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LA VITA E UNA VISIONE

TRA SCIENZA E FANTASIA ALLA RICERCA DI NOI STESSI

PERCEZIONI PER CAPIRE CHI SIAMO CONSIGLI PER VIVERE MEGLIO

Lenergia rende dinamica ogni cosa


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SOMMARIO

INTRODUZIONE LA STORIA DELLUOMO QUALCOSA CHE AVEVAMO SEMPRE SAPUTO UN BARBONE GENIALE LENERGIA UNIVERSALE DIOGENE E SOCRATE ENERGIA GENERALE ED ENERGIA UMANA IL BOSCO DI CASTAGNI LENERGIA NEGLI ANIMALI BARLUMI, SOGNI E VOLI LA TRASMISSIONE DI ENERGIA CONFLITTI O STATI DI QUIETE LA FOLLIA IL SUICIDIO: LENERGIA CHE SI PERDE LE DOPPIE PERSONALITA EFFUSIONI DI ENERGIA COMPORTAMENTI OSTILI LENERGIA E LA RAGIONE LE PERCEZIONI ANDATA E RITORNO LA PERCEZIONE PURA LA SANTITA LUTOPIA LENERGIA E LA MONTAGNA MONDI PARALLELI IL TEMPO, LIMMORTALITA COINCIDENZE IL MARE
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IL SOUND DELLENERGIA UN INCONTRO SULLE ALTE VETTE IN VIAGGIO PRIMAVERA IN CAMPAGNA IL DOLORE DELLENERGIA VOCI LONTANE LENERGIA UMANA AL BIVIO QUANDO SI AVVERTE LA FINE UN NUOVO FUTURO POSTFAZIONE

INTRODUZIONE

Questo libro nato da una intuizione, da un flash improvviso; senza alcun preavviso un lampo inaspettato ha portato una luce diversa e uno spiraglio si aperto nella routine quotidiana di una vita normale, per quanto dinamica e molto attiva; come a volte accade, si pu verificare che un fatto del tutto casuale indichi una nuova direzione, inizialmente inconsapevole, che poi risulter definitiva; quel fatto pu essere determinato da un incontro inatteso o da un evento inspiegabile verificatosi senza alcuna ragione apparente; come un treno o un aereo, perso per un motivo banale, che ci consente per di conoscere nel viaggio successivo la svolta della nostra vita; ognuno di noi conosce fatti simili, sa che sono veri e sa che sono altrettanto inspiegabili. Dopo quei fatti casuali, non cercati ma decisivi, la nostra vita cambia per sempre e noi ne dobbiamo semplicemente prendere atto, che ci piaccia o no. Qualche volta il fatto o levento di svolta si pu presentare sotto la forma di una visione folgorante la cui durata normalmente brevissima ma la cui incisivit e profondit possono cambiare in modo netto il nostro futuro; quella visione, normalmente sfocata, ci appare come un quadro che vediamo da lontano, che non riusciamo a decifrare, a mettere bene a fuoco; i suoi contorni sono indistinti, come i suoi contenuti e le figure che racchiude. Poi tutto dipende da chi siamo e da cosa vogliamo; nella grandissima maggioranza dei casi quella visione evapora nel caos generale dei nostri pensieri, se ne va e non ritorna pi; noi continuiamo la nostra lotta per la vita e torniamo ad occuparci delle nostre occupazioni abituali. Chi prestasse attenzione a questo tipo di messaggi dovr fare una scelta coraggiosa, difficile, irta di problemi nuovi, spesso incomprensibile e confusa allinizio perch il suo senso appare
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lontano dalla nostra logica, fuori dalla rotta che ci ha guidato finora. Chi si concentrasse su questo tipo di messaggi, tuttavia, dopo un percorso che non si pu apprendere in nessun centro di formazione perch strettamente legato al nostro esclusivo mondo interiore, potrebbe cominciare a vedere con una precisione crescente i contorni e i contenuti di quel quadro, li vedrebbe sgranarsi con sempre maggiore nitidezza fino ad inquadrarli in immagini e colori incredibilmente precisi. Questo tipo di intuizioni, queste visioni, non vengono da luoghi sconosciuti, da mondi lontani; esse fanno parte di noi, della nostra natura recente e lontana, sono prodotti di un lungo percorso personale che le ha create e nascono nello stesso luogo, dalla stessa materia e dalla stessa energia che anima i nostri corpi e la nostra mente. Questi flash, questi lampi di luce vengono dalla nostra storia, dalla nostra essenza, dal nostro passato remoto e dal nostro presente; costituiscono il punto momentaneamente terminale di una evoluzione e possono essere la base di partenza di unaltra evoluzione, ma anche di una nuova consapevolezza del mondo. Non facile saperli cogliere quei flash, non semplice assaporare quei lampi, decifrare quelle visioni; uninfinit di ostacoli interni a noi si sovrappongono e coprono la luce, la oscurano e ci rimandano immagini deformi; molte barriere di ogni tipo ci impediscono la necessaria umilt e ci fanno gettare nel cestino dei rifiuti molte occasioni irripetibili. Poi vi sono gli imbroglioni: maghi improbabili, buffoni di corte, preti improvvisati, apprendisti stregoni, poveri di spirito e anche piccoli faccendieri dilagano intorno a questi aspetti volatili, oscuri e insondabili, della nostra vita ancora sconosciuta; insozzano con falsi grossolani i bisogni innati e le buone maniere, dispensano fumo e inquinano, in definitiva, il nostro sentiero con buone dosi di ignoranza e di opportunismo.
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Noi non dobbiamo mai pensare di possedere la verit assoluta, noi non conosciamo la via della luce; sappiamo che ognuno solo nella sua unicit e ha una via che nessun altro conosce; il segreto personale di ognuno di noi dato dalla sommatoria e dallintreccio delle nostre componenti biologiche assemblate in modo molto confuso, allinterno del nostro organismo, insieme allenergia che ci anima, ci d la scossa per esistere e la coscienza per capire; riuscire a cogliere quel segreto equivale a sentire la nostra essenza, annusare il nostro odore primordiale e vitale, toccare la nostra struttura, vedere le nostre radici, conoscere noi stessi. Non facile, nessun medico potr aiutarci in questa ricerca, nessuno potr fare il nostro lavoro, nessuna apparecchiatura, per quanto sofisticata, potr vedere dentro di noi, riuscire a fissare su schermo i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre pulsioni nervose, la nostra energia. Ma conoscere noi stessi la cosa pi difficile e, insieme quella pi importante, come ha detto qualche nostro illustre predecessore. Ci che bisogna sapere, che la nostra unicit momentanea, passeggera, provvisoria; tutti noi siamo costituiti e proveniamo dalla stessa fonte di energia e l ritorneremo; noi viviamo lo spazio di un attimo e pensiamo di essere eterni perch sentiamo la durata della nostra vita in modo dilatato e dipendente dal ritmo del nostro orologio biologico; noi ritorneremo alla stessa fonte di energia, anche se non possiamo dire in che tempo, perch lunica cosa certa che sappiamo che tutto relativo, mutevole, dipendente dal punto di vista. Sappiamo che, prima di ogni altra cosa, la relativit riguarda il tempo e lo spazio nel quale viviamo le nostre vite che ci appaiono, invece, ben definite e circoscritte nella nostra situazione presente. Noi pensiamo di vivere una vita stabile, fissata da luoghi, affetti, rapporti, abitudini; al di l delle situazioni particolari normalmente pensiamo che tutto sia ordinato su una scala di valori
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solida; riteniamo di essere in grado di dominare la nostra vita e di esserne gli unici padroni; non ci sfiora neanche un po lidea che invece siamo parte di un tutto e che la nostra unicit esiste soltanto in quanto prodotto derivato del movimento dellenergia generale; la nostra autonomia si sviluppa e si pu praticare, dunque, soltanto allinterno di una sorta di benevola libert vigilata. A un certo punto ci viene presentato il conto. Nel corso del libro dimostreremo che le nostre convinzioni e affermazioni sulla centralit e unicit della energia non esprimono in modo assoluto concetti religiosi; niente pi lontano da noi della religione. Si tratta, invece di quella che stata dapprima soltanto una sensazione forte e che poi diventata gradualmente una convinta, sentita, robusta, concentrata consapevolezza, maturata nel corso di una lunghissima vita, resa possibile da una diversa capacit di osservazione delle nostre vicende umane e di comprensione di tutto quel meraviglioso mondo che ci gira attorno e nel quale siamo immersi pi di quanto potremmo credere. Nelle pagine che seguono verranno ricostruiti alcuni dei flash pi indicativi e verranno descritte nella misura pi precisa possibile alcune delle visioni maggiormente interessanti e decisive ai fini degli sviluppi e delle elaborazioni successive che hanno consentito la stesura di questo piccolo libro per la comprensione del quale serve una buona dose di pazienza e di umilt; cos come pazienza e umilt sono state necessarie per scriverlo; in modo particolare nei momenti troppo audaci, quelli nei quali le conclusioni o le ipotesi prospettate mi portavano a raggiungere crinali apparentemente impossibili degni di affacciarsi sulla follia pi che su quella che io chiamo analisi percettiva; quel tipo di analisi, cio, che trova il suo fondamento e la sua motivazione, la sua base e forse anche la sua oggettivit non su esperimenti concreti o prove accertate, ma sulla forza radicata delle proprie percezioni, tuttal pi gratificate e rafforzate dalla
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loro ripetitivit, dalla loro nettezza e dalla loro chiarezza, in una parola dalla loro stessa forza interna. Ci rendiamo ben conto che alcune affermazioni potrebbero essere percepite anche dal lettore pi bendisposto come temerarie, appartenenti alla sfera della follia o, per essere ottimisti e bonari, della stravaganza; alcune asserzioni, come ad esempio quella appena fatta sulla lunghissima vita potrebbero apparire illogiche o avventate, presuntuose o strambe; di questo, mi rendo conto. Ma il nostro scopo, non quello di inseguire o assecondare la logica normale che giornalmente guida i passi degli uomini; il nostro scopo precisamente di ignorare quella logica, seguire un altro metodo, spingerci oltre, percorrere un sentiero nuovo, finora sconosciuto, alla ricerca di una spiegazione sul nostro significato e sulla nostra vera essenza in questa non ripetibile esperienza di vita che spesso trascorriamo senza pensarci troppo, spinti e guidati unicamente da regole e abitudini acquisite dalla comunit nella quale siamo nati e praticate automaticamente perch ritenute naturali, giuste, indiscutibili. Il nostro scopo consiste nel cercare una nuova consapevolezza; per farlo abbiamo guardato con curiosit, insistenza e attenzione dentro di noi, abbiamo ascoltato in modo nuovo le sensazioni che normalmente proviamo, concentrandoci soprattutto su quelle scaturite da messaggi improvvisi o intuizioni forti che sentiamo provenire impetuosamente da qualche parte; abbiamo tentato di interpretare nuovi e sconosciuti linguaggi provenienti dal nostro interno e da sempre trascurati; ci siamo convinti che quei messaggi e quelle intuizioni forti abbiano una motivazione profonda, costituiscano avvisi, incoraggiamenti o moniti speciali e che sarebbe molto sciocco ignorarli; pensiamo che invece debbano essere raccolti, come le fragole nel bosco, come qualcosa di prezioso e di nutriente; pensiamo che li dobbiamo ospitare, assaporarli, impadronircene, impedire che svaniscano e farli divenire parte della nostra coscienza.
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LA STORIA DELLUOMO La verit sta sempre alla luce del sole, davanti a noi; chi possiede occhi sgombri dalle convinzioni e dai pregiudizi pu coglierla al primo sguardo, al primo ascolto. Ma le convinzioni e i pregiudizi esistono; sono figli e genitori di quella che chiamiamo cultura; ne sono il fondamento e il prodotto, la causa e leffetto. Nella realt delle cose e della vita tutto molto semplice e chiaro: la natura ha una sola voce e parla con lingua dritta; per poter entrare nei suoi segreti sufficiente prestarle attenzione dimenticando le nostre opinioni consolidate che, normalmente, non sono altro che deviazioni imposte dalle nostre abitudini, dai nostri costumi o dalla nostra condizione di umani. Purtroppo, per, noi non vediamo quasi mai quella verit perch non riusciamo ormai pi a vedere la luce del sole; innumerevoli barriere e diaframmi di ogni tipo ci separano da quella luce e noi viviamo immersi nella nebbia; sono barriere e diaframmi che luomo ha costruito nel corso dei millenni e che lo hanno progressivamente deviato, allontanato dalle sue originarie consapevolezze. Se vogliamo dare un senso alla nostra vita e capire chi siamo, dobbiamo cercare di raggiungere la verit; tentare di capire qual la nostra struttura nella sua interezza, cosa ci anima e ci d energia, cosa ci fa muovere, come siamo formati, da dove viene la nostra coscienza e come i nostri istinti agiscono nella vita quotidiana; e, infine, cosa succede dopo la morte. Sono antiche domande che da sempre travagliano e impegnano luomo; sono sempre le stesse domande: quelle che si sono poste gli antichi filosofi e che ci poniamo ancora con la stessa ansiosa sete di verit; paradossalmente, con lavanzare del progresso tecnologico e del benessere, la gran massa delle persone si allontanata dalle sue fresche consapevolezze originarie, quelle istintivamente innate e sentite come vere, quelle che avevano gli individui agli albori del mondo. Se vogliamo rispondere a quelle
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domande dobbiamo iniziare un percorso nuovo, o meglio recuperare quel percorso antico, a noi familiare, che in qualche modo gi conoscevamo al tempo delle nostre origini e che ci consentiva di navigare senzaltra bussola che quella della nostra interna, istintiva, innata, consapevolezza. La prima e pi importante cosa che dobbiamo capire che non esistono leggi generali e idee, avvenimenti o fatti validi allo stesso modo per ognuno di noi; non esiste un dato di fatto obiettivo e definito una volta per tutte, poich lobiettivit data sempre da chi possiede una soggettivit che varia continuamente. La verit un gioco di specchi, un labirinto che si riproduce e si espande, esattamente come le nostre idee e la nostra esperienza, esattamente come luniverso o come gli universi. Quando noi ci muoviamo nel nostro mondo, dai primi passi fino agli ultimi istanti della nostra vita apparente e materiale, assomigliamo a figure che si muovono nel buio, procedono a tentoni, per tentativi successivi; maturiamo le nostre convinzioni e ci formiamo acquisendo comportamenti e culture dalle generazioni che ci hanno preceduto attraverso la famiglia di origine; su quella che chiamiamo la nostra base formativa accumuliamo convincimenti, ulteriori abitudini, esperienze; su quella casamatta precaria e costruita su errori successivi realizziamo la nostra soggettivit, la nostra personalit, consolidiamo la nostra cultura e ne facciamo dono alle generazioni successive; e cos via; la verit continua a sfuggirci e noi perpetuiamo lerrore. Libri, trattati, biblioteche, software, archivi e tutto ci che serve a proiettare nel futuro le nostre convinzioni radicate in ogni campo svolgono una funzione deviante e negativa, condizionando la vita e la mente delle generazioni successive e imponendo barriere percettive alla nostra coscienza, alla nostra vista e al nostro udito. Certo, quel sapere cos preziosamente custodito e tramandato ci ha aiutato, ci aiuta e ci aiuter a vivere meglio, ma il prezzo che paghiamo altissimo.
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Ci che noi oggi pensiamo e ci che noi oggi siamo il risultato della nostra assillante rincorsa alla soddisfazione dei bisogni, non alla ricerca della verit; come limpiegato di un grande ufficio metropolitano pensa che la sua verit sia quella del capo, cos noi, dopo tante rinunce pensiamo che la verit sia quella costituita dai bisogni materiali che hanno sempre rumorosamente fatto sentire e imposto le loro ragioni, condizionato i nostri comportamenti e i nostri stili di vita. Tutti noi, in alcuni particolari momenti di luce, di concentrazione avvertiamo che qualcosa non va nel nostro modo di essere e di vivere; in quei momenti la verit si affaccia e pu essere intravista; non facile focalizzare a lungo un messaggio che si intuisce appena; il grande fratello che agisce e opera al nostro interno con grande sicurezza, dispensa grandi quantit di interferenze moderne che ci rigettano nella nebbia e ci ripresentano i programmi delle nostre abitudini. La storia delluomo la storia del suo rapporto con lambiente nel quale vive; il suo corpo, la sua razionalit, le sue sensazioni e anche la sua intelligenza, in breve tutta la sua personalit, dipendono dalle vicende che lo attraversano e dai luoghi nei quali si verificano. Non solo; giusto dire che ogni fase della sua storia e delle sue storie caratterizzata dalla stessa dinamica interna, dallo stesso processo evolutivo: allinizio vi sempre un periodo costruttivo, creativo, crescente, permeato di una forte vivacit, curiosit, voglia di capire, scoprire, ma anche di affermarsi, battersi, imporsi in quella che appare e viene sentita immediatamente come una competizione aspra e difficile, senza esclusione di colpi: la battaglia della vita. Successivamente, quell ansia iniziale lascia gradualmente spazio ad atteggiamenti dapprima di conferma, di consolidamento e di stabilizzazione allinterno dello stesso ambiente che viene sentito sempre pi familiare; lindividuo si sente pi sicuro, programma il suo spazio, la sua presenza, le sue idee e le sue azioni con maggiore serenit e tranquillit; comincia, quindi, a
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guardarsi intorno alla ricerca di una nuova avventura, un nuovo spazio per riaffermare il proprio ruolo che, si ritiene, ormai maturo; inizia una nuova sfida allinterno della quale si riverifica la stessa antica graduale ripetitivit di fasi; e cos via, fino a che il ciclo vitale regge e la spinta espansiva fa sentire le sue ragioni e le sue leggi. Cos stato, cos , cos sar per ciascun individuo di ogni origine, specie od epoca, in ogni tempo e in ogni luogo. Lo stesso vale per i popoli, per le razze, per le nazioni, per gli imperi, ma anche per gli organismi microscopici, per le cellule di dimensioni infinitesimali e per ogni cosa che ha una qualche forma di vita: dai pianeti alle galassie, agli universi. Ad un certo punto, quando lindividuo esaurisce la sua fame e una volta superata anche la fase della maturazione, della ponderazione e della stabilit, si affacciano altre esigenze: cominciano gli interrogativi sul significato delle proprie azioni e della propria vita; dalla propensione esterna si passa a quella interna; dalla vocazione espansiva e aggressiva si passa a quella riflessiva; in questo periodo il richiamo dei sensi diviene pi controllabile, meno importante e meno vitale: questo vale per i bisogni alimentari, ma anche per quelli biologici, procreativi; ci si comincia a domandare chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando; se ci sia un perch per la nostra storia e per tutte le storie. Ci vengono alla mente interrogativi, necessit e aspettative che appena qualche tempo prima guardavamo con sufficienza e con grande distacco. Inizia una ricerca intimistica, a volte mistica, quasi sempre religiosa; gli interrogativi diventano assillanti, langoscia prende il posto dellentusiasmo; ci si pone molte domande; ci si guarda dentro; nel presente, nel passato e anche in quel futuro che il nostro persistente istinto vitale continua, tuttavia, ostinatamente a proiettare molto lontano nel tempo. Per poter capire molte cose o anche soltanto per poter capire qualche cosa, noi dobbiamo lasciarci andare e seguire i ritmi del
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nostro percorso biologico, ascoltare il nostro respiro, guardare dentro di noi; lo abbiamo sempre fatto allinizio, appena nati, quando il linguaggio della mente, del corpo e della vita per noi era molto pi semplice e familiare, istintivo e immediatamente traducibile; ma in quei momenti la nostra energia nel nuovo, fragile, sconosciuto corpicino era molto disorientata, smarrita, alla ricerca di un nuovo equilibrio; tuttavia, nei primi mesi della nostra vita abbiamo fatto la nostra ricerca e abbiamo cercato di capire. Molto presto, per, fummo accecati dalla voracit vitale che emanava da ogni nostro poro e che ci ha impedito di vedere; se in quel tempo la nostra memoria avesse prevalso, se avessimo potuto ubbidire ad altre leggi, ad altre regole che non fossero state quelle del nostro corpo, la nostra vita sarebbe stata completamente diversa. Ma sarebbe stata necessaria una rara, eccezionale sensibilit che riescono ad avere, soltanto e purtroppo, alcuni individui che sono effettivamente esistiti e dei quali parleremo pi avanti. La massa no, la massa degli uomini, nella sua totalit rimasta nel cono dombra, si inchinata alle necessit materiali e ha seguito la corrente, senza sapere dove andare, senza chiedersi dove andare, semplicemente andando. Ma vi un tempo per ogni cosa, un tempo per ogni esigenza. Il tempo in cui si avverte la necessit della ricerca e il bisogno di sapere non fisso e uguale per tutti; esso dipende dalla potenza dei nostri istinti e dalla concentrazione di energia espansiva, che abbiamo nel nostro organismo, dal suo grado di libert; cos vi chi si sveglia da giovane, dedicandosi molto presto ad una vita contemplativa e riflessiva; ma questo, come gi detto, si verifica molto raramente; al contrario, nelle societ caratterizzate da un forte misticismo, questa ricerca viene aiutata e avviene con maggiore frequenza: ne abbiamo una riprova nel medioevo europeo o, anche nelle societ orientali e nelle culture intimistiche e, in misura molto intensa, nellIslam di tutti i tempi.
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Nel nostro mondo odierno, quasi sempre, questi bisogni interiori vengono annientati, soppressi, riposti nel buco nero della nostra coscienza, sommersi dalla materialit della nostra cultura e dai suoi affari; per questi motivi quei bisogni, talvolta, si manifestano ed esplodono con una grande irrazionalit; come noto, ogni senso represso trova sempre altre strade per manifestarsi; cos sopraggiunge la pazzia mistica, la fuga nellirrazionale pi oscuro, il sopraggiungere dello sconcerto vitale, il buio della ragione. Noi pensiamo, invece, che la percezione della verit sia possibile; per riuscirci non servono trattati di scienza, di filosofia o di religione; lunica strada che dobbiamo percorrere quella di ritrovare i nostri impulsi, i nostri fluidi, i nostri odori antichi; quelli che abbiamo nella testa, nella mente, dobbiamo riandare a scoprire, seguendo un percorso a ritroso, le nostre antiche radici per cercare le nostre origini lontanissime. E sufficiente un appiglio per orientarsi. Chi ha sete non deve lasciarsi sfuggire lo straccio umido che vede appeso da qualche parte o che una mano ignota gli offre; a quello straccio pu essere legata una borraccia piena di acqua sorgiva raccolta da una fonte inesauribile che porta alla conoscenza di noi stessi. Ma tutto molto difficile; anche chi pensa di capire o percepire la verit conduce la sua lotta in una foresta intricata dove il sentiero pieno di erbacce, sommerso dai rifiuti e attraversato da innumerevoli altri sentieri; ad ogni curva sirene suadenti promettono nuove tecnologie, meraviglie dellultima moda, confort e benessere a prezzi scontati e a comode rate; ci viene detto che il mondo tutto intorno a noi e ci viene anche offerto a prezzi scontati e a comode rate; ma pu anche verificarsi che quelle sirene, qualche volta, si presentano a muso duro, digrignano i denti e, cantando inni menzogneri, minacciano ritorsioni. Ci vuole molta tenacia per proseguire dritto.
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QUALCOSA CHE AVEVAMO SEMPRE SAPUTO

La possibilit di percepire la nostra essenza non una prerogativa di pochi; in questo campo, fortunatamente, non esistono diritti in esclusiva o monopoli, non valgono le leggi del censo, non esistono le aristocrazie privilegiate. Le leggi dellenergia sono pi giuste di quelle degli uomini e danno a tutti le stesse possibilit; questo, per, significa anche che non sono ammessi alibi di alcun tipo perch ogni forma di cecit un auto accecamento e ogni forma di censura unautocensura. Infatti senzaltro vero che nel corso della vita di ognuno, in molte occasioni ci sono venute alla mente delle immagini particolari, delle sensazioni nuove, spesso inusuali e incomprensibili allapparenza, delle vere e proprie folgorazioni improvvise, percepite in lontananza, o verit appena intuite; puntini di luce, indistinti e leggerissimi, intuizioni in chiaro e scuro provenienti chiss da dove che ci hanno toccato in maniera incisiva, anche se per pochi attimi; in quelle occasioni, tutti noi, dopo alcuni secondi di smarrimento e di indecisa confusione, abbiamo quasi sempre lasciato perdere, non abbiamo approfondito, non ci siamo concentrati a cercare di capire, di decifrare, di interpretare, di ascoltare; e abbiamo sbagliato, terribilmente sbagliato, perch si trattava di messaggi, di ricordi antichi e antichissimi. Talvolta si trattava di avvertimenti amorosi, altre volte ancora di ammonimenti; in qualche caso, erano semplicemente sensazioni o percezioni che abbiamo lasciato distrattamente scivolar via. Come succede a tutti noi ci concentriamo sulle nostre occupazioni quotidiane che sono certamente essenziali per sopravvivere ma che non costituiscono mai la via migliore per vivere nel senso pi vero e letterale della parola; se, al contrario, ci fossimo concentrati su quei segnali che ci stavano giungendo, la
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nostra vita sarebbe stata diversa perch lavremmo impostata su una maggiore consapevolezza che ci avrebbe impedito non solo di commettere molte sciocchezze, ma anche di gettare al vento unoccasione unica; perch la vita pu essere definita in moltissimi modi, pu essere interpretata e vissuta come vogliamo o possiamo: pu essere breve o lunga, avventurosa o pigra, confortevole o disperata, ricca o povera, spirituale o materiale, generosa o egoistica; la vita pu essere tutto e il contrario di tutto, ma su una cosa non c dubbio: la vita, nelle forme particolari e contingenti che assume per ogni essere vivente senzaltro unica; almeno nelle particolari, determinate, uniche appunto, circostanze e caratteristiche che la conformano e delimitano nella loro irripetibilit ed esclusivit di quella esperienza di vita. E cos si verifica che noi tiriamo dritto, andiamo per la nostra strada o, quella che crediamo essere la nostra strada, senza chiederci quasi mai qual lo scopo finale del nostro viaggio e se vi uno scopo; spesso neanche ci chiediamo chi siamo, da cosa siamo composti e perch esistiamo; seguiamo passivamente quello che crediamo sia il nostro destino e che invece la risultante della cultura nella quale viviamo e che ci condizioner per tutta la vita senza opposizioni di sorta da parte nostra; direi, persino, senza neanche alcuna minima interferenza soggettiva; seguiamo la corrente, ci lasciamo andare, ci preoccupiamo di seguire le mode, non solo nel vestire o nella musica, ma anche nelle nostre idee e nei nostri pensieri. Noi scambiamo la nostra soggettivit per la sommatoria delle circostanze oggettive nelle quali ci veniamo a trovare; ad esse ci adeguiamo senza obiettare alcunch spinti dalla corrente. In fondo, non sappiamo veramente nulla di noi stessi; per la stragrande maggioranza della gente la vita viene vissuta come componenti di un gregge allinterno del quale, al massimo, ci limitiamo a rivendicare il nostro piccolo spazio. Non strano che in Italia la stragrande maggioranza delle persone professi la religione cattolica e che in Russia, invece quasi tutti siano ferventi sostenitori di quella ortodossa e che negli Stati
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Uniti trionfi quella evangelica? Che tutti in India siano buddisti o taoisti e che nei paesi arabi vi sia una totale adesione alla religione mussulmana? Perch avviene questa singolare e generalizzata rinuncia allesercizio del pensiero e di quel libero arbitrio a cui invece avremmo diritto, almeno fino a prova contraria? Purtroppo cosi ; ed veramente un peccato, perch se solo ci concentrassimo un po di pi, se solo ci fermassimo qualche volta ad ascoltare con maggiore attenzione le vibrazioni che ci girano tutto intorno e qualche strano, anomalo, originale pensiero che qualche volta ci passa per la testa proveniente da chiss dove, forse riusciremmo a capire meglio il senso di quelle domande che ci siamo posti prima. Vi sono dei momenti nei quali possibile capire meglio; lenergia madre e figlia della materia; alcune situazioni particolarmente intense nelle nostre relazioni con gli altri e con lambiente esterno, ma anche alcune condizioni fisiche, sonore e anche atmosferiche possono consentire una pi agevole trasmissione, un pi facile contatto tra le diverse componenti dellenergia. Ognuno di noi pu facilmente ricordare di aver vissuto quel tipo di situazioni; vi sono alcune serate nelle quali si respira unatmosfera piena di intensit, di mistero, di spiritualit che noi sentiamo pienamente ma che non riusciamo a spiegarci in alcun modo; vi sono alcuni momenti nei quali ci sentiamo al centro delluniverso e dove tutto ci appare pi terso, pi chiaro e semplice. Personalmente avverto con pi forza, queste sensazioni nel corso dei temporali estivi, quando il cielo squarciato con straordinaria potenza da lampi e tuoni; ancor pi quando dopo il furore iniziale il temporale si trasforma in una pioggia a bassa intensit, costante e silenziosa che sembra coprire con un manto rassicurante le vicende degli uomini. In quei momenti avverto una continua trasmissione di energia dallesterno verso di me e viceversa, una circolazione continua; mi sembra di far parte di un qualcosa di unitario, di partecipare al gran ritmo delluniverso e di
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percepire forti presenze in movimento, piene di dinamismo, impegnate in una grande attivit di trasmissioni, contaminazioni e fusioni. Quando entro in questo stato danimo non provo paura ma esaltazione; come se percepissi chiaramente di far parte di un unico disegno, di un'unica squadra: le stelle si avvicinano, la pioggia mi accarezza e negli alberi scorre la mia stessa linfa; tutto mi diviene amico e familiare; vorrei sempre vivere in quello stato anche se mi riesce difficile spiegarne compiutamente le ragioni; mi rendo, per, conto perfettamente che in quei momenti si verificano, per me, le condizioni psicologiche, fisiche e chimiche ideali per far scattare il collegamento della mia piccola componente di energia con il resto delluniverso. Mi scatta allora una grande, non descrivibile, consapevolezza che mi fa accendere, nettissima, la convinzione profonda di possedere da sempre la verit sulla origine del mondo, sui suoi meccanismi e sul suo futuro. Allora svanisce ogni forma di paura e il futuro ritorna ad essere tranquillo. Molte altre persone riescono a far scattare il collegamento; ed ognuno lo fa in situazioni diverse. Ma c chi, invece, tiene sempre il contatto acceso e imposta la sua vita in maniera imprevedibile.

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UN BARBONE GENIALE

Ai tempi dellUniversit feci una conoscenza che non dimenticai mai pi e che mi condizion per tutta la vita; in uno dei miei vagabondaggi di studio ( mi piaceva studiare passeggiando nei luoghi pi insoliti ) conobbi a Roma, sotto i ponti del Tevere, un barbone di mezza et che conduceva una vita poverissima ma molto tranquilla, dignitosa e rilassata; limpressione che dava, al di l dellalone di romanticismo che ci piace sempre immaginare in una figura di questo tipo, era quella di un uomo che aveva capito tutto della vita e dei suoi indecifrabili misteri; non parlava molto, preferendo invece osservare con molta attenzione tutto ci che gli capitava intorno con unaria di chi possedeva particolari lenti attraverso le quali poteva decifrare, in una originalissima dimensione, le cose, gli uomini, le piante e quantaltro si muoveva o esisteva intorno a lui. Al contrario, non era molto favorevole alla conversazione, preferiva, quasi con ostinazione, il silenzio; possedeva un sguardo invidiabilmente distaccato, qualche volta sorpreso, spesso meravigliato, per non dire estasiato; a volte sorrideva, forse a qualcosa o a qualcuno, senza una apparente motivazione; era la classica figura che spesso passa, agli occhi della gente normale, per un tipo particolare e stravagante, per non dire matto; non era neanche molto interessato alle cure materiali del suo corpo, per quanto fosse sempre molto pulito, a prescindere della qualit dellabbigliamento; anche nel mangiare aveva uno stile parco e riservato; poche cose, essenziali, con rapidit e noncuranza, come se avesse ben altro da fare. Riuscii a entrare in confidenza con lui dopo molto tempo; fu sua liniziativa dopo miei svariati infruttuosi tentativi di contattarlo; avvenne quando, posato a terra il libro su cui stavo studiando, mi persi nellosservazione del fiume che scorreva lento davanti a me; cosa guardi? mi chiese; il fiume, risposi; e cosa
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vedi?, il fiume che scorre lento; sorrise con unaria comprensiva, ma triste e rispose soltanto: capisco, come se non potesse aspettarsi altro da me; il nostro colloquio, quel giorno, fin l; anche lui si concentr a guardare il fiume e lo spazio immediatamente sopra; lo osservai per un po, senza farmi notare, e mi accorsi che quel barbone riusciva a vedere altre cose, altri movimenti che a me sfuggivano; stava l con una partecipazione intensa, come un familiare a casa sua, come se quel mondo non gli nascondesse niente e gli appartenesse veramente. Nei giorni che seguirono la nostra conoscenza miglior; parlava molto pi volentieri con me; mi spieg che mi aveva posto quella domanda iniziale, perch pensava che stessi guardando non il fiume, ma dentro il fiume e immediatamente sopra; pensava, o meglio, sperava che avessi capito, o almeno percepito il suo segreto; gli chiesi di precisare meglio cosa intendesse, ma si mostr molto riluttante perch, a suo dire, gli uomini non capiscono, si limitano solo al superficiale, non riescono ad entrare nel profondo della natura pur essendo parti della natura e pur possedendo un talento innato per penetrarla. Inizi, allora, tra di noi una certa confidenza e cominci a spiegarmi pi esattamente cosa intendeva con quelle frasi; mi trovai allimprovviso di fronte ad una nuova visione del mondo. Secondo quel mio nuovo amico, tutti noi osserviamo lesterno con occhi molto limitati; allinizio vediamo soltanto laspetto superficiale, esterno, meno importante di quello che ci circonda; ci limitiamo, insomma allaspetto puramente esteriore, senza approfondire. Saremmo quasi come dei non vedenti che ignorassero lesistenza della vista; i nostri occhi utilizzano, per vedere, poche dimensioni e gli sfuggono le moltissime dimensioni che invece esistono e che consentirebbero la comprensione vera della realt, di tutta la realt; in questo modo luomo perde lunica occasione che gli viene offerta per vivere pienamente la sua esperienza.
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Hanno rinunciato alla fantasia e, anche alla curiosit; stupidamente hanno delegato ai computer la guida della loro vita, divenendo soltanto corpi biologici che si nutrono, si ingrassano, curano inutilmente e in modo assillante il loro involucro esteriore. La fredda materialit del mondo industriale moderno ha aggravato la situazione; gli uomini vedono sempre meno, assomigliano sempre pi ai prodotti e alle tecnologie che hanno inventato; gli uomini hanno barattato la conoscenza con il confort, acquisiscono sempre pi ricchezza in cambio del vero potere: quello della comprensione della realt, della vita e del loro destino. Sempre con molta calma e sicurezza continu a svelarmi il suo punto di vista; possibile prosegu- capire chi siamo e cosa siamo; ma occorre sbarazzarsi dei filtri che ci imprigionano e che ci mostrano altre strade; luomo che parla in strada, da solo, con il telefonino, e poi in macchina ascolta musica e continua a parlare al telefono, e poi a casa si concentra davanti alla televisione e poi si addormenta con la televisione accesa, un uomo perduto; luomo che quando si sveglia la notte pensa sempre, in modo assillante e frenetico al business del giorno dopo un pezzo biologico in movimento, senza coscienza e senza ricambi, senza vista e senza udito; quelluomo una cosa persa, anche se pensa di aver raggiunto il successo e di essere arrivato; non solo; quelluomo, cos frequente e crescente nelle nostre citt, sempre pi solo, produce e dispensa nuove solitudini, in una rincorsa molto stupida verso ci che non ha senso. Si deve, invece, pur godendo delle nuove comodit, essere semplicemente capaci di usarle senza diventarne schiavi o innalzandole a nuovi miti; e, dunque, cercare di vedere meglio, di capire, di concentrarci sugli innumerevoli segnali che possiamo cogliere e che ci giungono spontaneamente dallesterno e anche dallinterno. Attraverso la concentrazione, la riflessione profonda, il silenzio -continu-, possibile osservare un altro mondo; non si deve avere fretta di scoprire tutto e subito; si tratta di un
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procedimento graduale, per fasi successive e consolidamenti successivi, che ha bisogno di molta forza interna e soprattutto di una grande volont; chi inizia con determinazione comincer ben presto a intravedere dei segnali chiari; poi la strada scorrer, pi velocemente, in discesa, perch, a quel punto, sar una reazione a catena; allinizio bisogna farsi aiutare anche dallimmaginazione e dalla fantasia; successivamente, la nuova realt si affermer prepotentemente e ci doner la nuova, profonda, radicata consapevolezza. Inizi cos a parlarmi dellenergia che anima ogni cosa e delle aree di energia pi o meno vaste e concentrate che esistono in tutto ci che vediamo; noi possiamo, in determinate condizioni ambientali e psicologiche legate ad un stato di tranquillit e rilassatezza, prima soltanto immaginare o intuire quelle aree di energia, e poi sempre pi chiaramente capirle, vederle e persino sentirle fisicamente sulla nostra pelle e fin dentro i nostri stupefatti sensi; quelle aree di energia permeano e costituiscono tutto, persone, cose, animali, uomini, vegetali, fiumi, mari, montagne, fiori, pietre, insetti, ma anche temporali, venti, terremoti, inondazioni; sono in movimento perenne, si interrelazionano, si incrociano, affermano con decisione la loro esuberante esistenza, lottano per la sopravvivenza, si fondono e si dividono, danzano e rifuggono, dando luogo, in tal modo, alla vera lotta per la vita, per lesistenza. Noi siamo il loro prodotto, il loro strumento, il loro modo di essere, di esprimersi, di apparire; siamo loro figli, ad esse rispondiamo e da esse dipendiamo; tutte le nostre manifestazioni sono legate al loro sviluppo, al loro stato di grazia o di depressione, alla loro giocosa o viscerale attivit, che perenne, mai doma, sempre in funzione, soggetta a periodiche trasformazioni. Quellenergia, raggruppata in aree, e operativa in diverse forme, a seconda della sua intensit e della sua originale composizione, compenetra ed la parte fondante del nostro organismo, scaturisce da esso e in esso ritorna; in questa vita e in
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altre vite; d luogo a manifestazioni, sta intorno a noi, si proietta e riceve proiezioni, si agita e rotea intorno a noi; essa pu essere visibile, anche a occhio nudo e pu indicare allosservatore attento le sue direzioni, le sue predisposizioni, le sue inclinazioni e anche i suoi desideri, i suoi movimenti e il suo ritmo. La nostra particolarit, laspetto meraviglioso della nostra unicit consiste nel fatto che noi possiamo acquisire autonomia, agire in proprio; divenire nel pur brevissimo lasso di tempo della nostra vita una realt specifica per quanto microscopica, peculiare, originale, che pu navigare da sola, volare da sola, capire da sola e ragionare da sola. Luomo non altro che lenergia rappresentata in una delle sue pi alte espressioni; una fonte di ricchezza; una manifestazione straordinaria di potenza, di conoscenza, di capacit conoscitive e percettive senza precedenti. Ma la presenza dellenergia non appannaggio soltanto delle forme di vita umane; essa presente e visibile ugualmente, pur in forme molto diverse tra di loro, anche negli animali e nei vegetali e persino nelle pietre, nellacqua e nella terra; non si tratta infatti che della manifestazione esteriore del meraviglioso scontro perenne tra le parti costituenti della materia, di ogni tipo di materia; la fisica delle particelle, lunica scienza, tra quelle esistenti, che ha indagato a fondo e nel profondo questo aspetto della vita, ha ampiamente e oggettivamente dimostrato la fondatezza di queste affermazioni; spetta per a noi andare oltre, apportare il valore aggiunto della nostra sensibilit percettiva e riuscire a vedere quello che la brutalit materiale della nostra vita quotidiana invece ci nasconde; la vera rivoluzione tecnologica che mi aspetto e che a tutti noi serve non sta in una ulteriore evoluzione del videotelefonino o in un superiore aggiuntivo confort della prossima automobile di grido, ma nella ricerca applicata e concretizzata di un metodo per vedere veramente al fondo la sostanza delle cose e della materia, vivere quella sostanza come sarebbe necessario e giusto, penetrare e comprendere pienamente ci che siamo, chi siamo e dove stiamo andando; non
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ci pu essere, al contrario, rapporto tra le luci al neon e la luce della verit riconoscibile; se il computer, invece di essere uno strumento di lavoro utile, si trasforma in una nuova divinit da venerare che assorbe tutto il nostro tempo, non avremo scampo, poich saremo sempre pi accecati dai falsi valori e dalle false verit che quella scatola di plastica, di fili intrecciati e di conoscenza artificiale e spesso contraffatta ci propina con generosit. Dovremmo prendere finalmente e definitivamente atto che il computer, come tutte le scoperte, le invenzioni e le innovazioni, soltanto uno strumento in pi che abbiamo e di cui possiamo disporre per affrontare le difficolt della vita; non possiamo innalzarlo a nuovo mito, nuovo ideale, nuova divinit. E comunque, quello che crediamo essere il nostro mondo, una versione superficiale, leggera, artificiale e mascherata della vera realt; pi ci estraniamo da quella superficialit e pi possibilit abbiamo di trovare il bandolo della matassa che vogliano dipanare. Questi pensieri mi riempivano la mente mentre stavo ascoltando con sorpresa e interesse fortissimo quella specie di summa filosofica e di vita; intuivo che quelle teorie venivano dal profondo del cuore di quel barbone e sentivo inspiegabilmente ma con sicurezza che quel mio nuovo strano amico non aveva tutti i torti. Quando fin di parlare si sdrai sul suo povero tappetino di cartone, bevve un lungo sorso dacqua e si addorment profondamente come per volersi riprendere da un grande stress. Io restai l, vicino a lui, seduto a ripensare a quel colloquio; e mentre lo guardavo dormire ebbi netta limpressione che soltanto una piccolissima parte di lui stesse dormendo; sentivo che in qualche modo continuava a trasferirmi la sua conoscenza e la sua saggezza e avvertivo con molta intensit la sua energia vitale nello spazio circostante.

