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atrocita.html)

SEDIA ELETTRICA SHOW

L’uomo sussulta e si contorce, trattenuto a fatica dai legacci di


cuoio che lo legano alla sedia. L’agonia prosegue in mezzo al fumo sprigionato
dalle scariche elettriche che attraversano il corpo. Sullo sfondo si sentono risate e musica
elettronica.

È il "sedia elettrica show", un filmato molto popolare su YouTube, che ritrae l’agonia di un
manichino di lattice su una finta sedia elettrica. La trovata, comprata via Internet e spedita
da Las Vegas, è di un giostraio del Luna park dell’Idroscalo, nella parte orientale del
Milanese.

Basta un euro per godersi uno spettacolo di morte di 55 secondi, che ha subito suscitato
l'entusiasmo di centinaia di persone ogni giorno, uomini, donne e bambini.

«Mi fa schifo che nessuno si renda conto della gravità di episodi simili», è il commento su
YouTube di Pipperminte, che risponde a Mattiabdk, per cui invece le critiche sono solo
«falso moralismo per un gioco da sagra».

«Agghiacciante, che schifo, senti i ragazzini come se la spassano...». I commenti spaziano


dal disgusto al divertito imbarazzo.

Le reazioni state immediate. Donato Mosella, parlamentare del Pd, si è appellato al


ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, per togliere la finta sedia elettrica. Articolo 21
ha lanciato una petizione sul sito, tra i primi firmatari Boosta dei Subsonica.

«Pornografia macabra», è stato il commento di Tiziana Maiolo, assessore comunale e


fondatrice dell´associazione Nessuno tocchi Caino, il cui responsabile Sergio D´Elia parla
di «operazione demenziale, culturalmente devastante, che cancella anni di lavoro di chi si
batte contro la pena di morte».

Uno spettacolo osceno, siamo d'accordo, che però è stato trasmesso in prima serata da
tutti i telegiornali, che si sono ben guardati dal censurarlo.

"Sedia elettrica show" al Luna park La Stampa 23 luglio 2008

WAR ON THE MIND

Il controllo della mente è sempre stato il sogno, neanche tanto


occulto, dei tecnocrati.
È noto il programma di controllo mentale “MK-Ultra” condotto dalla CIA negli anni ’60:
droghe psicotrope, ipnosi, elettroshock e lobotomia, esperimenti condotti su cavie umane
volti al controllo e manipolazione del cervello. Il progetto fu interrotto ufficialmente per il
grosso scandalo scoppiato grazie alle rivelazioni pubblicate dalla stampa. L'inchiesta che
venne aperta non concluse nulla. A capo della Commissione incaricata di indagare vi era
Nelson Rockefeller.
[...] Il tutto funziona in questo modo. Agli uomini viene mostrata una serie di film
raccapriccianti che divengono progressivamente sempre più orrendi. L'uomo sottoposto
ad addestramento è costretto a guardare dato che ha la testa bloccata da ganasce, in
modo che non possa girarsi, e uno speciale aggeggio tiene aperte le sue palpebre [...]
Uno dei primi film mostra un giovane africano che viene crudelmente circonciso dai suoi
compagni, membri della sua stessa tribù. Non è usato nessun tipo di anestetico e il
coltello è, ovviamente, spuntato e non affilato. Quando il film è finito, all'addestrato
vengono poste domande irrilevanti del tipo: “Qual era il motivo (del disegno) sul manico
del coltello?”, oppure: “Quanta gente teneva bloccato il ragazzo?”. In un altro film, la
camera segue i movimenti di un uomo al lavoro in una segheria, mentre taglia delle tavole
di legno. Il film mostra i suoi movimenti - lo spingere la tavola - fino a quando egli scivola e
si taglia via le dita. Inoltre, misure fisiologiche vengono prese per assicurare che gli uomini
imparino realmente a rimanere calmi mentre guardano [...]

(Peter Watson, "War On The Mind")

Come scrisse T.S. Eliot, "il genere umano non può sopportare troppa realtà". La
televisione, iper-realtà senza tregua, ci insegue sin nelle nostre notti insonni, con una
riproduzione continua del mondo che ormai ha preso il posto del mondo stesso.

"Il lavaggio del cervello, come si pratica oggi, è una tecnica ibrida, che trae la sua efficacia
in parte dall'uso sistematico della violenza, in parte dall'accorta manipolazione psicologica.
Rappresenta la tradizione di 1984 che sta per mutarsi nella tradizione del Mondo Nuovo"

(Aldous Huxley, "Ritorno al Mondo Nuovo").

