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“Viaggi naturalistici d’estate” Ambienti, fauna e flora Di Peruzzo Matteo II H 1 <<Il Viaggiatore
“Viaggi naturalistici
d’estate”
Ambienti, fauna e flora
Di Peruzzo Matteo
II H
1
<<Il Viaggiatore sopra il mare di nebbia>> (1818) di Caspar David Friedrich

Giudizio finale

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Firma

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dell’insegnante

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Parco faunistico Cappeler

Lago del Mis e Parco nazionale delle dolomiti

Bellunesi

Monfenera e Monte Tomba

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Parco Faunistico Cappeler

1 luglio ‘07

I l parco faunistico Cappeller è un parco privato, aperto nel 1998 al pubblico, nell’agosto del 2003 vi sono stati degli ampliamenti fino a portare il parco ad una estensione di 4.000 mq e attualmente contiene

più di una centinaia di specie animali. Esso, non è solo un parco faunistico, ma anche divenuto un apprezzatissimo orto botanico con più di 500 specie di essenze arboree; tra la vegetazione del parco, ci sono delle meraviglie come un bonsai centenario, piante come Hybiscus syriacus; anche l’estetica del parco è curata, con laghi, fontane, cascate e aiuole contenenti le essenze arboree. Inoltre ad ogni recinto di un animale ed ad ogni pianta è stato inserito un apposito cartello con il nome volgare e la nomenclatura binomia, e non solo, c’è scritto anche la provenienza originaria dell’animale e le sue caratteristiche. Tra le specie animali del parco abbiamo mammiferi quali:

AGUTI

ALPACA

ANTILOPE CERVICAPRA

BINTURONG

BRADIPO DIDATTILO

CAMMELLO

CANE DELLA PRATERIA

CANE PROCIONE

CANGURI

CAPIBARA

CARACAL

CERCOLETTO

CERVO POMELLATO

COATO

FENNEC

FURETTO

IPPOPOTAMO PIGMEO

ISTRICE

ISTRICE AFRICANO

LAMA

LEPRE della PATAGONIA

MARMOTTA

MOFFETTA

OCELOT

ORSETTO LAVATORE O PROCIONE

SCOIATTOLO AMERICANO

SCOIATTOLO CINESE

SCOIATTOLO TRICOLORE

SERVAL

SITATUNGA

SURICATI

VOLPE COMUNE

VOLPE POLARE

ZEBRA

E in particolare scimmie come:

CALLICEBUS CUPREUS CERCOPITECO GRIGIOVERDE CERCOPITECO MONA LEMURE CATTA LEMURE ROSSO MACACO NEMESTRINO SAIMIRI TESTA DI COTONE

CEBO CAPPUCCINO CERCOPITECO NASO BIANCO LEMURE BIANCO E NERO LEMURE FRONTE BIANCA MACACO DEL GIAPPONE o Macaco Faccia Rossa MACACO RESO SCIMMIA RAGNO UISTITI’ dai pennacchi bianchi

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Uccelli come:

AIRONE CENERINO

GRIFONE AFRICANO

TANTALO INDIANO

AIRONE GUARDABUOI

GRU DAMIGELLA

EMU’

ALLOCCO BARRATO

GUFO AFRICANO MINORE

FENICOTTERO CILENO

ALLOCCO DI LAPPONIA

GUFO REALE

TURACO VENTRE BIANCO

ARA ALIVERDI

IBIS ROSSO

 

AVVOLTOIO TESTA ROSSA

MITTERIA DEL SENEGAL

CACATUA

PAVONE SPECIFERO

CICOGNA BIANCA

PELLICANO COMUNE

CORMORANO

POLLO SULTANO

DAMIGELLA DI NUMIDIA

SPATOLA AFRICANA

Rettili come:

CAIMANO DAGLI OCCHIALI GEOCHELONE PARDALIS IGUANA - IGUANA PITONE RETICOLATO TARTARUGA AZZANNATRICE TESTUDO GRAECA TESTUDO MARGINATA

ELAPHE - SERPENTE DEL GRANO GEOCHELONE SULCATA PITONE ALBINO POGONA - DRAGO BARBUTO TARTARUGHE D'ACQUA TESTUDO HERMANNI PITONE DELLE ROCCE

In questa relazione si tratterà le caratteristiche basilari di animali, che all’occhio di un europeo possono essere concepiti come strani o bizzarri.

un europeo possono essere concepiti come strani o bizzarri. Figura 1 Iguana verde o tubercolata (Iguana

Figura 1 Iguana verde o tubercolata (Iguana iguana), è una delle specie rappresentative del genere Iguana

è una delle specie rappresentative del genere Iguana E ntrando nel parco, non si può far

E ntrando nel parco, non si può far almeno di notare, una recinzione di forma circolare; al suo interno si

può osservare la “convivenza” tra le iguane verdi o iguana tubercolata (Iguana iguana) originaria dell’America centrale e meridionale può diventare lunga fino a 2 m e vive essenzialmente sugli alberi, ma sa spostarsi agilmente sul terreno ed è una esperta nuotatrice, il corpo presenta per tutto il dorsi una cresta che si arresta sulla

coda è molto sviluppata nei maschi nella

zona cervicale. E i cani della prateria (Cynomys ludovicianus), dei mammiferi roditori che vivono in colonie, simile ad una marmotta è originario delle praterie del Nord America. In una gabbia, non si può far meno di notare il kookaburra, questo nome volgare raggruppa quattro specie di questi uccelli della stessa famiglia del nostro martin pescatore, la specie esposta in questo parco è Alcione gigante originario della Nuova Guinea. Questo uccello ha una dieta varia composta

5 Figura2 Un esemplare di Kookobura con in bocca un pezzo di carne (forse pollo)

da insetti, topi, piccoli serpenti e altri uccelli; un suo parente stretto è il Dacelo novaeguineae che vive in Australia. In altri recinti si trovano felini, quali: il serval (Felis serval) originario dell’Africa sub sahariana ha zampe lunghe, un mantello chiaro con

puntini di colore nero disposti a file, avente corpo slanciato e una testa piccola, si nutre

principalmente di piccoli mammiferi e rettili ed uccelli; il caracal

o lince del deserto (Felis caracal) vive in nelle

zone aride e preferibilmente rocciose dall’Africa settentrionale e dell’Asia, ha un pelliccia di colore rossiccio e bianca nel ventre, preda roditori, uccelli e piccole antilopi; ed infine l’ocelot (Felis pardalis) più comunemente chiamato gattopardo; diffuso nell’America centrale ed anche nella foresta Amazzonica, la sua pelliccia è molto pregiata e questo lo ha portato quasi all’estinzione assieme alla perdita del suo habitat che è la foresta pluviale, come già accennato la sua pelliccia è molto pregiata, il colore varia dal giallo pallido (come l’esemplare in questo parco faunistico) al grigio, è maculato di nero; è un cacciatore notturno a differenza dei felini accennati prima il gattopardo si nutre anche di pesce. Un altro mammifero carnivoro ma canide, e il fennec conosciuto meglio come volpe del deserto, vive nei deserti nord Africani, solitamente ha il mantello di colore marrone chiaro, si distingue facilmente dalla volpe comune per le sue orecchi sproporzionate in confronto alla testa, questa è una variabilità di questa specie legata all’ambiente, infatti questo è un espediente per disperdere il calore corporeo. Questo mammifero oltre ad essere carnivoro mangia anche la frutta. Un uccello esotico, alquanto bizzarro, è il tucano toco (Ramphastus toco) vive in terreni boscosi che vanno dal Guyana all’Argentina. Molto appariscente è il suo becco dal colore

giallo brillante che raggiunge i 19-20 cm di lunghezza.

giallo brillante che raggiunge i 19-20 cm di lunghezza. Figura 3 in alto un esemplare di

Figura 3 in alto un esemplare di serval Figura 4 foto in alto a destra un esemplare di caracal o lince del deserto in atteggiamenti aggressivi Figura 5 foto in fianco un ocelot o gattopardo (foto scattata di notte).

in fianco un ocelot o gattopardo (foto scattata di notte). Figura 6 Tucano toco, un uccello
in fianco un ocelot o gattopardo (foto scattata di notte). Figura 6 Tucano toco, un uccello
in fianco un ocelot o gattopardo (foto scattata di notte). Figura 6 Tucano toco, un uccello

Figura 6 Tucano toco, un uccello tropicale con il suo caratteristico becco vistoso

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Un’attrazione del parco è l’ippopotamo pigmeo (Choeropsis libericus) è più piccolo dell’ippopotamo di fiume. Un mammifero molto interessante è il capibara (Hydrocheorus hydrochaeris) vive nell’America centromeridionale, ed è il roditore più grande (1m di lunghezza), particolare è il suo muso arrotondato. Lo si trova quasi sempre vicino a corsi d’acqua e acquitrini intento a nutrirsi delle piante acquatiche ed erbe. Un altro animale del

parco sempre originario del centro America è il tapiro (Tapirus terrestris) avente un corpo massiccio, anch’esso ha una faccia particolare composta da una proboscide, si

nutrono di vegetali e abitano in foreste e praterie.