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LENERGIA UNIVERSALE Qualcuno la chiama Dio, qualcun altro la chiama o lha chiamata nel passato pi o meno lontano, Allah, Budda, Grande Spirito, Tao, Visn, Deus, Giove, etc. Einstein e i teorici della fisica moderna, delle grandi energie o delle particelle hanno parlato del Big-bang e hanno attribuito linizio del mondo e della vita ad una straordinaria esplosione iniziale avvenuta in modo puramente casuale; qualcun altro, molto autorevolmente, come lo scienziato cattolico Zichichi hanno fatto coincidere le due cose, i due eventi, i due significati, affermando che tra un fenomeno fisico come il big-bang e lazione della divinit non vi contraddizione alcuna essendo il primo effetto della seconda e questultima causa del primo; la divinit, in questo caso, viene intesa come parte nobilitante di un evento fisico, come la sua anima, il suo protagonista e la sua morale. In tutti i casi, comunque, si attribuisce a questa grande esplosione iniziale il momento primo dellorigine della nostra avventura sulla terra che quindi sarebbe avvenuto in un modo ormai comunemente acquisito, attraverso un eccezionale fenomeno originario determinato da qualcosa o qualcuno di esterno (come normalmente argomentano i sostenitori della creazione ad opera di un Dio), oppure, come invece ritengo ( non per primo e non da solo, come ovvio) attraverso una naturale e violentissima bolla energetica, per noi inspiegabile e incomprensibile, la cui deflagrazione, avvenuta per un insieme di elementi chimici presenti in assenza di tempo e, quindi, sin dalla notte dei tempi, ha prodotto e dato origine ad una catena spontanea di nuove esplosioni e successive modificazioni della materia che hanno generato gli universi. Successivamente iniziata, e prosegue tuttora, la fase della espansione di quegli Universi; queste fasi sono destinate a durare per tempi ancora
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incommensurabilmente lunghi e probabilmente difficili da prevedere e anche da immaginare. La difficolt a spiegare o comprendere un evento non pu significare che esso abbia una natura religiosa; significa molto semplicemente che non siamo in grado di capirlo, almeno per ora. Del tempo, della sua assenza o della sua inesistenza, parleremo pi in l; il bello della creazione che essa sempre reciproca, come lamore che non perdona chi viene da esso toccato; e cos ogni creatura crea qualcosa a sua volta; una coscienza che funziona interpreta il freddo ambiente esterno, introduce la soggettivit nel mondo, inventa il calendario, loroscopo e le fasi lunari; il tempo lo abbiamo creato noi fissando ostinatamente un punto di vista iniziale, iniziando a scandire le ore con il nostro egocentrico, esuberante, ritmo biologico, dando una misura a tutte le cose, a tutti gli avvenimenti, inventando la memoria, il presente, il passato e il futuro, il prima e il dopo. Abbiamo iniziato cos la nostra avventura sulla terra e la memoria ha cominciato a produrre una coscienza umana che nel corso delle generazioni divenuta sempre pi complessa. La nostra memoria ci dice che agli albori della nostra moderna civilt si pensava che tutto fosse regolato da leggi fisiche certe, facilmente dimostrabili; era il tempo della semplicit, della prima scoperta dei giochi infantili, delle grandi, euforiche, scoperte di Galileo e di Newton che fecero conoscere e divulgarono rassicuranti certezze sulle leggi della natura; la matematica, lalgebra e la fisica conobbero stupefacenti successi, sembrava che luomo stesse per avvicinarsi, a grandi passi, verso la comprensione di ogni regola e di ogni segreto; lepoca dei secoli bui, come venivano allora chiamati i periodi precedenti, stava alle spalle e un grande ottimismo si diffuse tra gli scienziati; levoluzione della tecnica, dellartigianato, del sapere scientifico inizi a marciare ad un ritmo inarrestabile e continuamente giungevano nuove scoperte che rafforzavano ancora convinzioni e certezze; questo periodo dur a lungo, fino agli albori del
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novecento, quando i successivi sviluppi della ricerca scientifica, paradossalmente, abbandonarono quasi del tutto quelle grandi sicurezze per avventurarsi, soprattutto dopo lavvento della fisica quantistica, in un terreno dove le parole pi frequenti divennero: probabilit, casualit, caos, complessit, e, soprattutto, relativit. La ricerca della verit divenne talmente complicata che Einstein, dopo aver assaporato un successo senza precedenti, appunto, con la teoria della relativit, voltandosi ad osservare la sua creatura con grande sconcerto per i suoi stessi risultati, dichiar: non posso credere che Dio si sia divertito a giocare a dadi. Il mondo e luniverso apparivano improvvisamente come una bolgia caotica dove la materia nasceva e moriva continuamente; nuovi pianeti e nuovi universi prendevano vita mentre misteriosi buchi neri divoravano e riconducevano allo stadio primitivo miliardi di miliardi di tonnellate di materia nel loro stomaco famelico. Il tempo che prima veniva tranquillamente scandito dallo scorrere dei giorni e delle notti, divenne sorprendentemente variabile, allungabile, flessibile; quasi come un elastico impazzito esso dipendeva da chi lo usava ed in quale situazione. Ci si inizi a misurare con argomenti difficili, quasi inumani; al punto da non riuscire ad intuirli o immaginarli; i ragionamenti cominciarono ad essere fatti prendendo a metro di misura non i numeri o le tipologie di analisi fino ad allora conosciute, ma velocit talmente elevate da apparire assolutamente irrealistiche e impossibili anche per le menti pi ardite; qualcuno cominci a capire che alla ragione umana non tutto fosse consentito, che non esisteva una linearit ininterrotta dellevoluzione scientifica e che un nuovo futuro di incertezze e di difficolt fosse allorizzonte. Paradossalmente il progresso assomigliava a un ritorno allindietro, pi si avanzava e pi il traguardo era distante. Luomo comune non riesce a capire tutto questo, non riesce ad inserirlo in uno schema a lui familiare o logico; e non ci riesce
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neanche luomo fuori dal comune perch proprio la sua piccola dimensione, tutta intera, che rimpicciolisce e svanisce di fronte a questo nuovo incredibile, impossibile modo di ragionare; il suo stesso intuito che si rifiuta di andare in quella direzione dove il buio troppo fitto e i punti di riferimento si allontanano. Non sempre consigliabile approfondire le conoscenze e avvicinarsi alla verit; la vecchia saggezza degli uomini in questo maestra; una luce troppo sconcertante pu accecare; forse sarebbe stato molto meglio conservare le antiche rassicuranti certezze e continuare a credere nei buoni Dei protettivi. Ma luomo pu bloccare tutto tranne la sua curiosit e la sua sete di scoprire, di sapere; indietro non si potr pi tornare: bisogna proseguire, cercare di approfondire ancora, di capire e di orientarsi, confrontarsi con la realt, quella vera. Comunque la si voglia vedere e in qualunque modo si siano svolti i fatti, gli avvenimenti che hanno prodotto il nostro mondo, la formazione della materia e linizio della vita, hanno avuto, e hanno tuttora, un qualcosa di miracoloso, qualsiasi significato ( religioso o fantastico) si voglia attribuire a questa parola. Perch certo che una irrefrenabile, potentissima energia generale abbia agito, anche se non possiamo descriverne le origini scatenanti, le motivazioni, le modalit e i tempi. Ma allora dobbiamo concentrarsi ancora sul nostro interesse primario: e la domanda conseguente : che rapporto c tra lenergia universale e luomo? Anzi ,che rapporto c tra lenergia universale e gli esseri viventi, uomo compreso? Bisogna partire da un dato di fatto sicuro; vale a dire la certezza che ci che anima una cosa apparentemente inanimata, o meglio ci che muove, d la scossa e fa vibrare una cosa apparentemente inerte lenergia; questo oggi possiamo dirlo con grande sicurezza e senza tema di alcuna smentita; oggi noi sappiamo che la materia costituita di atomi al cui interno gli elettroni danzano intorno al nucleo, riscaldano la fredda materia, rendendola dinamica e allegra,
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suscettibile di altri movimenti, spostamenti, scostamenti, fusioni, trasformazioni, accelerazioni, esplosioni. Lenergia d luogo a tutte le cose ed motore di tutti i processi chimici: lacqua, il fuoco, la terra e laria sono fattori derivati del gran ballo dellenergia, dei suoi frenetici e perpetui movimenti e delle sue innumerevoli e variabili articolazioni; la spiegazione ultima di tutte le cose e di tutte la cause, non sta in un elemento o in un altro, ma nella straripante forza del motore che le solletica, le sollecita, le rende palpitanti e vivaci, le rende, per dirla in una parola, vive e pronte alla sfida dellesistenza. Non vi mai stato un meccanico che abbia usato la chiave inglese e poi osservato con soddisfazione il suo lavoro, n un gran maestro che si sia riposato il settimo giorno dopo aver lavorato intensamente tutta la settimana. Alla sua destra non siede nessuno, gli angeli non sorridono e non si ode alcuna musica celestiale. Non vi una coscienza suprema ordinatrice e regolatrice del tutto, ma il lavoro avviene lo stesso e comunque; tutto in movimento animato da ritmi inarrestabili. Non una sostanza la madre di tutto, ma una funzione, una attivit, possiamo dire anche una capacit intrinseca, incosciente, automatica; lorigine del mondo e delluniverso, la loro espansione, la loro proliferazione, non avviene tramite il sostantivo ma tramite il verbo e non certamente nel suo significato evangelico. Lo stesso ragionamento applicabile alluomo e non solo dal punto di vista fisico e chimico; se la funzionalit fisica dellorganismo umano mossa dalle stesse leggi chimiche e fisiche che regolano luniverso intero, dobbiamo capire in cosa consista la consistenza e lessenza del suo io pensante, la coscienza di s, la consapevolezza del suo essere razionale. Noi troviamo la risposta a questo quesito utilizzando la semplicit come strumento di analisi: si tratta di energia, della stessa energia che sostiene tutte le cose ma che si propone in modo diverso, superiore a seconda dei particolari elementi chimici che
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la compongono, ma anche a seconda del ritmo che la anima; quella umana una energia speciale, che proviene da una lunga selezione e che nel corso dei suoi viaggi ha prevalso sulle altre, che in grado di funzionare meglio perch costituita da materiale pi raffinato e pi aggressivo; ed proprio laggressivit che distingue lenergia umana dalle altre; quel tipo di energia che capace di violenza anche quando ama, che pensa alla supremazia della propria specie sulle altre, della propria nazione sulle altre, del proprio gruppo sugli altri, della propria famiglia sulle altre e, infine di se stesso su tutti gli altri; questa forte componente di aggressivit le consente, le rende possibile e le permette di farle fare il salto di qualit fino ad imporre il proprio dominio su tutto e su tutti; un tipo di energia che ha consapevolezza di s, comprensione di s, una fortissima autostima e una eccezionale capacit di organizzare il proprio futuro e il proprio interesse. Lenergia che rende dinamico luomo animata da grande ambizione, ha bisogno di provare emozioni e sensazioni; proviene dalla grande casa dellenergia generale ed decisa a vivere veramente; proviene da una lunga selezione, rappresenta la componente maggiormente raffinata dellenergia ed consapevole delle sue possibilit, conosce i suoi limiti e la sua storia, ma vuole andare oltre. Luomo un prodotto dellenergia che ha laggravante di porsi interrogativi e di voler andare oltre; la sua energia una mina vagante, un avventuriero che si aggira, impertinente, nelluniverso; per questo pu rappresentare un pericolo o una grande occasione; perch ogni prodotto intelligente pu apportare gioie e dolori; come avviene anche ai prodotti delluomo, siano essi biologici o tecnologici, siano essi figli o macchine. In fondo, se noi oggi temiamo, con molte probabilit di aver ragione, che i supercomputer tra qualche tempo, dopo aver attraversato anchessi un lungo periodo di crescita della loro funzionalit, della loro capacit e della loro intelligenza,
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riusciranno ad a raggiungere una loro forte autonomia che consenta loro di prendere decisioni a prescindere dal soggetto che li ha creati, perch stupirci che questo stesso percorso possa essere stato fatto dalla macchina biologica pi complessa e pi agguerrita? La naturale legge dellevoluzione ha avuto luogo utilizzando le stesse regole per tutta la materia, applicando quelle regole alle componenti fisiche e chimiche degli organismi viventi, ma anche alle loro componenti pi complesse, quelle che costituiscono la massa cerebrale, la struttura nervosa, la casa dei pensieri e delle idee. Levoluzione naturale ha imposto la legge del pi forte, quella che ha regolato ogni fase dello sviluppo animale e umano; quella che ha concentrato in una determinata categoria dellevoluzione le sue componenti pi robuste e vigorose; noi non sappiamo perch la struttura fisica del leone sia superiore a quella della gazzella; non per questo ci viene in mente di dubitare che il leone sia superiore e pi forte della gazzella; allo stesso modo pur non conoscendo attraverso quali fasi dellevoluzione abbia avuto luogo linizio e lo sviluppo della specie umana, non per questo, possiamo mettere in discussione che tale evoluzione vi sia stata, realizzando, con la comparsa delluomo sulla terra il miglior prodotto oggi conosciuto, almeno stando alle nostre attuali conoscenze. Mi rendo ben conto, di non avere prove a sostegno di affermazioni cos impegnative; ma come si fa ad averle? semplicemente impossibile; soltanto una enorme presunzione e unarroganza senza fine portano a pensare che luomo sia in grado di spiegare sempre tutto facendo ricorso alla sua piccola ragione; la nostra conoscenza limitata e segue anchessa un percorso graduale; noi osserviamo e cerchiamo di capire: da quando esiste lhomo sapiens non ha fatto altro che scoprire cose nuove, fare scoperte, approfondire e vedere sempre pi chiaramente la parte materiale della realt che lo circondava e nella quale agiva; ora
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siamo arrivati ad una nuova svolta che ci consiglia prudenza e ci dice che la strada da percorrere ancora molto lunga, forse in unaltra direzione; questa svolta ci dice che spesso siamo andati a ritroso, confondendoci la visuale e pretendendo troppo da noi stessi; ci vorr ancora molto tempo. Per quanta fiducia si possa avere nella tecnologia, nella scienza e nella ragione molto, molto difficile che queste riescano ad arrivare alla conoscenza vera, alla comprensione degli interrogativi di fondo che esistono da quando esiste luomo; certo possibile, che la scienza e la tecnologia riusciranno ad arrivare fino in fondo nella ricerca delle cause e degli effetti che riguardano la materia; nellimmediato futuro il mondo sar sempre pi mirabolante e pieno di effetti speciali; assomiglier sempre pi al paese delle meraviglie; la vita sar sempre pi confortevole e comoda, almeno per la parte del mondo pi ricca e benestante. A questo proposito giusto dire che proprio nella organizzazione della propria vita materiale che luomo ha dimostrato tutta laggressivit di cui capace; nel corso dei secoli, luomo ha assoggettato tutto ci che vi era da assoggettare: i popoli pi aggressivi hanno sempre schiavizzato gli altri popoli; la cultura e larte sono sempre state considerate propriet da conquistare, da rapinare. Il potere sempre stato gestito dalle nazione pi forti, mai da quelle pi colte o pi giuste; e cos i Romani hanno conquistato gli Etruschi, i rudi Spagnoli gli Incas e, ancora oggi, il popolo con meno cultura, tradizione e storia, quello americano, sta conquistando il mondo; non solo: allinterno di ogni nazione ha sempre prevalso il gruppo socialmente pi aggressivo ed economicamente pi ricco. Legoismo ha sempre prevalso sullaltruismo, lavarizia sulla generosit, la solidariet un residuo praticato ai margini delle nazioni. Subito dopo aver conquistato il potere il vincitore di turno si appropria sempre del sapere dello sconfitto e lo usa contro di lui,
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per cambiare la storia, modificare la verit, gettare le basi per la perpetuazione della sua supremazia. Nel corso della storia luomo ha assoggettato tutto; oggi arrivato al culmine della sua brutalit, perch contemporaneamente sta tentando di distruggere il pianeta con uno sviluppo distorto e insensato, inquinando laria che respira e lacqua che beve, condannando alla morte per fame quantit sterminate di propri simili indifesi. Se ci pensiamo bene, questa la peggior forma di terrorismo che sia immaginabile e nessuna condanna potr mai essere adeguata alla qualit a allintensit dei crimini commessi dalle Societ democratiche avanzate, come pomposamente amano definirsi. Ma i politici dovranno fare molta attenzione perch la concentrazione della ricchezza in una parte sola del pianeta, accanto alla nascita di un problema morale e di coscienza, sta facendo venire alla luce molto prepotentemente il rischio di ribellioni a catena e anche di un possibile conflitto globale che potrebbe portare allestinzione della vita sulla terra; paradossalmente noi ignoriamo le ragioni e le cause dellorigine della vita, ma siamo in grado di capire e prevedere, purtroppo non ancora di prevenire, le cause della fine della vita stessa.

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DIOGENE E SOCRATE

Ma continuiamo con il ragionamento precedente sulla inadeguatezza della scienza e della tecnologia per la comprensione dei misteri della nostra origine e di quella del mondo; dobbiamo domandarci se esiste unaltra via per la comprensione. Come si pu fare a raggiungerla? Dobbiamo rassegnarci a vivere nellignoranza crescente e lasciarci trascinare passivamente nella deriva tecnologica che tutto ripone nel godimento dei valori materiali, che tutto rende di plastica? Lasciarci galleggiare sul conformismo e sulla pigrizia, aspettando che la nostra stagione sulla terra passi, lasciando scorrere le giornate come un fiore o una pianta e aspettando senza curiosit e intelligenza che si compia il ciclo biologico della nostra vita? Esistono e sono esistite, come noto, molte correnti di pensiero che condividono questo punto di vista che, a volte, pu apparire rassegnato, altre volte invece sembra essere la massima dimostrazione della saggezza applicata alla vita; non sempre un atteggiamento disincantato indica ignoranza e barbarie, incultura e rozzezza di pensiero; cos gli scettici e i cinici nel mondo antico ma anche le religioni buddiste, induiste e altre ancora, fino a moltissime culture delle etnie africane e orientali basano le loro convinzioni, ma spesso anche la loro pratica di vita, su questi concetti e su questa filosofia. Il taoismo,pi di altre religioni, ha come scopo lindicazione della via da seguire; il suo stesso significato etimologico ci riporta allidea di un sentiero da percorrere; tutto fa parte di una danza cosmica, il divenire avviene allinterno di un ritmo che alimenta ogni cosa e noi per primi; la saggezza, la felicit e la nostra stessa realizzazione stanno nelladerenza che riusciamo ad avere con quel ritmo che costituisce il nostro strumento di viaggio e di vita. Concentrarci su di noi, ascoltare le meraviglie che rappresentiamo,
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lasciarci trascinare dal flusso vitale dellenergia ci consente di riecheggiare nelleternit, dominare il tempo, seminare le nostre radici e vivere anche nel futuro. Ricordate Diogene? Una delle menti pi lucide dellantichit. Non solo riusc ad avere una enorme influenza sul pensiero dellepoca ma fond una vera e propria scuola di pensiero che aveva una diretta conseguenza sullazione pratica e sul modo di vivere; chi pensa in un certo modo deve comportarsi di conseguenza, dare lesempio, altrimenti niente ha pi un senso e tutto diventa falso. Viveva in una botte per sottolineare lassoluta insignificanza delle ricchezze e di quello che noi oggi chiameremmo il confort a cui tutto sacrificheremmo. Diogene voleva sottolineare con disperata decisione che la vera felicit, il vero benessere, lo stato di quiete, si raggiunge quando ci si estrania dalla corsa ai beni materiali che devono essere cercati soltanto per lo stretto indispensabile che ci serve per vivere e non devono invece assolutamente diventare lo scopo primario della nostra vita: Il povero Diogene ignorava che i suoi discendenti, molti secoli dopo, avrebbero, al contrario, esaltato alla massima potenza proprio i beni materiali facendoli diventare il simbolo della loro cultura e della loro civilt. Diogene, anticipando sterminate moltitudini di imitatori, aveva compreso che lunico modo per vivere veramente consistesse nel rifugiarsi nella contemplazione della natura, nella riflessione, nell ascolto della nostra pi profonda essenza e nel percepire fino in fondo le forze che si muovono al nostro esterno. Queste idee sono quanto di meglio lumanit abbia prodotto; danno il senso di una profonda comprensione della nostra vita e potrebbero essere alla base di una vita tranquilla e ben vissuta se non propriamente felice; eppure spesso vengono ignorate e riposte nel dimenticatoio. Purtroppo, quando un ragazzo si avvicina a queste idee lo fa sempre in una scuola affollata, dove un insegnante, distratto e preoccupato per i suoi problemi sindacali e per il suo stipendio,
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affronta questi argomenti come se fossero esercizi di applicazione tecnica o di tecnica bancaria o di formazione professionale. Ho sempre pensato che il mondo avrebbe potuto essere completamente diverso se solo queste idee fossero state divulgate nel modo giusto e fossero state recepite come avrebbero meritato; una giusta diffusione di quei valori avrebbe impedito molti egoismi e molte guerre, consentendoci di vivere in una societ pi serena e accettabile. Ricordate Socrate? Alla domanda su cosa avesse preferito come miglior ricchezza, rispose che lunica ricchezza che avrebbe voluto era che larrogante interlocutore si levasse di torno perch gli faceva ombra e gli impediva il tranquillo godimento dei raggi del sole che in quel momento lo stavano riscaldando. Quanta dolcezza in quella frase, quanta delicatezza di pensiero, quanta saggezza, quanta invidiabile superiorit interna; mi sembra ancora di vedere il suo grande fastidio, ma anche la sua grande pena per quel tronfio, arrogante riccone che, convinto della sua superiorit, pensava di porsi in una posizione superiore rispetto al filosofo. Mi piace pensare che i ragionamenti e le convinzioni dei due grandi filosofi avessero preso spunto dai quesiti che noi ci siamo posti; so che il pensiero dei grandi uomini non si limita ad una accettazione passiva di qualunque cosa la vita regalasse loro; Diogene, Socrate, Seneca, Marco Aurelio e molti altri ancora esprimevano una convinta valutazione morale, affermavano uno stile di vita, e spesso vivevano anche molto intensamente; ma lo facevano indicando una via, o meglio la via, per vivere meglio, apprezzare fin nel profondo e nellintimo della coscienza i valori essenziali, quelli veri e fondamentali, assaporando cos, nel miglior modo possibile, il sale della terra, lo scopo della nostra essenza, della nostra esistenza, del nostro mistero. Per questo, noi vogliamo cercare di capire attraverso intuizioni e percezioni maturate e consolidate quale possa essere la nostra missione, la nostra natura, il nostro scopo, il fine del
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nostro viaggio, la nostra prospettiva e anche il nostro eventuale futuro. Noi vogliamo tentare di capire chi siamo, a quale leggi rispondiamo, se esistono codici morali a cui rispondere; noi vogliamo soprattutto sapere cosa c dietro langolo del genere umano e dietro langolo di ciascuno di noi, se c una nuova occasione dopo la morte, se ci possa essere unaltra o diverse altre possibilit. Non possiamo sfuggire a questo tipo di domande, perch fanno parte di noi stessi: ce le possiamo rivolgere con timore e riverenza in una notte stellata mentre veniamo sovrastati dallinfinito o anche quando temiamo per la nostra vita o quella di una persona cara; sono domande che ci hanno sempre accompagnato e che ci accompagneranno sempre. Un uomo deve porsi queste domande, altrimenti la sua vita non ha alcun senso; chi vive in modo incosciente offende la natura che lo ospita e lo alimenta, in qualche modo rema contro se stesso, contro gli altri e contro laltro; quelluomo, privo di moralit, non merita alcuna stima, ma solo compassione e piet. Ritorniamo alle nostre domande: Che cos, allora, lenergia universale o generale? Da cosa nasce, come si muove, quali effetti determina? Che rapporto c tra questo tipo di energia e quella umana; quella, cio, che muove le menti e i cervelli delluomo? Quella che fornisce e plasma la coscienza, genera i ricordi, la razionalit e il pensiero, lintelligenza, lansia e la nevrosi oppure lo stato di quiete e la tranquillit, lodio e lamore, le preoccupazioni, la genialit e la pigrizia mentale, lignoranza e la cultura? C un collegamento tra le due energie? E se s, quale? Queste sono le domande che ci si pone dalla notte dei tempi; se le sono poste i grandi filosofi, i contadini ignoranti e i pastori erranti nellAsia; questi interrogativi ai quali sono state date risposte diversissime tra loro, non saranno mai sciolti del tutto in maniera chiara e inequivocabile; tuttavia possibile avanzare una ipotesi molto, molto semplice, che ci viene dal di dentro, per la quale lunica certezza che possiamo offrire la totale sincerit della
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fonte di provenienza ( la nostra) e lassoluta, intima convinzione che si tratta di una verit non dimostrabile scientificamente, ma avvertita quale esatta, non perch oggettiva, giacch loggettivit non esiste, ma esatta perch c quel qualcosa di impercettibilmente ma certamente e definitivamente veritiero che si sente fin nel pi intimo midollo della nostra coscienza; si tratta quindi di quellintima certezza che quando la si avverte, la si avverte e basta; si sa che esatta semplicemente perch lo ; come quando in una tranquilla mattina di Domenica, passeggiando in una piazza cittadina, ci viene in mente un vecchio amico che non vediamo da molto tempo; si gira langolo e ce lo troviamo di fronte; non sappiamo, e credo non sapremo mai, quale rapporto di causa ed effetto esiste tra la percezione del fatto e il fatto; tuttavia sappiamo che la percezione era giusta e che poi il fatto si effettivamente verificato; non possiamo dimostrare nulla ma sappiamo che tra i due avvenimenti vi un nesso molto stretto, un parentela, un destino comune, forse una casa comune; sappiamo che quella la verit e che vi siamo arrivati attraverso il nostro metodo di indagine preferito: lanalisi percettiva.

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ENERGIA GENERALE ED ENERGIA UMANA

Da molto tempo la scienza ha accertato (qualche volta la scienza aiuta la conoscenza ) che lenergia un prodotto del concatenarsi di grandi forze naturali (la forza di gravit prima di tutto) che si intrecciano e si combinano tra loro dando luogo alla grande danza cosmica e al gran movimento delluniverso. Ma cosa allora lenergia umana? Come si formata? E perch cos diversa e pi efficace delle altre? Che faccia parte delle altre un fatto certo; essa deve obbedire alle leggi generali che regolano il mondo; tuttavia sappiamo che diversa; perch? Io penso che non troveremo mai le risposte vere a queste domande fondamentali usando la ricerca scientifica; non possiamo pensare di essere in grado di trovare sempre la spiegazione scientifica del tutto, di tutto e su tutto; luomo, infatti, non controlla tutti i fenomeni e non possiede la chiave per la soluzione di tutti i quesiti della natura, nonostante gli strabilianti ed eccezionali passi in avanti compiuti; dobbiamo accontentarci della constatazione dellevidenza, o meglio di ci che a noi appare ora fin troppo evidente, ma che abbiamo maturato attraverso processi di graduale consapevolezza che abbiamo acquisito nel corso del tempo; una effettiva autorevole, quasi baldanzosa consapevolezza che ora rappresenta la nostra ricchezza pi grande e che stata possibile attraverso processi successivi di percezioni sempre pi chiare, recepite e valorizzate nel corso del tempo. Questa consapevolezza ci dice che: 1) lenergia umana parte dellenergia generale; 2) essa tuttavia diversa, in qualche modo superiore, pi intensa, pi aggressiva e determinata; si formata per ragioni ancora misteriose, a seguito di una particolarit prodottasi nella casa madre ed divenuta la base di ogni meraviglia e la causa di ogni problema, scatenando effetti mutagenici
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nellambiente che lo ospita, proponendosi come il virus delluniverso; 3) lenergia umana non pura: in essa vi una parte variabile delle altre energie; 4) in essa sono presenti piccole, diversificate componenti di energia vegetale, animale, minerale; 5) tutti noi possiamo sentire queste altre componenti con il semplice strumento della concentrazione, scivolando via dalla razionalit e lasciandoci trasportare dolcemente dalle sensazioni e dalle percezioni; qualcuno la chiama via della contemplazione, altri della meditazione; sono state costruite addirittura scuole che insegnano tecniche e metodi per raggiungere nel modo migliore risultati che ci possano aiutare a sentire. Tuttavia questo tipo di affermazioni cos categoriche e definitive debbono essere argomentate un po meglio, in qualche modo spiegate; se infatti non ci piace larroganza della scienza non possiamo certamente avvalerci di una qualche forma di arroganza del pensiero libero o della sensazione percepita; dobbiamo precisare meglio il senso della nostra affermazione, della nostra idea, del nostro ragionamento; in che modo possiamo dimostrare che noi siamo parte dellenergia universale? E naturale che questo sentire, questa concezione del mondo, del tempo, dello spazio e delle forme di vita non possono essere dimostrate con formule matematiche o con leggi scientifiche. Chi vuole seguirci su questo terreno deve abbandonare i tradizionali strumenti analitici e anche quelli moderni della tecnologia; qui non servono i computer e la perfetta conoscenza delle lingue; chi vuole seguirci su questa strada deve far tacere la sua razionalit e fare ricorso alla sua testa, al suo cuore, alle sue sensazioni pi profonde, riposte e nascoste; deve ritornare alle percezioni originarie, quelle della primissima infanzia e, possibilmente ancor prima della nascita; deve far appello ai flash istintivi e istantanei che lo sfiorano, alle vibrazioni che fanno suonare le corde della
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sua sensibilit; deve recepire e ritrovare laltra dimensione che parte viva della nostra essenza pi profonda. Ma deve anche stare attento a non farsi ingannare dai ciarlatani e dagli imbroglioni che affollano queste contrade piene di fascino ma anche gravide di ostacoli e di pericoli. Occorre una grande pazienza, una grande ostinata costanza e determinazione, ma ne vale la pena, perch in gioco la capacit stessa di capire e vedere e conoscere il nostro destino e la nostra vera dimensione. Nessuno ci verr in soccorso per dirci qual la verit e la conoscenza; dovremo intuirla da soli; soltanto quando ci saremo riusciti potremo capire di essere sulla strada giusta, perch in quel momento, molto semplicemente lo sapremo e lo percepiremo in ogni fibra del nostro organismo e in ogni particella della nostra coscienza. Lenergia anima ogni cosa rendendola frizzante e dinamica. La verit ci viene sempre incontro e ci sorride, ma bisogna saperla accogliere e sorriderle di rimando. Mi viene alla mente un bellissimo libro che in qualche misura mi ha formato; era un libro che parlava contemporaneamente di fisica e religione, di misticismo e scienza; anche nel nome: Il tao della fisica esprimeva le intenzioni dellautore che intendeva dimostrare come le pi antiche concezioni del taoismo e del buddismo esprimessero in modo molto chiaro le stesse idee, a volte assolutamente identiche, che dopo alcune migliaia di anni furono dimostrate come esattamente valide, dal punto di vista scientifico, dalla fisica delle particelle e delle alte energie; questo bellissimo libro iniziava descrivendo lo stato danimo dellautore, seduto, solo, sulla spiaggia ad osservare loceano; egli guardava il movimento delle onde, alzava lo sguardo per osservare il lento abbandono delle nuvole e godeva nel sentire lo scorrere del tempo; uno stato di relax sempre pi completo lo avvolse e ludito trasmetteva, dietro i suoi occhi chiusi e dentro la sua coscienza, il ritmo sempre pi familiare ed intimo delle onde; ad un tratto avvert che il suo respiro, il battito del suo cuore e le pulsazione
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delle sue vene e dei suoi nervi si stavano adeguando ai ritmi delloceano e del cielo; si stava raggiungendo una sincronia, unidentificazione, forse un assorbimento; quel fenomeno bellissimo gli fece capire, sentire di far parte di un tuttuno, di non essere estraneo e diverso; gli diede consapevolezze e certezze nuove di fronte alle quali gli aridi quiz della ragione non hanno scampo. Da quel momento ho sempre desiderato di riuscire a riprodurre quelle sensazioni, di provare anchio quella immedesimazione; poi, ho capito che in realt pu capitare a tutti noi di riuscirci, anzi che forse, avevamo gi provato quelle stesse emozioni, pi o meno inconsapevolmente, le avevamo godute, senza fissarle, tuttavia, nella nostra attenzione o inserirle negli schemi che mettiamo alla base della nostra vita. Fu cos che lasciai scorrere i ricordi e che potei vederli in una luce completamente nuova.

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IL BOSCO DI CASTAGNI

Ricordai un avvenimento speciale che mi fece venire i brividi molto tempo fa, ma che avevo ormai riposto nel dimenticatoio: da ragazzo, dopo una dura giornata di lavoro agricolo in un castagneto, mi ero sdraiato a riposare sotto una frondosa e gigantesca pianta di castagno; sul terreno non vi era una minima traccia di umidit e il fresco del pomeriggio confortava la calura assorbita durante quella giornata di lavoro; in quel periodo non avevo particolari problemi e la mia mente era serena e tranquilla; stavo aspettando, senza alcuna fretta, un mio cugino che sarebbe passato a prendermi dopo un paio di ore; quindi il mio stato danimo era improntato alla massima rilassatezza; mi apprestavo alla degustazione di una attesa che conciliava un meritato riposo con la gioiosa osservazione di quel meraviglioso e naturale bosco di castagni che, anchesso, stava assaporando una deliziosa, leggera e salutare brezza; la pianta del castagno sotto la quale ero sdraiato era enorme, aveva una quantit incredibile di rami che si incrociavano e si articolavano in un intreccio che solo la natura pu disegnare mentre lasciavano passare con una allegria movimentata dal vento degli estrosi e incoraggianti raggi di sole; ad un certo punto mi resi conto, prima debolmente e poi sempre pi chiaramente, che tutto il grande albero era attraversato da una energia pura che scorreva impetuosamente dal roccioso e imponente tronco centrale e via, via, si espandeva sempre pi in alto e sempre pi alla periferia dellenorme massa vivente; la sua salute era fortissima e visibile, i fluidi che lo attraversavano garantivano il nutrimento della pianta con sfacciata sicurezza, con disinvoltura, quasi con incosciente baldanza; in quel momento avvertii netta la sensazione, che successivamente divenne certezza, che quella grande forma vitale esprimeva consapevolezza del suo stato, era in grado di capire quale fosse la
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sua natura, si compiaceva della sua condizione e provava emozioni, vibrazioni, sensazioni; da come muoveva amabilmente e lentamente le sue fronde esprimeva uno stato di grazia e di felicit nitidamente visibile e percepibile dal sottoscritto; stavo assistendo alla visione di qualcosa di unico che per unico non era, e il bello stava nel fatto che io sentivo con assoluta convinzione che si trattava di una presenza costante nel tempo, continua, stabile, ferma, dotata di una coerente e paziente percezione della realt. Quella pianta mi trasmetteva una sorridente, benevola sorpresa per la mia cecit fino a quel momento e allo stesso tempo mi esprimeva un sereno compiacimento perch finalmente era stata riconosciuta; la sua saggezza mi comunicava ospitalit, mi invitava a entrare a far parte di quella gioia, di quella festa per la vita, nella quale la vita veniva creata continuamente. Avvertii anche che quella meravigliosa creatura non era isolata; essa dialogava con una spontaneit e una genuinit neppure per un istante immaginata prima, con laltro grande albero a lei vicino; e dialogava anche con gli altri alberi e tutte le multiformi, variopinte essenze vegetali che le stavano intorno; tutto questo frenetico, inarrestabile dinamismo era reso, se possibile ancora pi bello dai colori; infiniti colori, di ogni gradazione, sfumatura e intensit; prevaleva il verde insieme al rosso vivo e allarancione; i colori erano mutevoli, niente era fermo, tutto era vibrante e dinamico e festoso; avvertii infinite pulsioni e tensioni e lancio di messaggi e dialoghi; era tutto un assordante, silenzioso, concerto di approcci e risposte e interrogativi e speranze e paure. Non stavo sognando, ero perfettamente sveglio e consapevole; ero cosciente. Ero entrato, per la prima volta nella mia vita, a far parte di un qualcosa la cui esistenza neppure lontanamente avrei potuto immaginare. Stavo vivendo unesperienza certamente unica ma anche vera che si era resa possibile grazie alla fortunata coincidenza di molti
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elementi naturali e soggettivi; mi fermai ad assaporare quellesplosione di vitalit nella quale ero totalmente immerso e non potei fare a meno di avvicinarmi a quel grande albero, da cui era partita tutta quella straordinaria esperienza; lo abbracciai per un tempo indefinito, per alcuni lunghissimi minuti durante i quali riuscii anche a sentire la sua coscienza vitale, la sua forza, la sua energia e anche le sue vibrazioni emotive ed esistenziali. Il tutto era circondato da una specie di cappa, come se quellafflato generale fosse unificato da un coperchio di energia madre che li accomunava. Potevo vedere chiaramente che quel ritmo costituiva un ambiente unico e unificato che ondeggiava come un mare mosso ma non minaccioso. Anche in lontananza potevo vedere lo stesso fenomeno: poco pi in basso vi era una piantagione di noccioleti che stava danzando allo stesso modo, anche se il loro movimento era diverso e pi leggero, ma anche pi compatto e frenetico, il loro colore era diverso, intonato pi sul rosso con sfumature di giallo e marrone. In quello stato di meraviglia continua per ogni cosa e di esaltazione profonda in ogni mia fibra, cercai di stabilire un patto con tutta quellenergia positiva, mi riproposi di non perdere la strada che mi aveva portato fin l, decisi che dovevo continuare quellesperienza per assorbirla fino in fondo e farla diventare un mio patrimonio ripetibile e riproducibile; sapevo che sarebbe stato possibile, anche se ignoravo come. Il modo lo appresi allistante, spontaneamente, appena manifestata lintenzione: avrei dovuto semplicemente volerlo, desiderarlo, con semplicit, senza remore, tranquillamente; lasciarmi andare, lasciar scorrere il flusso della mia energia, farla navigare tuttintorno e consentirle di allacciare il contatto con la vitalit che era ovunque e che la stava certamente attendendo; la regola generale era costituita dallintreccio delle energie, non dalla loro separazione; lenergia separata e isolata una energia triste, infelice, che soffre e si deprime come una gazzella rinchiusa in una gabbia o un fiore tenuto al buio
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Molte altre volte, in futuro, ho potuto vivere esperienze analoghe; in alcuni casi anche pi intensamente; adesso non ho alcun dubbio sul fatto che anche in quello che noi chiamiamo distrattamente mondo vegetale il concetto di vita sia vero, marcato e vissuto allo stesso intenso livello che normalmente attribuiamo alla nostra vita; si tratta indubbiamente di vera vita, dotata di energia, emozioni e coscienza; lenergia che anima quel tipo di vita molto simile a quella umana, perch molte sue componenti si assomigliano, si muovono e interagiscono sullonda e sui ritmi delle nostre stesse vibrazioni; in parte, sono addirittura le stesse.

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LENERGIA NEGLI ANIMALI

E la stessa che anima luomo; la stessa carica positiva, la stessa irrefrenabile tendenza a riprodursi, a rafforzarsi e ad espandersi. Tuttavia senza alcuna aggressivit, almeno cos come la intendiamo comunemente; noi non possiamo spiegare le ragioni profonde di questa differenza, ma la differenza non ci sfugge; anchessa l, di fronte a noi; basta osservarla e coglierla. La massa dellenergia umana, quella centrale, che ne determina la natura costitutiva e la qualit comportamentale fortemente caratterizzata da quel virus del dominio, del possesso e dellegoismo di cui abbiamo parlato precedentemente; la massa dellenergia animale non contaminata dal virus del dominio ad ogni costo; noto che la loro aggressivit si scatena esclusivamente quando viene minacciata la loro vita, quando viene impedito loro di alimentarsi e di riprodursi, quando si attacca un membro della famiglia; vale a dire che luso della violenza negli animali di tipo puramente difensivo, scatta solo quando loro si sentono attaccati nei diritti vitali fondamentali. Per il resto non vi sono differenze; anzi, sappiamo che la stessa energia che ha animato un essere umano pu trasferirsi dopo la sua morte nel corpo di un essere vivente qualsiasi, animale o vegetale o cosa inanimata che sia; stessa struttura di base, quindi, stesse cellule costitutive, stessi atomi, stessi ritmi, stesse particelle, stesse accelerazioni. Con un virus letale in meno che, fortunatamente, impedisce loro di comportarsi come luomo. Spesso mi sono chiesto cosa sarebbe il mondo se gli animali si comportassero con la stessa ferocia delluomo e usassero la sua stessa brutale intelligenza; se gli uccelli, ad esempio, si coalizzassero per conquistare il mondo e utilizzassero le loro maggiori qualit fisiche per sottomettere luomo; Hitchoch ha riempito di incubi le nostre notti
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immaginando in un celebre film come avrebbe potuto essere la vita sulla terra, se, una volta tanto, la razza umana si sentisse attaccata con le tecniche da lei stessa inventate e praticate tante volte. Ricordate? Il terrore si diffuse in quella tranquilla cittadina americana, sconvolta dalla furia degli uccelli, soprattutto quando il protagonista del film comunic ai suoi concittadini che gli uccelli aggressori sembravano possedere una intelligenza umana. Era quello il pericolo principale: comportarsi come gli uomini; immaginiamo ancora cosa potrebbe succedere se, ad esempio, gli insetti si ribellassero a noi, si organizzassero e ci attaccassero, usando la nostra stessa brutale furbizia di guerra e le nostre tecniche di sterminio, pi volte sperimentate dalluomo sui suoi simili e sulle altre specie viventi. Non ci sarebbe storia, lo scontro non durerebbe molto e luomo soccomberebbe molto presto, perch non il pi forte, n il pi numeroso, n il pi intelligente e, tanto meno, il pi giusto. Luomo soltanto il pi cinico, il pi furbo, il pi spietato. La sua guerra al resto delle specie viventi stata vinta soltanto perch la guerra non vi stata o meglio perch stata combattuta da una parte sola; le balene non hanno combattuto luomo e sono state sterminate, cos come i gorilla, gli squali, i panda e numerose altre specie; le uniche specie animali che sono sopravvissute e cresciute di numero sono quelle che sono state assoggettate al rango di schiavi necessari alle attivit agricole, alla produzione di beni, allalimentazione o anche al suo spasso, al suo diletto allinterno delle abitazioni, ma anche nei circhi o nelle squallide arene di combattimento e nei luoghi di svago. Abbiamo parlato di massa centrale perch l che si annida il virus devastante della unicit della specie umana; l, da qualche parte, installato un programma capace di trasformare lenergia vitale di ogni essere vivente in energia aggressiva; pu succedere che luomo rinunci qualche volta alla sua aggressivit, ma questo si verifica solo quando ha raggiunto un dominio assoluto; la tenerezza pu essere veramente effettiva e disinteressata
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nelluomo, soltanto quando il suo ego pienamente soddisfatto e gratificato. Luomo esprime un atto di egoismo anche quando ama; spesso, anzi, lamore rappresenta il modo pi efficace di dimostrare la sua supremazia, tanto vero che nessun legame duraturo quando si incontrano due forti personalit; nella razza umana lamore pu esistere soltanto se si accompagna alla supremazia di una parte e niente come il femminismo, per quanto mosso da motivazioni giustissime, stato vissuto come un attacco dalle conseguenze dirompenti per costumi, tradizioni e abitudini consolidate. Naturalmente non tutti gli uomini hanno lo stesso livello di aggressivit; sappiamo che la variet dovunque e che esistono certamente persone meno aggressive e, anche, niente affatto aggressive; ognuno di noi conosce persone miti che si dedicano regolarmente alla pratica e alla organizzazione di opere di bene; esistono, sono attive e, fortunatamente, in fase di crescita numerose Associazioni di Solidariet. Questo non negabile, ma noi sappiamo anche, che si tratta di controtendenze tollerate, di eccezioni piacevoli che magari ci riscaldano il cuore e ci fanno stare tranquilli; quelle controtendenze hanno una loro utile funzione, rientrano nello schema, ci fanno dormire meglio, ci rassicurano e ci fanno intravedere il prossimo paradiso imminente. Sottomettendo il mondo animale noi perdiamo molte occasioni di comprendere la nostra stessa natura; ci macchiamo di un crimine, con laggravante della ripetitivit; qualsiasi giudice ci darebbe la custodia cautelare preventiva per impedirci di continuare a nuocere e di perseverare nel reato; chiunque abbia avuto un rapporto stretto, che non sia stato di assoggettamento o di sfruttamento, con qualsiasi animale arriver sempre, prima o poi, alla conclusione che non si potr fare a meno di amarlo. Personalmente ho sempre avuto un rapporto contrastato, per non dire negativo, con gli animali; a causa di un episodio negativo che mi era capitato nella prima infanzia, non riuscivo ad avere con
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loro un rapporto positivo: ero in qualche modo bloccato e rifuggivo da qualsiasi possibile contatto. Fino a che non mi regalarono, mio malgrado, due cagnoline affettuose che entrarono a far parte della mia vita, per un periodo breve ma intensissimo, facendomi cambiare completamente opinione; si trattava di due cagnoline di taglia media a cui imposi il nome comune di Lilla. Avevano appena dieci giorni quando me le portarono e i primi giorni furono abbastanza imbarazzanti per me; in quel periodo avevo scelto di vivere solo, isolandomi in una piccola casa di campagna al limitare del bosco; mi piaceva assaporare il silenzio, vivere a totale contatto con la natura, concentrarmi su me stesso, ritrovare le mie radici e risollevarmi da una brutta crisi che stavo allora attraversando. Quelle due cagnoline non si accontentavano di una super alimentazione che le propinavo in abbondanza, anche per tenerle un po alla larga; quando stavo a casa e, fuori nel giardino, pretendevano di starmi sempre accanto, rivendicavano grande attenzione agitandosi e saltandomi intorno in continuazione; non solo, nonostante avessi preparato per loro una accogliente cuccetta distante una cinquantina di metri dalla mia abitazione, loro preferivano dormire il pi vicino possibile a me, magari accovacciate sotto la finestra della mia camera da letto, nonostante fosse freddo. Si comportavano in modo educato e i loro lamenti, quando le allontanavo, erano improntati a una dolce, remissiva, paziente rassegnazione. Con il passare del tempo, mi abituai alla loro presenza, accettavo sempre pi la loro compagnia e, in poco tempo, divenimmo inseparabili; divennero cos importanti che ero capace di rinunciare a qualsiasi altro, pur importante, impegno di lavoro per starci un po insieme; ad un certo punto, paradossalmente, iniziai a comunicare con loro, prima con una certa muta intesa e poi, addirittura, con le parole; loro sapevano quale era il mio umore in qualsiasi momento, anche senza che si instaurasse tra noi qualsiasi contatto; erano in grado di intuirlo
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anche a distanza; nei momenti difficili si posizionavano a una certa distanza e mi lanciavano sguardi comprensivi; nei momenti buoni invece la loro vitalit si scatenava e partecipavano al buon umore con felicit contagiosa. Allo stesso modo io ero in grado di capire il loro stato danimo appena arrivavo; senza parlare, sapevo che avevano avuto uno spavento o che qualcosa le aveva turbate, molto spesso capivo anche che cosa; il nostro rapporto migliorava continuamente, si intensificava, stava diventando meraviglioso; mi resi conto che la loro presenza, invece che disturbare il mio contatto con la natura, lo stava completando; la mia voglia di full immersion nel silenzio della campagna aveva trovato un ulteriore approfondimento, un vero e proprio perfezionamento. Nonostante i gravi problemi di lavoro e non solo che persistevano nella mia vita al di fuori di quelleremo, ricordo ancora con molto piacere quelle giornate caratterizzate da grande serenit. Quando le due Lille giunsero allet di sei anni accadde lirreparabile; una improvvisa intossicazione alimentare causata da un virus del quale ignoro ancora lentit e la tipologia, le stronc, tra dolori lancinanti appena leniti dagli analgesici , in appena due giorni. Le seppellii insieme in campagna in una fredda giornata degli inizi di Febbraio. Il dolore che provai non descrivibile; la sua intensit fu assoluta e rimasi sconvolto per un lungo periodo di tempo; nel corso della mia vita nessun altro dolore analogo raggiunse prima la stessa intensit e la stessa fosca disperazione; ancora oggi quel dolore intatto; riposto in un angolo del cervello, in una apposita stanzetta di compensazione situata sullo sfondo, ma la sua lancinante costernazione rimasta la stessa che segu i giorni tremendi della loro morte. Non riesco a togliermi ancora dalla testa i loro occhi durante lagonia e, soprattutto, non riesco a non pensare ai messaggi che avrebbero voluto inviarmi nei giorni precedenti quando ancora
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godevano ottima salute; spesso mentre ero disteso a leggere disteso sullerba, o sopra una sedia a sdraio o su una scalinata in pietra si accovacciavano ai miei piedi e, guardandomi con una tristezza infinita, iniziavano a parlarmi attraverso guaiti e lamenti, comunicandomi uno stato di pena e di sofferenza interna mai avvertito in precedenza. Cercavano sempre di starmi il pi vicino possibile, molto pi del solito. Fui colpito profondamente da quellinspiegabile atteggiamento e mi posi inquietanti interrogativi su cosa potesse significare quello stato danimo. Sapevo, ero del tutto convinto che quella non era tristezza abituale; sentivo che cera qualcosaltro, anche se non riuscivo a capire che cosa. Mi sorpresi con sempre maggiore frequenza a pensare alla morte delle Lille; mentre continuavano a guardarmi, a guaire, a lamentarsi e a piangere senza apparente ragione io stavo stranamente pensando che sarebbero morte presto, mi immaginavo come sarebbe stata la mia vita senza di loro, dopo anni di convivenza continua; la loro struggente intensa tristezza mi contagi; la loro dolce espressione del viso si stava immalinconendo sempre di pi e cominciai ad accarezzarle mentre iniziarono, tremando, a stringersi a me cercando un contatto fisico. Ricordo quei momenti con lucidit: momenti molto tristi che mi trasmisero strani presagi; in quelle giornate mi trattenevo pi a lungo con loro, gli stavo vicino fino a tarda ora e cercavo di rassicurarle a lungo e inutilmente; quando me ne andavo mi seguivano fino al cancello continuando a guardarmi con quello sguardo implorante e diverso dal solito; normalmente, quando capivano che me ne stavo andando, si giravano da unaltra parte, come se fossero offese dal mio momentaneo abbandono; le ultime immagini che mi rimangono sono quelle delle due Lille distese con la testa appoggiata alla terra che continuavano a guardarmi tristemente mentre salivo in macchina per andarmene. Una mattina le trovai agonizzanti, impazzite per quella intossicazione alimentare e ormai incapaci di riconoscermi.
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Ripensando a quei lunghi giorni, prima della loro morte, ho a pi riprese escluso che il loro comportamento fosse una conseguenza della malattia che le uccise, perch quella intossicazione giunse improvvisa, a seguito di una sfortunata fornitura che mi portarono soltanto pochissimo tempo prima. Da allora penso agli animali in modo diverso; li sento vicini e uguali a noi; ho imparato non solo a rispettarli ma a considerarli capaci di capirci e di sentirci molto pi compiutamente di quanto noi esseri umani possiamo essere in grado di fare nei loro confronti.

