Esempio Calcolo Edificio Storico
Esempio Calcolo Edificio Storico
Bibliografia:
Direttiva del presidente del consiglio dei ministri 9 febbraio 2011 - Valutazione e riduzione
del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle norme tecniche per le
costruzioni di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 14 gennaio
2008.
1
2
Indice
1 – Cenni teorici…………………………………………………………………………….……………………….5
2 – Esempio di calcolo……………………………………………………………………….……………………10
2.1 – Piante…………………………………………………………………………………………..………….11
2.2 – Prospetti……………………………………………………………………………………………………13
2.3 – Viste tridimensionali dello stato di fatto………………………………………………………………...15
2.4 – Valutazione della vulnerabilità sismica dell’edificio…………………………………………………..16
2.5 – Osservazioni…………………………………………………………………………………………………..31
3
4
Procedura semplificata per la valutazione della vulnerabilità sismica di
un edificio in muratura con caratteristiche storico-monumentale
1 – Cenni teorici
La procedura è proposta dalla Direttiva del presidente del consiglio dei ministri 9 febbraio
2011 - Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento
alle norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti del 14 gennaio 2008. Di seguito si riporta uno stralcio delle suddette linee guida
che interessano palazzi, ville ed altre strutture con pareti di spina ed orizzontamenti
intermedi. Questa tipologia strutturale si riferisce a costruzioni con sviluppo planimetrico
anche complesso, costituite da un sistema di pareti portanti perimetrali ed interne,
disposte secondo diverse direzioni, e da un sistema di orizzontamenti intermedi, che
spesso svolgono anche una funzione di collegamento. Esiste una evidente analogia con
quello che viene genericamente identificato con il termine edificio, nel caso dell’edilizia
ordinaria non tutelata. La modellazione complessiva dei palazzi e delle ville, quindi, può
essere in genere eseguita con gli stessi modelli globali previsti dalle NTC per gli edifici
esistenti in muratura; in molti casi, proprio la cura costruttiva, la qualità dei materiali e la
regolarità dell’impianto strutturale, aspetti che solitamente caratterizzano queste
costruzioni, rendono maggiormente realistica l’adozione di un modello a telaio equivalente.
Per la descrizione della parete in muratura come telaio equivalente si può fare riferimento
alle indicazioni delle NTC. È peraltro evidente che la validità di ogni specifica indicazione
dovrà essere verificata con riferimento alla singolarità del bene culturale in esame. Per
esempio, in presenza di un piano nobile di interpiano elevato e molto differente rispetto
agli altri, la formula approssimata per il calcolo del periodo proprio di vibrazione non
garantisce risultati attendibili: si consiglia in tal caso di procedere ad una valutazione più
accurata, con metodi approssimati o con una vera e propria analisi modale. La stessa
cosa può verificarsi in presenza di logge o porticati, che interessino una parte significativa
a livello planimetrico; in tali situazioni la stessa modellazione a telaio equivalente potrebbe
risultare piuttosto approssimativa. In questi casi, l’analisi globale può essere utile per una
valutazione complessiva della sicurezza della costruzione, ma ciò non esime da una
verifica di dettaglio delle logge e dei porticati attraverso modelli locali (macroelementi).
Relativamente ai metodi di verifica suggeriti per i singoli elementi, è opportuno considerare
che le indicazioni per gli edifici non tutelati di tipologia residenziale sono in alcuni casi
largamente cautelative, perché dettate da una limitata conoscenza sperimentale. Ad
esempio, il modello di resistenza delle travi murarie orizzontali di accoppiamento (zone
poste tra le aperture di due piani successivi) non considera la resistenza a trazione che si
realizza nella muratura su un piano verticale, in virtù dell’ingranamento tra i blocchi.
Modelli alternativi di comportamento delle travi di accoppiamento possono essere adottati,
purché adeguatamente giustificati. Un altro aspetto determinante è la definizione dello
spostamento ultimo per ciascun elemento, che secondo le NTC è una frazione della sua
altezza; i valori suggeriti sono stati verificati sperimentalmente in un certo campo di
possibile variazione, ma non è detto che sia corretto estrapolare questa regola ad ogni
possibile situazione (ad esempio per maschi murari molto bassi o nelle travi di
accoppiamento, in presenza di piccole aperture, i valori suggeriti sono certamente troppo
bassi). Anche in questo caso, è possibile adottare valori alternativi, purché giustificati.
