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SABATO 29 OTTOBRE 2011

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO

ANNO 14 - N. 41

SUPPLEMENTO SETTIMANALE DE IL MANIFESTO SABATO 5 NOVEMBRE 2011 ANNO 14 N. 42

Larte della fuga

LE EVASIONI CELEBRI DELLA STORIA, DA CASANOVA A DILLINGER. IN UN PAESE IL CUI GOVERNO IMPRIGIONA INGIUSTAMENTE - SCRIVEVA THOREAU - IL VERO POSTO DEL GIUSTO LA PRIGIONE. PERCH IL GRADO DI CIVILIZZAZIONE DI UNA SOCIET CHE CONCEPISCE CERTE GALERE PU ESSERE GIUDICATO SOLO USCENDO DALLE QUESTE SUE PRIGIONI. EVADENDO.

ULTRAVISTA: BATMAN, IL VIDEOGIOCO OLIVETTI CONTRO FIAT, GRAPHIC NOVEL ULTRASUONI: I VIOLENTI DEL POP LA NASCITA DELLO SCOPITONE TALPALIBRI: RICH EUGENIDES BELLI M. SACHS BASSANI WEISS DEBENEDETTI MORREALE

di Lanfranco Caminiti*

el giugno del 1942 Vrba era stato mandato a Auschwitz I. Il suo primo lavoro fu aiutare a scavare fosse per i corpi che dovevano essere bruciati. Poi, pass a quello che nello slang del campo era nominato Canada, una fila di baracche dove ogni oggetto di valore trovato addosso ai prigionieri veniva riconfezionato e spedito in Germania. Al Canada cera anche cibo, vestiti, medicine, scarpe e coperte. Per i prigionieri, un paradiso. Laltro, Wetzler, a Trnava cera nato, nel 1918, ed era un operaio. Si conoscevano e si fidavano luno dellaltro. Sai di quelle assi che i polacchi stanno impilando per il nuovo campo che devono costruire?, chiese Fred. Rudolf annu. Servivano per Birkenau Tre e sarebbe stato parallelo a Birkenau Due, per fare posto alla marea di ungheresi in arrivo. Lui aveva visto che stavano posando anche nuovi binari. Devono aver corrotto qualche kap per impilarle in modo che rimanga una cavit allinterno. Allimprovviso, Vrba concep il piano di fuga. Le tavole stavano nel campo esterno, e di notte erano completamente incustodite dato che tutti i prigionieri erano nellarea interna, al di qua del filo spinato ad alto voltaggio e delle torrette. Se ce lavessero fatta a rimanere nascosti per tre giorni, mentre tutte le guardie erano mobilitate e il luogo era stato perquisito, potevano avere una possibilit.

LIBRI LE EVASIONI DIVENTATE STORIA

1942, fuga da Auschwitz


Alla fine dei tre giorni si poteva ragionevolmente pensare che ormai erano lontani da Auschwitz e la caccia ai fuggiaschi passava di mano. Lallarme nellintero campo sarebbe stato ritirato e loro avrebbero solo dovuto aspettare la notte per scivolare via oltre le torrette esterne, che non erano piantonate. Decisero di fuggire. Si accordarono. Era il momento. Adesso, potevano vedere le cataste di legna e i polacchi sulla sommit, che sembravano lavorare. Nessuno disse una parola. I polacchi spostarono le assi e fecero loro un impercettibile segno. Per un attimo, Rudolf e Fred esitarono. Sapevano che una volta infilati l sotto, non potevano pi tornare indietro. Insieme salirono velocemente sulla pila e scivolarono nello spazio. Le tavole vennero spostate sulla loro testa. I polacchi sparsero intorno del tabacco imbevuto di gasolio, per depistare i cani, un trucco che avevano imparato dai prigionieri di guerra russi. I movimenti del campo movimenti che intuivano entrambi arrivavano debolmente nel loro buco, come rumori alla deriva, e in qualche modo tutto sembrava lontano nel tempo. La sirena di allarme fece a pezzi i loro pensieri, disperdendoli, polverizzandoli, sbattendo via la paura, spazzando il loro buco pieno di depressione, spingendo la sfida dentro fin dentro il cuore e lo spirito. Scarponi si trascinavano sulle tavole sopra di loro, mandando loro addosso una piccola pioggia di sabbia. Landirivieni degli uomini sollevava polvere e si coprirono il naso per non starnutire. Ancora scarponi e respiri affannosi di uomini. Poi, i cani, che sbuffavano, ansimavano, raschiavano le tavole con le loro zampe, scivolando e ricominciando. Rudolf aveva tirato fuori un coltello, e poteva vedere la faccia di Fred storpiata in un ghigno di una tensione fortissima. Poi i rumori si affievolirono. Lentamente, il silenzio riemp il loro nascondiglio, un silenzio che portava uno strano senso di sicurezza. Avevano vinto il primo round. Il secondo giorno fu cruciale. La notte non aveva portato sollievo. Le guardie avevano continuato a fare su e gi per il campo e fu soltanto allalba che la pressione sembr allentarsi un po. Ancora un giorno e mezzo, disse Fred. Non dovrebbe andarci male. Per allora, si saranno convinti che siamo miglia lontani da qui. Alle due di quel pomeriggio, sentirono due tedeschi parlare vicino al loro nascondiglio. Uno diceva: Non devono essere scappati. Saranno ancora nel campo. Per un po snocciolarono strane ipotesi su dove si potessero essere nascosti i fuggiti-

vi, finch uno dei due disse: Otto che ne pensi delle cataste di legname? Pensi che potrebbero nascondersi sotto una di queste? Forse sono riusciti a farsi un buco allinterno o qualcosa di simile. Li sentirono scalare la catasta di legna e impugnarono i coltelli. Quei due sollevarono unasse e la sistemarono di lato, poi una seconda, una terza, un quarta. Solo una decina di centimetri separava adesso i due fuggiaschi dal nemico. Non respiravano neppure. Improvvisamente, ci fu uno schiamazzo dallaltro lato del campo. Dal nascondiglio si potevano sentire urla sovreccitate e un veloce accorrere di uomini. I due tedeschi sopra di loro rimasero in silenzio, senza muoversi. Quindi, Otto disse: Li hanno presi, andiamo, presto. Scivolarono dalla catasta e si precipitarono per rispondere al falso allarme che aveva salvato la pelle ai due fuggitivi. Le altre ventiquattro ore passarono abbastanza tranquille. La caccia continuava, ma cera meno lena. Le ore scivolavano via e la loro tensione aumentava, aspettando il momento in cui si sarebbero mossi, quando il cordone esterno sarebbe stato tolto. Sbuffando, sudando, sforzandosi, usarono ogni grammo della loro forza. Lentamente, quasi impercettibilmente, cominciarono a sollevare le assi. Le spostavano lateralmente. Di colpo, poterono vedere le stelle sopra di loro, in un cielo nero, freddo, senza luna. Per la prima volta, Rudolf e Alfred guardavano Auschwitz dallesterno, vedendolo come potevano vederlo le vittime che arrivavano. I fari dipingevano un alone giallo nelloscurit, dando allintera zona unaura misteriosa, quasi fantastica. Loro, per, sapevano che si trattava di una orribile bellezza, che in quelle baracche la gente veniva uccisa, la gente moriva di fame, la gente era disposta a tutto per sopravvivere, e lassassinio regnava sovrano su ogni angolo. Girarono le spalle al campo, scivolarono aderendo il pi possibile al terreno e co-

A una cinquantina di metri, su una collina di fronte cera una pattuglia tedesca con i loro cani. Si misero a correre, affondando nella neve. Se fossero riusciti a raggiungere la sommit e passare dallaltra parte, scomparendo alla vista, avrebbero avuto una possibilit..

Dal 5 novembre in libreria Fuga dal carcere a cura di Lanfranco Caminiti (DeriveApprodi) con le evasioni di Casanova, Cagliostro, Libby Prison (1864), Mesrine, Vallanzasca, Vrba, Dillinger, dallo Stalag Luft III (La grande fuga), Billy Hayes, Prima Linea, la non fuga di Bill Goldfinch e Jack Best, Morris e gli Anglin (Alcatraz), Seamus Twomey, i 38 dellIra, Lincoln Burrows e Michael Scofield...

2) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

Le foto in alto, su vari congegni di fuga, sono tratte dalla mostra The other view, il muro di Berlino visto da est. La mostra, nel cinquanterario della costruzione del muro, dopo Berlino, raggiunger Aix en Provence (dal 20 gennaio 2012) e Lublino, nella primavera 2012. In basso, da sinistra, guardie Ddr portano via un fuggitivo catturato; la copertina del libro Fuga dal carcere; ottobre 1961, fuga dal muro. In mezzo Alfred Wetzer, Rudolf Vrba, il piano di fuga e il reticolo di Auschwitz scavalcato

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minciarono a strisciare lentamente, muovendosi con estrema attenzione, allontanandosi poco a poco dalle torrette e addentrandosi nel bosco di betulle con i suoi vecchi pozzi di fuoco che avevano dato il nome al posto, Birkenau. Non osavano sollevarsi e continuavano a avanzare sulla pancia, aggrappandosi a ogni cavit, ogni avvallamento, ogni piccolo fosso che trovavano. In linea daria, il confine polacco era a circa 130 chilometri. Sfortunatamente loro erano ebrei e non uccelli, il che significava che dovevano camminare. E la strada che dovevano percorrere era in territorio pericoloso. Mentre stavano sdraiati a occhi chiusi sul fianco di una collina, si sent un colpo di fucile e un proiettile fischi sopra le loro teste. In un istante furono in piedi. A una cinquantina di metri, su una collina di fronte la loro cera una pattuglia tedesca con i loro cani. Si misero a correre, affondando nella neve. Se fossero riusciti a raggiungere la sommit e passare dallaltra parte, scomparendo alla vista, avrebbero avuto una possibilit. Dovevano coprire quella distanza sotto il tiro dei tedeschi. Wetzler era davanti, e riusc a raggiungere un largo masso e mettersi dietro. Vrba lo seguiva, inciamp, cadde. Il masso era a soli pochi metri da lui, ma era come se ci fosse stato un milione di chilometri in mezzo, perch i proiettili gli ronzavano intorno e andavano a scheggiare le pietre. Andiamo!, grid Fred. Verso gli alberi. A met della collina di fronte cera un boschetto. E sul fondo della valle scorreva un piccolo impetuoso torrente. Si diressero verso quello, spinti dallabbaiare dei cani. Simmersero nellacqua gelida e lottarono per raggiungere la riva. Il morso del gelo gli entr nel midollo. Il flusso dellacqua trascinava i vestiti pesanti. Alla fine ce la fecero, tirandosi sul bordo ghiacciato e correndo verso gli alberi, con la neve che arrivava ai fianchi. Raggiunsero gli alberi prima che i tedeschi affrontassero la discesa e ora il vantaggio era dalla loro parte. I cani non sapevano come superare il torrente e il ritardo dava ancora vantaggio ai fuggitivi. Zigzagarono fra gli abeti finch non sentirono pi il latrato dei cani e si lasciarono scivolare esausti in una fossa piena di arbusti e felci. Dopo quei minuti di terrore, decisero di andare avanti il pi velocemente possibile, certi che presto sarebbero stati fuori dal confine polacco. La libert, comunque, non era tutto. Non era la prima ragione della loro fuga. Avrebbero dovuto entrare in contatto con i comitati ebrei con cui i tedeschi programmavano le deportazioni. Significava entrare in citt senza documenti, trovare gli indirizzi giusti, rivelarsi. Probabilmente sarebbe stato pi saggio restare nella foresta, raggiungere i partigiani, combattere con loro; tutto questo avrebbe dovuto per aspettare ancora: avevano un compito da svolgere. La rapidit adesso era vita-

CONTRO IL CARCERE

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IMPAGINAZIONE

Come smantellare ogni galera


di Lanfranco Caminiti *

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RICERCA ICONOGRAFICA

le. Sapevano che non sarebbe passato troppo tempo prima che carichi di ungheresi iniziassero il loro triste viaggio verso Auschwitz. Un contadino che lavorava in un campo si raddrizz e stette a guardarli mentre si avvicinavano. I due fuggiaschi, che ora erano in territorio amico, decisero che potevano fidarsi di lui. Dove siamo?, gli chiesero - Vicino al villaggio di Skalite. Non lontano dalla citt di Cadca, rispose il contadino. Abbiamo bisogno di aiuto. Dobbiamo arrivare a Cadca, gli dissero Rudolf e Fred. Il contadino conosceva un dottore ebreo, il dottor Pollak. Li avrebbe guidati fino a lui. Una volta a Cadca, arrivarono a una grande costruzione dove il dottore aveva il suo studio. E si bloccarono. Allingresso principale stazionavano due soldati dellesercito slovacco, di fatto nelle mani dei nazisti. In realt, erano proprio davanti il quartier generale dellesercito slovacco, dove il dottore aveva una stanza per le visite. Al diavolo, bofonchi Fred. Non possiamo essere malati come chiun-

on c detenuto di qualsiasi prigione del mondo che non sogni gli capiti come a Pietro di Alife, che venga san Francesco a sciogliergli i ceppi e aprirgli le porte verso la libert. I miracoli, per, non succedono mai ai detenuti o accadono di rado. E per evadere, come dice Renato Vallanzasca, ci vogliono almeno cinque minuti, cio ci vogliono organizzazione, amici fuori che ti sostengono prima e dopo, complici, armi, strutture, soldi, corruzione, tutto un ambaradam che non metti in piedi in cinque minuti e dove non basta il fegato o il culo. Io lo so. Ci ho provato anchio nei miei anni di carcere. Da solo. Senza successo. A Napoli, a Poggioreale, mavevano sbattuto al padiglione San Paolo, che funzionava da ospedale interno, dopo un lunghissimo sciopero della fame per evitare di finire negli speciali (dove, invece, dopo un primo accomodamento, dalla Chiesa ci sped) che maveva ridotto uno scheletro; e l cera una maggiore libert di movimento. Quasi tutti ci stavano per motivi che poco avevano attinenza con le malattie, erano dei privilegiati o per motivi propri o per motivi graditi alla direzione del carcere. Il padiglione era a ridosso del portone di accesso di Poggioreale. Una posizione strategica. Da una finestra con le inferriate vedevo proprio il portone, un pezzo di camminamento e la garitta delle guardie. Non era impossibile arrivarci. E avrei potuto fare tutto da solo. O quasi. Per, a Napoli, una volta scappato, potevo contare su appoggi esterni, mi avrebbero nascosto e protetto, per il periodo necessario. E questo, dove andare subito dopo levasione, proprio un elemento fondamentale, che devi programmare prima. Cominciai a muovermi su e gi nel padiglione, con in realt i Protocolli contengono tre documenti di prudenza ma forse troppo, e ebbi cui quello scritto da Vrba e Wetzler solo uno. Fu la sventatezza ero ancora fresco scritto a mano, dettato in slovacco e battuto a macdi galera di parlarne con qualcuchina tra il 25 e il 27 aprile. Vrba e Wetzler furono no. Mi spedirono negli speciali in messi in due stanze diverse e fu chiesto loro di iniquattro e quattrotto. Ancora a Naziare a scrivere i loro racconti. Il rapporto fu scritto poli anni dopo, di passaggio per e riscritto pi volte. (...) Tre settimane prima della un processo in una sorta di speciafuga di Vrba, lesercito tedesco aveva invaso lUnlino, da fuori erano riusciti a farmi gheria, alleata della Germania, e un ufficiale delle entrare una lima nascosta in un SS, Adolf Eichmann, era arrivato a Budapest per blocco notes, sottilissima ma effisovrintendere le deportazioni a Auschwitz. I tracientissima, professionale. Non sasporti cominciarono il 15 maggio del 1944, a un ritpevo bene dove era meglio segamo di circa diecimila persone al giorno. Alcuni detre, dove sarei finito uscito dalla tagli del rapporto per allertare il mondo su quello cella, per da dove stavo io si ragche davvero stesse accadendo a Augiungevano dei tetti e magari da que altro? La sentinella non li degn schwitz furono trasmessi per radio l... Cominciai a provarci, senza tadi uno sguardo mentre gli passarono in ceco e slovacco dalla Bbc e diversi gliare a fondo le sbarre perch le davanti. Pochi minuti dopo, erano engiorni pi tardi furono pubblicati dal sbattevano ai turni di controllo. trambi seduti in una stanza antisettiNew York Times, spingendo alcuni Funzionava. Avevo poco tempo, ca, raccontando la loro storia al dottor leader mondiali a intimare al reggenperch il processo sarebbe durato Pollak. Lui ascolt attentamente, poi te ungherese Mikls Horthy a fermapoco. Ero indeciso se provarci sudisse: Stanotte, dormirete da me. Dore le deportazioni, altrimenti consibito o tenermi loccasione per mani, vi porter dai leader della coderandolo responsabile in prima unaltra volta, organizzandola memunit di Zilina. Loro sapranno qual persona alla fine della guerra. Il 7 luglio, magari non da solo. Lincer la cosa migliore da fare. glio del 1944 Horthy sospese le detezza mi freg. Fui rispedito negli Il giorno dopo, Rudolf e Fred sorportazioni. 437.000 ebrei ungheresi speciali, dimprovviso e di notte e seggiavano sherry alla sede centrale furono mandati a Auschwitz tra il 15 non potei portarmi dietro la lima del Consiglio ebraico, e raccontavano maggio e il 7 luglio del 1944, quando che avevo nascosto nel bagno perdi nuovo la loro storia, ora al dottor le deportazioni cessarono. Con ogni ch furono le guardie della squaOscar Neumann, portavoce di tutti probabilit, se ne salvarono 200mila, dretta a mettere assieme le mie cogli ebrei slovacchi. Vrba e Wetzler che non salirono su quei treni blinse facevano cos: arrivavano in guardarono negli occhi gli uomini indati. Grazie anche alla fuga di Vrba e sette, otto e ti prendevano cotorno al tavolo e ebbero una terribile Wetzler. Dopo aver redatto il rappormeri nel letto e ti impacchettavasensazione: che non credessero a to, Vrba si ferm a Bratislava. Nelno senza il tempo di dire bah. Io una sola parola del loro racconto. Perlagosto del 1944 lesercito slovacco non ci tornai pi l e non lho mai ch avrebbero dovuto, dopotutto? Coinsorse contro i tedeschi. Vrba ragdetto a nessuno. Magari ancora me avrebbero potuto? Nessuna mengiunse ununit partigiana nel setl, quella lima. te riusciva ancora a immaginare lastembre e combatt come mitragliesassinio di massa sulla scala di Aure. Si conquist una medaglia per il * Pubblichiamo parte dellintroduzione schwitz. Continuarono a parlare. coraggio in battaglia. Abolire il carcere da La fuga dal Il rapporto Vrba-Wetzler un doCarcere - Le evasioni diventate Storia. cumento di 32 pagine meglio noto *tratto dal libro La fuga dal carcere Volume I. In attesa della Timothy Leary.... come Auschwitz Protocols, anche se (DeriveApprodi)

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In copertina un immagine tratta dal catalago della mostra Aus anderer sicht The other view

ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011 (3

di Federico Ercole
CULT

INSOSTENIBILE

LETALE

RIVOLTANTE

SOPORIFERO

COSI COSI

BELLO

MAGICO

CLASSICO

LA KRYPTONITE NELLA BORSA


DI IVAN COTRONEO, CON LUCA ZINGARETTI E VALERIA GOLINO. ITALIA 2011.

Peppino ha 7 anni e vive nella Napoli del 1973. La sua vita cambia quando la madre entra in depressione, avendo scoperto i tradimenti del marito, e lo affida agli zii ventenni. Da questo momento Peppino conosce un mondo nuovo, tra le feste improvvisate negli scantinati e collettivi femministi, ma anche contrabbandieri, droghe e alcol.