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BARLUMI, SOGNI E VOLI

Chi di noi non ha vissuto esperienze strane e inspiegabili? E certamente capitato, prima o poi, a tutti noi di vivere dei momenti allapparenza incomprensibili, quali ad esempio il certo riconoscimento di un luogo nel quale, di sicuro, non eravamo mai stati, oppure il riassaporare una sensazione che per noi avrebbe dovuto essere completamente nuova, ma che invece la si avverte inequivocabilmente come familiare e gi provata in precedenza. Quando avvengono fatti simili siamo abituati a ricomporli velocemente e distrattamente nel dimenticatoio, a far finta di niente, a rimuovere quella che ci appare come una fastidiosa anomalia che rischia di sconvolgere il flusso ordinato dei nostri pensieri, che ci presenta interrogativi sgraditi e scomodi, che ci pone in una luce inattesa; non solo, ci apparirebbe anche abbastanza sciocco cercare di attribuire quei fatti a qualcosa di spiegabile; allora ci ritraiamo e passiamo rapidamente a qualche altra occupazione, come quando per sfuggire a un incontro spiacevole ci guardiamo rapidamente intorno alla ricerca di un salvagente che ci venga in soccorso. Noi ci rendiamo conto che per comprendere questi fatti inspiegabili non vi possa essere una spiegazione facilmente dimostrabile, ma sappiamo anche che quei fatti sono reali e sin troppo ricorrenti; pertanto siamo convinti che una spiegazione vi debba essere. Noi siamo convinti che quelle esperienze strane, quei pallidi, sfuggenti barlumi di conoscenza pregressa, quei ricordi indistinti e confusi, quei flash di una reminiscenza appena intravista appartengano alla nostra esperienza precedente, o meglio allesperienza precedente di quelle parti di energia che ora costituiscono la massa essenziale, ma a volte anche alcune componenti secondarie, della nostra attuale energia; tanto pi
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compatta la massa di energia che compone il nucleo essenziale della nostra presente personalit, rispetto a quella che operava precedentemente al nostro interno, tanto pi nitida e chiara la foto o il segnale che ci viene trasmesso. Per comprendere appieno questi fatti dobbiamo capire che dopo la morte di una persona non si verifica mai una automatica, meccanica trasposizione di una massa di energia ( nella sua interezza ) da una persona che finisce ad unaltra che nasce; non abbiamo a che fare con la consegna di pacchi postali; sappiamo che il processo di trasferimento a un nuovo individuo delle particelle intelligenti e sensibili dellenergia passa attraverso i filtri di una depurazione che si verifica quando il nucleo originario di energia, dopo la liberazione dal corpo inanimato, nuota dentro la grande madre dellenergia generale, subisce una nuova rigenerazione e si prepara ad invadere linvolucro della nuova persona in fase di formazione; sappiamo, quindi, che possono arrivarci soltanto dei frammenti della precedente energia e che questi frammenti possono essere pi o meno solidi e nitidi a seconda del grado di corrispondenza e di similitudine che si verifica tra la nuova e la precedente massa di energia. Nella nostra vita di tutti i giorni abbiamo molto spesso prove e riprove della esistenza di questi frammenti e dei loro leggeri, volatili effetti nei nostri comportamenti quotidiani; le manifestazioni di queste prove possono variare nel loro modo di porsi o di farsi riconoscere, ma nessuno pu mettere seriamente in discussione che si tratti di fenomeni incontestabili: innumerevoli episodi del genere riguardanti casi di percezione appartenenti alla sfera extra o sovra sensoriale hanno riempito la letteratura, le cronache e le leggende; tuttavia riteniamo che essi siano assolutamente reali; la loro indubbia esistenza non si pu contestare; nessuno pu permettersi di negare seriamente la loro esistenza, la loro fondatezza e la loro concretezza; la principale, decisiva conferma dellesistenza di questi interessanti,
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meravigliosi e straordinari fenomeni la abbiamo se soltanto pensiamo ai sogni. Tra tutti i misteri delluomo e del mondo, quello dei sogni senzaltro uno dei meno oscuri e tenebrosi; potremmo definirlo un mistero dolce, ottimista, niente affatto spaventoso, circondato com da quel fascino romantico, pacifico, quasi bonario, che abbiamo imparato a chiamare onirico; pensando ai sogni rimaniamo sereni, distaccati, fiduciosi; essi rimangono sempre sullo sfondo delle nostre vite; il nostro interesse per loro forte, ma in qualche modo effimero; quando il mattino, al nostro risveglio, ci pensiamo, lo facciamo con un leggero sorriso; sufficiente una piccola sollecitazione esterna o interna, un rumore, una voce per pensare ad altro e dimenticarli per sempre; il vecchio detto: i sogni svaniscono allalba esatto, risponde al vero e ognuno di noi pu esserne testimone; dei sogni, normalmente, noi ricordiamo soltanto una loro piccolissima porzione; la nostra mente se ne libera facilmente; i nostri pensieri rincorrono altre occupazioni e altre faccende. I sogni, dopo averla fatta da padroni nella nostra testa e aver scorazzato indisturbati tutta la notte, ritornano misteriosamente in quella nebbiosa zona dalla quale provengono; probabilmente, se potessero parlare, ci farebbero conoscere tutta la loro profonda delusione per la nostra pigrizia nei loro confronti, la nostra scarsa attenzione per loro, la nostra infingarda indifferenza. Eppure, mai come in questo caso, la spiegazione del mistero sembra essere cos chiara e naturale, semplice e diretta; anche in questo caso, dobbiamo utilizzare la categoria della semplicit, seguire con coerenza la migliore strada piana, per decodificare, decifrare, districare la nebbia. Partiamo, quindi, da ci che sicuramente vero ed incontestabile: quando un individuo ( non una persona, ma un individuo inteso come essere vivente) sogna, ci avviene sempre attraverso un suo processo interno. Il sogno lo abbiamo dentro di noi, figlio della nostra testa, del nostro cervello, dei nostri
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processi mentali, conosciuti o sconosciuti che siano; certo, esso, pu essere provocato, istigato, sollecitato da avvenimenti esterni pi o meno lontani nel tempo, ma prende forma, appare, si sente e si percepisce soltanto perch il soggetto al lavoro, elabora, produce quella determinata cosa, la proietta sul suo schermo personalissimo al solo esclusivo servizio di quellunico spettatore che lui medesimo. Se questo vero, altrettanto evidente che questo straordinario, meraviglioso processo interno di auto proiezione si verifica perch dallinterno che fuoriesce la trama, i contenuti, i messaggi, i valori, i significati, gli allarmi, le informazioni e quantaltro; perch nellinterno che la sceneggiatura e la regia hanno trovato gli spunti, la bozza, gli alimenti e le risorse per la loro produzione che la pi autartica di tutte. Ora questa spiegazione, oltre che semplice e giusta, quasi ovvia, sarebbe per oltremodo banale e anche scontata se i sogni si limitassero alla proiezioni di ricordi o episodi di vita vissuta e riconosciuti dal soggetto come tali, se facessero riferimento a fatti noti oppure a sensazioni e paure del presente e del passato dellindividuo. Ma noi sappiamo che non affatto cos; anzi nella gran maggioranza dei casi vero esattamente il contrario; spesso non riusciamo a dare spiegazioni logiche alle visioni che popolano le nostre notti; facce mai viste, eventi per noi impossibili, astrusi, inspiegabili, paure non nostre, situazioni a volte nitide nella loro rappresentazione, ma del tutto sconcertanti, a noi completamente ignote, impensabili, assurde. Allora? Di cosa si tratta? Cosa sta a significare tutto questo? Cosa pu voler dire? Dove andata a pescare la nostra mente quelle idee, quelle visioni, quei ricordi? Da dove provengono? In quali luoghi e in quali tempi hanno avuto origine quelle sconosciute sensazioni, quei timori, quei fatti, quegli avvenimenti? Sono sicuro che abbiamo a che fare con messaggi che, pur provenendo dal nostro interno, non sono identificabili e limitabili esclusivamente al nostro presente interno; vale a dire che
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quando parliamo di nostro interno dobbiamo abituarci a pensarlo come un qualcosa che ci appartiene solo in parte, che nostro, che controlliamo, ma non del tutto; una sorta di sovranit limitata che si verifica in una struttura compartecipata; di giorno, quando la nostra ragione e la nostra volont sono pienamente attive, ognuno di noi pienamente se stesso, si gestisce consapevolmente, coscientemente, esercita il proprio libero arbitrio, impone il controllo, resta saldamente ai comandi. Ma quando sopravviene il sonno, quando la nostra attenzione si allenta e la vigilanza si assopisce, avviene qualcosa di singolare e di grande interesse dentro noi stessi: avviene che quella parte di energia che sta dentro di noi e di cui ignoriamo persino lesistenza, quella parte di energia normalmente tacitata e rintanata negli anfratti della nostra scatola cerebrale, prende improvvisamente il sopravvento e inizia a dire la sua, a farsi sentire; la nostra normale personalit allenta i comandi e allora veniamo condotti verso territori di caccia a noi sconosciuti; come se dentro di noi si combattesse una lotta perpetua per il controllo e il predominio di quella personalit, una battaglia continua in cui istinti antichi e attuali, pensieri nuovi e ancestrali, emozioni e paure di diversa provenienza e origine, oltre a molti altri fattori imponderabili, lottassero senza esclusione di colpi in una competizione continua per il controllo del territorio e per emergere dal sommerso, dalloscurit, dalle tenebre. E sorprendente la determinazione di quellenergia, il suo vigore, la sua forza, la sua spregiudicata spensieratezza e spregiudicatezza: essa procede spedita, senza timori reverenziali, senza indugi e timori; ci fa volare o precipitare, ci esalta o ci deprime, ci rende felici o terrorizzati, ci inebria di gioia o ci fa vivere incubi terrificanti; talvolta si avvicina di soppiatto, sommessamente, quasi con rispetto, leggera e prudente, come a non voler disturbare, come a volerci trattare amichevolmente. Noi rimaniamo spettatori, sappiamo che quanto avviene ci interessa, ma rimaniamo in disparte; altre volte, invece, ne siamo
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immersi fino al collo, sprofondati e inseriti completamente nella trama, come degli involontari attori protagonisti costretti a recitare la propria parte, come se, in quei precisi momenti, quella fosse la nostra unica vita; in quei casi rimaniamo l, al centro della scena, a volte rendendoci chiaramente conto che non siamo noi a recitare quella trama; ci nonostante, esattamente come avviene nella nostra vita di tutti i giorni, restiamo impalati a guardare, angosciati o speranzosi, e ci chiediamo come andr a finire. La mia esperienza personale significativa e credo giusto riportarla: un sogno sempre ricorrente, fin dalla pi tenera et, movimenta le mie notti, rendendole affascinanti e piene di ansie misteriosamente attraenti; il sogno sempre lo stesso: mi trovo in un luogo indefinito e in situazioni diverse, ma caratterizzato costantemente da un irresistibile desiderio di volare, di librarmi in alto; provo cos, con tentativi insistenti e successivi ad effettuare salti di ampiezza crescente che mi aiutino a spiccare il volo; ad ogni tentativo il salto si allunga e si innalza, fino ad assomigliare ad un vero e propria prova di volo; la mia capacit di tenermi in sospensione, per, si consolida e si rafforza, acquisisco fiducia e mi libro sempre pi in alto nel cielo, trovando al mio interno, nella pancia, nella spina dorsale e nella testa la forza motoria che mi spinge in alto e mi fa volare con progressiva sicurezza, riportandomi ad uno stadio naturale, ritrovato e familiare nel quale ritrovo le mie antiche sensazioni e mi sento bene. In quello stato mi riconosco e, in qualche modo, mi rilasso; mi sento a casa, percepisco le mie radici e mi abbandono alle emozioni confortanti che mi restituiscono calore, benessere e serenit; mi piace ascoltare il ronzio della mia energia interiore che si autoalimenta, mi sostenta e mi sostiene. Non sono solo, siamo moltitudini accomunati da uno stesso stato; volo insieme ad altre entit sconosciute e familiari al tempo stesso; tutto ci sembra ovvio, privo di ansie e di problemi. Tutte le volte che ho questo sogno mi sveglio pi forte, sicuro e tranquillo; ignoro le motivazioni, ma come se un qualcosa non
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meglio precisabile, ma di enorme, irresistibile forza mi garantisse una solida, perenne protezione; mi sento come colui che, pur trovandosi in serie difficolt economiche, sa che, al momento opportuno, pu far ricorso ad una eredit imminente e sicura o ad un cospicuo conto che tiene vincolato prudentemente in banca per far fronte ad eventuali, improvvise emergenze. Dopo quei sogni affronto la mia giornata con una rinnovata fiducia in me stesso e debbo riconoscere anche con migliori risultati. Ogni volta che ripenso al significato di quel sogno ricorrente mi si rafforza una opinione forte: il volo era una mia precedente condizione nello stato di energia pura dal quale tutti proveniamo; in quelle condizioni ritroviamo la nostra natura originaria e la nostra famiglia primordiale; ed verso quella forma che la nostra attuale piccola particella di energia tende, quasi disperatamente, insistentemente, quando si allentano i vincoli fisici, corporei e materiali nella quale tenuta racchiusa. Ormai, per me, quel sogno divenuto una scoperta meravigliosa e rassicurante; in questi ultimi tempi, al risveglio, ho cercato di fissare con pi chiarezza, nella mia testa, le immagini che vedo a ripetizione e con nitidezza sempre maggiore; adesso so con certezza che quella la verit e nessuna paura dellignoto agita pi le mie notti. Ma ritorniamo alla nostra riflessione e continuiamo a chiederci che cosa siano i sogni, chi o cosa li animi, di cosa si tratti. A questa domanda possibile rispondere, come abbiamo visto anche nella mia esperienza personale, con una certa tranquilla sicurezza. Ora giusto passare dallintuizione della verit alla descrizione possibilmente razionale di ci che riteniamo possa essere questa verit: dunque noi sappiamo che i sogni sono forti e vigorose manifestazioni rese possibili dalla attivazione di una energia resa finalmente e parzialmente libera dalla riduzione del nostro controllo su di essa; tale riduzione avviene in un momento, di relax di quellenergia; sappiamo che quellenergia, per quanto
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ingabbiata nella nostra personalit, nella nostra cultura e nella nostra coscienza la sommatoria unificata, compattata in stratificazioni successive di parti e particelle differenziate di energie precedenti e preesistenti che hanno avuto diverse e multiformi esperienze, apparizioni fugaci o durature, di vita vissuta in diverse forme di vita, umane, animali, vegetali o altro ancora. Per questo ogni energia concentrata, racchiusa e costitutiva della parte pi importante di ogni individuo , quindi, contemporaneamente, unica e irripetibile perch risultante di una miscellanea casuale di particelle in via di graduale unificazione in un nuovo soggetto, ma anche generale e universale in quanto rispondente alle stesse leggi, costituita dalla stessa sostanza, proveniente dallo steso ceppo e, in prospettiva, indirizzata allo stesso fine, oltre che orientata, nel prossimo futuro, dopo questaltra nuova, fugace apparizione che ci coinvolge e che noi stessi stiamo vivendo, a ritornare nel grembo della grande, generosa, casa madre, per poi, successivamente ancora una volta, tentare unaltra probabile esperienza, niente affatto garantita, completamente lasciata al caso. Cos ogni energia sa nel proprio intimo che non morir mai, consapevole che la sua carica non cesser mai, che la sua destinazione leternit, che vivr per sempre; ma ignora in quali forme, dentro quali involucri; ogni energia conosce, per cos dire la strategia, ma ignora la tattica; sa che dovr combattere per sempre una guerra eterna, ma non attraverso quali battaglie e in quali luoghi; sa anche, tuttavia, che prover ancora gioie straordinarie, dolori e sofferenze, deliziose avventure e sensazioni, ma non pu immaginare neanche lontanamente in quali contrade e con quali compagni di viaggio; un regista occulto e casuale stabilisce le mosse successive, sceglie i nuovi inquilini, le prossime destinazioni e scandisce i ritmi. Cos senza alcuna ombra di dubbio; e in questo gran ballo di protagonismi e ritorni dellenergia, nascono tutte le cose: i
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sogni e gli incubi, che poi sono la stessa cosa, ma anche le interferenze, altrimenti impensabili e impossibili, allinterno di ogni personalit; questo spiega in modo chiaro e fornisce una risposta esauriente a tutte le domande che ci siamo posti. Perch da quegli scambi di energia o da quella energia altra o da quelle energie altre che, pur facendo adesso parte della nostra massa cerebrale, conservano tuttavia una loro qualche autonomia, un loro comunque vivace protagonismo, che prendono vita i sogni, e non solo, nei momenti in cui possibile la loro fuga e la loro proiezione. E cos, a questo punto, facile immaginare il meraviglioso meccanismo che si attiva: le particelle intelligenti, orgogliose e incontrollate che abbiamo dentro, e che non riescono ad avere alcun altro modo di esprimersi, liberano la loro voglia di vivere ancora, di riesserci, di presentarsi al mondo, di dire la loro, di galoppare nelle uniche praterie che possono permettersi in quello stato: quelle della fantasia, della immaginazione, della visione di un mondo che noi chiamiamo oscuro; lo fanno ripensando ai loro momenti pi intensi e forti, navigando sulle uniche rotte che sono loro congeniali, quelle immateriali, oniriche, eteree. Ma lo fanno, come abbiamo gi detto, con grande insospettabile decisione; in fondo il ciclo della loro possibile vita, in quella fase, appunto limitato esclusivamente a quel tipo di modalit; quelle particelle di energia non hanno alcun altro modo di farsi riconoscere e di esprimere la loro vitalit; per questo a volte si verifica che un sogno appena interrotto, riprenda subito dopo la propria avventura, quando nella persona sopraggiunge un nuovo assopimento, esattamente l dove lo avevamo lasciato, con caparbiet inaspettata, quasi a voler lasciar intendere che il messaggio deve essere completato, quasi a voler rivendicare il suo diritto alla vita, a quellunica possibile vita, perch si ritiene che esso possegga una sua rilevante importanza. Allora bene e saggio, da parte degli uomini, evitare atteggiamenti disinteressati, pigri, distratti; sarebbe opportuno, al
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contrario, prestare grande attenzione ai sogni, riflettere maggiormente su di essi non lasciarli ai salotti delle veggenti, perch nei sogni risiede una parte importante del nostro passato, delle nostre radici, della nostra natura, in qualche modo anche delle nostre esperienze passate in altre epoche, e delle nostre prospettive future. I sogni rappresentano, quindi, una sorta di avvisi ai naviganti, avvisi che ci sono stati spediti a tempo debito e a ripetizione. In una fase successiva, qualunque essa possa essere e in qualsiasi condizione o situazione potr verificarsi, non potremo dire di non aver ricevuto quei messaggi, perch la loro intensit, la loro chiarezza, la loro precisione avrebbero dovuto consigliarci in tempo di pensare attentamente al loro possibile significato. A questo necessario aggiungere che i sogni hanno un valore e un peso maggiore delle percezioni; queste, come abbiamo gi visto, sono dei flash, dei lampi, degli sprazzi di luce; i sogni, invece, soprattutto quando sono ricorrenti si presentano con una organicit e completezza certamente maggiore, ci vengono presentati in una certa coerente organicit, sono dotati di una trama a volte densa di stupefacenti dettagli. Naturalmente non esistono manuali per decifrarli: chi pensa questo un illuso, uno sciocco o un imbroglione; ognuno dovrebbe, con gradualit, sforzarsi di conoscere la propria chiave di accesso; una chiave che non pu essere generale e valida per tutti; non esistono passepartout; ognuno ha la sua strada, deve riuscire a poter parlare a se stesso, alla propria testa e al proprio cuore; quella strada si deve percorrerla fino in fondo per accrescere, in tal modo, la consapevolezza di s e per poter capire meglio. Chi rinuncia a seguire questo percorso vivr per sempre in un cono doscurit, inseguir altri valori ritenuti, a torto, essenziali, vedr la realt come se fosse costituita dalle ombre della caverna e, in fin dei conti, perder la sua grande occasione.

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LA TRASMISSIONE DELLENERGIA

Le specie viventi possono trasmettere lenergia? Tutto questo libro fornisce una risposta esauriente, affermativa e positiva alla domanda se sia trasmettibile lenergia tra le specie viventi; persone, animali, vegetali o minerali che siano; senza lo scambio lenergia semplicemente non esisterebbe; la calma piatta o anche la posizione di stallo determinano il suo suicidio; limmobilismo la conducono alla negazione della sua natura e quindi alla morte; essa pu affermare la sua preponderante funzione e la sua potente vitalit soltanto attraverso il ritmo, il movimento, il dinamismo. Quando lenergia si muove ha inizio la creazione, ma non pu esistere lenergia senza movimento e la creazione sempre esistita; noi ce ne rendiamo conto allorch la nostra piccola particella si attiva, si accorge di essere in vita e inizia a fare domande, ponendosi al centro delluniverso. La trasmissione dipende dal dinamismo; ne una sua naturale conseguenza; nelle persone questa conseguenza riscontrabile in ogni momento; tutte le volte che un uomo colloquia con un altro, in qualsiasi modo, si determina trasmissione di energia, la cui tipologia e qualit dipende dalla circostanza di quel particolare momento in quella data situazione; e cos una situazione positiva quale lamicizia, linnamoramento, la solidariet, la riproduzione e altro ancora colorano lenergia di una carica positiva, mentre la situazione opposta dellaggressivit, dellodio, dellegoismo e della sopraffazione la riempiono di connotati negativi tangibili. Tutto questo si verifica nei rapporti individuali, nei grandi eventi collettivi di massa, ma anche quando si riuniscono gruppi pi o meno grandi di persone; in ognuna di queste situazioni la trasmissione dellenergia assume dimensioni, modalit e caratteristiche corrispondenti a quella determinata tipologia.
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Nella normalit dei comportamenti quotidiani abbastanza semplice verificare questi fenomeni attraverso molteplici forme; la trasmissione pu avvenire su canali di intensit variabile da cui derivano conseguenze e risultati altrettanto variabili. Noi conosciamo quelle conseguenze: una persona dotata di forte aggressivit, ma anche di marcata personalit, semina intorno a lei tracce ben visibili nelle persone che frequenta; questa, ad esempio, la caratteristica dei capi; al loro apparire la loro forte carica di energia viene immediatamente avvertita dai collaboratori che subiscono una chiara influenza, a prescindere dalla loro volont, perch laggressivit dellenergia in natura, nelle cose e nei fatti, mentre la forza di volont appartiene alla sfera della soggettivit che soccombe sempre quando si accende il confronto con una energia superiore. Quellinfluenza pu essere di semplice rispetto, il che anche naturale, data la diversa posizione delle parti, ma spesso si trasforma in vero e proprio condizionamento e, in molti casi, anche di sopraffazione e di autentico plagio; in questo campo la volont dei contendenti non esercita peso alcuno perch ci che conta la differente forza dellenergia che, consapevolmente o no, entra in competizione. Si tratta di un avvenimento puramente fisico, meglio ancora, chimico che consente al pi forte di avere la meglio sul pi debole; per questo motivo il condizionamento si verifica anche quando lenergia pi forte non ostile; anche laddove le intenzioni di chi possiede un carisma fossero le migliori del mondo, linflusso che eserciterebbe sullaltra persona sarebbe identico e il condizionamento ugualmente incisivo, soltanto che apparentemente mitigato da sentimenti di rispetto e ammirazione, invece che di timore o paura; ma sempre di predominio si tratta. Lazione dellenergia non solo reale, ma occupa uno spazio fisico ben preciso; uno spazio che chiameremo campo e che pu essere visto, misurato, osservato nei suoi movimenti, nelle sue intenzioni; essa appare come dotata di una sua certa indipendenza e si comporta come una armata impegnata in un campo di
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battaglia: avanza e arretra, ottiene vittorie o sconfitte delle quali consapevole come se fosse un essere vivente pienamente autonomo; le conseguenze della sua azione producono sempre risultati nellequilibrio, nella stabilit e nella salute delle persone coinvolte; una sua espansione positiva determina benessere, una sua contrazione apporta smarrimento e sconforto. Naturalmente lenergia umana non ha una autonomia totale; essa non esisterebbe senza la persona che la ospita e non pu prescindere da essa; per vivere ha bisogno di entrare in un corpo che pulsa e di iniziare con esso una intensa competizione alla ricerca di un equilibrio vitale, esattamente come immaginato nei vecchi film, dove gli extraterrestri penetravano nella testa degli uomini per conquistare il mondo; ogni giorno, dunque, le nostre energie sono gli extraterrestri che animano il nostro corpo, si muovono al nostro interno e orientano le nostre scelte, tentando una convivenza accettabile con le esigenze dellinvolucro che hanno occupato. Del campo di energia parleremo diffusamente in altra parte del libro; ma qui bene sottolineare che quasi tutto quanto conosciamo della psicologia e anche della parapsicologia appartiene alla sfera interessata al dinamismo dellenergia: dal semplice condizionamento al plagio, dalla telepatia alla veggenza, dalla intuizione alla premonizione. Allo stesso modo i sentimenti, tutti i sentimenti, e non solo quelli umani, sono prodotti dello stesso dinamismo: dallamore allodio, dalla paura al coraggio, dalla tenerezza allindifferenza, dalla piet al rancore; ogni sentimento, per potersi manifestare ha bisogno di nascere, di esistere e di affermarsi; quel qualcosa che sentiamo vibrare dentro di noi, nel bene o nel male, energia che sta lavorando, che si realizza, che produce, che attiva collegamenti e che si trasmette. Abbiamo accennato alla telepatia, il caso pi semplice e conosciuto di trasmissione di energia: chi non la conosce? Possiamo dubitare di molte cose, soprattutto in questi campi, ma non possiamo disconoscere lesistenza della telepatia, perch
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ognuno di noi ne ha avuto una qualche testimonianza, per quanto labile, nel corso della sua vita. Personalmente sono stato diverse volte in grado di sentire, con assoluta certezza, la presenza di unaltra persona, per esempio dietro langolo di una strada o al di l della parete di una stanza nella quale mi trovavo; mi capitato diverse volte e tuttora mi capita. Cos come notorio che chiunque pu sentire di essere guardato con insistenza o di essere al centro dellattenzione, anche se chi osserva alle spalle oppure nascosto; quel sentirsi osservati una conseguenza semplice e naturale dellazione dellenergia che trasmette impulsi che vengono avvertiti con la stessa naturalezza dallenergia che li riceve. La fase successiva quella della comprensione, quando cio si passa dalla trasmissione elementare di impulsi al collegamento consapevole tra due energie; la fase della telepatia vera e propria tante volte accertata e dimostrata come reale. Noi sappiamo che esistono numerose e innegabili altre possibilit di trasmissione diversa e superiore di energia umana che non vogliamo approfondire qui e di cui parleremo pi avanti.

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CONFLITTI O STATI DI QUIETE

Il ragionamento che abbiamo fin qui fatto, a proposito della trasmissione di energia, ma anche dei sogni, pu essere riprodotto e rafforzato in relazione ad altre situazioni, anchesse ricorrenti, che tutti noi abbiamo provato nella vita di tutti i giorni. Abbiamo detto che nel caso dei sogni avvertiamo lazione di altre energie in modo nebuloso, inconsapevole, durante le ore in cui la nostra coscienza pi indifesa ed esposta; ma anche durante il giorno, possiamo ascoltare e captare i tentativi che queste energie compiono, a ripetizione, per apparire, influire, manifestare la loro presenza. Ognuno di noi sa che, a volte, sentiamo agitarsi e muoversi, dentro di noi, degli impulsi che oggettivamente non ci appartengono e che non fanno parte della nostra consolidata personalit; di che si tratta? In qualche caso, parliamo di stati di confusione e addirittura ci sentiamo privi di forze, smarriti; in quelle situazioni ci poniamo gli interrogativi di sempre, quelli che ci si sempre posti per spiegare le ragioni che stanno alla base dei conflitti interni che talvolta ci esplodono dentro senza apparenti motivazioni. Vogliamo tornare ancora sulla nevrosi; sappiamo che essa si afferma quando esplode la differenza tra un comportamento che sentiamo razionale e che vorremmo fosse il nostro e la pressione fortissima, che avvertiamo, di impulsi, istinti, sensazioni ed emozioni completamente diverse, differenti, che affiorano prepotentemente in aspro conflitto con le nostre convinzioni consolidate, con le nostre abitudini e con i nostri stili di vita. La letteratura e la criminologia sono piene di questi esempi; normalmente si tratta di storie che hanno da sempre avuto un grande seguito popolare, perch colpiscono a fondo limmaginario collettivo, catturano lattenzione, fornendoci un quadro di insieme
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che ci rimanda ad un qualcosa che sentiamo familiare, appartenente anche a noi stessi, alla nostra natura pi profonda; in questi casi abbiamo a che fare con diverse energie o componenti di energia in competizione tra loro, senza esclusione di colpi, per il controllo della nuova entit appena costituita, della nuova persona; appunto nei primi anni di vita, infatti che la battaglia per il controllo si accende; sin da allora, le particelle intelligenti assorbite dal nuovo individuo e raggruppate in una forma ancora confusa e disorientata si confrontano in modo sempre pi aspro per avere la maggioranza, esercitare il predominio, garantirsi il governo della persona in formazione. Questo scontro molto duro d luogo a grandi manifestazioni di precariet, di disorientamento e di smarrimento nel nuovo soggetto umano che saranno superate quando saranno chiariti i termini della competizione tra le parti in lotta per il controllo del territorio; quando si cresce e inizia nellindividuo il processo di autodeterminazione, quando si forma la coscienza e la razionalit, diveniamo gradualmente consapevoli di questo scontro, lo sentiamo dentro di noi, percepiamo la sua durezza, la subiamo e ne veniamo colpiti; nei momenti di maggiore incomprensione interna le frasi che molto spesso ci diciamo, o sentiamo dire da altri: non mi riconosco pi oppure : ho perso il controllo vanno esaminate meglio alla luce di queste nuove valutazioni, di queste considerazioni che possono apparire forse astruse, perch difficilmente accettabili; se ci pensiamo bene, per, quelle frasi sono pi vere e realistiche di quanto possiamo pensare in un primo momento, perch in certe situazioni un altro soggetto, o parte di un altro precedente soggetto, unaltra energia non meglio identificabile, hanno effettivamente preso il sopravvento della nostra componente di energia principale anche se per un motivo inatteso e per un periodo limitato. In certi momenti, invece avvertiamo nitidamente, piacevolmente dei confortevoli stati di quiete, delle profonde sensazioni di benessere; questo si verifica quando limmagine
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osservata o la sensazione provata, o il desiderio espresso avvengono, diciamo cos, con un consenso globale di tutte la componenti che costituiscono la nostra massa di energia; il caso dei valori assoluti e indiscussi: il rapporto con la madre, lamore verso i figli, i sentimenti di amicizia, i valori patriottici o di attaccamento al clan, ma anche valori meno profondi e ugualmente fortissimi, come il tifo sportivo, la passione politica; in questi casi che si raggiunge la massima quiete, perch il valore totalmente condiviso; lo stato di profonda beatitudine che proviamo nellosservare un profumato campo di fiori, o un concerto di farfalle che svolazzano, felici, nellaria, o il mare tenero e pieno di vita in una tranquilla giornata primaverile, si verifica perch il sentimento provato condiviso, potremmo dire anche convissuto. Questi stati di quiete vengono accolti con particolare gioia dalle persone che vivono continui stati di tensione per i motivi pi diversi; anzi proprio nelle situazioni di maggiore scontro interno che vengono apprezzati di pi; ho conosciuto alcuni psicopatici in perenne stato di tensione che raggiungevano momenti di assoluto relax e beatitudine quando potevano concentrarsi su immagini o attivit particolarmente gradite o anche quando potevano ascoltare una musica che ricordava loro un avvenimento o un fatto felice. Questi casi sono possibili perch si verifica tra le componenti di energia in competizione un accomodamento reciprocamente rispettoso, comprensivo, un armistizio pi o meno duraturo; allora ogni componente di energia esercita un fascino ed una attrazione che viene ricambiata dalle altre componenti, perch condivide in quel momento lo scopo di una azione o il fatto verificatosi o la situazione intrapresa; la tregua tra i competitori si allarga, si stabilizza, si consolida; con il passare del tempo la tregua, magari iniziata per una motivazione episodica o casuale, pu divenire irreversibile e contribuire fortemente a costituire una personalit equilibrata e stabile; chi vive questa situazione avr una vita piena di successi, priva di frustrazioni, un lavoro, una casa e una
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famiglia stabili, una vita affettiva densa di soddisfazioni; e qualora si dovessero riaffacciare eventuali tensioni, stimolate da situazioni particolari, esse sarebbero tranquillamente gestite con grande maturit, ricondotte a piccoli disturbi possibili, niente affatto preoccupanti. Lo stato di quiete si verifica quando avanzano e si affermano i valori assoluti; il conflitto, con tutte le sue manifestazioni collaterali, esplode quando si inasprisce la competizione per legemonia di un valore sullaltro, di un istinto sullaltro, di una volont sullaltra. Esistono molti livelli e diverse gradualit nellespressione del conflitto; normalmente sono governabili con qualche diversit. Ma non sempre, tuttavia.

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LA FOLLIA

E la massima espressione del conflitto tra le diverse forme di energia presenti in uno stesso contenitore attivo, in una stessa scatola cranica, in uno stesso soggetto: quando esso perenne, sfocia in uno stato di lotta continua ed esasperata che pu dar luogo a violente tensioni che, in alcuni casi, possono far esplodere lequilibrio di un individuo fino a farlo deflagrare nella pi totale confusione. La follia circondata, nel pensiero di tutti noi, da un alone drammatico e di cupa commiserazione. Quando pensiamo alla follia, ci viene in mente la visione degli antichi manicomi che ci riportano alle antiche fotografie e ai primi film in bianco e nero nei quali sparute larve umane disossate nella loro magrezza giacevano su pavimenti gelidi in una immalinconita e intirizzita posizione fetale, oppure vagavano come ombre assenti allinterno di grandi saloni illuminati da luci pallide e fredde. La follia ci spaventa perch diversa rispetto alla nostra ordinaria, pianificata, normale vita di ogni giorno; essa costituisce una anomalia inspiegabile, troppo faticosa da accettare; da essa preferiamo rifuggire guardando da unaltra parte alla ricerca di una via di fuga nella quale trovare riparo; pi che un dolore una sorpresa, pi che una regola una eccezione, un qualcosa che ci spaventa e ci allontana. Il pensiero della follia ci toglie il sonno e la ragione; tutte le altre manifestazioni negative della personalit umana fanno parte del nostro sistema di controllo interno; il delitto, il furto, la rapina, la truffa, anche la guerra, lomicidio e la violenza privata rientrano nello schema aggressivo innato che ci proprio; sappiamo che fanno parte, per quanto in negativo, della nostra vita e delle nostre consuetudini sociali, morali e penali; la follia no; essa segue altre strade che abbiamo cercato, nel tempo, di studiare,
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di seguire, di indagare, di capire, di codificare; abbiamo anche inventato, per essa, una scienza del tutto particolare e arbitraria: la psichiatria, con risultati piuttosto deludenti, per non dire inquietanti e, talvolta, mistificatori. Non poteva essere altrimenti, perch questa bizzarra scienza utilizza categorie di analisi del tutto fuorvianti; la psichiatria tenta di scoprire le cause delle deviazioni in generale e della follia, in particolare, considerando lindividuo come un sistema unitario e univoco nel quale la follia costituisce una sua anomalia, una deviazione, appunto, rispetto ad una normalit ritenuta stabile e, quindi, priva o quasi di conflitti; in questa logica la follia ovviamente considerata una malattia del soggetto preso in esame che, quindi, pu essere curata attraverso vari metodi e vari sistemi; noi sappiamo che non cos: la malattia (se cos la vogliamo chiamare) non del soggetto ma nel soggetto; non abbiamo a che fare con una personalit lineare che, improvvisamente e inspiegabilmente d luogo a comportamenti ritenuti diversi, inspiegabili e, per questo, folli, ma abbiamo a che fare con uno scontro di diverse personalit allinterno di uno stesso soggetto in forte competizione tra di loro. E uno scontro senza esclusione di colpi, combattuto fino allultimo sangue e che, nel caso della follia, conduce al blocco della personalit, alla sua paralisi, al blocco del sistema, al suo tilt pi o meno integrale e irrecuperabile, alla impossibilit per lindividuo interessato o, per meglio dire coinvolto, di capire quale possa essere la sua direzione, lo scopo del suo viaggio; non solo; quando lo scontro avviene al massimo livello, lindividuo perde anche il senso delle cose pi semplici, non riesce a fare nemmeno le attivit pi elementari e perde completamente quella che chiamiamo ragione fino a divenire lo stereotipo che conosciamo, purtroppo, nei casi pi gravi. Lo abbiamo chiamato scontro di personalit; noi sappiamo che si tratta di scontro di energie che avviene quando una energia non riesce a compattarsi stabilmente, a crescere organicamente, ad
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assumere il comando. Quellenergia pu tollerare la compresenza di altre energie se ci si verifica nel quadro di una sua egemonia riconosciuta e praticata nel e sullindividuo; quellenergia pu permettersi e anche, a volte, compiacersi di convivere con altre presenze quando queste si limitano al parziale, alla periferia, alla leggerezza, quando accettano il suo dominio e le si riconoscono in uno stato di vassallaggio; ma quando, invece, si accende la battaglia vera, il duello in campo aperto, allora si sente il frastuono delle armi, la casa brucia e salta ogni equilibrio. Hanno, quindi ragione e hanno visto giusto quelle antiche superstizioni che attribuiscono la follia allazione di forze misteriose e parlano di presenze benigne o maligne che invadono la testa e la mente delle persone; hanno pi ragione di quella che potrebbe apparire in un primo momento; quelle antiche superstizioni, in realt hanno compreso molto bene ci che si verifica quando esplode la follia; spesso lo hanno intuito e anche descritto in un modo stupefacente e chiaro; purtroppo quelle intuizioni, quelle percezioni del vero, quelle illuminazioni, sono state inquinate da credenze religiose che attribuiscono lessenza di quelle forze a logiche diaboliche, angeliche o divine. Anche qui sono allora fioriti, stregoni e demiurghi, sacerdoti e grandi maestri, sciamani ed esorcisti; ed allora riti e cerimonie, con il loro contorno di oboli e mercati, di incensi, unguenti e guaritori hanno preso il sopravvento sulla coscienza, sulla vera consapevolezza ed hanno irrimediabilmente annebbiato la luce. Ogni popolo ha sempre avuto una sua credenza e una sua religione; per se ci pensiamo bene, in tutte le epoche, in tutte le razze e in tutte le religioni c sempre stata una base comune, un fondo di verit generalmente accettato; dagli ind agli indiani damerica, dai cristiani ai mussulmani, dai buddisti alle credenze woodoo, dagli spiritualisti agli intimisti; sempre luomo ha sentito la verit, lha captata sullonda delle sue percezioni pi profonde; sempre ha compreso che intorno a s, sopra e dentro di s avviene la grande, intensa danza delle energie; interferenze continue,
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messaggi, pressioni, pulsazioni delicate e invasioni prepotenti e decise. Ma la verit rimasta sempre nella nebbia. Nel corso dei secoli stata avvertita anche con una certa indistinta chiarezza, ma rimasta lontana, sullo sfondo, in attesa, soltanto percepita come reale, ma inavvicinabile e inarrivabile. E una verit che non ha nulla a che fare con la nostra abituale ragione, che non la si potr mai catturare con la ragione, perch essa appartiene ad unaltra categoria; ogni volta che si tenta di razionalizzare una intuizione, di portarla a sistema in uno schema logico, essa svanisce e scompare in un mal di testa che, subito, sopraggiunge, in un buio inspiegabile che ci spinge a guardare altrove. Noi non faremo questo errore; non spiegheremo razionalmente ci che la ragione non pu comprendere: la strada da seguire unaltra: quella dellinterpretazione degli istinti, delle sensazioni, dellanalisi percettiva; si tratta di una strada da percorrere non allinterno di schemi razionali ma liberandosi da essi, senza per questo farci inquinare da misticismi o follie da baraccone. Certo, si tratta di una strada in salita, particolarmente irta, gravida di ostacoli e anche piena di inganni; questa volta in particolare non abbiamo punti fissi a cui appoggiarci per capire che tipo di rotta dobbiamo seguire; ma non possiamo accontentarci di spiegazioni astruse, per quanto comode, perch altrimenti rinunceremmo al nostro scopo e tradiremmo la fiducia in noi stessi.

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IL SUICIDIO: LENERGIA CHE SI PERDE

Lenergia qualche volta rinuncia alla sua fortissima vocazione espansiva, pu perdere la propria strada e isolarsi, senza alcuna possibilit di recupero. Questo si verifica quando la tristezza prende il sopravvento e una forte, marcata sensibilit non riesce a tollerare il dolore del mondo; pu accadere; non frequentemente, ma accade. Questa affermazione potrebbe apparire molto astrusa, ma non lo affatto perch lenergia, una volta divenuta consapevole allinterno di un contenitore biologico, d luogo a comportamenti in linea con le sue qualit sensibili, con la sua vocazione, con il suo punto di vista. Noi conosciamo bene ci che avviene nella natura umana; ne abbiamo gi parlato e ne parleremo ancora pi avanti; sappiamo che laggressivit prevalente tra gli uomini e allinterno di ciascuno di essi; ma sappiamo anche che non sempre cos; in qualche caso si verifica che il processo che conduce alla consapevolezza, a seguito di esperienze particolari e anche di una evoluzione specifica, pu ammantarsi di forti attitudini positive, di accentuate sensibilit, di dolcezze autentiche e, persino di malinconici, struggenti romanticismi. In queste circostanze, spesso lenergia non riesce a reggere limpatto negativo e sceglie la fuga, alla ricerca di un mondo che non c. Mi rendo ben conto che debbo spiegarmi meglio; e come al solito un esempio produce conforto; mi viene alla mente un mio vecchio conoscente, un antico compagno di lotte; viveva per la giustizia sociale, per luguaglianza e per quello che lui considerava il migliore degli ideali possibili: il socialismo; a quellideale aveva sacrificato tutta, ma proprio tutta la sua vita; i ritmi frenetici che aveva impresso alla sua attivit gli avevano ben presto alienato qualsiasi possibilit di vita di coppia; si separ da
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sua moglie, che noi conoscevamo tutti come una bravissima compagna, si allontan da tutti i suoi pi cari amici; arriv anche a trascurare la famiglia dorigine con grande sofferenza dei suoi genitori. Non conosceva limiti e non accettava alcun compromesso; per lui non esistevano gradualit o colori tenui; il rosso era sempre quello pi acceso e il bianco era quello pi immacolato; la ricerca della giustizia era assoluta; non lo sfiorava il pensiero che, forse, la giustizia pi giusta consiste nel vivere secondo natura, assecondando con semplicit le tendenze che si sentono dentro; in lui prevaleva senza alcun dubbio una etica portata alle estreme conseguenze e vissuta come missione, sentita fortemente come un imperativo categorico; per lui la politica, che definiva la sua migliore amica, era tutto; un uomo con caratteristiche del genere, oggi sarebbe definito un integralista. Quello che diceva sgorgava sempre dal suo cuore con bellissima spontaneit; chiunque lo poteva percepire appena apriva bocca; non sapeva fingere, ignorava ogni ipocrisia, non pensava mai a se stesso; era il classico cavaliere senza macchia e senza paura; intorno a se vi era un alone di fascino contagioso e anche il suo aspetto aveva assunto le sembianze del profeta; labbigliamento scarno e disadorno lo aiutava, fornendogli limmagine del pi classico degli eroi rivoluzionari. Anche chi lo combatteva non poteva fare a meno di rimanere attratto da quella sua intransigente purezza che traspariva da ogni suo gesto. Ad un certo punto quel mio antico compagno sub un cambiamento repentino; inizi a diradare le sue presenze alle numerose iniziative politiche che si succedevano con continuit e quando partecipava aveva un atteggiamento dimesso, distaccato, lontano; questo atteggiamento crebbe con il passare del tempo; si arriv al punto che scomparve del tutto, producendo sconcerto e incomprensione tra quanti lo conoscevano.
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Qualcuno disse che si era nuovamente innamorato, altri ancora che stava cercandosi un buon lavoro; altre voci circolarono su di lui, ma erano tutte prive di fondamento. Decisi, insieme ad altri due amici, di andarlo a trovare nella sua abitazione che consisteva in una piccola monocamera, disadorna e mal messa, situata allestrema periferia sud di Roma; lo trovammo l, disteso su un divano precario, malmesso e sfatto che denunciava il forte disinteresse del suo padrone per lo stato in cui versava; guardava un punto indefinibile del soffitto ascoltando una meravigliosa, triste e struggente musica che non avevamo mai sentito prima; era molto dimagrito, aveva smesso praticamente di mangiare, si stava lasciando andare. Ci accolse con piacere, ci guardava come se fossero passati secoli, non giorni, dallultima volta che ceravamo visti e inizi a parlarci in un modo completamente diverso da quello che conoscevamo. Invece della ben nota carica vitale che aggrediva con passione linterlocutore, si stava rivolgendo a noi con rassegnazione e disincanto; in breve ci disse che era stato deluso dalla natura umana e che non riusciva a sopportarlo; aggiunse che tutti i suoi sforzi per cambiare il mondo erano stati vani perch luomo non pu cambiare la sua aggressivit; anche se cambiamo il sistema non lo potremo rendere mai migliore disse- perch allinterno di quel nuovo sistema si riprodurrebbero le stesse odiose ingiustizie di quello che si appena cambiato; era arrivato a quelle conclusioni definitive e ne stava soffrendo moltissimo; in lui non cera pi spazio per nessun altro pensiero; la malinconia iniziale stava lasciando il posto ad una tristezza cupa e disperata; si sentiva solo, tutto intorno vedeva brutalit e violenza; era dispiaciuto per le sofferenze degli altri e lo dimostrava piangendo dolcemente come se partecipasse a tutto quel dolore. I miei amici non riuscirono a dirgli niente; io che, invece, avevo sempre avuto con lui un rapporto particolarmente stretto, anche per una certa affinit di carattere, gli dissi che aveva ragione, ma che stava esagerando; gli citai molte delle sue antiche
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frasi sulla possibilit di un mondo migliore; gli parlai dellottimismo della volont e del valore dellimpegno massimo finalizzato, magari, ad un risultato minimo; gli ricordai il sorriso di quelli che avevamo aiutato e la intensa bellezza che pu esserci in ogni azione positiva. Mi guard con una comprensione crescente mentre i suoi occhi si riempivano di lacrime che non riusciva a trattenere; vero-disse-, ma si tratta di piccoli fiori bianchi in un immenso buco nero; finora ho fatto quello che ho potuto, ma adesso non ce la faccio pi; sono molto stanco, ho bisogno di assorbire la musica e di riposarmi. Rifiut di mangiare qualcosa con noi e ci salut con affetto ma anche con indifferenza, come se non avessimo pi alcuna importanza. Ricordo ancora i suoi occhi; non erano soltanto pieni di lacrime, ma avevano una strana fissit che era lo specchio dei suoi pensieri; se lo sguardo di un uomo pu indicare la direzione delle sue idee, lo sguardo di quelluomo indicava che ogni dubbio era svanito e che, giusta o sbagliata che fosse la sua visione del mondo, sapeva esattamente cosa fare. Da quella volta ho imparato a non sottovalutare gli occhi di una persona quando si rivestono di una certa particolare fissit. Ce ne andammo in silenzio, con uno strano presentimento, pieni di tristezza, senza scambiarci una parola. Due giorni dopo ci informarono che quel nostro antico eroe era andato sulla spiaggia, si era riempito le tasche della giacca e del cappotto di fredde pietre bianche e, in una rigida notte dinverno, si era addentrato dentro il mare, lasciandosi morire di annegamento; forse aveva sentito freddo mentre avanzava nellacqua, ma aveva proseguito la sua strada, perch ormai le sensazioni umane non gli si addicevano pi e il freddo era svanito nella dimensione diversa e ovattata che ormai da tempo lo stava ospitando, fornendogli le risposte che cercava. Ogni tanto il suo ricordo mi viene alla mente e cerco di pensare alle sue emozioni nei momenti in cui stava avanzando nellacqua; mi sembra di vederlo, con la sua espressione decisa,
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con gli occhi ammantati da una triste, consapevole determinazione, da una fortissima disperazione per tutto il male che vedeva nel mondo e per la sua impotenza a combatterlo, a sradicarlo. Penso ancora a quello che mi disse una sera, solo qualche giorno prima della sua morte, mentre, dopo una riunione alla quale aveva partecipato con un insolito mutismo, lo stavo accompagnando alla stazione della metropolitana che lo doveva riaccompagnare a casa; con quella improvvisa malinconia che da qualche tempo si portava addosso mi salut mormorando: non la politica che pu risolvere i problemi; la politica non basta; forse abbiamo sbagliato tutto, amico mio; mi guard con una espressione stravolta da un dolore indescrivibile e si allontan camminando lentamente verso la ferrovia. Nel corso della mia vita ho conosciuto, come purtroppo inevitabile, altri suicidi e il loro destino mi ha sempre colpito con particolare forza; nella loro vicenda la cosa pi difficile da capire, per me, era lassoluta indifferenza che provavano per le sorti del loro corpo nelle fasi immediatamente precedenti la morte; persone che si erano distinte per lattaccamento alla vita, ma anche per la cura fisica che, talvolta in modo maniacale, dedicavano a se stesse, ad un certo punto perdevano ogni interesse per la loro sorte e procedevano alla autodistruzione con lucidit sorprendente, incuranti anche del dolore che si arrecavano. Evidentemente in quelle circostanze i valori normali svaniscono, perdendo ogni importanza; le sensazioni vengono stravolte e tutto appare in una luce completamente diversa, inconcepibile per chi non arriva a quello stadio. Ci che accade in questi casi che lenergia, una volta indebolitasi per una eccessiva carica di sensibilit, fiaccatasi per la dolcezza dei propri sentimenti, diminuisce la propria naturale aggressivit e si avvia progressivamente verso una direzione opposta a quella che gli naturale; la via che porta verso quella direzione non retta; vi sono diversi livelli possibili a cui corrispondono vari differenti atteggiamenti; alla fine di questo
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percorso, dopo aver attraversato la fase della delusione e dello sconforto, quella della tristezza e della rabbia, si pu arrivare a quella della rinuncia definitiva ai propri istinti vitali; quando gli entusiasmi vengono meno ci che appariva indispensabile pu sembrare inutile, il bianco prima inizia a sfumare nel grigio e poi diviene sempre pi nero, fino ad assomigliare alla notte nera dove non c pi listinto di sopravvivenza, non brilla alcuna luce e tutte le speranze svaniscono, senza possibilit alcuna di recupero. Questo percorso nero non appartiene soltanto alla natura umana; negli animali, dove i processi sensibili sono notevolmente pi accentuati rispetto a quelli degli uomini, i suicidi sono ancora pi frequenti; i cani, ad esempi, muoiono spesso di dolore perch quando si verifica un evento traumatico come la morte del loro padrone, la loro energia interna collassa e ogni interesse evapora in un pessimismo senza fine; cos avviene per altri animali, come le balene, i cui suicidi di massa, a volte spettacolari, ci lasciano a bocca aperta per la loro straordinariet. E certo, comunque, che in ogni suicidio di qualsiasi specie si verifica sempre lo stesso meccanismo: levaporazione graduale che, ad un certo punto, diviene definitiva, del sistema di regole e di valori che aveva avuto, prima della crisi, linsostituibile funzione di guida nella navigazione e che aveva governato ogni scelta, ogni dubbio dellindividuo; al posto di quel sistema subentra, con crescente pressione, la ricerca di altre regole e di altri valori; questo meccanismo non avviene tranquillamente, perch il sistema originario resiste sempre e getta il protagonista di questo scontro interno in uno stallo senza punti di riferimento. La differenza tra i due sistemi, tra quello che va e quello che viene che il primo si sviluppato naturalmente ed cresciuto sedimentandosi con gradualit negli anni dellinfanzia e delladolescenza, rafforzandosi in modo pulito e lineare, mentre il secondo un prodotto della coscienza, della sensibilit e di una nuova consapevolezza; il primo indolore perch cresce sul vuoto, scrive su una lavagna pulita, il secondo ha bisogno di
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togliere quello che cera e di sostituirlo con qualcosa che si avverte come indispensabile, ma che certamente ancora confuso. E molto frequente che le persone che si trovano nel pieno della crisi, della transizione, si esprimano, quando lo fanno, affermando di essersi persi o di aver smarrito la strada; e precisamente di questo si tratta, di uno smarrimento globale che interessa ogni aspetto della vita che ha condotto fino ad allora; quella transizione non si pu bloccare, la ricerca del nuovo deve andare avanti, altrimenti si precipita in una doppia nevrosi che pu mandare in tilt ogni equilibrio. Per questo la ricerca della consapevolezza non semplice e il suo percorso pieno di trabocchetti nei quali ci si pu smarrire. La semplicit la via da seguire, ma, per uno strano paradosso reale e anche terminologico, seguirla non affatto semplice, perch la verit, come dicevano gli antichi auspici, si presenta sotto forme mascherate e ingannevoli; la sua visione ci viene nascosta dallo spesso strato della cultura e della superstizione; questo il grande dramma delluomo; nascere pulito, entrare in un labirinto alla ricerca della mela del peccato, ricordarsi loriginaria sua natura e iniziare a cercarla nelle forme rese possibili dai suoi istinti e dalle sue percezioni. Una ricerca, dunque, il pi delle volte ovattata e inconcludente, che lascia sullo sfondo il prezioso tesoro che ci portiamo appresso, che qualche rara volta ha successo, ma che in alcuni altri casi tracima nella tragedia di un peso insopportabile da portare. Se lenergia che ci ha illuminato e dato la vita preme per emergere nella sua prorompente originaria vitalit, noi dobbiamo agevolare il suo percorso, ma lo dobbiamo fare anche con rispetto della nostra natura, di quella che ci siamo formati nel corso della nostra vita, altrimenti vi sar una crisi di rigetto, con tutte le conseguenze del caso. Un mio grande desiderio sarebbe quello di riuscire a registrare e filmare i processi fisiologici, neurologici e chimici che avvengono allinterno degli individui quando in essi si affievolisce
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lo spirito vitale e inizia a prevalere il senso di morte; sono certo che il ritmo della loro energia subisce una progressiva riduzione, i movimenti si fanno pi lenti e confusi, ogni particella di atomo impallidisce e la sua danza diviene sempre pi fredda, raffreddando gli interessi di vita, prima di ogni altra cosa; tutta lenergia che intristisce, che non ama pi niente e nessuno, che soffre e si dilania in uno sconforto irrefrenabile, perch la sua nuova coscienza gli rende incompatibile, impossibile, insopportabile la sopravvivenza in questo mondo; allora decide di andarsene e se ne va incurante di tutto. Prima o poi luomo riuscir a riprendere queste situazioni, a fotografarle e a studiarle compiutamente; allora sar chiaro a tutti ci che noi, oggi, con ferma convinzione, percepiamo come assolutamente vero.

