Sei sulla pagina 1di 7

Fonologia etrusca e fonetica toscana:

il problema del sostrato


Paolo Matteucci
1
o
febbraio :oo
Avvertenza ai lettori
Quanto segue `e una versione riveduta, corretta e adattata dun mio intervento
apparso il :8 agosto :oo nel Forum di discussione dellAccademia della Crusca

a
rma dInfarinato.
Un po di tempo fa uno dei partecipanti al Forum si chiedeva se anche Dante (ai
suoi tempi) aspirasse la c alla maniera dei (centro) toscani doggi. La risposta data
in quelloccasione da un altro dei partecipanti, benche parzialmente condivisibile, richiede
una precisazione. Di pi u: quando si tratta dellargomento, si suole citare sempre le solite
fonti (le cui tesi sono oggi spesso superate), il che `e ovviamente pi u che perdonabile ai
non addetti ai lavori, ma lo `e assai di meno per molti dialettologi che si rifanno tuttora
pervicacemente ad esse.
In realt` a, il punto sulla questione `e stato fatto, e molto bene, in un convegno tenutosi,
ormai pi u di ventanni fa, a Colle Val dElsa (Agostiniani & Giannelli 18). A benecio
dei partecipanti al forum (o almeno di quelli interessati allargomento), riassumer` o qui di
seguito i contributi pi u importanti di questa tappa miliare nella denizione del proble-
ma delleventuale inuenza delle aspirate etrusche sulle spiranti toscane integrandoli con
qualcuno pi u recente. Concluder` o con alcune riessioni personali sulla questione e alcune
considerazioni di natura generale sui fenomeni fonetici operanti oggi in Toscana.
Prima di procedere, sono per` o necessarie due premesse: la prima di carattere notazio-
nale, la seconda a introduzione dellargomento.
Notazione
Per ragioni duniformit` a, in quanto segue la notazione fone[ma]tica `e la mia. A tal riguardo
utilizzer`o, anche in ` ambito propriamente fonetico, una trascrizione volutamente larga.
Segnatamente, non noter` o la durata vocalica, che in italiano non `e distintiva, ne le sottili
variazioni tassofoniche dellitaliano standard, e.g. scriver` o ["kjaro] per ["k

ja:Ro] chiaro,
&c. Per non complicare inutilmente la trattazione (il cui ne, in fondo, `e un altro), non

URL: http://www.accademiadellacrusca.it/Forum di discussione.shtml.


