieste di contatto, rispetto alle femmine.
Tronick e i suoi collaboratori (Tronick, Cohn, 1989; Tronick, Gianino, 1986a) hanno rappresentato linterazione come un sistema che
174

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

Figura 6.1 Artemisia Gentileschi: la Madonna col Bambino, Galleria Spada, Roma. Stampata
con il permesso del Ministero della Cultura.

175

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

si muove da stati coordinati a stati non coordinati e viceversa. Il comportamento di una madre che non presta attenzione al comportamento
del suo bambino o che lo fraintende ha effetti molto diversi: nel primo
caso il comportamento materno genera uno scacco interattivo, nel secondo caso produce un mismatch. Tutto ci dovuto sia allimmaturit del bambino, che non ancora pienamente in grado di esprimere e
comunicare i propri bisogni, sia alle difficolt del caregiver di decodificarne il comportamento. Gli scacchi interattivi sono molto frequenti
nelle diadi e, nella maggior parte dei casi, vengono facilmente riparati.
Negli studi sullinterazione faccia-a-faccia, condotti ai sei mesi di vita
del bambino, la riparazione molto frequente, allincirca ogni tre-cinque secondi (Tronick, Gianino, 1986b). Madre e bambino partecipano
entrambi, con le proprie capacit interattive, al processo di mutua regolazione e di riparazione, con lobiettivo di mantenere una regolazione
interna, un prerequisito fondamentale per lo scambio sociale, la comunicazione e la capacit di agire nellambiente (Sander, 1962).

La mutua regolazione durante lallattamento


Come ha brillantemente illustrato Kenneth Kaye (1982), lallattamento rappresenta un valido esempio di mutua regolazione. Durante
il primo mese di vita, i bambini succhiano il latte con ritmi di quattrodieci suzioni (circa una al secondo), presentando un modello di suzione tipicamente umano dal momento che non stato riscontrato in nessun altro mammifero. Solitamente, le madri si inseriscono nelle pause
del bambino cullandolo e manifestando una risposta materna intuitiva
alle sue pause durante la suzione. Sia le madri esperte sia quelle non
esperte imparano velocemente a ridurre la durata del cullare durante
le prime due settimane di vita del bambino, passando da 3.1 secondi a
1.8 secondi (Kaye, Wells, 1980). Questo comportamento reciproco
un buon esempio di interazione basata sullalternanza dei turni e sulla
mutua contingenza. Una possibile spiegazione delle pause del bambino
pu essere leffetto che queste hanno sulla madre, dal momento che le
pause non vengono prodotte per respirare, deglutire o riposarsi; questo
comportamento ha infatti lobiettivo osservabile di includere le madri
nei patterns del bambino, creando turni reciproci.
Nonostante il meccanismo della suzione del bambino sia inizialmente intrinseco e basato su unorganizzazione neurobiologica, la madre
ha, tuttavia, una diversa sensazione: pensa infatti che il suo bambino
176

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

sia pigro o sazio. Per questa ragione, inizia a cullare il bambino, non
rendendosi conto di come in realt questo comportamento allunghi le
pause e non considerando che il solo modo di fare riprendere la suzione
sia smettere di cullare il bambino. Le madri sensibili e in grado di prestare attenzione al bambino imparano in breve tempo le conseguenze
del loro comportamento sulla suzione. La funzione della pausa potrebbe essere interpretata come unoccasione per il caregiver per alternarsi
ai cicli biologici del bambino. Linterazione basata sullalternanza dei
turni viene costruita dallintervento della madre, la quale pu adattarsi al bambino e creare unorganizzazione interattiva condividendone i
ritmi e le regolazioni.
Potremmo supporre che nel corso dellevoluzione della specie umana, il ritmo dellallattamento si sia modificato per consentire alle madri
di utilizzare linterazione dellallattamento per trasmettere ai propri figli il ritmo sociale dellalternanza dei turni. Infatti, osservando le interazioni durante lallattamento, notiamo che nei momenti in cui il bambino succhia attivamente, la madre ne sostiene i ritmi senza interferire,
mantenendo comunque una presenza attenta. La madre si inserisce
nelle pause della suzione, stimolando il bambino non solo fisicamente
ma anche attraverso il linguaggio; spesso infatti la madre conferma il
bambino dicendogli, per esempio, Oggi ti proprio piaciuto il latte di
mamma oppure Il mio bambino era molto affamato oggi.
Potremmo concludere che, durante lallattamento, i caregivers non
solo alimentino il bambino, aiutandolo a sviluppare un ritmo di alimentazione quotidiano, ma lo stimolino anche a creare un modello interattivo basato sullalternanza dei turni, che sar utilizzato pi tardi come
esempio per lo scambio sociale e il dialogo verbale con gli altri. La complessit del funzionamento umano ha modificato il contesto alimentare, che diventato un ambito significativo dellinterazione diadica oltre
che dellapprendimento.

Internalizzazione, aspettative e riparazione


La continua regolazione tra madre e bambino si stabilizza gradualmente, creando aspettative che vengono internalizzate nella mente infantile (Beebe, Lachmann, 1994; Stern, 1985). Stern (1985) ha formulato una teoria delle rappresentazioni delle interazioni generalizzate,
considerando che le regolazioni interattive ripetute e prevedibili costituiscano la base per unastrazione generalizzata di queste rappresen177

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

tazioni. Nella formazione delle rappresentazioni del bambino, Stern


(1988) ha sottolineato limportanza degli affetti. Gli affetti vengono
enfatizzati anche da Beebe e Lachmann (1994), i quali ne evidenziano i
principi organizzativi salienti che influenzano la creazione delle aspettative. Per esempio, il piacere edonico sperimentato dal bambino quando
viene alimentato, quando gli si parla con un ritmo delicato o quando
viene accarezzato crea in lui delle intense aspettative: in seguito, infatti,
si aspetter o cercher di risperimentare quellaffetto positivo.
I momenti di intensa affettivit (Beebe, Lachmann, 1994, p. 147),
positivi o negativi, non danno solo alle esperienze interattive una salienza cromatica, ma intervengono anche nella loro organizzazione.
Come Stern (1985) ha discusso, la dimensione vitale degli affetti nella
comunicazione emozionale estremamente importante durante i primi mesi di via. Gli affetti sono caratterizzati dalla loro intensit e dalla loro configurazione in relazione allattivazione e alla disattivazione
allinterno di specifiche categorie emotive, come la gioia, il distress, la
tristezza o la rabbia.
A questo proposito, Panksepp ha considerato i sistemi emozionali
positivi [] come elementi di attrazione che coinvolgono gli spazi cognitivi, portando al loro ampliamento e alla loro crescita. Le emozioni
negative tendono a vincolare le attivit cognitive su canali pi ristretti
e ossessivi (2001, p. 132). Lambiente emotivo sperimentato dal bambino produce delle conseguenze che durano tutta la vita, ponendo le
basi per una solidit o, al contrario, per una vulnerabilit emozionale.
Da un punto di vista neurobiologico, le esperienze psicologiche ed
emozionali del bambino si basano pi sullattivit delle regioni sottocorticali che di quelle corticali (Chugani, 1996). Lemozionalit una
competenza antica nellevoluzione cerebrale; partendo da questo presupposto, i relativi sistemi cerebrali sottostanti potrebbero rappresentare una base evoluzionistica per lemergenza delle capacit sociali e
cognitive (Panksepp, 2001).
Nello sviluppo infantile, il senso primario del s probabilmente pi affettivo che cognitivo e la struttura del s (Panksepp, 2001), o
nucleo del s (Damasio, 1999), viene costruito intorno allesperienza
affettiva. In questo contesto, i sentimenti vengono generati da diversi sistemi emozionali che hanno uninfluenza sulla rappresentazione
primaria neurale del corpo a livello delle sezioni superiore e media del
tronco encefalico.
Il processo di internalizzazione delle dinamiche della mutua regolazione interattiva costituisce un fattore essenziale per la costruzione del178

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

le rappresentazioni interne (Loewald, 1960) della matrice intersoggettiva (Stolorow, Brandchaft, Atwood, 1987). Come Beebe e Lachmann
hanno messo in luce, alla base delle rappresentazioni vi la capacit
di ordinare e riconoscere i patterns, di aspettarsi cosa sia prevedibile
e invariante, e di creare categorie di queste invarianti (1994, p. 131).
Le esperienze interattive durante il primo anno di vita vengono
organizzate e immagazzinate allinterno di una conoscenza implicita
che non simbolica, non verbale, procedurale e inconscia (nel senso che non riflessivamente conscia) (Stern, 2004, p. 93). La conoscenza implicita riguarda larea della comunicazione non-verbale, dei
movimenti e delle sensazioni del corpo, degli affetti e delle aspettative. Fogel (2003) ha sottolineato come questo sistema esperienziale
sia emozionale, concreto, sperimentato passivamente e modulato dalle sensazioni del passato, piuttosto che dalle valutazioni esplicite. La
memoria implicita, secondo Fogel (ibidem), ha una funzione regolativa speciale che agisce in modo automatico e non-conscio, come quando, per esempio, il bambino si coinvolge in unesperienza relazionale.
Un altro importante aspetto della memoria implicita la dipendenza
dal contesto: il contesto attuale della memoria riguardante le situazioni interpersonali stimola infatti una conoscenza relazionale implicita
(Beebe, 1998; Lyons-Ruth, 1998).
Da una prospettiva neurobiologica, il cervello infantile dipende
dallesperienza e apprende, durante le interazioni, a percepire lambiente sociale come minaccioso o supportivo (Panksepp, 2001); in questo ambito, un ruolo particolare viene assunto dallemisfero destro, che
fornisce la regolazione non-conscia delle interazioni emozionali con
gli altri. Schore ha sintetizzato questo processo in modo convincente:
Questa capacit coinvolge la capacit di leggere, in maniera adeguata e non consapevole, i volti, i toni e le intenzioni [] per risuonare
empaticamente con gli stati degli altri, per comunicare gli stati emotivi e regolare gli affetti interpersonali, e, dunque, per fronteggiare
gli elementi ambientali di stress interpersonale della prima infanzia
(2001, p. 45).
Osservando la madre e il bambino durante lallattamento, possiamo
rilevare il piacere che il bambino sperimenta durante la suzione e mentre guarda la madre negli occhi; la madre, a sua volta, durante le pause
si rivolge al bambino con una voce ritmica musicale e con parole come
Sei proprio un bravo bambino. Questo comportamento interattivo
agisce mediante la codifica a livello della memoria implicita, che si riattiva ogni volta che il bambino si trova nelle braccia della madre e inizia
179

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

a succhiare. Si crea dunque unaspettativa implicita di rivivere le esperienze positive, che si stabilisce nel tempo, contribuendo alla costruzione della conoscenza relazionale.
Al contrario, il ritardo della madre nel soddisfare i bisogni del
bambino per esempio, dandogli il latte quando gi molto affamato crea in lui uno stato di frustrazione e di tensione elevata, che
pu porre le basi per unaspettativa negativa. Questo esempio introduce il significativo principio della rottura e riparazione (Beebe,
Lachmann, 1994, p. 140), che descrive gli errori interattivi, piuttosto
comuni e facilmente riparabili nelle diadi non a rischio (Tronick, Gianino, 1986a). Il successo o il fallimento degli errori interattivi dipende
dalla capacit della madre di leggere i comportamenti e i segnali del
bambino, alla luce di stati mentali, sentimenti e desideri sottostanti,
che le permettono di prevederne le azioni (Fonagy, Target, 1998) e
regolarne il disagio.
Torniamo allesempio precedente del distress sperimentato dal
bambino.
Se la madre comprende il comportamento del figlio e ne modula lo
stato di tensione prendendolo in braccio e cullandolo dolcemente
il bambino sar in grado di attaccarsi di nuovo al seno e continuer a
succhiare con calma. Al contrario, se la madre percepisce il pianto del
bambino come un rimprovero verso se stessa e lo attacca al seno bruscamente, il mismatch si intensifica, andando a riattivare le precedenti esperienze negative che potrebbero causare una rottura tra di loro.
Infatti, se le violazioni dellaspettativa non sono troppo frequenti, la
riparazione pu essere efficace; se invece le rotture avvengono troppo
frequentemente, verosimile che si crei un allontanamento cronico
tra i due partners.
Le esperienze di riparazione hanno una grande rilevanza nel mondo
rappresentazionale del bambino; creano unaspettativa di fiducia verso la madre e favoriscono lo sviluppo di un senso del noi (we-ness,
Emde, 2009), che inizia a formarsi dal momento in cui il bambino comincia a esercitare il controllo visivo su un altro significativo. Citando
Emde, i processi del senso del noi iniziano in una maniera profonda,
subito dopo la nascita, cos come dimostrato dalle imitazioni precoci
che neonato e bambino manifestano nei confronti delle espressioni e
delle azioni dei genitori (2009, p. 559).
Lesperienza della riparazione incrementa il senso dellefficacia personale e sostiene laspettativa che sia possibile riparare insieme uneventuale rottura. Beebe e Lachmann (1994) danno grande valore alle180

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

sperienza riparativa, dal momento che costituisce unacquisizione


fondamentale nellambito della mutua regolazione diadica. La regolazione diadica viene introiettata nella formazione della struttura del
s del bambino, contribuendo alla sua flessibilit personale e alla resilienza nei confronti delle situazioni avverse. Una procedura osservativa ideata per investigare i meccanismi della rottura e della possibile
riparazione interattiva rappresentata dallo Still-Face Paradigm (Tronick et al., 1978), nel cui ambito la rottura delle aspettative del bambino viene provocata a livello sperimentale, per valutare le sue capacit
di riparazione e di coping.
La regolazione e le riparazioni reciproche rappresentano una dinamica co-costruita, in quanto caratterizzata dagli adattamenti costanti
di ogni partner alle espressioni emozionali, ai movimenti del corpo, al
contatto e alla comunicazione verbale e non-verbale dellaltro. Entrambi i partners contribuiscono alla mutua regolazione e, sebbene esista
unovvia asimmetria data dalle maggiori risorse e capacit materne, il
bambino si presenta comunque come un membro attivo allinterno di
questi scambi interattivi.
Le interazioni e la mutua regolazione vengono fortemente colorate
dagli affetti. Mentre le interazioni reciprocamente regolate suscitano
affetti positivi, come gioia, piacere e rilassatezza, le interazioni disregolate producono affetti negativi, come distress, rabbia e tensione elevata.
Secondo Tronick (1998), queste interazioni emozionali hanno il potenziale di espandere lo stato di coscienza di ogni individuo, con importanti conseguenze sullo sviluppo. Questa esperienza reciproca sostiene
la transizione verso un sistema regolativo reciproco maggiormente inclusivo, e dunque coerente, che dipende da un momento di incontro
tra il genitore e il bambino (Lyons-Ruth, 1998, p. 286).

La costruzione del legame di attaccamento


Come abbiamo illustrato, il neonato ha una propensione innata verso gli esseri umani e mostra una forte attrazione nei loro confronti, sin
dallinizio. In modo complementare, i segnali e i comportamenti del
bambino stimolano lattenzione e laccudimento negli altri esseri umani, favorendo la vicinanza, il contatto fisico e il calore (Marvin, Britner,
2008). Da questa prospettiva, lo sviluppo dellattaccamento del bambino non pu essere compreso al di fuori del contesto del comportamento reciproco e complementare del suo caregiver. Durante il perio181

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

do iniziale, il bambino e il suo caregiver sono mutuamente coinvolti. Il


sistema di orientamento (Parsons et al., 2010) serve al bambino a focalizzare lattenzione sul caregiver, favorendo linterazione e la vicinanza.
In questa fase, la discriminazione del caregiver ancora inadeguata, ma
i sistemi sensoriali sono strutturati in modo da favorire la risposta del
bambino alle persone (Bowlby, 1969/1982).
Nello sviluppo del comportamento di attaccamento, i sistemi uditivi e visivi giocano un ruolo fondamentale. Infatti, subito dopo la nascita, i bambini sono in grado di orientarsi, di monitorare visivamente
e di prestare attenzione agli stimoli uditivi, soprattutto quelli umani.
Anche il raggiungere, lafferrare e laggrapparsi sono importanti comportamenti di attaccamento che compaiono per pi tardi. Infine, anche il sorriso e il pianto sono ulteriori comportamenti di attaccamento:
questi comportamenti garantiscono la sopravvivenza del bambino, dal
momento che promuovono nei suoi caregivers le condotte di cura e i
comportamenti protettivi (Carter, Keverne, 2002).
Un graduale cambiamento avviene con il sistema di riconoscimento
(Parson et al., 2010), che favorisce uninterazione pi selettiva e individuata del bambino con il caregiver. Il bambino manifesta progressivamente una chiara preferenza per i suoi caregivers, cercando il contatto
soprattutto durante le situazioni stressanti ed esprimendo disagio
quando si separa dalla figura di attaccamento. Durante i primi anni, la
vicinanza alle figure di attaccamento garantisce al bambino un senso di
sicurezza, rassicurandolo sulla disponibilit del caregiver nei momenti
di bisogno. Lattaccamento sicuro fornisce anche le basi per lesplorazione indipendente del bambino (Bowlby 1969/1982).
La disponibilit e la capacit del caregiver di rispondere prontamente e in modo contingente ai segnali del bambino un prerequisito indispensabile per la sicurezza dellattaccamento (Ainsworth, Bell,
1974; Bakermans-Kranenburg, van IJzendoorn, Juffer, 2003). Questa
caratteristica genitoriale, particolarmente importante nellattaccamento madre-bambino, stata definita sensibilit. Isabella (1993, 1998)
ha dimostrato come la sicurezza nellattaccamento sia associata pi alla
sensibilit dei genitori durante i primi mesi di vita che a quella manifestata nelle fasi successive dello sviluppo. Sono state infatti evidenziate associazioni rilevanti tra la genitorialit sensibile e gli attaccamenti
sicuri tra madre e bambino, solo in relazione ai primi mesi di vita del
bambino. Questo potrebbe spiegare lassociazione moderata, rilevata
da de Wolff e van Ijzendoorn (1997) in una meta-analisi condotta su
pi di mille casi, tra tipi di sensibilit e sicurezza nellattaccamento: ci
182

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

suggerisce che altri aspetti della genitorialit possano avere un ruolo


importante nello sviluppo di un attaccamento sicuro.
Durante i primi mesi di vita, la sensibilit genitoriale comunque
cruciale; pi tardi, quando il comportamento del bambino diventa pi
complesso e la vicinanza fisica non pi sufficiente a soddisfare i suoi
bisogni, intervengono altre competenze genitoriali nel mantenimento
dellattaccamento. Negli anni successivi, per il bambino pu diventare
importante che i genitori condividano le sue esperienze durante le interazioni, assumendo il ruolo di riferimento sociale.
Unaltra importante competenza genitoriale enfatizzata da Fonagy
la capacit del genitore evidente subito dopo la nascita, di concepire
il bambino come unentit mentale allinterno della relazione [questa
capacit] ha un ruolo critico per lo sviluppo nel bambino di un attaccamento sicuro e della lettura della mente (1998, p. 140).
Secondo Fonagy (ibidem), lo sviluppo della mentalizzazione e dellattaccamento sicuro nel bambino sono strettamente associati alla capacit
del caregiver di osservare e leggere i cambiamenti nel suo stato mentale.
Uninteressante questione riguarda la connessione tra la sensibilit e
la mentalizzazione, che sono strettamente associate, anche se il concetto
di sensibilit sottolinea la componente emozionale mentre la mentalizzazione enfatizza quella cognitiva.
Mentre il concetto di attaccamento ha un quadro di riferimento teorico ampio e pi generale (Bowlby, 1969/1982), nei contributi recenti sono stati esplorati alcuni aspetti specifici, come quello proposto da
Hofer (1994, 2006). Sulla base della sue osservazioni sui ratti, Hofer
ha ipotizzato lesistenza negli esseri umani di un cluster di sotto-processi comportamentali e fisiologici che mantengono lorganizzazione
dellattaccamento.
Unaltra prospettiva discussa da Beebe e collaboratori (2010) sostiene una visione diadica sistemica dellattaccamento, che si basa su una
recente e documentata ricerca che evidenzia come la madre e il bambino costruiscano insieme il legame, contribuendo entrambi attivamente allo scambio. Mentre da questa prospettiva di studio la regolazione
affettiva stata considerata critica per lattaccamento, in uno studio
precedente Jaffe e collaboratori (2001) hanno individuato nella contingenza interattiva del ritmo vocale uno dei meccanismi di trasmissione
della sicurezza nellattaccamento; a quattro mesi di vita del bambino,
una contingenza eccessiva o insufficiente sembra predire invece un attaccamento insicuro.
Beebe e collaboratori (2010) hanno evidenziato come laggancio visi183