5
Nel caso di strutture portanti orizzontali formate da elementi voltati, in funzione della
tipologia delle volte, delle caratteristiche del materiale, del loro spessore e del tipo di
connessione alle imposte, potrà essere valutato un valore opportuno per la rigidezza da
attribuire al solaio equivalente. Per quest’ultimo è consentito ipotizzare un comportamento
elastico lineare, purché sia definita una deformazione angolare ultima nel piano, funzione
della tipologia di volta. Nel caso in cui la struttura presenti tipologia particolare, non
riconducibile alla schematizzazione a telaio equivalente, dovrà essere adottato un
opportuno modello. Una possibilità è quella di creare un modello strutturale globale agli
elementi finiti, con un legame costitutivo non lineare che rappresenti il comportamento
della muratura (per esempio, esso dovrà essere in grado di cogliere la limitata resistenza a
compressione e a trazione, il degrado delle caratteristiche meccaniche in fase non lineare,
eventualmente anche la dissipazione energetica che si realizza a seguito di azioni
cicliche). In particolare, in presenza di alcuni elementi architettonici (grandi atri, logge,
chiostri, ecc.), la modellazione complessiva del manufatto può essere eseguita
schematizzando queste parti in modo approssimato, ed operando verifiche su modelli
locali di dettaglio per sottostrutture. Se l’edificio non è isolato, ma risulta parzialmente
inglobato o appartiene ad una schiera, le interazioni con le altre costruzioni potranno
essere tenute in considerazione, a seconda che la posizione risulti sfavorevole (edificio di
testa o d’angolo) o favorevole (edificio intercluso), tramite l’applicazione di forze sismiche
aggiuntive, che potrebbero essere trasmesse dalle costruzioni adiacenti, o tramite
l’inserimento di vincoli orizzontali di opportuna rigidezza (utili suggerimenti sono contenuti
al punto C8A.3 dell’Appendice della Circolare). Nel comportamento sismico dei palazzi e
delle ville, l’analisi dei meccanismi locali risulta di fondamentale importanza ed in nessun
caso l’analisi globale può sostituirsi a questi. Gli edifici storici, anche quando realizzati con
materiali e tecniche di buona qualità, spesso non presentano sistematici collegamenti a
livello di piano (catene, cordoli); inoltre, i criteri di proporzionamento geometrico che
venivano adottati (distanza tra i muri di spina, distanza delle aperture dai cantonali, ecc.)
non sempre sono sufficienti a prevenire ogni possibile meccanismo locale. Sulla base
dell’osservazione diretta sul manufatto o considerando situazioni analoghe (rilevate a
seguito di eventi sismici su manufatti simili), si devono individuare i meccanismi
potenzialmente attivabili nella costruzione e valutarne la vulnerabilità sismica. Un possibile
strumento è l’analisi limite dell’equilibrio, ed in particolare le procedure formulate al punto
C8A.4 della Circolare, secondo le metodologie di analisi cinematica lineare o cinematica
non lineare. L’analisi dei meccanismi locali può tuttavia essere condotta anche con modelli
non lineari ad elementi finiti, attraverso un’analisi incrementale fino a collasso.
Per palazzi, ville ed altre strutture con pareti di spina ed orizzontamenti intermedi, le linee
guida propongono una tecnica di calcolo semplificata che sostituisce l’analisi di tipo
globale ma non quella di tipo locale che deve essere sempre effettuata secondo quanto
previsto dal punto C8A.4 della Circolare. Secondo le direttive, con riferimento alla
condizione che porta al raggiungimento dello SLV è possibile ricavare il valore
dell’ordinata dello spettro di risposta elastico legato alla resistenza della costruzione:
q ⋅ FSLV
S e, SLV = (1)
e *⋅M
dove
6
assunto pari a 2.7 se non regolari in altezza e pari a 3.6 se regolari. Per tutti gli altri
casi consultare le suddette normative;
‐ M è la massa sismica totale;
‐ e* è la frazione di massa partecipante del primo modo di vibrazione.
Noto il valore dell’ordinata dello spettro di risposta (Se) è possibile determinare il tempo di
ritorno (TSLV) corrispondente. Quest’ultimo si valuta iterativamente scegliendo il valore che
restituisce lo stesso Se calcolato dalla (1). Noto il tempo di ritorno TSLV così valutato, è
possibile definire tutti gli altri parametri che definiscono lo spettro (ag, F0 e T*C) attraverso
la seguente espressione (fornita dall’Appendice A del D.M. 14/01/2008):
⎛T ⎞
log⎜ R ⎟
⎛p ⎞ ⎜ TR1 ⎟
log(p ) = log(p1) + log⎜ 2 ⎟ ⋅ ⎝ ⎠ (2)
⎜ p1 ⎟
⎝ ⎠ log⎛⎜ TR2 ⎞⎟
⎜ TR1 ⎟
⎝ ⎠
Il valore dell’accelerazione, riferita al suolo rigido (categoria di sottosuolo A), che porta al
raggiungimento dello stato limite ultimo può essere ricavato dalle (3):
⎧S
⎪ e,SLV 1
( )
T
TB ≤ T1 < TC
⎪ S ⋅ F0
⎪
a SLV =⎨ (3)
⎪S ( )
T
⎪ e,SLV 1 T1 TC ≤ T1 < TD
⎪ S ⋅F TC
⎩ 0
dove
Le (3) sono ricavate dalle relazioni (3.2.4) riportate nel D.M. 14/01/2008. Si ritiene che la
tipologia di manufatti interessati da questo documento abbiano sempre periodo
fondamentale inferiore a TD (in ogni caso la seconda relazione fornisce un valore
cautelativo). Se la struttura ha periodo inferiore a TB si suggerisce comunque di utilizzare
la prima relazione.
