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GAIO VALERIO CATULLO 1

I Carmina docta
Il percorso loccasione per conoscere da vicino alcuni dei cosiddetti carmina docta, nome che si
ricava dallespressione utilizzata dallo stesso Catullo nel carme 65, quando parla delle doctae vir-
gines, le Muse ispiratrici della sua poesia. In particolare vengono presentati brani di un epitala-
mio (il carme 61), una porzione di epillio (il carme 64) e la traduzione di un poemetto compo-
sto in greco da Callimaco (carme 66). Dalla lettura sar possibile ricavare conoscenze di questo
tipo di poesia impegnata, alla quale per non risultano estranei temi cari alla poesia catulliana,
come la celebrazione del foedus e della fdes. Si potr inoltre osservare le modalit di utilizzo del
mito, constatare il ricorrere di alcuni fondamenti della poetica ellenistica, esaminare il modo in
cui i modelli letterari greci vengono variati dal poeta e adattati al pubblico romano.
A. DIOTTI, S. DOSSI, F. SIGNORACCI, Res et fabula SEI 2012
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LAT/ITA TESTO 1 Carmina 61
ITA TESTO 2 Carmina 64, 124-201
ITA TESTO 3 Carmina 66
Per le nozze di Torquato:
un esempio di epitalamio
Il carme 61 di Catullo un epitalamio, vale a dire un canto nuziale, una specie di cantilena il ritmo
cantilenante ottenuto anche grazie alla scelta metrica operata dal poeta, che utilizza versi brevi
come i ferecratei e i gliconei composto in occasione delle nozze di un amico, Lucio Manlio Tor-
quato, con Vibia Aurunculeia. Il carme pu essere suddiviso in cinque sezioni. La prima uninvoca-
zione ad Imeneo, il dio protettore delle nozze, e si sviluppa fno al v. 45. Segue uninterrogativa reto-
rica (c un dio cui pi si devono rivolgere gli amanti riamati?) che apre la parte dellinno dedicata
alle lodi del dio (vv. 46-75). La terza sezione deve immaginarsi cantata di fronte alla porta della casa
della sposa, dove dobbiamo pensare sia giunto il corteo nuziale; essa unesortazione a che la
sposa sia condotta a casa di Torquato (vv. 76-120). La quarta parte quella che pi di ogni altra si
avvicina ai fescennini, infatti comprende battute salaci e allusioni piccanti, e dobbiamo immaginarla
recitata dal coro mentre scorta la sposa a casa dello sposo (vv. 121-210). Infne linno si conclude
con il tradizionale augurio di felicit e di fecondit agli sposi (vv. 211-235).
Si riportano la prima sezione (vv. 1-45), parte della quarta (vv. 184-210) e lultima (vv. 211-235).
Metro: gliconei e ferecratei 261162
26116
Collis o Heliconii
cultor, Uraniae genus,
qui rapis teneram ad virum
virginem, o Hymenaee Hymen,
5 o Hymen Hymenaee,
cinge tempora foribus
suave olentis amaraci,
Carmina, 61
TESTO 1
fammeum cape laetus, huc
huc veni, niveo gerens
10 luteum pede soccum;
excitusque hilari die,
nuptialia concinens
voce carmina tinnula,
pelle humum pedibus, manu
15 pineam quate taedam.
namque Vibia Manlio,
qualis Idalium colens
venit ad Phrygium Venus
iudicem, bona cum bona
20 nubet alite virgo,
foridis velut enitens
myrtus Asia ramulis
quos Hamadryades deae
ludicrum sibi roscido
25 nutriunt umore.
Quare age huc aditum ferens
perge linquere Thespiae
rupis Aonios specus,
nympha quos super irrigat
30 frigerans Aganippe,
ac domum dominam voca
coniugis cupidam novi,
mentem amore revinciens,
ut tenax hedera huc et huc
35 arborem implicat errans.
Vosque item simul, integrae
virgines, quibus advenit
par dies, agite in modum
dicite o Hymenaee Hymen,
40 o Hymen Hymenaee,
ut libentius, audiens
se citarier ad suum
munus, huc aditum ferat
dux bonae Veneris, boni
coniugator amoris.
