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Can.

Leon Cristiani

LA VERGINE MARIA E GLI EVANGELI


Studio storico e di psicologia mariana

Nihil obstat Imprimatur Lugduni, 12 martii 1934 F. Lavalle V. G. Rector V.o la traduzione italiana di La Vergine e i Vangeli se ne approva la stampa Vu, corrig et approuv par l'Auteur Crepieux-La Pape (Ain) le 28 juni 1947 L. Cristiani

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INDICE Saluto alla Vergine Il mio Rosario Prefazione Capitolo I Gli addii di Ges Un tesoro di Bossuet Ecco l'Ancella del Signore . Il Vangelo orale Due prove Obiezioni Gli antichi Padri e la Vergine Capitolo II Nella casa dell' Apostolo Il quarto Vangelo Il Vangelo mariano Serenit mariana Il caso di Caifa Motivo del lungo silenzio di Giovanni Capitolo III Carattere unico del Prologo La parola: Verbo La preesistenza di Ges Il ricorso alle Scritture Ges nell'Antico Testamento La Sapienza Maria e Ges Ges e la Bibbia

Ges Maestro di Maria La doppia missione di Maria e di Giovanni Maria e il Prologo La firma di Maria Capitolo IV Maria e i Vangeli dell'infanzia Un problema difficile Ipotesi d'una scelta, fatta da S. Matteo e S. Luca La consegna di Maria Da dove vengono i ricordi di Giuseppe Le memorie di Maria Osservazioni preliminari La Sapienza di Maria Maria e S. Matteo Maria: e il Vangelo di S. Luca Importanza dei documenti di S. Luca. Capitolo V Scopo della presente opera Riassunto dei capitoli precedenti Sedes sapientiae Ancella del Signore Origine del Magnificat. Reminiscenze bibliche del Magnificat L'intelligenza di Maria nel Magnificat Conclusione Capitolo IV Gli eroi Il voto di verginit L'oracolo di Isaia Maria e Giuseppe Il silenzio di Maria e di Giuseppe La predizione di Simeone Una parola di Maria Maria ai piedi della Croce Maria, Regina dei Martiri La Passione secondo la Bibbia La morte di Ges Capitolo VII La divina carit di Maria Il Cuore Immacolato della Vergine L'amore dei piccoli Maria ed Elisabetta Maria e gli umili Maria e i dottori Maria alle nozze di Cana Maria e i fratelli di Ges. L'umilt di Maria

Come Maria parla di s L'amore divino in Maria Commento di Bossuet L'analogia della vita di Ges Piena di grazia. Capitolo VIII La morte d'amore: l'Assunzione Il peccato e la morte La morte per amore L'Assunzione

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SALUTO ALLA VERGINE Presso Maria un Angelo dei Cieli: Quale messaggio, Gabriel, ci sveli? Dacch Adamo pecc, noi siamo maledetti: che cosa apprenderemo dai tuoi detti? Confermi tu di morte la condanna, fai brillar la speme in chi si affanna, la dolce speme dell'eterna vita che per Maria verr ristabilita? Ave di grazia piena! In Te il Signore! Oh, non temere! Ei viene nel tuo cuore e lo feconda, immacolato Tempio. Dio tutto pu! E il verbo, Eterno amore, in Te si incarna, verginale Fiore, frutto del Fiat, prodigio senza esempio! LAutore

________ Prefazione Nella prefazione alla sua Storia di Cristo, G. Papini ha confermato, con la sua testimonianza, il dolcissimo fascino che l'immagine della Vergine esercita su tutti coloro che nel Vangelo leggono i brevi tratti che parlano di Lei. Non ho potuto sviluppare - dice - gli episodi dove compare la Vergine Madre per la difficolt di mostrare di passaggio tutto il ricco fondo di religiosa bellezza che c' nella figura di Maria. E facendo una specie di promessa ai lettori aggiunge: Sarebbe necessario un altro volume e lo scrittore tentato d'arrisicarsi, se Dio gli dar vita e vista, di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna. questo, certamente, pi che mai il caso a cui si pu applicare il, matta dell'Alighieri a proposito di Beatrice: poich alla Madre di Dio, pi che ad altra donna creata esso conviene. Ella infatti, ed Ella soltanto, esce decisamente dai limiti umani ed posta al di sopra delle nostre miserie ed infermit spirituali. E tuttavia noi la sentiamo vicina con la sua bont ed il suo amore. Il nome di Maria ormai inseparabile da quello di Ges. Ed Essa, in modo simile a Lui, posta in un ordine a s.

Nelle famiglie ordinarie si soliti cercare sul volto dei figli i lineamenti fisionomici dei genitori. Qui, al contrario, bisogna cercare nell'anima di Maria la rassomiglianza col suo Divin Figlio. Ella fu, si pu dire, un preevangelo, ma ebbe anche il tempo e la gioia ineffabile di approfittare di tutte le le luci evangeliche. Avviene della sua vita (scritta) ci che avviene delle prefazioni che si scrivono prima di incominciare un libro. Esse, adopera compiuta, debbono essere ritoccate, rimaneggiate, perfezionate poich nella composizione del libro si sono scoperti dei prolungamenti inattesi dellidea primitiva. Maria ha vissuto prima della grande rivelazione ma ha anche vissuto dopo. Da qui, due metodi da seguire per parlare di Lei. Si pu seguire la linea del tempo prendendo le pagine del Vangelo secondo l'ordine cronologico. Seguire, cio, la vita di Ges fermandosi pi a lungo sulle scene nelle quali interviene Maria. Un po' come si prende separatamente una parte d'una carta geografica per ingrandirne la scala e notarne i dettagli. Ma si pu anche fare della Vita di Maria un seguito di quella di Ges, un complemento del Vangelo incominciando dagli ultimi anni passati dalla Vergine Madre su questa terra fino a quando si trovano le sue Memorie servendosi per la redazione, del Vangelo di San Luca. Questa seconda via sarebbe la pi interessante se fosse possibile tenerla. Ma sar possibile? Bossuet non esita a dire di no. Dopo l'Ascensione gloriosa del Salvatore Ges al cielo e la discesa tanto promessa e tanto desiderata dello Spirito di Dio - egli dice - voi non ignorate che la Santissima Vergine dimor ancora lungo tempo sulla terra. E il dire quali siano state le sue occupazioni e i suoi meriti durante il suo pellegrinaggio credo sia cosa impossibile all'uomo. Ma questo fu scritto dall'Oratore quand'era ancora giovane. Era il 1651 ed egli non aveva che 24 anni - Dieci anni dopo egli non temette pi di trattare un simile argomento. E con l'eloquenza del suo genio. Anche noi, a nostra volta osiamo incamminarci su questa via oscura e incantevole. Dopo aver sognato di scrivere un libro intitolato: La Vergine Maria nei Vangeli intraprendiamo a scriverne uno che ha per titolo: La Vergine Maria e i Vangeli. Si cambiata una sola parola ma l'impostazione dell'argomento tutta diversa. Non si tratta pi di riprendere e trattare in modo particolareggiato una parte della Vita di Ges da noi scritta e che abbiamo voluto intitolare: Il libro del

giubileo ma si vorrebbe offrire piuttosto una continuazione, un seguito e fine dell'opera suddetta. Uno scritto, cio, destinato a far conoscere l'opera materna di Maria, svolta nel campo spirituale, dopo l'Ascensione di Ges. Presentiamo subito le nostre scuse per le inevitabili congetture alle quali abbiamo dovuto dar luogo in un tentativo come il nostro. Il lettore non condanni subito il lavoro come: antiscientifico. Vi sono congetture che si accordano talmente con le certezze acquisite da far con esse un corpo solo. Sono cos le ipotesi che abbiamo costantemente seguito qui. Al lettore giudicare se i risultati non hanno troppo apertamente tradito le nostre intenzioni!

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CAPITOLO I Sommario: Gli addii di Ges. Un tesoro di Bossuet . Ecco l'Ancella del Signore . Il Vangelo orale. Due prove. Obiezioni. Gli antichi Padri e la Vergine. Perch l'umilt? *** Gli addii di Ges. - Or presso la croce di Ges stavano sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria di Cleofe e Maria Maddalena. Avendo Ges veduta sua Madre e l presente il discepolo prediletto, disse a sua Madre: Donna, ecco tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco tua Madre. E da quel punto la prese con s (Giov. XIX, 25-28). Tali sono le brevi parole di addio di Ges agonizzante alla sua Santa Madre. Non le troviamo che in S. Giovanni e bisogna meditarle a lungo per scoprirne tutta l'intensit e il significato. Non azzardato il dire che la scena del Calvario divide la vita di Maria nel senso che essa limita decisamente una fine ed un principio. Per ogni altra donna, specie se si tratta di una vedova, la morte di un figlio unico significa il crollo di tutta l'esistenza. Una madre che conosce una disgrazia simile non pu vivere d'altro che del passato. Ges aveva incontrato una volta una madre colpita da questo dolore e ne aveva sentito piet. E risuscit il figlio della vedova di Naim. Ma morendo intende dare a sua Madre un compito nuovo. Dandole un figlio, un altro Se stesso, Egli non si limita ad offrirle una specie di consolazione. Secondo Bossuet, anzi, le parole di Ges esprimono precisamente l'opposto. Si pu anche dissentire da questo parere, ma si ingannerebbe chi non vedesse altro che l'attenzione di un buon figlio, il quale non vuole abbandonare sua madre senza appoggio, senza risorse e senza affetto sulla terra. Raccogliamo anzitutto l'interpretazione di Bossuet; si trova nel sermone 1660, per la festa

dell'Assunzione. Bossuet afferma che autore dell'idea S. Paolino; ma egli deve aver fatto molte aggiunte al testo dello scrittore patristico.

Il testo di Bossuet. - Ella perde persino suo Figlio sul Calvario egli dice parlando della Madonna - e non dico solamente ch'ella lo perde in quanto vede morire questo Figlio amatissimo di una morte crudele; ma perch Egli cessa in qualche modo d'essere suo Figlio, sostituendone un altro al suo posto: Donna - le dice - ecco tuo Figlio. Meditate questo punto, o cristiani, e se anche tale pensiero pu sembrare un poco strano, vi persuaderete per ch'esso ha il suo buon fondamento. Pare che il Salvatore non la riconosca pi per sua Madre; Donna - le dice - ecco tuo Figlio . Non parla in questo modo senza un motivo misterioso: Egli in uno stato di umiliazione ed bene che anche sua Madre gli sia unita in esso. Ges ha un Dio per Padre e Maria ha un Dio per Figlio. Il Divin Salvatore ha perduto, il Padre suo e non lo chiama pi ora che Dio. Bisogna che anche Maria perda il suo Figlio; difatti Egli la chiama ora col nome di Donna, non le d il nome di Madre. Ma ci che deve essere stato pi umiliante per la SS. Vergine il fatto che Egli le affida un altro figlio, come se Lui non fosse pi tale per Lei, e come se Egli volesse rompere il nodo di una santa amicizia: Ecco - dice - vostro Figlio. Vediamone la ragione. Durante il periodo della sua vita terrena, Ges compiva verso sua Madre tutti i doveri e i servizi d'un figlio. Egli era la Sua consolazione e l'unico appoggio della Sua vecchiaia. Ora che Egli sta per entrare nella gloria, prender dei sentimenti pi degni di un Dio: perci lascia ad un altro i compiti della piet umana e naturale. Maria non ha pi suo figlio, Ges; il suo amatissimo figlio ha ceduto i suoi diritti a S. Giovanni ed essa trascorrer in questo triste stato i lunghi anni (1). Per quanto grande sia il genio di Bossuet, non oseremo accettare su questo punto tutto il suo pensiero. Lui stesso - e l'abbiamo notato - lo trovava un po' strano. E ci che principalmente ci scosta da Bossuet il motivo stesso su cui egli fonda la sua interpretazione: Ges - dice - compiva verso sua Madre i doveri e i servizi d'un figlio. E' precisamente questo che si deve meditare ed questo che ci deve aprire gli orizzonti. No, Ges non compiva pi, dall'inizio della sua vita pubblica, i doveri e i servizi d'un figlio. Secondo la cronologia che noi abbiamo adottato erano gi due anni e tre mesi ch'Egli non abitava pi con Lei. Ges aveva lasciato Nazaret verso la fine dell'anno 27 o nei primi giorni dei 28 e non era ritornato che due sole volte nel villaggio della sua infanzia. Non si accenna alla presenza di Sua Madre al Suo fianco che alle nozze di Cana, poi al momento del tentativo del rapimento dei suoi fratelli che non credevano in Lui e in seguito sul Calvario.

Maria quindi era priva di Suo figlio gi da molti mesi, e non era vissuta sola durante tutto questo tempo. Ci sono buone ragioni per credere che Ella si fosse unita a sua cugina Maria, moglie e, senza dubbio, vedova di Cleofa, i cui numerosi figlioli venivano chiamati fratelli di Ges. Dunque la Madonna viveva nelle vicinanze di questi parenti. Se Ges, da buon figliuolo quale era, non avesse avuto che lo scopo di trovarsi un sostituto per circondare delle cure necessarie gli ultimi giorni della Sua piissima Madre, potremo dire ch'Egli aveva impiegato troppo tempo per pensarvi. La situazione creata con la sua partenza da Nazaret due anni prima, non poteva prolungarsi? Se nei confronti di Sua Madre tale situazione non fosse stata buona, come mai Egli l'aveva fino allora permessa e tollerata? Se all'opposto fosse stata buona o almeno sufficiente, perch portarvi delle modifiche? Si potrebbe pensare che Ges non volesse pi lasciare la Madre Sua in un ambiente in cui non si credeva in Lui. Ma giustamente noi abbiamo la certezza che i suoi fratelli erano ormai dei credenti, cio, avevano ora fede nella missione di Ges. Gli Atti degli Apostoli sono abbastanza espliciti su questa punto. Dopo avere nominato gli Apostoli riuniti nel Cenacolo dall'Ascensione alla Pentecoste, essi dicono: Tutti in un medesimo spirito perseverarono nella preghiera con alcune donne e Maria Madre di Ges e i suoi fratelli. Aggiungiamo subito che il testo ora citato contiene l'ultimo degli accenni fatti nei Libri Santi alla SS. ma Vergine Maria. Vedremo pi tardi l'importanza di questa osservazione. Per ora sufficiente concludere che non certo a motivo dell'incredulit dei Suoi Fratelli - fra i quali, due almeno, Giacomo il minore e Giuda, erano Apostoli - che Ges ha loro tolto la Madre affidandola a S. Giovanni. Al contrario essa abitava presso di loro proprio nel periodo della incredulit e li lascia quando sono ormai entrati nel gruppo dei fedeli. Non ci spieghiamo facilmente perch Ges, a dire di Bossuet, avrebbe voluto umiliare la Sua Madre affidandola a S. Giovanni. L'umiliazione sarebbe stata ben pi grande lasciandola nello stato in cui era e, senza affidarle alcuna nuova missione inviarla implicitamente a Nazaret. No, Ges non ha voluto umiliarla. Egli lascer alla Madre stessa la cura d'umiliarsi in modo sovrumano. Ci sembra pi felice Bossuet quando scrive nello stesso discorso: Ecco una creatura che si distingue eccellentemente da tutte le altre; ma la Sua umilt profondissima la spoglier in qualche modo dei Suoi vantaggi meravigliosi. Essa, che stata innalzata al disopra di tutti, per la sua dignit di Madre di Dio, si colloca nel ceto comune per la sua qualit di Ancella (2).

Ecco l'Ancella del Signore. - Questa volta possediamo la vera spiegazione. Ges ha trattato Maria da Figlio divino che onora e ama sommamente Sua Madre. Ella si abbassata volontariamente e non ha voluto essere che Ancella . Era il nome che essa s'era preso fin dal principio. Il messaggio dell'Arcangelo Gabriele pur riempiendola d'una gioia che nessun linguaggio saprebbe esprimere non le aveva minimamente tolta la sicurezza

delle sue viste spirituali. Ecco l'Ancella del Signore aveva detto. Ed un poco pi tardi, nel sublime Suo Magnificat, Ella ripeteva: Egli ha riguardato la bassezza della sua serva. Quest'ultimo sostantivo per Maria SS. una definizione; contiene il programma della Sua vita dal quale non ha mai deviato. Su questo punto, durante tutta la sua esistenza, c' una perfetta unit. L'umilt sar il Suo distintivo attraverso tutte le et. Essa lontana da quell'orgoglio farisaico di cui Ges non cesser di bollare la pretensione e ne tanto lontana quando lo si pu essere. Fra Ges e Maria l'umilt il primo e principale punto di rassomiglianza. Imparate da me che sono mite ed umile di cuore: questa espressione di Ges mostra tutta la ricchezza delle virt dominanti nella Vergine: l'umilt e la dolcezza. Ne riparleremo pi avanti. Stabilito ben chiaro questo punto di partenza, cerchiamo di scoprire perch l'umile Maria fu affidata a S. Giovanni anzich ai suoi pi prossimi parenti e ai figli di sua cugina. Se non per umiliare la Sua santa Madre che Ges le ha dato un altro figlio, allora senza dubbio per affidare a S. Giovanni un compito eletto verso Maria e a Maria verso il discepolo prediletto. Il dono di Giovanni a Maria fu un dono di amore da parte di Ges in Croce. E il dono di Maria a Giovanni fu pure una testimonianza tutta speciale di tenerezza verso il migliore degli amici di Ges. Maria e Giovanni ricevettero ciascuno una missione reciproca. Ecco quanto si pu dire di pi verosimile e naturale circa la decisione di Ges sulla croce. Qual'era questa missione? Per scoprirla basta far attenzione alla santit dei personaggi di cui si parla. E' Ges che li affida luna all'altro. Chi potrebbe pensare che in quest'ora suprema Ges pensi soltanto alle cure temporali richieste dalla vecchiaia di sua Madre? Egli sa, l'ha annunciato, ed il fatto sta per provarlo, che la sua morte non consister che in un breve passaggio nella tomba. E non possiamo dubitare che la sua prima visita sia stata per Sua Madre. Il motivo principale di questa certezza nasce dal considerare l'estensione completa della Madonna durante le cure della sepoltura all'indomani del sabato che aveva seguito la morte di Ges. Mentre le pie donne si affaccendavano, Maria sola rimaneva inattiva. Essa aveva un proprio motivo. Essa aveva compreso il mistero della crocifissione, il mistero delle umiliazioni del suo Ges pi d'ogni altro e cos, prima d'altri Maria intuiva la caratteristica inattesa della resurrezione che non mirava al ristabilimento del regno d'Israele come gli Apostoli desideravano e speravano. Perci Ella taceva sull'apparizione di cui era stata favorita. Gli Apostoli dovevano credere lentamente e penosamente e non era conveniente che la parola di Maria in questa circostanza fosse messa in dubbio da loro, come non conveniva che si dicesse che gli Apostoli avevano creduto sulla parola della Madre anzich su argomenti tanto personali quanto irresistibili (3).

Tuttavia, fin dalla prima ora, Maria sembra abbia compiuto la missione affidatale da Ges. Pure, nel suo silenzio, la serenit del viso parlava, e Giovanni sentiva sciogliersi a contatto con la Madre i suoi timori e i suoi dubbi. Per questa ragione, quand'egli trov la tomba vuota, credette alla risurrezione prima di ogni spiegazione e prima d'ogni altro Apostolo (Gv 20, 8). Particolare questo che pass probabilmente inosservato. Trascorsi i quaranta giorni, Ges sal al Cielo e dieci giorni pi tardi lo Spirito di Verit si posava sulla fronte degli Apostoli. Non ci si dice espressamente che Maria si sia trovata in mezzo ad essi; ma il testo pare l'accenni, poich dopo l'enumerazione di tutti coloro che erano riuniti nel Cenacolo, in numero di circa centoventi, l'Autore degli Atti inizia il racconto della discesa dello Spirito Santo con queste parole: Il giorno della Pentecoste spuntato, essi stavano insieme in un medesimo luogo . E subito incomincia la storia della Chiesa di Ges Cristo. Maria non ritorna a Nazareth, rimane nella casa del suo secondo figlio, Giovanni, a Gerusalemme. S'indovina che la missione di Giovanni di parlare alla Madre del suo Ges, di soddisfare i segreti desideri ch'Ella aveva rintuzzato durante tutta la vita pubblica del Figlio. Maria non aveva mai assistito ai discorsi di Ges, e non conosceva le frequenti e burrascose discussioni coi farisei, specialmente nel Tempio, che l'avevano condotto al dramma del Calvario. La missione di Giovanni era precisamente quella di raccontarle tutti questi fatti ed inaugurare il suo magnifico compito di evangelista offrendo alla santa curiosit di Maria, punto per punto, gli episodi pi significativi della divina tragedia che si era compiuta sul Golgota. Riparleremo di questa collaborazione intima fra Maria e Giovanni circa la nascita del quarto Vangelo, cos concreto, nello stesso tempo cosi mistico, e ci domanderemo fino a qual punto merita il nome particolare di Vangelo Mariano. Questo studio ci preparer a discernere meglio gli elementi d'un problema assai delicato quale la ricerca d'una possibile influenza di Maria sul Vangelo orale che prese allora da Gerusalemme il suo volo verso la conquista del mondo redento da Ges.

Il Vangelo orale. - Le opinioni generali concordano nel ritenere che il Vangelo orale deve essere quello rimessoci da S. Marco. Questo evangelista era il segretario di Pietro, abitava in Gerusalemme e come testimonio oculare poteva raccontare un certo numero di fatti dell'ultimo periodo del ministero di Ges. Non diciamo che il suo Vangelo sia stato scritto per primo: la tradizione colloca l'opera di S. Matteo prima della sua. Ma il testo di S. Marco, meno completo di quello di S. Matteo, composto soprattutto di notizie vive e pittoresche e, all'infuori dei discorsi del Maestro, rappresenta lo stadio pi primitivo della predicazione apostolica.

Proprio cos Pietro raccontava la storia di Cristo, ed molto probabile che gli Apostoli abbiano imitato da lui i propri racconti, confermando con la loro testimonianza tutte le sue affermazioni. La questione dell'influenza di Maria sulla nascita del Vangelo orale relativamente facile da risolvere, ed certo la pi semplice tra quella che esamineremo. Maria non aveva assistito agli sviluppi della missione del Suo Figlio divino e quindi la sua testimonianza non poteva aggiungere nulla a quelle degli Apostoli. E non poteva nemmeno mettersi alla pari con essi perch non aveva visto n sentito quasi nulla di quello che formava la sostanza della primitiva catechesi. Non per questo vogliamo dire che Maria non abbia esercitato nessuna influenza nella preparazione di questa prima forma d'apostolato. Meraviglia invece il fatto che le nozioni relative all'infanzia siano completamente assenti dal Vangelo di S. Marco, il quale s'inizia con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto. Non vi si accenna all'annunciazione, alla nascita in Betlemme, alla vita nascosta di Ges a Nazaret. Si pu credere che soltanto per puro caso sia passato sotto silenzio tutto ci che concerne la Madonna, ci che la pu mettere in evidenza e pu far risaltare la sua dignit di Madre di Dio parlando delle sue eminenti virt, tutto ci che in una parola ne pu cantare la gloria? Pietro non ebbe alcuna cura di conoscere chi era Ges prima che questi iniziasse la divina missione della redenzione del mondo? Non sarebbe stato l'amico di Ges, il discepolo leale e fedele per eccellenza, non sarebbe stato uomo se non avesse tentato d'informarsi intorno alla nascita ed alla giovinezza del Maestro adorato. Come prima riga del suo testo S. Marco colloca queste parole: Inizio del Vangelo di Ges Cristo Figlio di Dio. C' qui la parola pi luminosa fra tutte: quella che proclama la divinit di Ges. Non c' alcun dubbio che il Figlio di Dio qui deve essere preso in senso letterale. E' l'atto di fede di Pietro e dopo di lui, di S. Marco (4). Non possiamo credere che Pietro sia stato indifferente a qualsiasi minimo particolare che riguardasse il Maestro amatissimo. N possiamo dubitare che egli non abbia avuto il tempo d'interrogare la Madonna sui trent'anni della vita nascosta che racchiudevano tanti insegnamenti per i discepoli di Cristo. E' il caso di ritenere come certo che Maria sia stata pi volte rispettosamente supplicata di manifestare i divini segreti celati nel suo cuore. E da tutti questi fatti e supposizioni possibili possiamo concludere che l'influenza di Maria sul primitivo Vangelo orale si sia esercitata nella profondit, incomprensibile alla natura umana, d'una umilt senza precedenti. Non parlate affatto dell'Ancella! Non distogliete il vostro sguardo dagli insegnamenti del Maestro. Mirate soltanto alla buona novella. Le vostre narrazioni proclamino soltanto senza ritardo la grandezza divina, riferiscano i suoi miracoli, ripetano le sue parole, facciano conoscere le resistenze colpevoli che gli si opposero, mettano in evidenza le leggi dello spirito nuovo che Egli ha voluto propagare sulla terra, si diffondano sui grandi fatti

dell'ultima settimana: l'entrata del Messia nella citt santa, gli ultimi discorsi, il tradimento, il processo, la morte, la resurrezione, Lui, sempre Lui e Lui solo! Ecco, questa la consegna data da Maria agli Apostoli mentre si andava formando il Vangelo orale. Non sapremo comprendere diversamente come il periodo dell'infanzia sia stato escluso. Se il silenzio non fu volontario, rimane incomprensibile, Ma volontario da parte di chi? Degli Apostoli? Non si capirebbe perch le notizie dell'infanzia di Ges siano narrate nei Vangeli di Matteo e di Luca. Da parte di Maria? E' pi naturale e ci sar pi facile capire perch esse non risultino neppure nel Vangelo di Giovanni.

Due prove. - naturale che la precedente conclusione sarebbe assai pi forte se nello stesso Vangelo di S. Marco vi fosse qualche segno positivo che la consolida. A noi pare di riconoscere due segni che corroborano il nostro modo di vedere. Il primo nella relazione, tutta propria di Marco, della seconda visita di Ges a Nazareth. Gli abitanti della cittadina sono malcontenti del loro illustre compatriotta. Aspettano da lui dei miracoli, e sono gelosi di Cafarnao dove si mostrata la sua potenza. Ges intuisce il risentimento ed indirizza ai Nazareni una velata ammonizione. Ma mentre S. Luca e S. Matteo mettono in bocca al popolo questa frase irritata: Non il figlio del falegname? non il figlio di Giuseppe? Sua Madre non ha nome Maria? Invece S. Marco fa dire questa espressione sorprendente: Non il falegname, il figlio di Maria? Questi ne parla come se Ges non avesse Padre. Giuseppe, infatti, non mai nominato nel Vangelo di Marco. Date le abitudini dei Giudei che su questo punto non erano per nulla diverse da quelle di Roma, poco verosimile che i Nazareni si siano espressi nel secondo modo, e poich bisogna scegliere tra i tre Vangeli preferibile il testo di Matteo e di Luca. Ma perch Marco ha riportato le recriminazioni sotto termini insoliti? forse perch Giuseppe era morto. Ma un figlio continuava a portare, nella designazione comune, il nome del padre, anche se la madre era vedova. Si potrebbe spiegare semplicemente cos: Matteo e Luca che hanno raccontato la nascita miracolosa di Ges, nel riportare quali erano le parole dei Nazareni non potevano temere confusioni nello spirito dei loro lettori. Mentre Marco che non ha accennato all'infanzia di Ges n alla sua origine soprannaturale, se avesse accennato a Giuseppe poteva motivare nei lettori un'idea falsa intorno alla nascita del figliuolo di Dio fattosi uomo. Perci lo chiama sent'altro: Figlio di Maria e non tradisce per questo la verit storica poich egli qui riferisce il senso dell'aspra frase dei Nazareni. Molto significativo il fatto che Marco non abbia nominato Giuseppe e che egli abbia evitato in questa circostanza, in cui logicamente lo doveva fare, di accennarlo come padre legale e apparente di Ges. Ci prova secondo noi, che Pietro era perfettamente informato della miracolosa nascita di Ges e che egli vedeva chiaramente la necessit di istruire in proposito i fedeli, o almeno di non lasciarli in errore, ma che ne era trattenuto dalla cosiddetta consegna della Madonna. E' probabile che risvegliata la curiosit dei cristiani dalle stesse espressioni di cui si serviva S.

Pietro, il Vangelo ufficiale sia stato completato da spiegazioni di carattere pi o meno confidenziale. La verit non soffriva n l'umilt di Maria poteva essere offesa. Il Vangelo orale pare abbia preso fin da principio una forma rituale ufficiale e costante. Ma al di fuori del servizio divino i fedeli dovettero interrogare i testimoni della vita di Ges. Dopo la morte della Madonna, Pietro avrebbe potuto modificare nel senso voluto il testo del suo Vangelo predicato. I racconti dell'infanzia sono innestati senza il minimo inconveniente in Matteo e Luca e diremo a quale condizione; ma Pietro credette suo dovere restar fedele ai desideri di Maria, sia per rispetto alla sua memoria, sia per l'alta intelligenza della profonda umilt di Lei. Ed proprio da questa che si pu ricavare il secondo segno o indizio: l'umilt di Maria, la sua attenzione a non mettersi in scena per rimanere nell'ombra, la cura costante d'avvolgersi nel silenzio per far concentrare gli sguardi unicamente su Ges, noi la ritroviamo anche in Pietro. Il suo Vangelo evita per partito preso tutto ci che pu riandare a sua gloria. Giunge persino a tralasciare le parole dell'investitura suprema di cui fatto oggetto da parte del Maestro. In S. Marco non si trova nemmeno uno dei tre testi principali sui quali i teologi fondano con ragione il motivo del primato di Pietro e del suo successore. I due pi espliciti sono in S. Matteo e in S. Giovanni: (Testo della confessione) (5). Il terzo in S. Luca (6). Il Vangelo orale predicato da Pietro mancava di notizie e ci si spiega con l'umilt del capo della Chiesa; senza dubbio Ges aveva tanto insistito su tale virt che Pietro ne praticava senz'altro le sue lezioni. Sebbene altro conoscere la dottrina dell'umilt ed altro saperne fare l'applicazione. Nel silenzio voluto da Pietro sulle sue prerogative molto pi naturale riconoscervi l'imitazione della Madonna nel silenzio sui propri privilegi. Bossuet ha dunque buona ragione di dire che l'umilt di Maria la spogli di tutti i suoi vantaggi. Ed ora possiamo aggiungere che gli Apostoli hanno capito il suo esempio. Maria influisce sulla formazione del Vangelo orale con questa profonda lezione di umilt e la predicazione di Pietro attesta che la lezione non andata perduta. Quant' bella la missione di Maria nel seno della Chiesa primitiva!

Obiezione. - Maria aveva scelto il silenzio e l'ombra, aveva scelto l'umilt. Il suo esempio era il pi persuasivo ed il pi vivo degli insegnamenti. Coloro che l'avvicinavano di pi, e Pietro era nel numero, ne erano pi profondamente influenzati. L'umilt di questo apostolo ben visibile nella cura da lui posta nell'accentuare le sue mancanze, tacere i suoi privilegi certamente per buonissima parte frutto dell'umilt mariana.

Queste le nostre conclusioni e tutto il libro in seguito lo confermer. Ma prima di proseguire ci domandiamo: I fatti descritti sopra come base del nostro ragionamento e delle nostre deduzioni, non possono spiegarsi in modo diverso? Su questo punto delicato si potrebbe dire: Il silenzio del primitivo Vangelo, rappresentato dal testo di S. Marco, sulla Madonna e sull'infanzia di Ges, pu anche essere effetto d'una certa tattica del Capo degli Apostoli. Doveva predicare la divinit di Ges, far adorare Cristo come un Dio: non era il caso di attenersi semplicemente a questo compito gi tanto alto e grave? E poi, soprattutto, dato che occorreva indirizzarsi a dei pagani non era pi abile e pi logico allontanare le figure puramente umane dall'immediata vicinanza del Salvatore? Era opportuno dare a credere ai convertiti dalle mitologie infantili una storia simile a quella ch'essi trovavano nelle loro assurde favole? Un Dio fattosi carne, una Madre di Dio, e - se si osasse - una dea? Non era pi prudente omettere tutto? E allora perch giustificare con l'umilt della Madonna? Pi tardi il culto mariano avr dei grandi sviluppi. Le critiche non mancheranno al capo del cattolicesimo e lo si accuser di far dimenticare la divinit per sviare gli omaggi religiosi su una semplice creatura. Gli si rimproverer di sopprimere in pratica la distanza infinita che necessariamente esiste fra il creato e l'increato, fra Dio e l'opera sua, fra l'infinito e il finito. Ottima quindi la previdenza della Chiesa di formare il vuoto intorno a Ges, di non considerare che Lui e di attirare gli sguardi solo su di Lui e di allontanare dalla sua persona inaccessibile tutta ci che poteva diminuirlo al livello delle creature ordinarie. A questa obiezione noi rispondiamo che la Chiesa primitiva non ha mai pensato nulla di tutto questo perch nulla tanto lontano da essa come i timori e i calcoli e coloro che hanno arrossito per l'umile umanit del Redentore sono stati collocati dalla Chiesa fra gli eretici. vero che per quel poco che possiamo conoscere delle dottrine vaghe ed inconsistenti dei Doceti essi credevano d'ingrandire il Cristo prestandogli un corpo ideale, una semplice apparenza di umanit e quindi una nascita materiale puramente immaginaria. Ma i Doceti (7) sono stati combattuti con la pi profonda indignazione dai primi cristiani. S. Giovanni provava un'avversione irresistibile nei loro riguardi e pi tardi si raccontava di lui che avendo incontrato il doceta Cerinto ai bagni pubblici avrebbe gridato: Fuggiamo tosto il primogenito di Satana. Tutto il mistero della: redenzione afferma soprattutto che un Dio s' fatto Uomo, veramente e pienamente Uomo morendo per noi, per redimerci. I Vangeli non nascondono nulla dell'umanit di Ges nelle sue umiliazioni e sofferenze e della sua reale morte in croce. D'altra parte se si ammette che S. Pietro abbia tolto dal suo Vangelo il racconto dell'Infanzia di Ges per non creare confusione nello spirito dei convertiti dal paganesimo si pu domandarci: Perch Matteo e Luca non ebbero lo stesso timore? Perch la narrazione dell'infanzia ha trovato subito il suo posto nei loro testi evangelici? L'umilt di Maria poteva

essere vinta e tenteremo di dire come e perch. Ora se la tattica detta sopra fosse esistita non c'era motivo perch vi si rinunciasse cos presto. Ma c' anche di pi. E' un errore credere che la Chiesa primitiva trascurasse deliberatamente il nome di Maria. Ci che non accennato nel Vangelo di Pietro si ritrova in documenti antichissimi. Il nome di Maria fu posto fin dal principio in quella Regola di fede di cui parla Tertulliano e che divenne nel IV secolo il nostro simbolo degli Apostoli. Ci sono buone ragioni per credere che la formula pi antica di questo simbolo fosse cos concepito: Io credo in Dio Padre Onnipotente ed in Ges Cristo suo unico figliuolo nostro Signore che nacque dallo Spirito Santo e da Maria Vergine, fu crocifisso sotto Ponzio Pilato, fu seppellito e risuscit da morte, il terzo giorno sal al cielo, siede alla destra del Padre, donde verr a giudicare i vivi e i morti - e nello Spirito Santo, nella Santa Chiesa, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne. Tutto il resto sarebbe stato aggiunto in seguito. Ma l'accenno esplicito della Vergine Maria corrispondente a quanto abbiamo detto della frase dei Nazareni in S. Marco si trovava gi nella prima redazione. Qualche citazione degli antichi Padri finir di convincerci che il silenzio del Vangelo orale rappresentato da Marco non pu essere attribuito ad alcun timore come quello sopraccennato.

Gli antichi Padri e la Vergine. - S. Ignazio d'Antiochia quasi contemporaneo degli apostoli. Fra la sua morte e quella di Giovanni non vi sono pi di 5 o 6 anni di differenza e difatti la si pone fra il 107 e il 108. Ci dato di constatare sorprendenti somiglianze fra la sua maniera di parlare del Cristo e quella di S. Giovanni. Lo si pu quindi considerare discepolo dell'Apostolo. E poich sull'esempio di Giovanni egli combatte i Doceti, insiste in ogni circostanza sulla nascita umana di Ges. Naturalmente nomina Maria. Il Nostro Dio Ges Cristo - scrive - stato portato da Maria nel suo seno: secondo i decreti della Provvidenza, dalla stirpe di Davide da una parte e dallo Spirito S. dall'altra. Egli nato ed stato battezzato al fine di purificare l'acqua con la sua passione (8). Trent'anni pi tardi, verso il 140, S. Aristide scrisse un'apologia del Cristianesimo dedicato ai pagani. Era proprio il caso di non avvicinare ad un Dio-Uomo il nome di una Madre che i pagani non potevano non considerare come una dea. Ma S. Aristide non ha la minima idea di tali scrupoli: crede i suoi avversari abbastanza intelligenti per comprendere la distanza che separa le invenzioni della mitologia dalla dottrina cristiana. E scrive: I cristiani traggono la loro origine da Nostro Signor Ges Cristo il quale proclamato Figlio del Dio Altissimo che nello Spirito Santo discese dal Cielo per la salute degli uomini e generato senza germe n corruzione da una Vergine santa prese carne e si mostr agli uomini (9).