La resistenza a taglio FSLV dell’edificio viene ottenuta come la minore tra quelle valutate
secondo due direzioni principali, scelte in genere secondo gli assi prevalenti dei muri
portanti, prendendo in esame l’eventualità del collasso ai diversi piani della costruzione. Il
modello consiste nel considerare, per ciascuna direzione, i pannelli murari portanti verticali
e nell’ipotizzare che il collasso avvenga quando la tensione tangenziale media raggiunge
un’opportuna quota parte della resistenza a taglio del materiale. In definitiva, la resistenza
a taglio riportata nella (1) deve essere valutata per entrambe le direzioni principali del
manufatto e per ogni piano (per esempio, per gli edifici composti da due piani occorre
7
valutare il dato FSLV quattro volte). La suddetta resistenza a taglio può essere valutata
dalle seguenti:
μ xi ⋅ ξ xi ⋅ ζ x ⋅ A xi ⋅ τ di
FSLV, xi = (4.a)
β xi ⋅ κ i
μ yi ⋅ ξ yi ⋅ ζ y ⋅ A yi ⋅ τ di
FSLV, yi = (4.b)
β yi ⋅ κ i
‐ Axi ed Ayi sono le aree resistenti a taglio dei muri dell’i-esimo piano, posti secondo la
direzione x ed y rispettivamente. L’area dei pannelli inclinati deve essere valutata
tenendo conto del cos(α). L’angolo α è valutato tra l’asse x ed il piano della parete per
i pannelli pressoché in direzione x e tra l’asse y ed il piano della parete per i pannelli
pressoché in direzione y;
‐ τdi è il valore di calcolo della resistenza a taglio della muratura dei maschi murari del
piano i-esimo dato dalla seguente:
σ 0i
τ di = τ 0d 1 + (5)
1.5 ⋅ τ 0d
‐ τ0d è il valore di calcolo della resistenza a taglio della muratura (valutato tenendo conto
del fattore di confidenza FC e del coefficiente di sicurezza γm);
‐ σ0i è la tensione verticale media sulla superficie resistente dei muri all’i-esimo piano;
‐ κi è il rapporto tra la risultante delle forze sismiche al piano i-esimo e la forza sismica
totale. Nei casi in cui l’edificio abbia masse ed altezze pressoché uguali ai vari piani, il
coefficiente può essere valutato approssimativamente dalla seguente:
N
∑j
j=i
κi = (6)
N
∑j
j=1
‐ βxi e βyi sono coefficienti che tengono conto dell’irregolarità in pianta dell’i-esimo piano
e si possono ricavare dalle seguenti:
e yi
β xi = 1 + 2 ≤ 1.25 (7.a)
d yi
e xi
β yi = 1 + 2 ≤ 1.25 (7.b)
d xi
dove si indica con eyi l’eccentricità lungo y tra il baricentro delle rigidezze e quello delle
masse dell’i-esimo piano (analogamente per exi) e con dyi la distanza in y tra il
baricentro delle rigidezze e la parete in direzione x più distante dell’i-esimo piano
8
(analogamente per dxi). C’è da sottolineare che i coefficienti possono assumere al
massimo il valore 1.25 (nei casi in cui è difficoltoso valutare il coefficiente attraverso le
(7) si può semplificare a vantaggio di sicurezza assumendo il valore più gravoso);
‐ μxi e μyi sono coefficienti che tengono conto dell’omogeneità di rigidezza e resistenza
dei maschi murari e possono essere valutati attraverso le seguenti:
Nmxi
Nmxi ∑ A 2xi, j
j=i
μ xi = 1 − 0.2 − 1 ≥ 0.8 (8.a)
A 2xi
Nmyi
Nmyi ∑ A 2yi, j
j=i
μ yi = 1 − 0.2 − 1 ≥ 0.8 (8.b)
A 2yi
dove si indica con Nmxi ed Nmyi il numero di maschi murari del piano i-esimo in
direzione x ed y rispettivamente, con Axi,j ed Ayi,j l’area della sezione trasversale dell’j-
esimo maschio dell’i-esimo piano in direzione x ed y rispettivamente e con Axi ed Ayi la
somma delle aree delle sezioni trasversali di tutti i maschi dell’i-esimo piano in
direzione x ed y rispettivamente. Il dato più restrittivo per il coefficiente è 0.8;
‐ ξxi ed ξyi sono coefficienti legati al tipo di rottura dei maschi murari dell’i-esimo piano.
