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Le perifrasi gerundivali in spagnolo e in italiano:

uno studio contrastivo∗


Salvatore Musto - Università di Napoli “Federico II”
Valentina Ripa - Università di Bari

Introduzione

Il presente lavoro nasce dalla considerazione che anche se tra


l’italiano e lo spagnolo vige una simmetria strutturale per cui si può
affermare che codificano in maniera molto simile le differenziazioni di
tempo, di modo, d’aspetto e di azione, è altrettanto vero che a tale simmetria
strutturale non corrisponde sempre una simmetria di forme. Spesso le due
lingue divergono, per esempio, nell’uso delle costruzioni gerundivali: per
quanto il gerundio sia utilizzato in entrambe per esprimere un valore
durativo1, esso non solo è sottoposto in spagnolo a meno restrizioni, ma
l’uso delle forme gerundivali, anche quando possibile in italiano, è molto
più diffuso tra gli ispanofoni.
Date le dimensioni che supporrebbe uno studio contrastivo del
gerundio nel suo complesso, ci soffermeremo in questa sede sul gerundio

*
Gli autori precisano che la responsabilità dei paragrafi “Le perifrasi
continue” e “Le perifrasi fasali: introduzione” è di Valentina Ripa, quella dei
paragrafi “Le perifrasi progressive” e “Le perifrasi fasali: analisi” di Salvatore
Musto. Segnalano inoltre che non si sono potuti avvalere del Diccionario de
perífrasis verbales (Madrid, Gredos, 2006) a cura di Luis García Fernández (dir.),
Ángeles Carrasco Gutiérrez, Bruno Camus Bergareche, María Martínez-Atienza,
M.ª Ángeles García García-Serrano perché al momento della sua pubblicazione il
presente articolo era già in corso di stampa.
1
Alarcos (1970: 59), nel confrontare il gerundio con le altre forme verbali
non personali e basandosi sulle teorie di Guillaume, scrive: “El Gerundio, con su
equilibrio entre 'tensión' y 'distensión', entre potencialidad realizable y realizada,
ofrece la doble perspectiva de una parte del proceso cumplida y la otra por cumplir,
un valor durativo, un valor de presente […] en que se reúnen elementos reales y
elementos virtuales […]; por ello, las perífrasis con Gerundio presentan un valor
general continuativo, a caballo entre el pasado y el futuro: estoy escribiendo”. Del
resto, in spagnolo le perifrasi gerundivali vengono definite anche cursivas, proprio
per mettere in evidenza come in esse l’azione sia colta nel suo svolgimento.

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perifrastico. L’abbondante numero di perifrasi gerundivali dello spagnolo,


rispetto alle poche italiane, commenta bene la propensione di questa lingua
a sfruttare le possibilità di caratterizzazione aspettuale offerte dal gerundio.
Basta mettere a confronto il numero delle costruzioni perifrastiche
gerundivali possibili in spagnolo con quelle italiane per rendersi conto del
perché risultino globalmente più frequenti in una lingua rispetto all’altra: in
spagnolo si costruiscono con il gerundio perifrasi progressive, continue,
incoative, continuative e terminative, mentre in italiano sono gerundivali
solo la perifrasi progressiva e quelle continue.
Per la nostra analisi adotteremo i criteri esposti da Bertinetto (1990:
331) in un suo saggio sulle perifrasi verbali italiane: si tratta di

criteri flessibili, che consentono non già di fissare dei rigidi confini tra ciò
che è PER[ifrasi] e ciò che non lo è, ma piuttosto di stabilire una gerarchia
internamente articolata, rispetto alla quale le diverse PER[ifrasi] possano
essere valutate in merito al loro variabile livello di grammaticalizzazione.

Tale scelta nasce dalla constatazione che esistono ambiguità e


divergenze nella classificazione delle perifrasi, giacché la rigida
applicazione di un criterio come per esempio la coercitiva
desemantizzazione del verbo modificatore, proposto da alcuni studiosi tra
cui García González (1992), può portare all’esclusione dal novero delle
perifrasi gerundivali di costruzioni che altri considerano tali, come quelle
costruite con i verbi seguir, continuar, quedar(se).
I primi tre criteri selezionati da Bertinetto, sebbene 'rigidi', godono di
un’amplissima diffusione, a prescindere dall’orientamento teorico degli
studiosi; si tratta di criteri basilari per la definizione delle perifrasi verbali e
sono: la 'integrazione semantica' tra il verbo modificatore e quello
modificato, la 'struttura morfologica' della perifrasi, il 'numero ristretto di
modificatori'. D’ora in avanti, tali criteri generali verranno sottintesi, in
quanto abbiamo preso in considerazione solo i complessi verbali che si
attengono a detti principi costitutivi.
I restanti sei criteri di 'desemantizzazione' e di 'endocentrismo', di
'organicità sintattica', di 'non-commutabilità', di 'generalizzabilità', di
'pertinenza tempo-aspettuale' e di 'difettivismo', pur essendo di adozione
piuttosto diffusa, vengono intepretati da Bertinetto in senso scalare, la qual
cosa concorre a creare una gerarchia di perifrasticità secondo la quale una

