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CITT-LABORATORIO

La qualit dello sviluppo nelle societ avanzate


di Paolo degli Espinosa; 2003

Il problema centrale posto dalle ricerche sulla sostenibilit dello sviluppo riguarda il rapporto tra sviluppo quantitativo, economico e sviluppo qualitativo delle relazioni umane. Tra le cose singolari non si d nulla di pi utile per luomo, che luomo; Baruch Spinosa; Etica

INDICE
PREMESSA: AMBIENTALISMO, SOSTENIBILIT, QUALIT DELLE RELAZIONI ___ 3
Chiave di lettura ____________________________________________________________ 3

PARTE I. LA SOSTENIBILIT AMBIENTALE _________________________________ 5


In Italia: diverse organizzazioni a base scientifica, poco fondamentalismo ____________ 5 I limiti allo sviluppo del Club di Roma _________________________________________ 5

PARTE II. ELEMENTI DI ANALISI DELLA SOCIET INDUSTRIALIZZATA _________ 6


Differenza di opinioni rispetto al capitolo di Della Pergola intitolato La vera critica sociale____________________________________________________________________ 6 Il cambiamento antropologico del XX secolo, il nuovo metabolismo _________________ 7 Rapporto con Marx e Weber __________________________________________________ 8 Un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale (Habermas) _______________ 9 Muoversi fin dora verso una nuova impostazione concettuale generale______________ 9 La dimensione globale: lanalisi di Ulrich Beck. Lo sviluppo umano secondo lONU ___ 10 Economia trans-nazionale e crisi dello stato sociale nelle societ occidentali ________ 12 Non tutto ci che serve, producibile, non tutto ci che si produce, serve __________ 13 Il conseguimento dei beni finali: le nuove scarsezze qualitative e immateriali ________ 15 Ricchezza diffusa e tendenza di privatizzazione economicista _____________________ 16 Il rischio dellimpoverimento sociale nelle economie avanzate _____________________ 17 Bivalenza economico-sociale-ambientale. Indicatori per tre capitali: privato, comune, sociale ___________________________________________________________________ 19 Avvicinamento al soggetto: lapproccio della antropologia culturale ________________ 22 Il materialismo culturale di Marvin Harris: fatti e rappresentazioni __________________ 22 Confinamento dei modi di vivere possibili e progetto di riforma sociale ed ecologica__ 23 Una teoria post-marxista della condizione umana: il concetto antropologico di cultura lancia una sfida alla ragione pratica __________________________________________ 24 La privatizzazione dellindividuo. I vantaggi di cambiare modo di vivere _____________ 25 Le relazioni umane non si producono in fabbrica ________________________________ 26 Il fordismo e lesperienza degli ultimi 25-30 anni_________________________________ 28 Rinnovamento degli individui e delle aziende. Deficit antropologico-ecologico _______ 31

PARTE III. PROPOSTE PER REALIZZARE UNA SOCIET MIGLIORE ___________ 31


La vera questione la propriet privata ? ______________________________________ 31 Puntare sulla qualit dello sviluppo attraverso la regolazione del mercato ___________ 34 Distinguere i benefici dai mali dello sviluppo ___________________________________ 34 Creare mondo attorno agli individui con la loro partecipazione ___________________ 35 La riforma dello sviluppo nellambito del sistema mondo _________________________ 36 Possibilit di accelerazione di tendenze positive in atto: la dematerializzazione ______ 38

Nuova domanda di benessere, progetti territoriali _______________________________ 40 Schema per un progetto locale _______________________________________________ 41 Alcune obiezioni dalle aziende, ma anche dagli individui _________________________ 44 Movimenti e associazioni: necessit di un interlocutore istituzionale _______________ 46 Il ruolo del lavoro per lo sviluppo orientato alla qualit ambientale e al benessere di relazione _________________________________________________________________ 47 Ravvicinamento tra attivit di lavoro e vita sul territorio __________________________ 49 Sbloccare la democrazia istituzionale: la Costituzione Italiana del 1946 _____________ 51

Parte IV: Attualit e conclusione _________________________________________ 52


Necessit di una risposta di pace e qualit dello sviluppo ________________________ 52 Conclusione ______________________________________________________________ 54

PREMESSA: AMBIENTALISMO, SOSTENIBILIT, QUALIT DELLE RELAZIONI


Chiave di lettura La ricchezza privata non di per s trainante per la ricchezza sociale-relazionale. Lagire individuale nelle societ sviluppate caratterizzato da un misto tra attivit socialipartecipative e attivit competitive finalizzate allaumento del consumo. Tra le pressioni che agiscono sullindividuo, sono per prevalenti quelle a favore dei consumi, determinate dal tentativo degli interessi economici di incanalare i diversi bisogni umani verso quella parte che producibile dal mercato e acquistabile dagli individui. Queste pressioni agiscono quindi, in modo distorsivo, a favore della sostituzione di attivit sociali con attivit private, a danno dei beni relazionali, della coesione sociale, della qualit ambientale e della stessa civilizzazione delle abitudini e degli interessi. Per di pi, un tale retroterra sociale non pu essere adeguato alle esigenze della cooperazione mondiale. A fronte di questo fallimento del mercato, che si aggiunge ad altri pi studiati, non occorre per una uscita dal mercato stesso, ma un impegno pubblico di correzione, guidato da tre valori esterni: giustizia, ambiente e benessere relazionale. In particolare, dato che i beni relazionali sono producibili attraverso attivit partecipate, pu essere utile limpiego del capitale sociale, con la funzione di indicatore complessivo del livello di beni comuni immateriali, come la fiducia sociale, la disponibilit partecipativa, la socialit nel suo insieme. Le soluzioni conseguentemente necessarie, per una transizione verso una societ migliore, devono offrire agli individui condizioni oggettive, attrattori e informazioni favorevoli alla qualit delle relazioni, a cominciare dalla disponibilit di tempo effettivamente libero. I relativi interventi dovranno essere concordati tra diversi soggetti, istituzionali,economici e della societ civile. In tal modo sar possibile accelerare la tendenza in atto di dematerializzazione delleconomia e di spostamento dai prodotti ai servizi, qualificandola a favore del benessere relazionale e ambientale e modificando in tal senso il ruolo del lavoro. Sul piano economico, si propone una connessione logica tra l "altopiano economico materiale ", in cui ora viviamo, a seguito della espansione nel secolo XX e la necessit di una economia postkeynesiana e post-quantitativa, orientata alla qualit. La quantit non pu essere trascurata, ma la qualit deve essere il nuovo elemento traente, per cui l'intervento pubblico deve essere selettivo e mirato a obbiettivi di qualit dell'ambiente, del territorio e di aumento del capitale sociale.

PARTE I. LA SOSTENIBILIT AMBIENTALE


In Italia: diverse organizzazioni a base scientifica, poco fondamentalismo Occorre tener conto di corpose realt associative, come WWF e Legambiente, lontanissime dalle sue considerazioni (per la seconda, per laspetto scientifico, si pu vedere ad esempio Ambiente Italia 2002, 100 indicatori sullo stato del Paese, da Rio a Johannesburg, ed. Ambiente, 2002, da cui risulta un impegno sociale strettamente connaturato a quello ambientale). Vi sono poi istituti, come ISSI (Istituto Sviluppo Sostenibile Italia) specificamente impegnati sul tema della sostenibilit ambientale e sociale, ad esempio attraverso la messa a punto di un sistema di indicatori (si veda Un futuro sostenibile per lItalia, Rapporto ISSI 2002, Editori Riuniti, 2002). Anche sul piano della politica europea, occorre tener conto di quanto sta avvenendo, ad esempio, con il programma di modernizzazione ecologica del Governo della Germania, costituito dai socialdemocratici e dai verdi. Piuttosto che discutere ancora del fondamentalismo, con scarse realt in Italia, mi pare pi interessante, come accennato nella premessa, considerare i rapporti tra lambiente e la condizione umana nel suo complesso, nellarea dei paesi sviluppati, in un quadro di interdipendenze cosiddette globali. A questo scopo occorre fare attenzione ad una serie di aspetti riguardanti il tipo di sviluppo e il modo di vivere degli esseri umani, nell'ambito della biosfera, tra cui quello scientifico-ambientale, quello sociale e relativo alla equit economica e infine quello culturale, simbolico, relazionale, antropologico. I limiti allo sviluppo del Club di Roma Per laspetto scientifico-ambientale e in particolare per quanto riguarda il carattere limitato delle risorse naturali, un vero e proprio spartiacque stato costituito nel 1972, cio 30 anni fa, con la pubblicazione, a cura del Club di Roma, di I limiti dello sviluppo, rapporto del Massachussets Institute of Technology MIT (Mondadori 1972). Si trattato infatti di una novit culturale, conoscitiva e metodologica, in quanto basata sulle aggiornate possibilit della modellistica, che ha aperto una nuova fase di riflessioni scientifiche, la cui sostanza una sola: il patrimonio di risorse naturali a disposizione delluomo non infinito, ma tende ad esaurirsi. Lanno successivo, nel 1973, ci fu la crisi del petrolio, che continu fino al 1979. Vennero poi le grandi conferenze mondiali sullambiente, tra cui quella di Rio di Janeiro nel 1992 e quella di Kyoto del 1997 sulla crisi climatica, dovuta allalterazione antropica del processo naturale indicato come effetto serra, per continuare recentemente con il Summit di Johannesburg del 2002. In questo quadro, nellultima parte del XX secolo, si sono modificate, in molti casi, le percezioni e interpretazioni del rapporto tra uomo e natura e gli stessi contenuti degli impegni politici e diplomatici. riemersa anche limportanza dellenergia, ma soprattutto per ragioni ambientali. Permangono infatti i problemi geopolitici dei giacimenti del petrolio, evidenti anche nella recente guerra nordamericana e inglese contro lIraq, dovuti anche alla concentrazione in Medio Oriente e alla possibilit che la produzione tocchi un massimo tra 10-20 anni, ma il fattore globalmente e stabilmente pi scarso appare comunque la capacit naturale di rigenerazione degli equilibri climatici. Scusandomi per lauto-citazione, io stesso ho pubblicato con Enzo Tiezzi un volume sul tema, intitolato I limiti dellenergia (Garzanti, 1987), di cui vorrei ricordare la presentazione di Antonio Cederna, indicativa del rapporto necessario tra la elaborazione energetica-ambientale e quella urbanistica. Ai fini di trattazioni pi ampie, con carattere economico-sociale, si possono richiamare For the common good di Daly e Cobb, con il sottotitolo Redirecting the economy toward community, the environment and a sustainable future, Beacon Press, Boston, 1989 e il pi recente Leconomia del mondo vivente, di Ren Passet, a cura di Carla Ravaioli, Editori Riuniti 1997. Infine, per una storia dellambiente nel XX secolo, una miniera di dati e osservazioni radiografiche

si trova in Qualcosa di nuovo sotto il sole di John R. McNeill, Einaudi 2002, pi volte citato nel seguito.

PARTE II. ELEMENTI DI ANALISI DELLA SOCIET INDUSTRIALIZZATA


Differenza di opinioni rispetto al capitolo di Della Pergola intitolato La vera critica sociale In merito al modo di concepire il rapporto uomo-natura, ho espresso alcune opinioni su upolis, nel precedente n. 28, nelle ultime tre pagine di un intervento su Le libert nella societ tecnologica. Evitando qui di richiamarle, mi sembra pi utile identificare fin dora il principale punto di differenza rispetto a Della Pergola, che riguarda il suo ultimo capitolo, intitolato La vera critica sociale, in cui le ultime parole sono: Rinunciare al marxismo per lambientalismo non una svista, un delitto. Le alternative vere si creano lentamente, senza ricorrere a scorciatoie e senza alimentare illusioni. Questo punto riveste una importanza principale sia per Della Pergola che per me. Pur non condividendo la sua proposta di continuare a riferirsi a Marx, la considero comunque una opportunit per un confronto pi ampio, partendo dal riconoscimento comune della attuale carenza di elaborazione generale. Intendo quindi proporre un contributo di elaborazione relativo ad una componente non secondaria dei problemi del mondo, riguardante la qualit delle relazioni nelle societ avanzate. Della Pergola, come si detto, afferma che non il caso di rinunciare al marxismo per lambientalismo. In senso letterale, questa affermazione condivisibile, visto che il primo corrisponde ad una concezione generale, il secondo no, per definizione. Va detto per con chiarezza che le due vere opzioni stanno nella scelta tra tornare a Marx o andare oltre Marx, cio verso una concezione post-marxiana di pari ampiezza,comprensiva della cultura dei limiti. Della Pergola sembra optare per la prima, io per la seconda, con lavvertenza di continuare comunque ad utilizzare di questo grande scienziato del XIX secolo quanto possa considerarsi efficace per il XXI. Gi oggi, comunque, lambientalismo migliore va ben oltre lambiente. Si veda ad esempio la campagna internazionale di Legambiente su clima e povert e pi in generale limpegno di molte associazioni, italiane ed internazionali, rispetto ai problemi della giustizia economica su base globale, misurandosi in particolare con il tema ben noto della ingiustizia globale per cui il 20% dellumanit consuma il 75-80% delle risorse. A tale proposito, di recente pubblicazione, presso gli Editori Riuniti, un volume di Wolfgang Sachs intitolato Ambiente e giustizia, la cui tesi principale che, in presenza di risorse ambientali limitate, non ci pu essere giustizia senza consapevolezza ambientale; si propone quindi una integrazione tra il valore ambiente e la giustizia sociale, a livello planetario. Si pu ritenere che tutto ci non sia sufficiente rispetto alla esigenza generale, ma non per questo linsufficienza elaborativa attuale renderebbe efficace lopzione di restare con Marx, come del resto risulta da un rapido bilancio storico del suo pensiero, a partire dalla constatazione che non ci sono state le previste rivoluzioni nei paesi pi sviluppati. Marx ed Engels (Manifesto del Partito Comunista, Einaudi, 1970, pag. 107 e seguenti), credevano infatti allanalogia tra il precedente inceppamento della produzione, dovuto ai rapporti feudali, di fronte allavanzamento della borghesia e i nuovi ostacoli alla produzione creati nellottocento dai rapporti borghesi di produzione e di scambio. E affermavano: sotto i nostri occhi si svolge un moto analogo () i rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per potere contenere la ricchezza da essi stessi prodotta () La borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che le porteranno la morte; ha anche generato gli uomini che impugneranno quelle armi, gli operai moderni, i proletari.

Il cambiamento antropologico del XX secolo, il nuovo metabolismo A parte la forma da manifesto politico utilizzata da Marx ed Engels, c da richiamare che la contraddizione tra i rapporti di produzione e lo sviluppo delle forze produttive, che avrebbe dovuto determinare un subentro dei lavoratori al potere, al posto del capitale, non ha avuto seguito nei paesi industrializzati. Semmai, nel corso del XX secolo, avvenuto lopposto, cio un grande sviluppo economico e produttivo, guidato dalle forze di mercato, che ha dato luogo a novit assolute, nellambito della storia umana, confrontabili con linvenzione del fuoco o la prima rivoluzione agricola. I dati riportati da McNeill (op.cit. pag. 6 e segg.) forniscono a questa constatazione una solida base numerica. Per la parte economica, a partire dal 1500 e attribuendo a quella data il valore 100, i valori seguenti sono 290 nel 1820, 823 nel 1900, 11664 nel 1992. Considerando solo gli ultimi due dati, risulta un aumento di 14,2 volte nel XX secolo (in realt, superiore a causa del periodo 1993 2000). Questa espansione economica stata accompagnata dalla crescita della popolazione, per la quale vengono forniti i dati seguenti: 1 miliardo nel 1820, 1,2 nel 1850, 1,6 nel 1900, 2,5 nel 1950, 5,3 nel 1990, 6 nel 2000. Considerando solo i dati del 1900 e 2000, laumento di 3,7 volte. Per quanto riguarda il prodotto mondiale pro-capite a partire dal 1500, fatto 100 il valore a questa data, i valori sono: 117 nel 1820, 224 nel 1900, 942 nel 1992. Considerando solo i due ultimi dati, il rapporto 4,2. Nellinsieme, laumento economico nel XX secolo stato pari a circa 15 volte, corrispondente al prodotto dellaumento della popolazione, 3,7, per laumento della economia procapite, 4,2. In merito alle funzioni pi o meno trainanti di ciascuno dei due incrementi, relativi rispettivamente alla ricchezza e alla demografia, McNeill offre una specificazione, con riguardo allinquinamento: (op.cit. pag. 347) per quanto riguarda alcune importanti forme di inquinamento, la crescita della popolazione nel corso del XX secolo ha avuto una funzione significativa, ma non ne fu affatto la principale forza trainante. Il danno ambientale, infatti, dipeso dallaumento della ricchezza, dal compromesso sociale avviato dal fordismo e dai consumi di massa dei paesi industrializzati. Del resto, considerando i dati numerici, risulta chiaro che limpulso demografico stato inferiore e meno trainante rispetto a quello economico. Vi stato soprattutto un forte aumento economico pro-capite, che per ha avuto carattere disuguale, in quanto concentrato nei paesi industrializzati, con aumenti dellordine di 15-20 volte,Da questa concentrazione, con carattere economicamente propulsivo, deve dunque partire lanalisi, Per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, dalle stesse fonti indicate da NcNeill (A. Maddison, OCSE, Parigi, 1995 e anni segg., da cui proviene anche la tabella riportata alla fine) si ricava: negli anni 1000, 1820, 1998, leconomia del Gruppo A, costituito dai Paesi occidentali + Giappone, era equivalente, in miliardi di dollari 1990, a 14,1; 198; 17.998; negli stessi anni, leconomia del Gruppo B, costituito da America Latina + area ex URSS ed Est Europa + Asia (senza Giappone) + Africa, equivaleva a 102,7; 496,5; 15.727. negli stessi anni, i valori del mondo erano 116,8; 694,4; 33.726. il prodotto lordo pro capite, negli anni 1820 e 1998, era: per gli Stati Uniti pari a 1257 e 27.331; per lEuropa occidentale 1232 e 17.921, (per lItalia 1117 e 17.759) per ex URSS 689 e 3893, per lAmerica Latina 665 e 5795, per il Giappone 669 e 20413 per la Cina 600 e 3117 per lAsia (senza il Giappone) 575 e 2936 per lAfrica 418 e 1368 per il mondo pari a 667 e 5709.

In definitiva, lespansione economica nellambito del mercato, del tutto imprevista da Marx, ma teorizzata successivamente da Keynes, c stata ed ha conseguito aumenti eccezionali, anche su base mondiale, come dimostrato, tra il 1820 e il 1998, dagli aumenti su base mondiale e in tutti i continenti. La disuguaglianza c ed crescente: ad esempio, un paese ricco, come gli Stati Uniti, ha aumentato di 20 volte,mentre un paese povero, come la Cina, di 5 volte. Sul piano storico, per, occorre riconoscere che il fattore propulsivo, su base mondiale, stata proprio leconomia di mercato occidentale, come gi riconosciuto da Weber, che ha messo in evidenza, tra laltro, la novit del ricorso al lavoro salariato. L'espansione stata multi-settoriale, tecnologica, economica, demografica. Tutti i parametri pi conosciuti ed apprezzati sono aumentati, dando luogo ad una vera e propria novit antropologica ed anche, come dice McNeill (op.cit. pag.337) a nuovi percorsi metabolici. In questo quadro, si posto, tra laltro, il problema del rapporto della specie umana rispetto alla biosfera, dovuto in sostanza alla insostenibile componente materiale della ricchezza. Si pu ora affermare che leconomia di mercato occidentale si sviluppata ed stata trainante, per cui lo sviluppo delle forze produttive stato attuato proprio dal capitalismo, grazie al mercato, alla tecnologia e agli stimoli costituiti dalle lotte operaie. Di conseguenza, ci che va messo in evidenza, ai fini della prospettiva, altro: lo sviluppo delle capacit e qualit di relazione, comprensive del rapporto con la natura. Rapporto con Marx e Weber Gran parte dei problemi che il XX secolo consegna al XXI non deriva dalla scarsezza di prodotti o di crescita economica, almeno nellarea industrializzata, ma da altre esigenze e valori esterni alla produzione. Le soluzioni, di conseguenza, non potranno trovarsi moltiplicando ancora per 10 o per 20 gli indicatori quantitativi delleconomia, ma piuttosto misurandosi con il carattere a doppia faccia dello sviluppo attuale. Se, infatti, le forze di mercato producessero automaticamente i necessari vantaggi qualitativi, a traino di quelli quantitativi, lunico valore esterno da affermare, nei confronti del mercato, sarebbe quello dellequit sociale, in continuit con gli impegni sociali del XX secolo. La realt, per, non questa, come dimostrato in primo luogo dalla crescita del danno ambientale e dal fatto che, sul piano dellesperienza, come ricorda McNeill (op.cit. pag. 451) nella maggior parte dei paesi ricchi, alcune industrie particolarmente potenti si opposero con successo alle regolamentazioni, sia intentando migliaia di processi, sia facendo pesare la loro influenza su qualche ministero di importanza decisiva. Il danno ambientale, come si vede, materia di conflitto, anche politico, anche nei confronti delle funzioni pubbliche ed materia, in definitiva, di politica di sviluppo. A tale proposito, non possibile fare riferimento a Marx. Anche se resta uno scienziato sociale di altissima statura, tuttora non sostituito da un altro di pari livello, la sua posizione a favore dello sviluppo delle forze produttive non associata n poteva esserlo alla consapevolezza dei limiti delle risorse naturali ed appare piuttosto interna al teorema produttivista tipico del XIX secolo, riassumibile nellidea che tutto si risolve attraverso la produzione. Sul piano storico, come si visto, il successo tecnico-produttivo, al quale Marx pensava, c stato tanto che, per i paesi sviluppati, che hanno sviluppato il loro reddito pro capite di 15 20 volte, come se ci si fosse spostati a vivere su un altopiano economico-materiale. Di conseguenza, almeno nellarea dei paesi sviluppati, il problema attuale non lulteriore aumento, ma consiste nel fare i conti proprio con gli esiti del teorema produttivista, irripetibile sia per la sua grandezza, che per le conseguenze. Il comunismo come osserva giustamente Mc Neill (op.cit. pag. 426) amb a diventare il credo universale del XX secolo, se non che una religione pi seducente e pi malleabile riusc ad imporsi dove esso fall: il perseguimento della crescita economica () la crescita economica divent indispensabile ideologia di Stato pressoch ovunque.

Interessa qui sottolineare anche limportanza del termine ideologia, che indica una deformazione culturale (pi avanti si parler anche di una ideologia dellauto) e mette ancora in evidenza la necessit di una svolta culturale, orientata alla qualit dello sviluppo. Di Marx, comunque, si deve ancora richiamare da una parte che ha prodotto unanalisi critica dei rapporti tra capitale e lavoro che conserva una parziale vitalit, per il fatto che le forze di mercato, per loro natura, tendono tuttora a ridurre a merce il ruolo del lavoro, dallaltra che non ha approfondito i caratteri della classe dirigente capitalista, che ha conseguito nel XX secolo i risultati richiamati. Si conferma quindi limportanza del contributo di Weber, che si misurato con i problemi della societ sviluppata e con il rapporto tra la cultura e leconomia, approfondendo in particolare il rapporto tra la religione protestante e lavvio del capitalismo moderno. Ancora una volta, di fronte ad una indubbia carenza di concezione generale, ci si pu regolare in due modi: arretrare verso una teoria di cui si sa che inadatta, oppure vivere la carenza in modo attivo. Un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale (Habermas) Rispetto al materialismo storico, occorre una svolta, non un abbandono, in quanto appare tuttora valido il metodo di individuare le esigenze prioritarie, che sono mature nella fase storica in cui si vive. Per di pi, pur accettando leconomia di mercato, a causa dei suoi risultati, si pone tuttora la necessit di affermare diversi irrinunciabili valori, che sono esterni a questa economia. Infine tuttora valido il metodo di tener conto degli interessi in campo non solo materiali, comunque e dei relativi conflitti. Allavvio del XXI secolo, le grandi esigenze insoddisfatte sono numerose, dai problemi di equit internazionale e interna alle singole popolazioni, alla pace, allambiente. Un altro carattere tipico di questa fase che le esigenze mature hanno un carattere mondiale e si presentano in molti casi in forme intrecciate (pace e ambiente, giustizia e ambiente ecc.). Ci considerato, vivendo in un mondo ormai caratterizzato dalla guerra preventiva che stata condotta contro lIraq, a sua volta da inquadrare in una nuova situazione, che si avviata con lattacco terroristico alle due torri di New York, in data 11 settembre 2001, un primo livello di orientamento generale pu trovarsi in un intervento di Jrgen Habermas, immediatamente successivo a quella data (Micromega, 5, 2001, pagg. 8-9): Ci che subito ha colpito dei terroristi islamici lasincronia tra le ragioni e i mezzi. In ci si rispecchia una non-contemporaneit tra cultura e societ nei paesi dorigine degli stessi terroristi, formatasi in conseguenza di una modernizzazione accelerata e radicalmente sradicante. Quello che da noi, in circostanze pi felici, poteva comunque essere sentito come un processo di distruzione creatrice, in quei paesi non lascia intravedere nessuna concreta compensazione per il dolore causato dal disfacimento di forme di vita tradizionali () Di fronte ad una globalizzazione che si impone oltre i mercati, ormai senza frontiere, molti di noi hanno sperato in un ritorno del Politico sotto una veste nuova: non nella forma originaria hobbesiana di uno Stato della sicurezza globale, ossia non nelle dimensioni di polizia, servizi segreti ed esercito, ma nella forma di un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale. Questa indicazione conserva valore di orientamento, anche se la guerra contro lIraq ha avuto proprio un carattere hobbesiano. Muoversi fin dora verso una nuova impostazione concettuale generale Della nuova necessaria impostazione concettuale, indispensabile per una aggiornata teoria dello sviluppo, si possono individuare gi ora alcuni connotati: multi dimensionale, cio economicaambientale-culturale; critica del liberismo, anche in ragione del rapporto irrisolto tra quantit e qualit; post-marxista e post-weberiana; capace di sviluppare il tema dei modi di vivere, visti come esigenze umane, relazionali, ambientali. Altri elementi importanti riguardano le due dimensioni estreme, quella micro relativa al singolo individuo e quella planetaria-cosmica, per cui il nuovo pensiero dovr dare peso sia alla dimensione individuale che a quella sociale, dovr essere efficace a tutti i livelli e valorizzare le

differenze culturali tra le diverse parti del mondo, pur mettendo in evidenza gli elementi di interesse comune. In questa prospettiva, come gi si accennava, il materialismo storico appare un filone tuttora ricco per la sua scelta di rapportarsi agli interessi e conflitti che determinano le vicende storiche, individuando quindi i problemi prioritari che corrispondono alla maturit di una determinata fase, ma limpostazione tradizionale dovr cambiare in profondit, per diversi motivi. Per lequit, in forme aggiornate,se ne terr conto pi avanti, considerando la condizione dei lavoratori. Per laspetto ambientale, ai fini di questo intervento, si considera noto che la natura fonte di valori anche economici e che non pu pi essere trattata come un magazzino senza fondo , per cui al tema dedicato solo uno spazio limitato, con possibilit di confronto anche sulla base dei riferimenti indicati. C ancora da valorizzare lelemento culturale, che presente sia nel termine civilizzazione impiegato da Habermas, sia nel problema di creare un rapporto tra le quantit economiche, che sono un prodotto del XX secolo, e le qualit delle relazioni umane: tale rapporto, oggi, non pu dirsi conseguito e nemmeno sufficientemente indagato. Emerge, come novit di rilievo, limportanza della cultura di sviluppo, relativa sia alla produzione che al modo di vivere, quindi anche alla relazione tra la societ e lindividuo. La svolta deve quindi essere in senso culturale-globale-ecologico, bilanciando il riferimento agli aspetti materiali, cio economici e produttivi, con quello immateriale e culturale. In questo quadro, anche considerando limportanza, ri-emergente negli ultimi anni, delle differenze religiose, economia e cultura vanno considerate come due grandi polarit presenti nella realt, reciprocamente irriducibili e reciprocamente attive: la prima economico-materiale ed tipicamente misurabile con indicatori numerici, la seconda relativa alle rappresentazioni, ai simboli e agli aspetti immateriali della realt umana, poco adatti alla parametrizzazione numerica, ma decisivi sia nelle vicende reali che negli interventi necessari per conseguire obbiettivi di qualit umano-sociale. La dimensione globale: lanalisi di Ulrich Beck. Lo sviluppo umano secondo lONU L'analisi di Marx circa il conflitto tra lavoro e capitale si riferiva ad un quadro nazionale e statale, come del resto comprensibile, sia in relazione alla situazione storica dellepoca, sia anche tenendo conto dellinfluenza del pensiero statalista di Hegel; di conseguenza, Marx, pur affidando alla classe operaia il compito della rivoluzione, conservava la dimensione nazionale. Oggi la dimensione globale ormai una realt, che ha caratteri neo-liberisti ed obbligatoriamente da considerare, se non altro per il suo peso quantitativo: secondo il Financial Times (citato da Beck, Che cos la globalizzazione, Carocci, 1999-2002, pag. 127) il 53% di tutta la produzione economica di valore aggiunto proviene da gruppi industriali transnazionali e non da imprese che agiscono a livello nazionale. Bisogna comunque distinguere, come propone Beck, tra il dato di realt accennato, che pu indicarsi come globalit, e la dimensione politico-culturale costituita dal globalismo, che lideologia attuale del neo-liberismo. Questultima procede in maniera monocausale, economicistica, riduce la multidimensionalit della globalizzazione ad una sola dimensione (quella economica, a sua volta pensata in modo lineare) e considera tutte le altre dimensioni ecologica, culturale, politica, civile se pure lo fa, solo subordinandole al predominio del sistema del mercato mondiale (op.cit., pag.22). Se ci si domanda cosa ci sia di nuovo rispetto al passato, cio al XIX e XX secolo, a partire ad esempio dallepoca del colonialismo, si deve rispondere con lestensione, densit e stabilit, empiricamente rilevabili, delle reti di relazione reciproche regionali-globali e della loro autodefinizione mass-mediale, cos come degli spazi sociali e dei loro flussi di immagine a livello culturale, politico, finanziario, militare ed economico () Nuovi non sono solo la vita e lagire quotidiano, che hanno superato i confini degli stati nazionali in dense reti ad alta dipendenza reciproca e obblighi vicendevoli; nuova lauto-percezione di questa transnazionalit (nei media di massa, nel consumo, nel turismo); nuova la perdita di luogo di comunit, lavoro e capitale;

