Sei sulla pagina 1di 2

PERCHE ENEA PIANGE?

(Eneide, I, 459-487)


Priamo supplica Achille di rendergli il corpo del figlio Ettore
Coppa del I secolo, dal corredo funebre di Casius Silius, comandante romano della Germania Superior

Constitit et lacrimans 'Quis iam locus,' inquit, 'Achate,
quae regio in terris nostri non plena laboris?
En Priamus. Sunt hic etiam sua praemia laudi,
sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.
Solve metus; feret haec aliquam tibi fama salutem.'
Sic ait atque animum pictura pascit inani
multa gemens, largoque umectat flumine
vultum.
Namque videbat uti bellantes Pergama circum
hac fugerent Grai, premeret Troiana iuventus;
hac Phryges, instaret curru cristatus Achilles.
Nec procul hinc Rhesi niveis tentoria velis
agnoscit lacrimans, primo quae prodita somno
Tydides multa vastabat caede cruentus,
ardentisque avertit equos in castra prius quam
pabula gustassent Troiae Xanthumque bibissent.
Parte alia fugiens amissis Troilus armis,
infelix puer atque impar congressus Achilli,
fertur equis curruque haeret resupinus inani,
lora tenens tamen; huic cervixque comaeque trahuntur
per terram, et versa pulvis inscribitur hasta.
Interea ad templum non aequae Palladis ibant
crinibus Iliades passis peplumque ferebant
suppliciter, tristes et tunsae pectora palmis;
diva solo fixos oculos aversa tenebat.
Ter circum Iliacos raptaverat Hectora muros
exanimumque auro corpus vendebat Achilles.
Tum vero ingentem gemitum dat pectore ab imo,
ut spolia, ut currus, utque ipsum corpus amici
tendentemque manus Priamum conspexit inermis.
Si ferm e piangendo Quale luogo mai, disse, Acate,
quale regione sulla terra non piena del nostro affanno?
Ecco Priamo. Pure qui lonore ha i suoi premi,
ci sono lacrime per le sventure e le storie mortali commuovono.
Non aver paura: la fama ti porter salvezza.
Cos dice e nutre il cuore con la pittura vana
gemendo molto, ed irriga il volto di abbondante fiume.

Infatti vedeva come, combattendo attorno a Pergamo,
di qua fuggissero i Greci, la giovent troiana incalzasse;
di qua i Frigi, e col cocchio il crestato Achille inseguisse.
E non lontano da qui riconosce piangendo le tende di Reso
dai bianchi drappi, che tradite nel primo sonno
il Tidide insanguinato devastava con larga strage,
e devia i cavalli ardenti nellaccampamento, prima che
gustassero i pascoli di Troia e bevessero lo Xanto.
Da unaltra parte Troilo, perdute le armi, fuggendo,
sfortunato ragazzo e scontratosi impari con Achille,
trascinato dai cavalli e riverso legato al cocchio vuoto,
ancora tenendo le briglie; a lui il collo e le chiome son tirate
per terra, e la polvere segnata dallasta rigirata.
Intanto andavano al tempio di Pallade non giusta
le Troiane, coi capelli sciolti e portavano il peplo
umilmente, tristi e battendo i petti con le palme;
la dea teneva gli occhi fissi al suolo ostile.
Achille tre volte aveva trascinato Ettore attorno le mura troiane
e vendeva il corpo esanime per oro.
Allora davvero d un immenso gemito dal fondo del cuore,
come vide le spoglie, ed i cocchi, e lo stesso corpo dellamico
e Priamo tendente le mani inermi.

