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LA NUTRIZIONE MINERALE

MACRONUTRIENTI
> 1000 ppm
essenziali
MICRONUTRIENTI
GLI < 100 ppm
ppm = µg g-1 peso secco
ELEMENTI
MINERALI

non essenziali
esempio: Cd, Pb, Cr….

H, C, ed O non sono considerati elementi


minerali perché principalmente ottenuti
da H2O e CO2.
MACRONUTRIENTI MICRONUTRIENTI
(%, 1% = 10000 ppm) * (ppm)*

S 0.1 Mo 0.1
P 0.2 Cu 6
Mg 0.2 Zn 20
Ca 0.5 Mn 50
K 1.0 Fe 100
N 1.5 B 20
O 45 Cl 100
C 45
H 6

Alcuni casi particolari: Na ed Alofite, Si riso ed equiseto, Co e Leguminose.

Questa classificazione è comunque alquanto “arbitraria”……

* meglio esprimere la conc. come µ/g


Una classificazione migliore degli elementi essenziali potrebbe essere fatta a seconda
del loro ruolo biochimico e della loro funzione fisiologica.

GRUPPO 1: C, H, O, N, S
Principali costituenti di tutti i composti organici

GRUPPO 2: P, B, Si
Presenti nei composti ad alta energia delle piante sotto forma di esteri (es. ATP!) +
funzione strutturale (es, acidi nucleici)

GRUPPO 3: K, Na, Mg, Ca, Zn, Cl


Ruolo nel mantenimento dei potenziali osmotici + funzione strutturale nelle proteine.

GRUPPO 4: Fe, Cu, Mo, Ni, Mn


Cofattori di proteine deputate al trasferimento di elettroni (cambiamento di valenza)
In assenza di un elemento essenziale la pianta mostra sintomi di
carenza specifici e muore senza completare il suo ciclo vitale.

Dimostrazione dell’essenzialità:
dell’essenzialità

P
Crescita delle piante in soluzioni
nutritive controllate in cui è stato
K
sottratto un singolo elemento
→ sintomi specifici di carenza e
N
disordini metabolici.

Mg

Necessità di mezzi controllati…….. Sintomi di carenza di vario genere


Le colture idroponiche
e la sperimentazione.
Supporto inerte (acqua, ghiaia o
agriperlite, anche aeroponiche) più un
mezzo di coltura noto costituito da
acqua e sali minerali controllati
(elementi essenziali!).
Le piante possono quindi soddisfare tutto
il loro fabbisogno esclusivamente tramite
gli elementi inorganici e la luce solare.

Attenzione però alle dosi (inquinamento!): tossicità.

Carenza Adeguata Tossicità


Elemento
Crescita non essenziale
(es. allungamento
radicale o essenziale
produzione di
biomassa)

Concentrazione dell’elemento
e rispettive zone di ampiezza variabile a seconda dell’elemento
L’AZOTO
Nell’atmosfera N2 = 78%
E’ tantissimo ma non è
disponibile per le piante.

N2 ha un triplo legame ed è
quindi molto stabile, solo
alcuni microrganismi sono
capaci di rompere tale legame
triplo per organicare l’azoto
(con grande spesa energetica!).

Le piante possono assimilare


diverse forme di azoto quali
NO3-, NO2- e NH4+
presenti nella biosfera in
seguito al ciclo dell’azoto
stesso.
Per essere organicato l’azoto deve essere RIDOTTO:
gruppi amminici, ammidici o azoto legato in eterocicli………….. nei composti organici il
numero di ossidazione è sempre -3!
-3

Numeri di ossidazione delle varie forme di N presenti in natura

NO3- = +5
NO2- = +3
NH4+ = -3 ma non è organicato!!!
Assorbimento di NH3 sfavorito perché è tossico (permea le membrane)

Dissipazione del gradiente


NH3 NH3 + H → NH4+ +
transmembrana indispensabile per la
apolare polare FS e R (sintesi di ATP) e per il
H+ H+ funzionamento di qualsiasi membrana
H+
(es. plasmalemma e trasporto di
H+-ATPasi H +
metaboliti).

Dissipazione del gradiente di H+


ACQUISIZIONE ED UTILIZZAZIONE DEL NITRATO
I nitrati sono molto solubili: attenti alle concimazioni → piogge!!

Acquisizione: permeasi del nitrato in cotrasporto con H+ inducibili. (pompa protonica)

Il nitrato viene assorbito a livello delle radici, ma il


suo metabolismo avviene generalmente a livello delle
parti aeree.