1
: Paolo Matteucci
noter` o nemmeno il leggero avanzamento dei vocoidi posteriori (arrotondati) toscani ne
laltrettanto lieve arretramento/innalzamento di [a] non accentato (nonche altri fenomeni
occasionali o propri dellaccento pi u marcato o daree speciche, ma cfr. Canep` ari 1,
1:.1). In sostanza, la notazione sar` a essenzialmente fonematica, eccezion fatta per i
fenomeni di gorgia di cui sotto.
Quanto alla terminologia, user` o a benecio dei non specialisti e per comodit` a mia
espositiva un buon numero di termini tradizionali/collettivi (ancorche meno precisi) qua-
li fricativo per costrittivo, aricato per semiocclusivo, sordo per non so-
noro, attenuazione per deocclusione, spirante (o continuo) per costrittivo o
approssimante, &c.
Posizione del problema
Il fenomeno di cui si tratta `e la cosiddetta gorgia (toscana), termine tanto brutto quanto
impreciso per indicare la spirantizzazione dei contoidi occlusivi sordi (non raorzati) [k
p t] in posizione posvocalica, per la quale essi diventano [h F T], dove [F T] sintendono
approssimanti, non fricativi, ovvero continui non fricativi. Ad es., [di"hasa] di casa,
[la"FiFa] la pipa, [a"TroSe] atroce, ma a [ak"kasa] (anche [ak"k
h
asa]) a casa. In realt` a,
come ben sottolineato da vari autori, ci sono diverse oscillazioni sia diacoriche sia diastra-
tiche sia diafasiche, per cui [h F T] rappresentano qui (e nel prosieguo) tutta una serie di
realizzazioni (intermedie fra): [k (x) h H ], [p F] e [t T (h) ], rispettivamente, dove
indica il totale dileguo, comune, nel caso di /k/, a tutta la Toscana occidentale. Inoltre, in
sillaba accentata, [k p t] preceduti da un altro contoide si possono realizzare come (veri)
aspirati [k
h
p
h
t
h
], specie se il contoide `e lo stesso, e.g. [ap"p
h
unto] appunto. Inne,
limitatamente ad alcune aree, e comunque meno sistematicamente, si pu` o avere la spiran-
tizzazione dei contoidi sonori [g b d] in [B G D], dove questi ultimi sintendono ancora una
volta approssimanti, non fricativi. Realizzazioni fricative vere e proprie (presunto relitto,
questo, di una fase linguistica antecedente) si hanno nella zona dei Monti Pisani (su tutto
questo, cfr. Giannelli 10; Giannelli & Savoia 18, 18o; Giannelli 18; Canep` ari 1).
Ora, il nostro scopo `e vedere se si possa far risalire questo fenomeno di gorgia a un
sostrato etrusco o, in ogni caso, se esso fosse gi` a presente allepoca di Dante. Anticipiamo
subito che la risposta alla prima domanda `e probabilmente no, ma pi u per un discorso di
rasoio dOccam che per una vera insostenibilit` a di quella tesi (tant`e vero che a tuttoggi
uno studioso come il Pittau sostiene che `e quasi certo che la cosiddetta gorgia toscana
[...] sia un relitto fonetico della lingua etrusca [Pittau :oo:]), mentre la risposta alle
seconda `e probabilmente s. Ma procediamo con ordine.
Fonologia etrusca
`
E ormai assodato che i contoidi rappresentati in etrusco da , e corrispondessero pres-
soche esattamente ai contoidi aspirati del greco antico rappresentati dalle lettere omonime,
i.e. [k
h
p
h
t
h
], perci`o un atteggiamento di totale scetticismo come quello del Rohlfs (100),
Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato
che sostiene non si possa attribuire valore fonetico certo a questi segni, non `e pi u giusti-
cato, se mai lo `e stato (Agostiniani 18). Daltra parte, di qui a dire che questo avvalora
implicitamente la tesi dei sostratisti ci corre parecchio.
Prima di tutto, si tratta di stabilire di quale tesi si parla. In particolare, la tesi originaria
del Nissen (188) secondo cui la spirantizzazione toscana sarebbe dovuta alla sola presenza
di aspirate in etrusco non `e pi u sostenibile, in quanto va contro al meccanismo stesso
dellinterferenza fonologica, per cui un parlante di una lingua (letrusco) tender` a a rendere
i fonemi (/k p t/) di unaltra lingua (il latino) con foni vicini ma diversi (aspirati [k
h
p
h
t
h
]) da quelli originari se, e solo se, questi ultimi ([k p t]) non sono presenti nella propria
lingua, ma ci` o non `e, in quanto letrusco possedeva, al pari del greco antico, entrambe le
serie di fon[em]i.
La tesi del Merlo (1:0), invece, ribadita dallo stesso in pi u occasioni e meglio precisata
da altri studiosi (in particolare, ripulita da connotati anatomico-biologici assolutamente