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costruzione può essere considerata più o meno perifrastica di un’altra. Più


avanti si noterà come tali criteri siano fortemente vincolati ai tre criteri
'rigidi' precedentemente enunciati.
Ci soffermeremo in primo luogo sulle perifrasi aspettuali che si
costruiscono in entrambe le lingue con il verbo modificato al gerundio e
proseguiremo analizzando le perifrasi fasali che in spagnolo si costruiscono
allo stesso modo, mentre in italiano trovano un corrispondente in costruzioni
diverse e non sempre perifrastiche.

Le perifrasi progressive

Estar/stare + gerundio è, in entrambe le lingue, la perifrasi più


grammaticalizzata, tanto che alcuni grammatici spagnoli la inseriscono nel
paradigma verbale2 e Bertinetto (1986: 131) afferma che, per la sua
maggiore integrazione nel sistema tempo-aspettuale dell’italiano, è
candidata più di ogni altra perifrasi a “conquistarsi una piazza” in esso.
In entrambe le lingue il grado di integrazione semantica è altissimo:
è evidente che se estar e stare conservassero il loro senso di base, in frasi
contenenti verbi di moto come ir e andare produrrebbero una
contraddizione che è evitata, invece, dall’alto grado di desemantizzazione e
di endocentrismo raggiunto dai due modificatori. Infatti, estar e stare,
sebbene conservino un valore ancora fortemente locativo, sono subordinati
al significato apportato dal verbo modificato.
Inoltre, in entrambe le lingue il grado di desemantizzazione è tale
che il modificatore talvolta può essere addirittura sottinteso.
Il criterio di 'organicità sintattica' misura il grado di coesione tra gli
elementi costituenti la perifrasi. Quanto più alto è il numero degli elementi
che si possono frapporre tra il verbo modificatore e il modificato, tanto più
basso risulta il grado di organicità sintattica.
L’italiano presenta un grado di organicità sintattica minore in
quanto, come ricorda Bertinetto (1990: 338-339), i due verbi della perifrasi
progressiva possono essere intercalati da avverbi frasali, di modo, da incisi e
da taluni avverbi iterativi, sempre che questi ultimi non quantifichino il
numero delle situazioni, mentre in spagnolo gli avverbi non possono mai

2
Cfr. Yllera (1999: 3402).

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essere frapposti tra i due termini della perifrasi. Del resto, la posizione
prevalentemente post-verbale degli avverbi non è, in spagnolo, caratteristica
precipua delle costruzioni perifrastiche: come osserva Matte Bon (1995:
272), esiste

un principio habitual que rige el funcionamiento del orden de las palabras


en español: se empieza siempre por los elementos más contexualizados y
de los que se está hablando, para poner después los elementos nuevos

e la posizione degli avverbi rispetta per lo più questo principio.


Anche in italiano gli avverbi occupano in genere una posizione post-verbale,
ma non è raro che la loro posizione, soprattutto per quanto riguarda gli
avverbi di modo, sia più libera (Dardano/Trifone 1995: 390).
Il criterio di 'non commutabilità' testa, invece, le possibili alternative
all’uso della perifrasi. Minori sono le possibilità di sostituire la perifrasi con
un’altra perifrasi o con un elemento verbale non perifrastico, maggiore
risulta il suo grado di non commutabilità.
Per estar/stare + gerundio, Yllera (1999: 3402) concorda con
Villarini (2002) nell’affermare che l’uso di tale perifrasi non è meramente
stilistico, quindi opzionale, ma in alcuni casi obbligatorio a rischio di
produrre un cambio notevole di significato.
Villarini (2002: 654) osserva che nella visione 'classica'

si è sempre parlato dell’esistenza, insieme all’area di uso libero e a quella


di uso proibito, di una serie di contesti in cui è preferito l’uso della perifrasi
per sottolineare, ad esempio, alcune caratteristiche interne alla semantica
del verbo

mentre in certi casi “l’eventuale utilizzo della forma semplice del


presente potrebbe indurre alcuni parlanti a valutare come inaccettabile
l’enunciato” prodotto.
Lo stesso discorso può essere applicato anche allo spagnolo3:

3
I nostri esempi in spagnolo sono tratti da uno dei corpora della Real
Academia Española: Banco de datos (CREA) [en línea]. Corpus de referencia del
español actual. <http://www.rae.es>; ci siamo limitati al corpus relativo alla
Spagna e l’ultima consultazione è stata effettuata il 28 gennaio 2006. Indichiamo in
nota la provenienza dei singoli enunciati.