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

vo-facciale e il contatto siano le modalit pi salienti nel predire le diadi


sicure e insicure. I futuri bambini sicuri sono in grado di coordinarsi
con le madri utilizzando lo sguardo, le emozioni facciali e le emozioni
vocali come canali separati; allo stesso tempo, le madri coordinano i
patterns di contatto con lattivit del bambino. La qualit del contatto
tra madre e bambino ha una grande influenza nello sviluppo dellattaccamento insicuro: infatti, un contatto materno intrusivo o scarsamente affettivo appare frequentemente associato a una futura insicurezza.
Il passaggio dalla regolazione emotiva allesperienza sociale condivisa ha una corrispondenza nella maturazione mentale e cerebrale
durante i primi anni di vita del bambino. Come ha ipotizzato MacDonald (1992), nella genitorialit coesisistono due diversi atteggiamenti:
uno basato sul sistema di sicurezza-separazione-distress, che viene
attivato dal legame di attaccamento; laltro basato sul sistema sociale
positivo della ricompensa (reward), che viene attivato quando il bambino inizia a esplorare. Nellultima situazione, i genitori condividono
le scoperte del bambino, confermandone le capacit. Anche gli affetti
coinvolti in questi sistemi sono diversi. Nella prima situazione i genitori esprimono sensibilit e protezione; nella seconda esprimono gioia,
conferme e condivisione.
Durante il primo semestre, i bambini iniziano a manifestare attaccamenti e comportamenti sociali differenziati, con distinti percorsi evolutivi rispetto agli specifici patterns di attaccamento che sono stati individuati da Ainsworth e collaboratori (1978) e che restano relativamente
stabili negli anni successivi. Infatti, esiste una distinzione importante tra
il legame di attaccamento, che praticamente presente in ogni bambino, e la qualit dellattaccamento (Weinfield et al., 2008). Le differenze individuali nel legame di attaccamento sono connesse alla specifica
storia personale con le figure di attaccamento e sono integrate nellinterazione della diade bambino-caregiver.
I bambini sono geneticamente predisposti a esprimere comportamenti di attaccamento verso la figura umana che si prende cura di loro,
solitamente la madre; usano il caregiver come un rifugio di sicurezza
e come una base sicura quando esplorano lambiente (Ainsworth et
al., 1978; Bowlby, 1969/1982). Nelle situazioni pericolose, un bambino
si sente stressato e si rivolge ai genitori per ricevere protezione e rassicurazione. Il percorso individuale delle relazioni di attaccamento non
tanto caratterizzato dalla quantit dei comportamenti di attaccamento,
ma dalla loro organizzazione e qualit (Sroufe, Waters, 1977).
Le categorie generali delle relazioni di attaccamento sicuro e in184

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

sicuro descrivono i comportamenti manifesti del bambino e, ancora


pi significativamente, la sua percezione della disponibilit del caregiver, quando ha bisogno di consolazione e protezione. Mentre i bambini sicuri hanno sperimentato una presenza positiva del caregiver durante le situazioni stressanti, i bambini insicuri non possono contare
sui genitori, perch non hanno ricevuto consolazione e protezione da
loro, in quanto distanti, indifferenti, inconsistenti e rifiutanti nei suoi
confronti. Lesperienza con un caregiver sensibile stimola nel bambino
delle aspettative mentali o modelli operativi interni, come definiti da
Bowlby (1969/1982) del caregiver come disponibile a rispondere ai
suoi segnali di distress o alle sue richieste di contatto.
Il modello del genitore come responsivo o non responsivo viene
strettamente integrato a un modello complementare del s infantile, dipendente dalla capacit del bambino di stimolare o meno una risposta
nel genitore stesso. Ovviamente, tutto ci ha delle implicazioni importanti per lautoefficacia, lautostima, le relazioni sociali e la formazione
della personalit del bambino (Thompson, 2008).
I comportamenti di attaccamento sono stati studiati in un contesto standardizzato (Ainsworth et al., 1978), che mette in evidenza il
modo in cui un bambino organizza i comportamenti di attaccamento quando ha bisogno di protezione o desidera esplorare lambiente.
Ainsworth e collaboratori (ibidem) hanno studiato i comportamenti
dei bambini durante il primo anno di vita anche in ambito domestico, osservando come i bambini con attaccamento insicuro (evitanti o
ambivalenti) piangessero di pi e manifestassero pi rabbia e meno
disciplina con le proprie madri, rispetto ai bambini con attaccamento
sicuro. Durante la Strange Situation, le madri dei bambini insicuri si
comportano in modo non focalizzato, manifestano una ridotta sensibilit, sono pi interferenti e meno responsive nei confronti delle richieste dei figli, rispetto alle madri dei bambini sicuri. Le madri dei
bambini evitanti manifestano rifiuto e avversione verso il contatto fisico con i loro bambini ed esprimono una gamma di emozioni ristrette
durante linterazione con loro.
Sono state evidenziate chiare connessioni tra le osservazioni durante la Strange Situation e quelle in ambito domestico, che suggeriscono
che la qualit dellattaccamento possa dipendere pi dal temperamento del bambino che dallinterazione madre-bambino. Va sottolineato,
tuttavia, che non stata rilevata unassociazione diretta tra il temperamento infantile e la sicurezza nellattaccamento (Belsky, Rovine, 1987;
Vaughn, Bost, van IJzendoorn, 2008).
185

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Nuovi sviluppi nella teoria dellattaccamento


Abbiamo sintetizzato gli aspetti pi rilevanti della teoria dellattaccamento che, nei decenni passati, hanno avuto interessanti sviluppi in
diverse direzioni (Bretherton, 1991). La prima direzione ha cercato di
esplorare le dinamiche individuali e le linee evolutive dellattaccamento.
Infatti, sebbene sia stato utile per descrivere i comportamenti osservabili, lapproccio tassonomico scelto da Ainsworth e collaboratori (1978)
pu non cogliere comunque le dinamiche mentali consce e inconsce
del bambino che influenzano le sue risposte allinterno della relazione
di attaccamento. Come Weinfield e collaboratori hanno scritto recentemente, gli ampliamenti della nostra indagine sulle differenze individuali, tuttavia, non negano o sminuiscono limportanza delle classificazioni esistenti (2008, p. 108). Un possibile percorso di studio potrebbe
essere lapprofondimento del concetto di modello operativo interno,
come concettualizzato da Bowlby (1969/1982), che ha una specifica
area di funzionamento connessa alle aspettative del bambino riguardo
la disponibilit e la responsivit dei suoi caregivers. Queste aspettative
vengono integrate allinterno di unorganizzazione rappresentazionale
pi ampia, che include la rappresentazione del s, la rappresentazione
delle figure di attaccamento, le interpretazioni personali delle proprie
esperienze relazionali e le strategie decisionali utilizzate per interagire
con gli altri (Thompson, 2008).
A questo proposito, il concetto di modello operativo interno ha assunto uneccessiva pienezza esplicativa, acquisendo pi unessenza metaforica che la natura di un costrutto teorico ben definito. In questa
prospettiva, sarebbe utile capire meglio come durante i primi anni di
vita la conoscenza implicita dei modelli operativi interni cambi, con una
transizione verso la conoscenza esplicita e il pensiero simbolico, nella
prospettiva del s e delle figure di attaccamento. Se levidenza comportamentale stata importante per validare il costrutto dellattaccamento
durante i primi anni, un ulteriore step potrebbe essere rappresentato
dal riconoscimento dei sensi del s e degli altri, allinterno delle dinamiche dellattaccamento durante i primi anni di vita, cos come stato
concettualizzato da Daniel Stern (1985). Un parziale senso del s esiste
ancora prima dellautoconsapevolezza e del linguaggio, includendo il
senso di agency, di coesione fisica, di continuit nel tempo e lavere in
mente unintenzionalit. Slade ha formulato una considerazione simile: Lattenzione sulla classificazione ha reificato e ipersemplificato il
significato della funzione dinamica dei processi dellattaccamento, ge186

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

nerando unenfasi eccessiva sulla classificazione allinterno del dominio della ricerca e un carente apprezzamento della complessit e della
profondit dei processi di attaccamento che si manifestano allinterno
del dominio clinico (2004, p. 272).
Una seconda direzione ha tentato di esplorare larea degli attaccamenti multipli, inizialmente sottolineati da Ainsworth, che ha scritto:
Quasi tutti i bambini di questo campione che avevano sviluppato un
attaccamento nei confronti delle proprie madri [] svilupparono un
attaccamento anche nei confronti di altre figure familiari il padre, la
nonna, o qualche altro adulto della famiglia, o fratello o sorella maggiore (p. 315). Bowlby (1969/1982) ha ipotizzato che, durante linfanzia, il bambino costruisca una gerarchia di relazioni di attaccamento: in altre parole, una rete di relazioni di attaccamento. Come Howes
e Spieker (2008) hanno sottolineato, lesistenza di molteplici figure di
attaccamento solleva per complesse questioni teoriche.
Come abbiamo evidenziato nel capitolo 4, il bambino inizia a interagire con diverse figure sin dalla nascita, e costruisce legami specifici con le figure familiari, nella maggior parte dei casi con la madre e il
padre. Certamente, le relazioni con le figure di attaccamento non sono
sovrapponibili e vengono modellate dalle specifiche interazioni (Fox,
Kimmerly, Shafer, 1991; van Ijzendoorn, De Wolff, 1997).
possibile che il bambino non sviluppi solo attaccamenti primari
con le figure familiari, ma anche ulteriori attaccamenti con altri caregivers. Lambito teorico degli attaccamenti multipli solleva diverse ipotesi in merito allorganizzazione mentale delle rappresentazioni dellattaccamento. La prima ipotesi integrativa: prevede cio lintegrazione
di diverse rappresentazioni dellattaccamento in una singola rappresentazione con una dominante (van IJzendoorn, Sagi, Lambermon,
1992). La seconda ipotesi propone invece lesistenza di rappresentazioni separate e definite, che hanno uninfluenza e una forza diversa durante lo sviluppo. In questo caso, gli attaccamenti indipendenti possono essere attivati allinterno di relazioni con diverse figure di
attaccamento. Unaltra possibile ipotesi sostiene che le rappresentazioni dellattaccamento possano essere indipendenti durante i primi
due anni di vita e che vengano integrate pi tardi in una rete rappresentazionale.
Nelle situazioni clinicamente rilevanti, due o pi modelli operativi
interni della stessa figura di attaccamento possono operare a fianco di
due o pi modelli del s. Un interessante commento di Bowlby (1973)
sottolinea che:
187

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Quando sono in azione pi modelli di una sola figura, facile che


essi differiscano quanto a origine, a dominanza, e alla misura in cui il
soggetto ne consapevole. cosa comune trovare in una persona che
soffra di disturbi emotivi che il modello che ha il maggior peso per le
sue percezioni e previsioni, e quindi per i suoi sentimenti e il suo comportamento, un modello formatosi durante i primissimi anni della vita e costruito su linee assai primitive, ma di cui la persona stessa pu
essere relativamente o completamente inconsapevole; mentre simultaneamente operante in lui un secondo modello, magari radicalmente
incompatibile con il primo, formatosi pi tardi, assai pi complesso, di
cui la persona stessa pi consapevole, e che pu inoltre erroneamente
ritenere il modello dominante (p. 262).

Unaltra direzione rappresentata dalla relazione tra lattaccamento


e il temperamento, che implica differenti ambiti. Dal momento che lattaccamento si focalizza su una relazione co-costruita tra il bambino e il
caregiver, la qualit del legame e della regolazione motiva del bambino
dipendono dalla loro specifica esperienza relazionale, anche perch la
strategia dellattaccamento possiede le propriet di un sistema di controllo, basato su una collaborazione che si corregge secondo lo scopo
(goal-corrected partnership).
Se lattaccamento dipendesse dal temperamento del bambino, questo creerebbe un mismatch con il caregiver, e, da un punto di vista evoluzionistico, ci potrebbe rappresentare un ostacolo alla sopravvivenza. In unampia rassegna degli studi su temperamento e attaccamento
(Vaughn et al., 2008), si concluso che le differenze individuali nellattaccamento (sicurezza versus insicurezza) non possano essere spiegate
dal costrutto del temperamento.
Lassociazione tra attaccamento e temperamento pu essere studiata
anche mediante gli studi genetici. Nel primo studio molecolare sullattaccamento, Lakatos e collaboratori (2000) hanno rilevato un rischio
relativo nei bambini disorganizzati che presentano lallele 7-repeat
del recettore DRD4. Va tuttavia sottolineato che in altri studi non stata
rilevata alcuna associazione tra il DRD4 e lattaccamento disorganizzato
o la sicurezza dellattaccamento (Bakermans-Kranenburg, van IJzendoorn, 2007).
In conclusione, gli studi molecolari e sui gemelli evidenziano limportanza centrale dei fattori ambientali condivisi nellattaccamento; i
gemelli possono essere simili rispetto alla sicurezza dellattaccamento,
ma questo non dipende dal temperamento bens dal simile trattamento
ricevuto da parte dei genitori.
188

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

Unulteriore direzione esplora la relazione tra lattaccamento e latteggiamento intersoggettivo. Lattaccamento ha un dominio specifico
basato sul sistema motivazionale dellattaccamento, mentre la capacit
di mentalizzazione descrive labilit di interpretare il proprio comportamento e quello degli altri, in termini di desideri, sentimenti, credenze
o motivazioni (Fonagy et al., 2002).
Il legame di attaccamento comporta la mutualit e la reciprocit interpersonale (Diamond et al., 1991), aspetti necessari a condividere
gli affetti e le intenzioni con i caregivers. Questo punto di vista stato
ampiamente discusso da Fonagy (1998), il quale, sulla base di evidenze di ricerca, ha affermato che la relazione tra lattaccamento sicuro e
la mentalizzazione potrebbe essere diretta oppure modulata dal gioco
di finzione, dagli stati mentali verbalizzati e dallinterazione tra pari.
In un capitolo precedente, abbiamo discusso di come la capacit del
caregiver di riconoscere e comprendere gli stati mentali dei propri genitori possa predire la sicurezza dellattaccamento nel bambino. Questa
particolare capacit del caregiver gioca un ruolo critico anche nellambito delle interazioni, in quanto favorisce lo sviluppo della mentalizzazione del bambino. La percezione del bambino come di un essere intenzionale parte del caregiving sensibile, considerato estremamente
rilevante per lo sviluppo dellattaccamento sicuro infantile. Citando Fonagy (1998), lattaccamento sicuro, dal canto suo, fornisce la base psicologica per acquisire la comprensione della mente. Il bambino sicuro
si sente rassicurato, perch pu predire lo stato mentale del caregiver
ed dunque pi prontamente in grado di costruirsi una spiegazione
mentalizzata del suo comportamento (pp. 140-141). In altre parole, il
bambino si sente pi sicuro, non solo perch il caregiver vicino e raggiungibile, ma anche perch pu predirne i comportamenti rilevanti
per le richieste di attaccamento.
Quando Bowlby (1969/1982) ha introdotto il costrutto teorico
dellattaccamento, ha sottolineato limportanza del sistema comportamentale del bambino, il cui obiettivo garantire la vicinanza al caregiver. La prossimit fisica promuove la sicurezza del bambino oltre che la
sicurezza percepita. Va detto, comunque, che la ricerca sulla comunicazione caregiver-bambino era appena iniziata. Questo probabilmente
il motivo per cui Bowlby si concentr pi sui comportamenti di vicinanza e di risposta alla separazione, che sono molto simili in altri primati.
Al contrario, ricercatori come Tomasello (1999), Hobson (2002) e
Lyons-Ruth (2006) hanno sostenuto una discontinuit tra gli esseri umani e i primati non-umani, fondata sulla capacit acquisita di attribuire
189

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

intenzioni, credenze e desideri agli altri. Secondo Hobson (2002), in


particolare, le forme primarie umane di relazione emozionale rappresentano la base della capacit intersoggettiva, sebbene anche nelle scimmie sia presente una complessa comunicazione emozionale, che non si
basa solo sulle interazioni faccia-a-faccia.
Come Lyons-Ruth ha affermato:
La condivisione esplicita degli stati intenzionali diventata una forza pi potente nellevoluzione umana [] questo cambiamento ha influenzato anche il sistema di attaccamento bambino-genitore, spostando
il centro della relazione di attaccamento dai pi visibili comportamenti
messi in risalto da Bowlby, come laggrapparsi e il seguire, ai processi intersoggettivi primari, come lo scambio dei segnali affettivi (2006, p. 598).

Il sistema di attaccamento umano interagisce con i processi intersoggettivi, che possono essere attivati nella relazione con le figure di
attaccamento per controllarne la disponibilit o la capacit di intervenire e consolare il bambino. Ovviamente, in una situazione di pericolo,
la ricerca di sicurezza pi automatica e immediata, mentre la valutazione intersoggettiva richiede un processo pi lungo e complesso, non
sempre efficace in una situazione che necessita di una reazione veloce.
Da questo punto di vista, possibile considerare il processo intersoggettivo, cos come stato concettualizzato da Stern, un sistema motivazionale di base [] una tendenza universale a comportarsi secondo
le modalit caratteristiche della specie (2004, p. 81). Il sistema intersoggettivo , dunque, come un barometro costante che ci d le informazioni riguardo a noi stessi e agli altri in contesti diversi. QPer esempio, questo barometro psicologico, per esempio, fornisce informazioni
quando un bambino interagisce con i genitori o quando gioca con altri
bambini, oppure, pi tardi, quando un ragazzo cerca di corteggiare una
ragazza e ne valuta la disponibilit. I processi intersoggettivi sono come una carta carbone a carta asottostante tutti i sistemi motivazionali
e, nel caso del sistema di attaccamento, sono attivati quando emergono
i bisogni di attaccamento.
Dobbiamo considerare ora la relazione tra la teoria dellattaccamento e la psicoanalisi, in quanto entrambe ipotizzano che il comportamento e il pensiero esplicito siano strettamente collegati ai processi mentali
non-consci. A questo proposito, la recente nascita di una psicoanalisi
relazionale (Benjamin, 1998; Mitchell, 1988, 2000) riduce il gap con la
teoria dellattaccamento, soprattutto perch tende a incorporarne vari aspetti.
190

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

Negli anni Sessanta, si verific un profondo contrasto tra la psicoanalisi e la teoria dellattaccamento, in parte perch, come Mitchell
(2000) ha sottolineato, il linguaggio della psicoanalisi mette in primo piano gli oggetti interni, gli stati del s, le rappresentazioni di s
e degli altri, mentre Bowlby ha avuto una sensibilit pi comportamentale (p. 97). Citando Mitchell (ibidem), inoltre: Il lato negativo
dellenfasi che Bowlby poneva sui comportamenti lo sviluppo relativamente scarso delle dimensioni psicodinamiche della sua teoria
(p. 99). Unaltra importante differenza che Bowlby ha privilegiato
gli eventi e le relazioni reali, mentre la psicoanalisi ha enfatizzato il
valore della fantasia, connessa in passato alle pulsioni ma pi recentemente allimmaginazione, creando dunque le condizioni per un possibile riavvicinamento.
Sin dallinizio, stata evidenziata unimportante differenziazione
concettuale (Bowlby, 1969/1982; Sroufe, Fox, Pancake, 1983) tra il
concetto di attaccamento e quello, utilizzato nella teoria psicoanalitica,
di dipendenza. Dal momento che i comportamenti di attaccamento e
le espressioni di dipendenza sono molto simili per esempio, il pianto,
laggrapparsi e la ricerca della vicinanza lattaccamento stato erroneamente considerato una misura della dipendenza.
Nella teoria psicoanalitica, la dipendenza infantile sottolinea le rappresentazioni mentali e le dinamiche del bambino che vive la relazione con la madre in modo fusionale (Mahler, Pine, Bergman, 1975). Al
contrario, lattaccamento descrive il comportamento infantile in connessione con le figure di attaccamento.
Esiste un dibattito sulla relazione tra la teoria dellattaccamento e
la teoria psicoanalitica, dal momento che queste due teorie non sono
sovrapponibili. Fonagy (2001a), al contrario, afferma che la teoria
dellattaccamento occupa una posizione quasi unica tra le teorie psicoanalitiche in quanto costruisce un ponte tra la psicologia generale e
la teoria clinica di stampo psicodinamico (p. 5).