L’alpaca (Lama pacos), è imparentato stretto con il lama; appartiene alla famiglia dei camelidi, il suo habitat sono le Ande, lo si trova in greggi a 4.000 m, usato per la sua lana, il colore varia dal bianco fino al nero.

per la sua lana, il colore varia dal bianco fino al nero. Figura 7 Il capibara,

Figura 7 Il capibara, è il più grande roditore del pianeta, fu uno dei primi "strani" animali visti dai conquistatori del nuovo mondo che sbarcarono nell'America centromeridionale.

mondo che sbarcarono nell'America centromeridionale. Figura 8. Un esemplare di alpaca (Lama pacos), disteso al

Figura 8. Un esemplare di alpaca (Lama pacos), disteso al sole si può ben notare la lana di colore marrone.

Un uccello presente nelle nostre zone soprattutto in laguna è il cormorano (Phalacronox carbo), si nutre di pesci è usato in Cina come strumento di pesca, piumaggio di colore nero e impermeabile, per pescare, si tuffa nell’acqua e rincorre i pesci. Alcuni cormorani si sono spinti fono a 20 m di profondità. Mancanti di sebo, si immergono molto più facilmente. (ved.

relaz. Ca’Savio e Lio Piccolo).

più facilmente. (ved. relaz. Ca’Savio e Lio Piccolo) . Figura 9 I cormorani, sono uccelli molto

Figura 9 I cormorani, sono uccelli molto diffusi anche nella laguna veneta; si cibano di pesce cche li pescano tuffandosi nell'acqua. i coltivatori delle valli da pesca, si attrezzano contro questi animali. I cormorani in Cina, non sono stati visti come animali dannosi, ma come strumento da pesca tradizionale; Marco Polo nel Milione ci spiega come avveniva la pesca: al collo dei cormorani veniva legato leggermente con una corda, in modo che i pesci grossi non venissero ingoiati. Dopo si tuffavano alla caccia dei pesci e ritornavano nelle imbarcazioni. Oggi in questo paese a questa pesca tradizionale, si predilige la pesca con le reti, più produttiva, ma anche molto dannosa per l’ecosistema marino.

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In questo parco ci sono molte varietà di specie di scimmie, quali: il macaco nemestrino (Macaca nemetrina) avente arti molto lunghi ed una coda corta, il lemure bianco e nero (Verecia variegata) che già dal nome si deduce il colore del mantello; il macaco faccia rossa o macaco del Giappone (Macaca fuscata), vivono nel nord del Giappone e da adulti il colore del muso è rosso acceso. Un’altra specie è il Cercopiteco mona (Cercopithecus mona) vivono nell’Africa occidentale e dimorano sugli alberi.

vivono nell’Africa occidentale e dimorano sugli alberi. Figura 10 Due esemplari di lemure bianco (Foto in
vivono nell’Africa occidentale e dimorano sugli alberi. Figura 10 Due esemplari di lemure bianco (Foto in
vivono nell’Africa occidentale e dimorano sugli alberi. Figura 10 Due esemplari di lemure bianco (Foto in

Figura 10 Due esemplari di lemure bianco (Foto in alto

a sinistra). Figura 11 Foto a sinistra un macaco

nemestrino con un bastoncino in bocca.Figura 12 Figura 13 Foto in alto a destra e foto a destra, due

esemplari di cercopiteco mona, il loro colore è marrone sul dorso, bianco sul ventre e neri gli arti e la coda. Figura 14 Foto in basso, due macachi giapponesi, sono

le uniche scimmie a vivere in latitudini molto elevate.

Vivono nelle foreste del Giappone e vivono in branchi che possono raggiungere i 200 individui. Sono chiamati

anche faccia rossa perché da adulti il loro volto diventa

di un rosso acceso, il maschio dominante si cura anche

della prole (diversamente dalle altre scimmie), d’inverno si possono vedere dei gruppi di macachi fare il bagno in sorgenti naturali di acqua termale, essendo il Giappone un arcipelago di isole vulcaniche.

di macachi fare il bagno in sorgenti naturali di acqua termale, essendo il Giappone un arcipelago

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di macachi fare il bagno in sorgenti naturali di acqua termale, essendo il Giappone un arcipelago
Figura 15 Di fronte la mostra ornitologica, troviamo una specie di uccello la mitteria del

Figura 15

Di fronte la mostra ornitologica, troviamo una specie di uccello la mitteria del Senegal (Ephippiorhynchus

senegalensis), è un uccello ciconiforme, il piumaggio è

di colore bianco è nero con un becco di 30 cm di colore

rosso e nero, appuntito all’estremità rivolta leggermente verso l’alto, il collo e le zampe sono molto

lunghi. Vive nei corsi d’acqua dell’Africa tropicale (ved. foto 15).

nei corsi d’acqua dell’Africa tropicale (ved. foto 15). Nel parco c’ è anche una mostra ornitologica

Nel parco c’è anche una mostra ornitologica in una costruzione, dove

sono esposti degli animali imbalsamati; certi sono morti nel parco, altri come gli insetti e gli

aracnidi non sono del parco, la maggior parte d egli animali esposti sono uccelli: abbiamo rapaci come l’aquila reale, il gipeto, la poiana ecc, su una trave si può osservare un bellissimo esemplare di anaconda (Eunectes murinus); si possono anche veder animali comuni nelle nostre zone come la volpe (Vulpes vulpes).

Figura 16 Mostra ornitologica; questa foto ritrae un reperto esposto nella mostra: la scena raffigura un rapace (forse un falco), mentre afferra con i propri artigli un serpente (?)

Sempre nel parco, si trova anche il rettilario: una costruzione dove

si può vedere i rettili (vivi) da

apposite bacheche, si comincia con il caimano dagli occhiali (Caiman crocodilus) originario dell’America centrale, vive in corsi d’acqua tranquilli; il nome del caimano è dato da delle

protuberanze ossee che si possono vedere attorno agli

occhi e per questo viene chiamato dagli occhiali. Questo rettile fu oggetto di commercio, che lo portò a diffondersi anche in alcune zone del sud degli Stati Uniti, in particolare la Florida. Sempre nel rettilario possiamo vedere il boa costrittore (Boa constrictor), originario delle foreste pluviali; il colore varia dal grigio al giallo e nel dorso si può notare una trama color marrone, caratteristica è

si può notare una trama color marrone, caratteristica è Figura 17 La foto ritrae la costruzione

Figura 17 La foto ritrae la costruzione del retilario: si vedono delle finestre dove ci sono i rettili.

ritrae la costruzione del retilario: si vedono delle finestre dove ci sono i rettili. Figura 18

Figura 18 Caimano dagli occhiali

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Figura 20 (sinistra), foto di un esemplare di pitone indiano o delle rocce. Figura 21
Figura 20 (sinistra), foto di un esemplare di pitone indiano o delle rocce. Figura 21

Figura 20 (sinistra), foto di un esemplare di pitone indiano o delle rocce. Figura 21 (destra) foto in primo piano di un pitone reticolato.