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(1) No, no entres en el cuarto de baño, el señor se está afeitando4.

non può essere sostituito dall’enunciato

(2) ?? No, no entres en el cuarto de baño, el señor se afeita.

Anche il grado di generalizzabilità è molto elevato, ma la perifrasi


subisce ancora sia in italiano sia in spagnolo alcune restrizioni in base alle
caratteristiche azionali del verbo modificato: si combina decisamente
meglio in entrambe le lingue con i verbi che hanno tratti dinamici e, poiché
esprime l’azione vista nel suo svolgimento (che coincide con un dato lasso
di tempo), non può riferirsi a eventi abituali né può esprimere iteratività.
Non è nemmeno possibile costruirla con i verbi modali, in quanto la loro
natura azionale è in contraddizione con l’aspetto progressivo della perifrasi.
La sua combinazione con alcune classi verbali ne modifica poi
parzialmente le valenze aspettuali; in italiano, per esempio, con i
trasformativi acquista talvolta un carattere di imminenzialità a detrimento
del valore progressivo:

(3) Scusami, ma adesso sto uscendo, ci sentiamo dopo.

In spagnolo, invece, i trasformativi, tranne il verbo morir, mal si


adattano a tale costruzione perifrastica.
Sia in spagnolo sia in italiano la perifrasi progressiva sembrerebbe
incompatibile con i verbi stativi, in quanto l’aspetto progressivo, dunque
dinamico, che la caratterizza è in contraddizione con la statività, eppure essa
è compatibile, per esempio, con il verbo vivere/vivir laddove esprima una
situazione a carattere transitorio.
Inoltre, in spagnolo si sta diffondendo l’uso della perifrasi passiva
estar + gerundio del verbo ser. Secondo García González (1992), questo
uso di ser alla forma passiva è caratteristico dell’America Latina
(verosimilmente per influenza dell’inglese) e del linguaggio giornalistico5;

4
Ángel Vázquez, 1990, La vida perra de Juanita Narboni, Barcelona,
Planeta: 106.
5
Sánchez Montero (1993: 101) nota che in italiano “se puede seleccionar
la fórmula con gerundio (stare + gerundio) en forma activa, precedida del
pronombre impersonal si o, cuando ésta fuera imposible a causa de las restricciones

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Yllera (1999: 3409), dal canto suo, considera che “estas construcciones no
parecen, sin embargo, contrarias al sistema español, como muestra su
empleo con otros auxiliares (<ir, venir, etc. + gerundio>)” e cita persino
alcuni esempi in cui il verbo ser appare nella perifrasi progressiva alla
forma attiva (1999: 3411):

(4) El niño está siendo muy bueno.

(5) Está siendo un mal año.

Ciò è possibile perché in questi ultimi casi il verbo ser esprime una
qualità o un comportamento transitorio.
Il grado di difettivismo rivela lo stadio di integrazione della perifrasi
nel sistema verbale: se una perifrasi presenta più forme morfologiche di
altre, è a uno stadio di grammaticalizzazione più elevato.
Poiché è usata anche con i tempi perfettivi, la perifrasi spagnola con
estar ha un minor grado di difettivismo di quella italiana con stare ed è
dunque più integrata nel sistema linguistico, sebbene anche quella italiana
sia di uso molto diffuso in diverse sue forme.
A differenza di quella spagnola, la perifrasi italiana è incompatibile
con la forma passiva e in italiano contemporaneo accetta solo i tempi di
natura imperfettiva. Fino all’Ottocento, invece, tale restrizione non esisteva;
il comportamento attuale è da imputare, secondo Bertinetto (1986: 177 ), a
un restringimento del suo campo d’azione che ha portato l’italiano a
“delimitare l’uso di tale perifrasi soltanto (o quasi) ai casi che corrispondono
rigorosamente alla valenza aspettuale progressiva”6.
In breve, l’italiano morfologizza il contrasto tra aspetto progressivo e
aspetto continuo (Bertinetto, 1997) mentre in spagnolo la perifrasi 'estar +
gerundio', laddove usata con i tempi perfettivi, assume una valenza
aspettuale continua. Nonostante ciò, la pertinenza tempo-aspettuale di
questa perifrasi è comunque altissima in entrambe le lingue.

de uso, se puede recurrir a las construcciones de pasiva más usuales con venire,
andare etc. o bien a una expresión impersonal con si”.
6
Dietrich (1983) spiega che in spagnolo, invece, la perifrasi era costruita
con tutti i tempi semplici già nella lingua più antica, mentre l’allargamento ai tempi
composti è avvenuto in tempi moderni, contestualmente alla diffusione
dell’ausiliare haber nella forma attiva.

