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PAPA GORIOT

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PAPA GORIOT

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Honor de Balzac

PAPA' GORIOT

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PAPA GORIOT

La signora Vauquer, nata de Conflans, una vecchia donna


che, da quarant'anni, conduce a Parigi una pensione
familiare situata in via Neuve-Sainte-Genevive, tra il
quartiere latino e il sobborgo Saint-Marceau. La pensione,
conosciuta sotto il nome di Casa Vauquer, accoglie senza
distinzione uomini e donne, giovani e vecchi, senza che la
maldicenza abbia mai potuto fare appunti alla moralit di
questa rispettabile casa. Ma pur vero che da trent'anni
non ci si era mai veduta una persona giovane, e, se un
giovane

vi

dimora,

perch

la

sua

famiglia

deve

corrispondergli un ben magro mensile. Tuttavia, nel 1819,


epoca in cui questo dramma ha inizio, vi si trovava una
povera ragazza. Per quanto la parola dramma sia caduta in
discredito per il modo abusivo e ingiusto col quale stata
prodigata in questi tempi di penosa letteratura, qui
necessario adoperarla; questa storia non drammatica nel
vero senso della parola, ma, al termine dell'opera, qualche
lacrima potr esser versata "intra muros" ed "extra". Sar
capita fuori di Parigi? E' permesso dubitarne. I particolari di
questa vicenda piena d'osservazioni e di colori locali
possono essere apprezzati solo fra le alture di Montmartre
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e quelle di Montrouge, in quella famosa valle di ruderi


fatiscenti e di ruscelli neri di melma; valle colma di
sofferenze

reali,

di

gioie

spesso

false,

cos

tremendamente agitate, che occorre non so che cosa di


eccessivo per produrvi una sensazione di qualche durata.
Tuttavia, ci si incontrano qua e l dolori che l'accumularsi
dei vizi e delle virt rende grandi e solenni; di fronte a essi,
gli egoismi, gli interessi si arrestano e si fanno pietosi; ma
l'impressione che ne ricevono come un frutto saporoso
presto divorato. Il carro della civilt, simile a quello
dell'idolo di Jaggernat, obbligato a rallentare di ben poco la
corsa da un cuore meno degli altri facile a lasciarsi
stritolare e a cui ostacoli la ruota, lo ha presto infranto e
continua la sua marcia gloriosa.
Cos farete voi, voi che tenete questo libro in una mano
bianca, voi che ve ne state sprofondato in una morbida
poltrona dicendovi:
Forse questo mi divertir. Dopo aver letto le segrete
infelicit

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di

pap

Goriot,

pranzerete

con

appetito,

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imputando la vostra insensibilit all'autore, tacciandolo


d'esagerazione, accusandolo di aver fatto della letteratura.
Ah!, sappiatelo: questo dramma non n una invenzione
n un romanzo. "All-is-true", cos vero, che ognuno pu
riconoscerne gli elementi presso di s, forse nel suo stesso
cuore.
La casa in cui viene esercitata la pensione familiare della
signora Vauquer. E' situata nel tratto basso della via
Neuve- Sainte-Genevive, nel punto in cui il piano stradale
digrada verso la via dell'Arbalte con un pendio cos brusco
e aspro, che i cavalli la salgono o la scendono di rado. Tal
circostanza favorevole al silenzio che regna in queste
strade strette fra la cupola di Val-de-Grace e quella del
Panthon, due monumenti che fanno mutare le condizioni
dell'atmosfera gettandovi toni gialli, tutto oscurando con le
tinte severe proiettate dalle loro cupole.
L, il selciato arido, i rigagnoli non hanno n melma n
acqua, l'erba cresce lungo i muri. L'uomo pi spensierato vi
si rattrista come ogni altro passante, il rumore di una
carrozza un avvenimento, le case sono tetre, le mura
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fanno pensare a una prigione. Un Parigino smarrito


vedrebbe l solo pensioni familiari o istituti, miseria e noia,
vecchiaia che muore, allegra giovent costretta a lavorare.
Nessun quartiere di Parigi , pi di questo, orribile e,
diciamolo pure, pi sconosciuto. La via Neuve-SainteGenevive, soprattutto, come una cornice di bronzo, la
sola che convenga a questo racconto, per preparare la
comprensione del quale non saranno mai troppi i colori
foschi e le idee gravi; proprio come, di gradino in gradino,
la luce diminuisce e la voce della guida si fa cavernosa
quando il viaggiatore discende nelle Catacombe. Paragone
esatto! Chi decider che cosa pi orribile a vedersi: cuori
inariditi, o crani vuoti ?
La facciata della pensione d su di un giardinetto, in modo
che la casa forma un angolo retto con la via Neuve-SainteGenevive,

donde

la

vedete

secondo

il

senso

della

profondit. Lungo la facciata tra la casa e il giardino corre


un acciottolato a cunetta, largo una tesa, dinanzi al quale
c' un viale cosparso di ghiaia, fiancheggiato da gerani, da
oleandri e da melograni piantati entro grandi vasi di

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maiolica blu e bianca. Si entra in questo viale da una porta


sormontata da una targa su cui scritto: CASA VAUQUER e
sotto: "Pensione familiare per uomini, donne e altri".
Durante il giorno, un cancello di legno, munito di un
campanello dal suono stridente, lascia vedere, al termine
del breve selciato, sul muro opposto alla strada, un'arcata
dipinta in color marmo verde da un artigiano del quartiere.
Sotto la prospettiva simulata da tale pittore si leva una
statua

che

screpolata

raffigura
che

la

l'Amore.

ricopre,

gli

Guardando

la

amatori

simboli

di

vernice
ci

scoprirebbero forse un mito dell'amore parigino, che viene


curato a qualche passo da l. Sotto lo zoccolo, la seguente
epigrafe mezzo cancellata ricorda il tempo a cui risale
questo oggetto ornamentale, testimone dell'entusiasmo
suscitato da Voltaire rientrato a Parigi nel 1777:
Chiunque tu sia, ecco il tuo maestro.
Lo , lo f, lo sar.
Al cader della notte il cancello sostituito da una porta. Il
giardinetto, largo quanto lunga la facciata, rimane

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incassato tra il muro della strada e il muro divisorio della


casa vicina, lungo la quale pende un manto d'edera che la
nasconde interamente e richiama gli occhi dei passanti per
il suo effetto, in Parigi, pittoresco. Ognuna delle sue mura
tappezzata di spalliere e di viti, i cui frutti gracili e
polverosi sono l'oggetto dei timori annuali della signora
Vauquer e delle sue conversazioni coi pensionanti. Lungo
ogni muro corre uno stretto viale che conduce a un luogo
ombroso di tigli, parola che la signora Vauquer, bench
nata

de

Conflans,

pronuncia

ostinatamente

"tiglie"

malgrado i rilievi grammaticali dei suoi ospiti. Tra i due


viali laterali c' un campo di carciofi, fiancheggiato da
alberi da frutto tagliati in forma di conocchia e orlato
d'acetosella, lattuga o prezzemolo.
Sotto i tigli c' una tavola rotonda dipinta in verde, e
alcune sedie intorno. Li, durante le giornate canicolari, i
commensali abbastanza ricchi da permettersi di prendere il
caff, vanno a gustarlo, sotto un caldo capace di far
schiudere le uova. La facciata, alta tre piani e sormontata
da soffitte, costruita in pietra e tinteggiata in quel color

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giallo che conferisce un carattere ignobile a quasi tutte le


case di Parigi. Le cinque finestre d'ogni piano hanno piccoli
vetri e sono guarnite di persiane nessuna delle quali a filo
con le altre, di modo che tutte le loro linee stonano
reciprocamente. La profondit della casa comporta due
finestre che, al pianterreno, sono ornate d'inferriate a
grata. Dietro l'edificio c' un cortile largo circa venti piedi,
dove vivono in buon accordo maiali, galline, conigli, e in
fondo al quale sorge una tettoia per il deposito della legna.
Tra questa e la finestra della cucina sta sospesa la
dispensa, e sotto scolano le acque grasse dell'acquaio.
Sulla via Neuve- Sainte-Genevive, il cortile ha una porta
stretta da cui la cuoca getta le immondizie di casa, pulendo
la sentina a forza d'acqua, per evitare una pestilenza.
Il pianterreno, naturalmente destinato all'esercizio della
pensione familiare, si compone di un primo vano che
prende luce dalle due finestre che danno sulla strada e in
cui si entra per una porta-finestra. Questa sala comunica
con quella da pranzo, separata dalla cucina dalla tromba di
una scala i gradini della quale sono di legno e di mattonelle
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colorate e lustrate. Nulla pi triste di questa sala,


ammobiliata con poltrone e seggiole foderate di stoffa di
crine a righe alternativamente opache e lucide. Al centro
c' una tavola rotonda con un piano di marmo Sant'Anna
decorata da uno di quei vassoi di porcellana bianca filettata
d'oro mezzo cancellato, che oggi si trovano dappertutto.
La stanza, pavimentata piuttosto male, rivestita di legno
ad altezza d'uomo. Il resto delle pareti tappezzato con
una carta da parato sulla quale sono raffigurati i principali
fatti di Telemaco e i cui classici personaggi sono colorati. Il
pannello tra le finestre a grate presenta ai pensionati il
quadro del festino offerto al figlio d'Ulisse da Calipso. Da
quarant'anni tale pittura provoca i motteggi dei giovani
pensionanti, i quali si ritengono superiori alla loro posizione
dileggiando il pranzo cui le ristrettezze li condannano. Il
camino in pietra, con focolare sempre pulito, dimostrazione
che il fuoco vi si accende solo nelle grandi occasioni, ha per
ornamento due vasi pieni di fiori artificiali, stinti e pigiati, e
una pendola di marmo bluastro di pessimo gusto. In questa
prima sala si respira un cattivo odore indefinibile, che

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potrebbe esser chiamato "odor di pensione". Odore di


rinchiuso, di muffa, di rancido; mette freddo, umido al
naso, penetra negli abiti; ha il tanfo di una sala dove si
mangiato; puzza di servit, di dispensa, di ospizio. Forse
potrebbe essere descritto se si trovasse un procedimento
per analizzare le quantit elementari e nauseabonde
immessevi dalle atmosfere catarrali e "sui generis" di
ciascun pensionante, giovane o vecchio. Eppure, malgrado
tali orrende volgarit, se paragonaste questa sala a quella
da pranzo, che le attigua, trovereste la prima elegante e
profumata come uno spogliatoio per signora. La sala da
pranzo, dalla parete interamente rivestita di legno, fu tinta
un tempo d'un colore oggi indistinto, che forma un fondo
su cui l'unto ha impresso i suoi strati in modo da disegnarvi
figure bizzarre. Ai muri, credenze appiccicose sulle quali
sono disposte caraffe sbeccate, appannate, tondi di metallo
marezzato, pile di piatti di spessa porcellana, orlati di blu,
fabbricati a Tournai. In un angolo c' una scatola a caselle
numerate che serve a tenere riposte le salviette, sporche e
macchiate di vino, di ciascun pensionante. Vi si trovano poi
quei mobili indistruttibili, ovunque proscritti, ma messi l
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come i resti della civilt agli Incurabili. Vi vedrete un


barometro col cappuccino che esce fuori quando piove,
incisioni esecrabili da togliere l'appetito incorniciate in
legno nero verniciato a filetti d'oro, una pendola di
madreperla incrostata di rame, una stufa verde, lucerne
d'Argand dove la polvere si combina con l'olio, una lunga
tavola coperta d'incerata unta quanto basta perch un
allegro studente in medicina "esterno" ci scriva il proprio
nome servendosi del dito come di uno stilo, sedie zoppe,
miserevoli piccole stuoie di sparto che si disfa sempre e
non finisce mai, poi scaldini dai buchi rotti, dalle cerniere
sconnesse, dove il legno si carbonizza. Per spiegare quanto
questa mobilia vecchia, screpolata, tarlata, tremolante,
logora, monca, orba, invalida, spirante, se ne dovrebbe
fare una descrizione che ritarderebbe troppo l'interesse di
questa storia e che i lettori che hanno fretta non
perdonerebbero.

Il

pavimento,

rosso,

pieno

di

avvallamenti prodotti dallo strofinio o dalle riverniciature.


Insomma, l regna la miseria senza poesia; una miseria
economa,

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concentrata,

consunta.

Se

non

ancora

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infangata, per lo meno macchiata; se non ha n buchi n


stracci, sta per andare in putrefazione.
Questa stanza in tutto il suo splendore nel momento in
cui, verso le sette del mattino, il gatto della signora
Vauquer precede la sua padrona; salta sulle credenze, vi
annusa il latte contenuto in varie tazze coperte dal piattino,
e fa sentire il suo ronron mattinale. Subito dopo appare la
vedova, agghindata con la sua cuffia di tulle sotto la quale
pende un giro di capelli finti, in disordine; essa cammina
trascinando le sue pantofole raggrinzite.
Il viso vecchiotto, grassottello, dal mezzo del quale esce un
naso a becco di pappagallo, le piccole mani paffutelle, il
personale grassoccio come un "topo di chiesa", il seno
troppo pieno e ondeggiante, sono in armonia con la sala
che

trasuda

l'infelicit,

dove

s'

rannicchiata

la

speculazione e di cui la signora Vauquer respira l'aria calda


e fetida senza esserne disgustata. Il viso fresco come una
prima

gelata

d'autunno,

gli

occhi

pieni

di

rughe,

l'espressione dei quali passa dal sorriso prescritto alle


ballerine all'amaro cipiglio dell'esattore, insomma tutta la
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sua persona spiega la pensione come la pensione implica la


sua

persona.

Il

bagno

penale

non

pu

non

avere

l'aguzzino, non potreste immaginarvi l'uno senza l'altro. La


pinguedine pallida di questa piccola donna il prodotto di
questa vita, come il tifo la conseguenza delle esalazioni
d'un ospedale. La sua sottana di lana a maglia, pi lunga
della

gonna

imbottitura

ricavata
esce

da

dalle

un

abito

fenditure

vecchio

della

stoffa

la

cui

scucita,

compendia il salotto, la sala da pranzo, il giardinetto,


annuncia la cucina e fa presentire i pensionanti. Quando lei
l, lo spettacolo completo. Di circa cinquant'anni, la
signora Vauquer somiglia a TUTTE LE DONNE CHE HANNO
SUBITO DISGRAZIE. Ha l'occhio vitreo, l'aria innocente di
una mezzana che fa la difficile per farsi pagare di pi, ma
invece disposta a tutto per addolcire la sua sorte, a dar
nelle mani della giustizia Giorgio o Pichegru, se Giorgio o
Pichegru dovessero ancora essere arrestati. Tuttavia, "in
fondo una buona donna", dicono i pensionanti, che la
ritengono una disgraziata, sentendola gemere e tossire
come loro. Chi era stato il signor Vauquer? Lei non dava
mai particolari sul defunto.
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In che modo aveva perduto i suoi averi? Con le disgrazie,


rispondeva. Si era mal comportato verso di lei, non le
aveva lasciato che gli occhi per piangere, quella casa per
vivere, e il diritto di non compatire nessuna sfortuna
perch, diceva lei, aveva sofferto tutto quel che possibile
soffrire. Al sentir trotterellare la padrona, la grossa Silvia,
la cuoca, si affrettava a servire la colazione ai pensionanti
"interni".
Generalmente i pensionanti "esterni" si abbonavano solo al
pranzo, che costava trenta franchi al mese. All'epoca in cui
questa storia comincia, gli interni erano sette. Al primo
piano si trovavano i due migliori appartamenti della casa.
La signora Vauquer abitava quello pi modesto, e l'altro
era occupato dalla signora Couture, vedova di un ufficiale
di commissariato della Repubblica francese.
Essa aveva con s una giovinetta, Vittorina Taillefer, cui
faceva da madre. La pensione delle due ammontava a
milleottocento franchi. I due appartamenti del secondo
piano erano occupati l'uno da un vecchio di nome Poiret,
l'altro da un uomo di circa quarant'anni, che portava una
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parrucca nera, si tingeva i favoriti, diceva di essere stato


un negoziante, e si chiamava signor Vautrin. Il terzo piano
si componeva di quattro stanze, di cui due affittate, l'una a
una vecchia zitella chiamata signorina Michonneau, l'altra a
un antico fabbricante di vermicelli, di altre paste alimentari
e di amido, che si faceva chiamare familiarmente pap
Goriot. Le due altre stanze erano destinate agli uccelli di
passo, a quegli sfortunati studenti i quali, come pap
Goriot e la signorina Michonneau, potevano spendere
soltanto quarantacinque franchi al mese per il vitto e
l'alloggio; ma la signora Vauquer gradiva poco la loro
presenza e li accettava solo quando non trovava di meglio;
mangiavano troppo pane. In quel momento, l'una delle due
stanze era occupata da un giovane venuto dai dintorni
d'Angoulme a Parigi per compiere gli studi di legge, e la
cui numerosa famiglia si sobbarcava alle pi dure privazioni
per mandargli milleduecento franchi l'anno. Eugenio de
Rastignac, cos egli si chiamava, era uno di quei giovani
formati al lavoro dalla sfortuna, che si rendono conto delle
speranze riposte in loro dai genitori, e che si preparano
una buona sorte calcolando gi l'importanza dei loro studi,
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e adattandoli in anticipo allo sviluppo futuro della societ,


al fine di essere i primi a sfruttarla. Senza le sue
osservazioni

originali

l'abilit

con

la

quale

seppe

presentarsi nei salotti dl Parigi, questo racconto non


sarebbe stato colorato coi toni esatti dovuti indubbiamente
al suo spirito sagace e al suo desiderio di penetrare nei
misteri di una situazione spaventevole accuratamente
nascosta cos da coloro che l'avevano creata come da chi la
subiva Al di sopra del terzo piano c'erano un solaio per
stendere la biancheria e due soffitte, ove dormivano un
uomo di fatica, Cristoforo e la grossa Silvia, la cuoca. Oltre
i sette pensionanti interni, la signora Vauquer aveva, in
media ogni anno, otto studenti in legge o in medicina, e
due o tre clienti dimoranti nel quartiere, tutti abbonati
solamente al pranzo. La sala accoglieva a pranzo diciotto
persone, e poteva contenerne una ventina; ma, la mattina,
non vi si trovavano che sette ospiti, il cui insieme dava,
durante la colazione, l'aspetto di un pasto in famiglia.
Ognuno scendeva in pantofole, si permetteva osservazioni
confidenziali sul modo di vestire o sull'aria degli esterni, o

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sui fatti della sera precedente, esprimendosi con la


confidenza propria dell'intimit. I sette pensionanti erano i
beniamini della signora Vauquer, che distribuiva loro, con
una precisione da astronomo, le premure e i riguardi,
secondo la cifra della loro retta. Un identico motivo
affliggeva questi esseri riuniti dal caso. I due locatari del
secondo piano pagavano solo settantadue franchi al mese.
Un prezzo cos conveniente che non si pu trovar altro che
nel sobborgo Saint-Marceau, tra la Bourbe e la Salptrire,
e al quale soltanto la signora Couture faceva eccezione,
dice gi che quei pensionanti dovevano essere sotto il peso
di disgrazie pi o meno evidenti. Perci lo spettacolo
desolante offerto dall'interno della casa si ripeteva negli
abiti dei suoi frequentatori tutti egualmente frusti. Gli
uomini portavano finanziere il cui colore era divenuto
problematico, calzature di quelle che si gettano all'angolo
dei paracarri nei quartieri eleganti; biancheria lisa, vestiti
ai quali non era rimasta che l'anima. Le donne avevano
abiti

passati

di

moda,

ritinti,

stinti,

vecchi

merletti

rammendati, guanti lucidi per l'uso, collarini avvampati e


scialletti ragnati. Se tali
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erano

gli abiti, quasi tutti

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mettevano

in

mostra

corpi

solidamente

squadrati,

costituzioni che avevano resistito alle tempeste della vita,


facce fredde, dure, logore, come quelle degli scudi fuori
corso. Le bocche appassite erano armate di denti avidi. Tali
pensionanti facevano presentire drammi conclusi o in atto;
non quei drammi rappresentati alla luce della ribalta, fra
tele dipinte, ma drammi vivi e muti, drammi gelidi che
agitavano e riscaldavano il cuore, drammi ininterrotti.
La vecchia signorina Michonneau aveva sui suoi occhi
stanchi una sudicia visiera di taffet verde, cerchiata con
un filo d'ottone che avrebbe spaventato l'angelo della
Piet. Il suo scialle a frange magre e lacrimevoli sembrava
coprisse uno scheletro, tanto le forme che ne trasparivano
erano angolose. Quale acido aveva corroso le forme
femminili di questa creatura? Eppure doveva essere stata
graziosa e ben fatta. Era stato il vizio, il dolore, la
cupidigia? Aveva troppo amato, era stata una rigattiera, o
soltanto cortigiana? Espiava i trionfi di una giovinezza
insolente, dinanzi alla quale s'erano avventati i piaceri, con
una vecchiezza rifuggita dai passanti? Il suo sguardo

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bianco dava il freddo, il suo viso rattratto minacciava.


Aveva il verso aspro d'una cicala che grida nel suo
cespuglio all'approssimarsi dell'inverno. Diceva di aver
preso cura d'un vecchio signore malato di catarro alla
vescica e abbandonato dai figli che lo ritenevano povero. Il
vecchio le aveva lasciato un legato di mille franchi di
rendita vitalizia, periodicamente contestati dagli eredi, alle
calunnie dei quali si trovava esposta. Sebbene il gioco delle
passioni avesse devastato il suo viso, vi si trovavano
ancora alcune tracce di una bianchezza e di una finezza di
pelle le quali lasciavano supporre che il corpo conservasse
qualche resto di bellezza.
Il signor Poiret era una specie di essere meccanico. Nel
vederlo allungarsi come un'ombra grigia lungo un viale del
Jardin des Plantes, la testa coperta da un berretto floscio,
reggendo appena, in mano, il bastone dal pomo d'avorio,
lasciando svolazzare le falde sciupate della finanziera che
mal nascondeva i pantaloni quasi vuoti e le gambe
ricoperte da calze blu che tremolavano come quelle d'un
ebbro, mostrando il panciotto d'un bianco sporco e la gala

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di

rozza

mussolina

spiegazzata

che

si

univa

imperfettamente alla cravatta attorcigliata intorno a un


collo di tacchino, molti si domandavano se quell'ombra
cinese appartenesse o no alla razza audace dei figli di Jafet
sfarfalleggianti sul Boulevard Italien.
Quale lavoro aveva potuto rattrappirlo cos? Quale passione
aveva reso color del bistro la sua faccia bulbosa che,
disegnata in caricatura, sarebbe sembrata fuori della
realt? Che cosa mai egli era stato? Ma, forse, era stato
impiegato al ministero della giustizia, presso l'ufficio dove i
carnefici mandano i conti delle loro spese, le fatture dei veli
neri per i parricidi, della crusca per i cesti della ghigliottina,
della funicella per le mannaie.
Forse era stato ricevitore alla porta d'un mattatoio, o viceispettore di sanit. Insomma, quest'uomo sembrava essere
stato uno degli asini del nostro grande mulino sociale, uno
di quei Ratons parigini che non conoscono neppure i loro
Bertrands, uno di quei perni su cui avevano girato gli
infortuni o le sozzure pubbliche, infine uno di quegli uomini
dei quali diciamo, al vederli: "Eppure sono necessari anche
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loro". La Parigi elegante ignora queste facce pallide per le


sofferenze morali o fisiche. Ma Parigi un vero oceano.
Gettateci uno scandaglio, non ne conoscerete mai la
profondit. Percorretelo, descrivetelo; per quanta cura
poniate

nel

percorrerlo,

nel

descriverlo,

per

quanto

numerosi e interessati siano gli esploratori di questo mare,


vi

si

trover

sconosciuto,

sempre

fiori,

un

perle,

luogo

mostri,

vergine,
qualcosa

un

antro

d'inaudito,

d'obliato dai palombari letterari. La casa Vauquer una di


queste mostruosit curiose.
Due figure vi formavano un contrasto sorprendente con il
resto

dei

pensionanti

degli

abbonati.

Sebbene

la

signorina Vittorina Taillefer fosse di un pallore malsano


simile a quello delle giovinette clorotiche, e armonizzasse
con la sofferenza comune che costituiva lo sfondo del
quadro

per

una

tristezza

abituale,

per

il

contegno

imbarazzato, per l'aspetto povero e gracile, tuttavia il suo


viso non era vecchio, le sue movenze e la sua voce erano
agili. Quella giovanile sventura somigliava a un arbusto
dalle foglie ingiallite, da poco piantato in un terreno

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inadatto. La fisionomia rossastra, i capelli d'un biondo


fulvo, la vita troppo sottile esprimevano quella grazia che i
poeti moderni trovavano nelle statuine del medioevo. Gli
occhi grigi e neri esprimevano una dolcezza e una
rassegnazione cristiane. I vestiti semplici, di poco prezzo,
rivelavano

forme

giovanili.

Era

graziosa

per

giustapposizione. Felice, sarebbe stata incantevole; la


felicit la poesia delle donne, come la toletta ne il
belletto. Se la gioia d'un ballo avesse riflesso le sue tinte
rosee su quel pallido viso; se le dolcezze d'una vita
elegante avessero riempito, avessero invermigliato quelle
gote gi lievemente scavate; se l'amore avesse rianimato
quegli occhi tristi, Vittorina avrebbe potuto gareggiare con
le pi belle giovinette.
Le mancava ci che crea una seconda volta la donna: le
gale e i biglietti amorosi. La sua storia avrebbe fornito il
soggetto di un libro. Il padre credeva di avere le sue buone
ragioni per non riconoscerla, si rifiutava di tenerla con s,
le corrispondeva solo seicento franchi all'anno, e aveva
alterato il proprio patrimonio per poterlo trasmettere

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PAPA GORIOT

interamente al figlio. Parente lontana della madre di


Vittorina che era andata a morire di dispiacere presso di
lei, la signora Couture aveva cura dell'orfana come di una
sua figlia. Disgraziatamente, la vedova dell'ufficiale di
commissariato

della

Repubblica

possedeva

soltanto

l'assegno vedovile e la pensione; e poteva lasciare un


giorno la povera ragazza senza esperienza e senza risorse
di fortuna, in bala del mondo. La buona donna conduceva
Vittorina alla messa tutte le domeniche, a confessarsi ogni
quindici giorni, per farne ad ogni modo una ragazza
devota. E aveva ragione. I sentimenti religiosi aprivano un
avvenire a questa figlia non riconosciuta che amava suo
padre, che ogni anno s'incamminava verso di lui per
recargli il perdono di sua madre; ma che ogni anno urtava
contro la porta della casa paterna, inesorabilmente chiusa.
Il fratello, suo unico mediatore, non era venuto a trovarla
neppure una volta in quattro anni, e non le inviava alcun
aiuto. Lei supplicava Iddio di aprire gli occhi a suo padre,
d'intenerire il cuore del fratello, e pregava per loro senza
incolparli. La signora Couture e la signora Vauquer non
trovavano parole sufficienti nel dizionario delle ingiurie per
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25

PAPA GORIOT

qualificare un tal barbaro modo di procedere. Quando


maledivano l'infame milionario, Vittorina pronunciava dolci
parole, simili al canto del colombo ferito, il cui grido di
dolore esprime ancor l'amore.
Eugenio

de

Rastignac

aveva

un

viso

tipicamente

meridionale, carnagione bianca, capelli neri, occhi blu. Il


suo

garbo,

suoi

modi,

il

suo

contegno

abituale

denotavano il figlio di una famiglia nobile, in cui la prima


educazione non aveva comportato che tradizioni di buon
gusto. Se teneva da conto gli abiti, se normalmente finiva
di consumare quelli dell'anno precedente, tuttavia poteva
uscire qualche volta vestito come un giovane elegante. Di
solito portava una vecchia finanziera, un brutto panciotto,
la brutta cravatta nera, sciupata, male annodata di tutti gli
studenti, un paio di pantaloni intonati col resto, e stivaletti
risuolati.
Tra questi due personaggi e gli altri, Vautrin, l'uomo di
quarant'anni, dai favoriti tinti, serviva di transizione. Era
uno di quei tipi a proposito dei quali il popolo dice: Ecco un
uomo in gamba! Aveva le spalle larghe, il busto ben
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PAPA GORIOT

sviluppato, i muscoli in mostra, le mani grosse, quadrate e


fortemente marcate alle falangi da ciuffetti di peli folti e di
un rosso acceso. La faccia, rigata da rughe premature,
presentava segni di durezza che smentivano le maniere
affabili e compiacenti. La sua voce baritonale, in armonia
con la sua grossolana gaiezza, non dispiaceva. Era gentile
e

ridanciano.

Se

qualche

serratura

non

andava,

rapidamente la smontava, la raccomodava, la oliava, la


limava e, dopo averla rimontata, diceva: "Questa mi
conosce".
Egli, del resto, conosceva tutto: le navi, il mare, la Francia,
l'estero, gli uomini, gli avvenimenti, le leggi, gli alberghi, e
le prigioni. Se c'era qualcuno che si lamentava troppo, gli
offriva subito i suoi servigi. Aveva prestato varie volte
denaro alla signora Vauquer e a qualche altro pensionante,
ma

debitori

sarebbero

morti

piuttosto

che

non

restituirglielo, tanto, malgrado la sua aria di bonuomo,


incuteva timore per un certo sguardo profondo e risoluto. Il
modo con cui sprizzava un getto di saliva annunciava un
sangue

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freddo

imperturbabile

che

non

doveva

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farlo

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PAPA GORIOT

indietreggiare dinanzi a un delitto pur di uscire da una


posizione difficile. Come quello di un giudice severo, il suo
occhio sembrava andare in fondo a tutte le questioni, a
tutte le coscienze, a tutti i sentimenti. Le sue abitudini
consistevano nell'uscire dopo colazione, nel rientrare per il
pranzo, nello star fuori tutta la sera e nel tornare verso la
mezzanotte, con l'aiuto di una CHIAVE COMUNE affidatagli
dalla signora Vauquer.
Lui solo godeva d'un tale favore. Ma era anche lui che
meglio trattava la vedova, e la chiamava: mamma,
prendendola per la VITA, adulazione poco apprezzata! La
buona donna credeva che la cosa fosse ancora facile,
mentre invece dipendeva solo da Vautrin, il quale aveva le
braccia abbastanza lunghe per stringere quella pesante
circonferenza. Un aspetto del suo carattere consisteva nel
pagare generosamente quindici franchi al mese per il
"gloria" che prendeva alla fine del pranzo. Persone meno
superficiali di quanto non lo fossero quei giovani travolti dai
turbini della vita parigina, o quei vecchi indifferenti a ci
che non li riguardasse direttamente, non si sarebbero

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PAPA GORIOT

fermate all'impressione dubbia che causava loro Vautrin.


Egli sapeva o indovinava le cose di coloro che gli erano
vicini, mentre nessuno poteva conoscere n i suoi pensieri
n le sue occupazioni. Sebbene avesse posto la sua
apparente bonomia, la sua costante compiacenza e la sua
allegria come una barricata tra gli altri e lui, spesso
lasciava trasparire la spaventevole profondit del suo
carattere. Spesso una battuta degna di Giovenale, con la
quale sembrava si compiacesse a beffare le leggi, a
sferzare

l'alta

societ,

convincerla

della

propria

incongruenza, doveva far supporre che egli nutrisse un


rancore verso la condizione sociale e che ci fosse in fondo
alla sua vita un mistero accuratamente nascosto.
Attratta, forse inconsapevolmente, dalla forza dell'uno o
dalla avvenenza dell'altro, la signorina Taillefer distribuiva i
suoi sguardi furtivi, i suoi pensieri segreti, tra quel
quadragenario e il giovane studente; ma nessuno dei due
sembrava pensare a lei, quantunque da un giorno all'altro
il caso avrebbe potuto mutare la sua situazione e farla
diventare un ricco partito. Del resto nessuna di quelle

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PAPA GORIOT

persone si dava la pena di verificare se i guai addotti da


una di esse fossero veri o falsi. Ognuno aveva per l'altro
una

indifferenza

mista

di

diffidenza,

risultante

dalle

rispettive situazioni. Si sapevano impotenti a consolare le


loro pene, e tutti, nel raccontarsele, avevano vuotato la
coppa del compatimento. Simili a vecchi coniugi, non
avevano pi niente da dirsi. Non restavano dunque tra loro
che i rapporti di una vita meccanica, il gioco di un
ingranaggio senza olio. Tutti dovevano tirar diritto per la
via dinanzi a un cieco, ascoltare senza emozione il racconto
di una disgrazia, e vedere nella morte la soluzione di un
problema di miseria che li rendeva freddi di fronte alla pi
tremenda agonia. La pi felice di queste anime desolate
era la signora Vauquer, che troneggiava in quel libero
ospizio. Per lei sola quel piccolo giardino, reso vasto come
una steppa dal silenzio e dal freddo, dal secco e dall'umido,
era un ridente boschetto. Per lei sola quella casa gialla e
tetra, che sapeva di verderame come un banco di negozio,
presentava qualche delizia. Quelle celle le appartenevano.
Essa nutriva quei galeotti condannati a pene perpetue,
esercitando su di essi una autorit rispettata. In quale altro
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PAPA GORIOT

posto quei poveri esseri avrebbero trovato, a Parigi, al


prezzo cui lei li dava, alimenti sani, sufficienti, e un
appartamento che essi erano padroni di far diventare, se
non elegante o comodo, almeno pulito e salubre? Se lei si
fosse permessa di commettere un'ingiustizia palese, la
vittima l'avrebbe sopportata senza lamentarsene.
Un aggregato simile doveva presentare e presentava in
piccolo gli elementi d'una societ completa. Tra i diciotto
commensali si trovava, come nei collegi, come dappertutto,
una povera creatura abbandonata, una vittima su cui
fioccavano gli scherzi. Al principio del secondo anno,
questa figura divenne per Eugenio de Rastignac la pi
saliente fra tutte quelle in mezzo a cui era condannato a
vivere ancora per due anni. Questo "Patirai" era l'antico
vermicellaio, pap Goriot, sul quale un pittore, come lo
storico, avrebbe fatto cadere tutta la luce del quadro. Per
quale

motivo

questo

sprezzo

semiastioso,

questa

persecuzione mista di piet, questa mancanza di rispetto


verso

la

sfortuna

avevano

colpito

il

pi

anziano

pensionante? Era stato forse lui a provocarli con alcune di

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PAPA GORIOT

quelle ridicolezze o di quelle bizzarrie che meno facilmente


si perdonano dei vizi? Tali quesiti riguardano da vicino non
poche ingiustizie sociali. Forse proprio della natura
umana il far sopportar tutto a chi tutto soffre per vera
umilt, per debolezza o per indifferenza. Non piace forse a
tutti noi di provare la nostra forza a spese di qualcuno o di
qualcosa?
L'essere pi debole, il monello suona a tutte le porte
quando gela, o si arrampica per scrivere il suo nome su
d'un incontaminato monumento.
Pap Goriot, vecchio di sessantanove anni circa, si era
ritirato presso la signora Vauquer nel 1813, dopo aver
lasciato gli affari.
Aveva preso in un primo tempo l'appartamento occupato
dalla signora Couture, e pagava allora milleduecento
franchi di pensione; e, per lui, cinque luigi di pi o di meno
erano una bagattella. La signora Vauquer aveva rimesso a
nuovo

le

tre

camere

dell'appartamento

facendosi

corrispondere un anticipo che serv a pagare, si dice, un

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PAPA GORIOT

cattivo mobilio composto di tende in "calic" giallo, di


poltrone in legno verniciato foderate di velluto d'Utrecht,
alcune verniciature a colla e carte da parati rifiutate dalle
osterie dei sobborghi. Forse la noncurante generosit nel
lasciarsi

gabbare

dimostrata

da

pap

Goriot,

che

quell'epoca era rispettosamente chiamato signor Goriot, lo


fece prendere per un imbecille, senza nessuna pratica degli
affari. Goriot arriv con un guardaroba ben fornito, il
corredo magnifico del negoziante che non si priva di nulla
ritirandosi dal commercio. La signora Vauquer aveva
ammirato diciotto sue camicie di mezza tela d'Olanda, la
cui finezza era tanto pi notevole in quanto il vermicellaio
portava sulla gala fissa due spille unite da una catenina,
ognuna delle quali era montata con un grosso diamante.
Abitualmente vestito con un abito color blu chiaro, portava
ogni giorno un panciotto di picch bianco sotto il quale
fluttuava il suo ventre a pera e prominente, che faceva
ballonzare una pesante catena d'oro guarnita di ciondoli. La
sua tabacchiera, anch'essa d'oro, conteneva un medaglione
pieno di capelli che lo rendevano in apparenza colpevole di

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PAPA GORIOT

qualche fortunata avventura. Quando la sua ospite l'accus


di essere un "galentin", lasci errare sulle labbra il gaio
sorriso del borghese lusingato nel suo debole. I suoi
"armaddi" (pronunciava questa parola al modo del popolo
minuto) furono riempiti dall'abbondante sua argenteria di
famiglia. Gli occhi della vedova si accesero quando l'aiut
compiacentemente a cavare fuori e e mettere a posto i
ramaiuoli, i cucchiai da salsa, le posate, le oliere, le
salsiere, numerosi piatti, i servizi in argento dorato da
colazione, infine pezzi pi o meno belli pesanti qualche
libbra, e di cui egli non voleva disfarsi. Quei regali gli
ricordavano le feste della sua vita domestica. "Questo",
disse alla signora Vauquer tenendo un piatto e una piccola
tazza il cui coperchio rappresentava due tortorelle che si
beccavano, " il primo regalo fattomi da mia moglie
nell'anniversario del nostro matrimonio. Povera donna! Lo
aveva acquistato con le sue economie quand'era ancora
ragazza. Vedete, signora: preferirei dover grattare la terra
con le mie unghie piuttosto che separarmene. Grazie a Dio
potr prendere in questa tazza il caff tutte le mattine
durante il resto dei miei giorni.
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PAPA GORIOT

Non sono da compiangere; ho di che vivere agiatamente


per molto tempo". E poi la signora Vauquer aveva visto, col
suo occhio di gazza, alcuni titoli del debito pubblico che,
approssimativamente

addizionati,

potevano

assicurare

all'ottimo Goriot una rendita di circa otto o diecimila


franchi. Da quel giorno, la signora Vauquer, nata de
Conflans, che aveva allora quarantotto anni effettivi ma
non ne accettava che trentanove, cominci a nutrire
qualche idea. Sebbene il lacrimatoio degli occhi di Goriot
fosse rivoltato, gonfio, pendente, il che lo obbligava ad
asciugarseli di frequente, essa lo trov di aspetto piacente
e perbene. Del resto i suoi polpacci carnosi, prominenti,
pronosticavano, quanto il suo lungo naso robusto, qualit
morali cui la vedova sembrava tenesse e confermate dalla
faccia

lunare

ingenuamente

sciocca

del

bonuomo.

Doveva essere un animale solidamente costruito, capace di


dissipare tutto il suo spirito in sentimento. I suoi capelli ad
ala di piccione, che il barbiere del Politecnico gli incipriava
tutte le mattine, disegnavano cinque punte sulla sua bassa
fronte e decoravano bene il suo viso. Quantunque un poco
grossolano, era cos azzimato, prendeva cos signorilmente
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PAPA GORIOT

il tabacco, lo aspirava da uomo cos sicuro di avere sempre


la tabacchiera piena di macubino, che il giorno in cui il
signor Goriot prese stanza presso di lei, la signora Vauquer
si coric quella sera crogiolandosi come una pernice nel
lardello, al fuoco del desiderio che la colse di abbandonare
il sudario di Vauquer per rinascere in Goriot. Maritarsi,
vendere la pensione, andar sotto braccio a quel fior fiore di
borghesia, diventare una signora distinta nel quartiere,
raccogliervi la questua pei poveri, fare gite domenicali a
Choisy, Soissy, Gentilly; andare a teatro come desiderava,
in palco, senza attendere i biglietti di favore che taluno dei
pensionanti le offriva nel mese di luglio; ella sogn tutto
l'Eldorado delle modeste famiglie parigine. Non aveva
confidato a nessuno di possedere quarantamila franchi
messi da parte soldo per soldo. Certamente si riteneva, dal
punto di vista della ricchezza, un partito conveniente.
"Quanto al resto, valgo bene il bonuomo" disse rivoltandosi
nel letto, come per dimostrare a se stessa delle grazie che
la grossa Silvia trovava ogni mattino modellate a fondo. Da
quel giorno, per circa tre mesi, la vedova Vauquer
approfitt del barbiere del signor Goriot, e fece qualche
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PAPA GORIOT

spesa per la toletta, con la scusa che era necessario dare


alla casa un certo decoro in armonia con le persone cos
rispettabili che la frequentavano. Si preoccup molto di
mutare i pensionanti, allegando la pretesa di non accettare
ormai che persone distinte sotto ogni riguardo. Se si
presentava un forestiero, gli vantava la preferenza che il
signor Goriot, uno dei commercianti pi in vista e pi
stimati

di

Parigi,

le

aveva

accordato.

Distribu

dei

cartoncini, in cima ai quali si leggeva:


"Casa Vauquer". "Era, diceva lo stampato, una delle pi
antiche e pi stimate pensioni borghesi del quartiere latino.
Con una vista piacevolissima sulla vallata dei Gobelins (la
si scorgeva dal terzo piano), e un GRAZIOSO giardino,
all'estremit del quale CORREVA UN VIALE di tigli". Vi si
parlava dell'aria buona e della tranquillit. Quel cartoncino
le procur la contessa de l'Ambermesnil, una donna di
trentasei anni, che attendeva la fine della liquidazione e la
corresponsione d'una pensione spettantele quale vedova di
un generale morto "sui" campi di battaglia. La signora
Vauquer cur la tavola, fece accendere il fuoco nelle sale

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PAPA GORIOT

per circa sei mesi, e mantenne cos bene le promesse


dell'avviso, da rimetterci del suo. Perci la contessa diceva
alla signora Vauquer, chiamandola "cara amica", che le
avrebbe procurato la baronessa de Vaumerland e la vedova
del colonnello conte Picquoiseau, due amiche le quali
attendevano la scadenza del loro impegno in una pensione
situata al Marais, pi cara della casa Vauquer. Le due
signore avrebbero goduto di una sistemazione economica
molto buona non appena gli Uffici del ministero della
Guerra avessero perfezionato le relative pratiche. "Ma", lei
diceva, "gli Uffici non la finiscono mai!". Le due vedove
salivano insieme dopo il pranzo nella camera della signora
Vauquer e vi facevano quattro chiacchiere sorseggiando
rosolio di ribes e sgranocchiando dolciumi riservati alla
bocca della padrona di casa. La signora de l'Ambermesnil
approv le mire dell'albergatrice su Goriot, mire eccellenti
che lei, del resto aveva indovinato fin dal primo giorno; lo
trovava un uomo perfetto.

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PAPA GORIOT

- Ah!, mia cara signora, un uomo sano come il mio occhio


- le diceva la vedova - un uomo ottimamente conservato, e
che pu dare ancora molte soddisfazioni a una donna.
La contessa fece generosamente alcune osservazioni alla
signora Vauquer sul suo modo di vestirsi, non in armonia
con le sue pretese. - Bisogna che vi mettiate sul piede di
guerra - le disse.
Dopo molti calcoli, le due vedove si recarono insieme al
Palais- Royal, ove acquistarono, alle Galeries de Bois, un
cappello con piume e una cuffia. La contessa trascin
l'amica al magazzino della Petite-Jeannette, dove scelsero
un vestito e una sciarpa.
Quando queste munizioni furono adoperate e la vedova fu
sotto le armi, rassomigli in modo perfetto alla insegna del
"Boeuf la mode" ("Bue alla moda"). Tuttavia, si trov cos
mutata in meglio da credersi in obbligo verso la contessa e,
quantunque poco generosa la preg di accettare un
cappello da venti franchi. Per la verit, intendeva poi
chiederle il favore di sondare Goriot e di metterla in valore

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PAPA GORIOT

agli occhi di lui. La signora d'Ambermesnil si prest assai


amichevolmente

tale

manovra,

circu

il

vecchio

vermicellaio col quale riusc ad avere un colloquio; ma,


dopo averlo trovato pudibondo, per non dire refrattario, ai
tentativi che le sugger il personale desiderio dl sedurlo per
proprio conto, usc nauseata dalla sua grossolanit.
- Angelo mio - disse alla cara amica - da quell'uomo l non
caverete fuori un bel nulla! E' ridicolmente diffidente, uno
spilorcio, una bestia, uno stupido, e non vi procurer che
dispiaceri.
Tra

il

signor

Goriot

la

signora

de

l'Ambermesnil

avvennero cose tali, che la contessa non volle neanche pi


trovarsi con lui.
L'indomani lei se ne and, dimenticando di pagare sei mesi
di pensione e lasciando un vestito smesso valutato cinque
franchi.
Per quante accurate ricerche la signora Vauquer facesse,
non pot avere nessuna informazione in Parigi sulla
contessa de l'Ambermesnil. Essa parlava spesso di quella
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PAPA GORIOT

deplorevole faccenda, pentendosi della sua troppa fiducia,


sebbene fosse pi diffidente d'una gatta; ma rassomigliava
a tante persone che diffidano del loro prossimo e si danno
in balia del primo venuto. Fatto morale bizzarro, ma vero,
la cui radice si trova facilmente nel cuore umano. Forse
certuni non hanno pi nulla da sperare dalle persone con le
quali vivono; dopo aver mostrato loro il vuoto della propria
anima, si sentono segretamente giudicati da esse con una
severit meritata; ma, provando un invincibile bisogno di
adulazione, che a essi manca, o divorati dal desiderio di
avere l'apparenza di possedere qualit che non hanno,
sperano di sorprendere la stima o il cuore degli estranei, a
rischio di perdere un giorno questo o quella. Infine,
esistono individui nati mercenari che non fanno mai del
bene ai loro amici o conoscenti, perch vi sarebbero
obbligati, mentre, rendendo un servizio a sconosciuti, ne
riscuotono un guadagno d'amor proprio; pi la cerchia
degli affetti vicina a loro, e meno amano; pi si estende,
e pi essi sono servizievoli. La signora Vauquer partecipava
senza

dubbio

di

queste

due

nature,

essenzialmente

meschine, false, esecrabili.


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PAPA GORIOT

- Se c'ero io - le diceva allora Vautrin - questo guaio non vi


sarebbe capitato! Vi avrei garbatamente smascherato
quell'imbrogliona. Le conosco bene, quelle "mascherine".
Come tutte le menti limitate, la signora Vauquer aveva
l'abitudine di non uscire dalla cerchia dei fatti e di non
giudicarne le cause. Soleva scaricare sugli altri i propri
errori. Dopo aver subto quella perdita, essa consider
l'onesto vermicellaio come la causa del suo infortunio e
cominci da allora, diceva, a disilludersi sul conto di lui.
Quando ebbe riconosciuto l'inutilit dei suoi adescamenti e
delle sue spese di rappresentanza, non tard a indovinarne
la ragione. Si accorse che il suo pensionante aveva gi,
secondo il suo modo di esprimersi, i propri giretti. Infine
ebbe la dimostrazione che la sua speranza cos vagamente
accarezzata era fondata su di una base chimerica, e che
non avrebbe mai cavato fuori un bel niente da quell'uomo
l, secondo la frase energica della contessa, che sembrava
intendersene.

Naturalmente,

nell'avversione

and

pi

lontano di quanto non era andata nell'amicizia. Il suo odio


non fu dettato in ragione del suo amore, ma dalle speranze

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PAPA GORIOT

ingannate. Se il cuore umano trova riposo salendo le alture


dell'affetto, sosta di rado lungo la rapida china dei
sentimenti ispirati dall'odio. Ma, essendo il signor Goriot
suo pensionante, la vedova fu costretta a reprimere le
esplosioni dell'amor proprio ferito, a soffocare i sospiri
causatile da quel disinganno, e a ringoiare i desideri di
vendetta come un frate perseguitato dal proprio priore. Gli
spiriti meschini soddisfano i loro sentimenti, buoni o cattivi
che siano, con continue meschinit. La vedova us la sua
malizia di donna nell'inventare sorde persecuzioni contro la
propria vittima.
Cominci

con

l'abolire

il

superfluo

introdotto

nella

pensione.
"Niente pi cetrioli, niente pi acciughe, tutta roba per dar
nell'occhio!", disse a Silvia la mattina in cui decise di
ritornare al vecchio programma. Il signor Goriot era un
uomo frugale, e in lui la parsimonia, necessaria a quanti
fanno da s la propria fortuna, aveva degenerato in
abitudine. Minestra, lesso e un piatto di legumi erano stati
e dovevano essere sempre il suo pranzo preferito. Fu
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43

PAPA GORIOT

perci difficile alla signora Vauquer tormentare in questo


lato il pensionante, non potendone in nulla mortificare i
gusti. Delusa di aver incontrato un uomo inattaccabile,
cominci a screditarlo, e fece condividere la propria
avversione per Goriot da parte degli altri pensionanti i
quali, per divertirsi, si prestarono alle sue vendette. Verso
la fine del primo anno la vedova era giunta a un tal grado
di sospetto, da chiedersi come mai il commerciante, che
disponeva dalle sette alle ottomila lire di rendita, che
possedeva un'argenteria superba e gioielli d'una bellezza
pari a quelli di una mantenuta, continuasse a star da lei,
pagandole una pensione cos modica in proporzione ai suoi
mezzi. Durante la pi gran parte di quel primo anno Goriot
aveva

spesso

pranzato

fuori

una

due

volte

alla

settimana; poi, insensibilmente, era arrivato a mangiar


fuori solo due volte al mese. Le piccole distrazioni galanti di
messer Goriot stavano troppo in relazione con gli interessi
della signora Vauquer perch questa non fosse scontenta
dell'esattezza progressiva con cui il suo pensionante
prendeva i pasti presso di lei. Quel cambiamento fu
attribuito tanto a una lenta diminuzione di fortuna quanto
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PAPA GORIOT

al desiderio di far dispetto alla ospite. Una delle pi


detestabili abitudini di questi spiriti lillipuziani consiste
nell'attribuire agli altri le loro piccinerie. Disgraziatamente,
al termine del secondo anno, il signor Goriot giustific le
chiacchiere di cui era l'oggetto chiedendo alla signora
Vauquer di passare al secondo piano e di ridurgli la retta a
novecento

franchi.

Ebbe

bisogno

d'una

cos

stretta

economia, da non permettersi pi di accendere il fuoco


durante l'inverno. La vedova Vauquer pretese di esser
pagata in anticipo; il signor Goriot acconsent e da quel
giorno lei lo chiam pap Goriot. Ognuno cerc allora
d'indovinare

le

cause

di

quella

decadenza.

Indagine

difficile. Come aveva detto la falsa contessa, pap Goriot


era un sornione, un taciturno. Secondo la logica delle
persone senza sale in zucca, tutte indiscrete perch non
sanno cosa dire, chi non parla delle proprie cose deve
combinarne delle brutte. Quel commerciante, prima cos
per bene, divenne un briccone; quel damerino, una vecchia
canaglia. Ora, a parere di Vautrin, che and a quell'epoca
ad abitare in casa Vauquer, papa Goriot era uno che
frequentava la borsa e che, secondo un modo di dire
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PAPA GORIOT

alquanto energico del gergo finanziario, "scroccava" sulla


Rendita dopo essersi rovinato. Ora, era uno di quei piccoli
giocatori che azzardano e guadagnano tutte le sere dieci
franchi al gioco. Ora, si faceva di lui una spia al servizio
dell'alta

polizia;

ma

Vautrin

sosteneva

che

non

era

abbastanza furbo per "essere dei loro". Pap Goriot era poi
anche un avaro che prestava danaro a ingorda usura, uno
che puntava sempre sullo stesso numero aumentando di
volta in volta la posta. Se ne faceva tutto quel che il vizio,
l'infamia, l'impotenza generano di pi misterioso. Tuttavia,
per quanto ignobili fossero il suo modo di agire o i suoi vizi,
l'avversione che egli ispirava non arrivava al punto da farlo
mettere alla porta: dopo tutto pagava la sua pensione. E
poi: era utile, e ognuno sfogava su di lui il proprio buon
umore o il proprio malumore con scherzi o sfuriate. Il
parere

che

sembrava

pi

attendibile,

che

fu

generalmente adottato, era quello espresso dalla signora


Vauquer. A sentir lei, quell'uomo cos ben conservato, sano
come il suo occhio, e dal quale si potevano ancora avere
molte soddisfazioni, era un libertino dai gusti strani. Ecco
su quali fatti la vedova Vauquer fondava le sue calunnie.
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PAPA GORIOT

Qualche mese dopo la fuga della disastrosa contessa che


era riuscita a vivere per sei mesi alle sue spalle, una
mattina, prima di alzarsi, sent lungo la scala il fruscio di un
abito di seta e il passettino d'una donna giovane e lieve
filare verso la camera di Goriot, la cui porta s'era
intelligentemente aperta.
Subito dopo la grossa Silvia corse a riferire alla padrona
che

una

ragazza,

troppo

bella

per

essere

onesta;

"acconciata come una dea", dagli stivaletti di prunella


senz'ombra di fango, era scivolata come un'anguilla dalla
strada fino alla cucina e le aveva domandato dove fosse
l'appartamento del signor Goriot. La signora Vauquer e la
sua cuoca si misero a spiare e colsero molte parole
teneramente pronunciate durante la visita, che dur
qualche tempo. Quando il signor Goriot usc insieme alla
"sua signora", la grossa Silvia afferr subito la sporta, e
finse di andare al mercato per seguire la coppia degli
innamorati.

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PAPA GORIOT

-Signora - disse alla padrona tornando a casa - il signor


Goriot deve essere proprio ricco sfondato per tenerle su
quel piede.
Figuratevi che all'angolo dell'Estrapade c'era una superba
carrozza sulla quale LEI salita.
Durante il pranzo la signora Vauquer and a tirare una
tenda per impedire che Goriot fosse disturbato dal sole, un
raggio del quale gli offendeva gli occhi.
- Siete amato dalle belle, signor Goriot, il sole vi cerca!
disse alludendo alla visita che aveva ricevuto. Cspita,
avete buon gusto, era proprio carina.
- Era mia figlia - egli rispose con una specie d'orgoglio nel
quale i pensionanti vollero trovare la vanit d'un vecchio
che vuol salvare le apparenze.
Un mese dopo quella visita, il signor Goriot ne ricevette
un'altra. Sua figlia, che, la prima volta, era andata in
toletta da mattina, giunse nel pomeriggio vestita come per
andare in societ. I pensionanti, intenti a chiacchierare in

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PAPA GORIOT

sala, videro una graziosa bionda, dalla vita sottile, carina, e


assai troppo distinta per essere la figlia d'un pap Goriot.
- E due! -. fece la grossa Silvia, che non la riconobbe.
Qualche giorno dopo, un'altra ragazza, alta e ben fatta,
bruna, dai capelli neri e dall'occhio vivace, chiese del signor
Goriot.
- E tre! - disse Silvia.
Questa seconda ragazza, che per la prima volta era
anch'essa andata a trovare suo padre di mattina, torn,
qualche giorno dopo, di sera, in toletta da ballo e in
carrozza.
- E quattro! - fecero la signora Vauquer e la grossa Silvia,
le quali non riconobbero in quella gran dama alcuna traccia
della ragazza vestita semplicemente la mattina in cui fece
la prima visita.
Goriot pagava ancora milleduecento franchi di retta. La
signora Vauquer trov del tutto naturale che un uomo ricco
avesse quattro o cinque amanti, e lo giudic anche assai
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PAPA GORIOT

furbo nel farle passare per figlie sue. Non si scandalizz


affatto che le facesse venire in casa Vauquer. Soltanto,
poich

queste

visite

le

spiegavano

l'indifferenza

del

pensionante nei suoi riguardi, si permise, al principio del


secondo anno, di chiamarlo "vecchio mandrillo". Poi,
quando questi cal ai novecento franchi, gli chiese con
molta insolenza che cosa intendesse fare della sua casa,
vedendo discendere una di quelle signore. Pap Goriot le
rispose che quella signora era la sua figlia maggiore.
- Ma quante ne avete di figlie: trentasei ? - fece in tono
aspro la signora Vauquer.
- Non ne ho che due - replic il pensionante con la dolcezza
d'un uomo andato in rovina e reso docile dalla miseria.
Verso la fine del terzo anno, pap Goriot ridusse ancora le
spese,

passando

al

terzo

piano

mettendosi

quarantacinque franchi al mese di pensione. Abol il


tabacco, licenzi il barbiere e non s'incipri pi. Quando
pap

Goriot

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comparve

la

prima

volta

senza

essere

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PAPA GORIOT

incipriato, la sua ospite si lasci sfuggire un'esclamazione


di sorpresa vedendo il colore dei suoi capelli:
essi erano d'un grigio sporco e verdastro. Il suo viso, che
segreti dolori avevano insensibilmente reso pi triste di
giorno in giorno, appariva il pi desolato di tutti quelli che
guarnivano la tavola. Non vi fu allora pi alcun dubbio.
Pap Goriot era un vecchio libertino, i cui occhi erano stati
preservati dal malefico effetto dei rimedi necessari alle sue
malattie soltanto per l'abilit di un medico. Il colore
disgustoso dei capelli derivava dagli stravizi e dalle droghe
prese per continuare a praticarli.
Lo stato fisico e morale del bonuomo dava ragione a quelle
ciarle.
Quando il suo corredo fu logoro, compr calic da
quattordici soldi la canna per sostituire la sua bella
biancheria. I diamanti, la tabacchiera d'oro, la catena, i
gioielli scomparvero a uno a uno. Non portava pi il vestito
blu chiaro, tutto il suo ricco abbigliamento, e indossava,
estate e inverno, una finanziera di grosso panno marrone,

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PAPA GORIOT

un panciotto di pelo di capra, e pantaloni grigi di fustagno.


Divent sempre pi magro; i suoi polpacci divennero
flaccidi; il viso paffuto del borghese soddisfatto si riemp di
rughe, la fronte si corrug, la mascella venne fuori.
Durante il quarto anno della sua dimora in via NeuveSainte- Genevive non era pi riconoscibile. Il buon
vermicellaio di sessantadue anni, che non ne dimostrava
neppure quaranta, il grasso e grosso borghese dalla faccia
fresca e serena, il cui spiritoso modo di fare rallegrava i
passanti,

che

sorrideva,

aveva

pareva

qualcosa

adesso

un

di

giovanile

settuagenario

quando
ebete,

vacillante e scialbo. I suoi occhi blu tanto vivaci assunsero


toni scuri e grigio-ferro, erano impalliditi, non lacrimavano
pi, e il loro orlo rosso sembrava piangere sangue. Ad
alcuni faceva orrore, ad altri, piet. Dei giovani studenti in
Medicina, avendo notato l'abbassamento del suo labbro
inferiore e misurato il vertice del suo angolo facciale, dopo
avere a lungo strapazzato il bonuomo senza cavarne fuori
nulla, lo dichiararono affetto da cretinismo. Una sera, dopo
il pranzo, avendogli la signora Vauquer detto in tono

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PAPA GORIOT

canzonatorio: "E allora!: com' che le vostre figliuole non


vengono pi a trovarvi?", mettendo cos in dubbio la sua
paternit, pap Goriot trasal come se l'ospite lo avesse
punto con un ferro.
-

Vengono

qualche

volta

rispose

con

una

voce

emozionata.
- Ah! Ah!, le vedete ancora qualche volta! esclamarono gli
studenti. - Bravo il pap Goriot!
Ma il vecchio non sent i frizzi che la sua riposta aveva
procurato, era ricaduto in uno stato di meditazione preso,
da coloro che l'osservavano superficialmente, per un
torpore senile.
Se

lo

avessero

ben

conosciuto,

forse

si

sarebbero

vivamente interessati al problema che presentava il suo


stato fisico e morale, ma nulla era pi difficile. Quantunque
sarebbe stato facile sapere se Goriot aveva fatto realmente
il vermicellaio e qual era l'ammontare della sua ricchezza,
le persone anziane, la cui curiosit si dest sul suo conto,
non uscivano mai dal quartiere e vivevano attaccate alla
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PAPA GORIOT

pensione come le ostriche allo scoglio. Quanto alle altre


persone, gli allettamenti particolari della vita parigina
facevano loro dimenticare, uscendo dalla via Neuve-SainteGenevive, il povero vecchio che prendevano in giro.
Per mentalit ristrette e giovani spensierati la cruda
miseria di pap Goriot e il suo atteggiamento di stupido
erano incompatibili con una fortuna e una capacit quali
che siano. Quanto alle donne che egli chiamava sue figlie,
ognuno condivideva l'opinione della signora Vauquer, la
quale diceva, con la logica severa conferita dall'abitudine di
far tutte le supposizioni possibili alle vecchie che passano
la sera chiacchierando: "Se pap Goriot avesse figlie cos
ricche come sembravano esserlo tutte quelle signore che
sono venute a trovarlo, non abiterebbe da me, al terzo
piano, a quarantacinque franchi al mese, e non andrebbe
vestito come un pezzente". Nulla poteva smentire queste
induzioni. Perci, verso la fine del mese di novembre del
1819, epoca nella quale scoppi questo dramma, ognuno
nella pensione aveva idee ben definite sul povero vecchio.
Egli non aveva mai avuto n figlie n moglie; l'abuso dei

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PAPA GORIOT

piaceri

ne

aveva

fatto

un

lumacone,

un

mollusco

antropomorfo da classificare fra i "Berrettiferi", come


diceva un impiegato al Museo, uno dei clienti della tavola
della pensione a prezzo fisso; al confronto di Goriot, Poiret
era un'aquila, un gentleman; Poiret parlava, ragionava,
rispondeva. A dire il vero, non diceva niente, parlando
ragionando o rispondendo, giacch era solito ripetere in
altra forma quel che dicevano gli altri, ma prendeva parte
alla conversazione, era un essere vivo, pareva sensibile,
mentre pap Goriot, aggiungeva l'impiegato al Museo, era
sempre allo zero di Raumur.
Eugenio de Rastignac era ritornato in quello stato d'animo
che devono aver conosciuto i giovani d'ingegno superiore,
o

coloro

cui

una

situazione

difficile

conferisce

momentaneamente le qualit degli uomini d'eccezione.


Durante il suo primo anno di permanenza in Parigi, il poco
studio richiesto per superare i primi esami presso la Facolt
lo aveva lasciato libero di godere le delizie appariscenti
della Parigi mondana. Uno studente non dispone di molto
tempo se vuol conoscere il repertorio d'ogni teatro,

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PAPA GORIOT

studiare le uscite del labirinto parigino, sapere gli usi,


imparare la lingua e abituarsi ai piaceri particolari della
capitale; frugare negli angoli buoni e cattivi, seguire i Corsi
che lo divertono, inventariare le ricchezze dei musei. Uno
studente si appassiona di sciocchezze che gli sembrano
grandiose.
Ha il suo grand'uomo, un professore del Collge de France,
pagato per essere all'altezza del suo uditorio. Rialza la
cravatta, assume atteggiamenti fatali verso la dama delle
prime

gallerie

dell'Opra-Comique.

Attraverso

queste

successive iniziazioni si spoglia della sua scorza, allarga


l'orizzonte della sua vita e finisce per conoscere la
sovrapposizione degli strati umani che compongono la
societ. Se ha cominciato con l'ammirare gli equipaggi che
sfilano sotto un bel sole lungo gli Champs-Elyses, giunge
ben presto a invidiarli. Eugenio aveva gi fatto questo
noviziato a sua propria insaputa, quando part per le
vacanze, dopo aver conseguito la licenza per l'ammissione
al corso di Lettere e Diritto. Le illusioni dell'infanzia, le idee
di provincia erano scomparse. L'intelligenza modificata e

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PAPA GORIOT

l'ambizione esaltata gli fecero vedere chiaro nell'ambiente


del maniero paterno, in seno alla famiglia. Il padre, la
madre, i due fratelli, le due sorelle, e una zia la cui
ricchezza consisteva in pensioni vitalizie, vivevano sulla
piccola terra di Rastignac.
Questo possesso, che rendeva circa tremila franchi, era
sottoposto

all'incertezza

che

governa

il

prodotto

tipicamente industriale della vigna e, tuttavia bisognava far


uscire ogni anno milleduecento franchi per lui. La vista di
tale costante ristrettezza che gli veniva generosamente
nascosta; il paragone che fu costretto a fare tra le sorelle,
che gli erano parse tanto belle quando era un fanciullo, e le
donne di Parigi, nelle quali aveva trovato il tipo d'una
bellezza a lungo vagheggiata; l'avvenire incerto della
numerosa famiglia che fondava le speranze su di lui; la
parsimoniosa cura con cui vide conservare i pi modesti
prodotti; il vino di famiglia fatto con le vinacce; insomma,
una quantit di circostanze che inutile elencare qui,
decuplicarono i suoi desideri di "parvenu" e gli acuirono la
brama di distinguersi. Come accade alle anime grandi, egli

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PAPA GORIOT

non volle essere debitore che del proprio merito. Ma il suo


temperamento era eminentemente meridionale: quando si
trattava

di

passare

all'azione,

le

sue

determinazioni

subivano quelle esitazioni che hanno i giovani allorch si


trovano in alto mare, senza sapere n dove dirigere le loro
forze, n sotto quale angolo far gonfiare le loro vele. Se,
da principio, volle gettarsi a corpo morto nel lavoro,
sedotto subito dopo dalla necessit di cercarsi delle
relazioni, cap quanto influsso hanno le donne nella vita
sociale, e decise di lanciarsi senz'altro nella societ, per
conquistarvi delle protettrici: e potevano esse mancare a
un giovane ardente e spiritoso, il cui spirito e il cui ardore
erano sostenuti dal tratto elegante e da una specie di
bellezza nervosa, alla quale le donne cedono volentieri?
Tali idee lo presero in mezzo ai campi, durante le
passeggiate che faceva allegramente con le sorelle, le quali
lo trovarono assai cambiato. La zia, la signora de Marcillac,
che un tempo era stata ammessa a Corte, vi aveva
conosciuto la pi alta aristocrazia. D'un tratto il giovane
ambizioso trov, nei ricordi coi quali la zia lo aveva tanto
spesso cullato, gli elementi di molte conquiste sociali,
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PAPA GORIOT

importanti

per

lo

meno

quanto

quelle

che

andava

conoscendo alla Scuola di Diritto; la interrog sui rapporti


di parentela che potevano ancora essere riannodati. Dopo
avere scosso i rami dell'albero genealogico, la vecchia
donna ritenne che, di tutte le persone che avrebbero
potuto essere utili al nipote tra la razza egoista dei parenti
ricchi, la signora viscontessa de Beausant sarebbe stata la
meno recalcitrante. Ella scrisse alla giovane donna una
lettera nel vecchio

stile,

e la

consegn

Eugenio,

dicendogli che, se gli fosse riuscito di spuntarla con la


viscontessa, questa gli avrebbe fatto ritrovare gli altri
parenti.
Qualche giorno dopo il suo arrivo, Rastignac invi la lettera
della zia alla signora de Beausant. La viscontessa rispose
con l'invito a un ballo per il giorno dopo.
Tale era la situazione generale della pensione borghese alla
fine del mese di novembre del 1819. Qualche giorno pi
tardi Eugenio, dopo essere andato al ballo della signora de
Beausant, rientr verso le due di notte. Per riguadagnare
il tempo perduto, il coraggioso studente s'era ripromesso,
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PAPA GORIOT

mentre ballava, di lavorare fino al mattino. Avrebbe per la


prima volta vegliato in quel silenzioso quartiere, sotto il
fascino d'una falsa energia tratta dal vedere gli splendori
del mondo. Non aveva pranzato in casa Vauquer. I
pensionanti poterono quindi credere che sarebbe ritornato
dal

ballo

l'indomani

mattina,

essendo

qualche

volta

rientrato dalle feste del Prado o dai balli dell'Odon, con le


calze di seta imbrattate di fango e gli scarpini malconci.
Prima di mettere i catenacci alla porta, Cristoforo l'aveva
aperta per dare una guardata sulla strada; Rastignac
sopraggiunse e pot salire alla sua camera senza far
rumore, seguito da Cristoforo che ne faceva molto. Eugenio
si spogli, calz le pantofole, indoss una brutta finanziera,
accese il fuoco di mattonelle di carbone, e si dispose
rapidamente allo studio, di guisa che Cristoforo copr
ancora col rumore dei suoi scarponi i preparativi poco
rumorosi del giovanotto. Eugenio rimase pensoso qualche
istante prima d'immergersi nei tomi di Diritto. Aveva or ora
trovato nella signora viscontessa de Beausant una delle
regine della moda parigina, la casa della quale era
considerata la pi piacevole del faubourg Saint-Germain.
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PAPA GORIOT

Essa era, del resto, e per il suo nome e per la sua fortuna,
una delle sommit del mondo aristocratico.
Grazie alla zia de Marcillac, il povero studente era stato
bene accolto in quella casa, senza sapere l'importanza del
favore ricevuto. Essere ammesso in quei salotti dorati
equivaleva a un brevetto di alta nobilt. Con l'apparire in
quella societ, pi impenetrabile d'ogni altra, egli aveva
acquistato

il

diritto

d'essere

ricevuto

dappertutto.

Abbagliato da quella rumorosa riunione, scambiata appena


qualche

parola

con

la

viscontessa,

Eugenio

s'era

accontentato di individuare, tra la folla delle divinit


parigine che si affollavano in quell'eletto ricevimento, una
di quelle donne che un giovane deve a prima vista adorare.
La contessa Anastasia de Restaud, alta e ben formata,
passava per avere una delle pi belle figure di Parigi.
Immaginate grandi occhi neri, una mano stupenda, un
piedino ben modellato, movimenti vivacissimi, una donna
che il marchese de Ronquerolles chiamava:
un purosangue. La finezza della nervatura non le toglieva
alcuna attrattiva; aveva forme piene e rotonde, senza con
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PAPA GORIOT

questo essere accusata della sia pur lieve grassezza. "Puro


sangue, donna di razza": queste locuzioni cominciavano a
sostituire gli angeli del cielo, le figure ossianiche, tutta la
vecchia mitologia amorosa condannata dal dandismo. Ma,
per Rastignac, la signora Anastasia de Restaud rappresent
la donna desiderabile. Si era assicurato due giri nella lista
dei cavalieri scritta sul ventaglio, e le aveva potuto parlare
durante la prima contraddanza.
- E ora, dove potr incontrarvi ancora, signora? le aveva
chiesto bruscamente con quella audacia appassionata che
piace tanto alle donne. - Mah! - lei rispose - al Bois, ai
"Bouffons", a casa mia, dove volete. - E l'avventuroso
meridionale s'era affrettato a entrare in confidenza con
quella deliziosa contessa, quanto un giovane pu entrare in
confidenza con una donna durante una contraddanza e un
valzer.

Presentandosi

come

cugino

della

signora

de

Beausant, fu invitato da quella donna che egli ritenne una


gran dama, e fu ammesso in casa sua. Quando gli rivolse
l'ultimo sorriso, Rastignac stim doverosa la sua visita. Egli
aveva avuto la fortuna d'incontrare un uomo che non

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PAPA GORIOT

aveva dileggiato la sua ignoranza, difetto mortale in mezzo


agli

illustri

impertinenti

dell'epoca:

Maulincourt,

Ronquerolles, i Maximes de Trailles, i de Marsay, gli


Adjuda-Pinto, i Vandensse, che si trovavano l, nella
gloria della loro fatuit e mescolati alle donne pi eleganti:
lady Brandon, la duchessa de Langeais, la contessa de
Kargarouet, la signora de Srizy, la duchessa di Carigliano,
la contessa Ferraud, la signora de Lanty, la marchesa
d'Aiglemont, la signora Firmiani, la marchesa de Listomre
e la marchesa d'Espard, la duchessa de Maufrigneuse e i
Grandlieu. Fortunatamente, dunque, l'ingenuo studente
s'era imbattuto nel marchese de Montriveau, l'amante della
duchessa de Langeais, un generale semplice come un
fanciullo, da cui seppe che la contessa de Restaud abitava
in via Helder. Essere giovane, aver sete di mondo, aver
fame d'una donna, e vedersi schiudere due case! Mettere il
piede

nel

faubourg

Saint-

Germain,

in

casa

della

viscontessa de Beausant, il ginocchio nella Chaussed'Antin, in casa della contessa de Restaud!

