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Mara Barbuni, Ipsa Legit: Annuario 2011 pag.

16 gennaio 2011 Il giro di vite Il racconto ci aveva tenuti col fiato sospeso attorno al focolare.... Inauguro questo blog con Henry James, il narratore perfetto. Il fil rouge di queste conversazioni intorno al nostro focolare virtuale saranno i libri, i romanzi, i racconti, le parole. Tutti i libri, i romanzi, i racconti, le parole che tengono con il fiato sospeso per qualsiasi ragione. Benvenuti. 17 gennaio 2011 Il giro di vite (2) Il fascino del Giro di vite, uno dei pi alti risultati della narrativa dei fantasmi, sta nella capacit di rappresentare il vuoto di colore. Come in Moby Dick, il terrore bianco e bianchi sono gli spettri dellimmaginario collettivo. Nel racconto di James la paura il sentimento dominante, ed cos forte da annullare ogni altra espressione e percezione umana; essa sospende i sensi, insieme al giudizio, e impregna latmosfera del racconto di una fitta nebbia in cui si perdono le definizioni della vista, degli odori, dei rumori, delle parole, dei tratti dei volti dei bambini. E in questa nebbia (rievocata nel film The Others, che per tanti aspetti mi ha ricordato questa opera) si smarrisce anche la verit. Alla fine della storia, solo alla nostra interpretazione lasciata la scoperta dellidentit dei fantasmi che hanno popolato quella casa nellEssex. Tale indefinitezza ci sconcerta; e il passo tremante degli spettri che non conosciamo ci perseguita anche dopo che abbiamo voltato lultima pagina. 18 gennaio 2011 Moby Dick Ma non abbiamo ancora risolto lincantesimo di questa bianchezza, n trovato perch abbia un cos potente influsso sullanima. [...] forse chessa adombra con la sua indefinitezza i vuoti e le immensit spietate delluniverso, e cos ci pugnala alle spalle col pensiero del nulla [...]? Oppure avviene che nella sua essenza la bianchezza non tanto un colore quanto lassenza visibile di colore e nello stesso tempo la fusione di tutti i colori: avviene per questo che c una tale vacuit muta e piena di significato in un paesaggio vasto di nevi, un incolore ateismo di tutti i colori, che ci fa rabbrividire?
Herman Melville (Moby Dick, Adelphi 2008)

19 gennaio 2011 La montagna incantata A proposito di perturbante bianchezza, ovvero di quellassenza di colore la cui magnificenza si avvicina alla nozione del sublime di Edmund Burke (lorrendo che affascina), ricordo la passeggiata nella neve di Hans Castorp nella Montagna incantata (solo di recente, nellultima traduzione italiana dei Meridiani pubblicata lo scorso
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novembre, laggettivo originale Zauber stato trasformato dal tradizionale Incantata a Magica, in riferimento ad una citazione da Nietzsche). In questo lungo brano, la montagna ingombra di neve descritta come immersa in un silenzio di morte, un silenzio [...] assoluto e perfetto, una quiete ovattata, ignota, mai avvertita, senza riscontri possibili. Il mondo tutto bianco, privo di riferimenti alla percezione, emana sensazioni di una quieta elementarit minacciosa, [...] di una indifferenza mortale. E cos dai fantasmi di James, passando per la balena di Melville, siamo approdati alla montagna di Mann. Ma quali altri colori si sono fatti protagonisti della storia della letteratura? E quali sensazioni hanno suscitato nei loro autori-pittori... e soprattutto nei loro lettori? 21 gennaio 2011 Jane Qualche giorno fa ho visto il film Il club di Jane Austen, tratto dallomonimo libro, che non ho mai letto. La storia non niente di particolare, anzi, si fa un po fastidiosa quando gli irritanti personaggi femminili del gruppo di lettura si prendono gioco di una di loro per il fatto di riferirsi alla loro autrice preferita solo con il nome di battesimo: Jane. unabitudine che ho preso anchio, e non vedo cosa ci sia di strano. Per dirla tutta, Amanda Cross, nel suo Un delitto per James Joyce (a proposito, da non perdere per chi ama come me i literary misteries...), fa dire alla sua protagonista che quanto di meglio possa essere trovato per svolgere una buona ricerca letteraria qualcuno talmente legato ai propri autori da chiamarli per nome qualcuno, dice pressappoco, che si riferisca ad Austen solo con Jane. Ma non di questo che intendevo parlare. Nellultimo post si parlava del colore, e di quanto esso possa essere pregnante nello sviluppo di una storia. I sei pi famosi romanzi di Jane sono pieni di colore. Emma giallo: luminoso, appariscente, dominante, eppure talvolta inquietante nella sua presunzione prossima allarroganza. Northanger Abbey rosa, ingenuo, furbetto, un po noioso. Azzurro Orgoglio e pregiudizio. La perfezione, la vastit dintenti, il respiro ampio, lariosit consolante, la luce immensa e tuttavia le ombre... insomma tutte le sfumature della poesia. Ragione e sentimento verde. Il verde del Devonshire e del Sussex, quel verde solo inglese, morbido, fragrante, fresco, a volte cupo, ma sempre intriso di vita. Un tenue grigio perlato il colore di Persuasione, del mare di Lyme Regis, della stringente malinconia che non ti abbandona neanche dopo il lieto fine. Mansfield Park mi fa pensare al rosso intenso, per la sua solennit e la forza delle sue passioni, e per la totalit delle emozioni umane che in grado di rappresentare. Penso non sar lultima volta che qui parleremo di Jane. 22 gennaio 2011 Jane (2) E in effetti, cosa c di meglio di un bel libro di Jane con cui trascorrere, una volta o due allanno, qualche ora sperduta in un mondo passato, sereno, dolce, dallaria gentile e
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quieta? Non saprei dire quante volte ho letto e riletto i suoi romanzi, che ogni volta sembrano nuovi e ricchi di significati che la lettura precedente non aveva svelato. E ogni volta che chiudi lultima pagina, ti senti di riaprire la prima. Cos mi succede sempre con Orgoglio e pregiudizio, Persuasione e Mansfield Park, che forse la pi profonda fra tutte le opere di Jane. Ma poi si pensa a quante altre migliaia milioni di splendidi libri ci sono ancora da leggere e ci si risolve finalmente ad entrare nelle loro storie e nei loro misteri, pronti a conoscere personaggi nuovi e a immaginare altri mondi. questa infinit a rendere ancora pi prezioso lesercizio della lettura. 24 gennaio 2011 Il tempo del racconto Ci sono epoche pi adatte di altre a fare da scenario ad una storia. Il delicatissimo passaggio dal Sette allOttocento, specialmente nella letteratura inglese, uno di quei periodi. E lo stesso vale per la Belle Epoque di contesto mitteleuropeo (Schnitzler) o il secondo Ottocento/primo Novecento angloamericano (Melville, James, Wharton, Ford, Conrad, Woolf). Intensissima, e straordinariamente ricca di spunti narrativi e di passionalit la temperie che corrisponde alla Seconda guerra mondiale: un recente capolavoro come Espiazione di Ian McEwan trae la maggior parte della sua forza dallo scenario storico che la racchiude. Anche il romanzo che sto leggendo in questi giorni, il bellissimo The Distant Hours di Kate Morton, si svolge sulla strada di continui richiami agli anni 1939-1941; e il senso della tragedia incombente, che sfiora i personaggi rivoluzionando le loro vite, conferisce a questo libro una tale bellezza che con ogni probabilit un altro contesto non avrebbe potuto dare. 1 febbraio 2011 Kate Morton Ho appena finito di leggere il romanzo di Kate Morton The Distant Hours, la terza opera dopo The House at Riverton e The Forgotten Garden. Sono libri meravigliosi, la cui particolarit sta nello stimolare tutti i sensi della percezione umana. In questo ultimo volume, il contesto della tempesta che si sta scatenando sul Kent sembra quasi farti sentire la sua umidit, la sua sospesa paura degli elementi.... una scrittura accurata e limpida, sviscerata molto sapientemente tra unepoca storica e laltra. Lo sfasamento cronologico, del resto, la cifra della narrativa di Kate Morton. Un inglese semplice, ma bellissimo, e sempre pieno di vita. Da consigliare. 2 febbraio 2011 My Kindle Ebbene s. Finalmente su questo blog dedicato alla lettura compare il vero simbolo della rivoluzione. Eccolo, il Kindle.

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Il lettore elettronico di libri elettronici (ebooks) che cambia il modo di leggere e di procurarsi da leggere. In pochissimo peso puoi portare con te la tua intera biblioteca (ci stanno 3500 libri...)! Puoi prendere appunti, sottolineare, infilare segnalibri virtuali, mentre linchiostro elettronico si staglia con perfetta nitidezza su una pagina priva di retroilluminazione. Questo post sembra una pubblicit tratta da Amazon.com: ma in realt solo la descrizione di unesperienza! Per farsi unidea obiettiva di come sta cambiando la percezione della lettura per gli italiani (quei pochi che leggono): http://ehibook.corriere.it/ Kindle un piccolissimo mondo che ne contiene uno senza confini. 4 febbraio 2011 Altre piacevoli letture Una delle cartelle del mio Kindle si chiama proprio cos, Altre piacevoli letture. Altre semplicemente perch non rientrano nei gruppi dedicati alla grande, magnifica letteratura: non sono quindi opere di Jane Austen, o di Gaskell, o di Conrad, o di Henry James, o di Melville, o di Tolstoj, o di Dostoevskij, etc., ma sono comunque piacevoli. Forse il termine tecnico corretto Trivialliteratur, ma questi libri che definirei quotidiani, amichevoli e confortanti mi piacciono cos tanto che non mi sento di definirli triviali. In questa cartella trovano spazio i romanzi di Kate Morton, i saggi di Corrado Augias, qualcosa di Joanne Harris, i gialli di P.D. James, le operine di Margaret Doody, le meraviglie di Tracy Chevalier e tanti altri. Questa settimana, terminata la storia di un crudele omicidio (Scuola omicidi di Elizabeth George) sono entrata in un mondo cos frivolo che pi frivolo non si pu, quello di The Devil Wears Prada di Lauren Weisberger. Questo libricino, oltre ad essere davvero divertente e abbastanza diverso dal film mi sta insegnando tantissime espressioni inglesi che non conoscevo! E poi ci sono rievocazioni divertenti, come quando Andy, in cerca di un appartamento a New York, afferma di avere trovato una stanza in the middle of Hells Kitchen. Nessunaltra indicazione sarebbe stata pi rappresentativa di questa! 5 febbraio 2011 Il luogo del racconto: New York Naturalmente Hells Kitchen un quartiere di New York (niente a che vedere con un irascibile cuoco scozzese...). The Devil Wears Prada descrive laspetto pi colorato e frenetico della citt, i suoi palazzi eleganti, i taxi, i locali alla moda, i ristoranti di lusso. Ma New York ha fatto da setting per decine e decine di altri libri, che ne hanno esplorato tutte le sfaccettature: pensandoci, mi sono venuti in mente Il giovane Holden di Salinger, Washington Square di James, Let dellinnocenza di Wharton, Colazione da Tiffany di Capote, Il grande Gatsby di Fitzgerald, Le correzioni di Franzen, Underworld di De Lillo... Un elenco davvero ben fatto, per chi fosse sul punto di partire e volesse avere un ritratto della grande mela, prima letterario che visivo, si trova in: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_books_set_in_New_York_City

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6 febbraio 2011 Il luogo del racconto: Venezia Oggi ho visitato la Collezione Peggy Guggenheim (con mostra temporanea dedicata al Vorticismo che mi ha tanto ricordato The Good Soldier di Ford Madox Ford), e la luminosa passeggiata in Piazza, la traversata del Canal Grande sul gondolino, la quiete dei dintorni della Salute hanno rievocato tutte le mie letture passate e future ambientate a Venezia. Ho pensato a Henry James Le ali della colomba, Il carteggio Aspern e The Italian Hours, alla Morte a Venezia, a Shakespeare per Il Mercante di Venezia e Otello, a Fondamenta degli incurabili di Brodskij, a Cortesie per gli ospiti di McEwan, ai gialli di Donna Leon, a Lamante senza fissa dimora di Fruttero&Lucentini. Venezia, del resto, un libro da leggere gi di per s.... 7 febbraio 2011 Il carteggio Aspern Le ore della sera le passavo o sullacqua (il chiaro di luna di Venezia famoso), o nella splendida piazza che serve da corte esterna alla vecchia basilica di San Marco. [...] La meravigliosa chiesa, con le sue basse cupole e i suoi irti ricami, col mistero dei suoi mosaici e delle sue sculture, appariva spettrale nella semioscurit, e la brezza marina passava tra la coppia di colonne della Piazzetta, stipiti di una porta non pi custodita, con tanta dolcezza che sembrava vi si agitasse una sontuosa tenda.
Henry James (Il carteggio Aspern, Marsilio 1991)

9 febbraio 2011 Il luogo del racconto: Londra Ma nessuna citt pi di Londra popola la mia immaginazione letteraria. Non saprei da che parte incominciare a citare le meravigliose storie che in questo luogo fortemente evocativo hanno conosciuto il loro svolgimento, il loro inizio o la loro fine. Inizierei con Charles Dickens: David Copperfield, Oliver Twist, La bottega dellantiquario, Le due citt, il capolavoro Il nostro comune amico. Lo splendido Principessa Casamassima di Henry James vive Londra con una intensit e una forza narrativa poco comuni (com tipico del rapporto di questo mio amatissimo autore con la geografia del setting). Quello spettacolo che La fiera delle vanit di Thackeray mostra la funambolicit della citt. Jane Austen la tratta con intenzioni marginali, poich essa solo una tappa di passaggio nella vita delle sue protagoniste: Elinor e Marianne Dashwood (Sense and Sensibility) la sperimentano come un universo ambito e aborrito, un luogo di esaltazione e poi di profondo dolore. Daniel Defoe racconta la grande Londra della malavita in Moll Flanders, e anche Humphrey Clinker di Smollett, nella sua natura picaresca, passa per la capitale. I gialli di Agatha Christie e di Conan Doyle partono da Londra, dove i due eroi-detective hanno il loro quartier generale; e l ha luogo la storia del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. E che dire di Mrs Dalloway di Virginia Woolf, che della citt fa il necessario scenario? Sto ripescando dalla memoria i grandi capolavori della letteratura, ma ci sono altre decine e decine di libri ambientati nella citt della Regina. Far una ricerca pi sistematica per il prossimo post.

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11 febbraio 2011 Il luogo del racconto: Londra (2) Per dire la verit non facile svolgere una ricerca sistematica su un argomento cos vario. Il problema , che per quanto Internet sia sempre una valida fonte di informazioni, e per quanto leggere sia fra le cose che amo di pi, troppi libri che la Rete mi assicura essere ambientati a Londra non sono mai finiti nella mia biblioteca (o nel mio Kindle), e mi difficile sceglierne alcuni da citare qui. I vari cataloghi librari per mi hanno restituito, oltre ai titoli che ho nominato nel post precedente, e ad altri libri che ho letto ma che non mi hanno particolarmente entusiasmata (talvolta sono dei capolavori vedi Saturday di McEwan, ma della sua penna ho senzaltro preferito Espiazione), altri romanzi che potrebbero meritare di essere acquistati. Tra questi 84 Charing Cross Road di Helene Hanff, storia di una corrispondenza epistolare tra due amanti della letteratura. Devo procurarmelo per forza, cos come sto cercando loccasione giusta per la spesa folle di La grande storia del Tamigi di Peter Ackroyd, e vorrei anche immergermi nella grande storia della citt di Edward Rutherford, London, The Novel, appunto. 13 febbraio 2011 Londra luogo della poesia Composed upon Westminster Bridge, September 3, 1802 Earth hath not anything to show more fair: Claude Monet, The Thames at Westminster, 1871 Oil on canvas. National Gallery, London, UK. Dull would he be of soul who could pass by A sight so touching in its majesty: This City now doth, like a garment, wear The beauty of the morning; silent, bare, Ships, towers, domes, theatres and temples lie Open unto the fields, and to the sky; All bright and glittering in the smokeless air. Never did sun more beautifully steep In his first splendor, valley, rock, or hill; Neer saw I, never felt, a calm so deep! The river glideth at his own sweet will: Dear God! The very houses seem asleep; And all that mighty heart is lying still!
William Wordsworth

