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[ APPROFONDIMENTI IN: NEUROSCIENZE ]

PSICHE CERVELLO ORGANO - 1/2006

MECCANISMI NEUROBIOLOGICI DELLA DHS


La Sindrome di Dirk Hamer (DHS), un evento shockante che colpisce lindividuo in maniera inaspettata, rappresenta linizio del processo di malattia. Le recenti acquisizioni della neurobiologia spiegano esattamente cosa succede a livello psichico, cerebrale ed organico durante la DHS e come mai la tutta ricerca sullo stress abbia fallito, mantenendo i ricercatori allinterno dellantica convinzione della malattia come errore della natura.

Dr. Danilo Toneguzzi

Lorigine della malattia. Nel 1981 il dott. Hamer condens nella Legge ferrea del cancro la prima legge biologica da lui scoperta: ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk Hamer), cio con uno shock conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente drammatico e vissuto nellisolamento (Hamer, 1981). La scoperta che le malattie corrispondono ad un processo biologico con una sequenza di fasi ben precise (programma SBS) e che sono causate da un evento psichico con determinate caratteristiche (DHS) ha posto le basi per una nuova comprensione della genesi della malattia e per un definitivo superamento del dualismo tra mente e corpo. Con la formulazione della legge ferrea del cancro, il dott. Hamer ha operato un cambio di paradigma totale, una vera e propria rivoluzione copernicana che ha permesso finalmente di poter dare risposta alla domanda che dalla notte dei tempi luomo si pone, cio: Perch ci si ammala?, e ha ridefinito la malattia come evento sensato dellorganismo, non, cio, sbagliato come si era, invece, sempre pensato. DHS lacronimo di Sindrome di Dirk Hamer, nome che il dott. Hamer diede allevento che lo colpi personalmente nel 1978, quando suo figlio fu ucciso e che, in seguito, gli caus un cancro al testicolo. La DHS un evento che colpisce lindividuo in maniera inaspettata, uno shock acuto, drammatico che lo coglie in contropiede e che da luogo ad una cascata di eventi biologici; tra laltro, tali conseguenze, attivate

dalla DHS, da sempre indicate con i termini di sintomi o malattia, non sono casuali ma seguono una sequenza precisa andando a costituire un processo biologico denominato, invece, dal dott. Hamer Programma SBS, dove SBS sta per sensato, biologico e speciale. La DHS, quindi, da avvio ad un programma SBS; in altri termini, uno shock inaspettato determina lattivazione di un funzionamento normalmente inteso come patologico dellorganismo. Per dirla in termini ancora diversi, un evento psichico sta alla base e determina un evento fisico e quindi la malattia la precisa espressione sul corpo di un preciso evento emotivo. Ma vediamo, nello specifico, come avviene tutto ci. Antecedenti nella letteratura del Novecento. Nella letteratura scientifica e tradizionale, lidea di una correlazione tra eventi emotivi e malattie, in realt, viene da molto lontano, soprattutto da quando, nel secolo scorso, si aperto un filone di ricerca in merito allo stress e alle sue conseguenze sulla salute. Pioniere di tale filone fu Hans Selye il quale, scrivendo una lettera alla rivista Nature gi nel 1936 diede avvio a questo campo dindagine che, a tuttoggi, si stima abbia prodotto non meno di 150.000 pubblicazioni (Favretto, 1994). Gli studi sullo stress, infatti, iniziati da Selye ma proseguiti successivamente da altri numerosissimi ricercatori, rappresentano i pilastri delle concezioni da cui si sviluppata la Medicina Psicosomatica in

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tutta la seconda met del Novecento. Ma il successo della Medicina Psicosomatica rimane a tuttoggi quanto mai controverso: nonostante una serie di acquisizioni pi o meno accettate, lascia aperti alcuni interrogativi fondamentali. Ad esempio, come si spiega la scelta dellorgano? Cio, perch lo stress determinerebbe in alcuni soggetti una dermatite ed in altri unasma? Oppure, perch determinati soggetti, visibilmente stressati, non si ammalano? E perch qualcuno, pur conducendo una vita, tutto sommato, tranquilla, sviluppa un tumore? Ed infine, perch spesso si pu notare che le persone non si ammalano sotto stress, ma quando lo stress finisce, come ad esempio nel caso dellemicrania da week-end o nel caso in cui gli individui si ammalano quando vanno in vacanza? A questi interrogativi la medicina psicosomatica non mai riuscita a dare delle risposte precise e univoche. In ogni caso, gli antecedenti delle acquisizioni che connettono gli eventi psichici agli eventi fisici vanno ricercati gi allinizio del secolo scorso. Un contributo fondamentale avvenne ad opera di Walter Cannon, il quale diede una svolta fondamentale nella comprensione dei meccanismi di funzionamento dellorganismo formulando la teoria dellomeostasi (Cannon, 1932). Nel continuo rapporto con lambiente in cui immerso, cio, lorganismo vivente impegnato incessantemente nel mantenere costanti le condizioni del suo ambiente interno: lomeostasi, quindi, , al tempo stesso un mezzo ed un fine per la sopravvivenza degli individui. In questo processo di continuo adattamento, lorganismo interviene sullambiente e reagisce ad esso per mantenere lequilibrio. Cannon identific tra queste reazioni dellorganismo impegnato nel processo di adattamento una specifica forma che chiam reazione dallarme, ovvero una risposta automatica che viene attivata in determinate condizioni particolari. Egli aveva messo in evidenza, ad esempio, come un incremento della secrezione di adrenalina e noradrenalina da parte della porzione midollare delle ghiandole surrenali avesse una funzione indispensabile, anche negli animali, nel predisporre lorganismo a comportamenti di attacco e di fuga. Tale reazione si accompagna, infatti, allaumento della pressione sanguigna, allincremento della frequenza cardiaca, alla vasocostrizione periferica, alla dilatazione pupillare, alla riduzione della salivazione, allincremento della funzionalit respiratoria, allaumento della su-

dorazione, ecc (Cannon, 1929). La ricerca sullo stress. Selye, il ricercatore che, come detto pocanzi, apr la strada a tutto il filone di ricerca sullo stress e sul concetto di psicosomatica, scopr successivamente che le reazioni fisiologiche studiate da Cannon non erano le uniche manifestate da un organismo in difficolt ma che costituivano una concatenazione di eventi omeostatici e modificazioni fisiologiche nella funzione di adattamento di cui la reazione dallarme non che il primo passo. Per questo, prendendo a prestito un termine dalla metallurgia che indicava gli effetti delle grandi pressioni sui metalli, Selye denomin stress quel insieme di modificazioni a carico dellorganismo e, pi specificatamente, Sindrome Generale di Adattamento quel processo, articolato in tre fasi e finalizzato alladattamento, scatenato da stimoli stressanti di natura diversa (Selye, 1936). Per Selye, lo stress una risposta generale, aspecifica dellorganismo a qualsiasi richiesta proveniente dallambiente (Selye, 1974). Il concetto fondamentale consiste nellevidenziare qualcosa che avviene generalmente, in modo aspecifico, indipendentemente dalla natura dello stimolo. Da questo punto di vista, la teoria della Sindrome Generale di Adattamento di Selye fu estremamente innovativa: con il suo carattere aspecifico venne messa in luce lesistenza di un meccanismo che elude la tradizionale visione che un effetto, una risposta biologica, sia sempre riconducibile ad una sola causa. Tradizionalmente,

STIMOLO

ORGANISMO

STRESS
Tabella 1. Lo stress secondo Selye

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infatti, si era portati a ritenere che la risposta dellorganismo fosse specifica al tipo di richiesta: ad esempio la sudorazione come reazione al caldo, il brivido come risposta al freddo e cos via. Selye, invece, enfatizza una risposta aspecifica, una sindrome generale che ha la funzione di favorire ladattamento dellorganismo ad uno stimolo stressante, indipendentemente dalla sua natura, dove la reazione dallarme di Cannon rappresenta solo il primo passo. Passo dopo passo, le considerazioni di Selye giunsero a considerare lo stress come un fenomeno naturale e fisiologico e, come tale, qualcosa che non pu e non deve essere evitato: La completa libert dallo stress la morte. Contrariamente a quello che si pensa solitamente, non dobbiamo e, in realt, non possiamo evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di pi sui suoi meccanismi, ed adattando la nostra filosofia dellesistenza ad esso (Selye, 1974) Mosso dalle sue osservazioni, Selye tent di interpretare in modo semplice la concatenazione di eventi biologici, di meccanismi e di risposte che, se da un lato si connettevano alle scoperte di Cannon sulla generale reazione dallarme e sullidea dellorganismo impegnato costantemente nella funzione omeostatica e di adattamento, dallaltro non apparivano giustificabili nellambito di una scienza biomedica che in quei tempi si sosteneva in modo molto strutturato sullo studio delle manifestazioni patologiche come effetti specifici di cause specifiche. Pertanto lobiettivo che coinvolse Selye fino alla fine fu quello di ricercare quel principio o quella sostanza biochimica in grado di giustificare quel complesso di reazioni che lui aveva considerate generalizzate e sintoniche in grado di presentarsi stereotipate anche di fronte a richieste e a stimoli ambientali (nocivi e non) ampiamente diversi. Questo ipotetico first mediator, come lo defin Selye, o mediatore unico era quella sostanza, presente in tutti i tipi di stress, in grado di giustificare e di spiegare una cos ampia e variegata gamma di cambiamenti: una sostanza in grado di scatenare la medesima Sindrome Generale di Adattamento da stimoli molto diversi. In primis egli identific questo mediatore unico nellormone adrenocorticotropo ACTH, che sembrava essere presente in tutte le risposte di stress negli animali da laboratorio; successivamente, per, dal momento che lACTH presente prevalentemente in una delle tre fasi della sindrome, Selye ipotizz che