ingiusticabili), secondo la quale (almeno da un certo punto in avanti) la lingua etrusca
avrebbe manifestato una tendenza allaspirazione, per cui anche i contoidi originaria-
mente non aspirati sarebbero stati via via sostituiti dagli aspirati corrispondenti (cfr., e.g.,
Castellani 10o), potrebbe costituire un valido (seppur non conclusivo) argomento a favore
dellorigine sostratica della gorgia toscana. Ne sarebbero ostacolo insuperabile il fatto che
queste aspirate siano passate a spiranti in et` a successiva (si pensi, ad es., al passaggio da
greco antico a moderno, dove [k
h
p
h
t
h
] [x/ f T]) e che questa spirantizzazione si sia
inne assestata solo in posizione posvocalica, dove la resistenza consonantica `e minima
(Wartburg 18o), col che altre due obiezioni del Rohlfs (1o, 100) vengono a cadere.
Prova di questa tendenza allaspirazione sarebbe un cospicuo numero di voci indigene etru-
sche, che presentano unoscillazione aspirata/non aspirata nella graa, e di voci greche con
occlusiva non aspirata, trascritte in etrusco con laspirata corrispondente.
Merito dellAgostiniani (18) `e di passare sotto serio scrutinio tutte queste coppie
(oltre un centinaio) per vedere se una tendenza allaspirazione sia veramente ravvisabile.
Dopo averne scartato la maggior parte in base a rigorosi criteri scientici (numero troppo
esiguo doccorrenze, fonti non adabili, voci rivelatesi appartenere a unit` a lessicali die-
renti, &c.), arriva a selezionarne , 18 delle quali mostrano eettivamente una tendenza
allaspirazione (i.e. trattasi di lemmi originariamente recanti consonante non aspirata, i
quali si trovano successivamente scritti con aspirata), mentre le rimanenti :1 mostrano
una tendenza opposta!
Questa tendenza allaspirazione, dunque, per quanto non insostenibile a priori, non
sembra appoggiarsi su dati documentali sucientemente sicuri. Loscillazione aspirate/non
aspirate potrebbe pi u semplicemente spiegarsi come una serie di spinte e controspinte, che
dimostrano il travaglio linguistico durante un periodo, prima, di contatto col mondo italico
e, poi, di drastica romanizzazione dellEtruria (De Marinis 18), che condurr` a inne
allannullamento dellopposizione aspirate/non aspirate.
Paolo Matteucci
Fonetica toscana e sostrato etrusco
Accantonata, quindi, per il momento lidea dinferire alcunche sulleventuale origine sostra-
tica della gorgia direttamente dal materiale documentale etrusco, cerchiamo di capire se
una tale ipotesi possa comunque essere avvalorata da considerazioni di natura dialettologica
sul toscano moderno.
Cominciamo subito con lo sgombrare il campo dallultima fondamentale obiezione del
Rohlfs (100) riguardante il silenzio delle fonti antiche, la prima attestazione esplicita sulla
spirantizzazione orentina non avendosi che in pieno Rinascimento (Tolomei 1:). Come
ben argomentato fra gli altri da Castellani (1:) e Weinrich (18), questobiezione cade
perche i fenomeni in oggetto, per quanto vistosi, rimangono sempre sul piano fonetico (e,
in quanto tali, non sono raccolti a livello graco): non c`e opposizione fonologica /kh
pF tT/ (...basti pensare agli spagnoli doggi che, naturalmente, non si rendono conto
della dierenza tra l[e] di queso e l[E] di tierra, allofoni combinat` ori dellunico fonema
spagnolo /e/: cfr. anche Pittau :oo:).
Giannelli (18) fa una lunga rassegna delle varie tesi proposte sullargomento confron-
tandole coi dati sperimentali relativi alla situazione toscana attuale (Giannelli 10; Gian-
nelli & Savoia 18, 18o; Canep` ari 1). A tal proposito, intuizione fondamentale `e quella
di Weinrich (18), che inserisce la spirantizzazione toscana nell` ambito deglindebolimenti
consonantici centromeridionali (cfr. anche Figge 100; Bollee :oo:).
Questa prospettiva `e ben riassunta dal Cravens (18) nella regola contoide non con-
tinuo posvocalico non raorzato contoide indebolito, dove indebolito sta per spi-
rantizzato, lenito, sonorizzato, &c., a seconda dei casi: tutte manifestazioni dun unico
fenomeno (anche se poi il Cravens, come del resto tutta la scuola americana, si dimostra
n troppo categorico nel rigettare come non scientica la tesi sostratica, il che `e di per se
un atteggiamento non scientico).
In eetti, un contoide posvocalico pu` o indebolirsi o per estensione di sonorit` a, e
quindi lenirsi [aka aga aa] o sonorizzarsi [aka ak

