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Francesco Lamendola

I TERRORI DEL MEZZOGIORNO


E L' IMMAGINARIO FANTASTICO DEGLI ANTICHI
Ci siamo gi occupati, in un precedente saggio intitolato Mostri, fantasmi e vampiri nel mondo
antico, delle credenze dei Greci e dei Romani circa i fenomeni misteriosi della natura e quelli
soprannaturali o, per usare un'espressione moderna, preternaturali.
Vogliamo adesso riprendere quelle riflessioni in una prospettiva pi ampia, ossia delineando le
caratteristiche generali dell'immaginario nel mondo antico tra magia, religione e superstizione,
ambiti che non sempre erano nettamente delimitati l'uno con l'altro, ci che del resto si pu
osservare anche nel mondo moderno.
In linea di massima si pu affermare che l'uomo greco e quello romano erano maggiormente aperti e
disponibili ad accettare la presenza del miracoloso e del soprannaturale nella loro sfera di vita
quotidiana., di quanto non lo siamo noi oggi.
Giacomo Leopardi, nel suo giovanile ma eruditissimo Saggio sopra gli errori popolari degli antichi
del 1815, cos scrive nel capitolo settimo, intitolato Del meriggio (da: Leopardi, Tutte le opere,
Firenze, Sansoni, 1969, 1989, vol. IV, p794-798):
"Tutto brilla nella natura all'istante del meriggio. L'agricoltore, che prende cibo e riposo; i buoi
sdraiati e coperti d'insetti volanti che, flagellandosi colle code per cacciarli, chinano di tratto in
tratto il muso, sopra cui risplendono ininterrottamente spesse stille di sudore, e abboccano con
negligenza 4e con pausa il cibo sparso innanzi ad essi; il gregge assetato, che col capo basso si
affolla, e si rannicchia sotto l'ombra; la lucerta, che corre timida a rimbucarsi, strisciando
rapidamente e per intervalli lungo una siepe; la cicala, che riempie l'aria di uno stridore continuo
e monotono; la zanzara, che passa ronzando vicino all'orecchio; l'ape, che vola incerta e si ferma
su di un fiore, e parte, e torna al luogo donde partita; tutto p bello, tutto delicato e toccante.()
"Chi crederebbe che quello del mezzogiorno fosse stato per gli antichi un tempo di terrore, se essi
stessi non avessero avuto cura d'informarcene con precisione?
"Fu sentimento antichissimo che gli Dei si lasciassero di tratto in tratto vedere dagli uomini.
Nell'et d'oro ,dice Catullo, quando la piet e le virt regnavano ancora sulla terra, soleano gli
abitatori del cielo discendere spesso a visitarla.()
"Ben tosto le apparizioni, in luogo di essere desiderate, furono temute.. Gi antichi tremarono al
solo immaginarsi di poter vedere un Essere di cui non conoscevano la figura, e del di cui potere
avevano una spaventosa idea. Raccontavasi che Pane si era qualche volta fatto vedere agli
agricoltori, i quali dopo la sua apparizione erano stati sorpresi da morte improvvisa.()
"Il tempo destinato al sonno, cio quello della quiete e del silenzio, stato sempre il pi proprio a
risvegliare le chimeriche idee di fantasmi e di visioni, che quasi ogni uomo ha succhiate col latte.
Si tace, si solo, si nelle tenebre: ecco i timori panici in folla, ecco i palpiti, ecco i sudori
angosciosi, l'orecchio in aria per spiare ogni romore, i sospetti, e tavolta ancora le visioni
immaginarie. Se tutto ci proprio dei fanciulli, noi possiamo considerar come tali gli antichi
volgari, allevati in una religione che dava peso ai loro errori, e autorizzava i loro spaventi. Soleasi
un tempo dormire regolarmente nell'ora del meriggio dopo il pranzo. Questo costume pu
sembrare antichissimo, e comune anche agli Ebrei. ()

"Pu dunque credersi che siffatta consuetudine fomentasse in qualche modo la persuasione in cui
erano gli antichi, che gli Dei e i Geni comparissero in singolar modo, e atterrissero gli uomini nel
tempo del meriggio.()
"Credevasi volgarmente, a dir di S. Girolamo, che v'avessero certi Demonii particolari, chiamati
meridiani, e fra gli Ebrei commun sentimento che la voce Keteb, che si ha nel testo originale del
Salmo (90, 6), significhi un Demonio fierissimo, che assalisce apertamente e di giorno, mentre gli
altri meno arditi si contentano di tendere insidie di notte. Non pu dedursi dalle parole del Salmista
che egli credesse ai folletti o agli spiriti vaganti precisamente nel tempo del meriggio, ma bens che
Ebrei fossero persuasi della loro esistenza. ()
"Anche le ombre dei morti riputavansi comparire e andar vagando sul mezzogiorno, come vedesi s
nei citati versi di Stazio (Thebaid., lib. IV), s presso Filostrato, il qual narra che i pastori non
ardivano nel mezzogiorno avvicinarsi a Pallene, ossia Flegra, dove giacevano le ossa dei giganti,
per timore degli spettri che apparivano in quel luogo facendo uno strepito spaventevole (Heroic.,
cap. 3).