Se i maschi murari sono prevalentemente snelli (o poco caricati verticalmente o in
presenza di fasce deboli) per i quali si può ipotizzare una rottura per pressoflessione, i
coefficienti assumono il valore 0.8, mentre, se sono prevalentemente tozzi per i quali si
può ipotizzare la rottura per taglio, i coefficienti assumono il valore 1. Il dato più
restrittivo per il coefficiente è 0.8;
‐ ζx e ζy sono coefficienti legati alla resistenza delle fasce murarie di piano nelle pareti
disposte in direzione x ed y rispettivamente; essi valgono 1 nel caso di fasce resistenti
(rottura dei maschi murari verticali), mentre possono assumere un valore minore (fino
a 0.8) nel caso di fasce deboli, non in grado di bloccare la rotazione alle estremità dei
maschi murari. Il dato più restrittivo per il coefficiente è 0.8;
La massa sismica totale M che compare nella (1) è quella associata ai carichi
gravitazionali è può essere valutata attraverso la (9):
⎛ N ⎞
⎜ ⎟
⎜ Gk +
⎜
∑ ψ2j ⋅ Qkj ⎟
⎟
M= ⎝ ⎠
j=1
(9)
g
nella quale N è il numero di piani, Gk è il valore caratteristico dei carichi permanenti di tutta
la struttura, Qkj è il valore caratteristico dei carichi variabili al piano j-esimo, ψ2j è un
coefficiente di combinazione che tiene conto della probabilità che i carichi variabili al piano
j-esimo siano presenti in occasione del sisma (vedi tabella 2.5.I del D.M. 14/01/2008) e g è
l’accelerazione di gravità.
9
La frazione di massa partecipante e* che compare nella (1) può essere valutata attraverso
la (10):
2
⎛ N ⎞
⎜ ⎟
∑
⎜ mj ⋅ φ j ⎟
⎜j =1 ⎟
e* = ⎝ ⎠ (10)
⎛ N ⎞
⎜ 2⎟
∑
M ⋅ ⎜ mj ⋅ φ j ⎟
⎜j =1 ⎟
⎝ ⎠
dove si indica con ϕj la componente j-esima del vettore che rappresenta la prima forma
modale assunta (adimensionalizzato al valore unitario in sommità dell’edificio) e con mj la
massa del j-esimo piano. Nel caso in cui si possono assumere sostanzialmente costanti
sia l’altezza di interpiano che la massa di piano, la formulazione può essere semplificata
come segue:
2
⎛ N ⎞
⎜ ⎟
∑
⎜ φj ⎟
⎜j =1 ⎟
e* = ⎝ ⎠ (11)
⎛ N ⎞
⎜ ⎟
∑
N ⋅ ⎜ φ2j ⎟
⎜j =1 ⎟
⎝ ⎠
Nel caso in cui non viene valutato il vettore che definisce la prima forma modale, la
frazione di massa partecipante e* si può approssimativamente valutare attraverso la
seguente:
2 – Esempio di calcolo
αu = 0.66
1
L’edificio è stato già analizzato con le tecniche di calcolo tradizionali (vedi Edificio 1 nella sezione Esempi
di Calcolo nel sito [Link])
10
Cond. St Ss AgCLV AgDLV PGACLV PGADLV αuv
Sisma X (+) - Forze: masse 1.00 1.19 0.1525 0.209 0.1830 0.2508 0.73
Sisma X (-) - Forze: masse 1.00 1.19 0.1525 0.209 0.1830 0.2508 0.73
Sisma X (+) - Forze: altezze 1.00 1.19 0.1430 0.209 0.1716 0.2508 0.68
Sisma X (-) - Forze: altezze 1.00 1.19 0.1435 0.209 0.1722 0.2508 0.69
Sisma Y (+) - Forze: masse 1.00 1.19 0.1500 0.209 0.1800 0.2508 0.72
Sisma Y (-) - Forze: masse 1.00 1.19 0.1480 0.209 0.1776 0.2508 0.71
Sisma Y (+) - Forze: altezze 1.00 1.19 0.1405 0.209 0.1686 0.2508 0.67
Sisma Y (-) - Forze: altezze 1.00 1.19 0.1390 0.209 0.1668 0.2508 0.66*
Tabella 1 – Indicatore di rischio valutato attraverso l’analisi pushover
Nelle figure successive si riportano gli elaborati che consentono di definire la struttura dal
punto di vista geometrico.
2.1 – Piante
11
Figura 1.b – Pianta piano secondo f.t.
12
2.2 – Prospetti
Figura 2.a
Figura 2.b
Figura 2.c
13
Figura 2.d
Figura 2.e
Figura 2.f
14
Figura 2.f
Figura 3.a
15
Figura 3.b
Poiché l’edificio è composto da due piani fuori terra, per valutare la vulnerabilità sismica
dell’edificio occorre risolvere la relazione (1) quattro volte (una per ogni direzione
principale ed una per ogni piano):
q ⋅ FSLV, x1
S e, SLV, x1 = (13.a)
e *⋅M
q ⋅ FSLV, y1
S e, SLV, y1 = (13.b)
e *⋅M
16
q ⋅ FSLV, x2
S e, SLV, x2 = (13.c)
e * ⋅M
q ⋅ FSLV, y2
S e, SLV, y2 = (13.d)
e*⋅M
q = 2.7 (14)
La massa M si ricava dalla (9). Per valutare il dato occorre valutare i carichi permanenti e
variabili di tutta la struttura. Effettuando l’analisi dei carichi si ottengono i seguenti valori:
Per definire le (13) rimangono da valutare le resistenze a taglio per ogni direzione e per
ogni piano (FSLV,x1, FSLV,y1, FSLV,x2 e FSLV,y2) date dalle (4). Per semplificare estremamente il
problema (in questa fase dell’esempio), attribuiamo ai coefficienti che compaiono nelle (4)
i valori più cautelativi:
ζx = ζy = 0.8 (18.d)
1+ 2
κ1 = =1 (19.a)
1+ 2
17
2
κ2 = = 0.67 (19.b)
1+ 2
Nelle tabelle e figure successive si riportano le aree delle sezioni trasversali dei maschi
murari in direzione x ed y e per il primo ed il secondo piano f.t. della costruzione.
