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L Etica di Spinoza Spinoza riprende per intero la concezione del diritto naturale di Hobbes.

Cambie r degli elementi relativamente importanti e non avr le stesse vedute politiche di Hobbes. Ma sul tema del diritto naturale dichiara egli stesso di ritenersi un di scepolo di Hobbes. In Hobbes aveva trovato la conferma giuridica di un idea second o la quale l essenza delle cose non era nient altro che la loro potenza. Ecco cosa l o interessava precipuamente nella nuova idea di diritto naturale. Le esistenze non si definiscono per una essenza, ma per una potenza, ed esse han no pi o meno potenza, e il diritto sar relativo alla potenza di ciascuna di queste esistenze. Il diritto di ciascuno sar la potenza di ciascuno, possedere pi o meno potenza. C dunque una scala quantitativa di esseri, dal punto di vista della pote nza. Spinoza, a grandi linee, un discepolo di Hobbes. Perch su due punti generali, ma fondamentali, segue interamente la rivoluzione hobbesiana, e credo che la filoso fia politica di Spinoza sarebbe stata impossibile senza quella sorta di colpo di mano che Hobbes aveva introdotto nella filosofia politica. Qual questo colpo di mano, importantissima novit prodigiosa? L aver sostituito l'idea di un patto conse nsuale come fondamento dello stato civile alla relazione di competenza com'era n ella filosofia classica, da Platone a San Tommaso. Ora lo stato civile non pu rin viare che ad un patto consensuale e non ad una relazione di competenza ove ci sa rebbe una superiorit del saggio. La differenza tra Spinoza e Hobbes questa: per l'uno come per l'altro, Spinoza e Hobbes, siamo sensati ad uscire dallo stato di natura tramite un contratto. Ma, nel caso di Hobbes, si tratta di un contratto col quale rinuncio al mio diritto di natura. Preciso perch pi complicato: se vero che rinuncio al mio diritto natur ale, per contro, non che vi rinuncia pure il sovrano. Dunque, in un certo modo, il diritto di natura conservato. Per Spinoza, al contrario, nel contratto non ri nuncio al mio diritto di natura, e c' la celebre formula di Spinoza in una letter a: "Conservo il diritto di natura anche nello stato civile" . Questa celebre for mula di Spinoza significa chiaramente che su questo punto rompo con Hobbes. Anch e lui, in un certo modo, conservava il diritto naturale nello stato civile, ma a solo profitto del sovrano. * * * Riguardo al progetto di un ontologia pura, come possibile che Spinoza chiami quest a ontologia pura un Etica? L'ontologia pura di Spinoza si presenta come la posizione unica assolutamente in finita. Allora, gli enti sono l essere, sono questa sostanza unica e assolutamente infinita. L essere in quanto essere. Quindi gli enti non saranno degli esseri, sa ranno bens ci che Spinoza chiama i modi, i modi della sostanza assolutamente infin ita. E cos un modo? una maniera di essere. Gli enti o esistenti non sono degli ess eri, l unico essere la sostanza assolutamente infinita. Allora, noi che siamo degl i enti, noi che siamo degli esistenti, non siamo degli esseri, siamo bens delle m aniere di essere di questa sostanza. E se mi domando quale sia il senso pi immedi ato della parola etica (che intende cosa diversa dalla morale) mi accorgo che ci ch e Spinoza intendeva per Etica viene chiamata oggigiorno ben pi frequentemente etol ogia . L etologia nel senso pi rudimentale una scienza pratica delle maniere di esser e. La maniera di essere precisamente lo statuto degli enti, degli esistenti (dal punto di vista di un ontologia pura). Noi siamo delle maniere di essere nell essere, e questo l oggetto di un etica, cio di u n etologia. In una morale, al contrario, si tratta dell essenza e dei valori. Una mo rale ci richiama all essenza, cio alla nostra essenza, e ci richiama ad essa tramit e i valori. Questo non il punto di vista dell essere. La morale implica sempre qua lcosa di superiore all essere; quel che vi di superiore all essere qualcosa che gioc a il ruolo del bene, il bene superiore all essere. In effetti, la morale il tentat ivo di giudicare non solamente ci che , ma anche l essere in s stesso. Ora, non si pu

