Sei sulla pagina 1di 17

LA POTENZA DEI NUMERI di Giuseppe Corapi

Il Numero ha le sue leggi particolari di costruzione e d'evoluzione e per essere comprese necessario fare alcune importanti distinzioni. La prima di distinguere lo studio quantitativo dei numeri che perseguito dagli attuali matematici, dallo studio qualitativo come era perseguito nei centri iniziatici dell'antichit. Secondo Pitagora i numeri pari sono i numeri della giustizia a causa della divisione uguale delle loro parti sino all'unit. Infatti nell'uguaglianza che si trova la ragione e il complemento di ogni giustizia. Egli ha segnalato la decade come il limite, il confine, la somma di tutti i numeri. Egli ha pensato che i numeri superiori a dieci non sono che una ripetizione dei primi dieci e perci ha attribuito una grande dignit alla decina. Secondo Boezio, tutto ci che stato ordinato dalla natura prima delle cose, sembra aver avuto per ragione la potenza dei numeri. Da ci deriva la molteplicit degli elementi, la successione dei tempi, il movimento degli astri, la rotazione dei cieli. La disposizione di tutte le cose ha per principio necessario l'incatenamento dei numeri. Dunque i numeri racchiudono nella loro natura le virt pi estese e pi sublimi. Per il filosofo che considera quanto grandi e numerose siano le meraviglie nascoste nelle cose naturali, nonostante gli effetti sensibili che ci costringono a sospettarle pi che a vederle, non sorprendente che le potenze annesse ai numeri siano tanto pi ammirevoli, tanto pi efficaci, quanto questi numeri sono pi formali, pi perfetti, pi mescolati alle sostanze distinte, pi impressi di quel carattere di grandezza e di semplicit che li avvicina alle idee divine, delle quali dipendono le forze particolarmente reali che possiedono. Tutto ci che esiste, tutto ci che fatto sussiste secondo certi numeri ed estrae da l la sua potenza.

Il tempo ha il numero per base, cos di ogni movimento, di ogni azione e di tutte le cose che sono sottomesse al cambiamento dei luoghi, alla successione degli istanti. L'armonia degli strumenti e delle voci si completa con rapporti numerici che misurano le loro proporzioni e le loro forze. Poi le proporzioni che nascono dal paragone dei numeri si traducono in linee e in punti che danno dei caratteri e delle figure. Infine,tutte le forme che esistono nel mondo naturale o soprannaturale sono sottomesse a certi numeri. Pitagora meditando su queste cose ha detto che tutto sussiste per il numero e che il numero determina le virt proprie e semplici dei differenti esseri. Proclo afferma che il numero esiste in tutto, nondimeno differente, nella voce, nella proporzione sensibile, nell'anima e nella ragione, poi nelle cose divine. Temistio, Boezio, Averro di Babilonia adottando il pensiero di Platone, innalzano cos in alto i numeri, che sono persuasi che impossibile, senza il loro soccorso, prendere a trattare le questioni filosofiche. Essi parlano, vero, del numero razionale e formale, non gi del numero materiale, sensibile, vocale, del calcolo volgare sprovvisto di ogni significato metafisico, che non ha alcun prezzo agli occhi dei pitagorici, e degli accademici; ma del rapporto spirituale, delle quantit che essi chiamano numero naturale, formale, razionale, dal quale emanano i grandi misteri, tanto nelle cose naturali quanto nelle cose divine e celesti, questo numero apre la via alla conoscenza di tutto ci che pu essere saputo, esaminato e compreso. I pi illustri interpreti della filosofia concordano dunque nello stabilire che c' nei numeri una virt nascosta la cui efficacia ammirevole, sia per il bene, sia per il male. I pitagorici avevano preannunciato molte cose con i numeri dei nomi e se in ci non c'erano grandi misteri, nell'Apocalisse Giovanni non avrebbe detto: "Che colui il quale intelligente conti il numero del nome della bestia, un numero d'uomo". Questo modo di contare in grande onore presso i Cabalisti e sar nostro motivo di studio in una tappa successiva della Piramide Scozzese. La seconda distinzione da stabilire che lo studio dei numeri abbraccia molteplici adattamenti ed un vero mondo intellettuale se inteso come trattamento dei numeri e