la coda rossastra, caccia soprattutto di notte e lo si trova quasi sempre sul terreno che sugli alberi, come tutti i boa i loro metodo di caccia, non è per iniezione di vele no, ma per stritolamento della pr eda. Si passa poi ai pitoni (Phyton), di cui il parco possiede il pitone delle rocce o indiano (Python molurus), che vive in India, Srī Lanka, Malaysia e Indonesia, è caratterizzato di chiazze scure quadrangolari distribuite regolarmente sul dorso, raggiunge facilmente e supera i 6 m, il pitone reticolato (Python reticolatus) vive dalla Birmania fino alle Filippine, è caratterizzato da varie tonalità di colore che si contrappongono sino a formare delle linee geometriche. Il serpente del grano (Elaphe guffata) è originario dell’America settentrionale, il colore è giallo- arancio, lungo quasi 180 cm, è un abilissimo cacciatore di roditori: infatti, il genere Elaphe è comunemente chiamato <<serpenti dei ratti>>; è quindi lo si trova soprattutto negli stanziamenti agricoli. Il serpente del grano è molto aggressivo, è risponde con prontezza ad ogni molestia. Il genere Gura, dalla lingua indigena della Nuova Guinea, è composto da tre specie di colombe coronate; questo parco ha due specie di questo genere di cui fa parte la specie che secondo me è la più aggraziata e bella: la Gura vittoria, il suo manto è

con una cresta

e bella: la Gura vittoria , il suo manto è con una cresta Figura 19 un

Figura 19 un esemplare di Gura vittoria, si nota subito la cresta molto elaborata e il color turchese del piumaggio.

di

color

turchese

molto sofisticata.

In una gabbia si può osservare, facendo molta attenzione, il nandù. Il nome volgare nandù comprende due specie di uccelli simili allo struzzo che però vivono in Sudamerica: Il nandù comune (Rhea americana) che vive nelle praterie e rbose, dalla Bolivia al Brasile fino all'Argentina. Il nandù di Darwin (Pterocnemia pennata) che si trova sul versante orientale delle Ande e nelle pianure a sud dell'areale del nandù comune; a differenza dello struzzo

e nelle pianure a sud dell'areale del nandù comune; a differenza dello struzzo Figura 22 Un

Figura 22 Un esemplare di nandù

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Figura sinistra) due uova di struzzo Figura 24 (foto destra) uno struzzo africano maschio. (foto
Figura sinistra) due uova di struzzo Figura 24 (foto destra) uno struzzo africano maschio. (foto

Figura

sinistra) due uova di struzzo Figura 24 (foto destra) uno struzzo

africano maschio.

(foto

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africano, i nandù sono più piccoli e il loro colore varia dal grigio chiaro al marrone. Una caratteristica che unisce il nandù con lo struzzo sono i ma schi che sono poligami, e sempre i maschi covano le uova. I nandù come gli struzzi corrono molto velocemente e non volano, si muovono in piccoli gruppi tranne quando è la stagione degli accoppiamenti, quando gli stormi possono raggiungere la ventina di individui. Prima di arrivare ai rapaci, si passa nella zona della tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina), originaria del Nord America, vive in zone stagnati o con una moderata corrente. Il suo corpo è massiccio e può raggiungere oltre 1m; ottima cacciatrice, si nutre di pesci, anfibi e riesce anche ad afferrare uccelli acquatici di cui anche si nutre. Gli ultimi animali del parco zoologico, sono i rapaci costituito da due ordini: i falconiformi e gli strigiformi. I rapaci sono degli uccelli, che nella catena trofica occupano il ruolo di consumatori, è nella piramide trofica dono quasi tutti al vertice. Si comincia dall’avvoltoio testa rossa (cathartes aura), ha il caratteristico becco uncinato, la sua alimentazione è necrofaga, vive nell’America del nord tranne nelle zone più settentrionali e non emette suoni. Interessante è il falco serpentario (Sagittarius serpentarius) alto quasi 1 m, e ha una apertura alare di quasi 2 m, la sua caratteristica sono le sue gambe lunghe; vive nell’Africa sub sahariana. Si nutre di rettili ed in particolare di serpenti; il suo

piumaggio e di colore grigio-azzurro e le penne della coda e dei femori nere, particolari

sono le penne dietro il capo. L’aquila pescatrice africana (Haliaëtus vocifer), vive nei corsi acquatici dell’Africa sub sahariana, si nutre di pesce che afferra con i suoi artigli, un altro genere di aquila è l’aquila rapace (Aquila rapax), vive nell’Africa settentrionale e in Asia, alcune informazioni (scientificamente non confermate) direbbero che essa strappi le prede da altri uccelli.

direbbero che essa strappi le prede da altri uccelli. Figura 25 Il falco serpentino si notano

Figura 25 Il falco serpentino si notano il colore grigio-azzurro e nero

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Figura 26 (sinistra) aquila pescatrice Figura 27 (foto centrale) avvoltoio Figura 28 foto in alto,
Figura 26 (sinistra) aquila pescatrice Figura 27 (foto centrale) avvoltoio Figura 28 foto in alto,
Figura 26 (sinistra) aquila pescatrice Figura 27 (foto centrale) avvoltoio Figura 28 foto in alto,

Figura 26 (sinistra) aquila pescatrice Figura 27 (foto centrale) avvoltoio Figura 28 foto in alto, gufo delle nevi

Finisce con i rapaci il giro nel Parco faunistico Cappeler, questo parco offre la possibilità al pubblico di vedere animali rari e anche animali di campagnache gli abitanti delle città non hanno mai visto. Ho potuto constatare personalmente che gli animali non erano maltrattati e avevano delle gabbie abbastanza grandi da potersi muovere; anche se sono dell’idea che gli animali dovrebbero stare nei loro habitat originari (che però sono quasi tutti o scomparsi o ridotti dalla forte antropizzazione del territorio da parte dell’uomo) e penso che per conoscere meglio le caratteristiche e le abitudini degli animali, bisognerebbe osservarli nel luogo di origine; però è anche vero ch molti animali sono molto rari e molta gente non ha la possibilità di raggiungere quei posti. Il parco inoltre era munito di cartelli che esponevano le caratteristiche degli animali, il nome volgare e la nomenclatura binomia; è stata interessante anche la mostra ornitologica.

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Foto di altri animali del parco:

Foto di altri animali del parco: Figura 30 Figura 29 Ibis spinicolis Figura 31 Canguro rosso

Figura 30

Figura 29 Ibis spinicolis

Foto di altri animali del parco: Figura 30 Figura 29 Ibis spinicolis Figura 31 Canguro rosso

Figura 31 Canguro rosso

Foto di altri animali del parco: Figura 30 Figura 29 Ibis spinicolis Figura 31 Canguro rosso
Foto di altri animali del parco: Figura 30 Figura 29 Ibis spinicolis Figura 31 Canguro rosso

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Figura 33

Figura 34 Muntjak Figura 35 colonia di fenicotteri Figura 36 Lama e antilope cervicapra 14

Figura 34 Muntjak

Figura 35 colonia di fenicotteri

Figura 34 Muntjak Figura 35 colonia di fenicotteri Figura 36 Lama e antilope cervicapra 14
Figura 34 Muntjak Figura 35 colonia di fenicotteri Figura 36 Lama e antilope cervicapra 14

Figura 36 Lama e antilope cervicapra

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Figura 37 Volpe comune Figura 38 un geochelone [?] Figura 39 un marabù Figura 40
Figura 37 Volpe comune Figura 38 un geochelone [?] Figura 39 un marabù Figura 40
Figura 37 Volpe comune Figura 38 un geochelone [?] Figura 39 un marabù Figura 40

Figura 37 Volpe comune

Figura 37 Volpe comune Figura 38 un geochelone [?] Figura 39 un marabù Figura 40 Bibliografia

Figura 38 un geochelone [?]