[]
Io Hymen Hymenaee io,
185 io Hymen Hymenaee.
vos bonae senibus viris
cognitae bene feminae,
collocate puellulam.
Io Hymen Hymenaee io,
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190 io Hymen Hymenaee.
iam licet venias, marite:
uxor in thalamo tibi est,
ore foridulo nitens,
alba parthenice velut
195 luteumve papaver.
At, marite, (ita me iuvent
caelites) nihilo minus
pulcer es, neque te Venus
neglegit. Sed abit dies:
200 perge, ne remorare.
Non diu remoratus es,
iam venis. Bona te Venus
iuverit, quoniam palam
quod cupis cupis et bonum
205 non abscondis amorem.
Ille pulveris Africi
siderumque micantium
subducat numerum prius,
qui vestri numerare volt
210 multa milia ludi.
ludite ut lubet, et brevi
liberos date. Non decet
tam vetus sine liberis
nomen esse, sed indidem
215 semper ingenerari.
Torquatus volo parvulus
matris e gremio suae
porrigens teneras manus
dulce rideat ad patrem
220 semihiante labello.
Sit suo similis patri
Manlio et facile insciis
noscitetur ab omnibus,
et pudicitiam suae
225 matris indicet ore.
Talis illius a bona
matre laus genus approbet,
qualis unica ab optima
matre Telemacho manet
230 fama Penelopeo.
claudite ostia, virgines:
lusimus satis. At boni
coniuges, bene vivite et
munere assiduo valentem
235 exercete iuventam.
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O tu che abiti sul colle dElicona,
fglio di Urania,
tu che rapisci la tenera vergine
per consegnarla al marito, o Imeneo Imene,
o Imene Imeneo,
cingi le tempie di maggiorana
intrecciata in forite corone, gradevolmente odorosa,
prendi festoso il velo color della famma, quaggi
vieni, quaggi, calzando i piedi candidi come la neve
nelle gialle scarpette,
giulivo per una giornata di gioia,
cantando fra noi gli inni
nuziali con voce argentina,
batti la terra col piede, con la mano
scuoti la faccola fatta di pino.
Perch con bellauspicio Vibia
si unisce a Manlio,
bella come Venere, che vive sul monte Idalio,
quando venne al giudice frigio;
una vergine di smagliante bellezza,
come un mirto dAsia
con i teneri rami in fore,
che le ninfe Amadriadi
per deliziarsene
nutrono di stillante rugiada.
Vieni dunque volgendo il passo fn qui;
lascia gli antri aonii
della rocciosa Tespie,
che la ninfa Aganippe
irriga di fresca acqua di fonte,
chiama alla casa la padrona di casa,
innamorata del nuovo sposo,
cingendole il cuore damorosa passione,
come lavvinghiata edera, errando qua e l,
circuisce il tronco.
Anche voi, tutte insieme, vergini illibate,
per le quali un simile giorno vicino,
su cantate ritmicamente:
O Imeneo Imene,
o Imene Imeneo,
perch, pi volentieri, udendo
che lo si invoca al suo
compito, volga qui il passo
lui che la guida della Venere onesta,
lui che congiunge gli onesti amori.
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LElicona il monte tradizionalmente detto delle
Muse; Urania appunto una delle Muse, che secondo il
mito era madre di Imeneo; il padre invece era Apollo.
Il monte Idalio si trovava sullisola di Cipro, vicino alla
citt che portava lo stesso nome (Idalio), sede di un fa-
moso santuario dedicato a Venere. L, secondo il mito, av-
venne la consegna del premio alla dea pi bella da parte
di Paride, detto nel testo giudice frigio.
2.
1. Le Amadriadi o Driadi erano originariamente le ninfe
delle querce. Successivamente il nome pass a indicare
le ninfe dei boschi.
Aonii aggettivo che equivale a beoti. In Beozia, in-
fatti, vicino al monte Elicona stava la citt di Tespie, ci-
tata poco dopo, e allo stesso luogo rimanda la citazione
di Aganippe, una naiade il cui nome era associato con la
fonte omonima posta in prossimit dellElicona. Le Muse
erano chiamate anche Aganippidi, dal nome della fonte.
3.
