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LUNEDÌ 14 MAGGIO 2012 LA SICILIA ggi Cultura .13
LUNEDÌ 14 MAGGIO 2012
LA SICILIA
ggi
Cultura
.13
LUNEDÌ 14 MAGGIO 2012 LA SICILIA ggi Cultura .13 SCAFFALE/1 Sfumature rubate alla memoria E’ un

SCAFFALE/1

Sfumature rubate alla memoria

E’ un testo di una forza non comune, di un dire dove la banalità è bandita e il sentire uno specchio dell’anima inquieta. E’ un testo dove il verso trova il suo giusto fluire fra le onde del tempo e l’implacabilità dell’attimo. E’ un testo che diviene raccolta poetica e riesce a cogliere anche la narrazione vivificante scandita da quadri quotidiani e, per questo, a noi vicini. "Chista è ’a vita…" (Edizioni Speciale, pp. 80) di Maria Bella Calabretta, con prefazione di Biagio Fichera, disegni di Modesto Furchi, dipinge le atmosfere, ora presenti, ora fatte di ricordi, sfumature rubate alla memoria e restituite al presente stemperato in cromìe di pensiero. E l’autrice sa regalarci a tutto questo, con liriche in dialetto siciliano, magistralmente declamate da Guia Jelo nella serata di presentazione ad Acireale, che appassionano e rapiscono:

«(…) Lu tempu non si vidi/e non si senti,/ però si senti d’intra lu sangu/e d’intra li to ’ carni/ca poi t’arruggia l’ossa/e arràppa la to carni./ Lu sai,/ ti sdirrùggia li peni e poi lu cori,/ e appìcca a ppìcca…/ti fà scurdari ’i mali!/Accussì,/ li traggèri ti pisunu cchiù pìcca,/ ed ogni gh’jornu ca passa,/ tu cerchi ’i pirdunari/ppi livàriti lu pisu, l’odiu e li rancùri./ Ma è tantu difficili/’nta ’stu mùnnu scurdari/lu so’ mali ppi lu bbeni?/ Ma prima o poi iù preju a lu Signori/ d’aviri pena ’i tutta la me vita/ e dàrimi cchiù forza…/ppi prijari e poi…l’autra forza/ppi putiri pirdunàri!».

RITA CARAMMA

poi…l’autra forza/ppi putiri pirdunàri!». RITA CARAMMA SCAFFALE/2 Come l’opera ti cambia la vita La storia di

SCAFFALE/2

Come l’opera ti cambia la vita

La storia di una passione, quella per l’opera lirica, lo spettacolo più elaborato, esagerato, costoso, assurdo – quindi affascinante – inventato dall’uomo. Di questo argomento, oggetto dell’ultimo libro del giornalista Alberto Mattioli, “Anche stasera. Come l’opera ti cambia la vita” (Mondadori), parleranno con l’autore (domani, ore 18, Mondadori Multicenter di Palermo) due professionisti del “dietro le quinte”: Antonio Cognata e Floriana Tessitore, Sovrintendente e Capo ufficio stampa del Teatro Massimo. Alberto Mattioli racconta come e perché l’opera ha cambiato la sua vita e può cambiarla agli altri. Un percorso iniziato da bambino, tra sbadigli e pisolini su poltrone di velluto, e decollato in adolescenza quando l’opera è diventata una sorta di dipendenza fisica e psicologica. Un racconto curioso e realistico tra teatri, cantanti, treni e aeroplani, trionfi epocali e fiaschi apocalittici, nato dagli appunti raccolti dopo oltre 1100 rappresentazioni seguite. Un libro ideale per ogni appassionato ma anche per il lettore incuriosito da un mondo che ora è possibile “visitare” meglio seguendo le tracce di un ironico e pungente assiduo frequentatore di platee. E anche per scoprire i motivi che spingono l’autore a considerare il Teatro Massimo fra le imprescindibili mete di culto di qualsiasi amante della musica. Mattioli, modenese, è dal 2011 il corrispondente da Parigi de «La Stampa», per il quale è stato anche redattore della Cultura e caposervizio agli Spettacoli. È autore di una biografia di Pavarotti.

UN CLASSICO PER AMICO Nelle «Georgiche» poemetto scritto su commissione, Virgilio fa di una censura del Potere occasione di una bellissima fabula

SILVANA GRASSO

I biografi accreditati dei grandi autori classici erano grammati- ci, filologici d’eccellenza, atten- ti al corpus delle opere, a fi-

scalissime, ma importanti, diatribe ri- guardo la cronologia della vita, spesso

assai incerta, o la paternità delle ope-

re medesime; attenti al sapiente fil-

traggio tra opere genuine e opere spu- rie, falsamente e impropriamente at- tribuite all’Autore.