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63

PAPA GORIOT

Immergersi con uno sguardo nella fuga dei salotti di Parigi,


e ritenersi un cos bel giovane da trovarvi aiuto e
protezione in un cuore di donna! Sentirsi tanto ambizioso
da dare un superbo calcio alla corda tesa sulla quale
bisogna camminare, con la sicurezza del funambulo che
non cadr, e aver trovato in una donna incantevole il
miglior bilanciere! Con questi pensieri e dinanzi a questa
donna che si ergeva sublime vicino a un fuoco di
mattonelle di carbone, tra il Codice e la miseria, chi non
avrebbe, come Eugenio, scandagliato l'avvenire con una
riflessione, chi non l'avrebbe arredato di successi ? La sua
immaginazione anticipava cos vivacemente le gioie future,
che credeva di trovarsi gi accanto alla signora de Restaud,
quando un sospiro simile a un "han" di San Giuseppe turb
il silenzio della notte, risuon nel cuore del giovane in
modo da fargli credere si trattasse del rantolo d'un
moribondo. Apr pian piano l'uscio e, quando fu nel
corridoio, scorse una linea di luce tracciata sotto quello di
pap Goriot. Eugenio pens che il suo vicino fosse stato
colto da un'indisposizione, avvicin l'occhio alla serratura,
guard nella camera, e vide il vecchio intento a un lavoro
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PAPA GORIOT

che gli sembr troppo criminale per non credersi in dovere


di rendere un servigio alla societ osservando bene quel
che

stava

macchinando

nottetempo

il

sedicente

vermicellaio. Pap Goriot doveva aver fissato all'asse di


una tavola rovesciata un piatto e una specie di zuppiera
d'argento dorato e avvolgeva una specie di corda attorno a
questi oggetti riccamente lavorati stringendoli con una tale
forza, da torcerli per convertirli verosimilmente in lingotti.
"Cspita! che uomo!", si disse Rastignac nel vedere le
braccia nerborute del vecchio che, con l'aiuto di quella
corda, deformava in silenzio il metallo come una pasta.
"Che sia un ladro o un ricettatore che, per esercitare pi al
sicuro il suo commercio, si finga sciocco, debole, e viva
come un povero?", si chiese Eugenio rialzandosi un
momento. Lo studente torn a porre l'occhio alla serratura.
Pap Goriot, sciolta la corda, prese la massa d'argento, la
pose sulla tavola dopo avervi steso sopra il tappeto e su
questo

rotol

il

metallo

per

ridurlo

una

sbarra:

operazione che esegu con una facilit meravigliosa. "E'


dunque forte come lo era Augusto, re di Polonia?", si

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PAPA GORIOT

domand Eugenio, quando la sbarra prese presso a poco la


forma rotonda. Pap Goriot guard il suo lavoro con aria
triste, lacrime gli uscirono dagli occhi, spense il mccolo
alla luce del quale aveva attorto quell'argento dorato, ed
Eugenio lo sent andare a letto sospirando. "E' pazzo",
pens lo studente.
- Povera figlia mia ! - disse ad alta voce pap Goriot.
A questa parola, Rastignac stim prudente tacere su
quanto era accaduto e non condannare avventatamente il
vicino. Stava per rientrare nella propria camera, quando
sent a un tratto un rumore difficile a definirsi e che doveva
essere causato da uomini in pantofole, i quali salivano la
scala. Eugenio tese l'orecchio e riconobbe effettivamente la
respirazione alternata di due uomini.
Senza aver avvertito n il cigolio dell'uscio n il passo degli
uomini, scorse a un tratto una debole luce al secondo
piano, nella camera del signor Vautrin. - Quanti misteri in
una pensione familiare! - disse fra s e s. Scese qualche
gradino, si mise ad ascoltare, e il suono dell'oro colp il suo

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66

PAPA GORIOT

orecchio. La luce fu subito spenta, le due respirazioni si


fecero

sentire

nuovamente

senza

che

l'uscio

avesse

cigolato. Poi, man mano che i due uomini scendevano, il


rumore and affievolendosi.
- Chi va l? - grid la signora Vauquer, aprendo la finestra
della sua camera.
- Sono io che torno, mamma Vauquer - disse Vautrin con la
sua grossa voce.
"Strano! Cristoforo aveva pur messo i catenacci", pens
Eugenio rientrando nella propria camera. "Bisogna stare
svegli per sapere bene quel che accade intorno, a Parigi".
Divagato per tali piccoli fatti dalla propria meditazione
ambiziosamente amorosa, si mise a studiare. Distratto dai
sospetti sortigli sul conto di pap Goriot, pi distratto
ancora dall'immagine della signora de Restaud, che di
momento in momento appariva dinanzi a lui come la
messaggera d'un brillante avvenire, fin per andarsene a
letto e per dormire saporitamente. Su dieci notti promesse

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67

PAPA GORIOT

allo studio, i ragazzi ne dedicano sette al sonno. Bisogna


aver pi di vent'anni per vegliare.
L'indomani mattina c'era a Parigi una di quelle nebbie che
l'avvolgono e l'oscurano in modo tale, che anche le persone
pi

precise

s'ingannano

sul

tempo.

Si

manca

agli

appuntamenti d'affari. Ognuno crede siano le otto, quando


suona mezzogiorno.
Erano le nove e mezza, e la signora Vauquer non si era
ancora levata. Cristoforo e la grossa Silvia, anche loro in
ritardo, prendevano tranquillamente il caff, preparato con
i veli del latte destinato ai pensionanti e che Silvia faceva
bollire a

lungo, affinch la signora Vauquer

non si

accorgesse di questa decima illegalmente percepita.


- Silvia - disse Cristoforo inzuppando il primo crostino - il
signor Vautrin, che dopo tutto un brav'uomo, anche
questa notte ha ricevuto due persone. Se la signora
domandasse, non bisogna dirle nulla.
- Vi ha dato qualche cosa?

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68

PAPA GORIOT

- Mi ha dato cento soldi come mesata; un modo per dire:


acqua in bocca.
- Tolto lui e la signora Couture, che non sono taccagni, gli
altri vorrebbero toglierci con la mano sinistra quel che ci
danno con la destra il primo dell'anno - disse Silvia.
- Per quel che ci danno ! - fece Cristoforo appena una
moneta, e da cento soldi. E' da due anni che pap Goriot si
pulisce le scarpe da s. Quello spilorcio di Poiret fa a meno
del lustro e piuttosto se lo berrebbe che darlo alle sue
ciabatte. Quanto poi a quel povero diavolo dello studente,
mi d quaranta soldi. Quaranta soldi non valgono neppure
le spazzole, e per giunta si vende pure gli abiti vecchi. Che
baracca! Per! fece Silvia bevendo a piccoli sorsi il caff - il
nostro servizio il migliore del quartiere:
qui si sta bene Ma, a proposito del grosso pap Vautrin,
Cristoforo, vi hanno detto qualche cosa?
- S. Ho incontrato giorni fa un signore per strada che mi
ha detto: - Abita da voi un signore grosso, coi favoriti tinti?
Io gli ho risposto: - No, signore, non se li tinge mica. Un
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69

PAPA GORIOT

allegrone come lui ha ben altro da fare. L'ho riferito al


signor Vautrin, e lui mi ha risposto: - Hai fatto bene,
ragazzo mio! Rispondi sempre cos. Non c' di peggio che
far conoscere le nostre debolezze. Per questo tante volte
vanno a monte i matrimoni.
- E a me, al mercato, hanno cercato d'infinocchiarmi per
farmi dire se lo vedevo quando si cambia la camicia.
Bell'affare! Ma, oh! - disse interrompendosi - ecco che
stanno suonando le dieci meno un quarto a Val-de-Grace, e
non si sente nessuno.
- Ma se sono usciti tutti! La signora Couture e la ragazza
sono andate a mangiare alle otto il buon Dio a SaintEtienne. Pap Goriot uscito con un pacco. Lo studente
non torner che alle dieci, dopo la lezione. Li ho visti uscire
mentre pulivo le scale, e pap Goriot m'ha pure urtato col
suo pacco, duro come il ferro.
Che diavolo mai far quel bonuomo? Gli altri lo prendono in
giro, ma tutto sommato un brav'uomo, e vale pi di tutti
loro. E' piuttosto tirchio, ma le signore da cui vado qualche

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70

PAPA GORIOT

volta per lui m'allungano mance vistose, e sono proprio


ben messe!
- Quelle che lui chiama figlie sue, eh? Saranno una
dozzina.
- Io sono stato soltanto da due, le stesse che sono venute
qui.
- Ecco che si sente la signora; e comincer subito a
strillare; bisogna che vada. Badate al latte, Cristoforo, per
via del gatto.
Silvia sal dalla padrona.
- Ma come, Silvia: sono gi le dieci meno un quarto, e mi
avete lasciato dormire fino adesso come una marmotta?
Una cosa simile non mi era mai capitata.
- E' colpa della nebbia, si taglia col coltello.
- Ma la colazione?
- Mah!, i pensionanti dovevano avere proprio il diavolo in
corpo; sono cascati tutti dal letto e sono gi fuori.
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PAPA GORIOT

- Parla bene, Silvia - soggiunse la signora Vauquer- si dice


cader da letto.
- Signora mia, dir come volete voi. Ma tant' che voi
potete far colazione alle dieci. La Michonnette e il Poireau
non si sono mossi. Non ci sono che loro in casa, e dormono
come quei due sassi che sono.
- Ma Silvia, tu li metti tutt'e due insieme; come se...
- Come se, che? - riprese Silvia lasciandosi sfuggire una
grossa e stupida risata. - Insieme fanno il paio.
- E' curioso, Silvia: come mai il signor Vautrin stanotte
potuto rientrare dopo che Cristoforo aveva messo i
catenacci?
- Proprio al contrario, signora. E' lui che ha sentito il signor
Vautrin, ed sceso per aprirgli la porta. E cos avete
creduto...
- Dammi il copribusto e va a preparare la colazione. Fa'
quel che rimasto del montone, con le patate, e servi pere
cotte, di quelle che costano due centesimi l'una.
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PAPA GORIOT

Pochi istanti dopo, la signora Vauquer discese proprio nel


momento in cui il gatto aveva rovesciato con un colpo di
zampetta il piattino che copriva una tazza di latte, e lo
stava leccando in tutta fretta.
- Mistigr! - grid. Il gatto scapp, poi torn per strofinarsi
alle sue gambe. - S, s, fa il vigliacco, sfacciatello! le disse.
- Silvia! Silvia!
- Che c', signora?
- Guardate un po' cosa ha bevuto il gatto?
- La colpa di quella bestia di Cristoforo, glielo avevo detto
di coprirlo. Dov' andato? Ma non vi date pensiero,
signora; facciamo conto che quella era la colazione di pap
Goriot.
L'allungher con l'acqua, e lui non se ne accorger
neppure. Non bada a niente, neanche a quel che mangia.
- Ma dove diamine andato, il nostro caffettiere? - disse la
signora Vauquer mettendo a posto i piatti.

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73

PAPA GORIOT

- E chi lo sa? Quello traffica come cinquecento diavoli.


- Ho dormito troppo - disse la signora Vauquer.
- Ma cos la signora fresca come una rosa...
In quella il campanello si fece sentire, e Vautrin entr in
sala cantando col suo vocione:
A lungo ho corso il mondo E ovunque mi hanno visto...
- Oh! Oh!, buon giorno, mamma Vauquer - disse scorgendo
l'ospite, che galantemente prese tra le sue braccia.
- Andiamo, smettetela.
- Chiamatemi impertinente! - riprese. - Andiamo, ditelo. Lo
volete dunque dire? Andiamo, vi aiuter a mettere i piatti.
Ah!, io son gentile, non vero?
Corteggiar la bruna e la bionda, Amare, sospirar...
- Ho visto poco fa una cosa singolare.
...alla ventura.
- Cosa? - domand la vedova.
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74

PAPA GORIOT

- Pap Goriot alle otto e mezza stava in via Dauphine,


dall'orefice che compra argenteria e guarnizioni di metallo.
Gli ha venduto per una discreta somma un oggetto di
argento dorato, molto bene attorcigliato per uno che non
del mestiere - Ma davvero ?
- Sicuro. Tornavo dall'aver accompagnato un amico in
procinto di partire con le Messaggerie reali; e ho atteso per
vedere quel che pap Goriot faceva: una cosa comica. E'
risalito per questo quartiere passando per la via dei Grs,
ed entrato in casa d'un noto usuraio che si chiama
Gobseck, un autentico tipaccio, capace di giocare a domino
con le ossa di suo padre; un giudeo, un arabo, un greco,
uno zingaro, un uomo che sarebbe difficile derubare,
perch i suoi scudi li tiene in banca.
- Ma che diamine fa questo pap Goriot?
- Non fa, disfa - rispose Vautrin. - E' uno stupido, cos
imbecille, da rovinarsi innamorandosi delle ragazze che...
- Eccolo - disse Silvia.
- Cristoforo! - grid pap Goriot - accompagnami su.
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75

PAPA GORIOT

Cristoforo segu pap Goriot e ridiscese subito dopo.


- Dove vai? - chiese mamm Vauquer al suo domestico.
- Vado a fare una commissione per il signor Goriot.
- E questo, cos' - disse Vautrin strappando dalle mani di
Cristoforo una lettera sulla quale lesse: "Alla Signora
contessa Anastasia de Restaud". - E dove la porti?
- In via dell'Helder. Ho l'ordine di non consegnarla che alla
signora contessa.
- Che c' dentro? - domand Vautrin, mettendo la lettera
contro luce - un biglietto di banca? No. - Apri un poco la
busta. - Una cambiale all'ordine - esclam. - Cspita! E'
galante, quel vecchio rimbambito. Va', furbacchione - disse
coprendo con la sua larga mano il capo di Cristoforo, che
fece girare su se stesso come un dado - rimedierai una
buona mancia. La tavola era stata intanto apparecchiata.
Silvia faceva bollire il latte. La signora Vauquer accendeva
la stufa aiutata da Vautrin che canterellava sempre:
A lungo ho corso il mondo E ovunque mi hanno visto..
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76

PAPA GORIOT

Quando tutto fu pronto, la signora Couture e la signorina


Taillefer rincasarono.
- Da dove venite, cos di buon mattino, mia bella signora?
disse la signora Vauquer alla signora Couture.
- Siamo state a far le nostre devozioni a Saint-Etienne-duMont; non dobbiamo andare oggi dal signor Taillefer?
Povera piccola, trema come una foglia - riprese la signora
Couture sedendosi dinanzi alla stufa, alla cui bocca
present le sue scarpe, che si misero a fumare.
- Scaldatevi, Vittorina - disse la signora Vauquer.
- E' bene, signorina, pregare il buon Dio d'intenerire il
cuore di vostro padre - disse Vautrin, avvicinando una
sedia all'orfana. Ma questo non basta. Ci vorrebbe un
amico che s'incaricasse di dire il fatto suo a quel brutto
tipo, a quel selvaggio che si dice abbia tre milioni e non vi
d un soldo di dote. Una bella ragazza, oggi, ha bisogno di
dote.

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PAPA GORIOT

- Povera figliuola - disse la signora Vauquer. Ma, tesoro


mio, quel mostro di vostro padre se ne tira addosso, di
maledizioni, quante ne vuole!
A queste parole gli occhi di Vittorina s'inumidirono di
lacrime e la vedova non prosegu, a un cenno che le fece la
signora

Couture

Basterebbe

che

lo

vedessimo,

basterebbe che gli potessi parlare e dargli l'ultima lettera di


sua moglie riprese a dire la vedova dell'ufficiale di
Commissariato. - Non mi sono azzardata a mandargliela
per posta, riconoscerebbe la mia calligrafia...
- "O donne innocenti, disgraziate e perseguitate" esclam
Vautrin interrompendo - siete dunque a questo punto? Di
qui a qualche giorno, penser io alle vostre cose, e vedrete
che tutto andr bene.
-Oh!, signore - disse Vittorina, dando uno sguardo umido e
insieme ardente a Vautrin, che non se ne commosse - se
conoscete un mezzo per arrivare a mio padre, ditegli che il
suo affetto e l'onore di mia madre mi sono pi preziosi di
tutte le ricchezze del mondo. Se riuscirete a ottenere che

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78

PAPA GORIOT

egli mitighi la sua ostinazione, pregher il buon Dio per voi.


Siate sicuro d'una riconoscenza...
- "A lungo ho corso il mondo" - cant Vautrin con voce
ironica. In quel momento Goriot, la signorina Michonneau,
Poiret discesero, attratti forse dall'odore della salsa che
Silvia stava facendo per cucinare gli avanzi del montone.
Quando i sette commensali si misero a tavola augurandosi
il buon giorno, suonarono le dieci e si sent dalla strada il
passo dello studente.
- Ah!, bene, signor Eugenio - disse Silvia - oggi farete
allora colazione con tutti gli altri.
Lo studente salut i pensionanti e si mise a sedere accanto
a pap Goriot.
- Mi capitata una strana avventura - disse servendosi una
abbondante porzione di montone e tagliandosi un pezzo di
pane che la signora Vauquer misurava sempre con l'occhio.
- Un'avventura! - fece Poiret.

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PAPA GORIOT

Ebbene,

perch

ve

ne

meravigliereste,

vecchio

parruccone? disse Vautrin a Poiret. - Il signore proprio


fatto per averle.
La signorina Taillefer fece scivolare timidamente uno
sguardo sul giovane studente.
- Raccontateci la vostra avventura - disse la signora
Vauquer.
- Ieri mi trovavo al ballo della signora viscontessa de
Beausant, una mia cugina che ha una magnifica casa, con
stanze tappezzate di seta, e che ci ha offerto insomma una
festa superba, dove mi sono divertito come un re...
- Attno - disse Vautrin interrompendolo di netto.
- Signore - riprese vivacemente Eugenio - che volete dire
con questo?
- Dico "attno", perch i reattini si divertono molto pi dei
re.
-E' vero: io preferirei essere quest'uccellino senza pensieri,
piuttosto che un re, in quanto.. - fece Poiret, l'"idemista".
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PAPA GORIOT

- Breve - riprese lo studente tagliandogli la parola - ballo


con una delle pi belle donne della festa, una contessa
incantevole, la pi deliziosa creatura che abbia mai visto.
Aveva fiori di pesco tra i capelli, sul fianco il pi bel
mazzolino di fiori naturali profumatissimi; ma, via!, avreste
dovuto

vederla,

impossibile

descrivere

una

donna

nell'animazione della danza.


Ebbene!, stamane ho incontrato la divina contessa, verso
le nove, a piedi, in via dei Grs. Oh!, il cuore mi ha dato un
balzo, credevo...
- Che lei venisse qui - disse Vautrin, lanciando uno sguardo
profondo allo studente. - Andava certamente da pap
Gobseck, un usuraio. Se frugate nei cuori delle donne, a
Parigi, vi troverete l'usuraio prima dell'amante. La vostra
contessa si chiama Anastasia de Restaud, e abita in via
dell'Helder. - A questo nome lo studente guard fisso
Vautrin. Pap Goriot sollev di scatto la testa, gett sui due
interlocutori uno sguardo luminoso e pieno d'inquietudine,
che sorprese i pensionanti.

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81

PAPA GORIOT

- Cristoforo arriver troppo tardi, e lei ci sar andata - si


disse fra s e s dolorosamente Goriot.
- Ho indovinato - disse Vautrin curvandosi all'orecchio della
signora Vauquer.
Goriot mangiava macchinalmente senza sapere quel che
mangiava. Non era mai apparso cos stupido e pi assorto
come in quel momento.
- Chi diavolo, signor Vautrin, ha potuto dirvi il suo nome?
domand Eugenio.
- Ah, ah!, ecco - rispose Vautrin. - Pap Goriot lo sapeva
bene, lui ! E perch non dovrei saperlo io?
- Il signor Goriot? - esclam lo studente.
- Ah, dunque! - disse il povero vecchio. - Era proprio tanto
bella, ieri?
- Chi?
- La signora de Restaud.

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82

PAPA GORIOT

- Guardate il vecchio pezzente - disse la signora Vauquer a


Vautrin - come gli si accendono gli occhi.
- Che la mantenga lui? - disse sottovoce la signorina
Michonneau allo studente.
- Oh!, s, era straordinariamente bella - riprese Eugenio,
che pap Goriot intanto guardava avidamente. - Se la
signora de Beausant non fosse stata l, la mia divina
contessa sarebbe stata la regina del ballo; i giovani non
ammiravano che lei, io ero il dodicesimo iscritto nella sua
lista, lei ballava tutte le contraddanze. Le altre signore
morivano d'invidia. Se c' stata ieri una creatura felice,
quella era lei. E' proprio giusto dire che non c' nulla di pi
bello che fregata a vela, cavallo al galoppo e donna che
balla.
- Ieri all'apogeo della fortuna, da una duchessa disse
Vautrin;- stamane in fondo alla scala, da un usuraio: ecco
le Parigine. Se i loro mariti non possono mantenerle nel
lusso sfrenato, si vendono.

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83

PAPA GORIOT

Se non sanno vendersi, sventrerebbero la madre per


cercarvi di che brillare. Ne fanno di tutti i colori. Lo
sappiamo, lo sappiamo!
Il viso di pap Goriot, che s'era acceso come il sole di una
bella giornata ascoltando lo studente, divenne cupo alla
crudele osservazione di Vautrin.
- Ma dunque - disse la signora Vauquer - qual la vostra
avventura? Le avete parlato? Le avete chiesto se voleva
imparare il Diritto?
- Lei non mi ha visto - rispose Eugenio. - Ma incontrare una
delle pi graziose donne di Parigi in via dei Grs, alle nove,
una donna rientrata dal ballo alle due del mattino, non
singolare? Solo a Parigi si hanno queste avventure.
- Per, ce ne sono di pi strane ancora - esclam Vautrin.
LasignorinaTaillefer

aveva

appena

ascoltato

questa

conversazione, tanto era preoccupata per il tentativo cui si


accingeva. La signora Couture le fece segno di alzarsi
perch si andasse a vestire. Quando le due uscirono, pap
Goriot le imit.
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84

PAPA GORIOT

- Ebbene, avete visto? - disse la signora Vauquer a Vautrin


e agli altri pensionanti. - E' chiaro che s' rovinato per
quelle donne.
- Non potr mai credere - esclam lo studente - che la
bella contessa de Restaud sia di pap Goriot.
- Ma - gli disse Vautrin interrompendolo - noi non ci
teniamo affatto a farvelo credere. Siete ancora troppo
giovane per conoscere bene Parigi; vedrete pi in l che ci
s'incontrano quelli che noi chiamiamo: "sottanieri"... (A
queste parole, la signorina Michonneau guard Vautrin con
un'aria d'intelligenza).
L'avreste detto un cavallo da parata che sente il suono
della tromba. Ah!, ah! - fece Vautrin interrompendosi per
gettarle uno sguardo profondo - non abbiamo avuto anche
noi le nostre passioncelle? (La vecchia zitella abbass gli
occhi, come una suora che veda delle statue). Ebbene, egli riprese quei tipi sposano un'idea, e non la mollano.
Essi non hanno sete che d'una certa acqua presa a una
certa fontana, e spesso stagnante; per poterla bere,

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85

PAPA GORIOT

venderebbero pure le loro mogli, i loro figli, venderebbero


l'anima al diavolo. Per alcuni, la fontana il gioco, la borsa,
una collezione di quadri o d'insetti, la musica; per altri,
una donna che sa cucinar loro qualche ghiottoneria. A
questi potreste offrire tutte le donne della terra, essi se ne
infischiano, vogliono solo quella che soddisfa le loro
passioni.
Spesso questa donna non li ama affatto, li maltratta, vende
loro molto care poche briciole di appagamento; ebbene,
questi capi ameni non si stancano, e porterebbero l'ultima
coperta al Monte di Piet per dar loro l'ultimo scudo. Pap
Goriot uno di questi. La contessa lo sfrutta perch lui
discreto, ed ecco il bel mondo!
Il pover'uomo non pensa che a lei. Fuori della sua
passione, voi lo vedete, un bestione. Mettetelo su tale
terreno, il suo viso scintilla come un diamante. Non
difficile

indovinare

il

suo

segreto.

Egli

ha

portato

stamattina a far fondere l'argento dorato, e l'ho visto


entrare da pap Gobseck in via dei Grs.

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86

PAPA GORIOT

Seguitemi bene! Tornando, ha mandato dalla contessa


quello scemo di Cristoforo, che ci ha fatto vedere l'indirizzo
della lettera in cui era contenuta una cambiale all'ordine. E'
chiaro che, se la contessa andava anche lei dal vecchio
usuraio, la cosa doveva essere urgente. Pap Goriot ha
galantemente pagato per lei. Non necessario faticare
molto per vederci chiaro. Ci vi prova, mio giovane
studente, che mentre la vostra contessa rideva, ballava,
faceva la smorfiosa, lasciava dondolare i suoi fiori di pesco,
e stringeva la veste, era sulle spine, come si dice,
pensando alle cambiali protestate, o a quelle dell'amante.
- Mi fate venire una voglia matta di sapere la verit. Andr
domani dalla signora de Restaud - esclam Eugenio.
- S - disse Poiret - bisogna andare domani dalla signora de
Restaud.
- Ci troverete forse il bonuomo Goriot, a riscuotere il
premio delle sue galanterie.
- Ma - disse Eugenio con un'aria di disgusto - la vostra
Parigi dunque proprio un pantano.
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87

PAPA GORIOT

- E un curioso pantano - riprese Vautrin. - Chi ci s'infanga


in vettura una persona per bene, chi ci s'infanga a piedi
un briccone. Se vi tocca portar via a qualcuno una cosa
qualsiasi, siete messo alla berlina sulla piazza del Palazzo
di Giustizia come una curiosit. Rubate un milione, e siete
mostrato a dito nei salotti come un esempio di virt. Voi
pagate trenta milioni alla Gendarmeria e alla Giustizia per
tenere in piedi questa morale.
Che bella cosa!
- Come - esclam la signora Vauquer - pap Goriot
avrebbe dato a fondere il suo servizio da colazione
d'argento dorato?
- Sul coperchio c'erano due tortorelle? - domando Eugenio.
- Proprio cos.
- Ci teneva tanto! Piangeva, quando ha contorto la tazza e
il piattino. L'ho visto per caso - disse Eugenio.
- Ci teneva come alla sua vita - aggiunse la vedova.

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88

PAPA GORIOT

- Vedete quanto il bonuomo innamorato - esclam


Vautrin. Quella donna sa ben lusingarlo.
Lo studente risal in camera. Vautrin usc. Pochi istanti
dopo, la signora Couture e Vittorina montarono in una
vettura da piazza, che Silvia era andata a cercare per loro.
Poiret offr il braccio alla signorina Michonneau e tutti e due
andarono a passeggio al Jardin des Plantes, approfittando
delle due belle ore della giornata.
- E allora, eccoli l quasi sposati - disse la grossa Silvia.
Escono oggi insieme per la prima volta. Sono tutti e due
cos secchi che, se si urtano, sprizzeranno faville come un
acciarino.
- Attenzione allo scialle della signorina Michonneau - disse
ridendo la signora Vauquer - prender come un'esca.
Alle quattro del pomeriggio, Goriot, quando rientr, vide,
alla luce di due lampade fumose, Vittorina con gli occhi
rossi. La signora Vauquer ascoltava il racconto della visita
infruttuosa

fatta

al

signor

Taillefer

nella

mattinata.

Annoiato di ricevere sua figlia e quella vecchia donna,


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89

PAPA GORIOT

Taillefer le aveva lasciate giungere fino a lui per spiegarsi


con loro.
- Mia cara signora - diceva la signora Couture alla signora
Vauquer - pensate che non ha neppure fatto sedere
Vittorina, che rimasta sempre in piedi. A me ha poi detto,
senza andare in collera, con la massima freddezza, di
risparmiarci il disturbo di andare da lui; che la signorina,
senza

chiamarla

sua

figlia,

danneggiava

se

stessa

importunandolo cos (una volta all'anno, il mostro !); che,


avendo sposato senza dote la madre di Vittorina, lei non
aveva nulla da pretendere; insomma, le cose pi dure, da
far sciogliere in lacrime la povera piccola. Lei s' gettata
allora ai piedi del padre, e gli ha detto coraggiosamente
che insisteva tanto solo per sua madre, e che gli avrebbe
obbedito, senza far commenti; ma che lo supplicava di
leggere il testamento della povera morta. Lei ha preso la
lettera e gliela ha presentata, con le pi belle e pi sentite
espressioni: non so dove le andate a trovare, Dio gliele
dettava, perch la povera figliuola era cos bene ispirata
che io, ascoltandola, piangevo come un vitello. Sapete che

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90

PAPA GORIOT

cosa faceva intanto quell'orrendo uomo? Si tagliava le


unghie; poi, ha preso la lettera che la povera signora
Taillefer aveva bagnato con le sue lacrime, e l'ha gettata al
fuoco dicendo: "Va bene!". Ha fatto il gesto di risollevare la
figlia, che gli stava prendendo le mani per baciarle, ma le
ha ritirate. Non una scelleratezza? Quello scioccone del
figlio entrato, e non ha neppure salutato la sorella .
- Ma questi sono proprio due mostri! - disse pap Goriot.
- E poi - soggiunse la signora Couture senza raccogliere
l'esclamazione del bonuomo - padre e figlio se ne sono
andati salutandomi e pregandomi di scusarli, perch
avevano affari urgenti. Ecco com' andata la nostra visita.
Ma almeno ha veduto sua figlia. Non capisco come possa
non riconoscerla: gli somiglia come una goccia d'acqua.
I pensionanti, interni ed esterni, arrivarono gli uni dopo gli
altri

augurandosi

scambievolmente

il

buon

giorno

dicendosi quei nonnulla che esprimono, presso certi ceti


parigini, uno spirito lpido in cui la stoltizia l'ingrediente
principale, e il cui merito consiste particolarmente nel gesto

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91

PAPA GORIOT

che li accompagna o nel modo di pronunciarli. Questa


specie di gergo varia continuamente.
La facezia che ne il principio non ha mai pi di un mese
di vita. Un avvenimento politico, un processo in corte
d'Assise, una canzonetta, i frizzi di un attore, tutto serve
ad alimentare questo gioco dello spirito, che consiste
soprattutto a considerare le idee e le parole come volani e
a rimandarsele con le racchette.
La recente invenzione del Diorama, che portava l'illusione
dell'ottica a un grado pi alto dei Panorami, aveva
introdotto in alcuni studi di pittori la facezia di parlare in
"rama", una specie di morbo che un giovane artista,
frequentatore della pensione Vauquer, vi aveva inoculato.
- Ebbene, signor Poiret - disse l'impiegato al Museo - come
va la vostra "saluterama"? - Poi, senza aspettare la
risposta: Signore voi siete addolorate - disse alla signora
Couture e a Vittorina.

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92

PAPA GORIOT

- Andiamo a "mangere" - esclam Orazio Bianchon, uno


studente di medicina, amico di Rastignac; - il mio stomaco
sceso "usque ad talones"..
- Fa un famoso "frettorama"! - disse Vautrin. Scansatevi
dunque, pap Goriot! Che diamine! ll vostro piede prende
tutta la bocca della stufa.
- Illustre signor Vautrin - disse Bianchon - perch dite
"frettorama"? C' uno sbaglio, si dice "freddorama".
- No - disse l'impiegato al Museo - secondo la regola si
deve dire "frettorama": ho fretto ai piedi.
- Ah! Ah!
- Ecco sua eccellenza il marchese di Rastignac, dottore in
dirittorovescio - esclam Bianchon afferrando Eugenio per
il collo e stringendolo in modo da quasi soffocarlo. - Oh!,
voi altri, oh! - La signorina Michonneau entr pian piano,
salut i commensali senza far parola, e and a sedersi
vicino alle tre donne.

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PAPA GORIOT

- Quella mi fa battere sempre i denti, quella vecchia


cornacchia-

disse

indicandogli

la

bassa

signorina

voce

Bianchon

Michonneau.

Io

Vautrin
che

sto

studiando il sistema di Gall, riscontro in lei le bozze di


Giuda.
- Signore, l'avete conosciuta?
- E chi non la conosce? Parola mia d'onore, quella vecchia
zitella pallida mi fa l'effetto di quei lunghi vermi che
finiscono per consumare una trave.
- Ecco quel che , giovanotto - disse il quadragenario
lisciandosi i favoriti.
E rosa, ella ha vissuto quanto vivon le rose, Quanto un
mattino.
- Ah! ah!, ecco una famosa "zupporama" - disse Poiret
vedendo Cristoforo che entrava portando rispettosamente
la zuppa.
- Vogliate perdonarmi, signore - disse la signora Vauquer ma non che una zuppa di cavoli.
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PAPA GORIOT

I giovanotti scoppiarono a ridere.


- Toccato, Poiret!
- Poirrette toccato!
- Segnate due punti alla signora Vauquer - disse Vautrin.
-

Ma

avete

visto

che

nebbia,

stamattina?

disse

l'impiegato.
- Era - disse Bianchon - una nebbia frenetica, mai vista,
una nebbia lugubre, malinconica, verde, bolsa, una nebbia
Goriot.
- "Goriorama" - disse il pittore - perch non ci si vedeva
pi in l di un palmo.
- H!, milord Gaoriotte, "loro star parlando di vui".
Seduto all'infimo posto della tavola, vicino alla porta
attraverso la quale passava il domestico, pap Goriot
sollev la testa odorando, per una vecchia abitudine
commerciale che talvolta ricompariva, un pezzo di pane
che stava sotto la sua salvietta.
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PAPA GORIOT

- Ebbene ! - gli grid aspramente la signora Vauquer, con


una voce che domin il rumore dei cucchiai, delle scodelle
e delle voci - non forse buono quel pane?
- Al contrario, signora - le rispose - fatto con la farina di
Etampes, di prima qualit.
- Come lo capite? - gli domand Eugenio.
- Dalla bianchezza, dal gusto.
- Dal gusto del naso, visto che l'odorate - disse la signora
Vauquer. - State diventando cos economo, che finirete per
trovare il modo di nutrirvi fiutando l'aria della cucina.
-

Prendete

allora

un

brevetto

d'invenzione

esclam

l'impiegato al Musco - e farete una bella fortuna.


- Ma no, lui fa cos per persuadersi di essere stato
vermicellaio - disse il pittore.
- Il vostro naso, dunque una storta - chiese l'impiegato al
Museo.
- Stor-cosa? - fece Bianchon.
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PAPA GORIOT

- Stor-tura.
- Stor-piamento.
- Stor-ione.
- Stor-nello.
- Stor-mo.
- Stor-dito.
- Stor-iella.
- Stor-norama.
Queste otto risposte partirono da tutte le parti della sala
con la rapidit d'un fuoco di fila, e fecero tanto pi ridere in
quanto il povero pap Goriot guardava i commensali con
un'aria ingenua, come un uomo che cerca di capire una
lingua straniera.
- Stor? - domand a Vautrin - che gli stava vicino.
-

Stor-ta

ai

piedi,

vecchio

mio!

rispose

Vautrin

incalcandogli il cappello con una pacca sulla testa da


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PAPA GORIOT

farglielo scendere fino agli occhi. Il povero vecchio,


stupefatto da quel brusco colpo rimase, per un momento,
immobile. Cristoforo port via la scodella del bonuomo,
credendo avesse finito la minestra; in modo che, quando
Goriot, dopo essersi rialzato il cappello, riprese il cucchiaio,
lo batt sulla tavola. Tutti i commensali scoppiarono dal
ridere.
- Signore - disse il vecchio - voi siete un impertinente, e se
vi permettete di darmi un'altra volta simili incalcate...
- Ebbene!, e allora?, pap - disse Vautrin interrompendolo.
- Ebbene!, voi la pagherete cara un giorno o l'altro...
-

All'inferno,

non

vero?

disse

il

pittore

in

quell'angoletto nero dove si mettono i bambini cattivi!


- Ma, signorina - disse Vautrin a Vittorina - voi non
mangiate nulla. Il babbo si mostrato recalcitrante?
- Un orrore - fece la signora Couture.
- Bisogna ricondurlo alla ragione - disse Vautrin.

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PAPA GORIOT

- Per - disse Rastignac, che era assai vicino a Bianchon la

signorina

potrebbe

intentare

un

processo

per

gli

alimenti, perch non mangia affatto. Eh!, eh!, guardate


come pap Goriot sta osservando la signorina Vittorina.
Il vecchio non badava a mangiare per contemplare la
povera ragazza, dal cui volto traspariva un dolore vero, il
dolore della figlia non riconosciuta che ama suo padre.
- Mio caro - disse Eugenio a bassa voce - ci siamo
ingannati sul conto di pap Goriot. Non n un imbecille,
n un uomo senza nervi. Applicagli il sistema Gall e dimmi
poi quel che ne pensi.
Gli ho visto questa notte contorcere un piatto d'argento
dorato come fosse stato di cera, e in questo momento
l'espressione

del

suo

viso

indica

sentimenti

fuori

dell'ordinario. La sua vita cos misteriosa che mi sembra


valga la pena d'essere studiata. S, Bianchon, tu hai un bel
ridere, ma io non scherzo.
- Quest'uomo un caso clinico - disse Bianchon d'accordo, se accetta, lo anatomizzo.
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PAPA GORIOT

- No, palpagli la testa.


- Ah!, bravo, la sua stoltizia pu esser contagiosa!
L'indomani Rastignac si vest in modo assai elegante e si
rec, verso le tre del pomeriggio, dalla signora de Restaud,
abbandonandosi

lungo

la

strada

quelle

speranze

storditamente folli, che fanno la vita dei giovani cos bella


d'emozioni; essi non calcolano allora n gli ostacoli n i
pericoli, vedono sempre il successo, poetizzano la loro
esistenza col solo gioco dell'immaginazione, e divengono
infelici o tristi per il fallimento di progetti animati solo dai
loro desideri sfrenati; se costoro non fossero ignari e
timidi, il mondo sociale sarebbe impossibile. Eugenio
camminava usando mille precauzioni per non infangarsi,
ma camminava pensando a quel che avrebbe detto alla
signora de Restaud; faceva provviste di spirito, inventava
le risposte di una conversazione immaginaria, preparava le
sue battute argute, le sue frasi alla Talleyrand, supponendo
piccole circostanze favorevoli alla dichiarazione d'amore su
cui fondava il proprio avvenire. Lo studente, tuttavia,
s'infang, dovette farsi pulire gli stivaletti e spazzolare i
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PAPA GORIOT

pantaloni al Palais- Royal. "Se fossi ricco", disse fra s e s


cambiando una moneta da cento soldi che aveva portato
per qualche imprevisto, sarei andato in carrozza, e avrei
potuto pensare con agio ai casi miei!".
Finalmente giunse in via di Helder e chiese della contessa
de Restaud. Con la rabbia fredda di un uomo sicuro di
trionfare un giorno, sub l'occhiata sprezzante di coloro che
lo avevano visto attraversare il cortile a piedi, senza aver
sentito il rumore d'una carrozza alla porta. Quell'occhiata
fu per lui tanto pi penosa in quanto s'era reso conto della
sua inferiorit entrando nel cortile, ove scalpitava un bel
cavallo riccamente attaccato a uno di quei carrozzini
sgargianti, ostentazioni del lusso di una vita dissipata e
sottintesi dell'abitudine a tutte le felicit parigine. Si mise
di cattivo umore. I cassetti aperti nel suo cervello, che
contava di trovare pieni di spirito, si chiusero; divent
stupido. Aspettando la risposta della contessa, alla quale
un domestico annunciava i nomi dei visitatori, Eugenio si
appoggi su di un piede solo dinanzi a una finestra
dell'anticamera, appoggi il gomito sulla maniglia della

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PAPA GORIOT

finestra, e guard macchinalmente nella corte. Il tempo


non gli passava mai, e gi se ne sarebbe andato via, se
non avesse avuto quella tenacia meridionale che fa prodigi
quando segue la linea retta.
- Signore - disse il domestico - la signora ora nel suo
salottino privato, molto occupata, e non mi ha neppure
risposto; ma, se il signore vuol passare in salotto, c' gi
qualcuno. - Pur ammirando lo spaventevole potere di
questa gente che, con una sola parola, accusa o giudica i
propri padroni, Rastignac apr la porta da cui era uscito il
domestico certamente apposta per far credere a tali
domestici che egli conosceva bene i padroni di casa; ma
sbuc sventatamente in una stanza dove si trovavano lumi,
credenze, un apparecchio per riscaldare gli asciugamani del
bagno, e che conduceva a un corridoio oscuro e a una scala
segreta. Le risa soffocate che ud nell'anticamera portarono
al colmo la sua confusione.
- Signore, il salotto da questa parte - gli disse il
domestico con quel falso rispetto che sembra uno scherno
di pi.
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PAPA GORIOT

Eugenio torn sui suoi passi con una tale precipitazione,


che urt contro una vasca da bagno, ma resse fortemente
nella mano il cappello in modo da impedire che gli ci
cadesse dentro. In quel momento un uscio si apr in fondo
al lungo corridoio illuminato da una piccola lampada, e
Rastignac sent nello stesso tempo la voce della signora
Restaud, quella di Pap Goriot e il suono di un bacio.
Rientr nella sala da pranzo, la travers, segu il domestico
e rientr nel primo salotto, dove rimase fermo dinanzi alla
finestra, accorgendosi solo allora che dava nel cortile. Egli
voleva vedere se quel pap Goriot era realmente il suo
pap Goriot. Il cuore gli batteva in modo strano, si
rammentava delle spaventose riflessioni di Vautrin. Il
domestico attendeva Eugenio alla porta del salotto, ma da
questo usc a un tratto un elegante giovane che disse con
impazienza: - Me ne vado, Maurizio. Direte alla signora
contessa che l'ho attesa per pi di mezz'ora. - Questo
impertinente, il quale senza dubbio aveva diritto di esserlo,
canticchi qualche gorgheggio all'italiana dirigendosi verso
la finestra dov'era Eugenio, sia per vedere la faccia dello
studente, sia per guardare in cortile.
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PAPA GORIOT

- Ma il signor conte farebbe meglio ad aspettare ancora un


istante, la signora ha finito - disse Maurizio ritornando in
anticamera.
In quel momento, pap Goriot sbucava vicino al portone
dall'uscita della scaletta. Il bonuomo tendeva l'ombrello e
si accingeva ad aprirlo, senza vedere che il portone era
stato aperto per far passare un giovane decorato, che
guidava un tilbury. Pap Goriot ebbe appena il tempo di
trarsi

indietro

per

non

essere

schiacciato.

La

seta

dell'ombrello aveva spaventato il cavallo, che fece un


leggero scarto verso la gradinata. Il giovane volt la testa
incollerito, guard pap Goriot, e gli fece, prima che
uscisse, un saluto che mostrava la considerazione obbligata
che si concede agli usurai di cui si ha bisogno, o quel
rispetto necessario che esige un uomo bacato, di cui pi
tardi si arrossisce. Pap Goriot rispose con un piccolo
saluto amichevole, pieno di bonomia. Tutto ci accadde con
la rapidit d'un baleno.
Troppo assorto per accorgersi che non era solo, Eugenio
sent a un tratto la voce della contessa.
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PAPA GORIOT

- Ah!, Massimo, voi ora ve ne andavate - disse con un tono


di rimprovero a cui s'univa un po' di stizza.
La contessa non aveva fatto attenzione all'arrivo del
tilbury.
Rastignac si volse di scatto e vide la contessa in una
civettuola vestaglia di cascemir bianco, a nastri rosa,
pettinata con una certa negligenza, come lo sono le
parigine al mattino; era profumata, aveva senza dubbio
fatto il bagno, e la sua bellezza, per cos dire ammorbidita,
sembrava pi voluttuosa; i suoi occhi erano umidi. L'occhio
dei giovani sa vedere tutto; il loro animo si unisce alle
irradiazioni della donna come una pianta aspira nell'aria le
sostanze

che

le

sono

necessarie;

Eugenio

sent

la

freschezza delle mani di quella donna senza aver bisogno


di toccarle. Egli vedeva, attraverso il cascemir, i toni rosa
del busto che la vestaglia, leggermente dischiusa, lasciava
a momenti scoperto, e sul quale il suo sguardo si stendeva.
L'espediente delle stecche non occorreva alla contessa,
bastava la sola cintura a marcarle la flessuosa vita, il suo
collo invitava all'amore, i suoi piedi eran graziosi nelle
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PAPA GORIOT

pantofoline. Quando Massimo prese quella mano per


baciarla, solo allora Eugenio si accorse di lui e la contessa,
di Eugenio.
- Ah!, siete voi, signor de Rastignac, sono lieta di vedervi
disse con un tono al quale sanno ubbidire le persone di
spirito. Massimo guardava alternativamente Eugenio e la
contessa in modo assai significativo per fare andare via
l'intruso.
- Suvvia, mia cara, spero che metterai questo stupidello
alla porta!
Questa frase era la traduzione chiara e intelligibile degli
sguardi
contessa

del

giovane

aveva

impertinentemente

chiamato

Massimo,

fiero,
del

che

quale

la
lei

consultava il viso, con quell'intento sottomesso che rivela


tutti i segreti di una donna senza che essa se ne accorga.
Rastignac prov un odio violento per quel giovane. Innanzi
tutto i bei capelli biondi e ben pettinati di Massimo gli
fecero capire quanto i suoi fossero orribili. Poi Massimo
aveva stivaletti fini e puliti, mentre i suoi, malgrado

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PAPA GORIOT

l'attenzione

che

aveva

messo

nel

camminare,

erano

ricoperti d'un leggero strato di fango. Infine Massimo


indossava un soprabito che gli stringeva elegantemente i
fianchi e lo faceva somigliare a una graziosa donna, mentre
Eugenio portava, alle due e mezza, un abito nero. L'accorto
figlio della Charente sent la superiorit che l'abbigliamento
conferiva a quel dandy, sottile e alto, dall'occhio chiaro, dal
colorito pallido, un di quegli uomini capaci di mandare in
rovina degli orfani. Senza attendere la risposta d'Eugenio,
la signora de Restaud corse come a volo spiegato nell'altro
salotto, facendo svolazzare i lembi della vestaglia che
s'avvolgevano

si

dispiegavano,

in

modo

da

darle

l'apparenza d'una farfalla; e Massimo la segu. Eugenio, su


tutte le furie, segu Massimo e la contessa. I tre personaggi
si trovarono perci di fronte all'altezza del caminetto, in
mezzo al salotto principale. Lo studente sapeva bene che
avrebbe dato impaccio all'odioso Massimo; ma, a rischio di
spiacere alla signora de Restaud, volle dare impaccio al
dandy. A un tratto, rammentandosi di aver visto il
giovanotto al ballo della signora de Beausant, comprese
quel che rappresentasse Massimo per la signora de
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PAPA GORIOT

Restaud; e, con quell'audacia giovanile che fa commettere


grandi sciocchezze od ottenere grandi successi, si disse:
"Ecco il mio rivale, voglio trionfare su di lui".
Imprudente!, ignorava che il conte Massimo de Trailles era
solito farsi insultare, per poter poi tirare per primo e
uccidere l'avversario. Eugenio era un provetto cacciatore,
ma non aveva ancora abbattuto venti fantocci su ventidue
in un tiro a segno. Il giovane conte si gett in una poltrona
vicino al fuoco, prese le molle, e smosse i tizzoni con una
mossa cos violenta, cos scontenta, che il bel volto
d'Anastasia espresse una subitanea afflizione. La giovane
donna si volse verso Eugenio e gli diede uno di quegli
sguardi freddamente interrogativi che dicono tanto chiaro:
"Perch non ve ne andate?", da far subito pronunciare alle
persone bene educate di quelle frasi che bisognerebbe
chiamare:
frasi d'uscita.
Eugenio assunse un'aria garbata e disse:
- Signora, avevo urgenza di vedervi per...
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PAPA GORIOT

S'interruppe senza aggiungere altro. Un uscio s'apr. Il


signore del tilbury apparve, senza cappello, non salut la
contessa, guard preoccupato Eugenio, e stese la mano a
Massimo, dicendogli:
"Buon giorno", con un'espressione fraterna che sorprese
singolarmente Eugenio. I giovani di provincia non sanno
quanto sia dolce la vita a tre.
- Il signor de Restaud - disse la contessa allo studente,
presentandogli suo marito.
Eugenio s'inchin profondamente.
- Signore - lei disse continuando e presentando Eugenio al
conte de Restaud - il signor de Rastignac, parente della
signora viscontessa de Beausant dalla parte dei Marcillac,
e che ho avuto il piacere d'incontrare all'ultimo suo ballo.
"Parente della signora viscontessa de Beausant dalla parte
dei Marcillac"! Queste parole, che la contessa pronunci
quasi enfaticamente per quella specie d'orgoglio che prova
una padrona di casa nel dimostrare che da lei vengono solo
persone distinte, ebbero un effetto magico; il conte
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PAPA GORIOT

perdette il suo tono freddamente cerimonioso e salut lo


studente.
- Molto lieto - disse - signore, di poter fare la vostra
conoscenza.
Lo stesso Massimo de Trailles diede a Eugenio uno sguardo
inquieto e smise subito la sua aria impertinente. Questo
colpo di bacchetta magica, dovuto al potente intervento di
un nome, apr trenta caselle nel cervello del Meridionale, e
gli fece ritornare lo spirito che s'era preparato. Una
subitanea luce gli fece vedere chiaro nell'atmosfera dell'alta
societ

parigina,

ancora

tenebrosa

per

lui.

La

casa

Vauquer, pap Goriot, erano in quel momento ben lungi dal


suo pensiero.
- Credevo la famiglia dei Marcillac estinta! - disse il conte
de Restaud a Eugenio.
- S, signore - questi rispose. - Il mio prozio, il cavaliere de
Rastignac, spos l'erede della famiglia de Marcillac. Egli
ebbe

una

sola

figlia,

che

spos

il

maresciallo

de

Clarimbault, avo materno della signora de Beausant. Noi


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PAPA GORIOT

siamo il ramo cadetto, ramo tanto pi povero in quanto il


mio prozio, vice-ammiraglio, ha tutto per perduto al
servizio del re. Il governo rivoluzionario non ha voluto
ammettere i nostri crediti alla liquidazione della compagnia
delle Indie.
- Il vostro signor prozio non era forse il comandante del
"Vengeur" prima del 1789?
- Precisamente.
-

Allora

egli

deve

aver

conosciuto

mio

nonno,

che

comandava il "Warwick".
Massimo alz lievemente le spalle guardando la signora de
Restaud, come per dirle: "Se si mette a parlare di marina
con quello l, siamo perduti". Anastasia cap lo sguardo del
signor de Trailles.
Con quella ammirevole presenza di spirito che hanno le
donne sorrise dicendo: - Venite con me, Massimo, ho
qualcosa da chiedervi. Signori, vi lasceremo navigar di
conserva sul "Warwick" e sul "Vengeur".

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111

PAPA GORIOT

Si alz e fece un segno d'ironico tradimento a Massimo,


che insieme a lei prese la strada del salottino. Non appena
la coppia "morganatica", graziosa espressione tedesca che
non ha equivalente in francese, raggiunse la porta, il conte
interruppe la conversazione con Eugenio.
- Anastasia!, ma restate qui, mia cara - esclam con
malumore- sapete bene che...
- Torno, torno - disse lei interrompendolo - solo un
momento per dire a Massimo una cosa di cui voglio
incaricarlo.
Torn subito. Come tutte le donne che, obbligate a
rispettare il carattere del marito per poter fare il loro
comodo, sanno fin dove possono arrivare per non perdere
una fiducia preziosa, e che a tale scopo non lo urtano nelle
piccole cose della vita, la contessa aveva capito dalle
inflessioni della voce del conte che non era prudente
trattenersi nel salottino. Questi contrattempi erano dovuti
alla presenza di Eugenio. Perci la contessa indic lo
studente con un'aria e un gesto pieni di dispetto a

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112

PAPA GORIOT

Massimo, il quale disse molto epigrammaticamente al


conte, a sua moglie e a Eugenio:
- Sentite,

voi avete

da

parlare d'affari,

non voglio

disturbarvi; arrivederci. - E usc precipitosamente.


- Ma restate, Massimo! - grid il conte.
- Venite a pranzo da noi - disse la contessa che, lasciando
ancora una volta Eugenio e il conte, segu Massimo nel
primo salotto, ove rimasero insieme quel tanto da credere
che nel frattempo il signor de Restaud avrebbe liquidato
Eugenio.
Rastignac li sentiva ora scoppiar dal ridere, ora parlare, ora
tacere; ma il malizioso studente faceva intanto lo spiritoso
col signor de Restaud, lo adulava o lo imbarcava in
discussioni, per rivedere la contessa e sapere quali erano le
sue

relazioni

con

pap

Goriot.

Quella

donna,

evidentemente innamorata di Massimo, quella donna,


padrona di suo marito, legata segretamente al vecchio
vermicellaio, gli sembrava tutto un mistero. Egli voleva

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PAPA GORIOT

penetrare in tale mistero, sperando cos di poter regnare


da sovrano su quella donna cos squisitamente Parigina.
- Anastasia - disse il conte, chiamando di nuovo sua
moglie.
- Mio povero Massimo - disse lei al giovanotto - bisogna
rassegnarsi. A questa sera... - Spero, Nasia - le disse
all'orecchio - che darete l'ordine di non far pi entrare quel
ragazzotto i cui occhi si accendevano come carboni quando
la vostra vestaglia s'apriva. Sarebbe capace di farvi delle
dichiarazioni

d'amore,

vi

comprometterebbe,

mi

costringerebbe a ucciderlo.
- Siete pazzo, Massimo? - disse lei. - Questi studentelli non
sono forse, al contrario, eccellenti parafulmini? Trover il
modo, tuttavia, di farlo prendere in uggia da Restaud.
Massimo scoppi dal ridere e usc, seguito dalla contessa,
che si affacci alla finestra per vederlo salire in carrozza, e
far scalpitare il cavallo agitando la frusta. Torn solo
quando il portone fu richiuso.

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114

PAPA GORIOT

- Ma sai, mia cara - le disse il conte quando rientr - il


fondo dove risiede la famiglia del signore non lontano da
Verteuil, sulla Charente. Il prozio del signore e mio nonno
si conoscevano.
- Felice di trovarmi fra conoscenti - disse la contessa
distratta.
- Pi di quanto non lo crediate - disse a bassa voce
Eugenio.
- Come! - fece ella vivamente.
- Ma - riprese lo studente - ho visto or ora uscire da casa
vostra un signore col quale sono porta a porta, nella stessa
pensione:
pap Goriot.
A questo nome adorno della parola padre il conte che stava
attizzando il fuoco, gett le molle nel fuoco, come se gli
avessero scottato le mani, e si alz.
- Signore, avreste potuto anche dire: il signor Goriot esclam.
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PAPA GORIOT

La contessa dapprima impallid, vedendo lo scatto del


marito, poi arross, e rimase evidentemente imbarazzata;
poi, rispose con voce che volle render naturale, e con
un'aria falsamente disinvolta:
- E' impossibile conoscere persona cui noi si voglia pi
bene...- S'interruppe, guard il pianoforte, come se si
destasse in lei qualche capriccio, e disse: - Vi piace la
musica, signore?
- Molto - rispose Eugenio, divenuto rosso e mortificato
dalla

idea

confusa

di

aver

commesso

una

grossa

sciocchezza.
- Cantate? - domand lei andando verso il pianoforte, di cui
tocc vivacemente tutti i tasti dal do pi basso al fa pi
alto. Rrrrah !
- No, signora.
Il conte de Restaud camminava intanto in lungo e in largo.
- Peccato, vi siete privato di un gran mezzo di successo.

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116

PAPA GORIOT

- "Ca-a-ro, ca-a-a-ro, ca-a-a-a-ro, non dubitar" cant la


contessa.
Pronunciando il nome di pap Goriot, Eugenio aveva dato
un colpo di bacchetta magica, ma con un risultato contrario
a quello che avevano ottenuto le parole: parente della
signora de Beausant.
Egli si trovava nella situazione di un uomo introdotto a
titolo di favore in casa di un collezionista di curiosit, e
che, urtando per inavvertenza in un armadio pieno di
statuine, faccia cadere tre o quattro teste male incollate.
Avrebbe voluto sprofondarsi in un abisso. L'espressione del
volto della signora de Restaud era sgarbata, fredda, e i
suoi occhi divenuti indifferenti sfuggivano quelli dello
sfortunato studente.
- Signora - egli disse - voi avete da parlare col signor de
Restaud, vogliate gradire i miei omaggi, e permettermi...
- Quando verrete - fece precipitosamente la contessa
fermando Eugenio con un gesto - fareste sempre al signor
de Restaud e a me il pi grande piacere.
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117

PAPA GORIOT

Eugenio s'inchin profondamente alla coppia e usc, seguito


dal signor de Restaud il quale, nonostante le insistenze
dell'ospite perch non si disturbasse, lo accompagn fino
all'anticamera.
- Ogni volta che il signore si presenter alla porta - disse il
conte a Maurizio - n la signora n io ci saremo mai per lui.
Quando Eugenio mise il piede sulla gradinata, si accorse
che pioveva. "Insomma, si disse, sono venuto qui a
commettere una balordaggine di cui ignoro la causa e le
conseguenze, per di pi ci rimetter l'abito e il cappello.
Farei meglio a restarmene nel mio cantuccio a sgobbare sul
Diritto, a non pensare ad altro che a diventare un severo
magistrato. Posso io andare in societ se, per destreggiarsi
convenientemente, occorrono un mucchio di carrozzini,
stivaletti verniciati, attrezzi indispensabili, catene d'oro,
guanti di daino che costano sei franchi, da calzare la
mattina, e guanti gialli tutte le sere? Oh, vecchio buffo d'un
pap Goriot!".

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118

PAPA GORIOT

Quando si trov sotto il portone, il cocchiere d'una vettura


da nolo, che tornava certamente dall'aver accompagnato
una coppia di sposi e che non chiedeva di meglio che
rubare al padrone qualche corsa di contrabbando, fece
segno a Eugenio, vedendolo senza ombrello, in abito nero,
panciotto bianco, guanti gialli e stivaletti lucidi. Eugenio era
in preda a una di quelle rabbie sorde che spingono un
giovane ad affondarsi sempre pi nell'abisso in cui
caduto, quasi sperando di trovarvi una fortunata via di
scampo.

Acconsent

con

un

movimento

della

testa

all'offerta del cocchiere, e sal nella vettura ove alcuni


bocciuoli di fiori d'arancio e alcuni fili argentati attestavano
che c'erano stati degli sposi.
- Dove va il signore? - chiese il cocchiere, che s'era gi
tolto i guanti bianchi.
- Diamine! - si disse Eugenio - dato che mi sono gettato
allo sbaraglio, che almeno mi serva a qualche cosa!
- Andiamo al palazzo de Beausant - aggiunse ad alta
voce.

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119

PAPA GORIOT

- Quale? - domand il cocchiere.


Parola sublime, che confuse Eugenio. Questo novello uomo
elegante non sapeva che esistevano due palazzi de
Beausant, ignorava quanto era ricco in fatto di parenti,
che non si curavano di lui.
- Il visconte de Beausant, in via...
- Di Grenelle - disse il cocchiere scuotendo la testa e
interrompendolo. - Ma c' anche il palazzo del conte e del
marchese de Beausant, in via Saint-Dominique - egli
aggiunse, rialzando il predellino.
- Lo so bene - rispose Eugenio con un tono secco. - Oggi
tutti mi prendono dunque in giro! - si disse gettando il
cappello sui cuscini del sedile anteriore. - Questa una
scappata che mi coster quanto il riscatto d'un re. Ma
almeno far una visita alla mia sedicente cugina in piena
forma aristocratica. Pap Goriot mi costa gi per lo meno
dieci franchi, il vecchio scellerato! In fede mia!, voglio
raccontare la mia avventura alla signora de Beausant, e
forse la far ridere. Lei sapr certamente il mistero dei
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120

PAPA GORIOT

legami criminosi tra quel vecchio topo senza coda e quella


bella donna. E' meglio piacere a mia cugina che andare a
battere

contro

quella

donna

immorale,

che

mi

fa

l'impressione sia molto costosa. Se il solo nome della bella


viscontessa gi tanto potente, di quale importanza non
sar la sua persona? Miriamo in alto. Quando si punta a
qualcosa che in cielo, non bisogna forse mirare a Dio? Queste parole rappresentavano la formula breve di mille e
un pensieri tra i quali egli ondeggiava. Riebbe un poco di
calma e di fiducia vedendo cadere la pioggia. Disse fra s e
s che, se buttava due delle preziose monete da cento
soldi

che

gli

rimanevano,

esse

sarebbero

state

convenientemente impiegate nella conservazione dell'abito,


degli stivaletti e del cappello. Non fu senza una punta di
ilarit che ud il cocchiere gridare: "La porta, per favore!".
Un guardaportone in uniforme rosso-oro fece stridere sui
cardini il portone del palazzo, e Rastignac vide con una
dolce soddisfazione la sua vettura passare sotto l'androne,
fare il giro del cortile e fermarsi sotto la pensilina della
gradinata. Il cocchiere, dal pesante pastrano blu bordato di
rosso, corse ad abbassare il predellino. Scendendo dalla
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121

PAPA GORIOT

vettura, Eugenio sent delle risa rattenute che provenivano


dal peristilio.
Tre

quattro

domestici

s'erano

gi

fatti

beffe

di

quell'equipaggio da sposi popolari. Le loro risa illuminarono


lo studente proprio nel momento in cui confront quella
vettura con uno dei pi eleganti "coups" di Parigi,
attaccato a due vivaci cavalli che portavano rose agli
orecchi, che mordevano il freno e che un cocchiere
incipriato, elegante nella sua cravatta, teneva in briglia
come se fossero in procinto di prender la mano. Alla
Chausse-d'Antin nel cortile del palazzo della signora de
Restaud aveva trovato il fine carrozzino del ventiseienne.
Nel faubourg Saint-Germain stazionava in lusso di un gran
signore, un equipaggio che a pagarlo non sarebbero bastati
trentamila franchi.
"Chi c' dunque?", si domand Eugenio cominciando a
capire con qualche ritardo che a Parigi poche dovevano
essere le donne non occupate, e che la conquista di una di
queste regine doveva costare pi del sangue. "Diamine!
Anche mia cugina avr certamente il suo Massimo".
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122

PAPA GORIOT

Sal la gradinata con la morte nell'anima. Al suo apparire la


porta a vetri s'apr; i domestici erano seri come asini sotto
la striglia. La festa da ballo cui aveva preso parte s'era
svolta nei grandi appartamenti da ricevimento, situati al
pianterreno del palazzo de Beausant. Non avendo avuto il
tempo, tra l'invito e il ballo, di far visita alla cugina, non
era ancora mai penetrato negli appartamenti della signora
de Beausant; egli stava dunque per vedere per la prima
volta le meraviglie di quell'eleganza personale, che rivela
l'anima e le abitudini d'una donna di classe: studio tanto
pi curioso in quanto il salotto della signora de Restaud gli
offriva un termine di paragone. La viscontessa lo avrebbe
ricevuto alle quattro e mezza. Cinque minuti prima, non
avrebbe potuto vedere sua cugina. Eugenio, che ignorava
affatto

queste

varie

etichette

parigine,

fu

condotto

attraverso uno scalone di marmo bianco, adorno di fiori,


dalla ringhiera dorata, dalla guida rossa, presso la signora
de Beausant, della quale non conosceva la biografia
verbale, una cio di quelle tante mutevoli storie che si
raccontano tutte le sere da un orecchio all'altro nei salotti
di Parigi.
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123

PAPA GORIOT

La viscontessa aveva da tre anni una relazione con uno dei


pi famosi e pi ricchi signori portoghesi: il marchese
d'Adjuda- Pinto. Era una di quelle relazioni innocenti, cos
ricche d'attrattive per le persone in tal modo legate, da non
poter sopportare un terzo incomodo. Perci lo stesso
visconte de Beausant aveva dato il buon esempio al
pubblico, rispettando, per amore o per forza, tale unione
morganatica Le persone che, nei primi giorni di questa
amicizia, andarono a trovare la viscontessa alle due, vi
trovarono

il

marchese

d'Adjuda-Pinto.

La

signora

de

Beausant, incapace di rifiutarsi di ricevere - il che non


sarebbe stato affatto conveniente - riceveva gli ospiti con
tanta freddezza e contemplava con tanta attenzione la
cornice del salotto, che ognuno capiva quanto l'annoiasse.
Quando si seppe in Parigi che si dava noia alla signora de
Beausant andandola a trovare tra le due e le quattro, essa
pot

godere

"Bouffons"

la

pi

completa

all'Opra

in

solitudine.

compagnia

Andava

ai

signor

de

del

Beausant e del signor d'Adjuda-Pinto; ma, da uomo di


mondo,

il

accompagnati,
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signor

de

lasciava

Beausant,
sempre

soli

dopo
la

averveli

moglie

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il
124

PAPA GORIOT

Portoghese. Il signor d'Adjuda doveva sposarsi. Doveva


sposare una signorina de Rochefide. In tutta l'alta societ
una sola persona ignorava questo matrimonio, e la persona
era la signora de Beausant. Alcune sue amiche gliene
avevano, s, parlato, ma vagamente, lei ne aveva riso,
ritenendo che gli amici volessero turbare una felicit
invidiata. Tuttavia le pubblicazioni stavano per esser fatte.
Sebbene fosse venuto per partecipare il proprio matrimonio
alla viscontessa, il bel Portoghese non aveva ancora osato
fargliene parola. Perch nulla senza dubbio pi difficile
che dar notizia a una donna di un simile ultimatum. Certi
uomini si trovano pi a loro agio sul terreno, di fronte a un
uomo che attenta al loro cuore con una spada, che non
dinanzi a una donna la quale, dopo avere spacciato le
proprie elegie per due ore, sviene e chiede i sali. In quel
momento, dunque, il signor d'Adjuda-Pinto era sulle spine,
e voleva uscire, pensando che la signora de Beausant
avrebbe saputo la notizia; le avrebbe scritto, e sarebbe
stato

pi

comodo

trattare

il

galante

assassinio

per

corrispondenza che non a viva voce. Quando il domestico


della viscontessa annunci il signor Eugenio de Rastignac,
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125

PAPA GORIOT

questi fece trasalir di gioia il marchese d'Adjuda-Pinto.


Sappiatelo bene: donna innamorata ancor pi ingegnosa
a crearsi dei dubbi di quanto non sia abile a variare il
piacere.

Quando

sul

punto

d'essere

abbandonata,

indovina pi facilmente il significato d'un gesto di quanto il


destriero

di

Virgilio

non

annusi

lontani

corpuscoli

messaggeri d'amore.
Perci siate certi che la signora de Beausant colse quel
trasalimento

involontario

quasi

impercettibile,

ma

candidamente spaventevole. Eugenio non sapeva che non


ci si deve mai presentare a chicchessia in Parigi senza
essersi fatto prima raccontare dagli amici di casa la storia
del marito, della moglie o dei figli, per non commettere
nessuna di quelle balordaggini a proposito delle quali si
dice pittorescamente in Polonia: "Attaccate i buoi al carro
vostro"!

certo

per

evitare

il

malpasso

in

cui

vi

impantanereste. Se questi infortuni della conversazione


non hanno ancora un nome in Francia, perch sono
considerati

indubbiamente

impossibili,

data

l'enorme

pubblicit che godono le maldicenze.

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126

PAPA GORIOT

Dopo essersi impantanato dalla signora de Restaud, che


non gli aveva lasciato neppure il tempo di attaccare i buoi
al suo carro, solo Eugenio poteva essere capace di
ricominciare il proprio mestiere di bovaro presentandosi in
casa della signora de Beausant. Ma, se aveva orribilmente
infastidito la signora de Restaud e il signor de Trailles, ora
invece toglieva dall'imbarazzo il signor d'Adjuda. Addio stava dicendo il Portoghese affrettandosi a raggiungere
l'uscio, quando Eugenio entr in un salottino civettuolo,
grigio e rosa, dove il lusso sembrava soltanto eleganza.
- Ma questa sera - disse la signora de Beausant volgendo
la testa e dando uno sguardo al marchese - non si va ai
"Bouffons"?
- Non posso - gli rispose afferrando la maniglia dell'uscio.
La signora de Beausant si alz, lo richiam vicino a s,
senza porre la minima attenzione a Eugenio, il quale, in
piedi, stordito dagli scintillii d'una ricchezza meravigliosa,
credeva adesso alla realt dei racconti arabi, e non sapeva
dove cacciarsi, trovandosi in presenza di quella donna

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127

PAPA GORIOT

senza esser notato da lei. La viscontessa aveva alzato


l'indice della sua mano destra, e con una graziosa mossa
indicava al marchese un posto dinanzi a lei. Ci fu in quel
gesto un cos violento dispotismo di passione, che il
marchese lasci la maniglia dell'uscio e torn indietro.
Eugenio lo guard con una punta d'invidia.
"Ecco", si disse, "l'uomo del coup! Ma dunque proprio
necessario avere cavalli focosi, livree e oro a profusione
per ottenere lo sguardo d'una Parigina?". Il demone del
lusso lo morse al cuore, la febbre del guadagno lo prese, la
sete dell'oro gli inarid la gola. Egli non disponeva che di
centotrenta franchi a trimestre. Il padre, la madre, i
fratelli, le sorelle, la zia non spendevano, tutti insieme,
duecento franchi al mese. Tale rapido confronto tra la sua
situazione attuale, e la meta cui bisognava arrivare,
contribuirono a sbalordirlo.
- Perch - domand la viscontessa ridendo - voi non potete
venire agli "Italiens"?
- Affari. Pranzo dall'ambasciatore d'Inghilterra.

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128

PAPA GORIOT

- Ma poi lo lascerete.
Quando un uomo inganna, invincibilmente costretto ad
accumulare bugie su bugie. Il signor d'Adjuda disse allora
ridendo:
- Lo esigete?
- S, certo.
- Ecco quel che volevo farmi dire - rispose, dando uno di
quegli sguardi maliziosi che avrebbero rassicurato tutt'altra
donna.
Prese la mano della viscontessa, la baci e usc.
Eugenio si pass la mano sui capelli, e si torse per
salutare, credendo che la signora de Beausant ora
avrebbe pensato a lui; ma a un tratto essa si slancia, si
precipita in galleria, corre alla finestra e guarda il signor
d'Adjuda che sale in carrozza: tende l'orecchio all'ordine, e
sente che il portiere ripete al cocchiere: "Dal signor de
Rochefide". Queste parole, e il modo col quale d'Adjuda si
tuff nella carrozza furono il lampo e la folgore per quella
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129

PAPA GORIOT

donna, che rientr in preda a mortali apprensioni. Le pi


orribili catastrofi non sono che questo nel gran mondo. La
viscontessa torn nella camera da letto, si sedette a un
tavolo, e prese un elegante foglio di carta.
"Dato che", scrisse, "voi pranzate dai Rochefide, e non
all'ambasciata inglese, mi dovete una spiegazione; vi
attendo".
Dopo

aver

raddrizzato

qualche

lettera,

sfigurata

dal

tremolio convulso della mano, appose un C che voleva


dire: Clara de Bourgogne, e suon.
- Giacomo - disse al domestico che accorse - andate alle
sette e mezza dal signor de Rochefide, e l domandate del
marchese d'Adjuda. Se il signor marchese l, fategli
pervenire questo biglietto senza chiedere risposta; se non
c', tornate e riportatemi la lettera.
- C' qualcuno che attende la signora viscontessa in
salotto.
- Ah! vero - disse lei spingendo la porta.

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130

PAPA GORIOT

Eugenio cominciava a trovarsi a disagio; finalmente la


viscontessa gli disse con un tono da emozionarlo fin nel
profondo del cuore:
- Scusatemi, signore, dovevo scrivere una parola, ma ora
sono tutta per voi. - Lei non sapeva quel che si dicesse,
giacch ecco quello che invece pensava: "Ah!, vuole
sposare la signorina de Rochefide. Ma forse libero?
Questa sera il matrimonio andr in fumo, o io... Ma domani
non se ne parler gi pi".
- Cugina,.. - rispose Eugenio.
- Eh? - fece la viscontessa, gettandogli uno sguardo la cui
impertinenza agghiacci lo studente.
Eugenio comprese il valore di quella esclamazione. Da tre
ore aveva imparato tante cose, che s'era messo sul chi va
l.
- Signora - egli riprese a dire arrossendo. Esit, poi disse
continuando: - Perdonate; ho tanto bisogno di protezione,
che un briciolo di parentela non avrebbe guastato nulla.

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131

PAPA GORIOT

La signora de Beausant sorrise, ma tristemente; essa


sentiva gi la sfortuna brontolare nella sua atmosfera.
- Se sapeste in che situazione si trova la mia famiglia - egli
disse continuando - forse sareste lieta di far la parte di una
di quelle fate favolose che si compiacevano di eliminare gli
ostacoli attorno ai loro figliocci.
- Ebbene!, cugino - disse ridendo - in che cosa posso
esservi utile?
- Ma come volete che lo sappia? Essere legato a voi da un
legame di parentela che si perde nell'ombra gi una
grande fortuna per me. Voi mi avete turbato, e io non so
pi cosa volevo dirvi. Siete la sola persona che conosco a
Parigi.

Ah!,

ecco,

volevo

consultarvi

pregandovi

di

accogliermi come un povero fanciullo che vuol attaccarsi


alla vostra sottana, e che saprebbe morire per voi.
- Voi uccidereste qualcuno per me?
- Ne ucciderei due! - fece Eugenio.

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132

PAPA GORIOT

- Ragazzo !, s, siete un ragazzo - lei disse reprimendo


qualche

lacrima;

voi

sareste

capace

di

amare

sinceramente, voi!
- Oh! - egli fece scuotendo la testa.
La viscontessa s'interess vivamente allo studente per
quella risposta da ambizioso. Il meridionale era alle sue
prime armi. Tra il salottino azzurro della signora de
Restaud e il salotto rosa della signora de Beausant, aveva
fatto tre anni di quel "Diritto parigino" di cui non si parla
mai, sebbene costituisca un'alta giurisprudenza sociale che,
ben espressa e ben praticata, conduce a tutto.
- Ah!, ci sono - - disse Eugenio. - Avevo notato la signora
de Restaud al vostro ballo, e stamane mi sono recato da
lei.
- Le avrete procurato un bel fastidio - disse sorridendo la
signora de Beausant.
- Eh?, s, sono un ignorante e mi far tanti nemici, se non
mi accorderete la vostra protezione. Credo sar difficile
trovare a Parigi una donna giovane, bella, ricca, elegante,
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133

PAPA GORIOT

che non sia occupata, e a me ne occorre una che m'insegni


ci che voi donne sapete cos bene spiegare: la vita.
Trover ovunque un signor de Trailles. Sono venuto perci
da voi per chiedervi la soluzione di un enigma, e per
pregarvi di dirmi di quale natura sia la sciocchezza che io
ho commesso. Ho parlato di un padre...
- La signora duchessa de Langeais - disse Giacomo
tagliando la parola allo studente, che fece il gesto di un
uomo violentemente contrariato.
- Se volete avere successo nella vita - disse la viscontessa
d bassa voce - prima di tutto non dimostrate cos
palesemente i vostri sentimenti. Eh!, buon giorno, mia
cara-riprese alzandosi, andando incontro alla duchessa e
stringendole le mani, con l'effusione carezzevole che
avrebbe potuto dimostrare a una sorella e alla quale la
duchessa rispose con le pi graziose moine.
"Ecco due buone amiche", pens Rastignac. "Avr d'ora in
poi due protettrici; le due donne devono avere gli stessi
affetti, e anche questa s'interesser di me".

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134

PAPA GORIOT

- A che debbo il piacere di vederti, mia cara Antonietta?


disse la signora de Beausant.
- Ma, ho visto il signor d'Adjuda-Pinto entrare in casa del
signor de Rochefide, e allora ho pensato che vi avrei
trovata sola.
La signora de Beausant non si morse le labbra, non
arross, il suo sguardo non mut, la sua fronte parve
schiarirsi mentre la duchessa pronunciava quelle fatali
parole.
- Se avessi saputo che eravate occupata... - aggiunse la
duchessa volgendosi verso Eugenio.
- Il signore il signor Eugenio de Rastignac, uno dei miei
cugini - disse la viscontessa. - Avete notizie del generale
Montriveau ?- ella fece. - Srizy, m'ha detto ieri che non lo
si vedeva pi; stato forse da voi, oggi?
La duchessa, che si diceva fosse stata abbandonata dal
signor de Montriveau, per il quale nutriva una folle
passione, sent nel cuore la punta di quella domanda, e
arross rispondendo:
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135

PAPA GORIOT

- Era all'Eliseo.
- In servizio - disse la signora de Beausant.
- Clara, voi sapete certamente - riprese la duchessa
gettando fiotti di malignit dagli occhi - che domani si
faranno le pubblicazioni di matrimonio del signor d'AdjudaPinto e della signorina Rochefide!
Il colpo era troppo forte: la viscontessa impallid e rispose
ridendo:
- Una delle tante chiacchiere con le quali si divertono gli
sciocchi. Quale ragione avrebbe il signor d'Adjuda di
portare fra i Rochefide uno dei pi bei nomi del Portogallo?
La nobilt dei Rochefide di ieri.
- Ma si dice che Berta avr duecentomila lire di rendita.
- Il signor d'Adjuda troppo ricco per fare questi calcoli.
- Ma, mia cara, la signorina de Rochefide incantevole.
- Ah!

