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Johan Thor Johansson LA SIMMETRIA IMPERFETTA 1996 Introduzione Scrittore poco pi che trentenne ( nato ad Akureyri nei primi

i anni 60) Johan Thor Johansson un tipico esponente del moralismo logico: lo stile letterario in cui si esprime la nuova generazione di autori islandesi. Ha esordito nei primi anni di universit con racconti fantastici pubblicati su diversi periodici scandinavi, quasi subito tradotti in inglese e francese da una rivista di Mont-ral. Attualmente insegna letteratura islandese presso lUniversit di Lund (Svezia). Egli, oltre a soggiornare in Svezia e Islanda, visita spesso il nostro paese e la Spagna. Alba Volpiano, studiosa delle letterature nordiche, ci ha gentilmente inviato la versione inglese (stampata a Dublino pochi mesi fa) del presente libro di Johan Thor. Questa la prima traduzione in una lingua neolatina del sud (la traduzione spagnola, anchessa in via di realizzazione, a cura dello stesso Johan Thor Johansson assistito di Bihotz* Goikoetxea che sta contemporaneamente redigendo la versione basca). Come suggerito dalla citazione premessa alla presente nota introduttiva, questo libro ha la struttura di un gioco di specchi essendo stato scritto al computer (strumento che permette di interpolare un testo con una certa facilit), contiene pure un loop immerso nellatmosfera boreale dellultima Thule (territorio che gli antichi consideravano lestremo limite settentrionale del mondo poi rivelatosi un semplice punto di riferimento): per raggiungerla stato intrapreso un doppio cammino parallelo (verso lalto e verso il basso). Il filo conduttore laristotelico desiderio di conoscere. Leditore CAPITOLO I Sullo Snfell (m. 1823) La tua primitiva idea di libert che eri venuto gi da tempo maturando si era fortemente incrinata: eppure sentivi che non eri pi prigioniero. *** Una volta avevi guidato un manipolo di ragazzi su un obliquo costone di lava che si faceva sempre pi ripido e scivoloso. Al cielo sopra le vostre teste, col suo colore tranquillo e fantastici cumuli di vapore, non pensavate pi: eravate invece concentratissimi nel controllare i movimenti dei quattro arti maggiori, quei movimenti a volte impercettibili che dovevano farvi avanzare nella scalata, evitando, possibilmente, di precipitare. Lidea di superare quel lastrone lavico ormai quasi verticale per raggiungere la cima del monte pi alto dIslanda (se si escludono le cime sommerse dai ghiacci), non poteva essere mutata. Coraggio, ci manca solo un ultimo sforzo. Basta non voltarsi indietro. (Ricercasti il timbro pi suadente e rassicurante per pronunciare queste parole.) Ehi capo, non ce la facciamo pi. (Afferm Thor con una intonazione discendente, definitiva, senza speranza.) Non preoccupatevi; siamo ormai arrivati. Appigliatevi esattamente dove mi appiglio io. (Lo dicesti con voce superficialmente ferma, aggrappandoti alla tua dignit di capo: dovevi infondere sicurezza a chi stavi guidando essendone tu privo per primo.) Ma, capo, pericoloso! Non ce la possiamo fare senza una corda! (Osserv con senso pratico Konrad.) Eccola qua la corda! E dallo zaino estraesti, con movimenti resi difficili dal precario equilibrio che la scoscesa posizione metteva alla prova ad ogni istante, qualche metro di spago da pacchi.

Ti guardarono tutti con aria incredula, ma nessuno riusc a ridere. Avevano paura di continuare, ma avevano ancora pi paura di ritornare sui loro passi, ci che li avrebbe costretti a guardare in faccia il pauroso precipizio che, dopo ore di arrampicata, si erano lasciati alle spalle. Vi trovavate in stallo: come quando un aereo cabra avvicinandosi sempre pi ad una linea perpendicolare al terreno: pu giungere ad un punto in cui il motore non ha pi la forza sufficiente per farlo salire: allora laereo si ferma quasi fosse indeciso sul da farsi: avr ancora un po di cavalli di riserva per proseguire nella sua ascesa verticale o decider piuttosto di lasciarsi andare alla forza di gravit rischiando un avvitamento incontrollabile? Ma ritorniamo a quel gruppo di ragazzi che abbiamo lasciato poco fa in una situazione pericolosa. Le gambe di qualcuno cominciarono a tremare, altri avevano le mani sudate che stringevano con disperazione un qualche insufficiente appiglio nella roccia. Bisognava dare un motivo alla volont di farcela, collegare le loro ineguali capacit fisiche, le loro insondabili e incerte coscienze, ad un simbolo tangibile, per quanto assurdo o inadeguato: quellesile spago di pochi metri, a cui ciascuno fece fare un semplice giro attorno alla vita; quello spago offerto loro da un capo di cui cominciavano a dubitare, riusc a trascinare anche il meno agile e il pi pesante, anche il pi insicuro, fino alla cima del costone roccioso. Eravate ormai completamente sfiniti. Avevi legato alla cintura il capo di quel legamento insufficiente, sapendo che si sarebbe potuto spezzare alla pi piccola sollecitazione di una certa importanza, al minimo sfregamento su qualche tagliente profilo del lastrone lavico reso anche pi insidioso dalle residue (era estate) chiazze di ghiaccio: esse non solo rendevano scivolose o impraticabili certe zone, ma minacciavano di distaccarsi e di piombare come una effimera eppure efficace ghigliottina sulle loro mani nervose e tremanti. I raggi del sole pomeridiano, filtrati dalle nubi, si disposero in un ventaglio di fasce: ce nera una per ciascuno di loro e ogni raggio si arcuava allestremit terrestre creando dei piccoli palmi di luce in prossimit degli appligli di roccia. Ma erano troppo presi dallo sforzo per accorgersene. Lontanissimo lorlo del cielo sfumava il suo colore nelloceano, preceduto a sudest dalla distesa abbagliante della coperta ghiacciata del Vatnajkull; a nordest la cima rotonda dello Herdubreid, e degli altri monti ricoperti da prati ospitanti le macchie bianche delle greggi; vi circondava fresca una brezza tonificante. Avevate conquistato la vetta dal lato pi arduo e senza attrezzatura adeguata: unesperienza da non dimenticare nei giorni che sarebbero venuti a ricordarvela. Allora, ragazzi, che ve ne pare? incredibile! rispose Thor: Chi lavrebbe mai detto che ci saremmo riusciti? Per me, fece Konrad siamo stati fortunati. Comunque ne valeva la pena. Se fossimo venuti su dallaltro versante sarebbe stato un gioco da ragazzi, disse Gustav. Certo, lo incalz il capo il nostro gioco: siamo stati grandi! Be, fece Konrad quando la vita appesa a uno spago si diventa grandi per forza: listinto di conservazione. Per me, aggiunse Thor avevamo paura di guardarci indietro, specialmente io che soffro di vertigini; ma cera dellaltro, come se le mani sapessero trovare da sole le fessure e le protuberanze della roccia a cui appligliarsi, e poi il colore caldo del sole al tramonto ci avvicinava lorlo del monte. Thor, non parlare cos difficile! mi sembri Olaf, lo interruppe Gustav. Goditi la conquista della vetta, e basta! Tu pensi troppo! ed per questo che soffri di vertigini. Io penso di averlo visto ricominci Thor con tono di sfida. Cosa? Il mio angelo, credo. Senti, senti e ce le aveva le ali? fece Konrad un po sarcastico. Non lo so. Era pi una sensazione che una visione nitida di forme Mah, per me vuol dire che non lhai visto: te lo sei semplicemente immaginato, incalz Gustav. E perch mai? comunque qualcosa ho visto: era come un fascio di energia di colore rossoarancione, e poi mi parlava. E cosa ti avrebbe detto? chiese Konrad. Non che fossero proprio parole era come se le frasi fossero concentrate in suoni brevissimi che mi comunicavano per un senso preciso, senza ombra di dubbio.