"Quando agli Dei, dice Porfirio che nell'ora del mezzod essi vanno passeggiando a diporto
, cio, meridiantes: ovvero, come taluno ha creduto, che essi s'incamminano allora
ai tempii per dormire (Porphyrius, De antro nympharum). Quando il sole - cos egli scrive declina verso l'austro, non lecito agli uomini entrare nei tempii. Allora passeggiano gl'Immortali.
Perci suol porsi sulla porta il segno del meriggio e dell'austro ().
" dunque evidente che gli antichi aveano del tempo del meriggio una rande idea, e lo
riguardavano come sacro e terribile. Noi abbiamo a rallegrarci che di un pregiudizio una volta s
commune, e di cui si trovano vestigi nei libri pi antichi, rimanga ora appena la rimembranza,
essendo esso totalmente cancellato dalla mente dei popoli."
In altra sede ci occuperemo specificamente di quello che, per i Greci e i Romani antichi, era il
pavor nocturnus; qui ci basta aver ricordato che, quasi altrettanto temuta e, a volte, anche pi
temuta, era presso quei popoli l'ora del mezzogiorno.
Ci aveva origine dal fatto che la giornata era immaginata come suddivisa in due parti (cos come,
ad esempio, presso la civilt cinese antica, di cui erano riflesso certi riti magico-respiratori propri
del taoismo): l'una che andava dalla mezzanotte al mezzogiorno, e che era considerata benigna;
l'altra dal mezzogiorno alla mezzanotte, considerata, invece - almeno potenzialmente - malefica.
Pertanto il mezzogiorno era il momento ambiguo e pericoloso in cui alla prima subentrava la
seconda; e, pi in generale, quella in cui alle divinit benefiche della luce subentravano quelle
malefiche, o minacciose, delle tenebre.
Abbiamo visto che Leopardi ricorda il demone ebraico chiamato Keteb, che assaliva gli esseri
umani anche in pieno giorno ed era, perci, particolarmente e universalmente temuto.
Scrive, a questo proposito, Daniela Bisagno nel libro La parola incantata, Torino, Edisco, 2002;
2006, pp, 223-224:
"L'IMMAGINARIO EBRAICO-ORIENTALE: ANGELI E DEMONI
"Anche nell'immaginario religioso degli antichi ebrei, il mezzod era il momento consacrato alle
apparizioni soprannaturali, a quelle angeliche ( a mezzogiorno che i tre angeli di Dio si
manifestano al patriarca Abramo, per annunciargli la nascita del figlio Isacco), come a quelle
demoniache. questa infatti l'ora pericolosa in cui irrompe, con tutta la sua forza malefica, il
temibile demone 'devastatore' (yashud), provocando epidemie, febbre malarica e mietendo morte
intorno a s. Personificazione del contagio e della malaria, che si diffondevano nelle ore pi calde
della giornata, il demone meridiano era una figura frequente nell'immaginario dei popoli orientali.
"IL KETEB E IL DEMONE CORNUTO
"Un'altra figura mostruosa che, nelle credenze popolari ebraiche, usava manifestarsi nell'ora di
mezzogiorno, era il demone keteb, un mostro ricoperto di capelli e dotato di un occhio solo posto
vicino al cuore. Il keteb, che infieriva soprattutto nei mesi estivi e nelle ore pi calde della giornata
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(dalle dieci antimeridiane alle tre meridiane),aveva l'abitudine di rotolare in avanti come una palla
e di provocare la morte istantanea di tutti coloro che avevano la sventura di incontrarlo. Per
questo, si raccomandava ai maestri di scuola di lasciar uscire i bambini non dopo le dieci, al fine
di risparmiare ai piccoli l'incontro pericoloso con il demone 'rotolante'. Le leggende ebraiche
narrano anche di un altro demone, monocolo come il keteb, un mostro cornuto che si faceva vivo a
mezzogiorno, soprattutto nei mesi estivi e aveva l'abitudine di girare continuamente in cerchio.