dei loro rapporti analogici, cos come veniva insegnato in tutte le scuole derivate dai pitagorici e dai neoplatonici. Secondo l'insegnamento esoterico ci sono tre piani in tutta la creazione: 1- Un piano superiore o interiore chiamato generalmente piano divino o spirituale. 2 - Un piano intermedio chiamato generalmente piano vitale o astrale. 3 - Un piano inferiore o esteriore chiamato generalmente piano corporale o materiale. Cos come l'Universo e l'Uomo sono costituiti da tre Principi, anche i Numeri danno, ugualmente, un triplice senso, con adattamenti diversi ai diversi piani. Dal punto di vista della loro costituzione, i Numeri hanno: 1 - Una struttura corrispondente alla ANATOMIA. 2 - Una organizzazione corrispondente alla FISIOLOGIA. 3 - Una filosofia corrispondente alla PSICOLOGIA. L'ANATOMIA del Numero ci mostra in che modo costruito, quali sono i suoi organi costruttivi e quale il suo posto nella serie, poich alla anatomia personale si aggiunge l'anatomia comparata che determina la sua famiglia e la sua razza. Se analizziamo un numero qualsiasi e sottraiamo il suo valore numerale, noteremo che il resto sempre 9 o un multiplo di 9. Sia il numero 267: Addizionando le tre cifre che lo costituiscono 2+6+7, si ottiene 15. Se si sottrae 15 da 267 otteniamo 252 che d 9 addizionando le tre cifre 2+5+2. Questo metodo conduce alla ricerca dei tre principi costituenti il numero: lo Spirito, il Corpo, l'Astrale. Lo SPIRITO del numero ottenuto dall'addizione delle sue cifre costituenti: cos 267 ha per spirito 15 risultato dall'addizione di 2+6+7. Il CORPO di questo numero dato dall'addizione del numero che resta dopo che stato tolto lo spirito del numero: se da 267 togliamo 15, resta 252 la cui addizione delle cifre d 9.

L'ASTRALE del numero ci che resta dopo che si tolto lo spirito ed il corpo fisico o materia. Per 267, il numero meno lo spirito 15 e la materia 9, cio 243. Sia il numero 267. Abbiamo: SPIRITO DEL NUMERO ASTRALE DEL NUMERO MATERIA 0 CORPO DEL NUMERO 15 243 9 267 Vi da notare che tutti i numeri senza eccezione, quando si estratta la somma delle loro cifre, danno per risultato un numero la cui somma fa 9; numero della materia e ultimo termine della serie 3-6-9. Inoltre il numero che consideriamo come l'astrale del numero fa pure 9 per addizione delle sue cifre. I primi 9 numeri sono spirito. Non hanno n corpo n astrale. Dal 10 al 19 i numeri hanno uno spirito ed un corpo; non hanno astrale. A partire da 20, i numeri hanno un corpo, uno spirito ed un astrale. La FISIOLOGIA numerale consiste nello studio dell'azione reciproca degli organi che entrano nella costituzione di un numero, poi questa stessa azione sugli altri numeri e sugli organi costituenti questi altri numeri. La legge che governa questo secondo aspetto della costituzione dei numeri la legge del ternario che una legge generale. I tre termini che costituiscono il ternario sono: 1 - Un termine attivo 2 - Un termine passivo 3 - Un termine neutro risultante dall'azione dei due primi l'uno sull'altro. I primi numeri che agendo l'uno sull'altro ne producono un terzo sono 1 e 2 poich 1 + 2 = 3. Possiamo dedurne che il senso dei primi 3 numeri il seguente:

