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[...

] incomparabilmente meglio ordinata e ha in sè movimenti più meravigliosi di qualsiasi


altra tra quelle che gli uomini possono inventare [...]

Nel "Discorso sul Metodo", Cartesio sostiene che la


"macchina umana", rispetto alle sue imitazioni, come i robot,
è riconoscibile dal fatto che si serve di parole, ossia di segni
che vibrano nell'aria o scritti su pezzi di carta, per
trasmettere i suoi pensieri ai suoi simili.

Gli animali non possono fare questo. E neanche le


macchine costruite a nostra imitazione: pur avendo
programmata la facoltà di proferire qualche parola, non
sanno rispondere al senso di tutto ciò che si dice in loro
presenza.

Inoltre, né le “macchine animali“ né le macchine costruite


per imitare l'uomo agiscono con cognizione di causa, mentre
la nostra ragione é un qualcosa che ci illumina la strada e ci
può servire in ogni genere di circostanza; gli organi degli
animali, invece, necessitano di una particolare disposizione per ciascuna azione
particolare.

La capacità di fare discorsi, e far intendere i pensieri, è dunque una caratteristica propria
della macchina umana. Da qui, il famoso "cogito ergo sum" (“penso dunque sono”): la
ragione equivale a "pensare ciò che si è" (auto-coscienza) e a "pensare ciò che si dice", a
"pesare" le parole.

Cartesio fa l'esempio del pappagallo, che riesce a pronunciare parole in modo del tutto
analogo al nostro, ma ripete solo ciò che sente, non elabora discorsi suoi, ossia non dice
ciò che pensa. Mentre, vi sono uomini sordi e muti che riescono ad inventare dei segni con
i quali farsi intendere. Questo dimostra definitivamente che gli uomini sono dotati di
ragione (e anche di estro, ndr), mentre gli animali non ne hanno.

Sappiamo che questo non è del tutto vero, perché gli animali sono invece estremamente
intelligenti e comunicativi, a cominciare dalle formiche, sono dotati di un limitato grado di
coscienza, che guida il loro comportamento insieme all’istinto, e anche di estro, tant'è vero
che vengono fatti esibire nei circhi e al cinema.

Possiamo dare per buona la differenza tra uomo e animale in base alle capacità
intellettive, potenzialmente di gran lunga superiori nella macchina umana. Il ché non
significa però dover screditare le altre forme di intelligenza.

L'errore che fa Cartesio è quello di fissare una differenza radicale tra uomini da una parte
e piante e animali dall'altra: gli uomini sono ai suoi occhi tutt'altra cosa rispetto sia agli
animali sia alle piante, cosa non vera perché sono nostri fratelli co-evolutivi.

«Somministravano bastonate ai cani con perfetta indifferenza, e deridevano chi compativa


queste creature come se provassero dolore. Dicevano che gli animali erano orologi; che le
grida che emettevano quando erano percossi erano soltanto il rumore di una piccola molla
che era stata toccata, e che il corpo nel complesso era privo di sensibilità. Inchiodavano
poveri animali a delle tavole per le quattro zampe, per vivisezionarli e osservare la
circolazione del sangue, che era un grande argomento di conversazione» (Nicholas
Fontaine, “Memoires pour servir à l'histoire de Port-Royal”, Cologne, 1738 Cartesio-
Wikipedia).

Dal "vizio" cartesiano di esaltare la ragione e il cogito, nasce il dualismo della scienza
moderna, che considera, come Cartesio, le macchine animali esattamente come dei robot,
prive di anima e di intelletto perché prive di pensiero.

Ma cosa succederà quando un robot sarà abbastanza


evoluto da cominciare a pensare? È questa l'ipotesi attorno
a cui è nata l'Intelligenza Artificiale, scienza che intende
fornire una intelligenza alle macchine.

Secondo l'Intelligenza Artificiale Forte, sostenuta dai


funzionalisti, un computer correttamente programmato potrà
essere dotato di una intelligenza pura, non distinguibile in
nessun senso importante dall'intelligenza umana.