E quale sarebbe stato il significato di quei suoni? domand Olaf. Di andare avanti, di non guardare indietro, di dare fiducia al capo a cui avrebbe indicato il percorso giusto per arrivare in cima. Mah, secondo me questo fa parte dellistinto di conservazione! ribad Konrad. Be, chiamalo come vuoi. OK, ragazzi, ti intromettesti basta cos! Forse ha ragione il capo, fece timido Olaf le parole non bastano. Gli altri lo guardarono stupiti: Olaf parlava di rado ed era piuttosto schivo, tendeva ad adattarsi alle decisioni degli altri senza esprimere chiaramente la propria personale posizione. Quella volta aveva parlato rendendo esplicito, per quanto possibile, il suo sentimento di ragazzo pensieroso che trovava nelle parole dei legami insufficienti fra lattivit della sua mente e la realt. Amava molto la poesia: sapeva a memoria lintera Edda, di cui a volte, attorno al fuoco di bivacco, gli facevano declamare alcuni brani cadenze, allitterazioni, immagini e avventure di uomini e di che vedevano oltre le cose (oggi spesso si lascia, con una certa indifferenza, al mistero tutto lo spazio dellimprobabile, o la zona dellassurdo, o la sezione di realt che non pu essere soggetta ad una indagine critica della ragione). Olaf vi aveva trovato parole penetranti quella zona oscura della riflessione che pur essendo impalpabile continua a interrogare ogni pensiero. Se fosse vissuto allepoca di S. Brandano lavrebbe di certo seguito, solcando coi compagni di fede i mari nebbiosi del nord, insidiosi per il corpo e lo spirito, in cerca delle isole beate.

Lombra della nostra barca intaccava la parete della colonna di cristallo. Avevamo lasciato lIslanda da appena due giorni. Grigi nella nebbia serale gli albatri bianchi gridavano e le forze sembravano lasciarci. CAPITOLO II Il falco Erano passati anni (forse tre lustri) da quel giorno. Arrivato lass te ne ricordasti con una vividezza insolita. No, non cera vento quella sera. Il cielo era quasi privo della consueta luminosit boreale, e poi si fece buio. Uno strato di nuvole nascondeva una parte delle nascenti stelle ed un residuo di luna calante. Laltra parte del cielo era invece sempre pi nitidamente trattenuta da quei lontani punti di luce avevi gi espresso due desideri vedendo cadere un paio di stelle verso la foce del S. Lorenzo, ancora pi a sud, ancora pi a ponente, del capo terraverdiano di Farvel. Ai tuoi piedi, laggi in basso, si distendeva in fondo al fiordo Akureyri, segnalata dalla luce arancione di invisibili lampioni e dal chiarore diffuso dalle finestre di altrettanto invisibili case: un paesaggio astratto e artificiale, come quello di un volo notturno, la cui realt sembrava decrescere assieme alle sue dimensioni, rimpicciolite dalla grande distanza. Un falco volteggiava elegante, sostenuto dal vento, in quella notte chiara di giugno che assaporavi, per una volta, nel sua bellezza senza tempo in cui la tua vista pareva annegare. Eri ormai cos parte del paesaggio che i tuoi occhi, pur rimanendo aperti, non portavano pi immagini al cervello. Erano probabilmente pi attive altre sezioni di materia grigia: avevi attivato inconsciamente un programma di ricerca per stimolare le parti di corteccia cerebrale che di solito

non utilizzavi: forse quelle che contenevano certi ricordi scordati, oppure quelle che registravano i tuoi desideri profondi. Il falco si librava avvicinandosi, stringendo sempre di pi la spirale che lo sosteneva, al punto in cui ti trovavi assorto. Lo guardavi e sapevi che non dovevi avere paura. Il falco si pos infine, con naturalezza, sulla tua spalla sinistra, apr il forte becco emettendo qualche verso incomprensibile. Sentisti che dovevi registrare quellavvenimento: tirasti fuori dallo zaino il block-notes e una matita, il falco la impugn naturalmente col suo becco e scrisse: Wo shi ni de xin! 1 Lo guardasti negli occhi lucidi e caldi, decisi e distanti, mentre i tuoi lo interrogavano inquieti: Falco, cosa vuoi dirmi? Il falco continu a scrivere: Ni shi wo de sheng! Il falco si rese infine conto che quanto stava scrivendo ti risultava incomprensibile, allora tracci questi segni: Ich bin dein Herz und du bist mein Leben! Ora cominciavi a capire qualcosa, ciononostante il senso del discorso ti pareva oltremodo strano. Guarda! prosegu il rapace scrivendo finalmente in islandese: Tutto pu stare nelle tue mani, ma le tue mani non lo possono pensare. Rimuginasti per un tratto di tempo quanto ti stava accadendo, cercasti di ricapitolare, di dare un senso a quello che il falco aveva scritto: Io sono il tuo cuore e tu sei la mia vita! Guarda! Tutto sta nelle tue mani, ma le tue mani non lo possono pensare. Che strano riflettesti che un falco scriva queste cose. Cerchiamo di capire: se il falco il simbolo del mio cuore significa che in questo momento il mio cuore fuori di me, ma fuori di me non pu vivere, n io posso vivere senza un cuore! Ti guardasti attorno, poi ti guardasti le mani, poi ti sembr che la spalla sinistra si stesse liberando da un peso, e vedesti che il falco non cera pi. Cerano per le tue mani, che ti parevano pi grandi del solito, evidentemente pi grandi. Le avvicinasti formando una conca, quasi volessi trattenere almeno per qualche istante il pi grande numero possibile dei tuoi impalpabili pensieri, ma questi di certo non scendevano. Tuttavia rimanesti a lungo con le mani a catino, e le gocce di un acquazzone improvviso (che cess quasi subito) finirono col riempirle, senza per riflettere il tuo volto, ma quello di un ragazzo di cui non ti ricordavi ormai quasi pi niente. Cominciasti a parlare con quellimmagine che ripeteva ovviamente i tuoi movimenti facciali, ma senza emettere alcun suono. Volesti toccarti il volto per verificare se era effettivamente ringiovanito di quindici anni, e cos facendo apristi le mani e limmagine del ragazzo che eri stato scomparve assieme alle particelle dacqua che rigarono il terreno roccioso e brullo. Restasti come inebetito: le mani bagnate con cui ti eri tastato il viso sembravano essere ridiventate normali, ma facevi fatica a controllarne i movimenti: era come se avessero perso gran parte della loro sensibilit. *** Ti saluto, Johan. Guarda attentamente questa parete: riesci a decifrarne le incisioni? Credo di s. Si tratta di rune molto antiche; dicono: Le mani non possono pensare. Ora chiudi gli occhi e segui le rune con le dita. Segu, gli occhi chiusi, lincavo di quelle grandi rune. Mi rivedo adolescente scalare una montagna; sono in pericolo, mi pare. un tuo ricordo che stato pietrificato in questa grotta. Se vuoi puoi toccare questultima runa. Cos dicendo Falco tracci col becco un segno sul fondo della grotta. Johan lo tocc: ne venne come risucchiato. Lo circondavano paesaggi bellissimi di abeti che ammirava a volo duccello. Plan dolcemente e inizi a correre inseguendo lombra di Falco che lo precedeva volando sopra le cime degli alberi. Si apr una radura ampia attorno a un laghetto. Sulla sponda opposta un corpo