Nessun cenno al gossip, oggi d’inte- resse esclusivo per biografi non suffra- gati certo da cultura né da "polmoni" filologici, quanto ed esclusivamente da squallide operazioni di marketing per lettori creduloni, alla ricerca di identificazioni con bulli e bulle del momento. Meglio se bullo e bulla fan- no coppia,o ex coppia, sulla falsariga Corona-Belen, emblema d’una societas spappolata che, in piena pandemia d’amoralità, riconosce come suo «Mentore» il miles gloriosus di turno, meglio se truffaldino, meglio se av- venturiere, la vampina di turno, me- glio se straniera, meglio se congiunti- vo- claudicante. Virgilio, grande poeta latino d’età augustea, ebbe come suoi biografi Ser- vio Onorato e Elio Donato(IV d. C), e persino quel San Girolamo, homo no- vus della letteratura cristiana, la cui opera si sdoganò dagli schemi tradi- zionali della produzione teologico-pa- storale per indossare «panni» più squi- sitamente letterari. Caso singolare quello che raccontia- mo, oggi, anzi eccezionale, storia d’una censura "politica" divenuta motivo d’una delle più straordinarie pagine

di poesia, la chiusa del libro, IV e ulti-

mo, de Le Georgiche virgiliane. Le Georgiche , poemetto in versi di

precettistica agricola, furono energica- mente sollecitate a Virgilio da Mecena-

te, condottiero e abilissimo mediatore

culturale tra Augusto e il talento di ar- tisti , di cui, al princeps non sfuggiva il peso dell’auctoritas propagandistica. Sollecitate, ma il termine è un eufemi-

smo, quasi un’eresia, nell’obiettivo di riconciliare all’amore per la terra i pic- coli agricoltori e i nuovi proprietari di

la terra i pic- coli agricoltori e i nuovi proprietari di è più forte della sua

è più forte della sua ratio, più dell’ob- bedienza agli dei medesimi. La guarda, solo per un attimo la guarda, viola il

patto con gli dei, e scompare Euridice, amata Euridice «sciolta come fumo lie-

ve nell’aria

me commuovere i Mani piangendo, come gli Dei cantando? Ella già fredda

».

In Mito e in Letteratura classica è quasi sempre al femminile la storia dell’abbandono del tradimento del suicidio ( come non pensare ad Arian-

na, Medea, Didone), ancor più singola- re appare, quindi, il dolore pronuncia- to al maschile da Orfeo-Virgilio. Soffre Orfeo, disperatamente soffre, come soffrirà Didone virgiliana, quasi

a stabilire, da parte di Virgilio, un’ante- signana par condicio di sentimenti ed emozioni, oltre, ben oltre il genere ma- schile e femminile «per sette mesi in- teri la pianse e nessun amore, nessuna

e infi-

ne le donne di Tracia, respinte per amor di lei, le sue giovani membra sparsero a brani per i campi Una fedeltà, oltre la morte, che è una grande lezione di vita in tempi in cui un matrimonio dura meno d’un cellulare d’ultima generazione! Pur morto, pur straziato nelle carni, pur con il capo divelto dal collo mar- moreo non smise di cantarne il nome lo sposo« Euridice, chiamava con la sua fredda lingua, mentre la vita fuggi- va, oh mia infelice Euridice. E le rive del fiume echeggiavano "Euridice" ». Potenza d’un Talento che d’un’ or- renda censura fece un miracolo d’Arte!

promessa di nozze più lo vinse

ormai nella barca di Stige navigava

co-

che

fare? Ove andare

Orfeo ed Euridice in un dipinto di Rubens

Orfeo ed Euridice un vero amore Poesia assoluta

fondi confiscati. Per i favori già ricevuti e in prospet- tiva di riceverne degli altri, Virgilio non poté sottrarsi al noiosissimo compito, ,mortificante per il suo ingegno, gar- rottante per il suo talento, d’ occupar- si di coltivazione della vite, allevamen-

