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Hic furor, hic, superi, sit mihi perpetuus

Saggio inedito di Roberto Saviano

l mio unico lettore, rivolgo queste righe finalizzate ad una breve analisi della scrittura del Tommaso Landolfi e di Giorgio Manganelli. La loro scelta stilistica ed il loro misantropico vivere, mi impediscono di aderire ad un linguaggio accademico nel rapportarmi alle loro opere. Il rigore della critica nel nostro tempo, spesso ha prodotto la morte della creazione letteraria e della pulsione dello scritto, preferisco pertanto che siano le profondit delle riflessioni e la rigorosa indisciplinatezza delle emozioni confuse, a decidere il percorso finalizzato alla conoscenza di un autore.Ma questi sono annosi problemi filologici da lasciare ai filologi. Io che non son uno di loro mi avventuro in questa comparazione di due particolarissimi autori del Novecento, vicini in cos assai modo da non essersi mai riconosciuti luno nella letteratura dellaltro. Persino le loro vite per quanto con caratteristiche diverse..luno aristocratico decaduto dallombrosa vita di giocatore dazzardo, laltro professore di Letteratura Inglese e misero (nel senso economico.inversamente proporzionale invece alla qualit dei suoi lavori) traduttore, possono notarsi affini. Gli scritti a cui far riferimento sono tutti quelli che gli autori hanno editato in Italia . Strutturer la saggio indi in tre parti. La bugia di Tommaso Le inezie amorose di Manganelli Confraternita dei bugiardi Suddivisioni abbastanza chiare gi nei titoli da non chiedere altra spiegazione, infatti lestetica del mio microlavoro si imposta gi con la scelta degli autori e del titolo. Gli autori sono entrambi cesellatori di scrittura onirica spesso barocca ed antiromanzesca volta alla fumosit consistente dellargomentazione cerebrale, del frammento di materia, della creazione di lazzi sintattici, della finzione perenne di se stessi. Elicitare, descrivere e dimostrare tali questioni sar il compito della saggio. Il titolo una vibrante frase di Seneca che tradotta nella lingua nova recita pi o meno cos (nella traduzione di Canali): Che questa follia, dei, s, proprio questa, non mi abbandoni mai. Ho scelto tale frase per meglio far capire subito con chi si avr a che fare nella lettura, ovvero con le pi complesse e intricate intelligenze del secolo ventesimo, sottili e persistenti come ogni cieca e saggia mania. Il perch abbia deciso di fare tale lavoro andrebbe inserito nelle plurime domande ridicolmente esistenziali che ci si pone o ci si dovrebbe porre in qualche pomeriggio giovanile, ma personalmente non rispondo cos come nessun uomo risponde ad un colpo mortale infertogli. Che il lettore possa perdonare questa limitata opera ch come tutti gli scritti limitati, anche limitante. La bugia di Tommaso La lingua di Tommaso Landolfi sembra un altare edificato al suono italico della parola. Aggettivi avverbi verbi sostantivi, sono prescelti nella miniera del vocabolario come preziosi elementi da comporre con le intime emozioni sulla pagina. Ambito faticoso, o doveroso piuttosto, la pagina

vuota: eppure le idee si annidano e bisogna trovare loro sfogo. Landolfi scrive per motivi che non considera n validi n degni della sua simpatia. I suoi diari Rien va Des Mois LA BIERE DU PECHEUR (1) sono pregni del rammarico per la scrittura vissuta come condanna e fonte prima della coscienza del non essere volti alla vita.
Tommaso Landolfi Hai mai visto uno spirito? No io no, ma mia nonna si! Ma guarda un po! Lo stesso capita anche a me: io non ne ho mai visti, ma mia nonna se li trovava tutti i momenti fra i piedi, e cos, fidandoci della sincerit di nostra nonna, crediamo allesistenza degli spiriti.