giovane di donna si stava lavando i capelli. Sembrava non essersi accorta di lui. Fece met del periplo lacustre e la raggiunse, le prese le mani, si inginocchi e si distese accanto a lei posando il lato destro del suo capo sul suo morbido petto: ne sentiva palpitare il cuore. Poi lei si tuff frangendo la superficie marezzata di biacca da un vento mutevole. Si immerse verso il fondo calmo. Riemerse a met del lago. Contemporaneamente Falco si allontan mirando altissimo verso il sole di mezzogiorno. Si tuff anche lui. Johan rabbrivid per il freddo. Di l a poco si risvegli: percep lodore intenso dei fiori di giugno, quelli che riempivano le aiuole dellorto dei nonni danesi a Gren, presso le coste di sabbia bianca dove andava a passare lestate quando era poco pi che bambino. Era stato pi volte a Elsinore, sugli spalti del castello di Amleto, alla ricerca di improbabili fantasmi. Allora non riusciva a capire linsicurezza di Amleto, giudicava piuttosto assurda la scelta fra essere e non essere (lui avrebbe caso mai voluto prolungare il suo essere: che senso poteva avere evitare la vita?). Da ragazzo aveva una volta sognato di recitare la scena del teschio: improvvisamente vide quelle ossa ricoprirsi di nervi e muscoli, e comparire gli occhi e la pelle e i capelli, e quel volto gli sembrava di conoscerlo da sempre, ma gli dispiaceva di non poter comunicare con lui perch anche quando cominci a parlare lo fece in una lingua sconosciuta, forse la stessa in cui si espresse, la prima volta che comunic con lui, il falco. Port quella testa parlante sulla scrivania dello studio del nonno, dove trov aperta una Bibbia al capitolo 37 di Ezechiele: lo lesse dun fiato, anche se era scritto in greco, lingua che lui poteva leggere ma non comprendere, eppure quella volta le parole gli risultarono trasparenti rivelandogli senza problemi il loro senso. La testa, dallangolo destro della scrivania, ogni tanto annuiva, e abbozz anche un sorriso: ci gli dette un gran senso di tranquillit.

La rabbia di Thor, accumlando le forze vaganti per gli aridi spazi dei venti, fece tremare le sue sopracciglia scure: da poco aveva iniziato a soffiare nella sua barba rossa che gi i primi bagliori squarciavano il campo di Balder. CAPITOLO III Una distrazione Solo sul ciglio dello sperone di roccia provava contemporaneamente un vago senso di dominio ed uno, pi concreto, di inadeguatezza: in quel rapporto pareva riassumersi la condizione umana. Il mare era l in fondo, oscurato da uno strato specioso di nuvole: soltanto gli squarci dei fulmini ne rendevano saltuariamente visibile la distesa traslucida: unestensione che sapeva limitata, nelle carte geografiche, ma che con locchio non poteva confinare. Era sempre e unicamente la sponda terrestre da cui partiva la sua osservazione a costituire il limite tangibile: pi in l, logicamente, ce nerano altri, di limiti, ma invisibili. Forse per questo amava sfogliare gli atlanti, guardare le tavole colorate, ricche di informazioni su confini, citt, vie di comunicazione, monti, laghi, mari e fiumi in quelle tavole non cerano pi, come nelle mappe di un tempo, territori e continenti indefiniti (se non addirittura sconosciuti). Lintelligenza delluomo ha trasferito lindefinito al di fuori di questo pianeta, nei lontani spazi siderali, nello studio delle particelle subatomiche, ma anche, come sempre, allinterno della logica stessa dellintelligenza. *** Eri vissuto isolato per anni conducendo una vita da monaco non del tutto volontario (anche se avevi bisogno di una dose di solitudine poich ti sentivi caricato di un compito il cui peso non poteva essere sostanzialmente ridotto in societ, anzi ) e ti pareva di essere diventato un catalizzatore di storie, che avevano creato un piedistallo sulla cui sommit potevi guardare gli altri da un punto di vista favorevole (senza superbia perch il piedistallo non lavevi costruito tu, ma gli

altri). Come nelle fredde ore notturne che precedono lalba il tempo appare scorrere per conto suo, diluendosi nel ritmo asincrono del cambiamento, cos anche quella sera. La tua memoria poteva ricordare con una lucidit insolita. Eri andato a trascorrere qualche giorno sulla montagna che nascondeva la grotta. (Quando entravi in quella grotta, risuonavano delle voci: non avresti potuto dire se esse provenivano dallesterno o dallinterno). Era nota solo a te: lavevi scoperta per caso due anni prima, nelle tue peregrinazioni per le alture solitarie dellIslanda prossime al Circolo polare artico. Eri entrato nella piccola apertura, nascosta da un mucchio di pietre laviche che un giorno ti era venuto a mancare da sotto i piedi rivelandoti lesistenza di quella cavit, e avevi proseguito fino a quando non avevi sentito una voce calda e lenta e autorevole: So (che sai che) so (che sai che) so. Salve Sibilla, scherzi sempre, ma puoi dirmi qualcosa di me? Dopo una misura di tempo, una voce, pi dolce e naturale ti disse: Tu vuoi sentirti libero, ma intendi la parola nel senso assoluto che nessun umano in grado di vivere. La tua indipendenza in fondo legata ad una serie di rinunce che potresti liberamente non fare. Queste parole ti fecero male alla parte sinistra dellanima. Il tuo cuore si tuff nella laguna della malinconia. Allora, quasi per risollevarlo, ti ritornarono in mente le tue vacanze sulle Alpi italiane. *** Il capitolo seguente la cronaca del mio ritorno al paese di Alba (ormai ci conoscevamo da tre mesi), dopo un trekking solitario sulle Alpi Graie durato ventun giorni. Avevo compiuto trentanni il settimo giorno del trekking. Non so perch decisi di andare in Italia, di cui conoscevo molto poco la lingua: forse un motivo era quello di incontrare una collega, Alba appunto, con cui avevo intrattenuto un assiduo rapporto via Internet: comuni gli interessi per la linguistica e la letteratura. Avrei potuto anche partecipare ad un convegno che sembrava essere piuttosto interessante, ma forse non tanto quanto quello che contemporaneamente si sarebbe tenuto a Salamanca. Comunque alla fine decisi di metter piede per la prima volta in Italia, di cui un po temevo leccessiva bellezza. CAPITOLO IV Alba La vecchia automotrice a nafta raggiunge la piccola stazione: Alba mi sta aspettando sulla piattaforma, mentre io guardo attento fuori dai finestrini e la cerco: cos bella che appena la vedo distolgo gli occhi da lei e fingo di guardare i binari che si sperdono fra i vigneti ancora qualche attimo e lautomotrice avrebbe frenato il rumore della sua massa. Ero vicino alla porta pneumatica e ne discendo con trattenuta baldanza (ci in parte era voluto, in parte dovuto al discreto peso dello zaino, il mio solo bagaglio) non appena si apr. Il pomeriggio era bello, magari un po afoso. Cera infatti quella foschia appiccicosa di fine estate. Ci abbracciammo dandoci un bacio intenso e profondo e ci incamminammo verso il casolare semiabbandonato dei nonni di Alba che ci attendeva col camino spento dal caldo ed i letti di ferro battuto sul cotto consunto. Attraversammo lunica piazza del paese (Monchiero?, Montechiaro? Mombaldone?, Mombaruzzo? Mongardino? non riesco a ricordarmi il nome preciso: per me era semplicemente il paese di Alba), bevemmo un sorso dacqua allimmancabile fontanella, ci sedemmo un poco a riposare su una vecchia panchina di ghisa allombra di due platani. Le vie del borgo erano per lo pi vicoli in acciottolato assorbiti da portici bassi e oscuri, ma freschi. Ne infilammo uno che sorreggeva vecchie case dai tetti in ardesia. Non ci dirigemmo subito al casolare (col camino spento dal caldo e i letti di ferro battuto sul cotto consunto) perch Alba voleva mostrarmi una pieve medievale, posta fra laltro in una magnifica posizione. La struttura solida e spoglia delledificio era rimasta praticamente intatta: labside emergeva convessa con le tre strette bifore in alto e qualche fregio marmoreo dai motivi geometrici. Il portale

svasato sul fianco esibiva capre, buoi, basilischi, aquile, serpenti ed altre figure allegoriche. Allinterno: tre piccole navate, colonne in marmo cipollino con capitelli di buona fattura, emergenti qua e l dalla penombra cui stavamo gradualmente abituandoci, mi piacquero molto e mi proiettarono in una zona della memoria che non si preoccupava di ricordarmi chi ero. Una perdita di coscienza che esaltava le mie facolt di comprensione. *** Basta una scintilla di con-te-sapevolezza. La voce della Sibilla lo distrasse dal filo dei suoi pensieri. Era cos diversa dalla voce di Alba! Questultima sembrava quasi cantare, mentre parlava: la Sibilla invece aveva una voce autorevole e astratta, con sonorit metalliche che facevano un po rabbrividire il cuore, ma rendevano la sua capacit di introspezione profonda e coerente come mai aveva prima sperimentato.