4.
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Su, Imene Imeneo, su,
su, Imene Imeneo.
Voi, oneste consorti,
onestamente sposate con anziani mariti,
sistemate la giovine sul letto.
Su, Imene Imeneo, su,
su, Imene Imeneo.
Ormai tu puoi venire, o marito;
hai nel letto nuziale tua moglie,
che splende nel visino forente
come petali di camomilla
o come scarlatto papavero.
Anche tu, marito, mi siano testimoni
i numi celesti, non sei meno
bello. Venere
non si scorda di te. Il sole sta tramontando;
affrettati, non indugiare.
A lungo non hai indugiato;
ora sei qui. Che Venere onesta
ti abbia a proteggere, poich ci che tu concupisci
lo concupisci dinanzi alla gente e non sei costretto
a celare il tuo amore onorato.
Calcoli prima il numero
dei granelli di sabbia africana
o delle stelle lucenti, colui che vuole sommare
le molte migliaia dei vostri giochi damore.
Amatevi come vaggrada e in poco tempo
dateci fgli. Non saddice
a un casato cos antico
restare senza fglioli, ma conviene
che procrei di continuo.
Voglio un Torquato piccolino
che, dal seno della madre,
tendendo le morbide manine,
sorrida dolcemente a suo padre
con la boccuccia socchiusa.
Sia somigliante a suo padre
Manlio; sia riconosciuto facilmente
da tutti, anche da chi non lo sa,
e attesti col volto
la fedelt nuziale della madre.
Tale sia lelogio, che provenendo
da una madre onorata attesti il lignaggio,
quale la fama eccezionale che,
per la castissima madre, ancora oggi rimane
al fglio di Penelope, Telemaco.
Sprangate le porte, o vergini.
Lo scherzo fnito. Voi, coniugi
onesti, vivete felici e
mettete alla prova il giovanile vigore
compiendo assiduamente il dovere di sposi.
(trad. di F. Della Corte)
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Il lamento di Arianna abbandonata
Il carme 64 un epillio di argomento erotico-mitologico che, secondo i canoni della poetica callima-
chea e neoterica, sostituisce il poema epico che non offre, proprio per la sua ampiezza, garanzia di
accurato labor limae. Largomento costituito dalle nozze di Peleo e Teti, esempio di amore felice
fondato sul foedus e sulla fdes, ma al suo interno, attraverso la tecnica alessandrina dellkphrasis,
si inserisce la storia dellamore infelice di Arianna e Teseo. La narrazione prende avvio dalla raffgu-
razione che orna la coperta del talamo nuziale. Limmagine della fanciulla sola sul lido che scorge in
lontananza la fotta di Teseo che si allontana veloce campeggia sulla coperta. La scena trova il suo
momento culminante nel lamento di Arianna abbandonata dalluomo a cui aveva salvato la vita sa-
crifcando quella del proprio fratello, il Minotauro.
I modelli delleroina sono numerosi, dalla Medea euripidea abbandonata da Giasone a quella prota-
gonista della tragedia di Ennio, fno alla protagonista del III libro delle Argonautiche di Apollonio Rodio.
DellArianna catulliana si ricorderanno a loro volta Virgilio nel tratteggiare la fgura di Didone nel IV
libro dellEneide e nella narrazione - nel IV libro delle Georgiche - della vicenda di Orfeo ed Euridice,
che costituisce un vero e proprio epillio, e Ovidio nelle Heroides.
Una caratteristica comune dei carmina docta, in particolare di questo e del carme 68, la capacit di
Catullo di rendere soggettivo il mito, di proiettare i suoi sentimenti nella vicenda mitica, cosicch que-
sti carmi non si distaccano molto dal resto del liber. A questo proposito interessante istituire un con-
fronto tra il lamento di Arianna (vv. 139-148) e il carme 70, appartenente alla terza sezione del liber.