La scrittura come altro dalla vita, pluralit dal reale che non pu credere di essere contaminata dal fatto. Il brano narrato non unaltra riproposizione della vita in ambiti e vesti differenti, anzi n il diretto antagonista. Parola e vita sono in un tenace aut-aut! Landolfi costruisce le sue storie in un luogo sconosciuto alla realt nota, questa sua scelta non attuata solo dal surrealismo, che pure una caratteristica delle sue opere, ma da una creazione di situazioni che trovano soluzione od enigma nel loro interno. Non vi un rimando allesterno del perimetro del racconto, ogni coordinata, riflessione, presa datto, avviene nel tempo e nello spazio della pagina. Le narrazioni di Landolfi per quanto siano accurate creazioni musicali, non spingono ad una pedagogia del gusto, o ad un compito fossanche nihilista, di svelare senso e non senso: se dovessimo accostarlo ad una logica, mi affretterei a definirla ludica. La parola che appare in armonia con il sua significato raccoglie questo in prestito dal reale per poi stravolgere il suo piano narrativo ordinario, nella struttura del racconto. Sogno giovanile di Landolfi infatti fu quello di poter inventare una nuova lingua per affrancarsi dal prestito di suono e significato che doveva ottemperare alla lingua italiana. In un racconto Dialogo dei massimi sistemi (2) testo eponimo del medesimo libro si narra dun individuo che credendo di imparare il persiano da un conoscitore della lingua mediorientale si accorge di aver appreso, per un dileggio del suo maestro che di volta in volta inventava vocaboli e sintassi in modo confuso, una lingua inesistente. Cosa grave che aveva scritto dei versi nella cui versione originaria nessuno al mondo sarebbe riuscito a leggerla tranne lui medesimo e nella cui traduzione, dal senso al suono, tutto andava perduto. Landolfi a differenza del poeta del Dialogo.. costretto ad usare la lingua nota, italiana, ma non solo, seppe di russo francese inglese e spagnolo. In fondo lunico dazio che si deve pagare, ultimo e per questo costitutivo. Realt e scrittura avranno sempre nel loro antagonismo puro, una legame cromosomico che per quanto lo si vorr annichilire e mascherare, persister indelebile. Non v pi meta alle nostre pigre passeggiate, se non la realt (3) Dir sconfortato in un commiato, lautore. La scrittura con il marchio semantico del reale trova nello stravolgimento una catarsi del suo primo peccato commesso al di fuori della pagina. Stravolgimento volto allo scandaglio dellimpossibile, Carlo Bo definir: Moravia impegnato nella caccia del possibile, altrettanto il Landolfi lo era nella caccia dellimpossibile. (4) Limpossibile fuoriesce dalla creazione del paradosso, o dal contrappunto che gradualmente irrompe da toni in apparenza quotidiani e noti. La parola creatrice costruisce il suo cosmo lontana dalla materia intesa come reale e si slega dalle leggi cui questa subordinata. Landolfi indi costruisce una sintassi dalla struttura razionale con controllati vertici di descrizione barocca ma che non si spinge mai al confuso, allopalescente Vediamo nel racconto La passeggiata raccolta nel libro Racconti Impossibili (5) come pone in paradosso la lingua italiana costruita con strati di parole rigorosamente pescate dal mar della lingua (niuno neologismo presente) :

La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante preparava la bozzima.Sono un murcido, veh, son perfino un po gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo. ..Dove le porti? Agli aratori laggi: vede dov quellessedo. C il crovello per loro. E il mivolo o il gobbello? Eppure i toni e la misura dello scritto non hanno il gusto della provocazione o il sapore rancido di un semplice esercizio manieristico. La parola usata contro se stessa, contro il suo scopo. Ecco larchetipo della menzogna! I rimandi della parola i suoi significati sono manipolati e gestiti dai fili dellautore senza alcun fine o scopo. Lunga discesa verso la spirale della letteratura, nellinvenzione finalizzata a se stessa, nellespressione formale perfetta, questa lestetica delle opere landolfiane. Ma la menzogna della letteratura non si attua solo sul piano filologico essa sinsinua ed orchestra limmaginazione del lettore. La bugia della narrazione ammannisce lo scritto per esser letto, rivolge al lettore parole ostili e richiede comprensione, ma soltanto fumosa finzione. Il lettore non considerato, la sua alterit non rispettata. Il lettore per leggere un opera del Tommaso deve subire i suoi registri indossare la veste che lautore pretende, insomma deve lasciarsi determinare. Le opere di Landolfi sono un almanacco scritto senza motivo e lasciato in eredit alle parole che lo compongono; proprio come accade in Cancroregina (6) dove un individuo chiuso in una navicella gira senza meta e sosta, attorno alla terra scrivendo un diario di bordo certo che mai essere vivente riuscir a leggerlo. Baldacci considera che laristocratico di Pico pratichi una doppia menzogna. La prima viene a compiersi con laffermazione la seconda con la negazione di ci che ha detto non credendo a ci che sta in quel momento dicendo: lunica possibilit resta per Landolfi lesercizio sistematico di una menzogna al quadrato (7). Questo movimento avviene in una completa malafede dove ogni suo intento, ammesso che sia cosciente, viene insabbiato cassandone anche il suo aspetto latente. E possibile descrivere questo tipo di struttura come una sorta di autocoscienza hegeliana privata del su momento risolutorio. Ovvero vi riscontriamo una negazione della negazione senza alcuna affermazione. In Hegel la coscienza si nega nella natura la quale negandosi nellio diviene autocoscienza, in Landolfi vi negazione del pensato e negazione dellaffermato senza alcuna affermazione, neanche della letteratura come potrebbe sembrare ad uno sprovveduto lettore. Negazione della negazione, perenne, in una assoluta distanza da soluzioni o punti mediani. La sua scrittura pregna di colore notturno. Facile accostamento cromatico se pensiamo che millanta critici (tra cui la figlia [8]) lo hanno definito uno scrittore lunare. Il colore argenteo e pallido dei suoi toni, lambiguit dei significati e soprattutto il sentore che tutto sia un gioco notturno pronto a scomparire al primo raggio di sole lo rimandano al satellite lunare. Vero di notte e falso di giorno sembra il narrare del Tommaso Landolfi poich in cotanta costruzione si desidera ritrovarsi, comprendere il proprio tempo e trovare nel pulsare delle parole una qualche coincidenza con il proprio vivere biologico. E pi facile fare che dire, Ma fare gi impossibile (9) Ma bisogna rassegnarsi la letteratura non vita. N rifugio. Divenuto impossibile lagire, impossibilitata la parola a mutare la materia, la disperazione resta lunica strada perseguibile. Problema sorge ancor pi complesso, quando si scorge nella parola, e ancor pi nella parola moderna, limpossibilit di tematizzare il dolore. Legoismo il porsi centro e panoplia pu soccorrere luomo dalla deriva. La letteratura diviene questo, forse, ambito in cui legoismo si dipana nella sua cavit nulle per affermarsi e tutelarsi nellarbitrio della proposizione. Aspetto possibile della libert che non raggiunge neanche la potenzialit. La letteratura landolfiana cos, si