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USA 2011

supereroi dei fumetti non sono superuomini come li intese Friedrich Nietzsche ma uomini qualunque che, usufruendo di poteri che li pongono oltre i limiti delle facolt umane, decidono di compiere atti eroici a tutela della propria specie, assurgendo a simbolo di grandezza morale e eroismo. Ci sono alcune eccezioni, come gli instabili e sofferenti mutanti di X-Men, prodigi devianti dellevoluzione, o Superman che, come spieg Bill a Beatrix Kiddo nel finale di Kill Bill 2 di Tarantino, un Superuomo a priori e la sua identit segreta, la sua maschera, quella delluomo. Sarebbe stato interessante ascoltare lassassino esperto di fumetti interpretato da David Carradine (se solo la mossa letale di Beatrix gli avesse lasciato pi tempo per vivere e parlare) esprimersi con la stessa illuminata dialettica sullaltro grande protagonista degli albi della DC Comics: Batman. Batman non ha nessun superpotere e di fatto non un supereroe ma ha a disposizione i miliardi ereditati dalla sua famiglia, pratica con la perizia di un ninja le arti marziali, possiede abilit circensi da acrobata ed dotato di un talento speculativo e creativo da scienziato che gli permette di creare utili tecnologie. Inoltre luomo pipistrello vicino alla mitologia noir degli anni 40 e si affida allindagine per risolvere i suoi casi, un detective mascherato. Se si vuole davvero capire chi

Batman bisogna entrare nella sua psiche, illuderci di muoversi con il suo corpo, vedere la realt come egli la vede; un po come investigatori, o meglio profiler, psicologi e detective insieme. E non c mezzo migliore della simulazione virtuale offertaci dai videogame, che ci consentono di essere Batman, soprattutto quando si tratta di un gioco realizzato ad arte, in grado di trasformarci nel cavaliere oscuro dopo neanche un minuto. Batman Arkham City, appena uscito per PS3, XBox360 e presto per PC, il seguito ancora pi efficace e profondo di Arkham Asylum, capolavoro del 2009. Lo scenario quello tetro fino allesasperazione iperbolica di una citt recintata e ridotta a manicomio criminale dove la neve cade spettrale senza posarsi e la luna, gigantesca, non cala mai, riempiendo il cielo nero come locchio sbarrato di un cadavere. Un intreccio che rimanda, quasi come se fosse un intelligente remake o una dichiarazione damore, a 1997 Fuga da New York di John Carpenter e chi lo gioca si accorger che le similitudini non si fermano sulla superficie e non sono solo una corrispondenza ambientale. Muoviamo i nostri primi passi nellinferno urbano di questa gotica citt-prigione, dalle architetture espressioniste che ricordano quelle di Batman Returns di Tim Burton, e abbiamo le mani legate: non siamo Batman ma il suo alter-ego, Bruce

IL DOMANI CHE VERR


DI STUART BEATTIE, CON RACHEL HURD-WOOD E LINCOLN LEWIS.USA 2011

Film tratto dal primo libro della saga di John Marsden. Otto amici di scuola vivono in un paese rurale, fino a quando la loro tranquillit viene spezzata da unimprovvisa invasione militare. Costretti ad allontanarsi da amici e familiari, i ragazzi dovranno combattere contro le forze nemiche per sopravvivere.

Wayne, arrestato con un pretesto. Questo il primo livello dellidentificazione con leroe e lidea di farci giocare anche con la sua fragilit unintuizione geniale degli sviluppatori di Rocksteady perch nel momento in cui indossiamo la maschera siamo prima stati luomo dietro di essa. Quando iniziamo a muoverci nei panni nero-grigi del pipistrello il mondo acquista unaltra prospettiva ma con naturalezza che ci impadroniamo delle abilit di Batman perch possiamo anche non affrettarci verso il prossimo obiettivo ma iniziare ad esplorare e testare la nostre nuove facolt. Arkham City deve essere giocato con lentezza. Viaggiare negli anfratti pi bui, pi misteriosi, pi sotterranei di questa folle citt, anche quando non necessario per proseguire nella trama principale del videogame, premia il giocatore con incontri fantastici e momenti di gioco che sarebbe davvero un peccato perdere, nella fretta di giungere alla conclusione. Come quando si vola, si plana e ci si appende al bat-rampino per raggiungere un telefono pubblico che squilla: se non arriviamo in tempo il serial killer Victor Zsasz uccider un innocente. una corsa contro il tempo da un apparecchio allaltro e quando sentiamo i trilli minacciosi del telefono ci accorgiamo di vivere in un altro omaggio alla storia del cinema, una citazione da Dirty Harry di Don Siegel, quando lispettore Callaghan corre nella notte per rispondere al-

le chiamate dellomicida. Gli avversari di Batman sono spaventosi e ognuno di essi fornito di un proprio esercito personale di maniaci: Two-Faces, lex procuratore con mezza faccia sciolta dallacido e con lossessione per la dualit; il Pinguino, con il fondo di una bottiglia incastrato nella carne a guisa di monocolo. C ovviamente Joker, la nemesi per eccellenza di Batman, che nella versione originale del gioco doppiato da Mark-Luke Skywalker-Hammill che gli dona un perfido e dolente senso di grandezza tragica. Ci sono altri arci-nemici e personaggi storici della serie ma bello scoprirli mentre si gioca, provare il senso di sorpresa, lo stesso che prova Batman, quando ci si imbatte in loro. Possiamo anche abbandonare luomo pipistrello per trasformarci nella donna-gatto, Cat-Woman, peccato che per giocare i suoi livelli dobbiamo scaricare un codice online, che ha dato problemi un po ovunque, e non siano gi inseriti dentro la storia. Oltretutto chi compra il gioco usato costretto ad acquistarli o a rinunciare ad un esperienza di gioco diversa e sensuale. Le azioni a disposizione del giocatore sono diverse e variano a seconda della propria soggettivit ma difficile che si respiri un senso di ripetizione, questo perch ci sono momenti dazione convulsa, di stasi e riflessione enigmatica, di infiltrazione tesissima in cui ci nascondiamo per prendere alle spalle un nemico alla volta e in cui la nostra vul-

nerabilit ai colpi darma da fuoco pu risultare fatale. Per tutto il gioco porteremo le ferite su di noi, perch la tuta di Batman non si aggiusta e alla fine sar piena di squarci e bruciature, vere e proprie cicatrici che ribadiscono ancora una volta lumanit del personaggio e ci ricordano i nostri errori. Batman Arkham City un gioco cupo e violento, dalle atmosfere che tendono a scivolare verso una dimensione pi horror che dark, unavventura che non esclude la disperazione, la malinconia, la tristezza e il dolore. Unepopea che ci parla del caos del nostro mondo e dalla follia che lo domina. Tuttavia non tutto tenebra e orrore perch laspetto drammatico pi affascinante e luminoso della storia virtuale di Arkham City sta nellaccento posto dagli autori al fatto che Batman ripudia totalmente lomicidio, anche quello dello squilibrato pi orrendo. Solo nei primissimi episodi anni 30 del fumetto Batman uccideva, ma Bob Kane, il suo creatore, cambi presto e drasticamente latteggiamento delleroe. Nemmeno al cinema si era vista tanta enfasi nel ribadire questo punto: Batman non condanna a morte nessuno, preferisce sacrificare se stesso. una cosa notevole, soprattutto in un videogioco dove al contrario si sarebbe potuta accentuare la violenza sanguinaria, o la brama vendicativa delleroe. Leroismo di Batman, ci che lo rende super, la sua piet.

VIDEO GAME BATMAN ARKHAM CITY, PER PS3 E XBOX360

SEX LIST (WHATS YOUR NUMBER?)


DI MARK MYLOD; CON ANNA FARIS E CHRIS EVANS.

Un giorno Delilah legge uninchiesta: una donna americana ha in media allacciato 6 relazioni con altrettanti uomini, prima del matrimonio. Lei a quota diciannove, ed single. Delilah decide di trovare il ventesimo uomo, che dovr essere anche lultimo. Le cose per non andranno come previsto, e la ragazza decide di ricontattare tutti i suoi ex per capire se in passato ha scartato il suo principe azzurro.

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Batman non tocca Caino


Il gioco cupo e violento, le atmosfere tendono a scivolare verso una dimensione pi horror che dark. Lepopea ci parla del caos del nostro mondo e dalla follia che lo domina. Tuttavia Batman non uccide mai ed contro la pena di morte
Immagini del videogame Batman Arkham City per PS3, XBox360 e presto per PC, sequel di Arkham Asylum, capolavoro del 2009

I SOLITI IDIOTI
DI ENRICO LANDO; CON FRANCESCO MANDELLI,FABRIZIO BIGGIO,. ITALIA 2011

Dalla famosa sit-com i soliti idioti trasmessa su Mtv e dalla successiva tourne teatrale ora anche il film. Gianluca, ragazzo dallanimo sensibile e rispettoso delle leggi, decide di sposarsi con Fabiana, ma il padre di Gianluca, Ruggero De Ceglie, uomo sprezzante e disonesto, pensa che non si debba sposare perch deve ancora conoscere la vita vera e per colpa sua si ritrovano in mille situazioni rocambolesche e pericolose.

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4) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

GRAPHIC NOVEL OLIVETTI, UN SECOLO TROPPO PRESTO

FUMETTI

Una graphic novel con i testi di Marco Peroni e le tavole di Riccardo Cecchetti (Ed. Becco Giallo) che della vita di Adriano Olivetti evidenzia i tratti di unutopia che divenne concreta, senza mai, purtroppo, trovare autentici discepoli
chi senza riguardo da parte di cordate industriali, e alla fine del sogno. Il lungo excursus biografico ci consente di comprendere appieno il valore della graphic novel, appena uscita, Adriano Olivetti. Un secolo troppo presto (Edizioni Becco Giallo, pagg. 157, 19 euro) con i testi di Marco Peroni e le tavole di Riccardo Cecchetti. La scelta narrativa dei due autori mette da parte, infatti, la vita di Olivetti, preferendo, con ragione, allestire una storia in cui, di quella vita, si evidenziano i tratti di unutopia che divenne concreta, senza mai, purtroppo, trovare autentici discepoli. Scelta tanto pi condivisibile in questo 2011, dove trasmissioni televisive e radiofoniche, pagine di giornali, libri modello instant book, hanno reso sovraffollato, e a volte superficiale omaggio, al mezzo secolo trascorso dalla scomparsa di Adriano. La graphic novel parte da un assunto ben preciso. Afferma Peroni La figura di Olivetti stata in alcuni casi banalizzata, in altri strumentalizzata, e in altri ancora analizzata per categorie: lindustriale generoso con gli operai, il primo industriale italiano di statura internazionale, il mecenate, lutopista, limprenditore intellettuale, e via dicendo. Penso, invece, che esista unorganicit di tutti questi Olivetti. Ci che ci stato consegnato, leredit davvero importante, sta non tanto nelluomo, quanto piuttosto nellinsieme della sua idea. E in tema di idee, quella fondante, su cui poggia il racconto, parte da una telefonata che arriva alla segretaria dellimprenditore. Chi chiama, dallanno 2061, Miriam Lo Cascio, studentessa. Vorrebbe unintervista con Olivetti per la sua tesi di laurea. La segretaria a dir poco attonita, ma alla fine passa la telefonata, e ovviamente Adriano accetta. Una chiamata dal 2061 non pu stupire lui, che si definiva nato troppo tardi o troppo presto rispetto al suo tempo. Lappuntamento a Milano, nello scompartimento di un treno, di cui Olivetti non vedr mai la stazione di arrivo, Losanna. Lincontro con Miriam d vita a un dialogo fitto, costruito su domande semplici e dirette. Le risposte sono riflessioni, dubbi, delusioni, dolori, certezze, speranze attese e disattese, sconfitte, motivi di orgoglio e di dolore, ricordi cosparsi di dolcezza e di rabbia. Peroni assai bravo nelluso di citazioni testuali (alcune le abbiamo riportate in questa sede), che tessono la trama della graphic novel sulla pelle sensibile del protagonista. Affiancando al ruolo di storico, il compito di cronista creativo, lautore svuota le pagine di ogni retorica, e suggerisce stimoli ad andare oltre, magari facendo proprio uno o pi titoli della ricca bibliografia pubblicata in coda al volume. Questo, per, costituisce solo una met del lavoro. Laltra met, non meno importante per valore, si deve alle tavole di Riccardo Cecchetti. Della sua esperienza con lironia dissacrante delle pagine di Frigidaire, gli rimasto laspetto, scapigliato anche nella barba, che tormenta senza sosta. Dopo la bella storia sul calciatore Gigi Meroni, sempre in tandem con Peroni e sempre pubblicata per Becco Giallo, Cecchetti ha compiuto un salto grafico che gici della sua impresa: gli scrittori lo ha fatto atterrare felicemente sulPaolo Volponi e Ottero Ottieri sono la sponda di una visione onirica, fisrispettivamente capo e responsabisata con tecniche e cromie complesle del personale, il poeta Franco Forse. Luso dellaerografo, dei pastelli, tini dirige il settore pubblicit. Le delle matite, del computer in photoiniziative culturali vedono partecishop, la smaterializzazione delle pare Moravia, Pasolini, De Sica, Gasfotografie; le note dominanti dellazsman, De Filippo, Chagall. Nel zurro, dellarancione, del nero; le 1954, ovvio sbocco sul cammino di immagini delle fabbriche e degli un uomo capace di guardare cos scorci urbani non di rado ai limiti lontano, inizia lavventura nelleletdellastratto, i dettagli insistiti dei tronica. La guida il ricercatore italo volti, la grande clessidra che apre cinese Mario Tchou (morir in un ogni capitolo; il carattere da macchiincidente stradale il 9 novembre del na per scrivere impiegato per i testi; 1961), si concretizza negli stabilitutto questo si muove in perfetta menti di Pozzuoli e nel quartiere simbiosi con il cinquanta per cento abitativo Ina Olivetti, si amplia di Marco Peroni. con lacquisto della malandata Per tornare alla distanza fra Ivrea azienda americana di metalmeccae Torino, Olivetti dichiar La fabnica Underwood e della sua rete brica non pu guardare solo allindicommerciale, si esprime con il price dei profitti... deve distribuire ricmato di realt pi avanzata nel setchezza, cultura, servizi, democratore della ricerca elettronica. La zia. Vittorio Valletta, dopo la scomscomparsa di Adriano lascia un perparsa dellimprenditore, afferm corso incompiuto e ancora econoconvinto: Lelettronica un cancro micamente fragile, portando a gioda estirpare.

Immagini tratte da Adriano Olivetti. Un secolo troppo presto (Ed. Becco Giallo), testi di Marco Peroni, tavole di Riccardo Cecchetti

Un sogno diventato progetto


Luciano Del Sette
liccando su Google Maps per calcolare la distanza da Torino a Ivrea, il quesito trova risposta in 52,7 chilometri. Identica risposta avrebbe dato una mappa su carta degli anni 50 del secolo scorso. Ma la Torino della Fiat e lIvrea della Olivetti, erano, in quegli anni 50, assai pi lontane della semplice distanza fisica. Il ruolo dellindustriale, il rapporto e il confronto del padrone con operai e impiegati dentro e fuori la fabbrica, lidea stessa di fabbrica, rappresentavano per Vittorio Valletta, dal 1946 al 1966 presidente della Fiat, e per Adriano Olivetti, che dal 1930 alla sua morte, il 27 febbraio 1960, guider lazienda fondata dal padre, due concetti esattamente agli antipodi. Il pugno di ferro di Valletta nei confronti degli allora settantamila occupati alle presse e dentro gli uffici, risultava tanto pi brutale se confrontato con quanto Olivetti andava costruendo nella propria realt di imprenditore. Al sogno di una vita nuova, inseguito da decine di migliaia di emigranti dal Sud della penisola, il presidente di Mirafiori e del Lingotto rispondeva con turni di lavoro durissimi, capi reparto asserviti, controlli spietati di tempi e modi di produzione. Nella cittadina di Ivrea, Adriano aveva gi conferito materia a quella che molti imprenditori non solo piemontesi relegavano nel reparto utopie. Diceva Spesso il termine utopia la maniera pi comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacit o coraggio di fare... Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte... Solo allora diventa un proposito, cio qualcosa di infinitamente pi grande. Sulle spalle, questo figlio di padre ebreo e madre valdese (forse, proprio la storia tragica di queste due minoranze, sar impulso allattenzione verso i pi deboli) portava un passato di politica nel nome del socialismo; un lungo soggiorno in America, con la visita di oltre cento fabbriche; il carcere di Regina Coeli a Roma, nel 1943, per intelligenza con il nemico; la fuga in Svizzera un anno dopo, e la scrittura de Lordine politico delle Comunit; la fondazione delle Nuove Edizioni di Ivrea (1941) e, nel 1946, delle Edizioni Comunit. Sul versante imprenditoriale, Olivetti, dopo aver rilevato il ruolo pa-

terno, aveva accostato, alla produzione di macchine da calcolo, quella delle macchine per scrivere, prima la portatile MP1. Proprio la MP1 segna la nascita del cosiddetto Stile Olivetti. Adriano concretizza lidea di un rapporto diverso tra operaio e padrone. Lo fa con i mezzi di trasporto gratuiti per andare al lavoro, lassistenza sanitaria, i nove mesi di permesso retribuito in maternit (contro i due della legge), un salario superiore del venti per cento a quello contrattuale; con la costruzione di asili, mense e biblioteche dentro la fabbrica, di quartieri abitativi. Diceva Se teorizzo qualcosa di irrealizzabile, incontrer sicuramente consenso in qualche salotto. Se vado oltre, spiegando come realizzarlo tecnicamente, nel dettaglio, rischio di rendermi immediatamente ridicolo. Se poi lo realizzo, quel qualcosa, vengo trattato con ostilit. Imprenditore e intellettuale, uomo che deve guardare al profitto e uomo che non vuole sacrificare al profitto la vita di chi lo produce: sar questa felice duplicit a guidare il pensiero di Olivetti fino alla morte solitaria, su un treno; sar questa felice duplicit a portarlo ad accusare gli industriali del dopoguerra di aver approfittato degli aiuti del Piano Marshall Per rafforzare burocrazie e monopoli, che avevano creato o accettato il fascismo, e di perseguire la fallace e limitata logica del massimo profitto. Nellarco di un decennio, dal 1948, la Olivetti assurge al ruolo di azienda internazionale. Prima la calcolatrice Divisumma, poi la macchina per scrivere Lettera 22 proiettano la fabbrica di Ivrea ai vertici del mercato. Al successo contribuiscono la grafica dei manifesti pubblicitari, il design dei prodotti, larchitettura a misura duomo delle nuove fabbriche. E contribuiscono coloro che Adriano ha scelto per guidare settori nevral-

CHISS FORSE DI NUOVO THE TIMES THEY ARE A-CHANGIN' Il pi clamoroso, gi finito sulle prime pagine, quello che andr al voto in Mississippi. Promosso dagli antiabortisti, chiede di introdurre un emendamento alla Costituzione che dichiari che la vita inizia con il concepimento, per la precisione nel momento in cui si incontrano uno spermatozoo e un ovulo. Se fosse mai introdotto, metterebbe fuori legge, anzi trasformerebbe in un omicidio non solo l'aborto, ma persino buona parte dei contraccettivi, visto che la spirale e la pillola del giorno dopo intervengono a fecondazione gi avvenuta. Si pu capire come persino i vescovi cattolici americani e la National Right of life si siano gi dichiarati contrari. Anche se in effetti non per il bene delle donne, ma perch temono che si trasformi in un autogol. Proposte analoghe sono state presentate infatti anche in molti altri Stati americani, dal Montana al Michigan, e se la vicenda dovesse finire alla Corte suprema ci sarebbe una solenne bocciatura. Ma forse il referendum pi interessante, tra le decine che saranno nelle urne negli Stati uniti l'8 novembre, assieme a una manciata di elezioni suppletive, quello presentato in Ohio. Dopo aver raccolto la bellezza di un milione e 300mila firme, i sindacati, le associazioni per i diritti civili e i democratici, chiedono infatti ora di abolire la nuova legge sui diritti sindacali degli impiegati pubblici. O sarebbe meglio dire contro i diritti sindacali, visto che le nuove norme non solo vietano ogni forma di sciopero ma riducono al lumicino la possibilit stessa di una contrattazione collettiva. persino pi dura di quella approvata, nonostante una grande battaglia popolare durata mesi e mesi, in Winsconsin, visto che in Ohio tocca non solo impiegati e insegnanti ma anche poliziotti e vigili del fuoco. Due categorie amatissime anche dalla base repubblicana. Come dicono del resto anche i sondaggi. L'ultimo, svolto dalla Qiunnipiac University, ha scoperto che quasi il 60% dei cittadini dello Stato si dichiara ora contrario alla legge. Ma se il referendum passer, i guai saranno seri non solo per il governatore repubblicano che in primavera l'ha firmata con tanto entusiasmo, ma persino per Mitt Romney. Non a caso l'ex governatore del Massachusetts, oggi il favorito nelle primarie repubblicane, si esibito in una serie infinita di flip flop, come si dice da queste parti, prima di essere costretto dal suo partito a pronunciare un secco no al referendum. L'Ohio si sa uno degli stati chiave delle presidenziali del 2012, vinto da Barack Obama nel 2008 per un soffio. Poi per, anche qui come nel resto del paese la popolarit del presidente precipitata. Ma se l'8 novembre i sindacati ce la faranno, il segnale sar forte. E forse dir che, come molti sperano dopo l'esplosione della rivolta populista di sinistra lanciata da Occupy Wall Street, che il clima politico americano sta finalmente cambiando.

ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011 (5

SEGUE DA PAG 4

SINTONIE
filippo brunamonti a. catacchio mariuccia ciotta giulia da. vallan marco giusti cristina piccino roberto silvestri silvana silvestri

IL FILM

TORMENTI - FILM DISEGNATO


DI FILIBERTO SCARPELLI, VOCI DI VALERIO MASTANDREA, ALBA ROHRWACHER, LUCA ZINGARETTI. ITALIA 2011.

PINA 3D
DI WIM WENDERS, CON PINA BAUSCH. GRAN BRETAGNA 2011

Dai disegni del sceneggiatore Furio Scarpelli scomparso lo scorso anno, il nipote Filiberto ha realizzato il suo esordio, vicenda drammatica e comica ambientata durante il Ventennio. Lavvocato Rinaldo Maria Bonci Paonazzi seduce per gioco una giovane stiratrice, Eleonora Ciancarelli detta Lolli. Successivamente lei s'innamora di Mario Marchetti, pugile e studente universitario, e Rinaldo si scopre pazzamente innamorato, perde il senno, deperisce, diviene ossessivo e aggressivo. Chiamato nell'esercito, viene spedito con le Camicie Nere nella Spagna della Guerra Civile. Nel frattempo Lolli ha raggiunto a Parigi Mario, fuoriuscito e ingiustamente perseguitato: decidono di partire per la Spagna, per combattere per nelle file delle Brigate Internazionali.

MELANCHOLIA
DI LARS VON TRIER, CON ALEXANDER SKARSGARD E KRISTEN DUST. DANIMARCA 2011.

IMMORTALS
DI TARSEM SINGH, CON FREIDA PINTO E HENRY CAVILL. USA 2011

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ITALIA 2011

Nella Grecia antica i protagonisti sono gli dei e i personaggi mitologici. Dalle avventure della sacerdotessa Phaedra, e del protagonista Teseo, dipendono i destini del mondo. Devono scongiurare una guerra fra gli dei dell'Olimpo e i Titani capeggiati da Iperione (nel cast anche Mickey Rourke). (in sala dall11 novembre)

Film apocalittico di fantascienza senza 3d, e la pi infelice delle sue opere, diviso in tre parti, un prologo, che riassume in 5 minuti tutto il film in suggestivi quadri pittorici, e due lunghe parti narrative. La prima, compatta e concentrata, dedicata a Justine (Kirsten Dust), agente segreto in azione contro ogni sontuoso matrimonio borghese, anche se si appena sposata, e svolazza, nascondendosi, col suo abito bianco e lungo, dallo spettacolo avido e egoista di invitati e familiari. La seconda, pi poema sinfonico libero, arabescato, necrofilo e intimista, dominata da Claire (Charlotte Gainsbourg), la sorella di Justine, donna incapace di attendere, officiante dellestenuante rito pagano che porter (forse) alla catastrofe definitiva, alla Terra che esplode dopo la collusione con il pi gigantesco e vorace pianeta Melancholia. Un requiem al mondo capovolto dalle donne, rappresentate da due sorelle sterminatrici. (r.s.)

Nel 2009, dopo la visione a Cannes di un documentario in 3d sugli U2, finalmente Wenders ha trovato la chiave per il film che desiderava fare da tempo su Pina Bausch. Si era ormai colmato il gap tra le tecnologie di ripresa e i movimenti naturali del Tanztheater. Ne parl con lei, entusiasta, che per, otto giorni dopo, durante un ricovero in ospedale di routine, mor. I ballerini e le ballerine della sua compagnia hanno poi fortemente voluto realizzare nonostante la morte della loro coreografa. Credo che il termine danza moderna sia inappropriato per Pina, dice Wenders, lei ha creato una parola, Tanztheater, il teatro danza. Allestiva infatti drammi che non potevano essere interpretati da attori, ma solo da ballerini. Ha elaborato sulla comunicazione non verbale, su ci che (si) dice la gente attraverso i movimenti. Lei aveva un approccio scientifico. Riprendere i danzatori di Pina come osservarli mentre si fondono alla flagranza del vissuto. (r.s.)

Sokurov e Faust. Il dottore ottocentesco laureato in pi discipline, appartenente a un'era grama, dove la cultura tenuta in scarsissimo conto e non d da mangiare a patto che non si faccia il fatidico patto con il diavolo. Un povero diavolo. Qui ogni scena un'affermazione dell'uomo su Mefistofele, diabolico usuraio, considerato semplice accessorio per l'uomo colto, compagno di strada da sopraffare e irridere, senza il quale non c' da divertirsi. (s.s.)

di Bruno Di Marino

LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA


DI ALESSANDRO GENOVESI; CON FABIO DE LUIGI, CRISTINA CAPOTONDI. ITALIA 2011

CALLED OUT IN THE DARK


Uk, 2011, 425, musica: Snow Patrol, regia: Brett Simon, fonte: Deejay Tv

IL FESTIVAL
FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA E DONNE
FIRENZE, CINEMA ODEON, 4-9 NOVEMBRE

I PRIMI DELLA LISTA


DI ROAN OCCAM ANTHONY JOHNSON, CON CLAUDIO SANTAMARIA E FRANCESCO TURBANTI.

IL MIO DOMANI
DI MARINA SPADA, CON CLAUDIA GERINI E RAFFAELE PISU.ITALIA 2011.

Tratto da una storia vera, accaduta il 1 giugno 1970. Dopo le manifestazioni degli studenti e gli scioperi a Pisa, nell'ambiente del movimento studentesco, arriva la notizia che sta per aver luogo un colpo di stato. Gli studenti pi esposti decidono di espatriare. Tra loro c' anche Pino Masi, un cantautore che ha scritto le canzoni di lotta pi famose, come l'inno di Lotta Continua. Con due liceali, Renzo Lulli e Fabio Gismondi si mettono in viaggio verso il confine. (in sala l11 novembre)

BAR SPORT
DI MASSIMO MARTELLI; CON CLAUDIO BISIO E GIUSEPPE BATTISTON, ITALIA 2011

Da Bar Sport di Benni (1976). Il film funziona come un teatrino, un palcoscenico dove i personaggi sono chiamati a fare il loro numero. Frequentare il Bar Sport un po come andare a scuola e allora lappello importante per conoscere tutta lumanit dei personaggi raccontati nel libro. Oggi invece sono l, visibili, mai risibili perch al fondo c affetto, tenerezza, comprensione, quasi compassione per tutti quei personaggi, che offrono risate perch quella che rappresentano la commedia della vita, solo un tantino scombinata.(a.c.)

Marina Spada sceglie ancora una volta come centro narrativo ed emozionale una figura femminile. Anzi la macchina da presa non lascia mai il personaggio di Monica, interpretato da Claudia Gerini, bravissima e sorprendente nel confronto con un registro molto diverso da quello della commedia in cui labbiamo vista finora. Ma il punto di vista (del film) sul mondo Gerini/Monica e Milano, in una strana dicotomia con una campagna assai poco solare. Le immagini di Marina Spada, negli interni della finanza intrecciati al fantasma di una madre ribelle, e per questo punita, declinano la prima persona al nostro tempo, dichiarando in maniera quasi spudorata, un universo poetico che quello del suo cinema. (c.pi.)

Si intitola Il Valore e la speranza ledizione 2011 di Cinema e donne XXXIII edizione organizzata dal Laboratorio Immagine donna di Paola Paoli e Maresa dArcangelo nellambito dei 50 giorni di cinema a Firenze. In programma 50 film, tra corti, medi e lungometraggi, da Iran, Spagna, Messico, Argentina, Turchia, Germania, Marocco, Polonia, Italia, Usa. Tra i tanti My Perestroika, dellamericana Robin Hessman, il pi recente successo della New Day, la distribuzione americana di film indipendenti che compie 40 anni, Passione, di John Turturro, Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, La 5me corde di Selma Bargach e La buena nueva, di Helena Taberna. Inoltre dibattiti, eventi, due Focus su argomenti di attualit coinvolgenti due o tre paesi presenti, e tre Premi: il Sigillo della Pace, che d un riconoscimento alle registe che utilizzano il cinema come strumento di risoluzione dei conflitti del nostro tempo, il Premio Gilda allattrice e il Premio Anna Magnani a una nuova autrice italiana. (s.s.)

Assolutamente gradevole, pieno di buoni attori e privo di volgarit, il tipo di commedia in cui De Luigi, sembra riconoscersi meglio. Ispirato direttamente dalla serie inglese, The Worst Week Of My Life, scritta da Mark Bussell e Justin Sbresni nel 2004. Alla fine, vero che siamo anche dalle parti del remake alla Benvenuti al Sud, vero che si respira un tipo di slapstick surreale o da sit com, ma vero pure che tutto costruito con una certa grazia, le inquadrature non sono mai banali, gli attori ci fanno ridere tutti, ed un sollievo non vedere Michelle Hunzinker accanto a De Luigi. (m.gi.)

UNA SEPARAZIONE
DI ASGHAR FARHADI, CON PEYAM MOAADI, LEILA HATAMI, BABAK KARIMI. IRAN 2010

7
SUPER

LO SPETTACOLO, IL CD
MONI OVADIA
OLTRE I CONFINI (PROMO MUSIC RECORDS)

Orso d'oro della Berlinale, dramma contemporaneo familiare, implacabile nel segnalarci il pericoloso grado di controllo biopolitico sui microcomportamenti dei cittadini in una democrazia moderna. Ma anche un film che, approvato dalla censura islamica, attraverso lo scontro domestico vuole essere la metafora della divisione del paese, tra una parte, pi agiata e colta, che aspira all'esodo o al cambiamento radicale, e una pi schiacciata perch pi povera, disinformata e bigotta, che vuole difendere un esistente superstiziosamente corretto. (r.s.)

Non il solito metavideoclip, ma qualcosa di pi ed anche piuttosto divertente questo Called Out in the Dark. Durante le riprese del video, il front man della band scozzese, Gary Lightbody, si diverte a fare la controfigura di se stesso o meglio di quello che nella finzione la popstar (un belloccio alla moda) che canta la canzone al posto suo combinandone di tutti i colori: un po sabotando volutamente la lavorazione per il fatto di sentirsi espropriato, e un po per reale goffaggine. Ma la regista, anzich incazzarsi e sbatterlo fuori dal set, pazientemente cerca di risolvere di volta in volta la soluzione, ripresa dopo ripresa. E interessante vedere come Simon gioca sottilmente con la struttura autoriflessiva inserendo, per esempio, nel classico balletto che accompagna il cantante, lidea stessa del ciak che viene battuto dalle peformer (le coreografie sono firmate da Noemie Lafrance). Merito della riuscita del clip anche del cantante di Dundee e della sua aria tra limpassibile e lo stralunato che ricorda il Peter Sellers di Hollywood Party.

QUESTA ESTATE STRANA


Italia, 2011, 420, musica: Zero assoluto, regia: Cosimo Alem, fonte: Video Italia

DI JAMES GUNN; CON RAINN WILSON E KEVIN BACON, USA 2010

FAUST
DI ALEKSANDR SOKUROV; CON HANNA SCHYGULLA E ISOLDA DYCHAUK, RUSSIA 2011

Tra i grandi personaggi del novecento dai celebri lati oscuri, protagonisti dei precedenti film di Aleksandr Sokurov (Taurus, Moloch, Il sole) se ne aggiunge un quarto, il Faust, Leone d'oro a Venezia, sorprendente per la perfezione della sua immaginazione e profondit, quasi una sfida tra il creatore e il suo oggetto, tra

Senza confini Ebrei e Zingari si intitola lo spettacolo concerto di Moni Ovadia, artista famoso per il suo impegno politico che stato a lungo in tourne dal 2009. Lo ha definito lui stesso: un piccolo ma appasionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo. un recital di canti, musiche, storie Rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle gente in esilio, una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi pi vicino a noi si fa solitaria, si carica di un'assenza che sollecita un ritorno, un'adesione, una passione, una responsabilit urgenti, improcrastinabili. Ora uscito il Cd Oltre i confini - Ebrei e zingari per la Promo Music Records che con la sua Stage Orchestra di dieci elementi raccoglie le canzoni dello spettacolo. Il prossimo appuntamento con lo spettacolo al teatro Elfo di Milano dal 15 al 27 novembre. (s.s.)

Frank per tutta la vita stato tormentato da visioni. A otto anni ha visto Ges sulla parete della cameretta, a dodici ha scoperto che il suo amico di giochi non era quello che sembrava ma un demone. E quando ha conosciuto Sarah ha sentito la voce di Dio (Sposala!). Compreso e giustificato nell'ambito evangelico-messianico, Frank Darbo trova la sua ragion d'essere. Svincolare gli umili, gli oppressi, tutte quelle maschere e mestieri decantate dalla societ. A met tra Kick-Ass e Taxi Driver, tinto di Alan Moore, Tarantino e Moodysson, il neo-supereroemascherato Saetta Purpurea, fa piazza pulita armato di chiave inglese combatte il crimine in un Kaboom poco realistico, molto fumettistico, ultra-splatter. (fi.bru)

Qualche fan degli Zero assoluto rimasto sconcertato dallavanguardismo del clip di Questa estate strana, qualcun altro, sempre in rete, ha sottolineato che probabilmente trattasi di un plagio del video Heaven Cant Wait realizzato da Schofield per Gainsbourg e Back, ma in definitiva ci troviamo di fronte al classico genere dei music video strutturati su quadretti fortemente surreali e slegati tra loro. Non c bisogno di scomodare modelli stranieri, anche in Italia vi sono parecchi esempi del genere, pensiamo a Tutti vogliono viaggiare in prima di Ligabue. Ad ogni modo il duo De Gasperi-Maffucci (in alcune sequenze con il volto digitalmente deformato) si ritrova al centro di una galleria di bizzarri personaggi (un uomo ricoperto di post-it) e stranianti situazioni (un enorme pesce al posto di un pallone da rugby) perlopi al ralenti. Certo non originalissimo, anche se Alem abile nella creazione di queste visioni deliranti.

6) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

di Simona Frasca

egli anni Sessanta il movimento femminista era impegnato nel divulgare unaltra via possibile per le donne, unopzione esistenziale che fosse praticabile, alla portata di tutte se solo si cominciava a pensare con una testa nuova frutto di una cultura nuova e di nuove aspettative in termini sociali e sentimentali. Betty Friedan aveva teorizzato ne La mistica della femminilit il malessere senza nome della donna del Novecento perch i presupposti dellesistenza femminile non si potevano esaurire negli assunti tradizionali di figli, marito e impegni domestici. Negli stessi anni Richard Yeats aveva raccontato il portato di quelle riflessioni quando nel suo inarrivabile romanzo Revolutionary Road descrive lalta tossicit dellambiente familiare in cui si consuma la vicenda di April Wheeler mamma evanescente e suicida consapevole. In quei delicati anni la musica pop prende strane vie, abbraccia idee varie e contraddittorie e tiene a battesimo un brano che per alcuni allepoca suon come un saggio di ribellismo adolescenziale e reazionario in aperta opposizione alle tesi del movimento femminista. He Hit Me (It Felt like a Kiss), il brano del 1962 delle Crystals una canzoncina in apparenza innocua e divertente ma nella sostanza sposta le lancette del tempo in un passato lontano anni luce dalle posizioni sostenute dalla Friedan e compagne. Una donna esulta perch la sua infedelt ha provocato una reazione violenta nel suo compagno che la maltratta ripetutamente ma lei ne gode. Se non se ne fregasse di me/ non avrei mai potuto farlo impazzire/ma lui mi picchia/e io ne sono felice. Il testo era opera della coppia Gerry Goffin e Carole King che si erano ispirati a un racconto della loro baby sitter la cantante Little Eva, per la quale avevano composto The Locomotion uno dei loro pi grandi successi. Nelle intenzioni dei due il brano doveva essere un bozzetto di vita intima, niente di pi di un inoffensivo divertissement in musica mentre invece la canzone fu immediatamente percepita come unapprovazione incondizionata di un maltrattamento consumato tra le mura di casa e il fatto che comparisse il nome di Phil Spector come arrangiatore e produttore del brano aggiungeva al caso musicale uninquietudine ulteriore perch il suo intervento sembrava amplificare il carattere selvaggio e violento del racconto contenuto nel testo. Ma il panorama delle canzoni che analizzano il perverso e sadico meccanismo che si innesca in una coppia e che poco ha in comune con quel sentimento libero di amore reciproco dei romanzi medievali ha alimentato la storia della musica molto prima degli anni Sessanta. Il blues di Bessie Smith intriso di storie damore riduttive e frustranti e la sua stessa biografia ne una testimonianza fino

al punto di stabilire un topos del genere. Mi capitato luomo pi miserabile della terra - canta la pi imponente interprete di blues tra i solchi della registrazione di Outside of that del 1923 - ma il suo amore un marchio che non si stacca/la gente dice che sono pazza/lui non ha cuore ed crudele/ma a parte questo ok/mi picchia ma quanto mi ama!/Io non ho mai amato cos da quando sono nata/per scherzo gli ho detto che non lo volevo pi/quando glielho detto/ho fatto star male il mio dolce papi/lui mi ha fatto due occhi neri e non ci ho pi visto/ha dato in pegno tutte le cose che mi ha regalato/ma a parte questo lui ok. Il tema della violenza di coppia emigra facilmente in altri generi e nel 1946 appare riproposto in una chiave ironica e sdrammatizzante da Ella Fitzgerald e Louis Jordan nel calypso dal titolo Stone Cold Dead in the Market. I due celebri cantanti duettano nei toni da black comedy interpretando la storia di una donna che uccide pubblicamente suo marito stanca delle sue ubriacature e della sua violenza. Sia Fitzgerald che Jordan avevano esperienza di storie degradanti e il tono leggero dellinterpretazione era probabilmente dettato da questa consapevolezza. Non mi picchier pi, giura lei canticchiando in un accento giamaicano. E te lo dico, non mi importa se morir su una sedia elettrica per questo!, continua vigorosa. Infine, con una trovata che sconfina in un numero comico paradossale Jordan conclude: Piccola, io sto per tornare e ti sfondo quella testa di nuovo!. Sicuramente la carica di humour, la celebrit dei nomi associati alla canzone, il ritmo cadenzato e ballabile del pezzo furono elementi decisivi che resero pi semplice affrontare apertamente un tema del quale difficilmente si parlava in quegli anni. Sulla stessa linea si ritrovano molti anni dopo, alla fine dei Novanta, le Dixie Chicks che in Goodbye Earl cantano con una soddisfazione tutta femminile la storia di Earl, marito violento ucciso dalla moglie e dalla sua migliore amica con una minestra di fagioli avvelenati. Nessuno si preoccupa di stabilire le cause della morte di questuomo meschino che non merita nemmeno una breve indagine da parte della polizia. Natalie Maines la cantante della band femminile dichiara nel ritornello con gioia: Non ci misero troppo tempo per decidere che Earl doveva morire!. Antony and the Johnsons toccano il tema in Fistful of Love brano tratto da Im a Bird Now, album quasi interamente ispirato allanalisi del dolore inteso come fonte di piacere in una sorta di apoteosi del masochismo in musica di cui il pezzo in questione costituisce il momento culminante. Vicende di ordinaria violenza domestica sono quelle descritte dai Cheap Trick, tra le pi ruspanti e vanagloriose band del firmamento hard rock americano, in The House Is Rockin (with Domestic Problems). In uno sferragliante boogienroll Tom Petersson, bassista e frontman del gruppo e Rick Nielsen, chitarrista e compositore, imbastiscono una storia convenzionale sui litigi tra coniugi, mentre il ragazzo testimone disperato canta il suo desiderio di evasione: Io so, tu sai che qualcosa non va/eppure devo tornare a casa/lui sa, lei sa/chiudi tutte le porte e blocca le finestre/pesanti, pesanti, pesanti difficolt/la casa sottosopra, eppure ci devo andare/non trovo le parole perch sono cos dannatamente difficili, dei pazzi e non ne hanno mai abbastanza/difficolt, s, non riesco a spiegare quello che vedo/

oh, ragazzo, la casa sottosopra. Tra le canzoni pi belle che affrontano il tema va ricordata la splendida Behind the Wall di Tracy Chapman che riferisce una vicenda di violenza privata captata attraverso il muro a cui nemmeno la polizia d seguito perch non vuole interferire tra moglie e marito mentre unambulanza si allontana trasportando la donna ferita in ospedale. Dalla prospettiva maschile il contributo dei Green Day con Pulling Teeth dal loro epocale album Dookie (1994), questa volta un uomo preso nella morsa di una terribile infatuazione e vittima di una relazione mortificante. Nella moltitudine di band che contribuiscono a moltiplicare il prisma dei racconti possibili in fatto di abusi domestici ci sono i Sonic Youth che in Shoot restituiscono una vicenda di amore meschino con i toni propri del mood narrativo da provincia Usa. Una donna incinta chiede al compagno macchina e soldi, inventa bugie per ottenerli ma in verit fantastica di correre ad abortire e essere libera da quella relazione mortificante. Kim Gordon con la voce screziata e disturbata e il suono congestionato da interferenze, marchio di fabbrica di gran parte della produzione del quartetto di New York, entra nel dramma femminile in prima persona fino al punto di giustificare luccisione del nascituro:. Ssssh, silenzio/eccolo visualizzato/s, cos/prega piccolo/uno, due, tre/spara, spara, spara. Ma la morte in questi casi pu essere risurrezione?