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136

PAPA GORIOT

- E poi, oggi pranza da loro, i patti sono conclusi. Mi


meraviglia molto che non ne sappiate nulla.
- Qual' dunque la sciocchezza che avete commesso,
signore-disse la signora de Beausant. - Questo povero
ragazzo si trova cos da poco lanciato nel mondo, che nulla
comprende, mia cara Antonietta, di quanto diciamo. Siate
buona

con

lui,

rimandiamo

domani

la

nostra

conversazione. Domani, vedete, tutto sar certamente


ufficiale, e voi potrete essere ufficiosa a colpo sicuro.
La duchessa rivolse a Eugenio uno di quegli sguardi
impertinenti che avvolgono un uomo da cima a piedi, lo
schiacciano e lo riducono a zero.
- Signora, io, senza saperlo, ho immerso un pugnale nel
cuore della signora de Restaud. Senza saperlo, ecco il mio
errore - disse lo studente abbastanza ben servito dalla sua
intelligenza e che aveva compreso i mordenti epigrammi
nascosti sotto le frasi affettuose di quelle due donne. - Voi
continuate

trattare,

temendole

forse,

le

persone

consapevoli del male che vi fanno, mentre chi ferisce

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137

PAPA GORIOT

ignorando la profondit della ferita arrecata considerato


uno sciocco, un incauto che non sa approfittar di nulla, e
tutti lo disprezzano.
La signora de Beausant lanci sullo studente uno di quegli
sguardi struggenti nei quali le grandi anime sanno mettere
riconoscenza e, insieme, dignit. Quello sguardo fu come
un balsamo che cur la piaga fatta al cuore dello studente
dall'occhiata da ufficiale-stimatore con la quale la duchessa
lo aveva valutato.
- Figuratevi - disse Eugenio continuando - che io m'ero gi
venuto conquistando la simpatia del conte de Restaud;
giacch - aggiunse rivolgendosi alla duchessa con un'aria
umile e al tempo stesso maliziosa - devo dirvi, signora, che
io non sono ancora che un povero diavolo di studente,
tanto solo, tanto povero...
- Non dite questo, signor de Rastignac. Noi donne non
vogliamo mai quello che gli altri non vogliono.
- Oh! - fece Eugenio - io non ho che ventidue anni, e
bisogna sopportare le contrariet della propria et. Del
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138

PAPA GORIOT

resto,

io

mi

sto

confessando;

ed

impossibile

inginocchiarsi a un pi prezioso confessionale: vi si


commettono i peccati di cui si accusati poi nell'altro.
La duchessa assunse un tono freddo a un tal discorso
irreligioso, di cui condann il cattivo gusto dicendo alla
viscontessa:
- Il signore viene...
La signora de Beausant rise di cuore di suo cugino e della
duchessa.
- Viene solo adesso, mia cara, e cerca una istitutrice che gli
insegni il buon gusto.
- Signora duchessa - riprese Eugenio - non forse naturale
di volersi iniziare ai segreti di quel che ci ammalia?
"Andiamo", disse a se stesso, "sono certo che sto dicendo
loro frasi da parrucchiere".
- Ma la signora de Restaud , credo, l'allieva del signor de
Trailles - disse la duchessa.

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139

PAPA GORIOT

- Non ne sapevo nulla, signora - riprese a dire lo studente.


- E cos io mi sono messo storditamente tra loro due.
Insomma, m'ero gi alquanto affiatato col marito, mi
vedevo sopportato dalla moglie, quando mi venuto in
mente di dir loro che conoscevo un uomo che avevo visto
proprio allora uscire da una scala segreta, e che aveva, in
fondo a un corridoio, baciato la contessa.
- Chi era? - domandarono le due donne.
- Un vecchio che vive con due luigi al mese, in fondo al
faubourg Saint-Marceau, come me, studente povero; un
vero disgraziato che tutti burlano e che chiamiamo pap
Goriot.
- Ma, bambino che siete - esclam la viscontessa - la
signora de Restaud nasce Goriot.
- La figlia di un vermicellaio - riprese la duchessa - una
donnetta

che

si

fatta

presentare

corte

contemporaneamente alla figlia d'un pasticciere. Ve ne


ricordate, Clara? Il re si mise a ridere, e disse in latino un
motto spiritoso sulla farina.
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140

PAPA GORIOT

Persone..., come disse?, persone...


- "Ejusdem farinae"- disse Eugenio.
- Proprio cos - disse la duchessa.
- Ah!, suo padre - riprese lo studente facendo un gesto
d'orrore.
- Ma s; il bonuomo aveva due figlie, di cui va pazzo,
sebbene l'una e l'altra l'abbiano quasi rinnegato.
- La seconda - domand la viscontessa guardando la
signora de Langeais - non maritata a un banchiere, che
ha un cognome tedesco, un barone de Nucingen? Non si
chiama Delfina? Non una bionda che ha un palco di fianco
all'Opra, e frequenta anche i "Bouffons", e ride forte per
farsi notare?
La duchessa sorrise dicendo:
- Ma, mia cara, io proprio vi ammiro. Perch vi occupate
tanto

di

quella

gente

Bisognava

proprio

essere

innamorato pazzo, come lo era Restaud, per infarinarsi con


la signorina Anastasia. Oh!, non ci far davvero un buon
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affare ! Lei nelle mani del signor de Trailles, e lui la


mander alla rovina.
- Hanno rinnegato il loro padre! - ripeteva Eugenio.
- Ebbene, s, il loro padre, un padre - riprese a dire la
viscontessa - un buon padre che ha dato loro tutto; si dice
abbia dato a ciascuna cinque o seicentomila franchi per
renderle felici maritandole bene; ed egli s' riservato da
otto a diecimila franchi di rendita per s, credendo che le
figlie gli sarebbero rimaste figlie, e che si sarebbe creato
presso di loro due esistenze, due case dove sarebbe stato
adorato, vezzeggiato. E invece in due anni i generi l'hanno
bandito dal loro ambiente come l'ultimo dei miserabili... Qualche lacrima sgorg dagli occhi di Eugenio: egli era
stato di recente ristorato dalle pure e sante emozioni della
famiglia; era ancora sotto il fascino delle convinzioni
giovanili; ed era quella la sua prima giornata nel campo di
battaglia

della

civilt

parigina.

Le

vere

emozioni

si

comunicano cos facilmente, che per qualche minuto i tre si


guardarono in silenzio.

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- Eh! mio Dio - disse la signora de Langeais - s, ci sembra


orribile, eppure lo vediamo tutti i giorni. Non c' una
ragione in tutto questo? Ditemi, cara, avete mai pensato
che cos' un genero?
Un genero un uomo per il quale noi alleveremo, voi od io,
una cara creaturina, cui saremo attaccate da mille legami,
che rappresenter per diciassette anni la gioia della
famiglia, che ne sar l'anima candida, direbbe Lamartine, e
ne diverr la peste.
Quando

quest'uomo

ce

l'avr

presa,

comincer

con

l'afferrare il suo amore come un'ascia, per tagliare nel


cuore e nel vivo di quell'angelo tutti i sentimenti per i quali
era attaccata alla sua famiglia. Ieri, la nostra figlia era
tutta per noi, e noi eravamo tutto per lei; domani diventer
la nostra nemica. Non vediamo questa tragedia compiersi
tutti i giorni? Qui, la nuora si comporta con estrema
impertinenza verso il suocero, che ha sacrificato tutto per
suo figlio. L, un genero mette la suocera alla porta. Sento
chiedere che cosa ci sia di drammatico oggi nella societ!

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PAPA GORIOT

Ma il dramma del genero spaventoso, senza poi contare i


nostri matrimoni, diventati qualcosa di assai stupido.
Mi rendo perfettamente conto di ci che accaduto al
vecchio vermicellaio. Credo di ricordarmi che questo
Foriot...
- Goriot, signora.
- S, questo Moriot fu presidente di una sezione durante la
rivoluzione, ebbe parte nel segreto della famosa carestia, e
cominci la sua fortuna col vendere a quei tempi la farina
ad un prezzo dieci volte superiore a quello che gli costava.
Ne ha avuta quanta ne ha voluta. L'amministratore di mia
nonna gliene ha venduta per somme enormi. Questo Goriot
faceva senza dubbio a mezzo, come tutta quella gente, col
Comitato di Salute Pubblica.
L'amministratore, ricordo, diceva a mia nonna che poteva
rimanere con tutta tranquillit a Grandvilliers, perch il suo
grano costituiva una eccellente tessera civica. Ebbene,
questo Loriot, che vendeva grano ai tagliatori di teste, non
ha avuto che una passione. Adora, dicono, le figlie. Ha
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fatto appollaiare la maggiore nella casa de Restaud, e ha


innestato l'altra al barone de Nucingen, un ricco banchiere
che fa il monarchico.
Comprenderete bene come, sotto l'impero, i due generi
non si siano troppo scandalizzati di avere quel vecchio
Novantatr presso di loro: la cosa poteva ancora andare
con Bonaparte. Ma quando sono tornati i Borboni, il
bonuomo ha dato fastidio al signor de Restaud, e ancor pi
al banchiere. Le figlie, che forse amavano ancora il padre,
hanno voluto salvare capra e cavoli, il padre e il marito; e
hanno adottato il sistema di ricevere il Toriot quando in
casa non c' nessuno; e hanno giustificato la cosa con
pretesti affettuosi: "Pap, venite, staremo meglio perch
saremo soli!" eccetera. Io, mia cara, credo che i sentimenti
sinceri abbiano occhi e intelligenza: il cuore di quel povero
Novantatr deve aver sanguinato. Ha capito che le figlie si
vergognavano di lui; che se esse amavano i loro mariti,
egli nuoceva ai suoi generi. Bisognava dunque sacrificarsi.
E si sacrificato, perch un padre: si messo al bando
da se stesso. Vedendo le figlie contente, ha compreso

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d'aver fatto bene. Il padre e le figlie sono stati complici di


questo piccolo delitto. E' una cosa che accade dappertutto.
Questo pap Doriot non sarebbe stato forse come una
macchia di morchia nel salotto delle figlie? Ci si sarebbe
trovato a disagio, ci si sarebbe annoiato. Quel che
accaduto a questo padre pu capitare alla pi bella donna
con l'uomo che amer di pi: se lei lo annoia col suo
amore, lui se ne va, e commette qualsiasi vigliaccheria pur
di sfuggirla. Tutti i sentimenti sono cos. Il nostro cuore
un tesoro, vuotatelo di colpo, siete rovinati. Noi non
perdoniamo a un sentimento d'essersi manifestato nella
sua interezza pi di quanto non perdoniamo a un uomo di
non possedere un soldo di suo. Quel padre aveva dato
tutto. Aveva dato, per venti anni, le sue viscere, il suo
amore; aveva dato tutta la sua fortuna in un giorno.
Spremuto bene il limone, le figlie hanno gettato la buccia
all'angolo della strada.
- Il mondo infame - disse la viscontessa sfilacciando il
suo scialle e senza alzare gli occhi, poich era stata toccata

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nel vivo dalle parole che la signora de Langeais aveva


pronunciato proprio per lei, narrando questa storia.
- Infame?, no - riprese a dire la duchessa - va per il verso
suo, ecco tutto. Se ve ne parlo cos, per dimostrarvi che
non mi faccio ingannare dal mondo. La penso come voi disse

premendo

la

propria

mano

su

quella

della

viscontessa. - Il mondo un pantano, cerchiamo di


rimaner sulle alture. Si lev, baci sulla fronte la signora
de Beausant dicendole: - Siete proprio bella, in questo
momento, mia cara. Avete i pi bei colori che abbia mai
visto. - Poi usc dopo aver lievemente chinato la testa nel
guardare il cugino.
- Pap Goriot sublime! - disse Eugenio rammentandosi di
averlo visto torcere nella notte il servizio d'argento dorato.
La signora de Beausant non sent, era pensierosa.
Trascorse qualche minuto di silenzio, e il povero studente,
per una specie di timido stupore, non osava n andarsene,
n rimanere, n parlare.

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- Il mondo infame e cattivo - disse poi la viscontessa. Non appena ci capita una disgrazia, si trova subito un
amico pronto a venircela a dire, e a trafiggerci il cuore con
un pugnale facendocene ammirare l'impugnatura. E gi il
sarcasmo, gi le ironie! Ah!, ma io mi difender.. Erse la
testa da gran dama qual era, e baleni partirono dagli occhi
suoi fieri. - Ah! - fece quindi vedendo Eugenio - siete
ancora l!
- Ancora - egli disse sommessamente.
- Ebbene, signor de Rastignac, trattate questo mondo
come merita.
Volete

arrivare?,

io

vi

aiuter.

Misurerete

quanto

profonda la corruzione femminile, misurerete l'ampiezza


della miserabile vanit degli uomini. Quantunque abbia gi
letto bene in questo libro del mondo, c'erano pagine che
ancora non conoscevo. Ora so tutto. Pi freddamente
calcolerete, pi andrete avanti. Colpite senza piet, e
sarete temuto. Considerate uomini e donne come cavalli di
posta, e lasciateli crepare a ogni cambio: arriverete cos

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PAPA GORIOT

all'pice delle vostre ambizioni. E, date retta a me: non


diverrete mai niente, in questa societ, se non avrete una
donna che s'interesser di voi. Deve essere giovane, ricca,
elegante. Ma se nutrite un sentimento sincero, tenetelo
nascosto come un tesoro; non lasciatelo mai scorgere,
altrimenti sarete perduto.
Non sareste pi il carnefice, ma diverrete la vittima. Se
dovesse capitarvi di amare, mantenete gelosamente il
vostro segreto!
Svelatelo solo quando avrete ben saputo a chi aprirete il
vostro cuore. Per preservare in anticipo questo amore che
non esiste ancora, imparate a diffidare di questo mondo.
Ascoltatemi, Michele...(Essa sbagliava ingenuamente il
nome

senza

accorgersene).

Esiste

qualcosa

di

pi

spaventoso ancora dell'abbandono del padre da parte delle


sue due figlie, che lo vorrebbero morto: ed la rivalit
delle due sorelle tra loro.
Restaud un aristocratico, sua moglie stata ammessa e
presentata a corte; ma sua sorella, la sua ricca sorella, la

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bella signora Delfina de Nucingen, moglie d'un uomo


denaroso, muore dal dispiacere; la gelosia la divora,
distante le mille miglia dalla sorella; sua sorella non pi
sua sorella; e due donne si rinnegano fra loro come
rinnegano il loro padre. Perci, la signora de Nucingen
leccherebbe tutto il fango che c' tra la via Saint-Lazare e
la via de Grenelle pur di entrare nel mio salotto.
Ha creduto che de Marsay le avrebbe fatto raggiungere lo
scopo, e si resa la schiava di de Marsay, annoia de
Marsay. De Marsay si cura ben poco di lei. Se me la farete
conoscere, diverrete il suo beniamino, vi adorer. Dopo,
amatela, se volete, altrimenti servitevi di lei. Io potr
vederla una o due volte, in occasione d'un mio ricevimento,
quando ci sar molta gente: ma non la ricever mai di
mattina. La saluter soltanto, e questo baster.
Voi vi siete chiusa la porta della contessa per aver
pronunciato il nome di suo padre, Goriot. S, mio caro, se
andrete venti volte dalla signora de Restaud, venti volte vi
diranno che non in casa. E' stato dato l'ordine di non farvi

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pi entrare. Ebbene!, pap Goriot v'introduca in casa della


signora Delfina de Nucingen.
La bella signora de Nucingen sar per voi un'insegna. Siete
l'uomo prescelto da lei; e le donne andranno pazze per voi.
Le sue rivali, le sue amiche, le sue migliori amiche,
vorranno togliervi a lei. Ci sono donne che desiderano
l'uomo gi scelto da un'altra, come ci sono povere borghesi
che, mettendosi cappelli simili ai nostri, sperano con
questo di acquisire i nostri modi. Avrete successo. A Parigi
il successo tutto, la chiave del potere. Se le donne
trovano in voi spirito, talento, gli uomini lo crederanno,
purch non li disinganniate. Voi potrete allora osar tutto e
andare dovunque. Saprete allora che cosa il mondo:
un'accolta di ingannati e di bricconi. Cercate di non essere
n tra gli uni n tra gli altri. Vi d il mio nome come un filo
d'Arianna

per

entrare

in

questo

labirinto.

Non

lo

compremettete - disse, curvando il collo e dando uno


sguardo da regina allo studente - restituitemelo bianco. E
adesso lasciatemi. Noi donne, abbiamo anche noi da
combattere le nostre battaglie.
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PAPA GORIOT

- Non vi occorre un uomo volenteroso per andare ad


appiccare

il

fuoco

una

miccia?

chiese

Eugenio

interrompendola.
- E allora? - disse lei.
Egli si batt sul cuore, sorrise al sorriso della cugina e usc.
Erano le cinque. Eugenio aveva appetito, e temette di non
fare in tempo ad arrivare per l'ora di pranzo. Un tal timore
gli fece provare il piacere d'essere condotto rapidamente
attraverso Parigi. Questo piacere puramente macchinale gli
permise di abbandonarsi interamente ai suoi pensieri, che
lo assalivano.
Quando un giovane della sua et fatto segno allo sprezzo
va in collera, si infuria, minaccia col pugno l'intera societ,
vuol vendicarsi e non sicuro neppure di se stesso.
Rastignac in quel momento era oppresso da queste parole:
"Vi siete chiusa la porta della contessa". Eppure ci andr,
disse fra s e s, e se la signora de Beausant ha ragione,
se c' l'ordine di non farmi passare... io... Ia signora de
Restaud mi trover in tutti i salotti dove va. Imparer a
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PAPA GORIOT

tirare di scherma, a tirar di pistola, e le uccider il suo


Massimo! E i denari?, gli gridava la coscienza, dove li
troverai? A un tratto la ricchezza messa in mostra nella
casa della contessa brill dinanzi ai suoi occhi.
Aveva veduto l il lusso di cui una signorina Goriot doveva
essere innamorata: mobili dorati, oggetti di valore posti in
evidenza,

il

lusso

non

intelligente

dell'arricchito,

lo

sperpero della mantenuta. Questa affascinante immagine,


fu subito schiacciata dalla grandiosit del palazzo de
Beausant. La sua immaginazione, trasposta nelle alte
regioni

della

societ

parigina,

gli

ispir

mille

cattivi

pensieri, allargandogli la mente e la coscienza.


Vide il mondo com': le leggi e la morale impotente dei
ricchi, e vide nella fortuna la "ultima ratio mundi". "Vautrin
ha ragione, la fortuna la virt!" si disse.
Giunto in via Neuve-Sainte-Genevive, sal rapidamente in
camera sua, scese per dare dieci franchi al cocchiere, ed
entr in quella sala da pranzo nauseabonda ove scorse,
come bestie alla mangiatoia, i diciotto commensali in atto

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PAPA GORIOT

di pascersi. Lo spettacolo di quelle miserie e l'aspetto della


sala gli riuscirono orribili. Il passaggio era troppo brusco, il
contrasto troppo completo per non sviluppare oltre misura
in lui il sentimento dell'ambizione. Da un lato, le fresche e
incantevoli immagini dell'ambiente sociale pi elegante,
figure giovani, vive, inquadrate nelle meraviglie dell'arte e
del lusso, teste appassionate, piene di poesia; dall'altro
lato sinistri quadri orlati di fango, e facce dove le passioni
non avevan lasciato che le loro corde e il loro meccanismo.
Gli insegnamenti che la collera di una donna abbandonata
aveva strappato alla signora de Beausant, le sue capziose
profferte gli tornarono alla memoria, e la miseria le
comment.
Rastignac

risolse

di aprire due

trincee parallele

per

giungere alla fortuna, di basarsi sulla scienza e sull'amore,


d'essere un sapiente dottore e un uomo alla moda. Era
ancora molto ragazzo!
Queste due linee sono due asintoti che non possono mai
incontrarsi.

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PAPA GORIOT

- Siete molto cupo, signor marchese - gli disse Vautrin,


dandogli

uno

di

quegli

sguardi

coi

quali

quell'uomo

sembrava iniziarsi ai misteri pi segreti del cuore.


- Io non sono disposto a sopportare gli scherzi di chi mi
chiama:
signor marchese - egli rispose. - Qui, per essere veramente
marchesi, bisogna avere centomila franchi di rendita, e
quando si vive in Casa Vauquer, non si precisamente il
favorito della Fortuna.
Vautrin guard Rastignac con un'aria paterna e sprezzante,
come se avesse detto: Marmocchio!, di te farei un solo
boccone! Poi rispose: - Siete di cattivo umore, forse perch
non vi andata bene con la bella contessa de Restaud.
- Mi ha chiuso la sua porta per averle detto che suo padre
mangiava alla nostra tavola - esclam Rastignac.
Tutti i convitati si guardarono tra loro. Pap Goriot abbass
gli occhi, e si volse per asciugarseli.

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PAPA GORIOT

- Mi avete mandato un po' di tabacco nell'occhio - disse al


vicino.
- Chi molester pap Goriot dovr d'ora in poi fare i conti
con me - rispose Eugenio, guardando il vicino del vecchio
vermicellaio - egli vale pi di tutti noi. Non parlo delle
signore - aggiunse volgendosi verso la signorina Taillefer.
Questa frase fu un epilogo; Eugenio l'aveva pronunciata
con un'aria che impose il silenzio ai commensali. Solo
Vautrin gli disse motteggiando:
- Per prendere pap Goriot sotto la vostra protezione e
diventare il suo gerente responsabile, bisogna saper tenere
bene una spada in mano e tirar bene di pistola.
- E cos far - disse Eugenio.
- Avete dunque iniziato le ostilit oggi?
- Forse - rispose Rastignac. - Ma io non rendo conto dei
fatti miei a nessuno, dato che non cerco d'indovinare quelli
che gli altri fanno la notte.
Vautrin guard Rastignac di traverso.
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PAPA GORIOT

- Ragazzo mio, quando non si vuol essere ingannati dal


gioco delle marionette, bisogna entrare senz'altro nella
baracca, e non contentarsi di guardare attraverso i buchi
della tenda. E basta con le chiacchiere - aggiunse vedendo
Eugenio prossimo alla stizza. - Avremo fra noi una breve
conversazione quando vorrete.
Il pranzo divenne cupo e freddo. Pap Goriot, assorto nel
profondo dolore causatogli dalla frase dello studente, non
comprese che le disposizioni degli animi erano cambiate a
suo riguardo, e che un giovane in grado d'imporre un basta
alla persecuzione aveva preso le sue difese:
- Il signor Goriot - disse la signora Vauquer a bassa voce sarebbe dunque il padre d'una contessa?
- E d'una baronessa - replic Rastignac.
- Non pu far altro - disse Bianchon a Rastignac: - gli ho
misurato la testa: non ha che una bozza, quella della
paternit, sar un "Padre Eterno".
Eugenio era troppo imbronciato perch la facezia di
Bianchon potesse farlo ridere. Egli voleva approfittare dei
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PAPA GORIOT

consigli della signora de Beausant, e si domandava dove e


come si sarebbe procurato il denaro. Divenne pensieroso
alla visione delle savane del mondo che passavano dinanzi
ai suoi occhi deserte e spopolate; e tutti lo lasciarono solo
nella sala da pranzo, quando il pranzo ebbe termine.
- Avete dunque visto mia figlia? - gli chiese Goriot
commosso.
Destato dalla sua meditazione dal bonuomo, Eugenio gli
prese

la

mano,

guardandolo

con

una

specie

d'intenerimento:- Voi siete un bravo e degno uomo - gli


rispose. - Parleremo delle vostre figlie pi tardi. - Si alz
senza voler ascoltare pap Goriot, si ritir nella propria
camera e scrisse alla madre questa lettera:
"Mia cara madre, vedi se non hai una terza mammella da
spremere per me. Mi trovo in una situazione tale, da far
presto fortuna. Ho bisogno di milleduecento franchi, e mi
occorrono a ogni costo. Non dire nulla di ci a mio padre;
egli forse vi si opporrebbe, e, se non avessi questo denaro,
cadrei in preda a una disperazione che mi indurrebbe a

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PAPA GORIOT

bruciarmi le cervella. Ti spiegher le ragioni della mia


richiesta non appena ti vedr, giacch dovrei scriverti dei
volumi per farti comprendere la condizione nella quale mi
trovo. Non ho giocato, mia buona madre, non ho debiti;
ma se tieni a conservarmi la vita che m'hai dato, devi
trovarmi questa somma.
In breve, frequento la casa della viscontessa de Beausant,
che mi ha preso sotto la sua protezione. Devo andare in
societ, e non ho un soldo per procurarmi un paio di guanti
puliti. Potrei mangiare soltanto pane, non bere che acqua,
e, se occorre, digiunare; ma non posso fare a meno degli
utensili coi quali in questo paese si zappa la vigna. Si tratta
di fare la mia strada o di restare nel fango. So tutte le
speranze che voi riponete in me, e voglio realizzarle
prontamente. Mia buona madre, vendi qualcuno dei tuoi
vecchi gioielli, e presto te ne dar in cambio degli altri.
Conosco abbastanza la situazione della nostra famiglia per
saper apprezzare simili sacrifici, e devi credere che io non
ti domando di farli invano, altrimenti sarei un mostro. Devi
vedere nella mia preghiera soltanto il grido d'una imperiosa
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159

PAPA GORIOT

necessit. Il nostro avvenire tutto in questo aiuto, col


quale devo aprire la campagna; poich questa vita di Parigi
un combattimento continuo. Se, per completare la
somma, non c' altra risorsa che quella di vendere i
merletti di mia zia, dille che gliene mander di pi belli",
eccetera.
Scrisse a ciascuna delle sorelle chiedendo le loro economie,
e, per strappargliele senza che parlassero in famiglia del
sacrificio che non avrebbero mancato di fare per lui con
piacere, seppe commuovere la loro sensibilit toccando le
corde dell'onore, cos ben tese e cos risuonanti nei giovani
cuori. Quando ebbe scritto queste lettere, prov, tuttavia,
una

trepidazione

involontaria;

palpitava,

trasaliva.

Il

giovane ambizioso conosceva la nobilt immacolata di


quelle anime sepolte nella solitudine, sapeva quali pene
avrebbe causato alle sue due sorelle e anche quali
sarebbero

state

le

loro

gioie,

con

quale

piacere

si

sarebbero intrattenute a parlare segretamente del loro


adorato fratello, in fondo alla vigna. La sua coscienza si
lev, luminosa, e gliele fece apparire mentre contavano in

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PAPA GORIOT

segreto il loro piccolo tesoro: egli le vide mentre usavano


la furberia delle giovinette per mandargli in incognito quel
denaro,

commettendo

un

primo

inganno

per

essere

sublimi. "Il cuore d'una sorella un diamante di purezza,


un abisso di tenerezza!" egli si disse. Si vergognava
d'avere scritto. Come sarebbero stati efficaci i loro voti,
quanto puro sarebbe stato lo slancio delle loro anime verso
il cielo! Con quale piacere si sarebbero sacrificate! Quale
dolore avrebbe provato sua madre, se non fosse riuscita a
inviare l'intera somma!
Quei bei sentimenti, quegli enormi sacrifici gli sarebbero
serviti di scalino per arrivare a Delfina de Nucingen. Alcune
lacrime, ultimi grani d'incenso bruciati sul sacro altare della
famiglia, gli uscirono dagli occhi. Si mise a camminare in
preda a un'agitazione piena di disperazione. Pap Goriot,
vedendolo in quello stato dall'uscio della propria camera
rimasto socchiuso, entr e gli disse:
- Che cosa avete, signore?

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PAPA GORIOT

- Ah, mio buon vicino, io sono ancora figlio e fratello, come


voi siete padre. Avete ragione di temere per la contessa
Anastasia; essa nelle mani di un certo signor Massimo de
Trailles, che la mander alla rovina.
Pap Goriot si ritir balbettando alcune parole di cui
Eugenio non afferr il senso. L'indomani, Rastignac and a
portare le sue lettere alla posta. Esit fino all'ultimo
istante, ma poi le lasci cadere nella cassetta dicendo:
Riuscir!; la parola del giocatore, del grande condottiero,
parola fatalista che manda in rovina pi uomini di quanti ne
salvi. Qualche giorno dopo, Eugenio and dalla signora de
Restaud, ma non fu ricevuto. Tre volte vi torn, tre volte
ancora trov la porta chiusa, quantunque si presentasse in
ore in cui il conte Massimo de Trailles non vi si trovava. La
viscontessa aveva avuto ragione. Lo studente non studi
pi. Si presentava alla lezione per rispondere all'appello e,
dopo aver attestato la sua presenza, se ne andava. Aveva
fatto il ragionamento che fa la maggior parte degli
studenti. Si sarebbe riservato di studiare al momento di
passare gli esami; aveva deciso di cumulare l'iscrizione del

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PAPA GORIOT

secondo e del terzo anno, e poi di studiare il Diritto


seriamente e tutto insieme all'ultimo momento. In questo
modo aveva quindici mesi per navigare a suo agio
nell'oceano di Parigi, per dedicarsi alla tratta delle donne o
per pescarvi la sua fortuna. Durante quella settimana, vide
due volte la signora de Beausant, dalla quale andava solo
quando usciva la vettura del marchese d'Adjuda. Per
qualche giorno ancora l'illustre donna, la pi poetica figura
del faubourg Saint- Germain, rimase vittoriosa, e fece
sospendere il matrimonio della signorina de Rochefide col
marchese d'Adjuda-Pinto. Ma quegli ultimi giorni, che la
paura di perdere la propria felicit rese pi ardenti di tutti,
dovevano

far

precipitare

la

catastrofe.

Il

marchese

d'Adjuda, d'accordo coi Rochefide, aveva considerato il


dissenso

la

riconciliazione

come

una

circostanza

favorevole, essi speravano che la signora de Beausant si


sarebbe abituata all'idea di quel matrimonio e avrebbe
finito per sacrificare le sue mattine a un avvenire previsto
nella vita degli uomini.

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PAPA GORIOT

Malgrado le pi sante promesse rinnovate ogni giorno, il


signor D'Adjuda recitava dunque la commedia, e la
viscontessa gradiva di essere ingannata. - Invece di saltare
nobilmente dalla finestra, ruzzolava per le scale - diceva la
duchessa de Langeais, la sua migliore amica. Tuttavia,
quelle ultime luci brillarono abbastanza a lungo perch la
viscontessa rimanesse a Parigi e aiutasse il suo giovane
parente,

per

il

quale

nutriva

una

specie

di

affetto

superstizioso. Eugenio s'era dimostrato con lei pieno di


devozione e di sensibilit in una circostanza in cui le donne
non vedono n piet n consolazione sincera in nessuno
sguardo. Se allora un uomo dice loro dolci parole, le dice
per interesse.
Desiderando conoscere perfettamente il suo scacchiere
prima di tentare l'abbordaggio della casa de Nucingen,
Rastignac volle mettersi al corrente della vita anteriore di
pap Goriot, e raccolse notizie sicure, il cui riassunto
questo.
Giovanni-Gioacchino Goriot era, prima della rivoluzione, un
semplice operaio vermicellaio, abile, parsimonioso e tanto
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164

PAPA GORIOT

intraprendente da acquistare il fondo del suo padrone che il


caso volle vittima dei primi moti del 1789. Aveva preso
stanza in via de la Jussienne, nei pressi della Halle-auxBls, e aveva avuto il grossolano buon senso di accettare
la presidenza della sua sezione, per far difendere il proprio
commercio dai personaggi pi influenti di quella pericolosa
epoca. Tale saggezza era stata l'origine della sua fortuna
che cominci durante la carestia, falsa o vera, in seguito
alla quale il grano raggiunse a Parigi un prezzo enorme. Il
popolo si ammazzava dinanzi alla porta dei fornai, mentre
alcuni

andavano

cercare

senza

chiasso

le

paste

alimentari dai droghieri. Durante quell'anno il cittadino


Goriot mise insieme un capitale che pi tardi gli serv a
esercitare il suo commercio, con tutta la superiorit che d
a chi la possiede una forte disponibilit di denaro. Gli capit
quel che accade a tutti gli uomini la cui capacit solo
relativa. La sua mediocrit lo salv. Del resto, poich la sua
fortuna fu conosciuta quando non era pi un pericolo esser
ricchi, non provoc l'invidia di nessuno. Il commercio del
grano sembrava aver assorbito tutta la sua intelligenza. Se
si trattava di grani, di farine, di granaglie, di riconoscere le
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165

PAPA GORIOT

loro

qualit,

le

provenienze,

di

curare

la

loro

conservazione, di prevederne il corso del prezzo, di


profetare

l'abbondanza

la

penuria

dei

raccolti,

di

procurarsi i cereali a buon mercato, di approvvigionarsene


in Sicilia, in Ucraina, Goriot non aveva l'uguale. A vederlo
trattare i suoi affari, discutere delle leggi sull'esportazione,
sull'importazione dei grani, studiarne lo spirito, coglierne i
difetti, lo si sarebbe ritenuto capace d'essere un ministro.
Paziente,

attivo,

energico,

costante,

sollecito

nelle

spedizioni della merce, aveva un occhio d'aquila, preveniva


tutto, prevedeva tutto, sapeva tutto, nascondeva tutto;
diplomatico per concepire, soldato per marciare. Fuori della
sua specialit, della sua semplice e oscura bottega, sulla
soglia della quale rimaneva nelle ore d'ozio, le spalle
appoggiate allo stipite, tornava a essere l'operaio stupido e
grossolano, l'uomo che si addormentava durante uno
spettacolo a teatro, uno di quei Dolibans parigini, forti solo
in stupidaggini. Queste nature si rassomigliano quasi tutte.
Nel cuore di quasi tutte troverete un sentimento sublime.
Due sentimenti esclusivi avevano riempito il cuore del
vermicellaio,
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ne

avevano

assorbito

l'umore,

come

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il
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PAPA GORIOT

commercio del grano assorbiva tutta la sua intelligenza. La


moglie, figlia unica di un ricco fattore della Brie, fu per lui
oggetto

d'una

ammirazione

religiosa,

d'un

amore

sconfinato. Goriot aveva ammirato in lei una natura fragile


e

forte,

semplice

graziosa,

che

contrastava

profondamente con la sua. Se c' un sentimento innato nel


cuore dell'uomo, non esso l'orgoglio della protezione
esercitata ogni momento a favore di un essere debole?
Aggiungeteci l'amore, quella riconoscenza viva di tutte le
anime schiette per il fondamento dei loro piaceri, e
comprenderete una quantit di bizzarrie morali. Dopo sette
anni di felicit senza nubi, Goriot, disgraziatamente per lui,
perdette sua moglie:
questa cominciava a dominarlo, fuori della sfera dei
sentimenti.
Forse sarebbe riuscita a coltivare quella natura inerte,
forse sarebbe riuscita a seminarvi l'intelligenza delle cose
del mondo e della vita. In tale situazione, il sentimento
della

paternit

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si

svilupp

in

Goriot

fino

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alla

167

PAPA GORIOT

irragionevolezza. Egli rivers il suo affetto, tradito dalla


morte, sulle due figlie, che, da principio, soddisfecero
appieno tutti i suoi sentimenti. Per quanto brillanti fossero
le proposte fattegli da negozianti o da fattori desiderosi di
dargli le loro figlie, volle rimanere vedovo. Il suocero, il
solo uomo per il quale aveva avuto simpatia, pretendeva di
sapere con certezza che Goriot aveva giurato di non
commettere alcuna infedelt verso la moglie, anche dopo
morta. La gente della Halle, incapace di capire questa
sublime follia, ci rideva su, e appiopp a Goriot qualche
grottesco soprannome. Il primo che, bevendo il vino a
coronamento

d'un

affare

combinato,

si

permise

di

pronunciarlo, ebbe dal vermicellaio un pugno sulla spalla


che lo stese a terra, facendogli battere la testa contro un
paracarro della via Oblin. L'affetto sconsiderato, l'amore
ombroso e delicato che Goriot nutriva per le figlie era cos
conosciuto, che un giorno uno dei suoi concorrenti,
volendolo fare allontanare dal mercato per restare arbitro
dei prezzi, gli disse che Delfina era stata investita da un
carrozzino. Il vermicellaio, pallido e smorto, lasci subito la
Halle. Stette male parecchi giorni in seguito alla reazione
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PAPA GORIOT

dei sentimenti contrari provocata in lui da quella falsa


notizia. Se non assest questa volta il suo colpo mortale
sulla spalla di quell'uomo, lo cacci tuttavia dalla Halle e lo
costrinse, in una circostanza critica, a dichiarare fallimento.
L'educazione che diede alle due figlie fu, naturalmente,
anch'essa irragionevole. Godendo di una rendita di pi di
sessantamila

lire,

non

spendendo

che

appena

milleduecento franchi per s, la felicit di Goriot stava tutta


nel soddisfare i capricci delle figlie; i migliori insegnanti
furono incaricati di dotarle di quelle capacit che denotano
una

buona

educazione;

ebbero

una

damigella

di

compagnia; fortunatamente per loro, fu una donna di


spirito e di gusto; montavano a cavallo, avevano carrozza,
vivevano come avrebbero vissuto le amanti d'un vecchio
signore ricco; bastava che esprimessero i pi costosi
desideri per vedere il padre affrettarsi a soddisfarli; e non
chiedeva che una carezza in cambio dei suoi doni. Goriot
collocava

le

figlie

nell'ordine

degli

angeli,

e,

necessariamente, al di sopra di s, il pover'uomo! Amava


perfino il male che quelle gli arrecavano.

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169

PAPA GORIOT

Quando le figlie furono in et da marito, le lasci libere di


sceglierselo secondo i propri i gusti; ognuna avrebbe avuto
in dote la met della sostanza del padre. Corteggiata per la
sua bellezza dal conte de Restaud, Anastasia aveva
tendenze aristocratiche che la condussero a lasciare la casa
paterna per lanciarsi nelle alte sfere sociali. Delfina amava
il denaro; spos Nucingen, banchiere d'origine tedesca che
divenne

barone

del

Sacro

Impero.

Goriot

rimase

vermicellaio. Le figlie e i generi si offesero presto di


vedergli continuare quel commercio, sebbene questo fosse
per lui tutta la sua vita. Dopo aver subto per cinque anni
le loro insistenze, acconsent di ritirarsi a vivere coi
prodotti dei suoi fondi e i guadagni procuratigli dall'azienda
negli ultimi anni; un capitale che la signora Vauquer,
presso la quale era andato a stabilirsi, aveva stimato
fruttare dalle otto alle diecimila lire di rendita. Egli si
ridusse in quella pensione per il dolore provato nel vedere
le due figlie costrette dai loro mariti a rifiutare non solo di
prenderlo con loro, ma anche di riceverlo alla luce del sole.

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PAPA GORIOT

Questo era tutto quel che sapeva un certo signor Muret sul
conto di pap Goriot, del quale aveva acquistato i fondi. Le
supposizioni

che

Rastignac

aveva

sentito

fare

dalla

duchessa de Langeais erano, cos, confermate. E qui finisce


l'esposizione di questa oscura, ma tremenda tragedia
parigina.
Verso la fine di quella prima settimana del mese di
dicembre, Rastignac ricevette due lettere: una di sua
madre, un'altra della sorella maggiore. Quelle calligrafie
cos ben conosciute lo fecero al tempo stesso esultare di
gioia e tremar di paura. Quei due fragili fogli di carta
contenevano una sentenza di vita o di morte per le sue
speranze. Se provava un po' di timore ricordando le
ristrettezze dei suoi genitori, aveva tuttavia sperimentato
troppo bene la loro predilezione per non temere di aver
succhiato le loro ultime gocce di sangue. La lettera della
madre era cos concepita:
"Mio caro figliolo, t'invio quel che mi hai chiesto. Fai buon
uso di questo denaro; non potrei, quand'anche si trattasse
di salvarti la vita, trovare una seconda volta una somma
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PAPA GORIOT

cos importante senza che tuo padre ne fosse informato: e


ci

turberebbe

l'armonia

della

nostra

famiglia.

Per

procurartela, dovrebbe accendere ipoteche sulla nostra


terra. Mi impossibile dar giudizi di merito su progetti che
non conosco: ma di che natura dunque essi sono, per farti
temere di confidarmeli? Una spiegazione non richiedeva poi
dei volumi, a noi madri basta una parola, ed essa mi
avrebbe risparmiato le angosce dell'incertezza. Non potrei
nasconderti l'impressione dolorosa che mi ha causato la tua
lettera. Mio caro figlio, qual dunque il sentimento che ti
ha costretto a gettare nel mio cuore un tale timore? Devi
avere molto sofferto, scrivendomi, perch ho molto sofferto
leggendoti. Quale carriera vuoi dunque abbracciare? La tua
vita, la tua felicit sarebbero forse destinate a farti
comparire quel che non sei, a frequentare un ambiente
dove non sapresti andare senza fare spese che non puoi
sostenere, senza perdere un tempo prezioso per i tuoi
studi? Mio buon Eugenio, credi al cuore di tua madre: le vie
tortuose non conducono a niente di grande. La pazienza e
la rassegnazione debbono essere le virt dei giovani che si
trovano nella tua posizione. Non ti rimprovero, non vorrei
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PAPA GORIOT

aggiungere al nostro invio alcuna amarezza. Le mie parole


sono quelle di una madre fiduciosa quanto previdente. Se
tu sai quali sono i tuoi obblighi, io so, da parte mia, come il
tuo cuore sia puro, come le tue intenzioni siano ottime. E
perci posso dirti senza tema: Va', mio diletto, cammina!
Tremo perch sono madre; ma ogni tuo passo sar
teneramente accompagnato dai nostri voti e dalle nostre
benedizioni. Sii prudente, caro figliolo. Devi essere saggio
come un uomo maturo, il destino di cinque persone a te
care posto nella tua ragionevolezza. S, tutte le nostre
fortune sono in te, come la tua felicit la nostra. Noi tutti
preghiamo Dio di secondarti nelle tue imprese. Tua zia
Marcillac stata, in questa circostanza, d'una bont
inaudita: arrivata perfino a comprendere quel che mi
dicevi a proposito dei tuoi guanti. Ma lei ha un debole per il
primogenito, diceva scherzosamente. Eugenio mio, sii
affezionato molto a tua zia; ti dir quel che ha fatto per te
solo quando le cose ti saranno andate bene, altrimenti il
suo denaro ti brucerebbe le dita. Voi ragazzi non sapete
quanto sia doloroso sacrificare cari ricordi. Ma che cosa non
si sacrificherebbe per voi? La zia m'incarica di dirti che ti
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PAPA GORIOT

bacia in fronte e che vorrebbe comunicarti con questo


bacio

la

forza

d'essere

spesso

felice.

La

buona

ed

eccellente donna ti avrebbe scritto se non avesse la gotta


alle dita. Tuo padre sta bene. Il raccolto del 1819
oltrepassa le nostre speranze. Addio, figlio caro, non ti dir
nulla delle sorelle: Laura ti ha scritto. Lascio a lei il piacere
di chiacchierare sui piccoli fatti di casa.
Voglia il cielo che tu riesca! Oh, s, riesci, Eugenio mio, tu
mi hai fatto conoscere un dolore troppo forte perch io
possa sopportarlo una seconda volta. Ho saputo che cosa
vuol dire essere poveri quando ho desiderato la ricchezza
per poterla donare a mio figlio. E ora, addio. Non lasciarci
senza notizie e abbi il bacio che t'invia tua madre".
Quando Eugenio ebbe terminato di leggere questa lettera,
era in lacrime; pensava a pap Goriot che aveva contorto il
suo argento dorato e l'aveva venduto per poter pagare la
cambiale della figlia. "Tua madre ha contorto i suoi
gioielli!", egli diceva fra s e s. "Tua zia ha certamente
pianto nel vendere uno dei suoi ricordi! Con quale diritto
malediresti tu Anastasia? Tu non fai che imitare, per
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PAPA GORIOT

l'egoismo del tuo avvenire, ci che lei ha fatto per il suo


amante! Chi vale di pi: lei o te?". Lo studente si sent le
viscere rse da un senso di calore intollerabile. Voleva
rinunciare alla societ, non voleva prendere quel denaro.
Prov quei nobili e bei rimorsi segreti il cui merito
raramente apprezzato dagli uomini quando giudicano i
loro simili, ma che fanno spesso assolvere dagli angeli del
cielo il criminale condannato dai giuristi della terra.
Rastignac apr la lettera della sorella, le cui espressioni
innocentemente graziose gli rinfrancarono il cuore.
"La lettera arrivata assai a proposito, caro fratello. Agata
e io volevamo spendere il nostro denaro in tanti modi
diversi, che non sapevamo pi a quale acquisto deciderci.
Hai fatto come il domestico del re di Spagna, quando
rovesci gli orologi del padrone: ci hai messe d'accordo!
Veramente, eravamo sempre in contrasto intorno a quello
dei nostri desideri al quale avremmo dato la preferenza, e
non avevamo indovinato, mio buon Eugenio, l'impiego che
li avrebbe compresi tutti. Agata ha saltato dalla gioia.
Insomma, siamo state come due pazze per tutta la

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PAPA GORIOT

giornata, a "tali insegne" (stile della zia) che mamm ci


diceva con la sua aria severa: Ma che diamine avete,
signorine? Se ci avessero sgridato un pochino, ne saremmo
state, credo, ancor pi contente.
Una donna deve provare molto piacere nel soffrire per colui
che ama! Io sola ero distratta e triste pur in mezzo alla mia
gioia.
Sar senza dubbio una cattiva

moglie, sono troppo

spendereccia. Mi ero comprata due cinte, un punteruolo


tanto carino per far gli occhielli ai miei busti, e altre
sciocchezze, e cos avevo meno denaro della grossa Agata,
che parsimoniosa e ammucchia gli scudi come una gazza.
Lei aveva duecento franchi! Io, mio povero amico, ho
soltanto cinquanta scudi. Sono dunque ben punita, e vorrei
buttare la cinta nel pozzo, tanto mi sar sempre penoso
portarla. Ti ho derubato. Agata stata proprio carina. Mi
ha detto: "Mandiamogli trecentocinquanta franchi fra tutte
e due!".

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PAPA GORIOT

Ma non posso trattenermi dal raccontarti come le cose


sono andate.
Sai come abbiamo fatto per obbedire ai tuoi ordini?
Abbiamo preso il nostro glorioso denaro, siamo andate
tutte e due a passeggio e, una volta arrivate alla strada
maestra, siamo corse a Ruffec e abbiamo consegnato la
somma al signor Grimbert, gerente delle Messaggerie reali!
Eravamo, al ritorno, leggere come rondini.
"Sar il piacere che ci rende cos?" , mi ha detto Agata. Ci
siamo dette mille cose che per non vi ripeter, signor
Parigino, in quanto si parlava troppo di voi. Oh!, caro
fratello, ti vogliamo tanto bene: ecco detto tutto in due
parole. Quanto al segreto, piccole volpi come noi due,
secondo la zia, sono capaci di tutto:
anche di tener acqua in bocca... Mamma andata in gran
mistero ad Angouleme con la zia, e tutte e due hanno
mantenuto il silenzio sull'alta politica del loro viaggio, che
ha avuto luogo dopo lunghe conferenze dalle quali tanto
noi che il signor barone siamo stati tenuti lontani. Grandi

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PAPA GORIOT

congetture occupano gli spiriti dello Stato di Rastignac.


L'abito di mussolina con fiori a traforo che le infanti stanno
ricamando per sua maest la regina procede nel pi
profondo segreto. Sono rimaste da fare soltanto due parti.
E' stato deciso che non si costruir pi il muro dalla parte
di Verteuil e invece ci si metter una siepe. Il popolino ci
perder in frutta e spalliere, ma in compenso i forestieri ci
guadagneranno una bella vista. Se l'erede presunto avesse
bisogno di fazzoletti, avvertito che la signora vedova de
Marcillac, frugando nei suoi scrigni e nei suoi bauli,
conosciuti sotto i nomi di Pompei e di Ercolano, ha scoperto
una pezza di bella tela d'Olanda, che non ricordava di
avere; le principesse Agata e Laura pongono agli ordini
dell'erede il loro filo, il loro ago, e mani sempre un poco
troppo rosse. I due principi cadetti don Enrico e don
Gabriele

hanno

conservato

la

funesta

abitudine

d'impinzarsi di mosto cotto, di far inquietare le sorelle, di


non voler imparare nulla, di divertirsi a dar la caccia ai nidi,
di far chiasso e di tagliare, contro le leggi dello Stato, rami
di vinco per farne frustini. Il nunzio del papa, volgarmente
chiamato
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signor

curato,

minaccia

di

scomunicarli

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se
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PAPA GORIOT

continueranno a trascurare i santi canoni della grammatica


per i bellicosi cannoni di sambuco. Addio, caro fratello, mai
lettera ha recato, pi di questa, tanti voti formulati per la
tua felicit, n tanto soddisfatto amore. Chiss quante cose
avrai da raccontarci al tuo ritorno! E dovrai dire tutto a me,
che sono la maggiore. La zia ci ha lasciato capire che tu
riscuoti dei successi in societ.
"Si parla di una dama e si tace sul resto".
Tra noi ci s'intende! Dillo pure francamente, Eugenio, se
invece dei fazzoletti preferisci che ti facciamo delle camicie.
Rispondimi presto in proposito. Se ti occorresse presto
qualche bella camicia ben cucita saremo felici di metterci
subito al lavoro; e se ci fossero a Parigi fatture che non
conoscessimo, mandaci un modello, specialmente per i
polsini. Addio, addio! Ti bacio in fronte sul lato sinistro,
sulla tempia di mia esclusiva propriet. Lascio l'altra pagina
per Agata, che m'ha promesso di non leggere nulla di quel
che ti ho scritto. Ma, per essere pi sicura, rimarr vicino a
lei mentre ti scriver. Tua sorella che ti ama.

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179

PAPA GORIOT

Laura de Rastignac".
"Oh!, s", disse fra s e s Eugenio, "la fortuna a ogni
costo.
Dei tesori non compenserebbero questo sacrificio. Vorrei
apportare loro tutte le felicit insieme. Millecinquecento
franchi!", aggiunse dopo una pausa. "Ogni moneta dovr
colpire nel segno!
Laura ha ragione. Perdinci!, ho soltanto camicie di tela
ordinaria. Per la felicit di un altro, una giovinetta diventa
furba quanto un ladro. Innocente per s e previdente per
me, come l'angelo del cielo che perdona gli errori della
terra senza comprenderli".
Il mondo era suo! Gi il suo sarto era stato da lui
chiamato, saggiato, conquistato. Vedendo il signor de
Trailles, Rastignac aveva valutato l'importanza dei sarti
nella vita dei giovani.
Ahim!, non ci sono mezzi termini: un sarto o un nemico
mortale, o un amico procuratoci dal conto pagato. Quello di
Eugenio era un uomo consapevole della paternit della sua
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180

PAPA GORIOT

industria, e si considerava come un anello di congiunzione


tra il presente e l'avvenire dei giovani. Perci Rastignac,
riconoscente, fece la fortuna di quest'uomo con una di
quelle battute per le quali pi tardi divenne celebre. "Un
suo paio di pantaloni ha fatto concludere matrimoni da
ventimila lire di rendita".
Millecinquecento franchi e abiti a piacere! In quel momento
il povero Meridionale non ebbe pi dubbi, e scese a far
colazione con quell'aria indefinibile che conferisce a un
giovane il possesso d'una somma qualsiasi. Quando il
denaro scivola entro la tasca d'uno studente, si erge contro
di lui una colonna immaginaria su cui egli si appoggia.
Cammina pi spedito, sente di avere un punto d'appoggio
per la sua leva, ha lo sguardo ampio, diretto, ha i
movimenti agili; il giorno prima, umile e timido, si
lascerebbe picchiare; l'indomani picchierebbe anche un
primo ministro. Si producono in lui fenomeni inauditi: vuole
tutto e pu tutto, desidera a casaccio, gaio, generoso,
espansivo. Insomma, l'uccello dianzi implume, ora vola ad
ali spiegate. Lo studente squattrinato addenta una briciola

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181

PAPA GORIOT

di piacere come un cane ruba un osso superando mille


pericoli, lo stritola, ne succhia il midollo, e ancora corre;
ma il giovane che fa tintinnare nel taschino poche fuggevoli
monete d'oro pregusta i propri godimenti, li particolarizza,
se ne compiace, si dondola nel cielo, non sa pi cosa
significhi la parola: "miseria". Parigi tutta sua. Et in cui
tutto lucente, tutto scintilla e fiammeggia! Et di forza
gioiosa di cui nessuno approfitta, n l'uomo n la donna !
Et di debiti e di vivi timori che centuplicano ogni piacere!
Chi non ha frequentato la riva sinistra della Senna, tra la
via Saint-Jacques e la via dei Saints-Pres, non sa nulla
della vita umana!
"Ah!, se le donne parigine sapessero!", si diceva Rastignac
divorando le pere cotte a un soldo l'una, fatte servire dalla
signora Vauquer, "verrebbero a farsi amare qui". In quel
momento un fattorino delle Messaggerie reali si present
nella sala da pranzo, dopo aver suonato al cancello. Chiese
del signor Eugenio de Rastignac, cui porse due sacchetti da
ritirare, e un registro da firmare. Rastignac fu allora

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182

PAPA GORIOT

sferzato come da un colpo di frusta, dallo sguardo profondo


lanciatogli da Vautrin.
- Ora potrete di che pagare le lezioni di scherma e gli
esercizi di tiro - gli disse quell'uomo.
- Sono arrivate le caravelle - gli disse la signora Vauquer
guardando i sacchetti.
La signorina Michonneau temeva di fermare lo sguardo sul
denaro, nella tema di palesare la sua bramosia.
- Avete una madre molto buona - disse la signora Couture.
- Il signore deve avere una madre molto buona - ripet
Poiret.
- S, la mamma s' svenata - disse Vautrin. - Potrete ora
farne di tutti i colori, andare in societ, pescarvi doti, e
ballare con le contesse che hanno guarnizioni di fior di
pesco tra i capelli. Ma date retta a me, giovanotto,
frequentate il tiro a segno.
Vautrin fece il gesto di un uomo che mira al suo avversario.

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183

PAPA GORIOT

Rastignac voleva dare la mancia al fattorino, ma non si


trov nulla in tasca. Vautrin frug nella sua, e gett venti
soldi all'uomo.
- Avete buon credito - riprese guardando lo studente.
Rastignac dovette ringraziarlo sebbene, dopo le parole
aspramente scambiatesi il giorno in cui era tornato dalla
sua

visita

alla

signora

de

Beausant,quell'uomo

glifossedivenuto insopportabile. Durante quegli otto giorni


Eugenio e Vautrin erano rimasti silenziosi uno di fronte
all'altro, e si osservavano scambievolmente. Lo studente si
chiedeva invano il perch. Senza dubbio le idee si
proiettano in ragione diretta della forza con cui vengono
concepite, e vanno a colpire l dove il cervello le invia, per
una legge matematica paragonabile a quella che guida i
proiettili quando escono dal mortaio. Gli effetti sono
diversi. Ci sono nature deboli, nelle quali le idee si
conficcano e le devastano, ma ci sono anche nature
fortemente protette, crani dai bastioni di bronzo su cui le
volont degli altri si appiattiscono e cadono come palle
dinanzi a una muraglia; ci sono poi ancora nature flosce e
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184

PAPA GORIOT

bambagiose nelle quali le idee altrui vengono a morire


come pallottole che si attutiscono nella terra molle delle
ridotte. Rastignac aveva una di quelle teste piene di
polvere che saltano in aria al minimo urto. Era troppo
vivacemente giovane per non offrire il bersaglio a tali idee,
per non subire il contagio di tali sentimenti, di cui tanti
bizzarri fenomeni ci colpiscono a nostra insaputa. La sua
visione morale aveva la gittata lucida dei suoi occhi di
lince. Ognuno dei suoi doppi sensi aveva quella lunghezza
misteriosa, quella flessibilit d'andata e ritorno che ci
sorprende nelle persone superiori, spadaccini abili nel
trovare il punto debole di tutte le corazze. Da un mese, per
altro, s'erano sviluppati in Eugenio tanti pregi quanti difetti.
I difetti gli erano stati imposti dalla societ mondana e dal
proposito di realizzare i suoi sempre crescenti desideri. Tra
i pregi c'era quella vivacit meridionale che fa tirar diritto
lungo le difficolt per risolverle, e che non consente a un
uomo d'oltre Loira di indugiare in una incertezza qualsiasi;
pregio che la gente del Nord considera un difetto: secondo
essa, se fu l'origine della fortuna di Murat, fu anche la
causa della sua morte.
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185

PAPA GORIOT

Bisognerebbe concludere che, quando un meridionale


riesce ad accoppiare la furberia del Nord all'audacia
dell'oltre Loira, egli completo e rimane re di Svezia.
Rastignac non poteva dunque restare a lungo sotto il fuoco
delle batterie di Vautrin senza sapere se quest'uomo era un
amico o un nemico.
Di momento in momento gli sembrava che quel singolare
personaggio penetrasse sempre pi nel segreto delle sue
passioni, e gli leggesse nel cuore, mentre in colui tutto
rimaneva cos ben nascosto, da sembrare dotato della
profondit immobile d'una sfinge che sa, vede tutto, e non
dice nulla. Sentendosi le tasche piene, si ribell.
- Fatemi il favore di attendere - disse a Vautrin che s'era
alzato per uscire, dopo aver assaporato gli ultimi sorsi di
caff.
- Perch? - rispose il quarantenne calzandosi il cappello a
larghe tese e prendendo un bastone di ferro col quale
faceva spesso mulinelli da uomo che non avrebbe temuto
d'essere assalito da quattro malfattori.

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186

PAPA GORIOT

Voglio

pagare

sciogliendo

il

mio

rapidamente

debito
un

riprese

sacchetto

Rastignac,
contando

centoquaranta franchi alla signora Vauquer. - Conti chiari


amici cari - disse alla vedova.
Siamo pari fino a San Silvestro. Cambiatemi, per favore,
questi cento soldi.
- Amici cari conti chiari - ripet Poiret guardando Vautrin.
- Ecco i venti soldi - disse Rastignac tendendo una moneta
alla sfinge in parrucca. Si direbbe che avete paura di
dovermi qualcosa! - esclam Vautrin ficcando uno sguardo
divinatorio nell'animo del giovane, cui fece uno di quei
sorrisi beffardi e alla Diogene per i quali Eugenio era stato
mille volte sul punto di litigare.
- Ma..., s - rispose lo studente, che teneva i due sacchetti
in mano e s'era alzato per salire in camera sua.
Vautrin usciva dalla porta che dava nel salotto, e lo
studente si disponeva ad andarsene per la porta che
conduceva sul pianerottolo.

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187

PAPA GORIOT

- Ma lo sapete, signor marchese de Rastignacorama, che


quel che mi dite non perfettamente gentile? - disse allora
Vautrin, sbattendo la porta del salotto e andando verso lo
studente, che lo guard freddamente.
Rastignac chiuse la porta della sala da pranzo, conducendo
con s Vautrin, ai piedi della scala, nel vano che separava
la sala da pranzo dalla cucina, dov'era una porta che dava
nel giardino, sormontata da una grande finestra guarnita di
sbarre di ferro. L, lo studente disse dinanzi a Silvia che
sbuc dalla cucina:
- Signor Vautrin, io non sono marchese, e non mi chiamo
Rastignacorama.
- Adesso si battono - disse la signorina Michonneau con
aria indifferente.
- Si battono - ripet Poiret.
- Ma no - rispose la signora Vauquer, accarezzando la sua
pila di scudi.

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PAPA GORIOT

- Ma non vedete che se ne vanno sotto i tigli? - esclam la


signorina Vittorina, levandosi per guardare nel giardino. Quel povero giovane, per, ha ragione.
- Andiamocene su, mia cara piccola - disse la signora
Couture sono affari che non ci riguardano.
Quando

la

signora

Couture

Vittorina

si

alzarono,

incontrarono sulla porta, la grossa Silvia che sbarr loro il


passo.
- Che cosa succede? - chiese. - Il signor Vautrin ha detto al
signor Eugenio: "Spieghiamoci!". Poi, l'ha preso per un
braccio, ed eccoli l che camminano tra i nostri carciofi.
In quel momento Vautrin apparve.
- Signora Vauquer - disse sorridendo - non abbiate timore
di nulla, vado a provare le mie pistole sotto i tigli.
- Oh, signore - fece Vittorina congiungendo le mani perch volete uccidere il signor Eugenio?
Vautrin fece due passi indietro e guard Vittorina.

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189

PAPA GORIOT

- Ecco un'altra storia - egli esclam con una voce beffarda


che fece arrossire la povera ragazza. - E' tanto grazioso,
non vero?, quel giovanotto - egli riprese. - Mi fate venire
un'idea.
Far la felicit di voi due, mia bella figliola.
La signora Couture aveva preso la sua pupilla per un
braccio e l'aveva portata via, dicendole all'orecchio:
- Ma Vittorina, stamattina siete proprio incredibile!
- Non voglio che si tirino di pistola in casa mia - disse la
signora Vauquer. - Cos mi spaventate tutto il vicinato e
farete accorrere la polizia.
- Andiamo, calma, mamm Vauquer - rispose Vautrin. - L,
l, va bene, andremo al tiro. - Raggiunse Rastignac e,
presolo

confidenzialmente

sotto

braccio,

gli

disse:

Quando vi avessi provato che a trentacinque passi metto


cinque volte di seguito la mia pallottola in un asso di
picche, non per questo vi perdereste di coraggio. Avete
l'aria d'essere alquanto rabbiosetto e vi fareste ammazzare
come un imbecille.
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190

PAPA GORIOT

- Voi indietreggiate - disse Eugenio.


- Non mi provocate - rispose Vautrin. - Non fa freddo,
questa mattina, andiamo a sederci laggi - aggiunse
indicando le sedie verniciate di verde. - L nessuno ci
sentir. Ho da parlarvi.
Siete un bravo ragazzo e non vi voglio male. Vi voglio
bene, parola di Tromp... (per mille fulmini!) parola di
Vautrin. Per quale ragione vi voglio bene, ve lo spiegher.
Intanto sappiate che vi conosco come se vi avessi fatto io,
e ve lo prover.
Appoggiate l i vostri sacchetti - riprese, indicandogli la
tavola rotonda.
Rastignac pos il denaro sulla tavola e si sedette in preda a
una curiosit acuita in lui al pi alto grado dal subitaneo
cambiamento verificatosi nei modi di quell'uomo, il quale,
dopo aver parlato di ucciderlo, si atteggiava a suo
protettore.

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PAPA GORIOT

- Voi vorreste sapere chi sono, quel che ho fatto, o quel


che faccio - riprese Vautrin. - Siete troppo curioso, figliolo
mio.
Suvvia, un po' di calma. Ne sentirete ben altre! Ho avuto
molte disgrazie. Prima statemi a sentire, e poi replicherete.
Ecco la mia vita passata, in tre parole. Chi sono? Vautrin.
Che faccio?
Quel che mi pare. Andiamo avanti. Volete conoscere il mio
carattere? Sono buono con chi mi fa del bene o con chi ha
un cuore che parla al mio. A loro permesso tutto:
possono prendermi a calci negli stinchi senza che io dica
loro: "Bada!". Ma, perdio!
sono cattivo come il diavolo con chi mi molesta o non mi va
a genio. Ed bene sappiate che l'uccidere un uomo mi
preoccupa tanto cos! - disse sputando. - Cerco tuttavia di
ucciderlo bene e quando assolutamente necessario. Sono
quel che voi chiamate un artista. Ho letto le "Memorie" di
Benvenuto Cellini, cos come mi vedete, e per di pi in
italiano! Ho imparato da quell'uomo, un uomo risoluto, a

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PAPA GORIOT

imitare la Provvidenza, che ci fa morire a casaccio, e ad


amare il bello ovunque esso si trovi. Non , del resto
giocare una bella partita il trovarsi solo contro tutti e aver
fortuna? Ho ben riflettuto alla costituzione attuale del
vostro disordine sociale. Ragazzo mio, il duello un gioco
da bambini, una sciocchezza. Quando di due uomini vivi
uno deve scomparire, bisogna essere degli imbecilli per
rimettersi al caso.
Il duello! Testa o croce!, ecco tutto. Io metto cinque
pallottole di seguito in un asso di picche, in modo che ogni
nuova pallottola ricalchi la precedente, e a trentacinque
passi per di pi! Quando si dotati di questa piccola
capacit, ci si pu ritener certi di buttare gi il proprio
avversario. Ebbene!, ho tirato su di un uomo a venti passi
e non l'ho colpito. Quel birbone non aveva mai maneggiato
una pistola in vita sua. Guardate! - disse lo straordinario
uomo sbottonandosi il panciotto e mettendo in mostra il
petto villoso come la schiena di un orso, ma il cui pelo
fulvo incuteva una specie di disgusto misto a spavento - lo

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PAPA GORIOT

sbarbatello mi ha bruciacchiato il pelo - aggiunse mettendo


il dito di Rastignac su di un forellino che aveva in petto.
- Ma allora ero un ragazzo, avevo la vostra et: ventun
anni.
Credevo ancora in qualcosa, all'amore d'una donna: un
mucchio di sciocchezze in cui state per impelagarvi. Ci
saremmo battuti, non vero? Avreste potuto uccidermi.
Supponete di avermi steso a terra; dove sareste voi?
Bisognerebbe fuggire, andare in Svizzera, mangiarsi i soldi
di pap, che non ne ha molti. Io voglio lumeggiarvi la
posizione in cui siete; ma lo far con la superiorit di un
uomo che, dopo aver esaminato le cose di questo basso
mondo, ha visto che le soluzioni da adottare sono due: o
una stupida obbedienza, o la ribellione. Io non obbedisco a
niente, chiaro? Sapete che cosa vi occorre, con l'andazzo
da voi preso? Un milione, e alla svelta; senza il quale, con
la vostra testolina, potete pure andare bighellonando fra le
reti

di Saint-Cloud

per

vedere

se

esiste un Essere

Supremo. Il milione ve lo dar io. - Fece una pausa


guardando Eugenio. - Ah, ah!, ora fate un miglior viso a
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PAPA GORIOT

pap Vautrin! Sentendo queste mie parole, mi siete


sembrato simile a una ragazza cui si dica: "A questa sera!",
e che fa toletta gongolando come un gatto quando beve il
latte. Alla buon'ora. Suvvia! A noi! Ed ecco il vostro conto,
giovanotto.
Abbiamo laggi pap, mamma, prozia, due sorelle (diciotto
e diciassette anni), due fratellini (quindici e dieci anni):
questo il ruolino dell'equipaggio. La zia educa le sorelle.
Il curato d lezione di latino ai fratelli. La famiglia mangia
pi castagne lesse che pane bianco, pap tiene da conto i
suoi pantaloni, mamma ha appena un vestito per l'inverno
e uno per l'estate, le sorelle fanno alla meglio. So tutto,
conosco il Mezzogiorno. Le cose devono andar cos in casa
vostra, se vi mandano milleduecento franchi all'anno, e
dato che la vostra terrina non rende che tremila franchi.
Abbiamo una cuoca e un domestico, bisogna conservare il
decoro, pap barone. Quanto a noi, siamo ambiziosi;
abbiamo per parenti i Beausant e andiamo a piedi,
vogliamo la ricchezza e non abbiamo un soldo, mangiamo
la sbobba di mamma Vauquer e ci piacciono i bei pranzi del

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PAPA GORIOT

faubourg Saint- Germain, dormiamo su di un giaciglio e


vorremmo avere un palazzo.
Non

biasimo

vostri

desideri.

Avere

dell'ambizione,

cuoricino mio, non da tutti. Chiedete alle donne quali


uomini preferiscono: gli ambiziosi. Gli ambiziosi hanno le
reni pi resistenti, il sangue pi ricco di ferro, il cuore pi
caldo, degli altri uomini. E la donna cos felice e cos bella
nelle ore in cui forte, che preferisce a tutti gli uomini
quello che ha una forza enorme, a costo d'essere spezzata
da lui. Sto facendo l'inventario dei vostri desideri per farvi
una domanda. La domanda questa. Abbiamo una fame
da lupi, i nostri dentini sono aguzzi:
come faremo a riempire la pentola? Prima di tutto
dobbiamo mangiare il codice; non divertente, e non
serve a nulla!, ma necessario mangiarlo. Sia pur cos. Ci
facciamo avvocato per diventare presidente d'una corte
d'assise, e condannare ai lavori forzati poveri diavoli
migliori di noi, con un: L. F. sulla spalla, per assicurare ai
ricchi sonni tranquilli. Non divertente, e poi cosa lunga.
Prima, due anni di attesa a Parigi, passandoli a guardare,
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PAPA GORIOT

ma senza toccare, le chicche di cui siamo ghiotti. E' noioso


desiderare sempre e non soddisfarsi mai.
Se foste pallido e della natura dei molluschi non avreste
nulla da temere, ma abbiamo il sangue febbrile dei leoni e
un appetito, da far venti sciocchezze al giorno. Ma voi
soccomberete a un simile supplizio, il pi orribile che si sia
immaginato nell'inferno del buon Dio. Ammettiamo che
siate giudizioso, che beviate latte e scriviate elegie;
bisogner cominciare, generoso come siete, dopo tante
noie e privazioni da far diventare arrabbiato un cane, col
diventare sostituto di qualche briccone, in una misera
cittadina dove il governo vi dar mille franchi di stipendio,
come si butta il pancotto al cane del macellaio. Abbaia
appresso ai ladri, difende i ricchi, fa ghigliottinare la gente
di fegato. Molto obbligato! Se non avrete qualcuno che vi
protegge, ammuffirete nel vostro tribunale di provincia.
Verso i trent'anni sarete giudice a milleduecento franchi
l'anno, se nel frattempo non avrete gettato la toga alle
ortiche. Quando avrete raggiunto la quarantina, sposerete
la figlia di qualche mugnaio, ricco di circa seimila lire di

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PAPA GORIOT

rendita. Grazie! Se avrete protezioni, sarete procuratore


del re a trent'anni, con mille scudi di stipendio, e sposerete
la figlia del Sindaco. Se commetterete qualcuna di quelle
piccole bassezze politiche, come ad esempio quella di
leggere su di un bollettino Villle invece di Manuel (c' la
rima

perci

quarant'anni,

la

coscienza

procuratore

generale,

posto),
e

sarete,

potrete

anche

diventare deputato. Tenete conto, mio caro ragazzo, che


intanto avremo fatto qualche strappo alla nostra coscienza,
avremo avuto vent'anni di fastidi, di miserie nascoste, e
che le nostre sorelle saranno rimaste zitelle. Ho inoltre
l'onore di farvi osservare che in Francia i procuratori
generali sono in tutto venti, mentre ad aspirare a quel
grado siete in ventimila, fra cui ci sono dei tipi capaci
anche di vendersi la famiglia pur di salire un gradino. Se
questo mestiere non di vostro gradimento, vediamo
qualche altra cosa. Il barone di Rastignac vuol fare
l'avvocato? Oh, che bella cosa! Bisogna patire dieci anni,
spendere mille franchi al mese, avere una biblioteca, uno
studio, andare in societ, baciare la toga di un avvocato
anziano per avere qualche causa, e spazzare il palazzo di
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PAPA GORIOT

giustizia con la lingua. Se un tale mestiere vi conducesse in


porto, non direi di no; ma trovatemi a Parigi cinque
avvocati

che,

cinquant'anni,

guadagnino

pi

di

cinquemila franchi all'anno!