14 febbraio 2011 Libri da mangiare Oggi voglio deviare il mio percorso dai luoghi della lettura ai suoi sapori. Mangiando un piccolo ma intenso tartufo al cioccolato e nocciole (regalo di San Valentino) mi sono venuti in mente quei libri che si dedicano allesplorazione del gusto e che fanno delle loro storie
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il naturale contorno alla rappresentazione delle delizie del palato. Uno di questi, breve, talvolta ridondante, ma infine molto goloso, Estasi culinarie di Muriel Barbery. Cito un passo che ho letto proprio stamattina, una specie di apologia del pomodoro: Il pomodoro crudo, divorato appena colto in giardino, la cornucopia delle sensazioni semplici, una cascata che sciama in bocca riunendo ogni piacere. Barbery naturalmente lautrice di Leleganza del riccio, nel quale compare invece un elegantissimo encomio del t: Scende il silenzio, fuori si ode il vento che soffia, le foglie autunnali stormiscono e volano via, il gatto dorme in una calda luce. E, ad ogni sorso, il tempo si sublima. Ritornando al cioccolato, la prima lettura a cui penso Chocolat di Joanne Harris, ma giusto citare anche La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. La pregnante armonia del vino e il suo ancestrale rituale di produzione sono il soggetto di Blackberry Vine (Vino, patate e mele rosse) di Joanne Harris, Unottima annata di Peter Mayle, e Lirresistibile eredit di Wilberforce di Paul Torday. Di altre variet di cibo raccontano La scuola degli ingredienti segreti di Erica Bauermeister, Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford, Julie & Julia di Julie Powell, Afrodita di Isabel Allende, Cinque quarti darancia, ancora di Joanne Harris. Da non dimenticare, anche se non un romanzo, le Misticanze del professor Beccaria, e da non trascurare anche quei passi veloci, ma ricchissimi di sapore, che condiscono i grandi romanzi della letteratura. Penso ad Anna Karenina di Tolstoj, o, con ancora maggiore e dolce nostalgia, alla magnifica colazione di Natale allapertura di Piccole donne di Louisa May Alcott. 15 febbraio 2011 Ci vuole solo un istante Il fumo, a volute sottili, sinerpica lungo la carta da parati, che qui e l intatta, qui e l tormentata da troppi anni di riscaldamento artificiale. Linverno questanno arrivato presto, e anche se solo la fine dottobre il termosifone gi rovente, e appanna i vetri carichi di gocce di pioggia. La casa vuota, nella penombra della sera che avanza da lontano: dalla porta del bagno, che hanno lasciata aperta, si espande il suono bolso di una lavatrice. Ovunque quiete e grigiore. E poi, dun tratto, si spalanca nellingresso un fascio di vita, e due gambe ben tornite, calzate di azzurro cielo, entrano in scena: incespicano sullorlo del tappeto, recuperano con un saltello, si incrociano, resistono, frenano a piedi uniti. Frana sul pavimento una cascata di buste giallognole, che ridanciane sparpagliano per ogni dove i loro tesori: le gambe del sedano altero, le frivole carote, il radicchio dal cipiglio arcigno, le cipolle allegre, due fiacche melanzane, e il capocomico: il peperone giallo. Le gambe azzurre sono impazienti: si piegano sulle ginocchia e lasciano il primo piano a due mani grandi, bianche, incise da ramoscelli di vene di lill. Ci vuole solo un istante perch tutto sia raccattato e traslocato sopra il tavolo. Parte una canzone: la radio si schiarisce la voce e un fluido di note libere riempie lo spazio della casa, che ora fulgida di colori, densa di vapore umano, distratta dalle sue inquietudini e dal tossire asmatico della vecchia lavatrice. La cucina lincanto di una strega: troneggia la pentola panciuta sopra il timido fuoco, e borbottano le sue acque perigliose: una padella scarlatta sfrigola pettegola, ammiccando al pesciolino dargento che con locchio sbarrato dal terrore aspetta nel lavandino lora della sua terribile fine. Si destano le verdure dalla loro quiete apparente, si guardano intorno, trasecolano alla vista del coltellaccio, e tutto darebbero per sfuggire al bagliore della sua lama; ma Gambe Azzurre non d tregua: ci vuole solo un istante, e le protagoniste sono gi scomparse, trafitte, sfumate in un fiume di colori a pezzettini, come un arlecchino stracco, rassegnato a sfociare nel gran mare salato della pentola bollente.
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Ci vuole solo un istante: e la cena servita. 18 febbraio 2011 E a proposito di caff Sto leggendo Il cimitero di Praga di Umberto Eco. Molto raffinato, molto intenso nella sua manifestazione dellodio (tanto che a volte diventa davvero inquietante), il romanzo si sofferma spesso a raccontare, ad evocare, cibi e bevande che rappresentano di volta in volta i vizi e le virt del popolo italiano di fine Ottocento. Il narratore abita a Torino, e cos descrive uno dei suoi appuntamenti preferiti: [...] mi recavo al Caff al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere con protezione e manico di metallo, odoroso di latte, cacao, caff e altri aromi. Non sapevo ancora che del bicerin avrebbe scritto persino Alexandre Dumas, uno dei miei eroi [...], ma nel corso di non pi di due o tre scorribande in quel luogo magico avevo appreso tutto su quel nettare, che derivava dalla bavareisa anche se, mentre nella bavareisa latte caff e cioccolata sono mescolati, nel bicerin restano separati in tre strati (tenuti caldi) [...]. 19 febbraio 2011 Storie di rivolte e di insurrezioni Il romanzo di Eco si sta facendo pi interessante. Sono nel bel mezzo del capitolo dedicato alla spedizione dei Mille in Sicilia, e latmosfera della lettura si fa esaltante, specie dopo lintervento di Roberto Benigni sullinno di Mameli (gioved 17). LUnit dItalia, di cui torner a parlare appena scatter il mese di marzo mese dei festeggiamenti stata un movimento di insurrezione nei confronti degli invasori che dovrebbe dare orgoglio alla nazione. Il Risorgimento ha avuto espressioni di trionfalismo, di sacrificio, di alta strategia politica, di compromessi, di complotti, di accordi e di interessi poco chiari... ma stato soprattutto la manifestazione della forza della rivalsa, dellindipendenza, dellintelligenza di tante migliaia di giovani disposti a tutto (siam pronti alla morte) pur di lasciare ai loro figli una patria pienamente libera. Vorrei preparare il percorso verso dei post dedicati solo allItalia scrivendo in generale di libri dedicati alle rivolte e alle insurrezioni, pianificate, realizzate o solo immaginate. Il primo che mi viene in mente Principessa Casamassima di Henry James, che ho gi citato nel post su Londra. 21 febbraio 2011 Principessa Casamassima Questo romanzo di James, pubblicato nel 1886, ha per protagonista Hyacinth Robinson, un giovane e povero rilegatore londinese che per la prima parte della storia vediamo gradatamente infervorarsi per il progetto di una insurrezione anti-borghese. Estremamente fervida la narrazione dei suoi crescenti sentimenti di rivalsa sociale; nei suoi incontri con il rivoluzionario Paul Muniment, e durante la fatidica riunione nella quale promette la vita per la causa, Hyacinth appare come un eroe della democrazia, una guida per gli oppressi, lincarnazione di un ideale di fratellanza e di equit. lincontro con la Principessa Casamassima, altolocata partecipe del complotto, a sconvolgere i principi del giovane e a
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cambiare le sorti della storia. Conoscendo la nobildonna, ma soprattutto intraprendendo un viaggio sul Continente che lo porta a Parigi e a Venezia, Hyacinth scopre laltra parte della propria identit, ossia quella nobile e innamorata dellarte, che gli impedisce di proseguire il cammino verso la distruzione della grandeur della civilt (borghese) in cui si trovato a vivere. Tornato in Inghilterra, egli vive la perdita dellinnocenza scoprendo che la Principessa, suo proprio ideale di purezza e di giustizia, una persona pi fredda, pi interessata, meno spirituale di quanto lavesse creduta; e conclude la storia con lunico gesto possibile per uscire invitto dalla dolorosa guerra in corso fra le due contrastanti parti di s. 24 febbraio 2011 Under Western Eyes Ho trovato molte somiglianze tra Principessa Casamassima e uno dei romanzi pi forti e commoventi che abbia letto, Con gli occhi dellOccidente di Joseph Conrad. Anche questa la storia di un giovane condannato alla povert per la sua condizione di figlio illegittimo: un giovane costretto, suo malgrado, ad entrare nel vortice della Storia e ad intraprendere un doloroso percorso di autocoscienza destinato alla disillusione e alloscurit. Razumov uno di quegli uomini che, pur vivendo in un periodo di instabilit [...] politica, mantengono una salda presa sulla vita quotidiana, normale, pratica. Ma la rivoluzione in corso nella sua Pietroburgo non lo risparmia: la politica e i suoi drammatici aut-aut piombano nella silenziosa stanza di Razumov strappandolo ai suoi studi e avviandolo sulla strada dellinganno e della scissione emotiva. Il giovane costretto allesilio, si unisce ad un gruppo di fuoriusciti russi a Ginevra con i quali e nonostante i quali continua la sua storia di allucinante solitudine. Il distacco geografico, lallontanamento dalla patria, non ha nulla di quei piaceri che il viaggio sul continente ha dato ad Hyacinth Robinson; per Razumov la Russia la sola radice, la sola madre, la sola fonte di consolazione. La sua passeggiata nella Pietroburgo avvolta dalla neve racconta limmensit del suo isolamento: Razumov pos il piede e sotto il soffice tappeto di neve sent la dura terra della Russia, inanimata, fredda, inerte, come una tetra e tragica madre che cela il suo volto dietro un sudario la sua terra natia! la sua senza un focolare, senza un cuore! Egli gett gli occhi al cielo e ne fu sgomento. La neve aveva cessato di cadere, ed ora, come per miracolo, egli vide sopra la propria testa il nero firmamento limpido dellinverno del nord, decorato dei solenni fuochi celesti. Una lettura densa di puro sentimento poetico e politico, senza eguali. Il racconto perfetto della tragedia di un individuo annientato dalla Storia. 26 febbraio 2011 Sylvias Lovers: la Storia Nel post precedente ho avuto loccasione di fare riferimento al complesso, talvolta drammatico rapporto tra lindividuo e il contesto sociale in cui si trova a vivere, ovvero tra la dimensione privata, che si vorrebbe sempre custodire gelosamente e proteggere, e la sfera pubblica, che anche nostro malgrado si frappone sul nostro cammino costringendoci a prenderne atto e a fare i conti con le sue manifestazioni. questo un argomento del quale torner a parlare, poich mi sono accorta di amare moltissimo gli autori che ne trattano; ed stato un tema centrale ai tempi della stesura della mia tesi di laurea, dedicata al romanzo storico di Elizabeth Gaskell, Sylvias Lovers. Questo magnifico libro del 1863, che
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a quanto mi risulta purtroppo non ancora stato tradotto in italiano, si colloca cronologicamente nel pieno delle guerre napoleoniche, quando lInghilterra e la Francia si contendevano il dominio dei mari sfidandosi in epiche e sanguinose battaglie navali. I personaggi principali della storia, tuttavia, appartengono agli strati pi semplici della popolazione di una cittadina semplice (Monkshaven, equivalente letterario della citt di Whitby, nello Yorkshire); sono contadini, pastori, commercianti al dettaglio, e poveri balenieri costretti a trascorrere mesi e mesi lontani da casa, nelle fredde e infide acque della Groenlandia. Lesistenza di questi personaggi Sylvia, suo padre, Philip, Charley rivoluzionata dalle vicissitudini della guerra non tanto perch essi vengano coinvolti nei combattimenti (a parte Charley, che a un certo punto vediamo fronteggiare Napoleone stesso sul cocente campo di battaglia di Acre), ma perch su di loro si abbatte il decreto governativo della coscrizione obbligatoria. un fatto storico che alla fine del diciottesimo secolo la scarsit di uomini disponibili ai combattimenti port il governo britannico allarruolamento coatto di migliaia e migliaia di marinai, che venivano letteralmente rapiti dalle loro citt o dalle loro navi e costretti a guerreggiare senza poter far sapere alle loro famiglie che cosa ne fosse stato di loro. A Charley Kinraid tocca questo destino; catturato dalle bande di coscrizione (le famigerate press gangs) deve intraprendere unavventura bellica temuta ed esecrata, che lo allontana impietosamente dalla sua vita, dalla sua citt, dalla sua Sylvia. La popolazione reagisce con furore al reclutamento forzato dei suoi giovani migliori; la ribellione sinnesca animale, e un rovinoso incendio illumina la notte di dolore di Monkshaven. Il padre di Sylvia ritenuto leader dellinsurrezione: il lasciarsi trascinare nelle spirali della Storia sar pagato con il prezzo pi alto e pi tragico. 27 febbraio 2011 Sylvias Lovers: le passioni cos che Sylvia rimane sola. Suo padre e il suo innamorato non sono pi accanto a lei, sua madre regredisce ad uno stato infantile, e lei, stravolta dalla tragedia personale e politica, accetta il solo aiuto che ancora le venga offerto. Il matrimonio con Philip le appare una baia tranquilla dove trovare ristoro un haven, appunto che la consoli per i suoi lutti, che domini le sue tempestose passioni. Ma la serenit, come la calma solatia dellestate dello Yorkshire, non pu durare a lungo. Dopo anni di silenzio, ma mai di oblio, Charley ritorna da lei, da lei che moglie e madre devota, e rivendica i suoi diritti di cittadino e di uomo cui la crudelt della Storia ha negato la realizzazione dei desideri. L episodio dellincontro e dellagnizione, avvenuti dopo i lunghi anni che Sylvia ha trascorso a camminare lungo il mare affannoso, selvaggiamente rimpiangendo il suo amore perduto, un altissimo momento di commozione e di dramma (la traduzione che segue mia): Sylvia sincammin in fretta verso casa, pensando e ricordando. [...] Una figura stava sulla via, [...] la schiena rivolta verso il sole del mattino; tutto ci che ella vide [...] fu luniforme di un ufficiale di marina [...]. Sylvia affrett il passo, senza tornare a guardarlo, sebbene i suoi abiti quasi sfiorassero quelli di lui, poich egli non si era mosso. Non aveva percorso un centinaio di metri no, neanche cinquanta metri! quando il suo cuore sobbalz, per morirle di nuovo dentro il petto, come se fosse stata colpita da un proiettile. Sylvia! egli disse, con la voce che tremava per la gioia e la passione. Sylvia! Ella si volt; [...] la luce cadeva dritta sul viso di lui. Era abbronzato, e aveva i lineamenti tirati; ma era lo stesso volto che ella aveva visto sul molo di Haytersbank tre anni prima, e che aveva creduto di non rivedere mai pi in questa vita. Egli le era vicino, e tese le braccia
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verso di lei; [...] ma quando Sylvia le sent strette intorno a s, si ritrasse di colpo, grid forte e pietosamente, e si port le mani alla fronte come se cercasse di dissipare una misteriosa nebbia. [...] Sylvia allontan infine le mani dal viso; era grigio come il volto della morte; la disperazione aveva spogliato i suoi occhi tremendi da ogni passione. Dove sei stato? gli chiese, con voce lenta e fioca, come se le si fosse strozzata nella gola. Sylvias Lovers un romanzo disperante e struggente, violento nella sua rappresentazione della solitudine e del rimpianto; e la presenza costante del mare ne fa un racconto quasi sublime. Una storia indimenticabile. 1 marzo 2011 Il mare fra le pagine Sylvias Lovers un libro che ti fa sentire il frastuono del mare. Lo senti ringhiare mentre inghiotte la prua delle baleniere, lo ascolti raccontare le storie di marinai perduti, ne intuisci il mugghiare lontano anche quando passeggi sulle ventose colline. Il mare per Sylvia il luogo della nostalgia, lelemento di Charley, dellamore che il destino le ha sottratto. Nelle onde che si rincorrono e si divorano lun laltra ella vede il volto delluomo che avrebbe voluto sposare; seduta sulle scogliere, con i capelli sciolti che significano la libert perduta della giovinezza, Sylvia si lascia amare dal mare e si permette di risentire, anche se solo per poche ore, la wilderness delle proprie passioni. Le donne e il mare sono un motivo ricorrente nella letteratura; e le immagini di una donna, sola, di fronte alla sterminata distesa dellacqua portano spesso con s emozioni di struggimento e di aspettativa, a volte disperata. Penelope ne larchetipo; ma come la Sylvia di Elizabeth Gaskell, la Sarah di La donna del tenente francese (John Fowles, 1969) a dettarci il senso dellattesa, del rimpianto, del dolore che rasenta la selvatichezza e quasi la follia. Il mare di Sarah quello che ingoia il Cobb di Lyme Regis; la stessa distesa grigia, tempestosa e straziante che Jane Austen racconta in Persuasione; la stessa marea che, complice la volubilit della luna, il vigore del vento e la fragilit delle rocce, scopre alla vista di Mary Anning le meraviglie fossili del bellissimo Strane creature di Tracy Chevalier. 4 marzo 2011 Il mare fra le pagine (2) Nel post precedente ho parlato dei romanzi in cui limmagine della donna legata al sentimento dellattesa, e dunque a quella particolare dimensione del mare che essenzialmente domestica, costiera. Ma le storie di mare sono soprattutto storie di uomini. Il primo autore a cui penso Joseph Conrad; nei suoi Tifone, Nostromo, Cuore di tenebra, Lord Jim, La linea dombra, il mare metafora della solitudine delluomo, della tragedia del suo isolamento e della sua vana ricerca della pace (Il mare non mai stato amico delluomo. Tuttal pi stato complice della sua irrequietezza, Lo specchio del mare). Cos drammatica e letale la visione del mare anche in Moby Dick di Melville e in Il vecchio e il mare di Hemingway. Anche in I Malavoglia di Verga gli uomini vivono lesperienza del mare come scissione dalla normalit, come abbandono delle certezze naturali, eppure come stringente necessit, contro la quale non possibile dibattere o combattere. E se per i poveri marinai della
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Provvidenza tale necessit di natura economica, risultato di unaspra e quotidiana lotta per la sopravvivenza, i protagonisti di altre storie sembrano prendere o riprendere il mare per lincontrollabile bisogno di navigare, di sfidare le acque, di trovarsi soli a cospetto della coscienza, della conoscenza, della fortuna. questo ardore che spinge lUlisse dantesco a lasciare per la seconda volta Itaca; a questa identica urgenza si ispira lo Ulysses di Tennyson, quando dice: How dull it is to pause, to make an end,/ To rust unburnishd, not to shine in use!/ As tho to breathe were life! [...] Come my friends,/ Tis not too late to seek a newer world./ Push off, and sitting well in order smite/ The sounding furrows; for my purpose holds/ To sail beyond the sunset, and the baths/ Of all the western stars, until I die. Ma il mare pi intenso e vivo raccontato in versi quello di Coleridge nella Ballata del vecchio marinaio. Qui il mare simbolo di tutte le sfaccettature del cuore umano, nonch dei suoi parossismi: il luogo dellarmonia con la natura e della dissociazione; il luogo dellamore e dellassassinio; della speranza e della disfatta; della malvagit e del perdono; della vita e della morte. Ma soprattutto il covo dei ricordi, perch il vecchio marinaio, pur approdato alla terraferma, condannato a non potersi mai pi dimenticare del mare, e anzi, la sua espiazione consiste nel dover ripetere ai passanti il corso delle sue avventure. Cos la distesa dellacqua diventa anche il luogo del racconto; e le parole, come le onde, rotolano incessanti, luna dopo laltra, quiete o roboanti, consolatorie o terribili, per leternit. 7 marzo 2011 Strane creature Sar perch mio marito un paleontologo, ma Strane creature di Tracy Chevalier uno dei libri pi affascinanti che abbia letto di recente. la storia (romanzata, ma ispirata alla realt) di Elizabeth Philpot, una paleontologa dilettante, e della sua amicizia con Mary Anning, una ragazzina di Lyme Regis la cui principale occupazione esplorare la spiaggia alla ricerca di resti fossili. I suoi rinvenimenti sono frequenti e redditizi, ma ordinari (si tratta soprattutto di ammoniti), finch un giorno il suo scalpello si imbatte sullenorme occhio fossile di una bestia sconosciuta. La notizia richiama a Lyme grandi scienziati e cercatori, e dopo molte vicissitudini pubbliche e private alla figura di Mary viene riconosciuta la maternit della scoperta del primo ittiosauro (1810), e pi tardi, del primo plesiosauro nella storia della scienza. Gli ittiosauri e i plesiosauri scoperti da Mary, cos come i pesci fossili di Elizabeth, sono oggi conservati ed esposti al Natural History Museum di Londra. 11 marzo 2011 Tutto cominci in Francia Ritornando al tema delle insurrezioni dal quale ho non poco divagato vorrei citare qui due poesie di Anna Letitia Barbauld (1743-1825) che trattano entrambe di rivolte antigovernative, e che sono entrambe, in qualche modo, di contesto francese. dalla Francia, infatti, che tutto cominciato: la maggioranza dei moti insurrezionali che hanno rovesciato lEuropa per tutto il corso dellOttocento hanno infatti preso ispirazione, diretta o indiretta, dallo spirito libertario promosso, suscitato e divulgato dal pensiero illuminista.

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Anche il Risorgimento italiano, del resto, si sviluppato a partire dai principi della rivoluzione francese. Ma veniamo alle due poesie di Barbauld, unautrice sulla quale mi soffermer pi a lungo in altre occasioni. Il titolo della prima, scritta nel 1792, To a Great Nation, ed rivolta proprio alla Francia rivoluzionaria. il suo incipit a suscitare particolare interesse: Alzati, o potente nazione! in tutta la tua forza,/ e spargi intorno la tua terribile vendetta;/ Possa il tuo grande spirito, infine risorto,/ abbattere le orde dei despoti (ho tradotto in italiano, per quanto il dettato inglese sia molto pi vigoroso). La seconda poesia si chiama invece Corsica, ed dedicata alla ribellione guidata dal patriota Pasquale Paoli (1755). Lincipit una descrizione dellisola, costituita da poche parole che per trasmettono con grande significativit sia lestetica del luogo che letica della popolazione: Salve Corsica generosa! isola indomita!/ Forte della libert; che tra le onde/ emerge come rocca di diamante, e sfida/ la pi selvaggia furia delle tempeste battenti. La conclusione, scritta dopo che la poetessa ebbe notizia del fallimento della rivolta, a sua volta particolarmente efficace: E tuttavia resta una libert, di gran lunga pi nobile/ di quella che re o senatori possono togliere o concedere;/ distante dai crudeli artigli del superbo oppressore/ essa sta sicura, intatta, indistruttibile;/ degna degli dei; la libert della mente. Direi che questi versi si intonano molto bene anche al nostro tempo. 14 marzo 2011 La patria nostra La fine del Settecento stata anche per il nostro Paese il principio di un nuovo, inedito senso della nazione. Lidea di Italia, che secoli di frammentazione politica e amministrativa avevano quasi annichilito, risorge in questi anni come una necessit ragionata ma anche appassionata, concepita sulle basi di una identit culturale ben chiara: sono Dante e Petrarca, gli innovatori se non i creatori della nostra lingua, i veri padri della patria. Unopera fra le pi belle a farsi portatrice dellideale di riunificazione e quindi della sofferenza dovuta alla sottomissione allo straniero sono le Ultime lettere di Jacopo Ortis. Lapertura di una densit e di un dolore insopportabili, tali da rendere inimmaginabile lidea che lItalia debba versare in una situazione di separazione (dovuta in questo caso alla cessione della Serenissima agli austriaci con il trattato di Campoformio, 1797): Il sacrificio della patria nostra consumato. Tutto perduto. La patria nostra qui, naturalmente, Venezia, ma si tratta di una sineddoche efficace: Foscolo da annoverarsi fra i primi e pi accorati propugnatori del mito della nazione italiana. Nella stessa pagina Jacopo lamenta che noi italiani ci laviamo le mani nel sangue deglitaliani, rendendo ben evidente a chi lautore si rivolga parlando della patria. Del resto, Foscolo acceso cantore e difensore delle glorie nazionali (italiane) in quello che per me il maggiore componimento in versi della letteratura italiana (insieme con la Ginestra leopardiana), Dei Sepolcri. Nel 1809, inoltre, il poeta di Zacinto esorta gli italiani allamore per la patria in Dellorigine e dellofficio della letteratura con queste parole: O Italiani [...] visitate lItalia, o amabile terra! e parlando di Dante, Galileo e Tasso invita i compatrioti: Prostratevi su loro sepolcri, interrogateli come furono grandi e infelici, e come lamor della patria [...] accrebbe la costanza del loro cuore, la forza del loro ingegno e i loro beneficii verso di noi.