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nuove sono anche la consapevolezza globale dei pericoli ecologici e le corrispondenti arene dazione (op.cit., pagg. 25-26). Ai fini di questo intervento, va rilevato quindi che alla dimensione della globalit partecipano due sfere fondamentali, quella economico-materiale e quella relativa alla cultura e alle rappresentazioni. Le grandi differenze che Beck mette in evidenza rispetto al passato, per molti aspetti irreversibili (diffusivit della tecnologia, delle informazioni, dei consumi ecc.) in ambedue gli ambiti, economia e cultura, come anche negli aspetti ambientali, nella situazione del lavoro, nei ruoli istituzionali, giustificano la sua proposta (op.cit. pag. 24) di fare riferimento ad una seconda modernit, che richiede cambiamenti profondi anche per quanto riguarda i compiti della politica. Rispetto a Marx, dunque, sono cambiati i contenuti, gli ambiti e le dimensioni da considerare. Anche gli aspetti sociali-istituzionali, anche le condizioni del conflitto tra capitale e lavoro sono profondamente diversi. Come ricorda Beck (pag.43), la connessione tra sociologia e stato-nazione tanto stretta che limmagine delle singole societ ordinate e moderne, che divenne obbligata con il modello di organizzazione politica dello stato-nazione, fu assolutizzata come concezione inevitabile della societ, dallesigenza di concettualizzazione fondamentale (nel senso migliore del termine) dei classici della moderna sociologia. Al di l di tutte le loro differenze, Durkheim, Weber e anche lo stesso Marx condividono una definizione territoriale della societ moderna, quindi del modello di societ nazionale-statale, che oggi messo in discussione dalla globalit e dalla globalizzazione. Prendendo ora in considerazione le dinamiche politiche, nel XIX secolo, quando si parlava di presa del potere, ci si riferiva al potere dello stato nazionale, che si configurava appunto come un potere da prendere, come di fatto avvenuto in Russia. Oggi, invece, se ci si pone lobbiettivo di un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale, questo potere n si trova gi da qualche parte n si pu prendere, ma un potere da costruire, con un processo innovativo, che tenga conto anche di precedenti esperienze federative. Con ci non si vuole qui affermare che non esista alcun tipo di potere globale, ma che esso non costituito nella forma statale o super-statale, ma piuttosto nella forma economica delle forze di mercato, che sfuggente per sua natura e che, in questo caso, agisce in uno spazio privo di regole, dando luogo ad una situazione di liberismo globale in cui il potere viene di fatto esercitato, ma non imputabile. Questo intervento, ad ogni modo, non vuole tentare di affrontare tutti i principali problemi in campo, ma intende limitarsi, come indicato allinizio, ad un aspetto specifico, relativo alla condizioni di vita della minoranza sviluppata. A questo riguardo, c un aspetto del pensiero di Marx che appare tuttora valido anche a distanza di 150 anni ed lindispensabilit dellanalisi della situazione dei paesi pi sviluppati. Nel XXI secolo, come gi nel XIX ed anche nel XX, vi unimportanza specifica dei paesi in cui massimo lo sviluppo delle forze produttive. Si parlato infatti, di novit antropologica e di economia affluente ed chiaro che tutto ci trova una sede di analisi prioritaria nei paesi che di questa affluenza, sia pure distorta, godono avvantaggiandosi se non altro delle compensazioni offerte dai consumi rispetto a ci che Habermas chiama disfacimento delle forme di vita tradizionali. Specificamente in questi paesi, infatti, si possono approfondire i problemi derivanti dalla ricchezza monetaria, in mancanza di adeguate culture e regolazioni della qualit dello sviluppo. Si pu ricordare a tale proposito, una considerazione tratta dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 1998 (pubblicato in Enea Report n. 5/1998): Il consumo contribuisce allo sviluppo umano nel momento in cui amplia le capacit ed arricchisce le vite delle persone, senza incidere negativamente sul benessere di altri; vi contribuisce nella misura in cui risulta favorevole tanto alle generazioni future quanto a quelle attuali; infine vi contribuisce quando incoraggia gli individui e le comunit ad essere vivaci e creativi. Ai fini di una risposta, se, come giusto, ci si riferisce alla creativit sociale, acquista una particolare importanza, non solo statale-locale, ma anche globale, la crisi dello stato sociale, che stava invece alla base del contratto sociale del XX secolo. La risposta, infatti, che la societ

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sviluppata, nel suo insieme, non sta diventando pi vivace e creativa e che il deficit di creativit va messo appunto in connessione con la crisi dello stato sociale, che sia fiscale che di ruolo. Ci comprensibile visto che non in grado di intervenire in situazioni in cui, sia pure lentamente, continua ad aumentare il valore economico complessivo della produzione, senza per conseguire alcuna correlazione positiva e riconoscibile con i possibili miglioramenti del benessere relazionale. Economia trans-nazionale e crisi dello stato sociale nelle societ occidentali Bisogna misurarsi con lutilizzo produttivo e commerciale dello spazio transnazionale, in assenza di regolamenti ecologici, sindacali, fiscali, quindi con un processo che oltre ai suoi aspetti di realtmaterialit, anche sostenuto, come si diceva, da una ideologia neo-liberista, per cui, come dice Beck (op.cit., pag. 15) le aziende possono realizzare lutopia anarchico-mercantile dello Stato minimale, depotenziando gli strumenti della politica nazional-statale, senza che siano sostituiti in alcun modo. I meccanismi a disposizione delle imprese sono noti: possono suddividere prodotti e servizi e le varie fasi della produzione, dai componenti ai prodotti assemblati, distribuendo il lavoro nel modo e nel luogo pi conveniente e scegliendo anche le sedi pi vantaggiose dal punto di vista fiscale. In effetti, nel caso delle aziende transnazionali, siamo davanti ad un trattamento di favore a livello internazionale (come osserva Alberto Castagnola, che ringrazio per i suggerimenti), che va ben oltre i vantaggi oggettivi propri di chi opera su scala mondiale; in particolare: utilizzo di free trade zones in cui limport export esente da dazi; vantaggi derivanti dai prezzi di trasferimento, cio dai valori dichiarati alle dogane per le merci che una multiazionale sposta da una sua filiale ad unaltra, ubicata in paesi diversi; in merito, trattandosi di movimenti intra-aziendali, quindi non di prezzi di mercato, ogni azienda multinazionale pu decidere i valori da attribuire, pagando i dazi in maniera derivante dalla sua stessa attribuzione; scelta, come stato in cui fare risultare linsieme dei profitti, nellambito di diversi piccoli paesi che svolgono il ruolo di paradisi fiscali, come uno stato insulare del Pacifico o il Lussemburgo, ai quali conviene riscuotere tasse anche ridotte; rapporto negoziale tra il singolo stato e la singola azienda, con asimmetria favorevole alla seconda. In definitiva, non si tratta di prendere in esame alcuni aspetti particolari relativi ad alcune tasse sulle vendite o sui profitti, ma linsieme della condizione fiscale delle aziende transnazionali. In questo quadro, va considerata la asimmetria accennata: se un singolo paese industrializzato non accetta il ruolo produttivo che in un certo settore gli viene assegnato da una impresa transnazionale, questa pu cercare sia la sede che il lavoro in un altro paese; di conseguenza, il singolo stato, volendo svolgere comunque un ruolo di difesa della occupazione, costretto ad accettare le condizioni che gli impone l interesse privato organizzato nella nuova forma. Si pu concludere che, in molti casi, le tasse assumeranno un carattere negoziato. Da parte sua limpresa non si sente responsabile delle conseguenze sociali delle sue decisioni, perch invoca le regole di competizione del mercato transnazionale, che in realt privo di regole. Resta il fatto che limpresa non singolarmente imputabile. Osserva ancora Beck Le imprese hanno scoperto la pietra filosofale. La nuova formula magica suona: capitalismo senza lavoro pi capitalismo senza tasse. Il ricavato dalle imposte sul reddito delle societ e dalle tasse sui profitti dimpresa, sceso dal 1989 al 1993 del 18,6%, la loro aliquota nellintroito complessivo dello Stato si pressoch dimezzata. (op.cit., pag. 17). In proposito, Beck riporta anche alcuni dati di Gorz (op.cit., pagg.17-18): UE: i paesi europei, negli ultimi 20 anni, sono diventati pi ricchi nella misura del 50-70%, per ci sono 20 milioni di disoccupati, 50 milioni di poveri e 5 milioni di senza tetto. Stati Uniti: il 10% della popolazione ha ricevuto il 96% della ricchezza addizionale. Germania: i profitti delle imprese sono cresciuti dal 1979 del 90%, i salari del 6%. Il ricavato delle tasse sui salari, nel corso degli ultimi 10 anni, raddoppiato; il ricavato delle imposte sul reddito delle societ si dimezzato: ammonta solo al 13%

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dellintero introito fiscale. Nel 1980 era al 25%, nel 1960 al 35%. Se fosse rimasto al 25%, lo Stato avrebbe incassato annualmente, negli ultimi anni, 86 miliardi di marchi in pi. Siemens e BMW non pagano alcuna tassa nel loro paese. Queste cifre, che richiederebbero un approfondimento sistematico, indicano comunque una tendenza preoccupante: mentre il capitale dimpresa si internazionalizza, diminuisce il contributo delle aziende allintroito fiscale dello stato. In questo quadro, lo stesso conflitto tra capitale e lavoro, come gi si accennava, non trova un tavolo rappresentativo di tutti gli interessi coinvolti; si produce cos un distanziamento politico tra il capitale transnazionale e il lavoro ancora nazionale, per cui il conflitto non gestibile come in passato, quando funzionava il triangolo capitale, lavoro, stato nazionale. Come afferma Bauman, (citato da Beck, pag. 90) poveri e ricchi non siedono pi al comune tavolo delle trattative dello Stato Nazionale. In questa situazione, i sindacati si rivolgono allo stato nazionale, che per opera nelle accennate condizioni asimmetriche, in cui lazienda fa lazienda, ma lo stato non pu comportarsi come stato. Si aperto cos un conflitto di ruoli e poteri tra attori nazionali e transnazionali, in cui, come dice Beck, i primi giocano a filetto e i secondi a scacchi, per cui una pedina dei primi, quando cade nelle mani dei secondi, pu diventare un cavallo, capace di dare scacco matto (op.cit., pag. 88). In questa situazione, il singolo stato finisce per soddisfare le condizioni poste dalla grande azienda, a fronte di qualche vantaggio congiunturale di difesa della occupazione. Se i vantaggi cos conseguiti sono congiunturali, la crisi dello stato sociale nazionale che ne risulta, non per nulla congiunturale, perch alla capacit di intervento pubblico vengono a mancare sia una parte delle tasse corrispondenti a circa met delleconomia reale, che strumenti adeguati di intervento. Non tutto ci che serve, producibile, non tutto ci che si produce, serve Quali obiettivi di sviluppo si ritengono necessari per il XXI secolo, nel quadro di una strategia di civilizzazione mondiale? Da una parte, pensare ad un ulteriore salto di economia quantitativa non avrebbe senso, dallaltra i problemi di sviluppo storicamente maturi riguardano, oltre l'ambiente, gli aspetti di qualit delle relazioni umane, per cui, nei paesi industrializzati, la grande questione irrisolta la connessione tra le quantit economiche e la qualit delle relazioni. In assenza di studi e indagini su questo punto vitale, la realt che si continua a puntare sugli aumenti quantitativi, accettando implicitamente lipotesi, derivante dal passato, che siano automaticamente trainanti anche per gli aspetti di qualit. Astraendo dalla realt, ammettiamo solo per un momento che non vi sia alcun limite fisico alla producibilit industriale, che non ci siano problemi etico-culturali nei confronti delle altre specie e che la natura possa ancora concepirsi come il vecchio magazzino senza fondo. Anche in queste ipotetiche condizioni, non detto che la qualit delle relazioni sociali aumenterebbe con le quantit industriali, perch luomo nato come soggetto relazionale e simbolico. La necessit di produrre quanto necessario per la propria sopravvivenza, come rileva lantropologo M. Sahlins, presente in tutte le specie, ma la differenza nel caso umano sta negli aspetti di valori simbolici, quantit e qualit, per cui tanto pi negli ambiti in cui stata oltrepassata la soglia di sopravvivenza si dovrebbe precisare cosa si intenda per relazioni umane di qualit e si potrebbe cominciare tenendo conto di quanto proposto dallONU: uno sviluppo umano incoraggia gli individui e le comunit ad essere vivaci e creativi. Nella situazione di oggi, invece, la produzione industriale corrisponde ad un tentativo anche culturale di esteriorizzare, attraverso gli oggetti-merce, i problemi propri della societ umana, per cui invece di assumere la qualit delle relazioni come problema principale, laumento della produzione diventa un modo per evitarlo. Occorre anche tener conto che in passato il bisogno materiale condiviso costituiva una spinta alla solidariet, mentre le attuali propriet individuali la rendono apparentemente superflua, almeno in molti casi.

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Si pu sostenere, daltra parte, che ci troviamo in presenza di una forma positiva di libert dellindividuo dal bisogno materiale. Ci vero e fa parte del cambiamento antropologico avvenuto attraverso il XX secolo, ma proprio perch le basi della solidariet, prima basate sul bisogno materiale condiviso, sono cambiate, richiede di cercare una via nuova alla solidariet-socialit, evitando che a fronte dei vantaggi materiali degli individui avanzi un impoverimento sociale relazionale. Il punto che non si pu accettare, meglio sottolinearlo ancora, che ai vantaggi materiali degli individui corrisponda una diminuzione della qualit, della ricchezza e della profondit delle loro relazioni. Diventa quindi necessario tutto un nuovo corredo, comprendente una scelta di valore a favore della qualit delle relazioni, precisazione dei relativi contenuti, indicazioni circa la strumentazione e i procedimenti per attuarli. Un tale corredo va definito con la piena consapevolezza che una formazione sociale qualcosa di assai complesso, che richiede culture, valori, unidea del mondo, tradizioni, giustizia sociale, legittimazione, oltre che economia e scienza, e che la qualit delle relazioni in stretto rapporto con la socialit e con la stessa civilizzazione, collegando la dimensione individuale con quella sociale. Fortunatamente, visto che in questi ultimi 30 anni abbiamo imparato una importante lezione sui rischi di una priorit quasi salvifica per la espansione quantitativa della produzione, non siamo pi a zero su questi problemi e ci appare chiaro che il primo posto va invece attribuito ad obbiettivi sociali, che vengano definiti in autonomia rispetto alle forze di mercato. Si pu realizzare in tal modo una condizione necessaria ed anche sufficiente perch, in rapporto agli obbiettivi, la produzione possa essere attuata, valutata e qualificata. Quanto ai contenuti, tali obbiettivi, per ragioni gi accennate, vanno identificati con priorit nel rapporto con gli equilibri naturali e nelle qualit delle relazioni umane. A loro volta, i valori di giustizia sociale ed uguaglianza non sono meno importanti, ma devono considerarsi meno caratterizzanti rispetto alla specifica fase che viviamo, per cui ai primi due andr attribuita una priorit di impostazione, anche allo scopo di aprire la strada alla giustizia sociale e alloccupazione, in condizioni corrispondenti alle esigenze dei tempi. Il passaggio chiave, a questo punto, la distinzione tra i prodotti e le relazioni, tra la producibilit degli oggetti e il conseguimento del benessere. Si producono gli oggetti, ad esempio vestiti, auto, telefoni, abitazioni, che sono strumenti per la vita e per le relazioni, senza per che ci sia alcun automatismo nel passaggio dai primi al conseguimento delle seconde, perch in mezzo interviene il ruolo dei soggetti. La distinzione era valida anche in epoche precedenti, ma oggi si pu distinguere tra una fase passata, in cui i bisogni fondamentali legati alla sopravvivenza costituivano il problema principale, ed una fase presente di economia affluente in cui la distinzione tra la quantit degli oggetti e la qualit delle relazioni diventa pi evidente e assume un valore prioritario, in quanto i beni pi scarsi sono proprio quelli relazionali e ambientali. Prendiamo, ad esempio, il caso del cibo, che in quanto valore duso per la alimentazione, una condizione primaria di vita e di relazione, ma non una relazione. In primo luogo, nei paesi sviluppati raro un problema di fame, tanto che per i bambini la cattiva ed eccessiva alimentazione, che produce ad esempio lobesit, un problema pi diffuso della sotto-nutrizione. Ai fini dellaspetto relazionale, nellambito del cibo, consideriamo ora un micro-episodio, per cui un ragazzo prepari una torta per la fidanzata, mettendoci una particolare marmellata che a lei piace: non c solo nutrizione, ma un coinvolgimento emotivo e unintenzione relazionale, che la destinataria intende perfettamente, assaggiando la torta. E un caso di partecipazione socialeaffettiva, che fa parte, come si dir pi avanti, del capitale sociale , che pu essere prodotto a diversi livelli, famiglia, stato e societ civile. Tornando ora al sistema industriale, e volendo capire in quali casi i prodotti industriali siano utili per le relazioni, emergono due tipologie principali: quella del valore duso, ad esempio nel caso di unauto, quando occorra uno spostamento, e quella della intenzionalit comunicativa-partecipativa, con tutte le sue variazioni, legate ad esempio allabbigliamento e al modo di mostrarsi agli altri. Si pu pensare anche ad un altro esempio, costituito da un oggetto moderno, appartenente al settore dellottica, la macchina fotografica: oggi pi ricca di funzioni rispetto a 50 anni fa, ma sempre

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vero che il valore di una fotografia, al di l delle applicazioni industriali, dipende molto dalla intenzionalit comunicativa e dalle relazioni. Al di fuori di questi utilizzi a fini relazionali, con tutte le loro variazioni, i prodotti industriali, in diversi casi, possono diventare perfino ingombranti, sia sul territorio, sia rispetto alle relazioni, sia anche perch per procurarsi gli oggetti si impegna tempo, che oggi sotto pressione e di fatto pu risultare sottratto alle relazioni. In altre parole, ci che si sta facendo, a livello sia di produzione che di acquisto, un forte impegno su oggetti tecnologicamente pi avanzati, quindi tecnicamente pi efficaci, forse sperando che svolgano una funzione superiore anche come attrattori e strumenti di relazioni: in realt, questa connessione debole e incerta, per cui sarebbe meglio porsi direttamente lobbiettivo delle relazioni e individuare in seconda battuta la dose necessaria di oggetti. Considerando la societ reale, obbligatorio tenere conto anche del prodotto costoso ed esclusivo, che proprio per questo motivo produce prestigio. Chi lo compra non necessariamente uno sciocco, in quanto consegue un certo tipo di relazione, che posizionale-competitiva, quindi non solidale, ma che comunque desiderata. Il problema, di fronte a queste varie possibilit, non va posto in termini di austerit, ma di quantit e qualit di prodotti e servizi utili per accedere alle relazioni di qualit, comprese quelle con gli equilibri naturali. Il conseguimento dei beni finali: le nuove scarsezze qualitative e immateriali Ai fini delle relazioni umane, non pi possibile contrapporre lindividuo alla societ o viceversa. Al di l delle oscillazioni storiche, che oggi tendono a favore dellindividualismo, bisogna riconoscere che le due dimensioni sono co-essenziali, con lobbligo metodologico di accettare un certo grado di dualismo, senza tentare di ridurre una dimensione allaltra. Da una parte, infatti, non esiste un individuo umano senza societ, visto che da quando homo esiste, esiste solo in societ, per cui impossibile parlare di individui come monadi. Dallaltra, un singolo individuo non pu essere concepito come un pezzetto o un ingranaggio di qualcosa di pi grande di lui, cui dovrebbe semplicemente adattarsi. Il progetto sociale deve quindi puntare su processi comunicativi e di adattamento reciproco tra le due sfere, attraverso lunica via possibile, quella di renderle reciprocamente attive. In questa rappresentazione dualistica deve collocarsi anche il tema del benessere individuale, che riguarda appunto un individuo partecipante ad una societ e che dipende da tanti fattori, del resto abbastanza noti, come quelli della lista di seguito abbozzata, senza pretesa di novit o completezza. I beni finali, dunque, comprenderanno certamente la ricchezza e qualit delle relazioni, sia personali che con la societ nelle sue varie articolazioni, tra cui la sfera produttivolavorativa. In questo senso il lavoro sia unattivit strumentale, necessaria per ottenere mezzi finanziari per lacquisto di prodotti e servizi, sia una relazione partecipativa, di cui lessere umano ha bisogno. Altri aspetti sono lauto-stima e lapprezzamento degli altri, lidentit individuale, la partecipazione ad identit collettive, il rapporto con la natura. La salute evidentemente un bene finale, lo sono anche la sicurezza, la tranquillit, la fiducia, sia in se stessi che nella societ, quindi la disponibilit e capacit di comunicazione, anche con i non affini, quindi anche la socialit e solidariet. Il senso di responsabilit e la disponibilit di un riferimento etico e di una sorgente di significati e valori, sono molto importanti, come la sensibilit estetica, limmaginazione e i beni simbolici. Tutti questi aspetti riguardano sia lindividuo che la sua partecipazione consapevole ad uno o pi ambiti comunitari. Di conseguenza, fa parte del benessere la libert non solo di espressione, ma di intervento a vantaggio sia proprio che delle sfere sociali cui si partecipa (si pu confrontare con lo sviluppo umano, secondo la considerazione dellONU riportata in precedenza). Lo scopo di questo richiamo soprattutto di chiarire che proprio sui beni finali, cos fortemente condizionati non solo dalle sensibilit personali, ma anche dalle culture, il pensiero sociale dovrebbe ormai distinguersi, in modo pi netto e diffuso, dal pensiero produttivista. Questultimo,infatti, non tiene conto della distinzione tra i beni strumentali, che sono producibili in fabbrica e i beni finali, che non sono producibili, nel senso industriale del termine, n in fabbrica n da nessuna altra parte, ma sono conseguibili grazie alla presenza di adatte condizioni e al ruolo dei soggetti. Di conseguenza, le esigenze sociali tendono ad essere esteriorizzate e