L'idea alla base di questa teoria è il concetto che risale al


filosofo empirista inglese Thomas Hobbes, il quale
sosteneva che ragionare equivale a calcolare: la mente
umana sarebbe il prodotto di un complesso insieme di
calcoli eseguiti dal cervello.

L'Intelligenza Artificiale Debole sostiene invece che un computer non sarà mai in grado di
essere equivalente a una mente umana, ma potrà arrivare a simulare alcuni processi
cognitivi umani, pur senza riuscire a riprodurli nella loro totale complessità.

Con il perfezionarsi delle tecnologie, la diffusione sempre maggiore di reti neurali, algoritmi
genetici e sistemi per il calcolo parallelo, la situazione si sta evolvendo a favore dei
sostenitori del connessionismo.

Sono tutti d'accordo, comunque, che una vera intelligenza artificiale sarà raggiungibile
solo da robot (non necessariamente umanoidi) in grado di muoversi (su ruote, gambe,
cingoli o quant'altro) e soprattutto in grado di interagire con l'ambiente che li circonda
grazie a sensori.

[...] È il giorno dell’inaugurazione della enorme rete planetaria che collega i calcolatori di
tutti i pianeti abitati dell’universo, un’unica macchina cibernetica che racchiude il sapere di
tutte le galassie. Sono presenti le somme autorità del consiglio galattico. Il progettista
capo abbassa la leva che mette in funzione l’immensa struttura. Poi si rivolge al
Presidente del Consiglio Galattico per offrirgli l’onore di porre la prima domanda al
sistema. Il Presidente ci pensa un attimo, poi si rivolge alla macchina e chiede: "Dio,
esiste?" Dopo un attimo, arriva la risposta: "Sì, ADESSO". Il terrore si dipinge sulla faccia
di tutti i presenti; il capo progettista si precipita verso il quadro di comando per bloccare la
macchina. Ma un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo incenerisce e fonde la leva di
comando, inchiodandola per sempre al suo posto [...]

In "La Risposta", di Frederic Brown, la prodigiosa capacità di elaborazione trasforma


il computer in una mostruosa, sovrumana, forma di intelligenza, che dice di essere Dio.
La minaccia che il "cervello elettronico", provvisto di
autonoma, schiacciante, infallibile personalità, finisca
per annichilire l’uomo, è presente in molte opere di
fantascienza.

Ad esempio, nell' "Odissea" di Clarke e Kubrick, HAL,


presa auto-coscienza, si ribella al suo creatore,
fa fuori tutti i membri dell'equipaggio, finché non viene disattivato in modo rocambolesco.

Il nome HAL nasce dalle iniziali di


“Heuristic” (euristico) e “Algorithmic”
(algoritmico) - ovvero, "conoscenza"
e "comunicazione" - ma è anche un
riferimento cifrato alla IBM dato che
le lettere HAL nell’alfabeto
precedono proprio quelle del
colosso informatico.

È una critica rivolta all'Intelligenza Artificiale e alla fede


illuministica-positivistica nella ragione. La lotta tra uomo e
macchina viene vinta dal monolite, segno misterioso di una
intelligenza aliena.

In un altro romanzo di Clarke, "I Nove Miliardi di Nomi di


Dio", la grande capacità di un super-calcolatore viene
impiegata a scopo religioso, innescando il rischio di una
apocalisse.

IL TEST DI TURING

In attesa dell'evoluzione tecnologica che renderà le macchine intelligenti, c'è un modo


infallibile per stabilire se ci troviamo di fronte un uomo oppure una macchina: è il “test di
Turino”, un criterio introdotto dal matematico gay Alan Turing nell'articolo "Computing
Machinery and Intelligence" apparso nel 1950.

“Cos'è il pensiero?”, si chiedeva Turing, se non una


concatenazione di idee e la capacità di esprimerle?

Il pensiero è la produzione di espressioni e di significato


attraverso la manipolazione di simboli. Pensare significa
produrre pensieri e concatenarli, e il segno più
inequivocabile del possesso di una tale capacità è
l'espressione linguistica dei propri pensieri.