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15 marzo 2011 I Sepolcri A egregie cose il forte animo accendono/ lurne de forti, o Pindemonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra/ che le ricetta. Io quando il monumento vidi ove posa il corpo di quel grande/ che temprando lo scettro a regnatori gli allr ne sfronda, ed alle genti svela/ di che lagrime grondi e di che sangue; e larca di colui che nuovo Olimpo/ alz in Roma a Celesti; e di chi vide sotto letereo padiglion rotarsi/ pi mondi, e il Sole irradarli immoto, onde allAnglo che tanta ala vi stese/ sgombr primo le vie del firmamento: - Te beata, gridai, per le felici/ aure pregne di vita, e pe lavacri che da suoi gioghi a te versa Apennino!/ Lieta dellaer tuo veste la Luna di luce limpidissima i tuoi colli/ per vendemmia festanti, e le convalli popolate di case e doliveti/ mille di fiori al ciel mandano incensi: e tu prima, Firenze, udivi il carme/ che allegr lira al Ghibellin fuggiasco, e tu i cari parenti e lidoma/ dsti a quel dolce di Calliope labbro che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma/ dun velo candidissimo adornando, rendea nel grembo a Venere Celeste;/ ma pi beata che in un tempio accolte serbi litale glorie, uniche forse/ da che le mal vietate Alpi e lalterna onnipotenza delle umane sorti/ armi e sostanze t invadeano ed are e patria e, tranne la memoria, tutto./ Che ove speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed allItalia,/ quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi venne spesso Vittorio ad ispirarsi./ Irato a patrii Numi, errava muto ove Arno pi deserto, i campi e il cielo/ desoso mirando; e poi che nullo vivente aspetto gli molcea la cura,/ qui posava laustero; e avea sul volto il pallor della morte e la speranza./ Con questi grandi abita eterno: e lossa fremono amor di patria.
Ugo Foscolo, Dei Sepolcri (vv.151-197)

Non c ode allItalia libera pi grandiosa di questa. 16 marzo 2011 Alla vigilia della festa dellUnificazione Per la vigilia dellanniversario dellUnit dItalia voglio pensare a quelle letture (risalenti soprattutto ai tempi del liceo) che hanno trattato i concitati anni del Risorgimento. In questi giorni ho ripreso in mano Piccolo mondo antico di Fogazzaro e mi domando perch non venga studiato nelle scuole a mio parere sarebbe uno straordinario sostituto dei Promessi Sposi. Il mondo antico di Fogazzaro rappresenta infatti l Italia della seconda guerra di indipendenza, con tutta la forza del sentimento patriottico, le paure della polizia austriaca, il senso della rivoluzione imminente, il tormento giovanile che sempre accompagna i periodi di repressione politica. E su questo sfondo la figura di Luisa brilla per autonomia e coraggio una donna finalmente attiva (distantissima dalla Lucia manzoniana), dalla personalit conquistatrice, dal pensiero furente, una donna libera. La notte in cui Franco decide che quando sar il momento si unir alla guerra contro lAustria, Luisa mormor sulla bocca di suo marito: Se viene quel giorno, tu vai; ma vado anchio. E non gli permise di rispondere. E Franco stesso vede la moglie come una creatura dallintelletto forte sopra lamore e orgoglioso, [...] tutta vibrante nella coscienza della sua
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ribellione. Franco, che non vedeva salute che in una rivoluzione, in una guerra, nella libert della patria. Ah quando lItalia fosse libera, come la servirebbe, con che forza, con che gioia! Di Manzoni, in tema patriottico, vale la pena piuttosto rileggersi Marzo 1821, anche se nel coro dellatto III di Adelchi che si ritrovano tutta la forza e la grandezza del bisogno di indipendenza. Ma forse la pi intensa, la pi giovane, la pi devastante nella percezione del bisogno di cambiare il paese, di ribellarsi, di restituire allItalia il suo diritto alla bellezza e alla gloria lode AllItalia di Giacomo Leopardi (riporto qui solo alcuni versi): O patria mia, vedo le mura e gli archi/ E le colonne e i simulacri e lerme Torri degli avi nostri, / Ma la gloria non vedo, Non vedo il lauro e il ferro onderan carchi/ I nostri padri antichi. Or fatta inerme, Nuda la fronte e nudo il petto mostri. [...] Chi la ridusse a tale? E questo peggio,/ Che di catene ha carche ambe le braccia; S che sparte le chiome e senza velo/ Siede in terra negletta e sconsolata, Nascondendo la faccia/ Tra le ginocchia, e piange. Piangi, che ben hai donde, Italia mia,/ Le genti a vincer nata E nella fausta sorte e nella ria. [...] Perch, perch? dov la forza antica,/ Dove larmi e il valore e la costanza? [...] Come cadesti o quando/ Da tanta altezza in cos basso loco? Nessun pugna per te? non ti difende/ Nessun de tuoi? Larmi, qua larmi: io solo Combatter, procomber sol io. [...] Attendi Italia, attendi. Io veggio, o parmi,/ Un fluttuar di fanti e di cavalli, E fumo e polve, e luccicar di spade/ Come tra nebbia lampi. Sono i nostri poeti a richiedere, a rappresentare, ad esprimere il bisogno di festeggiare degnamente, domani, lUnit dItalia. 17 marzo 2011 Italia mia, bench l parlar sia indarno Italia mia, bench l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo s spesse veggio, piacemi almen che miei sospir sian quali spera l Tevero et lArno, e l Po, dove doglioso et grave or seggio. [...] Non questo l terren chi toccai pria? Non questo il mio nido ove nudrito fui s dolcemente? Non questa la patria in chio mi fido, madre benigna et pia, [...] ch lantiquo valore ne gli italici cor non anchor morto. [...] Signor [...] [a]l passar questa valle piacciavi porre gi lodio et lo sdegno, vnti contrari a la vita serena;
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et quel che n altrui pena tempo si spende, in qualche acto pi degno o di mano o dingegno, in qualche bella lode, in qualche honesto studio si converta. [...] Canzone, io tammonisco che tua ragion cortesemente dica, perch fra gente altera ir ti convene, et le voglie son piene gi de lusanza pessima et antica, del ver sempre nemica. Proverai tua ventura fra magnanimi pochi a chi l ben piace. Di lor: - Chi massicura? I vo gridando: Pace, pace, pace.
Francesco Petrarca, Canzoniere, CXXVIII

22 marzo 2011 Scrivere scrivere Sono da qualche giorno in pausa con laggiornamento del mio blog, perch sono ritornata a lavorare sulla mia storia. Sono da diverse settimane agli ultimi capitoli del mio romanzo (uso le virgolette, perch mi fa un po paura dare questo nome a quelle decine e decine di pagine...), e adesso sento che il momento di concludere. Ma come in ogni literary mistery che si rispetti, il finale allinsegna dellazione e di un po di concitazione e questi sono toni ai quali non sono proprio abituata. Come mi stato detto, del tutto giustamente, durante una lezione di scrittura creativa, io riesco meglio nel delineare le atmosfere piuttosto che nel tracciare delle sequenze di fatti. Eppure in questo mio tentativo ho fatto di tutto per raccontare una storia attiva: e adesso che siamo quasi al sipario devo costruire bene il mio coup de thatre. Nel frattempo, per mantenere sveglia la mia immaginazione da giallo, sto leggendo un altro libro di P.D. James si chiama La torre nera, e dopo il bellissimo Morte sul fiume mi sta riempiendo di suggestioni enigmatiche e di pura suspense. 26 marzo 2011 Perch si legge? Questa settimana, in una delle mie classi (si tratta di allievi di un istituto professionale per la ristorazione) ho posto questa domanda: perch, secondo voi, la gente legge? G. ha risposto che la gente legge per staccarsi dalla realt di tutti i giorni; A. pensa che si legga per imparare tante cose che altrimenti non si potrebbero conoscere; unaltra A. dice che chi legge non ha niente da fare; unaltra G. sostiene che chi legge allantica. Per quanto mi riguarda la lettura un aspetto irrinunciabile della vita qualcosa che mi rende felice. E voi, cosa ne pensate? : )

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29 marzo 2011 Perch io leggo Leggo per sprofondarmi nelle parole, che sono il nutrimento del pensiero. Leggo perch i libri sono il catalizzatore delle mie fantasticherie. Leggo per appropriarmi di mondi che non sono miei e vivere in un tempo che non esiste pi. Leggo per esplorare i meandri dellimmaginazione. Leggo per imparare a scrivere. Leggo per sondare gli abissi del cuore umano (Goethe). Leggo per conversare, come Machiavelli, con i grandi scrittori e le grandi scrittrici. Leggo per viaggiare, con la mente, e con il treno, mentre vado a lavorare. Leggo perch fatti non [fummo] a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza (Dante). Leggo perch i libri contengono le foglie secche dellautunno, i suoni della notte, il vento delle colline, il sole e la pioggia estiva, tutti i sapori pi buoni, le carezze pi dolci, la paura, la nostalgia, il ricordo. La gioia. 31 marzo 2011 Il profumo delle foglie di limone Stamattina sul treno ho finito di leggere Il profumo delle foglie di limone di Clara Sanchez, che da settimane compare nella top ten delle vendite. Naturalmente non questa la ragione che mi ha spinto a incominciarlo: stato invece il titolo, che con le sue suggestioni estive mi ha attratta verso la storia. Non avevo considerato il fatto che le traduzioni italiane si prendono spesso certe libert ingiustificate le foglie di limone hanno infatti poca importanza ai fini della narrazione, che non a caso in spagnolo si intitola Lo que esconde tu nombre (Che cosa nasconde il tuo nome). In ogni caso, e nonostante il disorientamento, non stata una brutta lettura. La definirei piuttosto una lettura semplice. Un po troppo. I temi trattati sono davvero interessanti: le difficolt delle relazioni fra generazioni differenti, il peso della storia sul presente, i ricordi scomodi delle vittime di una catastrofe umanitaria da non dimenticare, il conflitto tra la realt e lapparenza, tra lindividualismo e la responsabilit civile. Ma il racconto fragile, come se mancasse del sostegno di una grande voce narrativa. Chiss, forse la lingua spagnola che non conosco dona alla storia una maggiore enfasi, un maggior calore. Insomma, dopo un terzo della lettura mi sentivo gi arrivata alla fine, come se la scrittura avesse gi dato fondo a tutte le sue potenzialit. E infatti quando stamattina ho raggiunto lultima pagina, i cambiamenti della situazione iniziale dettati dallo svolgimento della fabula si sono presentati abbastanza scontati. Peccato, perch le premesse erano davvero allettanti. Forse una diversa scrittura (o traduzione?); una pi accurata definizione dei personaggi (specie quelli maschili); una pi sensibile indulgenza sulla rievocazione storica; un pi acceso, anche violento, interesse per la ricerca della verit avrebbero reso la narrazione pi intensa. Forse ci sarebbe voluta la penna di Kate Morton.