STORIE MI HA PESTATO, A PARTE QUESTO LUI OK

Fenomenologia dellorrore pop


A sinistra Antony Hegarty, al centro i Sonic Youth, a destra Bessie Smith. Qui sotto, a sinistra, Rick Nielsen (Cheap Trick) e due 45 giri a rischio

Canzoni allapparenza innocue che nascondono istanti di violenza domestica. Schiaffi, pugni e occhi neri che anzich turbare diventano il segno di un amore forte. E vanno pure in classifica. Altri denunciano e mettono a nudo drammi e tormenti

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MONDO EXOTICA

Camminate Zulu. Sul muro del funk


Francesco Adinolfi
Il debutto con la vocalist Gizelle Smith (This Is Gizelle Smith & The Mighty Mocambos) era una perla: fitto di pezzi reattivi, fisici, altamente stimolanti. Un elettrodo new funk che si ripete anche con il nuovo disco in proprio dei tedeschi The Mighty Mocambos che in The Future Is Here (Legere rec. LEGO 036; 2011) abbandonano Gizelle Smith (di base a Londra) e imbarcano leggende hip hop come Afrika Bambaataa e Charlie Funk, la vocalist francese Caroline Lacaze e la regina tedesca del rare groove Su Kramer. Il risultato un disco pressoch strumentale incardinato dentro un'ortodossia funk che lascia spazio anche a stimolanti fantasie: in particolare il soul surf di Transcendental Express. Tra i pezzi vocali irresistibile proprio la collaborazione con Bambaataa, padrino dell'hip hop e Charlie Funk (alias Afrika Islam, membro originario della Zulu Nation e produttore di Ice-T). Entrambi i pezzi in cui si coinvolgono (Zulu Walk e Battle) accendono fantasie retro hop senza mai scivolare in tirate sonore nostalgiche: c' il funk della band a tenere il timone modernista. Avvolgente la voce di Lacaze. La storia dei Mighty Mocambos di Amburgo parte da lontano e non sfuggita al produttore Kenny Dope che apprezz la loro versione di The Message (Grandmaster Flash & the Furious Five) reintitolata semplicemente The Next Message e subito pubblicata nel 2008 sulla sua etichetta (a nome Mocambo, mentre in Finlandia era uscita come Mighty Mo & the Winchester Seven). In The Future Is Here torna nella versione originale. I 12 pezzi evidenziano una band che stata in grado di strutturarsi nel tempo e dopo una sfilza di singoli usciti con gli pseudonimi pi variegati. Il futuro comincia adesso. UN SINGOLO da amare. Un classico del jazz ritrattato in chiave ultrafunky da Anita Moore and The Tsu Jazz Ensemble. Si intitola Compared to What (Advent/ Tramp JTR 5007; 2011) e compariva in origine in Swiss Movement (1969), un live del pianista Les McCann e del sassofonista Eddie Harris. Scritta da Gene McDaniels (autore, insieme a Burt Bacharach, del classico Tower of Strength), una canzone di protesta eseguita da una schiera di artisti: Ray Charles, Della Reese, John Legend, The Roots. Tra le versioni pi elettriche e funky c' quella di Anita Moore, gi vocalist di Duke Ellington e del figlio Mercer Ellington. Un 45 giri imperdibile, il settimo pubblicato dalla Tramp nella sue serie Jazz Dance. TRE ANNI di tour zigzagando per il mondo e The Dynamics tornano con 180000 Miles & Counting (Favourite rec. BIGS 1014 CD), un lavoro realizzato cooptando quattro diversi produttori e altrettanti studi di registrazione. Il suono - pur con divagazioni molto pi personalistiche - mantiene la solita attenzione a soul, dub, reggae mancando per di quella incisivit funky conferita in passato alla formazione da Bruno 'Patchworks' Hovart (Mr President, Mr Day, Uptown Funk Empire) che stavolta si chiama fuori.

SCOPITONE
di Guido Michelone
asta andare su YouTube e digitare ad esempio Calendar Girl di Neil Sedaka, un masterpiece di glam, pop, camp: anno 1962 e lallora ventitreenne cantante di Brooklyn, capelli impomatati, fondotinta vistoso, si esibisce a un pianoforte bianchissimo con smoking colorati che cambiano a ogni scena, davanti un enorme calendario; queste scene sono alternate a dodici ragazze - appunto le calendar girls - ognuna per un mese e pronte a danzare assieme a lui in abiti succinti, qualcuna anche svestita da coniglietta di Playboy. Che cos questo proto videoclip dalle tinte squillanti e caramellate? Un filmino di due minuti per Scopitone, neologismo composto dal greco scopein (guardare) e tonos (tonalit): un jukebox che unisce l'immagine al suono. Per quasi tutti i Sixties lo Scopitone inteso come marchingegno e gli scopitones (i relativi filmati) vanno alla grande nelle coffee house frequentate perlopi da sfaccendati, impiegati, pensionati, neolaureati ancora disoccupati. Ce n per tutti i gusti (maschili). Un altro esempio: Julie London in Daddy; lancor avvenente jazz singer, dai trascorsi hollywoodiani, declama sensualmente una blues ballad nei saloni di una maison dhaute couture, dove sfilano, dietro lei, cinque ballerine in slip e reggiseno (spesso di pelliccia) surclassandola in sex appeal. Ancora un caso, ai limiti dellincredibile: lo scopitone Ba-

MITI LA BREVE STAGIONE DELLANTENATO DEI VIDEOCLIP

Se il jukebox ha le visioni
by Face di Bobby Vee, classico tormentone estivo, inizia con un assolo di batteria abbinato a seni e culi in primissimo piano a muoversi al ritmo di un facile rock; campo lungo ed ecco la mercanzia per intero: sei splendide ragazze in costume da bagno intente a mostrarsi in provocatori contorcimenti. Lo Scopitone risulta perci lultimo (o per altri versi, il penultino) anello di una lunga catena di oggetti d'uso per la musica riprodotta, il completamento ideale nello sviluppo elettrico della meccanica partita dai carillon e proseguita con pianole, teatrofoni, nickelodeon, music-box. Tecnicamente parlando, a monte dellidea di un film-jukebox c' il Movietone o Panoram prodotto dalla Mills Novelty Company di Chicago che presenta negli anni Quaranta brani jazz, country, pop, i cosiddetti soundies in bianco e nero: all'interno di questi enormi jukebox (con uno schermo rettangolare posto in alto) possono entrare solo otto filmati a 16mm di tre-quattro minuti ciascuno, che vanno in loop, tutti di seguito, per ricominciare poi da capo, dunque senza possibilit di scelta da parte dellutente. Il passo successivo, grazie ai brevetti europei consiste proprio nella possibilit, introducendo una moneta nella fessura, di optare per un filmato musicale a richiesta tra i diciotto inseriti (e di durata leggermente inferiore ai precedenti, per motivi di capienza). Inoltre sia il nostrano Cinebox (divenuto poi Colorama) sia lanalogo parigino Scopitone, durante gli anni Sessanta, garantiscono una buona resa cromatica (a colori) e un discreto rapporto tra qualit artistica e operazione mercantile, pescando via via nel mare magnum della musica leggera, dei primi vagiti cantautorali, delle giovani tendenze sonore dal r'n'r al beat, dal soul alla psichedelia.
Momenti di gloria Tuttavia, a considerare il boom dei cine-jukebox americani, che preferiscono il brevetto francese allitaliano, qualcuno restringe il periodo di gloria al solo triennio 1962-1965, nonostante sia meglio attenersi alla vulgata dei filmati diffusi sino al 1968 compreso: alla stessa stregua della musica britannica anche a quella statunitense in Scopitone viene a mancare il sostegno dei nuovi talenti in ambito rock, soul, folk, jazz, che preferiscono altre modalit comunicative: la musica dal vivo, il contatto diretto dai piccoli club ai mega raduni, la scena casual, la teatralit spoglia, l'impatto puramente sonoro delle prime emittenti libere. La nascente controcultura hippie, freak, underground insomma non ama lideologia-scopitone, bench indirettamente questultima si apra ai primi contestatori mediante qualche timido ingrediente scenografico: ma gli allestimenti in chiave pop-art o psichedelica sembrano estranei alla scelta dei musicisti, che concerne ancora la lounge generation a rappresentare anagraficamente i genitori o i fratelli maggiori dei figli dei fiori. C tuttavia un breve periodo, prima dell'arrivo dei Beatles o del Bob Dylan elettrico, in cui si pu parlare

di trionfo dello Scopitone americano; sono davvero pochi i grandi titoli da hit parade e ancor meno gli autentici capolavori della forma-canzone - Ruby Baby di Dion, The Lady is a Tramp di Buddy Greco, Spanish Harlem di Ben E. King, These Boots... di Nancy Sinatra, Love for Sale di Frank Sinatra Jr., The Lion Sleeps Tonight dei Tokens, Walk on By di Dionne Warwick, If di Timi Turo - ma quanto basta alla sociologa Susan Sontag per farle scrivere, nel 1964, con il saggio Note sul camp, che i filmati in Scopitone sono una parte imprescindibile dei canoni della cultura camp, la cui essenza per lei consiste nell'amore per ci che innaturale: l'amore per l'artificiale e per l'esagerato (...). Una sensibilit quasi, ma non del tutto, indescrivibile. Ogni sensibilit che pu essere racchiusa nella forma di un sistema, oppure maneggiata con i grezzi mezzi della prova, non pi una sensibilit. Si concretizzata in unidea. Tuttavia l'uso deliberato, consapevole e talvolta sofisticatissimo del kitsch nell'arte e negli atteggiamenti, cos come si delinea nella camp culture, vale solo in parte per gli scopitones. Le parole della Sontag infatti suonano al contempo come il canto del cigno perch nonostante alcune migliorie tecniche come la scelta fa trenta titoli in ogni apparecchio oppure limmagine nitidissima con il sistema Color-Sonics a 8mm dellOfficial Films (che usa persino i Paramount Studios a Hollywood) - lo Scopitone cede il passo al film-concert nelle sale ormai dotate di dolby-stereo con i successi dei lungometraggi Monterey Pop (68) di D.A. Pennebaker e di Woodstock (70) di Michael Wadleight, seguiti da decine di altre pellicole ora chiamate docu-rock, allepoca neo camp (e definite appunto filmconcert), oggi dimenticate o disponibili in dvd, ma presentate come monografie di gruppi o cantanti. Nonostante la carenza di dati e la cronica mancanza di un serio lavoro catalogatorio, sembra inoltre che l'ultimo scopitone ufficiale risalga al 1978, cronologicamente a met fra Bohemian Rhapsody dei Queen (75) e Video Killed the Radio Star dei Buggles (81) che simbolicamente marcano i due estremi della genesi dei videoclip televisivi o in videocassetta, che cambieranno radicalmente lim-

maginario del sound giovanile, come non accade nemmeno con lavvento pi o meno coevo del compact disc: avverr solo in anni recentissimi grazie alla musica scaricabile. I clip prodotti nel mondo in questi trentanni sono milioni, mentre gli scopitones si contano a decine, forse centinaia, stando alla maggior raccolta di filmati (e apparecchi) che si trova al Belcant Theatre di Nashville (Tennessee); la ristampa di questi materiali in dvd antologici o l'inserimento in internet, ne garantiscono la circuitazione e la conoscenza: un fenomeno comunque legato al fervore mediale, artistico, commerciale e tecnologico degli anni Sessanta. Lo Scopitone, come gi detto, raccoglie solo qualche divo pop, recuperando addirittura le stelle dello swing e della torch song, persino del burlesque e dello strip-tease, tanto per rendere doppiamente esplicite le intenzioni sexy dei filmetti gi pullulanti di gogo-dancer accanto ai musicisti; memorabili, nel senso della drammaturgia, le performance della spogliarellista Joi Laising in Web of Love, contornata da altre sei fanciulle, tra exotica e b-movie o di January Jones nel blues armstronghiano Up a Lazy River che diventa uno shake da lei cantato e ballato rigorosamente in due pezzi. Il fine degli scopitones americani di conquistare la popolarit con musichette fintamente eccentriche, ma che possano risultare alla moda o sottilmente camp, come direbbe la Sontag; ecco quindi la prevalenza di motivi allegri, veloci, ballabili, mentre la messinscena insiste grosso modo

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su due filoni: da un lato illustra verosimilmente il testo della canzone; dall'altro inserisce al posto o accanto a tale realismo tutta una gamma di elementi femminili ultra-sexy, con immagini spinte e licenziose, mai oscene secondo la morale calvinista yankee, tra pin-up e donnine-calendario. Infatti quasi tutti gli Scopitone statunitensi risultano un trionfo esagerato e un'ostentazione eccessiva di procaci ragazze in bikini succinti che si scatenato in twist o shake provocanti in mezzo a situazioni orgiastiche, quasi a simulare coiti e orgasmi. La differenza con i ben pi castigati e un po sessuofobi colorama italiani o i meno censurati scopitones francesi e nordeuropei sta nella modalit d'uso e nel luogo di fruizione, con relative abissali divergenze nelle tipologie di clientele che s'avvicinano ai cine-jukebox. Mentre nelle citt europee i caff sono appannaggio di un pubblico generico per et, sesso, cultura, ceto sociale, negli States i bar hanno frequentazioni perlopi maschili: in particolare quelli dove, tra il 62 e il 68, vengono piazzati gli scopitone restano la meta prediletta di uomini adulti, single, maschilisti dalla bassa estrazione socioculturale; presentando filmati con donne mezze nude, in un sistema dove ancor oggi vietata la pubblicit di biancheria intima e con l'industria del porno ancora in fase embrionale, il consumatore assume una doppia complicit, viene attratto dalle immagini (e dai suoni) a sostare a lungo nel bar, fermandosi a spendere in bevande e in gettoni per gli scopitones medesimi. E tra questi scopitones, oltre le bellezze femminili da contemplare voyeuristicamente, si trova anche buona musica: il jazz anzitutto con la tromba e lorchestra di Ray Anthony nel dixieland annacquato Winchester Cathedral (allepoca un successone, interpretato persino da Frank Sintara), la bella voce di Kay Starr, per Billie Holiday lunica bianca in grado

di cantare i blues nella swinganriprese dal basso, angolazioni te Around the World; il sghembe, montaggio complesso, rhythmnblues con il grottesco ritmo serrato (e al contempo estaScreamin Jay Hawkins che resta tico), fotografia curatissima nelle dietro le quinte per far posto a tonalit, giochi ottici con la macuno stilizzato cartoon in Frenzy; il china da presa, vicende spesso codoo-wap con i mitici Delta rali; in pi c una forte vena ironiRhythm Boys nei due So High so ca in Bettersweet Samba dove un Wide so Low e Come Softly to Me, simil Mr. Bean saggira al party in entrambi senza donnine e con i cerca di facili conquiste; o come cinque blacks a bucare lo scherpure in Girl Talk in cui il cantante/ mo; il surf con gli Hondells nel vepianista in smoking contempla i loce Sea Cruise un po a imitaziocambi dabito di splendide divertine dei Beach Boys; il soul nero te modelle tra i camerini in uno con Vicky Anderson nella beatlepsichedelico atelier, non senza il siana Yesterday e soprattutto Lou debito di riconoscenza al MicheRawls in una raffinata versione langelo Antonioni di Blow Up. jazzata del vecchio St. Louis Blues; la pop song con Vikki Carr Rapido declino Ci che ancora poco chiaro, nelin Everything Ive Got con una la storia dello Scopitone Usa, rimessinscena che richiama il musiguarda il declino del fenomeno in cal West Side Story, in un effettivo tutti gli States, un declino rapido, climax di parodistica citazione. cocente, forse imprevisto, che a Sotto questultimo aspetto si trosua volta si pu far risalire anzitutvano anche due autentici capolato a problemi tecnico-economici: vori di arte cinematografica, non da un lato ci sono il costo di acquia caso firmati dal regista Robert sto e di mantenimento di un apAltman (gi autore dei telefilm Boparecchio che allepoca vale circa nanza e Peter Gunn, ma assai pril'equivalente di diecimila euro e ma di Mash, Images, Nashville richiede mezzo dollaro al giorno ecc.). Altman, che pur si adatta a per il copyright dei brani. Dallalgirare Ebb Tide, scopitone di mutro lo Scopitone crea qualche prosica strumentale con la spogliarellista Lili St. Cyr, in posa da odalisca, che lascia ben poco allimmaginazione, nellattesa di un misterioso cavaliere arabo che giunge a cavallo per sedurla nella tenda sul mare. Ma a guardare il cantante Bobby Troup in Girl Talk e il trombettista Herb Alpert in Bitterseet Samba si resta meravigliati di fronte alla regia di Altman che pare riassumere gi tutto il suo cinema successivo: scene di massa, profondit di campo, camera a mano,

blema meccanico: per ammortizzare le cifre, le pellicole vanno proiettate di continuo, portando a un rapido deterioramento e al conseguente blocco della macchina stessa; per spesare il possesso di una pellicola, va proiettata almeno 160 volte in tutto, e per il copyright 10 passaggi al giorno. Ma la questione va posta alle sorgenti, ovvero a chi fin da subito crede e investe nel mezzo e nel business che dovrebbe favorire a breve o lungo termine. Sono quattro gli attori di questa commedia: c' innanzitutto George Wood che ottiene dalla William Morris Agency la licenza per i primi duecento apparecchi da distribuire nei bar: una cifra che entro dieci anni, nelle sue intenzioni, dovrebbe salire in fretta, superando il numero di cinquemila. Tuttavia a questo punto insorge il secondo attore, che, stando alle cronache, risulta essere la mafia americana nel tentativo di controllare la gestione dello Scopitone sull'East Coast. E ci sono infine gli attori maggiormente inseriti nel mondo dello spettacolo, con un giovanissimo Francis Ford Coppola, gi alle prese con i problemi del ci-

nema e dei media, ma entusiasta del mezzo e cos ottimista per un futuro scopitonico da investire somme ingenti nel commercializzare lapparecchio a New York; sembra fargli da pendant, a Los Angeles, l'attrice/cantante Debbie Reynolds, protagonista undici anni prima del musical Singin in the Rain (Cantando sotto la pioggia), unica a operare davanti e dietro lo schermo sonoro: oltre le vendite dei cine-jukebox, suo il primo scopitone americano, con una versione jazzy mid-tempo di If I Had a Hammer, che, pur affascinante per gli impasti timbrici e alla messinscena glamour, snatura lordinario assunto dellautore Pete Seeger: un confronto con la versione acustica ritmata e urlata di Peter, Paul & Mary al Folk Festival di Newport schiacciante (a favore di questultimi: anche in Italia, da canto di protesta diverr lhit y-y Datemi un martello di Rita Pavone). Dei quattro attori la Cosa Nostra, legata a un paio di aziende di Scopitone, a creare problemi alla Commissione Antimafia, presieduta da Robert Kennedy, che porter tutti a chiudere i battenti attorno al 1969.