Con un altro apologista, S. Giustino, la dottrina mariana riceve il suo primo importante sviluppo. S. Paolo aveva paragonato Ges ad Adamo, gli aveva dato il nome di ultimo Adamo (10). Niente di pi naturale che confrontare il compito di Maria con quello di Eva. Ma non il caso di temere pi qui che in altre circostanze, di accostar troppo una creatura a Dio? Adamo ed Eva sono al medesimo livello, sono della stessa razza umana, c' perfetta uguaglianza tra di loro dal punto di vista della natura nella scala degli esseri. Ma fare di Maria la novella Eva non equivale elevarla allo stesso grado dell'ultimo Adamo? S. Giustino discutendo con il giudeo Trifone non si sente legato da simili probabili obiezioni e scrive senza timore: Leggendo noi nelle Memorie degli Apostoli (11) che il Cristo il figlio di Dio, perci stesso noi lo proclamiamo e comprendiamo come figlio ed lo stesso che nel libro dei Profeti nominato: la Sapienza, il Giorno, l'Oriente, la Spada, la Pietra, ecc. E' Lui che s' fatto uomo per opera della Vergine perch la stessa redenzione arrivasse per lo stesso mezzo con cui era incominciata la ribellione per mezzo del serpente. Eva, ancora vergine pura, accogliendo le parole del serpente, partor la disobbedienza e la morte. All'apposto Maria, la Vergine, avendo accolto dall'Angelo Gabriele la buona novella che lo Spirito Santo verrebbe su di Lei e la virt dell'Altissimo la coprirebbe perch il fanciullo nato da Lei sar il Figlio di Dio, rispose: Sia fatto di me secondo la tua parola (12). Ma la teologia mariana prende il suo slancio soprattutto con la grande opera di S. Ireneo: Contro le eresie che fu lentamente elaborata fra il 150 e il 200. Ireneo, della scuola di Giovanni attraverso S. Policarpo, non dimentica mai di nominare Maria quando affronta il grande tema dell'Incarnazione. Egli la chiama talvolta semplicemente la Vergine perch tale nome le appartiene per titolo esclusivo nella storia; e tal altra la chiama Maria. Continuando il paragone formulato da Giuseppe tra la Madre di Cristo e la prima Eva ecco come si esprime Sant'Ireneo: Come Eva, avendo uno sposo, Adamo, ma essendo ancora vergine, commise la disobbedienza per cui fu causa di morte per se stessa e per tutto l genere umano, cos Maria, avendo uno sposo predestinato e peraltro pure vergine, mediante l'obbedienza divenuta per se stessa e per tutto il genere umano causa di salute ... Cos il nodo della disobbedienza d'Eva stato disciolto dall'obbedienza di Maria. Ci che Eva incaten con la propria incredulit, la Vergine sciolse con la sua fede (13). Dopo S. Ireneo le citazioni si fanno innumerevoli e ci provano con sempre maggior evidenza che il silenzio del primo Vangelo orale primitivo intorno a Maria e alla infanzia di Ges non poteva essere il risultato d'una qualunque infantile precauzione o di qualche prudenza esitante e subito sorpassata dagli avvenimenti. Solo l'umilt superiore di Maria pu spiegare la scomparsa del suo nome dopo l'accenno che se ne fa nella Pentecoste e l'ombra assoluta che nasconde ai nostri occhi gli ultimi anni suoi su questa terra.

__________________ Capitolo II

Sommario: Nella casa dell'Apostolo - Il quarto Vangelo - Il Vangelo Mariano - Serenit Mariana. Perch il lungo silenzio di Giovanni?

Nella casa dell'Apostolo. - Se le nostre deduzioni sono giuste bisogna pensare che S. Giovanni, il pi vicino a Maria dopo che Ges gliela ebbe affidata, sia stato colui che ha meno parlato di Lei anche negli episodi in cui il ricordo della Vergine s'imponeva e ci contrariamente alla comune psicologia. Quanto abbiamo esposto nel capitolo precedente crollerebbe se trovassimo in S. Giovanni un Vangelo dell'infanzia di Ges pi sviluppato che in San Matteo e in S. Luca. Questo evangelista che non ha saputo tacere la sua felicit per essergli stata affidata la Vergine Madre ed essere stato designato come suo secondo Figlio dal Divin Maestro; questo evangelista che ha assistito Maria nella propria casa per dieci, quindici e forse anche vent'anni, poich non conosciamo n la data n il genere di morte della Vergine; questo apostolo dal carattere vivo, impetuoso, tenero e fedele, fiore di delicata verginit come la Madonna stessa e Ges suo Salvatore ed amico, non ha sentito il bisogno di completare gli insegnamenti tanto brevi lasciati dai predecessori intorno a Maria e ai misteri nei quali Ella aveva avuto tanta parte. Non che Giovanni non sia stato attento a colmare le lacune dei precedenti Vangeli, a corregger l con discrezione su alcuni punti di secondaria importanza specie date o luoghi da essi riportati; ma nei riguardi della Vergine egli ha aggiunto soltanto ci che non conosceva da Lei, come il racconto delle nozze di Cana in cui parlava da testimonio. Nel trasmetterci questo episodio prezioso Giovanni ha usato di un suo diritto ed ha insieme assolto un dovere. Ma delle sue conversazioni con Maria, di tutto ci che ha imparato da Lei, dei ricordi che gli ha confidato, dei pensieri espressi davanti a lui, niente, neppure una riga n una parola. Non possiamo credere che egli abbia ubbidito alla stessa consegna da noi supposta a proposito del Vangelo di Pietro? Notiamo subito che i due atteggiamenti uguali presso i due grandi apostoli si comprendono meglio pensando all'unione e al grande affetto che regnava tra loro. Giovanni, il figlio del tuono diventato talmente umile al contatto della sua seconda madre, la Vergine Maria, che pare non voglia pi agire da s ma solo desideri di perdersi nell'ombra di Pietro, suo capo ed amico. L'abate Fouard l'ha ben rivelato: Sul cuore di Ges e vicino a Maria il figlio del tuono aveva sentito diminuire la foga che pi d'una volta il Salvatore aveva dovuto frenare. Tutto

in lui si volgeva ora all'amore, alla contemplazione, a impegnarsi nella carit divina di cui divenne l'evangelista nel tramonto della sua vita. Nell'umile casa dove alloggiava la Madre di Ges, Giovanni aveva preso l'abitudine d'una vita di raccoglimento. Anche quando Maria lo lasci e s'addorment l'ultima volta sotto i suoi sguardi per addormentarsi in cielo, la predicazione di Giovanni non prese il volo che presagivano l'impetuosit della sua giovinezza e il suo ardente amore per Ges. Come i suoi fratelli nell'apostolato Egli evangelizz senza dubbio; come loro non visse che per far conoscere ed amare il Salvatore, ma il suo ministero non ebbe uno slancio simile a quello di Pietro, di Giacomo, di Paolo soprattutto. La tradizione sempre sobria di dettagli sugli Apostoli, indica almeno per in quali regioni lavorarono, ma per S. Giovanni essa tace. Durante la vita di Pietro e Paolo essa non ne parla e si accontenta di ripresentare ai nostri occhi l'attivit di Giovanni soltanto negli ultimi tempi del primo secolo cristiano. Ma allora ce lo mostra in una incomparabile maest, dominante la fine dell'et apostolica coi suoi scritti divini e col rispetto unanime di cui investito (14). Completo silenzio: ricordiamo questa affermazione che riassume almeno quarant'anni della vita apostolica di S. Giovanni. Non crediamo per che Maria abbia cercato e sia riuscita a spegnere gli ardori di Giovanni, anzi, vero il contrario e ne avremo la prova quando egli prender la penna. Non certo spento colui che fra gli evangelisti fu potuto paragonare all'aquila, colui al quale appartengono gli scritti pi brucianti , pi entusiasti, pi sublimi, soprattutto ci che la terra, contiene di sacro. Vedremo pi avanti come il silenzio di Maria fosse un silenzio cantante, un silenzio lirico in tutta la forza del termine, in una parola un silenzio contemplativo. Cos deve essere stato anche per S. Giovanni: le testimonianze sono d'uria evidenza abbagliante. Basterebbe aver scritto il prologo per prender quota nei pi alti gradi della scala della contemplazione. E' venuto ora il momento di domandarci in quale misura e in quale modo la Vergine Maria ha potuto collaborare al pi bello ed al pi mistico dei nostri Vangeli.

Il quarto Vangelo . - Il quarto Vangelo l'opera della estrema vecchiaia dell'Apostolo Giovanni. Secondo la tradizione egli era quasi centenario quando scrisse. Possiamo collocare la sua composizione sotto il regno di Nerva e di Traiano tra l'anno 96 e 100. Senza dubbio era pi di mezzo secolo che la Vergine Maria aveva abbandonato la terra e non si fa quindi questione d'una sua precisa collaborazione alla redazione del testo stesso. Ma sarebbe puerile credere che il Vangelo sia nato nello spirito di Giovanni nel momento stesso in cui cominciava a redigerlo. S'egli non lo avesse predicato prima di scriverlo come glielo si poteva chiedere? E se avesse taciuto sessant'anni su quanto conosceva di Ges e magari non vi avesse neppur ripensato, che cosa dovremmo dire della sua fedelt al ricordo del Maestro?

Il quarto Vangelo non nacque certo per generazione spontanea. Si dovrebbe dire di Giovanni come di Maria: Egli conosceva tutte queste cose e le viveva nel suo cuore. Ma in realt non fu per ambedue la stessa cosa. Vedremo che secondo supposizioni verosimili fu soltanto negli ultimi giorni della sua vita terrestre che Maria acconsent a manifestare per iscritto sotto dettatura i preziosi segreti della sua memoria. E ci vollero senza dubbio le preghiere dei suoi circostanti, e di S. Giovanni in prima linea, per ottenere che Ella parlasse. Dietro il suo esempio S. Giovanni tenne per altro mezzo secolo nascoste nelle pi intime pieghe del suo spirito le pagine immortali di cui si nutriranno le anime mistiche dell'avvenire. Comunque noi terremo prima per certo che Giovanni predic il suo Vangelo lungamente prima di scriverlo: in secondo luogo ch'egli non incominci a predicarlo che piuttosto tardi poich non si trova alcuna traccia d'influenza del particolare contenuto di quella predicazione nella redazione dei tre sinottici. Per chiarire le due osservazioni dette sopra diciamo che se la redazione del testo di S. Giovanni si colloca fra il 96 e il 100 d. C. era pi d'un quarto di secolo, trent'anni circa, ch'egli ne esponeva oralmente i commoventi episodi ai suoi uditori privilegiati. Difatti la redazione dei primi tre Vangeli si pone fra il 60 e il 64. Giovanni abit a Gerusalemme, pare, per lungo tempo, fino a quando il soggiorno nella citt santa, divenuta citt maledetta, fu possibile. E' l che la casa aveva accolto la Vergine, l ch'Ella ebbe la sua tomba poco lontana da quella in cui aveva riposato Ges (15) e perci egli rimase legato a quel luogo per dovere oltre che per amore. Se quindi egli avesse predicato il suo Vangelo per una trentina d'anni, se per di pi avesse lasciato capire ch'egli possedeva dei ricordi capaci d'arricchire il Vangelo orale in circolazione dai primi giorni, non si comprenderebbe come S. Matteo cos piamente avido di tutto ci che potesse completare le sue note personali e S. Luca, diligente ricercatore, si siano lasciati sfuggire le notizie di Giovanni e non le abbiano accennate nei loro testi. Ripetiamo il ragionamento fatto sopra: si pu pensare che Giovanni abbia passato gli anni, dal trenta al settanta senza meditare sulla vita del suo Ges, senza pensarvi tutti i giorni, senza riandare nella sua memoria i suoi discorsi, senza ripassare nel suo cuore ci che vi conservava? verosimile, soprattutto, ch'egli abbia vissuto nella medesima casa con Maria Vergine e che abbiano avuto fra loro, nei quindici o vent'anni di sopravvivenza della Madonna, delle innumerevoli conversazioni senza che Ges sia stato il loro tema ordinario, se non esclusivo, di tali intimit? Ella era la Madre e lui l'amico. Il loro cuore ardeva d'amore per Lui solo. I loro pensieri erano pieni di Lui. Ges morente li aveva donati l'una all'altro e nelle parole d'un Dio agonizzante c'era ben altro che la preoccupazione d'un figlio buono che pensa agli estremi giorni di sua Madre. Noi manteniamo una conclusione: che Ges nell'unire le due vite col nodo indissolubile d'una vera filiazione, aveva l'intenzione che Giovanni rivelasse a Maria ci ch'egli sapeva di particolare su Ges e che Maria rivelasse a Giovanni tutto ci ch'Ella intuiva e ricordava del suo divin figlio. Con Maria e Giovanni viventi sotto lo stesso tetto ed uniti nel medesimo grande amore, Ges morente creava un centro di contemplazione mistica, una specie di

Chiostro senza il nome nel seno della Chiesa nascente. Quelli che ignorano che cosa sia il chiostro e a che cosa serva nella vita della Chiesa sorrideranno a questo pensiero. Una cosa qui ci sembra sicura e cio che il quarto Vangelo prima d'essere un Vangelo mondiale fu un Vangelo mariano nato dalle conversazioni quotidiane, tenere e commoventi, piene d'adorazione e di slanci d'amore fra Maria e il suo secondo figlio, l'apostolo Giovanni. Soltanto cos possiamo comprendere il silenzio e l'ombra fitta che ricopre da un lato gli ultimi anni di Marra quaggi e dall'altro l'apparente inerzia di Giovanni, il figlio del tuono, che nulla intraprende, che non predica in alcun posto, non si mostra con Pietro che in due o tre circostanze fino al giorno in cui la voce di Dio, dopo la morte di Pietro e di Paolo, lo chiama ad una vita pi attiva e lo propone alla venerazione di tutte le Chiese d'Oriente.

Il Vangelo mariano . - Con la parola Vangelo Mariano noi intendiamo un Vangelo in tutta la forza dei termini, cio una raccolta di narrazioni scrupolosamente esatte e veridiche, di deposizioni sacre provenienti da un testimonio pronto a versare il suo sangue per confermare la sua testimonianza. Intendiamo anche un Vangelo che per lungo tempo non fu predicato ad alcuno, che fu riservato solo a Maria, che fu composto dalle risposte di Giovanni alle instancabili domande di Maria e che prese la sua forma e il suo rilievo da questa santa curiosit della Madre. Infine intendiamo un Vangelo in cui si compendiano le pi profonde speculazioni, o meglio le pi ineffabili intuizioni, meditazioni ed aspirazioni della pi amante e pi santa delle Madri e del pi costante, affettuoso e penetrante degli amici. Abbiamo sentito Bossuet proibire agli uomini di ricercare quali erano le occupazioni e i meriti della Vergine durante il suo pellegrinaggio terreno. Non ci sembra che occorra un grande sforzo d'invenzione per scoprire le occupazioni di Maria, se non forse per misurare i suoi meriti. Si tratta di occupazioni esteriori? Dovevano essere le stesse delle donne ebree del tempo: preparazione dei pasti, riordino dell'umile casa, lavori banali, volgari e fastidiosi a chi non vede che l'esterno, ma che possono e devono illuminare, abbellire, nobilitare e rendere gioioso ed amato il sentimento della presenza di Dio e l'obbedienza alla sua volont. Si tratta invece di occupazioni spirituali? Non si pu dubitare che questo Chiostro esemplare, modello dei secoli futuri, la casa di Giovanni, non abbia riservato ad esse il posto principale ed ancor meno si dubiter che tali occupazioni non abbiano avuto Ges, costantemente Ges, solo Ges e sempre Ges per centro, punto di partenza e d'arrivo, tema principale e tema secondario. - Parlami di Lui, o mio figlio, Giovanni!

- S, Mamma, parliamo di Lui, volete che ripetiamo la storia della donna di Samaria? Oppure ricordiamo la conversazione col ricco e saggio Nicodemo che fu tanto buono nell'ora della sepoltura? - Oh, s, parliamo di Nicodemo e di come Ges dicesse: Nessuno salito al Cielo se non Colui che disceso dal Cielo, il Figlio dell'Uomo che nel Cielo . Desiderate sentire oggi il racconto della guarigione di Betsaida? - S, quanto sono belle le parole del nostro Diletto: Mio Padre agisce sino al presente ed anch'io agisco (16). - Per queste parole l'hanno trattato da bestemmiatore. Hanno cominciato ad odiarlo, Lui che era l'amore, la bont, la Verit, la Vita! - E frattanto egli diceva loro: Voi scrutate le Scritture perch in esse credete di trovare la vita eterna, sono proprio esse che mi rendono testimonianza, eppure voi non volete venire a me per avere la vita! - Ci che essi non hanno voluto fare noi lo faremo. Scruteremo le Sacre Scritture: sono esse che ci parlano di Lui. Volete che vi ripeta le parole pronunciate a Cafarnao quand'Egli promise di dare la sua Carne in cibo e il suo Sangue in bevanda? - Non ripeteremo mai abbastanza, figlio mio, le parole tanto commoventi del nostro Ges: In verit, in verit vi dico, se non mangiate la Carne del Figlio dell'Uomo e non, bevete il suo Sangue non possederete la vita in voi. Colui che mangia la mia Carne e beve il mio Sangue possiede la vita eterna ed io lo risusciter nell'ultima giorno poich la mia Carne veramente cibo ed il mio Sangue veramente bevanda. Colui che mangia la mia carne dimora in Me ed io in lui. Allo stesso modo che il mio Padre vivente mi ha mandato e che io vivo per il Padre, cos colui che, Mi mangia vivr per Me. Questo il pane disceso dal Cielo, non quello che i vostri padri hanno mangiato e non ha loro impedito di morire. Colui che mangia di questo pane vivr eternamente. - Quale felicit la nostra di ritrovarlo ogni giorno nella frazione del pane, di nutrire le nostre anime della sua Carne, di sentire il suo Sangue scorrere nel nostro cuore. Pietro aveva ben ragione di dire quando molti lo abbandonavano: Signore, a chi andremo noi? Tu solo possiedi parole di vita eterna e noi crediamo che tu sei il Santo di Dio. Rappresentiamoci Maria seduta, secondo il sistema giudeo, su un semplice cuscino o su una stuoia, protesa nelle domande all'apostolo ripetendo, dopo di lui, le parole del suo Ges come nella sua infanzia ripeteva le parole della Bibbia, imparate dalla sua pia Madre e ripetute dai Sacerdoti del Tempio (17).

Immaginiamo soprattutto le emozioni di questa santa Madre quando Giovanni ricordava le violenti dispute di Ges coi farisei sotto il portico del recinto sacro; quando le richiamava i loro disegni deicidi ma pi ancora quand'egli le raccontava i bellissimi episodi della guarigione del cieco nato, della risurrezione di Lazzaro, della lavanda dei piedi e le tragiche peripezie della passione. C'erano episodi che Maria conosceva per essere stata presente o per averli sentiti da altri ma essa si compiaceva in modo speciale in questi discorsi intimi e nelle effusioni di tenerezza del dolce Maestro. Poteva la Madonna ascoltare senza piangere, Lei la Madre, certe parole che toccano i cuori anche pi insensibili dei nostri? Io sono il buon Pastore. Il buon Pastore dona la vita per le sue pecorelle. Colui che mercenario e non pastore e le cui pecorelle non sono proprie, vede venire il lupo, lascia le pecore e il lupo le rapisce e le disperde perch egli mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecorelle e loro conoscono me come mio Padre mi conosce ed io conosco il Padre. Io offro la mia vita per le mie pecorelle. Ed ho altre pecorelle che non sono di quest'ovile e bisogna che conduca anche quelle. Ed esse intenderanno La mia voce. E ci sar un solo ovile ed un solo pastore. Quale magnifico slancio di speranza religiosa, quali fervorose implorazioni dovevano suscitare nell'animo di Maria e di Giovanni tali accenti e tali visioni dell'avvenire! Tentiamo di fare una ricerca delle pagine del quarto Vangelo che pi colpivano l'attenzione e la contemplazione della Madonna. Ma come fare una scelta tra tante bellezze? Citeremo i discorsi dopo la cena, quei quattro capitoli meravigliosi che nessuna letteratura sacra e profana mai riuscita ad eguagliare con qualcosa di simile (18). Oppure preferiremo i racconti ai discorsi? I pi commoventi si trovano ancora in S. Giovanni. Bisognerebbe rivederli tutti, rileggerli attentamente, lentamente, amorosamente, pensando che la Madonna li ha sentiti per la prima, che i racconti sono stati fatti dapprima per Lei sola e che i discorsi sono stati ricostruiti per rispondere ai legittimi desideri del suo cuore. Bisognerebbe soprattutto, meditandoli, tentare di riprodurre in noi le emozioni, i pensieri; le pie aspirazioni, le intime orazioni e tutti i movimenti d'anima che risvegliavano in Lei. Si capisce come tutto ci abbia nutrito il suo spirito, alimentato per degli anni la sua fede e il suo amore. Ci sono tanti insegnamenti nelle parole e negli esempi del Redentore. Un'intera giornata era necessaria alla Madonna per raccogliere da frasi come le seguenti tutto il loro succo: Io sono la Via, la Verit e la Vita. lo sono la Vite e voi i tralci. Rimanete in Me ed io in voi. Come mio Padre mi ha amato cosi io amo voi. E quale intensit d'emozione nascosta in quelle due parole di Giovanni a proposito del sepolcro di Lazzaro: Ges pianse. Parole di questo genere abbondano nel testo dell'apostolo prediletto ed qui che giustamente s'indovina la muta cooperazione di Maria in questa potenza di suggestione che emana dal suo testo, in questo carattere concreto, preciso e minuto della sua redazione. A

differenza degli altri evangelisti diremo che non mai stanco di dettagliare i tempi, i luoghi, le circostanze che lo riguardano. Si ha l'impressione che una santa ed infaticabile curiosit lo perseguiti, lo costringa e lo spinga a non omettere nulla, a ricordarsi dei minuti tratti, a mettere ordine ed esattezza in tutti i suoi racconti. In una parola c' Maria presente con lui. Il figlio deve tener presenti i santi desideri della Madre. E come avrebbe potuto trascurare le sue legittime esigenze? Non era il caso di soffermarsi a quanto era gi di dominio pubblico per la catechesi comune. Non che Maria fosse indifferente a quelle sorgenti infinitamente preziose del suo Ges. Iddio ne scampi. Il quarto Vangelo mostra frequenti ed evidenti armonie con i precedenti per cui nasce la certezza che Giovanni e Maria li conoscessero a fondo. Ma Ges aveva donato Maria a Giovanni e Giovanni a Maria per uno scopo tutto specifico. Questo scopo era tutta la loro vita e quel che ne rimasto a noi lontani eredi sia di Maria che del discepolo appunto ci che abbiamo chiamato il Vangelo di Maria.

Serenit mariana. - Se il carattere concreto dettagliato del quarto Vangelo lascia intravedere il bisogno d'ordine, di precisione e, possiamo dire, anche la sottigliezza dello spirito e del cuore d'una donna, che cosa dobbiamo dire dell'immensa pace che involge e circonda tutte queste pagine ammirabili? Senza dubbio il quarto Vangelo non offre nulla di eccezionale sotto questo aspetto ch i Sinottici sono anch'essi scritti con una meravigliosa serenit di tono. Ma giustamente siamo portati a credere che tale serenit sia d'origine mariana. Per il testo di Giovanni non possiamo dubitare e tenteremo di dame subito le prove. Quando si ricordano le invettive che riempiono le querele religiose del XVI secolo, quando si ripensa alle ingiurie d'un Lutero, d'un Calvino, d'un Zuinglio o d'un Knox e si evocano i torrenti fangosi degli oltraggi che costoro si dilettavano di buttare contro i loro avversari: monaci, teologi, prelati e Pontefici, potremo anche meravigliarci di non incontrare nei nostri testi evangelici n una parola di condanna, n frasi di esecrazione a carico di Erode, l'orribile tiranno per la morte dei santi innocenti di Betlemme, n a carico di suo figlio, l'omicida di Giovanni Battista e neppure a carico di Caifa e di Giuda. Neppure un epiteto ignominioso a proposito di quei mostri e ci tanto pi lodevole quando si pensi che il dolce Ges aveva detto ad es. di Erode Antipa: Andate a dire a quella volpe ed aveva pronunciato contro i Farisei due requisitorie estremamente severe (19). I discepoli dovevano essere fortemente tentati di seguire il suo esempio, ma non hanno meno fedelmente riportate le parole del Maestro, n si sono mai permessi di pronunciare delle sentenze contro i loro avversari come Lui aveva fatto. Quale influenza aveva agito nel senso della dolcezza e del perdono! A parere nostro Qui c' tutta l'influenza della Vergine. Ci si permetta di far intendere meglio il nostro pensiero ricorrendo alla forma artificiale s, ma comoda e viva del dialogo: Maria: Figlio mio, che cosa rispose il Signore (20) Quando Pietro gli disse a nome di tutti: A chi andremo noi? Tu solo hai parole di vita eterna.

Giovanni: Egli rispose: Non sono io che vi ho scelto tutti e dodici? Eppure uno di voi un demonio. Egli parlava del miserabile Giuda ... Maria: figlio mio, non dire miserabile Giuda, d Giuda Iscariote senz'altro. Giovanni: Ma il Signore stesso l'ha chiamato demonio. Egli quindi maledetto anche per noi. Maria: Il Signore il Re. E Giudice Lui solo. Lui solo ha il diritto di portare e dare delle sentenze. A Lui solo appartiene la retribuzione. Non forse scritto nel libro di Mos: A me la vendetta e il premio? (Dt 22, 35) Ricordati di ci che ha detto il Signore quando volevate far cadere il fulmine sui Samaritani perch si erano rifiutati di ricevere Lui e voi. Ricordati come vi ha biasimati per aver impedito d'esorcizzare a colui che cacciava i demoni in suo nome ma che camminava con voi. Noi non siamo che i servitori, non siamo che i sudditi e non abbiamo il diritto d'usurpare il suo potere a meno ch'Egli non l'abbia formalmente delegato. Giovanni: Come dir allora parlando di Giuda? Maria: D semplicemente: Egli parlava di Giuda figlio di Simone Iscariote poich lo doveva tradire, lui, uno dei dodici! Cos dirai tutta la verit e il delitto di Giuda sar sufficientemente ricordato. Di fatto nessun epiteto per quanto sforzante pu raggiungere la potenza di questa breve formula: lo doveva tradire, lui, uno dei dodici. Incontreremo un altro esempio nel racconto dell'infanzia come si trova in S. Matteo a proposito di frode (21). E si vedr che anche tale esempio con tutta verosimiglianza si pu far risalire alla Vergine.

Il caso di Caifa . - Il caso di Caifa ci sembra particolarmente sorprendente. Il seguente dialogo immaginario far vedere come lo intendiamo. Maria: fu per il fatto che il Signore aveva reso la vita a Lazzaro che i grandi Sacerdoti lo condannarono a morte? Giovanni: Ci purtroppo vero. E' il grande Sacerdote Caifa che ha commesso questo misfatto. Su di lui cadr la maledizione del cielo. Maria: Figlio mio, non bisogna soffermarsi alle persone che passano. Bisogna vedere al di sopra degli uomini la mano dell'Onnipotente. Caifa era grande Sacerdote. Parlando come fece, egli profetava ... Giovanni: Segneremo dunque tra i Profeti questo uomo di cui il Signore ha detto a Pilato: Colui che mi ha mandato a te ha commesso un peccato pi grave?

Maria: figlio mio, ti ho detto che il Signore solo scruta le reni e i cuori. Lui solo giudice dei peccati degli uomini. Tu sei stato per l'addietro il figlio del tuono. Da quando Ges ha detto, e l'hai sentito tu stesso: Perdonate loro non sanno quel che si fanno, tu devi essere il figlio della pace e dell'amore. Guardiamo al disopra degli individui. Il Signore ha ripreso i discepoli sul cammino d'Emmaus perch non comprendevano le scritture: Non era necessario che il Cristo soffrisse tutto questo e cos entrasse nella sua gloria ? Ci che Caifa ha detto per far decidere la morte del Signore era gi previsto e predetto. C'era nelle sue frasi una cosa che neppure lui comprendeva e che riteneva secondo lo spirito dei Profeti: Voi non riflettete che nel vostro interesse che un solo uomo muoia per il popolo. Ricordiamo questo Caifa ha servito allo spirito da portatore parlando per caso. Egli l'ignorava ma noi non possiamo ignorarlo, noi, i fedeli servitori che ha redenti col suo Sangue. Giovanni: E che diremo dunque di Caifa? Maria: Riporterete le sue precise parole poich la verit ha la precedenza su tutto. Ma invece di condannarlo potete aggiungere: Ora egli non ha detto questo per conto proprio ma essendo Sommo Sacerdote in quell'anno egli profet che Ges doveva morire per il suo popolo e non solamente per esso ma per ricondurre all'unit i figlioli di Dio che s'erano dispersi. Cos bisogna comprendere ci che il Signore diceva prima: Il buon Pastore d la vita per le sue pecorelle: ed io ho altre pecore che non sono di quest'ovile. Ed esse intenderanno la mia voce. E vi sar un solo ovile sotto un solo Pastore. vero che in questo campo noi siamo in piena ipotesi, non sono cose che si possono dimostrare come un teorema di geometria o un'analisi di un testo di storia. Ma umano pensare che l'interpretazione data da Giovanni al linguaggio di Caifa non pu essersi presentata di primo acchito al suo spirito, poich vi si sente il frutto di lunghe e sottili meditazioni in cui si intuisce l'influenza d'uno spirito di donna superiore. Ci si pu domandare con un certo diritto come mai il figlio del tuono che si ritrova nella immagine grandiosa e terrificante dell'Apocalisse, ha potuto addolcirsi fino al punto riscontrato nei due casi segnalati. O si ammette che Maria non ha avuto su di lui alcuna influenza - ci che affatto inverosimile - oppure bisogna concludere che tanta serenit e una pace tanto perfetta e soprannaturale non possono avere che un'origine mariana. Se si analizza il racconto di Giovanni relativo al colpo di lancia dopo la morte di Ges in croce, vi si ritrovano le stesse caratteristiche che abbiamo riscontrato nella narrazione del complotto di Caifa. Nel momento in cui la lancia del soldato incosciente trapass il sacro costato del Signore, Giovanni e le pie donne avranno potuto trattenere un grido di terrore e di riprovazione? non lo possiamo credere. Eppure quando Giovanni riporta il fatto nel Vangelo non vuol pi vedere che il simbolo della meccanica crudelt di Longino. Non vuol ricordarsi che dei Profeti che gi l'avevano annunciato.

Noi vedremo che tutta la filosofia religiosa di Maria consiste nel riconoscere Dio in tutti gli avvenimenti, senza arrestarsi agli intermediari umani. Lo studio attento del Magnificat ce ne fornir la prova e saremo sul solido terreno dei documenti. Intanto si pu affermare che Maria ha insegnato al suo secondo figlio la propria arte sublime, come pure l'insegna a noi stessi: non riguardare che Dio in tutte le cose. E' Lui che conduce tutto e nulla accade che non contenga - felice o poco accetto alla natura una lezione o un richiamo di Dio.

Motivo del lungo silenzio di Giovanni. - Possiamo attribuire ancora alla Madonna il lungo silenzio di Giovanni, cio quella riservatezza ch'egli mantenne per lunghi anni circa gli insegnamenti da lui conosciuti nelle conversazioni con la Madonna: sulla vita e morte di Ges. Abbiamo detto che il quarto Vangelo non stato predicato apertamente prima della caduta di Gerusalemme. Se non fosse cos non si potrebbe capire come mai non abbia influito sui Sinottici. D'altra parte se Giovanni non avesse predicato il suo Vangelo prima di scriverlo, come avrebbero potuto i cristiani supplicarlo di non abbandonare questa terra senza lasciarci per iscritto la sua testimonianza personale? Data la sua impetuosit naturale c' da pensare che Giovanni non avrebbe aspettato tanto tempo prima d'entrare nella carriera apostolica attiva per predicare ci che egli aveva sentito e visto e per completare quell'evangelo orale iniziato da Pietro. Chi l'ha trattenuto? Non pu essere che la Madre a cui Ges morente l'ha dato per figlio. Abbiamo detto in precedenza che il suo Vangelo dovette essere lungamente meditato, ch'esso suppone una gestazione prolungata, parecchi quesiti da parte di Maria e sforzi di memoria per la ricostruzione verbale da parte di Giovanni. Diciamo ora che quest'opera comune alla Madre e al figlio non doveva essere affidata tutto ad un tratto alla pubblicit. Il tatto superiore d'una donna non lo permetteva, ch non conveniva infliggere a Pietro n agli altri apostoli il biasimo implicito di numerose omissioni e dimenticanze importanti e recidive. Il Vangelo orale tessuto da Pietro su testimonianze invincibili soddisfaceva largamente agli inizi dell'evangelizzazione. Se anche gli apostoli non avevano potuto conservare con tutta precisione molti dei ricchi colloqui che ritroviamo nel Vangelo di Giovanni non per questo ne sciuparono lo spirito e il profumo. I primi fedeli ricevevano nei bei racconti trasmessi da Marco una iniziazione abbastanza completa perch il messaggio di salute fosse perfettamente chiaro. Ci fu dunque fra Maria e Giovanni una santa cospirazione di silenzio. Prestiamo l'orecchio per un momento a quanto si diceva nel chiostro . Maria: Figlio mio, non si deve precorrere i disegni dell'Altissimo: in tutte le cose c' l'ora segnata da Dio. L'abbiamo notato molte volte durante la vita terrena del Signore. Quando i suoi nemici volevano fari o morire egli sfuggi, senza timore perch la sua ora non era

ancora arrivata. Ha parlato egli stesso, pi volte, della sua ora. Ha atteso per trent'anni a Nazareth l'ora di incominciare la sua missione di salute. Quando part per recarsi sulle rive del Giordano a ricevere il battesimo da Giovanni, volle passare ancora quaranta giorni nel deserto fra i digiuni e le preghiere prima di presentarsi come Messia. E quando assistemmo alle nozze di Cana, alla domanda ch'io gli avevo rivolto per quella povera gente che non aveva pi vino, egli rispose: Che importa a te e a me, o Donna? La mia ORA non ancora venuta. Giovanni: E' vero, Madre mia, ma egli fece ugualmente il miracolo. Maria: Lo fece, era un atto d'infinita bont per Colei ch'Egli degnava onorare come sua Madre. Ma la lezione non stata perduta per me: c' per ogni cosa un'ora che bisogna saper attendere fino a quando a Dio piacer. Quando il Signore m'avr tolta da questa terra d'esilio, aspetterai che Egli ti dia un segno della sua volont. Ges in questo tempo predicato, annunciato a tutte le pecorelle. Ma verr giorno in cui si sar felici di raccogliere dalla tua bocca le testimonianze che hanno formato la nostra gioia in questa casa. Che tale sia stato il pensiero di Maria cercheremo di provarlo anche nello studio dei racconti dell'infanzia. Ma prima d'iniziare questa analisi bene consacrare un capitolo speciale a quella pagina unica della storia qual il Prologo di S. Giovanni.

__________ Capitolo III

Sommario: Carattere unico del Prologo. La parola del Verbo. La preesistenza di Ges. I ricorsi alle Scritture. Ges nell' Antico Testamento - La saggezza - Maria e Ges - Ges e la Bibbia. Ges maestro di Maria. La doppia missione di Maria e di Giovanni. Maria e il Prologo - La firma di Maria.

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Carattere unico del Prologo. - Abbiamo denominato il silenzio di Maria e di Giovanni un silenzio lirico, cantante e, in altre parole, lo abbiamo chiamato un silenzio contemplativo ed entusiasta. Quando studieremo il Magnificat sotto questo punto di vista avremo un bell'esempio di questo genere di silenzio. Maria non taceva quasi non avesse nulla da dire, ma perch ne aveva troppo; perch si teneva costantemente al cospetto del Signore e parlava sempre a Lui

nel suo cuore: La mia anima glorifica il Signore! Lode che riassume perfettamente tutto il suo silenzio e ne traduce il senso profondo. Per Giovanni il Prologo la pi gloriosa manifestazione del silenzio lirico e cantante d cui parliamo. E se ci fu qualcuno sensibile al lirismo esso il grande Bossuet. Non c' prosa pi lirica della sua. Per questo quando s'avvicina al prologo di S. Giovanni egli si sente costretto ad usare questo modo lirico. Dove mi perdo, dice, in quale profondit, in quale abisso? Ges Cristo pu essere l'oggetto delle nostre conoscenze? Indubbiamente perch proprio a noi indirizzato il Vangelo. Andiamo dunque! Camminiamo al seguito dell'aquila degli Evangelisti, del prediletto fra i discepoli, d'un altro Giovanni come il Battista, di Giovanni figlio del tuono che non parla affatto un linguaggio umano, che rischiara, tuona, stordisce, che rovescia ogni spirito creato sotto l'obbedienza della fede quando con rapido volo fende l'atmosfera, squarcia le nubi, s'eleva al di sopra degli Angeli, delle Virt, dei Cherubini, dei Serafini ed intona con queste parole: In principio era il Verbo. E dopo aver commentata questa frase iniziale di nuovo il grande scrittore si arresta per gridare la sua grande ammirazione: Dove sono io? Cosa vedo? Cosa sento? Taci, o mia ragione e, senza ragione, senza discorsi, senza immagini sensibili, senza le parole sonore, senza il soccorso di alcun pioniere che batta la strada o d'una immaginazione agitata, senza turbamenti n sforzi umani diciamo nell'intimo con fede ed intelletto piegato e soggetto: Al principio ma senza principio; avanti ad ogni principio e al di sopra di tutti i principii era Colui che e sussiste sempre: il Verbo, la parola, il pensiero eterno e sostanziale di Dio . E quando Bossuet ha tentato nuovamente di tradurre nella sua bella e forte lingua il seguito del primo versetto del Prologo non ha potuto trattenersi dal prorompere ancora: Ah, io mi perdo, non posso, pi, non posso pi dire che Amen: cos. Il mio cuore dice: E' cos. Amen. Quale silenzio; ammirazione, stupore! Quale nuova luce! Ma quanta ignoranza! Io non vedo niente e vedo tutto. Io vedo questo Dio che era al principio, che esisteva nel seno di Dio e non lo vedo affatto. Amen. E' cos. Ecco tutto ci che mi rimane dei discorsi. che sto per fare: un semplice irrevocabile assenso; per amore alla verit che la fede mi manifesta. Amen, amen, ameno Ancora una volta: Amen! Per sempre: Amen. E' cos che l'aquila di Meaux ammira il volo dell'aquila di Patmos (22). Sappiamo fino a qual punto Bossuet era nutrito della tradizione patristica: Si sente quasi ascoltandolo, la vasta eco di tutti i secoli cristiani (23). Ed ora oseremo diminuire la gloria di Giovanni? Gli toglieremo la paternit di questa splendida rivelazione del Verbo? in questi brevi pensieri in cui ogni et ha intravisto i fremiti d'ala dell'aquila noi ci limiteremo a vedere i voli di colomba? Consideriamo attentamente il problema che ci si pone dinnanzi: questa pagina porta forse le tracce dell'influenza mariana? Giovanni ha scoperto la dottrina del Verbo nel momento di

scriverla o la conservava in s fin dalle lontane conversazioni con Colei che Ges gli aveva dato per Madre?