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materializzate negli oggetti, con il rischio di una prospettiva di asocialit. Ci non toglie che per conseguire i beni finali sono necessarie quote non trascurabili di beni strumentali, che sono dunque rilevanti, auto, abitazioni, macchine fotografiche o altro, ma in quanto beni sopravvivenza e beni strumentali per accedere ai beni finali. Per vivere bene, limpiego dei beni strumentali si intreccia indispensabilmente con altri fattori, come cultura, stile personale, comunicazioni reciproche, conoscenze, consapevolezze, immaginazione. Si pensi ad esempio allabitazione, che importante per la qualit del vivere e che non potr mai bastare come oggetto in s stesso, sia pure ben costruito, in quanto richiede di saperla arredare, abitare, valorizzare, tutte attivit che dipendono dal soggetto e dalle sue relazioni. Si pu pensare anche agli acquisti sempre pi diffusi degli oggetti griffati che qui interessano, in particolare, perch rappresentativi della non piena sovrapponibilit dei valori ambientali e relazionali. Secondo il primo aspetto, infatti, potrebbero essere apprezzati, perch a parit di materia costano di pi, a causa della informazione distintiva che li caratterizza, Secondo laltro punto di vista sono invece criticabili come subalternit di modello di vita e impoverimento della personalit individuale, Ambedue gli approcci, ambientale e relazionale - antropologico, sono dunque indispensabili per qualificare la vera opportunit del secolo XXI, ormai destinato a svolgersi sull altopiano , quella della de-materializzazione, in quanto tendenza che in atto, ma va qualificata, orientandola alla qualit dello sviluppo. A questo fine, nel presente intervento si sostiene, in definitiva, che i beni finali, a partire dagli ultimi due o tre decenni, non sono stati pi trainati dallaumento dei beni strumentali, dando luogo a scarsezze qualitative, riguardanti in particolare le relazioni. Fin dora, anche se la questione sar sviluppata in un capitolo successivo, ci si pu porre la domanda di come conseguire i beni finali, se non passando attraverso i beni strumentali. La risposta pu collegarsi allattenzione verso una ulteriore categoria di beni, n finali n strumentali, che possiamo indicare come beni di accesso o intermedi, di cui gli esempi principali sono: il tempo effettivamente libero e autogestibile, condizione principale di accesso alle relazioni di qualit e oggi particolarmente scarso; lo spazio e la parte di territorio effettivamente accessibile, in condizioni di agio, tranquillit e sicurezza: anche questa parte scarseggia; gli aspetti di informazione e comunicazione, con reciprocit; in questo caso la scarsezza riguarda soprattutto laspetto di reciprocit. Tenuto conto della distinzione tra beni finali, strumentali e intermedi e della tendenziale scarsezza di questi ultimi, appare fondata la preoccupazione per limpoverimento sociale-relazionale della societ che chiamiamo avanzata, a causa del fatto che la sua ricchezza strumentale non associata alla disponibilit effettiva n di beni finali n di quelli di accesso o intermedi. Ricchezza diffusa e tendenza di privatizzazione economicista Lattuale assetto culturale, sociale ed economico non in grado di trasformare efficacemente la ricchezza in qualit delle relazioni, sia intra-umane che con la natura, per cui si obbligati a confrontarsi non tanto con opinioni opposte, ma con la mancanza di indagini e dati ed giocoforza ricorrere anche allesperienza personale e ai confronti in situazioni direttamente conosciute. Cominciano comunque ad essere disponibili sia strumenti teorici, come la nozione di capitale sociale, in quanto indicatore del livello di socialit, sia elementi di conoscenza pi o meno contigui rispetto al problema di interesse. Ad esempio, lopinione di non corrispondenza tra quantit economiche e qualit delle relazioni viene confermata da una recente lettera a me diretta, in via privata da un ricercatore sociale milanese, ben attrezzato di contatti anche internazionali: La sua ipotesi sul prevalere delle motivazioni economiche, o della pressione economica, nel comportamento doggi credo non sia suffragabile direttamente con dati diretti e longitudinali, nel tempo, ma lo sicuramente con molti dati indiretti. Questi riguardano, ad esempio, la diffusione dellistruzione, della cultura e delle competenze economiche individuali. La situazione presente non nemmeno lontanamente

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comparabile con quella di trentanni addietro. Anche il valore attribuito al denaro ed al successo economico notevolmente aumentato. In qualche modo, la stessa classe media si aperta ad un genere di competizione latente, ma non tanto, che vede il reddito conseguito come la conferma di capacit personali, come la condizione per ottenere la stima sociale e, al limite, come uno strumento confermativo dellidentit individuale. Nella relazione con le banche aumentata la richiesta di consulenza, ma pure aumentata nel tempo la capacit di un fai da te nella gestione dei risparmi. Vi sono dati oggettivi disponibili, in Italia e altrove (specie negli Usa), che documentano poi un singolare fenomeno, molto significativo per i suoi interessi e il suo problema. Si tratta delle rilevazioni iniziate negli anni 60 in Usa, per iniziativa dellIstituto di Ricerca Sociale dellUniversit del Michigan,.. omissis,.. Da sempre, in Usa, come in Italia e altrove emerge incontestabilmente che la fiducia in s e nella famiglia assai pi alta di quella nutrita nei confronti del paese, dunque delle sue istituzioni. In sostanza vi pi fiducia nel privato, personale, che nel pubblico. Commento: aumenta il capitale privato di ciascuno, non quello relativo al livello di socialit che un bene comune. Aumenta la distanza tra sfera privata e sfera pubblica. C un aumento della soggettivit, intesa per come capacit dellindividuo di pensare a se stesso, non come soggettivit socializzante. Gli individui non si accorgono di questo cambiamento, anche perch non dispongono di dati longitudinali, estesi nel tempo. Il rischio dellimpoverimento sociale nelle economie avanzate Nella societ sviluppata presente unampia gamma di comportamenti, pi o meno egoistici e acquisitivi o dialogici e partecipativi, variamente rappresentati nei diversi individui, che nel loro insieme non determinano, a livello di societ, una corrispondenza positiva tra gli aumenti economici e la qualit delle relazioni. Ci viene confermato anche da un lavoro recente, pubblicato nel 2001 da Antoci, Sacco, Vanin, dei Dipartimenti di Economia di Sassari, Bologna e Pavia (il titolo di questo capitolo uguale a quello dello studio, la cui classificazione JEL: D62, I31, J22, O41, Z13). Lo studio (op.cit. pag. 1)mostra infatti come un processo di crescita economica basato sulle espansione delle attivit private possa avere come rovescio della medaglia un impoverimento sociale, qualora si alimenti attraverso una diminuzione del livello di partecipazione sociale Gli individui hanno tanto bisogni materiali quanto relazionali. Buona pare dei primi possono essere soddisfatti attraverso attivit private, mentre la soddisfazione dei secondi richiede necessariamente il coinvolgimento di altre persone e dunque una qualche forma di partecipazione sociale. Si riportano, in forma sintetizzata, ampi stralci dello studio, in buona convergenza con limpostazione del presente intervento. Distinzione principale tra beni relazionali, soddisfatti da attivit partecipative e beni materiali, soddisfatti attraverso attivit private, comprensive del lavoro (linclusione del lavoro nelle attivit private corredata di ampie spiegazioni) (op.cit., pagg.1-2). Beni materiali e relazionali. Per i beni materiali c un alto livello di soddisfazione, non cos per i beni relazionali; piuttosto laumento della pressione sul tempo, generato dalla crescita economica, fornisce un incentivo a sostituire attivit ad alta intensit di tempo con altre risparmiatrici di tempo, come quelle private. In particolare, negli Stati Uniti, il livello di partecipazione appare in calo (saggio di R.Putnam del 1995). Il problema tanto pi serio quanto maggiore leterogeneit della popolazione. La distinzione tra well-being e welfare pone al progetto sociale un problema di riforma del welfare, integrandolo con il benessere relazionale. Esempi di beni relazionali: approvazione sociale, solidariet, amicizia, appartenenza ad un gruppo, identificazione con le sue norme: I beni relazionali, in quanto forniti socialmente, non dipendono esclusivamente dal comportamento individuale, ma anche da quello altrui (pag. 4).

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difficile, se non impossibile, nei beni relazionali, distinguere tra le attivit di produzione e di consumo, perch i due aspetti avvengono nel medesimo tempo e i soggetti consumatori non sono distinti da quelli produttori (pag. 5). Pressione sul tempo: non determinata solo dal costo-opportunit, ma anche dalla competizione posizionale, dal consumo estensivo, dai due possibili sentieri di carriera, uno veloce e uno lento, Per i beni relazionali,si richiede un investimento di tempo, come gi si accennava perch sono time intensive; se il tempo una risorsa scarsa, anche i beni relazionali lo sono (pag. 5). La crescita economica ne accresce il costo-opportunit (pag. 6). dunque una particolare esigenza delle societ avanzate (pag. 6). Fattori che influiscono negativamente: mobilit, eterogeneit, disuguaglianza di redditi, basso livello di istruzione, elevato tempo di lavoro, ricorso a scelte difensive rispetto al deterioramento dellambiente sociale. Conseguenza: il rifugio in scelte meno soggette alle esternalit generate dal comportamento altrui, ossia nella sfera privata. Condizione delle donne: la maggiore partecipazione lavorativa le ha indotte sempre di pi a sostituire il tempo speso con amici con quello dedicato al lavoro; per gli uomini, invece, alla diminuzione del tempo speso con gli amici fa riscontro un aumento del tempo trascorso alla Tv(pag. 10 viene citato R. Putnam). Beni relazionali e capitale sociale: i beni relazionali sono cruciali per il benessere individuale e collettivo. La partecipazione sociale una misura chiave del capitale sociale. Definizione di capitale sociale di D. Narayan: quellinsieme di norme e relazioni sociali, incorporate nelle strutture sociali di una determinata societ, che consentono il coordinamento delle azioni individuali per raggiungere gli obbiettivi desiderati. Il tratto distintivo la incorporazione nelle strutture sociali, distinta rispetto alle risorse fisiche e a quelle individuali (pag. 12). Due aspetti fondamentali (da R. Putnam): fiducia ed effettivit delle norme civiche, partecipazione in organizzazioni volontarie. Il capitale sociale poco controllabile dalle autorit economiche perch dipende dalla interazione spontanea e dalla partecipazione volontaria. La fiducia non soltanto interpersonale perch vi un aspetto legato al buon funzionamento delle istituzioni statali. Distinzione tra il capitale sociale prodotto al livello della famiglia, dello stato e della societ civile. Capitale sociale, esternalit che si accumula nel tempo; il problema di un sottoinvestimento si impone con estrema forza (pag. 15). Richiede infatti allindividuo la rinuncia allo sfruttamento di possibilit di guadagno opportunistiche, a favore delle attivit di partecipazione sociale. Habermas oppone lagire comunicativo allagire strumentale. confermata lopportunit di superare una versione atomistica dellindividualismo metodologico, per dare pieno rilievo al fatto che gli individui stessi interagiscono allinterno di una struttura sociale. Oggetti come norme sociali, criteri di valore, motivazioni individuali, esclusi dallanalisi economica dalla ortodossia metodologica dei discepoli di Robbins, in quanto aventi a che fare con i fini e non con i mezzi, riacquistano il loro diritto di cittadinanza. Pressione evolutiva: non solo nei contesti biologici, bens anche in quelli socio-economici e culturali, dove tende per lo pi a selezionare i comportamenti o le norme che hanno maggiore successo; dinamica di replicazione; ad essa si pu pervenire attraverso vari processi sociali di apprendimento, come limitazione di comportamenti altrui o il rafforzamento dei propri. Punto di partenza, path dependance: per lo sviluppo verso un equilibrio oppure un altro, pu essere cruciale il punto di partenza, in termini di contesto storico e istituzionale. Conclusioni dello studio: il capitale sociale un fattore importante sia per la crescita di lungo periodo, sia per la produttivit in termini di beni relazionali del tempo speso in attivit sociali;

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anche con popolazione omogenea e nessuna disuguaglianza di redditi, rimane il rischio che leconomia converga ad una trappola di povert sociale; esistono problemi strategici di coordinamento, che vanno distinti sia dalla impazienza che da altre possibili cause di povert sociale; il processo di sostituzione di attivit sociali con attivit private pu essere messo in moto dalla stessa crescita economica, principalmente attraverso: un incremento della pressione sul tempo, della mobilit individuale, della segmentazione sociale e della disuguaglianza dei redditi; tale meccanismo pu rafforzarsi da s, innescando comportamenti difensivi a fronte di un peggioramento dellambiente sociale; il benessere di una societ avanzata dipende in larga misura dalla sua capacit di fare fronte a tale rischio, essenzialmente mantenendo un elevato capitale sociale, ossia sviluppando un insieme di norme, di strutture associative, di opportunit sociali, che evitino che larricchimento privato non sia accompagnato da un analogo arricchimento sociale (pag. 27). -Difficolt di valutazione dellindividuo da solo (pag 15, citando Coleman): del capitale sociale, nella maggior parte delle sue forme, non ci si pu appropriare privatamente, cosicch ai suoi effetti positivi non corrispondono adeguati incentivi individuali alla sua accumulazione. Commento: il capitale sociale costituito da norme, anche non scritte, accettate dalla societ civile, come ad esempio quelle sullospitalit. Ci che conta che le norme siano incorporate nelle strutture sociali. Corrispondono quindi ad un saper vivere partecipativo che ha molto a che fare con la civilizzazione segnalata da Habermas. Il capitale sociale ha dunque carattere immateriale, distinto dal capitale fisico, ed un indicatore della attitudine, pi o meno vivace, alla socialit. Siamo, come si vede, in presenza di uno di quei valori-traguardo, in cui gli aspetti di attivit degli individui si sovrappongono con quelli di patrimonio comune e di civilt. Gli individui, da soli, non percepiscono a sufficienza le ragioni di accumulazione del capitale sociale, per cui si richiede un intervento incentivante a carattere pubblico. A sua volta, la motivazione dellintervento pubblico pu essere cos confermata: se vero che qualche tipo di relazione sociale tra gli individui umani sempre presente, altrettanto vero che la tipologia di queste relazioni pu essere pi o meno interessata ai beni comuni e pi o meno responsabilizzata rispetto ai valori della democrazia. Anche il modello di vita nel leggendario Far West corrispondeva certamente ad un dato tipo di relazioni, ma prevaleva la legge del pi forte e non si poteva parlare n di capitale sociale n di democrazia. Bivalenza economico-sociale-ambientale. Indicatori per tre capitali: privato, comune, sociale Da anni, ormai, continua a svilupparsi la critica del PIL, un indicatore da molti considerato insufficiente per rappresentare il rapporto tra leconomia e le esigenze sociali. Ai fini di questo intervento, vanno richiamati prima di tutto tre indicatori economico-sociali, in uso da molti anni: un indicatore quantitativo delleconomia, in pratica il PIL; un indicatore del livello di equit, che si pu ottenere suddividendo la societ in un certo numero di parti e confrontando il reddito della parte pi ricca con quello della pi povera; un indicatore occupazionale, che insieme al precedente d luogo, rispetto alla economia di mercato, ad una esternalit di carattere socio-economico. Si sono poi resi necessari gli indicatori ambientali, ad esempio la misura dellimpronta ambientale (lISSI sta svolgendo un lavoro in proposito, esteso anche ad aspetti sociali; vedi nellopera gi citata il lavoro di Toni Federico). La produzione di gas serra un indicatore di particolare attualit, ma se ne possono citare altri, come il consumo di materia, la superficie coperta da piante, la biodiversit, per cui il valore dellambiente d luogo ad una seconda esternalit rispetto alleconomia di mercato. Se si vuole ora tenere conto esplicitamente dellambivalenza economicosociale in atto e del problematico rapporto tra leconomia e la qualit delle relazioni sociali, occorrono ulteriori integrazioni. Il motivo principale che, in accordo sia con lesperienza che con lo studio dei tre economisti, laumento dei beni materiali non fa aumentare automaticamente la

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qualit delle relazioni, che daltra parte cruciale per il benessere individuale e collettivo, per la coesione sociale e per la stessa civilt. Laumento dei beni materiali pu addirittura essere causa di un peggioramento dellambiente sociale, a causa del processo di sostituzione di attivit sociali con attivit private, che pu essere messo in moto dalla stessa crescita economica, attraverso: un incremento della pressione sul tempo, della mobilit individuale, della segmentazione sociale e della disuguaglianza dei redditi () anche con popolazione omogenea e nessuna disuguaglianza di redditi, rimane il rischio che leconomia converga ad una trappola di povert sociale (op.cit. pag 21 e segg.). Il processo in questione, non potendo rientrare nel campo rappresentato dai precedenti indicatori, richiede una attenzione specifica, che tenga conto del rapporto tra sfera privata e sfera sociale, questultima con riferimento sia ai soggetti affini che ai non affini e alle varie forme di organizzazione sociale e democratica. Questultimo aspetto va confrontato anche con la lettera del ricercatore milanese, quando afferma: () in Usa, come in Italia e altrove emerge incontestabilmente che la fiducia in s e nella famiglia assai pi alta di quella nutrita nei confronti del paese, dunque delle sue istituzioni. In sostanza vi pi fiducia nel privato, personale, che nel pubblico. A tale proposito, si deve osservare ancora che la maggiore fiducia nel privato e nella famiglia non autorizza affatto a ritenere che chi basa la sua vita sullaumento dei guadagni abbia tempo abbondante, ad esempio, per occuparsi dei figli, perch agiscono comunque i fattori indicati dai tre economisti, per cui si preferisce attribuire al tempo una funzione di risorsa per produrre denaro e posizione economica (si conferma limportanza dellimpiego del tempo). Per fornire allanalisi e successivamente al progetto un punto di concretezza, occorre quindi attribuire importanza al capitale sociale, che si potrebbe anche chiamare capitale di socialit e che in diretto rapporto con le relazioni e la partecipazione, visto che dipende dalla incorporazione di norme e relazioni sociali nelle strutture sociali. Siamo in presenza di una terza esternalit, rispetto alleconomia di mercato, di importanza determinante. Confrontiamola ad esempio con lesternalit ambiente. Potremmo immaginare una produzione dematerializzata in cui il danno ambientale sia minimizzato, grazie ai progressi della tecnologia (si parla ad esempio di auto zero emission, in quanto priva di inquinamento locale). Ne risulta che linquinamento ambientale un inconveniente della produzione, da evitare o minimizzare, con laiuto della tecnologia. Diventa anche una opportunit, perch, essendo un bisogno della societ, le imprese pi dinamiche e attive ne trarranno vantaggi. Il capitale sociale, per, va inquadrato in modo diverso, per il fatto che, rispetto alla produzione, si pone come un rapporto tra fini e mezzi: non avrebbe alcun senso, evidentemente, aumentare a dismisura la produzione, con diminuzione della socialit, misurata dallindicatore capitale sociale. Le due questioni, ambiente e capitale sociale si profilano quindi come gli aspetti di maggiore attualit della qualit dello sviluppo, che il XX secolo consegna irrisolti al XXI. Del capitale sociale si gi occupato da diversi anni R. Putnam che nel 1993 ha pubblicato un libro su Capitale sociale e vita pubblica e nel 1995 ha esaminato Il declino del capitale sociale negli Stati Uniti. In Italia ha pubblicato La tradizione civica nelle regioni italiane (1993 Mondatori) in cui d molto peso al rendimento delle istituzioni, inteso ad esempio come efficienza e tempestivit delle pratiche negli uffici pubblici. Va per altrettanto sottolineata limportanza della ricchezza della comunit, come capitale sociale, accumulato anche al di qua delle istituzioni. In particolare, nel caso italiano, questa doppia considerazione permetterebbe giudizi pi comprensivi delle differenze tra nord e sud e aiuterebbe a capire come mai si possano registrare indicatori di qualit della vita migliori in aree poco dotate di strutture pubbliche (linteressamento reciproco, il radicamento e la convivialit tendono a scarseggiare nella vita sullaltopiano). Prima di Putnam, gi allinizio degli anni 80 leconomista Orio Giarini (Dialogo sulla ricchezza e il benessere, Mondadori, 1981), proponeva lidea generale di Dotazione e Patrimonio, articolati in diversi settori: naturale, biologico, culturale, capitale monetarizzato. evidente il rapporto tra il capitale sociale e il capitale culturale, perch si tratta di saperi comuni che generano abitudini e

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comportamenti individuali, con il doppio carattere comune e individuale. In ambito ecologico, limportanza delle abitudini era stata riconosciuta da Gregory Bateson, marito di una grande antropologa, Margaret Mead. Nellinsieme, dopo limportante lavoro che stato fatto, per opera di molti, su economia e ambiente, non si pu dire che altrettanto sia stato compiuto per il benessere sociale, tanto che McNeill, da una parte fortemente critico degli economisti e degli storici che ignorano lambiente, ma dallaltra arriva ad affermare che (op.cit. pag. 461): altrettanto limitata lecologia che ignora la complessit delle forze sociali e le dinamiche del cambiamento storico. Emerge quindi la necessit di fare riferimento ad una idea allargata di patrimonio comune, che tenga conto di tutti i beni di interesse della societ locale, distinguendo i capitali oggettivi, come strade, uffici pubblici, beni demaniali, scuole, ospedali, propriet azionarie, dai capitali sociali che sono immateriali, comprendendo i saperi, le tradizioni, le abitudini sociali, tutte le norme attive e le capacit individuali che possono essere incorporate nelle strutture sociali. Ad esempio, i cittadini di Zurigo, in gran parte abituati ad impiegare i mezzi di trasporto pubblici, posseggono un rilevante capitale comune che costituito dalle attrezzature pubbliche per la mobilit, ma anche un capitale sociale, immateriale, ancora pi importante, che costituito dalle abitudini dei cittadini ad utilizzarle. Per un esempio di diminuzione del capitale sociale, si pu invece richiamare il momento di passaggio per cui un gruppo di affittuari di case popolari, in Italia, accede finalmente alla propriet individuale delle abitazioni. Sul piano dei capitali individuali si sono certamente avvantaggiati, ma mentre in precedenza discutevano dei servizi di uso comune, nella nuova situazione si comportano come cellule separate: di conseguenza, diminuito il capitale sociale, con il suo carattere partecipativo. Occorre in definitiva distinguere il capitale privato, somma dei capitali privati degli individui, oggi in aumento, dal capitale pubblico, in diminuzione almeno relativa, operando allinterno di questultimo una seconda distinzione: il capitale comune di carattere materiale, di cui fa parte anche l'aspetto ambientale, ad esempio lintegrit delle acque di un fiume, di un lago o di uno specchio di mare; questa integrit presenta anche aspetti economici, come nel caso della pescosit di un lago: tutti valori fisici e misurabili; il capitale sociale o capitale di socialit, che dipende dalla partecipazione a livello di famiglia, societ civile o istituzioni pubbliche, che ha carattere culturale-immateriale. Va anche rilevata la connessione tra i due aspetti: finch il lago pescoso, possibile un lavoro di pesca, che ha grande importanza anche per gli aspetti insediativi e per il capitale sociale (in altre situazioni, i distretti economici di piccole e medie industrie omogenee, che caratterizzano l Italia, hanno avuto il doppio aspetto sia economico che di capitale sociale; il problema si pone ancora, con contenuti diversi e su altra scala, come sar accennato). Il processo di privatizzazione della vita e delle relazioni assai diffuso nelle societ avanzate, anche se pi o meno accentuato nei diversi paesi e pi o meno compensato da altri movimenti, a carattere sociale. In proposito, come gi si accennava, il termine atomizzazione sociale pu indicare un rischio tendenziale, ben sapendo comunque che gli individui non sono atomi e che esister sempre una societ con le sue relazioni. Il rischio con cui occorre misurarsi dipende dalla diffusione nella societ civile, ben oltre il livello che pu considerarsi fisiologico, di relazioni di tipo competitivo, le stesse su cui basato il mercato. A fronte di questo, occorre rilanciare limportanza del capitale sociale e delle relazioni partecipative. Seguendo questa impostazione, occorre quindi attribuire importanza alle capacit e orientamenti dei soggetti, secondo un approccio teoricopratico che consenta lavvicinamento al soggetto e lavvio di un progetto orientato alla qualit delle relazioni.

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Avvicinamento al soggetto: lapproccio della antropologia culturale La transizione ad una societ migliore richiede, per ogni individuo, la disponibilit di diversi percorsi di vita. Occorre considerare tre dimensioni principali: la dimensione produttivoeconomica, la dimensione culturale della societ circa i modi di vivere e quella dellindividuo in quanto singolo soggetto. Tra il mondo economico e il singolo va quindi messa in evidenza una realt interposta, la seconda citata,cio la cultura che ogni individuo trova intorno a s, a partire dalla sua nascita. Il bambino, infatti, immerso fin dallinizio in un mondo pi o meno accogliente, al quale deve adattarsi, fino a che la sua maturit anagrafica e mentale non lo metta in condizioni di reagire. Una volta maturato, i suoi comportamenti e le sue reazioni, potranno essere di vario genere e in particolare potr impegnarsi per modificare le culture e gli assetti di potere. In tutti i casi, tra il mondo nel suo insieme e il comportamento dellindividuo sar sempre attiva una sfera intermedia, a base culturale spesso pluralistica,ma con alcune influenze prevalenti, che lo influenzer a favore di certi comportamenti piuttosto che altri. La questione non pu essere considerata solo sotto il profilo della psicologia di questo o quellindividuo, in quanto i personali e differenziati aspetti di profilo biografico e di carattere vi influiscono, ma entrano in gioco anche opinioni diffuse e modelli condivisi di comportamento. Per avvicinarsi alla comprensione dei modi di vivere realmente praticati, almeno in prevalenza, e delle relative motivazioni, bisogna quindi riconoscere che non sono solo razionali-oggettive, cio orientate allaumento del capitale privato di ciascuno, come ritengono alcuni economisti, e non sono nemmeno riducibili al solo aspetto psicologico, che costituirebbe una variabile solo biografica-individuale. C ancora un mondo intermedio di influenze, che indispensabile considerare, senza per questo trascurare quelle di tipo oggettivo materiale, ad esempio laumento delleconomia e dei consumi, che caratterizza la vita sull altopiano : come si proporr pi avanti, citando Harris, materialit e rappresentazioni mentali sono ugualmente necessarie sia per spiegare la realt che per definire gli interventi. Ai fini di una strumentazione disciplinare adeguata a questo campo di problemi, pu quindi essere utile richiamare il contributo della antropologia culturale, che secondo la definizione di Tullio Tentori da poco scomparso (Antropologia culturale, Edizioni Studium, Roma, 1992, pag. 9) si interessa dei fenomeni culturali e del concreto manifestarsi di questi negli individui e nei gruppi umani. Per cultura sintende quella concezione della realt e quella sensibilit ad essa, socialmente acquisita o indotta, che orienta gli individui nelle diverse situazioni che si offrono loro nel corso dellesistenza. Questo approccio non nega quindi il ruolo degli individui nelle loro scelte, che dipendono dalle personali esperienze, riflessioni e valori, ma ci non impedisce di analizzare da cosa siano influenzati e come si svolgano i processi decisionali degli individui stessi, n si pu sottovalutare, daltra parte, laspetto materiale oggettivo, costituito dalle situazioni che si offrono loro nel corso della esistenza. Ad esempio, nello studio dei tre economisti, si fa notare che molto dipende dalle condizioni di partenza, per cui dove il capitale sociale gi presente in grado elevato, i comportamenti sociali sono facilitati. Ne consegue che nelle sedi in cui il capitale sociale gi forte e sentito come importante, la cultura socializzante si diffonde pi facilmente. Pur considerate tutte le differenze tra le varie situazioni di partenza,nellambito delle societ sviluppate, se in esse agiscono le stesse cause e non ci sono azioni positive, ci pu essere un effetto comune, almeno come tipologia e direzione, di diminuzione del capitale sociale (in termini matematici: una derivata negativa dellindicatore capitale sociale rispetto al tempo). Il materialismo culturale di Marvin Harris: fatti e rappresentazioni Materialit e rappresentazioni mentali sono ugualmente necessarie per spiegare la realt e per gli interventi. Nellambito della produzione antropologica degli ultimi decenni, che da tempo riflette anche sulle societ sviluppate, pu considerarsi di particolare interesse il filone americano aperto da White e Steward (morti ambedue nei primi anni 70). Il primo ha sviluppato in modo particolare la funzione dei simboli, il secondo ha dato peso allambiente e alle condizioni materiali di vita.