Figura 39 un marabù

comune Figura 38 un geochelone [?] Figura 39 un marabù Figura 40 Bibliografia Elaborazione testo: Peruzzo

Figura 40

Bibliografia

Elaborazione testo: Peruzzo Matteo Testi estratti da:

“Futura” grande enciclopedia multimediale sez. Natura, scienze ed universo Guida del Parco faunistico Cappeler. “Testi vari” Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006. Elaborazione immagini: Peruzzo Matteo Immagini estratte da:

“Foto” di Peruzzo Matteo “Futura” grande enciclopedia “Immagini vr.” Da Microsoft ® Encarta ® 2007. © 1993-2006 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

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Lago del Mis (Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi)

15 agosto ‘07

I l lago del Mis, come molti laghi bellunesi è un lago artificiale, ma non per questo privo di un suo fascino particolare. Si snoda all'interno della valle omonima per circa 4 km. Nelle sue circostanze vi si possono fare

gradevoli passeggiate o anche impegnative escursioni come la salita ai Monti del Sole. Segnalo luoghi sicuramente interessanti da visitare: le cascate della Sofia e i Cadini del Brenton ,che sono un gruppo di cavità naturali scavate nella roccia dall'erosione dell'acqua. La zona limitrofa al lago, si trova nella zona sud-est del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi la cui superficie è di 31. 512 ettari.

Il Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Cenni di flora e fauna

N on vi è dubbio che una delle principali motivazioni scientifiche della nascita del Parco risieda nella grande ricchezza e rarità della flora.

Fin dal 1700 le Vette di Feltre, e anche il M. Serva, godettero di meritata fama e furono visitate da alcuni tra i maggiori botanici del tempo. La flora vascolare (piante con fiori ed altre, come le felci, dotate di radici, fusto e foglie) ha una consistenza di circa 1.400 entità (1/4 della flora dell'intero territorio nazionale) e tra queste non sono poche quelle che meritano di essere ricordate perché endemiche, rare, o di elevato valore fitogeografico. La parte più meridionale è la più ricca in quanto meno devastata dalle glaciazioni e sono quindi potute sopravvivere specie antiche. Molto numerose sono le presenze localizzate di specie rare o che qui si trovano al confine del proprio areale. Oltre al contingente alpino propriamente detto (e in particolare di quello orientale), boreale ed eurasiatico - temperato, ben rappresentate sono le specie a gravitazione orientale (illiriche, pontiche, sud-est europee) e quelle delle montagne circummediterranee (mediterrraneo-montane). Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi si caratterizza anche per la notevole varietà dei suoi boschi. Anche se l'asprezza dei luoghi non favorisce lo sviluppo di estese foreste d'altofusto, come nel caso della rigogliosa foresta di Caiada, le Dolomiti Bellunesi offrono l'opportunità di ammirare paesaggi forestali estremamente diversificati. Le utilizzazioni di questi boschi da parte dell'uomo per soddisfare le necessità di legname per le costruzioni, di legna

di questi boschi da parte dell'uomo per soddisfare le necessità di legname per le costruzioni, di

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da ardere e di altri prodotti secondari, non hanno compromesso il fascino di

questi ambienti che anzi in molte zone raggiungono significativi livelli di

naturalità. Ciò vale soprattutto per le aree più difficili da raggiungere (boschi

di forra, pinete, alcuni tipi di faggete). I boschi sono tra gli ambienti più

interessanti dal punto di vista faunistico e alcuni di questi ambienti, quali i boschi di abeti submontani della Val del Grisol, costituiscono delle peculiarità

di grande interesse scientifico. Grazie all’estensione del parco, si hanno

diversi tipi di boschi: i boschi submontani, le faggete, i boschi di abeti, quelli di lariceti e negli abbienti del parco sono inclusi le zone di alta quota. Si comincia dai boschi di carpino nero sono le formazioni più diffuse nella fascia pedemontana, su pendii abbastanza ripidi, assolati e relativamente aridi, fino a circa 1000 metri di quota. Predomina il carpino nero (Ostrya carpinifolia) accompagnato dall'orniello (Fraxinus ornus) e vi si trovano anche la roverella e numerose specie arbustive (cornioli, viburni, biancospini). Questi boschi importanti per il mantenimento della stabilità dei versanti, sono stati sfruttati dall'uomo per produrre legna da ardere, grazie alla capacità del carpino nero e dell'orniello di emettere un gran numero di polloni. Molti uccelli frequentano questi ambienti: vi si possono sentire i richiami del picchio verde, dell'upupa, dalla ghiandaia e, di notte, quello dell'allocco. Un aspetto particolare e molto importante da punto di vista naturalistico è la boscaglia di forra, vegetazione tipica delle gole e delle valli più anguste. Qui, oltre al carpino nero si trovano il tasso (Taxus baccata) e alcune caratteristiche e vistose specie erbacee quali il giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus), la campanella odorosa (Adenophora liliifolia) e il veratro nero (Veratrum nigrum). Su terreni più freschi e profondi al carpino nero subentrano specie arboree più esigenti come aceri, tigli, il carpino bianco e il frassino maggiore e il sottobosco si arricchisce notevolmente. Questi sono gli ambienti di elezione per molti animali tra cui il tasso, il ghiro, il picchio rosso maggiore e il picchio muratore. I boschi di faggio sono le formazioni più rappresentative del paesaggio forestale del Parco. La loro diffusione altitudinale è veramente notevole: nella fascia submontana (600-1200 m) prevale la faggeta con carpino nero, in quella montana (1200-1400 m) la faggeta pura o con abete bianco, in quella altimontana (1400-1600 m) al faggio si affiancano abete rosso e larice. Negli ambienti più impervi vi sono inoltre faggete primitive, dove il faggio si associa al pino mugo e al rododendro irsuto. Nel Parco vi sono belle faggete nelle zone di

primitive, dove il faggio si associa al pino mugo e al rododendro irsuto. Nel Parco vi
primitive, dove il faggio si associa al pino mugo e al rododendro irsuto. Nel Parco vi
primitive, dove il faggio si associa al pino mugo e al rododendro irsuto. Nel Parco vi

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Ramezza, Zoccarè, Scarnia, Monti del Sole, Val Vescovà e nella Conca di Cajada. Le specie che vivono nel sottobosco variano a seconda del tipo di faggeta, ma hanno in genere fioritura precoce e sono tendenzialmente amanti dell'ombra, data l'elevata copertura offerta da questi boschi. Le faggete più selvagge e tranquille sono gli ambienti ideali per il timido francolino di monte. Le piante di grande dimensione ospitano il picchio nero, il più grande dei picchi europei; i suoi nidi scavati nei tronchi vengono spesso riutilizzati dalla civetta capogrosso. I resti di piante morte offrono l'habitat a specie animali come la bella Rosàlia delle Alpi, raro coleottero le cui larve si sviluppano unicamente nel legno di vecchi tronchi Il clima delle Dolomiti Bellunesi non è particolarmente adatto ad una larga diffusione di boschi puri di abete rosso (peccete), che nelle zone più interne delle Alpi sono comuni nella fascia subalpina. L'abete rosso (Picea abies) è comunque ben diffuso nelle faggete altimontane e in boschi misti con l'abete bianco o il larice, anche perché favorito dall'uomo (piantagioni) e di facile disseminazione. L'abete bianco (Abies alba) ha esigenze analoghe al faggio e quindi sono spesso associati. I boschi con prevalenza di abete bianco (abieteti) sono abbastanza localizzati e trovano la loro migliore espressione nella Conca di Cajada e in Val del Grisol. Gli abieteti della Val del Grisol sono molto interessanti e particolari da punto di vista naturalistico: vi compaiono diverse specie di latifoglie nobili (tigli, aceri, frassini). In questi boschi, soprattutto se misti, vive una ricca fauna. Tra le presenze più importanti vi sono quelle della civetta nana, minuscolo strigide dalle abitudini più diurne che notturne, e del gallo cedrone, la cui sensibilità ai disturbi lo porta a frequentare boschi tranquilli e solitari. L'albero che si spinge alle quote più elevate è il larice (Larix decidua). E' l'unica conifera europea che perde il fogliame dopo un caratteristico ingiallimento autunnale della chioma. Bei lariceti si localizzano nel territorio del Parco ai Piani Eterni, in Val del Melegaldo, sui Monti del Sole, sulla Schiara e nel gruppo del Prampèr, a quote variabili tra i 1700 e i 1900 metri. Il sottobosco è caratterizzato dalla presenza di rododendri e mirtilli; i rami e i fusti dei larici sono spesso ricoperti da licheni frondosi. Su versanti più umidi compaioni lariceti con un sottobosco ricco di alte erbe (megaforbie). Alcuni insetti si nutrono esclusivamente degli aghi del larice: è il caso delle larve di due piccole

