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Marx

venerd 16 novembre 2012 13:54


Nonostante la storia lo abbia Marx ha condizionato il nostro secolo, dal punto di vista politico e filosofico, ma le sue idee e contraddetto "profezie" si sono subito scontrate, perdendo, con la storia. Se non si considerano le cattive esperienze storiche a smentire Marx le teorie perderebbero di falsificabilit e perci di scientificit, mentre se si considerassero sembrerebbe che non superino "la prova della pratica" cara ai Marxisti. Certo che non si pu dimenticare in blocco la sua opera e che per interpretare e "cambiare" (come era nell'idea dei comunisti) il mondo anche prendere in blocco l'intera opera di un pensatore non un buon inizio. E la sua opera risulti L'opera di Marx, inoltre, sempre stata oscurata da un impoverimento , operato dallo stesso Marx e impoverita poi da Engels, per creare una guida all'azione semplificata per diffondere l'idea di storia come scienza. Marx lascia trasparire nei suoi Per questo motivo il diritto sempre stato visto dai marxiani come sovrastruttura, dipendente in scritti un'interessante tutto e per tutto dallo sviluppo economico. concezione del diritto. Critica ad Hegel e a Feuerbach: l'uomo nell'evolversi concreto Marx va ricondotto ad Hegel per la concezione della storia come sviluppo processuale, con Marx per questo scende "dal cielo alla terra": Hegel leggeva tutto lo svolgersi storico in base prefissando come fine lo "Stato" , quindi le tappe intermedie erano concepite in funzione del fine "Stato". In questo modo, per, queste si configurano come posterius rispetto al prius che lo Stato, prescindendo totalmente dal piano storico, cosa che per Marx inaccettabile. "Il vero l'intero" diceva Hegel, quindi non si pu far prescindere l'elemento diritto dal tutto e anche questo ne deve far parte. Se Hegel era criticato per il sopravvento che prendeva l'aspetto teleologico nel suo storicismo, Feuerbach, nonostante il merito di riportare alla realt e alla corporeit l'attenzione dei filosofi, si rifa' per tutta la sua riflessione ad un concetto di Uomo, generico e perci visto come immutabile, come se i problemi che lo riguardano fossero sempre gli stessi, indipendentemente da un epoca all'altra. Marx vede l'uomo nel suo evolversi storico: l'uomo in quanto corporeit ha molto in comune con l'animale, una volta era anch'esso un animale. Si differenziato storicamente quando ha iniziato a produrre tutti o parte dei beni di cui ha bisogno per sopravvivere (anticipa in questo senso le tesi di un paio di decenni le tesi Darwin). Se gli uomini si differenziano per la produzione dei mezzi di sussistenza evidente che fondamentale guardare come vengono prodotti. Il motore della storia Marx stesso ci dice che proprio durante gli studi di diritto (in quella specie di breve autobiografia intellettuale che la Prefazione a Critica dell'Economia Politica) si accorge che esiste qualcosa che sta sotto al diritto e che lo ha fatto diventare cos come . Tutti i problemi devono essere riportati ad una radice pi profonda che si vede nell'economia. Premesso che le sue teorie risentono delle semplificazioni che i suoi divulgatori (fra cui Marx stesso) hanno applicato per crearne una guida all'azione e che anche per questo risultano contradditorie, le spiegazioni che Marx da' a proposito di questo qualcosa, che un po' come un Motore della Storia, si possono ricondurre a due filoni, simmetrici e non del tutto compatibili fra loro: 1. La storia la conseguenza di uno sviluppo oggettivo della produzione (Prospettiva che appare pi evidenti nelle opere di analisi economica, come il Capitale) 2. La storia di ogni societ esistita storia di lotte di classi . In questa visione l'iniziativa del soggetto acquista grandissima importanza (Prospettiva degli scritti pi militanti, come il Manifesto) Entrambi quest imod idi concepire la storia vanno considerati e immaginariamente "intrecciati". Lo sviluppo della produzione e l'ideologia (il giusto) Leggendo la storia come sviluppo di forze produttive si vede che la crescita delle forze produttive, l'aumento della popolazione, la crescita dei bisogni hanno portato in determinati momenti storici alla necessit di riorganizzare la produzione , per poter permettere alle forze produttive di esprimersi al massimo con le risorse che si hanno a disposizione. Il vecchio modo di organizzare (modo di produzione) non pi in grado di soddisfare la crescita delle forze produttive, in conflitto con esse, allora necessario soppiantare il vecchio per far affermare un nuovo modo di produzione, attraverso la rivoluzione. In questo contesto la classe sfruttata guida rivoluzione e consacra un nuovo modo di produzione pi efficiente. Ma da dove nasce la coscienza che il vecchio modo di produzione sbagliato e inefficace? quel complesso di teorie, pensieri, etc. che cambiato. Marx riassume tutto ci nel concetto di Ideologia ed interamente legata al modo di produzione: sono le necessit del modo di produzione a determinare le concezioni di giusto e sbagliato, a produrre teorie filosofiche, politiche etc. affinch esso possa esprimersi al massimo. Il modo di produzione struttura, tutto ci che ne dipende sovrastruttura.