La parola: Verbo. - Ma che cosa intendiamo noi per dottrina del Verbo? facciamo questione della parola? La troviamo gi nell'Apocalisse che gli specialisti unanimemente collocano per ordine di tempo prima dell'Evangelo. Giovanni quindi possedeva questa espressione prima di usarla nel Prologo (Ap 19, 13). Ma da quanto tempo aveva presa l'abitudine di designare con quel nome solenne il Cristo Ges, il suo Maestro amatissimo? Non lo sappiamo n pretendiamo di far salire l'uso di questo termine al tempo in cui la Vergine abitava a Gerusalemme sotto il suo tetto. Il chiostro dove si svolgevano quelle sublimi conversazioni tra lui e la Madre forse non ha mai sentito risuonare questa espressione. Ma del resto ci non ha molta importanza. Piuttosto, per dottrina del Verbo noi intendiamo essenzialmente il posto dato a Ges presso il Padre suo, da tutta l'eternit, l'identificazione del figlio di Dio col pensiero creatore, con quella grande potenza d'ordine e d'armonia in cui lo spio rito amante rivela la magnificenza della natura e della grazia, potenza che si definisce: Sapienza divina. Porre bene il problema fin da principio con termini chiari vuol dire gi facilitarne la soluzione. Con l'evidenza basata su una certezza psicologica, che non consente alcun dubbio, abbiamo ammesso finora che Maria e Giovanni non hanno potuto vivere insieme dieci, quindici anni senza parlare di Ges. E come conseguenza di questa prima affermazione si pensa che avranno spesso parlato della sua divinit, della natura profonda della sua persona e della sua preesistenza. Avranno certamente scrutato, e pi d'una volta, le Sacre Scritture che erano per essi la parola stessa di Dio, per venerare le qualit profetiche del grande Re dei loro cuori ed unirvi affettuosamente quanto conoscevano della sua vita e del suoi insegnamenti come adempimento dei sacri oracoli. Fra i suoi miracoli alcuni specialmente saranno stati l'oggetto della loro attenzione contemplativa, quelli in cui si traduceva la presenza stessa di Dio Sapienza increata di cui Ges era per essi la vivente incarnazione. Ma qui non siamo nel campo delle congetture, o meglio, abbiamo il mezzo e il dovere di uscirne. Nel quarto Vangelo, come opera comune di Maria e di Giovanni, noi dobbiamo trovare le tracci e sicure delle questioni che abbiamo enumerate sopra e cio, se il quarto Vangelo pi sensibile degli altri alla questione della preesistenza di Ges; se vi traccia di ricorsi alle S. Scritture per verificare i titoli profetici che Giovanni gli d nel suo testo e infine se l'identificazione di Ges con la Sapienza Creatrice si trova, almeno, come spunto allettatore dei discorsi di Ges riportati dagli Apostoli.

La preesistenza di Ges. - Se dubbio vi su questo primo argomento esso fu sollevato dagli attacchi fatti, al quarto Vangelo, dai negatori della divinit di Cristo. Tutti i secoli avevano riconosciuto al Vangelo di Giovanni una preminenza indiscussa e la preferenza la troviamo anche in Lutero e Calvino. Solo l'epoca delle macchine e del materialismo in nome di una filosofia degna di lei si riservata il compito di ridurre tutte le cose ad un meccanismo senza cuore, di sopprimere in Dio la Sapienza e la Bont per non vedere in tutto che un fatalismo inesorabile, di negare il soprannaturale e il miracolo, di nascondere la vita dello spirito nel cigolante congegno della materia cieca e brutale e di mostrarsi per conseguenza d'una severit inesorabile verso il Vangelo mistico e spirituale per eccellenza. Le generazioni future si meraviglieranno, crediamo, dell'orgoglio dogmatico, della puerilit presuntuosa, delle negazioni ostinate ed infantili di un'epoca ormai giudicata attraverso i suoi risultati miserabili. Dalle stesse critiche ingiuriose contro il Vangelo di Giovanni risulta la gloria di Ges pi clamorosa che negli altri, la sua divina personalit vi posta in maggior rilievo e le parole in cui Ges si espresso come superiore al tempo e appartenente all'eternit divina vi sono state pi accuratamente raccolte. Senza dubbio i Vangeli Sinottici sono espliciti come Giovanni nel dire che Ges fu condannato quale bestemmiatore per essersi dichiarato pubblicamente - e si potrebbe dire giuridicamente, cio in pieno tribunale del Sinedrio Figlio di Dio. Se anche si sopprimesse il quarto Vangelo, gli increduli non avrebbero meno da fare per radiare dalla storia i miracoli di Ges e le prove della sua divinit. I tre primi Evangelisti hanno narrato tanto bene questi fatti che Giovanni, il quale scriveva appositamente per stabilire la divinit del Cristo (24) non ha trovato la minima necessit di riprodurre dichiarazioni cos esplicite come la confessione di Pietro, le parole di Ges sulla rivelazione del Figlio e del Padre (25), la parabola del cattivo vignaiuolo e soprattutto la risposta solenne di Ges a Caifa nel momento della sua condanna a morte. Per Giovanni ha fatto parecchie aggiunte a quanto era scritto nei Vangeli precedenti ed in grazia sua che noi conosciamo l'accusa della bestemmia per cui fu sconfessato dai capi del suo popolo. Non necessario riportare tutti i testi di Giovanni relativi alla preesistenza di Ges per i quali non il caso di avere dubbi. Ricordiamo solamente la riflessione fatta a Nicodemo: Nessuno salito al Cielo se non Colai che disceso dal Cielo, il Figlio dell'Uomo che in Cielo; la parola detta ai Giudei dopo la guarigione dell'infermo di Betsaida: Mio Padre opera fino al presente ed io opero; la frase di Cristo a proposito di suo Padre nel tempo della festa dei Tabernacoli: Io lo conosco perch sono da Lui ed Egli mi ha mandato; e la frase prodigiosa: In verit in verit vi dico, prima che Abramo fosse nato io sono e infine, alla dedicazione del Tempio: Io e il Padre siamo una cosa sola. Si rileggano i magnifici discorsi di Ges agli Apostoli dopo la Cena, si ricordi l'identificazione ch'Egli stabilisce fra il Padre e se stesso: Filippo, chi vede me vede mio Padre ... se voi non credete che io sono nel Padre e che il Padre in me credete almeno a motivo delle opere.

Si capisce bene l'ardente attrattiva d'una Madre come la Vergine benedetta per tanti ricordi che Giovanni le riferiva. Pi che la teologia astratta la Vergine Madre cercava la persona stessa del suo divin figlio, si dirigeva direttamente al suo cuore, al suo intimo Essere, alla sua Essenza Eterna. Si sentiva annientata di fronte alla Divinit uscita dall'infinito per incarnarsi nel suo seno. Prima che Abramo fosse io sono. Se non ci fossero che queste parole nel quarto Vangelo intorno alla preesistenza di Ges, esse basterebbero a sostenere la nostra tesi. E si intende anche la ragione profonda dell'umilt di Maria. Il fiat tremante uscito dalle sue labbra nel giorno dell'annunciazione, l'umile espressione: Si faccia di me secondo la sua parola, ritrova la sua sorgente nella visione profonda del tempo in rapporto con l'eternit. Cos' stato questo fiat? Una parola buttata sulla linea tortuosa dei secoli. Ma il Figlio di Dio domina tutti i secoli e non come potenza che entrata nel fluttuar delle et, ma con la maestosa immobilit di chi non appartiene al tempo. Maria era ben minima a paragone di tale maest e si capisce come la dignit di Madre di Dio non poteva essere accordata ad una creatura e portata convenientemente da essa se non si fosse inabissata nel sentimento del suo niente. Prima che Abramo fosse io sono. Quindi prima che Maria fosse Egli era. Prima che il mondo fosse Egli era! Fin dove arriveremo noi per sapere da quando Egli era? Andremo al di l del tempo fino a quel principio che non ha mai cominciato, fino all'eternit e diremo: Al principio Egli era. Non c' dubbio che questi siano stati i frequenti e quotidiani pensieri di Maria. Non sarebbe stata Colei che Ella era, l'unica creatura in cui l'amore d'una creatura per il suo Dio e l'amore d'una Madre per il suo Figlio formavano un solo e medesimo amore, s'ella non si fosse costantemente sentita spingere dal suo amore di creatura ad umiliarsi dinnanzi al suo Dio.

Il ricorso alle Scritture. - Un'ipotesi che prospettiamo senza timore di temerit che per poter nutrire il doppio amore che sentiva in s, il pensiero di Maria deve essersi portato con predilezione verso le Sacre Scritture invogliandone pure il nuovo figlio, Giovanni. Ges si era continuamente appellato alle Scritture; aveva detto ai Giudei: Scrutate le Scritture, sono proprio esse che mi rendono testimonianza (Gv 5, 39). Esse costituivano degli argomenti pi familiari e pi forti e Ges se ne serviva come di una cattedra preparata da molti secoli. I profeti erano andati a gara nell'annunziare la missione del Messia. Senza dubbio i loro oracoli erano stati a poco a poco oscurati dalle passioni nazionalistiche aggiuntesi ad una precedente materializzazione ed avvilimento del pensiero religioso giudaico. Ma appunto per questo Ges era intento a restaurare la vera intelligenza dei testi sacri. Nel giorno stesso della sua resurrezione sulla strada di Emmaus Egli s'era incaricato di illuminare con la sua parola tutta la storia messianica contenuta nei libri santi: Non doveva dice ai discepoli - Cristo soffrire, per entrare nella sua gloria? E cominciando da Mos

attraverso tutti i profeti spiega a loro in tutte le Scritture ci che a Lui si riferiva. Ma abbiamo noi bisogno di questa prova per pensare che Maria e Giovanni si chinavano volentieri sulla Bibbia per ritrovarvi il loro caro Ges? Quando noi saremo di fronte ai testi che provengono certamente dalla Vergine stessa, non avremo bisogno di altre prove per persuaderci circa l'ardore instancabile con cui Maria e Giovanni si curvavano sulla Sacra Scrittura per scrutarla in un tempo in cui Ges non aveva ancora raccomandato di farlo. Per la Madonna, come per ogni altra persona religiosa in Israele, le Sacre Scritture confermavano le sante speranze della tradizione, i lumi che Dio aveva donato al mondo e rappresentavano le sorgenti insaziabili della salute e le regole infallibili dell'amore e del servizio di Dio. Nei passi delle Scritture ricercheremo quello che pi interessava alla Vergine e, cio, non tanto i dettagli circa la vita di Ges predetti dai profeti. ma soprattutto la maggior attrattiva per Lei, serva e Madre del suo Signore: la stessa divina persona di Ges. Si poneva o non si poneva il problema del Figliuolo di Dio nell'Antico Testamento? E in quali termini? Sono i quesiti a cui si deve rispondere.

Ges nell'Antico Testamento. - Non ricerchiamo ora quello che nell'antico Testamento riguarda Ges come Uomo. Maria doveva conoscere meglio di chiunque altro i testi che noi chiamiamo messianici. Anche se essi provenivano solo dalla bocca dei discepoli d'Emmaus, possiamo credere che Ella li avr raccolti con le cure pi materne. Vediamo invece in questo paragrafo l'apporto dell'Antico Testamento alla rivelazione del Figlio di Dio. Ges stesso aveva detto: Io sono la Luce. Io sono la Via, la Verit, la Vita. Ci sono nella Bibbia delle pagine in cui la luce divina personificata, dove la Verit e la Vita di Dio ci sono rappresentate come delle persone divine? La risposta senz'altro affermativa e non tanto perch si possa insinuare che i Giudei conoscevano la generazione del Verbo divino e ancor meno il Mistero della SS. Trinit, ma in quanto si pu affermare cogli esegeti cattolici che i testi in questione senza alcun dubbio sotto l'ispirazione dello Spirito Santo sorpassano l'intelligenza stessa del loro autore storico, chiunque sia stato, e superano nettamente ogni parallelo e allegoria tendenti a far conoscere in Dio una filiazione ineffabile. Ed sorprendente che si incontrino certi passi nei libri che costituivano per Maria una specie di beni di famiglia, vogliamo dire il Libro dei Proverbi e quello della Sapienza. Il primo era formalmente attribuito a Salomone, figlio di Davide e nella genealogia data da S. Matteo, Salomone figura fra gli ascendenti diretti di Ges. naturale, ad ogni modo, che una figlia di Davide, per tradizione familiare si interessi delle opere illustri d'un antenato immortale. Notevole il fatto che la liturgia cattolica abbia usufruito spesso di passi dei libri sapienziali per introdurli negli uffici delle feste mariane. Sono passi che non si applicano direttamente a Maria ma essa deve averli recitati con

delizia, meditati in estasi e commentati con entusiasmo sia con Ges come con Giovanni. Lo notiamo di passaggio come un pensiero che pu offrire un alimento di pi alla piet cristiana.

La Sapienza. - In compagnia della Madonna leggiamo il pi eloquente di questi passi. Essa aveva ripetuto con Giovanni: Il mio Ges era la Luce, la Verit, la Vita, era comunque la Sapienza per eccellenza, la Sapienza stessa di Dio. Che cosa doveva pensare, in quali trasporti di gioia e di alta contemplazione era elevata quando ripeteva lentamente - con Giovanni accanto, che le faceva eco - dei passi come il seguente: Il Signore mi ebbe con s nel principio delle sue opere prima che alcuna cosa fosse creata. Dall'eternit ebbi io principio, ab antico, prima che fosse fatta la terra. Non erano ancora gli abissi ed io ero gi concepita. Non iscaturivano ancora i fonti delle acque, non posavano ancora i monti sulla gravitante loro mole, prima delle colline io ero partorita. Egli non aveva ancora fatta la terra, n i fiumi, n i cardini del mondo. Quand'Egli dava ordine ai cieli io era presente; quando con certa legge e nei loro confini chiudeva gli abissi, quando laggi stabiliva l'aere e sospendeva le sorgenti delle acque; quando i suoi confini fissava al mare, dava legge alle acque perch non oltrepassassero i limiti loro, quando gettava i fondamenti della terra, con Lui io era, disponendo tutte le cose ed era ogni d mio diletto scherzare nell'universo: mia delizia stare coi figli degli uomini... (26). Magnifico tema di commovente meditazione per Maria e per Giovanni! Il loro spirito assisteva quasi al grazioso spettacolo della creazione, trasportato com'era al di l del tempo e delle cose. E nella gioia dell'eternit essi percepivano Ges sorridente nella sua preesistenza infinita. Prima che Abramo fosse io sono, aveva detto Ges. Dov'erano le origini del suo Essere? La chiarezza e il lirismo di questo passo doveva attrarre vivamente Maria e Giovanni cui la continuazione della lettura offriva nuove e meravigliose applicazioni al loro Ges. Egli aveva detto: Io sono la Vita. Io sono venuto perch abbiano la Vita, e al medesimo capitolo dei Proverbi si leggeva: Ora dunque, o figliuoli, ascoltatemi: Beati quelli che battono la mia via. Udite i miei insegnamenti e siate saggi e non li rigettate. Beato l'uomo che mi ascolta e veglia ogni d all'ingresso della mia casa e sta attento sul limitare della mia porta. Chi mi trover avr trovato la vita e dal Signore ricever la salute. Ma colui che mi offende ferisce la sua anima e tutti quelli che mi odiano amano la morte . Come non ricordare a questo punto l'odio dei grandi d'Israele verso Ges, la sapienza divina? Proprio in questi passi Giovanni deve aver intuito le resistenze colpevoli sulle quali piange in un singhiozzo soffocato il versetto del suo Prologo: Venne in casa sua ed i suoi non io ricevettero. Questa descrizione della Sapienza increata non la sola nei Libri santi. Un altro passo che la liturgia inserisce nelle festivit della Madonna si legge nell'Ecclesiastico. In esso si sfiora

l'espressione stessa che sar in seguito usata anche da S. Giovanni. La Sapienza dice di se stessa: Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo. E che cosa esce dalla bocca se non la parola, il discorso, il Verbo? Leggiamo tutto il passo: la rassomiglianza col Prologo di Giovanni innegabile. Io sono uscita dalla bocca dell'Altissimo e come una nube io copersi la terra. Abitar sulle altezze pi elevate e il mio trono era su una colonna di nubi. Sola io percorsi il firmamento e passeggiai nelle profondit dell'abisso. Sulle onde del mare e su tutta la terra, in tutti i popoli e in tutte le nazioni io ho esercitato il mio impero. In tutte le cose cercai dove posarmi e fisser la mia dimora nell'eredit del Signore. Allora il creatore di tutte le cose parl e ordin a me; e quegli che mi cre stabili il mio tabernacolo. E mi disse: Abita con Giacobbe e tuo retaggio sia Israele. Dal principio, prima di tutti i secoli, io sono stata creata e non cesser di essere fino all'eternit. Ho esercitato il ministero in sua presenza nel tabernacolo. Cos ferma stanza io ebbi in Sionne ed anche la santa citt fu il luogo del mio riposo ed in Gerusalemme fu la mia reggia. E gettai le mie radici in un popolo glorioso e porzione del mio Dio la quale suo retaggio ... Io come la vite gettai fiori di odore soave. E i miei fiori sono frutti di gloria e di ricchezza ... poich dolce il mio spirito pi del miele e la mia, eredit pi dolce del favo del miele .... Quali sante emozioni queste righe ispirate dovevano far nascere nel cuore e nello spirito d'una Madre come Maria! Ogni parola ricopriva dei simbolismi dall'infinita prospettiva ed Ella si rammentava del suo Ges, delle sue parole e bont, della sua sapienza, soprattutto. La sua sapienza! Per riassumere i trent'anni della sua vita nascosta la Vergine Maria s' accontentata di scrivere che il fanciullo cresceva, si fortificava e si riempiva di sapienza. E mentre per il popolo israelita questa parola: sapienza significava la conoscenza perfetta della Legge divina, nessun dubbio che per la Vergine significasse il possesso di Dio e della santa Legge. Ella aveva visto crescere rapidissimamente la scienza sperimentale del suo divin Figlio. Esaminiamo ora un'altra ipotesi pi ardita e giusta (27).

Maria e Ges. - Abbiamo supposto finora che Maria, dopo la risurrezione ed ascensione del Signore, nelle sue conversazioni con Giovanni abbia. ricercato dei passi scritturali che rischiarassero la preesistenza eterna del suo divin figlio. un'ipotesi, per, troppo timida: possibile che Maria abbia atteso tanto per vivere nella preghiera e nella contemplazione di quelle prospettive meravigliose aperte dall'Arcangelo Gabriele nell'annunciazione e di cui i Libri Santi le fornivano argomento perenne ed inesauribile?

Maria sapeva chi era il suo Ges! L'Angelo le aveva detto: Egli sar grande e sar chiamato Figlio dell'Altissimo. Il Signore Iddio gli dar il trono di Davide suo Padre ed Egli regner nella casa di Giacobbe per tutti i secoli. Ed il suo regno non avr fine . E aveva aggiunto: Lo Spirito Santo verr su di te e la virt dell'Altissimo ti adombrer e per questo il Fanciullo che nascer da te sar chiamato Figlio di Dio. E Maria non poteva quindi ignorare il carattere, la missione, la divina personalit del fanciullo annunciato dal Cielo e che Ella doveva possedere per trent'anni. Ella dovette assistere alla sua crescita meravigliosa, vederLo riempire di sapienza , leggere e meditare la Bibbia con Lui. Non sarebbe verosimile pensare ch'Ella abbia avuto bisogno della compagnia di Giovanni per scoprire nella Bibbia i titoli di suo Figlio.

Ges e la Bibbia. - Per il fatto che trent'anni della vita di Ges sono riassunti dalla Madonna in una sola frase possiamo pensare ch'Egli abbia incominciato la sua vera missione Quando si port sulle rive del Giordano dove gi predicava il Battista, ma cadremmo anche noi in Quella strana ingenuit di certi critici secondo i Quali Ges avrebbe preso coscienza della sua missione al momento del suo battesimo. Il Vangelo porta le tracce del profondo studio di Ges sulla Bibbia. E la sua scienza sperimentale non si mai arrestata per la presenza di Lui di due ordini di scienze superiori. Quand'Egli a dodici anni ascoltava i maestri e li interrogava in modo tale che coloro che l'ascoltavano rano stupiti della sua intelligenza e delle sue risposte, possiamo essere certi che era la scienza acquistata dalla Bibbia che suscitava l'ammirazione di tutti. E come l'aveva attinta tale scienza? Ai piedi della sua santa Madre come ogni fanciullo giudeo. Egli aveva ripetuto parola per parola le parole sacre ch'Ella Gl'insegnava. Essi avevano percorso insieme, lentamente, assiduamente tutto il ciclo delle Sacre Scritture. La sua scienza messianica s'era svegliata alle lezioni ed alle confidenze di Maria che aveva raccontato i misteri della sua annunciazione, della sua nascita a Betlemme, della fuga in Egitto. Insieme avevano percorso, o meglio, meditati gli cracoli profetici concernenti il Messia e neppure una minima parola deve essere passata inosservata alla loro attenzione. Per questo le risposte di Ges dodicenne riempirono di stupore i Dottori del Tempio ammirati per la sua dottrina. In questa circostanza non il caso di parlare di scienza miracolosa. Il miracolo essenzialmente un segno e non era giunta l'ora di provare la sua missione con dei segni n Egli avrebbe fatto dei miracoli per meravigliare chi l'ascoltava. Piuttosto Ges donava cos a sua Madre la soddisfazione di rilevare quanto avesse approfittato delle sue lezioni oltre che indicare uno dei suoi impegni futuri affrontando i superbi dottori che poi nella vita pubblica avrebbe incontrato continuamente. Dai dodici ai trent'anni molti giorni dovevano poi trascorrere. Non si suppone che Ges e Maria abbiano abbandonato le preghiere bibliche e le meditazioni con cui passavano tutte le ore, ma piuttosto ammetteremo che la penetrazione delle Sacre Scritture sia andata via via crescendo come lo dimostrano le

stesse parole della Vergine in testa al Vangelo di S. Luca quando ripete dopo l'episodio del Tempio: E Ges cresceva in sapienza, et e grazia dinanzi a Dio e agli uomini. Basta ricordare gli insegnamenti di Ges durante la sua vita pubblica per constatare la sua profondit nella scienza biblica, quella che Maria probabilmente chiamava la sua sapienza . Durante il digiuno nel deserto egli risponde alle tentazioni del demonio con parole dei Libri Santi. Pi tardi nella sua predicazione si distingue un primo periodo primitivo nel quale Egli, di sinagoga in sinagoga, interpone l'annuncio della buona novella nel commento che fa alle letture bibliche. A Nazareth, a Cafarnao e in molti altri luoghi Egli predica cos e rileggendo il suo Vangelo si rivela quanto fosse saturato di scienza biblica. Un accenno basta a dimostrare la divina superiorit di questa scienza di Cristo su quella dei pi illustri dottori della sua stirpe. Egli solo ha compreso la messianicit secondo il volere di Dio. Ha lottato contro il suo popolo e contro gli Scribi e i Farisei, contro gli Apostoli stessi e i suoi pi ferventi partigiani per far prevalere lo spirito sulla carne nelle concezioni messianiche. Tutto il dramma del Vangelo s'aggira su questo punto e nulla ha potuto far deviare Ges dalla linea di condotta che si era tracciata. Dopo la sua resurrezione sulla via di Emmaus, Egli, cominciando da Mos fino ai pi recenti profeti, spiega un seguito di passi nei Quali rivela ai discepoli eletti quella sapienza che non aveva cessato di crescere sotto gli occhi della Vergine dai dodici anni fino all'inizio della vita pubblica. E infine ricordiamo quel consiglio dato da Ges ai farisei: Scrutate le Scritture, sono esse che rendono testimonianza alle mie parole. Ges lo diceva perch le aveva scrutate prima di essi: era Colui di cui era stato detto: Egli comincer a fare, poi a insegnare. E' da rilevare anche la forza di quelle parole: Scrutate; non si tratta d'una lettura rapida ma d'una lunga e attenta ricerca. In greco, dopo l'epoca di Omero, il vocabolo significa: fare delle investigazioni, per seguire uno studio approfondito.

Ges Maestro di Maria. - Ritornando alla Madonna non dubiteremo pi della vastit della sua scienza biblica attinta alla scuola di Ges. Quando con l'Apostolo Giovanni ripassava gli avvenimenti casi pieni e ricchi d'insegnamenti e cos tragici della vita di Ges non aveva bisogno di enumerare i titoli della sua divinit: li conosceva da tempo attraverso lo studio fatto col figlio divino. Il quale studio stato fatto in due modi diversi: una prima volta aprendo l'intelligenza delle sacre pagine a Ges fanciullo e una seconda bevendo avidamente a questa Sorgente di sapienza che s'ingrandiva sempre pi nell'anima di Ges adolescente. Come una mamma intelligente ed istruita guida i primi passi del figliolo nello studio, lo accompagna fino a quando lo vede disimpegnarsi da s e finisce di mettersi alla scuola dell'uomo che Ella stessa ha formato, casi la Vergine dopo di essere stata la maestra in scienza biblica del suo amato Re, ne divenuta un giorno la sua prima ed intima discepola. Maria l'ha visto crescere in sapienza. Che cosa significa tale pensiero se non che Ella stata testimone dei suoi progressi, ha cercato di seguirlo nel suo volo, ha

approfittato delle sue lezioni, ha beneficiato dei suoi lumi divini e si ricreata, la prima, ai raggi del sole levante? Nella nostra Vita di Ges descrivendo gli anni della vita nascosta abbiamo detto che Gesti aveva avuto tre Madri: la Vergine, la Bibbia, la Natura. Quanto diciamo qui completa il nostro pensiero. Maria ha cominciato ad aprire lo spirito del suo Ges: il dovere d'una buona madre ed Ella non poteva mancarvi. Di conseguenza sono dolce visione i lunghi anni di Nazareth, anni di lavoro umile e faticoso, ma soffusi e ripieni di meditazioni entusiaste, colloqui sublimi; gioie soprannaturali e carit incomparabile: un paradiso basato sul culto intenso della Legge divina. Anche Giuseppe ne ritrae gloria nella sua esistenza ignorata e splendida per essere stato associato in stretta intimit a tanta bellezza e felicit.

La doppia missione di Maria e di Giovanni. - Forse siamo ora in grado di capire la doppia missione che Ges morendo affid a Maria nei riguardi di Giovanni ed a questi Maria stessa. A noi sembra che non ci sia pi bisogno di dimostrare - perch l'abbiamo fatto precedentemente - che le parole di Ges in Croce non significano la semplice cura d'un buon figliolo che vuol assicurare alla madre una vecchiaia tranquilla e piacevole, e neppure un dono d'un affetto reciproco, tenero e altissimo ma piuttosto daremo alla terza parola di Ges crocifisso un senso degno di Lui, della sua SS. Madre: Donna, ecco tuo figlio equivaleva a dire: Signora, Principessa, Regina (28), tutto ci che tu hai fatto per me nella solitudine di Nazareth lo farai ora per il mio amato discepolo, per Giovanni. Gli aprirai la comprensione delle Sacre Scritture e guiderai il suo spirito nelle pi alte regioni della sapienza. Percorrerai con lui per la terza volta il cammino percorso insieme attraverso i Libri divini ed egli imparer vicino a te lo spirito stesso del Messia che ha tanto amato ma che non ha sempre capito. Lo condurrai nelle alte regioni dell'eternit che noi abbiamo tante volte esplorato insieme. Dove egli non vedeva che l'Amico tu gli additerai il Re. E quando Ges indirizzandosi a Giovanni disse: Ecco tua Madre era come se gli dicesse: tu metterai tutta la confidenza d'un fanciullo docile. Essa madre pi per lo spirito che per la carne. Io d il nome di madre a tutti coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8, 21). E nessuna persona ha ascoltato meglio la parola di Dio e l'ha messa in pratica pi di Colei che mi ha dato il suo sangue e nutrito del suo latte. Nell'intimit di Nazareth abbiamo scritto insieme il pi bel libro ed abbiamo tessuto il pi giusto e ricco commentario alla parola di Dio. Abbiamo vissuto anche tutte le tappe della mia vita messianica percorrendo i miracoli divini. Ma c' un capitolo in cui mia Madre, la Donna secondo il cuore di Dio, la Donna ideale e perfetta, non ha mai avuto un'intera conoscenza. quel capitolo che io ho vissuto lontano da Lei, in pubblico, nel compimento nel mio dovere, l'aspro dovere di dottore in Israele. Tu, mio apostolo prediletto, ripeterai a Lei fedelmente, a mia Madre, che

ora tua, tutto ci che hai capito e ritenuto. Ed Ella ti far afferrare e gustare meglio gli insegnamenti stessi che sei incaricato di riportarle. Essa sar la madre della tua anima, del tuo cuore, della tua santit. Lo spirito dell'uomo balbetta nel toccare questi sublimi interessi. In Ges tutto semplice, profondo e grandioso. Nei nostri commenti tutto confuso, imbarazzato, lungo. Una parola della sua bocca racchiude un mondo: un discorso nostro non fa che limitare le possibilit infinite di uno sviluppo ulteriore. Donna ecco tuo Figlio. Non si pu dire niente di meglio e di pi eloquente insieme. Ecco tua Madre: brevi parole sufficienti ed orientare tutta la vita di Giovanni. Ges fa nascere dalla circostanza un'ultima parola, la pi bella e commovente; Giovanni attraverso ad essa diviene il modello del cristiano che deve circondare Maria della pi filiale tenerezza e la Vergine ci riceve tutti come suoi figliuoli. Essa diviene la Madre del genere umano redento, la novella Eva, la Donna per eccellenza, cio Colei che Dio ha eletta per essere il canale della vita.

Maria e il Prologo. - Le considerazioni precedenti sembrano condurci lontano dal Prologo di S. Giovanni, ma erano necessarie per la soluzione del problema che ci eravamo posti dall'inizio. Toglieremo a Giovanni la gloria del suo Prologo? O ridurremo il volo dell'aquila ad un volo di colomba? Nessuno ha mai avanzato l'idea che Giovanni abbia scoperto il Prologo con la sola forza del suo genio d'uomo. S. Ilario vi riconosceva un miracolo superiore a quello della risurrezione dei morti. Che il miracolo sia stato compiuto per ispirazione diretta dello Spirito Santo e che la Madonna, istruita dal suo divin figliuolo sul significato delle divine Scritture, abbia servito di strumento alla Provvidenza per guidarlo nel suo volo immortale, ci non cambia nulla alla gloria dell'Apostolo. E se il volo di colomba ha preceduto e diretto quello dell'aquila dipende dal fatto che Giovanni stesso fu trasportato verso le pi alte cime dall'aquila delle aquile, Ges Cristo stesso. Ci sembra cosa sicura che Maria e Giovanni abbiano percorso insieme le pagine bibliche; che si siano curvati in dolce comunione sulle caratteristiche del loro Santo, incomparabile Ges; che abbiano cercato di riannodare quanto conoscevano della sua personalit divina a quello che le Scritture dicevano di pi alto e chiaro. Ci sembra pure di poter affermare che in questo attento ed affettuoso studio Maria non aveva nulla da imparare da Giovanni perch essa era stata illuminata dal suo divin figlio ed era in grado di insegnare al discepolo. Infine quando si consideri il favore che i testi riguardanti la Sapienza increata, nel libro dei Proverbi, incontrarono fra i primi cristiani e l'uso che ne fece S. Paolo, l'autore dell'Epistola agli Ebrei, non si pu ammettere che la Vergine e Giovanni non abbiano saputo farne l'applicazione a Cristo (29). Piuttosto che fermarci in tale convinzione preferiamo credere che proprio dal gruppo intimo di Maria e Giovanni sia partita, per diffondersi nell'ambiente

cristiano, l'identificazione di Ges con la Sapienza increata che Giovanni doveva riprendere nel suo ispirato Prologo. molto probabile che se Giovanni avesse redatto il suo Vangelo nell'uscire dalla sua conversazione con la Vergine avrebbe iniziato il Prologo in termini diversi. Forse avrebbe detto: Al principio era la Sapienza, e la Sapienza era presso Dio e la Sapienza era Dio. Fu una, trovata linguistica di primo ordine quella parola Verbo, e soltanto per questo, se non ci fosse altro nell'opera di Giovanni egli meriterebbe la nostra riconoscenza perpetua. La parola Sapienza mantiene in s un certo carattere di astrazione. La parola greca sophia che noi traduciamo per Sapienza era gi femminile come si conservata tra noi e si prestava male ad una interpretazione maschile. La parola Verbo, in greco Logos invece al maschile anche nella lingua antica. Di pi, il Verbo il frutto d'una specie, di eterna generazione del Figlio dal Padre secondo l'ordine dell'infinita sapienza di Dio. A chi si deve la scoperta della parola Logos per personificare il Cristo eternamente preesistente nel seno del Padre come Dio? A Maria? A Giovanni? Oppure a tutti e due? Non lo possiamo dire. La parola pare sia stata usata da Filone, il sapiente giudeo alessandrino, nato circa vent'anni prima dell'ra nostra, cio pressappoco negli anni stessi della Madonna. E Filone l'aveva senza dubbio attinta da Platone. Ma fra il Logos di Filone e quello di S. Giovanni non vi somiglianza che di sillabe. Fu un tratto geniale di S. Giovanni illuminato da Maria, ancella dello Spirito Santo, di riconoscervi quanto egli poteva servirsi di questa nuova espressione.

La firma di Maria. - Risulta, da quanto abbiamo detto, una stretta collaborazione fra la Vergine e il suo secondo Figlio, l'Apostolo Giovanni, nei riguardi della rivelazione al mondo cristiano della sublime dottrina del Verbo. Dottrina avente la sua radice sia nelle pi belle pagine dell'Antico Testamento, sia nelle rivelazioni di Ges sulla propria persona. Bisognava ritoccare discretamente e con fermezza l'opera stessa di Mos e dei Profeti ispirati, lavoro infinitamente delicato che uno scrittore eletto poteva osare d'intraprendere soltanto con un mandato dall'alto. Maria e Giovanni hanno ripreso la prima parola della Genesi. L dove si legge: Al principio Iddio cre il cielo e la terra la Maria e Giovanni hanno segnato: Al principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui e senza di Lui nessuna delle cose create stata fatta .... Ora se noi ammettiamo che Maria ha cooperato alla grande opera, se avanziamo l'idea che per questa missione unica e divina Ges morente li aveva affidati l'uno all'altro come per associarli alla pi audace e sublime impresa non ci sar difficile scoprire nella redazione del testo, un indice, sia pur leggero, dell'ispirazione mariana, nella redazione di Giovanni. In altre parole il Prologo, porta o no la firma di Maria?

Forse con un po' d'audacia noi rispondiamo che la firma c', ma vi si trova segnata in calce. Se Giovanni avesse lavorato a questa pagina solo, egli doveva a se stesso, doveva alla tradizione profetica e all'uso che stava nascendo nella Chiesa di ricordare la Vergine divenuta sua Madre. Ma che non l'abbia nominata, lui il figlio, quando tutti gli altri testi dove era proclamata l'Incarnazione del Verbo la ricordavano, proprio Questo silenzio equivaleva ad una firma, a quella che chiamiamo un contrassegno a secco. L'umilt di Maria: ecco il segno quasi sicuro della sua presenza. Per essa la Vergine ha preso nel Prologo un ricordo che doveva esservi. E ne concludiamo che Maria ha compiuto l'opera in comune con Giovanni. Vediamo di portare appoggio alla nostra asserzione. Noi abbiamo detto che la tradizione profetica dapprima e in seguito l'uso della Chiesa, voleva che la Vergine fosse ricordata ogni volta che si parlasse della venuta del Verbo in mezzo agli uomini. Il grande oracolo del passato concernente l'incarnazione era quello di Isaia, anteriore di circa 700 anni dall'avveramento del grande mistero. Tale oracolo stato formalmente inculcato da S. Matteo: Jeova stesso vi dar un segno: Ecco che la Vergine ha concepito e partorir un Figlio. Ed Ella lo chiamer l'Emmanuele. L'uso che S. Matteo fa di questo passo una prova di quanto vogliamo affermare, che cio, il fatto dell'incarnazione legato al ricordo della Vergine predestinata. Ascoltiamo anche S. Paolo nell'Epistola ai Galati: Quando venne la pienezza dei tempi Dio invi suo Figlio formato da una Donna... (Gal 4, 4). Il pi antico dei nostri simboli, il simbolo degli Apostoli, portava gi in modo esplicito la formula che rimasta: Nostro Signore, nato da Maria Vergine . Pi tardi nel simbolo solennissimo che noi cantiamo nella Messa domenicale, la formola si trasforma cos: Ed Egli si incarn da Maria Vergine per opera dello Spirito S. . Abbiamo accennato ai passi degli antichi Padri come: S. Ignazio d'Antiochia, S. Giustino e S. Ireneo che ebbero cura di nominare Maria ogni volta che parlavano dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Sono tutti della scuola di San Giovanni. S. Giustino il filosofo, si era convertito ad Efeso dove era vivissimo il ricordo di Giovanni e S. Ireneo, attraverso il suo maestro S. Policarpo era il discepolo fidato dell'Apostolo. In questa unanimit solo Giovanni fa eccezione, egli solo pu scrivere la frase cos eloquente nella sua brevit: E il Verbo si fatto carne .... Senza aggiungere le tre parole che dovevano bruciare le labbra di lui, il figlio adottivo della Vergine Maria. Ed ancora pi sorprendente il suo silenzio se si pensa che una delle sue intenzioni nella redazione del Vangelo suo quella di combattere i Doceti, gli eretici la cui audacia consisteva nel negare la realt del corpo di Ges. Probabilmente per essi che Giovanni usa la parola carne per dire: ed il Verbo si fatto carne. Sarebbe stato dunque naturalissimo nominare la persona umana attraverso alla quale s'era compiuta l'Incarnazione. Ges era figlio di Maria, figlio di una Donna: aveva dunque un corpo reale. Era veramente uomo.