Progetto MKULTRA - Wikipedia

L'OCCHIO CHE UCCIDE

"Oggi, l’occhio fotografico non è solo quello del reporter incollato all’evento, modello
Robert Capra, è l’occhio comune: voyeurismo e affetti, turismo e stereotipo, esotismo e
controllo, ricordo e tortura, possesso e bisogno morboso di contemplare. Abbiamo
consumato lo spettacolo della guerra, siamo passati alle stragi, alle torture, ai rapimenti e
agli sgozzamenti mediatici. Da una parte la manutenzione della paura, dall’altra la
costruzione delle sicurezze passano a colpi di video digitali e comunicati in rete [...] La
distanza che separa Abu Ghraib dai lager nazisti, dalla bomba atomica, dai Gulag, dal
Vietnam e persino dall’ex Jugoslavia è la penetrabilità interstiziale della fotografia digitale,
l’istantaneità del suo flusso globale, è la rottura del circuito del controllo, è la possibilità di
modificare, alterare, sabotare l’immagine ufficiale destinata alle masse infinite di
consumatori mediali per determinare e condizionare il presente [...]

(Giovanni Fiorentino, "L’Occhio che Uccide La fotografia e la guerra: immaginario, torture,


orrori", Meltemi, 2004).

Nello sguardo dello spettatore contemporaneo albergano ormai in pianta stabile immagini
di violenza, morte e guerra. I telegiornali, i quotidiani, i siti Internet, "documentano" l’orrore
dei kamikaze e dei bombardamenti sulle popolazioni civili, le decapitazioni e le torture sui
prigionieri, in una sorta di danza macabra nella quale non è più rintracciabile un briciolo di
verità. Le immagini che invadono ogni giorno la nostra mente sono abilmente selezionate,
tagliate, censurate, manipolate, da un sistema informativo mai obiettivo. Ciò determina un
vortice mediatico il cui scopo è quello di "sedurre e sedare", tenere a bada le masse,
inchiodarle davanti allo schermo, nutrendole di immagini da consumare selvaggiamente
senza spazio per alcuna riflessione critica.

"L’immagine è voyeurismo, pulsione, necrofilia, scopofilia, controllo, possesso, bisogno


morboso di contemplare. Eros e Thanatos" (Fiorentino, op.cit.)

L’abbraccio "morboso" tra guerra e immagine continua a stringersi sempre di più, avendo
come effetto un’amplificazione della rappresentazione del male, sempre più efferata,
sempre più morbosa, sempre più ossessiva, sempre più anestetica.

L'occhio che uccide. La fotografia e la guerra (Google Books)

IL DOLORE DEGLI ALTRI

Su questo stesso tema si è interrogata, poco prima di morire, Susan Sontag. "Regarding
the Pain of Others" ("Guardando il Dolore degli Altri") è dedicato alla rappresentazione
della morte, in particolare a quella fotografica (l'idea del libro gli era venuta durante il suo
reportage di guerra a Sarajevo, dopo quelli in Vietnam, Rwanda e Afghanistan).

Margaret Bourke-White fece parte di quel gruppo di fotografi che per primi, nella primavera
del 1945, testimoniarono gli orrori di Buchenwald. Qui, come anche a Bergen-Belsen e
Dachau, la fotografia si impose su qualsiasi altro tipo di documentazione.

In una delle fotografie scattate in quell'aprile a Buchenwald, una civile tedesca si copre il
volto con la mano sinistra per non assistere al macabro spettacolo dei cadaveri.

L'orrore dell'immagine appare il modo più eloquente di testimoniare una realtà "ricostruita",
proprio come quella macabra composizione, in cui tre cadaveri costruiscono quasi una
croce schiacciata per terra: i due corpi che ne costituiscono i bracci appaiono quasi irreali,
l'oscenità di quello al centro, nella sua raccapricciante nudità, rappresenta il centro
espressivo dell'immagine.

Siamo di fronte a una di quelle immagini il cui valore consiste nel mostrare.

Non sembrerebbe esserci alcun dubbio sull'autenticità di ciò che mostra una fotografia
scattata da Eddie Adams nel febbraio del 1968: il capo della polizia sudvietnamita, il
generale di brigata Nguyen Ngoc Loan, mentre uccide un sospetto vietcong in una strada
di Saigon.

Eppure, fu una messinscena, orchestrata dallo stesso generale Loan, che condusse il
prigioniero, le mani legate dietro la schiena, nella strada dove erano riuniti i giornalisti:
collocatosi accanto al prigioniero, in modo che il suo profilo e il volto della vittima fossero
visibili alle macchine fotografiche poste alle sue spalle, Loan sparò a bruciapelo.