costruisce come una cattedrale gotica di sintassi dagli interni barocchi di descrizioni e dalle navate romaniche di assurdi personaggi. Una struttura salda e notturna poggiata sul nulla, sospesa in un assenza ineffabile.

NOTE (1) LA BIERE DU PECHEUR 1953 Rien va 1963 Des Mois 1967. Pubblicate Vallecchi ora Adelphi (2) Dialogo dei massimi sistemi; testo desordio di Landolfi Pubblicato nel 1937 da i fratelli Parenti in Roma. Ora nelle edizioni Adelphi (3) in Ombre Vallecchi 1954. Ora Edizioni Adelphi pag 183 (4) Carlo Bo in Prefazione Opere Complete I vol. Rizzoli editore 1996 (5) Vallecchi 1966 (6) Vallecchi 1950 (7) Luigi Baldacci pag 355 Novecento passato remoto Rizzoli 2000 (8) Idolina Landolfi ha raccolto gli interventi critici sul padre in un testo dal titolo Le lunazioni del cuore La nuova Italia edizioni. Oggi cura tutte le opere del padre con magistrale raffinatezza. (9) Viola di morte Vallecchi 1972 (10) Interessante vedere la comparazione tra Stirner e Landolfi che pu esser fatta osservando in entrambi la considerazione dellegoismo come fondamento dellindividuo e ancor pi della sua libert. I tal senso sembra orientato anche Baldacci nel saggio dedicato a Landolfi nel testo Noveceto passato remoto Rizzoli 2000

Le inezie amorose di Manganelli La lingua di Giorgio Manganelli una colonna torta e ritorta, un torciglione di cui impossibile percepire la base ed ancor pi difficile definire il verso cui si estende. La scrittura di questo autore meneghino larchetipo della farsa del dileggio della possibilit dattuazione. Il testo organizzato in forma estesa, laddove non frammento, articolo, aforisma, si compone in un cirro di nebbia, un espulsione di tratto. Mai le figure appaiono nitide mai riescono ad ottenere perimetri pi corposi.
La malattia, una convinzione ed io nacqui con quella convinzione. [Italo Svevo]

Il cosiddetto antiromanzo manganelliano appare di pi un contro romanzo, una specie di assuefazione alla trama, al solito dipanarsi della vicenda. I significanti nella semiotica del nostro Giorgio sono momenti del significato non origine di questo come linguisti vorrebbero fosse. Il significato una volta posto schizza, sguscia, fuoriesce in ambiti inesplorati. Diciamo che una proposizione nella letteratura di Manganelli viene ad essere scritta quando lascia illibate tutte le sue possibili varianti, tutte le innumerevoli riflessioni e i possibili rimandi. Nel Discorso dellOmbra e dello Stemma (11) descrive la sua figura di amanuense come quella di un fool; Il fool in s trattiene due vocazioni o mestieri, o pratiche, che non accorto di disgiungere: frequentatore di corti, dignitari, di ecclesiastici, di teologi, di carnefici, di regi, e feldmarescialli, il fool gode di una misera e tuttavia astuta franchigia; egli non pu tenere discorsi, non pu commentare, non ha pareri, non consente n dissente; ma gli si concede, anzi si vuole che egli strraparli, scioccheggi, strologhi, berlinghi, fabuli, e affabuli, concioni agli inesistenti, spieghi carabbattole, ed a se stesso di a torto e ragione, si insulti ed approvi, e si accetti e ripudi. In quel che dice molte materie e qualit si invischiano: ma non mai la verit, e non mai il suo contrario.