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Le perifrasi continue
Consideriamo 'continue' le perifrasi gerundivali italiane il cui verbo
modificatore è andare o venire e quelle spagnole formate da ir, andar e
venir. Tali costruzioni veicolano dei valori aspettuali distinti ma affini e lo
spagnolo manifesta un grado di 'specializzazione' maggiore rispetto
all’italiano: in entrambe le lingue la retrospektive Schau7 è espressa dalle
perifrasi con venire e venir mentre soltanto lo spagnolo morfologizza la
distinzione tra prospektive Schau e komitative Schau nelle perifrasi con ir e
andar; in italiano, invece, i due modi di osservare il processo (da un dato
punto verso un altro lontano e indeterminato nella prospektive Schau, in
momenti diversi del suo svolgimento nella komitative Schau) si uniscono e
confondono nella perifrasi con andare8.
Sul piano della 'pertinenza tempo-aspettuale', le perifrasi costruite
con ir/andare e venir/venire manifestano non solo un alto grado di
connotazione aspettuale (più basso, in una eventuale gerarchia interna alle
perifrasi gerundivali, di quello sia della progressiva spagnola che di quella
italiana ma più alto di quello di tutte le fasali) ma anche un grado piuttosto
alto di connotazione fasale (stavolta, al contrario, più alto di quello delle
perifrasi progressive, più basso di quello delle perifrasi fasali); realizzando
quello che Coseriu ha chiamato 'sincretismo' tra Schau e Phase, esse danno
conto sia della visione del processo da parte del locutore, sia del grado di
realizzazione del processo stesso.
La caratteristica più marcata delle perifrasi continue comuni alle due
lingue è comunque quella aspettuale, all’interno della quale le due diverse
valenze sono possibili grazie alla scarsa 'desemantizzazione' del
modificatore (che è meno desemantizzato di stare e estar ma lo è più di tutti
i verba adiecta con cui si costruiscono le perifrasi fasali); sia in spagnolo sia
in italiano, infatti, entrambi i modificatori conservano il loro modo azionale
dinamico, così che i valori aspettuali di ciascuna delle quattro perifrasi sono
legati al contenuto semantico dei modificatori: se il parlante usa ir o andare
il processo viene visto nel suo svolgimento a partire dal momento da cui
parte l’osservazione verso un momento successivo e imprecisato

7
Lasciamo in tedesco le definizioni proposte da Coseriu (1976). La
prospektive e la retrospektive Schau sono due diverse sfumature della
partialisierende Schau, una 'visione' appunto 'parziale' del processo di cui si parla.
8
Cfr. anche Squartini (1990: 125, 126 [9-10]).

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(prospektive Schau), mentre se il modificatore è venir o venire il processo


viene osservato a partire da un momento imprecisato precedente
(retrospektive Schau) verso il momento dell’osservazione. Venir e venire
conservano dunque un residuo del loro orientamento deittico verso il
parlante.
Proprio a causa della bassa 'desemantizzazione' del modificatore, in
spagnolo la perifrasi con venir non può essere costruita con verbi il cui
contenuto semantico veicoli un allontanamento dal soggetto:

(6) *María se viene alejando siempre más de su marido.

Anche il 'difettivismo' di venir è maggiore di quello di ir: venir non


si può usare al passato remoto né all’imperativo, mentre ir può essere
coniugato in tutti i tempi verbali. Quando è usato all’imperativo,
l’enunciato, esprimendo “deseo de que la acción ordenada se inicie
inmediatamente” (Yllera, 1999: 3414), perde parte della sua valenza
aspettuale a vantaggio di quella fasale; si noti però che l’uso del gerundio fa
sì che la perifrasi non esprima soltanto l’imminenzialità dell’azione, bensì
proietti l’interlocutore nell’azione futura come se il suo svolgimento fosse
già in corso: dà all’ordine la 'consistenza' di un processo osservato o quanto
meno immaginato:

(7) Anda, vete a la cocina y ve preparando mantel, cubiertos, vasos y todo


lo que se te ocurra 9.

Diversa la situazione di venire, che condivide con andare la


diffusione nella maggior parte dei tempi verbali italiani (Giacalone Ramat,
1995: 175). Entrambe le perifrasi italiane sono, però, usate soprattutto con i
tempi imperfettivi. I tempi perfettivi, infatti, producono in italiano una sorta
di neutralizzazione aspettuale della perifrasi e agiscono anche sulla
categoria azionale del verbo modificato. Se, per esempio, la perifrasi
continua è costruita in un tempo perfettivo e con un verbo risultativo,
annulla il carattere telico del verbo modificato; si vedano a questo proposito
gli esempi proposti da Bertinetto (1991: 144):

9
Isabel Hidalgo, 1988, Todas hijas de su madre, Madrid, Antonio
Machado: 16.

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(8) Serena andava disegnando il proprio ritratto (mentre Edo studiava).