a aga aa], o per estensione


dapertura [aka axa aha aa] (o, eventualmente per una combinazione delle due
cose [aka aGa aHa aa]: cfr. Tekavcic 18o). Glindebolimenti centromeridionali
seguono per lo pi u la prima via, mentre lindebolimento toscano segue la seconda, che pu` o
essere vista anche come perdita docclusivit` a.
Rimane da capire perche sia solo in Toscana (ma cfr. Pittau 18, 18) che que-
stindebolimento si manifesta come spirantizzazione. Contini (10o) pensa a una terapia
restauratrice per la quale, a una fase iniziale sonorizzante, che suppone presente anche a
Firenze, sarebbe seguita per reazione una fase volta a ripristinare una dizione sorda di
prestigio, il che, onde mantenere una certa facilit` a di pronuncia, non poteva che avvenire
allentando locclusione. A conforto di questa ipotesi viene anche lanalisi di Franceschi-
ni (18), che, fra laltro, documenta come dopo la conquista orentina di Pisa (1o0) il
pisano veda la reintroduzione di consonanti sorde posvocaliche laddove la documentazio-
ne precedente presentava delle sonore (le quali sono tuttora presenti nel pisano in alcuni
lessemi).
Ci`o avvalorerebbe la tesi che nel Trecento la terapia restauratrice delle sorde fosse par-
Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato
ticolarmente viva a Firenze, e quindi recente. Ovviamente, nulla vieta di pensare che nella
Toscana centrale questa soluzione spirantizzante fosse a disposizione, l pi u che altrove, per
ragioni di sostrato etrusco, e quindi a una lunga fase di latenza, e ci`o anche in linea
col maggior isolamento di cui deve aver goduto lEtruria settentrionale interna. Inoltre,
ipotizzando che la tendenza alla sonorizzazione sia gi` a un fatto latino, si potrebbe pensa-
re che una terapia restauratrice (daspirate e fricative, per` o, non dapprossimanti, che
sono sicuramente sviluppo successivo) sia intervenuta gi` a in questa fase, avvalorando cos
ulteriormente la tesi originaria del Weinrich (18).
Tuttavia, ancorche una tesi di questo tipo sia indubbiamente aascinante e non apriori-
sticamente insostenibile, appare altres dicilmente dimostrabile, per cui, dati documentali
alla mano, il Giannelli (18) si mostra molto pi u propenso a considerare la gorgia toscana
come un fenomeno tutto romanzo originatosi a partire dal basso medioevo. Per le stesse
ragioni, `e lecito supporre che ai tempi di Dante una tendenza alla spirantizzazione fosse
gi` a presente, anche se, probabilmente, non con le modalit` a o sistematicit` a odierne.
Considerazioni nali
Si noti che lestensione dapertura di cui al paragrafo precedente, reinterpretata come per-
dita docclusivit` a, spiega anche laltro fenomeno dindebolimento consonantico del toscano
odierno, che, stranamente, non viene quasi mai preso in considerazione quando si tratta
di gorgia, e cio`e lattenuazione (o anche spirantizzazione, appunto) in posizione inter-
vocalica dei contoidi aricati (non raorzati) [ ] nei corrispondenti fricativi [S Z], e.g.:
[la"Sena] la cena, ["aZile] agile, ma [a"ena] a cena.
Questo `e, di per se, un fatto interessantissimo perche dimostra come, anche in ci` o, il
toscano si ponga in una posizione di solitario isolamento rispetto agli altri dialetti centro-
meridionali, laddove ununica regola basta a spiegare tutte le variazioni allofoniche relative
allindebolimento consonantico, mentre, per es. nellitaliano regionale romano, [k p t] po-
svocalici si leniscono, [] intervocalico si spirantizza e [] intervocalico si raorza (...il
raorzamento non `e, ovviamente, un indebolimento, ma risponde qui alla medesima
esigenza e costituisce anche unalternativa al punto di cui sotto).
Inoltre, la spirantizzazione toscana di [ ] cura tre anomalie del sistema fonetico
italiano attraverso:
1) lintroduzione duna controparte sonora ([Z]) per il contoide sordo [ S];
:) in comune con gli altri dialetti centromeridionali lintroduzione, in posizione inter-
vocalica, di un [ S] non raorzato (da //) accanto a quello lungo che rende il fonema
/

S/ dellitaliano standard (rappresentato dal di/trigramma sc[i] ) e, quindi, il com-


pletamento e, qui, esclusivamente toscano della serie [s S z Z] con i primi due talora
raorzati, gli altri due mai