probabilmente il mediatore unico andava ricercato nelle sostanze che negli anni Ottanta vennero isolate nel cervello, le encefalite e le endorfine. Nello specifico, la Sindrome Generale di Adattamento descritta da Selye si articola in tre fasi fondamentali. La prima fase sidentifica con la reazione di allarme scoperta da Cannon e denominata anche da Selye, per lappunto, fase dallarme. Essa caratterizzata dalle attivazioni del sistema neurovegetativo, di tipo adrenergico, in cui la secrezione delle principali catecolamine, adrenalina e noradrenalina, permette una rapida reazione del sistema nervoso autonomo simpatico. Adrenalina e noradrenalina, infatti, sono due ormoni secreti dalla midollare del surrene che vengono utilizzati quali mediatori intersinaptici nel sistema simpatico e che permettono unimmediata risposta del nostro organismo ad uno stimolo stressante. La fase dallarme, tra laltro, viene suddivisa da Selye in due sottofasi: la fase dello shock, che corrisponde ad uniniziale caduta al di sotto del livello fisiologico di funzionamento dellorganismo, e quella di controshock, che corrisponde, di fatto al secondo momento, reattivo, nel quale si attiva il sistema simpatico grazie lintervento delle catecolamine. In ogni caso, la fase di allarme necessariamente rapida ed immediata, ma anche labile, vista la velocit con la quale adrenalina e noradrenalina vengono metabolizzate. La fase successiva della Sindrome Generale di Adattamento chiamata da Selye fase di resistenza. Questa fase ha una durata maggiore ed sostenuta da fenomeni endocrini in cui lACTH ed altri ormoni adenoipofisari, cio della porzione anteriore dellipofisi, hanno una funzione fondamentale. Se, quindi, nella risposta ormonale immediata della fase dallarme viene sollecitata la midollare del surrene, nella fase di resistenza la parte corticale del surrene ad essere interessata, con il rilascio degli ormoni glucocorticoidi, in particolare del cortisolo. Leffetto di tali ormoni sempre quella, come nel caso delle catecolamine, di mantenere alta lattivazione del sistema nervoso simpatico, che predispone lorganismo alle azioni necessarie ai fini delladattamento. La fase della resistenza perdura tutto il tempo nel quale permane lo stimolo stressante e, secondo Selye, sarebbero proprio i fenomeni legati allo stress, ed in particolare alla fase di resistenza della Sindrome Generale di Adattamento, a contribuire a quelle manifestazioni di deterioramento che vedono nella vecchiaia lespressione pi visibile. Se la fase di resistenza perdura troppo a lungo, infat-

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STRESSORS

FASE DI ALLARME

FASE DI RESISTENZA

FASE DI ESAURIMENTO

tosto sulla base della risonanza psicologica soggettiva che sono in grado di determinare. Questa considerazione ha aperto tutto un filone di ricerca sul significato simbolico e sulla risonanza intrapsichica che determinati stimoli detengono, evidenziando significative variabilit che differenziano risposte di individui diversi nei confronti di uno stesso stimolo. In secondo luogo, se stimoli cos diversi possono indurre una reazione biologica da stress, come possibile che esista un unico identico fattore neurormonale, come era stato identificato lACTH, quale mediatore comune (first mediator)? Infine, a proposito del carattere di aspecificit, se la risposta di stress unica, perch gli individui si ammalano di malattie diverse? Il ruolo delle emozioni. Le ipotesi su quale fosse lagente di attivazione della Sindrome Generale di Adattamento si spostarono, pertanto, dallidea originaria di Selye di un unico mediatore biochimico a quel substrato di natura psicofisiologica che coincide, di fatto, con le strutture ed i meccanismi che sostengono le emozioni. Esponente di maggior spicco di tale ipotesi fu J. Mason il quale, partendo dallosservazione che lasse ipotalamo-ipofisicorticosurrene reagisce ad un gran numero di stimoli psicosociali, suscettibili di indurre una reazione emozionale e che la reazione corticosurrenale a stimoli emotivi sostanzialmente identica a quella descritta da Selye nella fase di resistenza della reazione da stress, effettu una serie di ricerche basate sulla dissociazione dello stimolo fisico dallo stimolo emotivo nello stress dando un sostegno empirico alla teoria da lui formulata secondo la quale il mediatore nella reazione da stress sarebbe proprio lemozione (Mason, 1971). In questa prospettiva, sia lattivazione del sistema ipotalamo-ipofisi-corticosurrene che lattivazione della midollare del surrene che seguono allesposizione a stimoli fisici di varia natura sarebbero comunque una diretta conseguenza delleccitamento emozionale che accompagna o precede immediatamente la stimolazione fisica. A svolgere unazione generalizzante sarebbero, quindi, per Mason, i medesimi meccanismi psicofisiologici coinvolti nelle emozioni e sostenuti dagli apparati neuroanatomici che presiedono alla genesi, al mantenimento ed al verificarsi delle manifestazioni centrali e periferiche legate alle emozioni stesse. La prospettiva di Mason fu particolarmente significativa dal momento che, attribuendo un ruolo fondamentale alle implicazioni emotive, ha

Tabella 2. Le tre fasi della Sindrome Generale di Adattamento

ti, si manifesta nellorganismo la terza fase, secondo Selye della Sindrome Generale di Adattamento, che egli denomin fase di esaurimento, nella quale si assiste ad un vero e proprio sfiancamento delle risorse dellorganismo, con una perdita graduale della vitalit stessa e linsorgenza, quindi, di malattie. In sintesi, quindi, secondo Selye, lo stress viene visto come una reazione fisiologica aspecifica, finalizzata alladattamento, a qualunque richiesta di modificazione esercitata sullorganismo da una gamma assai ampia di stimoli eterogenei, ed espressa essenzialmente da variazioni di tipo endocrino (attivazione della midollare e della corteccia del surrene) che sbilanciano il sistema neurogetativo a favore del sistema simpatico. I punti salienti sono quindi: il carattere di aspecificit; il carattere fondamentalmente adattivo; il carattere di reazione neurovegetativa a mediazione endocrina. La teoria di Selye, che in ogni caso apr la strada ad un ricchissimo filone di ricerca, manifest ben presto delle lacune. In primo luogo, le ricerche effettuate da Selye partivano dallanalisi degli effetti sullorganismo da parte di agenti stressanti fisici o chimici messi a diretto contatto con lorganismo, come inoculazione di sostanze o contatto con agenti fisici; sappiamo, per, dallesperienza che non soltanto tali stimoli, fisici o chimici prossimali, sono in grado di produrre risposte di stress: anche agenti distali, quali un evento relazionale o uninformazione, possono rivelarsi fonti di stress che, quindi, inducono una risposta non tanto sulla base di una componente fisica misurabile, quanto piut-

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STIMOLO

ATTIVAZIONE EMOZIONALE

STRESS

Tabella 3. Lo stress secondo Mason

permesso di comprendere meglio i dati sperimentali che depongono in favore sia della specificit che della aspecificit dello stress. La ricerca sullo stress parte, quindi, dallosservazione di determinate reazioni generali dellorganismo in risposta a richieste ambientali generate da stimoli di natura diversa; la compresenza, per, sia di elementi aspecifici, come la Sindrome Generale di Adattamento, che di elementi specifici in base alla natura degli stimoli, ha indirizzato progressivamente tali ricerche sul versante delle reazioni emotive e sulle loro implicazioni, un campo di studio, peraltro, quanto mai controverso e difficile in tutta la storia delle neuroscienze. Anche il ruolo e i meccanismi di funzionamento delle emozioni, infatti, hanno rappresentato da sempre un campo di indagine da parte di filosofi e scienziati, senza giungere, di fatto, ad una definizione e ad una comprensione unanimemente condivisa: come affermano Fehr e Russel, ognuno sa cos unemozione finch gli si chiede di definirla (1984) Limportanza delle emozioni nelle reazioni dellorganismo finalizzate alladattamento e, nello specifico, nella Sindrome Generale di Adattamento ha portato, in ogni caso, alcuni ricercatori ad elaborare il concetto di stress psicologico, indirizzando, cos, inevitabilmente, questo filone di ricerca sempre pi nella strada delle correnti psicologiche. Magda Arnold, dapprima, e Richard Lazarus, successivamente, hanno, ad esempio,

centrato le loro ricerce sul concetto di valutazione soggettiva dello stimolo stressante: se uno stimolo non valutato come rilevante per lindividuo, a livello conscio o inconscio, non si verifica alcuna attivazione emozionale e dunque non sar considerato stressante. Questa prospettiva, che vede, quindi, nella valutazione congitiva la condizione necessaria e sufficiente dellemozione rimane tuttora la pietra angolare della prospettiva cognitivista (Lazarus, 1991) Una voce particolarmente importante, che si distacc dalla corrente pi accreditata in merito alla ricerca sullo stress e che, come spesso succede, fu boicottato dallestabilishement accademico, fu Henri Laborit, un biologo francese che negli anni Settanta scopr che i disordini somatici causati da aggressioni psicosociali sono provocati da uno stato particolare che lui denomin di inibizione dellazione. In seguito scopr anche che linibizione dellazione persistente provocava disturbi a carico della memoria. Nelle sue ricerche, Laborit utilizzava la procedura dellinvio di uno stimolo doloroso (una scossa di corrente) a dei ratti rinchiusi in una gabbia. Nella prima situazione, il ricercatore mandava la scossa sul pavimento della gabbia, comunicante attraverso una porta con unaltra gabbia non
STIMOLO

VALUTAZIONE

EMOZIONE

STRESS
Tabella 4. Lo stress psicologico secondo Lazarus.