PIATTI AL VINILE

Il fado elettrico della sardina triste


di Pi Erre
PARIGI Chez LAmi Jean Rue Malar 27 (tel. 0033 01 47 05 86 89). I francesi son maestri, si sa, nel vendere fuffa. Ma i tovaglioli griffati di questa piccola, straordinaria, trattoria, in questo caso sono il risultato della cura del dettaglio. Perch lAmi Jean non sbaglia un colpo. Lo chef Stphane Jgo propone, in un dcor rustico e familiare, una cucina basca ardimentosa, in bilico tra tradizione e sperimentazione spinta. Pur di sedano e rapa, zuppe di verdura, carne eccezionale e salse di ogni tipo. C anche un menu carta blanche, a discrezione di Stphane. La carta un rompicapo, con piatti come questo (traduzione puntarellesca): La donna del panettiere in samba, confettura di cipolla e cervello nocciolinato. Al di l delle bizzarrie, una delle trattorie pi divertenti e calorose di Parigi, omaggiata anche dalla nostra guida di riferimento, Le Fooding. Ha il calore di un Bertrand Belin (novello Gainsbourg) e lallegria di una Zaz. Bonus: il menu a 38 euro. Malus: bisogna prenotare due settimane in anticipo (meglio andare a pranzo). Voti: cucina 8, ambiente 8, servizio 7. BARCELLONA Mundial Plaa de Sant Agust Vell, 1 (tel. 0034 933 199 056). In una splendida piazzetta a un passo dal Mercato di Santa Caterina e dal Museo Picasso, nel centro del Barrio del Born di Barcellona, si nasconde il vociante Bar Mundial. Esiste dal 1925 a conduzione familiare e nella sua confusione di luogo affollato, trasuda godereccia allegria. Alle pareti, foto in bianco e nero di pugili, lampade anni 30 e una miriade di tavolini piccoli e ravvicinati. Il menu a base di tapas di mare, seppie, merluzzi, baccal, il buonissimo polpo arrosto, gamberetti bolliti, gamberi e un tripudio di frutti di mare. Imperdibile il pan amb tomaquet, ovvero il saporito pane e pomodoro catalano. Champion Sound dei Crystal Fighters, dai gusti spagnoleggianti, il perfetto pendant dallegria. Malus: prenotazione necessaria. Bonus: pesce buono e ben cucinato a prezzi modici. Voti: cucina 7, ambiente 7, servizio, 6.5 LISBONA Pateo 13 Caladinha de Santo Estvo 13 (tel 00351 218 882 325). Alfama il quartiere di Lisbona nel quale a ogni angolo ci si sente prigionieri di un fado ineluttabile e dove la malinconia atlantica raggiunge il massimo del suo splendore ingestibile. E allora eccola la versione elettronica di Oxal dei Madredeus con la pungente voce di Teresa Salgueiro che si erge nellaere. Qui tra le viuzze che salgono su dal Museo del Fado, non si possono non gustare le sardine arrostite allaperto di un angolo di felice sospensione nel tempo. I tavoli sono disposti sotto il cielo e sotto gli effluvi del barbecue, che non si spegne mai. Oltre alle sardine, orate, tranci di pesce spada ma anche bistecche, polletti schiacciati e saporiti. Insieme ai piatti, tanta freschissima sangria. Bonus: atmosfera autenticamente lisboeta. Malus: poca variet di piatti. Voti: cucina 7, ambiente 8, servizio, 6.5. www.puntarellarossa.it

Alcuni esempi di Scopitone e di Cinebox. A sinistra con due testimonial deccezione, Gianni Morandi e Neil Sedaka

Cinquantanni fa nasceva in Francia una strana macchina cinemusicale. Rivale della nostrana Cinebox, prender presto piede anche negli Usa. Ma era destinata a scomparire

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GUIDO FESTINESE, LUCA GRICINELLA, GABRIELLE LUCANTONIO, GUIDO MICHELONE, ROBERTO PECIOLA

AA. VV.
DUBSTEP ALLSTARS VOL. 08 - MIXED BY DISTANCE (Tempa)

DOWNPILOT
NEW GREAT LAKES (Tapete/Mutante Inc.)

IN USCITA A NOVEMBRE
Active Child - You Are All I See (Vagrant/Goodfellas) Adele - Live at the Royal Albert Hall, dvd + cd (Xl Recordings/Self) Brett Anderson - Black Rainbows (Ear Music/ Edel) Olof Arnalds - Olof Sings (One Little Indian/ Self) Atlas Sound - Parallax (4AD-Beggars/Self) The Beets - Let the Poison Out (Hardly Art/ Audioglobe) Bonnie Prince Billy - Wolfroy Goes to Town (Domino/Self) Kate Bush - 50 Words for Snow (Emi) Caged Animals - Eat Their Own (Lucky Number/Cooperative Music) Fabrizio Cammarata & The Second Grace Rooms (Via Audio Records/Venus) Neal Casal - Sweeten the Distance (FargoNave/Self) Dirty Projectors & Bjrk - Mount Wittenburg Orca (Domino/Self) Brian Eno - Panic of Looking, ep (Warp/ Self) Five Finger Death Punch - American Capitalist (Spinefarm/Cooperative Music) Frei - Sulle tracce della volpe (Aidoru/Audioglobe) Joker - The Vision (4AD-Beggars/Self) Kele - The Hunter, ep (Wichita-Pias/Self) Kings Daughters & Sons - If Then not When (Chemikal Underground/Audioglobe) Leningrad Cowboys - Buena Vodka Social Club (Spv/Audioglobe) Cass McCombs - Humor Risk (Domino/Self) Meshell Ndegeocello - Weather (Nave/Self) Odonis Odonis - Hollandaze (Fat Cat/Self) Mike Patton - The Solitude of Prime Numbers (Ipecac/Goodfellas) Peaking Lights - 936 (Domino/Self) Piccoli Omicidi - Ad un centimetro dal suolo (Still Fizzy Records) Piet Mondrian - Purgatorio (Urtovox/Audioglobe) Bill Ryder-Jones - If... (Domino/Self) Sick Tamburo - A.I.U.T.O. (La Tempesta) Sigur Rs - Inni, dvd + 2 cd (Krank/Self) Laura Veirs - Tumble Bee (Bella Union/Cooperative Music) Voivod - To the Death 84 (Alternative Tentacles/Goodfellas)

ROCK

IMPRO

Supergruppi allattacco
Mettete insieme Sammy Hagar, colui che ha preso il posto di David Lee Roth nei Van Halen, il bassista di quella stessa band, Michael Anthony, un batterista come Chad Smith, da sempre nei Red Hot Chili Peppers, e Joe Satriani, uno dei chitarristi pi gettonati tra chi ama i virtuosismi e avrete un supergruppo. Una formazione che risponde al nome di Chickenfoot e che ha appena pubblicato per Reprise il secondo lavoro, dal fuorviante titolo III... Puro rock in salsa hard, niente di pi niente di meno. Chi ama il genere apprezzer, tutto fatto con misura e con i segreti del mestiere che i quattro portano in dote. Ma a noi sfugge il senso... Altro giro altro supergruppo, si chiamano King Mob e il loro esordio Force 9 (Steamhammer/Audioglobe). Rocknroll go-go. Daltronde i nomi che compongono questo supergruppo non lasciano dubbi: Chris Spedding alla chitarra, il grande Glen Matlock al basso, il redivivo Martin Chambers alla batteria e Snips alla voce, accompagnati da una nuova stella del chitarrismo, Sixteen. Force 9 uno di quei dischi che metti nel lettore e non fanno danni ma che, altrettanto difficilmente, ti resteranno nella testa e nel cuore. (Roberto Peciola)

Aromi giapponesi contemporanei


Tre dischi ribadiscono gli ormai frequenti contatti fra Occidente e Giappone nelle nuove musiche soprattutto improvvisate. Il primo rientra per nellalveo classico, Landscape (Ecm) di Toshio Hosokawa, cinquantenne di Hiroshima, contempla infatti tre composizioni su quattro (1993, 2000, due 2008) in cui protagonista il sh, un fiato di origini cinesi, qui superbamente suonato da Mayumi Miyata, che rimanda a culture ancestrali, mentre le orchestrazioni dirette da Alexander Liebrich con la Mnchener Kammerochester conducono verso una suadente post-dodecafonia dagli aromi nipponici. In Visions (Abeat) dei Gaia Quatro sono di scena gli argentini Gerardo Di Giusto e Carlos Buschini accanto ad Aska Kaneko e Tomohiro Yahiro che qui (2004) si rifanno a un jazz moderno condito con spezie ethno-world dal sapore romantico. Infine, Marilena Paradisi e Michiko Hirayama Prelude for Voice and Silence (Silta Records) presenta la vocalist italiana che savvicina invece al concetto di free contemporary improvisation dove le due voci, femminile e maschile, offrono spazialit ai suoni e alle pause, fra respiri, attese, coinvolgimenti in ventidue brevi capitoli tanto estremi e struggenti. (Guido Michelone)

Qual la concezione del dubstep di Distance? Per il dj e producer londinese si tratta di un ritmo teso, spigoloso e oltremodo oscuro - vari i brani firmati dallautore del mix e, come nei suoi album, in pi di uno viene fuori il suo passato heavy metal. E fin qui nessuna novit di rilievo. L'aspetto originale di questo mix che il dubstep per lo pi non spinge a movimenti elettrici ma si occupa di creare un'atmosfera, un sottofondo sinistro, da film horror pi che mai contemporaneo. Una fotografia originale del dubstep che spinge a concentrarsi sui suoni di un ritmo ancora in salute. (l.gr.)

Downpilot la creatura del polistrumentista di Seattle Paul Hiraga e New Great Lakes il suo quarto album. Qui per la prima volta fa tutto solo (anche molti degli strumenti sono self-made). Il mood intimo e si rif al sound americana, i brani sono tutti di pregevole fattura con un paio di eccellenze, tra questi lo splendido pezzo che apre il cd, Edge of the Flood, che in alcuni passaggi ricorda il neoprog acustico la Steven Wilson, e la dolce NY Stories. (r.pe.)

ITALIA

KASABIAN
VELOCIRAPTOR! (Columbia/Sony)

AA. VV.
RUGGINE (Gibilterra/Radiofandango/Edel)

La colonna sonora del film di Daniele Gaglianone, Ruggine, contiene musiche di Evandro Fornasier, Walter Magri e Massimo Miride. Musiche di atmosfera, spesso cupe e inquietanti. Ci sono poi i titoli di coda, con la stupenda canzone Un campo lungo cinematografico, scritta e cantata da Vasco Brondi, alias Le Luci della Centrale Elettrica. Il pezzo irrobustito dalla collaborazione con Rachele Bastreghi, bassista e seconda voce dei Baustelle. Da custodire come una gemma preziosa. (g.lu.)

Che Delusione! S, proprio con la D maiuscola. Se la nostra recensione del precedente West Ryder Pauper Lunatic Asylum cominciava con la stessa formula, ma al posto di Delusione cera Disco, dopo vari ascolti di questo nuovo atteso album dei Kasabian, proprio non riusciamo a convincerci di un tale passo indietro, tanto compositivo quanto di arrangiamenti. In Velociraptor! non siamo riusciti a scovare nessuna di tutte quelle qualit che avevano fatto del precedente uno dei migliori lavori del 2009. Tutto risulta piatto e maledettamente scontato, tutto troppo logico. Paura di osare? (r.pe.)

Sogni elettronici per respiri noise


Le Maschere di Clara sono tre ragazzi di Verona. Il loro album desordio, Anamorfosi (Black Widow), uninteressante sintesi tra rock dalle venature heavy, noise e reminiscenze classiche (con derive che fanno pensare anche al prog). Qualche pecca nella voce, non sempre in tono e nei testi a volte troppo ricercati. Altre latitudini per il secondo lavoro dei napoletani Atari, Can Eating Hot Stars Make Me Sick? (Suonivisioni/ Audioglobe). Indietronica dal marcato sapore pop, decisamente ben strutturata, che potrebbe competere con molti pi celebrati lavori di artisti stranieri; da ascoltare White Dreams e If My Brain was a Program. Risaliamo fino a Pavia per trovare il nuovo lavoro dei News for Lulu, They Know (Urtovox/Audioglobe). Dal post rock degli esordi virano verso un gradevole (ma niente pi) indie pop-rock di matrice statunitense, con Wilco nel cuore e nella mente. Qualche chilometro e si arriva a Milano, citt cantata con intelligenza e acutezza (nei testi e nei suoni) da Fabrizio Coppola nel suo Waterloo (Artevox/Venus), tanto che il brano Respirare lavorare stato scelto per la sua campagna elettorale dallattuale assessore alla cultura del capoluogo lombardo Stefano Boeri. (Brian Morden)

CONDUCTION3
CONDUCTION3 (nBn records)

PABLO LEDESMA & ENZO ROCCO


SEIS EPISODIOS EN BUSCA DE AUTOR (Setola di Maiale)

Il nome dellalbum anche alla base di questo nuovo progetto del giovane jazz italiano: maggior responsabile il batterista Carlo Alberto Canevali, il quale chiama, accanto a s, il russo Yuri Goloubev al contrabbasso e lesperto Achille Succi, qui diviso tra clarinetti e sax alto. A parte Listen Visa Till Karin (Linton) e Natt (Jormin), gli altri pezzi sono ripartiti fra la sezione ritmica che qui ovviamente ha una funzione propulsiva non solo rispetto allunica voce solista, ma soprattutto verso il senso ultimo dellintero lavoro, un lavoro in riuscito equilibrio tra scrittura e improvvisazione, ct melodico e spunti free. (g.mic.)

Letichetta dedita, per sua stessa definizione, alle musiche non convenzionali d spazio a interessanti protagonisti dellimprovvisazione, tutta gente che ha maturato esperienza e capacit empatica nel confronto con laltro. Come Enzo Rocco, chitarrista di Crema, veterano degli incontri a due: basterebbe rammentare quelli con Lol Coxhill o con Carlo Actis Dato. Il nostro qui registrato in due distinte occasioni di un recente tour argentino, a La Plata: le corde elettriche a confronto con il sassofono intenso e spericolato di Pablo Ledesma. La concentrazione assoluta del duo garantisce esiti splendidi. (g.fe.)

The Rapture
Unica data italiana per il punkfunk e lelettro-rock della band di New York.
MILANO LUNEDI' 7 NOVEMBRE (TUNNEL)

Yuck
Power pop in salsa lo-fi per la band inglese.
MILANO LUNEDI' 7 NOVEMBRE (ROCKET)

Ulver
Il progetto di Stian Westerhus dei Jaga Jazzist.
TORINO GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (SALA ESPACE) ROMA VENERDI' 11 NOVEMBRE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) PARMA SABATO 12 NOVEMBRE (TEATRO REGIO)

Grandmaster Flash
Uno dei precursori dell'hip hop.
SEGRATE (MI) VENERDI' 11 NOVEMBRE (MAGNOLIA)

ON THE ROAD
John Grant
Il leader degli Czars in versione solista torna in Italia per presentare dal vivo il suo disco d'esordio, Queen of Denmark.
MILANO GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (TEATRO DAL VERME) ROMA VENERDI' 11 NOVEMBRE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA) BOLOGNA SABATO 12 NOVEMBRE (COVO)

fonista americano di origine indiana Rudresh Mahanthappa. Il pianista indostatunitense Vijay Iyer si esibisce in solo per Musicus Concentus.
PESCARA LUNEDI' 7 NOVEMBRE (TEATRO MASSIMO) PADOVA MARTEDI' 8 NOVEMBRE (DA DEFINIRE) MAROSTICA (VI) MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (PANIC JAZZ CLUB) FIRENZE VENERDI' 11 NOVEMBRE (SALA VANNI)

Explosions in the Sky


Una sola data in Italia per la post rock band texana che presenta il nuovo album, Take Care, Take Care, Take Care. In apertura The Drift.
TREZZO D'ADDA (MI) MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (LIVE)

Dub Syndicate
Il reggae e il dub rivisto alla maniera del combo londinese.
BOLOGNA SABATO 12 NOVEMBRE (LOCOMOTIV)

Verdena
Tour invernale per la rock band.
MARGHERA (VE) SABATO 5 NOVEMBRE (CS RIVOLTA) MILANO VENERDI' 11 NOVEMBRE (CS LEONCAVALLO) RIMINI SABATO 12 NOVEMBRE (VELVET)

William Fitzsimmons
Una data per il cantante e autore.
TORINO SABATO 5 NOVEMBRE (BLAH BLAH)

Xeno & Oaklander


Una data per il duo minimal wave franconorvegese.
MIRANO (VE) SABATO 12 NOVEMBRE (MOON)

Virginiana Miller
La band livornese tra le migliori espressioni del pop rock italiano.
BOLOGNA MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (ARTERIA) MILANO GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (BIKO)

Roma Jazz Festival


XXXV edizione per la rassegna capitolina. In programma Dave Holland & Pepe Habichuela Flamenco Quintet, Mike Stern Band , Roberto Gatto nel suo omaggio al rock progressive.
ROMA MARTEDI' 8, GIOVEDI' 10 E VENERDI' 11 NOVEMBRE (AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA)

Ema
La giovane e gi apprezzata cantante, autrice e chitarrista statunitense in Italia per presentare l'album d'esordio.
MILANO VENERDI' 11 NOVEMBRE (LA SALUMERIA DELLA MUSICA, CON WYE OAK E CALLERS) ROMA SABATO 12 NOVEMBRE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI)

Sightings
Noise estremo per il trio Usa.
JESI (AN) SABATO 5 NOVEMBRE (TNT) ROMA DOMENICA 6 NOVEMBRE (DAL VERME) MILANO LUNEDI' 7 NOVEMBRE (LO-FI)

Gala Drop
Psichedelia e funk per la band di Lisbona.
TORINO DOMENICA 6 NOVEMBRE (VELVET) FORLI' MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (DIAGONAL) GENOVA GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (LA CLAQUE) VALEGGIO SUL MINCIO (VR) VENERDI' 11 NOVEMBRE (VILLA ZAMBONI)

Aidan Moffat & Bill Wells


L'ex Arab Strap e il compositore e polistrumentista presentano il disco Everything's Getting Older.
ROMA LUNEDI' 7 NOVEMBRE (CIRCOLO DEGLI ARTISTI) VILLANOVA DI CASTENASO (BO) MARTEDI' 8 NOVEMBRE (CHIESA SANT'AMBROGIO)

Time Zones
Il festival barese sulla via delle musiche possibili ha in programma Azita e Vladislav Delay.
BARI SABATO 12 NOVEMBRE (SANTA TERESA DEI MASCHI)

The Subways + Twin Atlantic


Indie rock'n'roll con le due formazioni britanniche.
MILANO GIOVEDI' 10 OTTOBRE (TUNNEL) CONEGLIANO VENETO (TV) VENERDI' 11 NOVEMBRE (APARTAMENTO HOFFMAN)

Jazz Groove
La rassegna si apre con il Francesco Bearzatti Tinissima Quartet nella sua X (Suite for Malcolm).
MESTRE (VE) GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (AUDITORIUM CENTRO CULTURALE CANDIANI)

Bob Dylan + Mark Knopfler


Sullo stesso palco il menestrello di Duluth e il chitarrista e leader dei Dire Straits.
PADOVA MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (PALASPORT) FIRENZE VENERDI' 11 NOVEMBRE (MANDELA FORUM) ROMA SABATO 12 NOVEMBRE (PALALOTTOMATICA)

Is Tropical
Il trio electro inglese in Italia per presentare l'album Nativ to.
MILANO VENERDI' 11 NOVEMBRE (PLASTIC)

Eastpak Antidote Tour


Il tour itinerante dedicato al post hardcore. Sul palcoA Day to Remember, August Burns Red, The Ghost Inside e Living with Lions.
MILANO DOMENICA 6 NOVEMBRE (ALCATRAZ)

Ryuichi Sakamoto
Di nuovo in Italia il grande musicista giapponese in un concerto per piano, violoncello e violino, con lui Jacques Morelembaum.
FIRENZE GIOVEDI' 10 NOVEMBRE (TEATRO VERDI) MILANO SABATO 12 NOVEMBRE (CONSERVATORIO SALA VERDI)

Downpilot
La creatura del polistrumentista di Seattle Paul Hiraga, tra folk e americana sound.
BOLOGNA SABATO 5 NOVEMBRE (IL RIFUGIO DEL NEURONE)

C(h)orde
Primo appuntamento per la rassegna Suoni tra cielo e terra. In programma il cantautore britannico Fink.
ROMA LUNEDI 7 NOVEMBRE (CHIESA EVANGELICA METODISTA)

As I Lay Dying
Metal core dalla California.
RONCADE (TV) MARTEDI' 8 NOVEMBRE (NEW AGE)

Mojo Station
Il blues festival propone per stasera The Blues Against Youth e Marco Pandolfi Duo (a seguire dj set di Gianluca Polverari) e, domani One Man 100% Blues e Neo.
ROMA SABATO 5 E DOMENICA 6 NOVEMBRE (CLOCKWORK, JAILBREAK)

Butcher the Bar


Al secolo Joel Nicholson, cantautore delicato e intimista.
MADONNA DELL'ALBERO (RA) MERCOLEDI' 9 NOVEMBRE (BRONSON)

The Fuzztones
La storica garage rock band di Rudi Protrudi.
SAN FORTUNATO DELLA COLLINA (PG) SABATO 5 NOVEMBRE (NORMAN) SAVIGNANO SUL RUBICONE (FC) DOMENICA 6 E LUNEDI' 7 NOVEMBRE (SIDRO)

Mika Vainio
Lo sperimentatore elettronico finlandese, met dei Pan Sonic.
MILANO GIOVEDI ' 10 NOVEMBRE (CS LEONCAVALLO) TORINO VENERDI' 11 NOVEMBRE (EL BARRIO) ROMA SABATO 12 NOVEMBRE (DA DEFINIRE)

Brancaleone
Lo storico centro sociale romano ha in programma questa sera Speedy J, e ancora dal Sudafrica Haezer (l'11) e il re della dubstep made in Uk, Kode 9 (il 12; questa sera sar al Bronson di Madonna dellAlbero, provincia di Ravenna).
ROMA SABATO 5, VENERDI' 11 E SABATO 12 NOVEMBRE (CS BRANCALEONE)

Apparat
L'artista tedesco, guru dell'elettronica, in una versione live accompagnato da una vera band per presentare il suo The Devil's Walk.
BOLOGNA SABATO 5 NOVEMBRE (LINK)

Balmorhea
La band texana che fa capo a Rob Lowe e Michael Muller propone un mix di post rock, folk e musica classica.
PISA SABATO 5 NOVEMBRE (CARACOL) CARPI (MO) DOMENICA 6 NOVEMBRE (MATTATOIO) ROMA LUNEDI' 7 NOVEMBRE (INIT)

Aperitivo in concerto
La rassegna milanese apre con il debutto italiano di Dave Holland & Pepe Habichuela Flamenco Quintet.
MILANO DOMENICA 6 NOVEMBRE (TEATRO MANZONI, ORE 11)

Other Lives
Sono in cinque ma sembrano un'orchestra. Tra folk, psichedelia e pop, una delle rivelazioni del 2011.
MILANO MARTEDI' 8 NOVEMBRE (TUNNEL)

And so I Watch You from Afar


La band irlandese si dedica a un post rock sull'onda dei Mogwai.
ROMA DOMENICA 6 NOVEMBRE (TRAFFIC) SEGRATE (MI) LUNEDI' 7 NOVEMBRE (MAGNOLIA)

The Skatalites
Ska, rocksteady, reggae, la band da quarantanni cavalca londa musicale giamaicana.
MILANO SABATO 12 NOVEMBRE (CS LEONCAVALLO)

Nuovi campioni del jazz


Un breve tour in tre date del sasso-

a cura di Roberto Peciola con Luigi Onori (jazz) (segnalazioni: rpeciola@ilmanifesto.it) Eventuali variazioni di date e luoghi sono indipendenti dalla nostra volont.

10) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

Julia Chase-Brand in cima a un albero per Life. In basso, mentre si allaccia le scarpe il giorno della corsa

Lotta nella Chiesa, Ges fuori campo. Che diavolo succede nella Chiesa cattolica italiana? Grosso modo, ci che accade nella Societ politica italiana: timide riforme, sfacciate controriforme, divisione, declino. Raffaele A. mi racconta la cresima della figlia in San Marcellino e Pietro a Roma (la chiesa della statua della Madonna fatta a pezzi dai Black Bloc sabato 15 ottobre 2011). Ha letto Il progetto di Ges, il libro che ho scritto con Luis Razeto e si trova sui nostri siti, ed ancora estasiato dal vescovo - che di Ges ha dato unimmagine umanissima, apparentemente vicina a quella colta nel nostro libro. Il parroco di San Marcellino e Pietro, ricordato con veemenza latto sacrilego, ha rivelato che lascer la statua rotta, perch un giorno quei ragazzi possano rivederla e pentirsene. uno che bacchetta. Il vescovo ha parlato, invece, di misericordia, di partecipazione, di festa, di gioia. Affetto dal morbo di Parkinson, gli tremavano le mani, ma nel momento rituale cruciale compiva un gesto fermo e sorridente. uno che abbraccia. Mi pare si chiami Brandolini aveva concluso Raffaele. Tornato a casa, navigo su Wikipedia e leggo: Luca Brandolini di Montecompatri, nato nel 1933, nel 2007 critic il motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI. Cerco e trovo un articolo di Sandro Magister: 16 luglio 2007. () Tra i liturgisti, il pi accorato nel contestare il motu proprio papale stato Luca Brandolini, vescovo di Sora, Aquino e Pontecorvo e membro della commissione liturgica della conferenza episcopale italiana, in un'intervista al quotidiano la Repubblica: Non riesco a trattenere le lacrime, sto vivendo il momento pi triste della mia vita di vescovo e di uomo. un giorno di lutto non solo per me, ma per i tanti che hanno vissuto e lavorato per il Concilio Vaticano II. stata cancellata una riforma. Il parroco e il papa da una parte, il vescovo e Raffaele dallaltra. E Ges? Ges ne ha per gli uni e per gli altri, e nel nostro libro parla ai discepoli (agli amici) cos: Noi siamo un movimento itinerante, che non ha un posto fisso, che non sarrocca su una montagna dalla quale guardare il mondo dallalto in basso. () E in quanto allidentit, questa non si costruisce attorno a un centro, a una istituzione, ma si distende e articola come una rete nella quale ogni partecipante un centro, ogni piccolo gruppo un nodo. () Vi state immaginando la comunit nostra come esemplata sullImpero, o improntata su un esercito, uno Stato, un partito, una mafia, con delle strutture burocratiche e gerarchiche. Strutture di potere che tendono a conformare le persone a un ordine costituito. Di questo ordine vi auto-eleggete capi e, per assicurarvi che nessuno metta in discussione lorganizzazione, ne sacralizzate le strutture e le procedure. Ma come? Invece di costruire qualcosa che ci avvicini tutti un po di pi al nostro Padre celeste, una religione della conoscenza, della fraternit e della libert, nella quale fioriscano e crescano donne e uomini creativi, autonomi e solidali, vi inventate una religione di credenze, di norme e di rituali che produce adepti, docili e praticanti? www.pasqualemisuraca.com

CHASE-BRAND UNA STORIA AMERICANA

Nel novembre 1961 una ragazzina del Connecticut partecipa clandestinamente a una gara maschile di 7 km sfidando gli stereotipi di un mondo che vietava alle donne di correre le lunghe distanze per non perdere la loro femminilit. Un atto di disobbedienza civile che cambi la storia dello sport

Julia, pioniera della corsa libera


di Matteo Patrono
l 1961 un anno nel quale, per la prima volta, succedono un mucchio di cose. Il primo concerto dei Beatles al Cavern Club, il primo 45 giri dei Beach Boys (Surfin), il primo contratto discografico firmato da Bob Dylan con la Columbia Records. Jurij Gagarin il primo uomo a volare nello spazio, nelle edicole americane esce il primo numero dei Fantastici Quattro e Leonard Kleinrock pubblica il primo articolo sulla commutazione di pacchetto, la tecnologia che sar alla base di internet. A Berlino posano il primo mattone del muro, in Vietnam sbarcano i primi soldati americani. Mentre a Birmingham, in Alabama, Carl Lewis tenta il primo sprint della sua vita dentro la culla, a Manchester, minuscolo paesino del Connecticut, una ragazza appena maggiorenne sfida il gli stereotipi della societ americana. E il 23 novembre, il gioved di Thanksgiving, e Julia Chase-Brand partecipa clandestinamente a una corsa di 7 km e mezzo riservata a soli uomini. E la prima donna a cimentarsi non solo con gli uomini ma soprattutto con una gara sulla lunga distanza. Fino ad allora era ottusa opinione comune che le donne non potessero correre pi di un km, pena la perdita della loro femminilit e nientemeno della loro capacit riproduttiva. Nonostante i tentativi di fermarla da parte dei giudici, Julia completa la sua gara lasciandosi alle spalle una decina di maschi. Finisce sui giornali, indica la strada da (per)correre a quelle che verranno dopo di lei. Dopodich decide di occuparsi daltro e saluta. Cinquanta anni dopo, Julia Chase-Brand ha deciso di tornare sulle strade che la resero una piccola pioniera dello sport femminile. Il 24 novembre correr nuovamente la Manchester Road Race. Stesso grembiulino del college del 61, qualche toppa qua e l. Le ginocchia un po malandate, 69 primavere e il desiderio di festeggiare con chi la accolse allora e

con chi ha raccolto il suo testimone. Il merito di aver riscoperto la bellissima storia di Julia del New York Times che lha scovata nel reparto di psichiatria ambulatoriale del Lawrence and Memorial Hospitaln (New London, Connecticut) dove lavora come direttore medico, alla vigilia della Maratona di NY che si corre domani. Il Times ha un legame particolare con lei. Negli anni cinquanta, il pap della ragazza, lo scrittore John W. Chase, recensiva libri per il giornale. Fu lui ad iniziare Julia alla corsa tra gli alberi e i laghetti della fattoria della nonna a Groton. Lei andava a caccia di rane, granchi e tartarughe, giocava a baseball coi fratelli, correva fino a scuola (un miglio e mezzo) quando perdeva il bus oppure ci andava in canoa attraverso una palude salata. Quando la ragazzina comincia a vincere le prime gare di velocit, il pap non mostra grande interesse. Forse ti andrebbe di provare il tennis, cara?. Julia allora si intrufola al circolo del golf e si mette alle calcagna di due maratoneti che si allenano lungo il green. Uno il campione nazionale John J. Kelley, gi vincitore della maratona di Boston. Laltro si chiama George Terry e decide di allenare personalmente quella ragazzina che mette in imbarazzo i soci del club. Nel luglio del 1960 la fa partecipare ad una gara sui mille metri iscrivendola con una falsa residenza perch le donne del Connecticut non potevano partecipare. Un assurdo divieto che lAmateur Athletic Union (Aau) estende in quegli anni a tutto il paese seguendo lesempio delle Olimpiadi dove le atlete non potevano correre su distanze pi lunghe di mezzo miglio perch, secondo una parte della medicina ufficiale, un simile sforzo poteva portare alla perdita dellutero. Julia la sua corsa la vince a mani basse e pochi mesi pi tardi partecipa ai trials di qualificazione olimpica in Texas. Il fratello gli presta i pantaloncini, la maglietta e delle scarpe da corsa enormi, appiccicate ai piedi col nastro adesivo. Vede sfrecciare al suo fianco Wilma Rudolph, la donna pi veloce del mondo e per non ave-

re intralci lei gareggia senza reggiseno. Nessuno ci fa caso perch finisce decima e non si qualifica per i giochi. A fine anno prova per la prima volta a correre la Manchester Road Race, una gara ideata nel 1927 da tale Francis Duke Araburda, capitano della squadra di cross-country della Manchester High School. E una gara famosa, la pi importante per partecipazione negli stati del nord-est dopo la maratona di Boston. I tempi non sono ancora maturi e gli ufficiali di gara le impediscono di gareggiare. Julia per non demorde, la disobbedienza civile nel dna della sua famiglia. La bisnonna Mary Foulke Morrison era stata una leader delle suffragette e il bisnonno William Dudley Foulke presidente della American Woman Suffrage Association alla fine dell800. Cos nellautunno del 1961 Julia si iscrive ufficialmente alla corsa di Manchester avvertendo gli organizzatori e la Aau che intende infischiarsene del loro divieto. La stampa comincia a interessarsi al suo caso con occhio accondiscendente e una dose abbondante di paternalismo. Fate largo maratoneti, si intromette una ragazzina del college, titolano i giornali sottolineando che la ragazza carina, intelligente, simpatica, assolutamente femminile. Life le dedica un servizio con lei che si arrampica su un albero. Titolo: Un maschiaccio sul ramo. Sommario: La ragazza corre 4 miglia al giorno e completa la corsa facendo la ruota e un po di ginnastica ritmica, talvolta arrampicandosi su un albero. Dal Sud Africa e dal Giappone arrivano attestati solidariet, un nudista polacco reclama un calco del suo piede. Tutta quellattenzione, inaspettata, la mette un po in difficolt. Le donne non corrono, io corro. Cosa sono dunque?. In realt fuori dagli Stati uniti le donne corrono eccome e anche in America qualcosa sta cambiando. A sostenere la sua causa si presenta il dottor Charles Robbins, due volte vincitore della corsa, uno convinto che anche le donne avessero diritto alla forma fisica promessa dal neo-presidente John Fitzgerald Kennedy. Lo sport femmini-

le il futuro, solo questione di tempo. Infatti il giorno della gara altre due ragazze si presentano alla partenza con Julia, dopo averne letto sui giornali. Una, Chris McKenzie una campionessa inglese 30enne che ha appena partorito un bambino e arriva coi pantaloni della tuta del marito, Gordon McKenzie, ex olimpionico. La moglie esibisce una maglietta con su scritto Se posso portare in grembo un bambino per nove mesi, posso correre dieci km. Laltra una studentessa 18enne di Manchester, Dianne Lechausse, di mestiere ballerina. Al via, oltre a loro, ci sono 138 uomini. Gli organizzatori, preoccupatissimi, le fanno accomodare sul marciapiede. Julia, che ha una fascetta in testa, una divisa scolastica e una croce al collo, gesticola, si anima, discute. Vedete, mica mi sono mascherata da maschio. Sono qui come donna, con la mia gonna, i capelli appena fatti, il rossetto sulle labra. Io oggi corro. Quindi prende le altre due, si confondono nella folla e alla prima occasione si buttano in mezzo al gruppo dei corridori. Questa volta non le ferma nessuno. McKenzie la prima ad arrivare al traguardo ma preferisce correre gli ultimi 20 metri sul marciapiede, trafelata, col timore di essere squalificata a vita. Julia invece arriva in 33 minuti e 40 secondi, 128esima, dieci uomini che arrancano alle sue spalle. Lechausse chiude ultima in 4212. Il giorno dopo il Nyt titola Tre donne battono alcuni uomini. In alcune edizioni il dispaccio dellAp non c, sostituito da un articoletto su una corsa di cavalli a New Orleans. Julia promette allAau che non disturber pi i colleghi uomini convinta che non si possa pi tornare indietro dopo quello che successo. E invece no, ancora per 13 lunghissimi anni gli organizzatori della Manchester Road Race continueranno a negare alle donne il sacrosanto diritto di correre come e quanto vogliono. Scusate, non abbiamo i soldi per premiare anche voi. E poi chi paga i

lavori per costruire i vostri spogliatoi?. Il muro cade finalmente nel 74, grazie a picchetti e azioni di protesta la corsa viene finalmente aperta a tutti e tutte. Su 1093 iscritti ci sono una cinquantina di donne. Cynthia Wadsworth, campionessa liceale, vince in 2910. Non la premia nessuno, ci penser tre anni dopo Amby Burfoot, che le regala il televisore ricevuto in premio per aver vinto la gara due volte di fila. Passano un altro po di anni e la maratona femminile fa il suo esordio alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984. Quel giorno Julia davanti alla tv, vede Joan Benoit Samuelson tagliare il traguardo felice, lei piange come una bambina. Joan ringrazi tutte le donne che le avevano permesso di arrivare fin l. Io lho preso come un grazie molto personale. Fossi nata dieci anni pi tardi, forse ci sarei stata io al suo posto. Nel frattempo per Julia ha cambiato vita. Ha rinunciato allatletica dopo aver fallito lappuntamento con i trials olimpici del 64 e ha scoperto una nuova passione. I pipistrelli. Si laurea in biologia e concentra i suoi studi di dottorato sui chirotteri. Li segue dagli alberi di Central Park fino alle montagne di Trinidad, dove arriva a contare 80 specie diverse camminando sopra 5 metri di cacca di pipistrello. Poi li insegue a Panama, in Sud America e in Australia dimostrando che quelli volano non solo grazie agli ultrasuoni ma anche attraverso la vista. Passa giornate intere sdraiata di schiena a osservarli e a 28 anni i medici le diagnosticano la sclerosi multipla. E costretta a rinunciare al sogno di laurearsi anche in medicina, senonch dopo 7 anni quegli stessi medici le comunicano un piccolo errore. Scusa, ci eravamo sbagliati. Eri sana come un pesce. Poco male, Julia riprende a correre, in strada e nella vita. Dopo 25 anni da biologa, decide che vuole fare la psichiatra infantile e nel 96 si laurea all Albert Einstein College of Medicine, nel Bronx. Ha 53 anni, la pi vecchia del corso. Le donne della mia famiglia hanno vissuto fino a 90 anni e non hanno perso colpi fino a 89 sorride il giorno del diploma credo di avere ancora qualche anno per divertirmi. E infatti rieccola qua pronta a correre di nuovo la corsa che le cambi la vita. Completare quella gara fu un momento decisivo per me. Capii che se fossi riuscita a gestire quel tipo di pressione, avrei potuto fare qualunque cosa nella vita, essere me stessa e sentirmi libera. Proprio come quando correvo e credevo di essere un gran bel animale.

ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011 (11

UNANTOLOGIA ITALIANA 1995-2006 PER LA POETESSA E TEORICA AMERICANA

Detriti e salvataggio
di Cecilia Bello Minciacchi
a forza della poesia di Adrienne Rich nella consapevolezza di non potersi tirar fuori dalla Storia, nel sapere che mai, sotto nessun cielo, nessuna generazione giunta allet della ragione potr pensare/dire/scrivere di trovarsi in un mondo che non ha contribuito a costruire. Ogni pretesa dinnocenza, ai suoi occhi, sarebbe fallace. Da decenni la sua poesia richiama se stessa autrice e lettori alla responsabilit di un agire politico vasto, che muove dai minimi gesti del quotidiano, dalle scelte private. Come dire che la Storia, con tutta la sua complessit, le sue ambiguit e i suoi nodi che resistono scorsoi, va interpretata, oltre che compiuta, nella trasparenza di un dettato materiale che pone senza sosta interrogativi etici, che illumina il pubblico col privato e viceversa. Etica , in lei, la pratica della scrittura, assidua, fecondissima se si pensa ai venti libri di poesia e ai numerosi saggi teorico-critici che hanno accompagnato la sua docenza in universit americane. Eppure della poesia di Adrienne Rich in Italia si sa poco, e poco la si legge, fatti salvi lambiente specialistico degli studi di genere e le letture di qualche poeta pi avvertito, che lannovera, come Elisa Biagini, fra le poetesse di riferimento, insieme a Emily Dickinson, Sharon Olds, Sylvia Plath e Anne Sexton. Negli Stati Uniti, dove Rich nata (Baltimora 1929), figlia di madre gentile e padre ebreo, la sua fama maggiore, ma scomoda la sua figura pacifista. Carismatica la sua militanza nellevoluzione del pensiero femminista e nel riconoscimento del lesbismo; elaborate e consistenti le sue riflessioni su posizioni divergenti, tra femminismo bianco statunitense (o latamente occidentale) e femminismo nero afroamericano. A lungo letto e discusso, da noi, il suo saggio sulla maternit: Nato di donna (traduzione di Maria Teresa Marenco, Garzanti 1977, pi volte ristampato). Bench focali, questi temi non compendiano, tuttavia, la scrittura poetica di Adrienne Rich. Nella sua produzione in versi, che conta sessantanni di attivit, avendo lei esordito poco pi che ventenne nel 1951 con un libro prefato da W.H. Auden, A Change of World, i temi sono vastissimi: insiste, intanto, sullessere nel mondo, sul-