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Nello sviluppo di questo filone si collocano anche i due studiosi qui considerati con maggiore attenzione, Marvin Harris (nato nel 1927) e Marshall Sahlins (nato nel 1930). In particolare, Harris lesponente principale del materialismo culturale, impegnato a spiegare non solo i fatti materiali, ma anche il modo in cui questi fatti vengono rappresentati da coloro che li vivono. Di lui, si pu richiamare unopera recente La nostra specie, Rizzoli, 2002, pubblicata con il sottotitolo natura e cultura nella evoluzione umana. Nella introduzione lautore spiega cos il suo impegno: Invocando una prospettiva universale, bio-sociale ed evoluzionistica, non voglio negare limportanza della tradizionale conoscenza locale e particolare: enuncia in tal modo la necessit di un doppio procedimento, dal generale al particolare e viceversa. Per un riferimento certamente parziale, ma caratterizzato da un intenso effetto finestra, si riporta una citazione dal capitolo Perch esistono gli yuppies?, pagg. 274-275. Tutto ci mi porta a parlare dei molto calunniati yuppies, che sono forse i pi voraci e insaziabili consumatori che il mondo abbia mai conosciuto. Gli yuppies sono cos detestati perch il loro continuo acquisto di simboli di ricchezza e potere non rappresenta un nuovo esempio della nostra misteriosa propensione ad imitare ad ogni costo. Si tratta qui, al contrario, di una ostentazione permanente del proprio successo che viene imposta dallalto, in una societ nella quale ricchezza e potere dipendono dal consumo di massa. Solo chi pu dimostrare di essere fedele alletica del consumismo viene accettato nei circoli superiori della citt consumistica. Per un giovane che aspiri a posizioni superiori (o anche semplicemente per chi non intenda cadere ad un livello sociale inferiore), il consumo opulento non un vantaggio, ma piuttosto il prezzo da pagare per avere successo. Commento: lo yuppie di Harris consuma non per edonismo e nemmeno per ostentazione, ma perch un vincolo sicuramente patologico la scelta della carriera nellazienda implica anche la rinuncia allautonomia nellindividuazione dei suoi stessi bisogni al di fuori del lavoro. Confinamento dei modi di vivere possibili e progetto di riforma sociale ed ecologica La situazione differente, ad esempio, nel caso di un giovane che suoni il clacson di unauto sportiva per accelerare la discesa in strada di una ragazza: impiega lauto, magari con un p di arroganza, per facilitare relazioni che fanno parte della societ dei consumi, da ambedue desiderate. Sono due situazioni diverse. In una societ libera, alla fine dei conti, ogni individuo orienter la sua vita come vuole, ma sono necessarie alcune osservazioni. In primo luogo, per chi sentisse lesigenza di relazioni caratterizzate da profondit, durevolezza, reciprocit, occorre rendere disponibili percorsi diversi sia dal primo che dal secondo caso. In secondo luogo, quando si vada oltre la dimensione individuale e si considerino gli effetti di inculturazione e confinamento oggi subiti dallindividuo, la questione si sposta a livello delle responsabilit e attivit di alcune parti della societ, che influiscono sulla societ nel suo insieme, senza legittimit e imputabilit. In terzo luogo si pone un problema di democrazia e di libert, intesa anche come libert sociale di costruire condizioni di vita di interesse comune. Questa libert deve trovare riscontro nel compito prima accennato della istituzione pubblica di incentivare gli individui ad accumulare il capitale sociale, in modo sia oggettivo, con riferimento alle situazioni che si offrono , sia di tipo culturale, educativo (una scuola allaltezza della nuova situazione) e comunicativo, ben sapendo che agli effetti positivi del capitale sociale non corrispondono adeguati incentivi individuali alla sua accumulazione(vedi capitolo 2.11). Tenuto conto di ci, ai fini di un progetto di riforma sociale-ecologica, prendere le distanze dallo yuppie ed anche dallautomobilista un po arrogante, opponendo ad essi la sobriet nei consumi (non lausterit), necessario ma non sufficiente. La sobriet stessa, infatti, deve essere un aspetto di uno stile di vita che faccia accedere gli individui alla qualit delle relazioni, a partire da una autonoma individuazione dei propri bisogni. Occorre quindi una critica ravvicinata e approfondita della realt delle relazioni esistenti, caratterizzate invece, in molti casi, da forti consumi, scarsa qualit relazionale e subalternit culturale al messaggio complessivo delle aziende.

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La prevalenza della cultura di sviluppo attuale, riguardante non solo i processi produttivi, ma lo stile di vita e lidea che lindividuo si fa del suo stesso benessere, ha come effetto nella societ la sostituzione di attivit partecipative con attivit private, con conseguente confinamento progressivo dei modi di vivere allinterno di un ben determinato campo di possibilit e convenzioni, le cui motivazioni non sono soltanto utilitarie, quanto piuttosto di tipo conformistico. A questo confinamento occorre reagire, sapendo che si rendono necessari sia fatti materiali",che indichiamo come capitale comune, che consiste in strutture, infrastrutture, servizi, sia incrementi dei capitali sociali di comunicazioni e partecipazioni, avviando processi di modifica non certo automatici delle rappresentazioni e scelte di comportamento degli interessati. Una teoria post-marxista della condizione umana: il concetto antropologico di cultura lancia una sfida alla ragione pratica Sahlins pu definirsi come un antropologo post-marxista, nel senso che, come dice Tentori (Antropologia delle societ complesse, a cura di Tullio Tentori, Armando Editore, 1999, pagg. 2223). Non nega il senso e il valore di prassi nel suo significato di azione produttiva, un significato che come nel marxismo concerne sia gli aspetti oggettivi, sia quelli soggettivi del processo, e cio evidenzia: da una parte i mezzi e rapporti di produzione storicamente dati; dallaltra lesperienza che di se stessi e degli oggetti della loro esistenza hanno gli uomini mentre, producendo, trasformano il mondo mediante una dotazione strumentale determinata. Si differenzia per da qualsiasi impostazione che attribuisca una importanza primaria alle esigenze materiali sviluppate in un quadro di sopravvivenza-adattamento. Infatti, afferma Sahlins, contro la logica del vantaggio adattivo sta una ragione di altro tipo, simbolico e significante. Il carattere distintivo delluomo non risiede, infatti, nel vivere in un mondo materiale (circostanza comune a tutti gli altri organismi), ma sta nel farlo secondo uno schema significante di sua invenzione. Sotto tale profilo il genere umano non ha uguali. Da qui deriva la qualit decisiva della cultura e cio lattribuzione ad ogni modo di vita di propriet che lo caratterizzano () Non linevitabile adeguamento alle necessit materiali, ma il fatto che la cultura si adatta secondo uno schema simbolico che non mai il solo possibile. quindi la cultura a fondare lutilit () Il concetto antropologico di cultura lancia una sfida alla ragione pratica. Una importante opera di Sahlins, pubblicata in Italia, appunto intitolata Cultura e utilit (Anabasi, Milano, 1994). Se ne riportano brevi citazioni. Circa la societ e lindividuo (pag. 125): La societ ha i suoi propri fini che non sono quelli dellindividuo ed per mezzo della prima, non del secondo, che lattivit sociale pu essere compresa. Circa il rapporto tra la funzionalit e la cultura (pagg. 224-225): Nessuna spiegazione funzionale mai sufficiente in s, poich il valore funzionale sempre relativo allo schema culturale dato () Linteresse pratico degli uomini per la produzione simbolicamente costituito. Le finalit non meno che le modalit della produzione provengono dal lato culturale. Circa lattuale societ borghese (pag. 230): La produzione di beni nello stesso tempo il modo principale di produzione e di trasmissioni simboliche. Lunicit della societ borghese non consiste nel fatto che il sistema economico sfugge alla determinazione simbolica, ma nel fatto che il simbolismo economico determinante in modo strutturale. Commento: queste esigenze simboliche-convenzionali, in buona parte etero-imposte, attraverso strumenti di comunicazione-inculturazione, oltre che attraverso il confinamento materiale delle situazioni che si offrono agli individui, hanno conseguenze sia sulle relazioni tra gli esseri umani, che divengono pi banali e sostituibili, sia sugli equilibri naturali, ad esempio sui consumi di carne o su quelli automobilistici. Lambientalismo scientifico recente ha messo a punto il criterio della impronta ecologica, cio dello spazio di superficie terrestre che corrisponde ad un determinato consumo. Limpronta, sia della carne che dei carburanti consumati, assai elevata. Per quanto riguarda la prima, dipende dai pascoli per il bestiame, che ad esempio in Amazzonia vengono sottratti alla foresta; i dietisti parlano della dieta mediterranea, ma i consumatori, in particolare

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americani, seguono altre tradizioni ed esigenze simboliche.Per lauto, come afferma McNeill (op.cit. pag. 395) in Germania negli anni 90 il processo produttivo dellauto generava circa 29 tonnellate di rifiuti per ciascuna tonnellata di auto; la costruzione di unauto produce un inquinamento equivalente a quello generato dalla stessa in 10 anni di circolazione; anche in questo caso, per, non si pu dimenticare il ragionamento gi svolto sullindividualismo e sulla tendenza a ricorrere alle proprie dirette risorse, che pu andare anche oltre la razionalit e diventare,appunto, una ideologia. A seguito di questi e altri consumi, i paesi industrializzati, una minoranza di un miliardo di individui, hanno una impronta che gi ora invade lintero pianeta. Le correzioni non potranno riguardare solo le tecnologie, pur indispensabili. Se luso della carne e delle auto ha motivazioni in parte culturali e simboliche, gli interventi non potranno, ad esempio in questi due casi, limitarsi ad una razionalizzazione alimentare o trasportistica, ma dovranno essere basati anche su processi culturali, nel quadro di un approccio integrato a favore di nuovi stili di vita. La privatizzazione dellindividuo. I vantaggi di cambiare modo di vivere La condizione dello yuppie non ci appare libera, nemmeno nel senso corrente della libert di negoziato della forza lavoro, in quanto subisce una condizione di neo-sudditanza, quasi da cortigiano. Al di l di questa particolare figura, dalla lettera del ricercatore milanese emerge pi in generale il profilo di un individuo che pensa soprattutto a se stesso, accordando una priorit al proprio reddito. Pi lambiente sociale si deteriora, pi lindividuo tende a difendersi, pensando ancora pi a se stesso. La vita sullaltopiano permette una sopravvivenza in queste condizioni, per non felici, perch il rapporto con gli altri non si presenta indispensabile. La sua scelta, pi realistica e immediata che adeguata alle sue stesse esigenze sociali e relazionali, appare in ogni modo come un tentativo di attrezzarsi individualmente per partecipare ad una vita difficile, in un mondo pericoloso, che destinato secondo lui a restare tale. Il vero punto che lindividuo non pu essere lasciato solo, in carenza di sostegni, a sviluppare i vantaggi del capitale sociale. I volontari, in proposito, sono numerosi, ma il volontarismo non pu sostituirsi alla soluzione del problema, che di tipo culturale economico, per cui se il mondo attorno allindividuo dovesse continuare ad essere quello che risulta dagli interessi delle aziende, lindividualismo culturale e operativo apparirebbe sempre pi giustificato e rispondente alla situazione. In prospettiva ci si dovrebbe adattare alle regole di un Far West, tecnologicamente aggiornato, in accordo con la perdita di socialit in Nord America. A fronte di questo assetto materiale e mentale, si richiederebbero, come pi volte sottolineato, interventi pubblici basati su progetti ben mirati e integrati. Nella loro assenza, per, la situazione non resta ferma, n entra in azione qualche fattore provvidenziale, hegeliano o religioso. Si fa strada, piuttosto, una rinuncia diffusa alla creazione di una condizione comune che sia realmente vivibile. Nella realt di oggi, sia il comportamento socializzante che quello individualista sono presenti e attivi in tante possibili variazioni. Proprio perch viviamo in un campo che presenta tuttora diverse possibilit, va messo ancora una volta in evidenza il problema principale, su cosa debba essere traente rispetto a cosa. Laumento dei redditi, infatti, non necessariamente a favore della socialit, anzi il processo di sostituzione di attivit sociali con attivit private pu essere messo in moto dalla stessa crescita economica, principalmente attraverso un incremento della pressione sul tempo, della mobilit individuale, della segmentazione sociale e della disuguaglianza dei redditi; tale meccanismo pu rafforzarsi da s, innescando comportamenti difensivi a fronte di un peggioramento dellambiente sociale. Il problema, come specificato dai tre economisti, permane anche al di fuori dei due fattori di disuguaglianza, relativi alla segmentazione e ai redditi. Emerge cos una privatizzazione dellindividuo, cio una sua riduzione allambito privato. In essa, data la presenza della sua libert di scelta, pu non essere evidente laspetto di ingabbiamento, che pure c e che pi precisamente assume il carattere di un confinamento in una determinata tipologia di percorsi di vita.

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Consideriamo ad esempio il contrasto, per quanto riguarda il tempo effettivamente libero e disponibile, tra gli individui con un ruolo di responsabilit nellarea aziendale e gli individui privi di occupazione o con una attivit precaria: i primi non hanno tempo per le relazioni, i secondi hanno tempo, ma sono emarginati. Viene cos confermata la prevalenza di due sole possibilit, comunque ingrate: posizioni di responsabilit con poco tempo libero, oppure situazioni di emarginazione. Daltra parte, la via tradizionale di sinistra, che punta sulla correzione delle disuguaglianze, pur essendo nella direzione giusta, non perviene ad una soluzione per i modi di vivere, come si vede nel caso dellimpegno per la riduzione dellorario di lavoro. La richiesta matura sotto laspetto tecnologico, ma non pu difendere il lavoratore dalle sottrazioni di tempo al di fuori dellazienda e non in grado, da sola, di invertire la tendenza di deterioramento del capitale sociale. Questa richiesta, da sola, connotata da culture che non tengono conto della vita sullaaltopiano. La particolare situazione umana di oggi, per cui la tecnologia permette di accedere ai beni di consumo, ma non ad una condizione di vita libera e dotata di significato, era stata gi vista, in qualche modo, allinizio del secolo XX, da Weber, che nellopera Letica protestante e lo spirito del capitalismo (Fabbri, 1995, pag. 240) aveva parlato di una gabbia di acciaio: Solo come un leggero mantello che si potrebbe sempre deporre, la preoccupazione per i beni esteriori doveva avvolgere le spalle dei suoi santi, secondo lopinione di Baxter. Ma il destino ha voluto che il mantello si trasformasse in una gabbia di durissimo acciaio. La societ dei consumi certamente diversa dalla gabbia di acciaio di cui parlava Weber, in quanto il sistema produttivo non poggia pi su una base meccanica, ma su una a carattere tecnologico, informatico e comunicativo. Resta vero che il ricorso eccessivo ai beni esteriori pu produrre un effetto confinante, per cui paradossalmente lessere umano ristretto nella sua stessa sfera immediata, quindi in una condizione di separazione rispetto agli altri, con perdita della socialit, della fiducia e della prospettiva comune. La tendenza in questione va considerata al di fuori di qualsiasi catastrofismo, visto che sono rilevanti le energie attive e fresche orientate alla socialit. Per offrire una prospettiva sia alla intera societ che a loro, conviene per analizzare le tendenze negative in atto, come prima condizione per contrastarle e creare alternative. Queste ultime, come si pu affermare fin dora, dovranno cercarsi in una direzione ben precisa: si deve rispondere al fatto che i beni strumentali non sono traenti rispetto alla qualit avviando progetti in cui gli obbiettivi di qualit siano traenti rispetto alleconomia e alloccupazione. Cosa debba essere traente rispetto a cosa, il vero tema del cambiamento rispetto al XX secolo. Le relazioni umane non si producono in fabbrica Sul luogo di lavoro, i rapporti sono basati sulla divisione del lavoro e sugli interessi della propriet, relativi alla produzione di oggetti per il mercato. Circa il conflitto tra propriet e lavoro, vi sar un richiamo nella parte III del presente intervento, mentre qui interessa sottolineare che tra la produzione degli oggetti e i comportamenti prevalenti nella societ, c in mezzo il ruolo del soggetto, che decide di comprare e utilizzare quelli che corrispondono, nei limiti dei mezzi finanziari, ai suoi interessi, questi ultimi da lui stesso valutati in base alla sua cultura e sensibilit. In tal modo viene esercitata la libert del compratore che pu anche indicarsi come libert del supermarket. Ci non toglie, per, che la influenza dellazienda non si arresti affatto ai limiti della fabbrica, in quanto lesigenza di assicurare compratori adeguati per gli oggetti che si producono parte integrante delle strategie aziendali (marketing, pubblicit, quota di mercato ecc.). Ne deriva che le aziende anche se non studiano lantropologia culturale in quanto disciplina di fatto la mettono in pratica, influenzando sia gli orientamenti degli individui sia le situazioni che si offrono agli individui nel corso dellesistenza. Esempi concreti si trovano non solo nella difficolt di costruire alternative allauto nei paesi dotati di grosse fabbriche di auto, ma anche in tutto il settore delle costruzioni sul territorio, in cui linteresse privato immediato influisce pesantemente sulle decisioni delle istituzioni locali, che accettano un peggioramento del capitale sia comune che sociale, a fronte di aumenti dei capitali privati.

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Per renderci conto del mondo in cui viviamo,il volume citato di Tentori (nel capitolo intitolato inculturazione e socializzazione, pag. 141 e seguenti), contiene elementi circa i modi con cui la societ cerca di influenzare e plasmare gli individui sin dai primi mesi dellesistenza () Il processo di inculturazione si protrae per tutto il resto dellesistenza dellindividuo (). In proposito, si pu osservare che se del tutto normale che la societ, a cominciare dai genitori plasmi gli individui, dallaltra occorre, rispetto al testo di Tentori, un maggior grado di articolazione riguardo a cosa si intenda per societ, oltre ai genitori e alla scuola. Le aziende, infatti, non si limitano a produrre, distribuire e vendere prodotti, informando sui relativi caratteri, ma entrano nei processi di plasmazione degli individui, proponendo e promuovendo dei sistemi di relazione e delle soluzioni sia economiche che esistenziali, che influenzano gli individui fin da bambini e per tutto il resto dellesistenza. Un grande economista, studioso e critico di Keynes, John K. Galbraith (Storia dell Economia, Rizzoli, 1988, pagg. 316 e seguenti), trattando di teoria dellazienda, impiegava anche lui il termine plasmare: In conseguenza dellintrusione della realt nellortodossia neo-classica, leconomia si occuper in misura crescente della dinamica esterna ed anche interna della grande azienda: esternamente in quanto lazienda influenza o controlla i suoi prezzi o rapporti di mercato fino a guidare e plasmare le reazioni dei suoi consumatori, non esclusi gli atteggiamenti e le azioni del governo; internamente in quanto essa organizza lesperienza e lintelligenza dei suoi dipendenti () I bisogni sono plasmati oggi in grande misura dalla pubblicit fatta dalle ditte produttrici che forniscono i prodotti o servizi. Il termine plasmare, in ogni modo, richiede maggiori spiegazioni in quanto lindividuo adulto non malleabile come un pezzo di creta. Alle aziende, per influenzare gli individui, occorrono tre elementi: quelli di carattere tecnologico-materiale, relativi alle qualit duso e ai costi degli oggetti; quelli relativi allampiezza e diffusivit dello spazio comunicativo, ad esempio televisivo, qui inteso come contenitore e veicolo, caratterizzato dalla direzione a senso unico; infine quelli relativi alle presentazioni pi o meno convincenti, cio ai contenuti con i quali vengono riempiti i contenitori, grazie alla attivit dei pubblicitari. Tutto ci va preso in considerazione nellambito dellattuale societ, affluente negli oggetti industriali, diversa sia da quella in cui viveva Marx, che da quella di inizio del secolo XX. In effetti Galbraith, scrivendo nel 1987 (op.cit., pag. 320), descrive cos il cambiamento del tenore di vita: Nel mondo del passato, caratterizzato da una grande povert, il costo del cibo, degli indumenti, del combustibile e dellabitazione era una misura importante della sofferenza o del godimento della vita () Oggi tutto questo non vale pi. Nei moderni paesi industriali il tenore di vita a tutti i livelli di reddito tranne quelli pi bassi, comprende una vasta gamma di prodotti e servizi fino a voci di considerevole, e a volte estrema, frivolezza e futilit. Per confermare queste opinioni, ciascuno pu confrontare le sue possibilit attuali, cio la sua esperienza di vita sullaltopiano, con quelle dei nonni e bisnonni,che vivevano con minori disponibilit non solo in materia di auto e Tv, ma anche in fatto di cibi e vestiti. In materia poi di frivolezza dei prodotti, ai fini di un progetto di cambiamento dei percorsi di vita, bisogna tenere conto che, qualsiasi sia il modo di generazione o induzione dei desideri di questi prodotti, quando si arriva allacquisto vuol dire che si tratta di desideri sentiti, tanto vero che gli individui lavorano e guadagnano di pi allo scopo di soddisfarli (ad esempio, il giovane con lauto sportiva si pone obbiettivi che riesce anche a realizzare e la ragazza che lavora per disporre di diverse possibilit di abbigliamento riesce realmente a mostrarsi nel modo migliore). A tale proposito, volendo avvicinarsi alla realt su cui occorre intervenire, bisogna riconoscere,ancora una volta, che lacquisto di prodotti caratterizzati dalla futilit significa che in atto un processo economico-culturale trasversale, presente in tutti gli strati sociali, pur con differenze ovvie nella qualit e quantit degli oggetti acquistati. Si determina cos una realt diffusa, economica, sociale e culturale, relativa alle abitudini, alle situazioni e agli orientamenti, quindi anche allaspetto antropologico, che nessun approccio razionalistico, tipico delle situazioni di prima dellaltopiano , potrebbe modificare.

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Il fatto che i comportamenti concreti siano differenziati a seconda dei diversi individui, con le loro specifiche psicologie e biografie, non toglie che linfluenza della societ dei consumi sia un fattore intermedio un medium esteso a tutti, se non altro per lesigenza di collocarsi allinterno di un sistema di relazioni condiviso e riconosciuto (anche per la comune condizione di spettatori della Tv). Questa influenza, in presenza di diverse opzioni di comportamento, che in linea di principio devono considerarsi tutte possibili, agisce a favore di quelle privatistiche e acquisitive, indebolendo linteresse degli individui per la sfera pubblica e la loro partecipazione al capitale sociale. Lavorare, guadagnare, spendere per lauto e labbigliamento, ben al di l delle esigenze funzionali, oggi un modo di vivere, in piena sintonia con gli interessi delle aziende. Vi sono reazioni alternative, come si accennava, in altre culture, movimenti, associazioni, orientamenti individuali, ma resta il fatto che siamo di fronte a fallimenti del liberismo, che vanno affrontati a questo livello. Per fare fronte ai fallimenti, non bastano da soli gli impegni individuali, anche numerosi e volonterosi, ma occorrono azioni di governo o governance. Al contrario, come dicono i tre economisti, di solito i governi non sono informati e non sono in grado di correggerli (studio dei tre economisti, pag.12). Un bilancio, sia pure schematico, della situazione in atto, potr aiutare a definire il tipo di intervento che si rende necessario. Il fordismo e lesperienza degli ultimi 25-30 anni Anche in relazione a quanto si accennava nei precedenti capitoli, i bisogni evolvono e nello stesso tempo, in quanto umani, mantengono un costante carattere di complessit, per cui anche prima dellespansione industriale del XIX e XX secolo non sono mai stati riducibili ai puri e semplici beni della riproduzione biologica. In effetti, come dice Sahlins, il carattere distintivo delluomo non risiede nel vivere in un mondo materiale, una circostanza che comune a tutti gli altri organismi, ma sta nel farlo secondo uno schema significante di sua invenzione. Ci non toglie che nella fase attuale, che in Italia pu farsi iniziare con gli anni 70, a seguito del superamento per la maggioranza degli individui dei bisogni legati alla sopravvivenza biologica, relativi quindi alla difesa dalla fame, dal freddo, dalla morte precoce, a seguito della disponibilit dei beni tipici del fordismo, tra cui un auto per famiglia e dei benefici soprattutto in Europa dello stato sociale, diventano ancora pi importanti gli aspetti con carattere post-biologico, quindi relativi alle relazioni e ai significati. Come del resto indicato da Galbraith, si va ben oltre il valore duso del cibo e degli indumenti e ci risulta ormai da una esperienza, pur con tutta la sua bivalenza, di 25-30 anni di societ sviluppata e tecnologicamente attrezzata. In primo luogo, sul piano economico, vengono proposti sempre nuovi oggetti, come nel caso recente della telefonia mobile, creando insieme la novit degli oggetti e dei bisogni. In tal modo, si determina un aumento annuale delleconomia, moderato, ma persistente. In secondo luogo sul piano dellequit, restando nellarea industrializzata occidentale, la tendenza negli Stati Uniti a netto favore degli strati pi ricchi. In proposito, nel capitolo 2.7 si richiamavano dati per cui, negli Stati Uniti, negli ultimi 20 anni, il 10% della popolazione ha ricevuto il 96% della ricchezza addizionale,In Europa le difese degli strati lavoratori sono pi efficaci, ma si pone un problema di crisi e rinnovamento dello stato sociale. Considerando poi laspetto ambientale, vi sono miglioramenti dovuti al progresso tecnologico e al fatto che i nuovi prodotti sono di tipo informatico-comunicativo, che per non sostituiscono i consumi materiali, ma sono di solito aggiuntivi. Ad esempio, pi si telefona, pi si assumono impegni di movimento, Nel caso delle automobili, migliora il consumo per chilometro, ma si percorrono pi chilometri. Anche la trasformazione delleconomia verso i servizi non sufficiente, in quanto tendenza spontanea, a conseguire la sostenibilit ambientale, a causa soprattutto dei persistenti consumi di energia fossile e di materia. Passando ora, come quarto punto, a considerare la sfera esistenziale relazionale, ogni individuo pu collocarsi nella attuale realt economico-sociale, orientandosi verso i guadagni, come lo yuppie, come il ragazzo con lauto, come la ragazza con tanti vestiti, oppure verso altre scelte. Gli

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strati pi ampi e popolari, operai e impiegatizi, hanno davanti a s, in questo quadro, percorsi pi obbligati per ragioni di minore disponibilit economica, ma questo non li libera dalla influenza dei consumi, creando anzi difficolt maggiori. Considerando infine laspetto di capitale sociale, c da considerare leffetto sulla solidariet derivante dallarricchimento strumentale che tipico dellaltopiano. In Italia, ad esempio, oltre 2/3 della popolazione sono proprietari di unabitazione, un miglioramento rispetto al passato, tanto pi se si tiene conto delle dotazioni interne. La propriet privata, per, pu essere vissuta in modo sostitutivo rispetto alla partecipazione ai beni comuni, che rispetto ad alcune ideologie non condivisibili, ma presenti possono ora apparire superflui. Ai fini di un primo bilancio, il risultato complessivo che la qualit ambientale dello sviluppo, la qualit della vita e relazionale, la partecipazione al capitale sociale della maggioranza degli individui, in questa situazione, devono considerarsi in larga parte stagnanti e irrisolte. grave che, di fronte a problemi del genere, manchino indagini e giudizi effettuati a livello pubblico, attrezzati con indicatori rappresentativi delle dinamiche sociali di profondit, quindi non riferite solo ad economia, distribuzione, occupazione, ma anche ai caratteri del benessere, come solidariet, fiducia sociale, rapporto tra gli individui e le istituzioni pubbliche. Pur in assenza di queste indagini, che dovrebbero essere sia generali sia basate su approfondimenti locali, con estensione longitudinale nel tempo, si pu formulare fin dora un giudizio generale differenziato, per cui i mezzi a disposizione degli individui risultano migliorati in quantit e qualit, ma la qualit sociale appare ferma o in arretramento. Rispetto al futuro, evidente che ulteriori dosi di consumi, negli attuali contesti individualistici e competitivi, non possono essere considerate, come in passato, come normale amministrazione della societ sviluppata. Vanno bens riconosciute come un problema irrisolto, non perch ci sia bisogno di austerit, ma perch in molti casi non disponibile laccesso alla qualit delle relazioni e alla sostenibilit ambientale. Tale accesso, a sua volta, va messo in relazione con la disponibilit dei beni intermedi, di cui si accennato al precedente punto 2.9 e pi in generale alla creazione del capitale sociale. A questo punto, ai fini della costruzione di un mondo migliore, che deve essere guidato da un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale,diventa indispensabile prendere in considerazione un problema di civilizzazione delle esigenze e delle abitudini, introducendo esplicitamente la scelta a favore dei valori sociali. Il passaggio allaltopiano, infatti, ha assicurato la sopravvivenza fisica ed anche una dose di beni leggeri, utili per vivere. Gli esseri umani, inoltre, sopravvivono anche in contesti in cui vale la legge del pi forte. Siamo quindi in una situazione in cui qualcosa gi stato assicurato, per cui occorre scegliere, in condizioni di vera scelta, nel senso che in una fase post sopravvivenza realmente presente un bivio, tra ulteriore aumento monetario, che per non traente rispetto alla qualit, e obbiettivi di qualit sociale e ambientale, di cui andr valorizzata anche la capacit traente rispetto alleconomia. Se si sceglie la qualit sociale, in un contesto di civilizzazione mondiale, occorre attribuire importanza a due elementi post-sopravvivenza, relativi allo stato sociale/capitale sociale, luno, alla democrazia e libert sostanziale, laltro, mettendo inoltre in evidenza la relazione, indiretta ma forte, tra le grandi e urgenti questioni di politica mondiale, che occupano la prima pagina dei giornali, e i pi lenti processi che si sviluppano nei retroterra sociali e nei percorsi individuali prevalenti nei vari paesi e in particolare in quelli industrializzati. Alla base della espansione economica del XX secolo, come del resto noto, sta il fordismo, avviato negli Stati Uniti poco prima della I Guerra Mondiale, che ha influenzato lEuropa negli anni successivi e lItalia, in particolare, dopo il II dopoguerra. La sua importanza, pur essendo da tutti riconosciuta, richiede per qualche ulteriore specificazione, a partire da tre grandi aspetti: cambiamento della organizzazione produttiva, con introduzione della catena di montaggio, aumento di produttivit dellora di lavoro e diminuzione dei costi di produzione; compromesso sociale, derivante dal precedente, con possibilit di aumenti salariali, acquisto di massa dei prodotti, riduzione a otto ore dellorario di lavoro, disponibilit di fondi pubblici per finanziare lo stato sociale; cambiamento dei modelli di vita e di consumo, cambiamento delle organizzazioni urbane.