D'altra parte Giovanni il solo fra gli Evangelisti che segnali la presenza di Maria ai piedi della Croce e quand'egli riporta le commoventi parole con cui Ges gli aveva affidata sua Madre, vuoi esprimere la felicit del privilegio insigne che gli stato accordato. Se ripassiamo il testo evangelico si sente un fremito di fierezza contenuta, ma profonda in questa finale: E da quel punto il discepolo la prese con s. Il suo cuore di figlio gli suggeriva di nominare Maria in una pagina dove era tanto naturale che la sua missione fosse ricordata. A rigore si potrebbe ancora spiegare questo silenzio sulla Vergine se nel Prologo Giovanni non avesse introdotto alcun nome umano. Ma fra l'eternit del Verbo, il grande fatto iniziale della creazione e la misericordiosa incarnazione, Giovanni nomina un personaggio, uno solo che sembra drizzarsi al di sopra di tutte le grandezze intermedie: Giovanni Battista. Vi fu un uomo, - egli dice, - inviato da Dio. Il suo nome era Giovanni. Ponendolo al centro dell'immenso quadro che dipingeva l'Apostolo non poteva meglio glorificare il suo Maestro, colui cui doveva la conoscenza di Ges. Ma per quanto profonda la riconoscenza verso il Precursore e per quanto grande la missione del Battista n l'una n l'altra potevano paragonarsi ai sentimenti nati in Giovanni verso una Madre che Ges gli aveva dato n alla sublimit della funzione ch'Ella aveva esercitato nell'incarnazione stessa. Il silenzio di Giovanni, comunque si esamini, sarebbe il segno d'una dimenticanza ben strana se non si pensasse ch'esso stato la conseguenza d'una formale consegna. Ed questo stesso silenzio che interpretiamo come il contrassegno sicuro della collaborazione mariana nella nascita di questa pagina unica. Come Iddio aveva generato il suo Verbo da tutta l'eternit ora aspettava a Maria, dopo averlo generato secondo la carne e lo spirito, di generarlo nuovamente, manifestando al mondo con la pi meravigliosa delle formule, la sua eterna preesistenza e la sua sostanziale divinit. Con ci non togliamo niente a Giovanni. Egli non avrebbe conosciuti i prodigiosi misteri senza la rivelazione di Ges. Non ci sorprenderemo che Maria avesse ricevuto la missione di dare a queste rivelazioni, nello spirito del pi amante ed amato dei discepoli, la loro forma definitiva e nel medesimo tempo fornire a noi le pi luminose luci sul divino segreto della nostra redenzione. Maria perci stata la Madre di S. Giovanni e la nostra col generare nelle nostre intelligenze la fede esplicita del Verbo incarnato. Le dobbiamo un supplemento di chiarezza sulla verit delle verit. Non sar mai troppa la nostra filiale riconoscenza.

____________ CAPITOLO IV

MARIA E I VANGELI DELL'INFANZIA

Sommario: Un problema difficile. Ipotesi d'una scelta fra Matteo e Luca. Ricordi di Giuseppe. La consegna di Maria. Da dove vengono i ricordi di Giuseppe. Le memorie di Maria. Cenni preliminari. La saggezza di Maria. Maria e S. Matteo Maria e il Vangelo di S. Luca. Importanza per la psicologia e la storia mariana dei due primi capitoli di S. Luca.

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Un problema difficile . - Siamo pervenuti finora a due conclusioni importanti: a sapere che l'umilt profondissima di Maria aveva fatto escludere dal Vangelo orale primitivo i racconti riguardanti l'infanzia e la nascita verginale di Ges e che nella preparazione lontana del pi preciso e mistico Vangelo Maria ha assolto un compito che pare sia stato preponderante. Anche se nelle nostre deduzioni le congetture hanno avuto larga parte, tuttavia crediamo che esista un legame sufficientemente logico fra ci che sappiamo degli ultimi anni terreni di Maria e l'altra missione che ammettiamo le sia stata affidata da Ges morente. Nulla si oppone che le cose si siano svolte come le abbiamo supposte e le leggi pi elementari della psicologia ci autorizzano a pensare che realmente dovettero essere cos. Ora affrontiamo una questione pi difficile e delicata: quale influenza ha esercitato la Madonna sulla redazione dei racconti dell'infanzia come si leggono in S. Matteo e in S. Luca. Sorvolando finora sulla questione abbiamo solo constatato che Matteo ha riprodotto i ricordi di S. Giuseppe e Luca le memorie di Maria. Un attento esame dei due testi ci dimostra che in S. Matteo vi sono cose che solo Giuseppe ha potuto dire, come le angosce precedenti al suo matrimonio colla Vergine, i diversi sogni nei quali riceveva ordini da Dio, mentre in S. Luca vi sono segreti tutti proprii della Madonna, come le parole dell'Arcangelo al momento dell'Annunciazione, la visita ad Ain Karin, il testo del Magnificat, ecc. C' qualche ombra nella spiegazione di questi due fatti e innanzi tutto, come ha potuto San Giuseppe trasmettere i suoi ricordi a S. Matteo dato che egli era morto parecchi anni prima che Matteo divenisse apostolo di Cristo e logicamente molto tempo prima che prendesse la penna come evangelista? E come mai i ricordi di Giuseppe erano sconosciuti a S. Luca o, se li conosceva, perch li ha passati sotto silenzio? E infine, in qual modo S. Luca conosceva le memorie di Maria e perch S. Matteo non ne sapeva nulla oppure sapendole non ne ha fatto uso?

Sono problemi che si suddividono in vari altri ed occorre un certo coraggio nel tentare di far luce su problemi quasi impenetrabili e ci si perdoner se noi inciamperemo in questa nostra impresa ardita ma insieme rispettosa. Sgombriamo le ipotesi incerte e improbabili.

Ipotesi d'una scelta, fatta da S. Matteo e S. Luca. - Ci sembra tanto inverosimile che S. Matteo abbia potuto trascurare le memorie di Maria se egli le conosceva, come inammissibile che San Luca abbia deliberatamente scartato i fatti resi da Matteo se il Vangelo di quest'ultimo era gi in circolazione quando Luca redigeva il suo. In altri termini: non si pu immaginare che Matteo e Luca abbiano fatto, ciascuno per proprio conto, una scelta arbitraria sulla base comune di racconti conosciuti dalla prima generazione cristiana per finire di darci due testi divergenti in modo da non incontrarsi che su pochi punti ma nello stesso tempo abbastanza concordi sull'essenziale da poter innestarsi l'uno nell'altro con relativa facilit. Sarebbe inutile parlare di libert di composizione. L'evangelista non un autore comune. Non scrive per il piacere di scrivere. Lo Spirito Santo lo guida nel suo compito, egli mosso dal fine principale di manifestare le alte verit per il profitto della Chiesa e mira ad essere il pi completo possibile perch in una storia divina anche i minimi dettagli hanno un loro grande valore. S. Luca proclama in termini precisi d'essersi applicato a conoscere tutto esattamente . frase che riassume mirabilmente lo spirito fondamentale dell'evangelista. Nessun dubbio che Marco e Matteo non abbiano avuto il medesimo desiderio di essere completi oltre che scrupolosamente esatti. Dir alcuno, con certi critici, che Matteo si proponeva lo scopo determinato di mostrare l'avverarsi delle profezie nella nascita di Ges e che scrivendo per i giudei, agli occhi dei quali contava solo il capo, legame della famiglia, egli si era limitato a ripetere i racconti di Giuseppe? E si aggiunger forse che Luca, scrivendo per i pagani, non si era tenuto agli stessi limiti e che si fosse invece preso il compito di completare i ricordi di Giuseppe con le memoria di Maria? Ma nessuna delle due asserzioni spiega in qualche modo il problema che ci occupa. Prendiamo il testo di S. Matteo ricco di reminiscenze bibliche, rivela chiaramente la sua intenzione di convincere i giudei, suoi lettori immediati, sul carattere messianico di Ges. Certo la sua dimostrazione sarebbe stata pi concreta se avesse attinto al tesoro dei ricordi della Madonna. Per esempio non era il caso di accennare all'annunciazione ed alla nascita del precursore? Si era guardato al Battista come un grande Profeta e si continuava ad onorarlo come tale, secondo i passi che gli consacra lo storico Giuseppe. Era dunque nel piano previsto da Matteo di parlarci delle sue origini sacerdotali, delle meraviglie riguardanti la sua nascita e delle profezie realizzate in Lui. forse che la presentazione al Tempio con le belle parole del vecchio Simeone fossero senza interesse per lui, per i lettori? Impossibile che Matteo non le conoscesse e non ne abbia tenuto conto: piuttosto sembra

ormai asso dato ch'egli conobbe solo i ricordi di Giuseppe e noi ci domandiamo per quale mezzo tali confidenze sono giunte fino a lui. Le chiamiamo confidenze perch uniamo S. Luca nel medesimo ragionamento: ancor pi sorprendente che Luca scrivendo dopo Matteo abbia rivelato le memorie della Vergine e non accenni ai ricordi di S. Giuseppe. In realt tutto avviene come se un personaggio misterioso, in possesso di tutti i segreti, li avesse distribuiti seguendo una legge oscura, conosciuta da lui solo e seguendo un sistema che secondo una espressione familiare si direbbe: da contagocce. Chi sarebbe questo personaggio? Sono parecchi o uno solo? Perch non possiamo noi ammettere che S. Luca abbia volontariamente e sistematicamente omesso quanto conteneva il racconto di S. Matteo, ch egli non scriveva, come far Giovanni, pi tardi, un Vangelo completamente? Abbiamo visto ch'egli dichiara di essersi applicato a conoscere tutto: segue che egli voleva dire tutto ci che sapeva. E non ci fu neppure tale intervallo fra il suo Vangelo e quello di Matteo da supporre ch'egli ritenesse inutile ripetersi, anche perch se era lontano dal riprodurre quanto avevano detto bene gli altri prima di lui, non si sarebbe servito con costanza e fedelt del Vangelo di Marco. Il silenzio di Luca circa il testo di Matteo non avrebbe avuto il medesimo significato del silenzio di Giovanni in rapporto ai racconti di chi lo precedette. Giovanni scriveva a distanza di quarant'anni dai primi e non avanz mai l'idea di raccontar tutto. Egli non fece che colmar le lacune dei suoi predecessori rettificandoli, con discrezione, qua e l e ci che Giovanni sorpassa nei testi dei Sinottici viene a godere, per lo stesso fatto del silenzio, della sua imponente autorit di testimnio attento e meravigliosamente informato. Per S. Luca, invece, niente di simile. Egli riprende dalla base tutti i racconti precedenti; annuncia il suo programma di non omettere nulla, ma di tutto scrivere con ordine. In queste condizioni il solo fatto di passar sotto silenzio le informazioni di S. Matteo concernenti l'infanzia di Ges, equivaleva ad una specie di smentita. Ma se Luca non ha saputo niente di ci che Matteo aveva scritto, se ormai positivo per i lettori dei due evangelisti ch'essi abbiano scritto alla medesima epoca ma in luoghi lontani uno dall'altro Luca senza dubbio a Roma dove era apparso il racconto di Marco e Matteo probabilmente a Gerusalemme - allora le loro divergenze riunite in un racconto essenziale offrono l'argomento pi persuasivo in favore della veridicit di ciascuno di essi (30). Teniamo per cosa sicura che n Matteo ha conosciuto le Memorie di Maria n Luca, ha avuto fra mano il testo che riportava i Ricordi di Giuseppe. Non si trattava in fondo di documenti accessibili a tutti, ma piuttosto di fonti confidenziali. L'utilizzazione di tali sorgenti pare sia stata regolata da una volont ferma alla quale nessuno certo pensava di poter disubbidire.

La consegna di Maria. - La precedente conclusione singolarmente interessante per noi. Le pagine di questo studio non hanno avuto finora che il risultato di prepararci ad ammettere l'esistenza di una consegna - passateci il termine d'uso militare in mancanza di meglio imposta da Maria, al principio dell'evangelizzazione, ai primi redattori del Vangelo orale. Per effetto di tale consegna non si doveva parlare della vita nascosta di Ges n di quanto precedeva la predicazione di Giovanni e il Battesimo di Ges al Giordano. Ammessa la necessit di questo primo punto, nasce la necessit di dimostrare tre asserzioni. 1. I Ricordi di Giuseppe non poterono essere trasmessi che dalla Madonna. 2. Le Memorie di Maria emanarono certamente da Lei e da Lei sola. 3. Allargando, secondo un piano provvidenziale, i rigori della primitiva consegna precedente giustifica con larghezza il carattere pi o meno confidenziale delle comunicazioni di Maria all'uno e all'altro. chiaro che se riusciremo a convalidare con probabilit notevoli le tre considerazioni il nostro punto di partenza ne uscir fortificato. Esiste una regola nella storia secondo la quale il valore di una ipotesi proporzionale al numero delle ombre ch'essa rischiara ed all'aiuto ch'essa porta per spiegarla.

Da dove vengono ricordi di Giuseppe. - A proposito di questi ricordi un eminente critico inglese, Plummer, ha avanzato l'idea che essi siano stati trasmessi dall'Apostolo Giacomo, cugino di Ges. Ma non possiamo dargli credito per varie difficolt evidenti e considerevoli. Per esempio: potremo domandare come mai Giacomo in possesso del meraviglioso segreto per via di confidenza dello zio S. Giuseppe, abbia lasciato a Pietro la cura di proclamare in seno al collegio apostolico la grandezza biblica e divina di Ges Cristo. Se Giacomo era davvero informato perch non us della sua influenza sui suoi fratelli e sorelle per avvicinarli a Ges quando ne erano lontani al punto da far dire: I suoi fratelli non credevano in Lui? Ma sull'ipotesi di Plummer c' da fare un'altra obiezione pi grave. La confidenza familiare di Giuseppe costituirebbe un'indiscrezione imperdonabile per il padre putativo e una prova di diffidenza ingiustificata verso Ges e Maria, i due personaggi pi sublimi e pi rispettati da lui, rimasti in terra dopo la sua morte a propagare, se lo volevano e come loro piaceva, la conoscenza degli ineffabili misteri di cui erano depositari con lui. E' un'ipotesi quella di Plummer che si pu ammettere solo dietro a prove irrefutabili, perch contraria ad ogni verosimiglianza e, diciamo pure, a tutte le convenienze. S. Giuseppe, morendo, non aveva motivo di preoccuparsi per la diffusione del segreto messianico. Ges aveva scelto di vivere nascosto per un periodo di trent'anni e Giuseppe era stato testimonio con la Madonna dei suoi costanti progressi nella Sapienza. Tutto ci fa

credere che anche egli sia stato iniziato all'interpretazione esatta del messianismo che ormai solo rarissimi in Israele comprendevano ancora (31). Non aveva ragione di preoccuparsi del resto, degli avvenimenti, n poteva fare a Ges e a Maria questa offesa di rivelare ad una terza persona, sia pure in stretta parentela e uomo di provata fiducia, i tanti misteri a cui la Provvidenza l'aveva associato. -Questa ragione decisiva non vale solamente per Giacomo. Vale per qualunque altro intermediario fra Giuseppe e Matteo i quali non hanno potuto conoscersi direttamente. Non perci possibile che i Ricordi di Giuseppe siano passati attraverso altri che non siano Maria e Ges e, data la poca probabilit che Ges abbia fatto Matteo delle rivelazioni su questo punto, rimane la convinzione che solo Maria abbia potuto dare delle precise informazioni. Si pu obiettare che ci gettiamo in supposizioni inestricabili; perch Maria avrebbe fatto a S. Matteo delle confidenze rifiutate a S. Luca e viceversa? Non turbiamoci prima del tempo, siamo attenti, secondo il celebre consiglio di Bossuet: a tener bene i due estremi della catena. Per il momento accontentiamoci di tenerne un capo e cio sapere che i Ricordi di Giuseppe non erano diffusi nel pubblico cristiano, che Luca, il diligente ricercatore, non li incontr sulla sua strada e che Maria sola ne conservava il prezioso segreto. Ed eccoci all'altro capo: Le memorie della Madonna non erano meno conosciute dal pubblico ed Ella sola poteva, al momento opportuno, introdurre nell'impenetrabile mistero.

Le memorie di Maria. - Qui c' qualche cosa di pi delle semplici verosimiglianze; non siamo costretti a laboriose deduzioni. Oltre il fatto che il soggetto non comporta incertezze e che difficile supporre che Maria abbia confidato a chiunque si presentasse il sacro deposito custodito come un tesoro sotto le volte di un'assoluta e religiosa discrezione, ci sono anche prove di primo ordine che appoggiano la nostra affermazione: Matteo che abitava a Gerusalemme e che poteva di conseguenza consultare Maria e Giovanni ogni qualvolta lo desiderasse, non ha invece saputo nulla dei fatti raccontati da S. Luca. Si vede perci che la Vergine Maria non ne parl a nessuno e che Ella rimase fedele alla consegna data al principio della evangelizzazione, nei tempi in cui conveniva segnare le grandi linee del Vangelo orale, di cui S. Marco ci diede gli elementi. Comunque, tale consegna deve essere stata tolta se noi troviamo in S. Luca le memorie della Vergine. E perch non sorgesse alcun dubbio il redattore fedele ha introdotto nel suo testo a due riprese, questo accenno estremamente significativo ed esplicito: Maria conservava in s tutte queste cose e le meditava in cuor suo (32). Questa volta non c' soltanto un timbro a secco come nel Prologo di S. Giovanni, c' una firma autentica e per di pi doppia. Ed talmente strano incontrare due attestazioni di

questo genere che si pu essere tentati che Maria abbia esposto le sue memorie in due riprese. Nella prima, Ella avrebbe raccontato, col suggello della sua testimonianza, ci che si riferiva all'annunciazione di Giovanni Battista e di Ges, una seconda volta Ella avrebbe aggiunto ci che costituisce gli ultimi trentatr versetti dell'Evangelo dell'infanzia di Ges in S. Luca, ossia il periodo che va dalla circoncisione alla presentazione al tempio, all'esempio del dodicesimo anno. Non ci rimane ora che di rendere conto di questa anomalia: la Madonna manifest a due evangelisti, separatamente, degli insegnamenti differenti sull'infanzia di Ges. Quale motivo la fece agire cos? Perch questa reticenza, queste confidenze parziali emesse in due riprese, fors'anche mentre, una pia curiosit la consultava?

Osservazioni preliminari. - Prima di affrontare la delicata e spinosa questione facciamo due osservazioni che non sono senza importanza. La prima che se anche non trovassimo alcuna soluzione al problema posto, ci non toglierebbe nulla alla correttezza e rigorosit delle deduzioni anteriori. Teniamo stretti i due capi della catena, ripeteva giustamente Bossuet, a proposito d'una questione: quella dell'accordo tra la prescienza divina e la bont umana, di cui conosciamo bene le due estremit, ma non la parte interna. Il fatto certo che tanto le informazioni riportate da S. Matteo quanto quelle conservate da S. Luca vengono da Maria e non possono venire che da Lei. Che noi possiamo o non possiamo affatto addurre le ragioni per giustificare la sua cernita e suddivisione dei documenti, non muta nulla delle prime constatazioni. La seconda osservazione che se pure fossimo impotenti a rischiarare questo mistero avremo mo ugualmente ottenuto un risultato apprezzabile designando nettamente la sorgente comune dei racconti dell'infanzia di Ges. Si possono paragonare i due testi di Matteo e di Luca alle due met d'un medesimo prezzo d'oro (33). Vi infatti una netta distinzione fra i due racconti; eppure i due frammenti si completano nel modo pi felice. I personaggi che vi troviamo hanno i medesimi caratteri; le designazioni del tempo e dei luoghi concordano perfettamente. Ora, pi facile intuire che il racconto sia stato diviso in due, volontariamente, da una sola persona piuttosto che immaginare che le due met si trovassero in possesso di due persone differenti. Comunque si fatto un notevole passo nella conoscenza delle fonti dei nostri Vangeli, con lo stabilire che i due racconti dell'infanzia di Ges provengono da una sola persona e che essa non che la Vergine Maria.

Si pu andare oltre? Possiamo penetrare l'enigma delle intenzioni della Vergine Regina in possesso delle chiavi di tutto questo mistero? Con tutto il rispetto tentiamo di farlo, e il lettore giudicher se siamo riusciti a portare un poco di luce su un problema ricco d'interesse per i nostri cuori.

La Sapienza di Maria. - Teniamo ora ben vicino a noi le conclusioni gi riscontrate e le minime luci percepite. Un primo punto da ricordare che Maria aveva cominciato a trattenere nella memoria e nel cuore quando sapeva. Ella conservava tutte queste cose e le meditava nel suo cuore. Non ne parlava e l'autorit stessa di Pietro non influir sulla sua risoluzione. Il Vangelo di San Marco non contiene nulla sull'infanzia del Salvatore. Tutt'al pi ci lascia capire che Ges non era figlio di Giuseppe secondo la carne, ma figlio di Maria sola. Abbiamo addotto come primo motivo del silenzio l'umilt della Vergine. Essa non vuole essere che l'Ancella. Non c'era posto per Lei nel messaggio redentore del suo Ges. La buona novella, cio il Vangelo di Ges Cristo cominciava con la predicazione del Battista nel deserto. E' un'umilt per che non rappresenta un cieco partito preso d'oblio o d'annientamento, anzi si ammanta della pi alta sapienza. Ci che importava agli uomini di sapere era la divinit di Ges, le prove della sua missione, le incomparabili ricchezze della sua dottrina, i mezzi di salvezza da Lui apportati al mondo, i segni indimenticabili del suo amore visibili nella gloriosa morte volontaria per l'espiazione dei nostri peccati. Tutto ci si trova nel vangelo orale commentato e sviluppato dalla predicazione apostolica di cui gli atti degli apostoli e le epistole di S. Paolo rappresentano l'eco. Se in seguito la curiosit dei fedeli si attacc alle origine umane del Salvatore era opportuno attendere che tale curiosit prendesse uri carattere interamente religioso. Necessitava una certa preparazione ai fedeli della prima generazione cristiana per avvicinarsi ai misteri commoventi, ma insieme sconcertanti dell'umile nascita di Ges in una stalla di Betlem. Abbiamo visto come la Madonna trattenesse le impetuosit di Giovanni, come sapesse ricordargli, pare, l'importanza dell'ora in tutte le cose. Il suo Ges le aveva detto a Cana: La mia ora non ancora venuta. Non sono queste lezioni che si dimenticano e Maria non era stata inutilmente alla scuola della Sapienza. Ella stessa al contatto del suo Ges era divenuta la creatura pi sapiente nel significato pi forte e profondo che di questa parola il mondo abbia conosciuto. Non ci sorprende che la Vergine abbia preso infinite precauzioni per introdurre nella tradizione cristiana i documenti di cui conservava il segreto intorno alla nascita verginale. Era un soggetto particolarmente delicato. Maria non dovette lasciar offuscare con alcun dubbio il carattere soprannaturale della concezione e nascita del Cristo.

Ma per far ci dovette fornire a spiriti gi preparati dall'altra predicazione apostolica le prove pi irresistibili e fornirle in modo semplice, fermo, categorico e senza ombra di esitazione e di riserva. Ora, c'era stato un uomo, predestinato da Dio, per essere il guardiano, il testimonio, il garante della virt soprannaturale di Maria. Quest'uomo era Giuseppe. E il giorno in cui la Vergine giudic che l'ora fosse suonata, che era tempo di levare la consegna pei primi anni e che era necessario parlare per non tradire il deposito confidatole da Dio, quel giorno Ella trov ancora il modo di conciliare fra di loro l'umilt, la sapienza, la discrezione e il rispetto verso Pietro. Essa aveva limitato al primo apostolo - almeno a parer nostro - i dettagli che egli desiderava conoscere sui misteri di Betlemme e di Nazareth. Ed anche manifestandoli a Matteo gli imporr il segreto per qualche tempo. Non gli aveva fatto che una confidenza intima (34) e confid dapprima soltanto ci che poteva mantenere Lei in seconda linea e cio solamente i ricordi di Giuseppe. Ancora una volta Giuseppe faceva da testimonio; era il garante ed il guardiano. Molti dei lettori di Matteo l'avevano conosciuto, essi potevano sottoscrivere a quelle parole rivelatrici della grande e santa prudenza di Maria: Giuseppe, suo marito, essendo giusto e non volendo esporla al disprezzo pubblico, form il disegno di ripudiarla segretamente. Riflettendo si ritrova qui una implicita difesa. Ma tutto cos discreto, cos puro ed elevato da riconoscervi senza fatica la sapienza superiore della Vergine stessa. Era come se dicesse: I nostri Libri Santi contenevano un annuncio che nessuno dei Dottori della legge aveva compreso (35). Il Messia doveva nascere da una Vergine e al di fuori della legge comune alla nascita di tutti gli uomini. Cos nato. Vediamo due prove. Prima: Giuseppe era un uomo giusto. Tutti coloro che l'hanno conosciuto sono l per testimoniarlo. La sua dignit, la sua piet, la sua virt sono sicure garanzie del suo focolare. Se egli ha sposato Maria l'ha fatto in seguito ad un avvertimento divino e in questo era sicuro circa la concezione soprannaturale di Ges. La seconda prova sta nel fatto che tutto era scritto. Difatti tutto accadeva perch si compisse ci che il Signore per mezzo del Profeta aveva annunciato: Ecco che la Vergine concepir e partorir un figlio che sar chiamato l'Emmanuele, ci che vuol dire: Dio con noi.

Maria e S. Matteo. - Ci che doveva passare fra la Madonna e S. Matteo ce lo rappresentiamo pressappoco cos: Da dieci, quindici e forse pi anni durava il silenzio della Vergine Maria sulle origini del suo divin figlio. Si predicava ancora soltanto il Vangelo orale di cui il testo di S. Marco offre le linee essenziali. In Palestina vicino all'abitazione della Madonna viveva l'apostolo Matteo. Pare che egli da principio abbia evangelizzato la Galilea. Ora se poniamo la data della sua partenza dalla Palestina nell'anno 42, ritenuto comunemente come l'anno di separazione degli Apostoli, possiamo anche ammettere ch'egli abbia fatto delle soste presso la Madonna tanto prima del

42 come dopo in occasione di qualche ritorno in Palestina prima della morte di Maria. Comunque sia S. Matteo si era proposto di scrivere ci che andava predicando, in altre parole di redigere un Vangelo. Possiamo anche credere che egli, vivente Ges, abbia preso delle note riassuntive dei discorsi del Maestro e ci naturalissimo trattandosi di un uomo assuefatto alle registrazioni di ufficio. Nel predicare in Galilea egli aveva avuto modo di ravvivare i suoi ricordi, completarli con le atte stazioni di numerose persone ancora viventi che erano state testimoni della predicazione di Ges e dei suoi miracoli. Aveva sentito parlare di Giuseppe da molti che l'avevano conosciuto e conservavano per lui la pi profonda stima. Per Matteo conosceva soltanto il fatto della nascita verginale ma non sapeva nulla dell'annunciazione n dell'infanzia del Salvatore. Pu anche darsi che egli abbia raccolto sul posto questa ingenua domanda: Ci parlate del Profeta, Ges di Nazareth? Non era il figlio di Giuseppe, il falegname? Deciso a scrivere la storia di Ges, reso attento ai misteri dell'infanzia del Cristo anche per le questioni e critiche espresse dai suoi uditori, Matteo avr sollecitato degli schiarimenti dalla Vergine stessa. Nel corso delle sue predicazioni si era reso conto della forte influenza degli argomenti scrittura li sugli uditori Galilei e Giudei. Tutta la vita del Cristo, era tracciata sulle scritture e parecchi passi rimasti fino allora incompresi e falsati nel loro significato s'illuminavano di giusta luce di fronte agli avvenimenti della vita di Ges. Era di grande importanza il precisare la discendenza davi dica del Maestro. La sua nascita verginale, conosciuta senza alcuna ombra fin dall'inizio della predicazione cristiana, proiettava una chiarezza nuova su una celebre pagina di Isaia. Per tutte queste ragioni Matteo sentiva il bisogno imperioso di ricorrere a Maria. Ella sola poteva fornire gli elementi sicuri della genealogia paterna di Cristo, dal punto di vista legale e, soprattutto, Lei sola poteva fornire nei riguardi della nascita reale di Cristo le informazioni indispensabili a spiegare perch, nato a Betlemme, il Fanciullo divino era cresciuto a Nazareth. Tutte ragioni di cui Maria dovette rendersi conto. Dovette pensare ad approvarne la bont. Non poteva perci rifiutarsi ai desideri tanto legittimi dell'Evangelista sebbene esistessero ancora in una certa misura i motivi che l'avevano trattenuta sempre dal far confidenze. Maria non voleva, mentre si predicava Cristo, essere messa in scena, almeno fino a tanto ch'Ella rimaneva in questo mondo, ch la vita nascosta di Ges era diventata il modello della sua vita quaggi. Ella acconsent, dunque, ad aprirsi con S. Matteo ma con la riserva che soltanto pi tardi sarebbero stati rivelati quell'insieme di documenti in cui, Giuseppe appariva tanto bene in primo piano da poterli denominare i Ricordi di Giuseppe. Matteo difatti non li dovette usare che molto tempo dopo la morte della Madonna e in attesa di innestarli nel suo Vangelo facile che non li abbia comunicati ad alcuno. Anche lui dovette attendere l'ora. Tutti gli uomini debbono saperlo fare, ma pi di tutti coloro che si professano seguaci di Cristo, di Colui il quale di questo grande principio di condotta umana ha offerto esempio sorprendente.

Cos noi spieghiamo come i documenti entrati in possesso di S. Matteo, probabilmente prima dell'anno 42, non furono messi in circolazione che una ventina di anni pi tardi e non furono prima conosciuti da altri, tolto forse S. Giovanni il quale era legato dallo stesso segreto e dallo stesso obbligo del silenzio (36).

Maria e il Vangelo di S. Luca. - Fino ad ora ci pare che i critici pi accaniti possano muovere serie obbiezioni alle nostre ipotesi: forse si possono correggere dei dettagli alle nostre congetture ma non si cambier gran cosa alle conclusioni. possibile, per esempio, che Matteo non abbia ricevuto direttamente da Maria i documenti che egli utilizzava ma da Giovanni quando la Madonna aveva gi lasciato questa terra; possibilit tuttavia, poco probabile. Sembra invece che Matteo fosse gi erudito, se cos possiamo dire, quando per attingere alla medesima sorgente si present un medico zelante, convertito dal paganesimo da S. Paolo e di venuto uno degli assidui compagni del grande apostolo. Il medico, tutti lo sappiamo, era S. Luca. Luca era d'Antiochia ed era uomo di alta coltura. Maneggiava il greco a perfezione. Il breve preambolo ch'egli ha posto all'inizio del suo Vangelo lo rivela come uno scrittore ben sicuro della sua penna e come uno storico cosciente dei suoi doveri. Egli non aveva conosciuto il Cristo ma dal giorno della sua conversione s'era fatto un dovere di raccogliere tutti gli insegnamenti possibili per poter appoggiare sulla roccia della certezza la sua fede e quella degli altri. Lui stesso ci assicura di questa costante diligenza nelle sue ricerche, dall'origine ossia dall'epoca della sua conversione. Egli interrog senza posa i testimoni oculari della vita, degli insegnamenti, dei miracoli di Ges e il suo Vangelo difatti porta le tracce della sua assiduit. Luca ha arricchito considerevolmente il Vangelo orale primitivo che egli prese come base fondamentale del proprio testo dopo averne potuto verificare le attendibilit delle notizie. Ci attestava la sua alta stima per il primo Vangelo al quale aggiunse un buon numero di testimonianze di cui possiamo congetturare le origini: quelle, per esempio, di Maria di Betania, di Giovanna a Chuzo, di Cleofa, uno dei discepoli di Emmaus. Fra tutte queste fonti ve n' una sola che Luca si preso cura di segnalare con una dichiarazione esplicita e cio, Maria la Madre del Salvatore, che gli forn un tesoro di informazioni. Come pervenne alle sue mani tale tesoro? Questione non difficile a risolversi se non si complicasse con la seguente: Come mai questo tesoro era alleggerito dalle ricchezze offerte al pubblico cristiano dal Vangelo di Matteo? Ci troviamo di fronte all'enigma affacciato precedentemente. Abbiamo usato altra volta il paragone della moneta d'oro spezzata in due. Evidentemente se si trattasse davvero d'un pezzo d'oro tutto sarebbe facile. Il primo pezzo stato dato a Matteo, il secondo a Luca. Ma invece non si tratta che d'un paragone.

Supponendo che Maria avesse di proposito dato a Matteo soltanto ci che rispondeva strettamente al suo programma, ci si pu domandare perch Luca non fu messo al corrente di questi fatti gi raccontati circa l'infanzia di Ges, lui che aveva manifestato la lodevole intenzione di c conoscere tutto esattamente allo scopo di scrivere con ordine? Saremo inclinati a credere che S. Luca non abbia conosciuto personalmente la Madonna, per conseguenza egli avrebbe ricevuto i documenti manifestati nel suo Vangelo attraverso un intermediario che a sua volta sarebbe stato legato da una consegna formale. La Vergine non aveva avuto certo il bisogno d'imporre la sua volont con chiasso e se noi usiamo anche qui la parola consegna lo facciamo con la coscienza precisa di ci ch'essa contiene di troppo imperativo e di duro. Maria era circondata da troppo rispetto perch il minimo desiderio da Lei espresso non divenisse per i circostanti un dovere dei pi sacri. Seguiamo l'ipotesi dell'intermediario fra Maria e S. Luca. Chi fu? Viene immediatamente alle labbra il nome di Giovanni, ch Luca alla ricerca dei documenti necessari alla sua storia non poteva mancare di battere a tale porta. Giovanni non lasci Gerusalemme - si crede - che al momento della partenza generale dei cristiani dalla capitale in decadenza ed in rivolta contro Roma, per ritirarsi a Pella, dunque circa l'anno 66. Luca probabilmente ebbe occasione di vederlo in pi riprese e immaginiamo con quale santa avidit l'avr interrogate. Fra i propositi del pio medico c'era un punto che doveva piacere moltissimo a Giovanni: l'intenzione di scrivere con ordine. Difatti ci di cui difettava la catechesi primitiva, con altre parole, il Vangelo orale, era appunto la cronologia. L'esattezza dei fatti non ne soffriva. Poich nei primi tempi della predicazione il Vangelo era manifestato ai fedeli con frammenti pi o meno brevi inseriti nella celebrazione della Cena, l'ordine cronologico aveva importanza relativa. I nostri Vangeli domenicali cominciano uniformemente con le parole: In quel tempo ... Non c'erano inconvenienti anche se i racconti orali degli apostoli erano ogni volta incominciati con formule generiche. Ma dal momento che la prima generazione cristiana stava per scomparire e necessitava quindi la redazione d'un testo per le et future, diveniva pure necessario un ordine storico. Giovanni aveva tanto ben compreso tale opportunit che il suo Vangelo porter pi tardi le note cronologiche pi numerose, pi esatte. Ed abbiamo gi affermato che l'influenza della Vergine Maria non deve essere stata estranea a tale pia minuziosit. S. Giovanni era perfettamente in grado di rendere a Luca i preziosi servizi. C' da osservare per che egli mantenne la sua riservatezza in primo luogo, col non svelare nulla di quel Vangelo complementare che portava nel proprio cuore e che aveva elaborato nelle lunghe e quotidiane meditazioni con la Vergine e, in secondo luogo, col non accennare a Luca dei documenti trasmessi dalla Madonna e, forse da lui stesso a nome di Lei a S. Matteo. Sono due considerazioni complementari: la prima ci aiuter a comprendere meglio la seconda. Riprendiamo pi profondamente le due constatazioni: Giovanni non ha rivelato nulla del proprio Vangelo. E' un fatto che appare evidente: nel terzo Vangelo non c' alcuna traccia

delle idee, delle percezioni teologiche, delle discussioni, paragoni ed allegorie e dei discorsi che si trovano nel quarto Vangelo. Si pu dire: Ma Giovanni non doveva stendere tutto il suo racconto che quarant'anni pi tardi. Stendere, s, ma non inventare. Ci che Giovanni scrisse verso l'anno 100 lo conosceva bene anche nel 60. Ricordiamo quanto abbiamo affermato in precedenza che Egli ha vissuto nell'intimit pi filiale verso la Vergine Madre. Se Maria ha potuto dire che conservava tutte le parole meditandole in cuor suo anche Giovanni poteva dire altrettanto dei propri ricordi. Nessun dubbio che egli abbia nutrito il suo fedele amore, la sua anima e la sua fede con i ricordi del suo adorato Maestro. E nessun dubbio che giorno per giorno, d'accordo con Maria e stimolato da Lei, non sia nato un inventario esatto e completo di ci che poteva arricchire in futuro i fatti del Vangelo orale edificato da Pietro e dagli altri testimoni immediati della vita pubblica. Ma ancora una volta Giovanni attendeva l'ora. Crediamo che non si possa spiegare in altro modo il silenzio volontario da lui osservato fin dopo la morte di Pietro e Paolo, fino a quel momento che possiamo chiamare la sua provvidenziale entrata in scena. Noi non ci fermiamo neppure al meschino pensiero d'una riserva dettata da una piccola gloriuzza personale, cio che il progetto di pubblicare un giorno quanto sapeva sui particolari della vita del Redentore potesse trattenerlo dal manifestare i documenti ad un terzo. E' un'insinuazione indegna del carattere di S. Giovanni. E per di pi contraddetta dai fatti perch se Giovanni. pensava di riservarsi degli inediti per usarli in futuro, avrebbe potuto servirsi anche delle preziose memorie di Maria. Non l'ha fatto: ci prova che egli era immensamente pi alto dei gretti calcoli di una rinomanza letteraria. Senza inconvenienti e senza ingiustizia non si possono prestare a Giovanni idee tanto meschine e per giustificare il suo silenzio verso Luca non resta altro che ricorrere alla spiegazione proposta nel secondo capitolo di questo studio: Maria aveva collaborato nella formazione del suo futuro Vangelo e gli aveva raccomandato di aspettare l'ora. Aveva distolto Giovanni da ogni premura. L'una e l'altro sapevano bene che non si deve, come dir pi tardi S. Vincenzo de' Paoli, anticipare i tempi alla Provvidenza. Nel periodo in cui Pietro viveva e dirigeva la Chiesa, e per tutta la durata della prima generazione cristiana, era buona cosa, giusta e conforme alla volont di Dio, attenersi alle forme della predicazione primitiva. Senza alcun dubbio si pot apportare, cominciando dalla seconda generazione, cio dieci o vent'anni dopo la morte della Madonna, qualche aggiunta complementare circa l'infanzia misteriosa del Cristo e la vita nascosta a Nazareth. Ma anche qui conveniva rispettare il mistero di cui Ges si era circondato. La vita nascosta doveva rimanere tale in tutto il corso dei secoli. Supposto che Maria abbia manifestato il suo segreto a Giovanni - e lo si ammette volentieri riconoscendo l'uso fatto dall'apostolo nel Prologo dei passi relativi alla Sapienza - deve poi aver regolato Ella stessa ci che era il caso di pubblicare a tempo opportuno e ci che doveva rimanere per sempre nascosto nell'ombra.