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raggiunta dalla corrente: alla scossa, il ratto imparava velocemente a passare nellaltra gabbia e se le condizioni si invertivano (la scossa era inviata nella gabbia in cui il ratto era fuggito) questi ritornava velocemente nella prima. Sottoposto a tali stress per una settimana, il ratto non presentava alcuna lesione patologica: la sua salute restava eccellente. Nella seconda situazione, la gabbia su cui veniva inviata la scossa elettrica non comunicava con nessunaltra gabbia ma allinterno venivano posti due ratti, anzich uno solo, come nella prima situazione. Alla scarica elettrica, i ratti non potevano fuggire e iniziavano a lottare tra di loro: dopo una settimana di esposizione a tale stress, le loro condizioni di salute si rivelavano eccellenti. Nella terza situazione, la gabbia era sempre isolata ed il ratto era solo. Alla scarica elettrica, il ratto non poteva fuggire n combattere con qualcun altro: dopo una settimana, presentava segni di dimagrimento importante, ipertensione arteriosa e lesioni multiple alla mucosa gastrica. Henri Laborit imposta lo studio del cervello e dello stress attraverso il concetto di aggressione: "Quando incontriamo nell'ambiente esseri e cose che ci sono gradevoli, che ci permettono di mantenere questo principio del piacere, nei mammiferi abbiamo un sistema che permette di memorizzare la strategia che abbiamo utilizzato, la nostra esperienza: ricominciamo lo stesso comportamento per ritrovare il piacere. () Se invece, al contrario, il vostro contatto con l'ambiente pericoloso, se non fa piacere, se doloroso, cominciate a fuggire e, se non potete fuggire, combattete, vale a dire vi orientate verso l'ambiente per distruggere l'oggetto del vostro risentimento. La novit, la scoperta che, quando non potete n farvi piacere, n fuggire, n lottare, vi inibite. Il significato biologico dell'inibizione : meglio non agire, per non essere distrutti dall'aggressione. Ci va bene se serve a salvare al momento la vostra pelle, la vostra struttura. Ma se non siete in grado di sottrarvi molto rapidamente, da questo stato di inibizione, di attesa in tensione, allora in quel momento comincia tutta la patologia (Laborit, 1990). Secondo Laborit, questa inibizione d'azione si accompagna alla liberazione di ormoni come i glucocorticoidi e neuro-ormoni come la noradrenalina che tendono ad indebolire fino a distruggere il sistema immunitario. Ci genera vulnerabilit alle infezioni ed ai tumori. Non si

fa un cancro per caso, sostiene Laborit e la lista delle malattie dell'adattamento lunga. La sindrome dinibizione dell'azione, che sinstaura allorch l'aggressione psicosociale si protrae nel tempo e non risolvibile n con la lotta n con la fuga, ha un aspetto chimico, un aspetto neurofisiologico ed un aspetto comportamentale. Per Laborit, la salute non soltanto il mantenimento dell'omeostasi ristretta, dell'equilibrio interno, ma significa mantenere il proprio equilibrio in relazione all'ambiente esterno, con il quale dobbiamo negoziare in continuazione le condizioni per il nostro equilibrio. Quando ci non possibile, la risposta naturale la lotta o la fuga per eliminare ci che ci impedisce di essere in equilibrio. Ma se le condizioni ambientali non ci consentono n di gratificarci, n di lottare, n tanto meno di fuggire, l'ambiente ci modifica al di l delle possibilit di difesa. In questo caso, si dice che "subiamo l'ambiente", in altre parole ne riceviamo un'aggressione, e allora il rapporto con l'ambiente ci disorganizza. Per Laborit, quindi, nellaggressione, intesa in questi termini, che tutte le dis-regolazioni e le patologie hanno inizio. La Medicina Psicosomatica. Lipotesi, quindi, di una correlazione tra mente e corpo, tra eventi psichici ed eventi fisici ha alimentato nel corso della storia prevalentemente

STIMOLO STRESSANTE

INIBIZIONE AZIONE

MALATTIA

Tabella 5. Stress e Malattia secondo Laborit

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la ricerca intorno allo stress e ai suoi meccanismi; questo concetto ha subito una graduale evoluzione, sulla, base comunque della formulazione originaria di Selye. Paolo Pancheri, nella sua opera Stress, Emozioni, Malattia, un classico della Medicina Psicosomatica, definisce lo stress come la risposta dellorganismo ad ogni richiesta di modificazione effettuata su di essa. Questa risposta si manifesta sia a livello fisiologico che a livello comportamentale, ed mediata da unattivazione emozionale indotta da una valutazione cognitiva del significato dello stimolo. Essa relativamente aspecifica, nel senso che unampia gamma di stimoli pu innescarla, ma personalizzata in rapporto al significato dello stimolo per il singolo individuo, e alle sue modalit di reazione psicofisiologica. Lo stress , di per s, una reazione fisiologica, adattativa, caratteristica della vita, che pu tuttavia assumere un significato patogenetico quando prodotta in modo troppo intenso per lunghi periodi di tempo o quando ostacolata nel suo regolare svolgimento. (Pancheri, 1979) Alla fine degli anni Settanta, quindi, proprio nel periodo in cui il dott. Hamer fu colpito dalla sua tragedia familiare, le acquisizioni inerenti il rapporto tra emozioni e malattia, patrimonio ormai decennale dei ricercatori, erano fondate sul concetto di stress e sulle sue conseguenze nellorganismo. Queste acquisizioni potevano essere cos riassunte: 1. Esistono dei meccanismi di attivazione dellorganismo, la cosiddetta Sindrome Generale di Adattamento, che vengono innescati da stimoli stressanti, cio in grado di produrre tale mobilitazione organismica. 2. Gli agenti stressanti possono essere sia di natura fisica o chimica cos come di natura psicosociale, agendo, pertanto, direttamente o mediante lintervento delle funzioni psichiche ed emozionali. Esiste, pertanto, una soggettivit della risposta. 3. Tale attivazione avviene attraverso la mediazione dei sistemi reattivi emozionali che agiscono sul sistema neuroendocrino ed immunitario. Gli agenti stressanti, quindi, vanno ad alterare le funzioni del sistema neurovegetativo, del sistema endocrino e del sistema immunitario. 4. Esistono risposte specifiche e risposte aspecifiche che si sintonizzano con tre parametri fondamentali: lo stato psicofisiologico precedente levento, i fattori endogeni, come il patrimonio genetico e le caratteristiche di

personalit, e i fattori esogeni legati allapprendimento, allalimentazione, alluso di farmaci, ecc. 5. Tutta questa catena di eventi biologici, la cosiddetta risposta individuale di stress pu essere considerata un precursore di malattia Gli agenti stressanti influenzano, quindi, il terreno biologico sul quale si pu inserire la malattia. La spiegazione, poi, della scelta dellorgano avveniva sulla base delle seguenti ipotesi: 1. Predisposizione genetico-costituzionale o debolezza dorgano. Questa, in realt, la posizione della medicina organicistica, che nega linfluenza dei fattori emozionali nella genesi della malattia. 2. Teorie psicodinamiche. Secondo questi modelli, che affondano le loro radici nella corrente psicoanalitica, gli stimoli esterni attiverebbero dei conflitti inconsci, secondo un meccanismo di conversione simbolica mediata dai meccanismi psichici di difesa. 3. Teorie comportamentistiche. Secondo questi modelli la risposta dellorgano appresa, secondo dei meccanismi di stimolo e rinforzo. 4. Teorie psicosociali. Secondo questo modello la malattia legata alle pressioni dellambiente ad opera degli stimolo stressanti. Stimoli ambientali specifici interagirebbero con i programmi di risposta biologici dellindividuo, determinati in parte geneticamente ed in parte in base alle esperienze infantili. 5. Teoria della personalit. Secondo questo modello sarebbero elementi della personalit individuale a predisporre lindividuo a determinate malattie piuttosto che altre, come la personalit di tipo A, individuata quale fattore predisponente le malattie di tipo cardiologico. 6. Modelli integrativi. Alcune teorie cercano di integrare le varie ipotesi in un modello onnicomprensivo, nel quale vengono presi in considerazione sia gli aspetti comportamentali delle emozioni che quelli biologici. Secondo tali modelli, la reazione dellorganismo si manifesta sia su base biologica che comportamentale. Tali considerazioni rappresentavano lo scenario della ricerca della fine degli anni Settanta, ma non sono molto diverse da ci che la ricerca ha elaborato in merito ai meccanismi psicosomatici nei decenni successivi, fino ai giorni nostri. Il concetto che colpisce maggiormente quello della predisposizione alla malattia o precursore di malattia o terreno biologico: lo stress agi-

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rebbe in definitiva in tale direzione, favorendo, cio, linsorgenza delle malattie nel momento in cui gli stimoli stressanti altererebbero le condizioni biologiche dellorganismo. In definitiva, si potrebbe riassumere che tutta la ricerca sullo stress, quindi, proseguita con lo sviluppo e le elaborazioni della medicina psicosomatica, invece di arrivare ad una spiegazione finalmente plusibile in merito allorigine della malattia e soprattutto che andasse oltre la tradizionale separazione tra malattie del corpo e della psiche, ha aggiunto unipotesi in pi, rendendo ancora pi confusa letiologia con i concetti di multicausalit o multifattorialit. Tutta la ricerca sullo stress, in definitiva, lascia sostanzialmente intatta la concezione millenaria che la malattia qualcosa, unentit - ovviamente sbagliata, temibile e da combattere - che pu colpire lorganismo, senza che nessuno possa dire perch. Afferma Pancheri, infatti: alla luce di quanto emerso dallo studio dello stress dalla prima formulazione di Selye fino ad oggi, appare chiaro come tale suddivisione (tra malattie somatiche e malattie psicosomatiche) sia priva di significato, e come stressors di varia natura (fisica, biologica o psicosociale) possano, direttamente o attraverso una mediazione emozionale, influenzare il terreno biologico sul quale si inserisce la malattia (1979)

Il concetto immutato di malattia. La malattia, quindi, salva! Chiamata anche entit nosografia, la patologia non centra con lo stress: questultimo responsabile solamente di renderle la vita pi facile. La presunta unificazione tra mente e corpo rimane viva solo nelle parole. Sempre il padre della medicina psicosomatica italiana afferma, infatti, ancora: Alcune malattie possono ancora essere considerate come prodotte da ununica causa (ad esempio la paraplegia da sezione del midollo spinale), ma in molte altre, definite spesso come idiopatiche o essenziali, letiologia certamente pluricausale, senza possibilit di individuare una causa predominante. Anche dove, tuttavia, un agente patogeno appare strettamente connesso a una particolare malattia, possibile quasi sempre individuare una serie di concause dotate di potere patogeno a livello del terreno biologico. Ogni malattia dove sia individuabile un agente patogeno principale, infatti, pu essere vista come la risultante di due fattori: laggressivit dellagente patogeno da un lato e le condizioni dei sistemi biologici di difesa (il terreno) dallaltro (Pancheri, 1979). Negli ultimi trentanni, la ricerca sullo stress ed, in particolare, la medicina psicosomatica hanno imboccato, purtroppo, un tunnel da cui non riescono pi ad uscire ed hanno determinato lesatto opposto di ci che probabilmente era nelle loro intenzioni originarie: cercando, probabil-

MALATTIE PRECEDENTI STRUTTURA GENETICA Sist. ENDOCRINO Sist. VEGETATIVO Sist. IMMUNITARIO

IMPRINTING

DIFESE terreno biologico

AMBIENTE FISICO FATTORI EMOZIONALI

Tabella 6. Le emozioni in medicina psicosomatica.