Il corpo dell’uomo di affari americano Nicholas Berg è stato ritrovato l’8 maggio vicino ad
un cavalcavia di Baghdad e un video della sua presunta decapitazione è apparso l’11
maggio su due siti internet ufficialmente collegati ad Al-Qaeda.
In seguito, si è scoperto che, sebbene il server era in Malesia, i responsabili dei due siti si
trovavano in Europa, a Londra e in Danimarca (e, come noto, in rete ci sono centinaia di
falsi siti islamici gestiti dalla CIA).

Secondo le dichiarazioni rilasciate all’Asia Times Online da un famoso chirurgo e da uno


specialista in medicina legale, il video in questione potrebbe essere tutta una
messinscena. "Provate a convincermi che non sia un falso", ha detto John Simpson,
direttore del Dipartimento di Chirurgia al Royal Australasian College of Surgeons, in Nuova
Zelanda. Anche secondo John Nordby, specialista in medicina legale, la decapitazione di
Berg è stata "inscenata". "È impossibile stabilire se le scene riprese siano consecutive".

Simpson e Nordby ritengono entrambi altamente probabile che l’ostaggio americano sia
morto in un tempo precedente alla decapitazione. All’apparenza, oltre ad altri fattori,
manca infatti l’ "imponente" fiotto di sangue che sarebbe dovuto sgorgare dall’arteria
recisa. "Le persone nelle immediate vicinanze di Berg si sarebbero ricoperte di sangue nel
giro di pochi secondi", ha affermato Simpson. Inoltre, i medici legali sostengono che,
durante un simile attacco, il sistema nervoso autonomo di una persona avrebbe reagito in
modo violento, con i tipici tremiti e movimenti convulsi. "Potrebbero aver usato un
manichino", ha ipotizzato Simpson.

La mostra delle atrocità si impossessa della storia intesa come


rappresentazione, nella misura in cui ogni suo documento è il frutto
di una "messa in scena". La brutalità e l'orrore che spesso ci sgomentano nelle
foto sono frutto di una precisa strategia psicologica.

È il "cuore di tenebra" dell'immagine fotografica.

Il valore di questi documenti visivi non è solo politico ma anche estetico: la loro
sovraesposizione o, al contrario, la loro censura, condizionano la percezione che hanno gli
spettatori degli eventi reali. Queste immagini oscene, private, progressivamente
anestetiche, creano un cortocircuito nell'ambito del visivo.

L'orrore a cui le immagini attingono, spesso in modo totalmente autoreferenziale, simula


un'aderenza totale alla realtà rappresentata che può portare all'anestetizzazione degli
sguardi e delle coscienze degli spettatori.

La manipolazione è sempre in agguato.

Lo shock provocato dalla mostra è destinato ad affievolirsi parallelamente all'assuefazione.


Lo spettatore è ridotto a semplice voyeur, stuzzicato nelle sue più intime e voluttuose
paure, tranquillizzato dalla consapevolezza di una distanza fra lui e una sofferenza che
non lo riguarda, che, infine, non lo tocca più intimamente.

"Lasciamoci ossessionare dalle immagini più atroci… esse continuano ad assolvere una
funzione vitale. Quelle immagini dicono: ecco ciò che gli esseri umani sono capaci di fare,
ciò che – entusiasti e convinti di essere nel giusto – possono prestarsi a fare. Non
dimenticatelo" (Sontag. op. cit.).
Observer review: Regarding the Pain of Others by Susan
Sontag

Nick Berg - Wikipedia

THE ATROCITY EXHIBITION


"La mostra di quest'anno aveva un segno inquietante: tutti i quadri
insistevano sul tema della catastrofe planetaria, come se questi
pazienti, così a lungo segregati, avessero avvertito nelle menti dei
dottori e delle infermiere una specie di sconvolgimento sismico".
Lo scrittore James Ballard ha dedicato la sua vita a studiare e descrivere l'abitante del
"mediascape", il paesaggio artificiale creato dai mass-media che ha cambiato per sempre
l'esperienza e il senso di realtà dell'uomo del XX secolo.

Ne "La Mostra delle Atrocità" ("The Atrocity Exhibition"), uno dei suoi capolavori, un uomo
dal carattere sfaccettato che cambia nome (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers)
vorrebbe uccidere di nuovo il Presidente John Kennedy, ma in modo che abbia un senso.
Nel complesso, i racconti sono una sorta di studio pseudo-scientifico dell'influenza di vari
avvenimenti luttuosi del decennio, come l'uccisione del Presidente Kennedy e la morte di
Marylin Monroe, sulla sessualità e l'immaginario degli spettatori.