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7 aprile 2011 Momenti un po spenti Dopo lultimo libro di Kate Morton non ho avuto altre occasioni di letture veramente esaltanti. Ho scelto qualche giallo, qualche detective story abbastanza avvincente (in questi giorni tocca al terzo romanzo di Matthew Pearl ma erano meglio gli altri due) ma sto ancora aspettando di leggere un racconto davvero importante. Ho scaricato qualche narrazione in inglese di Anna Katherine Green. Speriamo vada un po meglio; ho proprio bisogno di un buon mystery per ispirare la conclusione della mia storia. 18 aprile 2011 Il libro Nel pieno della mia bonaccia libresca mi sono avventurata nella Pastorale americana di Philip Roth. Scrittura esemplare, forte e sicura, che nonostante la sua per cos dire graniticit stilistica riesce tuttavia ad evocare persino la delicatezza della nostalgia e il senso autunnale della vecchiaia. Eppure anche questo rester un libro di passaggio, uno di quei romanzi che si contenti di aver letto ma che non lasciano tracce visibili sulla nostra personalit letteraria. Questa per me (non nella mia opinione, ma nella mia consapevolezza critica), ci per cui la prosa delle donne si distingue da quella maschile. Lungi dallavere una posizione di genere nei confronti della letteratura femminile, mi accorgo di amarla di pi. Mi accorgo che Jane Austen, Elizabeth Gaskell, Virginia Woolf, Rebecca West, Edith Wharton, e oggi Kate Morton hanno scritto parole e pagine che non mi abbandoneranno facilmente. Lunica penna maschile ad avere avuto su di me un effetto cos duraturo e travolgente quella di Henry James. E forse, conoscendolo, non un caso. James ha composto lopera narrativa che, ancora durante gli anni del liceo, mi ha regalato la netta coscienza della parola scritta, aprendomi le porte al mondo che oggi frequento cos volentieri, rendendomi forse quello che sono. Il libro per me Ritratto di signora: il romanzo a cui penso immediatamente quando mi si chiede quale sia il mio preferito; il libro da riscoprire ogni volta; il libro che ti mostra il volto della bellezza. E per voi, qual il libro? : ) 23 aprile 2011 World Book Day Oggi la giornata mondiale del libro, e visto che ieri sera ho terminato lennesimo romanzo, devo sceglierne uno adatto da iniziare per festeggiare questa occasione. Gli autori in lizza sono Tracy Chevalier (La dama e lunicorno), Henry James (The Golden Bowl), Leo Tolstoj (Guerra e pace), Wilkie Collins (The Woman in White), e D.H. Lawrence (Twilight in Italy). Ho di che riflettere! Ma quello che conta oggi celebrare lavvenimento, e pensare al valore dei libri nella nostra vita. Dalla Bibbia di Gutenberg agli ebook per Kindle la storia ha fatto passi da gigante... ma il pregio delle pagine scritte sempre rimasto invariato. Che labbiano fatto su carta, con penna doca, con calamo, con sferraglianti Olivetti o con laptop allavanguardia, i nostri grandi autori ci hanno aperto mondi sconosciuti o svelato i piccoli
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misteri della quotidianit; hanno urlato o cantato; hanno denunciato o lodato; hanno inventato; hanno descritto hanno raccontato. E non c nulla di pi magnifico e incantevole del racconto per farci ricordare quanto possa essere grande lanima delluomo. 28 aprile 2011 La libert di non studiare Sto leggendo, di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo. Saggio sulla libert di non studiare. Sono arrivata quasi a met e finora non ho trovato una sola frase con la quale sia possibile dissentire. Lautrice, come me, insegna alle superiori anche se lei lavora in uno scientifico, e io in una scuola agli antipodi di un liceo e descrive le stesse situazioni che io incontro ogni mattina. Nonostante una certa indulgenza al malumore e al catastrofismo, che chi non fa linsegnante di sicuro trover vittimista ed esagerata, il saggio vivace, attento, talvolta anche storicamente puntuale. Per quanto ho letto finora Mastrocola si propone non solo di analizzare le cause per le quali gli adolescenti non amano lo studio (e quando mai??), ma anche di dimostrare che la massima parte del mondo che li circonda tollera, sostiene, avalla questa loro reticenza. Molti dei ragazzi, non tutti per fortuna, sono pesantemente ignoranti, e si ritiene che la loro insipienza sia una moderna forma di conoscenza. Non provano pi ammirazione, n tantomeno soggezione, per niente e per nessuno, e li si giustifica sulla base di un non meglio definito rifiuto dellantichit. Tanti allievi si propongono volontariamente agli insegnanti come soddisfatti imbecilli, e si suppone che la colpa sia da imputare allinsegnante stesso, che non li sa motivare. Essi si adagiano al rigetto di qualsiasi forma di miglioramento di s, e tale abulia la societ la accetta, con la scusa che i ragazzi bisogna lasciarli liberi (di non studiare, appunto). Sbagliato. Alla loro et non bisogna lasciarli liberi, se scelgono deliberatamente l errore solo per amore dellomologazione. Non bisogna adeguarsi alla loro piccolezza personale, o inchinarsi a raggiungere la loro bassezza cognitiva. Il compito e il merito di un maestro o di un professore lopposto: non deve motivare, ma insegnare bene; non deve tollerare, ma sottolineare lo sbaglio, saggiamente e con cognizione; non deve giustificare, ma pretendere il rispetto dovuto al suo ruolo e ai suoi titoli; infine, deve dare ai suoi allievi tutti gli strumenti per uscire dalla loro condizione anche se essi credono di averla scelta ed elevarsi, crescere, diventare pi sapienti, e migliori. 11 maggio 2011 Sognando Cornovaglia A chi di noi, nei caldi afosi primi pomeriggi dagosto, quando si appena sparecchiata la tavola e il salotto immerso in una benedetta e silente semioscurit, non mai capitato di lasciarsi cullare nelle atmosfere di un film tedesco ispirato a un romanzo di Rosamunde Pilcher? A me succede spesso, si tratta quasi di un appuntamento stagionale, la ninnananna del meritato riposo.... Ebbene, ho voluto provare a leggere uno di quei romanzi. Ho scelto, perch mi capitato sotto mano (la signora vanta una bibliografia vastissima!), I cercatori di conchiglie (di cui, ho scoperto, esiste una trasposizione filmica con protagonista Angela Lansbury), e lho finito proprio stamattina, sul treno che mi portava a lavorare.
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un libro inaspettatamente lungo, ma non complesso. Alcuni dei personaggi sono poco pi che caricaturali e la fabula molto prevedibile: i rapporti che intercorrono tra i membri della famiglia della protagonista sono essenziali e la fine della storia identica a ci che il lettore si aspetta fin dallinizio. Inoltre, gli uomini e le donne che popolano questa storia sono, direi, bidimensionali tutti dotati della pi splendida bellezza, tutti che finiscono in un mare di denaro, le donne tutte con la vita sottile, i capelli lucenti, e la mania di rassettare la cucina; gli uomini, o del tutto silenziosi, o dalla personalit debole, o destinati alla morte precoce: insomma, assenti. Ma quel che vince, in questo racconto, ci che in realt ti tiene attaccata a quei film di piena estate, ci che ti incanta mentre avvicini una sedia su cui sollevare i piedi, ci che ti coccola mentre cerchi un cuscino per appoggiare la testa, ci che ti impedisce di spegnere il televisore. la Cornovaglia. Una delle poche regioni dellInghilterra che non ho ancora visto, in queste settimane la Cornovaglia al centro dei miei sogni, e mi godo anche solo lidea che potrei, magari lestate prossima, andarla a visitare. La costa battuta dai venti dellAtlantico, gli estuari sabbiosi dei fiumi, lo spettacolo geologico della Penisola di Lizard, la sublimit di Lands End, e non ultime le tracce del passaggio di D.H. Lawrence, Virginia Woolf e della nutrita colonia di artisti denominata scuola di Newlyn sono attrattive che meriterebbero un giro lungo, intenso e bene organizzato. Ci devo pensare. 18 maggio 2011 Leggendo la Cornovaglia I romanzi ambientati in Cornovaglia sono numerosi. Le alte scogliere burrascose, le falesie, le coste frastagliate, le lunghe ombre dei resti preistorici, il vento dai gotici ululati, il retaggio di antichi miti, le memorie di solitudine degli artisti sono molto incoraggianti per limpulso letterario. Oltre a tante storie di Rosamunde Pilcher, che nacque in Cornovaglia e ne fece lincantata scena dei suoi dolci drammi, si ricorda anche Daphne Du Maurier, che visse a lungo a Fowey con la famiglia: tra i suoi tanti libri, Rebecca, My Cousin Rachel, The House on the Strand, Frenchmans Creek, Jamaicas Inn, The Kings General e The Loving Spirit sono stati ambientati proprio nella regione. Thomas Hardy ha dato una collocazione Cornish a A Pair of Blue Eyes, ma la brughiera delle estremit sudoccidentali luogo di tanti altri suoi racconti. Lord Tennyson prese ispirazione da Tintagel, leggendaria reggia di nascita di Re Art, per i magnifici versi del suo Idylls of the Kings. Per tornare al nostro secolo, dovrebbero essere anche interessanti The View from the Summerhouse di Barbara Whitnell e The Lighthouse di P.D. James (di cui ho trovato traccia in un forum su internet); di recente ho letto The Memory Garden di Rachel Hore, anche se, naturalmente, la migliore storia della riscoperta di un giardino in Cornovaglia The Forgotten Garden, della ormai solita Kate Morton. 24 maggio 2011 Rebecca West Sto leggendo The Return of the Soldier di Rebecca West. Finalmente il libro di cui avevo bisogno! Tipicamente modernista, il romanzo centrato proprio sulla moltiplicazione del punto di vista, sullimpossibilit della riconciliazione fra i sentimenti, gli ideali, i sogni di
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persone troppo diverse che si trovano a vivere la medesima tragedia. la storia di un rifiuto del cambiamento: tutto, nellatteggiamento di Chris tornato dalla guerra a causa dellamnesia, ricorda la repulsione del presente e la proiezione allindietro verso un passato idillico, la giovinezza, lamore romantico. Il trauma del fronte ha tolto quindici anni dalla memoria del soldato; e rientrato a casa dalla moglie e dalla cugina egli non sa accettare il loro inevitabile invecchiamento, cos come lo disgustano lordine domestico (probabile riflesso, per lui, della metodicit delle attivit belliche) e la luce troppo forte, che svela i contorni della realt. La rappresentazione della luce laspetto che pi mi affascina nella narrativa di West. I suoi racconti sono sempre infusi di una luminosit permeante, che trascende dal chiarore del mattino al crepuscolo, e persino alla notte, in uno spettro di colori che sembra quasi infinito e che riecheggia la forza o la debolezza dei personaggi. Nel Ritorno del soldato si legge: The dusk flowed in wet and cool from the garden, [...] and the furniture, very visible through that soft evening opacity with the observant brightness of old, well-polished wood, seemed terribly aware. Strangeness had come into the house, and everything was appalled by it, even time. The house lies on the crest [...] and from its windows the eye drops to miles of emerald pasture-land lying wet and brilliant under a westward line of sleek hills, blue with distance and distant woods. [...] That day its beauty was an affront to me, because, like most Englishwomen of my time, I was wishing for the return of a soldier. Come me, anche Rebecca West sembra soprattutto attirata dalla luminescenza dellautunno, perch nel Ritorno del soldato scrive: It is a place where autumn lives for half the year, for even when the spring light tongues of green fire in the undergrowth, and the valley shows sunlit between the tree-trunks, here the pond is fringed with yellow bracken and tintend bramble, and the water flows amber over last winters leaves. E nel meraviglioso The Fountain Overflows si legge: It was one of those autumn mornings which are devoid of melancholy, when the weather seems to be cleaning its house. A broom of wind sent the clouds above flying briskly and kept the fallen leaves scudding along the pavements [...]. On a neighbours apple trees the fruit shone clear yellow-green, sharp as the taste would be. Ho amato moltissimo The Fountain Overflows, che mi fu regalato ormai quattro anni fa dalla padrona di casa che mi ospit nei miei due mesi a Bristol. la storia di una famiglia, tre sorelle, un fratello adorato, una coppia di genitori di cui il padre rappresenta la costante minaccia del fallimento, e la madre lostinata resistenza agli smacchi del destino, la speranza per un domani pi felice, il feroce orgoglio della sopravvivenza. Questo stato uno di quei libri che provi uno struggente dispiacere a terminare. E forse lo rilegger, per poterlo sentire ancora. 27 maggio 2011 The Return of the Soldier Ho finito Il Ritorno del soldato, una lettura cos semplicemente bella che ne ho sottolineato numerosi passaggi. Anche nella seconda parte ho ritrovato i motivi di cui ho parlato nel post precedente, in particolare il richiamo alla luce come costante compagna dellesistenza umana, il racconto della solitudine, la rappresentazione del distacco dalla realt come consolazione dal dolore, e il riflesso di tale alienazione sulla sofferenza degli altri. La storia profondamente triste, e lo in tutte le sue diramazioni e sfaccettature. Triste la vicenda di un soldato che torna dalla guerra perch la sua mente non risponde pi alle esigenze del
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reale; triste il suo ritrovarsi in una casa e con una moglie che non ricorda, devastato dal desiderio per una ragazza amata quindici anni prima. Triste la condizione della moglie legittima, costretta a ricevere un uomo che non ha nemmeno memoria di averla amata; triste la sorte della donna che stata lantico amore del soldato, e che dimostra il tragico coraggio di voler guarire la sua psiche, per il suo bene. E tornando proprio a Chris, struggente la sua guarigione stessa, perch essa lo risospinge s nel mondo normale, ma a prezzo del ricordo della morte di un figlio, del richiamo alla guerra, dello sconfortante spettacolo della vecchiaia. Voglio citare alcuni brevi brani, perch non ci sono parole per descriverne la bellezza: Many times [...] I have stood for long looking up at a fine tracery of bare boughs against the hard, high spring sky while the cold wind rushed through my skirts and chilled me to the bone, because I was afraid that when I moved my body and my attention I might begin to think. To lovers innumerable things do not matter. I thought of him with the passion of exile. His very loss of memory was a triumph over the limitations of language which prevent the mass of men from making explicit statements about their spiritual relationships. I felt [...] a cold intellectual pride in his refusal to remember his prosperous maturity and his determined dwelling in the time of his first love, for it showed him so much saner than the rest of us, who take life as it comes, loaded with the unessential and the irritating. There is, you know, really room for all of us; we each have our peculiar use. E questultima affermazione dovrebbe guidarci tutti i giorni, in qualsiasi cosa facciamo e in qualsiasi luogo stiamo, e farci sentire un po meglio con noi stessi. 5 giugno 2011 Ipsa scripsit Ieri ho scritto lultima riga della mia storia. stato un momento emozionante, che da una parte mi ha dato il sollievo di quando si raggiunge la fine di un lungo percorso, dall altra mi ha fatto dispiacere per il fatto di congedare dei personaggi che mi hanno accompagnata per pi di due anni, e ai quali mi ero persino un po affezionata. la prima volta che scrivo un racconto cos lungo sono uscite quasi trecento pagine. Di solito mi limitavo a qualche cartella, soprattutto per adeguarmi alle regole dei concorsi per racconti brevi ai quali ho partecipato. In questo caso, invece, ho scritto solo per creare un piccolo mondo, per dar vita a persone e a luoghi ispirati per qualche sfumatura alla realt ma infine frutto della mia fantasia. Ne uscita una narrazione pi articolata di quanto avrei creduto allinizio, ed ora che finita e che mi accingo a rileggerla spero di ricavarne un senso di soddisfazione e di compiutezza. Chiss se sar allaltezza di essere mandata a una casa editrice... sono troppo grande per coltivare certi sogni? : ) La storia ha per oggetto il pi tradizionale degli archetipi occidentali: si tratta infatti di una quest, e in particolare della ricerca della soluzione di un enigma di natura storica e letteraria. Data la mia passione e la mia formazione, la letteratura non poteva che giocare un ruolo di primo piano! Non si dice forse che bisognerebbe sempre e solo scrivere di ci che si conosce? Nei prossimi giorni mi occuper insomma della lettura di qualcosa che ho scritto io. Considerando che sono un critico abbastanza feroce, spero di non stroncarmi da sola. E magari forse, un giorno, il mio racconto occuper il tempo anche di qualche altro lettore :)
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Daltronde, se sognare un poco pericoloso, la sua cura non sognare meno ma sognare di pi, sognare tutto il tempo (Marcel Proust). 14 giugno 2011 Il gusto proibito dello zenzero In questi giorni sto leggendo Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford. un libro che invita a una forte partecipazione emotiva, perch narra di una fase della storia americana che solo marginalmente trova posto nelle cronache della seconda guerra mondiale. Tratta infatti dellodio, dellemarginazione, della violenza razzista e in ultima istanza del sistematico rastrellamento e poi internamento della popolazione di origine giapponese dopo Pearl Harbor. Nonostante la crudelt del momento storico, il tono lieve e la scrittura molto ben controllata, e questa delicatezza, resa possibile dalla prospettiva del flashback, pare rendere ancora pi insopportabile laccettazione degli eventi. Questa tecnica, ovvero il resoconto della tragedia attraverso lottica della narrazione familiare, spesso guidata dal punto di vista dei bambini, comune ad altri due straordinari libri che hanno per oggetto (o soggetto) giovani individui costretti a subire latrocit del pregiudizio razziale. Luno, il pi dolce, Il muro invisibile di Harry Bernstein (storia di una famiglia ebrea ostracizzata in una citt inglese). Laltro un vero capolavoro dei tempi recenti, Il tempo di una canzone (The Time of our Singing) di Richard Powers. Qui larco temporale molto esteso, toccando i limiti degli anni Quaranta e della fine del XX secolo. Ed proprio lidea del tempo a gestire levoluzione del racconto. Il tempo inteso come il tema degli studi sulla relativit fisica del padre dei protagonisti (una vera sostanza, che lascia spazio a un meraviglioso colpo di scena finale), ma anche la materia della musica, che forse il personaggio pi importante. La musica domina le pagine, rievocata da un linguaggio fortemente tecnico e da una forte nostalgia per le sue (varie) et delloro. Talmente forte e presente la trattazione del tema musicale che la descrizione del sottofondo razzista passa quasi in secondo piano. Ma la famiglia dellio narrante mezzo ebrea e mezzo afroamericana, perci la questione viva, presente, cruciale. E lo stesso avviene nel racconto di Ford, in cui lo struggente ricordo dellamicizia tra un cinese e una giapponese a Seattle nel 1942 accompagnato dai ritmi permeanti dello swing e del jazz. Due libri da leggere, da assaporare, decisamente da ascoltare; per riandare con i pensieri ad una faccia forse poco rievocata dellAmerica, ma che parte della sua identit, e fondamento quindi dei suoi aneliti alla riscossa civile. 18 giugno 2011 Estate tempo di delitti Che io ami smodatamente la lettura un fatto. Che non possa privarmene in nessun periodo dellanno un fatto. Ma che lestate sia il momento in cui ci si senta persino giustificati ad accantonare qualsiasi altra attivit per sprofondare tra le pagine di un libro (anche elettronico) una certezza. Le giornate dalla luce che indugia fino a tarda sera, il desiderio di inoperosit dettato dal caldo delle ore pomeridiane, il silenzio della citt semivuota, la mente riposata che favorisce limmaginazione sono sollecitazioni irresistibili; e talvolta non si aspetta altro che aver concluso le proprie quotidiane faccende per potersi

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scegliere langolo pi comodo del divano, del t freddo a portata di mano, e dimenticare il mondo reale per immergersi in quello magico della finzione. Non c dubbio, poi, che le letture pi adeguate per un simile clima di indolenza siano le detective stories, i gialli, come si chiamano in italiano per via della scelta grafica delle copertine dei polizieschi pubblicati da Mondadori a partire dagli anni Trenta. Il giallo sicuramente una delle mie forme letterarie preferite, anche se non sono attirata da tutti i suoi sottogeneri anzi, come al solito sono abbastanza difficile da accontentare. In generale, non amo il poliziesco dazione, n le storie che eccedono di sangue e violenza (non sono unamante di Stieg Larsson, per esempio), n il filone anatomopatologico alla Patricia Cornwell. Sono invece una fan della pi classica delle narratrici del giallo, la geniale Agatha Christie, e in particolare del suo Poirot. La facilit con cui ci si pu letteralmente perdere nelle storie della scrittrice inglese pi tradotta nel mondo (anche pi di Shakespeare!) dovuta a numerosi fattori, i pi importanti dei quali mi sembrano essere: la forte caratterizzazione di tutti i personaggi; la magnificenza del setting, che spesso la campagna inglese; limprevedibilit del plot; lequit del delitto, che nella maggior parte dei casi tocca famiglie aristocratiche, o comunque abbienti; un certo sentore di malinconia diffusa, che contraddistingue i personaggi meglio riusciti (forse i preferiti dellautrice) e anche Poirot stesso (per cui lo preferisco a Miss Marple), e che dovuto sicuramente al momento storico (la guerra mondiale) e culturale (il postmodernismo). Agatha Christie, naturalmente, non lunica donna ad essersi cimentata con la detective fiction o con le storie di omicidi; anzi, sembra che questo tipo di scrittura sia risultato particolarmente consono alla penna femminile. Ne parler in un prossimo post. 20 giugno 2011 Porte, finestre, giardini Passeggiando per la mia e per altre citt tendo spesso ad alzare gli occhi verso le facciate dei palazzi pi antichi, ampie e possenti pareti in mattoni o in pietra, e ad osservare con curiosit gli usci pesanti e i balconi fioriti. Non un caso: mi sono accorta infatti di essere irresistibilmente attratta dalle storie in cui compaiono porte misteriose, ingressi socchiusi verso spazi silenziosi e sconosciuti, finestre adornate da edere rigogliose, sconfinati giardini inframezzati da passaggi, scalinate, archi, angoli nascosti. I romanzi di Kate Morton non mancano mai di questi elementi; e il paesaggio della Gran Bretagna trova in questi tratti architettonici o topografici la sua vera identit. Devessere per questo che non posso fare a meno di tornarci. 21 giugno 2011 Misteri al femminile Torno allargomento della scrittura gialla femminile intitolando questo post con la stessa etichetta che ho dato a una delle cartelle pi affollate del mio Kindle. Le donne, si diceva, sembrano essere particolarmente propense a scrivere di delitti e di enigmi irrisolti: Agatha Christie solo un esempio eclatante del genere. Dopo aver finito il suo Poirot e la salma, ho iniziato Per amore di Elena, di Elizabeth George, recentemente ripubblicato in Italia con un diverso titolo (e chiss perch), Corsa verso il baratro. Lho appena iniziato, ma gi mi pare un libro eccellente: agli elementi classici della letteratura
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del delitto, infatti, questa storia aggiunge anche lambientazione accademica (Cambridge), che la rende ancora pi accattivante. Elizabeth George una maestra del giallo contemporaneo best seller una sorta di Jessica Fletcher, verrebbe da dire ; la mia cartella di Kindle ben fornita dei suoi romanzi, tra cui il crudo Scuola omicidi, che ancora una volta vede svolgersi un omicidio nella cornice di un prestigioso collegio. La medesima coniugazione tra morti sospette e scuole di lusso si ritrova in Macabro quiz della stessa Christie, in Assassinio alluniversit (opera di un uomo, Thomas Kyd), edito da Polillo nella magnifica collana I bassotti dedicata allet doro del giallo, e nellincredibile La scuola dei desideri di Joanne Harris un vero capolavoro di suspense. Tra le altre autrici della mia cartella ci sono le altrove citate P.D. James e Anna Katharine Green, ma non pu naturalmente mancare la pi clamorosa capostipite del giallo femminile, la vittoriana Mary Elizabeth Braddon, che della letteratura di sensazione fece la propria cifra stilistica e la fonte di una fama straordinaria. Della sua penna merita certamente di essere letto il celebre Lady Audleys Secret, unarguta storia gotica dal fascino irresistibile. Questo per quanto concerne una brevissima lista di nomi; in un prossimo post cercher di pensare ai motivi che si celano dietro una scelta di genere cos netta da parte di un genere cos definito la parte femminile della letteratura occidentale. 27 giugno 2011 Donne e suspense Su http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_female_detective/mystery_writers si trova un ben articolato elenco di nomi di donne che hanno dedicato la loro scrittura, o parte di essa, al racconto del mistero. Gialli o detective stories, sensational novels o letteratura di sensazione, horror o storie gotiche, arcani, enigmi, delitti hanno impegnato la penna delle donne sin dal momento in cui pi o meno intorno alla fine del Settecento le signore hanno iniziato a rivendicare il loro legittimo posto nel consorzio degli scrittori di fama: un momento che coinciso, in effetti, con la vera e propria nascita del romanzo (una teoria, questa, ormai assodata, ma introdotta dagli interventi dei gender studies in opposizione al pilastro critico di Ian Watt, The Rise of the Novel, secondo cui la fiction inglese fu avviata dal triumvirato Defoe, Richardson, Fielding). Ann Radcliff, la popolare autrice di The Mysteries of Udolpho (1794), apr il diciannovesimo secolo a un vero esercito di donne impegnate nel racconto della paura, da Mary Shelley a Elizabeth Braddon; ma il Novecento ad assistere ad una vera proliferazione di female mystery writers. La mia sensazione che questo fenomeno cos clamoroso, e ben definito nella cronologia e nello stile, sia da ascrivere alla particolare e di certo inedita struttura storica e sociale del secolo. Le due guerre mondiali hanno trasformato lOccidente sotto ogni aspetto, alterando anche i ruoli tradizionalmente attribuiti alluomo e alla donna. In assenza dei padri, fratelli, mariti, per la maggior parte lontani per i combattimenti o, se reduci, invalidi o psichicamente disadattati, le donne occuparono in questo periodo tutte le posizioni vacanti della societ, non eccettuata quella della produzione letteraria di intrattenimento. Erano anni di generale privazione e di latente paura della morte; e le donne, percependo anche restando a casa la precariet dellesistenza, fecero entrare la violenza, le uccisioni e il terrore fra le quattro mura delle loro casette di citt o delle loro imponenti dimore di campagna. Gli omicidi al fronte, perpetrati con le baionette, i fucili, i cannoni e le granate, assumono agli occhi delle donne la forma del delitto borghese, compiuto all arma bianca o, ancora pi frequentemente, per mezzo del veleno. In definitiva, tra gli anni Venti fino
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agli anni Cinquanta (con la conseguente propaggine delle storie spionistiche in piena Guerra Fredda), le storie criminose femminili sembrano avere leffetto di raccontare, senza alcuna reticenza, lingombrante e feroce presenza della morte nella vita quotidiana di chi rimane a casa, ad aspettare gli esiti di una guerra combattuta altrove. La brutalit qui nascosta dietro i volti imbellettati delle padrone di casa, gli abiti fruscianti, la rarefatta eleganza ma dominante, e causa vischiosi spargimenti di sangue, membra gonfie e bluastre, occhi sbarrati nellorrore, e i numerosi altri segni della morte. Del tutto uguali a quelli della trincea. 29 giugno 2011 Salza il vento In giornate dal calore insopportabile come questa ho sempre il desiderio che si alzi il vento. Un vento da nord, freddo e secco, che scacci le opprimenti bolle di calura e restituisca alle cose i loro naturali contorni. Nelle giornate ventose, in qualunque momento dell anno, limmagine che cogliamo del mondo meglio definita, i colori sono pi brillanti, le acque dei canali sembrano rinvigorirsi, e il fogliame degli alberi, scosso dallaria in moto, ci restituisce un senso di vita, di progresso, di proiezione verso il miglioramento. Il vento mi riempie di entusiasmo, di allegria e di prospettive; e come mi piace espormi alla sua forza, cos bello sentire raccontare il suo impeto nelle storie che leggo. The French Lieutenants Woman di Fowles, Sylvias Lovers di Gaskell, Remarkable Creatures di Tracy Chevalier, Moby Dick di Melville e tanti altri racconti di terra e di mare hanno legato indissolubilmente linfuriare del vento ad un bruciante e sublime romanticismo (teorico, naturalmente, non sentimentale) e dunque con lidea dellancestrale tenacia e del titanismo dellessere umano, che gode della potenza degli elementi poich in essa ritrova la propria grandezza, il proprio afflato alla sopravvivenza. Ed proprio nella tragedia che la sua resistenza trionfa, eticamente ed esteticamente: perch come Heathcliff nelle Cime tempestose di Emily Bront, anche nel cuore della sciagura luomo viene nobilitato dallempito delle sue passioni. 9 luglio 2011 Gli occhi nelle parole Ultimamente, ogni volta che esco di casa per andare al lavoro, a fare la spesa, o solo per una passeggiata, mi sorprendo ad osservare, talvolta anche a lungo, i particolari del contesto in cui mi trovo. come se la citt, o la campagna fuori dal finestrino del treno o della macchina, si destrutturassero in una sequenza di immagini parcellizzate, ciascuna ricca di valore visivo e di potenziale narrativo. Ciascuna di quelle immagini capace di ispirarmi un ulteriore insieme di figure che lentamente, magicamente, vagano nella mia mente fino a posizionarsi in una sorta di puzzle ben definito, il quale, alla fine, si trasforma nel setting di una nuova storia. Tutto ci che osservo per strada stimola lidea per un nuovo paragrafo di scrittura; e gi mentre cammino avverto lurgenza di prendere in mano il mio quadernino per prendere appunti sulle sensazioni narrative che quanto ho visto ha suscitato in me. Considerate le mie attitudini, non sono scene aperte o situazioni conflittuali, ma sono i dettagli a risvegliare la mia attenzione. Questinverno stato un vaso di lavanda secca appoggiato ad una porta blu, in Provenza; qualche settimana fa, sotto un cielo gonfio di nubi nere e pronto al temporale, stato il fischiettare di un uomo, che nel silenzio della
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citt domenicale quasi deserta di un mattino presto intonava La vie en rose; in un tramonto di tarda primavera, stato londeggiare di un nugolo di gerani rossi appesi ad un balcone; un giorno, in classe, stato il profumo di bucato fresco che esalava dal maglione di uno dei miei allievi; sabato scorso, lungo una strada che attraversava un tripudio di campi di granturco e di vigne degradanti dalle colline, stato un roseto selvatico abbarbicato al principiare dei filari; laltra sera stato il luccicare improvviso di un gioiello al braccio di una passante; stamattina la vista di unelaborata bordura di pizzo bianchissimo sul copritavolo di una vetrina dantiquario. Mi accorgo che questa inclinazione ad osservare e ad indugiare sulle immagini non una qualit innata, ma il dono che ci regala la lettura. Labitudine a soffermarsi sulle parole scritte ha leffetto di rallentare le nostre percezioni al punto tale da permetterci di guardare dentro il mondo che viene rappresentato; e poi questa propensione si sposta alla vita quotidiana, cosicch impariamo a contemplare anche gli oggetti e i paesaggi consueti, cogliendone la profonda bellezza e inquadrandoli in fotografie dotate di una forza quasi letteraria. Questo il maggiore insegnamento della lettura e rischia di farci diventare degli artisti. 18 luglio 2011 Breakfast at Tiffanys Sto leggendo Colazione da Tiffany di Truman Capote. Quella struggente lievit di Holly parla di lontananza, di notti estive insonni per il miagolare arruffato dei gatti, di una tempesta di foglie ingiallite. La musica che si perde dietro una finestra aperta... Scrive Capote: Pranzammo a una tavola calda nel parco. Pi tardi [...] corremmo cantando lungo i sentieri verso il vecchio capanno di legno per le barche, che adesso non c pi. Le foglie galleggiavano sul lago; sulla riva, un giardiniere ne sventagliava un fal, e il fumo che si levava [...] era la sola macchia nellaria vibrante. [...] lautunno la stagione del principio, la primavera: e io sentivo tutto questo mentre sedevo con Holly sulla balaustra del portico del capannone per le barche. 25 luglio 2011 Francis Scott Fitzgerald Loperazione americana continuata, dopo Colazione da Tiffany, con Tenera la notte di Francis Scott Fitzgerald. Non certo le letture pi allegre per trascorrere le giornate estive; devo cercare qualcosaltro. A proposito di Fitzgerald, il suo libro che ho amato di pi quanti anni sono passati da quando lho letto? forse sette... stato di sicuro This Side of Paradise, che mi fu consigliato dallallora mio docente di Teoria della Letteratura alluniversit. Il professore, un curioso esemplare di gentiluomo ormai fuori posto, con il panciotto, lorologio a cipolla e lanello al mignolo, che con voce modulata si rivolgeva agli studenti con il loro, sosteneva che questo romanzo racchiudeva il vero senso della poesia. In esso si ritrovano, diceva, le sfumature di quellazzurro goethiano che significa la lontananza, la vaghezza, la nostalgia. Non credo si sbagliasse.