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MALATTIA

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mente di riunire lorganismo in una visione olistica, lo ha spezzettato ancora di pi! La funzionalit e la ricettivit di questi sistemi (neurovegetativo, endocrino e immunitario) sono a loro volta controllate da una serie di fattori reciprocamente ineteragenti tra loro: la struttura genetico-costituzionale, limprinting psicobiologico, lambiente fisico e, infine, i determinanti emozionali e psicosociali. I determinanti emozionali e psicosociali, e la reazione di stress da essi dipendente, sono dunque sempre delle concause nella genesi delle malattie a etiologia totalmente o parzialmente multicausale. Essi, a seconda del momento in cui agiscono, della loro intensit e durata e della loro interazione con altri determinanti, possono agire come elementi predisponesti o come fattori scatenanti. Il punto importante da sottolineare che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non dimostrato un rapporto specifico tra tipo di attivazione emozionale e tipo di malattia somatica sviluppata anche quando il ruolo determinante dello stress emozionale stato accertato. Le differenze nel tipo di malattie sviluppate per cause emozionali dipendono dalla particolare vulnerabilit dei singoli organi a sua volta dipendente da fattori puramente fisico-biologici o genetico-costituzionali (Pancheri, 1979). innegabile che la ricerca sullo stress, da Cannon a Mason, era partita bene, ma, successivamente, si intrappolata allinterno dello stessa paradigma da cui ha tentato di staccarsi: Cartesio , in effetti, pi duro a morire di quel che non si pensi! Nel tentativo di decollare dal riduzionismo di fine Ottocento, in una direzione quella olistica o sistemica - che gi la fisica quantistica ed i modelli cibernetici della prima met del Novecento lasciavo intravedere, la medicina psicosomatica miseramente scivolata di nuovo nel meccanicismo riduzionistico dei secoli passati, condito solamente dai nuovi concetti quali: idiopatico, polietiologico, multifattoriale, multicausale, ecc. Invece che riunire, spezzetta ancora di pi. Leffetto pi tragico del moderno riduzionismo lo si vede nel fiorire delle cosiddette quipe multidisciplinari, che sembrano tanto allavanguardia ma che tanto pi multiple sono, tanto pi dividono il paziente: i clinici si sentono molto tranquilli e progressisti quando includono uno psicologo nella loro equipe medica - meglio ancora se uno corporeo - cos si formano le quipe multidisciplinari, in cui multiplo il nu-

mero di persone che vedono parti diverse dello stesso soggetto (Shnake, 1995). Sostiene ancora la Shnake: La Medicina Psicosomatica un grande schermo che copre uno dei fallimenti pi drammatici della medicina. Si ampliano i servizi, si aggiunge personale specializzato nelle quipe oncologiche, si organizzano congressi ove si riconosce il fattore psicologico nel cancro o nellasma, nelle gravidanze tubariche, nellulcera, negli incidenti automobilistici La psichiatria e la psicologia hanno vinto la loro battaglia! Non c pi un quadro clinico in cui non riconosciuto il fattore psicologico. Finalmente la dimensione psichica forma parte dellessere umano. () Eppure non sono riusciti a divincolarsi dallattraente approccio medico, che insiste nel chiamarsi scientifico e che li ha obbligati a costruire un ibrido con cui sono consapevoli di non aumentare la saggezza del corpo n contribuire - come era il sogno di Freud - ad una maggiore libert delluomo, a renderlo meno dipendente e schiavo dellaltro (Shnake, 1995) Ma se la Medicina Psicosomatica, che si pone come la disciplina che, per eccellenza, tenta di superare il dualismo mente-corpo, al di l delle presunte apparenze, scivolata nuovamente nel riduzionismo meccanicistico dei secoli antichi, unaltra recente disciplina, la psico-oncologia, che presume anchessa unattitudine olistica nei confronti del paziente, scivolata ancora pi in basso. In uno dei testi pi accreditati nella letteratura italiana, il Manuale pratico di psicooncologia, addirittura lex Ministro della Salute, prof. Girolamo Sirchia, arriva al coraggio di affermare nelle prime righe di presentazione: La Psico-oncologia costituisce in ambito sanitario un riferimento per tutti coloro - oncologi, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti - che nel trattamento della malattia neoplastica hanno una visione olistica del malato, tesa a tutelare e favorire una migliore qualit di vita del paziente considerandolo nella sua complessit, vista la inscindibilit negli esseri umani della componente biologica da quella emozionale (Grassi, Biondi, Costantini, 2003, pag. IX). Peccato che nelle trecentoventi fitte pagine del testo non c una riga in cui si accenni alla possibilit, anche remota, che le emozioni abbiano una qualche determinante nella genesi del cancro! In tutto il manuale pratico di psicooncologia, le emozioni sono considerate solo in quanto vissuto di malattia, cio la reazione emotiva del paziente alla malattia tumorale! Viene proprio da chiedersi cosa intenda Sirchia con il termine olistico o con linscindibilit negli

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esseri umani della componente biologica da quella emozionale Certamente la cura dellaspetto emotivo dellammalato, delle sue reazioni e delle strategie di coping attuale nobile nonch fondamentale; ma cosa c di cos nuovo e scientificamente allavanguardia in questa che, da sempre, lattitudine dei sacerdoti e dei religiosi con gli ammalati? Gi Ges Cristo, ben duemila anni prima del prof. Girolamo Sirchia, invitava a prendersi cura amorevolmente delle persone che soffrono! Se per la Medicina Psicosomatica lemozione altera i fattori che predispongono e favoriscono limpianto della malattia, con la Psicooncologia arriviamo addirittura a considerare lemozione solamente in termini di reazione e adattamento alla malattia: non soltanto si ritorna nel riduzionismo meccanicistico, ma non si considera neanche lontanamente lidea che le emozioni possano avere una qualche valenza in termini etiologici. Implicitamente siamo tornati alla completa negazione che il vissuto e le emozioni, relegate alla predisposizione o alla conseguenza, abbiamo un ruolo significativo nella genesi delle malattie. Il cambio di paradigma. Nel 1981, il dott. Hamer sostiene, invece: Ogni Programma SBS causato da una DHS. Questa affermazione trova, quindi, degli antecedenti nella ricerca scientifica del tempo ma, al tempo stesso, rappresenta, questa volta, un reale cambio di paradigma. Con la sua intuizione avrebbe potuto infilarsi nella corrente di ricerca alquanto fertile e popolata del suo tempo (siamo, infatti, agli inizi degli anni Ottanta) ma, per fortuna, la sua intuizione si appoggiava chiaramente al di fuori del

paradigma meccanicistico fin da subito. Nella Legge ferrea del cancro, Hamer evidenzia tre criteri fondamentali: 1. Ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk Hamer), cio con uno shock conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente drammatico vissuto con un senso disolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nellorgano. 2. Nellistante della DHS, il contenuto del conflitto biologico, ovvero la maniera in cui la persona percepisce un determinato evento, determina sia la localizzazione del SBS nel cervello con il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia la localizzazione nellorgano come cancro o malattia oncoequivalente. 3. Il decorso del programma SBS sincrono su tutti i livelli (psiche - cervello - organo) dalla DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa la crisi epilettoide nel punto culminante della fase di riparazione e il ritorno alla normalit. I tre criteri della Legge ferrea portano in s la risposta ai buchi neri su cui la ricerca sullo stress la Medicina Psicomatica si sono insabbiati, soprattutto al dibattito tra gli elementi aspecifici e specifici della risposta organismica e alla scelta dellorgano. Gli elementi di svolta che si differenziano dalla ricerca sullo stress sono: La reazione dellorganismo, scatenata dalla DHS, avviene per un interessamento diretto del cervello in aree diverse e specifiche. La reazione dellorganismo, scatenata dalla DHS, avviene da parte di organi specifici, in relazione al tipo emozioni. La scoperta eccezionale alla Tac: i Focolai di