Ah, no!, piuttosto che avvilirmi cos, preferirei fare il
corsaro.
D'altra parte: dove trovare gli scudi? Tutto ci non
allegro.
Abbiamo una soluzione nella dote d'una donna. Volete
sposarvi?
Sar come mettervi una pietra al collo; e poi, se vi
ammoglierete per ragioni d'interesse, dove vanno a finire il
nostro senso dell'onore, la nostra nobilt? Tanto varrebbe
cominciare fin da

oggi

con

la

vostra

ribellione alle

convenzioni umane. Non sarebbe nulla raggomitolarsi come


un serpente dinanzi a una donna, leccare i piedi della
madre, far bassezze tali da disgustare una scrofa, puah !,
se almeno trovaste la felicit. Ma, invece, sarete sfortunato
come le pietre delle fogne, con in pi una moglie sposata
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PAPA GORIOT

per quei motivi. Ma allora meglio lottare con gli uomini


che con la propria moglie. Ecco il crocicchio della vita,
giovanotto: scegliete. Voi avete gi scelto: siete andato dal
nostro cugino Beausant, e vi avete fiutato il lusso. Siete
andato dalla signora de Restaud, la figlia di pap Goriot, e
vi avete fiutato la parigina. Quel giorno, siete ritornato qui
con una parola scritta in fronte, e che io ho saputo ben
leggere:
ARRIVARE!, arrivare a ogni costo. Bravo!, mi sono detto,
ecco un uomo audace, che mi va a genio. Vi occorso
denaro. Dove prenderlo? Avete salassato le sorelle. Tutti i
fratelli "scroccano" pi o meno dalle sorelle. I vostri
millecinquecento franchi strappati, Dio sa come !, a un
paese dove ci sono pi castagne che monete da cento
soldi, partiranno come soldati che vanno a far bottino. E
dopo, che farete? Lavorerete? Il lavoro, inteso come lo
intendete in questo momento, procura, in vecchiaia, un
alloggio in casa di mamma Vauquer ai giovani tipo Poiret.
Una rapida fortuna il problema che si pongono in questo
istante cinquantamila giovani che si trovano tutti nella

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200

PAPA GORIOT

vostra situazione. Voi rappresentate una sola unit di quel


numero. Da ci potrete immaginare gli sforzi che dovrete
compiere e l'accanimento della lotta. Dovrete sbranarvi
reciprocamente come ragni entro un vaso, dato che non ci
sono cinquantamila buoni posti. Sapete come qui ci si fa
strada? Col lampo del genio o con l'accortezza della
corruzione. Bisogna penetrare in questa massa d'uomini
come una palla di cannone, o infiltrarvisi come la peste.
L'onest non serve a nulla. Ci si piega sotto il potere del
genio, lo si odia; si cerca di calunniarlo, perch esso
prende ma non d; ma ci si piega a lui, se persiste; in una
parola, lo si adora in ginocchio quando non lo si potuto
seppellire sotto il fango. Di corruzione ce n' tanta, il
talento

raro. Perci, la

corruzione

l'arma

della

mediocrit che abbonda, e voi ne sentirete ovunque la


punta. Vedrete donne i cui mariti hanno in tutto seimila
franchi di stipendio, e che ne spendono pi di diecimila per
la loro toletta. Vedrete impiegati a milleduecento franchi
acquistare terre. Vedrete donne prostituirsi per andare
nella carrozza del figlio d'un pari di Francia, che pu

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201

PAPA GORIOT

correre a Longchamp sulla pista principale. Avete visto quel


povero babbeo di pap Goriot costretto a pagare la
cambiale

firmata

da

sua

figlia,

il

cui

marito

ha

cinquantamila lire di rendita. Vi sfido a far due passi in


Parigi senza imbattervi in intrighi infernali. Scommetterei la
mia

testa

contro

un

piede

di

questa

insalata

che

incapperete in un vespaio presso la prima donna che vi


piacer, anche se ricca, bella e giovane. Hanno tutte a che
fare con le leggi, in guerra coi mariti per qualunque cosa.
Non la finirei pi se dovessi spiegarvi i mercimoni che
fanno per gli amanti, per le mode, per i figli, per la casa o
per la loro vanit; raramente per la virt, siatene certo. E
cos, l'uomo onesto il nemico comune. Ma cosa credete
che sia l'uomo onesto? A Parigi, l'uomo onesto colui che
tace, e si rifiuta di condividere un tal sistema di vita. Non vi
parlo di quei poveri iloti che ovunque sgobbano senza esser
mai ricompensati del loro lavoro, e che io chiamo la
confraternita delle ciabatte del buon Dio. Certo, l la virt
in tutto il fiore della sua sciocchezza, ma l anche la
miseria. Vedo da qui la smorfia di questa brava gente, se
Iddio ci giocasse il brutto tiro di assentarsi al momento del
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202

PAPA GORIOT

giudizio universale. Se dunque volete far presto fortuna,


bisogna essere gi ricco o sembrarlo.
Per arricchire, si tratta qui di giocare grossi colpi; se no, il
gioco da spilorcio, e... servitor vostro! Se nelle cento
carriere che potete intraprendere, s'incontrano dieci uomini
che riescono rapidamente, il pubblico li chiama ladri.
Traete le vostre conclusioni. Ecco la vita cos com'. Non
pi bella della cucina, puzza quanto questa e bisogna
imbrattarsi le mani se si vuol mangiare bene; sappiate
tuttavia lavarvi bene la faccia; qui tutta la morale
dell'epoca nostra.
Se vi parlo cos del mondo, esso me ne ha dato il diritto, lo
conosco bene. Credete che lo biasimi? Per niente. E' stato
sempre cos. I moralisti non lo cambieranno mai. L'uomo
imperfetto. E', talvolta, pi o meno ipocrita, e gli ingenui
dicono allora che egli o non morigerato. Non accuso i
ricchi in favore del popolo: l'uomo lo stesso in alto, in
basso, al centro. Per ogni milione di questo alto bestiame si
trovano dieci persone risolute che si mettono al di sopra di
tutto, anche alle leggi, io sono di queste. Se voi siete un
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203

PAPA GORIOT

uomo superiore, marciate diritto e a testa alta. Ma dovrete


lottare contro l'invidia, la calunnia, la mediocrit, contro
tutti! Napoleone ha avuto un ministro della guerra che si
chiamava Aubry, e che per poco non lo spediva in colonia.
Misurate bene le vostre possibilit. Guardate se potrete
alzarvi ogni mattino con una volont pi forte di quella che
avevate il giorno prima. In tali congiunture, vi far una
proposta che nessuno rifiuterebbe. Ascoltatemi bene. Io,
vedete, ho un'idea. La mia idea di andare a vivere la vita
patriarcale in un grande possedimento, di centomila jugeri,
per esempio, negli Stati Uniti, nel Sud. Voglio farvi il
colonizzatore, avere sotto di me schiavi, guadagnare
qualche milioncino vendendo i miei buoi, il mio tabacco, la
mia legna, vivendo come un sovrano, facendo quel che
voglio, conducendo un'esistenza che non si concepisce qui,
dove ci si rannicchia in una tana di gesso. Io sono un
grande poeta. Le mie poesie, io non le scrivo; esse
consistono in azioni e in sentimenti. Posseggo, in questo
momento, cinquantamila franchi, coi quali potrei comprare
appena

quaranta

negri.

Ho

bisogno

di

duecentomila

franchi, perch voglio duecento negri, al fine di soddisfare


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204

PAPA GORIOT

il mio gusto per la vita patriarcale. I negri, vedete, sono dei


bambini venuti al mondo or ora, di cui si fa ci che si
vuole, senza che un ficcanaso di procuratore del re venga a
chiedervene conto. Con un tal capitale nero, in capo a dieci
anni possieder tre o quattro milioni. Se riesco, nessuno mi
domander:
Chi sei? Io sar il signor Quattro Milioni, cittadino degli
Stati Uniti. Avr cinquant'anni, non sar ancora marcio, mi
divertir a mio modo. In due parole: se vi procuro una dote
di un milione, mi darete duecentomila franchi? E' il venti
per cento di commissione; eh!; troppo? Vi farete amare
dalla

vostra

mogliettina.

Una

volta

ammogliato,

vi

mostrerete preoccupato, pentito, triste per quindici giorni.


Una notte, dopo qualche sdolcinatura, confesserete a
vostra moglie, fra due baci, di aver duecentomila franchi di
debito, dicendole: "Amor mio!". Questa commedia viene
recitata tutti i giorni dai giovani pi distinti. Una giovane
non rifiuta mai il suo denaro a chi le prende il cuore.
Credete forse di rimetterci? No. Troverete la maniera di
riguadagnare i duecentomila franchi in un qualche affare.

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205

PAPA GORIOT

Col vostro denaro e con la vostra intelligenza, metterete


insieme una fortuna tanto considerevole quanto potete
desiderarla. Ergo, avrete fatto, in soli sei mesi, la vostra
felicit, quella di un'amabile donna e quella del vostro pap
Vautrin, senza contare quella della vostra famiglia che
d'inverno si soffia sulle dita per mancanza di legna.
Non vi meravigliate n di ci che vi propongo n di ci che
vi chiedo ! Su sessanta bei matrimoni celebrati a Parigi, ce
ne

sono

quarantasette

che

danno

luogo

simili

mercanteggiamenti. La camera dei Notari ha costretto il


signor...
- Che cosa devo fare? - chiese avidamente Rastignac
interrompendo Vautrin.
- Quasi nulla - questi rispose lasciandosi sfuggire un moto
di gioia, simile alla sorda espressione d'un pescatore che
senta

esservi

un

pesce

all'estremit

della

lenza.

Ascoltatemi bene! Il cuore d'una povera figlia sfortunata e


miserevole la spugna pi avida di riempirsi d'amore, una
spugna secca che si dilata non appena vi cada dentro una

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206

PAPA GORIOT

gocciola di sentimento. Fare la corte a una giovane sola,


sconfortata e povera, senza che essa supponga la ricchezza
che un giorno le dovr arrivare!, caspita!, come avere
buon gioco, come conoscere i numeri del lotto, come
giocare in borsa sulla rendita avendo prima avuto le
opportune notizie. In tal modo costruite su palafitte un
matrimonio indistruttibile. Se a questa ragazza piovono
milioni, lei ve li getter ai piedi, come se fossero sassi.
"Prendi, amor mio! Prendi Adolfo! Alfredo!
Prendi, Eugenio", dir, se Adolfo Alfredo Eugenio hanno
avuto il buon senso di sacrificarsi per lei. Intendo per
sacrificarsi

vendere

un

abito

vecchio

per

andare

mangiare insieme al Cadran- Bleu i crostini coi funghi; da


l, la sera, all'Ambigu-Comique, impegnare l'orologio al
Monte di Piet per regalarle uno scialle.
E non vi parlo poi degli scarabocchi d'amore, n di quelle
sciocchezzuole cui tengono tanto le donne, come, ad
esempio, di spargere gocce d'acqua sulla carta da lettere a
mo' di lagrime quando si lontani da loro; ma mi sembra
che gi conosciate perfettamente il gergo del cuore Parigi,
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207

PAPA GORIOT

vedete, come una foresta del Nuovo Mondo, nella quale


si muovono venti trib selvagge, gli Illinois, gli Uroni, i
quali vivono con quanto prodotto dalle differenti classi
sociali; voi siete un cacciatore di milioni. Per prenderli
usate trappole, vischio, richiami. Ci sono vari modi di
cacciare. Alcuni vanno a caccia della dote, altri della
liquidazione; alcuni pescano coscienze; altri vendono i loro
associati con mani e piedi legati. Chi torna col carniere ben
pieno salutato, festeggiato, ricevuto nella buona societ.
Rendiamo giustizia a questo suolo ospitale, voi avete da
fare con la citt pi compiacente del mondo. Se le fiere
aristocrazie di tutte le altre capitali d'Europa si rifiutano di
ammettere nei loro ranghi un milionario scellerato, Parigi
gli tende le braccia, accorre alle sue feste, accetta i suoi
pranzi e trinca con la sua infamia.
- Ma dove trovarla, la ragazza? - disse Eugenio.
- Ma se l'avete davanti a voi!
- Chi, la signorina Vittorina?
- Gi, proprio lei!
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208

PAPA GORIOT

- Eh, come?
- Lei vi ama gi, la vostra piccola baronessa de Rastignac!
- Ma se non ha un soldo! - riprese Eugenio meravigliato.
- Ah!, qui vi volevo. Ancora due parole - disse Vautrin - e
tutto sar chiarito. Il pap Taillefer un vecchio briccone, e
si

dice

abbia

assassinato

un

suo

amico

durante

la

rivoluzione. E' uno di quegli uomini arditi, indipendenti


nelle loro opinioni. E' un banchiere, principale socio della
ditta Federico Taillefer e compagni. Ha un figlio unico, cui
vuol lasciare tutta la sua sostanza, a detrimento di
Vittorina. Io non posso approvare simili ingiustizie. Sono
come Don Chisciotte, mi piace prendere la difesa del
debole contro il forte. Se la volont di Dio fosse di
riprendersi il figlio, Taillefer riprenderebbe con s la figlia;
egli vorrebbe un erede qualsiasi, sciocchezza suggerita
dalla stessa umana natura, e d'altra parte non pu pi
avere figli, lo so. Vittorina dolce e bellina, e far presto a
conquistare suo padre. Lo far girare su se stesso come
una trottola, con lo spago del sentimento! Sar troppo

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209

PAPA GORIOT

sensibile al vostro amore per dimenticarvi; e voi la


sposerete.

Io

m'incarico

di

assumere

la

parte

della

Provvidenza, far volere il buon Dio. Ho un amico, per il


quale a suo tempo mi sono molto prestato, un colonnello
dell'armata della Loira, da poco passato nella guardia reale.
Egli segue i miei consigli, ed divenuto ultra-realista: non
uno di quegli imbecilli che tengono alle loro opinioni. Se
vi posso dare un altro consiglio, mio caro, di non tenere
n alle vostre opinioni n alle vostre parole. Quando ve le
chiederanno, vendetele. Un uomo che si vanta di non
mutar mai opinione un uomo che s'impone di camminare
sempre in linea retta, un ingenuo che crede all'infallibilit.
Non ci sono principi, ci sono soltanto accadimenti; non ci
sono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore
sposa gli accadimenti e le circostanze per dirigerli. Se ci
fossero principi e leggi stabili, i popoli non li cambierebbero
come noi la camicia. L'uomo non ha il dovere d'essere pi
saggio di tutta una nazione. L'uomo che ha reso il minor
numero di servigi alla Francia un feticcio venerato per
aver sempre visto rosso; buono tutt'al pi per esser
messo al Conservatorio, fra le macchine, con l'etichetta: La
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210

PAPA GORIOT

Fayette. Invece il principe [Talleyrand] contro cui tutti


scagliarono

una

pietra,

che

disprezza

abbastanza

l'umanit da sputarle in viso tanti giuramenti quanti ne


chiede, ha impedito lo smembramento della Francia al
congresso di Vienna: gli si dovrebbero offrire corone, gli si
getta addosso fango. Oh!, so bene come vanno le cose, io!
E posseggo i segreti di molta gente.
Basta. Avr un'opinione incrollabile il giorno in cui avr
trovato tre teste d'accordo sull'uso d'un principio, e
attender a lungo!
Non si trovano in tribunale tre giudici che interpretino in
modo eguale un articolo di legge. Ma torno al mio uomo.
Rimetterebbe Ges Cristo in croce, se glielo chiedessi.
Baster una sola parola del suo pap Vautrin perch egli
cerchi di attaccar lite con quel briccone che non manda
neppure cento soldi alla sua povera sorella, e... - A questo
punto Vautrin si alz, si mise in guardia, fece la mossa d'un
maestro di scherma quando porta la gamba destra in
avanti e lascia al suo posto il piede sinistro. - E, all'ombra egli aggiunse.
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211

PAPA GORIOT

- Orrore! - disse Eugenio. - Voi volete scherzare, signor


Vautrin?
- L, l, calma - riprese quell'uomo. - Non fate il bambino:
tuttavia, se vi diverte, corrucciatevi, adiratevi! Dite pure
che sono un infame, uno scellerato, un briccone, un
bandito, ma non chiamatemi n imbroglione n spia!
Andiamo, su, sparate la vostra bordata! Vi perdono, cos
naturale alla vostra et! Anch'io sono stato cos. Soltanto,
riflettete. Un giorno o l'altro potrete far di peggio. Andrete
a fare il galletto da qualche bella donna, e vi farete dare
dei soldi. Ci avete pensato? - chiese Vautrin; - giacch
come riuscirete, se non trarrete profitto dal vostro amore?
La virt, mio caro studente, inscindibile: o o non .
Si dice che basta far penitenza dei propri peccati. Un altro
bel sistema, in virt del quale si assolti da un delitto con
un atto di contrizione! Sedurre una donna per arrivare a
porvi su un certo piuolo della scala sociale, mettere
zizzania tra i figli di una famiglia, insomma tutte le infamie
che si commettono sotto la cappa di un camino o altrimenti

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212

PAPA GORIOT

a scopo di piacere o per interesse personale, credete voi


che siano atti di fede, di speranza e di carit? Perch due
mesi di prigione al dandy che, in una notte, toglie a un
ragazzo la met della sua fortuna, e perch la galera al
povero diavolo che ruba un biglietto da mille franchi, con le
circostanze aggravanti? Ecco quello che sono le vostre
leggi. Non c' un articolo che non arrivi all'assurdo. L'uomo
in guanti e in parole gialli ha commesso assassini in cui non
si versa sangue, ma se ne d; l'assassino ha aperto una
porta con un grimaldello:
entrambe son cose notturne! Tra quel che vi propongo e
quel che farete un giorno, non c' che il sangue in meno.
Voi credete in qualcosa di stabile in quel mondo? Ma
disprezzate gli uomini, e cercate le maglie per dove si pu
passare attraverso la rete del Codice. Il segreto delle
grandi fortune senza ragioni apparenti sta in un delitto,
dimenticato perch pulitamente compiuto.
- Basta, signore, non voglio sentir altro, mi fareste dubitare
di me stesso. Ora il sentimento tutta la mia scienza.

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213

PAPA GORIOT

- Come volete, mio bel ragazzo. Vi credevo pi forte - disse


Vautrin - non vi dir pi nulla. Un'ultima parola, per. - E,
guardando fisso lo studente: - Voi conoscete il mio segreto
- gli disse.
- Un giovane che vi dice di no sapr presto dimenticarlo.
- Avete ben detto, ci mi fa piacere. Un altro, vedrete, sar
meno scrupoloso. Ricordatevi di quanto voglio fare per voi.
Vi d quindici giorni. Prendere o lasciare.
"Che logica di ferro ha costui!", si disse Rastignac, vedendo
Vautrin andarsene tranquillamente, col suo bastone sotto il
braccio. "Egli mi ha detto crudelmente quel che la signora
de Beausant mi diceva salvando la forma. Costui mi
lacerava il cuore con artigli d'acciaio. Perch voglio andare
dalla signora de Nucingen? Egli ha indovinato le mie idee
non appena le ho concepite. In due parole, questo brigante
mi ha detto pi cose sulla virt di quante non me ne
abbiano dette gli altri uomini e i libri. Se la virt non
ammette

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capitolazione,

ho

dunque

derubato

le

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mie

214

PAPA GORIOT

sorelle?", disse gettando il sacchetto sul tavolo. Si sedette,


e rimase l assorto in una sbalordita meditazione.
"Restar fedele alla virt, martirio sublime. Oh!, tutti
credono alla virt; ma chi virtuoso? I popoli venerano la
libert come un idolo; ma dov' sulla terra un popolo
libero? La mia giovinezza ancora azzurra come un cielo
senza nuvole: voler essere grande o ricco, non significa
risolversi

raddrizzarsi,

mentire,
ad

adulare,

piegarsi,
a

ad

abbassarsi,

dissimulare?

Non

a
un

consentire a diventare il servo di coloro che hanno mentito,


che si sono piegati, abbassati? Prima d'esser loro complice,
bisogna servirli. Ebbene, no. Io voglio lavorare nobilmente,
santamente; voglio lavorare giorno e notte, dover la mia
fortuna solo al mio lavoro. Sar la pi lenta delle fortune,
ma ogni giorno la mia testa riposer su di un guanciale
senza un cattivo pensiero. Che cosa c' di pi bello del
contemplare la propria vita e trovarla pura come un giglio?
Io e la vita siamo come un giovane e la sua fidanzata.
Vautrin mi ha fatto vedere quel che accade dopo dieci anni

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215

PAPA GORIOT

di matrimonio. Diavolo!, la mia testa si smarrisce. Non


voglio pensare a nulla, il cuore una buona guida".
Eugenio fu distolto dalla sua meditazione dalla voce della
grossa Silvia, che gli annunci il sarto, al quale si present
tenendo in mano i due sacchetti pieni di denaro; e non si
sent contrariato da tale circostanza. Dopo essersi provato
gli abiti da sera, indoss il nuovo vestito da mattino, che lo
trasformava completamente:
"Ora valgo quanto il signor de Trailles", disse fra s e s.
"Finalmente, ho l'aria di un gentiluomo".
- Signore - disse pap Goriot entrando in camera di
Eugenio - mi avete chiesto se conoscevo la casa dove va la
signora de Nucingen?
- S.
- Ebbene, essa va luned prossimo al ballo del maresciallo
Carigliano. Se potete andarci, mi direte poi se le due mie
figlie si sono divertite, come erano vestite, tutto insomma.

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216

PAPA GORIOT

- Come l'avete saputo, mio buon pap Goriot? domand


Eugenio facendolo sedere accanto al fuoco.
- Me lo ha detto la sua cameriera. So tutto quel che fanno
da Teresa e da Costanza - riprese con aria allegra. Il
vecchio sembrava un amante ancora abbastanza giovane
per essere soddisfatto d'uno stratagemma che lo metta in
comunicazione con la sua amante, senza che questa possa
scoprirlo. - Voi le vedrete, voi! - disse esprimendo con
ingenuit una dolorosa invidia.
- Non so - rispose Eugenio. - Andr dalla signora de
Beausant

per

chiederle

se

pu

presentarmi

alla

marescialla.
Eugenio pensava con una specie di gioia interiore a
mostrarsi alla viscontessa vestito come d'ora in avanti
avrebbe usato vestirsi.
Quel che i moralisti definiscono gli abissi del cuore umano
sono soltanto gli ingannevoli pensieri, gli involontari moti
dell'interesse personale. Quelle peripezie, soggetto di tante
declamazioni, quei cambiamenti repentini, sono calcoli fatti
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217

PAPA GORIOT

a profitto dei nostri godimenti. Vedendosi ben vestito, ben


calzato, Rastignac dimentic la virtuosa decisione. La
giovinezza non osa guardarsi allo specchio della coscienza
quando pende dalla parte dell'ingiustizia, mentre l'et
matura vi si specchiata; in ci consiste tutta la differenza
tra queste due fasi della vita. Da qualche giorno i due
vicini, Eugenio e pap Goriot, erano divenuti buoni amici.
La

loro

segreta

amicizia

dipendeva

dalle

ragioni

psicologiche che avevano causato sentimenti contrari tra


Vautrin e lo studente. L'ardito filosofo che vorr constatare
gli effetti dei nostri sentimenti nel mondo fisico, ritrover
senza

dubbio

pi

di

una

prova

della

loro

effettiva

materialit nei rapporti che essi creano tra noi e gli


animali. Qual fisiognomo pi sollecito a indovinare un
carattere, di quanto non lo sia un cane a sapere se uno
sconosciuto gli vuol bene o no? Gli "atomi uncinati",
espressione proverbiale di cui tutti si servono, sono uno di
quei fatti che rimane nei linguaggi per smentire le
sciocchezze filosofiche di cui si occupano coloro che si
divertono a vagliare la scorza delle parole primitive.
Quando siamo amati, lo sentiamo.
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218

PAPA GORIOT

Il sentimento s'imprime in tutte le cose e attraversa lo


spazio.
Una lettera un'anima; un'eco cos fedele della voce che
parla, da farla annoverare dagli spiriti delicati fra i pi
ricchi tesori dell'amore. Pap Goriot, che il sentimento
irriflessivo elevava fino al sublime della natura canina,
aveva annusato il compatimento, l'ammirativa bont, le
simpatie giovanili che s'erano commosse per lui nel cuore
dello studente. Tuttavia, questa unione nascente non
aveva ancora portato ad alcuna confidenza. Se Eugenio
aveva manifestato il desiderio di vedere la signora de
Nucingen,

non

contava

certo

sul

vecchio

per

esser

introdotto da lui in casa di lei, ma sperava che una


qualsiasi indiscrezione avrebbe potuto essergli utile. Pap
Goriot gli aveva parlato delle figlie solo a proposito di quel
che si era permesso di dire davanti a tutti i pensionanti il
giorno delle sue visite.
- Mio caro signore - gli aveva detto l'indomani - come mai
avete potuto credere che la signora de Restaud si sia
adirata con voi perch avete pronunciato il mio nome? Le
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219

PAPA GORIOT

mie due figlie mi vogliono tanto bene. Io sono un padre


felice. Sono i due generi che si sono mal comportati verso
di me. Io non ho voluto far soffrire quelle care creature per
i miei dissensi con i loro mariti, e ho preferito vederle di
nascosto. Tale mistero mi procura mille gioie che non
possono comprendere gli altri padri i quali possono vedere
le loro figlie quando vogliono. Io questo non lo posso fare,
capite? Allora vado, quando bel tempo ai ChampsElises, dopo aver domandato alle cameriere se le mie
figlie escono. Le attendo al passaggio, il cuore mi batte
quando le vetture giungono, le ammiro nella loro toletta, e
loro mi gettano, passando, un sorrisetto che mi fa sembrar
d'oro la natura, come se vi cadesse un raggio di qualche
bel sole. Io rimango l, perch devono ripassare. Le vedo di
nuovo! L'aria gli ha fatto bene, sono rosee. Sento dire
vicino a me: "Ecco una bella donna!". Questo mi rallegra il
cuore. Non sono sangue mio? Voglio bene ai cavalli delle
loro carrozze, vorrei essere il cagnolino che tengono sulle
ginocchia. Vivo dei loro piaceri. Ognuno ha il proprio modo
d'amare; il mio non fa male a nessuno, e allora perch la
gente si occupa di me? sono felice a modo mio. E' forse
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PAPA GORIOT

contrario alla legge che io vada a vedere le mie figlie, la


sera, quando escono di casa per andare al ballo? Che
dolore, se arrivo troppo tardi e mi dicono: "la signora gi
uscita". Una volta ho aspettato fino alle tre del mattino per
veder Nasia, che non avevo veduto da due giorni. Per poco
non scoppiavo dalla contentezza. Ve ne prego, non parlate
di me se non per dire quanto le mie figlie siano buone.
Esse vorrebbero colmarmi d'ogni sorta di regali; glielo
impedisco e dico loro: "Tenete per voi il vostro denaro. Che
volete che io me ne faccia ? Non ho proprio bisogno di
nulla". Giacch, mio caro signore, che sono io? Un misero
cadavere; l'anima sta ovunque si trovino le mie figlie.
Quando avrete visto la signora de Nucingen, mi direte
quale delle due vi piace di pi - disse il bonuomo dopo un
momento di silenzio, vedendo che Eugenio si preparava a
uscire per andare alle Tuileries in attesa dell'ora di
presentarsi in casa de Beausant.
Quella passeggiata fu fatale per lo studente. Alcune donne
lo notarono. Era cos bello, cos giovane, e d'una eleganza
cos di buon gusto! Nel vedersi oggetto di un'attenzione
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221

PAPA GORIOT

quasi ammirativa, non pens pi n alle sorelle n alla zia


che aveva saccheggiato, n alle sue virtuose repugnanze.
Aveva visto passare al di sopra della sua testa quel
demonio che cos facile scambiare per un angelo, quel
Satana dalle ali screziate che semina rubini, che lancia le
sue frecce d'oro contro i palazzi, imporpora le donne,
riveste d'un vano splendore i troni, cos semplici in origine:
aveva ascoltato il dio di quella vanit crepitante, il cui
orpello ci sembra sia un simbolo della potenza. Le parole di
Vautrin, per quanto ciniche, erano scese nel suo cuore,
come nel ricordo d'una vergine s'imprime il profilo ignobile
d'una rivenditrice d'abiti che le ha detto: "Oro e amore a
josa!". Dopo aver bighellonato, verso le cinque Eugenio si
present in casa della signora de Beausant, e vi ricevette
uno di quei colpi terribili di fronte ai quali i cuori giovani
sono disarmati. Aveva fino allora trovato la contessa piena
di quella urbanit garbata, di quella grazia melliflua, data
dall'educazione aristocratica, e che non completa se non
viene dal cuore.

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222

PAPA GORIOT

Quando entr, la signora de Beausant ebbe un gesto


secco, e gli disse in tono reciso:
- Signor de Rastignac, mi impossibile vedervi, almeno in
questo momento!, ho da fare...
Per un osservatore, e Rastignac lo era diventato presto,
quella frase, il gesto, lo sguardo, l'inflessione della voce,
erano la storia del carattere e delle abitudini della casta.
Scorse la mano di ferro sotto il guanto di velluto; la
personalit, l'egoismo sotto le maniere; il legno sotto la
vernice.
Sent, insomma, l'"Io il Re", che comincia sotto i pennacchi
del trono e finisce sotto il cimiero dell'ultimo gentiluomo.
Eugenio

s'era

troppo

facilmente

lasciato

andare

nel

credere, sulla parola della cugina, alla virt della donna.


Come tutti gli sventurati, aveva firmato in buona fede il
patto delizioso che deve unire il benefattore e il beneficato,
e il cui primo articolo consacra tra i magnanimi cuori una
completa eguaglianza. La beneficenza, che unisce due
esseri

in

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uno

solo,

una

passione

celeste,

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tanto

223

PAPA GORIOT

incompresa, tanto rara quanto il vero amore. L'una e l'altro


sono la prodigalit delle anime belle. Rastignac voleva
riuscire a essere invitato al ballo della duchessa di
Carigliano; e super quella burrasca.
- Signora - disse con voce commossa - se non si trattasse
d'una cosa importante, non sarei venuto a importunarvi;
siate gentile permettetemi di vedervi pi tardi, attender.
- Ebbene !, venite a pranzo da me - disse un po' confusa
della durezza delle sue parole; giacch questa donna era
davvero altrettanto buona che nobile.
Sebbene commosso da tale improvviso cambiamento,
Eugenio si disse andandosene: "Abbassati, sopporta tutto.
Che cosa non devono essere le altre, se, in un momento, la
migliore delle donne dimentica le promesse della sua
amicizia, ti lascia l come una scarpa vecchia! Ognuno per
s, dunque. E' pur vero che la sua casa non un negozio,
e il torto mio d'aver bisogno di lei. Bisogna, come dice
Vautrin, diventare una palla di cannone". Le amare

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224

PAPA GORIOT

riflessioni dello studente furono presto dissipate dal piacere


che si riprometteva pranzando dalla viscontessa.
Cos, per una specie di fatalit, i minimi atti della sua vita
cospiravano a spingerlo in quella strada ove, secondo le
osservazioni della terribile sfinge di casa Vauquer, egli
doveva, come su di un campo di battaglia, uccidere per
non essere ucciso, ingannare per non essere ingannato;
ove doveva lasciare alla barriera la sua coscienza, il suo
cuore, mettersi una maschera, beffarsi, senza piet, degli
uomini, e come a Sparta, cogliere la fortuna senza esser
visto,

per

meritare

la

corona.

Quando

torn

dalla

viscontessa, la trov piena di quella bont graziosa di cui


gli aveva sempre dato prova. Tutti e due si avviarono verso
una sala da pranzo dove il visconte attendeva sua moglie,
e in cui risplendeva quel lusso della tavola che sotto la
Restaurazione fu spinto, come ognuno sa, al pi alto grado.
Il signor de Beausant, simile a molte persone scettiche
indifferenti e insensibili, non trovava ormai altro piacere
che nella buona tavola; era, quanto a ghiottoneria, della
scuola di Luigi Diciottesimo e del duca d'Escars. La sua

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225

PAPA GORIOT

tavola

offriva

dunque

un

doppio

lusso:

quello

del

contenente e quello del contenuto. Mai un simile spettacolo


si era presentato agli occhi d'Eugenio, che pranzava per la
prima volta in una di quelle case in cui le grandezze sociali
sono ereditarie.
La moda aveva da poco soppresso le cene, con le quali
terminavano un tempo i balli dell'Impero, e in cui i militari
avevano bisogno di prender forza per prepararsi a tutti i
combattimenti che li attendevano, all'interno e all'esterno.
Eugenio

aveva

fino

allora

assistito

solo

balli.

La

disinvoltura che lo distinse pi tardi cos eminentemente, e


che gi cominciava ad assumere, gli imped di apparire
scioccamente stupefatto. Ma, vedendo quell'argenteria
cesellata e le mille ricercatezze d'una tavola sontuosa,
ammirando per la prima volta un servizio di domestici
eseguito silenziosamente, era difficile a un uomo d'ardente
immaginazione non preferire quella vita sempre elegante
alla vita di privazioni che al mattino di quello stesso giorno
voleva accettare. Il suo pensiero lo riport per un momento
nella pensione borghese, e ne prov un cos profondo

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226

PAPA GORIOT

orrore, che giur di lasciarla nel prossimo mese di gennaio,


sia per sistemarsi in un alloggio pi pulito, sia per
allontanarsi da Vautrin, di cui sentiva l'ampia mano sulla
sua spalla.
Quando si pensa alle mille forme che assume a Parigi la
corruzione, parlante o muta, un uomo di buon senso si
domanda per quale aberrazione lo Stato vi istituisca scuole
e vi riunisca i giovani, come mai le belle donne possono
esservi rispettate, come mai l'oro messo in vetrina dai
cambiavalute non s'invola magicamente dalle loro ciotole.
Ma se si pensa che pochi sono i casi di delitti, anche di
delitti commessi dai giovani, da quale rispetto non si deve
essere presi per quei pazienti Tantali in combattimento con
se stessi, e quasi sempre vincitori? Se fosse ben descritto
nella sua lotta con Parigi, il povero studente offrirebbe uno
dei soggetti pi drammatici della nostra civilizzazione
moderna. La signora de Beausant guardava invano
Eugenio per invitarlo a parlare; egli non volle dir nulla in
presenza del Visconte.

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227

PAPA GORIOT

- Mi accompagnate questa sera agli "Italiani"? - chiese la


viscontessa al marito.
- Non potete dubitare con quale piacere vi ubbidirei - egli
rispose con una galanteria ironica da cui lo studente rimase
ingannato - ma devo vedere qualcuno alle "Variets".
"La sua amante" essa pens.
- Non avete d'Adjuda, questa sera? - domand il visconte.
- No - rispose lei con stizza.
- E allora!, se vi occorre assolutamente un braccio,
prendete quello del signor de Rastignac. - La viscontessa
guard Eugenio sorridendo.
- Sar ben compromettente per voi - essa disse.
- "Il francese ama il pericolo perch vi trova la gloria", ha
detto il signor de Chateaubriand - rispose Rastignac
inchinandosi.
Pi tardi egli fu condotto, vicino alla signora de Beausant,
in un veloce "coup", al teatro alla moda, e credette a una
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228

PAPA GORIOT

fantasmagoria quando entr in un palco di faccia e si vide


preso di mira da tutti gli occhialini unitamente alla
viscontessa, la cui toletta era deliziosa. Egli passava da un
incanto all'altro.
- Avevate da parlarmi - gli disse la signora de Beausant. To!, guardate, ecco l la signora de Nucingen a tre palchi
dal nostro.
Sua sorella e il signor de Trailles sono dall'altro lato.
Dicendo queste parole, la viscontessa guardava il palco
dove doveva trovarsi la signorina de Rochefide, e, non
vedendovi il signor d'Adjuda, il suo volto brill in un modo
straordinario.
- E' incantevole - disse Eugenio dopo aver guardato la
signora de Nucingen.
- Ha le ciglia bianche.
- S, ma che graziosa vita sottile!
- Ha le mani grosse.

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229

PAPA GORIOT

- Che begli occhi!


- Ha il viso lungo.
- Ma la forma lunga conferisce distinzione.
- E' una fortuna per lei averla almeno l. Guardate come
prende e come lascia l'occhialino! Il Goriot viene fuori da
tutti i suoi gesti - disse la viscontessa con grande
meraviglia di Eugenio.
Difatti, la signora de Beausant guardava con l'occhialino la
sala e non sembrava fare attenzione alla signora de
Nucingen, della quale tuttavia non perdeva neppure un
gesto. Il pubblico era squisitamente elegante. Delfina de
Nucingen non era poco lusingata d'interessare in pieno il
giovane, bello, elegante cugino della signora de Beausant.
Egli non guardava che lei.
- Se continuate a coprirla coi vostri sguardi, susciterete
uno scandalo, signor de Rastignac. Non riuscirete a nulla,
se vi scaglierete in questo modo contro le persone.

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230

PAPA GORIOT

- Mia cara cugina - disse Eugenio - voi mi avete gi ben


protetto; se volete compiere l'opera, vi chiedo solo di
rendermi un servigio chi vi dar poco disturbo e mi far
gran bene. Eccomi preso.
- Gi?
- S.
- E di quella donna?
- Le mie pretese sarebbero forse ascoltate altrove? - egli
disse dando uno sguardo penetrante alla cugina. - La
signora duchessa di Carigliano amica della signora
duchessa de Berry - riprese dopo una pausa; - voi dovete
vederla, abbiate la bont di presentarmi a lei e di condurmi
al ballo che dar luned. L incontrer la signora de
Nucingen, e vi ingagger la mia prima scaramuccia.
- Volentieri - lei rispose. - Se gi avete dell'interesse per
lei, i vostri affari di cuore vanno benissimo. Ecco l de
Marsay nel palco della principessa Galathionne. La signora
de Nucingen alla tortura, indispettita. Non c' miglior
momento per abbordare una donna, specie poi la moglie
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PAPA GORIOT

d'un banchiere. A queste donne della Chausse-d'Antin


piace la vendetta.
- Che cosa fareste voi in un caso simile?
- Io, soffrirei in silenzio.
In quel momento il marchese d'Adjuda si present nel
palco della signora de Beausant.
- Ho trascurato i miei affari pur di raggiungervi - disse - e
ve lo dico affinch questo non sia un sacrificio.
Il raggiare del volto della viscontessa insegn ad Eugenio a
riconoscere le espressioni d'un vero amore e a non
confonderle con le smorfie della civetteria parigina. Egli
ammir sua cugina, si fece silenzioso e cedette il suo posto
al signor d'Adjuda, sospirando. "Che nobile, che sublime
creatura, una donna che ama cos", disse fra s e s. "E
quest'uomo la tradirebbe per una bambolina? Come
possibile tradirla?". Si sent al cuore una rabbia infantile.
Avrebbe

voluto

rotolarsi

ai

piedi

della

signora

de

Beausant, desiderava il potere dei demoni per ghermirla e


trarla al suo cuore, come un'aquila solleva dalla pianura e
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PAPA GORIOT

reca al suo nido una capretta bianca ancor lattante. Si


sentiva umiliato di trovarsi entro quel grande Museo della
bellezza senza il suo quadro, senza una amante sua.
"Avere un'amante una posizione quasi regale", diceva fra
s e s, " il segno della potenza!". E guard la signora de
Nucingen come un uomo insultato guarda il proprio
avversario. La viscontessa si volt verso di lui per fargli,
per la sua discrezione, mille ringraziamenti con una sola
strizzatina d'occhi. Il primo atto era finito.
- Conoscete voi abbastanza la signora de Nucingen, da
poterle presentare il signor de Rastignac? - domand al
marchese d'Adjuda.
- Ma sar felice di conoscere il signore - rispose il
marchese. Il bel Portoghese si alz e prese sottobraccio lo
studente, che in un batter d'occhio si trov in presenza
della signora de Nucingen.
- Signora baronessa - disse il marchese - ho l'onore di
presentarvi il cavalier Eugenio de Rastignac, cugino della
viscontessa

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de

Beausant.

Voi

fate

una

cos

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viva

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PAPA GORIOT

impressione su di lui, che ho voluto completare la sua


felicit avvicinandolo al suo idolo.
Queste parole furono dette con un certo accento di
scherzo, che ne faceva accettare il pensiero un po' crudo,
ma che, opportunamente dissimulato, non dispiace mai a
una donna. La signora de Nucingen sorrise, e offr a
Eugenio il posto di suo marito, uscito poco prima.
- Non oso proporvi di rimanere qui, signore - gli disse. Quando si ha la fortuna d'esser vicino alla signora de
Beausant, ci si resta.
- Ma - le rispose a bassa voce Eugenio - credo, signora,
che se voglio far cosa grata a mia cugina, dovr rimanere
accanto a voi.
Prima che giungesse il signor marchese, parlavamo di voi e
della distinzione di tutta la vostra persona - aggiunse a
voce alta.
Il signor d'Adjuda si ritir.

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PAPA GORIOT

- Ma davvero volete rimanere qui con me? Ci conosceremo,


allora; la signora de Restaud mi aveva gi fatto venire il
pi vivo desiderio di vedervi.
- Oh, quanta falsit! Ha dato l'ordine di non ricevermi.
- Come sarebbe a dire?
- Signora, trover il coraggio di dirvene la ragione, ma
chiedo tutta la vostra indulgenza confidandovi un simile
segreto. Io sono il vicino del vostro signor padre. Non
sapevo che la signora de Restaud fosse sua figlia. Ho
commesso

l'imprudenza

di

parlarne,

molto

innocentemente, e ho urtato vostra sorella e suo marito.


Non potete immaginare quanto la signora duchessa de
Langeais e mia cugina abbiano trovato questa apostasia
filiale di cattivo gusto.
Ho raccontato loro la scena, e ne hanno riso alla follia. E'
stato allora che, facendo un parallelo tra voi e vostra
sorella, la signora de Beausant mi ha parlato di voi nel
migliore dei modi, e mi ha detto quanto voi siete buona col
mio vicino, il signor Goriot. Come, del resto, potreste non
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PAPA GORIOT

amarlo? Vi adora cos appassionatamente, che ne sono gi


geloso. Abbiamo parlato stamane di voi per due ore. Poi,
entusiasmato di quel che vostro padre mi ha raccontato,
questa sera, pranzando da mia cugina, le dicevo che voi
non potevate essere tanto bella quanto eravate figlia
affezionata. Volendo senza dubbio favorire una cos calda
ammirazione, la signora de Beausant mi ha condotto qui,
dicendomi

con

la

sua

grazia

abituale

che

vi

avrei

incontrata.
- Come, signore - disse la moglie del banchiere - debbo gi
esservi riconoscente? Ancora un po', e diverremo vecchi
amici.
- Bench l'amicizia debba essere in voi un sentimento poco
comune - disse Rastignac - non vorr mai essere vostro
amico.
Queste sciocchezze stereotipate a uso dei debuttanti
sembrano sempre affascinanti alle donne, e non sono
meschine che lette a freddo. Il gesto, l'accento, lo sguardo
d'un giovane conferiscono loro incalcolabili valori.

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PAPA GORIOT

La signora de Nucingen trov Rastignac molto interessante.


Poi come tutte le donne, non potendo dir nulla a proposito
di questioni cos bruscamente poste come lo erano quelle
dello studente, rispose ad altro.
- S, mia sorella ha torto di condursi nel modo in cui si
conduce verso il mio povero padre, che davvero stato per
noi un dio. E' stato necessario che il signor de Nucingen mi
ordinasse tassativamente di vedere mio padre soltanto la
mattina, perch cedessi su questo punto. Ma ne sono stata
a lungo addolorata. Ne ho pianto. Queste violenze venute
dopo le brutalit nel matrimonio, sono state una delle
ragioni che pi turbarono la nostra unione. Io sono certo la
donna di Parigi pi felice agli occhi del mondo, la pi
infelice in realt. Sentendomi parlare cos, mi crederete
pazza. Ma voi conoscete mio padre, e, a tale titolo, non
potete essere per me un estraneo.
- Voi non avete mai incontrato alcuno - le disse Eugenio che sia pi di me animato dal desiderio di appartenervi.
Che cosa cercate voi tutte? La felicit - riprese con una
voce che penetrava nell'anima. - E allora!, se per una
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PAPA GORIOT

donna la felicit consiste nell'essere amata, adorata,


nell'avere un amico cui poter confidare tutti i propri
desideri, le fantasie, i dolori, le gioie, mostrarsi nella nudit
della propria anima, coi graziosi difetti e le belle qualit,
senza timore d'essere tradita, credetemi, un tal cuore
devoto, sempre ardente, non pu trovarsi che in un
giovane, pieno d'illusioni, capace di morire a un solo vostro
cenno, che ancora non sa nulla del mondo e nulla vuol
sapere, perch per lui il mondo siete voi. Ma io, lo vedete,
e ora riderete della mia ingenuit, io arrivo qui dal fondo di
una provincia, nuovo a tutto, dopo aver conosciuto solo
anime belle; e contavo di rimanere senza amore. M'
accaduto di vedere mia cugina, che mi ha messo troppo
accanto al suo cuore; mi ha fatto indovinare i mille tesori
della passione, io sono, come Cherubino, innamorato di
tutte le donne, in attesa di potermi consacrare a una di
loro. Vedendovi, quando sono entrato, mi sono sentito
portare a voi come da una corrente. Avevo gi pensato
tanto a voi!

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PAPA GORIOT

Ma non vi avevo mai sognato tanto bella come siete in


realt. La signora de Beausant mi ha detto di non
guardarvi tanto. Lei non sa quel che c' di attraente a
vedere

le

vostre

deliziose

labbra

rosse,

la

vostra

carnagione bianca, i vostri occhi dagli sguardi cos dolci.


Anch'io vi sto dicendo delle follie, ma lasciatemele dire!
Nulla piace pi alle donne che il sentirsi indirizzare cos
dolci parole. La donna pi rigorosamente devota le ascolta
anche quando a esse non deve rispondere. Dopo aver cos
iniziato il suo dire, Rastignac snocciol il suo rosario con
voce resa bassa per civetteria; e la signora de Nucingen
incoraggiava Eugenio con dei sorrisi, guardando di tanto in
tanto de Marsay, che non lasciava il palco della principessa
Galathionne. Rastignac rimase vicina alla signora de
Nucingen fino al momento in cui il marito venne a
prenderla per ricondurla a casa.
- Signora - le disse Eugenio - avr il piacere d'incontrarvi al
ballo della duchessa di Carigliano.

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PAPA GORIOT

- Poich la zignora fe ne preca - disse il barone, un grosso


Alsaziano la cui figura tondeggiante indicava una pericolosa
malizia - ziete ziguro t'esser pen ricefuto.
"I miei affari vanno bene, perch non si inalberata
sentendomi dire: Mi amerete? Ho messo il morso alla
bestia, saltiamole in groppa e guidiamola", si disse Eugenio
andando a salutare la signora de Beausant, che si alzava
e usciva con d'Adjuda. Il povero studente non sapeva che
la baronessa era distratta e che attendeva da de Marsay
una di quelle lettere decisive che straziano l'anima. Tutto
contento del suo falso successo, Eugenio accompagn la
viscontessa fino al peristilio dove ognuno attende la propria
carrozza.
- Vostro cugino non sembra pi lui - disse il Portoghese,
ridendo, alla viscontessa, quando Eugenio li ebbe lasciati. Sta per far saltare il banco. E' svelto come un'anguilla, e
penso che andr lontano. Voi sola potevate accuratamente
scegliergli una donna che si trova proprio nel momento in
cui ha bisogno d'essere consolata.

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PAPA GORIOT

- Ma - disse la signora de Beausant - bisogna pur sapere


se lei ama ancora colui che l'abbandona.
Lo studente torn a piedi dal Teatro Italiano alla via NeuveSainte-Genevive, facendo i pi rosei progetti. Egli aveva
ben notato l'attenzione con cui la signora de Restaud lo
aveva guardato, sia quando si trovava nel palco della
viscontessa, sia in quello della signora de Nucingen, e
pens che la porta della contessa non sarebbe pi rimasta
chiusa per lui. Cos gi quattro relazioni di prim'ordine, ivi
compresa quella della marescialla cui contava di riuscire
gradito, stavano per essergli acquisite nel cuore dell'alta
societ parigina. Senza troppo spiegarsene i modi, gi
prevedeva che, nel gioco complicato degli interessi di quel
mondo, avrebbe dovuto attaccarsi a un ingranaggio per
trovarsi nella parte superiore della macchina, e si sentiva la
forza d'arrestarne la ruota. "Se la signora de Nucingen
s'interessa di me le insegner a governare suo marito.
Questo marito fa affari d'oro, potr aiutarmi a mettere
insieme in un colpo solo una fortuna". Non diceva questo a
se stesso crudamente, ma era ancora abbastanza politico

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PAPA GORIOT

da stimare una situazione, apprezzarla e calcolarla; quelle


idee fluttuavano all'orizzonte sotto forma di nuvole lievi, e,
sebbene non avessero l'asprezza di quelle di Vautrin, se
fossero state tuttavia provate al crogiuolo della coscienza
non avrebbero dato nulla di molto puro. Gli uomini
giungono, attraverso una sequela di transazioni di tal
genere, alla morale rilassata che professa l'epoca attuale,
ove s'incontrano pi raramente che in ogni altro tempo
quegli uomini tetragoni, quelle belle volont che non si
piegano mai al male, uomini ai quali la minima deviazione
dalla linea retta sembra essere un delitto: magnifiche
immagini della probit che ci hanno valso due capolavori:
l'"Alceste" di Molire, e poi recentemente "Jenny Deans" e
suo

padre, nell'opera di

Walter Scott.

Forse l'opera

opposta, la pittura delle tortuosit nelle quali un uomo di


mondo, un ambizioso, fa rotolare la coscienza, cercando di
costeggiare il male per arrivare allo scopo salvando le
apparenze,

non

sarebbe

meno

bella,

meno

drammatica. Nel raggiungere la soglia della pensione,


Rastignac s'era incapricciato della signora de Nucingen, gli
era apparsa agile, fine come una rondinella.
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PAPA GORIOT

L'inebbriante dolcezza dei suoi occhi, il tessuto delicato e


serico della pelle sotto la quale aveva creduto veder
scorrere il sangue, il suono incantevole della voce, i biondi
capelli: tutto di lei ricordava; e forse il camminare,
mettendo il sangue in movimento, aveva concorso a quella
fascinazione. Lo studente buss forte alla porta di pap
Goriot.
- Vicino mio - disse - ho visto la signora Delfina.
- Dove?
- Agli "Italiani".
- Si divertiva? Ma entrate. - E il bonuomo, che s'era levato
da letto in camicia, si ricoric alla svelta. - Parlatemi
dunque di lei - aggiunse.
Eugenio, che si trovava per la prima volta in camera di
Goriot, non seppe padroneggiare un moto di stupore
vedendo il bugigattolo dove viveva il padre dopo aver
ammirato la toletta della figlia.

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PAPA GORIOT

La finestra era senza tende; la carta da parati incollata sui


muri se ne distaccava in pi punti a causa dell'umidit, e si
accartocciava scoprendo la calce ingiallita dal fuoco. Il
bonuomo giaceva su di un lettuccio, non aveva che una
leggera coperta e un copriletto imbottito, fatto con gli
avanzi dei vecchi abiti della signora Vauquer. I vetri della
finestra erano umidi e pieni di polvere. Incontro a essa, si
vedeva uno di quei vecchi canterani in legno di rosa
bombati, con le maniglie in rame foggiato a tralci decorati
di foglie di fiori, e un vecchio mobile con una tavoletta di
legno su cui era posta una brocca d'acqua nella sua
catinella, e tutto l'occorrente per farsi la barba. In un
angolo, le scarpe; accanto alla testata del letto, un
comodino senza sportello e senza lastra di marmo;
all'angolo del caminetto, dove non c'era traccia di fuoco, si
trovava quella tavola quadrata, in legno di noce, il cui asse
aveva servito a pap Goriot per sformare il servizio
d'argento dorato. Un brutto scrittoio, sul quale era il
cappello del bonuomo, una poltrona col sedile di paglia,
sfondata, e due sedie completavano il miserevole mobilio.

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PAPA GORIOT

La sommit del letto, attaccata al soffitto con un cencio,


reggeva una strisciaccia di stoffa a quadrati rossi e bianchi.
Il pi povero commissionario doveva essere meno mal
combinato nel suo granaio di quanto non lo fosse pap
Goriot in casa della signora Vauquer. L'aspetto della
camera metteva freddo e stringeva il cuore; sembrava il
pi triste alloggio d'una prigione. Per fortuna Goriot non
vide l'espressione che si dipinse sul viso di Eugenio quando
questi pos la candela sul comodino. Il bonuomo si volse
dalla parte di lui, rimanendo coperto fino al mento.
- Dunque!, chi preferite: la signora de Restaud o la signora
de Nucingen ?
- Preferisco la signora Delfina - rispose lo studente - perch
lei vi vuol pi bene.
A queste parole, dette con calore, il bonuomo tir fuori il
braccio dal letto e strinse la mano d'Eugenio.
- Grazie, grazie - rispose il vecchio commosso. - E, che vi
ha detto di me?

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PAPA GORIOT

Lo studente ripet le parole della baronessa abbellendole, e


il vecchio l'ascolt come se avesse ascoltato la parola di
Dio.
- Cara figliuola!, s, s, mi vuole tanto bene. Ma non
credetela affatto in quanto vi ha detto d'Anastasia. Vedete,
le due sorelle sono gelose l'una dell'altra; una prova di
pi della loro tenerezza. La signora de Restaud mi vuole
tanto bene anche lei. Lo so. Un padre coi suoi figli come
Dio con noi; va fino in fondo ai cuori, e giudica le
intenzioni. Sono tutte e due egualmente amorose. Oh!, se
avessi avuto dei buoni generi, sarei stato troppo felice. Ma
indubbiamente non c' una felicit completa quaggi. Se
avessi vissuto con loro, al solo sentir le loro voci, saperle
vicine, vederle andare e venire, come quando le avevo in
casa mia, il cuore mi avrebbe fatto capriole. Erano
eleganti?
- S - disse Eugenio. - Ma, signor Goriot, come mai, avendo
due figlie cos riccamente sistemate, potete restare ancora
in un tugurio simile?

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PAPA GORIOT

- In fede mia - rispose con aria di apparente noncuranza a che mi servirebbe lo star meglio? Io non so d'altra parte
spiegarmi queste cose; non so dire due parole di seguito.
Tutto qui - aggiunse battendosi sul cuore. - La mia vita,
interamente nelle mie due figlie. Se si divertono, se sono
felici, ben vestite, se camminano su tappeti, che importa di
quale stoffa io sia vestito, e quale sia il posto dove mi
corico? Io non ho freddo se loro hanno caldo, io non mi
annoio mai se loro ridono. Non ho dispiaceri all'infuori dei
loro. Quando

sarete padre, quando

direte,

sentendo

cinguettare i vostri bambini: l'ho fatto io!, e sentirete le


piccole creature appartenere a ogni goccia del vostro
sangue, di cui sono state il fior fiore, perch proprio
cos!, vi crederete aderente alla loro epidermide, vi
crederete mosso voi stesso dai loro passi. La voce loro mi
risponde ovunque. Un loro sguardo, se triste, mi ferma il
sangue. Un giorno saprete che si pi felici della loro
felicit che non della propria. Non posso spiegarvi questo;
sono moti interni che diffondono il benessere dappertutto.
Insomma, io vivo tre volte. Volete proprio che vi dica una
cosa strana? Ebbene, quando sono diventato padre, ho
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PAPA GORIOT

compreso Iddio. Egli intiero ovunque, perch la creatura


uscita da lui. Signore, io sono cos con le mie figlie.
Soltanto che io amo le mie figlie pi che Iddio non ami il
mondo, perch il mondo non bello quanto Iddio, mentre
le mie figlie son pi belle di me. Esse sono cos congiunte
all'anima mia, che io ero sicuro che le avreste vedute
questa sera. Mio Dio! A un uomo capace di rendere la mia
piccola Delfina cos felice come lo una donna quando la si
ama veramente bene, ma io gli lustrerei le scarpe, gli
renderei qualsiasi servizio. Ho saputo dalla sua cameriera
che quel piccolo signor de Marsay un tristo uomo. M'
venuta la voglia di torcergli il collo. Come si fa a non amare
un gioiello di donna, una voce d'usignolo, fatta che sembra
un modello? Dove aveva gli occhi per sposare quel grosso
ciocco d'Alsaziano? Ci sarebbero voluti per tutte e due dei
bei giovani a modo. Insomma, hanno fatto a loro capriccio.
- Pap Goriot era sublime. Mai Eugenio lo aveva visto cos
illuminato dal fuoco della sua passione paterna. Una cosa
degna di nota la potenza di infusione che hanno i
sentimenti.

Per

quanto

grossolana

sia

una

creatura,

quando essa esprime un affetto intenso e verace, esala un


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PAPA GORIOT

fluido particolare che modifica la fisionomia, anima il gesto,


colorisce la voce. Spesso l'essere pi sciocco raggiunge,
sotto l'impeto della passione, la pi grande eloquenza con
l'idea, se non con le parole, e sembra muoversi entro una
sfera luminosa. C'era, in quel momento, nella voce, nel
gesto di quel bonuomo, la potenza comunicativa propria
del grande attore. Del resto, i nostri nobili sentimenti non
sono forse la poesia della volont?
- Ebbene, non vi dispiacer allora di sapere - gli disse
Eugenio - che sta per romperla certamente con quel de
Marsay. Questo bel tomo l'ha lasciata per unirsi alla
principessa Galathionne. Quanto a me, vi dir che questa
sera mi sono innamorato della signora Delfina.
- Ah! - fece pap Goriot.
- S. E non le sono dispiaciuto. Abbiamo parlato d'amore
per un'ora, e devo andarla a trovare dopodomani, sabato.
- Oh !, come vi vorrei bene, mio caro signore, se voi le
piaceste.

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PAPA GORIOT

Voi siete buono; e certo non la tormentereste mai. Se la


tradiste, vi torcerei subito il collo. Una donna non pu
avere due amori, credetemi. Mio Dio!, ma io sto dicendo
delle sciocchezze, signor Eugenio. Fa freddo qui, per voi.
Mio Dio!, l'avete dunque sentita parlare? E, che vi ha detto
per me?
"Nulla" disse fra s e s Eugenio. - Mi ha detto-rispose ad
alta voce - che vi mandava un buon bacio filiale.
- Addio, vicino; dormite bene, fate bei sogni; i miei
saranno fatti tutti di quella parola or ora da voi riferitami.
Che Dio vi esaudisca in tutti i vostri desideri! Questa sera
siete stato per me come un buon angelo: mi avete portato
l'aria respirata da mia figlia.
"Pover uomo" si disse Eugenio andandosene a letto, "fa
intenerire un cuore di pietra. Sua figlia ha pensato a lui
quanto al Gran Turco".
Dopo quella conversazione, pap Goriot vide nel suo vicino
un confidente insperato, un amico. Si erano stabiliti tra loro
i soli rapporti coi quali il vecchio poteva legarsi a un altro
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PAPA GORIOT

uomo. Le passioni non fanno mai calcoli sbagliati. Pap


Goriot gi si vedeva un poco pi vicino a sua figlia Delfina,
meglio ricevuto da lei, se Eugenio fosse diventato caro alla
baronessa. Del resto gli aveva palesato uno dei suoi dolori.
La signora de Nucingen, alla quale mille volte al giorno
augurava la felicit, non aveva conosciuto la dolcezza
dell'amore. Certo, Eugenio era, per ripetere la sua maniera
d'esprimersi, uno dei giovani pi a modo che mai avesse
conosciuto,

sembrava

presentisse

che

le

avrebbe

procurato tutti i piaceri di cui era stata privata. Il bonuomo


strinse

dunque

col

suo

vicino

un'amicizia

che

and

crescendo, e senza la quale sarebbe stato impossibile


conoscere la conclusione di questa storia.
L'indomani mattina, a colazione, l'ostentazione con cui
pap Goriot guardava Eugenio, vicino al quale and a
sedersi, le parole che gli rivolse, e il cambiamento della sua
fisionomia, normalmente simile a una maschera di gesso,
meravigliarono i pensionanti. Vautrin che rivedeva lo
studente per la prima volta dopo il loro colloquio, sembrava
volesse leggergli nell'anima.

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PAPA GORIOT

Ricordandosi del progetto di quell'uomo, Eugenio, che,


prima di addormentarsi, aveva, durante la notte, misurato
il vasto campo che s'apriva ai suoi sguardi, pens per forza
di cose alla dote della signorina Taillefer, e non pot fare a
meno di guardare Vittorina, come il pi virtuoso giovane
pu guardare una ricca ereditiera. Per caso, i loro sguardi
s'incontrarono.

La

povera

ragazza

trov

Eugenio

interessante nel suo vestito nuovo. Lo sguardo che si


scambiarono fu abbastanza significativo perch Rastignac
non dubitasse d'esser per lei l'oggetto di quei confusi
desideri che provano tutte le giovinette e che esse
riferiscono al primo essere seducente che incontrano. Una
voce gli diceva:
Ottocentomila franchi! Ma, a un tratto, torn a immergersi
nei ricordi della sera prima, e pens che la sua calcolata
passione

per

la

signora

de Nucingen

poteva

essere

l'antidoto dei suoi cattivi e involontari pensieri.


- Ieri, agli "Italiani", hanno dato il "Barbiere di Siviglia", di
Rossini. Non ho mai sentito musica cos deliziosa - egli

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252

PAPA GORIOT

disse. - Mio Dio!, una felicit avere un palco agli


"Italiani"!
Pap Goriot colse questa parola a volo, come il cane coglie
un gesto del padrone.
- Voi uomini state come papi - disse la signora Vauquer fate tutto quel che vi piace.
- Come siete ritornato a casa? - gli chiese Vautrin.
- A piedi - rispose Eugenio.
- A me - riprese il tentatore - non piacciono le cose a met;
a teatro vorrei andarci con la mia carrozza, nel palco mio, e
tornarmene a casa comodamente. O tutto o niente!, ecco
la mia divisa.
- Ed quella buona - aggiunse la signora Vauquer.
- Voi andrete forse a trovare la signora de Nucingen - disse
Eugenio a bassa voce a pap Goriot. - Lei vi ricever senza
dubbio a braccia aperte; e vorr conoscere mille piccoli
dettagli su di me. Ho saputo che far di tutto per essere
ricevuta
EBOOGLE

da

mia

cugina,

la

signora

viscontessa

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de
253

PAPA GORIOT

Beausant. Non dimenticatevi di dirle che l'amo troppo per


non pensare a procurarle tale soddisfazione.
Rastignac se ne and in fretta alla Scuola di diritto, cercava
di rimanere il meno possibile in quella odiosa pensione.
Bighellon quasi tutta la giornata, in preda a quella
esaltazione che hanno conosciuto i giovani pieni di troppe
vive speranze. I ragionamenti di Vautrin lo stavano facendo
riflettere sulla vita sociale, quando incontr il suo amico
Bianchon nel giardino del Lussemburgo.
- E perch quest'aria grave? - gli domand lo studente in
medicina,

prendendolo

sotto

braccio

per

passeggiare

insieme dinanzi al palazzo.


- Sono tormentato da brutte idee.
- Di qual genere? Ma delle idee si guarisce.
- E come?
- Soccombendovi.
- Tu ridi senza sapere di che si tratta. Hai letto Rousseau?

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254

PAPA GORIOT

- S.
- Ti ricordi di quel punto in cui egli domandava al lettore
ci che farebbe nel caso in cui potesse arricchirsi uccidendo
in Cina, con la sua sola volont, un vecchio mandarino,
senza muoversi da Parigi?
- S.
- Ebbene?
- Ma! io sono al trentatreesimo mandarino.
- Non scherzare. Andiamo, se ti venisse provato che la
cosa possibile, e che ti basterebbe un cenno della testa,
lo faresti, tu?
- E' molto vecchio, il mandarino? Ma, oh!, giovane o
vecchio paralitico o ben portante, in fede mia... Diamine!,
ebbene, no!
- Tu sei un bravo ragazzo, Bianchon. Ma se amassi, al
punto di sentirtene scombussolata l'anima, una donna, e le
occorressero denari, molti denari per la sua toletta, per il
suo equipaggio, insomma per tutti i suoi capricci?
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PAPA GORIOT

- Ma tu mi togli la ragione, e poi pretendi che ragioni.


- Ebbene s, Bianchon, io sono pazzo, guariscimi. Ho due
sorelle che sono due angeli di bont, di candore, e voglio
che siano felici. Dove trovare duecentomila franchi per la
loro dote di qui a cinque anni? Ci sono, come vedi,
circostanze nella vita in cui bisogna rischiare molto e non
sciupare la propria sorte per guadagnar soltanto soldi.
- Ma tu poni il problema che tutti devono risolvere
all'ingresso nella vita, e vuoi tagliare il nodo gordiano con
la spada. Per

agire cos,

mio

caro,

bisogna essere

Alessandro, se no si finisce in galera. Io mi accontento


della piccola esistenza che mi creer in provincia, dove
succeder scioccamente a mio padre. Le buone disposizioni
dell'uomo trovano soddisfazione nel pi ristretto cerchio
tanto completamente quanto in un'immensa circonferenza.
Napoleone non pranzava due volte al giorno, e non poteva
avere pi amanti di quante non ne abbia uno studente in
medicina, interno ai Cappuccini. La nostra felicit, mio
caro, star sempre tra la pianta dei nostri piedi e il nostro

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PAPA GORIOT

occipite: e costi un milione l'anno o cento luigi, la


percezione intrinseca della felicit la stessa. Concludo per
la vita del cinese.
- Grazie, tu mi hai fatto del bene, Bianchon. Saremo
sempre buoni amici.
- Ma dimmi - riprese lo studente in medicina - uscendo dal
corso di Cuvier, al Jardin des Plantes, ho scorto la
Michonneau e Poiret conversare su di una panca con un
signore, che ho visto durante i torbidi dell'anno scorso nei
dintorni della Camera dei Deputati e che mi ha fatto
l'impressione sia un agente della polizia travestito da
onesto borghese che vive di rendita. Teniamo d'occhio
quella coppia; poi ti dir il perch. Ciao, vado a rispondere
all'appello delle quattro.
Quando Eugenio torn alla pensione, trov pap Goriot che
lo attendeva.
- T - disse il bonuomo - ecco una lettera sua. Ma che
graziosa calligrafia, eh?
Eugenio dissuggell la lettera, e lesse.
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PAPA GORIOT

"Signore, mio padre mi ha detto che vi piace la musica


italiana.
Sar lieta se vorrete procurarmi il piacere di accettare un
posto nel mio palco. Sabato avremo la Fodor e Pellegrini, e
allora sono sicura che non rifiuterete il mio invito. Il signor
de Nucingen si unisce a me per pregarvi di venire prima a
pranzo da noi, senza alcuna cerimonia. Se accetterete, lo
renderete lieto di non dover compiere la sua fatica
coniugale accompagnandomi. Non rispondetemi, venite, e
gradite i miei complimenti.
D. de N." - Mostratemela - disse il bonuomo a Eugenio,
quando ebbe letto la lettera. - Ci andrete, non vero? aggiunse dopo aver odorato la carta. Che buon profumo! E
pensare che le sue dita l'hanno toccata!
"Una donna non si butta cos addosso a un uomo" pensava
lo studente. "Vuole servirsi di me per riacciuffare de
Marsay. Non c' che il dispetto capace di far fare di queste
cose".
- Ebbene - domand pap Goriot - a che pensate, dunque?
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PAPA GORIOT

Eugenio non conosceva il delirio della vanit da cui certe


donne erano prese in quell'epoca, e non sapeva che, pur di
aprirsi una porta nel faubourg Saint-Germain, la moglie
d'un banchiere sarebbe stata capace di tutti i sacrifici.
A quell'epoca la moda cominciava a mettere al di sopra di
tutte le donne coloro che erano ammesse nei salotti del
faubourg Saint- Germain, dette le donne del Petit-Chateau,
tra le quali la signora de Beausant, la sua amica duchessa
de Langeais e la duchessa de Maufrigneuse tenevano il
primo posto. Solo Rastignac ignorava il furore da cui erano
prese le signore della Chausse d'Antin per entrare nella
sfera superiore ove brillavano le costellazioni del loro
sesso. Ma la sua diffidenza lo serv bene, gli diede la
freddezza e il triste potere di porre condizioni anzich
riceverne.
- S, ci andr - egli rispose.
Cos, la curiosit lo conduceva dalla signora de Nucingen,
mentre, se questa donna lo avesse sdegnato, forse vi
sarebbe stato condotto dalla passione. Tuttavia, non attese

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PAPA GORIOT

l'indomani e l'ora d'uscire di casa senza una specie


d'impazienza. Per un giovane, c', nel suo primo intrigo,
tanto interesse, forse, quanto se ne incontra in un primo
amore. La certezza di riuscire genera mille felicit che gli
uomini non confessano, e che costituiscono tutto il fascino
di certe donne. Il desiderio nasce non meno dalla difficolt
che dalla facilit del successo. Tutte le passioni umane
sono certamente eccitate o conservate dall'una o dall'altra
di queste due cause che dividono l'impero dell'amore.
Forse tale divisione una conseguenza della grande
questione dei temperamenti, che domina, checch se ne
dica, la societ. Se i malinconici hanno bisogno del tonico
delle civetterie, forse i nervosi o sanguigni abbandonano la
partita se la resistenza dura troppo. In altri termini, l'elegia
tanto essenzialmente linfatica per quanto bilioso il
ditirambo.
Facendo toletta, Eugenio gust tutti quei piccoli piaceri di
cui non osano parlare i giovani, per paura d'esserne presi
in giro, ma che solleticano il loro amor proprio. Si
acconciava la chioma pensando che lo sguardo d'una bella

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PAPA GORIOT

donna si sarebbe insinuato sotto i suoi boccoli neri. Si


permise tante smorfie quante ne avrebbe fatte una
giovinetta

nell'agghindarsi

per

il

ballo.

Guard

con

soddisfazione la sua linea snella, lisciando le pieghe del


vestito. "E' certo" si disse, "che ce ne saranno altri fatti
peggio!".
Poi scese, nel momento in cui tutti i frequentatori della
pensione

s'erano

gi

messi

tavola,

ricevette

allegramente l'urr di sciocchezze che la sua eleganza


suscit. Un segno dei modi di fare particolari delle pensioni
familiari la meraviglia che vi produce una toletta assai
curata. Nessuno pu indossare un vestito nuovo senza che
ognuno dica la sua.
- Kt, kt, kt, kt - fece Bianchon, facendo schioccare la lingua
contro il palato, come per incitare un cavallo.
- Un insieme da duca e pari! - disse la signora Vauquer.
- Il signore va alla conquista? - fece osservare la signorina
Michonneau.
- Chicchirich! - esclam il pittore.
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PAPA GORIOT

- I miei complimenti alla signora vostra sposa - disse


l'impiegato al Museo.
- Il signore ha una sposa? - domand Poiret.
- Una sposa a scomparti, che va sull'acqua, colore
garantito, prezzo tra le venticinque e le quaranta, disegno
a quadri ultima moda, lavabile, si porta bene, met filo,
met cotone e met lana, guarisce il mal di denti e altre
malattie approvate dall'Accademia di Medicina! ottima
inoltre per i bambini!, ancora pi indicata contro il mal di
testa, le infiammazioni e altre malattie dell'esofago, degli
occhi e delle orecchie - grid Vautrin con la volubilit
comica e l'accento d'un imbonitore. - Ma quanto, una
simile meraviglia, mi direte voi, signori? Due soldi! No.
Niente.
E' una rimanenza delle forniture fatte al Gran Mogol, e che
tutti i sovrani d'Europa, compreso il grrrrrranduca di
Baden, hanno voluto vedere! Entrate diritti avanti a voi!, e
passate al botteghino. Musica, maestro! Brum, l, l, trin!
l, l, bum, bum!

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PAPA GORIOT

Signor clarinetto, stonate- egli riprese con una voce rauca batter sulle dita.
- Dio!, come divertente quell'uomo - disse la signora
Vauquer alla signora Couture - con lui non mi annoierei
mai. - Fra le risa e i frizzi, di cui questo discorso
comicamente

declamato

fu

il

segnale,

Eugenio

pot

cogliere lo sguardo furtivo della signorina Taillefer, che si


chin verso la signora Couture per dirle qualche parola
all'orecchio.
- E' arrivato il carrozzino - disse Silvia.
- Dove pranza? - domand Bianchon.
- Dalla signora baronessa de Nucingen.
- La figlia del signor Goriot - fece lo studente.
A

quel

nome,

gli

sguardi

conversero

sul

vecchio

vermicellaio che contemplava Eugenio con una specie


d'invidia.
Rastignac giunse in via Saint-Lazare dinanzi a una di quelle
case snelle, a colonne sottili, dal portico stretto, che
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263

PAPA GORIOT

rappresentano a Parigi il "grazioso"; una vera casa di


banchiere, colma di ricercatezze costose, di stucchi, di
pianerottoli in mosaico.
Trov la signora de Nucingen in un salottino affrescato
all'italiana, la cui decorazione somigliava a quella dei caff.
La

baronessa

era

triste.

Gli

sforzi

che

faceva

per

nascondere il suo dolore tanto pi interessarono vivamente


Eugenio, in quanto non c'era in essi nulla di falso. Aveva
creduto di poter rendere gaia una donna con la sua
presenza, e la trovava invece in preda allo sconforto.
Questa delusione punse il suo amor proprio.
-

Comprendo

di

aver

ben

poco

diritto

alla

vostra

confidenza, signora - disse dopo averla punzecchiata sul


suo stato di preoccupazione - ma se vi dessi noia, conto
sulla vostra franchezza, ditemelo sinceramente.
- Restate - essa rispose - rimarrei sola se ve ne andaste.
Nucingen pranza fuori, e non vorrei essere sola, ho bisogno
di distrarmi.
- Ma che cosa avete?
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PAPA GORIOT

- Sareste l'ultima persona a cui lo direi - esclam.


- Voglio saperlo. Altrimenti dovrei credere che questo
segreto mi riguarda in qualche modo.
- Forse ! Ma no - riprese lei - si tratta di beghe domestiche,
da seppellire in fondo al cuore. Non ve lo dicevo forse ieri
l'altro?
Io non sono affatto felice. Le catene d'oro sono le pi
pesanti.
Quando una donna dice a un uomo di essere infelice, se
quest'uomo ha spirito, elegante, e ha millecinquecento
franchi di scioperataggine in tasca, deve pensare come
Eugenio, e diventa fatuo.
- Che cosa potete voi desiderare? - gli disse. Siete bella,
giovane, amata, ricca.
- Non parliamo di me - lei disse facendo un sinistro
movimento

con

la

testa.

Pranzeremo

insieme,

quattr'occhi, e andremo a sentire la pi deliziosa delle


musiche. Vi piaccio? - riprese alzandosi e facendo vedere il
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PAPA GORIOT

suo abito in cascemir bianco a fiorami, della pi ricca


eleganza.
- Vorrei che foste tutta per me - disse Eugenio. - Siete
deliziosa.
- Avreste una triste propriet - rispose lei sorridendo con
amarezza. - Nulla qui farebbe supporre l'infelicit, e
tuttavia, malgrado queste apparenze, io sono disperata. I
miei dispiaceri mi tolgono il sonno, finir per diventare
brutta.
- Oh, questo impossibile - replic lo studente. Ma io sono
curioso di conoscere questi vostri dispiaceri, che un amore
devoto farebbe scomparire.
- Ah!, se io ve li confidassi, voi mi sfuggireste - disse. - Voi
ora mi amate solo per quella galanteria che abituale negli
uomini; ma se mi amaste davvero, cadreste in una
disperazione tremenda. Come vedete, meglio che taccia.
Per favore - aggiunse - parliamo d'altro. Venite a vedere i
miei appartamenti.

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PAPA GORIOT

- No, restiamo qui - rispose Eugenio sedendosi su di un


divano dinanzi al fuoco accanto alla signora de Nucingen,
della quale prese la mano con disinvoltura.
Essa se la lasci prendere e anzi la premette su quella del
giovane con uno di quei movimenti di forza concentrata
che tradiscono intense emozioni.
- Sentite - le disse Rastignac - se avete dei dispiaceri,
dovete confidarmeli. Voglio provarvi che vi amo e che il
mio amore non ha altra ragione che voi. O voi parlate, e mi
dite le vostre pene, affinch io possa dissiparle, a costo
d'uccidere sei uomini, o io me ne vado, per non tornare
mai pi.
- Ebbene! - essa esclam, colta da un pensiero disperato
che le fece battere con una mano la fronte - voglio
mettervi immediatamente alla prova. "S", pens, non c'
altro mezzo".
Suon.
- La carrozza del signore attaccata?

- chiese al

domestico.
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PAPA GORIOT

- S, signora - La prendo io. A lui darete invece la mia, coi


miei cavalli.
Servirete il pranzo alle sette.
- Andiamo, venite con me - disse poi a Eugenio, che
credette di sognare nel trovarsi nel cup del signor de
Nucingen, a fianco di quella donna.
- Al Palais-Royal - ordin al cocchiere - vicino al Thatre
Franais.
Strada facendo, essa apparve agitata, e si rifiut di
rispondere alle mille domande di Eugenio, il quale non
sapeva cosa pensare di quella resistenza muta, compatta,
ottusa.
"In un momento costei potr sfuggirmi di mano" lui si
diceva.
Quando la vettura si ferm, la baronessa guard lo
studente con un'aria che impose il silenzio alle sue folli
parole; giacch egli era andato davvero fuori di s.
- Mi volete molto bene? - gli disse.
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PAPA GORIOT

- S - rispose nascondendo l'inquietudine che lo prendeva.