Il numero 1 rappresenta l'Attivo; Il numero 2 rappresenta il Passivo; Il numero 3 rappresenta la Reazione del Passivo sull'Attivo. Secondo il metodo analogico, possiamo sostituire la parola ATTIVO con la cifra 1 che rappresenta tutte le idee governate da questo principio, la parola PASSIVO con la cifra 2, la parola NEUTRO con la cifra 3. Cos facendo i calcoli applicati alle cifre si applicano matematicamente alle idee nella scienza antica, il che rende i suoi metodi cos generali ed anche cos differenti dai metodi moderni. Secondo la dottrina Pitagorica, che riassume quelle degli Egizi suoi maestri, quelle degli Ebrei, degli Indiani e quelle dell'intera antichit, poich l'essenza divina inaccessibile ai sensi, dobbiamo impiegare per caratterizzarla, non il linguaggio dei sensi, ma quello dello spirito; davano all'intelligenza o al principio attivo dell'Universo il nome di monade o di unit, perch sempre lo stesso; alla materia o al principio passivo quello di diade o di molteplicit perch soggetto ad ogni specie di cambiamenti, infine quello di triade a ci che il risultato dell'intelligenza e della materia. Designavano l'Essere Supremo con 1, la materia con 2, ed esprimevano l'Universo con 12, che il risultato della unione dell'uno e del due. Oggi si sorride al pensiero che il numero 4 potrebbe agire come un essere vivente nel piano delle "idee-forze" od anche che rappresenti, nel mondo delle leggi, una chiave che apra molte porte ancora chiuse. Ma il numero della forza 4, o il numero del quaternario, ritenuto il pi necessario per la conoscenza dei numeri poich esso mostra la progressione della forza nel mondo materiale, ci significa che: ogni forza 1 questa forza ha un effetto, forza ed effetto, 2 ogni effetto ha un seguito, forza , effetto e seguito, 3 il seguito ha una realizzazione, forza effetto e seguito nella sua realizzazione, 4. Essendo ogni cosa realizzata nell'universo, 4 chiamato il numero della forza, che costituisce il grande quaternario di tutte le cose.

Da questo numero nasce 10, perch 10 contenuto in 4. 10 considerato come immagine la proporzione della forza 1 alla periferia 0, dal punto alla linea circolare ed chiamato Numero universale perch tutto ci che esiste consiste nella proporzione dall'energia all'estensione; 9 il numero della linea circolare o dell'estensione, e ne la causa per cui la forza forma nell'estensione il cerchio naturale. Non dobbiamo per lasciarci ingannare dal cerchio ordinario, poich il cerchio meccanico o geometrico si distingue molto dal cerchio della natura. Il cerchio della natura si forma dal movimento di una forza verso l'estensione. Nel punto in cui cessa l'energia della forza, la circonferenza ha inizio. Se gettiamo una pietra nell'acqua, notiamo che si forma un cerchio; questo proporzionale alla forza del colpo e alla grandezza della pietra; tutte e due, la forza del colpo e la grandezza della pietra, riunite danno il punto di caduta, l'energia dell'estensione. Poi linee rette emanano dal punto di caduta secondo la proporzione dell'energia e, nel punto in cui questa cessa ha luogo l'inizio della linea circolare. Il cerchio della natura ci d l'immagine della manifestazione delle proprie forze; l'azione e la nascita della reazione. Tutto ci che ha estensione, si regola sulla legge del cerchio. Dall'estensione della forza e dal rientro in s stessa deriva il movimento di tutte la cose. La forza dell'estensione la prima nella natura; questa rientrando in se stessa chiamata forza d'attrazione; se invece si estende nuovamente , forza di repulsione. Dunque non esiste che una sola forza, di cui tutte le altre sono modificazioni. Esiste anche un quaternario intellettuale, che si regola ugualmente sulla progressione forza - effetto - successione - realizzazione, poich non necessario che la realizzazione resti sempre corporea; per esempio: pensiero 1

volont 2 azione 3 fatto 4 In questa progressione osserviamo che il pensiero e la volont creano il fatto. Che ogni fatto un numero le cui parti sono l'azione, la volont e il pensiero, e che per fare il fatto, la progressione deve trovarsi interamente nel fatto, come per esempio: pensare male 1 pensare e volere male 2 pensare, volere e agire male 3 risultato, un cattivo fatto 4 Il fatto non rimane corporeo, ma la realizzazione del pensiero, della volont e dell'azione, e volendo considerare l'uomo secondo la legge delle progressioni, scorgiamo in esso un interiore ed un esteriore. Un esteriore che dipende dall'interiore per ci che diretto dall'interiore. L'uomo vive e muore; il cambiamento nella morte avviene nell'interiore; nell'esteriore, l'effetto della forza che vivifica l'uomo nell'interiore cessa; il corpo resta come una massa inanimata. Scorgiamo nell'uomo che vive, che ha facolt di pensare, l'intelligenza, il giudizio e l'immaginazione; tutte queste facolt non le scorgiamo pi nel corpo morto: queste facolt devono essere delle qualit dell'interiore non dell'esteriore, poich senza di ci esse esisterebbero ancora dopo la morte. Questo interiore si distinque dunque essenzialmente dall'esteriore poich ci sono delle qualit differenti da esso, e le qualit costituiscono l'intero d'una cosa. Ci che nell'interiore deve essere una forza, e ogni forza essenzialmente differente dalla materia, perch non possiede n divisibilit sensuale, n estensione sensibile. Questa forza di vita interiore dunque anima ed essenzialmente differente dal corpo.

