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Francesco Lamendola

Lattrazione verso lorrore un grande cono dombra dellanima umana


Lo squalo adesso sentiva il suo odore, e quelle vibrazioni - discontinue, precise - erano un segnale di preda in difficolt. Cominci a girare in cerchio salendo verso il pelo delacqua. La pinna dorsale affior e la coda, con le sue possenti sferzate, tagli con un sibilo la superficie lucente. Il corpo era percorso da una serie di fremiti. Per la prima volta la donna ebbe paura, senza conoscerne il motivo. Una scarica di adrenalina si diffuse in tutto il corpo generando un calore formicolante e spingendola a nuotare pi in fretta. A occhio e croce si trovava a una cinquantina di metri dalla riva. Poteva scorgere la sottile riga di spuma bianca l dove le onde si infrangevano contro la spiaggia. Le luci della casa erano visibili., le parve anzi di vedere qualcuno passare avanti a una finestra, e questo la rincuor. Lanimale era a una dozzina di metri da lei, di lato, quando punt bruscamente verso sinistra, si immerse completamente sottacqua e con due rapidi colpi di coda le fu addosso. Dapprima la ragazza pens di avere urtato contro uno scoglio o un pezzo di legno galleggiante. Non ci fu dolore immediato, solo un violento strattone alla gamba destra. Abbass un braccio per toccarsi il piede muovendo la gamba sinistra per tenersi a galla, e muovendo a tentoni la mano in quel buio. Non riusciva a trovare il piede. Cerc pi in alto e fu soprafatta da unondata di nausea e vertigini. Le dita cieche avevano incontrato uno spuntone doso e carne lacerata. E cap che quel caldo fiotto pulante contro la sua mano nellacqua gelida era il suo sangue. Dolore e panico laggredirono insieme. La donna arrovesci la testa allindietro e lanci un urlo gutturale di terrore. Lo squalo si era allontanato. Inghiott larto della donna senza masticare. Ossa e carne scivolarono oltre lenorme gola in ununica contrazione. Lanimale si volse di nuovo, seguendo il flusso di sangue che scorreva dallarteria femorale della preda: una guida chiara e sicura come un faro in una notte senza nubi. Questa volta lo squalo aggred da sotto. Si scagli in su, verso la donna, le mandibole spalancate. Il grosso muso conico linvest come una locomotiva, lanciandola quasi fuor dacqua. Le mascelle si serrarono intorno al torso, riducendo in poltiglia ossa, carni e organi interni. Lanimale, con il corpo della ragazza tra i denti, ripiomb in acqua facendola schioccare violentemente, sollevando spruzzi vistosi di spuma e sangue fosforescente. Sotto la superficie lo squalo scosse rabbiosamente la testa resecando con i denti triangolari, seghettati, i pochi tendini che ancora resistevano. Il cadavere si squarci in due. Lo squalo inghiott, poi si volse per continuare il pasto. Il cervello ancora registrava segnali di cibo vicino. Lacqua era striata di sangue e brandelli di carne, e lanimale non riusciva a distinguere i segnali dalla sostanza stessa. Guizz avanti e indietro nella nube di sangue che andava dissipandosi, aprendo e chiudendo le fauci cercando bocconi a caso. Ma ormai gran parte dei brani del corpo si erano dispersi. Alcuni affondarono lentamente fino a posarsi sul fondo sabbioso, oscillanti nella corrente. Altri si allontanarono, appena al di sotto del pelo delacqua, sospinti dalle onde che andavano a smorzarsi a riva. Orribile, vero? Eppure, si direbbe che questo genere di sensazioni piaccia al pubblico. un brano tratto al romanzo di Peter Benchley Lo squalo (titolo originale: Jaws, 1974; traduzione italiana di Mariapaola Ricci Dttore, , Milano, Mondadori, 1974, pp. 11-12); che, se dal punto di vista letterario pu considerarsi, semplicemente, non letteratura, dal punto di vista 1