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Sul piano storico, la cultura e le lotte del movimento operaio si sono impegnate sui primi due aspetti, a tutela delloccupazione, del salario, della salute e dellaccesso ai beni dello stato sociale del lavoratore, ma non hanno preso in particolare considerazione il terzo aspetto, per cui, anche per il lavoratore, stata privilegiata la capacit di guadagno e di consumo, non la creazione del capitale sociale e della qualit sul territorio. Dato che non ci si posti il problema di un benessere corrispondente a criteri culturali ed etici differenziati rispetto a quelli proposti dalle aziende, la conseguenza stata che il comportamento individualistico, orientato al consumo privato, ha acquistato carattere trasversale, pur con le comprensibili differenze nelle capacit di acquisto. Erano stati proposti due problemi, capitale sociale e democrazia. Circa il primo, dato che lo stato sociale non si posto finora un problema di sviluppo della persona umana e delle sue relazioni, corrispondente ad esempio a quanto proposto dallONU, si rende necessaria una svolta di ripensamento e riorientamento verso il benessere relazionale, attraverso progetti partecipati di aumento del capitale di socialit, dando luogo ad una positiva spinta generalizzata e nello stesso tempo specifica per le diverse situazioni. In tal modo, gli orientamenti socializzanti, tuttora presenti negli individui, verrebbero incentivati e rinforzati, sia nelle possibilit concrete di comportamenti quotidiani, che negli spazi comunicativi e partecipativi. Si avrebbe anche una maggiore apertura verso gli individui che non si conoscono, i non affini, con vantaggi di fiducia sociale, coesione sociale, partecipazione, prospettiva futura. Per quanto riguarda il secondo punto, relativo alla democrazia sostanziale, va richiamata ancora la forte influenza del settore aziendale verso i comportamenti di aumento dei consumi. ben difficile, a tale proposito, individuarne le responsabilit in una singola azienda, che pu sempre giustificare la propria attivit di marketing e pubblicit con la necessit di stare sul mercato. Daltra parte linsieme delle aziende non esiste come punto di responsabilit e imputabilit (a livello nazionale, per, le leggi e le istituzioni contano , mentre nello spazio globale c il vuoto,). Sul piano comunicativo, il mercato viene valorizzato come se avesse un valore in se stesso, tanto che si producono degli spot Tv in cui viene ringraziato il consumatore, perch i suoi acquisti sono a favore delleconomia, che viene accreditata, appunto, come un bene in s. Al limite, verrebbero ringraziati anche i compratori di armi, che in alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, corrispondono ad una quota rilevante delleconomia. Non importa cosa comprate, basta che comprate: questa impostazione non far mai nulla per la qualit della vita sullaltopiano. Sul piano strategico, produce divaricazione tra linteresse aziendale e quello sociale. Gli individui per si trovano a dover fronteggiare questa situazione come singoli ed anche se singolarmente fossero interessati al modo di vivere indicato dall ONU, basato su individui e comunit vivaci e creativi , non potrebbero provvedere da soli. Le stesse associazioni ambientaliste e dei consumatori, che sono una forma di difesa e di presenza critica e alternativa, hanno bisogno di un interlocutore istituzionale, per cui la democrazia rester a met strada fino a che i cittadini organizzati non potranno influire efficacemente sulla qualit dello sviluppo,Perch questo avvenga sar per pnecessario che le istituzioni pubbliche assumano responsabilit dirette su questo tema, avviando processi di progetto pubblico e partecipato. Sul piano della libert, nella situazione attuale, il singolo pu anche scegliere un percorso di vita a basso guadagno e basso consumo, ma dovr pagarlo non solo con un minore consumo, il che parte della scelta, ma anche con un forte grado di emarginazione. Al contrario, i comportamenti sobri nei consumi, orientati alla socialit e al capitale sociale, devono diventare agibili da tutti e, fino a che sia necessario, essere incentivati, nel rispetto delle differenziate scelte esistenziali. necessaria quindi una politica pubblica di tipo regolativo e programmatorio, articolata su progetti decentrati, che assuma responsabilit rispetto ai tre valori esterni pi volte citati: uguaglianza/equit, ambiente, capitale sociale. Gli stimoli di Porto Alegre verso il bilancio partecipato andrebbero qualificati secondo gli impegni di Agenda 21, tenendo conto dei temi fin qui sviluppati, in modo da aprire una prospettiva di partecipazione alla costruzione del benessere relazionale, ambientalmente sostenibile.

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Rinnovamento degli individui e delle aziende. Deficit antropologico-ecologico Sul piano teorico, culturale e operativo, il progetto cui occorre lavorare,come gi si accennava, post-marxiano, post-weberiano, antropologicamente consapevole, in accordo con il territorio e lambiente, agibile in un quadro di relazioni globali e in grado di considerare, senza appiattimento reciproco, i problemi della societ e quelli dellindividuo. Tenendo conto dei principi del pluralismo antropologico, approfonditi in particolare da Marshall Sahlins, che garantiscono da ogni deducibilit deterministica del futuro dalla situazione presente, il progetto in corso si propone un grado sostanziale di liberazione delle relazioni degli individui allesterno della produzione e una nuova condizione professionale nella produzione. In questo quadro, non si punta alla eliminazione dellegoismo individuale, attivo ad esempio nelle imprese private che competono nellambito del mercato, n ci si orienta verso una societ perfetta, basata su un tipo umano totalmente altro, ma si avvia una ricerca di quanto di meglio, sul piano umano-sociale-relazionale, risulti possibile in senso storico-antropologico, a seguito della attuale ricchezza materiale e della creazione di nuove condizioni di cultura e di comportamenti autonomi rispetto agli interessi aziendali. Si richiama anche lesigenza di una riforma morale, intellettuale e materiale, impiegando le parole di Gramsci, con contenuti diversi e aggiornati. Questa impostazione, pur nella convinzione che possano essere molto elevate le qualit sociali, intellettuali e morali di singoli individui o di minoranze anche rilevanti, nasce dalla necessit di porre al centro del progetto un cambiamento del tipo di relazioni di fatto prevalenti nella maggioranza, che oggi determinano problemi crescenti rispetto al capitale sociale. Nel lavoro in corso con il sociologo italo americano Rocco Caporale, si parte dunque dal comune riconoscimento di un deficit culturale, presente in modo pi o meno accentuato in tutti i paesi industrializzati occidentali ed in modo particolare negli Stati Uniti, che pu definirsi, in modo abbreviato, come deficit antropologico-ecologico, da mettere in relazione con le involuzioni individualiste, le relative insicurezze e perdite di fiducia sociale. Ai fini della operativit di questa impostazione, importante laspetto potenzialmente virtuoso della convergenza tra la riforma relazionale e quella ambientale, per cui la risposta alla sfida pratica consiste nella indicazione di procedimenti in grado di conseguire gli obbiettivi necessari e possibili, nei tre settori esterni, a partire da ambiente e relazioni, assumendo come base il tema della inculturazione, plasmabilit e auto-plasmabilit dei soggetti, in presenza di fattori sia strutturali e infrastrutturali che comunicativi. La via di uscita che si prende in considerazione basata sulla possibile convergenza di diversi ruoli, delleconomia, delle istituzioni pubbliche e della societ civile, con la piena convinzione che non basti modificare i comportamenti delle aziende, in quanto occorre rinnovare anche le culture del vivere degli individui.

PARTE III. PROPOSTE PER REALIZZARE UNA SOCIET MIGLIORE


La vera questione la propriet privata ? Ai fini delle proposte, tornando al testo di Giuliano Della Pergola, nel capitolo intitolato La vera questione si dice: E poich lOccidente si basa sullo sviluppo tecnologico, che a sua volta bifronte ( salute e benessere, ma anche malattia e morte), ladesione a questi gruppi, tutti in favore della sostenibilit ambientale, della sostenibilit urbana, dello sviluppo sostenibile, eco-tutto, sostenibili anche nelle nuove forme di fondamentalismo spirituale che producono, evita di affrontare la vera questione, cio quella della propriet privata, dellaccumulazione della ricchezza e della produzione della miseria sociale e dellindigenza dallinterno delle forme del capitalismo, per riversarsi verso lambientalismo, il verdismo, la sostenibilit, il naturalismo, la regressione preilluminista, quali ideologie compatibili con il sistema, ma nello stesso tempo immaginate anche come alternative, provviste cio di un grado di libert non commerciale. Ai fini di un commento, vero che laggettivo sostenibile viene a volte impiegato in modo generico, quindi privo di valore definitorio e verificabile. Per motivi generali e per ragioni di impegni e linguaggi condivisi, credo per che convenga specificarlo, sulla base di precisi bilanci, piuttosto che abbandonarlo.

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Diamo unocchiata, ad esempio, ai dati italiani relativi agli ultimi 10 anni del 900 (Rapporto CNELENEA sul Patto per lEnergia e lAmbiente, 2001, ed. Enea, pag. 217 e seguenti). la popolazione pari a 56,3 milioni di abitanti in leggera diminuzione (dato aggiornato); leconomia-PIL, valori deflazionati, aumentata del 17%; il consumo di energia in fonti primarie aumentato del 13%; al suo interno, la componente di domanda di energia elettrica aumentata del 27%; le emissioni di gas serra sono aumentate del 7%. Volendo riferirsi ad un periodo pi lungo e pi rappresentativo, dalla documentazione ENEL (Produzione e Consumo di energia elettrica in Italia, ed. Enel, 1999) si ricava che nel periodo 1963-1998, sia il PIL che il consumo di energia sono aumentati di circa 2,7 volte, mentre la parte elettrica aumentata di 4 volte. Ne risulta evidente prima di tutto che in atto, finora, una espansione economica e in secondo luogo che leconomia traina i consumi di energia, costituiti in gran parte da fonti fossili, che a loro volta, attraverso le combustioni, producono anidride carbonica. In proposito, bisogna tener conto che gli effetti sul clima dellaumento della concentrazione di carbonio in atmosfera non sono lineari, per cui il danno pu essere maggiore e pi rapido rispetto alle previsioni modellistiche, dando luogo ad un caso assai grave di insostenibilit ambientale. Rispetto alla questione di cosa stia trainando cosa , facile rispondere che la ricchezza monetaria traina i consumi materiali, in particolare quelli energetici, quindi anche i danni per lambiente. La questione della sostenibilit, sulla base di questi indicatori, pu porsi in modo abbastanza rigoroso, misurando il reddito, i consumi di energia complessiva ed elettrica pro quota, le emissioni che alterano il clima e integrando questi dati con quelli relativi al consumo di materia e alla produzione di rifiuti (per dare unidea dei problemi irrisolti, in Europa fallito il tentativo del V Programma di Azione Ambientale di contenere la produzione di rifiuti solidi urbani entro 300 Kg/persona anno, altro dato: i flussi materiali per ogni persona corrispondono a 50 tonnellate allanno). Sul piano globale, tra i tanti, si possono riportare alcuni dati riportati da NcNeill. Ad esempio (op.cit. pag 270), la copertura del suolo, costituita da boschi e foreste, nel 1900 era pari a 58 milioni di Kmq, mentre nel 1990 erano scesi a 48. Per quanto riguarda la bio-diversit (op.cit. pag. 335) molti osservatori si aspettano la scomparsa del 30-50 percento delle specie terrestri entro 1-2 secoli . I dati sui danni ambientali sono numerosi, anche da fonti ufficiali, per cui, anche se si discute con convinzione della tendenza in atto di dematerializzazione della produzione e si sottolinea con speranza che i nuovi settori, basati sullinformatica, sono caratterizzati da una minore intensit di energia, resta il fatto che laumento di ricchezza, nelle condizioni attuali, pone problemi di insostenibilit, tanto pi gravi se si tiene conto dei diritti dei paesi in via di sviluppo. In breve, c una sola via di uscita, al di fuori delle guerre dei ricchi contro i poveri: i paesi industrializzati devono ridurre i loro impatti ambientali, che oggi sono trainati dagli aumenti di ricchezza. Rispetto ad una idea di consumo (ONU, capitolo 2.6) che contribuisce allo sviluppo umano nel momento in cui amplia le capacit ed arricchisce le vite delle persone, senza incidere negativamente sul benessere di altri, il mantenimento dellattuale tipo di sviluppo assume invece carattere sottrattivo ed gi di per s un fattore di conflitti. Ne deriva una esigenza urgente sulla quale occorre essere pi puntuali: i relativi bilanci e interventi vanno effettuati e coordinati a tutti i livelli, nazionale, regionali e di ambito locale. In particolare, in ambito urbano, questi bilanci e i conseguenti interventi devono integrarsi con i piani regolatori e con gli interventi a favore della qualit urbana, in modo da offrire ai cittadini condizioni territoriali di benessere sostenibile. In questa prospettiva, tanto pi necessario conoscere, oltre agli andamenti economici-energeticiambientali, anche quelli relativi al benessere sociale. Viceversa, non si dispone di dati sulla qualit sociale dello sviluppo e delle relazioni umane. La questione, sulla base dei dati finora disponibili, va riportata al livello della critica del liberismo. Il fatto che i beni strumentali non siano trainanti

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rispetto ai beni finali conferma infatti che il mercato, se come una accettabile organizzazione strumentale per la allocazione delle risorse produttive, non una maniera per stabilire i fini delleconomia e non si pu accettare che sia auto riferito, tanto pi in quanto la esternalit di cui si sta ora trattando coincide, in buona parte, con i fini stessi della produzione e dellagire sociale. Di conseguenza, se il metodo del mercato e della concorrenzialit dovesse impedire anche in futuro di conseguire gli obbiettivi e i fini relativi alla qualit delle relazioni e al conseguente benessere relazionale, non farebbe che mettere in questione la stessa efficacia del metodo. In questa situazione, se oggi la esternalit della qualit delle relazioni non viene nemmeno indagata a fondo, si deve pensare che, oltre alla difficolt della parametrizzazione numerica, agisca anche una subalternit culturale, che dipende a sua volta dallaccettazione, senza verifica, del presupposto per cui gli aumenti economici sarebbero sempre trainanti rispetto al benessere e ai vantaggi relazionali. Sono ora disponibili alcuni elementi per considerare la divergenza principale con Della Pergola, che riguarda ci che lui indica come la vera questione, cio quella della propriet privata, della accumulazione della ricchezza e della produzione della miseria sociale e dellindigenza dallinterno delle forme del capitalismo. Tenuto conto delle considerazioni precedenti, la bivalenza tipica della situazione attuale, quando si parli di ricchezza o povert, richiede una specificazione di carattere qualitativo, relativa allambiente, alle relazioni e alla qualit della vita. A tale proposito, per quanto riguarda la disponibilit di mezzi, oggetti, strumenti, oggi sperimentiamo una espansione dei consumi che non pu in alcun modo considerarsi miseria. Lo richiama Galbraith, come si accennava, per quanto riguarda cibi e vestiti. Laumento della economia mondiale nel XX secolo lo conferma ancora. L'attuale visibile diffusione di mezzi meccanici e tecnologici, anche per le comunicazioni, un ulteriore riprova. La diffusione dei beni che Galbraith chiama futili lo conferma ancora. In definitiva, per una critica adeguata, si deve riconoscere che non ha trovato conferma la contraddizione proposta da Marx tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione, anzi limpresa a propriet privata, operando nellambito del mercato, soprattutto dagli anni del fordismo in poi, si dimostrata in grado di sviluppare la produzione, in quantit, variet, contenuto tecnologico e innovativo. Si cos ottenuto, attraverso una vicenda di conflitti sociali e impegni pubblici istituzionali, un miglioramento delle condizioni di vita, esteso anche alle forze di lavoro e agli strati popolari. Da quando lepoca di Ford e Keynes ha dimostrato questa possibilit, tuttora attiva ma non pi adeguata alle esigenze del tempo non si vedono sufficienti motivi e condizioni per il superamento della propriet privata, in discussione in altri tempi, prima dellaltopiano , n si sa cosa si farebbe dopo. Della Pergola, da parte sua, sembra pensare diversamente, dato che propone due elementi, la questione della propriet privata e il riferimento a Marx che, considerati insieme, fanno pensare appunto ad una opzione a favore della propriet pubblica dei mezzi di produzione o a qualcosa del genere. A fronte di questa risposta tradizionale al problema costituito dalla tensione tra il carattere sociale della produzione e quello privato della propriet dei mezzi di produzione, va confermato che il mercato attuale pu considerarsi nell'insieme una organizzazione non obsoleta, ma piuttosto con doppiezza di effetti, in quanto produttrice sia di vantaggi produttivi che di svantaggi di altro tipo, consistenti in difetti di distorsione dello sviluppo e orientamento complessivo non adeguato alle esigenze di qualit e alla cooperazione internazionale. Ci che manca, in definitiva, non la capacit produttiva, ma qualcosa che ha carattere intrinseco, cio lattuazione dei valori esterni al mercato, Manca, oltre allaspetto di equit, che non nuovo, un rapporto programmato e verificabile tra leconomia, da una parte, la qualit delle relazioni sociali e gli equilibri ambientali, dallaltra. Cercare di fare fronte a questa situazione articolata, ricorrendo alla statalizzazione, cio alla propriet pubblica su base nazionale o magari alla propriet diretta dei lavoratori, tentata in alcun e esperienze, oltre a produrre gli inconvenienti propri delle burocrazie, vorrebbe dire riproporre oggi la dimensione statuale, facendoci arretrare rispetto ai grandi problemi mondiali di interdipendenza e coordinamento.

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Al contrario, la via da seguire, necessariamente articolata e complessa, deve collegare la dimensione territoriale con quella mondiale, il locale con il globale. Per correggere le tendenze di auto riferimento del mercato, si deve quindi ricorrere a interventi coerenti, a diversi livelli, corrispondenti a due principali categorie: procedimenti programmatici e regolativi, al di sopra del livello statale, quindi mondiali o almeno europei e progetti locali partecipati, connessi con i precedenti. Puntare sulla qualit dello sviluppo attraverso la regolazione del mercato Si deve puntare non contro la propriet privata dei mezzi di produzione, ma sulla regolazione del mercato, esercitando la insostituibile responsabilit pubblica in materia di orientamenti generali dello sviluppo e verifiche, anche attraverso adeguati procedimenti partecipativi. Una politica pubblica, orientata alla qualit dello sviluppo, non si impegner a nazionalizzare e burocratizzare la propriet privata delle aziende, perch la necessit di orientamento e regolazione, non di propriet. Dovr piuttosto conseguire la riconnessione tra la logica aziendale e le esigenze sociali sviluppando una politica coerente sia della domanda che dellofferta di migliori condizioni di vita. In sostanza, alla fine del XX secolo e allinizio del XXI secolo, emerge la necessit di reagire al liberismo a tutti i livelli, attraverso politiche pubbliche innovative, quali non si potevano concepire a met del XIX secolo e che tuttora presentano alcune difficolt, anche culturali. Il vero ostacolo culturale da superare, infatti, riguarda ci che avvenuto negli ultimi cento anni e in particolare negli ultimi cinquanta, caratterizzati da aumenti accelerati degli indicatori economici relativi alla quantit dei beni strumentali, a base tecnologica. proprio il rapporto con questi beni, in particolare quelli derivati dal fordismo, soprattutto lauto, che nel loro insieme sono caratterizzati da una bivalenza difficile da decifrare, filtrare e sciogliere. Anche la Tv presenta una sua bivalenza, di tipo diverso. Lunica soluzione, in proposito, si trova nel concentrare lanalisi non sui singoli oggetti, unauto, un apparecchio Tv, un computer, un telefono, ma nel preoccuparsi della qualit dei sistemi di vita e di convivenza in cui gli individui sono immersi, quindi del tempo, dello spazio, delle informazioni, dellambiente e della capacit di intervento. I danni ambientali, ad esempio, non dipendono dalle singole auto, ma dal loro numero e dai chilometri percorsi, quindi dalle emissioni conseguenti. Le auto, per, continuerebbero a rappresentare un problema anche se non avessero emissioni, a causa dei problemi di congestione sul territorio (presi in considerazione, in particolare, da Walter Tocci, come pi avanti ricordato). Esiste infine un problema di qualit dellinsediamento e di radicamento nel territorio, in rapporto alla esigenza di amicizie profonde e di identit legate ai luoghi, cio di investimenti affettivi di vario tipo, verso persone e luoghi, come anche di investimenti etici verso la societ, senza i quali la vita, con tutte le sue attrezzature, sarebbe superficiale, priva di gusto e di senso. L opportunit, operativamente, sta nella combinazione culturale e progettuale di due politiche di per s distinte, quella ambientale-energetica e quella rivolta alla qualit della vita, intesa in particolare come benessere relazionale. Per quanto riguarda la seconda, si parlato pi volte di beni intermedi, con funzioni di accesso ai beni finali, individuandoli principalmente nel tempo effettivamente libero, nel territorio accessibile in condizioni di tranquillit e sicurezza, nelle informazioni e comunicazioni reciprocamente attive. Circa luso prevedibile di questi beni intermedi, probabile che chi sia interessato, li voglia perch sensibile ai beni finali. Circa le strumentazioni impiegabili, in questa sede ci si limiter ad un accenno, pi avanti, al progetto locale, la cui base comunque deve essere la creazione di capacit sociali di individuazione autonoma delle proprie stesse esigenze. Distinguere i benefici dai mali dello sviluppo Sul piano della sfida pratica, la bivalenza dellattuale tipo di sviluppo il vero problema da affrontare. Si pu parlare di miseria solo per una minoranza della popolazione autoctona, valutabile intorno al 10-15%, che di solito ha problemi di vita decorosa pi che di sopravvivenza fisica. Ci sono anche strati pi ampi che hanno difficolt economiche, come nel caso di operai e

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impiegati che guadagnano 800-1000 euro al mese, per i quali c una povert relativa rispetto alla media della popolazione e alle esigenze che vengono socialmente accreditate. Basarsi su questi aspetti, ai fini di un discorso generale, vorrebbe dire per che si trascura limpoverimento sociale di maggioranza, al quale, nel presente intervento, si vuole attribuire unattenzione particolare, sapendo che non dipende solo dalla maggiore o minore equit distributiva, ma soprattutto dai modelli di sviluppo e dagli stili di vita. A questo scopo, occorre prendere nota degli elementi di riscontro tra Weber, Harris e altri studiosi richiamati nella precedente parte II, considerando che questa situazione tende a comprimere gli interessi alti dellindividuo, a confinarne la vita nella sola dimensione privata e in particolare in quella del reddito, a frenarne i rapporti con impegni e speranze di cambiamento sociale, a tenerlo infine legato alla corda della realt immediata. Bisogna, anche, tenere conto dei dati richiamati dal ricercatore milanese, per cui avanza una auto considerazione degli individui come cellule autonome, ciascuna delle quali deve pensare a se stessa, soprattutto attraverso la gestione del proprio reddito. Anche se queste cellule gestiscono al meglio le loro economie private, non hanno strumenti per gestire la loro condizione comune nel contesto in cui vivono e non sono in grado di reagire efficacemente al fatto che mentre i singoli patrimoni economici migliorano, il patrimonio comune di relazioni e di qualit ambientale si sta degradando. Ci sono anche le positive spinte in contrario, le generosit associative, le nuove forme di impegno politico, le grandi manifestazioni per la pace, la crescita dei mercati equo-solidali e dei conti bancari ad orientamento sociale, che nellinsieme non autorizzano ad alcun catastrofismo, ma c anche molta distanza da coprire tra queste reazioni, pur ampie e diffuse, ed un progetto che realizzi, un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale. Creare mondo attorno agli individui con la loro partecipazione Per uscire dal confinamento, delle menti e dei percorsi di vita, non bastano buone analisi e idee, questione di sfida operativa, che consiste principalmente nel creare un diverso mondo attorno agli individui, costruendolo insieme a loro. Questo termine, proveniente dalla riflessione di Hannah Arendt, segnala la necessit di un intervento capace di integrare gli aspetti infrastrutturali e quelli comunicativi, creando le condizioni per i comportamenti autonomi, in quanto orientati alle proprie soddisfazioni di relazioni sia interpersonali che sociali, in particolare attraverso la disponibilit dei propri tempi e il distanziamento dalla competitivit economica oggi onnipresente. Creare mondo attorno agli individui vuol dire anche affrontare il problema dei rapporti tra lindividuo e la societ, senza appiattimento reciproco, producendo esperienze positive, consolidabili e che possano connettersi tra loro. In questo quadro, tra laltro, va confermato il ruolo della qualit dellinsediamento, inteso sia come abitazione che come contesto urbano. Secondo i dati di McNeill (op.cit. pag. 361) le percentuali di popolazione urbana, nel mondo e in Europa occidentale, erano rispettivamente 14 e 35 nel 1890, e sono aumentate a 43 e 78 nel 1990. Il cambiamento antropologico consiste quindi anche in un oltre raddoppio della urbanizzazione (sugli esiti, si veda poco pi avanti il giudizio di Cederna). Quando si parla di qualit della vita, in Europa, bisogna quindi riferirsi prima di tutto ai centri urbani, grandi e piccoli e resta confermato il ruolo della citt vivibile e sostenibile, con i suoi obbiettivi non solo ambientali, ma di tempi, luoghi, valori simbolici ed estetici, fruizioni non legate ai consumi, rapporti con il territorio. In proposito, resta altrettanto confermata lesigenza di progetti partecipati, con elementi di autogestione. In generale, ma non sempre, i migliori obbiettivi urbanistici tendono a convergere con i migliori obbiettivi energetico-ambientali. Ad esempio, la accennata congestione del territorio un problema sia urbanistico che ambientale e la riappropriazione culturale, materiale e pratica del rapporto tra cittadino e territorio un obiettivo di valore altrettanto urbanistico e ambientale. Ai fini di un progetto sociale, bisogna comunque distinguere in via preliminare tra larea delle relazioni, di cui fa parte ad esempio il motivo per cui una persona va a fare visita ad unaltra, da prendere in esame in un quadro di analisi sociologiche e antropologiche, e laspetto ambientale, che pi legato al mezzo tecnico, impiegato per lo spostamento.