A rigore, in toscano, [Z] pu` o risultare raorzato in contesti particolari come, ad esempio, nella parola
disgelo [diZ"ZElo] (in italiano standard, [diz"Elo]).
0 Paolo Matteucci
) il far s che un contoide (lungo o) composto (ancorche unitario o ben fuso co-
me in italiano) quale [ ] non compaia mai dopo sillaba aperta ( [S Z]... /

dz/ non presentano questo problema in quanto sono sempre raorzate in posizione
posvocalica).
Riferimenti bibliograci
Agostiniani, L. (18). Aspirate etrusche e gorgia toscana: valenza delle condizioni fonologiche
etrusche. In: Agostiniani & Giannelli (18), pp. :6o.
Agostiniani, L. & Giannelli, L., a cura di (18). Fonologia etrusca, fonetica toscana: il problema
del sostrato, Firenze. Olschki.
Bollee, A. (:oo:). Sprachkontakte und Kontaktsprachen in der Romania. http://
www.uni-bamberg.de/split/sprachlabor/skripten/Sprachkontakte und Kontaktsprach-
en in der Romania.pdf, 1.:.
Canep` ari, L. (1). Il M
a
PI. Manuale di Pronuncia Italiana. Bologna: Zanichelli, seconda
edizione.
Castellani, A. (1:). Nuovi testi orentini del Dugento. Firenze: Sansoni.
Castellani, A. (16o). Precisazioni sulla gorgia toscana. Boletim de Filologia , :16:.
Contini, G. (16o). Per uninterpretazione strutturale della cosiddetta gorgia toscana. Boletim
de Filologia , :681.
Cravens, T. D. (18). La gorgia toscana quale indebolimento centromeridionale. In: Agostiniani
& Giannelli (18), pp. 111::.
De Marinis, G. (18). Aspetti e problemi della romanizzazione in alcune aree dellEtruria
settentrionale interna. In: Agostiniani & Giannelli (18), pp. 1o1:.
Figge, U. L. (166). Die romanische Anlautsonorisation. Bonn: Romanisches Seminar.
Franceschini, F. (18). Sonorizzazione, lenizione, spirantizzazione nel pisano. In: Agostiniani &
Giannelli (18), pp. 11o.
Giannelli, L. (16). Toscana. Prolo dei dialetti italiani . Pisa: Pacini.
Giannelli, L. (18). Aspirate etrusche e gorgia toscana: valenza delle condizioni fonetiche
dellarea toscana. In: Agostiniani & Giannelli (18), pp. 611o:.
Giannelli, L. & Savoia, L. M. (18). Lindebolimento consonantico in Toscana. Rivista Italiana
di Dialettologia , :8.
Giannelli, L. & Savoia, L. M. (18o). Lindebolimento consonantico in Toscana. Rivista Italiana
di Dialettologia , 81o1.
Fonologia etrusca e fonetica toscana: il problema del sostrato
Merlo, C. (1:6). Lazio sannita e Etruria latina? LItalia dialettale , 8.
Nissen, H. (188). Italische Landeskunde. Berlin: Weidemann.
Pittau, M. (18). In: Agostiniani & Giannelli (18), pp. 16:.
Pittau, M. (18). Colpo di glottide barbaricino, gorgia dorgalese e gorgia toscana. Quaderni
Bolotanesi , :8o.
Pittau, M. (:oo:). La lingua etrusca: Introduzione. http://web.tiscali.it/no-
redirect-tiscali/pittau/Etrusco/Studi/etrintrd.html, .
Rohlfs, G. (1o). Vorlateinische Ein usse in den Mundarten des heutigen Italiens? Germanisch-
romanische Monatschrift , 6.
Rohlfs, G. (166). Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, I: Fonetica. Torino:
Einaudi.
Tekavcic, P. (18o). Grammatica storica dellItaliano, I: Fonematica. Bologna: Il Mulino.
Tolomei, C. (1:). De le lettere nuovamente aggiunte libro di Adriano Franci da Siena intitolato
il polito. Roma.
Wartburg, W. v. (18o). La frammentazione linguistica della Rom` ania. Roma: Salerno.
Weinrich, H. (18). Phonologische Studies zur romanische Sprachgeschichte. M unster:
Aschendor.