Descrizione del nulla, infatti come ebbe a definirsi: (simile in questo a Raymond Queneau) competente in fatto di cose che non esistono. La parola diviene nebulosa ironica o tragica a seconda del comparto in cui la sua liquidit va a stagnare. In questa metafora sembra rientrare forte lultima opera uscita postuma di Manganelli la Palude definitiva (12) luogo in cui ci si condannati per oscura colpa e si vaga disorientati lontani da ogni possibilit di riconoscere significati e paesaggi. In fondo tale stesso disorientamento possibile riconoscerlo nel testo DallInferno (13) che pur strutturandosi come un sibillino e continuo confronto con la struttura dantesca sembra pi una discensione di tipo quattrocentesco, viene in mente la seconda parte del Baldus di Teofilo Folengo, un luogo in cui personaggio, descrizione, monologo, introspezione, coscienza del personaggio e dellautore, occupano la stessa dimensione. In questopera che forse pi dogni altra svela il segreto inconfessabile della parola manganelliana, troviamo il soggetto in un universo torbido e malato, incapace di comprendere la sua situazione, il suo essere, vivo o morto, guidato da un cerretano logorroico e da una bambola-parassita (una novella Beatrice) che gli stata inoculata nel corpo. Questo soggetto incontrer mostruose creature, brandelli dindividuo, posti sotto legida di una malia metafisica. In questo testo, ma anche in Nuovo Commento (14) e La notte (15), Manganelli costruisce questo soggetto senza coordinate alcune che procede in uno scrosciante monologo dove non esistono confini della parola e del significato. La parola manganelliana prima di vedere posto sulla pagina subisce un gargarismo nel cavo orale del significato, cos una volta divenuta segno grafico pu soltanto mantenere una viscida presenza del significato originario, lasciando cos libera possibilit dapprodo verso nuovi lidi significanti ed immaginifichi. Il testo cos non nasce dalle mani dellautore non si inserisce in una precisa volont, ma assume solitario significato, si impone per autogenesi. In fondo non esiste possibilit di far della parola strumento: Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano Nelle iridescenze della scrittura si coglie lindelebile condanna tragica dellautore impossibilitato ad essere curatore e premurosa madre delle sue parole e delle sue immagini, una volta cascati nelle spire della pagina nulla pu essere controllato. Ecco il sorgere della bugia, della menzogna della letteratura. La parola non pu per sua determinazione risultare lontana al suo perimetro, e per quanto posta sullorlo dellombra, nello scuro spazio dove pi che contemplata resta immaginata, non pu fuggire alla sua corposit. Inizia ad inventarsi ad aprire scorci di mondo che mai esister e che al contempo viene sovente ad essere. La menzogna della letteratura, nega laffermazione che nega la negazione, senza affermare. La letteratura che menzogna, nasce quando narra ovvero dileggia il vero, finge di non conoscerlo, quando invece certa di esserle distante. Nel testo critico, Letteratura come menzogna (16), Manganelli confessa e descrive le annose questioni letterarie, le accuse che ad essa vengono poste i pastrani stretti ed attillati che le vengono imposti: Forse vero: la letteratura immorale, e immorale attendervi.Non v dubbio: la letteratura cinica. Non v lascivia che non le si addica, non sentimento ignobile, odio, rancore, sadismo che non rallegri, non tragedia che gelidamente non la ecciti..lavorare alla letteratura un atto di perversa umilt. Colui che maneggia oggetti letterari coinvolto in una situazione di provocazione linguistica. riconoscendosi lo scrittore nientaltro che arguzia del linguaggio stesso, una sua invenzione, forse i suoi genitali ectoplastici. La letteratura indi si oppone come irriducibile, altro dal reale, trascinandosi come condanna, i foschi significati della realt. Lo scrittore indi come su detto un fool un giullare cantastorie, cui non gli dato sapere fin dove gli stato concesso enunciare la sua verbigrazia e cosa essa vuol dire e creare. Manganelli sferza e minaccia con profetiche (inteso nel suo etimologico significato ovvero quello di uomo dalla bava alla bocca) parole gli accademici che tendono a fare della parola, didattica e lavoro. Fare del pensiero e della parola un mestiere cosa deplorevole, significa rendere luce al buio fosco, dare fuoco alla carta stantia e insecchita. Letteratura resta nulla, almeno nella misura in