Usando continue citazioni e riferimenti a Raymond Roussel, André Breton, Salvador Dalì,
René Magritte, Max Ernst, e all'arte surrealista in genere, Ballard esplora in modo
sistematico, quasi clinico, e paradossale, come il mediascape, il paesaggio immaginario
costruito dai mass-media, stava in quegli anni ristrutturando non solo l'immaginario
collettivo del pubblico, ma lo stesso sistema nervoso della specie: "icone neuroniche sulle
autostrade spinali".

I grandi eventi luttuosi rappresentati in modo spettacolare dai media (la morte di Marilyn
Monroe, l'assassinio di Kennedy, il disastro dell'Apollo) divengono le nuove mitologie
dell'era tecno-mediatica, una realtà virtuale che procura nello spettatore un'alterazione
della coscienza spesso traumatica. Come nel protagonista del suo romanzo, che vuole
rimettere in scena gli stessi eventi (spesso usando come vittima sacrificale la moglie) per
dar loro il senso che avevano perso nella rappresentazione mediatica. L'aspetto mitologico
e paradossalmente religioso si incarna nelle tre misteriose figure di Coma, Xero e Kline,
che accompagnano Travis/Traven in vari episodi.

La perdita del senso comune, è questo che indagava Ballard, e la nascita di un nuovo
senso (una "nuova carne"), una nuova realtà simulata dai media.

Scrive Ballard del libro: "Ho cercato di analizzare quello che succede nel punto in cui si
incontrano il sistema dei media e il nostro sistema nervoso. Qual è il reale significato della
morte di Marilyn Monroe o dell'assassinio di Kennedy? Come agiscono su di noi a livello
neurofisico, a livello inconscio? Come questi eventi mediatici influenzano la nostra
immaginazione?".
Le peregrinazioni nel paesaggio mediatico dei vari "sé" di Traven coi suoi molti nomi, la
riproposizione della prosa scientifica (medica, sociologica, psicologica), le narrazioni
paradossali, sono l'arma con cui Ballard vuole contrastare "il matrimonio tra ragione e
incubo che ha dominato il XX secolo".

La "mitologia del futuro prossimo" che Ballard voleva creare andava esattamente nel
senso contrario. È proprio tramite l'attraversamento dell'inferno che i suoi personaggi
attingono a quel poco di ambigua salvezza a cui possono arrivare. È nella malattia
mentale, nel disturbo dell'identità, nella "morte degli affetti", la chiave per comprendere se
stessi e il mondo.

La scarnificazione del corpo, lo scambio fra interno ed esterno, reale e virtuale, si riflettono
in una scrittura frammentata, frattale, implosiva, schizofrenica. Lo stravolgimento della
forma romanzo tradizionale, qui più ancora che nel romanzo postmoderno americano, è la
traduzione stilistica di quella rottura fra forma e contenuto in cui Ballard aveva individuato
uno dei problemi centrali dell'era post-industriale.

Nella sua analisi del rapporto tra l'ipertrofia tecnologica e la modificazione delle strutture
profonde della psiche, nella figura dell'interno del corpo (e in particolare del sistema
nervoso) che si scambia e si confonde con l'esterno, nel rapporto di scambio che l'uomo
instaura col mondo, dell'insieme delle rappresentazioni mentali che di esso si fa e delle
modificazioni che gli impone con la sua azione sull'ambiente, aveva colto uno snodo
dell'immaginario, un punto critico, un processo di ingolfamento, una "ipertrofia
dell'immaginario" (l'immagine del mondo che diventa un gigantesco sistema nervoso
richiama la concezione dei mass-media di Marshall McLuhan, un autore che gli è più
vicino di quanto non si pensi).

La mostra delle atrocità rimane un paradigma, con la sua scrittura autenticamente


cosmopolita, antropologica, fantarealista o transrealista.

Siamo tutti "abitanti del mediascape", così come descritto da Ballard. Dobbiamo solo
prenderne coscienza.

The Atrocity Exhibition - Wikipedia


BODY WORLDS

THE ABU GHRAIB SHOW

GUERRA E CINEMA

LA VIOLENZA E IL SACRO

FUNNY GAMES

STORIA DEL DELITTO PERFETTO

LA MOSTRA DELLE ATROCITA’ 2

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