Sviluppo della matrice intersoggettiva


La ricerca evolutiva negli ultimi trentacinque anni ha profondamente rivisto la visione tradizionale del neonato descritta da Freud: Un
bellesempio di sistema psichico isolato dagli stimoli del mondo esterno,
che pu soddisfare da s autisticamente [] i suoi bisogni di alimentazione, dato dalluccellino rinchiuso nel guscio delluovo con la sua
191

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

provvista di alimento (1911, nota 4 di p. 455). Come ha recentemente


scritto Trevarthen (2009), negli ultimi decenni la ricerca ha messo in
luce che gli esseri umani nascono per coinvolgersi nellimitazione reciproca e nella mutua regolazione emozionale.
In uno stimolante articolo, Meltzoff e Moore (1977) hanno dimostrato che i neonati sono in grado di imitare i gesti facciali, manifestando quindi una capacit innata a condividere i codici della percezione e
dellazione. Limitazione neonatale (Meltzoff, 2002) mette in luce, da un
lato, la presenza di una relazione innata tra osservazione ed esecuzione dellazione, dallaltro, lesistenza di una connessione (presente dalla
nascita) tra bambino e caregiver, che svela interessanti implicazioni per
linterazione evolutiva e per lintersoggettivit.
Limitazione particolarmente importante nella comunicazione nonverbale, attraverso la codifica delle espressioni facciali e dei gesti. Come ha chiarito Meltzoff, limitazione facciale infantile un comportamento che valuta il legame tra losservazione e lesecuzione delle azioni
motorie (2002, p. 23). Le osservazioni del comportamento dei neonati
hanno evidenziato che i bambini imitano le espressioni facciali quasi
immediatamente dopo la nascita, prima che si verifichi ogni altro apprendimento. Nello studio originale (Meltzoff, Moore, 1977), i bambini
si mostravano in grado di distinguere e riprodurre la protrusione delle
labbra dalla protrusione della lingua, confermando la stretta connessione tra percezione ed esecuzione.
Una questione rilevante ha che fare con il valore e il significato dellimitazione nei neonati. Limitazione nei bambini non semplicemente
la ripetizione dei movimenti e delle espressioni di unaltra persona, ma
assume un significato interpersonale (Kugiumutzakis, 1999). Una possibile risposta potrebbe essere che i bambini usino limitazione in un
campo interpersonale per sondare lidentit degli altri controllandone le caratteristiche facciali: in altre parole, i bambini utilizzerebbero
il gioco imitativo per verificare lidentit delle persone che incontrano
(Meltzoff, 2002). Unulteriore possibile risposta potrebbe invece contestualizzare le risposte imitative allinterno di particolari momenti interattivi, attribuendo loro il significato di affermare, accettare o commentare il comportamento dellaltra persona. Nelle fasi di sviluppo
successive, i bambini tendono a imitare gli altri per confermare o rinsaldare lamicizia e laffiliazione, creando un sentimento reciproco di
condivisione e di appartenenza.
Una tesi interessante sullimitazione ipotizza che questa possa essere
un possibile precursore della successiva acquisizione delle Teoria della
192

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

Mente (Meltzoff, 2002). Secondo Meltzoff (ibidem), il processo evolutivo dellimitazione, potrebbe essere suddiviso in tre stadi:
1. Uninnata equivalenza tra il s e laltro, confermata dallimitazione
e dal riconoscimento dellequivalenza tra le azioni osservate e quelle
eseguite.
2. La registrazione da parte del bambino della relazione ripetuta tra il
proprio comportamento e gli stati mentali corrispondenti.
3. Il riconoscimento da parte del bambino che gli altri agiscono in modo simile al suo e hanno stati mentali analoghi: da ci avrebbe inizio
linferenza sugli stati mentali degli altri.
Il processo che abbiamo delineato potrebbe apparire forse troppo
complesso per lorganizzazione mentale e cerebrale del neonato; in ogni
caso, si focalizza sullimportanza dellimitazione precoce, una prestazione sociale cognitiva che stabilizza limportanza del come me (likeme-ness, Meltzoff, 2002, p. 36) negli scambi sociali.
Considerando le basi neurobiologiche dellimitazione (si veda il capitolo 1), il ruolo del meccanismo specchio nelle azioni imitative non
stato ancora adeguatamente studiato nei neonati umani, mentre stato esplorato nei macachi a una settimana di vita (Ferrari et al., 2008).
Nello studio di Ferrari e collaboratori (ibidem), durante limitazione, i
macachi hanno mostrato una soppressione significativa del ritmo alfa:
questo dato potrebbe riflettere lattivazione delle aree motorie centraliparietali connesse al meccanismo specchio, che sensibile agli stimoli
specifici in et precoci (Ferrari, Fogassi, 2012). stato inoltre evidenziato che i piccoli macachi rispondono alla protrusine delle labbra (lip
smacking) delle madri riproponendo la stessa azione (Ferrari, Paukner,
Ionica, Suomi, 2009), evidenziando una possibile corrispondenza con
le risposte imitative neonatali negli esseri umani. Su questa base, i meccanismi specchio sottostanti i comportamenti imitativi potrebbero essere attivati alla nascita, per sostenere la comunicazione emozionale.
Questa prontezza allinterazione sociale, evidenziata immediatamente subito dopo la nascita, potrebbe essere presente anche prima della nascita, rappresentando una propensione innata a interagire con gli
altri (Gallese et al., 2009) Come stato messo in luce nel capitolo 1, la
recente ricerca di Castiello e collaboratori (2010) ha evidenziato che i
feti gemellari, studiati mediante lecografia quadrimensionale (4D) tra
la quattordicesima e la diciottesima settimana gestazionale, mostrano
movimenti che non sono solo diretti verso la parete uterina o autodiretti, ma che vengono specificatamente orientati verso il gemello. La
193

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

proporzione dei movimenti diretti verso il gemello tende a incrementare dalla quattordicesima alla diciottesima settimana gestazionale; questi movimenti, inoltre, sono caratterizzati da una maggiore durata e un
maggiore rallentamento nellesecuzione.
Partendo da questi dati si potrebbe supporre che le azioni sociali
tendano a emergere nei feti durante la gravidanza stessa, se il contesto
lo consente (come avviene nel caso dei gemelli). Ci presuppone lesistenza di una propensione sociale congenita, che il bambino potrebbe
esprimere pi tardi, dopo la nascita. Un ulteriore aspetto che dobbiamo
considerare lincarnazione intersoggettiva, che, come abbiamo sottolineato, implica prima di tutto azioni motorie (durante la gravidanza e nel
primo periodo postnatale), che solo pi tardi acquisiscono un carattere
di esperienza mentale, allinterno di un processo che potremmo definire
dal basso verso lalto (bottom-up). Questo processo stato confermato
da Dimberg e collaboratori (2000), i quali, con piccoli elettrodi, hanno
registrato i movimenti dei muscoli facciali negli esseri umani durante
la presentazione di facce emozionali sullo schermo di un computer. La
risonanza empatica con le emozioni percepite si attua inconsciamente
e sembra attivarsi attraverso i corpi, cos come attraverso le menti (Niedenthal, 2007). Come ha scritto de Waal, questo consente al soggetto
di mettersi nella pelle dellaltro, condividendone a livello corporeo le
emozioni e i bisogni (2012, p. 123). Questo meccanismo di percezione-azione, descritto da Preston e de Waal (2002), in linea con lipotesi di Damasio (1994) sui markers somatici delle emozioni. Da questo
punto di vista, esiste unassociazione tra limitazione e lempatia (de
Waal, 2012), confermata dal fatto che le persone altamente empatiche
tendono a esprimere unimitazione inconscia (Charman et al., 1997).
Un possibile meccanismo sottostante lempatia e limitazione, sottolineato da de Waal (1998), lidentificazione: questo concetto differisce
da quello psicoanalitico, poich implica il mappare a livello corporeo
il s nellaltro. Unaltra definizione di questo iniziale scambio riguarda la protomimesi (Zlatev, Persson, Grdenfors, 2005), che comporta
un matching corporeo, privo di una differenziazione tra il soggetto e il
corpo dellaltro. La mimesi corporea basata sulla capacit di accoppiare lo schema del corpo, largamente definito a livello propriocettivo.
Secondo Singer e Hein (2012), le interazioni intersoggettive sono caratterizzate da sequenze evolutive. La prima, definita contagio emotivo, avviene quando le emozioni sono trasferite da una persona allaltra
senza alcuna consapevolezza che le emozioni originino da unaltra persona. Ci avviene tipicamente quando i bambini sentono piangere un
194

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

altro bambino e reagiscono piangendo anche loro. La seconda sequenza lempatia, che implica la condivisione delle emozioni dellaltro,
con la consapevolezza della distinzione tra s e altro. La terza sequenza
la compassione, che comporta un sentimento di pena per laltro,
unito al desiderio di migliorarne la condizione. Lultima sequenza, pi
cognitiva, la Teoria della Mente o mentalizzazione, che implica
linferenza cognitiva sullo stato mentale dellaltro. Ognuna di queste
esperienze intersoggettive coinvolge differenti aree cerebrali.

Contingenza, sincronia e intersoggettivit


Come abbiamo gi detto, la contingenza una caratteristica importante dellinterazione genitore-bambino; definita anche come sincronia, la contingenza rappresenta la struttura temporale sottostante dei
momenti altamente attivati dello scambio interpersonale (Beebe et al.,
2010, p. 329). Limportanza della contingenza stata largamente sottolineata anche da Stern (1977), Tronick (1989) e Trevarthen (1979).
I comportamenti ritmici, il matching e il rispecchiamento sequenziale,
che vengono espressi in diverse modalit sensori-motorie, emergono
nel flusso interattivo dello scambio madre-bambino. La condivisione
temporale non solo facilita lautoregolazione del bambino attraverso
lesperienza della regolazione diadica (Feldman, 2003; Tronick, 1989),
ma crea anche le basi per la sua successiva capacit di provare intimit ed empatia.
Dal secondo mese dopo il parto, i genitori e il bambino iniziano a
mostrare una struttura temporale nella loro interazione, caratterizzata
dal matching dei comportamenti e da relazioni sequenziali. Specifiche
configurazioni comportamentali diventano pi frequenti e pi ripetitive, assumendo un carattere automatico. Per esempio, se la madre parla al bambino con una struttura linguistica ritmica Sei veramente un
bravo bambino, per esempio il bambino muove la testa con lo stesso ritmo temporale del linguaggio materno, come avviene di frequente
durante lallattamento (Sander, 1985).
In questo periodo, la condivisione dello sguardo sociale tra il genitore e il bambino lespressione pi saliente della coordinazione interattiva, che ha luogo tra il 30% e il 50% delle volte. Allo stesso tempo,
lo sguardo reciproco pu essere integrato con il contatto affettuoso
tra genitori e bambino: dobbiamo considerare che lo sguardo reciproco e il matching delle espressioni facciali sono dimensioni tipicamente
195

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

umane. Intorno ai tre mesi, i genitori tendono a toccare in modo affettuoso il bambino, il quale inizia a rispondere con un contatto affettivo
intenzionale.
Durante il periodo che va dai tre ai nove mesi di vita, la sincronia tra
genitore e bambino cambia: la frequenza della sincronia dello sguardo
diminuisce, mentre aumentano la condivisione dellattenzione sugli oggetti (Landry, 1995) e la mutua sincronia. Come Feldman (2007) ha documentato, tra i tre e i nove mesi, la sincronia subisce una trasformazione temporale; intorno ai nove mesi, infatti, i bambini raggiungono una
pi complessa intersoggettivit (Trevarthen, Aitken, 2001). Nello stesso
periodo, la struttura lead-lag, quella cio in cui un partner a condurre
linterazione con laltro, assume un carattere diverso: mentre nei primi mesi il genitore conduce e il bambino segue, pi tardi le interazioni
sono caratterizzate dalla mutua sincronia e dalladattamento; in questo modo, entrambi i partners diventano responsivi ai ritmi reciproci.
Queste precoci esperienze sincroniche sono fondamentali per lo sviluppo del mondo simbolico, dellempatia, della risonanza emozionale
e dellautoregolazione, andando a influenzare la futura capacit di provare intimit. Come Feldman ha scritto: La sincronia, come esperienza legata al tempo, fornisce una struttura unica di co-regolazione per
il dialogo continuo del s e dellaltro, per la coordinazione del timing
personale e dei momenti condivisi, e per la continua integrazione tra
il danzatore emergente e la danza reciproca (2007, pp. 346-347).
La sincronia non esclusivamente diadica: pu essere infatti osservata anche tra entrambi i genitori e il loro bambino. In uno studio di
Gordon e Feldman (2008), in cui stata investigata la sincronia nella
triade genitori-bambino, non sono emerse differenze nei comportamenti messi in atto dal bambino nei confronti della madre e del padre. Le
madri manifestano pi reciprocit nei confronti dei partners quando
questi interagiscono con il bambino, sostenendoli in modo consistente
nel ruolo paterno.
Mentre nei campioni normali la coordinazione tende ad aumentare, nelle popolazioni ad alto rischio (sia che il rischio sia portato dalla
madre sia dal bambino), la coordinazione diminuisce (Feldman, 2007).
La sincronia radicata anche nel corpo; la struttura ritmica delle
interazioni riflette, infatti, i ritmi biologici del bambino. In uno studio
di Feldman (2006), condotto su tre gruppi di bambini (prematuri con
peso molto basso alla nascita, prematuri con peso basso alla nascita e
bambini nati a termine), stato messo in luce come nellultimo trimestre
della gravidanza si organizzino degli oscillatori fisiologici, come lorolo196

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

gio biologico e il controllo simpatico sul ritmo cardiaco; il livello maturativo di tutti i ritmi biologici predice la sincronia tra madre e bambino.
Particolarmente interessante la corrispondenza della frequenza del
battito cardiaco della madre e del bambino, definita da una sincronia
nellaccelerazione e nella decelerazione, con uno scarto di tre secondi
(Moshe, Feldman, 2006). Unulteriore conferma a questi aspetti stata
data dalla carenza di concordanza cardiaca, osservata in relazione alla
riduzione nella sincronia dello sguardo tra madre e bambino.
Considerando pi specificatamente lintersoggettivit infantile, Trevarthen (1974, 1979, 1998) ha ipotizzato che il bambino sia nato con
una propensione a recepire gli stati soggettivi delle altre persone. La
sopravvivenza infantile, infatti, dipende non solo dal legame con il caregiver che garantisce la sua protezione, ma anche dal mantenimento
di unintima alleanza con il caregiver stesso, che cambia negli scopi e
nella qualit degli scambi.
Questa ipotesi stata confermata da molti ricercatori (Bateson, 1971,
1979; Stern, 1971, 1974, 1977; Tronick, Als, Adamson, 1979) che hanno rilevato importanti similitudini tra le protoconversazioni tra madre
e bambino e le conversazioni informali tra gli adulti, utilizzando anche
accurate misurazioni temporali degli interventi delladulto e del bambino. I patterns dei movimenti espressivi nelle protoconversazioni risultano fortemente influenzati da principi ritmici, melodici e armonici.
Altri studi hanno evidenziato come questa innata capacit sociale
dei bambini abbia lobiettivo di stimolare linteresse e la condivisione
affettiva dei genitori, per motivare la collaborazione e la consapevolezza cooperativa (Trevarthen, 1982, 1987, 1988, 1989). La motivazione
comunicativa del bambino e la corrispondente genitorialit intuitiva
sono lespressione di una speciale predisposizione umana allapprendimento sociale. Infatti, a partire dai due mesi di vita, i bambini iniziano
a esprimere una risposta valutativa immediata e implicita nei confronti
dei sentimenti e delle intenzioni comunicative delladulto, denominata
intersoggettivit primaria (Trevarthen, 1977). Nella relazione caregiver-bambino, la musicalit estremamente importante: esiste infatti
levidenza che i bambini siano selettivamente attratti dalla melodia e
dalla prosodia emozionale del linguaggio materno. I bambini tendono
a coinvolgersi nelle interazioni con ritmi sincronici di vocalizzazioni,
movimenti del corpo e gesti, per accoppiarsi alle espressioni musicali
della madre.
I bambini sono in grado di stimolare e sostenere uno scambio di
espressioni con i caregivers; in questo modo, lo stato mentale del bam197

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

bino e dei caregivers si sincronizzano e si regolano reciprocamente


nellambito delle interazioni (Trevarthen, 2009). Un bambino appena
nato pu guardare e ascoltare le espressioni empatiche di un caregiver
o di un partner intimamente attento (Trevarthen, 2009, p. 512) e rispondere con un gioco imitativo (Kugiumutzakis, Kokkanaki, Markodimitraki, Vitalaki, 2005). Quando le routines e i comportamenti reciproci
vengono appresi e stabilizzati, i bambini sono in grado di raggiungere,
durante il gioco, una distinzione contestuale tra le persone familiari, con
cui condividono un codice co-costruito, e le persone non familiari, che
invece non conoscono le regole del gioco (Trevarthen, 2003).
Le conclusioni di Trevarthen (1998) sottolineano che lintersoggettivit primaria, espressa attraverso limitazione neonatale e le protoconversazioni, sia basata su circuiti cerebrali che integrano i movimenti espressivi degli occhi, della bocca dellapparato vocale, delle mani e
la postura. Secondo Trevarthen (ibidem), il cervello del neonato rileva
i movimenti e le espressioni corrispondenti mentre il caregiver conversa, attraverso dei markers temporali e morfologici: questa ipotesi
sostenuta anche da Meltzoff (1985, 1990). Riguardo a questi aspetti,
Trevarthen (1998) ha ipotizzato lesistenza di un pacemaker accoppiato
o di orologi neurali, critici sia per il bambino sia per la coordinazione
interpersonale. La ricerca ha confermato questa predisposizione neurobiologica infantile, rilevando come, a partire dai tre mesi di vita, il
linguaggio normale e invertito attivi patterns corticali simili nei bambini e negli adulti (Dehaene-Lambertz, Dehaene, Hertz-Pannier, 2002).