(megaforbie). Alcuni insetti si nutrono esclusivamente degli aghi del larice: è il caso delle larve di
(megaforbie). Alcuni insetti si nutrono esclusivamente degli aghi del larice: è il caso delle larve di
(megaforbie). Alcuni insetti si nutrono esclusivamente degli aghi del larice: è il caso delle larve di
(megaforbie). Alcuni insetti si nutrono esclusivamente degli aghi del larice: è il caso delle larve di

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farfalle: la minatrice degli aghi del larice e la totrìcide grigia. Nei lariceti vivono uccelli e mammiferi che prediligono formazioni boschive rade con suolo erboso, vecchi alberi con cortecce screpolate e cavità per nascondersi o nidificare. Tra questi si ricordano il piccolo rampichino alpestre, la tordela e la cincia bigia alpestre. Oltre il limite superiore della vegetazione arborea vegetano i cespuglietti subalpini, la cui composizione varia con l'esposizione, l'umidità del suolo e la natura delle rocce. Le rupi calcareo-dolomitiche e i conoidi detritici sono colonizzati dal pino mugo (Pinus mugo) che può formare dense e impenetrabili boscaglie (Monti del Sole, Piani Eterni, Ramezza). Nelle mughete si incontrano frequentemente il rododendro irsuto (Rododendron hirsutum) e la clematide alpina (Clematis alpina). Le mughete sono però diffuse anche negli ambienti rupestri di bassa quota. Su versanti settentrionali, a prolungato innevamento, prosperano arbusteti di ontano verde (Alnus viridis) dove abbondano alte erbe (megaforbie) quali il cavolaccio alpino (Adenosyles alliariae), la lattuga alpina (Cicerbita alpina), aconiti e felci. Altri tipi di arbusteti, meno estesi e di carattere transitorio, sono i saliceti (Salix appendiculata, S. glabra, S. waldsteiniana) e i rododendreti (Rhododendron hirsutum oppure R. ferrugineum). Numerose specie animali trovano rifugio in questi ambienti: il camoscio, il fagiano di monte, il merlo dal collare, la cincia dal ciuffo. Da quando l’uomo ha cominciato ad abitare in queste zone, i boschi hanno sempre costituito uno degli elementi più fluttuanti del paesaggio, i primi ad essere aggrediti per ricavare nuovi pascoli o terreni coltivabili, per ottenere legna da ardere, per alimentare i forni fusori delle miniere, quando la pressione demografica o congiunture economiche sfavorevoli si facevano sentire. Si selezionava la vegetazione arborea dando spazio a specie più utili o più redditizie, Squadre di boscaioli, organizzate secondo una struttura gerarchica, si muovevano a loro agio negli spazi boschivi. Le operazioni di esbosco, di avvallamento del legname, di trasporto fino ai punti di ammasso richiedevano capacità tecniche e profonda conoscenza della morfologia ambientale. Ma il bosco era percorso anche da famiglie di carbonai che per molti mesi all'anno vivevano nelle radure, dormendo in capanne di frasche. Uomini, donne e bambini allestivano le carbonaie (poiàt) in spiazzi pianeggianti (èra,

in capanne di frasche. Uomini, donne e bambini allestivano le carbonaie (poiàt) in spiazzi pianeggianti (èra,
in capanne di frasche. Uomini, donne e bambini allestivano le carbonaie (poiàt) in spiazzi pianeggianti (èra,
in capanne di frasche. Uomini, donne e bambini allestivano le carbonaie (poiàt) in spiazzi pianeggianti (èra,

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aiàl), sorvegliando giorno e notte il lento procedere della combustione, finché il fumo diventava turchino e il carbone era pronto. Si prelevavano le specie legnose più adatte per costruire oggetti e utensili di lavoro. Il bosco era il luogo privilegiato per l'incontro con esserei fantastici, che si riteneva dimorassero negli anfratti rocciosi, nelle grotte, in prossimità delle sorgenti: l'Om Salvàrech, il Mazaròl vestito di rosso, le bellissime Vane o Anguane, le stupide Cavestrane, la paurosa Caza Salvarega Fauna Le Dolomiti Bellunesi che comprendono una grande varietà di ambienti che consente a moltissime specie animali di trovare le condizioni adatte per vivere e riprodursi. Ben 114 sono le specie di uccelli che nidificano nel Parco, 20 le specie di anfibi e rettili presenti. Oltre 3.000 i camosci e più di 2.000 i caprioli. Quasi 100 le specie di farfalle diurne e circa 50 le specie di coleotteri carabidi. Esistono anche alcuni importanti endemismi esclusivi (specie che vivono solo qui i tutto il mondo) fra gli insetti che popolano le cavità carsiche. Il grande fascino degli animali di montagna risiede proprio nella loro capacità di vivere in condizioni difficili, spesso estreme. Il gelo invernale, la scarsità di cibo, il vento sferzante e le forti radiazioni solari vengono affrontati grazie a mirabili strategie di adattamento. Così, ogni ambiente, se osservato con attenzione, ci rivela una grande ricchezza di forme animali, meravigliosa ma spesso invisibile a chi non vi si avvicina con pazienza e rispetto. La geologia

L a storia delle Dolomiti Bellunesi è una storia lunga e complessa, iniziata in caldi mari tropicali più di duecento milioni di anni fa e contrassegnata in seguito da alcuni eventi chiave:

• l'accumulo durante l'Era Mesozoica dei sedimenti che costituiscono le

sedimentarie stratificate,

attuali

• la collisione, nel corso dell'Era Terziaria, tra placca europea e placca africana, con deformazione e corrugamento dei sedimenti e conseguente sollevamento

delle

• il modellamento operato dai corsi d'acqua, dai ghiacciai e dal carsismo,

responsabili della grande varietà dei paesaggi morfologici attuali. Gran parte del territorio è impostato su rocce di origine sedimentaria ma non

mancano le eccezioni come nell'alta Valle del Mis e in Valle Imperina dove affiorano, in corrispondenza della "Linea della Valsugana" (importante faglia che rappresenta il confine geologico delle Dolomiti), rocce di origine metamorfica molto antiche. Oggi nel Parco ammiriamo grandi conche prative, valli ampie e profonde, pareti vaste e solari, ma anche oscuri anfratti stillicidiosi, rupi incombenti su forre cupe, valloni alti e solitari, tormentati altopiani dove la natura carsica delle rocce ha permesso lo sviluppo di un paesaggio sotterraneo fatto di pozzi, fessure, sale, gallerie, abissi che penetrano nelle viscere della

rocce

Alpi,

un paesaggio sotterraneo fatto di pozzi, fessure, sale, gallerie, abissi che penetrano nelle viscere della rocce

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terra. La varietà geologica si traduce quindi in un mosaico di paesaggi morfologici, spesso con caratteri distintivi e unici quali gli ambienti carsici- nivali d'altitudine modellati dai ghiacciai e successivamente dalla neve e dal carsismo. Forme fluvio-torrentizie:

