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DAGON - elfo

Durante una furiosa battaglia un allevatore di draghi sotto gli occhi della moglie incinta mor ucciso dal suo stesso drago vittima di un potente incantesimo. La sanguinosa battaglia, le cui cause sono ignote e di cui altre informazioni non ci sono date conoscere, termin lasciando morti accatastati e fiamme nervose e maligne a divorare tutto ci che ancora non era stato distrutto nel povero villaggio colpito da sventura. La giovane donna, moglie dell'allevatore di draghi, rimase nascosta sotto corpi morti tra occhi spenti e bocche socchiuse e sanguinanti per molto tempo, tremante e in preda a strane allucinazioni. Era stata colpita anche lei da misteriosi incantesimi e perso il marito temeva di perdere anche il figlio che portava in grembo. Si salv, non fu l'unica, e con altri dieci superstiti, si diresse in un altro villaggio che li accolse con molta compassione. Stabilita nel villaggio la donna partor un pargolo che decise di chiamare Dagon, in onore della passione per i draghi del marito. Dagon visse la propria giovinezza al capezzale della madre. Era un bambino molto strano e un giorno la madre si accorse che non era un bambino normale. Riusciva a spostare le cose, rompere bicchieri in coccio, infuocare gli arbusti intorno alla casa. "Telecinesi!" avrebbe sentenziato una folta equipe di medici specialistici, non senza un po' di titubanza, molti secoli e secoli pi avanti... (e forse non lo avrebbe sentenziato neanche in questo mondo); "Magia" o "stregoneria" era ci che invece scacciava con forza la madre dai propri pensieri. Mammano che Dagon cresceva di pari passo crescevano le malelingue del paese nei confronti suoi e di sua madre. Una ragazza madre, rimasta vedova e sola per cos tanto tempo e con quel figlio strano, dallo sguardo misterioso e un po inquietante, "toccato dal male" per quei suoi strani poteri... no, non erano pi cos tanto ben voluti in paese... Durante l'adolescenza la scuola per sacerdoti era meta preferita di Dagon, studiava con passione e dedizione assoluta verso la natura, da vero elfo. Accudiva la madre, badava a tutto lui. La madre era invecchiata molto e non era pi completamente auto sufficiente. Ma c'era il figliol prodigo Dagon ad aiutarla. Erano passati molti anni dalla battaglia in cui mor suo padre, ma i racconti della madre facevano ancora breccia nella sua memoria. Un alone di tristezza pervadeva sempre i sui pensieri. Ogni giorno si recava al cimitero del villaggio distrutto dove era sepolto il padre... li studiava, scriveva e osservava la natura, lontano da tutti. Amava la solitudine. Un giorno, come di consueto, si trovava in quel campo lontano dal suo paese quando di colpo... il buio. Forse vittima di un incantesimo si svegli all'alba del giorno dopo, stordito e confuso. Le sue pergamene erano sparse ovunque lungo quel che restava del prato. Tutto il terreno era completamente rivoltato... dall'interno! Un'intuizione terrificante gli comparve nella mente. Si mise a correre verso il paese. arrivato alle soglie del suo paese la desolazione lo accolse con un ghigno gelido lungo la schiena. Era l'alba ma mancava tutto quel movimento tipico della mattina come se il tempo si fosse fermato e il nulla avesse preso il sopravvento. Non c'era nessun contadino che si dirigeva al suo campo, nessuno alla locanda, nessuna donna rincorreva bambini che giocavano correndo come scarafaggi impazziti alla vista della luce della stanza, nessuno schiamazzo, nessun sussurro, nessun rumore...

solo il nulla, cullato dal vento che faceva ciondolare l'insegna della locanda deserta. Silenziosa tensione. Si respirava morte. Non-morti, questo gli risuonava nella mente come il pulsare delle tempie. "Mio padre!" era l'urlo che gli si conficcava nei pensieri e gli ghiacciava le vene. Si precipit alla sua abitazione. Sua madre lo aveva sicuramente aspettato preoccupata fino a tarda notte. Fu l'unica a non essere stata uccisa nel sonno. Ma inequivocabilmente morta. Un urlo di terrore dipingeva il suo volto freddo e gli occhi erano spenti e vuoti. Se la retina degli occhi della madre avesse potuto catturare l'ultima immagine fotografata da quegli occhi terrorizzati e confusi, Dagon avrebbe potuto vedere, magari senza riconoscerlo, il volto del padre, ma non ce ne sarebbe stato bisogno, aveva gi capito e visto tutto, come in un incubo, il peggiore di tutti quelli immaginabili. Si mise a urlare tutto il suo dolore e la sua rabbia. Solo, in una desolante distesa di distruzione. Scapp con le lacrime che gli disegnavano il viso al sorgere del sole, segni di riflessi sul volto. Percorse diverse miglia senza mai fermarsi, pensando alla vendetta, pensando a quanto avevano sofferto nella loro vita, e in preda all'ira decise di allenarsi nei boschi per diventare un forte sacerdote pronto a servire il bene ma deciso a vendicarsi. Passarono lunghi inverni e afose estati in cui in solitudine impar l'arte del combattimento e della magia. Nel momento in cui si sent pronto decise, da vero avventuriero, di andare incontro al suo destino varcando le porte della prima citt che incontr lungo il suo cammino.