- Non penserete nulla di male sul mio conto, qualunque
cosa io possa domandarvi?
- No.
- Siete disposto ad ubbidirmi?
- Ciecamente.
- Siete andato mai a giocare? - gli chiese con voce
tremante.
- Mai.
- Ah!, respiro. Avrete allora fortuna. Ecco la mia borsa aggiunse. - Prendetela, dunque!, ci sono dentro cento
franchi, tutto quel che possiede questa donna tanto
felice. Salite in una casa da gioco, non so dove siano, ma
so che ce ne sono al Palais- Royal. Rischiate i cento franchi
a un gioco che si chiama "roulette" e perdete tutto, o
portatemi qui seimila franchi. Vi dir i miei dispiaceri al
vostro ritorno.

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PAPA GORIOT

- Che il diavolo mi porti se capisco qualcosa in quel che sto


per fare, ma vi ubbidir egualmente - egli disse con una
gioia causata da questo pensiero: "Si compromette con
me, e non potr pi rifiutarmi nulla".
Eugenio prende la graziosa borsa, corre al numero "nove",
dopo essersi fatto indicare da un mercante d'abiti la pi
vicina casa da gioco. Vi sale, si lascia prendere il cappello;
poi entra e domanda dov' la "roulette". Fra lo stupore dei
frequentatori, un domestico lo conduce dinanzi a una lunga
tavola. Eugenio, seguito dagli sguardi di tutti gli spettatori,
chiede senza rossore dove si deve mettere la posta.
- Se mettete un luigi su di uno solo di questi trentasei
numeri, ed esce, incasserete trentasei luigi - gli disse un
rispettabile vecchio dai capelli bianchi.
Eugenio gett i cento franchi sulla cifra della sua et:
ventuno.
Parte un grido di meraviglia senza che egli abbia avuto il
tempo di ritornare sulla sua puntata. Aveva vinto senza
saperlo.
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PAPA GORIOT

- Prendetevi subito il vostro denaro - gli disse il vecchio


signore - non si vince mica due volte con quel sistema.
Eugenio prende un rastrello che gli tende il vecchio
signore, trae a s tremilaseicento franchi e, sempre senza
conoscere il gioco, li mette sul rosso. I presenti lo
guardano con invidia, vedendo che continua a giocare. La
ruota gira, egli vince ancora, e il banco gli paga altri
tremilaseicento franchi.
- Avete vinto settemila duecento franchi - gli disse
all'orecchio il vecchio signore - ora, se mi volete dar retta,
andatevene, il rosso gi uscito otto volte. Se avete un po'
di carit, sarete grato di questo buon consiglio alleviando la
miseria d'un vecchio prefetto di Napoleone, che si trova
all'estremo del bisogno. - Rastignac, stordito, si lascia
prendere dieci luigi dall'uomo dai capelli bianchi, e scende
coi suoi settemila franchi senza ancora aver capito nulla del
gioco, ma stupefatto della sua fortuna.
- E allora! dove mi condurrete adesso? - le disse,
mostrando i settemila franchi alla signora de Nucingen,

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271

PAPA GORIOT

quando lo sportello della carrozza fu richiuso. Delfina lo


strinse con una stretta folle e l'abbracci vivacemente, ma
senza passione.
- Mi avete salvata! - Lacrime di gioia colarono copiose sulle
sue gote. - Vi dir tutto, amico mio. Voi sarete mio amico,
non vero? Voi mi vedete ricca, molto ricca; nulla mi
manca, o almeno sembra non mancarmi nulla! Ebbene!,
sappiate che il signor de Nucingen non mi lascia disporre
d'un soldo; paga lui tutto l'andamento di casa, le mie
carrozze, i miei palchi; mi corrisponde per la toletta una
somma insufficiente; mi riduce, per calcolo, a una miseria
segreta. Io sono troppo fiera per implorarlo. Non sarei
l'ultima della creature se comprassi il suo denaro al prezzo
cui vuol vendermelo? Come mai, io, con una dote di
settemila franchi, mi sono lasciata spogliare? Per orgoglio,
per indignazione. Siamo cos giovani, cos ingenue, quando
cominciamo la vita coniugale! La parola con la quale
bisognava chiedere il denaro a mio marito mi lacerava la
bocca; e non osavo mai, consumavo il denaro delle mie
economie e quello che mi dava il mio povero padre; poi ho

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PAPA GORIOT

cominciato a far debiti. Il matrimonio stato per me la pi


orribile delle delusioni, non ve ne posso parlare; vi basti
sapere che mi getterei dalla finestra se dovessi vivere con
Nucingen senza che ognuno di noi due avesse il proprio
appartamento

separato.

Quando

stato

necessario

dichiarargli i miei debiti di giovane signora per gioielli,


capricci (il mio povero padre non ci negava mai nulla),
stato per me un martirio; ma ho trovato il coraggio di
dirglielo. Non avevo forse un mio proprio patrimonio?
Nucingen andato su tutte le furie, mi ha detto che lo
avrei mandato alla rovina e tante cose orribili!
Avrei preferito trovarmi cento piedi sotto terra. Avendo
preso la mia dote, ha pagato, ma stabilendo da quel
momento in poi per le mie spese personali un assegno cui
mi sono dovuta rassegnare, pur di avere pace. Poi, ho
voluto corrispondere all'amor proprio di qualcuno che voi
conoscete - essa aggiunse. - Pur essendo stata ingannata
da lui, sarei cattiva se non riconoscessi la nobilt del suo
carattere. Ma tuttavia egli mi ha abbandonata in modo
indegno!

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PAPA GORIOT

Non si dovrebbe mai abbandonare una donna alla quale si


buttato, in un momento di necessit, un pugno d'oro! La
si dovrebbe amare sempre! Voi, anima bella di ventun
anni, voi giovane e puro, voi mi domanderete come una
donna possa accettare denaro da un uomo.
Mio Dio!, non forse naturale di condividere tutto con
l'essere cui dobbiamo la nostra felicit? Quando ci si dati
tutto, chi potrebbe far caso d'una particella di quel tutto? Il
denaro diviene qualcosa solo quando il sentimento non c'
pi. Non si legati per tutta la vita? Chi di noi pu
prevedere

una

separazione

quando

si

ritiene

profondamente amato? Voi ci giurate un amore eterno:


come concepibile avere, allora, interessi distinti? Voi non
sapete quel che ho sofferto oggi, quando Nucingen si
categoricamente rifiutato di darmi seimila franchi, lui che li
passa tutti i mesi alla sua amante, una donna dell'Opra!
Avrei voluto uccidermi. Le idee pi folli mi passavano per la
testa. Ci sono stati momenti in cui invidiavo la sorte d'una
domestica, d'una cameriera. Ricorrere a mio padre? Pazzia!
Anastasia e io lo abbiamo dissanguato: il mio povero padre

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PAPA GORIOT

avrebbe venduto se stesso se potesse valere seimila


franchi. Lo avrei fatto disperare inutilmente. Voi mi avete
salvato dall'onta e dalla morte, ero ebbra di dolore. Ah!,
signore, vi dovevo questa spiegazione: sono stata proprio
irragionevole con voi. Quando vi siete allontanato, e vi ho
perduto di vista, volevo fuggirmene a piedi... dove? Non
so. Ecco, questa la vita di met delle donne di Parigi:
lusso esteriore, e crucci crudeli dell'anima. Conosco delle
povere creature anche pi disgraziate di me. Ve ne sono
perfino di quelle costrette a farsi fare dai fornitori conti
falsi. Altre sono costrette a rubare ai mariti; alcuni credono
che dei cascemir da cento luigi si diano per cinquecento
franchi, altri che un cascemir da cinquecento franchi valga
cento luigi. Si trovano povere donne che fanno digiunare i
loro figli, e rubacchiano per potersi fare un vestito. Io non
mi sono mai abbassata a tali odiosi inganni. Ecco la mia
ultima angoscia. Se alcune mogli si vendono ai mariti per
dominarli, io almeno sono libera! Potrei farmi coprire d'oro
da

Nucingen

ma

preferisco

piangere

con

la

testa

appoggiata al cuore d'un uomo che possa stimare! Ah,


questa sera il signor de Marsay non avr il diritto di
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275

PAPA GORIOT

guardarmi come una donna che ha pagata. - E si nascose il


volto fra le mani, per non mostrar le sue lacrime a
Eugenio, che, invece, glielo scopr, per contemplarlo. In
quel momento lei era sublime. - Mescolare il denaro al
sentimento: non cosa orribile? Voi non potrete amarmi aggiunse.
Questo miscuglio di nobili sentimenti, che fanno le donne
cos grandi, e di errori, che l'attuale situazione della societ
le forza a commettere, sconvolgeva Eugenio, il quale
pronunciava parole dolci e consolanti ammirando quella
bella donna, cos ingenuamente imprudente nel suo grido
di dolore.
- Non vi farete di questo un'arma contro di me? - essa
chiese promettetemelo.
- Ah!, signora, ne sono incapace - egli rispose.
Essa gli porse la mano e la mise sul suo cuore con un gesto
pieno di riconoscenza e di gentilezza.
- Grazie a voi, eccomi ritornata libera e lieta. Vivevo sotto
l'impressione di una mano di ferro. Ora voglio vivere con
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276

PAPA GORIOT

semplicit, e non spendere nulla. E vi accontenterete di


come sar, amico mio, non vero? Tenete questo - disse
prendendo solo sei biglietti di banca. - In coscienza vi
debbo mille scudi, poich mi son considerata come se fossi
in societ con voi. - Eugenio si difese come una vergine.
Ma avendogli la baronessa detto: Vi considero come un mio
nemico se non siete mio complice, accett il denaro. - Sar
una posta di riserva in caso di sfortuna - disse.
- Ecco la parola che temevo - essa esclam impallidendo. Se volete che io sia qualcosa per voi, giuratemi - aggiunse
-

di

non

tornare

mai

pi

giocare.

Mio

Dio!

Io

corrompervi!, ne morirei di dolore.


Erano arrivati. Il contrasto tra quella miseria e quella
opulenza stordiva lo studente, nelle cui orecchie le sinistre
parole di Vautrin risuonarono.
- Mettetevi l - disse la baronessa entrando nella sua
camera e indicando un canap vicino al fuoco - devo
scrivere una lettera molto difficile! Consigliatemi voi.

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277

PAPA GORIOT

- Non scrivete - le disse Eugenio - mettete i biglietti entro


una busta, fate l'indirizzo e inviateli per mezzo della vostra
cameriera.
- Ma voi siete un tesoro - essa disse. - Ah!, ecco, signore
che cosa significa essere stato ben educato. Questo del
puro Beausant - aggiunse sorridendo.
"E' incantevole", si disse Eugenio che s'infiammava sempre
pi. E guard la camera, dove egli respirava la voluttuosa
eleganza d'una ricca cortigiana.
-

Vi

piace?

domand

suonando

per

chiamare

la

cameriera.
- Teresa, portate questa lettera al signor de Marsay, e
consegnatela a lui in persona. Se non ci fosse, riportatemi
la lettera.
Teresa usc dopo avere gettato un malizioso sguardo su di
Eugenio.
Il pranzo era pronto. Rastignac diede il braccio alla signora
de Nucingen, che lo condusse in una sala da pranzo
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278

PAPA GORIOT

deliziosa, dove trov lo stesso lusso della tavola gi


ammirato in casa di sua cugina.
- Quando ci sar rappresentazione agli "Italiani", voi
verrete sempre a pranzo da me e poi mi accompagnerete.
- Mi abituerei volentieri a questa dolce vita, se essa
dovesse durare; ma io sono un povero studente, che deve
ancora costruirsi la propria fortuna.
- La farete - disse lei sorridendo. - Vedete? tutto
s'accomoda: io non m'aspettavo d'esser cos contenta.
E' proprio nella natura femminile provare l'impossibile col
possibile e distruggere i fatti con presentimenti. Quando la
signora de Nucingen e Rastignac entrarono nel palco ai
"Bouffons", assunse un'aria di soddisfazione che la rendeva
cos bella, da provocare quelle piccole calunnie contro le
quali le donne sono senza difesa, e che fanno spesso
credere a immoralit inventate a bella posta. Quando si
conosce Parigi, non si crede mai a quel che si dice, e non si
dice mai nulla di quel che vi si fa. Eugenio prese la mano
della baronessa, e tutti e due si parlarono con strette pi o
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PAPA GORIOT

meno vive delle loro mani per comunicarsi le sensazioni


prodotte dalla musica. Per essi quella serata fu inebriante.
Uscirono

insieme,

la

signora

de

Nucingen

volle

accompagnare Eugenio fino al Pont-Neuf, rifiutandogli,


lungo la strada, uno dei baci che gli aveva calorosamente
prodigati al Palais-Royal. Eugenio le rimprover quella
incoerenza.
- Ma prima - rispose - era la riconoscenza per una
devozione insperata, ora, sarebbe una promessa.
- E voi non me ne volete fare nessuna! Ingrata! - E si
crucci.
Facendo allora uno di quei gesti d'impazienza che deliziano
un innamorato, gli dette da baciare la mano, che egli prese
con una mala grazia di cui essa rimase rapita.
- A luned, al ballo - lei disse.
Andandosene a piedi, sotto un bel chiaro di luna, Eugenio
piomb in serie riflessioni. Si sentiva nello stesso tempo
felice e scontento; felice, d'una avventura il cui epilogo
probabile gli faceva avere una delle pi belle e pi eleganti
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PAPA GORIOT

donne di Parigi, oggetto dei suoi desideri; scontento, di


vedere sconvolti i suoi piani per raggiungere il successo; e
fu allora che in lui ebbero concretezza i pensieri avuti in
forma indecisa due giorni prima.
L'insuccesso ci fa sentire sempre il potere delle nostre
pretese.
Pi Eugenio godeva la vita parigina, meno voleva rimanere
oscuro e povero. Spiegazzava il biglietto da mille franchi
nella

tasca,

facendo

mille

ragionamenti

capziosi

per

giustificarne il possesso.
Infine giunse in via Neuve-Sainte-Genevive, e quando si
trov in cima alla scala, vide una luce. Pap Goriot aveva
lasciato aperto l'uscio della sua camera e accesa la
candela,

affinch

lo

studente

non

dimenticasse

di

"raccontargli sua figlia", secondo il suo modo di esprimersi.


Eugenio non gli nascose nulla.
- Ma - esclam pap Goriot in un violento attacco di
disperazione provocato dalla gelosia - costoro mi credono
rovinato; ho ancora milletrecento franchi di rendita! Santo
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PAPA GORIOT

Dio! Ma perch la povera piccola non venuta da me?


Avrei venduto i miei titoli, avremmo lucrato sul capitale
nominale, e con la rimanenza mi sarei costituito una
rendita vitalizia. Perch non siete venuto a confidarmi il
vostro imbarazzo, mio buon vicino? Come avete avuto il
coraggio di andare a rischiare al gioco i suoi poveri cento
franchi? C' da sentirsi spezzare il cuore. Ecco di che cosa
sono capaci i generi! Oh!, se li avessi tra le mani, li
strozzerei.
Santo Dio! piangere... ma lei ha proprio pianto?
- Con la testa sul mio panciotto - precis Eugenio.
- Oh !, datemelo - disse pap Goriot. - Come!, ci sono l le
lacrime di mia figlia, della mia cara Delfina, che non
piangeva mai quand'era piccola! Oh!, ve ne comprer un
altro, non portatelo pi, lasciatelo a me. Lei ha il diritto,
secondo il contratto di nozze, di godere dei suoi beni. Ah!,
andr domani a consultare Derville, un avvocato. E
otterr l'investimento del patrimonio di mia figlia. Conosco
le leggi, sono un vecchio lupo e ritrover i miei denti.

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PAPA GORIOT

- To', pap, ecco mille franchi che lei ha voluto donarmi sul
guadagno del gioco. Teneteglieli da parte, nel panciotto.
Goriot guard Eugenio, gli tese la mano per stringer la sua,
su cui lasci cadere una lacrima.
- Voi avrete successo nella vita - gli disse il vecchio. - Dio
giusto,

vedete?

Conosco

cos'

la

probit,

posso

assicurarvi che pochi sono gli uomini che vi somigliano.


Volete allora essere anche voi un mio caro figlio? Ora,
andatevene a letto: voi potete dormire, non siete ancora
padre. Essa ha pianto, e vengo a saper questo, io, che me
ne stavo l tranquillamente a mangiare come un imbecille
mentre lei soffriva; io, io che venderei anche il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo per evitare una lacrima a tutte e
due!
"In fede mia" si disse Eugenio coricandosi, "credo che sar
un uomo onesto per tutta la vita. Si prova soddisfazione
nel seguire le ispirazioni della propria coscienza".
Solo, forse, coloro che credono in Dio fanno il bene in
segreto ed Eugenio credeva in Dio. L'indomani, all'ora del
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283

PAPA GORIOT

ballo, Rastignac si rec in casa della signora de Beausant,


che lo condusse con s per presentarlo alla duchessa di
Carigliano. Fu accolto con ogni cortesia dalla marescialla,
presso la quale ritrov la signora de Nucingen. Delfina s'era
agghindata nell'intento di piacere a tutti per meglio piacere
ad

Eugenio,

dal

quale

attendeva

impazientemente

un'occhiata, credendo cos di celare la propria impazienza.


Per chi sa indovinare le emozioni d'una donna, un tal
momento pieno di delizie. Chi non si spesso divertito a
far

attendere

civetteria

il

il

proprio

proprio

giudizio,

piacere,

mascherare

provocare

con

confessioni

nell'inquietudine che si causata, a goder dei timori che


verranno fugati con un sorriso? Durante il ballo, lo
studente consider tutto il valore della sua posizione, e si
rese conto di avere un rango nella societ per il fatto
d'esser

cugino

della

signora

de

Beausant.

L'aver

conquistato la baronessa de Nucingen, che gi gli si


attribuiva come amante, lo metteva cos in evidenza, che
tutti i giovani gli lanciavano occhiate d'invidia; cogliendone
qualcuna, gust i primi piaceri della vanit. Passando da un
salone all'altro, passando attraverso i gruppi degli invitati,
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284

PAPA GORIOT

sent vantare la sua felicit. Le donne tutte predicevano i


suoi successi. Delfina, temendo di perderlo, gli promise che
non gli avrebbe quella sera rifiutato il bacio che si era tanto
schermita d'accordargli due sere prima. Durante quel ballo,
Rastignac si ebbe molte promesse. Fu presentato da sua
cugina ad alcune signore che pretendevano tutte d'essere
eleganti, e i cui salotti avevano fama d'essere piacevoli;
egli si vide lanciato nella pi alta e pi bella societ
parigina. Quella serata ebbe dunque per lui il fascino d'un
brillante debutto, e doveva ricordarsene fino ai giorni della
vecchiaia, come una giovinetta si ricorda del ballo in cui
riport i primi trionfi.
L'indomani, quando, a colazione, raccont i suoi successi a
pap Goriot, dinanzi ai pensionanti, Vautrin si mise a
sorridere diabolicamente.
- E voi credete forse - esclam quel logico feroce - che un
giovane alla moda possa abitare in via Neuve-SainteGenevive,

in

casa

Vauquer?,

pensione

infinitamente

rispettabile sotto ogni riguardo, senza dubbio, ma niente


affatto
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elegante.

E'

ben

messa,

buona

per

la

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sua
285

PAPA GORIOT

abbondanza, fiera d'essere il maniero temporaneo d'un


Rastignac, ma, tutto sommato, si trova in via NeuveSainte-Genevive, e non sa cosa sia il lusso, perch
puramente "patriarcalorama". Mio giovane amico - riprese
Vautrin con un'aria paternamente ironica - se volete far
bella figura a Parigi, vi ci vogliono tre cavalli e un tilbury
per la mattina, un cup per la sera: in tutto novemila
franchi per le carrozze.
Sareste indegno del vostro destino se non spendeste che
tremila franchi dal sarto, seicento dal profumiere, cento
scudi dal calzolaio, cento dal cappellaio. Quanto alla
lavandaia, essa vi coster mille franchi. I giovani alla moda
non possono fare a meno d'essere assai forti nell'articolo
biancheria: non forse quel che si osserva pi di frequente
in loro? L'amore e la chiesa richiedono bei lini sui loro
altari. Siamo arrivati a quattordicimila. Non vi parlo di quel
che

perderete

impossibile

non

al

gioco,

calcolare

in

scommesse,

almeno

duemila

in

doni;

franchi

di

spiccioli. Ho fatto quella vita, ne conosco le spese.

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PAPA GORIOT

Aggiungete a queste prime necessit, trecento luigi per la


pappa, mille franchi per la cuccia. Andiamo, ragazzo, o
disponiamo dei nostri venticinquemila franchi l'anno, o
cadiamo nel fango, ci facciamo ridere dietro, e il nostro
avvenire, i nostri successi e le nostre amanti se ne vanno
in fumo! Dimenticavo il domestico e il "grum"! I vostri
biglietti galanti li farete forse recapitare da Cristoforo? E li
scriverete sulla carta di cui ora vi servite?
Sarebbe come suicidarsi. Credete a un vecchio pieno di
esperienza!
- egli riprese con un "rinforzando" nella sua voce di basso.
- O ridursi in una virtuosa soffitta, e sposare il lavoro, o
scegliere un'altra strada.
E

Vautrin

strizz

l'occhio

ammiccando

alla

signorina

Taillefer come a ricordare e a riassumere in quel suo


sguardo i ragionamenti seducenti da lui seminati nel cuore
dello studente, per corromperlo. Passarono vari giorni,
durante i quali Rastignac condusse la vita pi dissipata.
Pranzava quasi tutti i giorni con la signora de Nucingen che

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PAPA GORIOT

accompagnava in societ. Rientrava alle tre o alle quattro


del mattino, si alzava a mezzogiorno per far toletta, se la
giornata era bella andava a passeggio al Bosco con Delfina,
sciupando

il

tempo

senza

saperne

il

valore,

immagazzinando tutte le esperienze, tutte le seduzioni del


lusso con l'ardore da cui preso l'impaziente calice della
palma per i fecondanti pollini del suo imeneo. Giocava
forte, perdeva o vinceva molto; e fin per abituarsi alla vita
esuberante dei giovani parigini. Con le prime vincite aveva
restituito millecinquecento franchi alla madre e alle sorelle,
accompagnando il denaro con graziosi regali. Sebbene
avesse preannunciato di voler lasciare la casa Vauquer, ci
si trovava ancora negli ultimi giorni del mese di gennaio, e
non sapeva come uscirne. I giovani sono sottoposti quasi
tutti a una legge in apparenza inesplicabile, ma la cui
ragione proviene dalla loro stessa giovinezza e da quella
specie di furia con la quale si lanciano al piacere. Ricchi o
poveri, non hanno mai denaro per le necessit della vita,
mentre ne trovano sempre per i loro capricci. Prodighi in
tutto ci che si ottiene a credito, sono avari in tutto quel
che si paga in contanti, e sembrano vendicarsi di ci che
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PAPA GORIOT

non hanno, dissipando tutto quanto possono avere. Cos,


per porre nettamente la questione, uno studente tiene pi
al cappello che al vestito. L'enormit del guadagno fa del
sarto essenzialmente un creditore, mentre la modicit del
prezzo fa del cappellaio uno degli esseri pi intrattabili fra
coloro coi quali egli costretto a contrattare. Se il giovane
seduto in un palco a teatro presenta all'occhialino delle
belle signore sorprendenti panciotti, dubbio che egli porti
i calzini: il venditore di oggetti di maglieria un altro tarlo
della sua borsa. Rastignac era in quella condizione. Sempre
vuota per la signora Vauquer, sempre piena per le esigenze
della vanit, la sua borsa contava rovesci e successi
lunatici in disaccordo coi pagamenti pi facili. Per poter
lasciare la pensione fetida, ignobile, dove si umiliavano
periodicamente le sue pretese, non era indispensabile
pagare un mese alla padrona, e comprar la mobilia per il
suo appartamento di dandy? Ma la cosa era sempre
impossibile. Se, per procurarsi il denaro necessario al
gioco, Rastignac ben sapeva acquistare dal gioielliere
orologi e catene d'oro pagati a caro prezzo con le vincite, e
che poi portava al Monte di Piet, questo cupo e discreto
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PAPA GORIOT

amico della giovent, egli si trovava d'altra parte senza


risorse e senza audacia quando si trattava di pagare il
vitto, l'alloggio, o di acquistare gli arnesi indispensabili per
lo sfruttamento della vita elegante. Una necessit banale,
debiti contratti per bisogni soddisfatti non gli inspiravano
pi alcuna idea geniale. Come la maggior parte di coloro
che hanno conosciuto questa vita rischiosa, aspettava
sempre l'ultimo momento per saldare crediti considerati
sacri secondo i borghesi, come faceva Mirabeau, il quale
pagava

il conto

del fornaio solo

quando

gli veniva

presentato sotto la forma draconiana di una cambiale. A


quell'epoca Rastignac aveva perduto, e s'era indebitato. Lo
studente

cominciava

continuare

quell'esistenza

capire
senza

che
avere

era

impossibile

fonti

fisse

di

guadagno.
Ma, pur soffrendo sotto le pungenti percosse della sua
situazione precaria, si sentiva incapace di rinunciare ai
piaceri di quella vita e voleva continuarla ad ogni costo. I
casi fortunati su cui aveva contato divenivano chimerici,
mentre gli ostacoli reali s'ingrandivano. Iniziatosi ai segreti

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PAPA GORIOT

domestici del signore e della signora de Nucingen, si era


accorto che, per convertire l'amore in strumento di fortuna,
bisognava aver ingoiato ogni vergogna e rinunciato alle
nobili idee che rappresentano l'assoluzione da tutti i peccati
di giovent. Tale vita esteriormente splendida, ma rsa da
tutte le tenie del rimorso, e i cui fuggitivi piaceri erano
caramente pagati con persistenti angosce, egli l'aveva
ormai abbracciata, vi si rivoltolava facendosene, come il
Distratto di La Bruyre, un letto nel fango del fossato; ma,
come il Distratto, non insudiciandosi fino allora che il
vestito.
- Abbiamo, allora, ucciso il mandarino? - gli chiese un
giorno Bianchon, alzandosi da tavola.
- Non ancora - egli rispose - ma rantola.
Lo studente in medicina interpret quella parola come uno
scherzo, ma non lo era. Eugenio, che, per la prima volta da
molto

tempo,

aveva

pranzato

nella

pensione,

s'era

mostrato pensieroso durante il pasto. Invece di uscire, alla


frutta, rimase in sala seduto vicino alla signorina Taillefer,

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PAPA GORIOT

cui dava di tanto in tanto occhiate espressive. Alcuni


pensionanti erano ancora a tavola e mangiavano delle noci,
altri camminavano per la stanza continuando discussioni
iniziate. Come quasi tutte le sere, ognuno seguiva il
proprio capriccio, secondo il grado d'interesse che poneva
alla conversazione, o secondo la maggiore o minore
pesantezza

causatagli

dalla

digestione.

D'inverno,

raramente la sala da pranzo rimaneva vuota prima delle


otto, momento in cui le quattro donne restavano sole e si
vendicavano del silenzio che il sesso imponeva loro in
mezzo

quel

gruppo

di

maschi.

Colpito

dalla

preoccupazione cui Eugenio era in preda, Vautrin rimase


nella sala da pranzo, sebbene prima sembrasse aver fretta
d'uscirne, e ci rimase in modo da non esser veduto da
Eugenio,

che

lo

credette

uscito.

Poi,

invece

d'accompagnare i pensionanti che andavano via per ultimi,


si trattenne nascostamente nel salotto. Egli aveva letto
nell'animo dello studente e attendeva di scorgere un
sintomo decisivo. Rastignac si trovava infatti in una
situazione di perplessit che molti giovani hanno dovuto
conoscere. Innamorata o civetta, la signora de Nucingen
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PAPA GORIOT

aveva fatto passare Rastignac attraverso tutte le angosce


d'una vera passione, usando con lui le risorse della
diplomazia femminile consueta a Parigi. Dopo essersi
compromessa in pubblico con lo stare sempre insieme al
cugino della signora de Beausant, esitava a conferirgli
realmente i diritti di cui sembrava godere. Da un mese
eccitava cos bene i sensi di Eugenio, che aveva finito per
colpirne il cuore. Se, nei primi momenti della relazione, lo
studente aveva creduto di padroneggiare la situazione, la
signora de Nucingen era poi divenuta la pi forte, con
l'aiuto di quella familiarit che commuoveva in Eugenio
tutti i sentimenti, buoni o cattivi, di quei due o tre uomini
che coesistono entro uno stesso giovane parigino.
Lo faceva per calcolo? No; le donne sono sempre sincere,
anche nelle loro pi grandi falsit, perch cedono a qualche
sentimento naturale. Forse Delfina, dopo aver lasciato
prendere subito tanto imperio su di lei da parte di quel
giovane

avergli

dimostrato

anche

troppo

affetto,

obbediva a un sentimento di dignit, che la faceva o


ritornare

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sulle

sue

concessioni

compiacersi

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di

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PAPA GORIOT

sospenderle. E' cos naturale, a una Parigina, nel momento


stesso in cui la passione la trascina, di esitar nella caduta,
di mettere alla prova il cuore di colui al quale sta per
affidare il suo avvenire! Tutte le speranze della signora de
Nucingen erano state tradite una prima volta, e la sua
fedelt verso il giovane egoista era stata misconosciuta.
Essa aveva il diritto d'essere diffidente. Forse aveva notato
nei modi d'Eugenio, che il rapido successo aveva reso
fatuo, una specie di disistima causata dalle stranezze della
loro

situazione.

Desiderava

senza

dubbio

apparire

imponente a un uomo di quell'et, ed essere considerata


grande agli occhi suoi, dopo essere stata per tanto tempo
considerata trascurabile agli occhi di colui dal quale era
stata abbandonata.
Non voleva che Eugenio la credesse una facile conquista
proprio perch egli sapeva che lei era stata di de Marsay. E
poi, dopo aver subto il degradante piacere d'un vero e
proprio mostro qual il giovane libertino, essa provava
tanta dolcezza a percorrere le regioni fiorite dell'amore,
che era un incanto per lei ammirarne tutti gli aspetti,

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PAPA GORIOT

ascoltarne a lungo i fremiti, e lasciarsi a lungo accarezzare


da caste brezze. Il vero amore pagava per quello cattivo.
Tale controsenso sar purtroppo frequente, finch gli
uomini non sapranno quanti fiori falciano nell'animo di una
giovane donna i primi inganni. Quali che fossero le sue
ragioni, Delfina si faceva gioco di Rastignac e si divertiva a
farsi gioco di lui, certamente perch si sapeva amata ed
era sicura di far cessare i crucci del suo amante secondo il
proprio regale beneplacito di donna. Per rispetto a se
stesso, Eugenio non voleva che il suo primo combattimento
terminasse

con

una

sconfitta,

persisteva

nel

suo

inseguimento, come un cacciatore che vuole assolutamente


uccidere una pernice la prima volta che va a caccia. Le sue
ansiet, il suo amor proprio offeso, le sue disperazioni,
simulate o sincere, lo avvincevano sempre pi a quella
donna.
Tutta Parigi gli attribuiva la signora de Nucingen, dalla
quale non aveva ottenuto nulla pi di quanto il primo
giorno che l'aveva conosciuta. Non sapendo ancora che la
civetteria d'una donna offre talvolta pi benefici di quanto il

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PAPA GORIOT

suo amore non dia piaceri, cadeva in preda a sciocche ire.


Se il periodo durante il quale una donna si nega all'amore
offriva a Rastignac la ricchezza delle sue primizie, queste
divenivano per lui tanto costose per quanto erano verdi,
agroline e deliziose al gusto. Talvolta, trovandosi senza un
soldo, senza avvenire, pensava, nonostante la voce della
coscienza, alla fortuna che avrebbe potuto conseguire e di
cui Vautrin gli aveva dimostrato la possibilit mediante un
matrimonio con la signorina Taillefer. Egli attraversava
allora un periodo in cui la sua miseria parlava cos ad alta
voce, che cedette quasi involontariamente alle male arti
della terribile sfinge dagli sguardi della quale rimaneva
spesso affascinato. Nel momento in cui Poiret e la signorina
Michonneau risalivano nelle proprie camere, Rastignac
credendo d'esser solo tra la signora Vauquer e la signora
Couture, che sferrucchiava maniche di lana sonnecchiando
vicino alla stufa, guard la signorina Taillefer in un modo
cos tenero, da farle abbassare gli occhi.
- Avete qualche dispiacere, signor Eugenio? - gli chiese
Vittorina dopo un istante di silenzio.

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PAPA GORIOT

- E chi non li ha! - rispose Rastignac. - Se fossimo sicuri,


noi giovani, d'essere amati, con una devozione che ci
ricompensasse dei sacrifici che siamo sempre disposti a
fare, non avremmo forse mai dispiaceri.
La signorina Taillefer gli diede, per tutta risposta, uno
sguardo non equivoco.
- Voi, signorina, vi credete sicura del vostro cuore, oggi;
ma potreste esser certa di non cambiare mai?
Un sorriso err sulle labbra della povera giovinetta come
un raggio sprizzato dal suo animo, e ne fece tanto
risplendere il volto, che Eugenio ebbe timore d'aver
provocato una cos viva esplosione di sentimento.
- Come!, se domani foste ricca e felice, se una immensa
ricchezza vi cadesse dal cielo, amereste ancora il giovane
povero, piaciutovi nei giorni della sfortuna?
Lei fece un grazioso cenno con la testa.
- Un giovane molto infelice?
Nuovo cenno.
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PAPA GORIOT

- Ma che sciocchezze state dicendo? - esclam la signora


Vauquer.
- Lasciateci stare - rispose Eugenio - noi ci comprendiamo.
- Vi sarebbe dunque una promessa di matrimonio tra il
signor cavaliere Eugenio di Rastignac e la signorina
Vittorina Taillefer?
- disse Vautrin con la sua grossa voce, mostrandosi
all'improvviso all'uscio della sala da pranzo.
- Ah !, mi avete messo paura - dissero insieme la signora
Couture e la signora Vauquer.
- Potrei scegliere di peggio - rispose ridendo Eugenio, al
quale la voce di Vautrin caus la pi crudele emozione che
avesse mai provato.
- Basta con questi scherzi di cattivo gusto, signori! - disse
la signora Couture. - Su, figliola, andiamocene in camera.
La

signora

Vauquer

segu

le

due

pensionanti,

per

economizzare la candela e il fuoco, passando la serata in

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PAPA GORIOT

camera loro. Eugenio si trov solo a faccia a faccia con


Vautrin.
- Sapevo bene che ci sareste arrivato - gli disse quell'uomo
conservando un imperturbabile sangue freddo. - Ma,
ascoltate! Io sono delicato come chiunque altro, io. Non
prendete decisioni in questo momento, voi non siete
adesso del solito umore. Avete debiti, e io non voglio che
sia la passione, la disperazione a farvi venire da me, ma la
ragione. Forse avete bisogno di qualche migliaio di scudi.
Eccoli, li volete?
Quel demonio cav dalla tasca un portafoglio e ne trasse
tre biglietti di banca che fece brillare agli occhi dello
studente.
Eugenio si trovava nella pi critica situazione. Doveva dare
al marchese d'Adjuda e al conte de Trailles cento luigi
perduti sulla parola. Non li aveva, e non osava andare a
passare la serata in casa della signora de Restaud, dov'era
atteso. Era una delle serate intime, durante le quali si

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PAPA GORIOT

sgranocchiano pasticcini, si beve il t, ma si possono anche


perdere seimila franchi al whist.
- Signore - gli disse Eugenio nascondendo a stento un
tremito convulso - dopo quel che mi avete confidato,
comprenderete

che

mi

impossibile

avere

con

voi

obbligazioni.
- Ebbene!, mi sarebbe dispiaciuto se aveste parlato
altrimenti riprese il tentatore. - Voi siete un bel giovane,
delicato, fiero come un leone e dolce come una fanciulla.
Sareste una bella preda per il diavolo. Mi piace questo tipo
di giovani. Ancora due o tre riflessioni d'alta politica, e poi
vedrete il mondo come realmente . Rappresentandovi
qualche scenetta di virt, l'uomo superiore pu soddisfare
tutti i propri capricci, fra i grandi applausi dei gonzi che
siedono in platea. Fra pochi giorni sarete dei nostri.
Ah!, se voleste diventare mio allievo, vi farei arrivare a
tutto.
Voi non formulereste un desiderio che non fosse all'istante
esaudito, qualsiasi desiderio: onore, ricchezza, donne.
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300

PAPA GORIOT

Tutta la civilt sarebbe per voi ridotta in ambrosia. Sareste


il nostro fanciullo viziato, il nostro Beniamino, e ci faremmo
massacrare tutti per farvi piacere. Qualsiasi ostacolo vi
verrebbe spianato.
Se avete ancora qualche scrupolo, vuol dire che mi
prendete per uno scellerato. Ebbene, un uomo probo
quanto ancora voi credete di esserlo, il signor de Turenne,
faceva, senza credersi compromesso, i suoi affarucci con
dei briganti. Voi non volete avere obbligazioni con me, eh?
Non importa - riprese Vautrin lasciandosi sfuggire un
sorriso. - Prendete questi pezzi di carta, e scrivete qui
sopra - disse cavando fuori una cambiale bollata - qui, di
traverso: "Accettata per la somma di tremilacinquecento
franchi

pagabili

in

un

anno".

metteteci

la

data!

L'interesse abbastanza forte per togliervi ogni scrupolo;


potete chiamarmi un giudeo e considerarvi esente da ogni
riconoscenza. Vi permetto di disprezzarmi ancor oggi,
sicuro che poi mi vorrete bene. Troverete in me immensi
abissi, quei vasti sentimenti concentrati che gli ingenui
chiamano vizi; ma non mi troverete mai n vile n ingrato.

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301

PAPA GORIOT

Insomma, io non sono n una pedina, n un alfiere, ma


una torre, ragazzo mio.
- Ma che razza d'uomo siete voi mai? - esclam Eugenio siete stato creato proprio per tormentarmi !
- Ma no, io sono un brav'uomo che vuole infangarsi
affinch voi siate al riparo dal fango del vostro avvenire. Vi
chiederete forse perch mai tutta questa affezione per voi.
Ebbene!, ve lo dir pian piano un giorno o l'altro,
all'orecchio. Vi ho dapprima turbato mostrandovi il carillon
dell'ordine sociale e il funzionamento della macchina; ma il
vostro turbamento passer, come quello di un coscritto sul
campo di battaglia, e vi abituerete all'idea di considerare
gli uomini come soldati decisi a morire al servizio di coloro
che si consacrano da se stessi re.
I tempi sono molto cambiati. Una volta si diceva a un
bravo: "Ecco cento scudi, uccidimi il signor tale", e si
andava tranquillamente a cena dopo aver fatto scomparire
un uomo per un s, per un no.

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302

PAPA GORIOT

Oggi vi propongo di procurarvi una bella fortuna con un


semplice cenno della testa che non vi compromette affatto,
e voi esitate.
Il secolo fiacco.
Eugenio firm la tratta e la consegn in cambio dei biglietti
di banca.
- Ebbene!, andiamo, parliamo assennatamente - riprese
Vautrin. Io voglio partire fra qualche mese per l'America, e
andarvi

piantare

il

tabacco.

Vi

mander

sigari

dell'amicizia. Se diventer ricco, vi aiuter. Se non avr


figli (caso probabile, giacch non desidero ripiantarmi qui
col mezzo di riproduzione del germoglio), ebbene!, vi
lascer in eredit la mia fortuna. Non si chiama questo
essere l'amico di un uomo? E' perch vi voglio bene, io. Ho
la passione di prodigarmi a favore degli altri. L'ho gi fatto
altre volte. Come vedete, ragazzo mio, io vivo in una sfera
pi elevata di quella degli altri uomini. Considero le azioni
come mezzi, e non miro che allo scopo. Che cosa un
uomo per me?

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303

PAPA GORIOT

Tanto! - disse, facendo schioccare l'unghia del pollice sotto


uno dei denti. - Un uomo tutto o nulla. E' meno che nulla
se si chiama Poiret; lo si pu schiacciare come una cimice,
piatto e d cattivo odore. Ma un uomo un dio quando vi
somiglia; non pi una macchina ricoperta di pelle, ma un
teatro ove si agitano i pi bei sentimenti; e io non vivo che
di sentimenti. Un sentimento non forse il mondo in un
pensiero?
Guardate pap Goriot: le sue due figlie sono per lui tutto
l'universo, sono il filo col quale egli guida se stesso nel
creato. Ebbene!, per me, che conosco a fondo la vita, non
esiste che un solo sentimento reale: un'amicizia da uomo a
uomo. Pietro e Jaffier, ecco la mia passione. So a memoria
"Venezia Salvata".
Avete visto molti uomini, quando un camerata dice:
"Andiamo a sotterrare un cadavere!", cos coraggiosi da
andarci senza pronunciar verbo, senza affliggerlo con la
morale? Io sono stato capace di far questo. Non parlerei
cos, tuttavia, a chiunque. Ma voi, voi siete un uomo
superiore, a voi si pu dir tutto, voi sapete capire tutto. Voi
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304

PAPA GORIOT

non

diguazzate

lungo

nelle

paludi

ove

vivono

mostriciattoli da cui siamo circondati qui. Ebbene eccolo


detto. Voi sposerete. Affondiamo ciascuno la punta della
nostra propria arma. La mia di ferro e non cede mai, eh,
eh!
Vautrin usc senza voler ascoltare la risposta negativa dello
studente, per lasciarlo a suo agio. Egli sembrava conoscere
il

segreto

di

quelle

piccole

resistenze,

di

quei

combattimenti di cui gli uomini fanno mostra dinanzi a loro


stessi, e che servono a giustificare azioni riprovevoli.
"Faccia come vuole, ma io non sposer davvero la
signorina Taillefer", disse Eugenio fra s e s.
Dopo aver subto il malessere d'una febbre interiore che gli
provoc l'idea di un patto concluso con quell'uomo di cui
aveva orrore, ma che s'ingrandiva ai suoi occhi per il
cinismo

stesso

delle

idee

per

l'audacia

con

cui

attanagliava la societ, Rastignac si vest, ordin una


vettura, e si rec dalla signora de Restaud. Da qualche
giorno, essa aveva raddoppiato le sue attenzioni per il

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305

PAPA GORIOT

giovane, del quale ogni passo era un progresso nel cuore


del gran mondo, e il cui ascendente sembrava dover essere
un giorno temibile. Egli pag il suo debito a de Trailles e
d'Adjuda, gioc al whist parte della notte, riguadagn quel
che aveva perduto. Superstizioso come la maggior parte
degli uomini che debbono ancora fare la loro strada e che
sono pi o meno fatalisti, volle vedere nella sua fortuna
come

una

riconoscenza

del

cielo

per

la

propria

perseveranza nel rimanere sulla retta via. L'indomani


mattina, si affrett a domandare a Vautrin se aveva ancora
la cambiale. Alla risposta affermativa, gli restitu i tremila
franchi con una soddisfazione alquanto naturale.
- Tutto va bene - gli disse Vautrin.
- Ma io non sono vostro complice - rispose Eugenio.
- Lo so, lo so - fece Vautrin interrompendolo. - Voi fate
ancora delle bambinate. Vi fermate alle prime difficolt.
Due giorni dopo, Poiret e la signorina Michonneau stavano
seduti su di una panca al sole, in un viale solitario del
Jardin des Plantes, e facevano conversazione con quel
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306

PAPA GORIOT

signore che ben a ragione sembrava sospetto allo studente


in medicina.
- Signorina - diceva il signor Gondureau - non vedo donde
nascono i vostri scrupoli. Sua Eccellenza monsignor il
ministro della polizia generale del regno...
- Ah!, Sua Eccellenza monsignor il ministro della polizia
generale del regno... - ripet Poiret.
- S, Sua Eccellenza si occupa di questo affare disse
Gondureau.
A chi non sembrer inverosimile che Poiret, vecchio
impiegato, uomo, senza dubbio, di virt borghesi, sebbene
privo

d'idee,

continuasse

ad

ascoltare

il

sedicente

benestante della via Buffon, nel momento in cui questi


pronunciava la parola: polizia, svelando cos la fisionomia
di un agente della via Jrusalem attraverso la sua
maschera di onest'uomo? Eppure, nulla era pi naturale.
Ognuno comprender meglio a che specie particolare
appartenesse Poiret, nella grande famiglia dei gonzi, dopo

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307

PAPA GORIOT

una considerazione gi fatta da alcuni osservatori, ma


finora non resa di pubblica ragione.
Esiste

una

popolazione

pennuta,

stretta

dal

bilancio

domestico, tra il primo grado di latitudine che comporta gli


stipendi di milleduecento franchi, una specie di Groenlandia
amministrativa, e il terzo grado, nel quale cominciano gli
stipendi un poco pi caldi da tre a seimila franchi, regione
temperata, dove si acclimata la gratificazione, dove essa
fiorisce malgrado le difficolt della coltura. Una delle
caratteristiche che meglio mette allo scoperto la patologica
ristrettezza di questi subalterni una specie di rispetto
involontario, meccanico, istintivo, per quel Gran Lama
d'ogni ministero, conosciuto dall'impiegato da una firma
illeggibile e sotto il titolo di "Sua Eccellenza monsignor
ministro", cinque parole che equivalgono a "Il Bondo Cani
del Califfo di Bagdad", e che, agli occhi di questo popolo
appiattito, rappresenta un potere sacro, senza appello.
Come

il

papa

per

cattolici,

monsignore

amministrativamente infallibile agli occhi dell'impiegato; la


luce che spande si comunica ai suoi atti, alle sue parole, a
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308

PAPA GORIOT

quelle dette in suo nome; egli copre tutto coi ricami


dell'uniforme, e legalizza le azioni che ordina; il suo titolo
di eccellenza, che attesta la purezza delle intenzioni e la
santit dei voleri, serve come passaporto alle idee meno
ammissibili. Quel che questi poveri diavoli non farebbero
nel loro interesse, si affrettano a farlo non appena la parola
"Sua Eccellenza" stata pronunciata. Gli uffici praticano la
loro obbedienza passiva, come l'esercito ha la sua: metodo
che soffoca la coscienza, annichilisce un uomo e finisce, col
tempo, per adattarlo come una vite o una madrevite alla
macchina governativa. Perci il signor Gondureau, che
sembrava conoscere gli uomini, scorse subito in Poiret uno
di questi sciocchi burocratici, e fece uscire il Deus ex
machina, la parola talismanica di: Sua Eccellenza, nel
momento

in

cui

bisognava,

scoprendo

le

batterie,

confondere Poiret, che appariva ai suoi occhi quale il


maschio

della

Michonneau,

come

la

Michonneau

gli

sembrava la femmina di Poiret.

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309

PAPA GORIOT

- Dal momento che Sua Eccellenza in persona, Sua


Eccellenza monsignor il !.. Ah !, ma allora la cosa cambia
aspetto - disse Poiret.
- Avete sentito quel che dice il signore, al giudizio del quale
pare che vi rimettiate

- riprese il falso benestante

rivolgendosi alla signorina Michonneau. - Ebbene, Sua


Eccellenza ha ormai la certezza assoluta che il preteso
Vautrin, alloggiato presso la Casa Vauquer, un forzato
evaso dal bagno penale di Tolone, dove conosciuto sotto
il nome di Ingannalamorte.
- Ah ! Ingannalamorte! - disse Poiret - dev'essere molto
fortunato, se si meritato un soprannome simile.
- Ma certo - riprese l'agente. - Questo soprannome
dovuto alla fortuna che ha avuto di non perder la vita nelle
imprese estremamente audaci da lui compiute. E' dunque
un uomo pericoloso, come vedete! Egli ha qualit che lo
rendono veramente straordinario. La stessa condanna gli
ha procurato, nel suo ambiente, un grandissimo onore...
- E' allora un uomo d'onore? - chiese Poiret.
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310

PAPA GORIOT

- A suo modo s. Ha acconsentito ad accollarsi il debito di


un altro, un falso commesso da un bellissimo giovane cui
voleva molto bene, un giovane italiano, forte giocatore,
entrato poi nel servizio militare, dove s' per altro
comportato ottimamente.
- Ma, se Sua Eccellenza il ministro della polizia sicuro che
il signor Vautrin sia Ingannalamorte, perch ha bisogno di
me? - domand la signorina Michonneau.
- Ah, gi - fece Poiret - se infatti il ministro, come ci avete
fatto l'onore di dire, ha una certezza qualsiasi...
- Certezza non proprio la parola; ... si dubita, ecco tutto.
Ora

vi

dir

come

stanno

le

cose.

Jacques

Collin,

soprannominato Ingannalamorte, gode tutta la fiducia dei


tre bagni penali che lo hanno scelto quale agente e loro
banchiere. Egli guadagna molto occupandosi di questo
genere d'affari, che necessariamente richiede un uomo di
"marca".

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311

PAPA GORIOT

- Ah! ah!, capite il gioco di parola, signorina? - fece Poiret.


Il signore lo chiama un uomo di "marca", perch stato
marcato.
- Il falso Vautrin - disse l'agente continuando - riceve i
capitali dei signori forzati, li investe, li conserva e li tiene a
disposizione di quelli che evadono, o delle loro famiglie,
quando ne dispongono per testamento, o delle loro amanti,
quando traggono assegni su di lui a favor loro.
- Delle loro amanti! Volete dire delle loro mogli - fece
osservare Poiret.
- No, signore. Il forzato non ha generalmente che spose
illegittime, che noi chiamiamo concubine.
- Ma allora vivono tutti in stato di concubinaggio?
- Conseguentemente.
- Ebbene - disse Poiret - ecco orrori che Monsignore non
dovrebbe tollerare. Dato che avete l'onore di vedere Sua
Eccellenza, spetta a voi, che mi sembrate avere idee

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312

PAPA GORIOT

filantropiche, illuminarlo sulla condotta immorale di questa


gente, che offre un pessimo esempio al resto della societ.
- Ma, signore, il governo non li manda mica l per offrire il
modello di tutte le virt.
- E' giusto. Tuttavia, signore, permettete...
- Ma lasciate parlare il signore, mio caro - disse la
signorina Michonneau.
- Voi capite, signorina - riprese Gondureau. - Il governo
pu avere un grande interesse a mettere le mani su di una
cassa illecita, che si dice ammonti a un totale assai
maggiore:
Ingannalamorte incassa valori notevoli ricettando non solo
le somme possedute da qualcuno dei suoi camerati, ma
anche quelle che provengono dalla Societ dei Diecimila...
- Diecimila ladri! - esclam Poiret spaventato.
- No, la Societ dei Diecimila un'associazione di grandi
ladri, di gente che lavora in grande stile e non si occupa di
affari che quando ci sono diecimila franchi da guadagnare.
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313

PAPA GORIOT

Questa societ si compone di tutto quel che c' di pi


distinto tra coloro che vanno diritti in corte d'assise. Essi
conoscono il Codice, e non rischiano mai la condanna a
morte quando sono pizzicati. Collin il loro uomo di
fiducia, il loro consigliere. Con l'aiuto delle sue immense
risorse, quest'uomo ha saputo crearsi una propria polizia e
relazioni

molto

estese

che

avvolge

in

un

mistero

impenetrabile. Sebbene da un anno sia stato circondato di


spie, non siamo ancora riusciti a veder chiaro nel suo
gioco. La sua cassa e il suo talento servono costantemente
dunque a pagare il vizio, a fornire fondi al delitto, e
mantengono in piedi un esercito di cattivi soggetti che sono
in perpetuo stato di guerra con la societ. Acciuffare
Ingannalamorte e impadronirsi della sua banca, sar come
tagliare il male alla radice. Quindi tale spedizione
divenuta un affare di Stato e di alta politica, che potr
onorare coloro che coopereranno alla sua riuscita. Voi
stesso,

signore,

potreste

nell'amministrazione,
commissario

di

diventare

polizia,

funzioni

essere

riammesso

segretario
queste

che

d'un
non

vi

impedirebbero affatto di percepire la pensione.


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314

PAPA GORIOT

Ma

perch

disse

la

signorina

Michonneau

Ingannalamorte non scappa con tutta la cassa?


- Oh! - fece l'agente - ovunque andasse, sarebbe seguto
da un uomo incaricato di ucciderlo, se frodasse il bagno
penale. E poi una cassa non si porta via cos facilmente
come si rapisce una signorina di buona famiglia. Del resto,
Collin una persona incapace di compiere un gesto simile;
si riterrebbe disonorato.
- Signore - disse Poiret - avete ragione, egli sarebbe
senz'altro disonorato.
- Tutto questo, tuttavia, non ci dice ancora per quale
ragione non andiate semplicemente a catturarlo - fece la
signorina Michonneau.
- Ebbene!, signorina, io vi rispondo... Ma - le disse
all'orecchio - impedite al vostro amico d'interrompermi,
altrimenti non la finiremo pi. Quel tipo deve essere molto
fortunato se riesce a farsi ascoltare. Ingannalamorte,
venendo qui, ha assunto l'aspetto d'una persona per bene,
fa il buon borghese parigino, ha preso stanza in una
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315

PAPA GORIOT

pensione senza pretese; fino, lui, e date retta a me, non


lo si coglier mai all'impensata. Dunque il signor Vautrin
un uomo considerato, che fa affari considerevoli.
"Naturalmente" disse fra s e s Poiret.
- Il ministro, se c'ingannassimo arrestando un autentico
Vautrin, non vuol mettersi contro n i commercianti di
Parigi n l'opinione pubblica. Il signor Prefetto di polizia
ciurla nel manico, ha dei nemici. Se si commettesse un
errore, coloro che aspirano al suo posto approfitterebbero
dello scandalo e degli strilli dei liberali per farlo saltare. Si
tratta qui di procedere come nel processo Cogniard, il falso
conte di Sainte-Helne; se fosse stato un vero conte di
Sainte-Helne, saremmo stati freschi! E perci necessario
identificarlo bene.
- S, ma voi avete bisogno di una bella donna - disse con
vivacit la signorina Michonneau.
- Ingannalamorte non si lascerebbe avvicinare da una
donna replic l'agente. - Vi riveler un segreto: egli non
ama le donne.
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316

PAPA GORIOT

- Ma non vedo allora a che cosa io possa servire per un


simile accertamento, una supposizione che consentirei a
fare per duemila franchi.
- Nulla di pi facile - disse lo sconosciuto. - Vi darei una
fialetta contenente una dose di liquore preparato per
provocare un malessere, che non presenta tuttavia il
minimo pericolo e simula una apoplessia. La droga pu
essere mescolata indifferentemente sia al vino che al caff.
Voi trasportate immediatamente il nostro uomo su di un
letto, e lo spogliate per sorvegliare che non muoia.
Quando sarete rimasta sola con lui, gli darete un colpo
sulla spalla, paf !, e vedrete ricomparire le lettere del suo
marchio.
- Ma tutto ci molto facile - disse Poiret.
- Ebbene, acconsentite? - domand Gondureau alla vecchia
zitella.
- Ma, caro signore - rispose la signorina Michonneau - e se
le lettere non ci fossero, avrei egualmente i duemila
franchi?
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317

PAPA GORIOT

- No.
- E, quanto sar allora l'indennit?
- Cinquecento franchi - Fare una cosa simile per cos poco?
Il male sempre quello nella coscienza; e io devo sedare la
reazione della mia coscienza, signore.
- Posso assicurarvi - disse Poiret - che la signorina ha
molta coscienza, oltre ad essere una amabilissima persona
e molto intelligente.
- Ebbene! - riprese la signorina Michonneau - datemi
tremila franchi se Ingannalamorte, e nulla se non lui.
- Sta bene - disse Gondureau - ma alla condizione che la
faccenda sia sbrigata domani.
- Un momento, caro signore; ho bisogno di consultare
prima il mio confessore.
- Furba! - fece l'agente alzandosi. - Allora, a domani. E se
avete urgenza di parlarmi, venite al vicolo Sainte-Anne, in
fondo alla corte della Sainte-Chapelle. C' una porta sola
sotto la volta.
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318

PAPA GORIOT

Chiedete del signor Gondureau.


Bianchon, che tornava dalla lezione di Cuvier, rimase
colpito dalla parola alquanto originale: Ingannalamorte, e
ud lo "sta bene", del celebre capo della Polizia.
- Perch non vi decidete subito? Sarebbero trecento franchi
di rendita - disse Poiret alla signorina Michonneau.
- Perch? - essa rispose. - Ma perch bisogna rifletterci. E
se il signor Vautrin fosse proprio questo Ingannalamorte?
In questo caso sarebbe forse pi conveniente mettersi
d'accordo con lui.
Tuttavia, chiedergli del denaro vorrebbe dire prevenirlo, e
lui sarebbe capace di squagliarsela gratis. E allora sarebbe
un detestabile puff.
- Ma ammesso che fosse prevenuto - riprese Poiret - quel
signore non ci ha detto che era sorvegliato? Ma voi, voi
allora perdereste tutto.

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319

PAPA GORIOT

"Del resto" pens la signorina Michonneau, "io non ho


alcuna simpatia per quell'uomo! Non sa dirmi che cose
spiacevoli".
- Ma - riprese Poiret - voi fareste di meglio. Come ha detto
quel signore, che mi sembra persona molto ammodo, oltre
a essere assai ben vestito, un gesto di obbedienza alle
leggi togliere dalla circolazione un criminale, per quanto
virtuoso possa essere. Chi ha bevuto, berr. Se gli venisse
in mente di assassinarci a tutti?
Ma, che diavolo! Noi saremmo colpevoli di questi assassinii,
senza contare che saremmo le prime vittime.
La

preoccupazione

non

permetteva

alla

signorina

Michonneau di ascoltare le frasi cadenti a una a una dalla


bocca di Poiret, come le gocce d'acqua che cadono
attraverso il rubinetto d'una fontana mal chiuso. Da
quando quel vecchio aveva cominciato a snocciolare la
serie delle sue frasi, senza che la signorina Michonneau lo
interrompesse, continuava a parlare sempre, come una
macchina

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caricata.

Dopo

aver

attaccato

un

primo

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320

PAPA GORIOT

argomento, era portato dalle sue parentesi a trattarne altri


del tutto opposti, senza aver concluso nulla. Giunti alla
Casa Vauquer, s'era cacciato in una sequela di passaggi e
di citazioni transitorie che lo avevano condotto a riferire la
sua deposizione nel processo di messer Ragoulleau e di
madama Morin, ove era comparso quale teste a discarico.
Entrando, la sua compagna non manc di scorgere Eugenio
de Rastignac impegnato con la signorina Taillefer in un
intimo colloquio il cui interesse era cos palpitante, che la
coppia

non

fece

alcuna

attenzione

ai

due

vecchi

pensionanti, che attraversarono la sala da pranzo.


- Doveva finire cos - disse la signorina Michonneau a
Poiret. Era da otto giorni che si facevano l'occhio di triglia.
- Gi - egli rispose. - E perci fu condannata.
- Chi?
- La signora Morin.
- Ma io vi sto parlando della signorina Vittorina! - disse la
Michonneau entrando, distratta, nella camera di Poiret - e

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321

PAPA GORIOT

voi mi rispondete con la signora Morin. Chi questa


donna?
- E di che cosa sarebbe colpevole la signorina Vittorina?
chiese Poiret.
- E' colpevole di amare il signor Eugenio de Rastignac, e va
innanzi per questa strada senza sapere dove questa la
condurr, povera innocente!
Eugenio era stato, durante la mattinata, portato alla
disperazione dalla signora de Nucingen. Nel foro interiore
della sua coscienza s'era abbandonato completamente a
Vautrin, senza voler approfondire n i motivi dell'amicizia
che

gli

dimostrava

quell'uomo

straordinario,

le

conseguenze d'una simile alleanza.


Sarebbe stato necessario un miracolo per trarlo dall'abisso
nel quale aveva gi messo il piede da un'ora, scambiando
con la signorina Taillefer le pi dolci promesse. Vittorina
credeva di ascoltare la voce di un angelo, i cieli si
schiudevano per lei, la Casa Vauquer si adornava di quei
colori fantastici che i decoratori usano per i palazzi di
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322

PAPA GORIOT

teatro: amava, era amata, o almeno lo credeva! E quale


donna

non

lo

avrebbe

creduto,

come

lei,

vedendo

Rastignac, ascoltandolo durante quell'ora sottratta a tutti


gli Argo della casa? Dibattendosi contro la sua coscienza,
sapendo di far male e volendo farlo, dicendosi che si
sarebbe riscattato da quel peccato veniale con la felicit
d'una donna, s'era abbellito della sua stessa disperazione e
riluceva di tutti i fuochi infernali che aveva nel cuore.
Fortunatamente per lui, il miracolo si comp: Vautrin entr
allegramente, e lesse nell'animo dei due giovani, che egli
aveva sposati con le macchinazioni del suo genio infernale,
ma di cui turb subito la gioia cantando col suo vocione
rauco:
La mia Fanchette deliziosa Nella sua semplicit...
Vittorina scapp portando con s tanta felicit quanto
dolore aveva fino allora sofferto nella vita. Povera figliola!
Una stretta di mano, la sua gota sfiorata dai capelli di
Rastignac, una parola detta cos vicino al suo orecchio da
sentire il calore delle labbra dello studente, i suoi fianchi
cinti da un braccio tremante, un bacio sul suo collo, furono
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323

PAPA GORIOT

il fidanzamento della sua passione, che l'avvicinarsi della


grossa Silvia, minacciando d'entrare in quella radiosa sala
da pranzo, rese pi ardente, pi vivo, pi impegnativo delle
pi belle testimonianze d'affetto raccontate nelle pi celebri
storie d'amore. Questi "piccoli voti", secondo una graziosa
espressione dei nostri antenati, sembravano crimini a una
devota giovinetta che andava a confessarsi ogni quindici
giorni! In quell'ora, essa aveva prodigato pi tesori
dell'anima di quanti, pi tardi, ricca e felice, non ne
avrebbe dati concedendosi tutta.
- L'affare fatto - disse Vautrin ad Eugenio. - I nostri due
dandy si sono picchiati. Tutto s' svolto passabilmente.
Questione di opinioni. Il nostro piccioncino ha insultato il
mio falchetto.
A domani, nel ridotto di Clignancourt. Alle otto e mezza, la
signorina Taillefer erediter l'amore e la ricchezza di suo
padre, mentre star tranquillamente a inzuppare i suoi
crostini di pane imburrato nel caff. Non buffa a
raccontarsi? Quel piccolo Taillefer molto forte alla spada,
ed pieno di fiducia come se avesse una scala reale in
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324

PAPA GORIOT

mano; ma sar salassato da un colpo di mia invenzione,


che consiste nel rialzare l'arma e nel colpire in fronte. Vi
insegner questo colpo, perch straordinariamente utile.
Rastignac ascoltava stupito, ed era incapace di rispondere.
In quel momento giunsero pap Goriot, Bianchon e qualche
altro pensionante.
- Ecco come io vi volevo - gli disse Vautrin. - Voi sapete
quello che fate. Bene, mio aquilotto! Voi governerete gli
uomini; siete forte, quadrato, coraggioso; avete la mia
stima.
E volle prendergli la mano. Ma Rastignac ritir presto la
sua, e cadde su di una sedia, impallidendo; credeva di
vedere un lago di sangue dinanzi a s.
- Ah!, abbiamo ancora qualche fascia imbrattata di virt disse Vautrin a bassa voce. - Pap d'Oliban ha tre milioni,
so a quanto ascende la sua fortuna. La dote vi render
candido come un abito da sposa, e dinanzi agli stessi vostri
occhi.

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325

PAPA GORIOT

Rastignac non esit pi. Decise di andare ad avvertire in


serata i signori Taillefer padre e figlio. In quel momento,
avendolo Vautrin lasciato, pap Goriot gli disse all'orecchio:
- Siete triste, ragazzo mio!, vi rallegrer io. Venite con me!
E il vecchio vermicellaio accese lo stoppino a una lampada.
Eugenio lo segu, pieno di curiosit.
- Entriamo da voi - disse il bonuomo, che s'era fatto dare
la chiave della camera dello studente da Silvia. Voi avete
creduto questa mattina che lei non vi amasse, eh! - riprese
a dire. - Lei vi ha mandato via, e voi ve ne siete andato
crucciato, desolato.
Sciocchezze! Aspettava me. Capite? Dovevamo andare a
finir di sistemare un gioiello d'appartamento, che andrete
ad abitare di qui a tre giorni. Non mi scoprite. Lei vuol farvi
una sorpresa, ma io non resisto a tenervi pi a lungo
nascosto il segreto.
Abiterete in via d'Artois, a due passi dalla via Saint-Lazare.
Ci starete come un principe. Abbiamo preso per voi dei
mobili come per una sposa. Abbiamo fatto molte cose da
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PAPA GORIOT

un mese a questa parte, senza dirvi nulla. Il mio avvocato


si messo all'opera, mia figlia avr i suoi trentaseimila
franchi

all'anno,

interesse

della

dote,

otterr

l'investimento di quegli ottocentomila franchi in redditizi


beni al sole.
Eugenio taceva e camminava, con le braccia incrociate, in
lungo e in largo, per la sua povera camera in disordine.
Pap Goriot colse un momento in cui lo studente gli voltava
le spalle, e pose sul caminetto una scatola in marocchino
rosso, su cui era impresso in oro lo stemma di Rastignac.
- Mio caro figliolo - disse il povero bonuomo - mi sono
cacciato in questa faccenda fino al collo. Ma, vedete, c'era
in me molto egoismo, io sono interessato al vostro
cambiamento di quartiere.
Non mi direte di no, eh?, se vi domando qualche cosa.
- Che volete?
- Al di sopra del vostro nuovo appartamento, al quinto
piano, c' una stanza annessa, ci potr abitare, no?
Invecchio sempre pi, sto troppo lontano dalle mie figlie.
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PAPA GORIOT

Non vi disturber. Soltanto, star l. Voi mi parlerete di lei


tutte le sere. Questo non vi dar fastidio, vero? Quando
rientrerete, e io sar a letto, vi sentir, e mi dir: E' stato
fino

poco

fa

con

la

mia

piccola

Delfina.

L'ha

accompagnata al ballo, felice per merito suo. Se fossi


malato, sarebbe un balsamo al mio cuore sentirvi rientrare,
muovere, uscire. Ci sar tanto di mia figlia in voi! Non ci
sar da fare che un passo per trovarsi agli ChampsElyses, dove loro passano tutti i giorni, le vedr sempre,
mentre ora qualche volta arrivo troppo tardi. E poi lei verr
da voi, forse, la sentir, la vedr nella sua vestaglia
imbottita da mattina, trotterellare, facendo graziosamente
le fusa come una gattina. Da un mese, tornata come
quand'era ragazza: gaia e brillante. La sua anima in
convalescenza, vi deve la felicit. Oh!, io far per voi
l'impossibile. Mi diceva poco fa, rientrando: "Pap, sono
tanto felice!". Quando mi dicono rispettosamente "padre",
mi gelano; ma quando mi chiamano: "pap", mi sembra di
vederle ancora piccoline, e ravvivano tutti i miei ricordi. Mi
sento anche di pi loro padre. Ho l'illusione che non siano
ancora di nessun altro! - Il bonuomo si asciug gli occhi,
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328

PAPA GORIOT

piangeva - Era tanto che non avevo pi sentito quelle


parole, tanto che non mi aveva dato pi il braccio! Oh!, s,
sono dieci anni che non cammino pi a fianco d'una delle
mie figliole.

Com' piacevole sfiorare il suo

vestito,

mettersi a passo con lei, condividere il suo calore.


Insomma,

questa

dappertutto.

mattina

Entravo

con

ho
lei

accompagnato
nei

negozi.

Delfina
E

l'ho

riaccompagnata a casa. Oh!, tenetemi vicino a voi. Qualche


volta potreste aver bisogno di chi ci faccia qualche
servigio: io sar l pronto. Oh !, se quel grosso ciocco
d'Alsaziano morisse, se la sua gotta fosse cos spiritosa da
salirgli allo stomaco, la mia povera figliola sarebbe felice!
Voi diverreste mio genero, sareste agli occhi di tutti suo
marito.
Oh!, lei cos infelice per non conoscere nulla dei piaceri
del mondo, che le perdono qualsiasi cosa. Il buon Dio deve
stare dalla parte dei padri che amano tanto i loro figli. Lei
vi vuol troppo bene! - disse scuotendo la testa, dopo una
pausa. - Camminando, mi parlava di voi: "E' vero, pap,
che una persona per bene e ha tanto buon cuore! Vi

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PAPA GORIOT

parla di me?". E me ne ha dette tante dalla via d'Artois fino


al passaggio dei Panoramas, da farne volumi! E ha versato
il suo cuore nel mio. Per tutta la mattina, non mi sentivo
pi vecchio, non pesavo un'oncia. Le ho detto che mi
avevate dato il biglietto da mille franchi. Oh! la mia cara,
ne stata commossa fino alle lacrime. Ma che cosa avete
l, sul caminetto? - chiese infine Goriot che moriva
d'impazienza vedendo Rastignac immobile.
Eugenio, sbalordito, guardava il suo vicino come un ebete.
Quel

duello

annunciatogli

da

Vautrin

per

l'indomani,

contrastava cos violentemente con le realizzazioni delle


sue pi care speranze, da fargli provare tutte le sensazioni
dell'incubo. Si volse verso il caminetto, vi scorse la
scatolina quadrata, l'apr, e vi trov dentro un foglio, sotto
il quale si trovava un orologio Brguet.
Sul foglio erano scritte queste parole:
"Voglio che pensiate a me tutte le ore, perch...
Delfina".

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PAPA GORIOT

Quest'ultima parola doveva certamente alludere a qualche


scena svoltasi fra loro. Eugenio ne rimase intenerito. Il suo
stemma figurava internamente smaltato nell'oro della
cassa dell'orologio.
Questo oggetto, da tanto tempo desiderato, lo stile, la
catena, la chiavetta, i fregi, soddisfacevano tutti i suoi
gusti. Pap Goriot era raggiante. Egli aveva senza dubbio
promesso alla figlia di riferirle ogni minimo effetto della
sorpresa che avrebbe prodotto in Eugenio il suo dono,
dacch egli rientrava ormai come terzo in quelle giovanili
emozioni e non sembrava esserne il meno felice.
Egli voleva gi bene a Rastignac, e nei riflessi di sua figlia e
in rapporto a se stesso.
- Andate a trovarla, questa sera! Vi aspetta. Quel grosso
ciocco dell'Alsaziano cena con la sua ballerina. Ah! ah!,
rimasto come uno stupido, quando il mio avvocato gli ha
detto il fatto suo. Non ha avuto il coraggio di dichiarare che
ama mia figlia fino all'adorazione? Si provi a toccarla con
un dito, e lo ammazzo.

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PAPA GORIOT

L'idea di sapere la mia Delfina preda di... (e qui sospir) mi


farebbe commettere un delitto: ma il mio non sarebbe un
omicidio, perch si tratta solo d'una testa di vitello sul
corpo d'un maiale. Mi terrete con voi, non vero?
- S, mio buon pap Goriot, sapete quanto vi voglio bene...
- Lo vedo, voi non vi vergognate di me, voi! Lasciate che vi
abbracci - e strinse lo studente fra le braccia. - La
renderete felice? Promettetemelo! Ci andrete questa sera,
non vero?
- Oh!, s. Ma ora devo lasciarvi, per certi affari che non
posso rimandare.
- Posso esservi utile in qualche cosa?
- In fede mia, s! Mentre andr dalla signora de Nucingen
vorrei pregarvi di andare dal signor Taillefer padre, e
chiedergli se pu accordarmi un colloquio in serata,
dovendo parlargli d'una faccenda di somma importanza.
- Ma allora vero, giovanotto - domand pap Goriot
cambiando espressione - che voi fareste la corte a sua
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PAPA GORIOT

figlia, come dicono questi imbecilli qui sotto? Corpo di mille


fulmini! Voi non sapete che cosa sia un pugno alla Goriot.
E, se c'ingannaste, non sarebbe questione che d'un pugno.
Oh!, questo non possibile.
- Vi giuro che io amo una sola donna al mondo - rispose lo
studente - e lo so solo da un momento fa.
- Ah!, che felicit! - fece pap Goriot.
- Ma - riprese lo studente - il figlio di Taillefer si batte
domani, e ho sentito dire che verr ucciso.
- E che cosa ve ne importa? - chiese Goriot.
- Ma bisogna dirgli che impedisca a suo figlio di recarsi...
esclam Eugenio.
In quel momento fu interrotto dalla voce di Vautrin, che si
fece sentire sulla soglia dell'uscio, cantando:
"O Riccardo, o mio re!
Il mondo ti abbandona".

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PAPA GORIOT

Brum! brum! brum! brum! brum!


"A lungo ho corso il mondo, E mi si visto..." Tra, la, la, la,
...
- Signori - grid Cristoforo - la zuppa servita, e tutti sono
gi a tavola.
- Cristoforo - disse Vautrin - va' a prendere una bottiglia
del mio vino di Bordeaux.
- Vi piace, I'orologio? - domand pap Goriot. Lei ha buon
gusto, eh? - Vautrin, pap Goriot e Rastignac scesero
insieme la scala e a tavola si trovarono, a causa del loro
ritardo, vicini. Eugenio ostent la pi grande freddezza a
Vautrin

durante

il

pranzo,

sebbene

quell'uomo,

cos

amabile agli occhi della signora Vauquer, non avesse mai


sfoggiato tanto spirito. Fu scoppiettante di arguzie, e seppe
trascinare tutti i commensali. Quella sua disinvoltura, quel
suo sangue freddo costernavano Eugenio.
- Com' che oggi vi va cos buona? - gli chiese la signora
Vauquer. - Siete allegro come un galletto!

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PAPA GORIOT

- Sono sempre allegro io, quando ho concluso buoni affari.


- Affari? - domand Eugenio.
- Ebbene, s. Ho venduto una partita di merci che mi
procurer una discreta percentuale. Signorina Michonneau
- aggiunse poi, accorgendosi che la vecchia zitella lo stava
guardando - ho forse sul viso qualche tratto che non vi
garba, da farmi "l'occhio americano"? Nel caso, ditemelo! E
allora lo cambier, per riuscirvi gradito.
- Poiret, non ci bisticceremo davvero per questo, no? aggiunse ammiccando al vecchio impiegato.
- Perbacco!, voi dovreste posare per un Ercole Farnese disse il giovane pittore a Vautrin.
- Giusto!, in fede mia, se la signorina Michonneau poser
da Venere del Pre Lachaise - rispose Vautrin.
- E Poiret? - fece Bianchon.
- Oh!, Poiret poser da Poiret. Sar il dio dei giardini! esclam Vautrin. - Il suo nome deriva da pera...