Intersoggettivit secondaria e attenzione condivisa


Nel secondo semestre di vita, i bambini sviluppano un crescente
interesse per gli oggetti, per la loro manipolazione e per il gioco che li
include. Prima della fine del primo anno, tra madre e bambino emerge
linteresse condiviso per lambiente. Questa condivisione viene stimolata dalla curiosit che il bambino prova rispetto al focus di attenzione
della madre sugli oggetti e rispetto alle sue intenzioni. La consapevolezza del bambino degli oggetti, cos come la sua personale consapevolezza
e la comunicazione con le persone, non procede nello stesso modo: intorno ai nove mesi di vita, infatti, integra una nuova forma di intersoggettivit cooperativa (consapevolezza persona-persona-oggetto), che
stata denominata intersoggettivit secondaria (Trevarthen, Hubley,
1978). Lintersoggettivit secondaria rappresenta una nuova acquisi198

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

zione che consente al bambino di inferire e cogliere le intenzioni degli


altri, a partire dal modo in cui questi manipolano e usano gli oggetti.
Unimportante acquisizione sociale, affettiva e cognitiva dellintersoggettivit secondaria la capacit di coinvolgersi in scambi mediati
dalla condivisione dellattenzione (Bakeman, Adamson, 1984; Frith,
Frith, 2003), che richiedono un monitoraggio complesso del focus
dellattenzione dellaltro, in relazione al s e alloggetto. Mentre Trevarthen (1977) e Meltzoff (2002) hanno rimarcato pi i comportamenti
manifesti nellintersoggettivit, Stern (1985) si concentrato sugli stati
interni infantili, definiti dalla percezione del bambino del proprio focus
attentivo e di quello del partner, che potrebbero corrispondere o differire, andando a stimolare il riconoscimento del s e dellaltro. Al fine di
evitare il riferimento a un concetto eccessivamente ampio di intersoggettivit, Stern (1985) ha descritto tre forme intersoggettive: compartecipazione dellattenzione, compartecipazione dellintenzione e, infine,
compartecipazione degli stati affettivi, definita anche sintonizzazione
affettiva. La sintonizzazione degli affetti particolarmente interessante,
dal momento che rappresenta la pi rilevante forma di condivisione delle esperienze soggettive. Come Stern ha scritto: i bambini in qualche
modo tendono ad assortire il loro stato danimo, quale viene avvertito
internamente, con quello che viene visto su o in un altro: quanto
viene da noi definito interaffettivit (1985, p. 142, corsivo originale).
Osservando le interazioni madre-bambino, notiamo che le risposte
della madre sono caratterizzate da commenti verbali (33%), imitazioni
esatte del comportamento del bambino (19%) e sintonizzazioni (48%).
Si pu rilevare una sovrapposizione interessante tra il costrutto di sintonizzazione (Stern, 1985) e quello di markedness, proposto da Gergely e
Watson (1996). Gergely (2007) ha evidenziato come il rispecchiamento emotivo genitoriale consista di versioni trasformate specificamente marcate (marked) dei patterns motori espressivi del bambino. Le
caratteristiche del markedness sono definite, per esempio, dallesecuzione motoria rallentata o anche solo parziale, che rispecchia le espressioni facciali-vocali del bambino. Come Gergely e Watson (1996) hanno messo in luce, il rispecchiamento affettivo genitoriale ha un ruolo
fondamentale nello sviluppo dellautoconsapevolezza emozionale e nel
controllo durante linfanzia. Attraverso il biofeedback sociale fornito dal
rispecchiamento marcato dei genitori, i bambini orientano lattenzione
sui propri stati emotivi categoriali. Dal confronto tra la sintonizzazione
e il markedness emergono delle differenze rilevanti. La sintonizzazione
implica un rispecchiamento genitoriale che viene eseguito attraverso
199

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

luso di canali comportamentali diversi. Per esempio, la madre coglie


leccitazione del suo bambino, espressa da un battito ritmico sul tavolo,
e ne trasferisce laffetto attraverso un movimento corporeo ritmico sincronizzato, simile a una danza. In questo modo, la madre trasmette al
bambino di aver compreso il suo stato mentale, che stato amplificato
e visualizzato attraverso la postura materna. Nel caso del markedness,
il rispecchiamento materno mantiene gli stessi canali vocali e facciali
espressi dal bambino, ma le espressioni infantili vengono amplificate e
sottolineate, modulando selettivamente la sensibilizzazione del bambino verso i propri segnali di stato.
Secondo Tomasello e collaboratori (2005), Trevarthen (1979), nellelaborare le dimensioni intersoggettive durante linfanzia, non ha abbastanza focalizzato lattenzione sulla lettura intenzionale dellaltro: questa capacit, che pu rappresentare una motivazione umana unica per
capire le azioni intenzionali degli altri, stata invece messa in risalto dalla teoria sociale-cognitiva. Secondo Tomasello e collaboratori (2005),
questa specifica forma di interazione con gli altri pu essere acquisita
solo dopo che i bambini, avendo sperimentato in prima persona questi
stessi stati intenzionali, sono in grado di utilizzare la propria esperienza personale per simulare quella degli altri. Mentre nel passato Tomasello ha enfatizzato la capacit individuale di leggere e relazionarsi alle
intenzioni degli altri, nei contributi pi recenti ha anche riconosciuto
il valore della relazionalit emozionale, integrandola alla competenza
fondamentale di comprendere e condividere le intenzioni e gli obiettivi degli altri. A questo riguardo, Hobson ha specificato che gli episodi di coinvolgimento emozionale e i processi di identificazione che
configurano la connessione umana tra s e altro e la differenziazione,
rendendo il coinvolgimento emozionale umano specificatamente intenso e toccante sono utili non solo a stabilire la condivisione, ma anche a ri-orientare unattitudine individuale (2005, p. 704). Nel pensiero di Hobson (ibidem), la motivazione a interpretare le azioni degli
altri, ipotizzata da Tomasello e colleghi (2005), non basta a spiegare in
modo soddisfacente le basi delle relazioni umane, che sono mosse pi
dai sentimenti personali e da quelli degli altri. Come ha commentato
Hobson: Possediamo una risposta umana innata verso le espressioni
dei sentimenti degli altri una risposta che pi innata di quanto si
pensasse (2002, p. 59). Questo scambio, dunque, potrebbe implicare
unidentificazione psicologica pi profonda, diversa dal processo dellidentificazione descritta da de Waal (2012), fondato sullidentificazione
corporea. Hobson ha preso in considerazione anche il linguaggio uni200

LA MATRICE PRIMARIA DELLINTERSOGGETTIVIT

versale del corpo, pi innato del linguaggio delle parole, che ci connette
con le altre persone a livello mentale (2002, p. 48, corsivo originale).
Si potrebbe ipotizzare che lesperienza del bambino, che fortemente radicata nel corpo attraverso limitazione delle espressioni facciali e
la condivisione dei ritmi corporei, si trasferisca allinterno di unesperienza di connessione con le figure di attaccamento, derivante da stati emozionali di piacere e soddisfazione interna (vedi anche il capitolo
1). Mentre le emozioni sono strettamente connesse con lo scenario del
corpo, i sentimenti giocano nello scenario della mente (Damasio, 2003),
contribuendo, a un livello pi elevato, ai processi di autoregolazione.
Alcuni secoli fa, il filosofo Spinoza (1677) ha anticipato queste recenti osservazioni neurofisiologiche, attraverso la seguente formulazione:
Loggetto dellidea che costituisce la Mente umana il Corpo (Etica,
Parte 2, Proposizione 13).
Ci si potrebbe domandare come queste specifiche capacit umane di
leggere e prevedere le intenzioni degli altri siano state acquisite durante
levoluzione. Tomasello e collaboratori (2005) hanno ipotizzato che gli
esseri umani non solo sono entrati in competizione e si sono coordinati
con gli altri, come la maggior parte dei primati, ma hanno anche appreso a collaborare in attivit, coinvolgendo obiettivi comuni e attenzione
condivisa. Da un punto di vista filogenetico, i processi di selezione hanno favorito gli individui che esprimevano una competenza particolare
nel leggere le intenzioni degli altri. Una questione interessante ha a che
fare con lorigine di questa specifica competenza cognitiva umana, che
non solo un preadattamento genetico, in quanto stimolata dalle interazioni sociali durante la prima infanzia. In particolare, come Fonagy
(1998) ha argomentato, la capacit dei caregivers di osservare e leggere
gli stati mentali del bambino fondamentale nello sviluppo dellacquisizione della mentalizzazione del bambino. Esiste una stretta connessione tra lattitudine materna di rappresentarsi il bambino come un essere
intenzionale e lo sviluppo infantile della mentalizzazione.
Per giungere a una conclusione, potremmo fare riferimento a quanto
Daniel Stern ha scritto in merito al sistema motivazionale intersoggettivo, che pu essere considerato separato e complementare rispetto al
sistema motivazionale dellattaccamento e ugualmente fondamentale
(2004, p. 84). Mentre lattaccamento si focalizza sullesperienza di sentirsi sicuri, soprattutto nelle situazioni a rischio e critiche che richiedono protezione, il sistema intersoggettivo regola lesperienza della condivisione e dellappartenenza, che centrale allinterno della famiglia
e del gruppo. Mentre nel contesto dellattaccamento in primo piano
201

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

il s in connessione alla figura protettiva e di accudimento, nel contesto intersoggettivo in primo piano il noi, con una comune condivisione e intimit mentale. Lattaccamento e lintersoggettivit sono
strettamente correlate: essere attaccati a qualcuno crea la possibilit di
sviluppare una connessione intersoggettiva, e una connessione intersoggettiva con qualcuno pu essere il primo passo nella formazione di
un attaccamento a questa persona.

202

7
Le conseguenze dello stress genitoriale
nel bambino

Mentre gli studi sulla depressione e lansia materna sono spesso discordanti e contradditori, nella comunit scientifica esiste un sostanziale accordo in merito agli effetti a lungo termine dellambiente prenatale
sullo sviluppo del bambino. Anche se la definizione di stress materno
ancora molto elusiva, la sua presenza durante la gravidanza risulta
frequentemente associata a un aumentato rischio di problemi emotivo-comportamentali e a una ridotta competenza cognitiva, nei primi
due anni di vita del bambino (Bergman, Sarkar, OConnor, Modi, Glover, 2007; Talge, Neal, Glover, 2007). Secondo dati di ricerca, lo stress
prenatale in grado di spiegare il 10%-15% delle successive difficolt
infantili: va tenuto presente, per, che lo stress prenatale, oltre a non
essere stato ancora adeguatamente definito, dipende da diversi fattori
di tipo personale, familiare, sociale ed economico (Talge et al., 2007).
Come Talge e collaboratori (2007) hanno sottolineato, lo stress prenatale influisce sullet gestazionale e sul peso del bambino alla nascita,
producendo effetti negativi anche sullorganizzazione neurocomportamentale del feto e del neonato. Questa osservazione in linea con
quanto riportato da Field e collaboratori (2003): i neonati di madri con
elevati livelli di ansia prenatale mostrano una maggiore attivazione cerebrale frontale destra, ossia un profilo neurofisiologico associato allespressione di affetti negativi (Davidson, 1998). Una ricerca condotta su
un campione di donne afroamericane, in gravidanza e di bassa estrazione sociale (Jacob, Byrne, Keenan, 2009), ha dimostrato che il funzionamento fisiologico neonatale influenzato anche dalla presenza di
disturbi psicopatologici nella storia materna. In particolare, nei neonati
di donne con precedenti disturbi depressivi maggiori stata individua203

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

ta una specifica disregolazione biocomportamentale, caratterizzata da


una minore variabilit della frequenza cardiaca a riposo. Questi dati
evidenziano come gli eventi di vita stressanti materni siano associati a
una precoce disregolazione fisiologica neonatale: secondo gli autori, tale disregolazione potrebbe interferire anche con la successiva capacit
dei bambini di rispondere allo stress.
Uno studio di Bergman e collaboratori (2007) ha messo in luce come i fattori di stress associati ai conflitti di coppia spieghino la maggior
parte delle successive difficolt nel temperamento e nelle competenze
evolutive del bambino. Infatti, in presenza di un conflitto di coppia, il
partner non sostiene adeguatamente la donna e non le fornisce la rassicurazione di cui ha bisogno, soprattutto durante la gravidanza.
Allo stato attuale, solo un numero limitato di studi ha indagato gli
effetti sulla gravidanza delle avversit sperimentate nelle comunit. In
questo ambito, una ricerca condotta dopo un terremoto in California
ha rilevato unabbreviazione del periodo di gestazione, specialmente
nelle donne che erano state coinvolte allinizio della gravidanza (Glynn
et al., 2001).
Recentemente, Ramchandani e collaboratori (2010) hanno esplorato linfluenza dello stress prenatale materno sui successivi problemi
comportamentali del bambino, in un ambiente urbano Sud Africano.
In questo studio, lo stress stato studiato nel contesto coniugale (considerando la violenza del partner o la rottura della relazione), familiare
(con riferimento al conflitto allinterno della famiglia, o alla presenza
di un membro della famiglia con disabilit o problemi di droga), e in
relazione alla violenza allinterno della comunit di appartenenza (considerando il pericolo di essere uccisi o lessere stati testimoni di un crimine violento). Il primo risultato dello studio sottolinea lassociazione
tra lo stress prenatale materno, sperimentato nel terzo trimestre della
gravidanza, e le difficolt comportamentali dei bambini a quattro anni
di vita. Questi dati, nonostante siano specificamente legati al contesto
Africano (dove gli eventi stressanti sono particolarmente gravi), si sovrappongono comunque ai risultati di diversi studi condotti negli Stati
Uniti e in Europa. Il secondo dato, che conferma lo studio di Bergman
e collaboratori (2007), mostra come gli stress associati al contesto familiare e al partner siano i fattori maggiormente predittivi delle successive
difficolt del bambino. Tuttavia, come gli autori hanno evidenziato, lo
studio presenta limiti importanti, dal momento che la valutazione dello
stress stata eseguita solo durante il terzo trimestre della gravidanza:
gli esiti negativi evidenziati, dunque, potrebbero essere associati anche
204

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

ad altri fattori stressanti, presenti nelle fasi successive della gestazione


o nel periodo postnatale.
Questi dati suggeriscono interessanti ipotesi in merito ai meccanismi
di trasmissione dello stress alla prole: tali meccanismi sono presumibilmente associati a elevate concentrazioni materne di ormoni coinvolti
nella risposta allo stress, che possono danneggiare la maturazione cerebrale fetale. stato ipotizzato che lo sviluppo neurale fetale sia maggiormente condizionato dal momento di esposizione allo stress pi che
dal tipo specifico di evento stressante: il timing dello stress, infatti,
un elemento critico per il rischio di esiti negativi, dal momento che in
grado di influenzare sfavorevolmente i processi maturativi e le fasi dello sviluppo fetale (Mednick et al., 1988). A questo proposito, altri studi hanno confermato che gli eventi stressanti hanno conseguenze pi
severe quando intervengono durante il periodo intermedio della gravidanza (Watson et al., 1999). Una delle ipotesi pi attendibili sostiene
che le conseguenze negative sul bambino vengano modulate dallasse
ipotalamo-ipofisi-surrene, che particolarmente attivo nel periodo intermedio della gestazione (Gitau et al., 2004).
Uno studio condotto sugli animali da Huizink, Mulder e Buitelaar
(2004) ha fornito una sostanziale conferma a questa ipotesi, mostrando
come lesposizione allo stress prenatale possa provocare una vulnerabilit neurobiologica generale verso la psicopatologia, piuttosto che una
vulnerabilit specifica verso determinate manifestazioni psicopatologiche. Negli esseri umani, la ricerca sullo stress presenta limiti notevoli:
gli eventi stressanti, infatti, non possono essere assegnati casualmente
a campioni diversi, come di norma avviene nellambito dei disegni sperimentali che interessano gli animali.
Secondo King e Laplante (2005), i disastri naturali e quelli provocati dagli uomini possono essere considerati veri e propri esperimenti
naturali (p. 46) negli esseri umani, poich la distribuzione dei soggetti allesposizione allo stress necessariamente randomizzata. Durante
i disastri naturali, lesposizione allo stress aumenta il tasso di psicopatologia nella comunit, soprattutto per quanto riguarda disturbi particolarmente comuni tra le vittime, come il disturbo post-traumatico da
stress e la depressione (North et al., 2004; Rubonis, Bickman, 1991).
Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono col tempo; tuttavia,
una percentuale consistente della popolazione tende a presentare difficolt anche a lungo termine (Briere, Elliott, 2000). La percezione soggettiva dellesperienza stressante associata ai disastri naturali influenza
lo stato mentale successivo dellindividuo, soprattutto se vi il timo205

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

re che il pericolo possa ripresentarsi, oppure se si verificato un lutto


grave o un danno fisico.
Il grado di rischio per i disturbi mentali influenzato anche dalle
differenze individuali e di genere delle vittime. Per esempio, le donne
risultano pi vulnerabili degli uomini alla psicopatologia legata ai disastri, mentre gli uomini sposati sembrano meno a rischio delle donne
sposate. Anche le persone di bassa estrazione sociale e basso livello di
istruzione sono generalmente a rischio pi elevato.
Subito dopo il parto, le donne (che frequentemente manifestano
molti di questi fattori di rischio) risultano particolarmente vulnerabili
alle conseguenze dei disastri (Armenian et al., 2002; Norris et al., 2002).
Dopo un terremoto, per esempio, le donne si mostrano estremamente
suscettibili ai disturbi mentali tipici del post-partum: fino al 25% delle donne sperimenta sintomi depressivi (Adams et al., 2002; Chang et
al., 2002), mentre il 29% delle donne in stato di gravidanza manifesta
comorbidit psichiatrica minore.
La tempesta di ghiaccio del Quebec, avvenuta nel Gennaio del 1998,
pu essere considerata una situazione di stress, naturalmente controllata in campo umano. Durante questo evento, pi di tre milioni di persone restarono senza energia elettrica, per un lasso di tempo compreso
tra le sei ore e le cinque settimane. Ovviamente, molte donne, in vari
momenti della gravidanza, furono esposte casualmente alle conseguenze della tempesta. King e Laplante (2005) hanno valutato limpatto di
questo evento e delle sue conseguenze sulle donne (come la minaccia,
la perdita, lintensit e il cambiamento), esplorando anche la qualit
della risposta soggettiva alla tempesta. I figli di queste donne sono stati
valutati allet di due anni, dal punto di vista cognitivo. La valutazione
ha individuato ridotte competenze intellettive e linguistiche nei bambini, soprattutto in presenza di livelli moderati/elevati di stress materno;
inoltre, sono stati rilevati punteggi nelle competenze cognitive significativamente pi bassi nei figli delle donne che erano state esposte alla
tempesta di ghiaccio durante il primo o il secondo trimestre della gravidanza. Nei bambini esposti allo stress materno durante la gestazione
sono state evidenziate delle difficolt perinatali, temperamentali, nel
funzionamento comportamentale ed emozionale, e nella crescita fisica.
Recentemente, uno studio (Harville et al., 2011) ha indagato gli effetti dellUragano Katrina, che ha colpito la Costa del Golfo degli Stati
Uniti nellAgosto del 2005. Lo studio ha incluso un gruppo di madri che
erano state esposte alluragano durante la gravidanza. Dopo il parto e a
due mesi di vita del bambino, alle donne stata somministrata uninter206

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

vista che esplorava la loro esperienza soggettiva delluragano, attraverso


specifiche domande riguardanti i temi della minaccia, della malattia, del
lutto e del danno. Le donne, inoltre, hanno completato lEdinburgh Depression Scale e la Post-traumatic Stress Checklist, strumenti che valutano
rispettivamente la sintomatologia depressiva e quella post-traumatica. I
risultati hanno rilevato una pi negativa esperienza soggettiva delluragano nelle donne di colore e in quelle con livelli di istruzione pi bassi:
a due mesi dal parto, inoltre, nel 18% del campione sono state rilevate
manifestazioni cliniche depressive, e nel 13% disturbi post-traumatici
da stress. In questo studio, la depressione e il disturbo post-traumatico
da stress sono risultati correlati allesperienza soggettiva di pericolo,
ai danni riportati dai membri della propria famiglia e alla gravit delle
conseguenze nella propriet. Tali osservazioni sostengono fortemente
lipotesi che lo sviluppo prenatale sia caratterizzato da periodi sensibili
per la maturazione del feto, che risulta particolarmente vulnerabile agli
effetti persistenti e severi dei fattori di stress ambientale.
Nel post-partum, le donne che hanno sperimentato limpatto dei
disastri naturali gravi risultano ad aumentato rischio per i problemi
mentali; i livelli di depressione e di disturbo post-traumatico da stress
non sembrano comunque pi elevati di quelli rilevati nella popolazione generale.
La ricerca di Bergman e collaboratori (2008) ha dimostrato come
leffetto sui bambini dello stress materno prenatale (in particolare lo stato di paura) possa essere moderato da forme positive di accudimento e
da un legame sicuro. Come gli autori hanno sottolineato, questi risultati
sollevano quesiti in merito al timing e allefficacia degli interventi finalizzati a ridurre gli effetti negativi dellesposizione prenatale allo stress.
Per spiegare limpatto dello stress prenatale, importante considerare la programmazione fetale, ossia ladattamento fisiologico fetale
alle caratteristiche dellambiente intrauterino. Durante la gravidanza,
tali processi possono non risultare ottimali, creando problemi di adattamento allambiente postnatale e ponendo le basi per una vulnerabilit infantile nelle fasi successive dello sviluppo. Una ricerca condotta sui ratti (Desai et al., 2005), ha esplorato gli effetti nella prole della
restrizione alimentare materna durante la gravidanza. I risultati hanno
evidenziato la presenza di elevate percentuali di grasso corporeo e peso eccessivo a nove mesi di vita, nella prole che era stata lasciata libera
di mangiare subito dopo la nascita.
Come abbiamo gi sottolineato, la ricerca sullo stress prenatale ha
focalizzato lattenzione sullasse ipotalamo-ipofisi-surrene delle ma207

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

dri e dei bambini, ritenendolo il meccanismo biologico principale che


interviene negli effetti a lungo termine nello sviluppo infantile. Lasse
ipotalamo-ipofisi-surrene un sistema complesso che, oltre a mantenere un ritmo circadiano, favorisce anche ladattamento dei mammiferi ai
cambiamenti nellambiente. Questo sistema strutturato per rispondere rapidamente agli stimoli stressanti, per poi tornare a uno stato omeostatico di base. Sotto condizioni di stimolazione, i neuroni del nucleo
paraventricolare dellipotalamo secernono lormone di rilascio della
corticotropina nella circolazione sanguigna. Nellipofisi anteriore lormone di rilascio della corticotropina induce la produzione di adrenocorticotropina, che viene rilasciata nella circolazione per stimolare la
produzione di glucocorticoidi (negli esseri umani cortisolo e nei ratti
corticosterone) nella corteccia del surrene (figura 7.1).
Unelevata concentrazione di glucocorticoidi fornisce il contesto fisiologico appropriato per una risposta adattativa allo stress; allo stesso tempo, i glucocorticoidi interagiscono con i recettori dei corticoidi
per inibire questa stessa riposta, attraverso un meccanismo di feedback
negativo. La ricerca ha largamente documentato le conseguenze ne-

Figura 7.1 Nelle situazioni di stress cronico, i livelli di cortisolo sono bassi, i livelli dellormone di rilascio della corticotropina sono elevati e la sensibilit al sistema di feedback negativo
dellasse ipotalamo-ipoisi-surrene aumentata. Stampata con il permesso.

