Sei sulla pagina 1di 2

La lunga vita di Marianna Ucra un romanzo di Dacia Maraini pubblicato nel 1990.

. Nello stesso anno questo romanzo vinse il Premio Campiello. Fin dalle sue prime pagine il romanzo immerge il lettore nel clima cupo e pieno di contraddizioni della Sicilia del Settecento. Mentre in Europatrionfa il Secolo dei Lumi, a Palermo, in un tempo scandito da impiccagioni, autodaf, matrimoni dinteresse e monacazioni, si consuma la vicenda di Marianna, della nobile famiglia degli Ucra. Sposare, figliare, fare sposare le figlie, farle figliare, e fare in modo che le figlie sposate facciano figliare le loro figlie che a loro volta si sposino e figlino , questo il motto della discendenza Ucra, che in questo modo riuscita ad imparentarsi per via femminile con le pi grandi famiglie palermitane. Marianna, costretta ad andare in spos a a soli tredici anni a suo zio, investita con rimproveri e proverbi quando osa sottrarsi al suo ruolo di mugghieri (moglie), sembra allinizio destinata alla medesima sorte. Lei per diversa, sordomuta, ma proprio da questa menomazione trarr la forza per elevarsi al di sopra della chiusura e della meschinit che la circonda. Racconta la storia della figlia sordomuta di una grande famiglia palermitana della prima met del Settecento. Marianna comunica per mezzo di bigliettini e ha sviluppato notevolmente gli altri sensi. Tra lei e il padre, il duca Ucra di Fontanasalsa, sembra esserci una tenera complicit, mentre con la madre il rapporto improntato a una reciproca diffidenza. Quando ha sette anni, la bambina viene portata dal padre ad assistere all'esecuzione di un condannato a morte, nella speranza che una forte emozione possa guarirla da quella menomazione causata, sembra, da un forte spavento. I cinque fratelli le vivono accanto senza troppa confidenza. Signoretto, il pi grande, vuole somigliare al padre, di cui imita i modi. Fiammetta, meno bella di Agata che gi promessa sposa, destinata al convento. Carlo e Gerardo, tanto simili da sembrare gemelli, entreranno uno in convento, l'altro nella vita militare. A tredici anni Marianna, che tenta invano di opporsi, va in sposa allo zio, Pietro Ucra di Campo Spagnolo, fratello della madre. Dopo quattro anni di matrimonio, ha gi tre figlie (Felice, Giuseppa e Manina), ma il marito aspetta con trepidazione quel figlio maschio che, quando finalmente arriver, sar chiamato Mariano. Marianna si ritira per sua volont nella villa di Bagheria, da cui non esce quasi mai, passando giornate intere a leggere e a scrivere. Muore la madre e, poco dopo, anche il padre, le cui disposizioni testamentarie suscitano un forte sdegno nei figli maschi perch la maggior parte dei beni viene destinata alle figlie.

Marianna trascorre le sue giornate in compagnia dei libri, ma non felice. Dopo aver sorpreso la serva Fila in intimit con il giovane Saro, nuove inquietudini turbano la sua apparente tranquillit. Lo stesso ragazzo inizia con lei un gioco di seduzione cui si sente attratta, divertita e impaurita. Morto il marito, la donna, durante una passeggiata per la campagna, soccorre Saro che finge una caduta da cavallo per poter ricevere un suo bacio. Successivamente, Marianna si ammala di pleurite e, durante la convalescenza, comincia a interrogarsi sull'inerzia della propria vita che l'ha portata a negarsi a un vero amore. Durante un colloquio con il fratello Carlo (cui chiede una moglie da dare a Saro), lo interroga sull'origine del proprio mutismo. La reticenza di Carlo le fa affiorare il ricordo di quando, lo zio, a cui poi andata in sposa, l'aveva violentata. Dal matrimonio di Saro con Peppinedda nasce un figlio, ma Fila, in un impeto di gelosia, uccide il bambino e ferisce i due sposi. Portata in Vicaria, a Palermo, Marianna tenta di salvarla dalla forca e diventa amica di Don Giacomo Camalo, pretore della citt, presso cui intercede per la ragazza che verr rinchiusa in manicomio. Assistendo Saro, che sta lentamente guarendo dalle ferite, fa l'amore con lui e, per la prima volta, si abbandona a un rapporto dolce e coinvolgente. Tuttavia, al ritorno della moglie di Saro, ormai anche lei guarita, Marianna tronca la relazione. Parte per Napoli, recando con s Fila che riuscita a fare uscire dal manicomio. I familiari cominciano a rimproverarle i presunti "scandali" che la vedono coinvolta: per esempio, quello di vedersi spesso con Camalo, uomo ricco e influente ma, per loro, di dubbia reputazione. Le rimproverano inoltre di avere smesso il lutto soltanto un anno dopo la morte del marito e, soprattutto, di circondarsi di

persone non del suo ceto. Nel viaggio verso Napoli, il brigantino su cui le due donne sono imbarcate rischia il naufragio. Da Napoli esse si dirigeranno a Roma e, dopo, a Firenze. Fila, infine, grazie anche alla dote procuratale da Marianna, sposa il padrone di una locanda.