giudicare l essere se non a nome di una istanza superiore all essere. Ci che in questione in una morale la nostra essenza. In una morale si tratta semp re di realizzare l essenza. Questo implica che l essenza sia in uno stato dove essa non necessariamente realizzata, ci implica che noi si abbia una essenza. Non cosa evidente che l uomo abbia un essenza. Ma assolutamente necessario alla morale parla re e darci ordini in nome di un essenza. Se ci vengono dati ordini in nome di un ess enza, perch questa essenza non pu realizzarsi da s stessa. Che cos l essenza dell uomo dal punto di vista di una morale? L essenza dell uomo quella i essere un animale razionale (Aristotele). L essenza ci che la cosa , e l essenza del l uomo animale razionale . Ma l uomo ha un bell essere animale razionale, in realt non ce sa mai di comportarsi in maniera irrazionale. Come mai? perch l essenza dell uomo, in quanto tale, non necessariamente realizzata. Perch? Perch l uomo non pura ragione e quando occorrono degli accidenti non pu evitare di essere sviato. La concezione classica dell uomo consiste nello spingerlo a raggiungere la sua essenza perch ques ta essenza come una potenzialit che non necessariamente realizzata, e la morale r isulta cos essere il processo della realizzazione dell essenza umana. Ora, come pu r ealizzarsi questa essenza che non se non in potenza? Attraverso la morale. Dire che essa deve essere realizzata dalla morale significa dire che essa deve essere considerata un fine. L essenza dell uomo deve essere pensata come un fine dall uomo e sistente. Quindi, condursi in maniera razionale, cio fare che l essenza passi nell at to, il proponimento della morale. L essenza presa come fine perci il valore. Questo insieme di elementi ci che chiamo morale. In un mondo etico non troviamo pi nulla di tutto ci. In un Etica non ritroveremo nie nte di quanto detto in precedenza. Spinoza parla assai di sovente dell essenza, ma nel suo pensiero l essenza non mai l essenza dell uomo. L essenza sempre una determinaz ione singolare. C l essenza di questo o di quello, ma non c l essenza dell uomo. Quando c parla di essenza, ci che interessa Spinoza non l essenza bens l esistenza e l esistente . Lo stesso Spinoza dir che le essenze generali o essenze astratte del tipo dell es senza dell uomo sono soltanto delle idee confuse. Si pu riconoscere un etica dal fatto che colui che ce ne parla propende per un paes aggio concettuale che non quello dell essenza. Egli si interessa agli esistenti ne lla loro singolarit. Arriver a dire che fra gli esistenti c una distinzione, una differenza quantitativa di esistenza; gli esistenti possono essere considerati come posti su di una spe cie di scala quantitativa. Quindi: niente affatto un essenza comune a pi cose, bens una distinzione quantitativa secondo il pi ed il meno tra gli esistenti, ecco, qu esto propriamente l Etica. I due criteri dell etica la distinzione quantitativa degli esistenti, e l opposizion e qualitativa dei modi dell esistenza saranno le due maniere in cui gli esistenti sono nell essere. Questi sono il legami dell Etica con l Ontologia. Gli esistenti o en ti sono nell essere in una duplice maniera: dal punto di vista di un opposizione qua litativa dei modi dell esistenza, e dal punto di vista di una scala quantitativa d egli esistenti. Siamo di fronte al mondo dell immanenza pi completa. Perch? Vedete b ene sino a che punto questo mondo dell immanenza differente dal mondo dei valori m orali come sono stati precedentemente definiti (i valori morali sono proprio que sta specie di tensione tra l essenza da realizzare e la realizzazione dell essenza). In una morale, troviamo sempre la seguente operazione: si fa qualcosa, lo si giu dica. Questo il sistema del giudizio. La morale il sistema del giudizio. Coloro che hanno il gusto della morale sono coloro che hanno il gusto del giudizio. Giu dicare implica sempre un istanza superiore all