208

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

gative dello stress cronico associato a livelli elevati di glucocorticoidi,


rilevando danni strutturali in fondamentali regioni cerebrali, come
lippoccampo.
La finalit dellasse ipotalamo-ipofisi-surrene attivarsi tempestivamente per rispondere allo stress, e, allo stesso tempo, terminare tale risposta il pi rapidamente possibile. Come stato dimostrato dagli studi
sugli animali (Levine, 2005), il sistema di risposta allo stress associato
a rilevanti conseguenze comportamentali (Gunnar, 2001) ed sensibile
agli effetti a lungo termine delle esperienze precoci durante lo sviluppo.
In molte specie animali, condizioni sfavorevoli legate allaccudimento
precoce risultano associate a disfunzioni permanenti dellasse ipotalamo-ipofisi-surrene: questo sistema ha lobiettivo di tutelare la salute fisica, attraverso la mobilizzazione delle scorte di energia e la stimolazione della vigilanza, in risposta a situazioni di stress e pericolo (Gunnar,
2003). Una ricerca ha misurato le concentrazioni di cortisolo nei bambini di donne che avevano vissuto gli attacchi dell11 settembre: nei figli delle donne che avevano sviluppato un disturbo post-traumatico da
stress sono stati rilevati livelli di cortisolo significativamente pi bassi,
rispetto a quelli osservati nei figli di donne che non avevano sviluppato questo disturbo (Yehuda et al., 2005). Inoltre, sono stati evidenziati
bassi livelli di cortisolo nei bambini le cui madri erano state esposte allo stress durante il terzo trimestre di gravidanza, ma non nei figli delle
donne con livelli pi lievi di stress e di ansia.

Meccanismi di trasmissione dello stress


durante la gravidanza
Lo studio dei meccanismi di azione che mediano la trasmissione
dello stress prenatale ai figli, introduce uninteressante prospettiva associata allinterazione tra nature e nurture (ossia allinterazione tra le
caratteristiche innate geneticamente ereditate del bambino e la qualit delle condotte di accudimento che riceve da parte dellambiente).
Mentre nel passato linfluenza dellambiente sui meccanismi genetici
stata sottovalutata, negli anni recenti la ricerca ha dimostrato che i
meccanismi epigenetici, influenzati da diversi fattori (inclusi gli aspetti
ambientali; Jaenisch Bird, 2003), intervengono sullespressione genica,
modulandone gli effetti.
Goldberg, Allis e Bernstein (2007) hanno proposto uninteressante
definizione di epigenetica, che in senso allargato, rappresenta un pon209

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

te tra il genotipo e il fenotipo un fenomeno che cambia lesito finale


di un locus genico o un cromosoma, senza modificare la sottostante sequenza del DNA (2007, p. 635).
I processi evolutivi coinvolti nellespressione fenotipica del genotipo sono dipendenti dal contesto e cominciano durante la maturazione dellembrione/feto: questa maturazione sensibile e risponde alle
condizioni dellambiente interno ed esterno, durante periodi specifici
di proliferazione, differenziazione e maturazione cellulare. Lambiente
intrauterino in grado di produrre cambiamenti strutturali e funzionali del feto, soprattutto durante i periodi critici della gravidanza, ossia
quando lambiente intrauterino esercita la maggiore influenza. Lambiente intrauterino influisce sulla condizione del feto, attraverso complessi meccanismi sottostanti, che hanno effetti a lungo termine sulla
salute del bambino: tali effetti possono essere modulati dalla fisiologia
del parto e dalle successive condizioni postnatali, andando ad amplificare o limitare gli effetti delle influenze prenatali.
Lo studio dei meccanismi epigenetici ha avuto inizio con una ricerca finalizzata allesplorazione degli effetti dellalimentazione materna
sul colore della pelliccia della prole di una particolare specie di topo
(Waterland, Jirtle, 2003). I risultati hanno messo in luce lesistenza di
unassociazione tra meccanismi epigenetici e processi biochimici di metilazione, che, a loro volta, alterano lespressione genica: nello specifico, il colore del pelo del topo risulta influenzato dalle variazioni nella
metilazione del promotore di un particolare gene. Questo studio ha
inoltre messo in luce come anche unaggiunta supplementare metilica sia strettamente associata ai cambiamenti cromatici del pelo: questi,
dunque, sarebbero condizionati dallaumentata metilazione di un determinato locus genico. In unulteriore ricerca, Cancedda e collaboratori (2004) hanno studiato uno stimolo ambientale molto diverso. Gli
autori hanno messo in luce come lallevamento dei topi in un ambiente
ricco di stimolazioni senso-motorie stimoli la maturazione del sistema
visivo, favorendo lo sviluppo precoce dellacuit visiva. Lacuit visiva
risulta associata a unalterata espressione genica, che stimola uniperproduzione della proteina BDNF (brain-derived neurotrophic factor) nella
corteccia cerebrale visiva. Allo stesso tempo, gli autori hanno osservato
una tendenza delle femmine adulte a rivolgere un maggior numero di
comportamenti di licking alla prole maggiormente stimolata.
La rilevanza dei meccanismi epigenetici ambientali stata riconosciuta e documentata in molti studi sugli animali. Questo ambito di ricerca risulta invece scarsamente realizzabile in campo umano, data la
210

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

difficolt di impostare un disegno sperimentale in grado di separare le


influenze prenatali e postnatali dagli effetti genetici. Michael Meaney
e collaboratori (Cameron et al., 2005; Champagne et al., 2004; Weaver
et al., 2004) hanno fornito una possibile soluzione a questi problemi,
adottando una strategia di ricerca che include animali con esperienze di accudimento pi simili a quelle umane. Questi ricercatori hanno
dimostrato che le madri di ratto che allattano manifestano importanti differenze nel licking e nel grooming nei confronti della prole, indipendentemente dalla quantit di tempo trascorso con la prole stessa.
Queste differenze nellaccudimento materno sono associate a variazioni
nella concentrazione cerebrale della dopamina nella prole: ci evidenzia come i cambiamenti nel comportamento materno inducano nei figli
risposte neuroendocrine differenziate allo stress e al comportamento.
Meaney e collaboratori hanno inoltre proposto un modello che potrebbe spiegare gli effetti a lungo termine nella prole dei diversi patterns di accudimento materno precoce. La prole adulta delle madri pi
accudenti manifesta livelli pi bassi di ansia nel comportamento, con
tempi di risposta pi brevi dellasse ipotalamo-ipofisi-surrene ai fattori
stressanti (Caldji, Diorio, Meaney, 2000; Zhang et al., 2004). Allo stesso
tempo, Weaver e collaboratori (2004) hanno dimostrato come il maggiore accudimento materno sia associato a livelli ridotti di metilazione della regione promotrice del gene del recettore dei glucocorticoidi
nellippocampo della prole. Laumentata metilazione blocca la trascrizione dei recettori dei glucocorticoidi; al contrario, la ridotta metilazione aumenta questa trascrizione, favorendo un maggiore controllo
dellasse ipotalamo-ipofisi-surrene, una minore risposta allo stress del
corticosterone e una riduzione dei comportamenti ansiosi.
importante chiedersi se le risposte endocrine nel comportamento
della prole siano associate alla dotazione genetica o alle pratiche di allevamento sociale. I risultati della ricerca mostrano chiaramente che gli
effetti sono una conseguenza dellambiente di accadimento, piuttosto
che delleredit biologica.
Successivamente, il gruppo di ricerca di Michael Meaney (2004) ha
cercato di determinare come la specificit dellallevamento possa modificare lorganismo della prole, esplorando anche i meccanismi di trasmissione alle generazioni successive (fino allet adulta) delle modificazioni comportamentali di questi cambiamenti. La ricerca ha dimostrato
che il comportamento materno modifica le risposte endocrine allo stress
della prole in modo duraturo, attraverso effetti tessuto-specifici sullespressione genica (Weaver et al., 2004). Goldberg e collaboratori hanno
211

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

sottolineato una questione molto rilevante per la ricerca futura, affermando che rimangono aperte ancora molte sfide, soprattutto in relazione alla propagazione dellinformazione epigenetica per mezzo della
divisione e della differenziazione cellulare (2007, p. 638).
Come abbiamo gi discusso, durante e successivamente unesperienza traumatica, il feedback negativo esercitato dallasse ipotalamoipofisi-surrene viene modulato da due recettori degli ormoni steroidei.
Il recettore del glucocorticoide, con un binding a bassa affinit per i
glucocorticoidi, interviene allinterno del range di risposta allo stress.
Il recettore dei mineralcorticoidi presenta unaffinit pi elevata per i
glucocorticoidi ed vitale nel controllo del tono dellasse ipotalamoipofisi-surrene e del ritmo circadiano. Mentre il nucleo paraventricolare
si caratterizza prevalentemente per il recettore del glucocorticoide, entrambi i recettori sono particolarmente presenti nellippocampo, a sua
volta implicato nella modulazione degli aspetti neuronali del feedback
negativo esercitato dai glucocorticoidi. Inoltre, si ipotizza che una disfunzione in ciascuno dei sistemi recettoriali possa influenzare gravemente la capacit di adattamento allambiente. Il modello che studia
gli effetti epigenetici dello stress prenatale sui recettori ippocampali
dei glucocorticoidi del bambino ha dimostrato che lo stress prenatale
provoca unaumentata metilazione nella regione promotrice del gene
del recettore dei glucocorticoidi nellippocampo: questi processi provocano una minore trascrizione, un numero ridotto di recettori, un minore controllo di feedback negativo e unaumentata risposta allo stress
(Talge et al., 2007).
Negli ultimi anni, lUC Irvine Development, Health and Disease Research Program, diretto da Wadhwa, ha iniziato a esplorare linterazione tra il contesto biologico, comportamentale e sociale nella gravidanza umana, con lobiettivo di studiare limpatto dello stress psicosociale
materno sulla maturazione fetale, sul parto e sullo sviluppo successivo
del bambino. Questi studi hanno evidenziato come lesposizione materna agli stress psicosociali durante la gravidanza sia significativamente
associata allaumentato rischio di complicazioni legate alla gravidanza e
al parto (per esempio, nascita prematura e basso peso alla nascita), che
vengono in parte mediate da alterazioni nei processi endocrini e immunitari materno-placentare-fetali, associate allo stress.
Studi pi recenti hanno anche investigato gli effetti a lungo termine
dellesposizione allo stress psicosociale prenatale sulla fisiologia e sulla salute degli adulti. Assumendo la prospettiva della programmazione
fetale, molte ricerche hanno focalizzato lattenzione sul ruolo critico
212

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

dellalimentazione prenatale e perinatale (Langley-Evans, McMullen,


2010). Sulla base dei dati di queste ricerche, si potrebbe ipotizzare che
condizioni ambientali significative possano avere stimolato la selezione evoluzionistica, includendo variazioni non solo nella nutrizione ma
anche nelle condizioni di stress in grado di compromettere lintegrit
fisica e la sopravvivenza degli esseri umani. Le evidenze di ricerca, infatti, hanno messo in luce uninterazione bidirezionale tra alimentazione
e stress: ci conferma che le conseguenze dello stress nei tessuti target
sono moderate dallalimentazione (Epel et al., 2001).
Questi studi (Entringer, Buss, Wadhwa, 2010) hanno adottato la
prospettiva dello stress prenatale, con un modello che sottolinea la rilevanza delle interazioni nello sviluppo precoce. Il feto, infatti, riceve
e registra le informazioni provenienti dallambiente materno, utilizzando la maggior parte dei sistemi biologici che, pi tardi, medieranno
ladattamento individuale alle sfide endogene ed esogene. Successivamente, la ricerca in questo campo ha tentato di studiare se gli effetti
a lungo termine siano indipendenti da altri fattori che possono intervenire in ambito ostetrico, neonatale o infantile; inoltre, si cercato
di comprendere se questi effetti abbiano un carattere specifico o pi
ampio, e se siano necessariamente modulati dalle conseguenze sfavorevoli del parto.
Gli studi sperimentali sugli animali dimostrano che lesposizione
materna allo stress psicosociale durante la gravidanza in grado di
provocare effetti a lungo termine, in diversi sistemi centrali e periferici del corpo della prole (Bowman et al., 2004). In una ricerca condotta
in campo umano, sono stati confrontati due gruppi di soggetti (della
giovane e tarda et adulta; Entringer et al., 2010), al fine di rintracciare
i markers precursori di una disregolazione fisiologica dei sistemi metabolico, endocrino e immunitario, potenzialmente indicativa di una
suscettibilit verso la patologia. I risultati hanno messo in luce come
i giovani adulti esposti a stress materni psicosociali durante la vita intrauterina presentino una consistente disregolazione di tutti i parametri fisiologici, con un rischio aumentato per lo sviluppo di disturbi
clinici. stato inoltre dimostrato che lesposizione allo stress durante
la vita intrauterina associata a un funzionamento endocrino alterato (caratterizzato da aumentati livelli dellormone adrenocorticotropo e ridotti livelli di cortisolo, durante la stimolazione farmacologica
e psicologica) e prestazioni cognitive ridotte, a loro volta legate a una
compromissione della corteccia prefrontale (figura 7.2). Questi risultati sono in linea con i dati di studi longitudinali che hanno indagato
213

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Figura 7.2 Sintesi concettuale di un modello biocomportamentale umano dello stress prenatale e delle conseguenze successive. Stampata con il permesso.

gli effetti a lungo termine dello stress prenatale (in particolare, lansia
materna) sulla morfologia del cervello del bambino, evidenziando una
significativa riduzione della sostanza grigia (Buss et al., 2010).
I risultati delle ricerche negli esseri umani lasciano supporre che lesposizione allo stress psicosociale prenatale possa aumentare il rischio
di conseguenze a lungo termine sul piano fisiologico e cognitivo. Partendo dalla prospettiva della programmazione fetale, la ricerca ha esplorato i meccanismi che spiegano la relazione tra i diversi fattori intrauterini negativi e i molteplici effetti sui sistemi fisiologici fetali. stato
ipotizzato che, durante la gravidanza, i processi endocrini e immunitari materno-placentare-fetali associati allo stress possano rappresentare
un meccanismo sottostante, in grado di rispondere alle diverse forme
di perturbazione intrauterina che influenzano numerosi targets della
programmazione fetale (Wadhwa, 2005). Le perturbazioni biologiche
possono verificarsi in periodi diversi della gravidanza (e con intensit
differenziata), favorendo cambiamenti nella struttura biologica del feto,
con alterazioni progressive e consistenti dei sistemi fisiologici. Durante
linfanzia, i cambiamenti fetali influenzano la responsivit fisiologica di
questi sistemi ai fattori ambientali ed endogeni.
214

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

Il metabolismo glucocorticoide (negli esseri umani, cortisolo; Harris, Seckl, 2010) considerato un mediatore endocrino critico della
programmazione fetale, dal momento che ha un ruolo chiave sia nella
produzione sia nellazione ormonale: questultima modulata dallespressione, dalla sensibilit e dallaffinit del recettore tessuto-specifico del glucocorticoide, e dalla trasmissione materno-fetale. Altri studi
condotti nellambito dello stress materno durante la gravidanza hanno
rilevato un aumento del cortisolo e dellormone di rilascio della corticotropina sia nella madre sia nel feto (Field et al., 2004; Weinstock,
2008). Le concentrazioni di cortisolo fetale sono strettamente associate
a quelle materne, con una proporzione materno-fetale di 12 a 1 (Gitau
et al., 1998). La ricerca ha provato che il 10%-20% del cortisolo materno attraversa la placenta; i livelli di cortisolo del feto risultano inoltre significativamente correlati a quelli della madre (Gitau et al., 2001).
Affinch la risposta allo stress sia adattativa, i livelli di cortisolo devono essere necessariamente nella norma. Come abbiamo gi illustrato, il
cortisolo (comunemente, ormone dello stress) un ormone corticosteroide o glucocorticoide prodotto dalla corteccia del surrene, coinvolto
nella risposta fisiologica allo stress e allansia. Livelli insolitamente elevati o, in rari casi, insolitamente bassi indicano, al contrario, una risposta allo stress non adattativa, in grado di provocare varie patologie.
In linea con quanto emerso negli animali, negli esseri umani livelli cronicamente elevati di cortisolo possono avere effetti negativi sulle strutture e sulle funzioni cerebrali (Hillshouse, Grammatopoulos,
2002) che influenzano il comportamento del bambino. Per esempio, i
figli di madri con elevati livelli di cortisolo prenatale manifestano una
forte agitazione e varie difficolt comportamentali durante linfanzia
(Davis et al., 2007; de Weerth, van Hees, Buitelaar, 2003). Livelli elevati di cortisolo prenatale (misurato tra la trentesima e la trentaduesima
settimana gestazionale) risultano predire la presenza di una reattivit
negativa temperamentale del bambino (Davis et al., 2007), definita da
agitazione, pianto frequente ed espressioni facciali negative, soprattutto a due mesi dalla nascita. Uno studio longitudinale ha inoltre rilevato nei bambini con temperamento negativo una maggiore predisposizione a sviluppare uninibizione comportamentale durante linfanzia
(Pfeifer et al., 2002).
Livelli elevati di cortisolo prenatale sono associati a successive disfunzioni sul piano emozionale e cognitivo, che includono il rischio
di ansia e depressione, deficit attentivi e iperattivit, e ritardi del linguaggio (Talge et al., 2007). Sebbene molti di questi disturbi siano in215

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

dipendenti dagli effetti della depressione e dellansia materna nel postpartum, i meccanismi di trasmissione risultano alquanto complessi. I
problemi infantili, infatti, possono essere mediati sia dai cambiamenti
prenatali sia da livelli elevati di cortisolo del bambino dopo la nascita.
In campo umano, la ricerca non-sperimentale ha dimostrato che lesposizione a quantit eccessive di cortisolo in utero pu influenzare il cervello e il midollo spinale in via di sviluppo (Yu, Lee, Lee, Son, 2004).
La conferma a queste osservazioni viene dagli studi sullo stress prenatale condotti nei ratti e nei primati non umani (Darnaudery, Maccari, 2008), attraverso la stimolazione dellasse ipotalamo-ipofisi-surrene,
prendendo in considerazione sia le caratteristiche dello stress (timing,
intensit e durata) sia il genere della prole. Queste indagini hanno rilevato cambiamenti strutturali nellippocampo, nella corteccia frontale,
nellamigdala e nel nucleo accumbens degli animali. Lo stress materno
non solo aumenta i livelli di corticosteroidi nel cervello fetale, ma produce effetti differenziati in relazione al genere: nei feti di sesso maschile
riduce il livello di testosterone, mentre nei feti di sesso femminile altera
il metabolismo delle catecolamine (Weinstock, 2007). Il genere, inoltre,
sembra influenzare anche gli effetti a lungo termine dello stress prenatale: i maschi riportano soprattutto deficit di apprendimento, associati
alla neurogenesi e alla densit delle spine dendritiche della corteccia
prefrontale e dellippocampo; le femmine, invece, manifestano prevalentemente ansia, depressione e aumentata risposta allo stress dellasse
ipotalamo-ipofisi-surrene.
Una nuova e interessante prospettiva sulle conseguenze dello stress
sullorganismo sottolinea il ruolo rilevante dei telomeri (strutture cromatiche specializzate, che proteggono le terminazioni dei cromosomi lineari dalle attivit di riparazione e degradazione del DNA; Blasco, 2005).
I telomeri significativamente corti o quelli carenti di qualche proteina
telomerica di binding perdono la propria funzionalit e vengono processati come rotture del DNA, producendo fusione cromosomica. In assenza di un meccanismo di compensazione, le cellule in corso di divisione
vengono sottoposte a una graduale erosione telomerica.
Lo studio dei telomeri ha messo in luce un rapido accorciamento
telomerico in risposta agli eventi di vita stressati (Epel et al., 2004). Il
gruppo di Blackburn e collaboratori dellUniversit della California, attraverso numerosi e innovativi studi, ha individuato unassociazione tra
lo stress cronico e gli indici di malattia, inclusi problemi cardiovascolari e inadeguata funzione immunitaria. Ciononostante, estremamente
complicato comprendere i meccanismi che consentono allo stress di
216

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

arrivare come gli autori stessi scrivono sotto la pelle (ibidem, p.