La prima riduzione da nitrato a nitrito


avviene nel citosol ad opera della nitrato
reduttasi.

Nitrato reduttasi
NO3 + 2H + 2e -----------------------> NO2- +H2O
- + -
La NITRATO REDUTTASI è un enzima che contiene un FAD, un Cyt b(Fe-eme)
ed un centro contenente molibdeno in tre distinti domini proteici.
Questi cofattori funzionano come una piccola catena di trasporto degli elettroni per
la riduzione del nitrato.

Rosso =eme - FAD = blu - MoCo = nero


Gli e- per tale riduzione sono donati dal NAD(P)H (isoforme radici/foglie) e
passano attraverso i vari cofattori contenuti nell’enzima fino a ridurre il nitrato

Carenza di molibdeno:

Il nitrato non può più essere assimilato perché la nitrato reduttasi non può
funzionare, viene quindi accumulato e, dopo una certa concentrazione, diviene
tossico!

Le proteine non possono più essere prodotte (non è più possibile sintetizzare gli
aminoacidi!): le foglie nuove si riducono alle sole nervature (carboidrati).
Anche il nitrito è tossico, viene quindi velocemente trasportato nei cloroplasti per
l’ulteriore riduzione ad ammonio.
La riduzione del nitrito ad ammonio avviene nel cloroplasto (la ferrodossina è il
donatore di elettroni! NADPH nelle isoforme della radice) ad opera dell’enzima nitrito
reduttasi.
Nitrito reduttasi
NO2 + 6Fdred + 8H ---------------------------->NH4+ + 6Fdox +2H2O
- +

La NITRITO REDUTTASI è una proteina contenente un centro Fe-S ed un eme


particolare, detto siroeme, che servono per il trasporto degli e- dalla ferrodossina al
nitrito.

Fotosintesi e metabolismo dell’azoto!!! La FS non è solo per la riduzione del carbonio!


ASSIMILAZIONE DELL’AZOTO AMMONIACALE
L’ammonio prodotto dalla riduzione del nitrato e poi del nitrito (o quello assorbito come
tale) viene assimilato nei composti organici tramite un particolare ciclo.
L’assimilazione dell’ammonio deve essere molto veloce in quanto anche questo composto è tossico.

IL CICLO DELLA GLUTAMMINA L’ammonio viene transaminato


sul glutammato per formare
glutammina (ammide del
glutammato, stabile!!) grazie alla
GLUTAMMINA SINTETASI
(GS)
GS con spesa di ATP.

La glutammina viene poi


utilizzata per transaminare l’acido
αchetoglutarico e formare così
due molecole di glutammato
grazie all’enzima
GLUTAMMATO SINTASI
(GOGAT)
GOGAT che ha come donatore
di elettroni per la reazione che
deve catalizzare la ferrodossina
(FS ed assimilazione dell’azoto!)
In pratica, il guadagno consiste nella
formazione di due molecole di
glutammato da una molecola di
glutammato, una di αchetoglutarico
(che non è un aminoacido!) e una di
ammonio.

La glutammina ed il
glutammato che si ottengono
con tale ciclo, sono poi utilizzati
(attraverso transaminazioni di
vario genere) per la sintesi di
tutti i composti organici
contenenti azoto.

L’azoto può essere anche “conservato” come riserva nei


vacuoli sotto forma di glutammina o asparagina.
LA FISSAZIONE BIOLOGICA
DELL’AZOTO
Gli unici organismi capaci di fissare l’azoto
atmosferico sono alcuni procarioti.

Liberi
Cianobatteri: Nostoc, Anabaena, ecc..
Altri batteri:
BATTERI Aerobi Azotobacter, Derxia
AZOTO-FISSATORI Facoltativi Bacillus, Klebsiella
Anaerobi non fotosintetici Clostridium, Methanococcus
Anaerobi fotosintetici Rhodospirillum, Chromatium

Simbionti
Leguminose Rhizobium, Bradyrizobium
Ontano Frankia
Graminacee Azospirillum
Felci Anabaena
La fissazione dell’azoto deve avvenire in assenza di ossigeno (inibizione di
alcuni enzimi con centri Fe-S).

Varie strategie:

- Cianobatteri filamentosi: eterocisti


con pareti ispessite e senza PSII.

- Cianobatteri: evoluzione di ossigeno di


giorno (ovvio!), fissazione dell’azoto di
notte

- Batteri aerobi: condizioni


microaerobiche per alti tassi respiratori

- Batteri anaerobi: nessun problema!

- Batteri simbionti: leg-emoglobina.


