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Jazz

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trenta equaranta, dal bebop della seconda met degli anni quaranta, al cool jazz e al hard
bop degli anni cinquanta, dal free jazz degli anni sessanta alla fusion degli anni settanta, fino alle
contaminazioni con il funk e l'hip hop dei decenni successivi.
Indice
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1 Caratteristiche principali
2 Musica popolare ma colta
3 Cenni storici
3.1 1900 - 1920
3.2 1910 - 1920
3.3 1930 - 1940
3.4 1940 - 1960
3.5 1960-1970
3.6 1980/2013
4 Stili
5 Protagonisti
6 Note
7 Bibliografia
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni
Coltrane, finendo col diventare un idioma consolidato della tradizione jazzistica.
Una tendenza senz'altro pi radicale e controversa fu determinata dal contemporaneo avvento di
uno stile che venne dapprima chiamata "The New Thing" ("La cosa nuova") e in seguito "Free
jazz". Fondato alla fine degli anni 1950 da giovani musicisti quali Ornette Coleman e Cecil Taylor,
il free jazz praticava una forma d'improvvisazione collettiva totale la cui conseguenza la totale
frantumazione della maggior parte delle idee tradizionali di forma, armonia, melodia e ritmo. Oltre
ad implicare una forte componente di critica politica e sociale, il free incorporava anche una
moltitudine di influenze musicali di provenienza Asiatica e Africana. Il free attrasse l'attenzione di
molti protagonisti (Charles Mingus, Steve Lacy, Sun Ra), reclut giovani brillanti (Archie
Shepp, Albert Ayler, Pharoah Sanders) e si attir le aspre critiche di alcuni dei nomi pi in vista
(Davis e Gillespie tra gli altri) dando origine a polemiche che furono tra le pi violente che il jazz
avesse mai conosciuto e che durarono decenni senza mai esaurirsi completamente, anche dopo che
l'esperienza storica del free jazz pot dirsi conclusa: i critici pi accesi affermarono che il free jazz
rimuoveva la distinzione tra chi sapeva suonare e chi no. Non v' comunque dubbio che il
movimento free mancasse quasi totalmente della componente popolare che per lungo tempo aveva
costituito una delle due anime del jazz, e che fosse seguito quasi esclusivamente dalle lite: questo,
negli USA, ne decret anche un crescente insuccesso commerciale, che diveniva tanto pi evidente
quanto pi si ingigantiva il successo di altri generi musicali contemporanei. Nel free jazz finirono
per confluire alcuni esponenti della parte considerata pi "colta" del jazz: il pi in vista tra questi fu
senz'altro John Coltrane, che si avvicin al movimento free negli ultimi anni della sua vita. Il free
ebbe miglior fortuna in Europa, dove molti giovani musicisti lo adottarono come un veicolo che gli
permetteva d'incorporare nel linguaggio jazzistico una variet di contesti musicali e culturali.
Una diversa tendenza stilistica nacque dall'attenzione reciproca che alcuni musicisti jazz e le nuove
leve della musica brasiliana si rivolgevano. Gi Jelly Roll Morton aveva definito il jazz come una
musica che conteneva "sfumature spagnole" (spanish tinge). Questa definizione era stata onorata
nel corso degli anni da diversi compositori (un nome per tutti: Duke Ellington). Negli anni 1950
alcuni musicisti, il cui pi famoso rappresentante era senz'altro Dizzy Gillespie, avevano coniugato
col jazz temi stilistici tipici della musica cubana e latina in generale ("Afro-Cuban bop"). Questo
stile si avvaleva dell'apporto e dell'influenza musicisti provenienti dall'America latina (Chano
Pozo, Xavier Cugat, Tito Puente, Arturo Sandoval), nonch della strumentazione e delle forme
tipiche della tradizione latina. Fu nel solco di questa tradizione che negli anni 1960 gli esponenti
del movimento brasiliano detto Bossa Nova (Elizete Cardoso, Antonio Carlos Jobim, Vinicius de
Moraes, Joao Gilberto, Luiz Bonfa, Chico Buarque de Hollanda) intrapresero varie collaborazioni
con musicisti jazz come Stan Getz e Charlie Byrd creando uno stile noto come jazz samba. Il
movimento fu lanciato da una serie di incisioni di Getz, le pi famose delle quali, che videro anche
la partecipazione di Joao Gilberto e di sua moglie Astrud Gilberto in veste di cantante. Queste
lanciarono diversi brani che divennero successi planetari (tra gli altri: La ragazza di Ipanema).
Nella seconda met degli anni 1960, l'irruzione del fenomeno della musica di massa, che in gran
parte s'imperniava sulle generazioni pi giovani e sulla loro musica d'elezione, il rock, mise in
difficolt, anche economica, la gran parte dei musicisti jazz. Quelli che non scelsero la critica
radicale del free e che non sparirono dalla scena dovettero cambiare stile. Alcuni scelsero di
accentuare il carattere funky della loro musica fino ad apparentarla al funky e alla sempre pi
popolare musica soul-dance. Una diversa tendenza cercava l'avvicinamento rock e all'elettronica, e
port alla nascita del cosiddetto genere fusion. Molti critici ritengono che fra le prime incisioni
fusion vi siano Hot Rats di Frank Zappa, il quale sembr avvicinarsi al jazz partendo dal rock con
quest'album del 1969, ed il doppio album Bitches Brew di Miles Davis (1970). Seguirono poi
numerosi protagonisti, con nomi quali quelli di Weather Report (un supergruppo comprendente
alcuni ex musicisti di Miles Davis Joseph Zawinul e Wayne Shorter e la nascente stella del
basso Jaco Pastorius), Herbie Hancock, il trombettista Freddie Hubbard. Molte di queste esperienze
furono bollate dalla critica come commerciali (e alcune indubbiamente lo furono).

Ray Charles
Charlie
Christian
Nat King Cole
Ornette
Coleman
John Coltrane
Chick Corea
Gene Krupa
Kay Kyser
Scott Lafaro
Eddie Lang
John Lewis
Joe Pass
Jaco Pastorius
Oscar Peterson
Michel
Petrucciani
Bud Powell
Django
Reinhardt
Buddy Rich
Max Roach
Sonny Rollins
Vaughan
Sun Ra
Joe Venuti
Fats Waller
Ben Webster
Nancy
Wilson
Teddy
Wilson
Lester
Young
Joe Zawinul
John Zorn
Note[modifica | modifica sorgente]
1. ^ Nat Hentoff: Jazz Is
2. ^ Nat Hentoff: At the Jazz Band Ball: Sixty Years on the Jazz Scene
3. ^ David Butler: Jazz Noir
4. ^ Forse dalla parola francese jaser, fare rumore.
Bibliografia[modifica | modifica sorgente]
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Mondadori 1975
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(EN) Gunther Schuller, The Swing Era: The Development of Jazz 1930-1945 Oxford University
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Gridley, Mark C. 2004. Concise Guide to Jazz, fourth edition. Upper Saddle River, NJ:
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Hersch, Charles, Subversive Sounds: Race and the Birth of Jazz in New Orleans, University of
Chicago Press, 2009. ISBN 9780226328683

Categoria:
Jazz
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