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PAPA GORIOT

- Cotta! - riprese Bianchon. - E allora vi troverete tra la


pera e il formaggio.
- Ma basta con tutte queste sciocchezze - disse la signora
Vauquer - e fareste meglio a offrirci il vostro vino di
Bordeaux, di cui vedo una bottiglia che sta qui facendo atto
di presenza; essa ci terr in allegria, senza contare che fa
bene allo "stommacco".
- Signori - fece Vautrin - la signora presidentessa ci
richiama all'ordine. La signora Couture e la signorina
Vittorina

non

si

scandalizzeranno

dei

vostri

discorsi

scherzosi, ma rispettate l'innocenza di pap Goriot. Vi offro


una piccola "bottigliorama" di vin di Bordeaux, che il nome
di Laffitte rende doppiamente illustre: e ci sia detto senza
alcuna

allusione

politica.

Forza,

Cinese!

aggiunse

guardando Cristoforo, che non si mosse. - Vieni qui,


Cristoforo! Come, non senti fare il tuo nome? Cinese, porta
i liquidi !
-

Ecco,

signore

disse

Cristoforo

presentandogli

la

bottiglia.

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PAPA GORIOT

Dopo aver riempito il bicchiere d'Eugenio e quello di pap


Goriot, se ne vers lentamente alcune gocce, le gust,
mentre i suoi due vicini bevevano; ma ad un tratto fece
una boccaccia.
-

Diamine!,

sa

di

turacciolo.

Prendi

questo

per

te,

Cristoforo, e vaccene a prendere dell'altro; a destra, sai...


Siamo sedici, porta gi otto bottiglie.
- Visto che siete in vena di liberalit - disse il pittore - io
offrir le castagne.
- Oh! oh!
- Booououh!
- Prrr!
Ognuno lanci esclamazioni, che partirono come razzi
d'una girandola.
-

Andiamo,

mamma

Vauquer,

offritecene

due

di

Champagne - le grid Vautrin.

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PAPA GORIOT

- Nientemeno! E perch non chiedermi addirittura tutta la


casa?
Due di Champagne! Ma sapete che costano dodici franchi
l'una? Io non li guadagno mica, io! Ma se il signor Eugenio
vuol pagarle lui, io vi offro il rosolio di ribes.
- Eccola col suo ribes, che purga come la manna - disse lo
studente in medicina a bassa voce.
- Vuoi star zitto, Bianchon? - esclam Rastignac - io non
posso sentir parlare di manna senza che lo stomaco...
Ebbene s, vada per lo Champagne, lo pago io aggiunse lo
studente.
- Silvia - disse la signora Vauquer - serviteci i biscotti e i
pasticcini.
- I vostri pasticcini sono troppo grandi - disse Vautrin hanno la barba! Ma i biscotti, portateli.
In un momento il vino di Bordeaux circol, i commensali si
animarono, l'allegria raddoppi. Furono risa sgangherate,

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PAPA GORIOT

tra le quali scoppiarono alcune imitazioni di diverse voci


d'animali.
All'impiegato del Museo venne in mente di rifare il grido
d'un venditore ambulante parigino che somigliava al
miagolio

d'un

gatto

in

amore,

subito

otto

voci

mugghiarono simultaneamente le frasi seguenti:


- Arrotinooo!
- ...Miglio per uccellini! - Caramelle, caramelle! - Piatti da
accomodare! - Pesce fresco, pesce fresco! Battipanni! Cenciaiuolo, roba vecchia! - Ciliege dolci!
La palma tocc a Bianchon per il timbro nasale con cui
grid:
- Ombrellaio! Ombrelli da accomodare!
In pochi istanti si gener un chiasso da far scoppiare la
testa, una conversazione senza capo n coda, una vera e
propria opera che Vautrin dirigeva come un direttore
d'orchestra, sorvegliando Eugenio e pap Goriot, i quali
apparivano gi ubriachi. Con la schiena appoggiata alla
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PAPA GORIOT

sedia, ambedue assistevano a quella insolita confusione


con

un'aria

grave,

bevendo

poco;

entrambi

erano

preoccupati di quel che dovevano fare durante la serata,


ma, tuttavia, non si sentivano la forza d'alzarsi. Vautrin,
che seguiva i mutamenti della loro fisionomia guardandoli
in tralice, colse il momento in cui i loro occhi vacillarono e
sembrarono volersi chiudere, per chinarsi all'orecchio di
Rastignac, e dirgli:
- Ragazzino mio, non siamo abbastanza furbi da farla a
pap Vautrin, e lui vi vuole troppo bene per lasciarvi
commettere qualche sciocchezza. Quando ho deciso di fare
qualcosa, solo il buon Dio cos forte da sbarrarmi la
strada. Ah!, sarebbe dunque nostra intenzione di andare ad
avvertire pap Taillefer, e fare sbagli da scolaretto? Il forno
acceso, la farina impastata, il pane sulla pala; domani
ne faremo saltare le miche sulla nostra testa mordendolo,
e proprio adesso non vorremmo infornare?... No, no; tutto
si cuocer! Se abbiamo ancora qualche piccolo rimorso, la
digestione lo porter via. Mentre noi schiacceremo un
sonnellino, il colonnello conte Franchessini aprir a nostro

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PAPA GORIOT

favore la successione di Michele Taillefer con la punta della


propria spada. Ereditando dal fratello, Vittorina avr
quindicimila piccoli franchi di rendita. Ho assunto gi
informazioni, e so che la successione della madre ammonta
a pi di trecentomila...
Eugenio sentiva queste parole senza poter rispondere:
aveva la lingua incollata al palato, ed era sotto l'azione di
una sonnolenza invincibile; vedeva la tavola e i volti dei
commensali soltanto attraverso una nebbia luminosa.
Presto il rumore si calm, i pensionanti uscirono a uno a
uno. Poi, quando non rimase pi che la signora Vauquer, la
signora Couture, la signorina Vittorina, Vautrin e pap
Goriot, Rastignac vide, come in sogno, la signora Vauquer
che prendeva le bottiglie per scolarne il fondo, in modo da
riempirne qualcuna.
- Ah!, che pazzi, come sono giovani! - diceva la vedova.
Questa fu l'ultima frase che Eugenio pot capire.
- Solo il signor Vautrin capace di far questi scherzi - disse
Silvia. - Guardate l Cristoforo, come russa!
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PAPA GORIOT

- Addio, mamm - fece Vautrin. - Vado a teatro ad


ammirare il signor Marty nel "Monte Selvaggio", un grande
lavoro tratto dal "Solitario". Se volete, vi ci conduco
insieme con le altre signore.
- Grazie - rispose la signora Couture.
- Come, vicina mia ! - esclam la signora Vauquer - non
volete ascoltare un lavoro teatrale ricavato dal "Solitario",
l'opera di Atala de Chateaubriand, che ci piaceva tanto di
leggere, cos bella da farci piangere come tante Maddalene
d'Elodia sotto "le tiglie" l'estate scorsa, un lavoro morale,
insomma, che pu istruire la vostra signorina?
- Non possiamo andare a teatro - rispose Vittorina.
- Eccoli, sono andati, questi due - disse Vautrin muovendo
comicamente la testa di pap Goriot e quella d'Eugenio.
Appoggiando la testa dello studente sulla spalliera della
sedia, per farlo dormire comodamente, lo baci con calore
sulla fronte e cant:
Dormite, o dolci amori!
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342

PAPA GORIOT

Per voi desto sar.


- Temo si senta male - disse Vittorina.
- E allora rimanete a curarlo - rispose Vautrin. - Questo - le
sussurr all'orecchio - il vostro dovere di sposa devota. Il
giovane vi adora, e voi sarete la sua mogliettina, ve lo
predico.
Insomma, - aggiunse ad alta voce - essi furono stimati in
tutto il paese, vissero felici ed ebbero molti figliuoli. Ecco
come finiscono tutti i romanzi d'amore. Andiamo, mamm
- disse rivolgendosi alla signora Vauquer stringendola per
la vita, - mettetevi il cappello, il bell'abito a fiorami, la
sciarpa della contessa. Vado intanto a ordinare una
carrozza. E usc cantando:
Sole, sole, o divin sole, tu che le zucche fai maturar...
- Buon Dio! signora Couture, con quell'uomo vivrei felice
anche sotto il letto! Guardate - fece poi voltandosi verso il
vermicellaio - ecco pap Goriot andato anche lui. A questo
vecchio canchero fosse mai venuto in mente una volta di
portarmi in"gnisun" posto! Ma sta per cadere per terra, mio
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343

PAPA GORIOT

Dio! E' indecente per per un uomo d'et smarrire la


ragione cos. Mi direte che non si pu perdere quel che non
si ha. Silvia, portatelo in camera sua.
Silvia prese il bonuomo sotto il braccio, lo aiut a
camminare, e lo butt, vestito com'era, attraverso il letto,
come un sacco.
- Povero ragazzo - fece la signora Couture scostando i
capelli di Eugenio che gli ricadevano sugli occhi, come
una giovinetta, non sa cosa sia uno stravizio.
- Ah, posso ben dirlo; da trentun anni che gestisco la
pensione,- disse la signora Vauquer - mi sono passati
parecchi giovanotti per le mani, come suol dirsi; ma non ne
ho mai incontrato uno cos perbene, cos distinto come il
signor Eugenio. Quant' bello quando dorme! Appoggiategli
la testa sulla vostra spalla, signora Couture. Per!, cade su
quella della signorina Vittorina: c' un dio per i ragazzi.
Bastava poco perch non si rompesse la testa sul pomo
della sedia. Fra tutti e due farebbero proprio una bella
coppia.

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344

PAPA GORIOT

- Ma volete dunque tacere, vicina mia? - esclam la signora


Couture - state dicendo certe cose...
- Ma! - fece la signora Vauquer - tanto non sente nulla.
Vieni qui, Silvia, aiutami a vestirmi. Voglio mettermi il
busto grande.
- Ah, s!, il busto grande, dopo aver mangiato? - disse
Silvia. - No, no, cercatevi qualcun altro per farvi stringere;
non sar davvero io il vostro assassino. Commettereste
una imprudenza che potrebbe costarvi la vita.
- Non fa nulla, bisogna fare onore al signor Vautrin.
- Volete proprio tanto bene ai vostri eredi?
- Basta, Silvia, meno chiacchiere - fece la vedova uscendo.
- Alla sua et! - riprese la cuoca indicando la padrona a
Vittorina.
La signora Couture e la sua pupilla, sulla cui spalla Eugenio
dormiva, rimasero sole nella sala da pranzo. Il russare di
Cristoforo risuonava nella casa silenziosa, e faceva risaltare

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345

PAPA GORIOT

il tranquillo sonno di Eugenio, che dormiva con infantile


leggiadria.
Felice di potersi permettere uno di quegli atti di carit
attraverso i quali si effondono tutti i sentimenti della donna
e che le faceva sentire, senza commettere peccato, il cuore
del giovane battere sul suo, Vittorina aveva nel volto
qualcosa di maternamente protettivo, che la rendeva fiera.
Tra i mille pensieri che si levavano dal suo cuore, essa
avvertiva un tumultuoso moto di volutt, eccitato dallo
scambio d'un giovanile e puro calore.
- Povera cara figliuola! - disse la signora Couture,
stringendole la mano. La vecchia signora ammirava quel
candido e sofferente sembiante, sul quale era discesa
l'aureola della felicit.
Vittorina somigliava a una di quelle ingenue pitture
medievali in cui tutti i particolari sono negletti dall'artista,
che si riservato la magia di un pennello calmo e fiero per
la figura, d'un tono giallo, ma dove il cielo pare riflettersi
con le sue tinte d'oro.

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346

PAPA GORIOT

- Eppure, mamm, non ha bevuto pi di due bicchieri fece Vittorina passando le dita fra i capelli d'Eugenio.
- Ma se fosse stato un dissoluto, figlia mia, avrebbe
sopportato il vino come tutti gli altri. La sua ebbrezza il
suo miglior elogio.
Il rumore d'una vettura risuon nella strada.
- Mamm - disse la ragazza - ecco il signor Vautrin.
Prendete voi, vi prego, il signor Eugenio. Non vorrei esser
vista cos da quell'uomo; ha certe espressioni che sporcano
l'anima, e certi sguardi che imbarazzano una donna come
se le si levasse il vestito.
- No - rispose la signora Couture - tu ti sbagli! Il signor
Vautrin un brav'uomo, un po' sul genere del povero
signor Couture, rude ma buono, un burbero benefico.
In quel momento Vautrin entr piano piano, e contempl il
quadro formato da quei ragazzi, che la luce della lampada
sembrava accarezzasse.

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347

PAPA GORIOT

- Ebbene! - disse incrociando le braccia - ecco una di quelle


scene che avrebbero ispirato qualche bella pagina al buon
Bernardin de Saint-Pierre, l'autore di "Paul et Virginie". La
giovinezza una gran bella cosa, signora Couture. Povero
ragazzo, dorme - aggiunse guardando Eugenio - il bene
scende

alcune

volte

nel

sonno.

Signora

riprese

rivolgendosi alla vedova - quel che mi lega a questo


giovane, quel che mi commuove, il sapere la bellezza
della sua anima in armonia con quella del suo viso.
Guardatelo: non vi sembra un cherubino poggiato sulla
spalla d'un angelo? E' degno d'essere amato, quello l. Se
fossi donna, vorrei morire (no, non sono cos stupido!)
vivere, per lui. Ammirandoli cos, signora - aggiunse a
bassa voce e chinandosi all'orecchio della vedova - non
posso fare a meno di pensare che Dio li ha creati per
essere l'uno dell'altro. Le vie della Provvidenza sono ben
nascoste, essa sonda le reni e il cuore - esclam ad alta
voce. - Nel vedervi uniti, ragazzi miei, uniti da una stessa
purezza, da tutti i sentimenti umani, penso sia impossibile
che voi siate mai separati in avvenire. Dio giusto. Ma -

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348

PAPA GORIOT

disse alla ragazza - mi sembra di aver trovato in voi le


linee della fortuna.
Datemi la mano, signorina Vittorina, io m'intendo di
chiromanzia, e spesso ho detto la buona ventura. Andiamo,
non abbiate paura.
Oh!, che cosa non vedo! In fede di onest'uomo, voi sarete
fra

breve

una

delle

pi

ricche

ereditiere

parigine.

Colmerete di felicit colui che vi ama. Vostro padre vi


chiama vicino a s. Vi mariterete a un titolato giovane,
bello, che vi adora.
In quel momento i passi pesanti della leziosa vedova che
scendeva interruppero le profezie di Vautrin.
- Ecco mamm Vauquerre bella come un astrrro, legata
stretta come un salame. Non scoppiamo un pochettino? le chiese mettendo la mano sulla parte superiore del busto;
- le punte di petto stanno molto pigiate, mamm. Se
durante la recita dovremo piangere, avverr un'esplosione;
ma io raccoglier i pezzi con la cura d'un antiquario.

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PAPA GORIOT

- Conosce il gergo della galanteria francese, costui! - fece


la vedova chinandosi all'orecchio della signora Couture.
- Addio, figlioli - riprese Vautrin rivolgendosi ad Eugenio e
a Vittorina. - Vi benedico - aggiunse imponendo le mani sul
loro capo. - Date retta a me, signorina, gli auguri d'un
galantuomo valgono pur qualcosa, devono portarvi fortuna,
Dio li ascolta.
- Addio, mia cara amica - disse la signora Vauquer alla
pensionante. - Credete - aggiunse a bassa voce - che il
signor Vautrin possa avere qualche intenzione a mio
riguardo?
- Eh!, eh!
- Ah, mia cara mamm - disse Vittorina sospirando e
guardandosi le mani, quando le due donne rimasero sole. Se quel buon signor Vautrin dicesse la verit !
- Ma basta una cosa sola per questo - rispose la vecchia
signora - basta solo che quel mostro di tuo fratello cada da
cavallo.

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350

PAPA GORIOT

- Oh !, mamm.
- Mio Dio, forse un peccato augurare il male al proprio
nemico - riprese la vedova. - Ebbene, ne far la penitenza.
Ti assicuro che porter volentieri dei fiori sulla sua tomba.
Senza cuore!, egli non ha il coraggio di dire ci che
avrebbe detto sua madre, di cui detiene a tuo danno
l'eredit a forza d'imbrogli. Mia cugina possedeva una bella
fortuna. Per tua disgrazia, non s' mai parlato del suo
apporto dotale nel contratto.
- Non potrei godere la mia felicit, se dovesse costare la
vita a qualcuno - rispose Vittorina. - E se, per essere felice,
mio fratello dovesse mancare, preferirei restare sempre
qui.
- Mio Dio, come dice quel buon signor Vautrin, che, lo hai
sentito, un uomo religioso - riprese la signora Couture mi ha fatto piacere di sapere che egli non incredulo come
gli altri, che parlano di Dio con minor rispetto di quanto
non ne abbia il diavolo. Ebbene, chi pu sapere per quali
strade alla Provvidenza piaccia condurci?

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351

PAPA GORIOT

Aiutate da Silvia le due donne trasportarono Eugenio nella


sua camera, lo coricarono sul letto, e la cuoca gli sbotton
il vestito per farlo star comodo. Prima di lasciare la stanza
Vittorina, non appena la sua protettrice ebbe voltato le
spalle, impresse un bacio sulla fronte d'Eugenio, con tutta
la felicit che doveva causarle quel criminale gesto furtivo.
Guard la sua camera, raccolse, per cos dire, in un solo
pensiero le mille gioie di quella giornata, ne fece un quadro
che rimase a contemplare a lungo, e s'addorment come la
pi felice creatura di Parigi. La festicciola col favore della
quale Vautrin aveva fatto bere a Eugenio e a pap Goriot
vino narcotizzato, signific la sua rovina. Bianchon, mezzo
ubriaco, dimentic d'interrogare la signorina Michonneau a
proposito di Ingannalamorte. Se avesse pronunciato questo
nome, avrebbe sicuramente destato la prudenza di Vautrin,
o, per chiamarlo col suo vero nome, di Jacques Collin, una
celebrit della galera. E poi, il nomignolo di Venere del
Pre-Lachaise fece decidere la signorina Michonneau a
consegnare nelle mani della forza il galeotto, proprio nel
momento in cui, fidando nella generosit di Collin, stava
pensando se non sarebbe stato meglio avvertirlo e farlo
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352

PAPA GORIOT

evadere durante la notte. E usc, accompagnata da Poiret,


per recarsi dal famoso capo della polizia, al vicolo SainteAnne, credendo di aver ancora a che fare con un alto
funzionario chiamato Gondureau. Il direttore della polizia
giudiziaria la ricevette cortesemente. Poi, dopo un colloquio
in cui tutto fu precisato, la signorina Michonneau chiese il
liquido con l'aiuto del quale avrebbe dovuto procedere alla
verifica del marchio. Dal gesto di contentezza che fece il
grand'uomo del vicolo Sainte-Anne nel cercare una fialetta
nel cassetto dello scrittoio, la signorina Michonneau cap
che in quella cattura si nascondeva qualcosa di pi
importante dell'arresto d'un semplice forzato. A furia di
spremersi il cervello, essa suppose che la polizia sperasse,
sulla scorta di certe rivelazioni fatte da alcuni galeotti
traditori, di giungere in tempo per mettere le mani su
considerevoli valori.
Quando ebbe espresso tali congetture a quella volpe, egli
ebbe un sorriso, e volle stornare i sospetti della vecchia
zitella.

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353

PAPA GORIOT

- V'ingannate - le rispose. - Collin la "sorbona" pi


pericolosa che mai si sia trovata nel reparto dei ladri. Ecco
tutto. I bricconi lo sanno bene; egli la loro bandiera, il
loro sostegno, insomma il loro Bonaparte; e tutti gli
vogliono bene. Questo bel tipo non ci lascer mai la sua
"ghirba" in piazza de Grve.
E poich la signorina Michonneau non capiva, Gondureau le
spieg le due parole di gergo che aveva usato: "Sorbona" e
"ghirba" sono due energiche espressioni del linguaggio dei
ladri i quali, loro per primi, hanno sentito la necessit di
considerare la testa umana sotto due aspetti. La "sorbona"
la testa dell'uomo vivo, il suo giudizio, il suo pensiero. La
"ghirba" una parola di spregio destinata a significare
quanto poco valga la testa, quando essa stata recisa.
-

Collin

ci

prende

in

giro

egli

disse.

Quando

c'imbattiamo in uomini del genere, che sono come sbarre


d'acciaio

temprate

all'inglese,

abbiamo

la

risorsa

di

ucciderli se, all'atto dell'arresto, si attentano a fare la pi


piccola resistenza. Noi contiamo, appunto, su qualche via
di fatto per uccidere Collin domattina. In questo modo si
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354

PAPA GORIOT

evitano il processo, le spese di custodia, il nutrimento, e si


libera la societ da un pericolo. Le procedure, le escussioni
dei

testimoni,

il

pagamento

delle

loro

indennit,

l'esecuzione, tutto quel che deve legalmente sbarazzarci da


tali delinquenti, costano ben pi dei mille scudi che
riceverete. E poi, si fa economia di tempo. Assestando un
bel colpo di baionetta nella pancia di Ingannalamorte,
impediremo

un

centinalo

di

delitti

ed

eviteremo

la

corruttela di cinquanta pessimi soggetti, i quali si terranno


prudentemente

ai

margini

della

correzionale.

Ecco

un'azione di polizia ben fatta. Secondo l'avviso dei veri


filantropi, procedere cos vuol dire prevenire i reati.
- Ma anche servire il proprio Paese - disse Poiret.
- Ebbene! - replic il capo - dite cose sensate, questa sera,
voi.
S certo, noi serviamo il Paese. E la societ ingiusta nei
nostri riguardi. Noi le rendiamo grandi servigi, tuttavia
ignorati. Ma poi proprio di un uomo superiore porsi al di
sopra dei pregiudizi, proprio di un cristiano sopportare i

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PAPA GORIOT

guai che il bene porta con s, quando non fatto secondo i


sani principi.
Parigi Parigi: questa parola spiega la mia vita. Ho l'onore
di salutarvi, signorina. Mi trover coi miei uomini domani al
Giardino del Re. Mandate Cristoforo in via Buffon, dal
signor Gondureau, nella casa dov'ero. Signore, servitor
vostro. Caso mai vi rubassero qualcosa, servitevi pure di
me per farvela ritrovare, sono a vostra disposizione.
- Ebbene! - disse Poiret alla signorina Michonneau - si
trovano degli imbecilli che la sola parola polizia mette sotto
sopra.
Questo signore molto amabile, e quanto vi chiede
semplice come dire: buon giorno. - L'indomani doveva
essere una delle giornate pi straordinarie nella storia della
Casa Vauquer. Fino allora, il fatto pi saliente di quella vita
tranquilla era stata l'apparizione meteorica della falsa
contessa de l'Ambermesnil. Ma tutto doveva impallidire
dinanzi alle peripezie di quella giornata campale, della
quale si sarebbe parlato in eterno nelle conversazioni della

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356

PAPA GORIOT

signora Vauquer. Innanzi tutto Goriot ed Eugenio de


Rastignac dormirono fino alle undici. La signora Vauquer,
rientrata a mezzanotte dalla "Gat", rimase fino alle dieci
e mezza a letto. Il prolungato sonno di Cristoforo, che
aveva bevuto i fondi delle bottiglie offerte da Vautrin,
caus qualche ritardo nel servizio della casa. Poiret e la
signorina Michonneau non si lamentarono del ritardo subto
dalla colazione.
Quanto a Vittorina e alla signora Couture, esse dormirono
sino a tardi. Vautrin usc prima delle otto, e torn proprio
quando la colazione stava per essere servita. Nessuno
perci protest quando, verso le undici e un quarto, Silvia
e Cristoforo bussarono a tutti gli usci per dire che la
colazione era pronta. Durante l'assenza di Silvia e del
domestico, la signorina Michonneau scese per prima, vers
il liquido nella tazza d'argento di Vautrin, dove la crema
per il caff si scaldava a bagno maria, a differenza di tutti
gli altri commensali. La vecchia zitella aveva contato su
questa particolarit della pensione per fare il suo colpo.
Non fu senza qualche difficolt che i sette pensionanti si

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357

PAPA GORIOT

trovarono riuniti. Nel momento in cui Eugenio, stirandosi le


braccia, scendeva buon ultimo, un fattorino gli consegn
una lettera della signora de Nucingen. La lettera era cos
concepita:
"Io non ho falsa vanit, n sono in collera con voi, amico
mio. Vi ho atteso fino alle due dopo mezzanotte. Attendere
una persona amata! Chi ha conosciuto questo supplizio non
lo impone a nessuno.
Vedo bene che voi amate per la prima volta. Che cosa mai
accaduto? Sono angustiata. Se non avessi timore di
svelare i segreti del mio cuore, sarei venuta a vedere quel
che vi capitava, piacevole o spiacevole che fosse. Ma uscire
di casa a quell'ora, o a piedi o in carrozza, non avrebbe
voluto dire screditarsi? Ho in questa circostanza provato il
rammarico d'esser nata donna.
Rassicuratemi, ditemi perch non siete venuto, dopo
quanto vi avr detto mio padre. M'inquieter, ma vi
perdoner. State poco bene?

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PAPA GORIOT

Perch abitare cos lontano da me? Una parola, per favore!


A presto, non vero? Una parola mi baster, se siete
occupato.
Ditemi solo: o corro da voi, o sto male... Ma se vi trovaste
indisposto, mio padre sarebbe venuto a dirmelo! Che cosa
dunque accaduto?...".
- Gi, che cosa accaduto? - esclam Eugenio, che si
precipit nella sala da pranzo, spiegazzando la lettera
senza finire di leggerla. - Che ora ?
- Le undici e mezza - rispose Vautrin inzuccherando il suo
caff.
Il forzato evaso gett su di Eugenio quello sguardo
freddamente ammaliatore che certi uomini eminentemente
magnetici hanno il dono di lanciare, e che, si dice, calma i
pazzi furiosi nei manicomi.
Eugenio trem in tutte le sue membra. Il rumore d'un
"fiacre" si fece sentire dalla strada, e un domestico che
indossava la livrea del signor Taillefer, subito riconosciuto

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359

PAPA GORIOT

dalla signora Couture, entr precipitosamente con aria


stravolta.
- Signorina - esclam - il vostro signor padre vi desidera. E'
accaduta una grave disgrazia. Il signor Federico s' battuto
al duello, ha ricevuto un colpo di spada in fronte, e i medici
disperano di salvarlo; avrete appena il tempo di dirgli
addio!, ha perduto conoscenza.
- Povero giovane! - esclam Vautrin. - Come mai attaccar
lite quando si hanno trenta buone mila lire di rendita? E'
proprio vero che la giovent non si sa regolare!
- Signore! - gli grid Eugenio.
- Ebbene!, cosa, bambinone? - fece Vautrin terminando
tranquillamente di bere il caff, operazione che la signorina
Michonneau seguiva troppo attentamente per commuoversi
del fatto straordinario che tutti aveva lasciato sorpresi. Non ci sono forse duelli tutte le mattine, a Parigi?
- Vengo con voi, Vittorina - disse la signora Couture.

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360

PAPA GORIOT

E le due donne corsero via senza n scialle n cappello.


Prima di uscire, Vittorina, con gli occhi pieni di lacrime,
diede a Eugenio uno sguardo come per dirgli: "Non credevo
che la nostra felicit dovesse costarmi tante lagrime!".
- Ma!, voi siete dunque profeta, signor Vautrin - chiese la
signora Vauquer.
- Io sono ogni cosa - rispose Jacques Collin.
- E' strano davvero! - riprese la signora Vauquer, infilando
una dopo l'altra frasi sconnesse sull'accaduto. - La morte ci
coglie senza domandarci il permesso. I giovani se ne vanno
spesso prima dei vecchi. Fortuna, noi donne, di non dover
avere duelli; ma in cambio abbiamo malattie che gli uomini
non hanno. Noi facciamo i figli, e il mal di madre dura
parecchio! Che terno al lotto per Vittorina! Adesso suo
padre sar costretto a riconoscerla.
- Ecco fatto! - disse Vautrin guardando Eugenio - ieri la
ragazza era senza un soldo, e stamane ricca a milioni.
- Dite su, signor Eugenio - esclam la signora Vauquer - ci
avete messo le mani al momento buono!
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361

PAPA GORIOT

A questa uscita, pap Goriot guard lo studente e gli vide


nella mano la lettera spiegazzata.
- Non l'avete terminata!, che vuol dir questo?, sareste voi
forse come tutti gli altri? - gli domand.
- Signora, io non sposer mai la signorina Vittorina - disse
Eugenio rivolto alla signora Vauquer, con un senso d'orrore
e di disgusto, che sorprese i presenti.
Pap Goriot prese la mano dello studente e gliela strinse.
Avrebbe voluto baciargliela.
- Oh, oh! - fece Vautrin. - Gli italiani hanno un buon modo
di dire: "col tempo"!
- Attendo la risposta - disse a Rastignac l'inviato della
signora de Nucingen.
- Ditele che andr da lei.
L'uomo usc. Eugenio era in preda a un violento stato
d'eccitazione che non gli consentiva d'esser prudente.

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362

PAPA GORIOT

- Che fare? - diceva ad alta voce, parlando a se stesso. Le prove non ci sono !
Vautrin sorrise. In quel momento la pozione assorbita dal
suo stomaco cominciava ad avere effetto. Tuttavia il
forzato era cos robusto che si lev, guard Eugenio, e gli
disse con voce cupa:
- Giovanotto, la fortuna arriva dormendo. - E cadde
stecchito.
- C' dunque una giustizia divina - disse Eugenio.
- Mio Dio!, e che diamine ora gli prende a questo povero
signor Vautrin ?
- Un colpo apoplettico! - grid la signorina Michonneau.
- Silvia, corri, figlia mia, va subito a chiamare il medico fece la vedova. - Ah! signor Rastignac, andate presto a
cercare il signor Bianchon; Silvia potrebbe non trovare il
nostro medico, il signor Grimpel.
Rastignac, felice di avere un pretesto per lasciare quella
spaventosa caverna, usc correndo.
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363

PAPA GORIOT

- Cristoforo, su, corri dal farmacista a chiedergli qualcosa


contro l'apoplessia. - Cristoforo usc.
- Andiamo, pap Goriot, aiutateci a trasportarlo su, in
camera sua.
Vautrin fu preso, portato su per la scala e messo sul letto.
- Io non vi servo a nulla, vado a vedere mia figlia - disse il
signor Goriot.
- Vecchio egoista! - esclam la signora Vauquer - va', ti
auguro di morire come un cane.
- Ma andate a vedere se avete un po' d'etere - fece alla
signora Vauquer la signorina Michonneau che, aiutata da
Poiret, aveva svestito Vautrin.
La signora Vauquer scese in camera sua, lasciando la
signorina Michonneau padrona del campo di battaglia.
- Presto, levategli la camicia e rivoltatelo! Siate dunque
buono a qualche cosa ed evitatemi di vedere delle nudit disse a Poiret.

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364

PAPA GORIOT

- Ve ne state l come Bab.


Rivoltato che fu Vautrin, la signorina Michonneau batt
sulla spalla di Vautrin un forte colpo con la mano, e le due
fatali lettere ricomparvero, in bianco, nel mezzo della
macchia rossa.
- To', vi siete guadagnato presto il compenso di tremila
franchi- esclam Poiret, reggendo ritto Vautrin mentre la
signorina Michonneau gli rimetteva la camicia.
- Auf!, quanto pesa - aggiunse stendendolo nuovamente
sul letto.
- Statevi zitto. E se ci fosse una cassa? - disse con vivacit
la vecchia zitella, i cui occhi sembravano forare i muri,
tanta era l'avidit con la quale osservava ogni pi piccolo
mobile della camera. - Se si potesse aprire questo scrittoio
con un qualche pretesto - riprese a dire.
- Non sarebbe forse cosa ben fatta - riprese Poiret.

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365

PAPA GORIOT

- E perch? Il denaro rubato, essendo stato di tutti, non


pi di nessuno. Ma che ci manca il tempo - essa rispose.
- Sento venire la Vauquer.
- Ecco l'etere - disse la signora Vauquer. - Ma davvero che
oggi

proprio

la

giornata

delle

avventure.

Dio

!,

quell'uomo non pu essere malato, bianco come un pollo.


- Come un pollo? - ripet Poiret.
- Il cuore regolare - disse la vedova ponendogli la mano
sul cuore.
- Regolare? - fece Poiret meravigliato.
- Ottimo.
- Vi sembra? - domand Poiret.
- Diamine!, pare che dorma. Silvia andata a cercare un
medico.
Guardate, signorina Michonneau, aspira l'etere. Ma!, sar
uno "spasso" (e voleva dire: uno spasmo). Il polso
buono. Lui forte come un Turco. Vedete, signorina, che
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366

PAPA GORIOT

pelliccetta ha sullo stomaco ? Costui vivr cent'anni! La sua


parrucca non s' neppure mossa. To, incollata e ha i
capelli finti, perch di pelo rosso. Dicono che i rossi o
sono ottimi o pessimi! E lui, allora, sarebbe buono?
- Per essere appeso - disse Poiret.
- Volete dire al collo d'una bella donna - esclam
vivamente la signorina Michonneau. - Andatevene, signor
Poiret. Sta a noi curarvi, quando siete ammalati. E poi, per
quel che siete buono a fare, potete pure andarvene a
spasso - aggiunse. - Bastiamo la signora Vauquer e io a
sorvegliare questo nostro caro signor Vautrin.
Poiret se ne and pian piano e senza fiatare, come un cane
cui il padrone ha dato un calcio. Rastignac era uscito per
camminare, per prendere aria: soffocava. Quel delitto
consumato ad ora stabilita, aveva cercato d'impedirlo, il
giorno avanti. Che cosa era accaduto? Che cosa doveva
fare? Tremava d'esserne il complice. Il sangue freddo di
Vautrin anche adesso lo spaventava.

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PAPA GORIOT

"Se ora Vautrin morisse senza pi riprendere la parola?", si


chiedeva Rastignac. Passava per i viali del Luxembourg
come se fosse stato inseguito da una muta di cani, e gli
sembrava di udirne i latrati.
- Di' - gli grid Bianchon - hai il "Pilote"?
"Le Pilote" era un giornale radicale diretto dal signor Tissot,
e che pubblicava per la provincia, qualche ora dopo i
quotidiani del mattino, un'edizione che dava le notizie del
giorno,

in

modo

da

farle

arrivare

nei

dipartimenti

ventiquattro ore prima degli altri giornali.


- E' riportato un fatto straordinario - disse lo studente
medico dell'ospedale Cochin. - Taillefer figlio si battuto in
duello col conte de Franchessini della vecchia guardia, che
gli ha infilato due pollici di ferro in fronte. E la piccola
Vittorina diventata uno dei pi ricchi partiti di Parigi. Ma
dimmi un po', ad averlo saputo? Che "trenta e quaranta"
[gioco d'azzardo] mai la morte! E' vero che Vittorina ti
guardava con simpatia - Taci, Bianchon, quella non la

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368

PAPA GORIOT

sposer mai. Io amo una donna deliziosa, io ne sono


amato, io...
- Dici questo come se invano ti tormentassi per non essere
infedele. Dimmi qual la donna che valga il sacrificio della
ricchezza del sire di Taillefer?
- Tutti i diavoli dunque mi vengono dietro? esclam
Rastignac.
- E dove mai ne avresti tu dietro? Sei forse pazzo? Dammi
qui la mano - disse Bianchon - per sentirti il polso. Ma tu
hai la febbre !
- Va da mamma Vauquer - gli fece Eugenio - quello
scellerato di Vautrin cascato come morto.
- Ah! - disse Bianchon, che lasci Rastignac solo - tu mi
confermi dei sospetti che andr a controllare.
La lunga passeggiata dello studente in diritto fu solenne.
Egli fece in certo modo il suo completo esame di coscienza.
Vagabond, esamin, esit, ma per lo meno la sua probit
usc, da quell'aspro e terribile colloquio con se stesso,
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369

PAPA GORIOT

provata come una sbarra di ferro che resiste a ogni colpo.


Si ramment delle confidenze fattegli da pap Goriot il
giorno prima, dell'appartamento scelto per lui vicino a
Delfina, in via d'Artois; riprese la lettera, la rilesse, la
baci. "Un tale amore la mia ncora di salvezza", si disse.
"Il cuore di questo povero vecchio ha ben sofferto. Egli non
dice nulla dei suoi dolori, ma chi non li indovinerebbe?
Ebbene, io avr cura di lui come d'un padre, gli procurer
mille gioie. Se mi vuol bene, lei verr spesso da me a
passare la giornata vicino a lui. Quella gran contessa de
Restaud una infame che farebbe di suo padre un
portinaio. Cara la mia Delfina!, lei pi buona col
brav'uomo, degna d'essere amata.
Ah!, stasera sar dunque felice!". Cav fuori l'orologio, lo
ammir.
"Tutto mi andato bene! Quando ci si ama per sempre, ci
si pu aiutare, posso accettare questo dono. E poi, io far
fortuna, e potr ricambiare tutto, centuplicato. Nel mio
legame non c' n colpa, n nulla che possa far aggrottar

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370

PAPA GORIOT

le ciglia alla pi severa virt. Quante oneste persone non


contraggono

simili

unioni?

Noi

due

non

inganniamo

nessuno e solo la menzogna ci avvilirebbe.


Mentire non come abdicare? Lei s' da tempo ormai
divisa da suo marito. Del resto, sar io a dire a
quell'Alsaziano di cedermi una moglie che gli impossibile
render felice".
La lotta interiore di Rastignac dur a lungo. Sebbene la
vittoria dovesse arridere alla virt giovanile, egli fu tuttavia
ricondotto da una invincibile curiosit, verso le quattro e
mezza, al cader della notte, verso la Casa Vauquer, che si
riprometteva di lasciare per sempre. Egli voleva sapere se
Vautrin

era

morto.

Dopo

aver

avuto

l'idea

di

somministrargli un emetico, Bianchon aveva fatto mandare


al suo ospedale quanto Vautrin aveva rigettato, per farne
l'analisi

chimica.

Notando

l'insistenza

della

signorina

Michonneau per fare buttar via tutto, i suoi dubbi si


rafforzarono; del resto, Vautrin si ristabil troppo presto
perch Bianchon non supponesse un qualche complotto
ordito contro il capo ameno della pensione. Quando
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PAPA GORIOT

Rastignac rientr, Vautrin stava in piedi vicino alla stufa


della sala da pranzo. Richiamati pi presto del solito dalla
notizia del duello di Taillefer figlio, i pensionanti, curiosi di
conoscere i particolari del fatto e le conseguenze di esso
sulla sorte di Vittorina, se ne stavano riuniti, ad eccezione
di pap Goriot, e parlavano di quanto era accaduto.
Quando Eugenio entr, i suoi occhi incontrarono quelli
dell'imperturbabile Vautrin, il cui sguardo penetr cos
addentro nel suo cuore e vi rimescol tanto fortemente
alcune corde malefiche, da farlo rabbrividire.
- Ebbene, caro figliuolo - gli disse il forzato evaso - la
"Camusa" avr da fare a lungo prima di prendermi. A quel
che dicono queste signore, ho superato vittoriosamente
uno colpo apoplettico che avrebbe potuto uccidere un bue.
- Ah!, potete pur dire un toro - esclam la vedova Vauquer.
- Vi dispiacerebbe forse di vedermi ancor vivo? - disse
Vautrin

all'orecchio

di

Rastignac,

di

cui

credette

d'indovinare il pensiero. - Sarebbe segno che siete un


uomo diabolicamente forte!

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PAPA GORIOT

- Ah, in fede mia ! - disse Bianchon - la signorina


Michonneau parlava ieri l'altro d'un tale soprannominato
Ingannalamorte; quel nome vi starebbe proprio bene.
Queste parole produssero su Vautrin l'effetto della folgore;
egli impallid e vacill, il suo sguardo magnetico cadde
come un raggio di sole sulla signorina Michonneau, cui quel
getto di volont spezz le gambe. La vecchia zitella si
lasci scivolare su di una sedia. Poiret si fece avanti con
vivacit e si mise tra lei e Vautrin, avendo capito che essa
era in pericolo, tanto

la

faccia

del

forzato

divenne

ferocemente espressiva nel gettare la maschera bonaria


sotto la quale si nascondeva la sua vera natura. Senza
ancora

comprendere

nulla

di

quel

dramma

tutti

pensionanti rimasero attoniti. In quel momento, si udirono


i passi di molti uomini, e il rumore di alcuni fucili che dei
soldati battevano sul selciato della strada. Mentre Collin
cercava macchinalmente una via d'uscita guardando le
finestre e i muri, quattro uomini comparvero sulla soglia
dell'uscio della sala. Il primo era il capo della polizia, gli
altri tre erano ufficiali della polizia municipale - In nome

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373

PAPA GORIOT

della legge e del re - disse uno di questi, le cui parole


furono coperte da un mormorio di stupore. Sbito il silenzio
regn nella sala da pranzo, i pensionanti si separarono per
lasciar passare i tre, che avevano tutti la mano entro la
tasca di fianco, dov'era una pistola carica. Due gendarmi di
scorta agli agenti sbarrarono la porta della sala; e altri due
occuparono quella che dava sulla scala. Il passo e i fucili di
molti soldati risuonarono sull'acciottolato che correva lungo
la facciata della casa. Ogni speranza di fuga fu dunque
tolta

Ingannalamorte,

sul

quale

tutti

gli

sguardi

conversero irresistibilmente.
Il capo della polizia and diritto innanzi a lui e gli diede
sulla testa un manrovescio cos forte, da fargli saltar via la
parrucca ridando alla testa di Collin tutto il suo orrore. In
armonia col corpo, quella testa e quella faccia, incorniciata
da quei capelli corti, rosso-mattone, che davano a esse uno
spaventevole carattere di forza e insieme d'astuzia furono
messe

appropriatamente

in

luce,

come

se

il

fuoco

dell'inferno le avesse rischiarate. Ognuno conobbe allora


veramente chi era Vautrin, il suo passato, il suo presente,

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374

PAPA GORIOT

il suo avvenire, le sue teorie implacabili, la religione del


suo arbitrio, la regalit che gli conferiva il cinismo dei suoi
giudizi, delle sue azioni, e la forza di un complesso
psicologico capace di tutto. Il sangue gli sal al viso, e i suoi
occhi brillarono come quelli di un gatto selvatico. Balz su
se stesso con un movimento improntato a una ferocia
tanto energica, rugg tanto forte da strappar grida di
terrore a tutti i pensionanti. A quel gesto di leone, e
approfittando del clamore generale, gli agenti trassero le
pistole. Collin cap il pericolo che correva vedendo rilucere
il cane d'ogni arma, e diede subito la prova della maggior
potenza umana. Orribile e pur maestoso spettacolo!, la sua
fisionomia

mostr

un

fenomeno

che

non

pu

esser

paragonato se non a quello d'una caldaia piena di quel


vapore fumoso capace di sollevare le montagne, che
dissolve in un batter d'occhio una goccia d'acqua fredda. La
goccia d'acqua che raffredd la sua ira fu una riflessione
rapida come un baleno.
Egli si mise a sorridere e guard la sua parrucca.

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PAPA GORIOT

- Oggi non sembri molto cortese - disse al capo della


polizia. E tese le mani ai gendarmi, facendo loro un cenno
con la testa.
Signori gendarmi, mettetemi le manette o le catenelle.
Chiamo a testimoni i presenti che non faccio resistenza. Un mormorio d'ammirazione, strappato dalla prontezza con
cui la lava e il fuoco uscirono e rientrarono in quel vulcano
umano, risuon nella sala. - ... signor smargiasso - riprese
a dire il forzato guardando il celebre direttore della polizia
giudiziaria.
- Andiamo, spogliatevi - gli disse l'uomo del vicolo SainteAnne, con un'aria sprezzante.
- Ma come? - disse Collin - ci sono delle signore. Non nego
nulla, e mi arrendo.
Tacque un istante, e guard i presenti come un oratore che
sta per dire cose sorprendenti.
- Scrivete, pap Lachapelle - disse poi rivolto a un
vecchietto dai capelli bianchi, che s'era seduto all'estremit
della tavola dopo aver cavato fuori da un portafogli il
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376

PAPA GORIOT

processo verbale dell'arresto. - Riconosco di essere Jacques


Collin, detto Ingannalamorte, condannato a vent'anni di
ferri, e vi prover di non aver rubato il mio soprannome.
Se avessi soltanto alzato la mano - disse ai pensionanti, quelle tre spie l avrebbero fatto spargere tutto il mio
sangue sul pavimento della casa di mamm Vauquer.
Quelle birbe son sempre dietro a tendere trappole !
La signora Vauquer si sent male all'udire tali parole.
- Mio Dio!, c' da farne una malattia; e pensare che ieri ero
con lui alla "Gat" - disse a Silvia.
- Un po' di filosofia, mamm - riprese Collin. - E' forse una
disgrazia essere stata nel mio palco, ieri, alla "Gat"? esclam. - Credete d'esser migliore di noi? Noi abbiamo
meno infamia sulla spalla che non ne avete voi nel cuore,
membri flaccidi di una societ cancrenosa: il migliore tra
voi non reggerebbe al mio confronto. - I suoi occhi si
fissarono su Rastignac, al quale rivolse un sorriso grazioso
che contrastava singolarmente con la rude espressione del
viso.- -Il nostro contrattino sempre in essere, angelo

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377

PAPA GORIOT

mio, purch, s'intende, venga accettato! Non cos? - E


cant:
La mia Fanchette deliziosa Nella sua semplicit.
- Non vi preoccupate - egli riprese - so fare le mie
riscossioni.
Si ha troppa paura di me perch ci si provi a derubarmi!
Il bagno penale coi suoi costumi e il suo linguaggio, con i
suoi

bruschi

passaggi

dal

faceto

all'orrendo,

la

sua

terrificante grandezza, la sua familiarit, la sua bassezza,


fu ad un tratto rappresentato da quella frase e da
quell'uomo, che non fu pi un uomo, ma il tipo di tutta una
classe degenerata, d'una categoria selvaggia e logica,
brutale e scaltra. In un momento Collin divenne un poema
infernale ove si trovarono raffigurati tutti i sentimenti
umani, meno uno: il pentimento. Il suo sguardo era quello
dell'arcangelo caduto, che vuole sempre far guerra.
Rastignac abbass gli occhi accettando quella parentela
delittuosa come una espiazione dei suoi cattivi pensieri.

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PAPA GORIOT

- Chi mi ha tradito? - chiese Collin, muovendo il suo


terribile sguardo sui presenti. E fermandolo sulla signorina
Michonneau: Tu - le disse - vecchia cagna, sei tu che mi
hai provocato un finto sturbo, arnese di polizia! Basterebbe
che dicessi due parole per farti tagliare il collo in otto
giorni. Ma ti perdono, perch sono cristiano. Del resto non
sei tu che mi hai tradito. Chi allora?
Ah! ah!, state rovistando lass, eh? - grid sentendo gli
ufficiali della forza pubblica che stavano aprendo gli armadi
e sequestrando la sua roba. - Ma gli uccelli hanno preso il
volo da ieri. E voi non ne saprete mai nulla. I miei libri di
commercio sono qui - disse battendosi con una mano la
fronte. Ora so chi mi ha tradito. Non pu essere stato che
quel mascalzone di Fil di Seta. Non vero, padre
accalappiatore? - chiese al capo della polizia. - Questo va
troppo bene d'accordo col fatto di cercare i biglietti di
banca lass. Ma ormai non c' pi nulla, mia cara Miette !
Quanto a Fil di Seta, costui sar soppresso entro quindici
giorni, anche se lo faceste sorvegliare da tutta la vostra
gendarmeria. Quanto le avete dato, a questa Michonnette?

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379

PAPA GORIOT

- domand ai funzionari della polizia - qualche migliaio di


scudi!
Io valevo di pi, Ninon cariata, Pompadour stracciona,
Venere da Pre-Lachaise. Se mi avessi avvertito, avresti
ricevuto seimila franchi. Ah!, non te lo credevi, vecchia
ruffiana, eh?, altrimenti avrei avuto la preferenza. S, te li
avrei dati volentieri, per evitare un viaggio che mi secca e
mi fa perdere dei soldi - diceva mentre gli mettevano le
manette. - Quella gente ci prender gusto a farmi perdere
chiss quanto tempo per rintronarmi. Se mi mandassero
subito al bagno penale, potrei tornare presto alle mie
occupazioni,

malgrado

i nostri

allocchi

del quai

des

Orfvres. Una volta laggi, si faranno in quattro per far


evadere il loro generale, questo buon Ingannalamorte! C'
forse uno solo di voi che abbia come ho io, pi di diecimila
fratelli pronti a far qualsiasi cosa per lui? - chiese con
fierezza. - Qui c' della bont - aggiunse battendosi sul
cuore - io non ho mai tradito nessuno. To', guardali, cagna
- fece rivolgendosi alla vecchia zitella. - Di me hanno
paura, costoro, ma tu fai voltar loro lo stomaco. Prenditi

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380

PAPA GORIOT

ora il tuo premio. - E tacque un istante, guardando i


pensionanti. - Ma siete proprio cos sciocchi voialtri? Non
avete mai visto un forzato? Un forzato della tempra di
Collin, qui presente, un uomo meno vile degli altri, il
quale protesta contro le profonde disillusioni che provoca il
contratto sociale, come dice Jean-Jacques, di cui mi vanto
d'essere allievo.
E poi, io sono solo contro il governo con tutta la sua
impalcatura di tribunali, di gendarmi, di bilanci, e io
l'intrappolo.
- Cspita - disse il pittore - ci sarebbe da fare un disegno
stupendo.
- Di', aiutante di monsignore il boia, manovratore della
"Vedova" (nome denso di tremenda poesia che i forzati
danno alla ghigliottina) - aggiunse Vautrin rivolgendosi al
capo della polizia - sii buono, dimmi se stato Fil di Seta a
tradirmi! Non vorrei che la pagasse per un altro, non
sarebbe giusto.

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381

PAPA GORIOT

In quel momento gli agenti, che avevano rovistato e


inventariato ogni cosa nella sua camera, rientrarono e
parlarono a bassa voce col capo della spedizione. Il
processo verbale era stato chiuso.
- Signori - disse Collin rivolto ai pensionanti - stanno per
portarmi via. Voi siete stati tutti molto buoni con me
durante la mia permanenza qui, e ve ne sar riconoscente.
Accogliete il mio saluto. Mi permetterete di mandarvi un
po' di fichi della Provenza. - Fece qualche passo, e si volt
per guardare Rastignac.
- Addio, Eugenio-disse con una voce dolce e triste, che
contrastava

singolarmente

col

tono

brusco

delle

sue

precedenti parole. - Se dovessi trovarti in difficolt,


ricordati che ti ho lasciato un amico affezionato. - Sebbene
avesse le manette ai polsi, riusc a mettersi in guardia,
esegu un attacco battendo il piede, da maestro di
scherma, grid: - Uno! Due! - e avanz il piede destro. - In
caso di pericolo, rivolgiti l. Puoi disporre dell'uomo e del
suo denaro.

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382

PAPA GORIOT

Il singolare personaggio pronunci queste ultime parole


con un tono alquanto buffonesco, in modo da poter essere
compreso soltanto da Rastignac. Quando i gendarmi, i
soldati e gli agenti di polizia ebbero lasciata la casa, Silvia,
che era intenta a bagnare d'aceto le tempie della padrona,
guard i pensionanti stupiti.
- Eppure - disse - era un brav'uomo!
Questa frase ruppe l'incanto che i molteplici e vari
sentimenti provocati da quella scena avevano prodotto in
ciascuno

dei

presenti.

In

quell'istante,

dopo

essersi

reciprocamente e tacitamente interrogati, videro tutti


insieme la signorina Michonneau, gracile, secca e fredda
come una mummia, accovacciata vicino alla stufa, gli occhi
bassi, come se avesse temuto che l'ombra del paralume
non fosse cos forte da nascondere l'espressione dei suoi
sguardi. La figura di quella donna, antipatica a tutti da
vario tempo, venne subito compresa. Un mormorio che,
per

esser

unanime

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perfettamente

senso

di

all'unisono,

disgusto,

risuon

manifestava

un

sordamente.

La

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383

PAPA GORIOT

signorina

Michonneau

lo

sent,

rimase

immobile.

Bianchon, per il primo, si chin verso il vicino:


- Me ne vado, se quella donna continuer a mangiare con
noi disse a bassa voce.
In un batter d'occhio, ognuno, ad eccezione di Poiret,
approv quanto detto dallo studente in medicina, che, forte
dell'adesione

generale,

si

fece

avanti

al

vecchio

pensionante.
- Voi che siete cos amico della signorina Michonneau - gli
disse - parlatele e fatele comprendere che se ne deve
andare all'istante.
- All'istante? - ripet Poiret sorpreso.
Poi, and vicino alla vecchia, e le disse qualche parola
all'orecchio.
- Ma io ho pagato la retta, e ho diritto di stare qui come
tutti gli altri - disse lanciando uno sguardo di vipera sui
pensionanti.

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384

PAPA GORIOT

- Se per questo, ci quoteremo per restituirvene la somma


- fece Rastignac.
- Il signore difende Collin - essa rispose dando allo
studente uno sguardo velenoso e indagatore - e non
difficile sapere il perch!
A tale parola, Eugenio balz come per scagliarsi contro la
vecchia zitella e strozzarla. Quello sguardo, di cui comprese
la perfidia, aveva gettato una orribile luce nella sua anima.
- Lasciatela, dunque - esclamarono i pensionanti.
Rastignac incroci le braccia e tacque.
- Finiamola con questa signorina Giuda - disse il pittore,
rivolgendosi alla signora Vauquer. - Signora, se non
mettete alla porta la Michonneau, noi lasceremo tutti la
vostra baracca, e diremo dappertutto che la frequentavano
solo spie e forzati. In caso contrario, nessuno di noi far
parola di questo fatto che, in fin dei conti, potrebbe
accadere anche nella migliore societ, finch ai galeotti non
verr impresso un marchio in fronte e non verr loro

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385

PAPA GORIOT

proibito di travestirsi da borghesi parigini, e di mostrarsi


cos sciocchi capi ameni come lo sono tutti.
A

quel

discorso,

la

signora

Vauquer

ritorn

subito

miracolosamente in salute, si alz, incroci le braccia, apr i


suoi occhi chiari e senza tracce di lacrime.
- Ma, signor mio, volete proprio la rovina della mia casa?
Ecco che ora il signor Vautrin... Oh !, santo Dio - disse
interrompendosi - non posso fare a meno di chiamarlo col
suo nome di persona per bene! Ecco, - riprese - che ora mi
si fa vuoto un appartamento, e volete pure che ne debba
avere due di pi da affittare in una stagione in cui tutti
stanno a casa loro?
- Signori, prendiamo il cappello, e andiamo a mangiare a
piazza della Sorbonne, da Flicoteaux - disse Bianchon. La
signora Vauquer calcol con un solo colpo d'occhio il partito
pi vantaggioso, e si precipit dinanzi alla signorina
Michonneau.

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PAPA GORIOT

- Andiamo, bellezza mia, non vorrete mica la fine della mia


pensione, no? Vedete a che punto mi fanno arrivare questi
signori, risalite nella vostra camera, per questa sera.
- Niente affatto, niente affatto! - gridarono i pensionanti noi esigiamo che se ne vada all'istante.
- Ma non ha ancora pranzato, la povera signorina - disse
Poiret in tono supplichevole.
- Andr a mangiare dove vuole - gridarono pi voci.
- Alla porta, la spia !
- Alla porta, gli spioni!
- Signori - esclam Poiret che si erse a un tratto all'altezza
del coraggio dato dall'amore ai montoni - rispettate una
donna!
- Le spie non hanno sesso - disse il pittore.
- Bel sessorama!
- Alla portorama!

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PAPA GORIOT

- Signori, questo indecente. Quando si manda via


qualcuno, bisogna almeno salvare la forma. Noi abbiamo
pagato, e restiamo- disse Poiret calcando il suo berretto e
mettendosi a sedere vicino alla signorina Michonneau, che
la signora Vauquer stava catechizzando.
- Cattivello - gli disse il pittore con aria comica - cattivello,
andiamo!
- Insomma, se non ve ne andate voi, ce ne andiamo noi disse Bianchon.
E i pensionanti mossero tutti insieme verso il salotto.
- Signorina, vedete? - esclam la signora Vauquer - sono
rovinata.
Non pi possibile che voi restiate, costoro finiranno per
scendere ad atti di violenza.
La signorina Michonneau si alz.
- Se ne andr! Non se ne andr! Se ne andr. Non se ne
andr!

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PAPA GORIOT

Queste parole dette alternativamente, e l'ostilit dei


discorsi che si cominciavano a fare su di lei, costrinsero la
signorina Michonneau ad andarsene, dopo alcuni accordi
presi a bassa voce con la padrona.
- Andr dalla signora Buneaud - disse, con aria minacciosa.
- Andate pure dove volete, signorina - fece la signora
Vauquer, che trov ingiuriosa la scelta d'una pensione che
rivaleggiava con la sua, e che per conseguenza le era
odiosa. - Andate dalla Buneaud, e avrete aceto per vino,
cibi rifatti.
I pensionanti si disposero su due file, osservando il pi
profondo silenzio. Poiret guard cos teneramente la
signorina

Michonneau,

si

mostr

cos

ingenuamente

indeciso se seguirla o restare, che i pensionanti, esultando


poich la signorina Michonneau se ne andava, si misero a
ridere.
- Xi, xi, xi, Poiret - gli grid il pittore. - Andiamo, opl, op!
L'impiegato al Museo si mise a cantare comicamente le
prime parole di una nota romanza:
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PAPA GORIOT

Partendo per la Siria Il giovane e bel Dunoy...


- Andiamo, che morite d'invidia, "trahit sua quemque
voluptas" - disse Bianchon.
- Ognuno segue la sua: libera traduzione di Virgilio - fece il
ripetitore.
La signorina Michonneau fece il gesto di prendere il braccio
di Poiret, guardandolo, e lui, non sapendo come resistere a
quell'invito, accorse a darglielo. Scoppiarono applausi e ci
fu un'esplosione di risa.
- Bravo, Poiret! - Questo vecchio Poiret! Apollo-Poiret!
Marte- Poiret. - Che coraggio, questo Poiret!
In quel momento entr un commissionario e consegn una
lettera alla signora Vauquer, che, dopo averla letta, cadde
di peso su di una sedia.
- Non rimane altro che bruciare la mia casa, c' caduto
sopra un fulmine. Taillefer figlio spirato alle tre. Sono
stata proprio punita di aver augurato il bene a quelle due
donne, a scapito di questo povero giovane. La signora
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PAPA GORIOT

Couture e Vittorina mi chiedono le loro cose, e vanno a


stabilirsi presso il signor Taillefer.
Egli concede alla figlia di tenere con s la vedova Couture
come dama di compagnia. Quattro appartamenti vuoti,
cinque pensionanti di meno. - Si sedette e sembr stesse
per piangere - La disgrazia entrata oggi in casa mia!
esclam desolata.
Il rumore d'una vettura che si fermava risuon a un tratto
dalla strada.
- Qualche altro guaio - disse Silvia.
Ed ecco apparire Goriot con un viso luminoso e colorito di
felicit, da far credere a una sua rigenerazione.
- Goriot in carrozza! - dissero i pensionanti - ma proprio
la fine del mondo.
Il bonuomo and diritto da Eugenio, rimasto pensoso in un
canto, e lo prese per il braccio:
- Andiamo - gli disse con aria allegra.

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PAPA GORIOT

- Ma non sapete quel che successo? - gli domand


Eugenio.
- Vautrin era un forzato, ed stato arrestato poco fa; il
figlio di Taillefer morto.
- Ebbene, che ce ne importa? - rispose pap Goriot.- Io
pranzo con mia figlia nel vostro appartamento, capite? Lei
vi sta aspettando, venite!
Tir cos violentemente Rastignac per il braccio, da farlo
camminare per forza, e parve rapirlo, come se si fosse
trattato della sua amante.
- Mangiamo! - esclam il pittore.
Ognuno prese allora la propria sedia e si mise a tavola.
- Ma insomma - disse la grossa Silvia - oggi tutto va male,
l'umido di castrato con patate s' attaccato! Be', lo
mangerete bruciato lo stesso!
La signora Vauquer non ebbe il coraggio di dire una parola
nel vedere solo dieci persone invece di diciotto intorno alla

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PAPA GORIOT

tavola; ma tutti cercarono di consolarla e di farla stare


allegra.
Dapprima i clienti che prendevano solo i pasti alla pensione
parlarono di Vautrin e degli avvenimenti della giornata, e
seguirono

l'andamento

serpentino

della

conversazione

mettendosi a discorrere di duelli, del bagno penale, della


giustizia, delle leggi da rifare, delle carceri. Poi finirono col
trovarsi ben lontani da Jacques Collin, da Vittorina e da suo
fratello. Sebbene fossero soltanto dieci, gridarono per venti
in modo da sembrare pi numerosi del solito; e fu la sola
differenza tra quel pranzo e quello del giorno prima.
L'indifferenza

abituale

di

tale

mondo

egoista

che,

l'indomani, doveva trovare negli eventi quotidiani di Parigi


un'altra preda da divorare, riprese il sopravvento e la
stessa signora Vauquer si lasci calmare dalla speranza,
che assunse in tale occasione la voce della grossa Silvia.
Quella

giornata

doveva

essere

fino

alla

sera

una

fantasmagoria per Eugenio, il quale, malgrado la forza del


suo carattere e la bont del suo animo, non sapeva come
connettere le proprie idee, quando si trov in carrozza a
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PAPA GORIOT

fianco di pap Goriot, i cui discorsi rivelavano una gioia


inconsueta, e risuonavano al suo orecchio, dopo tante
emozioni, come le parole che udiamo in sogno.
- Da questa mattina finita. Pranziamo tutti e tre insieme,
insieme!, capite? Erano quattro anni che non pranzavo pi
con la mia Delfina, la mia piccola Delfina. L'avr con me
per tutta una sera. Abbiamo preso possesso del vostro
appartamento da questa mattina. Ho lavorato come un
facchino, in maniche di camicia. Ho aiutato a portare i
mobili. Ah! ah!, non avete mai veduto com' graziosa a
tavola, vedrete quante attenzioni avr per me:
"Prendete, pap mangiate questo, sentite com' buono".
Ed allora il momento che io non posso mangiare. Oh!,
tanto che non sono stato un po' tranquillo insieme a lei,
come tra poco lo saremo!
- Ma - gli disse Eugenio - oggi il mondo s' proprio
capovolto?
- Capovolto - rispose pap Goriot. - Ma in nessuna epoca il
mondo andato cos bene. Io non vedo che facce allegre
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394

PAPA GORIOT

per le strade, persone che si stringono la mano, persone


felici come se andassero tutte a mangiare dalla loro figlia,
a gustarvi un buon pranzetto ordinato da lei davanti a me
al capo cuoco del Caff degli Inglesi. Ma!, vicino a lei anche
l'aloe sarebbe dolce come il miele.
- Mi pare di risorgere - disse Eugenio.
- Ma camminate!, vetturino - grid pap Goriot aprendo il
vetro davanti. - Andate pi svelto, vi dar cento soldi di
mancia se mi portate in dieci minuti dove vi ho detto. - Al
sentir questa promessa il vetturino travers Parigi con la
rapidit d'un lampo.
- Non va, questo vetturino - diceva pap Goriot.
- Ma dove diamine mi portate? - gli chiese Rastignac.
- A casa vostra - rispose pap Goriot.
La vettura si ferm in via d'Artois. Il bonuomo scese per
primo e butt dieci franchi al vetturino con la prodigalit di
chi, rimasto vedovo, nel parossismo della sua felicit non
bada pi a niente.
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395

PAPA GORIOT

Andiamo,

saliamo

disse

Rastignac

facendogli

attraversare un cortile e conducendolo alla porta d'un


appartamento al terzo piano, situato nella parte posteriore
d'una casa nuova e di bella apparenza. Pap Goriot non
ebbe bisogno di suonare. Teresa, la cameriera della signora
de Nucingen, apr la porta. Eugenio si trov in un delizioso
appartamento da scapolo, composto di un'anticamera, d'un
salottino, d'una camera da letto e di uno studio, che
davano su di un giardino. Nel salottino, il cui mobilio e
arredamento potevano sostenere il confronto con quanto vi
poteva essere di pi carino, di pi grazioso, egli scorse, alla
luce delle candele, Delfina, che si alz da un divano, vicino
al fuoco, dispose un parafuoco sul caminetto, e gli disse
con un tono di voce pieno di tenerezza:
- Vi si dunque dovuto cercare, signore che non capite
nulla.
Teresa usc. Lo studente prese Delfina fra le braccia, la
strinse vivamente e pianse di gioia. Quest'ultimo contrasto
tra quel che vedeva e quel che or ora aveva veduto, in una
giornata in cui tante emozioni avevano stancato il suo
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396

PAPA GORIOT

cuore e la sua testa, provoc in Rastignac un accesso di


sensibilit nervosa.
- Lo sapevo bene che ti amava - disse piano pap Goriot a
sua figlia, mentre Eugenio sfinito giaceva sul divano senza
poter pronunciare una parola n rendersi ancora conto del
modo in cui quest'ultimo colpo di bacchetta magica era
stato dato.
- Ma venite a vedere - gli disse la signora de Nucingen
prendendolo per mano e conducendolo in una camera i cui
tappeti, i mobili e i minimi dettagli gli ricordarono, in pi
piccole proporzioni, quella di Delfina.
- Ci manca un letto - fece Rastignac.
-E' vero, signore - essa rispose arrossendo e stringendogli
la mano.
Eugenio la guard, e apprezz il sentimento di pudore
contenuto

nel

cuore

d'una

donna

innamorata,

ancor

giovane.

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PAPA GORIOT

- Voi siete una di quelle creature degne d'una adorazione


senza fine - le disse all'orecchio. - S, oso dirvelo, visto che
ci comprendiamo tanto bene: pi vivo e sincero l'amore,
e pi esso dev'essere velato, misterioso. Non sveliamo il
nostro segreto a nessuno.
- Oh!, ma io non sar qualcuno, non vero? - disse pap
Goriot, brontolando.
- Ma lo sapete bene che voi siete noi, voi...
- Ah!, ecco quel che volevo sentirmi dire. Non vi sar
d'imbarazzo, vero? Andr, verr come uno spirito
benigno che sta dovunque, e che si sa esser l senza che
nessuno lo veda. Vedi dunque, Delfinetta, Ninetta, Ded,
se avevo ragione di dirti: "C' un grazioso appartamento in
via d'Artois, arrediamolo per lui!". E tu non volevi. Ah!,
sono io l'autore della tua gioia, come sono l'autore dei tuoi
giorni. I padri debbono sempre dare, se vogliono essere
felici. Dare sempre, il vero modo per essere padre.
- Come? - domand Eugenio.

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398

PAPA GORIOT

- S, lei non voleva, aveva paura che si facessero


chiacchiere sul suo conto, come se il mondo valesse la
felicit!, ma tutte le donne sognano poi di fare quel che fa
lei...
Pap Goriot parlava solo, mentre la signora de Nucingen
aveva intanto condotto Rastignac nello studio, dove un
bacio risuon, sebbene dato pian piano. La stanza era in
armonia con l'eleganza dell'appartamento, nel quale del
resto non mancava proprio nulla.
- Abbiamo indovinato i vostri gusti? - essa chiese tornando
nel salotto per mettersi a tavola.
- S - gli rispose - anche troppo bene. Ahim!, tutto questo
lusso, questi bei sogni realizzati, tutta la poesia d'una vita
giovanile, elegante, questo io lo sento troppo per non
meritarlo; ma non posso accettarlo da voi, e d'altra parte
sono ancora troppo povero per...
- Ah! ah!, cominciate gi a contrariarmi? - lei disse con
un'arietta di scherzosa autorit, facendo una di quelle

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399

PAPA GORIOT

graziose smorfie come ne fanno le donne quando vogliono


deridere uno scrupolo per meglio dissiparlo.
Eugenio aveva troppo solennemente in quel giorno fatto il
suo esame di coscienza, e l'arresto di Vautrin, indicandogli
la profondit dell'abisso in cui era stato per precipitare,
aveva troppo bene corroborato i suoi nobili sentimenti e la
sua

delicatezza,

per

cedere

quella

carezzevole

confutazione dei suoi generosi propositi. Una profonda


tristezza s'impadron di lui.
- Come! - fece la signora de Nucingen - rifiutereste?
Sapete che cosa vuol dire un simile rifiuto? Che dubitate
del futuro, che non osate legarvi a me. Temete dunque di
tradire il mio affetto? Se voi mi amate, se io vi... amo,
perch indietreggiate di fronte a cos lievi obbligazioni? Se
sapeste qual piacere ho provato nell'occuparmi di tutto
questo appartamento da scapolo, non esitereste, e mi
domandereste perdono. Avevo a disposizione del denaro
vostro, e l'ho bene impiegato: ecco tutto. Credete d'essere
grande, e siete invece piccino. Voi valete ben di pi... Ah! aggiunse, cogliendo uno sguardo appassionato di Eugenio EBOOGLE

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PAPA GORIOT

e fate tante storie per delle sciocchezze. Se non mi volete


bene, oh !, s, allora non accettate. La mia sorte dipende
da una parola.
Parlate! Ma pap, convincetelo voi - aggiunse rivolgendosi,
dopo una pausa, a suo padre. - Crede forse lui che io sia
meno sensibile riguardo al nostro onore?
Pap

Goriot

aveva

il

fermo

sorriso

d'un

teriachi

nell'osservare i due, nell'ascoltare quella gentile loro


disputa.
- Bambino!, voi siete all'inizio della vita - essa riprese
prendendo la mano di Eugenio, - trovate una barriera che
per molti sarebbe insormontabile, una mano di donna ve
l'apre, e voi indietreggiate? Ma voi riuscirete, farete una
brillante fortuna, il successo scritto sulla vostra bella
fronte. E non potrete allora rendermi quel che oggi vi
presto? In altri tempi le donne non davano forse ai loro
cavalieri armature, spade, elmi, giachi, cavalli, affinch essi
potessero andare a combattere in loro nome nei tornei?
Ebbene, Eugenio, le cose che io vi offro sono le armi

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PAPA GORIOT

dell'epoca, gli strumenti necessari a chi vuol diventare


qualcosa.
Bello, il solaio dove abitate, se somiglia alla camera di pap
!... Ma insomma, vogliamo o no andare a pranzo? Volete
proprio

rattristarmi?

Rispondete,

dunque!

disse

scuotendogli la mano. - Santo Iddio, pap, fatelo decidere,


o me ne vado di qui e non lo rivedr pi.
- Adesso vi far decidere - disse pap Goriot uscendo
dall'estasi.
- Mio caro signor Eugenio, voi state per farvi prestare del
denaro da alcuni ebrei, non vero?
- E' proprio necessario - rispose.
- Bene!, allora cosa fatta - riprese il bonuomo cavando
fuori un brutto portafoglio di cuoio logorato. - Mi sono fatto
ebreo, ho pagato io tutte le fatture: eccole qui. Voi non
dovete un centesimo per tutto quel che si trova qui. Non
poi una grossa somma, si tratta tutt'al pi di cinquemila
franchi. E io ve li presto! A me non opporrete un rifiuto,
non sono mica una donna io.
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PAPA GORIOT

Mi farete una ricevuta su di un pezzo di carta e me li


restituirete poi.
Qualche lacrima cadde contemporaneamente dagli occhi di
Eugenio e di Delfina, che si guardarono con sorpresa.
Rastignac tese la mano al bonuomo, e gliela strinse.
- Ebbene, cosa?, non siete forse miei figli? - disse Goriot.
- Ma, mio povero padre - fece la signora de Nucingen come diamine avete fatto?
- Ah!, qui ti volevo. Quando ti ho fatto decidere a farlo
abitare vicino a te, e ti ho visto comprare oggetti come per
una sposa, mi sono detto: "Potr trovarsi in qualche
difficolt!". L'avvocato ritiene che la causa da intentare
contro tuo marito, per fargli restituire il tuo denaro, durer
pi

di

sei

mesi.

Bene.

milletrecentocinquanta

Allora

franchi

di

ho

venduto

rendita;

mi

miei
sono

costituito, con quindicimila franchi, milleduecento franchi di


vitalizio garantito da buone ipoteche, e ho pagato i vostri
fornitori col resto della somma, figli miei. Ho lass una
camera da cinquanta scudi all'anno, posso vivere come un
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403

PAPA GORIOT

principe

con

quaranta

soldi

al

giorno,

me

ne

avanzeranno. Non consumo nulla, di abiti non ho quasi


bisogno. Sono quindici giorni che rido sotto i baffi,
dicendomi: "Come saranno felici!". E non siete forse felici?
- Oh! pap, pap! - disse la signora de Nucingen,
slanciandosi verso suo padre, che l'accolse sulle ginocchia.
Essa lo copr di baci, gli carezz il viso coi suoi capelli
biondi, e vers lacrime su quel vecchio viso sereno,
luminoso. - Caro pap, voi siete davvero un padre! No, non
esistono due padri come voi sotto il cielo. Eugenio vi voleva
gi da prima tanto bene: che sar adesso?
- Ma figli miei - disse Goriot, che da dieci anni non sentiva
battere il cuore di sua figlia sul suo - ma, Delfinetta, tu
vuoi dunque proprio farmi morire dalla gioia! Il mio povero
cuore si spezza. Andiamo, signor Eugenio, noi siamo pari e
patta! - E il vecchio, intanto, stringeva la figlia in una
stretta selvaggia e tanto delirante che questa disse:
- Ah!, ma cos tu mi fai male!

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PAPA GORIOT

- Ti faccio male! - egli fece impallidendo. E la guard con


un'aria sovrumana di dolore. Per ben ritrarre la fisionomia
di questo Cristo della paternit, converrebbe cercare
paragoni nelle immagini che i principi della tavolozza hanno
creato per dipingere la passione sofferta per il bene del
mondo dal Salvatore degli uomini. Pap Goriot baci
dolcemente la cintura che le sue dita avevano stretto
troppo.
- No, no, non ti ho fatto del male, vero? - egli riprese
interrogandola con un sorriso; - sei tu che m'hai fatto male
col tuo grido. La spesa da me sostenuta stata pi forte fece

poi

all'orecchio

precauzione

ma

della

bisogna

figlia,

baciandoglielo

prenderlo

cos

con

altrimenti

s'inquieterebbe. - Eugenio era rimasto come pietrificato


dall'inesauribile amor paterno di quell'uomo, e lo osservava
esprimendo quell'ingenua ammirazione che, nei giovani,
fede.
- Sar degno di tutto questo! - egli esclam.