cui questa appare nellindefinibile arcipelago umano (17). Ecco che Manganelli anche quando sembra accorgersi del mondo, ovvero negli articoli giornalistici e nei pseudoreportage come il De America (18) ed Esperimento con lIndia (19), non viene mai meno alla caratterizzazione della parola. Non dimentica mai che non sar lui a decidere cosa descrivere, quali forme gli saranno imposte allattenzione delle dita. Nel Lunario dellorfano sannita (20) nel Dialoghetto tra un viandante e un professore vi una situazione in cui. Professore: Lei ha un figlio? In et scolare? Avido di apprendere? Viandante: E la parola: ama lo studio e i libri Professore: Suppongo viva in reclusione Viandante: Oh no deve conoscere ragazzi a lui uguali, domani preziosi amici nella vita Professore: Certamente militare: bella e sana carriera, poche guerre e tutte vittoriose Viandante: Sebbene di giovane et, egli pacifista e di natura litigiosamente mitissima Professore: Non lo tolga dal seminario: il latino vi modesto, la filosofia dubbia, la letteratura povera, ma lorario rigorosamente rispettato. Un cardinale in famiglia ornamento e ricchezza. Viandante: Mai pi Professor. Egli laico e combattivo e promette di riuscire un sottile hegeliano di sinistra. Professore: Non la capisco, bravuomo. Se non fa n il militare n il prete, se non studia nella biblioteca avita, in che modo suo figlio colto? O forse lei vuol darmi la baia? Cultura, categoria dove solo preti e militari si trovano di diritto posto. Strumento, manganello di dominio che Manganelli mai avrebbe potuto considerare come suo ambito. La letteratura mentitrice dogni verit e realt, assenza dogni cesura o censura mai potrebbe considerarsi fregio espositivo, valore indicativo, uso quotidiano. Qualora lo facesse, facilmente cadrebbe nella rosa menzogna, nellirriducibile bugia, ritornando cos alla sua indelebile origine. Lopera prima del Giorgio, Hilarotragoedia (21) finge di essere un minuzioso affresco realista, anzi lo , peccato che la sua realt non esiste in luogo alcuno, neanche nei misantropici angoli della sua attivit cognitiva. Ed ancorasempre nel Lunario vi un articolo Plebe scritto come risposta ad una proposta di un certo prof. Armando Plebe, che chiarisce il rapporto tra Manganelli e gli intellettuali. Questo prof. Plebe, accademico reazionario ventilava lidea di creare un albo per gli scrittori, bisognoso di tutelare la scrittura dalle masse pronte a poter scrivere infangando e rubando mestiere a chi legittimamente votato; il tutto per rendere pubblica larte e raro lartista. Manganelli dando la massima sagacia ironica alla sua vena polemica, tenta di immaginare le modalit in cui il progetto del professore potrebbe attuarsi. Proibire le matite colorate buon modo per limitare larte dei pittori ai soli mestieranti, allo stesso modo controllare gli epistolari, possibile Attivit Culturale Clandestina. In fondo dir Giorgio, il fatto che si pensi naturalmente e che naturalmente si scriva e dipinga non buon motivo per lasciarlo fare, come bisognerebbe lasciare lattivit sessuale ed amorosa ai soli coscienti della medesima qualit del fatto altrimenti: senza coscienza professionale non si pu, non si sa eiaculare. Orgasmi da contadini, languori da dattilografe, spermatozoi analfabeti ... E poi Manganelli esplode in una meravigliosa presa datto: Ma lei li ha mai visti i paesaggi? Quella Maiella appoggiata a un lampione, quella Sila che mostra la giarrettiera: per me tutto adescamento culturale Lo scrivere non un mestiere, n un attivit praticamente e spiritualmente intesa. La letteratura quasi ha la lievezza dun peto il suo stesso fine. Quasi la bellezza tragica dellesistenza la sua stessa nescienza. La letteratura di Manganelli una struttura forte nelle fondamenta, elegante, inossidabile che mantiene roccaforti di nebbia, torri di cirri.

NOTE (11) Rizzoli 1982 (12) Adelphi 1990 (13) Rizzoli 1985 (14) Einaudi 1969 (15) Adelphi 1998 (16) Adelphi 1985

Confraternita dei bugiardi Manganelli e Landolfi due autori che vivono e giacciono nella letteratura con simile comportamento. Certo lautore di Pico un generatore dellimpossibile, un tinteggiatore di immagini, creazioni di personaggi, soggetti archetipici dogni negazione. Nel meneghino si ha la perdita della descrizione dellelemento naturalistico, del confine. Manganelli considera ogni verbo alla prima persona generato da una qualsiasi prima persona. I piani della narrazione in Landolfi, bench sempre nello spazio irriducibile della pagina, sembrano tre: il soggetto narrato, la vicenda, e lautore. Questultimo prende atto di tutto ci che accaduto traendone giusta valutazione suo malgrado e lontano da ogni responsabilit. Landolfi insomma viene dopo i personaggi e dopo la vicenda. Manganelli invece possiede un unico piano in cui tutto confluisce, diparte, ritorna. Entrambi scandagliano il nulla, limprobabile, entrambi sono condannati alla parola ed al suo significato che non possono cassare ne esorcizzare con la propria volont. Il segreto della parola in fondo proprio la menzogna. I significati possono perdurare ma non quando sono usati contro loro stessi Credo che le opere landolfiane e manganelliane rappresentino lorigine, lo scrigno verecondo in cui si conserva la purezza della possibilit umana. Sulla pagina si contraggono le vicissitudini, si rifugge il senso, si amoreggia con il paradosso. Nulla ! Tutto pu mutare in essere! Ed allora la pagina, linutile pagina, che mai potr sostituire la vita che non aiuta n affligge, risulta lestremo sfogo il canto inane cui ci si da per condanna. La vita la si vorrebbe scrivere perch la si vorrebbe vivere. Entrambe le arbitrarie possibilit non sono lasciate allarbitrio ed alle potenzialit. Restano frustrati sogni, arcipelaghi del possibile. Quando linesistenza di senso nella pagina e linesistenza di senso dellesistere si colgono simili tutto sembra ricongiungersi in un amplesso ermeneutico fino ad allora sconosciuto. Ma parola e realt saranno perennemente distanti pur nella comunit genetica, come il muto interlocutore dun sordo. Nellepoca novecentesca la grandezza fantastica dei nostri due autori stata avvicinata ed affiancata da Calvino e Savinio che, non qui il caso di approfondire, a differenza, conservano tutto il fascino della mondanit, del ritmo della materia pulsante, del discorso quotidiano rivoltato in contrasti contraddittori o in sorprendenti ossimori del reale. Vicini invece alle iperboli linguistiche considererei Gadda e Consolo i maggiori scultori del controllato barocco, dellesplosione onirica dei verbi, delle proposizioni composte emancipandosi dal concetto, gli unici che possiedono le sontuosit delicate della scrittura di Manganelli e Landolfi. Non il caso di iniziare un nuovo lavoro comparativo tra questi autori, ma giusto stato citarli per capire quali intelletti si muovevano e si muovono dintorno ai due (22). In fondo come gli efimeri del Dialogo di un fisico e di un metafisico (23) di Leopardi la letteratura e la sua menzogna vivono, un solo giorno, lillusione dellalba, la morte del vespro dimenticandosi nel breve tratto, della noia e della vita. Dal nulla verso il nulla!