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1 agosto 2011 The Postmistress La settimana scorsa ho notato, nella sezione dei romanzi in lingua della libreria Feltrinelli, The Postmistress di Sarah Blake. Come spesso accade, sono stata dapprima attratta dalla copertina a dimostrazione che gli accessori visivi di un testo scritto sono cronologicamente predominanti rispetto alla scrittura stessa, e che quindi anche la letteratura oggi pi che mai unespressione di marketing e poi dal piatto inferiore, che mi ha persuasa che non potevo fare a meno di leggere questa storia. Anche questo racconto, come tanti altri fra quelle che amo di pi, sboccia dalla presenza o dallassenza, in questo caso di una lettera. Una lettera perduta che sembra svolare leggera nellaria acre delle bombe di Londra, che affronta i venti oceanici, che approda nei cieli limpidi di unAmerica ancora intatta dalla guerra... e che non raggiunge il suo destinatario. Le atmosfere risvegliate da questo romanzo, opera prima della statunitense Sarah Blake, sono quelle del rimpianto e dellamore osteggiato dal destino, che sullo sfondo del secondo conflitto mondiale danno luogo ad un intensissimo paesaggio geografico ed emozionale. Anche il booktrailer incoraggia sensazioni di struggimento e di segretezza, e induce noi, lettori che adorano le storie di messaggi fatali e di vite trascorse appassionatamente dietro le quinte della guerra, ad annoverare anche questo tra i romanzi che non possono mancare tra le serrate fila delle nostre biblioteche. 2 agosto 2011 It all started with a letter Una lettera nascosta, o rimasta chiusa, dimenticata, ingiallita, perduta per anni negli ingranaggi del tempo sempre lo spunto per una buona storia. Poche righe vergate nel cuore di una busta spalancano le porte dellimmaginazione, poich risvegliano infinite congetture sul mittente, sul destinatario, persino su un possibile sottotesto; e anche la qualit e il peso della carta, laccuratezza della grafia, la tenacia dellinchiostro possono raccontare un intero mondo. Chi ha spedito quella lettera? A chi rivolta? Perch stata scritta? Qual era lo stato danimo dello scrivente mentre la stendeva? Si poi pentito di averla inviata? Si emozionato, arrabbiato, commosso sopra quelle parole? Una lettera narra del legno dello scrittoio, della penombra di una stanza, dei rumori della casa o del prato, della pioggia caduta, delle notizie alla radio, del presente e del passato degli esseri umani. Per questa ragione il movente perfetto per una narrazione. In The Postmistress (tradotto in Lultima lettera, Sarah Blake), che sto leggendo in questi giorni e di cui ho parlato nel post precedente, una lettera mai consegnata il fulcro della storia; ma anche The Distant Hours di Kate Morton (Una lontana follia) prende le mosse da una lettera, arrivata alla sua destinataria con decenni di ritardo; la magnifica tragedia di Atonement (Espiazione, Ian McEwan) si innesta dalla sventurata lettera di Robbie a Cecilia intercettata dalla sorellina di lei, Briony. The Aspern Papers (Il carteggio Aspern) di Henry James gira tutto intorno alle carte, appunto, del poeta morto; e in generale tantissimi racconti del mistero, e non necessariamente detective stories, hanno per principio, o per culmine, o per catarsi, un pugno di parole scritte a mano o a macchina su un foglio di carta. Perch le parole scritte, come dice il proverbio, manent; e come tali rimangono indelebili e indimenticabili, serie testimoni di eventi e di emozioni che meritano sempre di diventare il soggetto di un racconto.

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5 agosto 2011 I booktrailer Negli ultimi post ho fatto riferimento ai piani di marketing che oggigiorno accompagnano luscita e sostengono la pubblicit per un nuovo libro. Le copertine sono estremamente curate, sul piatto spiccano brani delle recensioni pi entusiaste, e le sinossi infilano poche ma argute parole che riescono a convincere il lettore a portare quel volume alla cassa, oppure a tornare in fretta a casa e scaricarlo dalla rete per farlo riapparire sul suo e-reader. Esiste per una nuova (o almeno io lho scoperta solo di recente, e solo per pochi dei libri che leggo) strategia di promozione commerciale che si basa tutta sullavidit di immagini e di suoni di cui la nostra societ pervasa, e che si chiama booktrailer. Un filmato, cio, di una manciata di minuti, in cui una musica in sottofondo, delle diapositive sfumate luna nellaltra, talvolta delle voci lontane, o passaggi di unintervista agli autori evocano la percezione che nel libro sia racchiusa una storia imperdibile, piena di atmosfera, fatta di personaggi vivi e visibili, come in un film. difficile, dopo aver visto uno di questi trailer, trattenersi dal procurarsi il romanzo. Alcuni fra i pi belli in cui mi sono imbattuta in inglese e in italiano li elenco qui sotto (i link portano tutti a Youtube). E meritano davvero di essere visti! Kate Morton, Il giardino dei segreti, http://www.youtube.com/watch?v=HXkXoSWYzlk Kate Morton, The Distant Hours, http://www.youtube.com/watch?v=dx_reWOhYx0 oppure http://www.youtube.com/watch?v=cW3YyTMFgzY Sarah Blake, The Postmistress, http://www.youtube.com/watch?v=1KdP_zEDMY8 Jamie Ford, Il gusto proibito dello zenzero, http://www.youtube.com/watch?v=VXSWekEaqKI Clara Sanchez, Il profumo delle foglie di limone, http://www.youtube.com/watch?v=VtNO5xG0eL4&feature=related Mark Mills, House of the Hanged, http://www.youtube.com/user/HarperFiction?blend=1&ob=5#p/u/0/T9iXtq7xHnU 11 agosto 2011 Passage to England 11 agosto, ore 14. Nelle prossime due settimane questo blog risponder pi precisamente alla sua definizione di diario, poich riporter le tappe del mio a lungo atteso viaggio in Inghilterra. Cos facendo non tradir tuttavia la sua natura di raccoglitore di idee letterarie, giacch ogni viaggio di per se stesso un racconto, e ogni tragitto somiglia alla successione delle pagine di un libro, molto spesso ricco di splendide immagini, e anche di suggestioni e di richiami ad altre forme, pi classiche, di narrativa. Mentre scrivo ci stiamo inoltrando sempre pi profondamente nella campagna francese del nord: una lunga immutevole sequela di campi arati e di ordinati raccolti sotto un cielo via via pi cinerino, come si conf al retaggio storico di questa regione. Attraversando questi departments non posso che rievocare le scene delle battaglie della Grande Guerra, allorch i pensieri dei soldati sfiniti nelle trincee contrapposte si levavano a questo stesso cielo biancastro, intonando rade speranze, memorie, e qualche volta persino brani di poesie. ..... Ore 17.30. Il cielo s aperto, e unaria azzurra brilla sulle sterminate chiome dei campi, dambra e doro come le trecce della Marianna. Stiamo percorrendo la Route des Anglaise, che tanti autori britannici hanno solcato allinizio dei loro viaggi sul Continente....
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..... Ore 19.10. Ci siamo lasciati alle spalle il bivio e il segnale stradale che indicava Dunkerque. Un grande nome, una grande tragedia, un grandissimo romanzo: Atonement (Espiazione) di Ian McEwan. 12 agosto 2011 The South West Ore 12. Appena riemersi dal Chunnel e superato il solito ingorgo che perimetra la citt di Londra abbiamo preso la direzione del South West, quella regione dellInghilterra che si distingue per la dolcezza delle colline, il fluire dei campi imbionditi, i boschetti dal verde cupo che si stagliano contro le nuvole perlate di un cielo basso e fresco. Sono i segni di quel Sud tanto ben descritto in North and South di Elizabeth Gaskell, di quella vastit ondulata che dal Sussex arriva fino al Devonshire e sembra di ripercorrere le tracce della carrozza che in Ragione e sentimento di Jane Austen allontana le sorelle Dashwood dalla casa della loro giovinezza per condurle verso una nuova vita. .... Ore 15.50. Entriamo in Cornovaglia! 14 agosto 2011 Nel cuore della brughiera Ieri sera abbiamo cenato in una locanda risalente allundicesimo secolo, la Old Inn di St. Breward, nel cuore della Bodmin Moorland. Per raggiungerla stato necessario percorrere una decina di miglia delle stradettine anguste e tortuose che sintarsiano nella brughiera come fili in un cuscino: popolate di mucche, pecore, cavalli e lepri, ci hanno condotti lungo immense distese derica (heather) e di folto terriccio morbido e acquitrinoso (boggy). Il ritorno al cottage si svolto alla sola luce dei fari della macchina, perch la luna piena si celava e si disvelava velocemente dietro le nuvole alte; e in quel buio animo della campagna ho ripensato ai grandi racconti inglesi che della brughiera hanno fatto non solo un setting, ma quasi una ragione dessere. Ho pensato alle storie gotiche di Daphne du Maurier (Rebecca, Jamaica Inn), che da queste parti vissuta a lungo; al Mastino dei Baskerville di Conan Doyle, ambientato proprio qui; e soprattutto alle Cime Tempestose di Emily Bront, alla disperazione di Catherine che vaga sotto le tempeste prima da creatura viva, e poi da fantasma, alimentando il folle amore implacabile di Heathcliff con alte grida e gelide lacrime, per leternit. 16 agosto 2011 Di miti e daltri racconti La forza evocativa narrativa della Cornovaglia percepibile in ogni curva delle sue strade, in ogni baia, in ogni anfratto. Basti pensare che questo il luogo di principio e di fine del pi indimenticato protagonista della mitologia britannica, quel King Arthur che, da figura storica di strenuo combattente contro linvasione dei Sassoni (molto interessante, a questo proposito, il ciclo di romanzi di Bernard Cromwell), si trasformato in un vero e proprio eroe dallaura redentrice. Secondo la leggenda al castello di Tintagel, le cui rovine abbiamo
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visitato a nord della regione la scorsa domenica, Art fu concepito da re Uther e dalla regina Igraine e poi cresciuto dal wizard di nome Merlino che abitava in una grotta (anche questa visitabile) presso la spiaggia. E dopo tutte le sue vicende e vicissitudini, gli amori con Ginevra e Morgana, il rapporto contrastato con lamico Lancelot, la Tavola Rotonda (che si pu vedere a Winchester), lutopia di Camelot e linizio di quelle avventure che hanno generato il filone narrativo dedicato alla ricerca del Santo Graal (che anche nel XXI secolo costituisce il motif di straordinari bestseller), Art ha gettato la sua magica spada Excalibur proprio nel lago vicino al cottage dal quale sto scrivendo, e su una barca solitaria stato trasportato, ferito a morte, verso Avalon, il wahlalla degli eroi. Da l non mai tornato: e se una scuola di pensiero vuole i suoi resti sepolti sotto la cattedrale di Gloucester, unaltra corrente immagina che egli stia solo attendendo il momento di ritornare alla vita terrena per liberare da ogni male e per sempre la sua Britannia. E come scriveva un librino illustrato che mi don la mia maestra delle scuole elementari, la sagoma del grande re in groppa al suo destriero con la spada sguainata talvolta ancora ritrovabile nella forma delle nuvole. 17 agosto 2011 Donne che scrissero in Cornovaglia E poi c stata la rivelazione Fowey. La piccola citt affacciata sul mare dove Daphne du Maurier si ritirata per scrivere un gioiello di perfezione pittoresca per le sue stradine sinuose, i negozi dalle facciate multicolori, il castello di St. Catherine che dalla sommit di un promontorio boscoso guarda benevolo alla spiaggia. Tra le infinite vetrine del paese molte sono dedicate ai libri, e il Du Maurier Literary Centre di certo la pi importante. Il mio souvenir stata una raccolta di racconti intitolata The Doll come il primo della collezione, una storia gotica che si ritiene essere il primo esperimento letterario dellautrice, scoperta solo di recente. In queste sere trascorse nel cottage, nei minuti che precedono un sonno profondo e tranquillo, conciliato dal silenzio assoluto della brughiera, sto leggendo invece Coming Home di Rosamunde Pilcher, che cita moltissimi dei luoghi che sto visitando (Penzance, Truro, Falmouth, Bodmin, Newlyn...). La scrittrice infatti vissuta a lungo a St. Ives, villaggio di pescatori e soggetto di tanti capolavori di artisti, con le spiagge doro e le acque di giada: nelle sue storie Pilcher lo ha chiamato Porthkerris e lo ha trasformato in un crocevia di tanti intrecci romantici. Ma le descrizioni geografiche della Cornovaglia sono laspetto pi riuscito delle sue narrazioni: ed bello leggere le sue pagine e sentire gli stessi suoni del mare, vedere la stessa luce azzurra, percorrere le stesse campagne, ascoltare lo stesso vento, rimirare le stesse nubi. 23 agosto 2011 Londra: diario di viaggio Aveva ragione Kafka a pensare che o si vive o si scrive. I quattro giorni trascorsi a Londra sono stati cos infervorati che non stato possibile neanche ricordare di aggiornare questo blog. Ma ora che siamo di nuovo on the road, e c di nuovo la Francia ad occupare tutti e quattro i punti cardinali, posso tornare con calma ai ricordi della capitale, e rigodere nella memoria della sua bellezza con tutta lintensit che limmaginazione umana in grado di risvegliare (come scriveva Wordsworth nella sua The Solitary Reaper).
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Pi che essere paragonata ad un libro da leggere e sfogliare, Londra una biblioteca. Ci sono le sue plaques azzurro scuro, che sparse sui suoi muri recano testimonianza del passaggio dei grandi della letteratura (una app molto carina, e utile se si vuole pianificare un tour, si chiama appunto Blue Plaques e le elenca tutte, sia dentro che fuori la citt). Westminster Abbey porta la traccia della loro fine terrena, a beneficio dellimperitura fama dei loro scritti. Nel cortile intorno alla cattedrale di San Paolo, St. Pauls Churchyard, si respira ancora il fermento politico e intellettuale del decennio finale del XVIII secolo. Lungo Fleet Street sembra di vedere Dickens correre trafelato a consegnare le bozze di un nuovo numero dei suoi romanzi a puntate. I meandri scuri del grande fiume riportano alla mente le vicende al limite del tragico di uno dei suoi libri migliori, Il nostro comune amico. I giardini di Kensington riecheggiano ancora degli strilli dei bimbi sperduti riuniti insieme alle fate alla base della statua dedicata a Peter Pan. E altre migliaia di storie, di scrittura e di vita, si intrecciano fra le strade, i parchi e i palazzi, e lungo i corridoi degli immensi musei e delle gallerie darte che si moltiplicano ad ogni orizzonte della citt. E poi c un luogo magico, The Shakespeares Globe, che nonostante sia una riproduzione del mitico teatro andato a fuoco nel XVII secolo, ricalca la fascinazione dellepoca in cui il Bardo in persona scriveva per questo palcoscenico, e gli attori ne declamavano i pentametri in una O (cos si definisce il teatro o il mondo? nel prologo di Henry V) straripata di popolo, che per un penny poteva assistere, con gran clamore, alle imprese degli eroi dellantica Roma, della storia britannica, delle novelle italiane, delle fiabe. La ricostruzione del Globe, opera di un ammiratore americano che ha saputo raccogliere fondi in tutto il mondo per la realizzazione di un ideale incomparabile, basata sulle descrizioni pi vivide del tempo, e rispetta le usanze del suo eccelso archetipo: le rappresentazioni si svolgono, come allora, alle 14, e il loro costo, intorno ai 5, recupera lintenzione di fare del teatro uno spettacolo democratico, capace di soddisfare lemozione e la partecipazione di tutti gli amanti di Shakespeare, di Christopher Marlowe (che avrebbe forse potuto emularlo se non fosse stato assassinato tanto giovane), e in generale della vera e ineguagliabile et doro del play. 27 agosto 2011 Stori(e) dellarte Durante il lunghissimo viaggio di ritorno dallInghilterra sono sprofondata nella lettura di un delizioso romanzo di Iain Pears, Il caso Raffaello, che apre una serie di sette libri, pubblicati tra il 1990 e il 2000, con protagonista Jonathan Argyll. Costui un giovane inglese in trasferta in Italia, dottorando in storia dellarte (destinato poi a diventare mercante darte), coinvolto in un caso di sparizione di un presunto quadro di Raffaello. Suoi compagni davventura in questa e nelle altre storie sono un generale della polizia e una sua collaboratrice, entrambi membri di un immaginario nucleo investigativo romano che si dedica proprio a contrastare il contrabbando di opere darte e la loro illegittima fuoriuscita dallItalia. La storia molto ben scritta, vivace, intrigante, e densa di quella accurata competenza artistica propria dello scrittore (che infatti uno storico dellarte). Stamattina ho concluso il secondo romanzo del ciclo, Il comitato Tiziano, ambientato in una Venezia autunnale piovosa e tormentata dallacqua alta, mentre ho appena cominciato Il busto del Bernini, il cui setting iniziale Los Angeles. Ma considerati gli altri due racconti, credo proprio che lItalia non sia troppo lontana....