Le valli rappresentano l'espressione morfologica più tipica dell'azione erosiva operata dai corsi d'acqua. In realtà le incisioni vallive sono quasi sempre dei sistemi complessi, nei quali l'azione erosiva del corso d'acqua, limitata all'alveo e alle sponde (incisione ed erosione laterale) interagisce con la degradazione dei versanti (frane, erosioni, crioclastismo), che controlla e determina l'evoluzione morfologica dei fianchi vallivi. Tra le forme fluviali che qualificano il paesaggio del Parco vi sono forre, cascate e marmitte di evorsione. Forme glaciali L'era glaciale ha lasciato in eredità una serie di forme che connotano in modo significativo molti ambienti del Parco (circhi, rocce montonate, depositi morenici). Durante l'ultima grande glaciazione (da 75.000 a 10.000 anni fa circa), l'area del parco è stata interessata dalla presenza sia di piccoli ghiacciai locali, insediatisi nelle zone sommitali della catena, sia di ghiacciai vallivi di rilevanza regionale (ghiacciai del Mis e del Cordevole), con area di alimentazione nell'alto Agordino, ben oltre i confini del parco. I circhi (localmente indicati come "van" , "buse", "cadin") sono le forme glaciali più significative nei paesaggi d'alta quota del Parco. Modellati da piccoli ghiacciai locali, assumono in genere la forma di grandi nicchie, coronate da versanti ripidi e con ampio fondo quasi pianeggiante o a conca. Nel Parco, il fondo dei circhi risulta spesso rimodellato da processi di dissoluzione carsica (conche glaciocarsiche). Le forme più tipiche di depositi glaciali riscontrabili in alta quota sono gli argini morenici, che assumono l'aspetto di collinette detritiche allungate o arcuate, segnalando di norma le posizioni raggiunte da una lingua glaciale prima di una fase di ritiro. Il graduale ritiro del grande ghiacciaio del Piave dal fondovalle della Val Belluna lascia in

di una fase di ritiro. Il graduale ritiro del grande ghiacciaio del Piave dal fondovalle della
di una fase di ritiro. Il graduale ritiro del grande ghiacciaio del Piave dal fondovalle della
di una fase di ritiro. Il graduale ritiro del grande ghiacciaio del Piave dal fondovalle della
di una fase di ritiro. Il graduale ritiro del grande ghiacciaio del Piave dal fondovalle della

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eredità una morfologia ondulata, con conche e depressioni e il grande sistema

di "marocche glaciali" (frane di trasporto glaciale) delle Masiere di Vedana.

Morfologia carsica

Le forme carsiche, originate dalla lenta azione

solvente operata dall'acqua (debolmente acida per

la presenza di anidride carbonica) sulle rocce

calcaree e dolomitiche, concorrono a qualificare e

a impreziosire alcuni degli ambienti più

suggestivi e di maggior valore ambientale del

Parco. Forme carsiche di grandi dimensioni sono

le conche glaciocarsiche dove la morfologia

carsica si innesta generalmente in preesistenti forme glaciali ed è a sua volta intaccata dai processi crionivali (circhi delle Vette, Van de Zità). L'altopiano Erera - Piani Eterni rappresenta l'unità carsica più importante per la varietà e la densità delle tipologie carsiche presenti in quanto caratterizzato da estese superfici rocciose a quote comprese tra 1700 - 1900 m), sulle quali la morfogenesi carsica trova spesso le condizioni ideali per svilupparsi (carsismo di altopiano strutturale e di circo). Ricerche ed esplorazioni sistematiche da parte degli speleologi hanno condotto finora al rilevamento di oltre 200 cavità. L'abisso

più profondo (PE 10) è stato esplorato fino alla profondità di - 966 metri. Quattro cavità inoltre sono tra loro collegate e formano un sistema ipogeo avente uno sviluppo planimetrico di quasi 10 chilometri. Storia geologica

Nel Triassico superiore (230-210 milioni di anni fa)

la regione era localizzata nella fascia tropicale e il

clima era simile a quello attuale della zona caraibica. In uno sterminato mare costiero poco profondo, soggetto all'oscillazione delle maree, si depositarono i sedimenti che origineranno la Dolomia Principale, la roccia più diffusa nel Parco. Essa forma lo zoccolo basale di gran parte dei monti del Parco. I dirupati e poco accessibili Monti del Sole sono scolpiti quasi interamente in questa formazione. Successivamente, a seguito di movimenti distensivi della crosta terrestre, si sviluppò un solco di mare molto più profondo, il Bacino di Belluno, tra due Piattaforme o Rughe (Trentina e Friulana). L'area del Parco venne a trovarsi nel settore di transizione fra il Bacino Bellunese e la Ruga Trentina in presenza di ambienti di sedimentazione diversificati. Nell'area occidentale si depositarono fanghi carbonatici che daranno origine alla formazione dei Calcari Grigi (più o meno dolomitizzati e talvolta ricchi di fossili) mentre, in pieno Giurassico (170 milioni di anni fa) si verificò uno sprofondamento della piattaforma Trentina e una lunga pausa nella sedimentazione favorì

di anni fa) si verificò uno sprofondamento della piattaforma Trentina e una lunga pausa nella sedimentazione
di anni fa) si verificò uno sprofondamento della piattaforma Trentina e una lunga pausa nella sedimentazione
di anni fa) si verificò uno sprofondamento della piattaforma Trentina e una lunga pausa nella sedimentazione

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l'accumulo di resti di organismi marini. Così si originò il Rosso Ammonitico Inferiore, calcare di colore rossastro contraddistinto da una evidente nodularità. Nel Bacino Bellunese si depositarono invece formazioni calcaree ricche di componenti argillose o selcifere (Formazione di Soverzene e Formazione di Igne). La Piattaforma Friulana divenne in seguito l'unica sorgente di detriti carbonatici che si accumularono temporaneamente sui margini della scarpata per poi franare nel bacino sottostante. Si tratta di grandi frane (correnti di torbidità) capaci di percorrere grandi distanze fino a fermarsi contro la scarpata della Ruga Trentina. Si formò così il Calcare del Vajont che gradualmente riempì il Bacino Bellunese sovrapponendosi al Rosso

Ammonitico

Cessata la produzione di sabbie oolitiche, le calcareniti del Vajont vennero sostituite dai

sedimenti più fini che origineranno la Formazione di Fonzaso, calcari selciferi grigio-verdastri ben visibili presso le Buse delle Vette. Alla fine del Giurassico, un nuovo rallentamento della sedimentazione dovuta a scarsa produzione di detriti da parte della Piattaforma Friulana e all'azione delle correnti marine che spazzano il fondale, portò alla formazione del Rosso Ammonitico Superiore, roccia molto compatta, spiccatamente nodulare e fossilifera, osservabile ai circhi glaciali delle Vette di Feltre, presso le Malghe di Erera e Campotorondo, nel gruppo Prabello Agnelezze e a sud dei Van de Zità. Nel Cretaceo (da 140 a 65 milioni di anni fa) il mare si approfondì e si depositarono i fanghi carbonatici che diedero origine al Biancone, roccia di color bianco avorio con frequenti noduli o liste di selce grigia o nera, contraddistinto da una tipica frattura concoide (similmente al vetro) e da una grana molto fine. Il Biancone costituisce le piramidi sommitali delle Vette di Feltre, affiora sui ripidi pendii ai piedi del Sass de Mura, sul fianco sud del M. Grave e del Tre Pietre. La formazione più recente affiorante all'interno del Parco è la Scaglia Rossa (Cretaceo superiore). Si tratta di un calcare marnoso rosso mattone o grigio-rosato che affiora nel Parco nei pressi del Rifugio Boz, sul Monte Brendol, e sulla Talvena, i toponimi "Le Rosse di Erera"o "Le Rosse di Vescovà", "Val dei Ross" indicano chiaramente questo tipo di roccia. Anche la Scaglia Rossa deriva da fanghi deposti in ambiente di

indicano chiaramente questo tipo di roccia. Anche la Scaglia Rossa deriva da fanghi deposti in ambiente

Inferiore.

indicano chiaramente questo tipo di roccia. Anche la Scaglia Rossa deriva da fanghi deposti in ambiente
indicano chiaramente questo tipo di roccia. Anche la Scaglia Rossa deriva da fanghi deposti in ambiente

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mare profondo, ma contiene una frazione apprezzabile di argilla e presenta frequenti tracce fossili lasciate da grossi vermi che setacciavano il fondale. La presenza di argilla è un segnale che denota la presenza di apporti detritici da aree emerse a seguito delle prime fasi dell'orogenesi Alpina. Il sollevamento delle Dolomiti Bellunesi è avvenuto prevalentemente negli ultimi dieci milioni di anni, nell'ambito del più generale processo di compressione della crosta terrestre che ha originato la catena alpina e che ha intensamente deformato, ripiegato, fratturato e accavallato gli strati rocciosi, determinando in alcuni settori spettacolari "scorrimenti" di rocce più antiche sopra rocce più recenti. La catena delle Dolomiti Bellunesi corrisponde strutturalmente ad una grande "onda" anticlinale (anticlinale Coppolo-Pelf), che decorre dalle Vette di Feltre alla Schiara. La zona del lago del Mis