17312). A partire da questi presupposti, stato ipotizzato che lo stress
influenzi lo stato di salute, attraverso la modulazione dellazione cellulare. Questo gruppo di ricerca ha empiricamente individuato unassociazione tra lo stress psicosociale e un maggiore stress ossidativo, una
ridotta attivit telomerasica e una minore lunghezza telomerica: aspetti,
questi che influenzano la senescenza e la longevit cellulare. Le donne
con livelli elevati di stress percepito presentano telomeri pi corti, rispetto a quanto osservato nelle donne con bassi livelli di stress. Questi risultati hanno importanti implicazioni, dal momento che spiegano
come, agendo a livello cellulare, lo stress possa anticipare linizio dei
disturbi legati allet.
In campo umano, linfluenza dello stress prenatale sulla lunghezza
dei telomeri stata esplorata solo negli ultimi anni (Entringer et al.,
2011). Negli adulti, lassociazione tra lo stress psicosociale, o biomarkers dello stress, e la lunghezza dei telomeri dei leucociti (a sua volta, fattore predittivo della mortalit e dellinizio dei disturbi associati
allet) lascia supporre che la biologia dei telomeri possa rappresentare un possibile meccanismo in grado di spiegare limpatto dello stress
prenatale sulla salute. Non ancora chiaro, tuttavia, se lesposizione
allo stress durante la vita intrauterina possa produrre una variazione
nella lunghezza dei telomeri dei leucociti, promuovendo una suscettibilit per la patologia.
Dopo avere illustrato gli effetti di altri fattori sulla lunghezza dei telomeri, il gruppo di ricerca di Blackburn ha testato lipotesi secondo
cui lesposizione allo stress nella vita intrauterina possa essere associata a una minore lunghezza dei telomeri nella vita adulta. La lunghezza
dei telomeri stata valutata in un gruppo di giovani adulti, in buone
condizioni di salute: met dei soggetti erano figli di madri che avevano sperimentato uno stress severo durante la gravidanza (gruppo con
stress prenatale), mentre laltra met erano figli di madri che avevano
avuto una gravidanza non contrassegnata da eventi stressanti (gruppo
di controllo). A conferma dellipotesi di partenza, lesposizione allo
stress prenatale risultata predittiva della lunghezza dei telomeri nei
figli adulti. Questo importante studio (Entringer et al., 2011) ha fornito la chiara evidenza in campo umano di una relazione tra lesposizione
allo stress prenatale e la successiva lunghezza ridotta dei telomeri. Nel
complesso, questi dati illustrano un importante meccanismo biologico, potenzialmente in grado di spiegare le origini prenatali della salute
e della patologia negli adulti.
217

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Da queste osservazioni, possibile ipotizzare che lambiente, e in


particolare lo stress, influenzino lespressione genica attraverso lazione di numerosi schemi epigenetici: nella realt umana, infatti, non pu
essere concepita una rigida separazione tra nature e nurture. Come
Michael Rutter ha scritto: I geni influenzano la disposizione a sperimentare diverse forme di ambiente e influenzano la suscettibilit a differenti ambienti; allo stesso tempo, lambiente influenza lespressione
genica (2006, p. 218).

Stress e rischio psicosociale nello sviluppo infantile


I bambini cresciuti in famiglie altamente stressate presentano difficolt nei processi relazionali e non rientrano nelle tre categorie dellattaccamento originalmente descritte da Mary Ainsworth e collaboratori
(1978). Partendo da queste evidenze, Main e Solomon (1990) hanno
sviluppato una quarta categoria dellattaccamento infantile di tipo
disorganizzato/disorientato , che comprende bambini che manifestano comportamenti disorientati e conflittuali in presenza del genitore.
Gli aspetti di disorganizzazione e disorientamento nel comportamento
del bambino derivano da due bisogni opposti e simultanei: avvicinarsi
al genitore per ottenere protezione e allontanarsene per paura (Main,
Hesse, 1990). Mentre in un campione normativo, solo il 14% dei bambini presenta una disorganizzazione nellattaccamento (van IJzendoorn,
Schuengel, Bakermans-Kranenburg, 1999), nei campioni caratterizzati da basso livello economico la percentuale sale al 24%. La ricerca ha
messo in evidenza come lo sviluppo dellattaccamento disorganizzato
infantile sia facilitato dalla presenza di specifici fattori di rischio allinterno della famiglia. A questo proposito, gli studi hanno rilevato la presenza di un attaccamento disorganizzato nell83% dei bambini abusati
e trascurati (Carlson et al., 1989); nello studio pi recente di Cicchetti,
Rogosh e Toth (2006), questa percentuale raggiunge il 90%.
Lyons-Ruth (2006) ha ampliato questo ambito di studio, evidenziando come anche lassenza dellintervento e della protezione da parte del caregiver elementi indispensabili per la regolazione dello stato
di paura durante linfanzia , possa provocare una disorganizzazione
nel bambino. Altri fattori di rischio familiare (come, per esempio, labuso di sostanze da parte della madre) sono frequentemente associati
alla disorganizzazione dellattaccamento infantile (Melnick et al., 2008).
La ricerca ha inoltre evidenziato come anche la precedente esperien218

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

za della madre di aver partorito un bambino morto sia un significativo


elemento predittivo dellattaccamento disorganizzato nei bambini a
dodici mesi di vita, rispetto a quanto osservato in un campione normale (Hughes et al., 2001).
Lo stato della mente materno influenza in modo profondo lo sviluppo dellattaccamento infantile; da questa prospettiva, la ricerca ha
esplorato ampiamente il ruolo svolto dallo stato della mente delle madri caratterizzato da elementi di ostilit e impotenza (hostile-helpless;
Lyons-Ruth et al., 2005), o i loro patterns di attaccamento irrisolto.
Durante linterazione con il bambino, i genitori traumatizzati tendono
a esprimere un inesplicabile atteggiamento spaventato o spaventante,
che stato descritto da Hesse e Main (2006) attraverso lindividuazione dei seguenti indici comportamentali: espressioni minacciose, espressioni spaventate, manifestazioni dissociative, comportamento esitante
o deferente, atteggiamento coniugale o sentimentale e, infine, comportamento disorganizzato.
Come abbiamo sottolineato, Hesse e Main (2006) hanno specificamente enfatizzato limpatto dei comportamenti spaventati/spaventanti
genitoriali: questi comportamenti producono un conflitto nel bambino,
limitandone la capacit di organizzare una coerente strategia di attaccamento. Lyons-Ruth, Bronfman e Atwood (1999) hanno sviluppato
questo modello concettuale, ipotizzando che la disorganizzazione infantile non sia solo associata al comportamento genitoriale spaventato/
spaventante, ma anche a forme contraddittore e interrotte di comunicazioni interattiva affettiva. Secondo questo modello, la comunicazione
contraddittoria e disfunzionale interferisce con lorganizzazione di una
coerente strategia dellattaccamento, a causa dellespressione, da parte
del genitore, di comportamenti negativo-intrusivi, confusione di ruolo, ritiro, errori affettivo-comunicativi e disorientamento (Lyons-Ruth,
Jacobvitz, 2008). La relazione tra la comunicazione affettiva disfunzionale e la disorganizzazione dellattaccamento infantile stata confermata da numerosi studi (Gervai et al., 2007; Goldberg et al., 2003;
Grienenberger, Kelly, Slade, 2005; Madigan, Moran, Pederson, 2006).
Anche lipervigilanza materna (Jaffe et al., 2001) risulta un forte elemento predittivo della disorganizzazione dellattaccamento a 18 mesi
di vita: questo comportamento, segno evidente del distress e dellansia
materna, pu essere rilevato anche nel monitoraggio troppo ravvicinato del ritmo vocale madre-bambino, durante le interazioni diadiche.
importante sottolineare che, a differenza di quanto osservato rispetto
alla comunicazione affettiva disfunzionale, non stata rilevata unas219

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

sociazione tra disorganizzazione infantile e insensibilit materna (van


IJzendoorn et al., 1999).
In un recente studio di Beebe e collaboratori (2010), stata condotta una dettagliata microanalisi delle comunicazioni faccia-a-faccia tra
madre e bambino, al fine di evidenziare le dinamiche della trasmissione dellattaccamento, allinterno di un disegno longitudinale che prevedeva losservazione delle diadi, dai quattro mesi di vita fino alla valutazione dellattaccamento a dodici mesi attraverso la Strange Situation
(Ainsworth et al., 1978). Lo studio ha esplorato varie dimensioni interattivo-emozionali che, secondo gli autori, possono essere coinvolte
nello sviluppo e nella trasmissione dellattaccamento: lautocontingenza
madre-bambino (ossia, ladattamento del comportamento della madre
al proprio comportamento precedente), la contingenza interattiva (ossia, la coordinazione interattiva) e altre modalit comportamentali (come, laffetto, lattenzione visiva, il contatto e lorientamento spaziale).
Nelle diadi caratterizzate da disorganizzazione infantile a dodici mesi,
i risultati hanno rilevato una maggiore prevalenza di bambini di sesso
maschile. La valutazione a quattro mesi di vita aveva gi rilevato in questi bambini complesse forme di distress e disregolazione emozionale,
definite da: distress facciale e vocale, affetto discrepante a livello facciale e vocale, minore coinvolgimento in comportamenti caratterizzati da
autocontingenza e ridotta capacit autoregolativa. Il comportamento
delle madri dei futuri bambini disorganizzati risultato caratterizzato
da un eccessivo spostamento dello sguardo dal volto dei figli (nel 20%
del tempo), movimenti della testa minacciosi, frequenti espressioni positive/di sorpresa durante il distress dei bambini, ridotta coordinazione
emozionale, eccessiva autocontingenza facciale e minore contingenza
nel contatto con i bambini.
Sulla base di questi dati, Beebe e collaboratori (2010) hanno evidenziato come le diadi con bambini con futura disorganizzazione dellattaccamento presentino elevati livelli di divergenza e conflitto sul piano
affettivo. Questi aspetti forniscono unevidenza empirica al costrutto
teorico dellattaccamento, come di un sistema diadico costruito sia dalla madre sia dal bambino.
possibile dedurre che i comportamenti divergenti delle madri possano creare una confusione nei bambini, i quali, secondo Beebe e collaboratori (2010), sperimentano una difficolt nel sentirsi riconosciuti
dalla madre e, allo stesso tempo, nel comprendere la mente materna:
questi aspetti compromettono la capacit dei bambini di conoscere se
stessi e di avere un possibile senso di padronanza del proprio corpo.
220

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

Questi studi sullorigine della disorganizzazione dellattaccamento


possono contribuire alla comprensione delle dinamiche delle esperienze ego-aliene, osservate da Donald Winnicott in campo clinico, come
conseguenza della follia materna (1969, p. 405). Nelle sue osservazioni, Winnicott ha assistito al momento in cui il bambino veniva posseduto dalla follia della madre, quando questa impazziva davanti a lui
(ibidem). Winnicott ha descritto lo scacco comunicativo nellinterazione madre-bambino e lintrusione delle paure e delle ansie materne, che
vengono archiviate nelle rappresentazioni non-consce, implicite e procedurali del bambino, ostacolandone lo sviluppo (Lyons-Ruth, 2006).
Quando laccudimento materno non sufficientemente buono, il bambino non riesce a entrare in contatto con se stesso, dal momento che
viene a mancare una continuit dellessere; la personalit viene invece
costruita sulla base delle reazioni al conflitto ambientale (Winnicott,
1960, p. 594), rimanendo unesperienza non metabolizzata che si stabilizza prima dellacquisizione del funzionamento esplicito associato
alle immagini e ai simboli consci.
Se il caregiver si mostra distante, non accessibile e rifiutante, se comunica in modo contraddittorio e confondente, e presenta uno stile
spaventato/spaventante, il bambino sperimenta uno stress psicobiologico che interferisce con lo sviluppo della sua strategia di attaccamento,
favorendo lo sviluppo di una disorganizzazione basata sulluso di difese
dissociative, radicate nel cervello destro. Come Schore ha scritto, la
reazione psicobiologia del bambino ai gravi fattori di stress interpersonale comprende due separati patterns di risposta, iper-attivazione e
dissociazione (2010, p. 29).
Lemisfero destro, che dominante nel primo anno di vita (Howard,
Reggia, 2007), si attiva nei bambini durante lesposizione a eventi di natura traumatica (Bradley, Cuthberth, Lang, 1996). Come documentato
dalla ricerca (Schore, 2010, 2011), la corteccia orbitofrontale dellemisfero destro gioca un ruolo chiave nellorganizzazione dellattaccamento.
Durante i primi mesi di vita, i bambini attivano lemisfero destro in
risposta alla presentazione del volto di una donna (Tzourio-Mazoyer
et al., 2002). Questi dati sono stati confermati da Grossmann, Johnson, Farroni e Csibra (2007) in uno studio EEG, in cui stato rilevato
un aumento dellattivit elettrica gamma nellarea prefrontale mediale
destra, nei bambini di quattro mesi esposti a un volto di donna, ritratta
in posizione frontale.
Secondo Iacoboni e Dapretto (2006), lemisfero destro coinvolto
anche con il sistema dei neuroni specchio visivi, significativamente im221

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

plicato nello sguardo nei bambini. Le osservazioni sul ruolo centrale


dellemisfero destro durante i periodi precoci della vita non sono state
confermate da un recente studio, condotto da Ferrari e collaboratori
(2012) sui neonati di macaco, durante losservazione e la produzione di
gesti facciali. Tuttavia, un possibile limite nellesplorazione dellattivit
differenziata dei due emisferi cerebrali nei neonati di macaco potrebbe
essere associato al ridotto numero di elettrodi utilizzati nellesperimento (comunicazione personale di Ferrari).
Ovviamente, tutti i bambini reagiscono allo stress, in base alla propria organizzazione personale mentale e neurobiologica, che, a sua volta, viene condizionata anche dal genere. Taylor e collaboratori (2000)
hanno proposto uninteressante ipotesi sulle differenze di genere nella
reazione alla minaccia (Taylor et al., 2000): mentre i comportamenti di
attacco/fuga (fight-flight) sono pi forti nei maschi, le risposte prosociali (tend-befriend) risultano pi evidenti nelle femmine. Questa ipotesi
stata ulteriormente confermata da David e Lyons-Ruth (2005), i quali
hanno osservato come, durante linfanzia, le femmine esposte al comportamento spaventante e ai comportamenti di ritiro delle madri continuino a ricercare un contatto con loro, mentre i maschi mostrano un
comportamento conflittuale disorganizzato e condotte di evitamento.
Queste evidenze confermano le osservazioni di Weinberg (1992) sulle
differenze di genere nella reazione dei bambini alle situazioni stressanti con le madri.
Mentre la dissociazione e liper-attivazione sono le risposte infantili pi ricorrenti allo stress traumatico, linversione di ruolo pu rappresentare una possibile conseguenza dellesposizione del bambino al
conflitto coniugale dei genitori. Mentre nelle famiglie tipiche i genitori
sono focalizzati sui bisogni del bambino, nelle interazioni caratterizzate da inversione di ruolo il genitore appare assorbito dai propri bisogni
personali, mostrando insensibilit e mancanza di responsivit nei confronti del figlio (Macfie et al., 2008). Come Sroufe e collaboratori hanno
sottolineato, il genitore abdica al ruolo genitoriale e il bambino viene
trattato come un partner, un coetaneo o un caregiver (2005, p. 117).
Lo sviluppo del bambino viene influenzato negativamente dallinversione di ruolo genitoriale, perch il genitore che vive un conflitto con
il partner pu trasferire sul figlio il proprio bisogno di intimit e protezione. In questi casi, il genitore trae conforto e sicurezza dal bambino,
il quale viene percepito come unestensione del s, necessaria allautoregolazione genitoriale. Da un punto di vista psicodinamico, il bambino
risulta troppo coinvolto nella vita del genitore e ha difficolt a mante222

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

nere uno spazio personale, essendo, a volte, esposto anche a stimolazioni adultomorfe nellarea della sessualit. Una possibile conseguenza di
queste dinamiche lo sviluppo di un falso s oppure di una confusione
del s, priva di chiari confini.
Una ricerca di Macfie e collaboratori (2008) ha individuato uno schema differenziato tra madri e padri nella dinamica dellinversione di ruolo. Nel caso di un comportamento conflittuale materno verso il padre,
il padre manifesta uninversione di ruolo nei confronti del bambino;
invece, nel caso di un comportamento conflittuale del padre verso la
madre, il padre manifesta un distanziamento dalla partner, mentre la
madre uninversione di ruolo nei confronti del bambino. Nel conflitto
coniugale sono state evidenziate ulteriori dinamiche. A questo proposito, linteressante ipotesi dello spillover (letteralmente, ripercussione)
sottolinea come gli effetti negativi e aggressivi associati al conflitto coniugale possano ripercuotersi sulla relazione genitore-bambino, creando tensioni e conflitti (Coiro, Emery, 1998; Cox, Paley, Harter, 2001).
Unulteriore dinamica potrebbe essere basata sulla genitorialit disimpegnata o distante, stimolata dal conflitto coniugale e caratterizzata
dallincapacit del genitore di utilizzare le proprie risorse psicologiche
per prendersi cura del bambino (Katz, Gottman, 1996).
Durante linfanzia, il conflitto genitoriale pu influenzare anche i sistemi di regolazione fisiologici del bambino, come, per esempio, il tono
cardiaco vagale (indice di unaritmia sinusale respiratoria), che si ipotizza giochi un ruolo centrale nellorganizzazione del comportamento, delle
emozioni e dellattenzione. La regolazione dellaritmia sinusale respiratoria (incluse le relative misure baseline e reattive) stata associata alla
capacit di calmarsi, al controllo attentivo e alla regolazione emozionale
del bambino, aspetti, questi, che hanno uninfluenza rilevante sul successivo adattamento comportamentale ed emozionale infantile (Stifter, Corey, 2001; Suess, Porges, Plude, 1994). Vari meccanismi spiegano come
il conflitto genitoriale possa essere associato allo sviluppo di una regolazione dellaritmia sinusale respiratoria: oltre ai fattori genetici, anche
il conflitto genitoriale pu aumentare direttamente le richieste sul bambino di regolare il proprio stato di attivazione. In presenza di un elevato
conflitto coniugale, questi aspetti sono ovviamente legati allincapacit
dei genitori di rispondere in modo sensibile ai bisogni dei bambini, sostenendone i processi di regolazione. Dal momento che si suppone che
il tono vagale sia implicato nella modulazione dei comportamenti sociali
affiliativi (Porges, 2007), e considerato che lo sviluppo di unaritmia sinusale respiratoria sensibile alle esperienze sociali (soprattutto dai tre
223

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

ai dodici mesi di vita; Field et al., 1995; Propper et al., 2008), lipotesi
attuale connessa a queste ricerche sostiene che lassociazione tra conflitto genitoriale e disregolazione dellaritmia sinusale respiratoria sia lesito di un possibile spillover del conflitto genitoriale sui comportamenti
genitoriali. I meccanismi di autoregolazione dei bambini sono inizialmente immaturi e lo sviluppo di uneffettiva aritmia sinusale respiratoria pu essere lespressione del fallimento dei genitori nella funzione di
protezione interattiva del bambino, durante la prima infanzia (Feldman,
Greenbaum, Yirmiya, 1999; Propper, Moore, 2006). Una recente ricerca (Moore, 2010) ha investigato lassociazione tra conflitto genitoriale
e funzionamento del tono vagale dei bambini. Durante lo Still-Face Paradigm, sono state valutate diadi di madri con elevata conflittualit genitoriale e bambini (maschi e femmine, di sei mesi) con aritmia sinusale
respiratoria. I risultati hanno rilevato unassociazione tra livelli elevati
di conflitto genitoriale e ridotta aritmia sinusale respiratoria, sia a riposo sia durante gli episodi dello Still-Face Paradigm. Questi dati suggeriscono la presenza di forme atipiche di aritmia sinusale respiratoria e di
disposizione autoregolativa nei bambini provenienti da famiglie caratterizzate da livelli elevati di conflitto coniugale.