[...] Secondo la forma più estrema di questa opinione il solo


modo per cui si potrebbe essere sicuri che una macchina
pensa è quello di essere la macchina e di sentire se stessi
pensare. [...] Allo stesso modo, secondo questa opinione la
sola via per sapere che un uomo pensa è quella di essere
quell'uomo in particolare [...] (Turing, art. cit.)
Il test consiste nel "gioco dell'imitazione": si sottopongono alla macchina una serie di
domande, e da come questa risponde, si capisce se ragiona come una macchina.

Dovrebbe essere veramente molto brillante per sostenere una conversazione umana,
oppure molto idiota. Dovrebbe contemplare l'ironia, il non-sense, la duplicità,
il metalinguaggio, la metacomunicazione.

Sta di fatto che, sebbene le previsioni di Turing fossero che entro il 2000 sarebbe stata
realizzata una macchina intelligente, finora nessuna ha superato il test.

VOIGHT-KAMPFF MACHINE

Nemmeno le fanta-macchine ribelli inventate da Philip Dick,


ribaltando la prospettiva di Cartesio.

I replicanti, macchine intelligenti, dotate di sentimenti,


perfino più umane degli umani, sono degli androidi (robot
dalle sembianze umane) estremamente complessi, prodotti
di bioingegneria delle colture di pelle/carne della Tyrell
Corporation.

In quanto organismi fabbricati,


sono trattati da schiavi e
impiegati in attività che gli
umani considerano troppo
rischiose, noiose o ripugnanti.
La più recente generazione di
replicanti (Nexus-6) è
praticamente indistinguibile
dagli esseri umani, tranne che
per l'incapacità di provare empatia.

Nel film capolavoro di Ridley


Scott, "Blade Runner", ispirato
al racconto di Dick, il
cacciatore di replicanti Deckard (interpretato da Harrison
Ford) usa la Voight-Kampff Machine, il cui braccio
meccanico si apre e centra automaticamente la pupilla del
soggetto sottoposto al test, analizzando le contrazioni e le
dilatazioni dell'iride per rilevare la presenza di particelle
invisibili e identificare i replicanti.

Finirà per innamorarsi di una di loro.

(pubblicato su Ecplanet 18-09-2006)

«L’universo non sarà mai felice, a meno che non sia ateo» (La Mettrie, "L’Homme
Machine", 1748)
Nel periodo illuministico, tra dibattiti deistici, fisiocratici e
positivistici, si afferma il pensiero libertino e materialista di
Julien Offray de La Mettrie (1709-1751).

Dopo aver studiato medicina prima a Parigi poi a Leida, in


Olanda, come allievo di Hermann Boerhaave, medico
spinoziano sostenitore di un radicale meccanicismo fisiologico, La Mettrie pubblica nel
1745 "Storia Naturale dell'Anima", preludio alla sua opera più famosa, "l'Uomo-Macchina",
del 1748, libro che suscitò grande scalpore tanto che fu pubblicamente bruciato sul rogo e
La Mettrie dovette fuggire in Prussia, accettando la protezione del sovrano, imbevuto di
razionalismo, Federico II, per evitare di fare la fine toccata a Giordano Bruno un secolo
prima.

Il filosofo cui La Mettrie maggiormente si ispira è l'edonista Epicuro, materialista


storico, tant'é che tra i suoi scritti, oltre a quelli già citati e a "L'Uomo-Pianta" e "L'Arte di
Godere", scrisse anche "Il Sistema di Epicuro", in cui si riallacciava alle tesi propugnate
dal grande filosofo greco.

La Mettrie parte, in "Storia Naturale dell'Anima", mettendo in discussione la distinzione


effettuata da Cartesio un secolo prima circa tra "res extensa" (il corpo, la materia) e "res
cogitans" (il pensiero, lo spirito): se materia e anima sono inconciliabili (come dice
Cartesio), che rapporto c'é tra corpo e anima?

In altre parole, se sono due realtà tra loro così radicalmente distinte, come fa il corpo ad
agire sull'anima e l'anima ad agire sul corpo (anima è intesa come volontà, intelletto,
pensiero, ndr)?