Hymir dalla barba di brina pascola il suo bestiame di ghiaccio: gli basta unocchiata per fendere una colonna di cristallo che si sia spinta troppo vicina a Balder. CAPITOLO V Limplicazione La grotta mi sembrava vuota: attesi a lungo che Sibilla parlasse di nuovo. Decisi di procedere verso il fondo di quel cunicolo, ma ad un certo punto non cera pi luce sufficiente: ritornai sui miei passi; il sole stava lasciando la montagna e quindi anche lingresso della grotta. Decisi di aspettare lalba del giorno dopo, ma non avevo sonno pur sentendomi stanco, stanco anche della compagnia di nessun altro che me stesso pensante a me stesso: mi guardai le mani, ora erano normali, ma forse mi sbagliavo. Mi pareva che la mano sinistra fosse un po pi piccola del solito: la sovrapposi alla destra e con meraviglia venata di sconforto potei constatare che era effettivamente pi piccola, sensibilmente ridotta anche se non in maniera drammatica. Cosa vorr dire? mi chiesi sottovoce, un po preoccupato. Cerchiamo di ragionare. Mi affacciai alla grotta e feci alcuni passi chiamandone pi volte il nome: le sillabe riecheggiarono un po sinistramente lungo le aspre pareti di quel tunnel naturale. Mi sentii sfiorare alle spalle, mi voltai, non vidi niente, solo un alito di vento. Ti saluto, Johan, sai cosa significa il tuo nome? Credevo di saperlo, ma non mi ricordavo pi, mentre ascoltavo colei che mi aveva salutato, del senso di quel nome biblico. Mi ripromisi di consultare qualche fonte per rinfrescarmi la memoria. Sibilla si materializz come vestita di nebbia, i capelli di un castano assai chiaro, i lineamenti del viso e del corpo straordinariamente simili a quelli di Alba di cui poteva avere anche let. Sembrava in grado di leggermi il pensiero, e disse: Va bene. Ora puoi decidere di meditare oppure puoi proseguire. Non avevo voglia di pensare alla mano sinistra rimpicciolita; ero curioso. Dallingresso della grotta giunse una folata di aria fresca ricca di pollini odorosi. E pensai come lodorato fosse un senso primordiale: in effetti molti animali delimitano il loro territorio lasciando tracce biologiche dallodore particolare. Ma non volevo disperdermi in considerazioni etologiche e cos ritornai a me stesso. Intuii che Sibilla stava per andarsene: Ci rivedremo? Non ora, non qui. Vorrei uscire da questa caverna, ma non so ritrovare i miei passi. Guarda attentamente questa parete (indic una zona di roccia alla sua destra): vi sono incise delle rune: pronunciane il suono due volte pi una. Temo che lintera parete di roccia mi si sgretoli addosso. Dipende da te.

Lo so, dipende Mi aspettano altrove, devo lasciarti. Addio. (Scomparve senza lasciare traccia.) Johan tast le pareti alla ricerca di incisioni significative senza trovarne nessuna. Quando era ormai disperato inciamp, e cadde. Mentre stava provando a rialzarsi dolorante, le dita della mano destra gli rivelarono le magiche rune. Ne pronunci il nome ineffabile due volte pi una *** Aveva nello zaino una torcia elettrica. Si incammin nella oscurit sempre pi fitta del budello sconnesso. Ogni tanto, a destra o a sinistra, si aprivano le imboccature di quelli che parevano essere cunicoli laterali. Ad un certo punto il cunicolo centrale che stava percorrendo si biforc: e se si fosse perso in quellintricato intestino della montagna? La temperatura nel ventre della montagna era costante, non troppo fredda, e molto umida. Gli venne unidea. Non aveva con s un rotolo di spago o un gomitolo da svolgere lungo il cammino in modo da poter poi facilmente ripercorrerlo in senso contrario. Aveva per un maglione, lavorato ai ferri da sua madre. Prese il temperino e tagli in un punto adeguato il margine del maglione: si ritrov con un capo di fibra lanosa in mano che si sarebbe svolto senza soluzione di continuit per un discreto tratto di cammino. Estrasse un moneta: testa sinistra, croce destra. Il verdetto fu (ovviamente per un moralista logico) testa. Leg il capo del maglione ad una sporgenza stalagmitica che sembrava fatta apposta, e procedette. Si trov di fronte a numerosi altri biv; decise di alternare le imboccature di destra con quelle di sinistra in modo da evitare, per quanto dipendeva da lui, la possibilit di un percorso circolare. Man mano che procedeva, il maglione si rimpiccioliva parallelamente allaltezza dei cunicoli. Fu prima costretto a chinare la testa e poi a camminare sempre pi curvo, finch dovette procedere carponi. In ultimo si trov strisciante come un lombrico schiacciato fra le pareti di roccia. Prosegu comunque. Il maglione gli si stava definitivamente sfilando, ma non pensava a questo. Era invece preoccupato perch la luce della torcia elettrica dava evidenti segni di debolezza. Tanto valeva spegnerla e procedere al buio. Pur essendo in una oscurit completa, teneva gli occhi bene aperti. Il fondo gli pareva ora scivoloso, quasi fosse coperto da uno strato di morchia. Non sentiva altro rumore che quello del suo strisciare, e del respiro un po irregolare. Ad un certo punto, ud per il rumore fievole e lontano di un gocciolio. Prosegu avvicinandosi a quel ritmico infrangersi di particelle dacqua sul fondo cosparso di pozzanghere di una caverna che sembrava vicina; ma era ormai cos compresso dalle rocce che non riusciva quasi a muoversi. La dose di panico che era venuto pian piano accumulando mentre procedeva con coraggiosa incoscienza per quella vena sotterranea e impervia infine esplose e url: Sibilla dove sei? gli giunse solo leco della domanda. Eppure devi esserci, da qualche parte! disse con rabbia. Una folata improvvisa, di aria fresca. Le mani, che tastavano preventivamente il buio cammino, non sentirono pi il fondo roccioso, brancolavano nel vuoto. Era come se quel cunicolo lo avesse portato verso una grande cavit. Accese la torcia, ma alla debole luce residua non riusciva a dare una dimensione a quello spazio dagli echi sinistri che presumeva essere molto grande.

Yggdrasil affonda umilmente le radici nel regno di Hela, il suo tronco alto come il cielo e le sue fronde disegnano luniverso e ne sono la memoria. Una sua foglia una biografia, una sua fibra un atto, una parola. Il suo fremere il soffio della passione umana, il suo crescere la coniugazione del verbo fare. CAPITOLO VI Se se e solo se ... (allora)?