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sovrastruttura. Marx dice anche che nell'ideologia i rapporti sociali fra gli uomini vengono visti come "rovesciati in una camera oscura". Criteri di giustizia, valori, ideologie (appunto), variano in base al periodo storico e al modo di produzione vigente, un solo valore rimane sempre: lo sviluppo produttivo . Il diritto non sovrastruttura: autonomia nella storia, nel presente, nel futuro Leggendo la storia in questo senso sembrerebbe che il diritto non ha una sua autonomia. Ma Marx ci fa notare che la storia ci insegna che la legge non valida solo in base all'autorit che l'ha imposta (giuspositivismo) e che ridurre il diritto a legge improponibile: si visto in diverse occasioni che leggi arbitrarie hanno portato a rovesciamenti, che diritto come espressione di volont si rivelato illusorio. Questo assunto che sembra di tipo giusnaturalista si giustifica dicendo che il diritto sovrastruttura. Eppure: che in antichit esistesse la schiavit ci induce a pensare: il fatto di assoggettare alcuni uomini come schiavi ha creato il diritto alla schiavit? Ma per poterli schiavizzare doveva esistere il diritto di schiavizzare. Considerato che lo schiavismo annoverato fra i modi di produzione capiamo come il nesso fra diritto e modi di produzione stretto e non unilaterale struttura sovrastruttura. Il diritto consente al modo di produzione di funzionare, ma per altri versi il presupposto perch il modo di produzione si affermi. Lo stesso valeva per l'abolizione della regola medievale che un'officina aveva un numero limitato dalla legge di garzoni: senza questa il capitalismo non si sarebbe affermato. Marx poi distingue nella sua teoria economica societ basate sulla propriet privata e su la propriet comune. Questo significa che la situazione giuridica di propriet legittima il modo di produzione: in questo senso non il modo di produzione a produrre una sovrastruttura di diritto ma il diritto risulta portante per il modo di produzione. Il diritto germanico accoglieva come punto di riferimento il diritto romano. Com' possibile questo se esiste una corrispondenza biunivoca fra modo di produzione e diritto? Lo stesso diritto, che sarebbe espressione del modo di produzione antico schiavista sarebbe paradossalmente espressione anche del modo di produzione diverso capitalista. Nella societ comunista che Marx progetta fondamentale il criterio di ripartizione dei beni (una delle grandi differenze con il modo di produzione capitalista). Ma il criterio di ripartizione deve essere basato su una regola giuridica . In particolare nella prima fase dice che a ciascuna persona corrispondono beni commisurati al proprio lavoro ("a ciascuno secondo il proprio lavoro"); nella seconda fase si passer alla "a ciascuno secondo i propri bisogni". Questo significa che nessuno potrebbe appropriarsi di beni in pi o meno di quanti gliene spettino secondo queste regole: questi criteri funzionano come norme giuridiche, facendoci capire che una delle caratteristiche della fase comunista dipende dal diritto. Nonostante le pagine scritte da Marx siano in realt poche, da queste considerazioni evinciamo che Marx ha colto la complessit del diritto nel suo rapporto con l'economia. Lo sviluppo produttivo influenza i rapporti sociali, che a sua volta possono influenzare lo sviluppo produttivo; dai rapporti sociali si passer alla sovrastruttura, ma in questo modo alla dualit strutturasovrastruttura sembra necessario aggiungere un terzo termine rappresentato dai rapporti giuridicosociali. Cio: I rapporti economici in realt si esprimono come rapporti sociali e come rapporti sociali sono regolati attraverso il diritto e quindi rapporti giuridici. E poi, a rafforzare l'idea che il diritto non del tutto dipendente dallo sviluppo economico Marx in pi occasioni auspica ad una legislazione delle fabbriche che ponga limiti allo sfruttamento disumano , determinato dalla necessit di profitto capitalista. Se questo vero per Marx la legge ha uno spazio di autonomia e di incidenza sul modo di produzione: con un atto politico si limitano i margini di profitto e la produzione, facendo diventare il diritto strumento per le lotte di classe. Critica alla "legge scientifica" della storia Le due prospettive della storia come lotta di classe e come sviluppo produttivo portano ad una rilettura attraverso una "legge scientifica" che chiave per leggere i grandi mutamenti storici. I grandi mutamenti si hanno col passaggio dalla societ "comunista arcaica" allo "schiavismo antico" e poi al "feudalesimo" e al "capitalismo moderno" fino ad arrivare, in virt di questa legge, alla fase comunista. In questi grandi rivolgimenti la classe sfruttata attraverso una rivoluzione soppianta la classe sfruttatrice prendendo il controllo della societ e nel frattempo il modo di produzione precedente, ormai limitante al pieno utilizzo delle risorse, viene sostituito con un modo di produzione nuovo, progredito e pi efficiente. Se mettiamo insieme questi concetti alcune cose non quadrano: Nel passaggio allo schiavismo antico si sarranno sicuramente sfruttate meglio le risorse, ma nessuna classe sfruttata esisteva che guidasse una rivoluzione, anzi non esisteva nessuna classe