Ma se pensiamo bene ci che abbiamo precedentemente analizzato, ci accorgiamo che il Quaternario riporta all'unit i numeri 1, 2, 3, ed una ripetizione dell'unit; di conseguenza deve agire come agisce lunit. Infatti nella formazione di 3 con 1 + 2, il 2 formato da una unit che si oppone a se stessa. Nella progressione 1, 2, 3, 4 abbiamo prima l'unit 1, poi una opposizione dell'unit a se stessa 2, poi l'azione di questa opposizione sull'unit 1 + 2 + 3, ed infine il ritorno ad una unit d'ordine differente (1.2.3.) 4. La conoscenza di questa progressione ci consente di comprendere la seguente frase, estratta da un vecchio libro ermetico: "RIDURRE IL TERNARIO PER MEZZO DEL QUATERNARIO ALLA SEMPLICITA' DELL'UNITA". La genesi dei numeri si ridurrebbe dunque a queste quattro condizioni e poich, come abbiamo gi espresso, i numeri esprimono esattamente delle idee, questa legge applicabile alle idee. Ecco quali sono questi quattro termini: Unit o ritorno all'Unit 1 4 7 10 (1) Opposizione Antagonismo 2 5 8 11 (2) Azione dell'opposizione sull'Unit 3 6 9 12 (3)

Per poter comprendere gli scritti ermetici dobbiamo dire qualche parola sulle operazioni impiegate dagli antichi sulle cifre ed in articolare due di queste operazioni sono indispensabili da conoscere in quanto rappresentano secondo i pi grandi maestri, il cammino che la natura segue nelle sue produzioni; queste due operazioni sono: 1) La Riduzione teosofica

2) L'Addizione teosofica La riduzione teosofica consiste nel ridurre tutti i numeri formati a due o pi cifre in numeri di una sola cifra, addizionando le cifre che compongono il numero sino a che non ne resta che una. Es: 10 = 1 + 0 = 1 11 = 1 + 1 = 2 12 = 1 + 2 = 3

e per i numeri composti: 3221 = 3 + 2 + 2 + 1 = 8 666 = 6 + 6 + 6 = 9 Da ci deriva una considerazione molto importante, cio che tutti i numeri, qualunque siano, non sono che delle rappresentazioni delle prime nove cifre. Poich le nove cifre, come si pu osservare nel precedente esempio, non sono che rappresentazioni dei quattro primi, tutti i numeri sono rappresentati dai quattro primi. Ora queste prime cifre non sono che degli stati diversi dell'Unit. Tutti i numeri, qualunque siano, non sono che delle manifestazioni diverse dell'unit. L'addizione teosofica consiste, per conoscere il valore teosofico di un numero, nell'addizionare aritmeticamente tutte le cifre dall'unit sino al numero stesso. es: 4 = 1 + 2 + 3 + 4 = 10 7 = 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 = 28 = 2 + 8 = 10 Verifichiamo ora matematicamente la frase che abbiamo citato precedentemente (RIDURRE IL QUATERNARIO PER MEZZO DEL TERNARIO ALLA SEMPLICITA' DELL'UNITA'): Ternario = 3 Quaternario = 4 3+4=7

per addizione teosofica e riduzione del totale: 7 = 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 = 28 = 2 + 8 = 10 = 1 + 0 = 1