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LE DOPPIE PERSONALITA

Una delle conseguenze pi affascinanti della competizione di energie costituito dal fenomeno delle doppie personalit allinterno dello stesso organismo; se ne parla molto e spesso a sproposito; su di esse si sono costruite le teorie pi stravaganti; sono convinto che linsuccesso clamoroso dei vari procedimenti di indagine psicologica o psicanalitica nella ricerca delle cause che portano alla formazione di personalit doppie nasca da un equivoco di fondo, da una errata base di partenza: in quei procedimenti si considerano atteggiamenti ritenuti devianti rispetto ad un modello comportamentale unitario od unico, ritenuto ideale come modello, allinterno di una sola personalit; su questa base di partenza, data per scontata, si procede con ragionamenti sempre pi sottili ed astrusi; ci si avvia e ci si avvita verso conclusioni azzardate, improbabili e fuorvianti, inseguendo un circuito approssimativo e vizioso, completamente sbagliato, di deduzioni e conclusioni del tutto arbitrarie. Milioni di persone sono state rovinate nei lettini dei professori della psichiatria pi o meno ufficiale e sono state inchiodate a modelli comportamentali innaturali e frustranti, rendendole infelici per tutta la vita. La verit, dicevamo, sta sempre alla luce del sole, dinnanzi a noi; per poterla cogliere dobbiamo semplificare i nostri processi mentali, saper guardare e ascoltare ci che vediamo e ascoltiamo, eliminando vecchi e nuovi pregiudizi, rinunciando alle antiche certezze. La verit che le cosiddette doppie personalit sono costituite da due o pi personalit, non perch vi sono comportamenti inspiegabilmente diversi allinterno di un unico soggetto, ma perch i soggetti in campo, o per meglio dire allinterno di uno stesso organismo, sono due o pi. Due energie
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diverse, provenienti da due esperienze e storie diverse, ognuna con una massa diversa, costrette a convivere allinterno di uno stesso luogo, di uno stesso contenitore, di uno stesso involucro, in una lotta continua per la sopravvivenza e, possibilmente, per legemonia e il controllo del territorio. Abbiamo a che fare con la vecchia lotta per la vita che si combatte sempre, in ogni dove, in ogni luogo, in ogni tempo; i clamori della battaglia si chiamano mal di testa o emicranie; gli stati di tensione, i comportamenti dissociati, le cosiddette psicopatie, le deviazioni, le frustrazioni e tutto il resto dellarmamentario fraseologico dei nostri cari professori sono la conseguenza di uno scontro semplice, chiaro e, purtroppo, anche inevitabile che avviene sempre allinterno di ogni persona. Quando in uno stesso soggetto una parte di energia detiene una prevalenza assoluta sullaltra o sulle altre, si avr una personalit calma, tranquilla, equilibrata; fortunatamente questa condizione di prevalenza delluna componente sullaltra la pi frequente; quando, invece, si verifica una condizione di equilibrio, di parit, di armistizio continuo, di prevalenza ora delluna, ora dellaltra massa di energia, allora la tensione e il conflitto esplodono nelle forme conseguenti alla specificit e alla qualit delle parti in lotta. Si tratta, in questi casi, sempre, di una tragedia continua, quotidiana, di un dramma che si recita, a soggetto, qualche volta con toni soffusi, in altri casi con improvvise esplosioni, a prescindere dalla volont della persona ospitante. Intorno a questa persona si respirer sempre una dimensione negativa, conflittuale, appunto tragica, dellesistenza che coinvolger sempre tutti coloro che gli vivono attorno o la frequentano. Mi capitato molte volte, di entrare in contatto con individui letteralmente sconvolti dalla presenza al loro interno di queste differenti e contrapposte massa di energia; qualche tempo fa conobbi un tale, un dirigente di una nota Azienda Pubblica che era
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la dimostrazione vivente e continua di quanto affermato finora: alternava, con frequenza regolare, comportamenti diametralmente opposti con la stessa sicurezza e tranquillit: violenza e dolcezza, calma e feroce irascibilit, spirito di carit e spietatezza assoluta, solidariet e indifferenza; tutto con la stessa sicurezza, con la stessa padronanza, direi con la stessa sicura personalit. Il vecchio Robert Louis Stevenson, quando scrisse Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide aveva forse capito questa verit; il conflitto tra due personalit entrambe forti produceva due diversi individui, entrambi titolati a rappresentare lo stesso soggetto con la stessa dignit, con la stessa autorevolezza; il dottor Jekyll interpretava molto bene la sua parte e si sentiva perfettamente a suo agio nel praticare la sua professione e nel frequentare con rispettabilit il bel mondo dellalta societ inglese; faceva opere di bene, era benvoluto da tutti e viveva sereno; ma anche il signor Hide stava ugualmente bene quando scorazzava nei vicoli sordidi e bui dei sobborghi metropolitani; in quei luoghi poteva dar sfogo alla sua natura brutale esaltando la sua vocazione e i propri istinti negativi; la vera tragedia la vivevano entrambi al momento del trapasso dalluna allaltra personalit, quando le tendenze si incrociavano, le diverse sensibilit si sfioravano e si passavano la mano, le diverse vocazioni si alternavano. In quel momento il nobile dottore stava male, chiedeva aiuto alle proprie risorse interne ottenendo soltanto nuove tristezze, si accasciava al suolo, atterrito e impaurito, implorando il ritorno ad una normalit impossibile; il perfido signor Hide, invece, con stile ben diverso e sobrio, tollerava la sua momentanea scomparsa sapendo che presto sarebbe arrivato il suo turno. Lintuito di Stevenson sta nellaver dimostrato, forse meglio di quanto avesse capito, che il meccanismo della cosiddetta doppiezza di una personalit in realt la conseguenza dellazione di due distinti, diversi, difficilmente conciliabili, soggetti, in
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qualche modo autonomi e impegnati in una dura lotta, senza esclusioni di colpi. La conclusione di Stevenson la conosciamo: la tragedia e la morte dei due proprietari del corpo e della mente di quello sciagurato individuo. Ogni giorno, ognuno di noi pu essere testimone delle stesse situazioni: io, per esempio, non ho difficolt a riconoscere al mio interno, lazione di diverse, distinte e anche contrapposte forze, ciascuna con una propria, chiara, affermata, definita, determinata tendenza caratteriale, morale e anche culturale. Non abbiamo, quindi, scampo: tutti noi dovremmo con serenit capire che cos stanno le cose e adeguare a questa consapevolezza i nostri comportamenti e le nostre scelte: non compito nostro proseguire, per, sulla china pericolosa della morale o delletica: cosa fare e come appartiene alla libert di ognuno e, tra laltro, non sempre possibile fare ci che si vuole, perch molto spesso si deve fare soltanto ci che si pu. Tuttavia bene fare le proprie scelte avendo chiare quelle che abbiamo chiamato le nostre basi di partenza, senza continuare una vita insulsa e forzatamente infelice a causa della delega piena che spesso affidiamo a personaggi della peggior specie illuminati falsamente dal mito della scienza.

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EFFUSIONI DI ENERGIA Lenergia non definibile: a noi concesso soltanto di indagare sulle sue manifestazioni e sulle sue diverse modalit; possiamo cercare di capire i suoi movimenti, le sue tendenze, le sue leggi, ma difficilmente possiamo andare oltre; lenergia non conosce il bene o il male, il chiaro o lo scuro, il positivo o il negativo; questi sono concetti e categorie umane, molto umane; lenergia, da sempre, agisce e segue strade che noi ignoriamo, ma che ci coinvolgono completamente; noi siamo figli e prodotti dellenergia; ad essa guardiamo con timore, rispetto ed ammirazione; conosciamo la sua dolcezza ma anche la sua inesorabile forza; la amiamo e la apprezziamo quando per noi pu significare la vita, non potrebbe essere altrimenti, ma ne siamo atterriti quando ci rendiamo conto che il suo corso non si cura di noi, perch, in fondo, noi, per essa, non esistiamo; lenergia sa che noi siamo soltanto un suo particolare modo di essere che, a causa di una speciale evoluzione, ha acquisito una imprudente consapevolezza che potrebbe divenire forse eccessiva; lenergia ci lascia fare, ma non possiamo in alcun modo sognarci di ostacolare le sue leggi. Una speciale manifestazione di energia che alla base di ogni nostra aspettativa e di ogni nostro futuro si verifica quando esplode la vitalit della componente umana che la racchiude: lamore. Su questa meravigliosa tipologia di energia gli uomini hanno costruito storie e romanzi, poesie e racconti, sogni e miti, sinfonie e canzonette. A dire il vero, questa vitalit fa parte, anzi, la parte integrante e costituente dellenergia; la vera vocazione dellenergia, infatti (e non solo quella positiva) la sua espansione, moltiplicazione, diffusione ad oltranza; lenergia vuole occupare tutto lo spazio vuoto, che infinito, e lattende; questo ci che fa, da sempre; non ha fatto altro che espandersi, sin dallinizio; soltanto che lo spazio che la ospita , appunto,
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infinito e non cesser mai, non sar mai completo; la missione dellenergia non ha scadenza; il suo ritmo non conosce soste e il suo spazio non ha limiti; per quanto veloce e inimmaginabile possa essere la sua capacit di espansione ( come noto il parametro pi conosciuto quello della velocit della luce: 300.000 km al secondo ) la sua corsa destinata a non finire mai; ma questa la sua natura, il suo scopo di vita, il suo obiettivo; cos sar per sempre. La vocazione allespansione e allo sviluppo dellenergia si manifesta non solo nella macrodimensione e nella continua, incessante creazione di nuovi pianeti e nuovi universi, ma anche nella piccolissima dimensione: da quella dei microrganismi pi lillipuziani a quella delle forme di vita biologica pi sviluppata; dalle cellule pi minute e microscopiche agli elefanti e a tutte le creature che esistono o sono esistite; luomo non fa eccezione a questa regola; anche per lui valgono le regole e gli impulsi, potremmo dire gli istinti, dellenergia nella sua fase di espansione che noi chiamiamo fase di riproduzione; si tratta di un fenomeno che non pu cessare mai e che si manifesta in continuazione, a tutti i livelli e in tutti i soggetti viventi; quando questo avviene, si assiste ad uno spettacolo entusiasmante che ognuno di noi ha conosciuto nella sua esperienza personale e diretta; sarebbe straordinario disporre di strumenti idonei per poter filmare e misurare cosa avviene quando scocca linnamoramento; noi non sappiamo cosa avviene, possiamo soltanto descriverlo: quando tra due persone inizia un processo di innamoramento tutto comincia a vibrare e ad eccitarsi: non mi riferisco certo, o in via esclusiva, allaspetto sensuale del fenomeno, ma a quello globale, generale, totale: leccitazione riguarda tutte le cellule vitali dei due soggetti tra i quali si stabilisce un campo magnetico unico difficilmente divisibile o separabile, almeno fino a che la fase dellinnamoramento non compie tutto il suo ciclo, destinato a compiersi con la riproduzione o con laccoppiamento.
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Quando ci avviene, quando, cio, le due energie vengono attratte e inglobate in un unico campo magnetico, quasi in una unica forma, si verificano tutte quelle singolari e molto conosciute conseguenze che conosciamo: le due persone (contenitori incoscienti e inconsapevoli, ma dotati di una loro capacit espressiva conseguente e autonoma) non vorrebbero mai lasciarsi (perch lunica nuova forma ormai costituitasi costretta a lacerarsi, frantumarsi nuovamente e avverte con dolore e senso di vuoto il distacco da quella che considera ormai una sua parte); quando, invece, si rivedono e stanno insieme, tutto il loro organismo manifesta una gioia visibilissima (perch si ricostituito nuovamente quell unico campo magnetico allinterno del quale sta avvenendo una laboriosa e intensissima attivit di creazione vera e propria di nuova energia ). Precisamente a causa di questi fenomeni, ognuno di noi pu riconoscere quando due persone sono in quella fase: lo si vede dallalone che le circonda quando, per esempio, camminano insieme: un alone di maggiore luce e di energia che si trasmette anche agli altri; in quei momenti tutto contrassegnato dallottimismo, i problemi diminuiscono o vengono visti in un modo molto meno grave, si fanno programmi e progetti per il futuro; si pensa a gettare le fondamenta, costruire la casa, mettere radici, si pensa a fare dei figli. Si , insomma nella fase positiva. Purtroppo tale fase non durer per sempre; la legge della natura e dellenergia segue sempre il suo corso, senza eccezione alcuna; essa richiede che la fase positiva dellinnamoramento e della riproduzione abbia un suo ciclo, che pu essere pi o meno lungo ma che ad un certo punto avr un termine: lenergia cessa la sua frenetica attivit e si adegua ad uno stato di rilassatezza, di quiete, di appagamento; adesso segue unaltra legge: quella della gestione del presente o anche della conservazione e della sopravvivenza; tutto si acquieta e si rilassa in una tranquilla conduzione dellesistenza (sia della persona che della sua
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componente di energia); queste due fasi non sono brusche e rigidamente separate: hanno una forte, fortissima intensit iniziale e ulteriori intensit successive che sopraggiungono a ritmi ed intervalli progressivamente sempre pi rallentati e che durano per il tempo strettamente necessario ad esaurire, anche se in modo graduale, la loro carica elettrica che ha lo scopo preciso che abbiamo descritto prima. Non dobbiamo perci rammaricarci molto quando lamore diminuisce e poi finisce; bisogna rendersi conto che non ha senso razionale, fisico e anche chimico opporsi al corso inevitabile della vita; non siamo in presenza della morte di qualcosa ma semplicemente della sua trasformazione in un qualcosaltro; ci si dovr pertanto adeguare al nuovo stato usando lintelligenza, la pazienza e il buon senso; luomo non pu cambiare le leggi della natura che lo hanno generato e che regolano la sua esistenza; la fine della fase di innamoramento una cosa del tutto naturale che non pu non avvenire; chi saggio sa che la felicit non consiste nel forzare il destino o nel pretendere limpossibile; il piacere staziona a diversi livelli, si adegua alle varie combinazioni possibili e pu essere intravisto in ogni dove; ogni fase va vissuta per quello che , con naturalezza e senza forzature; e per ogni fase vi una regola di comportamento che dobbiamo scrupolosamente e naturalmente rispettare, osservare e praticare se non vogliamo creare problemi di adattamento al nostro organismo e diventare addirittura patetici. Questo vale anche per i comportamenti pratici; niente pi ridicolo di un vecchio che scimmiotta un giovane; alla domanda sul come si fa a capire quale la nostra fase vi una risposta anche qui semplicissima: non c da andare a scuola, perch ognuno di noi sa quale la sua fase; glielo dicono i suoi nervi, i suoi muscoli, i suoi istinti, i suoi pensieri; glielo dice la sua stanchezza o la sua freschezza quando si verifica la stessa situazione in tempi diversi nei quali sono evidenti e contrastanti, se non opposti, anche i comportamenti; e questo avviene perch
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tutte queste variabili e queste diversit sono manifestazioni della sua energia costituente nelle diverse fasi che si attraversano e tutto si verifica in modo naturale, secondo una legge gi scritta da tempo e impressa in modo indelebile nella nostra struttura genetica, nella nostra essenza e anche nel profondo della nostra coscienza se solo avessimo il buon senso di interrogarla. A proposito dellamore, in ogni modo, necessario esaminare anche un altro aspetto molto interessante e la cui comprensione di vitale importanza per afferrare meglio il significato della nostra vita; se infatti vero che lorigine scatenante dellamore risiede nella sua vocazione riproduttiva, anche vero che una volta che si avviata la sua creativit, si verificano delle conseguenze molto interessanti per il nostro ragionamento, che ognuno pu conoscere nella sua esperienza di vita vissuta e che solo apparentemente contraddicono la tendenza naturale che abbiamo descritto; infatti, come gi detto, avviene che laspetto puramente riproduttivo di questo processo si trasforma nel tempo, in modalit anchesse graduali e differenziate a seconda dei soggetti, in un legame stabile, positivo, gradevole, nel quale, i due individui, pur avendo ormai praticamente esaurita la loro fase iniziale, continuano, anzi consolidano e rafforzano, la loro esperienza in comune trovando in essa una confortante, condivisa, rilassante risposta di vita. Talvolta, questo legame secondario (o secondo, nel senso che viene dopo), diviene molto solido; in alcuni particolari bellissimi casi, questo legame prosegue addirittura dopo la morte di uno dei due individui; la comunanza e la condivisione di energia comune e accomunata tra le due personalit si cos fortemente e prepotentemente rafforzata nel corso del tempo, che non riesce assolutamente ad essere interrotta, essendo continuamente alimentata da un desiderio emotivo incessante e da una attrazione che non viene mai meno, neanche dopo la fine di uno dei due o di entrambi; se il corpo dellindividuo defunto subisce il suo destino, la sua massa di energia continua la sua attivit nei pressi dei
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luoghi abituali della sua tana; si aggira nei paraggi e continua in una tenerissima e romantica attivit di corteggiamento della persona ancora amata; invia messaggi lievi ma insistenti, educati, rispettosi, affettuosi, amorosi, dolcissimi. Ci avviene, perch lassenza di materialit rende in qualche modo pi nostalgico e quasi sofferente il loro nuovo rapporto. Il desiderio del contatto, anche quello pi sereno e pulito, viene frustrato e impedito dalla impossibilit corporea e fisica, ma trova il modo di manifestarsi in forme nuove e prima sconosciute. La persona in vita sente la presenza di quellenergia positiva che le ruota continuamente intorno, invadendo continuamente la sua testa e la sua energia. Negli attimi immediatamente successivi alla morte di un membro della coppia, questo diverso nuovo intreccio di energia tra le due masse avviene in maniera ancora pi frenetica e a ritmi ancora pi intensi, quasi disperati e immersi in un dolore lancinante. Lenergia del defunto non vuole andarsene e fa valere i suoi impulsi con molta decisione; per questa ragione che tutti noi, dopo la morte di una persona cara, avvertiamo ancora di pi la sua presenza e la sentiamo intorno a noi, dentro la nostra testa, nei nostri pensieri. Non una sensazione dettata da condizionamenti psicologici, non una finzione o unimpressione. Quella persona veramente intorno a noi, nella nostra testa, nel nostro cuore, nei nostri sentimenti; entra dentro di noi, come pu, in una lotta allultimo respiro; sa che ha poco tempo, che la sua forza sta per svanire e il suo impegno per un contatto possibile o per una sopravvivenza impossibile fortissimo. Si verifica la stessa tensione e proviamo lo stesso dolore anche quando viene a mancare un animale a noi particolarmente caro, con il quale sono state trascorse e vissute comuni sensazioni ed emozioni attraverso linstaurazione di un rapporto di affetto profondo che, non raramente, pu arrivare a raggiungere intensit
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talvolta ancora pi profonde e coinvolgenti di quelle che si arriva a provare nei confronti di una persona. Ad ogni modo, il tempo, come si dice , galantuomo o furfante che sia, scorre inesorabile e tranne casi veramente eccezionali di legami che durano anche quaranta o cinquanta anni dopo la morte di uno dei due, consente un graduale, inesorabile e naturale affievolimento di quella intensit emotiva e di quella comunanza esistenziale che le ha contraddistinte per cos lungo tempo. Lorologio del mondo e della vita non si ferma mai. Dopo un certo periodo di tempo anche laltra persona, protagonista della nostra piccola storia di amore interrotto, seguir la sua sorte; il suo corpo cesser anchesso la sua corsa e la sua massa di energia ruoter intorno a qualche altro interesse affettivo o andr alla ricerca della vecchia cara affinit; si rincontreranno certamente, daranno luogo a nuovi, effimeri ed aleatori incontri, avranno anche nuove effusioni, nuovi intrecci, nuove fusioni; ma saranno molto diverse e avverranno secondo modalit che noi possiamo appena intuire e percepire; ci piace pensare che le due masse di energia continueranno a volare alte nel cielo, che nel frattempo diventato pi grande, lindo, azzurro e pulito. In quel cielo non soffia il vento fastidioso e i temporali servono solo a illuminare uno scenario delizioso pieno di forme vitali in continua evoluzione; in quel nuovo ambiente non fa freddo, non esistono malattie, non avviene ingiustizia alcuna, non vi sono poveri e i bambini non muoiono di fame, mentre gli arroganti e gli egoisti ostentano la loro ricchezza; il terrorismo non esiste; nessuno ti disturba se non il ricordo dei vecchi tempi andati che non torneranno mai pi e la nostalgia degli errori fatti in vita che, ad ogni modo, non hanno pi importanza e vengono avvertiti come sentimenti molto, molto lontani. Ma le leggi dellevoluzione esistono anche in quel mondo particolare; le due masse di energia, come tutte le numerose masse di energia che galleggiano o sfrecciano in quel luogo, sono soggette alle loro leggi; si espandono e ritraggono, si mescolano con altre e si fondono a
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nuove masse, alcune intorno a loro da tempo, altre sopraggiunte fulmineamente allultimo istante, provenienti non si sa da dove e non si sa dove dirette. Talvolta, casualmente, per il sopraggiungere di condizioni favorevoli e altrettanto casuali, fanno vibrare, rendono dinamica e animano una forma vitale nuova; umana o animale o vegetale che sia; acquisisce nuovi contorni e diviene una nuova massa di energia, che cresce e matura una propria consapevolezza; e inizia una nuova avventura in una nuova situazione e in un nuovo ambiente. In alcuni momenti gli sembra di ricordare qualcosa della vecchia precedente vita, ma non pu focalizzare molto bene perch nel frattempo ha subito diverse contaminazioni; le sue particelle distaccate, che ancora vibrano alte, gli mandano anchesse delle pulsazioni, ma sono indistinte e lontane e confuse. Non sempre tuttavia.

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COMPORTAMENTI OSTILI

Un ragionamento sullamore parte sempre dagli aspetti pi belli e positivi per la vita di ogni essere vivente, particelle elementari comprese; e poi si finisce sempre per parlare della sua logica conseguenza: la vita, con le sue aspirazioni e le sue aspettative e le sue modificazioni successive; lamore rappresenta la parte pi nobile ed entusiasmante delleterna lotta per la sopravvivenza, la sua componente pi gentile e generosa, indubbiamente il suo aspetto migliore. Ma da quando esiste il mondo quella lotta ha molto pi frequentemente seguito unaltra strada: pi brutale, pi diretta, incentrata in maniera preminente se non esclusiva sulla aggressivit, sulla logica di affermazione, sulla ricerca dellegemonia; si tratta di un istinto ancestrale, le cui radici stanno immerse profondamente nella genesi costitutiva di ogni soggetto in vita, dallameba alluomo, dalle forme monocellulari agli organismi pi complessi. Quando si manifestano comportamenti ostili si verifica esattamente il contrario di quanto avviene con quel fenomeno che abbiamo definito come effusioni di energia; ma non dobbiamo cadere in inganno, perch quella contrariet e soltanto apparente, in quanto entrambe le forme espressive (con tutte le sfumature presenti nel loro modo di essere) rispondono allo stesso egoismo originario, fanno parte della stessa esigenza di affermare la propria centralit, esprimono, con intensit e modalit diverse, lo stesso principio di prevalenza e lo stesso principio di vita. A questo proposito varrebbe la pena di riflettere, anche nei comportamenti umani pi frequenti e semplici, se vi sia e in quale misura vi sia differenza tra egoismo e altruismo, tra egocentrismo e generosit; certo non possiamo dire che sono la stessa cosa; tuttavia chiarissimo che al dentro delle cose luna
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manifestazione la parte rovesciata dellaltra o, per essere ancora maggiormente espliciti, abbiamo a che fare con le classiche due facce della stessa identica medaglia; anzi, se vogliamo arrivare allestremo della precisione, si pu dire che lamore la massima espressione di quel fondamentale principio di affermazione che avviene, nella sua caratteristica pi intelligente. Ma nel comportamento ostile esplicito che si afferma e si esalta la componente pi verace di quella complessa, articolata, spettacolare macchina da guerra che luomo; se potessimo rendere graficamente evidente ci che avviene in un comportamento ostile nel pieno della sua attuazione, e se potessimo disegnare questo concetto noi vedremmo che la massa di energia di un individuo quando al massimo dellimpatto aggressivo nei confronti di un altro individuo si rappresenta come un campo di forza che preme, fa pressione su un altro campo di forza per condizionarlo, attaccarlo, aggredirlo e persino assorbirlo, divorarlo. Si verifica una vera proiezione di un campo nellaltro nel tentativo di esercitare con tutta la forza possibile la propria logica di autoaffermazione, di potenza, di dominio. Per capire ancora meglio il significato di questa affermazione, possiamo cercare di capire quanto avviene in un ambiente chiuso, per esempio allinterno di una macchina quando in corso una forte lite tra due persone. E una esperienza che in misura pi o meno intensa abbiamo fatto tutti. Allinizio, quando si comincia a litigare, le due persone hanno un atteggiamento normale, si sentono normalmente bene; mano a mano che la lite cresce di intensit, aumenta i suoi contenuti agonistici, esplode e assume i contorni di uno scontro vero, entrambe le persone avvertono pesanti conseguenze su tutto il loro organismo, con particolare riguardo alle funzioni cerebrali; si sente un forte mal di testa che aumenta con laumentare della lite; questo si verifica appunto perch le due masse di energia si scontrano e si aggrediscono senza esclusione di colpi; pi la battaglia si fa dura e
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pi i due campi di energia combattono la loro lotta per legemonia; ognuna delle due energie tenta di assorbire laltra, di annientarla; le conseguenze sui due organismi si fanno evidenti; per i soggetti pi deboli non resta che laccettazione della legge del pi forte; chi non accetta quella legge destinato a pagare un prezzo ancora maggiore; non raro il caso, infatti, di chi, tentando di andare oltre quanto la propria energia gli consente, subisce un crollo generale; spesso lorganismo non regge lintensit dello sforzo e viene travolto da un evento devastante e irreversibile: un collasso, un infarto, un ictus. Quando lintensit della lite non cos definitiva si avvertono comunque conseguenze fisiche ben precise, come emicranie, senso di smarrimenti, tremolii e dolori diffusi nel corpo. Queste verit sono state comprese molto bene, anche se interpretate e rappresentate in modo primitivo, da quasi tutte le civilt che ci hanno preceduto; ci siamo mai chiesti perch le divinit del mondo antico sono state sempre o quasi sempre rappresentate dai predatori pi feroci? Il leone, il leopardo o la tigre campeggiano sulle statue degli antichi Dei, fornendo loro la testa e limmagine Anche la letteratura si soffermata frequentemente su questo; uno dei casi pi conosciuti senzaltro laborigeno che incontr il pi romanzato di tutti gli avventurieri: Robinson Cruso; quellaborigeno, il famoso Venerd aveva come Dio il coccodrillo; quando Cruso tent di portare Venerd alla fede cristiana, questi gli rispose che il vero Dio era il suo coccodrillo, perch mangiava gli altri pesci e gli altri animali, e cos facendo assorbiva la loro energia. Venerd aveva un punto di vista molto semplice, quello che gli veniva consigliato dalla sua pancia pi che dalla sua testa; la sua visione del mondo rispondeva alle leggi ancestrali della sopravvivenza e ogni altro pensiero gli era sconosciuto. Per tornare ai comportamenti ostili e allo scontro di energia che producono dobbiamo considerare che essi aumentano il loro campo e la loro potenza quando sono tenuti da molte persone
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contemporaneamente: il caso delle grandi battaglie: in quegli eventi di ostilit di massa lesplosione di energia negativa visibile, oltre che nel rosso sangue dei cadaveri, sulla plumbea e opprimente atmosfera che staziona o per meglio dire stagna, come una epidemia invisibile che tutti coinvolge, in tutta la zona circostante per molto tempo; quando avviene lo scontro la violenza dellenergia si scatena tuttintorno, si avvita, si esalta, esplode, si espande e realizza tutto il suo dominio; in quel momento non c spazio per nientaltro; anche il pi pacifico e pio tra gli uomini diviene un guerriero e si comporta da carnefice; dopo lo scontro, per molto tempo, quellenergia violenta continua ad occupare quello che stato il campo di battaglia e rimane l, in una posizione di stallo, impotente ad esplodere ancora ma riluttante ad abbandonare la scena; quellenergia nefasta, malsana, famelica, animata da un appetito che vorrebbe saziare alla prima occasione utile; per questo sconsigliabile frequentare i luoghi dove vi sono stati scontri multipli e cruenti, perch quella ferocia pu essere contagiosa ed entrare dentro chi la incontrasse, a prescindere dalla sua volont. Durante la battaglia quellesplosione di energia la si pu vedere negli occhi trionfanti dei vincitori e negli sguardi impauriti e allibiti degli sconfitti; i primi assumono a volte nei loro ghigni lespressione dei predatori e dei cannibali che stanno per avere il sopravvento, i secondi si lasciano andare, e tutta la passivit succube della loro massa nervosa e fisica preannuncia una fine imminente. Si badi bene, lo scontro non riguarda in via esclusiva le persone ma ogni pi piccola, lillipuziana componente della loro energia; ogni atomo, ogni particella, per quanto elementare e minuscola essa sia, coinvolta nello scontro, e ne subisce le conseguenze in termini di partecipazione e coinvolgimento Si dice, e io credo fermamente in questo, che le vibrazioni emotive intensissime e numerosissime che fecero impazzire le masse cerebrali dei cristiani divorati dalle belve nellantico
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colosseo, siano rimaste l per lunghissimo tempo, non essendo possibile smaltire celermente la terrificante intensit che quella energia shoccata aveva raggiunto. Forse molta di quella energia sta ancora l, e la si pu avvertire in alcuni particolari momenti di maggiore sensibilit. Per venire ai tempi nostri e ad una situazione pi congeniale alle nostra abitudini, (non che manchino le guerre: tuttaltro) possiamo farci unidea di una circostanza analoga quando, ad esempio, si riunisce unassemblea di azionisti in un momento molto teso; anche l lo scontro tra le energie presenti diviene palpabile e tangibile; non un semplice modo di dire; lo si pu avvertire quasi concretamente allorch le onde durto di uno schieramento entrano apertamente e aspramente in conflitto con quelle dello schieramento contrapposto; in quei momenti la tensione diviene letteralmente palpabile e in tutta lasettica sala si percepisce nitidamente, oltre al gradevole ronzio dellaria condizionata, anche la pressione nervosa che diviene insopportabile e pesa fisicamente sui protagonisti della vicenda; chi possedesse occhiali speciali potrebbe distinguere con chiarezza che i due campi in competizione avanzano e si ritirano in simbiosi e in parallelo con il comportamento dei contendenti; i due campi diventano essi stessi contendenti, spesso acquisendo una loro autonomia, una loro capacit di movimento e di azione, una loro soggettivit. Quei campi possono essere determinanti anche per decidere lesito finale dello scontro che si combatte in quella sala senza esclusione di colpi; possono essere un valore o un disvalore aggiunto, infondendo ulteriori particelle di energia positiva o negativa in chi sta gi ottenendo un parziale successo o un momentaneo insuccesso, lo rafforzano o lo indeboliscono ulteriormente, fornendogli o sottraendogli la spinta per affondare e liquidare la resistenza dellavversario; e cos il campo di energia negativa che stagna sulla parte che sta per avere la peggio, pu essere determinante per alimentare ancora il pessimismo e
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schiantare la forza di opposizione e di resistenza di sta soccombendo, assestandogli il colpo di grazia. Mentre scrivo queste righe penso allIliade di Omero e allepica battaglia finale tra Ettore e Achille; e penso che gli Dei di cui parla Omero, in questo senso, esistevano realmente scendendo in aiuto ora delluno ora dellaltro; naturalmente, non di divinit si trattava, ma dellazione dei campi di energia e delle loro manifestazioni concrete. Ognuno di noi pu rendersi conto di questo fenomeno ripensando ad un episodio importante della propria vita: un esame, un progetto, una dichiarazione decisiva, un intervento; in ognuno di questi casi il nostro stato danimo subisce variazioni continue e oscillanti che inseguono una curva ascendente o discendente che dipende dal nostro stato danimo, dalla consapevolezza che abbiamo, dalla fiducia in noi stessi; in quei momenti decisivi noi avvertiamo nitidamente lazione del nostro campo di energia; in una situazione positiva sentiamo chiaramente lazione di una forza esterna che ci sprona e che ci aiuta, facendoci superare qualsiasi ostacolo; in altri casi invece dobbiamo rinunciare perch ci rendiamo conto che una forza preponderante ci sovrasta e non ci lascia scampo; in entrambi i casi quellenergia dentro di noi e, contemporaneamente, fuori di noi, quando assume la sua funzione, in un vortice di dare e avere, di influenze subite o prodotte; in entrambi i casi il campo di energia esercita il suo protagonismo, crea e decide anche per noi e, in tal modo, assomiglia a Dio. Questi fenomeni sono sempre esistiti e sempre esisteranno; fanno parte della storia delluomo e di ogni essere vivente per affermare e manifestare lantica vocazione di ogni specie alla sopravvivenza e al predominio; la violenza fa parte di questa vocazione, afferma i suoi diritti in ogni modo e sviluppa anche tecniche particolari, la pi raffinata delle quali la ragione. Quando una energia singola si trova in contatto con unaltra energia subisce sempre una modifica comportamentale e perde progressivamente autonomia con laumentare del numero delle
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energie con le quali si trova ad imbattersi, fino a perdere definitivamente il controllo. Lenergia delle masse spaventosa per questo. Via dalla pazza folla hanno detto a pi voci molti uomini illuminati. Quanto pi lambiente affollato, tanto pi diviene imprevedibile, rendendo possibile ogni cosa. Le manifestazioni pi estreme della natura umana, da quelle positive, come leroismo, a quelle negative come, ad esempio, i saccheggi e le rapine, avvengono sempre quando si verificano come manifestazioni di massa. Negli stadi possibile vedere un tranquillo ragioniere di un piccolo ufficio trasformarsi in una autentica furia, capace di inveire con violenza inaudita e impensabile nei confronti dei malcapitati avversari; quel ragioniere, buon padre di famiglia e amabile conversatore, potrebbe essere capace di qualsiasi efferatezza, se attratto, coinvolto e travolto da una emozione generale scatenata in modo collettivo. Lenergia delle masse incontrollabile e ingestibile; come un oceano impazzito, uno tsunami, capace di travolgere o coinvolgere ci che la costituisce e ci che la circonda, inseguendo direzioni imprevedibili. Solo alcune personalit carismatiche riescono ad entrare in sintonia con le sue frequenze, percorrendo invisibili sentieri di persuasione e di cattura inspiegabile del consenso. Lo ripeto, nel bene e nel male. Hitler, con tutte le sue nevrosi, aveva questa capacit; riusc a convincere una nazione colta e progredita che le sue idee erano giuste, riusc a farsi eleggere democraticamente Cancelliere del Reich. Questo gli permise di attuare con grande efficacia, con determinazione assoluta, la politica di sterminio che, pure, aveva pubblicamente dichiarato di voler attuare, nella ricerca lucidamente ossessiva tendente ad attuare il suo piano visionario per la elezione della razza superiore, del superuomo. Dovremmo cercare di capire meglio attraverso quali vie riusc a ottenere cos trionfalmente i suoi obiettivi, se vogliamo
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evitare che lerrore si ripeta; tuttavia sappiamo che il suo strumento di persuasione avveniva attraverso irresistibili influssi oratori che elettrizzavano le masse imprigionandole in un consenso assoluto. Quando Hitler saliva sul podio di un grande palco o sulla sedia di una delle tante birrerie di Monaco, riusciva in pochi minuti a calamitare intorno alla sua voce gutturale e animalesca le menti e i cuori di tutti gli astanti che sembravano non avere altra via che lespressione di forti emozioni di assenso e di adesione alla follia visionaria dellex caporale. Lenergia delle masse un seguace alla ricerca di un leader. La qualit e la tipologia del messaggio sono importanti ma non determinanti; ci che conta il canale che si accende tra il carismatico portatore di verit e una massa accomunata dal bisogno di illusioni e di rigenerazioni. Allo stesso modo e allopposto Gandhi e Ges: conoscevano il canale, la sintonia da accendere e riuscivano a dialogare con le energie collettive spingendo i singoli e le folle nella direzione desiderata, costruendo sistemi duraturi destinati ad influenzare per sempre la storia delluomo. Anche se, fortunatamente, con parole e messaggi meravigliosamente diversi.

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LENERGIA E LA RAGIONE

Qual ed in cosa consiste quel meraviglioso, straordinario meccanismo che trasforma impulsi e istinti, pulsazioni ed emozioni, in logica razionale in alcuni esseri viventi e in particolare nelluomo? Ho parlato di alcuni esseri viventi lasciando trasparire una mia forte convinzione: che la ragione potrebbe appartenere anche ad altre specie, non solo di natura animale, prima di tutto perch non abbiamo, checch se ne dica, controprove al riguardo, ma anche e soprattutto perch molte circostanze di vita vissuta dimostrano inconfutabilmente lesistenza di comportamenti razionali in alcuni animali e persino in alcuni insetti. Noi, per, dobbiamo riferirci alla specie per la quale abbiamo, come naturale, un interesse molto forte e diretto: la specie umana; mi sento di affermare che la ragione inizia la sua attivit e comincia a manifestare la sua logica, quando listinto di sopravvivenza, costretto ad affermarsi e lottare in alcune situazioni particolarmente ostiche, si evolve e si sviluppa, fino a catalogare e memorizzare i comportamenti precedentemente avuti e trasformandoli in sistema organizzato di vita; questa evoluzione, a dire il vero, certamente presente in molte specie animali, ma noi non ci sentiamo di affermare che, in quei casi abbiamo a che fare con la ragione, anche se ad essa si avvicina molto; spesso rimaniamo meravigliati e sorpresi, quasi incantati nellosservazione di stili di vita che si avvicinano molto a quelli che noi definiamo comunemente razionali. Di che si tratta, allora, se non di comportamenti razionali? Anche qui dobbiamo utilizzare, per capire fino in fondo la logica della nostra argomentazione, il procedimento dellanalisi semplice, la pi semplice e naturale di cui possiamo disporre, vale a dire, quello dellintuizione consolidata, della percezione robusta.
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In breve, sono arrivato a questa conclusione: ci che avviene che listinto di sopravvivenza adegua la sua evoluzione alla qualit della struttura organica e di energia nella quale inserito; in pratica si verifica che la tendenza allaffinamento e al miglioramento di istinti e impulsi avanza in un modo o nellaltro in relazione alla carrozzeria e al motore di cui dispone; nel caso delluomo, dunque, abbiamo a che fare con una qualit della massa di energia particolarmente sviluppata ed evoluta per un insieme di fattori e cause che noi non possiamo assolutamente spiegare, ma di cui possiamo soltanto prendere atto. Questo processo evolutivo, tuttavia, ha bisogno di tempi lunghissimi; se io avessi scritto questo libro allinizio dellavventura umana sulla terra non avrei potuto fare questo tipo di affermazioni; nei primi giorni di quella sua avventura, infatti, quando luomo assunse la posizione eretta e cominci a guardarsi intorno in un modo completamente nuovo la ragione assomigliava soltanto ad un barlume di luce fioca appena accesa; tutto era confuso e la logica razionale era solo un prolungamento del bisogno ancestrale che faceva muovere gli istinti di sopravvivenza; noi, oggi, non possiamo sapere se qualche altra specie sta giungendo a quello stadio o se potr arrivarci in un prossimo futuro; non possiamo neanche sapere se diversi milioni di anni fa una qualche forma vivente abbia gi posseduto lesercizio della ragione, in quale misura e con quali risultati. Di certo nelluomo questo salto nella ragione avvenuto ed avvenuto con gradualit; di certo esso si reso possibile, come abbiamo visto in precedenza, grazie alla concomitanza di cause occasionali o fortuite che si sono verificate ad un determinato stadio della sua evoluzione; perch anche vero che nei precedenti stadi in cui i primi ominidi si affacciarono nel pianeta terra e iniziarono la loro guerra contro le altre specie per la loro affermazione e per la supremazia, la scintilla della ragione non era ancora stata accesa; parlo appunto dei primissimi stadi, quelli nei quali luomo non aveva neppure le attuali sembianze e non
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camminava ancora in posizione eretta, non fosse altro che per motivi oggettivi, indipendenti dalla sua volont, perch le acque non si erano ancora ritirate e le prime terre emerse non esistevano. Ad un certo punto e ad un certo grado della sua evoluzione luomo, grazie al suo diverso processo evolutivo, ha assunto la sua attuale conformazione fisica e mentale; la particolare aggressivit, qualit e struttura della sua massa di energia ha fatto allora scoccare la scintilla della ragione che non altro che lo sviluppo lentissimo e costante verso forme sempre pi evolute degli istinti primordiali che gli avevano fatto muovere i primi passi. Ma il possesso della ragione non sempre costituisce un passo in avanti sulla via della qualit della vita; oggi vi sono culture che alla ragione sacrificano tutto; la ragione produce la tecnica, arricchisce la pratica, migliora il nostro modo di stare al mondo e ci ha condotto in un benessere materiale molto invidiabile per chi pensa che esso sia la cosa pi importante per noi; la ragione, inoltre, applicata ad una natura aggressiva quale quella umana, produce ingiustizie, disuguaglianze e violenze in quantit industriale; la ragione, insieme ad un grande comfort ci ha donato uninfinit di miserie, tra cui la distruzione dellambiente, le guerre di sterminio, le discriminazioni razziali e la rigida divisione del mondo tra ricchi e poveri, innalzando tra gli uomini una cortina di ferro che difficilmente potr essere abbattuta. La ragione deve essere considerata come uno strumento delluomo non come il suo fine; deve essere valutata come unarma in pi, da utilizzarsi per vivere meglio e non come una nuova divinit da venerare e a cui innalzare altari. Su quegli altari sono state sacrificate e si sacrificano tuttora la sensibilit, le intuizioni, la fantasia e tutto ci che rende magica la natura umana; negli ultimi due secoli il mondo stato impoverito da gravi arretramenti nellutilizzo delle qualit interne degli uomini; questa tendenza sembra purtroppo inarrestabile ed destinata a rafforzarsi ancora. Noi non dobbiamo aggredire il progresso della ragione o le scoperte della tecnologia e della
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scienza, non dobbiamo scadere nel nichilismo, perch sarebbe inutile e anche molto stupido; ci che possiamo fare mettere i puntini sulle i e ricondurre il tutto al suo giusto equilibrio, ritrovando il senso dei nostri valori interni pi profondi. Possiamo farlo con semplicit, guardando dentro di noi, ascoltando le nostre pulsazioni interne, respirando le nostre percezioni.