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8 settembre 2011 Storie di famiglia Questo pomeriggio, in una delle mie solite incursioni in libreria alla ricerca di novit da procurarmi o di cui scrivere magari in questo blog, mi sono imbattuta in un volume molto accattivante, Leredit segreta di Katherine Webb. Limmagine di copertina ha subito stimolato una catena di ispirazioni, ma aprendo il risvolto per saperne di pi ho scoperto di aver gi letto il romanzo, nella sua versione inglese intitolata The Legacy. La storia una storia di famiglia che cresce dal seme di un segreto. Dopo la morte della severa nonna Meredith, padrona di Storton Manor, le sorelle Calcott ritornano da eredi nella magnifica casa del Wiltshire, scena delle estati della loro infanzia. Rivivono allora il ricordo della tragica sparizione del cugino Henry, che aveva lasciato la famiglia distrutta. Erica, la pi forte delle due sorelle, per guarire la depressione della maggiore decide di scoprire cos successo a Henry, in modo da chiudere i conti con il passato e permettere a sua sorella di ritrovare la serenit. E frugando tra le carte della nonna, Erica viene a conoscenza della vera storia della sua famiglia e fa una scoperta sconvolgente sulla sua bisnonna Caroline, unaffascinante ereditiera di New York che si era trasferita per amore nel selvaggio Oklahoma allinizio del Novecento, segnando con la sua vita avventurosa il destino dei Calcott. Lidea di un mistero, spesso drammatico, che agisce come parassita devastante allinterno del microcosmo chiuso di una famiglia, sempre lottimo movente per una storia (non manca mai nei libri di Kate Morton, ad esempio...): e anche il nuovo racconto che ho appena iniziato a scrivere nasce da questo germe narrativo. 11 settembre 2011 Storie di case Laspetto pi piacevole del romanzo che sto leggendo in questi giorni, Blackberry Vine di Joanne Harris, il racconto di come Jay si impossessa e si insedia gradatamente nello chateau francese che ha acquistato sullonda dei suoi ricordi dinfanzia. bello leggere di come le case, spazio predeterminato della vita delluomo, vengano restituite alla vita e alla funzionalit; nel paziente e talvolta faticoso processo di restauro o semplicemente di recupero di un ambiente domestico sta la natura essenziale dellhomo sapiens, quellambizione allordine e alla stabilit che ancora oggi qualifica la nostra esistenza. Le lingue anglosassoni esprimono meglio delle romanze la differenza tra la casa intesa come semplice edificio the house, das Haus e la casa quale ambito dellestrinsecazione dellidentit home, Heim. La riabilitazione di una casa dismessa, cadente o abbandonata una forte affermazione di umanit: ne dimostrazione il commovente passaggio di La brava terrorista di Doris Lessing, in cui la protagonista combatte contro tutto e tutti pur di rendere ad una casa deserta e poi occupata abusivamente la normalit della pulizia e del naturale funzionamento (lacqua corrente, la corrente elettrica, la spesa alimentare). Questo tipo di racconti pi tipico della scrittura femminile mi vengono in mente Louisa May Alcott, Rebecca West, Katherine Webb; ed il vero soggetto di Under the Tuscan Sun di Frances Mayes, da cui stato tratto un luminoso film con protagonista Diane Lane.

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19 settembre 2011 Dedicato a Jane Austen Ho deciso di dedicare i miei prossimi post alla scrittrice che pi di ogni altro autore mi ha colmato il cuore di delizia. Jane Austen, la responsabile della mia educazione sentimentale, non solo una mente sopraffina, una penna magistrale, uninarrivabile narratrice e una squisita ritrattista della sua epoca e del genere umano; Jane Austen un movimento, un ideale, un modo dessere e un modello cui aspirare, la pi perfetta rappresentazione della donna, il pi alto capolavoro di letteratura dingegno, di costume e demozione delle cui opere possiamo pregiarci. Solo raramente ho finora citato in questo diario online il nome e l opera di Jane Austen: questa scelta stata dovuta al fatto che per lei un post breve, incisivo e dalla netta inclinazione tematica come sono quelli di questo blog sarebbe stato troppo poco. E infatti ho menzionato qui solo superficialmente anche Henry James, e (anzi, credo mai) Shakespeare, perch sono autori che meritano unattenzione prolungata e intensa, non solo per la loro evidente genialit ma anche per lincommensurabile portata vitale che hanno saputo trasmettere a decine di generazioni di avidi lettori. Sono penne che ci hanno aiutato a crescere e ci hanno resi ci che siamo; sono autori di parole alle quali non facciamo che ritornare, perch ci regalano conforto, chiarimento, perdono, indulgenza, stupore, pura bellezza. Lo spunto per aprire questa discussione su Jane Austen mi viene da due blog a cui mi sono recentemente iscritta, il primo italiano, Un t con Jane Austen, il secondo americano, The Republic of Pemberley. Sono entrambi siti contraddistinti da una eccezionale cura, ricchissimi di stimoli intellettuali, attente descrizioni e interessanti rimandi e associazioni. Il blog italiano, in particolare, molto ben studiato anche dal punto di vista grafico. Grazie a questi due esperimenti socioletterari (dal 3 ottobre parte, su Pemberley, un gruppo di lettura online di Persuasion), per la prima volta sento che i libri possono determinare un senso di appartenenza, anzich di isolamento; e che la passione per unanima perduta nel tempo, che per resta in vita grazie alle parole, pu accomunare spiriti affini fino a suscitare delicate amicizie. Anchio dunque voglio dedicare un po di questo mio adorato e coccolato spazio alla nostra amata Jane. Scriver di lei, della sua opera, dei suoi personaggi, delle versioni extraletterarie che sono state evocate dalle sue storie. Senza mai dimenticare che dietro a ciascuna delle sue frasi, aggraziata, solenne, malinconica o gaia che essa sia, si intravvede come attraverso un riverbero lo spirito di una donna dalla personalit eccezionale. 25 settembre 2011 Una biografia di Jane Leccezionalit della vita di Jane Austen sta nella sua non eccezionalit. La pi perfetta artista tra le donne, la scrittrice i cui libri sono tutti immortali (V. Woolf) nacque a Steventon il 16 dicembre 1775, ultima di sette figli di un ministro della chiesa dalle mediocri possibilit economiche. La scarsit finanziaria costitu sempre una grave preoccupazione per gli Austen, ed per questo che nei romanzi di Jane il denaro ricopre un ruolo precipuo e appare spesso come il vero movente dellintreccio. Per mancanza di denaro sembra che Jane dovette rinunciare al suo vero amore; e rimase una spinster per tutta la vita, pur essendo stata chiesta in moglie, pare, almeno due volte. In un periodo di particolari ristrettezze gli Austen furono costretti,
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nel 1801, a trasferirsi a Bath, con enorme dispiacere della scrittrice che amava con tutto il cuore la campagna e i boschi del natio Hampshire e malsopportava la rumorosa affettazione della celebre citt termale. Pot infine liberarsi da Bath nel 1809 quando il fratello Edward acquist per lei, per la sorella Cassandra e per la loro madre il cottage di Chawton, presso Winchester. L Jane recuper la tranquillit degli spazi verdi, il silenzio, le pacifiche passeggiate nei boschi e una vena narrativa straordinaria, spesa presso un minuscolo tavolino da scrittura: nel 1811 esce Sense and Sensibility, nel 1813 Pride and Prejudice, nel 1814 Mansfield Park, nel 1815 Emma. Ultim faticosamente Persuasion (pubblicato postumo) quando la malattia le lasciava ancora poca tregua; e mor infine nel 1817 per essere poi sepolta nella cattedrale di Winchester. La biografia pi sentita e accurata dellautrice il Memoir del nipote James Edward AustenLeigh; e anche lepistolario di Jane, pur deprivato di tutte le lettere che ella stessa chiese a Cassandra di bruciare, una straordinaria fonte di informazioni per poter immaginare come si svolgesse la sua vita. Nel 2003, poi ripubblicato nel 2007 dopo luscita del fortunato film omonimo dove Jane impersonata da Anne Hathaway, uscito per la prima volta Becoming Jane Austen di Jon Spence, che rivive la giovinezza della scrittrice sfruttando alcune sue lettere per ricostruire la sfortunata storia damore con Tom Lefroy (interpretato nel film da un bravo James McAvoy). Il racconto di Spence offre la figura di una Jane romantica e appassionata, un ideale che soddisfa pienamente i milioni di Janeites (cos si definiscono i contagiati dalla Austenmania) sparsi in tutto il mondo; nonostante le fonti storiche a suffragio di tale interpretazione del rapporto con Mr. Lefroy non siano n certe n numerose, il pensiero che nei forti sentimenti di Marianne Dashwood, Elizabeth Bennet e Anne Elliott Jane Austen abbia voluto raccontare i propri ce la fa amare, se possibile, ancora di pi. 30 settembre 2011 Ladies by Jane Austen Il campionario femminile che ci offrono i romanzi di Jane Austen cos completo e ben definito da sembrare un manuale di comportamento. Lepoca della Reggenza, infatti, ne produsse numerosi; e talvolta sembra davvero che anche la nostra autrice abbia voluto indagare i modi di fare e dessere delle donne (e degli uomini). Il suo, per, non mai un intervento censorio, severo, o pregiudizievole: la sua penna indugia su pregi (meno) e difetti (con maggiore attenzione) con il preciso e semplice intento di descriverli, e spesso trattandoli con delicata ironia. Le ladies di Jane Austen sono le vere e grandiose protagoniste della sua letteratura, e sono personaggi cos round, ovvero piene di vita, di sensazioni e di personalit da differenziarsi nettamente luna dallaltra, cos come sono del tutto diverse tra loro le donne della realt. Ci sono le donne pazienti, contraddistinte dalla forza e dalla costanza del cuore, che vivono pienamente eppure conservano nellanima segreti e inguaribili tormenti: cos sono Elinor Dashwood e Anne Elliot. C la donna che vive sul punto di sbocciare, eppure sembra non realizzarsi mai: cos Fanny Price. C la donna la cui tenerezza del cuore riesce persino ad oscurare la stupenda bellezza: ed Jane Bennet. C la donna che di comune ha tutto, tranne la potenza dellamore: Jane Fairfax. C lemanazione pi sincera del romanticismo, Marianne Dashwood. C la donna dalla malia irresistibile ma priva di limpidezza, Mary Crawford; e quella il cui fulgore cos intenso da rasentare la presunzione, Emma Woodhouse. Lingenuit rappresentata da Catherine Morland,
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mentre il caleidoscopio pi variegato e pi attraente delle qualit femminili impersonato dalla straordinaria Elizabeth Bennet, la donna che in molte vorrebbero essere. Nella incredibile trasposizione in sei episodi per la BBC di Orgoglio e pregiudizio Jennifer Ehle interpreta, nonostante let forse un po avanzata, una superba Lizzy: un sorriso benevolo eppure arguto la cifra del suo bel volto, un portamento sempre pronto allenergia distingue le sue membra molto Regency. E anche nei momenti pi critici della storia, quando persino dai suoi fair eyes (parola di Mr. Darcy) sgorgano delle lacrime, la sua allegria ci riempie il cuore di speranza. Cos parla di lei la stessa Austen: I must confess that I think her as delightful a character as ever appeared in print, and how I shall be able to tolerate those who do not like her at least, I do not know. 1 ottobre 2011 Gentlemen by Jane Austen La letteratura di Jane Austen, cos attenta alle espressioni del femminile, anche e soprattutto uno studio dei rapporti delle donne con i coprotagonisti della loro realt quotidiana, gli uomini. In ognuno dei romanzi si trova il contraltare alla donna che il movente dellintreccio, un uomo nei confronti del quale la protagonista si pone in termini (generalmente) di amore, (spesso) di inganno, (sempre) di denaro. Il denaro laspetto senza dubbio predominante della narrativa austeniana. Le sorelle Bennet (Orgoglio e pregiudizio) e le sorelle Dashwood (Ragione e sentimento) rischiano seriamente lo stato di spinsterhood (zitellaggine...) a causa della mancanza di una dote adeguata: Marianne viene abbandonata dal suo amatissimo Willoughby, che le preferisce una Miss Grey e le sue cinquantamila sterline, e Elinor viene proditoriamente allontanata da Edward Ferrars perch la sorella di questultimo teme che egli possa commettere lerrore di sposare una donna senza alcuna sostanza. Verso la fine di Pride and Prejudice, Elizabeth dichiara, non del tutto scherzosamente, di aver cominciato ad amare Darcy dopo aver visto la magnificenza della sua casa, Pemberley. E in effetti la signora Bennet passa le giornate ad esortare le figlie al matrimonio, poich questa lunica soluzione ad una sicura povert: e larrivo di Mr Bingley (con le sue 5000 sterline lanno!) a Netherfield accende tutte le sue pi vive speranze; daltronde, It is a truth universally acknowledged that a single man in possession of a good fortune must be in want of a wife. Bingley sicuramente uno degli uomini pi semplici creati da Jane Austen. Di buon cuore, sempre allegro, privo di affettazione, la giusta altra met per Jane Bennet, anche lei amabile e incapace di concepire il male. Mr Knightley (Emma) luomo pi giusto, saggio e desiderabile del mondo, e il capitano Frederick Wentworth (Persuasion), con quel cipiglio di residua delusione che tradisce la costanza del sentimento, dotato di un fascino fuori dal comune. Figure come Mr Woodhouse (il padre di Emma), Sir Walter Elliot (il padre di Anne in Persuasion), il reverendo Collins (Pride and Prejudice) o Henry Crawford (Mansfield Park) sono totalmente negativi, contraddistinti dalla vanit, dallegoismo, dal viscido opportunismo o da una certa incontenibile lussuria. Wickham, il seduttore di Lydia Bennet (e prima ancora quasi di Georgiana Darcy), il villain per eccellenza, ma il suo aspetto quanto di pi attraente e simpatico si possa immaginare. Gli altri personaggi maschili sono poi straordinariamente complessi, scissi tra moti di lealt e ombre oscure del carattere. Darcy , naturalmente, luomo austeniano per eccellenza; seppur incrinata dal pregiudizio (suo per gli altri e degli altri per lui), che lo rende talvolta odioso e sgradevole, la sua personalit si rivela impregnata di una dignit
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eccezionale, di bont e di una generosit ineguagliate. Ma nemmeno Willoughby, colui che tanto dolore causa a Marianne Dashwood, scevro di accenni di tenerezza, che alla fine del romanzo ci fanno quasi provare pena per lui quando Elinor lo incontra per lultima volta, e lui gi sposato, Willoughby, lui, che solo mezzora prima aveva aborrito come il pi indegno degli uomini, Willoughby, nonostante tutte le sue colpe, le suscitava un tale senso di commiserazione per le sofferenze che esse avevano prodotto, che la facevano pensare a lui, ormai separato per sempre dalla sua famiglia, con una tenerezza, un rammarico, proporzionati, come presto riconobbe dentro di s, pi ai suoi desideri che ai suoi meriti: insomma, Willoughby lavrebbe sposata, Marianne, se non fosse stato per il denaro. Edmund Bertram, infine, l(anti)eroe di Mansfield Park, un personaggio, date la sua ricchezza caratteriale e la sua contradditoriet, quasi novecentesco. Votato alla morale, un uomo che sembra ambire allimmacolatezza (sostenuto in questo anche dalla cugina Fanny); eppure c una vena di tenebra dentro di lui, un groviglio di sensazioni che lo fanno innamorare della maliarda Mary Crawford e che gli risvegliano istinti tormentosi. Egli, tuttavia, rifugge dallazione; anche quando gli eventi si rovesciano catastrofici sulla sua famiglia la sua reazione pi mesta che convinta, e la sua scelta di sposare, infine, la pudica Fanny non sembra altro che una soluzione per placare la sua coscienza. 2 ottobre 2011 Nuove rappresentazioni di Jane: i romanzi Il nome Jane Austen non rappresenta solo la figura di una scrittrice. Nel corso della sua breve vita ella chiese al mondo di rispettare la propria modestia: nonostante avesse deciso di vivere della sua penna cerc di schivare il grande pubblico anche quando la sua fama aveva perso ogni limite; ma era pur sempre la figlia di un reverendo, e la scelta di non prendere marito se non per amore la rendeva gi abbastanza anticonformista. Chiss cosa penserebbe oggi, a vedere quale insieme di fenomeni culturali, artistici, sociali, turistici e di costume sono scaturiti in memoria del suo nome e delle sue opere. I Jane-addicted conoscono bene tutte queste nuove rappresentazioni. Sono stati in visita al Jane Austen Centre a Bath, sono entrati con rispetto nel cottage di Chawton, hanno cercato la tomba dentro la cattedrale di Winchester e ammirato il cenotafio nel Poets Corner a Westminster Abbey. E ogni volta che ci ritornano non possono trattenersi dal comprare una nuova edizione, dalla copertina ben curata o dalla rilegatura elegante, di Persuasion o Mansfield Park. E quando visitano questi luoghi, le Janeites non dimenticano mai di indossare un filo di perle, o un cammeo, o un nastro, o una trina, o semplicemente di portare con s uno dei romanzi, quasi in segno di rispetto. Sugli scaffali delle librerie si fermano sempre incuriosite ad osservare le pubblicazioni di (coraggiosi) autori che oggi saccheggiano i romanzi di Austen per inventare nuove storie sui suoi personaggi. Non ho letto nessuno di questi libri, ma i pi celebri in Italia sono i romanzi di Pamela Aidan dedicati al punto di vista esclusivo di Mr Darcy; Amanda Grange si interessata non solo alle idee dellinnamorato di Lizzy, nel Mr Darcys Diary, ma ha ricostruito anche i pensieri del (futuro) marito di Anne Elliot in Captain Wentworths Diary, dello sposo di Marianne Dashwood nel Colonel Brandons Diary, della coscienza di Emma in Mr Knightleys Diary. Non voglio dilungarmi troppo, quindi per conoscere i titoli di altri spin-off da Orgoglio e pregiudizio (il pi gettonato!): http://www.web3king.com/janeausten/sequels.php.