L'operazione verr scritta cos: 4 + 3 = 7 = 28 = 10 = 1 di conseguenza 4 + 3 = 1 Riprendendo l'esempio cifrato dato precedentemente osserviamo, servendoci dei calcoli teosofici, che l'unit riappare, cio il ciclo ricomincia, dopo tre progressioni poich 10, 11, e 12 ridotti teosoficamente danno nuovamente origine a 1, 2 e 3. Queste tre progressioni rappresentano i tre mondi nei quali racchiusa ogni cosa. Osserviamo inoltre che la prima linea verticale 1, 4, 7, 10, che abbiamo considerata come rappresentante l'Unit a diverse Ottave, infatti la rappresenta poich: 1=1 4=1+2+3+4=10=1 7=1+2+3+4+5+6+7=28=10=1 10=1 13=1+3=4=10=1 16=1+6=7=28=10=1 ecc Uno dei punti di Vista della fisiologia dei numeri l'azione di un Essere - Numero su un altro Essere - Numero; tale azione racchiusa nelle quattro grandi operazioni ed la via che permette l'Essere-Numero di passare da un piano all'altro: 1) addizione o uscita dell'unit verso la molteplicit in riga (piano dello Spirito poich lavora sulla riga) 2) moltiplicazione semplice o uscita al quadrato (piano delle Forze astrali poich lavora sul piano), moltiplicazione cubica o uscita al cubo (piano della materia poich lavora sui solidi) 3) rientro della molteplicit nell'unit per mezzo della sottrazione 4) rientro della molteplicit nell'unit per mezzo della divisione, radice quadrata o cubica (secondo i piani) Osserviamo che i numeri sono pi carichi di potenza luminosa se sono vicini all'unit o posseggono meno luce se sono pi lontani dall'unit, in altre parole un numero tanto pi grande in valore effettivo quanto pi piccolo in valore cifrato, il numero 1 il pi potente di tutti.

La rappresentazione geometrica o figurativa di un numero pu darci la chiave dei "campi di forza" azionati ed il loro sistema di equilibrio per ogni numero. Ad esempio il numero 3 ha per rappresentazione cifrata 3 e per rappresentazione geometrica il triangolo; mentre la cifra sempre simile a se stessa (3 non differisce per nulla da 3), il triangolo pu essere equilatero o rettangolo o isoscele o scaleno e con ci ci mostra delle funzioni differenti nelle linee di forza generate dallo stesso numero. La Psicologia dei numeri ci rivela la loro azione nell'Universo, il carattere e l'origine di questa azione. Se si conosce il numero di ogni facolt umana,si pu agire su questa facolt via via che si agisce sull'Essere - Numero corrispondente. Il Numero considerato un linguaggio; quello che la filosofia chiama "Ontologia o Scienza dell'Essere". Il suo alfabeto la serie dei 9 primi Numeri completata dallo zero. Per comprendere questa definizione e questo alfabeto occorre risalire sino alla nozione dell'Essere che il Numero deve raccontare. L'Essere, in s, non ha n forma n limite, l'Infinito. Per la concezione del nostro mondo reale, l'Infinito doppio: Infinitamente grande come lo spazio celeste che si estende intorno a noi; Infinitamente piccolo come il punto matematico che realizziamo con le nostre punte perfette, cio con l'intersezione di tre piani concorrenti. Possiamo dunque rappresentarcelo materialmente e realmente nella sua doppia concezione come un punto matematico nello spazio infinito. Bisogna per aggiungere che questo punto matematico non il nulla; dobbiamo figurarcelo come la condensazione estrema di tutto l'Universo, riunente in s, di conseguenza, tutta l'energia che vi attribuita, di qualsiasi natura sia. E' la Potenzialit totale, l'Onnipotenza di agire. Nemmeno lo spazio il Nulla, una realt e forse la pi certa e la pi innegabile per noi: la Onni-Impotenza di fare; il vuoto, l'Essere ridotto alla sola facolt di contenere, di ricevere; la potenza d'essere.