Tentiamo di rendere chiaro il nostro pensiero attraverso un dialogo immaginario. Giovanni: Madre mia, pi d'una volta m'avete parlato della visita dell'Angelo quando eravate nella vostra casa di Nazareth. Mi avete raccontato la nascita a Betlemme del mio dolce Maestro. Ho conosciuto, per grazia vostra, le sublimi conversazioni tra voi due quand'egli cresceva in Sapienza e in grazia dinnanzi a Dio e agli uomini. Quanti dei nostri fedeli, guadagnati alla luce dagli sforzi di Pietro e degli altri apostoli, sarebbero stati felici di sapere queste belle cose! Non ci permetterete di dire loro come nato il Salvatore e quali erano le promesse del cielo sulla sua culla? Maria: S, figlio mio, essi sapranno un giorno ci che desidereranno. Ma l'ora non ancora venuta; Un prezioso insieme di ricordi gi stato manifestato all'apostolo Matteo che aspetter per scriverli il momento propizio. Io non ti abbandoner per raggiungere il Signore senza averti lasciato il racconto di quello che i discepoli debbono conoscere. Ma ci che stato consegnato a Matteo, col sigillo provvisorio del silenzio, non sar toccato. Siamo legati dalla stessa consegna imposta a Lui. Se egli ci domander di completare qualche notizia non ci rifiuteremo e seguiremo in ci le aspirazioni dell'alto. Se qualche altro scrittore si presentasse in nome del Signore non potremo riferire ci che stato affidato gi a Matteo: sarebbe un fargli offesa. Ma potremo aprire nuovamente il nostro tesoro e confidare ci che esso ancora contiene. facile individuare ci che d'arbitrario contiene questo dialogo, ma crediamo che Giovanni; unico depositario delle memorie di Maria, quando essa fu assunta in cielo, si sia sentito legato dagli impegni resi verso Matteo e non si sia creduto Quindi in diritto di manifestare a dei terzi le confidenze che solo Matteo aveva ricevuto. Come del resto anche quest'apostolo - se Luca lo pot incontrare ed interrogare (37) non credette poter rivelare quelli, che abbiamo chiamato i ricordi di Giuseppe. Ci basta per spiegare il duplice fatto delle differenze dei racconti sull'infanzia e insieme la perfetta coincidenza su punti essenziali. Maria avrebbe dunque redatto prima di morire o forse ha dettato ci che si trova nei primi due capitoli di S. Luca. S. Giovanni avrebbe avuto in consegna la preziosa redazione e Luca in cerca di documenti per la storia di Ges sarebbe stato scelto dalla Provvidenza per portare quel testo a conoscenza della Chiesa della seconda generazione. Una sapienza superiore aveva presieduto a queste rivelazioni parziali e successive. I ricordi di Giuseppe dovevano essere conosciuti per primi. Essi presentavano una prima affermazione del dogma della nascita verginale e donavano al dogma stesso l'appoggio della giustizia di Giuseppe e il fondamento del testo di Isaia divenuto per la prima volta luminoso. N si potrebbe pretendere che tutto questo racconto sia stato creato per convalidare un passo - quello di Isaia - poich nessuno l'aveva compreso fino allora e perch la divinit di Ges era ormai una certezza acquistata indipendentemente dal racconto della sua concezione soprannaturale. Al contrario le testimonianze indubitabili che la predicazione apostolica aveva accumulato sui miracoli e gli insegnamenti di Ges, sulla divina sua missione e suo

diritto al titolo di Figlio di Dio, aprivano le vie, nel pensiero dei primi cristiani, alla fede pi cieca verso le novelle rivelazioni concernenti le sue origini miracolose. Pi si riflette al carattere delicato di queste rivelazioni in cui l'onore della Vergine, e per conseguenza quello del suo Figlio divino, si trovano impegnati; pi si ammira la perfetta prudenza di Maria in tutto, pi si comprende il suo lungo silenzio e pi si intende il motivo delle diverse tappe nella pubblicazione dei racconti dell'infanzia. Non diciamo che tutto sia stato predisposto come poi in realt avvenne. Tutti gli avvenimenti di questo mondo comportano una parte enorme di oscurit per noi. Comunemente le ombre si chiamano destino, ma la sapienza cristiana vede dappertutto l'azione della Provvidenza. Ges aveva detto con parole profonde: I capelli stessi del vostro capo son tutti contati. Il problema esaminato stato dunque risolto da Maria e Giovanni tenendo conto delle circostanze in cui essi riconoscevano la volont divina. Molte di tali circostanze sono ignote a noi ed probabile che se le conoscessimo tutto si farebbe pi chiaro. Ma non siamo in pericolo di sbagliare ammettendo come fattori essenziali le due virt dominanti in Maria: la sua umilt e la sua sapienza. Importanza dei documenti di S. Luca. - Per lungo tempo questa sapienza e questa umilt s'erano fuse per privarci degli inapprezzabili documenti racchiusi nei primi due capitoli di S. Luca. Sembra ormai certo che soltanto alla fine della sua vita, Maria abbia aperto il suo tesoro alla posterit, pensando unicamente alla gloria del suo divin Figlio. Questi capitoli del terzo Vangelo appartengono essenzialmente alla storia di Cristo. Ce ne siamo gi serviti nella misura delle nostre forze raccontando l'infanzia del Salvatore (38). Ma se essi non sono stati pubblicati per sodo disfare a delle semplici curiosit ed ancor meno per servire da piedestallo postumo alla Madonna, essi non sono meno stupendamente utili agli storici desiderosi di scrivere intorno alla Madre di Cristo. Senza di quei documenti non conosceremmo nulla di Lei. N il Vangelo di Marco, n quello di Matteo meno ancora quello di Giovanni forniscono le basi indispensabili alla pi modesta analisi psicologica ed al pi breve saggio di storia. Grazie a S. Luca invece, noi possiamo finalmente uscire dalle semplici congetture. Non solamente i suoi due capitoli ci parlano di Maria intrattenendoci su Ges, ma ci che di ben maggiore interesse per noi, essi emanano direttamente da Maria stessa. Essi portano una impronta armonica che tutti gli studiosi hanno notato. Conservano un carattere nettamente preevangelico; formano nel terzo Vangelo un tutto a s. Se l'Evangelista ha posto qua e l la nota personale del suo stile, come certi critici hanno voluto riconoscere, essi per hanno conservato sotto una debole vernice superficiale, lo stesso testo con cui erano stati espressi a Luca. Possiamo dunque inchinarci con tutta fiducia su questi passi. Se bastano poche espressioni per giudicare un uomo qui abbiamo assai di pi del numero desiderato.

Il Vangelo dell'infanzia di Ges in S. Luca comprende 132 versetti, esclusa la genealogia. poco ed pure una ricchezza inestimabile: vi in essi una densit straordinaria di fatti e di pensieri. Esempi e parole: ci che ci rimane da meditare.

_____________ Capitolo V

Sommario: Scopo della presente opera. Riassunto dei capitoli precedenti. Sede della Sapienza. Ancella del Signore. Genesi psicologica del Magnificat. Riminiscenze bibliche del Magnificat. L'intelligenza di Maria nel Magnificat. Conclusione.

***

Scopo della presente opera. - Attraverso le pagine che precedono non abbiamo perduto di vista il particolare scopo che cerchiamo di raggiungere con l'opera presente. Non ci siamo affatto proposti la soluzione di qualche spinoso problema di critica storica o di esegesi. Se tali problemi si sono affacciati e si tentato di risolverli, stato per con un interesse secondario. Noi vorremmo ricostruire la storia degli ultimi anni di Maria. Ma per ora desideriamo soprattutto contemplare nella lontananza dei tempi un viso di Regina, togliere dall'ombra in cui si volontariamente nascosta la pi bella figura di donna, di madre, di vergine e di principessa che la storia conosca. Avendo scritto una modesta Vita di Ges abbiamo voluto aggiungere un saggio di Maria. Dicevamo cominciando la prima: Il Vangelo un oceano. Ciascuno di noi vi getta la sua rete; Noi portiamo qui il risultato della nostra pesca . Abbiamo tentato di nuovo di pescare in un'acqua profonda. E non ci sembra che i nostri sforzi siano rimasti senza successo. La prima impressione che si prova nel considerare l'esistenza terrena della Vergine Immacolata di sorpresa con una specie di delusione. Non si trova di fronte a s che silenzio e buio. La vita nascosta di Ges durata trent'anni su trentatr. Quella di Maria durata sempre. grazia se conosciamo attraverso qualche episodio smagliante di bont un anno o due della sua lunga carriera quaggi. Dall'annuncio di Giovanni Battista e dalle perplessit di Giuseppe al ritorno dall'Egitto, sono trascorsi forse diciotto o al massimo venti mesi. Ci avveniva entro il quindicesimo e il diciassettesimo anno di Maria che ha trascorso su questa terra dai sessantacinque ai settant'anni. Tolti i racconti dell'infanzia di Ges, non sappiamo pi nulla di Lei se non

attraverso qualche cenno sparso qua e l. Ignoriamo perfino la data della sua morte. I Libri del Nuovo Testamento non ci dicono nulla dei suoi ultimi anni. E intanto la devozione a Maria non ha cessato di crescere attraverso i secoli. Ci che essa aveva annunziato si realizzato: Tutte le generazioni mi chiameranno beata . Cos' dunque questa attrattiva divina ch'Ella esercita sugli spiriti dal fondo di questa notte dei secoli? Non c' da parte nostra un tentativo temerario: quello di dirlo? Che cosa abbiamo visto finora? Riuniamo in un fascio unico le luci ottenute dagli accostamenti di qualche fatto preciso che conosciamo.

Riassunto dei capitoli precedenti . - L'indomani della festa di Pentecoste Maria stata ospitata nella casa di Giovanni. E vi resta fino alla sua morte. Non pare che Ella abbia mai lasciato Gerusalemme. Ha fatto forse ancora il viaggio della Galilea e di Nazareth? Non lo sappiamo. Non sappiamo pi niente di Lei, e S. Giovanni stesso il figlio del tuono sembra aver deposto la impetuosit per non cercare che la solitudine. S. Giovanni rimane pi di trent'anni - in apparenza di meno - lontano dall'attivit apostolica comune ai messaggeri di Ges. Come il suo Maestro egli avr avuto la sua vita nascosta. Davanti alla casa di S. Giovanni, profumata dalla presenza di Maria, la parola Chiostro si presenta da s allo spirito. Negli ultimi anni del secolo XI e nei primi del secolo XII vi fu un uomo che pare fosse ossessionato dal mistero di questa santa agitazione. Era un contemplativo e insieme un oratore d'una eloquenza irresistibile. Si lasciava tutto per seguirlo. Trascinava le folle dietro di s, nei suoi spostamenti. Il teatro delle sue predicazioni era la terra d'Angi e la Bretagna. Si chiamava Roberto d'Abrissel; fin per fondare un Ordine doppio che si chiam l'Ordine di Fontevrault (1099). Ci che vi era di particolare in Quest'Ordine che vi si venerava con un culto speciale il ricordo della clausura della Vergine Maria e di S. Giovanni al punto che era sempre la Badessa di Fontevrault, a mantenere la direzione effettiva dei due Ordini di Religiose e Religiosi, appunto come Maria aveva la prima parola nel Chiostro primitivo dove S. Giovanni riceveva le sue materne lezioni. Fontevrault un bellissimo esempio dell'attrattiva esercitata da Maria. Nella solitudine in cui Ella si nasconde, d'accordo con S. Giovanni, non si fatica ad indovinare le ascensioni d'una vita intensa. Di fatto abbiamo visto l'azione di Maria tradursi in fatti sensibili in ciascuno dei quattro gloriosi Vangeli. Quello di Marco ha ricevuto da Lei i limiti a cui attenersi. Il suo sguardo si trovato cos giusto, la sua prudenza cos alta e la saggezza tanto consumata che non si pu per ci stesso immaginare che le cose avrebbero potuto essere diverse. Gli elementi pi importanti per i quali il primo e il terzo Vangelo differiscono dal secondo e differiscono fra loro, sono pure, abbiamo detto, per una gran parte, da attribuirsi all'influenza della Vergine Maria.

Da Lei ci sono pervenuti in S. Matteo i ricordi di Giuseppe, e ancora per suo intervento leggiamo in S. Luca le deliziose narrazioni che hanno incantato tante anime e le incantano ancora. Infine c' un Vangelo che i contemplativi, hanno sempre preferito agli altri, dove hanno meglio ricercato l'alimento delle loro attente elevazioni, dove Ges ci appare pi intimo, pi vicino, pi amante, e questo Vangelo abbiamo creduto di poterlo chiamare senza alcun pregiudizio, per la gloria di Giovanni, il Vangelo di Maria per eccellenza. Cos quest'apparente inazione della Vergine valeva ai nostri occhi un'azione in profondit d'una rara potenza, allo stesso modo che il suo silenzio era un silenzio lirico, un silenzio cantante. venuto di verificare le nostre deduzioni, di controllare la nostra ipotesi. Sebbene abbiamo riscontrato, i passi sicuri ci provengono da Maria stessa - quei due primi capitoli di S. Luca dove possediamo le memorie della Vergine - ci devono dar modo di ritrovare le grandi linee che tracciano per noi un ritratto psicologico. Senza dubbio una persona che si vede a cinquant'anni e il cui spirito sempre stato sveglio e la cui anima non ha cessato di progredire deve essere assai diversa da quel che era a quindici anni. Se noi avessimo assistito alle conversazioni fra Ges e i dottori della legge nel Tempio quando Egli aveva dodici anni troveremmo forse una grande distanza fra la sua sapienza precoce e quella dell'et matura. Maria stessa ci garante che Egli era costantemente cresciuto in sapienza e in grazia, come in altezza. Maria pure ha dovuto crescere. Le sue ascese non hanno mai avuto riposo. Ella ci fa giustamente conoscere, a proposito dell'episodio che stiamo ricordando, che Ella non comprese allora ci che Ges le aveva risposto. un modo di farci capire che Ella lo comprese in seguito. Abbiamo tentato di dire, difatti, ci che erano stati per Lei i diciotto anni che dur ancora la vita nascosta del suo Divin figliuolo a Nazareth. Non possiamo dunque n dobbiamo attenerci a ci che rivelano le sue Memorie dove non si trovano che alcuni brevi documenti della sua giovinezza. Se ci appoggiamo a questi dobbiamo farlo per trame lo spunto e svilupparli per quanto in noi, in quel senso che essi ci indicano. Intanto per non rientra nel nostro piano di riprendere il racconto dei misteri dell'infanzia di Ges. Tale racconto fa parte della vita del Divin Maestro e noi non abbiamo nulla da aggiungere. Ci che ci interessa tutto quanto contribuisce a farci conoscere l'animo di Maria, come i tratti del suo carattere, la sua fisonomia morale, in una parola la sua santit. La grande difficolt del nostro compito consiste nel trovare una cornice al ritratto che dobbiamo fare. Quando si trovano le cornici ordinarie ci si accorge che sono misere ed anguste. Si crede comunemente di aver detto tutto intorno a una creatura u'mana quando si parlato della sua intelligenza, della sua volont e del suo cuore. Ma questa triplice divisione, cos comoda negli altri casi, in quello della Vergine appare penosamente artificiale, non c' un atto n un disegno in cui non siano impegnati contemporaneamente ed intimamente la

nostra sensibilit, la nostra capacit di comprendere e la nostra potenza di decisione. E se ci vero per tutte le creature umane, a maggior ragione vero trattandosi di una delle vite pi alte che sia passata sulla terra. Il tutto nel tutto. Ma poich i nostri poveri discorsi non possono contenere la mobile realt senza piegarsi al gioco delle divisioni e distinzioni, tenteremo di svolgere la nostra interpretazione di uno spio rito cos grande nelle tre parti che comporta ogni analisi psicologica e parleremo in questo capitolo dell'intelligenza di Maria, nel seguente della sua volont e nel terzo del suo cuore.

Sedes sapientiae. - L'intelligenza di Maria? Si dovrebbe dire la sapienza. Ci siamo gi spiegati sul significato di Questa parola. Evidentemente la sapienza stato l'ideale terreno di Maria. Acquistare la sapienza lo scopo di ogni vita umana. Se ci si domandasse: perch siamo stati creati, noi potremmo rispondere: per possedere la sapienza. E non si creda che si tratti solamente dell'idale della vita presente. Il possesso della sapienza l'essenza anche della vita eterna. La vita eterna - ha detto Ges parlando al Padre - che essi conoscano Te, il solo vero Dio e Colui che hai mandato, Ges Cristo. Come per un lampo che squarci le nubi, noi percepiamo d'un tratto il motivo e la ragione ultima dell'intelligenza. la capacit di conoscere. Ma che cosa che dobbiamo necessariamente conoscere? Solo quello che ci colloca nella linea del nostro immortale destino. Noi veniamo da Dio. Noi ritorniamo a Dio. L'intelligenza saggia quella che si attacca a Dio, quella che vede Iddio, che abbraccia la catena degli affetti risalendo alla Prima Causa che Dio. Se la vita eterna consiste nel conoscere Dio e Ges Cristo, la vita terrena non pu avere altro scopo che di iniziarci a tale conoscenza. E si pu dire che un'anima tanto pi intelligente quanto pi va direttamente, fortemente, intimamente a Dio, attraverso tutti gli avvenimenti e tutte le creature. Certamente siamo ben lontani da certe concezioni della nostra epoca materializzata ed avvilita. L'intelligenza contemporanea si chiusa negli effetti fino a diventare cieca rispetto alla Causa. Essa non ha voluto avere attenzione che per ci che passa. Gli alberi le hanno nascosto la foresta. Le onde le sottraggono l'oceano. Ma chiunque pensi al significato della vita dello spirito, comprende la vanit di tutta quella scienza che guarda alle cose caduche ed ignora ci che eterno. Chi non vede al contrario che la sapienza definita come conoscenza di Dio e di Cristo stata uno dei pi eminenti privilegi di Maria? Se rileggiamo le pagine che sappiamo uscite dalla sua mano o almeno dal suo pensiero - ci riferiamo non al Prologo di Giovanni in cui abbiamo creduto di trovare il timbro a secco, ma ai primi due capitoli di S. Luca che portano la sua firma in chiaro - ci stupiremo subito della presenza costante del nome di Dio fin dalle prime linee.

Maria vede Iddio dappertutto. Maria non pensa che a Dio. Egli il suo Tutto, il Principio e la fine di tutte le cose. Ella parla di Lui con la stessa naturalezza con cui respira. Non si sente nemmeno pi la ricerca di Dio in ci che ella scrive, tanto il pensiero di Dio fa corpo con la sua anima. Se vuol fare l'elogio della virt di Zaccaria e di Elisabetta non ne parla come farebbero i narratori del nostro tempo. Ella non dice: c'erano due buoni vecchi, diritti e giusti, viventi nella pace e nel compimento del loro dovere. Il dovere? E' un'astrazione. L'intelligenza di Maria vede il concreto, il reale che palpita e vive. Perci Ella descrive: essi erano ambedue giusti dinnanzi a Dio vivendo irreprensibilmente secondo tutti i precetti e gli ordini del Signore. In verit un elogio pi bello di creature umane non si pu fare. Vuoi presentare Zaccaria , nell'esercizio delle sue funzioni? Ella non dimentica Colui che deve essere il centro di tutti i nostri atti: Or avvenne che mentre Zaccaria esercitava le sue funzioni sacerdotali secondo il suo turno al servizio di Dio .... Un poco pi avanti per definire la maest dell'angelo, noi leggiamo queste parole che per Maria contengono ogni titolo d'amore: Io sono Gabriele che sto davanti a Dio. A maggior ragione la scena dell'annunciazione tutta penetrata dalla presenza di Dio. Pare che non fosse necessario dire che Gabriele era mandato da Dio. Veniva da s. Ma la Vergine precisa nel suo racconto: Sei mesi dopo, l'Angelo Gabriele fu mano dato da Dio .... E quale sar la prima parola dell'Angelo? Salute, o piena di grazia, il Signore con te. Egli sapeva che Ella nella sua vita desiderava una cosa sola: possedere Iddio. Il cielo stesso approva cos il suo ideale, canonizza la sua saggezza, incoraggia il procedere ardente del suo spirito. Il Signore con te! Non si pu dire nulla di pi consolante e di pi forte ad un'anima, ma si suppone da parte di quest'anima un costante sentimento della presenza divina. Dio con coloro che pensano a Lui. La condizione della sua presenza in noi l'adesione del nostro spirito a questa presenza stessa. Egli in noi quando lo dimentichiamo, ma non con noi. in noi a nostra insaputa. Vi come testimonio e come Giudice. Nulla pu distogliere la vigilanza di questo testimonio. Nulla pu sfuggire all'autorit di questo Giudice.

Ancella del Signore. - Maria non che una giovinetta di quindici anni. Vede Iddio in tutte le cose. L'Angelo Gabriele ci garante, con le parole stesse del suo saluto, che Dio non abbandona mai il suo pensiero. Ma non ci ha detto qual'era la sua disposizione interiore davanti a Dio. Maria stessa che involontariamente ce lo fa conoscere. Quando l'Angelo le annuncia il suo divino messaggio, quando ha fatto la rivelazione prodigiosa che Ella

diverrebbe la Madre di Dio, nella luce abbagliante ed improvvisa di tale annuncio, essa trova la sola parola che pu convenire a tale grandezza. E la trova senza sforzo, senza apparenza di riflessione, come una cosa che va da s, come un'evidenza speciale: Ecco l'Ancella del Signore, sia fatto di me secondo la sua parola. Non potremo mai abbastanza estasiarci su tale miscuglio di semplicit e profondit. Chi oserebbe dire che tutto ci non rientra nella linea pi pura di tutto il Vangelo? Chi pretenderebbe dire che la Madre non abbia trovato in quest'occasione tutto ci che la sapienza del Figlio potr insegnarci pi tardi? Ges dovette dire ai suoi discepoli: Quando avete fatto tutto ci che comandato dite: siamo servi inutili, non abbiamo fatto che il nostro dovere (Lc 17, 10). Ecco la perfezione, rimanere nel novero dei servitori, capire Dio e se stessi. Maria ha avuto questa sapienza. Ci prova la solidit del suo spirito. Ella ha saputo andar diritta all'essenziale, poich l'essenziale di sapere ci che siamo e ci che facciamo sulla terra, di conoscere Dio e se stessi. Conoscere Voi! Conoscere me! Grider S. Agostino. In verit tutto sta l. Ed per questo che non c' una profonda intelligenza senza una profonda religione. Basta riflettere un momento per vedere la sola parola: Ecco l'Ancella del Signore contiene tutto lo spirito della vera religione, cio di quella che non semplice speculazione, una velleit superficiale, ma una laboriosa realt. Che cos' d'altro la religione se non servire Dio? Saper che Dio il Re, il Maestro, il Sovrano Signore, che noi riceviamo tutto da Lui, che tutto ci che in noi suo, che tutta la nostra vita deve essere orientata verso di Lui, che tutto il resto illusione e menzogna, fumo e nulla; ecco ci che costituisce lo spirito religioso e ci che significa sotto una forma concreta e vivente quella bella parola che fu il motto araldica di Maria servire! Si dir forse che Ella non aveva inventato il suo motto, ma l'aveva attinto nelle lezioni di sua Madre e nella tradizione della Sacra Scrittura del suo popolo. Certamente! Ma non l'invenzione sola che qualifica una intelligenza, prima di tutto una percezione netta e viva - nell'insieme delle verit che ognuno riceve dal passato, poich l'uomo eminentemente un essere istruito secondo Lacordaire - dei principi i fondamentali, delle certezze dominanti, degli assiomi da cui deriva la condotta dell'anima. Ora ci sono due cose che sorprendono in quest'incontro dell'Angelo con Maria, che per noi la prima rivelazione della sapienza che cerchiamo d'analizzare, e queste due cose sono precisamente la chiarezza e la vivacit della percezione intellettuale della Figlia di David. L'apparizione di Gabriele e l'annuncio del suo messaggio devono essere stati estremamente rapidi. Fu una specie di abbagliamento simile al lampo. Alcuni istanti furono sufficienti per lo svolgimento di tutta la scena. L'Arcangelo si esprimeva con quella brevit imperiale in cui gli antichi Romani vedevano il segno dell'autorit. Maria non ha detto che due parole. La prima riguardava il suo voto. Vedremo nel capitolo seguente quali visioni pronte e vaste

conteneva la sua domanda quasi angosciata. Le si domandava in un batter d'occhio tutto un cambiamento della sua vita senza neppure che Ella avesse il tempo di prevenire il suo santo fidanzato, Giuseppe, che conosceva il segreto delle sue risoluzioni. Ma l'Angelo ha ripreso la parola. Istantaneamente Maria intuisce, il suo sguardo si immerge nell'avvenire. La sua vita cambiata. Ella si affida a Dio per ci che riguarda la rivelazione che Giuseppe deve ricevere. Con fulminea prontezza Maria distrugge le proprie vedute, annienta le sue concezioni e si inchina davanti alla volont di Dio. Ma in tutto questo, niente parole, nessuna esitazione, nessun commento: Ecco l'Ancella del Signore, si faccia di me secondo la sua parola. E' detto tutto. Il mistero dei misteri compiuto. Dio s'incarna nel suo seno. E' un attimo questo che non sar mai sorpassato. Qualunque siano le magnificenze che l'Eterno pu far nascere nei cieli e attraverso i mondi, Egli non far nulla di pi grande di quanto stato fatto in questo momento, in questo luogo e in quest'umile dimora per l'umile accettazione d'una Vergine Immacolata perch non vi nulla di pi grande nei secoli di un Dio fatto uomo. E' quindi vero che Maria aveva attinto la sua sapienza nella sacra tradizione della sua stirpe, ma ugualmente vero che Ella ha fatto di questa tradizione un uso superiore, ne ha scelto tutto lo splendore, ha ereditato la fede dei Patriarchi, l'entusiasmo civico dei Profeti, ha tolto dai Libri Santi tutta la sostanza che essi contenevano, meglio ancora Ella ha incorporato, per cos dire, la Sapienza divina che essi traducevano nella lingua dei Giudei, alla sua vita stessa, alla sua anima, al suo spirito, a tutti i suoi atti, in modo tale che al primo battito, al primo appello questa giovine Vergine di quindici anni si trova miracolosamente al livello della pi grandiosa dignit che possa essere affidata ad una donna. Nei capitoli precedenti abbiamo ammesso che Maria aveva una conoscenza personale molto estesa e profonda della Bibbia; si pu dire che Ella pensava Biblicamente e che possedeva tutto quanto necessario per divenire, al momento opportuno, la maestra del suo divin figliuolo in sapienza biblica, come tutte le madri israelite lo dovevano essere dei propri figliuoli. E' venuto il momento di provare queste affermazioni per se stesse molto verosimili. Non diciamo che Maria non si sia servita per le sue contemplazioni di quell'altra Bibbia che si chiama natura, noi abbiamo dimostrato, parlando degli sviluppi della scienza sperimentale del Cristo, che Egli aveva preso molti spunti dallo spettacolo della creazione, che Egli aveva penetrato il simbolo cos multiplo ed eloquente che Dio ha diffuso nelle cose, al punto che tutte le et della creazione si trovano legate da misteriose corrispondenze significanti in aspetti vari e concordi la sapienza infinita dell'Artista increato (39). Sarebbe difficile pensare che Maria non abbia avuto, per lo meno in abbozzo, questo dono della lettura dei simboli materiali che ci valso da parte di Ges una gran copia di parabole ed allegorie immortali.

Ma per ora sorvoliamo su questo argomento. Se anche la Madonna non avesse chiesto nulla alla contemplazione della natura, le sarebbe bastata la Bibbia. E noi vogliamo semplicemente far vedere fino a qual punto la Bibbia le era familiare e in qual senso Ella l'intuiva. Ci fa da guida un testo. breve, ma esprime tutta l'anima di Maria. tutto vibrante della sua fede biblica. Esso corona le emozioni scatenate in Lei dalla visita dell'Arcangelo. il solo testo in cui la sentiamo parlare un po' lungamente. E si capisce subito che esso il Magnificat.

Origine del Magnificat. - Bisogna anzitutto fare la genesi di questo cantico ammirabile. Non una genesi che tiene conto delle circostanze storiche in cui fu pronunciato, l'abbiamo gi detto nel parlare dell'infanzia di Ges (40); ma una genesi di natura psicologica. Noi vorremmo tentare di indovinare come nato nello spirito della Vergine, quale fu il cammino del suo alto pensiero dall'istante in cui Gabriele la lasci fino a quando il Magnificat sgorg dalle sue labbra. Per una fortuna quasi insperata possiamo ricostruire, con una probabilit che si avvicina alla certezza, le associazioni di pensieri che l'hanno condotta a questa esplosione lirica al momento dell'incontro con Elisabetta. Tutti sanno che sotto l'effetto d'una viva emozione un flusso di pensieri, di ricordi, di reminiscenze risale spontaneamente al nostro spirito. Avviene ci che i filosofi chiamano associazione di idee. Si direbbe meglio: suggestione di idee oppure: orientamento d'una corrente di coscienza. Nulla rivela meglio le qualit d'uno spirito quanto la potenza di suggestione che scaturisce da una grande emozione e la natura delle idee che trasportano in quell'istante il torrente del pensiero interiore. Partiamo dunque dalle ultime parole dell'Angelo. Egli ha detto a Maria: Ed ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia ed gi nel sesto mese, lei che era detta sterile. Maria ha risposto col suo Fiat sublime. L'Angelo risalito in cielo. La Vergine comprese subito che la rivelazione di Gabriele, nei riguardi di sua cugina, conteneva una specie di invito di Dio. Ed ella cos sensibile al minimo appello della grazia che si decide senza ritardi a visitare Elisabetta. Senza dubbio un viaggio lungo, ma che importa? Dio ha parlato e Lei parte. Con tutta naturalezza, senza che nemmeno Ella se, ne accorga, per semplice gioco di suggestione di idee, il suo spirito si porta ai Libri Sacri che contengono per Lei tutta la sapienza. La sua memoria, ripiena di ricordi biblici, le presenta un esempio, il pi vicino a quello di Elisabetta, c'era stata nel passato una madre illustre rimasta per lungo tempo

sterile, che aveva pianto per non avere figli e che dopo lunghe insistenze era stata esaudita. Questa Elisabetta della Bibbia era Anna, moglie di Elcana, madre del profeta Samuele. Maria, affrettandosi nel suo cammino da Nazareth a Ain- Karin, medita sulla rassomiglianza tra sua cugina e la madre d'uno dei grandi profeti del passato. Ella ripete interiormente il cantico di Anna che nella Bibbia letta dai Giudei era nel primo libro di Samuele. Questo canto contiene espressioni di gratitudine religiosa che convengono anche a Maria tanto che essa se le appropria. Le stesse frasi di Anna si accalcano nel suo pensiero, riempiono la sua anima d'una santa esaltazione. Il mistero dell'Incarnazione compiuto nel suo seno trasporta il suo spirito. Al cantico di Anna si frammischiano dei versetti dei salmi davidici. Una figlia di David li doveva sapere a memoria e recitare costantemente e Maria certo non manca a Questo dovere (41). Cos durante i quattro o cinque giorni di cammino, Maria non cessa di benedire interiormente il suo Signore. La sua cosiddetta tensione interiore cresce di minuto in minuto, e quando Ella finalmente arriva da sua cugina vi nel suo sguardo, nel suo viso, nelle parole del suo saluto qualche cosa di talmente soprannaturale, ispirato, rivelatore, che Elisabetta, illuminata dallo Spirito Santo, indovina lo splendore del mistero. Ella si sente alla presenza della Madre del suo Messia. E, secondo l'espressione del Vangelo, le grida in quell'incontro, la sua ammirazione! Tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto il frutto del seno tuo. E donde mi dato che la Madre del mio Signore venga a me? Ecco infatti appena l'accento del tuo saluto mi giunto all'orecchio, il bambino mi balzato per il giubilo nel seno. E te beata che hai creduto, perch si adempiranno le cose a te predette dal Signore! Questa esplosione di felicit da parte di Elisabetta serve di scintilla allo spirito di Maria. Nello stesso istante una specie di cristallizzazione psicologica si opera in Lei e il sublime Magnificat esce dal suo cuore e dalle sue labbra. Se la nostra analisi esatta; non dobbiamo aspettarci di trovare in questo campo delle ricerche d'arte n delle note personali all'infuori dello slancio dell'ispirazione, della fede e dell'amore che rappresentano l'anima stessa del Magnificat. Difatti esaminandolo da vicino ci si stupisce nel constatare che esso dal punto di vista letterario non che una catena di reminiscenze bibliche. Per la necessit stessa della nostra dimostrazione tenteremo di rendere la cosa evidente riproducendo lo stesso testo del caotico e sottolineando i punti che sono stati tolti dalla Bibbia.

Reminiscenze bibliche del Magnificat. - L'anima mia glorifica il Signore (42), ed il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore (43), perch Egli ha rivolto lo sguardo alla bassezza della sua serva, ecco, da questo punto, tutte le generazioni mi chiamano beata; perch grandi

cose mi ha fatto Colui che potente. Il suo nome santo (44); la sua misericordia si efonde di generazione in generazione su coloro che lo temono (45). Ha operato prodigi col suo braccio; ha disperso i superbi nei disegni del loro cuore (46). Ha rovesciato dal trono i potenti ed esaltato gli umili (47). Ha riempito di beni gli affamati e rimandato a mani vuote i ricchi (48). Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia (49). Come parl ai padri nostri, ad Abramo ed alla sua discendenza per tutti i secoli (50). Come si vede il cantico di Maria un tessuto di espressioni tolte dai libri Sacri. L'Inno di Maria, dice molto bene il Padre Prat, non una risposta ad Elisabetta e neppure una preghiera a Dio. E' un'elevazione e un'estasi. Le reminiscenze bibliche si succedono l'una all'altra. La maggior parte delle idee porta l'impronta dei Salmi o dei Profeti. Due o tre espressioni ricordano il grido di riconoscenza di Anna, Madre di Samuele e il grido, di gioia di Lia, madre adottiva di Aser. Ma quale espressione diversa acquistano le loro parole nella bocca della Vergine Immacolata! Da questo esame sintetico risulta subito che il lirismo di Maria un lirismo disciplinato, diretto, che si mette in una direzione voluta, che si nutre della parola divina con esclusione di ogni altra, che non ricerca affatto la originalit dell'espressione, ma proietta tutta la sua forza e il suo slancio attraverso le parole sacre che gi cantano nel suo cuore (51).

L'intelligenza di Maria nel Magnificat. - Ci che soprattutto dobbiamo. domandare al Magnificat della Vergine sono le indicazioni sullo spirito di questa Madre incomparabile, sulle qualit e le caratteristiche della sua intelligenza, su ci che si potrebbe chiamare con un nome pretensioso di fronte alla sua semplicit, ma espressivo per noi, la sua filosofia religiosa. Abbiamo parlato della solidit dell'intelligenza di Maria. Essa va diritto all'essenziale, a ci che solo conta, a ci che dura, vale a dire, a Dio e al suo servizio. Abbiamo ricordato la sua vivacit, la chiarezza, la prontezza, l'istantaneit delle sue intuizioni che si ritrovano con tratti pi forti e pi potenti nelle parole di Ges, suo figlio divino (52). Il Magnificat ci permette di intuire altri fatti pure importanti. E anzitutto l'ampiezza della visione in Maria. Ella abbraccia tutti i tempi, prima e dopo di Lei. Se si tratta del passato esclama: Secondo la promessa fatta ai nostri padri ad Abramo ed alla sua discendenza per tutti i secoli. Oppure: E la sua misericordia si estende di generazione in generazione su coloro che lo temono.

Si potrebbe dire ch'Ella si libra al di sopra delle et, come l'aquila che ha gli occhi fissi nel sole e sorvola sulle pianure e le vallate. Se si tratta dell'avvenire: la medesima estensione di veduta profetica. Tutte le generazioni Ella dice - mi chiameranno beata. Nel passato Ella non vede che Dio e le sue promesse, che per nulla affatto potranno venir meno. In breve Ella riassume tutta la storia della sua stirpe. Le parole dette ad Abramo sono cos vicine e vive per Lei come se fossero state pronunciate la vigilia e nell'avvenire Ella contempla in anticipo la gioia della redenzione, la riconoscenza delle anime fedeli, la fierezza che esse proveranno nell'appartenere alla famiglia di Adamo tanto onorata da Ges e da Maria. Ma in questa visione duna ampiezza immensa Maria percepisce un ordine, un'armonia, una regola di giustizia sempre all'opera. Ed tale percezione che noi abbiamo chiamato la sua filosofia religiosa. I Greci avevano riassunto la loro sapienza nella dottrina misteriosa della Nemesi. Ma essi non avevano saputo introdurvi pensieri di una sapienza superiore. La loro Nemesi - il nome stesso: vendetta, indica ci che - appare come una specie di gelosia degli di verso la felicit degli uomini. Quanto pi puro, pi alto, pi giusto, pi penetrante il pensiero di Maria. Nel suo cantico il mistero dell'incarnazione non affatto nominato, eppure presente in ciascuna parola, dalla prima all'ultima. Maria vi riconosce nettamente il centro della storia umana. E per lei tale mistero una decisiva e brillante applicazione delle principali leggi morali del governo del mondo da parte di Dio: il castigo riservato, in questa vita e nell'altra, all'orgoglio, alla potenza ingiusta, alla ricchezza colpevole; la perennit dell'equilibrio mistico dell'universo, la supremazia della giustizia divina, l'infinit della misericordia celeste: tutte queste certezze e questi grandi pensieri formano la trama stessa del cantico mariano. L'anima che ha sentito, pensato, affermato e proclamato tutto ci, qualcosa pi d'un'anima geniale, un'anima di profeta e non senza motivo che la chiesa l'ha nominata Regina dei Profeti. Aggiungiamo a quanto Sopra un non so che di agilit, di dolcezza, di freschezza verginale, una certa ingenuit diffusa su tutto il brano e si capir bene il perch la devozione secolare della cristianit ha fatto del Magnificat il cantico rituale e popolare insieme delle sue gioie, e della sua riconoscenza.