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nessuna classe sfruttata esisteva che guidasse una rivoluzione, anzi non esisteva nessuna classe e nessuna rivoluzione. Nel passaggio al feudalesimo Marx stesso a dire che c' un'involuzione dello sviluppo produttivo. Nell'unico passaggio che sembra pi giustificato e studiato da Marx secondo la sua legge, la classe che passa alla ribalta, la borghesia, non esattamente la classe sfruttata della societ feudale. Se questa legge risulta mai applicabile al passato riesce difficile pensare ad una necessaria rivoluzione comunista. Egoismo, giustizia, dignit Il passaggio alla forma schiavista ha dato luogo ad una crescita economica, dice Marx. Ma se gli uomini producono di pi se si ha la forma schiavista, se qualcuno non si pu appropriare come privato produce di meno. Ci significa che Marx prospetta una natura umana egoista: si produce in funzione di potersi appropriare di qualcosa e lo sviluppo economico fino al Capitalismo si basato su questo. In questa visione appare discutibile il passaggio gi nominato dalla prima alla seconda fase del comunismo. Nella prima se il lavoro alla base dell'appropriazione dei beni esiste ancora l'egoismo umano, visto che l'uomo produrrebbe per appropriarsi di beni, nonostante la propriet privata sia gi soppressa. Nell'ultima fase la caratteristica di egoismo dell'uomo verrebbe meno: "nella societ futura gli uomini vivranno condizioni degne della natura umana". Che cosa cambia allora? Sembra cambiata la natura umana, l'egoismo venuto meno. Poi viene individuata una "dignit", altra caratteristica dell'uomo, ideale evidentemente metastorico, non influenzato dal modo di produzione. Dignit che si potrebbe ricondurre a qualche idea di "giustizia" che Marx avr dovuto aver per poter esprimere questo pensiero (lo stesso pensiero della dignit era stato fatto nei riguardi degli uomini sfruttati), una giustizia fuori dalla storia, che non muta nell'essere umano (Ma la natura dell'uomo o non prodotto della storia?) soltanto in virt di questa che si pu giustificare la necessit di passare dalla prima alla seconda fase della societ comunista: i beni e le risorse gi scorrevano nella loro pienezza, le classi e la propriet erano gi state abolite. Poi si evidenziano due paradossi: Evidentemente anche la natura umana prodotto della storia. Inizialmente l'uomo, non ancora modificato dalla storia, era egoista, poi ha smesso di esserlo con il passaggio alla seconda fase del comunismo. Cos dicendo si evince che dalla comunit dei beni sia nato l'egoismo. la propriet comune ad aver creato l'egoismo e niente potrebbe impedire di pensare che non possa succedere nuovamente E infatti: se l'egoismo stata la molla che ha fatto nascere la propriet privata, perch l'abolizione della propriet privata (tipo di propriet nata dopo l'egoismo) dovrebbe portare alla conseguenza di fine dell'egoismo umano (che ne era la causa)? Giusnaturalismo sicuramente discutibile parlare di in giusnaturalismo in Marx, ancora di pi lo perch, facendolo, ci si riferirebbe alla nozione di "natura umana" (e non come tipico alla "natura delle cose"), anche se in Marx non si potrebbe parlare, a regola, di una natura umana. Eppure come appena visto principi di "natura umana" e "dignit" affiorano nei punti pi delicati della teoria di Marx e che esista un dover essere che faccia riferimento a questi, prospettiva tipicamente giusnaturalista.

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