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PAPA GORIOT

- O mio Eugenio, bello quel che avete ora detto. - E la


signora de Nucingen baci lo studente in fronte.
- Egli ha rifiutato per te la signorina Taillefer con tutti i suoi
milioni - disse pap Goriot. - Eppure s, vi amava, la
piccola; e con la morte del fratello, eccola divenuta ricca
quanto Creso.
- Oh!, perch dirlo? - esclam Rastignac.
- Eugenio - gli disse Delfina all'orecchio - adesso ho un
rimorso per questa sera. Ah!, ma io vi amer tanto!, e
sempre.
- Ecco la pi bella giornata che passo dopo i vostri due
matrimoni - esclam pap Goriot. - Il buon Dio potr farmi
soffrire quanto vorr, ma io potr sempre dirmi: "Nel mese
di febbraio di quell'anno sono stato, per un momento, pi
felice di quanto gli uomini possano esserlo durante tutta la
loro vita". Guardami, Fifina! - disse alla figlia. - E' bella,
non vero? Ditemi dunque, avete trovato molte donne con
un cos bel colorito e con una fossetta cos! No, vero?
Ebbene, sono io che ho fatto questo amore di donna. E
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PAPA GORIOT

ormai, resa felice da voi, diverr mille volte meglio. Posso


ora anche andare all'inferno, vicino mio - egli aggiunse - se
vi occorre la mia parte di paradiso, ecco, ve la dono.
Mangiamo, mangiamo - riprese, non sapendo neanche pi
quel che si dicesse - tutto nostro.
- Povero il mio pap!
- Se sapessi, figlia mia - disse alzandosi e andando verso di
lei, prendendole la testa e baciandola fra le trecce - se
sapessi quanto puoi con poco rendermi felice!, vieni a
trovarmi qualche volta, sar lass, non avrai che da fare
un passo. Promettimelo, d!
- S, padre caro.
- Dimmelo ancora.
- S, mio buon pap.
- Taci ora, altrimenti te lo farei ripetere cento volte, se
dovessi dar retta a me stesso. Adesso mangiamo.
Tutta la serata trascorse in fanciullaggini, e pap Goriot
non si mostr il meno pazzo dei tre. Si chinava ai piedi
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PAPA GORIOT

della figlia per baciarglieli; la guardava a lungo negli occhi;


strisciava la testa sul suo vestito; insomma, faceva follie
come ne avrebbe fatte il pi giovane e tenero amante.
- Vedete? - disse Delfina a Eugenio - quando pap con
noi, bisogna essere del tutto suoi. Qualche volta per sar
pur fastidioso.
Eugenio, che aveva gi provato pi volte qualche punta di
gelosia,

non

poteva

disapprovare

quella

parola,

che

racchiudeva il principio d'ogni ingratitudine.


- E l'appartamento, quando sar pronto? - chiese Eugenio
guardando attorno alla stanza. - Dovremo lasciarci, questa
sera?
- S, ma domani verrete a pranzo da me - rispose lei con
un'aria d'intesa. - Domani c' recita al Teatro degli italiani.
- Io me ne andr in platea - fece pap Goriot.
Era mezzanotte. La carrozza della signora de Nucingen
attendeva.

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PAPA GORIOT

Pap Goriot e lo studente tornarono alla pensione Vauquer,


parlando di Delfina con un crescente entusiasmo, che
produsse un curioso contrasto di espressione tra quelle due
violente passioni.
Eugenio non poteva nascondersi che l'amore del padre,
non intaccato da alcun interesse personale, schiacciava il
suo per costanza e portata. L'idolo era sempre puro e bello
per il padre, e la sua adorazione s'accresceva di tutto il
passato, di tutto il futuro. Essi trovarono la signora
Vauquer sola accanto alla stufa, tra Silvia e Cristoforo. La
vecchia padrona stava l, come Mario sulle rovine di
Cartagine. Aspettava gli unici due pensionanti che le erano
rimasti, lamentandosene con Silvia. Sebbene lord Byron
abbia fatto esprimere al Tasso lamenti assai belli, questi
sono tuttavia ben lontani da quelli che sfuggivano dalla
bocca della signora Vauquer.
- Allora domattina non ci saranno da preparare che tre
tazze di caff, Silvia. H!, la mia casa deserta, c' da
sentirsi spezzare il cuore. Che cosa ormai la vita, senza i
miei pensionanti?
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PAPA GORIOT

Nulla. Ecco qui la mia casa smobiliata dei suoi ospiti. La


vita rimasta nei mobili. Che cosa ho mai fatto, per
meritarmi tanti disastri? Le provviste di fagioli e di patate
sono state fatte per venti persone. La polizia in casa mia!
Non mangeremo altro che patate! E dovr licenziare
Cristoforo! - Il Savoiardo, che stava dormendo, si dest di
soprassalto e disse: - Signora!
- Povero ragazzo, come un cane - fece Silvia.
- La stagione morta, tutti si sono gi sistemati. Da dove
potranno venirmi dei pensionanti? C' da perdere la testa.
E quella strega della Michonneau che mi porta via anche
Poiret! Che cosa gli faceva mai, per essersi quell'uomo
attaccato a lei, che segue come un cagnolino?
- Eh!, diamine - fece Silvia crollando il capo - queste
vecchie zitelle, le sanno loro tutte le malizie.
- E quel povero signor Vautrin, che secondo loro un
forzato? - riprese a dire la vedova. - Ebbene, Silvia, pi
forte di me, non ci credo ancora. Un allegrone come lui,

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PAPA GORIOT

che spendeva in gloria quindici franchi al mese, e che


pagava puntualmente!
- Ed era cos generoso! - disse Cristoforo.
- Devono aver commesso un grosso errore - fece Silvia.
- Questo no, se ha confessato lui stesso! - continu la
signora Vauquer. - E dire che tutta questa roba andata a
succedere a casa mia, in un quartiere dove non passa mai
neppure un gatto!
Parola di donna onesta, mi pare di sognare. Perch, senti,
abbiamo visto capitare a Luigi Sedicesimo il suo guaio,
abbiamo visto cadere l'Imperatore, l'abbiamo visto tornare
e ricadere: tutto questo era pur nell'ordine delle cose
possibili; ma imprevisti a danno delle pensioni familiari in
genere, non ce ne sono; si pu fare a meno del Re, ma
mangiare bisogna sempre; e quando una signora per bene,
nata de Conflans, d da mangiare una ottima cucina, ma, a
meno che non venga la fine del mondo... Ma proprio cos,
questa la fine del mondo.

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PAPA GORIOT

- E pensare che la signorina Michonneau, che vi ha causato


tutto questo disastro, riscuoter, a quanto si dice, mille
scudi di rendita - esclam Silvia.
- Non me ne parlare, una scellerata! - disse la signora
Vauquer - E per di pi andata dalla Buneaud! Ma quella
capace di tutto, deve averne fatte d'ogni colore, quella ai
suoi

tempi

Dovrebbe

deve

andarci

aver
lei,

anche
in

ammazzato

galera,

al

posto

rubato.
di

quel

pover'uomo...
In quel momento Eugenio e pap Goriot suonarono il
campanello.
- Ah, ecco i due miei fedeli - disse la vedova sospirando.
I due fedeli, che serbavano un assai tenue ricordo dei
disastri capitati alla pensione, annunciarono senza tanti
complimenti alla loro ospite che sarebbero andati a
dimorare alla Chausse-d'Antin.
- Ah!, Silvia - fece la vedova - ecco l'ultimo colpo. Mi avete
dato il colpo di grazia, signori, questo mi ha preso allo
"stommacco". Mi ci sento come una sbarra. Ecco una
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PAPA GORIOT

giornata che mi carica sulle spalle dieci anni di pi.


Diventer pazza, parola d'onore. Che farne, dei fagioli?
Ebbene?, se rimango sola qui, te ne andrai domani,
Cristoforo. Addio, signori, buona notte.
- Ma che cosa ha? - domand Eugenio a Silvia.
- Diamine! Se ne sono andati tutti, dopo quanto
accaduto. Questo le ha sconvolto la testa. Vado, sento che
piange. Le far bene sfogarsi un po'. Ecco la prima volta
che si vuota gli occhi, da quando sono al suo servizio.
L'indomani, la signora Vauquer si era, secondo il suo modo
di dire, "ragionata". Se parve afflitta, come colei che aveva
perduto tutti i suoi pensionanti e la cui vita era stata
sconvolta, conservava tuttavia il suo giudizio, e mostr
quale fosse il vero dolore, un dolore profondo, il dolore
causato dagli interessi rovinati, dalle abitudini scomposte.
Certo, lo sguardo che un innamorato d, nel lasciarli, ai
luoghi abitati dalla propria amante, non pi triste di
quello dato dalla signora Vauquer alla tavola vuota.
Eugenio la consol dicendole che Bianchon, il cui servizio

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PAPA GORIOT

all'ospedale finiva tra qualche giorno, lo avrebbe senza


dubbio rimpiazzato; che l'impiegato al Museo aveva spesso
espresso il desiderio di occupare l'appartamento della
signora Couture e che in pochi giorni essa si sarebbe
rimessa su.
- Dio vi ascolti, mio caro signore!, ma purtroppo la
disgrazia entrata in questa casa. Non passeranno dieci
giorni e ci verr la morte, vedrete - gli disse dando un
lugubre sguardo alla sala da pranzo. Chi prender?
- E' bene sloggiare - disse a bassa voce Eugenio a pap
Goriot.
- Signora - disse Silvia accorrendo tutta turbata - sono tre
giorni che non vedo Mistigr.
- B, allora, se il mio gatto morto, se ci ha lasciati, io... La povera vedova non termin la frase, congiunse le mani
e si lasci cadere lungo il dorso della sua poltrona, affranta
da quel terribile presagio.
Verso mezzod, ora in cui passavano i portalettere nel
quartiere del Pantheon, Eugenio ricevette una lettera
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414

PAPA GORIOT

racchiusa in una elegante busta, sigillata con lo stemma di


Beausant. Conteneva un invito per il signor e la signora
de Nucingen al grande ballo annunciato da un mese, e che
doveva aver luogo in casa della viscontessa. A questo
invito erano aggiunte poche parole per Eugenio:
"Ho

pensato,

signore,

che

v'incarichereste

volentieri

d'esser l'interprete dei miei sentimenti presso la signora de


Nucingen; vi mando l'invito che mi avete richiesto e sar
lieta di conoscere la sorella della signora de Restaud.
Conducetemi dunque questa bella signora, e fate in modo
che ella non si prenda tutto il vostro affetto; voi me ne
dovete molto, in cambio di quello che ho per voi.
Viscontessa de Beausant".
"Ma", disse fra s e s Eugenio tornando a leggere il
biglietto, "la signora de Beausant mi dice abbastanza
chiaramente che non vuol ricevere il barone de Nucingen".
E corse da Delfina, felice di poterle procurare un piacere di
cui egli avrebbe ricevuto senza dubbio il premio. La signora
de Nucingen era al bagno. Rastignac attese nel salottino, in

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415

PAPA GORIOT

preda alle impazienze naturali in un giovane ardente e


smanioso di possedere un'amante, da due anni oggetto dei
suoi desideri. Sono emozioni che non si provano due volte
quando si giovani. La prima donna, realmente donna, cui
un uomo si lega, cio colei che gli si presenta nello
splendore di tutto quell'insieme richiesto dalla societ
parigina, colei non ha mai una rivale. L'amore, a Parigi,
non assomiglia per nulla agli altri amori. N gli uomini n le
donne vi si lasciano ingannare da apparenze pavesate di
luoghi comuni, che ognuno mette in mostra per decenza
sui propri affetti cos detti disinteressati. Qui, una donna
non deve soddisfare soltanto il cuore e i sensi, sa
perfettamente di dover adempiere ben pi grandi obblighi
verso le mille vanit di cui si compone la vita. Qui,
soprattutto

l'amore

essenzialmente

millantatore,

scialacquatore, ciarlatano e fastoso.


Se tutte le donne della corte di Luigi Quattordicesimo
hanno invidiato alla La Vallire l'impeto della passione di
quel grande sovrano, tale da fargli dimenticare che i
merletti dei suoi polsini costavano mille scudi ciascuno

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416

PAPA GORIOT

quando li strapp per facilitare al duca de Vermandois il


suo ingresso alla scena del mondo, che cosa mai si pu
chiedere al resto dell'umanit? Siate giovani, ricchi e
titolati, siate ancora di pi, se potete; pi grani d'incenso
recherete ai piedi dell'idolo, pi presto vi sar propizio,
sempre che abbiate un idolo. L'amore una religione e il
culto deve costar pi caro che quello d'ogni altra religione;
esso passa rapidamente, e passa come un monello che
vuole lasciar traccia del suo passaggio con le devastazioni.
Il lusso del sentimento la poesia delle soffitte; senza tale
ricchezza, che diverrebbe l'amore? Se vi sono eccezioni a
queste regole draconiane del codice parigino, esse si
possono trovare nella solitudine, presso quelle anime che
non si sono lasciate trascinare dalle dottrine sociali, che
vivono

vicino

qualche

sorgente

d'acqua

limpida,

fuggevole, ma perenne, anime che, fedeli alle loro verdi


ombre, liete di ascoltare il linguaggio dell'infinito scritto per
esse in tutte le cose e ritrovato in loro stesse, attendono
pazientemente

le

ali

per

compiangere

coloro

che

rimarranno sulla terra. Ma Rastignac, come la maggior


parte dei giovani i quali, in anticipo hanno assaporato il
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417

PAPA GORIOT

gusto del grandioso, voleva presentarsi completamente


armato nella lizza del mondo; ne aveva contratto la febbre
e sentiva forse di avere il potere di dominarlo, ma senza
ancora conoscere n i mezzi n il fine di quella ambizione.
Quando manca l'amore puro e sacro, che riempie una vita,
questa sete del potere pu diventare un nobile sentimento;
basta abbandonare ogni interesse personale e proporsi
come meta la grandezza del proprio paese. Ma lo studente
non era ancora arrivato al punto in cui l'uomo pu
contemplare il corso della vita, e giudicarla. Fino allora non
aveva nemmeno completamente scosso l'incanto delle
fresche e soavi idee che avvolgono come un fogliame la
giovinezza di chi stato allevato in provincia. Egli aveva
sempre esitato a passare il Rubicone parigino. Malgrado le
sue ardenti curiosit, aveva sempre conservato dentro di
s qualche idea della vita felice che conduce il vero
gentiluomo nel proprio feudo. Tuttavia i suoi ultimi scrupoli
erano scomparsi il giorno avanti, quando s'era trovato in
quell'appartamento messo su per lui. Nel godere dei
vantaggi materiali dell'agiatezza, come godeva da tempo
dei vantaggi morali offertigli dai suoi natali, s'era spogliato
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418

PAPA GORIOT

della sua pelle d'uomo di provincia, e si era dolcemente


adattato in una posizione da cui scorgeva un bell'avvenire.
Perci, mentre attendeva Delfina mollemente seduto in
quel grazioso salottino che stava divenendo un poco suo, si
vedeva gi tanto lontano dal Rastignac giunto l'anno prima
a Parigi, che, sbirciando con un effetto d'ottica morale, egli
si domandava se in quel momento rassomigliava a se
stesso.
- La signora in camera - venne a dirgli Teresa, ed egli
trasal.
Trov Delfina distesa nel suo divano, vicina al fuoco,
fresca, riposata. Nel vederla cos adagiata sui flutti della
mussola, non si poteva non paragonarla a quelle belle
piante indiane il cui frutto si sviluppa nel fiore.
- Ebbene!, eccoci - essa disse con emozione.
- Indovinate un po' che cosa vi porto - fece Eugenio
sedendosi vicino a lei e prendendole il braccio per baciarle
la mano.

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419

PAPA GORIOT

La signora de Nucingen ebbe un moto di gioia nel leggere


l'invito.
Volse verso Eugenio i suoi occhi inumiditi, e gli gett le
braccia al collo per attrarlo a s in un delirio di vanitosa
soddisfazione.
- E' a voi (a te, gli disse all'orecchio; ma Teresa sta nel mio
gabinetto da toletta, siamo prudenti !), a voi che debbo
questa felicit? S, oso chiamarla felicit. Ottenuto da voi,
non qualcosa di pi che un trionfo d'amor proprio?
Nessuno aveva voluto introdurmi in quell'ambiente. Forse
voi mi giudicherete in questo momento piccina, frivola,
leggera come una Parigina; ma pensate, amico mio, che io
sono pronta a sacrificare tutto per voi e che, se desidero
pi ardentemente che mai di frequentare il faubourg SaintGermain, perch ci siete voi.
- Non credete - chiese Eugenio - che la signora de
Beausant abbia l'aria di dirci che non ha alcun desiderio di
vedere al suo ballo il barone de Nucingen?

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420

PAPA GORIOT

- Ma certo - rispose la baronessa restituendo la lettera a


Eugenio. - Quelle donne l hanno il genio dell'impertinenza.
Ma non importa, ci andr lo stesso. Ci sar anche mia
sorella, e so che si sta preparando una toletta deliziosa.
Eugenio - riprese a dire a bassa voce - lei ci va per
dissipare brutti sospetti. Voi non sapete quali voci corrono
sul suo conto! Nucingen mi ha detto stamane che ieri se ne
parlava al Circolo senza reticenze. Dove pi, mio Dio!,
l'onore delle donne e delle famiglie? Mi sono sentita colpita,
ferita io stessa nella mia povera sorella.
Secondo alcuni, il signor de Trailles avrebbe firmato
cambiali per un ammontare di centomila franchi, quasi
tutte scadute, e per le quali gli atti contro di lui sarebbero
in corso. In tale congiuntura, mia sorella avrebbe venduto i
suoi diamanti a un ebreo, quei bei diamanti che le avete
visto portare, e che provengono dalla signora de Restaud
madre. Insomma, da due giorni non si parla che di questo.
Credo quindi che Anastasia abbia ordinato un abito di
stoffa laminata e voglia richiamare su di s tutti gli sguardi
in casa de Beausant, comparendovi in tutto il suo

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421

PAPA GORIOT

splendore e coi suoi diamanti. Ma io non voglio stare al


disotto di lei. Ha sempre cercato di schiacciarmi, non mai
stata buona con me, che pure le facevo tanti favori e avevo
sempre pronto del denaro per lei, quando le mancava. Ma
non parliamo pi della societ, oggi voglio essere felice
appieno.
Rastignac all'una del mattino si trovava ancora dalla
signora de Nucingen che, dandogli l'addio degli amanti,
quell'addio denso di gioie future, gli disse con una
espressione di malinconia: - Sono tanto paurosa, tanto
superstiziosa, chiamate pure questi miei presentimenti
come volete, ma temo di dover pagare la mia felicit con
qualche tremenda catastrofe.
- Bambina - disse Eugenio.
- Ah!, sono io la bambina stasera - essa disse ridendo.
Eugenio torn alla pensione Vauquer deciso a lasciarla
l'indomani; e perci lungo la strada si abbandon a quelle
graziose fantasticherie proprie dei giovani quando hanno
ancora sulle labbra il gusto della felicit.
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422

PAPA GORIOT

- Ebbene? - chiese pap Goriot quando Rastignac gli pass


davanti.
- Ebbene - rispose Eugenio - vi dir tutto domani.
- Tutto, non vero? - grid il bonuomo. - Ora andatevene
pure a letto. Cominceremo domani la nostra vita felice.
L'indomani, Goriot e Rastignac non attendevano che la
buona volont di un facchino per lasciare la pensione,
quando verso mezzogiorno il rumore di una carrozza, che
si fermava proprio dinanzi alla porta della casa Vauquer,
risuon nella via Neuve- Sainte-Genevive. La signora de
Nucingen scese dalla carrozza, e domand se suo padre si
trovava ancora in pensione. Rispostole di s, sal svelta la
scala.
Eugenio era nella sua camera, senza che il suo vicino lo
sapesse.
A colazione lo aveva pregato di portar via la propria roba,
dicendogli che si sarebbero ritrovati alle quattro in via
d'Artois. Ma, mentre il bonuomo era andato a cercare i
facchini,
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Eugenio,

dopo

aver

rapidamente

risposto

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423

PAPA GORIOT

all'appello della scuola, era rientrato senza che nessuno lo


avesse visto, per saldare i conti con la signora Vauquer,
non volendo lasciare quell'incarico a Goriot, che, nel suo
fanatismo, avrebbe certamente pagato per lui. La padrona
era uscita. Eugenio risal in camera per vedere se non
aveva dimenticato nulla e fu contento di aver avuto
quell'idea

perch

l'accettazione

in

trov

nel

bianco

da

cassetto
lui

del

rilasciata

suo
a

tavolo
Vautrin,

sbadatamente dimenticata l dal giorno in cui l'aveva


saldata. In mancanza del fuoco, stava per strapparla in
minuti pezzi quando, riconoscendo la voce di Delfina, si
studi di non fare pi alcun rumore, e si ferm per udirla,
pensando che essa non doveva avere alcun segreto per lui.
Poi, fin dalle prime parole, trov la conversazione tra padre
e figlia troppo interessante per non ascoltarla.
- Ah!, pap mio - disse - quale fortuna che abbiate avuto
l'idea di chiedere il rendiconto dei miei beni almeno prima
che io non sia rovinata! Posso parlare?
- S, la casa vuota - disse pap Goriot con voce alterata.

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424

PAPA GORIOT

- Ma che cosa avete, babbo? - domand la signora de


Nucingen.
- Tu mi di - rispose il vecchio - una mazzata sulla testa.
Dio ti perdoni, figlia mia! Tu non sai quanto ti voglio bene;
se lo avessi saputo, non mi avresti detto cos bruscamente
simili cose, specie se tutto ancora non perduto. Ma che
cosa accaduto di cos urgente da farti venire a cercarmi
qui, se tra pochi istanti avremmo dovuto trovarci in via
d'Artois?
- Eh!, pap mio, si forse padroni di se stessi quando
avviene una disgrazia? Mi sembra d'essere pazza! Il vostro
avvocato ci ha fatto scoprire un po' pi presto il guaio che
certamente verr fuori pi tardi. La vostra consumata
esperienza commerciale sta per diventarci necessaria, e io
sono corsa a cercarvi come ci si attacca a un ramo quando
si sta per annegare. Quando il signor Derville ha visto che
Nucingen opponeva mille cavilli, gli ha minacciato di
intentare una causa dicendogli che l'autorizzazione del
presidente

del

tribunale

si

sarebbe

presto

ottenuta.

Nucingen allora venuto stamane da me e mi ha chiesto


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425

PAPA GORIOT

se io volevo proprio la sua rovina e la mia. Gli ho risposto


che io non m'intendevo affatto di queste cose, che avevo
dei beni, che era giusto ne avessi il possesso e che per
tutto quel che si riferiva a tale questione si rivolgesse al
mio avvocato, che io non sapevo nulla di nulla e che perci
mi trovavo nell'impossibilit di capire qualcosa in tutta
questa faccenda. Non cos che mi avevate raccomandato
di dirgli?
- Bene - rispose pap Goriot.
- Allora - riprese Delfina - egli mi ha messo al corrente dei
suoi affari. Ha impegnato tutti i suoi capitali e i miei in
speculazioni appena cominciate e per le quali ha dovuto
anticipare forti somme. Se ora io l'obbligassi a restituirmi
la dote, si troverebbe costretto a chiedere un concordato;
mentre, se attendo un anno, s'impegna sul suo onore a
rendermi un capitale doppio o triplo, impiegando il mio
denaro in affari immobiliari, al termine dei quali sar
padrona di tutti i miei beni. Babbo mio, dicendomi questo
era sincero, e mi ha spaventato. Mi ha chiesto scusa del
suo modo d'agire, mi ha ridato completa libert, mi ha
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426

PAPA GORIOT

permesso di fare quel che voglio, a condizione di lasciarlo


interamente padrone di condurre gli affari servendosi del
mio nome. E, per provarmi la sua buona fede, mi ha
promesso di chiamare il signor Derville ogni volta che io lo
voglia, affinch egli stesso possa giudicare se gli atti in
virt dei quali la mia firma impegnata siano regolarmente
redatti. Insomma, si rimesso a me, mani e piedi legati.
Chiede per due anni ancora l'amministrazione della casa, e
mi ha supplicato di non spendere pi di quanto mi d. Mi
ha dimostrato che tutto quel che poteva fare era di
conservare le apparenze, che ha rotto la sua relazione con
la ballerina, e che si sarebbe ridotto alla pi segreta e
inesorabile economia, per arrivare al compimento delle sue
speculazioni senza alterare il suo credito. Io l'ho trattato
malissimo, gli ho fatto vedere di non credere alle sue
parole per fargli perdere la pazienza e saperne ancora di
pi: mi ha mostrato i suoi conti, e poi s' messo a
piangere. Non ho mai visto un uomo in quello stato. Aveva
perduto la testa, diceva di volersi suicidare, delirava. Mi ha
fatto proprio pena!

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427

PAPA GORIOT

- E tu credi a queste frottole? - esclam pap Goriot. E' un


commediante!

Ho

avuto

rapporti

d'affari

con

molti

tedeschi; costoro sono quasi tutti in buona fede, pieni di


candore; ma quando, con la loro aria di franchezza e di
bonomia, vogliono essere scaltri e imbroglioni, lo sono
allora pi di tutti gli altri. Tuo marito approfitta di te. Si
sente stretto in un cerchio, e allora fa il morto, vuol
rimanere pi padrone sotto il tuo nome di quanto non lo sia
sotto il suo. E approfitta di questa circostanza per mettersi
al riparo dai rischi del suo commercio.
E' fino, lui, quanto perfido; un pessimo arnese. No, no, io
non me ne andr al Pre-Lachaise lasciando le mie figlie
prive di tutto. Capisco ancora qualcosa in commercio. Egli,
dice, ha impegnato le sue disponibilit in vari affari;
ebbene!, i suoi interessi saranno rappresentati da valori, da
ricevute, da contratti! Li negozi, e liquidi intanto la parte
tua. Sceglieremo le migliori speculazioni, ne correremo i
rischi, e avremo i titoli probativi intestati al nostro nome di
Delfina Goriot, moglie separata, per quanto attiene ai beni,
del barone de Nucingen. Ma ci prende proprio per imbecilli,

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428

PAPA GORIOT

costui? Crede forse che io possa sopportare per due giorni


l'idea di lasciarti senza danaro, senza pane? Ma io non la
sopporterei neppure un sol giorno, neppure una notte,
neppure

un'ora!

sopravviverei.

Se

questa

Come!,

avrei

idea

fosse

dunque

realt,

non

lavorato

per

quarant'anni, avrei portato sacchi sulle spalle, avrei sudato


sette camicie, avrei sofferto privazioni tutta la mia vita, per
voi, angeli miei, che mi rendevate qualsiasi lavoro,
qualsiasi peso, leggero; e oggi la mia ricchezza, la mia vita
se ne andrebbero in fumo? Sarebbe cosa da farmi morire di
rabbia. Per quanto c' di pi sacro sulla terra e in cielo,
metteremo tutto in chiaro, verificheremo la contabilit, la
cassa, gli affari! Non dormir, non mi coricher, non
manger finch non mi sar provato che la tua dote l,
ancora tutta intera. Per fortuna, i tuoi beni sono separati
dai suoi; avrai Derville come avvocato, un galantuomo,
fortunatamente.
Dio buono!, tu dovrai avere il tuo buon milioncino, le tue
cinquantamila lire di rendita, fino alla fine dei tuoi giorni, o
facciamo una chiassata in tutta Parigi! Ah! Ah! E sar

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429

PAPA GORIOT

capace di fare appello anche alle Camere, se i tribunali


dovessero darci torto. Il solo pensiero di saperti tranquilla
e felice quanto al denaro, alleviava tutti i miei mali e
calmava i miei crucci. Il denaro la vita. Col denaro si
ottiene tutto. Che cosa dunque ci viene a contare, quel
grosso

ciocco

dell'Alsaziano?

Delfina,

non

concedere

neppure un quarto di centesimo a quel bestione, che ti ha


tenuto alla catena e ti ha reso infelice. Se ora ha bisogno di
te, lo bastoneremo di santa ragione, e lo faremo rigar
diritto.
Dio buono, ho la testa che mi va in fiamme, ho il cervello
che mi brucia. La mia Delfina sul lastrico! Oh!, Fifina mia,
tu! Perdio!, dove sono i miei guanti? Andiamo, usciamo,
voglio andare a veder tutto: la contabilit, gli affari, la
cassa, la corrispondenza, subito! Non mi calmer se non
quando mi sar dimostrato che la tua dote non corre pi
rischi, e la vedr coi miei occhi.
- Babbo mio caro!, siate prudente. Se metteste la bench
minima velleit di vendetta in questa faccenda, e se
faceste vedere intenzioni troppo ostili, io sarei perduta. Lui
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430

PAPA GORIOT

vi conosce, ha trovato del tutto naturale che, istigata da


voi, mi preoccupassi della mia dote; ma, ve lo giuro, essa
nelle sue mani e vuole continuare a tenerla. Egli capace
di scappare con tutti i capitali, e di lasciarci cos, lo
scellerato! Sa bene che non sar certo io a disonorare il
nome che porto, facendogli causa. Egli forte e insieme
debole. Ho tutto ben considerato. Se lo spingiamo agli
estremi, sono rovinata.
- Ma allora un furfante?
- Eh!, s, babbo - rispose gettandosi su di una sedia,
piangendo.
- Non volevo dirvelo per risparmiarvi il rammarico di
avermi fatto sposare un uomo di quella specie! Costumi
privati e coscienza, l'animo e il corpo, tutto s'accorda in lui!
E' spaventevole; io lo odio e lo disprezzo. S, io non posso
pi stimare il vile Nucingen, dopo tutto quel che mi ha
detto. Un uomo capace di lanciarsi nelle speculazioni
commerciali di cui mi ha parlato, dimostra di non avere la
bench minima delicatezza, e i miei timori nascono da ci

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431

PAPA GORIOT

che gli ho

letto

assai bene nell'animo. Egli mi ha

nettamente proposto, lui, mio marito, la libert; e sapete


quel che significa questo? Significa che, in caso di rovina,
io dovrei diventare un semplice strumento nelle sue mani
e, insomma, servirgli da prestanome.
- Ma ci son ben le leggi!, c' pure una piazza de Grve per
generi di questa razza! - esclam pap Goriot - ma lo
ghigliottinerei io stesso, se non ci fosse il carnefice.
- No, pap mio, non ci sono leggi contro di lui. Sentite in
due

parole

il

suo

discorso,

sfrondato

di

tutte

le

circonlocuzioni in cui lo ha avvolto: "O tutto perduto, e


voi non avrete pi neanche un centesimo, e sarete
rovinata, giacch non saprei scegliere per complice altra
persona che voi; o mi lascerete portare a buon fine i miei
affari". Chiaro? Egli tiene ancora a me. La mia probit di
donna gli d garanzia; sa che io gli lascer la sua fortuna e
che mi contenter della mia. E' un'associazione disonesta e
ladresca cui debbo sottostare sotto pena di andare in
rovina. Compra la mia coscienza e la paga, consentendomi
di

essere
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la

donna

d'Eugenio.

"Io

ti

permetto

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di
432

PAPA GORIOT

commettere dei falli, e tu lasciami commettere dei reati,


mandando

alla

rovina

della

povera

gente!".

Non

abbastanza chiaro un simile discorso? Sapete quel che


significa per lui far degli affari? Compra terreni a nome
suo, e poi ci fa costruire case da prestanomi. Questi
stipulano contratti per le costruzioni con gli appaltatori, li
pagano con effetti a lunga scadenza e consentono a darne
quietanza, lucrando un piccolo compenso, a mio marito,
che

diventa

allora

proprietario

delle

case,

mentre

prestanomi si liberano dagli obblighi contratti verso gli


appaltatori truffati, dichiarando fallimento.
Il nome della ditta de Nucingen servito a dar la polvere
negli occhi dei poveri costruttori. L'ho capito bene. E ho
pure

capito

che,

per

dimostrare,

all'occorrenza,

la

possibilit del pagamento di ingenti somme, ha inviato


considerevoli valori ad Amsterdam, Londra, Napoli, Vienna.
Come, allora, potremo costringerlo alla resa dei conti? Eugenio ud il rumore pesante dei ginocchi di pap Goriot,
che dovette cadere sul pavimento della camera.

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433

PAPA GORIOT

- Mio Dio, che cosa ti ho fatto io? Mia figlia nelle mani di
quel miserabile: egli esiger tutto da lei, se lo vorr!
Perdono, figlia mia - grid il vecchio.
- S, se ora mi trovo in un abisso, c' forse un po' di colpa
da parte vostra - disse Delfina. - Siamo cos poco
giudiziose,

quando

ci

sposiamo.

Conosciamo

forse

il

mondo, gli affari, gli uomini, i costumi? Sono i genitori che


dovrebbero pensare in vece nostra.
Babbo caro, non vi rimprovero nulla, perdonate le mie
parole. In questo caso la colpa tutta mia. No, non
piangete, pap - disse baciandogli la fronte.
- Non piangere neppure tu, mia piccola Delfina. Dammi qui
i tuoi occhi, lascia che te li asciughi coi miei baci. Ora
rimetter un po' d'ordine nella mia povera zucca, e
cercher di dipanare questo groviglio d'affari in cui tuo
marito ti ha messo.
- No, lasciate fare a me; lo manovrer io. Egli mi ama;
ebbene mi servir del prestigio che ho su di lui per indurlo

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434

PAPA GORIOT

a investire subito una parte dei miei capitali in qualche


buona propriet.
Forse riuscir a fargli ricomprare, sotto il mio nome, i beni
che aveva a Nucingen in Alsazia: lui ci tiene. Vorrei per
che domani voi veniste a esaminare la sua contabilit, i
suoi affari. Il signor Derville non s'intende affatto dl
questioni commerciali. Ma no, non venite proprio domani.
Non voglio guastarmi il sangue. Il ballo della signora de
Beausant avr luogo dopo domani, e io voglio aver cura di
me per essere bella riposata e far cos onore al mio caro
Eugenio! E ora andiamo a vedere la sua camera.
In quel momento una vettura si ferm nella via NeuveSainte- Genevive, e si ud per la scala la voce della
signora de Restaud che diceva a Silvia: - C' mio padre?
Questa circostanza disimpegn fortunatamente Eugenio,
che gi pensava di gettarsi sul letto, fingendo di dormire.
- Ah!, babbo, vi hanno parlato d'Anastasia? - chiese Delfina
riconoscendo la voce della sorella. - Sembra che succedano
strane cose nella sua famiglia.
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435

PAPA GORIOT

- Che cosa? - domand pap Goriot - ma dunque proprio


la mia fine? La mia povera testa non regger a una doppia
sciagura.
- Buon giorno, pap - disse la contessa entrando. - Ah!, tu
qui, Delfina?
La signora de Restaud parve imbarazzata di incontrare sua
sorella.
- Buon giorno, Nasia - disse la baronessa. - Ti sembra
strano trovarmi qui? Mio padre lo vedo tutti i giorni, io.
- Da quando?
- Se tu venissi, lo sapresti.
- Non beffeggiarmi, Delfina - fece la contessa con una voce
lamentosa. - Sono tanto disgraziata, sono perduta, povero
pap mio!, oh!, proprio perduta, questa volta!
- Cos'hai, Nasia? - esclam pap Goriot. - Dicci tutto,
figliola.

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436

PAPA GORIOT

- Essa impallid. - Delfina, su, soccorrila, sii buona con lei,


ti vorr bene anche di pi, se possibile!
- Mia povera Nasia - disse la signora de Nucingen, facendo
sedere la sorella - parla. Noi siamo le due sole persone che
ti vorranno sempre tanto bene, da perdonarti tutto.
Ricordati che gli affetti famigliari sono i pi sicuri.
Le fece aspirare dei sali, e la contessa rinvenne.
- Ci lascer la pelle - disse pap Goriot. - Andiamo - riprese
attizzando il fuoco - avvicinatevi tutte e due. Ho freddo.
Che hai, Nasia?, di' s, presto, tu mi fai morire...
- Ebbene! - disse la povera donna - mio marito sa tutto.
Babbo, vi ricordate di quella cambiale di Massimo, qualche
tempo fa?
Ebbene! non era la prima. Ne avevo gi pagate molte altre.
Ai primi di gennaio, il signor de Trailles mi sembrava assai
preoccupato. Non mi diceva nulla; ma facile leggere nel
cuore delle persone cui si vuol bene, basta un niente; e
poi, ci sono dei presentimenti. Lui si mostrava pi
innamorato, pi affettuoso che mai, e io ero sempre pi
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437

PAPA GORIOT

felice. Povero Massimo!, dentro di s, mi ha poi detto, mi


dava intanto il suo ultimo addio; voleva farsi saltare le
cervella. Allora l'ho tanto tormentato, tanto supplicato,
sono rimasta due ore ai suoi ginocchi. Alla fine, mi ha
confessato di avere centomila franchi di debiti. Oh!, pap,
centomila franchi! Sono

diventata pazza. Voi non li

avevate, io non avevo pi nulla...


- No - disse pap Goriot - io non avrei potuto procurarteli,
a meno di andarli a rubare. Ma ci sarei andato, Nasia! E ci
andr.
A queste parole lugubremente dette, come il rantolo d'un
moribondo, che indicavano l'agonia di un sentimento di
paterno

affetto

ridotto

all'impotenza,

le

due

sorelle

tacquero. Quale egoismo sarebbe rimasto insensibile a quel


grido di disperazione che, simile a una pietra lanciata in un
abisso, ne rivelava la profondit?
- Li ho trovati disponendo di quel che non mi apparteneva,
babbo - disse la contessa scoppiando in lacrime.

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438

PAPA GORIOT

Delfina si commosse e pianse, appoggiando la testa sul


collo della sorella.
- Ma allora tutto vero! - le disse.
Anastasia abbass la testa, la signora de Nucingen la
strinse tutta a s, la baci teneramente e, appoggiandola
sul suo cuore: - Qui tu sarai sempre amata senza venir
giudicata - le disse.
- Angeli miei - fece Goriot con voce fioca - per quale
destino la vostra riconciliazione dovuta a una sciagura?
- Per salvare la vita di Massimo, per salvare insomma tutta
la mia felicit - riprese a dire la contessa incoraggiata dalle
prove d'una tenerezza cos calda e palpitante - ho portato a
quell'usuraio che conoscete, una creatura infernale che
nulla pu intenerire, a quel signor Gobseck, i diamanti di
famiglia cui tiene tanto il signor de Restaud, i suoi, i miei,
tutto: e li ho venduti. Venduti!, capite? E cos lui stato
salvato, ma io sono morta. Restaud ha saputo tutto.
- Da chi?, come? Io l'ammazzo! - grid pap Goriot.

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439

PAPA GORIOT

- Ieri, mi ha fatto chiamare nella sua camera. Ci sono


andata...
"Anastasia, mi ha detto con una voce... (oh!, la sua voce
m' bastata, ho indovinato tutto), dove sono i vostri
diamanti?". Li ho con me. "No", mi ha detto guardandomi,
"stanno l sul mio cassettone". E mi ha indicato lo scrigno,
da

lui

coperto

con

un

fazzoletto.

"Sapete

da

dove

provengono?" mi ha chiesto, e io sono caduta ai suoi


ginocchi.., ho pianto, e gli ho domandato di quale morte
avrebbe voluto vedermi morire.
- Tu gli hai detto tutto questo? - esclam pap Goriot. - Per
il santo nome di Dio, chi si prover a far del male a voi
due, finch sar vivo, pu star sicuro che lo brucer a
fuoco lento! S, lo far a pezzetti come...
Pap Goriot tacque, le parole gli si spegnevano nella gola.
- Poi, mia cara, mi ha chiesto qualcosa di pi difficile
ancora della morte. Non faccia il cielo sentire mai a una
donna quel che ho sentito io!

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440

PAPA GORIOT

L'uccider,

quell'uomo

disse

pap

Goriot

tranquillamente. - Ma lui non ha che una vita sola, e me ne


deve due. Insomma, che cosa t'ha chiesto? - riprese,
guardando Anastasia.
- Ebbene! - fece la contessa continuando, dopo una pausa
- mi ha guardato in faccia e mi ha detto: "Anastasia,
metter tutto sotto silenzio, resteremo uniti, abbiamo dei
figli. Non uccider il signor de Trailles, potrei fallire il colpo,
e, nel disfarmene in altro modo, potrei anche cozzare
contro la giustizia umana.
Ucciderlo nelle vostre braccia, sarebbe poi disonorare i figli.
Ma, per non veder morire n i vostri figli, n il loro padre,
n me, vi pongo due condizioni. Rispondete: "Uno dei figli
mio?".
Gli ho risposto di s. "Quale?", mi ha domandato. Ernesto, il
nostro primogenito. "Bene, ha detto. E ora, giurate di
obbedirmi ormai su di un solo punto". Ho giurato. "Voi
firmerete la vendita dei vostri beni quando ve lo chieder".

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441

PAPA GORIOT

- Non firmare! - grid pap Goriot. - Non firmare mai


questo! Ah!, ah!, signor de Restaud, voi non sapete cosa
sia rendere una donna felice, lei cerca il suo bene dov'esso
, e voi volete punirla della vostra sciocca impotenza?... Ma
ci sono io, qui, alto l, dovr fare i conti con me. Nasia, sta
tranquilla. Ah, lui tiene al suo erede, eh? Bene; bene.
M'impadronir di suo figlio che, perdio!, anche mio
nipote. Potr vederlo, questo marmocchio? Lo nasconder
nel mio villaggio natio, ne avr cura io, sta tranquilla. Lo
far capitolare, quel mostro, dicendogli: "A noi due! Se
vuoi riavere tuo figlio, restituisci a mia figlia la sua dote, e
lascia che faccia il suo comodo".
- Padre!
- S, tuo padre! Ah!, io sono un vero padre. Che queste
canaglie di gran signori non maltrattino le mie figlie.
Perdio!, non so quel che mi sento nelle vene. Mi ci sento il
sangue d'una tigre, e vorrei divorarli, quei due. O, figlie
mie!, questa la vostra vita? Ma questa la mia morte.
Che ne sar di voi, quando io non ci sar pi? I padri
dovrebbero vivere quanto i loro figli. Mio Dio, com' mal
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442

PAPA GORIOT

combinato il tuo mondo! E s che un figlio tu pure lo hai,


secondo quel che ci stato detto. Dovresti impedire di farci
soffrire nei nostri figli. Angeli miei cari, come!, debbo
dunque la vostra presenza solo ai vostri dolori? Non mi fate
conoscere altro che le vostre lacrime? Ebbene s, voi mi
amate, lo vedo. Venite, venite a piangere qui! Il mio cuore
grande, e pu ricevere tutto. S, voi potete pure
trafiggerlo, ma i brani di esso saranno sempre tanti cuori di
padre. Vorrei prendere su di me le vostre pene, soffrire per
voi. Ah!, quando eravate piccoline, eravate tanto felici.
- Non abbiamo avuto che quel tempo, felice - disse Delfina.
- Dov' quell'epoca quando ci rotolavamo dall'alto dei
sacchi nel granaio grande?
- Pap, non tutto ancora, quel che vi ho detto - disse
Anastasia, all'orecchio di Goriot, che ebbe uno scatto. - La
vendita dei diamanti non ha reso centomila franchi. Si sta
procedendo contro Massimo. Dobbiamo ancora pagare
dodicimila franchi. Lui mi ha promesso di metter la testa a
partito, di non giocare pi. Al mondo non mi resta pi che il
suo amore, e io l'ho pagato troppo caro per non morire se
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443

PAPA GORIOT

lo perdessi. Gli ho sacrificato fortuna, onore, tranquillit,


figli. Oh! fate che almeno Massimo sia libero, che non sia
disonorato, che possa rimanere nella societ, dove sapr
farsi una posizione. Adesso egli non mi deve soltanto la
felicit, abbiamo dei figli che rimarrebbero nella miseria!
Tutto sar perduto, se lo porteranno a Sainte-Pelagie.
- Io non li ho, Nasia. Pi nulla, pi nulla! E' la fine del
mondo.
Oh! il mondo sta per crollare, certo. Andatevene,
salvatevi prima! Ah!, ho ancora le mie fibbie d'argento, sei
posate, le prime possedute in vita mia. E poi, non ho altro
che milleduecento franchi di rendita vitalizia...
- Che ne avete dunque fatto delle rendite di Stato ?
- Le ho vendute, riservandomi quel poco di rendita per
vivere. Mi occorrevano dodicimila franchi per mettere su un
appartamento a Delfina.
- Un appartamento per te, Delfina? - disse la signora de
Restaud alla sorella.

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444

PAPA GORIOT

- Oh, ci non ha importanza! - riprese a dire pap Goriot - i


dodicimila franchi sono gi impegnati.
- Ho capito - fece la contessa. - E' per il signor de
Rastignac Ah!, mia povera Delfina, non far questo. Guarda
come sono ridotta, io.
- Mia cara, il signor de Rastignac un giovane incapace di
mandare in rovina la sua amante.
-

Ti

ringrazio,

Delfina.

Nella

crisi

che

attraverso,

m'aspettavo di meglio da te; ma gi, tu non mi hai mai


voluto bene.
- Ma no, lei ti vuol bene, Nasia - esclam pap Goriot - me
lo diceva proprio poco fa. Stavamo parlando di te, e mi
diceva che tu sei bella, e che lei soltanto graziosa!
- Lei! - ripet la contessa - ma lei d'una bellezza fredda.
- Quand'anche fosse - disse Delfina arrossendo - come ti
sei comportata, tu, verso di me? Tu mi hai rinnegata, mi
hai fatto chiudere le porte di tutte le case in cui desideravo
esser ricevuta, insomma non ti sei mai lasciata sfuggire la
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PAPA GORIOT

minima occasione di farmi dispiacere. E poi, sono io forse


venuta, come te, a sottrarre a questo povero pap, a mille
franchi per volta, la sua ricchezza, riducendolo nello stato
in cui ora si trova?
Ecco in cosa consistita l'opera tua, sorella mia. Io, ho
sempre voluto vedere mio padre quando ho potuto, non
l'ho mai messo alla porta e non sono venuta poi a leccargli
le mani al momento del bisogno. Non lo sapevo neppure
che avesse speso quei dodicimila franchi per me. Io sono
ordinata, io!, e tu lo sai. E poi, se pap mi ha fatto dei
regali, non glieli ho mai chiesti.
- Tu eri pi fortunata di me: il signor de Marsay era ricco, e
tu ne sai qualche cosa. Sei stata sempre avara come l'oro.
Addio, io non ho n sorella n...
- Taci, Nasia! - esclam pap Goriot.
- Solo una sorella come te pu ripetere quel che nessuno
crede pi; sei un mostro - le disse Delfina.
- Figliole mie, figliole mie, smettetela, o m'uccido qui
davanti a voi.
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PAPA GORIOT

- Nasia, ti perdono - disse la signora de Nucingen


continuando - sei una sciagurata. Ma io sono migliore di te.
Dirmi questo proprio nel momento in cui sarei stata capace
di tutto per venirti in aiuto, anche di entrare in camera di
mio marito, cosa che non farei n per me n per... Questo
degno di tutto il male che mi hai fatto da nove anni.
- Figliole mie, figliole mie, abbracciatevi! - disse il padre. Voi siete due angeli.
- No, lasciatemi - grid la contessa, che Goriot aveva presa
per un braccio, e che s'era svincolata dall'abbraccio
paterno. - Lei ha meno piet di quanta non ne avrebbe mio
marito. Eppure si direbbe sia l'immagine di tutte le virt!
- Preferisco essere ritenuta debitrice del signor de Marsay,
piuttosto di dover confessare che il signor de Trailles mi
costa pi di duecentomila franchi - rispose la signora de
Nucingen.
- Delfina! - grid la contessa facendo un passo verso di lei.
- Io ti sto dicendo la verit, mentre tu invece mi calunni replic freddamente la baronessa.
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PAPA GORIOT

- Delfina, tu sei una...


Pap Goriot si slanci, trattenne la contessa e le imped di
parlare, coprendole la bocca con la mano.
- Mio Dio!, babbo, ma che cosa avete toccato stamani? - gli
domand Anastasia.
- Ebbene, s, ho torto - disse il povero padre asciugandosi
le mani lungo i pantaloni. - Ma non sapevo che sareste
venute qui, sto cambiando casa.
Era lieto d'essersi meritato un rimprovero che scaricava su
di lui la collera della figlia.
- Ah! - riprese poi sedendosi - mi avete spezzato il cuore.
Mi sento morire, figliole mie! La testa mi brucia dentro
come se ci fosse il fuoco. Siate dunque buone, vogliatevi
bene! Altrimenti mi farete morire. Delfina, Nasia, andiamo;
avevate ragione e avevate torto tutte e due. Vediamo,
Ded - riprese a dire volgendo verso la baronessa i suoi
occhi pieni di lacrime - le occorrono dodicimila franchi:
cerchiamoli. Non vi guardate cos. (E si mise in ginocchio

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PAPA GORIOT

dinanzi a Delfina). Chiedile perdono per far piacere a me le disse all'orecchio - lei la pi infelice; non cos?
- Mia povera Nasia - disse Delfina spaventata dalla
selvaggia e folle espressione che il dolore aveva fatto
assumere al viso del padre - ho avuto torto, abbracciami...
- Ah !, mi versate un balsamo sul cuore - esclam pap
Goriot. - Ma dove trovare i dodicimila franchi? E se mi
offrissi come surrogante?
- Ah!, pap mio! - dissero le due figlie facendoglisi attorno
- no, no.
- Dio vi ricompenser di questo pensiero, la nostra vita non
basterebbe!, non vero, Nasia? - riprese Delfina.
- E poi, povero babbo, sarebbe una goccia d'acqua - fece
osservare la contessa.
- Ma non si pu far nulla del proprio sangue? - grid il
vecchio esasperato. - Io mi d tutto intero a chi ti salver,
Nasia!

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PAPA GORIOT

Ucciderei un uomo per lui. Far come Vautrin, andr in


galera!, io... - E si irrigid, come se fosse stato fulminato. Pi niente! - disse strappandosi i capelli. - Se sapessi dove
andare, per rubare; ma difficile anche trovare il modo di
rubare. E poi ci vorrebbe gente, ci vuol tempo per derubare
la Banca. Ho capito, devo morire, non mi resta altro che
morire. S, non sono pi buono a nulla, non sono pi
padre!, no. Lei mi chiede aiuto, ha bisogno di me!, ed io,
miserabile, non ho nulla da darle. Ah!, tu ti sei fatto dei
vitalizi, vecchio scellerato, e avevi pur delle figlie!
Ma non le ami tu, dunque? Crepa, crepa, come quel cane
che sei!
S, sto al disotto anche d'un cane, un cane non farebbe
cos. Oh!, la mia testa! bolle!
- Ma pap - gridarono le due donne che lo circondavano
per impedirgli di darsi la testa al muro - siate dunque
ragionevole!
Singhiozzava. Eugenio, spaventato, prese la cambiale da
lui firmata a favore di Vautrin e il cui bollo comportava una
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PAPA GORIOT

somma anche maggiore; ne corresse la cifra, ne fece una


cambiale regolare di dodicimila franchi all'ordine di Goriot,
ed entr.
-

Ecco

qui

presentando

tutto
la

il

vostro

carta.

denaro,
Dormivo,

signora
ma

la

disse
vostra

conversazione m'ha svegliato, e ho potuto cos sapere


quanto dovevo al signor Goriot. Eccone qui il titolo, che
potrete scontare; io lo pagher puntualmente.
La contessa, immobile, teneva in mano la carta.
- Delfina - disse, pallida e tremante di collera, di furore, di
rabbia - ti perdonerei tutto, Dio me n' testimonio, ma
questo!
Come!, il signore era l? Tu allora lo sapevi. E sei stata cos
meschina da vendicarti, lasciandomi cos svelargli i miei
segreti, la mia vita, quella dei miei figli, la mia vergogna, il
mio onore?
Va', non sei pi nulla per me, ti odio io, ti far tutto il male
possibile, io... - La collera le mozz la parola, la sua gola
s'inarid.
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PAPA GORIOT

- Ma, mio figlio, il nostro ragazzo, tuo fratello, il tuo


salvatore - gridava pap Goriot. - Abbraccialo, Nasia!
Guarda, l'abbraccio io - riprese, stringendo Eugenio con
una specie di furore. - Oh!, figliolo mio, io sar pi che un
padre per te, voglio esser per te una famiglia. Vorrei
essere Dio, per mettere tutto l'universo ai tuoi piedi. Ma,
bacialo, dunque, Nasia, questo non un uomo ma un
angelo, un vero angelo.
- Lasciate stare, babbo, pazza in questo momento- disse
Delfina.
- Pazza! Pazza!, e tu cosa sei? - fece la signora de Restaud.
- Figliole mie, io muoio se continuate cos - grid il vecchio
cadendo sul letto come se colpito da un proiettile. - Esse
mi uccidono!, - mormor.
La contessa guard Eugenio, che intanto era rimasto
immobile, sbalordito dalla violenza di quella scena: Signore - gli disse interrogandolo col gesto, con la voce e
lo sguardo, senza fare attenzione al padre, il cui panciotto
venne rapidamente sbottonato da Delfina.
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PAPA GORIOT

- Signora, pagher e tacer - gli rispose senza attendere la


domanda.
- Tu hai ucciso nostro padre, Nasia - disse Delfina,
indicando il vecchio svenuto alla sorella, la quale fugg.
- Le perdono volentieri - disse il bonuomo riaprendo gli
occhi - la sua situazione spaventosa e farebbe perdere la
testa anche pi solida. Consola Nasia, sii dolce con lei,
promettilo al tuo povero padre che sta per morire - disse a
Delfina premendole la mano.
- Ma che cosa avete? - essa chiese tutta spaventata.
- Nulla, nulla - rispose il padre - passer. Ho qualcosa che
mi stringe la fronte, una emicrania. Povera Nasia, che
brutto avvenire!
In quel momento la contessa rientr, si gett alle ginocchia
di suo padre: - Perdono! - grid.
- Sta' su - disse pap Goriot - se mi dici cos adesso mi fai
anche pi male.

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PAPA GORIOT

- Signore - disse la contessa a Rastignac, con gli occhi


bagnati di lacrime - il dolore mi ha reso ingiusta. Sarete
davvero un fratello per me? - riprese tendendogli la mano.
- Nasia - le disse Delfina abbracciandola - mia piccola
Nasia, dimentichiamo tutto.
- No - rispose - me ne ricorder!
- Angeli miei - esclam pap Goriot - voi mi togliete il velo
che

avevo

sugli

occhi,

la

vostra

voce

mi

rianima.

Abbracciatevi ancora una volta. Ebbene!, Nasia, questa


cambiale ti metter al sicuro?
- Lo spero. Ma ditemi, pap, volete metterci anche la
vostra firma?
- Guarda che bestia sono io, a non averci pensato. Ma mi
sono sentito male, Nasia, non volermene. Mandami presto
a dire che sei fuori d'ogni imbarazzo. No, verr io stesso.
Ma no, non verr, non posso pi vedere tuo marito, lo
ucciderei. Quanto poi ad alienare i tuoi beni, lo impedir io.
Va' presto, figlia mia, e fa' che Massimo metta la testa a
posto.
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454

PAPA GORIOT

Eugenio era stupefatto.


- Questa povera Anastasia stata sempre violenta - disse
la signora de Nucingen - ma ha buon cuore.
-

S'

ravveduta

per

avere

l'avallo

fece

Eugenio

all'orecchio di Delfina.
- Credete?
- Vorrei non crederlo. Diffidate di lei - aggiunse levando gli
occhi al cielo, come per confidare a Dio pensieri che non
osava esprimere.
- S, stata sempre un po' commediante, e il mio povero
padre si lascia abbindolare dalle sue smorfie.
- Come vi sentite, mio buon pap Goriot? - domand
Rastignac al vecchio.
- Ho voglia di dormire - rispose.
Eugenio aiut Goriot a coricarsi. Poi, quando il bonuomo si
fu addormentato tenendo la mano di Delfina, la figlia si
ritir.
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PAPA GORIOT

- Ci vediamo questa sera agli "Italiens" - disse a Eugenio e mi dirai tu come sta. Domani cambierete casa, signor
mio. Vediamo un po' la vostra camera. Oh!, che orrore! fece appena entrata. - Ma voi state anche peggio di mio
padre. Eugenio, tu ti sei portato bene. Vi amerei anche di
pi se fosse possibile; ma, figliolo mio, se volete far
fortuna, non bisogna mica buttare, come avete fatto, delle
dozzine di migliaia di franchi dalla finestra. Il conte de
Trailles un giocatore. Mia sorella non vuole ammetterlo.
Egli sarebbe andato a cercare i suoi dodicimila franchi l
dove perde e guadagna monti d'oro.
Un gemito li fece ritornare in camera di Goriot, che
trovarono apparentemente addormentato; ma quando i
due amanti gli si avvicinarono, udirono queste parole: Esse non sono felici! - O che dormisse o che fosse desto,
l'accento di quella frase colp cos vivamente il cuore della
figlia, che si avvicin al giaciglio del padre, e lo baci in
fronte. Egli apr gli occhi dicendo: - Sei tu, Delfina?
- Ebbene, come stai? - gli chiese.

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PAPA GORIOT

- Bene - rispose. - Non ti preoccupare, adesso uscir.


Andate, andate pure, figli miei, e siate felici.
Eugenio

accompagn

Delfina

fino

in

casa

sua;

ma,

preoccupato dello stato in cui aveva lasciato Goriot, non


volle rimanere a pranzo da lei, e torn alla pensione
Vauquer. Ci trov Goriot in piedi, e in procinto di mettersi a
tavola. Bianchon s'era collocato in modo da poter bene
esaminare il viso del vermicellaio. Quando gli vide prendere
il pane e odorarlo per sentire con quale farina fosse stato
fatto, lo studente, avendo notato in quel gesto una assenza
totale di ci che si potrebbe chiamare la coscienza dell'atto,
fece un gesto sinistro.
- Mettiti vicino a me, signor interno di Cochin - disse
Eugenio.
Bianchon ci si mise tanto pi volentieri, in quanto cos
sarebbe stato pi vicino al vecchio pensionante.
- Che cos'ha? - chiese Rastignac.
- A meno che mi sbagli, spacciato! Deve essere accaduto
qualcosa di straordinario in lui, mi pare sia sotto la
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457

PAPA GORIOT

minaccia d'una apoplessia sierosa imminente. Sebbene la


parte inferiore del viso sia abbastanza calma, i tratti
superiori si contraggono, suo malgrado, verso la fronte:
guarda! E poi gli occhi si trovano in quello stato speciale
che denota l'invasione del siero nel cervello. Non si
direbbero pieni d'una polvere fina? Ma domattina ne sapr
di pi.
- Non c' qualche rimedio?
- Nessuno. Forse si potr ritardare la sua morte, se si
trover il modo di provocare una reazione verso le
estremit, verso le gambe; ma se domani sera i sintomi
non scompaiono, il pover'uomo finito. Non sai mica da
che fatto sia stato causato il male? Deve aver subto un
colpo violento, sotto il quale il suo morale avr ceduto.
- S - disse Rastignac - ricordandosi bene che le due figlie
avevano colpito senza tregua il cuore paterno.
"Almeno Delfina" diceva fra s e s Eugenio, "gli vuol bene
a suo padre, lei!".

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PAPA GORIOT

La sera, agli "Italiens", Rastignac us qualche precauzione


per non allarmare la signora de Nucingen.
- Non vi preoccupate - lei rispose alle prime parole di
Eugenio - mio padre forte. Ma, certo, questa mattina lo
abbiamo un po' scosso. Le nostre fortune sono in pericolo:
capite la portata di questa disgrazia? Io non vivrei, se il
vostro affetto non mi rendesse insensibile a quel che prima
avrei considerato angosce mortali. Non c' ora che un solo
timore, una sola disgrazia per me: perdere l'amore che mi
ha fatto provare il piacere di vivere.
All'infuori di questo sentimento, tutto m' indifferente,
nulla al mondo m'interessa pi. Voi siete tutto per me. Se
provo la felicit d'esser ricca, per piacervi di pi. Io sono,
a mia onta, pi amante che figlia. Perch? Non lo so. Tutta
la mia vita in voi. Mio padre mi ha dato un cuore, ma voi
l'avete fatto battere. Il mondo intero pu biasimarmi, ma,
che

importa?,

se

voi,

che

non

avete

il

diritto

di

rimproverarmi, mi assolvete dai delitti cui mi istiga un


sentimento irresistibile? Mi crederete una figlia snaturata!
Oh!, no, impossibile non amare un padre cos buono
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PAPA GORIOT

com' il nostro. Ma potevo io forse impedire che egli non


vedesse le conseguenze inevitabili dei nostri deplorevoli
matrimoni? Perch non li ha impediti? Non doveva lui
riflettere in vece nostra? Oggi, lo so, lui soffre quanto noi:
ma che potevamo farci? Consolarlo? Non lo consoleremmo
per nulla. La nostra rassegnazione lo addolorava pi di
quanto i nostri rimproveri e i nostri rammarichi potrebbero
fargli del male. Ci sono situazioni, nella vita, in cui tutto
amarezza.
Eugenio

rimase

silenzioso,

preso

da

tenerezza

per

l'effusione ingenua d'un sentimento sincero. Se le Parigine


sono spesso false, ebbre di vanit, egoiste, civette, fredde,
per sicuro che quando amano veramente, sacrificano
pi sentimenti alle loro passioni che tutte le altre donne; e
allora esse si fanno grandi per le loro stesse piccolezze, e
diventano sublimi. E poi Eugenio era colpito dallo spirito
profondo e cos assennato che la donna dimostra nel
giudicare i sentimenti pi naturali, quando un affetto
predominante la separa e la pone a distanza da essi. La

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PAPA GORIOT

signora de Nucingen si offese del silenzio mantenuto da


Eugenio.
- Ma a che cosa pensate? - gli chiese.
- Ascolto ancora quel che mi avete detto. Avevo creduto
fino ad ora di amarvi pi di quanto voi non mi amiate.
Lei sorrise, e si difese dal piacere provato per mantenere la
conversazione nei limiti imposti dalle convenienze. Non
aveva mai udito le espressioni vibranti d'un amore giovane
e sincero.
Qualche parola ancora, e non si sarebbe pi contenuta.
- Eugenio - essa disse poi cambiando discorso - ma non
sapete il fatto del giorno? Tutta Parigi andr domani dalla
signora de Beausant. I Rochefide e il marchese d'Adjuda
si son messi d'accordo di non divulgare la notizia; ma il re
firmer domani il contratto di matrimonio, e la vostra
povera cugina ancora non sa nulla. Non potr fare a meno
di non dare il ricevimento, e il marchese non interverr al
ballo. Non si parla che di questo.

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PAPA GORIOT

- E la gente ride d'una infamia, e ci fa la zuppa! Non sapete


che la signora de Beausant ne morir?
- No - disse Delfina sorridendo - voi non conoscete quel
tipo di donne l. Ma tutta Parigi andr da lei, e ci sar
anch'io! E devo del resto a voi questo piacere.
- Ma - disse Rastignac - non sar una di quelle tante ciarle
assurde che si fanno correre per Parigi?
- Sapremo la verit domani.
Eugenio non rientr alla pensione Vauquer. Non riusc a
prendere la decisione di non godere del suo nuovo
appartamento. Se il giorno prima era stato costretto a
lasciare Delfina all'una dopo mezzanotte, questa volta fu
Delfina a lasciarlo verso le due, per tornare a casa sua. Egli
dorm l'indomani fino a tardi, attese verso mezzod la
signora de Nucingen, che fece colazione con lui.
I giovani sono cos avidi di questi vaghi piaceri che egli
aveva gi quasi dimenticato pap Goriot.

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PAPA GORIOT

Fu per lui una prolungata gioia quella di abituarsi a ognuna


delle eleganti cose che gli appartenevano. La signora de
Nucingen era poi l, a dare al tutto un maggior pregio.
Tuttavia, verso le quattro, i due amanti si ricordarono di
pap Goriot, pensando alla felicit che s'era ripromesso
nell'andare
osservare

ad
che

abitare
era

in

quella

necessario

casa.

Eugenio

trasportarvi

fece

subito

il

bonuomo, in previsione d'una sua malattia, e lasci Delfina


per correre alla pensione Vauquer. N pap Goriot n
Bianchon erano a tavola.
- Eh! - gli disse il pittore - pap Goriot sta male; Bianchon
su, vicino a lui. Il bonuomo ha visto una delle sue figlie,
la contessa de "Restaurama". Poi, ha voluto uscire, e il suo
male peggiorato. La societ sta per essere privata d'una
delle sue belle figure.
Rastignac si slanci su per le scale.
- Ehi!, signor Eugenio!
- Signor Eugenio, la signora vi chiama - grid Silvia.

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463

PAPA GORIOT

- Signore - gli disse la vedova - il signor Goriot e voi


dovevate andar via il quindici febbraio. Sono tre giorni che
il quindici passato, siamo al diciotto; devo esser pagata
di un mese vostro e di un mese suo; ma se mi garantite
voi pap Goriot, la vostra parola mi basta.
- Perch, forse non vi fidate?
- Fidarsi! Se il bonuomo perdesse la conoscenza e morisse,
le figlie non mi darebbero un centesimo, e tutti i suoi
stracci non valgono dieci franchi. Ha portato via stamane le
ultime sue posate. Non so poi perch. S'era vestito come
un giovanotto. Dio mi perdoni, ma credo si sia messo il
rossetto, m' parso ringiovanito.
- Rispondo io di tutto - disse Eugenio rabbrividendo
d'orrore e temendo una catastrofe.
Sal da pap Goriot. Il vecchio giaceva sul letto, e Bianchon
gli era d'accanto.
- Buon giorno, pap - gli disse Eugenio.

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464

PAPA GORIOT

Il bonuomo gli sorrise dolcemente, e rispose volgendo


verso di lui due occhi vitrei: - Come sta, lei?
- Bene. E voi?
- Non c' male.
- Non stancarlo - disse Bianchon portando Eugenio in un
angolo della camera.
- Ebbene? - gli chiese Rastignac.
- Lo pu salvare solo un miracolo. La congestione sierosa
avvenuta,

sono

intervenuto

allora

coi

senapismi,

fortunatamente li sente, gli fanno effetto.


- Lo si pu trasportare?
-

Impossibile.

Bisogna

lasciarlo

l,

evitargli

qualsiasi

movimento e ogni emozione...


- Mio buon Bianchon - disse Eugenio - lo cureremo noi due.
- Ho gi fatto venire il primario del mio ospedale.
- E che ha detto?
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PAPA GORIOT

- Si pronuncer domani sera. M'ha promesso di tornare


non appena libero dai suoi impegni. Disgraziatamente
questo originale ha commesso stamane una imprudenza su
cui non vuol dare spiegazioni!
E' testardo come un mulo. Quando lo interrogo, fa finta di
non capire, e dorme per non rispondermi; se invece ha gli
occhi aperti, si lamenta. E' uscito prestissimo, andato a
piedi per Parigi, non si sa dove. Ha portato con s tutto
quel che ancora possedeva di valore, e deve essersi recato
a far qualche benedetto traffico, superiore alle sue forze!
Una delle figlie venuta.
- La contessa? - domand Eugenio. - Una alta, bruna,
l'occhio vivace e ben tagliato, dai graziosi piedini, e dalla
vita sottile?
- S.
- Lasciami un momento solo con lui - disse Rastignac. - Lo
confesser e vedrai che a me dir tutto.
- Intanto io vado a pranzo. Cerca di non farlo agitare
troppo, abbiamo ancora qualche speranza di salvarlo.
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466

PAPA GORIOT

- Sta' tranquillo.
- Quanto si divertiranno domani - disse pap Goriot ad
Eugenio, quando furono soli. - Andranno a un gran ballo.
- Ma che diamine avete fatto stamane, pap, per essere
cos sofferente stasera, da essere costretto a rimanere a
letto?
- Nulla.
- Anastasia venuta ? - domand Rastignac.
- S - rispose pap Goriot.
- E allora? Non nascondetemi nulla. Che cos'altro vi ha
chiesto ancora?
- Ah! - riprese, raccogliendo le forze per parlare - era cos
affranta, se sapeste, ragazzo mio, Nasia non ha pi un
soldo dopo l'affare dei diamanti. Aveva ordinato, per quel
ballo, un abito di stoffa laminato che le deve stare come un
gioiello. La sarta, un'infame, non ha voluto farle credito, e
la cameriera ha versato lei mille franchi in acconto sulla
toletta. Povera Nasia, ridotta a questo punto! La cosa mi
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467

PAPA GORIOT

ha straziato il cuore. La cameriera, vedendo che Restaud


non si fida di Nasia, ha avuto paura di perdere il suo
denaro e s' messa d'accordo con la sarta per non
consegnare l'abito se non quando le saranno restituiti i
mille franchi. Il ballo domani. L'abito pronto. Nasia
disperata Ha voluto farsi prestare le mie posate per
impegnarle. Suo marito vuole che lei vada al ballo per far
vedere a tutta Parigi i diamanti che si dice abbia venduto.
Pu

dire

quel

mostro:

"Devo

dare

mille

franchi,

pagateli?". No. Ho capito tutto questo, io.


Sua sorella Delfina interverr con una toletta superba.
Anastasia non deve essere al di sotto della sorella minore.
E poi, cos in lacrime, quella povera figlia mia! Io sono
rimasto cos umiliato di non aver avuto dodicimila franchi
ieri, che avrei dato il resto della mia miseranda vita per
riscattare quel torto. Avete visto?
Avevo avuto la forza di sopportare tutto, ma il trovarmi
senza denaro di fronte a quest'ultima occorrenza, mi ha
spezzato il cuore. Oh! Oh!, ma ho detto n uno n due, mi
sono rabberciato e azzimato; ho venduto per seicento
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468

PAPA GORIOT

franchi di posate e di fibbie, poi da pap Gobseck ho


impegnato per un anno il mio titolo di rendita vitalizia
contro quattrocento franchi versatimi una volta tanto. Beh,
manger pane solo! Mi bastava quand'ero giovane, pu
bastarmi anche adesso. Ma almeno cos potr godersi una
bella serata la mia Nasia. Sar sgargiante. Ho il biglietto da
mille franchi sotto il capezzale. Mi riscalda aver sotto la
testa quel che far piacere alla povera Nasia. E potr
mettere alla porta la sua cattiva Vittoria. S' mai visto che i
domestici non hanno fiducia nei loro padroni? Domani star
bene, Nasia verr alle dieci. Non voglio che esse mi
ritengano ammalato, altrimenti non andrebbero al ballo,
rimarrebbero qui a curarmi. Nasia mi bacer domani come
se fossi suo figlio, le sue carezze mi guariranno. E poi, non
avrei forse speso mille franchi dal farmacista?
Preferisco darli alla mia Panacea, alla mia Nasia. Almeno la
consoler della sua miseria. Questo mi sgrava del torto
d'essermi fatto una rendita vitalizia. Lei in fondo
all'abisso, e io non ho pi la forza di tirarla su. Oh! mi
ridar al commercio. Andr a Odessa per comprarvi il

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469

PAPA GORIOT

grano. I grani, l, valgono tre volte meno di quel che


costano i nostri. Se l'importazione dei cereali vietata in
natura, le brave persone che fanno le leggi non hanno per
pensato a proibire quei prodotti in cui il grano la base.
Eh! Eh!..., ci ho pensato io stamane! C' da far bei colpi
con gli amidi.
"E' pazzo" si disse Eugenio guardando il vecchio. "Su,
riposatevi, ora, non parlate...".
Eugenio scese per il pranzo, quando torn Bianchon. Poi
tutti e due passarono la notte vegliando a turno il malato,
l'uno studiando libri di medicina, l'altro scrivendo alla
madre e alle sorelle. L'indomani, i sintomi presentati dal
malato furono, secondo Bianchon, di buon augurio; ma
richiesero continue cure di cui solo i due studenti erano
capaci,

nel

racconto

dei

quali

impossibile

compromettere la pudibonda fraseologia dell'epoca. Le


sanguisughe applicate sul corpo dimagrito del bonuomo
furono accompagnate da cataplasmi, da bagni ai piedi e da
altri espedienti clinici per i quali, del resto, occorrevano la

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PAPA GORIOT

forza e lo spirito di devozione dei due giovani. La signora


de Restaud non venne; mand a ritirare la somma da un
fattorino.
- Credevo che sarebbe venuta lei stessa. Ma questo non
poi un male, si sarebbe preoccupata - disse il padre,
sembrando lieto di tale circostanza.
Alle sette di sera, Teresa recapit una lettera di Delfina.
"Che ne di voi, amico mio? Appena amata, sarei gi
trascurata?
Mi avete dimostrato, nelle confidenze fatteci da cuore a
cuore, un'anima troppo bella per non stimarvi come coloro
che rimangono sempre fedeli valutando ogni sfumatura
sentimentale. Voi stesso lo avete detto, ascoltando la
preghiera di Mos: "Quel che per gli uni sempre la
medesima nota, per gli altri l'infinito della musica!".
Ricordatevi che vi attendo questa sera per andare insieme
al ballo della signora de Beausant. Il contratto del signor
d'Adjuda stato firmato stamane a corte, e la povera
viscontessa non lo ha saputo che alle due. Tutta Parigi
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PAPA GORIOT

andr da lei, come il popolo gremisce la Grve quando ci


deve essere una esecuzione. Non orribile andare a
vedere se quella donna nasconder il suo dolore, se sapr
morire bene? Io certo non ci andrei amico mio, se fossi gi
stata ricevuta altre volte in casa sua, ma lei certamente
non ricever pi, e tutti i miei sforzi sarebbero allora inutili.
La mia situazione ben diversa da quella degli altri. E poi,
io ci vado anche per voi. Vi aspetto.
Se voi non vi trovaste da me fra due ore, non so se vi
perdonerei una simile fellonia".
Rastignac prese una penna, e rispose cos:
"Sto attendendo un medico per sapere se vostro padre
potr vivere ancora. E' moribondo. Verr a portarvi la
sentenza, e temo sar una sentenza di morte. Vedrete voi
se sar il caso d'intervenire al ballo. Mille tenerezze".
Il medico venne alle otto e mezza, e, senza esprimere un
parere favorevole, non ritenne la morte imminente. Previde
alternativamente

miglioramenti

ricadute,

da

cui

sarebbero dipesi la vita e lo stato mentale del bonuomo.