Conclusione. - Ed ora concludiamo il capitolo. La sapienza di Maria - nel senso in cui Ella stessa intendeva questo vocabolo - l'abbiamo vista come un possesso largo e tranquillo di Dio, come il frutto delle assidue meditazioni sulla parola di Dio, come una conoscenza gi assai profonda, in questa giovane vergine di quindici anni, dei misteri divini! Maria al disopra dei suoi simili e delle vedute comuni. Non siamo sorpresi di constatare il rispetto con cui le parla un Arcangelo. Non possiamo meravigliarci che Ella abbia potuto sostenere il

dialogo con Gabriele. Sono due spiriti della stessa famiglia in due piani diversi di creazione. fra l'Angelo e la Vergine vi in fondo una intima somiglianza. I teologi ci assicurano che l'intelligenza degli Angeli non discorsiva e ragionatrice come la nostra. Gli Angeli sono degli intuitivi, mentre noi discutiamo e concludiamo essi vedono. Anche Maria, bench appartenga alla discendenza di Adamo, dotata d'intuizione diretta pi che di ragionamento. I grandi contemplativi sono tutti cos. E Maria li sorpassa tutti. Se collochiamo l'intensit di visione della Vergine che conta solo quindici anni, in un domani spirituale, che cosa ci dovremo aspettare da Lei quando Ella avr formato il suo Ges e ricevuto nel suo spirito il riflesso della sua c sapienza che cresce ? E quando noi sappiamo che Ella ha vissuto dieci anni e pi in compagnia di S. Giovanni, come una madre presso suo figlio, abbiamo pure motivo di credere che i grandi colpi d'ala del Magnificat hanno dovuto naturalmente sboccare nei grandi slanci del Prologo di Giovanni. Cos, attraverso un giro, ritorniamo alle conclusioni dei capitoli precedenti quando sembrava che noi fossimo in piena congettura, senza trovare in nessun posto dove posare il piede sul suolo sicuro della storia.

__________ Capitolo VI

Sommario: Gli eroi. Il voto di verginit. L'oracolo d'Isaia. Maria e Giuseppe. Il silenzio di Maria e Giuseppe. La predizione di Simeone. Una parola di Maria - Maria Regina dei martiri - La passione secondo la Bibbia - La morte di Ges.

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Gli eroi. - La sapienza per l'intelligenza o facolt di conoscere ci che l'eroismo per la volont o facolt di decidere e di agire. Si riconoscono i sapienti dal vigore del pensiero, dalla concentrazione interiore del giudizio, dalia visione profonda delle anime e delle cose e dalla sinteticit d'espressione nel linguaggio. S riconoscono gli eroi dall'energia, dalla costanza e dall'altezza ch'essi spiegano nell'azione. La sapienza contemplativa. L'eroismo fattivo. La vera sapienza inseparabile dall'eroismo. Socrate insegnava che la scienza conduce sempre alla virt, che basta sapere per fare. Avrebbe avuto ragione se egli avesse potuto parlare d'una sapienza soprannaturale e non d'una scienza superficiale. Aveva torto perch avrebbe dovuto dire con San Paolo: Io non faccio ci che voglio, e faccio il male

che non voglio perch io mi diletto nella legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma veggo un'altra legge nelle mie membra che combatte contro alla legge deila mia mente e mi trae in cattivit sotto la legge del peccato che nelle mie membra (Rom 8, 15-23). Socrate ignorava il peccato originale. La sapienza stessa ch'egli preconizzava e che - ben compresa - poteva condurre a una certa virt; non era che una sapienza umana e molto imperfetta. S. Paolo invece ha posto una legge universale, dalla quale Maria sola per virt dei meriti del suo divin figlio fra stata preservata. Intanto, dato che non facciamo uno studio di teologia sistematica ma un'analisi di psicologia umana, noi consideriamo gli atti di Maria, almeno per quel poco che conosciamo, sotto la forma concreta con cui ci si presentano nei testi. Non cercheremo di distinguere la parte della natura e quella della grazia, come non abbiamo fatto parlando della sua sapienza nella quale non abbiamo inteso distinguere fra l'impiego delle sue native facolt e intervento divino di ispirazione celeste. Con questa premessa accostiamoci ancora una volta a questa grande anima. Non riflettiamo pi, sui pensieri della Madonna, ma sulle sue decisioni. In un'et in cui la maggior parte degli esseri non pensa che al piacere di vivere, come mai Ella si era tracciata una sua via nella vita? Era giovane: la tradizione parla di quindici anni circa. Era l'et del matrimonio per le giovani giudaiche. Chi le suggeriva quella sapienza precoce che abbiamo ammirato in lei?

Il voto di verginit. - Maria si distinta da tutte le sue compagne per una decisione veramente eroica; ha fatto, giovanissima, il voto di verginit e di verginit nel legame del matrimonio. E' un fatto che esige una riflessione attenta, perch esso completamente fuori dalle norme ordinarie e pone Maria al di sopra delle leggi della psicologia comune. Ci rivela in Lei una qualit dell'anima per cui ci mancano parole appropriate a definire. Questo voto tanto pi eloquente quanto pi suppone in Lei una scelta difficilissima a farsi. Intendiamoci bene. Ci che troviamo di eroico in questa santa risoluzione non la disciplina che esso imponeva alla natura. Ora lo sappiamo che Maria non aveva da vincere gl'istinti oscuri e violenti che si agitavano nel cuore delle altre creature e di cui il freudismo ha preteso di fare il centro reale di tutta la psicologia. Abbiamo da poco citato un testo di S. Paolo che parla di questa legge delle membra che combatte contro la legge della mia mente e mi trae nella cattivit del peccato. Questa legge non pesa affatto sulla futura Madre del Salvatore. Non dunque nella materia stessa del voto di verginit che risiede l'eroismo della sua decisione. Si consideri invece ci che rappresentava, in seno al suo popolo e specie alla sua dinastia, la grande attesa del Messia. Tutta la sua nazione sperava e si protendeva verso il giorno della grande liberazione. Tutte le donne d'Israele, almeno tutte quelle della dinastia di David, avevano l'ideale d'appartenere in un modo pi o meno lontano, alla genealogia messianica. Senza dubbio le tradizioni relative alla nascita del Messia s'erano qua e l oscurate nel

popolo (53). Ma permesso credere che almeno la discendenza di Davide conservasse gelosamente il ricordo del privilegio riservato alla famiglia del gran re. Quando si pensa alla formazione biblica di Maria, allo slancio religioso che la portava ai Libri Sacri, si pu essere sicuri che l'attesa del Messia era l'anima della sua anima, che Ella pensava pi di ogni altra persona alla venuta del Redentore d'Israele e che tutte le sue orazioni, riflessioni ed aspirazioni erano in certo modo tese verso il grande giorno. In queste condizioni fare un voto di verginit diveniva un atto di vero eroismo, una testimonianza di abnegazione sublime, l'offerta a Dio d'un sacrificio sovrumano. E lo scopo di tale sacrificio non difficile ad indovinare. Ella si chiamer l'Ancella. La parola riassumeva tutta la sua vita anteriore. Io rinuncio ad essere la Madre, per essere sempre soltanto l'ancella . Tale sembra sia stato il senso del suo voto. Era un atto di rinuncia e di umilt, un atto di consacrazione totale al servizio di Dio. Nessuno in Israele aveva avuto fino allora una simile inspirazione. Era inaudita trovata dell'umilt mariana e proprio per essa Maria senza saperlo, inconsapevolmente, si rese degna di ottenere quella dignit che il suo giudizio, profondamente umiliato dinnanzi alla sovranit di Jehova, si sforzava di allontanare. Per ammettere questa interpretazione, bisogna porre il principio che la profezia di Isaia che doveva realizzarsi in Lei, non era stata compresa da nessuno e che neppure Maria non aveva colto il significato vero. Su questi due punti dobbiamo insistere brevemente.

L'oracolo di Isaia. - Abbiamo gi detto ci che bisogna pensare dell'opinione comune in Israele circa l'argomento della nascita del Messia. Il silenzio degli autori giudaici sarebbe da s solo un motivo molto forte per dimostrare che nessuno di essi pensava a una concezione verginale per il Messia. Ma si pu far valere una prova secondo noi pi forte ancora. Se il testo d'Isaia fosse stato approfondito come lo stato dopo l'avvenimento, evidente che l'interesse per il messianismo avrebbe condotto a un culto nazionale, per cos dire, della verginit. L'oracolo difatti non portava data. In tutti i periodi di emozione religiosa la spinta delle aspirazioni verso, il restauratore della gloria d'Israele avrebbe provocato una fioritura di vergini candidate potremmo dire, alla maternit messianica. Se si fosse ritenuto come cosa sicura o almeno probabile che il Messia doveva nascere da una vergine, le vergini non sarebbero mancate nella nazione come non mancavano a Roma le vestali per mantenere il fuoco sacro. Questo motivo ci pare decisivo sopra ogni altro. Noi riteniamo con certezza che il testo profetico di Isaia era interpretato da tutti nel senso che ogni giovane sposa, ancora vergine, avrebbe dato nel suo primo nato Colui che la nazione aspettava. La sua nascita non doveva avere assolutamente nulla di speciale; ci si fermava soprattutto al seguito della profezia, senza attribuire particolare importanza alla parola Vergine adoperata dal grande profeta (54). Non meravigliamoci troppo di questa incomprensione. Ve ne furono per numerosi altri testi messianici. Tutto il dramma del Vangelo giustamente consiste nel fatto che il messianesimo di Ges non era quello stesso del suo popolo e che Egli morto per

dimostrare che le concezioni giudaiche erano divenute estranee alle divine profezie del passato. Vi chi ci conferma nella certezza di questa universale incomprensione: Maria stessa, Maria, cos delicata, cos penetrante, cos sapiente nel senso biblico e profondo della parola. Maria non aveva ancora intuito nelle frasi di Isaia ci che esse esprimevano in realt. La Madonna non fu illuminata che dalle parole dell'Angelo. Siamo persuasi che essa fu la prima persona in Israele a conoscere esattamente il senso della pagina inspirata, dove la sua maternit divina era annunciata con settecento anni di anticipo. E siamo persuasi che solo per merito suo i primi cristiani hanno imparato a capire questa pagina gloriosa e che solo alla scuola di Maria S. Matteo pu citare la profezia come compiuta per Lei e in Lei. Riprendiamo ancora una volta il commovente racconto in cui Maria stessa ci riporta il suo dialogo con l'Angelo. Noi pensiamo che tale dialogo sarebbe incomprensibile se Maria avesse saputo che la Madre del Messia doveva essere una vergine rimasta vergine nella concezione e nel parto stesso. E l'Angelo le disse: Non temere, o Maria, poich tu hai trovato grazia presso Dio. Ecco tu concepirai e darai alla luce un figlio e gli porrai nome Ges. Questi sar grande e sar chiamato figlio dell'Altissimo. E il Signore Dio gli dar il trono di Davide suo Padre e regner in eterno sulla casa di Giacobbe: e il suo regno non avr mai fine. Non si poteva parlare pi chiaramente. Certo in Israele non si poteva trovare una giovanetta di quindici anni capace di dubitare sul significato di Queste parole. Una figlia di Davide come Maria, nutrita delle speranze della sua dinastia, non poteva non comprenderla anche se Ella non avesse avuto la profonda scienza di Dio che il Magnificat avrebbe presto rivelato. Tutto il discorso dell'Angelo significava: sei tu eletta da Dio: e da te nascer il Messia. Se Maria, unica nel suo popolo avesse intuito per una particolare ispirazione il significato della profezia di Isaia, se Ella avesse abbracciato la verginit. sempre sotto un impulso celeste, ma con la cosciente intenzione di mettersi in istato di attuare la grande profezia, non solamente avrebbe mancato alla sua ingenua virt e alla spontanea sua umilt, - ci che dimostrativo per noi - ma la sua risposta all'Arcangelo sarebbe totalmente incomprensibile. Come avverr ci se io non conosco uomo? Risposta straordinaria. Se Maria avesse capito la profezia antica, avrebbe potuto rispondere: Cos sia, poich io non conosco uomo . Invece ha detto tutto l'opposto. La sua frase in fondo molto facile a capirsi. Essa ha uno stile biblico accentuato. Non vuol dire in conclusione che Ella rinnega il suo fidanzata Giuseppe o che non lo considera come sposo. Ma piuttosto la sua risposta significa: Il Signore sa bene che il mio fidanzato ed io siamo decisi di unirci in matrimonio per consacrarci unicamente al suo servizio e che abbiamo fatto il voto di vivere in una unione di anima e di cuore che non sar unione di sensi e di carne. Quale segno potr dare a Giuseppe

di questa volont del cielo, perch conosca, che il nostro voto non gradito a Dio e che debbo divenire madre? L'Angelo comprende molto bene ci che Lei vuol lasciargli capire, perch le parole che egli aggiunge ritornano all'argomento: Non da un'unione umana che dovr nascere il Messia. Il vostro voto di verginit stato gradito a Dio, ma pur rimanendo vergine tu diventerai madre. Lo Spirito Santo scender in te e la potenza dell'Altissimo ti adombrer; per questo il Santo che nascer da te, sar chiamato figlio di Dio .... Allora tutto s'illumina per Maria. Ella aveva voluto essere l'ancella e non la madre. L'Angelo le porta il decreto celeste; Ella si inchina ma si inchina rimanendo nella schiera gi scelta: Ecco l'ancella del Signore. Ora la profezia di Isaia acquista ormai il suo vero significato. L'Angelo stesso vi accenna adoperando le medesime parole dello scrittore sacro: Ecco, tu concepirai e partorirai... E Maria capisce pure che questa nascita verginale ha la sua ragione d'essere nel mistero stesso che sta per compiersi. Suo figlio sar un Dio fatto uomo. Non avr dunque altro padre che Dio. La sua missione sar di redimere la razza umana ed perci necessario che l'onda vitale iniziatasi da Adamo sia tagliata e ripresa con la specie ricominciamento. Per Iddio che aveva creato in seno alla natura il primo Adamo non sar difficile creare nel seno della Vergine il novello Adamo. Comunque l'Angelo ha la buona attenzione di lasciare un segno a Maria: Sua cugina Elisabetta ha concepito un figlio nella vecchiaia, come prova che nulla impossibile a Dio. Quest'ultima frase doveva per essere familiare a Maria. Era pure una frase biblica. Chi era in Israele che ignorasse la storia della nascita di Isacco nato da una madre fuori d'et? Chi non ricordava queste parole del Genesi: Perch Sara ha riso dicendo: Ed io avr veramente un figlio, vecchia come sono? C' nulla d'impossibile a Jehova?

Maria e Giuseppe. - Tutto riesce perfettamente chiaro nel racconto dell'Annunciazione. Il concepimento di Ges doveva essere miracoloso. Esso posseder una caratteristica che sar unica attraverso tutti i secoli, rimaneva per un punto nel quale l'Angelo non aveva risposto e che pur non rappresentava una preoccupazione infima in Maria: cosa dovr dire a Giuseppe per quanto le accade? Il voto di verginit era gradito a Dio. Ma per tutto il tempo in cui Giuseppe non sar informato del mistero che secondo le scritture stava per compiersi, in quale oceano di inquietudine, di tormenti si trover? Che cosa doveva fare Maria? Dire tutto al promesso sposo? Ne aveva il diritto? Essa portava il segreto del mondo, il segreto di Dio. Aveva il diritto di violare tale segreto? Non conveniva piuttosto confidare da un lato nella provvidenza infinita di Dio e dall'altro nella rettitudine del giusto Giuseppe? Dov'era il pi perfetto per Lei? Dov'era la volont di Dio? Maria scelse la parte eroica: c'era da aspettare che il cielo parlasse. Ella rest fedele alla regola essenziale della sua vita: il silenzio, un silenzio lirico, un silenzio ripieno di canto riconoscente e di parole, di abbandono a Dio solo. Ella era stata eroica nei fare il voto di verginit: lo fu di nuovo nell'accettare, sia pure per breve tempo, le apparenze dell'infedelt.

Per intendere bene il momento drammatico di questa situazione e tutta la grandezza d'animo di Maria in questa occasione bisogna rappresentarci precisa la sua situazione legale. Essa era promessa a Giuseppe. Aveva avuto sufficiente autorit morale o prestigio di sapienza per fargli accettare il principio d'un matrimonio tutto spirituale (55). Ella dunque era, ormai legata e in modo tale che solo Giuseppe poteva rompere il legame per mezzo d'un libello di ripudio. Giustamente il testo di Matteo nel ragguagliarci sulle angosce di Giuseppe ci indica insieme l'estensione dei diritti conferiti allo sposo con l'atto del fidanzamento. Ci dice difatti che Giuseppe pens a ripudiare Maria segretamente. Ripudiare? Era dunque gi sposo? S, perch secondo l'uso giudaico, il fidanzamento costituiva l'essenza del matrimonio, salvo la coabitazione sotto il tetto del marito. I due fidanzati potevano usare del loro diritto di sposi se lo volevano. La legge giudaica puniva con la massima severit la cattiva condotta della giovane e colpiva ugualmente di morte il delitto di violazione e di seduzione. L'infedelt d'una fidanzata era punita con lo stesso rigore in uso per Le donne maritate, ma ci non impediva affatto le relazioni intime fra fidanzati, e la nascita d'un bimbo concepito durante il fidanzamento non era considerata come disonorante. La nostra parola fidanzamento non rende con esattezza il termine corrispondente degli Ebrei. Allo stesso modo che il lavacro o battesimo provvisorio contiene l'essenza stessa del battesimo e le cerimonie che si aggiungono non rappresentano che un complemento rituale, cos il matrimonio giudaico non faceva che completare l'atto di fidanzamento con delle cerimonie puramente profane. Questo precisamente significa la parola ripudiare che S. Matteo adopera nei riguardi di S. Giuseppe (56). La conoscenza della legislazione ci permette pure di dare tutto il suo significato alla parola della Vergine: Io non conosco uomo. Ella era sposata. Ma era d'accordo col fidanzata sposo di non usare del matrimonio in virt d'una promessa fatta a Dio. Ora Maria, legata a Giuseppe, ha ricevuto la visita dellAngelo. Ha preso l'eroica decisione di non parlare allo sposo del grande segreto che era nel suo cuore. E parte da Nazareth, dove Ella e anche Giuseppe abitavano, per andare ad Ain Karim. Rimane assente tre mesi, tutta dedita alle caritatevoli cure per la cugina Elisabetta. Quando Maria ritorn al proprio paese i segni della maternit non tardarono a manifestarsi in Lei. Giuseppe ne avvertito subito oppure l'intravede da s? I suoi amici lo felicitano perch presto sar padre. Ma mentre le congratulazioni affluiscono - almeno lo si suppone la lotta pi tremenda si scatena nel suo cuore. Maria tace sempre. Ma vi nel suo sguardo, nel suo contegno, in tutto il suo essere un irraggiamento di candore, di sincerit e di allegrezza celeste. Si sa che fin dal suo arrivo ad Ain Karim le semplici parole di saluto indirizzate a sua cugina, erano state per questa una vera rivelazione. Sotto l'ispirazione dello Spirito Santo aveva tutto intuito e la sua gioia era esplosa in sante esclamazioni. Maria anche l non aveva detto nulla di pi. Il suo Magnificat stesso non conteneva alcun accenno esplicito dell'incarnazione messianica. Anche stavolta, pure in circostanze pi tragiche, Ella pone in Dio tutta la sua confidenza. L'Altissimo sapr

far conoscere tutta la sua volont. Non sar essa che intralcer le sue vie. Frattanto per non ignora i rigori della legge. Ella sa che Giuseppe ha il diritto di denunciarla come colpevole. Sa che un'accusa da parte sua pu portare alla pena della lapidazione. E vi sono tre cose che le premono pi della morte: l'onore del Figlio che parla nel suo seno, il suo onore stesso e la tranquillit intima di Giuseppe. Date tali condizioni sembra che una spiegazione leale, completa e circostanziata da parte di Maria avrebbe messo fine a tutte le perplessit di Giuseppe, a tutte le angosce che Maria stessa doveva superare a forza di abbandono. Ogni giovane figliuola avrebbe ragionato in questo modo. L'eroismo consisteva nel tacere, nell'attendere. una decisione divina. Dopo tutto, lo sposalizio con Giuseppe era sempre nei disegni di Dio? Maria aveva intuito in un lampo la profezia di Isaia. Essa accennava chiaro ad una vergine. Si era sempre interpretato l'oracolo nel senso d'una vergine. Ma ora era manifesto che si trattava d'una vergine nel pieno senso della parola. Quali erano le ulteriori intenzioni del Signore? Chiarirebbe a tutti gli occhi d'Israele il vero senso della profezia? Era conveniente che la Vergine Madre vivesse senza lo sposo legale? Le parole della Bibbia non contenevano alcuna luce a questo riguardo. Vi era la questione della vergine e nulla del padre del Messia? Pare che Maria abbia risolto il formidabile e difficile problema nel modo seguente: Giuseppe troppo giusto per usare alla leggera una misura scandalosa e Dio troppo buono e misericordioso per non consolarlo al momento voluto. La luce verr. Io non sono che l'ancella. Spetta al Signore far conoscere la sua santa ed adorabile volont. E noi che conosciamo il seguito soffriamo nel cogliere la violenza della lotta intima che dovette svilupparsi in Lei e tutto il peso delle ansiet di Giuseppe. Ma non rimane dubbio che da ambedue le parti vi furono delle ore in cui, davanti a Dio, essi chiedono tutta la misura della loro dirittura d'animo e della loro volont di obbedienza e di sottomissione. Per tutti gli uomini la vita una prova. Iddio domanda a ciascuno che passa chi , che cosa pu portare. Occorre una prova rara per delle anime eccezionali. Un fatto del genere occorso a Maria non si presentato due volte nel corso dei secoli. L'eroismo della Vergine risalta con maggior evidenza. Nessuna luce umana poteva guidarla. Per i nostri atti migliori noi ci inspiriamo spesso agli esempi dei grandi cuori che ci siamo scelti a modello. Maria doveva inventare, rinnovare, creare senz'altro impulso oltre quello della grazia e del proprio cuore. Essa ha scelto il silenzio. E non si sbagliata. Maria aveva prima di tutto contato sul buon Dio ed anche su Giuseppe. La sua fiducia fu ricompensata. Giuseppe fu in realt tale quale essa aveva presentito. Abbiamo detto in precedenza le ragioni per le quali crediamo che i Ricordi di Giuseppe come si trovano in S. Matteo, siano stati trasmessi da Maria stessa. In tutti i modi anche se si supponesse che Giuseppe abbia lasciato uno scritto ignorato da Maria e raccolto da Matteo all'insaputa della Vergine ipotesi del resto inverosimile - non potrebbe essere Giuseppe che ci dice di se stesso: Poich egli era giusto e non voleva esporla all'infamia, pens di rimandarla segretamente ...

Se invece si ammette che la Vergine trasmise i suoi Ricordi all'Evangelista le parole: Poich egli era giusto costituiscono da parte di Maria un magnifico elogio al suo sposo venerato ed amato. Ma pronunciando tale elogio qualcosa di esso si rifletteva su di Lei. Tutte le apparenze le erano contro. La sua assenza di tre mesi rendeva ancor pi gravi tali apparenze. Occorreva una incomparabile dirittura in Giuseppe per escludere qualunque ombra di dubbio circa la virt di Maria. Ma era pure necessaria nella Vergine altezza di carattere, nobilt d'animo a tutta prova, sapienza evidente e sicurissima perch nonostante i segni esteriori Giuseppe potesse essere capace di allontanare ogni sospetto infamante. Dobbiamo aggiungere se la profezia di Isaia fosse stata chiara, data la stima straordinaria che Giuseppe nutriva per la promessa sposa figlia di Davide come lui, egli non avrebbe esitato ad indovinare la realizzazione in Maria, ma tale profezia non divenne chiara che attraverso il fatto stesso compiuto. Giuseppe aveva abbracciato la verginit a fianco di Maria in piena comunione d'anima con Lei. Aveva rinunciato come Lei ad una paternit che lo poteva collocare nella linea genealogica del Messia atteso. Non poteva dunque comprendere, senza una speciale rivelazione, il mistero compiutosi in colei alla quale aveva promesso fedelt. Il modo con cui fu avvertito dal cielo prova che nello spirito di Giuseppe si andava delineando un rispettoso timore. Egli intuiva in Maria l'irraggiamento d'un segreto divino. E nello stesso tempo in cui Le si chiedeva se lo sposalizio con Giuseppe era nei disegni di Dio, o se la Vergine di Isaia doveva mantenersi estranea ai legami di nozze, crediamo che anche Giuseppe, presentendo un intervento divino nella sua fidanzata temeva ormai di prenderla in sposa (57). In questo senso interpretiamo le parole che gli furono indirizzate dall'Angelo del Signore apparso in sogno: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere teco Maria, la tua consorte (58) perch ci che nato in Lei dallo Spirito Santo. Partorir un figlio cui porrai nome Ges, perch sar Lui che salver il popolo dai suoi peccati . Al colmo della gioia Giuseppe venne ad annunciare a Maria l'ordine ricevuto da Dio. Insieme essi confrontarono le rivelazioni che avevano ricevuto separatamente. Anche alla Vergine era stato anticipato il nome da dare al Bambino. Bastava questa coincidenza come prova che risolveva ogni dubbio. Ma il ritorno alla profezia di Isaia, rivelatasi ormai in tutta la sua chiarezza, dovette apparire loro come la pi meravigliosa delle conferme. D'altro lato l'avvenimento dimostrava l'ottima condotta di Maria nel tacere e come il suo silenzio fosse stato approvato da Dio. Giuseppe lo comprese e tutti e due posero la regola di non svelare ad alcuno il mistero ineffabile di cui erano divenuti depositari o meglio gli attori principali, dopo Dio.

Il silenzio di Maria e di Giuseppe. - Le provvidenziali nozze di Maria e di Giuseppe furono dunque celebrate. Si capisce che dopo la prova tanto delicata che essi avevano subito si era accresciuta la stima reciproca tra i due sposi. Giuseppe fu per Maria ancora pi che per il

passato, il giusto per eccellenza, ci che nel suo proprio significato voleva dire: l'uomo che cammina in tutti i comandamenti e le osservanze del Signore (59), l'uomo che ha sempre lo sguardo fisso sulla volont di Dio, l'uomo probo, integro, diritto ed onesto, l'uomo riflessivo e profondo. E Maria, Madre del Salvatore, perch tale il senso del nome preannunciato di Ges, non poteva essere per Giuseppe che l'oggetto della pi religiosa tenerezza e del rispetto pi sacro. Maria aveva dato l'esempio del silenzio. L'aveva dato in circostanze che rendevano pienamente eroica la sua decisione. D'accordo che tale silenzio sarebbe stato osservato verso tutti senza eccezione e fino alla fine. E lo fu difatti per trent'anni, ch nessun seppe nulla del mistero della concezione messianica. Durante i trent'anni i parenti pi prossimi di Maria e Giuseppe, i nipoti stessi, che saranno chiamati i fratelli di Ges, ignoreranno ogni cosa circa la sua grandezza divina, la sua missione futura, le confidenze che i membri della santa famiglia si scambieranno nell'intimit di Nazareth. Nessuno conoscer gli accenni biblici sul vero messianismo che Ges acquistava giorno per giorno in Quegli anni in cui Maria ci dice che Egli cresceva in sapienza, et e grazia, espressione che in precedenza abbiamo inteso cosa voglia significare. superfluo rifare qui la storia della nascita di Ges a Betlemme, della presentazione al tempio, adorazione dei magi, fuga in Egitto e ritorno a Nazareth. Attraverso tutti questi avvenimenti, la fede, la sottomissione, l'abbandono totale dei due sposi alla Provvidenza furono. messi di nuovo e a pi riprese alla prova. La forza d'animo di Maria ebbe modo di svilupparsi costantemente ed Ella non conobbe mai la minima debolezza. In verit nulla maestoso come questa costanza, questo allontanarsi da ogni ricerca, questa docilit ai minimi cenni della volont divina, questo disprezzo volontario ed immutabile di tutte le vanit terrestri: della gloria come della fortuna. Proprio in quest'atmosfera impregnata della presenza divina, il figlio di Dio doveva crescere fino al giorno della sua entrata nella vita pubblica. E si dovrebbe pensare che la felicit stessa del Paradiso terrestre fosse stata ritrovata nell'intimit di Nazareth se la terribile visione dal formidabile compito che l'attendeva non avesse costantemente gravato su questi anni di raccoglimento e di pace trascorsi nel lavoro e nella preghiera.

La predizione di Simeone. - Maria e Giuseppe sapevano che la missione del loro Ges sarebbe stata circondata dalle pi drammatiche difficolt. Il bambino non aveva che quaranta giorni quando il vecchio Simeone pronunci all'indirizzo di sua Madre la profezia che Ella stessa ci ha trasmesso: Ecco, Egli posto a rovina e a risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, anche a te una spada trapasser l'anima affinch restino svelati i pensieri di molti cuori (Lc 11, 34-35).

Senza dubbio Simeone aveva parlato per il futuro. Ma poteva annunciare una spada per l'anima di Maria senza conficcarla nel medesimo temo po nel pi profondo del suo cuore? Una madre sempre chinata sul destino del proprio figliuolo; non pensa che a lui. Egli rappresenta per lei tutto l'avvenire della vita. Trattandosi della Madonna i sentimenti comuni alle madri erano trasferiti in un ordine infinitamente superiore. L'avvenire del suo Ges non costituiva solo il futuro di lei, ma l'avvenire stesso della sua gente, del suo paese, dell'universo intero. La profezia di Simeone dava la nota esatta del vero messianismo di Ges, un messianismo profondamente diverso da quello che allora si aspettava in Israele. Non possiamo credere che Maria abbia avuto bisogno delle parole di Simeone per liberarsi dalle opinioni correnti circa il regno del Messia; ma tali parole non facevano che confermare il carattere tragicamente arduo del compito che attendeva suo Figlio. Abbiamo ammesso precedentemente che Maria, penetrata di spirito biblico, non aveva smesso di meditare sulle pagine dei libri sacri e di farlo conoscere anche a Ges fanciullo fino al giorno in cui da Maestra di scienze bibliche - se cos si pu dire - si era trasformata a sua volta in allieva nella scuola di Ges adolescente. Ora il caso di aggiungere che questa lettura assidua delle Scritture fu costantemente per Maria una lettura trafiggente nel senso vero della parola. La profezia di Simeone influiva continuamente sul suo pensiero e nelle sue preghiere. Israele non capiva pi le pagine consacrate al Messia sofferente, nella Legge e nei Profeti. L'uomo ignorante su questo punto non aveva idee molto diverse da quelle dei pi rinomati dottori. Gli scritti, pi o meno, erano tutti ligi alla legge farisaica. Ora i farisei dovevano essere i peggiori avversari di Cristo. Maria poteva ascoltarli senza presentire i conflitti che pi tardi sarebbero scoppiati fra essi e il suo divin figliuolo? Parlavano bene del Messia. Dicevano di aspettarlo, come tutto il resto del popolo. Ma essi si erano formati sul suo conto delle idee conformi ai loro interessi e ai loro pregiudizi settari. Si rappresentava la sua venuta come smagliante di gloria. Credevano che Egli si manifestasse in modo improvviso ed inatteso. Il Cristo, Figlio di David, sarebbe un re dalla maest irresistibile, un guerriero vittorioso. Egli si metterebbe alla testa dei popoli d'Israele e li condurrebbe alla conquista del mondo. Gerusalemme diventerebbe la capitale dell'universo e il Messia, dopo aver vinto tutti i popoli, vi regnerebbe in pace, esercitandovi il supremo sacerdozio. Senza dubbio una rivolta generale delle nazioni provocher la fine del Messia, ma la sua caduta sar il segnale della fine del mondo (60). In mezzo a queste aspirazioni nazionali non rimaneva che poco spazio per le cose dell'anima. L'eterna lotta fra la materia e lo spirito era finita presso i Giudei in un decadimento generale di tutte le loro speranze religiose. I Farisei mantenevano un rito tutto esteriore: le preghiere uscivano ancora dalle labbra, ma non scaturivano pi dal cuore. Non vi era nulla di cambiato nella fedelt materiale al culto tradizionale. Tutte le osservanze erano pi in onore che mai. La carit sola, la carit divina, era sempre pi assente, tanto nei

rapporti con Dio come fra gli stessi uomini. La ricerca delle ricchezze e degli onori divenivano la cura principale dei maestri di Israele. Alla Madonna bastava leggere i Libri Sacri per comprendere la distanza spaventevole che separava ormai il pensiero dei suoi concittadini dalla volont divina.

Una parola di Maria. - Nel raccontare l'episodio del dodicesimo anno della vita di Ges una parola ci apparsa particolarmente rivelatrice (61). Al lamento di sua Madre Ges aveva risposto: Perch mi cercate? Non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio? E Maria aggiunse questa riflessione: Ed essi non intesero le parole dette loro da Lui. Ora che cos' che essi non compresero? Forse il principio enunciato da Ges? Ma era proprio lo stesso principio che Maria gli aveva insegnato ogni giorno, ci che Lei stessa e Giuseppe compivano costantemente. Compiere la missione che il Padre gli ha dato; occuparsi senza soste delle cose del Padre, in quello consiste il programma e il dovere di tutta la nostra vita, di tutta l'esistenza umana. Maria non poteva ignorarlo. Ci che essi non compresero allora, ma che capirono pi tardi, senza dubbio, il modo con cui tale principio si applicava in quella circostanza. Maria non l'aveva intravisto in quest'occasione perch le pareva che la scienza del suo Ges non avesse nulla da guadagnare a contatto degli orgogliosi dottori della legge. Questa scienza essa l'aveva vista crescere e doveva vederla aumentare ancora. Aveva dato per di pi a tale scienza un orientamento tutto opposto allo spirito della sapienza corrente. Maria doveva intendere in segreto che per prepararsi alla propria sacra missione Ges aveva bisogno di conoscere per esperienza i metodi di discussione, le opinioni e gli insegnamenti dei maestri in Israele. Ascoltandoli Egli si occupava dunque delle cose del Padre suo. Ma la Vergine non ne sapeva nulla. Questo primo incontro fra Ges e gli scribi non poteva avete i caratteri degli incontri ulteriori, al tempo della vita pubblica. Anche se le riflessioni del fanciullo li aveva scossi nel loro pacifismo di dottori abituati agli omaggi degli ignoranti, non avevano per potuto irritarsene. Piuttosto essi avevano ammirato con aria di accondiscendenza e senza perdere nulla della loro alterigia imperturbabile, le risposte del piccolo Nazareno ancora sconosciuto. Ma tutto ci non aveva avuto nessuna conseguenza per essi. Ci piacerebbe conoscere su quale punto della scienza biblica Egli aveva portata la discussione e se fosse sul messianismo e il suo carattere. Ma il Vangelo non accenna nulla in proposito. Comunque, noi possiamo stare sicuri che le idee di Ges come quelle della sua Santa Madre e del suo Padre adottivo circa il compito assegnato al Messia delle Sacre Scritture, erano

completamente in contrasto con ci che pensavano i Farisei e il popolo sul medesimo soggetto (X). Il pensiero dell'avvenire non poteva che esser pieno d'angustia per Maria. Immaginare la vita a Nazareth come una specie d'idillio piacevole e dolce sarebbe forse conforme al nostro gusto di tranquillit e di riposo. Ma ci non rientra nello spirito del Vangelo che fu soprattutto il libro della lotta. Io non sono venuto a portare la pace ma la guerra, dovette dire Ges. Ed impossibile credere che la prefazione del libro sia stata troppo estranea al libro stesso. La vita nascosta non fu che una prefazione; e il Vangelo dovette essere una battaglia continua e finalmente una tragedia di dolori infiniti. La profezia di Simeone assill dunque il cuore e il pensiero di Maria. Una madre che conosce in anticipo quali avversit minaccino il suo figliuolo non pu non pnsarvi in modo costante. Diventa per lei una specie di santa, naturale ossessione e si crederebbe indegna se tentasse allontanarla. Maria ben superiore alla pi amante delle madri. Suo Figlio era pi che il fanciullo pi delicato per la pi tenera delle madri. Egli era il suo Dio. Era il Messia. Il Salvatore unico e necessario. Essa s'era proclamata non la Madre ma l'Ancella. Se un Francesco d'Assisi non poteva addormentarsi pensando che il mondo ripaga Ges con la indifferenza e l'oblio e si sentiva gridare con profondi sospiri: L'Amore non amato! L'Amore non amato! , che cosa diremo di Maria? Come dovevano essere grandi le sue angosce pensando alle ingratitudini degli uomini, alla durezza di cuore riscontrata intorno a s, alla rozzezza di spirito cui gli stessi suoi compatrioti ne davano spettacolo e alla meschinit generale di pensieri e di aspirazioni! Ma la sua vocazione era l'eroismo. E (62) la Vergine portava coraggiosamente il suo fardello ogni giorno. Lo portava in segreto, senza lamentarsi. Sapeva che quelle stesse contraddizioni facevano parte della via della Provvidenza per risollevare la miseria umana. Noi avanziamo delle ipotesi, senza prove positive, vero; ma le nostre affermazioni hanno tutta la verosimiglianza, posto che le pagine bibliche nelle quali vengono descritti i dolori e le ingiurie del Messia misconosciuto erano senza tregua presenti allo spirito della Vergine e la profezia del vecchio Simeone le aveva dato di quelle pagine una esauriente spiegazione. Essa viveva in anticipo la passione del suo Ges. La vita per Lei, vicina al suo Divin Figliuolo e nell'intimit col giusto Giuseppe, era in sostanza una gioia soprannaturale ed insieme martirio ineffabile.

Maria ai piedi della Croce. - Giunta l'ora, non siamo sorpresi d'incontrarla ai piedi della croce su cui spira Ges. Era stata associata alla preparazione e dovette assistere all'esecuzione. E pensiamo che non presenzi in maniera che in termini impropri i potrebbe dirsi passiva, ma collabor, in uno slancio supremo, al sacrificio redentore del Figlio di Dio.