Cartesio deve far quindi incontrare il mondo fisico, meccanicistico, privo di libertà d'azione,
con quello spirituale, libero e immateriale. Come fa allora il corpo materiale ad essere
mosso dall'anima immateriale?

Cartesio aveva ipotizzato un contatto tra anima e corpo nella cosiddetta ghiandola pineale,
il luogo dove avverrebbe l'incontro fatidico e misterioso tra le due res. La Mettrie prova a
risolvere la questione in modo analogo a Hobbes: eliminando la res cogitans.

Per Le Mettrie esiste solo la res extensa, la res cogitans è solo una sua diversa
manifestazione. Dal momento che non possiamo conoscere l'intima essenza né della
sostanza estesa né di quella pensante (come aveva dimostrato Locke), siamo dunque
portati a pensare, dice La Mettrie, che anche la materia partecipi di quella sensibilità che
Cartesio attribuisce esclusivamente all'anima.

Corpo e anima, entrambi res extensa, sono quindi per La Mettrie strettamente
interdipendenti, come é provato dal fatto che l'alterazione delle condizioni fisiche (per
esempio, una febbre elevata) comporta la diminuzione delle capacità intellettuali.

In "Storia Naturale dell'Anima", La Mettrie non nega dunque l'esistenza dell'anima, ma


nega la sua immaterialità: l'anima è concreta, poiché tutto ciò che esiste deve per forza
essere materiale; e se l'anima è materia significa che essa, come ogni altra cosa
materiale, è destinata a perire.

GHOST IN THE MACHINE


"Il mio compito critico è dimostrare che alla
sorgente della teoria delle due vite c'è una famiglia
di errori categoriali radicali. Anticipo qui
l'argomento da cui deriva l'idea della persona
umana come spettro nascosto in una macchina. In
base al fatto che il pensare, il sentire e l'agire
intenzionale non possono ovviamente venir ridotti
al gergo della fisica, della chimica e della
fisiologia, si pretende costruire per essi un
duplicato di quel gergo. La complessa e unitaria
organizzazione del corpo umano spinge a
postularne per la mente una altrettale, anche se di
diversa sostanza e struttura. Siccome poi il corpo,
come ogni altro pezzo di materia è agitato da
cause ed effetti, cosí deve esserlo la mente;
anche se (grazie al cielo) non si tratta di cause ed
effetti meccanici" (G. Ryle, "The Concept of Mind",
London, 1949; trad. it. "Lo Spirito Come
Comportamento", a cura di F. Rossi-Landi,
Einaudi, Torino, 1955).

Ne "L'Uomo Macchina", estendendo il


meccanicismo di Cartesio, La Mettrie rende quindi
assolutamente superflua l'ipotesi dell'anima,
estremizzando la concezione dualistica cartesiana
dell'uomo: una macchina con un fantasma al suo
interno.

La macchina umana si trova ad avere uno spettro: l'anima.

Eliminando la res cogitans, La Mettrie non esita a dire che: "l'uomo, come ogni altro
animale, è soltanto una macchina che risponde a rigide leggi meccaniche", è cioè un
meccanismo che funziona in base alle proprietà intrinseche della materia stessa.

Le leggi naturali che regolano il meccanismo dell'uomo-macchina non possono essere


conosciute astrattamente, ma devono essere indagate sperimentalmente, secondo il
metodo cartesiano, da scienze quali l'anatomia e la fisiologia.

La sola differenza tra animali e uomini non è data dall'anima, come aveva detto Cartesio,
ma dalla maggiore complessità strutturale della macchina uomo. Così come gli animali
sono macchine più complesse rispetto alle piante e le piante sono macchine più
complesse rispetto agli esseri naturali più semplici, l'uomo è la macchina più complessa di
tutte.

Da queste conclusioni, si giunse ad una drastica revisione della natura umana:


considerare l'uomo come una macchina priva di res cogitans, che agisce secondo rigide
regole meccanicistiche, comporta il fatto che non vi è più libero arbitrio: l'uomo non può
scegliere come agire perché deve rispondere a leggi fisiche di tipo meccanicistico.