Le parole con cui Arianna lamenta la mancata fedelt ai giuramenti da parte di Teseo ricalcano le pa-
role con cui Catullo dichiara che non bisogna prestar fede ai giuramenti delle donne, che vanno scritti
sul vento e sullacqua che porta via. La situazione la stessa, anche se nel carme 64 lo sviluppo
pi ampio rispetto alla concisione epigrammatica del carme 70, e il linguaggio pi aulico. La diffe-
renza sta nel fatto che nel carme 64 Arianna a lamentarsi del comportamento dellamato, mentre
nel carme 70 Catullo a dolersi della violazione della fdes da parte di Lesbia. C dunque una chiara
identifcazione di Catullo in Arianna, entrambi sofferenti per linfedelt della persona amata, per la vio-
lazione di quella fdes di cui un tempo gli dei si facevano garanti e che ora calpestata e offesa.
Narra la leggenda che ella smani col cuore in famme,
spesso emise grida acute dal fondo del petto,
e stravolta sovente sal sui monti scoscesi
per spingere lo sguardo dallalto sui futti immensi del mare
e sovente corse incontro alle onde del mare increspato,
sollevando sulle gambe denudate le morbide vesti,
e mesta pronunci queste parole fra i lamenti di morte
ed emise freddi singhiozzi col viso irrorato di lacrime:
Ah! cos tu, traditore, toltami al focolare domestico,
o traditore Teseo, mi abbandonasti su una spiaggia deserta?
cos che tu fuggi, sprezzando la potenza dei numi,
e dimentico, ahim!, porti a casa i tuoi esecrati spergiuri?
Nulla ha potuto piegare il proposito della tua mente
crudele? Non avevi clemenza
che inducesse il cuore snaturato ad impietosirsi di me?
Non questo promettevi un giorno con parole
suadenti a me sventurata, non queste speranze infondevi;
ma un lieto matrimonio, ma un bramato imeneo.
Tutte promesse vane, che i venti ora disperdono allaria.
E non vi sia pi donna che creda ai giuramenti di un uomo,
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Imeneo sinonimo di nozze; si noti la ridondanza delle parole di Arianna, che ripete nel breve giro di un unico
verso il medesimo concetto (lieto matrimonio ... bramato imeneo).
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che speri sincera la parola di un uomo:
gli uomini, fno a che smania il capriccio di ottenere qualcosa,
non temono di far giuramenti, non risparmiano mai le promesse;
ma appena saziato il piacere della voglia damore,
non temono pi le parole, non si curano dei loro spergiuri.
Mentre tu eri afferrato dal vortice della morte,
ti salvai, e senza esitazioni preferii che morisse il fratello
piuttosto di non esserti, o traditore, vicina nellestremo pericolo;
come ricompensa verr data preda alle fere e agli uccelli,
e, morta, non avr chi mi seppellisca con una manciata di terra.
Qual la leonessa che ti gener sotto rupe deserta,
qual il mare che ti concep e ti gett fuori dalle onde di spuma,
quale Sirte, quale Scilla rapace, quale mostruosa Cariddi,
perch cos mi ricompensi di averti salvato la vita che amavi?
Se davvero non pensavi a sposarmi,
perch temevi i crudeli comandi del padre severo,
avresti almeno potuto condurmi alla casa dei tuoi;
come una schiava ti avrei servito, con giuliva fatica,
delicatamente lavando nelle limpide acque i tuoi candidi piedi,
stendendo sul tuo letto una coltre scarlatta.
Ma perch invano mi lamento, impazzita per la sventura,
volgendomi ai venti ignari, che, privi di udito,
non possono ascoltare il messaggio, n rispondere a voce?
Eccolo gi arrivato nel mezzo del mare,
mentre qui, su questalghe deserte, non si vede un essere umano.
Cos la sorte crudele, colpendomi oltre misura,
nella mia ultima ora, non lascia che orecchio ascolti i lamenti.
Giove, che tutto puoi, oh! Se mai fn dal principio
le navi cecropie non avessero toccato le rive di Cnosso,
e se, portando il tributo di morte allinvincibile toro,
lo spergiuro nocchiero non avesse legato a Creta la gomena,
e malvagio, mascherando sotto soavi apparenze intenzioni
crudeli, non avesse riposato, ospite nella mia casa!
Dove mi rifuger? Misera, a quale speranza posso ora aggrapparmi?
Salir sopra i monti dellIda? Ahim! Da questi mi separa
lampio gorgo della minacciosa distesa del mare.