Cerc di recuperare nello zaino le pile di riserva (ora aveva spazio sufficiente per muoversi). Il raggio nuovo e potente della torcia gli rivel una cavit grandiosa, a forma duovo. Ne rest ammirato, perch la cavit non solo era inaspettatamente enorme, ma pure assai bella: stalagmiti di forme fantastiche emergevano dalla base, mentre la volta altissima era ricoperta da concrezioni calcaree che ricordavano le decorazioni islamiche di un mihrab. Era arrivato nel luogo in cui Thor fabbricava i suoi fulmini? Vacill: alle suole degli scarponi era improvvisamente mancato lappoggio che le aveva fin l sostenute. E la parete di quelluovo grandioso cominci a girargli intorno ad una velocit inaudita. Sent il rumore di un maglio, dapprima lontano e poi sempre pi forte, sempre pi vicino. I suoi occhi erano inondati da punti di luce insostenibili per la loro luminosit: amava quella luce e al tempo stesso ne temeva la verit che avrebbe distrutto il suo piccolo grumo di carne: la morte dunque non aveva il volto scavato del Settimo sigillo, non era suo il nero che le si attribuisce, ma aveva lapparenza di una luce diffusa in quanti di una luminosit non sopportabile da occhio umano, e la sua voce era una voce sibillina riecheggiante nellanima una volta per sempre, con lautorevolezza di qualcosa di definitivo per chi non ha ancora distaccato la sua ombra da terra? Sbatt la testa contro una subdola stalattite restando incosciente per un certo lasso di tempo (sufficiente a fargli crescere un discreto bernoccolo sulloccipite). Si alz infreddolito. Si allontan dalla stalattite e cominci a saltellare, per riscaldarsi un po: cadendo faceva un rumore che quella cavit trasformava in un suggestivo brontolio. Si rese conto di non avere pi addosso il maglione: aveva lasciato una traccia, che ora, al centro di quella cavit in cui si affacciavano una decina di cunicoli simili a quello che aveva percorso avrebbe ritrovato con difficolt. Forse la trover qualcun altro pens che cos potr scoprire la meraviglia di questa grotta. Discese verso il fondo di quelluovo, il respiro gli stava venendo meno: si riempiva i polmoni di qualcosa che non sembrava ossigenarli e che aveva lodore nauseabondo dello zolfo. Non riusciva pi a camminare, aveva perso ogni controllo del suo organismo. Oramai quei bagliori luminosissimi lo stavano definitivamente accecando e gli sembrava che persino le molecole del suo corpo si stessero decomponendo: estrasse con grandissimo sforzo dallo zaino il quaderno dove aveva scritto lultimo racconto e lo rilesse con gli occhi della memoria (in quelle condizioni poteva utilizzare soltanto quelli), perch gli sembrava una sorta di testamento: la sua mente ricostru limmagine di un luogo che aveva descritto in maniera realistica, ma che in quel momento gli appariva costellato di simboli: quella stanza era interpretabile come una zona di transizione per la sua anima: vi si potevano percepire frequenze luminose di intensit e valori diversi, vi si poteva riflettere con una profondit che arrivava alla radice dellessere, alla conoscenza forse definitiva di s: della sua pi prosaica materialit e della sua spiritualit pi libera Si ricord di avere premesso al racconto alcune semplici riflessioni nella lingua dei grandi mistici cattolici. La Yo estaba muy cansado en mi cuarto y la soledad de mi alma me daba igual (quera que fuese as, pero estaba convencido que la indiferencia es inhumana: sin embargo cuando somos demasiado solos el corazn se va a la busca de algo mas, de algo espiritual. Son esas slo fantasas de mentes o situaciones particulares? El espritu se desarolla conjuntamente a nuestro cuerpo pero parece ser, si reflejamos, indipendiente) Era molto stanco nella stanza e la solitudine dellanima gli era indifferente Aveva imparato un po di spagnolo e gli piaceva annotare i frammenti di qualche pensiero in quella lingua cos lontana dal suono vichingo della sua. Ma ecco il racconto, scritto in un islandese ricco dei ritmi delle antiche saghe eppure modernissimo nel suo realismo inerte (lultimo genere letterario nato in Islanda, di cui il nostro autore uno dei pi noti esponenti, e forse anche liniziatore). Gi il titolo, di per s, nella sua asciuttezza, significativo della sobriet oggettiva dello stile. La Lasciugamano penzolava in solitudine sul braccio di metallo cromato a fianco della vitreous china

destinata alle abluzioni. I pomelli di ottone a tre punte luccicavano opacamente solo l dove non erano ricoperti dalle incrostazioni duso. Fra loro, al centro, si arcuava il tubo che apportava lacqua corrente al breve tragitto fra pelle e deflusso. Lo specchio, modestamente pi in alto, era sprofondato in una cornice nera pi ampia ai lati (divisi in ripiani nascosti da semplici ante di plastica bianca), pi sottile in basso e alla sommit (destinata a contenere la luce economica e tremolante di un piccolo neon in via di esaurimento): il tutto era di dimensioni piuttosto ridotte. A quello specchio si affacciava quasi sempre, negli ultimi tre lustri, il solito volto. Durante il giorno lunica anta della finestra, sulla sinistra, introitava una luce smerigliata simile, nella sua lattea corpuscolarit, alle particelle di talco che, una volta usciti dal vano doccia, si appendono per qualche tempo alle evoluzioni ascendenti del vapore pi che alla pelle. Il water era accantucciato in un angolo, circondato da qualche rotolo di carta igienica senza pretese e da uno scopino in materiale plastico di un color caff acquisito. La ciambella era invece di legno color avorio e risultava quasi pretenziosa in quellambiente desolato, anche perch era immediatamente sovrastata da uno sciacquone in ghisa scrostato e arrugginito. Addossata alla parete pi lunga e, per un lato, a quella pi corta, una vecchia vasca da bagno, sorretta da quattro zampe feline, con lo smalto un po rovinato, veniva usata per lo pi come boxdoccia, grazie ad unasta metallica ad L (fissata alle pareti ad unaltezza adeguata) su cui poteva scorrere una tendina rigata in materiale plastico, sbrecciata in pi punti. Ai piedi della vasca era disteso un calpestatissimo tappetino i cui colori originali erano sicuramente assai pi brillanti di quelli sopravvissuti ai numerosi, anche se non frequenti, lavaggi. Il pavimento era coperto da pseudomattonelle in linoleum, di un giallo sporco e moir, mentre le pareti imbiancate da poco conservavano ancora un certo lucore. Aprendo la porta, sulla destra si trovava subito linterruttore elettrico, appena sopra al cesto di vimini con coperchio destinato a contenere la biancheria sporca; era uno di quegli interruttori vecchi con un piccolo pomello quadrangolare sporgente da un anello di plastica nera contenuto in una piastra di vetro rotonda fissata con due viti alla parete. Azionando opportunamente il pomello si accendeva una lampadina racchiusa in un bulbo di vetro opacizzato senza stile che emanava peraltro un quantit di energia luminosa forse troppo modesta. Questa stanza da bagno era meglio frequentarla alla luce del giorno, perch in tale condizione la finestra, ben esposta, poteva far entrare fra quelle pareti lattee una discreta quantit di luce naturale che sembrava ringiovanirle ed ampliarle: anche perch riflessa dallo specchio posto in posizione favorevole allo scopo. Quando si faceva buio, invece, soprattutto nei lunghi oscuri giorni invernali, anche tenendo contemporaneamente accesi il neon sopra lo specchio e il bulbo appeso al soffitto, aleggiava un debole chiarore artificiale e tremolante: le stesse piastrelle di linoleum apparivano, se possibile, ancora pi grigie perch, abbandonata ogni traccia di giallo, viravano verso una fredda tonalit marroncina senzanima. La tendina della vasca poteva alla luce del sole scorrere con una certa allegria sulla sua asta, ma acquistava, esposta a quella cattiva illuminazione artificiale, lapparenza di cosa morta e inutile: la sensazione era ancora peggiore se era ripiegata di lato, perch allora, ad ogni striscia scura corrispondente alle pieghe interne, facevano da contrappunto lunghi spigoli luminosi, dal taglio irregolare, che sembravano lame seghettate indecise sul da farsi. Anche il water, laggi nellangolino, pareva rassegnato, sotto quella luce elettrica che lo identificava a fatica, a sorbirsi i consueti residui corporali e il rumoroso scroscio dello sciacquone che ogni volta pareva sommergerlo. Il lavandino, direttamente investito dalla flebile oscillazione luminosa del neon, pareva sgretolarsi e ricostituirsi con la irritante (in quanto percepibilissima) velocit di quel tremolio. Quando si affacciava allo specchio in queste condizioni, pure il viso sembrava sgretolarsi, ma questo era per lui un processo abituale, anche se pi lento: il suo disfarsi era dovuto al naturale decadimento biologico. Certo, alla luce del giorno le rughe apparivano meno profonde in quel quadro di vetro cos spesso, durante la giornata, abbandonato a riflettere le solite quattro pareti: in fondo era luso sporadico che quel volto ne faceva a conferire ad esso la dignit del suo scopo, permettendo a quel viso di indagare, anche se solo con un occhiata fugace, lo stato danimo, lumore che costituivano appunto lhumus su cui potevano abbarbicarsi le radici dei suoi sentimenti. Forse, con un atto di volont, avrebbe potuto estrarre le radici che considerava pi dannose e fastidiose, forse quel quadrato di vetro, era l, solo, per questo.