"I DEMONI DEL MEZZOGIORNO NELLA RADIZXIONE CRISTIANA: L'IPPOCENTAURO
"Anche le leggende cristiane attestano l'esistenza dei demoni meridiani, figure mostruose che
presentavano molte affinit con quelle concepite dall'immaginario pagano ed erano in buona parte
un'eredit delle credenze greche antiche. Nei racconti sulla vita di sant'Antonio, ad esempio, si
parla dell'ippocentuaro, un essere per met uomo e per met cavallo, che aveva la consuetudine di
apparire a mezzogiorno, sotto i raggi ardenti del sole e di terrorizzare il santo. Gli studiosi
sostengono che questo mostro fosse una figura strettamente legata alle Sirene, le quali,
nell'immaginario arabo, erano creature mostruose abitanti del deserto, raffigurate con corpo in
parte umano e in parte equino.
"LA FIGURA DI DIANA-ARTEMIDE NELLE LEGGENDE MEDIEVALI
"D'altronde, l'ippocentauro non l'unico essere demoniaco creato dall'immaginario cristiano su
suggestione di una figura mitologica greca. Le leggende cristiane medievali, ad esempio,
testimoniano l'esistenza di un altro demone, altrettanto temibile,che si manifestava nell'ora di
mezzogiorno e che veniva chiamato col nome di Diana-Artemide, la dea-cacciatrice, sorella del dio
Apollo. Questa figura mitologica, che gi nell'antichit pagana presentava molti aspetti malefici (si
credeva ad esempio che il suo sguardo, oltre a essere pericoloso per gli uomini, avesse anche il
potere di rendere sterili gli alberi o di farne cadere a terra i frutti), veniva rappresentata dai
cristiani come una specie di furia. Vestita da cacciatrice, con l'arco e le frecce appesi alle spalle,
essa percorreva a mezzogiorno le selve, seguita da una muta di cani o accompagnata da un ampio
stuolo di demoni: chi per caso si fosse imbattuto in lei, veniva immediatamente assalito dalla
collera, da desideri illeciti e impuri, quando non si ammalava di sonnambulismo.
"LE STORIE DEL PRETE IMPICCATO E DEI DIAVOLI LANCIATORI DI PIETRE.
"Gli effetti che la visione di Diana-Artemide causava negli uomini sono molto diversi da quelli
provocati dagli altri demoni meridiani, di cui parlano le leggende medievali e a cui gli autori
cristiani attribuivano l'insorgere di impulsi diabolici nelle persone. Lo storico francese Gregorio di
Tours (538-594), per esempio, racconta il caso di un prete mendicante, il quale, in pieno
mezzogiorno, era stato assalito da un'entit demoniaca e si era impiccato con una fune in casa sua.
Mezzogiorno anche l'ora in cui si vedono i fantasmi e in cui il diavolo in persona appare nei
panni di una monaca, talvolta insieme alle streghe sue compagne. Non meno nefasto il demone
notturno (un'altra entit malefica che si manifestava intorno alla mezzanotte), il demone meridiano
si poteva combattere ricorrendo a esorcismi, a scongiuri, incantesimi, di cui ci pervenuto qualche
esempio attraverso antichi manoscritti.
"I MONACI E L'ACCIDIA
"Fra le varie conseguenze attribuite dagli antichi all'influsso del demone meridiano, una delle pi
gravi era senza dubbio l'accidia, che aggrediva soprattutto i monaci rinchiusi nei conventi. Il
religioso colpito da questa malattia veniva assalito dal disgusto per le sue occupazioni quotidiane,
comprese le letture dei libri sacri, da una grande stanchezza e spesso da una fame lancinante. Le
sue facolt razionali erano completamente annebbiate, per cui gli riusciva difficile applicarsi allo
studio, come a qualsiasi altra attivit che richiedesse un bench minimo impegno. In questo stato di
depressione temporanea ,il monaco diventava preda di brutti pensieri, in molti casi anche di
desideri carnali e illeciti, che venivano severamente condannati dalla Chiesa. Questo spiega il
motivo per cui l'accidia, che veniva chiamata anche 'demone meridiano', fosse considerata dai
teologi l'effetto di un'opera diabolica e compresa nel novero dei sette peccati capitali."