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Una notizia recentissima ci informa inoltre che la straordinaria giallista P.D. James ha scritto il proprio sequel noir di questo meraviglioso romanzo, che uscir in libreria (in Inghilterra) il prossimo novembre. Le mie letture si sono intanto concentrate sui primi quattro romanzi (ma ne sono usciti altri, ad una velocit tale che non riesco a raccapezzarmici...) di Stephanie Barron, che hanno per protagonista la stessa Jane nelle vesti di una investigatrice e abile risolutrice di delitti. Al di l dellintreccio giallo, il talento dellautrice si esprime nella sua rievocazione dellepoca di Austen, che viene qui rappresentata con dovizia di dettagli, tutti ben studiati e accuratamente corrispondenti alla verit storica. 17 ottobre 2011 Il segreto della collana di perle Il segreto della collana di perle di Jane Corry (Newton & Compton) uno di quei libri che possono trascinarti per ore, fino al loro esaurimento. La scrittura facile e veloce, e i personaggi piuttosto interessanti, quantunque si ritrovino tante somiglianze caratteriali fra di loro che infine appaiono tutti quali particolari estrinsecazioni di una medesima personalit. Sono tutti, per inciso, personaggi femminili, poich The Pearls (titolo originale pi adeguato di quello italiano, visto che non c alcun grande segreto a far da sfondo alla trama) la storia di uneredit, di una collana di due giri di perle con fermaglio di diamanti che passa da madre in figlia o nipote nellarco di pi di un secolo. Il gioiello come una catena: il simbolo di un legame che avvince le protagoniste della storia condannandole tutte ad un medesimo destino. Respira fra le pagine un forte senso di precariet dellesistenza, di fallimento, di fine, e insistono davanti ai nostri occhi raffigurazioni della corporeit femminile che sembrano fungere da motif (attualmente, bisogna ammetterlo, molto di moda, forse in obbedienza ad una inossidabile scuola di pensiero che vuole le scrittrici impegnate a fare della loro parola un veicolo, se non addirittura una vera rappresentazione del corpo della donna) piuttosto che essere sostanziali passaggi del racconto. Infine, la storia si dipana senza ostacoli, con una straordinaria e agilissima abilit di descrivere anche decenni nello spazio di poche righe; ma questo sentore di tragedia che ne accompagna lo svolgimento incombente nella mente del lettore, e si desidera arrivare presto alla fine, non gi per conoscere lesito delle vicende di Caroline o di Grace, quanto per passare il prima possibile ad un nuovo libro, magari latore di speranza. 25 ottobre 2011 Ore inglesi Leggere Ore inglesi di Henry James stato come ritornare dun tratto alla scorsa estate, riprendere la strada della mia Inghilterra, immergermi di nuovo nel suo verde tenero, nelle sue linee scoscese rivestite derica, nei suoi orizzonti profilati di pietre antiche. stato come trovare su una pagina di carta le parole che mi vagheggiavano nella mente mentre osservavo quei luoghi, ma alle quali non avrei mai saputo dare forma. Henry James lo ripeto sempre lo scrittore perfetto. Non c scrittura che eguagli la sua, non esistono altri esempi letterari che raggiungano la sublimit della sua sintassi e la struggente bellezza dei suoi toni narrativi e saggistici. Ore inglesi, che un resoconto da turista sentimentale come lautore spesso si definisce, lespressione del James che amo di pi, ovvero del
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viaggiatore, dellemigrante che non sa trattenersi dalla commozione nellammirare un tramonto inglese, o nel godere di domeniche pomeriggio allietate dal fruscio delle foglie, dal tintinnare delle tazze di t, dallo sciabordare del mare lontano, azzurro e brillante come uno zaffiro. Quando mi capita di leggere brani come i saggi contenuti in questo libro non posso esimermi dalle citazioni, perch non ci sono parole altrui che possano renderne la magnificenza. Per chi stato in Inghilterra questi passi saranno dolcissime rievocazioni di un incanto che impossibile dimenticare; per chi non c mai stato saranno forse un invito irresistibile. I parchi di Londra La vista dal ponte sul lago Serpentine di una nobilt straordinaria [...]. Nel panorama delle citt europee arduo trovare qualcosa di altrettanto bello. [...] L ampio corso [del] Serpentine, simile a un fiume, si apre la strada tra i suoi margini alberati. Appena passato il ponte [...], se si guarda a sinistra, oltre il cancello dei Kensington Gardens [...], si gode di una vista spettacolare: un sentiero si perde tra le querce e gli olmi sparsi. Ricordi dinverno C ancora qualcosa che mi riporta alla mente gli incanti dellinfanzia lattesa del Natale, il gusto di una passeggiata in un giorno di vacanza nel modo in cui le vetrine luccicano nella nebbia. [...] Ci sono effetti di luce invernale [...] che in qualche modo, rievocati, toccano le corde della memoria e addirittura la fonte delle lacrime; come ad esempio la facciata del British Museum in un pomeriggio buio. [...] Larioso colonnato del museo, le sue due ali simmetriche, le alte grate di ferro con i piedistalli in granito, lintuizione delle sale in penombra allinterno, con tutti i loro tesori: indugiano tutti, pazienti, dietro strati di atmosfera che [...] danno loro un tocco dallegria, come di luci rosse nella tempesta. [N]ella settimana di Natale [...] mi assale il pensiero della Londra di Dickens [...]. Giorni in cui i camini ardono nella penombra deserta dei club, e i libri nuovi, disposti sui tavoli, dicono: Ora hai tempo di leggermi, e il t pomeridiano con il pane tostato, e il gentiluomo [...] che si risveglia dal suo sonnellino. Inoltre, per un uomo di lettere, [...] questo [] il momento migliore per scrivere. [...] Il clima crea una sorta di mezzanotte perenne e allontana ogni possibile interruzione. Non fa bene alla vista ma ideale per limmaginazione. Il Warwickshire I prati del Warwickshire stanno ai comuni scenari inglesi come questi ultimi stanno al resto del mondo. Per miglia e miglia non si vedono altro che ampie distese ondulate di pascoli, ricoperti da un vellutato manto erboso [...], dove crescono siepi dallintrico lussureggiante tra le quali [...] spuntano querce e olmi su cui si abbarbica ledera. Chiese in rovina Ho avuto spesso la sensazione che in Inghilterra il piacere architettonico pi puro fosse da ricercarsi nelle rovine dei grandi edifici. [...] [N]ella misura in cui la bellezza di una struttura coincide con la bellezza di linee e curve, con lequilibrio e larmonia di volumi e dimensioni, raramente ne ho tratto un appagamento intenso come quello conosciuto sul tappeto erboso della navata di una qualche chiesa fatiscente, al cospetto di colonne solitarie e finestre vuote con le piante selvatiche a fare da cornice e le nubi veloci al posto del tetto. [I] vetusti ruderi di Glastonbury mi riportarono alla memoria [...] un altra delle grandi reliquie del mondo: lUltima cena di Leonardo. In entrambi i casi, tutto ci che resta una suggestiva ombra; ma lombra lanima dellartista. Stonehenge Si possono porre centinaia di domande a questi giganti di pietra grezza, curvi nella mesta contemplazione dei loro compagni caduti; ma la curiosit cade priva di vita nella vasta
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fissit soleggiata che li avvolge [...]. davvero qualcosa di immensamente vago e immensamente profondo. [...] Posso immaginare di trascorrere unintera giornata destate seduto a contemplare le ombre che si accorciano e tornano ad allungarsi, e tessere un delizioso contrasto tra la durata del mondo e il breve intervallo dellesperienza individuale. Riflessioni di un passeggero Ma chi pu raccontare la storia di un sentimento romantico quando lavventuriero giunge alla sua meta, quando si attarda in una vecchia casa di campagna inglese mentre il tramonto adombra gli angoli delle eloquenti stanze ed egli, vinto da quello spettacolo, fermo davanti alla finestra, distoglie lo sguardo dal ritratto di un bel volto ancestrale che sembra osservarlo e lo volge alle dolci ondulazioni del prato che si vanno ad adagiare nel parco? 1 novembre 2011 Phyllis Dorothy James Phyllis Dorothy James meglio conosciuta al grande pubblico con le iniziali dei suoi due nomi di battesimo che hanno creato come un marchio di fabbrica per una delle forme pi alte della letteratura gialla contemporanea. P.D. James, membro permanente della House of Lords (il suo titolo Baroness James of Holland Park), nata a Oxford nel 1920, tuttora in attivit: nei prossimi giorni prevista infatti luscita di Death Comes to Pemberley, una storia di omicidi ambientata niente meno che nella dimora dellausteniano Mr Darcy. Il libro, che si inserisce nella intensa produzione di sequel tratti dalle opere di Jane Austen, un successo di pubblico ancora prima di essere apparso nelle librerie e considerato lo straordinario talento dellautrice i lettori non ne resteranno di certo delusi. Ve ne parler, credo, gi nel prossimo post; la versione ebook gi disponibile, e lho scaricata questo stesso pomeriggio : ) Il primo giallo di P.D. James, Cover Her Face (Copritele il volto), fu pubblicato nel 1962, e registrava gi la presenza del personaggio che rester per sempre legato al nome della scrittrice (come Poirot per Christie, Holmes per Conan Doyle, Maigret per Simenon o Marlow per Chandler), il comandante Adam Dalgliesh di Scotland Yard. Dalgliesh un detective sommamente intelligente, ma dotato anche di una inusitata sensibilit e gentilezza nei confronti delle reazioni umane allassassinio; un poeta (pubblicato), unanima venata da una costante malinconia la moglie morta di parto ed egli riesce difficilmente ad avvicinarsi ad unaltra donna, anche a causa del proprio lavoro , un ricco gentiluomo che guida una Jaguar e alla fine del servizio si rintana nel proprio inviolabile rifugio, un elegante appartamento della City affacciato sul Tamigi. Anche Londra, e in senso lato il paesaggio inglese, sono aspetti significativi della narrativa di P.D. James. In taluni romanzi la grande citt una protagonista cos appassionatamente descritta di tali e tanti passaggi del racconto da diventare a sua volta un personaggio, quasi dotato di una propria essenza vitale. Il libro che sto leggendo in questi giorni, La stanza dei delitti (Murder Room, 2003; il dodicesimo giallo di Adam Dalgliesh), particolarmente espressivo nella sua celebrazione metropolitana: ho sottolineato passi che starebbero bene nellaltro resoconto di Londra di un altro James di cui ho trattato nel post precedente. [I]l sogno di Londra era rimasto. Dalladolescenza in poi si era fatto pi forte e aveva assunto la solidit del mattone e della pietra, il riverbero della luce del sole sul fiume, la solennit degli ampi viali e langustia delle strette viuzze che portavano a cortili seminascosti. [...] Lei pensava a Londra come un navigante potrebbe pensare al mare: era il suo elemento
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naturale ma aveva un potere che incuteva timore e lo affrontava con guardinga cautela e rispetto. I gialli di P.D. James che trattano delle indagini di Adam Dalgliesh sono, in ordine cronologico: 1962 - Copritele il volto (Cover Her Face) 1963 - Una mente per uccidere (A Mind to Murder) 1967 - Per cause innaturali (Unnatural Causes) 1971 - Scuola per infermiere (Shroud for a Nightingale) 1975 - La torre nera (The Black Tower) 1977 - Morte di un medico legale (Death of an Expert Witness) 1986 - Un gusto per la morte (A Taste for Death) 1989 - Una notte di luna per lispettore Dalgliesh (Devices and Desires) 1994 - Morte sul fiume (Original Sin) 1997 - Una certa giustizia (A Certain Justice) 2001 - Morte in seminario (Death in Holy Orders) 2003 - La stanza dei delitti (The Murder Room) 2005 - Brividi di morte per lispettore Dalgliesh (The Lighthouse) 2008 - La paziente privata (The Private Patient) E per gli amanti del giallo puro, quello che non nasconde la mancanza di idee dietro le indulgenze nel sangue e nelle viscere sul lettino dellanatomopatologo, sono libri eccezionali. 8 novembre 2011 P.D. James a Pemberley In questi giorni mi sto godendo il nuovo romanzo di P. D. James, Death Comes to Pemberley, e lo sto leggendo con una lentezza per me inusitata; per quanto sia curiosissima di sapere come si concluda la vicenda, non voglio precorrere i tempi e sento gi il dispiacere di quando lavr finito. In attesa dei commenti finali, destinati al prossimo post, mi piace ascoltare lintervista rilasciata dallautrice a presentazione del suo libro; il video in inglese, e vale la pena di essere visto anche solo per ammirare lo sguardo ancora limpido e arguto dellanziana scrittrice (ecco il link: http://vimeo.com/31252065). Per facilitare la comprensione da parte di tutti, tuttavia, ho cercato di tradurre i passi salienti della conversazione: Jane Austen prepotentemente la mia scrittrice preferita, e lo da moltissimi anni; ho cominciato a leggerla nella mia infanzia, e i suoi sono stati i primi libri che io abbia letto. Li rileggo ancora e ancora; credo di rileggerli tutti una volta allanno, e in parte li conosco a memoria. Penso sia cos per tutti i suoi ammiratori; ella vive nella nostra immaginazione. Credo sia perch anche i suoi personaggi vivono dentro di noi che ci sembra di conoscerli cos da vicino; siamo sempre tentati di chiedere: Cos accaduto dopo?. Tutti i suoi libri finiscono con un buon matrimonio, sono tutte storie romantiche che rispondono ad un modello di base c una giovane donna attraente che vive molte difficolt, ma le supera e alla fine sposa luomo che si scelta. E immagino che noi ci chiediamo, Daccordo, ma poi cos successo? Hanno avuto dei figli? andato tutto per il verso giusto? Si sono sistemati bene? Cos successo? Per questa ragione in molti hanno effettivamente scritto dei sequel io non li ho letti, e non ero minimamente tentata di scriverne uno, perch, essendo una scrittrice, la creazione dei miei personaggi per me molto importante, e non sentivo il bisogno di usare il lavoro degli altri. Ma laltra mia passione scrivere gialli, e
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ho trovato irresistibile lidea di mettere insieme questi due miei amori: esaminare un matrimonio felice, come sappiamo stato quello di Darcy ed Elizabeth, e rispondere ad alcune domande che il libro [Orgoglio e pregiudizio] lascia irrisolte la pi importante lo straordinario cambiamento nel carattere di Darcy nel periodo intercorso tra la sua prima proposta di matrimonio ad Elizabeth e la seconda, andata a buon fine; e contemporaneamente vedere se ero in grado di costruire un giallo con degli indizi e una soluzione razionale che il lettore potrebbe aver scritto di proprio pugno obbedendo alla deduzione logica (gli indizi compaiono tutti nel libro) e arrivare alla fine ad una soluzione del mistero. Ho voluto che lambientazione fosse rurale, unambientazione che mostrasse il contrasto tra il mistero da una parte e lordine, la pace, la civilt che Pemberley rappresenta dallaltra. Nel libro Pemberley il simbolo della civilizzazione raggiunta nella sua epoca; fuori poi ci sono due terreni boschivi, di cui uno una creazione dell uomo, il risultato del progetto di un celebre architetto paesaggista; l altro invece lo spazio selvaggio, situato a nordovest rispetto alla casa, attraverso cui si trova lingresso al quartiere della servit e il passaggio verso le stalle. Questo territorio rappresenta la tenebra e il mistero, e vi ha luogo una tragedia di cui ora non vi parler, ma in conseguenza della quale nessuno osa visitarlo dopo che sceso il buio. Si presenta dunque questo forte contrasto tra i due spazi, che pure sono cos vicini: dalle finestre della casa si vedono, in lontananza, le ombre oscure del bosco. La passione per i personaggi austeniani, un setting che trasuda magnificenza, limponderabile senso del gotico, i presupposti di una tempesta di emozioni. La ricetta perfetta per invitare alla lettura in queste giornate piovose e presto buie. 16 novembre 2011 Death Comes to Pemberley Il libro finito, ed con molta nostalgia che ho voltato la sua ultima pagina (elettronica). In questi ultimi giorni, trascorsi sprofondata in questa storia, stato come se fossi stata invitata io stessa a Pemberley, a partecipare dei suoi ritmi delicati e a godere degli incantevoli panorami che si estendono illimitati fuori dalle sue finestre. E cos terminare il libro mi ha dato la sensazione della fine di una festa da ballo particolarmente ben riuscita, quando la carrozza ti sta aspettando davanti al portone e gi albeggia, e gli altri invitati, quelli che resteranno ancora a lungo nella grande dimora, ti salutano con la mano dallalto del balcone. P.D. James riuscita ad evocare il mondo austeniano con una sensibilit e una perizia non comuni. Gi nel prologo il lettore che sia nuovo alla sua narrativa ha loccasione di scoprire il suo talento, poich in poche pagine lautrice riesce a riassumere con straordinari acume e leggerezza lintera vicenda di Orgoglio e pregiudizio, narrandola come una storia raccolta origliando qua e l fra le case e le botteghe di Meryton, e decorandola quindi con un delizioso tono da gossip (e uso questa parola nel suo significato di comare, immaginando matrone e signore vestite di trine intente a chiacchierare dietro gli angoli delle porte). Ma lavanzare dei capitoli viene scandito da una modulazione sempre pi cupa. La luminosit del capolavoro di Jane Austen si attenua gradatamente ma infallibilmente, e presto lunghe ombre di dolore e di mistero si allungano sopra il bosco, il fiume, il cortile, e poi la grande magione di Pemberley. Il passo che traduco qui, che si colloca all inizio della vicenda, a questo proposito molto significativo: Attardandosi presso la finestra e accantonando le preoccupazioni del giorno, Elizabeth lasci che gli occhi trovassero riposo su quella bellezza, che le dava calma, ma era sempre
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cangiante. Il sole scintillava dal cielo di un azzurro chiarissimo, in cui solo poche fragili nubi si dissolvevano, come fili di fumo. [...] Ora ella vide che il vento si era rinforzato. La superficie del fiume era increspata di piccole onde che si riflettevano sullerba e sui cespugli che lo costeggiavano, le loro ombre interrotte tremanti sullacqua agitata. E poi questo ancor lieve sentore di minaccia si concretizza nel cuore della sera, quando i signori Darcy e i loro ospiti (tra i quali non mancano Jane e suo marito, Charles Bingley) vengono avvisati dellarrivo di un trafelato cocchiere. Limmaginazione le restitu ci che era troppo lontano per esser visto le criniere dei cavalli scosse dal vento, i loro occhi selvaggi e le spalle tese fino allo spasimo, e il postiglione ansante sulle redini. Erano troppo lontani perch le ruote si potessero sentire, e ad Elizabeth sembr di star rimirando una carrozza spettrale, che silente sinvolava nella notte di luna, come il temibile messaggero della morte. E la morte arriva in effetti a Pemberley, mentre il vento si precipitava dun tratto allinterno, una forza gelida e irresistibile che sembrava prendere possesso dellintera casa spegnendo in un momento tutte le candele; e al di l dellimmediata tragedia della dipartita violenta di un uomo e delle conseguenze giudiziarie che si impongono su chi appare come il suo assassino, essa porta con s unatmosfera torbida e pesante, piena di pensieri oscuri, di rimorsi, di dubbi fiaccanti. Il protagonista di tali e tante cupe riflessioni soprattutto Darcy, che a causa dellomicidio avvenuto sulle sue terre e del processo si ritrova rispedito indietro nel proprio passato e negli imbarazzi e nelle difficolt che avevano caratterizzato la sua vicenda personale in Orgoglio e pregiudizio. Come ella stessa sostiene (vedi post precedente), una delle ragioni per le quali P.D. James ha intrapreso la scrittura di un sequel austeniano stata la necessit di cercare una soluzione al carattere misterioso di questo meraviglioso personaggio, che nella storia originale subisce una trasformazione netta e a tratti inspiegabile; e posso affermare che questo romanzo ci racconta Darcy nella sua immensa umanit, fatta di passione, di amore, di dedizione, ma anche di paure, di ripensamenti, di debolezze. Noi lettori soffriamo insieme a Darcy per lintero corso delludienza e vorremmo presto vederlo liberato dalle pene che lo affliggono; ancora una volta lUomo creato da Jane Austen ci mette a disposizione i suoi sentimenti e le sue fragilit e ci entra nel cuore insieme alla sua Elizabeth. E allora anche noi, gi seduti nella nostra carrozza che lascia Pemberley, ci giriamo a salutare di nuovo, come se i padroni di casa, e Jane, Bingley, Georgiana, Mrs Reynolds (ma anche Emma e Knightley, e Anne e Wentworth, le cui vicende in un modo o nellaltro James fa intrecciare alla propria storia) e tutti gli altri fossero amici che sappiamo non rivedremo presto. Almeno fino alla prossima lettura. 21 novembre 2011 Letture di peso Ogni tanto, tre volte o quattro volte lanno, mi dedico ad una lettura veramente importante. La mia formazione, del tutto improntata alla letteratura (iscritta alla facolt di Lingue, scelsi lindirizzo filologico-letterario, che mi consent di spaziare fra i veri capisaldi della storia della scrittura), ha spianato per me un percorso che mi ha sospinta verso le maggiori opere delle penne britanniche, nordamericane, italiane, mitteleuropee. Shakespeare, Mann, Kafka, Bll, Bernhard, Schnitzler, Defoe, Fielding, Marlowe, Brecht, Kleist, Marx, Leopardi, Pascoli, Dante, Petrarca, Dickens, Gaskell, Bront, Eliot, Thackeray, Conrad, Spenser, Sidney, Schelling, Schiller, Hawthorne, James, Wharton sono alcuni degli autori
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sulle cui pagine ho speso mesi e mesi di preparazione ad esami universitari dai programmi molto ben sviluppati, che ho amato tanto e su cui ho anche sudato un po. Allora non potevo concedermi letture di puro svago; non ne avevo il tempo. Finita luniversit, concluso il dottorato, ho cominciato al contrario a dedicarmi a tutti quei libri che avevo sempre dovuto accantonare, ed oggi la lettura davvero solo una passione. Talvolta, per, sento ancora il bisogno di una lettura... di peso. Di peso fisico, certo, ma soprattutto di peso letterario. Le letture di peso di questanno sono state Il nostro comune amico di Dickens, Anna Karenina di Tolstoj, Moby Dick di Melville. Ed ora tocca di nuovo a Tolstoj: dopo numerosi tentativi ho deciso definitivamente di entrare nel mondo di Guerra e pace. Credo che questo romanzo, da molti considerato la pi alta espressione del genere, mi accompagner fino allinizio del prossimo anno, e penso che il suo affollato foyer di personaggi (tutti scalpitanti, pronti ad entrare in teatro quando il loro sommo creatore li richiamer sulla scena) mi terr buona compagnia. Pubblicato per la prima volta in rivista, a puntate, tra il 1865 ed il 1869, Guerra e pace racconta di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, durante la campagna napoleonica in Russia (1812). Ma questo grande romanzo non solo una saga familiare: con i suoi continui e puntuali richiami filosofici, le dissertazioni scientifiche e i riferimenti cronologici, il racconto si fa forte della Storia, si imbeve di drammaticit, e scocca un potente sguardo onnisciente che domina tutti gli eventi, da quelli microcosmici (dallintimit del salotto aristocratico alle pieghe del cuore) a quelli universali (come la battaglia di Borodino). Per la sua potente espressivit epica e tragica, da questo romanzo sono state tratte diverse versioni cinematografiche: War and Peace del 1956, diretto da King Vidor; Guerra e pace: Natascia Lincendio di Mosca, colossal del 1967 diretto da Sergej Bondaruk; Guerra e pace, miniserie TV della RAI del 2007 diretta da Robert Dornhelm. 7 dicembre 2011 Guerra e pace Ho terminato ora la seconda parte del romanzo di Tolstoij. Sono stati due racconti molto diversi per lambientazione: dapprincipio le grandi case aristocratiche dellintatta Russia zarista, e poi il teatro di guerra, cos grande negli intenti e cos piccolo nelle miserie. Ma i due fili della narrazione sono tenuti insieme dal sacro arcolaio delle Parche, e il senso di un destino incontrollabile gi incombe sui personaggi, che pure solo da poco sono comparsi sulla scena. Il dramma dellinesorabilit degli eventi, che la cifra delle storie degli eroi, gi ben presente negli occhi e nel cuore del principe Andrej Bolkonskij. Egli tormentato, sia a casa che al fronte, da una malinconia amara, una coscienza del fallimento cui destinato il genere umano che non gli consente di godere di alcuna gioia. Il giovane Nikolaj Rostov invece il ritratto della disillusione, ed ai suoi pensieri che viene affidato il raccordo tra la prima e la seconda parte del romanzo: La nera coltre della notte era appesa ad un braccio sopra il bagliore della brace. [...] Era solo. [...] Guardava i fiocchi di neve che volteggiavano sopra il fuoco e ricordava linverno in Russia, la sua casa calda e luminosa, la sua pelliccia soffice, la slitta veloce, il suo corpo sano, e tutto lamore e le premure della sua famiglia. Leggere queste prime due parti stato come farsi accompagnare da Tolstoij in un viaggio al di fuori della storia, dove si vede tutto e si soffre di tutto, ma nelle cui vicende non ci dato di intervenire. Come Dante con Virgilio, o come Scrooge con i suoi fantasmi.