Sperer nellaiuto del padre? Fui io ad abbandonarlo,
per seguire il giovane Teseo, che grondava ancora sangue del fratello!
O mi posso consolare con lamore fedele del marito?
Ma non lui che fugge, curvando nelle onde i fessibili remi?
E poi un litorale senza case; lisola deserta;
e non si schiude una strada duscita, con le onde del mare che mi cingono;
mezzo per fuggire non v; non v speranza; tutto silenzio,
tutto deserto, tutto si presenta funereo.
Tuttavia gli occhi non mi diverranno languidi per la morte,
n il mio corpo spossato smarrir i suoi sensi,
Prima che io tradita chieda ai celesti il giusto castigo,
e ne invochi la divina protezione nella mia ora suprema.
Voi, Eumenidi, che punite i delitti degli uomini, vendicandovi
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Sirte, Scilla e Cariddi sono tre punti ritenuti partico-
larmente pericolosi dai naviganti. La Sirte si trova nei
pressi delle coste libiche; Scilla e Cariddi nello stretto di
Messina, la prima sulle coste calabre, la seconda su
quelle sicule.
Laggettivo cecropie si riferisce al mitico re di Atene
Cecrope e indica le navi dellateniese Teseo.
3.
2. Gli antichi conoscevano due catene montuose che
prendevano il nome di Ida; la prima, a cui fa riferimento
qui Catullo si trovava nellisola di Creta; laltra nei pressi
di Troia.
Le Eumenidi sono le Erinni o Furie, dee della vendetta
familiare. La loro tradizionale iconografa le voleva con
serpenti al posto dei capelli.
4.
5.
con il castigo, voi che avete la fronte ricinta da una chioma
di serpi, rivelatrici dellira che spira dal petto,
qui, qui venite, udite i miei lamenti
che misera, ohim!, sono costretta ad emettere dalle mie intime
fbre, priva di tutto, adirata, impazzita per lamore che mi acceca.
Poich questi veraci lamenti mi escono dal fondo del cuore,
voi non lasciate che le mie pene rimangano senza vedetta;
ma come Teseo fu smemorato, nel lasciarmi qui sola,
cos smemorato, o dee, colpisca se stesso ed i suoi.
(trad. di F. Della Corte)
La Chioma di Berenice
Questo carme risale al periodo successivo alla morte del fratello e al ritorno a Verona, traduzione in
latino di un poemetto che Callimaco aveva composto tra il 246 e il 245 a.C. Si tratta di un lavoro fa-
ticoso e impegnativo su pi fronti. Innanzitutto, come dice lo stesso Catullo nel carme 65 (v. 16) con
cui egli dedic la traduzione allamico Ortensio Ortalo, si tratta di expressa carmina, cio di versi tra-
dotti non nel modo tradizionalmente seguito dai poeti latini, che preferivano vertere, cio rimaneg-
giare il modello originale, adattandolo a mentalit e costumi romani. Il verbo exprimere, infatti, de-
nuncia la volont di mantenersi il pi possibile fedele ai contenuti e alla forma delloriginale greco.
Cos facendo, Catullo inaugura di fatto una nuova stagione nella storia della traduzione da opere gre-
che; infuenzato dai principi del neoterismo, egli esprime unattenzione flologica nei confronti dei mo-
delli ellenistici, che fno ad allora non aveva trovato posto a Roma. La fedelt al testo callimacheo im-
plica inoltre un esercizio attento dal punto di vista linguistico e retorico, in modo che laderenza
alloriginale traspaia anche nelleleganza formale della traduzione, nella precisione delle rifniture,
nellesatto mantenimento dellapparato erudito e dottrinale. Non a caso la scelta di Catullo cadde su
Callimaco, considerato dai neoterici il campione della perfezione formale e il modello assoluto di
lepos e doctrina.
Il testo callimacheo, per, venne scelto da Catullo anche per un altro motivo. La vicenda di Berenice,
che consacra un ricciolo della sua chioma agli di, per ottenere il ritorno dalla guerra del marito, di-
venta simbolo di uno dei valori costantemente celebrati dal poeta veronese nei suoi carmi: la fdes.