Non c peso pi utile da portare per via che quello della saggezza: eppure il cuore del saggio di rado felice sapendo che sempre gli sfugge qualcosa. IV HABLA Ti chiedesti in cuor tuo come ti avrebbe giudicato Sibilla. Ma ormai anche questa era una domanda inutile. Ti rendevi conto che non ti restava pi niente altro che ci che eri stato. Eri come diventato lesponente (di cui ignoravi la potenza, ma di cui percepivi la mera virtualit) del tuo passato e ti ritornarono ancora in mente le tue vacanze sulle Langhe e lincontro fondamentale che ti aveva certo reso meno pirronista ma lasciamo le divagazioni filosofiche e raccontiamo piuttosto la storia di questo incontro (il testo stato trovato nel computer dellautore in un file dal titolo strano, che, per ovvi motivi, come avrete modo di constatare alla fine di questa storia, meglio non riprodurre subito). (La storia di un incontro contenuta nel computer dellautore) Domenica scorsa, come faccio di solito a condizione che il tempo sia appena appena accettabile, presi la bicicletta e mi diressi verso il verde arido del fiume in secca. Il sentiero sconnesso e pieno di buche, ciottoli e sassi, non permette certo unandatura sostenuta, ma consente di percepire ogni minima variazione del paesaggio, ogni mutamento essenziale del campo visivo, fornendo ai nostri futuri ricordi degli ottimi promemoria. Proseguivo evitando con accortezza, per quanto mi era possibile, le buche pi profonde, i sassi pi insidiosi e sentivo il rumore polveroso della terra che sosteneva le ruote scivolare discretamente alle mie orecchie assieme al residuo rumore dellacqua serpeggiante sfilacciata in un letto desolatamente vasto di sassi. Ogni tanto si aggiungeva il fruscio di qualche lucertola spaventata, il verso di piumati di cui spesso non conoscevo il nome, il ronzio di insetti che si avvicinavano curiosi, le vibrazioni meccaniche della bicicletta e quelle assai pi impalpabili dellaria immobile che si divideva pigramente al mio passaggio. Vidi anche i simmetrici disegni di alcune farfalle, il colore di fiori senza nome, il cielo afoso che diventava oppressivo, il grigiore dellalveo appena striato da un flusso azzurro, e vidi lei. Mi guardava sul parapetto del vecchio ponte crollato, diafana ma al tempo stesso consistente, perch tutto pareva incurvarsi nelle sue immediate vicinanze come previsto attorno alle grandi concentrazioni di energia. Mi stavo avvicinando con affanno alle superstiti arcate del ponte; la guardavo, continuamente, incurante del percorso cui costringevo, quasi con rabbia, la bicicletta del nonno di Alba. Il cielo si ridusse improvviso in un violento acquazzone, ma non per questo abbassai gli occhi. Guardavo sempre il parapetto di quellultima arcata mozza finch non mi resi conto che non vi era pi appoggiata anima viva, ma in corrispondenza della visione di prima cera come un alone rossastro di consistenza dubbia, che pareva sul punto di dissolversi. Le tempie, sferzate da quelle gocce calde e abbondanti, parevano voler scoppiare; lo sforzo a cui mi ero sottoposto si riduceva in una sorta di respiro asmatico, il cuore batteva con irregolarit. Lasciai cadere la bicicletta e mi diressi verso il pi vicino spiazzo erboso divaricando le gambe e stendendo le braccia per avere la pi grande porzione di terra possibile al di sotto della X del mio corpo. La pioggia, cos violenta, era cessata allimprovviso. Gli occhi erano fissi al cielo di un colore inconsueto. Poi mi ritrovai lass, sul parapetto del vecchio ponte crollato. Da l mi vedevo disteso sullerba bagnata ed inerte. Poi ritornai in me, e ringraziai il mio angelo. PS Il titolo del file : Animangelo.

Thor bevve dal corno tre volte, ma esso rest quasi pieno; non riusc a sollevare che una zampa del gatto dellUtgard, e poi fu sconfitto da unindomita vecchia. Sconsolato, il guardiano dellUtgard lo rincuor: Tu vedesti solo sembianze. Il corno conteneva lacqua dei mari, il gatto il serpente che cinge la terra e contiene il creato, la vecchia il durare del tempo. III Una spiegazione Appoggi la testa allo zaino. Se lo era levato dalle spalle per distendersi nel fondo di quelluovo roccioso e mirarne la cuspide allo zenit. Nella pieve dove laveva condotto Alba aveva deposto la zaino, accanto a una colonna, e le camminava accanto mentre gli spiegava il significato simbolico degli animali scolpiti sui capitelli, il contenuto delle raffigurazioni degli affreschi, i segreti architettonici di quelle pietre. Erano soli eppure bisbigliavano. E non era un dialogo continuo, ma un sussurrio intermittente accompagnato dal modesto struscio dei loro passi. Infine tacquero. Si sedettero su una di quelle panchine, vecchissime, in prima fila. Ciascuno sembrava preso da una meditazione affatto personale. Si erano seduti vicini, separati da un breve intervallo. Ora, a distanza di anni, poteva passare alla moviola lintera scena, visionandola da diverse angolazioni: le pi suggestive parevano quelle dallalto e dal basso. La prima, come se una telecamera li riprendesse da una trave del soffitto, mostrava i loro corpi estendersi attorno alle rispettive chiome rivolte agli affreschi dellabside. Si potevano notare gli impercettibili movimenti delle loro teste in modo particolarmente efficace. Nella visione della scena da basso, possibile se il pavimento in cotto fosse stato trasparente, erano i piedi a giocare il ruolo pi importante; piedi che si disponevano in modo diverso su quei rettangoli di argilla cotta in antichi forni: coricati di lato, uno sullaltro (come di solito si fa distendendo le gambe), con un solo piede ben piantato per terra e laltro penzoloni (conseguenza dellaccavallamento di un gamba) Questo era un modo per allontanare il coinvolgimento del ricordo, come se la scena appartenesse a due attori che lui si limitava a dirigere. Preferiva lasciare ai ricordi unarea sempre pi sfumata dal succedersi degli eventi, ed aprirsi cos alle novit, che avrebbe voluto per affrontare come cose gi note (si rendeva conto della contraddizione, ma il suo cuore ragionava cos). I loro occhi rimiravano in solitari abbinamenti laltare e gli affreschi retrostanti raffiguravano scene del Giudizio. *** Sibilla! Sibilla! dove sei? Cadendo si era probabilmente fratturato una gamba, non riusciva a muoversi se non provando fitte dolorose. Perch mi chiami con un nome sbagliato? Come devo chiamarti? Le tue domande non colpiscono il bersaglio giusto. Rifletti. Ti trovi alla base di un uovo di roccia in cui hai ricordato e riletto brani della tua vita. Ora basta rivangare il passato: prendi la penna e scrivi qualcosa di nuovo! Sollevasti dallo zaino la testa. Tirasti fuori il block-notes e la penna, e scrivesti:*