Il punto e lo spazio sono inseparabili: necessario che il punto sia in qualche parte, sotto pena di non essere. E' vero che possiamo, al contrario, concepire, come una realt cos tangibile, l'Onnipotenza diffusa nello spazio infinito e di conseguenza annullata a vantaggio di questo; le parti sono allora rovesciate: l'Onnipotenza diventata Onni-Impotenza con la sola facolt di essere condensata e lo spazio diventato l'Onnipotenza di condensare, di ridurre, di annullare il Tutto che contiene, di ritornare al Vuoto, di annullare la manifestazione di Potenza, in una parola, l'Onniresistenza. Ma qualunque sia delle due concezioni quella che si adatta (non solo sono concezioni possibili, ma molto probabile che siano delle realt che si succedono a periodi alternati, come affermano tutte le tradizioni), essa ci definisce sempre l'Essere Assoluto come la dualit dell'Infinitamente grande. E' la sola concezione possibile per noi perch siamo racchiusi nel mondo reale in cui tutto duale; e ciascuno dei due infiniti ci pare doppio : infinito in Potenza se nullo in spazio e reciprocamente (o il rovescio se la Potenza riempie lo spazio). Cos l'Assoluto non ci che chiamiamo l'Essere; l'Assoluto non ci concepibile che per i suoi due poli; non sappiamo di lui niente di pi; ci che noi ordinariamente chiamiamo Un Essere, la combinazione i questi due poli: zero e infinito. Tutti conoscono infatti la dimostrazione matematica che riassume la formula 0 x 1. Un numero qualsiasi, una realt qualunque, individuale, il prodotto di zero per l'infinito. Estendendo questa nozione sino a questi limiti estremi, chiamiamo l'Essere per eccellenza, il massimo di questo individuo e Non-Essere, il suo minimo cio i due valori della quantit reale che arrivano a contatto dei poli dell'Assoluto. L'espressione Non-Essere non significa il Nulla o impossibile, ma, al contrario ci che non essendo ancora in potenza di Essere. In quanto al Nulla propriamente detto per noi una concezione cos impossibile come quella dell'Assoluto, se non pi impossibile ancora. Al di sopra di tutto ci sono tre Numeri essenziali: l'Infinito, lo Zero e l'Uno, loro prodotto. =

Lasciamo, per il momento, da parte i due primi ed occupiamoci solo dell'ultimo: andiamo a trovare in esso la sorgente di tutti i Numeri o esseri individuali. L'UNO Si chiama Uno ogni essere reale considerato in s, nella sua essenza, in ci che lo distingue da ogni altro essere, in ci che fa di lui una individualit, qualcosa che la conoscenza non pu pi analizzare, anche se questo qualcosa rivestito di una forma multipla, il che comune. L'Uno pu avere una infinit di variet che lo avvicinano pi o meno, come poc'anzi stato detto, all'uno o all'altro polo dell'Assoluto, sino al contatto con questi poli. Si osservano dunque tre specie di Uno: i due estremi e gli intermediari, in numero infinito. I due estremi sono: da una parte, quello che senza cessare di essere reale, pu colmare tutto lintervallo, tutta la differenza tra i due poli e, dall'altra, quello che, al contrario, abbastanza piccolo per lasciare vacante tutto questo intervallo; in altre parole il Tutto ed il Niente. Sono chiamati anche: l'Essere ed il Non Essere. Infatti differiscono dai poli dell'Assoluto ai quali sono stati dati poco fa gli stessi nomi, per il fatto che questi Uno estremi possono generare il reale e gli appartengono; sono, per noi, come il verso di questi poli di cui il rovescio dal lato dell'Assoluto. Sono chiamati anche, pi correttamente, l'Uno assoluto e lo zero assoluto (cio che arrivano ai limiti del reale). Pitagora distingueva questo Uno assoluto dall'Uno reale, o essenza di ogni individuo, assegnandogli due poli: l'uno Infinito, l'altro nullo. Il Polo onnipotente dell'Uno assoluto l'Essere che chiamiamo mEssere Supremo o Dio. Il Polo non-essere dell'Uno assoluto ci che chiamiamo Niente o il Nulla. Ogni essere finito la combinazione di questi due poli dell'Uno assoluto e poich il Niente essenzialmente incapace di dare l'essere, lui che lo riceve per formare l'Uno individuale.