(9) Serena andò disegnando il proprio ritratto (per tutto il giorno).

Nel secondo esempio, tra l’altro, ci sembra che l’uso del passato
remoto accentui la visione 'comitativa' a scapito di quella 'continua', mentre
nel primo l’aspetto predominante è senz’altro quello 'continuo'.
Detto questo, quale che sia il tempo verbale in cui è coniugata la
perifrasi, capita che i verbi modificati subiscano comunque e in entrambe le
lingue delle ri-categorizzazioni sul piano azionale; per esempio, sia andare e
ir sia venire e venir + gerundio, se costruite con un verbo modificato non
durativo gli attribuiscono caratteri di duratività (per l’italiano, cfr.
Bertinetto, 1991: 139):

(10) Il magazzino andava esplodendo e loro non potevano farci nulla.

(11) Desde allí va naciendo una historia en la que nada parece estar
previamente establecido por el autor10.

Per quanto attiene alla 'generalizzabilità', nessuna delle perifrasi


continue accetta verbi stativi, ma 'andare' e ir sono comunque
sufficientemente desemantizzati da poter essere riferiti anche a soggetti
inanimati:

(12) Il cinema andava riempiendosi pian piano.

(13) […] un depósito que se iba llenando poco a poco con todos los
gritos, todas las lágrimas […] 11.

(14) Al tramonto il cielo si va tingendo di tutte le sfumature del giallo e


del rosso.

Si noti che in italiano (10), (12), (14) sarebbe possibile introdurre


espressioni avverbiali tra i due membri della perifrasi la cui 'organicità
sintattica' è infatti minore di quella spagnola.

10
El País, 17/12/1980.
11
Almudena Grandes, 2002, Los aires difíciles, Barcelona, Tusquets.

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In italiano, neanche i continuativi si adattano facilmente a queste


perifrasi, a meno che il contesto non collabori alla definizione della
'duratività' e della 'processualità' mediante espressioni che indichino
gradualità o maniera. Attraverso tali elementi, i continuativi si ri-
categorizzano sul piano azionale in incrementativi (12).
Anche ir accetta più facilmente i verbi che esprimono una
cambiamento graduale (13) e non accetta avverbi che indichino una precisa
quantificazione temporale, mentre è accompagnato di frequente da
avverbiali che indicano una durata non precisa del processo azionale (13),
(16):

(15) Según iba pasando el tiempo, íbamos perdiendo uno a uno todos
los viñedos de los que íbamos a elaborar12.

(16) Poco a poco, el mono fue ganando peso 13.

Solitamente, la perifrasi spagnola con ir non può avere valore


frequentativo; esistono però alcuni casi in cui, data la natura del verbo
modificato, lo acquisisce, come per esempio quando la perifrasi è costruita
con decir:

(17) Y si de ti van diciendo que eres un ambicioso […] 14

tuttavia, il suddetto enunciato potrebbe essere tranquillamente


sostituito da:

(18) Y si de ti andan diciendo que eres un ambicioso […]

12
El Mundo 03/03/2003,– Vino (suplemento). Abbiamo scelto questo
esempio per la presenza del modificato pasar, ma come si vede esso comprende
ben due occorrenze della stessa perifrasi.
13
José Ignacio Pardo de Santayana, 2001, El beso del chimpancé.
Divertidas e insólitas historias de la vida cotidiana en un zoo, Madrid, Aguilar:
227.
14
Manuel Martínez Mediero, 1982, Juana del amor hermoso, Madrid,
Fundamentos: 89.

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dove il valore frequentativo è garantito da andar che collabora, al


tempo stesso, a una connotazione espressiva maggiore, propria di tale
modificatore.
La perifrasi con venir, invece, può acquisire un valore frequentativo
se accompagnata da determinazioni temporali come “desde, hasta”.

(19) […] para expresar lo que vienen diciendo desde hace años15.

Tale perifrasi può assumere infine, marginalmente, un valore


approssimativo, in sostituzione della costruzione venir a + infinitivo:

(20) un divorcio [...] viene saliendo por unas ciento treinta mil pesetas,
más o menos 16.

In questo caso, però, la perifrasi perde la sua valenza aspettuale.