sociologico ha invece moltissime cose da dirci, visto che divenne subito un best-seller e che il film ad esso ispirato, anzi, la serie di film ad esso ispirati, con tutte le loro sequenze sanguinolente e raccapriccianti, tennero per settimane assediati i botteghini dei cinema da un numero strabocchevole di eccitatissimi spettatori. Si noti che lo scrittore - cos come far il furbo regista, Steven Spielberg - non si limita, come avrebbe potuto benissimo fare, a suggerire la tragedia della ragazza assalita dallo squalo, magari concentrandosi sulle sue sensazioni di terrore e poi staccando bruscamente la scena, per proiettarci post factum (bisognerebbe pur lasciare qualche cosa allimmaginazione del pubblico); bens indugia, con compiacimento morboso e con effetti granguignoleschi, nel descrivere tutti i particolari dellorribile pasto dellanimale e perfino la sorte che tocca ai singoli resti del corpo della sua sfortunata vittima. Qui siamo in presenza di qualcosa di pi del semplice - semplice, si fa per dire - piacere della paura; qui siamo avanti ad uno dei grandi coni dombra dellanima umana: lattrazione verso lorrore per lorrore; quella stessa attrazione su cui prosperano i giornali e le reti televisive, allorch si gettano come avvoltoi su qualche cruento fattaccio di cronaca e lo girano e lo rigirano, con morbosa curiosit, davanti agli occhi ipnotizzati del pubblico. N si deve credere che il fenomeno sia tutto moderno: anche se di moda, fra una certa intellighenzia progressista, magari al caviale, dare sempre tutte le colpe alla modernit (bench essa indubbiamente ne abbia molte), si tratta in realt di un fenomeno antichissimo, testimoniato ampiamente, ad esempio, gi nei poemi omerici. Ecco come lautore dellIliade descrive la morte del guerriero pone Asteropeo, che si era vantato discendere dal fiume Assio, per mano di Achille; e come il poeta indugia a descrivere i pesci che si affrettano a banchettare con i suoi visceri, sparsi nellacqua del fiume Xanto (XXI, 173-204; traduzione italiana di Rosa Calzecchi-Onesti, Torino, Einaudi, 1950): Lo colse al ventre, sullombelico, e tutte di fuori si sparsero in terra le viscere: lombra coperse i suoi occhi che rantolava; e Achille gli fu sul petto, ne spogli larmi e disse parola vantandosi: Giaci cos: difficile dellonnipotente Cronide Lottar coi figli, anche pel nato a un fiume. [] Ecco che t vicino un gran fiume, se pu giovartiMa no, che non vale lottare con Zeus Cronide, con lui non pu misurarsi nemmeno il gagliardo Acheloo, nemmeno la forza grande dOceano acque profonde, da cui tutti i fiumi e tutto intero il mare, tutte le fonti e i pozzi cuoi traboccano; eppure anchesso teme la folgore del grande Zeus, e il tuono orrendo, se dal cielo rimbomba. Disse, e dalla pendice strapp lasta bronzea, lasci l il morto, poi che gli tolse la vita, disteso sul greto, lo inzuppava lacqua nera. Anguille e pesci intorno a lui saffannavano, strappando il grasso dalle reni o rodendolo A parte lincomparabile superiorit artistica e la potente, drammatica potenza descrittiva di questi versi, al fondo di essi vi il medesimo cono dombra dellanima, lo stesso compiacimento dellorrore, lo stesso mistero della contemplazione sadica. Il sadismo, peraltro, pu essere implicito o esplicito; nella scena di Asteropeo implicito; mentre nel brano che ci accingiamo a riportare - di nuovo, scendendo dalle alte sfere dellarte ai livelli pi bassi della letteratura di consumo - esso esplicito e strizza decisamente locchio ad un pubblico 2

femminile dal palato grosso, mescolandosi inestricabilmente al masochismo latente delle lettrici, portate ad identificarsi con leroina della situazione. La scena tratta dal romanzo Lestasi di Purity di Yanette Seymour; la protagonista stata catturata dalla nave pirata di una donna musulmana chiamata Azizza, che la interroga e le rivela di essere lamante di suo marito; al che la nostra eroina, sconvolta e furiosa, la schiaffeggia (titolo originale: Puritys Ecstasy, 1978; Gruppo Editoriale Fabbri, Sonzogno, Etas, 1980 pp. 50-51): Prendetela! ordin seccamente Azizza. I due bruti seminudi agguantarono Purity per le braccia., Il petto ansante, Purity fiss con furore la donna in poltrona, che ricambi lo sguardo. una menzogna! ansim