Volendo studiare l'eroismo di Maria, la dobbiamo appunto osservare ai piedi della croce. Soltanto il Vangelo di Giovanni ci segnala la sua presenza. A lui stato riservato di raccontarci la scena commovente in cui divenne il figlio adottivo di Maria. Si dir che gli altri evangelisti non hanno voluto entrare in argomento per non usurpare il terreno di altri. Ma probabile che essi obbedissero sempre a quella consegna del silenzio che abbiamo visto imposta da Maria nella predicazione primitiva per tutto ci che la riguardava. Allo stesso modo che il Vangelo di Marco non dice nulla dell'infanzia di Ges ed accenna solo a Maria, cos gli altri evangelisti riferiscono soltanto ci che stato loro comunicato sul fatto dell'infanzia ed hanno omesso tutto il resto. Ma questo ha poca importanza. La testimonianza di Giovanni, oltre che testimone, attore nella scena dell'addio di Ges a sua Madre, ci basta pienamente. In nessun punto la sua deposizione precisa si trovata manchevole, anzi dappertutto egli si mostra il pi esatto e minuzioso di tutti i nostri testi evangelici. E non certo un episodio che gli era particolarmente chiaro ch'egli poteva ingannarsi e ingannarci. Or, egli dice, presso la croce di Ges si trovavano sua Madre e la sorella di sua Madre Maria di Cleofa e Maria Maddalena ... Tutte le sfumature del passo acquistano un loro valore. Ora positivo che la parola usata da S. Giovanni per dire si trovavano significa essere diritti. Si potrebbe quindi tradurre: presso la croce di Ges stavano ritte sua Madre ... ed sempre cos che la tradizione cristiana l'ha vista ai piedi di Ges morente. Maria era diritta. In tal modo rimaneva pi vicina al sacro viso del suo divin figlio. Ges in croce era ad una certa altezza levato dal suolo; una persona diritta vicino a Lui non raggiungeva il livello del suo cuore. Maria doveva quindi essere diritta per essere vicina alla bocca divina, da cui erano uscite tante sublimi parole e dalla quale Ella stessa aveva raccolto tanti memorabili insegnamenti. Se nonostante la gioia di possederlo, la sua vita a Nazareth era stata un lungo martirio, la sua vera passione era cominciata con quella del figlio e raggiunse il parossismo della tortura morale durante l'agonia di Ges in croce. Allora fu svelato a Maria tutto il senso della profezia di Simeone nel giorno della presentazione. Erano trentatr anni che Ella portava in cuore la spada annunciata dal santo vegliardo. Iddio aveva voluto cos. Le madri comuni non sono private delle loro illusioni prima del tempo. Maria aveva conosciuto tutto in anticipo: privilegio degno della sua forza e del suo eroismo. Ma altro sapere e altro vedere. La conoscenza avuta prima non attenuava l'intensit della sua partecipazione alle sofferenze di Ges. Anzi si pu dire che la sua vita era stata una preparazione a quest'ora suprema. Dal momento in cui Dio si era degnato di affidarle un compito nella redenzione del genere umano: - Quello ch'Ella aveva costantemente scelto; cio di Ancella del Signore - Ella non aveva ormai pi avuto che l'unico scopo di eseguire tale compito con tutta la perfezione possibile, quando l'Ora sarebbe suonata. Fra la sua anima e quella di Ges era sempre regnata l'unione pi stretta. Nel momento supremo tale unione diviene ancora pi intima, se ci possibile. Essi formano in realt. un'anima sola per soffrire e per espiare. Tutte le

sofferenze di Ges si riflettono nel cuore di Maria come nello specchio pi fedele, ma nel riflettersi vi scavano un solco e vi fanno sentire il loro morso. Nonostante tale agonia Maria rimane diritta. Una forza sovrumana la sostiene. Ella non sar abbattuta, non la vedremo prostrata per terra, non la si sentir gemere, n maledire. E non perder la minima parte dei dolori benedetti a Lei riserbati da tutta l'eternit.

Maria, Regina dei Martiri. - Il Vangelo che ci ha tramandato il Magnificat della gioia, non ha fatto altrettanto per il Magnificat del dolore. Parole umane non potevano avere la forza necessaria per comporlo. A chi ti eguaglier per consolarti, vergine, figliuola di Sion? Perch il tuo pianto grande come il mare; chi ti medicher? Aveva detto il profeta Geremia nella seconda elegia sulla rovina della citt santa (63). No, niente poteva consolare Maria in quell'ora in cui agonizzava il suo Ges. Essa si abbandonava dunque alle sue lacrime unendosi al Figlio amatissimo. Non possiamo immaginare in Lei un dolore superficiale, solamente sensibile, senza pensieri e come esaurito nei singhiozzi e nelle lacrime. Tutta la sua vita ci ha invece preparati a intravvedere il suo spirito orientato verso una crocifissione morale qual quella a cui and incontro. Sappiamo che in tutte le circostanze essa si rivolgeva alla parola di Dio per attingervi luce e forza. Quest'agonia della Regina dei martiri rimane pienamente cosciente e si trasforma costantemente in orazione. Fu la contemplazione pi sublime e pi dolorosa della sua vita. Maria conosceva a sufficienza il suo divin figlio per sapere che il suo unico pensiero era il compimento perfetto di tutte le profezie che il popolo aveva dimenticato e nelle quali erano predette le umiliazioni e le sofferenze del Messia. Senza dubbio Maria e Ges avevano meditato insieme pi volte queste pagine immortali e velate agli sguardi comuni. La sofferenza terrena costituisce per tutti gli uomini un fatto assai misterioso. Se essa non viene intesa come la pi grande testimonianza d'amore del Maestro, se non troviamo che ce la d perch sia la preservazione nostra e la nostra corona, rarissimo che non si ritenga come lo scandalo pi sconcertante, cio come obbiezione alla bont e per conseguenza all'esistenza di Dio stesso. Se per ci si mette ai piedi della croce, se si cerca di interpretare i sacri dolori del Cristo e di sua Madre, se si vedono da un lato la bassezza umana e dall'altro la maest di Dio, se si mettono in bilancio le crudelt dei carnefici che uccidono Ges e il sacrificio volontario di Lui che muore per salvare coloro che lo odiano, non si pu non intuire qualche cosa della bont morale della sofferenza, al piano dell'economia divina.

Del resto la Vergine non si perde in tali considerazioni meschine. Il suo Ges ha scelto di soffrire e di morire per la salute del mondo e per la gloria del Padre. La sofferenza per ci stesso diviene sacra ai suoi occhi. Si deve misurare la grandezza delle cose dalla loro utilit e la loro utilit in quanto attuano la divina volont. Non si considera un rimedio dalla sua amarezza, ma solo dalla sua efficacia. Solo i fanciulli allevati nelle mollezze rifiutano la salute perch la medicina poco gradevole al gusto. Ma quanti uomini purtroppo non sono che bimbi viziati quando si incontrano col dolore e con la morte!

La Passione secondo la Bibbia. - Non facciamo una semplice supposizione quando diciamo che Maria ha vissuto interiormente tutti i passi biblici riguardanti le umiliazioni del Messia. Il Vangelo l se non per provarlo almeno per insinuarlo. Basti pensare che Maria seguiva sul viso di suo Figlio le minime impressioni che vi poteva cogliere. E' una supposizione tanto naturale che si pu ritenerla una certezza morale. Che cosa facciamo vicino ad un morente? Cerchiamo di indovinare le sue parole, di cogliere la direzione del suo spirito. Maria era troppo abituata a leggere nelle espressioni di Ges, conosceva troppo il suo carattere e l'inclinazione volontaria data a tutti i suoi pensieri per non accompagnarlo nel suo lungo viaggio attraverso i secoli della storia profetica del Messia. Un sublime pellegrinaggio che dura tre ore, tre ore di preghiera, di silenzio, di agonia, di sacrificio sacerdotale. Possediamo su questo punto le prove pi evidenti. Tra la terza parola, quella dell'addio a sua Madre, e la quarta, occorsero circa tre ore. E quando Ges parl di nuovo, lo fece per indicare chiaramente quali erano stati i suoi pensieri nell'intervallo. Infatti egli grid con voce forte il primo versetto del salmo XXII (64). Il versetto una rivelazione: ci dice che Ges ripete interiormente la passione seguendo il suo antenato Davide. La Vergine dovette trasalire nell'intendere la parola del grande salmista da cui traeva la propria origine e il suo sangue. Ed certo che questo salmo saturo di realt era stato pi volte oggetto delle loro comuni meditazioni a Nazareth. Tutte le sofferenze del Messia vi erano descritte in anticipo in termini d'una forza irresistibile. Non si trova che in Isaia una profezia tanto bruciante. Se le prime parole del salmo esprimono una tortura atroce simile ad una disperazione, il cantico si chiude in uno slancio di confidenza nella certezza della prossima liberazione. E questo perfettamente conforme al doppio movimento che riscontriamo nell'anima di Ges in croce, il movimento della natura oppressa ed accasciata e quella dello spirito ardente di sommissione alla volont del Padre. Maria ripeteva con Ges le parole del salmo davidico. Tutta la sua vita era trascorsa in attesa dell'ora della loro attuazione. Tale ora scoccava in quell'istante. Era pi che mai il momento di ripetere: Non si faccia la nostra ma la vostra volont, o Signore! Ecco l'Ancella del Signore, sia fatto di me secondo la vostra parola!

La sofferenza della sete accennata come particolarmente insopportabile nel corso dello stesso salmo. Per questo la quinta parola di Ges fu la richiesta commovente: Ho sete, in cui era palese l'immenso amore di Ges per le anime, assai pi che il lamento d'un agonizzante sfinito. E di nuovo la Vergine trasale per una santa compassione. Come intuisce questa sete soprannaturale di suo Figlio! E come si offre a dividerla! Anch'Ella sente ora una sete ardente nel pi profondo del suo cuore immacolato: la stessa sete di Ges. Sete di anime. In quell'istante la sua maternit si allarga a tutto il mondo. Abbiamo visto come Maria fosse abituata alle vaste visioni di tempi e di popoli. Essa sa che la morte del suo Ges fatta per tutti gli uomini senza eccezione. E pure per tutti Ella soffre, ed a tutti Ella estende la sua sete materna. Ormai il sacrificio si chiude; tutte le prescrizioni rituali sono state compiute, niente stato omesso n dimenticato. Le profezie hanno avuto il loro compimento. Un rapido sguardo di Ges e di sua Madre sulle Scritture dimostra loro che tutto ci che era stato detto ora fatto. Perci Ges pronuncia la sesta parola: Tutto consumato! S, Madre, tutto consumato! Il vostro Ges ha compiuta la sua missione. Voi l'avete assistito fino alla fine, non avete obliato un istante il pensiero di Lui, non vi siete piegata sotto il peso, vi siete tenuta sempre diritta vicino alla croce. A Lui tutto mancato: il suo popolo l'ha rinnegato, i suoi discepoli l'hanno abbandonato. Ma Egli ha vicino sua Madre e con Lei l'amico fedele e qualche pia donna. Il mondo non dunque maledetto: questa terra ingrata produce ancora dei fiori, grazie al sangue di Ges. Il pi bello ed il pi splendido di questi fiori il Cuore di Maria!

La morte di Ges. - Tutto era consumato per il Cristo, ma non per la sua pia Madre. Ella l'intese gridare con voce forte: Padre, nelle tue mani io rimetto il mio spirito, come se Egli volesse attestare che le forze della vita non erano spente in Lui e che moriva per un atto di volont, immolandosi per noi, cos come l'aveva predetto. E Maria senza dubbio avrebbe voluto morire con Lui. Quale madre non avrebbe lo stesso pensiero? Bossuet dice che la vita della Vergine dovette essere, a partire da questo momento, un miracolo continuo. Il miracolo continuo - egli dice - era che Maria potesse vivere separata dal suo unico bene (65). Dopo aver analizzato la potenza di volont della Vergine ed aver trovato numerose prove del suo prodigioso eroismo fino alla morte del Figlio dobbiamo aggiungere che il resto della sua esistenza fu un nuovo martirio d'amore, un atto costante della sua eroica volont per obbedire alla volont di Dio. Questo ci fa intravvedere una nuova luce nella missione che il Cristo le aveva affidato presso S. Giovanni. Dicendole: Ecco tuo figlio egli rispondeva in certo modo a una domanda segreta della sua amatissima Madre: Figlio mio, Signore Ges,

non mi chiamerai con te? Mi lascerai su questa terra dove non posso vivere senza di Te? S, o Donna, ti lascer ancora quaggi. Io sono venuto ad accendere il fuoco sulla terra ... In attesa che i focolai in seno alla chiesa si illuminino io ti costituisco come braciere dell'amore celeste col mio amato discepolo Giovanni. Tu hai una nuova missione da compiere vicino a Lui. La tua ora non ancora venuta. E Maria una volta di pi mormora: Ecco lAncella del Signore. Non dimentichiamo che vi fu un momento in cui fra la morte di Ges, l'apostasia di tutto un popolo, la desolazione invasa d'ombra dagli apostoli, non rimase acceso che un unico lume su questa terra, dinanzi all'Eterno, non c'era pi che un'anima, una sola in cui brillavano la fede, la speranza, la carit e quest'anima era quella di Maria!

_______________________ CAPITOLO VII

LA DIVINA CARIT DI MARIA

Sommario: Il Cuore Immacolato della Vergine. L'amore dei piccoli - Maria ed Elisabetta Maria e gli umili - Maria ed Erode - Maria e i Dottori - Maria alle nozze di Cana - Maria e i fratelli di Ges - L'umilt di Maria - Come Maria parla di se stessa - L'amore divino in Maria - Commentari di Bossuet - Analogia della vita di Ges - Piena di grazia .

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Il Cuore Immacolato della Vergine. - Quando Ges ha voluto definire se stesso l'ha fatto riferendosi al suo cuore piuttosto che alla sua potenza e sapienza. vero ch'Egli ha detto: Io sono la Via, la Verit, la Vita , ma ha pure dichiarato: Ricevete le mie lezioni, poich io sono mite ed umile di cuore (66). S. Tommaso d'Aquino ha detto molto bene a proposito di queste parole: con la dolcezza l'uomo messo nell'ordine riguardo al prossimo, con l'umilt messo nell'ordine rispetto a Dio e a se stesso (67). In questo pensiero Ges ci ha mostrato il segreto del suo cuore divino. Bisogna intendere bene che cosa si vuol dire parlando del cuore. Non si tratta naturalmente dell'organo materiale il quale non che un simbolo, l'emblema della capacit d'amare. Quando si parlato della sapienza e dell'eroismo della Vergine non s' detto della sua potenza d'amore. Parlando della sapienza si visto il magnifico espandersi dell'intelligenza nella luce della ragione e della fede.

Per l'eroismo il glorioso spogliarsi della potenza d'azione sotto l'impulso della sapienza e dell'amore. E' l'amore stesso la base di tutto l'essere. L'ha detto bene S. Paolo parlando della fede che giustifica che ha definito difatti la fede che opera nella carit. La fede sotto a questo aspetto corrisponde a ci che noi chiamiamo sapienza. Una fede luminosa, piena, nutrita costantemente dalla parola di Dio appunto ci che trasforma l'uomo in un sapiente, non nel senso socratico ma nel senso cristiano. Ma la sapienza deve manifestarsi in azioni e pi queste sono grandi pi suppongono una sapienza profonda. Soltanto che per passare all'azione, per aggiungere l'eroismo alla sapienza, occorre una sapienza nuova, necessario l'amore: questo che noi chiamiamo il cuore. I nostri catechismi usano una formula che dice la stessa cosa quando ripetono che l'uomo creato per conoscere, amare e servire Dio. Conoscere Dio la sapienza; servirlo il destino dell'uomo e verso di esso debbono tendere tutte le energie del volere. Ma il grande segreto, il grande motore intimo di tutto l' amore. Si pu dire che avviene della creatura come di Dio stesso. I libri sacri contengono tre definizioni di Dio le quali corrispondono a tre gradi di religione. Nell'Esodo Dio stesso si definisce a Mos: Io sono Colui che . Dio l'Essere, l'Onnipotenza. Tutto proviene da Lui. Tutto dipende dai suoi decreti. Non si concepisce una religione che non cominci da una definizione di Dio, riferendosi alla potenza. Ma se si sta alla definizione di potenza in Dio non si esce dalle religioni inferiori, quelle che fanno tremare l'uomo dinnanzi all'infinito. Il Prologo di S. Giovanni ha riportato una seconda definizione mostrando il Verbo nel seno di Dio e dicendo: Ed il Verbo era Dio. Qui alla nozione di Potenza si aggiunge quella di Sapienza ed Ordine Supremo. I grandi pensatori di tutti i tempi, senza andare fino alla nozione precisa del Verbo, hanno concepito la divinit come una sapienza ordinatrice. Dopo Anassagora questo pensiero fu familiare ai filosofi greci. Ma la terza definizione di Dio propriamente cristiana. Essa non fu sospettata che vagamente da qualche isolato pensatore. E' racchiusa tutta in questa parola di Ges: Padre nostro. E S. Giovanni gli ha dato la sua formula definitiva dicendo: Dio amore (1Gv 4, 8). Per questo bisogna risalire fino al cuore, fino alla divina carit, nel tentativo d'analisi del carattere della Vergine se vogliamo, sia pure imperfettamente comprenderla. Il cuore spiega tutto e d la chiave di tutto il resto. Mentre invece non vi nulla che spieghi il cuore perch il cuore per cos dire, la persona e, per lo meno, d di essa la misura reale e la sua posizione nella scala dei valori. Difatti trattandosi di una creatura noi chiamiamo valore il suo grado di bont e di partecipazione alla bont in creata. Ora la bont tende al dono di s e si misura dalla potenza del dono. E tale potenza il cuore, l'amore.

L'amore dei piccoli. - Si comprende bene perci la logica interna della religione di Cristo. Tale religione ha per fine di farci imitare Iddio. Siate perfetti come perfetto il padre vostro. Se dunque l'attributo essenziale di Dio la Bont e la Paternit infinita, in una parola l'Amore, tutto lo sforzo della vera religione deve mirare a produrre l'amore nel cuore degli uomini. Tutto il progresso dell'amore sulla terra un progresso di civilt ed ogni posto nello spirito d'odio, di rivolta, d'egoismo, e di violenza un regresso verso le barbarie (68). Ma la religione non ha altro scopo che generare l'amore. Se Ges ha riassunto la sua missione dicendo: Io sono venuto a portare il fuoco sulla terra, ne consegue direttamente e immediatamente che vi sono due comandamenti essenziali: l'amore a Dio e quello del prossimo. In tal modo si espressa la sapienza infinita del Verbo incarnato, nella famosa risposta al problema degli scribi: Maestro qual il primo e il pi grande comandamento della legge? Perci avremo detto tutto intorno al Cuore immacolato di Maria quando avremo studiato il suo grande amore al prossimo e a Dio. Ges stesso ci d un segno infallibile per discernere le qualit dell'amore che portiamo al prossimo. Quando fai un pranzo invita i poveri, gli storpiati, gli zoppi, i ciechi, e tu sarai felice del fatto ch'essi non sono in grado di contraccambiarti (69). Ricordiamo il principio che di una chiarezza senza ombre: Se tu dai perch l'altro ricambi, questo non amore, calcolo. Il vero amore quello disinteressato; perci il vero amore sar essenzialmente l'amore degli umili e dei piccoli (70). Ges ha praticato questo amore degli umili in modo luminoso. Si dato ai semplici. Ha richiesto ad essi soltanto il loro amore di cui non aveva alcun bisogno, ma che per l'unica condizione della loro salute eterna. Si identificato ad essi. stato il buon Pastore che ricerca le pecorelle smarrite e che dona la vita per il suo gregge. Anche il poco che conosciamo della vita della Vergine ci prova ch'ella ebbe l'amore ai piccoli, agli umili e che il suo amore era spoglio di ogni ricerca personale e di ogni calcolo egoista.

Maria ed Elisabetta. - Il primo atto di amore del prossimo, in ordine cronologico, che noi riscontriamo in Maria la sua visita ad Ain-Karim. Anzitutto interamente spontaneo: Maria non aspettata. Elisabetta, la cugina veneranda, non l'ha avvertita del suo stato, n Maria ha fatto domande. E' stata informata dall'Arcangelo Gabriele che per non le ha dato alcun ordine da parte di Dio. Ma non importa: con lo slancio che contrassegna l'amore vero, Maria parte immediatamente. Il Vangelo usa al riguardo una parola che stupisce. Maria cos saggia, calma, riflessiva, lontana da ogni premura inutile, Maria - ci dice il testo che proviene da Lei stessa: c Si mise in viaggio per recarsi frettolosamente sulla Montagna.

Notiamo bene la situazione: L'Arcangelo sta per lasciare Maria. Il prodigioso mistero dell'Incarnazione si compiuto in Lei. Maria quindi la Madre di Dio, titolo per il quale nessuna parola umana vale a rendere la dignit, e lo splendore. La sua anima diventa il primo Tabernacolo della Vittima Santa ed inondata di lumi e di grazie. Essa si conosce regina d'un regno infinitamente superiore a quello di Davide suo antenato. Ma il motto del suo regno gi quello di Ges, Ella vuole servire e non essere servita. Le parole dell' Arcangelo non contengono per Lei che una breve indicazione. Il Suo cuore immacolato stato sensibile ai minimi inviti divini che nell'accenno dell'Angelo vede l'espressione d'un desiderio di Dio su di Lei. Il suo amore, la sua vita d'unione con Dio, il suo gusto dell'orazione, non sono affatto qualcosa di teorico, di unicamente contemplativo; non sono semplici parole. Ella riunisce in s tutte le bellezze delle due vite che pi tardi saranno simboleggiate in Marta e Maria di Betania. La frase Evangelica ci mostra Maria che strappandosi alle estasi dell'Incarnazione e della Maternit Divina, si decide con prontezza, esce dalla Sua abitazione e s'incammina in tutta fretta verso le strade della montagna della Giudea, dove abita la cugina. Una singolare impressione di forza di volont, ma soprattutto di carit scaturisce da questa visione presentata dal testo sacro. Una carit spontanea, rigorosa, pronta, che soprattutto una carit spirituale: lo si rileva dall'effetto prodotto col suo saluto nell'incontrare Elisabetta. Maria non viene soltanto a portare un aiuto materiale, e per questo alle sue prime parole il nascituro trasalisce nel seno della cugina. Maria dunque pensa soprattutto al bimbo, prega per lui, vede la sua futura missione ed offre a Dio per lui e il suo avvenire gli slanci della sua anima. Se il bimbo di Zaccaria e di Elisabetta santificato prima di nascere, ci non avviene per caso n per un'azione incosciente ed involontaria della Vergine; evidentemente essa ha influito sulla Bont di Dio, ha invocato per Lui l'Emmanuele che era propria carne. E durante i tre mesi del suo soggiorno ad Ain- Karim la Vergine ha mantenuto senza dubbio l'atmosfera di santa gioia e di entusiasmo soprannaturale che inaugur all'inizio del Magnificat.

Maria e gli umili. - Non sappiamo se Zaccaria ed Elisabetta si possano collocare tra i semplici, cio fra coloro che nella vita presente non conoscono n onori n fortune, ma tuttavia abbiamo la prova che Maria dimostra una predilezione spiccata per gli umili del mondo. Tale predilezione si rivela nel suo stesso cantico. Vi si parla di punizione per i superbi , di atterramento per i potenti, di spogliazione dei ricchi. Maria non si scandalizza per quanto avviene nella storia; Essa sa che il tempo nulla dinnanzi a Dio e non vuol vedere che la fine. Dappertutto vede in opera la giustizia di Dio e contempla la sua misericordia; Egli ha esaltato gli umili grida -, ha saziato di bene gli affamati . Pare di sentire Ges che ai suoi discepoli ripete: felici coloro che hanno fame e sete di giustizia perch saranno saziati... Oppure: Maledizione a voi, o ricchi... .

il caso di rilevare che Maria, unica depositaria dei Ricordi di Giuseppe e dei proprii, ha introdotto il racconto della visita dei Magi che non erano certo dei piccoli di questo mondo ma certamente anime diritte e degne del Vangelo, in quella parte che in S. Matteo noi abbiamo trovato i Ricordi di Giuseppe , mentre le proprie Memorie pubblicate da S. Luca riferiscono il fatto commovente dell'adorazione dei pastori. Questi almeno erano certamente gli umili. Per di pi avevano un cattivo nome in Israele. I farisei li ritenevano per dei maledetti. Questa razza di uomini - scrive P. Prat riguardo loro - erano assai disprezzati dagli israeliti devoti. Vivendo nomadi e quasi selvaggi, lontani dal tempio e dalle sinagoghe, riusciva loro impossibile di conformarsi alle osservanze legali. Abba Gorio aveva l'abitudine di dire: Guardatevi dallo scegliere per i vostri figli il mestiere dell'asinaio o del cammelliere, del barbiere, barcaiolo, merciaiolo e pastore: questi sono mestieri da ladri . Soprattutto, i pastori del deserto erano sospettati di non rispettare abbastanza le propriet altrui. Un fariseo si sarebbe fatto scrupolo di acquistare la loro lana e latte per timore di cooperare ad un furto. I pastori erano uguagliati ai pubblicani e la loro testimonianza non era valevole nei giudizi (71). Si trattava dunque di urtare l'opinione comune raccontando che i primi adoratori del Bambino Ges non erano stati degli scribi, dei dottori, e dei ricchi personaggi d'Israele; ma i pi diseredati e screditati fra i giudei, i pi umili fra gli umili, i piccoli pastori di Betlemme. Eppure Maria non ha esitato. Non conosceva il rispetto umano e non temeva di affrontare i suoi giudizi. Mostra altamente l'amore del suo Ges e di Dio stesso per gli umili e prova, cos, dove si orienta la intima scelta del proprio cuore.

Maria e i dottori. - Non bisogna per aspettarsi di trovare nelle sue Memorie delle invettive personali contro i potenti del giorno e neppure contro quelli da cui ricevette motivi di sofferenza. Pi tardi Ges maledir i Farisei non per spirito di vendetta o di rancore personale, ma perch ora era necessario smascherare questi gretti settari distruttori di anime e ladri di stima da parte degli umili da loro stessi ingannati. Maria non ha le medesime ragioni di Ges per battere degli avversari. Abbiamo notato al principio del libro l grande serenit che distingue i nostri racconti evangelici ed abbiamo creduto di scorgervi l'influenza della pace mariana. Il caso di Erode, dicemmo, particolarmente evidente. Erode aveva perseguitato col suo odio il Bambino Ges. Solo la fuga in Egitto intrapresa per ordine di Dio aveva salvato il Cristo Re. Erode aveva compiuto il suo orrendo misfatto col massacro degli innocenti. Crediamo che S. Matteo abbia avuto tutti i dettagli sul fatto dalla Madonna eppure non si trova un fremito d'indignazione e di collera nel suo racconto. Le prove della collera divina sono visibili nella fine terrificante del tiranno eppure non son riportate. Non c' un epiteto ignominioso a carico del vecchio tigre e non si pu dire se sia per prudenza o per timore di rappresaglia che il Vangelo di Matteo

conserva una tale maestosa, impassibilit. La famiglia di Erode era gi da tempo nell'impossibilit di nuocere quando usc il primo Vangelo. Appare difficile spiegare l'immensa pace che emana da tutti questi racconti senza ricorrere alla grande carit di Maria che rimette a Dio solo il giudizio e non vuol pensare ai colpevoli se non per benedire la provvidenza, per i doni che ci hanno impedito di cadere nei loro delitti e nei loro peccati. Che cosa hai tu che non abbia ricevuto? direbbe volentieri con S. Paolo la Vergine. E se tu hai ricevuto tutto perch te ne glorii come se non avessi ricevuto nulla? Quello che diciamo a proposito di Erode pu illuminare quanto abbiamo congetturato intorno ai dottori della legge. Maria non comprese che Ges chiam il suo primo contatto coi maestri del Tempio: occuparsi delle cose del Padre suo. Essa non provava per i dottori alcuna simpatia e non poteva non tremare pensando ai conflitti inevitabili che essi avrebbero fatto sorgere al grande restauratore della legge, il Messia, quando l'avessero avuto di fronte. Conosceva troppo il loro spirito e quello della legge che essi tradivano commentandola; e intuivano troppo bene quale sarebbe il compito di Cristo quando volesse rimettere in ordine la casa di Dio. Nonostante tutto questo non le sfugge commento alcuno. Soltanto per deduzione noi possiamo formulare, nell'episodio del Tempio una insinuazione contro i falsi sapienti che disonorano la cattedra di Mos. Da parte di Maria, sempre il medesimo rispetto per i sovrani diritti di Dio. Egli solo il giudice. Egli solo ha il diritto di pronunciare delle sentenze.

Maria alle nozze di Cana. - Non audacia affermare che il primo miracolo di Ges stato compiuto in favore di povera gente e in seguito alle preghiere di Maria. C' in esso, evidentemente, un'attenzione della Provvidenza. Maria si trova fra gli invitati ed quindi amica della famiglia: si trova a tutto suo agio fra i semplici La venuta del suo Ges accompagnato dai suoi primi discepoli pu forse essere stata la causa della penuria di vino. Maria lo intuisce per la prima e la sua sollecitudine si dimostra nello stesso pronto intervento. vero si trattava di cosa di poca importanza e soprattutto per Lei che sappiamo continuamente immersa nei pensieri di eternit. Che importanza aveva infatti la piccola confusione di questi semplici di fronte ai loro invitati? Del resto l'appunto che far Ges stesso: O Donna, che cosa importa a me? Quando si vivono i misteri dell'anima questi meschini dettagli di cucina o di cantina sono qualcosa di cos infimo! Ma la Vergine ha un debole per i piccoli non pu vedere la pena di questa buona gente senza commuoversi. Conosciamo quanto accadde. Ella non disse che questa parola: Non hanno pi vino. Quanta discrezione in questa preghiera! Quale fede nell'onnipotenza di Colui che non ha ancora fatto alcun miracolo! Per lora non ancora venuta, Ges glielo dice, ma c' nel suo sguardo e sul suo viso la luce che rassicura Maria: suo Figlio non le oppone il rifiuto: fate ci che Egli vi dir - essa mormora verso i suoi servitori. Il miracolo

compiuto. L'ora stata anticipata dalla preghiera di Maria. stata una scena commovente per le sue sfumature fini e delicate. Crediamo che Ges abbia voluto insegnare al mondo quanto vale la preghiera di Maria e come Egli gradisce l'amore verso gli umili.

Maria e i fratelli di Ges. - Oltre l'episodio delle nozze di Cana che il Vangelo orale primitivo non accenna, in tutta la predicazione d'inizio non si parla della Madonna che a proposito di un oscuro incidente. Abbiamo raccontato questo incidente al suo posto cronologico nella Vita di Ges (72). Ritorniamoci brevemente. I parenti di Ges erano stati avvertiti di quel che accadeva intorno a Lui. Era talmente pressato dalla folla che non aveva neppur pi il tempo di mangiare. Qualcuno per spirito di carit o con ironia fece sapere alla sua famiglia: che egli era fuori di s, che si uccideva, vivendo in quel modo, senza prendere un istante di riposo. Il dito dei farisei ci entrava senz'altro nel gioco. I parenti di Ges s'allarmarono per Lui e stabilirono di venire a prenderlo per riportarlo con la forza a Nazareth. Prendono dunque con s la Madonna e si mettono in cammino arrivando fino a Lui. Ma la folla talmente fitta che non possono avvicinarlo e perci gli fanno dire che gli debbono parlare. Qualcuno allora dice al Maestro: Ecco l tua Madre e i tuoi fratelli che ti cercano. E Ges risponde semplicemente: Chi sono mia Madre e i miei fratelli? E gettato uno sguardo su coloro che gli stanno intorno, Egli dice: Ecco mia madre e i miei fratelli. Chiunque fa la volont del Padre mio, costui mio fratello, mia sorella e mia madre. Non commenteremo queste magnifiche parole meravigliose per toccare il cuore a tutti coloro che non sono della stirpe n della parentela temporale di Ges. Quello che ci interessa in questo momento la ragione della presenza di Maria e la parte che essa ha rappresentato nell'episodio. Tre cose appaiono evidenti: 1. I fratelli di Ges, cio i parenti pi prossimi conoscevano la grande influenza di Maria su Ges. La chiamano con s perch la sola sua presenza d una forza irresistibile alla commissione che compiono. 2. Maria verso i suoi nipoti continua ad osservare il silenzio circa il grande segreto messianico. Ges solo poteva autorizzarla a romperlo. Per pi di trent'anni il segreto era stato conservato. I fratelli di Ges l'avevano visto crescere al villaggio senza avere dubbi sulla sua vera origine e sulla sua identit. Soli Maria e Giuseppe sapevano tutto, ma nulla era trapelato del divino mistero. 3. Maria accetta di unirsi a loro. Qui la storia non ha un seguito immediato. Ges non corre il minimo rischio di essere portato via dai suoi perch ad essi basta di venire a vedere per rinunciare al loro progetto piuttosto ingenuo. Difatti non si sa che essi abbiano fatto un minimo tentativo n la Madonna riferisce la minima parola di quest'occasione. Tutto

servito solo ad ottenere una sentenza molto bella e commovente da parte di Ges. Che cosa risulta da tutto questo? quale conclusione ne viene per la Madonna? Ci sembra di non sbagliare pensando che il suo scopo in quest'occasione era di mettere i suoi nipoti in presenza di Ges, nella certezza che la sola sua presenza avrebbe dato una impressione decisiva. Notiamo che l'episodio accade durante l'intervallo delle due visite di Ges a Nazareth. La prima volta che Egli vi venuto non stato accolto male, nella seconda invece aveva trovato gli spiriti troppo eccitati contro di Lui. Non sappiamo tutta la causa di tale cambiamento. probabile che i farisei c'entrassero per qualche cosa. Si pu immaginare come Maria, messa al corrente dai proprii nipoti di tutto ci che si diceva e tramava contro Ges, seguisse con inquietudine e lacrime i primi segni dell'offensiva contro il suo Dio. Certo dovette sforzarsi di conquistare almeno i propri parenti che non credevano in Lui, ma sempre tenuta al segreto sulla nascita soprannaturale di Ges, si sar limitata, con superiore tatto, a fare delle esortazioni. Li avr incoraggiati nel tentativo di avvicinarsi a Lui e Lei stessa si sar offerta per accompagnarli. Cammin facendo, e ormai sottratti all'influenza del proprio ambiente, la Madonna avr loro parlato in termini tali che gli umili popolani, giunti nel luogo dove Ges predicava, non avranno pi osato manifestare la primitiva intenzione. Si sono accontentati di domandare un'udienza, mettendo innanzi il nome della Madre per ottenerla. Ma Ges, che vede nel fondo dei cuori, ha senza dubbio giudicato che i loro pensieri non erano abbastanza diritti. Sembra che Egli non abbia gradito la loro preghiera ed essi ricevano una risposta di cui non comprendono l'importanza. Quando li ritroviamo mescolati alla folla sia a Nazareth nel tempo della seconda visita di Ges, sia nel momento in cui Ges si prepara a lasciare la Galilea nel periodo della festa dei Tabernacoli, essi sono ripieni di incredulit. Eppure ne uscirono. A poco poco il prestigio di Maria si imposto. Il loro messianismo terra terra si piegato finalmente dinnanzi al messianismo tutto spirituale di Ges. Si sono convertiti dopo la risurrezione nonostante la smentita che essa dava alle loro inveterate credenze come a quelle degli apostoli. Ges non ha cambiato affatto le cose temporali. Ormai si avverato che il suo regno non di questo mondo. Non si vendicato dei suoi nemici. La sua risurrezione stata una manifestazione fra le pi inaspettate, mentre il regno d'Israele non stato restaurato. Ma i fratelli di Ges sono stati ugualmente conquistati. Da tutto questo si rivela che la Madre di Dio ha predicato verso di loro la pi eccelsa carit, che ha continuamente pregato per la loro salute finch li ha condotti al Salvatore ed riuscita finalmente vittoriosa in questa lotta prolungata dalla fede contro l'incredulit. un fatto di cui conosciamo soltanto le grandi linee. I particolari ci sfuggono in massima parte ma a giudicare dai risultati, siamo invitati a concludere che la Madonna, senza uscire dalla riservatezza imposta a s e agli apostoli, per quanto riguardava l'infanzia di Ges per tutta la durata della prima generazione cristiana, aveva saputo con la nobilt della sua vita,

la sua serenit, la sua dolcezza e le sue preghiere agire sui cuori ed esercitare intorno a s una potente influenza secondo le intenzioni del suo Ges. In ogni modo Ella rimaneva ancora e sempre l'Ancella del Signore.