Essere nel mondo; scegliersi una posizione; presenza taciuta della guerra; prevaricazione del mercato globale; lesbismo; amore. La poesia forte e cristallina della Rich (Baltimora, 1929) fondata sullidea del salvage: cio salvataggio e materiale di recupero nella tempesta della Storia
Jeanne Dunning, Sans titre, 1988

lo scegliersi una posizione, sulla presenza diffusa e taciuta della guerra, sulla prevaricazione del mercato globale, sulla responsabilit personale e collettiva, sullomosessualit, sullamore che riesce a trattare in modo incisivo e non stucchevole , sul rapporto politico del soggetto con se stesso e con laltro. Sulla coincidenza e torniamo alla forza evidente, cristallina dei suoi versi tra atto privato e atto pubblico. E per questo spesso convoca il lettore, gli si rivolge senza mediazione, oppure usa voci plurali. Un teatro di voci, come ha intitolato, citandola, Maria Luisa Vezzali, lintroduzione al volume di poesie di Adrienne Rich curato per Crocetti, La guida nel labirinto (pp. 157, 18,00). Ci che in Italia si sa e si legge di Adrienne Rich contro il poco di cui si diceva, un poco che pur limitato non elitario si deve soprattutto al lavoro di figure come Maria Luisa Vezzali, poetessa anche lei, o come Liana Borghi, docente di letteratura angloamericana che alla teoria e alla poesia della Rich ha dedicato attenzione costante, mettendo in luce, fra laltro, la ricorrenza di una parola come salvage: salvataggio e insieme materiale di recupero. Il libro appena edito si salda, in lineare proseguimento, con una prima antologia apparsa nel 2000, sempre per Crocetti, con introduzione di Massimo Bacigalupo e traduzione di Maria Luisa Vezzali, Cartografie del silenzio. Poesie scelte 1951-1995. Ora La guida nel labirinto prende le mosse cronologicamente da l, antologizza testi dalle quattro raccolte successive: Salvataggio di mezzanotte (Midnight Salvage. Poems 1995-1998), Volpe (Fox. Poems 1998-2000), A scuola fra le macerie (The School Among the Ruins. Poems 2000-2004), Squilla un telefono nel labirinto (Telephone Ringing in the Labyrinth. Poems 2004-2006). Uno dei pregi di questa antologia la sua consistenza di libro, la linea interpretativa da cui sostenuto e la compattezza che rivela sotto una versificazione non priva di variazioni. La voce della Rich ne esce quanto mai sensibile e politica. Dagli anni delle raccolte originarie si comprende facilmente che il decennio rappresentato tra i pi delicati della storia statunitense (dunque mondiale), con lorrifico vertice dell11 settembre 2001. Ebbene, proprio su questo si pu misurare il calibro della sua poesia: nessun patetismo (e quanto difficile evitarlo!) nel testo che vi allude, Equinozio, nessuna esplicitazione a chiare lettere se non un privato settembre percorso da un capo allaltro / scalza da una stanza allaltra / stringendo in pugno un coltello ben affilato per tagliare / gambo radice o stoppino. Nessuna descrizione visiva del crollo. Soprattutto e molti poeti, in ogni lingua, avrebbero da

imparare nessuna spettacolarizzazione dellevento. Affinch sia chiaro, finalmente, che usare ancora una volta quelle immagini tremende, impudiche, usurate, con la loro spettacolarizzazione del dolore, costituirebbe apologia dellimpero. Piuttosto, in Rich domina, e al centro di questa poesia, l(auto)interrogazione che sua cifra peculiare: Posso davvero dire di non essere stata io iscritta tra gli Innocenti / a tradirvi quando servivo (e sempre protestavo) / le ragioni del mio governo / convinta che ci fossimo ritagliati un posto / dove la poesia vecchia forma sovversiva / sorgesse da Nessunluogo qui?. Lampante la mancanza di illusione, la coscienza del dovere assunto e del limite patito dalla poesia. Se unimmagine c, in questo testo, non naturalistica, eppure fisica e potente nei rimandi metaforici, londeggiante collana verticale della spina, the spines vertical necklace swaying: vulnerabilit e precariet di snodi. Accanto allasciuttezza paradigmatica di questa poesia va collocata la pi distesa A scuola fra le macerie, dedicata ai danni sugli inermi bambini e scuole , alle possibilit di sopravvivenza materiale in scuole divenute ricoveri l dove infuria la guerra: Beirut. Bagdad. Sarajevo. Betlemme. Kabul. Certo non qui, recita il sottotitolo in polemica essenziale, stringata e serrata, contro la guerra fuori dai confini. Ovvero contro le amministrazioni che hanno portato armi in Jugoslavia e in Iraq, per rimanere a due casi soltanto. Adrienne Rich scrive versi nitidi, si serve in modo parco della retorica: una sonora sequenza allitterante come at work in my wormeaten wormwood-raftered / stateless underground deve la sua ragione dessere alla funzionalit con cui esprime il rodere cupo e continuo al lavoro nel mio sotterraneo mangiato dai vermi / roso dai tarli senza patria. Se qualcosa si pu dire alla traduzione di Maria Luisa Vezzali (e forse un paradosso) che inclina alleleganza, a una vibrante, contenuta altezza. S che rende human debris (detriti umani), con membra smembrate. Per il suo lavoro di traduzione Vezzali usa parole della Rich: la faccio con il mio corpo e con i corpi che hanno fatto il mio, ed dichiarazione di concretezza e di umilt fondate su fine capacit di resa poetica. In dialogo e ospitale, quanto la decisione di coinvolgere quattro amiche poetesse Stefania Portaccio, Rosaria Lo Russo, Loredana Magazzeni e Antonella Anedda , affidando a ciascuna la traduzione di una poesia. Condivisione pubblica del privato che ha un sostanziale significato politico-culturale e di cui molta gioia deve aver avuto Adrienne Rich.

12) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

Nel terzo romanzo dello scrittore americano, tra atmosfere sature di discussioni sulla semiotica e sul decostruzionismo, tre studenti freschi di laurea consumano il loro passaggio allet adulta...

EUGENIDES
di Francesca Borrelli

N I C A R A G U A

BERSAGLI

GIOCONDA BELLI, LA SINISTRA EROTICA IN UN ROMANZO


di Giulia Siviero
Siamo in un paese che sprigiona odore di carogna per la diffusa corruzione, rassegnato a tollerare qualunque infamia, cadavere della civilt, dei valori umani, dellallegria. Un paese inattuale e moderno, dove i codici antichi convivono con il progress, che si chiama Faguas ed ovunque e in nessun luogo. Gioconda Belli ci invita Nel paese delle donne (Feltrinelli, pp. 264, 17,00) a fare il gioco del come se. Per disegnare il mondo, ri-partendo dalla realt. Per raccontare come andrebbero le cose se al potere non ci fossero gli uomini. Ed guardando allesperienza della rivoluzione in Nicaragua che lautrice disegna la sua favola. Noi donne abbiamo partecipato in maniera massiccia e qualitativamente importante. Ma dopo il trionfo della rivoluzione i compagni non volevano includerci, perch cerano cose pi urgenti da risolvere prima delle rivendicazioni femminili. Quindi ci riunivamo, avevamo le nostre strategie. E fondammo il PIE, Partito della Sinistra Erotica, e PIEde, metafora del mettere un piede davanti allaltro, con puntualit e costanza, per studiare, attuare strategie e promuovere i diritti delle donne. Quel progetto trova ora, per lautrice, anche la strada della fantasia e nel romanzo la giornalista tv Viviana Sanson e le sue amiche stravincono le elezioni e rivoluzionano il mondo. Il trucco narrativo, per arrivare con facilit al punto, farsi aiutare dalla natura: il vulcano Mitre, a Faguas, erutta per tre giorni e tre notti, le sue esalazioni depotenziano i maschi e hanno come effetto la riduzione del testosterone. E poi c uno scoop giornalistico: Viviana denuncia la storia di un uomo coinvolto in un giro di prostitute minorenni e diventa famosa in tutto il paese. Il manifesto programmatico del PIE, in tutta la sua libera e spiazzante creativit, traccia uno scenario molto serio: Questa patria abbandonata, disonorata, venduta, impegnata, spartita ci impegniamo a lavarla, spazzarla, spazzolarla, sbatterla, ripulirla da tutto il fango, affinch torni a brillare in tutto il suo splendore. Un partito che dia al paese ci che una madre d ad un figlio, che si prenda cura come una donna si prende cura della sua casa. Ecco allora il progetto Felicit: vita dignitosa per tutte e tutti, sviluppo del potenziale umano e creativo, abolizione della pena di morte, pubblica esposizione degli stupratori, mansioni domestiche svolte dagli uomini, economia basata sullesportazione di fiori, diffusa alfabetizzazione, lezioni per maschi e femmine di cure materne, asili nido nei luoghi di lavoro e pulizia delle strade e dei quartieri. Siamo di sinistra, spiegano Viviana, Eva, Martina, Rebeca e Ifigenia ai loro elettori perch pensiamo che la povert, la corruzione e le disgrazie vadano colpite con un sinistro alla mandibola; siamo erotiche perch eros significa vita, che il nostro bene pi prezioso. Ed solo comportandoci e pensando al femminile che possiamo salvare questo paese. Come a dire: la rivoluzione o sar femminista o non sar. P.S. C un sito (www.partidoizquierdaerotica.com) che, al di l e al di qua della fantasia letteraria, vuole diventare luogo di discussione per la lotta delle donne.

anto convenzionale da sfiorare leccentricit, lultimo romanzo di Jeffrey Eugenides, La trama del matrimonio (trad. di Katia Bagnoli, Mondadori Sis, pp. 478, 20,00) sembra avvicinare lautore al suo desiderio adolescenziale di diventare europeo, ossia di radicarsi nella tradizione del grande romanzo borghese, meglio di codelle ambizioni coltivate da Eugenime non gli fosse riuscito con le due des, i cui tempi di scrittura non poprove precedenti, entrambe sostetevano che adeguarsi ai suoi intennute da idee originali tanto quanto ti. Altri otto anni gli sarebbero dunquestultimo libro ne privo. Una que occorsi per completare il terzo mancanza che, paradossalmente, romanzo, pi dei precedenti alirende ancora pi evidente la bravumentato da atmosfere travasate dalra dello scrittore americano, pressola sua biografia, e in particolare dai ch immune da cadute di tono e suoi anni alla Brown University, lo persino capace di farsi perdonare i stesso college in cui fa incontrare i suoi eccessi di diligenza, quando si tre personaggi principali. La scelta attarda nella restituzione di parendi fare cominciare La trama del matesi esistenziali non sempre signifitrimonio il giorno dellanno accadecative, bench di certo emblematimico 1982 in cui si celebra la ceriche di quel faticoso passaggio alla monia delle lauree, consente a Euvita adulta che costituisce il suo tegenides di focalizzarsi su un dettama prediletto. glio spaziale e temporale, e da quel Al tempo dellesordio con Le verdettaglio andare e venire nel temgini suicide, Eugenides aveva stupipo, inquadrando le stesse scene e i to non soltanto per la storia singolaprecedenti che le hanno motivate re delle cinque giovanissime sorelle prima dal punto di vista di un perLisbon, morte una dopo laltra di sonaggio, poi dalla prospettiva di propria mano, ma per lidea di affiun altro. Cos, solo progressivamendarne il racconto a una voce plurate il lettore si accorge di essere gi le, una sorta di coro rabbioso forstato tra le pareti di una stanza domato dagli ex spasimanti di quelle ve impara a riorientarsi, riconosce ragazzine, che nellarco di un anno quella festa, quel divano dove ora si avevano inspiegabilmente imbocsvolge una conversazione che la cato un comune destino, uscendo stessa di qualche pagina indietro, brutalmente dai loro sogni. Dieci ma lascolto della quale ci suona anni dopo, lidea stessa di rendere del tutto diverso, perch a restituirun ermafrodito protagonista della cela un altro personaggio. saga familiare che avrebbe titolato Il ragazzo cui Eugenides presta Middlesex, e di proiettare il romanle sue aspirazioni, nonch alcuni zo in una geografia estesa dalla Tursuoi dati biografici, si chiama Michia appena orfana dellimpero Ottchell e tra tutti il meno attraente: tomano allAmerica compresa tra lui stesso sostiene di prosperare lera del proibizionismo e quella nello squallore, e se rimane indiedel Watergate, aveva dato la misura tro sulla strada che dovrebbe por-

JEFFREY EUGENIDES, LA TRAMA DEL MATRIMONIO

Triangolo amoroso su sfondo Ivy League


tarlo alla conquista di Madeleine, catalizzatore femminile di quanto avviene nel romanzo, perch confida talmente poco nelle sue doti da non sperimentarle nemmeno. Si laureer in storia delle religioni, e con fare clandestino frequenter i corsi di catechismo che dovrebbero prepararlo alla conversione al cattolicesimo, poi andr in India e si offrir volontario al seguito di Madre Teresa di Calcutta, proprio come a suo tempo fece Eugenides, che a pi riprese si incammin sulla strada delle sue inclinazioni religiose, per poi abbandonarle. Molto pi seducente di Mitchell, e perci prescelto dalla protagonista femminile del romanzo, il personaggio di Leonard, uno studente brillante che finir in un prestigioso laboratorio di biologia a svolgere un impiego non proprio entusiasmante, ossia losservazione delle cellule del lievito. Ma non che una delle tante deviazioni da quella che avrebbe potuto essere la sua strada maestra, se non fosse che Leonard affetto da un disturbo bipolare, e perci oscilla tra accessi maniacali e crisi depressive, un disagio grave ma non ancora conclamato quanto Madeleine decide di sposarlo. Lei la tipica ragazza che ama leggere e ha le pareti della sua stanza al college saturate dai migliori titoli della letteratura mondiale, tuttavia non abbastanza sofisticata da impedirsi di chiedere ai suoi compagni: di cosa parla questo libro?. Eugenides sa restituire fedelmente, per averlo lui stesso vissuto, il clima di una universit americana al tempo della moda decostruzionista e degli ultimi fuochi della semiotica, intonandosi con grazia alle fragilit adolescenziali che a volte si esprimono in affermazioni un po dogmatiche, per esempio questa: lidea che un libro parlasse di qualcosa era esattamente quello a cui il testo si opponeva, e ... se proprio doveva parlare di qualcosa parlava delle necessit di smettere di pensare che i libri parlino delle cose. Dal triangolo pi o meno amoroso costituito da Mitchell, Madeleine e Leonard il romanzo trae la sua impalcatura, sebbene i tre personaggi si ritrovino raramente in scena allo stesso tempo, e anzi imbocchino lunghe tangenziali in cui compaiono soli, concedendosi al lettore in tutti i loro affanni e esibendo quei sondaggi delle proprie intenzioni che segnano lapprodo allet adulta. A Leonard, naturalmente, la sofferenza mentale impone problemi di cui gli altri possono solo essere testimoni, e nei quali Eugenides si addentra senza mai calcare la mano, ottenendo dal lettore una empatia mai forzata a tradursi in commozione. La fisionomia di Leonard che somiglia a un gigante buono, porta la bandana, mastica tabacco e viene descritto nel mezzo di un grave breakdown depressivo ha fatto pensare che, al momento di mettere a punto il suo personaggio, Eugenides avesse ricomposto nella memoria frammenti di informazioni su David Foster Wallace e immagini provenienti dal loro unico incontro a Capri, due anni prima che lautore di Infinite Jest si impiccasse. La supposizione era scontata ed stata debitamente smentita: resta il romanzo, pi verosimile della vita vera nel suo tentativo di disegnare consapevolmente personaggi al limite dei rispettivi stereotipi, a marcare lintenzione di cimentarsi in quella che a molti (ma non a tutti, non a Franzen, per esempio) sembra la pi disdegnabile delle imprese: immettersi decisamente e senza pentimenti nel solchi pi calpestati della tradizione.

BERSAGLI
R A N C I

MAURICE SACHS, BIOGRAFIA DARK DUN TRASFORMISTA


di Luca Scarlini
Maurice Sachs (1906-1945) vive di una mitologia di scandalo che si ripropone tutte le volte che le sue opere tornano allattenzione o che il suo nome compare in qualche ricostruzione depoca. Lautore compare a margine in qualsiasi libro sulla Parigi degli anni venti e il suo nome sempre in odore di scandalo, provocazione sessuale, contraddizione estetica, esattamente comera accaduto trentanni prima al suo gemello decadente Jean Lorrain. In Italia, qualche anno fa, nel 2002, era stata Meridiano Zero a proporre il suo La decade dellillusione. Vi si trattava del periodo, fatale per limmaginario del Novecento e per i destini dei molti che lo animarono, che va dal 1918 al 1928, quando Parigi divenne la capitale culturale del mondo con una quantit di trame e intrecci che coinvolgono buona parte dei protagonisti della cultura novecentesca. La tentazione maggiore per Sachs stata sempre quella di diventare personaggio, di avere un posto al sole nel tout Paris, ma egli stesso ha efficacemente sabotato questa sua primigenia vocazione con un serie di trasformismi spesso radicali. La sua scelta fu infatti quella di essere un ex: assommando nellordine le identit via via accantonate di ebreo, sacerdote, comunista e spia in una moltiplicazione di s. Il sabba, che rimane il suo libro pi famoso, era stato pubblicato per la prima volta da SugarCo nel 1972 e ora Adelphi opportunamente lo ripubblica in una nuova e assai migliore versione (a cura di Valeria Perrucci, pp. 332, 22,00). Il sottotitolo spiega tutto, stabilendo che si tratta di ricordi di una giovinezza burrascosa, dove il personaggio-autore fornisce tutti gli elementi della propria mitologia negativa, esibendosi come sinistro quanto seducente entertainer che d il meglio (o il peggio) delle sue malefatte. Il tutto ribadendo in ogni caso il suo fascino di malvagio impenitente, riverito dalle dame e ricercato dai signori. Lepisodio pi sorprendente forse quello in cui con un triplo salto mortale carpiato decide la conversione da ebreo in cattolico e stabilisce di entrare in seminario, sotto le chicchissime tutele di Cocteau e Maritain. Salvo poi dichiarare che quello che davvero lo attrae nellesperienza il fatto di poter finalmente indossare una sottana alla luce del sole, provandone segreti brividi. Ena Marchi, nellutile postfazione, riassume gli esiti di una mitologia assai frequentata, sotto letichetta de il candore dellinfamia. Poco viene celato dei moventi di una creatura che visse sempre cogliendo il momento e loccasione, sfruttando molti, prima dellultima metamorfosi, di cui a lungo si detto, fu spia dei nazisti, prima della morte oscura. In sostanza, quindi, unautobiografia esilarante, ma anche spesso in una chiave dark e masochista in cui diviene lugubre ci che altrove picaresco e gi questo testo chiude un ciclo desistenza, con uno sguardo acutissimo, ora partecipe, ora distaccato, su una delle stagioni centrali dellimmaginario novecentesco.