NOTE (22) Citerei anche i francesi Jarry (molto pi vecchio di entrambi gli autori) e Queneau,,,..patafisici. Molto sembra la scienza delle soluzioni immaginarie, il gioco delle possibilit sintattiche dei Fiori Blu di Quenau avvicinarsi ai nostri due autori , ma a loro differenza la patafisica, pone al centro dellargomentazione il concetto, lo scherno, la sovversione, la nuova antiregola. Non vi il perno del nulla, lo spazio fosco dellindicibile. Vi comunque sophia ancora logos. (23) Operette morali Mondadori 1988

9 Aprile 2001

I commenti dei lettori


Terry Nesti (terryn@tin.it) Pistoia 22.06.2001 Prima di tutto complimenti Roberto, la signora o signorina Katia Giaccardi ha pienamente ragione, farai molta strada nell'ambito delle belle lettere. L'affermazione che "La letteratura diviene questo, forse, ambito in cui legoismo si dipana nella sua cavit nulle per affermarsi e tutelarsi nellarbitrio della proposizione. Aspetto possibile della libert che non raggiunge neanche la potenzialit. La letteratura landolfiana cos, si costruisce come una cattedrale gotica di sintassi dagli interni barocchi di descrizioni e dalle navate romaniche di assurdi personaggi. Una struttura salda e notturna poggiata sul nulla, sospesa in un assenza ineffabile." riassume in poche frasi tutti gli intenti letterari di Landodolfi (al termine intenti letterari si sar rigirato nella tomba, ma era l'unico termine che mi sovveniva alla mente. La scrittura (che qualche divinit mi protegga da quel che sto per dire) l'unica possibilt che l'uomo possiede di scimmiottare Dio. Landolfi lo sa, ma la sua divinit il Nulla (di plotiniana memoria). La parola, il senso della frase tutto torna ai Mani: la realt non esiste tutto Nulla suprema Menzogna, ma se la mensogna fosse la realt? (pensiamo al Tradimento dove la morte si trasforma in vita perpetua)Ecco la chiave, e tu Roberto lo hai capito, le bugie, le verit in Landolfi sono sempre al quadrato perch l'impossibile non altro che una possibilit moltiplicata per se stessa. La vita matematica, magari non la matematica elementare a cui noi siamo legati, ma uan matematica che lavora con numeri infiniti e improbabili. Ecco perch Signor Racca (mi scusi la prolissit, ma un difetto che non credo riuscir a correggere) quegli scrittori menzogneri che secondo lei scrivono sul nulla e per il nulla, in realt (perlomeno a me) parlano della vita, di un esistenza menzognera, ma anche l'unica che per adesso ci concesso vivere. Sull'oziosita dei Nostri non intervengo neanche ricordandole cos' l'otium latino; mi dia retta provi a lasciare per un p da parte (non per sempre si impara qualcosa dappertutto) i suoi maestri ed entrare un poco in quella che un tempo era considerata, con un termine calcistico letteratura di serie B (la science fiction per esempio) e vedr che a volte hanno anticipato realt inimmaginabili. La letteratura non ha bisogno di distinzioni ci sono solo demiurghi a noi pi consoni ed altri meno. Ancora tanti auguri a Roberto per i suoi scritti futuri.

Katia Giaccardi, 09.06.2001 Caro signor Racca non mi ero sbagliata ad intuire di cosa fatta la sua interiorit. Non aggiungo nulla,perch la mia risposta al suo commento l,chiara e tranquilla. Il suo secondo intervento, caro signore, si "commenta da s" e non vale la pena che io aggiunga altro. Tutti leggeranno ci che ha scritto. Rinnovo i miei pi fervidi auguri a Roberto Saviano, di strada ne far e tanta!