L'umilt di Maria. - Con la parola ora scritta: l'Ancella del Signore noi raggiungiamo alla fine dello studio, il punto di partenza: difatti a questo titolo di Ancella che ci siamo riferiti costantemente. Ci soffermeremo ora sulla divina carit di Maria verso il suo Figliuolo che era pure il suo Dio. Avviciniamo per l'ultima volta i due titoli: Madre ed Ancella; titoli nei quali racchiuso quanto si pu spiegare dell'amore di Maria per Ges. Ma come si osa dire: spiegare quando bisognerebbe dire: balbettare? Siamo arrivati al centro. Tentiamo di entrare nell'intimo del Cuore Sacro, del Cuore immacolato di Maria. Il primo dovere che si impone di comprendere la logica possente dei sentimenti di Maria; S. Tommaso ha detto bene: Attraverso l'umilt l'uomo messo nell'ordine in rapporto a se stesso e in rapporto a Dio. Per questo non esiste amor di Dio n amore in genere senza l'umilt. L'orgoglio difatti consiste nel ricondurre tutto a s, nel rimettersi al di sopra di tutti o per lo meno fuori dell'ordine che conviene. L'orgoglio la base dll'egoismo e niente si oppone all'amore come la ricerca personale. Il vero amore esige l'oblio di s. E' quindi legato all'umilt ed la prima condizione della carit. Pi ci si distacca da se stessi e pi si pu immergersi in Dio solo. Meno ci si preoccupa dei proprii interessi, delle proprie inclinazioni, gusti e desideri, pi ci si pu mettere al servizio di Dio. Il nome di Ancella del Signore implica dunque la pi perfetta definizione dell'umilt, pi necessaria condizione. dell'amore divino. L'aver enunciato questi elementari principi sufficiente per intuire che l'umilt sola ci dona il decreto della carit incomparabile della Vergine. Abbiamo constatato il suo amore al silenzio, la ricerca dell'ombra, l'allontanamento da ogni pubblicit, il desiderio di passare inosservata, di perdersi interamente nella scia del Signore. Sembra talvolta al comune Buon senso che tutto ci non sia esente da qualche esagerazione, che tante precauzioni non fossero necessarie, che non fosse il caso di ricercare l'oscurit con tale costanza e tenacia quando la Vergine poteva con tutta la semplicit coprirsi del suo titolo di Madre, poich dopo tutto tale titolo era propriamente suo e nessuno poteva contestarglielo. Ma come si possono proferire i nostri giudizi, le nostre intuizioni alle superiori certezze di Maria? Chi ha ragione? La Vergine o il buon Senso che invochiamo? Porre la questione gi risolverla. In proposito interroghiamo il Vangelo. Ognuno ricorda la risposta di Ges a quella donna che grid dal mezzo della folla: Felice il seno che ti ha portato! Beate le mammelle che hai succhiato! Ecco il linguaggio spontaneo del comune buon senso. L'ingenua esclamazione della donna sconosciuta completamente conforme all'opinione del volgo. Ma che cosa

rispose Ges? Molto pi felici coloro che ascoltano la parola del Signore e la mettono in pratica! E con le sue parole voleva dire, come nella risposta riportata sopra ai fratelli: non sono i legami della carne che importano. Nel regno dello spirito c' una cosa sola che conta ed il servizio di Dio. Ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica, ecco ci che solo vale. Sarebbe stato dunque nulla essere la Madre del Cristo se nello stesso tempo non fosse stata l'Ancella del Signore per eccellenza. Il titolo di Madre di Dio d un solo diritto a Colei che lo porta, quello di sorpassare ogni altra donna nell'amore e nel servizio di Dio. Pi essa Madre e pi deve essere Ancella, e che Maria l'abbia compreso lo si rivela da tutta la sua vita. Tutti i suoi atti ci attestano che il suo titolo di Madre di Dio le apparso costantemente come un impegno per servire. Maria sorpasser dunque tutte le creature nell'amore, perch le sorpasser nell'umilt. Da ci il suo silenzio, la sua vita nascosta a tutti gli sguardi, la sua volont di passare inosservata. Dio solo poteva giudicare se essa portava degnamente la sua dignit di Madre, poich per portarla degnamente era necessario spogliarsene senza posa. Ma poteva dunque ornarsi di un titolo di cui gli uomini avrebbero visto soltanto la gloria esteriore; ma che bastava considerare un istante solo per sapere fino a qual punto tutte le creature dovessero sentirsene oppresse. In questa umilt della Vergine si riuniscono tutte le osservazioni fatte fin qui sulla sapienza, l'eroismo e la divina Carit di Maria. Essere umile, come lo fu la Madonna, la sapienza suprema, il perfetto eroismo e l'amore sovrano.

Come Maria parla di s. - Avremmo torto per se volessimo dare all'umilt di Maria un aspetto che la facesse uscire dalla verit. Tale umilt sarebbe falsa. La grandezza dell'umilt scaturisce appunto dal fatto che essa non che l'espressione del vero. Noi siamo nulla davanti a Dio. Il niente non conta dinanzi all'infinito. E se noi siamo al di fuori del niente, lo dobbiamo a Dio solo. L'umilt ha la sua sorgente nel fatto iniziale della creazione. Maria stessa, sebbene fosse tutta pura, sebbene nessun peccato alterasse il suo splendore originale, Maria stessa non era che una creatura. L'umilt per Lei era il corollario dell'adorazione, il primo atto di ogni religione che consiste nel riconoscere il sovrano dominio di Dio. Perci non doveva fare alcun sforzo per ricercare l'ombra: non vedendo che Dio solo Ella vi si trovava a tutto suo agio. Di conseguenza, parlando di s, il suo linguaggio non si rivestiva di affettazione e non si esprimeva in formule di volontaria abiezione. L'umilt affettata non che una caricatura, una forma pi raffinata dell'orgoglio. Maria, esempio perfetto di umilt, non conosceva affettazioni: rimase semplice, giusta, sincera e di una ingenuit meravigliosa.

Se consideriamo l'insieme di quei racconti di S. Luca che abbiamo chiamato Le sue memorie notiamo che Ella non cerca di fare del meraviglioso mistero dell'Annunciazione il principio di un'era novella. La venuta dell'Arcangelo a Nazareth posta dopo l'apparizione a Zaccaria che presa come punto di partenza della sua cronologia. Difatti essa introduce l'Annunciazione con queste parole: Ora, al sesto mese ... ci che per Lei significa: al sesto mese, dopo la concezione di Giovanni Battista. Eppure Ella sa bene che il concepimento del figlio di Dio infinitamente pi importante di quello del Precursore. E da esso conveniva far cominciare un'epoca nuova. Ma la Vergine non si cura di tali minuzie della storia; segue il piano divino, tale come si svolto senza cercare di mettersi al primo piano. E' da queste finezze che si misura l'abisso di verit in cui si radica l'umilt del suo cuore senza macchia. Lo stesso avviene quando, si tratta di raccontare la scena dell'adorazione dei Magi. Maria non esita a dettare nei Ricordi di Giuseppe: Ed entrati nella capanna essi videro il Fanciullo con Maria sua Madre. Di Giuseppe non si parla. Evidentemente in questa frase in cui Ella si mette in scena - se si omette la nostra ipotesi sulla trasmissione di questi ricordi - Maria obbedisce semplicemente al rispetto della verit. Dappertutto e sempre, in lei come in tutti i santi della storia, umilt e verit si confondono.

L'amore divino in Maria. - Eccoci quindi al centro. Tutti i veli sono stati scostati e ci appare il Cuore Immacolato di Maria. La sua umilt ci conduce direttamente alla sua potenza d'amore. Pi Ella dimentica se stessa, pi capace di donarsi; l'amore non altro che il dono di s. Maria ha vissuto completamente per una missione divina. Quando si pensa alla sublimit di questo compito, non si spera pi di poter abbracciare l'immensit del suo amore. Siamo costretti a prendere appoggio in constatazioni pi accessibili a noi. Succede delle nostre deduzioni relative alla carit soprannaturale di Maria come dei calcoli usati dai geometri per misurare, con sommit intermedie, l'altezza d'una cima gigante. Anche noi vediamo una cosa lontana e ci serviamo di strumenti appropriati alla nostra debolezza. Cercheremo di eseguire quello che i tecnici chiamano una triangolazione, per mezzo cio di visioni successive. Per valutare sia pure approssimativamente l'altezza dell'amore divino in Maria noi abbiamo un primo metodo, usato da Bossuet e preso in prestito da un autore pi antico. Amedeo di Losanna, vescovo del XII secolo, aveva scritto: Per formare l'amore di Maria, due amori si sono riuniti in uno solo, poich la Vergine Santa rendeva a suo Figlio l'amore che essa doveva a un Dio e rendeva al suo Dio l'amore dovuto ad un Figlio. Tale veduta, veramente penetrante e superiore, tutta giusta. Lasciamo a Bossuet la parola di commento: Se voi intendete bene queste parole, vedrete che non si pu pensare nulla di pi grande, di pi forte, n di pi sublime per esprimere l'amore della Vergine Santa. Poich il santo Vescovo vuol dire che la natura e la grazia concorrono insieme per scavare, nel

cuore di Maria, le impressioni pi profonde. Nulla pi forte, n preme di pi dell'amore che la natura sente per un figlio, n di quello che la grazia d per Iddio. Questi due amori sono due abissi, di cui non si pu penetrare il fondo, n comprendere l'immensit. Possiamo dire col Salmista: Abyssus abyssum invocat. Un abisso chiama un altro abisso; poich per formare l'amore della Vergine stato necessario fondere insieme ci che la natura ha di pi tenero e la grazia di pi efficace. La natura c'era perch l'amore abbracciava un figlio: la grazia agiva perch l'amore riguardava un Dio. Eppure Bossuet stesso trova insufficiente questa prima considerazione. L'amore materno un abisso insondabile presso le nature migliori. L'amore dei Santi per il loro Dio un altro abisso, per usare l'immagine del grande oratore, oppure ritornando alla nostra, questi due amori sono sommit che si perdono nelle nubi e che la purezza delle nevi eterne ricopre. Ma quando si tratta di Maria - poich essa la Madre, poich a Lei sola il Cielo ha mormorato parole che la terra non ha mai sentito, poich si pu dire di Lei: ci che non stato detto mai di alcun'altra, n si pu sperare di sentire pi la ricchezza di quel saluto dell'Angelo: Salve, piena di grazia, il Signore con te, allora si sente che necessario elevarsi da un lato al di sopra della natura e dall'altro, dalla grazia comune. La nostra prima mira dunque troppo corta. Bisogna salire ancora: Come faremo?

L'analogia della vita di Ges. - Cercheremo un'analogia nell'insieme della vita di Ges. Da un po' di tempo i contemplativi ed i teologi hanno fatto un'osservazione che acquista la forza di una legge: nella storia di Cristo ad ogni passo si ritrova la doppia natura che Egli possedeva nell'unica persona del Verbo. Vi un costante parallelismo nei fatti della sua esistenza terrena. Si vede dappertutto simultaneamente e come una simmetria voluta e provvidenziale: Dio e l'Uomo. Ad es. nasce in una povera stalla ma gli angeli annunziano la sua nascita ai pastori ed una stella guida i Magi. Fugge in Egitto, ma si sottrae per un miracolo all'odio di Erode. Riceve il battesimo come uomo e i cieli si aprono sul suo capo mentre una voce celeste pronuncia le parole: Ecco il mio Figlio prediletto. Egli predica, sopporta la fatica, la fame, la persecuzione; ma semina i miracoli, apre davanti agli uomini gli orizzonti dell'eternit, diffonde una dottrina in cui risplende la sapienza di un Dio. Muore sulla croce ma risuscita il terzo giorno. E sarebbe facile seguire questo dualismo di aspetti fino ai minimi particolari. Dallo studio dei racconti dell'infanzia noi abbiamo creduto di poter trarre la seguente regola: tutte le condizioni spirituali intorno a Ges sono superiormente perfette; tutte le condizioni spirituali e terrene sono state volontariamente disdegnate (73). Si dir che nell'enorme lotta fra la carne e lo spirito, lotta che domina tutti i secoli e spiega tutta la storia degli uomini, Ges ha voluto che la sua propria vita offrisse, a chiunque vuol riflettere, la chiave di tutti gli enigmi. La nostra epoca ha scelto la carne. Ges aveva optato per lo spirito. Nessuna epoca stata pi anticristiana della nostra. Essa prometteva agli uomini, una felicit ben

diversa da quella di cui parla il Vangelo. E se essa fosse riuscita a darcela avremo mo avuto nella storia umana lo scandalo degli scandali. Ma ora chiaro che essa ha fallito e nel modo pi miserabile. L'era del progresso minaccia di sommergersi nell'ignominia. Una volta di pi si dimostra la verit del Vangelo. Applichiamo la regola accennata sopra al caso unico di cui cerchiamo l'intelligenza. Ges nato da una donna. Ecco il lato umano. Dove troveremo il lato divino dato che la legge del parallelismo ci comanda di cercarlo? Lo troveremo anzitutto nel fatto che nato da una concezione soprannaturale. nato da una vergine ed stato concepito dallo Spirito Santo. La sua nascita stata un ricominciare, come gi quella di Adamo era stata un inizio. Ma proseguiamo il nostro studio. La Vergine Maria stata spogliata di tutto. La sua dimora era una grotta pi che un palazzo. Aveva per sposo un umile carpentiere. Ha vissuto fra i pi modesti lavori d'una abitazione giudaica. Ecco il lato umano, le condizioni terrene. Ed ecco ora le condizioni spirituali: Maria aveva la Sapienza, l'Eroismo, l'Amore. E possedeva queste qualit al punto di essere degna di un Dio. Degna d'un Dio, ecco la nostra seconda mira. Questa volta non possiamo andare pi alto n pi lontano. Vediamo dinanzi a noi la cima contemplata ad una altezza quasi incalcolabile. Degna di un Dio... Come intenderemo queste parole? Gabriele aveva detto: Piena di grazia e noi intenderemo la prima espressione degna d'un Dio nel senso d'una pienezza di grazie, sorpassante ogni altra grazia creata. Impiegandosi a fondo in questa via cos sicura e logica la tradizione cristiana ha intuito la incompatibilit di qualunque macchia col titolo di Madre di Dio che la Chiesa ha tradotto molto giustamente nel dogma dell'Immacolata Concezione. Ma non servirebbe a nulla capire il significato della dignit mariana con l'esenzione da tutti i peccati e dallo stesso peccato originale, se non si vedesse subito l'applicazione positiva del medesimo principio: non solo Maria ha avuto un privilegio unico nella esenzione da ogni macchia, ma l'ha avuto anche nelle ascensioni della sua anima nell'amore divino. Se pensando alla discendenza degli uomini in Adamo, noi dobbiamo dire di Lei: questa legge era fatta per tutti, ma non per la Madre di Dio, la stessa cosa e, se possibile, con pi forte ragione, dobbiamo ripetere pensando alla grazia. Le leggi poste da Dio per la distribuzione delle grazie pi sublimi, la scala delle grandezze della santit, la possibilit aperta nel possesso della grazia e della visione beatifica, tutto ci serve per il resto delle creature, ma non per Maria.

Piena di grazia. - Quando parliamo della pienezza di grazia in Maria o, in altre parole, della pienezza d'amor divino che fu insieme il principio e il frutto di tale grazia (74), noi dobbiamo pensare a qualche cosa di unico nell'insieme della creazione. E c' difatti nel linguaggio dell'Arcangelo Gabriele, il rispetto d'un suddito per una regina.

Possiamo intanto ritornare a Bossuet. Dopo aver ricordato e spiegato la parola di Amedeo di Losanna sul doppio amore che nel cuore di Maria produce una fiamma immortale, egli aggiunge: E' necessario salire pi in alto. Permettetemi, o cristiani, di portare oggi i miei pensieri al disopra della natura e della grazia e di cercare la sorgente di questo amore nel seno stesso dell'Eterno Padre. Mi sento obbligato per il motivo che il Divin figlio di cui Maria Madre in comune con Dio . Colui che nascer da te - Le disse l'Angelo - sar chiamato Figlio di Dio. Cos Ella unita con Dio Padre diventando la Madre del Suo unico figlio . Ch'Ella possiede in comune soltanto col Divin Padre per il modo con cui l'ha generato. Ma saliamo ancora: vediamo donde Le viene questo onore e come Ella ha generato il figlio di Dio. Si capisce a prima vista che non fu per la sua fecondit naturale, con questa avrebbe potuto generare un uomo; per renderla atta a generare un Dio fu necessario, dice l'Evangelista, che l'Altissimo la coprisse con la sua virt, che cio Le comunicasse la sua fecondit. Lo Spirito Santo scender sopra di te e la virt dell'Altissimo ti adombrer (Lc 1, 35). Ed cos che la Vergine fu associata alla generazione eterna. Ma questo Dio che Le volle donare il suo figlio, comunicarle la sua virt, dotarla della sua fecondit, dovette anche far discendere in quel casto petto un raggio o qualche scintilla dell'Amore che Egli porta al suo figlio unico che lo splendore della sua gloria e la viva immagine della sua sostanza (75). Di l scaturito l'amore di Maria; esso s' effuso dal cuore di Dio nel cuor della Vergine; e l'amore che ella ha per il suo figliuolo viene dalla stessa sorgente da cui le venne il figliuolo stesso . Vedere in questa pagina soltanto un'amplificazione, vorrebbe dire conoscere male Bossuet e il soggetto che egli tratta. Cresciuto alla scuola dei Padri antichi, Bossuet sapeva che la verit si serve con l'esattezza e la causa di Ges Cristo con la probit scientifica. Ma la ragione ch'egli pone qui di una forza irresistibile. O bisogna rinunciare a capire anche solo elementarmente i disegni di Dio, o bisogna riconoscere una sapienza superiore in tutto ci che Egli fa. Non sappiamo supporre neppure un istante che Iddio abbia deciso di dare una Madre al suo Figliolo senza che tale Madre ricevesse tutti i doni che caratterizzano le madri: una potenza di generosit e di devozione e una capacit d'amore superiore a tutto quanto la terra conosce. E Iddio ponendo questa meraviglia dell'amore materno alla culla del Verbo incarnato, non poteva metterglielo che in uno stato di perfezione superiore a quanto lo spirito creato pu concepire. In una parola la Vergine senza amore non sarebbe stata madre e non avrebbe potuto essere madre di un Dio senza un amore dato al Dio fatto uomo. Questa considerazione ci trasporta al di sopra di tutte le altezze. Una madre come Maria non poteva essere che una santa senza alcun confronto con le altre santit, e poich la santit si misura dal grado d'amore, ripensiamo ad un amore che sorpassa ogni altro. Dal cuore di Dio stesso sono scese nel

cuore immacolato di Maria delle fiamme che la rendono degna del cuore di Ges e la uniscono eternamente a Lui.

____________ CAPITOLO VIII

LA MORTE D'AMORE: L'ASSUNZIONE

Sommario: Il peccato e la morte - La morte per amore - L'assunzione.

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Il peccato e la morte. - Eccoci alla fine delle nostre analisi. Non soltanto uno studio psicologico che abbiamo voluto tracciare, ma anche una storia mariana. Una storia che differisce da tutte le biografie comuni perch i fatti che abbiamo raccolti sono tutti interiori, per cos dire. Quegli stessi che furono esteriori non possono essere compresi che guardandoli interiormente. Cos un fatto storico che Ges nato da Maria; ma la maternit del la Vergine non pu essere valutata che spiritualmente. Essa fu molto pi Madre per il suo amore invisibile che per il pianto visibile. Ella concep con lo spirito prima di concepire con la carne (76). Dal punto di vista biografico non sappiamo nulla di Lei e si pu dire che non conosciamo neppure i particolari della sua vita. Questa nostra ignoranza in proposito stata voluta da Lei, dagli apostoli e da Dio stesso. Perch tutta la sua gloria interiore. Il nome stesso dei suoi genitori giunto a noi attraverso tradizioni non canoniche. - Ma a che cosa ci servirebbe conoscere il luogo della sua nascita e della sua morte? Siamo meglio informati sulla sua concezione senza macchia e sulla sua morte d'eccezione attraverso il ragionamento e la meditazione pi che non lo potremmo essere per le testimonianze contemporanee. Tali testimonianze non potrebbero fornirci che l'esteriore e il solo titolo di Madre di Dio ci ha manifestato pi notizie che gli stessi libri sacri i quali, senza quel titolo, prenderebbero tutto un altro senso (77). E poich non conosciamo alcuna delle circostanze che accompagnarono la morte della Vergine, ricorriamo ancora al titolo di Madre di Dio per avere lumi su questo punto.

Abbiamo visto precedentemente che il magistero della Chiesa ha solennemente confermato il giudizio del senso cristiano per il quale il peccato incompatibile con la maternit divina. Perci il dogma dell'Immacolata Concezione implicitamente rivelato in quello della divina maternit della Vergine. Ma la morte il castigo del peccato originale. Non questo il momento per dimostrarlo e noi supponiamo che tale principio sia bene conosciuto dai nostri lettori (78). Esente dal peccato originale Maria avrebbe dunque potuto essere esente dalla morte. Ma noi l'abbiamo contemplata ai piedi della Croce. Con Bossuet abbiamo detto: questa incomparabile madre avrebbe voluto morire col suo Divin Figliolo. Da allora la sua vita diventa una specie di miracolo, di eroismo. Essa vive per obbedienza e per amore. Ma ricevuta una missione da Ges agonizzante, compir tale missione fino alla fine. Ma quando il suo compito sar finito, quando finalmente l'ora sar suonata, il miracolo cesser da s. Avendo sopravvissuto per amore, non potr morire che per amore, onde imitare il suo Ges anche nella morte.

La morte per amore. - Voi pretendete - ha detto ancora Bossuet - di capire l'unione di Maria con Ges Cristo? Se non siete capaci di intendere la sua forza e veemenza credete di potervi immaginare i suoi movimenti e slanci? Cristiani, tutto ci che noi possiamo capire questo: che non vi fu al mondo uno sforzo superiore a quello fatto da Maria per riunirsi al suo Ges, n una violenza simile a quella che Maria sopport per questo distacco. Se voi siete del mio parere, o anime sante, non avrete bisogno di ricercare altre cause della sua morte. Questo amore era cos ardente, forte ed infuocato che non poteva trarre un respiro senza rompere i legami del suo corpo mortale, non poteva formulare un desiderio per il cielo senza attirare con esso anche l'anima di Maria (79).

L'Assunzione. - Potremo fermarci a questo punto. Maria ha avuto la pi bella delle morti. Non le rincresceva nulla della terra: aveva vissuto nell'eterno prima d'essere madre d'un Dio. La sua divina maternit l'aveva elevata ancor pi al disopra delle contingenze terrene. Dopo la morte, resurrezione ed ascensione del suo Ges, la sua esistenza si pu concepire solo come un esilio eroicamente accettato. La morte fu per lei la grande liberazione poich andava a raggiungere suo figlio e il suo Dio. Essa non pensava affatto al suo premio, ma Dio vi pensava per lei. E la corona proporzionata al suo amore dovette essere incomparabile. Si potrebbe credere di avere detto tutto su di Lei quando la si mostra in atto di prendere in cielo il suo posto di regina, a fianco di Cristo-Re. Invece la tradizione cristiana ha voluto per Lei un segno particolare. Se essa ha subito la morte per assomigliare a suo figlio, non poteva per subire la corruzione della tomba. La somiglianza con suo figlio giunge fino alla morte, ma le impedisce la dissoluzione ... S. Giovanni Damasceno citava nell'VIII secolo il passo

d'uno storico nel 5 secolo nel quale era riportata la testimonianza del patriarca Giovenale del medesimo tempo (80). Questi affermava che un'antica e molto vera tradizione assicurava che il corpo di Maria, deposto al Getsemani in una tomba che fu venerata per lungo tempo, non vi era rimasto che tre giorni (come quello di Cristo) e che gli apostoli, non trovandola pi nel sepolcro non poterono pensare che cos allo stesso modo ch'era piaciuto al Verbo e Signore della gloria d'incarnarsi in Lei e divenire uomo, come aveva voluto conservare tutta pura la sua verginit, cos gli era ugualmente piaciuto, quando Ella ebbe lasciato questo mondo, di onorare il suo corpo intatto e immacolato con l'incorruttibilit e la assunzione al Cielo prima della risurrezione universale e comune . Questa antica e molto vera tradizione pu contenere degli elementi leggendari. Se un giorno il fatto dell'Assunzione sar eretto a dogma, esso non si fonder solo su questa tradizione ma anche e principalmente sul titolo di Madre di Dio e sul dogma dell'Immacolata Concezione. Se Maria ha dovuto sottostare alla morte ci non avvenne per un debito personale. Preservata da ogni macchia, ebbe la morte che doveva avere: Maria Santissima mor d'amore e il suo corpo verginale fu portato in Paradiso dagli Angeli!

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Note

1 Opera oratoria, Edizioni Labarq, III, 459-496 2 Opera oratoria, Edizioni Labarq, III, p. 495. 3 Su tutto questo vedi:Ges Cristo, Figlio di Dio, Salvatore , III, 335 e segg. 4 Sul significato di questo primo versetto vedere: Il Vangelo secondo San Marco di Lagrange, Parigi, Gabalda 1920, pag. 3. La parola Vangelo in questo libro non significa il libro del Vangelo, ma piuttosto messaggio redentore di Ges . 5 Testo sugli Agnelli di cui sar il Pastore supremo, nell'apparizione sulle rive del lago di Tiberiade, in S. Giovanni XXI, 15. Vedere Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore II, 82 e IIIII 360 e segg. 6 Luca XXII, 31-32. Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore III, 167. 7 I Doceti credevano che il Logos o Verbo Divino avrebbe subito una corruzione nell'unione colla materia o carne che essi ritenevano la fonte di tutti i mali. Questa eresia apparve nel

primo secolo. Essa stata confutata da Giovanni e dalla sua scuola: Ignazio d'Antiochia, Policarpo, Ireneo. 8 Epistola ai Cristiani di Efeso, XVIII, 2. 9 Apologia di Aristide, XV. 10 Ai Corinti, XV, 45. 11 Si osservi questa espressione: Si riferisce ai Vangeli che Giustino verso l'anno 150 chiama le Memorie degli Apostoli indicando in una parola l'incomparabile valore storico ch'egli conosceva ad essi. 12 Dialogo con Trifone. 13 Contro haereses, III, 22-4 14 Fouard, S. Giovanni, 95-96. 15 Secondo il parere del P. de la Broise, di M. Fouard e di molti altri noi rigettiamo fa tradizione poco fondata che fa vivere e morire la Vergine ad Efeso o nei suoi dintorni. La tradizione molto pi sicura in favore di Gerusalemme. La tomba della Madonna era verso il giardino del Getsemani. 16 Vedere Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , II, 30 e segg. 17 Sappiamo che presso i Giudei le fanciulle non erano inviate alla scuola. La loro educazione si faceva ai piedi della madre, al focolare domestico. La fanciulla ripeteva frase per frase le pagine della Bibbia, seguendo la Madre. 18 Vedere questi capitoli nel Libro del Giubileo; III, 165 e segg. 19 Su Erode Antipa vedere Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore, II, 331 e segg. Sui Farisei soprattutto il III, 63 e segg. 20 Non ci meraviglier se mettiamo questa espressione sulle labbra di Maria parlando del suo Ges. Nell'ordine puramente naturale le formule del rispetto sono strettamente obbligatorie anche da parte della Regina Madre quando si tratta del Re. Si pensi alla deferenza della Regina Claudia di Francia per suo figlio Francesco. Maria era una figlia di re, meglio ancora Egli era Dio. Ella non voleva essere che l'umile ancella. 21 Su Erode Antipa vedere Ges Cristo figlio di Dio Salvatore , II, 331 e segg. Sui Farisei soprattutto il III, 63 e segg. 22 Elevazione sui Misteri, VII elev. 23 Abbiamo citato anche noi commentando il glorioso Prologo, la frase in cui S. Ilario paragona la scienza soprannaturale di Giovanni ai pi grandi miracoli di Cristo. Vedere

Ges Cristo I, Pag. 4. L abbiamo tentato una spiegazione completa di questa pagina sublime, qui cerchiamo timidamente dare la spiegazione storica delle sue origini. 24 Giov. XX, 31: Questo stato scritto affinch crediate che Ges il Cristo Figlio di Dio. 25 Alludiamo al passo di Luca X, 21 e Matteo XV, 85. Vedi Ges Cristo II, 236 e seg. 26 Proverbi di Salomone VII, 22-32. Il versetto: Era presso di lui come un fanciullo talvolta tradotto cos: Io ero all'opera presso di Lui . Noi adoperiamo da questo punto la traduzione del P. Lebreton. Dopo di questo passo la nostra Volgata segna la seguente frase la cui autenticit dubbia: E trovando la mia delizia fra i figlioli degli uomini. I fedeli possono leggere questa pagina dei Proverbi nella liturgia della festa dell'Immacolata e in quella del S. Rosario. 27 Vedere per questo dove abbiamo trattato della vita nascosta di Ges nel Ges Cristo I, 92 e segg. 28 Siamo del parere che la parola Donna rivolta da Cristo a sua Madre il pi grande dei titoli onorifici. Come Egli aveva scelto per s il nome di Figlio dell'Uomo che significava semplicemente l'Uomo pi grande, il nuovo Adamo in opposizione al vecchio Adamo, come S. Paolo aveva ben intuito. Cos Egli dava a Maria il nome di Donna cio di novella Eva come i Padri della scuola di S. Giovanni, S. Giustino e S. Ireneo la chiamarono subito. 29 S. Paolo, Epistola ai Colossesi 1, 16-19 - Epistola agli Ebrei 1, 1 e segg. 30 Si possono trovare tracce dell'influenza di Matteo nella prefazione di S. Luca, ma sono poco numerose e si spiegano facilmente, vedremo pi avanti come. 31 Alludiamo a Zaccaria, alla sua sposa Elisabetta, a Giovanni Battista, alla profetessa Anna ed al vecchio Simeone. Ma queste erano anime ispirate e per di pi perfettamente isolate da Israele. 32 La prima volta: Luca II, 19 - la seconda in termini quasi identici, Lura II, 51: e sua Madre conservava tutte queste cose in cuor suo. 33 Vedere Ges Cristo Figlio di Dio I, p. 60. 34 Diciamo confidenze intime in quanto Luca interrogando Matteo pare abbia ricevuto da Lui soltanto delle note sui discorsi di Ges, ma nessun insegnamento sulla sua infanzia mentre Matteo ne era gi in possesso. 35 Siamo sicuri che la nascita verginale di Ges, come il profeta Isaia l'aveva annunciata, non era stata capita da alcuno, nemmeno da Maria prima dell'annunciazione. Da un lato vero che non si trova alcuna traccia di questa generazione verginale del Messia negli scritti dei Giudei ma d'altra parte se Maria avesse conosciuto tale oracolo nel suo significato vero si sarebbe posta nella possibilit di divenire Madre del Messia facendo voto di verginit e la

sua risposta all'Angelo: come avverr questo se io non conosco uomo? sarebbe stata almeno un controsenso. 36 Non dimentichiamo che S. Luca non dovette conoscere da S. Matteo i racconti dell'infanzia di Ges; egli prese da Matteo soltanto i discorsi che nel suo Vangelo non sono posti nello stesso ordine usato da Matteo. E' questo che ci fa collocare il Vangelo di quest'ultimo ad una data poco anteriore a quella di Luca e in una zona lontana da quella in cui scrisse Luca. 37 Sembrerebbe in verit che Luca abbia conosciuto le note di Matteo da Lui - pare utilizzate in certe pagine simili a quelle del suo predecessore. Ma forse la conoscenza avvenne attraverso un intermediario a noi ignoto. 38 L'autore si riferisce alla sua opera Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore 39 Vedi Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, 98 e segg. 40 Vedi Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, 34 e segg. 41 Abbiamo gi accennato come tale pensiero sia consolante per il Sacerdote o il Monaco che recitano l'ufficio divino. 42 Cantico di Anna: - Il cuor mio giubila nel Signore: Il mio corno innalzato per lo Signore La mia bocca allargata contro ai miei nemici Perciocch, o Signore, io mi son rallegrata nella tua salute. 43 Salmo 113 (Volgata 112) Il Signore eccelso sopra tutte le nazioni La sua gloria sopra i cieli Che riguarda a basso cielo e terra. 44 - Salmo 111 (Volgata 110) Il tuo nome santo e tremendo Il principio della sapienza il timor del Signore. 45 - Genesi XXX, 13 - Grido di Lia alla nascita di Aser: Le figlie mi chiameranno felice. Salmo 103 - (Volg. 102): Come un padre ha compassione dei suoi figli cosi Egli pietoso con coloro che lo temono. 46 Vedere ci che stato detto nella parabola del buon Samaritano in: Ges Cristo ecc. II. - 244. Salmo 89 (Volg. 88): Sei tu che disperdi i tuoi nemici con la forza delle tue braccia. Altro canto di Davide riportato al secondo Libro di Samuele XXII, 28: Tu salvi gli umili in mezzo al popolo. E col tuo sguardo abbassi gli orgogliosi.

47 Cantico di Anna: Iehova fa morire e vivere, fa discendere nel soggiorno dei morti e ne fa risalire. Iehova impoverisce e arricchisce, abbassa ed eleva. Salmo 147 (Volg. 146): Jheova viene in aiuto ai piccoli ed abbassa i cattivi fino a terra. 2 Giobbe V, II Rovescia i potenti, Esalta quelli che sono abbassati. 48 Cantico di Anna: Quelli che erano saziati si sono allogati per aver del pane e quelli che erano affamati non hanno pi fame. Salmo 34 (Volg. 3): Non c' povert per coloro che la temono Coloro che cercano Iehova non sono privati di alcun bene ... Salmo 107 (Volg. 106) Ed egli ha dissetato l'anima divorata dalla sete ed ha colmato di beni l'anima sossata dalla fame. 49 Isaia XLI, 8-9: Tu, Israele, mio servitore ... Tu, che io ho preso per mano all'estremit della terra. Salmo 98 (Volg. 97): Egli si ricordato della sua bont e della sua fedelt verso la casa d'Israele ... 50 Genesi, XVII, 7: Stabilii la mia alleanza, un'alleanza perpetua, con te e i tuoi discendenti dopo di te, di et in et, per essere il tuo Dio e il Dio dei tuoi discendenti. Genesi XVIII, 18: Iehova disse: nasconder io ad Abramo ci che sto per fare? Poich Abramo deve divenire una nazione grande e forte e tulle le nazioni della terra saranno benedette in lui. Genesi XXII, 17: Io ti benedir e ti dar una posterit numerosa come le stelle del cielo e coma i granelli di sabbia in riva al mare E nella tua posterit saranno benedette tutte le nazioni della terra.... Michea. VII, 20: Voi farete vedere a Giacobbe la vostra fedelt, ad Abramo la misericordia che avete giurato ai nostri padri nei giorni antichi. 51 Accenniamo di passaggio che i tre cantici contenuti nel nuovo Testamento si trovano nei Ricordi di Maria. Sotto un aspetto essa l'unico salmista della Nuova Legge. Senza dubbio Ella autrice soltanto del Magnificat ma Lei che ci ha trasmesso il Benedictus e il Nunc dimictis. Lei che aveva un'altitudine spiccata per i canti religiosi. Li ricordava, li conteneva nel suo cuore per parlare come Lei. Un confronto attento fra i tre cantici dimostra che essi hanno conservato nella sua memoria il carattere proprio a ciascuno o, per meglio dire, il loro sapore d'origine. Zaccaria non canta come Simeone, n Simeone come

Maria. La memoria di Maria era fedele ed essa era troppo scrupolosamente attaccata alla verit e all'esattezza per modificare sia pure il minimo di quanto ripeteva. Ci ritorneremo su questo pensiero. Consideriamo come cosa certa che Maria, nell'intervallo che separa gli avvenimenti della nascita di Ges e la redazione dei suoi Ricordi avr ripetuto nel suo cuore e forse anche a viva voce, i tre cantici ripieni di tanti e cari ricordi per Lei. 52 Vedere ci che si detto della parabola del buon Samaritano in Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore . II, 244. 53 Vedere le note 19 e 20. 54 Noi non facciamo caso del senso reale della parola ebraica che la Volgata ha tradotto per Vergine. E' affare di filologia. Noi constatiamo semplicemente che nessuno in Israele aveva intuito in questo passo un annuncio di maternit verginale messianica. Ci sembra evidente invece, e il fatto lo dimostra, che lo Spirito Santo, inspirato il testo, aveva in mira la concezione verginale del Cristo. 55 Ci non impediva affatto al matrimonio d'essere un vero matrimonio. Poich esso sostanzialmente il dono reciproco degli sposi l'uno all'altro. Questo dono conferisce a ciascuno di essi un diritto sul proprio congiunto, un diritto esclusivo. Il voto di verginit consisteva in questo caso non nel distruggere il diritto ma nel sospenderne l'uso. Va da s che tale voto rendeva doppiamente colpevole ogni infedelt che oltre violare il voto sarebbe andato contro il diritto del coniuge. 56 Leggi concernenti il matrimonio nel Deuteronomio, XXII e seg. 57 Certi autori hanno ammesso che Giuseppe temeva soprattutto di associarsi ad un atto delittuoso prendendo per sposa una fidanzata forse infedele. Me se egli avesse avuto il minimo sospetto non doveva o provocare spiegazioni o denunciare Maria? Non era questo che un uomo giusto doveva fare? Dal momento che poich egli era giusto non voleva esporre Maria all'infamia pubblica segno che non aveva alcun dubbio sulle sue virt. Da ci si intuisce che egli poteva temere di prenderla in isposa in quanto ignorava se tali nozze erano conformi alla volont di Dio. 58 Sottolineiamo questa espressione la quale prova chiaramente che Maria, fidanzata a Giuseppe, gi legalmente la sua donna. Perch essa sia considerata come donna maritata non le rimane che di entrare nell'abitazione del marito. 59 Maria stessa che d queste definizioni della giustizia a proposito di Zaccaria ed Elisabetta. (Luca, I, 6). 60 Lagrange: Il Messianismo presso i Giudei, p. 263. 61 Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, p.102 e segg.

62 La frase dolorosa di Giovanni: E i suoi non lo ricevettero non sarebbe una eco del martirio della Vergine? 63 Lamentazioni di Geremia, II, 13. 64 Su questo punto vedere Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore, III, p. 294. 65 Opere oratorio, Edizioni Labarq, III, p. 448. 66 Matteo XI, 29. Noi traduciamo questo come il Lagrange non come si traduce generalmente: Imparate da me che sono dolce ed umile di cuore . 67 Citate dal lagrange, Matteo, 230. 68 Si giudichi da questo il pericolo che corre la civilizzazione nell'ora attuale! 69 Vedere Ges Cristo, etc. II, 336-337. 70 Quando gli umili e i semplici dispongono d'una cosa che si desidera da essi, come ad es. il loro voto elettorale, pu essere che si ostenti per essi un grande amore. Ma disinteressato tale amore? 71 Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, p. 88. 72 Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, p. 358. 73 Ges Cristo Figlio di Dio Salvatore , I, p. 96. 74 Insieme principio e frutto in quanto la grazia precede il nostro amore, ma il nostro amore attira e merita una nuova grazia. E' un'ascensione continua. 75 Sono termini usati nell'Epistola agli Ebrei (II, 3) richiamiamo le espressioni gi studiate a proposito della Sapienza Increata (Proverbi, 8) 76 Abbiamo gi citato queste parole di Leone il Grande, in Ges Cristo, ecc. I, 96. 77 chiaro che le parole dell'Angelo piena di grazia indirizzate a un'altra persona che non fosse Maria, non significherebbero una pienezza pari alla sua. Essa ha ricevuto la pienezza che conveniva alla Madre di un Dio. 78 Per un solo uomo (Adamo) il peccato entrato nel mondo e col peccato la morte . Vedere questo passo nell'Epistola di S. Paolo ai Romani V, 11. 79 Questa citazione e quella del capitolo precedente sono tolte dal medesimo discorso di Bossuet, per la festa dell'Assunta Opere Oratorio Edizione Lebarq, III, 485-488. 80 Questo passo di S. Giovanni Damasceno riportato nel Breviario romano, nella festa dell'Assunzione riguardato oggi come un'interpolazione. Ma non vi attestazione cos antica come la credenza nell'Assunzione di Maria.