Purity. Mio marito non entrerebbe mai nel vostro letto, n nel letto di una qualsiasi altra donna. I nostri due corpi sono consacrati luno alaltro, unicamente.. Azizza si pass sulle labbra il dorso della mano dalle lunghe dita e abbass lo sguardo a osservare il sangue che macchiava la pelle scura. Questo schiaffo lo pagherete caro, signora Landles, dichiar. E me lo pagherete subito. Ugo, denuda linfedele e sollevala per la fustigazione. Il ghignante Ugo si port alle spalle di Purity, trattenuto da suoi accoliti, e afferrato con entrambe le mani il tessuto della leggera veste estiva allaltezza dello scollo, lo strapp fino allorlo, denudandola sullistante, a eccezione delle calze di seta fermate dalle giarrettiere. . Fatto ci, grugn un ordine a uno dei suoi uomini, il quale, volgendo la schiena nuda e sollevando le braccia, ristette pronto a ricevere la vittima. La sollevarono di peso, mentre urlava e si dibatteva invano, tempestando di pugni i loro volti ghignanti, e la issarono, il seno e il ventre a contatto del dorso chino delluomo che la tratteneva per i polsi, con i piedi sollevati da terra. Cos, Purity era ridotta allimpotenza, il corpo offerto alle loro infami attenzioni. Azizza si avvicin e afferr una folta ciocca della bionda chioma di Purity, tirandole indietro la testa. Sappi chi sono, donna, sibil. Io sono Azizza la Corsara. Ho giaciuto con mille uomini e li ho osservati contorcersi sopra di me nei tormenti del piacere. Ho catturato cento navi e ho ucciso con le mie mani. Non mi lascer chiamare bugiarda da una pallida femmina infedele, perch nessuno pu permettersi di posare la sua mano su Azizza e sopravvivere. Con mio sommo rammarico, non posso levarti la carne di dosso a frustate, perch ho fatto promessa di portarti viva e intatta ad Algeri e manterr la promessa. Ugo, mostrale la sferza. Il gigante si profil dinanzi agli occhi di Purity nella mano stringeva una lunga sciarpa di seta gocciolante. Sarai fustigata con la seta bagnata, disse Azizza. Infligge la pi atroce sofferenza, ma non lascia tracce permanenti sulla pelle. Avanti, Ugo! Le braccia sottoposte a una tensione che minacciava di slogarle, i polsi serrati nella morsa delle mani delluomo che la teneva prigioniera, il seno e il ventre nudi viscidi del sudore di lui, Purity chiuse gli occhi e attese il primo contatto della sferza di seta , lottando disperatamente per evocare con gli occhi della mente la visione del volto adorato di Mark. Per un orribile scherzo della fantasia, vide quel volto chinarsi sui Azizza e vide le sue labbra, le labbra che conosceva tanto bene, posare un bacio sul capezzolo di Azizza. Url e limmagine si frantum nella sua mente come uno specchio rotto. Un attimo pi tardi, il primo bacio della seta bagnata le piovve sulle natiche. La scena sembra molto ingenua nella sua grossolana aderenza agli stereotipi pi triti e consunti del repertorio sadomasochista, cos come se lo immaginano, nelle loro fantasie pi spinte, le signore e signorine di buona famiglia che leggono libri del genere; eppure non pu sfuggire una vena sottile sottile, si fa per dire - di sensualit morbosa. Valga per tutti lesempio di quel colpo di sferza con la seta bagnata, che viene paragonato ad un bacio sul fondoschiena della protagonista e che vorrebbe evocare qualcosa di intermedio fra la crudelt del dolore e lestasi del piacere. 3

Nel caso del cinema, che si avvale della componente visiva e di quella sonora, questo tratto oscuro dellanima umana, ossia lattrazione nei confronti dellorrore, ha raggiunto una vetta, fortunatamente non superata n eguagliata (tranne che negli infami snuff movies, dove gli attori vengono realmente torturati e uccisi davanti alle cineprese), con il film di Ruggero Deodato Cannibal Holocaust, girato nel 1980, le cui oscene locandine, che raffiguravano una ragazza india impalata, hanno turbato limmaginazione di parecchie persone, prima che una sentenza del tribunale decidesse il sequestro della pellicola. Anche se le accuse di atrocit