Vette di Feltre alla Schiara. La zona del lago del Mis Il lago del Mis, è
Vette di Feltre alla Schiara. La zona del lago del Mis Il lago del Mis, è

Il lago del Mis, è situato nell’omonima valle a sud-est del Parco Nazionale delle dolomiti Bellunesi che comprende tutta la provincia di Belluno; il lago si trova nel comune di Sospirolo. La Val del Mis, stretto e profondo canyon confinato entro alte pareti levigate e sfuggenti, è una valle trasversale molto antica, che solca (trasversalmente) l'intera catena delle Dolomiti Bellunesi, consentendo così di osservare le principali formazioni geologiche, dalla Scaglia rossa (imbocco della valle) alla Dolomia Principale. La Val del Mis, come spesso succede per le valli antiche, è un sistema ambientale complesso, alla cui evoluzione morfologica hanno concorso i ghiacciai vallivi, i corsi d'acqua, i processi di degradazione dei versanti (frane ed erosioni) e la

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corrosione carsica. Il modellamento

glaciale, operato dall'antico ghiacciaio vallivo del Mis durante l'era glaciale, è riconoscibile per la

forma

blandamente a

U

del

profilo

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Figura 1: veduta dal lago del Mis, si vede la diga con a fianco il condotto per il rifornimento artificiale del lag. Figura 2: veduta della valle del Mis, racchiusa a nord dai Monti del Solee anche a sud, sotto si può vedere il canal del Mis

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trasversale (fondovalle relativamente ampio e fianchi ripidi,

spesso rupestri). Particolarmente suggestivo è il segmento tra Gena bassa e Titele ("Canal del Mis") che assume l'aspetto di una gola profondamente incisa

nelle rocce stratificate

in

suborizzontali della Dolomia Principale (canyon fluvio- carsico). La gola è fiancheggiata da un sistema di vallette laterali strette/profonde e di forre, alcune delle quali chiaramente impostate lungo importanti faglie (Val Falcina, Val Brenton, Val Soffia. Dopo la disastrosa alluvione del 1966 buona parte del lungo lago venne abbandonata, in particolare le minuscole contrade delle Gene, a causa delle pessime condizioni della stretta, bruttissima (automobilisticamente) strada che contorna il lago del Mis provenendo da Sospirolo. Appena oltre il ponte in fondo al lago, in località Soffia, la strada era completamente franata ed è rimasta chiusa fino a qualche anno fa. Irraggiungibili quindi Gosaldo ed Agordo. Eppure quella strada, ancor prima della costruzione della diga e la formazione del lago, era una strada ardita ma importante e vi passavano pure le autocorriere di linea. Conduceva a California, paesetto minerario sorto dal nulla, il sogno americano di fine ottocento nelle disperse lande bellunesi.

banchi

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Se non ci fosse stata la mano dell’uomo, oggi al posto del lago ci sarebbe un fiume che attraversa la Val del Mis, ma con la costruzione della diga si è creato un bacino artificiale non solo per la produzione di energia elettrica ma la diga viene usata come strada. Nonostante sia un lago artificiale, mantiene un proprio fascino, considerevole è la sua superficie di 2.500 Kmq, e 400 metri dal livello del mare. Inconfondibile è la sua acqua limpida che va dal colore verde acqua, all’azzurrino al turchese. D’estate è soggetto ad un

abbassamento della capacità nonostante sia costantemente alimentato dal Canal del Mis e da un condotto vicino alla diga. Nel lago si può praticare la pesca, ma è vietato il bagno e qualsiasi uso di imbarcazione. Circondata da montagne, a nord ricordiamo i Monti del Sole mediamente alti 2.000 m con la cima più elevata il Piz de mezzodì o Pizzon alto 2.240 m, sono prevalentemente coperti da boschi decidui submontani verso le

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sponde

del

lago,

per

diventare

un

bosco

misto

soprattutto tra faggio e abeti verso la cima. Nelle zone più ripide delle montagne il bosco lascia posto a roccia nuda, molti sono gli animale che si possono vedere: Salamandra pezzata, passeriformi (fringuello, cinciallegra, cincia bigia, cinciarella, cincia dal ciuffo, cincia mora, verdone, ecc.), beccaccia nel mese di ottobre, picchio verde(Picus viridis), picchio rosso maggiore (Dendrocopos major)(Relazione del boso di Cessalto), civetta, volpe (Vulpes vulpes), capriolo (Capreolus capreolus), tasso (Meles meles).

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Pagina precedente:

Figura 3: foto che ritrae il colore particolare dell’acqua del lago. Figura 4: Picchio rosso maggiore. In alcuni boschi d'Europa si può udire il caratteristico picchiettio del picchio rosso maggiore, Dendrocopos major, una delle 200 specie di picchi esistenti. Grazie al suo becco lungo e affilato e alla testa robusta, il picchio riesce a perforare i tronchi fino a una profondità di 30 cm, in cerca di cibo o per la costruzione del nido. Le due dita retroverse lo agevolano nella risalita dei tronchi, mentre con la lingua (lunga 8 cm), penetra negli anfratti della corteccia per snidare gli insetti. Figura 5: Tasso europeo. Caratterizzato da due strisce nere che si estendono dalla radice del naso agli occhi e alle orecchie, il tasso europeo (Meles meles) è diffuso nelle zone boschive di tutta Europa. È un animale onnivoro e prevalentemente notturno, che si ciba di lombrichi, insetti, uova di uccelli e piccoli mammiferi. Figura 6: Picchio verde. Il picchio verde (Picus viridis) ha un piumaggio di colore verde oliva con il ventre più chiaro e una macchia rossa sul capo. Molto diffuso in Europa, si nutre prevalentemente di insetti, che preleva dalla corteccia dei tronchi d'albero con il lungo becco. Figura 7: La volpe è un predatore selvatico ancora relativamente diffuso nei boschi europei. È un animale adattabile, che si nutre perlopiù di piccoli roditori ai quali dà la caccia nei boschi e nei pressi dei campi coltivati. In questa pagina:

Figura 8 & 9: i Monti del Sole Figura 10: parte della catena delle Dolomiti di cui fa parte il Monte Pizzocco.

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La cascata della Soffia

I l lago del Mis, non è l’unico spettacolo naturalistico che si può ammirare in queste zone

del parco, andando nella sponda nord del lago seguendo la strada che

fiancheggia il lago al sud, si attraversa un ponte e poi si sale un strada che porta prima ad un bar e poi ad una chiesetta in memoria di quattro persone

trucidate in questo posto dai nazisti; continuando si entra in una specie di parco che porta in un belvedere dove

si

può ammirarla cascata della Soffia,

ci

sono voluti milioni di anni ed una

incessante erosione della roccia da parte dell’acqua per creare questa cascata che si insinua in un canyon. Si può vedere l’acqua della cascata che si

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infrange nel fondo; basta ridiscendere la strada e seguire il corso del Canal del Mis, si arriverà ad un torrente che esce da una grotta, a sinistra di questa grotta c’è un’apertura che porta ad una scalinata che è di fronte alla cascata. Bisogna fare molta attenzione nel camminare a causa della roccia scivolosa; meravigliosi sono gli effetti che crea la luce che passa tra le rocce e si riflette nell’acqua, formando diverse tonalità di colori verdi ed un equilibrio tra il chiaro e scuro che vede contrapposta la luce del sole con il buio della grotta.