Maltrattamento e trascuratezza: effetti nei bambini


Gli studi sulle interazioni genitore-bambino nelle famiglie maltrattanti hanno individuato la presenza di maggiori comportamenti disadattavi, rispetto alle famiglie non maltrattanti. I genitori maltrattanti
manifestano minore soddisfazione con i figli, percepiscono laccudimento come pi conflittuale e meno gratificante, e utilizzano metodi
educativi maggiormente controllanti. I genitori abusanti non sostengono e, a volte, interferiscono con lo sviluppo dellautonomia dei bambini, obbligandoli a vivere in un contesto familiare isolato (Azar, 2002;
Rogosch et al., 1995; Trickett et al., 1991; Trickett, Sussman,1988). I
genitori abusanti utilizzano meno scambi fisici e verbali per attrarre e
orientare lattenzione dei bambini (Alessandri, 1992; Bousha, Twentyman, 1984); questi genitori, inoltre, mostrano aspettative inadeguate
verso i figli (Putallaz et al., 1998), ai quali attribuiscono pi intenzioni negative, rispetto a quanto osservato nelle famiglie non maltrattanti
(Dixon, Hamilton-Giachritsis, Browne, 2005; Zeanah, Zeanah, 1989).
Lattaccamento dei bambini maltrattati profondamente influenzato
dalle interazioni con i genitori: in questi bambini, infatti, la procedura
224

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

osservativa della Strange Situation (Ainsworth, Wittig, 1969) ha rilevato


una prevalenza di attaccamenti insicuri, significativamente maggiore di
quella osservata nei bambini non maltrattati (Cicchetti, Barnett, 1991;
Crittenden, 1985; Egeland, Sroufe, 1981; Lamb et al., 1985; SchneiderRosen et al., 1985). Assumendo la classificazione tradizionale dellattaccamento che classifica i bambini come ansiosi-evitanti, sicuri e ansiosi
resistenti (Ainsworth et al., 1978) questi primi studi hanno, infatti,
evidenziato la presenza di un attaccamento insicuro (ansioso-evitante
o ansioso resistente) nei due terzi dei bambini maltrattati (SchneiderRosen et al., 1985; Youngblade, Belsky, 1989).
Come abbiamo gi discusso, la ricerca ha sottolineato la difficolt
di includere i comportamenti di attaccamento dei bambini maltrattati allinterno della classificazione originale della Ainsworth (Egeland,
Sroufe, 1981), in quanto caratterizzati da strategie inconsistenti, contraddittorie o disorganizzate nei confronti delle separazioni e le riunioni con i caregivers. Di conseguenza, losservazione di questi bambini
ha portato allidentificazione dellulteriore pattern di attaccamento di
tipo disorganizzato (Main, Solomon, 1990). Durante le interazioni con
il bambino, oltre a forme di accudimento inconsistente, i genitori maltrattanti possono presentare un comportamento insensibile, iperstimolante e ipostimolante (Belsky, Rovine, Taylor, 1984; Crittenden,1985;
Lyons-Ruth et al., 1987).
La combinazione di questi due stili contraddittori di accudimento potrebbe favorire lo sviluppo di una strategia inconsistente, tipica
dellattaccamento disorganizzato (Cicchetti, Lynch, 1995). Oltre alla disorganizzzazione, i bambini con questo pattern di attaccamento spesso
mostrano comportamenti bizzarri in presenza del loro caregiver, come
interruzioni nei movimenti e nelle espressioni, apprensione, confusione, freezing (ossia, congelamento posturale) e rigidit comportamentale (Fraiberg, 1982).
Numerosi studi hanno esaminato il clima affettivo delle famiglie maltrattanti, evidenziando come i genitori esprimano meno emozioni positive e pi negative (Herrenkohl et al., 1991; Kavanaugh et al., 1988;
Lyons-Ruth et al., 1987), allinterno di interazioni che risultano altamente aggressive sul piano verbale e fisico (Bousha, Twentyman,1984;
Crittenden, 1981). Rispetto alle madri non abusanti, le madri abusanti
sono state descritte come pi controllanti, intrusive e ostili nei confronti dei loro figli (Cerezo, 1997; Crittenden, 1981, 1985): questi comportamenti vengono frequentemente riproposti dai bambini, provocando
scambi negativi caratterizzati da rabbia (Loeber, Felton, Reid, 1984).
225

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

Nelle famiglie maltrattanti sono state osservate dinamiche fortemente


distorte nella relazione genitore-bambino, caratterizzate dallaspettativa dei genitori che il bambino possa assumere il ruolo di caregiver nei
loro stessi confronti (Howes, Cicchetti, 1993).
Uninteressante ricerca ha rilevato nei bambini maltrattati (indipendentemente dalla loro capacit cognitiva) una ridotta capacit di riconoscere le emozioni (Camras et al., 1988; Camras, Grow, Ribordy,
1983), unita a una specifica ipersensibilit verso la rilevazione della
rabbia (Camras et al., 1990). Numerosi studi, condotti nellultimo decennio da Pollak e collaboratori (2000) hanno esaminato la capacit di
riconoscimento delle emozioni in bambini maltrattati di et scolare.
Secondo questi ricercatori, nei bambini vittime di abuso fisico, laccentuata sensibilit nei confronti dei segnali associati alla rabbia legata
a una scarsa capacit attentiva e di riconoscimento nei confronti degli
altri segnali emozionali. In questi bambini, la rabbia viene percepita
come lespressione emozionale pi saliente del proprio ambiente di vita, poich rappresenta il maggiore elemento predittivo delle situazioni
imminenti di minaccia e pericolo.
Negli ultimi anni, la ricerca neuroscientifica, attraverso luso dei potenziali evento-correlati, ha indagato gli effetti del maltrattamento sui
processi elettrofisiologici implicati nel riconoscimento delle emozioni facciali (Curtis, Cicchetti, 2011). I potenziali evento-correlati forniscono un indice diretto del funzionamento neurale associato a uno
stimolo facciale. Levidenza empirica ha individuato gli effetti del maltrattamento sugli indici neurali del processamento emozionale, sia durante lo sviluppo precoce (a trenta mesi di vita del bambino; Cicchetti,
Curtis, 2005) sia nelle fasi evolutive successive (a quarantadue mesi di
vita; Curtis, Cicchetti, 2011). I potenziali evento-correlati si presentano con elevato grado nelle aree occipitali considerate sensibili allelaborazione dei volti; inoltre, lampiezza della componente P1, stimolata
dai volti con espressioni di rabbia, maggiore nei bambini maltrattati,
rispetto a quelli non maltrattati. Questi risultati confermano lipotesi
che i bambini maltrattati siano pi sensibili ai volti esprimenti rabbia
(Curtis, Cicchetti, 2011), non solo perch sono pi abituati a questo
tipo di emozione, ma anche perch i volti arrabbiati hanno unimportanza particolare nella loro vita. Ovviamente, questi dati hanno delle
rilevanti implicazioni per lintervento con i bambini maltrattati, i quali
hanno bisogno non solo di un sostegno protettivo, ma anche di un apprendimento emozionale che possa facilitare il riconoscimento delle
emozioni a cui non sono abituati.
226

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

Gli eventi traumatici, come il maltrattamento, labuso, il conflitto


familiare e la violenza, compromettono i processi di integrazione delle esperienze relazionali allinterno del s del bambino, favorendo una
grave distorsione nella rappresentazione del s e del proprio senso di
agency (Ogawa et al., 1997). Le conseguenze della dissociazione, del rifiuto e della rimozione sono caratterizzate da una mancanza di integrazione del s, che viene compromesso nel funzionamento emozionale e
cognitivo. Ovviamente, il periodo della vita in cui il trauma si verifica
un aspetto molto critico; come dimostrato da Ogawa e collaboratori, i soggetti [della ricerca] che avevano sperimentato il trauma per la
prima volta durante linfanzia presentavano punteggi pi elevati sulla
dissociazione in tutti i tempi di osservazione (1997, p. 872). Lesperienza del maltrattamento e dellabuso sessuale durante linfanzia fortemente predittiva della dissociazione in adolescenza; in presenza di una
carente disponibilit genitoriale durante linfanzia, invece, i fenomeni
dissociativi tendono a manifestarsi in et adulta. Dal punto di vista psicologico e psicopatologico, la dissociazione infantile rappresenta una
tipica reazione alle avversit, dal momento che i bambini tendono a utilizzare la fantasia o il gioco durante le situazioni conflittuali. Nelle fasi
successive dello sviluppo, la fantasia pu assumere un significato psicopatologico, divenendo una risposta di routine una sorta di rifugio
psichico (Steiner, 1993) alle difficolt, che indebolisce lorganizzazione del s, creando modelli multipli del s, cos come stato descritto
da Bowlby (1969/1982).
A questo proposito, Schore ha commentato: Negli stati di dissociazione patologica, la linea telefonica rossa del cervello destro spenta.
Il cervello destro fondamentalmente coinvolto in un meccanismo difensivo evitante per fronteggiare lo stress emozionale e utilizza la strategia passiva, utile alla sopravvivenza, della dissociazione (2010, p.
36). In particolare, labuso infantile interferisce con la maturazione del
sistema limbico dellemisfero destro, provocando linsorgenza di processi di tipo dissociativo (Symonds et al., 2006).
Analizziamo ora le dinamiche psicologiche delle famiglie trascuranti.
Le madri non accudenti tendono ad avere poche aspettative nei confronti dei propri bambini, mostrano una scarsa responsivit nei confronti dei loro segnali e non riescono a contenerne il distress emozionale
(Crittenden, 1988). Latteggiamento familiare trascurante caratterizzato dalla mancanza di modalit adeguate di accudimento primario ed
frequentemente associato a numerosi fattori di stress familiare (Connell-Carrick, Scannapieco, 2006; Crittenden, 1981), come: elevata con227

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

flittualit familiare, affetti negativi e violenza domestica (Connell-Carrick, Scannapieco, 2006; Gaudin et al., 1996).
In uninteressante ricerca longitudinale, Shi e collaboratori (2012)
hanno esplorato linfluenza del ritiro materno nello sviluppo del bambino, considerando gli esiti a venti anni. Il ritiro materno caratterizzato da comportamenti interattivi silenziosi, incapacit di accogliere le
iniziative del bambino e uso eccessivo di oggetti per calmarlo crea un
sentimento affettivamente morto ed emotivamente distante nellinterazione, che trasmette al bambino la riluttanza del genitore a partecipare
a una relazione basata sulla vicinanza fisica e sul coinvolgimento emozionale (ibidem, p. 64). Una madre cos distante e non emotivamente
disponibile rimanda al concetto psicoanalitico della madre morta,
descritto da Andr Green (1983): la madre non investe il bambino a livello emotivo e libidico; il bambino, non comprendendo una tale freddezza e distanza, rispecchia il proprio oggetto materno, identificandosi
con la madre morta.
Questo tipo di esperienze risultano predittive delle manifestazioni del disturbo di personalit antisociale, indipendentemente dal tipo
di abuso subito dal bambino (Shi et al., 2012). Sarebbe interessante
esplorare come il ritiro materno influenzi i meccanismi di regolazione
biologica dellarousal del bambino nelle situazioni stressanti. Come documentato dalla ricerca sugli animali, un accudimento precoce meno
attento favorisce unaccentuata risposta allo stress nellasse ipotalamoipofisi-surrene (Barr et al., 2004; Francis et al., 1999) e influenza negativamente il metabolismo della noradrenalina, della dopamina e della
serotonina.

Rischio, vulnerabilit e resilienza


La ricerca ha ampiamente documentato le conseguenze negative
psicologiche e neurofisiologiche dei bambini provenienti da famiglie
altamente conflittuali, mentre non ha adeguatamente studiato la popolazione infantile che presenta uno sviluppo normale e senza particolari vulnerabilit, nonostante le avversit familiari (Cummings, Davies,
1994). Per tali ragioni, sarebbe utile costruire un modello del rischio
e della vulnerabilit, basato sia sullidentificazione dei fattori di protezione e di resilienza sia sul riconoscimento dei processi sottostanti che
modulano ladattamento infantile nelle famiglie altamente conflittuali.
In questo ambito, le valutazioni dovrebbero essere abbastanza discri228

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

minanti da cogliere la natura dinamica della resilienza, dal momento


che anche i bambini resilienti potrebbero sviluppare notevoli problemi
nel tempo (Luthar, Cicchetti, 2000).
Labuso e il maltrattamento rappresentano le esperienze pi stressanti e negative per lo sviluppo infantile: nonostante molti bambini ne
vengano negativamente influenzati (Cicchetti, Lynch, 1995), non tutti
manifestano conseguenze gravi (Cicchetti, Rogosch, 2012). Al fine di
spiegare i fattori di resilienza dei bambini che non manifestano esiti negativi, la ricerca ha focalizzato lattenzione sui fattori psicosociali, considerando le caratteristiche di personalit, le relazioni di attaccamento
sicuro, la capacit di autoregolazione, il sostegno genitoriale e la presenza di un contesto sociale positivo (Haskett et al., 2006). Uno studio
di Cicchetti and Rogosch (1997) ha mostrato come gli elementi maggiormente predittivi della resilienza siano rappresentati dalle caratteristiche di personalit di ego overcontrol (ossia, la capacit di monitorare
e controllare gli impulsi, e di regolare gli affetti) e lego resilience (ossia,
la flessibilit personale negli affetti e nel comportamento). Oltre a ci,
sono stati considerati anche altri livelli di analisi, come, per esempio, lo
studio dellasimmetria elettroencefalografica. In questo ambito, Curtis
e Cicchetti (2007) hanno rilevato unassociazione tra la resilienza dei
bambini maltrattati e unasimmetria elettroencefalografica, caratterizzata da uniper-attivazione sinistra. Uninteressante ricerca (Cicchetti, Rogosch, 2007) ha studiato il metabolismo degli ormoni steroidi in
bambini abusati fisicamente. Lo studio ha rilevato un funzionamento
maggiormente resiliente nei bambini con livelli elevati di cortisolo al
mattino, rispetto a quelli che presentavano livelli bassi. Nellabuso e nel
maltrattamento cono coinvolti anche altri sistemi biologici, tra cui la
struttura e il funzionamento cerebrale (De Bellis, 2001, 2005) e la neurobiologia dello stress (Cicchetti et al., 2010).
Le esperienze stressanti sopra descritte rappresentano dei rilevanti
fattori di rischio per lo sviluppo infantile e predicono un ampia gamma
di conseguenze negative. Mentre inizialmente, la ricerca ha orientato
lattenzione sulle conseguenze di un singolo fattore di rischio, successivamente gli studi hanno iniziato a considerare limportanza del rischio
cumulativo, ossia lesito dalla co-occorrenza dinamica di numerosi fattori rischio. Allo stesso tempo, losservazione di bambini adeguatamente adattati in contesti familiari ad alto rischio ha stimolato lindividuazione degli elementi associati a tali esiti positivi e dei relativi processi
sottostanti (Masten, Powell, 2003). Questi aspetti sono stati definiti
fattori protettivi, ossia correlati di una accentuata competenza nelle
229

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

condizioni avverse (Masten, Powell, 2003, p. 13). I fattori protettivi, individuabili in base alla loro specificit, riguardano le competenze
personali, la capacit relazionale, il contesto e le risorse della comunit di appartenenza. Ciononostante, il concetto di fattore protettivo
stato utilizzato spesso per descrivere gli effetti delle interazioni. Secondo Rutter,
la resilienza pu essere definita come una ridotta vulnerabilit nei confronti delle esperienze di rischio ambientale, del verificarsi di uno stress
o di una grave difficolt, oppure come il risultato relativamente positivo,
nonostante le esperienze di rischio [] Si tratta, dunque, di un concetto
interattivo, che presuppone che la resilienza debba essere inferita dalle
differenze tra gli individui che hanno sperimentato significativi stress o
avversit (2012, p. 336, corsivo originale).