essere, implica sempre qualcosa di su periore a un ontologia. Ci implica il Bene che fa essere e che fa agire, il Bene su periore all essere. Il valore esprime questa istanza superiore all essere. Dunque i valori sono l elemento fondamentale del sistema del giudizio. Quindi dovete sempre riferirvi ad un istanza superiore all essere per poter giudicare. In un etica, tutto completamente differente: l voi non giudicate. In una certa maniera, dite: qualun que cosa facciate non avrete mai ci che meritate. Qualcuno dice o fa qualcosa, ma non rapporteremo ci a dei valori. Il punto di vista di un etica : di cosa sei capace? Che cosa puoi? Ritorna questa s pecie di grido di Spinoza: che cosa pu un corpo? Non si sa mai in anticipo che co sa pu un corpo. Non si sa mai come si organizzano e come sono sviluppati i modi d e

sistenza in qualcuno. Spinoza spiega assai bene che il nostro proprio corpo non mai un corpo qualunque, ma ci che noi possiamo, proprio noi. Le persone, le cose, gli animali si distinguono per ci che possono, o meglio per il fatto di non potere le stesse cose. Che cosa posso? Mai un moralista definire bbe l uomo secondo ci che pu, un moralista definisce l uomo per ci che , per ci che di ritto. Quindi un moralista definisce l uomo un animale razionale. Questa l essenza. Spinoza non definisce mai l uomo un animale razionale, definisce bens l uomo in base a ci che pu, corpo e anima. Se dico che razionale non l essenza dell uomo, ma che qua sa che l uomo pu arrivo a dire che irrazionale parimenti qualcosa che l uomo pu. Anche ssere pazzo fa parte dei poteri dell uomo. Al livello dell animale salta all occhio il problema. Se prediamo quella che si chia ma storia naturale vediamo che essa tenta di esprimere ci che l animale . Che cos un v ertebrato, che cos un pesce, tutta la storia naturale di Aristotele piena di quest a ricerca dell essenza. Immaginate questi figuri (Hobbes e Spinoza) che arrivano e cominciano a fare tutto il contrario: si interessano a ci che la cosa o l animale possono. Tentano di compilare una specie di registro dei poteri degli animali. Q uello l pu volare, questo qui bruca l erba, tal altro si ciba di carne. Si sente che il regime alimentare non altro che un modo di esistenza. Anche una cosa inanima ta: che cosa pu, cosa pu il diamante? Cio, di quali prove capace? Che cosa sopporta ? Che cosa pu causare? Un cammello pu non bere per molto tempo. Si tratta di un po tere del cammello. Bisogna cominciare a pensare alle persone come a dei piccoli pacchetti di poteri. Dal punto di vista dell etica, tutti gli esistenti, tutti gli enti sono rapportati ad una scala quantitativa che quella della potenza. Essi hanno pi o meno potenza . Questa quantit differenziabile la potenza. Il discorso etico non cesser di parla rci non delle essenze, ad esse non crede della potenza, del sapere intorno alle azioni ed alle passioni di cui qualcosa capace. Non ci che la cosa , ma ci che la c osa capace di fare e di sopportare. E, se non c essenza generale, perch a questo li vello della potenza tutto singolare. Quando, molto tempo dopo Spinoza, Nietzsche lancer il concetto di volont di potenz a intender proporre, non dico la stessa cosa, ma certamente anche la stessa cosa. E non si pu comprendere nulla di Nietzsche se si crede che la sua formula signif ichi solo l operazione attraverso la quale ciascuno di noi tenderebbe verso la pot enza. La potenza non ci che voglio, per definizione ci che possiedo. Ho questa o q uella potenza ed essa ci che mi situa nella scala quantitativa degli esseri. Fare della potenza l oggetto della volont un controsenso, si tratta proprio del contrar io. solo in seguito alla potenza che ho che voglio questo o quest altro. Volont di potenza significa dire che definiamo le cose, gli uomini, gli animali in seguito alla potenza effettiva che essi hanno. * * * Al livello del problema dell essere e dell uno, i filosofi, nel loro tentativo di cr eazione concettuale sui rapporti dell essere e dell uno, vogliono ristabilire una se quenza. Plotino, ad un