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LE PERCEZIONI

C stato un tempo nel quale non esisteva la televisione e non esistevano i computers, non esistevano i giornali, le videoconferenze, i telefonini e i video telefonini, non esistevano le automobili con dentro le perfezionate autoradio e ancora non sfrecciavano i treni superveloci che trasmettono musica con tecniche che hanno raggiunto quasi la purezza dellascolto; non esistevano molti programmi di intrattenimento, non venivano messe in onda le telenovele, il grande fratello ed i reality-shows, non infettavano la pur difficile vita delle persone; in quel tempo la vita era molto diversa; quando scendeva il buio le menti degli uomini non erano catturate dai programmi televisivi di successo o da avvenimenti sportivi a ripetizione e a ritmi frenetici; gli uomini, invece, pensavano a loro stessi; molto frequentemente agli aspetti della vita materiale, il mangiare, il vestirsi, insomma il vivere e il sopravvivere; ma qualche volta la loro mente si concentrava su altri aspetti della loro esistenza; pensavano alla loro origine, si interrogavano sulla loro composizione, se esisteva una ragione iniziale o una ragione pura, quale poteva essere lo scopo, se uno scopo cera, della loro vita; in quel tempo non vi era la luce artificiale; il senso del buio e della notte era pi profondo; e le luci movimentate, tremule e piene dombra dei fuochi accesi trasmettevano il senso della precariet, della fragilit, e ponevano solo per questo stesso motivo altre domande; luomo era pi timoroso, e quando tornava la sera a casa, faceva in modo che loscurit non lo sorprendesse nella via del ritorno; per questo parlava dei suoi timori ad altri suoi simili; quasi sempre, dopo una dura giornata di lavoro o di caccia, prima di andare a dormire, sdraiati fuori dalla tenda, guardavano in su, nel cielo stellato, con molto interesse; quasi con ansia cercavano delle risposte che non venivano; la loro concentrazione veniva amplificata dal silenzio
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che incombeva tutto intorno; soltanto il vento modellava le sue ansie accompagnato dalla voce dei grilli nelle notti destate o dai temporali dinverno; le domande di quegli uomini, silenziose o accomunate nel conversare, rimanevano senza risposta; i loro occhi cercavano di guardare oltre i confini dello spazio, senza risultati; ma nel profondo del loro cuore e della loro sensibilit avvertivano un non so che di familiare, di anticamente e amichevolmente vicino, qualcosa di rassicurante; venivano loro in soccorso percezioni indistinte e leggere ma che sentivano vere, radicate e in qualche modo sicure; sensazioni inspiegabili, intuizioni confuse ma confortevoli e anche beneaugurati che forse provenivano da quel mix di incoscienza e ottimismo che ha sempre pascolato nellanimo umano; in quei momenti gli uomini parlavano tra di loro, usavano toni bassi, come per non disturbare qualcosa o qualcuno, avvertivano che non erano soli e questi pensieri conciliavano il sonno. La domanda che ci dobbiamo fare la seguente: perch si provano quelle sensazioni? Perch si percepisce qualcosa in generale e quella cosa (la sensazione di non essere soli) in particolare? Si tratta, come asseriscono molti, della semplice autosuggestione, di illusioni che ci creiamo da soli o, invece, abbiamo a che fare con qualcosa di pi serio e vero, qualcosa di effettivamente reale e concreto? Abbiamo gi detto che in questo campo non si pu essere presuntuosi e pretendere la prova scientifica di ci che affermiamo; dobbiamo attenerci allalto tasso di probabilit purch esso abbia caratteristiche di prolungata frequenza e ripetitibilit in soggetti, tempi e luoghi molto diversi tra di loro; daltra parte questo stesso metodo (conosciuto come calcolo probabilistico) viene sempre pi utilizzato dalla moderna scienza fisica almeno sin dalla scoperta dei quanti e, via, via, sempre pi frequentemente; quando si va ad indagare aspetti della vita quotidiana o universale che riguardano ci che infinitamente grande (come luniverso, anzi come i miliardi di universi
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esistenti), o anche ci che infinitamente piccolo (come le innumerevoli sottodivisioni in cui si articolano e si suddividono le varie componenti dellatomo, di quello, cio, che un tempo ritenevamo assolutamente non essere ulteriormente frazionabile), allora praticamente impossibile ottenere, provare, spiegare e, successivamente, diffondere prove concrete a sostegno; certamente molto pi facile, provare una legge fisica per spiegare il perch una mela che cade dalla torre di Pisa rispetta la legge di gravit che spiegare esattamente let delluniverso e la infinita quantit degli universi, la loro origine, la loro velocit di espansione, il tempo della loro vita. Stessa complessit, stessa difficolt, per il nostro ragionamento sulle percezioni; esse esistono, questo certo e da sempre hanno influenzato la nostra vita; milioni di persone possono testimoniare di aver provato, con frequenza pi o meno grande, esperienze del genere; naturalmente tuttaltra cosa dimostrare la loro esistenza in modo esatto, la loro natura e anche la loro provenienza; anche in questo caso dobbiamo attenerci allaltamente probabile e, paradossalmente, alla frequenza e alla diffusione di questi fenomeni tra le persone; provare lesistenza delle percezioni con le percezioni non un azzardo un po troppo esagerato? Un espediente eccessivo? Non di questo si tratta, ma della consapevolezza che non tutto a questo mondo, come gi detto, provabile anche se esiste di sicuro; noi per non possiamo disinteressarcene, non ci conviene; perch ci che esiste, prima o poi, busser alla nostra porta, interessando, interferendo e condizionando pesantemente la nostra vita passata, presente e futura; dalla nostra capacit di analizzare queste cose dipende in qualche misura anche la serenit nella quale noi possiamo o non possiamo vivere; da questa capacit dipende anche se riusciremo o no a capire la direzione da prendere, la migliore possibile, quella che meglio concilia le nostre caratteristiche con quelle generali del mondo che ci circonda, dellenergia che ci intorno, ci anima, ci
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sovrasta, ci condiziona e, talvolta, ci rende felici. Chi non segue la strada della ricerca della conoscenza rinuncia a quanto di pi prezioso possa interessarlo veramente; chi naviga al buio e avanza a caso potrebbe non avere unaltra occasione e perdersi per sempre nel caos delle combinazioni possibili. La coscienza di noi pu fornirci la guida e orientarci quando la nostra energia, tra non molto, si trover a dover scegliere la direzione da seguire; tutti noi sappiamo che nella notte pi fonda, anche una piccola luce fioca di grande aiuto e orienta la scena; in fondo proprio questo che dobbiamo fare: iniziare ad accendere una piccola luce. Allora, quando si verifica e come una percezione? La risposta pi semplice della domanda: la percezione si verifica, e si manifesta in una persona, quando una parte, piccola o grande che sia, dellenorme quantit dellenergia generale che in movimento in tutto ci che ci circonda, si interseca, si incrocia, si imbatte, a volte sfiora, in poche parole solletica, sollecita, si rivolge o si mescola o confluisce nellenergia particolare di cui noi siamo costituiti; tutti i verbi che ho usato per descrivere i diversi modi di manifestarsi dellenergia generale nei nostri confronti non fanno parte di una natura saccente che tende a mostrare la padronanza nelluso dei verbi; sta invece a dimostrare che le forme del contatto tra i due tipi di energie sono molte e numerose; esse dipendono da molti fattori: ambientali, fisici, chimici, psicologici. La percezione consente il contatto: sta ad ognuno di noi trasformare un impulso lontano in un canale di collegamento pieno di notizie, dati e cifre che possono soccorrerci ed aiutarci nellorientamento. La nostra composizione complessiva quanto di pi ricco e dinamico sia possibile immaginare e il mondo nel quale viviamo molto diverso da quello che i nostri deboli sensi ci consentono di vedere o sentire; il nostro corpo rappresenta una dura prigione che inibisce fortemente le nostre potenzialit; se luomo preso unicamente dai forti richiami della vita materiale non riuscir mai
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a captare alcunch e la sua vita scorrer invano, racchiusa in un sordo e cieco cono dombra. Per poter avere le percezioni e renderle progressivamente pi nitide necessario, prima di ogni altra cosa, convincersi che esse siano possibili; senza questa fiducia non si va da nessuna parte e il nostro involucro la far da padrone, indisturbato, dettandoci le sue leggi e imponendo la sua dittatura. Il ballo dellenergia sempre in frenetico movimento e le sue vibrazioni ruotano continuamente intorno a noi; sintonizzarsi su di esse molto facile; basta rilassarsi e aprire i canali di collegamento; lasciarsi andare, abbassare il volume della nostra assordante materialit, senza pretendere di spegnere del tutto la voce del nostro corpo, perch sarebbe impossibile oltre che sciocco e frustrante; far scivolare le sensazioni, dolcemente, farsi cullare dagli istinti pi profondi e riposti, ricercare gli anfratti nascosti della nostra sensibilit, fino ad arrivare pi in fondo possibile, in quegli angoli remoti la cui esistenza neanche immaginavamo e al cui interno giacciono tesori di vitalit impensabili; abbandonarsi e seguire la corrente del cuore. I risultati non tarderanno a venire e saranno sorprendenti; inizieranno a giungere sensazioni nuove e pensieri sconosciuti che ci lasceranno sorpresi; allinizio proveremo smarrimento e sconcerto; la tentazione di lasciar perdere sar forte ma dovremo insistere; come noto, ogni novit porta sempre con s qualche rischio, ma mai come in questo caso il gioco vale la candela; non si deve avere paura; tutto quello che arriver fa parte di noi e la sua conoscenza pu contribuire ad arricchire la comprensione della vita che stiamo conducendo. Per quanto mi riguarda ho avuto la fortuna di avere una percezione molto presto; avevo circa venti anni, mi stavo preparando agli esami di maturit e avevo preso labitudine di studiare su una sponda del lago di Vico, un bellissimo specchio dacqua che illumina di vita e di luce tutto il gruppo dei monti Cimini; in quel luogo era bello concentrarsi e studiare; mi
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sembrava che le nozioni e i concetti fossero pi chiari e che potessi apprendere tutto con maggiore facilit; il gran chiasso della natura non solo non mi arrecava alcun disturbo ma costituiva un gradevole sottofondo che agevolava e stimolava lo studio, rendendolo maggiormente produttivo. La prima percezione venne dun tratto; senza che me ne rendessi conto la mia mente inizi a percorrere una nuova direzione piena di pensieri nuovi; non fu un cambiamento voluto, ma assolutamente spontaneo e comunque accettato come inevitabile; quei nuovi pensieri, corredati da belle immagini che mi riguardavano, vennero nella mia mente come se fossero a casa loro, senza alcun imbarazzo; provai un grande piacere nellospitarli e osservarli con grande attenzione; in pratica mi stavo guardando dallesterno in uno scenario che non avevo mai visto. Ero al centro del lago, sulla superficie, proprio dove poco prima, mentre stavo studiando, avevo potuto ammirare i riflessi magici della luce del sole sullacqua che provocavano incroci di meraviglie deliziose alla vista; stavo l, tranquillamente seduto sulla superficie del lago, mentre dialogavo con lintensa vita che formicolava tutto intorno; miriadi di piccoli pesci, minuscoli felici insetti e farfalle cullate dalla leggera brezza, si trasmettevano messaggi fertili, tenere promesse e contatti di vario tipo in una comunione semplice e partecipata; tutto quel vivace formicolio esprimeva la sua gioia di vivere con naturalezza; ed era, appunto, la naturalezza che costituiva la base comune di quanto vedevo; non vi erano interrogativi, dubbi o nevrosi; ogni creatura faceva esattamente ci che voleva e ci che voleva era quello che doveva; stavo osservando una minuscola, gigantesca societ dove il piacere coincideva con il dovere, le regole non erano necessarie e le leggi del tutto inutili perch lordine era nelle cose e nessun essere vivente avrebbe mai pensato di non partecipare a quella straordinaria festa della natura che coincideva perfettamente con la vita di ognuno.
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Io sapevo di essere estraneo a quella gioia contagiosa che osservavo con un forte desiderio di entrarne a farne parte; come quando, da bambino, guardavo con una certa invidia, da lontano, una bella festa a cui non ero stato invitato; ma sapevo anche che estraneo non ero perch sentivo fortemente che, nonostante tutto, quel mondo riguardava anche me. Il contatto scatt senza forzatura alcuna, mentre ancora ero immerso in sensazioni contrastanti; un flusso continuo di impulsi mi raggiunse con intensit crescente; non posso dire che fossero informazioni o messaggi precisi, n che avessero impronte morali, n, tanto meno, che volessero essere incoraggianti o ammonitori; erano impulsi di consapevolezza; cos potei definirli: irresistibili, nella loro semplice forza, nella loro decisa ineluttabilit; quegli impulsi mi stavano riempiendo, numerosissimi, come un fiume in piena, tranquillo ma potente, continuo ed inarrestabile. Erano impulsi che narravano storie di vita vissuta serenamente; milioni di storie, sommatorie di esperienze la cui durata non aveva valore perch lattimo pu essere eterno come, al contrario, pu essere effimero, confuso e brevissimo un periodo inutilmente lungo; contemporaneamente sentivo che quelle esperienze avevano un senso e un significato individuale ben preciso, ma possedevano anche una appartenenza comune, una radice e una storia comune; sentivo anche che il tutto era proveniente ed orientato verso una comune sostanza. Il linguaggio degli impulsi era semplice e chiaro, scorreva leggero, si radicava impetuosamente nella mia coscienza e produceva la pi forte delle consapevolezze: quella che non ha bisogno di spiegazioni; tutti quegli insetti, pesci e pesciolini, farfalle, uccelli e piccole forme viventi di ogni colore, forma o dimensione si stavano contemporaneamente rivolgendo a me e io riuscivo a recepirli tutti insieme, per quanto fosse impossibile capirne i modi e le ragioni; e gocce dacqua, vapori, brezze soffuse, piccoli spiragli di vento accompagnavano quella
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trasmissione di impulsi, aumentando la loro facilit di comprensione. Mi resi conto di essere al centro di una massa denergia, al tempo stesso, frastagliata in milioni di particelle ma unificata da ununica matrice che apportava e riceveva consapevolezza; io facevo parte di quella matrice comune e la riconoscevo presente in tutto quanto mi circondava; stavo assorbendo e dispensando energia; mi sorpresi a pensare che quello che stavo provando doveva assomigliare di certo alla creazione, perch vedevo che il mio campo di energia, fondendosi con tutta lenergia presente, stava crescendo smisuratamente fino a racchiudere tutto lo spazio che riuscivo ad inquadrare e volando oltre i confini dei miei sensi. Una sensazione indescrivibile si impadron di me; rimasi per un tempo molto lungo in quello stato di beatitudine nel quale consentii a tutta lenergia che mi stava invadendo di scorrere liberamente in ogni fibra. Ero al massimo della consapevolezza; nessun segreto mi veniva nascosto ed ero felice. Un fascio di luce vivida proveniente dallo specchio del lago colp la mia cornea e mi riport bruscamente alla normalit. Nei giorni seguenti mi sentii molto stanco e molto forte.

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ANDATA E RITORNO Le percezioni sono insondabili; nessuno le pu catalogare; la loro vita legata alla capacit di chi riesce a provarle; esse sono inesistenti o invasive, possono non apparire mai o divenire parte costituente della vita di una determinata persona; molto dipende dalle capacit creative di quella persona, ma soprattutto dalla sua umilt; Il tipo di percezione descritto nel capitolo precedente molto completo e si verifica abbastanza di rado, quando vengono a coincidere molti fattori positivi e concomitanti in un unico ambiente idoneo alla trasmissione di energia; quella mia esperienza ha consentito non solo la trasmissione, ma lo scambio, per di pi intenso, di una grande quantit di energia ed ha prodotto, quindi, il massimo di comprensione di quanto stava avvenendo, la massima consapevolezza. Ogni esperienza parte dai risultati di quella precedente; una coscienza arricchita non dimentica; levoluzione di ogni comprensione progredisce continuamente e la consapevolezza si irrobustisce sempre, a meno di non incappare in un evento traumatico. Questo tipo di esperienze produce una forte dipendenza, non le si possono accantonare; esse reclamano i loro diritti e invocano il ritorno alla vita; per questo chi le prova non pu fare a meno di cercarle ancora, se possibile, ad un livello superiore rispetto alla volta precedente. Lintensit delle sensazioni provate e la crescita interiore che si verifica sono cos accentuate che il protagonista di questi fenomeni recher visibili sul proprio volto le tracce indelebili della tensione o del piacere avvertiti. Le espressioni delle facce dei sapienti si assomigliano tutte per quella aureola di forte serenit che li accomuna, cos come i volti dei disperati fanno trasparire inequivocabilmente i segni di ci che provano nelle loro espressioni, ma anche nei loro sguardi.
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Lombroso avrebbe dovuto studiare le conseguenze delle emozioni sui visi delle persone, invece che un impossibile automatismo tra le misure geometriche dellorganismo e la tipologia dei caratteri e delle inclinazioni comportamentali Ma esistono diversi livelli di percezione; non tutti possono arrivare sempre o subito alla grande intensit o al ciclo completo dello scambio e , purtroppo, quasi nessuno lo vuole per ignoranza o presunzione. La condizione pi frequente quando si verifica una percezione semplice, di natura elementare e direi originaria che si produce per lantico, innato, costante timore delluomo verso la Divinit; quando cio lenergia particolare che si rivolge a quella generale per diverse ragioni psicologiche ed emotive prodotte, magari, da forti sensazioni che proviamo per una qualsiasi causa, anche piacevole; mi riferisco ad esempio, a quei momenti di intenso trasporto che possono anche travolgerci, quando osserviamo con ammirazione, rispetto e sorpresa la grandiosa immagine del mare e del suo battito vitale; o quando anche ci perdiamo nellammirare una migrazione affascinante di nuvole in marcia misteriosa verso lignoto; in quei momenti noi siamo tesi verso il generale; la nostra piccola, contenuta particolarit si proietta intensamente verso luniversale, immersa e quasi travolta da un fortissimo delizioso, a volte timoroso, impulso al ritorno, forse un richiamo talvolta irresistibile, altre volte malinconico, verso non sappiamo cosa. In quei momenti, quando la tensione emotiva al massimo, noi sappiamo che i campi della nostra energia proiettata potrebbero essere visibili con una concentrazione particolare, se losservazione venisse fatta da una persona altrettanto sensibile e predisposta; ma di questo parleremo in un secondo tempo. In questo mondo, pi ci si allontana dal terreno della ragione, classicamente intesa, e pi sono possibili fenomeni di questo tipo; tutti noi possiamo dimostrare che i momenti di maggior trasporto percettivo avvengono quando proviamo i sentimenti pi
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inspiegabili ma forti e concentrati quali lamore e la paura; lamore una manifestazione di salvezza, ci porta alla vita, alla sua difesa e alla sua riproduzione, ci d gioia e calore, ci rende felici, ci assicura la prosecuzione della specie e la nostra proiezione nel futuro, ci ricorda i primi raggi di sole e di luce sia prima che dopo la nostra nascita; la paura, al contrario, una manifestazione della fine, della morte; ci porta al confine dei nostri incubi, quando immani pericoli ci sovrastavano e temevamo la dissoluzione del futuro, della speranza di vita; la paura ci conduce ai primi istanti del nostro concepimento o del nostro tentativo di essere concepiti, quando miliardi di concorrenti tentavano di sbarrarci la strada; e poi agli istanti che precedevano la nascita; a quella grande spaventosa paura di cadere, e subito dopo allenorme e confuso senso di smarrimento che provammo con angoscia subito dopo la nascita; e il senso di freddo e di solitudine appena alleviato dalla premura e dal calore materno; la paura il contrario dellamore e rappresenta laltro polo dello scontro per la vita; tutte le nostre emozioni nascono e si espandono allinterno di questo scontro; noi viviamo completamente inseriti allinterno di questo turbine vorticoso e siamo soggetti a tutte le sollecitazioni, dolci o violente che esse siano. Nelle fasi successive della fanciullezza, delladolescenza e poi della maturit, si forma con caratteristiche sempre pi compiute una personalit definita; ma essa non potr esistere ad di fuori di un confronto continuo con le particelle intelligenti che roteano al suo esterno e qualche volta penetrano al suo interno. Le particelle intelligenti sono energia, sono prodotti dellenergia e sono la via di comunicazione con lenergia generale di ogni individuo. Quelle particelle, dunque, sono forma e sostanza, essere e divenire, tempo e spazio, creatore e creato; noi siamo immersi in esse; il nostro dinamismo un loro prodotto. Per questo il contatto semplice e naturale; per ottenerlo basta lasciar fare e restare in
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attesa, allentando le nostre difese arcigne e allontanando tutte le guardie del corpo che abbiamo posto alla nostra difesa. Tanto pi marcata limposizione della razionalit, tanto pi rapidamente viene liquidata in un individuo la sua sensibilit percettiva; il mondo attuale, in questo secolo, sta somigliando ad un sofisticato laboratorio specializzato nella soppressione delle coscienze; un moderno lager che produce automi a ridotta capacit di orientamento, specializzati nella produzione di beni, merci e servizi, un gulag che spersonalizza gli uomini, che annichilisce le sensibilit e che dispensa illusioni materiali che saranno distrutte alla prima curva. Chiunque abbia a cuore le sue sorti deve fuggire da quel laboratorio per tentare di collegarsi con la propria casa madre, con le proprie radici e anche con il proprio futuro.

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LA PERCEZIONE PURA Quando si consente alle particelle intelligenti dellenergia di penetrare allinterno della personalit di un determinato individuo per far nascere una qualche percezione, questa viene captata a distanza e viene ascoltata con non poche difficolt; le onde che si ricevono passano attraverso i filtri della quotidianit e ne vengono normalmente inquinate se non compromesse nel loro significato; le forze durto generate dai bisogni materiali, dagli stati di necessit biologici o culturali, dalle precariet della vita di ogni giorno e da una serie numerosissima di condizionamenti creano grandi barriere sensitive nelle quali e dalle quali quasi impossibile districarsi. Occorrono sforzi letteralmente sovrumani, extraordinari per districarsi, orientarsi, liberarsi, riconoscere la strada giusta; occorre, in una parola, aguzzare la vista e ludito, i sensi conosciuti e anche qualcosaltro. In questo caso la semplicit del possibile collegamento con lenergia non coincide con la frequenza perch le barriere che luomo ha innalzato rappresentano steccati molto alti da scavalcare. Naturalmente esiste la possibilit di riconoscere la giusta strada, ma essa sta unicamente nella volont innanzitutto e poi nella forza interiore di ognuno di avvicinarsi il pi possibile al massimo livello di astrazione dalla realt e dai cosiddetti fatti incontrovertibili e oggettivi; uno dei pi grandi e astrusi pensatori del nostro e di tutti i tempi diceva che non esistono i fatti ma solo le loro interpretazioni; il suo nome era Nietzsche e sappiamo che la sua mente non ha retto a lungo allo stress delle verit eclatanti che aveva rivelato da una angolazione molto originale, geniale e al contempo inquietante. Qualcuno ha usato il suo pensiero e ne ha abusato tentando di utilizzarlo per scopi meschini, per rafforzarsi nelle lotte per il potere politico e materiale; qualcun altro lo ha indagato ed arrivato abbastanza vicino alla verit; ma sarebbe necessario
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concentrarsi maggiormente su questa parte del lavoro di Nietzsche per cercare di leggere e capire meglio la realt che ci circonda. E necessaria una forte forza di astrazione, diciamo una via di fuga dal quotidiano; tanto pi grande questa forza tanto pi cresce la sensibilit per avvicinarsi ad uno stato di percezione pura. Questo risultato si pu raggiungere soltanto attraverso un processo graduale fatto di astrazioni successive che devono essere progressivamente consolidate da livelli di consapevolezza maturati nel profondo della nostra conoscenza strutturale, quella vera, quella che ci viene dalla nostra energia costitutiva; quei livelli devono essere fatti propri fino in fondo; soltanto cos possibile pervenire ad una forte, nuova e vera consapevolezza percettiva. Alcune energie umane, favorite dalla loro qualit naturale e da una particolare innata sensibilit riescono pi facilmente di altri ad arrivare a quel risultato. Ma sono eccezioni rarissime che sono riconoscibili e che si fanno riconoscere. Li chiamiamo profeti, asceti, qualche volta visionari. Quando raggiungono, anche in misura parziale quella nuova dimensione si allontanano inesorabilmente dal resto dellumanit; essi sono destinati alla discriminazione sociale, allallontanamento dal contesto civile nel quale hanno vissuto fino ad allora; vengono scherniti, derisi e cacciati. E sorprendente per quanto comune il loro destino; non potrebbe essere diversamente perch la uova eresia della quale si fanno portatori in modo intransigente e totale rasenta effettivamente la follia; proclamano una verit indimostrabile e per questo respinta; la loro parola viene recepita come una sfida intollerabile e per questo persino pericolosa e destabilizzante; sono degli alieni, dei fuorvianti e dei fuorviati, dei pazzi da tenere scrupolosamente alla larga; vengono isolati perch non siano da esempio per il resto della comunit considerata sana. Ma loro non se ne curano; quei giudizi gli passano sopra e non li toccano, essendo gi immersi in una nuova dimensione; la
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normalit non fa parte della loro prospettiva e non appartiene loro; essi galleggiano e volano sopra quelle che considerano miserie e respirano un nuovo mondo che la truppa irreggimentata dalla cultura del loro tempo non pu e non riesce a sentire come reale; il loro linguaggio non coincide pi con quello del resto dellumanit, la loro vista si affaccia su altri panorami e il loro udito ascolta voci lontane. La follia lattributo che li accomuna; spesso passano i giorni che gli restano da vivere nei manicomi o nelle prigioni; oggi che non sono pi possibili i roghi che illuminavano le notti della santa inquisizione si avviano con la serenit che hanno soltanto i santi o folli sulla strada dellemarginazione pi totale e spietata; percorreranno quella strada sino in fondo, senza voltarsi indietro, senza paura e senza tentennamenti. Questa sar la loro vita futura fino al deterioramento del loro corpo di cui neppure si curano, inseguendo gi in questa vita le gioie della percezione pura che ha iniziato a dischiudergli scenari completamente diversi, originalissimi e inebrianti. Il loro destino strano; se in vita vengono respinti, dopo la morte vengono spesso osannati, riveriti e talvolta santificati; paradossalmente, con il passare del tempo vengono istituzionalizzati, posti sugli altari; gli stessi potenti che prima li avevano derisi, ora si genuflettono davanti alle loro immagini; in loro nome si costruiscono templi e cattedrali, le loro effigi, riprodotte in vari formati, vengono distribuite nei mercatini; in loro nome si costruisce un merchandising fiorente; offesi in vita vengono violati in misura anche peggiore dopo la morte; nel loro nome si impongono valori opposti a quelli che loro avevano proclamato, quando addirittura non vengono trasformati in involontari galoppini elettorali o in propagandisti involontari di aziende spregiudicate. Queste energie fortunate rappresentano, tuttavia, inconsapevoli avanguardie di una nuova forte, possibile consapevolezza del mondo e della nostra vita; quelle energie
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hanno avuto una visione straordinaria del loro percorso umano, hanno percepito e interpretato una illuminazione sulla nostra essenza, sono andati in esplorazione alla scoperta di verit che si sono sforzati di trasmettere, ma che non hanno potuto diffondere compiutamente e che non hanno potuto divulgare a sufficienza a volte per mancanza di mezzi di comunicazione adeguati, altre volte per la stessa mancanza di un uditorio che sappia ascoltarli. Si tratta di fenomeni molto interessanti che risplendono di luce propria, che ci danno bellissimi messaggi di speranza di quale e quanta evoluzione si possa avere anche in questa nostra breve esperienza nel mondo, che dobbiamo osservare con rispetto per cercare di capire. Noi sappiamo che possibile arrivare alla percezione pura ed anche a farne uno stile di vita praticato a qualsiasi costo, senza tentennamento alcuno, rifuggendo da ogni compromesso. Abbiamo molti esempi ed alcuni di essi sono veramente esemplari.

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LA SANTITA

Il pi celebre e conosciuto, anche se molto probabilmente non il maggiore, di questi fenomeni stato certamente quello di Francesco dAssisi. La sua storia molto nota in tutto il mondo cristiano e non solo; nato in una famiglia benestante e ricca, ebbe una fanciullezza e una giovinezza in larga misura uguale a tutti i coetanei del suo tempo; il suo carattere si form, crebbe e si svilupp tra giochi divertimenti e benessere, secondo il costume degli appartenenti alle classi superiori di quellepoca; partecip attivamente alle guerre che periodicamente si combattevano con la vicina nemica Perugia, meritandosi apprezzamenti e riconoscimenti per le doti guerriere e per il coraggio che dimostr in ogni circostanza. Poi, ad un certo punto, sopraggiunse una svolta improvvisa e inaspettata, una maturazione che stravolse la sua vita completamente e radicalmente; abbandon dimprovviso agi, ricchezze e facili abitudini; ebbe una conversione totale nel suo modo dessere e di agire, di ragionare e di vivere; cap con assoluta certezza che la sua vita precedente, alla quale aveva fino a quel momento dedicato tutte le sue forze, era priva di senso; inizi a predicare e a praticare la povert e afferm che essa, oltre che nelle affermazioni di principio e nella teoria, doveva essere vissuta ogni giorno; abbandon senza tentennamenti e ripensamenti famiglia e amicizie e si avventur con decisione verso una nuova vita e verso una nuova fede. Perch? Cosa era successo? La storiografia civile e religiosa collega la sua conversione ad una critica feroce e durissima del potere temporale dei papi e la inserisce compiutamente allinterno di quel fervido movimento mistico che stava infiammando tutta la penisola italiana in quel periodo che si caratterizzava per la ricerca della povert e della purezza delloriginario messaggio cristiano;
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la storiografia e la cronaca sono concordi nel riconoscere al tentativo di Francesco dAssisi un livello superiore di impatto e di contenuti, non solo per la forte incisivit che riscosse in ogni contrada e per lenorme impatto politico che scaten, ma anche per i suoi contenuti specifici. Noi per faremmo bene a non accontentarci di questa spiegazione molto in sintonia con gli eventi di quei tempi tumultuosi; noi possiamo e dobbiamo inquadrare leccezionale vicenda umana di Francesco dAssisi allinterno della analisi che abbiamo compiuto finora. Certo, sicuramente vero che tutte le riflessioni e i ragionamenti che ci sono stati tramandati anche per iscritto testimoniano un effettivo collegamento delle idee di Francesco con le vicende del risveglio cristiano, in polemica aperta con le degenerazioni della chiesa; questo assodato, ma insufficiente per farci capire veramente le esatte dimensioni di questo fenomeno; dobbiamo approfondire, cercare di scavare pi a fondo. Cosa sentiva effettivamente Francesco? Cosa vedeva? Dove miravano i suoi pensieri pi nascosti e, almeno allinizio, inconfessabili anche a se stesso? Quali furono e in cosa consistettero gli sconvolgimenti emotivi che in poco tempo spazzarono via tutta la sua cultura precedente? E indubbio che Francesco arriv gradualmente ma fermamente alla percezione pura; riusc, cio, a capire e a vedere con chiarezza quel mondo nuovo di cui abbiamo parlato, attraverso una completa immersione nel grande mare magnum dellenergia generale; riusc a contaminarsi in essa e ad esserne contaminato; riusc a collegare mirabilmente e fino in fondo la sua porziuncola percettiva con la grande madre dellenergia generale da cui proveniva e visse in quelle nuove dimensioni tutta la sua vita terrena. Noi lo vediamo gi nella sua cameretta quando, da ragazzo e in solitudine, cominci a sentire i primi turbamenti percettivi misti e confusi con quelli tipici dello sviluppo di un adolescente; lo
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vediamo quando comincia a sentire una graduale e crescente comprensione di una realt sconosciuta; lo vediamo ancora quando, giunto ormai a una consapevolezza da lui accettata, si decise ad una svolta repentina e definitiva e quando infine, avendo preso una strada irrevocabile, fugg dalle ingannevoli abitudini della sua vita, si ritir nelleremo, in montagna, a meditare. Nelle lunghe silenziose giornate che seguirono la meditazione e la contemplazione furono le sue sole compagne; la sua mente navigava negli spazi sterminati delluniverso e allinterno delle pi piccole cose, dei fili derba, degli insetti, delle farfalle, degli animali e dei rari viandanti che intravedeva in lontananza; confusione, confusione, barlumi di chiarezza che crescevano a sprazzi crescenti di luce, fino a che riusc a collegarsi stabilmente, quasi in una nuova dimensione, con quella grande energia generale che chiam Dio e con la quale inizi un dialogo serrato, fecondo e proficuo, ma anche irruento e tempestoso. Noi non sapremo mai fino a quali livelli giunse la sua ricerca, semplicemente non possiamo perch ci mancano gli strumenti per poterlo fare; non potremo mai capire fino in fondo i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue sensazioni. Sappiamo che la sua calma e la sua serenit crescevano continuamente perch le proiezioni che riusciva ad avere in quella grande sterminata energia gli fornivano di rimando risposte confortanti e rassicuranti, gli davano certezze e consapevolezze che gli ammonimenti e le minacce delle autorit del tempo non riuscirono ad intaccare minimamente. Impar a sue spese che ogni scoperta porta con se le gioie inebrianti della gratificazione, ma anche i dolori spesso insopportabili della solitudine; era un prezzo da pagare e lui lo pag fino in fondo. Maturarono dunque, in condizioni che sarebbero state disperate per una persona normale, le sue nuove idee; attraverso uno scambio continuo, una contaminazione progressiva, un assorbimento di energia, subito seguito da una successiva effusione di energia, riusc a sentire chiaramente che era parte di
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un tutto e in tutto vedeva la sua stessa energia: fratello sole, sorella luna non erano dei colorati modi di esprimersi, esprimevano esattamente quello che sentiva; nelle fasi di concentrazione assoluta e fortissima che lo animava, volava intorno e allinterno dei pianeti, degli astri e delle stelle, trovando con quei corpi lontani una effettiva parentela, una sostanziale comunanza di fondo. Entrava, con sorprendente facilit, fin dentro la massa del sole, fino allinterno del nucleo centrale e scopr che quelle altissime temperature non lo bruciavano, ma al contrario lo accoglievano come parte integrante di quella materia le cui esplosioni erano semplicemente un altro modo di essere, un altro modo di esprimersi della stessa energia che era anche la sua. E poi, nei pi lontani astri di cui appena immaginava e sentiva lesistenza, fino al limite estremo del cosmo e dello spazio; tutto gli era amico, tutto gli era familiare, non sentiva assolutamente freddo, stava bene e la sua conoscenza aumentava. Anche quando rientrava in terra da quei suoi viaggi e si concentrava sulle necessit del suo corpo e su quanto lo circondava, non riusciva a non provare grande meraviglia per quel vibrante concentrato di energia multicolore e multiforme che ormai riconosceva come vicino e familiare: fratello lupo disse, perch riusc a penetrare la sua stessa essenza in quella del lupo; ci entr in contatto, dialog con essa, dava e riceveva impulsi, messaggi, sensazioni; comunicava in quella nuova lingua che non ha bisogno di parole e che oggi noi conosciamo come telepatia. In effetti il suo fascino consisteva in questo: riusciva a entrare nel cervello e nei pi reconditi anfratti dellanimo umano e di quanti lo circondavano, fossero uomini, animali o insetti. In quei momenti il suo viso e la sua espressione possedevano e trasmettevano in tutti e in tutto quella forza e quella tranquillit che solo chi ha raggiunto la vera conoscenza riesce ad avere. Allo stesso modo vedeva nel mondo vegetale e minerale la sua stessa natura; soltanto che si realizzava e si proponeva in
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forme diverse pur essendo costituita dalle stesse particelle, dagli stessi ritmi e soprattutto dalla stessa causa originaria, dallo stesso motore, dalla stessa forza propulsiva. Cap cos che le guerre sono inutili oltre che odiose e devastanti; esse rappresentano e sono espressione della parte pi aggressiva, famelica e rapace di quellenergia che, pure, tutti ci accomuna e che presente in misura diversa in ognuno di noi. Ogni volta che si combatte una guerra, qualcosa muore dentro ognuno di noi; come diceva Hemingway, la campana suona sempre per tutti; prima si capisce questo e prima si impara a comprendere uno dei significati pi profondi della vita. Osteggi, perch ingiuste e persino insultanti, data la provenienza, le squallide ricchezze che la chiesa aveva accumulato, nel corso degli anni e dei secoli, in nome dellamore e a fini privatistici; combatt con forza e decisione le corti cardinalizie e papaline che dispensavano a piene mani ingiustizie clamorose a nome di quel Cristo che forse, intuiva Francesco, aveva visto e vissuto le sue stesse esperienze mistiche o percettive che dir si voglia. Cerc di diffondere la sua verit; per farlo fu costretto ad utilizzare il linguaggio dellepoca, anche se adesso ne possedeva uno molto pi potente ed efficace; riusc a trasmettere quelle idee con la semplicit folgorante che ormai lo guidava e che sapeva arrivare direttamente ai cuori degli interlocutori, di qualsiasi specie essi fossero. Non un caso che Francesco dAssisi sia ancora oggi il pi popolare dei santi soprattutto tra le persone semplici e genuine, non soltanto per la schiettezza e la purezza dei suoi contenuti, ma anche perch la gente avvertiva e avverte che aveva ragione. Quando si doveva incontrare, perch costretto a farlo, con le alte gerarchia della chiesa, arroganti nella difesa della loro verit e del loro potere, provava una grande pena, una infinita piet; sapeva che le loro menti erano ottenebrate e che non avrebbero mai capito.
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La vita di Francesco non un caso isolato; certamente quello che ci colpisce perch ognuno di noi sente che nella sua vicenda sono stati di molto superati i livelli accettabili di misticismo che noi siamo abituati ad accettare; quando ci si reca ad Assisi, nel suo piccolo tempio o nella sua impossibile piccola grotta, chiunque sa che ci si trova di fronte a qualcosa di grandioso, di straordinario; ma anche vero che la sua vicenda quella pi popolare e conosciuta; non lunica e, forse, neanche la pi intensa. In quel tempo la capacit di concentrazione e di riflessione degli uomini era molto maggiore di quella che, normalmente, abbiamo oggi in questa parte del mondo; allora si verificava con grande frequenza, per molti motivi legati alla storia di allora, il fenomeno della fuga dalle citt; ci si rifugiava in luoghi lontani, silenziosi e ricchi di vitalit (di energia, diremmo noi), che consentissero la meditazione e il contatto con la religiosit; in quel tempo giovani ragazzi e ragazze, da soli o raggruppati, riuscivano a superare difficolt materiali inconcepibili per collegarsi al grande senso della vita; spesso riuscivano a farcela perch ci credevano; perch una delle condizioni per attivare il flusso dellenergia la fiducia che lenergia esista in noi e fuori di noi; la concentrazione deve essere effettiva, deve radicarsi stabilmente, divenire la linfa vitale di un altro sentire e di una diversa visione del tutto. A pensarci bene questo anche il principio di ogni religione; ed un principio che appare come un paradosso; un celebre comunicatore dei nostri giorni, molto quotato nel mondo cattolico, a chi gli chiedeva come fare a credere se non si ha la fede, rispondeva che occorreva avere fede; la disperazione di ogni ateo consiste appunto in questo: non ha la fede e non pu neanche farvi ricorso per cercarla; aspettare una folgorazione, come avvenuto per qualcuno sulla via di Damasco, potrebbe preannunciare una lunghissima attesa i cui risultati non sono affatto garantiti.
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Ma Francesco ha avuto una folgorazione che si ripeteva e si rinnovava continuamente; altri celebri fondatori di grandi movimenti spirituali hanno iniziato il loro grandioso percorso allo stesso modo; allinizio di questo libro noi abbiamo parlato di flash, di messaggi; le rivelazioni, le folgorazioni sono appunto messaggi elevati alla masima potenza: da Ges a Francesco, da Maometto a Giovanni Battista fino allultimo profeta e anche fino ai predicatori dei giorni nostri; noi non sappiamo se in mezzo al branco di arruffoni improbabili che imbrogliano per dispensare illusioni e per sbarcare il lunario, possano esserci autentici, sinceri, effettivi casi di percezione vibrante e vera; e non tutti quelli che rimangono nelloscurit e nellanonimato sono dei falliti o degli ingannatori, anzi molto probabilmente vero il contrario; non tutti ce la fanno; non tutti riescono, come il giovane Siddharta, principe di nobili origini e dalla vita lussuosa, trascorsa in giovinezza tra agi e benessere, che improvvisamente inizi a trasformarsi nel Budda e che seppe costruire un movimento mistico pieno di spiritualismo, di grandiose proporzioni, in grado di attrarre anche il miscredente pi dichiarato; il Buddismo una religione piena di sensualit, di speranza e di buon senso che riesce a sedurre con le sue promesse anche chi non vi si pu riconoscere. Si pu essere anticristiani e, oggi ancor pi, anti islamici ma non ho mai conosciuto nessuno che si professi dichiaratamente antibuddista. Ad ogni modo anche in altre parti del mondo vi sono state e vi sono tuttora fenomeni pi o meno repentini che ci portano verso la santit; il Tibet e il Per, lHimalaya e lo Yemen abbondano di personaggi e di comunit che hanno posto a fondamento della loro vita la ricerca spirituale e che hanno avviato un cammino fecondo che ha dato frutti e risultati straordinari. Negli anni sessanta e settanta frotte di giovani europei migravano verso lOriente, verso i luoghi del misticismo buddista o ind, per trovare significati ormai perduti nelle loro comunit dorigine.
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Quella ricerca, per, non la si pu trovare sporadicamente con un viaggio di speranza che segnala una necessit anche fortemente sentita, ma sporadica e confusa. Occorre un percorso vero ed effettivo, una volont di ferro e la convinzione che la posta in gioco la vita stessa che si conduce e alla quale si deve completamente rinunciare; in questo campo non sono possibili compromessi di sorta e ogni scelta deve essere definitiva.

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LUTOPIA

Lenergia perfezione; la perfezione il modo di essere pi appropriato dellenergia, il suo risultato finale, il suo lavoro compiuto; lenergia e la perfezione marciano insieme, vivono insieme e possono essere la stessa cosa; quando questo avviene tutto brilla di luce attiva e la felicit prende il sopravvento; lenergia, perci, in ogni sua forma, abituata ad esprimersi in modo perfetto, non ne pu fare a meno. Tutti i suoi sincronismi, dallinfinitamente piccolo allinfinitamente grande, avvengono a livelli straordinariamente efficaci, come meglio non si potrebbe immaginare; il modo di funzionamento degli organismi a struttura monocellulare cos meraviglioso da apparire impossibile; nessuna equipe di sommi ingegneri avrebbe mai potuto immaginare meccanismi tanto precisi a prova di errore; per non parlare degli universi, delle galassie: restiamo a bocca aperta, in silenzio, al solo pensare a questi mondi la cui straordinaria potenza e dimensione ci sovrasta, lasciandoci attoniti, ammirati, esterrefatti. Luomo, per quanto rappresenti il miglior prodotto biologico finora apparso sulla terra, resta comunque molto distante da qualunque idea di perfezione; ci nonostante lenergia che lo anima lo porta inevitabilmente alla ricerca di una condizione ideale, di uno stato ideale che contrasta clamorosamente con la sua natura aggressiva. Daltra parte, noi sappiamo che nel contenitore uomo convivono modi di essere dellenergia molto diversi, a volte contrapposti, tra loro; cos si spiega la contraddizione marcata e costante che contraddistingue i comportamenti umani; slanci di solidariet e di umanit molto positivi convivono con comportamenti abbietti e famelici in misura molto abbondante e disinvolta, spesso come abbiamo visto e vedremo ancora, allinterno dello stesso gruppo sociale e, persino, della stessa
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persona. Sappiamo che lunica regola certa che esista nel campo della natura sia la variet, perch infinitamente diverse sono le condizioni attraverso le quali avviene il gran ballo dellenergia. La ricerca della perfezione la condizione di base, costitutiva, dellenergia, ma anche una delle condizioni pi frequenti che anima i desideri delle piccole energie umane; pu esplicarsi attraverso una esigenza semplicemente percepita da uomini, organizzazioni o comunit, un desiderio diffuso, ma anche come una forte attrazione sentita, un dovere irrinunciabile, un imperativo da non disattendere, un obbligo da assolvere a qualsiasi costo. La ricerca dellutopia uno dei misteri pi affascinanti della storia della vita umana sulla terra; in ogni essere umano alberga una utopia o pi utopie; , in fondo, la ricerca del bene assoluto in terra, del paradiso in questo mondo; il tentativo, quasi, di sostituirsi a Dio, di volare oltre i propri limiti, di raggiungere la perfezione. Quella ricerca maggiormente sentita nellet giovanile, quando c un grande spazio per le idee, quando soprattutto si inseguono i sentieri dei sogni e delle ambiziose esigenze di giustizia che, imperiosamente, prevalgono sugli interessi materiali. Successivamente, quando le cure del corpo aumenteranno dimportanza e prenderanno il sopravvento, allora la fresca vitalit dellenergia lascer il posto gradualmente agli istinti di conservazione e agli interessi materiali. Quando, tuttavia, lutopia conquista veramente, nel profondo, un uomo, raramente lo lascia; il suo destino sar irrecuperabilmente segnato da sogni sempre pi ambiziosi, notti insonni, febbrili ed esaltanti, passate a disegnare il mondo ideale che si vuole costruire, anni e anni trascorsi, spesso in solitudine a progettare e a organizzare strategie e tattiche per realizzare nel migliore modo possibile il proprio obiettivo. La vita degli utopisti assomiglia molto a quella dei santi: lo stesso definitivo rigore morale, la stessa intransigenza, la stessa luce negli occhi, lo stesso spirito sovrumano, missionario,
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idealista, incurante delle proprie necessit. Il vero utopista non si ferma di fronte a niente; per lui ci che conta il raggiungimento dello scopo, la sua vita viene considerata soltanto come un mezzo e, spesso, viene sacrificata sullaltare di quellutopia alla quale tutto dovuto. Sin dalle pi antiche civilt luomo ha immaginato e inseguito lutopia: quella pi attraente, perch intrisa di giustizia, stata lutopia comunista: da Platone a Marx, da Campanella a Tommaso Moro, fino ai primi dolcissimi rivoluzionari francesi e, poi ai Bolscevici e ai sempre pi folli teorici del comunismo totale, passando per foltissime schiere di eroi dello spirito e del bene supremo; stato un susseguirsi di ideologie, tra loro a volte molto diverse, ispirate alla necessit delluguaglianza tra gli uomini, della solidariet, della giustizia; lideologia comunista nasce da sentimenti positivi, scaturisce da sensazioni profonde e nobili dellanimo umano, ha come scopo il bene della collettivit, della nazione, della classe, come si dir quando si andr sul terreno politico. In questa utopia lenergia manifesta tutto il suo afflato generale, la sua vocazione integrata, il far parte del gran ballo universale della sua casa madre; questa utopia figlia amata della primaria tendenza dellenergia ad essere generale, a salvare e valorizzare ogni sua parte, a crescere ed espandersi avendo cura di ogni sua componente; per questo si tratta di una utopia inevitabile, perch prodotta da un istinto primordiale che non verr mai meno. Ma cosa diversa quando luomo passa dai sogni ai fatti; in un sistema a capitalismo naturale, la vita normale di ogni giorno scandita dalla legge del pi forte e lequilibrio comunque garantito, al di l degli odiosi eccessi che purtroppo sembrano anchessi inevitabili, dai diversi contrappesi degli interessi di ognuno; nel comunismo, invece, ma anche nelle altre ideologie estreme, quando il sogno dellutopia si realizza e si deve iniziare a fare i conti con la sua gestione, allora spesso si piomba nellincubo di sistemi divenuti peggiori dei mali che si volevano curare; e cos ogni bella intenzione proclamata nella fase dellelaborazione
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dellutopia, si trasforma nel suo opposto, la solidariet diviene la pi cupa delle oppressioni e la giustizia sprofonda nella sua negazione assoluta. E un fatto che fino ad oggi lutopia rimasta utopia e i sogni sono rimasti tali; soprattutto nellultimo secolo lapplicazione di ideologie affascinanti avvenuta con linstaurazione di dittature brutali che hanno peggiorato le condizioni di vita delle persone, limitato le loro libert e, cosa ben peggiore, infranto i sogni. La descrizione del passato, comunque, non pu e non deve pregiudicare le possibilit del futuro; ci che non si potuto verificare fino ad oggi non detto che non si possa verificare in un prossimo avvenire; le esperienze possono servire per evitare errori clamorosi che luomo ha commesso finora e la speranza deve essere lultima a morire, non solo per applicare un proverbio, ma perch giusto che vengano coltivate e applicate nel modo giusto forti vocazioni radicate e costitutive della natura umana. Se muoiono le utopie, per i troppi fallimenti che hanno avuto, gli individui diverranno peggiori; la fine delle utopie la peggiore delle realt, perch rimarrebbe soltanto un mondo crudele leggermente mitigato da qualche buona intenzione; lopposto dellutopia rappresentato dalla esaltazione della forza che, paradossalmente, ha sconfinato nellutopia opposta, quella del superuomo e del dominio di una razza sullaltra, di una nazione sullaltra e di un uomo sullaltro; questa prospettiva non solo prende atto dellesistenza degli istinti aggressivi e di sopraffazione, ma li incoraggia e li esalta a sistema dando luogo a societ criminali che, pure, hanno visto la luce, mostrando fino a quali eccessi pu arrivare la componente dominante della natura e dellenergia umana.