A raccontare la vicenda, nellepillio, lo stesso ricciolo di capelli, che con toni enfatici tratta temi con-
geniali alla poetica catulliana: la sofferenza damore, la fedelt allamato, la forza del legame coniu-
gale. Si osservi la ricchezza di elementi eruditi, ripresi dal mito e mescolati alle conoscenze geogra-
fche dellautore, intrecciati in forme eleganti che conferiscono raffnatezza al poemetto.
Chi distinse ogni luce del cielo infnito
e il sorgere e il tramonto scopr delle stelle,
e come soscuri lo splendore di fuoco
del sole veloce, e in quale tempo sallontanino
gli astri, e come furtivamente, tenero
amore sotto le rupi del Latmo
attiri lontana Trivia dal suo aereo giro;
quello stesso Conone scorse nella luce celeste
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Carmina, 66
TESTO 3
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Il Latmo una catena montuosa tra la Ionia e la
Caria, dove, secondo il mito, la Luna (che compare nel
verso successivo col nome di Trivia) incontrava di nasco-
sto il bellissimo Endimione.
La Luna era detta Trivia, perch identifcata anche con
Artemide (Diana per i Romani), ed Ecate (o Proserpina),
signora degli Inferi.
2.
1. Conone di Samo fu un celebre astronomo, vissuto
alla corte di Tolomeo III Evergete. Fu lui ad identifcare il
ricciolo della regina Berenice con un gruppo di stelle
posto tra la costellazione del Leone e quella della Vergine
e a denominare questa nuova costellazione celeste
Chioma di Berenice, con intento adulatorio nei confronti
del sovrano.
3.
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me, chioma staccata dal capo di Berenice,
chiara, lucente chioma che lei promise
a molti dei, tendendo soavi le braccia,
quando il re, ora potente per le nuove nozze,
part per devastare le terre degli Assiri,
con il dolce ricordo delle lotte notturne,
vinte forzando la purezza della vergine.
Forse la nuova sposa odia Venere? O delude
la gioia del padre e della madre con lacrime
false alle soglie della stanza nuziale?
Chio sia dimenticata dagli di, se quel pianto vero.
Questo, con molti lamenti, mi disse la regina
quando lo sposo part verso tremende battaglie.
E tu allora, sola, dicevi di non piangere
il letto deserto, ma la triste partenza
dellamato fratello. Quale ansia profonda
tormentava il tuo cuore. E come
tremava il petto; e svanirono i sensi,
o ti sfugg la mente. Ma io so che fermo
era lanimo tuo gi da fanciulla.
O la giusta vendetta pi non ricordi,
che nessuno pi forte di te aveva osato,
e per la quale ora sei regina? Ma che parole
tristi tu dicevi salutando lo sposo,
o Giove, e quante lacrime asciugava la tua mano!
E quale Dio potente mut lanima tua?
Forse gli amanti non possono vivere lontani
dal corpo adorato? E allora, per il dolce sposo,
per il suo ritorno, sacrifcando un toro,
mi promettesti agli dei. E in poco tempo
conquistata lAsia, il re lun alle terre dellEgitto.
E ora, accolta fra gli dei, io sciolgo il voto antico.
lo non volevo, o regina, staccarmi dal tuo capo,
non volevo: lo giuro per te e per la tua vita:
e chi giura cos, invano, abbia una giusta pena.
Ma chi pretende dessere uguale al ferro?
Anche il monte famoso in riva al mare, il pi alto
su cui passa luminoso il fglio di Thia,
fu tagliato, quando i Medi crearono un nuovo
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La citazione degli Assiri vuole richiamare limpresa
bellica condotta da Tolomeo III Evergete contro Seleuco,
re di Siria (e quindi degli Assiri), nel 246 a.C., appena
dopo le nozze con Berenice. per propiziare il ritorno a
casa dello sposo che Berenice sacrifc un ricciolo della
sua chioma, poi rapito in cielo dagli di e trasformato in
nuova costellazione.