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Si riportano, in proposito, alcune parole di Antonio Cederna, dalla introduzione al libro citato I limiti dellenergia: mettere in evidenza il legame tra consumo energetico irresponsabile e caos territoriale e urbano. Quando si parla di rifiuti, occorre riconoscere che tutto quel che ci circonda trattato come un rifiuto: il territorio, lambiente, le grandi citt la cui struttura deforme e oppressiva, alimentata dalluso improprio di smisurati flussi di energia, un permanente attentato contro la salute e contro gli stessi valori della convivenza civile. Lespansione radiocentrica, a macchia dolio, voluta dalla speculazione grazie al fallimento di ogni politica di pianificazione urbanistica, ha dato corpo a sterminate periferie pi inadatte alla vita moderna dei quartieri costruiti nei secoli passati: il disordine nelle destinazioni duso esaspera il pendolarismo casa-lavoro, la soluzione individuale della mobilit porta alla paralisi del traffico, al disagio psico-fisico, allinquinamento intollerabile . In questo giudizio, pur scritto 15 anni fa, pienamente presente il fallimento del rapporto quantitqualit: le sterminate periferie, infatti, sono pi inadatte alla vita moderna dei quartieri del passato. E mancata dunque la pianificazione urbana, ma bisogna anche considerare che per creare un mondo diverso attorno agli individui non ci si pu limitare a trasferire il compito al Sindaco e alla Giunta Comunale, perch il territorio urbano il punto di sbocco di contraddizioni e problemi irrisolti che vanno ben oltre il territorio comunale. Se si vuole una citt che sia buona, cio accogliente e vivibile, occorre intervenire anche a monte , pensando ad un intervento pubblico sociale, forma evolutiva e aggiornata dellattuale stato sociale, che fornisca risorse e procedimenti per la riforma del modo di vivere sul territorio,in generale, vista come possibilit di comportamenti socializzanti e in accordo con lambiente. Ci che va socializzato, dunque, lintervento, piuttosto che la propriet e in questo modo appare anche possibile introdurre nel retroterra sociale e territoriale dei paesi sviluppati, soprattutto europei, una dinamica positiva, che sia saldabile con le politiche di cooperazione internazionale (al contrario, negli Stati Uniti, la diminuzione interna del capitale sociale si salda con politiche esterne di carattere aggressivo). La riforma dello sviluppo nellambito del sistema mondo La correzione del tipo di sviluppo dellarea industrializzata, a favore dei tre valori esterni alleconomia di mercato, equit/uguaglianza, ambiente, qualit delle relazioni, deve attuarsi allinterno del sistema mondo, con il suo carattere di mercato globale, del tutto privo di una idonea normativa e governance. I primi passi a favore della qualit dello sviluppo potranno compiersi in situazioni nazionali, regionali e locali che presentino caratteri favorevoli, ma per conseguire risultati decisivi sar necessaria un intervento mondiale, anticipabile a livello europeo. La realt con cui misurarsi infatti quella di un sistema mondo caratterizzato dal primato delleconomia, in cui svolge una parte determinante, economica e politica, la componente transnazionale, dotata di pi risorse tecnologiche e organizzative, a livello produttivo e commerciale, rispetto alla componente nazionale. Circa il ruolo delle aziende transnazionali bisogna contrastare la loro utopia anarchico-mercantile dello Stato minimale, che si realizza, come si accennava, depotenziando gli strumenti della politica nazionale-statale e mantenendo un vuoto di regole. Occorre tenere conto dei dati di Beck, per cui il ricavato dalle imposte sul reddito delle societ era nel 1980 pari al 25% dellintero introito fiscale della Germania, ma dieci anni dopo era sceso al 13%. Se fosse rimasto al 25%, lo Stato avrebbe incassato 86 miliardi di marchi in pi. Bisogna quindi intervenire in una situazione che si pu riassumere cos: una parte sempre pi importante delleconomia transnazionale; circa il 42% del commercio ha carattere transnazionale; il grosso delle vendite delle aziende transnazionali avviene nei mercati sviluppati, in cui fruiscono delle infrastrutture e dei costi sociali tipici di questi paesi (i compratori dei telefonini prodotti dalle grandi transnazionali, con funzioni sempre pi complesse, hanno fruito di un complesso sistema sociale di studi e servizi);

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la loro quota di tasse bassa, rispetto agli introiti nazionali, come si pu affermare con buona certezza, in quanto deriva dai rapporti negoziati tra le singole imprese e i singoli stati, mentre le aziende nazionali si muovono allinterno di regole fisse; la questione non si pone qui in termini di evasione o in termini legali o tecnici, che possono supporsi adeguatamente curati sia dalle aziende che dagli stati, ma in termini sostanziali, quindi politico-istituzionali, relativi al contratto materiale tra l azienda transnazionale e il singolo stato; sul piano politico, la difficolt sta nella asimmetria di strumenti e specificamente nella mancanza di strumenti del singolo stato, che in grado di intervenire solo sul proprio territorio, rispetto ad aziende che invece sono in grado di gestire i loro capitali su base mondiale. Lo stesso vale per le politiche occupazionali. In questa situazione, va preso in attenta considerazione anche largomento utilizzato dalle stesse aziende transnazionali, per cui se la singola azienda non si valesse di tutte le opportunit intrinsecamente presenti nel modulo organizzativo di tipo transnazionale, lazienda stessa non reggerebbe i livelli competitivi propri della sua categoria. Tale argomento, per quanto usato anche in modo strumentale, contiene almeno una parte di verit ed proprio questa parte, una volta riconosciuta, a mettere in evidenza lattuale deficit istituzionale-fiscale riguardo alla dimensione globale del mercato e a reclamare l esigenza di adeguate autorit e capacit pubbliche internazionali, responsabili di appropriate politiche regolative e fiscali. Porre tale questione proprio in questi mesi, nella primavera del 2003, dopo la guerra preventiva americana-inglese contro l'Iraq, che lONU non ha avuto la capacit di evitare, potrebbe apparire astratto, ma il presente intervento - va richiamato - non intende affrontare il difficile tema delle politiche internazionali, in presenza dell aggressivo e invadente unilateralismo americano. La questione della governance mondiale, la cui maturit riconosciuta da molti, irrinunciabile, ma richieder i tempi necessari. Ad una distanza minore in termini di prospettiva, si pu porre la questione del ruolo dellEuropa, visto che limportanza di questo mercato tale che una nuova politica fiscale verso le aziende multinazionali, da formularsi in modo da distinguere i relativi rapporti da quelli bilaterali con le economie in via di sviluppo, aprirebbe una fase di estremo interesse, in quanto le aziende transnazionali non potrebbero mai rinunciare a questa grande area di sbocco per i loro prodotti. Come dice Beck (op.cit. pag. 189) non c una via duscita nazionale dalla trappola della globalizzazione. Il paradosso degli stati europei, compresi i pi forti, che non sono pi in grado di stare efficacemente in campo internazionale, in quanto singoli stati. In un quadro di crescita del suo ruolo, l Europa potrebbe operare fin dora come rappresentante di una quota consistente della economia mondiale, che assume responsabilit e oneri altrettanto consistenti in campo internazionale e in particolare in materia di intervento ambientale. A titolo di esempio, si segnalano alcune possibili scelte, di cui potrebbe interessarsi il Parlamento europeo. La etichettatura ambientale potrebbe essere estesa alla trasparenza dellintero processo di realizzazione del prodotto; in caso di prodotto risultante da una pluralit di componenti, provenienti da vari paesi, con assemblaggio finale in un dato paese, letichettatura dovrebbe contenere informazioni corrispondenti alla intera articolazione organizzativa della produzione, indispensabile per motivi ambientali ed anche per la salvaguardia della salute del consumatore e utente; si darebbe luogo cos ad un tipo di etichettatura internazionale, cui dovrebbe adeguarsi ogni azienda multinazionali venditrice in Europa. La disponibilit di queste informazioni permetterebbe di definire una tassa dingresso in Europa che distingua tra importazioni bilaterali e multilaterali, a carico del prodotto multilaterale. La giustificazione di questo ultimo aspetto stata gi fornita, in relazione alla necessit che lEuropa ottenga dalle aziende in questione un contributo relativo ai costi istituzionali e sociali del sistema nel quale i prodotti vengono introdotti: ci si riferisce agli aspetti scolastici, alle garanzie di sicurezza delle attivit economiche, alle prestazioni giuridiche ecc., senza le quali le aziende transnazionali non disporrebbero di consumatori in grado di impiegare i prodotti in questione; il mantenimento di questo alto livello di compratori socialmente costoso e le multinazionali devono contribuirvi.

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Si profila anche un problema circa le condizioni di competizione in Europa, in quanto, in materia di tasse complessivamente pagate, le aziende transnazionali, attraverso i loro rapporti negoziali con gli stati, risultano avvantaggiate rispetto a quelle nazionali, operanti in quadro di regole fiscali ben definite (la materia merita una ricerca ad hoc, che ne chiarisca gli aspetti sia giuridici che quantitativi). Possibilit di accelerazione di tendenze positive in atto: la dematerializzazione Le considerazioni dellONU sulla qualit dello sviluppo mettevano in evidenza esigenze di ampliamento delle capacit e arricchimento delle vite delle persone, incoraggiando gli individui e le comunit ad essere vivi e creativi. In tutto il mondo occidentale sviluppato, per, siamo in presenza di una stagnazione o di un regresso di questi aspetti, mentre avanzano solo quelli economico-tecnologici, di cui si specificato il carattere non traente rispetto alla qualit delle relazioni. Rispetto al futuro, le ulteriori dosi di consumi, negli attuali contesti individualistici e competitivi, non possono quindi essere considerati, come in passato, come una normale amministrazione della societ sviluppata. Va bens riconosciuta, affrontata e superata la mancanza di connessione tra leconomia quantitativa e le esigenze sociali, ai fini dellaccesso alla qualit delle relazioni e alla sostenibilit ambientale e va cambiato il verso della traenza : la qualit deve tirare la quantit, non viceversa. Come esempio di impegno elaborativo e politico esplicitamente orientato alla qualit dello sviluppo, nel quadro italiano, si pu richiamare qui il Manifesto del febbraio 2002 della Sinistra Ecologista e, in particolare, laffermazione per cui un modello di consumo pi misurato, pi intelligente, pi attento agli impatti ed al ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, pu produrre anche un livello pi elevato di soddisfacimento personale. Ai fini dellintervento e del rapporto attivo con le tendenze generali dellepoca, si afferma: con politiche fiscali selettive, con lo sviluppo della ricerca e della diffusione tecnologica, vanno valorizzate ed accelerate alcune tendenze positive in atto: quelle che portano alla dematerializzazione, ad un progressivo spostamento da uneconomia di prodotti ad una economia di servizi a pi forte caratterizzazione informatica. Rispetto ad alcuni ambiti di intervento: la tutela e la valorizzazione delle nostre citt sono fattori decisivi per la qualit della vita e rappresentano uno snodo cruciale per il futuro, ancora di pi nellepoca in cui lurbanizzazione accelerata e mal gestita ha, spesso, moltiplicato il degrado, linvivibilit, il traffico e linquinamento. Come impostazione generale: lintegrazione delle politiche ambientali in quelle industriali un formidabile stimolo al miglioramento dellefficienza delle gestioni ed allinnovazione tecnologica, oltre alla creazione di nuova occupazione: la riforma dello sviluppo un terreno sul quale pu crescere una pi avanzata alleanza fra ambiente e lavoro. In tema di sviluppo sostenibile, chiarendo eventuali incertezze di significato, per il primo, in questo intervento, ci si riferisce alla ricchezza sociale, articolata nei tre capitali considerati: privato, comune materiale, sociale immateriale, per la seconda allimmenso carico di danno ambientale che fa parte del bilancio del XX secolo e che riguarda laria, lacqua, il clima, i boschi, il movimento di terra, le bio-specie ecc. (trovando un punto di raccolta, ad esempio, nel testo citato di McNeill). Considerato da un punto di vista umano, il capitale naturale parte del capitale comune e pone problemi di ricostituzione. Occorre quindi una critica, concettuale e operativa, dellattuale rapporto tra economia monetaria e benessere, a favore di una dematerializzazione orientata alla qualit sia ambientale che relazionale. Sul piano finanziario, oltre all aspetto internazionale accennato, bisogna tenere conto che il degrado del capitale comune e sociale contribuisce a costi pubblici ben noti, come malattie, criminalit, droga, violenza, dovuti nel loro insieme al fatto che il mercato non produce una societ accogliente e cooperativa. In questo quadro, trovano una precisa prospettiva sia il ripensamento del modello di sviluppo che una conseguente strumentazione dintervento basata sulla riforma dello stato sociale, che continuando ad assicurare a tutti le scuole e gli ospedali si preoccupi anche del capitale di socialit, della qualit delle relazioni e dellambiente, creando inoltre occupazione in attivit di interesse pubblico e della comunit territoriale: una parte di economia tirata da obbiettivi pubblici di qualit.

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C una profonda differenza, comunque, tra i contenuti dello stato sociale, ad esempio gli ospedali, e la qualit delle relazioni, in quanto il problema principale era in quel caso di fiscalit sociale, risolto il quale era realizzabile la struttura, mentre, data la presenza delle malattie, il ricorso ad essa da parte della maggioranza della popolazione era fuori discussione. Nel caso della qualit delle relazioni, la situazione differente perch le strutture, capitale materiale comune, non bastano da sole e questo vero anche quando il capitale pubblico. E proprio laccumulo di materia organizzata che da solo non sufficiente a determinare i vantaggi sociali necessari, nella situazione dell altopiano . Mettiamo, infatti, che un comune decida di realizzare beni e servizi comuni, tra cui un parco pubblico, una pista ciclabile, una zona pedonale, un centro per laccesso alle informazioni o anche un teatro o una biblioteca: il problema fiscale si presenta come nel caso precedente, ma lutilizzo da parte dei cittadini non pu essere dato per scontato, perch i percorsi di vita, in ultima analisi, dipendono dai loro assetti mentali, che stanno alla base del capitale di socialit. Se la cultura, come diceva Tentori, una: concezione della realt che orienta gli individui nelle diverse situazioni che si offrono loro, bisogna tener conto di due elementi: la concezione della realt, che qualcosa di culturale e mentale, e le situazioni che si offrono, che qualcosa di concreto e oggettivo. Ambedue sono importanti, per cui la riforma relazionale ed ecologica dello stato sociale, oltre ad offrire ai cittadini nuove situazioni, deve coinvolgerli nel mutamento dei loro stessi orientamenti culturali, personali, quotidiani. E questa la via per incrementare il capitale locale, in ambedue le sue componenti: quella oggettiva materiale e quella soggettiva immateriale. Il problema, in tal modo, la modifica delle attuali proporzioni e dei rapporti tra i beni strumentali, soprattutto privati, che nel corso del XX secolo sono stati resi disponibili e i beni comuni e relazionali che fanno parte dei beni finali. A questo fine si accennato pi volte a determinate condizioni, o beni intermedi, come il tempo effettivamente libero, laccesso con agio e tranquillit al territorio, le comunicazioni interattive, che nel loro insieme efficaci per permettere ai soggetti di sviluppare la qualit delle relazioni. Come risulta anche dalla esperienza comune, si pu affermare che queste condizioni di accesso al capitale comune e alla socialit sono ormai diventate pi importanti delle ulteriori quote di consumi, dando luogo ad un fattore scarso tipico di questa epoca, insieme con la qualit ambientale. Per un esempio concreto di intervento, si pu pensare alla realizzazione, in un centro urbano di grandezza intermedia, di uno schema interconnesso di strade del tutto prive di auto, associate a piste ciclabili, che permettano di passeggiare liberamente e di spostarsi da un punto allaltro, fruendo del contatto diretto del territorio. In questo ambito, si possono anche attuare percorsi sicuri tra le abitazioni e gli istituti scolastici, che permettano ai bambini di andare a scuola da soli, con vantaggio per la loro educazione e con guadagno di tempo per i loro genitori. Dato che si concentrata lattenzione su tempo, spazio, informazioni, dematerializzazione, evidente che la mobilit fisica, carattere tipico del XX secolo, soprattutto realizzata in modo privatizzato, attraverso lauto di propriet, assume una importanza del tutto particolare. Osserva Walter Tocci, autore di un recente intervento sui trasporti urbani, pubblicato sulla rivista Equilibri con il significativo titolo Lingorgo mentale, che quando si compra unauto, si ottiene anche laccesso alla rete stradale, a spese pubbliche, senza oneri specifici per lautomobilista e senza alcuna proporzione con il suo grado di utilizzo. Tenendo conto del ragionamento fin qui svolto, siamo davanti ad un caso di privatizzazione di un capitale comune. Per di pi, per motivi ormai noti, il processo in questione non contribuisce alla disponibilit di tempo e al capitale sociale. In varia maniera, a seconda degli ambiti, ma soprattutto per quelli metropolitani e urbani, si dovr quindi pensare secondo la proposta di Tocci, che appare in pieno accordo con il modello carbon tax ad un fondo di riorganizzazione della mobilit sul territorio, alimentato con i contributi degli automobilisti che utilizzano la rete stradale. Saranno cos incentivati verso un modello di vita con pi movimenti a piedi e in bicicletta e con pi tempo per le relazioni, a tutto vantaggio della loro qualit della vita. Da alcune parti, pur interessate al progetto, si obietta che, come dimostra lesperienza, lincentivo economico potrebbe essere insufficiente. In effetti, si gi detto della insufficienza delle impostazioni di pura razionalizzazione, ma si deve tener conto anche di due elementi:

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la partecipazione delle associazioni, la dinamica culturale e comunicativa dei progetti partecipati, la necessaria azione capillare, a mezzo radio e Tv (in condizione inter attive), la necessit di costruire una opinione diffusa favorevole, anche attraverso rapporti con i rappresentanti degli interessati: non lincentivo in s che risolve i problemi, ma il processo razionale-comunicativo-incentivante e la partecipazione con possibilit di modifica del progetto iniziale; laspetto economico, in quanto possibilit di creazione della soluzione alternativa; il gettito derivante dalla tassa di utilizzo permette infatti di offrire le necessarie alternative materiali , grazie anche ad anticipazioni bancarie e di altro tipo. Infine, non si tratta solo di offerta di trasporti, ma anche di puntare, in tutti gli ambiti urbani, sui distretti di qualit, con elevato grado di disponibilit di funzioni e valori urbani, a piccola distanza dalle abitazioni, realizzando un buon grado di autonomia, in condizioni di prossimit, ad un livello dimensionale paragonabile a quella di una piccola citt (tali distretti saranno collegati tra loro con mezzi pubblici, di solito su ferro). Ci dimostra, tra laltro, che unarea metropolitana, pur cos diversa dalle piccole citt storiche, potrebbe avere qualcosa da imparare da questi centri, costruiti in altri tempi, di cui lItalia particolarmente dotata, Si pensi anche ad alcune possibilit derivanti dai PC e dalle reti internet: in una citt del Canada, chiamata convenzionalmente Netville, una maggioranza del 60% della popolazione si collegata in rete e dichiara di avere incrementato le amicizie e la cooperazione, quindi il capitale sociale (citato in Social Trends Eurisko 2003). Nuova domanda di benessere, progetti territoriali La generalizzazione dei progetti territoriali, nel quadro di un nuovo welfare coordinato con politiche orientate allambiente e al benessere di relazioni, da accordare con politiche di qualit dello sviluppo regionali e nazionali, pu dare luogo ad una intensa dinamica di trasformazione della domanda di beni e servizi, attraverso politiche di integrazione tra la trasformazione della domanda dei cittadini e quella di offerta da parte delle aziende. Per laspetto di giustizia, il finanziamento di questo nuovo welfare, in quanto orientato allaumento del capitale comune e sociale di cui tutti fruiscono, a favore degli strati popolari che ne hanno pi bisogno, a causa degli scarsi mezzi individuali compensativi e delle altrettanto scarse possibilit di conseguire rilevanti aumenti salariali (si veda la parte sulla economia globale). Per quanto riguarda il finanziamento, si gi accennato alle necessarie politiche pubbliche europee e mondiali. A tempi pi ravvicinati, si pu richiamare lesperienza innovativa costituita, limitatamente al campo ambientale energetico, dalla legislazione cosiddetta Carbon Tax, in cui il principio di tenere costante il carico fiscale complessivo, riallocandone lonere in modo da favorire le attivit ambientalmente accettabili e scoraggiare quelle onerose. Analogamente si potrebbe operare, ad esempio, per loccupazione del territorio, facendo pagare chi ne fruisce maggiormente (chi inquina paga, chi occupa territorio paga), utilizzando i fondi cos ricavati per la riorganizzazione del territorio stesso,Si realizzerebbe cos un flusso di risorse con due caratteri interessanti: ridistribuzione del valore territoriale da chi lo utilizza in modo intenso alla intera comunit; effetto frenante e riequilibrativo rispetto alla sostituzione del capitale sociale con capitale privato. In pratica, si tratterebbe di creare una economia di infrastrutture e servizi alle persone e al territorio, che attraverso gli obbiettivi e i progetti pubblici si collocherebbe in modo qualificato allinterno della tendenza generale verso il passaggio alla produzione di servizi (ad esempio, servizi di energia e trasporto, al posto dei singoli prodotti). I beni relazionali e le attivit partecipative possono inoltre considerarsi come fattori preventivi, a medio e lungo termine, di numerose cause di malessere sociale ed esistenziale, per cui se si monitorassero in modo integrato tutti i carichi anche economici, pubblici e privati, dovuti a una serie ben nota di problemi irrisolti, si vedrebbero, attraverso gli indicatori, alcune conseguenze non trascurabili. In primo luogo, nella economia di altopiano in cui di fatto si vive, ciascuno ha pi mezzi di sua propriet, ma lasciato solo nella sua lotta individuale in contesti non accoglienti, che possono assomigliare perfino ad una piccola giungla, con edifici e auto al posto degli alberi.