Parete L t α Ax
[cm] [cm] [°] [cm2]
1 141 90 0.00 12690
2 603 90 0.00 54270
3 331 90 0.00 29790
4 90 90 0.00 8100
5 119 90 0.00 10710
6 150 90 0.00 13500
7 583 90 0.00 52470
8 768 90 0.00 69120
9 801 55 3.71 43963
10 115 70 0.00 8050
11 417 70 0.00 29190
12 584 60 6.02 34847
Totale 366700
Tabella 2.a – Area dei maschi murari in direzione X del primo piano f.t.
18
Figura 4.b – Maschi murari in direzione y del primo piano f.t.
L t α Ay
Parete
[cm] [cm] [°] [cm2]
13 1550 60 0.00 93000
14 120 80 0.00 9600
15 567 80 0.00 45360
16 165 50 0.00 8250
17 459 50 0.00 22950
18 120 65 0.00 7800
19 567 65 0.00 36855
20 240 70 0.00 16800
21 586 70 0.00 41020
22 194 70 1.00 13578
23 765 70 1.00 53542
24 350 70 1.00 24496
25 226 70 1.00 15818
Totale 389069
Tabella 2.b – Area dei maschi murari in direzione y del primo piano f.t.
19
Figura 4.c – Maschi murari in direzione x del secondo piano f.t.
L t α Ax
Parete
[cm] [cm] [°] [cm2]
26 141 80 0.00 11200
27 458 80 0.00 36640
28 57 80 0.00 4560
29 548 80 0.00 43840
30 120 80 0.00 9600
31 325 40 0.00 13000
32 198 40 0.00 7920
33 283 50 0.00 14150
34 819 50 0.00 40950
35 801 55 3.71 43963
36 115 70 0.00 8050
37 215 70 0.00 15050
38 97 70 0.00 6790
Totale 255713
Tabella 2.c – Area dei maschi murari in direzione x del secondo piano f.t.
20
Figura 4.d – Maschi murari in direzione y del secondo piano f.t.
L t α Ay
Parete
[cm] [cm] [°] [cm2]
39 165 60 0.00 9900
40 305 60 0.00 18300
41 322 60 0.00 19320
42 369 60 0.00 22140
43 560 80 0.00 44800
44 157 80 0.00 12560
45 285 50 0.00 14250
46 352 50 0.00 17600
47 120 65 0.00 7800
48 547 65 0.00 35555
49 260 70 0.00 18200
50 258 70 0.00 18060
51 159 65 1.00 10333
52 275 65 1.00 17872
53 93 65 1.00 6044
Totale 272734
Tabella 2.d – Area dei maschi murari in direzione y del secondo piano f.t.
21
Nelle tabelle 2 si indica con L la lunghezza, con t lo spessore e con α l’inclinazione rispetto
alla direzione di ogni maschio murario.
Per risolvere le (4) occorre ancora determinare la tensione τdi data dalla (5). Per
determinare la tensione verticale media σ0i occorre definire l’area totale (At) di muratura
resistente per ogni piano (l’area totale At non coincide con la somma delle aree Ax ed Ay
ricavate nelle tabelle 3 in quanto c’è da tenere conto anche della sovrapposizione agli
incroci tra i muri ortogonali: At < Ax + Ay). Nelle figure e tabelle successive si riporta l’area
totale di muratura per ogni piano.
Sezione [cm2]
A1,1 112266
A1,2 56625
A1,3 31937
A1,4 8060
A1,5 17588
A1,6 98871
A1,7 161657
A1,8 169390
A1,9 24533
At1 680927
Tabella 3.a – Area totale di muratura per il primo piano f.t.
22
Figura 5.b – Area totale di muratura per il secondo piano f.t.
Sezione [cm2]
A2,1 16357
A2,2 75004
A2,3 4560
A2,4 46465
A2,5 14834
A2,6 18300
A2,7 17875
A2,8 94228
A2,9 45002
A2,10 29914
A2,11 25971
A2,12 15055
A2,13 75986
At2 479551
Tabella 3.b – Area totale di muratura per il secondo piano f.t.