In ogni essere finito, l'elemento di natura infinita che l'anima , rispetto a noi, ci che chiamiamo lo spirito; rispetto a Dio, lo chiamiamo il Verbo, perch il pensiero particolare che Dio realizza con la creazione; la forma l'espressione, l'esteriorizzazione di questo pensiero. Tutti gli esseri sono dunque creati dal Verbo e senza di lui, nessuna delle cose create stata fatta (Vangelo di Giovanni, cap. 1). Il primo atto di creazione l'estensione del Polo Essere sino al Polo Non-Essere per combinarsi con lui; la manifestazione dell'Uno Assoluto. Ma l'Uno individuale, qualunque sia, prodotto dell'infinito per zero, differente dall'uno e dall'altro; non riempie che una porzione del loro intervallo; la sua esistenza presuppone dunque un sovrappi di questa qualit; questo sovrappi il suo DUE. In altre parole, ogni individuo non esiste che alla condizione di differenziarsi da tutto ci che non lui. Abbiamo un'altra nozione del numero Due; lo intendiamo come l'essere composto dall'aggiunta di una Unit a un'altra simile per farne un nuovo Tutto. Infatti questa nozione ancora quella dell'Uno,cio dell'estensione parziale dell'uno dei due poli verso l'altro, solo il movimento ne scomposto in parti uguali, che sono altrettanti passi distinti, il risultato sempre Uno (si potrebbe formularlo 1 = 0 x + 0 x ). La nozione che si acquisisce da questa distinzione piuttosto quella di complessit e di successione; in altre parole, quella di Misura e Tempo; essa cade nel campo dell'aritmetica mentre siamo in quello dell'Aritmologia. Questa nota si applica ad ogni specie di numero diverso dall'Unit, il principio di tutte le operazioni aritmetiche additive (addizione, moltiplicazione, potenza ecc.). Tuttavia questa considerazione aritmetica del Due presuppone e comprende un'altra definizione aritmologica di questo Numero: per discernere due o pi parti in un numero complesso, dobbiamo cominciare con il decomporlo; ci che facciamo con l'operazione aritmetica della sottrazione e dei suoi derivati (sottrazione, divisione, radice ecc ... ). Ora questa operazione si fa con la potenza del Numero negativo e con questo Numero rientriamo nell'Aritmologia: Il Numero negativo quello che per natura ha la

propriet di sottrarre; per esempio: una quantit di ghiaccio aggiunta all'acqua calda una quantit negativa; raffredda. Pi chiaramente possiamo dire: il Numero negativo quello che, aggiunto ad una Unit qualunque, vi fa apparire il Due o aumenta il Due aritmologico definito poco fa. Dobbiamo concludere che l'Unit negativa un Due e un Due inverso di quello pi sopra (si pu scrivere 1 = x 0, invece di 1 = 0 x ) perch tende verso lo zero invece che dirigersi verso E il principio dell'analisi, della decomposizione, della negazione; anche quello dell'opposizione, per disgiunzione, e di conseguenza, quello del Male, della discordanza. D'altra parte, il Due positivo pu avere due variet, secondo che viene a contatto a partire dall'uno o dall'altro polo: lo si dir maschile al polo positivo; femminile se si ricollega al negativo. Riassumendo possiamo definire il Due come il complemento relativo dell'Uno; che questo Uno sia l'Uno assoluto o una unit individuale. Ma se l'uno ed il Due complementare sono stati separati dal pensiero divino, il TRE il legame che ristabilisce l'Unit tra loro, riunendoli in s e pervadendoli l'un l'altro con la sua Essenza che l'invincibile indivisibilit. Differisce dall'uno e dall'altro in quanto non ha alcun complementare, alcun opposto possibile: sfugge ad ogni misura, ad ogni variazione, ad ogni steriorizzazione formale: puro spirito; l'essenza stessa dell'Essere. Solo l'individuo, l'Uno finito, pu accettarlo o rifiutarlo in proporzioni diverse; la sua percezione per la creatura una soggettivit variabile, altrimenti l'amore diverrebbe una tirannia. Pervadendo l'uno e l'altro per unirli, si identifica in certo qual modo con ciascuno di essi per accoglierli in s; cos Pitagora lo chiama Unit ermafrodita. Per l'uno ed il Due assoluti, l'unione cosi formata una Tri-unit. Siccome l'uno e il Due sono suscettibili di quantit, la loro unione tri-unitaria lo pure, ma, nella loro assoluta qualit, questa unione parziale sempre una; corrisponde allo stato attuale dell'Unione eterna e progressiva dei due poli estremi; sempre armoniosa: tali sono le generazioni delle potenze celesti (teogonia, generazione degli dei, ecc.) e le formazioni della Natura. Ma quando si tratta di creature provviste di volont e di iniziativa di esseri primordiali, che non sono accessibili che parzialmente allo spirito di Unit, questi esseri non possono produrre nulla di completo senza prendere in prestito l'Unit alla