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Si possono comprare pi alimenti e camicie, ma i costi per vivere in modo decente e umano sono elevati, a causa della bassa qualit dei contesti. Di conseguenza, questi costi sono sopportabili da chi guadagna bene, mentre, per chi guadagna poco, possono essere soffocanti, Si gi accennato in proposito ai problemi di auto-percezione dellindividuo, che in molti casi si aspetta poco dalla istituzione, anche se ne avrebbe bisogno, perch la maggioranza degli individui ha propriamente bisogno di una redistribuzione della qualit della vita, che si pu ottenere incrementando i beni comuni. In secondo luogo si potrebbe, a fronte di progetti specifici, dotati dei necessari livelli di qualit sistemica, con risultati monitorabili, praticare lanticipazione di costi pubblici che successivamente saranno recuperati per spese evitate (malattie, stress, criminalit, droga, condizioni dei bambini, incidenti, ambiente ecc.). Diversi altri elementi vanno messi in evidenza con riferimento in particolare al caso italiano: impegno costituzionale per lo sviluppo della persona umana, art. 3 della Costituzione, di cui appare opportuna una rilettura aggiornata ad esigenze non presenti nel 1946, che trovano, ad esempio, posto nelle pi volte richiamate considerazioni sullo sviluppo umano dellONU; impegno energetico-ambientale, con particolare attenzione oltre che alle fonti rinnovabili alla politica della domanda e alla efficienza dei servizi comuni a componente energetica: anche in questo caso entrano in gioco criteri di prevenzione; creazione di nuovi mercati, legati alla qualit urbana e ai servizi alla persona, allambiente e al territorio; lesistenza di una domanda potenziale in questa direzione, che potrebbe essere assai maggiore, dimostrata dallorientamento crescente verso i finanziamenti eticamente orientati; attivit fiscali, in accordo come accennato con il principio della carbon tax, che penalizzino loccupazione di suolo, sia per gli immobili che per i trasporti (il road pricing va considerato sia per i vantaggi energetico-ambientali che per quelli di congestione urbana: il ricavo farebbe aumentare il capitale comune e sociale); vantaggi dovuti al decentramento e al principio di sussidiariet, inteso non solo in senso istituzionale, cio dal livello nazionale-regionale a quello provinciale-comunale, ma come sussidiariet nel senso che la societ civile potrebbe autogestirsi alcuni servizi, in condizioni di qualit controllata, con aumento del capitale sociale e risparmio di burocrazia; forme di finanziamento derivanti dal risparmio locale con bond mirati a obbiettivi ben definiti, o BOC, buoni ordinari comunali, comprensivi di canali di partecipazione, Gli interventi non dovrebbero mai essere a carico totale della finanza pubblica, in quanto la partecipazione anche economica dei cittadini e delle aziende locali va considerata come una garanzia di coinvolgimento reale, quindi di successo. La capacit di intervento dei cittadini, in questo quadro, potrebbe esprimersi anche attraverso centri di progetto su base associativa. Gli interventi raggruppabili come de-materializzazione guidata e qualificata, avrebbero effetti sulla domanda e sulla offerta produttiva, vista la corrispondenza tra ci che si produce, gli acquisti e il modo in cui si vive, avviando cos un cambiamento della composizione della produzione (relativamente agli aspetti economici, si pu fare riferimento a Luigi Pasinetti, Dinamica economica strutturale, Il Mulino, 1993). A livello sia nazionale che regionale occorreranno quindi capacit istituzionali in grado di operare in modo integrato, come richiamato alla fine del cap. 3.6, sulle diverse dinamiche prese in considerazione: ambiente, capitale comune e sociale, occupazione,equit, tecnologie, servizi e in particolare produzione di sistemi per vivere, nuove attivit per le imprese. Schema per un progetto locale Il progetto locale, nel quadro dei complessivi cambiamenti culturali, economici e produttivi in precedenza accennati, di importanza determinante rispetto allobbiettivo di creare mondo intorno agli individui. Lintervento pu articolarsi, operando anche contemporaneamente su piani paralleli, intorno ad alcuni punti di seguito accennati. Indagine

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La tendenza attuale di individualismo consumatore, accumulandosi e stratificandosi nella societ, diventa senso comune e modo realistico di auto percezione dei propri interessi e di comportamento dellindividuo, producendo per deprivazioni e patologie sociali e ambientali di vario genere, le cui origini spesso di tipo comune, quasi epidemico spesso non sono valutabili dal singolo, che non si sente incentivato, da solo, a favore di un comportamento socializzante. Tali origini vanno quindi individuate nelle situazioni specifiche, riconoscendone le cause comuni e facendole diventare conoscenza comune e impegno comune. Per fornire allanalisi qui proposta un corpo rilevante di dati, creando migliori condizioni per gli interventi, pu quindi essere utile una indagine, basata su opportuni indicatori di qualit sociale, relazionale e ambientale, integrabili nellindicatore capitale sociale, estesa agli ultimi 25-30 anni, del tipo a sede costante, quindi con esame di tipo longitudinale nel tempo, da condursi limitatamente ad alcuni ambiti locali rappresentativi. Il valore di questi dati deriverebbe dallessere riferiti, caso per caso, ad un ambito costante, permettendo di avviare un rapporto efficace con soggetti anchessi costanti, in quanto vivi e attivi nel periodo considerato (negli anni 70, ad esempio, potevano essere sui 15-20 anni, ora verso i 45-50). Diventerebbe possibile, in particolare, capire come sono cambiate le relazioni e i criteri di impiego dei tempi quotidiani,bene intermedio sottoposto ad una pressione particolare, risalendo alle relative cause culturali, economiche o altre. Nel corso dellindagine e dellintervento della durata di dieci anni, come ordine di grandezza potrebbero cambiare anche le percezioni dei partecipanti. Patrimonio comune, capitale sociale Converr fare riferimento ad una idea allargata di patrimonio comune, che tenga conto di tutti i beni di interesse della societ locale, articolati in privati, comuni e capitali di socialit. Va messo in evidenza il rapporto non automatico tra la struttura,da una parte, gli aspetti di cultura ed abitudini, dallaltra: ad esempio, la pista ciclabile con la frequentazione dei ciclisti, il teatro con i relativi appassionati, ecc. A tale proposito, si detto del capitale sociale (contributi di Putnam, studio dei tre economisti), come indicatore del quantum locale di ricchezza immateriale e cultura sociale, quindi di civilt. In proposito, si pu vedere anche Il progetto locale di Alberto Magnaghi (Bollati Boringhieri, 2000). Sul piano metodologico, lutilit di questa impostazione sta nel fatto che, pur considerando tendenze generali,che hanno cause abbastanza omogenee, quindi in atto in Italia, in Europa e nei paesi industrializzati con una stessa direzione, per quanto riguarda gli indicatori non si pretende di confrontare, luna con laltra, situazioni che per storia, cultura, geografia, caratteri climatici, sono sempre state diverse. Si ritengono valutabili, piuttosto, le dinamiche di cambiamento in una stessa sede, in particolare per quanto riguarda limpiego del tempo e laccessibilit del territorio. In questo caso i partecipanti affermeranno che tutto cambiato , ma questo non toglie la possibilit di entrare nel merito e stabilire un confronto tra laumento dei capitali privati posseduti dagli individui e la probabile diminuzione dei capitali comuni e sociali. Questi ultimi non potranno essere espressi compiutamente da indicatori numerici, ma si potr definire un insieme di dati atti a segnalare sia il problema che la direzione dellintervento e le possibilit di verifica. Il confinamento culturale tende oggi a rendere difficile la percezione della mancanza di beni a carattere non individuale, per cui il coinvolgimento dei soggetti dovr essere diverso da ci che si fa, ad esempio, con i normali exit polls. Si gi accennato allimpegno, da parte dellISSI (op.cit., pag. 19 e segg.), sugli indicatori di sviluppo sostenibile, che partendo da tre pilastri, economia, ambiente e societ, propone tre panieri: indicatori di qualit ambientale, indicatori economicosociali sensibili alla qualit dello sviluppo, uso delle risorse naturali e del territorio. Azioni dirette Se in una citt si investe ad esempio nelle infrastrutture pubbliche di trasporto, si avranno vantaggi di vario tipo, in termini di qualit urbana, energia e ambiente. Anche la creazione di un museo o un parco pubblico corrisponde ad azioni dirette che fanno aumentare il capitale comune

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oggettivo locale. Questi incrementi per non producono automaticamente relazioni e del capitale sociale (non basta avere un teatro, bisogna andarci). Azioni indirette

aumenti

delle

Nel settore dellenergia e dellambiente, se si lancia una campagna a favore della raccolta differenziata dei rifiuti o dellimpiego di elettrodomestici ad alto rendimento, lazione di tipo indiretto, per cui possibile prefissarne gli obbiettivi, ma non si pu essere prescrittivi, perch in larga misura dipendono dai cittadini. Occorre, quindi, una programmazione aperta e partecipata, con aspetti innovativi anche rispetto alle forme contrattuali con gli operatori e allimpegno delle istituzioni pubbliche locali. Si pu fare, tra gli altri, lesempio della chiusura di una importante piazza in un contesto urbano di grande pregio storico, ad esempio Piazza Navona a Roma, che in precedenza era percorribile dagli automobilisti. Essendo i cittadini sia automobilisti che pedoni, non si poteva essere certi a priori di cosa sarebbe avvenuto dopo la chiusura, che come si visto stata gradita e utilizzata, con conseguente aumento del patrimonio sociale, che dipeso sia dalla decisione di chiusura che dalla percezione e risposta positiva dei cittadini. Anche nella esperienza di raccolta differenziata di varie citt, si in presenza di una proposta attrezzata ai cittadini,i quali danno una risposta positiva. Nel caso di Brescia, la RD arrivata alla quota del 38%, pur in assenza di incentivi materiali, confermando la disponibilit diffusa a partecipare ad aumenti del capitale sociale, in condizioni di trasparenza. Un impegno di particolare rilievo potrebbe essere costituito da interventi per aumentare la disponibilit di tempi effettivamente liberi per i cittadini: limpiego successivo di questi maggiori tempi, per le relazioni o per aumentare i guadagni, dipender da molti fattori, culturali, comunicativi, partecipativi. Un nuovo mercato di interventi e servizi Un esempio di intervento ad ampia scala urbana, adatto in particolare per le citt di grandezza intermedia, come gi si accennava , consiste nel realizzare in ogni quartiere alcune piste ciclabili e alcune strade libere da automezzi, con efficaci interconnessioni. Sul piano urbanistico ci significa realizzare una compresenza della vecchia citt di prima dellindustrializzazione, corrispondente al vecchio metabolismo , con la nuova citt congestionata dalle automobili, dando luogo ad una riorganizzazione urbana, comprendente tempi, trasporti, sedi di socializzazione e relativi accessi. Va per considerata anche un'altra categoria di progetti, ciascuno dei quali meno impegnativo rispetto a quello prima accennato, ma in grado di dare luogo nellinsieme ad una pluralit di iniziative, quale potrebbe essere proposta ed attuata da operatori locali, in stretto contatto con lutenza, creando un vero e proprio mercato locale. Grazie allinsieme delle due categorie di interventi, si potrebbe avviare una dinamica positiva di incremento del capitale sociale, per cui la comunit urbana diventerebbe attiva rispetto al suo stesso tessuto di relazioni e alla sua esigenza di servizi. Informazione interattiva Occorre unattivit regolare di informazione locale, tipicamente radiofonica, in qualche caso televisiva, con interventi anche sulla rete internet, in grado di collegare la cultura dei limiti delle risorse naturali, dello sviluppo sostenibile e della qualit delle relazioni, con la concreta situazione della vita locale. La sua sede fisica potrebbe diventare un punto di informazione e partecipazione, secondo una impostazione interattiva. Dovrebbe essere attivato il rapporto con le scuole e la ricerca scientifica. Partecipazione La partecipazione, in questo quadro, diversa da una normale prassi democratica, in quanto le azioni dirette e indirette devono essere sviluppate in condizioni di reale coinvolgimento, che diventa un fattore principale di successo. La partecipazione, laumento del capitale sociale e il

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cambiamento delle percezioni sono tutti aspetti di un processo di trasformazione delle esigenze, che pu considerarsi operante quando i cittadini, nella loro vita quotidiana, diano realmente pi peso ai fattori immateriali e relazionali, cio alle visite, al tempo realmente libero, ad una giornata non congestionata, vissuta con agio, al rapporto con il territorio, anche in senso letterale (camminare su un suolo sgombro da auto, come a Piazza Navona), Il progetto partecipato e responsabilizzato potrebbe registrare un salto di qualit, nel momento in cui le attivit dell'Agenda locale 21 di Rio, che con il suo carattere locale-globale pu considerarsi come il procedimento di riferimento, fruissero del ruolo di una istituzione pubblica impegnata sulla qualit dellambiente e delle relazioni, nellambito della riforma dello stato sociale. I procedimenti democratici basati sul bilancio partecipato di Porto Alegre possono essere collegati con lAgenda 21 e con laumento del capitale sociale. Comunit Questo termine, molto usato in passato, in Italia ha un retroterra specifico legato alla Fondazione Olivetti. Pu di nuovo essere utile (dibattito di Lega Ambiente, pre-congressuale, 2003) se associato a obbiettivi precisi, legati a beni comuni di carattere territoriale, ad aumenti di capitali sociali e in generale a obbiettivi su progetto, con indicatori monitorabili. Alcune obiezioni dalle aziende, ma anche dagli individui A proposito della impostazione qui proposta, vengono avanzate, da varie parti, diverse obiezioni. Prima obiezione: il problema dellimpoverimento sociale non preoccupante. Il problema non esiste o non preoccupante. A questa obiezione, si risponde prima di tutto con la necessit di indagine, nella convinzione che i capitali comuni e sociali non crescano come le economie individuali. In particolare, dato che il capitale sociale molto legato alla qualit urbana, va richiamato che molti urbanisti, tra cui Cederna, mettono in evidenza la perdita di qualit delle citt, di cui prima si diceva laria della citt rende liberi. Anche la diminuzione della solidariet e la perdita di fiducia nel futuro si possono incontrare diffusamente, nella vita quotidiana. Sarebbe pi giusto che chi non si preoccupa di tutto ci, spiegasse perch. Seconda obiezione: il problema non sentito dagli interessati. I cittadini non sono interessati a diversi stili di vita, in quanto appagati da ci che hanno e preoccupati di difenderlo. Lobiezione non trascurabile. Si indicata la causa di alcune rinunce, in quanto lindividuo non pu farsi carico individualmente della riforma del contesto. In ogni modo, il dato relativo alle percezioni attuali parte del problema del cambiamento. Lesame di un processo sociale e culturale non pu ridursi ad una somma di interviste individuali, anche perch, in molti casi, linteresse per le nuove possibilit emerge in modo dinamico, a contatto con processi attivi. Chi ha deciso la chiusura di Piazza Navona ha puntato sulla fruibilit della nuova situazione, anche se non vi era in proposito una richiesta organizzata e maggioritaria. Gli individui, per essere in grado di partecipare alla modifica dell'insieme sociale cui appartengono, hanno bisogno sia di conoscere le connessioni tra i singoli e la societ, sia di avere la possibilit di comportamenti pratici, rispetto a queste connessioni. Mancando questa agibilit, i singoli vedranno nei loro problemi solo gli aspetti individuali e personali. Lindividualismo dei consumi un fatto reale e problematico, di cui occorre valorizzare una parziale reversibilit, da vivere come processo partecipato, in cui mutino sia le percezioni che i comportamenti. Come esempio, si pu citare il caso della raccolta differenziata dei rifiuti a Brescia, che presenta sia aspetti ambientali che di incremento del capitale sociale.Un tale impegno sarebbe improponibile come somma di tante buone volont individuali, ma richiede idonei operatori istituzionali ed economici e un buon grado di fiducia e credibilit. Riprendendo ora in considerazione il citato intervento di Walter Tocci sul trasporto urbano, c da sottolineare che individua, come luogo dellingorgo, la mente dei cittadini e in particolare degli automobilisti. Come argomenta lautore, quando un automobilista bloccato nel traffico, pensa che

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la strada debba essere allargata (seguendo un modello di tipo immediato, a carattere idraulico). La soluzione, invece, richiede un progetto a scala di citt, quindi un distanziamento dai pensieri del singolo cittadino ed anche dalla singola strada. Seguendo questa via, emerge il problema della distanza tra lindividuo e la complessit sistemica. Solo considerando questa distanza, si perviene non solo al progetto, ma anche al canale di finanziamento, in questo caso facendo pagare allutente automobilistico della intera rete stradale un contributo proporzionale allutilizzo, come possibile realizzare con politiche di road pricing e con limpiego delle nuove barriere elettroniche. Questo tipo di provvedimento, con carattere monetario, ha anche un valore correttivo dellattuale modo di vivere: chi impiega lauto, paga la tassa per la manutenzione del sistema stradale, mentre chi va a piedi o in bicicletta o con i mezzi pubblici, non paga, Se lauto e il traffico sono una metafora dellattuale situazione di vita, vengono in evidenza molti aspetti pi volte segnalati: laspetto ideologico nellutilizzo di alcuni beni durevoli (ideologia dellauto, dice Tocci), lindividualismo dei punti di vista, lappiattimento della intera societ compresi i grandi partiti politici e i sindacati su questo punto di vista, la soluzione rintracciabile solo a livello di sistema, quindi di rapporto tra la societ e gli individui, la possibilit di finanziamento a carico fiscale complessivo costante, coerente, come si diceva, con il modello carbon tax. Resta confermato che le difficolt da superare non dipendono solo dagli interessi delle aziende, ad esempio, pubblicit per lauto, ma anche dal modo in cui i soggetti umani percepiscono le loro esigenze, che attraverso lunghi processi culturali e comunicativi, non controbilanciati, tendono oggi a commisurarsi ai consumi individuali, anche per gli aspetti simbolici e di prestigio. Emerge anche una differenza sostanziale tra le aziende e gli individui, in quanto le prime reagiscono in modo prevedibile agli stimoli monetari, tasse, incentivi, finanziamenti ecc., mentre i secondi si comportano secondo criteri non riconducibili alla razionalit economicista, perch tengono conto di culture e simboli. Non c alcuna soluzione, comunque, rispetto alla complessit della vita sullaltopiano, che non parta da una intelligenza sociale organizzata e progettuale. Ci vero a livello di societ civile, ma occorre anche una capacit di intervento, di carattere pubblico. Terza obiezione: dubbio di legittimit dellintervento. E dubbia la legittimit dellintervento. Questa obiezione stata avanzata gi in passato da diversi antropologi, soprattutto donne, ed riassumibile nellinterrogativo su chi autorizzi qualcuno ad agire con mezzi pubblici per modificare il campo delle scelte dell'individuo. Il problema potrebbe porsi anche in termini di invadenza dello stato in questioni della societ civile. Per rispondere, si deve tenere conto di due aspetti. Il primo riguarda lambiguit del ruolo della grande azienda privata, che giuridicamente e storicamente fa parte della societ civile e delle sue libert di iniziativa economica, ma che svolge di fatto un ruolo non solo economico e non solo privato. Pur partendo da una posizione giuridicamente privata, il suo ruolo effettivo connette linteresse privato con la messa in opera di una influenza pubblica, pur tenendosi al di qua della imputabilit. Il secondo aspetto connesso al precedente, in quanto parte da un esame di realt: il campo delle influenze sulle scelte degli individui non risulta vuoto, ma occupato dai poteri economici, culturali e comunicativi delle aziende. In particolare, nel caso delle grandi aziende, spesso multinazionali, si tratta di vere e proprie organizzazioni a pieno campo, ben oltre laspetto economico produttivo, pi forti dei piccoli stati, dotate di mezzi economici, competenze, risorse comunicative, capacit di messaggi culturali, influenze politiche, centri di attivit che agiscono esplicitamente per orientare il campo di scelta degli individui. Questi soggetti svolgono un ruolo importante e nuovo nella vita sullaltopiano e non rientrano pi nella comune definizione di soggetto economico privato . La questione della legittimit va quindi collegata con un problema di sostanza della democrazia e di libert, in quanto lindividuo non pu essere garantito come libert solo per il suo privato (super-market, programmi Tv, scelta amicizie, creazione di una impresa), La democrazia basata anche sulla libert di costruzione, in aggregazione con altri, da esercitare in particolare nei riguardi delle scelte di sviluppo.

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Si considerato in precedenza il tema del plasmare. normale che un bambino sia influenzato o plasmato dai suoi familiari e successivamente dalla scuola che ha appunto compiti di formazione. Per quanto riguarda i consumi e i percorsi di vita, per innegabile una attivit di plasmazione da parte delle aziende, che fa parte delle sue normali attivit, per la quale assunto e pagato personale numeroso e qualificato. Lazienda, quindi, diventa una specie nuova di organismo privato-pubblico, che oggi non sufficientemente controbilanciato. Occorre quindi fornire agli individui associati una strumentazione privata pubblica per modificare la realt che li condiziona e per conseguire una condizione di libert sostanziale rispetto ai modelli oggi prevalenti. A questo riguardo, l incremento del capitale sociale, proprio a causa del cambiamento delle abitudini, contiene un aspetto di autoplasmazione, di grande valore democratico, post statalista. Per rispondere al dubbio di legittimit, si sottolinea quindi: non si dovranno dettare norme per le scelte esistenziali dei singoli individui; la partecipazione dovr riguardare la riorganizzazione della realt, costituita dai contesti comuni, proponendo un nuovo rapporto tra la societ e gli individui e tra la istituzione pubblica e i cittadini. A livello sociale e istituzionale, non si pu essere indifferenti rispetto al tipo di relazione destinato a prevalere nello spazio sociale, n si possono mettere sullo stesso piano, dal punto di vista delle iniziative pubbliche, i comportamenti individualistici e quelli cooperativi, occorre creare condizioni di incentivo sia culturale che materiale per i secondi. In Italia le impostazioni costituzionali non sono affatto indifferenti , ma indicano la priorit delle scelte orientate alla socialit e alla coesione sociale, legittimando quindi le istituzioni pubbliche, le organizzazioni sociali, i singoli cittadini e le stesse aziende disponibili, ad intervenire in forme partecipate, a fronte delle attuali tendenze di impoverimento sociale ed ambientale. Quarta obiezione, di tipo ottimista: autosufficienza della societ civile. La societ civile, diffusamente attiva sui problemi della pace, potrebbe provvedere da sola anche ai problemi in questione, attraverso proprie organizzazioni e iniziative. Ai fini del passaggio dai movimenti, come quello per la pace, ai cambiamenti culturali-strutturali-comportamentali pi volte accennati, non si pu prescindere dalla risorse istituzionali, indispensabili per il carattere sistemico e complesso di molti problemi ed anche per la necessit di incentivi. Per evitare la sottovalutazione delle difficolt, si veda anche la considerazione sulla insufficiente percezione individuale, alla fine del capitolo sul lavoro dei tre economisti. Si veda inoltre lesempio del bilancio partecipato di Porto Alegre, che presuppone una sede istituzionale. Movimenti e associazioni: necessit di un interlocutore istituzionale Nella realt attuale, vengono favoriti i comportamenti privatizzanti, quindi di separatezza reciproca e competitivit tra gli individui, con diminuzione della sensibilit e del capitale sociale. A partire da una scelta di valore che privilegi i comportamenti partecipativi e sociali, si deve dare rilievo alla crescente realt di movimenti e associazioni, rispetto ai quali si pu considerare rappresentativo limpegno per lAgenda 21 dellONU, confermando la necessit di politiche e interventi pubblici a sostegno dei percorsi di vita che aumentino il capitale sociale. Bisogna andare oltre ogni accentuazione di uno dei due elementi necessari, a discapito dellaltro. Di conseguenza, il sostegno istituzionale in questione appare necessario, ma non sufficiente, perch occorre integrare gli aspetti di tipo oggettivo e materiale (struttura ed infrastruttura) con quelli di tipo comunicativo e soggettivo. La forza del nuovo progetto intimamente collegata, paradossalmente, alla sua apparente debolezza : la societ civile non pu fare da sola, ma anche listituzione pubblica non pu fare da sola. La vita sullaltopiano, per modificare le patologie del metabolismo, richiede una impostazione post statalista, ma non post istituzionale. Gran parte degli orientamenti necessari sono gi presenti nella impostazione dell'Agenda 21, con i suoi riferimenti all'ambiente, al territorio, ai modi di vivere, al progetto partecipato, ma tutto ci resta oggi limitato, di fatto, ad una parte minore

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delleconomia, al di fuori delle scelte pi importanti a livello industriale e urbano. Si deve quindi pensare ad una riforma che metta in connessione i temi dellAgenda 21 con gli articoli della Costituzione che trattano dello sviluppo della persona umana, art. 3 e con quelli che trattano delliniziativa economica, tra cui lart. 41, per cui la legge determina i programmi e i controlli opportuni perch lattivit economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Si profila, come si vede, lesigenza di una funzione pubblica, attiva sia a livello nazionale che regionale e territoriale, con obbiettivi di qualit dell'ambiente del territorio e delle relazioni, per promuovere progetti partecipati, con le caratteristiche pi volte accennate, incrementando l'economia dei servizi per le persone, per l'ambiente, per la qualit del territorio, sia urbano che a prevalenza naturale. Ne deriverebbe anche laccennato cambiamento della composizione della domanda, in quantit e qualit, con diminuzione della parte relativa agli oggetti materiali e all energia e con incremento della richiesta di servizi, specifici rispetto ai diversi territori. Una traccia di esperienza di legge, tuttora dinteresse, proviene dagli Stati Uniti di parecchi anni fa, quando nel lontano 1974 fu approvata la legge 93/383 del 22.8.74, con lobbiettivo del community development, orientato in particolare al mantenimento delle comunit urbane in quanto entit sociali, economiche e politiche. Il ruolo del lavoro per lo sviluppo orientato alla qualit ambientale e al benessere di relazione Da una parte, la previsione rivoluzionaria di Marx per i paesi pi sviluppati non si mai attuata, a causa del forte aumento della produzione, con benefici certamente disuguali, ma diffusi; dall altra resta vero che le forze di mercato, se non si dovessero confrontare con il sindacato e non trovassero regole e vincoli da parte delle istituzioni pubbliche, tenderebbero a ridurre il lavoro allo stato di una merce qualsiasi. In altre parole, le forze di mercato non trovano al loro interno i necessari elementi correttivi. Si pu capire, di conseguenza, che il marxismo e il socialismo, concezioni basate sul fattore lavoro, abbiano contribuito in profondit, nel corso del XX secolo, a creare in Europa un quadro di regole e uno statuto materiale socialmente pi avanzato rispetto agli Stati Uniti. Il sindacalismo europeo, infatti, ha una tradizione di orizzonti ampi, di impegno politico, di rapporto con i partiti social-democratici, comunisti, o anche democristiani, che ha permesso al lavoratore di svolgere un ruolo pi importante e responsabile, rispetto alla pura e semplice esigenza di contrattazione collettiva del costo del lavoro. Un problema irrisolto, sia da Marx sia dagli studi di parte capitalista sempre riduttivi rispetto al ruolo del sindacato rappresentato dai caratteri dei lavoratori reali, Un impegno in tal senso stato svolto, in particolare, da Antonio Gramsci, per il quale si pu fare qui riferimento, ad esempio, a Il materialismo storico, Gramsci, Editori Riuniti, 1975 e in particolare alla introduzione di Luciano Gruppi, quando afferma (pag. XXII): Secondo la concezione dellOrdine Nuovo loperaio assume, attraverso il Consiglio, coscienza di tutto il processo produttivo, della propria funzione al suo interno e quindi, nella moderna societ industriale, si fa consapevole del proprio compito storico di classe e perci supera i limiti del corporativismo. Gli elementi in questione vanno tutti considerati con attenzione. Si pone un problema di corporativismo. Lo si supera attraverso un dato di cultura organizzata, la coscienza di tutto il processo produttivo e un dato organizzativo, il ruolo di contro potere del consiglio di fabbrica, a cui veniva anche attribuito il compito, dopo la rivoluzione, di guidare la produzione. Tenendo conto dei diversi elementi pi volte accennati, ambiente, qualit delle relazioni, cultura della giustizia globale,quindi impegno per il cambiamento delle relazioni tra paesi ricchi e poveri, la situazione cambiata rispetto allepoca sia di Marx che di Gramsci Oggi, perch il lavoratore acquisti coscienza del suo ruolo di produttore, allinterno del complessivo processo produttivo, non sufficiente il riferimento alla propria condizione concreta, quindi al suo rapporto di salariato alle dipendenze contrattualizzate del capitale privato, perch il conflitto tra