certo livello ci parla dell Uno come radice originaria dell essere. C os, l essere viene fuori dall uno. L Uno fa essere, dunque superiore all essere. Questo s ar il linguaggio della pura emanazione: l uno emana dall Essere. Significa che l Uno no n esce di s per produrre l Essere, perch se uscisse da s diventerebbe Due, bens che l Es sere esce dall Uno. Questa proprio la formula della causa emanativa. Dir poi che l es sere complica tutti gli esseri. Perch ogni essere esplica l essere. Ogni cosa espli ca l essere, ma l essere comprende in s tutte le cose. Plotino sul punto di parlarci di una causa immanente. In effetti, l essere si comporta come una causa immanente in rapporto agli esseri, ma allo stesso tempo l Uno si comporta rispetto a l essere come una causa emanativa. Fino a Spinoza, la filosofia si posta il problema della causalit originaria: la c ausa prima emanativa, immanente, creatrice, o ancora qualcos altro? La causa imman ente era un tema che mai giungeva fino al fondo di s stesso. Perch era senza dubbi o il tema pi pericoloso. Che Dio sia trattato come causa emanativa, pu essere acce ttato poich vi ancora distinzione tra la causa e l effetto. Ma se Dio viene pensato

come causa immanente di fatto non si sa pi come distinguere la causa e l effetto, Dio e la creatura tutto diventa pi difficile. Ecco perch l idea di una causa immanen te appariva costantemente nella storia della filosofia, ma come frenata; l accusa di immanentismo stata, lungo tutta la storia delle eresie, l accusa fondamentale: V oi confondete Dio e la creatura . Dunque la causa immanente era l costantemente, ma non giungeva a conquistarsi un suo status autonomo.

Poi per giunse Spinoza. Egli era stato senza dubbio preceduto da tutti quelli che timidamente avevano sostenuto la causa immanente, cio questa causa bizzarra, tal e che, non solamente essa resta in s per produrre, ma ci che produce resta in essa . Dio nel mondo, il mondo in Dio. Credo che l Etica sia costruita sulle basi di una prima grande proposizione che si potrebbe chiamare la proposizione speculativa o teorica. La proposizione specul ativa di Spinoza : non vi che una sola sostanza assolutamente infinita, la quale cio possiede tutti gli attributi; quelle che vengono chiamate creature non sono d elle creature, bens i modi o le maniere d essere di questa sostanza. Dunque, una so la sostanza avente tutti gli attributi e i cui i prodotti sono i modi, le manier e d essere. Se i modi sono le maniere di essere della sostanza, che possiede tutti gli attributi, essi esistono negli attributi della sostanza. Essi sono presi negl i attributi. Tutte le conseguenze appaiono immediatamente. Non vi alcuna gerarch ia fra gli attributi di Dio, della sostanza. Perch? Se la sostanza possiede ugual mente tutti gli attributi, non c gerarchia tra gli attributi, uno non vale pi di un altro. In altri termini, se il pensiero un attributo di Dio e se l estensione un attributo di Dio o della sostanza, tra il pensiero e l estensione non vi sar alcuna gerarchia. Tutti gli attributi avranno lo stesso valore in quanto sono attribut i della sostanza (siamo ancora nell astratto). Questa la figura speculativa dell imm anenza. Questo ci che Spinoza chiamer Dio. Chiama cos Dio perch l assolutamente infin to. Si possono trarre due conseguenze. Prima conseguenza: Spinoza os liberare complet amente la causa immanente da ogni subordinazione ad altri processi di causalit. N on vi che una causa, ed essa immanente. Ci ha un influenza sulla pratica. Spinoza n on intitola il suo libro Ontologia, troppo scaltro in tutto, egli lo intitola Et ica. L essere univoco precisamente ci che Spinoza definisce come la sostanza avente tutt i gli attributi sullo stesso piano, avente tutte le cose come modi. I modi della sostanza, ecco che cos l essente. La sostanza assolutamente infinita, l essere in qua nto essere (gli attributi tutti uguali gli uni agli altri), l essenza dell essere; e cco di fronte a noi questa specie di piano sul quale tutto inchiodato e dove tut to si inscrive.