23
La tensione media σ0i dell’i-esimo piano si ottiene dividendo lo sforzo normale medio Ni
per l’area totale di muratura calcolata nelle tabelle 3. Le azioni Ni dell’i-esimo piano si
possono ricavare direttamente dalle (16):
Noti gli sforzi normali dati dalle (20) e le aree totali delle sezioni trasversali di muratura
date dalle tabelle 3 è possibile valutare le tensioni medie σ0i:
1423998
σ 01 = = 2.09 daN/cm2 (21.a)
680927
612487
σ 02 = = 1.28 daN/cm2 (21.b)
479551
Tabella 4 – Parametri meccanici definiti nella tabella C8A.2.1 della Circolare 617/2009
Visto che il livello di conoscenza è LC1, si deve assumere il valore minimo riportato in
tabella per la tensione tangenziale. Tenendo conto che occorre dividere i valori delle
resistenze per il fattore di confidenza che per LC1 vale 1.35 e per il coefficiente di
sicurezza (γm) assunto pari a 2 si ottiene:
0.2
τ 0d = = 0.074 daN/cm2 (22)
1.35 ⋅ 2
Dalla (5) e tenendo conto delle (21) e (22) è possibile valutare la tensione tangenziale di
ogni piano:
2.09
τ d1 = 0.074 1 + = 0.33 daN/cm2 (23.a)
1.5 ⋅ 0.074
1.28
τ d2 = 0.074 1 + = 0.26 daN/cm2 (23.b)
1.5 ⋅ 0.074
24
A questo punto, attraverso le (4) è possibile valutare le resistenze a taglio relative a
direzioni e piani:
2.7 ⋅ 49566
S e, SLV, x1 = = 102.41 cm/s2 (25.a)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 52590
S e, SLV, y1 = = 108.66 cm/s2 (25.b)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 40645
S e, SLV, x2 = = 83.98 cm/s2 (25.c)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 43351
S e, SLV, y2 = = 89.57 cm/s2 (25.d)
0.90 ⋅ 1452
Il valore più basso è dato dalla (25.c) (secondo piano in direzione x). L’accelerazione che
porta al raggiungimento dello stato limite si ottiene dalle (3). A tal proposito occorre
valutare il periodo fondamentale della costruzione che può essere ricavato in via
approssimativa dalla seguente:
Per valutare la vulnerabilità occorre definire l’azione sismica di base i cui parametri
vengono riassunti nella tabella 5.
Parametri sismici
TB TC TD
Ss St S Cc
[s] [s] [s]
1.19 1.0 1.19 1.342 0.17 0.50 2.48
Tabella 5 – Dati che definiscono lo spettro elastico
Poiché il periodo della struttura è compreso tra TB e TC ne consegue che per definire
l’accelerazione di picco occorre considerare la prima delle (3). Note le quantità ag, F0 e T*C
25
per i nove tempi di ritorno forniti dalla normativa (vedi tabella 6), è possibile valutare i
corrispondenti valori di Se.
Tenendo conto della tabella 7 e delle (25) si deduce che il tempo di ritorno per lo stato
limite SLV è inferiore a 30 anni. Dalle (3) e dalla (25.c) si ottiene:
83.98
a SLV, c = = 0.031 (27)
1.19 ⋅ 2.35 ⋅ 980.6
a SLV, c 0.031
αu = = = 0.15 (28)
a SLV, d 0.2093
26
Il valore dell’indicatore di rischio dato dalla (28) è stato calcolato tenendo conto dei valori
più restrittivi per i coefficienti che compaiono nelle (4). Complicando un po’ l’iter di calcolo
si possono ricavare valori meno restrittivi per i coefficienti βxi, μxi, ξxi e ζx (analogamente
per le direzioni y). Per valutare in modo più accurato i coefficienti sopra riportati occorre
valutare la posizione dei baricentri delle masse e delle rigidezze di tutti i piani della
struttura. A tale scopo si considerano i maschi murari capaci di traslare solo in testa in
modo da poter valutare la rigidezza attraverso la seguente:
1
k= (29)
h3 1.2 ⋅ h
+
12EI GA
dove si indica con h l’altezza del maschio murario, con A l’area della sezione trasversale,
con I il momento d’inerzia della sezione trasversale valutato secondo l’asse ortogonale al
piano del muro, con E il modulo elastico normale e con G il modulo elastico tangenziale. Il
momento d’inerzia si valuta dalla seguente:
1
I= t ⋅ L3 (30)
12
E = 8700 daN/cm2
G = 2900 daN/cm2
Nelle tabelle 8 si riportano le rigidezze di tutti gli elementi (come per le aree anche le
rigidezze vengono moltiplicate per il coseno dell’angolo α) e la coordinata dei baricentri
interessata dalla direzione (per i maschi in direzione x si riporta la coordinata y, mentre per
quelli in direzione y si riporta la coordinata x). La numerazione delle pareti è quella delle
figure 4.