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11 dicembre 2011 Guerra e pace (2) Il romanzo di Tolstoij procede, e dopo gli esterni sui campi di battaglia mi ha riportato nelle grandi dimore aristocratiche di Pietroburgo. In questo momento sto conoscendo meglio il personaggio di Pierre, disegnato con i tratti pi alti dellarte letteraria, che lo rendono una figura viva, reale, pensante. I suoi pensieri sono oggi tormentati dalla malia che Hlne Kuragina esercita su di lui, una fascinazione che egli gi avverte come il pungolo di un desiderio sbagliato, infido, destinato alla disgrazia. Ma la bellezza di Hlna irresistibile, e le astute strategie dei suoi parenti alimentano il fuoco della sua seduzione. Pierre praticamente, inconsapevolmente, e tragicamente, gi perduto. Il passo della cena nel palazzo del principe Vasilij, padre di lei, durante la quale il padrone di casa e tutti i convenuti tessono una tela di ragno invisibile ma indistruttibile ai fini di spingere Pierre alla proposta di matrimonio mi ha ricordato una delle ultime scene de Let dellinnocenza diretto da Martin Scorsese (tratto dal romanzo di Edith Wharton). Ho rivisto quella terribile cena in onore degli egregi ospiti Van der Luyden nel corso della quale il protagonista, Newland Archer, si ritrova infine a cospetto della propria rovina. Dun tratto, tra una portata e laltra, nel quieto fiume delle parole pi garbate, egli si accorge che tutta la buona societ di New York , seppur muta, a conoscenza del suo amore extraconiugale con la contessa Olenska (che non a caso si chiama Ellen), e che il peso della protezione della trib nei confronti di sua moglie May sta rischiando di soffocarlo. La scena del film girata con tale maestria da poter competere con il libro, che pure a sua volta un capolavoro. Alla fine di quella formidabile cena Archer scoprir di aver perduto la propria libert: e anche questo un passo del film che merita di essere trattato con pi attenzione. Potrei parlarne in un prossimo post. 18 dicembre 2011 Il Natale di Poirot un ottimo periodo, questo, per dedicarsi alla lettura (e quale non lo ?). Il Natale alle porte, recando con s deliziose atmosfere di calore e di piccole luci, di canti lontani e di caminetti accesi. curioso pensare a quante storie di Natale, invece, scelgano di raccontare il lato oscuro dellessere umano, i suoi silenzi densi di sospetto, le sue meditazioni truci, il suo passato da dimenticare. Lo sa bene il nostro beneamato Hercule Poirot. In Il Natale di Poirot, che ho appena finito di leggere in onore dei festeggiamenti natalizi, linvestigatore sostiene che le feste sono un momento estremamente propizio per il delitto, poich riuniscono famiglie divise da antichi rancori risvegliando odii e desideri di vendetta altrimenti sopiti. Questo romanzo magistrale nella struttura, avendo come oggetto un omicidio compiuto in una stanza a porta chiusa, come nella tradizione inaugurata da Poe, ed perfetto nella delineazione dei personaggi. I quattro figli della vittima, le loro mogli, gli altri ospiti, la servit di casa, gli agenti di polizia sfilano davanti agli occhi del lettore come creature umane, ciascuna con i suoi segreti. E Poirot, come al solito, muove silenziosamente i fili dellintreccio, arrivando alla soluzione perfetta. Nonostante il delitto, il Natale torna rassicurante quando il piccolo uomo scioglie il mistero e ci restituisce la normalit del suo impeccabile metodo deduttivo.

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22 dicembre 2011 Natale in libreria A Natale le librerie sono la vera casa di Santa Claus. Le sale sono decorate a festa, piene di luci e di canti, e i lettori si aggirano con gioia tra le pile di tesori ammonticchiati qui e l, o riposti ordinatamente sugli scaffali. un vero paese dei balocchi, dove le copertine dei libri sembrano scintillare attirandoti verso di loro, e la carta nuova effonde un profumo che alle nostre narici sa di ciocchi, di castagne, di boschi e di neve. I commessi, poi, anche se esausti e talvolta scontrosi, paiono trasformarsi in un piccolo esercito di folletti, che seri e industriosi trasportano volumi e volumi, e impacchettano, e annodano, e affioccano, e imbustano, e ricominciano daccapo. Cosa c di meglio di una libreria nei giorni di Natale, quando finalmente si fa meno attenzione al portafoglio e si ha voglia di esaudire desideri? Perch il Natale un po il compleanno dei libri, la loro festa, il momento dell anno in cui li si celebra e li si coccola di pi. E tanta letteratura ha ringraziato per queste attenzioni, e a sua volta si fatta portatrice e portavoce di quellatmosfera tutta speciale condita di spezie e di campane, di allegria e di penombra, di caminetti, di vaniglia e di nostalgia. Vi regalo allora un breve elenco di libri che ci raccontano il Natale, per passarlo nel migliore dei modi, e in compagnia dei migliori amici che abbiamo. Agatha Christie, Il Natale di Poirot, Lavventura del dolce di Natale, Una tragedia natalizia Washington Irving, Il Natale vecchio Charles Dickens, Canto di Natale, Le campane, Il grillo nel focolare, Il patto col fantasma, La battaglia della vita Clement Clarke Moore, Era la notte prima di Natale Truman Capote, Ricordo di Natale Arthur Conan Doyle, Lavventura del carbonchio azzurro Anton Checov, Natale Nikolaj Gogol, La sera prima di Natale J.R.R. Tolkien, Lettere di Babbo Natale James Joyce, I morti Dylan Thomas, Il mio Natale nel Galles E per la poesia: Christmas at Sea di Robert Louis Stevenson (ascoltate la versione cantata di Sting pubblicata nellalbum If On a Winters Night), e Nativity di John Donne. 29 dicembre 2011 Fine danno in compagnia dei libri Sto trascorrendo gli ultimi giorni dellanno allinsegna dei pensieri dolci. Avremo tante cose di cui preoccuparci alla ripresa del lavoro, meglio concedersi ora un po di atmosfera delicatamente inglese.... Il fatto di dover preparare degli incontri sullopera di Jane Austen per il prossimo gennaio aiuta di certo a nutrire laria di sapori di t, del ricordo del profumo delle rose, del frusciare di pagine ingiallite e di sottili lavori di ricamo. Da mattina a sera vivo in un tempo che non appartiene al presente, ma allimmaginazione e alla storia, e come al solito unemozione impareggiabile. Sto leggendo Northanger Abbey, il pi lieve dei romanzi di Austen, con tanta delizia e con la sorpresa che contraddistingue quelle letture che ripeti dopo molti anni, che ti accorgi di non aver apprezzato a sufficienza e che per questo ami ancora di pi.

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Per prepararmi meglio alle mie conferenze, inoltre, sto riprendendo due importanti volumi sullautrice di Steventon che sono The Cambridge Companion to Jane Austen e Jane Austen. The World of Her Novels dellespertissima Deirdre Le Faye. Questultimo un lavoro speciale, ricco di informazioni, di dettagli, di descrizioni e soprattutto di illustrazioni, ed ha la capacit di trascinarti direttamente nel mondo Regency facendoti gustare la morbidezza delle sete e della mussola, la vivacit di un barouche, il frastuono di un ballo, il tenero conforto di una dimora di campagna. E a proposito di illustrazioni, quando proprio non si pu resistere a visualizzare le scene del mondo e delle opere di Austen, suggerisco di visitare mollands.net, un vero archivio di piccoli gioielli!

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Indice Analitico degli Autori Ackroyd, Peter Aidan, Pamela Alcott, Louisa May Allende, Isabel Augias, Corrado Austen, Jane Barbauld, Anna Barbery, Muriel Barron, Stephanie Bauermeister, Erica Beccaria, Gian Luigi Bernstein, Harry Blake, Sarah Braddon, Mary E. Brodskij, Josif Bront, Emily Burke, Edmund Capote, Truman Checov, Anton Chevalier, Tracy Christie, Agatha Coleridge, S.T. Conan Doyle, Arthur Conrad, Joseph Corry, Jane Cromwell, Bernard Cross, Amanda De Lillo, Don Defoe, Daniel Dickens, Charles Donne, John Dostoevskij p. 8 p. 39 pp. 9, 35 p. 9 p. 6 pp. 4, 6, 7, 13, 20, 32, 36, 37, 38, 39, 40, 42, 43, 44, 45, 48, 49 pp. 14, 15 p. 9 p. 40 p. 9 p. 9 p. 25 pp. 30, 31 p. 27 p. 7 pp. 28, 32, 46 p. 3 pp. 6, 29, 48 p. 48 pp. 6, 13, 14, 20, 28 pp. 7, 26, 27, 42, 48 p. 14 p. 7, 32, 42, 48 pp. 5, 6, 11, 13, 45 p. 40 p. 32 p. 4 p. 6 pp. 7, 27, 46 pp. 7, 34, 41, 46, 48 p. 48 p. 6

Mara Barbuni, Ipsa Legit: Annuario 2011 pag. 50

Du Maurier, Daphne Eco, Umberto Fielding, Henry Fitzgerald, Francis Scott Fogazzaro, Antonio Ford, Jamie Ford, Madox Ford Foscolo, Ugo Fowles, John Franzen, Jonathan Fruttero & Lucentini Gaskell, Elizabeth George, Elizabeth Gogol, Nikolaj Grange, Amanda Hanff, Helene Hardy, Thomas Harris, Joanne Hemingway, Ernest Hore, Rachel Irving, Washington James, Henry James, P.D. Joyce, James Kafka, Jozef Kyd, Thomas Lawrence, D.H. Le Faye, Deirdre Leon, Donna Mann, Thomas Manzoni, Alessandro Marlowe, Christopher Mastrocola, Paola Mayes, Frances

pp. 22, 32, 33 p. 10 pp. 27, 46 pp. 6, 29 p. 16 pp. 9, 25, 31 pp. 5, 7 pp. 15,16 pp. 13, 28 p. 6 p. 7 pp. 6, 11, 13, 20, 28, 32, 45 pp. 6, 26, 27 p. 48 p. 39 p. 8 p. 22 pp. 6, 9, 27, 35 p. 13 p. 22 p. 48 pp. 3, 4, 5, 6, 7, 10, 20, 30, 36, 40, 42, 45 pp. 6, 18, 22, 27, 40, 42, 43, 44, 45 pp. 4, 48 p. 33 p. 27 p. 20 p. 49 p. 7 pp. 4, 45 p. 17 pp. 34, 46 p. 21 p. 35

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Mayle, Peter McEwan, Ian Melville, Herman Mills, Mark Moore, Clement C. Morton, Kate Pears, Iain Petrarca, Francesco Pilcher, Rosamunde Powell, Julie Powers, Richard Proust, Marcel Radcliff, Ann Richardson, Samuel Rutherford, Edward Salinger, J.D. Sanchez, Clara Shakespeare, William Smollett, Tobias Stevenson, Robert Louis Tennyson, Lord Alfred Thackeray, W.M. Thomas, Dylan Tolkien, J.R.R. Tolstoj, Lev Torday, Paul Verga, Giovanni Webb, Katherine Weisberger, Lauren West, Rebecca Wharton, Edith Wilde, Oscar Woolf, Virginia Wordsworth, William

p. 9 pp. 5, 7, 8, 30, 32 pp. 3, 4, 5, 6, 13, 28, 46 p. 31 p. 48 pp. 5, 6, 19, 20, 22, 26, 30, 31, 35 p. 34 pp. 15, 18, 46 pp. 21, 22, 33 p. 9 p. 25 p. 25 p. 27 p. 27 p. 8 p. 6 pp. 19, 31 pp. 7, 26, 34, 36, 46 p. 7 p. 48 pp. 14, 22 pp. 7, 46 p. 48 p. 48 pp. 6, 9, 20, 46 p. 9 p. 13 p. 35 p. 6 pp. 20, 22, 23 35 pp. 5, 6, 20, 45, 47 p. 7 pp. 5, 7, 20, 22, 36 pp. 8, 34

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Questo Annuario il risultato di un anno di lavoro sul blog. Se desiderate usare questo testo o i contenuti di ipsalegit.blogspot.com come fonte dei vostri scritti (di qualsivoglia natura), vi chiedo gentilmente di scrivermi allindirizzo: mara.barbuni@gmail.com, e in seguito di citare la fonte di riferimento. Grazie.

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