John Currin, The Cripple, 1997, Collection de la Hort Family

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BERSAGLI
A L I A

di Massimo Raffaeli

MARCO WEISS, IO NON SCONFITTO NELLA NAIA ANNI 60


di Francesco Rognoni
A chi chiedesse un romanzo di Marco Weiss in libreria, anche nella pi fornita della citt, quasi di certo sar risposto picche. Un vero peccato: veniale solo perch ormai i libri non si comprano pi solo in libreria, ma sempre pi spesso anche in internet. Cos, se Il calciatore (Marcos y Marcos 1990) e Sinem (Guanda 1994) restano introvabili, cliccando al sito delleditore in un paio di giorni ci si pu procurare almeno il suo romanzo pi recente, Il bravo soldato (Sedizioni, pp. 193, 21,00), con una copertina strepitosa un tragicomico disegno di Federico Maggioni, che lattraversa da risvolto a risvolto con passo celere e impettito da bersagliere che val da sola le spese di spedizione e pi. Sulla copertina insisto pi che accattivante, ispirata perch, se c un genere che non mha mai attirato, quello delle storie di naia: non ho mai aperto Pao Pao di Tondelli, n la Filologia dellanfibio di Mari, e probabilmente sarei stato alla larga anche da questo Bravo soldato, se anche come oggetto non si fosse presentato in modo cos originale, irresistibile. N, superato il frontespizio, sassiste a un calo anzi. Si tratta della terza e pi sostanziosa puntata della saga autobiografica di uno scrittore fuori dai giri letterari, che se la sta prendendo comoda (Weiss nato nel 41), divertito, intenerito e assorto. Vuoi che rievochi i suoi misurati successi di centrocampista nella squadra del liceo (dai gesuiti, come saddiceva alla buona borghesia milanese, anche ebraica); la sua esperienza come aiuto regista sul set di Cronaca familiare di Zurlini (di cui traccia un ritratto commosso e severo al tempo stesso, mirabilmente equanime; regalandoci en passant un paio di impagabili camei su Visconti e Olmi); e, adesso, lanno del militare o meglio, i venti mesi dallievo e poi comandante di squadra: primavera 65-inverno 66, da Milano a Caserta a Novara e quasi tutta lItalia in mezzo. Fin troppo facile lodare questarioso romanzo come spaccato di unepoca andata, con tutti gli ingredienti di una nostalgia alla meglio giovent (Italia-Cile, lalluvione di Firenze, il primo film a colori di Truffaut, il suicidio di Tenco, ecc. ), ma nessun compiacimento e un passo pi serrato. O divertirsi degli interludi dassurdit, un po alla Catch 22. O inquietarsi delle ombre che lattraversano: lantisemitismo sempre pronto a riemergere, la violenza (anche politica) a scatenarsi e uccidere, tanto pi brutta perch cos sprovveduta, irresponsabile, quasi incolpevole. La cosa pi preziosa , mi sembra, linvenzione del personaggio che dice io il quale, se nel Bravo soldato come nel Calciatore, resta innominato, in Sinem apertamente Weiss (e tanto meglio per lautore se ha dovuto inventarsi poco o niente!). Difficile imbattersi in un personaggio, non vincitore, ma cos soavemente non sconfitto: pressoch invulnerabile, eppure pieno di simpatia. Un bravo calciatore, un bravo aiuto regista, un bravo soldato, e poi e poi non so, ma senza dubbio, adesso, un bravo scrittore.

i volte Enzo Siciliano tornato alla scena primaria della sua carriera, quando, appena varcata la soglia della sede romana di Feltrinelli in via Arenula, Giorgio Bassani aveva messo per un attimo da parte il quaderno di computisteria dove andava redigendo Il giardino dei Finzi-Contini per mostrargli il dattiloscritto dei Racconti ambigui (63) gi pronto per la tipografia e per costellato di rare e puntuali correzioni a matita rossobl. Poeta lirico e saggista prima che narratore, Bassani un editor di fisionomia austera, formatosi nella redazione di Paragone (patrocinando i volumetti della annessa Biblioteca, come La capanna indiana di Attilio Bertolucci, Casa daltri di Silvio DArzo, La meglio giovent di Pier Paolo Pasolini) e contemporaneamente in quella di Botteghe oscure, il periodico della contessa Marguerite Caetani che, fra il 48 e il 60, svolge un lavoro di cross country sulla produzione corrente presentandola in corpose monografie antologiche. Lapprodo di Bassani in Feltrinelli risale al 1956 e concerne la direzione di una collana, Biblioteca di letteratura (presto divisa in due sezioni, Contemporanei italiani e Classici moderni stranieri) il cui massimo esito, anche in termini di vendite, notoriamente Il Gattopardo (58); la risoluzione del rapporto con leditore e fondatore di Casa Feltrinelli, cio Giangiacomo, si compie viceversa nel 63, quando Bassani rifiuta di includere nella propria collana Fratelli dItalia di Alberto Arbasino, un autore che peraltro vi era stato ospitato: al di l dello sgradevole strascico legale che ne consegue, il segno di una precisa opzione da parte delleditore Giangiacomo a favore del Gruppo 63, la quale rende inopportuna la presenza di un autore che la neoavanguardia italiana ha sempre deriso e, talvolta, volgarmente insultato. Ora, al suo lavoro sulle riviste e in Feltrinelli dedicato lutilissimo volume Giorgio Bassani editore letterato (Piero Manni, pp. 130, 15,00) a firma di Gian Carlo Ferretti e Stefano Guerriero, gi coautori della recente Storia dellinformazione letteraria in Italia dalla Terza pagina a Internet. 1925-2009 (Feltrinelli): luno un critico militante e saggista di lungo e complesso itinerario, il pioniere, in Italia, degli studi sui processi delleditoria libraria (e qui basti citare Il mercato delle lettere, 79, Vittorini editore, 93, e il classi-

BASSANI

Un Giorgio Bassani anni cinquanta, con alle spalle il ritratto che gli fece Carlo Levi

GIORGIO BASSANI EDITORE LETTERATO ( MANNI)

Gli orizzonti delleditor


Da Paragone a Edith Wharton: Gian Carlo Ferretti e Stefano Guerriero ricostruiscono il lavoro sulle riviste e alla Feltrinelli dello scrittore ferrarese: anti-neorealista e anti-sperimentalista quasi per necessit interiore
co Storia delleditoria libraria in Italia 1945-2003, 2004, tutti editi da Einaudi); laltro un giovane studioso che a Bassani ha dedicato di recente contributi in Belfagor e Otto/Novecento nonch un nitido saggio sui rapporti fra lo scrittore e la comunit ebraica ferrarese, incluso nel volume collettivo Narrare la storia (MondadoriFondazione Bellonci 2006). Bassani editore letterato si divide in due parti distinte e complementari. Nella prima, intitolata Da Botteghe oscure al Gattopardo, Ferretti fornisce il profilo di un editor di rango eccezionale ma, appunto, di fisionomia tradizionale e non a caso lo oppone a Vittorini in una specie di chiasmo critico che distingue, incrociandone le rispettive vocazioni, lautore di Conversazione in Sicilia e direttore di Politecnico (editore di tendenza e paladino dellindustria culturale, portato alla continua sperimentazione, incline al fiancheggiamento del nuovo e delle poetiche dernier cri) dallo scrittore del Romanzo di Ferrara nel cui orizzonte la letteratura resta il luogo di una lenta incessante metabolizzazione, un pegno di assoluta necessit interiore: Bassani scrive lo studioso manifesta complessivamente un atteggiamento e un comportamento pi riservato, pi tradizionale, pi interno alla vita di relazione letteraria e al mondo delle riviste: pi interno proprio alla repubblica delle lettere. Per questo, se Vittorini un letterato editore, Bassani e vuole fino in fondo rimanere, allopposto, un editore letterato. A parte il caso di Tomasi di Lampedusa (e qui si veda ancora FerrettiGuerriero, La lunga corsa del Gattopardo. Storia di un grande

da Luisa Chiarelli e introdotto da Agostino Lombardo nel 59), che, nel concomitare accanito di arte narrativa e vocazione critica, oggi pu sembrare persino unorifiamma di Giorgio Bassani; e cos (a parte libri conclamati quali La mia Africa di Karen Blixen o LAleph di Borges) si dica anche a proposito dellunico romanzo scritto in vita sua dalleditor di Marcel Proust, Franois Rivire, lautore di quellAime voltato in italiano e prefato sempre nel 59 da un suo collega di straordinaria caratura, Niccol Gallo. Un debito rilievo (ed fra gli apporti pi cospicui del saggio di Guerriero) viene dato infine a un romanzo di Edith Wharton, The Age of Innocence (1930), che esce nel 60 tradotto da Amalia dAgostino Schanzer con lintroduzione di Salvatore Rosati. Prediletto da Edmund Wilson come uno dei capolavori della narrativa americana del secoromanzo dal rifiuto al successo, lo ventesimo (nel saggio Giustizia Aragno 2008), tanto linsofferenper Edith Wharton compreso ne za per il neorealismo populista La ferita e larco Garzanti 1956 , quanto il sospetto per ogni metama anticipato dallo stesso Bassani fisica della sperimentazione su Paragone nellottobre 51), non hanno impedito al suo fiupoi noto al grande pubblico per to, infallibile, di riconoscere e lelegante riduzione cinematograpertanto di editare nella Bibliofica che ne diede diciottanni fa teca di letteratura, con libera alMartin Scorsese, Let dellinnoternanza di prosa e poesia, alcucenza propone il conflitto ambienni fuoriclasse talora giovanissitale fra il singolo e il suo gruppo di mi: il caso di Franco Fortini provenienza, in questo caso la sto(Poesia ed errore), Paolo Volponi ria dellamore impossibile fra (Le porte dellAppennino), RoberNewland Archer, beneducato ramto Roversi (Dopo Campoformio), pollo della borghesia di New York, Luigi Meneghello (Libera nos a e una sua congiunta spatriata in Malo), come dei gi citati ArbasiEuropa, Madame Olenska, i cui no e Siciliano. impulsi di donna indipendente e Ai volumi tradotti per laltra sezione della collana, dunque a di femmina costituiscono una perLe letterature straniere nei Classipetua minaccia alla stabilit e al ci moderni, si intitola invece il decoro di un microcosmo ipocrita saggio di Stefano Guerriero nella e puritano. Per davvero possedere interrogazione di una poetica Madame Olenska, in un simile che, ancora una volta, appare inambiente, necessario, anzi fataderogabile: Le scelte operate da le, rinunciare a lei e annientarla in Bassani sono sempre coerenti effigie in quanto portatrice di dubcon il discorso critico da lui svibio e disordine, ovvero di un assoluppato in saggi e riviste. []Anluto desistenza che, in quella certineorealismo e antisperimentachia di azzimati filistei e di sopravlismo convergono nel proporre vissuti, appare sempre troppo quel realismo filtrato attraverso grande e troppo puro per arrivare lesperienza individuale, problemai a meritarlo. Perci non sbamatico e dalla forte carica simboglia chi in lei presagisce qualcosa lica, che la prima e principale della giovinetta dai capelli di miecostante della sezione straniele, silfide incurante e spettro a fura. A partire dal capolavoro di tura memoria, che un giorno avr Forster, Casa Howard (tradotto il nome di Micl Finzi-Contini.

14) ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011

IL TEMPO DEGLI ANGELI E DEGLI ASSASSINI

Debenedetti, stile con grigio


Nel rigore costruttivo e nella tensione stilistica di questi racconti di Antonio Debenedetti, a fare da protagonista la Roma di oggi: librata nel vuoto di una borghesia oramai desolatamente marginale
to, inserzione in generi ritenuti attualissimi, come il pi inutile di tutti, il noir: ma poi la compostezza inattuale e apparentemente dmode del rigore stilistico a produrentre oggi viene sottoposta a dubbio la stesre un originalissimo sguardo sa possibilit di una persistenza di quello che intendiamo sghembo e laterale alle vite qui rapper stile, in cui la stessa nozione di stile letterario sempresentate. bra evaporare e perdersi nel flusso incontrollato dei linguagAcuto e crudele questo sguargi, nelle trasversali ed eterogenee ibridazioni, nellespansiodo, tanto pi che quella sintassi ne telematica e nella neutralizzazione digitale, i racconti di che dispone i suoi termini con miAntonio Debenedetti dispongono invece in una ostinata e surata precisione, quasi levigata e fermissima tensione stilistica: in una prosa sempre lucidissirastremata, sa poi intridersi e ma, che scarta qualsiasi possibile sbavatura, in un rigore cocompromettersi con frammenti struttivo che si impone sulla stessa accidentalit, sullo stesso lessicali estratti anche dalla pi evanescente essere della vita e del mondo ansiosamente incorriva quotidianit, con i gerghi terrogato e rappresentato. Se spesso nei suoi libri precedenti postmoderni che corrono nella viDebenedetti si rivolto indietro, a scavare nel groviglio veleta corrente e a cui certo non posnoso o nelle reticenti solitudini di una borghesia novecentesono sottrarsi i personaggi consca, soprattutto romana, tra fascismo, guerra mondiale, pritemporanei. Sia il linguaggio che mo dopoguerra (sotto il segno di Moravia e, pi indietro, di le situazioni in cui questi vengoPirandello), ora ne Il tempo degli angeli e degli assassini no a trovarsi non si dispongono (Fandango libri, pp.128, 15,00), egli si rivolge al mondo di peraltro in scorrevole continuit, oggi, a una borghesia che sembra come librata nel vuoto e a ma si confrontano frequentemenuna piccola borghesia che mentre slitta verso la pi desolata te con sospensioni, interrogazioni marginalit, si fissa in qualche delusiva ragione di vita, affida che evidenziano la complessit o la propria disgregata identit a limpossibilit di ogni identificaqualche improbabile maschera (e zione: ci tocca sia le stesse signifiora, pi che Moravia o Pirandello, cazioni di certe parole che le raviene subito in mente Cechov, il gioni e motivazioni degli atti, le locui nome del resto inscritto in ro radici psicologiche, i loro esiti e uno dei racconti). Quasi sempre i loro ipotetici svolgimenti. Cos anche qui siamo a Roma: ma non ad esempio, a proposito di un An la Roma di ieri, quella di oggi, gelo (anche di nome) che vive in come plastificata nei toni del grisingolare e strambo sodalizio gio, contaminata dagli scarti illimicol suo vecchio computer e si esaltati di essa depositati dallottusit ta nel vivere della sua strana vita di un presente che corre impassimegagalattica, si affacciano subibilmente verso il nulla. to due interrogazioni che corregAngeli e assassini i personaggi, gono, sospendono quelle parole: come tutti noi che questa Roma la Ma sodalizio che razza di parola abitiamo: tra illusorie e angeliche ?, Perch megagalattica? Boh, convinzioni di s, pretese di afferche importa dare un senso a una mazione emblematica della proparola cos matta e anche mistepria vita, di risoluzione del proprio riosa. E restiamo incerti se linessere secondo qualche modello ilvio con cui Angelo manda nella lusoriamente acquisito, secondo notte il suo ultimo email indichi qualche pedestre o artificioso ideauna chiusura mortale o un ennesile dellio (desideri triangolari, como prolungamento di uno sconme nella maggiore narrativa eurosolato dialogo con il web. pea!); e atti micidiali che si affacciaLa realt e il linguaggio si preno allimprovviso, senza altra motisentano sotto il segno della dovazione che quella di una insensamanda, fino alla conclusione delta risposta alla sorda insensatezza lultimo racconto, E venne un uodellesperienza, a quello scialo di mo in giacchetta spiegazzata, che triti fatti in cui si risolve ogni attrasi chiude appunto con una domanversamento del mondo (ci sono da senza risposta, aperta verso un angeli che si espongono agli assasintricato futuro, mentre il titolo sini senza nemmeno rendersene stesso, che designa un atto violenconto, e angeli che compiono imto e immotivato compiuto in una provvisi gesti assassini, ma anche stazione della metropolitana ai angeli che restano sospesi in mosdanni di quelluomo da parte di se, pose, maschere in cui si fissa e un malandato scrittore, sembra quasi si pietrifica la loro essenza vipiegare un celebre avvento profetitale). Si tratta di racconti-situazioco (E venne un uomo chiamato ni, racconti-stazioni, racconti-rida Dio) verso lo stravolto e batratti che, a differenza di quanto nale prolungarsi delle pieghe accade nella letteratura che oggi dun complesso futuro coniugasembra andare per la maggiore, le. Tra i tanti personaggi che si non ci propongono dei plot, non muovono nellillusione di se stesimbastiscono storie, ma che si, del proprio modello di vita, si piuttosto, grazie alla tensione stiliimpone in particolare allattenziostica di cui si detto, sembra librarne Lincantatore, figura di letterato si sul filo di una vera e propria che si esalta nella propria disposiinattualit. la stessa forma del zione teatrale, nel proprio giocare racconto, in primo luogo, ad allona catturare lammirazione e lamotanare dalla imperversante stucre delle donne, con lesibizione del chevole retorica delle storie, che proprio viscerale amore per la letoggi circola tra atteggiate sofisticateratura (nella cui immagine e neltezze, trasgressioni a buon mercala struttura del cognome che gli attribuito, Jandoli, balena il ricordo deformato di un personaggio vero e proDon Brown, Yoko XIV, 2006, prio): in lui, condotto quasi automaticamente, collezione privata senza che se ne renda conto, a un esito micidiale, sembra incarnarsi simbolicamente la corsa verso il nulla di quello che resta della nostra societ letteraria, di un mondo intellettuale che si riavvolge a vuoto su se stesso.

BERSAGLI
A I T A

Morreale e il mel come prova dautore


di Raffaele Manica
Ma perch piace tanto piangere? La domanda senza risposta o con tutte le risposte che vengono in mente. Sarebbe come chiedere perch piace tanto parlare di disgrazie, di guai, di malattie. Per chi pratica la messa in scena pare proprio che far piangere sia cosa facile: molto pi che far ridere. Le lacrime si raccontano bene, il mlo tiene sempre. E allora: Cos piangevano (Donzelli, pp. 327, 25,00) si intitola il libro che Emiliano Morreale ha dedicato, come recita il sottotitolo, al cinema mel nellItalia degli anni cinquanta e che porta in copertina, come fosse un prezioso pastello, la locandina di Anna, il filmone di Lattuada (1951) dove a un certo punto, neanche finita la dissolvenza e gi splendidissima Silvana Mangano, da suora che era, la vediamo subito accattivante cantante-ballerina vestita, ma s, da brava ragazza nella celebre scena dove si inneggia al negro Zumbn che balla allegro il baion. Come una specie di dottor Jekyll e mr. Hyde sentimentale. Sono gli anni di colui che, per definizione, meriterebbe una riscoperta (si dice sempre cos, quando arriva il suo nome): Raffaello Matarazzo, con la coppia Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson riempie i cinema: chi non vuol far vedere che piange, fuma. E coltri spesse e dense di nicotina si installano prima in galleria, poi pi gi: allultimo spettacolo non si vede pi niente, solo nebbia, o al massimo le calze che lasciano scoperta una porzione dallanatomia malandrina in Riso amaro (1949) o in La risaia (1956): anche se tra il neorealismo in bianco e nero di De Santis (per erano, come poi in Anna, Raf Vallone, Vittorio Gassman e Silvana Mangano) e il melodrammone irrealista in CinemaScope con Elsa Martinelli e Folco Lulli stanno i colori di La donna del fiume (1954), per la regia di Mario Soldati che segna il lancio di una nuova diva che balla il mambo, la Loren. Oltre le lacrime, il mlo consente a vari registi di mostrarsi come autori proprio da dentro il genere, come un luogo che consente di esercitarsi a soluzioni impreviste, variamente stravolto e riusato anche inserendo sotto nuove forme nuovi contenuti. Esempio decisivo, per farsene unidea, la vicenda di Antonioni che, osserva Morreale, non solo fino al Grido (dove la cosa ha una sua evidenza, e siamo al 1957) ma perfino dentro lo sguardo nuovo portato da Lavventura (1960) e da La notte (1961) non sarebbe comprensibile appieno senza lesperienza del mlo, ovvero della scoperta che era possibile esplorare le contraddizioni della nuova borghesia scegliendo il privato e il punto di vista femminile come luogo privilegiato di osservazione, e utilizzando le convenzioni del mlo come strumento di comunicazione con il pubblico, ma anche come repertorio narrativo e figurativo, come chiave di lettura di comportamenti e di strutture dei rapporti sociali e soprattutto tra i sessi. La nascita del cinema dautore degli anni sessanta anche, in questo senso, la storia della maturazione di un mlo borghese che rilegge criticamente (Visconti) o nega (Antonioni) le proprie origini melodrammatiche. Partito con un libro che era anche la prima ricognizione complessiva intorno a Soldati, scrittore e regista (Mario Soldati. Le carriere di un libertino, Le Mani 2006; al quale si aggiunger la cura di Mario Soldati e il cinema, Donzelli 2009) e passato per Linvenzione della nostalgia. Il vintage nel cinema italiano e dintorni (ancora da Donzelli, ancora 2009), e per numerosi saggi, Morreale aggiunge adesso un altro capitolo alla ricostruzione di un clima la cui temperatura si forse smarrita e infatti, alleventuale spettatore, troppo contesto manca oggi alla visione di quei film che portavano lItalia degli anni dellemigrazione al sempre piuttosto illusorio miracolo economico ma le cui conseguenze, perfino in certi passaggi che sembrerebbero lontanissimi, si pu intravvedere nervosa e presente, e di riuscita magari discutibile: per il discorso, come si diceva un tempo, diventa un altro, ovvero la stanchezza, la ripetizione, la maniera, la citazione. Un elenco dei frutti recenti di quellalbero ben innaffiato dalle lacrime si legge nelle ultime pagine del libro. Un primo piano di una donna bellissima con occhiali scuri; unauto a fari accesi nella notte (e una pistola che spunta da qualche parte; un telefono che trilla a lungo) sono gli ingredienti che hanno fatto il cinema per generazioni. Se era spesso notte e le strade erano bagnate si capiva il genere al quale assegnare il film; se era spesso giorno e cera il sole, si capiva che il genere era un altro. E infatti, tolto il genere, la storia del cinema resterebbe con vari capolavori, ma fin troppo gracile, come quegli eserciti di soli ufficiali. Limpressionante schedatura di film allegata da Morreale mostra la truppa al lavoro, operosa o oziosa poco importa. E lindagine su rapporti, discendenze, interessi produttivi, ricezione, attiva quei titoli come figure di un discorso che riguarda un periodo strategico del costume italiano, tra censure e passioni. Non minor risalto hanno i richiami alle case di produzione, dentro le quali, come in una piccola Hollywood, si svolgeva un lavoro specializzato a scopo pianto, con abbondanti cinismi e forse abbondanti abbandoni. Dentro tutto ci nasce una covata di piccole e grandi dive, attorniate da corpi maschili talvolta cos connotati da sembrar cedere a un facile lombrosismo. E se si mostra che la radice di tutto negli anni del muto e passa per il ventennio, larco di tempo diventa cos ampio da lasciar dire che, oltre un periodo ben circoscritto, il mlo un basso continuo dentro la storia del cinema italiano, e, con certezza, dentro il costume degli italiani, che non si sono negati n i fotoromanzi n la stampa rosa e neppure, alla fine, le lacrime senza senso di quelli che potrebbero essere i discendenti da diseredare: le situazioni del piccolo schermo dove c la lacrima e non c il film. Come tante cose, anche il mlo diventata una chiacchiera infinita, nel paese dei balocchi.

di Giulio Ferroni

ALIAS N. 42 - 5 NOVEMBRE 2011 (15