to del bestiame, apicoltura. Non ci rie- sce, quindi, affatto difficile capire con quanta liberazione e slancio abbia, in un baleno, sostituito l’elogio al prefet- to d’Egitto Gallo-morto suicida perché caduto in disgrazia presso Augusto- con la bellissima fabula di Orfeo ed Euridice, assolutamente seduttiva per il suo talento. Un brutto dovuto elogio sostituito in extremis da sopravvenu- te antipatie "politiche", diventa ossige- no creativo, plasma salva-talento. Una censura del Potere diventa oc-

casione insperata per una storia d’ Amore e Canto, più d’ Amore per il Canto, come Poesia assoluta, che d’a- more per Euridice, come sposa, pur amatissima sposa. Muore Euridice, morsa da un ser- pente velenoso mentre sfuggiva al pa- store Aristeo, invaghito di lei. Ammu- tolisce di dolore lo sposo Orfeo e, qua- si per un ossimoro emotivo, pur notte e giorno, canta del suo dolore in solitu- dine. E il suo canto ha la potenza della parola di San Francesco, il suo canto « ammansisce le tigri, smuove le querce, come nell’ombra d’un pioppo un usi- gnuolo dolente piange i figli perduti che un crudo aratore con insidia rubò, ancora implumi, dal nido Muove a miracolo il Canto di Orfeo, muove a pietà persino gli dei d’Oltre-

tomba, che, affascinati per le sue melo- die, spezzano le ferree leggi della Mor- te, acconsentono a che riabbia la sua sposa, a che ritorni a vivere con lei, vi- va tra vivi, vivo tra vivi, se può ancora averla . Ma la potenza degli dei «che umane preghiere non odono» , non scende mai a patti con gli uomini, rei di mor- talità, rei di fragilità. Può essere solo generosa, ma impone sempre condi- zioni, a che non si smemorino dell’im- mortalità dei Superi. Pongono, come condizione, ad Orfeo che non guardi la sua sposa fino a quando non siano en- trambi giunti alla luce dei vivi. Un attimo, per un solo attimo, «la strada lunga di paure era ormai com- piuta, Euridice saliva all’aria della die- tro i passi di Orfeo» la filìa dello sposo

OGGI A SIRACUSA E DOMANI A CATANIA STEFANO FERRARI, FRA I MAGGIORI ESPERTI DI PSICOLOGIA ESTETICA

In viaggio con Freud nei segreti dell’arte

MDE ROBILANTM

Verso Nord sulle orme dei fratelli veneziani Zen

I rresistibile Nord" di Andrea De

Robilant (Corbaccio) è un roman- zo a metà tra il racconto storico e il diario di viaggio che affascina

raccontando il mondo del 1300, de-

scrivendo isole sconosciute ai più e di- pingendo paesaggi indimenticabili. Protagonisti del libro son i fratelli Zen, Messer Niccolò e Antonio, che navigarono nei Mari del Nord e giun- sero in Islanda, Groenlandia e in Nord America nel XIV secolo; il viaggio fu

raccontato da un loro discendente

due secoli più tardi in un libro con una

mappa che fu usata anche da Merca-

tore. Abbiamo chiesto a De Robilant di raccontarci quest’avventura. Come nasce il libro?

«L’idea di ripercorrere il viaggio de-

gli Zen nasce dopo un incontro del

tutto fortuito con un turista america- no nella biblioteca Marciana a Vene- zia. Sosteneva che dalle sue parti, nel

Connecticut, era fatto noto che i fratel-

li Zen fossero arrivati sulla costa del Nord America alla fine del Trecento.

Mi sembrava una cosa campata in

aria. E invece, frugando negli archivi della Marciana, ho scoperto questa

storia dimenticata che pure ha avuto una grande influenza sullo sviluppo

della geografia e della cartografia. Mi

è sembrato giusto riportarla alla luce.

Con tutti i suoi misteri e le sue stra-

nezze. Poi l’istinto del reporter ha pre- so il sopravvento sullo storico e ho capito che non ci avrei visto chiaro se non mi fossi messo in viaggio sulle or-

me dei fratelli Zen».

Quali difficoltà ha incontrato nella ricostruzione storica?

«Non è stato semplice. Ho aspetta-

to quasi dieci anni prima di comincia-

re perché mi sembrava una storia troppo complicata e controversa da rendere con efficacia sulla pagina. Avevo paura di perdermi in un labi- rinto di parole misteriose, di isole che c’erano e non c’erano, di piste che poi scomparivano. Poi ho capito che l’uni-

co modo di narrare la vicenda era di diventare io stesso parte della narra-

zione e di raccontare le difficoltà in- contrate inseguendo la storia. A quel punto decisi che dovevo seguire le or-

me dei fratelli Zen, andare nei luoghi

dov’erano stati, vedere quello che ave-

vano visto». Che emozioni ha provato in quei luoghi?