LA FISSAZIONE BIOLOGICA DELL’AZOTO:
I RIZOBI E LE LEGUMINOSE
Quando la pianta non ha disponibilità di azoto nel
terreno, può avere luogo una simbiosi con
particolari microrganismi che permette alla pianta
stessa di utilizzare l’azoto atmosferico.
Questo processo è finemente regolato dalla pianta e,
generalmente, consiste nella formazione di noduli
radicali contenenti microrganismi azoto fissatori.
Carenza di azoto → sistema di sensing → SEGNALE:
SEGNALE

la pianta decide di svolgere la simbiosi.


L’azoto atmosferico è molto
abbondante, ma le piante non
possono utilizzarlo!

Solo alcuni microrganismi


sono capaci di operare la
fissazione biologica dell’N2.
SEGNALE:
SEGNALE Secrezione di
flavonoidi da parte della pianta
e seguente chemotassia dei
batteri verso la pianta: specie-
specificità.

In risposta al segnale i batteri


espongono sulla loro parete i
“fattori nod”, particolari
polisaccaridi riconosciuti dalla
pianta.

LECTINE: proteine della radice


della pianta che “riconoscono” in
modo specifico la parete batterica
dopo esposizione dei fattori nod.

Formazione del filamento di


infezione e penetrazione dei batteri
nei tessuti della pianta.

Batteri → batterioidi.
Meristema
FORMAZIONE DEI NODULI RADICALI secondario
del nodulo
Meristema
primario
del nodulo

I batteri, precedentemente attratti dalla pianta, secernono alcuni fattori che inducono la proliferazione
delle cellule della corteccia della radice fino alla formazione del meristema primario del nodulo.
Anche le cellule del periciclo vicine ai poli xilematici vengono stimolate alla divisione e formano il
meristema secondario del nodulo.
Il filamento di infezione si allunga verso le cellule in divisione, i due meristemi si fondono e comincia
la differenziazione del nodulo stesso con formazione dei fasci vascolari. I batterioidi vengono
rilasciati nelle cellule centrali del nodulo.

Batterioidi:
Batterioidi teoria quasi endosimbiontica? Doppia membrana (prove per la teoria
endosimbiontica)! Non sono organismi autonomi, ma non sono neanche organuli!
PROCESSO BIOCHIMICO PER LA FISSAZIONE DELL’AZOTO
La reazione di fissazione dell’azoto è la seguente:

N2 + 8e- + 8H+ +16ATP → 2NH3 + H2 +16ADP +16Pi

La spesa energetica per fissare l’azoto è ingente: 16 ATP


… rottura di un legame triplo!

Vi è comunque un piccolo recupero energetico attraverso la


scissione di H2 (idrogenasi).

L’NH3 viene poi organicato in glutammina e glutammato.

L’enzima responsabile della fissazione

dell’azoto è la NITROGENASI
La NITROGENASI è costituita da due
subunità maggiori una contenente Mo-Fe
l’altra Fe per il trasporto degli elettroni
dalla ferrodossina ridotta all’azoto.
azoto

Centro contenente Mo-Fe


Gli elettroni donati dalla Fd passano alla
Fe proteina (4Fe-4S) e poi alla Mo-Fe
proteina per poi essere ceduti all’N2.

O2: inibisce i centri Fe-S


ossidando il Fe!

Una domanda…..
Come è possibile che vi sia Fd ridotta se il nodulo è al buio (ed ovviamente i batteri non
sono fotosintetici)?

Flusso INVERSO di e- dal NAD(P)H attraverso spesa di ATP ed un opportuno enzima.


VANTAGGI DELLA SIMBIOSI
Nella simbiosi la pianta riceve composti azotati
(esporto sotto forma di ureidi - ac. allantoico,
allantoina - o ammidi - asparagina, glutammina-), il
batterio riceve carboidrati ed un ambiente idoneo
alla fissazionen dell’azoto: leg-emoglobina
(i noduli sono rosa!).

Questa proteina veicola l’ossigeno proprio come


l’emoglobina umana e ne assicura la giusta tensione
nel nodulo per la respirazione.

La parte proteica è sintetizzata dalla pianta, il


gruppo eme dal batterio: esempio di “proteina
simbiontica”.

Formazione dei semi e digestione dei noduli…

Vantaggi in agricoltura….
ASSIMILAZIONE DELLO ZOLFO
Lo zolfo è assorbito dal terreno principalmente come SO42-, comunque le piante
possono metabolizzare anche SO2 attraverso gli stomi, in quanto l’anidride solforosa
idrolizza a H2SO4 in presenza di acqua (si forma quindi nuovamente solfato che è la forma
“sfruttabile” dalle piante).