MALATTIA

REAZIONE EMOTIVA

Tabella 7. Le emozioni i psico-oncologia

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Hamer. Hamer ha potuto evidenziare tali assunti grazie al tipo di ricerca da lui condotta, partita sostanzialmente dal dramma familiare shockante che lo ha colpito in prima persona e non secondo un modello prestabilito dalla letteratura del tempo; ma lelemento fondamentale che lo sostenne in una direzione diversa nacque dallosservazione diretta, attraverso lo studio della TAC cerebrale, di qualcosa - i Focolai di Hamer - che succedeva nel cervello, sempre nello stesso punto, a seconda della medesima malattia. Egli si accorse, infatti, che tutti pazienti con una lesione, ad esempio, polmonare, presentavano un focolaio sempre nello stesso punto del cervello, nello specifico a livello del tronco cerebrale; oppure, tutti i pazienti che avevano, ad esempio, una lesione a livello della laringe presentavano un focolaio sempre a livello della corteccia periinsulare sinistra. Questa scoperta eccezionale permise, cos, al dott. Hamer di mappare sistematicamente ogni organo e tessuto nella sua relativa localizzazione cerebrale. Laltro elemento eccezionale della scoperta dei focolai era che essi corrispondevano sempre, nel 100% dei casi, ad un certo contenuto emotivo conflittuale: ad esempio, sempre nel caso di una patologia polmonare, i focolai era sempre a livello del tronco encefalico e i pazienti avevano patito sempre la stessa DHS,

cio un evento inaspettato, emotivamente shockante, nello specifico di paura di morire. Lespressione Focolai di Hamer stata coniata dai miei oppositori che hanno sprezzantemente chiamato queste formazioni nel cervello da me scoperte gli strani focolai di Hamer ma che nel frattempo sono diventati dei riferimenti sicuri. Il termine focolaio di Hamer (FH) indica la porzione, larea, la regione o il punto del cervello attivato da una DHS. Pertanto il punto non casuale bens corrisponde al rel del computer cervello che, nellistante della DHS lindividuo associa al contenuto conflittuale. A partire da questo Focolaio di Hamer viene a sua volta interessato lorgano correlato al FH e tutto accade nel medesimo istante della DHS. Con la fase di stress permanente (simpaticotonia), che in linea di massima gi prestabilita si modificano in misura crescente le condizioni di comunicazione dei nervi cerebrali, cio viene interessata unarea sempre pi grande oppure la zona gi attivata si altera maggiormente. Con la tomografia computerizzata (TAC) si pu fotografare questo focolaio, vale a dire un rel cerebrale specifico che normalmente innerva lorgano e che si trasforma in Focolaio di Hamer a causa di una DHS (Hamer, 2004). I Focolai di Hamer sono, quindi, la prova della correlazione cerebrale tra psiche e organo! I Focolai di Hamer sono delle immagini, evidenziabili alla TAC, che, tra laltro presentano

Focolaio di Hamer alla Tac. Tratto da Il capovolgimento diagnostico

Focolaio di Hamer alla Tac. Tratto da Testamento per una Nuova Medicina

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Focolaio di Hamer alla Tac. Tratto da Testamento per una Nuova Medicina

Focolaio di Hamer alla Tac. Tratto da Il capovolgimento diagnostico

una morfologia diversa: il dott. Hamer non tard a scoprire che la diversa struttura era legata alla fase del processo di malattia. Nella fase attiva del conflitto biologico subito dal paziente, i focolai si presentano come delle immagini nitide a bersaglio, come dei centri concentrici e definiti, espressione dellattivazione neuronale durante la fase conflittuale. Nella fase, invece, che segue la risoluzione del conflitto, quando cio il paziente esce dallo stress vuoi perch ha risolto il problema che lo assillava o perch si messo il cuore in pace, limmagine del focolaio cambia, i cerchi concentrici diventano pi sfumati e tutta larea appare rigonfia e scura, segno dellinteressamento edematoso dellarea cerebrale interessata e della riparazione gliale in atto. In questa fase, infatti, le cellule di rivestimento dei neuroni - la glia - proliferano lasciando, alla fine del processo, un esito cicatriziale. I cosiddetti tumori cerebrali, quindi, altro non sono che lesito di questo processo avvenuto innumerevoli volte a carico dello stesso FH. La ricerca empirica e losservazione diretta dellinteressamento cerebrale, quindi, portarono Hamer a mettere lattenzione sullo shock della DHS, anche se la letteratura del tempo, nonostante avesse da decenni gli occhi sui meccanismi di reazione allo stress, fosse alquanto con-

fusa proprio in merito a ci. C da dire, in ogni caso, che negli anni successivi determinate prospettive di ricerca nellambito delle neuroscienze hanno fatto molta luce sui meccanismi delle reazioni emotive ed, in effetti, ora ne sappiamo molto di pi su cosa avviene in quel momento in cui Hamer ha posto linizio di quella catena di eventi che normalmente chiamata malattia: oltre alle verifiche empiriche condotte da Hamer, abbiamo, ora, la conferma anche dalle pi recenti acquisizioni delle neuroscienze. La chiave di volta sta esattamente nella comprensione dei meccanismi neurobiologici delle emozioni. Dalla storia dellorso alla scoperta del Cervello Emotivo. Mason, con lidea che il mediatore unico ipotizzato da Selye fosse rappresentato dalle emozioni, stato il ricercatore che pi si avvicinato alla scoperta delle leggi biologiche di Hamer. Purtroppo, alla fine degli anni Settanta, la ricerca sulle emozioni era ancora troppo confusa e contraddittoria per poter sostenere una tesi di tale portata e, in ogni caso, condizionata dal vecchio paradigma riduzionistico e dualista. La emozioni hanno rappresentato un oggetto di interesse per scienziati e pensatori di tutti i tempi. Dai tempi antichi in cui si disquisiva su

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temperamenti, passioni e umori, filosofi, lettereati e uomini di scienza hanno tentato di spigare e collocare allinterno dellesistenza umana il senso e la funzione della dimensione emozionale. Gli scienziati hanno cercato di scoprire, oltre al capirne il funzionamento, dove fosse la sede delle emozioni, ma i problemi erano rappresentati dal fatto che il contenuto cosciente dellemozione - il sentimento, come definito in neurobiologia - mal si presta allindagine scientifica. Per questo, lemozione rimasta campo dindagine da parte delle discipline fondate sullintrospezione, come la psicoanalisi, ma che non permette una comprensione biologica del funzionamento, oppure si limitata allo studio delle reazioni comportamentali fisiologiche, come, ad esempio hanno fatti i comportamentisti, giudicando la coscienza un tema inadatto allindagine scientifica, oppure stata deliberatamente esclusa dallindagine, come ha fatto la corrente di pensiero denominata congitivismo, centrata maggiormente sui processi inconsci di elaborazione dellinformazione, piuttosto che sui contenuti di tale elaborazione. La comprensione dei meccanismi emotivi, quindi, stato sicuramente il campo pi difficoltoso per le scienze della mente nellultimo secolo. William James, considerato il padre della psicologia americana, scrisse nel 1884 un articolo apparso sulla rivista Mind dal tipolo What is an emotion? (Cos lemozione?) che fece storia e diede inizio, di fatto, allindagine sulla natura delle funzioni emotive. La riflessione di James partiva dalla seguente domanda: Perch di fronte ad un orso proviamo paura? A quel tempo, cos come, per certi versi attualmente, il senso comune sosteneva che, di fronte un orso proviamo lemozione della paura perch pericoloso e, in conseguenza a ci, scappiamo. Ebbene, W. James propose una prospettiva diversa: egli sosteneva che, di fronte allorso, lorganismo reagisce con una risposta essenzialmente fisica che, nel momento in cui viene percepita a livello cosciente, genera successivamente lemozione della paura. Lemozione, secondo James, sarebbe, pertanto, leffetto sulla coscienza della retroazione da parte dellorganismo: in altri termini, non scappiamo perch abbiamo paura, ma abbiamo paura perch siamo spinti alla fuga (James, 1884). La prospettiva di W. James gett le basi per una indagine sulle emozioni che tenesse conto della dimensione fisico-corporea, quale elemen-

to sostanziale di mediazione in quel fenomeno che chiamiamo emozione. In effetti, i contenuti coscienti dellemozione sono sostanzialmente delle percezioni di stati fisici: il cuore che accelera, la pelle che suda, una pressione al petto, una contrazione delle viscere, ecc. Appare sensato, quindi, considerare il coinvolgimento del corpo nel processo emozionale. Ma in che termini? Gli studi successivi portarono a considerare che le risposte fisiche fanno s parte integrante delle emozioni ma, visto il tempo in cui esse avvengono, sostanzialmente pi lungo rispetto alla percezione cosciente, condussero W. Cannon, che abbiamo gi incontrato a proposito delle ricerche sulla reazione dallarme e P. Bard formulare nel 1929 una teoria secondo la quale le emozioni coscienti, ovvero i sentimenti, e le reazioni del corpo avvengono attraverso meccanismi indipendenti e separati: lo stimolo emotivo (che arriva allorganismo attraverso i canali sensoriali che confluiscono nel talamo) produce i sentimenti per azione diretta sulla corteccia cerebrale, mentre, attraverso circuiti paralleli, a mediazione ipotalamica, viene generata una risposta fisica (Cannon, 1929; Bard, 1929). Il dibattito prosegu tra queste due posizioni fino agli anni Cinquanta, quando venne formulata una delle teorie che ebbero pi seguito nella ricerca sulle emozioni. Nel 1949, infatti, il ricercatore Paul McLean ipotizz la teoria del cervello viscerale, come lo chiam inizialmente, o sistema libico, come lo ribattezz nel 1952, come la sede del cervello emotivo, ovvero la sede delle strutture responsabili delle emozioni (McLean, 1949, 1952). McLean riprese la teoria formulata poco prima della seconda guerra mondiale da James Papez, un anatomista che descrisse un circuito particolare quale responsabile dellesperienza emotiva. Da considerazioni analoghe a quelle di Cannon e Bard, Papez pensava che gli stimoli sensoriali, afferenti attraverso le vie talamiche andassero direttamente alla corteccia cerebrale e allipotalamo. Le esperienze emotive, per, sarebbero state generate anche dal coinvolgimento del talamo anteriore, dallippocampo e dalla corteccia cingolata, una parte della corteccia mediale degli emisferi - chiamata anche rinencefalo - filogeneticamente pi antica. Proprio alla corteccia cingolata Papez assegnava la funzione dintegrazione tra gli stimoli provenienti dalla corteccia cerebrale laterale - filogeneticamente pi recente - e dallipotalamo (Papez J.W., 1937).