La definizione di un quadro concettuale comprendente il rischio, i


fattori protettivi e la resilienza non pu prescindere dalla considerazione che questi concetti siano, a volte, non chiari e confondenti. infatti
utile fare una distinzione tra il termine resilience, che dovrebbe essere
utilizzato quando ci si riferisce al processo di competenza personale a
dispetto delle avversit, e il termine resiliency, che dovrebbe essere usato quando ci si riferisce a uno specifico tratto di personalit.
Un buon esempio di resilience rappresentato dallinterazione geniambiente. Attraverso metodi genetici molecolari, sono stati identificati
dei geni che esprimono una specifica suscettibilit individuale verso la
patologia e che interagiscono con fattori mediati dallambiente (Moffitt, Caspi, Rutter, 2005). Gli studi di Caspi e collaboratori (2002, 2003,
2005) hanno rilevato unassenza di significativit delleffetto principale dei geni, una modesta significativit delleffetto principale dellambiente e un rilevante effetto significativo dellinterazione geni-ambiente.
Linterazione geni-ambiente ha ricevuto una sostanziale conferma dallo studio longitudinale di Caspi e collaboratori (2002), condotto su un
ampio campione di bambini di sesso maschile (dalla nascita fino allet adulta), con il seguente obiettivo: comprendere perch, a differenza
della maggior parte delle vittime del maltrattamento, alcuni individui
non sviluppino comportamenti antisociali. Nello studio, la suscettibilit genetica al maltrattamento stata esplorata testando le differenze individuali nel polimorfismo funzionale nel promotore dellenzima
monoamina-ossidasi A. Il gene della monoamina-ossidasi A codifica
lenzima monoamina-ossidasi A, che interviene nel metabolismo disattivando alcuni neurotrasmettitori, come la noradrenalina, la seroto230

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

nina e la dopamina. stato ipotizzato che il maltrattamento infantile


possa predisporre i bambini al comportamento antisociale se il loro livello di monoamina-ossidasi A non sufficiente a limitare linfluenza
del maltrattamento sul sistema dei neurotrasmettitori. La ricerca ha
rilevato un ridotto effetto del maltrattamento infantile sul comportamento antisociale dei maschi che presentavano livelli elevati di attivit
della monoamina-ossidasi A, rispetto a quelli con livelli bassi di attivit
di questo enzima.
Un ulteriore studio longitudinale di Caspi e collaboratori (2003) ha
fornito una nuova conferma allinterazione geni-ambiente, attraverso
lo studio delle manifestazioni depressive, presenti in alcuni individui e
non in altri, in risposta alle situazioni stressanti. Questa ricerca ha individuato un polimorfismo nella regione promotrice del gene trasportatore della serotonina, il cui allele corto (singolo o doppio) non protegge
dai sintomi depressivi nelle situazioni stressanti, a differenza di quanto
osservato nei casi di allele doppio lungo.
Ulteriori studi hanno esplorato gli effetti di diversi tipi di fattori
stressanti sul gene promotore del trasporto della serotonina, rilevando
uninterazione geni-ambiente modestamente significativa nel caso degli
eventi di vita, e uninterazione geni-ambiente altamente significativa,
nel caso del maltrattamento (Karg, Burmeister, Shedden, Sen, 2011).
Questi dati sottolineato limportanza dei fattori di elevato rischio ambientale, che possono verificarsi durante il primo anno di vita. Unaltra
rilevante conclusione di tutti gli studi replicati che il fattore genetico, non essendo stato rilevato un suo effetto principale, non pu essere
considerato una predisposizione verso un particolare disturbo mentale,
bens una vulnerabilit alle influenze ambientali. Rispetto alle influenze ambientali, i risultati hanno confermato che gli effetti principali del
rischio dipendono da avversit gravi e croniche come il maltrattamento, piuttosto che da stress acuti (Rutter, 2012). Ovviamente, questa interazione geni-ambiente attiva molto prima dellinizio del disturbo,
predisponendo verso una vulnerabilit psicopatologica.
Linterazione geni-ambiente strettamente associata alla suscettibilit differenziale allambiente e alle esperienze di accudimento (Ellis,
Boyce, 2011). Boyce e Ellis (2005), partendo dalle osservazioni delle
differenze individuali infantili nella reattivit autonomica e adrenocorticale, hanno avanzato unipotesi relativa alla sensibilit biologica al
contesto, che presenta elementi di sovrapposizione con la teoria della
suscettibilit differenziale di Belsky (2005). Tale suscettibilit differenziale radicata nelle differenze nel funzionamento personale dei circuiti
231

LA NASCITA DELLA INTERSOGGETTIVIT

neurobiologici. A questo proposito, Whittle e collaboratori (2011) hanno dimostrato che le differenze nella struttura dellippocampo possono
essere associate a una vulnerabilit nei confronti dei contesti negativi; il
volume dellippocampo sembra inoltre un elemento predittivo fondamentale degli esisti positivi in presenza di un ambiente favorevole. Secondo gli autori, lippocampo potrebbe giocare un ruolo centrale nella
sensibilit per il contesto, anche in virt delle sue implicazioni nei processi di apprendimento e di memoria. Un ulteriore sistema coinvolto
nella sensibilit al contesto rappresentato dal sistema neuroendocrino di risposta allo stress.
Sinora, il paradigma dominante in questo campo di studio stato il
modello diatesi-stress (Sameroff, 1983), che ipotizza che alcuni individui, a causa di una specifica vulnerabilit, siano particolarmente e negativamente influenzati dai fattori di stress ambientale. Leffetto sinergico
scaturito dallinterazione tra diatesi e rischio ambientale rappresenta,
quindi, un rilevante rischio per lo sviluppo futuro.
Seppure assumendo una diversa prospettiva, la teoria della sensibilit al contesto (Ellis, Boyce, 2011) e la teoria della suscettibilit differenziale (Belsky, Bakermans-Kranenburg, van IJzendoorn, 2007) si
focalizzano entrambe sullinterazione persona-ambiente, sottolineando il valore delle caratteristiche dellorganismo nel moderare gli effetti
sia delle condizioni stressanti sia di quelle ambientali supportive. Ellis e Boyce (2011) hanno individuato un meccanismo fisiologico della
suscettibilit, basato sulla reattivit autonomica, adrenocorticale e immunitaria. Gli autori hanno proposto uninteressante distinzione tra i
bambini maggiormente suscettibili denominati bambini orchidea
(ibidem, p. 11) , che presentano unaccentuata sensibilit alle influenze ambientali sia positive sia negative, e i bambini con una bassa reattivit definiti bambini dente di leone (ibidem) , che, al contrario,
funzionano in modo adeguato in unampia gamma di situazioni, comprese quelle avverse.
I bambini maltrattati crescono in un contesto multiproblematico,
caratterizzato da povert, violenza genitoriale, psicopatologia genitoriale, criminalit, abuso di droga e alcol, e condizioni ambientali pericolose (Appel, Holden, 1998; Jaffee, 2005; Lynch, Cicchetti, 1998;
Sedlak, Broadhurst, 1996). Come stato proposto dal modello dello
stress cumulativo (Repetti, Taylor, Seeman, 2002; Rutter, 1979; Seifer
et al., 1992), condizioni di stress cos gravi possono ostacolare un adeguato funzionamento dei bambini, anche in presenza di forti dotazioni personali. A questo proposito, Sameroff e collaboratori (1998) han232

LE CONSEGUENZE DELLO STRESS GENITORIALE NEL BAMBINO

no messo in luce come i fattori protettivi personali non abbiano alcun


effetto sul funzionamento dei bambini esposti a un elevato numero di
fattori di rischio ambientale.
Jaffee e collaboratori (2007) hanno fornito una recente conferma al
modello di rischio cumulativo, ipotizzando, sulla base delle loro ricerche, che i bambini provenienti da famiglie multiproblematiche possano non avere abbastanza risorse personali per raggiungere un adattamento positivo.
La letteratura scientifica sui fattori di rischio multipli non risolve
una questione importante: ossia, se limpatto del rischio cumulativo
sul comportamento sia descritto pi efficacemente da un modello soglia o piuttosto da un modello lineare. I modelli di rischio cumulativo
affermano che sia laccumulo dei fattori di rischio, e non la presenza
o assenza di fattori di rischio specifici, a provocare conseguenze clinicamente significative. Questi aspetti sono stati evidenziati nel classico
studio di Rutter (1979) nellIsola di Wight e nel Rochester Longitudinal Study (Sameroff, 2000). Le conseguenze disadattive sullo sviluppo
infantile sono state descritte da due diversi modelli. Il primo modello,
basato sulleffetto soglia, presuppone che, superato un certo numero
di fattori di rischio, si verifichi un grave aumento dei problemi comportamentali (Rutter, 1979); il secondo modello sostiene invece una
prospettiva cumulativa o lineare, che prevede un aumento progressivo
delleffetto negativo.
I risultati della recente ricerca longitudinale di Appleyard e collaboratori (2005) sostengono il modello di rischio cumulativo, secondo cui
il numero dei fattori di rischio nella prima infanzia risulta predittivo
dei problemi comportamentali durante ladolescenza. La conclusione
che pi numerosi sono i fattori di rischio, peggiori saranno le conseguenze sul bambino.

233

Conclusioni

Nel libro, abbiamo sottolineato il valore dellintersoggettivit nei


rapporti umani, esplorandone la nascita e lo sviluppo soprattutto nella
relazione familiare, durante la gravidanza, dopo il parto e nel corso dei
primi anni di vita del bambino. Il nostro modello di riferimento include i contributi di diverse aree scientifiche che si sono confrontate con
il tema dellintersoggettivit: la psicologia relazionale, il cognitivismo,
lInfant Research e la neurobiologia. Secondo la concettualizzazione
proposta dal modello transazionale (Sameroff, Chandler, 1975), lintersoggettivit caratterizzata dalle interazioni dinamiche che si esprimono tra sistemi molteplici e complessi, rappresentati dal bambino, la
famiglia e il contesto sociale di appartenenza.
Come ha scritto Sameroff, capire come i bambini e i loro genitori
si influenzino reciprocamente nel tempo una premessa indispensabile per la comprensione dei problemi dello sviluppo e per la ricerca
dei trattamenti appropriati (2004, p. 11). Considerando la presenza
di molteplici sistemi interagenti, possibile identificare vari punti di
ingresso nelle interazioni genitori-bambino, che, pur ricevendo attenzioni specifiche da parte degli interventi preventivi e di sostegno (Stern,
1995), influenzano inevitabilmente lintero sistema.
Come stato messo in luce, il primo punto di ingresso il mondo
psichico dei genitori (soprattutto quello materno), in cui prendono forma le rappresentazioni di s come genitore e quelle del futuro bambino. Entrambe le rappresentazioni sono radicate nellesperienza e nella
dimensione fisica della madre: luogo in cui avvengono i primi scambi
con il bambino.
Spesso, le madri iniziano a pensare per due gi dalla gravidanza; dialogano con il bambino che portano dentro, gli attribuiscono un volto,
235

CONCLUSIONI

unidentit, desideri e intenzioni, considerandolo un compagno segreto


nei lunghi giorni dellattesa. Ma anche i padri si creano una rappresentazione del figlio, e come abbiamo evidenziato, sentono il bisogno di
essere confermati nella loro identit genitoriale, perch il bambino esiste gi nelle loro menti ma non nel loro corpo. Durante questo periodo
di attesa, si sviluppa la capacit di pensare per tre; questa competenza
rilevabile nellintervista che abbiamo riportato, in cui emerge la capacit di entrambi i partners di dialogare con il bambino e di sostenersi a
vicenda nel processo di affiliazione. Abbiamo anche discusso di come
i genitori interagiscono con il loro futuro bambino di fronte allimmagine ecografica: questa si intreccia con limmagine del bambino che si
costruita nella mente dei genitori in virt del processo di affiliazione,
e che si esprime nei comportamenti imitativi che madri e padri manifestano nei confronti dei suoi gesti. Uno dei padri che ha partecipato
al nostro studio ha rivolto queste parole al bambino visualizzato nellecografia: Adesso tu stai l, bello comodo, ma spero che verrai a conoscerci presto. Abbiamo gi preparato la cameretta, con il tuo lettino e
tutti i tuoi giocattoli.
Il periodo dellattesa rappresenta un punto di ingresso privilegiato perch entrambi i partners sono fortemente motivati a orientare la
propria attenzione sul bambino, a parlare di lui, a immaginarlo e a farlo vivere nei sogni. In questa fase, sono gi riconoscibili stati di ansia,
di depressione e stati osssessivo-compulsivi, in grado di interferire con
lattesa del bambino (Ammaniti et al., 2006).
I genitori possono essere sostenuti sia attraverso forme di consulenza sia mediante la loro osservazione durante linterazione con una
bambola, come nel Prenatal Lausanne Trilogue Play (Carneiro et al.,
2006), o con limmagine ecografica, come nella nostra ricerca (Ammaniti et al., 2010).
Per tutti i genitori, il periodo della gravidanza caratterizzato dalla
nascita di una nuova costellazione mentale (Stern, 1995) che riorganizza il mondo psichico delle madri e dei padri, riattivandone le matrici
delle esperienze infantili con i propri genitori.
Come ha dimostrato la ricerca neurobiologica, durante la gravidanza si attivano specifiche aree cerebrali materne, come lippocampo, il
sistema limbico e la corteccia orbitofrontale, che intervengono nel processo di rievocazione delle memorie passate e stimolano un forte coinvolgimento emozionale. Questi aspetti possono essere di grande utilit
nellambito degli interventi di sostegno rivolti alle madri e ai padri: in
questo periodo, infatti, latteggiamento positivo dei genitori permette
236

CONCLUSIONI

di stabilire una relazione di fiducia che favorisce le azioni di sostegno e


che pu essere mantenuta nel tempo, anche dopo il parto.
Dopo il parto, sono individuabili altri punti di ingresso al sistema
genitori-bambino: tra questi, quello dellattaccamento appare estremamente significativo. Molti dei programmi di sostegno alla relazione
genitori-bambino mirano a favorire la costruzione dei legami di attaccamento.
Questi interventi tendono a stimolare la sensibilit delle madri e dei
padri nei confronti di quei comportamenti infantili che risultano rilevanti per lattaccamento (come, il contatto visivo, il pianto e il contatto
fisico), e che si manifestano soprattutto quando il bambino stanco o
stressato, oppure quando si separa dal genitore. Mentre i genitori con
un modello di attaccamento sicuro sono in grado di leggere le richieste di protezione e rassicurazione del proprio figlio, la situazione cambia nel caso dei genitori che presentano stati della mente distanzianti,
preoccupati o irrisolti rispetto allattaccamento: in questi casi, le madri
e i padri non riescono a interpretare in maniera adeguata i segnali del
bambino e a rispondere alle sue richieste di attaccamento (Lyons-Ruth,
Easterbrooks, 2006; Olds, 2006).
Avendo in mente il quadro teorico dellattaccamento, lhome-visitor interviene nel contesto naturale della famiglia, fornendo ai genitori una base sicura (Bowlby, 1988) che li aiuta a cogliere e interpretare
i segnali affettivi e i comportamenti del bambino. La strategia dellintervento mira a promuovere le interazioni genitori-bambino, facilitando le potenzialit e i comportamenti intuitivi sia del singolo genitore
sia della coppia, senza tuttavia assumere un atteggiamento direttivo. I
genitori vengono incoraggiati a migliorare la loro competenza e sensibilit nei confronti del bambino, a osservare le loro interazioni con lui
e a comprendere limportanza della loro influenza sul suo sviluppo. Il
Circle of Security Project, realizzato da Marvin e collaboratori (2002),
rappresenta un brillante esempio di intervento fondato sulla teoria
dellattaccamento: il Progetto si basa su concetti e idee derivate dalle
teorie evolutive, dallattaccamento e dalle interazioni precoci genitoribambino, dando importanza soprattutto alla regolazione affettiva, alla
sincronia interattiva, agli stati della mente rispetto allattaccamento e
alla funzione riflessiva. In questo contesto, il nucleo centrale dellintervento rappresentato dai concetti di base sicura e rifugio sicuro (Ainsworth et al., 1978).
Il costrutto dellattaccamento particolarmente rilevante durante
le situazioni critiche e stressanti, quando il bambino si mostra teso, af237

CONCLUSIONI

famato e stanco. In questi momenti, appare decisivo il modo in cui i


genitori forniscono protezione e cura, in risposta alle richieste di attaccamento del figlio.
Numerosi programmi di intervento precoce hanno confermato come linfanzia rappresenti un periodo critico e particolarmente sensibile agli interventi di sostegno, che possono avere esiti comportamentali
molto rilevanti (Swain et al., 2008), come la riduzione dei comportamenti disadattativi, laumento dei comportamenti di attaccamento e il
miglioramento delle strategie di regolazione affettiva.
Un terzo punto di ingresso connesso allarea dellintersoggettivit e
della mentalizzazione: queste potrebbero rappresentare un pi generale sistema motivazionale sottostante altri sistemi motivazionali, oppure
una specifica competenza evolutiva stimolata dalla sicurezza dellattaccamento (Fonagy, 1998). Se il caregiver viene sostenuto nellosservare
i cambiamenti continui nello stato mentale del bambino, questo sar
in grado di sviluppare una capacit mentalizzante. Come Fonagy (ibidem) ha scritto, la capacit del caregiver di percepire il bambino come
un essere intenzionale sta alla base del caregiving sensibile (p. 140).
Lapproccio mentalizzante, come nel Minding the Baby Program
descritto da Salde (2006), si pone lobiettivo di sostenere i genitori ad
avere in mente il bambino e a pensarlo pi in termini della sua esperienza interna che del suo comportamento. Spesso, i genitori appartenenti alle popolazioni a rischio tendono a considerare maggiormente
le caratteristiche comportamentali del bambino, a discapito delle sue
esperienze interne. In queste situazioni, lapproccio dellhome-visitor
d una nuova voce allesperienza interna del bambino, stimolando i
genitori a riformulare la rappresentazione che hanno di lui. Allo stesso
tempo, i genitori vengono incoraggiati a provare curiosit per lesperienza interna del bambino, che viene progressivamente riconosciuta
come separata dalla loro.
Possono essere inoltre identificati altri punti di ingresso al sistema
genitori-bambino, considerando i dati che emergono dalla ricerca neurobiologica. Siamo entrati nel campo della ricerca traslazionale, che include due aree di traslazione: la prima rappresentata dallapplicazione
delle scoperte generate nei laboratori di ricerca e negli studi pre-clinici
agli studi e agli interventi con gli esseri umani; la seconda area di traslazione concerne la ricerca finalizzata a promuovere ladozione delle
migliori pratiche per la comunit, come gli interventi sul sistema interattivo genitori-bambino. Come Curtis e Cicchetti (2011) hanno evidenziato, il maltrattamento durante linfanzia ha uninfluenza negativa
238

CONCLUSIONI

sui processi neurofunzionali implicati nellidentificazione della rabbia,


dal momento che questa emozione ha un ruolo centrale nellesperienza dei bambini allinterno delle famiglie maltrattanti. Secondo gli autori, le informazioni che emergono dai dati neurobiologici sui bambini
maltrattati dovrebbero essere trasferite ai programmi di prevenzione
e di intervento. Uno specifico intervento preventivo, per esempio, potrebbe sostenere i bambini maltrattati a riconoscere le diverse emozioni
facciali, per attenuare la rilevanza della rabbia ed evitare la conseguente
successione di conseguenze negative sul cervello.
Unulteriore possibile traslazione della ricerca neurobiologica, particolarmente connessa alla scoperta del sistema dei neuroni specchio,
esemplificata nel lavoro di Beebe (2004), cos come documentato
nellarticolo Faces in Relation: A Case Study. Il focus centrale dellintervento il concetto di accoppiamento (matching), formulato da Stern e
Trevarthen: secondo gli autori, questo concetto basato sulla capacit
di ogni partner di essere consapevole dei sentimenti dellaltro, esprimendo una corrispondenza priva di parole che enfatizza il tempo, la
forma e lintensit.
Prima di portare a termine il libro, ci piacerebbe sottolineare limportanza degli interventi preventivi e di sostegno nella relazione genitori-bambini, durante la prima fase dellinfanzia: un periodo, questo,
estremamente sensibile e ricettivo, in cui possono essere ottenuti dei
risultati importanti anche per le fasi successive. Come dimostrato da
James Heckman, Professore di Economia alla University of Chicago,
vincitore del Premio Nobel, bisogna considerare anche la ricaduta economica di questi interventi.
Come ha messo in luce Heckman (2000), gli interventi precoci durante linfanzia hanno unefficacia consistente nelle famiglie svantaggiate: promuovono la scolarizzazione, riducono i comportamenti antisociali, promuovono la produttivit nel posto di lavoro e diminuiscono le
gravidanze in adolescenza. Si stima che questi interventi abbiano unefficacia molto elevata: ossia, il rapporto tra costi e benefici. Come sappiamo, il ciclo vitale dinamico: le competenze cognitive influenzano il
successo socioeconomico, cos come la competenza socio emozionale,
lattenzione, la motivazione e la fiducia in se stessi. Pi la societ tarda
a sostenere e aiutare i bambini e i genitori nelle famiglie svantaggiate,
pi alti saranno i costi quando, pi tardi, si cercher di rimediare allo
svantaggio dei bambini e degli adolescenti.
La migliore conclusione per il nostro libro la frase che Bowlby
scrisse nel 1951 in Cure materne e salute mentale del bambino, volu239

CONCLUSIONI

me originalmente pubblicato dalla World Health Organization, e che


tuttora valida: Come i bambini dipendono completamente dai propri genitori per la loro sussistenza, cos, in tutte le societ, tranne le pi
primitive, i genitori, soprattutto le madri, dipendono dalla societ. Se
una societ sinteressa ai propri bambini, deve prendersi cura anche dei
propri genitori (p. 127).

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* Salvo diversa indicazione, per la traduzione italiana degli scritti di Sigmund Freud

si fa riferimento alle Opere, edite da Boringhieri, Torino 1967-1980, in 12 volumi, che


citiamo con OSF e numero del volume.

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