Industrializzazione → combustione → SO2 → H2SO4 → piogge acide!!!


Principali composti organici contenenti zolfo:
zolfo

Cisteina e metionina (che sono aminoacidi!) e tutti i loro derivati, anche eterocicli.
Caratteristica comune: S sempre in forma ridotta generalmente come C-S-C e C-S-H.

Le uniche molecole che contengono direttamente solfato sono i solfolipidi.


La riduzione e l’assimilazione del solfato avvengono nei cloroplasti
delle cellule delle foglie oppure nei proplastidi delle cellule del
parenchima corticale delle radici.

ATTIVAZIONE DEL SOLFATO:


SOLFATO

ATP + Solfato (S) → APS + PPi ATP solforilasi


(scissione “solforolitica dell’ATP)

Adenina – ribosio – P-P-P + S → Adenina – ribosio – P-S + P-P

APS chinasi
APS + ATP → PAPS + ADP (fosforilazione dell’APS)

Adenina – ribosio – P-S + Adenina – ribosio – P-P-P → Adenina – ribosioP – P-S + ADP
DOPO L’ATTIVAZIONE DEL SOLFATO VI E’ LA SUA RIDUZIONE

PAPS Solfolipidi
(estere solforico)
ADP
APS chinasi
Reazione energeticamente
Pi favorevole (ΔG!)
ATP ATP
solforilasi Solfito reduttasi
Solfato APS SO3 - S2-
Solfuro
8 Fdrid 8 Fdox sempre
ATP PPi AMP
legato al carrier

Reazione energeticamente
sfavorevole (ΔG!) Solfito
Intermedio instabile legato ad un enzima detto
“carrier dei solfuri” non ancora caratterizzato

Aminoacidi solforati
In pratica, il passaggio a PAPS, oltre che per la sintesi dei Cys & Met
solfolipidi, serve per permettere la produzione stessa dell’APS
che da sola sarebbe energeticamente troppo sfavorita per
avvenire.
L’APS è poi il vero substrato per l’assimilazione riduttiva
del solfato.
In pratica, per la riduzione del solfato sono necessari 8 elettroni

SO42- → → → → → → S2-
+6 -2

Il donatore di elettroni della Solfito reduttasi è la FERRODOSSINA:


FERRODOSSINA

funzioni dei cloroplasti……. fotosintesi e metabolismo dello zolfo!

APS + 8Fdrid + 5H+ → S2- + AMP +8Fdox + 3H2O

Come precedentemente illustrato, questa reazione prevede un passo intermedio


attraverso la riduzione del solfato a solfito ancora non ben caratterizzata ed il legame
degli intermedi di riduzione del solfato e del solfuro stesso al “carrier dei solfuri”,
proteina ancora “oscura”.

L’assimilazione dello solfo procede poi con l’incorporazione del solfuro negli
aminoacidi solforati.
ORGANICAZIONE DEL SOLFURO
Il primo passo è la cessione dell’S2- ad un intermedio attivato (sempre per
destabilizzazione) per la formazione di cisteina

L’intermedio in questione è molto simile alla cisteina stessa, in


pratica al posto dell’SH terminale ha un OH esterificato con un
gruppo acetilico: O-Acetilserina.

Serina + AcetilCoA → O-Acetilserina + CoA Acetiltransferasi

=
CH3 C-O
O
=

CH3 C-S-CoA

AcetilCoA O-Acetilserina
L’O-Acetilserina reagisce quindi con il solfuro per dare finalmente cisteina.

O-Acetilserina + S2- → Cys + acetato SOLFIDRASI


(lisi per inserzione di una molecola di solfuro)

In questa reazione i due elettroni necessari vengono ceduti da due Fd ridotte!

Per la formazione dell’altro AA solforato, la metionina, il


solfuro viene direttamente ceduto dalla cisteina ad opportuni
intermedi attivati sempre per acetilazione di gruppi OH:
O-Acetil-omoserina e reazioni “simili” alle precedenti più
addizione finale di un metile.

Omoserina
(ha un -CH2- in più della serina nel radicale,
quindi è già più simile alla metionina)
Attraverso Cys e Met lo solfo ridotto viene
ceduto a tutte le molecole organiche della
pianta che lo richiedono (es: CoA, lipoamide,
GSH, glucosidi…..)

La forma di trasporto dello zolfo a


tutto il resto della pianta è il
GLUTATIONE,
GLUTATIONE implicato anche nel
sistema si “sensing”
sensing dei livelli di zolfo
all’interno della pianta stessa.