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Ebbene, Paul McLean riprese il circuito di Papez e tent una teoria generale del cervello emotivo, influenzato non solo dalla neuroanatomia, ma che dalla psicologia dellinconscio freudiana. Il punto di partenza, a quellepoca, era che nella genesi delle emozioni erano determinati lipotalamo, da un lato e la corteccia cerebrale laterale, o neocorteccia, dallaltro; si sapeva, per che tali strutture avevano poche vie di connessione tra loro. Condiderando, quindi, che lesperienza cosciente delle emozioni fosse probabilmente dettata dallattivit della neocorteccia - universalmente considerata sede dellattivit sensomotoria ma che questa non fosse in grado di influenzare lipotalamo e, quindi, le attivit viscerali, e considerando, invece, che fossero le regioni filogeneticamente pi antiche del rinencefalo a poterle influenzare, McLean identific il cervello viscerale proprio nelle zone rinencefaliche. Mentre la neocorteccia signora della muscolatura e favorisce le funzioni dellintelletto, il cervello viscerale ordina il comportamento affettivo dellanimale in certi impulsi elementari come procurarsi e assimilare il cibo, fuggire davanti al nemico o liberarsene oralmente, riprodursi e cos via (McLean, 1949). La teoria del cervello viscerale nasceva anche dalle considerazioni evoluzionistiche del sistema nervoso: McLean pensava che negli animali primitivi fosse proprio il cervello viscerale a garantire la sopravvivenza e ladattamento funzionale alle circostanze di vita; nei mammiferi, lo sviluppo successivo della neocorteccia avrebbe permesso quelle funzioni superiori che vedono nelluomo il loro massimo raggiun-

Tabella 7. La teoria del sistema limbico: unipotesi apparentemente convincente ma che si rivelata priva di fondamento

gimento. Da questo punto di vista, quindi, McLean identificava nei sentimenti una funzione dintegrazione tra gli stimoli provenienti dallesterno e quelli provenienti dallinterno. Tale integrazione era funzione, appunto, del cervello viscerale; in esso, lippocampo svolgeva una funzione fondamentale; secondo McLean era una sorta di tastiera emotiva in grado di generare le vaire tonalit dei sentimenti che proviamo. In una formulazione successiva, McLean denomin sistema limbico le parti del cervello che avrebbero costituito il sistema responsabile delle emozioni: rispetto al circuito di Papez, vi aggiunse lamigdala, il setto e la corteccia prefrontale. Il sistema limbico di McLean era un vero e proprio sistema evoluto per mediare le funzioni viscerali ed i comportamenti emotivi ed istintivi come procurarsi il cibo, procreare, difendere il territorio, ecc (McLean, 1952). Infine, laspetto evolutivo fu specificato ancora meglio nella tripartizione del cervello: secondo McLean, nellevoluzione delle specie animali, il cervello si sarebbe evoluto dalle funzioni arcaiche del tronco encefalico, tipico dei rettili, a quelle dei paleo-mammiferi e, solo alla fine, nelle funzioni superiori dei neo-mammiferi. Nella teoria del cervello trino, il sistema libico corrisponde sostanzialmente al cervello dei paleo-mammiferi (McLean, 1970). La teoria del sistema limbico, come sede delle emozioni, sembr cos convincente che tuttora considerato il modello tra i pi utilizzati per spiegare il funzionamento emotivo. Per decenni, infatti, sembrava potesse dare tutte le risposte in merito al funzionamento delle emozioni, se non altro, nella loro topografia neuroanatomica; inoltre, la concezione evolutiva rendeva plausibile il senso delle emozioni al processo di adattamento e sopravvivenza. Si pensava, grazie, quindi, alla teoria del sistema libico, che il cervello emotivo avesse una localizzazione unica. Ora sappiamo, per, che non cos! In ogni caso, sullonda della tripartizione del cervello (cervello rettile, del paleomammifero e neo-mammifero) sembrava plausibile che le emozioni fossero generate dal cervello del paleo-mammifero e che le funzioni della corteccia avessero una funzione di regolazione su di esso; su questa linea prosegu la ricerca e la speculazione sulle emozioni che condussero Stanley Schachter e Jerome Singer a formulare lipotesi, di stampo congitivista, nel 1962, secondo la quale sarebbero le attribuzioni e le spiegazioni cognitive che vengono operate dalla cortec-

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cia sugli stati fisici che vengono percepiti a determinare quelli che diventano stati emotivi. In altri termini, gli individui percepiscono sensazioni corporee che, a seconda di come vengono etichettate, generano unemozione piuttosto che unaltra (Schachter, Singer, 1962). Altri ricercatori cognitivisti, come Magda Arnold e Richard Lazarus, che abbiamo gi nominato a proposito delle ricerche sullo stress, insistevano sulla valutazione come elemento determinante ai fini dellesperienza emotiva: emozioni diverse si distinguerebbero luna dallaltra perch valutazioni diverse susciterebbero tendenze diverse allazione che darebbero, quindi, luogo a sentimenti diversi (Lazarus, 1966). La teoria della valutazione, di stampo cognitivista, domin la scena della ricerca sulle emozioni per decenni, per lo meno fino agli anni Ottanta, anche se si sono fondate su due elementi che, alla lunga, come vedremo, hanno portato fuori pista. Il primo errore stato quello di analizzare le valutazioni dalla verbalizzazione dei soggetti, quando lintrospezione non d una visone affidabile dei funzionamenti mentali; in secondo luogo, la teoria cognitivista della valutazione ha dato troppo peso ai processi della cognizione, negando la differenza tra emozione e cognizione. In effetti, alcune ricerche effettuate negli anni Settanta, hanno dimostrato linfondatezza dellintero impianto del sistema limbico come sede del cervello emotivo, nonch lassoluta necessit di ridefinire il concetto di valutazione. Il neuroanatomista Antony Brodal, ad esempio, ha dimostrato limpossibilit di accomunare, sulla base dellevoluzione, strutture quali il lobo limbico, il rinencefalo ed il cervello viscerale (Brodal, 1982); inoltre, tutto il concetto di sistema limbico era fondato sulla connessione delle strutture che lo compongono con lipotalamo: L.W. Swanson, per, ha dimostrato, attraverso metodiche pi sofisticate, che lipotalamo collegato con tutti i livelli del sistema nervoso e, da questo punto di vista, quindi, tutto il cervello sarebbe da definirsi sistema limbico (Swanson, 1983). Oltre a ci, si visto che lippocampo, una struttura fondamentale, secondo McLean, per le tonalit emotive implicato non tanto nelle funzioni autonome ed emotive, quanto in quelle cognitive. Infatti, le lesioni dellippocampo, e di alcune zone del circuito di Papez, come i corpi mammillari e il talamo anteriore, hanno pochi effetti coerenti sulle funzioni emotive, mentre producono disordi-

ni gravi della memoria cosciente o dichiarativa, cio sulla capacit di sapere cosa si fatto pochi attimi prima, di immagazzinare linformazione, di richiamarla e di descrivere verbalmente quanto ricordato. Vale a dire su quei processi che, secondo McLean, non spettavano n al cervello viscerale n al sistema limbico. Lassenza relativa di implicazione nellemozione e la chiara implicazione nella cognizione contraddicono quindi lidea che il sistema limbico, comunque lo si definisca, sia il cervello emotivo (LeDoux, 1991) Un contributo fondamentale nella comprensione dei meccanismi emotivi arriv nel 1980 grazie a Robert Zajonc, il quale afferm, nel suo storico lavoro del 1980 Feeling and Thinking: Preferences Need No inferences che lemozione precede la cognizione (Zajonc, 1980). Il suo concetto di affezione inconscia, inteso come elaborazione emotiva prodotta al di fuori della consapevolezza, dimostr che le reazioni emotive possono aver luogo in assenza di consapevolezza degli stimoli, gettando le basi per lidea che lemozione non solo cognizione. Le ricerche di Zajonc si basavano sulle stimolazioni subliminali: altri ricercatori seguirono tale filone confermando le acquisizioni dellelaborazione inconscia. Divenne sempre pi chiaro, quindi, che lemozione avviene per processi inconsci e non centra con la cognizione (Bornstein, 1992; Bargh, 1992). Da tutte le ricerche successive si pu affermare, quindi che McLean abbia sbagliato a includere in un unico sistema lintero cervello emotivo e la sua storia evolutiva. Credo che la sua logica dellevoluzione emotiva fosse perfetta ma troppo estesa. Le emozioni sono sicuramente delle funzioni coinvolte nella sopravvivenza, ma siccome emozioni diverse riguardano funzioni di sopravvivenza diverse - difesa contro il pericolo, trovare del cibo, accoppiarsi, occuparsi della progenie, e cos via - ognuna potrebbe appartenere a sistemi cerebrali diversi, evolutisi per ragioni diverse. E dunque i sistemi emotivi potrebbero essere non uno ma tanti (LeDoux, 1996) Sempre secondo LeDoux, lipotesi di lavoro pi praticabile che diverse classi di comportamento emotivo rappresentino funzioni diverse che si occupano di diversi problemi dellanimale, e ai quali sono dedicati sistemi cerebrali diversi. Se cos, emozioni distinte vanno studiate in quanto unit funzionali distinte (LeDoux, 1996) Dalla storia dellorso di William James, quindi, arriviamo alle conoscenze attuali della neurobiologia in merito al cervello emotivo. Queste

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possono essere cos riassunte: Le emozioni sono una risposta complessa dellorganismo ad uno stimolo sensoriale che proviene dallesterno o dallinterno. Esse sono prodotte automaticamente dal cervello, sulla base della percezione di uno stimolo emozionalmente adeguato. Tutta la catena deventi innescata dalla presentazione di un oggetto adatto, lo stimolo emozionalmente adeguato. Lelaborazione di quello stimolo, nel contesto specifico in cui si manifesta, conduce alla selezione e allesecuzione di un programma preesistente: lesperienza emozionale (Damasio, 2003). Il cervello, cio, predisposto dallevoluzione a rispondere a determinati stimoli, con specifici repertori dazione, anche se pu rispondere a molti altri stimoli che, per apprendimento nel corso delle esperienze di vita sono divenuti emotivamente significativi (Da, ). In altri termini esistono determinati stimoli che appartengono alle codifiche nella specie tramandate geneticamente; al tempo stesso, durante la vita, determinate esperienze possono imprimere nella memoria lacquisizione che un determinato stimolo significativo in termini di sopravvivenza per lindividuo: il caso,ad esempio, delle esperienze traumatiche, in grado di sensibilizzare lorganismo ad una risposta secondo il meccanismo descritto da Pavlov del condizionamento operante. Lattivazione emotiva avviene mediante un meccanismo del tipo chiave-serratura: uno stimolo emotivamente significativo funge da chiave nel dispiegamento della risposta emotiva - che funge, pertanto da serratura. In altri termini, non tutti gli stimoli attivano una risposta, ma soltanto quelli per i quali esiste una serratura. Questo meccanismo spiega il funzionamento degli istinti: ad esempio un individuo che risponde a determinate caratteristiche del partner sessuale sar in grado di generare una risposta deccitazione, chiamata istinto allaccoppiamento. Al tempo stesso questo meccanismo spiega le basi neurobiologiche del costruttivismo, una corrente di pensiero che riconosce quanto la conoscenza non un processo assoluto ma creata dallosservatore: non conosciamo il mondo per quello che ma, sulla base delle nostre categorie, isoliamo la nostra esperienza del mondo (Maturana e Varela, 1987)