L t h I α yG kx
Parete
[cm] [cm] [cm] [cm4] [°] [cm] [daN/cm]
1 141 90 440 21024157 0.00 45 18812
2 603 90 440 1644421702 0.00 45 259669
3 331 90 440 271985182 0.00 45 109749
4 90 90 440 5467500 0.00 45 5824
5 119 90 440 12638692 0.00 45 12261
6 150 90 440 25312500 0.00 782 21872
7 583 90 440 1486164652 0.00 782 248819
8 768 90 440 3397386240 0.00 782 347915
9 801 55 440 2355477671 3.71 1286 222788
10 115 70 440 8871770 0.00 1515 8727
11 417 70 440 422984992 0.00 1515 122453
12 584 60 440 995883520 6.02 1763 165325
Tabella 8.a – Rigidezza e coordinata baricentrica dei maschi in direzione x del primo piano f.t.
27
Parete L t h I α xG ky
[cm] [cm] [cm] [cm4] [°] [cm] [daN/cm]
13 1550 60 440 18619375000 0.00 30 499612
14 120 80 440 11520000 0.00 643 11137
15 567 80 440 1215228420 0.00 643 213434
16 165 50 440 18717187 0.00 597 15230
17 459 50 440 402927412 0.00 597 100419
18 120 65 440 9360000 0.00 603 9049
19 567 65 440 987373091 0.00 603 173415
20 240 70 440 80640000 0.00 1336 47720
21 586 70 440 1173841993 0.00 1336 194793
22 194 70 440 42591407 1.00 1818 30703
23 765 70 440 2611566562 1.00 1827 269326
24 350 70 440 250104167 1.00 1838 93498
25 226 70 440 67335193 1.00 1845 42320
Tabella 8.b – Rigidezza e coordinata baricentrica dei maschi in direzione y del primo piano f.t.
Parete L t h I α yG ky
[cm] [cm] [cm] [cm4] [°] [cm] [daN/cm]
26 141 80 470 18688140 0.00 40 14193
27 458 80 470 640479413 0.00 40 145759
28 57 80 470 1234620 0.00 40 1179
29 548 80 470 1097110613 0.00 40 187173
30 120 80 470 11520000 0.00 40 9382
31 325 40 506 114427083 0.00 782 37104
32 198 40 585 25874640 0.00 782 9553
33 283 50 620 94438279 0.00 782 23639
34 819 50 545 2288971912 0.00 782 161693
35 801 55 506 2355477671 3.71 1287 189014
36 115 70 470 8871770 0.00 1515 7339
37 215 70 470 57973854 0.00 1515 33249
38 97 70 470 5323925 0.00 1515 4642
Tabella 8.c – Rigidezza e coordinata baricentrica dei maschi in direzione x del secondo piano f.t.
Parete L t h I α xG ky
[cm] [cm] [cm] [cm4] [°] [cm] [daN/cm]
39 165 60 470 22460625 0.00 30 15644
40 305 60 470 14186325 0.00 30 56697
41 322 60 470 166931240 0.00 30 62407
42 369 60 470 251217045 0.00 30 78475
43 560 80 523 1170773333 0.00 643 166637
44 157 80 608 25799287 0.00 643 9664
45 285 50 588 96454687 0.00 597 26836
46 352 50 502 181725867 0.00 597 54140
47 120 65 479 9360000 0.00 1282 7253
48 547 65 568 886531332 0.00 1282 116409
49 260 70 587 102526667 0.00 1336 31015
50 258 70 500 100178820 0.00 1336 42721
51 159 65 470 21773261 1.00 1818 15506
52 275 65 470 112649740 1.00 1825 50740
53 93 65 470 4356933 1.00 1839 3840
Tabella 8.d – Rigidezza e coordinata baricentrica dei maschi in direzione y del secondo piano f.t.
28
Si riportano nella tabella 9 i baricentri delle rigidezze dei due piani della costruzione.
xG yG
Piano
[cm] [cm]
1 828.1 858.6
2 749.3 616.0
Tabella 9 – Baricentro delle rigidezze
Per i baricentri delle masse occorre determinare i baricentri di tutti gli elementi con massa
(pareti, solai, scale, ecc.) e valutare successivamente quello totale di ogni piano. Nella
tabella 10 si riportano i valori dei suddetti baricentri.
xM yM
Piano
[cm] [cm]
1 1010.3 528.0
2 906.1 625.1
Tabella 10 – Baricentro delle masse
Nella tabella 11 si riporta l’eccentricità tra baricentri delle masse e delle rigidezze (si
assume in valore assoluto) e la distanza della parete più esterna dal baricentro delle
rigidezze (per il primo piano f.t. la distanza dx si ricava dalla parete 3-8 e quella dy dalla
parete 7-8, mentre, per il secondo piano f.t. la distanza dx si ricava dalla parete 3-4 e
quella dy dalla parete 18-19 – per il riferimento delle pareti vedi figure 1).
ex ey dx dy
Piano
[cm] [cm] [cm] [cm]
1 182.2 330.6 1002.8 823.8
2 156.8 9.1 1079.5 899.4
Tabella 11 – Eccentricità tra baricentri delle masse e delle rigidezze
330.6
β x1 = 1 + 2 = 1.80 > 1.25 (31.a)
823.8
182.2
β y1 = 1+ 2 = 1.36 > 1.25 (31.b)
1002.8
9.1
β x2 = 1 + 2 = 1.02 < 1.25 (31.c)
899.4
156.8
β y2 = 1 + 2 = 1.29 > 1.25 (31.d)
1079.5
Delle precedenti solo la (31.c) assume il valore minore di 1.25 (valore massimo
ammesso), per cui per il coefficiente β può aumentare solo la resistenza in direzione x del
secondo piano f.t.