Le perifrasi italiane andare/venire + gerundio sono considerate da
molti studiosi come strumenti per la connotazione stilistica dei testi.
Secondo Squartini (1990: 127-128) già Blücher (1974) considerava che tali
perifrasi “hanno la funzione stilistica di indicare una sfumatura di gradualità
o di continuità del modo in cui avviene il processo descritto”, diversamente
da stare + gerundio, la cui funzione sarebbe, per lo studioso scandinavo,
“chiaramente e puramente grammaticale”. Squartini, che analizza dei
corpora di lingua scritta ottocentesca e novecentesca, nota la diminuzione
nell’uso non solo della perifrasi con venire, fenomeno marginale già
nell’Ottocento, ma anche di andare a favore di stare, che negli anni Ottanta
del Novecento manifesta una grande ricchezza di forme ed è in uso a tutti i
livelli, senza distinzione di registro o di tipologia testuale:

l’uso di stare è incrementato sia sui giornali sia nei testi narrativi, si è
arricchito sul piano morfologico, non è più usato prevalentemente
all’imperfetto ma anche al presente, si è sviluppato anche nella lingua
colloquiale; l’uso di andare invece diminuisce; la complementarità è data
però da alcuni cambiamenti interni all’uso di ciascuna di queste perifrasi
(1990: 175-176)17.

15
El País, 01/02/1988.
16
CREA, texto oral.
17
L’analisi di Squartini si fonda su un ampio corpus di prosa giornalistica
e narrativa degli anni 1800-1847 e 1985-1988.

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Lo studioso mette in risalto, inoltre, una “complementarità tra il


comportamento di stare e quello di andare e venire […]; per stare le forme
perfettive scompaiono completamente, mentre per andare e venire
aumentano la loro frequenza” (Squartini, 1990: 175-176). Il fatto poi che la
perifrasi con andare conservi anche nel Novecento una maggior frequenza
nella narrativa che nel linguaggio giornalistico conferma la sua natura di
“fenomeno stilisticamente marcato” (Squartini, 1990: 176).
Veniamo ora alla perifrasi andar + gerundio la quale, insieme alla
perifrasi con ir, corrisponde alla costruzione italiana con andare. Lo
spagnolo, come accennavamo, morfologizza il contrasto tra aspetto continuo
e visione Komitative; in quest’ultima, che caratterizza la perifrasi con andar,
“l’azione viene accompagnata, in modo intermittente, in diversi momenti
del suo svolgersi” (Squartini, 1990:126) nell’intervallo che va da un punto
indeterminato che precede il momento in cui essa viene osservata a un
momento indeterminato successivo.
In italiano, come già indicato, ci sembra che i tempi verbali perfettivi
accentuino la visione komitative mentre la visione più pregnante e frequente
offerta da andare + gerundio è quella prospektive; ad essa si aggiungono
semmai, mediante altri elementi lessicali all’interno dell’enunciato e
soprattutto attraverso elementi prosodici, particolari funzioni espressive:

(21) Maria va dicendo a destra e a manca che suo marito è un buono a


nulla.

Orbene, la peculiarità della perifrasi spagnola con andar risiede


proprio nella funzione espressiva, dunque stilistica, che essa svolge; Yllera
(1999: 3417) usa la definizione di 'visión modalizadora', mettendo in
evidenza le diverse sfumature che questa perifrasi può esprimere: dall’enfasi
all’ironia, all’ansia, al disprezzo.
Per quel che riguarda la 'generalizzabilità' di andar e il suo grado di
'difettivismo', è la stessa prospettiva modalizadora del modificatore a
stabilirli; così, la perifrasi non è comune con soggetti inanimati mentre lo è
con i verbi che designano 'actividades', 'realizaciones' o 'estados' (Yllera,
1999: 3419), per esempio:

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(22) A estas alturas todavía andan discutiendo si mandar una carta o


no18

(23) […] eso consiguió cuando contrató al “Etíope”, el que andaba


pintando otra Capilla Sixtina: San Baudelio de Berlanga;19

(24) […] pero siempre anda queriendo saber de mí y por culpa de las
brujas que me tienen secuestrada sus cartas no me llegan […] 20

Le perifrasi fasali: introduzione

Mediante il criterio di 'pertinenza tempo-aspettuale' possiamo


distinguere, sia in spagnolo sia in italiano, tra perifrasi in cui la valenza
aspettuale è più pregnante e perifrasi in cui invece prevale la valenza fasale.
Le perifrasi in cui la fase prevale sull’aspetto sono dette, per l’appunto,
fasali.
Secondo Dietrich (1983: 214), “la categoría del 'grado' o de la 'fase'
se refiere al grado de la realización de la acción en el momento del acto de
habla”, quindi nelle perifrasi fasali, anche quando le si può considerare al
tempo stesso aspettuali, non è la 'visione' a predominare, ma la fase di
svolgimento del processo, fase che può essere iniziale, centrale o finale.
Fanno parte di questo gruppo le perifrasi gerundivali spagnole che
non hanno un diretto corrispettivo italiano, ossia quelle costruite con i verbi
seguir, continuar, proseguir, empezar, comenzar, acabar, terminar,
quedar/quedarse e llevar. In tutte queste perifrasi il verbo modificatore,
proprio perché ha il compito di indicare la fase di svolgimento del processo
o dell’azione, è poco desemantizzato. Esso fa parte di solito della categoria
dei verba adiecta, ossia di quei verbi che non fanno riferimento direttamente
alla realtà extralinguistica e il cui significato si dà sempre in relazione con
un altro verbo, tanto nei costrutti perifrastici quanto negli altri casi. Secondo
Dietrich (1983: 77), “su significado léxico existe, pues, únicamente en tanto