Pi in generale, la credenza che a mezzogiorno il soprasensibile potesse fare irruzione nel mondo
sensibile e che, pertanto, fosse assai pericoloso per gli umani farsi sorprendere in quellora presso
templi o luoghi sacri (fonti, boschi, grotte), faceva parte di una mentalit aperta alla possibilit del
trascendente. Non solo: di una mentalit che considerava possibile e naturale lingresso del
trascendente nella sfera dellumano, non solo per volont degli uomini stessi come nel caso della
magia -, ma anche indipendentemente da essa e contro di essa.
La particolare struttura del pensiero mitico (di cui ci siamo gi occupati nellarticolo Il pensiero
mitico diverso, non certo inferiore a quello scientifico) predisponeva gli animi e le intelligenze a
una tale credenza, perch il pensiero mitico presuppone leterna attualit di eventi accaduti in illo
tempore. Si pensi - tanto per fare un esempio al mito di Artemide ed Atteone, in cui lignaro
pastore viene tramutato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani, per aver scorto al bagno, nuda fra le
sue ninfe, la dea della caccia. Lepisodio si colloca in un passato storico indefinito ma, al tempo
stesso, sta a significare una possibilit sempre presente e in agguato nella vita quotidiana degli
esseri umani: quella di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato; di essere, cio, testimoni
della vita degli dei. La morte, o la cecit, o una grave malattia erano la pena inevitabile per tale
colpa.
C un bassorilievo, nel Museo romano di Aquileia, che raffigura il castigo inflitto a Zeus a un
cacatoa, ossia a un lordatore di luoghi sacri. Vi raffigurato un malcapitato personaggio che si
abbatte sotto la folgore divina, mentre ancora la sua nudit rivela il misfatto compiuto, forse
inconsapevolmente: quello di aver orinato in un boschetto consacrato al re dei Celesti. Si
comprende, pertanto, come lintera vita dei Greci e dei Latini si svolgesse sotto la spada di Damocle
di una possibile apparizione - per lo pi dalle funeste conseguenze - delle divinit maggiori o
minori, di quelle supere o di quelle infere. Lanimo era costantemente oppresso dal timore,
dallangoscia, dalla paura e spingeva i fedeli a moltiplicare le preghiere, gli scongiuri, i rituali
superstiziosi, per cercar di rassicurare s stesso.
Non era una concezione religiosa fatta per dare serenit e pace agli esseri umani, n per avviarli alla
redenzione e alla salvezza, e sia pure attraverso rinunce, sacrifici e mortificazioni. Sta qui la prima
radice del successo dei culti misterici prima, e di quelli soteriologici dorigine orientale, poi. Si pu
anzi pensare che questi ultimi, alla fine, prevalsero proprio perch, per una serie di ragioni storiche,
i culti misterici non furono pi in grado di compensare le carenze di una religiosit ufficiale che
non sollevava gli uomini dallangoscia. Il cristianesimo, ultimo arrivato, fu uno di tali culti
soteriologici,; ma stato osservato, con molta ragione, che se il mondo antico non fosse divenuto
cristiano, certamente sarebbe divenuto mithraico: tale era linesorabile trasformazione avvenuta
gradualmente nella spiritualit antica, dopo secoli e secoli di religiosit insoddisfacente, che aveva
prodotto i due estremi dello scetticismo radicale o della frustrazione e della paura di vivere croniche
e irrimediabili.
Scrive ancora Daniela Bisagno (op. cit., pp. 236-237):
"Come i greci, anche i romani antichi possedevano un vasto repertorio di superstizioni, di cui una
parte era stata importata dal mondo greco-orientale, un'altra era stata ereditata dagli etruschi, e
un'altra, infine, era un prodotto locale, frutto dell'immaginazione spontanea di questo popolo. Le
Lamie, per esempio, figure terrificanti particolarmente golose di bambini, di cui andavano a
caccia, erano il corrispettivo della Morm greca, raffigurata come una donna spaventosa con una
gamba d'asino. I Lemuri, le ombre dei morti, erano invece un prestito della religione etrusca,
maestra e guida di quella romana. Sii trattava di fantasmi, che vagavano nel mondo dei vivi, perch
incapaci di vincere la loro attrazione per la vita terrena; oppure di anime di persone morte il cui
corpo non era stato sepolto e onorato, come prevedevano i riti, e che continuavano a vagare sulla
terra, per esortare i superstiti a seppellirne il cadavere, ponendo cos fine alla loro pena.
"LUPI MANNARI, VAMPIRI, STREGHE E MOSTRI MARINI.