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lavoro e capitale, che pure un dato di realt, non costituisce la base di un progetto generale. Ai fini generali, occorre quindi dare peso a valori come quelli accennati, esterni rispetto alleconomia di mercato ed alla stessa produzione. C un forte cambiamento, nel XXI secolo, rispetto alle posizioni di Gramsci, perch la societ andata oltre la miseria materiale. Per criticare la situazione attuale, indispensabile considerare insieme, del lavoratore, la condizione di lavoro e quella di vita. In questultima, il lavoratore esposto agli stessi richiami come gli altri cittadini; non viene cooptato come lo yuppie; in quanto salariato, ha minori possibilit di compensazioni economiche individuali. Sul piano culturale, per, anche questa figura sociale, con la sua ricchissima tradizione e con una funzione produttiva, sindacale e politica,che indispensabile in ogni democrazia, caduta la prospettiva rivoluzionaria, caduta la concezione generale del mondo basata sul comunismo, vivendo quella che si chiamata la realt dellaltopiano, con le sue possibilit di consumo, non dispone nel suo modo di vivere di particolari strumenti di fronte al rischio dellingabbiamento culturale. Deve anzi fronteggiare uno specifico problema, derivante dagli interessi occupazionali e salariali a volte collegati con settori produttivi, che sono criticabili da un punto di vista di qualit dello sviluppo. A livello individuale, tentato di inseguire individualmente le figure sociali che guadagnano di pi. In questa situazione, il rischio di corporativismo potrebbe dipendere da una parte dal ripiegamento su una visione tutta salarialista dei propri interessi, dallaltra da una sopravalutazione della stessa funzione produttiva rispetto alle esigenze sociali, quindi dalla internit rispetto ad una concezione produttivista della condizione umana, non pi proponibile per il XXI secolo. Daltra parte, rispetto a questultimo punto, ci si pu domandare se sia immaginabile una organizzazione di produttori che sia critica verso il produttivismo, La risposta pu essere affermativa, in quanto non si propone una rottura, ma una trasformazione della produzione, adattandola ai bisogni sociali, diversi da quelli aziendali: sta proprio in questa trasformazione il modo attuale di superare il rischio di corporativismo. Riaffermata la indispensabilit, per qualsiasi futuro avanzamento sociale, che il lavoro organizzato svolga una efficace funzione di tutela dei suoi interessi diretti, possibile quindi riproporre, come in passato, il problema della coscienza di tutto il processo produttivo, a partire da alcuni elementi innovativi: la produzione economica dipende anche da risorse della natura che sono limitate; questa scarsit le fa entrare non solo materialmente, ma anche economicamente, in quanto esternalit, nel processo produttivo e nellanalisi complessiva dei costi; le condizioni di vita e la qualit delle relazioni non dipendono solo dalla produzione, ma anche da fattori esterni, di carattere culturale, simbolico e comunicativo che nel presente intervento indichiamo brevemente come capitale sociale. Si profila cos la possibilit, per una organizzazione di lavoratori, di criticare laumento dell attuale tipo di produzione e nello stesso tempo di orientarsi a soddisfare lesigenza di salari e posti di lavoro per altra via, cio attraverso la trasformazione delle attivit produttive: si tratta non solo di migliorare gli attuali prodotti, ma di cambiare la composizione della produzione, privilegiando lambiente, i servizi alle persone, la qualit urbana, gli aspetti comunicativi e informativi, la fornitura di servizi e ponendosi su nuove basi il problema della competitivit del sistema produttivo italiano. In effetti, sul piano occupazionale, i nuovi servizi cui si fa riferimento, pur valendosi delle tecnologie pi appropriate, avranno per loro natura bisogno di rilevanti quote di lavoro umano, insostituibile con le macchine, per cui si tratter di operare a favore di: passaggio, come gi accennato, dalla fornitura di prodotti a quella di servizi; presa in considerazione dellintero ciclo del prodotto e sua qualificazione secondo criteri di sostenibilit ambientale; sviluppo della qualit ambientale di singoli prodotti e processi produttivi; produzione di sistemi integrati per vivere, corrispondenti, ad esempio ad una citt piccolamedia o ad un quartiere di una citt grande o ad una porzione di area metropolitana; in proposito, una situazione di riferimento riguarda un quartiere urbano con propria identit e

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propri servizi,ravvicinati rispetto alle abitazioni, che sia collegato ad altri quartieri o poli attraverso trasporti su ferro; attuazione di sistemi integrati agricoli-territoriali, basati su agricoltura sostenibile, in particolare biologica, prodotti tipici, produzione di energia da fonti rinnovabili, manutenzione del territorio. Per attuare questa impostazione, si pongono diversi problemi, sui quali non possibile qui soffermarsi, citando solo gli aspetti tecnologici e quelli di una fiscalit che, come gi accennato, possa permettere al lavoratore una migliore qualit della vita sul territorio, non dipendente solo dal livello salariale. Ravvicinamento tra attivit di lavoro e vita sul territorio La presente impostazione, in definitiva, si propone anche di avviare una risposta, sia culturale che operativa, al problema secolare del ravvicinamento dei due aspetti presenti in ogni individuo, quello del lavoro e quello della vita sul territorio. Il problema prima accennato del rischio di corporativismo strettamente legato, in realt, alla separatezza tra gli interessi del lavoratore, in quanto produttore salariato e in quanto abitante del territorio. Il problema, finito da poco il XX secolo, si presenta ancora irrisolto. Sul piano di realt, il lavoratore, al di fuori del posto di lavoro, spende il suo guadagno come qualsiasi altro cittadino. E stato tutelato con la scuola e con gli ospedali pubblici, ma le nuove esigenze non sono state considerate, nemmeno nella forma ben nota della garanzia di una qualit esterna che nella vita del lavoratore possa valere come un salario ( laria pulita farebbe risparmiare spese per dottori e medicine, lasilo con orario adeguato eviterebbe spese ecc.). Sul piano concettuale, il dibattito attuale si occupa o di economia e occupazione oppure, separatamente, di benessere salariale e qualit della vita. Non si domanda se leconomia produca benessere. Non ritiene che esista un problema di benessere delle relazioni inteso come questione sociale, perch lo vede solo come questione dellindividuo. In molti casi, lattuale cultura di sinistra, quasi incredibilmente, pensa che siano semmai le religioni a dover dare indicazioni sullo stile di vita (quello che non d il mercato, lo dar la religione ). Sul piano economico, nelle principali formazioni, partiti e sindacati, si continua a pensare in termini di economia quantitativa ed equit distributiva, cercando di proteggere il lavoratore solo in quanto percettore di salario. Mancando una critica del liberismo, che ne riconosca gli aspetti espansivi e individui i veri fallimenti del mercato in materia di ambiente, benessere di relazioni, aspetti internazionali, si assume come un dato di fatto, quasi implicito, la convenienza di tutti ad aumentare i propri consumi. Ne deriva, di fronte al mercato, un atteggiamento empirico e difensivo, o magari critico ma solo sul piano, tutto sommato tradizionale, del distanziamento ideologico. Chi riconosce i risultati del mercato, si appiattisce, che non li riconosce, si arrocca. Di fronte ai problemi di competitivit, con lattuale dimensione globale, da tutto ci deriva la impossibilit di proporre alla popolazione una diversa concezione dello sviluppo e del modo di vivere. E vero che, come si cercato di richiamare, senza la qualit delle relazioni e senza l incremento del capitale sociale, laumento delleconomia perderebbe ogni significato, ma resta il fatto che il pensiero di sinistra pi radicato e diffuso legato tuttora allanalisi dei soli interessi materiali. Gli interessi non materiali, come si accennava, vengono considerati solo sotto laspetto individuale e religioso. Lesigenza di un nuovo tipo di convivenza non viene considerata. Sul piano economico, domina tuttora, in chi vuole stare dalla parte dei lavoratori, una visione keynesiana, quella dellaumento della torta e della quota per il lavoratore, ma questa concezione dello sviluppo appartiene ad una situazione passata, secolo XX, in cui ha prodotto, soprattutto in alcune fasi, espansioni delleconomia, dei posti di lavoro e dei salari. E tempo di riconoscere che questa visione, basata sullintervento pubblico, sul deficit spending e sullorizzonte della piena occupazione, in accordo con la seducente religione come la chiama McNeill della crescita economica e dei collegati interessi materiali , non si mai interessata,

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per scelta deliberata, di selezionare e distinguere tra i diversi possibili contenuti della produzione, in quanto il nesso tra la produzione e le esigenze sociali stato attribuito al mercato e ai singoli individui compratori. Occorre invece puntare su un post keynesismo in cui sia mantenuto il principio della spesa pubblica, ma in modo selettivo, verso un cambiamento mirato della composizione della produzione, accelerando e qualificando la tendenza in atto verso i servizi. Si gi accennato ai tre aspetti del fordismo, organizzazione produttiva, compromesso sociale, modo di vivere e si sottolineata la mancanza di impegno sul terzo punto. Di fronte agli esiti dellattuale economia quantitativa, che danno luogo ora alla vita sullaltopiano, evidente per che non c solo un problema distributivo e che leconomia va qualificata rispetto ad alcuni bisogni, irrisolvibili con ulteriori accrescimenti, perch non riconosciuti dal mercato, per due motivi : sono inadatti agli acquisti individuali e hanno carattere integrato. Nessun individuo, infatti, pu comprare un contesto di qualit in cui vivere n pu provvedere da solo allincremento del capitale sociale. Anche i conflitti sociali dei lavoratori e delle sinistre, in ogni modo, non hanno considerato il tema degli stili di vita e delle relative condizioni di contesto. Tanto meno hanno elaborato salvo eccezioni stili di vita autonomi, per cui la solidariet tra lavoratori, allinterno del luogo di lavoro, non ha dato luogo ad un progetto di solidariet allesterno della produzione. Nellinsieme, volendo fare un bilancio, si deve riconoscere che non stata individuata un idea culturalmente autonoma del benessere individuale e questa sicuramente una difficolt per lazione da svolgere oggi. Tale difficolt, per, tenderebbe ad accumularsi ancora, se si pensasse di continuare cos anche nel XXI secolo. Occorre anche rendersi conto che se si accetta che sia il mercato a fissare gli orientamenti generali dello sviluppo, si sottoscrive una rinuncia al ruolo della politica, per cui avanzerebbe ancora la perdita di interesse per la politica stessa, in accordo tra laltro con il modello americano (si vedano, pi avanti, due citazioni da Putnam). Riprendendo a considerare la condizione del lavoratore, bisogna essere consapevoli che non pi proponibile un suo profilo politico che sia derivato dalla sua posizione oggettiva nel processo produttivo, n proponibile, ai fini generali, un eventuale blocco sociale basato su operai, contadini, impiegati e intellettuali e sul conflitto tra lavoro e capitale. Come gi si accennava, il problema del corporativismo del lavoratore, oggi, coincide largamente con la accettazione di fatto, nella sua stessa vita, della separazione tra il suo interesse di lavoratore e quello ambientale, territoriale e legato al capitale sociale locale. Potremmo dire che il lavoratore corporativo in quanto un consumatore come tutti gli altri. Non peggio degli altri, ma non pu proporsi per un nuovo modello sociale. Per riconnettere le due parti separate, non si tratta di immaginare un ciclo in cui il cerchio produzione/fruizione si chiuda in senso stretto, come potrebbe avvenire, per intenderci, in una azienda di surgelati, che siano acquistati e utilizzati dagli stessi lavoratori. Si tratta piuttosto di costruire situazioni, che trovino un riscontro sia nel caso dei pescatori sul lago integro, in equlibrio con la riproduzione, che nella esperienza delle economie di distretto industriale, da ripensare ai fini di soluzioni di tipo nuovo, legate alla economia della qualit urbana, dei servizi al territorio e alla persona. Occuparsi della vita del lavoratore, vuol dire anche riconoscere che per la sua vita sul territorio non pu essere sufficiente lattuale intervento del sindaco. Si tratta dunque di essere attivi in una catena produttiva, che comprenda oggetti e servizi, fino a realizzare, come si diceva, i sistemi per vivere, in modo tale che il singolo lavoratore o i lavoratori di una singola azienda facciano parte di un insieme produttivo, connesso e coordinato in modo tale da produrre vantaggi ambientali e aumenti del capitale di socialit sul territorio, percepiti dai lavoratori. indispensabile, a questo fine, tener conto dei due poli, materialit e cultura, economia e bisogni, realt e rappresentazioni. Occorre dare importanza ad un nuovo elemento, la cultura di sviluppo, che pu aggregare su nuovi contenuti figure sociali di grande rilievo, come gli specialisti e i manager, fino a comprendere i portatori di interessi di impresa in accordo con gli aspetti ambientali e sociali della qualit dello sviluppo.

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Si potr quindi pensare non ad un nuovo blocco, ma ad alleanze culturali, programmatiche e sociali, che tengano conto delle soggettivit, battendo la congiunzione tendenziale tra la visione neo-liberista e il modo di vivere dellindividuo indifferente alla societ. Sbloccare la democrazia istituzionale: la Costituzione Italiana del 1946 Si discusso di economia globale e qualit dello sviluppo, segnalando lesigenza di funzioni istituzionali, prima di tutto a livello mondiale, ben pi incisive di quelle finora svolte; si anche citata una considerazione dellONU sulla qualit dello sviluppo; comunque evidente, nella primavera del 2003, lindebolimento di questa organizzazione. Ealtrettanto evidente, daltra parte, la necessit, in questa fase, di un massimo di difesa del suo ruolo internazionale. Anche a livello europeo e nazionale italiano vi sono ragioni di critica e di riforma delle istituzioni pubbliche, ma non per questo possibile concordare con limpostazione di Della Pergola, quando alla fine del suo intervento scrive: a tutte queste cose, invece, io non accedo. E non perch ami o accetti per buone le tendenze del mercato, lo schifo della democrazia istituzionale, le citt non partecipate e i cibi transgenici. Non si capisce infatti come lallontanamento dalle istituzioni pubbliche potrebbe ovviare al fatto che le culture della sinistra non hanno prodotto una definizione originale della qualit delle relazioni al di fuori del lavoro, quindi del rapporto tra produzione e modi di vivere, tra economia e qualit della vita, tra attivit di lavoro e vita sul territorio e siano quindi inattive, sul piano strategico, rispetto alla decodificazione del misto di vantaggi e difetti che proprio della societ dei consumi. In realt, occorre un diverso ruolo delle istituzioni pubbliche, non un distanziamento. Anche sul piano delle recenti esperienze elettorali, quelle del 2001 sono state vinte dal centro destra, facendo leva proprio sulla diffidenza verso i partiti e le istituzioni, sul primato degli interessi privati e sulla deregulation. In nessun caso, quindi, si potrebbe immaginare, per contrapporsi al populismo di destra, una politica di vuoto democratico-istituzionale. E tuttavia, anche questa presa di posizione di Della Pergola non pu essere rifiutata in blocco, perch un problema di ristagno della democrazia esiste e occorre una proposta capace di sbloccarla e farla vivere. I cittadini possono interessarsi alla politica di fronte a obbiettivi che abbiano senso e a strumenti che siano efficaci, mentre in un quadro liberista che dovesse persistere, lunico modo di partecipare allattivit sociale, per il singolo individuo innovativo, costituire una impresa. Si riportano due brevi citazioni dal saggio di Putnam (Bowling alone: America s declining social capital, Journal of Democracy, 1995), gi citato, ritenute leggibili senza traduzione, perch possono dare unidea della importanza della societ civile, del suo declino negli Stati Uniti e dei rischi della de politicizzazione, anche in Europa. There is striking evidence, however, that the vibrancy of American civil society has notably declined over the past several decades. Not coincidentally, Americans have also disengaged psychologically from politics and government over this era. The proportion of Americans who reply that they "trust the government in Washington" only "some of the time" or "almost never" has risen steadily from 30 percent in 1966 to 75 percent in 1992. In Europa e in Italia la situazione un po migliore, grazie al forte lavoro sociale del passato, ma non si pu dare affatto per scontato linteresse sociale politico della maggioranza dei giovani, anche dopo le grandi manifestazioni per la pace. I giovani, infatti, avrebbero bisogno di indicazioni culturali e di prospettiva, combinando limmaginazione e i valori sociali con il linguaggio scientifico, oggi da loro privilegiato. A tale proposito, in un recente studio dellIstituto Cattaneo di Bologna, guidato da Roberto Cartocci e sintetizzato in Social Trends Eurisko n. 99 del Gennaio 2003 da Gabriele Calvi, si afferma tra laltro: i diciannovenni hanno ereditato una cultura in cui dominano la diffidenza e la distanza dagli altri (.) I vertici politici non hanno la consapevolezza del nostro capitale sociale () il centro sinistra negli anni 96-2001 riuscito a realizzare un programma obbligatorio di virt civica, a fare entrare lItalia nellEuropa, a fare rispettare il patto di stabilit europeo; aveva cos cominciato ad incidere su mentalit e su un costume da tempo consolidati, ma non ha poi saputo prospettare mete ulteriori capaci di reggere il confronto con la

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propaganda elettorale dalla coalizione opposta, congeniale alla cultura politica pi deteriore e diffusa, nonch alla sua arretrata base culturale. Le mete ulteriori da proporre ai giovani, secondo quanto si qui argomentato, potrebbero articolarsi, tra laltro, sui temi della pace, dellambiente, del capitale sociale e della qualit dello sviluppo, valorizzando gli spazi costituzionali gi presenti, secondo interpretazioni aggiornate rispetto alla met del secolo scorso e proponendo sia i nuovi contenuti che i relativi procedimenti democratici, in forme comprensibili e accettabili dai cittadini, anche sul piano elettorale. Come gi si accennava, si pu riproporre, in modo integrato con la qualit ambientale e adeguato alla situazione di oggi, il grande tema dello sviluppo della persona umana, contenuto nellarticolo 3, che dopo avere affermato la pari dignit sociale di tutti, specifica: compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale, che limitando di fatto la libert e luguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffettiva partecipazione di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Come si vede, limpegno di partecipazione, nel contesto di cinquanta anni fa, riferito ai lavoratori, mentre oggi i valori esterni dellambiente e della qualit delle relazioni dipendono dalla societ civile, dallassociazionismo, dai lavoratori stessi, dagli operatori economici, nel quadro di una convergenza pi ampia.

Parte IV: Attualit e conclusione


Necessit di una risposta di pace e qualit dello sviluppo Questo intervento intende occuparsi solo del tema auto assegnato, ma si ritiene opportuna qualche ulteriore osservazione, basata sulla connessione tra il tipo di sviluppo e i grandi problemi internazionali sul campo. Circa il particolare carattere degli Stati Uniti, Weber (op.cit., pag. 240) affermava: Nel paese dove si sommamente scatenata, negli Stati Uniti, la ricerca del profitto si spogliata del suo senso etico-religioso, e oggi tende ad associarsi con passioni puramente competitive, che non di rado le conferiscono addirittura il carattere dello sport. Questa osservazione, insieme con quelle di Harris, del ricercatore milanese e dei tre economisti, insieme ancora con i fatti del 11 settembre 2001, possono aiutare a capire le ragioni profonde per cui lamministrazione Bush abbia realizzata una guerra preventiva contro l'Iraq, senza bisogno di prove di colpevolezza, n di sostegni nel diritto internazionale. gi evidente a molti che la scelta stata questione non solo di terrorismo, ma anche di giacimenti di petrolio, di cui gli americani sono grandi consumatori, con scorte proprie sempre pi deboli. Questa motivazione, pur corposa, che viene ormai riconosciuta quasi formalmente, potrebbe non essere ancora sufficiente, visto che non stato vero, in questi anni, che per una grande potenza bastasse avere bisogno di qualcosa, in altri paesi, per occuparli. Bisogna quindi riconoscere nella nuova politica nordamericana un regresso verso il cosiddetto diritto del pi forte, che tutto tranne che un diritto, quindi verso luscita dai vincoli normativi. Questo tipo di politica, quasi normale al tempo del colonialismo, oggi appare un salto allindietro, che pu spiegarsi solo come occupazione spregiudicata degli spazi lasciati liberi dallo svuotamento dei patti di Yalta del 1945, a seguito della discesa di livello della Russia. Il senso, fino a qui, sarebbe che le norme internazionali valevano fino a che nel mondo cera almeno unaltra potenza dello stesso rango, mentre oggi quella situazione sarebbe superata. Considerando i tre settori della pace, dellambiente e della politica sociale interna, questa interpretazione sarebbe in accordo per il primo con la guerra preventiva, per il secondo con luscita dal protocollo di Kyoto, e per il terzo con la tendenza di diminuzione del capitale sociale (analizzata da Putnam nel 1995, vedi precedenti citazioni). Il filo di ragionamento fin qui sviluppato potrebbe per offrire ragioni di attenzione per una circostanza che cambia molto le cose rispetto alla fase del II Dopoguerra, con la quale deve fare i conti qualsiasi amministrazione americana: la dura realt della perdita del ruolo propulsivo,a livello mondiale, dell economia e del modello di sviluppo americano, per cui siamo di fronte alla aggressivit di un paese che non pi capace di altri argomenti persuasivi, n economici n di tipo di sviluppo. vero infatti che gli Stati Uniti

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restano il paese pi ricco, armato e tecnologico del mondo, per di pi dotato di un rapporto privilegiato con la maggior parte delle aziende transnazionali, ma altrettanto incontrovertibile che per motivi sia ambientali che sociali lesempio americano non imitabile n diffusibile, E noto inoltre che gli americani hanno un forte disavanzo commerciale e che non sono in grado di offrire ai paesi poveri una prospettiva di compensazioni materiali. Non sono adeguati, insomma, per esercitare una leadership nellattuale situazione, che non sia basata sulla prevalenza delle armi. Non era cos, alla met del secolo scorso, quando gli Stati Uniti lanciarono per lEuropa il Piano Marshall e negli anni successivi, quando Walt W. Rostow scriveva, senza parlare di armi, Gli stadi dello sviluppo economico, Einaudi, 1962), in cui il suo paese svolgeva il ruolo di locomotiva economica per tutto il mondo. Ci si pu domandare se questo paese potrebbe proporre qualcosa del genere del Piano Marshall, in accordo con lEuropa, per lo sviluppo del sud del mondo, ma la risposta che questo tipo di politica espansiva appare ben difficile, senza cambiamenti profondi allinterno degli Stati Uniti. La conseguenza in questione, quale poteva essere vista anche prima dellattacco allIraq, dilemmatica prima di tutto per gli Stati Uniti: o accettare, sia pure gradualmente di modificare il proprio modello interno, accordandolo progressivamente con le esigenze mondiali e svolgendo un ruolo nellambito dello spazio multilaterale, oppure mantenere senza modifiche il proprio alto tenore di vita, per cui diventa necessario lindebolimento se non la frantumazione di un organismo internazionale come lONU, in quanto ostacolo alla creazione di uno spazio internazionale in cui valgono solo i rapporti di forza. La scelta dellamministrazione Bush stata quindi la seconda delle due possibili: rapporti internazionali basati non tanto sulla forza economica, come nel II Dopoguerra, ma piuttosto sulla forza militare, con il vantaggio verso linterno di poter promettere la continuazione dellattuale tipo di sviluppo, dando luogo ad una nazionalismo della insostenibilit ed evitando le questioni sociali e ambientali, sempre pi urgenti. Del retroterra americano, che Putnam ha analizzato in termini di declino del capitale sociale, fanno parte gli aspetti energetici ambientali, i percorsi di vita dellamericano medio, le ore di fronte alla TV, lindividualismo, la sfiducia sociale, lalto tasso di criminalit e di presenza nelle prigioni, la libert di acquisto delle armi, la piegatura aggressiva della animazione patriottica successiva al 11 settembre 2001 ed anche la disinformazione televisiva, che pu considerarsi come una cattiva novit di questi tempi. La critica dellattuale modo unilaterale nordamericano di organizzarsi, fare economia, vivere, fare politica internazionale, senza preoccuparsi di aprire prospettive agli altri paesi, va sviluppata a tutti i livelli, a vantaggio nostro, dei paesi poveri e anche della societ americana, che ha diritto ad una diversa condizione e un diverso ruolo, Si deve anche rilevare la differenza tra la leadership soprattutto militare degli Stati Uniti e quella di Roma imperiale, che offriva ai popoli vinti la partecipazione ad una organizzazione complessiva. Non ci si pu limitare, per, a queste considerazioni, perch la perdita di qualit della societ americana non un processo isolato e non privo di dinamica nei confronti dellEuropa. Al contrario, i processi involutivi finora considerati, pi pronunciati negli Stati Uniti, trovano riscontri anche in Europa, pur incontrando altre condizioni e risposte, grazie ad una lunga storia di allargamento della base sociale della istituzione pubblica. La gloriosa tradizione sociale europea, come risulta anche dalle difficolt delle sinistre, non pu comunque riproporsi senza cambiare e senza una rinnovata critica del liberismo. Per tutti questi motivi, luscita dalla prospettiva dellaumento illimitato dei consumi individuali, a favore della intelligenza sociale organizzata come progetto e dellincremento del capitale sociale e ambientale, va considerata come un programma europeo che non solo necessario e possibile, ma anche da attuare in tempi definiti, come richiesto da due scadenze, quella della sostenibilit ambientale e quella del controbilanciamento, in politica interna ed esterna, rispetto al modello americano.

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Conclusione Uno stile di vita pi ricco sul piano relazionale richiederebbe minori consumi materiali, con vantaggio per la cooperazione internazionale. Il capitale sociale si caratterizza come ricchezza immateriale, costituita di saperi, abitudini, informazioni e relazioni; la necessit di strutture e infrastrutture viene in un momento successivo. Pu dunque proporsi, insieme con la qualit ambientale, come aspetto qualificante della societ della conoscenza e dellinformazione, non fermandosi ai cosiddetti capitali umani, ma estendendoli alle relazioni umane. Si profila cos un tema chiave di questo secolo, che grazie all impegno di dematerializzazione qualificata potr differenziarsi dal precedente e dare senso alla transizione verso una societ migliore. Laumento delle quantit economiche che stanno alla base dei consumi, negli anni passati, ha fatto migliorare anche la qualit della vita, mentre ora la qualit ambientale, il capitale sociale e la cooperazione internazionale devono diventare traenti rispetto alle quantit economiche. Viceversa, se si continuasse come negli anni scorsi, non si otterrebbero ulteriori soddisfazioni umane, n si diventerebbe vivaci e creativi come propone lONU, ma si resterebbe bloccati allinterno della democrazia dei consumi e si continuerebbe a partecipare, sia pure passivamente e in misura minore rispetto agli Stati Uniti, alla responsabilit di non offrire prospettive di cooperazione alla maggioranza del mondo. Viceversa, un modo di vivere pi ricco sul piano soggettivo e relazionale, in ragione di questo suo carattere, avrebbe meno bisogno di consumi materiali, mentre aumenterebbe il capitale sociale. Si potrebbe cos costituire il retroterra sociale adatto ad un potere in grado di attuare una civilizzazione mondiale; questa opzione per la qualit dello sviluppo potrebbe a buon diritto definirsi locale-globale. (+) Ringrazio Pietro Toesca, Direttore di Eupolis, per i suoi suggerimenti e i partecipanti alla discussione presso ISSI in data 28 gennaio 2003: Rosalinda Brucculeri, Irene Di Girolamo, Toni Federico, Walter Gaggioli, Adriana Giuliobello, Giuseppe Onufrio, Anna Pacilli, Riccardo Rifici, Stefano Semenzato.

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