18
ABC, 01/06/1989: Amsterdam, antes y después del entusiasmo.
19
Espectáculo. Revista de estudios literarios, 06-2003, Madrid,
Universidad Complutense.
20
Antonio Muñoz Molina, 2001, Sefarad. Una novela de novelas, Madrid,
Alfaguara: 430.

420

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Salvatore Musto e Valentina Ripa

que se refieren a otro verbo y lo modifican”. Grazie alle caratteristiche dei


verbi modificatori, si può affermare che le perifrasi fasali hanno un grado di
'organicità sintattica e semantica' e di 'non commutabilità' minore rispetto
alle perifrasi aspettuali e sono, dunque, meno grammaticalizzate.
Come già accennato, in italiano le valenze di cui in spagnolo si fanno
portatrici le perifrasi gerundivali fasali sono espresse in altro modo: se
llevar + gerundio è una struttura caratteristica dello spagnolo commutabile,
nel suo stesso sistema linguistico, con altre costruzioni che hanno un diretto
corrispettivo italiano (“hace dos días que… - è da due giorni che…”,
“…desde hace dos días - … da due giorni”), le connotazioni delle altre
perifrasi qui studiate vengono espresse in italiano in costruzioni
perifrastiche preposizionali con l’infinito: continuare a, iniziare a /
(in)cominciare a, finire col (per), rimanere/restare a + infinito.
Mentre le perifrasi continuative gerundivali spagnole, così come le
continuative italiane, sono comunque caratterizzate da un alto grado di 'non
commutabilità' in entrambe le lingue, le perifrasi incoative e terminative
italiane hanno un grado di 'non commutabilità' maggiore rispetto a quelle
spagnole: in spagnolo, infatti, diversamente da quanto accade nella lingua
italiana, le stesse valenze sono espresse sia da perifrasi incoative e
terminative gerundivali (empezar/comenzar; acabar/terminar) sia da
perifrasi costruite con l’infinito (empezar/comenzar a; acabar/terminar por,
ecc.).

Le perifrasi fasali: analisi


Soffermandoci sulle perifrasi gerundivali, quindi spagnole, possiamo
notare come il loro grado di 'sincretismo' sia più alto di quello delle perifrasi
italiane corrispondenti: seguir/continuar + gerundio esprimono infatti sia
l’aspetto durativo (la Kontinuative Schau: una combinazione di prospektive
e retrospektive Schau) sia la fase continuativa (Kontinuative Phase). Infatti,
l’enunciato

(25) […] seguí trabajando como actor, director y autor 21

21
La Ratonera. Revista asturiana de teatro, 11/2000.

421

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Le perifrasi gerundivali in spagnolo e in italiano: uno studio contrastivo

lascia intendere che il progetto a cui il locutore si riferisce ha avuto


inizio in un imprecisato momento precedente e fa passare un numero
maggiore di informazioni rispetto all’enunciato

(26) […] estuve trabajando como actor, director y autor

che informa, bensì, solo sul carattere aspettuale dell’azione senza


fare riferimento alla fase.
Le perifrasi continuative italiane (27), tuttavia, veicolano
un’informazione più dettagliata rispetto ad altre strutture verbali anch’esse
italiane (28 - 29):

(27) Ieri continuai a lavorare al progetto per tutto il giorno

(28) Ieri lavorai tutto il giorno al progetto

(29) Ieri stetti tutto il giorno a lavorare al progetto.

Se la comparazione attiene alle strutture perifrastiche fasali


continuative delle due lingue, ossia seguí trabajando como actor, director y
autor e Ieri continuai a lavorare al progetto per tutto il giorno notiamo che,
preferendo l’italiano costruzioni con l’infinito, più neutro sul piano
aspettuale, enfatizza la valenza fasale a detrimento di quella aspettuale che
nelle perifrasi spagnole rimane comunque evidenziata dal gerundio anche
quando la 'Phase' è il loro tratto predominante. In sostanza, ancora una volta
lo spagnolo usa pienamente le possibilità offerte dal gerundio per dare
rilievo al valore aspettuale che altrimenti, così come succede in italiano,
sarebbe difficilmente percettibile.
Tra l’altro, in queste perifrasi il valore semantico del verbo
modificato ha un peso minore rispetto a quello delle perifrasi 'aspettuali'
poiché il basso grado di desemantizzazione del modificatore sottrae
'endocentrismo' alla costruzione. In enunciati del tipo