Tolomeo III era in realt il cugino di Berenice, fglia di
Maga, re di Cirene, e di Apamane, a sua volta fglia di An-
tioco I di Siria. Allatto delle nozze, la principessa port in
dote al re egizio la Cirenaica. Sopravissuta al marito, ella
resse il trono dEgitto in nome del fglio, Tolomeo IV, che
per nel 221 a.C. la fece assassinare. Tolomeo III e Be-
renice vengono defniti fratelli, nel testo catulliano, in
omaggio alla tradizione egizia, secondo cui il faraone e la
sua sposa erano identifcati coi fratelli divini Osiride ed
Iside.
5.
4. Laffermazione un po oscura richiama la vicenda
della congiura ai danni di Demetrio, principe di Macedo-
nia, in cui fu coinvolta la quindicenne Berenice. La
madre di Berenice (Apamane) voleva imporre alla figlia
le nozze con Demetrio, che tra laltro era lamante della
madre stessa. Ribellatasi al volere materno, Berenice
uccise Demetrio, risparmi la vita di Apamane e spos
Tolomeo.
Il fglio di Thia il Sole, che aveva per padre Iperione
e per madre, appunto, Thia.
Il monte di cui si parla lAthos, nella penisola Calci-
dica. Durante la seconda guerra persiana, Serse fece ta-
gliare listmo del monte Athos, ricavandone un canale che
consentisse allimponente fotta dei Persiani (Medi) di
transitare pi agevolmente.
6.
8.
7.
mare e sulle navi i giovani barbari passarono
in mezzo allAthos. E se monti cos alti
cedono al ferro, come possono resistere le chiome?
Stermina, o Giove, la razza dei Calibi,
che primi, sotto terra cercarono vene del ferro
e poi, ostinati, ne vollero piegare la durezza.
Le trecce mie sorelle, separate da me
da poco tempo, piangevano la mia sorte,
quando il fglio delletiope Memnone, nato da lui solo,
il cavallo alato di Arsinoe locrese,
venne da me battendo laria con lali
e, sollevandomi in volo per lalte
ombre celesti, mi pose in grembo a Venere.
E Venere stessa, abitatrice greca
delle rive di Canopo, mand il messaggero
perch nel cielo divino fra le varie stelle
non stesse ferma solo la corona doro
tolta alle tempie di Arianna, ma anche noi
vi splendessimo, chiome promesse in voto,
recise a un capo biondo. E fresca ancora di pianto
la dea mi pose negli spazi, nuova stella
fra le antiche. Ed io, sforando gli astri della Vergine
e dellardente Leone, prossima a Callisto,
volgo al tramonto, quasi come guida,
prima del lento Bote, che a stento
simmerge tardi nellOceano profondo.
E se di notte io sento il passo dei piedi divini,
e poi la luce mi rende a Teti biancheggiante,
ora, con tua buona pace, o vergine Ramnusia,
dir la verit senza timore, pure se le stelle
con aspre parole mi tormentino, dir i segreti
pensieri del mio cuore: che non tanto mallieta
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I Carmina docta Pagine digitali
I Calibi sono una popolazione mitica delle coste del
Mar Nero. Secondo la tradizione avevano scoperto il ferro
e affnato larte della sua lavorazione.
Memnone era il re dEtiopia, che, secondo quanto
narra il mito, corse in aiuto dello zio Priamo durante la
guerra di Troia. Ucciso da Achille, ebbe da Zeus il dono
dellimmortalit. In una delle tanti versioni del mito,
dalle ceneri di Memnone sarebbe nato un uccello, pro-
babilmente uno struzzo, che nel testo catulliano sarebbe
il cavallo alato incaricato di portare il ricciolo di Bere-
nice in cielo. Unaltra interpretazione propenderebbe a
identificare nel cavallo alato il fratello di Memnone, Ze-
firo.
Arsinoe II era moglie di Tolomeo II e madre di Tolo-
meo III ed era venerata come una dea, con lappellativo di
Arsinoe Afrodite, in un tempio posto sul promontorio Zef-
rio, vicino ad Alessandria. a lei che Zefro obbedisce,
portando in cielo il ricciolo di Berenice. Lappellativo lo-
crese usato da Catullo in riferimento ad Arsinoe non
chiaro, a meno che non lo si voglia riferire a Zefro, dal
momento che gli abitanti di Locri, in Magna Grecia, erano
denominati epizefri, perch esposti ai soff del vento.