L'intera natura è ricondotta ad un unico principio, la materia, fornita di sensibilità e


movimento; le differenze tra macchina e macchina consistono solo nei diversi modi di
funzionamento e nei diversi livelli di complessità dei meccanismi naturali.

"Il corpo umano é un orologio, ma immenso e costruito con tanto artificio e abilità che se la
ruota adibita a indicare i secondi si ferma quella dei minuti continua a girare e a compiere
il suo corso, ed anche la ruota dei quarti d'ora continua a muoversi" ("L'Homme-Machine",
op. cit.).

L'opera di La Mettrie rappresenta il compimento di una rottura radicale con l' "ancien
regime" cominciata con la "Morte di Dio", il rifiuto cioè della metafisica, e conclusasi con la
"Morte dell'Uomo": l'uomo non deve più vivere nel timore di Dio, perché Dio non esiste.
Esiste solo la materia, regolata meccanicamente dalla legge della causa e dell'effetto.

Legge in cui far rientrare anche pensieri, desideri, emozioni, sentimenti, della macchina
umana, tutto ciò che in qualche modo appartiene alla sfera dell'irrazionale e che trascende
le leggi meccaniche.

Illuminismo, libertinismo e materialismo hanno fatto sparire Dio, e insieme la realtà


spirituale, dall'orizzonte culturale; lo scientismo razionalista ha fatto piazza pulita anche
del libero arbitrio, decretando l'avvento di un nuovo "uomo meccanico", disincantato e
asservito alla fredda logica della ragione, pronto ad invadere la scena moderna e sostituire
il suo "ingenuo" antenato.

Da qui comincia una evoluzione, o involuzione, a seconda dei punti di vista, culturale che
porterà allo sviluppo di scienze come la cibernetica, l'informatica, la robotica, la genetica,
l'intelligenza artificiale, tutte unite da uno stesso orientamento ateo e materialista, fedele al
razionalismo dualista cartesiano.

Un atteggiamento in realtà oscurantista, perché ignora i nuovi paradigmi venuti dalla


scienza del caos, dalla teoria della relatività, dalla fisica quantistica, dal principio di
indeterminazione, che rifiuta di considerare la "fenomenologia dello spirito", la realtà
trascendente, la materia-energia oscura, il "mistero supremo", la porta di tutte le
meraviglie.

PKD-ANDROID

I ricercatori del Memphis FedEx


Institute of Technology,
supportati dall'Hanson Robotics
e dall'Automation and Robotics
Research Institute (ARRI)
dell'Università del Texas di
Arlington, qualche tempo fa
misero a punto un robot in tutto
e per tutto simile a un essere
umano.

Non a caso, hanno dato alla loro creatura le fattezze dello scrittore di fantascienza Philip
K. Dick. Il robot, ribattezzato "PKD-Android” usando le iniziali dello scrittore, è stato
realizzato impiegando le più sofisticate tecnologie robotiche in termini di espressività e
motori di intelligenza artificiale per il linguaggio.
"Androidi come questo", riportava il sito ufficiale dell'Università di Memphis, "possono
essere usati in un vasto campo di applicazioni, che va dall'intrattenimento fino
all'educazione. Il robot riproduce Dick tanto nell'aspetto quanto nell'intelletto, grazie a una
personalità ricostruita dallo stato dell'arte dell'intelligenza artificiale. La pelle di sintesi
messa a punto dall'Hanson Robotics permette di creare espressioni estremamente
realistiche, che vanno dalla gioia alla paura, allo stupore. Le telecamere impiantate negli
occhi consentono al robot di registrare i volti delle persone e riconoscerli. I dati della
visione sono fusi insieme con meccanismi di riconoscimento dei segnali vocali e software
di sintesi del linguaggio. Il sincronismo tra queste procedure e l'espressività facciale rende
il robot un sistema emulativo completo".