Il risultato delle risposte emotive una modificazione dello stato del corpo che viene registrato a livello cerebrale in mappe di quello specifico stato corporeo. Lemozione, cio, la mappa del corpo in un determinato stato, una sorta di fotografia delle condizioni viscerali dellorganismo in un determinato momento. Ad esempio, quello che noi chiamiamo tranquillit corrisponde ad una percezione del nostro corpo in un determinato stato, appartenente, generalmente, alla categoria delle sensazioni gradevoli, mentre ci che chiamiamo paura, invece, corrisponde ad uno stato corporeo ben differente che, generalmente appartiene alla categoria delle sensazioni spiacevoli, che, quindi, ci spingono ad intervenire per modificare la situazione che lo determina. Antonio Damasio ha, a questo riguardo, ipotizzato la teoria del cosiddetto marcatore somatico, una sorta di immagine o rappresentazione sensoriale che viene integrata nella memoria implicita quando uno stimolo o diventa emotivamente significativo. Quando lo stimolo compare, non serve, come sosteneva William James che si attivino delle risposte di retroazione da parte del corpo, rivelatesi troppo lente per generare un sentimento: sufficiente che lo stimolo attivi limmagine dello stato corporeo - il marcatore somatico - per avere la percezione cosciente di una emozione (Damasio, 1994). Inoltre, sappiamo con certezza che il cervello emotivo opera sostanzialmente a livello inconscio e produce risposte dirette sul corpo, di tipo viscerale, mediate dal sistema nervoso autonomo. La modificazione dello stato del corpo che viene registrata nella risposta emotiva determinata da unazione diretta sugli organi e tessuti, attraverso la loro innervazione autonoma. Un aumento improvviso del tono simpatico produce ad esempio Tutte le risposte emotive hanno la funzione di regolazione e adattamento dei processi vitali e di attivazione di una risposta adeguata alla richiesta ambientale ai fini di promuovere la sopravvivenza. Gli organismi viventi, in altri termini, sono costituiti in modo da mantenere la coerenza delle proprie strutture e delle proprie funzioni, a dispetto delle numerose circostanze che possono metterne a rischio la vita. Le risposte emotive appartengono a quei dispositivi contenuti nei circuiti cerebrali che, una volta attivati dal verificarsi di particolari condizioni interne o esterne, puntano alla so-

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pravvivenza e al benessere dellorganismo. Le risposte emotive non sono determinate da un unico sistema emotivo: si attivano sistemi differenti da stimoli emotivi diversi (LeDoux, 1996). Cos come esiste un sistema della paura, cos esiste un sistema per procacciarsi il cibo o per laccudimento dei cuccioli. Ogni emozione, cio, attiva un determinato sistema! Hamer ha dedotto questo aspetto notando direttamente sulla TAC linteressamento di aree specifiche e sempre precise a seconda del contenuto emotivo vissuto dallindividuo. Cos come a livello cerebrale si attivano aree diverse, anche il sistema nervoso autonomo, che controlla le viscere, reagisce selettivamente e attiva organi diversi. In uno studio del 1992, Levenson ha mostrato come si possano addirittura distinguere le varie emozioni (rabbia, paura, disgusto, tristezza, felicit, sorpresa) proprio misurando le diverse risposte del sistema nervoso autonomo, come la temperatura della pelle, la frequenza cardiaca, ecc. (Levenson, 1992). A stimoli diversi, quindi, corrispondono attivazioni cerebrali diverse, che corrispondono ad emozioni diverse, che corrispondono ad attivazioni viscerali diverse: sembra qualcosa che ricorda proprio la legge ferrea del cancro! Nello specifico, inoltre, si attivano i sistemi che sono deputati ad una determinata funzione. Un determinato sistema viene attivato quando implicata la funzione per cui quel sistema deputato, ad esempio il sistema della paura per la difesa, il sistema dellaccudimento per la cura della prole, il sistema sessuale per laccoppiamento, e cos via. Le emozioni, quindi, rappresentano la parte di un meccanismo complesso, che si evoluto intelligentemente nel corso del tempo; esse sono funzionali alla sopravvivenza in quanto producono risposte precise e sensate sulla base del tipo di stimolo, generando delle spinte allazione per favorire ladattamento. Quando tali reazioni arrivano alla coscienza abbiamo quellesperienza consapevole denominata emozione cosciente o sentimento. Le emozioni hanno lo scopo di fornire risposte adattative immediate; appartengono a dispositivi antichi nella storia dellevoluzione, ben precedenti lo sviluppo della capacit di provare sentimenti, per i quali, oltre alla

funzione della coscienza necessario anche la costituzione della coscienza di un s. I sentimenti, dal punto di vista evolutivo, avrebbero quindi, una funzione superiore alle emozioni e, nello specifico la possibilit di una valutazione migliore e ponderata in merito a decisioni complesse (Damasio, 2003). I sentimenti, quindi sono un sistema per elaborare risposte pi precise ma che necessitano di un tempo relativamente lungo. I sentimenti rappresentano, quindi, una dotazione dellevoluzione finalizzata alla possibilit di risolvere problemi complessi o prendere decisioni che richiedono tutta una serie di valutazioni a lungo termine e comparative; lorganismo rimane, tuttavia, dotato dei meccanismi filogeneticamente pi antichi e pi rapidi, anche se meno precisi. LeDoux parla delle cosiddette vie alte e vie basse di elaborazione. La via bassa di elaborazione, che nel caso della paura, ad esempio, coinvolge lamigdala, in grado di attivare delle risposte automatiche di tipo viscerale, senza la mediazione dellelaborazione cosciente. La via bassa corrisponde alla storica reazione dallarme, gi studiata da Cannon. Per fare un esempio della differenza tra una risposta alta ed una bassa, basti pensare, ad esempio a cosa succede quando immergiamo la mano in un recipiente con dellacqua che si sta riscaldando. Sentendo il calore che sale, arriveremo ad un determinato momento in cui ci accorgeremo che la temperatura troppo calda e dovremo ritirare la mano (reazione mediata dallesperienza cosciente); ma nel caso in cui mettessimo la mano in un recipiente dacqua bollente, senza saperlo, avremmo una risposta di retrazione immediata della mano, automatica, ancor prima di essercene accorti (via bassa di elaborazione). Gli eventi emotivamente significativi che giungono inaspettati vengono, quindi, processati da vie nervose dirette ed immediate, in grado di attivare delle risposte viscerali, ancor prima che la nostra coscienza possa tranquillamente rendersene conto. In questi casi, non abbiamo il lusso di poter decidere mediante una valutazione emotivamente cosciente, ma la decisione viene presa dal programma emotivo che, nello specifico, lo stimolo ha attivato. La malattia non qualcosa Con le recenti acquisizioni delle neuroscienze, abbiamo tutti gli elementi per comprendere cosa

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succede in quel momento in cui scatta la DHS (Sindrome di Dirk Hamer), che Hamer ha identificato come lorigine di tutte le malattie. Diventano, ora, facilmente comprensibili gli enunciati esposti nella Legge ferrea del cancro: Ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk Hamer), cio con uno shock conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente drammatico vissuto con un senso disolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nellorgano. Una chiave speciale, apre una serratura speciale! Uno stimolo emotivamente adeguato attiva una via diretta di risposta, senza la mediazione della coscienza. Lintelligenza evolutiva dellorganismo viene in aiuto quando le circostanze colgono impreparato lindividuo (o lanimale, visto che, da questo punto di vista, i meccanismi di salute e malattia sono identici). Hamer sottolinea con enfasi il concetto di inaspettato: la DHS, con lattivazione conseguente delle catecolamine, diventa, cos, la prima risposta automatica, preconfezionata dalla natura per predisporre lorganismo ad una risposta efficace. Nellistante della DHS, il contenuto del conflitto biologico, ovvero la maniera in cui la persona percepisce un determinato evento, determina sia la localizzazione del SBS nel cervello con il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia la localizzazione nellorgano come cancro o malat-

tia oncoequivalente. La reazione emotiva specifica di un determinato sistema emotivo che, oltre a produrre risposte viscerali specifiche, interessa localizzazioni cerebrali specifiche! Hamer giunge a questa conclusione dallosservazione diretta dellinteressamento cerebrale mediante le immagini da tomografie computerizzate del cervello. Ora sappiamo anche dalla neurobiologia che non esiste un unico sistema emotivo, ma ogni emozione ha un suo particolare sistema, con interessamento di aree cerebrali specifiche. Inoltre sappiamo che ogni emozione in grado di attivare risposte viscerali specifiche, coinvolgendo organi e tessuti specifici. La scelta dellorgano, quindi, non casuale o determinata da ipotetici difetti costituzionali: vengono attivati proprio quegli organi la cui funzione implicitamente coinvolta nel contenuto emotivo dello shock. Proprio come nel caso personale di Hamer dove, avendo subito una DHS dalla perdita del figlio, si attivato un funzionamento speciale proprio nellorgano legato alla riproduzione maschile, cio il testicolo. Il decorso del programma SBS sincrono su tutti i livelli (psiche - cervello - organo) dalla DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa la crisi epilettoide nel punto culminante della fase di riparazione e il ritorno alla normalit. Vi una compartecipazione di sistemi cerebrali e sistemi viscerali che seguono landamento dellefficacia adattativa della risposta, di cui il livello