Davide Racca (eduracca@tin.it) 06.06.2001 Gentile signora K., la ringrazio per aver rispettato tanto cortesemente la mia opinione. Sono le persone come Lei che mi incoraggiano a scrivere (da ignorante, cio da non conoscitore!) certe cose su certi temi quando si presenta la giusta occasione. Forse le posso dare ragione quando dice che infondo larte arte! Sarebbe qualcosa di diverso se non lo fosse, no? Ma che bisogna rispettare tutti questa poi! soprattutto se artisti come il giovane signor S.! La bellezza dellinvenzione, la libert dello scrivere, la menzogna, limmoralit, il cinismo per culminare questa sublime silloge di appannaggi letterari con lamore e lodio ah, gustosa questa sorsata dacqua fresca alla sorgente del nulla! S certo, non si scandalizzi signora mia, del nulla!!! ha capito bene: perch di nulla tratta la Sua letteratura e quella del giovane signor S., non di qualcosa! Sar pure limitato, ottuso, come Lei tiene a sottolineare, signora mia cara, ma certo che dal nulla nessuno vi smuove forse neanche il mio buon Dio a pregarlo! (non certo il vostro di dio no!,voi accoliti della societ letteraria vi contentate di facili muse daccatto, delle prime che vi capitano sottomano e che senza troppe pretese soddisfano le vostre misere vogliuzze notturne! quanto a libro?- dite loro incontrandole sul marciapiede della Parola, e quelle a subire le angherie da sforzati della pagina quali siete siate maledetti! voi che fate solo quello che volete fare con la faciloneria da dilettanti della libert del tutto e subito voi e i vostri libercoli del nulla!!!). Il nulla! signora mia bella, il nulla!!! come si fa a scrivere il nulla! bisogna avere una fede cieca in quello che non si pensa e non si dice per poter sostenere, come il nostro giovane signor S., che si sta facendo letteratura del nulla!!! o della menzogna, peggio ancora! Ma basta , basta cos, si sta degenerando voi state degenerando! Ma sa cosa c di nuovo, cara signora K.? A voi ci che vi meritate: il nulla! Per quanto mi riguarda torno ai miei rassicuranti libri: i miei cari Baricco Brizzi Brizzi Bariccobah! Forse sarebbe meglio come avete detto che si chiamano i vostri? Cordiali saluti

Livio Macchi, 04.06.2001 Ho letto con grande interesse il saggio di Saviano, e man mano che procedevo nella lettura aumentava in me l'entusiasmo e la considerazione per il suo lavoro. un saggio molto acuto, profondo, portato avanti con la giusta dose di citazioni e di modelli matematico-linguistici, e soprattutto sostenuto da una lingua ricca e capace di fulminanti metafore e similitudini. Fra tutte, la "proposizione (manganelliana) scritta quando lascia illibate tutte le sue possibili varianti", o "la parola manganelliana subisce un gargarismo nel cavo orale del significato". Ma come queste, molte altre, che tradiscono e insieme magnificano la sua frequentazione della letteratura, cui deve qui tanto quanto alla filosofia, ma che contrariamente alla prima a volte rischia di appensantire il ragionamento, o di parere pavonismo intellettuale. Delle due parti, quella su Manganelli mi sembrata la pi coerente e compatta, anche se ricordo per che la sua passione pi fervida si appuntasse sull'aristocratico di Pico. Sfido chiunque ad indovinare la giovanissima et di Saviano dopo aver letto questo saggio; nessuno gli darebbe 21 anni. Questo bisogna capire bene se sia un complimento o una critica (allo stile in generale, non ai contenuti), ma rimane il fatto che ci che ha scritto dimostra delle capacit critiche, di analisi e di resa concettuale davvero interessanti. E ci sono anche delle riflessioni sulla letteratura molto efficaci: - "Realt e scrittura avranno sempre nel loro antagonismo puro, un legame cromosomico che per quanto lo si vorr annichilire e mascherare, persister indelebile"; - "La letteratura non vita. N rifugio" - "La vita la si vorrebbe scrivere perch la si vorrebbe vivere". Ma qui - essendo scrittore - vorrei dire la mia, chiosando la frase di Saviano "La vita la si vorrebbe

scrivere perch la si vorrebbe vivere" in questo modo: "La vita la si scrive perch la si vorrebbe vivere". Ovvero, della irrisolvibile crasi fra la vita pensata, desiderata, anelata, e quella reale. Spesso si fugge dentro le proprie pagine perch l tutto ti obbedisce, ogni personaggio fa solo e solamente quello che decidi tu scrittore, e cos ti senti Dio. Come dice Eco nel suo saggio "Sei passeggiate nei boschi narrativi": "Leggendo romanzi sfuggiamo all'angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale. Questa la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell'umanit, raccontano storie. Che poi la funzione dei miti: dar forma al disordine dell'esperienza. (...) Al di l di altre, importantissime, ragioni estetiche, penso che noi leggiamo romanzi perch essi ci danno la sensazione confortevole di vivere in un mondo dove la nozione della verit non pu essere messa in discussione, mentre il mondo reale sembra essere un luogo ben pi insidioso." Se lo per il lettore, immaginarsi per lo scrittore! Che in pi vi associa una funzione catartica; perdonatemi la nuova citazione, ma esattamente quello che intendo, detto da Gogol': "Del piacere che consiste nella punizione di se stessi, dei propri difetti, nei propri personaggi immaginari." Nella mia visione della letteratura, non potrei essere pi lontano da una letteratura vista come "ambito in cui l'egoismo si dipana nelle sue cavit nulle", e se anche i risultati sono alti come nei casi di Landolfi e Manganelli, pi spesso ci vediamo circondati da libri che sono solo cavit nulle, perch per essere Manganelli non basta scrivere astruso o barocco. Ancora complimenti all'acuminato giovane Saviano e alla redazione che ne ha decisa la pubblicazione.