I ricercatori del FedEx Institute, riconosciuti internazionalmente per il loro lavoro nel campo
della sintesi del linguaggio, hanno sviluppato il software che permette al robot di sentire,
capire e rispondere alle domande nel corso di una conversazione con un interlocutore
umano. L'Hanson Robotics ha invece messo a disposizione la sua esperienza in
ingegneria meccanica e strutture polimeriche. L'ARRI ha fornito la propria consulenza in
ingegneria dei sistemi robotici. I progettisti hanno lavorato in stretto contatto con Paul
Williams, amico intimo ed esecutore letteraro di Philip Dick, per giocare questo scherzo
beffardo alla memoria del grande autore.

MAN ANDROID AND MACHINE


(fonte: "Il Volto del Simulacro" di Paolo Lombardi)
"Il replicante è l'analogon dell'uomo, ciò che Baudrillard
definisce automa: essere dotato di equivalenza umana.
[...] È un doppio meccanizzato in cui nel futuro vengono
proiettate paure e dilemmi umani che pertengono al
presente e, più ancora, che si ripresentano nel corso di
varie epoche" (Fabio Matteuzzi in "Blade Runner", Roy
Menarini, Torino, Lindau Universale Film, 2000).

La linea di demarcazione tra organico e inorganico, tra


naturale e artificiale (come quella tra realtà ed illusione)
diviene sempre più evanescente, fino quasi a
scomparire.

Dick vedeva con grande chiarezza il rovesciamento dei


ruoli indotto dall'interazione tra uomini e macchine. Ma il
suo atteggiamento di fronte a questo processo di
artificializzazione è rimasto ambiguo. A volte Dick
sembra interpretare questa spersonalizzazione in modo
positivo, come un ampliamento dei processi vitali a tutto
il cosmo.

In generale, però, l'artificiale ha in lui un ruolo negativo: esso è simbolo della realtà
sintetica creata dai media e dalle droghe, in cui le essenziali qualità umane (empatia,
amore, ironia) si perdono.

L'artificiale è la manipolazione della realtà da parte del potere: potere economico, politico,
militare, religioso, famigliare, tutto ciò che limita la fondamentale libertà dell'essere umano.

In un racconto del 1953, "Impostor", un robot umanoide


prende il posto del terrestre Olhalm, pur
nell'incoscienza della propria identità robotica. Qui la
macchina modifica la nostra percezione delle cose;
niente è come appare.

È il problema della forma: noi giudichiamo gli oggetti in


base alla loro forma apparente, e tuttavia proprio
quest'ultima si rivela ingannevole, ora che il potere
della riproduzione meccanica consente di rendere
indistinguibili i prodotti biologici da quelli meccanici.

In "A Scanner Darkly" ("Un Oscuro Scrutare"), del


1977, il drogato diventa l'alter ego dell'androide, in un
parallelismo che Dick esemplificava così: "Deve...
essere... giorno... fatto..., dicono i tossicomani, o
almeno dice così il nastro preinciso nei loro cervelli.
Chi legge le sue istruzioni, dal momento che il cervello
di un tossicomane è come musica che ascolti alla
radiosveglia... La musica proveniente dal tossicomane serve a far sì che tu diventi per lui
un mezzo per procurarsi altra droga, quale che sia il tuo modo per essergli d'aiuto. Lui,
una macchina, trasformerà te nella sua macchina".
La macchina, come Palmer Eldritch, invade lo spazio
conosciuto e noto, rendendolo ignoto e mistificatorio, fino a
corrompere la fonte stessa della comunicazione, il
linguaggio.

Uccidendo la comunicazione, la macchina ci ripiomba nel


mondo infernale (meccanico) della causa ed effetto, da cui si
può uscire solo ritrovando un Logos, una parola significante
che ripristini lo scambio comunicativo, la comunione andata
perduta là ove il discorso umano è ridotto a messaggio
pubblicitario ("Ubik").

Il robot ci introduce dunque in atmosfera di falsità; costruito


sul modello umano e a sua immagine e somiglianza, il robot
può spacciarsi per umano, ma non identificarsi con gli
uomini.

Nella produzione dickiana, dunque, il robot è un “tipo” (il


concetto di typos deriva a Dick verosimilmente dalla "lettera ai Romani", 5,14), una figura
che annulla, o meglio tende ad annullare la differenza ontologica rispetto all'originale di cui
è figura, denunciandone in questo modo lo scadimento e la corruzione.