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LENERGIA E LA MONTAGNA Essendo la pi basilare e antica manifestazione della natura, lenergia, come tutte le cose, si esprime meglio in un ambiente favorevole, in un sito idoneo ; un ambiente appropriato, infatti, consente una migliore riuscita di qualsiasi impresa, di qualsiasi fenomeno; un feto si sviluppa meglio in un grembo giovane e forte che non in uno meno giovane e malato; un fiore cresce meglio e pi in fretta se esposto ai raggi del sole e al riparo dei venti; una alimentazione appropriata e nutriente fa sviluppare qualsiasi bambino nel modo giusto permettendogli il massimo sviluppo possibile. Lottimo Lapalisse non vissuto invano, anche se troppi lo hanno ignorato con sufficienza e arroganza. Allo stessa maniera lenergia brilla, cresce e si sviluppa maggiormente in quello che il suo ambiente a lei pi favorevole e pi appropriato: la montagna. Perch? Perch in montagna ogni particella elementare di qualsiasi organismo vivente si esalta al massimo delle sue potenzialit a causa della presenza delle migliori condizioni possibili; in montagna, soprattutto nelle zone dove presente il senso dellinfinito costituito da cime spettacolari e altissime che si stagliano su vallate lontane e profonde, dove cio il nostro piccolo corpo sente limpatto emotivo della propria limitatezza in rapporto allenorme mole della materia viva che lo circonda e lo sovrasta; tuttavia, nello stesso tempo, ne rimane attratto, in qualche modo attirato, per ragioni che non riesce a spiegare ma che avverte chiaramente come assolutamente vere e fondate. In montagna, se solo riuscissimo a concentrarci in silenzio e in meditazione cercando di percepire ci che in noi, cercando di ascoltare fin dentro il nostro intimo il movimento frenetico delle nostre particelle costitutive in tutte le fibre del nostro organismo, nei nostri nervi e nei nostri muscoli, fin dentro i nostri pensieri e le nostre emozioni, riusciremmo a capire meglio, anzi a sentire
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meglio che noi siamo parte del tutto e che laspirazione dei nostri atomi a dialogare, annusare, interagire e fondersi con i miliardi di miliardi di altri atomi che danzano tuttintorno, fa parte della nostra tendenza pi profonda. In montagna la nostra energia costituente si trova a casa sua, si sente a suo agio, sta bene e trasmette queste gradevolissime sensazioni a tutto lorganismo; in montagna tutti noi avvertiamo che i nostri istinti originali, primordiali, per quella che abbiamo chiamato prima la lotta per la sopravvivenza e poi quella per legemonia, hanno la possibilit di esaltarsi e di affermarsi meglio; in montagna si percepisce meglio il senso del nostro benessere; qualcosa ci dice dentro di noi che l il nostro corpo assorbe meglio le difficolt, attutisce con pi efficacia le tensioni interne, in qualche modo si riposa e si ricarica contemporaneamente, si rilassa e si concentra, in un concentrato di funzionalit e di efficienza di cui tutto il nostro organismo si compiace. Tutto questo ci fa provare un senso di autosoddisfazione della quale, quasi, ci vergogniamo; anche se non sappiamo su cosa, ci sembra di esercitare un predominio, una egemonia, un trionfo. Non un caso che nella storia delluomo tutte le simbologie che rappresentano la massima espressione della potenza, quella divinatoria, viene immaginata in montagna; sin dalle pi antiche culle della civilt; lOlimpo per i greci, il Sinai per gli ebrei, il Tibet per gli asiatici, il Matchu Pichu in Per; gli egiziani che non avevano una loro montagna da assurgere a simbolo, se la sono costruita e hanno eretto la grande piramide, sulla quale e allinterno della quale hanno posto i loro misteri, le loro credenze, le loro certezze; lo hanno fatto inserendo in quella loro costruzione un tale concentrato di meraviglie, di misticismi e di insondabili misteri che ancora oggi noi rimaniamo estasiati alla vista e non riusciamo a capire. Al contrario, le zone basse, gli avvallamenti e gli anfratti nascosti generano sensazioni opposte; la forza lascia il posto alla debolezza; la sicurezza viene molto rapidamente sostituita da un
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senso di sconforto, di sconcerto e di preoccupazione che, a volte, diviene disagio e paura. Non un caso che gli uomini abbiano chiamato depressione sia un avvallamento in profondit del terreno, sia uno stato danimo particolarmente cupo; la depressione sta in basso, mentre leuforia sta in alto. Questo vero per tutti noi, anche per la persona addetta alle pi umili mansioni e la cui vita sia sempre stata sottoposta a frustrazioni, umiliazioni e rinunce; questo nostro amico, quando si trova sulle alte vette, pu guardare lumanit che in basso, laggi, sotto di lui, e acquisire in quella incoraggiante posizione maggior coraggio, quandanche non riuscisse a meditare propositi aggressivi, di vendetta; quandanche non ce la facesse proprio a provare sentimenti di predominio e trionfo a causa della sua indole particolarmente acquiescente e umile, tuttavia non potrebbe fare a meno di rasserenarsi in uno gradevole senso di quiete, di saggezza, di comprensione pi agevolmente percepita del senso della vita, del mondo intero, dellanimo umano. Anchio posso documentare una esperienza di questo tipo vissuta molto intensamente qualche tempo fa: stavo facendo la mia prima esperienza in montagna, una settimana di meritato riposo nel parco del Gran Paradiso, a ridosso del massiccio del Monte Bianco; gi nel primo giorno di escursione fui sommerso da un piacevole senso di meraviglia per ogni cosa che vedevo; cime altissime, talmente alte, che mi chiedevo come fosse stato possibile un tale capolavoro, proiettate verso qualcosa di indecifrabile; torrenti vorticosi, fluenti, irruenti che sembravano lanciare allosservatore attonito un messaggio incoraggiante quasi un richiamo, un invito ad imitarli; una verde distesa di erba fiorente che sembrava nascere e riprodursi continuamente, miliardi di farfalle e insetti felici che infondevano lidea della vita, della buona salute, in una parola, della creazione continua; le mie gambe erano leggere e tutti i miei sensi stavano assorbendo quel miracolo imprevisto; mi accorsi di divenire parte di quel mondo, di incorporare iniezioni e infusioni continue di energia, in un
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rapporto che cominci ad essere di dare e avere, perch sentivo che anchio stavo restituendo energia a quelluniverso fantastico di materia palpitante. Era in atto un processo di scambio, una contaminazione che toccava ogni pi piccola parte del mio organismo, compresa la mia testa, il mio cervello, il mio pensiero; percepivo che in quei momenti lenergia palpitante che era tuttintorno a me non era statica o fredda; nulla in quel luogo era immobile; mi trovavo di certo in presenza di una creazione spontanea, continua e autoriproducente nella quale e della quale mi sentivo completamente parte integrante. Al termine della giornata mi sentii molto stanco, pur non avendo camminato molto; normalmente, grazie alle nostre conoscenze mediche sullossigenazione noi attribuiamo quella stanchezza allo sforzo fisico o, come diciamo spesso, allesposizione allaria aperta; io sapevo, invece, che la stanchezza era dovuta allenorme scambio di energia che avevo avuto, sia quando la assorbivo che quando la restituivo quasi come un grande dispensiere materno e creativo. Sapevo che questa mia consapevolezza non era dovuta ad allucinazione o ad autosuggestione causata dalla novit e dalla bellezza di quella esperienza; noi non siamo ormai pi abituati a mettere in dubbio e contestare la fondatezza scientifica di fenomeni quali la telepatia, lipnosi, i condizionamenti mentali, il plagio; sappiamo che tutti questi procedimenti della nostra mente, sia che li mettiamo in essere o che li subiamo, sono reali e accertati; sappiamo anche che essi sono dovuti a scambio di energia; sappiamo che sono fenomeni di trasmissioni e ricezioni di quella parte di materia che pu essere gestita consapevolmente e che pu essere trasmessa o ricevuta da qualsiasi persona in una determinata situazione psicologica o ambientale. Nelle giornate successive a quella vacanza, e poi, anche negli anni successivi nei quali ritornai su quelle montagne, ebbi modo di gustare meglio quelle sensazioni, di concentrarmi meglio su di
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esse; anche se ho avuto conferme sempre pi consolidate che ero in presenza di scambi e produzione di energia non sono mai per riuscito a maturare una comprensione completa di quello che avveniva; qualcosa di quei processi era inafferrabile, sfuggiva alla mia capacit di capire pienamente cosa accadeva; era come quando ci si trova in campagna di fronte ad un forte temporale; sappiamo che reale, che in quel caso la manifestazione dellenergia fisica finanche troppo percepita; solo che non riusciamo a spiegarci bene come sia possibile una tale conflagrazione della natura e rimaniamo l, attoniti, ad osservare quella potenza scatenata, tenendoci dentro di noi quelle domande che vengono da sole e che ci portiamo appresso sin da bambini. Nel caso della montagna, sentiamo ugualmente la concretezza del fenomeno che divampa fragorosamente e che si esplicita con una intensit anche maggiore, pi dilatata nello spazio, pi concentrata e generalizzata. Ma anche l, la nostra certezza non pu essere documentata e pienamente compresa; anche l vi sono domande che attendono risposte sicure. Ho sempre pensato che probabilmente capiremo bene queste cose quando le potremo vedere da unaltra angolazione pi favorevole; quando la nostra composizione di energia assumer forme pi congeniali e pi interne ai modi stessi di essere dellenergia.

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MONDI PARALLELI

Esistono? E possibile immaginare lesistenza di mondi paralleli? In quale dimensione? In che tempo? In quale spazio? Come gi accennato brevemente, la fisica moderna ritiene tale eventualit come altamente probabile in quanto conseguenza diretta della relativit generale; un mondo potrebbe esistere in parallelo e contemporaneamente ad un altro, ma anche a s stesso, appunto per la possibilit di potersi manifestare in epoche diverse nello stesso scenario e su dimensioni diverse. Ormai sappiamo che il tempo rappresenta una categoria niente affatto affidabile: esso costituisce soltanto una dimensione per gli umani, ma spesso assomiglia ad una chimera o una megera ingannevole. Ma io non voglio qui avventurarmi in un linguaggio scientifico, n voglio parlare da fisico; non questo il mio scopo. Ci che mi preme dimostrare che ognuno di noi pu percepire lesistenza di mondi paralleli se solo volesse farlo, mettendosi nelle condizioni idonee per poter recepire una tale incredibile sensazione. Serve un luogo adatto e uno stato danimo sereno; per quanto riguarda il luogo non pu che essere un bosco in montagna; l esistono tutte le migliori condizioni per avvicinarci al massimo alla percezione dellesistenza di altri mondi, con altri tempi, altre regole, altre logiche. Ho fatto una esperienza del genere recentemente, in una montagna bellissima, passeggiando in un bosco di pini che, per, lasciavano generosamente ampi spazi di vita ad altre specie arboree e floreali; era una tarda mattinata dei primi di agosto, vi era un bel sole e il clima era mite e gradevole; tutto il mio organismo stava beneficiando di quello stato di grazia generale e io cominciai a rilassarmi e a concedermi una sosta allombra di
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una pianta di pino che potrei definire multipla, in quanto era tutta unita alla base, ma era costituita almeno da una decina di alberi altissimi collegati tra di loro dalle stesse radici. Al centro di questa pianta famiglia vi era uno spazio di circa tre metri per tre, costituito da un cerchio irregolare alla cui base vi era un morbido letto di aghi di pino misti a foglie sul quale mi posi a sedere, per riposarmi un po e abbandonarmi alla contemplazione di quel nuovo ambiente, divenuto improvvisamente privo di suoni e di rumori. Dalla posizione che avevo assunto potevo guardare la valle attraverso uno spiraglio tra due alberi di quella casa famiglia; mi trovavo quindi seduto e protetto in un ambiente chiuso ma potevo anche guardare al di fuori; una posizione molto rassicurante. Mi abituai subito a quella nuova calma, i rumori erano cessati completamente; era rimasta soltanto londa musicale di una leggera brezza che si stagliava sullo sfondo, come una deliziosa colonna sonora che commentava rispettosamente e con attiva partecipazione la ripresa della scena che era stata appena iniziata da un soggetto terzo. Non volendo, stavo entrando molto rapidamente in quel nuovo ambiente; tutto stava avvenendo in modo semplice e naturale; sentivo sopra di me un altissimo tetto di fronde ombrose e lo sentivo alzarsi sempre di pi, mentre il mio corpo stava fondendosi con gli aghi di pino e le foglie, con laria e con gli odori di quel nuovo ambiente. Limmersione continuava, un viaggio che al momento era di sola andata allinterno di una dimensione passiva, di ricezione e di ascolto. I confini scomparvero. Alla base di un albero della casa famiglia vi era un cespuglio costituito da una trentina di piccoli alberelli mignon appartenenti ad una specie a me sconosciuta: mi concentrai su quella piccola realt, proiettandomi al centro di quella minuscola manifestazione di energia; la mia mente inizi a vagare in quel minimondo adattandovisi benissimo, al punto che mi trovai, con tutto il mio
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organismo, al centro di quella nuova piccola dimensione, sdraiato su quel nuovo piccolo letto di foglie, mentre vagavo con la mente, ma anche, cos mi sembr chiaramente, con tutto il mio corpo; tutto continuava ad avvenire con sorpresa, sicurezza e curiosit, in uno stato di benessere, di calma e di tranquillit. Ero immerso in quel nuovo universo dai contorni indefiniti e normali; quel piccolo microcosmo era diventato un ambiente abituale e familiare, tutto il mio ambiente; ai miei piedi notai una ulteriore minuscola formazione arborea nella quale mi inserii nuovamente divenendone ancora parte integrante, fino a considerarla come nuovamente normale e familiare, e cos via, in continuazione, in un vortice di proiezione, inserimento e stabilizzazione continua e progressiva in altri mini mondi successivi. La grande casa famiglia dei pini che mi aveva ospitato poco prima era scomparsa, divenuta per me ormai, del tutto, invisibile, appartenente come era divenuta, alla sfera dellinfinitamente grande; alcuni escursionisti passarono l vicino e si soffermarono a guardare quella grande pianta esprimendo a voce alta commenti e frasi di ammirazione; pur guardando continuamente nella mia direzione non mi salutarono e se ne andarono per la loro strada; rimasi in quello stato ancora per un certo tempo, facendo viaggi vorticosi di andata e ritorno tra i diversi mondi che convivevano e provando sensazioni indescrivibili e fantastiche; Solo con un grande sforzo di concentrazione riuscii a ritornare nella mia prima posizione; ancora oggi, non saprei dire quale dimensione tra le tante che scoprii quel giorno fosse stata quella reale; ma ovviamente la domanda mal posta e infondata perch non esiste una dimensione reale e altre apparenti; esistono soltanto solo dimensioni diverse che si intrecciano, si incontrano e convivono. Universi e mondi paralleli che si inseguono e vivono contemporaneamente, varcando soglie sconosciute che subito ci
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diventano amiche, che ci accolgono, ci ospitano e ci assorbono, dandoci la netta impressione di costituire lunico mondo esistente. Se, solo, si avesse il coraggio di osare; se, solo, non avessimo paura di noi stessi e delle nostre sconosciute capacit. A questo punto la riflessione potrebbe portarci molto lontano; potremmo riconsiderare in questa nuova luce che conquista un individuo quando riesce a penetrare unaltra realt fino ad immergervisi completamente e farla diventare lunico mondo reale; lo scenario che ci si presenta confina con quelli che abbiamo affrontato nei paragrafi sulla follia o sulle grandi meditazioni; ed a pensarci bene, forse, la stessa cosa; per noi, in generale, per il mondo reale, per la normalit, tutto ci che va oltre e che, quindi, appare diverso, strano, lo confiniamo in quel pozzo nero che chiamiamo follia; daltra parte la santit non viene considerata come la follia pi nobilitante che si conosca?

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IL TEMPO, LIMMORTALITA

In un recente programma televisivo di intrattenimento popolare, il conduttore chiese ad un baldo giovane se lui credeva nella relativit del tempo; il giovane gli rispose che ci credeva perch quando era al lavoro il tempo non passava mai, mentre invece quando era con la ragazza scorreva veloce come un lampo. Il conduttore gli rispose che quella era stata certamente la spiegazione pi semplice e convincente che avesse mai udito riguardo a una teoria sulla fisica moderna. E senzaltro vero che tutti noi abbiamo avuto esperienze simili a quelle di quel giovane, ed anche vero che potremmo pensare che quel concetto era stato rappresentato in un modo un po troppo banale, anche se, dobbiamo riconoscerlo, molto efficace; tuttavia, che uno degli aspetti della fisica della relativit, forse il pi importante, sia costituita dallessenzialit del punto di vista o del punto di partenza, del soggetto che osserva, un dato di fatto sicuro; anche lesempio che fece Einstein dei due gemelli ai quali il tempo scorreva diversamente, a seconda che stessero sulla terra o a bordo di un astronave in viaggio a velocit elevatissime, ha al suo centro il punto di osservazione che varia in relazione allesperienza che si fa. Ci che pensiamo sul tempo alla base delle nostre convinzioni filosofiche e religiose e detta il corso di tutti i nostri pensieri, i nostri ragionamenti e anche di tutti i nostri comportamenti. Il concetto della creazione, ad esempio, sostiene molto esplicitamente che prima di essa non solo non esisteva il mondo e luniverso, ma non esisteva neppure il tempo. La cognizione del tempo stabilisce che esiste un prima e un dopo, e che il presente sia dunque ci che i romantici chiamano lattimo fuggente.
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Chi crede fermamente nel tempo pi portato alla programmazione e allorganizzazione minuziosa della propria vita, a pensare a futuro; chi, al contrario, ha un atteggiamento meno certo o addirittura scettico, si concentra essenzialmente sul presente e vive la propria vita con meno ansia. Allo stesso modo, le grande dispute filosofiche e fisiche sulla nascita e la fine delluniverso sono ancora immerse in una intensa, costante diatriba se, dopo il big-bang iniziale, ci potr essere al culmine della fase espansiva una grande fase contrattiva al termine della quale ci sar la fine del mondo e, quindi, anche quella del tempo, oppure se invece vero che il tempo potrebbe non finire mai, perch il nostro universo un sistema talmente complesso che niente e nessuno in grado di prevedere cosa accadr. Il nostro sistema-mondo, secondo questa seconda versione, cos indecifrabile e cos instabile che le direzioni che potrebbe prendere sono le pi variabili, le pi diverse. Si ritorna anche qui ai concetti di probabilit, aleatoriet e confusione. Personalmente sono convinto che noi non troveremo mai la verit continuando ad affidarci ai fisici, siano essi antichi o moderni. Come ho gi detto prima, la scienza si gi rivelata e potr continuare a rivelarsi un ottimo antidoto contro il dolore o una buona amica per farci vivere meglio. Ma molto, molto difficile riuscire a credere che essa ci potr far giungere alla comprensione del significato (se c ) della nostra avventura in questo mondo e delle sue cause originarie. Figuriamoci se ci potr aiutare a capire il nostro futuro e cosa ci attende dopo langolo. Cosa il tempo? La risposta a questa domanda va trovata facendo ricorso al nostro metodo, ormai classico, dellanalisi percettiva: il tempo senzaltro una nostra illusione; esso lo spazio nel quale noi sistemiamo la nostra essenza, la nostra struttura di energia e nel quale consentito lo sviluppo e il deterioramento del nostro corpo; il nostro organismo, dunque, un contenitore che subisce metamorfosi, trasformazioni e crolli, pi o
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meno repentini o graduali, dolorosi o indolori, della materia di cui la nostra energia si appropriata, attraverso i processi biologici che ormai conosciamo molto bene, per fare una delle tante apparizioni, uno dei tanti bagni di concretezza, una delle tante esperienze, uno dei tanti viaggi di andata e ritorno. Tanto pi siamo in grado do estraniarci dal nostro corpo, tanto pi riusciamo a capire questa verit; ne abbiamo una inconsapevole, ma avvertibilissima riprova nel sonno o negli stati di torpore e di grande abbandono e, in misura ancora pi intensa, come abbiamo detto pocanzi, negli stati di ascesi che qualche individuo riuscito a provare e a descrivere, talvolta con sorprendente lucidit. I nostri fantasmi possiamo talvolta essere noi quando, immersi in quegli stadi, evadiamo dallinvolucro e ci proiettiamo e ci osserviamo in altre dimensioni molto diverse da quelle a noi abituali. Noi siamo la creazione di noi stessi; noi siamo una piccola particella di quellentit che chiamiamo Dio, che si moltiplica, si parcellizza, si sporca le mani, qualche volta si diverte a giocare a dadi, come disse Einstein. Ed proprio dalla capacit di estraniarci in qualche modo dalle occupazioni quotidiane che dipende la nostra forza di capire meglio il tutto; se dessimo totalmente retta alle logoranti stanchezze del nostro organismo, alle tante malattie che ci aggrediscono e al sicurissimo deperimento organico che ci attende incombente, non avremmo scampo, vivremmo in una depressione inevitabile e crescente, come del resto capita ad un gran numero di persone. Plotino odiava il suo corpo perch lo considerava una vecchia e stanca prigione. Viveva a prescindere da essa e anelava il momento in cui avrebbe riacquistato la sua completa libert. La pensavano allo stesso molto una schiera folta e ammirevole di grandi pensatori e liberi spiriti che riuscirono, in epoche lontane, a sentire la verit, anche se poi non riuscirono a praticarla nella loro vita di ogni giorno, come spesso succede, proprio a causa delle
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debolezze del loro involucro. Tra il dire e il fare, come sappiamo, c sempre di mezzo il mare. Noi ( la nostra energia o parte di essa ), dunque, esistiamo prima, durante e dopo la nostra esistenza corporale; non dovremmo neppure usare le categorie del prima, del durante e del dopo; tuttavia lo dobbiamo fare, ci necessario, ma solo per esprimere chiaramente un concetto, per continuare il ragionamento e, speriamo, per essere possibilmente compresi. Tutto un solo presente che si riproduce allinfinito; un presente che non conosce inizio e fine; il big-bang avviene perennemente. Quanta gente, quanti pensatori e scrittori si sono misurati con queste idee; ma noi, perennemente immersi in una quotidianit prepotente, non pensiamo mai esattamente a tutto ci, come, invece, dovremmo fare; in genere, appena si sfiorano questi aspetti fantastici della scienza, la nostra testa va in vacanza, si concede una pausa, un relax, rinuncia ad approfondire con il necessario rigore e la necessaria puntigliosit, rinuncia a concentrarsi ancora e a cercare di capire. Dobbiamo invece fare bene mente locale, come si dice; mente locale, non razionalit sotto sforzo; vale a dire che dobbiamo fissare lattenzione dentro di noi, cercare lintuizione sulla nostra essenza e guardare con lucidit dentro il buio che ci avvolge, ma che possiamo squarciare con lintensit della nostra concentrazione interna: se riusciremo a fare questo, saremmo soccorsi da lampi di luce, da flash di piccole progressive verit e da illuminazioni successive e sempre pi chiare; capiremmo che il tempo non altro che un misurino provvisorio, un termometro, uno strumento per la navigazione a vista, uno stetoscopio, una bussola precaria e provvisoria, un barometro che usiamo in un terreno sconosciuto. Il tempo non altro che una illusione che serve a darci concretezza, a fornirci una idea comprensibile senza la quale, semplicemente, non esisteremmo in alcun modo, la nostra
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esistenza rimarrebbe astratta e noi rimarremmo nelliperuranio, allinterno di un quadro che non c, dispersi in una dimensione invisibile, assente, disorientata. Per poter vivere, tutti noi dobbiamo farci uomini; la nostra massa di energia consapevole vuole conoscere e riconoscere continuamente, dal vivo, sensazioni e piaceri materiali, provare e riprovare la sensualit della vita, le sue attraenti, irresistibili sensazioni, il suo fascino. La massa di energia casuale che d periodicamente la vita ai nostri corpi, fornendoci dinamismi e protagonismi illusori e insperati, vuole contaminarsi a ripetizione; la folgorante bellezza della sua aleatoriet non le basta; la sua potenza le appare troppo statica e arida, preferisce ascoltare la lieve brezza del vento, ascoltare gli odori dei fiori, della vita materiale e del mondo naturale. Ma in quella condizione la massa di energia, nuovamente immersa e ricaduta nella materialit, soggetta ancora una volta agli aspetti meno gradevoli che gi ha conosciuto; quindi, nuovamente, riprova anche timori e ansie, paure e dolori; non ne potr fare a meno, perch quella una nuova sfida che ha sempre le stesse regole che non si possono cambiare; la corporeit, infatti, inibisce in gran parte lenergia, attutisce la sua lucidit, annebbia la sua vista e la rende pi vulnerabile; la corporeit la tossicodipendenza dellenergia; una droga a cui non vuole e non pu rinunciare. E possibile, per ognuno di noi, sentire quanto siano vere e fino a qual punto, queste affermazioni; ma lo ripeto: niente scienziati; questi signori sono gli artigiani del mondo: si occupano della vita materiale, organizzandola secondo le loro regole precise e le loro conoscenze; operano allinterno dei recinti che le nostre necessit materiali hanno costruito loro intorno; per questo debbono meritare tutto il nostro apprezzamento e la nostra gratitudine; tuttavia non possiamo mettere nelle loro mani la comprensione di ci che siamo, perch essa totalmente al di fuori delle loro possibilit. Ci che dobbiamo fare, perci, concentrarci sulla nostra essenza, sulla nostra vera sostanza, saper
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ascoltare quello che chiamiamo il nostro cuore, il nostro istinto profondo, scevro e liberato dagli interessi di ogni giorno per riuscire a decifrare, tradurre, fare nostro quello che, in fondo, gi sappiamo da sempre. In fondo anche questa verit la avevamo sempre saputa, stava dentro di noi e la dobbiamo semplicemente ritrovare. Ma la quasi totalit degli esseri viventi, uomini, animali o insetti che siano, non ci riesce; il loro destino quello di vivere nella nebbia, la confusione il loro status abituale, la loro vita un eterno ritorno reso affascinante anche dal suo indecifrabile mistero; non fa niente, non avviene nulla di tragico o di irreparabile, non dobbiamo preoccuparci troppo; lo capiremo in un futuro molto prossimo nel quale ritorneremo, in buona e numerosa compagnia, al nostro stato di purezza abituale Si dice che il tempo scorre; questa una frase ricorrente; ma vera solo nel senso che lo scorrere a circuito chiuso e senza fine, in una autodilatazione che si restringe e riesplode nello stesso istante, senza interruzione alcuna; un ballo che non finisce mai, una orchestra che suona in continuazione; se avessimo altri strumenti di osservazione, potremmo ancora ascoltare le melodie allegre degli orchestrali del Titanic. Il tempo caos assurto a sistema e a legge generale nella quale, purtroppo, la nostra minuscola bolla di energia privilegiata fattasi microrganismo stenta a orientarsi; per questo la nevrosi cos diffusa e frequente; per questo gli innumerevoli stupidi che si aggirano nelle contrade e nelle citt sono cos sereni e, a volte, felici. Diceva Marco Aurelio: non vivere come se ti fossero concessi anni diecimila o pi; il momento fatale incombe; e diceva Ungaretti: ognuno sta solo sul cuor della terra, ed subito sera. Avevano ragione pienamente, molto pi di quanto loro stessi avessero mai pensato; perch il momento fatale gi giunto, e la sera gi qui insieme ad una nuova alba; noi, in questa vita, siamo gi oltre e siamo contemporaneamente unaltra vita che gi
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attende il suo momento fatale, per poi divenire unaltra vita ancora; e cos via, senza interruzioni di sorta, allinterno di un carosello che ruota incessantemente. Cos senza dubbio alcuno; noi siamo immortali; non moriremo mai; muore il nostro corpo che non soltanto un involucro transitorio; anche un nostro prodotto, il frutto di una nostra volont di contaminazione, se vogliamo, un nostro giocattolo; la nostra massa di energia vuole vivere e fare innumerevoli prove, sperimentando i suoi limiti e le sue possibilit, facendoci essere, al tempo stesso, attori e spettatori, protagonisti o comparse del film pi straordinario che sia mai stato scritto e interpretato, ma a cui manca il regista.

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COINCIDENZE?

In questa luce deve essere inquadrata una delle questioni pi interessanti e anche misteriose, per non dire inquietanti, che ha affascinato da sempre e continua ad affascinare la vita degli uomini; le cosiddette coincidenze; avvenimenti e fatti che si verificano in modo sorprendentemente collegato a nostre aspettative, a nostre speranze o anche a nostri timori; si tratta di episodi abbastanza frequenti che si ripetono a intervalli pi o meno regolari nella vita di ciascuno di noi; anche per questo aspetto della nostra vita, la stragrande maggioranza delle persone si abitua a non dare importanza a tali manifestazioni; anzi, pi sono inspiegabilmente coincidenti, pi vengono rapidamente scaricate nel dimenticatoio dei ricordi, nel cestino della nostra memoria e della nostra coscienza. La mia opinione al riguardo molto semplice: ritengo le coincidenze niente affatto casuali; penso che esse siano il frutto di volont espresse o di movimenti in atto, di desideri che si manifestano con grande forza e, anche, di energie in attivit; soltanto che esse si manifestano in modo meno chiaro e immediatamente visibile e percepibile, perch non appartengono alla sfera dei nostri comportamenti quotidiani e delle nostre esperienze pi frequenti e familiari; quando ci si allontana dal mondo che noi siamo abituati a frequentare, a conoscere, a vivere, molto spesso tendiamo a sostituire quella che dovrebbe essere una doverosa curiosit con comportamenti timorosi e prudentissimi, nella perenne ricerca di situazioni tranquille e stili di vita confortevoli e rilassanti che ci confermino le nostre consolidate opinioni e sensibilit. Anche quando ci rendiamo conto che una coincidenza sopraggiunta troppo strana e inspiegabile per essere soltanto una coincidenza ci limitiamo ad un sorriso abbozzato non si sa verso
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chi e per che cosa, ad una sorpresa silenziosa e subito repressa, ad abbozzare una domanda, una richiesta di spiegazioni che ci lasciamo strozzare in gola e che non rivolgeremo mai n a noi stessi, n ad altri; e cos, ci lasciamo sopraffare da atteggiamenti pigri e anche tristemente sottomessi alla nostra debolezza caratteriale; ci facciamo sopraffare dalla non conoscenza, voltiamo le spalle e guardiamo altrove, verso i luoghi delle nostre abitudini; se ci facciamo caso, in quelle circostanze, addirittura, anche la nostra espressione facciale si rifugia nella nostra maschera natia (perch ognuno di noi ha dei tratti originari, propri, che si riconoscono inequivocabilmente persino nelle pieghe della pelle, nei segni e nelle espressioni del volto); in cambio, ci sembra di essere pi protetti e non vediamo lora che un diversivo rassicurante, magari lo squillo di un telefonino o la voce di un canale televisivo, ci faccia nuovamente riannebbiare nella nostra confortevole e deprimente quotidianit. Noi dovremmo, al contrario, anche in questo caso, cercare di capire che cosa possano significare questi fenomeni inspiegabili allapparenza, perch sicuramente vero che ci a cui non riusciamo a fornire una spiegazione, la possiede al suo interno; soltanto che noi non ci arriviamo perch i nostri occhi, le nostre orecchie e tutti i nostri sensi non ce lo consentono. A questo proposito opportuno esaminare alcune delle coincidenze pi frequenti e comuni nelle quali molte persone, per non dire, tutti, hanno avuto occasione di imbattersi: una delle pi frequenti quella degli incontri casuali; si verifica quando tra due individui che vivono in una stessa citt inizia un percorso di intensa sintonia, il pi comune dei quali quello dellinnamoramento. In quel periodo, quello della nascita del nuovo sentimento, avviene che la grande forza delle energie positive in movimento, condiziona inesorabilmente tutta la vita delle persone coinvolte; non c un modo di sottrarsi a questa legge generale; e cos si verifica che le due persone interessate vengano attratte da una forza misteriosa verso gli stessi luoghi,
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negli stessi momenti; quando, ad esempio, si fa una certa cosa in un determinato momento e in un luogo definito e, allimprovviso, ci viene in mente di dirigerci in unaltra zona, spesso incontriamo laltra persona. Nei casi di maggiore intensit emotiva, sappiamo che incontreremo laltra persona e, quasi sempre, questo puntualmente avviene; non ci meravigliamo neppure di quellincontro, ci sembra naturale; quando, poi, lincontro avviene ci sentiamo appagati, soddisfati, felici, non solo per lincontro, ma, perch tutte le nostre innumerevoli particelle costitutive, che precedentemente stavano lavorando con tenacia per quellevento, hanno raggiunto il loro scopo, possono accoppiarsi con le altrettanto innumerevoli particelle della persona amata dando luogo a esplosioni di incontri multipli e intrecciati, a nuove creazioni di energia e di onde non solo emotive; in quelle situazioni sentiamo una gradevole sensazione di benessere, perch tutto va bene, la vita ci sorride, la fase ascendente al massimo splendore e al massimo vigore; niente ci preoccupa, niente ci spaventa, ci sentiamo immortali. E evidente quindi,come questa situazione, che sembra una coincidenza, in realt non lo sia; si tratta del risultato di un lavoro, di una attivit; esattamente come la raccolta che viene dopo la semina e il giorno che viene dopo la notte. Il lavoro del nostro cervello e di quello della persona amata; il lavoro straordinariamente intenso di tutte le nostre parti costitutive che si esprime alla massima potenza in quella che possiamo immaginare ( e che in effetti assomiglia ) a una vera e propria nuova creazione. Unaltra coincidenza, sempre frequente, ma questa volta, pi inspiegabile, almeno per me, quella costituita dal numero dei kilometri che segna il cruscotto della mia macchina. Si verifica, per dirla in breve che, pur non guardando mai il cruscotto della macchina durante la guida, quando, casualmente lo osservo, segna sempre, un numero centesimo; vale a dire 18.700, 19.200, 20.400, e cos via; perch? Qualcuno, a cui lho riferito, sostiene che ci avviene, perch in quelle occasioni ci faccio caso e in altre
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no. Non cos e nessuno meglio di me lo pu sapere; sono convinto che vi sia una spiegazione pi profonda e pi vera a questo piccolo mistero; lopinione che mi sono fatto che quei numeri centesimi sono destinati di sicuro ad incidere profondamente nella mia vita; molto probabilmente ad uno dei prossimi numeri centesimi scanditi dal mio conta kilometri avverr qualcosa di molto significativo per la mia vita; forse qualcosa di traumatico ( la mia morte, per esempio: ad oggi lipotesi pi plausibile ), forse, speriamo, qualche incontro particolarmente interessante, forse, non so; lunica cosa che mi sento di escludere la causalit di questo tipo di fatti. Unaltra coincidenza molto comune quella dellImpresa pilotata; avviene, in pratica, che nei momenti di maggiore crisi, si verifica, quasi sempre, un avvenimento positivo che attenua quel momentaneo periodo negativo, e che quando tutto sembra andare storto e il pessimismo dilaga incontrastato avviene un episodio, questa volta, positivo che inverte la rotta nella direzione giusta, dando nuova linfa e nuova speranza che le sorti miglioreranno e che tutto andr per il meglio; anche questa anomalia frequente ed capitata a molti miei conoscenti. Lobiezione pi frequente che, in realt non abbiamo a che fare con anomalie e coincidenze, perch, in fondo, lalternarsi di vicende positive e negative nella logica delle cose e nel corso della natura; questa osservazione molto giusta, fondata e veritiera, ma qu ci si riferisce alla circostanza della quasi certa, consapevole aspettativa che in particolari situazioni sarebbe avvenuto un fatto che avrebbe invertito una certa tendenza; poi, puntualmente, quel fatto si verifica; questa particolarit era cos frequente in una azienda nella quale ho lavorato per un certo periodo di tempo che ormai, nei periodi peggiori, ci aspettavamo un salvagente; sapevamo che ci sarebbe giunta una buona notizia; e cos, al contrario, nei momenti migliori, non ci lasciavamo andare alleuforia, perch sapevamo che sarebbe arrivato qualche grosso problema; ora, noi sappiamo che una coincidenza pu
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essere una coincidenza quando rappresenta una eccezione; se, invece, si verifica spesso, allora diventa una regola, e ci deve pur essere una giustificazione logica, comprensibile, razionale (il che non vuol dire assolutamente a noi conosciuta) alla sua base. Per dirla con altre parole, prendendo, anche qui, a pretesto la scienza, se una singolarit si verifica con frequenza, dobbiamo parlare di regola generale. Va bene, ma cosa significa questo? Quale questa regola generale? Di cosa si tratta? In che modo interferisce con la nostra vita? Gli interrogativi sono giustificati ampiamente. E giusto chiedersi a quale filo sia appesa la nostra vita. Pi che langoscia la sorpresa e lo smarrimento che ci prende quando riflettiamo su queste cose. A volte come se vi fosse una assistenza nascosta e superiore che regola la nostra vita; attenzione, non solo leggi generali a noi sconosciute; questo sarebbe normale e tranquillamente accettabile, ma una regia occulta, a noi nascosta e incomprensibile che regola il nostro orologio; quando ci rilassiamo e pensiamo con leggerezza a questi interrogativi, in uno stato che sta tra la concentrazione e la meditazione alla ricerca dei nostri impulsi pi profondi, a volte ci vengono in mente le Divinit dei nostri antenati che giocavano con Ettore e Achille e che sovrintendevano a tutte le umane vicende con intensa partecipazione; in quel tempo si parlava di Fato, di Destino; queste presenze regolavano sistematicamente la vita degli uomini, interferivano con le loro decisioni, partecipavano a quasi tutte le faccende quotidiane anche a quelle pi banali; allora esistevano meccanismi oliati e consolidati per capire e per regolarsi nel cammino della vita. Recentemente una fortunata serie cinematografica ha lanciato una ipotesi suggestiva e, ovviamente, adeguata ed in linea con i nostri tempi di trionfo informatico: lipotesi, cio, che tutti noi vivremmo allinterno di un superprogramma allinterno del quale ogni singola nostra azione, persino ogni singolo nostro pensiero, possa essere stato preventivamente impostato; qualcuno ha
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curiosamente ipotizzato che luomo sia poi sfuggito al controllo dei programmatori, divenendo il virus temibile e non recuperabile allinterno di quel sistema. Questa ipotesi pu essere vera; come abbiamo detto prima, a proposito del tempo, il superprogramma lo abbiamo impostato, progettato e diffuso noi stessi, o meglio le nostre masse di energia sparse o concentrate; ma il punto fondamentale del programma, quello che le fornisce un fascino irresistibile dato dallaver introdotto nel meccanismo della natura un fattore sorprendentemente dinamico e ribelle, posto nella stessa difficolt ad orientarsi nella sua nuova condizione, ma dotato anche di una forte, formidabile capacit autonoma di svilupparsi, di andare oltre, di superare i suoi limiti. E paradossale che luomo stia tentando ora di fare la stessa cosa con i computer dotati di programmi sempre pi orientati a superare i limiti imposti e proiettati verso lautodeterminazione. Un gioco molto interessante, che si ripete. Nel medio evo vi erano convinzioni che noi, poi, abbiamo definito mistiche, cestinandole nellirrazionalit di un tempo che consideriamo generalmente buio e sfortunato, perch lo identifichiamo con la povert e la miseria, con le malattie e la sporcizia e anche con i roghi degli eretici che illuminavano le notti buie e impaurite delle citt europee; ma allora la vita era anche altro e le menti di alcune grandi personalit potevano salire verso vette che nessun super computer potr mai raggiungere; penso a Giordano Bruno, o Marsilio Ficino o Pico della Mirandola e molti altri ancora. Nessuno ha mai capito veramente e, forse, potr neanche mai capire quali cose hanno visto e capito quei cervelli; certo tuttavia che quello stato il periodo nel quale le menti degli involucri si avvicinarono di pi alla consapevolezza delle masse di energia che li avevano generati; noi, oggi, possiamo soltanto immaginare la strada che hanno percorso, i sentieri che hanno seguito; possiamo intravedere i loro pensieri, che assomigliavano molto a quelli dei
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loro contemporanei orientali che non conoscevano neppure, ma che erano sintonizzati dalle stesse lunghezze donda, accomunati dalla stessa fecondit, dalla stessa ricerca; e, infine, confortati dagli stessi risultati, quasi dalle stesse conclusioni e verit. Molto oggi andato perduto; molto, ma non tutto. La nostalgia non serve, non ci aiuta a capire; gli uomini di questa era postindustriale, che guardano con sufficienza a quei tempi considerati bui e neri si rifugiano e chiedono soccorso, per rincuorarsi dal freddo che sentono dentro, a maghi, fattucchiere e imbroglioni della peggiore risma. Nella marcia a ritroso che luomo sta compiendo sul sentiero della consapevolezza possono non esserci limiti; quella marcia stupida e priva di senso deve e pu essere fermata; possibile avviare una ricerca semplice e naturale, perch, come sappiamo e come abbiamo gi detto, la verit dentro di noi e aspetta di essere colta; la conoscevamo e ce ne siamo allontanati; ma possiamo ritrovarla, per capire chi e che cosa siamo, se abbiamo uno scopo e quale esso sia. Soprattutto dobbiamo capire come vivere nei pochi giorni della nostra piccola vita, quella che ci rimasta e che senzaltro molto breve.