«Ho avuto la sensazione di entrare

provato in quei luoghi? «Ho avuto la sensazione di entrare VIENNA: FOTO DI FREUD AL «SIGMUND

VIENNA: FOTO DI FREUD AL «SIGMUND FREUD MUSEUM»

Oggi a Siracusa (Biblios Cafè, h. 18), su invito del Coll- egio filosofico siciliano, e domani a Catania, nell’am- bitodel «Maggiodei libri»(Pinacoteca, piazzaManga- nelli, h. 17.30), Stefano Ferrari, docente di Psicologia d ell’arte all’Università di Bologna, presenterà il suo li- bro «Nuovi lineamenti di una psicologia dell’arte» (Clu

eb,2011).Introdurrannogliincontri:ElioCappuccio,R

oberto Fai, Anita Tania Giuga e Giuseppe Testa (a Sira- cusa); Pietro Barcellona e Giuseppe Testa (a Catania).

GIUSEPPE TESTA

A che cosa serve la psicoanalisi quando si guarda un quadro? A ricostruire la per- sonalità dell’artista? A eleggere l’opera come soggetto di analisi? O ancora: a

cercare una teoria dell’arte fondata sui cardini er- meneutici introdotti da Freud e dai suoi eredi? Chiunque abbia letto anche uno solo dei celeber-

rimi saggi freudiani sull’arte e la letteratura (la

di

ricerca molto vasto e articolato. Nel tempo e nel-

in

un mondo affascinante che ha una

«Gradiva» di Jensen, il Leonardo da Vinci, il Mosè di

lo

spazio: in esso rientrano (come ben illustra il li-

lunga storia, di cui ero in larga misura

Michelangelo

)

conserverà la reminiscenza vivida

bro che da stasera presenterà ai lettori isolani) le po-

ignorante. L’antico impero vichingo

di

una scrittura romanzesca, o romanzata, nella

se, figurative e attoriali, delle isteriche alla Salpêtriè-

ha ancora una forte presa sull’imma-

quale il padre della psicoanalisi, incidendo con il suo

taglio, finisce per sbozzare a tutto tondo la patogra-

re

diretta da Charcot, ma anche l’autoritratto, o

ginazione quando si visitano quelle

affilato bisturi anche la superficie del minimo det-

l’auto-scatto, fotografico in voga presso certe avan- guardie.

isole. Il mondo meraviglioso delle sa- ghe nordiche diventa improvvisa-

fia

di un genio. E perciò, da Freud occorre ancora

All’interno di questo universo magmatico Ferra-

mente più concreto».

partire: quale delle risposte si voglia dare alle do-

ri

si è sempre mosso con perizia pari soltanto alla

Quale la prossima storia da narra-

mande formulate di sopra.

sua cautela di studioso: aperto a ogni sollecitazione

re?

 

Stefano Ferrari, docente al Dams di Bologna, ospi-

dell’arte contemporanea, ma fermo tutore dei con-

«Vorrei raccontare la storia di Gio-

te

per due giorni in Sicilia, è uno dei maggiori esper-

fini che mai ammettono commistioni o, peggio,

van Battista Ramusio, personaggio

ti di psicologia estetica. Da anni si occupa, insieme

adulterazioni fra il rigore della disciplina e le sugge-

poco noto del Rinascimento venezia-

con un qualificato staff di ricercatori, delle compli-

stioni emozionali più o meno corrive. Guidato dal

no,

che però ebbe un ruolo centrale

cate, e non sempre nitide, relazioni fra una possibi-

testo di Freud, come da un antico codice il più umi-

nel

farci capire che aspetto avesse il

le teoria psicoanalitica dell’arte, la fruizione inter-

soggettiva dell’oggetto artistico, e la mera applica- zione delle tecniche psicoanalitiche agli studi di estetica. Si tratta, è facile immaginarlo, di un campo

le filologo, egli torna a quegli scritti pioneristici

(talora, perfino ingenui) e ne sviscera il grumo di forza esegetica ancora insondata. A leggerlo s’impa- ra. Ad ascoltarlo se ne ha piacere e diletto.

mondo. Fu lui a traghettarci dalla car- tografia tolemaica alla geografia mo- derna».

ANNALISA STANCANELLI