Canopo una citt del delta del Nilo, a oriente di
Alessandria.
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9. I versi si riferiscono alla corona doro che Arianna ri-
cevette in dono da Dioniso e che poi fu mutata in costel-
lazione celeste.
Qui si fa menzione delle tre costellazioni collocate vi-
cino alla Chioma di Berenice: la Vergine, il Leone e Calli-
sto. Questultima la pi nota Orsa Maggiore. Narra in-
fatti il mito che Callisto era una ninfa del cor teo di
Artemide, votata come tutte le compagna della dea alla
castit. Sedotta da Zeus, venne trasformata dalla gelosa
sposa del dio, Era, nella costellazione dellOrsa Mag-
giore.
Ad ovest della Chioma di Berenice si trova unaltra co-
stellazione, quella di Bote, che si muove lentamente in-
torno allasse celeste. Essendo considerata la custode
dellOrsa Maggiore viene denominata anche Artoflace
(che in greco signifca appunto custode dellOrsa).
Teti una delle divinit ancestrali, simbolo della fecon-
dit. Sorella e sposa di Oceano, gli partor pi di tremila fgli
(i fumi della Terra) e altrettante fglie (le Oceanine). Nel testo
di Catullo indica per metonimia il mare, in cui, secondo lim-
maginario collettivo, vanno a tuffarsi di giorno le stelle.
Ramnusia lepiteto dato a Nemesi, la dea della ven-
detta, cos denominata a causa di un santuario a lei de-
dicato a Ramnunte, in Attica.
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la mia sorte, quanto mi duole dessere lontana,
per sempre lontana dal capo della mia regina,
con la quale soltanto nel suo tempo di fanciulla
fui senza profumi. Ma di quanti, poi, odorai!
O voi che le torce nuziali unirono
nel giorno sospirato, non abbandonate il corpo
allo sposo scoprendo il seno, n levate la veste,
senza prima versare a me i dolci unguenti
del vasetto donice, i vostri profumi, o voi
che onorate il casto letto delle nozze.
Ma se alcuna sabbandona ad altri amori,
beva la polvere leggera le sue vane offerte:
io non chiedo nulla alle donne senza fede;
e voglio invece che sempre la concordia,
o spose, e sempre amore abiti con voi.
E se guardando gli astri, o regina, placherai Venere,
tu, nei giorni solenni, non lasciarmi priva
di sacrifci di sangue, ma a me dedica
numerose offerte. Riprendano le stelle
il loro corso: e chio torni chioma di regina?
E presso allAcquario arda pure Orione!
(trad. di S. Quasimodo)
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Orione e lAcquario sono due costellazioni tra loro molto distanti. Affermare che stiano vicino nel cielo allude forse
a un impossibile sogno di sospensione di ogni ostacolo al compimento dei desideri umani.
18.
RIEPILOGO DEL PERCORSO
1 I carmina docta hanno elementi che li distinguono dal resto del liber di Catullo:
a sapresti dire quali temi affrontati nei passi proposti non trovano riscontro nei altri carmi delle altre se-
zioni?
b quale funzione riveste il mito nei passi letti?
2 Anche nei carmina docta, tuttavia, ritornano temi gi affrontati nelle altre sezioni:
a quali sono questi temi? Quali di essi compaiono nei testi letti?
b che signifcato ha trattare della fdes in un contesto non lirico, ma epico?
3 Nel carme 66 quali elementi ti sembrano tipici dellalessandrinismo? Ad esempio:
a il poeta fa sfoggio di erudizione? In quali precise occasioni?
b presente il mito? In quali proporzioni (accennato di tanto in tanto, ribadito spesso...)?
c presente una certa ricercatezza nella costruzione delle frasi?
d viene tenuto in conto il principio delleleganza formale? In quali passaggi si nota?
4 Concentrati ora sugli aspetti pi propriamente letterari:
a quali forme metriche hanno i passi letti?
b quali dei testi letti hanno un modello nella letteratura greca?
c come viene romanizzato il genere greco dellepitalamio?
d quali elementi propri dellellenismo riscontri nei testi letti?
e quali sono invece gli elementi pi specifcamente neoterici?