PSICHE

CERVELLO

ORGANO

DHS

FH

Programma SBS

EVENTO EMOTIVO

ATTIVAZIONE CEREBRALE

MALATTIA

Tabella 8. Le relazioni tra eventi emotivi ed eventi biologici secondo Hamer

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dellesperienza emotiva testimone: fintantoch la risposta non efficace, il vissuto rimarr conflittuale e il programma attivo, con leffetto di un funzionamento viscerale simpaticotonico, solo quando la risposta sar efficace verr percepita emotivamente come conflittolisi (il problema , finalmente, risolto!) con levoluzione del programma nella direzione del recupero e della riparazione, con leffetto di un funzionamento viscerale vagotonico, fino al ripristino della normalit. Con la legge ferrea del cancro, crolla, quindi, lidea millenaria che la malattia unentit: la malattia non qualcosa, ma un programma di funzionamento speciale di organi e tessuti, tipico di una funzionalit modificata di tipo neurovegetativo; come lo definisce Hamer un funzionamento speciale, finalizzato ad uno scopo biologico, in quei frangenti ove non abbiamo altra possibilit di risposta, in quello stato di inibizione dellazione che gi Laborit aveva individuato come pre-condizione di malattia. Il sistema nervoso autonomo o vegetativo, per, non altera il terreno su cui simpianta unentit denominata malattia, come sostiene da sempre la Medicina Psicosomatica, ma modifica direttamente il funzionamento degli organi, dal momento che direttamente sono regolati da esso. La malattia non , quindi, un parassita cattivo della natura ma corrisponde alla modificazione funzionale di quello stesso terreno cos caro agli psicosomatisti, cio degli organi e dei tessuti. La modificazione avviene con una sequenza precisa e sensata e assolve al compito biologico implicito nel contenuto emotivoviscerale dello shock. Ad esempio: perdo un figlio, devo riprodurmi; oppure: ho inghiottito qualcosa di indigesto, devo digerire di pi; oppure: qualcosa mi ha intossicato, devo evacuare e rigettare subito, e cos via. Un vero e proprio cambio di paradigma! Oltre il dualismo mente-corpo, una visione olistica. Le leggi biologiche del dott. Hamer ribaltano totalmente il vecchio paradigma della malattia, intesa come qualcosa di sbagliato, un difetto o un attacco che fosse; ma ribaltano totalmente anche il vecchio paradigma nel quale mente e corpo sono due entit separate. La malattia un processo di funzionamento speciale dellorganismo. La DHS la chiave che apre questo processo denominato

programma SBS. Un evento emotivamente significativo attiva una risposta automatica per facilitare ladattamento. Ma la chiave non esiste se non in relazione alla sua serratura e, come sostiene Damasio, non c mente senza il corpo. La DHS, quindi, non un evento slegato dal programma SBS; la DHS intrinsecamente legata, o, come direbbe Maturana, strutturalmente accoppiata, in quanto stimolo iniziale, al programma SBS. Proprio come un lato di una medaglia strutturalmente accoppiato con laltro. La mente, corrisponde, di fatto, allevento fisico: levento psichico, infatti un lato della medaglia dove laltro lato rappresentato dalla configurazione neuronale attivata di una mappa corporea in uno stato particolare. Non c mente senza il corpo: questo visione che, finalmente, connette, anzich separare, magnificamente condensata nel terzo assunto della legge ferrea di Hamer. Il programma SBS procede in maniera sincrona sui tre livelli psiche, cervello organo: tre facce della stessa medaglia. Ma c di pi! Il superamento del dualismo mente-corpo ci apre, anche, una visione filosoficamente nuova: ci porta ad una comprensione ancora profonda del paradigma olistico, che dagli inizi del secolo scorso, con le acquisizioni della fisica quantistica, della cibernetica e di altre discipline ha lentamente e gradualmente iniziato a far scricchiolare tutta limpalcatura dualistica su cui si fondato il pensiero occidentale, filosofico e scientifico, negli ultimi secoli. Sinonimi di paradigma olistico sono: paradigma sistemic o , o p p u r e r e l a z io n a l e , o p p u r e ecologico (Capra, 1996). Non sufficiente, quindi, aggiungere uno psicologo ad unequpe per avere un approccio olistico al paziente! necessario entrare in un paradigma di pensiero completamente diverso, e questo vale per chiunque si avvicini al paziente: infermiere, medico o psicologo che sia. Una visione olistica comporta necessariamente il superamento anche del dualismo spiritomateria. Cosa caratterizza gli organismi viventi dagli oggetti? Qual la differenza tra la sostanza animata e quella inanimata? Per Gregory Bateson, uno degli scienziati che maggiormente hanno segnato la storia del pensiero del secolo scorso, ci che distingue i fenomeni puramente materiali dagli organismi viventi che questi ultimi hanno la capacit di trattare le informazioni, mentre nel mondo materiale, non vivente, si reagisce alle forze, agli impatti e agli scambi di

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energia. Ma, cos uninformazione? Bateson sostiene brillantemente che uninformazione la differenza che fa la differenza, cio una differenza che significativa (Bateson, 1979). Ma come fa uninformazione ad essere significativa? Solo, quindi, se la differenza viene percepita. Linformazione , quindi, usando sempre i termini di Bateson, una differenza captata, una differenza che viene percepita da un organo sensoriale; dunque, linformazione una differenza che provoca una reazione nellorganismo, la pi semplice delle quali lattivazione di un neurone. Per linformazione, quindi, serve una differenza ed un recettore capace di recepirla: una chiave ed una serratura. I sistemi sensoriali, quindi, non portano meccanicamente informazioni - perch le informazioni non sono cose - ma captano le differenze; i recettori permettono, cos, che differenze, dallesterno o dallinterno, diventino informazioni, ovviamente indipendentemente dal fatto che siano coscienti o inconsce. La chiave quindi uninformazione ed il recettore la sua serratura. La differenza diventa informazione solo se esiste un recettore capace di captarla. Su questo si fonda, come sottolineavo precedentemente, la prospettiva costruttivista, secondo la quale la conoscenza dipende da colui che conosce, ovvero il conoscitore influenza il conosciuto. La mente non conosce il mondo ma ne specifica uno - sostiene Maturana. La conoscenza una costruzione della mente. Ma la differenza non una cosa. un rapporto. Come fa unastrazione, come la differenza, a interagire con la materia? qui che si impantanato Cartesio; infatti, non lha spiegata: ha semplicemente separato le res cogitans dalle res extensa. La differenza non interagisce con la materia se non nel momento in cui si crea un accoppiamento strutturale, ovvero fintanto che non si determina una relazione tra le due; e quando parliamo di relazione, siamo, quindi, nel dominio meta-fisico del , ovvero non di ci che ma di ci che accade tra. Nellincontro si genera qualcosa, un processo vitale. Cos, quindi, una DHS? Uninformazione, una chiave, una differenza che fa la differenza per la serratura specifica, cio per un sistema emotivo specifico. Una non esiste senza laltra se non allinterno di una relazione tra individuo

e ambiente, relazione che rappresenta la sostanza stessa dellesistenza. Nel paradigma olistico lo spirito non esiste senza la materia dal momento che lo spirito una qualit emergente dellorganizzazione della materia; non nelle cose ma accade tra le cose e ci riporta, quindi, alla relazione tra gli elementi, piuttosto che allessenza degli elementi. La legge ferrea del cancro di Hamer ci spiega perch ci si ammala; tutto inizia in quel fenomeno denominato DHS. Ora sappiamo esattamente cosa succede in quel fenomeno, ma la comprensione della DHS ci porta di fronte a qualcosa che molto di pi che letiologia di una malattia. Ci mette di fronte ad una legge della natura ed, in quanto tale, ad una comprensione pi profonda degli organismi viventi e del miracolo della vita. Per questo non esiste, n potr mai esistere una terapia preconfezionata di Hamer: la Nuova Medicina Germanica non un metodo di cura quanto una prassi terapeutica che scaturisce dalla consapevolezza di questo miracolo e del suo intrinseco divenire, specifico per ogni individuo, unico ed irripetibile, e che procede al di l dei giudizi di bene o male, o, come si usa in medicina, di benigno o maligno. Ma la prassi terapeutica un argomento sicuramente troppo importante per non diventare oggetto di approfondimento in un numero futuro di Psiche Cervello Organo.

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Psychologist, n 35.

VEDIAMO SOLO QUELLO CHE CONOSCIAMO...


Questa sera in pronto soccorso lultima vicenda di un paziente giunto per un grave problema neurologico. Eseguita la TAC dellencefalo, lo studio assieme al neurologo. Io vedo, proprio sopra alle sezioni del cervelletto, una serie di cerchi concentrici che sembrano formare un bersaglio. Sta proprio al centro e non possibile non vederli, tanto sono nitidi ed estesi. Chiedo, allora, al neurologo cosa possa essere quellimmagine, dal suo punto di vista. Nonostante limmagine sia l, nitida e perfettamente visibile, lui non la vede. Allora con la matita segno i contorni del cerchio esterno ed a quel punto anche lui la vede. Cos? chiedo io. La prima risposta, quasi infastidita, parla del tentorio che divide il cervelletto dagli emisferi cerebrali. Tentorio? - dico io - Ma perch sembra un bersaglio? cosa gli successo? Ma ribatte - il neurologo - naturalmente il paziente si un po mosso e limmagine un po sproiettata Io insisto: Ma perch dovrebbero esserci dei cerchi concentrici solo l, in quella zona, e non su tutta la sezione della TAC? E perch guardando bene anche le altre sezioni si vedono altre immagini a bersaglio di dimensioni diverse, alcune perfettamente nitide e altre, invece, sfuocate? E perch alcuni cerchi sono scuri ed altri chiari? Il neurologo, a quel punto, guarda i vari bersagli che gli ho indicato e alla fine esclama Io non li ho mai visti prima, sono sicuramente artefatti! Ma come ho fatto a non pensarci prima!!! M.G.P.

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