29
I coefficienti μ possono essere calcolati in modo più accurato applicando le (8). Le aree
con cui calcolare i coefficienti sono riportate nelle tabelle 2. Sostituendo i valori numerici
nelle (8) si ottengono i dati riportati nella tabella 12.
μx μy
Piano
[cm] [cm]
1 0.87 0.84
2 0.85 0.89
Tabella 12 – Coefficiente μ
Ad eccezione di pochi elementi, i maschi murari hanno dimensioni tali da poter ipotizzare
la rottura per taglio sia in direzione x che y (vedi figure 4). Ciò consente di attribuire ai
coefficienti ξ il valore 1.
Per l’assenza di elementi resistenti a trazione, non è possibile considerare le fasce di
piano resistenti, per cui i coefficienti ζ non possono assumere valori migliori di quelli già
considerati per valutare l’indicatore di rischio ottenuto dalla (28).
Sostituendo i valori dei coefficienti sopra calcolati nelle (4) si ottiene:
2.7 ⋅ 67379
S e, SLV, x1 = = 139.21 cm/s2 (33.a)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 69024
S e, SLV, y1 = = 142.62 cm/s2 (33.b)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 66155
S e, SLV, x2 = = 136.69 cm/s2 (33.c)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 60285
S e, SLV, y2 = = 124.56 cm/s2 (33.d)
0.90 ⋅ 1452
Tenendo conto della tabella 7 e delle (33) si deduce che il tempo di ritorno per lo stato
limite SLV è inferiore a 30 anni. Dalle (3) e dalla (33.d) si ottiene:
30
124.56
a SLV, c = = 0.045 (34)
1.19 ⋅ 2.35 ⋅ 980.6
a SLV, c 0.045
αu = = = 0.22 (35)
a SLV, d 0.2093
2.5 – Osservazioni
0.2
τ 0d = = 0.148 daN/cm2 (36)
1.35
Se si assume questo valore anche per il calcolo semplificato (si fa questa ipotesi solo per
confrontare le due procedure di calcolo), si ottengono i seguenti risultati:
2.09
τ d1 = 0.148 1+ = 0.48 daN/cm2 (37.a)
1.5 ⋅ 0.148
1.28
τ d2 = 0.148 1+ = 0.38 daN/cm2 (37.b)
1.5 ⋅ 0.148
31
0.85 ⋅1.0 ⋅ 0.8 ⋅ 255713 ⋅ 0.38
FSLV, x2 = = 96688 daN (38.c)
1.02 ⋅ 0.67
2.7 ⋅ 98006
S e, SLV, x1 = = 202.49 cm/s2 (39.a)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 100398
S e, SLV, y1 = = 207.43 cm/s2 (39.b)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 96688
S e, SLV, x2 = = 199.77 cm/s2 (39.c)
0.90 ⋅ 1452
2.7 ⋅ 88109
S e, SLV, y2 = = 182.04 cm/s2 (39.d)
0.90 ⋅ 1452
Il valore più basso lo fornisce la (39.d). Dalla tabella 7 si evince che il tempo di ritorno è
compreso tra 30 e 50 anni. Dalle (3) e dalla (39.d) si ottiene:
182.04
aSLV, c = = 0.066 (40)
1.19 ⋅ 2.35 ⋅ 980.6
a SLV, c 0.066
αu = = = 0.32 (41)
a SLV, d 0.2093
Altro fattore che penalizza i risultati è legato alla regolarità della costruzione. Nell’analisi
statica non lineare (pushover), poiché non entra in gioco il fattore di struttura, di
conseguenza non entra in gioco neanche la regolarità in altezza. Nell’esempio svolto
sopra si è assunto che la struttura non è regolare in altezza (dovuto soprattutto per la
parte di costruzione crollata al secondo piano). Se si ipotizza la struttura regolare in
altezza, il fattore di struttura passa dal valore 2.7 a 3.6. Sostituendo nella (39.d)
quest’ultimo valore del fattore di struttura si ottiene (si prende in considerazione solo la
relazione (39.d) in quanto quella che fornisce il valore minore):
3.6 ⋅ 88109
S e, SLV, y2 = = 242.72 cm/s2 (42)
0.90 ⋅ 1452
Dalla tabella 7 si evince che il tempo di ritorno è compreso tra 72 e 101 anni.
L’accelerazione di picco è data dalla seguente:
242.72
aSLV, c = = 0.089 (43)
1.19 ⋅ 2.35 ⋅ 980.6
32
L’indicatore di rischio in termini di accelerazioni è dato dalla (44):
a SLV, c 0.089
αu = = = 0.43 (44)
a SLV, d 0.2093
33