Katia Giaccardi, 4 giugno 2001 Commento al saggio magnifico e profondo di Roberto Saviano. Mi rivolgo a lei caro signor Rocca.Vede..., rispetto le sue idee, ma desidero fare una precisazione. Per poter parlare di Letteratura, bisogna conoscerla.Non si pu reggere un commento basandolo sull'ignoranza (intesa come non conoscenza). Caro signore, scrivere : menzogna, invenzione, immoralit, cinismo, amore, odio e quanto ancora si voglia. E vorrei ben dire!!!Lasciateci ors, la bellezza dell'invenzione, la libert dello scrivere. Lei, signor Racca di quelli che metterebbe di certo mano al rogo, bruciando quello che non comprende e che reputa contrario ai suoi principi. Per fortuna non siamo pi nel medio Evo. C' ben altro nell'immenso mondo interiore di un qualsiasi scrittore, quindi non necessariamente acque santine e sgranocchiare di rosari. Rispettiamo tutti , suvvia!!! L'arte arte. Nessuno le d quindi il diritto di affossare il saggio di Roberto Saviano con la sua veduta limitata. N di confondere i lettori e sviarli dal vero significato della parola Letteratura. Ed lei Racca, che infetta con la sua mente ottusa. Per grande fortuna di tutti noi, nelle Case Editrici, ci sono menti ben superiori alla sua. Della bravura di Saviano, se ne sono accorti in molti!!! Colgo loccasione per ringraziare La Libreria di Dora, per averci permesso la visione del saggio. Allautore, che con efficacia e stupendo modo espressivo, ha saputo rivelarci il mondo interiore di Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, vada tutta la mia ammirazione. PS:Vi chiedo cortesemente, di non pubblicare il mio indirizzo di posta

Davide Racca (eduracca@tin.it) 01.giugno.2001 Intervengo sul lavoro Hic furor, hic, superi, sit mihi perpetuus del giovane signor S.. Premetto di non avere dimestichezza con affari letterari di un certo tipo (sono un uomo pratico io!), n tanto meno con i due bugiardi da lui analizzati: tali Giorgio Landolfi e Tommaso Manganelli, se non erro! Intervengo dunque per denunciare il mio profondo imbarazzo nei confronti di una letteratura che spudoratamente dichiara di non servire a nulla. Ma come a nulla? Bhe, mi sento offeso dalla sfacciata prosopopea e leggerezza di certi individui che si assurgono a scrittori oziosi

vantandosi di incarnare il nulla!; e ancor pi mi risultano indigesti coloro che, come il giovane signore S., legittimano tali atteggiamenti encomiandone la dissoluta sagacia e il bello stile; sono una persona di solidi principi morali io, altroch!Non riesco ad accettare tutto questo nulla! E poi a me hanno sempre insegnato che bisogna economizzare ogni sforzo per ottenere qualcosa, giammai spendere risorse per nulla! E dire sempre la verit in ogni circostanza perch si sa che, poi, al cospetto di Dio! (mi domando se queste persone siano mai andate in chiesa e abbaino mai intinto il loro pennino nel calamaio del timore e dellacqua santa!) Ecco allora che il mio intervento acquista un preciso intento censorio, non bacchettone, no! assolutamente, perch ci sia un contenimento delle afasie cerebrali (di cui certi individui dimostrano essere portatori sani) che rischiano di infettare altri innocenti come ad esempio il giovane signore S. ch gi ha sparso la voce di essere anche lui un esperto del nulla e addirittura di amare chi disdegna se stesso! Il giovane signore S. dimostra con tali affermazioni di essere incapace di accettarsi e soprattutto la prova lapalissiana che certi libri debbano essere messi allindice (ah, i bei tempi di una volta!) almeno per tre ordini di motivi: 1) creano afasia tra parola e vita determinando dolori forti allo stomaco; 2) usano la parola contro se stessa ingenerando un subdolo gioco masochistico; 3) prendono in giro il lettore non valorizzandone lo specifico ruolo di consumatore. Infine vorrei aggiungere, e concludo, che a questi libri citati dal giovane signore S. le case editrici dovrebbero preferire (anche La libreria di Dora naturalmente qualora volesse accogliere il mio onesto e sincero invito) libri pi rassicuranti come quelli del bravo Baricco e dellottimo Brizzi (questi s, caro giovane signore S, che vanno dal nulla verso il nulla passando ovviamente per il nulla!). Tanti auguri per i suoi scritti futuri!

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