Enea piange. Noi lettori del primo libro dellEneide, ancora frastornati dalla bufera
improvvisa con cui Virgilio ci ha ammaliati fin dallinizio dellopera, stavamo conoscendo il
nostro eroe come un forte condottiero, provato ma non abbattuto dalla tempesta
escogitata dalla nemica Giunone, capace di fare buon viso a cattivo gioco per rincuorare
i compagni naufraghi, rincuorato pure dalla madre, che gli era apparsa sotto false
sembianze ma lo aveva aiutato, istruito e protetto...
Ma ora, nel tempio in costruzione a Cartagine, sorpreso dalle raffigurazioni della
fine della sua citt, di fronte allevidenza pittorica della rappresentazione della sconfitta di
Troia, Enea piange.
Non un pianto di disperazione, non neppure solo un pianto di dolore; si tratta di
una manifestazione di piet, della commozione profonda e irrefenabile di fronte al destino
della propria patria, riassunta e simboleggiata in Priamo. Ma non solo.
Enea sorprende il fido scudiero Acate: perch da una parte soffre in modo violento
(altrimenti non piangerebbe), dallaltra commosso dallonore reso con tanta magnanimit
ai vinti troiani. E, tra le lacrime, gli dice che tutto questo talmente bello da provocargli
un pianto che potremmo quasi definire di gratitudine: bellissimo che Priamo resti
immortalato dallarte nel suo terribile dolore, bellissimo perch testimonia di un cuore
capace di rendere onore (sunt etiam sua praemia laudi) a chi lo merita. Sunt lacrimae
rerum: ci si sa commuovere per le disgrazie et mentem mortalia tangunt, e le vicende
umane toccano il cuore.
Perci, veramente a sorpresa, Acate si sente dire, a mo di conclusione: solve metus
non aver paura! Come, siamo in terra nemica, non conosciamo ancora questo popolo,
siamo stati sbattuti qui da una bufera provocata dagli di avversi, abbiamo forse perso pi
della met delle navi e dellequipaggio, il capo sta piangendo... e mi dice di non aver paura?
S, risponde Enea, perch haec fama questa stessa fama, feret tibi aliquam salutem ti
salver, in un modo che ora non sai. Questi premi allonore, queste lacrime per le sventure,
questa commozione ci porteranno salvezza: non abbiamo nulla da temere!
Lultima parola non degli di cattivi e ostili, lultima parola non appartiene neppure
alle vicende di questa terra (la fine della nostra citt di Troia, e del nostro re Priamo...). Al
di l di tutto questo, c un qualcosa di superiore e allo stesso tempo di cos tangibile e
visibile come questa vana pittura (inani pictura) che mi dice di non temere, di avere fiducia.
Ma scendendo un po in profondit qual loggetto di questa pietas sia di Enea,
sia di chi ha a sua volta commosso Enea testimoniandogli la propria pietas in quelle
raffigurazioni e provocando in lui la risonanza cos sorprendente che abbiamo esaminato?
La figura centrale qui Priamo, il re della citt infelice; ma non solo in quanto re
sfortunato, cui tocca assistere alla fine del proprio regno e della propria gente. Priamo ha
una caratteristica particolare, qui evidenziata in modo chiaro. Priamo costretto a vedere
la morte dei propri figli.
In questo brano ne sono nominati ben due: Ettore, il pi forte e famoso, il grande
guerriero, e Troilo, infelix puer, ucciso da Achille dopo aver perso le armi (aspetto ancor
pi patetico). Si noti come la scena dello scempio del corpo di Ettore, ben nota ai lettori di
Omero, venga replicata con ulteriori particolari patetici nel caso del trascinamento del
ragazzino Troilo intorno alle mura, tra lindifferenza assoluta degli di (Pallade solo fixos
oculos aversa tenebat non guarda le suppliche, tiene gli occhi fissi altrove: gli di non
vogliono commuoversi!).
E il culmine del pathos e del corrispettivo pianto singhiozzante di Enea - viene
raggiunto dalla scena finale di questo brano: si tratta della restituzione del corpo di Ettore
da Achille a Priamo, che si umilia a baciare la mano delluccisore del figlio. Il tema era
spesso raffigurato nellarte antica, come si pu vedere nella coppa riportata in apertura.
Cos si evidenzia che proprio Priamo il punto focale della pietas di Enea e dei
pittori cartaginesi.
Priamo che vede morire sotto i propri occhi il figlio fortissimo e il figlio debolissimo.
Ci dovremo pensare... e ripensare.

Potrebbero piacerti anche