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Pagina 27: Figura 11: Monte Pizzon, si veda il bosco misto formato sia di lattifohlie e di abeti. Pagina Precedente:

La nascita, la vita e la morte della cascata della Soffia:

Figura 12-: la cascata della Soffia, nasce da una sorgente ad una modesta quota. Tramite dei torrenti, arriva fino al canyon dove per il rapido strapiombo diventa una cascata (Figura 13-14). La sua vita è abbastanza corta perché subito l’acqua cade nel fondo per diventare un altro torrente; attraversando le rocce del canyon (Figura 15- 16) nel punto di raccolta delle acque provenienti dalla cascata, la luce che filtra da aperture nella roccia crea degli splendidi effetti luminosi (Figura 17). Esce fuori dalla montagna per andare ad alimentare il Canale del Mis

Cascate

Cadini

Brenton

Marmitte

del

M igliaia di anni per scavare la roccia, tantissime piccole

cascate che riempiono questi fori nella roccia che non a caso vengono chiamate dagli abitanti del luogo le “vasche”, sono le Cascate Cadini

Marmitte del Brenton, inconfondibile è il suono continuo e sordo dell’acqua che scende, l’acqua che forma meandri tortuosi è l’incontrastata protagonista di questi luoghi, per arrivarci basta seguire la strada a sud del lago, invece di girare per il ponte si continua sempre dritto in un bosco che alla fine porta ai Cadini. Prima

di entrare c’è un cartello con un piccolo foglietto bianco in cui è scritto in piccoli caratteri di un’ordinanza del comune che ha vietato i bagni nei Cadini sia per il rispetto di questo monumento sia per evitare incidenti, comunque c’erano dei bagnanti che poi sono stati multati dalla guardia forestale.

(Figura 18).

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Figura 19: la cascata che crea ed alimenta i Cadini marmitte del Brenton. Figura 20: un parte dei Cadini Marmitte del Brenton con le rispettive cascate.

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Altre foto del viaggio:

Altre foto del viaggio: fianco: foto con dei ciclamini. Bibliografia Testo: dal sito ufficiale del parco
Altre foto del viaggio: fianco: foto con dei ciclamini. Bibliografia Testo: dal sito ufficiale del parco

fianco: foto con dei ciclamini.

Bibliografia

Testo: dal sito ufficiale del parco delle Dolomiti

di Peruzzo Matteo

Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006. Foto: dal sito del Parco delle dolomiti

Di Peruzzo Matteo

Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006.

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Figura a

Monfenera e Monte Tomba

27 agosto ’07

Monfenera e Monte Tomba 27 agosto ’07 M onfenera fa parte assieme ad altri rilievi circostanti

M onfenera fa parte assieme ad altri rilievi circostanti della zona prealpina trevigiana. Situata sopra il comune di Pederobba, la sua caratteristica sono i rigogliosi boschi decidui; la strada che porta in

questi luoghi, non è di facile percorrenza per via dei undici tornanti di forte

pendenza (soprattutto i primi tre) e per la scarsa visibilità nelle curve che provoca

il rischio di incontrare inaspettatamente auto e soprattutto ciclisti. A Monfenera, ci sono dei posti dove si trovano dei caminetti vicini alla strada e delle tavole

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Figura 1: una cardina. Figura 2: il bosco misto del luogo tra abeti e latifoglie [foto scattata presso Monte Tomba] Figura 3: due funghi della stessa specie [?] foto scattata presso Monfenera.

costruiti dalla guardi forestale per fare la grigliata e mangiare (senza il pericolo di incendiare il bosco, anche se ho visto dei turisti che avevano acceso un fuco vicino al bosco).

I boschi di questi luoghi, sono misti, si trova il castagno che è importantissimo per questa zona riconosciuta per le sue castagne, nelle querce prevale la farnia (Quercus robur), si trovano betulle (Betulla pendula)con la sua corteccia di colo bianco- argento macchiata di nero e anche abeti rossi (picea

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abies) troviamo anche robinie (Robinia pseudoacacia) naturalmente alloctona. Particolare è il sottobosco composto da pochissime essenze erbacee e cespugli, ma dalla piante arbustive o arboree in fase di crescita; invece nei boschi più vicini alla valle il sottobosco si arricchisce di essenze erbacee e cespugli ad esempio l’edera (Hedera helix). Nel sottobosco troviamo molte varietà commestibili e non di funghi, infatti questa è una zona dedita alla raccolta controllata di funghi. L’ambiente cambia vicino alle abitazioni o delle malghe: dai boschi si passa ai prati, ricchi di essenze arboree e fiori. Questi luoghi sono abitati da molte specie

animali

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che

arricchiscono la fauna del luogo, per questo questa è anche una zona di caccia. Tra gli animali ci sono uccelli rapaci come le poiane (Buteo buteo) qualche

esemplare di aquila

reale (Aquila chrysaëtus), tassi (Mels meles) che se si è fortunati si possono vedere le tane segnalate da graffi sugli alberi lasciati da questi animali come segno del proprio territorio. Ma ci sono anche scoiattoli comuni (Sciurus vulagaris) camosci (Ruricapra ruricapra), il capriolo

(Capreolus capreolus) ed altri

Figura 4: bosco misto tra aghifoglie e latifoglie vicino alla valle, si noti la presenza di un sottobosco ricco di essenze erbacee e di arbusti. Figura 5: Capriolo. Il capriolo, appartenente alla famiglia dei cervidi, vive nelle foreste europee e asiatiche. Solo il maschio è dotato di corna, relativamente corte e diritte, con tre ramificazioni. In Italia è il cervide più diffuso. Figura 6: Poiana comune. Classificata Buteo buteo, la poiana comune è diffusa pressoché in tutti i continenti. La sua apertura alare può raggiungere il metro. La sua colorazione è molto variabile; la più frequente prevede il dorso marrone scuro e il ventre e la coda barrati. Vive di preferenza in aree boscose circondate da spazi aperti. Figura 7: Aquila reale Diffusa alle alte latitudini di Nord America, Europa e Asia e in alcune zone del Nord Africa, l'aquila reale è "calzata", cioè caratterizzata, come le altre specie di aquila, dalla presenza di penne sui tarsi, che assicurano la protezione delle estremità dalle basse temperature. La popolazione di Aquila chrysaëtus è stimata intorno alle 400 coppie, ben distribuite lungo l'arco alpino e invece concentrate soprattutto tra Abruzzo e Marche per quanto riguarda la catena appenninica; nelle altre regioni la presenza del rapace è assai più irregolare e bassa è la percentuale di coppie nidificanti.

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animali. Questi luoghi nella Grande guerra, sono stati luoghi di battaglie; lo dimostra il fatto di grandi crateri quasi erosi dal tempo dentro i boschi o vicino alle strade di esplosioni un altro dato del conflitto che si è tenuto in questi luoghi è la mancanza quasi totale di piante secolari; poi più in alto ci sono anche le trincee italiane. Una vetta è stata usata come luogo di commemorazione ed è stata chiama Monte Tomba, in onore di tutti i soldati morti nel conflitto, perché è stata teatro di una sanguinosa battaglia come scrive questo soldato anonimo:

<<Il monte (riferito al Monte

Tomba) non è altro che un vulcano in azione: fumo e fiamme… una tempesta di piombo si scatena tutt’intorno>>. Anche qui si vedono crateri e anche pezzi

arrugginiti di granate; da qui in

su mancano i boschi. Bellissima

è la vista che si vede da questo

rilievo, la sua altezza permette

di vedere la Pianura Padana i

Monti Berici ed i Colli Euganei,

e quando il tempo è sereno si

può vedere vicino all’orizzonte la laguna veneta. Da subito all’occhio una coltre di nebbia che copre tutta la pianura Padana data, in estate, sia dall’umidità ma anche dallo smog. Da Monfenera per raggiungere Monte Tomba basta seguire la strada presa per raggiungere Monfenera, più in su di Monte Tomba si trovano le trincee italiane, con gli alloggiamenti dei soldati e degli ufficiali e la postazione del comandante.

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Figura 8: cratere causato da un ordigno esplosivo della I guerra

mondiale [foto scattata presso il Monte Tomba]. Figura 9: foto scattata in cima al monte tomba, sulle alture a destra si trovano le trincee italiane.

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Figura 10: veduta della valle e in fondo della Pianura Padana, si noti una leggera foschia che si trova sopra la pianura causata sia dall’umidità, sia dagli agenti inquinanti causati dall’attività antropica. Figura11: una zona di pascolo o un prato di montagna.

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Altre foto del viaggio:

Altre foto del viaggio: Bibliografia Testo: di Peruzzo Matteo Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006.
Altre foto del viaggio: Bibliografia Testo: di Peruzzo Matteo Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006.

Bibliografia

Testo: di Peruzzo Matteo Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006. Foto: Di Peruzzo Matteo Microsoft® Student 2007 [DVD]. Microsoft Corporation, 2006.

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