rivolte al regista erano esagerate, perch risult che le scene di raccapricciante violenza sugli esseri umani erano tutte simulate (ma non quelle sugli animali: come ben sa lallora giovane attore Luca Barbareschi, oggi noto uomo politico, che uccise con le proprie mani un porcellino), resta il fatto che il loro spietato realismo e, soprattutto, lintenzionalit con cui locchio della cinepresa indigiava sui particolari pi orripilanti, non avevano altro scopo - a parte le solite chiacchiere di giustificazione pseudo-intellettuale a posteriori- che quello di far inorridire il pubblico oltre ogni limite fino allora mai tentato, per strappare un successo di scandalo. E il successo, effettivamente, arriv, anche se legato principalmente alle vicende giudiziarie della pellicola e del regista (e, allestero, alle lusinghiere cifre degli incassi); ma la bellissima musica di Riz Ortolani non fu sufficiente a riscattare unopera che si rotolava, letteralmente, nei peggiori istinti sadici, ma non aveva assolutamente nulla da dire sul piano del contenuto, tanto vero che rimase il massimo risultato di quel regista. Ma perch dilungarci su singoli esempi relativi alla nostra affermazione iniziale? Se volessimo farlo, non vi sarebbe che limbarazzo della scelta; ma crediamo che quelli gi fatti siano pi che sufficienti, ai fini del nostro discorso. Gli esseri umani godono dei mali altrui; ma non hanno il coraggio, nella maggior parte dei casi (e per fortuna), di provocarlo intenzionalmente; in compenso, si soffermano con piacere morboso sullo spettacolo di quei mali, specialmente se si tratta di sofferenze fisiche provocate non gi da una malattia o da altri eventi naturali, ma dallazione deliberata di un altro essere umano. Si tratta di un voyeurismo a forte connotazione sadica (o, come si detto, sadomasochista), nel quale lo spettatore (o il lettore) compie un transfert rispetto alla figura del seviziatore. Vorrebbe essere al suo posto, ma, nella vita ordinaria, non lo oserebbe mai; perci si accontenta di guardare dal buco della serratura la sua opera di carnefice. E la letteratura, il cinema e (in minor misura) la pittura, per non parlare del fumetto o dei giochi elettronici, nonch sport come il pugilato, il catch e simili, offrono numerose occasioni per dare sfogo ad un simile istinto. A questo punto, lunica domanda veramente interessante che ci si dovrebbe porre fino a che punto si dovrebbe accettare che i media svolgano tale funzione di sfogo, la quale, bene o male, dirotta verso esiti non dannosi per la societ listinto di aggressione maligna; e quando, invece, ci si dovrebbe chiedere se non accada il contrario, cio se essi stessi fomentino e portino al parossismo un istinto che, pur presente nellanima umana, per la maggior parte dei soggetti giace assopito. Crediamo che la risposta vada cercata caso per caso, evitando inutili e fuorvianti generalizzazioni, cos come moralismi esagerati ed eccessivi allarmismi, ma anche una pericolosa sottovalutazione dei pericoli insiti in tutto ci. Bisognerebbe, tuttavia, riconoscere che i media possono amplificare, ma non creare dal nulla un simile istinto; e che esso, misteriosamente, giace nelle profondit dellanima ed capace di convivere con sentimenti dolcissimi, come appare nel caso delle fantasie sessuali, le quali, bench talvolta intrise di crudelt sadiche (o masochiste), normalmente non degenerano in forme di violenza ma, al contrario, corroborano il sano istinto sessuale. Un mistero, abbiamo detto; e crediamo non vi sia altro modo per definirlo. Possibile che il Logos calcolante e strumentale non debba mai sospendere la propria smania di tutto razionalizzare, di tutto spiegare, di tutto illuminare, per lasciare il posto alla consapevolezza che, in noi, molte cose sono e resteranno misteriose, e forse bene che sia cos? Chi ritiene che, nelluomo, non vi sia alcun mistero, non si pone con il dovuto rispetto verso di lui e non ne riconosce una dimensione fondamentale: la tensione verso laltrove. 4