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IL MARE Il mare, di per s, da lidea dellimmenso e dellinfinito; mantiene intatto, in ogni epoca e per ogni persona, tutto il suo fascino e il suo grande potere suggestivo; nonostante levoluzione esponenziale della scienza abbia di fatto rimpicciolito la sua grandezza di fronte al vero infinito interstellare, esso conserva per noi e per la nostra immaginazione tutto la sua forza di attrazione e di timore al tempo stesso; a pensarci bene, questa apparente contraddizione si giustifica in due modi; il primo che qualsiasi dimensione, per quanto contenuta e limitata, pu espandersi enormemente, se noi riusciamo a dotarci della capacit di osservarla utilizzando le lenti dei cannocchiali della fisica moderna che consentono, come noto e come pi volte detto, di dilatare per miliardi di volte anche le superfici pi piccole e contenute; per dirla in altre parole, dobbiamo seguire lo stesso procedimento di Lilliput che, attraverso un robusto rimpicciolimento improvviso, cap molto bene la concretezza della legge sulla relativit e la grande importanza del punto di vista. In questo modo, se riusciamo ad immedesimarci in un nuovo piccolissimo Lilliput, possiamo riuscire, quando siamo immersi nel mare, in una immersione subacquea o anche soltanto distesi a osservare sotto la sua superficie, a concentrarci in ben altro modo sulla sua straordinaria e infinita ampiezza. Il procedimento mentale da seguire consiste nel cercare di concentrarci sulla nostra mente, sulla nostra parte pensante pura, tentando di fare astrazione del nostro corpo, e osservare da quella diversa postazione tutto il vasto ambiente circostante come se fossimo realmente una circoscritta energia, racchiusa in una microscopica particella di plancton che veleggia, smarrita o compiaciuta, nello spazio marino. Certo, non si tratta di un esperimento semplice, ma neppure difficilissimo; in questo mondo di illusionisti veri o presunti, questo uno dei pochi tentativi che
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valga la pena di fare; anzi, posso garantire che, con una buona dose di pazienza e fiducia, possibile riuscire a vivere una avventura molto inebriante e originale, a provare sensazioni che nessuna droga pu far provare e, perch no?, assistere a degli spettacoli entusiasmanti che nessuna sala multivisione proietter mai. Il secondo motivo del grande fascino del mare sta nella nostra storia personale e generale; non dimentichiamo che il nostro primo istante di vita avvenuto in quel nostro privato mare che stato il liquido amniotico della donna che ci ha generato; in quel nostro vasto mare originario, abbiamo avvertito le prime sensazioni confuse e l abbiamo avuto la prima coscienza di noi stessi; in quellambiente che, per noi in quei lunghi momenti,era il solo mondo esistente, si formato il centro e il nocciolo della nostra personalit, nevrosi e virt comprese; di quel mondo abbiamo ancora presenti rimembranze che possono essere nitide o sfuocate ma sono sicuramente marcate e indelebili al nostro interno; la nostra memoria, ogni tanto veleggia verso quel suo antico mondo con lo stesso spirito di chi ritorna al paese di origine, alla sua antica famiglia, al nido abbandonato che ancora oggi gli lancia nostalgici e irresistibili richiami di appartenenza. La nebbia che staziona tutto intorno non annega i ricordi, tuttaltro; la loro dispersa dimensione evoca un dolce richiamo, un bisogno forte di assaporare, ricordare, gustare un sapore amato e non dimenticato. Anche qu, voglio raccontare una esperienza che mi capit qualche tempo fa e che fu, contemporaneamente bellissima e tremenda. Nel bel mezzo dellinverno, mi recai in una localit tropicale per un breve periodo di vacanza; allarrivo, quando si apr il portellone dellaereo, fui colpito dalla particolare luce di quel posto e, naturalmente, anche dal caldo afoso che contrastava con il freddo pungente che avevo lasciato poche ore prima; la cosa che, per, mi colp di pi fu il colore vivace e azzurro e luminoso e quasi aggressivo del mare che sembrava, forse per una naturale
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aspettativa da parte mia, rivolgermi un invito pressante e anche sottilmente morboso ad immergermi. Due ore dopo, con una velocit record, ero gi sulla spiaggia e, con una sensazione di avventura ma anche di solitudine, mi tuffai nelloceano. Lacqua era calda, la luce era vivissima persino ad una certa profondit; tutto intorno era un brulicare, un proliferare molto intenso di una grande quantit e variet di pesci di ogni forma, colore, dimensione e aspetto; rapidamente i pochi suoni e rumori dellambiente esterno che mi avevano accompagnato fin l svanirono del tutto e io, divenni parte integrante, costituente, organica di quel magma liquido, nuotando in esso senza nuotare e divenendone un tuttuno, forse, cos pensavo in quel momento, in modo definitivo. Riconobbi le espressioni dei pesci come familiari e in qualche misura, anche complici, consapevoli di un destino comune, appartenendo ad una specie comune, quella degli esseri viventi; le diverse dimensioni svanirono e lunica realt che potei percepire fu quella delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni; tutto era allo stato nervoso, cerebrale, mentale; fui trascinato allimprovviso in una sfera di inebriante comunicazione; un chiacchiericcio virtuale, un mercato soffuso che si svolgeva in uno stato indistinto, avvertito per con grande chiarezza. Divenni cos, per un periodo indecifrabile e indefinito, amalgama costitutivo di un plancton variegato multiforme e pluridimensionale, senza limiti di tempo e di spazio; mi vennero in mente i versi del poeta: naufragar m dolce in questo mare; stavo bene, non avevo ambizioni, ero senza programmi e obiettivi; lunica volont, in quel momento, era quella di far perdurare il pi possibile quello stato vitale che, assurdamente, mi sembrava eterno; o forse lo era? Mi sembr di essere giunto nellanticamera della percezione assoluta, alla vigilia della comprensione del tutto; la mia energia spazi in quelloceano, super tutte le distanze in lungo in largo e nel profondo pur rimanendo immobile; stavo assaporando i
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pensieri della Divinit e comprendevo il valore e il senso della potenza assoluta; mi sembrava di essere e di capire il tutto; sentivo e capivo che il tutto era in me; e io lo riconoscevo in uno stato di sconfinato benessere e tranquillit, di confortevole rassicurante incoscienza; avvertivo, con leggeri lampi di pericolo lontano, che avrei potuto lasciarmi andare e, far morire fisicamente la mia vita di quel momento; sapevo che la mia energia sarebbe sopravvissuta e questo accrebbe la dimensione della mia volatilit e la coscienza della mia forza. Ad un certo punto, per, quello stato di benessere fu pregiudicato e incrinato senza alcuna ragione apparente da brividi di freddo e da una indescrivibile sensazione di precariet; lacqua, sempre luminosa, lasciava trasparire e trasalire ondate di scuro incolore e minaccioso che salivano dal basso e che si mescolavano con la luce sfavillante che, comunque, persisteva tuttintorno; quelle ondate dettero vita ad una catena di reazioni sempre meno rassicuranti; mi sembr di essere sovrastato da un grande pericolo, un pericolo molto serio, anchesso proveniente dal basso, che minacciava la mia esistenza, lasciandomi sospeso in una condizione di allarme e di ansia avvertita molto acutamente. Ancora oggi, quando ripenso a quellesperienza con maggiore distacco, rimango toccato dalla profondit di quelle emozioni; oggi so che quel senso di pericolo mi assal perch prevalse la mia corporeit, la mia fisicit, la mia materialit; lenergia si era librata oltre, ma la sua casamatta ospitante laveva richiamata a s e le aveva nuovamente reimposto i suoi condizionamenti abituali. Tuttavia rimasi ancora l, quasi a sostenere una sfida che non potevo mollare; la nuova minacciosa sensazione non mi allontan, neppure per un istante, dalla certezza di essere parte del tutto, anzi me la conferm definitivamente, facendomi capire allo stesso tempo che le categorie della paura, del bello e del brutto, del meraviglioso e dellorribile, del confortevole e dellansioso, sono umane, troppo umane per pretendere di farle divenire metro di
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giudizio assoluto; quelle categorie rappresentano il nostro metro per misurare il mondo e lambiente che ci circonda; ci aiutano a muoverci in esso, a capire e assimilare le leggi della sopravvivenza e della procreazione, ma non possono svelarci i segreti costitutivi della materia stessa e di noi stessi. Le grandi leggi, quelle vere e obiettive, della fisica, della natura e del mondo, ignorano le nostre sensazioni che, invece, ovviamente, sono cos decisive e insostituibili per noi. Dobbiamo rassegnarci a questa verit e prenderne atto che noi siamo semplicemente parte del mondo; una minuscola, microscopica particella tra miliardi e miliardi di altre particelle. La tenerissima storiella che noi siamo al centro del mondo, che anzi esso stato creato per noi e che Dio ci abbia fatto a sua immagine e somiglianza cos dolce e ingenua che fa sorridere sulle umane debolezze e sulle sue inguaribili necessit di continue conferme sulla propria centralit che luomo ha sempre avuto in ogni epoca. Mentre i pensieri vagavano leggeri nella mia mente, continuai a rimanere l, a galleggiare ( proprio il caso di dirlo) travolto da quelle due sensazioni fortissime e contrastanti che si erano impadronite di me e che mi avevano fatto ubriacare di emozioni riuscendo contemporaneamente a farmi stare male e bene, a farmi volare e ad aver paura di cadere. Rimasi ancora l, per un tempo lunghissimo: mi sembr uneternit. In certi momenti ebbi lillusione di aver iniziato una nuova vita che era iniziata con lo sfondamento e il superamento della mia tradizionale dimensione dello spazio e del tempo. In realt, come appurai subito dopo, erano trascorsi pochi minuti. Da allora, per, continuo a chiedermi cosa veramente successe quella volta; la domanda pu forse apparire stupida, perch la risposta pi ovvia che la straordinariet di quellambiente mi cre delle emozioni cos intense da venirne travolto; questo quello che si pensa normalmente.
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Io, invece, penso, che quello non fu uno stordimento momentaneo, una illusione, una fantasticheria; penso che fu veramente una nuova vita, veramente e lungamente vissuta, in una nuova condizione e in una nuova dimensione; me lo dicono ricordi intensi che ancora mi sovvengono di quello stato che fu; nello stesso modo con cui qualche volta ci sovvengono alla mente barlumi di esperienze della nostra vita passata che, magari, racchiudono in pochi istanti un lungo e complesso periodo di vita vissuta. Lunica cosa che so con assoluta certezza che in quel momento, o in quei momenti, o in quegli anni, la mia natura e la mia energia, qualunque essa fosse o, in qualsiasi situazione si trovasse, riusc ad entrare in simbiosi con una grande energia della quale faceva parte e nella quale condivideva una prospettiva e un destino comune. In quella situazione vivevano contemporaneamente le condizioni del benessere, figlio della forza e della potenza, dellammirazione e della contemplazione, insieme a quelle dei rischi derivanti dalle continue trasformazioni e modificazioni che quella massa poteva scatenare al proprio interno; da questo nasceva la felicit per quel volo pieno di impulsi inebrianti e la paura che un piccolo soffio di vento potesse significarne la fine, allo stesso modo di come un piccolo chicco di grano ondeggia beato oscillando insieme a miliardi di altri suoi confratelli nel vento e nel sole quando sta per arrivare il momento della trebbiatura; perch quel momento arriva per tutti. Tutti noi siamo un piccolo chicco di grano che ondeggia nel mondo; abbiamo la consapevolezza di esistere che, normalmente condizionata dai nostri stili di vita e, quindi, distratta dalla sua missione naturale; quando ci lasciamo andare e riusciamo ad avvertire la nostra originalit e la nostra vera natura, quando ci avviciniamo allo stato e al principio costitutivo, allora capiamo, o meglio, sentiamo che siamo parte del tutto, che siamo una piccola,
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piccolissima particella vibrante che si esalta nei momenti creativi e nascenti e si deprime e si atterrisce in quelli involutivi e morenti. Si tratta di sensazioni che durano un attimo la cui ampiezza non misurabile: pu essere eterno o istantaneo. Dipende solo da noi, dal nostro punto di vista, dalla nostra pancia. Non potrebbe essere altrimenti, perch questo il senso della vita. La coscienza, che cosa la coscienza? C o non c? Esiste? In che modo partecipa e condiziona levoluzione e la trasformazione della materia? Secoli di dispute e diatribe che possono essere risolte con laffermazione dellovvio: la coscienza esiste; rappresentata dalla materia che, nella sua espressione pi alta, diviene consapevole, interagisce e orienta lo sviluppo della materia che lha generata; essa un prodotto dellenergia che diviene nuova energia e contribuisce alla creazione; senza voler essere blasfemi, si potrebbe dire che figlia di Dio e che, poi, diviene, a sua volta, Dio, creando nuova energia e nuove coscienze, in un continuo crescere e decrescere, nascere e morire. Un mondo dove lobiettivit e la soggettivit si scambiano continuamente i ruoli, inseguendo un ritmo eterno e senza tempo.

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IL SOUND DELLENERGIA

E possibile ascoltare la voce dellenergia, il suo rumore, il suo suono; possibile sentire le sue vibrazioni, collegarsi con il suo ritmo e mettersi in contatto con essa anche attraverso questa strada. Perch certo che lenergia ha un suo timbro inequivocabile; lenergia p e vuole manifestare il segno della sua forza, del suo lavorio continuo e della sua incessante attivit; vi un rumore di fondo, una base sonora che accompagna il movimento della sua espansione, ma quel rumore indistinto e confuso, universale e lontanissimo, espresso ad una frequenza originale e formidabile, ad alto potenziale; troppo al di l delle nostre possibilit di ascolto e dei nostri interessi, delle nostre dimensioni; lo si pu solo immaginare, intuire nella sua inimmaginabile potenza. A noi consentito concentrarci sulla sua voce quando essa riproduce lesaltazione dei suoi successi vitali, quando si esprime concretamente, quando esprime la soddisfazione per i risultati che ha raggiunto o la pena per i suoi ritorni allindietro, per le sue sconfitte, per le battute di arresto e per le sue crisi ricorrenti. La voce dellenergia non si pu registrare, il suo sound non riproducibile; i suoni che emette appartengono ad altre dimensioni; noi potremo accedervi direttamente e con grande facilit, per esaltarci o atterrirci, in altre occasioni, quando verr il momento opportuno; nel frattempo noi possiamo avvicinarci allascolto attraverso la concentrazione, ma anche spontaneamente, sviluppando al massimo la fantasia creativa, imprigionando e facendo nostre le melodie che suonano incessanti nel mondo esterno ma anche dentro di noi. Ogni evento produce un suono, ogni movimento provoca unonda che ci raggiunge a prescindere dalla nostra volont o dalla nostra possibilit di recepirla; ogni movimento riproduce e rilancia
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una melodia; tutto entra a far parte di una orchestra infinita, di straordinaria variet che riempie il vuoto silenzioso degli universi e lascia una inconfondibile traccia destinata a durare per sempre. Noi facciamo parte di quel tutto e, per questo, possiamo ascoltare ci che altre energie elaborano, ma possiamo anche concorrere a dire la nostra, far ascoltare la nostra voce, entrare in competizione, lasciare la nostra traccia; a quel livello si gioca una olimpiade nella quale tutti sono automaticamente iscritti e non vi sono selezioni a cui partecipare, perch la gara perenne ed ogni traguardo assomiglia ad una stazione di partenza; ognuno, persona o animale, essenza vegetale o particella biologica, fenomeno chimico o cosa apparentemente inanimata, lascia la propria impronta leggera in questa competizione, invia un segnale che si collega a tutti gli altri e che, spesso, attende una replica. Il movimento di un microscopico insetto produce cos unonda sonora che possiede la stessa intensit e anche la stessa dignit del grande boato di una esplosione intergalattica; il battito di ali di una piccola, dolce, farfalla pu avere la stessa vibrazione di una tempesta nelloceano, del ruggito di un leone, di uno sciame sismico; perch tutto va visto, osservato, ascoltato in relazione ad un punto di vista ( e di ascolto ), non in rapporto ad un presunto principio generale. Ogni vibrazione pu essere raccolta, amplificata e rilanciata, oppure pu essere ignorata; nel grande caos relativo, dove tutto e niente hanno una origine, una prospettiva, un sentiero da seguire e uno scopo vi una rincorsa allaccordo successivo, alla sommatoria del sound, alla sua amplificazione e moltiplicazione massima; le vibrazioni e i suoni sono conseguenza dei ritmi provocati dagli eventi, dai fatti e dalle creazioni dellenergia; quando lenergia sviluppa il suo lavoro creando incessantemente nuova materia, animata o inanimata che sia, lo fa attraverso una sua caratteristica musicalit che possibile ascoltare, cos come si pu ascoltare il canto di una stella del rock o la predica di un mullah che ammonisce i peccatori nella moschea.
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Lavoro incessante, creazione continua, produzione di nuovi oggetti e di nuovi soggetti, vibrazioni, ritmi incalzanti, suoni e melodie alle pi diverse intensit e tonalit; questo sempre avvenuto, sta avvenendo adesso e sempre avverr; la variet e la diversit sono alla base del tutto e noi esseri umani ne facciamo parte. E possibile ascoltare la voce della nostra energia, mettersi in collegamento con essa, catturarla e farla nostra. Ognuno di noi lo fa inconsapevolmente e naturalmente ogni giorno, ma questo fa parte del nostro vivere e del nostro stesso essere energia. Noi possiamo ascoltare anche la voce dellenergia generale, il grande sound, il ritmo della creazione continua e quello della trasformazione e della fine; occorrono sforzi particolari, menti dotate di eccezionali possibilit di collegamento e di contatto, ma anche della semplicit pi estrema; la consapevolezza usa sempre lo strumento della semplicit; la prima arriva soltanto se si fa guidare dalla seconda. Quando questo avviene, anche noi prendiamo il volo, scossi o inteneriti, esaltati o emozionati da meravigliose sensazioni, lintensit delle quali pu raggiungere e anche superare quella prodotta dai pi potenti allucinogeni, dalle pi potenti droghe. Esistono degli autentici geni musicali che hanno saputo raccogliere il sound dellenergia; lo hanno trascritto su note riproducendo le sue delizie in modo pressoch perfetto, trasmettendocele, perch ne potessimo gioire. La musica, perch di musica si tratta, costituisce il sottofondo delluniverso che vibra e si espande; chi riesce a percepire quel sottofondo inizia a scalare le cime della felicit. Nella scala dei valori della genialit nellarte umana i musicisti stanno al primo posto perch riescono, come nessun altro, a farci toccare le corde della nostra essenza pi profonda; quei geni hanno indagato e scoperto i ritmi del movimento dellenergia nel mondo, se ne sono impadroniti, li hanno divulgati, mettendoceli a disposizione, gratuitamente.
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Certe volte rimango sconcertato e depresso quando vedo la distrazione o lindifferenza di alcune persone di fronte alla musica; semplicemente la ignorano, non se ne accorgono; quelle persone rappresentano quanto di pi triste vi possa essere in natura; sono cieche e sorde, impermeabili a recepire il respiro dellenergia, il suo fascino, il suo alito, non riescono ad assorbire quanto di meraviglioso ci viene trasmesso e non assorbendolo rinunciano alla comprensione della vita; ritengo che quelle persone costituiscano dei buchi neri insensibili e freddi, rappresentino la negativit nella natura umana; ho sempre pensato che chi manifesta insensibilit nei confronti della musica sia pericoloso oltre che sgradevole; da costoro consigliabile stare bene alla larga. Quando si riesce a entrare in confidenza e a possedere quel sound, niente ci viene precluso; sulle onde di quegli ascolti profondi possiamo iniziare lunghi avventurosi viaggi, possiamo iniziare ad assaporare intensamente gli effetti delle vibrazioni; ma non dobbiamo farci impressionare dagli alti e bassi, dai virtuosismi, dai boati, dagli squilli improvvisi, dagli assestamenti riposanti, dagli stati di quiete o dalle tempeste; se ci lasciamo andare, possiamo riuscire a penetrare al centro della produzione della vita e del suo suono e allora nulla ci impedito. Alcune delle sinfonie dei grandi maestri del passati possono condurci in quel centro e regalarci attimi eterni di comprensione.

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VOCI LONTANE

Le possiamo sentire in varie occasioni, le pi impensate e diverse; ma per poterlo fare lo abbiamo gi detto- occorre che sia modificata, alterata la tradizionale struttura del suono e dellascolto; molto difficile per chiunque, a parte casi eccezionali e per questo scarsamente interessanti per noi, riuscire a percepire qualcosa allinterno di un ufficio tradizionale con i rumori e le voci che ci sono familiari, o anche nel comfort della nostra casa. Per ascoltare veramente, per porsi in ascolto e recepire messaggi e suoni necessario che vengano aperte delle chiavi, che ci si ponga in uno stato recettivo nel quale la ragione sia chetata e la mente sia liberata dalle occupazioni e dalle ambasce quotidiane. Si deve riuscire ad entrare in una dimensione non usuale, altra, diversa e favorevole. E una questione di frequenza; come i programmi ad onde medie non possono essere ascoltati sui canali a modulazioni di frequenza, cos il mondo extrasensoriale non pu comunicare con la realt brutalizzata dagli interessi materiali; per ascoltare i comunicati delle radio di polizia non basta possedere una radio, n mettersi allascolto: occorre possedere la chiave daccesso. Allo stesso modo, a maggior ragione avviene nel nostro caso: servono radio molto particolari e orecchie altrettanto particolari, abituate a navigare in sintonie molto diverse dalle solite, originali e in qualche modo speciali. La modifica della struttura del suono si pu realizzare anche quando alle tradizionali e familiari dimensioni dascolto subentra un silenzio assoluto; quel silenzio pu essere il pi assordante dei suoni e lo possiamo incapsulare nella nostra mente come un sottofondo luminoso dove le ombre vocianti possono assumere tratti e contorni abbastanza definiti e pi riconoscibili per noi.
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Le voci lontane parlano sempre; vi un continuo brulicare di appelli, richiami, inviti, sussurri e grida; quelle voci stanno intorno a noi ed esercitano una pressione auricolare molto delicata, ma incisiva; esse, lo ripetiamo ancora, debbono passare attraverso una struttura del suono diversa: pu succedere, in presenza di un rumore continuo e ad alta intensit, come ad esempio un motore meccanico ascoltato per un tempo prolungato; esattamente come avviene quando si usa un trattore o una sega elettrica o una motofalciatrice. Ma anche quando si sta per un tempo prolungato allinterno di una discoteca lanciata su musiche di alta intensit di suono, o anche quando si lavora allinterno di una fabbrica rumorosa o quando si resta per molto tempo su un aereo in volo. La persona che utilizza questi mezzi meccanici o che ascolta quei rumori costanti ed intensi, dopo un tempo indefinito che varia anchesso, a seconda della tipologia e della sua sensibilit, oltre che della sua struttura fisica ma anche della intensit del rumore a cui sottoposta, una volta oltrepassata la propria personale soglia di rottura entra a far parte gradualmente di una diversa dimensione dascolto dove tutto cambia e tutto possibile; intanto lintensit dei rumori meccanici rende ovattati tutti gli altri suoni, li allontana, li colloca in un luogo indefinito e vago nello spazio. In questa nuova dimensione rumorosa ma ovattata, la persona cede le proprie barriere auricolari, allenta la propria attenzione razionale, ma anche quella istintiva; si concentra passivamente su una attivit o su un suono ripetitivo e costante; si pone, cio, in una posizione che possiamo considerare ideale per ricevere, recepire, immagazzinare nuovi segnali e nuove voci; in quella nuova dimensione, in quei particolari momenti di ascolto stabilizzato, continuo e assillante, si aprono delle porticine attraverso le quali cominciano a passare voci e richiami provenienti da altre dimensioni di tempo e di spazio. La possibilit di ascolto di quelle voci e di quei richiami viene amplificata al massimo in quelle nuove condizioni ed allora possibile sentire cose molto interessanti; il pi delle volte si
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ascoltano antiche chiamate (intenerite dallaffetto o talvolta morbidamente minacciose) come potevano essere quelle dei nostri genitori durante la nostra infanzia, o anche voci di vecchi amici che riconosciamo immediatamente. Altre volte, invece, sentiamo voci che non riconosciamo e che vengono ripetute in maniera assillante; in quei casi veniamo sopraffatti dallo sconcerto e ci chiediamo con ansia quale possa essere il loro significato. A me capitato molto spesso di avere esperienze simili; quando, ad esempio, nel mio rudere in campagna passo la motofalciatrice sul prato, un fenomeno del genere si verifica sempre dopo alcuni minuti, quando, cio, lorecchio si abituato alle nuove lunghezze donda sonore prodotte dal rumore a scoppio; in quella nuova, provvisoria dimensione dascolto, inizio ad ascoltare nuove leggere vibrazioni, via, via, sempre pi nitide, intense e chiare, fino a che le riconosco chiaramente come a me familiari o comunque conosciute; quasi sempre si tratta della voce di mia madre, ripetuta sempre nella stessa accezione e con lo stesso significato; quello di un orgoglioso rimprovero, per quella che lei riteneva una mia eccessiva esuberanza, che mi lanciava con tenerezza dalla finestra della nostra vecchia casa in paese. Ma anche altre voci mi giungono e qualche volta con significati ben precisi, per quanto improvvisi e inaspettati; alcuni anni fa mi accaduto che durante un lungo volo notturno sulloceano, quando tutti i rumori si erano acchetati, dopo alcune ore passate in uno stato appisolato del solito relax nervoso che si impadronisce di me tutte le volte che volo, inizio a percepire un richiamo dapprima flebile e poi sempre pi marcato: una voce maschile ben intonata che cantava con grande intensit una dolce struggente melodia, romantica e dolcissima; posso dire che ascoltai quella canzone per un periodo di tempo abbastanza lungo, per quanto non misurabile; un ritornello molto piacevole su cui mi lasciai andare e che entr completamente nel mio corpo accompagnandomi in uno stato di semi incoscienza prima e di sonno poi.
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Quella musica apr la visuale della mia mente ad una sceneggiatura insolita ed originale; stavo osservando una pellicola interna che proiettava un film nel quale si mescolavano immagini sul lavoro nei campi, la produzione di cotone, la vita nella savana, nei villaggi, battaglie ancestrali e scene di vita familiare a me sconosciute. Ma sempre riecheggiava quella melodia, quella nenia ricorrente che faceva da sottofondo, accompagnava e colorava tutti gli ambienti. La sera dopo, mentre stavo seduto ad un bar di quel paese lontano a bere una bibita riascoltai quella voce; apparteneva ad un anziano orchestrale che cantava le canzoni del suo antico popolo di origine, quando fu trasportato schiavo in catene in un'altra terra; notai la stessa tenerezza che avevo percepito sullaereo, in quella musica, in quelle parole e anche in quelluomo; io avevo sempre desiderato ascoltare dal vivo quella musica, quei ritmi, quelle vibrazioni vocali perch le avevo sempre associate alla massima forma di espressione della sensibilit artistica e poetica; questo pu certamente aver influito a determinare la visione sonora, ma non pu essere sufficiente a spiegarla del tutto; in realt era successo che la mia energia aveva chiamato e che unaltra energia aveva risposto allappello; tutto era avvenuto con grande semplicit; si era verificato un incontro di necessit e di desideri, maturato non si sa in quale circostanza e per quale motivo o in quale luogo, avvenuto in una dimensione diversa dal solito ma comunque reale. A pensarci bene, la vita pu offrirci degli scenari assolutamente meravigliosi; quel tipo di esperienza che avevo vissuto, in qualunque modo la si voglia considerare, appartiene di certo alla sfera dello straordinario e del bello; si tratta di esperienze che vengono spontaneamente se solo ci si lascia andare, se ci si pone allascolto e si lascia che le cose avvengono da sole; incredibile il fatto che lumanit non si concentri maggiormente su questi fenomeni eccezionali, ma anche molto comuni, che possono verificarsi spontaneamente se solo si ripone
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fiducia nella parte nascosta e ignorata di noi stessi. E incredibile che lumanit non vi rifletta sopra con determinazione per capire meglio quelle che, in fondo, sono le domande pi importanti che riguardano la sua vita e il suo destino. Una maggiore consapevolezza sulla nostra vita interiore e sul suo funzionamento ci permetterebbe di vedere con chiarezza chi siamo e ci potrebbe far vivere meglio, con maggiore armonia ed equilibrio, con pi serenit e fiducia.

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UN INCONTRO SULLE ALTE VETTE

In un modo molto casuale fui invitato a fare un viaggio di lavoro nello Yemen; le virgolette hanno un senso preciso, perch in quel periodo era abbastanza insensato tentare di fare business nello Yemen; ma lentusiasmo di quel mio amico che aveva gi avviato una piccola attivit immobiliare in quel lontano paese, insieme alla mia disponibilit di tempo e ad un sincero interesse per quel Paese mi convinsero e accettai, cos, quella avventura. Prenotammo i biglietti e partimmo. Chi ha visitato lo Yemen sa che quel Paese presenta una forte singolarit rispetto a tutti gli altri Paesi; appena vi si mette piede ci si rende conto che pi che in un Paese straniero e diverso si arrivati in un altro mondo, dove tutto profondamente altro rispetto alle nostre normali esperienze di vita. E un luogo dove non esiste lo Stato, dove la famiglia pu essere multipla o non pu essere, dove la donna non appare mai e quando lo fa completamente invisibile, dove il lavoro viene svolto dalle donne, considerate come meri strumenti di produzione e riproduzione, o dai maschi, ma solo fino allet di tredici, quattordici anni. Superata quellet gli adulti si dedicano alla loro attivit preferita che loro chiamano business; vale a dire gironzolare in gruppo, armati fino ai denti e stretti come sardine, su pianali di improbabili camion di non si sa quale era, alla ricerca di possibili guadagni pi o meno leciti; il resto del tempo lo passano accovacciati allombra, amoreggiando in compagnia di qualche giovanetto, come lo chiamavano gli antichi greci e romani; questo in un Paese dove la omosessualit viene condannata con la pena di morte. Nello Yemen non esiste raccolta di rifiuti, distribuzione di acqua potabile, non esistono fognature o impianti di illuminazione
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elettrica, non esistono apparecchi radiofonici o televisivi, telefoni fissi o cellulari, lavatrici o lavastoviglie; in quella realt immobile soltanto il qat, lerba che produce visioni e allucinazioni, consente di evadere, navigare in qualche altro luogo, provare una qualche illusione. Insomma, nello Yemen si vive ancora come vivevano Salomone e la Regina di Saba o, meglio, come vivevano i loro sudditi, ed proprio il caso di dire che l il tempo si fermato, a prescindere da ogni nostro ragionamento sulla relativit. Ed proprio questo laspetto interessante di questo Paese: i saggi che vi si possono incontrare oggi, usano le stesse categorie di riflessione e di analisi dei saggi di cinquemila anni fa; la loro visione del mondo presenta aspetti liberi dai condizionamenti tecnologici, assolutamente indipendenti, tali da provocare linteresse pi genuino anche nellosservatore pi distratto. Nello Yemen, infine si vive ad alta quota e non in senso traslato; l la vita possibile soltanto oltre i tremila metri di altezza, perch al di sotto vi un deserto tra i pi aridi del mondo, talmente inospitale che impossibile resistervi; ma si arriva anche oltre i cinquemila metri, dove laria rarefatta, lossigenazione limitata, la respirazione difficile e la vita, condita con il qat, completamente diversa da come la immaginiamo noi, i ragionamenti seguono altre piste, la fantasia fedele compagna della pratica e della concretezza, le idee volano oltre i confini dellimmaginabile. Su quelle alte vette, dove i panorami e gli scenari sono folgoranti per la loro bellissima profondit e ampiezza, ebbi un incontro straordinario che mi influenz per tutta la vita. In un villaggio ad alta quota, dopo aver trascorso una serata molto rilassante e aver ammirato la danza alla luna fatta con totale dedizione da giovani guerrieri, notai un anziano di et molto avanzata che un nostro amico del posto mi indic come uno dei saggi del villaggio; stava guardando da molto tempo la notte nel cielo; in particolare era concentrato nel punto dove le stelle si incontravano con le alte vette; lo faceva con impegno particolare
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come se per lui, quella fosse loccupazione pi importante; il suo aspetto era sereno e la sua espressione incredibilmente rilassata; con un misto di timore, di rispetto e di grande interesse mi avvicinai a Lui, lo salutai con grande semplicit, mi sedetti accanto al sasso dove era accovacciato e, confortato dalla traduzione del nostro fedele accompagnatore ed interprete Abib, gli chiesi che facesse e cosa guardasse. Mi rispose che stava bene, che era sempre stato bene, che quello era il suo lavoro, ma anche il suo passatempo preferito, perch lo spettacolo che va in onda tutte le sere nel cielo non ha eguali; mi rispose che il cielo e lo spazio, per chi riesce a leggerli, possono narrarci le storie pi belle, ma anche insegnarci molte cose, che la nostra mente pu volare, capire e carpire i segreti del mondo. Era stato informato da altri viaggiatori che in altre parti del mondo erano state costruite delle societ negative e false dove la gente stava molto male, lavorava a ritmi frenetici, era infelice e aveva perso la propria strada, anzi non conosceva neanche pi lo scopo del proprio viaggio su questa terra e della vita che conduceva; chiamava gli occidentali uomini persi e mostr nei loro confronti una grande pena. La sua meraviglia era veramente sincera; non riusciva a capire come era stato possibile aver ceduto cos totalmente alla materialit e agli inganni del corpo, alle sue illusioni, fino a diventarne schiavi; eppure- mi disse- avete avuto grandi maestri che vi avevano indicato la via, che avevano capito un tempo lontanissimo molte cose e le avevano anche scritte; manifest una grande sorpresa per il fatto che quei maestri fossero stati dimenticati. Ma la cosa che maggiormente lo irritava era larroganza degli occidentali, la loro protervia, la loro superficialit e povert di spirito. Dimostr per quel mondo dal quale io provenivo una grande tristezza e un sincero dispiacere per la povert e la miseria nella quale era caduto; ma non aveva conoscenze dirette e approfondite;
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volle saperne di pi; mi chiese che tipo di vita conducevamo, se fosse vero quello che aveva sentito dire e anche cosa io ne pensassi. Cercai di dargli le informazioni che voleva nel modo pi presentabile e nel loro aspetto migliore; gli parlai della democrazia, del benessere, della sicurezza, delligiene, non nascondendogli comunque il mio punto di vista critico sulla societ dalla quale provenivo; gli dissi che anche io avevo delle riserve, che avevo combattuto e che stavo combattendo contro gli eccessi del consumismo; tuttavia continuai- il suo pessimismo totale mi sembrava eccessivo e mi permisi di esprimere il mio parziale dissenso rispetto al suo punto di vista. Eccessi? mi rispose- Qui non si tratta di eccessi. Vedi continu- io sono una persona anziana da molto tempo; so che tra poco dovr morire; non sono intransigente, sono tranquillo, calmo, sereno; aggiungo che sono felice, perch ho sempre vissuto e tuttora vivo secondo natura e anche secondo i miei istinti; ho fatto molti figli e ho seminato la mia specie; attraverso molti di loro continuer a vivere, ma vivr anche in diversi altri modi; ho goduto del mio corpo, perch esso consente molte possibilit; possiamo vedere, ascoltare, sentire, toccare, annusare, gustare; inoltre possiamo percepire, intuire, immaginare, prevedere; la nostra mente straordinaria; ci permette cose meravigliose e uniche; io le ho provate, so quanto siano belle e gratificanti; qualche volta mi viene in soccorso il qat e, attraverso di esso, posso riuscire ad evadere meglio dal mio organismo, quando giusto farlo; inoltre- e qui gli brillarono gli occhi- ho ancora del tempo e questo mi riempie di buon umore e di ottimismo. I vostri non sono soltanto eccessi; il sistema che non va, tutto insieme; larchitrave sulla quale siete poggiati fradicia, vivete nellinganno e siete su una strada completamente sbagliata, date importanza a cose che non ne hanno e per questo vivete molto male. Pi avete e pi volete; tutti i vostri sforzi sono destinati solo
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e sempre ad accumulare beni materiali; state perdendo questa vostra unica occasione, vivendo nella infelicit, nella insoddisfazione continua, nella nevrosi, nella depressione. Pensate che il benessere materiale e laccaparramento siano le uniche cose che contino; avete impostato tutte le vostre leggi non per costruire una societ equa e giusta ma per difendere la propriet privata; il vostro verbo preferito, quello al quale sacrificate tutto il verbo avere, non il verbo essere. La vostra corsa ossessiva alla ricchezza, tra laltro, del tutto inutile, perch non vi basta mai e quindi, continuando a rincorrerla, non vi soddisfer mai. Nelle vostre citt il lusso laltra medaglia della miseria, luno figlio e padre dellaltra; giudicate gli uomini per quanto hanno accumulato non per quello che pensano e che fanno o per come vivono; anche il criminale pi riconosciuto e il ladro pi impenitente vengono da voi rispettati e venerati se solo riescono a farla franca e disporre della ricchezza in qualsiasi modo accumulata. Nei nostri villaggi un povero, per quando grande possa essere la sua povert, non arriva mai a varcare la soglia della miseria pi totale che comporta sempre automaticamente anche la perdita totale della dignit, del proprio amor proprio e della fiducia in se stesso. No, non si tratta solo di eccessi. Avete dimenticato, per pigrizia, disinteresse o complicit, il vecchio sano principio secondo il quale ogni fortuna inizia con un crimine e tutte le ricchezze nascono dallavidit. La vostra Societ sta esaltando e valorizzando tutte le tendenze negative dellanimo umano; in questi ultimi tempi le ha addirittura innalzate a sistema, a modello istituzionale, legalizzando ci che, invece, dovrebbe essere riprovevole. Le nuove generazioni stanno formandosi su questi falsi valori e, certamente, continueranno ad andare ancora sulla strada sbagliata, consolidando lerrore. Da voi, insieme agli sprechi stanno aumentando ingiustizie odiose e innaturali; le vostre super metropoli piene di tesori stanno producendo frotte
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crescenti di barboni che vengono lasciati morire di fame e di freddo nelle strade. Voi ignorate quale sia il vero significato della parola solidariet; la scambiate quasi sempre con la carit e il pietismo; nella solidariet vi amore, nella carit vi il cinismo, lopportunismo e lipocrisia. La vostra nuova frontiera, il vostro nuovo idolo costituito dalla cosiddetta privacy; state costruendo intorno ad essa nuovi muri, nuove barriere; dopo aver schedato e controllato ogni vostro pi intimo movimento attraverso una rete di controlli che neanche la pi efficiente delle dittature avrebbe mai potuto immaginare, ora state costruendo altre separazioni e state innalzando nuove barriere scambiando cos quello che un diritto naturale con la pi triste delle solitudini. Il vostro mondo sta costruendo il suo smodato benessere materiale sulla fame degli altri popoli; avete costruito un ordine mondiale che condanna alla morte per fame la gran parte degli abitanti della terra. State seminando a piene mani rancore e odio tra i popoli della terra; nessuna epoca come questa stata caratterizzata da tanta brutalit. Nelle epoche antiche la violenza nasceva dalla fame o al massimo dalla sete di potere; per la vostra cultura diventata, invece, il fondamento etico delle Nazioni e la giustificazione di ogni scelta. Dite di combattere il terrorismo ma fingete di ignorare che esso un vostro inevitabile prodotto: dalla violenza nasce sempre altra violenza. Mi dispiace concluse- con una espressione sinceramente addolorata e preoccupata, mi dispiace veramente.

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IN VIAGGIO. Una leggera brezza mi riport alla coscienza e alla percezione della realt; mi risvegliai in un ambiente diverso dal solito e, direi, assolutamente originale ma anche molto ostile; fui colpito da un rumore insopportabile che mi feriva le orecchie; notai con disappunto che mi trovavo sdraiato a pancia in gi su un pianale affollato e in movimento che rullava e vibrava senza soluzione di continuit; sotto di me scorrevano liquidi maleodoranti che si mescolavano continuamente tra di loro a causa delle oscillazioni del pianale; mi accorsi con tristezza e sconcerto che si trattava delle deiezioni dei miei numerosi compagni di viaggio che, anchessi, ondeggiavano e mareggiavano seguendo le scosse e le pieghe di quel movimento rumoroso nel quale eravamo tutti immersi. E poi quellodore; un odore umido e freddo, quasi liquido e che si attaccava alla pelle e vi rimaneva attaccato addosso; un odore che mi annichiliva e che si impadroniva sempre pi di me. Mi trovavo in una strana posizione, anchessa diversa dal solito: la parte inferiore della mia faccia era aderente al pavimento di quel pianale e tutto il mio corpo si trovava sdraiato in una curiosa posizione supina; dovetti ritirarmi improvvisamente da quella anomala situazione perch mi accorsi che quei liquidi mi stavano letteralmente entrando nel naso e nella bocca quando, a intervalli regolari, cercavo di inspirare con foga aria fresca per riprendere fiato; stavo per vomitare, ero debolissimo; per di pi la leggera brezza stava lasciando il passo a robuste ondate di aria gelida che mi frustavano la pelle e che mi stavano procurando forti brividi di freddo che mi consigliavano di cercare tepore e protezione. Cos scivolai prepotentemente ma piacevolmente sotto la pancia di mia madre e l trovai ristoro e appagamento.
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Mi appisolai e scivolai dolcemente in un torpore gradevole interrotto, a tratti, dai sobbalzi e dagli scossoni; continuai a rimanere in quello stato di semi incoscienza assonnata e, allora, non potei fare a meno di pensare alla mia vita di quel periodo caratterizzata purtroppo da una grave malattia giunta ormai allo stato terminale. Ricordai con infinita e malinconica tristezza tutte le sofferenze mie e dei miei cari; mi concentrai con dolore sulle espressioni piene di sconforto che vidi sui volti dei miei due figli mentre ero disteso sul letto di morte completamente rassegnato e ormai prigioniero di un abbandono cosciente e crescente che lasciava presagire la mia prossima fine. In quello stato di torpore rimasi per sorpreso dalla lontananza di quei ricordi; mi sentivo quasi indifferente alla loro drammaticit, quasi non mi appartenessero pi; si trattava di ricordi sfuggenti, nebbiosi, confusi, che si stavano rapidamente allontanando. Pi cercavo di trattenerli, di concentrarmi su di essi, pi svanivano; i miei disperati tentativi di fissarli, di recuperarli alla memoria erano inutili; quei ricordi se ne stavano andando, si facevano indistinti, leggeri, evanescenti, impossibili da capire e da collocarli nella mia nuova dimensione. La mia attuale posizione, infatti, reclamava una urgente concentrazione sui bisogni delloggi, sulle necessit dellattimo presente; erano bisogni e necessit che non riguardavano la sfera del pensiero e della riflessione, come ero abituato a fare fino a qualche tempo prima; ora dovevo occuparmi di ben altri impellenti, stringenti, materialissimi bisogni; quelli del freddo e della fame, quelli della paura e della sopravvivenza. Aprii gli occhi del tutto e ci che vidi mi atterr; mi resi conto che non stavo sognando, non ero in trance, non stavo vivendo un incubo ma una realt molto concreta che, come spesso accade, era peggiore di qualsiasi inimmaginabile incubo: ero ben presente e ben vivo, in quanto appena nato, su un carro bestiame; ero circondato da maiali e io stesso ero un maialino, appunto neonato,
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che condivideva la sorte della sua specie resa schiava e oggetto alimentare da parte di unaltra specie: quella umana, che fino a non si sa quanto tempo prima era stata la mia; ero impaurito, rattrappito, inebetito da quanto mi stava succedendo intorno; cercavo qualche certezza e qualche speranza, ma ricevevo soltanto spaventose conferme da una realt sempre meno impossibile e che con il passare del tempo diveniva sfortunatamente pi attuale e reale. Si era fatto notte e adesso il freddo penetrava pungente sulla mia pelle; non esistevano coperte per ripararsi e laria mi schiaffeggiava con violenza attraverso le fessure del carro bestiame. Era unaria umida piovigginosa che mi giungeva sempre accompagnata da quellodore sgradevole nel quale ero immerso. Mi sentivo sporco, ero sporco. I miei simili erano anchessi atterriti e sofferenti ma tranquilli perch rassegnati e abituati a quella condizione inconcepibile di disagio che stava gi durando da qualche giorno. I loro occhi comunque lasciavano vedere chiaramente la tristezza elevata a normalit; era una condizione ancestrale, inconsapevole eppure in qualche modo saggia e accettata, perch niente altro era possibile fare. La loro vita era quella gi da qualche tempo ed essa aveva preso completamente il sopravvento sui ricordi, sulla memoria, sulle esperienze passate, sul tempo trascorso; niente, in quello stato, consentiva loro di percepire la conoscenza presente o quella trascorsa. Tutto per loro, ma adesso anche per me, era confuso e indecifrabile; soltanto qualche flash, qualche pensiero antico e lontano, talvolta, sopraggiungeva veloce, istantaneo ed effimero; ma se ne andava subito inafferrabile e sfuggente quanto i bagliori delle luci degli altri camion che sfrecciavano nella corsia opposta. Chi ero io in quel momento? Socchiudevo gli occhi e cercavo di concentrarmi su quei ricordi, ma non ci riuscivo. La confusione esterna era assordante e il caos era totale; la mia confusione,
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quella interna della mia testa era ancora maggiore. Non capivo pi nulla, tutto era impossibile, inspiegabile. Ma vero. Mi abbandonai cos, sempre sotto il corpo di mia madre per ripararmi dal freddo, ad un deliquio semi incosciente: che significato poteva avere quel ricordo di quando da bambino fui issato sopra un tavolo rotondo, di legno color marrone scuro? Avevo tre anni, i capelli neri e ricci, i pantaloni corti e mio padre stava per scattarmi una fotografia. Io non volevo e stavo piangendo disperatamente. Cosa significava quel ricordo? A chi apparteneva? Come dovevo interpretarlo? Quali messaggi nascondeva? E io? Cosa stavo facendo adesso su quel carro bestiame, in mezzo al letame mio e dei miei simili, diretto verso una destinazione sconosciuta, in una notte umida e fredda? A chi apparteneva quella pelle rossiccia? Quei peli duri e lunghi, quelle unghie spesse, quelle grandi orecchie? Lacrime e confusione, cattivi odori e disperazione si erano completamente impadroniti di me. Guardai ancora i miei sventurati compagni di viaggio; i loro occhi non lasciavano spazio allimmaginazione, la loro espressione era vuota per non dire inesistente; lunica manifestazione visibile della loro volont era costituita dalla ricerca spasmodica del migliore spazio possibile; non vedevo in loro nessuna traccia reciproca di solidariet, perch in quelle condizioni la lotta per la vita avviene al livello pi implacabile possibile; soltanto in un mio quasi coetaneo percepii qualcosa di pi, una curiosit non ancora spenta, una fiammella ancora viva, una speranza possibile per quanto inespressa. Lui, per, non mi riconobbe; anzi, notai in un suo sguardo prolungato un atteggiamento di sfida e di rivalit. Mi infilai ancora di pi, se possibile, sotto il corpo protettivo di mia madre che mi offr generosamente le sue mammelle abbondanti e piene di latte; mentre il camion sfrecciava sulla autostrada mi addormentai in quella posizione; ogni tanto si affacciava nella mia memoria lontana qualche altro flash, qualche altro pensiero; senza grande sforzo mi chiedevo cosa altro
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potessero significare, quali messaggi volessero inviarmi, ma lasciai correre perch dovevo pensare alla mia nuova vita. Avevo appreso in un modo certamente molto insolito che la memoria pu essere molto labile, che la coscienza relativa e che i ritorni non sempre sono possibili.