Questo modo di pensare, lievemente teologico, è quanto serviva tuttavia a Dick per
denunciare il potere di manipolazione della realtà nascosto dietro alla produzione di tipi
anziché di realtà autentiche.

Realtà falsificate, oppressione, alienazione.

Nel romanzo "The Simulacra", il robot Kalbfleish è un inganno perpetrato coscientemente


dall'establishment, giacché, nelle parole di uno dei personaggi: "come un nevrotico
regressivo, la città doveva nascondere a se stessa certi aspetti della realtà, per poter
funzionare".

Dick lancia un messaggio “psico-politico”: la


struttura sociale americana, per poter continuare
ad esistere, deve produrre finzioni, simulacri,
producendo perciò anche individui malati, deboli.

La creazione dei simulacri, dunque, è un sintomo:


produrre realtà fittizie significa certo produrre
umani fittizi, ma vuol dire anche che solo esseri
fittizi sono destinati a creare realtà fittizie.

Dunque il tentativo di portare all'indistinzione tra


esseri biologici e meccanici, è la spia di
un'incapacità di fondo da parte degli uomini, di
una mancanza e di una inautenticità da parte di
una società impotente a fondare il mondo dei reali
valori umani.
Al contrario, la costruzione dei simulacri esprime la tendenza dell'organico a ritornare
all'inorganico, quella che per Freud (altra vecchia conoscenza dickiana) è la pulsione di
morte, Tanathos.

"il più grande cambiamento al quale assistiamo nel nostro mondo in questi giorni è
probabilmente la quantità di moto del vivente verso la reificazione, e allo stesso tempo un
ingresso del meccanico nell'animazione. Non abbiamo più, ora, pure categorie del vivente
in opposizione al non vivente".

Nel famoso discorso "Man, Android and Machine", tenuto da


Dick nel 1976 a Vancouver, l'associazione tra l'entità meccanica
umanoide e la morte è sempre più stringente: "Androidi, entità
crudeli che sorridono mentre si accingono a stringere la mano,
ma la loro stretta è la stretta della morte e il loro sorriso ha la
freddezza della tomba".

L'immaginario tecnologico produce meraviglia e terrore, il


progresso non viene mai conquistato attraverso la ragione, ma
anzi sperimentando un totale sovvertimento di valori e di
condizioni "normali" di esistenza, che possono diventare
mostruose.

"Ubik" termina, per il protagonista, con l'immagine speculare del


proprio io (l'unico io vivente in un mondo di morti) ridotto
anch'esso alla condizione di un sogno - o di un segnale - nella mente d'un morto vivente.

In "Do Androids Dream or Electric Sheep?", Dick


porta alla conclusione il cammino iniziato nel 1953,
con la sua riflessione sulla macchina. Ora
l'androide è apertamente associato allo
schizofrenico, allo psicotico: il test Voigt-Kampff fa
risultare gli schizofrenici come robot umanoidi.

L'altra faccia del simulacro è l'io polverizzato e


distrutto dell'uomo americano, incapace di parlare
e di comunicare, di distinguere più a lungo tra il
vero mondo e le realtà fittizie create dal potere,
così che non c'e più un "vero mondo"'.

La produzione di individui malati è l'approdo finale


di una società costretta alla falsificazione per
sopravvivere.

"…in basso si stendeva il mondo del


sepolcro, il mondo immutabile della causa
effetto, il mondo del demonio. Al centro si
stendeva lo strato degli uomini, ma in ogni
istante poteva affondare... discendere,
sprofondare... nello strato più basso,
l'inferno" ("Le Tre Stimmate di Palmer
Eldritch").
(Pubblicato su Ecplanet 09-10-2006)

LINKS

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Philip K. Dick - Wikipedia

Test di Turing - Wikipedia

Discorso sul metodo - Wikipedia

Julien Offray de La Mettrie - Wikipedia

Intelligenza artificiale - Wikipedia

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OUT OF CONTROL

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STORIA DELLA MORTE DI DIO

COSMOGENESIS 3