"La credenza negli spettri era diffusissima in Roma: c'erano case spiritate, che erano state in
passato scenario di qualche delitto e che diventavano perci la meta preferita dei fantasmi dei
poveri assassinati, i quali avevano l'abitudine di frequentarle nottetempo, accompagnando le loro
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manifestazioni con fragore di ferro e di catene, Altre figure paurose, che compaiono accanto agli
spettri nella classifica dei mostri romani, sono i lupi mannari, chiamati in latino versipelles. I lupi
mannari erano uomini che, nottetempo, si trasformavano in lupi e, in queste sembianze, assalivano
gli ovili, per far scorpacciate di pecore, prima di riprendere, con l'apparire del giorno, il loro
aspetto umano. L'oscurit ,da sempre scenario prediletto dai fantasmi e dai demoni, offriva anche
lo sfondo ideale per i voli notturni di certe vecchie streghe che, come testimonia anche lo scrittore
Apuleio nelle sue Metamorfosi, conoscevano l'arte di trasformarsi in uccelli e svolazzavano,
malefiche, nella notte, terrorizzando i passanti. Non meno temibili erano gli strani mostri dei mari
settentrionali, mezzo uomini e mezzo belve, e l'uomo marino, molto temuto dai naviganti, il quale di
notte saliva sulle navi e, con la sua mole gigantesca, le faceva inclinare. Naturalmente, dalla
mitologia superstiziosa degli antichi romani , non potevano mancare i vampiri e le streghe, che
sono presenze fisse nell'immaginario favoloso di tutti i popoli. La loro 'specialit' consisteva nel
penetrare furtivamente nelle case dove si trovava qualche cadavere, che essi trafugavano, per poi
deturparlo in vario modo, ad esempiomangiandogli il naso!
"SUPERSTIZIONI, PRATICHE MAGICHE EMALOCCHIO
"I romani antichi conoscevano anche una gran quantit di pratiche magiche e di rituali, che
avevano lo scopo di prevenire eventuali disgrazie, di rendere propizie certe potenze oscure o di
limitarne gli influssi dannosi. Una pratica molto diffusa era quella di scrivere sulle porte delle case
una parola di origine etrusca, Arseverse, 'allontana il fuoco', al fine di scongiurare il pericolo degli
incendi. Vi erano formule di incantesimo contro la grandine, contro malattie di ogni specie, persino
contro le scottature, sulla cui efficacia abbiamo anche la testimonianza autorevole dello scienziato
latino Plinio il Vecchio. Inciampare, uscendo, sulla soglia di casa, era considerato, ad esempio, di
cattivo auspicio: il malcapitato avrebbe fatto meglio a ritornarsene in casa e a restarvi chiuso tutto
il giorno, per evitare guai e incidenti incresciosi. Nominare un incendio durante un banchetto era
considerata una grave imprudenza, a cui si poteva rimediare per buttando acqua sulla tavola.
Anche fare brutti sogni alla vigilia di un appuntamento importante era considerato di cattivo
augurio, per cui si suggeriva al sognatore di rinviare l'appuntamento a un'altra data, onde evitare
brutte sorprese. Da buoni superstiziosi, i romani temevano anche il malocchio e cercavano di
allontanarlo servendosi di amuleti di varia forma. Molto temuti erano anche i lampi, contro cui i
romani usavano proteggersi con un sistema abbastanza strano, utilizzato, come ci informa Plinio il
Vecchio, anche da altri popoli, e ciofischiettando.
"SUPERSTIZIONE E RELIGIONE
"L'atteggiamento superstizioso dei greci e dei romani testimonia di una visione della vita e di uno
stile religioso molto diversi dai nostri. La superstizione, condannata in tutte le sue forme dal
cristianesimo, per gli antichi rientrava perfettamente nel quadro dei normali rapporti fra uomo e
divinit. Essi erano convinti che la divinit, nella sua profonda bont e onniscienza, intendesse
avvertire l'uomo di eventuali pericoli e si avvalesse di segni o presagi,allo scopo di avvisarlo che
c'erano guai in vista. Inciampare, udire il canto malaugurante del gufo o della cornacchia, fare un
cattivo sogno, erano, per la mentalit religiosa dei romani, dei veri e propri presagi, cio dei segni
con cui la divinit ci metteva in guardia contro un pericolo imminente. Solo gli uomini irreligiosi,
che escludevano ogni intervento delle divinit nella vita umana, negavano a questi segni ogni
valore di presagio e irridevano le superstizioni, considerandole un segno di ignoranza."
Per approfondire l'ultimo aspetto qui trattato, ossia il diverso stile religioso degli antichi rispetto a
quello dei moderni, rimandiamo al nostro recente articolo La preghiera nel mondo greco e la
preghiera nel mondo moderno.