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PRIMAVERA IN CAMPAGNA Esistono momenti, nella vita di ognuno di noi, nei quali gli stati di benessere si sovrappongono e si autoalimentano, rilanciandosi a vicenda; in quei momenti si verifica che la salute fisica di una persona ( o anche di un altro qualsiasi essere vivente ) possa trarre giovamento e ulteriore sicurezza da una grande pace interiore, a sua volta generata e rafforzata da un generale clima positivo dellambiente circostante; in quei momenti la vita crea e si crea, tutto si espande, cresce, si sviluppa; propaggini del bello e del sano si allungano verso ogni cosa che, a sua volta, restituisce sana energia a tutto ci che gli sta intorno, infondendo una nuova, ulteriore spirale di effusioni e di ritmi virtuosi a ogni infinitesimale forma di vita, dalla pi complessa alla pi semplice ed elementare. E possibile vivere questo tipo di esperienze in occasione della primavera in campagna, in una qualsiasi bella giornata di sole; le ore migliori per godere di questa vera e propria meraviglia della natura sono quelle immediatamente successive allalba, quando i raggi del sole hanno gi cominciato a riscaldare tutte le forme di vita e ogni forma di vita impegnata in una frenetica attivit; come al mercato della frutta, subito dopo lapertura: le buone massaie sanno che il momento giusto per fare acquisti e, quindi, si affrettano per non perdere le occasioni migliori e fare la migliore scorta possibile. In natura ogni forma di vita sa che loccasione migliore sempre la prima che capita, anche perch potrebbe essere lultima; nessuno conosce il proprio destino e ognuno mosso dal proprio istinto e dal proprio motore interno che quasi sempre non conosce ragioni e non ammette repliche; per questo il gran ballo inizia subito, appena scocca lora e ognuno si affretta per non perdere tempo e per cogliere lattimo. E tutto un agitarsi spasmodico, ritmico, ansioso e felice al tempo stesso; un rincorrere, muoversi,
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accelerare, gettarsi in una orgia nutritiva e riproduttiva senza soluzione di continuit; con lunico limite imposto dallenergia che si ha a disposizione e dalla carica vitale che si possiede. La prima volta che ebbi una esperienza straordinariamente intensa di questo tipo, fu quando, ancora molto giovane, mi recai in campagna, la mattina presto, insieme ad altri miei parenti per fare alcune attivit agricole; eravamo ai primi di Aprile e la stagione era, quellanno, abbastanza avanzata; una leggera pioggerellina ci costrinse tutti a ripararci sotto una tettoia ad aspettare che tornasse il sole. Il sole torn dopo pochi minuti e lo fece con una certa prepotente carica dominante; di colpo le nuvole sparirono, una luce quasi accecante si diffuse dappertutto e tutto, improvvisamente cambi come se vi fosse stata una improvvisa scarica elettrica: la prima cosa visibile che notai fu il vapore che cominci a sollevarsi con grande abbondanza dal terreno tuttintorno e che saliva a spirali omogenee ma diverse verso lalto; il silenzio plumbeo e riflessivo di poco prima fu interrotto, forse da un segnale, forse dalla prima reazione vitale della prima forma di vita consapevole dellintensit di quel momento; un cinguettio leggero, poi un altro ed un altro ancora; altri cinguettii, squittii, pigolii, schiamazzi, strepiti , urla e grida da parte delle pi diverse forme di vita giunsero improvvise e colorate; fu tutto un clamore, un baccano e un chiasso assordante che, via, via si stava riscaldando e confortando dai raggi di quel sole sempre pi capobanda di quella ciurma scatenata e irruenta. Il rumore crebbe ancora con il passare dei minuti fino a divenire stabile e costante. Mi isolai dagli altri; mi lasciai andare alla concentrazione, mettendomi seduto su una porzione di prato che aveva lerba gi asciugata dalla pioggia; chinai inconsapevolmente la testa, chiusi gli occhi e restai ad ascoltare quella sinfonia; mi accorsi che era possibile con un po di attenzione isolare una voce dal coro per ascoltare una melodia singola con le sue diverse oscillazioni del tono; passai cos da un uccello allaltro; della stessa specie e di
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specie diverse; poi affinai ancora ludito e mi soffermai ad ascoltare, o meglio, a cercare di capire i dialoghi, le lunghe, vivacissime chiacchierate a due, tre, cento, mille voci che stavano avvenendo singolarmente e tutte insieme. Sapevo che i miei limitati sensi umani potevano percepire soltanto una parte molto piccola di quel concerto; sapevo che le mie orecchie erano in grado di recepire e decifrare soltanto le manifestazioni pi adatte alle mie cartilagini, alla mia conformazione fisica, alla mia dimensione, alla mia struttura dascolto. Quasi ad avere una conferma, i miei occhi si posarono su una lunga interminabile fila di formiche che, incolonnate una ad una, avevano imboccato una strada diretta non si sa dove, ma percorsa con tranquilla determinazione; seguii quella strada per una ventina di metri fino a scoprire un formicaio nel quale si affollavano milioni di formiche, dalle pi piccole a quelle pi grandi, tutte insieme, con grande frenesia e in quello che io credevo fosse un grandissimo silenzio. Anche in questo caso sapevo che non era affatto cos; sapevo che quel silenzio era dovuto alle mie dimensioni dascolto, molto, molto diverse da quello delle formiche; dimensioni incomunicabili, ma non per questo inesistenti; stesso ragionamento, a maggior ragione, era fattibile per unaltra colonia di insetti bianchi e microscopici, quasi invisibili che osservai poco distante e che si stavano affannando intorno ad un filo derba; anche il loro silenzio era ovviamente soltanto apparente, cos come doveva essere apparente quello di una coppia di ragnetti piccolissimi che stavano scendendo da una lillipuziana ragnatela appesa ad una fogliolina di un albero di melo, l vicino. Scosta un po di terra e anche l sotto era iniziata la festa della vita: animaletti di ogni dimensione, piccoli insetti, lombrichi, animali striscianti, formiche ed esseri di ogni forma, colore e dimensione stavano affollando e animando quel mondo, sotterraneo per me, ma esclusivo, unico, irripetibile e, forse, meraviglioso per quelle creature. Mi immaginai cos altre forme di vita nelle parti del terreno ancora pi sottostanti, per metri e metri, forse per
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chilometri, fino ad arrivare l dove la nostra primavera di sicuro non arriva, ma dove certamente esistono altre primavere, altre stagioni, altri ritmi, altri segnali, altre regole ed altre forme di vita. Vedevo, nello stato in cui mi trovavo, che poteva essere di esaltazione o di rara consapevolezza, tuttintorno a me, sotto di me, fino alle viscere della terra, e poi, nellaria, oberata, impreziosita e impregnata da quantit indecifrabili di uccelli e insetti di ogni tipo e di ogni dimensione, una scena mai vista e, credo, neppure immaginata; cos, nellacqua di una minuscola pozzanghera che si era formata poco prima gi era fiorito un universo con moltitudini di esseri viventi, che sciamavano, roteavano, si agitavano, si riproducevano e vivevano, anche loro, la loro unica e irripetibile esperienza di vita vissuta in quelle particolari condizioni. Ero tutto preso da quelle immagini che forse erano reali, forse erano frutto della mia autosuggestione, ma che mi procuravano sensazioni straordinarie bellissime, ma anche sconvolgenti. Ebbi, come una folgorazione, la certezza che il mondo non era, non avrebbe potuto essere quello che vediamo ogni giorno attraverso i nostri occhi; apprezzai, ancora una volta e al massimo grado, limportanza del punto di vista; mi venne da pensare alla somma, definitiva, importanza che assume langolo visuale, il luogo dellosservazione e il tipo di osservatore che sta alla finestra e che guarda. Ad un certo punto la mia visione fu bruscamente interrotta da un richiamo di una parente, una mia cara zia brontolona, che mi sollecitava a riprendere il lavoro; venni aspramente rimproverato per quella mia distrazione; fui invitato a vergognarmi per tutto il tempo che stavo perdendo. Non replicai perch sapevo che non sarebbe servito e ripresi disciplinatamente il lavoro. Oggi, quando penso a quellesperienza, mi soccorre ancora una volta la scienza che mi ha aiutato a leggere meglio quanto accade intorno a noi: la fisica delle particelle, con le sue incredibili, semplicissime verit; oggi so che non avrei mai potuto
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poter afferrare, comprendere o, anche soltanto vedere e percepire lesistenza di quei microrganismi che, pure erano vicinissimi a me, alcuni, addirittura dentro di me: oggi so che si trattava di organismi viventi e pensanti non di semplici strutture monocellulari, di vere e proprie forme di vita, di creature in grado di pensare, provare sensazioni ed emozioni, di vibrare e di esistere, non di elettroni e neutroni che, semplicemente, roteavano nel loro eterno ritmo allinterno della loro casa madre. Anche allora, tuttavia, riuscii a sentire, per la prima volta la complessit del mondo e il mio limite; un limite che atterrisce soltanto chi non riesce a capire che da l si pu partire per rinascere continuamente, allinterno di dimensioni di tempo e spazio sempre diverse ma ugualmente affascinanti e complete, attraverso trasformazioni e rigenerazioni successive verso ancora nuove, diverse, ma sempre straordinarie e irripetibili forme di vita. Spazio e tempo diversi, forme di vita diverse, tutto in eterna evoluzione, metamorfosi, trasformazione, divenire; ed essere nel divenire, perch soltanto nel movimento, nel ritmo, nella rigenerazione si pu trovare, comprendere e vivere lessenza. Oggi so che da quelle esperienze ( ma anche da altre che ho raccontato in questo libro ) possibile trarre lezioni di vita per il nostro immediato futuro e per i nostri comportamenti pratici. Oggi so che tutto contemporaneamente effimero ed eterno, passeggero e duraturo, eterno e sfuggente; tutto avviene in un eterno movimento, in un gioco ininterrotto di realt che assomigliano a visioni e di visioni che appaiono reali e concrete. Tutto reale e tutto illusorio, perch ogni cosa ed ognuno sono condizionati dal soggetto che osserva. In questo quadro la teoria della relativit va portata alle estreme conseguenze; il tempo non si dilata o si restringe soltanto alla velocit della luce, ma anche a quella della lumaca; ognuno di noi potrebbe portare numerosi esempi a supporto di questa affermazione; soltanto che, come spesso ci accade, ci rifiutiamo di prendere atto dellevidenza pi smaccata,
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proprio quando essa ci appare troppo evidente, nella sua naturale obiettivit. Il dolore o il piacere esistono soltanto se messi in relazione alla nostra particolare soggettivit o alla soggettivit delle forme di energia; cos come il bello e il brutto, il giusto e lingiusto, la felicit e la tristezza; tutte queste categorie appartengono allumano, alla sua storia e ai suoi metri di paragone. Fanno parte, per dirla in una parola, della legge del punto vista o del punto di osservazione. Lenergia, di per s, non esprime indici di gradimento, non d giudizi, non prova sentimenti e non esprime preferenze; la legge dellenergia quella della sua eterna, continua evoluzione; il destino dellenergia di trasformarsi e riprodursi; quando muore lo fa per rinascere ancora in una forma e con una diversa tonalit. Ma lenergia non esiste allo stato puro; per vivere, espandersi e riprodursi ha bisogno di sporcarsi le mani, di nuotare nella materialit che lei stessa ha creato e di iniziare a manifestare la sua presenza, a occupare involucri, dando loro forme, contenuti e spesso coscienza. Quelle forme iniziano ad essere un punto di vista dellenergia che si manifesta, iniziano ad esprimere una soggettivit e cominciano la loro dura lotta per la vita, vogliono vivere, crescere, riprodursi, si organizzano, si difendono dagli attacchi, provano sentimenti e si dotano di una coscienza, di una razionalit; sanno che cosa la felicit e lo stato di benessere quando vivono la loro fase ascendente e riproduttiva, ma sanno anche che cosa il dolore, quando la fase negativa prende il sopravvento e inizia la spirale discendente.

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IL DOLORE DELLENERGIA

Tutti noi sappiamo che cosa il dolore; purtroppo non possiamo ignorarlo; sappiamo che, insieme a una componente normalmente inferiore di piacere, il dolore ci accompagner per tutta la vita. Il dolore appare quando un essere vivente si rende conto che qualcosa della sua essenza o della sua struttura fisica viene minacciato; il deperimento naturale di ogni individuo il principale alleato del dolore, la minaccia pi seria; il ciclo biologico che si attiva quando lenergia si manifesta e prende forma, dando luogo ad una nuova vita, viene subito imprigionato dal tempo che lo accompagner inesorabilmente, dopo una prima fase evolutiva rappresentata dal suo sviluppo, e dopo un certo periodo di tempo, comunque definito e limitato, verso la sua inevitabile trasformazione che, dal suo punto di vista, significa di certo la fine di quellesperienza e, quindi, la sua morte. Questo tipo di dolore fa parte delle regole del gioco, tollerabile, viene vissuto e gestito con una certa tranquilla consapevolezza, perch rientra nel nostro destino; pi che dolore vero e proprio tristezza, malinconia; nel medioevo la malinconia, che veniva allora chiamata melanconia, aveva conosciuto una certa fama; la melanconia esprimeva una diffusa, inevitabile, rassegnata consapevolezza che il destino delluomo era segnato, che non era consentito n possibile opporvisi, che latteggiamento pi saggio consistesse nel seguirlo con accondiscendenza, pazienza e serenit. La melanconia venne idealizzata, romanzata, celebrata, descritta, dipinta e quasi venerata; venne illustrata negli affreschi delle chiese, nelle incisioni e fu scelta dagli uomini di quel tempo come comprensiva, materna alleata nel viaggio terreno che si doveva compiere.
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Personalmente apprezzo molto la dolce, struggente, tenera malinconia; la considero un piccolo comprensivo sostegno, una forma pi gradevole e morbida di tristezza, una amica anziana, saggia e fedele con la quale convivere le esperienze di vita, quasi un punto di riferimento insostituibile nei momenti in cui mi sembra di essere sovrastato da forze preponderanti e quando un destino inevitabile bussa alle porte dellesistenza. Ma il dolore vero unaltra cosa; esso si verifica e sopraggiunge quando il destino avverso incombe improvviso, aggressivo con durezza; quando le leggi dellevoluzione subiscono violenza e la trasformazione inevitabile della materia e dei suoi involucri subisce accelerazioni ostili da parte di altre componenti di energie esaltate da volont di potenza e di affermazione di un io spietato e dominante. Il dolore accompagnato dallincomprensione di chi lo procura e di chi lo subisce; la sua misura proporzionale alla gravit delle ferite inferte, ma anche alla sua non giustificazione; nella storia dellumanit vi sono molti esempi di dolore inferto, in modo gratuito e, per questo, meno accettato; lumanit la razza vivente nella quale accanto ad una maggiore qualit costitutiva della sua struttura, convive anche la pi aggressiva affermazione di egoismo e di volont di potenza. Lumanit stata anche in grado di dotare le proprie citt di luoghi attrezzati allo scopo di procurare dolore; vere fabbriche del dolore, dove la violenza, le sofferenze e la morte venivano impartite scientificamente, senza alcuno scrupolo e con lunica paradossale motivazione di procurare ad altri il piacere o di esaltare il dominio di una razza, di una nazione, di una comunit. Nel colosseo dellantica Roma, nelle prigioni del medioevo, nelle carceri del braccio secolare della chiesa, nei lager nazisti, nei gulag sovietici, nei campi dei profughi che in questo periodo riempiono i continenti del nostro pianeta, ed in innumerevoli altri luoghi, il dolore stato organizzato ed elargito in quantit industriale, procurato da poteri assoluti, ideologie malsane,
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fanatismi religiosi o politiche di rapina; il dolore sempre stato inferto agli altri,con laggravante dellinganno, dietro lo scudo ipocrita di fare o portare il bene. Nei luoghi organizzati per portare sofferenze, morte e dolore, le energie delle vittime manifestano il loro stupore, la loro attonita sorpresa; possono anche cantare lodi al loro Dio, come i cristiani nellarena di Roma o atteggiarsi a pazienza sconfitta e impaurita come nei lager e nei gulag o possono anche gridare il loro furore come fece Giordano Bruno nella galera cattolica, ma le energie stroncate, nellora del trapasso, elevano un urlo altissimo, stupito e pieno di ribellione, gridano, spesso silenziosamente, la loro rabbia, per una fine innaturale e invocano coscienti o no,la grande casa madre dellenergia generale, accendono di tensione, illuminano di ira e invadono lambiente circostante, ribellandosi ad un destino malvagio e a cui non vogliono e non riescono a credere. Quelle energie rimangono l per un lungo tempo, continuano a stazionare l dove si verificato il trauma, riescono addirittura ad allearsi tra di loro, a stare insieme, ad unirsi, quasi a cercare ancora una spiegazione, a cercare un qualche conforto; si guardano attorno, aspettano, vagano confuse e piene di rancore, trasmettono la loro presenza tutto intorno e aspettano una occasione di riscatto. E noto che i luoghi dove il terrore stato celebrato e sparso in abbondanza conservano, forse per sempre, una loro sinistra, cupa desolazione; una loro depressa, permanente, prolungata attualit; noto anche che chiunque possieda una certa sensibilit riesce ancora, a distanza di secoli e di millenni, a percepire la presenza di quelle energie violate, la loro sofferenza che non finisce, la loro prolungata, irrefrenabile disperazione, il loro pianto. Basta rimanere in quei luoghi per un certo periodo di tempo, restare in attesa, senza pensieri, e attendere; il dolore di quelle energie ci raggiunger molto presto, si rivolger a noi con domande mute, ci avvolger e non vorr andarsene; quel dolore contagioso, ha bisogno ancora di capire; pu condizionarci a lungo
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e influenzare pesantemente la nostra esistenza futura; chi riesce a fare quel tipo di esperienze, dovr molto rapidamente cercare di dimenticare quelle sensazioni perch rappresentano quanto di pi negativo e condizionante possa essere immaginato per la storia delluomo. Lo stesso discorso si pu fare anche per le morti violente individuali; gli omicidi compiuti con una certa efferatezza hanno invaso la letteratura di ogni epoca e di ogni nazione riempiendo di fantasmi le case, le ville depoca e le contrade che hanno ospitato quei delitti; a parte le facili fantasie quei fantasmi esistono veramente; quando non vengono dallinterno delle nostre menti, rappresentano le energie violate e offese che non accettano il loro destino, che continuano, spesso per sempre, a chiedere spiegazioni, a manifestare la loro sorpresa, a cercare una nuova occasione. Quei fantasmi, quegli spettri non usano le catene, non provocano rumori, non si divertono a fare stupidi scherzi e non si ammantano di lenzuoli bianchi; sono anime in pena come, in modo molto appropriato sono state definite; la loro presenza effettiva e chi ironizza su di loro soltanto uno sciocco imprudente. Un giorno non molto lontano qualcuno di quegli sciocchi potrebbe trovarsi in una posizione non molto diversa, trovandola, a quel punto, stranamente naturale per la sua nuova impensabile dimensione e chiedendosi perch mai non ha aperto gli occhi e il cuore quando avrebbe potuto farlo; come chi si rende conto, troppo tardi, di aver sempre ignorato una occasione propizia pur avendola sempre avuta a disposizione. La presunzione sempre stata la principale causa dei mali del mondo e degli individui; lignoranza, in ogni campo, oltre che da fattori obiettivi, trova sempre alimento e dipende in buona misura da nostri atteggiamenti di mal posta autosufficienza; non si deve essere presuntuosi perch in gioco la nostra vita.
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In fondo, se ci pensiamo bene non vi nulla di strano o di totalmente astruso nel ragionamento che abbiamo fatto prima; noto che il dolore, come il piacere, viene trasmesso o recepito allinterno della stessa via di comunicazione: lenergia; noi usiamo lo stesso tipo di trasmettitore che invia e riceve impulsi attraverso lo stesso conduttore e la stessa fibra; come un ambiente pieno di vita ci riempie di gioia, cos un luogo permeato di morte ci incombe paura e malessere, ci infonde pensieri tristi, ci trasmette cupi sensazioni e ci deprime. Quindi ci che conta la voglia di sapere, il desiderio di conoscere i meccanismi nei quali siamo immersi, per regolarci di conseguenza e, possibilmente, riuscire a vivere meglio. Possiamo farlo attivando le nostre risorse interne, stimolando al massimo la sensibilit del nostro cuore e di tutte le nostre incredibili e potentissime capacit percettive.

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LENERGIA UMANA AL BIVIO Che succede allenergia quando il nostro corpo muore? Dove va lenergia umana quando arriva al suo bivio pi importante, quello della morte? Questo uno degli interrogativi pi diffusi e frequenti di tutte le religioni e di tutte le filosofie; la gran parte delle religioni, per quanto diverse esse siano tra loro, converge in ununica spiegazione: lanima se ne vola verso il creatore, va in paradiso o allinferno; per gli indecisi rimane la curiosa parentesi del purgatorio, una sorta di sala dattesa in vista del giudizio definitivo; in pratica, si verificato che tutte le culture, in qualsiasi periodo e di qualunque orientamento, essendo accomunate da una forte dose di morale applicata alla vita, hanno appunto moralizzato anche questa misteriosa esperienza che tutti noi dobbiamo compiere; e cos sono state introdotte le categorie del male e del bene, del castigo e del premio, della punizione e della ricompensa ad un fenomeno che invece va osservato nella sua naturalit pi piena e anche pi semplice. Molto pi tranquillamente, dopo la morte si verifica che lenergia particolare che rende sensibile, intelligente e umano un determinato individuo, non potendo per la sua stessa composizione essere soggetta al deterioramento organico e alla liquefazione del corpo materiale, subisce un vero e proprio processo di evaporazione, di estraniazione, di allontanamento graduale ma irreversibile; quegli straordinari elementi che costituiscono la mente e la coscienza umana, ma anche la razionalit e la sensibilit non subiscono la stessa sorte delle unit carbonio e della parte organica dellindividuo; essi sfuggono molto semplicemente al destino della materia pi comunemente intesa e seguono il loro destino, librandosi verso un orizzonte indefinito e vago, alla ricerca di componenti a loro pi simili, con le quali interagiscono e dialogano, rimettendosi in gioco, mescolandosi secondo le leggi naturali di quel particolare
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sofisticassimo elemento che le aveva precedentemente formate; essi stanno l, in attesa di una nuova avventura, di una nuova destinazione, di una nuova unit carbonio o di una nuova forma di vita, qualunque essa sia. Ma non mantengono, questo il punto pi importante, la loro compattezza, potremmo anche dire la loro autonomia, poich questo possibile soltanto quando diventeranno nuovamente operativi e funzionanti allinterno di un altro corpo umano o di un altro contenitore; al momento della loro evaporazione iniziano un percorso destinato inesorabilmente alla dispersione nel vasto grembo dellenergia generale; solo in un tempo successivo (che potrebbe durare attimi o secoli), essi vivranno una nuova esperienza, una nuova avventura; la loro vita, non solo non subisce la stessa sorte del corpo, ma ostinatamente permane e perdura, in uno stato pi vaporoso, pi indefinito, pi volatile; talvolta, memori del ricordo della precedente esperienza, trovano sorprendentemente il modo di manifestarsi attraverso modalit anchesse pi leggere e vaporose e ricompaiono nella vita degli altri uomini; noi sappiamo di che si tratta, li conosciamo e li riconosciamo in quella zona sfuggente della nostra attenzione e della nostra coscienza; abbiamo imparato a chiamarli fantasmi, o spettri; qualcunaltro, li chiama molto pi semplicemente fenomeni superstiziosi o allucinazioni o visioni. Sono in realt manifestazioni di quellenergia che prima aveva un modo pi stabile e comodo per esprimersi e che ora, per imposizione o disperazione, costretta ad apparire per spezzoni o momenti o episodi. Ad un certo punto (nessuno potr mai dire a quale punto) si verificano condizioni nuovamente favorevoli per un altro innesto in una nuova esperienza vitale; e cos quegli elementi di energia che nel frattempo si sono trasformati e assemblati in forme che richiamano la precedente vita, ma che non sono la stessa cosa, essendosi nel frattempo modificati, trovano una nuova casa, un nuovo corpo, una nuova vita e riacquisiscono, in tal modo, una
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rinnovata freschezza e una irrequieta autonomia, pronta a librarsi in un nuovo inizio; e si ricomincia; il corpo giovane che ospita quelle particelle dotate di un fresco entusiasmo comincia la sua formazione e, in maniera graduale ma netta, avvia un processo di adattamento di mescolamento, di contaminazione e condizionamento reciproco; quel processo destinato in breve tempo a dar luogo ad un nuovo cervello, ad una nuova intelligenza, ad una nuova sensibilit; per dirla in breve, ad una nuova persona.

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QUANDO SI AVVERTE LA FINE

E possibile certamente avvertire la fine; questo stato appurato e vale per gli esseri umani e per gli animali pi o meno grandi e complessi,ma vale anche per le forme di vita semplici ed elementari; ma dobbiamo insistere su una domanda: la fine di che cosa? Se vero quanto abbiamo detto sulla decisiva rilevanza del punto di vista, la conclusione cui dobbiamo giungere che ci che finisce , in linea di massima e per sommi capi, soltanto un punto di vista, un luogo di osservazione, un concentrato di energia; dove, con queste espressioni si intendono quellinsieme di componenti fisiche, chimiche, organiche, psicologiche e temporali che costituiscono, nella sua unicit, un essere vivente di qualsiasi dimensione, grandezza, et, peso o complessit. Dunque la nostra domanda successiva, a questo punto : cosa succede quando si avverte la fine? Quando, a causa di un lento processo di degradazione del contenitore, (naturalmente non possiamo considerare, per evidenti motivi, gli eventi traumatici) lessere vivente percepisce che il suo organismo, o meglio, il suo involucro destinato rapidamente a morte certa? Cosa avviene in quei momenti? Cosa si pensa? O meglio ancora, cosa si sente? Come si sta? Che si percepisce? La prima concreta manifestazione che avviene certamente, la cessazione di ogni attivit riproduttiva; semplicemente non si pi interessati a questo genere di cose, non le si desidera pi; in alcuni soggetti si pu verificare una resistenza, ma questo succede soltanto quando listinto vitale ancora acceso; vi un punto terminale, oltrepassato il quale, cessa ogni forma di resistenza,, ogni appetito, ogni lotta per la sopravvivenza, ogni interesse per tutto ci che attivo, prorompente, positivo, in pratica, vitale. Questo atteggiamento ha una conseguenza fisica: lorganismo
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cessa di attivarsi per sopravvivere; gli anticorpi si indeboliscono, le cellule non si riproducono, il desiderio sessuale svanisce, la luce d fastidio e anche la voglia di cibo cala continuamente fino a cessare del tutto, linteresse materiale finisce; tutto ci che era stato ritenuto prima decisivo e insostituibile, fonte di preoccupazioni, ansie e nevrosi, diviene improvvisamente giudicato superfluo, inutile, dannoso addirittura; il sonno prende il sopravvento, si preferisce la penombra, loscurit, il buio, si desidera il riposo, la quiete. E come se lindividuo sentisse la necessit forte di allontanarsi da ci che ormai reputa appartenente al proprio passato per concentrare le sue scarse, residue energie su quello che ritiene possa essere il suo sconosciuto ma imminente futuro; paradossalmente questa proiezione sullignoto lunica manifestazione di vitalit che si verifica; a pensarci bene neanche questo comportamento nuovo; esso assomiglia molto a quello di chi avendo perduto un lavoro, ne cerca un altro, avendo fallito in una impresa si butta in unaltra. E proprio cos: lindividuo che sta per perdere una vita si proietta gi sulla prossima o su quella che, crede, possa essere tale. Inizia in queste fasi la tendenza a cercare risposte nella religiosit e nel misticismo, a guardare oltre i propri interessi ritenuti fino ad allora fondamentali, a scrutare verso un destino incerto, inevitabile, misterioso e temibile. Nessuno accetta di pensare alla morte come ad una fine definitiva; neanche il miscredente pi intransigente e convinto resiste alla certezza intima, ma sicura, di un qualche avvenire, una qualche altra forma di vita dopo la morte. E su questo atteggiamento che hanno attecchito le religioni, le superstizioni e tutte quelle incredibili forme di magia, stregoneria e bigottismi vari che hanno condizionato la vita delle persone sin dalla notte dei tempi. Ma questo atteggiamento non altro che la conseguenza di un dato di fatto inequivocabile: e cio che effettivamente il futuro viene assicurato, in una qualche forma e in qualche modo, allindividuo, attraverso la riallocazione e la ricollocazione in
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forme nuove e al momento assolutamente imprevedibili, dellenergia che lo ha costituito e che lo ha animato nella sua vita precedente. Lindividuo sente questa verit; avverte questa certezza, sa che non una illusione; ha paura, ma la speranza non lo ha abbandonato del tutto. Ad un certo punto,comunque, si verifica il trapasso; lindividuo muore, la sua vita terrena cessa del tutto; il corpo si avvia, secondo una antica legge fisica, ad una trasformazione in altra materia organica, si ricicla, anticipando, in questo, da sempre una moderna sensibilit ambientalista. Ma lessenza dellindividuo? Quella che abbiamo ormai imparato a definire, conoscere e chiamare la sua energia? Ritorniamo su questo, perch il punto pi importante della storia e della vita delluomo. Sappiamo che la sua energia staziona per un certo periodo di tempo intorno allinvolucro che lo ha ospitato, che si aggira nei dintorni, che mantiene una sua unit fisica che possibile avvertire, sentire percepire; sono numerosissime le testimonianze che riferiscono episodi del genere; personalmente ne ho avuto diverse conferme; la pi importante, frequente e intensa riguarda mia madre la cui presenza ancora, a quasi ventanni dalla morte, percepisco chiaramente, insieme al suo sguardo e alle sue emozioni. La sua espressone timidamente sorridente e comprensiva, mi accompagna sempre, qualunque cosa io stia facendo; ho sempre saputo e so che quando verr il mio turno, ritrover quellespressione intorno ad una qualche forma o sostanza, questa volta senza dolori e con maggiore libert. Qualcuno pensa, erroneamente, che subito dopo una morte, si avverte ancora la presenza della persona deceduta solo perch si tesi, concentrati ancora su quella persona, emozionati da un dolore profondo e immersi, concentrati su ricordi e sensazioni che avevamo avuto; questo, in parte, senzaltro vero, non potrebbe essere altrimenti; ma anche sicuramente vero che la sua energia,
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meglio conosciuta e celebrata come lanima continui effettivamente ad essere ancora presente nei dintorni, nei paraggi, intorno ai luoghi dove si sviluppata la sua effimera, leggera, breve esperienza di vita terrena; rimane l per un periodo indefinito, assumendo condizioni e morfologie mutevoli, variabili, come tutte le cose. Tutto si trasforma, anche quellenergia; per questo pu assumere diverse sembianze e talvolta, animata- proprio il caso di dire- da forti emotivit (odi o amori, vendette o riconoscenze, affetti profondi o rancori non dimenticati) pu riaffiorare, riapparire, rivivere una sia pur rarefatta nuova manifestazione nel mondo che le appartenuto. Soltanto le energie che sono state fortissime, le grandi personalit, conservano il dono e hanno la tenacia di durare a lungo, di continuare ad affacciarsi nel mondo materiale per continuare ad affermare quello che considerano come un loro giusto diritto per le pi svariate motivazioni; ma anche le energie che hanno subito una fine violenta, uno troncamento improvviso, uno shock traumatico riescono a perdurare, manifestarsi e girovagare nella loro vecchia casa; la gran parte di loro no, svaniscono quasi subito, evaporano dolcemente o tristemente, in un stato di assopimento crescente che diviene sonno e notte fonda; si allontanano, come nuvole, cullate dal vento verso un orizzonte lontano, sconosciuto, indefinito; vanno verso un destino che ignorano ma che non temono, perch quella la loro nuova vita, il loro nuovo destino; si sentono protette, perch viaggiano insieme a moltitudini vastissime di loro simili, si lasciano andare, seguono la corrente con una nuova partecipazione e con grande curiosit, senza fare domande, si scambiano segnali e messaggi, sentono di far parte di una grande famiglia che non teme nulla e che non morir mai, sentono nuove, lievi attrazioni che sopraggiungono senza ansie e senza fretta, odorano una nuova possibile vita, mentre veleggiano e si cullano nel loro materasso di nuvole immaginarie in volo verso non si sa dove.
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Ogni tanto, guardano in basso, gi, verso un punto indefinito, molto vicino ma lontanissimo perch appartenente ad unaltra dimensione che, al momento, non possibile incrociare; il loro atteggiamento , ora, paziente e saggio; non hanno pi rancori, ostilit ed odi, in alcun modo; intravedono, con gli occhi potenti ma annebbiati dalla loro presente forma ovattata, antiche e familiari figure, ancora umane, che si affannano nelle loro fatiche quotidiane e gettano loro un affettuoso messaggio di sostegno che viene sempre, in qualche modo, sentito, ma quasi mai recepito e riconosciuto veramente come tale. Guardano quelle figure come una mamma guarderebbe un figlio appena nato che non ricambia, come dovrebbe, tutto laffetto che gli viene donato, senza nulla chiedere in cambio. Si dispiacciono un po per questo; ma leggermente, con un sorriso comprensivo, saggiamente; e continuano nel loro volo con grande serenit, perch sanno che non dovranno aspettare molto per ritrovare i loro cari e i loro simili, al momento lontani.

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UN NUOVO FUTURO

Se abbiamo, pi volte, detto che la verit semplice, sta di fronte a noi e possiamo coglierla soltanto con la mente sgombra, per necessario aggiungere qualcosa su ci che o sarebbe possibile fare per cercare di vivere meglio; insomma, senza presunzioni o forzature fuori luogo, prima di svoltare langolo della nostra vita terrena, dobbiamo tentare, per portare tutto il nostro ragionamento verso una prospettiva comprensibile e praticabile, di dotarci, di una bussola per proseguire la navigazione che ancora ci rimasta da compiere. Insistere, infatti, nella navigazione a vista sarebbe imperdonabile; cos come sarebbe molto negativo continuare a condurre pigramente una vita considerata normale, come abbiamo fatto finora, inseguendo i miti del benessere, del lusso, del successo e continuare a disinteressarci di ci che fondamentale per noi. Niente consigli per gli acquisti o atteggiamenti pedagogici o inclinazioni di tipo religioso, per carit; non che si voglia esprimere un pregiudizio antireligioso; anzi, si potrebbe dire che tutto questo piccolo libro porti quasi inesorabilmente verso una prospettiva in qualche modo religiosa; tuttavia, vorrei fermarmi un po prima; perch la religione ha bisogno della fede e necessita di un tuttaltro percorso; in questo libro, invece, abbiamo sviluppato, al massimo, i ragionamenti, raccogliendo, analizzando e anche in qualche modo, forzando al massimo, intorno ad essi, tutte quelle sensazioni, emozioni, percezioni e direi anche tutte quelle intuizioni e anche quegli istinti che stazionano e albergano nelle nostre teste e nei nostri cuori sin dalla notte dei tempi. In questo modo, abbiamo cercato di fare un po di luce, di squarciare le tenebre nelle quali siamo avvolti, di aprire la prigione che questa nostra societ ha costruito intorno a noi, di
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superare barriere insormontabili che ci nascondono nuove consapevolezze e verit; abbiamo cercato di usare strumenti di comprensione della realt, facendo ricorso in modo esclusivo ad unaltra forma di conoscenza rispetto a quella che ci hanno tramandato e imposto le civilt e le culture che ci hanno preceduto. Ma abbiamo la netta impressione che in questa epoca, quella che stiamo vivendo, siano in corso brutali accelerazioni di quellimpostazione freddamente materialista nella quale siamo completamente immersi. Vi sono innumerevoli segnali che ci conducono ad un triste pessimismo; ogni piccola particella della nostra vita quotidiana, ogni aspetto, anche quello pi secondario e insignificante del nostro percorso, ci sta portando inesorabilmente verso un ulteriore annichilimento della nostra ricchezza interiore; stiamo andando dalla nebbia fitta alla notte buia; il virus della ignoranza sta per avere la meglio e il futuro delle prossime generazioni potrebbe perdersi definitivamente, condannando lumanit a vivere in modo insensato e, probabilmente, ad auto distruggersi. E vero, vi sono controtendenze, le abbiamo viste anche in questo libro; tuttavia, normalmente, si tratta di controtendenze marginali; vale a dire che, in genere, le consapevolezze positive vengono quasi sempre da settori deboli o emarginati o, anche, da culture o nazioni considerate povere che subiscono laggressivit, linfluenza e, purtroppo, legemonia della civilt occidentale; si tratta di settori che non hanno la forza di imporre un cambio di rotta e che quasi sempre si limitano ad azioni di denuncia, di controinformazione, quando va bene, oppure si rifugiano nella rassegnazione pi nera e pessimistica. Vi sono, poi, come ben sappiamo, anche nutrite e folte schiere di mestatori e di imbroglioni che, partendo da uno stato di disagio effettivo che nasce da una situazione insostenibile, deviano poi, per profitto o malafede, per ignoranza o furbizia, su sentieri ancora peggiori di quelli che contestano e che dicono di
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combattere; quelle nutrite e folte schiere alimentano lignoranza e la superstizione, producono degli schiavi ancora pi inconsapevoli e bisognosi, rendendo loro la notte ancora pi fonda, lasciando irrisolte le loro domande e le loro richieste. Noi vorremmo semplicemente, al termine di questi paragrafi che sono venuti gi da soli, sullonda di un bisogno forte di comunicare delle verit sentite come certe e da molto tempo in gestazione, ma anche, per la voglia un po presuntuosa, ma molto marcata, di fare qualcosa, di indicare dei percorsi, dare dei suggerimenti, cercare, in buona sostanza una alternativa da subito praticabile e percorribile rispetto alla accettazione passiva di modelli culturali e sociali negativi e fuorvianti; noi vorremmo indicare una traccia anche sul modo di pensare e di vivere; noi vorremmo, quindi,senza grandi pretese, indicare alcune semplici e indispensabili regole da seguire, per iniziare a percorrere una nuova strada di consapevolezza, cambiare il nostro modo di affrontare la vita, La cosa pi importante non seguire la corrente; chi segue la corrente rinuncia a se stesso, al proprio benessere interiore, alla propria felicit; noi dobbiamo convivere con gli altri in armonia, dobbiamo rispettare le altre persone, ma non dobbiamo mai delegare a chicchessia le nostre scelte, il nostro presente e il nostro futuro; meno che mai dobbiamo delegare il nostro futuro alle istituzioni consolidate e secolari: lo Stato, la Chiesa, la Scuola, la Famiglia; quelle istituzioni hanno la naturale funzione di rafforzare se stesse, accrescere il loro potere sugli individui, organizzare, influenzare ed incanalare su binari gi tracciati la vita, il comportamento e il pensiero delle persone. Dobbiamo capire, senza alcun dubbio, che l dove una Istituzione esercita il suo potere, non esiste alcuna libert di scegliere e affermare una propria consapevolezza; dobbiamo renderci conto che seguire la corrente ci porta lontanissimo dalla comprensione di ci che siamo e, quindi, di ci che dobbiamo essere; deve essere molto chiaro a tutti noi che quando dico che
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bisogna lasciarsi andare per cogliere la verit che sta di fronte a noi e pu essere colta, non intendo affatto che bisogna seguire la corrente che altri ci propongono, ma la nostra particolare, peculiare corrente, quella che ci sgorga dal di dentro e che rappresenta la nostra unica irrinunciabile via. Non solo: dobbiamo anche capire che effettuare delle scelte, conoscere la propria via non facile, perch il bombardamento esterno continuo, assillante, fuorviante; dobbiamo fare ricorso alla pi decisa determinazione per riuscire a guardare dentro di noi, cercare momenti di raccoglimento, di rilassamento e, se possibile, di meditazione; si deve riuscire a concentrarci sul nostro istinto pi profondo, ascoltare il nostro respiro e il battito del nostro cuore, scoprire la nostra essenza e la direzione naturale verso la quale ci sentiamo portati. Ancora: dobbiamo fuggire dai rumori assordanti delle citt, dal triste chiacchiericcio che sempre ci sovrasta, che ci impone un sottofondo confuso e inquinato di messaggi distorti, che cattura la nostra attenzione orientandola verso destinazioni dove perdersi inevitabile; la pubblicit commerciale ormai divenuta il messaggio pi influente nella nostra vita di tutti i giorni con i suoi suadenti ripetitivi assillanti bombardamenti. Se cadiamo in quella trappola non avremo scampo. E dunque, vitale per noi, sviluppare una forte capacit di ascolto interno; dobbiamo ricercare il silenzio, il raccoglimento la riflessione, la concentrazione; la nostra ricerca partir automaticamente; il nostro bisogno istintivo di sapere e di conoscere sapr riconoscere le sue rotte e ci indicher sentieri nuovi; sappiamo che quella ricerca pu essere fortemente facilitata dai messaggi, dai richiami, dalle voci che continuamente ci vengono inviati nei modi pi svariati e che noi, come abbiamo visto, riponiamo con disinvoltura nel cestino. Nel silenzio e nella concentrazione potremo recepire con crescente facilit quei messaggi; dopo i primi tentativi saremo
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piacevolmente sorpresi dalla facilit con la quale riusciremo ad ascoltarli e, poi a riconoscerli, a sentirli amici. La verit, lo ripetiamo ancora, gira intorno a noi e sta dentro di noi, essa ci sfiora in continuazione, ci accarezza, ci sollecita e resta in attesa di risposte; la verit, per essere colta, ha bisogno di fare viaggi di andata e ritorno, pu fornire risposte e indicazioni successive, ma soltanto se riceve accoglienza, se viene invitata, se a nostra volta la incoraggiamo a proseguire il percorso; la verit segue le rotte dellinnamoramento; pu crescere, divenire prepotente e rafforzarsi anche oltre ogni limite, ma solo se trova la sponda giusta, se viene apprezzata, promossa, sostenuta; nessun innamorato ama in eterno se non viene corrisposto. Poi bisogna andare oltre e al di fuori; ma prima ci si deve dotare di giusti strumenti di navigazione; i nostri occhi sono ormai molto bene attrezzati a guardare computer, tv, giornali, persone fisiche e tuttal pi panorami; ma sono ciechi di fronte alle altre meraviglie che popolano la nostra vita; noi ci limitiamo normalmente allo svolgimento di attivit elementari, quasi infantili; a parte lo sviluppo tecnologico, siamo impegnati ancora e solo nelle occupazioni che facevamo allinizio della nostra vita sulla terra; siamo ancora allanno zero e, forse, stiamo regredendo anche rispetto al periodo della prima apparizione delluomo originario a causa dei falsi obiettivi che ci siamo dati e degli interessi distorti che stiamo inseguendo. Gli strumenti di navigazione che ci occorrono non si possono acquistare al supermercato; non sono in vendita; possiamo farvi ricorso solo attraverso un lungo, graduale, difficile percorso di consapevolezza che deve passare prima attraverso la definitiva messa in discussione del nostro attuale modo di vita, delle nostre convinzioni consolidate e anche dei nostri attuali strumenti conoscitivi; ci dobbiamo convincere che quegli strumenti servono soltanto ad inviarci segnali fuorvianti e informazioni falsate; contemporaneamente dobbiamo riuscire a focalizzare ci che ci danza intorno e dentro, con altrettanta decisione, con pazienza,
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modestia, calma, ma anche con incrollabile fiducia; bisogna farlo a tentativi successivi, tentando, con ostinazione, di migliorare il risultato della volta precedente, cercando di ascoltare con sempre maggiore concentrazione, di vedere con pi chiarezza, di capire meglio. Il risultato sicuro e un nuovo mondo si aprir intorno a noi; non bisogna certo pretendere visioni nitide, pulite, a colori al primo tentativo; non si devono cercare risposte nette a domande confuse o, addirittura inespresse, ma imboccare una via giusta che ha bisogno prima di convinzione e, poi, di impegno, coraggio e sacrificio. Non affermo, ad esempio, nulla di trascendentale se ricordo che le facolt del nostro cervello vengono da noi utilizzate in misura assolutamente minimale, irrilevante; le usiamo come, in genere, un profano usa un super computer o una persona anziana un super telefonino; il nostro cervello possiede facolt eccezionali ed inespresse che attendono, tutte, di essere praticate e sviluppate. In quelle facolt concentrata la conoscenza che andiamo cercando ed indicata la nuova strada che vogliamo percorrere; noi sappiamo che il segreto di quelle facolt tutto dentro di noi, ma sappiamo anche che il modo migliore e pi semplice per sviluppare una facolt quello di esercitarla, mettendo nel conto la possibilit di commettere errori ai primi tentativi e, soprattutto, anche questo lo ripetiamo fino alla noia, una grande, tenacissima, perseverante umilt. Adesso sappiamo che abbiamo iniziato ad intravedere la chiave di accesso; abbiamo iniziato una nuova navigazione, senza conoscere ancora il porto nel quale siamo diretti; ma sappiamo che il viaggio giusto, che bisogna compierlo e siamo fiduciosi nellesito finale. Cristoforo Colombo ha conquistato la sua verit inseguendo questo metodo: sapeva cosa cercava e ha osato avventurarsi con fiducia, ostinazione ed umilt in un mare sconosciuto che, infine, lo ha premiato.
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E giusto dire che questo tipo di fiducia irrazionale; cos come stata spesso irrazionale la fiducia che allinizio ha provocato le pi importanti scoperte scientifiche nella vita delluomo; tutti i grandi progressi scientifici sono sempre stati illuminati da una intuizione folgorante, mai da un ragionamento pacato; daltra parte non ci siamo mai nascosti che non la razionalit ad aver mosso la nostra ansia di ricerca, la nostra sete di verit; per ora siamo riusciti a visualizzare e decifrare in parte i primi programmi di una ricerca che intendiamo continuare con molta decisione. Nei paragrafi precedenti abbiamo descritto alcuni dei procedimenti usati; quei procedimenti hanno tutti in comune lutilizzo della capacit di proiezione, oltre i tradizionali e comuni sensi umani, della nostra energia interiore verso lenergia generale che ci avvolge e ci comprende, ma anche verso alcune parti limitate di quellenergia, rappresentata da altre persone, da piante, da montagne, dal mare o da altro ancora; la capacit di proiezione deve essere accompagnata, per completare il flusso della comunicazione, con la capacit di ascolto e di ricezione; soltanto lo scambio continuo potr darci la comprensione che potr permettere la crescita delle nostre facolt percettive e, quindi, della nostra consapevolezza; si tratta di avviare un circuito virtuoso; si tratta, di riuscire, attraverso tentativi successivi e sulla base di una forte volont di consentire il flusso agli impulsi che sopraggiungono spontaneamente, a permettere linstaurarsi di un collegamento tra le energie che, normalmente inibito e reso impossibile dalle nostre abitudini e credenze consolidate, dalla nostra vita ordinaria. Ma essenziale che prima ancora vi sia la volont, il desiderio, la voglia di percorrere una strada nuova, piena di speranze, ma anche di pericoli, di inganni, di illusioni, di abbagli e di possibili errori. necessario, come detto pi volte, mettere in discussione e rivedere tutta la nostra vecchia impostazione di vita, imparare a guardare con altri occhi e sentire con altre orecchie. Se
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insisto su questo punto perch conosco la difficolt del sentiero da percorrere; questo libro pu essere letto velocemente e, spero, anche piacevolmente sotto lombrellone, come un giallo o un libro di fantascienza e, poi, pu essere abbandonato in un armadio; oppure pu costituire il primo mattone di una nuova casa; la differenza tra la prima e la seconda soluzione sta, appunto, nella volont di chi ha avuto la pazienza di arrivare fino allultima pagina e, poi, di rifletterci sopra. Chi fosse arrivato fino allultima pagina dovr decidere se iniziare a costruirsi una solida base di ripartenza per quella che deve essere considerata come lunica occasione che abbiamo di vivere questa particolare forma di vita alla quale teniamo tanto, ma che troppo spesso lasciamo scorrere stupidamente in una vaga ricerca di falsi idoli che ci fanno ritrovare, sfiniti, ad un punto proprio il caso di dire morto, senza alcun ritorno. La decisione, quindi, spetta ad ognuno di noi, liberamente. Come rispose un vecchio saggio capo indiano al giovane guerriero che gli chiedeva quale fosse il pi giusto sentiero di caccia: tutto dipende da chi sei.

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POSTFAZIONE

La consapevolezza della crescente inadeguatezza del corpo umano e dei suoi sensi a comprendere il mondo fornisce continuamente nuova vigorosa linfa e nuovo fondamento a questo libro. Si tratta di una consapevolezza maturata anche per esperienza diretta di chi scrive e che ogni individuo pu, a sua volta e purtroppo, documentare. Viene sempre un momento nel quale si inizia a dubitare di noi stessi; dopo i fasti della giovinezza, gli slanci irresistibili e gli indomiti ardori, le certezze di un tempo cominciano a venir meno; ci si rende conto della fallacia delle vecchie convinzioni e la pazienza spodesta la baldanza, diventando una delle nostre amiche pi fedeli; questo processo avviene senza traumi, quasi dolcemente, come se avvertissimo in tutto il nostro organismo la sua naturale ineluttabilit; e cos ci che prima ci appariva insopportabile, ora ci sembra invece non solo possibile, ma anche del tutto ovvio, un qualcosa con cui si pu convivere. Il vecchio detto: luomo si abitua a tutto trova il suo fondamento nelle leggi naturali che impongono sempre e comunque la sopravvivenza dellindividuo e della specie in qualsiasi condizione; quando i muscoli gradualmente svaniscono, lasciando il posto a un tessuto organico sempre pi deprimente, quando i nervi rinunciano progressivamente allantica saldezza, quando la forza evapora e la stanchezza ci accompagna in ogni nostro gesto anche il nostro pensiero si adagia sulla stessa rassegnata sintonia; allora ogni individuo espande allennesima potenza la sua capacit di adattamento e ogni cosa gli appare accettabile sullaltare della propria sopravvivenza ad ogni costo e comunque; Mohamed Al, il pi grande e sfrontato campione di boxe di tutti i tempi, non ebbe alcuna esitazione ad aggrapparsi, in et avanzata, con intensa determinazione ad un destino da
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handicappato, divenendo simbolo stesso degli handicappati. Napoleone Bonaparte, dopo una straordinaria ed altissima avventura umana nella quale conobbe le vette pi alte del potere e del dominio, non provava vergogna alcuna ad elemosinare una vita comunque in un qualsiasi luogo e condizione; ed Agamennone, il re dei re, leroe di Omero, avrebbe preferito vivere come lultimo dei servi piuttosto che essere il primo nel regno dei morti. E sempre cos: con una aggravante lancinante: che apprezziamo bene ogni cosa soltanto quando essa trascorsa o svanita; la vita non sfugge a questa regola ed anzi la esalta al massimo, dilatando al crepuscolo, in modo supremo, la nostalgia per ci che avrebbe potuto essere. Ma non vi sono repliche possibili nelle stesse condizioni; potr esserci unaltra cosa, non la stessa cosa; la bellezza di un attimo non ritorner mai pi nelle stesse esatte condizioni di quelle appena trascorse; i dejav non sono mai del tutto ma in parte; avvengono nel silenzio e nella nebbia; sono reali, ma assomigliano pi ai sogni che alla realt; ci fanno affacciare su un mondo che stato e che si ritorna nella presente dimensione in modo sempre diverso e inattuale rispetto alle nostre abitudini. La sorpresa il parametro nuovo al quale, nostro malgrado, ci dovremo abituare continuamente. Ad un certo punto, in quei momenti, quando si percepisce che sta per venire meno la stessa possibilit della vita a causa dellesaurimento della batteria vitale, luomo inizia, addirittura a cercare un proprio futuro, per quanto incerto ed improbabile, al di fuori del proprio corpo e, persino, al di fuori di s stesso. Sono momenti unici, irripetibili e tremendi, di certo non descrivibili; quando quei momenti arrivano la nostra attenzione stupefatta si concentra sullignoto che ci attende, tra paura e rassegnazione, speranze lievi e timori assillanti. Noi, per, pensiamo che quei momenti possano essere preparati e la consapevolezza di cui abbiamo parlato finora pu essere la nostra guida e la nostra via. Anche per questo nato questo libro.
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