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CONTRO IL DECRETO LEGGE 137

Il D.L. 137 del 1 settembre 2008 sancisce una serie pesante di provvedimenti che annullano una storia
trentennale della scuola italiana e della sua evoluzione.
Con la forza dei soli numeri, si è chiesta e imposta la fiducia alla Camera continuando sulla strada del non
confronto…e il decreto si avvia… dopo il passaggio al Senato, a divenire legge della Repubblica.
Senza alcun dibattito con alcuno, senza alcun confronto, si sono volute introdurre norme che modificano
radicalmente vari punti cardine del quadro scolastico, dall’infanzia alla primaria…alle superiori, dalla
valutazione all’insegnante unico, definiti in anni di lavoro, ricerca, sperimentazione e studio, che hanno visto
coinvolti, su più piani, studiosi, università, operatori scolastici e culturali, famiglie e studenti, istituzioni,
partiti e sindacati in un articolato confronto di idee,…. così come pare normale debba avvenire per uno
sviluppo evolutivo della storia di ogni sistema.
In questo caso si è intervenuti su un segmento importante della Storia del Paese con un decreto legge, dalla
sera alla mattina……nella logica del “fatto compiuto”, che rifiuta a priori qualunque forma di civile
discussione (sia in Parlamento che con/tra i cittadini), con la complice acquiescenza dei grandi mezzi di
comunicazione, nella certezza arrogante e spavalda dell’ampia maggioranza parlamentare di cui il Governo
dispone, che, tuttavia, non può e non deve essere considerato mandato a tacitare le idee, le opinioni, le
volontà, le passioni, il pensiero (concetto centrale di qualunque percorso di educazione civica!)
Ci pare doveroso, irrinunciabile, a questo punto, rivendicare fino in fondo il nostro diritto, in primo luogo
come cittadini attenti ai processi sociali in atto nel proprio paese, soprattutto quelli nodali, di poter
partecipare alla discussione e all’elaborazione di qualunque eventuale riforma della scuola, fornendo,
accanto ad altri, il nostro contributo.
Risottolineiamo che proprio in ciò, nel coinvolgimento attivo e consapevole dei cittadini, risiede l’essenza di
una “educazione civica” che non si intenda pensare e ridurre al solo apprendimento menmonico (con la
conseguente valutazione…in decimi….ovviamente) degli articoli della Carta Costituzionale, o degli Statuti
delle diverse Istituzioni.
Nella ferma convinzione di tutto ciò, pur nella triste consapevolezza della prossima definitiva ratifica del
Decreto 137 in questione, avendo, per altro, ben presente gli onerosi tagli previsti per LA SCUOLA
dall’art.64 della legge 133 (TAGLI CHE TOCCHERANNO TUTTI GLI ORDINI DI SCUOLA!)
intendiamo continuare a far sentire la nostra voce, le nostre ragioni.
In tal senso
CHIEDIAMO
al Presidente della Repubblica, nell’ambito delle prerogative conferiteGli dall’attuale impianto
Costituzionale, di non firmare la traduzione definitiva in legge del Decreto 137 che non contiene, per altro,
alcun elemento di reale urgenza
SOLLECITIAMO
tutti a diffondere il più possibile l’invito a rivolgere tale richiesta al Capo dello Stato direttamente dal sito del
Quirinale https://servizi.quirinale.it/webmail/
Nel contempo
CI IMPEGNIAMO A:
1) Coinvolgere tutti i genitori, partendo proprio dal presente documento, nel corso delle prossime
assemblee per l’elezione dei rappresentanti di classe e di interclasse (o con convocazione ad hoc);
2) Chiedere la solidarietà delle Amministrazioni comunali attraverso incontri da cui possa emergere
quanto esse stesse verranno penalizzate dal nuovo quadro scolastico (chiusura e/o accorpamenti di
plessi, servizio mensa annullato o fortemente ridimensionato e con personale di assistenza a loro
carico, spese per eventuali corsi pomeridiani……);
3) Raccogliere firme nelle scuole e sul territorio, attraverso iniziative autonome, per coinvolgere il
maggior numero possibile di cittadini nella salvaguardia della scuola pubblica (Firme da consegnare
poi ai Prefetti);
4) Indire una giornata di “scuola aperta” in cui, in contemporanea in tutta la provincia, le scuole si
propongano al territorio con attività, manifestazioni, proposte culturali e momenti di riflessione sulla
questione, anche oltre il normale orario…(per un Ministro che chiude e chiede il silenzio, la scuola
apre, si apre, dialoga);
5) Riunire quanto prima i referenti di ogni scuola per definire collegamenti anche interprovinciali,
nell’ipotesi di giungere ad altre forme di manifestazione del pensiero ancora più vaste e partecipate;
CHIEDIAMO AI DIRIGENTI E AGLI STUDIOSI
che hanno contribuito nel corso degli anni allo sviluppo del dibattito sulla scuola, nonché alle conquiste
importanti oggi messe in discussione, di non aggiungersi al silenzio già imposto agli organi di
informazione, non avallando un’operazione dalle conseguenze devastanti;
CHIEDIAMO ALLE FORZE POLITICHE E SINDACALI
1) di sostenere con determinazione questa iniziative spontanea, mettendo in atto tutte le forme possibili
di sensibilizzazione dei vari livelli Istituzionali e comunque di loro competenza;
2) di sollecitare l’Amministrazione provinciale e il Consiglio regionale a indire una convocazione
straordinaria sulla questione scuola, dando l’opportunità della presenza (e magari della voce) al
tessuto scolastico reale;
3) aprire il dibattito attorno all’opportunità, o meno, di poter giungere (comunque solo come estrema
ratio) alla richiesta di referendum;
4) Intervenire con pressione adeguata sui mass media (a partire da quelli nazionali) perché rompano la
cortina del silenzio sul movimento in atto.
ASSICURIAMO
1) L’adesione massiccia a tutte le forme di lotta che verranno proposte nelle prossime settimane,
2) di mantenere viva “la rete” che esce da questa autoconvocazione,
3) di dare il massimo di pubblicità al presente documento (diffusione in tutte le scuole, trasmissione a
giornali, radio, tv),
4) di definire con i referenti una prossima convocazione (entro dicembre) per il punto della situazione.

Bergamo 13 ottobre 2008