* Il block-notes andato perduto. II La rugiada della spada Mi ritornarono in mente le parole di Falco: Tu sei la mia vita, io sono il tuo cuore. Sentii un peso sulla spalla sinistra: Ciao, Falco, sono contento di vederti. Ma come hai fatto a infilarti quaggi? Presi carta e matita e Falco scrisse: Guarda la tua mano sinistra! Guardai la mano e mi sembrava assolutamente normale. Falco continu a scrivere: Ora guarda la cima di questa grotta. Sollevai gli occhi e vidi che un bellissimo soffitto di concrezioni calcaree si trovata ad appena due metri al di sopra della mia testa (in quel momento ero seduto: stavo controllando la gamba che aveva sbattuto con violenza sul fondo scivoloso e accidentato di quellantro, e mi stavo chiedendo perch mai mi trovassi l). Guardai ancora il foglio su cui trovai scritto: Alzati! Credo di essermi fratturato la gamba destra: non penso di farcela. Tuttavia ci provai, e ci riuscii. Ora, alzando il braccio, potevo anche toccare il soffitto roccioso. Falco era scomparso ma aveva scritto unultima frase: Il filo l, vicino al tuo piede destro. Puntai la torcia nella direzione indicata e lo trovai. Cerano molte cose che non riuscivo a spiegarmi e dissi, fra me e me: Ci penseremo dopo, con calma. Mi ritrovai allimboccatura della grotta: il sole alle mie spalle faceva risplendere il fiordo di Akureyri: alcune barche di pescatori, cos piccole da risultare visibili solo per la scia che lasciavano, solcavano le acque cobalto. Estrassi dallo zaino il block-notes e constatai che non vi si trovavano che pochi versi, ma non quelli che mi ricordavo di avere scritto, e nessuna traccia vera poi delle parole di Falco.

[Concludiamo questa storia riportando i versi in questione che, volendo, possono costituire un inizio alternativo a questo libro.] I Ancora sommersa, sopra londe Abbiamo affondato le ragioni fredde e sono emerse telepatiche circonferenze perlustratrici aleggianti per ambiti ignoti; l dove si propagano alcune crescendo fino al dissolvimento altre pi piccole hanno un qualche futuro ed altre magicamente

si possono cogliere in quellattimo enfatico prima che si infrangano: su un simile equilibrio si accumulano se non le virt le conoscenze: le sensazioni allora ristagnano facendosi pesante armonia; di spiegarla in superficie inutile sforzo, e intanto invecchia il nostro mallo pur continuando a pensarci in nuce. II La rugiada della spada3 Gli ritornarono in mente le parole di Falco: Tu sei la mia vita, io sono il tuo cuore. Sent un peso sulla spalla sinistra: Ciao, Falco, sono contento di vederti. Ma come hai fatto a infilarti quaggi? Prese carta e matita e Falco scrisse: Guarda la tua mano sinistra! Guard la mano e gli sembrava assolutamente normale. Falco continu a scrivere: Ora guarda la cima di questa grotta. Sollev gli occhi e vide che un bellissimo soffitto di concrezioni calcaree si trovava ad appena due metri al di sopra della sua testa (in quel momento era seduto: stava controllando la gamba che aveva sbattuto con violenza sul fondo scivoloso e accidentato di quellantro, e si stava chiedendo perch mai si trovasse l). Guard ancora il foglio su cui trov scritto: Alzati! Credo di essermi fratturato la gamba destra: non penso di farcela. Tuttavia ci prov, e ci riusc. Ora, alzando il braccio, poteva anche toccare il soffitto roccioso. Falco era scomparso ma aveva scritto unultima frase: Il filo l, vicino al tuo piede destro. Punt la torcia nella direzione indicata e lo trov. Cerano molte cose che non riusciva a spiegarsi e disse, fra s e s: Ci penseremo dopo, con calma. Si ritrov allimboccatura della grotta: il sole alle sue spalle faceva risplendere il fiordo di Akureyri: alcune barche di pescatori, cos piccole da risultare visibili solo per la scia che lasciavano, solcavano quelle acque cobalto. Estrasse dallo zaino il block-notes e constat che non vi si trovavano pi i suoi ultimi versi, ma solo le parole di Falco.

La porta dellUtgard cos alta che bisogna piegare il collo allindietro per poterne vedere la cima. III Una spiegazione Appoggiasti la testa allo zaino. Te lo eri levato dalle spalle per distenderti nel fondo di quelluovo roccioso e mirarne la cuspide allo zenit. Nella pieve dove ti aveva condotto Alba avevi deposto lo zaino, accanto a una colonna, e le camminavi accanto mentre ti spiegava il significato simbolico degli animali scolpiti sui capitelli, il contenuto delle raffigurazioni degli affreschi, i segreti architettonici dei quelle pietre. Eravate soli

eppure bisbigliavate. E non era un dialogo continuo, ma un sussurrio intermittente accompagnato dal modesto struscio dei vostri passi. Infine taceste. Vi sedeste su una di quelle panchine, vecchissime, in prima fila. Ciascuno sembrava preso da una meditazione affatto personale. Vi eravate seduti vicini, separati da un breve intervallo. [omissis] Thor aggrott le sopracciglia e il re Olaf con il suo seguito non lo videro pi. Sollevai dallo zaino la testa. Tirai fuori il block-notes e la penna, e scrissi: I soliti motivi mi rimbalzano nello stagno della logica e mi guardano come calci sospirati dalla terra: niente di qua n oltre s si esclude pur questo limitato movimento della penna. IV HABLANDO OTRA VEZ Si chiese in cuor suo come lo avrebbe giudicato Sibilla. Ma ormai anche questa era una domanda inutile. Si rendeva conto che non gli restava pi niente altro che ci che era stato. Era come diventato lesponente (di cui ignorava la potenza, ma di cui percepiva la mera virtualit) del suo passato e gli ritornarono ancora in mente le sue vacanze sulle Langhe e lincontro fondamentale che lo aveva certo reso meno pirronista pur continuando a mettersi in discussione. Trovava logicamente ineccepibili alcune affermazioni di Popper: sulla realt luomo pu solo formulare delle congetture, delle proposte da sottoporre alla critica razionale di altri uomini. Il racconto che aveva intitolato Animangelo, se ne rendeva conto solo adesso, a distanza di mesi dalla redazione, cercava di superare questo relativismo scientifico: si trattava di trovare una motivazione sovrarazionale al senso dellesistenza. Langelo (forse il simbolo della carit) poteva cos rappresentare la sua ricerca di senso: solo astraendosi un po dalle facolt sensitive e razionali (la X della mente/corpo), elevando la variabile della sua vita alla potenza della carit, poteva incidere nel reale in modo positivo, etico, moralmente sensato. Lanima (a) dunque come sintesi () della relazione mente-corpo (x) operata dalla carit (c): cx = a. *** Mi guardavi sul parapetto di un vecchio ponte crollato, diafana ma al tempo stesso consistente, perch tutto pareva incurvarsi nelle tue immediate vicinanze come previsto attorno alle concentrazioni di energia. Mi stavo avvicinando con affanno alle superstiti arcate del ponte; ti guardavo, continuamente, incurante del percorso cui costringevo, quasi con rabbia, la bicicletta del nonno di Alba. Il cielo si ridusse improvviso in un violento acquazzone, ma non per questo abbassai gli occhi. Guardavo sempre il parapetto di quellultima arcata mozza finch non mi resi conto che non vi era pi appoggiata anima viva [lautore si considera privo di carit, in quel momento], ma in corrispondenza della visione di prima cera come un alone rossastro [lautore desidera forse conseguirla]. Ritornai a Tarso. O what a multitude of thoughts at once Awakend in me swarm, while I consider What from within I feel my self, and hear What from without comes often to my ears, Ill sorting with my present state compard.