(30) Continua a mangiare

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Salvatore Musto e Valentina Ripa

(31) Míriam sigue comiendo, pensativa 22

è evidente che il valore semantico dell’intera perifrasi è determinato


in buona parte dal modificatore. Conseguentemente, il basso grado di
integrazione semantica determina una coesione sintattica meno accentuata.
Per l’italiano si era già notato che anche a livelli di integrazione molto alti
l’organicità sintattica era comunque bassa; per lo spagnolo, invece, se a un
alto grado di integrazione non possono essere frapposti avverbi tra i due
elementi costituenti la perifrasi, a un livello più basso (dunque, nelle
perifrasi fasali) è possibile.

(32) De cuando en cuando Gaddafi sigue aún enviando a parientes-


emisarios a El Cairo, donde el presidente egipcio se niega a
recibirlos23.

In questo tipo di perifrasi il grado di 'generalizzabilità' è poco


rilevante poiché esse possono andare con quasi tutti i verbi, compresi gli
stativi: l’unica limitazione esiste per la perifrasi spagnola salir + gerundio
che può essere associata solo ai verbi come, per esempio, ganar, perder,
decir.
Lo stesso discorso vale per la scala di difettivismo, in quanto tutti i
verbi modificatori possono essere coniugati in tutti i tempi, con la sola
eccezione di seguir + gerundio che non può essere coniugato al trapassato
remoto.
Come si accennava, la perifrasi gerundivale costruita con llevar è
l’unica delle perifrasi gerundivali trattate finora che non si può confrontare
con costruzioni perifrastiche italiane poiché, se in spagnolo essa si associa
ad altre costruzioni che valgono ad esprimere la stessa 'visione'
'retrospectivo-acumulativa' (Yllera, 1999: 3419), in italiano tale valenza è
espressa esclusivamente da costruzioni di altro tipo. Quel che è certo è che,
per quanto llevar + gerundio corrisponda in grado molto basso ai criteri
scalari di perifrasticità su cui ci siamo basati (a riprova di quanto affermato,
si consideri almeno quello di 'non commutabilità'), la sua stessa esistenza

22
Manuel Gutiérrez Aragón, 1992, Morirás de otra cosa, Madrid, Centro
Dramático Nacional: 88.
23
El País, 01/12/1985.

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Le perifrasi gerundivali in spagnolo e in italiano: uno studio contrastivo

dimostra ancora una volta la propensione della lingua spagnola ad usare, più
di quanto non accada nella lingua italiana, le possibilità offerte dal gerundio.

Conclusioni

Conformemente alle aspettative, i criteri scalari impiegati nel


presente studio si sono rivelati un valido strumento per l’analisi contrastiva
delle perifrasi gerundivali; ci hanno permesso non già di definire che cosa
sia o non sia perifrasi gerundivale, bensì di riflettere sulla natura delle stesse
al fine di elicitarne la funzione e le relazioni all’interno del sistema italiano
e spagnolo. Grazie a tali criteri, speriamo di essere riusciti a mettere in
evidenza come le due lingue sfruttino diversamente la valenza aspettuale
offerta dal gerundio e come lo spagnolo si avvalga di essa per esprimere il
valore durativo del verbo anche quando la 'fase' è il tratto predominante
della costruzione verbale.
Non sta a noi indagare sulle cause idiosincratiche o genetiche che
hanno portato a tali divergenze, ma ci è parso interessante evidenziare come
le due lingue, apparentemente molto simili, abbiano scelto di
morfologizzare in modo diverso le distinzioni aspettuali e fasali: l’italiano
distingue, per esempio, tra aspetto progressivo e continuo, concedendo a
stare + gerundio di veicolare soltanto il primo, mentre lo spagnolo distingue
tra aspetto prospektive e komitative, concedendosi il 'lusso' di esprimerli
mediante due costruzioni perifrastiche diverse.
In genere, i criteri non hanno evidenziato un grado di
grammaticalizzazione maggiore delle perifrasi spagnole, per le quali si può
proporre grosso modo la stessa scala proposta da Bertinetto per quelle
italiane, ma la maggiore 'organicità sintattica' e 'semantica' di tali costruzioni
lascia presupporre che in realtà abbiano, rispetto alle perifrasi gerundivali
italiane, migliori possibilità di essere considerate parte del sistema verbale.
Resta da indagare la frequenza delle varie costruzioni citate finora e
il loro stato di sopravvivenza nell’italiano e nello spagnolo d’oggi, ma
questo non può che essere oggetto di un altro studio.

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