Natura scomponendo delle individualit anteriori (o le loro proprie, o d'altre estranee a essi tessi) e le loro formazioni pi o meno discordanti sono soggette alla morte. Allora la loro unione espressa da una Tri-unit speciale, quella generatrice perfettamente caratterizzata dalla Trinit popolare dell'India: Brama, il creatore; Siva, il distruttore, agente della divisione e della decomposizione necessaria di una nuova formazione, ocme alla riduzione delle sue imperfezioni; Visn che preserva ci che essa ha di armonioso. Tale pure la nostra trinit: Padre, Madre, Figlio. Non mai una Tri-Unit. Non solo il Tre triplice per il compimento della funzione unificante, ma compie anche in ciascuno degli altri due Numeri una disposizione ternaria; infatti deve: 1- disporre l'Uno a unirsi al Due per una specie di polarizzazione verso di esso; 2- prenderlo nella sua unit essenziale, come termine intermedio; 3- farlo penetrare nel Due con esso per compiervi lunione definitiva. Compie la stessa serie di disposizioni in seno al Due e cos si effettua l'unione per penetrazione reciproca. Cos per l'unione creatrice dall'Uno assoluto al Due, fa dapprima dell'Uno una Causa di realizzazione: il suo pensiero primo, il suo Verbo in esso; ne fa poi un Mezzo, una Possibilit, il piano della creazione adatto a realizzare il pensiero; e in terzo luogo, la sorgente di efficacia o Fine, la Potenza sull'inerzia del Non-Essere. Sono altrettanti gradi di discesa del Verbo nel suo sacrificio amore. D'altra parte, in seno alla Natura, dispone l'Intelligenza, capace di ricevere il pensiero divino; d l'Idea della forma che pu corrispondere al piano del Verbo; e l'Energia che compier e conserver questa forma. E'ci che simboleggia il Sigillo di Salomone. Da ci ne derivano alcune conseguenze. In primo luogo ci saranno tre fasi della creazione e di conseguenza tre classi di creature: il piano divino o regione divina del Pensiero, quello dell'Uno; il piano medio, di transizione o regione media, quello Intelligibile e della legge; e il piano di effettualit, di possibilit di essere reale, cio tri-unitario, la regione delle forme.

In secondo luogo, il funzionamento del tre comporta immediatamente l'esistenza ed il funzionamento del Sei. Infine, non solo l'esistenza dello Spirito di unit implica quella del Sei, ma la fine realizzatrice che la sua ragione d'essere e quella della creazione, implica una terza Unit. Infatti non basta che il Due sia stato messo in condizione di compiere la realizzazione o unione finale, occorre che l'esegua a sua volta, con il suo sforzo. A ciascuna delle facolt enumerate adesso, come ricevute dal due, dallo Spirito d'unit, si aggiunge una facolt attiva propria, che si sveglia: all'Intelligenza risponde l'Amore, l'Attrazione, il Desiderio, sorgente di ogni evoluzione. All'idea si sovrappone la Volont, la decisione di produrre la forma adeguata a quella sentita. All'energia si aggiunge il Movimento, prodotto dal desiderio e dal volere, occupazione reale dello Spazio con l'estensione. Dunque ci sono Tre trinit necessarie alla creazione e non gi solo Due. Cos la sola creazione dell'Uno che porta con s quella del Due necessita pure quella di Nove Numeri in totale. Ecco perch gli Antichi Maestri dicevano che non c' che un Numero, quello che si scrive: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9; ogni altro non un Numero propriamente detto, un composto fatto dal Numero ripetuto pi o meno: solo questa serie il Numero.