(Milton: Paradise Regained)

Odino il vagante accoglie nel suo palazzo celeste coloro che non si sono seduti per via. Egli ci ha insegnato a ricordarli per mezzo delle rune che congelano le parole. P.S. Johan, il fuoco si sta spegnendo Johan si alz per mettere un bel ciocco di legno nel camino. E si sofferm un attimo contento a guardare Alba. Poi riprese la lettura e intanto finiva di ardere, nel camino di cotto, il ciocco di legno massiccio ormai carbonizzato. Alba si alz con una certa fatica, ma si sent male. Salirono subito in macchina. Un paio di chilometri di strada sterrata fino alla provinciale. Il fuoristrada li percorse sobbalzante arriv finalmente allasfalto e il paese gli pass accanto come lo sfondo superfluo di una scenografia abbandonata. La sua anima si sentiva in espansione e un po svincolata dalle inesorabili catene del tempo Alba guardava la strada, con una sofferenza che cercava di contenere e forse, per eccessivo pudore, di nascondere. Ogni tanto si aggrappava con forza alla maniglia sopra la portiera di destra. Aveva fitte che la portavano lontano dal mondo dei pensieri e la facevano sentire pi prossima alla terra, bench anche la sua anima fosse lontana, a tratti, da quel suo corpo convulso. Fortunatamente lospedale non era troppo lontano. Johan guard lorologio e ne varc il cancello. Anche lui come lei sudava. Il corpo di Alba si distese sul lettino deambulante e i suoi capelli rossi sfioravano il cuscino modulandosi con una innaturale armonia plastica. Non riuscivi a riflettere, potevi solo inseguire gli eventi che ti stavano avvolgendo o magari anticiparli, attendendoti una qualche conclusione che speravi positiva, o fuggire in sensazioni passate, deducendone qualche insegnamento che risultasse utile in quella situazione presente pi per analogia che per un processo logico-deduttivo. Il corridoio, le luci, i camici bianchi e verdi ora sto seguendo mia moglie e larco teso e si potrebbe spezzare: mi pi volte sembrato sul punto di farlo, ricordi larcata del ponte crollato? Lanima di metallo flessibile, lesterno invece di un materiale artificiale che risulta troppo rigido quando viene sottoposto a certe sollecitazioni Alba sono qui: tu mi conosci e sai che hai condiviso di me a te distante in istante pi vicino. Johan volle assistere al parto: nacquero due gemelli, maschio e femmina, per i quali avevano gi scelto i nomi: Falco e Sibilla. Vennero alla luce in questo ordine. Note 1 Si tratta della lingua col maggior numero di parlanti sulla terra e chi vuole pu andare alla nota 7 per ricevere conferma alla sua individuazione: ma non necessario, a questo punto della storia, sapere di che lingua si tratta. forse pi importante ricordare linterpretazione che Johan

dar, qualche riga sotto il numero di rimando a questa nota, alle parole di Falco. 2 Le vicende che stiamo raccontando sono in qualche modo prevedibili, immaginabili e potrebbero essere gi state memorizzate. Ma sono queste parole per lo pi inerti, come le ossa di uno scheletro: solo se noi le facciamo funzionare danno vita a un organismo che ha la realt della realt (in quanto estensione di questa), ma anche una forza evocativa che attualizza ci che in realt non pu essere. il nostro desiderio di vivificare le parole a rendere le nostre facolt mentali cos potenti e creative: le parole non sono che attrezzi per incidere la realt che attendono di essere usati da esseri che vogliano e sappiano usarli. Che questa volont sia pi o meno conscia non ha importanza, ci che importa usare quegli strumenti: allora e solo allora potremo avere consapevolezza delluso che ne facciamo anche se restiamo incantati dalla loro indeterminata forza di riferimento. [Sullonda di riflessioni di questo tenore, Johan elabor questi versi: Non ti chiedo / i versi / di un antico poeta / per fartene schermo / ma semplici parole / dogni giorno / da te per me: / e un canto del mio cuore / sar tuo.] 3 una kenning (sullargomento ha scritto Jorge Luis Borges nella Storia delleternit) e significa sangue (il basso continuo della vita). In questo libro trovate altre kenningar: le colonne di cristallo (gli icebergs), laggrottarsi delle sopracciglia di Thor (laccavallarsi delle nubi tempestose), lorlo del cielo (lorizzonte), il bestiame di Hymir (ancora, gli icebergs). Questo capitolo connesso in modo piuttosto evidente al II capitolo (a partire dallinizio del libro); cos come il seguente connesso al III (Una distrazione). Il IV capitolo Habla, forse in modo meno evidente, pure connesso al quarto che lo precede (Alba). 4 Nel Sentimento tragico della vita Miguel de Unamuno dice di non riuscire a pensare al libero arbitrio e alle facolt dellacoscienza senza presupporne limmortalit: il pensiero per lui una conseguenza dellesistere (e affermando questo ribalta il cogito ergo sum cartesiano) e un pensiero che rivendichi una pur minima libert dazione non pu esaurirsi nella fisicit di un corpo umano. 5 Magari dopo aver riflettuto sui capitoli V e VI che possono costituirne una sorta di antefatto. Abbiamo qui un loop che ci pu portare a rileggere un numero infinito di volte La . 6 Ci pare che a questo punto non sia pi il caso di riproporre i primi quattro capitoli che romperebbero la simmetria che abbiamo cercato di mantenere fin qui, cio: [VI (La , La ), {IV], III, II, I, II, III, IV}, (La , La ). Si osservi che il racconto dello specchio (La ) propone una [simmetria] che interseca la {simmetria} pi grande, cio quella fra il capitolo VI e il capitolo IV. 7 [Non ascoltate questa nota anzitempo: si perderebbe larmonia della scala.] La Via tale che non te ne puoi scostare un istante: se potessi scostartene, non sarebbe la Via. (Confucio: Il giusto mezzo). Postilla Questo libro si pu definire moralistico, dato che parla abbastanza esplicitamente di una chiave di cui il narratore va in cerca (e cerca di coinvolgere nel suo andare anche il lettore) per poter aprire qualche finestra interpretiva sui molteplici segni che lo circondano: le cose, i fatti, le emozioni, le persone, noi e luniverso tutto contiene un valore simbolico che lo rimanda altrove. Bisogna sforzarsi di trovarlo, quel valore, anche se ci sembra nascosto, e una volta che labbiamo trovato dobbiamo cercare di dare un senso a quel simbolo, ma senza troppa fretta, senza la superbia di voler capire tutto subito. In questo senso le pagine precedenti rappresentano una sfida: molto del lavoro di ricerca spetta infatti al lettore. Si desidera ricordare che queste pagine sono espressione di una forma mentis et experientiae imperfetta, asimmetrica e carente che appunto per questo sempre alla ricerca di un ideale di virt

(la virt implica necessariamente una dose di buona volont, cio di abbandono attivo ad un progetto da sentire nostro solo in quanto viene attuato da noi, ma non meramente per noi), un ideale magari un po astratto: in fondo poi sempre necessario un processo di astrazione quando si tenta di decodificare i sensi di quelle porzioni di realt che rientrano o sono rientrate nella sfera di percezione (queste ultime poi possono essere in qualche modo utilizzate solo se hanno inciso in maniera non troppo labile la corteccia della nostra memoria). La carit pu essere considerata come un processo di avvicinamento alla dimenticanza di s. C uno spazio compatto in cui impossibile il movimento. (detto Maya)