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472

PAPA GORIOT

- Sarebbe meglio che morisse presto - fu l'ultima parola del


medico.
Eugenio affid pap Goriot alle cure di Bianchon e usc per
recare alla signora de Nucingen le dolorose notizie che,
nella sua coscienza ancora imbevuta dei doveri famigliari,
avrebbero dovuto sospendere ogni divertimento.
- Ditele che si diverta lo stesso - gli grid pap Goriot che
sembrava assopito, ma che si drizz a sedere sul letto nel
momento in cui Rastignac usc.
Il giovane si present desolato a Delfina, e la trov
pettinata, calzata; non le rimaneva che indossare l'abito da
ballo. Ma, come le pennellate con le quali i pittori finiscono
i loro quadri, gli ultimi ritocchi richiedevano pi tempo di
quanto non ne erano necessari per il fondo stesso della
tela.
- Come?, non siete in abito da sera? - gli chiese.
- Ma, signora, vostro padre...

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PAPA GORIOT

- Ancora mio padre - esclam interrompendolo. - Non


sarete voi a insegnarmi i doveri verso mio padre. Conosco
mio padre da lungo tempo. Non una parola, Eugenio. Non
vi ascolter se non quando vi sarete vestito da sera. Teresa
ha gi preparato tutto per voi; la carrozza pronta,
prendetela e tornate subito. Parleremo di mio padre
andando al ballo. Bisogna uscire presto; se rimaniamo
presi nella fila delle vetture, saremo fortunati se riusciremo
ad entrare alle undici.
- Signora !
- Andate!, non una parola di pi - disse andando di corsa
verso il suo spogliatoio per prendervi una collana.
- Ma via, signor Eugenio, farete inquietare la signora disse

Teresa

spingendo

il

giovane,

spaventato

da

quell'elegante parricidio.
And a vestirsi, facendo le pi tristi, le pi scoraggianti
riflessioni. Vedeva il mondo come un oceano di fango nel
quale un uomo s'immergeva fino al collo se v'immergeva il
piede.
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PAPA GORIOT

- Vi si commettono solo delitti meschini, - si disse. Vautrin pi grande.


Egli aveva visto le tre grandi manifestazioni della societ:
l'Obbedienza, la Lotta e la Rivolta; la Famiglia, il Mondo e
Vautrin. E non osava decidersi. L'Obbedienza era noiosa, la
Rivolta impossibile e la Lotta incerta. Il pensiero lo
ricondusse in seno alla sua famiglia. Si ricord delle pure
emozioni di quella vita tranquilla, si ramment dei giorni
trascorsi fra esseri da cui era amato. Conformandosi alle
leggi naturali del focolare domestico, quelle care creature
vi trovavano una felicit piena, durevole, senza angosce.
Malgrado i suoi buoni pensieri, non si sent il coraggio di
andare a confessare la fede delle anime pure a Delfina,
comandandole la Virt in nome dell'Amore.
Gi la sua nuova educazione aveva dato i suoi frutti.
Amava gi egoisticamente. La sua sensibilit gli aveva
consentito di conoscere la natura del cuore di Delfina.
Presentiva che costei sarebbe stata capace di calpestare il
corpo del padre pur di andare al ballo, ed egli non aveva n

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PAPA GORIOT

la forza di rappresentare la parte d'un ragionatore, n il


coraggio di dispiacerle, n la virt di lasciarla. "Non mi
perdonerebbe mai di aver avuto ragione contro di lei in
questa circostanza", si disse. Poi comment le parole dei
medici, si cull nell'illusione che pap Goriot non fosse poi
cos

gravemente

malato

come

credeva;

insomma,

accumul ragionamenti capziosi per giustificare Delfina. Lei


non sapeva bene lo stato in cui versava il padre. Il
bonuomo stesso la avrebbe mandata al ballo, se fosse
andata a trovarlo. Spesso la legge sociale, implacabile nella
propria formula, condanna, laddove il delitto apparente
giustificato dagli innumerevoli modi di vedere introdotti in
seno alle famiglie dalla differenza dei caratteri, dalla
diversit degli interessi e delle situazioni.
Eugenio cercava d'ingannare se stesso, era pronto a
sacrificare alla sua amante la propria coscienza. Da due
giorni, tutto era mutato nella sua vita. La donna vi aveva
gettato i suoi disordini, aveva fatto impallidire l'affetto
familiare,

aveva

tutto

confiscato

proprio

profitto.

Rastignac e Delfina s'erano incontrati nelle condizioni

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PAPA GORIOT

richieste per provare, l'uno per mezzo dell'altra, i pi vivi


godimenti.

La

loro

passione,

ben

preparata,

s'era

ingrandita con quel che uccide le passioni: il godere.


Possedendo quella donna, Eugenio si accorse che fino
allora l'aveva solo desiderata, l'am solo all'indomani della
felicit; l'amore non forse che la riconoscenza per il
piacere provato.
Infame o sublime, egli adorava quella donna per le volutt
che gli aveva portato in dote e per tutte quelle che ne
aveva ricevuto.
Delfina amava Rastignac come Tantalo avrebbe amato
l'angelo che gli avrebbe recato di che soddisfare la sua
fame, o estinguere la sete della sua gola inaridita.
- Ebbene!, come sta mio padre? - gli domand la signora
de Nucingen quando egli fu di ritorno e in abito da sera.
- Malissimo - rispose - se volete darmi una prova del vostro
affetto, corriamo a vederlo.

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PAPA GORIOT

- Ebbene!, s - lei disse - ma dopo il ballo. Mio buon


Eugenio, sii cortese, non farmi la morale, vieni con me.
Uscirono. Eugenio rimase silenzioso per un tratto di strada.
- Che avete? - gli chiese.
- Sento il rantolo di vostro padre - egli rispose con accento
di stizza. E prese a narrare con la calorosa eloquenza della
giovent la feroce azione cui la signora de Restaud era
stata spinta dalla vanit, la crisi mortale che l'ultima
dedizione paterna aveva provocato, e quel che sarebbe
costato l'abito di stoffa laminata d'Anastasia. Delfina
piangeva.
- Sar brutta - essa pens. Le sue lacrime si asciugarono. Andr ad assistere mio padre, non lascer il suo capezzale
- riprese a dire.
- Ah!, ecco come ti volevo - esclam Rastignac. I fanali di
cinque vetture rischiaravano gli accessi del palazzo de
Beausant.

Da

ogni

lato

della

porta

illuminata

si

pavoneggiava un gendarme. Il gran mondo affluiva in tal


quantit, e ognuno poneva tanta sollecitudine nel recarsi a
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478

PAPA GORIOT

vedere quella gran dama al momento della sua caduta, che


gli appartamenti al pianterreno del palazzo erano gi pieni
quando la signora de Nucingen e Rastignac fecero il loro
ingresso. Da quando tutta la corte si precipit in casa della
Grande

Demoiselle,

cui

Luigi

Quattordicesimo

aveva

strappato l'amante, nessuna catastrofe d'amore fu pi


clamorosa di quella della signora de Beausant. In quella
circostanza,

l'ultima

figlia

della

quasi

reale

casa

di

Borgogna si dimostr superiore alla propria sciagura, e


domin fino all'ultimo istante la societ di cui aveva
accettato le vanit solo per asservirle al trionfo della sua
passione. Le pi belle donne di Parigi animavano i saloni
con le loro tolette e con i loro sorrisi, gli uomini pi notevoli
della corte, gli ambasciatori, i ministri, le personalit pi
illustri d'ogni ramo, fregiati di croci, di placche, di cordoni
multicolori,

si

affollavano

attorno

alla

viscontessa.

L'orchestra faceva risuonare i motivi della sua musica sotto


i soffitti dorati di quel palazzo, deserto per la sua regina. La
signora de Beausant era in piedi all'ingresso del primo
salone per ricevere i suoi pretesi amici. Vestiva di bianco,
senza

alcun

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ornamento

nei

capelli,

semplicemente

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PAPA GORIOT

intrecciati, sembrava calma e non ostentava n dolore, n


fierezza, n falsa allegrezza. Nessuno poteva leggere
nell'animo suo. L'avreste detta una Niobe di marmo. Il suo
sorriso agli amici intimi fu qualche volta ironico; ma essa
apparve a tutti presente a se stessa, e si mostr cos
eguale a quella che era stata quando la felicit l'adornava
dei suoi raggi, che i meno accorti l'ammirarono, come i
giovani Romani applaudivano il gladiatore che sapeva
sorridere morendo. Il mondo sembrava essersi agghindato
per dare il suo addio ad una delle sue sovrane.
- Temevo che non veniste - essa disse a Rastignac.
- Signora - egli rispose con voce commossa interpretando
la frase come un rimprovero - sono venuto per rimanere
ultimo.
- Bene - essa disse prendendogli la mano. - Voi siete forse
qui il solo di cui possa fidarmi. Amico mio, amate una
donna

cui

possiate

voler

bene

sempre.

Non

ne

abbandonate mai nessuna.

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480

PAPA GORIOT

Si mise a braccetto di Rastignac e lo condusse a un divano,


nel salone dove si giocava.
- Andate - gli disse - dal marchese. Giacomo, il mio
domestico, vi condurr da lui e vi dar una lettera per lui.
Gli chiedo la mia corrispondenza. Ve la consegner, spero,
tutta quanta. Quando avrete le mie lettere, salite in
camera mia. Mi avvertiranno. - Si alz per andare incontro
alla duchessa de Langeais, la sua migliore amica, anche lei
sopraggiunta. Rastignac usc, fece chiedere del marchese
d'Adjuda al palazzo de Rochefide, dove doveva passare la
serata, e dove infatti lo trov. Il marchese lo condusse in
casa propria, consegn un cofanetto allo studente e gli
disse:
- Ci sono tutte. - Sembr poi voler parlare a Eugenio, sia
per interrogarlo a proposito del ballo e della viscontessa,
sia per confessargli d'essere gi forse pentito del suo
matrimonio, come di fatto pi tardi lo fu; ma un lampo
d'orgoglio brill nei suoi occhi, ed ebbe il deplorevole
coraggio di mantenere il silenzio sui suoi pi nobili
sentimenti. - Non ditele nulla di me, mio caro Eugenio. EBOOGLE

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481

PAPA GORIOT

Strinse la mano di Rastignac con un gesto affettuoso,


sommamente triste, e gli fece cenno di uscire. Eugenio
torn al palazzo de Beausant, e fu introdotto nella camera
della viscontessa, dove not i preparativi d'una partenza.
Si sedette vicino al fuoco, guard ancora la cassettina di
cedro, e cadde in una profonda malinconia. Per lui, la
signora de Beausant assumeva le proporzioni d'una dea
dell'lliade.
- Ah!, amico mio - disse la viscontessa entrando, e
appoggiando la mano sulla spalla di Rastignac.
Egli vide sua cugina in lacrime, gli occhi al cielo, una mano
tremante, l'altra sollevata. Essa prese a un tratto il
cofanetto, lo mise sul fuoco e lo guard mentre bruciava.
- Ballano! Sono venuti tutti puntualmente, mentre la morte
verr tardi. Zitto!, amico mio - disse ponendo un dito sulla
bocca di Rastignac, che stava per parlare. - Non vedr mai
pi n Parigi n la societ. Alle cinque del mattino partir,
per andarmi a seppellire in fondo alla Normandia. Dalle tre
del

pomeriggio

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sono

stata

costretta

fare

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miei

482

PAPA GORIOT

preparativi, a firmare dei documenti, a esaminare degli


affari; non potevo mandare nessuno da... - S'interruppe. Sicuramente lo si sarebbe trovato da... - E s'interruppe
ancora, affranta dal dolore. In quei momenti tutto
sofferenza, e certe parole non si possono pronunciare. - Ma
- riprese a dire - contavo questa sera su di voi per
quest'ultimo favore. Vorrei darvi un pegno della mia
amicizia. Penser spesso a voi che mi siete sembrato
buono e nobile, giovane e candido in mezzo a questo
mondo, dove tali qualit sono tanto rare. Spero penserete
qualche volta a me. Tenete - disse volgendo lo sguardo
intorno a s - ecco il cofanetto dove mettevo i miei guanti.
Ogni volta che li ho presi da qui prima di andare a un ballo
o al teatro mi sentivo bella perch ero felice, e lo toccavo
solo per lasciarci qualche leggiadro pensiero, c' molto di
me, l dentro, c' tutta una signora de Beausant che non
esiste pi.
Accettatelo. Penser io a farvelo portare in casa vostra, in
via d'Artois. La signora de Nucingen assai bella questa
sera, amatela. Se non ci vedremo pi, amico mi, siate

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483

PAPA GORIOT

certo che augurer tanto bene a voi che siete stato cos
buono con me. Ora scendiamo, non voglio far credere che
piango. Ho l'eternit dinanzi a me, vi rimarr sola, e
nessuno mi chieder conto delle mie lacrime.
Ancora uno sguardo a questa camera. - Si ferm. Poi, dopo
essersi per un istante coperti gli occhi con la mano, li
asciug, li bagn con acqua fresca, e si mise sotto al
braccio dello studente.
Andiamo! - disse.
Rastignac non aveva ancora mai provato un'emozione cos
violenta come quella procuratagli dal contatto con quel
dolore cos nobilmente represso.
Rientrando nei saloni, Eugenio ne fece il giro con la signora
de Beausant, ultima e delicata cortesia di quella gentil
dama.
Vide poi subito le due sorelle, la signora de Restaud e la
signora de Nucingen. La contessa era magnifica con tutti i
suoi diamanti in mostra, e dovevano certo scottarle in
quanto era quella l'ultima volta che li avrebbe portati. Per
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484

PAPA GORIOT

quanto potenti fossero il suo orgoglio e il suo amore, non


riusciva a sostenere gli sguardi di suo marito. Quello
spettacolo non era tale da rendere i pensieri di Rastignac
meno tristi. Se aveva rivisto Vautrin nel colonnello italiano,
egli rivide allora, sotto i diamanti delle due sorelle, il
misero

lettuccio

sul

quale

giaceva

pap

Goriot.

La

viscontessa ingannata dal suo atteggiamento malinconico


ritrasse da lui il braccio.
- Oh!, non voglio davvero privarvi di un piacere - essa
disse.
Eugenio fu subito chiamato da Delfina, felice dell'effetto da
lei prodotto e fiera di porre ai piedi dello studente gli
omaggi che raccoglieva in quel mondo, dove sperava di
essere accolta.
- Come trovate Nasia? - gli chiese.
- Ha scontato - rispose Rastignac - anche la morte di suo
padre.
Verso le quattro del mattino, la folla dei salotti cominciava
a diradare. La musica non s'ud pi. La duchessa de
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485

PAPA GORIOT

Langeais e Rastignac si trovarono soli nel salotto grande.


La viscontessa, credendo di dover incontrare solo lo
studente, vi entr dopo aver detto addio al signor de
Beausant, che and a coricarsi ripetendole:
- Avete torto, mia cara, d'andarvi a ritirare in provincia alla
vostra et! Ma restate con noi!
Vedendo la duchessa, la signora de Beausant non pot
trattenere un gesto di sorpresa.
- Ho indovinato, Clara - disse la signora de Langeais. - Voi
partite per non ritornare pi; ma voi non partirete senza
prima avermi ascoltata, e senza prima esserci capite. - E,
presa l'amica a braccetto, la condusse nel salotto vicino, e
l, guardandola con le lacrime agli occhi, la strinse fra le
braccia e la baci sulle gote. - Non voglio lasciarvi
freddamente, mia cara, sarebbe per me un rimorso troppo
forte. Voi potete contare su di me come su voi stessa.
Siete stata grande questa sera, io mi sono sentita degna di
voi, e voglio dimostrarvelo. Ho avuto dei torti verso di voi,
non mi sono sempre condotta bene, perdonatemi, mia

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486

PAPA GORIOT

cara; disapprovo tutto quel che ha potuto offendervi, vorrei


poter ritirare le mie parole. Uno stesso dolore ha unito le
nostre anime, e io non so chi di noi due sar la pi infelice.
Il signor de Montriveau non era qui, stasera, capite? Chi vi
ha visto durante questo ballo, Clara, non vi dimenticher
pi. Io tento un'ultima prova. Se andr male, mi ritirer in
un convento. Dove andate, voi?
- In Normandia, a Courcelles, ad amare e a pregare fin
quando a Dio piacer ritirarmi da questo mondo.
- Venite qui, signor de Rastignac - disse la viscontessa con
voce commossa, pensando che il giovane attendeva. Lo
studente pieg il ginocchio, prese la mano della cugina e la
baci. - Antonietta, addio! - riprese a dire la signora de
Beausant - siate felice.
Quanto a voi, voi lo siete, voi siete giovane, potete credere
a qualcosa - disse allo studente. - Nel partire da questo
mondo, avr avuto intorno a me, come alcuni morenti
privilegiati, religiose e sincere emozioni!

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487

PAPA GORIOT

Rastignac se ne and verso le cinque, dopo aver veduto la


signora de Beausant nella sua berlina da viaggio, dopo
aver avuto il suo ultimo addio bagnato di lacrime, lacrime
che provavano come le persone pi elevate non sono poste
fuori della legge del cuore e non vivono senza dolori, come
vorrebbero far credere al popolo taluni suoi cortigiani.
Eugenio torn a piedi alla pensione Vauquer, con un tempo
umido e freddo. La sua formazione spirituale s'andava
completando.
- Non riusciremo a salvare il povero pap Goriot - disse
Bianchon a Rastignac, quando questi entr nella camera
del suo vicino.
- Amico mio - gli rispose Eugenio, dopo aver guardato il
vecchio addormentato - va', segui il destino modesto in cui
limiti le tue aspirazioni. Io mi trovo in un inferno, e devo
restarci. Qualsiasi male ti si dica del mondo, credici! Non
c' Giovenale che possa dipingerne l'orrore, coperto d'oro e
di pietre preziose.

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488

PAPA GORIOT

L'indomani,

Rastignac

fu

svegliato

verso

le

due

del

pomeriggio da Bianchon che, costretto a dover uscire, lo


preg di assistere pap Goriot, il cui stato era molto
peggiorato durante la mattinata.
- Il bonuomo non ha altri due giorni, non ha forse pi
neppure altre sei ore di vita - disse lo studente in medicina
- ma tuttavia non possiamo cessare dal combattere il male.
Bisogner ora apprestargli cure pi costose. Noi saremo i
suoi infermieri, ma io non ho un soldo. Ho rivoltato le sue
tasche, frugato nei suoi armadi: zero al quoziente. L'ho
interrogato in un momento in cui aveva la testa a posto, e
mi ha detto di non possedere neanche un centesimo. Tu,
hai qualcosa ?
- Mi restano in tutto venti franchi - rispose Rastignac andr a giocarli, vincer.
- E se perdi?
- Chieder del denaro ai generi e alle figlie.
- E se loro non te lo daranno? - rispose Bianchon - La cosa
pi urgente in questo momento non tanto di trovare il
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489

PAPA GORIOT

denaro, quanto di avvolgere il bonuomo in un senapismo


bollente dai piedi a met delle cosce. Se grida, ci sar
qualche speranza. Tu sai come si fa. E poi, ti aiuter
Cristoforo. Ora passer dal farmacista per garantirgli
l'ammontare di tutte le medicine che prenderemo da lui. E'
un guaio che il pover'uomo non si possa trasportare al
nostro ospedale, l sarebbe stato meglio. Su, vieni, ti dir
quel che devi fare; e non lasciarlo finch io non sia
ritornato.
I due giovani entrarono nella camera dove giaceva il
vecchio.
Eugenio rimase spaventato del mutamento avvenuto in
quel viso convulso, pallido e sfinito.
- Ebbene, pap? - gli disse chinandosi verso il giaciglio.
Goriot lev verso Eugenio i suoi occhi appannati e lo
guard assai attentamente, ma senza riconoscerlo. Lo
studente non sostenne quello spettacolo, le lacrime gli
inumidirono gli occhi.
- Bianchon, non ci vorrebbero le tendine alle finestre?
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490

PAPA GORIOT

- No, il tempo che fa fuori non ha pi effetto su di lui. Dio


volesse che sentisse caldo o freddo. Ma comunque ci vuole
del fuoco per far le tisane e preparare tante altre cose. Ti
mander un po' di fascine che ci serviranno finch non
avremo la legna.
Tra ieri e questa notte, ho consumato la tua e tutte le
formelle del pover'uomo. C'era tanta umidit; l'acqua
stillava dai muri.
Sono riuscito a scaldare appena la camera. Cristoforo l'ha
spazzata, era proprio una stalla. Vi ho bruciato del ginepro,
tanto era il lezzo.
- Santo Dio - disse Rastignac - ma le sue figlie!
- Senti, se ti chiede da bere, gli darai questo - disse lo
studente mostrando a Rastignac una grande tazza bianca.
- Se si lamenta e il ventre gli diventasse caldo e duro, ti
farai aiutare da Cristoforo per somministrargli... tu mi hai
capito. Nel caso che si agitasse, che parlasse molto, se
insomma cominciasse a vaneggiare, lascialo fare. Non sar
un cattivo segno. Ma manda subito Cristoforo all'Ospedale
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491

PAPA GORIOT

Cochin. Il nostro medico, un mio collega o io stesso,


verremo ad applicargli delle ventose. Abbiamo avuto,
stamane, mentre dormivi, un consulto con un allievo del
dottor Gall, il primario dell'Htel-Dieu e il nostro. Questi
sanitari ritengono di aver riscontrato curiosi sintomi e noi
seguiremo il decorso della malattia per accertare alcuni
aspetti scientifici molto importanti. Uno di loro pensa che
se la pressione del siero si verificasse pi su di un organo
che su di un altro, essa potrebbe dar luogo a fatti singolari.
Ascoltalo bene, se si mettesse a parlare, per vedere a qual
genere d'idee si riferiscono i suoi discorsi, se sono effetto di
memoria, di discernimento, di giudizio; se tratta di cose
materiali o di sentimento; se calcola, se torna sul passato;
insomma, sii in grado di farci un resoconto esatto. Se
l'invasione sierosa dovesse avvenire tutta insieme, allora
morir in uno stato d'ebetudine, come quello in cui si
trova adesso. Tutto assai curioso in questo genere di
malattie! Se la bomba scoppiasse qui - fece Bianchon
indicando l'occipite del malato, ci sono esempi di fenomeni
strani: il cervello riacquista alcune sue facolt, e la morte
sopravviene
EBOOGLE

pi

lentamente.

Le

sierosit

possono

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492

PAPA GORIOT

abbandonare il cervello e prendere altre vie, e non se ne


conosce il percorso che con l'autopsia. C' agli Incurables
un vecchio ebete al quale capitato che il travaso ha preso
la strada della colonna vertebrale; soffre orribilmente, ma
vive.
- Si sono divertite? - chiese pap Goriot, che riconobbe
Eugenio.
- Oh!, non pensa che alle figlie - disse Bianchon. - Mi ha
ripetuto pi di cento volte questa notte: "Stanno ballando.
Lei ha il suo vestito". E le chiamava coi loro nomi. Mi
faceva piangere, che il diavolo mi si porti se ti dico bugie!,
con le sue intonazioni: "Delfina!, mia piccola Delfina!,
Nasia!". Parola mia d'onore - disse lo studente in medicina
- c'era da scoppiare in lacrime.
- Delfina - fece il vecchio - lei l, non vero? Lo sapevo
bene. - E i suoi occhi riacquistarono un'attivit folle per
guardare i muri e l'uscio.
- Scendo per dire a Silvia che prepari i senapismi - esclam
Bianchon - questo il momento buono. - Rastignac rimase
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PAPA GORIOT

solo vicino al vecchio, seduto ai piedi del suo letto, gli occhi
fissi su quella testa, la cui vista incuteva terrore e ispirava
dolore.
"La signora de Beausant fugge, costui muore", si disse.
"Le anime belle non possono restare a lungo in questo
mondo.

Come,

amalgamarsi

infatti,
con

una

nobili

sentimenti

societ

potrebbero

meschina,

gretta,

superficiale?". Le immagini della festa cui aveva assistito si


riaffacciarono alla sua memoria e contrastarono con lo
spettacolo di quel letto di morte. Bianchon riapparve
subito.
- Senti, Eugenio, ho veduto poco fa il primario, e sono
tornato di corsa. Se si manifestassero sintomi di un ritorno
alla ragione, se parla, coricalo su di un lungo senapismo, in
modo da avvolgerlo nella snape dalla nuca ai reni, e facci
chiamare.
- Sei molto caro, Bianchon - disse Eugenio.
- Oh, si tratta d'un caso clinico! - replic lo studente in
medicina, con tutto l'ardore d'un neofita.
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PAPA GORIOT

- Insomma - disse Eugenio - sar dunque il solo ad


assistere questo povero vecchio unicamente per affetto.
- Se mi avessi visto questa mattina, non diresti cos - fece
Bianchon, senza per altro offendersi della frase. - I medici,
usi alla pratica, non vedono che la malattia; io vedo ancora
il malato, mio caro ragazzo. - Se ne and, lasciando
Eugenio solo col vecchio e con la preoccupazione di una
crisi, che non tard a dichiararsi.
- Ah!, siete voi, mio caro figliolo - disse pap Goriot
riconoscendo Eugenio.
- Vi sentite meglio? - domand lo studente, prendendogli la
mano.
- S, mi sentivo la testa stretta come in una morsa, ma ora
se ne sta liberando. Avete visto le mie figliole? Verranno
qui subito, accorreranno non appena mi sapranno malato,
mi hanno assistito tanto amorosamente in via della
Jussienne! Mio Dio!, vorrei che la mia camera fosse pi
pulita, per riceverle. Un giovanotto m'ha consumato tutto il
carbone.
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PAPA GORIOT

- Sento venire Cristoforo - gli disse Eugenio - che vi porta


della legna mandatavi da quel giovanotto.
- Bene!, ma come si fa a pagare la legna? Io non ho un
soldo, figliolo mio! Ho tutto donato, tutto. Sono ridotto a
dover chiedere l'elemosina. Ma, almeno, l'abito laminato
era bello?
(Ah!,

mi

sento

male!).

Grazie,

Cristoforo,

Dio

vi

ricompenser, ragazzo mio; io non ho pi nulla.


- A te e a Silvia vi ricompenser bene io - disse Eugenio
all'orecchio del ragazzo.
- Le mie figliole vi hanno detto che sarebbero venute, non
vero?, Cristoforo? Tornaci, ti regalo cento soldi. Digli che
non mi sento bene, che vorrei abbracciarle, vederle ancora
una volta prima di morire. Digli questo, ma senza
spaventarle troppo. - Cristoforo usc a un cenno di
Rastignac.
- Stanno per arrivare - riprese a dire il vecchio. - Le
conosco bene. Se muoio, che dolore darei a quella buona

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PAPA GORIOT

Delfina! E a Nasia, lo stesso. Non vorrei morire per non


farle piangere.
Morire, mio buon Eugenio, vuol dire non vederle pi. L
dove ce ne andiamo mi annoier assai. Per un padre
l'inferno l'esser senza la compagnia dei figli, e io l'ho gi
provato da quando esse si sono sposate. Il mio paradiso
era la via della Jussienne. Ma ditemi: se andassi in
paradiso, potrei ritornare sulla terra in spirito intorno a
loro? Ho sentito dire qualcosa di simile. Sar vero? Mi pare
di vederle in questo momento com'erano in via della
Jussienne. Scendevano, la mattina. "Buon giorno, pap",
mi dicevano. Le prendevo allora sulle mie ginocchia, gli
facevo mille moine, mille scherzucci. E loro mi carezzavano
con tanta grazia!
Facevamo colazione tutte le mattine insieme, pranzavamo,
insomma ero padre, mi godevo le mie figliole. Quand'erano
in via della Jussienne, non facevano tanti ragionamenti,
non sapevano nulla del mondo, mi volevano bene. Mio
Dio!, perch non sono rimaste sempre piccole? (Oh!,
quanto soffro, la testa mi scoppia!) Ah!, ah!, perdonatemi,
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PAPA GORIOT

figliole mie, soffro terribilmente, e deve essere proprio un


dolore forte assai, perch voi mi avete fatto diventare ben
resistente al male. Mio Dio!, se avessi solo le loro mani
nelle mie, non sentirei affatto il mio male. Credete che
verranno?
Cristoforo tanto stupido! Avrei dovuto andarci io stesso.
Lui le vedr, lui. Ma voi siete stato ieri al ballo. Ditemi,
dunque,

com'erano?

Non

sapevano

nulla

della

mia

malattia, vero? Non avrebbero allora ballato, povere


piccole! Oh!, non voglio pi star male. Hanno ancora
troppo bisogno di me. Le loro fortune sono compromesse.
E di quali mariti sono in bala! Fatemi guarire, fatemi
guarire. (Oh!, quanto soffro! Ah! ah! ah!) Capite? Bisogna
che guarisca, perch gli serve del denaro, e io so dove
poterlo guadagnare. Andr a fabbricare amido in aghi a
Odessa. Sono furbo, io, e guadagner milioni. (Oh!, soffro
troppo!). - Goriot tacque per un istante e parve fare ogni
sforzo per riunire le sue forze al fine di sopportare il dolore.
- Se loro fossero qui, non mi lamenterei - disse. - E allora
perch lamentarmi?
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PAPA GORIOT

Un lieve assopimento sopravvenne, e dur a lungo.


Cristoforo intanto torn. Rastignac, credendo che pap
Goriot dormisse, lasci che il domestico gli riferisse ad alta
voce l'esito della sua missione.
- Signore - questi disse - sono andato prima dalla contessa
ma non le ho potuto parlare, perch aveva molto da fare
con suo marito. E siccome insistevo, il signor de Restaud
venuto lui stesso e mi ha detto proprio cos: "Se il signor
Goriot muore, ebbene, quanto di meglio pu fare. Ho
bisogno della signora de Restaud per portare a termine
degli affari importanti, lei ci verr quando tutto sar finito".
Pareva molto in collera, quel signore. Mentre stavo per
uscire, la signora entrata in anticamera da una porta che
non avevo visto, e m'ha detto: "Cristoforo, d a mio padre
che io sto discutendo con mio marito, e che adesso non
posso lasciarlo; si tratta della vita o della morte dei miei
figli; ma, non appena avr finito, verr". Quanto alla
signora baronessa, altra storia! Non l'ho vista, e non le ho
potuto parlare. "Oh!", mi ha detto la cameriera, "la signora
tornata dal ballo alle cinque e un quarto, e ora dorme; se

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PAPA GORIOT

la sveglio prima di mezzogiorno, mi sgrida. Le dir che suo


padre peggiora, quando mi chiamer. Per una brutta
notizia c' sempre tempo". Ho avuto un bel pregare! Ah!,
s, ho anche chiesto di parlare al signor barone, ma era
uscito.
Nessuna delle figlie verr! - esclam Rastignac. - Adesso
scrivo a tutte e due.
- Nessuna - disse il vecchio drizzandosi a sedere sul letto. Devono pensare agli affari, dormono: esse non verranno.
Lo sapevo.
Bisogna morire per sapere che cosa sono i figli. Ah!, amico
mio, non prendete moglie, non fate figli! Gli date la vita, e
loro vi danno la morte. Li fate entrare nel mondo, e loro ve
ne discacciano. No, non verranno! So questo da dieci anni.
Me lo dicevo qualche volta, ma non osavo crederlo. - Una
lacrima spunt in ciascuno dei suoi occhi, si ferm sull'orlo
rosso, e non cadde.
- Ah!, se fossi ricco, se avessi conservato il mio patrimonio,
se non glielo avessi donato, esse sarebbero qui, mi
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500

PAPA GORIOT

leccherebbero le guance coi loro baci! Abiterei in un


palazzo,

avrei

belle

stanze,

domestici

fuoco

per

riscaldarmi; esse sarebbero tutte in lacrime, coi loro mariti


e i loro figli. Avrei tutto questo. E invece, nulla! Il denaro
procura tutto, anche le figlie. Oh!, il mio denaro, dov'? Se
avessi tesori da lasciare, esse mi assisterebbero, mi
curerebbero; le sentirei, le vedrei. Ah!, mio caro figliolo,
mio solo figliolo, preferisco l'abbandono in cui sono
lasciato, e la mia miseria! Almeno, quando un poveretto
amato, ben sicuro d'essere amato. Ma no!, vorrei essere
ricco, perch allora le vedrei. In fede mia, chi sa? Esse
hanno tutte e due un cuore di pietra. Gli volevo troppo
bene perch ne potessero volere a me. Un padre deve
essere sempre ricco, deve tenere i figli a freno come i
cavalli di cui non c' da fidarsi. E io che stavo sempre in
ginocchio innanzi a loro! Le sciagurate! Questo il degno
coronamento d'un modo d'agire verso di me che dura da
dieci anni. Se sapeste come avevano tutti i riguardi per me
nei primi tempi del loro matrimonio! (Oh, sto soffrendo un
crudele

martirio!).

Avevo

dato

ognuna

circa

ottocentomila franchi; allora n loro, n i loro mariti


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501

PAPA GORIOT

potevano trattarmi male. Mi ricevevano: "Mio buon pap,


di qui, mio caro padre, di l". Il coperto per me era sempre
pronto in casa loro. Pranzavo coi loro mariti, che mi
trattavano con considerazione. Poteva sembrare che io
possedessi anche qualcos'altro. Perch questo? Perch non
avevo mai parlato dei miei interessi. Un uomo che d
ottocentomila franchi alle proprie figlie era un uomo da
tenersi da conto. E mi venivano usati tutti i riguardi, ma
era solo per il mio denaro. Il mondo non bello. L'ho visto
io! Mi portavano in carrozza al teatro, e prendevo parte alle
loro serate fin quando mi pareva.
Insomma,

si

vantavano

d'essere

figlie

mie,

mi

riconoscevano come padre loro. Non sono mica uno


sciocco, andiamo! e nulla m' sfuggito. Tutto stato fatto
con perfida astuzia, e ne ho il cuore trafitto, Lo vedevo
bene che erano tutte finzioni, ma il male non aveva
rimedio. In casa loro non stavo mica senza alcuna
soggezione, come a tavola qui sotto. Non sapevo che dire.
E quando qualcuno del loro ambiente mondano domandava
all'orecchio dei miei generi: "Chi quel signore l?". "E' il

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PAPA GORIOT

padre con gli scudi, ricco". "Ah!, caspita!", si diceva, e mi


si guardava col rispetto dovuto agli scudi. E se qualche
volta potevo essergli di disturbo, compensavo lautamente i
miei difetti! D'altronde, chi perfetto?
(la mia testa una piaga!). Io sto soffrendo in questo
momento quel che si deve soffrire per morire, mio caro
signor Eugenio; eppure, questo niente a paragone del
dolore che mi diede il primo sguardo col quale Anastasia mi
fece capire che avevo detto una sciocchezza, di cui si
vergogn: quel suo sguardo mi apr tutte le vene. Avrei
voluto saper tante cose, ma quel che avevo intanto ben
saputo era che ormai ero di troppo su questa terra.
L'indomani, andai da Delfina per consolarmi, ma pure l
commisi un'altra sciocchezza che la fece andare in collera.
Ci diventai quasi pazzo. Passai otto giorni senza sapere
quel che dovevo fare.
Non osai pi andarle a trovare, per il timore dei loro
rimproveri.

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PAPA GORIOT

Ed eccomi messo alla porta dalle mie figlie. Oh, mio Dio!,
tu che conosci le miserie, i patimenti da me sopportati, tu
che hai contato le pugnalate da me ricevute durante tutto
questo tempo che mi ha fatto diventare vecchio, mi ha
cambiato, ucciso, incanutito:
perch mi fai soffrire anche adesso? Ho ben espiato il
peccato d'amarle troppo. Esse si sono ben vendicate del
mio affetto, mi hanno attanagliato come carnefici! Eppure,
i padri sono cos sciocchi! Le ho amate tanto, che ci sono
ritornato come un giocatore al gioco. Le mie figlie erano il
mio vizio; erano le mie padrone, insomma tutto. Se
avevano tutte e due bisogno di qualche cosa, di qualche
ornamento, le cameriere me lo dicevano, e io glielo
regalavo per essere bene accolto! E mi hanno dato anche
qualche lezioncina sul modo di comportarmi in societ.
Oh!, per darmele, non hanno aspettato il giorno dopo.
Cominciavano a vergognarsi di me. Ecco che cosa vuol dire
dare una buona educazione ai propri figli. Alla mia et non
potevo mica andare a scuola. (Soffro orribilmente, mio
Dio!, e i medici, chiamate i medici! Se mi aprissero la

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PAPA GORIOT

testa, soffrirei di meno). Ma le figlie, le mie figlie,


Anastasia!, Delfina! Voglio vederle.
Mandate la gendarmeria a cercarle, la polizia! La giustizia
dalla parte mia, tutto dalla parte mia, la natura, il codice
civile. Io protesto. La patria perir, se i padri sono
calpestati.
Questo chiaro. La societ, il mondo si basano sulla
paternit; tutto crolla se i figli non amano i loro padri. Oh!,
vederle, sentirle, non importa quel che mi diranno, purch
io senta la loro voce, questo calmer i miei dolori, Delfina
soprattutto. Ma ditegli, quando saranno qui, che non mi
guardino, come fanno sempre, freddamente. Ah!, mio buon
amico, signor Eugenio, voi non sapete cosa sia vedere l'oro
dello sguardo cambiarsi tutto insieme in grigio piombo. Dal
giorno in cui i loro occhi non hanno pi raggiato su di me,
stato sempre inverno qui per me; non ho avuto pi che
dolori da ingoiare, e li ho ingoiati! Ho vissuto solo per
essere umiliato, insultato. Le amo tanto, che mandavo gi
tutti gli affronti coi quali mi vendevano una misera gioia
per me vergognosa. Un padre che si deve nascondere per
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PAPA GORIOT

vedere le sue figlie! Gli ho dato la mia vita, e loro oggi non
mi daranno neppure un'ora! Ho sete, ho fame, il cuore mi
brucia, e loro non verranno ad alleviare la mia agonia,
perch io muoio, lo sento. Ma non sanno dunque che cosa
vuol dire calpestare il cadavere del loro padre? C' un Dio
nei cieli, e Lui ci vendica nostro malgrado, noi padri. Oh!,
esse verranno! Venite, mie care, venite ancora a baciarmi,
un ultimo bacio, il viatico di vostro padre, che pregher Dio
per voi, che Gli dir che siete state brave figliole, che vi
difender! Dopo tutto, siete innocenti. Sono innocenti,
amico

mio!

Ditelo

bene

tutti,

che

non

siano

rimproverate per causa mia. La colpa tutta mia, sono io


che le ho abituate a calpestarmi. Mi faceva piacere. Questo
non riguarda nessun altro, n la giustizia umana, n quella
divina. Dio sarebbe ingiusto se le condannasse per causa
mia. Non ho saputo regolarmi, ho avuto il torto di abdicare
i miei diritti. Mi sarei umiliato per loro! Che volete! anche il
miglior carattere, le migliori anime avrebbero ceduto alla
corruzione di questa arrendevolezza paterna. Sono uno
sciagurato, e la mia punizione giusta. Io solo sono
responsabile dei torti delle mie figlie, sono io che le ho
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506

PAPA GORIOT

guastate. Esse vogliono oggi il piacere, come volevano una


volta le chicche. Gli ho sempre permesso di soddisfare ogni
loro capriccio di giovinette. A quindici anni avevano gi
carrozza! Non hanno avuto mai una rmora. Io solo sono
colpevole, ma colpevole per amore. La loro voce mi
allargava il cuore. Le sento arrivare, vengono. Oh!, s,
verranno. La legge comanda che si vada a veder morire il
padre, la legge sta dalla parte mia. E poi, questo non
coster che la spesa d'una corsa in vettura. La pagher io.
Scrivetegli che ho da lasciargli dei milioni! Parola d'onore!
Andr a fabbricare paste alimentari a Odessa. Conosco il
modo. Col mio progetto c' da guadagnar milioni. Nessuno
ci ha pensato. E' merce che non si guaster durante il
trasporto, come il grano o la farina. Eh! eh!, l'amido?
Saranno milioni! Non gli direte una bugia, ditegli che si
tratta proprio di milioni, e, seppure venissero qui per il loro
interesse, preferisco che m'ingannino, ma almeno le vedr.
Voglio le mie figlie! Le ho fatte io! Sono mie! - disse
drizzandosi a sedere sul letto, mostrando a Eugenio la

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507

PAPA GORIOT

testa dai capelli bianchi sconvolti e che minacciava, con


tutto quel che poteva esprimere minaccia.
- Andiamo - gli disse Eugenio - mettetevi gi, mio buon
pap Goriot, adesso gli scrivo. Non appena Bianchon
torner, andr da loro, se non vengono.
- Se non vengono? - ripet il vecchio singhiozzando. - Ma
allora mi troveranno morto, morto in un accesso di rabbia,
di rabbia! La rabbia mi prende! In questo momento, rivedo
tutta la mia vita.
Sono stato ingannato! Non mi vogliono pi bene, non
m'hanno mai voluto bene!, questo chiaro. Se non son
venute,

non

verranno

pi.

Pi

tarderanno,

meno

si

decideranno a darmi questa gioia. Le conosco. Esse non


hanno mai saputo capire i miei crucci, i miei dolori, i miei
desideri, e tanto meno si renderanno conto della mia
morte; esse non capiscono neppure il segreto della mia
tenerezza. S, lo so, l'abitudine di strapparmi le viscere gli
ha fatto svalutare tutto quel che facevo per loro. Se mi
avessero chiesto di potermi cavar gli occhi, gli avrei detto:

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PAPA GORIOT

"Cavatemeli!". Sono troppo stupido... Esse credono che


tutti i padri siano come il loro. Bisogna sempre farsi
rispettare. I loro figli mi vendicheranno. Ma loro interesse
venir qui. Avvertitele che, cos, compromettono la loro
agonia. Commettono tutti i delitti in uno solo. Ma andate
dunque subito da loro, ditegli che il non venire un
parricidio! Ne hanno gi commessi abbastanza, e non c'
bisogno di aggiungere anche questo; e gridate come faccio
io: "Eh!, Nasia! Eh!, Delfina!, venite da vostro padre, che
stato cos buono con voi, e che ora soffre tanto!". Niente,
nessuno. Dovr allora morire proprio come un cane? Ecco
come sono ricompensato: con l'abbandono. Sono delle
infami, delle scellerate; le abomino, le maledico; mi lever
la notte dalla tomba per rimaledirle, perch insomma,
amici miei, ho forse torto?, esse si comportano molto
male!, no? Ma che mi dico? Non mi avete detto che Delfina
l? E' la migliore delle due. Voi siete mio figlio, Eugenio,
vogliatele bene, siate un padre per lei.

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509

PAPA GORIOT

L'altra tanto disgraziata. E i loro interessi? Ah!, mio Dio!,


muoio, soffro un po' troppo. Tagliatemi la testa, lasciatemi
soltanto il cuore.
- Cristoforo, andate a cercare Bianchon! - grid Eugenio,
spaventato dal tono che assumevano i gemiti e le grida del
vecchio, e chiamatemi una vettura.
- Vado a cercare le vostre figlie, mio buon pap Goriot, ve
le porter qui.
- Con la forza! Con la forza! Chiedete le guardie, i soldati,
tutto! - disse, volgendo verso Eugenio un ultimo sguardo in
cui brill il senno. - Dite al governo, al procuratore del re
che mi siano condotte qui, lo voglio!
- Ma le avete maledette.
- Chi vi ha detto questo? - rispose il vecchio stupefatto. Voi non sapete che le amo, che le adoro! Sono guarito, se
le vedo...
Andate, mio buon vicino, mio caro figliolo, andate, voi siete
tanto buono, voi; vorrei dimostrarvi la mia riconoscenza,
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510

PAPA GORIOT

ma non ho da darvi che la benedizione d'un moribondo.


Ah!,

vorrei

almeno

vedere

Delfina,

per

dirle

di

disobbligarmi verso di voi. Se l'altra non pu, portatemi qui


quella. Ditele che non le vorrete pi bene, se non vuol
venire. Lei vi vuole tanto bene, che verr.
Da bere! Le viscere mi bruciano! Mettetemi qualcosa sulla
testa.
La mano delle mie figlie, questo mi salverebbe, lo sento...
Mio Dio!, chi rifar la loro dote, se me ne vado? Voglio
andare a Odessa per loro, a Odessa, per fabbricarvi paste
alimentari.
- Bevete questo - disse Eugenio sollevando il moribondo e
prendendolo col suo braccio sinistro, mentre con l'altro
teneva una tazza piena di tisana.
- Voi s che dovete amare vostro padre e vostra madre disse il vecchio stringendo con le mani gi quasi perdute la
mano di Eugenio. - Lo capite che sto per morire senza
vederle, le mie figlie? Aver sempre sete e mai bere, ecco
come ho vissuto per dieci anni... I miei due generi hanno
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511

PAPA GORIOT

ucciso le mie figlie. S, non ho pi avuto figlie dopo che si


sono sposate. Padri, dite al parlamento di fare una legge
sul matrimonio! E non maritate mai le vostre figlie, se le
amate. Il genero uno scellerato che tutto corrompe in
una figlia, insudicia tutto. Niente pi matrimonio! E' quel
che ci toglie le nostre figlie, e non le abbiamo pi quando
moriamo. Fate una legge sulla morte dei padri. Tutto
questo spaventoso! Vendetta! Sono i miei generi che gli
impediscono di venire. Uccideteli! A morte Restaud, a
morte l'Alsaziano, sono i miei assassini! La morte o le mie
figlie! Ah!, finita, muoio senza di loro! Loro! Nasia, Fifina,
su, venite dunque!, vostro padre se ne va...
-

Mio

buon

pap

Goriot,

calmatevi,

andiamo,

state

tranquillo, non vi agitate.


- Non vederle, ecco l'agonia!
- Le vedrete.
- Davvero? - grid il vecchio con aria smarrita. - Oh!,
vederle!

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512

PAPA GORIOT

Sto per vederle, sto per sentire la loro voce. Morir


contento.
Ebbene!, s, non domando pi di vivere, non ci tenevo pi,
le mie pene andavano crescendo. Ma vederle, toccare le
loro vesti, ah!, niente altro che le loro vesti, ben poco,
ma che senta almeno qualcosa di loro! Fatemi prendere i
loro capelli... pelli...
Cadde con la testa sul guanciale, come se avesse ricevuto
un colpo di mazza. Le sue mani si agitarono sulla coperta,
come per prendere i capelli delle figlie.
- Le benedico - disse in uno sforzo supremo... - benedico.
A un tratto si accasci. In quel momento entr Bianchon.
- Ho incontrato Cristoforo - disse - ora ti porta una vettura.
- Poi guard il malato, gli sollev con forza le palpebre, e i
due studenti videro l'occhio senza pi vita, vitreo- Non si
riprender - disse Bianchon - almeno non credo. - Gli prese
il polso, lo palp, mise la mano sul cuore del bonuomo.

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513

PAPA GORIOT

- La macchina cammina ancora; ma nel caso suo una


disgrazia, sarebbe meglio che morisse subito!
- In fede mia, s - disse Rastignac.
- Ma tu cos'hai? Sei pallido come la morte.
- Amico mio, ho sentito fino adesso i suoi gridi e i suoi
lamenti.
Ma c' un Dio! Oh, s, c' un Dio, e deve averci preparato
un mondo migliore, altrimenti la nostra terra un non
senso. Se lo spettacolo non fosse stato cos tragico, mi
sarei sciolto in lacrime; ma ho il cuore e lo stomaco
orribilmente stretti.
- Di' su, qui occorrono tante cose; dove trovare i soldi ?
Rastignac cav di tasca l'orologio.
- Tieni, vallo a impegnare. Non voglio fermarmi per la
strada perch temo di perdere anche un solo minuto, e poi
attendo Cristoforo. Non ho un centesimo, bisogner pagare
il vetturino quando torner.

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514

PAPA GORIOT

Rastignac si precipit per le scale, e corse in via Helder,


dalla

signora

de

Restaud.

Lungo

la

strada,

la

sua

immaginazione, colpita dall'orrendo spettacolo cui aveva


assistito, riscald la sua indignazione. Quando giunse in
anticamera, e domand della signora de Restaud, le
risposero che non era possibile vederla.
- Ma - disse al domestico - vengo da parte di suo padre,
che sta morendo.
- Signore, abbiamo ricevuto dal signor conte gli ordini pi
severi...
- Se c' il signor de Restaud, ditegli in quali condizioni
versa suo suocero, e avvertitelo che bisogna che io gli parli
all'istante.
Eugenio attese a lungo.
"Forse in questo momento sta morendo", pensava. Il
domestico l'introdusse nel primo salotto, dove il signor de
Restaud ricevette lo studente in piedi, senza farlo sedere,
dinanzi a un caminetto senza fuoco.

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515

PAPA GORIOT

- Signor conte - gli disse Rastignac - vostro suocero sta


spirando in questo momento in un tugurio infame, senza
neppure un soldo per procurarsi un po' di legna; egli
proprio in fin di vita, e chiede di rivedere sua figlia.
- Signore - gli rispose freddamente il conte de Restaud, avrete avuto modo di accorgervi che io nutro una ben
scarsa affezione per il signor Goriot. Egli ha guastato il
carattere della signora de Restaud, stato la disgrazia
della mia vita, vedo in lui il nemico della mia tranquillit.
Che muoia, che viva, la cosa mi del tutto indifferente.
Ecco quali sono i miei sentimenti a suo riguardo. Il mondo
potr biasimarmi, ma io non mi curo della sua opinione.
Ora ho cose assai pi importanti da concludere che non
quella d'occuparmi di quel che penseranno di me degli
sciocchi

degli

indifferenti.

Quanto

alla

signora

de

Restaud, non in grado di uscire. E poi, non voglio che


lasci la casa. Dite a suo padre che, non appena avr
adempiuto i suoi doveri verso me e verso suo figlio, andr
a vederlo. Se vuol bene a suo padre, potr essere libera tra
qualche istante...

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516

PAPA GORIOT

- Signor conte, non spetta a me giudicare la vostra


condotta; voi siete il padrone di vostra moglie; ma io posso
contare sulla vostra lealt, e allora promettetemi solo di
dirle che non ha pi un giorno di vita, e che l'ha gi
maledetta non vedendola al suo capezzale!
- Diteglielo voi stesso - rispose il signore de Restaud,
colpito dal sentimento d'indignazione che l'accento di
Eugenio tradiva.
Rastignac entr, accompagnato dal conte, nel salotto dove
la contessa stava abitualmente; la trov in lacrime,
sprofondata in una poltrona, disperata. Gli fece piet.
Prima di guardare Rastignac, rivolse a suo marito timidi
sguardi che dimostravano una prostrazione completa delle
sue forze, schiacciate da una tirannia morale e fisica. Il
conte

scosse

la

testa,

ed

essa

si

credette

allora

incoraggiata a parlare.
- Signore, ho gi sentito tutto. Dite a mio padre che, se
conoscesse la situazione in cui mi trovo, mi perdonerebbe.
Non prevedevo anche questo supplizio, esso al di sopra

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517

PAPA GORIOT

delle mie forze, ma resister fino all'ultimo - disse rivolta a


suo marito.
- Sono madre. Dite a mio padre che sono irreprensibile
verso di lui, nonostante le apparenze - esclam con
disperazione, rivolta allo studente.
Eugenio salut i due, intuendo l'orribile crisi che quella
donna attraversava, e se ne and stupefatto. Il tono del
signor de Restaud gli aveva dimostrato l'inutilit del suo
passo, e cap che Anastasia non era pi libera. Corse allora
dalla signora de Nucingen, e la trov ancora a letto.
- Sto male, mio buon amico - gli disse. - Ho preso freddo
nell'uscir dal ballo, ho paura di avere una polmonite, e sto
aspettando il medico...
- Anche se foste in punto di morte - le disse Eugenio
interrompendola - vi dovete trascinare fino a vostro padre.
V'invoca! Se poteste udire il pi debole dei suoi gridi, non
vi sentireste pi alcun male.

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518

PAPA GORIOT

- Eugenio, mio padre non forse tanto malato come voi


dite, ma io sarei disperata se dovessi sembrarvi colpevole,
e far quanto vorrete. Lui, lo so, morirebbe di crepacuore
se la mia malattia divenisse mortale per essere io uscita di
casa. Ebbene, verr non appena il medico mi avr visitata.
Ah! perch non avete pi l'orologio?- domand non
vedendo pi la catena. Eugenio arross. - Eugenio!,
Eugenio, se voi l'aveste gi venduto, o perduto... oh!,
questo sarebbe molto brutto. - Lo studente si chin verso il
letto di Delfina, e le disse all'orecchio:
- Volete saper la verit? Ebbene, sappiatela! Vostro padre
non ha di che comprarsi il sudario nel quale sar avvolto
stasera. Il vostro orologio stato impegnato, non avevo
pi un soldo.
Delfina salt d'un sbito fuori del letto, corse allo scrittoio,
ne trasse la borsa e la tese a Rastignac. Poi suon, e grid:
- Ci vengo, ci vengo, Eugenio. Lasciatemi vestire; ma sar
un mostro! Arriver prima di voi! Teresa - grid alla sua

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519

PAPA GORIOT

cameriera - dite al signor de Nucingen che salga subito,


devo parlargli.
Eugenio, felice di poter annunciare al morente la presenza
d'una delle sue figlie, arriv quasi lieto in via NeuveSainte- Genevive. Frug nella borsa per poter pagare
subito il vetturino.
La borsa della giovane signora, cos ricca, cos elegante,
conteneva sessantasei franchi. Giunto in cima alla scala,
trov che il chirurgo dell'ospedale stava operando pap
Goriot, sostenuto da Bianchon e sotto la sorveglianza del
medico. Gli applicavano delle ventose alla schiena, ultimo
rimedio della scienza, rimedio inutile.
- Li sentite? - domandava il medico.
Pap Goriot, intravisto lo studente, rispose: - Vengono,
non vero? - Pu cavarsela - disse il chirurgo - parla.
- S - rispose Eugenio - Delfina mi segue.
- Oh! - fece Bianchon - parlava delle figlie, e le invoca
come un uomo sul palo, a quanto si dice, dopo l'acqua...
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520

PAPA GORIOT

- Basta - disse il medico al chirurgo - non c' pi nulla da


fare, non lo salveremo.
Bianchon e il chirurgo rimisero il morente disteso sul suo
infetto giaciglio.
- Bisognerebbe per cambiargli la biancheria - disse il
medico. - Sebbene non ci sia alcuna speranza, si deve
rispettare in lui la natura umana. Torner, Bianchon - disse
allo studente. - Se si lamentasse ancora, applicategli
dell'oppio sul diaframma.
Il chirurgo e il medico uscirono.
- Andiamo, Eugenio, coraggio, figlio! - disse Bianchon a
Rastignac quando furono soli, - bisogna mettergli una
camicia pulita e cambiare la biancheria. Va' a dire a Silvia
che porti su le lenzuola e che ci venga ad aiutare.
Eugenio scese e trov la signora Vauquer occupata ad
apparecchiare la tavola insieme a Silvia. Alle prime parole
che

le

rivolse

Rastignac,

la

vedova

gli

si

avvicin,

assumendo l'aria agrodolce d'una commerciante sospettosa

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521

PAPA GORIOT

che non voglia n perdere il suo denaro, n urtare il


cliente.
- Caro signor Eugenio - essa rispose - lo sapete bene
quanto me, pap Goriot non ha pi un soldo. Dare le
lenzuola a un uomo che sta per morire, significa perderle,
tanto pi che se ne dovr sacrificare una come sudario. Per
cui, voi mi dovete gi centoquarantaquattro franchi;
mettete quaranta franchi di lenzuola, e qualche altra
piccola cosa, la candela che vi dar Silvia: tutto questo fa
almeno duecento franchi, che una povera vedova come me
non si pu permettere il lusso di perdere. Eh!, insomma,
siate giusto, signor Eugenio; ho perduto gi abbastanza in
questi cinque giorni, da quando la jettatura ha preso
stanza in casa mia. Avrei pagato io dieci scudi perch quel
bonuomo se ne fosse gi andato i giorni scorsi, come
avevate detto. Il suo stato fa una brutta impressione sui
pensionanti. Se si trattasse d'una lieve indisposizione lo
farei portare all'ospedale. Infine, mettetevi al mio posto. La
mia pensione prima di tutto; essa la vita, per me.
Eugenio risal rapidamente da pap Goriot.
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522

PAPA GORIOT

- Bianchon, e il denaro dell'orologio?


- E' sul tavolo, ne restano trecentosessanta e pochi altri
franchi. Con quanto mi hanno dato ho pagato tutto quel
che dovevamo. La ricevuta del Monte di Piet sta sotto il
denaro.
- Prendete, signora - disse Rastignac dopo aver sceso a
precipizio la scala in preda a un senso d'orrore - saldate i
conti. Il signor Goriot non rimarr a lungo in casa vostra, e
neppure io...
- S, uscir coi piedi in avanti, il povero bonuomo - essa
disse contandosi duecento franchi con un'aria met lieta e
met malinconica.
- Facciamo presto - disse Rastignac.
- Silvia, dategli le lenzuola e andate sopra, ad aiutare
questi signori.
- Non vi dimenticherete di Silvia - disse la signora Vauquer
all'orecchio di Eugenio - ha fatto due nottate.

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523

PAPA GORIOT

Non appena Eugenio ebbe voltato le spalle, la vecchia


corse dalla cuoca:
- Prendi le lenzuola rivoltate, numero sette. Saranno
sempre abbastanza buone per un morto - le disse
all'orecchio.
Eugenio, che aveva gi salito qualche gradino della scala,
non sent le parole della vecchia padrona.
- Su - gli disse Bianchon - cambiamogli la camicia. Tienilo
ritto.
Eugenio si pose a capo del letto e sorresse il moribondo,
cui Bianchon tolse la camicia; il bonuomo fece un gesto
come per conservare qualcosa sul suo petto, ed emise
grida lamentose e inarticolate, come gli animali quando
hanno da esprimere un grande dolore.
- Oh!, oh! - disse Bianchon - vuole una catenina di capelli e
un medaglione che gli abbiamo levato poco fa, per
applicargli i cauteri. Pover'uomo. Bisogna ridargliela. Sta
sul caminetto.

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524

PAPA GORIOT

Eugenio and a prendere una catenina di capelli intrecciati


biondo cenere, senza dubbio quelli della signora Goriot. In
una faccia del medaglione lesse: Anastasia; nell'altra:
Delfina. Immagine del suo cuore che riposava sempre sul
suo cuore. I boccoli contenuti nel medaglione erano
talmente fini, che dovevano essere stati presi durante la
prima infanzia delle due figlie. Quando il medaglione tocc
il suo petto, il vecchio fece un "han!" prolungato, che
significava

una

soddisfazione,

ma

pur

spaventosa

vedersi. Era una delle ultime manifestazioni della sua


sensibilit,

che

sembrava

ritrarsi

verso

quel

centro

sconosciuto da cui partono e a cui s'indirizzano le nostre


simpatie. Il suo viso convulso assunse un aspetto di gioia
malata. I due studenti, colpiti da quel tremendo scoppio di
una forza di sentimento che sopravviveva al pensiero,
piansero calde lacrime sul morente, che gett un grido di
piacere acuto.
- Nasia! Fifina! - disse.
- Vive ancora - fece Bianchon.

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525

PAPA GORIOT

- E a che gli serve? - disse Silvia.


- A soffrire - rispose Rastignac.
Dopo aver fatto al suo camerata un segno per indicargli
d'imitarlo, Bianchon si mise in ginocchio per poter passare
le sue braccia sotto le gambe del malato, mentre Rastignac
faceva altrettanto dall'altra parte del letto, per poter
passare le sue mani sotto la schiena. Silvia era l, pronta a
levare le lenzuola non appena il moribondo fosse stato
sollevato, per rimpiazzarle con quelle da lei portate.
Ingannato senza dubbio dalle lacrime, Goriot us le ultime
sue forze per stendere le mani, incontr d'ambo i lati del
letto le teste degli studenti, le prese con violenza per i
capelli, e si ud debolmente: "Ah!, miei angeli!".
Due parole, due mormorii accentuati dall'anima, che su
quelle parole s'invol.
-

Pover'uomo

disse

Silvia

intenerita

da

quella

esclamazione, ove s'era espresso un sentimento supremo


che la pi orribile e la pi involontaria delle menzogne
aveva esaltato un'ultima volta.
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526

PAPA GORIOT

L'ultimo sospiro di quel padre doveva essere un sospiro di


gioia.
Quel

sospiro

s'ingannava

fu

l'espressione

ancora!

Pap

di

tutta

Goriot

fu

la

sua

vita:

pietosamente

riadagiato sul suo giaciglio.


A partire da quel momento, la sua fisionomia conserv la
dolorosa impronta del combattimento impegnato tra la
morte e la vita in un organismo che non aveva pi quella
specie di coscienza cerebrale da cui risultano i sentimenti
di piacere e di dolore per l'essere umano. Ma era soltanto
questione

di

tempo;

poi,

sarebbe

sopravvenuto

il

disfacimento.
- Rester cos qualche ora, e morir senza che ce ne
accorgiamo, non rantoler neppure. Il cervello deve ormai
essere completamente invaso dal siero.
In quel momento si sent un passo di giovane donna
ansimante.
- Arriva troppo tardi - disse Rastignac.

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527

PAPA GORIOT

Non era Delfina, era Teresa, la sua cameriera - Signor


Eugenio - disse - scoppiata una scenata violenta tra il
signore e la signora, a proposito del denaro chiesto dalla
mia povera signora per suo padre. E' svenuta, accorso il
medico, ha dovuto farle un salasso, e lei gridava: "Mio
padre muore, voglio rivedere il mio pap!". Grida, credete,
da spezzare il cuore.
- Basta, Teresa. Anche se venisse, adesso sarebbe inutile,
pap Goriot ha perduto conoscenza.
- Povero signore, ma allora molto grave! - disse Teresa.
- Se non avete pi bisogno di me, vado a pensare al
pranzo, sono gi le quattro e mezza - disse Silvia, che poco
manc non si scontrasse in cima alla scala con la signora
de Restaud.
Fu un'apparizione grave e terribile, quella della contessa.
Essa guard il letto del morto, mal rischiarato da una sola
candela, e pianse quando vide la maschera di suo padre,
sulla quale palpitavano ancora gli ultimi sussulti della vita.
Bianchon si ritir, per discrezione.
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528

PAPA GORIOT

- Non sono arrivata in tempo - disse la contessa a


Rastignac.
Lo studente fece con la testa un cenno affermativo, pieno
di tristezza.
La signora de Restaud prese la mano di suo padre, la
baci.
- Perdonatemi, padre mio! Dicevate che la mia voce vi
avrebbe richiamato dalla tomba; ebbene! tornate un
momento alla vita per benedire vostra figlia, pentita.
Ascoltatemi. Tutto ci spaventoso!, la vostra benedizione
la sola che io possa ormai ricevere su questa terra. Tutti
mi odiano, voi solo mi amate.
Anche i miei figli mi odieranno. Portatemi con voi, vi
amer, vi assister. Non mi sente pi, divento pazza. Cadde in ginocchio, e contempl quel resto umano con una
espressione di delirio. - Nulla pi manca alla mia sciagura disse guardando Eugenio. - Il signor de Trailles partito,
lasciando debiti enormi, e ho saputo che mi tradiva. Mio

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529

PAPA GORIOT

marito non mi perdoner mai, e l'ho lasciato padrone dei


miei averi. Ho perduto tutte le mie illusioni. Ahim!
per chi ho tradito il solo cuore (indic suo padre) da cui ero
adorata! L'ho rinnegato, l'ho respinto, gli ho dato mille
dispiaceri, infame che sono!
- Egli lo sapeva - disse Rastignac.
In quel momento pap Goriot schiuse gli occhi, ma per
effetto d'una convulsione. Il gesto che rivelava la speranza
della contessa non fu meno orrendo a vedersi che l'occhio
del morente.
- Mi sentir? - esclam la contessa. - No - essa si rispose,
sedendosi vicino al letto.
Avendo la signora de Restaud espresso il desiderio di
vegliare suo padre, Eugenio scese per prendere un po' di
cibo. I pensionanti erano gi riuniti.
- Ebbene - gli domand il pittore - pare che su staremo per
avere un piccolo mortorama, vero?

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530

PAPA GORIOT

- Carlo - gli rispose Eugenio - mi sembra sarebbe pi


opportuno che scherzaste su qualche argomento meno
lugubre.
- Allora qui non si potr pi ridere? - riprese a dire il
pittore.
- Cosa c' di male, se Bianchon dice che il bonuomo ha
perduto conoscenza?
- E poi - disse l'impiegato al Museo - lui morir come ha
vissuto.
- Mio padre morto - grid la contessa.
A questo grido terribile, Silvia, Rastignac e Bianchon
salirono e trovarono la signora de Restaud svenuta. Dopo
averla fatta rinvenire, la trasportarono nella carrozza che
l'attendeva.
Eugenio l'affid alle cure di Teresa, ordinandole di condurla
in casa della signora de Nucingen.
- Oh!, proprio morto - disse Bianchon scendendo.

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531

PAPA GORIOT

- Andiamo, signori, a tavola - disse la signora Vauquer - la


zuppa si fredda.
I due studenti si misero vicini.
- Che si deve fare adesso? - domand Eugenio a Bianchon.
- Gli ho gi chiuso gli occhi, e l'ho composto. Quando il
medico comunale avr constatato il decesso che adesso
andremo a denunciare, lo si cucir entro un lenzuolo e lo si
sotterrer. Che ne sar di lui?
- Non odorer pi il pane cos - disse un pensionante
imitando la smorfia del bonuomo.
- Sacramento!, signori - disse il ripetitore - lasciate stare
pap Goriot, e non ce ne fate fare un'indigestione; da
un'ora che ci stato servito in tutte le salse! Uno dei
privilegi della brava citt di Parigi quello di poter nascere,
vivere, morire senza che nessuno ci faccia attenzione.
Approfittiamo perci dei vantaggi della civilt. Oggi sono
morte sessanta persone; vi volete proprio impietosire delle
ecatombi parigine? Se pap Goriot crepato, tanto meglio

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532

PAPA GORIOT

per lui! Se lo adoravate, andate a vegliarlo, e a noi


lasciateci mangiare in pace.
- Oh!, s - disse la vedova - meglio per lui che sia morto!
Pare che il pover'uomo abbia avuto parecchi dispiaceri,
durante la sua vita.
Questa fu la sola orazione funebre di un essere che, per
Eugenio, rappresentava la Paternit. I quindici pensionanti
si misero a parlare come il solito. Quando Eugenio e
Bianchon ebbero

finito

di

mangiare,

il

rumore delle

forchette e dei cucchiai, le risa della conversazione, le


diverse espressioni di quelle facce ingorde e indifferenti, la
loro noncuranza, tutto, insomma, li ghiacci d'orrore.
Uscirono per andare a chiamare un prete che vegliasse e
pregasse durante la notte vicino al morto. Fu loro
necessario limitare gli estremi doveri da compiere verso il
bonuomo entro la piccola somma di cui potevano disporre.
Verso le nove di sera, la salma fu collocata su di una
brandina, tra due candele, in quella camera nuda, e un
prete venne a sedersi accanto a essa. Prima di coricarsi
Rastignac, dopo aver chiesto informazioni al prete sul
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533

PAPA GORIOT

prezzo del servizio funebre e su quello del trasporto,


scrisse due righe al barone de Nucingen e al conte de
Restaud, pregandoli d'inviare loro incaricati per provvedere
a tutte le spese della sepoltura. Mand loro Cristoforo, poi
si

coric

s'addorment

affranto

dalla

stanchezza.

L'indomani mattina Bianchon e Rastignac dovettero recarsi


essi stessi a denunciare il decesso, che verso mezzod fu
constatato. Due ore dopo nessuno dei due generi aveva
inviato il denaro, nessuno s'era presentato a loro nome, e
Rastignac aveva gi dovuto pagare gli onorari del prete. E
poich Silvia aveva domandato dieci franchi per cucire il
bonuomo nel lenzuolo e disporlo nella cassa, Eugenio e
Bianchon calcolarono che, se i parenti del morto non
avessero sopperito ad alcuna spesa, essi sarebbero appena
riusciti a provvedervi. E allora lo studente in medicina
prese lui stesso l'incarico di porre il cadavere in una cassa
da povero, che fece venire dall'ospedale, dove pot pagarla
al minor prezzo.
- Fa' uno scherzo a quei bei tipi l - disse a Eugenio. - Vai
ad acquistare un'area, per cinque anni, al Pre-Lachaise, e

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534

PAPA GORIOT

ordina un servizio di terza classe in chiesa e alle pompe


funebri. Se i generi e le figlie si rifiuteranno di rimborsarti,
tu farai incidere sulla tomba queste parole: "Qui giace il
signor Goriot padre della contessa de Restaud e della
baronessa de Nucingen sepolto a spese di due studenti".
Eugenio segu il consiglio dell'amico solo dopo essere stato
inutilmente dal signore e dalla signora de Nucingen e dal
signore e dalla signora de Restaud. Non pot varcare la
soglia. I portieri avevano ricevuto ordini rigorosi:
- Il signore e la signora - dissero - non ricevono nessuno,
morto il padre, e sono immersi nel pi vivo dolore.
Eugenio aveva ormai sufficiente esperienza del mondo
parigino per sapere che non doveva insistere. Si sent una
strana stretta al cuore quando si vide nell'impossibilit di
giungere fino a Delfina.
"Vendete un gioiello", le scrisse dalla guardiola del portiere,
"ma che vostro padre sia almeno portato decentemente
alla sua ultima dimora".

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535

PAPA GORIOT

Sigill il biglietto e preg il portiere del barone di


consegnarlo a Teresa per la signora; ma il portiere lo
consegn invece al barone de Nucingen, che lo gett nel
fuoco. Dopo aver fatto tutti i suoi passi Eugenio torn verso
le tre alla pensione, e non pot trattenere una lacrima
quando vide, alla porta di servizio, la cassa coperta appena
da un drappo nero, disposta su due sedie, presso quella
strada deserta. Un brutto aspersorio, che nessuno aveva
ancora toccato, era immerso in una piluccia di rame
argentato piena d'acqua benedetta. La porta non era stata
neppure parata a lutto. Era la morte dei poveri, che non ha
fasto, n seguito, n amici, n parenti. Bianchon, costretto
a rimanere in ospedale, aveva scritto due righe a Rastignac
per fargli sapere quanto aveva combinato con la chiesa. Lo
studente gli comunicava che una messa costava troppo,
che bisognava contentarsi del servizio, pi economico,
della sola benedizione, e che aveva mandato Cristoforo,
con un biglietto, alle pompe funebri. Nel momento in cui
Eugenio finiva di leggere gli scarabocchi di Bianchon, vide
tra le mani della signora Vauquer il medaglione cerchiato
d'oro che conteneva i capelli delle due figlie.
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536

PAPA GORIOT

- Come avete osato prendere quell'oggetto? - le chiese.


- Diamine, si doveva forse sotterrarlo con quello? - rispose
Silvia: - d'oro.
- Certo! - riprese Eugenio, indignato - che almeno porti con
s la sola cosa che possa rappresentare le sue due figlie.
Quando giunse il carro funebre, Eugenio fece riportare su
la cassa, la schiod e pose religiosamente sul petto del
bonuomo una immagine che si riferiva a un tempo in cui
Delfina e Anastasia erano giovani, vergini e pure, e "non
facevan tanti ragionamenti", com'egli aveva detto nei suoi
gridi di agonizzante. Solo Rastignac e Cristoforo, con due
becchini,

accompagnarono

il

carro

che

portava

il

pover'uomo a Saint-Etienne-du Mont, chiesa poco distante


dalla via Neuve-Sainte-Genevive. Giunti l, la cassa fu
portata in una piccola cappella bassa e oscura, nella quale
lo studente cerc invano le due figlie di pap Goriot o i loro
mariti.

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537

PAPA GORIOT

Era solo con Cristoforo, che si credette in dovere di rendere


gli estremi servigi a un uomo che gli aveva fatto
guadagnare qualche buona mancia!
In attesa dei due preti, del chierico e del sagrestano,
Rastignac strinse la mano di Cristoforo, senza poter
pronunciare una parola.
- S, signor Eugenio - disse Cristoforo - era un bravo e
onest'uomo, che non alzava mai la voce, che non faceva
danno a nessuno e non ha mai fatto del male.
I due preti, il chierico e il sagrestano entrarono e diedero
tutto quel che si pu per settanta franchi in un'epoca in cui
la religione non cos ricca da pregare gratis. Il clero cant
un salmo, il "Libera", il "De profundis". La funzione dur
venti minuti.
Fuori non c'era che una sola vettura delle pompe funebri
per il prete e il chierico, i quali acconsentirono a ospitare
Eugenio e Cristoforo.

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538

PAPA GORIOT

- Appresso non viene nessuno - disse il prete; - potremo


andare pi svelti per non fare tardi; son gi le cinque e
mezza.
Ma nel momento in cui la salma fu introdotta nel carro
funebre, due carrozze blasonate, ma vuote, quella del
conte de Restaud e quella del barone de Nucingen,
apparvero e seguirono il convoglio fino al Pre-Lachaise.
Alle sei la salma di pap Goriot fu calata nella fossa,
attorno alla quale si trovavano domestici delle sue figlie,
che scomparvero col clero non appena fu recitata la breve
preghiera dovuta al bonuomo per il denaro all'uopo versato
dallo studente.
Quando i due affossatori ebbero gettato poche palate di
terra sulla cassa, per nasconderla, si rialzarono e uno
d'essi, rivolgendosi a Rastignac, gli chiese la mancia.
Eugenio si frug nella tasca e, non avendovi trovato nulla,
fu costretto a farsi prestare venti soldi da Cristoforo.
Questo particolare, di poca importanza in se stesso,
provoc in Eugenio un senso d'orrenda tristezza. La

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539

PAPA GORIOT

giornata

volgeva

al

tramonto,

un

umido

crepuscolo

eccitava i suoi nervi; guard la tomba e vi inum l'ultima


lacrima della sua giovent, quella lacrima strappata dalle
tante emozioni d'un cuore puro, una di quelle lacrime che,
dalla terra in cui cadono, risalgono fino al cielo. Incroci le
braccia,

contempl

le

nubi.

Vedendolo

in

quell'atteggiamento, Cristoforo pens bene di lasciarlo.


Rastignac, rimasto solo, fece qualche passo verso la parte
alta del cimitero, e vide Parigi tortuosamente distesa lungo
le due rive della Senna, ove cominciavano ad accendersi i
lumi.
I suoi occhi si fissarono quasi avidamente tra la colonna
della piazza Vendome e la cupola degli Invalidi, l, dove
viveva quel bel mondo nel quale aveva voluto penetrare.
Egli gett su quell'alveare ronzante uno sguardo che
sembrava assorbirne in anticipo il miele, e pronunci
queste parole grandiose:
- E ora, a noi due!

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PAPA GORIOT

E come primo atto di sfida lanciato alla societ, Rastignac


and a pranzo dalla signora de Nucingen.

Sach, settembre 1834

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